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Timestamp: 2020-03-28 21:50:05+00:00
Document Index: 30623452

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 112', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 6827 del 24/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6827 del 24/03/2011
Cassazione civile sez. I, 24/03/2011, (ud. 02/03/2011, dep. 24/03/2011), n.6827
M.V. ((OMISSIS)) elettivamente domiciliato in
avverso il decreto nei procedimenti nn. 2718, 2720, 2722, 2724/2008
R.G. della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del 22/12/08, depositato il
1.- La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. e’ del seguente tenore: “ M.V. ha adito la Corte d’appello di Napoli, allo scopo di ottenere l’equa riparazione ex L. n. 89 del 2001 in riferimento al giudizio promosso (unitamente ad altri ricorrenti) innanzi al Tar Campania con ricorso del 3.8.1999, non ancora definito.
1.- Con i primi sette motivi e’ denunciata erronea e falsa applicazione di legge (L. n. 89 del 2001, art. 2, art. 1 e art. 6, par. 1 CEDU), in relazione al rapporto tra norme nazionali e la CEDU, nonche’ della giurisprudenza della Corte di Strasburgo e di questa Corte ed omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, omessa decisione di domande (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; art. 112 c.p.c.) e sono poste le seguenti questioni, sintetizzate nei quesiti:
spetta un ulteriore somma rationae materiae (bonus di Euro 2.000,00), trattandosi di diritti dei lavoratori come stabilito dalla CEDU, o comunque l’equo indennizzo per tali materie va calcolato in misura maggiore? ed il giudice non si sarebbe pronunciato sulla relativa domanda e cio’ costituirebbe violazione dell’art. 112 c.p.c. e comporterebbe un difetto di motivazione.
1.1.- I motivi 6 e 7 denunciano violazione e falsa applicazione di legge ed erronea compensazione delle spese processuali, sul presupposto della contumacia della parte resistente, nonche’ vizio di motivazione in ordine alla disposta compensazione ed alla dichiarazione di irripetibilita’ delle spese (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), ed e’ formulato il seguente quesito di diritto: “in ipotesi di contumacia della P.A. e di accoglimento della domanda deve seguire la condanna alle spese di lite? e il decreto sarebbe viziato nella motivazione in ordine alla disposta compensazione delle spese del giudizio.
a) Relativamente alla questione sub a), ammissibile e rilevante per l’incidenza su quelle ulteriori, va ribadito il principio enunciato dalle S.U., in virtu’ del quale il giudice italiano, chiamato a dare applicazione alla L. n. 89 del 2001, deve interpretare detta legge in modo conforme alla CEDU per come essa vive nella giurisprudenza della Corte europea. Siffatto dovere opera entro i limiti in cui detta interpretazione conforme sia resa possibile dal testo della stessa L. n. 89 del 2001 (sentenza n. 1338 del 2004) e, come affermato dalla Corte costituzionale – contrariamente all’assunto dell’istante, che si palesa percio’ manifestamente erroneo – al giudice nazionale «spetta interpretare la norma interna in modo conforme alla disposizione internazionale, entro i limiti nei quali cio’ sia permesso dai testi delle norme. Qualora cio’ non sia possibile, ovvero dubiti della compatibilita’ della norma interna con la disposizione convenzionale interposta, egli deve investire questa Corte della relativa questione di legittimita’ costituzionale rispetto al parametro dell’art. 117 Cost., comma 1 (sentenze n. 348 e n. 349 del 2007).
b) Relativamente alla quantificazione del danno, va ribadito che i criteri di determinazione del quantum della riparazione applicati dalla Corte europea non possono essere ignorati dal giudice nazionale, che deve riferirsi alle liquidazioni effettuate in casi simili dalla Corte di Strasburgo e, secondo la giurisprudenza di questa Corte, avendo riguardo al parametro di Euro 1.000,00/Euro 1.500,00 per anno di ritardo dopo i primi tre anni, per i quali l’indennizzo e’ pari a Euro 75 0,00 per anno. Peraltro, deve escludersi che le norme disciplinatrici della fattispecie permettano di riconoscere -come ha invece sostenuto l’istante- una ulteriore, piu’ elevata somma, svincolata da qualsiasi parametro e dovuta in considerazione dell’oggetto e della natura della controversia.
Il giudice del merito puo’, quindi, attribuire una somma maggiore, qualora riconosca la causa di particolare rilevanza per la parte, senza che cio’ comporti uno specifico obbligo di motivazione, da ritenersi compreso nella liquidazione del danno, sicche’ se il giudice non si pronuncia sul ed. bonus, cio’ sta a significare che non ha ritenuto la controversia di tale rilevanza da riconoscerlo (Cass. n. 30570, n. 18012 del 2008).
per il giudice nazionale e’, sul punto, vincolante la L. n. 89 del 23001, art. 2, comma 3, lett. a), ai sensi del quale e’ influente solo il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole, non incidendo questa diversita’ di calcolo sulla complessiva attitudine della citata L. n. 89 del 2001 ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo (Cass. n. 11566 del 2008; n. 1354 del 2008; n. 23844 del 2007).
Nella concreta fattispecie il giudizio amministrativo presupposto ha avuto una durata di circa dieci anni e la Corte di merito ha liquidato la somma di Euro 7.000,00, sostanzialmente attenendosi ai criteri innanzi richiamati. Le argomentazioni svolte dall’istante sono invece manifestamente astratte, scollegate dalla fattispecie concreta e non si danno carico di dedurre le ragioni specifiche che dovrebbero evidenziarne l’illogicita’, risultando prive di ogni specifica indicazione in ordine all’entita’ della controversia ed alla deduzione di ulteriori elementi gia’ nella fese di merito.