Source: http://www.accademiaditirocatania.com/il-coltello-e-la-legge.html
Timestamp: 2019-03-21 10:34:34+00:00
Document Index: 60672268

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 699', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 699', 'art. 4', 'art. 699', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 162']

IL COLTELLO E LA LEGGE - AccademiaDiTiroCatania.com
- quando si debba ritenere sussistere l’attenuante del fatto lieve. La Cassazione ha stabilito (mass. 21, 22) che si deve tener conto sia delle circostanze oggettive (natura dell’oggetto, modalità del fatto) sia delle circostanze soggettive (personalità del reo, sue motivazioni).
- se l’attenuante possa essere ritenuta solo in relazione ad oggetti in senso stretto (tubi, catene, bulloni, ecc.) oppure anche in relazione a strumenti e, tra questi ai coltelli. La risposta, fin dall’inizio, non avrebbe potuto essere che in quest’ultimo senso poiché è proprio tra i coltelli che ora si classificano quegli strumenti che l’art. 80 del Reg. TULPS riconosceva essere privi di sufficiente capacità offensiva e che quindi meritano l’applicazione dell’attenuante più di ogni altro oggetto (mass. 27-28).
Cass., I, 16/02/1979, nr. 1757, La cosiddetta ‘molletta’, cioè il coltello con apertura a scatto e la cui lama, una volta spiegata, rimane fissa, assumendo in tal modo le caratteristiche di un pugnale o stiletto - rientra nella categoria delle armi non da sparo per le quali non è consentito il porto in senso assoluto.
8) Cass., I, 29/10/1981, n. 9526. Il coltello a ‘scrocco’, e cioè il coltello a serramanico con lama a scatto, definito anche ‘molletta’ o a molla, deve considerarsi, agli effetti della legge penale, secondo la definizione della legge n. 585, secondo comma prima ipotesi C.P., ‘arma la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona’, in quanto, secondo i dati dell’esperienza tratti dal contesto storico - geografico in cui si vive, appare destinato a tale uso e cioè ad aggredire ed offendere proprio per la fulmineità con la quale può farsene scattare la lama.
10) Cass., I, 09/03/1981, n. 1967. Il porto abusivo delle armi bianche proprie - ossia di quelle a punta e taglio la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona - è punito ai sensi dell’art. 699 del C.P., mentre il porto ingiustificato, fuori dalla propria abitazione e delle appartenenze di esse, delle armi bianche improprie - ossia di quelle la cui predetta destinazione sia secondaria od occasionale - e’ punito ai sensi dell’art. 4, commi secondo e terzo, dalla legge n. 110 del 1975. (Nella specie si trattava di un coltello a punta acuminata lungo complessivamente venti centimetri a destinazione sportiva e portato senza giustificato motivo.
16) Cass., I, 16/01/1986, n. 0442. In tema di armi, la applicazione dell’attenuante della lieve entità va operata senza distinguere tra gli oggetti atti ad offendere. Infatti, il riferimento ad essi, contenuto nell’ultima parte del terzo comma dell’art. 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110, non ha né significato né valore limitativi, ma rilevanza generica e si riferisce a tutte le cose - in esse compresi gli strumenti da punta e taglio - indicate nel precedente comma secondo le costituenti armi improprie, come un coltello per la pesca subacquea, del quale è vietato il porto senza giustificato motivo.
23) Cass., 1, 17/02/96, n.1901. In tema di reati concernenti le armi bianche, l’art. 699 cod. pen. si applica alle armi bianche proprie, mentre l’art. 4 legge 18 aprile 1975 n. 110 si applica agli oggetti atti ad offendere il cui porto non sia giustificato. Rientra nella categoria delle armi proprie non da sparo - con conseguente applicabilità dell’art. 699 cod. pen. - un coltello che, pur essendo semplicemente a serramanico senza essere munito di un congegno di scatto, sia dotato di lama fissa e rimovibile solo mediante l’azionamento di apposito meccanismo, in tal modo assumendo la caratteristica propria di un pugnale o stiletto.
25) Sez. 1, 25/05/96, n. 5214. In materia di reati concernenti le armi, la contestazione della contravvenzione di porto fuori della propria abitazione, senza giustificato motivo, di un coltello atto ad offendere - di cui all’art. 4, secondo e terzo comma, della legge 18 aprile 1975 n. 110 - non consente la procedura dell’oblazione, trattandosi di reato punito congiuntamente con pena detentiva dell’arresto e pecuniaria dell’ammenda nell’ipotesi tipica (o di base); a nulla rileva, al riguardo, l’eventuale richiamo nello stesso capo d’imputazione della circostanza della lieve entità ai sensi dell’art. 5 della legge 2 ottobre 1967 n. 895, cui - trattandosi di elemento non integrante il nucleo costitutivo della contravvenzione - non può annettersi rilevanza alcuna ai fini dell’accessibilità all’oblazione prevista dall’art. 162 cod. pen. che si riferisce direttamente alle contravvenzioni per le quali la legge, e non la valutazione del giudice, stabilisca la sola pena dell’ammenda, con evidente riferimento alla figura normativa tipica.