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Timestamp: 2019-02-21 09:46:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 23', 'art. 60', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 60', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 215', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 360', 'art. 23', 'art. 37', 'art. 30', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1704', 'art. 2', 'art. 1362', 'art. 23', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 1352', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 dicembre 2015, n. 25212. Se il contratto quadro, per espressa previsione normativa - art. 23 D.L.gs. del 1998 n. 58 - deve esser stipulato per iscritto, a pena di nullità, la stessa forma deve rivestire la procura che l’investitore conferisce ad terzo ad agire in suo nome e in sua vece con l’intermediario in quanto, essendo un negozio incidente sui requisiti essenziali del contratto a forma vincolata, a pena di nullità a protezione dell'investitore - il cui nome deve esser attestato negli ordini (art. 60. 1, lett. a) del Regolamento Consob n. 11522 del 1998) - e che perciò non ammette equipollenti o ratifiche, vale il principio della forma per relationem - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 dicembre 2015, n. 25212. Se il contratto quadro, per espressa previsione normativa – art. 23 D.L.gs. del 1998 n. 58 – deve esser stipulato per iscritto, a pena di nullità, la stessa forma deve rivestire la procura che l’investitore conferisce ad terzo ad agire in suo nome e in sua vece con l’intermediario in quanto, essendo un negozio incidente sui requisiti essenziali del contratto a forma vincolata, a pena di nullità a protezione dell’investitore – il cui nome deve esser attestato negli ordini (art. 60. 1, lett. a) del Regolamento Consob n. 11522 del 1998) – e che perciò non ammette equipollenti o ratifiche, vale il principio della forma per relationem
sentenza 15 dicembre 2015, n. 25212
Con citazione del maggio 2008 Z.D. convenne dinanzi al Tribunale di Bologna la società Simcasse s.p.a. e R.C. , direttrice della succursale di Bologna, deducendo che, con contratto del 14 aprile 1998, aveva conferito l’incarico alla Simcasse di negoziare in borsa, nel mercato futures, per suo conto ed ordine, gli strumenti finanziari derivati denominati FIB 30, versando contestualmente la somma di lire 100 milioni per la provvista. In data 29 aprile 1998, contattato telefonicamente dalla Simcasse, si era recato in sede, ove veniva rassicurato da un operatore che tutto procedeva secondo gli accordi. Il 4 maggio 1998, sorprendentemente, aveva ricevuto note informative su negoziazioni mai autorizzate ed effettuate dalla Simcasse il 14, 15, e 16 aprile 1998 in suo nome e per conto che egli, il giorno successivo, con telegramma, aveva formalmente contestato per non esser mai state autorizzate; ciononostante alcuni giorni dopo venne informato di ulteriori operazioni, anch’esse non autorizzate, effettuate il 22 e 27 aprile 1998, anch’esse contestate con telegramma del 13 maggio 1998. In data 18 maggio 1998 la Simcasse, malgrado tutte le suesposte contestazioni, gli comunicò un saldo debitore di lire 265.658.060, invitandolo ad estinguere il debito.
Le convenute perciò, gravemente inadempienti al contratto e responsabili per illecito precontrattuale ed extracontrattuale, dovevano esser condannate a risarcirgli i danni che quantificò in lire , corrispondenti alla somma della provvista e alla perdita sofferta. Aggiunse poi che le operazioni di acquisto ed immediata rivendita compiute dalle convenute erano annullabili per violenza, dolo e/o errore riconoscibile, essendo stata imposte a suo fratello, Z.E. , con la minaccia, in caso di mancato acquisto dei titoli, dell’immediato rientro dell’esposizione debitoria maturata, e per la successiva rivendita, di vendita di ufficio. Chiese altresì di accertare la non debenza della somma di lire 265.658.060 pretesa da Simcasse, e la condanna di R.C. a manlevarlo di quanto eventualmente dovuto a Simcasse. In subordine chiese la compensazione tra il credito risarcitorio ed il debito nei confronti di Simcasse.
Avendo la Simcasse ottenuto decreto ingiuntivo nei confronti di Z.D. per il pagamento di lire 265.658.060 a titolo di perdita delle operazioni di borsa ordinate tra il 14 e il 27 aprile 1998, al netto della liquidità e dei margini di garanzia esistenti, con separato atto dell’ottobre 1998 questi si oppose, per tutte le ragioni suesposte. Le convenute formularono le medesime difese.
Con sentenza dell’11 aprile 2012 la Corte di appello di Bologna ha accolto l’appello di Z.D. sulle seguenti considerazioni: 1) pur essendo il disconoscimento della procura depositata in copia dalla R. tardivo ai sensi dell’art. 215, primo comma, n. 2 c.p.c., l’eccezione di tardività non era rilevabile di ufficio ed era incompatibile con l’istanza di verificazione, formulata dalla R. all’udienza del 14 ottobre 1999, e dunque la procura deve aversi per disconosciuta anche nei confronti di costei; 2) il disconoscimento effettuato dallo Z. non era della conformità della copia all’originale, bensì dell’autenticità della sua sottoscrizione, come si desumeva dal verbale di udienza del 14 gennaio 1999; 3) pertanto le parti avevano l’onere di produrre l’originale e chiedere la verifica della sottoscrizione e quindi il documento prodotto in copia era inutilizzabile; 4) la prova testimoniale era inammissibile in ragione della clausola del contratto di futures – contratto di mandato a negoziare in borsa il contratto uniforme a termine collegato all’indice di borsa FIB30 – relativa alla forma del conferimento degli ordini e all’indicazione delle persone abilitate a operare per conto del mandante; 5) infatti l’art. 2 di detto contratto prevede: “gli ordini verranno impartiti oralmente o per iscritto dal cliente e/o dalle persone che il cliente indicherà. Qualsiasi variazione a tale elenco sarà apportata esclusivamente per iscritto e avrà effetto dal giorno successivo al suo ricevimento da parte della Simcasse”; 6) perciò, se era prescritta la forma scritta per la modifica dell’elenco delle persone abilitate ad operare in nome e per conto del mandante, a maggior ragione era necessaria tale forma per l’iniziale conferimento della procura, necessaria quanto meno ad probationem; 7) tale forma convenzionale, in difetto di smarrimento incolpevole del documento, preclude la prova testimoniale e per presunzione del conferimento della procura;
Ricorre per cassazione ICCREA banca s.p.a. (incorporante mediante fusione la Simcasse s.p.a.), cui resiste Z.D. . Le parti hanno depositato memoria.
1.- Con il primo motivo di ricorso la ricorrente deduce: “Violazione del combinato disposto dell’art. 23 del D.L.gs. 24 febbraio 1998 n. 58, degli artt. 1704 e 1392 e segg. c.c. (art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.)” in quanto il precitato art. 23, nel prevedere l’obbligo di redazione per iscritto – a pena di nullità – dei contratti di prestazione di servizi di investimento, è applicabile soltanto al contratto – quadro concluso al momento dell’instaurazione del rapporto gestorio fra intermediario e cliente, ma non anche ai singoli ordini di borsa e cioè agli specifici incarichi affinché l’intermediario concluda, in nome e per conto del cliente, una o più operazioni aventi ad oggetto l’acquisto, la vendita o la sottoscrizione di strumenti finanziari, ed anche il regolamento Consob del primo luglio 1998 n. 11522 escludeva la forma scritta soltanto per i contratti di investimento relativi ai servizi di collocamento, ai servizi accessori e a quelli stipulati con operatori qualificati ed individuava il contenuto minimo del contratto di intermediazione finanziaria con investitore non qualificati prevedendo la definizione delle modalità di trasmissione degli ordini e/o istruzioni di borsa. Il successivo regolamento Consob n. 16190 del 2007 all’art. 37 ha confermato la libertà di forma per i contratti conclusi con operatori qualificati, proprio al fine di rafforzare la tutela del contraente debole investitore richiamando la sua attenzione sul tipo di operazioni che intendeva compiere e sui rischi che comportavano nonché conoscere il contenuto del contratto. Pertanto, al di fuori del contratto – quadro, vige il principio per gli ordini di borsa della libertà della forma che il regolamento rimette all’autonomia delle parti (art. 30, secondo comma, lett. c) del regolamento Consob del 1998) ed infatti l’art. 29 del medesimo regolamento riconosce all’investitore la facoltà di ordini telefonici. Nella specie infatti, come riconosciuto dalla sentenza impugnata, l’art. 2 prevedeva che gi ordini potessero essere impartiti dal cliente oralmente o per iscritto e/o dalle persone che il cliente indicherà. Peraltro secondo lo schema dell’art. 1704 c.c. il mandato è un contratto a forma libera e il conferimento può esser dimostrato con ogni mezzo di prova e soltanto se il mandato prevede il compimento di un’attività giuridica per la cui validità necessita la forma scritta, il mandato dovrà rivestire la stessa forma. Altrettanto nel caso che al mandato si accompagni la procura, questa avrà la stessa forma del mandato. Il precitato art. 2 del contratto prevedeva che qualsiasi variazione all’elenco delle persone abilitate a conferire ordini alla Simcasse per il cliente doveva avvenire per iscritto e che tuttavia la Simcasse non era responsabile dell’accertamento dell’identità della persona che impartiva gli ordini, e poteva registrare la relativa conversazione telefonica, e dunque l’ordine di borsa poteva esser anche verbale, mentre solo per la variazione delle persone indicate era necessaria la forma scritta per maggiore certezza dei rapporti tra investitore e Simcasse. Perciò la Corte di merito ha trascurato di esaminare la volontà delle parti che ha limitato la forma scritta alla variazione dell’elenco delle persone abilitate ad agire in nome e per conto dell’investitore e il ricorso all’interpretazione degli accordi è possibile solo se la clausola è ambigua o interpretabile in più sensi, prevalendo di norma (art. 1362 c.c.) il criterio letterale, diversamente il giudice sostituisce la propria opinione soggettiva alla volontà delle parti. Dunque il mandato conferito dall’investitore ad un terzo per gli ordini di borsa non è soggetto, né ad substantiam, né ad probationem, ad alcun onere di forma scritta ed infatti le parti avevano privilegiato la forma telefonica.
Alle ragioni esposte dalla Corte di merito può aggiungersi che, se il contratto quadro, per espressa previsione normativa – art. 23 D.L.gs. del 1998 n. 58 – deve esser stipulato per iscritto, a pena di nullità, la stessa forma deve rivestire la procura che l’investitore conferisce ad terzo ad agire in suo nome e in sua vece con l’intermediario in quanto, essendo un negozio incidente sui requisiti essenziali del contratto a forma vincolata, a pena di nullità a protezione dell’investitore – il cui nome deve esser attestato negli ordini (art. 60. 1, lett. a) del Regolamento Consob n. 11522 del 1998) – e che perciò non ammette equipollenti o ratifiche (Cass. 3889 del 2014), vale il principio della forma per relationem. E perciò correttamente la Corte di merito ha ritenuto che, quanto meno ad probationem, come è desumibile anche dall’art. 60.2 del precitato regolamento, secondo il quale gli intermediari registrano su nastro magnetico o su altro supporto equivalente gli ordini impartiti telefonicamente dagli investitori – se non ad validitatem del contratto di mandato tra il rappresentante ed il rappresentato, secondo la presunzione contenuta nell’art. 1352 cod. civ. – la forma scritta del conferimento della procura da parte di Z.D. al fratello Z.E. non poteva esser sostituita dalla prova testimoniale o presuntiva (artt. 2725 primo comma e 2729, ultimo comma cod. civ.).
5.- Concludendo il ricorso va respinto.
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 20 marzo 2015, n. 5590....