Source: https://www.ami-avvocati.it/se-il-figlio-si-oppone-il-riconoscimento-di-paternita-e-escluso/
Timestamp: 2019-03-25 14:48:35+00:00
Document Index: 64770278

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30']

SE IL FIGLIO SI OPPONE, IL RICONOSCIMENTO DI PATERNITA' E' ESCLUSO. | Associazione Matrimonialisti Familiaristi Italiani - Per la tutela delle persone, dei minorenni e della famiglia - formazione professionale multidisciplinare forense
Nel procedimento relativo al riconoscimento del figlio, l’audizione del minore risulta avere un importanza determinante non solo ai fini dell’accertamento in itinere, ma anche, se non soprattutto, al fine di assicurare lo sviluppo armonico dal punto di vista psicologico, affettivo, educativo e sociale del minore, così come descritto dalla Suprema Corte.
Appare chiaro che l’audizione non può essere relegata a mero adempimento formale, ma deve essere considerata la principale fonte di convincimento del giudice, “tanto che la sua omissione determina un vizio nel procedimento”, precisa la Corte.
Pertanto, dopo aver saggiato positivamente la capacità di discernimento del minore( che nella fattispecie interessava un’adolescente matura, consapevole della sua condizione, in grado di interagire adeguatamente con l’interlocutore e di rispondere in maniera ponderata alle domande), la manifestata e decisa opposizione al riconoscimento da parte del figlio deve essere valutata, in concreto, dal giudice al fine di addivenire ad una decisione che tenga realmente conto del contesto relazionale e che conduca, pertanto, alla concreta realizzazione dell’interesse del minore.
Occorre operare-chiarisce la Suprema Corte -un “bilanciamento fra l’esigenza di affermare la verità biologica, anche in considerazione delle avanzate acquisizioni scientifiche nel campo della genetica e dall’elevatissimo grado di attendibilità dei risultati delle indagini, con l’interesse alla stabilità dei rapporti familiari, nell’ambito di una sempre maggiore considerazione del diritto all’identità non necessariamente correlato alla verità biologica, ma ai legami affettivi e personali sviluppatisi all’interno di una famiglia.”
Cass. civ., sez. I, 27 marzo 2017, n. 7762; Dogliotti Presidente – Campanile Relatore
2. Accertata la paternità biologica dell’attore, veniva rilevato che il riconoscimento corrispondeva all’interesse della minore, non essendo al riguardo ostativi né i precedenti contrasti fra i genitori, esclusa per altro la prova certa di un comportamento lesivo dell’attore nei confronti della madre della minore, nè il parere, risultante da una consulenza prodotta dalla convenuta, circa l’insussistenza di idonea capacità genitoriale in capo al W., formulato su base esclusivamente documentale.
5. Svoltosi il giudizio di rinvio, nel quale si procedeva, previa nomina, da parte del Collegio, di un curatore speciale della minore, all’audizione della stessa, con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di appello di Roma, confermando la sentenza di primo grado, ha affermato che il riconoscimento da parte del W. corrispondeva all’interesse della minore, sia per i vantaggi normalmente connessi alla bigenitorialità, sia per l’arricchimento sotto il profilo affettivo derivante dal rapporto con il genitore, che nel frattempo aveva costituito un nucleo familiare, con due figli, in (OMISSIS), sia per l’assenza di elementi ostativi, da identificarsi con il pericolo di un serio pregiudizio allo sviluppo psicofisico della minore. Sotto tale profilo è stato rilevato che l’accanimento con il quale il W. – la cui paternità risultava dalle prove genetiche svolte nel primo grado del giudizio – aveva intrapreso varie azioni giudiziarie in relazione alla vicenda in esame, poteva interpretarsi come la manifestazione del desiderio di stabilire una relazione giuridica e affettiva con la figlia, laddove le risalenti condotte violente nei confronti della D.B. non erano significative di una personalità violenta e aggressiva. Né poteva assumere rilievo la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto il W. negli (OMISSIS) per ragioni di natura fiscale, laddove la situazione psicopatologica denunciata non aveva il requisito dell’attualità, essendo stata prodotta dalla madre una relazione non attendibile, in quanto l’esperto che l’aveva redatta non aveva mai esaminato il padre.
3.3. Con il sesto motivo, denunciandosi violazione dell’art. 2697 c.c. e del principio di non contestazione, si afferma che erroneamente nella sentenza impugnata le circostanze dedotte dalla ricorrente circa le violenze e le lesioni subite ad opera del sig. W., il quale per tali fatti avrebbe anche subito un arresto, vengono considerate irrilevanti, in quanto non provate con certezza, ancorché tali allegazioni non siano state ritualmente contestate.
Ne consegue che una volta valutata positivamente la capacità di discernimento della figlia (nella specie la corte di appello ha affermato che “la minore è apparsa un’adolescente matura, consapevole della sua condizione, in grado di interagire adeguatamente con l’interlocutore e di rispondere in maniera ponderata alle domande), il risultato dell’audizione della figlia, che si è opposta decisamente al riconoscimento, avrebbe dovuto essere apprezzato nel contesto della valutazione, in concreto, del suo interesse a realizzarsi nel contesto delle relazioni affettive che consentano uno sviluppo armonico della sua identità sotto il profilo psichico, culturale e relazionale. La minimizzazione delle dichiarazioni della giovane, ancor più grave in presenza del giudizio di maturità pur espresso nella sentenza impugnata, finisce per rendere l’audizione un adempimento meramente formale, così frustrando le ragioni dell’ineludibile attività posta a garantire le esigenze poste in evidenza dalla Corte costituzionale nella nota decisione n. 83 del 2011, nonché nella successiva ordinanza n. 301 dello stesso anno.
7. Il prioritario interesse del minore va in ogni caso contemperato con il diritto del genitore che trova tutela nell’art. 30 Cost. e che può essere sacrificato soltanto in presenza del rischio della compromissione dello sviluppo psicofisico del minore (Cass. 3 febbraio 2011, n. 2645; Cass., 3 gennaio 2008, n. 4; Cass., 11 gennaio 2006, n. 395): a tale valutazione globale, da effettuarsi, come già indicato, sulla base delle concrete emergenze di ogni singola vicenda processuale, non si sottrae il vaglio della personalità del richiedente (Cass., 16 novembre
2005, n. 23074), nella misura in cui rifluisce con l’esigenza di uno sviluppo equilibrato del figlio.
Avv. Mina Ratano