Source: http://www.megafincas.it/leggi-normative-sentenze/il-timbro-pagato-anche-se-falso-vale-come-quietanza-nel-caso-di-una-fattura-firmata.html
Timestamp: 2019-01-21 23:19:10+00:00
Document Index: 50203207

Matched Legal Cases: ['art. 2702', 'art. 215', 'art. 215', 'art. 2702', 'sentenza ', 'art. 2702', 'art. 215', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il rilascio della quietanza non richiede forme particolari, sicché essa può essere contenuta anche nella fattura che il creditore invii al proprio debitore in ottemperanza alle norme fiscali e risultare da qualsiasi, non equivoca attestazione dell'adempimento dell'obbligazione,
come l'annotazione "pagato" o altra equivalente, apposta sulla fattura, che riveli sia l'ammontare della somma pagata, sia il titolo per il quale il pagamento è avvenuto, sempreché tale annotazione sia sottoscritta dal soggetto da cui essa proviene, solo in tal modo potendo rivestire l'efficacia probatoria privilegiata propria della scrittura privata, a norma dell'art. 2702 c.c.
"Contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale, d'altro canto, non si richiede affatto che la dichiarazione di quietanza annotata sulla fattura sia autografa; sicché la stessa può essere costituita, come nella specie, anche da un timbro dattiloscritto con la dicitura "pagato". Affinché un documento possa assumere forza di scrittura privata, infatti, è necessaria l'autografia della sottoscrizione; mentre non è affatto richiesta l'autografia del testo, che può anche essere stampato, dattiloscritto o scritto a penna da terzi.
Tanto premesso, si osserva che in motivazione il Tribunale ha dato atto che la firma apposta dal D.***. nella fattura in questione non è stata disconosciuta dall'opposto; con la conseguenza che tale firma, a norma dell'art. 215 n. 2. c.p.c., deve aversi per riconosciuta.
È noto che il riconoscimento tacito, ex art. 215 c.p.c., della scrittura privata prodotta in giudizio, attribuisce a tale scrittura, secondo il disposto dell'art. 2702 c.c., valore di piena prova, fino a querela di falso, della provenienza della dichiarazione dal sottoscrittore.
Ne consegue che, in mancanza di proposizione di querela di falso, il Tribunale non poteva negare la provenienza dal D.*** della dichiarazione di avvenuto pagamento risultante dal timbro "pagato" apposta nella fattura, avendo l'odierno resistente, con la sottoscrizione, assunto la paternità dell'intero testo del documento, comprensivo della predetta annotazione.
Una simile assunzione di paternità non potrebbe di certo essere negata in base al rilievo, contenuto nella sentenza impugnata, secondo cui "la sigla non disconosciuta apposta dall'appellato è riportata in una parte della fattura deputata solo a raccogliere la firma e non anche a quietanzare la fattura". Non è possibile, infatti, scindere il contenuto di una scrittura privata sottoscritta, al fine di attribuire efficacia probatoria privilegiata solo ad una parte di esso.
Il Tribunale, pertanto, nell'ipotizzare che il timbro "pagato" potrebbe essere stato apposto successivamente e non in presenza del D.***, è incorso in una palese violazione di legge, non avendo tenuto conto dell'efficacia probatoria privilegiata attribuita dal citato art. 2702 c.c. alla scrittura privata riconosciuta o da ritenersi legalmente riconosciuta in base all'art. 215 c.p.c. Ove, infatti, avesse voluto sostenere che al documento da lui sottoscritto era stato aggiunto da terzi, abusivamente, il timbro "pagato", l'odierno resistente avrebbe dovuto impugnare il documento con querela di falso.
In mancanza, il giudice di merito non poteva esimersi dal ritenere la sussistenza della "piena prova" della provenienza della dichiarazione dal D.*** e, quindi, considerare vero, per prova "legale" - come tale non soggetta a valutazione discrezionale -, che il creditore aveva dichiarato, nei confronti della debitrice, di avere ricevuto l'importo della fattura; per poi passare a valutare, sul piano sostanziale, gli effetti derivanti da tale ammissione, di natura palesemente confessoria.
Per le ragioni esposte, in relazione ai primi due motivi di ricorso, s'impone la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio ad altro giudice del Tribunale di Annunziata, il quale, nel procedere a nuovo giudizio, dovrà attenersi ai principi di diritto innanzi enunciati. Il giudice del rinvio provvederà anche alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
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