Document ID: 32015H0818(27)
Language: ITA

<table><col/><col/><col/><col/><tbody><tr><td><p>18.8.2015&#160;&#160;&#160;</p></td><td><p>IT</p></td><td><p>Gazzetta ufficiale dell'Unione europea</p></td><td><p>C 272/98</p></td></tr></tbody></table>
RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO
del 14 luglio 2015
sull'attuazione degli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri la cui moneta è l'euro
(2015/C 272/26)
IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 136 in combinato disposto con l'articolo 121, paragrafo 2,
visto il regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche ( 1 ) , in particolare l'articolo 5, paragrafo 2,
visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici ( 2 ) , in particolare l'articolo 6, paragrafo 1,
vista la raccomandazione della Commissione europea,
viste le conclusioni del Consiglio europeo,
visto il parere del comitato economico e finanziario,
visto il parere del comitato di politica economica,
considerando quanto segue:
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>(1)</p></td><td><p>Per mantenere e irrobustire lo sviluppo della zona euro &#232; necessario un impegno politico continuativo che sostenga un aggiustamento equilibrato nei settori privato e pubblico e aumenti le potenzialit&#224; di crescita dell'economia a medio-lungo termine. La ripresa economica, che pur &#232; in atto nella zona euro, &#232; frenata dagli strascichi delle recenti crisi economica e finanziaria: processo di riequilibrio esterno in corso, elevato debito pubblico e privato e relative pressioni alla riduzione dell'indebitamento, persistenti rigidit&#224; strutturali sui mercati nazionali del lavoro e del prodotto, elevata disoccupazione, scarsa fiducia e persistente debolezza degli investimenti. L'attuazione delle riforme chieste dalle raccomandazioni specifiche per paese non ha finora mostrato sufficiente ambizione.</p></td></tr></tbody></table>
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>(2)</p></td><td><p>La zona euro &#232; pi&#249; della mera somma dei membri che la compongono: le sue economie sono legate da strette interrelazioni, ed emerge quindi l'esigenza di un coordinamento pi&#249; saldo delle politiche finanziarie, strutturali e di bilancio. A livello di zona euro la linea politica dovrebbe promuovere la crescita e l'occupazione mantenendo e promuovendo nel contempo i progressi compiuti verso il riequilibrio. Gli Stati membri della zona euro hanno la specifica responsabilit&#224; di dare efficacemente attuazione al quadro di governance, che negli ultimi anni &#232; stato nettamente rafforzato. Occorre a tal fine una pi&#249; forte pressione tra pari a sostegno dell'attuazione delle riforme sul piano nazionale e della prudenza in materia di bilancio. Occorrono anche una valutazione pi&#249; profonda delle riforme nazionali in un'ottica di zona euro, l'internalizzazione delle potenziali ricadute e lo stimolo a attuare le politiche particolarmente importanti per il buon funzionamento dell'Unione economica e monetaria.</p></td></tr></tbody></table>
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>(3)</p></td><td><p>Nella zona euro non si &#232; ancora data sufficiente attuazione a riforme strutturali ambiziose che ammodernino le economie e rafforzino la competitivit&#224; e le potenzialit&#224; di crescita. I vari Stati membri si trovano in situazioni molto diverse quanto a portata degli squilibri nel periodo precedente la crisi, posizione nel ciclo economico e margine di bilancio disponibile. Nonostante i miglioramenti registrati sui mercati del lavoro e alcuni progressi compiuti nelle riforme volte a aumentarne la resilienza, i tassi di disoccupazione restano elevati e la disoccupazione di lunga durata rischia di diventare cronica, con la conseguenza di fragilizzare ulteriormente la situazione sociale nei paesi pi&#249; vulnerabili. Il processo di riequilibrio esterno &#232; in corso, ma finora si sono concretati progressi solo asimmetrici e in alcuni Stati membri persistono ingenti avanzi delle partite correnti. Il varo di riforme strutturali ambiziose dei mercati del lavoro e del prodotto agevolerebbe il necessario aggiustamento economico nella zona euro e stimolerebbe la crescita nei paesi che procedono su questa via. Aumentando l'occupazione e abbassando i prezzi per i consumatori, le riforme contribuiscono anche a una maggiore inclusione sociale. Se attuate di concerto in diversi Stati membri, le riforme strutturali recano benefici all'intera zona euro grazie alle ricadute positive generate attraverso i canali commerciali e finanziari. In questo senso fungerebbero anche da stimolo a operare scelte politiche adeguate nel resto della zona euro. Le discussioni tematiche in sede di Eurogruppo possono agevolare il processo mediante la valutazione e parametrazione delle riforme e del relativo impatto sull'intera zona euro, eventualmente ispirandosi alle migliori pratiche, all'accordo sui principi comuni per le riforme benefiche e alla pressione tra pari. Nell'ottica del processo di aggiustamento a livello nazionale e, quindi, del funzionamento della zona euro, &#232; particolarmente importante monitorare costantemente l'andamento delle riforme negli Stati membri che presentano squilibri eccessivi e squilibri che richiedono un intervento risoluto.</p></td></tr></tbody></table>
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>(4)</p></td><td><p>Una delle grandi sfide politiche che incombono sulla zona euro &#232; la riduzione del debito pubblico mediante l'esercizio della responsabilit&#224; di bilancio. Grazie agli sforzi di risanamento profusi negli ultimi anni, la situazione di bilancio della zona euro &#232; migliorata, ma il coordinamento delle politiche di bilancio non &#232; ancora ottimale. Per vari Stati membri della zona resta necessario perseverare nell'aggiustamento di bilancio per diminuire gli elevatissimi livelli del debito. Altri paesi dispongono di un pi&#249; ampio margine di manovra, che potrebbero sfruttare per stimolare la domanda interna ponendo particolare accento sugli investimenti: si sosterrebbero cos&#236; la crescita interna e l'intera zona euro. La flessibilit&#224; insita nelle regole del patto di stabilit&#224; e crescita permette agli Stati membri di favorire le riforme strutturali e gli investimenti mantenendosi sempre nel rispetto delle regole stabilite in comune. Le strategie di bilancio non sono ancora sufficientemente propizie alla crescita: sul versante delle entrate, nonostante il maggiore coordinamento in sede di Eurogruppo, restano margini per progredire ancora sull'efficienza dei regimi tributari e sulla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro; sul versante della spesa, occorre concentrarsi maggiormente sugli investimenti pubblici, con il sostegno di una solida analisi costi-benefici, e sulle altre spese pubbliche che producono effetti forti e positivi sulla crescita. Gli esercizi di revisione della spesa pubblica hanno evidenziato l'esigenza di rendere pi&#249; efficiente la pubblica amministrazione. Il processo trarr&#224; sostegno dalla vigenza sul piano nazionale di quadri di bilancio efficienti.</p></td></tr></tbody></table>
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>(5)</p></td><td><p>Le condizioni sui mercati finanziari della zona euro stanno migliorando, ma l'attivit&#224; di prestito al settore privato resta fiacca e i mercati finanziari frammentati, con conseguente freno agli investimenti nella zona euro. Ne deriva una pesante carenza a fronte di un effettivo fabbisogno di investimenti tanto materiali quanto immateriali. Il piano di investimenti dell'UE offre possibilit&#224; di mobilitare gli investimenti convogliandoli verso impieghi produttivi. L'impatto del piano di investimenti e del programma ampliato di acquisto di titoli della BCE risulter&#224; tuttavia maggiore se accompagnato dal varo, nel settore finanziario in generale, di misure intese a ripristinare i flussi del credito, approfondire i mercati dei capitali e promuovere il finanziamento a lungo termine dell'economia. L'Unione bancaria &#232; in via di completamento e potr&#224; contare sul sostegno offerto dall'applicazione del codice unico europeo e da un'impostazione regolamentare coerente. Una migliore integrazione e una maggiore efficienza dei mercati dei capitali permetterebbero di mobilitare ulteriori finanziamenti da destinare agli investimenti, di ridurre la dipendenza dell'economia europea dal settore bancario e di conferire maggiore equilibrio e stabilit&#224; alle strutture finanziarie su cui poggia.</p></td></tr></tbody></table>
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>(6)</p></td><td><p>Nonostante i recenti risultati conseguiti nel consolidamento dell'architettura dell'UEM, per rispondere alle sfide attuali occorre inserirvi i tasselli mancanti. L'ulteriore sviluppo dell'UEM comporter&#224; un approccio a tappe in cui si combinino disciplina e solidariet&#224;. Assieme ai presidenti del Consiglio europeo, del Parlamento europeo, della Banca centrale europea e dell'Eurogruppo, il presidente della Commissione preparer&#224; le prossime tappe verso il miglioramento della governance economica nella zona euro,</p></td></tr></tbody></table>
RACCOMANDA agli Stati membri della zona euro di adottare nell'ambito dell'Eurogruppo, nel periodo 2015-2016, provvedimenti finalizzati a:
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>1.</p></td><td><p>esercitare la pressione tra pari per promuovere riforme strutturali che favoriscano la correzione degli ingenti volumi di debito interno e esterno e sostengano gli investimenti; valutare periodicamente lo stato di attuazione delle riforme negli Stati membri che richiedono un monitoraggio specifico nel quadro della procedura per gli squilibri macroeconomici; continuare la valutazione tematica periodica delle riforme strutturali; decidere entro la primavera 2016 il seguito da dare all'esercizio di coordinamento dedicato alla riduzione dell'elevato cuneo fiscale sul lavoro e alla riforma dei mercati dei servizi;</p></td></tr></tbody></table>
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>2.</p></td><td><p>coordinare le politiche di bilancio assicurando che, nella zona euro, l'orientamento aggregato di bilancio sia consono ai rischi per la sostenibilit&#224; e alla situazione congiunturale. Ci&#242; non pregiudica il rispetto dei requisiti del patto di stabilit&#224; e crescita. Dedicare entro la primavera 2016 discussioni tematiche al miglioramento della qualit&#224; e della sostenibilit&#224; delle finanze pubbliche, soffermandosi in particolare sulla necessit&#224; di attribuire priorit&#224; agli investimenti materiali e immateriali a livello nazionale e di UE e di aumentare la propensione alla crescita dei regimi fiscali; monitorare il funzionamento effettivo dei quadri nazionali di bilancio rafforzati di recente;</p></td></tr></tbody></table>
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>3.</p></td><td><p>rispettare i tempi per la messa a punto del seguito della valutazione approfondita condotta dalla Banca centrale europea, l'attuazione della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio<a>&#160;(<span>3</span>)</a> (direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche), il completamento del processo di ratifica dell'accordo intergovernativo sul Fondo di risoluzione unico e la piena operativit&#224; di questo Fondo dal gennaio 2016; promuovere misure per aumentare la raccolta di fondi sui mercati, migliorare le possibilit&#224; delle PMI di accedere ai finanziamenti e sviluppare fonti alternative di finanziamento; incoraggiare ulteriori interventi di riforma dei regimi nazionali di insolvenza;</p></td></tr></tbody></table>
<table><col/><col/><tbody><tr><td><p>4.</p></td><td><p>portare avanti i lavori sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria e concorrere al miglioramento del quadro di sorveglianza economica nel contesto della relazione sulle prossime tappe verso il miglioramento della governance economica nella zona euro, elaborata dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in stretta collaborazione con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi e il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, e del seguito che le sar&#224; dato.</p></td></tr></tbody></table>
Fatto a Bruxelles, il 14 luglio 2015
Per il Consiglio
Il presidente
P. GRAMEGNA
<note>
( 1 ) GU L 209 del 2.8.1997, pag. 1 .
( 2 ) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25 .
( 3 ) Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio ( GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190 ).
</note>