Source: http://coordinamentoinsegnanticagliari.blogspot.com/2012/12/documento-di-protesta-del-liceo.html
Timestamp: 2017-07-26 16:47:13+00:00
Document Index: 51420579

Matched Legal Cases: ['art 3', 'art.6', 'art.7', 'art. 8', 'art. 3', 'art 3', 'art. 3', 'art 3']

Coordinamento Insegnanti Cagliari: Documento di protesta del Liceo Scientifico "V. Cuoco" di Napoli
Documento di protesta del Liceo Scientifico "V. Cuoco" di Napoli
Nei giorni: 30 ottobre e 13 novembre 2012 nell’aula magna del Liceo Scientifico “V. Cuoco”
di Napoli si è riunito in assemblea il personale docente e non docente dell’istituto per discutere del ddl 953 (ex decreto Aprea), del ripristino degli scatti di anzianità, dell’impiego dei docenti inidonei nei ruoli ATA, dell’art 3 del DDL di stabilità 2013. Da tale assemblea è
scaturito il seguente
In prima istanza, i docenti del Liceo “V. Cuoco” mettono in evidenza...
le criticità del DDL 953 ex Aprea,
il progetto di riforma degli organi collegiali che apre la strada all’autonomia statutaria di ogni singola scuola, permettendo ai privati di entrare nei futuri Consigli dell’autonomia (oggi Consigli d’istituto). Ciò comporta un’attenta riflessione sul ruolo dei soggetti privati
nell’ambito degli organi collegiali della scuola pubblica. Tale presenza, in ragione di eventuali finanziamenti esterni, potrebbe materialmente, in prospettiva, condizionare il Piano dell’Offerta Formativa.
Nell’art.6 (Consiglio dei docenti e sue articolazioni)
il funzionamento e l’attribuzione degli organi collegiali, in relazione
ai consigli di classe, vengono regolamentati dall’autonomia statutaria,
lasciando che ogni singola scuola diventi comunità scolastica a sé stante, con livelli diversi di partecipazione e di responsabilità alla vita degli organi collegiali. In una democrazia sostanziale, invece, s’impone l’esigenza di offrire effettive opportunità di partecipazione, che sono strumento di qualificazione della stessa democrazia.
Nell’art.7 (Partecipazione e diritti degli studenti e delle famiglie) è sancito il diritto
di assemblea e di partecipazione degli studenti e dei genitori che non è
regolamentato. Di certo, non si può lasciare tale regolamentazione ad ogni singolo istituto, perché ogni scuola esprime una differente sensibilità verso i diritti degli studenti e delle famiglie e verso il concetto di partecipazione. La crescita civile degli alunni deve essere garantita da normative esplicite e da regole comuni, essendo la democrazia un valore universale e non negoziabile.
Altro articolo contestabile è l’art. 8 in cui viene affermata la centralità del ruolo dell’INVALSI.
Saranno, infatti, proprio i risultati di queste prove nazionali a influenzare l’elaborazione del POF. Solo i docenti, conoscendo bene la realtà del territorio in cui operano e i fabbisogni formativi specifici degli studenti, possono attivare l’autovalutazione d’istituto attraverso
di autoanalisi a diverse dimensioni, quali il contesto ambientale, il processo didattico e gestionale, l’efficacia strutturale e strategica e l’efficienza operativa. Pertanto l’INVALSI, per com’è strutturato oggi, non può essere strumento di valutazione: un test a crocette con domande molto vaghe non può essere strumento idoneo a misurare in maniera calibrata le conoscenze e le competenze degli studenti.
Pertanto, i docenti del Liceo “V. Cuoco” chiedono la modifica del DDL 953, al fine di collocare l’autonomia statutaria all’interno di una vera architettura democratica dell’organizzazione scolastica che garantisca a ogni componente partecipazione e corresponsabilità nelle scelte e nei risultati, in raccordo alle specificità del territorio e alle norme che regolano il nostro sistema di istruzione. Una focalizzazione sul cuore della scuola, sul processo d’insegnamento-apprendimento, che trova piena legittimazione nella Carta Costituzionale.
Una riforma del governo delle istituzioni scolastiche, che disconosce questo quadro d’insieme, non può che avere effetti dannosi sulla scuola pubblica.
I docenti del Liceo “V.Cuoco” di Napoli mettono inoltre in evidenza la iniquità e le difficoltà legate all’approvazione e alla attuazione dell’art. 3 del DDL di stabilità 2013,
che aumenta di un terzo l’orario di lavoro dei docenti a parità di salario, un provvedimento errato ed iniquo sia per quanto attiene le modalità sia per quanto riguarda il merito.
Per quanto attiene le modalità,
il provvedimento ignora volutamente le norme costituzionali e quelle ordinarie, cambiando una materia che è regolata da Contratti Collettivi definiti a livello nazionale, un atto mai registrato nelle moderne democrazie, né nel nostro Paese né nel resto d’Europa, che potrebbe costituire un pericoloso precedente.Un siffatto modo di procedere dimostra così un profondo e completo disprezzo per il rispetto delle regole e le procedure che sostengono la disciplina del lavoro e per il principio della legalità., nonché un chiaro disprezzo non solo per la figura e il ruolo dell’insegnante ma soprattutto verso la funzione dell’istruzione come volano di crescita civile ed economica del Paese.
Per quanto attiene il merito
del provvedimento (le 24 ore), questo ignora i tempi reali e l’organizzazione del lavoro nel settore scuola: le ore di lezione frontali sono soltanto una parte dell’attività del docente che impiega la propria professionalità anche in molteplici altre attività, funzionali all’insegnamento.
L’aumento dell’orario di lavoro, inoltre, porterà i docenti a lavorare in un numero ancora maggiore di classi, determinando la spersonalizzazione della didattica
e l’allontanamento di questa dalle esigenze e dai bisogni del singolo studente. Nell’art 3 comma 42 del DDL stabilità 2013 ciascun docente potrà essere impegnato, nella scuola di titolarità, su spezzoni di 6 ore
di tutte le discipline per cui ha il titolo di studio per l’accesso all’insegnamento e non solo su discipline per cui è abilitato, portando così ad un’ulteriore dequalificazione dell’insegnamento, con danni alla preparazione culturale e professionale degli studenti.
Nondimeno, l’effetto di questa norma sarà devastante in termini sociali: se il nostro orario aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora;
secondo alcune stime si perderanno circa 30 mila posti di lavoro di docenti precari, le giovani generazioni che si asserisce di voler sostenere nel loro percorso di inserimento professionale. L’art. 3 del DDL di stabilità s’inquadra, quindi, nel complesso dei provvedimenti che in anni recenti hanno investito la scuola: quasi 130.00 posti di lavoro tagliati tra docenti e ATA; blocco dei salari; azzeramento dei fondi per l’autonomia scolastica; dimezzamento del Fondo di Istituto; annullamento del finanziamento per gli stages e le esperienze di avviamento al lavoro degli studenti.
Gli aspetti culturali che sottendono questo intervento del governo mettono in evidenza il profondo disprezzo per il lavoro del docente, il cui spessore intellettuale viene tralasciato a vantaggio degli aspetti quantitativi,
in ragione dei quali la trasmissione del sapere e lo sviluppo di competenze sono ridotti ad un processo nozionistico e meccanicistico
Non meno scandalosi sono i capitoli che riguardano gli scatti di anzianità dei docenti (che, al contrario di quanto avvenuto in altre categorie del pubblico impiego, non sono riconosciuti) e l’impiego dei docenti inidonei nei ruoli ATA,
un provvedimento mortificante per chi già è in una situazione di disagio e che inibirà, forse per sempre, l’immissione in ruolo dei giovani colleghi del personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
1. Sospensione da parte dei docenti da tutte le attività aggiuntive, non obbligatorie (il coordinamento, tutte le commissioni, tutti i comitati, tutti i gruppi di
2. Sospensione dalle funzioni strumentali, eccezion fatta per la funzione orientamento in ingresso e supporto al fiduciario della succursale, risorse fondamentali
per la scuola;
3. Sospensione delle attività extrascolastiche (progetto Moby Dick, progetto Trinity, tutti gli altri progetti compresi quelli finanziati su fondi europei, tutte le
uscite didattiche previste nei consigli di classe, tutti i viaggi di istruzione, ecc.)
4. Comunicazione ai partiti politici di non votare quegli esponenti che si assumono la responsabilità di approvare l’art 3 del DDL stabilità 2013 che innalza a
24 ore l’orario di servizio dei docenti.
Per il mondo della Scuola è questo il momento di cogliere questa occasione per una battaglia culturale nel Paese con studenti e famiglie che faccia vera informazione e riporti orgoglio e dignità all’insegnamento e alla Scuola