Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22230-del-05-09-2019
Timestamp: 2020-08-13 20:41:53+00:00
Document Index: 37060235

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Sentenza Cassazione Civile n. 22230 del 05/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22230 del 05/09/2019
Cassazione civile sez. trib., 05/09/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 05/09/2019), n.22230
sul ricorso 23313-2016 proposto da:
REGIONE VENETO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F.
rappresenta e difende unitamente agli avvocati FRANCA CAPRIOGLIO,
V.D., V.S., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA GIUSEPPE DI BARTOLO 22, presso lo studio dell’avvocato
GIANCARLO DI GIULIO, che li rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 342/2016 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,
depositata il 08/03/2016;
1. V.D. e V.S., eredi di V.G., impugnavano davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Venezia, l’atto di accertamento del tributo ed irrogazione di sanzioni n. (OMISSIS) dell’importo complessivo di Euro 20.795,79, notificato in data 3/8/2012 dalla Regione Veneto, per messa in opera di un deposito incontrollato con conseguente violazione delle disposizioni relative al tributo speciale per il deposito in discarica.
2. La Commissione Tributaria Provinciale di Venezia accoglieva il ricorso sul presupposto che si era in presenza di un deposito temporaneo e non di una discarica abusiva.
3. La sentenza veniva impugnata dall’Amministrazione Regionale e la Commissione Tributaria Regionale del Veneto rigettava l’appello osservando che gli elementi forniti dagli appellati (esecuzione dei lavori di manutenzione delle rete idriche e fognarie per conto del Comune di Venezia e di Veritas spa, data dei contratti, previsione di esecuzione degli interventi infrastrutturali commissionati) consentivano di ritenere provata la temporaneità del deposito.
4. Avverso la sentenza della CTR la Regione Veneto ha proposto ricorso per Cassazione articolando tre motivi. Gli intimati si sono costituiti depositando controricorso. La ricorrente ha depositato memoria.
1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, costituito dalla permanenza dei rifiuti per oltre tre mesi nel luogo dove erano stati rinvenuti.
1.1 Con il secondo motivo viene dedotta violazione dell’art. 2697 c.c., dell’art. 115 in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, per avere la CTR errato nel non considerare il mancato assolvimento dell’onere probatorio in capo ai resistenti circa la sussistenza delle condizioni di cui al D.Lgs. n. 152, art. 208, comma 17, per l’esenzione dall’autorizzazione.
1.2 Con il terzo motivo la ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione dell’art. 183, comma 1, lett. m), dell’art. 208, comma 17, dell’art. 230, comma 1, del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 266, comma 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere il giudice di seconde cure affermato la natura temporanea del deposito, in assenza delle condizioni stabilite dalla legge, nonostante riscontri oggettivi di segno contrario.
2.1 Ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., commi 4 e 5, applicabile a norma del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, al caso concreto, in quanto il giudizio di appello è stato introdotto dopo l’11.09.2012, “Quando l’inammissibilità è fondata sulle stesse ragioni, inerenti alla questione di fatto, poste a base della decisione impugnata, il ricorso per Cassazione di cui al comma precedente può essere proposto esclusivamente per i motivi di cui all’art. 360, comma 1, nn. 1), 2), 3) e 4). La disposizione di cui al comma 4 si applica, fuori dai casi di cui all’art. 348 bis, comma 2, lett. a) anche al ricorso per cassazione avverso la sentenza d’appello che conferma la decisione di primo grado.”
2.2. Nella fattispecie in esame in punto entrambi i giudizi hanno concluso per il riconoscimento della natura temporanea dei rifiuti ritenendo provata la permanenza degli stessi per un periodo inferiore ai tre mesi. In particolare sul punto la CTP afferma che “circa il tempo di permanenza dell’accumulo dei rifiuti sequestrati non è possibile stabilirlo con certezza essendo poco probanti sia le considerazioni della Regione che quelle dei ricorrenti basate entrambe su affermazioni e presunzioni proprie. Di certo sappiamo che al momento del sequestro era già in atto lo smaltimento in discarica dei rifiuti, e quindi in mancanza di prove contrarie dobbiamo ritenere rispettato il termine temporale di tre mesi per l’avvio allo smaltimento “. Nella sentenza di secondo grado si legge “La Regione eccepisce che controparte non avrebbe dato dimostrazione della permanenza a tre mesi nel deposito, condizione questa affinchè si possa considerare temporaneo il deposito stesso. Tuttavia questo Collegio osserva che le date di stipula dei sopracitati contratti con il Comune di Venezia e con Veritas spa nonchè i tempi previsti per l’esecuzione dei lavori commissionati, rendono credibile che il deposito fosse stato costituito da poco, addirittura da pochi giorni, come emerge dalle dichiarazioni di parte. Il fatto che al momento dell’intervento della Guardia di Finanza fossero in corso operazioni di trasporto dal deposito in contestazione allo smaltitore autorizzato finale, avvalora ulteriormente la temporaneità del deposito stesso ed il rispetto dei tempi limite”. La “doppia conforme” si fonda sulle stesse ragioni di fatto poste a base delle decisioni di primo e secondo grado.
3.1 La CTR non è incorsa nella dedotta violazione del principio della ripartizione dell’onere probatorio in quanto ha dato conto nella motivazione della sentenza del fatto che il contribuente ha fornito elementi probatori ritenuti sufficienti per dimostrare la natura temporanea del deposito dei rifiuti con particolare riferimento al rispetto della cadenza temporale dei tre mesi per l’avvio allo smaltimento.
4.1 La CTR ha ritenuto sussistenti tutte le condizioni perchè il deposito di rifiuti, provenienti dall’esecuzione di lavori oggetto plurimi contratti di appalto in corso, fosse da considerare temporaneo spiegando le ragioni di tale convincimento.
4.2 La censura formulata come violazione o falsa applicazione di legge si risolve in una critica alla sentenza per non aver ritenuto raggiunta la prova della natura non temporanea del deposito di rifiuti contenendo giudizi e valutazioni che si contrappongono all’accertamento di fatto compiuto dalla CTR insindacabile in sede di legittimità se non per vizio motivazionale nei ristretti limiti consentiti dall’attuale 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, infatti, è inammissibile il ricorso per cassazione con cui si deduca, apparentemente, una violazione di norme di legge mirando, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito (Sez. 6 3, Ordinanza n. 8758 del 04/04/2017).
condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che si liquidano in Euro 2.300 oltre rimborso forfettario ed accessori di legge.