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|---|---|---|---|
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | quella guerra ben fatta l' opera perché etc. Et dall' altra parte Aiaces era uno cavaliere franco e prode all' arme, di gran guisa, ma non era pieno di grande senno |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | crudele, e di tutte le colpe pigli vendetta, come dice la legge, ed a neuno cavaliere perdoni che pecchi. |
Valerio Massimo (red. V1 | 1336 | fior. | Non d' altra forza d' animo fue ornato Ponzio Aufidiano, romano cavaliere. |
Lucano volg. (ed. Marinoni) | 1330/40 | prat. | Se questo piace a tutti e se 'l tempo hae bisogno d'avere Pompeio per cavaliere e non per compagno, non riterrò più i fati. |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | Officio di questa arte pare che sia dicere appostatamente per fare credere, fine è far credere per lo dire. |
Simintendi | 1333 | tosc. | Ecco e larghi ventipiovoli caggiono delle risolute nebbie; e potresti credere che tutto il cielo cadesse nel mare |
Agostino da Scarperia (?) | 1390 | tosc. | Però che or chi spererebbe quello che eziandio questi che non vogliono ancora credere in Cristo, già veggiono con noi, e perché nol possono negare, stridono colli denti. |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | I vendimenti de' morti et le presure de' vivi fece la frode d'uno feroce re. |
Bart. da San Concordio | 1313 | tosc. | Acciocché quegli, il quale ora per le sue gran reità è feroce e onorevole, egli d'ogni male afflitto e tormentato della impietà verso il mio padre. |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | Gli uomini spessamente a stare fermi nella bugia incontra la verità. |
Filippo da Santa Croce | 1323 | tosc. | Marco Cornelio ch'era de' dieci compagni, studiosamente si riservò di parlare all'ultimo. |
Cavalca | 1330 | tosc. | cose ch'io sapeva che erano fatte in Italia. |
Valerio Massimo (red. V1 | 1336 | fior. | Corbio nipote d' Ortensio menò sua vita più bassa e più viziosa |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | Altressì uno amante chiamando merzé alla sua donna dice parole e ragioni molte, et ella si difende in suo dire. |
Arte Am. Ovid. (B) | 1310/13 | fior. | Io mi ricordo (ch. 347) che essendo adirato scapigliai la mia donna. Ohi, quanti dì questa ira mi tolse! |
Rim. Am. Ovid. (B) | 1310/13 | fior. | colui del quale tu tti solevi dolere ch' era amante della tua donna; |
Fatti de' Romani (H+R) | 1313 | fior. | Ma no sapeano già le nomora di coloro dela congiurazione, ché la donna no nominava già li nomi. |
Ceffi | 1325 | fior. | Creti? Certo quand'elli si mosse, elli ti dixe: "O fedele mia donna, fa' che in mio luogo ti sia racomandato il nostro hoste troiano". |
Valerio Massimo (red. V1 | 1336 | fior. | A Milano fue ripressa la malvagità d' una donna in simile bugìa, nel tempo medesimo di questo signore della republica, in questo modo: |
Filippo da Santa Croce | 1323 | tosc. | E lamentavansi dell'iniquità d'Appio, e ripiagnevano la malavventurata beltà della pulcella e la necessità del padre. |
Brunetto Latini | 1294 | fior. | Nella quale battaglia, certo io ebbi sempre ardire di ragionare di pace e sempre mi dolfi che non solamente la pace era schifata, |
Bart. da San Concordio | 1313 | tosc. | la seconda suole talora per la grande provedenzia fare timoroso, e la prima per l'ardire rendere altrui matto. |
Valerio Massimo (red. V1 | 1336 | fior. | Andò nel campo de' Cartaginesi e tutta la legione trasse seco. |
Zanobi da Strada | 1361 | tosc. | Non lo volle cognoscere per nimico. Qesta è quella, la quale diede ardire al profeta Natan a riprendere con grande autoritade quello re, il quale avea peccato. |
Frontino volg. | 1381 | bologn. | l'armi et insieme con loro passaseno tra li nimici, perçò se alcuno non avesse ardire de questo et sì avevano questo animo. |
Giovanni da San Miniato | 1415 | tosc. | Unde ragionevolemente Iob è interpretato dolente; |
Filippo da Santa Croce | 1323 | tosc. | quello che sopra tutti gli altri perdonasse a' cittadini, e a cui più sicuramente possiate credere; poi ch'egli fu vostro comandatore. |
Zanobi da Strada | 1361 | tosc. | in vano si domanda chi questo Libro scrivesse, con ciò sia cosa che fedelmente si debba credere che l'Auttore di quello fusse lo Spirito santo. |
Agostino da Scarperia (?) | 1390 | tosc. | se non fosse usatissima, ciò parrebbe certo molto più incredibile: certo più agevolmente si può credere quello, posto che l'umano spirito al divino, ed il mutabile allo incommutabile |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | che prendessero la paga dal camarlingo per loro dispensa et immantenente andassero alla presenzia di messer lo papa per contradiare il passamento de' cavalieri che veniano di Cecilia in Toscana |
Bonsignori | 1375-77 | umbr.-tosc. | Teseo reguardò Achelao fortemente meravigliandose e disse così: "O messer Achelao, io vi prego che voi me diciate in che modo voi perdeste |
Giovanni da San Miniato | 1415 | tosc. | Io spero in messer Iesù di mandare tosto a voi Timoteo, acciocché io sia d'animo buono |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | sanza fallo lo porco salvatico avanza l' uomo d' udire e 'l lupo cerviere del vedere |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | uno luogo si mandano lancioni; la quale cosa i cavalieri l' appellano capo di porco |
Arte Am. Ovid. (B) | 1310/13 | fior. | tenda le reti a li cerbi e sa bene in quali valle dimori il furioso porco cinghiare. |
Rim. Am. Ovid. (B) | 1310/13 | fior. | Ora spaventerai li disidirosi cervi con varie e diverse paure, o lo porco cenghiare caggia in terra passato collo spiedo. |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | tratta la natura delle cose incorporali le quali non conversano intra lle corpora, sì come Dio e le divine cose. |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | Dio, per la quale si dispensano et iudicano tutte le cose. |
Bonsignori | 1375-77 | umbr.-tosc. | Unde gli poeti, parlando de lloro, dicono le virtute loro e dicono fabolosamente gli loro difetti, quando alcuna passava l'ordine a lloro deputato |
Giovanni dalle Celle (?) | 1396 | tosc. | e quella cosa, la quale è diricta et onesta, e con virtute, quella sola penso essere lo bene. |
Fatti de' Romani (H+R) | 1313 | fior. | Quando li serpenti invellenava di giorno alcuno Romano, allora iera la maraviglia a vedere come li Psille si combattevano al veleno, ché elli imolavano tutto inazzi della loro salive |
Chiose a Rim. Am. (B) | 1310- | fior. | Dice il poeta: oh, che bella cosa è vedere apertamente con gli occhi quando tu glel fai diretro o in culo o in altro |
Cavalca | 1330 | tosc. | ma pur questo fu colpa tua, però che volesti cercare di vedere con gli occhi corporali la cosa invisibile. |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | Vero è, ma non tine rispondo in questo tempo, perciò che ttu se' mio servo, o perciò ch' è tempo feriato, o perciò ch' io non debbo risponderti |
Fatti de' Romani (H+R) | 1313 | fior. | sì convene che lli desse grande avere perché · lasciasse andare via. |
Filippo da Santa Croce | 1323 | tosc. | notabile esemplo a ciascuno che si guardasse di fare e di pensar tradigione, il servo, il quale gli avea accusati, fu francato, e fugli donata grande quantità di moneta |
Valerio Massimo (red. Va) | 1336 | tosc. | che sarebbe a llui cosa sconcia se ll'avesse commesso sì che lla colpa del servo e 'l gastigamento di Platone avesse meritato egualmente. |
Valerio Massimo (red. V1 | 1336 | fior. | mostroe massimamente le forze sue, dando lui re a questa cittade ne la quale nacque servo; al quale avvenne lunghissimamente lo imperio tenere |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | l' anima muta la sua forza per la propietade di quello corpo a cui ella si congiunge. |
Cavalca | 1308 | tosc. | sono due già non in una carne, ma in uno spirito, cioè Iddio, e l' anima. Onde in altro luogo dice S. Paolo: Chi s' accosta a Dio è uno spirito |
Fatti de' Romani (H+R) | 1313 | fior. | per tanto che Lucano il disse, il vi racontiamo. Ivi, quando l'anima di Pompeo ebe sentito la chiarità di lasusso, ella sì cognobe prima in grande |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | Sicchè dolore è a udire, quando l' usare l' arme e la fatica ricusano, con grandissimo disonore come pecore essere |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | et nonn ebbe in fastido Cristo cotali parole d'udire. |
Prima catilinaria volg. (red. A) | 1294 | fior. | la moltitudine de' quali tu ài potuto vedere e riguardare lo studio e poco dinanzi udire le voci, e lle cui mani e lance apena posso ritenere. |
T. Alderotti (?) | 1295 | fior. | udire di belle novelle et odorare di belli fiori, come et quando et quanto si conviene |
Filippo da Santa Croce | 1323 | tosc. | Il re entrò in uno giardino dietro al suo albergo, quasi come s'egli andasse pensando alla risposta. |
Ceffi | 1325 | fior. | Ma io disioso colà dove io non posso col corpo andare, con la mente vi volo |
Guido da Pisa | 1337 | tosc. | Ed ecco di subito tutta questa turba degli uccelli si levò a volo dietro all'aquila |
Grazia di Meo | 1343 | tosc. | Vede anche le ragioni del volo degli uccielli e di tutte le cose sa rendere vero giudicio. |
Zanobi da Strada | 1361 | tosc. | Or ecco quanto per la sua superbia questo uccello volava in alto. |
Bonsignori | 1375-77 | umbr.-tosc. | Gorgone, e ho questa proprietà che io volo per l'aire sì come uno ucello". |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | quando nella matricola si scrivono giurano per Dio, e per Cristo, e per lo Spirito Santo |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | per necessitade i' ridico ke, secondo il comandamento tuo, padre santo Agostino, le battaglie già state nel mondo [..] |
Brunetto Latini | 1294 | fior. | molto di maggiore memoria saranno faccendole al re, perciò che nella nostra cittade sempre fue santo e glorioso il nome reale, e sse furono compagni fue il loro nome santissimo; |
Cavalca | 1308 | tosc. | Non voglio, che insuperbischi per lo santo proposito, e voto della verginità vedendo le sue laudi |
Fatti de' Romani (H+R) | 1313 | fior. | Santo Agostino fece u· libro ch'avea nome "Agostino Della Città di Dio". |
Cavalca | 1330 | tosc. | Gregorio. Non udii mai che egli avesse maestro; ma il dono dello Spirito Santo non si può stringere a legge. |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | Verbigrazia: Mercatanti fiorentini passavano in nave per andare oltramare. |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | Quando averai nel cavaliere i detti segni veduti non andare a grandezza caendo, perchè nelle battaglie sono più utili i forti che i grandi. |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | e, cosa che anche è più grave, cioè essere preso, o vero fuggire, e suo Comune lasciare vincere. |
Filippo da Santa Croce | 1323 | tosc. | Sappiate veramente, che se noi non ci fossimo sì affrettati del fuggire, noi saremmo tutti morti. |
Deca quarta | 1346 | fior. | Tarco cretense che in aiuto era alli nimici avrebbe potuto fuggire, ma la vergogna d'abbandonare li nobilissimi cavalieri della gente achea poco avanti da lui |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | e l' acconciamento a fare grandissime cose, cioè a ttenere pace et amare Idio e 'l proximo, a ffare cittadi, castella e magioni |
Giovanni da San Miniato | 1415 | tosc. | colui che ancora non sa amare il prossimo come sé medesimo già cominci a temere i giudicii di Dio. |
Arte Am. Ovid. (B) | 1310/13 | fior. | L'ucello, poi che hae impaniate le ali, non fugge salvamente, né llo porco salvatico esce bene delle reti ove cade. |
Cavalca | 1308 | tosc. | Io gli apersi, e quelli fuggitte. E che bisogno è, che lo cuore tuo stia chiuso al tuo sposo Cristo? |
Prima catilinaria volg. (red. A) | 1294 | fior. | E dunque, da che queste cose son così, Catellina, e tu non puoi buonamente qui dimorare, dubiti tu d'andartene in alcuna terra ed usare questa vita fuggendo per li diserti |
Chiose a Valerio Massimo (D - L. I-V) | 1346 | tosc. | Questi due, volendo contra la voglia del senato dimorare ne l'ufficio del tribunato, furono morti da la plebe, incitandola i padri coscritti. |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | i giovani, a cui il difendimento delle provincie, e la ventura di tutta la battaglia si commette |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | da' monti de' Romani si feciero nuovi nemici; contra i quali è conbactuto cum diversa ventura: perké nela primaia battaglia, essendo consolo Valerio, MMMD ne moriro de' Romani; |
Fatti de' Romani (H+R) | 1313 | fior. | noi iscaciati e dipartiti per debito dela cittade, e tutti iscaciati da fama e da ventura buona. |
Simintendi | 1333 | tosc. | pregaste gli dei per me; e' vostri preghieri valsono: e se voi domandate chi ebbe ventura di questa battaglia; io non fui vinto da colui. |
Valerio Massimo (red. V1 | 1336 | fior. | una villa chiamata Vitermina, con ciò fosse cosa che piusori principi di scherani corressero per ventura a quel tempo a vederlo, Scipione, stimando che venissero per isforzarlo, allogò ne la casa |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | contra lui e contra le sue sorelle e contra il reame e contra l' alto pregio della sua ingenerazione e della sua familia |
Fatti de' Romani (H+R) | 1313 | fior. | Allora che il navilio si fue impinto e messo in alto mare per andare diritto per mezo questo trapasso periglioso, l'aira divenne nuvolosa e pioveginosa |
Filippo da Santa Croce | 1323 | tosc. | ne salìo in su l'argine del fosso, e in su lo steccato, se da alto si potessero difendere, o per alcuna maniera passare oltre e scampare. |
Alberto della Piagentina | 1330/32 | fior. | Ma l' occhio della intelligenza è più alto. Perciò che, passata la grandezza della universitade, quella medesima semplice forma vede nella sottil vista |
Brunetto Latini | 1260-61 | fior. | Et se l' occhio è nobile membro del corpo dell' uomo, dunque la salutazione è nobile parte della pistola, c' altressì allumina tutta la lettera come l' occhio allumina l' uomo. |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | Tarentini, i quali erano nati di quegli di Lacedemonia et facta da lloro nobile cittade de' Greci. |
Fatti de' Romani (H+R) | 1313 | fior. | Ulecois, ebe un uomo rico e nobile: Orgentore fue chiamato per nome. |
Valerio Massimo (red. Va) | 1336 | tosc. | però che, sse nobile cosa e alta è abatte il nimico, ampoi nonn è meno laudabile sapere avere misiricordia |
Bono Giamboni | 1292 | fior. | Alexandri, ciò è il genero e 'l figliuolo, da Phausonia, gentile iovane di Macedonia, stando in uno luogo strecto sanza guardia, fue morto. |
Grazia di Meo | 1343 | tosc. | Alchuno è riccho e gentile, ma lamentasi che vorebbe avere altra moglie che quella ch'egli à. |
Zanobi da Strada | 1361 | tosc. | Pietro, essendogli mostrato in figura il populo Gentile, sì gli fu detto: ammazza, e mangia |
Declamazioni di Seneca | 1392 | tosc. | pregollo che lo liberasse di quella obbligazione, in che egli l' aveva lasciato ubbligato. El gentile uomo assentì, e liberollo, e fecene carta. |
Giovanni da San Miniato | 1415 | tosc. | L'oro verrà dall'Aquilone. Che figuriamo noi per l'Aquilone, se non il populo Gentile congelato dal freddo del peccato, il qual populo tenne sotto il giogo della sua tirannia |
Prima catilinaria volg. (red. A) | 1294 | fior. | sia in mezzo tra me e te: con noi non puo' tu già più lungamente dimorare, ch'io non lo sofferrò e non lo lascerò. |
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