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Timestamp: 2019-06-24 23:21:11+00:00
Document Index: 65632596

Matched Legal Cases: ['art. 76', 'art. 76', 'art. 2112', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 79', 'art. 79', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 99', 'art. 101', 'art. 40', 'art. 76', 'art. 52', 'art. 64', 'art. 18', 'sentenza ']

Cessione di ramo d’azienda e sorte della SOA: l’Adunanza Plenaria esclude l’automatico trasferimento dei requisiti - Studio Legale Santiapichi
E’ del 3 luglio scorso la decisione n. 3 assunta dall’Adunanza Plenaria sulla corretta interpretazione da fornire all’art. 76 comma 11 d.p.r. 207/2010 in ordine agli effetti che la cessione del ramo d’azienda ha sull’attestazione SOA rilasciata al cedente.
La sentenza, molto articolata ed approfondita, oltre che ricca di interessanti nozioni di interpretazione delle norme giuridiche, prende finalmente posizione su una questione che, negli anni, ha visto la giurisprudenza equamente divisa.
Con l’ordinanza di rimessione n. 1152 del 13 marzo 2017 (disponibile qui), la III Sezione del Consiglio di Stato ha chiesto alla Plenaria di chiarire
se ai sensi dell’art. 76 comma 11 d.p.r. 207/2010 la cessione del ramo d’azienda comporti sempre, e comunque, il venir meno della qualificazione in capo al cedente,
se l’accertamento effettuato dalla SOA sul mantenimento dei requisiti speciali in capo al cedente valga solo per il futuro (con effetto, quindi, costitutivo), o possa valere anche ai fini della conservazione della qualificazione (con effetto dichiarativo).
Per comprendere appieno l’iter argomentativo seguito dalla Plenaria, occorre definire la cessione del ramo d’azienda: il comma 5 dell’art. 2112 c.c. (che detta disposizioni in tema di “Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda”), stabilisce che “Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell’azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento”.
E’ la precisazione dell’autonomia funzionale dell’articolazione ceduta che, ad avviso di chi scrive, fa da pietra d’angolo nel ragionamento della Plenaria.
Nel nostro ordinamento, infatti, vige il principio secondo cui, al di là del nomen iuris dato dalle parti al Contratto, è il concreto assetto degli interessi che si è inteso regolare a determinare l’effettivo catalogo delle norme da applicare: può accadere, ad esempio, che le parti qualifichino un contratto come comodato d’uso gratuito, quanto in realtà, la previsione di una qualunque contropartita in favore del comodante, potrebbe far emergere la volontà di stipulare un contratto di locazione.
Ebbene, nel caso di cessione di una molteplicità di beni aziendali, non sempre ci si troverà di fronte ad una “cessione di ramo d’azienda”, ma occorrerà verificare, in concreto, se tra di essi vi sia quell’autonomia funzionale dell’articolazione tale da poter essere definita come “trasferimento di parte d’azienda”.
Seguendo quest’approccio ermeneutico, l’Adunanza Plenaria ha inteso dare rilievo ad una verifica caso per caso, ritenendo di non condividere l’orientamento, pur espresso da alcune Sezioni dello stesso Consiglio di Stato (cfr. sez. IV, 29 febbraio 2016, n. 811, sez. III, 12 novembre 2014, n. 5573 e 7 maggio 2015, n. 2296) secondo cui nel caso di cessione di ramo d’azienda il cedente perde automaticamente le qualificazioni, ancorché resti “per avventura” in dotazione di requisiti sufficienti per una determinata qualificazione, in ragione dell’effetto traslativo della cessione.
A contrario, altre decisioni (cfr. sez. V, n. 5706 del 17 dicembre 2015, sez. V, 18 ottobre 2016, n. 4347, Sez. III, 9 gennaio 2017, n. 30) hanno escluso qualsiasi automatismo decadenziale conseguente alla cessione d’azienda in danno del cedente, dovendosi piuttosto verificare nel concreto se la cessione dei beni aziendali comporti, o meno, la perdita dei requisiti di cui alle attestazioni SOA in capo alla cedente.
Come anticipato, la recente Adunanza Plenaria sposa quest’ultima interpretazione.
Ed a tale conclusione perviene oltre che per le ragioni teleologiche sopra viste (necessità di distinguere tra cessione di ramo d’azienda, e cessione dei singoli cespiti aziendali), anche per ragioni testuali.
In particolare, l’art. 76 comma 11 d.p.r. 207/2010, al primo periodo stabilisce che “Ai fini dell’attestazione di un nuovo soggetto, nell’ipotesi in cui lo stesso utilizzi l’istituto della cessione del complesso aziendale o di un suo ramo, le SOA accertano quali requisiti di cui all’articolo 79 sono trasferiti al cessionario con l’atto di cessione”: ed allora, se le SOA debbono accertare quale requisito è stato trasferito al cessionario, ciò significa, parallelamente, che andrà accertato quale requisito è stato perso dal cedente. E se è necessario un accertamento, non si può parlare di automatismo.
Per dirla con le parole della Plenaria: “Se l’automatismo è escluso dalla parte del cessionario, non può non esserlo da quella del cedente, poiché lo schema negoziale fondato sul principio del consenso traslativo postula la reciprocità degli effetti, per cui se chi acquista non riceve, chi cede non dà. La portata soggettiva degli effetti traslativi è regolata da un sillogismo: premessa minore è il contratto traslativo, premessa maggiore è la biunivocità dell’effetto traslativo; conclusione necessaria è il prodursi contemporaneo dell’effetto di acquisto e di quello di perdita. Nei casi in cui un contratto traslativo non produce ipso iure l’acquisto del diritto in capo all’avente causa (perché, evidentemente, occorre un elemento aggiuntivo), non può produrre ipso iure la sua perdita in capo al dante causa… La facoltà prevista dall’art. 76, comma 11, secondo periodo per l’impresa cedente di chiedere una nuova attestazione SOA per i requisiti oggetto di trasferimento non può essere trasformata nella previsione della automatica decadenza all’atto della cessione…”.
Peraltro, un’ulteriore disposizione milita a favore della tesi sostanzialistica abbracciata dalla Plenaria. Si tratta dell’art. 79 d.p.r. 207/2010 che individua i requisiti d’ordine speciale occorrenti per la qualificazione:
Per la Plenaria, “pur trattandosi di elementi afferenti all’organizzazione produttiva dell’impresa (capitale e lavoro), essi sono dotati di autonomia concettuale, che i commi successivi dell’art. 79 articolano con riferimento a una pluralità di indici per ciascuna voce. Ne discende che il consenso traslativo avente ad oggetto un ramo d’azienda non può automaticamente estendersi alle qualificazioni, né vi è alcuna norma che tanto disponga”.
La tesi formalistica dell’automatico trasferimento del requisito, e che viene respinta dalla decisione in commento, introdurrebbe nell’ordinamento un’ipotesi di “presunzione assoluta”, che da tempo il Giudice delle leggi ha tentato di arginare, osservando come esse “violano il principio di eguaglianza, se sono arbitrarie e irrazionali, cioè se non rispondono a dati di esperienza generalizzati, riassunti nella formula dell’id quod plerumque accidit. In particolare, l’irragionevolezza della presunzione assoluta si coglie tutte le volte in cui sia agevole formulare ipotesi di accadimenti reali contrari alla generalizzazione posta a base della presunzione stessa” (cfr. Corte costituzionale, sent. 139 del 1982, n. 333 del 1991, n. 41 del 1999, n. 225 del 2008, n. 139 e 265 del 2010, n. 231 e 164 del 2011, n. 172 del 2012).
E come sopra visto, non necessariamente un contratto qualificato dalle Parti come “trasferimento di parte d’azienda” comporta la cessione di un’articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata, ben potendo essere stati trasferiti con quello esclusivamente singoli cespiti aziendali, tra di loro non organizzati.
Conclusivamente al primo quesito deferito l’Adunanza Plenaria così risponde “l’art. 76, comma 11, del D.P.R. n. 207/2010 deve essere interpretato nel senso che la cessione del ramo d’azienda non comporta automaticamente la perdita della qualificazione, occorrendo procedere a una valutazione in concreto dell’atto di cessione, da condursi sulla base degli scopi perseguiti dalle parti e dell’oggetto del trasferimento”.
Quanto al secondo quesito posto alla Sua attenzione, la Plenaria afferma il principio di diritto secondo cui “In ipotesi di cessione di un ramo d’azienda, l’accertamento positivo effettuato dalla SOA, su richiesta o in sede di verifica periodica, in ordine al mantenimento dei requisiti di qualificazione da parte dell’impresa cedente, comporta la conservazione dell’attestazione da parte della stessa senza soluzione di continuità”.
Il dubbio espresso dalla III Sezione rimettente atteneva, infatti, all’efficacia (ex nunc o ex tunc) della positiva verifica posteriore operata dalla SOA ai sensi dell’art. 76 comma 11 d.p.r. 207/2010.
Per la Plenaria, una volta chiarito che non vi è alcun automatico trasferimento del requisito quale effetto della cessione del ramo d’azienda, è agevole pervenire alla conclusione che la verifica operata dall’organismo attestatore ha semplicemente efficacia probatoria e non già sostanziale, atteso che delle due l’una:
se la cessione non ha comportato il trasferimento al cessionario e comunque la perdita dei requisiti di qualificazione in capo al cedente, la verifica favorevole ex post avrà valore meramente ricognitivo;
se la cessione ha comportato il trasferimento dei requisiti, l’impresa cedente dovrà chiedere una nuova attestazione e un’eventuale verifica favorevole ex post sarebbe inutile, non potendo sanare l’oggettiva assenza dei requisiti.
Trattandosi, quindi, di un atto di accertamento, esso ha intrinseca valenza retroattiva, perché dichiarano una realtà giuridica preesistente. Ne discende che postulare l’efficacia ex nunc della verifica positiva da parte dell’organismo SOA sarebbe in contrasto con la sua natura.
La condivisibile soluzione sposata dalla decisione in commento potrebbe, tuttavia, prestare il fianco a possibili abusi (il rischio che l’impresa cedente continui a operare sulla base di un’illegittima o mancata conferma dell’attestazione da parte della SOA), ed è per questo che la Plenaria ha richiamato l’attenzione delle Stazioni appaltanti a far uso dei poteri riconosciuti dall’ordinamento, ogni qual volta, nel corso del procedimento, venga loro notificata una cessione del ramo d’azienda: esse dovranno sollecitare la SOA ad effettuare una verifica straordinaria (attivabile anche su istanza dell’ANAC), e qualora venga accertato che i requisiti siano stati persi, la SOA sarà tenuta a dichiarare la decadenza dell’attestazione.
Non sembra inutile segnalare che con la decisione della Plenaria tutte le Sezioni del Consiglio di Stato dovranno ad essa conformarsi, poiché ai sensi dell’art. 99 comma 3 c.p.a. “Se la sezione cui è assegnato il ricorso ritiene di non condividere un principio di diritto enunciato dall’adunanza plenaria, rimette a quest’ultima, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso”: prima di emettere una pronuncia contraria alle conclusioni sopra rassegnate, la Sezione dovrà nuovamente interrogare la Plenaria. Di fatto, solo un pronunciamento contrario della Plenaria potrà modificare tale orientamento.
Si potrà discutere della conformità di tale disposizione all’art. 101 comma 2 Cost. secondo cui “I giudici sono soggetti soltanto alla legge” e non anche alle sentenze, ma questo sarà oggetto di approfondimento in un altro post.
N. 00003/2017REG.PROV.COLL.
N. 00002/2017 REG.RIC.A.P.
sul ricorso in appello n. 2 di A.P. del 2017, proposto da: Guerrato Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Stefano Vinti, Elia Barbieri, Mauro Ciani, con domicilio eletto presso lo studio Stefano Vinti in Roma, via Emilia N. 88;
Siram Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Marcello Clarich e Renato Ferola, con domicilio eletto presso lo studio Marcello Clarich in Roma, viale Liegi, 32; Sea Costruzioni Srl non costituito in giudizio;
Ad avviso del Tar, premessa l’esistenza in giurisprudenza di due contrapposti orientamenti in ordine agli effetti della cessione d’azienda sulla qualificazione posseduta dalla cedente, il giudizio non poteva «prescindere dagli esiti del procedimento ex art. 40, comma 9 ter, del D.Lgs. n. 163/2006 avviato dall’ANAC nei confronti della Protos SOA (attualmente SOA Group s.p.a.) per il riesame dei requisiti che avevano dato luogo al rilascio dell’attestazione n. 13307/11/00 del 7 novembre 2013: tale attività istruttoria è stata sollecitata dall’ANAC alla luce proprio della cessione del ramo d’azienda del 28 dicembre 2012 e delle pronunce giurisprudenziali riportate che avevano ravvisato in tale atto negoziale una soluzione di continuità nel possesso del requisito di qualificazione in capo a Siram s.p.a.».
– riproposto le eccezioni assorbite in primo grado, tra cui l’istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE per conoscere: «se l’interpretazione della disciplina di cui all’art. 76, comma 11, d.P.R. n. 207/2010, fatta propria dalle sentenze del Consiglio di Stato nn. 811, 812 e 813 del 2016, sia o meno compatibile con il diritto comunitario e in particolare con l’art. 52, commi 3 e 4, della direttiva 2004/18/CE (e l’art. 64, commi 4 e 5, della direttiva 2014/24/UE in corso di recepimento), nonché con i principi di proporzionalità e di non discriminazione di cui al considerando n. 2 e all’art. 18, par. 1, comma 1, della direttiva 2004/18/CE». Ciò perché le citate pronunce, pur senza evidenziare la perdita da parte di Siram dei requisiti sostanziali di qualificazione (il cui possesso è stato peraltro accertato in sede di verifica triennale della attestazione), concludono nel senso che essa abbia perso la qualificazione OG11, sul postulato che la cessione di ramo d’azienda determini automaticamente la perdita di efficacia alle certificazioni SOA, indipendentemente da quali e quanti requisiti vengano realmente trasferiti;
– contestato le argomentazioni dell’appellante, rilevando, da un lato, come le pronunce sfavorevoli della IV sezione siano state impugnate tanto con ricorso per cassazione, quanto con ricorso per revocazione, dall’altro che successivamente ad esse il Consiglio di Stato, V sezione, ha rimeditato la propria posizione, sulla base di una valutazione complessiva dell’operazione negoziale conclusa tra essa e Gestione Integrata s.r.l. e della conferma della qualificazione da parte di Protos SOA, validata dall’ANAC.
L’interesse dichiarato di queste ultime si lega al ricorso deciso dal Tar di Roma con sentenza n. 2679/2017, proposto per l’annullamento della nota CONSIP S.p.A. prot. n. 23324/2016 del 30/09/2016, con cui è stata comunicata l’aggiudicazione definitiva nei confronti di Siram s.p.a. in relazione al Lotto 13 della “gara a procedura aperta per l’affidamento di un Multiservizio Tecnologico Integrato con Fornitura di Energia per gli Edifici in uso, a qualsiasi titolo, alle Pubbliche Amministrazioni Sanitarie, Edizione 2 – ID 1379” e della citata aggiudicazione.