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44
195
Brunetto Latini
1260-61
fior.
quella guerra ben fatta l' opera perché etc. Et dall' altra parte Aiaces era uno cavaliere franco e prode all' arme, di gran guisa, ma non era pieno di grande senno
Bono Giamboni
1292
fior.
crudele, e di tutte le colpe pigli vendetta, come dice la legge, ed a neuno cavaliere perdoni che pecchi.
Valerio Massimo (red. V1
1336
fior.
Non d' altra forza d' animo fue ornato Ponzio Aufidiano, romano cavaliere.
Lucano volg. (ed. Marinoni)
1330/40
prat.
Se questo piace a tutti e se 'l tempo hae bisogno d'avere Pompeio per cavaliere e non per compagno, non riterrò più i fati.
Brunetto Latini
1260-61
fior.
Officio di questa arte pare che sia dicere appostatamente per fare credere, fine è far credere per lo dire.
Simintendi
1333
tosc.
Ecco e larghi ventipiovoli caggiono delle risolute nebbie; e potresti credere che tutto il cielo cadesse nel mare
Agostino da Scarperia (?)
1390
tosc.
Però che or chi spererebbe quello che eziandio questi che non vogliono ancora credere in Cristo, già veggiono con noi, e perché nol possono negare, stridono colli denti.
Bono Giamboni
1292
fior.
I vendimenti de' morti et le presure de' vivi fece la frode d'uno feroce re.
Bart. da San Concordio
1313
tosc.
Acciocché quegli, il quale ora per le sue gran reità è feroce e onorevole, egli d'ogni male afflitto e tormentato della impietà verso il mio padre.
Brunetto Latini
1260-61
fior.
Gli uomini spessamente a stare fermi nella bugia incontra la verità.
Filippo da Santa Croce
1323
tosc.
Marco Cornelio ch'era de' dieci compagni, studiosamente si riservò di parlare all'ultimo.
Cavalca
1330
tosc.
cose ch'io sapeva che erano fatte in Italia.
Valerio Massimo (red. V1
1336
fior.
Corbio nipote d' Ortensio menò sua vita più bassa e più viziosa
Brunetto Latini
1260-61
fior.
Altressì uno amante chiamando merzé alla sua donna dice parole e ragioni molte, et ella si difende in suo dire.
Arte Am. Ovid. (B)
1310/13
fior.
Io mi ricordo (ch. 347) che essendo adirato scapigliai la mia donna. Ohi, quanti dì questa ira mi tolse!
Rim. Am. Ovid. (B)
1310/13
fior.
colui del quale tu tti solevi dolere ch' era amante della tua donna;
Fatti de' Romani (H+R)
1313
fior.
Ma no sapeano già le nomora di coloro dela congiurazione, ché la donna no nominava già li nomi.
Ceffi
1325
fior.
Creti? Certo quand'elli si mosse, elli ti dixe: "O fedele mia donna, fa' che in mio luogo ti sia racomandato il nostro hoste troiano".
Valerio Massimo (red. V1
1336
fior.
A Milano fue ripressa la malvagità d' una donna in simile bugìa, nel tempo medesimo di questo signore della republica, in questo modo:
Filippo da Santa Croce
1323
tosc.
E lamentavansi dell'iniquità d'Appio, e ripiagnevano la malavventurata beltà della pulcella e la necessità del padre.
Brunetto Latini
1294
fior.
Nella quale battaglia, certo io ebbi sempre ardire di ragionare di pace e sempre mi dolfi che non solamente la pace era schifata,
Bart. da San Concordio
1313
tosc.
la seconda suole talora per la grande provedenzia fare timoroso, e la prima per l'ardire rendere altrui matto.
Valerio Massimo (red. V1
1336
fior.
Andò nel campo de' Cartaginesi e tutta la legione trasse seco.
Zanobi da Strada
1361
tosc.
Non lo volle cognoscere per nimico. Qesta è quella, la quale diede ardire al profeta Natan a riprendere con grande autoritade quello re, il quale avea peccato.
Frontino volg.
1381
bologn.
l'armi et insieme con loro passaseno tra li nimici, perçò se alcuno non avesse ardire de questo et sì avevano questo animo.
Giovanni da San Miniato
1415
tosc.
Unde ragionevolemente Iob è interpretato dolente;
Filippo da Santa Croce
1323
tosc.
quello che sopra tutti gli altri perdonasse a' cittadini, e a cui più sicuramente possiate credere; poi ch'egli fu vostro comandatore.
Zanobi da Strada
1361
tosc.
in vano si domanda chi questo Libro scrivesse, con ciò sia cosa che fedelmente si debba credere che l'Auttore di quello fusse lo Spirito santo.
Agostino da Scarperia (?)
1390
tosc.
se non fosse usatissima, ciò parrebbe certo molto più incredibile: certo più agevolmente si può credere quello, posto che l'umano spirito al divino, ed il mutabile allo incommutabile
Brunetto Latini
1260-61
fior.
che prendessero la paga dal camarlingo per loro dispensa et immantenente andassero alla presenzia di messer lo papa per contradiare il passamento de' cavalieri che veniano di Cecilia in Toscana
Bonsignori
1375-77
umbr.-tosc.
Teseo reguardò Achelao fortemente meravigliandose e disse così: "O messer Achelao, io vi prego che voi me diciate in che modo voi perdeste
Giovanni da San Miniato
1415
tosc.
Io spero in messer Iesù di mandare tosto a voi Timoteo, acciocché io sia d'animo buono
Brunetto Latini
1260-61
fior.
sanza fallo lo porco salvatico avanza l' uomo d' udire e 'l lupo cerviere del vedere
Bono Giamboni
1292
fior.
uno luogo si mandano lancioni; la quale cosa i cavalieri l' appellano capo di porco
Arte Am. Ovid. (B)
1310/13
fior.
tenda le reti a li cerbi e sa bene in quali valle dimori il furioso porco cinghiare.
Rim. Am. Ovid. (B)
1310/13
fior.
Ora spaventerai li disidirosi cervi con varie e diverse paure, o lo porco cenghiare caggia in terra passato collo spiedo.
Brunetto Latini
1260-61
fior.
tratta la natura delle cose incorporali le quali non conversano intra lle corpora, sì come Dio e le divine cose.
Bono Giamboni
1292
fior.
Dio, per la quale si dispensano et iudicano tutte le cose.
Bonsignori
1375-77
umbr.-tosc.
Unde gli poeti, parlando de lloro, dicono le virtute loro e dicono fabolosamente gli loro difetti, quando alcuna passava l'ordine a lloro deputato
Giovanni dalle Celle (?)
1396
tosc.
e quella cosa, la quale è diricta et onesta, e con virtute, quella sola penso essere lo bene.
Fatti de' Romani (H+R)
1313
fior.
Quando li serpenti invellenava di giorno alcuno Romano, allora iera la maraviglia a vedere come li Psille si combattevano al veleno, ché elli imolavano tutto inazzi della loro salive
Chiose a Rim. Am. (B)
1310-
fior.
Dice il poeta: oh, che bella cosa è vedere apertamente con gli occhi quando tu glel fai diretro o in culo o in altro
Cavalca
1330
tosc.
ma pur questo fu colpa tua, però che volesti cercare di vedere con gli occhi corporali la cosa invisibile.
Brunetto Latini
1260-61
fior.
Vero è, ma non tine rispondo in questo tempo, perciò che ttu se' mio servo, o perciò ch' è tempo feriato, o perciò ch' io non debbo risponderti
Fatti de' Romani (H+R)
1313
fior.
sì convene che lli desse grande avere perché · lasciasse andare via.
Filippo da Santa Croce
1323
tosc.
notabile esemplo a ciascuno che si guardasse di fare e di pensar tradigione, il servo, il quale gli avea accusati, fu francato, e fugli donata grande quantità di moneta
Valerio Massimo (red. Va)
1336
tosc.
che sarebbe a llui cosa sconcia se ll'avesse commesso sì che lla colpa del servo e 'l gastigamento di Platone avesse meritato egualmente.
Valerio Massimo (red. V1
1336
fior.
mostroe massimamente le forze sue, dando lui re a questa cittade ne la quale nacque servo; al quale avvenne lunghissimamente lo imperio tenere
Brunetto Latini
1260-61
fior.
l' anima muta la sua forza per la propietade di quello corpo a cui ella si congiunge.
Cavalca
1308
tosc.
sono due già non in una carne, ma in uno spirito, cioè Iddio, e l' anima. Onde in altro luogo dice S. Paolo: Chi s' accosta a Dio è uno spirito
Fatti de' Romani (H+R)
1313
fior.
per tanto che Lucano il disse, il vi racontiamo. Ivi, quando l'anima di Pompeo ebe sentito la chiarità di lasusso, ella sì cognobe prima in grande
Bono Giamboni
1292
fior.
Sicchè dolore è a udire, quando l' usare l' arme e la fatica ricusano, con grandissimo disonore come pecore essere
Bono Giamboni
1292
fior.
et nonn ebbe in fastido Cristo cotali parole d'udire.
Prima catilinaria volg. (red. A)
1294
fior.
la moltitudine de' quali tu ài potuto vedere e riguardare lo studio e poco dinanzi udire le voci, e lle cui mani e lance apena posso ritenere.
T. Alderotti (?)
1295
fior.
udire di belle novelle et odorare di belli fiori, come et quando et quanto si conviene
Filippo da Santa Croce
1323
tosc.
Il re entrò in uno giardino dietro al suo albergo, quasi come s'egli andasse pensando alla risposta.
Ceffi
1325
fior.
Ma io disioso colà dove io non posso col corpo andare, con la mente vi volo
Guido da Pisa
1337
tosc.
Ed ecco di subito tutta questa turba degli uccelli si levò a volo dietro all'aquila
Grazia di Meo
1343
tosc.
Vede anche le ragioni del volo degli uccielli e di tutte le cose sa rendere vero giudicio.
Zanobi da Strada
1361
tosc.
Or ecco quanto per la sua superbia questo uccello volava in alto.
Bonsignori
1375-77
umbr.-tosc.
Gorgone, e ho questa proprietà che io volo per l'aire sì come uno ucello".
Bono Giamboni
1292
fior.
quando nella matricola si scrivono giurano per Dio, e per Cristo, e per lo Spirito Santo
Bono Giamboni
1292
fior.
per necessitade i' ridico ke, secondo il comandamento tuo, padre santo Agostino, le battaglie già state nel mondo [..]
Brunetto Latini
1294
fior.
molto di maggiore memoria saranno faccendole al re, perciò che nella nostra cittade sempre fue santo e glorioso il nome reale, e sse furono compagni fue il loro nome santissimo;
Cavalca
1308
tosc.
Non voglio, che insuperbischi per lo santo proposito, e voto della verginità vedendo le sue laudi
Fatti de' Romani (H+R)
1313
fior.
Santo Agostino fece u· libro ch'avea nome "Agostino Della Città di Dio".
Cavalca
1330
tosc.
Gregorio. Non udii mai che egli avesse maestro; ma il dono dello Spirito Santo non si può stringere a legge.
Brunetto Latini
1260-61
fior.
Verbigrazia: Mercatanti fiorentini passavano in nave per andare oltramare.
Bono Giamboni
1292
fior.
Quando averai nel cavaliere i detti segni veduti non andare a grandezza caendo, perchè nelle battaglie sono più utili i forti che i grandi.
Bono Giamboni
1292
fior.
e, cosa che anche è più grave, cioè essere preso, o vero fuggire, e suo Comune lasciare vincere.
Filippo da Santa Croce
1323
tosc.
Sappiate veramente, che se noi non ci fossimo sì affrettati del fuggire, noi saremmo tutti morti.
Deca quarta
1346
fior.
Tarco cretense che in aiuto era alli nimici avrebbe potuto fuggire, ma la vergogna d'abbandonare li nobilissimi cavalieri della gente achea poco avanti da lui
Brunetto Latini
1260-61
fior.
e l' acconciamento a fare grandissime cose, cioè a ttenere pace et amare Idio e 'l proximo, a ffare cittadi, castella e magioni
Giovanni da San Miniato
1415
tosc.
colui che ancora non sa amare il prossimo come sé medesimo già cominci a temere i giudicii di Dio.
Arte Am. Ovid. (B)
1310/13
fior.
L'ucello, poi che hae impaniate le ali, non fugge salvamente, né llo porco salvatico esce bene delle reti ove cade.
Cavalca
1308
tosc.
Io gli apersi, e quelli fuggitte. E che bisogno è, che lo cuore tuo stia chiuso al tuo sposo Cristo?
Prima catilinaria volg. (red. A)
1294
fior.
E dunque, da che queste cose son così, Catellina, e tu non puoi buonamente qui dimorare, dubiti tu d'andartene in alcuna terra ed usare questa vita fuggendo per li diserti
Chiose a Valerio Massimo (D - L. I-V)
1346
tosc.
Questi due, volendo contra la voglia del senato dimorare ne l'ufficio del tribunato, furono morti da la plebe, incitandola i padri coscritti.
Bono Giamboni
1292
fior.
i giovani, a cui il difendimento delle provincie, e la ventura di tutta la battaglia si commette
Bono Giamboni
1292
fior.
da' monti de' Romani si feciero nuovi nemici; contra i quali è conbactuto cum diversa ventura: perké nela primaia battaglia, essendo consolo Valerio, MMMD ne moriro de' Romani;
Fatti de' Romani (H+R)
1313
fior.
noi iscaciati e dipartiti per debito dela cittade, e tutti iscaciati da fama e da ventura buona.
Simintendi
1333
tosc.
pregaste gli dei per me; e' vostri preghieri valsono: e se voi domandate chi ebbe ventura di questa battaglia; io non fui vinto da colui.
Valerio Massimo (red. V1
1336
fior.
una villa chiamata Vitermina, con ciò fosse cosa che piusori principi di scherani corressero per ventura a quel tempo a vederlo, Scipione, stimando che venissero per isforzarlo, allogò ne la casa
Brunetto Latini
1260-61
fior.
contra lui e contra le sue sorelle e contra il reame e contra l' alto pregio della sua ingenerazione e della sua familia
Fatti de' Romani (H+R)
1313
fior.
Allora che il navilio si fue impinto e messo in alto mare per andare diritto per mezo questo trapasso periglioso, l'aira divenne nuvolosa e pioveginosa
Filippo da Santa Croce
1323
tosc.
ne salìo in su l'argine del fosso, e in su lo steccato, se da alto si potessero difendere, o per alcuna maniera passare oltre e scampare.
Alberto della Piagentina
1330/32
fior.
Ma l' occhio della intelligenza è più alto. Perciò che, passata la grandezza della universitade, quella medesima semplice forma vede nella sottil vista
Brunetto Latini
1260-61
fior.
Et se l' occhio è nobile membro del corpo dell' uomo, dunque la salutazione è nobile parte della pistola, c' altressì allumina tutta la lettera come l' occhio allumina l' uomo.
Bono Giamboni
1292
fior.
Tarentini, i quali erano nati di quegli di Lacedemonia et facta da lloro nobile cittade de' Greci.
Fatti de' Romani (H+R)
1313
fior.
Ulecois, ebe un uomo rico e nobile: Orgentore fue chiamato per nome.
Valerio Massimo (red. Va)
1336
tosc.
però che, sse nobile cosa e alta è abatte il nimico, ampoi nonn è meno laudabile sapere avere misiricordia
Bono Giamboni
1292
fior.
Alexandri, ciò è il genero e 'l figliuolo, da Phausonia, gentile iovane di Macedonia, stando in uno luogo strecto sanza guardia, fue morto.
Grazia di Meo
1343
tosc.
Alchuno è riccho e gentile, ma lamentasi che vorebbe avere altra moglie che quella ch'egli à.
Zanobi da Strada
1361
tosc.
Pietro, essendogli mostrato in figura il populo Gentile, sì gli fu detto: ammazza, e mangia
Declamazioni di Seneca
1392
tosc.
pregollo che lo liberasse di quella obbligazione, in che egli l' aveva lasciato ubbligato. El gentile uomo assentì, e liberollo, e fecene carta.
Giovanni da San Miniato
1415
tosc.
L'oro verrà dall'Aquilone. Che figuriamo noi per l'Aquilone, se non il populo Gentile congelato dal freddo del peccato, il qual populo tenne sotto il giogo della sua tirannia
Prima catilinaria volg. (red. A)
1294
fior.
sia in mezzo tra me e te: con noi non puo' tu già più lungamente dimorare, ch'io non lo sofferrò e non lo lascerò.
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