Source: http://societaeimpresa.com/marchio_tutela.php
Timestamp: 2018-12-14 17:17:38+00:00
Document Index: 120885502

Matched Legal Cases: ['art. 118', 'art. 124', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 2571', 'art. 28']

Marchio / Marchio nazionale / Marchio internazionale / Marchio comunitario / Marchio internazionale / Tutela del marchio / Registrazione del marchio
Le forme di tutela che la legge stabilisce per marchio per l'impresa e per le società, marchio comunitario e marchio internazionale
Il nostro ordinamento accorda una protezione molto ampia per i marchi registrati. Tale tutela viene assicurata sia in campo civile (Codice della Proprietà Industriale, artt. 2598, 2599 e 2600 c.c.) che penale (473 e 474 c.p.).
L’art. 118 del Codice della Proprietà Industriale dispone che chiunque abbia diritto alla registrazione di un marchio (o di un brevetto) può presentare la domanda presso gli uffici competenti; nello stesso articolo vengono disciplinati i casi in cui la titolarità del diritto a tale registrazione spetti, non a colui il quale abbia presentato la domanda di registrazione, ma a persona diversa (cd. rivendica). Si mira, col tale disposizione, a tutelare il vero titolare del diritto di registrazione nei casi di abusiva registrazione del marchio.
L’art. 124 del Codice della Proprietà Industriale disciplina le sanzioni civili, conseguenti la sentenza che accerti la violazione di un diritto di proprietà industriale.
Il giudice ha facoltà di disporre l’inibitoria della fabbricazione, del commercio e dell’uso di quanto costituisce violazione del diritto. A seguito di tale provvedimento può, sempre ad opera del giudice, essere fissata una somma, dovuta per ogni violazione o inosservanza successivamente constatata e per ogni ritardo nell’esecuzione dello stesso. Può inoltre essere ordinata la distruzione delle cose oggetto della violazione, ad eccezione del caso in cui le cose siano di pregiudizio per l’economia nazionale.
È dovuto, comunque, il risarcimento del danno conseguente la violazione del diritto di proprietà industriale, secondo le comuni regole dettate dal codice civile (artt. 1223, 1226, 1227 c.c.).
Oltre le conseguenze di natura civile, appena riassuntivamente descritte, sono previste sanzioni penali ed amministrative, descritte nel codice penale (artt. 473, 474, 517 c.p.) e nel Codice della Proprietà Industriale (art. 127).
Sono previste, dagli artt. 128 e 129 del Codice della Proprietà Industriale, le misure cautelari della “descrizione” (mediante la quale il titolare del diritto ha facoltà di far descrivere gli oggetti costituenti violazione nonché i mezzi adibiti alla produzione dei medesimi e degli elementi di prova concernenti la denunciata violazione e la sua entità) e del “sequestro” dei beni stessi.
Minor tutela viene accordata in caso di marchio non registrato.
Tale ultima ipotesi viene disciplinata dall’art. 2571 c.c., in base al quale “chi ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facoltà di continuare ad usarne, nonostante la registrazione da altri ottenuta, nei limiti in cui anteriormente se ne è avvalso”; conseguentemente sarà possibile impedire l’uso del marchio stesso per gli stessi prodotti, ma non per prodotti affini; questo tranne che il titolare di un diritto di preuso abbia tollerato, essendone a conoscenza, l’uso di un marchio posteriore registrato uguale o simile, durante cinque anni consecutivi (art. 28 Codice della Proprietà Industriale), si può, inoltre, agire usando l’azione per concorrenza sleale, tesa ad ottenere l’inibitoria, il risarcimento del danno e la pubblicazione della sentenza. Penalmente si applicano gli artt. 473 e 517 c.p.