Source: https://it.scribd.com/document/122554244/La-collaborazione-internazionale-in-tema-di-accertamento-delle-operazioni-transnazionali
Timestamp: 2019-11-22 03:20:49+00:00
Document Index: 26712648

Matched Legal Cases: ['art.26', 'art.1', 'art.6', 'art.2', 'art.26', 'art.10', 'art.26', 'art.22', 'art.23', 'art.26', 'art.26', 'art.2', 'art.26', 'art. 1', 'art.26', 'art.11', 'sentenza ', 'art.26', 'art.26', 'art.26', 'art.26', 'sentenza ', 'art.329', 'art.8', 'e contrario', 'art.1', 'art.5', 'art.6', 'art.9', 'art.31', 'art.2', 'art.3', 'art.4', 'art.5', 'art.7', 'art.4', 'art.4', 'art.4', 'art.4', 'art.8', 'art.12', 'art.8', 'art.19', 'art. 209', 'art. 5', 'art. 50', 'arte 331']

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Universit degli Studi di Pavia Facolt di Giurisprudenza Corso di Laurea in Giurisprudenza
TESI DI LAUREA di DIRITTO TRIBUTARIO LA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE IN TEMA DI ACCERTAMENTO DELLE OPERAZIONI TRANSNAZIONALI
Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Silvia CIPOLLINA Correlatore: Chiar.mo Prof. Franco MOSCONI Candidato: Stefano LAMPONE
I) INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLECONOMIA E ORDINAMENTO NAZIONALE...........................p. 3
II) EVOLUZIONE STORICA DELLA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE: le convenzioni bilaterali e la normativa Comunitaria....................................p. 10 III) GLI ORGANI DELLA COLLABORAZIONE...........p. 16
PARTE PRIMA: CONVENZIONI ED ACCORDI BILATERALI
1) LE CONVENZIONI BILATERALI PER EVITARE LE DOPPIE IMPOSIZIONI E PREVENIRE LE EVASIONI FISCALI: lart.26 del modello OCSE....................p. 25 2) GLI ACCORDI AMMINISTRATIVI FINALIZZATI ALLEFFETTUAZIONE DI VERIFICHE SIMULTANEE ..p. 44 3) I DATI ACQUISITI MEDIANTE ROGATORIA INTERNAZIONALE..........................................p. 57
PARTE SECONDA: NORMATIVA COMUNITARIA
4) LA DIRETTIVA CEE 77/799 E SUA EVOLUZIONE....p. 67 5) IL REGOLAMENTO CEE 218/92.......................p. 85 6) ALTRI CASI DI COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE ...p.103 CONCLUSIONI.......................................................p.130
I ) INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLECONOMIA E ORDINAMENTO NAZIONALE Nel corso del XX secolo si assistito al fenomeno di una sempre crescente favorito dalla dallo internazionalizzazione sviluppo dei mezzi di
delleconomia, comunicazione,
normative protezionistiche e dalla conseguente maggior facilit di spostamento di persone, beni e capitali. In misura corrispondente quindi sorta la necessit, da parte dei vari Stati, di poter fruire di strumenti adeguati di collaborazione in materia le di informazione ed
transnazionali, poste in essere da controparti residenti in Nazioni diverse e non controllabili direttamente dalle singole Autorit fiscali; infatti il fondamentale principio del rispetto delle sovranit nazionali, che informa le relazioni internazionali, vieta, in linea generale, alle autorit di uno Stato sia giudiziarie che fiscali, di compiere atti ufficiali nel territorio di un altro Stato; in proposito risulta tuttora
dellassistenza fornita
internazionale Udina nel
materia trattato
tributaria Il diritto
internazionale tributario steso nel 1949: unattivit coordinata, ma distinta, di organi interni di due o pi Stati, mirante di volta in volta ad attuare i fini di uno di essi indifferentemente, fini trovanti rispondenza negli analoghi degli altri, aventi egualmente diritto alla loro attuazione. I rapporti economici e finanziari instauratisi tra soggetti di Stati diversi, del resto, possono facilmente divenire oggetto di conflitti positivi in tema di tassazione; infatti i criteri seguiti dagli Stati per far valere la propria pretesa impositiva sono fondamentalmente due: il principio della fonte o situs del reddito e quello della residenza o domicilio fiscale del soggetto sul quale grava il tributo. A tal proposito opportuno evidenziare che, ai fini delle imposte dirette, lattuale sistema tributario italiano
prevede il principio della tassazione del reddito mondiale (artt.3 e 15 TUIR) del soggetto residente nel territorio dello Stato; pertanto vengono considerati, ai fini della determinazione della base imponibile, tutti i redditi ovunque prodotti e quindi anche quelli di provenienza
estera; i non residenti, dal canto loro, sono soggetti a tassazione nazionale. per In i soli redditi di prodotti specifiche nel territorio
internazionali per, la normativa italiana garantisce al residente un credito dimposta pari allammontare del tributo effettivamente pagato nellaltro Stato. Ai fini dellimposta sul valore aggiunto del invece, che
dallubicazione
effettua le operazioni, vige il principio della territorialit dellimposta per cui risultano imponibili le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato (art.1 DPR 633/72). Il processo di avvicinamento degli Stati sul tema della collaborazione in materia fiscale non stato comunque scevro di difficolt e, ancora oggi, non pu dirsi
completo; nel tempo infatti si sempre riscontrata una certa riluttanza alla cooperazione fiscale; la delicatezza del comparto e la diffidenza nei confronti della
collaborazione trovano ancora oggi un chiaro esempio nel campo penale con il particolare trattamento riservato al reato tributario, considerato dalla maggior parte degli ordinamenti positivi come uninfrazione di esclusiva
rilevanza interna, al punto che la Convenzione Europea destradizione del 1957 e la Convenzione Europea di assistenza giudiziaria del 1959 escludono la possibilit di collaborazione quando la richiesta riguardi reati
fiscali. Tale orientamento risulta tuttora predominante, infatti anche la Convenzione sul riciclaggio del 1990 continua a tollerare il rifiuto di collaborazione in caso di presenza di violazioni di natura tributaria. Di diversa impostazione appare solo la recente Convenzione
sullestradizione tra gli Stati membri dellUnione Europea che, superando tali anacronistiche concezioni, prevede espressamente allart.6 la possibilit di concedere
estradizioni anche per le violazioni fiscali costituenti reato. La cooperazione, dal canto suo, si evoluta nel tempo, passando da una fase iniziale di estrema rigidit formale nella quale venivano utilizzati esclusivamente gli istituti del diritto internazionale, quali i trattati bilaterali o multilaterali, allattuale variet di posizioni giuridiche ove unitamente ai trattati coesistono elaborazioni normative di natura Comunitaria, quali i regolamenti e le direttive,
Amministrazioni interessate. Nonostante informazioni il e continuo notizie, aumento tali degli scambi di
caratterizzati da numerose difficolt di funzionamento riconducibili, in linea di massima, alle persistenti
differenze tra gli ordinamenti giuridici, alla mancanza o alla ancora recente istituzione di appositi organismi di coordinamento interni alle singole Amministrazioni
Fiscali, alla non sempre chiara definizione delle modalit di realizzazione degli scambi ed infine alla mole di adempimenti burocratici che, gi notoriamente onerosi in contesti nazionali, finiscono con lassommarsi tra loro quando ad essere interessate sono due o pi
Amministrazioni di Paesi diversi. Un principio di fondamentale importanza da tenere in evidenza in quanto valido sia nel settore penale, che in quello amministrativo, gli il rispetto degli strumenti acquisiti
irritualmente non potranno infatti essere utilizzati in forma ufficiale in sede di verbalizzazione e di un successivo eventuale accertamento in quanto minati da
insanabile. da altri
speciale tutela di riservatezza nellambito del sistema normativo nazionale come sancito dallart.2 del Decreto del Ministero delle Finanze n.603 del 29.10.96 che, in attuazione della legge 241/90 in tema di diritto di accesso ai documenti amministrativi, prevede che al fine di salvaguardare la continuit e la correttezza delle relazioni accesso, internazionali tra le altre, siano le sottratte categorie al di diritto di
riguardanti: - lattivit investigativa ed ispettiva la cui diffusione pu pregiudicare lattivit di indagine di organismi nazionali ed esteri, incidendo sulla correttezza delle relazioni internazionali; gli accordi di nei cooperazione, settori anche di carattere con
lapporto e la collaborazione di organismi di polizia, fiscali e doganali esteri, nonch dei servizi della
Commissione dellUnione Europea e di altri organismi comunitari ed internazionali.
Ulteriore aspetto da non sottovalutare il fatto che lefficacia obbligatoria trova della mutua limitazioni assistenza normative
anche in relazione al fatto che il settore fiscale/tributario spesso rivela aspetti comuni con i pi svariati interessi delleconomia nazionale ed internazionale e si quindi reputato necessario lasciare agli Stati una grande
discrezionalit nella gestione di tali attivit. Per questa serie di motivi i Paesi pi sviluppati hanno affrontato a pi riprese la problematica al fine di prevenire e
reprimere levasione fiscale e di contemperare le, a volte contrastanti, esigenze dei differenti sistemi tributari, ampliando e rivisitando pi volte, in base alle esperienze maturate, gli istituti propri della materia. Infine opportuno non dimenticare che le transazioni commerciali e finanziarie internazionali, oltre a
rappresentare linevitabile conseguenza dellinfittirsi dei rapporti internazionali, daltro canto possono prestarsi quale formidabile strumento di evasione fiscale o di riciclaggio di capitali di provenienza illecita; pertanto anche il carattere conclamatamente internazionale della criminalit organizzata e/o economica rendono vieppi
necessaria la cooperazione internazionale; anche per questo agli accordi contro la doppia imposizione
internazionale si affiancano, con carattere costante, le norme contro levasione fiscale internazionale, introdotte nelle Convenzioni sotto forma di disposizioni di carattere strumentale, quali lo scambio di informazioni o la lotta allabuso dei trattati (cosiddetto treaty shopping) e le fonti normative di carattere sovranazionale quali le fonti C.E.E..
II) EVOLUZIONE STORICA DELLA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE
a) Le convenzioni bilaterali La forma pi datata di collaborazione internazionale, sviluppatasi particolarmente agli inizi della seconda met di questo secolo riguarda la doppia imposizione; si tratta normalmente delle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni e prevenire levasione fiscale
Non mancano per esempi di trattati risalenti al XIX secolo; infatti del 18 agosto 1843 la stipula della Convenzione fiscale internazionale tra la Francia ed il Belgio, primo esempio di accordo di assistenza
amministrativa, anche se limitata alla riscossione dei tributi di registro e di successione; analoghe convenzioni verranno stipulate nel 1845 tra il Belgio e lOlanda e tra il Belgio ed il Lussemburgo. Sempre nel secolo scorso hanno visto la luce numerosi trattati bilaterali, rientranti perlopi nellambito del diritto commerciale di carattere
fiscale quali ad esempio il Trattato di stabilimento tra Francia e Spagna del 1862 contenente clausole sui sovraprofitti di guerra o le clausole della nazione pi favorita o di parit di trattamento che dai trattati commerciali estendevano la loro efficacia anche ai rapporti tributari tra gli Stati contraenti. Giungendo al XX secolo si pu riscontrare come solo in seguito alla fine della prima Guerra Mondiale sorgano alcune convenzioni ma finalizzate esclusivamente alla composizione delle pendenze fiscali sorte dai nuovi assetti territoriali conseguenti
dellImpero seguiranno,
Austro-Ungarico; dettate invece da
convenzioni di stretta
contiguit territoriale (quali la convenzione tra Francia e Principato di Monaco del 1925 e quella tra Italia e San Marino del 1939) o dalla necessit di affermazione egemonica delle potenze continentali nei confronti degli Stati di minore potenza. La Societ delle Nazioni, riscontrando i limiti delle convenzioni sino ad allora stipulate, affront il problema dellassistenza
amministrativa incentrando la propria attenzione sulla inscindibilit concettuale della problematica della lotta allevasione fiscale e di quello relativo alle doppie imposizioni; furono stilati cos due progetti di
convenzione unificati poi nel 1943 nel Progetto di convenzione bilaterale approvato quello stesso anno dai Membri del Comitato fiscale della Societ delle Nazioni e stilato in maniera definitiva dallo stesso Comitato riunitosi a Londra nel 1946 . Le attuali convenzioni contro le doppie imposizioni vengono normalmente predisposte dagli Stati contraenti sulla scorta di appositi modelli predisposti in sede OCSE (Organizzazione per la cooperazione
economico) e ONU anche se non mancano Stati (ad esempio lOlanda o gli Stati Uniti) o comunit di Stati (quali i paesi arabi, il Patto Andino, i paesi africani dellOCAM) che hanno predisposto propri schemi base ai quali ispirarsi. Il modello di Convenzione contro le doppie imposizioni adottato dallItalia il modello OCSE del 1963; la versione originaria prevedeva una generica possibilit di scambio di informazioni, le successive rivisitazioni del 1977 e del 1992 hanno perfezionato il meccanismo di scambio ed i criteri di utilizzabilit delle stesse.
Attualmente sono quindi state stipulate o predisposte circa unottantina di convenzioni con altri Stati di cui una sessantina gi in vigore; ci che pi rileva ai fini della presente predetto trattazione modello , come vedremo, nel lart.26 del gli
scambi di informazioni. Nel corso degli anni ottanta si venuta sviluppando unulteriore forma di accordo amministrativo bilaterale tra gli Stati, ad finalizzato imprese allesecuzione multinazionali, di o verifiche gruppi di
imprese che svolgono le proprie attivit in entrambe gli
Stati contraenti; tali imprese sono oggetto di particolare attenzione in quanto nella maggior parte dei casi
vengono create con lo scopo di affiancare al classico obiettivo di massimizzare la redditivit degli
investimenti, quello di sfruttare le divergenze tra i vari ordinamenti tributari al fine di diminuire la pressione fiscale complessiva ottenendo il massimo risparmio di imposta possibile. Questi accordi, stipulati direttamente dalle
Amministrazioni interessate, non sono soggetti a ratifica parlamentare in quanto hanno carattere prettamente tecnico-operativo e trovano il loro fondamento giuridico nelle previsioni contenute nellambito delle Convenzioni contro le doppie imposizioni in precedenza stipulate. Il primo rilevabile in Italia stato quello con gli Stati Uniti, firmato il 31 marzo 1983 e integrato nel 1985 con lulteriore previsione di operativit in caso di violazioni fiscali connesse ad illeciti penali; a questo sono seguiti accordi similari stipulati nel 1985 con la Francia, nel 1987 con lAustria; nel 1997 si avuto un particolare sviluppo di tale tipo di accordi che sono infatti stati
stipulati con Danimarca, Belgio, Slovacchia, Svezia ed Ungheria.
b) La normativa Comunitaria Gi il trattato di Roma del 1956, istitutivo della CEE, agli artt.99, 100, 101, attribuiva al Consiglio facolt relative allavvicinamento delle legislazioni dei singoli Stati allo scopo di realizzare il mercato unico; la Risoluzione del 22 marzo 1971 aggiunse a tale
affermazione di principio le prime basi per lattuazione di una legislazione fiscale comune. Lesigenza di creare il Mercato comune ha spinto, dapprima, a studiare un sistema uniforme nel settore dellimposizione indiretta e poi a creare degli strumenti normativi atti a favorire lo scambio di informazioni per fronteggiare le possibilit di frode e di evasione fiscale, per limitare il rischio delle doppie imposizioni e le disparit di trattamento con riguardo alla base imponibile e le relative aliquote. Il 10 Febbraio 1975 il Consiglio delle Comunit Europee emanava una Risoluzione con la quale prendeva lavvio il progetto per un sistema europeo di lotta contro la frode e levasione fiscale internazionale; da tale attivit
preparatoria nasceva il 19 dicembre 1977 la direttiva n799/77 concernente la mutua assistenza
amministrativa tra i Paesi membri nel campo delle imposte dirette e si sostanziava fondamentalmente in scambi di informazioni; il campo dapplicazione veniva poi esteso con la direttiva 1070/79 al campo IVA (entrambe recepite con il DPR 506/82) e con la direttiva 108/92 alle accise. In vista della realizzazione del mercato unico era poi stato programmato un
rafforzamento della mutua assistenza concernente tutte le imposte, ma allo stato attuale ha visto la luce solo il regolamento 218/92 del 27 gennaio 1992 limitato allo specifico settore dellI.V.A. negli scambi intracomunitari. In ordine di tempo, lultimo provvedimento di interesse emanato il Regolamento n 2185/96 relativo ai
controlli ed alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunit Europee contro le frodi e le altre irregolarit; tale strumento, pur riguardando il settore delle frodi Comunitarie perpetrate ai danni delle risorse proprie, non esclude che gli elementi acquisiti possano
essere sfruttati, ove suscettibili di utili sviluppi, ai fini fiscali dalle singole Amministrazioni Finanziarie.
III) GLI ORGANI DELLA COLLABORAZIONE Lattuazione di ogni tipologia di collaborazione sin qui accennata vincolata allindividuazione di uno o pi Organi Centrali dellAmministrazione Finanziaria di
ciascun singolo Paese autorizzati a gestire i rapporti con gli omologhi esteri sia nella valutazione e trasmissione delle richieste originate dai propri organi periferici sia nella valutazione e trasmissione per lesecuzione a questi delle richieste pervenute dallestero; tali Organi Centrali, definiti nei trattati e negli atti normativi
Comunitari come Autorit Competenti, sono individuati, per ci che concerne il nostro Paese, con direttive del Ministro delle Finanze; chi materialmente eseguir gli accertamenti e i controlli necessari saranno per gli organismi dipendenti dalle Direzioni Regionali delle
Entrate (Uffici I.V.A. e Uffici Distrettuali Imposte Dirette), dal Dipartimento delle Dogane e I.I. (Uffici doganali) ed i Reparti della Guardia di Finanza (Nucleo Centrale,
Nuclei Regionali e Provinciali di Polizia Tributaria, Comandi di Compagnia, Tenenza e Brigata). Organo centrale deputato allapplicazione degli accordi internazionali bilaterali di mutua assistenza
amministrativa , per lItalia, una struttura centrale del Ministero delle Finanze denominata Ufficio per gli Studi di Diritto Tributario Comparato e per le Relazioni
Internazionali, istituita presso il Segretariato Generale del predetto Dicastero. Per ci che concerne lapplicazione della Direttiva CEE 799/77 lAutorit competente per lItalia il Ministro delle Finanze o un suo rappresentante. Per lapplicazione del Regolamento CEE 218/92 invece il Capo del Dicastero ha individuato, con Direttiva del 07 gennaio 1994, quali Autorit competenti gli organi
ordinariamente preposti alla gestione ed al controllo dellIVA comunitaria e pi precisamente: il SECIT, il Comando Generale delle della Dogane Guardia e il di Finanza, il
Entrate; inoltre, sempre con il medesimo provvedimento, stato istituito il CLO (Ufficio Centrale di Collegamento) che costituisce la struttura
nazionale per la gestione ed il controllo degli scambi di informazione. Tale struttura, inquadrata allinterno del gi nominato Ufficio per gli Studi di Diritto Tributario Comparato e per le Relazioni Internazionali,
presieduto da un Dirigente Superiore dello stesso Ufficio e composta dai rappresentanti delle sopra citate Autorit competenti. A livello Comunitario poi stato istituito lo SCAC (Comitato permanente per la cooperazione
amministrativa), composto dai rappresentanti dei CLO nazionali e presieduto da un rappresentante della
Commissione Europea; si occupa prioritariamente dello sviluppo del sistema di cooperazione, anche mediante lanalisi dei sistemi di frode fiscale via via emergenti nel tempo. Allinterno di tale struttura, prevista dallart.10 del Regolamento 218/92 e che ha sede in Bruxelles presso la Commissione Generale delle della Comunit e Europea -
Indirette - DGXXI, viene operato il coordinamento della cooperazione in materia di IVA e vengono stabilite le strategie in materia di procedura per la gestione degli accordi, rilevamento e risoluzione
individuazione ed adozione di migliorie al sistema e azioni antifrode. Merita altres di essere menzionata in questa sede unaltra struttura di coordinamento informativo
sovranazionale: lUCLAF (Unit di Coordinamento della Lotta Antifrode) che, occupandosi dellinterscambio
informativo in materia di bilancio e di risorse proprie dellUnione Europea, opera in un settore le cui risultanze in tema di di frodi profili comunitarie, di notevole spesso portano alla
scoperta utilizzabili
tributario Fiscali; a
questo va aggiunto che il prefato organo costituisce altres un consolidato punto di riferimento nella ricerca e sviluppo di linee informative anche in ambito
extracomunitario e al di fuori degli strumenti forniti dalla mutua assistenza amministrativa. Esistono poi una serie di strutture esterne utilizzabili dagli Organi Centrali dellAmministrazione Finanziaria per ottenere informazioni di carattere stato generale su
amministratori, utenze telefoniche ed altre notizie utili nei confronti di imprese operanti in numerosi Paesi del
mondo, anche in assenza di specifiche convenzioni, grazie ad idonee forme di collaborazione instaurate con lIstituto per il Commercio con lEstero e la Commissione C.E./D.G. XXI - Servizio Antifrode. La collaborazione con il citato I.C.E. permette di avere le richiamate notizie per imprese operanti in quei Paesi esteri nei quali lIstituto abbia Uffici periferici. Il ricorso alla predetta Commissione C.E. consente invece di accedere alla banca dati internazionale Duns & Bradstreet nei suoi due livelli World base e D & B; la prima banca dati fornisce informazioni sintetiche su circa 38 milioni di imprese di tutto il mondo sulla base di un compenso forfetario erogato dalla Commissione C.E.; la seconda consente di ottenere informazioni pi
dettagliate di natura commerciale, bancaria, finanziaria e fiscale dietro erogazione di un compenso per ogni interrogazione che varia attualmente, da un minimo di 170.000 per i Paesi Europei, ad un massimo di
.700.000 per le imprese con sede in Giappone o negli Stati Uniti. Naturalmente esistono poi rapporti di carattere
confidenziale e riservato instaurati direttamente con
Organismi tributari ed investigativi esteri dagli omologhi nazionali. Le informazioni acquisite tramite gli ultimi canali visti, che potremmo definire alternativi, per il loro carattere confidenziale ed in assenza di specifici strumenti
convenzionali o normativi, non possono trovare alcun utilizzo in forma ufficiale.
CONVENZIONI ED ACCORDI BILATERALI
CAPITOLO PRIMO LE CONVENZIONI BILATERALI PER EVITARE LE
DOPPIE IMPOSIZIONI E PREVENIRE LE EVASIONI FISCALI: lart.26 del modello OCSE
LOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici principale ha, di come abbiamo il accennato, lo scopo vari
sistemi economici ed eliminare o contenere gli ostacoli agli scambi internazionali. Per raggiungere tale obiettivo soluzioni si per i rivelato conflitti
positivi circa limponibilit dei redditi prodotti da non residenti; le soluzioni possibili individuate sono quella di dichiarare residenza il del reddito tassabile solo nel Paese di ad
(adottata
esempio, per i redditi di lavoro autonomo), solo nel Paese della fonte (ad esempio
immobili) oppure riconoscere la tassabilit nel Paese di residenza del beneficiario ed in quello della fonte con opportuni correttivi (applicato per redditi di impresa, di lavoro dipendente, da capitale). Il modello di convenzione contro le doppie imposizioni predisposto dallOCSE poggia su due indirizzi
fondamentali, volti a ridurre reciprocamente il potere impositivo dei singoli Stati: lo Stato di residenza del contribuente deve
tendenzialmente eliminare la reiterazione del prelievo tributario con il metodo dellesenzione o del credito di imposta pari allimporto pagato nellaltro paese; lo Stato ove ubicata la fonte del reddito riduce la imposizione delle sui redditi ivi prodotti pagate in nel delle
corrispondenza paese di
eventuali sia
categorie di reddito tassabili in base al requisito della territorialit, sia contenendo lentit del prelievo. Il risultato dovr essere quello che il contribuente con reddito prodotto in un altro Stato non dovrebbe, alla fine, pagare pi imposte di quante dovrebbe versarne se il
medesimo reddito fosse stato percepito nel Paese di residenza. Particolare attenzione stata poi riservata al fenomeno dellevasione fiscale, definita del Rapporto del Comitato Fiscale dellO.C.S.E. del 1980 come un comportamento di violazione della legge, anche omissivo o addirittura fraudolento, dellimposta con e lintento come di sfuggire ritenuto al un pagamento evento da
combattere anche mediante la creazione di appropriati sistemi di scambio di informazioni. Il modello di convenzione attualmente vigente risulta tendenzialmente suddiviso in sei parti cos distinguibili: a) campo di applicazione (artt. 1-2); b) aspetti definitori (artt. 3/5); c) imposte sui redditi (artt. 6/21); d) imposte sul patrimonio (art.22); e) metodi per leliminazione delle doppie imposizioni (art.23); f) disposizioni speciali (artt.24/30). Lart.26 del modello OCSE che disciplina lo scopo, lambito soggettivo e quello oggettivo degli scambi di informazioni tra gli Stati contraenti ricompreso in
questultima tranche di disposizioni; si tratta in realt di una forma di mutua assistenza tra le Autorit competenti nellespletamento delle rispettive potest tributarie ed ha la triplice funzione di salvaguardare lesercizio dei poteri di accertamento fiscale da parte del singolo Stato, di tutelare il contribuente affinch la medesima imposizione non venga reiterata e, come diretta conseguenza, tende a garantire una regolare applicazione della
Convenzione. Le motivazioni che hanno reso opportuno inserire nella Convenzione la previsione di cooperazione tra le
Amministrazioni fiscali degli Stati contraenti sono da ricercarsi nel fatto che, per laccertamento di questioni che ne richiedono lapplicazione, fondamentale
disporre di uno strumento di assistenza amministrativa; inoltre, in sede di predisposizione del modello, vista la crescente internazionalizzazione delle relazioni
economiche si ritenuto di prevedere la possibilit di avere scambi di informazioni che riguardino
lapplicazione della legislazione fiscale interna anche quando non si tratti di applicare una clausola specifica dellaccordo contro le doppie imposizioni.
competenti degli Stati contraenti si scambino, nella misura pi ampia possibile, le informazioni necessarie per lapplicazione della Convenzione e delle legislazioni nazionali relative alle imposte considerate nella stessa Convenzione, levasione modello competenti informazioni anche il con la finalit 1) di prevenire del
fiscale; recita degli
dellart.26 le
infatti Stati
testualmente: contraenti
Autorit le
allapplicazione
disposizioni della presente Convenzione o quelle delle legislazioni interne degli Stati contraenti relative alle imposte considerate dalla Convenzione nella misura in cui limposizione prevista non sia contraria alla
Convenzione. Al riguardo il modello predisposto in modo tale che, in sede di stipula della Convenzione tra i due Stati, vengano espressamente indicate le categorie generali di reddito oggetto dellaccordo e il tipo di poteri impositivi, e quindi di tributi considerati; tale previsione costituisce il contenuto dellart.2) della Convenzione che
normalmente riporta, distinte per Paese, un elenco delle
imposte dirette ed indirette considerate, nonch una previsione di apertura con la possibilit di estensione dellapplicazione alle imposte future di natura identica o analoga che potranno essere istituite in aggiunta o in sostituzione di quelle in vigore allatto della stipula. In proposito viene anche formulata una previsione di
scambio di informazioni per cos dire normativo, con il quale si vincolano le Autorit competenti alla reciproca comunicazione, alla fine di ogni anno, delle modifiche eventualmente fiscali. Il Commentario allegato alla Convenzione prevede tre tipologie di scambio di informazioni: su richiesta, apportate alle rispettive legislazioni
automatico e spontaneo. Lo scambio su richiesta quello che riguarda un caso determinato, che deve essere attuato solo quando le normali fonti nazionali siano gi state utilizzate; si tratta della figura principale di collaborazione prevista
dallart.26. Lo scambio automatico si ha quando tra due Paesi viene instaurato un rapporto di comunicazione sistematica di notizie con riferimento a categorie predeterminate (ad
esempio una o pi tipologie di reddito prodotte in uno Stato ed incassate nellaltro); viene attuato solitamente per le situazioni statisticamente pi a rischio, al fine di monitorarne landamento, aiutare laltro Stato ad
accertare le proprie imposte ed ottenere informazioni di ritorno. Lo scambio spontaneo infine si ha quando, nel corso di accertamenti svolti da funzionari di uno Stato, emergano elementi o notizie che possano essere ritenute utili per laccertamento dei tributi da parte di unAmministrazione di un altro Stato
In deroga alla previsione dellart. 1), che prevede che la Convenzione si applichi esclusivamente ai soggetti
residenti in uno o entrambe gli Stati contraenti, lo scambio di informazioni, per espressa previsione del paragrafo 1) -2 comma dellart.26, trova applicazione anche nei confronti dei soggetti non residenti. Ai sensi del medesimo paragrafo, tutte le informazioni scambiate devono essere tenute segrete dallo Stato richiedente con le stesse modalit con le quali lo sarebbero le notizie di categorie equivalenti acquisite
nello Stato in base alla legislazione nazionale; di conseguenza le violazioni di tale disposizione posta a tutela del segreto delle informazioni acquisite, saranno (come indicato allart.11 del Commentario) sanzionate secondo la legge penale ed amministrativa dello Stato ove queste siano state commesse.
Le informazioni cos acquisite possono perci essere comunicate solo alle persone e/o autorit incaricate dellaccertamento, della riscossione, dellesenzione o applicazione del tributo, della decisione in ordine ai ricorsi e possono essere utilizzate anche nelle udienze pubbliche dei tribunali e nei giudizi; non possono per essere utilizzate per fini diversi da quelli interessanti la Convenzione e pertanto, qualora emergessero aspetti utili per altri settori (ad esempio quando emergano elementi di un reato non fiscale), si dovr ricorrere allo strumento proprio di quel settore (nellesempio di cui sopra alle convenzioni di assistenza giudiziaria). Lunica eccezione prevista lipotesi in cui tali risultanze vengano fatte proprie da rapporti o sentenze rese pubbliche; in questo caso i dati emergenti direttamente
dallatto o dalla sentenza saranno utilizzabili a pieno titolo in ogni settore in quanto per cos dire
nazionalizzati ma, eventuali ulteriori atti o informazioni non menzionate, non potranno comunque essere forniti o utilizzati. Qualora uno degli Stati contraenti dovesse reputare che, il rendere pubbliche le informazioni nei tribunali o che lutilizzo delle stesse per altri fini una volta rese
pubbliche, sia contrario a qualche norma del proprio diritto interno dovr esserne fatta menzione espressa nella convenzione e tale clausola avr carattere
vincolante per i contraenti. Allo scambio informativo sono stati posti dei limiti e pertanto lo stesso, ai sensi del II paragrafo dellart.26 non potr essere considerato vincolante dallo Stato destinatario della richiesta quando non esista la
condizione di reciprocit o venga posto lobbligo di: adottare provvedimenti in deroga alla propria
legislazione nazionale e prassi amministrativa o a quella dellaltro Stato contraente; fornire informazioni che non potrebbero essere
ottenute in base alla propria legislazione nazionale e
contraente; - fornire informazioni che potrebbero rivelare segreti commerciali, commerciali industriali o ancora o professionali, la cui o processi
sarebbe contraria allordine pubblico. Lo Stato che riceve la richiesta se, dopo una
approfondita valutazione, ritenga che la stessa rientri nella casistica di cui sopra, potr rifiutarsi di aderire a quanto richiesto. Per meglio comprendere lampia concreta discrezionalit dei limiti
nellindividuazione
sopraindicati opportuno evidenziare come alcuni Stati, quali ad esempio il Giappone, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, gi in sede di stesura del modello abbiano voluto indicare che avrebbero considerato contrario alla propria legislazione e prassi amministrativa il dare corso a richieste relative a casi che non riguardino un obbligo fiscale previsto dai rispettivi ordinamenti tributari. Analizziamo nel prosieguo le gi accennate limitazioni alla luce del Commento predisposto dalla stessa OCSE ed allegato al modello.
sottolineare che lo Stato che riceve una richiesta tenuto a soddisfarla raccogliendo le informazioni utili con le stesse modalit con le quali sarebbero state acquisite direttamente dallo Stato richiedente, fatta
sempre salva la clausola che si tratti di modalit previste dalla propria legislazione fiscale; ne consegue
direttamente che lAmministrazione incaricata di evadere una richiesta proveniente da un altro Stato potr
utilizzare tutti gli strumenti istruttorii ed ispettivi previsti dal proprio sistema positivo alla stessa stregua di un accertamento espletato diniziativa o a richiesta di un organo nazionale. Quanto allItalia, la circolare nr.22 del 06.06.81 della Direzione Generale delle Imposte Dirette- Div. XII ha inteso chiarire, in altri termini, che ogni Amministrazione tenuta a fornire le informazioni allomologo estero solo se e nella misura in cui, detta altra Amministrazione sia in grado di assicurare un corrispondente flusso nel senso inverso. Circa la definizione di normale prassi amministrativa, opportuno evidenziare che per tale si intende anche
quella tipologia di procedure normalmente seguita ai sensi di disposizioni regolamentari interne alle
Amministrazioni fiscali con riguardo al particolare tributo oggetto della richiesta. In merito ai limiti posti per tutelare segreti commerciali, industriali o professionali, o processi commerciali, di
tutta evidenza che uninterpretazione troppo estensiva degli interessi oggetto di tutela finirebbe per vanificare lintento degli scambi di informazioni previsti dalla
Convenzione; pertanto sar necessario che lo Stato valuti con estrema attenzione il livello degli interessi del contribuente per verificare se siano tali da giustificare un rifiuto di risposta. Il riferimento allordine pubblico, infine, consente ad ogni Stato di tutelare alcuni propri interessi vitali,
lasciandone lindividuazione specifica caso per caso, ma ricomprendendo senza dubbio la sovranit e la sicurezza dello Stato. Resta ai due contraenti la facolt di estendere, di comune accordo, lelenco di deroghe allobbligo di
risposta previsto dallart.26 ad altri casi che dovranno essere esplicitati in prosieguo a quelli gi inseriti nel
modello; nellapplicazione pratica delle Convenzioni stipulate, spesso tale facolt viene adottata per
proteggere il cosiddetto segreto bancario, escludendo quindi la possibilit di fornire informazioni circa i rapporti comunque intrattenuti con gli istituti di credito. In tutto il modello e nelle sue applicazioni non sancita una particolare disposizione di tipo procedurale, pertanto le richieste possono essere inoltrate e ricevute in forma libera; solo specificato che in caso di richiesta orale, questa andr comunque confermata per iscritto. Nella prassi corrente i responsabili delle Autorit
competenti si scambiano delle lettere indirizzate alla persona, estremi riportanti nelloggetto che il riferimento la agli base
giuridica della specifica richiesta; in tali missive, oltre ad una descrizione del caso riflettente il contesto generale e il tipo di controllo in corso, vengono inoltre indicate le informazioni possedute e leventuale attivit ispettiva richiesta; in genere vi pu essere allegata copia della documentazione di interesse quali ad esempio fatture,
documenti inerenti trasporti e altra documentazione commerciale. LAutorit competente, ricevuta la richiesta, provveder a valutarne in primis la rispondenza alla lettera della Convenzione, determiner leventuale presenza dei
legittimi motivi di rifiuto di assistenza descritti pi sopra e in caso ritenga di poter aderire interesser
larticolazione ritenuta pi idonea per competenza di materia (ad esempio per lItalia gli Uffici II.DD., IVA o Dogane) o per modalit di intervento (sempre per lItalia i citati Uffici o la Polizia Tributaria); tale articolazione, individuato lufficio competente per territorio commetter incarico di procedere al richiesto controllo il cui esito sar comunicato attraverso la medesima via gerarchica in direzione ascendente. In tema di individuazione dellAutorit competente gi esaminato in premessa, necessario sottolineare come in ogni missiva vada chiaramente indicata in
intestazione la esatta denominazione dellente scrivente in modo che tale indicazione possa essere di immediata percezione da parte sono dellomologo infatti
estero nel
ricevente; passato,
rilevabili,
Convenzioni contro le doppie imposizioni a causa del mancato riconoscimento allestero del mittente; tale stato di fatto ha spinto il Ministero delle FinanzeDirezione Generale delle Imposte Dirette ad emanare la Circolare 9/12/020 del 30.09.89 al fine di richiamare i dipendenti Uffici allindicazione in sede di certificazioni previste da Convenzioni estendibile internazionali, ad ogni tipo ed di
corrispondenza riconducibile a tale settore, della dicitura Repubblica Italiana - Ministero delle Finanze seguita dallesatta denominazione dellarticolazione scrivente. In virt di quanto previsto dallart.26 in questo modo sar possibile richiedere informazioni sullidentit del destinatario di un pagamento effettuato allestero,
ottenere un riscontro sullimporto contabilizzato dalle due controparti ubicate in Stati diversi circa la medesima operazione; parimenti sar possibile, per il Paese di residenza del soggetto, chiedere allAmministrazione di un altro Stato il totale dei redditi ivi prodotti al fine di applicare unimposta di che dalla dello Convenzione Stato viene
nonch far verificare la sussistenza di presupposti per crediti di imposta o esenzioni e lesistenza di controparti di operazioni asseritamente destinate o svoltesi
allestero. Al fine di migliorare gli scambi di informazioni
attualmente operanti in virt delle Convenzioni di cui si tratta, nellambito delle procedure a richiesta ed
automatica, sin dal 1981 lAmministrazione Finanziaria del nostro Paese ha reso operativo un sistema di acquisizione delle informazioni relative ai redditi
percepiti in Italia dai soggetti non residenti che prevede lobbligo per i propri funzionari di comunicare ad un organo appositamente costituito, lUnit centrale per i non residenti, i compensi corrisposti a soggetti non residenti royalties, a titolo di canoni ad di locazione, interessi, gettoni di
presenza, prestazioni artistiche e sportive, provvigioni, redditi di partecipazione diversi dai dividendi ed altre prestazioni di lavoro autonomo, riscontrati nel corso dello svolgimento delle attivit istituzionali; ci al fine di istituire una banca dati in grado di fornire le relative informazioni alle Amministrazioni di altri Stati.
comunicazione dei suddetti dati sono state chiarite con le circolari nr.22 del 06.06.81 e nr.30 del 18.09.81 del Ministero delle Finanze Direzione Generale delle
Imposte Dirette con le quali stato inoltre chiarito che lobbligo di comunicazione sorge non solamente per i dati e le notizie acquisite in occasione di verifiche contabili, ma anche per quanto acquisito in sede di esame di atti e documenti comunque esaminati,
comprese le dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti dimposta, nonch qualunque avente altro
fiscale; ci in virt della dichiarata necessit di porre il nostro Paese in condizioni di far fronte agli impegni assunti con gli altri Stati nel quadro della lotta alla frode ed alla evasione fiscale internazionale, fenomeni questi che le Amministrazioni fiscali dei singoli Paesi cercano di debellare, tra laltro mediante un apposito scambio di informazioni previsto dai trattati in materia di doppia imposizione, come recita testualmente la sopraindicata circolare.
Convenzioni contro le doppie imposizioni internazionali concerne lefficacia delle fonti interpretative di norme convenzionali. In particolare in sede interpretativa era prassi consolidata tenere conto dei verbali delle
discussioni delle Commissioni miste; in merito stata chiamata ad esprimersi la Corte di Cassazione
affrontando in particolare il caso di un ricorso proposto da un contribuente che si opponeva allapplicazione di alcune norme della Convenzione Italo-Francese
appellandosi al contenuto dei predetti verbali delle Commissioni miste. Pur risultando, nello specifico caso richiamato, loggetto del contendere diverso dallapplicazione degli scambi di informazioni, dal contenuto della Sentenza nr.3610 del 24.05.88 - Sez.I^, si possono desumere alcuni principi di carattere generale; in linea di principio viene
innanzitutto definito che sono da escludersi quali fonti interpretative del diritto pattizio i verbali delle assemblee delle predette Commissioni in quanto costituiscono
trasposizione di mere trattative che non hanno trovato sbocco in un accordo formale, non acquistando quindi
valore vincolante in sede giudiziaria; di conseguenza il contribuente italiano, anche in tema di contestazione di accertamenti fondati su informazioni acquisite mediante scambi di informazioni non a norma dellart.26 alla delle errata
applicazione di una norma convenzionale quando tale conclusione derivi dalla lettura dei verbali di assemblea di cui si tratta. Nella medesima sentenza viene incidentalmente ribadito anche il concetto secondo cui legittimo continuare ad applicare le norme convenzionali che prevedano, in conseguenza di modificazioni del sistema legislativo interno, qualora ladattamento dette di parti al della Convenzione, positivo non
implichino difficolt di continuit nellapplicazione delle norme convenzionali stesse; il testo del protocollo
aggiuntivo allaccordo Italo-Francese del 1965 recitava infatti che nel caso in cui una delle due parti contraenti apporter modifiche delle alla sua legislazione della fiscale,
stessa (avverr) attraverso accordi fra i due Stati e a tale norma viene data
senso che la mancanza della stipula di tali accordi non debba costituire causa impeditiva allapplicazione della Convenzione quando, per la natura e portata delle modifiche, non risulti di per s necessario procedere alladattamento della Convenzione Stessa.
CAPITOLO SECONDO GLI ACCORDI AMMINISTRATIVI FINALIZZATI ALLEFFETTUAZIONE DI VERIFICHE SIMULTANEE
In applicazione delle disposizioni in materia di scambio di informazioni, le Amministrazioni Finanziarie di molti Paesi hanno stipulato accordi diretti allesecuzione delle cosiddette verifiche simultanee. Si tratta di interventi ispettivi che vengono effettuati, in base ad un pregresso accordo, contemporaneamente ma autonomamente nei rispettivi Paesi, nei confronti di uno o pi soggetti di interesse comune, con il fine ultimo di scambiarsi i dati emergenti nel corso dei controlli. Come abbiamo gi visto in premessa si tratta di accordi applicativi della Convenzione contro le doppie
imposizioni e per questa particolare natura tecnico45
operativa non richiedono ratifica Parlamentare; possono inoltre essere modificati o integrati in qualsiasi momento mediante unintesa tra le Autorit competenti e non vengono meno in caso di stipula di nuove Convenzioni contro le doppie imposizioni. Per disciplinare uniformemente la materia il Ministero delle Finanze- Direzione Generale delle Imposte Dirette ha emanato nel tempo delle circolari esplicative; in particolare rilevano la nr.42 del 25.07.83 e la nr.15 del 19.10.89 per quanto riguarda gli accordi con gli Stati Uniti e la nr.18 del 15.12.89 concernente gli accordi con Francia e Austria; circolari di contenuto analogo sono state emanate dal Comando Generale della Guardia di Finanza- III Reparto Operazioni, riguardanti da ultimo, con la nr.441400 del 28.11.97 i recenti accordi con il Belgio, la Slovacchia, la Svezia e lUngheria; tale produzione regolamentare tanto pi significativa in quanto previsto in sede di accordo che le Autorit competenti debbano provvedere a scambiarsi le direttive interne emanate per lattuazione del medesimo. Gli accordi, che normalmente si compongono di nove punti, dettano precisi criteri
dalleffettuazione di verifiche simultanee e si rivolgono essenzialmente alla possibilit di operare
simultaneamente nei confronti di imprese o gruppi di imprese operanti in entrambe gli Stati contraenti; fissano inoltre le norme per lesecuzione delle verifiche stesse, disciplinandone pianificazione e svolgimento. Laccordo articolato), tra nel Italia e Stati Uniti dAmerica (il pi
possibilit di effettuare controlli ispettivi contestuali anche nel caso di violazioni fiscali connesse ad illeciti di carattere penale. I controlli devono essere eseguiti da ciascuno degli Stati contraenti nel medesimo tempo, avvalendosi dei propri organi competenti in materia. Alla base di tali accordi resta comunque un elevato margine discrezionale circa le modalit esecutive dei controlli, svolti sempre, nel rispetto dei limiti imposti dagli strumenti normativi vigenti nei rispettivi
ordinamenti tributari positivi. Ogni Paese ha i la possibilit di individuare di essere
sottoposti a verifica simultanea e deve comunicare la propria scelta, corredata da ogni utile informazione preliminare, allaltro Stato; nel caso si dovesse trattare di una verifica gi in corso sar necessario fornire una ricapitolazione di quanto effettuato ed accertato fino a quel momento. I criteri di scelta dei soggetti, pur non essendo tassativi, devono per essere indirizzati verso parametri di
sicurezza ed economicit individuati a fattor comune dai testi degli accordi nei seguenti: - lindividuazione di contribuenti di interesse comune, collegati fra loro, che effettuino consistenti operazioni con entrambe gli Stati; - le notevoli dimensioni di operazioni a livello mondiale; - il volume delle transazioni infra-gruppo; - la presenza di attivit collegate ai paradisi fiscali, intendendo come tali i Paesi o le giurisdizioni che applicano aliquote di imposte nulle o basse, ovvero che consentono di sottrarsi alle imposte sugli utili o redditi di qualsiasi natura che dovrebbero essere assoggettati ad imposta nei due Paesi;
-la scelta oculata dei periodi di imposta compatibili alla luce delle legislazioni fiscali dei due Contraenti. Per ci che concerne il concetto del collegamento tra i soggetti da controllare, deve essere considerato un dato sostanziale certamente non ancorato ad una singola fornitura, economici, operazione economico ma delineato salvo il da una in serie cui di tale nel da rapporti singola contesto la
fatto sia dei
talmente soggetti
totalit o quasi della relativa attivit o che da questa possa trarsi il segno evidente di un legame non
occasionale. Laccordo con gli Stati Uniti in vigore dal 1 gennaio 1985, siglato con lIRS (Internal Revenue Service), prevede, in aggiunta a quanto sopra indicato, gi sancito con laccordo in vigore dal 1 luglio 1983 ed equivalente agli accordi stipulati con gli altri Paesi, che la scelta, orientata nel contesto di avvenute o tentate evasioni alle imposte sul reddito, possa seguire i seguenti ulteriori criteri: - lesistenza di fondati motivi in base ai quali si pu ritenere che i contribuenti collegati siano inseriti in
unorganizzazione criminale, comunque denominata che abbia acquisito ovvero sia stata costituita allo scopo di acquisire, in modo diretto o indiretto, la gestione o il controllo di attivit produttive di reddito ed abbiano commesso o tentato di commettere violazioni fiscali concernenti le imposte sul reddito dei rispettivi Stati; - lesistenza di gravi indizi di realizzazione di profitti illeciti imposte conseguiti sul in evasione, o di anche tentata, di delle fittizie
interposizioni societarie relative a soggetti aventi sede in paradisi fiscali; - lalterazione artificiosa di prezzi di beni o di servizi importati o esportati (sovrafatturazioni o
sottofatturazioni), perpetrata ai fini evasivi; - altre violazioni delle leggi fiscali dei rispettivi Stati; altre situazioni di fatto di riconducibili, di comune verifiche
simultanee. Come chiarito anche dalla citata Circolare nr.18, lampia formulazione dellintesa amministrativa in piena
coerenza con i presupposti e le finalit chiaramente espresse nel testo concordato, rivolta a rendere pi
proficua la lotta contro comportamenti evasivi connessi con una o pi le delle quali, diverse come forme noto, di per criminalit il tramite
dellautofinanziamento illecito, tendono ad inserirsi nel campo delle attivit prevede economiche inoltre, che lecite; tra i il testo da i
dellaccordo includere
soggetti inseriti
trafficanti di droga, le persone e le organizzazioni appartenenti allarea della criminalit organizzata,
promotori di illeciti risparmi di imposta, nonch altri soggetti od organizzazioni da concordare tra i due Stati. Quale che sia laccordo stipulato, una volta operata questa scelta, la comunicazione consiste in una formale richiesta avanzata allAutorit Competente dellaltro
Stato, finalizzata ad ottenere un impegno altrettanto formale; anche in questo caso lautonomia resta in primo piano, in quanto gli Stati resteranno liberi di effettuare anche le verifiche non concordate e non esiste alcun vincolo che ponga lobbligo di collaborare
necessariamente a tutte le verifiche avviate dallaltro contraente.
Il richiamato accordo con gli Stati Uniti prevede, in forma espressa, la possibilit per lo Stato che riceve la richiesta di richiedere ulteriori informazioni di carattere preliminare in ordine alle operazioni connesse o
ritenute connesse al contribuente o ai contribuenti o a persone fisiche, imprese o enti alle stesse collegati direttamente o indirettamente, prima di esprimersi in via definitiva circa la volont di aderire alla richiesta o meno; pur non essendo espressamente previste dagli accordi con gli altri Stati, si ritiene che tali ulteriori precisazioni possano comunque essere richieste anche nellambito degli altri accordi, nellottica della ricerca e delladozione di ogni strumento utile alla realizzazione di una collaborazione quanto pi possibile concreta ed efficace. Per ogni caso concordato seguir una risposta scritta in cui lo Stato accettante designer un apposito
rappresentante che avr la responsabilit funzionale della direzione della verifica e analogamente proceder il Paese richiedente, comunicando i dati del proprio rappresentante sempre con procedura scritta; tali
rappresentanti designati saranno competenti a definire i
calendario delle operazioni e le relative metodologie tecnico-operative. Prima dellavvio dei controlli, nella fase di pianificazione, i funzionari designati i dei due Paesi esamineranno ispettiva ai con
congiuntamente particolare
dettagli alle
dellattivit modalit,
operativi, al calendario degli interventi ed ai possibili problemi applicativi; in merito si evidenzia che gli accordi con Francia ed Austria vietano in ogni caso lo scambio dei piani ufficiali di verifica, mentre quello con gli Stati Uniti lo ammette solo con riferimento alle ispezioni connesse a violazioni penali. Una volta avviate le operazioni ispettive potranno essere organizzate delle riunioni, anche ad intervalli regolari prestabiliti o quando sia ritenuto opportuno, al fine di analizzare congiuntamente le risultanze acquisite;
durante le verifiche potranno essere mantenuti anche contatti telefonici con riguardo a particolari aspetti specifici; per lutilizzo concreto delle notizie cos
acquisite, ad esempio in sede di verbalizzazione, sar
sempre necessario che le stesse vengano riversate nella rituale forma scritta. Tutte le lettere comunque scambiate inerenti una verifica simultanea contribuente dovranno ed il riportare di il nominativo oggetto del di
controllo; le informazioni dovranno sempre rispettare il criterio di essere ottenibili ai sensi delle rispettive legislazioni fiscali e relativi ad aspetti tributari
ricompresi nellambito delle convenzioni. Al termine delle rispettive operazioni ispettive, previa una consultazione ed il conseguente coordinamento, le verifiche si concluderanno nel rispetto delle procedure vigenti nei rispettivi Paesi. A ulteriore riprova del principio di autonomia, qualora durante leffettuazione delle operazioni, uno dei due Stati dovesse ritenere che non sia ulteriormente utile proseguire, potr interrompere autonomamente la
verifica comunicando per iscritto la decisione allaltra Amministrazione. Nel rispetto dei principi di sovranit e di autonomia, nonch per motivi di opportunit ed economicit
funzionale, gli accordi amministrativi in esame, come
espressamente indicato nel loro corpo, non prevedono la possibilit di scambio di personale. Laccordo con gli Stati Uniti prevede altres che, nel caso di concessione di condono o amnistia in uno dei due Paesi, tali eventualit non impediscano la possibilit di scambiarsi tutte le informazioni eventualmente
acquisite prima del verificarsi di tali eventi; ne discende in modo che non potranno essere scambiate le
informazioni acquisite in momenti successivi. Il predetto accordo prevede poi: la possibilit di utilizzare informazioni anche
provenienti da Autorit diverse da quelle fiscali previo assenso di tali Autorit giudiziarie o amministrative (parte VII comma 2); - la possibilit di fornire informazioni costituenti elementi di prova di un procedimento in corso presso gli
Organismi Giudiziari di uno Stato previa autorizzazione delle competenti Autorit Giudiziarie (parte VII comma 3); - il principio della decadenza della richiesta ricevuta nel caso in cui lo Stato richiesto non fornisca la dovuta assistenza entro sei mesi
lavvertenza per che in caso uno degli Stati contraenti dovesse continuare a non fornire tempestivamente la dovuta assistenza, ci potr costituire motivo di
risoluzione dellaccordo stesso da parte dellaltro Stato contraente. I pi recenti accordi con il Belgio, la Slovacchia, la Svezia e lUngheria si prefiggono tra laltro di
determinare lesatto ammontare dellimposta dovuta dai contribuenti, anche con riguardo alle ipotesi di
riciclaggio, corruzione, utilizzo di fondi neri, pagamenti illeciti e fenomeni similari e aggiungono ai criteri di scelta dei contribuenti da sottoporre a verifica indicati negli accordi con Francia, Austria e Danimarca i
seguenti: - elusione fiscale; - altre forme di pianificazione fiscale internazionale, il cui contrasto pu determinare laumento del gettito tributario degli Stati contraenti; - ogni altra situazione che induca le Autorit competenti dellItalia e degli altri Stati contraenti a ritenere che lesecuzione dellintervento simultaneo corrisponda
allinteresse finalizzato a promuovere ladempimento degli obblighi tributari a livello internazionale. Tutti gli accordi fanno poi riferimento al personale preposto alleffettuazione delle verifiche simultanee che viene individuato con la locuzione rappresentanti
dellamministrazione fiscale, che per lItalia comprende sia i funzionari civili gli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza. Infine per completezza si evidenzia che con la Svezia, contemporaneamente leffettuazione delle alla stipula dellaccordo per stato
sottoscritto un accordo che prevede una procedura di scambio automatico di informazioni sui contribuenti
nazionali con riguardo alle seguenti categorie di reddito: salari, stipendi, onorari, pensioni e simili; entrate
relative a beni immobili, profitti commerciali, dividendi, interessi, royalties, redditi da capitale, pagamenti,
commissioni e remunerazioni.
CAPITOLO TERZO I DATI ACQUISITI MEDIANTE ROGATORIA
Il quadro degli strumenti atti a combattere levasione fiscale internazionale comprende naturalmente anche il settore delle indagini di carattere penale. Pu essere ricompresa quindi tra le forme di cooperazione lacquisizione di fonti di prova che si trovino in territorio estero quali lescussione di testimoni, il sequestro di beni o lesibizione di documenti che, in virt di convenzioni e
accordi bilaterali, vengono richiesti tramite commissioni rogatoriali. In questi casi, in corrispondenza del procedimento penale nazionale viene ad aprirsi nel Paese estero oggetto della richiesta un procedimento ausiliario che avr come primo atto lesame, da parte dellAutorit rogata, della richiesta formulata dallAutorit rogante; in caso questa venga accolta, si proceder allesecuzione di quanto richiesto e lesito dellazione svolta sar comunicato allAutorit
richiedente. AllAutorit che riceve la richiesta non peraltro imposta alcuna valutazione circa la colpevolezza o la sussistenza di indizi di reato a carico del soggetto oggetto di indagine, essendo chiamata solo a valutare la conformit della richiesta alle norme, convenzioni o
accordi cui la richiesta si riferisce. Di fondamentale importanza si rivela essere il diverso atteggiamento scottante tema dei diversi Paesi nei confronti infatti dello una
legislazione interna con una definizione pi o meno restrittiva del concetto di segreto bancario pu influire fortemente sulla possibilit dello Stato stesso di aderire alla richiesta. In Italia, ad esempio, sia in campo penale
che amministrativo, sono ammesse indagini bancarie generalizzate su tutto il territorio nazionale per ricercare i conti di cui un determinato soggetto sia titolare ed acquisirne i dati ritenuti utili, mentre in alcuni altri Paesi ammesso solo che si possa inviare la richiesta solo agli istituti di credito preventivamente individuati e per conti specifici. Il settore di indagine pi affine a quello fiscale , per le modalit di movimentazione dei capitali di illecita
provenienza, quello della lotta al riciclaggio; anche se vero, come ricordato in premessa, che la Convenzione di Strasburgo del 1990 sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, continua a prevedere la possibilit di rifiuto di collaborazione quando la richiesta riguardi reati tributari, il nostro Paese in questo settore si dimostrato allavanguardia, escludendo espressamente in sede di conversione nella legge nr.328/93 che possa essere opposto il rifiuto in tale caso. La legislazione Italiana ha infatti riconosciuto che i
proventi illeciti derivanti dalla commissione di reati fiscali possono essere suscettibili di riciclaggio e reinvestimento in attivit lecite con conseguente violazione degli artt.64861
bis e ter del C.P. e intendendo in questo caso pienamente applicabile la disciplina degli accordi di assistenza e cooperazione vigenti nel settore. Lo strumento di necessario cui sopra per dare quello attuazione della alle
internazionale, disciplinata dagli artt.696 e segg. C.P.P. in ossequio alle specifiche Convenzioni internazionali quale quella di assistenza giudiziaria in materia penale siglata sempre a Strasburgo nel 1959; scambi di informazioni effettuati al di fuori della forma rogatoriale (ad esempio per contatti diretti tra le Forze di Polizia o informazioni fornite dal servizio Interpol) hanno solo valore informale e possono servire quali indizi sui quali costruire lindagine in quanto non sono utilizzabili ufficialmente in alcun
procedimento. La rogatoria, di competenza esclusiva dellAutorit
Giudiziaria, si attua attraverso le commissioni rogatorie che vengono trasmesse tramite i canali diplomatici; in particolare la richiesta viene inoltrata dalla competente Corte dAppello al Ministero di Grazia e Giustizia-
Direzione Generale degli Affari Penali, che a sua volta la inoltra al Ministero degli
consegna al locale Ministero della Giustizia; anche la risposta deve seguire, in senso inverso, i canali
diplomatici, pena linutilizzabilit in sede dibattimentale a causa dellacquisizione irrituale. In deroga, alcune convenzioni o accordi, prevedono per che le richieste di assistenza giudiziaria possano essere scambiate direttamente dai Ministeri di Grazia e Giustizia dei Paesi interessati; ma anche in questo caso le risposte dovranno pervenire tramite i canali diplomatici. I Paesi che prevedono il divieto di cooperazione penale ai fini fiscali applicano il cosiddetto principio di specialit, secondo il quale le Autorit straniere che ottengono fonti di prova in via rogatoriale possono utilizzarle
esclusivamente per gli scopi per i quali sono stati richiesti. A tale principio se ne affianca un altro, quello della buona fede che regola i rapporti tra gli Stati; pertanto uno Stato non pu richiedere assistenza giudiziaria per ottenere mezzi di prova partendo da una richiesta diversa dalle reali motivazioni (richiedendo ad esempio accertamenti bancari per riciclaggio, quando in realt sta perseguendo unevasione fiscale).
In caso di violazione di tali principi, ossia qualora lAutorit fiscale nazionale dovesse trovarsi ad utilizzare i dati cos acquisiti in sede di accertamento, previsto che lAutorit Giudiziaria che ha fornito le fonti di prova o lAutorit politica di quel Paese possano attivare i canali diplomatici ed ottenere lannullamento della procedura fiscale in qualsiasi stadio essa si trovi; infatti
universalmente riconosciuto che non possono combattersi gli abusi del diritto con altri abusi, ivi includendo il mancato rispetto delle finalit dei trattati di assistenza giudiziaria. Altro aspetto da evidenziare che in sede rogatoriale sempre necessario verificare a priori la sussistenza della doppia punibilit in quanto non potr in alcun caso essere fornita alcuna forma di assistenza per violazioni che non siano sanzionabili penalmente anche nel Paese rogato. Sono allo studio, in sede di Consiglio Europeo alcune modifiche della Convenzione di Strasburgo del 1959 al fine di rendere pi efficace la cooperazione giudiziaria
internazionale nei confronti dei sistemi di frode fiscale organizzata transnazionale; alluopo stato creato un
apposito gruppo di lavoro con lo scopo di creare una nuova bozza di Convenzione che tenga conto di questo allarmante fenomeno; in particolare si posto laccento sullesigenza di ammettere lutilizzo sul piano
transnazionale di agenti sottocopertura (i cosiddetti agenti provocatori gi efficacemente utilizzati nel settore della lotta al traffico internazionale di stupefacenti), delle
intercettazioni telefoniche e delle consegne controllate, costituite in questo settore dai trasferimenti controllati di disponibilit finanziarie al fine di individuare intermediari e beneficiari dei pagamenti. Il travaso nel settore dellaccertamento tributario degli elementi acquisiti nel corso di indagini penali attraverso gli strumenti rogatoriali rientra nella pi generale disciplina fornita dagli artt.33 D.P.R.600/73 e 63 D.P.R.633/72 che consentono in via esclusiva alla Guardia di Finanza, che organo sia di Polizia Giudiziaria che di Polizia Tributaria, di trasmettere agli Uffici Finanziari i documenti, i dati e le notizie acquisite o nel da corso altre di procedimenti di Polizia, da penali previa parte
direttamente autorizzazione
Forze ai fini
dellAutorit Giudiziaria che curer il rispetto delle norme
che disciplinano il segreto istruttorio di cui allart.329 C.P.P.. Nel settore potrebbe fornire contenuti innovativi la
Convenzione di Bruxelles del 26.07.95 che impone agli Stati membri della Comunit Europea di cooperare in modo effettivo allinchiesta, ai procedimenti giudiziari ed allesecuzione della pena comminata, per esempio per mezzo dellassistenza giudiziaria, dellestradizione, del trasferimento dei procedimenti o dellesecuzione delle sentenze pronunciate allestero in un altro Stato membro; tale Convenzione si rivolge in realt al settore delle frodi Comunitarie intese come danno al bilancio dellUnione; la possibile futura importanza di tale Convenzione legata proprio al fatto che una certa parte di dottrina ritiene che possa risorsa essere estesa della allI.V.A. in quanto in considerata alla a
propria che
Comunit Stato
percentuale versare
dellI.V.A.
CAPITOLO QUARTO LA DIRETTIVA C.E.E. 77/799 E SUA EVOLUZIONE
Facendo tesoro delle esperienze maturate in ambito OCSE in tema di collaborazione fiscale, la Comunit Europea, in vista degli obiettivi di liberalizzazione del Mercato Interno fissati dal Trattato di Roma e
concretizzatisi da ultimo negli accordi di Maastricht, si
posta all'avanguardia in campo internazionale nello specifico settore. In preparazione dell'entrata in vigore del Mercato
Comune la cooperazione fra le Amministrazioni fiscali degli Stati membri a titolo di assistenza reciproca si
sviluppata essenzialmente in forza delle disposizioni contenute nella Direttiva 77/799, riguardante il settore delle imposte sui redditi; con l'emanazione della direttiva 79/1090 tale sistema stato esteso al settore delle imposte indirette ed in particolare per l'IVA e con la Direttiva 92/12 anche al settore delle accise. Sin dal 19 dicembre 1977, data in cui il Consiglio delle Comunit Europee, adottava la Direttiva n. 77/799 sulla Mutua Assistenza tra le Autorit competenti degli Stati membri in materia di imposte dirette, sono stati ripresi i tratti fondamentali del Modello di Convenzione OCSE di cui abbiamo trattato, ampliandone la portata e creando cos una forma permanente di reciproca assistenza tra le Autorit competenti degli Stati membri; il recepimento nella legislazione nazionale avvenuto con il D.P.R. 506 del 1982.
La Direttiva 77/799 esplicita alcuni aspetti che nella redazione pi generale dell'articolo 26 OCSE erano rimasti soltanto sottintesi, e che possono essere
sostanzialmente raggruppati in due categorie: a) imporre a tutti gli Stati membri l'obbligo di rispettare talune norme relative alla trasmissione di informazioni ad altri Stati membri; b) lasciare, nel contempo, a questi ultimi un'ampia libert di valutazione per l'impostazione di un'azione correlativa e comunque giuridicamente corretta, alla luce dei differenti sistemi giuridico-amministrativi. La regolamentazione a livello Comunitario della mutua assistenza amministrativa in campo fiscale era via via sentita sempre pi come necessaria, in quanto le frodi e le evasioni fiscali, ingigantitesi grazie allo sfruttamento accorto delle disparit fiscali esistenti nei vari Stati membri, si erano dimostrate di grave pregiudizio a livello internazionale e comunitario, avendo determinato oltre a violazioni del principio della giustizia fiscale anche perdite di bilancio e conducendo infine a distorsioni dei movimenti di capitali e delle condizioni di concorrenza; le misure nazionali, infatti, non potendo varcare i confini
di uno Stato, non consentivano n un efficace sistema di contrasto e prevenzione, n il ripianamento delle perdite di bilancio verificatesi a seguito dei fenomeni fraudolenti, con conseguenti distorsioni dei mercati. Vista l'impotenza delle Autorit fiscali nazionali a
fronteggiare questo crescente fenomeno di frodi ed evasioni fiscali internazionali con gli strumenti in loro possesso il Parlamento Europeo, come traccia nei verbali relativi ai lavori preparatori della proposta di Direttiva, comprese l'assoluta urgenza di realizzare un modello normativo che fosse destinato ad istituire una definitiva ed efficace procedura di reciproca assistenza a livello comunitario. Anche il Comitato Economico e Sociale, dal canto suo, nell'esprimere il proprio parere in ordine alla proposta di Direttiva in esame, poneva in evidenza le questioni gi avanzate dal Parlamento, e ne estendeva il significato, affermando che ogni forma di frode, di evasione fiscale e di elusione, doveva intendersi inaccettabile, oltre che
per motivi di bilancio, anche per i risvolti di equit sociale ed economica; sollecitava inoltre un accordo OCSE su una procedura che consentisse alle Autorit
nazionali quale
ridurre ogni decurtazione del gettito fiscale, introdurre un trattamento equo di nell'intera comunit, e garantire un i
paritarie progresso
condizioni verso
compiere fra tutti
sistemi fiscali degli Stati. L'Organo Comunitario tuttavia riconosceva che, per essere efficace ed accettabile, qualsiasi nuova proposta avrebbe dovuto basarsi su due principi di carattere generale: 1) tenere conto delle differenze esistenti nei vari Stati quanto concerne sia le legislazioni sia le
membri, per aliquote fiscali;
2) non utilizzare le informazioni trasmesse da un'autorit all'altra per motivi diversi da quelli per cui venivano fornite, in modo da dare ai contribuenti ed ai terzi la garanzia che la loro vita privata ed i loro segreti d'ufficio e commerciali fossero adeguatamente tutelati;. Il Comitato individuava infine la radice ultima dei
numerosi casi di frode e di evasione fiscale a livello internazionale nelle diversit dei sistemi fiscali vigenti negli Stati membri, e concludeva che, solo con un
maggior possibile
armonizzazione disposizioni pi
sarebbe efficaci
combattere gli abusi. Il Comitato Economico e Sociale, precorrendo il pensiero della Commissione Europea evidenziava gi anche le imposte come la frode fiscale interessasse indirette invitando pertanto ad
occuparsi quanto prima di tale problema; fu pertanto posta sin dalle origini la base teorica per l'allargamento del campo applicativo della Direttiva 77/799, allo scopo di garantire una stretta collaborazione tra le
amministrazioni fiscali nazionali anche per la corretta applicazione dell'IVA. Sulla scorta di tali osservazioni la soluzione raggiunta dalla Commissione, con alcuni aggiustamenti, sembr in linea di massima la pi idonea per affrontare la delicata questione della cooperazione nel contrasto alle frodi e all'evasione fiscale internazionale. Come abbiamo visto nella parte prima della presente dissertazione esistevano gi numerosi accordi bilaterali tra le varie amministrazioni e fiscali nazionali, tali ma
all'interno della Comunit stessa nonch con i Paesi
terzi, adattandole alle nuove forme assunte dagli illeciti finanziari Comunit anche circa in la virt dell'obiettivo del ultimo della
dellarmonizzazione fiscale e dell'integrazione anche politica Europea. Si tenne inoltre conto dellindirizzo fornito dal Comitato Economico e Sociale, riconoscendo che nell'attuazione delle procedure si rendeva opportuno prevedere che le informazioni trasmesse nell'ambito di tale cooperazione non venissero divulgate a persone non autorizzate, in modo tale da rispettare i diritti fondamentali e le
garanzie dei cittadini e delle imprese degli Stati membri e tenendo conto dell'esigenza di detti Stati di mantenere la riservatezza in alcuni settori. Era, pertanto, necessario che gli Stati membri destinatari di tali informazioni si impegnassero ad utilizzare i dati soltanto ai fini di un corretto accertamento delle imposte ovvero per sostenere le azioni giudiziarie contro chi non avesse osservato la legislazione fiscale dello Stato ricevente le notizie; corollario di tale condizione era che detto Stato attribuisse alle informazioni di cui sopra un
carattere altrettanto confidenziale di quello assegnato dallo Stato di provenienza. Pertanto, passando dal momento dell'ideazione alla fase attuativa, fu necessario redigere un progetto, steso nel 1976 dal Consiglio della Comunit Europea nell'ambito del quale si potevano individuare le seguenti linee programmatiche: - realizzare il mutuo scambio tra tutti gli stati membri anche attraverso l'armonizzazione degli strumenti
giuridici ed amministrativi nazionali; - stabilire la possibilit di effettuare indagini da parte di uno Stato nell'interesse di un altro Stato contemplando altres forme di scambi di funzionari; creare una struttura di monitoraggio e di supporto
centralizzata per migliorare il sistema e programmarne le modifiche e l'evoluzione.
Commissione Europea un progetto di modifica dei trattati istitutivi della CEE concernente l'introduzione di una regolamentazione comune sulla tutela penale degli
interessi finanziari della Comunit e sulla repressione
delle infrazioni ai trattati in quanto, in alcuni Stati, si era riscontrata l'assenza di organi giudiziari competenti in materia e in altri l'inadeguatezza delle disposizioni penali nazionali; veniva introdotto in questottica il
cosiddetto principio di assimilazione per cui ogni Stato avrebbe dovuto applicare nei confronti delle frodi in danno dei fondi comunitari le medesime disposizioni che tutelano i fondi pubblici nazionali.
Nella formulazione definitiva veniva quindi varata la Direttiva CEE 77/799, che si posta come primo modello di disciplina dei rapporti di mutua assistenza
amministrativa sul piano della multilateralit piuttosto che dell'accordo bilaterale, essendo infatti efficace per tutti i Paesi membri; tale Direttiva traccia le linee generali della collaborazione in materia di imposte
dirette e ne individua con precisione l'ambito di efficacia, prevedendo lo scambio di ogni informazione utile per il corretto accertamento delle imposte sul reddito e sul patrimonio, compresi i trasferimenti di utili fittizi tra imprese di Paesi membri differenti anche per il tramite di
Paesi terzi e qualsiasi caso di elusione o evasione fiscale (art1 c.1). E' stata mantenuta anche in questo caso (art.8), come in tutti i modelli di cooperazione amministrativa precedenti, la facolt per lo Stato membro di non trasmettere le informazioni o e non effettuare gli accertamenti richiesti quando la propria legislazione o prassi amministrativa non lo consentano (in pratica quando manchino i
corrispondenti strumenti legislativi ed investigativi nel Paese interpellato) pubblico, o o quando si rivelasse contrario di
segreti commerciali, industriali, professionali e nel caso in cui lo Stato destinatario di informazioni non fosse in grado con reciprocit di trasmettere informazioni
equivalenti (il cd. principio di equivalenza); inoltre esclusa la risposta quando lo Stato interpellato ritenga che lo Stato richiedente non abbia esperito tutte le proprie ordinarie procedure di investigative le che gli
avrebbero informazioni. La norma
l'elencazione,
distinta per Paese, delle imposte alle quali applicabile;
tale elencazione per non riveste carattere esaustivo in quanto ne espressamente prevista l'applicabilit a tutte le imposte di natura identica o analoga che nel tempo verranno create o sostituiranno quelle elencate; a tal fine sancito l'obbligo per gli Stati di comunicarsi tra loro e di segnalare alla Commissione denominazione e date di entrata in vigore di tali imposte. Sempre l'art.1 fornisce la definizione dell'Autorit competente (per l'Italia il Ministro delle Finanze o un suo incaricato) dei relativi oneri e facolt. Lo Stato richiesto, pur non essendo previsto un termine tassativo, ha quindi l'obbligo di fornire le informazioni richieste entro il pi breve tempo possibile (la norma recita "con la massima sollecitudine") e qualora non li abbia disponibili deve attuare tutte le iniziative possibili previste viene dalla legislazione nazionale di per tutti acquisirle; i poteri per e
sancita e di
l'accertamento delle imposte nazionali alle imposte degli altri Stati membri (art.5). Al fine di snellire le procedure e di permettere di risolvere direttamente
applicative, prevista la possibilit di autorizzare la presenza in loco di funzionari tributari dello Stato richiedente (art.6), secondo le concrete esigenze del caso che si sta affrontando, nel rispetto delle modalit stabilite da accordi bilaterali stipulati ai sensi dell'art.9 che devono necessariamente definire status giuridico e modalit di partecipazione dei funzionari esteri; tale previsione (esplicitata nella legislazione Italiana
all'art.31 3c. del DPR 600/73) rappresenta una vera innovazione nel campo della collaborazione
internazionale creando tutta una serie di connessioni sino ad allora impensabili tra le diverse Amministrazioni fiscali Nazionali. Gli artt.9 e 10 sanciscono la possibilit di effettuazione di consultazioni e confronti di esperienze tra gli Stati al fine di migliorare la collaborazione e di elaborare
eventuali integrazioni o innovazioni da proporsi per le regolamentazioni comunitarie; le procedure di
consultazione mirate alla risoluzione di problemi relativi all'applicazione della Direttiva possono svolgersi con comitati composti dalle Autorit competenti dei due Stati interessati in caso di questioni bilaterali o dalle Autorit
competenti di tutti gli Stati membri con i rappresentanti della Commissione per questioni di pi ampia portata; anche l'esito delle consultazioni bilaterali deve essere comunicato alla Commissione. Le Autorit competenti possono poi autorizzare altri funzionari o organi a prendere contatti diretti per l'esame di casi determinati o di gruppi di casi. La comunicazione dei risultati delle esperienze invece riguarda ogni settore della cooperazione ed in
particolare il transfer pricing per ci che concerne i prezzi di trasferimento all'interno dei gruppi di imprese.
Vengono mantenute le tre tipologie di cooperazione gi sperimentate in sede O.C.S.E. e precisamente: a) a richiesta (art.2): facolt di uno Stato richiedere notizie ad un altro su specifiche situazioni allorquando siano state esaurite tutte le possibilit di indagini interne esperibili senza mettere in pericolo i risultati
dell'inchiesta e comporti la necessaria esecuzione di indagini all'estero; rappresenta la principale forma di collaborazione e si attua mediante l'iniziativa
dell'Autorit competente di uno Stato membro (autorit
richiedente) che si rivolge a quella di altro Stato membro (autorit interpellata) per avere tutte le
informazioni necessarie a verificare l'osservanza delle disposizioni previste dalle normative in materia di IVA ed imposte dirette nei confronti di un soggetto ben
determinato; in questo modo, possono essere scambiati documenti, esiti di indagini, attestazioni ufficiali ed eventuali altri elementi utili nel concreto; b) automatico (art.3): concerne determinate informazioni su specifici settori (ad esempio le vendite a distanza e le cessioni di mezzi di trasporto nuovi) definite da un Comitato comunitario appositamente costituito presso la Commissione attuandosi predefinite, in e non presuppone sistematica alcuna a richiesta cadenze su
predeterminate;
proposta di singoli Stati pu essere limitato a questioni bilaterali tra due paesi o riguardare l'interezza degli Stati membri; c) spontaneo (art.4): quando gli organi fiscali di uno
Stato vengono a conoscenza nel corso delle rispettive attivit di situazioni di elusione, evasione o di qualsiasi altro elemento suscettibile di utilizzo in un altro Stato ai
fini dell'accertamento delle imposte, pur in assenza di preventiva richiesta o di precedenti appositi accordi possono trasmettere apposita segnalazione agli
omologhi esteri; la norma prevede espressamente l'avvio di tale procedura quando: - vi siano fondati motivi di ritenere che nell'altro Paese si stia verificando un esonero o una riduzione di imposta anormale; - viceversa quando ottenuta la riduzione o l'esonero d'imposta nel territorio nazionale a ci dovrebbe
corrispondere un aumento dei tributi o l'assoggettamento ad imposta in altro Stato membro; - inoltre attuabile quando si sia accertato che le relazioni di affari tra contribuenti di Stati diversi, svolte per il tramite di una stabile organizzazione facente capo ad uno di essi o per il tramite di terzi, situati anche in altri paesi, stiano d'imposta comportando in uno degli una stati rilevante membri
diminuzione interessati;
- infine viene indicata la fattispecie delle riduzioni di imposta che possano essere derivate da trasferimenti fittizi di utili infragruppo.
Per previsione espressa della norma, lelencazione riveste carattere puramente esemplificativo in quanto tali informazioni possono essere scambiate "in ogni altro caso senza preventiva richiesta" quando vengano
raccolte notizie utili all'accertamento delle imposte in un altro Stato membro.
In caso di difficolt o di impossibilit a fornire le informazioni richieste l'Autorit competente ne dar
immediata notizia all'Autorit richiedente specificando i motivi del rifiuto o la natura degli ostacoli comportanti l'impossibilit di provvedere (art.5). Alle informazioni ottenute in virt della Direttiva in esame viene imposto un vincolo di riservatezza e di tutela che si estrinseca nella facolt di accesso alle stesse solo da parte delle persone che intervengono direttamente nel procedimento (funzionari
dell'Amministrazione fiscale e funzionari eventualmente deputati al controllo dell'attivit di tale Amministrazione) e nella possibilit di utilizzo nel corso di procedimenti giudiziari anche penali salva l'opposizione dell'Autorit competente che le ha fornite.
l'utilizzo anche a fini diversi da quelli fiscali quando tale possibilit sia garantita anche dalla propria legislazione interna, applicando il principio della cosiddetta
parificazione giuridica delle prove in base al quale gli atti amministrativi stranieri assumono efficacia analoga a quella degli atti degli Stati nazionali, in totale contrasto con i dettami dell'antica tradizione giuridica che
propugnava il principio dell'assoluta irrilevanza degli atti amministrativi stranieri; in questo modo, per portare un esempio piuttosto comune, se violazioni fiscali accertate nel territorio nazionale comportano anche evasione nel settore contributivo-previdenziale, essendo consentito dalla legislazione italiana l'utilizzo dei dati e degli elementi anche in quel settore, allo stesso modo ne potr essere autorizzato analogo sfruttamento negli altri Stati. Se le informazioni ricevute da uno Stato possono risultare utili all'Autorit competente di un terzo Stato membro, lo Stato che le ha ricevute, previo nulla-osta dello stato che le ha fornite originariamente, potr trasmetterle (art.7).
raccordo con gli altri sistemi di scambio di informazioni vigenti, sancendo che in caso altri strumenti giuridici garantiscano maggiori obblighi in materia questi
dovranno comunque essere rispettati; si voluto cos tenere conto, in particolare, dell'esistenza delle
convenzioni bilaterali e altres non si vietato agli Stati di servirsi di altri strumenti convenzionali o di stipulare ulteriori convenzioni tra loro. La forma della richiesta, non essendo prevista una modulistica ad hoc e fatta salva la necessit di
formalizzazione per iscritto, da ritenersi libera. La circolare nr. 1 del 27.07.94 del Ministero delle Finanze al punto 3) specifica che le richieste di
informazioni relative alle Direttive in esame debbano essere trasmesse dal Reparto o dall'Ufficio interessato al rispettivo Ufficio Centrale di Collegamento (C.L.O.) che provveder ad inoltrarle al corrispondente organo dello Stato interessato; parimenti il C.L.O. provveder ad attivare l'articolazione interessata al fine di fornire sul territorio nazionale le informazioni richieste dagli altri Stati. La stessa circolare indica inoltre che Comandi ed
Uffici devono, al fine di dare attuazione al flusso informativo relativo all'assistenza spontanea, segnalare al C.L.O. tutte le informazioni in loro possesso che facciano sorgere il sospetto di evasioni ed elusioni d'imposta in altri Stati membri; sempre la Circolare, oltre a fornire altre disposizioni diverse e a ribadire che la forma delle richieste permane libera in attesa di
specificazioni in sede Comunitaria, ricorda ulteriormente agli operatori che le informazioni di cui alla Direttiva 77/799 sono soggette al segreto d'ufficio e devono essere tutelate con la dovuta riservatezza. Si noti che la normativa non prevede alcuna forma di comunicazione al contribuente interessato circa le
comunicazioni dei dati che lo riguardano, secondo un criterio che ritiene della prevalente la riservatezza ai fini
nelloperato
dellaccertamento tributario a detrimento della tutela dei diritti soggettivi.
CAPITOLO QUINTO IL REGOLAMENTO C.E.E. 218/92
L'entrata in vigore dal 1 gennaio 1993 del mercato unico Europeo ha accresciuto ulteriormente le necessit di collaborazione tra gli Stati membri nel settore delle imposte indirette in quanto, venendo meno i controlli alle frontiere in attuazione della libera circolazione delle merci, si avuto un notevole incremento dei rischi di frode ed evasione fiscale; in previsione di tali situazioni si pensato di dover disporre di innovativi strumenti di lotta alle frodi introdotti con il Regolamento 218/92 del 27.01.92. Il Regolamento in parola, prendendo in atto spunto nelle dalla
informatizzazione fiscali, ha
scambio di informazioni basato su pi livelli e dotato di un sistema informatico integrato tra i vari Paesi. Sin dal 1990, a seguito della riunione dei Ministri finanziari degli Stati dell'Unione Europea (Ecofin), era stato avviato uno studio finalizzato a verificare la
realizzabilit di un programma altamente informatizzato, attraverso l'inoltro agli Stati membri di appositi
questionari, integrati da sopralluoghi a campione volti a trarre delle indicazioni tecniche
all'impianto del nuovo sistema di cooperazione. Sulla base dei risultati di tali studi preliminari nato l'attuale sistema che prevede che ogni Stato debba creare un proprio database (art.4 c.1) contenente i codici
identificativi I.V.A. dei propri operatori intracomunitari, l'identificazione informazioni questi anagrafica agli degli scambi archivio stessi, nonch le da
intracomunitari informatico
conservare tali dati immagazzinati per almeno cinque anni e gli stessi devono risultare prontamente disponibili in maniera chiara, completa ed esatta. Viene posto a carico degli Stati membri l'obbligo (art.4 c.4 e 5) di fare in modo che l'accesso alle informazioni sia possibile entro il trimestre successivo a quello cui si riferiscono; nel caso in cui emerga la necessit di aggiungere nuove informazioni che andranno inserite entro il trimestre successivo a quello in cui sono state raccolte anche se relative ad altri periodi. E' prevista la designazione, ove non gi individuate, di Autorit competenti alla gestione dei collegamenti con gli omologhi esteri.
Per uniformare l'identificazione dei soggetti I.V.A. stato stabilito che ogni Stato debba indicare
nell'attribuzione dei codici I.V.A. ai propri contribuenti prima l'indicativo di nazionalit (IT per l'Italia, FR per la Francia, EL per la Grecia e cos via) e poi la stringa numerica (comprendente da 8 a 12 caratteri a seconda dei Paesi), corrispondente alla nostra partita IVA. Attualmente sono previsti tre livelli di scambio di
informazioni, di cui i primi due esclusivamente per via telematica mediante il sistema V.I.E.S. (Vat Information Exchange Sistem) alimentato dal database di cui sopra e dai listings trasmessi alle autorit fiscali dagli operatori intracomunitari; si tratta di un sistema attraverso il quale viene attivato, presso ogni Stato membro, un archivio di dati a base elettronica in cui viene registrata ogni persona fisica o giuridica che riceve o effettua una fornitura intracomunitaria di beni. Le caratteristiche principali dei tre livelli di cui sopra sono attualmente i seguenti: - I livello (art.4 c.2): fornisce in tempo reale i codici di identificazione I.V.A. di tutti gli operatori intracomunitari ed il valore globale di tutti gli acquisti e le cessioni
effettuate dagli stessi nelle quali risultino interessati operatori di altri Paesi membri; gli importi sono espressi nella valuta dello Stato membro che fornisce le
informazioni e sono divisi per trimestri; - II livello (art.4 c.3): fornisce, anche in questo caso immediatamente ed automaticamente, l'elenco di tutti i clienti e fornitori comunitari di un operatore nazionale che abbia effettuato acquisti intracomunitari ed i relativi valori delle operazioni degli con e le gli stesse stessi modalit periodi di di
riferimento del I livello; - III livello (artt.5 e 7): permette accertamenti pi approfonditi e specifici su determinate transazioni
mediante apposite richieste da inoltrare agli omologhi esteri (detto anche follow up). Si tratta quindi del primo sistema di cooperazione realizzato in forma telematica e, tecnicamente, ha
richiesto la creazione di un'apposita rete cui ci si connette mediante 15 elaboratori Ncr (Gateway)
funzionanti sotto sistema operativo Unix, uno per ogni stato membro, che interfacciano i singoli sistemi
informativi e sono collegati fra di loro dalla Value Added
costituita dati
meccanismo utilizzato del tipo client/server nel quale il lato client garantisce la possibilit per l'operatore dello Stato membro di inviare le richieste, mentre il lato server permette di ricevere e di elaborare. Dopo un primo periodo sperimentale in cui solo gli Uffici a livello centrale potevano accedere alla procedura di richiesta dati, ora tale possibilit estesa per gli Uffici finanziari a livello provinciale e per i Comandi della Guardia di Finanza sino ai minori Reparti. Pi nel dettaglio, i primi due livelli permettono di ottenere in via informatica le seguenti informazioni: - controllo dei codici identificativi I.V.A. (per l'Italia partita I.V.A.) degli operatori dell'Unione, completo di dati anagrafici, sede, date di inizio ed eventuale cessazione dell'attivit; importo complessivo delle cessioni che i fornitori ubicati nello Stato cui viene inoltrata la richiesta hanno effettuato nei confronti di un soggetto
nazionale identificato dal codice I.V.A.;
identificato dal codice I.V.A. ed importo delle relative cessioni effettuate da operatori dello Stato cui si inoltra la richiesta. - importo complessivo degli acquisti che i clienti ubicati nello Stato cui viene inoltrata la richiesta hanno effettuato da un soggetto nazionale identificato dal codice I.V.A.; - elenco dei clienti di un soggetto nazionale identificato dal codice I.V.A. ed importo dei relativi acquisti effettuati da operatori dello Stato cui si inoltra la richiesta; - elenchi di tutti i contribuenti nazionali che abbiano effettuato operazioni di qualsiasi tipo con determinati operatori esteri. Il terzo livello ha invece una procedura simile a quella degli altri sistemi di cooperazione internazionale ed esperibile solo qualora le informazioni ottenute nei primi due livelli non siano sufficienti, siano state altres esperite tutte le fonti di informazione tradizionali e lo Stato richiedente sia in grado di fornire in caso di necessit analoghe informazioni;
specifici, che gli organi procedenti devono inoltrare allo Stato estero per il tramite del C.L.O. e che, come chiarito anche dalla Circolare nr.1 del 27.07.94 della Segreteria Generale del Ministero delle Finanze, Ufficio Relazioni Internazionali, permette di ottenere
informazioni pi dettagliate quali tipo ed estremi di documenti fiscali (ad. esempio numero, data ed importo di fatture), natura, qualit e quantit di merce scambiata, mezzi di trasporto utilizzati, modalit di pagamento (mezzi di pagamento, banche di appoggio) ed eventuali altre notizie non tassativamente elencate, nonch copia di documentazione eventualmente utile. Per la loro esecuzione possono richiedere anche l'effettuazione di accessi e controlli diretti da parte delle Amministrazioni finanziarie estere e, anche per questo tipo di onere particolare, presuppongono l'esperimento di ogni
controllo utile a livello nazionale e la condizione di reciprocit, dovendo lo Stato richiedente essere in grado di aderire, in caso di analoga richiesta. Per l'ampiezza di previsione il terzo livello pu essere considerato la trasposizione
controlli che ogni Amministrazione fiscale normalmente opera nell'ambito nazionale in caso di dubbi su
determinate informazioni (in Italia abbiamo i cosiddetti controlli incrociati). Come abbiamo visto l'unico canale nazionale abilitato a trasmettere e ricevere le richieste il C.L.O. come ribadito anche dal foglio nr.80315 del 27 luglio 1994 a firma del Segretario Generale del Ministero delle
Finanze. La Direttiva prevede poi che l'Ufficio centrale interpellato ha l'obbligo di fornire le informazioni entro il pi breve tempo possibile e comunque entro tre mesi dalla data di ricezione della richiesta; nel caso in cui
l'Amministrazione richiedente ritenga trattarsi di un caso urgente potr indicare nella domanda un termine di risposta inferiore. Qualora la legislazione nazionale dello Stato richiesto preveda la necessit di una comunicazione al
contribuente dell'avvenuto scambio di informazioni, tali norme potranno continuare ad essere applicate solo se la loro applicazione non possa comportare il rischio di compromettere l'indagine fiscale in corso nel Paese
(art.8);
espressa di riservatezza e lo Stato richiesto non dar corso alla comunicazione. Onde evitare il proliferare di richieste di III livello di minore entit, data lonerosit per l'Amministrazione richiesta in termini di impiego del personale e di risorse, la Commissione delle Comunit europee con decisione C (97) 3356 DEF. dell'11.11.97 ha stabilito che le richieste della specie possano essere inoltrate solo se aventi per oggetto operazioni aventi un valore complessivo, IVA esclusa, superiore ai 1500 Ecu per singolo soggetto passivo indipendentemente dal numero di operazioni interessate e fatti salvi i casi particolari in cui le Autorit richiedenti potranno avanzare le richieste anche per operazioni di valore complessivo inferiore esprimendo opportune motivazioni; comunque espressamente
indicato nel Regolamento 218/92 che, in ogni caso, il numero e il tipo di informazioni richieste devono essere tali da non imporre all'Amministrazione interpellata un onere amministrativo eccessivo.
Per snellire le procedure di collaborazione previsto che le richieste debbano essere inoltrate compilando un apposito modulo riportante la necessaria indicazione dei codici I.V.A. per degli le operatori di interessati, carattere denominato bilaterale
SCAC93;
prevista la possibilit di comunicazione diretta tra le Autorit competenti, nonch la stipula di accordi volti a consentire ad altre Autorit di stabilire contatti diretti per casi specifici o determinate categorie di casi. Al contrario di altri Paesi europei ove esiste un'unica Autorit che si occupa della gestione di tale tipo di assistenza amministrativa, per l'Italia la Direttiva nr.368 del 07 gennaio 1994 del Ministero delle Finanze ha stabilito che le Autorit competenti siano quattro e precisamente il Se.C.I.T., il Dipartimento delle Entrate, il Dipartimento delle Dogane e delle Imposte Indirette e il Corpo della Guardia di Finanza, rappresentanti delle quali compongono il C.L.O.; a loro volta i rappresentanti dei C.L.O. nazionali compongono a livello europeo lo S.C.A.C. che ha il compito di coordinare la cooperazione amministrativa in materia di I.V.A. tra gli Stati membri, delineandone le strategie,
problematiche applicative, prospettando l'adozione di specifiche azioni antifrode e individuando i possibili miglioramenti del sistema di collaborazione. Come abbiamo accennato in precedenza previsto che le informazioni inserite nel sistema informatico V.I.E.S. debbano derivare dai listings compilati dagli operatori di ciascuna Nazione; la Circolare nr.103 del 01.07.94 del Ministero delle Finanze, Dipartimento delle Entrate ha inteso chiarire che, per lItalia, con tale nome possono essere individuati i modelli tipo Intrastat previsti dal Regolamento C.E.E. nr.3330/91 e successive modifiche approvati con il D.M. 21.10.92 e precisamente: - modello INTRA-1 riportante i dati generali dell'elenco riepilogativo delle cessioni; modello INTRA-1 bis riportante il riepilogo delle
cessioni effettuate nel periodo; - modello INTRA-1 ter riportante le variazioni, apportate dai contribuenti agli elenchi delle cessioni dei periodi precedenti; - modello INTRA-2 riportante i dati generali dell'elenco riepilogativo degli acquisti;
- modello INTRA-2 bis riportante il riepilogo degli acquisti effettuati nel periodo; - modello INTRA-2 ter riportante le variazioni, apportate dai contribuenti agli elenchi degli acquisti dei periodi precedenti. Tali modelli devono sempre riportare il codice
identificativo I.V.A. dell'operatore nazionale, quello degli operatori stranieri e gli importi delle operazioni; la periodicit di presentazione mensile per i contribuenti che, nell'anno precedente, per un hanno realizzato scambi a
.300.000.000 per le vendite e .200.000.000 per gli acquisti, trimestrale per importi tra i .50.000.000 ed i .200.000.000 per gli acquisti e tra i .75.000.000 per le vendite, annuale per i restanti operatori; vengono
indicati altres i dati delle operazioni triangolari e delle cessioni temporanee a scopo di lavorazione. La presentazione dei modelli deve avvenire presso uno degli Uffici della Circoscrizione Doganale competente per territorio con riguardo al domicilio fiscale del
contribuente; Il Dipartimento delle Dogane raccoglie tale massa di dati e li trasmette all'Anagrafe Tributaria, che
provvede alla loro elaborazione ed all'inserimento nel V.I.E.S. al fine di renderli disponibili agli altri Stati; sulla scorta di tali dati viene altres trasmesso agli altri Stati l'elenco degli operatori stranieri che hanno acquistato in Italia con il relativo ammontare espresso in lire italiane. Ogni Paese alla ricezione della lista provvede al
riscontro dei dati segnalando la presenza di eventuali codici I.V.A. cessati, sconosciuti, non attivi o errati (i cosiddetti OMCTL); sulla base di tali segnalazioni gli Uffici doganali invitano i contribuenti a fornire
chiarimenti in merito, segnalando agli uffici I.V.A. ed all'I.S.T.A.T. le eventuali violazioni di natura fiscale e/o statistica. Nell'ambito della richiamata Circolare nr.103 del 1994 viene precisato che le funzioni telematiche sono
riservate esclusivamente alle attivit di controllo e quindi esclude tassativamente che le stesse possano essere utilizzate per fornire informazioni ai contribuenti; unica eccezione prevista la possibilit di confermare, dietro espressa richiesta del privato, la correttezza o meno di un codice I.V.A. e dei dati ad esso associati;
proseguendo, la stessa Circolare descrive nel dettaglio
le modalit pratiche di interrogazione del terminale V.I.E.S. con una panoramica completa delle funzioni attivabili e della successione delle schermate e delle opzioni presenti. Anche la Circolare nr.173/D del Ministero delle Finanze del 04.10.94 si occupata dell'applicazione del
Regolamento nr.218/92 affrontando in particolare le modalit di accesso alle interrogazioni dei tre livelli da parte delle Dogane, che sostanzialmente ricalcano
quelle previste per i funzionari delle altre strutture dell'Amministrazione finanziaria gi viste, con
lindicazione del C.L.O. nazionale di riferimento per le stesse, richiamando anche per tali articolazioni il
rispetto del segreto d'ufficio, nonch evidenziando che anche le Dogane potranno essere coinvolte attivamente per fornire risposte ad eventuali richieste provenienti da C.L.O. di altri Stati membri. Oltre che per lo scambio dei dati il sistema V.I.E.S. viene utilizzato per il monitoraggio statistico circa il raggiungimento commerciale e degli di obiettivi di integrazione in
particolare vengono rilevati, per trimestre, il numero di
elenchi Intrastat elaborati, gli importi delle transazioni comunitarie, il numero di tali elenchi errati e relativi importi, il numero delle gi citate segnalazioni di errore OMCTL ed il numero di interrogazioni di I e II livello inoltrate e di quelle pervenute. Il regolamento C.E.E. nr.218/92, all'art.12, prevede
anche la progressiva creazione di procedure rapide di scambi informativi bilaterali tra Stati sulle questioni di interesse comune, caratterizzate da spontaneit
reciproca e sistematicit dei rapporti; in tale ottica sono in corso sperimentazioni di comunicazioni di "operazioni sospette", indicative di possibili frodi tra il Corpo della Guardia di Finanza e la Direzione Generale francese basate sulla compilazione attiva di apposite schede di dei
soggetti e le anomalie riscontrate tra i dati emergenti in sede di controllo e quelli ricavati dalle interrogazioni di I e II livello. Le schede vengono raccolte con cadenza mensile e inviate all'omologo estero tramite il Comando Generale della Guardia di Finanza; se tale sistema sperimentale fornir risultati positivi potr esserne
prevista la standardizzazione e l'estensione ad altri Paesi e ad altre Amministrazioni finanziarie. Sulla base delle previsioni della Direttiva 77/799 e sue modifiche e del Regolamento 218/92 stato inoltre attuato, Centrale, solo il a livello di Amministrazione "SCENT fiscale fiscale"
(System of Customs Enforcement Network) che, sempre su base elettronica, consente lo scambio di messaggi su modelli standardizzati (ma prevista in caso di
necessit la possibilit di utilizzare corrispondenza a testo libero e/o cifrata) circa: - traffici occulti o semi-occulti di merci, interessati da utilizzo di sottofatturazioni o false fatturazioni; - individuazione di imprese clandestine e di luoghi di scarico e deposito di merci; - societ di comodo (le cd. "cartiere") destinate a creare uno schermo tra venditore e compratore e che omettono i versamenti dell'I.V.A. dovuta; - societ di breve durata beneficianti di rimborsi I.V.A. e destinate a scomparire prima degli eventuali controlli; - regimi speciali I.V.A..
La rete consente, altres', l'accesso a altre banche dati, pubbliche o private, la cui interrogazione pu rilevarsi estremamente utile al momento delle ricerche. Lo scopo di tale sistema quello di portare rapidamente a conoscenza delle Amministrazioni interessate le
informazioni su casi di accertata o possibile frode mediante comunicazioni sui flussi di merci e sulle modalit di scoperta delle frodi e delle relative modalit attuative, permettendo cos di adottare le opportune contromisure e la preparazione di mirate operazioni di controllo; in questo caso lutilit' del sistema antifrode in oggetto precipuamente da individuarsi nel fatto di avere a disposizione delle informazioni trasmesse
rapidamente e discretamente allo scopo di smantellare tali dannosi circuiti. In ottemperanza al contenuto della Direttiva n.
92/12/CEE del 25.2.1992 stata creata unapposita sezione del sistema dedicata alle accise; secondo il dettato della Circolare n. 151 del 10.05.93 del
Dipartimento delle Dogane lutilizzo della rete in tale particolare comparto attribuita alla Divisione I della Direzione Centrale dell'imposizione
coordinamento del servizio di controllo antifrode e del collegamento con i corrispondenti organismi esteri
nell'ambito delle violazioni delle norme concernenti le accise.
CAPITOLO SESTO ALTRI CASI DI COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE
a) Regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio dell'11 novembre 1996 relativo ai controlli e alle
verifiche "sul posto" Si tratta di controlli costituite effettuati ai fini da della Commissioni tutela degli
interessi finanziari delle Comunit Europee contro le frodi e le altre irregolarit. Nella Circolare n. 2561/1997 del Comando Generale della Guardia di Finanza - III Reparto Operazioni - viene fornita una descrizione alquanto dettagliata del
Regolamento in esame, ove vengono opportunamente evidenziati anche i connessi aspetti di utilit ai fini dell'accertamento dei tributi. La norma in oggetto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunit Europee, serie L., n. 292/2, in data 15.11.1996, si colloca nel contesto dei provvedimenti
comunitari riguardanti i controlli che i funzionari e gli agenti della Commissione Europea possono svolgere
all'interno dei singoli Stati membri e presenta profili di assoluta novit ed estrema delicatezza I controlli cos disciplinati, non sostituiscono ma si aggiungono a quelli previsti dagli analoghi provvedimenti comunitari, relativamente ai singoli specifici settori in cui pu manifestarsi una lesione degli interessi finanziari europei; tuttavia differiscono da questi per alcuni
aspetti, cos individuati: - lampia autonomia riservata all'iniziativa delle Autorit comunitarie; la collaborazione del singolo Stato membro, bench
necessaria, non deve causare ritardi nell'esecuzione degli interventi; - la piena utilizzabilit nei procedimenti amministrativi e giudiziari nazionali delle "relazioni di controllo" redatte dai funzionari comunitari con obbligo per le Autorit competenti degli Stati membri di fornire a tali funzionari la completa conoscenza delle norme nazionali
procedurali e sostanziali relative allo svolgimento delle ispezioni.
effettuati sul posto, all'interno degli Stati membri e presso gli operatori interessati, direttamente dai
funzionari e agenti della Commissione per finalit di tutela degli Interessi finanziari dell'Unione Europea, possono riguardare tutti i settori di attivit della
Comunit che, secondo il predisposto dall'U.C.L.A.F
devono intendersi come le
risorse proprie tradizionali, compresi i tributi doganali (ma IVA esclusa), nonch (quelle gestite ed le erogate spese, sia dirette dalla
Commissione Europea, in favore di singoli beneficiari) sia indirette (cio gestite ed erogate dagli Organismi degli Stati membri). Le finalit e i presupposti dei controlli e delle verifiche, vengono risultano essere i seguenti: - gravit o transnazionalit delle irregolarit; - situazione di uno Stato membro che esiga, in un caso particolare, il rafforzamento del sistema dei controlli e delle verifiche sul posto; questa previsione risponde all'esigenza di assicurare un livello di tutela degli
interessi finanziari comunitari "equivalente" in tutto il territorio dell'Unione; - richiesta dello Stato membro interessato. Lo Stato membro deve essere informato con un anticipo di norma non inferiore alle due settimane, tranne casi di estrema urgenza debitamente motivati dalla
Commissione; l'informazione si sostanzia nella notifica di un atto contenente l'indicazione di tutti i fatti e le circostanze che rendono necessaria l'ispezione e delle generalit dei soggetti coinvolti. La collaborazione in sede preparatoria deve trovare espressione, se necessario, in apposite riunioni
operative da tenersi prima dell'ispezione fra i funzionari e gli agenti della Commissione e i rappresentanti delle competenti Autorit nazionali; in queste occasioni la Commissione controllo"; lo nominer Stato i membri decidere del di "gruppo di
partecipare verifiche dalla
all'ispezione e in tale ipotesi, i controlli e le "sul posto" sono effettuati
"congiuntamente
Commissione e dalle Autorit competenti dello Stato stesso".
In ogni caso, la realizzazione del controllo in forma congiunta, non deve causare ritardi tali da pregiudicare la rapidit e l'efficacia dell'operazione. Il soggetto passivo dei controlli pu essere qualunque operatore economico, quando sussistano motivi per ritenere che abbia violato una disposizione comunitaria da cui possa derivare una lesione gli degli "altri interessi operatori rivelarsi
finanziari interessati"
comunitari, il cui
nonch pu
indispensabile per acquisire elementi decisivi in ordine alle irregolarit commesse dai soggetti direttamente interessati all'intervento, con cui abbiano intrattenuto rapporti d'ordine commerciale (in pratica, quella forma di riscontro "a valle" e "a monte , comunemente nota come "controllo incrociato"). Entrambe le categorie di "operatori" sono ''tenute a permettere l'accesso ai locali, terreni, mezzi di trasporto e altri luoghi adibiti ad uso professionale"; trattandosi di controlli di tipo amministrativo, agli effetti del
Regolamento in esame
nonch, pi in genere, nel
quadro del diritto comunitario restano esclusi dalla
possibilit di accesso i luoghi di pertinenza dei oggetto interessato che attengono alla sua sfera privata. Le attivit ispettive devono essere svolte sotto l'autorit e la responsabilit dei controllori della Commissione, in capo ai quali spetta la titolarit dell'intervento compresa la verbalizzazione e contestazione delle violazioni; ai controlli possono partecipare gli "esperti nazionali" gi messi a disposizione della Commissione dallo Stato membro ( opportuno per chiarezza espositiva
rammentare che i funzionari dei singoli Stati distaccati presso l'Unione Europea si distinguono in agenti
temporanei ed in esperti nazionali; i primi entrano a pieno titolo fra i funzionari degli Organi Comunitari e di conseguenza possono anche essere impiegati quali controllori della Commissione, mentre i secondi, non essendo inseriti organicamente solo svolgere nelle la strutture di
comunitarie, osservatori). Ai
controllori" e
operazioni oggetto del controllo, necessarie per il buon esito dello stesso, "alle
controllori amministrativi nazionali e nel rispetto delle legislazioni nazionali". Pi nel dettaglio, i funzionari e gli agenti della
Commissione possono utilizzare gli stessi strumenti di controllo di cui si avvalgono i controllori amministrativi nazionali e acquisire copia dei documenti d'interesse. Il novero di poteri dei "controllori" comunitari stato ulteriormente specificato in una decisione congiunta del Consiglio e della Commissione, in base alla quale stato garantito l'accesso ai documenti amministrativi ed alle informazioni in possesso delle Autorit nazionali che devono consentire l'accesso a tutte le informazioni necessarie, comprese quelle ottenute dai controllori nazionali nel corso sono di a indagini giudiziarie, delle se tali
amministrative nazionali"; viene cos posta la regola per cui non pi possibile opporre il segreto d'ufficio n tantomeno quello istruttorio, se le Autorit
amministrative nazionali siano gi in possesso delle informazioni. Inoltre l'avvio nello Stato membro di un procedimento giudiziario non costituisce
unispezione
qualora, per, il codice nazionale di procedura penale stabilisca che solo alcuni funzionari sono autorizzati a svolgere determinati compiti, escluso che la
Commissione possa sostituirsi o assisterli nell'esercizio delle loro funzioni. In altri termini, la Commissione non pu partecipare alla perquisizione dei locali o agli interrogatori nazionale, in previsti quanto dal ne diritto processuale penale prevista
lesecuzione da parte di soggetti rivestenti le qualifiche di Polizia Giudiziaria, i quali sono tassativamente
individuati dalla legge. La Commissione sar per informata dei risultati di tali azioni, previo e nulla-osta pu altres dellAutorit richiedere Giudiziaria e
ulteriori notizie. Particolare attenzione merita lart.8 che evidenzia come le notizie comunicate o ottenute a norma del
regolamento stesso sono coperte dal segreto dufficio e non possono essere utilizzate dalle istituzioni
Comunitarie a fini diversi da quelli della tutela degli interessi finanziari della Comunit; ma analogo divieto
non viene posto per quanto riguarda gli agenti nazionali in quanto le Autorit nazionali, potranno utilizzare per altri motivi le notizie da questi acquisite, ivi compresi quelli legati allaccertamento tributario, quando ci sia consentito dalle rispettive legislazioni nazionali e,
qualora siano state acquisite in altro Stato membro, vi sia il consenso dello stesso. Si pu quindi ritenere la piena ammissibilit dell'utilizzo a fin fiscali dei dati acquisiti nei corso dei controlli in esame, cui abbiano partecipato appartenenti alla
Amministrazione Finanziaria nazionale; tali funzionari, partecipanti 2185/96, ai controlli di cui al Regolamento n. ed alla
direttamente all'occorrenza, fiscali
autonomamente contestazione
procedere, delle violazioni
riscontrate, compilando gli atti di rito ed inviandoli agli Organi competenti. E' fatto, poi, obbligo alla Commissione, nell'ipotesi di controllo svolto senza la collaborazione dello Stato, di comunicare quanto prima allo Stato membro interessato "qualsiasi fatto o sospetto relativo ad irregolarit di cui
ha avuto conoscenza nel corso del controllo o verifica sul posto". Le relazioni di controllo e verifica della Commissione, devono essere redatte tenendo conto dei requisiti di procedura previsti dalla legislazione dello Stato membro interessato; gli elementi materiali e di prova raccolti in ordine ai quali i provvedimenti cautelari devono essere adottati dagli agenti nazionali - sono acclusi come allegati alle relazioni dei "controllori" della Commissione; queste ultime costituiscono, alla stessa stregua ed alle medesime condizioni di quelle redatte dai controllori amministrativi nazionali, elementi di prova che possono essere ammessi nei procedimenti amministrativi o
giudiziari dello Stato membro; come tali, esse hanno identico valore degli atti amministrativi redatti dagli agenti nazionali, anche qualora siano firmate soltanto dai "controllori" comunitari. In ogni caso, nell'ipotesi di controllo congiunto, gli agenti nazionali che hanno partecipato alle operazioni, controfirmeranno la relazione compilata dai funzionari ed agenti comunitari.
"controfirma" dello
ispettive; pertanto essenziale che i 'controllori' della Commissione requisiti di siano adeguatamente previsti orientati dalla circa i
nazionale in tema di compilazione e trasmissione di atti, al fine di evitare che le relazioni da essi prodotte perdano ogni efficacia. Qualora il soggetto si opponga allaccesso possono essere utilizzati gli ordinari poteri di polizia tributaria e/o giudiziaria da parte degli agenti nazionali ai quali in questo caso si trasferir la direzione del servizio.
b) cooperazione ai fini doganali nella Comunit Europea Gli strumenti di riferimento nellambito Europeo per la
collaborazione in materia doganale sono la convenzione di Napoli del 07.09.67, ratificata dallItalia con L806/71 e il Regolamento CEE del Consiglio nr.1468/81 del 19.05.81. Il primo documento volto alla prevenzione, ricerca e repressione delle infrazioni, consumate o tentate alle leggi ed ai regolamenti
allimportazione, esportazione e transito di merci; in tale ottica sono state sancite alcune modalit di scambio di informazioni, leffettuazione di sorveglianza di persone, veicoli o merci, nonch lo scambio di funzionari. Le informazioni possono riguardare tutti i dati e le notizie necessari alla corretta applicazione dei dazi doganali e degli le altri diritti di sono, importazione come ed
nellambito di altre forme di collaborazione, che la comunicazione non risulti contraria allordine pubblico e ad altri interessi fondamentali dello Stato richiesto e che vi sia la condizione di reciprocit, ossia in caso di richiesta analoga lo Stato richiedente sia in grado di espletare corrispondenti indagini ed accertamenti. Si possono richiedere informazioni circa liste di merci sensibili a pi alto rischio di frode, informazioni circa singole operazioni doganali sospette, scambio di
esperienze su sistemi di frode doganale scoperti. Lo scambio di funzionari invece prevede, previo
preliminare accordo tra le Autorit doganali interessate, la possibilit di acquisire direttamente presso gli Uffici del corrispondente servizio di un altro Paese ogni
informazione risultante da registri ed altri documenti ivi detenuti, di assistere ad operazioni di polizia doganale svolte dagli Organi dellaltro Paese quando vi siano in gioco interessi del la doganali relativi estero, al di Paese di
appartenenza direttamente
doganale del Paese di appartenenza, di comparire come testimoni o esperti di fronte alle Autorit Giudiziarie di un altro Stato. Con labbattimento delle barriere doganali tra i Paesi membri, limportanza di tale convenzione venuta via via scemando e continua ad essere applicabile solo nello sviluppo dei casi, sempre pi rari, relativi agli anni antecedenti all01.01.93. Il Regolamento CEE nr.1468/81 invece concerne la corretta applicazione della normativa doganale ed
agricola e riguarda la collaborazione tra le Autorit amministrative dei Paesi membri e tra queste e la Commissione, con riguardo ai tributi doganali ed
equivalenti, nonch alle erogazioni del Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia (FEOGA); il
contenuto a livello collaborativo il medesimo della
Convenzione di Napoli con un pi spiccato richiamo a forme di comunicazione ed assistenza spontanea; viene inoltre stabilito il ruolo di coordinamento da svolgersi a cura della Commissione cui andranno comunicate tutte le infrazioni ritenute di rilievo, nonch valutazioni e proposte circa problematiche o lacune della
regolamentazione di mutua assistenza; la validit di tale Regolamento rimasta immutata con labbattimento delle frontiere interne Comunitarie, sia per laspetto concernente le politiche agricole comuni, sia per la collaborazione tra Amministrazioni doganali per la
protezione della frontiera doganale comune dai tentativi di contrabbando e di frode. Degna di menzione la presenza del sistema doganale informatizzato denominato Scent doganale che, gestito operativamente Commissione-DG informazioni dallUCLAF XXI, in e tecnicamente di dalla
permette tempo reale
scambiare alle diverse
Amministrazioni Doganali tra loro e tra queste e la Commissione; tale sistema informatico sar
ulteriormente potenziato grazie allistituzione, da parte della Commissione (con provvedimento pubblicato sulla
G.U. CEE nr.316 del 27.11.95) di un sistema parallelo denominato SID (Sistema Informativo Doganale) che, alla sua entrata in vigore, permetter di inserire notizie circa soggetti, mezzi e merci sospette di frode con apposite segnalazioni.
c) accordi di cooperazione per fini doganali con Paesi terzi LItalia, ormai parte essenziale della linea doganale Comunitaria, ha stipulato nel tempo convenzioni
bilaterali di mutua assistenza amministrativa per la prevenzione e la repressione delle violazioni doganali con alcuni paesi extra-U.E. tra cui lAlgeria, la Tunisia, il Marocco, i Paesi dellex Jugoslavia e gli Stati Uniti. Anche in questo caso lorigine degli accordi da ricercarsi nel grave pregiudizio che le infrazioni doganali possono creare agli interessi economici, fiscali e
commerciali degli Stati. In virt di tali accordi le Amministrazioni doganali (comprendendo espressamente in tale dicitura anche la Guardia di Finanza) provvedono a due tipi di scambi di informazioni:
- a richiesta, di ogni notizia necessaria a comprovare lintroduzione di merci nello Stato nel rispetto delle leggi, nonch ogni informazione atta ad assicurare lesatta percezione dei dazi doganali e degli altri diritti di importazione quali: la determinazione del valore in dogana, la posizione tariffaria delle merci e la loro origine; previsto che vengano effettuate apposite indagini qualora lamministrazione richiesta non
disponga direttamente dei dati; - di iniziativa, con riguardo ad ogni informazione ritenuta utile al contrasto delle violazioni doganali, ivi comprese descrizioni di nuovi metodi o tecniche di frode scoperti. Una forma di collaborazione quella doganale di minore
importanza dellItalia
dallappartenenza Mondiale delle
allOMD
Dogane) fondata nel 1950 a Bruxelles e ratificata nel 1952; in tale ambito fu emanata nel 1953 una
raccomandazione che stimolava i Paesi aderenti alla stipula di apposite convenzioni bilaterali e sensibilizzava a consentire leffettuazione di controlli a richiesta di altri Paesi aderenti su spedizioni, persone, automezzi,
aeromobili e natanti sospettati di contrabbando; pur non
avendo stipulato alcuna delle sollecitate convenzioni bilaterali e senza vincoli quindi di tassativit di risposta, tale raccomandazione permette ancora una, seppure limitata, forma di collaborazione con venticinque Stati extra-CEE, con i quali non esistono altri tipi di contatto nello specifico settore. LOMD ha altres predisposto nel 1977 la convenzione di Nairobi circa la prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni doganali, ma lItalia nel 1983 ne ha ratificato la sola parte relativa al traffico di sostanze stupefacenti e psicotrope, senza aderire quindi per quanto riguarda la generalit delle tipologie di contrabbando.
d) la collaborazione internazionale nel settore delle accise Nel settore delle accise, concernente quei tributi che nellambito dellarmonizzazione fiscale Europea hanno soppiantato le vecchie imposte di fabbricazione
nazionali sui prodotti ad alta incidenza fiscale quali gli oli minerali, lalcole e le bevande alcoliche e i tabacchi, sono state emanate a successiva integrazione tra loro, le Direttive nr.92/12/CEE del Consiglio del 25.02.92,
nr.92/108/CEE 22.12.94.
nr.94/74/CEE
Oltre a contenere le norme relative ai controlli sulla fabbricazione, lavorazione, detenzione e trasporto dei particolari prodotti, vengono poste le basi per
unefficace collaborazione internazionale; non solo sancita la gi accennata estensione della Direttiva 77/799, ma allart.19 prevista listituzione di controlli per sondaggio la cui effettuazione procedure pu avvenire di
collaborazione tra gli Stati. E stato cos progettato il sistema S.E.E.D. (System for Exchange Excise Data) che, a partire dai dati ricavabili dai documenti di accompagnamento previsti esibiti nel corso dai controlli, dovrebbe costituire una banca dati aggiornata circa la movimentazione dei prodotti sottoposti ad accisa; tale sistema una volta pronto sar innestato sulla gi
esistente rete dello Scent fiscale. In attesa dellapplicazione definitiva, le Amministrazioni si scambiano su base spontanea o a richiesta le
informazioni ritenute di interesse con documenti cartacei redatti su modelli prestampati
dinformation; in questa fase transitoria la richiesta con tale sistema non vincola lAmministrazione ricevente alla risposta. E in corso inoltre il censimento, tramite
apposite banche dati nazionali, di tutti gli operatori del settore e, mensilmente, aggiornamenti su floppy disk vengono scambiati tra le Amministrazioni dei vari Paesi ed inoltrati anche alla Commissione; tale patrimonio informativo comprendente dati identificativi e codice di accisa destinato a costituire la base del sistema Seed, in analogia a quanto in atto per il sistema Vies.
e) i programmi Matthaeus tax e Fiscalis Sempre nel quadro della realizzazione del Mercato unico le Amministrazioni hanno avvertito l'esigenza, oltre che di migliorare la cooperazione, anche di individuare forme comuni di accertamento dei tributi comunitari e nazionali. Le Istituzioni europee, in base al dettato dell'art. 209 del Trattato CE al fine di rafforzare la cooperazione, devono facilitare l'attivit d collaborazione tra i servizi
competenti degli Stati membri a tutela degli interessi finanziari della Comunit contro le frodi.
La Commissione ha individuato vari aspetti di interesse comune tra cui la necessit di un avvicinamento dei regimi sanzionatori amministrativi e penali, la pi
efficace organizzazione dei servizi nazionali di controllo di lotta alle frodi, linterscambio informativo costante delle notizie acquisite dai servizi nazionali nel corso delle loro ispezioni attraverso una maggiore col-
laborazione tra le Autorit competenti. Alla luce di quanto sopra, la Comunit aveva realizzato un programma di formazione del personale addetto alla fiscalit indiretta sviluppatosi nel quinquennio 1993/97, conosciuto come Matthaeus Tax ed adottato con
Decisioni del Consiglio 95/588/CEE del 29 ottobre 1993 e 95/279 del 12 luglio 1995. Tale progetto prevedeva scambi di personale, seminari e la creazione di programmi didattici comuni da impiegare nelle scuole di formazione dei funzionari tributari degli Stati membri. Le radici del programma vanno ricercate in alcuni esperimenti svolti in campo doganale e nei risultati positivi conseguiti da un primo progetto pilota svoltosi nel triennio 1991/93.
Assolutamente innovativo era il fatto che, i funzionari esteri partecipanti allo scambio assumessero lo stesso status giuridico del personale nazionale e soggiacessero al medesimo vincolo di segretezza circa le informazioni e le notizie di cui fossero venuti a conoscenza nel corso di tali attivit. Per ci che riguarda il primo aspetto, ossia i programmi comuni di formazione, le caratteristiche individuate sono state le seguenti: a) porre laccento sugli aspetti comunitari del lavoro degli addetti al controllo della fiscalit indiretta; b) preparare tali funzionari nazionali alla partecipazione agli scambi previsti nel quadro del programma
Matthaeus Tax; c) creare un livello di formazione equivalente; d) addestrare alluso degli strumenti nell'ambito forniti del dalla
cooperazione unico.
Ad ogni Amministrazione veniva lasciata la libert di definire le modalit di attuazione didattiche e temporali della formazione creando per un flusso, di materiale didattico, di formatori e di aiuti fra gli Stati membri; pro126
grammi categorie
potevano in
essere possesso
realizzati di
esperienze professionali. Anche il Consiglio economia e finanza si espresse favorevolmente su tale progetto evidenziando che
assume notevole importanza, ai fini della lotta antifrode, l'organizzazione di corsi di formazione e d'informazione destinati ai funzionari della Commissione e degli Stati membri. Nel corso dei cicli di formazione, particolare attenzione stata rivolta alla descrizione delle tecniche di frode volte a trarre indebiti profitti dai sussidi europei o per eludere il pagamento delle imposte. Sono altres stati predisposti dei seminari tematici, nel corso dei quali venivano costituiti gruppi di lavoro che si dedicavano allo studio di una determinata problematica (workshops) e sulle cui conclusioni si svolgevano
riflessioni in seduta plenaria. I partecipanti erano poi tenuti a redigere apposite relazioni da diramare allinterno delle Amministrazioni di appartenenza al fine di rendere patrimonio comune l'esito degli incontri e delle esperienze ivi tratte.
Nellottica di favorire la conoscenza reciproca tra i funzionari fiscali dei Paesi membri furono predisposti degli scambi di personale. Lo scopo principale consisteva nel fornire una migliore comprensione reciproca dell'organizzazione, dei metodi e delle procedure vigenti nei diversi Stati membri, sia a livello pratico sia teorico; a tal fine l'art. 5 della Decisione 93/588/CEE prevedeva l'impiego dei
funzionari ospitati nelle attivit operative delle Amministrazioni riceventi. Ovviamente era richiesto che i partecipanti avessero una conoscenza sufficiente della lingua estera del Paese ove venivano avviati; all'inizio di ogni anno, la Commissione e gli Stati membri, concordavano il numero di funzionari da inviare e da ospitare. La formulazione originaria prevedeva cicli di due
settimane delle quali la prima destinata allillustrazione delle attivit dell'Amministrazione ospitante e la seconda alle visite nei diversi settori. Successivamente, al fine di rendere maggiormente
operativi i periodi di applicazione, furono previsti tre tipi di scambio:
- generale, che ricalcava lo schema originario con presentazione della struttura e dell'organizzazione
dell'Amministrazione ricevente e una serie di visite ai servizi della stessa; - singolo (c.d. simple), che consisteva in una o due settimane trascorse dal singolo funzionario in altro Paese membro, dove avrebbe operato con un collega di quello Stato; - mirato (c.d. cibl), nel quale i funzionari provenienti da diversi Paesi membri, prenderanno conoscenza diretta di aspetti specifici e d'interesse comune
dell'Amministrazione fiscale dello Stato ospitante. Le spese dellintero programma erano a carico della Comunit' che, all'inizio di ogni esercizio, stabiliva lammontare di fondi spettanti ad ogni Stato membro secondo la misura previamente concordata in sede del Comitato Matthaeus Tax. I partecipanti, al fine di predisporre funzionari capi ufficio programmi con e
differenziati, venivano distinti in mansioni direttive
funzionari delle Amministrazioni centrali e regionali), funzionari con mansioni di inquadramento e di comando
ed, eventualmente, con compiti operativi (soprattutto funzionari incaricati del controllo fiscale e della lotta alla frode) e agenti con mansioni esclusivamente operative ma con poteri decisionali. In ogni Stato membro doveva essere nominato un Coordinatore nazionale del progetto Matthaeus Tax il quale annualmente doveva predisporre un piano di ripartizione degli scambi circa i Paesi di origine dei funzionari in visita ed i Paesi verso i quali sarebbero stati inviati i funzionari nazionali; diretto tra ci pi al fine di
provenienti da diversi Paesi della Comunit e di ripartire correttamente i relativi costi. A ciascun Coordinatore disponibili allo spettava scambio la selezione seguiva dei la
trasmissione ai propri omologhi degli altri Stati membri, dei profili dei funzionari indicati, con la richiesta, di poter far loro seguire programmi di lavoro differenziati in relazione alle singole esperienze professionali; in modo simile a quanto previsto nel caso della partecipazione ai seminari, ciascun funzionario al termine della propria missione era tenuto a redigere una relazione su quanto
da lui svolto nel periodo di distacco nonch a formulare proprie considerazioni sui sistemi adottati dalle
Amministrazioni ospitanti. Terminato il periodo di attuazione del progetto
Matthaeus Tax, lUnione europea ha ritenuto di dover proseguire su tale strada varando, con decisione
888/98/CE, per il quinquennio 1998/2002 il programma Fiscalis; le modalit organizzative sono allincirca le medesime del precedente progetto con alcune differenze in sede attuativa per quanto riguarda gli scambi di funzionari. In particolare la durata degli scambi stata portata ad un periodo variabile tra uno e tre mesi e la platea dei funzionari che possono parteciparvi stata limitata al personale dellAmministrazione periferica delle Imposte Indirette e del Corpo della Guardia di Finanza che non abbia gi partecipato inoltre in passato introdotta a la precedenti figura del
funzionario ospitante una sorta di tutor che verr affiancato ad un singolo collega proveniente da altro Stato comunitario del quale dovr occuparsi con compiti di accoglienza e di assistenza.
f) la rete Internet merita un accenno la possibilit di ottenere il controllo di alcune informazioni, seppure con carattere limitato,
tramite la rete Internet; nato nel luglio 1998, tale sistema di controllo non si rivolge specificamente agli Organi preposti allaccertamento, ma costituisce un servizio offerto dal Ministero che delle Finanze rapporti agli operatori
Intracomunitari; in particolare, premesso che in base allinterpretazione data con la Risoluzione 25/E del 12.02.97 dellart. 50 c.2) del da D.L. parte 331/93 del si
nazionale che abbia indicato codici IVA inesistenti o errati non avendo provveduto alla preventiva verifica dei dati forniti dallacquirente presso lUfficio IVA ai sensi del D.M. 28.01.93, mediante connessione al sito Internet del predetto dicastero (http://www.finanze.it) ora
possibile procedere alla verifica del codice IVA di clienti e fornitori comunitari. La procedura prevede, previa impostazione del Paese desiderato, di verificare una
partita IVA ricevendo conferma dellesistenza, della data di inizio attivit e delleventuale data di cessazione; non vengono per purtroppo forniti gli estremi
identificativi del partner comunitario, in ossequio a quanto gi disposto dalla richiamata Circolare 103/94 in tema di informazioni ai contribuenti, con la conseguente impossibilit di controllare la corrispondenza con i dati in possesso del contribuente italiano e da questi inseriti in fattura e negli elenchi Intrastat.
utilizzati o utilizzabili ai fini fiscali che sono stati oggetto della presente tesi rappresentano sicuramente dei primi traguardi raggiunti faticosamente dai vari Stati del
mondo nella lotta allevasione e allelusione fiscale; auspicabile che seguendo tale strada si possa giungere ad una sempre pi stretta collaborazione tra Autorit fiscali, forze di Polizia ed Autorit giudiziarie dei vari Paesi. Fondamentale continuer a rivelarsi lesperienza sul campo; solo un costante utilizzo degli strumenti
attualmente esistenti potr infatti servire da banco di prova per miglioramenti per creare procedurali, quel clima per di snellire i
comprensione e stima tra operatori di varie nazionalit che perseguono il medesimo scopo: la giustizia o
perlomeno la perequazione tributaria. Sotto laspetto dei risultati pratici, nel tempo il sistema delle Convenzioni ha mostrato numerosi limiti; in
particolare per la loro natura pattizia, non prescindendo mai dal concetto di sovranit tributaria dei contraenti, ma disciplinandone semplicemente una autolimitazione e
mai un avvicinamento, hanno di fatto mostrato una scarsa efficacia cogente, nonostante fossero rese
esecutive mediante il recepimento con legge dello Stato; infatti le differenze sia legislative che procedurali hanno comunque sempre costituito un limite applicativo di fatto. Al contrario i sistemi adottati dagli Stati dell'Unione Europea, negli ultimi anni, si sono rivelati i pi adatti a garantire unefficace forma di collaborazione; in
particolare le ragioni di tale maggior efficacia sono principalmente da ricercarsi nel fatto che ogni iniziativa sorta nellambito del del pi in generale ununica progetto struttura come sistemi
dellunificazione economica postulato
transnazionale necessario
presuppone dei
larmonizzazione
impositivi e di accertamento. Per questa serie di motivi i Paesi membri della C.E.E. sono risultati i pi sensibili rispetto alla sempre
maggiore necessit di cooperazione e, unitamente alla Commissione, si adoperano per azioni mirate volte alla lotta alla frode ed all'evasione fiscale anche mediante interventi congiunti e previamente concordati tra le Autorit competenti.
nellambito della gerarchia delle fonti riconoscono alle norme Comunitarie una posizione superiore rispetto alle legislazioni nazionali e di tale posizione privilegiata beneficiano anche le norme in materia di scambi di informazioni. Pertanto si pu affermare che il processo di
armonizzazione dei regimi di imposizione indiretta ha giocato un ruolo fondamentale nel dare impulso alla cooperazione amministrativa, in quanto gli Stati hanno dovuto necessariamente prendere coscienza della loro interdipendenza e grazie a questo si avuta una costante e continua intensificazione i contatti e gli scambi di personale e di informazioni. Se in un futuro, nellambito dello sviluppo dellattuale processo di globalizzazione, la coscienza della stretta interconnessione dellammontare delle entrate tributarie di tutti i Paesi diventer patrimonio comune di tutti i Governi e di tutte le Amministrazioni Finanziarie, anche con il superamento della suddivisione negli attuali
blocchi economico-politici, sar sicuramente possibile avere sistemi di collaborazione sempre pi validi ed
efficaci che potranno vantare oltre allaspetto repressivo anche un maggior potere preventivo di deterrenza oggi, purtroppo, quasi assente.
- Memento pratico Ipsoa-Francis Lefebvre - Fiscale 1998 cap.IV Convenzioni internazionali ; AA.VV.
edizioni IPSOA-FRANCIS LEFEBVRE 1998; - La disciplina degli accertamenti e delle verifiche fiscali nelle operazioni straordinarie nazionali ed internazionali testo degli interventi di cui al seminario di studio sulla Fiscalit Internazionale tenutosi in Altavilla il 06.05.97; - Manuale dellOCSE sullattuazione delle disposizioni concernenti lo scambio di informazioni in materia fiscale predisposto dallOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico in Parigi, tradotto ed edito a cura del Ministero delle Finanze - Segreteria Generale Ufficio per gli Studi di Diritto Tributario Comparato e per le Relazioni Internazionali - Roma 1997; - Iva Comunitaria - La cooperazione amministrativa tra gli Stati dellUnione Europea; autore Fabio Morera, edizioni Laurus Robuffo - Roma 1996; - Profili del nuovo codice di Procedura Penale - libro XI Rapporti giurisdizionali con autorit straniere a cura di
Giovanni Conso e Vittorio Grevi; edizioni CEDAM Padova 1996; - Diritto Processuale Penale volume secondo -capitolo unicoGli istituti autori di D. cooperazione Siracusano, A. giudiziaria Galati, G.
Tranchina, E. Zappal; Giuffr editore - Milano 1995; - Mmento pratique Fancis Lefebvre - Communaut Europenne 1994-1995 et titre 3eme Echange entre de les
renseignements administrations LEFEBVRE; Riscossione
assistance AA.VV.
mutuelle edizioni
dellimposta
procedure di controllo negli Stati membri editore Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunit europee; Lussemburgo 1995; - Manuale di Diritto Tributario pagg.497/500 - 660/661, autore Pasquale Russo; Giuffr editore - Milano 1994; Servizi extratributari della Guardia di Finanza
pagg.712/715, autore Fulberto Lauro; edizioni Laurus Robuffo - Roma 1993; Doppia imposizione internazionale, autore Anna
Miraulo; Giuffr editore - Milano 1990;
mutuelle pour lutter contre lvasion fiscale; autore Patrick Michaud, edizione Lavoisier - Parigi 1982; Convenzioni internazionali contro le doppie
imposizioni fiscali a cura del Centro Servizi Industrie s.p.a. - Torino 1976
- Il fisco: a) La cooperazione internazionale tra i servizi antifrode ed i connessi profili di utilizzabilit nel processo della mutua assistenza amministrativa di Fabrizio Carrarini e Rosario Massino; aprile 1998; b) Cooperazione fiscale internazionale - Luso delle informazioni ai fini penali di Giancarlo Pezzuto; aprile 1998; c) Paradisi fiscali e bancari - Le strategie di contrasto agli abusi nellUnione Europea di Pierpaolo Rossi; 12.01.98;
d) Cooperazione comunitaria in tema di frode di Gioacchino Izzo; maggio 1997; e) I controlli bancari internazionali in materia fiscale e profili connessi alla disciplina antiriciclaggio di
Giancarlo Pezzuto; 02.12.96; f) Utilizzabilit in un procedimento penale di dati ed elementi acquisiti nellambito della collaborazione
internazionale in materia fiscale di Giovanni Mariella e Giancarlo Pezzuto; 02.09.96; g) La cooperazione internazionale amministrativa nel settore doganale ed in materia di accise di Giovanni Mariella e Giancarlo Pezzuto; marzo 1996; h) La collaborazione internazionale amministrativa in materia fiscale di Giovanni Mariella e Giancarlo
Pezzuto; febbraio 1996;
- Il Sole 24 ore: a) Dogane dEuropa pi sicure - I recenti provvedimenti della Commissione UE rafforzano la cooperazione di Benedetto Santacroce; 30.04.98; b) Accertamenti incrociati soprattutto per lIVA di Luigi Ferrajoli e Antonio Iorio; 02.10.97;
c) Gioco di squadra sullIVA in Europa e Il travaso nei processi a cura di Giancarlo Pezzuto e Benedetto Santacroce; 16.06.97; d) Giro del mondo a caccia di evasori - I <paletti> della collaborazione - Una rete di verifiche simultanee di Gianfranco Pezzuto e Benedetto Santacroce;
09.06.97; e) Cooperazione doganale di Luigi Ferrajoli e Antonio Iorio; 05.06.97; f) Dopo una battuta di arresto riparte la cooperazione con gli altri Paesi di Luigi Ferrajoli e Antonio Iorio; 15.04.97; g) Controlli incrociati sullexport UE di Luigi Ferrajoli e Antonio Iorio; 03.04.97; h) Il Fisco gioca tutto sulla cooperazione per colpire gli intrecci internazionali di Benedetto Santacroce e
Giancarlo Pezzuto; 18.01.97; i) Dossier: Le indagini in banca - seconda parte - i
profili penali - Sulle strade internazionali del denaro illecito - Lacquisizione di prove documentali straniere a cura di Paolo Bernasconi; Guida Normativa 24.12.96 :
l) Al via le reti telematiche anti-frode Santacroce; 05.04.96;
m) Ufficio di Collegamento sullIVA UE: le modalit per acquisire informazioni; illustrazione del testo della
Circolare nr.173/D del 04.10.94 del Dipartimento delle Dogane; Guida Normativa 28.11.94; n) Un nuovo strumento per combattere le frodi fiscali di Benedetto Santacroce; Guida Normativa 28.11.94; o) Le Fonti del Diritto Comunitario; 26.10.92;
- Informatore Pirola: a) Controllo via Internet per le partite IVA CE di Franco Roscini-Vitali; nr.31 agosto 1998;
- La Rivista della Guardia di Finanza: a) La collaborazione amministrativa e giudiziaria nella lotta allevasione fiscale internazionale di Giorgio
Toschi e Agostino Nuzzolo; nr.06 novembre-dicembre 1997 b) La collaborazione internazionale nel settore fiscale di Giovanni Mariella e Giancarlo Pezzuto; nr.04 luglioagosto 1997;
c) Un nuovo strumento per il contrasto alla frode fiscale nellUnione europea: lUfficio Centrale di
Collegamento -C.L.O. (Central Liaison Office)- di Fabio Morera; nr.02 marzo-aprile 1995;
- Il Finanziere: a) Nuovi accordi di cooperazione fiscale internazionale di Francesco Capasso e Umberto La Commara; maggio 1998; b) Collaborazione internazionale in materia di fisco di Giovanni Mariella e Giancarlo Pezzuto; aprile 1998; c) Labuso dei trattati di Costanzo Ciaprini; febbraio 1998;
- Bollettino tributario: a) Levoluzione della cooperazione internazionale fra le amministrazioni finanziarie statali in materia di IVA ed imposte dirette: scambio di informazioni e verifiche incrociate internazionali ; autore Claudio Sacchetto, testo della relazione esposta nel corso del seminario su Costituzione di societ allestero e penetrazione sui mercati internazionali: problemi fiscali, normativi ed
organizzativi, tenutosi a Milano il 08.02.90; nr.07 e 08 1990
- Comando Generale della Guardia di Finanza: a) Circolare 1/98 del 20.10.98 Istruzione sullattivit di verifica, parte II cap.1 par.1.3 Cooperazione
internazionale; b) pubblicazione Gli accertamenti bancari in materia fiscale, parte VI La cooperazione amministrativa in materia di accertamenti bancari; Roma 1998; c) Circolare n.441400 del 28.11.97 Accordi Cooperazione bilaterali in
materia di scambio di informazioni ed esecuzione delle verifiche simultanee stipulati con il Belgio, la Slovacchia, la Svezia e lUngheria; d) Circolare n.416461 del 10.11.97 Rapporti di
cooperazione internazionale con la Francia nel settore dellIVA comunitaria;
e) Circolare nr.2561 del 07.01.97 Attivit della Guardia di Finanza a contrasto delle frodi Comunitarie. del Consiglio e alle
Regolamento dell11
(Euratom,CE) 1996
n.2185/96 ai
verifiche sul posto, effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunit Europee contro le frodi ed altre irregolarit; f) Circolare n.348.000 del 10.10.96 Il regime degli scambi intracomunitari, parte IV La cooperazione
amministrativa in relazione agli scambi intracomunitari;
- Ministero delle Finanze, Dipartimento delle Entrate: a) Circolare nr.133 del 27.05.98 IVA - Programma Fiscalis 1998 - Istruzioni per la ricezione di funzionari stranieri; b) Circolare nr.74 del 04.03.98 IVA - Programma Fiscalis 1998.; c) Circolare nr.36 del 03.02.98 Programma Fiscalis 1998. Scambio di funzionari; d) Circolare nr.103 del 01.07.94 Controllo dellIVA nelle operazioni intracomunitarie;
nr.110 evitare
08.05.97 doppie
Convenzioni sui
redditi - Quesito;
- Ministero delle Finanze, Direzione Generale II.DD.: a) Circolare nr.18 del 15.12.89 Convenzione tra il governo della Repubblica italiana ed il governo degli Stati Uniti dAmerica per evitare le doppie imposizioni in materia di imposta sul reddito e per prevenire le frodi fiscali; b) Circolare nr.15 del 19.10.89 Accertamento. Francia ed
Convenzioni internazionali. Accordi con Austria. Verifiche fiscali simultanee;
c) Circolare nr.9/12/020 del 30.09.89 Documentazione necessaria per lapplicabilit del trattamento esonerativo previsto da Convenzioni Internazionali; d) Circolare nr.30 del 18.09.81 Evasione e frode fiscale internazionale. Scambio di informazioni con Stati esteri; e) Circolare nr.22 del 06.06.81 Evasione e frode fiscale internazionale. Scambio di informazioni con Stati esteri;
- Ministero delle Finanze, Segreteria Generale: Ufficio Relazioni Internazionali: a) Circolare nr.2 del 06.07.98 Scambi di informazioni in applicazione del Reg.CEE n.218/92 del Consiglio del 27.01.92 e della Direttiva del Consiglio 77/799 del 19.12.77 sulla cooperazione amministrativa in materia di IVA intracomunitaria; b) Circolare nr.1 del 27.07.94 Scambi di informazioni in applicazione del Reg.CEE n.218/92 e della Direttiva n.77/799 sulla cooperazione amministrativa in materia di IVA intracomunitaria;
- Ministero delle Finanze, Dipartimento delle Dogane: a) Circolare nr.35 del 01.02.95 Coordinamento inchieste amministrative a livello centrale e collegamenti
comunitari e/o con Paesi membri; b) Circolare nr.173 del 04.10.94 Scambi di informazioni in applicazione del Reg.CEE n.218/92 e della Direttiva n.77/799 sulla cooperazione amministrativa in materia di IVA intracomunitaria;
c) Circolare nr.151 del 10.05.93 Impiego della rete telematica scent come sistema di controllo antifrode nel settore fiscale delle accise;
Cassazione - Sez.I Doppia imposizione. Efficacia di fonti interpretative di norme convenzionali dei verbali delle discussioni di commissioni miste. ....omissis.........
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