Source: https://www.diritto.it/i-termini-per-correggere-le-dichiarazioni-dei-redditi/
Timestamp: 2018-07-16 14:56:54+00:00
Document Index: 31120712

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.2', 'art. 38', 'art. 9', 'art. 54', 'art. 8', 'art. 32', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 43', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 17']

Qui la sentenza: Corte di Cassazione - Sez. Unite Civili - sentenza n. 13378/2016
Il quadro normativo di riferimento è costituito dall’art.2 del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, recante l’intestazione “Termine per la presentazione della dichiarazione in materia di imposte sui redditi e di IRAP “, e dall’art. 38 del D.P.R. 602/1973, relativo al “rimborso di versamenti diretti” di imposte sui redditi.
Tale facoltà era stata già riconosciuta, a decorrere dall’1/1/1991, dall’art. 9, ultimo comma del D.P.R. 600/73, che in proposito recitava: “La dichiarazione, diversa da quella di cui al quarto comma, può comunque essere integrata, salvo il disposto del quinto comma dell’art. 54, per correggere errori o omissioni mediante successiva dichiarazione, redatta su stampati approvati ai sensi del primo comma dell’art. 8, da presentare entro il termine per la presentazione della dichiarazione per il secondo periodo di imposta successivo, sempreché non siano iniziati accessi, ispezioni e verifiche o la violazione non sia stata comunque constatata ovvero non siano stati notificati gli inviti e le richieste di cui all’art. 32”.
L’art. 9 cit. venne abrogato dall’articolo 9 del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, D.P.R. che all’art. 2, comma 8, nella versione vigente ratione temporis, dispose:”salva l’applicazione delle sanzioni, le dichiarazioni dei redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dei sostituti d’imposta possono essere integrate per correggere errori od omissioni mediante successiva dichiarazione da presentare, secondo le disposizioni di cui all’art. 3, non oltre i termini stabiliti dall’art. 43 del D.P.R. n. 600 del 1973″.
Più recentemente nella sentenza della Sezione Quinta n. 6392 del 19/03/2014, leggesi: “le dichiarazioni fiscali, in particolare quella dei redditi, non hanno natura di dichiarazioni di volontà, ma di scienza, e pertanto, salvo casi particolari (ad esempio, le dichiarazioni integrative presentate ai fini del condono), esse possono essere liberamente modificate dal contribuente, anche attraverso la difesa nel processo, ed anche nei giudizi di rimborso”; nella sentenza della stessa Sezione n. 22490 del 04/11/2015 , si afferma: “al contribuente è consentito di emendare la propria dichiarazione, ove affetta da errore di fatto o di diritto, anche se non direttamente da essa rilevabile, quando dalla stessa possa derivare il suo assoggettamento ad oneri contributivi diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico, con il limite temporale derivante dall’esaurimento, provocato dal trascorrere del tempo o dal sopravvenire di decadenze, del relativo rapporto tributario, ovvero, in assenza di tali evenienze, anche dopo l’emissione di un provvedimento impositivo, nell’ambito del processo tributario”.
A fronte di tale indirizzo si è peraltro asserito (Sent. n. 5373 del 4/4/2012) che: “L’art. 38 riguarda i casi di errore materiale, duplicazione o inesistenza totale o parziale dell’obbligazione tributaria adempiuta; casi cioè in ordine ai quali si rende necessaria esclusivamente un’operazione in un certo senso complementare a quella di liquidazione. L’emenda o la ritrattazione di cui al comma 8-bis riguarda invece i casi di dichiarazione di fatti diversi da quelli già dichiarati (e tali da determinare un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito) in ordine ai quali non potrebbe ipotizzarsi un rimborso se non a seguito di un’attività propriamente di controllo e di accertamento del presupposto “favorevole” da parte dell’Amministrazione finanziaria. In questi casi, una volta scaduto invano il termine stabilito per la rettifica della dichiarazione, nessuna istanza di rimborso è ammissibile (al di fuori dei casi di errori materiali, duplicazioni o versamenti relativi ad obbligazioni tributarie inesistenti), posto che la stessa si porrebbe in contrasto con una dichiarazione ormai divenuta inemendabile (dovendosi dare all’introduzione di un termine per la rettifica un significato corrispondente ad un effetto giuridico)”.
Nella successiva sentenza n. 5399 del 4/4/2012, con espresso riferimento al disposto dell’art. 2 comma 8-bis, leggesi:”il limite temporale dell’emendabilità della dichiarazione integrativa ” non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo appare doversi ritenere….. necessariamente circoscritto ai fini dell’utilizzabilità “in compensazione ai sensi del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 17″, indicata nella successiva proposizione della disposizione” (conf. Sent. n. 19537 del 2014).