Source: http://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-quinto/titolo-iv/art357.html
Timestamp: 2016-06-28 18:42:56+00:00
Document Index: 143886465

Matched Legal Cases: ['art. 357', 'art. 115', 'art. 357', 'art. 350', 'art. 357', 'art. 373', 'art. 357', 'art. 142', 'art. 500', 'art. 357', 'art. 191', 'art. 357', 'art. 357', 'art. 253', 'art. 431', 'art. 234', 'art. 190', 'art. 350', 'art. 357', 'art. 357', 'art. 350', 'art. 210', 'art. 351', 'art. 182', 'art. 357', 'art. 357', 'art. 450', 'art. 431', 'art. 347', 'art. 357', 'art. 142', 'art. 351', 'art. 357', 'art. 351', 'art. 500', 'art. 357', 'art. 416', 'art. 373', 'art. 351', 'art. 357', 'art. 357', 'art. 115']

Art. 357 codice di procedura penale - Documentazione dell'attivit� di polizia giudiziaria - Brocardi.it
Titolo IV - Attivit� a iniziativa della polizia giudiziaria (artt. 347-357) >
Articolo 357Codice di Procedura Penale
Documentazione dell'attivit� di polizia giudiziaria
Dispositivo dell'art. 357 Codice di Procedura Penale
1. La polizia giudiziaria annota secondo le modalità ritenute idonee ai fini delle indagini, anche sommariamente, tutte le attività svolte, comprese quelle dirette alla individuazione delle fonti di prova (1).
a) denunce, querele e istanze presentate oralmente [333 2, 337 2, 341];
b) sommarie informazioni rese [350 1 , 4] e dichiarazioni spontanee [350 7] ricevute dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini;
c) informazioni assunte, a norma dell'articolo 351 ;
d) perquisizioni e sequestri [352-354];
3. Il verbale è redatto da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria nelle forme e con le modalità previste dall'articolo 373 (2).
5. A disposizione del pubblico ministero sono altresì poste le denunce, le istanze e le querele presentate per iscritto, i referti, il corpo del reato e le cose pertinenti al reato [253 1 , 2].
(1) Tali annotazioni inoltre contengono l'indicazione dell'ufficiale o dell'agente di polizia giudiziaria che ha compiuto le attività di indagine, del giorno, dell'ora e del luogo in cui sono state eseguite e la enunciazione succinta del loro risultato. Quando assume dichiarazioni ovvero quando per il compimento di atti si avvale di altre persone, la polizia giudiziaria annota altresì le relative generalità e le altre indicazioni personali utili per la identificazione. Se poi si tratta di annotazioni riguardanti le attività di indagine condotte da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria nel corso delle operazioni sotto copertura ai sensi dell’articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146, e successive modificazioni, contengono le generalità di copertura dagli stessi utilizzate nel corso delle attività medesime
(2) Copia delle annotazioni e dei verbali redatti è conservata presso l'ufficio di polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 115 disp. att. del presente codice.
In un'ottica garantista anche l'attività della P.G. è sottoposta al rispetto di un preciso obbligo di verbalizzazione , sebbene uniformato al canone della semplicità.
Cass. n. 150/2013
La mancata verbalizzazione da parte delle polizia giudiziaria di dichiarazioni da essa ricevute, in contrasto con quanto prescritto dall'art. 357 cod. proc. pen., non le rende nulle o inutilizzabili in quanto nessuna sanzione in tal senso � prevista da detta norma, sicch� salvi i limiti di cui all'art. 350, commi 6 e 7, cod. proc. pen., l'agente o l'ufficiale di polizia giudiziaria pu� fare relazione del loro contenuto all'autorit� giudiziaria e rendere testimonianza "de relato"
Cass. n. 33042/2007
Le annotazioni di servizio, attraverso le quali il pubblico ufficiale d� conto di quanto � avvenuto in sua presenza, possono essere usate ai fini della autorizzazione alle intercettazioni di comunicazioni o conversazioni e ai fini dell'adozione di misure cautelari.
Cass. n. 34022/2006
L'obbligo di redazione degli atti indicati dall'art. 357 comma secondo, c.p.p., tra i quali rientrano le operazioni e gli accertamenti urgenti, nelle forme previste dall'art. 373 c.p.p., non � previsto a pena di nullit� od inutilizzabilit�. Per le attivit� di polizia giudiziaria � infatti sufficiente la loro documentazione, anche in un momento successivo al compimento dell'atto e, qualora esse rivestano le caratteristiche della irripetibilit�, � necessaria la certezza dell'individuazione dei dati essenziali, quali le fonti di provenienza, le persone intervenute all'atto e le circostanze di tempo e di luogo della constatazione dei fatti. (In applicazione di questo principio, nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto che fosse legittimamente contenuta nel fascicolo del pubblico ministero, e quindi utilizzabile nel rito abbreviato, la documentazione relativa agli accertamenti dattiloscopici effettuati dalla polizia giudiziaria su impronte papillari rinvenute nel luogo e nell'immediatezza dei fatti sul corpo di reato, anche in mancanza della redazione del verbale dei rilievi).
L'irripetibilit� va valutata in relazione al contenuto dell'atto, e non al documento che d� atto di quella attivit�, e deve rappresentare un connotato originario dello stesso, che cio�, in quanto irripetibile, non pu� essere ripetuto al dibattimento; costituiscono pertanto atto irripetibile le annotazioni di polizia giudiziaria e cio� i documenti sui quali vengono annotate giornalmente le condotte criminose osservate nel corso delle indagini. (Fattispecie in cui sono state ritenute acquisibili agi atti del dibattimento le annotazioni relative ad osservazioni compiute dalla P.G. al tavolo dello chemin de fer).
Cass. n. 8219/1999
Il verbale previsto dall'art. 357, comma 2, c.p.p. (documentazione dell'attivit� di polizia giudiziaria) si distingue dalla semplice annotazione di cui al precedente comma 1 essenzialmente per la contiguit� spazio temporale fra quanto � oggetto di documentazione e l'attivit� di formazione della documentazione stessa, la cui certa provenienza dal pubblico ufficiale abilitato che ne figura autore deve risultare da lui attestata mediante apposita sottoscrizione. Non ha invece decisivo rilievo il rispetto delle forme e modalit� prescritte dalla legge per la redazione del verbale, la cui eventuale inosservanza non altera la natura del documento n� d� luogo a nullit�, salvo che nelle ipotesi previste dall'art. 142 c.p.p. (incertezza assoluta sulle persone intervenute o mancata sottoscrizione del pubblico ufficiale). (Nella specie, in applicazione di tali principi, la S.C. ha escluso che dovesse qualificarsi come mera annotazione e non invece come verbale, utilizzabile quindi ai fini delle contestazioni previste dall'art. 500 c.p.p., l'atto con il quale la polizia giudiziaria aveva raccolto le dichiarazioni rese dopo il ricovero in ospedale dalla persona offesa, la cui mancata sottoscrizione, peraltro, era stata giustificata con le precarie condizioni in cui detta persona, al momento, si trovava).
Cass. n. 4197/1999
Sono utilizzabili, quali gravi indizi di colpevolezza per l'applicazione di misure cautelari, le trascrizioni di registrazioni di dichiarazioni raccolte dalla polizia giudiziaria, pur in mancanza di una formale verbalizzazione.
Cass. n. 2399/1999
In tema di utilizzabilit� delle relazioni di servizio degli agenti c.d. infiltrati, a norma dell'articolo 357, primo comma, c.p.p. la polizia giudiziaria deve annotare �secondo le modalit� ritenute idonee ai fini delle indagini, anche se sommariamente, tutte le attivit� svolte�, non potendosi prendere nota di attivit� consistite in simulate trattative se non mediante riferimento riportato, il pi� esatto possibile, dei colloqui sostanzianti le trattative. Ne consegue che la mancata verbalizzazione non infirma la valenza probatoria e l'utilizzabilit� delle annotazioni sia perch� nel sistema di legge esse sono prioritariamente destinate ad illustrare le attivit� svolte, sia perch� le circostanze e le frasi eventualmente riportate non sono dichiarazioni vere e proprie, non essendo state profferite, se non in via mediata indiretta ed inconsapevole, alla polizia giudiziaria, sia perch� la verbalizzazione nelle forme di legge � all'evidenza incompatibile con l'attivit� di un agente infiltrato, che deve mantenere il segreto sulla propria qualifica reale.
Cass. n. 1397/1998
L'omesso o inesatto adempimento delle formalit� relative al sequestro di polizia giudiziaria non incide sulla legittimit� dell'atto. (Nella fattispecie la Suprema Corte ha ritenuto del tutto irrilevante la inesistenza del verbale di sequestro di armi, il cui contenuto era rifluito nel verbale di arresto degli imputati, ed ha enunciato il principio di cui in massima).
Cass. n. 3764/1997
Le dichiarazioni �confidenziali� dell'indagato raccolte dalla polizia giudiziaria e non documentate ai sensi dell'art. 357, secondo comma, lett. b), c.p.p., possono essere utilizzate quali indizi nella fase delle indagini preliminari, non ricorrendo alcuna ipotesi di inutilizzabilit� generale di cui all'art. 191 dello stesso codice � in assenza di espresso o implicito divieto � ovvero di inutilizzabilit� specifica. Ne consegue che qualora del loro contenuto venga fatta relazione all'autorit� giudiziaria, od eventualmente di esse l'ufficiale di polizia giudiziaria che le ha raccolte renda testimonianza de relato, dette dichiarazioni ben possono essere valutate ai fini cautelari quale riscontro estrinseco confermativo della chiamata in reit� o in correit� operata nei confronti di altro indagato da una terza persona, coimputata o imputata in procedimento connesso, dovendosi ritenere che tali riscontri possano essere costituiti da elementi rappresentativi � quali sono le dichiarazioni autonome e convergenti di altri soggetti � ovvero logici di qualsiasi natura che, legittimamente acquisiti, suffraghino l'attendibilit� della chiamata.
Cass. n. 1444/1997
Le relazioni di servizio redatte da un agente infiltrato in una organizzazione criminale sono utilizzabili anche nella parte in cui riferiscono in forma di citazione testuale le dichiarazioni rese dai presenti poich� dell'attivit� svolta la polizia giudiziaria deve rendere conto, a norma dell'art. 357, comma 1, c.p.p., �secondo le modalit� ritenute idonee ai fini delle indagini� e non � possibile prendere nota di attivit� consistite in simulate trattative se non riferendone l'andamento. D'altro canto le dichiarazioni riportate sono solo in via indiretta e inconsapevole rivolte ad un agente di polizia giudiziaria il quale, anche per la salvaguardia della propria incolumit� personale, deve tenere celata tale qualit� e non potrebbe in nessun modo procedere alla verbalizzazione nelle forme di rito.
Cass. n. 5954/1996
� manifestamente infondata la questione di legittimit� costituzionale degli artt. 350, 357 e 373 comma 2 c.p.p. in relazione agli artt. 3 e 24 della Costituzione, basata sull'assunto che l'attuale disciplina processuale attribuisce pieno valore probatorio ad atti compiuti durante la fase delle indagini preliminari per i quali � prevista una forma di verbalizzazione ben diversa da quella che � tenuta ad osservare il giudice del dibattimento. Ed invero, diversit� di verbalizzazione tra la fase procedimentale e quella dibattimentale dipende dalla diversit� degli scopi che le norme richiamate perseguono. Infatti nella fase procedimentale le verbalizzazioni sono preparatorie all'acquisizione della prova, mentre nella fase dibattimentale le verbalizzazioni sono dirette all'acquisizione della prova, di guisa che possono essere previste forme di verbalizzazione diverse senza che ci� possa comportare una violazione del diritto di difesa, essendo prevista la presenza del difensore agli interrogatori delle persone imputate in procedimenti connessi.
Cass. n. 649/1996
Le dichiarazioni spontaneamente rese dall'indagato alla polizia giudiziaria, all'atto dell'arresto in flagranza di reato (nella specie furto), sono documentate in verbale, a norma dell'art. 357 comma 2 lett. b) c.p.p., e che tale verbale, allorquando contiene dichiarazioni (ritenute) calunniose, costituisce cosa pertinente al reato di calunnia, di cui sono ammessi il sequestro (art. 253 c.p.p.), l'inserimento nel fascicolo per il dibattimento (art. 431) e la conseguente utilizzabilit� dibattimentale nel procedimento per calunnia. Il verbale delle predette dichiarazioni �, in ogni caso, un documento a norma dell'art. 234 c.p.p. e, come tale, pu� essere acquisito a norma dell'art. 190 c.p.p. e utilizzato come prova nel processo per calunnia. (Nella specie � stato rigettato il motivo di ricorso che deduceva violazione dell'art. 350 comma 7 c.p.p. per essere stata fatta utilizzazione, nel procedimento per calunnia, delle dichiarazioni rese dall'imputato alla polizia giudiziaria, quando era stato arrestato in flagranza del reato di furto).
Cass. n. 4480/1995
La mancata verbalizzazione, da parte della polizia giudiziaria, di atti che, ai sensi dell'art. 357, comma 2, c.p.p., dovrebbero essere verbalizzati comporta che tali atti, in quanto privi di documentazione, siano da considerare inesistenti e, come tali, indipendentemente da ogni riferimento alle categorie della nullit� e della inutilizzabilit�, inidonei ad essere assunti a base anche della semplice adozione di misure cautelari. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto legittima la decisione di un tribunale del riesame che aveva annullato un'ordinanza applicativa di misura cautelare basata, fra l'altro, su dichiarazioni rese da un soggetto alla polizia giudiziaria, la quale, senza verbalizzarle, le aveva registrate all'insaputa del dichiarante).
Cass. n. 3263/1994
La mancata verbalizzazione, da parte della polizia giudiziaria, in violazione delle disposizioni contenute nell'art. 357 c.p.p., di dichiarazioni da essa ricevute, non costituisce, di per s�, causa di nullit� o di assoluta inutilizzabilit�, sotto qualsiasi forma, di dette dichiarazioni. Nulla impedisce, quindi (salvi i divieti stabiliti nell'art. 350, commi 6 e 7, c.p.p.), che del loro contenuto venga comunque fatta relazione all'autorit� giudiziaria e che, all'occorrenza, l'ufficiale o agente di polizia giudiziaria renda, su di esso, testimonianza de relato, sempre che tale testimonianza non venga utilizzata come prova nei confronti dello stesso soggetto che ha rilasciato le dichiarazioni stesse. Ci� vale anche nel caso che si tratti di dichiarazioni rese da soggetti contemplati nell'art. 210 c.p.p., posto che l'eventuale nullit�, non assoluta, derivante dalla violazione dell'art. 351, comma 1 bis, c.p.p. (il quale, nel presupposto che le dichiarazioni vengano verbalizzate, prescrive che ad esse abbia diritto di assistere il difensore del dichiarante), pu� essere fatta valere, ai sensi dell'art. 182, comma 1, c.p.p., soltanto dall'interessato, cio� dal soggetto che avrebbe avuto diritto a fruire dell'assistenza difensiva.
Cass. n. 1935/1994
A norma dell'art. 357, secondo comma, lett. b), c.p.p., la polizia giudiziaria � tenuta a redigere verbale, tra l'altro, degli atti non ripetibili compiuti e delle dichiarazioni spontanee ricevute dalla persona nei cui confronti vengono svolte indagini. Tale adempimento non comporta l'obbligo di redigere un autonomo verbale per ciascuna delle attivit� svolte specie ove vi sia una contestualit� di tempo e di luogo, non essendo ci� prescritto da alcuna disposizione di legge. Ne consegue che nell'ipotesi in cui vengano rese alla polizia giudiziaria, mentre procede a perquisizione od a sequestro, dichiarazioni spontanee, processualmente rilevanti, da parte della persona sottoposta alle indagini, le dichiarazioni stesse ben possono essere inserite nel verbale di perquisizione o di sequestro, senza che occorra redigere distinto ed autonomo verbale.
Cass. n. 1835/1994
Nel giudizio abbreviato tutti gli atti sono utilizzabili; e qualora un atto di polizia giudiziaria sia stato illegittimamente acquisito al fascicolo del pubblico ministero, la parte interessata ha l'onere di eccepire preliminarmente tale illegittima acquisizione affrontandone la relativa conseguenza, e cio� che il giudice non ritenga pi� il procedimento definibile allo stato degli atti e rigetti la richiesta di rito abbreviato. Se l'imputato, viceversa, preferisce l'adozione del rito speciale, non pu� dolersi successivamente dell'utilizzazione di atti che fanno parte del fascicolo del pubblico ministero e che sono stati valutati dai giudici di merito, prima ancora di giudicare in ordine alla responsabilit�, per stabilire la definibilit� del procedimento allo stato degli atti e l'ammissione al giudizio abbreviato. (Fattispecie in tema di utilizzabilit� di sommarie informazioni, verbalizzate e non annotate dalla polizia giudiziaria in contrasto con l'art. 357, secondo comma, c.p.p. nella sua originaria versione, rilasciate dalla convivente dell'imputato alla quale non era stato rivolto l'avviso della facolt� di astenersi).
Cass. n. 1340/1994
La consegna di copia del verbale di sequestro e notifica del decreto di convalida alla persona alla quale le cose sono state sequestrate sono prescritte per consentire alla medesima di chiedere il riesame del provvedimento di convalida, ma una volta che il sequestrato sia stato posto in condizione di farlo, l'omesso od inesatto adempimento di tali formalit� non incide sulla legittimit� del sequestro.
Cass. n. 10603/1993
In tema di instaurazione del giudizio direttissimo, l'art. 450, comma quarto c.p.p., dispone che il fascicolo da trasmettere al giudice competente � quello previsto dall'art. 431, il quale, nell'elencazione degli atti che debbono essere raccolti, non indica la comunicazione della notizia di reato di cui all'art. 347 c.p.p. e l'utilizzazione di tal documento, non acquisito al fascicolo del dibattimento, � consentita dall'art. 357, lett. f) c.p.p., dal momento che esso non costituisce atto descrittivo di fatti e situazioni ovvero di attivit� svolte prima dell'intervento del pubblico ministero. (Fattispecie nella quale la S.C. ha annullato la pronuncia assolutoria di merito, assunta sulla scorta d'una deposizione testimoniale, valutata alla luce della comunicazione della notizia di reato, esistente nel fascicolo del pubblico ministero e mai acquisita a quello del dibattimento)
Cass. n. 7263/1993
Ai fini della qualificazione di un atto come �irripetibile� occorre aver riguardo alla natura e alle caratteristiche peculiari dell'atto stesso, e non alla sua documentazione, che ne costituisce un momento logicamente e cronologicamente distinto. Ne deriva che rientrano nel novero degli atti irripetibili quelli mediante i quali la P.G. prende diretta cognizione (poco importa se seguita o meno da provvedimenti coercitivi, personali o reali), di fatti, situazioni o comportamenti umani dotati di una qualsivoglia rilevanza penale e suscettibili, per loro natura, di subire modificazioni o, addirittura, di scomparire in tempi pi� o meno brevi, s� da risultare suscettibili di essere, in seguito, soltanto riferiti e descritti. Il fatto che poi la documentazione a tal fine redatta non abbia i requisiti formali del �verbale� non �, di per s�, causa di nullit� o di inutilizzabilit� dell'atto, sempre che non facciano difetto i requisiti sostanziali, da individuarsi essenzialmente (anche alla luce di quanto dispone l'art. 142 c.p.p. in tema di cause di nullit� dei verbali), nella stretta contiguit� spazio-temporale (compatibile con le esigenze della pratica), fra la constatazione dei fatti e la formazione di detta documentazione, nonch� nella certa provenienza di quest'ultima, attestata da apposita sottoscrizione, dal pubblico ufficiale abilitato che ne figura autore. (Nella specie, in applicazione di detti principi, la Corte ha ritenuto corretta la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto utilizzabile, ai fini del decidere, una informativa di reato in cui si riferiva che, nella tarda serata del giorno precedente, un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale di P.S. era stato notato fuori della propria abitazione in orario non consentito).
Cass. n. 4797/1993
Nel giudizio abbreviato sono utilizzabili le sommarie informazioni fornite alla polizia giudiziaria, non raccolte e verbalizzate sul luogo e nella immediatezza del fatto, ma in un momento successivo. L'art. 351 c.p.p., nel disporre che la polizia pu� assumere tali informazioni dalle persone in grado di fornire notizie utili ai fini delle indagini, non subordina l'esercizio di tale potere a specifici limiti di tempo e di luogo. N� alcun limite spaziale o cronologico � introdotto dal successivo art. 357, comma primo lett. c), il quale � nell'imporre alla polizia giudiziaria di redigere il verbale per le informazioni assunte a norma dell'art. 351 �nel corso delle perquisizioni ovvero sul luogo e nell'immediatezza del fatto� � regola soltanto un onere di forma in vista della utilizzabilit� in dibattimento delle informazioni anzidette, a norma dell'art. 500 c.p.p.
Cass. n. 440/1993
L'obbligo di verbalizzazione degli atti indicati nell'art. 357 comma secondo c.p.p. non � prescritto a pena di nullit�, sicch� � da ritenere che qualora la loro documentazione sia avvenuta in altro modo che ne consenta comunque l'individuazione delle fonti relative, essa pu� far parte del fascicolo del P.M., da depositare a norma dell'art. 416 comma secondo stesso codice, e se ne pu� tenere conto ai fini dell'adozione delle misure cautelari e del rinvio a giudizio dell'imputato, mentre non pu� entrare a far parte del fascicolo per il dibattimento nel quale anche gli atti irripetibili possono essere inseriti solo se risultanti da verbali. (Fattispecie in tema di sommarie informazioni non verbalizzate, ma solo sintetizzate nell'informativa di reato).
Cass. n. 7605/1991
La redazione del verbale, nelle forme di cui all'art. 373 c.p.p., imposta per numerosi atti, fra cui le �informazioni assunte, a norma dell'art. 351, nel corso delle perquisizioni ovvero sul luogo e nell'immediatezza del fatto�, dall'art. 357, comma secondo, lett. c), non � prescritta a pena di nullit�. Il principio di tassativit� delle nullit� esclude, pertanto, che la violazione di tale norma impedisca l'utilizzazione dell'atto, qualora ne sia ugualmente consentita l'individuazione.
Cass. n. 6594/1991
In materia di stupefacenti, la polizia giudiziaria � autonomamente legittimata ad effettuare ? sia direttamente tramite i propri organi tecnici che facendone richiesta a una pubblica struttura (USL) ? analisi ricognitiva (e non valutativa) in ordine alla natura della sostanza che si ritenga stupefacente, non quale accertamento urgente (non sussistendo il requisito dell'irripetibilit�) ma quale indagine a corredo della informativa di reato e a sostegno delle ragioni giustificanti l'arresto in flagranza di reato, con la conseguenza che il relativo documento non pu� essere utilizzato ai fini della prova dibattimentale. Tuttavia, qualora l'indagato sia giudicato con il rito abbreviato, tale documento, legittimamente confluito nel fascicolo del pubblico ministero, pu� essere utilizzato ai fini della prova del reato.
Cass. n. 3803/1991
Le sommarie informazioni ricevute, da parte della polizia giudiziaria, dalle persone in grado di riferire circostanze utili alle indagini, assumono la forma documentale delle annotazioni previste dall'art. 357 comma primo c.p.p. e regolate dall'art. 115 att. Le stesse informazioni, allorch� assunte nel corso delle perquisizioni o sul luogo e nella immediatezza del fatto, vanno invece documentate in verbali, secondo le norme di cui agli artt. 134 ss. del codice. Gli atti delle assunte informazioni, documentati sia da annotazioni, sia da verbali, hanno piena rilevanza probatoria all'interno della fase nel corso della quale sono stati compiuti, e da essi il Gip pu� trarre la prova sia della legittimit� dell'arresto in flagranza, sia delle condizioni di applicabilit� delle misure coercitive.
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Le attivit� captative
(luglio 2014) Le attivit� captative
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Autore: D'Ippolito Adelchi, Pisanello Ernesto Editore: Giuffr� Collana: Teoria pratica diritto. Penale e process. Data di pubblicazione: settembre 2013 Prezzo: 27,00 €