Source: http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/39139-linee-guida-dell-articolo-29-della-convenzione-internazionale-sui-diritti-dell-infanzia
Timestamp: 2017-03-29 05:23:25+00:00
Document Index: 121555557

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 315', 'art. 29']

Linee guida dell’articolo 29 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia :: Diritto di famiglia :: Diritto & Diritti
Pubblicato dal 08/03/2017
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Ogni relazione educativa e significativa si costituisce e si costruisce di rispetto e ricordi. “Accorgersi che nei propri figli si è innestata una sensibilità per il ricordare, è un’esperienza emozionante: si tratta di una competenza - niente a vedere con la ripetizione mnemonica di date e particolari - che finisce per costituire un tratto della personalità, un’attitudine che nasce grazie alla sapienza di genitori e nonni che hanno saputo stimolarla e alimentarla” (la giornalista Nicoletta Martinelli).
Nella lettera d dell’art. 29 vi è scritto: “[...] preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione […]”. Per preparare qualcuno occorre essere preparati, occorrono perciò adultità e autenticità. A tale proposito L. Scaraffia: “Penso che i giovani debbano essere educati all’impegno e ricevere insegnamenti che, per essere validi, dovranno essere necessariamente severi. Non sono gli insegnanti o i genitori “amici”, che non fanno mai nulla contro il desiderio dei giovani, i veri maestri, ma quelli che chiedono molto e che, per chiedere molto, molto devono dare”. “Assumere” è “prendere su di sé” e il fanciullo lo potrà fare solo se è stato “promosso” (“mosso in avanti”) e gli è stato “inculcato” (“messo dentro”) quello che serve nella vita per essere “preparato” (“disposto prima”) ai pesi della vita.
Abstract: L’Autrice, interpretando la disposizione dello strumento internazionale, mette in luce i risvolti più profondi del ruolo dei soggetti educatori e della funzione educativa. Uno degli articoli più rilevanti della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia è l’art. 29 relativo all’educazione. “Qualcuno ha detto che in Afghanistan ci sono molti bambini, ma manca l’infanzia”[1] (lo scrittore Khaled Hosseini). L’infanzia, purtroppo, rischia di mancare (o già manca) anche nella nostra società perché priva di sicurezza (da “sine cura”, senza preoccupazione) familiare, sociale, valoriale; per questo era, è e rimarrà fondamentale l’intervento e l’investimento educativo. La locuzione introduttiva dell’art. 29 della Convenzione, “l’educazione del fanciullo deve tendere a”, esplica le caratteristiche fondamentali dell’educazione: attività rivolta a qualcuno, che comporta impegno, che è continua e permanente ed è diretta verso obiettivi chiari. Un processo di continua tensione in cui tutti i soggetti educativi (espressione da preferirsi ad “agenzie educative”) si mettono in discussione e in collaborazione verso la stessa direzione. Il pedagogista Pino Pellegrino scrive: “Il genio nasce da un buon ambiente familiare, sociale e scolastico. In altre parole, per preparare un genio occorre intervenire fin dai primi anni per permettere al bambino di fare svariate esperienze in modo che possano emergere doti latenti ed eventuali predisposizioni in qualche settore”. “Doti latenti ed eventuali predisposizioni” del bambino e non sogni repressi o inespressi dei genitori che “portano” (o trasportano) i figli da un corso all’altro, perché “[…] l’educazione deve tendere a: promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l’arco delle sue potenzialità” (dall’art. 29 lettera a Convenzione). L’educazione deve partire innanzitutto dal rispetto dell’educando: educare al rispetto e nel rispetto. “Rispetto”, etimologicamente significa “guardare di nuovo, guardare dietro”: volgendo lo sguardo all’altro ci si rispecchia, si ritorna alle origini, ai nodi irrisolti. Ogni relazione che sia veramente tale è educazione, come sosteneva don Lorenzo Milani: “Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola. Quello che loro credevano di stare imparando da me sono io che l’ho imparato da loro. Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a
a vivere”[2]. “Genitori distratti e figli abbandonati a se stessi – afferma la storica Lucetta Scaraffia – : è la nuova società in cui molestatori e vittime prendono forma già sui banchi di scuola. Per risolvere il problema non basta affiancare i giovani nel percorso di crescita: bisogna anche insegnare loro il rispetto, prima di tutto di se stessi”. Nella legislazione italiana non si parla di ‘rispetto’, a proposito della funzione e relazione educativa, nel modo in cui, invece, se ne parla nell’art. 29 della Convenzione. Nel codice civile si accenna al ‘rispetto’ nell’art. 315 bis “Diritti e doveri del figlio”, nel rapporto tra genitori e figli. Un soggetto rispettato in quel che è e per quel che è sarà più portato a rispettare gli altri. Un altro indice di ‘rispetto’ elencato nell’art. 29 è sicuramente il riferimento alle “potenzialità”, perché nei confronti dei bambini e dei ragazzi, in qualsiasi ambiente, non si deve ragionare in termini di “capacità” (“ciò che contiene”) che non è dato conoscere, ma in termini di “potenzialità” (“ciò che può”) che è dato riscontrare per mirare, poi, alla pluripotenzialità (come si fa per le cellule staminali). Lo scrittore Simone Perotti sottolinea: “A scuola ci insegnano la Storia, la Matematica, l’Educazione civica. A me un professore delle scuole medie insegnò perfino come lavarmi i denti (Educazione sanitaria). Nessuno che mi abbia parlato dei miei pregi, di come metterli a frutto o di come mitigare i miei vizi, o di come mettere a frutto pure quelli. Peccato, perché staremmo meglio grazie alla conoscenza delle nostre potenzialità”. Ogni relazione educativa e significativa si costituisce e si costruisce di rispetto e ricordi. “Accorgersi che nei propri figli si è innestata una sensibilità per il ricordare, è un’esperienza emozionante: si tratta di una
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