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Timestamp: 2020-04-02 04:45:14+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 19502 del 30/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19502 del 30/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 30/09/2016, (ud. 24/06/2016, dep. 30/09/2016), n.19502
sul ricorso 1342-2013 proposto da:
COGETA PALACEHOTELS GESTIONI SPA;
COGETA PALACEHOTELS GESTIONI SPA in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEL VIMINALE 43,
presso lo studio dell’avvocato FABIO LORENZONI, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato ALESSANDRO MARIA POESIO giusta
avverso la sentenza n. 152/2011 della COMM. TRIB. REG. DELL’EMILIA
ROMAGNA, depositata il 15/11/2011;
24/06/2016 dal Consigliere Dott. LOCATELLI GIUSEPPE;
udito per il controricorrente l’Avvocato POESIO che ha chiesto il
rigetto del ricorso principale, accoglimento del ricorso
ZENO Immacolata che ha concluso per l’accoglimento del ricorso
principale e l’accoglimento del ricorso incidentale.
A seguito di controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi relativi all’anno 1991, presentata da Cogeta Palace Hotels Gestioni spa, procedeva alla liquidazione delle imposte dovute ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, con emissione della cartella di pagamento per l’importo di Lire 809.490.650.
Contro la cartella di pagamento la società Cogeta Palacehotels proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Bologna che lo accoglieva con sentenza del 9.4.1999, annullando la cartella impugnata.
Contro la sentenza l’Agenzia delle Entrate proponeva appello alla Commissione tributaria regionale di Bologna che lo accoglieva parzialmente con sentenza n. 7 del 2005, dichiarando la tempestività della notifica della cartella di pagamento e riducendo l’importo a Lire 245.808.000, in accoglimento della richiesta subordinata della contribuente.
Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale la società proponeva ricorso per cassazione, chiedendo l’applicazione dello ius superveniens di cui al D.L. n. 106 del 2005, convertito nella L. n. 156 del 2005, relativo ai termini di notificazione delle cartelle di pagamento.
La Corte di cassazione con sentenza n. 3430 del 2008 annullava la sentenza impugnata e rinviava per nuovo giudizio, fissando i principi di diritto da applicare alla fattispecie esaminata, relativa a cartella di pagamento il cui ruolo era stato formato in data antecedente al (OMISSIS).
La società Cogeta riassumeva la controversia con atto notificato il 16.7.2008.
La Commissione tributaria regionale di Bologna con sentenza n. 152 del 15.11.2011 dichiarava improcedibile il ricorso in riassunzione, perchè proposto dalla società priva dell’interesse all’impugnazione della sentenza di primo grado ad essa favorevole; faceva salvi gli effetti della sentenza di primo grado, con definitiva caducazione degli atti impugnati in assenza di appello da parte dell’Ufficio, il quale “non aveva proposto appello incidentale in reiterazione della precedente impugnazione della sentenza di primo grado”.
Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale emessa in sede di giudizio di rinvio, l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per i seguenti motivi: 1) violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 54 e 63 e degli artt. 393 e 394 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; erroneità, contraddittorietà ed illogicità della sentenza; violazione dell’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia su quanto richiesto dalle parti processuali; vizio di extrapetizione; 2) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 63, comma 2, nella parte in cui ha fatto salva la sentenza di primo grado anzichè dichiarare l’estinzione dell’intero processo.
La società Cogeta Palacehotels resiste con controricorso e propone ricorso incidentale per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 63, commi 2 e 4, artt. 140, 100 e 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè per erroneità, contraddittorietà ed illogicità della sentenza nella parte in cui ha erroneamente dichiarato l’improcedibilità del ricorso in riassunzione ed ha omesso di decidere il merito della controversia uniformandosi al principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione. Deposita memoria.
I ricorsi, principale ed incidentale, sono fondati.
A norma del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 63 e art. 392 c.p.c., la riassunzione della causa tributaria avanti al giudice di rinvio può essere effettuata disgiuntamente da ciascuna delle parti, configurandosi essa non come atto di impugnazione, ma come attività di impulso processuale, che coinvolge gli stessi soggetti che sono stati parte nel giudizio di legittimità; ne consegue che, ove nessuna delle parti si sia attivata per la riassunzione, il processo si estingue, determinando la definitività dell’atto impositivo che ne costituiva l’oggetto. (Sez. 5^, Sentenza n. 16689 del 03/07/2013, Rv. 627058). Pertanto la decisione impugnata è erronea, avendo dichiarato una inesistente causa di improcedibilità per difetto di interesse alla prosecuzione del giudizio da parte della contribuente che, al contrario, aveva interesse alla riassunzione della causa al fine di evitare la dichiarazione di estinzione del giudizio con conseguente definitività della originaria cartella di pagamento impugnata.
Come espressamente stabilito dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 63, comma 4, la riassunzione della causa ricolloca le parti nella medesima posizione processuale che avevano nel procedimento in cui fu pronunciata la sentenza cassata (nel caso in esame l’Ufficio ha posizione di appellante e la società di parte resistente) con la conseguenza che il giudice del rinvio deve provvedere sulle originarie domande (Sez. 5^, Sentenza n. 14616 del 01/10/2003, Rv. 567259).
In accoglimento del ricorso principale e di quello incidentale la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio per nuovo giudizio, anche sulle spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale dell’Emilia – Romagna, in diversa composizione.
Accoglie il ricorso principale e quello incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche sulle spese, alla Commissione tributaria regionale dell’Emilia – Romagna in diversa composizione.
Così deciso in Roma, il 24 giugno 2016.