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Timestamp: 2019-01-19 21:47:30+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 116', 'art. 269', 'art. 116', 'sentenza ', 'sentenza ']

Dichiarazione di paternità: il rifiuto a sottoporsi ai test può ingenerare al giudice il sospetto della paternità (Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 26 giugno – 31 luglio 2015, n. 16226). – Noi Radiomobile™
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Dichiarazione di paternità: il rifiuto a sottoporsi ai test può ingenerare al giudice il sospetto della paternità (Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 26 giugno – 31 luglio 2015, n. 16226).
Posted on 21 Agosto 2015 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
4. La Corte di appello di Catanzaro, con sentenza n. 25/2014, ha respinto il gravame richiamando la giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. n. 6694/2006 e n. 12971/2012) secondo cui nel giudizio diretto ad ottenere una sentenza dichiarativa della paternità, il rifiuto ingiustificato di sottoporsi ad indagini ematologiche costituisce un comportamento valutabile da parte del giudice ai sensi dell’art. 116, secondo comma, cod. proc. civ., anche in assenza di prova di rapporti sessuali tra le parti, in quanto proprio la mancanza di prove oggettive assolutamente certe e ben difficilmente acquisibili circa la natura dei rapporti intercorsi tra le stesse parti e circa l’effettivo concepimento, se non consente di fondare la dichiarazione di paternità sulla sola dichiarazione della madre e sull’esistenza di rapporti con il presunto padre all’epoca del concepimento (secondo l’espresso disposto dell’ultimo comma dell’art. 269 cod. civ.), non esclude che il giudice possa desumere argomenti di prova dal comportamento processuale dei soggetti coinvolti, ed in particolare dal rifiuto del preteso padre di sottoporsi agli accertamenti biologici, e possa trarre la dimostrazione della fondatezza della domanda esclusivamente dalla condotta processuale del preteso padre, globalmente considerata e posta in opportuna correlazione con le dichiarazioni della madre.
Ha rilevato la Corte di appello che, nella specie, non solo il L. si è rifiutato di sottoporsi agli esami ematologici disposti dal tribunale ma, senza addurre alcun giustificato motivo, ha anche omesso di presentarsi all’udienza fissata per rispondere all’interrogatorio formale deferitogli dalla C. per provare la relazione intercorsa e la conoscenza della sua paternità.
La Corte distrettuale calabrese ha ritenuto che tale ingiustificato rifiuto, unitamente ad altri elementi di prova quali una foto che ritrae il L. insieme alla C. e il contenuto del verbale di sommarie informazioni rese da S. S. al Commissariato di P.S. di Paola il 4 ottobre 2010, consente di ritenere provati i fatti dedotti con l’interrogatorio.
7. I1 ricorso è infondato.
La Corte di appello ha fatto applicazione delle norme in questione alla stregua della giurisprudenza di legittimità ormai costante (cfr. da ultimo Cass. Czv. sezione i n. 6025 del. 25 marzo 2015) secondo cui nel giudizio promosso per l’accertamento della paternità, il rifiuto di sottoporsi ad indagini ematologiche costituisce un comportamento valutabile da parte del giudice, ex art. 116, secondo comma, cod. proc. civ., di così elevato valore indiziario da poter da solo consentire la dimostrazione della fondatezza della domanda.
Peraltro la Corte di appello ha valorizzato correttamente la mancata risposta del L. all’interrogatorio formale e ha dato atto dell’acquisizione di elementi di confronto che suffragano l’attendibilità delle dichiarazioni della madre, citando quanto dichiarato con precisione, circa la paternità del L., dal suo amico S.S., in sede di sommarie informazioni testimoniali rilasciate alla P.S. nell’ambito di un procedimento penale.
La Corte ha ritenuto pertanto inattendibile la successiva dichiarazione di non conoscenza dei fatti resa dal S. nel corso dell’istruttoria.
Tale valutazione della Corte di appello è peraltro del tutto marginale perché può servire a far ritenere non inattendibili le dichiarazioni della C.. L’elemento decisivo della motivazione è tuttavia il comportamento processuale del L. come risulta dai richiami giurisprudenziali e dalle chiare esplicazioni dei giudici dell’appello.
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