Source: http://www.slideshare.net/fspice/illustrazione-e-commentoleggefornero
Timestamp: 2016-05-04 04:29:57+00:00
Document Index: 154042239

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 32', 'art.1', 'art. 46', 'art. 24', 'art. 75', 'art. 70', 'arte 1', 'art.32', 'art. 31', 'arte 2', 'art. 2106', 'art.41', 'art.28', 'sentenza ', 'art. 2', 'art.1', 'art. 2', 'art.19', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 118', 'art. 38', 'art.1', 'art.29', 'art.9', 'art. 410']

Illustrazione e commento_legge_fornero
Humanizando los Recursos Humanos: l...
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La legge n°92/12 di riforma del mercato del lavoro: illustrazione e commentoIntroduzione: comè nata la leggeIl 27 giugno il Parlamento ha definitivamente approvato la legge “Disposizioni in materia dimercato del lavoro in una prospettiva di crescita” (pubblicata il 3 luglio in Gazzetta Ufficiale, con ilnumero 92/12), a seguito di quattro voti di fiducia sui quattro articoli che la compongono, affinchéil Governo italiano si potesse presentare al vertice dellUnione Europea del 28 -29 giugno “con icompiti fatti”. Ciò è avvenuto a seguito di un faticoso e tormentato percorso, che ha visto la primafase, avviata a gennaio 2012, svolgersi sotto forma di un confronto tra il Governo e lerappresentanze sociali, bruscamente interrotto il 20 marzo ad opera del Governo che ha volutoconoscere lopinione di ciascuna parte presente al tavolo sulla propria proposta di modifica dellanormativa sanzionatoria dei licenziamenti illegittimi che prevedeva la cancellazione dellapossibilità di reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato per motivi non rientrantinellambito della discriminazione. A tale richiesta la Cgil ha risposto confermando il propriogiudizio negativo, le organizzazioni datoriali hanno plaudito alle intenzioni del governo, le altreorganizzazioni sindacali hanno assunto un atteggiamento inizialmente favorevole, poi corretto insostanzialmente critico pur nella diversità degli accenti usati. Successivamente a tale rottura ilGoverno ha pubblicamente dichiarato conclusa la fase di confronto con le rappresentanze sociali;il Consiglio dei Ministri del 23 marzo approvò un documento “salvo intese”, che registrava lo statocui era giunto il negoziato su tutte le problematiche affrontate nel corso dei due mesi diconfronto. A sostegno della necessità di difendere il principio del reintegro si dispiegò nel Paeseuna diffusa mobilitazione, avviata dalla Cgil con la proclamazione di 16 ore di sciopero con esteseadesioni anche da parte di lavoratori iscritti ad altre organizzazioni o non iscritti ad alcuna, cui ilGoverno reagì mantenendo la chiusura nei confronti delle rappresentanze sociali, ma convenendomodifiche alla disciplina sui licenziamenti illegittimi per motivi economici, definite in una riunioneche il Presidente del Consiglio ebbe con i segretari dei partiti che sostengono il Governo. Alliniziodi aprile il testo del disegno di legge giunse in Senato (AS 3294), dove ebbe luogo un lungo lavorodi modifica, prevalentemente incentrato sulle tipologie dimpiego; in Aula il Governo raggruppò ledisposizioni in quattro articoli su cui pose la fiducia allinizio di giugno. Alla Camera, il testo non fumodificato, anche per accogliere la richiesta del Presidente del Consiglio sopra ricordata, cui siaccompagnò lassicurazione che modifiche sarebbero potute essere prese in considerazioneesaminando successivi disegni di legge (al momento in cui scriviamo queste note, un pacchetto dicorrezioni, solo parzialmente rispondenti a proposte elaborate congiuntamente dalleorganizzazioni sindacali confederali dintesa con Confindustria, è presente nel testo del decretolegge “sullo sviluppo” in prima lettura alla Camera dei Deputati, ora convertito nella legge 134 del7 agosto 2012).Premessa allillustrazione e al commentoIl testo, la cui gestazione è stata rapidamente ripercorsa nel brano introduttivo, verrà esaminato ecommentato distintamente, escludendo dal commento le materie non strettamente attinenti almercato del lavoro (ad es. la delega sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese,oppure i riferimenti alla decontribuzione del premio derivante dalla contrattazione di secondolivello, o ancora le disposizioni sullapprendimento permanente). Al fine di rendere il testo piùscorrevole, e dovendo scontare il fatto che gli attuali articoli sono il risultato dellaccorpamento didisposizioni riferite a fattispecie diverse, nei limiti del possibile si farà un riassunto delledisposizioni (indicando articolo e commi), distinguendo anche graficamente il commento,seguendo lo schema seguente:
Parte I – Tipologie dimpiego e licenziamenti (articolo 1)Parte II – Ammortizzatori sociali e fondi bilaterali (articoli 2-3)Parte III – Politiche del lavoro, appalti, contrasto alle dimissioni in bianco, disabili, immigrati(articolo 4) *****Parte I - Tipologie dimpiego e licenziamentiSezione I - Tipologie dimpiegoLarticolo si compone inizialmente di due parti (commi 1 e 2-6) di carattere “programmatico estrumentale”, in quanto vi si indicano le finalità cui il legislatore intende indirizzare le disposizionicontenute nellintera legge, ed approntato anche un apparato di monitoraggio e controllo deglieffetti delle disposizioni, cui seguono i commi riguardanti le tipologie dimpiego e i licenziamenti.Le finalità sono riassumibili come segue: ribadire il “carattere dominante” del rapporto di lavoro atempo indeterminato; individuare lapprendistato quale canale dingresso prioritario dei giovaninel mondo del lavoro; discriminare positivamente la buona flessibilità da quella cattiva; garantireun sistema universale di ammortizzatori sociali; modulare le tutele in caso di licenziamento al finedi mantenere un carattere inclusivo e dinamico al mercato del lavoro. La strumentazione dimonitoraggio da mettere in piedi dovrà garantire un flusso annuale di dati per valutare lefficienzadel sistema e individuare anche le eventuali correzioni da apportare.Commento: le finalità saranno valutate non in sé, ma seguendo la coerenza con le disposizionioperative presenti nellarticolato. Si vedrà, alla fine dellindagine, come le disposizioni contenutenella legge non siano coerenti con le finalità proclamate.Seguono due commi (7-8), anchessi di carattere programmatorio, che indicano i contenuti dellalegge quali “principi e criteri per la regolazione dei rapporti dei dipendenti delle pubblicheamministrazioni” cui il Ministro della Funzione Pubblica dovrà attenersi nellemanazione didisposizioni riferite a quelluniverso. • Contratti a termine (commi 9-15)La legge modifica il Decreto legislativo 368/01 in più punti, in particolare: ◦ causale giustificativa: non sarà più necessaria la giustificazione scritta per il ricorso al primo contratto a termine con il lavoratore, se il rapporto ha una durata non superiore allanno. Tale disposizione vale anche per la prima missione in lavoro somministrato a tempo determinato, sempre nei limiti dei 12 mesi. Questo rapporto senza causale giustificativa non può essere oggetto di proroga, e conta ai fini del periodo massimo di utilizzo dei rapporti non a tempo indeterminato (vedi oltre); in alternativa a questa esenzione, la contrattazione collettiva può prevedere che, a fronte di alcune evenienze (esemplificate dal legislatore in: avvio di nuova attività, lancio di un prodotto innovativo; implementazione di un rilevante cambiamento tecnologico; fase supplementare di un significativo progetto di ricerca e sviluppo; rinnovo o proroga di una commessa consistente), si possa procedere allassunzione a termine o in somministrazione a termine senza causale giustificativa fino al 6% dellorganico, e senza che il testo preveda una durata massima (salvo quella generale di 36 mesi); ◦ intervalli tra un contratto a termine e quello successivo : al fine di evitare comportamenti elusivi della natura temporanea delle assunzioni a termine, si prevede
che lintervallo tra un contratto a termine e quello successivo sia di almeno sessanta o novanta giorni rispettivamente se il contratto venuto a scadenza sia stato inferiore o superiore a sei mesi. Anche qui la contrattazione collettiva, alla luce delle stesse evenienze descritte sopra e in caso di attività stagionali, può ridurre questi intervalli fino a, rispettivamente, venti e trenta giorni. Qui è anche previsto un potere autonomo di intervento da parte del Ministero del Lavoro, in caso di silenzio della contrattazione collettiva;◦ durata complessiva dei rapporti a termine tra gli stessi soggetti : la durata di tutti i rapporti a termine (sia diretti che tramite somministrazione) che un lavoratore può avere con la stessa impresa non può superare 36 mesi, fatto salvo lulteriore rapporto a termine definito in sede di DPL (art. 1 comma 40 legge 247/07);◦ la prosecuzione del contratto a termine oltre il limite previsto, cui deve corrispondere comunque il pagamento della maggiorazione del 20% per i primi 10 giorni e del 40% per i giorni successivi, dà luogo alla conversione a tempo indeterminato se supera rispettivamente i 30 giorni se il contratto aveva una durata inferiore a sei mesi, e i 50 se superiore ( i termini precedenti erano rispettivamente 20 e 30) Si interviene anche sui tempi per limpugnazione del contratto a termine,modificando quanto previsto dalla legge 183/10 (lart. 32 del cosiddetto "collegatolavoro"): dal 1° gennaio 2013 i lavoratori che vogliano impugnare la legittimità delcontratto a termine lo potranno fare entro 120 giorni dalla fine del rapporto, anziché 60. Siprecisa anche che il risarcimento, previsto sempre dallo stesso articolo in caso diconversione a tempo indeterminato del rapporto ha natura omnicomprensiva a coperturadel periodo tra la scadenza del contratto e la pronuncia del giudice, come da sentenzan°303/11 della Corte Costituzionale.Commento:la cancellazione dellobbligo di causale per il primo contratto a termine è antitetica allefinalità del provvedimento (art.1, comma 1) che ribadisce essere il lavoro subordinato atempo indeterminato la forma comune, anzi “dominante”, di rapporto di lavoro. Questaesenzione si somma ad una analoga previsione fatta per la somministrazione a tempodeterminato con il D. Lgs. 24/12 di recepimento della Direttiva UE 104/08, la quale esentadallobbligo di giustificazione ( e dal rispetto dei limiti quantitativi) le missioni riguardantisoggetti percettori di ammortizzatori sociali, “svantaggiati” o “molto svantaggiati”, e altrefattispecie rimesse alla contrattazione collettiva. Il rapporto a tempo determinato può cosìessere utilizzato per qualsiasi attività senza alcuna giustificazione.Lallungamento a 12 mesi rispetto ai sei inizialmente previsti dal testo governativoaccentua la gravità del superamento di un principio importante. In alternativa allacausalitàdel primo contratto a termine, si prevede poi una quota fino al 6% dellorganico che, previadisposizioni della contrattazione collettiva, può essere svincolata dallobbligo digiustificazione in una serie di circostanze: se ne rileva la profonda contraddittorietà datoche per poterne usufruire la contrattazione dovrà pur prevedere che limpresa indichi qualecircostanza tra quelle indicate dal CCNL sia operante e quindi legittimi il ricorsoallacausalità, ma con ciò essa sarà obbligata a...indicare una “causale” per giustificare ilricorso! Non solo, va anche segnalata la profonda genericità delle circostanze previste dallalegge, che oltre tutto hanno spesso molto più a che fare con la necessità, eventualmente, diprorogare rapporti esistenti più che di attivarne di nuovi (“fasi supplementari, proroga orilancio di progetti” ecc.). Ma sopratutto si rileva come questo approccio conduca lacontrattazione ad un dilemma davvero inaccettabile, se cioè ammettere un “periodo diprova lunghissimo” per i neo assunti (il doppio del massimo previsto oggi dalla legge),
oppure ammettere che una quota significativa dellorganico sia strutturalmente precaria senza che limpresa debba fornirne giustificazione. Va anche aggiunto che il rinvio alla contrattazione non dice nulla sulla durata di questi contratti a termine acausali, che al limite potrebbero essere intesi nella loro durata massima di 36 mesi! Per questi motivi sarà necessario che la contrattazione sia consapevole di questo pericolo, e trovi strade alternative a questo dilemma, in attesa che si ripristini il principio logico dellobbligo di giustificazione di tutto quanto non rientra nel rapporto normale di lavoro. Ferme restando le titolarità delle categorie, una possibile opzione è lallungamento del periodo di prova per il primo rapporto a tempo indeterminato come misura alternativa al ricorso allacausalità dei rapporti a termine quale modalità di primo impiego. Le disposizioni sugli intervalli sono ugualmente insoddisfacenti, soprattutto perché conferiscono al Ministero un potere surrogatorio della contrattazione collettiva con una finalità evidente quanto infondata, ossia forzare la riduzione degli intervalli. Da questo punto di vista, la soluzione più logica e meno astratta è il conferimento della materia alla contrattazione collettiva, specie di 2° livello, come innovato dallart. 46 bis della legge 134/12. E invece importante linclusione delle missioni in somministrazione a termine ai fini della definizione del periodo massimo di 36 mesi per il ricorso a prestazioni a termine, che determina un significativo contenimento anche rispetto ai risultati pregressi della contrattazione collettiva. Positivo, ugualmente, lallungamento a 120 giorni del tempo per il lavoratore per impugnare il suo contratto, così da superare il dilemma, implicito nella disposizione precedente, per cui se si impugnava nei 60 giorni si perdeva qualunque speranza di essere richiamati al lavoro, ma se si attendeva una nuova richiesta di prestazioni da parte del datore di lavoro, e passava il 60° giorno senza che essa si fosse concretizzata, si perdeva qualunque possibilità di rivalsa giudiziaria.• Somministrazione (comma 10): si cancella una disposizione del D.Lgs. 276/03, che ammetteva la possibilità, per somministrazioni fino a sei mesi indirizzate verso “lavoratori svantaggiati” di derogare al principio di parità di trattamento. Commento: è una norma decisamente positiva, che ripristina un principio generale di civiltà giuridica, secondo cui ad identico lavoro deve corrispondere uguale trattamento.• Contratti dinserimento (commi 14-15): dal 1° gennaio 2013 si cancella questa forma di rapporto di lavoro, indirizzando correttamente le agevolazioni previste alle figure svantaggiate, ma senza sovrapporvi abbassamenti retributivi (sottoinquadramento)• Apprendistato (commi 16-19) Lintervento avviene correggendo il Testo Unico dellapprendistato su più elementi:◦ si prevede una durata minima di sei mesi, salvo maggiore periodo previsto dalla contrattazione collettiva;◦ si modifica il rapporto tra apprendisti e qualificati per le imprese con più di 10 dipendenti, passando al rapporto 3:2 anziché 1:1 (tre apprendisti ogni due lavoratori qualificati);◦ si dispone che per poter assumere nuovi apprendisti le imprese con più di 10 dipendenti devono aver confermato a tempo indeterminato almeno il 50% degli apprendisti assunti nel corso del triennio precedente. La percentuale è fissata al 30% per i primi tre anni di applicazione della legge, e comunque è data facoltà a tutte le imprese, anche se inadempienti rispetto al vincolo delle conferme, di poter assumere un nuovo apprendista.Commento: si tratta di allentamenti di disposizioni preesistenti, con levidente risultato di
rendere lapprendistato conveniente per le imprese facendo leva sul minor costo. Si conferma in questo modo un approccio sbagliato, che nega il tratto essenziale dellapprendistato, ossia linvestimento nelloccupabilità del giovane attraverso la formazione, per cogliere solo il vantaggio economico per limpresa. Di qui la rilassatezza nei vincoli alla conversione, e lo stesso aumento del numero di apprendisti rispetto ai qualificati è indicativo del messaggio secondo cui conti di più il minor costo che la qualità dellinvestimento in formazione. Anche qui si smentisce lenfasi sullapprendistato quale canale dingresso dei giovani verso il lavoro stabile (le finalità individuate al comma 1).• Part-time (comma 20): si ripristina la facoltà della contrattazione collettiva a disporre la possibilità di ripensare, da parte del lavoratore, allassenso dato con la sottoscrizione di “clausole flessibili e elastiche” nello svolgimento del lavoro a tempo parziale. Commento: ancorché poco enfatizzato, si tratta di un importante risultato, che rovescia un caposaldo della normativa del centro destra in materia di part-time. Conferendo nuovamente alla contrattazione collettiva la possibilità di introdurre e disciplinare il “diritto al ripensamento” in materia di clausole elastiche e flessibili si consegna un diritto al lavoratore (più spesso lavoratrice) che la può rendere più libera rispetto al ricatto dellimpresa “o con le clausole elastiche o niente part-time”. Spetterà alla contrattazione collettiva ad ogni livello provvedere affinché questo diritto non resti sulla carta.• Lavoro intermittente (commi 21-22): anche qui intervenendo sul D.Lgs. 276/03, si procede ad alcune correzioni ed integrazioni: ◦ si sopprime la disciplina specifica per il contratto di lavoro intermittente previsto per i fine settimana e i periodi di vacanze natalizie, pasquali ed estive, che non prevedeva il pagamento dellindennità di disponibilità in caso di mancata chiamata del lavoratore; ◦ si modifica leggermente la popolazione destinataria di questo istituto anche senza la preventiva indicazione, da parte della contrattazione collettiva, delle “esigenze” al soddisfacimento delle quali il contratto era utilizzabile. Dal 2013 questa popolazione sarà quella fino a 24 anni, con conclusione obbligata del contratto entro il compimento del 25° anno, e quella maggiore di 55 anni (precedentemente era compresa fra meno di 25 e oltre 45 anni); ◦ si introduce lobbligo per limpresa, ad ogni chiamata, di segnalare lavvio della prestazione, o di un “ciclo integrato” di prestazioni, anche tramite luso di sistemi informativi semplificati (è previsto un decreto ministeriale che le indichi); ◦ i contratti in essere attivati in base alle disposizioni pregresse cessano la loro efficacia dopo 12 mesi dallentrata in vigore della legge (luglio 2013) Commento: CGIL-CISL-UIL avevano segnalato la necessità di sopprimere questo istituto, giudicato unitariamente il più precarizzante tra tutti, indicando la somministrazione di lavoro quale strumento per rispondere alle genuine richieste di prestazioni di breve durata da parte delle imprese. Proposta che confermiamo. Invece si è introdotto nel percorso parlamentare un principio molto simile al vecchio, che il testo presentato inizialmente dal Governo prevedeva di sopprimere, con ciò vanificando la titolarità della sola contrattazione collettiva nazionale ad identificare le esigenze per rispondere alle quali fosse ammesso, in quellambito di validità, il ricorso al lavoro intermittente. Pertanto la funzione di filtro selettivo della contrattazione è svuotata dalla possibilità di assumere comunque lavoratori in contratto intermittente se hanno fino a 24 o più di 55 anni, e la contrattazione collettiva dovrà anche qui, come nellambito dei rapporti a termine, trovare le strade per impedire lestensione di questa forma di lavoro che, non a caso, ha conosciuto unesplosione durante gli anni di crisi. Unipotesi potrebbe essere quella di ricorrere a forme di part-time con un contenuto basso di ore e con la contestuale apposizione di clausola elastica o flessibile, con
progressivo consolidamento delle ore prestate eccedenti lorario originario. Fermo restando il giudizio negativo sullistituto, lobbligo di segnalazione per ogni prestazione può, se non vanificato dalle disposizioni ministeriali, introdurre un utile elemento di “difficoltà operativa” per le imprese, che potrebbe quanto meno sconsigliarne la diffusione. Da questo punto di vista un appiglio, sia pure tenue, può essere rappresentato dal venir meno della legittimità dei rapporti a chiamata esistenti trascorsi 12 mesi: si tratta qui di impostare una campagna verso le imprese ove più massiccio è stato il ricorso a queste forme, finalizzato alla loro trasformazione in impieghi più stabili e tutelati. Resta il fatto grave di aver rilegittimato questo istituto, smentendo le intenzioni di “selezione positiva” delle forme della flessibilità contenute nelle previsioni programmatiche del comma 1.• Collaborazioni a progetto (commi 23-25): qui i cambiamenti rispetto alle originarie disposizioni del D.Lgs. 276/03 sono numerosi ed importanti: ◦ si sopprime la possibilità di collaborazioni a progetto per programmi o fasi dellattività; ◦ si introducono criteri stringenti sulla presunzione di illegittimità , e conseguente considerazione del rapporto quale lavoro subordinato fin dallinizio, per le collaborazioni che ▪ abbiano quale contenuto del progetto loggetto sociale dellimpresa; ▪ comportino lo svolgimento di attività esecutive e ripetitive, individuate dalla contrattazione collettiva; ▪ riguardino lo svolgimento di attività svolte in modalità analoga da parte dei dipendenti del committente ◦ nei confronti di collaborazioni genuine si prevede la titolarità della contrattazione collettiva a definirne i compensi, e comunque in assenza di ciò i compensi delle collaborazioni non potranno essere inferiori alla retribuzione del lavoratore subordinato comparabile per esperienza e competenza. ◦ Le modifiche entrano in funzione per le collaborazioni attivate dopo lentrata in vigore della legge. ◦ A far data dal 2012 la contribuzione a carico dei collaboratori sale di un punto allanno, per raggiungere il 33% valevole per i lavoratori subordinati nel 2018 ◦ Con lart. 24 bis della legg 134/12 è stata altresì ammessa la possibilità di ricorrere alle collaborazioni a progetto per i call center che svolgano la vendita di prodotti o servizi in outbound purché alle collaborazioni si applichino "i corrispettivi previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento" Commento: questo è senza dubbio il punto di maggiore positività dellintera legge, che accoglie da un lato il concorde risultato del contenzioso giudiziario sviluppatosi dopo lintroduzione dellistituto delle collaborazioni a progetto, aggiungendovi però anche un elemento di salvaguardia economica ugualmente importante, che dovrebbe scongiurare il fatto, già verificatosi in altre circostanze, secondo cui laumento della contribuzione si traduceva in un abbassamento dei redditi delle persone. Si apre adesso una possibilità importante per la contrattazione collettiva da un lato di individuare le attività ripetitive ed esecutive cui non possono essere destinati rapporti di collaborazione, e al contempo cimentarsi sulle forme di tutela (economica, ma anche di diritti) da garantire alle collaborazioni. Che tali disposizioni siano immediatamente esigibili rende possibile unoperazione di "pulizia e messa a punto" anche rispetto allesistente. Al riguardo della modifica introdotta nella legge 134/12 sui call center in outbound cè da dire che non risultano disposizioni della contrattazione nazionale sui corrispettivi da corrispondere ai collaboratori, e pertanto almeno al momento la norma sembra più una petizione di principio che uneffettiva esclusione dei call center dalle disposizioni della legge 92/12. Restano irrisolte, invece, al netto di quanto si dirà sulle Partite Iva, le questioni riguardanti la mancata estensione di queste disposizioni allintero complesso delle collaborazioni, comprese quelle rese nellambito della Pubblica Amministrazione.• Partite Iva: si introduce un nuovo articolo a conclusione della sezione delle collaborazioni nel D.Lgs.276/03 dedicato alle prestazioni rese in regime di lavoro autonomo (leggi con obbligo di versamento dellIVA):
◦ si prospetta la presunzione di lavoro svolto in collaborazione a progetto (la quale a sua volta, mancando il progetto, potrà essere considerata lavoro subordinato), qualora si verifichino congiuntamente almeno due delle tre condizioni indicate appresso: ▪ durata del rapporto superiore a otto mesi, da valutarsi su un arco di due anni; ▪ responsabile di almeno l80% del reddito, ugualmente da valutarsi su due anni; ▪ disponibilità di una postazione di lavoro fissa presso il committente; ◦ queste presunzioni non valgono, e non producono effetti se: ▪ si è in presenza di prestazioni svolte con competenze teoriche di grado elevato o elevate capacità pratiche acquisite; ▪ il reddito annuo lordo conseguente sia superiore di 1,25 volte al minimale imponibile ai fini fiscali ( €14258,4*1,25= €17823); ◦ sono ugualmente esclusi dalla presunzione di illegittimità le prestazioni: ▪ per le quali lordinamento obblighi alliscrizione ad ordini o albi, che a loro volta prevedano requisiti e condizioni, di cui il Ministero del lavoro dovrà dare conto entro tre mesi dallentrata in vigore della legge; ◦ come per le collaborazioni, si prevede lincremento dellaliquota previdenziale, ritardata di un anno rispetto alle collaborazioni, in modo che si raggiunga il 24% nel 2019 Queste disposizioni valgono per i nuovi rapporti accesi dopo lentrata in vigore della legge, mentre per quelli preesistenti entrano in vigore dopo 12 mesi (luglio 2013) Commento: la norma è involuta e pericolosa. Innazitutto la procedura di presunzione è molto barocca, nel senso che al verificarsi del superamento dei limiti non si ha la trasformazione a lavoro subordinato, ma in collaborazione a progetto, che però si deve presupporre si trasformi immediatamente in lavoro subordinato datoché le prestazioni svolte con partita Iva non impongono la definizione di un progetto, e quindi risulteranno mancanti del dato essenziale che, a sua volta, determinerà la trasformazione ex tunc a lavoro subordinato. Tuttavia, il passaggio, sia pure virtuale, in collaborazione potrà permettere al lavoratore di rivendicare al proprio committente la mancata ripartizione della contribuzione previdenziale versata a suo nome. Infatti per le partite Iva non vige il regime di ripartizione tra datore di lavoro e lavoratore nella misura dei due terzi/un terzo a carico rispettivamente dei due soggetti. Si potrà quindi realizzare un beneficio economico significativo per il lavoratore, che rientrerà in possesso della quota di due terzi dei versamenti previdenziali che avrà dovuto sostenere durante la prestazione fintamente autonoma. Detto questo, il vero pasticcio combinato dal legislatore consiste nellaver indivudato clausole di esclusione da qualsiasi intervento trasformativo davvero minimali: si pensi al limite di €18000 scarsi di reddito lordo annuo (pari a poco più di €1300 lordi mensili) per sfuggire a qualsiasi rischio di contestazione, oppure alla dizione davvero generica sulle prestazioni svolte "con competenze teoriche di grado elevato, acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nel concreto esercizio dellattività", che anchesse saranno fuori da ogni contestazione. Si produce così un dettato normativo il cui sbocco potrebbe consistere nella garanzia al committente di una sostanziale impunità nel ricorrere a prestazioni assolutamente riconducibili ai parametri della subordinazione, ma denominate a partita Iva ai soli fini di eludere quegli obblighi, anche qui smentendo i propositi di scoraggiamento della "cattiva flessibilità". Non è quindi da escludere che si possa determinare un travaso, più o meno forzato, delle collaborazioni verso le prestazioni a partita Iva. Infine, ma non per importanza, è del tutto assente nelle disposizioni una previsione circa i benefici normativi (diritti) e previdenziali (listituto della rivalsa verso il committente dei versamenti previdenziali è facoltativo). Da quanto precede, per entrambi gli istituti di tipo "autonomo" si pone la necessità per la contrattazione di avviare unazione diffusa per le conversioni delle collaborazioni e prestazioni a P.Iva la cui legittimità sia dubbia, utilizzando limmediata entrata in vigore delle disposizioni, e la predisposizione, nei CCNL, di sezioni dedicate allestensione dei diritti in capo alle figure dellautonomia genuina.• Associazione in partecipazione (commi 28-31): questo istituto era stato riconosciuto da tutte le
rappresentanze sociali come particolarmente a rischio di un utilizzo improprio ed elusivo, pertanto nel documento riassuntivo del confronto, approvato "salvo intese" dal Consiglio dei Ministri del 20 marzo si leggeva che "si prevede di preservare l’istituto solo in caso di associazioni tra familiari entro il 1° grado o coniugi.” Invece il testo del disegno di legge prevede che “ il numero degli associati non può essere superiore a tre, …, con lunica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati allassociante da un rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado e di affinità entro il secondo.” Inoltre si prevede che le eventuali associazioni in partecipazione la cui legittimità sia stata oggetto di certificazione (art. 75 e sg. D.Lgs. 276/03 ) restino valide fino alla scadenza della loro durata. La sanzione per le associazioni illegittime è la conversione in lavoro subordinato, a meno che esse non siano riconducibili alle prestazioni rese con partita Iva come modificate da questa legge. Commento: è un caso eclatante di smentita delle dichiarazioni del Governo di contrastare la "cattiva flessibilità". Larea salvaguardata (fino a tre associati più coniugi e parenti illimitati) corrisponde esattamente alla descrizione dei soggetti, prevalentemente catene commerciali e turistiche in franchising, che sono stati i più grandi utilizzatori di questa fattispecie, come la campagna congiunta "Dissòciati" organizzata congiuntamemnte da Filcams e NidIL ha potuto dimostrare sulla base delle denunce pervenute.• Vouchers: qui cè da sottolineare come sul ricorso del voucher in agricoltura si sia realizzato un importante avanzamento (il secondo, dopo le collaborazioni) rispetto al testo proposto dal Governo. In particolare: ◦ il ricorso al voucher avverrà modificando lart. 70 e sg. del d.Lgs. 276/03, nei limiti di €5000 annui per prestazioni di natura occasionale, cancellando linfinita lista di esempi presente nel testo emendato; se svolte nei confronti di imprese (la dizione “committenti imprenditori commerciali” va qui intesa nel senso generico di soggetti economici), o studi professionali le prestazioni non potranno eccedere limporto di €2000 annui per committente; ◦ la prestazione sarà pagata utilizzando buoni orari, del valore nominale di €10,00 ciascuno (da cui sono detratti €2,5 a copertura della contribuzione previdenziale ed assistenziale, nonché laggio per listituto emettitore, ossia lInps); i buoni sono numerati progressivamente e datati; il loro valore è aggiornato periodicamente sentite le parti sociali; ◦ il reddito derivante da queste prestazioni concorrerà a determinare il reddito del lavoratore immigrato ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno; ◦ il ricorso al voucher in agricoltura è limitato ai soli studenti e pensionati per le attività svolte in favore di imprese agricole il cui fatturato le obblighi al versamento dellIva , ed è invece libero, salvo non poter ricorrere a persone iscritte lanno precedente negli elenchi anagrafici, per attività svolte nelle imprese con fatturato inferiore. ◦ I buoni già emessi sottostanno alle vecchie regole, e vanno utilizzati comunque entro il 31 maggio 2013 Commento: ci sono certamente deli risultati importanti, frutto della battaglia che la Cgil in primis ha condotto in questo anni. Tra questi va sicuramente annoverato il riferimento al valore orario del voucher, e la possibilità che il reddito derivante dal lavoro con pagato col voucher sia utile per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. Da questo momento in poi viene colpita la prassi, assolutamente possibile nel regime precedente, di interpretare a discrezione del committente la durata della prestazione compensata dal singolo buono. Non va assolutamente sottovalutato, poi, il risultato in agricoltura, soprattutto rispetto al testo inizialmente proposto dal Governo che prevedeva seccamente lutilizzabilità del voucher per il "lavoro stagionale" in quel settore, che avrebbe significato la completa destrutturazione di ogni controllo nel mercato del lavoro agricolo: la battaglia unitariamente condotta dalla categoria e dalle Confederazioni ha potuto arginare signficativamente i rischi, ripristinando in sostanza la normalità del lavoro agricolo e confinando a spezzoni marginali il ricorso al voucher. Invece non soddisfacente la parte riferita allutilizzabilità da parte delle imprese, e ancor più negli
studi professionali, dove davvero non si comprende se non per mere ragioni di deregolamentazionedel lavoro normale labilitazione al ricorso al voucher. Discutibile e di difficile controllo è anche iltempo molto lungo, fino al maggio 2013, per lutilizzo con le vecchie normative dei voucheracquistati entro luglio 2012.• Stage e tirocini (commi 34-36): il testo prevede una delega, da esercitarsi entro sei mesi, per ladefinizione, ad opera della Conferenza Stato/Regioni, di linee guida per il ricorso a questa forma diimpiego che in sostanza ne eviti la concorrenzialità nei confronti dellapprendistato, definisca lecaratteristiche essenziali del tirocinio e ne punisca lassenza, punisca il ricorso al tirocinio gratuitocon una "congrua indennità".Commento: è noto come il tema della regolamentazione dei tirocini sia sempre stato oggetto digrandi conflitti istituzionali, cui si era tentato di porre un freno con un confronto tra Governo,Regioni e parti sociali avviato la scorsa estate e poi bruscamente interrotto dal Governo conlarticolo 11 della legge 148/11. Adesso si tenta di riprendere un percorso comune, sulla falsariga diprincipi troppo generici, seppur condivisibili, per essere efficaci ai fini della redazione di unaproposta esauriente e condivisa: per fare un solo esempio la sanzione per un tirocinio gratuito nonpuò essere solo il pagamento di una multa ma anche la considerazione di quel rapporto comelavoro subordinato fin dallinizio.Sezione II Licenziamenti (commi 37-46)Parte 1 – Licenziamento individualeLa legge innova profondamente procedure e regole sanzionatorie sottostanti ai licenziamentiindividuali illegittimi, innazitutto riguardo al campo di applicazione. In luogo, infatti, dei tradizionaliconcetti di giusta causa e giustificato motivo, soggettivo ed oggettivo, il legislatore ha intesosuddividere la disciplina in tre ambiti, dedicati alle pratiche disciminatorie, ai licenziamentiindividuali per motivi soggettivi, e a quelli per motivi oggettivi.Inizialmente va segnalato che ogni lettera di licenziamento dovrà contenere i motivi che logiustificano, a giudizio dellimpresa: vale la pena ricordare che la legge 604 del 66 come riformulatanel 1990 ammetteva un “carteggio” tra lavoratore ed impresa, scandito con i relativi termini (15giorni dopo la ricezione della lettera da parte del lavoratore per la richiesta di motivi giustificatividel licenziamento, 7 per la risposta da fornire da parte dellimpresa). Dora in poi (le modifiche sonoimmediatamente operative) non sarà più così e i motivi dovranno essere indicati direttamente nellalettera di licenziamento.Vengono poi modificati i termini di impugnazione da ultimo disciplinati dall art.32 della legge183/10 (collegato lavoro), già segnalati a proposito dellimpugnativa del contratto a termine, cui orasi aggiunge un restringimento del periodo per la presentazione del ricorso in Tribunale, ridotto a180 rispetto ai 270 giorni precedentemente previsti (il che comporta la curiosa condizione secondocui un lavoratore a termine ha 120+180 = 300 giorni per limpugnativa del suo contratto e ildeposito in Tribunale della relativa memoria introduttiva, mentre un lavoratore licenziato ha60+180 = 240 giorni...).Innovando poi nuovamente rispetto alle procedure conciliative, anchesse a loro volta riformulatenel 2010 con lart. 31 della legge 183, si stabilisce che il licenziamento giustificato da ragionieconomiche debba essere oggetto, per iniziativa dellimpresa, di un tentativo obbligatorio diconciliazione da realizzarsi presso la locale DPL. La durata massima del periodo di svolgimento deltentativo è fissata in 20 giorni, o altra data che le parti possono concordare, e si prevede altresì chele parti possano farsi assistere dalle organizzazioni di rappresentanza cui aderiscano o cuiconferiscano mandato. Nel caso di esito positivo la eventuale decisione del lavoratore di dimettersinon impedisce lattribuzione al lavoratore dellaccesso allindennità di disoccupazione (AspI, di cuiappresso). In caso di esito negativo della conciliazione, la decorrenza del licenziamento è fattacoincidere con la data di consegna/ricevimento della lettera di licenziamento, e il periodointercorso da quella data si considera tempo di preavviso. Fanno eccezione a questa regola la
condizione di maternità e lassenza per infortunio.Passando ora a considerare le diverse fattispecie riguardo alle conseguenze di un licenziamentoillegittimo, si può riassumere la riscrittura dellarticolo 18 nel modo seguente (e con ciò si deduceche non viene modificato il regime della legge 604 del 66 per i licenziamenti intimati nelle impresecon meno di 15 dipendenti):Licenziamento discriminatorio – unico strumento utilizzabile la reintegra nel posto di lavoro condiritto alla retribuzione non percepita a seguito del licenziamento nonché della relativacontribuzione, dedotto quanto eventualmente percepito a seguito di altra occupazione, più unasanzione economica non inferiore comunque a cinque mensilità. Tale disciplina si applica allicenziamento discriminatorio senza riferimento al numero dei dipendenti dellimpresa. Inalternativa il lavoratore può optare per unindennità pari a 15 mensilità senza versamento deicontributi.Licenziamento di tipo soggettivo per ragioni disciplinari: il giudice verifica la sussistenza del fattoimputato al lavoratore, e la sanzione ad esso collegata secondo le previsioni del CCNL applicato. Seil fatto non risultasse provato, ovvero il CCNL prevedesse una sanzione diversa dal licenziamento, ilgiudice ordina il reintegro nel posto di lavoro, e condanna il datore di lavoro al pagamento diunindennità risarcitoria fino a dodici mensilità, dedotto quanto percepito dal lavoratore per altraoccupazione, oppure quanto avrebbe potuto percepire se si fosse comportato diligentemente.Nelle altre ipotesi, il giudice condanna il datore di lavoro ad unindennità compresa fra dodici eventiquattro mensilità, in base allanzianità del lavoratore e in considerazione della dimensionedimpresa, delle condizioni del mercato del lavoro, e del comportamento e delle condizioni delleparti. Di ciò il giudice deve dare adeguata motivazione.Licenziamento di tipo soggettivo per motivo oggettivo: il giudice può applicare la disciplinareintegratoria come disciplinata per i licenziamenti disciplinari in presenza di “manifestainsussistenza del fatto posto a base del licenziamento”. In tutti gli altri casi provvede a sanzionare illicenziamento illegittimo obbligando il datore di lavoro al pagamento della sanzione compresa tra12 e 24 mensilità: la decisione del giudice riguardo allentità dellimporto da pagare sarà basata sulcomportamento del lavoratore rispetto alla ricerca di nuova occupazione, e dal comportamentodelle parti durante la procedura di conciliazione (vedi sopra). Nel corso del dibattimento illavoratore può domandare, fornendo le relative prove, che il licenziamento sia consideratodiscriminatorio: nel caso la domanda del lavoratore sia accolta, si applica esclusivamente lareintegra e le disposizioni sopra descritte in proposito. La reintegra è anche lunica sanzioneprevista per licenziamenti illegittimi operati nei confronti di disabili per inabilità fisica o psichica, oper il licenziamento prima della conclusione del periodo di comporto della malattia.Vizi formali: innovando in modo sostanziale rispetto alla dottrina e alla giurisprudenza pregresse, lapresenza di vizi formali (ad es. di motivazione o di procedura) viene sanzionata soloeconomicamente, senza produrre la nullità o linefficacia del licenziamento. Lentità della sanzioneeconomica da corrispondere al lavoratore è compresa tra sei e dodici mensilità, da graduarsi daparte del giudice motivando la gravità del vizio formale. Qualora il giudice valuti lassenza, oltrechédellosservanza delle regole, anche della giustificazione del licenziamento stesso, la sanzione daapplicarsi è la reintegra.Parte 2 – Licenziamenti collettiviSeguendo la logica prevista per i licenziamenti individuali, il legislatore modifica anche le sanzioniriguardanti comportamenti scorretti del datore di lavoro in caso di licenziamenti collettivi ( legge223/91) nel modo seguente:Vizi formali della comunicazione di avvio della procedura: sono sanabili tramite accordo sindacalenellambito della procedura stessa;licenziamento senza forma scritta: reintegrainosservanza della comunicazione scritta: sanzione tra 12 e 24 mensilitàviolazione criteri di scelta: reintegraCommento: in premessa non possiamo non fare un velocissimo accenno a quanto sia fragile, per
ammissione degli stessi studi dellOCSE, il nesso tra andamento delloccupazione e rigidità delleregole sui licenziamenti, e quindi quanto sia ideologico e non “obbligato” il carattere dellemodifiche imposte. Detto ciò, le disposizioni riportate sono particolarmente difficili da commentare,perché riflettono un sovrapporsi di intenzioni, frutto di una redazione sottoposta a spintecontrapposte, oltreché redatte in un linguaggio spesso poco chiaro. Divideremo pertanto ilcommento in punti:− vizi formali: si tratta forse dellarretramento culturale più grave di tutta la normativa,perché dispone una semplice sanzione economica a fronte della violazione delle regole. In questomodo, anziché promuovere una cultura della legalità soprattutto per le prassi più delicate per iriflessi sulle vite personali e le loro conseguenze sociali, si incoraggia implicitamente la scarsaattenzione al rigore comportamentale delle parti;− procedura conciliativa: a differenza delle soluzioni tentate nel passato, qui si sarebberopotuti aprire spazi davvero interessanti per una cultura e una prassi alternative al ricorso inmagistratura per la risoluzione del contenzioso. Infatti le novità sono almeno due: la conciliazionedeve essere promossa dal datore di lavoro e si svolge in costanza di rapporto di lavoro. Ciò avrebbeconsentito un confronto più paritario tra le parti finalizzato da un lato a indagare le motivazioniposte alla base dellintenzione di licenziare da parte del datore di lavoro e, una volta esperito questoscavo, valutare sia la prosecuzione del tentativo con lindividuazione di misure compensative, sia lasua interruzione e il ricorso alla magistratura sulla base di un lavoro istruttorio comunque utile adentrambe le parti. Invece, aver voluto imporre, nel percorso parlamentare, che in caso di insuccessodel tentativo il licenziamento abbia la sua decorrenza fin dal giorno della comunicazione scritta, eche il periodo successivo sia considerato quale preavviso, ha inficiato la parità delle parti neltentativo di conciliazione, datoché limpresa può discutere con il lavoratore sapendo di potercontare su due risultati per sé positivi: comunque potrà licenziare il lavoratore, risparmiando sulpreavviso, e accederà alle proposte conciliative solo se più convenienti. La giustificazione addotta(“il lavoratore potrebbe mettersi in malattia”) era facilmente risolvibile disponendo che in caso diinsuccesso il rapporto si intendeva risolto a far data dalla firma del verbale di mancato accordopresso la DPL, fatte salve le eccezioni già previste (maternità ed infortunio).− Licenziamenti discriminatori: nulla cambia nelle normative, già applicabili a prescinderedalla dimensione dellimpresa che effettui il licenziamento. Ed è nota la difficoltà nel fornire proveadeguate sul carattere discriminatorio di un licenziamento. La difficoltà è tanto più seria, in quantoquesto è lunico strumento cui il lavoratore potrà ricorrere se vorrà richiedere la reintegra comesanzione di un licenziamento formalmente giustificato con ragioni economiche date le ambiguitàsulla “manifesta insussistenza del fatto posto alla base del licenziamento” economico chetratteremo in seguito. Da notare, inoltre, che la domanda in tal senso va posta dal lavoratore, il cheaumenta la difficoltà invertendo di fatto lonere della prova.− Licenziamenti disciplinari: il passaggio critico qui è rappresentato dalle “altre ipotesi”riguardanti fattispecie non contemplate dai CCNL, che però farebbero decadere il diritto al reintegropur in presenza di licenziamento ingiustificato. E noto che le sezioni disciplinari dei CCNL risalgono,nella maggior parte dei casi, a epoche non recenti, e pertanto non è impossibile immaginare cheinfrazioni legate, ad es., allutilizzo dei mezzi informatici non siano trattate in modo esplicito. Unapproccio letterale alla norma farebbe sì che anche se riconosciuto infondato, un licenziamentoriferito a queste fattispecie non potrebbe essere sanzionato che ricorrendo allindennizzo. Il chetrasformerebbe un atto tra soggetti privati qualè un CCNL in una fonte giuridica valida per impedirela reintegrazione nel posto di lavoro. Diventa quindi assai importante sostenere uninterpretazionefondata sullanalogia con quanto previsto dal CCNL per infrazioni assimilabili, e considerare quindi ildiritto al reintegro non legato solo ai casi espressamente trattati dal CCNL. Un importanteriferimento in tal senso è rappresentato dallart. 2106 del codice civile, che rimane assolutamenteoperante, e che ingiunge al giudice di applicare al singolo caso i criteri di proporzionalità,aggravanti ed attenuanti, e che quindi può supportare la richiesta di una visione “analogica”nellapplicazione delle sezioni disciplinari dei CCNL;− Licenziamenti economici: cosa si sanziona in questo ambito? La domanda non è peregrina,datoché la dottrina e la giurisprudenza sono state unanimi nellindirizzare il lavoro del giudice non
tanto alla constatazione dellevento in sé indicato dallimpresa quale giustificazione dellicenziamento (il calo di fatturato, lacquisto di un macchinario sostitutivo di mansioni o di posti dilavoro) quanto il nesso causale che deve risultare provato tra il fatto e la risoluzione del rapportoquale unica possibile conseguenza. Il testo di legge non compie lo stesso percorso argomentativo, esembra avanzare una distinzione piuttosto difficile da cogliere tra linsussistenza del giustificatomotivo oggettivo, da sanzionare con lindennizzo, e la manifesta insussistenza del fatto, cuiconseguirebbe il reintegro. Sempreché il verbo “può”, che regge la frase, sia da interpretare come“facoltizzante” il giudice a decidere verso le due soluzioni (indennizzo o reintegra), secondo criteriche la legge non esplicita, oppure come eccezione (la reintegra) rispetto ad una regola(lindennizzo). Come si comprende, sia che si opti per una interpretazione che per laltra, laconseguenza operativa è un aumentato potere del giudice nellindividuare la sanzione, cui vaaggiunto, nel caso della sanzione economica, un potere altrettanto vasto nel posizionare limportotra gli estremi (in questo caso, tra dodici o ventiquattro mensilità). Comunque si voglia giudicare lanorma, questa conseguenza è chiarissima, e contribuisce a rendere molto incerta linteradisposizione, soprattutto rispetto alle esigenze delle imprese di avere certezze ex ante sui costi dellicenziamento ( si vedano in proposito le tesi di quanti hanno sostenuto la necessità di modifichealla disciplina sui licenziamenti). Dellulteriore complicazione rappresentata dalla possibiledomanda di considerare il licenziamento discriminatorio, da parte del lavoratore, si è detto sopra.Eppure sembra necessario ricorrere alla “soggettivizzazione” dei casi portati allattenzione delgiudice, al fine di evitare una trappola implicita nelle parole utilizzate dal legislatore, che farebbesospettare una differenza tra un licenziamento economico “insussistente”, da sanzionare conlindennizzo, e uno “manifestamente insussistente”, cui potrebbe corrispondere la reintegra. Epalese come sia impossibile stabilire una differenza tra un giustificazione che non cè e unache...non cè davvero! Per usare un esempio della vita quotidiana, è come vietare qualcosa, evietarla severamente...Per questo, tornando allinizio del nostro commento in materia, èimportantissima la fase conciliativa, sia pure con i limiti segnalati, in quanto diventa fondamentale,per lefficacia della tutela dei lavoratori, acquisire ogni elemento utile per poter eventualmentesostenere, in giudizio, la fondatezza della natura discriminatoria del licenziamento;− licenziamenti collettivi: valgono qui le considerazioni iniziali svolte in materia di vizi formali,con unaggravante che peserà sullazione del sindacato. Di fronte ad un vizio formale, non si potràpiù sostenere la nullità della procedura e quindi lobbligo per limpresa di cassarla e, eventualmente,di ricorrere ad una nuova e formalmente corretta. Ci si porrà invece la tagliola di dover sanare conaccordo sindacale i vizi procedurali, o in alternativa il tacere avallandoli, in quanto in ogni caso nonè prevista sanzione. Per fortuna è rimasto il reintegro in caso di violazioni da parte dellimpresa deicriteri di scelta nelleffettuazione delle risoluzioni di rapporto, e tuttavia sappiamo quanto questoprincipio, pur importantissimo, sia difficile da applicare. E tuttavia, come per i licenziamentiindividuali da considerare discriminatori, è necessario riattivare creativamente i principi purpresenti nellordinamento a tutela della parità di condizioni, dallequilibrio di genere, al rispetto deicriteri di scelta (con particolare attenzione al nesso con i reparti coinvolti, con le fasce detà e icarichi di famiglia, ecc.).− unultima considerazione sul ruolo del giudice: è evidente che la nuova normativa impongaoggettivamente al giudice, accanto e in conseguenza della maggiore discrezionalità affidatagli, unsupplemento di capacità decisionale. Naturalmente nel rispetto dei limiti e delle prerogative propriedella magistratura, che non può sindacare le scelte organizzative ed economiche dellimpresa (art.41 Cost.), e tuttavia, nel valutare la fondatezza delle giustificazioni di un licenziamento non potràche scavare a fondo sullassenza di discriminazioni o sulla fondatezza dei nessi causali tra i fatti e illicenziamento di quel lavoratore. Da questo punto di vista stona davvero il riferimento al possibilericorso in Cassazione per violazione delle norme di diritto, contenuto nel comma 44, qualora siritenga essere stata perpetrata, da parte del giudice, uninfrazione al principio di libertà dimpresa.Si tratta di una norma del tutto pleonastica, datoché tutti possono ricorrere in Cassazione, e lopossono fare solo per violazione di norme di diritto; nel nuovo contesto conseguente alle modifichedelle norme sui licenziamenti qui commentate, può invece essere un messaggio velato allamagistratura di “stare al proprio posto” e non agitare troppo le acque.
Rito processuale (commi 48-68) : non possedendo le competenze adeguate per un commento,segnalo qui soltanto che si dispone un rito separato e diretto per lesame delle vertenze suilicenziamento, ed esclusivamente per questi ( e per le connesse domande di valutazione dellanatura dei rapporti). Ne consegue che eventuali richieste collegate, ad es. di tipo patrimoniale,dovranno seguire unaltra via processuale, con il rischio di un rallentamento delle risposte da partedel sistema laddove si voleva ottenere leffetto opposto di velocizzare i tempi della giustizia. Dettociò, il rito è sostanzialmente simile a quello previsto per lart.28 St.Lav., con la facoltà del giudice insede di appello di sospendere lefficacia di una precedente sentenza ( anche di reintegra, verrebbeda immaginare) “se ricorrano gravi motivi”. **** **** ****Parte II – Ammortizzatori sociali (artt. 2-3)Sezione 1 – Riordino ammortizzatori sociali esistentiIllustreremo in questo capitolo le modifiche introdotte nel sistema degli ammortizzatori sociali; percomodità di esposizione tratteremo prima gli interventi modificativi del regime preesistente, pertrattare successivamente le norme comportanti listituzione di nuovi strumenti. Pertantotratteremo prima lAssicurazione Sociale per lImpiego (ASpI) che sostituisce istituti preesistentirelativi al sostegno della disoccupazione, poi passeremo a segnalare i cambiamenti in tema di Unatantum per i collaboratori a progetto e di Cig(s), e infine illustreremo e commenteremo le normesui ”Fondi bilaterali di solidarietà”. Tutte le norme commentate entrano in vigore nel 2013 osuccessivamente se espressamente indicato in legge.A) ASpI (art. 2 commi 1- 50)LASpI è unindennità di disoccupazione, che si vuole universale, e pertanto sostituisce, con unatransizione tra il 2013 e il 2016, le indennità di disoccupazione, ordinaria e con requisiti ridotti,lindennità di mobilità e le indennità speciali in edilizia. Non viene modificato, invece, il sistemavigente in agricoltura, riformato con lart.1 commi 62 e sg della legge 247/07.LASpI è finanziata con una contribuzione pari all1,31% sul monte salari a carico di tutti i datori dilavoro, cui si aggiunge un contributo dell1,4% sulle prestazioni non derivanti da lavoro a tempoindeterminato, con lesclusione degli assunti a termine per sostituzione, e dei lavoratori impiegati atermine in attività stagionali, anche quelle definite contrattualmente (purché gli accordi relativisiano stati sottoscritti entro il 2011). Questa contribuzione aggiuntiva può essere recuperatadallimpresa se trasforma il rapporto a termine in tempo indeterminato, fino ad un massimo di seimensilità.I commi 26-27 disciplinano in modo assai diverso le diversità contributive attualmente vigenti:infatti mentre per i soci di cooperativa è prevista una gradualità che li porta con incrementi annualial versamento dell1,31 entro il 2017, i trattamenti di favore (0,40% e 0,18% rispettivamente) oggiin vigore per artigiani e pubblici esercizi a CUAF ridotta vengono resi strutturali.Al finanziamento dellASpI è anche destinato un contributo pari al 50% del trattamento inizialedellASpI moltiplicato per lanzianità aziendale del lavoratore, fino ad un massimo di tre anni, chelimpresa deve versare in caso di risoluzione del rapporto di lavoro, anche se riferita a rapporti diapprendistato. A tale obbligo sono sottratti i licenziamenti per fine cantiere in edilizia, nonché quellinegli appalti ove vigano clausole sociali che vincolano il datore di lavoro vincitore della gara adassumere i lavoratori presenti nellappalto.(commi 25, 28-35).Destinatari del trattamento sono i lavoratori subordinati che hanno perso limpiego, compresi gliapprendisti, gli artisti dipendenti, i soci di cooperativa con rapporto di dipendenza, i lavoratori atempo determinato della Pubblica Amministrazione (comma 2).I requisiti per accedere sono gli stessi attualmente vigenti per lindennità di disoccupazione conrequisiti ordinari, ossia unanzianità assicurativa biennale ed un versamento di 52 settimane nelbiennio precedente levento (comma 4). In mancanza dellanzianità assicurativa biennale, ma inpresenza di almeno 13 settimane per cui sia stata versata contribuzione è possibile accedere alla
cosiddetta “MiniASpI”, su cui torneremo in seguito. La durata del sussidio, nel 2016, sarà pari a 12 mesi per chi ha meno di 55 anni, 18 per chi li supera, a condizione che lo stato di disoccupazione sia mantenuto; nel caso di nuova occupazione, fino a sei mesi, il godimento dellASpI viene sospeso per poi riprendere per il periodo residuo a conclusione della nuova occupazione. Il lavoro prestato in regime di sospensione dellASpI è utile ai fini di una nuova domanda. Nel caso di occupazione autonoma, si deve avvertire lInps entro un mese dallavvio dellattività, comunicando anche il reddito annuo presumibile. In caso di reddito inferiore alla soglia di esenzione fiscale (attualmente €4800 per le collaborazioni, €8000 per il lavoro autonomo), lInps ridurrà lASpI dell80% degli importi reddituali che si prevede discenderanno dallattività autonoma. Limporto dellASpI è ottenuto calcolando il 75% della retribuzione fino a €1180, cui aggiungere il 25% della retribuzione eventualmente eccedente tale cifra. In ogni caso per il 2012 opera il massimale di €1119,32, che sarà rivalutato annualmente secondo landamento dellindice Istat del costo della vita per famiglie di operai e impiegati (il cosiddetto indice FOI). Sugli importi dellASpI è soppresso il contributo attualmente vigente sullindennità di disoccupazione (5,84%), ed è ugualmente soppresso il massimale inferiore oggi operante sui trattamenti di disoccupazione (€ 931,28). Limporto dellASpI subisce un décalage del 15% se lo stato di disoccupazione si protrae oltre il 6° mese, un ulteriore calo del 15% dopo il 12°. Sullimporto dellASpI sono accreditati i contributi figurativi per un importo pari alla media delle settimane accreditate nel biennio antecedente, e valgono ai fini delle prestazioni previdenziali, ad eccezioni per quelle per il godimento delle quali è prescritto esclusivamente leffettivo versamento della contribuzione (ad es. per chi è in regime retributivo lanticipo della pensione con 35 anni di contribuzione, per chi è in regime contributivo lanticipo della pensione con 20 anni di contributi effettivi, 63 anni di età e un importo di pensione pari a 2,8 volte lassegno sociale). Le due tabelle seguenti, elaborate dallINCA, illustrano landamento rispettivo dellASpI e dellindennità di disoccupazione con requisiti ordinari e con lindennità di mobilità: Tabella 1 Transizione dell indennità di disoccupazione verso lAspiPer anno di licenziamento2013 - 8 mesi fino a 49 anni di età - 12 mesi dai 50 anni di età2014 - 8 mesi fino a 49 anni di età - 12 mesi dai 50 anni ai 54 di età - 14 mesi dai 55 anni di età(entro le settimane di contributi del biennio)2015 - 10 mesi fino a 49 anni di età - 12 mesi dai 50 anni ai 54 di età - 16 mesi dai 55 anni di età(entro le settimane di contributi del biennio)2016 - 12 mesi fino a 54 anni di età - 18 mesi dai 55 anni di età (entro le settimane di contributi del biennio) [Attualmente lindennità si eroga per otto mesi per chi ha meno di 50 anni, 12 per chi li supera] Tabella 2 Transizione dellindennità di mobilità verso lAspi:Per anno di collocazione in mobilità2013 e 2014 - 12 mesi fino a 39 anni di età (24 mesi se al sud) - 24 mesi dai 40 ai 49 anni di età (36 se al sud) - 36 mesi dai 50 anni di età (48 se al sud)[secondo le correzioni apportate al decreto sviluppo in fase di conversione in Parlamento]2015 - 12 mesi fino a 39 anni di età - 18 mesi dai 40 anni ai 49 di età (24 mesi se al sud) - 24 mesi dai 50 anni di età (36 mesi se al sud)2016 - 12 mesi fino a 39 anni di età - 12 mesi dai 40 anni ai 49 di età (18 se al sud)
- 18 mesi dai 50 anni di età (24 mesi se al sud)[Attualmente per il centro Nord la mobilità è erogata per 12 mesi per chi ha meno di 40 anni, 24 per chi ètra 40 e 49, 36 per chi supera i 50 anni; nel Mezzogiorno le durate sono aumentate di 12 mesi] Come si è già accennato, in caso del solo versamento previdenziale di 13 settimane, è possibile accedere ad unindennità che sostituisce la previgente indennità con requisiti ridotti (MiniASpI, commi 20-24). Essa è calcolata allo stesso modo dellASpI, e viene erogata direttamente a domanda, anziché lanno successivo come lindennità con requisiti ridotti. La sua durata, e conseguentemente la contribuzione figurativa spettante, è pari alla metà delle settimane su cui sia stata versata contribuzione (nel caso citato sopra, a 13 settimane di versamenti corrisponderà una MiniASpI erogata per 6,5 settimane). Anche qui, come per lASpI, è condizione essere e permanere nello stato di disoccupazione. Sospensioni dellerogazione per nuova occupazione sono possibili fino a cinque giorni. Le domande, sia per lASpI che la MiniASpI, vanno inviate telematicamente allInps, entro 60 giorni dal verificarsi dellevento; lindennità decorrerà dallottavo giorno dalla cessazione del rapporto, oppure dal quinto successivo alla presentazione della domanda se questultima sarà presentata dopo lottavo giorno. Commento: le osservazioni che si possono fare riguardano sia limpianto che le singole misure: Sullimpianto va ribadito che non si tratta di un sistema universale, per almeno due ragioni: − da un lato non estende le tutele al di fuori dei rapporti in subordinazione che, anche se non coperti per disposizione “ordinaria”, lo erano per effetto delle disposizioni in deroga (es. apprendisti o soci di cooperativa dipendenti); − dal lato dei finanziamenti si garantisce un trattamento di favore ad artigiani ed a settori del terziario incompatibile concettualmente con la ratio di un sistema universale di tutela, e possibile incentivo a comportamenti opportunistici delle imprese (pagare 0,40 anziché 1,31 dichiarandosi impresa artigiana anziché manifatturiera significa risparmiare un terzo del costo); Sulle misure va detto che: − è utile il meccanismo del maggior costo per le prestazioni a tempo determinato e della possibilità di recupero del maggior costo se si trasforma il rapporto a tempo indeterminato, e tuttavia le disposizioni agevolative a fronte dellintroduzione già commentata dellacausalità delle prestazioni a termine possono subire un effetto spiazzamento che può annullare la convenienza alla trasformazione; − le durate dei periodi di erogazione così violentemente ridotte rispetto alle attuali prestazioni dellindennità di mobilità, sia pure diluite fino al biennio 2015-2016, rappresentano un gravissimo arretramento delle tutele offerte dal sistema, a maggior ragione se viste in combinazione con il probabile perdurare della crisi e il sicuro contestuale allungamento della vita lavorativa operato dallattuale Governo con la manovra “Salva Italia”. Pertanto si avranno potenzialmente i seguenti effetti: − i lavoratori più anziani non saranno più disponibili ad uscite volontarie o incentivate, vista la penuria di occasioni di lavoro e il rischio accentuato da pensioni inferiori; − i giovani, in nome dei quali queste e molte altre misure si dice esser state prese, troveranno minori occasioni dimpiego, visto il punto precedente, e, ulteriore conseguenza dello stesso punto, saranno invece i primi a subire i licenziamenti nelle fasi di ristrutturazione delle imprese che ben difficilmente si potranno concludere consensualmente, dovendosi così dare corso ai criteri previsti dalla legge 223/91 (età e carichi di famiglia), pertanto un Governo che dice di guardare soprattutto ai giovani li penalizza due volte, sotto il profilo delle prospettive dingresso e sotto quello del rischio di espulsione; − il meccanismo del MiniASpI, pur se interessante in quanto supera lerogazione lanno successivo, che avrebbe anche potuto coincidere con una condizione di occupato del ricevente, è
gravemente negativo per le seguenti ragioni: − lerogazione per la metà delle settimane determina un abbassamento sensibile (attorno al 20%) degli importi rispetto allindennità con requisiti ridotti, a parità di settimane lavorate; − lo stesso vale per la contribuzione figurativa, con laggravante che ciò accade nei confronti di lavoratori con carriere lavorative e previdenziali frammentate e discontinue, che subiranno intere le conseguenze in un regime di calcolo contributivo; − il requisito di 13 settimane di contribuzione, anziché di 78 giornate, può dare luogo ad esclusioni nei confronti di chi non svolge periodi di lavoro continuativi, ma ha unaccentuata frammentazione lavorativa; − infine, ma non per importanza data lurgenza, lentrata immediata del MiniASpI a partire dal 2013 senza esplicite fasi transitorie può determinare il paradosso per chi, pur avendo maturato nel 2012 i requisiti per lindennità con requisiti ridotti non abbia lavorato nei primi mesi del 2013: infatti, secondo la lettera delle norme i contributi versati nel 2012 andranno persi, datoché la domanda non sarà stata presentata nei 60 giorni successivi allevento! E urgente che il Ministero e lInps emanino disposizioni chiarificatrici in proposito. B) Una tantum co.co.pro. (art. 2 commi 51-58) LUna tantum fu introdotta nel 2009 con lart.19, comma 2 della legge 2/09 dal precedente Governo, e per svariate ragioni non dette risultati apprezzabili. Innanzitutto per le condizioni molto restrittive per accedere al meccanismo, oltreché per la scarsissima informazione che se ne dette: infatti solo poco più di 11mila collaboratori ne poterono beneficiare, a fronte di oltre 35 mila domande pervenute nel biennio, che già erano poca cosa rispetto alle decine di migliaia di collaboratori i cui rapporti erano stati risolti, specie nelle fasi iniziali della crisi. Adesso il testo non si discosta in misura significativa dallimpianto precedente, pur potendo rimettere in circolo i significativi stanziamenti residuati. Listituto è rivolto a collaboratori a progetto in monocommittenza che:− abbiano un reddito fiscalmente imponibile dellanno precedente inferiore a 20.000€ (darivalutare);− abbiano un contributo mensile nellanno di richiesta;− abbiano almeno due mesi di disoccupazione nellanno precedente quello della richiesta;− abbiano almeno 4 mensilità (3 fino al 2015) di contribuzione nellanno precedente quellodella richiesta.A quanti soddisfino TUTTE queste condizioni sarà erogato per gli anni 2013-2015 un importo Unatantum pari al 7% del minimale annuo (per il 2012 pari a €14930) da moltiplicare per la cifrainferiore tra le mensilità accreditate lanno precedente e quelle non coperte da contribuzione. Atitolo di esempio si riporta di seguito una simulazione svolta dallINCA:− Un collaboratore che ha 5 mesi di contributi nellanno precedente avrà diritto al 7% delminimale (es. nel 2012 14.930,00 €) = 1045,10 per i mesi coperti, in quanto sono inferiori rispetto aimesi scoperti da contribuzione, quindi = 1045,10 X 5 = €5225,50− Un collaboratore che ha 8 mesi di contributi nellanno precedente avrà diritto al 7% delminimale (es. nel 2012 14.930,00 €) = 1045,10 per i mesi scoperti, in quanto sono inferiori rispetto aimesi coperti da contribuzione, quindi = 1045,10 X 4 = €4180,40In termini programmatici, al comma 55 si prevede che nel periodo transitorio si svolga unmonitoraggio del godimento di questa misura anche ai fini degli effetti sul bilancio pubblico, e altermine si farà una valutazione sulla possibile inclusione di questi soggetti nel sistema universale, inparticolare riguardo allestensione nei loro confronti del sistema della MiniASpI.Commento: si è già segnalata la scarsa semplicità del meccanismo di calcolo, cui adesso è daaggiungere il fatto che si continua a differenziare i trattamenti del sistema in presenza di unacondizione analoga (la perdita dellimpiego). Non solo: lincremento contributivo a carico dei
collaboratori non ha alcuna valenza rispetto alle problematiche sociali, ma ha effetti esclusivamenteai fini pensionistici, il che è davvero bizzarro. Si conferma quindi per questa via la mancataestensione in senso universalistico delle tutele nel mercato del lavoro, cui non è certo sufficiente la“promessa” di una verifica da compiersi nel 2015 circa la possibilità di confluenza di questapopolazione nel sistema della MiniASpI. Si sottolinea ancora che tale misura riguardaesclusivamente i collaboratori a progetto, escludendo le collaborazioni svolte nei confronti dellePubbliche Amministrazioni. Il punto di fondo che qui, come altrove, è evidente è come queste misuresiano tutte attraversate dallattenzione davvero eccessiva del Governo agli equilibri di finanzapubblica, senza contare quanto un sistema universale potrebbe agire nel senso dellefficacia delletransizioni professionali ed occupazionali e in ultima istanza con benefici per le finanze pubblicheper la concomitante riduzione dei periodi prolungati di disoccupazione.C) Modifiche al regime di Cassa integrazione straordinaria (art. 3)Si rendono strutturali disposizioni che finora erano soggette a conferme annuali nelle leggi dibilancio, a volte fin dal 1993.Pertanto il ricorso alla Cigs è dora in poi possibile, in aggiunta a quanto previsto dalla legge 223/91,per:− imprese commerciali con dipendenti compresi tra 50 e 199;− imprese di vigilanza, con più di 15 dipendenti;− operatori turistici con più di 50 dipendenti;− imprese del trasporto aereo;− imprese del sistema aeroportuale.Conseguentemente i versamenti previdenziali relativi sono resi strutturali.Viene ugualmente resa strutturale, a partire dal 2013, lIndennità di mancato avviamento per iportuali.Dal 2016 scompare, invece, la possibilità per le imprese in amministrazione controllata, concordatopreventivo, fallimento, di ricorrere alla Cigs ai sensi dellart. 3 della citata legge 223/91, e da subitosono introdotti criteri maggiormente restrittivi per la concessione, fondati sulla effettiva possibilitàdi prosecuzione, anche parziale, dellattività dellimpresa.Commento: il dato di fondo, aldilà dellopportuna trasformazione strutturale di misure da tempooperanti ma soggette alle conferme annuali, è che le disposizioni NON estendono il regime di Cigsesistente, anzi immaginano una incomprensibile ed illogica restrizione del ricorso alla Cigs in caso difallimenti e procedure assimilate. Di qui la conseguenza di dover ricorrere, al fine di assicurare unaparvenza di universalità al sistema, alle disposizioni di cui alla sezione successiva.Ammortizzatori in deroga: coerentemente con lavvio dilazionato dellASpI, prosegue lostanziamento per gli ammortizzatori in deroga per il periodo 2013-2016 con le seguenti cifre: 1miliardo di € per il biennio 2013-14, 700 milioni di € nel 2015, 400 milioni di € nel 2016.Commento: vanno fatte due considerazioni. La prima riguarda il calo davvero eccessivo deglistanziamenti dopo il 2014, che giungono perfino ad essere inferiori a quanto si stanziava primadella crisi (450 milioni di € nel 2008!). La seconda è che sembra certo che con il 2012 cessi ilcontributo delle Regioni per la cessazione dellattuale programmazione dei Fondi comunitari. Il chefa sorgere ulteriori dubbi sia sulladeguatezza delle risorse che sullintreccio, a questo punto daripensare completamente, con le politiche attive.Sezione 2 – Fondi bilaterali di solidarietà (art. 3, commi 4-49)Cosa sono e a cosa servono: al fine di assicurare entro il 2013 un trattamento in caso di sospensionedal lavoro in costanza di rapporto di lavoro, si prevede la costituzione entro sei mesi dallentrata invigore della legge ( quindi entro febbraio 2013) di un sistema di Fondi bilaterali di solidarietà, ancheintersettoriali, per effetto di accordi tra le organizzazioni comparativamente più rappresentative dei
datori di lavoro e dei lavoratori, che ne definiranno il finanziamento, interamente a loro carico e daripartirsi secondo il criterio dei due terzi a carico del datore e un terzo a carico del lavoratore. Lafinalità di tali Fondi è di garantire, per le stesse causali previste per la Cig, ordinaria e straordinaria,un sostegno al reddito ai lavoratori pari almeno ad un ottavo del monte ore lavorativoteoricamente lavorabile nel biennio mobile ( per capirci: 40 ore settimanali*48 settimaneteoricamente lavorabili nellanno = 1920 ore annue teoricamente lavorabili/8 = 240 ore, ossia 6settimane, da notare che il periodo minimo per la Cigo è di 13 settimane). Le intese istitutive delFondo vengono recepite e rese quindi obbligatorie per tutte le imprese con più di 15 dipendentidellambito economico oggetto delle intese stesse con uno o più decreti ministeriali, da emanarsientro i tre mesi successivi. In tale modo i Fondi vengono istituiti presso lInps, non possiedonopersonalità giuridica ma si configurano quali gestioni dellInps. I Fondi potranno anche aggiungere,alla prestazione “obbligatoria” descritta sopra, le seguenti finalità e le conseguenti prestazioni:− integrare le prestazioni dellASpI;− coprire i redditi in caso di intese atte ad agevolare fino a cinque anni luscita dei lavoratoricon conseguimento dei requisiti pensionistici;− finanziare programmi per la riconversione delle competenze dei lavoratori. In riferimento,in particolare, a questultima finalità le parti istitutive del Fondo possono prevedere, qualora sianole stesse ad aver istituito i Fondi intersettoriali di formazione continua (art. 118 legge 388/00), chequesti confluiscano nei Fondi di cui alla presente Sezione. In tal caso, datoché per effettodellefficacia obbligatoria di queste disposizioni tutte le imprese sono tenute alladesione al Fondodi solidarietà, confluirà qui anche la quota di contributo dello 0,30% versato direttamente allInpsda parte di imprese che non avessero aderito ad alcun Fondo interprofessionale. Non solo: adecorrere dal 2017, in contemporanea con la definitiva sparizione dellistituto della mobilità, ilcontributo che la finanziava (pari a 0,30%) potrà essere mantenuto in vita quale contributo delleimprese al finanziamento del Fondo di solidarietà relativo alle imprese già beneficiarie dellistitutodella mobilità.Modello alternativo: il Parlamento ha inserito, rispetto alle previsioni del Governo, la possibilità perle parti, specie nel settore di artigiano, di dare vita ad un modello alternativo, adeguando allefinalità descritte sopra gli strumenti bilaterali vigenti alla data di entrata in vigore della legge.Condizioni da assicurare, aggiornando eventualmente le intese vigenti sono:− un finanziamento non inferiore allo 0,20% del monte salari;− le prestazioni da assicurare condizionate dalla capienza del fondo;− la variazione dellaliquota di finanziamento in funzione delle prestazioni da assicurare edellandamento del o dei settori;− criteri e requisiti di gestione dei fondi.In particolare (comma 17) si prevede che in caso di sospensioni per gli anni 2013-15 il diritto allASpIè condizionato alla preventiva erogazione “integrativa” del 20% dellASpI stessa da parte dellentebilaterale, e che la durata dellerogazione non possa superare le 90 giornate nel biennio.Fondo residuale: qualora entro il 31 marzo 2013 non siano stati coperti tutti i settori o le tipologiedimpresa, sempre con più di 15 dipendenti, il Ministero provvede ad istituire con decreto un Fondoresiduale, che dovrà assicurare le prestazioni minime già indicate sopra.Struttura della goverance dei FondiCome già accennato, i Fondi sono da concepire come gestioni dellInps, e saranno amministrati daun Comitato di gestione composto da 12 membri, 10 di nomina paritetica dei soggetti istitutivi (conincompatibilità rispetto alla contemporanea copertura di incarichi nelle rispettive organizzazioni, esenza diritto ad emolumenti), 2 nominati rispettivamente dai Ministeri del Lavoro e dellEconomia.I bilanci dei Fondi devono obbligatoriamente essere in pareggio in una prospettiva a otto anni, edovranno tenere in considerazione anche le spese di gestione. Misure non coperte, o a rischiosecondo il giudizio del direttore generale dellInps saranno bloccate, e il Presidente dellInps dovràpronunciarsi entro sei mesi.
Commento: listituzione “obbligatoria” dei Fondi non sana il vulnus alluniversalità presente neltesto governativo, datoché si prevede la copertura dei Fondi, sia quelli pattizi che quello residuale,solo per i lavoratori di imprese con almeno 15 dipendenti, e nulla si dice sulle tutele da assicurare ailavoratori di imprese minori. Non solo, ma nella “riscoperta” del modello artigiano si ripropone unruolo delle provvidenze di fonte pattizia che condizionano laccesso a quelle pubbliche che stravolgelequilibrio sancito in Costituzione (art. 38), tanto è vero che su questo punto siamo in attesa di unpronunciamento della Corte Costituzionale (causa Benedetti contro Inps, rimesse le carte dal giudicedi Lucca). In generale, la stessa funzione della bilateralità pattizia cambia segno, perché daintegrativa della provvidenza pubblica diventa sostitutiva.Sul ricorso ai Fondi quale risposta alla mancata estensione ed universalizzazione della Cig resta ilproblema proprio di tutte le soluzioni mutualistiche, le quali vanno incontro ad almeno duedifficoltà: da un lato, lorigine settoriale ha certamente potuto operare efficacemente nel passato inquegli ambiti dove la rappresentanza delle imprese comprendeva luniverso di riferimento (banche,assicurazioni, aziende ex monopoliste quali Poste e Ferrovie, anche se qui lapertura ai privati siaccompagna a fenomeni di pluralismo contrattuale competitivo, da ultimo avallati dalla legge35/2012 in materia di semplificazioni). Ma dove questa condizione non si verifica non si puòesorcizzare il rischio di una pluralità di soluzioni pattizie, con possibili differenti gradi di tutela, epossibile concorrenza associativa tra i sistemi imprenditoriali che spingano le adesioni verso sistemi“meno costosi”, ossia meno tutelanti per i lavoratori. Non solo: il paradosso cui si potrebbe giungereè che le tutele saranno più forti ed estese dove le risorse contrattuali saranno maggiori, il che disolito corrisponde a condizioni lavorative più solide (si pensi da un lato alle banche, e dallaltro allecooperative sociali o alle imprese di pulizia).A ciò potrebbe fare argine lipotesi di dare vita ad un fondo di matrice“interconfederale” (ointersettoriale, per usare la terminologia della legge). Ma qui ci si imbatterà nel secondo problema,tipico di ogni struttura mutualistica: più è ampia la platea minore è il costo, ma anche più probabileil rischio di finanziare le esigenze di chi ne fa maggior uso da parte di chi vi contribuisce soltanto;inversamente, minore sarà la platea, e quindi minore il rischio che “i miei contributi finanzinoimprese di altri settori”, ma necessariamente il costo unitario dovrà lievitare.Problemi ulteriori sono rappresentati dalla possibile confluenza dei Fondi interprofessionali dellaformazione continua in quelli di solidarietà: alcuni sono di tipo tecnico, e altri di tipo politico. Ilproblema di tipo tecnico consiste nel fatto che, nonostante la versione letterale della normaistitutiva, che parlava di Fondi per la formazione continua da istituire secondo i distinti compartieconomici, le imprese hanno operato seguendo la libertà di adesione al Fondo da esse ritenuto piùrispondente alle proprie esigenze, e pertanto ciascun Fondo oggi operante ha quali soggettifinanziatori imprese appartenenti anche a settori diversi rispetto allassociazione datoriale che hasottoscritto laccordo istitutivo. Ma il legislatore parla di possibile confluenza nel Fondo disolidarietà del Fondo per la formazione continua istituito dalle “stesse parti”: ergo potrebbeaccadere che unimpresa industriale si trovi ad aver aderito a Fondartigianato o a For.Te (oviceversa), e pertanto si trovi ad essere iscritta al Fondo di solidarietà artigiano o del terziario. Mamentre il finanziamento del Fondo per la formazione continua è sempre lo stesso (0,30), quello per ilFondo di solidarietà è rimesso alla volontà delle parti, e ne conseguono sia lentità che la durata deibenefici, ed è qui che le contraddizioni potrebbero scoppiare.La contrarietà politica è invece più semplice da spiegare. Far confluire risorse destinateallelevazione della qualità della prestazione lavorativa in uno strumento che inevitabilmente saràcostretto a privilegiare il sostegno al reddito di lavoratori espulsi o in via di espulsione significatagliare le gambe ad uno dei pochi strumenti indirizzabili verso un obiettivo davvero rilevante per laprospettiva del Paese, lelevazione della qualità della sua specializzazione produttiva.In conclusione, la soluzione più logica sarebbe stata quella di estendere, con le gradualità del caso,la Cig ai settori scoperti, ma è esattamente ciò che non si è voluto fare.Appendice: accordi aziendali di agevolazione allesodo (Art. 4, commi 1-7)Collocata in una posizione “illogica” rispetto allargomento trattato, e con scarso coordinamentocon le finalità possibili dei Fondi di solidarietà, si prevede la possibilità di stipulare intese aziendaliper agevolare lesodo anticipato di dipendenti cui manchino fino a quattro anni al raggiungimento
dei requisiti pensionistici. In tal caso limpresa simpegnerà a corrispondere allInps limporto della pensione cui avrebbero diritto in base alle regole vigenti. Contestualmente limpresa dovrà versare allInps la contribuzione previdenziale relativa, nonché sottoscrivere una fideiussione bancaria a garanzia dei versamenti. LInps accerta lesistenza dei requisiti in capo ai singoli lavoratori e valida laccordo. A quel punto limpresa versa mensilmente gli importi dovuti allInps, in caso di mancato versamento lInps notifica la violazione allimpresa e, perdurando la situazione, si rivale sulla fideiussione, ma comunque sospende lerogazione della prestazione ai lavoratori. Commento: la descrizione degli obblighi in capo allimpresa e dellintera procedura fanno credibilmente ritenere si tratti di una disposizione di scarsissima efficacia pratica. **** **** ****Parte III – Politiche del lavoro, appalti, contrasto alle dimissioni in bianco (articolo 4)Larticolo tratta in modo piuttosto disorganico molte materie, pertanto raggrupperemolillustrazione ed il commento per argomento.Sezione I – Politiche del lavoro (commi 33-47) Si prevedono obblighi, in capo ai servizi allimpiego, relativi alle azioni da assicurare nei confronti dei disoccupati, ed in particolare nei confronti dei percettori di ammortizzatori sociali. Nello specifico ciò significa assicurare, in sequenza: a) un colloquio di orientamento entro i primi tre mesi dalliscrizione, b) azioni di riorientamento collettivo da svolgersi tra tre e sei mesi, c)formazione di almeno due settimane da collocare entro sei o dodici mesi coerente con le competenze del soggetto o le prospettive economiche del territorio, d) per concludere con la formulazione di una proposta di lavoro entro il termine della durata dellammortizzatore. Contestualmente vengono modificate le norme sul mantenimento della condizione di disoccupato (il riferimento è al D.Lgs. 181/00 e s.m.i.): 1) non la si mantiene anche se la nuova occupazione non garantisce un reddito superiore al minimo esente da imposizione fiscale, al contrario di quanto fin qui possibile; 2) non esiste più una durata della nuova occupazione a termine che prima era di quattro mesi per i giovani, otto mesi per gli altri, e che garantiva il mantenimento della condizione di disoccupato; ciò è ora sostituito con 3) una disposizione generale che fissa in sei mesi il limite al di sotto del quale una nuova occupazione subordinata permette il mantenimento della condizione di disoccupato LInps dovrà mettere a disposizione di tutti i soggetti interessati alle politiche attive la banca dati dei percettori di ammortizzatori sociali, in cui i titolari di politiche attive dovranno inserire le azioni da essi compiute. Il tutto senza oneri ulteriori a carico della finanza pubblica. Per finire, il lavoratore decade dal beneficio di cui gode (ASpI o mobilità) nel caso in cui rifiuti una proposta di lavoro raggiungibile in 80 minuti con mezzi pubblici ovvero collocata entro 50Km dalla residenza, e che garantisca una retribuzione superiore di almeno il 20% rispetto allammortizzatore di cui stia beneficiando. Invece il lavoratore in Cig o altra forma di sospensione, decade qualora rifiuti senza giustificato motivo di
frequentare un corso di formazione.Conclusivamente, sono riaperti i termini per lesercizio della delega, prevista dalla legge247/07 (art.1, commi 30-31) e già prorogati dalla legge 183/10, relativa alle politiche perlimpiego e i servizi connessi, con una maggiore enfasi sulle politiche di attivazione e sullacondizionalità delle erogazioni.Commento: si deve dire che le molte parole spese nei media sul cambio di paradigmarispetto al “mero assistenzialismo” delle politiche passive, cui deve subentrare un piglioproattivo e finalizzato a nuove occupazioni, sono precipitate in norme del tutto deludenti.Non una delle cause per la debole efficacia delle politiche attive è stato aggredita, salvoaver proceduto ad una elencazione anche condivisibile, perché logica, dei passi da seguireda parte degli operatori, cosa del resto ampiamente nota e dove possibile anchepraticata. Il vero elemento nuovo è la stretta, sbagliata ed autoritaria, sullacondizionalità, seguendo un pensiero secondo cui è colpa del lavoratore disoccupato seegli si trova in quella situazione, e quindi non può avanzare grandi pretese. Ma cosìfacendo si giunge ad affermare due cose inaccettabili, ma anche intrinsecamentecontraddittorie: che non rileva il reddito che deriva dalla nuova occupazione ai fini delmantenimento dello status di disoccupato, e contemporaneamente che la durata chemantiene lo status non deve superare sei mesi. Con il che si arriva al paradosso che unlavoro a termine in banca di 5 mesi consente la prosecuzione (residua) dellASpI, mentreun part-time in una mensa scolastica a 15 ore settimanali per nove mesi no.Inoltre, la decadenza a fronte di unofferta di lavoro con il solo limite di essere del 20%superiore allASpI determina lobbligo di accettazione di proposte nettamente inferiori allaretribuzione precedente. Che si possano rubricare “politiche attive” operazioni di questogenere, è francamente discutibile.Infine, siamo alle solite: le “riforme” si devono fare a costo zero. Per le politiche del lavorosignifica non poterle fare, datoché sono note le graduatorie internazionali che indicanoquanto esse siano “costose”: la solita Danimarca dedica a questo compito oltre il 4% delproprio PIL, noi siamo a poco più dell1%.Non è quindi infondato il sospetto che al fondo di queste misure ci sia la convinzione chein realtà il vero avvenire delle politiche attive sia di affidarle in toto ai soggetti privati. Alriguardo i monitoraggi dellIsfol, ma anche molte altre ricerche, dimostrano come inquesti anni la percentuale delle persone intermediate dai soggetti privati sia analoga, anzileggermente inferiore, a quella dei tanto bistrattati Centri per lImpiego (quello checambia sono i soggetti che scelgono preferibilmente gli operatori privati rispettoalloperatore pubblico, non le quantità). Per questo, crediamo che i tempi siano maturi peruna proposta organica che la Cgil dovrà avanzare, e che faccia i conti con i numerosiproblemi, anche di natura costituzionale, che sono alla base dellinefficacia delle politichedel lavoro. A tale riguardo va anche segnalata il previsto“riordino/accorpamento/soppressione” delle Province contenuto nella prima tranche delledisposizioni sulla revisione della spesa pubblica, e il permanere di una condizione diinstabilità normativa per lIsfol e, in misura minore, di Italia Lavoro.Sezione II – Appalti (comma 31)Si introducono due modifiche allart.29 del D.Lgs. 276/03 in tema di responsabilitàsolidale tra appaltante e catena dei subappaltatori:− con la prima si abilita la contrattazione collettiva a “individuare metodi e procedure
di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti”;− con la seconda si disciplina la procedura giudiziaria in caso di coinvolgimentodellappaltante per assolvere a diritti insoluti dei lavoratori della catena del subappalto.Modificando le normative precedenti, si prevede che la corresponsabilità dellappaltantesia mantenuta, ma che diventi operativa solo dopoché il giudice abbia infruttuosamentetentato di “recuperare” il patrimonio dei subappaltatori.Commento: entrambi i punti sono molto delicati. Se da un lato non è criticabile il ricorsoalla contrattazione collettiva quale luogo per affinare e specializzare gli strumenti dianalisi e di controllo alle specificità settoriali (si pensi al sistema delle Casse Edili), ètuttavia impossibile immaginare una “sostituzione” delle funzioni ispettive e di controllopubbliche da parte di soggetti privati. In secondo luogo, pur ammettendo la necessità dicontrastare comportamenti a volte rilevati di opportunismo da parte di impreseappaltatrici che spiegavano ai propri dipendenti linutilità di fare i versamentiprevidenziali perché comunque sussisteva una garanzia di rivalsa verso il committente(spesso un ente pubblico), è chiaro che ci si possa trovare di fronte a tempi del processomolto lunghi, a tutto svantaggio della condizione dei lavoratori. Una soluzionealternativa, di assoluto buon senso, poteva essere quella di assicurare il pagamentoimmediato delle spettanze da parte dellappaltatore, cui garantire un percorso agevolatodi rivalsa nei confronti dei subappaltatori: nel caso lappaltante fosse unamministrazionepubblica, si sarebbe anche potuto giungere alla cancellazione della ditta scorrettadallelenco dei fornitori.Sezione III – Immigrati (comma 30)Il lavoratore straniero che perde il lavoro ha diritto alla fruizione dellammortizzatore pertutta la durata cui avrebbe diritto un lavoratore italiano, e comunque la sua presenza inItalia è legale per almeno un anno dopo la perdita delloccupazione.Commento: si tratta di una importante norma riparatrice di una delle peggiori previsionidella normativa precedente, che ristabilisce un principio basilare di uguaglianza econtemporaneamente può impedire lo scivolamento nella clandestinità di tanti lavoratoriimmigrati che perdessero il lavoro.Sezione IV – Disabili (comma 27)Si modifica la base di computo su cui calcolare la quantità di assunzioni obbligatorie cui ètenuta limpresa. Sono computati tutti i lavoratori subordinati, eccetto i disabili, i soci dicooperativa produzione e lavoro, i lavoratori somministrati, i lavoratori socialmente utili, ilavoranti a domicilio, i lavoratori impegnati allestero, i dirigenti, ed inclusi i lavoratori atermine con durate eccedenti i sei mesi.Si modifica altresì la previgente esclusione di tutti i lavoratori impegnati nei cantieri,aggiungendo quanti siano impiegati nelle attività di istallazione e manutenzione degliimpianti.Si prevede anche un riordino dei criteri di esonero, affidato ad un decreto ministeriale daemanarsi entro due mesi dallentrata in vigore della legge previa passaggio in ConferenzaStato Regioni.Commento: sulle disposizioni è lecito sospendere il giudizio, salvo rimarcare come non sisia colta loccasione per abrogare lodiosa disposizione (art.9 della legge 148/11) chepermetteva ad imprese plurilocalizzate di procedere allaccentramento in ununica sede
delle assunzioni obbligatorie, così da favorire la nascita di veri “reparti ghetto”.Sezione V – Contrasto alle dimissioni involontarie e sostegno alla genitorialità (commi 16-26)A) Contrasto alle dimissioni involontarieSi introduce una procedura complessa di convalida delle dimissioni, al fine di garantirne lavolontarietà. In particolare:− si estende la procedura attualmente in essere per le dimissioni dallinizio dellagravidanza fino ad un anno di età del bambino, consistente nella necessità di farsicertificare le dimissioni presso la DPL, fino al terzo anno di età, ovvero al terzo annosuccessivo al completamento della procedura di adozione. Fino alla convalida ledimissioni sono sospese;− nel caso di dimissioni non rientranti nei casi di cui sopra, si prevede sempre lapossibilità di convalida presso la DPL, o altra sede deputata alla verifica della volontarietàdelle decisioni del lavoratore (procedure ex art. 410 e sg. c.p.c.). Alternativamente, sipotrà sottoscrivere la ricevuta che perviene allimpresa dopoché abbia utilizzato il modulodelle Comunicazioni Obbligatorie riguardante la cessazione del rapporto di lavoro. Nelcaso il lavoratore non sottoscriva immediatamente la ricevuta, limpresa nei 7 giornisuccessivi deve comunicare al lavoratore la necessità di procedere ad una delle possibilità(DPL o sottoscrizione della ricevuta) e nel frattempo il rapporto si considera risolto.Qualora il lavoratore decida, nei 7 giorni successivi, a revocare le dimissioni, il rapporto siripristina senza ulteriori benefici in capo al lavoratore. Se invece limpresa non procede,nei trenta giorni successivi alla data delle dimissioni, a nessuna delle azioni descritte, ledimissioni si considerano decadute.− Sono infine aggiunte sanzioni economiche per chi trattiene presso di sé fogli firmatiin bianco finalizzati allestorsione delle dimissioni “salvo che il fatto non costituisca piùgrave reato”.Commento: è nota lavversione del precedente Governo verso la legge 188/08, che fucancellata con il primo atto dellattuale legislatura. Così come lo sono le enfatichedichiarazioni dellattuale Ministro di combattere ogni discriminazione contro le donne, e inassoluto contro chiunque. Dobbiamo però dire che la normativa in commento è di unafarraginosità tale da avere poche probabilità di risultare efficace. Infatti la convalida èistituto già presente nellordinamento, che non pare aver avuto negli anni effetti dissuasivirispetto alle dimissioni in bianco. La procedura alternativa (sottoscrizione della ricevutadelle CO) potrebbe in astratto fornire migliori risultati, purché al sistema delle CO siaffianchi un efficace apparato ispettivo. E invece, non solo ciò non è il caso, ma lasemplice sanzione economica da emettere nei confronti di chi, oggettivamente, estorce ledimissioni è misura davvero troppo blanda per impedire abusi.B) Sostegno alla genitorialità: • si prevede lobbligo di un permesso di un giorno per il padre entro cinque mesi dalla nascita del figlio, eventualmente incrementabile a tre giorni previa accordo con la madre, che rinuncerebbe così a due giorni di astensione obbligatoria. La copertura economica è pari al 100% ed è a carico dellInps. • Al termine dellastensione obbligatoria e per gli undici mesi successivi, la madre può chiedere, in alternativa al congedo parentale, lassegnazione di un voucher per lacquisto di servizi di baby-sitteraggio oppure per il pagamento di rate
dellasilo nido.Commento: si tratta di misure esigue e poco funzionali, si è in attesa di decreti ministerialiche definiscano limporto del voucher e le modalità di utilizzo.
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