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Timestamp: 2020-08-06 12:29:24+00:00
Document Index: 54501983

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2']

Dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti: le operazioni soggettivamente inesistenti risultano connotate dalla divergenza tra la rappresentazione documentale e la realtà attinente ad uno dei soggetti coinvolti nell’operazione – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti: le operazioni soggettivamente inesistenti risultano connotate dalla divergenza tra la rappresentazione documentale e la realtà attinente ad uno dei soggetti coinvolti nell’operazione.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza 10916.2020, resa dalla III Sezione penale della Corte di Cassazione, con la quale il Collegio del diritto, scrutinando un caso di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ex art. 2 D.lgs. 74/2000, fornisce un’interpretazione del concetto di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, le quali risultano connotate dalla divergenza tra la rappresentazione documentale e la realtà attinente ad uno dei soggetti coinvolti nell’operazione – precisando che la fittizietà soggettiva della fattura risiede nella non coincidenza tra il soggetto per il quale sono state emesse le fatture e l’effettivo destinatario dell’operazione.
Nel caso di specie, agli imputati era contestato il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ex art. 2 D.lgs. 74/2000, relative a prestazioni effettuate presso gli immobili di proprietà privata del presidente del Cda della società, anziché presso gli immobili delle società firmatarie delle fatture, al fine di evadere le imposte sui redditi e l’IVA.
La Corte di appello di Milano riformava parzialmente la sentenza resa dal locale Tribunale, confermando la condanna degli imputati per il delitto tributario loro ascritto.
Il ricorso in cassazione, il giudizio di legittimità ed il principio di diritto
La difesa dei prevenuti proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza di secondo grado, articolando plurimi motivi di impugnazione.
Ai fini del presente commento riveste maggiore interesse il motivo inerente alla violazione di legge e al vizio di motivazione in ordine agli artt. 1,2,3 D.lgs. 74/2000, in merito alla qualificazione delle fatture come fatture per operazioni inesistenti.
In particolare, secondo la difesa, le operazioni oggetto di scrutinio non possono considerarsi soggettivamente inesistenti, come sostenuto dalla Corte territoriale, la quale avrebbe basato il proprio convincimento sull’errato presupposto che il destinatario della fattura debba sempre coincidere con il beneficiario effettivo della prestazione.
I Giudici di legittimità, nel rigettare tale motivo di ricorso, forniscono un’interpretazione del concetto di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, le quali risultano connotate dalla divergenza tra la rappresentazione documentale e la realtà effettiva di uno dei soggetti coinvolti nell’operazione.
<Il punto controverso attiene alla qualificazione giuridica delle fatture, ossia se possa dirsi che le stesse rientrino nella categoria delle fatture emesse a fronte di operazioni oggettivamente e/o soggettivamente inesistenti ai sensi dell’art. 1 lett. a) del d.lgs. 74 del 2000, che definisce fatture per operazioni inesistenti non solo quelle emesse a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto od in parte o che indicano corrispettivi o imposte superiori a quella reale, ma anche le fatture che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi.
Del tutto correttamente sia il giudice di primo grado che Corte di appello hanno ritenuto che le fatture in contestazione furono emesse per prestazioni mai eseguite per conto delle società riferibili alla[omissis], posto che, a differenza da quanto sostenuto nel ricorso, l’inesistenza soggettiva dell’operazione documentata in fattura non è limitata al caso delle frodi carosello, dove l’inesistenza soggettiva si riferisce all’emittente il documento, ma ricorre ogni qualvolta ci sia una interposizione fittizia di una qualsiasi delle parti effettive dell’operazione contrattuale; inoltre, come si spiegherà meglio nel prosieguo, la Corte di appello ha bene motivato il proprio giudizio in ordine a tali fatture, ritenendo che le stesse fossero state emesse a fronte di operazioni soggettivamente – e, in parte, oggettivamente – inesistenti. […]
Quanto alla definizione di operazione soggettivamente inesistente, per la giurisprudenza di legittimità essa è quella non realmente intercorsa tra i soggetti che figurano quale emittente e percettore della fattura.
La diversità può riguardare chi abbia emesso il documento ma non abbia in realtà effettuato alcuna prestazione, ovvero il caso in cui essa sia stata effettuata non in favore di colui che risulta destinatario del documento fiscale: in tal caso la diversità riguarda il destinatario della fattura, che quindi la utilizza pur non essendo committente, né beneficiario di alcuna prestazione, annotando nella contabilità i costi sostenuti ed i crediti d’IVA senza che ciò corrisponda ad una operazione realmente intercorsa tra le parti : il beneficiario reale della prestazione è un altro (cfr. Sez. 3, n. 10394 del 14/01/2010, Gerotto, Rv. 246327), mentre nel documento è indicato un soggetto che non ha preso parte all’operazione economica.
Quando la falsità ha ad oggetto l’indicazione dei soggetti tra i quali è intercorsa l’operazione (“soggetti diversi da quelli effettivi”, cfr. Sez.3, n. 27392 del 27/04/2012, P.M. in proc. Bosco e altro, Rv. 253055), viene integrato il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti>.
[ 3. Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a euro 154.937,07, si applica la reclusione da sei mesi a due anni].
Cassazione penale sez. III, 18/05/2018, n.49806
In tema di reati finanziari e tributari, non è contraria alla normativa eurounitaria la configurabilità del delitto di emissione di fatture per operazioni inesistenti anche in caso di fatturazione solo soggettivamente falsa, quando, cioè, l’operazione oggetto di imposizione fiscale sia stata effettivamente eseguita, ma non vi sia corrispondenza soggettiva tra il prestatore indicato nel documento e il soggetto giuridico che abbia erogato la prestazione (In motivazione, la Corte ha precisato che nessuna violazione della direttiva 77/388/CE del Consiglio, del 17 maggio 1977 e succ. modiff. sussiste nel caso in cui si dimostri, alla luce di elementi oggettivi e senza esigere dal soggetto passivo verifiche che non gli incombono, che tale soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere che detta cessione si iscriveva in un’evasione dell’imposta sul valore aggiunto).
Cassazione penale sez. III, 21/04/2017, n.34534
Cassazione penale sez. III, 27/04/2012, n.27392
Nel reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2 del d.lg. 10 marzo 2000, n. 74) la falsità può essere riferita anche all’indicazione dei soggetti con cui è intercorsa l’operazione, intendendosi per “soggetti diversi da quelli effettivi”, ai sensi dell’art. 1 lett. a), del citato d.lg., coloro che, pur avendo apparentemente emesso il documento, non hanno effettuato la prestazione, sono irreali, come nel caso di nomi di fantasia, o non hanno avuto alcun rapporto con il contribuente finale.
Cassazione penale sez. III, 14/01/2010, n.10394
Il reato di utilizzazione fraudolenta in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti (art. 2, d.lg. n. 74 del 2000) è integrato, con riguardo alle imposte dirette, dalla sola inesistenza oggettiva, ovvero quella relativa alla diversità, totale o parziale, tra costi indicati e costi sostenuti, mentre, con riguardo all’i.v.a., esso comprende anche la inesistenza soggettiva, ovvero quella relativa alla diversità tra soggetto che ha effettuato la prestazione e quello indicato in fattura.
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