Source: https://medicocompetente.it/forum/thread/15205/Protocollo-per-addetti-al-primo-soccorso-e-addetti.htm
Timestamp: 2019-03-21 04:21:46+00:00
Document Index: 135625220

Matched Legal Cases: ['art. 593', 'art. 43', 'art 15', 'art 18', 'art 28', 'art 43', 'art 226']

Protocollo per addetti al primo soccorso e addetti all'emergenza - Dal forum di MedicoCompetente.it
Protocollo per addetti al primo soccorso e addetti all'emergenza
Questo argomento ha avuto 8 risposte ed è stato letto 659 volte.
clamagio2@tin.it
(21/02/2019 22:13)
quale protocollo utilizzate per gli addetti al primo soccorso e per gli addetti alla squadra di emergenza?
Re: Protocollo per addetti al primo soccorso e addetti all'emergenza
(22/02/2019 13:36)
Credo che il problema da porre sia: quali compiti sono assegnati agli addetti al primo soccorso ed alle squadre di emergenza? In uffici amministrativi i rischi non sono assimilabili a quelli dell'industria petrolchimica. Individuati i compiti assegnati nei vari scenari, si individuano i rischi potenziali, si tarano tenendo conto del fatto che in emergenza il rispetto delle norme ergonomiche e dei limiti di esposizione è quantomeno problematico, si individua il profilo di idoneità richiesto e si stila il protocollo che va da nulla di particolare al test di tolleranza all'autorespiratore (ad esempio).
Quello che trovo preoccupante è che in alcune Regioni gli OdV ritengono che le attività di emergenza non siano parte della mansione assegnata e quindi il MC non possa fare sorveglianza sanitaria sul punto. Trovo tale posizione francamente demenziale
(22/02/2019 17:38)
Concordo con Mantello.
Personalmente aggiungerei di non trascurare il potenziale rischio biologico.
(07/03/2019 23:22)
Scusate, ma non sono d’accordo.
Secondo me l’istituzione di un protocollo sanitario per l’attività di addetti alle emergenze è una forzatura perché gli addetti alle emergenze NON possono essere equiparati a soccorritori di ambulanza o a vigili del fuoco (che invece sono giustamente soggetti a sorveglianza sanitaria specifica).
Per come la vedo io, il compito degli addetti è prevalentemente di tipo organizzativo cioè mettono in sicurezza l'ambiente dell’emergenza (se è possibile), avvisano le autorità competenti, proteggono eventuali altre persone presenti, attendono i soccorritori professionisti cercando di facilitare il loro lavoro. Per svolgere questo compito non è necessaria l’idoneità psicofisica.
Aggiungo qualche considerazione a sostegno:
- Alla fine dei corsi di formazione per le emergenze (primo soccorso e antincendio) si rilascia un attestato di PARTECIPAZIONE e non sono previsti criteri di selezione o esami da superare.
- L’attrezzatura a disposizione delle squadre di emergenza aziendali è alquanto limitata.
- Il codice penale (art. 593 Omissione di Soccorso) prevede l'obbligo di avvertire le autorità e di prestare l'assistenza occorrente ma non specifica cosa è esattamente "l'assistenza occorrente" e onestamente da un soccorritore “laico” non mi aspetto lo stesso tipo di soccorso portato da un sanitario.
- Nel DL 81/08 art. 43 comma 3 è scritto che i lavoratori non possono, se non per giustificato motivo, rifiutare la designazione di addetti alle emergenze, ma non è specificato in nessun articolo che la designazione sia condizionata al loro stato di salute né che il medico competente debba esprimere un giudizio di idoneità.
- per predisporre un protocollo sanitario devo partire dalla valutazione dei rischi a cui il soggetto è esposto e
trovo alquanto difficile procedere ad una tale valutazione dato che le situazioni che si possono presentare sono innumerevoli.
Sicuramente se il medico competente è a conoscenza di patologie particolari dell’addetto, è giusto che sollevi qualche dubbio sulla opportunità della designazione, ma onestamente non vedo motivazioni per istituire un protocollo sanitario ad hoc.
(08/03/2019 01:05)
Per fortuna le situazioni di emergenza sono piuttosto rare (altrimenti vorrebbe dire che tutto l'impianto della sicurezza sul posto di lavoro fa schifo). Tuttavia l'incidente può sempre succedere, altrimenti non staremmo qui a parlarne e non esisterebbero precise norme finalizzate al contenere i danni e che dettano una serie di indicazioni da porre in essere in ogni luogo di lavoro. Tra queste, la formazione degli addetti al primo soccorso che apprendono, sotto la guida di personale medico o debitamente a sua volta formato, tutta una serie di pratiche per riconoscere e gestire un arresto cardiaco, una emorragia interna o esterna, una frattura, e via dicendo, in condizioni di sicurezza per l'infortunato e per i soccorritori,tenendo conto che molto spesso capiterà di non disporre delle attrezzature necessarie e sarà necessario amche improvvisare. Questi, quindi, in quei frangenti possono essere esposti a rischi eccezionali, intesi come natura ed entità, da uno sforzo fisico intenso, in una situazione altamente stressogena, al rischio biologico e ambientale.
Non capisco quindi su cosa si fondano le tue obiezioni. O si deve intendere che un addetto al primo soccorso deve semplicemente chiamare il 118 lasciando a dissanguarsi nel frattempo un infortunato, o astenersi dal verificare se è in arresto cardiaco e attivarsi con le manovre di rianimazione?
Personalmente, nei corsi di formazione che ho tenuto, ho sempre sottolineato, con tanto di esercitazioni pratiche con simulazioni di possibili emergenze, quale comportamento tenere, che rischi si corrono e come tutelarsi. E quanto sia inutile o pericoloso incaricare di un ruolo potenziamento tanto impegnativo, se non con funzioni ausiliarie, delle persone non idonee per i più diversi motivi (cardiopatici, grandi obesi, portatori di menomazioni varie, ecc...).
Tutto quello che tende a dimostrare il contrario, quindi, va, secondo me, contro ogni principio su cui si fonda la nostra formazione di medici, in generale, e di medici specializzati nella prevenzione e gestione delle emergenze in ambito lavorativo ed extralavorativo.
Ma è solo un'opinione personale (di questi tempi...)
(08/03/2019 21:36)
Mi scuso fin da subito per la lunghezza della risposta, cercherò di spiegare meglio possibile il mio ragionamento.
Innanzitutto preciso che la mia visione sulla questione è molto pragmatica.
La domanda da cui è nata la discussione era: quale protocollo utilizzare per gli addetti alle emergenze?
La mia risposta: nessuno.
Dato che, secondo me, l’attività principale a cui è tenuto l’addetto è di tipo organizzativo (chiamare 118, tenere in sicurezza l’infortunato, assistere i soccorsi avanzati,…), chiunque può essere designato addetto.
Se il medico competente è a conoscenza di patologie particolari che potrebbero essere un rischio durante le attività di soccorso oppure che potrebbero ridurne l’efficacia, inviterà il datore di lavoro a designare qualcun altro senza esprimere un formale giudizio di idoneità che non è previsto in nessun articolo di legge.
Domanda provocatoria: immaginiamo di aver redatto un protocollo di sorveglianza sanitaria per evidenziare tutte le patologie in presenza delle quali il lavoratore non è idoneo a fare il soccorritore.
Immaginiamo di essere medici competenti di un’azienda dove, per un motivo o per l’altro, tutti i lavoratori dovrebbero essere esentati dalla funzione di addetto alle emergenze (cardiopatici, obesi, epilettici, invalidi fisici, invalidi psichici, sieropositivi o portatori di altre malattie infettive, claustrofobici, assuntori di psicofarmaci, bronchitici cronici, asmatici, soggetti con ernie discali, soggetti che hanno subito interventi di chirurgia maggiore, fibromialgici, ipovedenti, ipoudenti, soggetti con problemi di equilibrio, …). Come dovrei comportarmi? Se esprimo un giudizio di NON idoneità per tutti, chi sarà designato addetto?
milvio.piras il 08/03/2019 01:05 ha scritto:
Concordo con te che l’addetto al primo soccorso deve essere formato sulle modalità corrette di intervento per i vari casi (amputazione, emorragie, arresto, ecc.) e sui relativi rischi e capisco che si possa aggrottare qualche sopracciglio quando sostengo che la funzione principale dell’addetto è di tipo organizzativo, ma il fatto ineluttabile è che non è possibile obbligare un addetto a intervenire direttamente sull’infortunato se non è disposto a farlo.
Prima di tutto, la normativa in merito al PS in azienda non prevede alcun test teorico o pratico per verificare l’apprendimento dell’addetto. Come possiamo pretendere che l’addetto sia obbligato ad intervenire quando la sua preparazione non è mai stata formalmente verificata? Non sarebbe come farsi curare da un collega che ha frequentato tutti i corsi dell’università, ma che non si è mai presentato ad alcun esame?
Avete mai verificato la conoscenza specifica degli addetti quando ritornano dopo tre anni per l’aggiornamento del PS? Tabula rasa.
Ipotizziamo pure che, per ovviare a questa mancanza, d’ora in avanti organizzassimo corsi con cadenze ravvicinate e che prevedono un test finale severissimo che è indispensabile superare per essere designati addetti alle emergenze.
A quel punto avremmo un altro problema: come si valuta l’attitudine del soccorritore non professionista a prestare soccorso a un infortunato? Se l’addetto - che per 365 giorni all’anno fa un altro lavoro - non se la sente? Se si impressiona alla vista del sangue? Se perde i sensi? Se ha un attacco di panico?
Lo accusiamo di omissione di soccorso perché pur avendo le conoscenze tecniche non ha prestato adeguatamente l’assistenza occorrente? Se veramente fosse così, penso che da domani nessuno vorrebbe più fare l’addetto alle emergenze.
La conclusione a cui arrivo dopo questi ragionamenti è che l’addetto al primo soccorso DEVE essere formato il meglio possibile, così posso SPERARE che agisca nel modo adeguato al momento giusto.
(08/03/2019 23:45)
Poiché nulla è possibile dire su quanto può accadere in situazioni di emergenza e quindi nulla è possibile dire sui criteri di idoneità degli addetti ne consegue che possono essere designati addetti anche sordi, ciechi, muti e paraplegici :-)
A una lettura , sia pure frettolosa, del DLgs 81 , non può sfuggire quanto prescritto dall’ art 15, 1 u ; art 18 1 b, c, e, t,; art 28 1, art 43, 45, 46; art 226 per quanto riguarda il rischio chimico.
In sintesi i rischi connessi agli scenari di emergenza vanno valutati, le modalità di risposta vanno predeterminate e organizzate e non è detto che ci si debba limitare a chiamare i soccorsi ed aspettare che arrivino. Ovviamente le azioni richieste (ed i rischi ad esse connesse) saranno diverse in funzione del tipo di azienda e del piano di emergenza predisposto. Mi pare evidente che se la valutazione evidenzia rischi per la salute debba essere presa in considerazione la valutazione di idoneità. Gli addetti al primo soccorso in una realtà aziendale che conosco hanno in dotazione barella spinale, barella a cucchiaio, bombole di ossigeno e defibrillatore. Poiché si ipotizza la necessità di evacuare un infortunato da aree interessate da inquinamento da gas tossici alcuni degli addetti sono anche addestrati all’uso dell’autoprotettore. Difficile sostenere che non debba essere valutata la loro idoneità.
Se dobbiamo ragionare per paradossi la probabilità che tutti siano giudicati non idonei è minore di quella che un soccorritore subisca o crei danni essendo stato impropriamente incaricato di interventi per cui non è idoneo.
Quanto agli addetti al primo soccorso è certamente vero che hanno funzioni organizzative e di raccordo con i servizi esterni, ma il programma dei corsi non supporta l’affermazione che questa sia la loro unica funzione. E’ altresì prevista una parte pratica. Questo non fa di loro operatori sanitari, ma non sono certo formati per essere semplici spettatori.
Infine gli addetti all’emergenza possono essere chiamati ad intervenire prima che arrivino i VF e ad affiancarli nello svolgimento di operazioni specifiche sugli impianti. Devono operare con autoprotettore e tute di protezione da agenti chimici. Ovviamente non usano questo materiale solo durante le (fortunatamente rarissime) emergenze ma anche frequentemente in fase di addestramento. Può il MC disinteressarsi della valutazione di idoneità?
(09/03/2019 14:39)
Non dimentichiamo (visto che non è ancora stato citato) il decreto 388, che peraltro si ricollega ai decreti precedenti e successivi, cui si rimanda. In tutti i casi si fa riferimento ai "requisiti" degli addetti al primo soccorso (e gestione emergenze in generale), col coinvolgimento del medico competente in tutte le fasi dell'organizzazione del servizio.
Purtroppo, e fin troppo spesso, il medico competente è tagliato fuori da gran parte di questa pianificazione, e in particolare dalla parte relativa alla formazione, per la quale i datori di lavoro si affidano a soggetti ben poco qualificati (almeno a giudicare dai risultati. Ma questo è un fatto che riguarda la formazione ben più in generale).
Mettiamola così: se io fossi un CTU nel corso di un processo intentato contro un datore di lavoro da parte dei familiari di un lavoratore morto a seguito di un infortunio non particolarmente grave ma in cui si sia evidenziata una grave carenza dell'apparato di gestione delle emergenze (nel nostro caso, di primo soccorso), punterei il dito sul fatto che il servizio, al momento dei fatti, era scoperto perché l'addetto, o gli addetti, era/erano in ferie, o in malattia, o fuori sede per motivi diversi, oppure il servizio non era affidabile perché l'addetto era la zietta settantenne, socia dell'azienda, incaricata tanto per tappare il buco, e/o comunque, all'atto pratico, chiunque fosse l'incaricato, si è dimostrato incapace a fare anche il poco che era da aspettarsi da chi avesse frequentato i corsi di formazione tenuti ai sensi del decreto 388 (che prevede anche delle esercitazioni pratiche, con le quali ci si rende conto se i discenti hanno capito qualcosa).
Il passo successivo dovrebbe essere la citazione in giudizio dei responsabili dei corsi, per aver intascato dei soldi per dei corsi rivelatisi inutili.
(09/03/2019 18:52)
Già che siamo in argomento, e per anticipare eventuali obiezioni, il citato decreto 388 presenta alcune lacune, sia riguardo agli argomenti di natura più squisitamente medica da trattare (e che ognuno di noi può integrare in base alla propria preparazione) sia riguardo agli aspetti organizzativi. Ad esempio, se è relativamente semplice organizzare un efficace apparato di primo soccorso in aziende con molti dipendenti, lo è molto meno in quelle piccole o piccolissime con uno o due dipendenti. Tuttavia, di norma queste si trovano in aree artigianali dove sono una accanto all'altra, e il mio suggerimento (quando mi capita, sempre più raramente, di tenere dei corsi) è quello di organizzarsi tra loro, dotandosi di un sistema di allarme sonoro che, in caso di necessità, faccia accorrere i vicini a dare una mano in attesa dei soccorsi.