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Timestamp: 2019-02-22 17:33:11+00:00
Document Index: 64419609

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.2096', 'art.4', 'art.10', 'sentenza ', 'art.2103', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza ']

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Sentenze civili e penali
Con sentenze n. 677 e n. 766 del 5 e 6 ottobre 2015 la Corte di Appello di Milano ha affermato relativamente all’obbligo della doppia iscrizione alla gestione commercianti ed a quella separata, che incombe all’INPS l’onere di provare che il socio lavoratore di una srl svolge con abitualità e prevalenza la propria attività nella società che amministra. In assenza di tale prova non sussiste l’obbligo di contribuire alla gestione commercianti ma soltanto alla gestione separata INPS per il distinto ruolo di amministratore. (FONTE CORTE DI APPELLO)
Durata del patto di prova: le norme applicabili
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 27 ottobre 2015, n.21874, ha deciso che l'art.2096 cod.civ., nel disciplinare l'assunzione in prova del lavoratore, non ha esaurito l'intera regolamentazione di questo speciale fenomeno nell'ambito del rapporto di lavoro, ma ha semplicemente dettato una disciplina di carattere generale che, anziché escludere, implica l'integrazione a opera di altre norme, riguardanti elementi e modalità particolari, per le quali deve continuarsi a far riferimento al R.D.L. n.1825/24, sull’impiego privato, che non è stato abrogato quindi dalle norme sopravvenute del codice civile vigente. Pertanto, è tuttora operante la norma contenuta nell'art.4 della citata legge, che fissa la durata massima di tre mesi per il periodo di prova degli impiegati che non siano institori, procuratori, rappresentanti a stipendio fisso, direttori tecnici o amministrativi e impiegati di grado e funzioni equivalenti. D'altra parte l'art.10, L. n.604/66, nel precisare che la legge si applica a tutti i prestatori di lavoro e, per quelli assunti in prova, dal momento in cui l'assunzione diventa definitiva, e, in ogni caso, quando sono decorsi sei mesi dall'inizio del rapporto di lavoro, non ha inteso dettare una nuova disciplina del contratto di assunzione in prova e fissare un nuovo termine alla sua durata, tale da rendere inoperante la disciplina precedente. (FONTE CASSAZIONE)
Illegittimo il licenziamento per inidoneità se le mansioni sono diverse
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 30 novembre 2015, n.24377, ha stabilito che l’assegnazione di un lavoratore a mansioni diverse e non superiori a quelle per le quali è stato assunto, anche col suo consenso, costituisce atto giuridico nullo ai sensi dell’art.2103 cod.civ., con la conseguenza che la sopravvenuta inidoneità fisica a quelle mansioni non può costituire giustificato motivo oggettivo di licenziamento, mentre la sopravvenuta inutilità delle mansioni di assunzione può costituire un diverso motivo di licenziamento. (FONTE CASSAZIONE)
Cassazione: licenziamenti collettivi e anzianità come unico criterio
Con sentenza n. 22914/2015 la Cassazione ha affermato che, nel l’aver individuato nell’accordo collettivo ai fini della individuazione dei lavoratori da licenziare al termine di una procedura collettiva di riduzione di personale, come unico criterio quello dell’ età anagrafica, e’ cosa legittima e non discriminatoria. La Suprema Corte ha statuito ” che la determinazione negoziale dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare poiché adempie ad una funzione regolamentare delegata dalla legge, deve rispettare non solo il principio di non discriminazione sanzionato dall’art. 15 della legge n. 300/1970, ma anche il principio di razionalità, alla stregua del quale i criteri concordati devono avere i caratteri della obiettività e della generalità e devono essere coerenti con il fine dell’istituto della mobilità dei lavoratori, con la conseguenza che nel criterio unico, che non consente alcuna discrezionalita’ all’azienda, non può rinvenirsi alcun elemento discriminatorio”. (FONTE CASSAZIONE)
Lavoro a termine: legittimità delle esigenze sostitutive
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 8 ottobre 2015, n.20186, ha stabilito che l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti risulta integrata dall’indicazione di elementi ulteriori, quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro, che consentono di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorché non identificati nominativamente, ferma restando, in ogni caso, la verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato presupposto di legittimità. (FONTE CASSAZIONE)
Possibile il controllo a distanza con Gps per rilevare condotte illecite
Insubordinazione del lavoratore: legittimo il licenziamento per giusta causa
Mobilità: scelta dei lavoratori non limitata ai reparti in esubero
Presunzione di conoscibilità delle comunicazioni mediante telegramma