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[PRINCIPIO]
Il concetto di bene si comprende a partire dal rapporto tra l’uomo e le cose: è bene tutto ciò che può essere utilizzato per soddisfare un bisogno umano.
Rientrano in questa nozione sia le risorse naturali sia i beni produttivi, ossia quei beni che non soddisfano direttamente un bisogno, ma sono destinati alla produzione di altri beni. Non possono invece considerarsi beni le cose dalle quali l’uomo non può trarre alcuna utilità, neppure in relazione allo sviluppo tecnol...
Il concetto di bene è storicamente variabile, poiché dipende dai bisogni dell’uomo, i quali mutano con l’evoluzione della società e del progresso tecnico. In questo senso si distingue tra beni che soddisfano bisogni essenziali e beni destinati a soddisfare bisogni indotti.
Il diritto interviene quando i beni sono limitati e possono formare oggetto di conflitto tra più soggetti, in quanto ciascuno tende a instaurare su di essi un rapporto di appartenenza esclusiva.
Da ciò deriva la nozione di bene giuridico, inteso come cosa che può formare oggetto di diritti, ai sensi dell’art. 810 c.c. Si tratta, in particolare, di beni suscettibili di valutazione economica, in quanto solo questi sono idonei a entrare nei rapporti giuridici e a costituire oggetto di scambio.
Il bene giuridico individua, dunque, l’oggetto dei diritti e rappresenta il presupposto necessario per la disciplina dei rapporti giuridici patrimoniali.
[PRINCIPIO]
Le cose comuni di tutti (res communes omnium) sono beni che, per loro natura, esistono in quantità tale da non risultare limitati rispetto ai bisogni e alle possibilità di utilizzazione umana.
In ragione di questa abbondanza, il loro uso da parte di un soggetto non impedisce l’uso contemporaneo da parte degli altri, con la conseguenza che nessuno ha interesse a instaurare su di esse un rapporto di appartenenza esclusiva.
Diversamente, quando i beni sono disponibili in quantità limitata, l’utilizzazione da parte di alcuni comporta l’esclusione degli altri. In tali casi, il rapporto tra l’uomo e la cosa si trasforma in un rapporto tra soggetti, rendendo necessario l’intervento del diritto per regolare i conflitti e disciplinare l’attribu...
Le cose comuni di tutti rappresentano, dunque, il limite originario dell’intervento del diritto, che si rende necessario solo quando l’utilizzazione dei beni può dar luogo a situazioni di conflitto tra più soggetti.
[PRINCIPIO]
A livello comparato, pur nella diversità dei singoli ordinamenti, è possibile individuare alcuni principi comuni nella disciplina dei beni e della proprietà.
La proprietà è generalmente configurata come un potere che consente al titolare di godere e disporre del bene in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti stabiliti dall’ordinamento. Tale impostazione si ritrova, con diverse articolazioni, nei principali sistemi giuridici e trova, nel diritto italiano, espressione nell’a...
Un ulteriore principio condiviso riguarda le modalità di acquisto dei beni, che devono avvenire secondo procedure giuridicamente riconosciute, con esclusione del ricorso alla forza o a forme di appropriazione arbitraria. Nel sistema italiano, tale principio si riflette nella disciplina dei modi di acquisto della propri...
È inoltre comune la distinzione tra beni destinati all’utilità collettiva e beni di appartenenza privata. I primi sono affidati alla gestione pubblica e sono destinati al soddisfacimento di interessi generali; nell’ordinamento italiano, questa distinzione si concretizza nei beni demaniali (art. 822 c.c.) e nel patrimon...
Infine, in tutti gli ordinamenti la proprietà privata incontra limiti e obblighi, giustificati da esigenze di carattere sociale, economico o ambientale. Nel diritto italiano, tali limiti trovano fondamento anche nei principi costituzionali, in particolare nell’art. 42 Cost.
Questi principi evidenziano come la disciplina dei beni e della proprietà presenti elementi comuni nei diversi ordinamenti, pur nelle specifiche modalità di attuazione previste da ciascun sistema giuridico.
# Contratto preliminare
## 1. Nozione
Il **contratto preliminare** è il contratto con il quale le parti si obbligano a concludere un **futuro contratto**, del quale predeterminano il **contenuto essenziale**.
## 2. Preliminare di vendita
La figura più diffusa è il **preliminare di vendita**.
Il preliminare di vendita **non trasferisce la proprietà** da una parte all’altra. Il trasferimento della proprietà avviene solo quando le parti concluderanno il **contratto definitivo**.
## 3. Disciplina del Codice civile
Il Codice civile si occupa del contratto preliminare sotto un duplice aspetto:
### 3.1 Forma
Il Codice civile prescrive la **forma del contratto preliminare**, che deve essere la stessa che la legge richiede per il **contratto definitivo**.
### 3.2 Inadempimento del preliminare
Il Codice civile prevede inoltre l’eventualità che **una delle parti non adempia il preliminare**.
In questo caso, l’altra parte può rivolgersi al **giudice** e ottenere l’**esecuzione forzata dell’obbligazione di contrattare**.
Il giudice emetterà una **sentenza che produce gli effetti del contratto non concluso**.
## 4. Funzione del contratto preliminare
Nella pratica si ricorre al contratto preliminare in vari casi.
### 4.1 Necessità di accertamenti tecnici
Le parti intendono subito assicurarsi l’una l’**impegno dell’altra**, ma si riservano alcuni **accertamenti tecnici**.
### 4.2 Compravendite professionali
Il contratto preliminare viene utilizzato da coloro che, per professione, si dedicano alle **compravendite mobiliari o immobiliari**.
# Minuta di contratto
## 1. Nozione
La **minuta di contratto** è la figura nella quale le parti concordano su **alcuni estremi del futuro contratto**, ma non ancora su tutti.
## 2. Mancato accordo sugli elementi mancanti
Se non si raggiunge il successivo accordo sui **punti mancanti**, non si potrà fare ricorso e si dovrà ritenere di essere in presenza di un **contratto con oggetto non determinato né determinabile**.
# Contratto preliminare di preliminare
## 1. Nozione e validità
La **Cassazione a Sezioni Unite**, con la **sentenza n. 4628/2015**, ha riconosciuto la validità del cosiddetto **contratto preliminare di preliminare**.
Si tratta di un contratto con cui le parti si obbligano a stipulare **prima un contratto preliminare** e poi, successivamente, il **contratto definitivo**.
In questo modo, la formazione del contratto avviene per **fasi successive**:
1. prima si fissano alcuni elementi;
2. poi si definiscono meglio gli accordi;
3. infine si arriva al contratto finale.
Dal punto di vista della **causa**, però, questo tipo di contratto è valido solo se esiste un **interesse concreto delle parti** che sia **«meritevole di tutela secondo l’ordinamento giuridico»**.
Deve quindi esserci una ragione valida per procedere per gradi, come quando le parti hanno bisogno di chiarire meglio alcuni aspetti prima di concludere definitivamente l’accordo.
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