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Timestamp: 2017-02-27 04:25:06+00:00
Document Index: 28214167

Matched Legal Cases: ['art. 2555', 'art. 2112', 'art. 51', 'art. 57', 'art. 1490', 'art. 1497', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2555']

Art. 2555 codice civile: Nozione
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2555 codice civile: Nozione L’AUTORE: Redazione
L’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa (1).
Azienda: [v. 177]; Imprenditore: [v. 2082].
(1) Anche se nel linguaggio comune i termini «impresa» e «azienda» vengono spesso utilizzati indistintamente. Tra azienda e impresa c’è, in realtà, un rapporto di mezzo a fine. In particolare, il concetto di azienda attiene agli strumenti, o ai fattori che l’imprenditore utilizza nel processo produttivo.
Per qualificare un bene come «bene aziendale» occorre fare, esclusivamente, riferimento alla destinazione impressa al bene dall’imprenditore. Non è indispensabile che i beni aziendali siano di proprietà dell’imprenditore, in quanto essi possono appartenere anche a terzi (es.: i locali dell’impresa presi in affitto [v. 1615]).
Nel definire l’azienda come «complesso di beni organizzati dall’imprenditore», la norma intende fare riferimento ad ogni tipo di impresa indipendentemente dalle dimensioni (quindi, sia grandi, sia piccole imprese), dalla natura (quindi, sia imprese pubbliche, sia imprese private), dall’oggetto (quindi, sia imprese commerciali, sia imprese agricole).
L’impresa cui fa riferimento la legge 223/1991 va intesa quale entità economica complessiva che si connota per il suo dato oggettivo rappresentato dall’insieme non solo di mezzi (secondo la definizione dell’art. 2555 c.c.) ma anche di lavoratori stabilmente organizzati al fine di svolgere un’attività economica. Ne consegue che, ove l’azienda nel suo complesso abbia continuato o riprenda ad operare, non importa se titolare sia lo stesso imprenditore o altro subentrante (prescindendo dallo strumento negoziale attraverso cui si sia verificata la cessione dell’azienda) la prosecuzione del rapporto di lavoro o la sua riattivazione del rapporto di lavoro presso il nuovo datore di lavoro costituiscono non la manifestazione di una libera opzione del datore di lavoro, ma l’effetto di un preciso obbligo previsto dalla legge (art. 2112 c.c.), come tale non meritevole dei benefici della decontribuzione.
Corte appello L'Aquila sez. lav. 29 maggio 2014 n. 568
Ai fini della qualificazione come cessione di azienda - assoggettabile ad imposta di registro, anziché ad I.V.A. - del trasferimento solo di alcuni dei beni in essa rientranti, non è decisiva la volontà delle parti, peraltro desunta, nella specie, esclusivamente dal "nomen iuris" attribuito all'atto posto in essere, occorrendo invece verificare se, in base agli elementi probatori disponibili, i beni complessivamente ceduti abbiano, o meno, mantenuto carattere autonomo idoneo a consentire l'esercizio dell'impresa, seppure con le integrazioni che il cessionario abbia dovuto eventualmente effettuare. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Napoli, 13/07/2009
Cassazione civile sez. trib. 08 maggio 2013 n. 10740
In tema d'imposta di registro, nel caso in cui venga trasferito un ramo d'azienda avente ad oggetto l'attività di concessionaria per la rivendita e l'assistenza di autoveicoli, non si può pretermettere, nella determinazione della relativa base imponibile, il valore attribuibile ai veicoli iscritti al Pra ceduti, che costituiscono, invero, elemento centrale e qualificante dell'azienda trasferita; tale principio non snatura il presupposto dell'imposta, che assoggetta a tassazione il valore di mercato che viene in rilievo in caso di trasferimento di un'entità economica organizzata, riferendosi l'esclusione dal computo del valore, disposta dall'art. 51, comma 4, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, quale risultante dalla modifica intervenuta per effetto dell'art. 57, comma 1, lett. b) del d.lg. 15 dicembre 1997, n. 446, al caso di veicoli che costituiscono beni strumentali dell'impresa. Cassa e decide nel merito, Comm. Trib. Reg. Trento, 25/10/2005
Cassazione civile sez. trib. 20 marzo 2013 n. 6936
Non essendo l'avviamento un bene compreso nell'azienda, e del quale si possa ipotizzare un vizio nel senso in cui tale nozione è intesa nell'art. 1490 c.c. in tema di vizi della cosa venduta, ma soltanto una qualità immateriale dell'azienda, che può essere dedotta in contratto e dar luogo alla fattispecie d'inadempimento descritta nell'art. 1497 c.c. in tema di mancanza di qualità promesse, la sua mancanza, o il suo valore inferiore alle pattuizioni del contratto non sono oggetto della speciale garanzia per vizi della cosa venduta prevista dalla legge, e non possono essere poste a fondamento di un'azione di riduzione del prezzo.
Cassazione civile sez. I 08 marzo 2013 n. 5845
Ai fini dell'imposta di registro, va qualificata come cessione d'azienda il trasferimento contestuale al medesimo soggetto, anche se compiuto attraverso negozi formalmente distinti, di beni idonei, nel loro complesso e nella loro interdipendenza all'esercizio dell'impresa; per contro, sarà soggetta ad Iva, e non all'imposta di registro, la cessione di singoli beni, inidonei da soli a garantire l'attività produttiva dell'impresa.
Cassazione civile sez. trib. 22 gennaio 2013 n. 1405
Deve intendersi come cessione di azienda il trasferimento di una entità economica organizzata in maniera stabile la quale, in occasione del trasferimento, conservi la sua identità e consenta l'esercizio di una attività economica finalizzata al perseguimento di uno specifico obiettivo. Al fine di un simile accertamento occorre la valutazione complessiva di una pluralità di elementi, tra loro in rapporto di interdipendenza in relazione al tipo di impresa, consistenti nell'eventuale trasferimento di elementi materiali o immateriali e del loro valore, nella avvenuta riassunzione in fatto della maggior parte del personale da parte della nuova impresa, nell'eventuale trasferimento della clientela, nonché nel grado di analogia tra le attività esercitate prima e dopo la cessione. In particolare se non è necessaria la cessione di tutti gli elementi che normalmente costituiscono l'azienda, deve tuttavia appurarsi che nel complesso di quelli ceduti permanga un residuo di organizzazione che ne dimostri la loro attitudine all'esercizio dell'impresa, sia pur mediante la successiva integrazione da parte del cessionario. (Nella specie la sentenza impugnata è stata cassata per non essersi la società data carico di accertare se nella cessione di alcuno dei beni originariamente costituenti l'attività aziendale di una società fosse possibile cogliere un coordinamento e una organizzazione tale da consentire di affermare che l'insieme degli stessi beni avesse conservato nel trasferimento una propria identità).
Cassazione civile sez. I 09 ottobre 2009 n. 21481
È configurabile la cessione d'azienda anche nel caso in cui il complesso degli elementi trasferiti non esaurisca i beni costituenti l'azienda o il ramo ceduti, qualora gli stessi conservino un residuo di organizzazione che ne dimostri l'attitudine, sia pure con la successiva integrazione del cessionario, all'esercizio dell'impresa, dovendo comunque trattarsi di un insieme organicamente finalizzato ex ante all'esercizio dell'attività d'impresa.
Affinché si configuri un trasferimento di azienda non è necessaria la cessione di tutti gli elementi che normalmente costituiscono l'azienda, deve tuttavia appurarsi che nel complesso di quelli ceduti permanga un residuo di organizzazione che ne dimostri l'attitudine all'esercizio dell'impresa, sia pure mediante la successiva integrazione da parte del cessionario.
Per la configurabilità dell'affitto di azienda è sufficiente che - per volontà delle parti e per le caratteristiche dei beni - oggetto del contratto sia il godimento a titolo obbligatorio di un complesso anche solo potenzialmente produttivo, essendo sufficiente che sia previsto il raggiungimento di tale finalità come risultato della organizzazione del complesso da parte del nuovo titolare, in cui l'immobile è considerato non come entità a sé stante. A tale fine non è di ostacolo - alla configurabilità di un contratto di affitto di azienda - che il conduttore si assuma l'onere di incrementare l'attitudine di detto complesso a conseguire una finalità produttiva con nuove attrezzature, che può acquistare o prendere a nolo da terzi, o con ristrutturazione dell'immobile e delle sue pertinenze, essendo sufficiente che queste vengano integrate con un nesso di accessorietà nel quadro organizzativo preesistente. Non è sufficiente, ancora, a escludere l'affitto di azienda né la eventuale soluzione di continuità con la attività precedente, o la non identità dei servizi offerti, potendo il nuovo titolare modificarli o ampliarli rispetto ai precedenti, né che il conduttore non subentri nei contratti in corso per l'esercizio della azienda, non essendo imperativa la norma sul trasferimento automatico di essi.
Cassazione civile sez. III 16 aprile 2009 n. 9012
Il provvedimento di confisca di azienda adottato dal giudice penale ai sensi della normativa antimafia (art. 2 quater l. 31 maggio 1965 n. 575) si riferisce al complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa, compiutamente identificati mediante la specificazione del tipo di attività svolta e dei locali nei quali essa è esercitata, trattandosi di indicazioni idonee a comprendere tutti i beni appartenenti all'azienda medesima, ivi compresi i crediti vantati nei confronti dei terzi o nei confronti dell'Erario, senza che sia necessaria un'analitica individuazione di detti beni, utile soltanto per prevenire possibili contestazioni in ordine alla riconducibilità degli stessi all'azienda. Pertanto, qualora successivamente all'esecuzione della confisca si rilevi l'esistenza di un credito di imposta, esso deve ritenersi automaticamente ricompreso nel provvedimento ablativo, con la conseguenza che legittimamente ne viene negato il rimborso.
Cassazione civile sez. trib. 09 aprile 2009 n. 8643
Ai sensi dell' art. 2555 c.c., condizione necessaria e sufficiente perché un bene possa considerarsi aziendale è la destinazione funzionale ad esso impressa dall'imprenditore, mentre è irrilevante il titolo giuridico (reale o obbligatorio) che legittima l'imprenditore ad utilizzarlo nel processo produttivo; pertanto ai fini del rilascio di un permesso a costruire un allevamento zootecnico, la circostante che in un'azienda agricola la disponibilità di parte del fondo derivi da contratto di affitto non costituisce elemento che influsica sulla qualificazione dell'allevamento stesso come intensivo o meno. (Conferma Tar Veneto 29 giugno 2006 n. 1932).
Consiglio di Stato sez. IV 18 giugno 2008 n. 3029
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