Source: https://it.scribd.com/document/126453336/001al01-Disc-Tec
Timestamp: 2020-06-03 19:29:38+00:00
Document Index: 61342278

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 20', 'art. 3', 'arte 150', 'art. 21', 'arte 11', 'arte 11', 'arte 3']

001al01 Disc Tec
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VARIANTE ALL’ABITATO DI STREVI – 1° LOTTO
(Cod. ARES: 001 AL 01)
DISCIPLINARE TECNICO OPERE COMPLEMENTARI
PROGETTO DEFINITIVO (Appalto Integrato)
Torino, lì 01/12/03
Dott. Ing. Giovanni PICCOTTI
- BARRIERE DI SICUREZZA E PARAPETTI -
CARATTERISTICHE DELLE BARRIERE DI SICUREZZA IN ACCIAIO
CARATTERISTICHE DEI PARAPETTI METALLICI
PROVE TECNICHE (STATICHE DINAMICHE) SULLE BARRIERE
BARRIERE DI SICUREZZA TIPO "NEW JERSY"
Barriere "NEW JERSY" in conglomerato cementizio
Barriere "NEW JERSEY" in acciaio
Le barriere di sicurezza stradali verranno installate lungo tratti saltuari dei cigli della piattaforma stradale, nonché lungo lo spartitraffico centrale delle strade a doppia sede o delle autostrade a protezione di specifiche zone, secondo le caratteristiche e le modalità tecniche costruttive previste dal progetto e previo le disposizioni che impartirà la D.L. (dopo l’approvazione del progetto esecutivo).
Le zone, ai margini della carreggiata stradale, da proteggere mediante la installazione di barriere, sono quelli previsti dall'art. 3 delle istruzioni tecniche allegate al D.M. 03-06-1998:
Al fine di elevare il livello di servizio delle strade ed autostrade statali e la qualità delle pertinenze stradali, di garantire le migliori condizioni di sicurezza per gli utenti della strada e per i terzi, di assicurare le protezione delle zone limitrofe della carreggiata stradale e di impedirne la fuoriuscita dei veicoli, le barriere stradali di sicurezza dovranno essere progettate e realizzate a norma delle seguenti disposizioni ed istruzioni ed ai relativi aggiornamenti:
Circolare del Ministero LL.PP. n. 2337 dell' 11-7-1987 ;
Decreto del Ministero LL.PP in data 15-10-1996, che aggiorna il D.M. 18-2-1992 n. 223;
Circolare Ministero LL.PP. n. 2595 del 9-06-1995;
Circolare Ministero LL.PP. n. 2357 del 16-5-1996;
Circolare Ministero LL.PP. n. 4622 del 15-10-1996;
Circolare Ente ANAS n. 748 del 26-7-1996;
D.M. 9 gennaio 1996 e sue istruzioni emanate con circolare Ministero LL.PP. n. 252 del
15-10-1996;
Decreto del Ministero LL.PP in data 03-06-1998;
Decreto del Ministero LL.PP in data 11-06-1999;
Circolare Ministero LL.PP. del 06-04-2000;
10) Decreto del Ministero LL.PP in data 02/08/2001;
Il livello di contenimento “Lc” e l’indice di severità dell’accelerazione “ASI” previsti per verificare l’efficienza e la funzionalità delle barriere stradali di sicurezza (D.M. 03-06-1998), dovrà essere comprovato, in attesa delle omologazione ufficiali pronunciate dal succitato Decreto, con “certificazioni di prove d’impatto al vero” (crasch-test) eseguite presso i
Laboratori Ufficiali autorizzati dal Ministero dei LL.PP. (circolare LL.PP. n. 4622 del 15-10-
1996 e Circolare Ministero LL.PP. del 06-04-2000).
Dette prove saranno eseguite con le modalità tecniche esecutive richiamate nel D.M. 03-06-
1998 e successive modifiche ed integrazioni.
Nel caso di "barriere stradali di sicurezza" da istallare su ponti (viadotti, sottovia o cavalcavia, sovrappassi, sottopassi, strade sopraelevate, ecc.) si dovranno adottare oltre le disposizioni tecniche sopra elencate anche le norme previste dal D.M. del Ministero dei LL.PP. 4 Maggio 1990, punto 3.11 "Azioni sui parapetti. Urto di veicoli in svio" e dovranno appartenere alla classe "H4a,b" (ex B3).
I parapetti su opere d'arte stradali (ponti, viadotti, sottovia o cavalcavia, ecc., muri di sostegno) verranno installati in corrispondenza dei cigli dei manufatti .
Le barriere ed i parapetti devono avere caratteristiche tali da resistere ad urti di veicoli e da presentare una deformabilità pressoché costante in qualsiasi punto.
Inoltre devono assicurare il "contenimento" dei veicoli collidenti sulla barriera (e tendenti alla fuoriuscita dalla carreggiata stradale) nelle migliori condizioni di sicurezza possibile.
Per gli altri tipi di barriere di sicurezza, che dovranno essere realizzate secondo le istruzioni tecniche previste dal D.M. del 03-06-1998 e successive modifiche ed integrazioni, ed a norma delle disposizioni ed istruzioni sopra elencate, il progetto esecutivo indicherà e prescriverà peraltro: le caratteristiche specifiche costruttive, la loro tipologia strutturale ed i materiali da impiegare nel rispetto delle norme di Legge vigenti.
1.1 CARATTERISTICHE DELLE BARRIERE DI SICUREZZA IN ACCIAIO
La barriera sarà costituita da una serie di sostegni in profilato metallico e da una fascia orizzontale metallica, con l'interposizione di opportuni elementi distanziatori.
La Direzione dei Lavori potrà ordinare una maggiore profondità od altri accorgimenti esecutivi per assicurare un adeguato ancoraggio del sostegno in terreni di scarsa consistenza, come pure potrà variare l'interasse dei sostegni.
In casi speciali, quali zone rocciose od altro, previa approvazione della Direzione dei Lavori, i sostegni potranno essere ancorati al terreno a mezzo di basamento in calcestruzzo avente almeno un R ck = 25 N/mm 2 e delle dimensioni fissate dal progetto.
Le giunzioni, che dovranno avere il loro asse in corrispondenza dei sostegni, devono essere ottenute con sovrapposizione di due nastri per non meno di cm 32, effettuata in modo che, nel senso di marcia dei veicoli, la fascia che precede sia sovrapposta a quella che segue.
Il collegamento delle fasce tra lo ro ed i loro sostegni, con l'interposizione dei distanziatori
metallici, deve assicurare, per quanto possibile, il funzionamento della barriera a trave
continua ed i sistemi di attacco (bulloni e piastrine copriasola) debbono impedire che, per effetto dell'allargamento dei fori, possa verificarsi lo sfilamento delle fasce.
dell'allineamento sia durante la posa in opera, sia in caso di cedimenti del terreno, consentendo un movimento verticale di più o meno cm 2 ed orizzontale di più o meno cm 1.
fasce ai sostegni debbono consentire la ripresa
Le fasce ed i sistemi di collegamento ai sostegni dovranno consentire la installazione delle barriere lungo curve di raggio non inferiore a m 50 senza ricorrere a pezzi o sagomature speciali.
Ogni tratto sarà completato con pezzi terminali curvi, opportunamente sagomati, in materiale del tutto analogo a quello usato per le fasce.
Le barriere da collocare nelle aiuole spartitraffico saranno costituite da una doppia fila di barriere del tipo avanti descritto, aventi i sostegni ricadenti in coincidenza delle stesse sezioni trasversali.
Restano ferme per tali barriere tutte le caratteristiche fissate per le barriere laterali, con l'avvertenza di adottare particolare cura per i pezzi terminali di chiusura e di collegamento delle due fasce, che dovranno essere sagomate secondo forma circolare che sarà approvata dalla Direzione dei Lavori.
In proposito si fa presente che potrà essere richiesta dalla D.L. anche una diversa sistemazione
(interramento delle testate) fermi restando i prezzi di Elenco.
Ad interasse non superiore a quello corrispondente a tre fasce dovrà essere eseguita la installazione di dispositivi rifrangenti, i quali avranno area non inferiore a centimetri quadrati 50, in modo che le loro superfici risultino pressoché normali all'asse stradale.
1.1.1 Certificato di qualità
Per essere autorizzato alla fornitura ed alla posa dei vari tipi di materiali prescritti dal presente Capitolato Speciale, l'aggiudicatario dovrà esibire all' Ente entro 10 (dieci) giorni dalla comunicazione dell'aggiudicazione e comunque prima dell'inizio dei lavori, pena la decadenza dell'aggiudicazione stessa, la certificazione di qualità aziendale rilasciata da Enti certificatori per la meccanica, accreditati ai sensi delle norme EN 45000. Tale certificazione dovrà espressamente indicare che il produttore delle barriere oggetto dell'appalto operi con sistema
di qualità aziendale rispondente alle Norme internazionali UNI EN ISO 9001/9002 così come
previsto dalla Circolare del Ministero dei LL.PP. N° 2357 del 16/05/1996 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale N° 125 del 30/05/1996.
Deve inoltre produrre una dichiarazione giurata resa dal proprio legale rappresentante con la quale l'impresa si impegni all'utilizzo esclusivo dei prodotti di cui sopra. Resta inteso che qualora l'aggiudicatario non provveda alla produzione della documentazione
di cui sopra nel termine stabilito, l'Ente si riserva il diritto di aggiudicare ad altro offerente
come pure di annullare l'intera procedura di gara.
1.1.2 Requisiti dei prodotti
MARCATURA DI BARRIERE
nastri e i pali devono riportare chiaramente impressi il marchio del produttore, la classe
dell'acciaio e la data di fabbricazione. Per i bulloni: il marchio del produttore e la classe di
ACCIAIO IMPIEGATO Le qualità da utilizzare dovranno essere quelle previste dalla Norma qualitativa EN 10025- 90*Aa 93 o, in alternativa, EN 10025-90; UNI 7070/82; DN 17100-80; NF A 35501-83; BS
4360-86.
Sono ammessi acciai con stesse caratteristiche e qualità pur con riferimento a norme diverse ma corrispondenti.
ATTITUDINE E COMPOSIZIONE CHIMICA La composizione chimica del prodotto deve rispecchiare i valori analitici della Norma di riferimento. Il prodotto dovrà avere attitudine alla zincatura secondo quanto previsto dalla Norma UNI
5744/66.
TOLLERANZE DI SPESSORE E' ammessa la tolleranza sullo spessore secondo le Norme EN 10051-91.
COLLAUDI E DOCUMENTI TECNICI La qualità delle materie prime deve essere certificata dai relativi Produttori o da Enti o Laboratori Ufficiali di cui all'Art. 20 della Legge 1086/71 o autorizzati con Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici, secondo le modalità previste dall'allegato 8 del Decreto 14 febbraio 1992 "controlli sui prodotti laminati per strutture in acciaio".
Si specifica che per le materie prime provenienti da Paesi della Comunità Economica Europea è sufficiente il certificato di origine del produttore ove questi in regime di qualità e sia riconosciuto dalle Autorità competenti; mentre per le materie prime provenienti da Paesi extra CEE sarà indispensabile provvedere alla qualificazione dei materiali secondo le normative legislative effettuate da laboratori o enti autorizzati (art. 20 legge 1086/71).
IMPACCHETTAMENTO ED IDENTIFICAZIONE DEL MATERIALE Le barriere impacchettate dovranno riportare su apposito cartellino:
tipo di barriera e qualità acciaio;
numero di barriere costituenti il pacco;
dimensioni della barriera;
IMBALLAGGIO ED INDIVIDUAZIONE DEL PRODOTTO DOPO ZINCATURA
pacchi, costituiti preferibilmente da circa 25 barriere dovranno riportare un cartellino contenente le seguenti indicazioni:
tipologia della barriera e qualità dell'acciaio;
dimensione degli elementi;
peso del rivestimento di zinco;
numero di riferimento coil e nastro;
numero di elementi costituenti il passo;
data e turno di zincatura; Tutte le prove di analisi di qualunque tipo dei materiali saranno eseguite ad esclusivo onere e spese dell'Aggiudicatario.
I campioni saranno prelevati in contraddittorio redigendo apposito verbale.
Degli stessi potrà essere ordinata la conservazione nel competente Ufficio Compartimentale, previa apposizione di sigilli e firme del Direttore dei Lavori e dell'Impresa, nei modi più
adatti a garantire l'autenticità e la conservazione.
I dati ottenuti risultanti dai Certificati Ufficiali, rilasciati dai succitati Laboratori, saranno i
soli riconosciuti validi dalle due parti: ad essi si farà esclusivo riferimento a tutti gli effetti
8. CERTIFICAZIONE E PROVE Nel caso in cui l'aggiudicatario possegga valida certificazione di qualità secondo UNI EN
ISO 9001-9002 o produca certificato di qualità del fornitore del prodotto finito, ad ultimazione della fornitura, dovrà fornire alla Direzione Lavori il certificato di conformità (in originale), secondo quanto previsto dalle Norme UNI EN ISO 45014, a garanzia della corrispondenza delle caratteristiche della barriera fornita rispetto ai Certificati di qualità presentati in fase preliminare indicando:
Stabilimenti di produzione e ragione sociale della Ditta produttrice;
Quantitativi di barriera fornita;
Risultati delle prove eseguite nello Stabilimento sul lotto di barriera dal quale è stato prelevato il materiale fornito, con particolare riferimento alla zincatura.
Certificato dovrà essere firmato dal responsabile dell'Assicurazione qualità della Casa
Produttrice unitamente con la dichiarazione esplicita del legale rappresentante dell'impresa che attesti che tale certificato è relativo ai lavori eseguiti. Nel caso in cui l'aggiudicatario non possegga certificazione di qualità propria o del fornitore del prodotto finito dovrà fornire valida documentazione e certificazione di quanto previsto dal capitolo "requisiti del prodotto". Sia i controlli del quantitativo dello zinco sia le prove di resistenza dei materiali potranno essere effettuati in qualsiasi momento dalla Direzione dei Lavori su campioni di materiali prelevati in contradditorio con l'Impresa.
Qualora i risultati di dette prove fossero negativi e, quindi, differissero dai dati di Certificati
di collaudo rilasciato dalla Ditta fornitrice, o da quanto prescritto dal presente C.S.A. a
Stazione Appaltante rifiuterà senz'altro la partita dei materiali dalla quale sono stati prelevati
L'appaltatore, prima dell'inizio della fornitura dei materiali, dovrà certificare la corrispondenza della barriera da fornire alla Normativa sopra citata.
1.2 CARATTERISTICHE DEI PARAPETTI METALLICI
I parapetti da installare in corrispondenza dei manufatti saranno costituiti in maniera del tutto
analoga alle barriere avanti descritte, e cioè da una serie di sostegni verticali in profilato metallico, da una fascia orizzontale metallica, fissata ai sostegni a mezzo di distanziatori, e da un corrimano in tubolare metallico posto ad altezza non inferiore a m 1 dal piano della pavimentazione finita.
I parapetti realizzati sui ponti (viadotti, sottovia o cavalcavia, sovrappassi, sottopassi, strade sopraelevate, ecc.) dovranno rispondere alle norme previste dal D.M. del LL.PP. 4 maggio 1990 - punto 3.11 -.
I parapetti dovranno essere realizzati, per quanto attiene gli acciai laminati a caldo, con
materiali rispondenti alle prescrizioni contenute nel D.M. 9 gennaio 1996 e sue istruzioni
emanate con circolare Ministero LL.PP. n. 252 del 15-10-1996, mentre per altri tipi di acciaio
o di metallo si dovrà fare riferimento alle Norme U.N.I. corrispondenti o ad altre eventuali comunque richiamate dal predetto D.M
sostegni per parapetti saranno in profilato di acciaio in un solo pezzo opportunamente
sagomato ed avranno, per la parte inferiore reggente la fascia, caratteristiche di resistenza pari
a quelle richieste per i sostegni delle barriere.
Per ogni singolo manufatto, si dovrà fornire in progetto un grafico dal quale risulti lo schema di montaggio del parapetto.
I sostegni saranno di norma alloggiati, per la occorrente profondità, in appositi fori di
ancoraggio predisposti, o da predisporre dalla stessa Impresa, sulle opere d'arte e fissati con adeguata malta secondo le prescrizioni previste in progetto e/o indicate della D.L
I fori dovranno essere eseguiti secondo le prescrizioni previste in progetto e/o indicate dalla Direzione dei Lavori.
La fascia dovrà essere uguale a quella impiegata per la barriera, ed essere posta in opera alla stessa altezza di quest'ultima dal piano della pavimentazione finita, anche se l'interasse dei sostegni risulterà inferiore.
Tutte le parti metalliche dei parapetti dovranno essere in acciaio di qualità non inferiore a Fe 360 ed assoggettate alla zincatura a caldo mediante il procedimento a bagno.
I quantitativi minimi di zinco saranno di grammi 300 per metro quadrato e per ciascuna
faccia; i controlli dei quantitativi di zinco saranno effettuati secondo i procedimenti previsti dalle norme ASTM n. A 90/53 ed UNI 5744/66.
Ad interasse non superiore a quello corrispondente a tre elementi (in media ogni quattro sostegni) dovrà essere eseguita la installazione di dispositivi rifrangenti, i quali avranno area non inferiore a centimetri quadrati 50, in modo che le loro superfici risultino pressoché normali all'asse stradale.
1.3 PROVE TECNICHE (STATICHE DINAMICHE) SULLE BARRIERE
Le prove (statiche dinamiche) d'impatto al vero (crash-test) per la valutazione sia delle
caratteristiche prestazionali e sia dell'efficienza
realizzare a norma del D.M. 03-06-1998 e successive modifiche ed integrazioni), dovranno essere eseguite, come previsto dalle Circolari del Ministero LL.PP del 15-10-1996 e del 06- 04-2000, presso i sottoelencati istituti autorizzati:
delle barriere di sicurezza
stradali (da
il Centro prove per barriere di sicurezza stradali di Anagni -Centro rilevamento dati sui materiali di Fiano Romano della società Autostrade S.p.a.;
il Laboratorio L. I. E. R., .Laboratorie déssais INRETS - Equipments de la Route, con sede in D29 Route de Crèmiieu B.P. 352 69125 Lyon Satolas Aeroport – Francia;
TUV BAYERN SACHSEN E. V. – Institut fur Fahrzeugtechnik GmbH, con sede in Daimlerstrabe, 11 D-85748 GARCHING (Repubblica Federale Tedesca).
1.4 BARRIERE DI SICUREZZA TIPO "NEW JERSEY"
Le barriere di sicurezza tipo "New Jersey" stradali potranno essere installate lungo tratti saltuari dei cigli della piattaforma stradale, nonché lungo lo spartitraffico centrale delle strade a doppia sede o delle autostrade a protezione di specifiche zone.
Dette barriere saranno realizzate secondo le caratteristiche tecniche costruttive e le modalità previste dal progetto esecutivo e preventivamente approvato dalla D.L
Inoltre saranno fornite e messe in opera dall’ Impresa, sotto le direttive e le disposizioni che impartirà la D.L., dopo l’approvazione del progetto stesso, redatto a carico dell’Impresa.
Le zone, ai margini della carreggiata stradale, da proteggere mediante la installazione di barriere, sono quelli previsti dall'art. 3 delle istruzioni del D.M. 03-06-1998 e successive modifiche ed integrazioni.
stradali, di garantire le migliori condizioni di sicurezza per gli utenti della strada e per i terzi,
di assicurare le protezione delle zone limitrofe della carreggiata stradale e di impedirne la
fuoriuscita dei veicoli, dette barriere stradali di sicurezza dovranno essere progettate e realizzate a norma delle seguenti disposizioni ed istruzioni:
Al fine di elevare il livello di servizio delle strade ed autostrade e la qualità delle
1) Decreto del Ministero LL.PP. in data 15-10-1996, che aggiorna il D.M. 18-2-1992 n. 223 ;
2) Circolare. Ministero LL.PP. n. 2595 del 9-06-1995,
3) Circolare. Ministero LL.PP. n. 2357 del 16-5-1996,
4) Circolare. Ministero LL.PP. n. 4622 del 15-10-1996,
5) Circolare Ente ANAS n. 748 del 26-7-1996.
6) D.M. 9 gennaio 1996 e sue istruzioni emanate con circolare Ministero LL.PP. n. 252 del
15-10-1996 ,
10) Decreto del Ministero LL.PP in data 02/08/2001.
Nel caso di "barriere di sicurezza" da istallare su ponti (viadotti, sottovia o cavalcavia, sovrappassi, sottopassi, strade sopraelevate, ecc.), le stesse dovranno soddisfare oltre che alle disposizioni tecniche sopra elencate anche alle norme previste dal D.M. del Ministero dei
LL.PP. 4 maggio 1990, punto 3.11 "Azioni sui parapetti. Urto di veicoli in svio", e dovranno appartenere alla classe "H4a,b" (ex B3).
Le barriere di sicurezza tipo "New Jersey" devono assicurare, sia l'invalicabilità e sia il "contenimento" dei veicoli collidenti sulla barriera (e tendenti alla fuoriuscita dalla carreggiata stradale) nelle migliori condizioni di sicurezza possibile.
1.4.2 Descrizione delle opere
Gli elementi prefabbricati in calcestruzzo o in metallo con profilo New Jersey possono essere utilizzati nello spartitraffico centrale, nelle protezioni laterali, quali ponti o viadotti esistenti,
di nuova costruzione, o ampliati.
Nello spartitraffico, a seconda della sua struttura o dimensione, si potrà utilizzare il tipo "monofilare" o "bifilare" poggiando gli elementi direttamente al suolo e collegandoli tra loro con una piastra d'acciaio al piede, nel caso di bifilari, con una piastra al piede ed in testa o un'altra piastra oppure con una barra "diwidag" con manicotto nel caso di monofilari.
Sulle opere d'arte stradali (ponti, viadotti, muri di sostegno, ecc.) potranno essere impiegate barriere "a profilo geometrico tipo New Jersey", a struttura metallica, aventi un peso proprio contenuto (non superiore a 150 Kg/m), rispetto a quelle in calcestruzzo (le quali registrano un peso proprio medio di circa 840 Kg/m), in special modo ove rimane difficoltoso, gravoso ed oneroso intervenire con idonea "riqualificazione" strutturale delle solette e/o delle travi di bordo.
1.4.3 Barriere "NEW JERSEY" in conglomerato cementizio
Esse avranno la sezione indicata nel progetto o nella omologazione e saranno realizzate in conglomerato cementizio, anche debolmente armato, di adeguata composizione e resistenza o
in elementi prefabbricati, ovvero con il metodo della estrusione gettati in opera.
Per quanto riguarda il profilo delle barriere "NEW JERSEY" dovrà essere rispettata la sezione tipo prevista dal progetto ed, in particolare, i segmenti rettilinei del profilo stesso dovranno essere raccordati tra di loro con tratti curvilinei di raggio prefissato.
Saranno fornite e messe in opera dall’Impresa secondo le indicazioni e le caratteristiche tecniche costruttive previste dal progetto esecutivo e previo le disposizioni che impartirà in proposito la Direzione dei Lavori.
L'Impresa è tenuta a presentare alla Direzione dei Lavori lo studio preliminare della composizione del conglomerato cementizio e della eventuale armatura, da effettuarsi presso Laboratori Ufficiali, in base alla natura ed alla granulometria dei materiali da impiegare, fornendo adeguata giustificazione della proposta.
Il calcestruzzo, comunque, dovrà presentare un valore della resistenza a compressione (R cK )
non inferiore a 30 N/mm 2 .
Sono a carico dell'lmpresa tutti gli oneri per ogni rifinitura e per la predisposizione delle zone di approccio alla barriera.
In corrispondenza dei giunti degli elementi prefabbricati, nonché degli alloggiamenti per il fissaggio su opere d’arte, cordoli o simili, dovranno essere eliminate eventuali discontinuità mediante installazione di elementi durevoli, atti a realizzare la continuità della superficie e capaci di resistere alle sollecitazioni dovute al rotolamento dei pneumatici, in caso di fuoriuscita di veicoli, anche pesanti, dalla carreggiata stradale.
Per quanto riguarda il profilo delle barriere "NEW JERSEY" dovrà essere rispettata la sezione tipo prevista dal progetto ed in particolare i segmenti rettilinei del profilo stesso dovranno essere raccordati tra di loro con tratti curvilinei di raggio prefissato.
1.4.4 Barriere "NEW JERSEY" in
Esse avranno la sezione indicata
messe in opera dall’Impresa secondo le indicazioni e le caratteristiche tecniche costruttive previste dal progetto esecutivo e previo le disposizioni che impartirà in proposito la Direzione dei Lavori.
nel progetto nella omologazione e saranno fornite e
Esse avranno una struttura metallica prefabbricata con profilo geometrico tipo "New Jersey", costituta da elementi modulari metallici, in acciaio zincato non inferiori al tipo Fe 360 B collegati tra loro tramite cerniere od altri dispositivi, adatti ad un effetto "catenaria" in caso d’urto di veicolo.
Superiormente agli elementi modulari saranno posizionati i corrimano, in tubolari d'acciaio
non inferiori al tipo Fe 510 B, zincati a caldo, aventi una sezione (nominale) di non meno 14
Tubolari sostenuti da opportuni montanti verticali in acciaio zincato rastremati e/o sagomati.
Detti elementi modulari avranno sistemi e dispositivi "duttili" di collegamento, per l'ancoraggio al piano d'appoggio (marciapiede o pertinenza laterale), costituiti da tasselli in acciaio ad alta resistenza di classe 8.8, zincati a caldo, (es.: tipo LIEBIG ULTRAPUS filettatura M20x360 mm o tipo HILTI HUC-1 filettatura M20x360 od altri tasselli equivalenti idonei e congruenti).
I tasselli d'ancoraggio, posti ad interasse (previsto dal progetto), dovranno essere "duttili” ed in grado di non trasmettere alla struttura del viadotto le sollecitazioni prodotte da veicoli collidenti sulla barriera.
Le barriere metalliche dovranno comunque essere in grado di ridirezionare con sufficiente grado di sicurezza i veicoli in urto sulla barriera.
In corrispondenza dei giunti degli elementi prefabbricati, nonché degli alloggiamenti per il fissaggio su opere d’arte, cordoli o simili, dovranno essere eliminate eventuali discontinuità mediante installazione di elementi durevoli, atti a realizzare la continuità della superficie e capaci di resistere alle sollecitazioni dovute al rotolamento dei pne umatici, in caso di fuoriuscita di veicoli, anche pesanti, dalla carreggiata stradale.
Gli elementi modulari metallici della barriera potranno essere chiusi sul lato esterno, per motivi d'impatto ambientale, con mantello (leggero) in lamiera d'acciaio zincata eventualmente verniciata per motivi d'impatto ambientale.
Comunque la barriera stradale metallica a profilo stradali), non dovrà superare il peso unitario di (ex B3).
"New Jersey" (per viadotti ed opere d’arte 150 Kg/ml, e dovrà essere del tipo "H4a,b"
La relativa omologazione potrà prescrivere, anche parzialmente, le caratteristiche tecniche costruttive previste dal progetto esecutivo ed indicherà gli eventuali oneri aggiuntivi previsti per la realizzazione e posa in opera.
Detta barriera in acciaio dovrà avere lo scopo di ridurre considerevolmente le sollecitazioni, indotte sulle mensole laterali e/o cordoli di bordo, delle suddette opere d'arte stradale.
Inoltre dette barriere metalliche potranno essere, ove la riqualificazione strutturale degli impalcati risulti particolarmente onerosa, di adeguata composizione e resistenza e saranno realizzate da elementi prefabbricati modulari (di appropriata lunghezza, peraltro prevista dal progetto) e comunque saranno installate in opera secondo e le prescrizioni progettuali e le indicazioni dettate dalla Direzione dei lavori.
-OPERE IN VERDE -
FORNITURA E SISTEMAZIONE DI TERRENO VEGETALE NELLE
RIVESTIMENTO DELLE SCARPATE
Semina di ginestra (Cytisus scoparius o Spartium junceum)
Rimboschimento con semenzali e impianto di talee
Protezione delle piante esistenti da conservare
Estrazione dal vivaio e controllo delle Piante
Precauzioni da prendere fra l’estrazione e la messa a dimora
Preparazione delle piante prima della messa a dimora
Apertura di buche e fosse per la messa a dimora delle piante
PULIZIA DEL PIANO VIABILE
1.0 OPERE IN VERDE
Le scarpate in rilevato od in scavo ed in genere tutte le aree destinate a verde, dovranno essere rivestite con manto vegetale appena ultimata la loro sistemazione superficiale.
Eventuali erosioni, solcature, buche od altre imperfezioni dovranno essere riprese con terreno agrario, riprofilando le superfici secondo le pendenze di progetto; dovrà essere curata in modo particolare la conservazione ed eventualmente la sistemazione delle banchine dei rilevati.
Tutte le superfici dovranno presentarsi perfettamente regolari, eliminando anche eventuali tracce di pedonamento.
1.1. FORNITURA E SISTEMAZIONE DI TERRENO VEGETALE NELLE AIUOLE
Il terreno vegetale dovrà avere caratteristiche fisiche e chimiche atte a garantire un sicuro attecchimento e sviluppo di colture erbacee, arbustive od arboree.
Dovrà risultare di reazione neutra, sufficientemente dotato di sostanza organica e di elementi nutritivi, di medio impasto, privo di pietre, ciottoli, detriti, radici, erbe infestanti.
Dovrà provenire da scotico di terreno a destinazione agraria, fino alla profondità massima di un metro.
Qualora il prelievo venga fatto da terreni non coltivati, la profondità di prelevamento dovrà essere contenuta allo strato esplorato dalle radici delle specie erbacee presenti ed in ogni caso non dovrà superare il mezzo metro.
L'Impresa prima di effettuare il prelevamento e la fornitura della terra, dovrà darne avviso alla Direzione Lavori, affinché possano venire prelevati, in contraddittorio, i campioni da inviare ad una stazione di chimica agraria riconosciuta, per le analisi di idoneità del materiale secondo i metodi ed i parametri normalizzati di analisi del suolo, pubblicati dalla Società Italiana della Scienza del Suolo - S.I.S.S.
Il terreno dovrà essere posto in opera in strati uniformi, ben sminuzzato, spianato e configurato in superficie secondo le indicazioni di progetto.
1.2. RIVESTIMENTO DELLE SCARPATE
Rivestimento di scarpate in rilevato ed in scavo, dovrà essere eseguito mediante semina, rimboschimento o ricopertura con materiali idonei.
1.2.1. Preparazione del terreno
Dopo regolarizzazione ed eventuale riprofilatura, le scarpate in rilevato dovranno essere preparate per il rivestimento mediante una erpicatura poco profonda, eseguita con andamento climatico favorevole e con terreno in tempera (40-50 % della capacità totale per l'acqua).
In questa fase l'impresa dovrà avere cura di portare a compimento tutte quelle opere di regolazione idraulica prevista in progetto, che rappresentano il presidio e la salvaguardia delle scarpate.
Sulle scarpate in scavo, oltre alla regolarizzazione delle superfici, dovranno eventualmente essere predisposte buche in caso di rimboschimento con semenzali o impianti di talee.
1.3. CONCIMAZIONI
L'Impresa, a sua cura e spese, dovrà effettuare le analisi chimiche dei terreni per poter definire la conciliazione di fondo, che di norma è costituita da concimi minerali somministrati nei seguenti quantitativi:
- concimi fosfatici
titolo medio 18% :
- concimi azotati
titolo medio 16% :
- concimi potassici titolo medio 40% :
E’ facoltà della Direzione Lavori, in relazione ai risultati delle analisi dei terreni ed inoltre per esigenze particolari, variare le proporzioni di cui sopra senza che l'Impresa possa chiedere alcun compenso.
Qualora il terreno risultasse particolarmente povero di sostanza organica, parte dei concimi minerali potrà essere sostituita da terricciati o da letame ben maturo, da spandersi in modo uniforme sul terreno, previa rastrellatura e miscelazione del letame con la terra.
Ogni eventuale sostituzione dovrà essere autorizzata dalla Direzione Lavori.
L'uso dei concimi fisiologicamente alcalini, o fisiologicamente acidi, sarà consentito in terreni
a reazione anomala, e ciò in relazione al pH risultante dalle analisi chimiche.
Oltre alla conciliazione di fondo, l'impresa dovrà effettuare anche le opportune concimazioni in copertura, impiegando concimi complessi e tenendo comunque presente che lo sviluppo della vegetazione dovrà avvenire in modo uniforme.
Le modalità delle concimazioni di copertura non vengono precisate, lasciandone l'iniziativa all'Impresa, la quale è anche interessata all'ottenimento della completa copertura del terreno nel più breve tempo possibile ed al conseguente risparmio dei lavori di risarcimento, diserbo, sarchiatura, ripresa di smottamenti ed erosioni, che risulterebbero certamente più onerosi in presenza di non perfetta vegetazione, come pure ad ottenere uno sviluppo uniforme e regolare degli impianti a verde.
concimi usati per le concimazioni di fondo e di copertura, dovranno essere forniti nelle
confezioni originali di fabbrica, risultare a titolo ben definito e, nel caso di concimi complessi,
a rapporto azoto- fosforo-potassio precisato.
Prima di effettuare le concimazioni di fondo, l'impresa è tenuta a darne tempestivo avviso alla Direzione Lavori affinché questa possa disporre eventuali controlli. Lo spandimento dei concimi dovrà essere effettuato esclusivamente a mano, con impiego di personale pratico e capace, per assicurare uniformità nella distribuzione.
Per le, scavo eventualmente rivestite con semenzali o talee, la concimazione potrà essere localizzata.
1.4. SEMINE
Le superfici da rivestire mediante semina, secondo le previsioni di progetto, dovranno essere preparate come descritto al precedente punto; la concimazione come descritta al precedente punto, dovrà essere effettuata in due tempi: all'atto della semina dovranno essere
somministrati i concimi fosfatici e potassici; i concimi azotati dovranno essere somministrati
a germinazione avvenuta.
Si procederà quindi alla semina di un miscuglio di erbe da prato perenni con l'impiego di 200 kg di seme per ettaro di superficie.
Nella tabella che segue è riportata la composizione di cinque miscugli da impiegare a seconda delle caratteristiche dei terreni e delle particolari condizioni climatiche e/o ambientali.
Tipo di Miscuglio
Kg di seme per ettaro
Plavescens
Hetereophilla
Fratensis
Antoxanthum
Hibridum
Cornicolatus
Di seguito si riporta lo schema della compatibilità dei miscugli con i vari tipi di terreno:
Miscuglio A
Terreni di natura calcarea, piuttosto sciolti, anche con scheletro grossolano;
Miscuglio B
fertili;
Miscuglio C
Terreni di medio impasto, argillo-silicei, fertili;
Miscuglio D
Terreni pesanti, argillosi, piuttosto freschi
Miscuglio E
Terreni di medio impasto, in clima caldo e secco
L'Impresa dovrà comunicare alla Direzione Lavori la data della semina, affinché possano essere fatti i prelievi dei campioni di seme da sottoporre a prova e per il controllo delle lavorazioni.
L'Impresa è libera di effettuare le operazioni di semina in qualsiasi stagione, restando a suo carico le eventuali operazioni di risemina nel caso che la germinazione non avvenisse in modo regolare ed uniforme. La semina dovrà essere effettuata a spaglio a più passate per gruppi di semi di volumi e peso quasi uguali, mescolati fra loro e ciascun miscuglio dovrà risultare il più possibile omogeneo.
spandimento del seme dovrà effettuarsi sempre in giornate senza vento.
ricopertura del seme dovrà essere fatta mediante rastrelli a mano con erpice a sacco.
Dopo la semina il terreno dovrà essere rullato e l'operazione dovrà essere ripetuta a germinazione avvenuta.
1.4.1. Idrosemina
Dopo che le superfici da rivestire saranno state preparate come descritto al precedente punto 1.2.1 del presente Capitolato, l'impresa procederà al rivestimento mediante idrosemina impiegando una speciale attrezzatura in grado di effettuare la proiezione a pressione di una miscela di seme, fertilizzante, collante ed acqua.
Tale attrezzatura, composta essenzialmente da un gruppo meccanico erogante, da un miscelatore-agitatore, da pompe, raccordi, manichette, lance, ecc., dovrà essere in grado di effettuare l'idrosemina in modo uniforme su tutte le superfici da rivestire, qualunq ue sia l'altezza delle scarpate.
I materiali da impiegare dovranno essere sottoposti alla preventiva approvazione della Direzione Lavori che disporrà le prove ed i controlli ritenuti opportuni.
I miscugli di seme da spandere, aventi le composizioni nei rapporti di cui alla tabella
riportata nel precedente punto 1.4
a seconda dei tipi di terreni da rivestire, saranno
impiegati nei quantitativi di 200, 400 e 600 kg/ha, in relazione alle prescrizioni che la Direzione Lavori impartirà tratto per tratto, riservandosi inoltre di variare la composizione del miscuglio stesso, fermo restando il quantitativo totale di seme.
Dovrà essere impiegato fertilizzante ternario (PKN) a pronta, media e lenta cessione in ragione di 700 kg/ha.
Per il fissaggio della soluzione al terreno e per la protezione del seme, dovranno essere impiegati in alternativa 1200 kg/ha di fibre di cellulosa, oppure 150 kg/ha di collante sintetico, oppure altri materiali variamente composti che proposti dall'Impresa, dovranno essere preventivame nte accettati dalla Direzione Lavori.
Si effettuerà l'eventuale aggiunta di essenze forestali alle miscele di sementi, quando previsto in progetto.
Anche per l'idrosemina l'Impresa è libera di effettuare il lavoro in qualsiasi stagione, restando a suo carico le eventuali operazioni di risemina nel caso che la germinazione non avvenga in modo regolare ed uniforme.
1.4.2. Semina di ginestra (Cytisus scoparius o Spartium junceum)
Sulle superfici preparate e concimate come ai precedenti punti del presente Capitolato l’Impresa procederà alla semina di ginestra eseguita in buche disposte a quinconce, equidistanti 20 cm su file a loro volta distanziate di 20 cm. Il quantitativo di seme da impiegare dovrà essere di 50 kg/ha.
Il seme stesso dovrà essere bagnato prima della semina per favorirne la germinazione; inoltre, se nella zona non vi sono altri ginestreti, dovrà essere mescolato con terriccio proveniente da vecchi ginestreti, in ragione di almeno 500 kg/ha di terriccio, per favorire il diffondersi del microrganismo che ha vita simbiotica con la ginestra e che pertanto è necessario al suo sviluppo.
1.4.3. Rimboschimento con semenzali e impianto di talee
Sulle superfici preparate e concimate, come già indicato
Capitola to, l’Impresa procederà all’impianto di semenzali o talee, secondo le previsioni di
progetto, in ragione di cinque piantine per metro quadrato, disposte a quinconce su file parallele al ciglio strada.
punti del presente
L'Impresa è libera di effettuare l'impianto nel periodo che riterrà più opportuno tenuto conto naturalmente del tempo previsto per la ultimazione dei lavori, restando comunque a suo carico l'onere della sostituzione delle fallanze.
L'impianto potrà essere fatto a mano od a macchina, comunque in modo tale da poter garantire l'attecchimento ed il successivo sviluppo regolare e rapido.
Prima della messa a dimora delle piantine a radice nuda, l'Impresa avrà cura di regolare l'apparato radicale, rinfrescando il taglio delle radici ed eliminando le ramificazioni che si presentassero appassite, perite o eccessivamente sviluppate, impiegando forbici a doppio taglio ben affilate.
Sarà inoltre cura dell'Impresa trattare l'apparato radicale con una miscela di terra argillosa e letame bovino, diluita in acqua.
L'Impresa avrà cura di approntare a piè d'opera il materiale vivaistico perfettamente imballato in maniera da evitare fermentazioni e disseccamenti durante il trasporto.
Le piantine o talee dovranno presentarsi in stato di completa freschezza e con vitalità necessarie al buon attecchimento.
Negli impianti di talee, queste dovranno risultare del diametro minimo di 1, 5 cm, di taglio fresco ed allo stato verde e tale da garantire il ripollonamento.
Qualora i materiali non rispondessero alle caratteristiche di cui sopra la Direzione Lavori ne ordinerà l'allontanamento dal cantiere.
1.4.4. Alberi
Devono avere la parte aerea a portamento e forma regolare, simile agli
spontaneamente, a sviluppo robusto, non filato e che non dimostri una crescita troppo rapida per eccessiva densità di coltivazione in vivaio, in terreno troppo irrigato o concimato.
esemplari cresciuti
Gli alberi dovranno rispondere alle specifiche indicate negli elaborati di progetto per quanto riguarda le seguenti voci (da utilizzare tutte o in parte, conformemente alle caratteristiche proprie delle diverse specie):
circonferenza del tronco, misurata ad un metro dal colletto;
altezza totale;
altezza di impalcatura, dal colletto al ramo più basso;
diametro della chioma in corrispondenza delle prime ramificazioni per le conifere, a due terzi dell'altezza per tutti gli alberi, in corrispondenza alla proiezione della chioma per i cespugli; densità della chioma, numero medio di ramificazioni laterali su cm di tronco.
Le piante dovranno essere trapiantate un numero di volte sufficienti secondo le buone regole vivaistiche con l'ultima lavorazione alle radici, risalente a non più di tre anni secondo la seguente tabella.
fíno a circonf. cm 12 -15 fino a circonf. cm 20 -25 fino a circ onf. cm 30 -35
almeno 1 trapianto almeno 2 trapianti almeno 3 trapianti
fino ad alt. di m 2-2,5
almeno 1 trapianto e circonferenza proporzionata all'altezza
fino ad alt. di m 2,5-4
almeno 2 trapianti e circonferenza proporzionata all'altezza
fino ad alt. di m 5-6
almeno 3 trapianti e circonferenza proporzionata all'altezza
L'apparato radicale, che dovrà essere ricco di piccole ramificazioni e di radici capillari sane, sarà racchiuso in contenitore (vaso, cassa, mastello) con relativa' terra di coltura o in zolla rivestita (paglia, plan plast, juta, rete metallica, fitocella).
1.4.5. Spostamento di piante
Le piante da spostare, se non sono indicate nei documenti dell'appalto, andranno preventivamente marcate sul posto.
Se non possono essere subito ripiantate, le piante dovranno essere collocate in depositi provvisoriamente allestiti per assicurare la loro protezione contro le avversità atmosferiche e in genere contro tutti i possibili agenti di deterioramento.
I lavori si riferiscono:
alle piante definite attraverso gli elaborati progettuali:
(in alternativa) alle piante segnalate sul posto secondo le modalità di seguito descritte:
ELENCO DELLE PIANTE DA SPOSTARE
Varietà o
Prescrizioni per favorire la ripresa dei vegetali da spostare.
Qualora non sia prevista a carico dell'Impresa la garanzia di attecchimento, per le piante spostate andranno adottate le seguenti prescrizioni:
modalità di estrazione (preparazione dell'apparato radicale, confezione in zolle, ecc.);
condizioni di trasporto (eventuale obbligo di uso di particolari mezzi meccanici, ecc.);
località e modalità di accantonamento;
modalità per la messa a dimora (concimazioni, tutori, piantagioni, ecc.);
antitraspiranti, ecc.);
L'Impresa ha l'onere della manutenzione dei depositi e delle piante messe a deposito.
Quando lo spostamento delle piante presenta il rischio di una cattiva ripresa dopo il trasferimento, l'Impresa interrompe le operazioni di spostamento e ne informa il Direttore dei Lavori, affinché si possano prendere le misure di salvaguardia per i vegetali interessati.
Trascorse quarantotto ore dal recepimento dell'avviso di interruzione al direttore dei lavori, gli spostamento possono essere ripresi.
1.4.6. Protezione delle piante esistenti da conservare
Nelle aree non interessate dai lavori di pulizia del terreno i vegetali da conservare sono protetti con i dispositivo predisposti a cura dell’Impresa prima dell'inizio di altri lavori.
Questi dispositivo consistono in recinzioni per le masse vegetali e in corsetti di protezione per le piante' isolate. Salvo diverse motivate prescrizioni del capitolato speciale d'appalto, le recinzioni dovranno seguire la proiezione al suolo dei rami esterni, ed essere alte almeno 1,30 m. I corsetti dovranno essere pieni, distaccati dal tronco ed alti almeno 2 m.
Le piante da conservare sono indicate in specifica planimetria o dovranno essere marcate preventivamente sul posto.
Le protezioni dovranno essere mantenute in buono stato durante tutta la durata dei lavori.
I lavori si riferiscono (in alternativa):
alle piante segnate sul posto secondo le modalità di
1.4.6.1. Modalità di protezione:
modalità particolari riferite alle piante di seguito elencate:
Modalità particolari di protezione
Modalità per la sostituzione dei vegetali che non sarà stato possibile proteggere in maniera efficace (dove le piante possiedono caratteristiche che non ne consentano la sostituzione sarà necessario indicare una penalità per la loro mancata protezione).
Tutte le misure utili debbono essere prese per preservare, conformemente alle norme in vigore, le sorgenti o le acque superficiali o sotterranee.
1.4.7. Estrazione dal vivaio e controllo delle Piante
necessarie per non danneggiare le radici principali e secondo le tecniche appropriate per
conservare l’apparato radicale capillare ed evitare di spaccare, scortecciare o danneggiare la pianta. L’estrazione non deve essere effettuata con vento che possa disseccare le piante o in
tempo di gelata. L’estrazione
si effettua a mano nuda o meccanicamente; le piante potranno
a) l'estrazione delle piante dal vivaio deve essere effettuata con tutte le
essere fornite a radice nuda o collocate in contenitori o in zolle. Le zolle dovranno essere imballate opportunamente con involucro di juta, paglia, teli di plastica o altro;
b) Prima della messa a dimora lo stato di salute e la conformazione delle piante devono essere
verificate in cantiere e, le piante scartate, dovranno essere immediatamente allontanate;
c) Per ciascuna fornitura di alberi , sia adulti che giovani, un'etichetta attaccata
attraverso una iscrizione chiara ed indelebile, tutte le indicazioni atte al riconoscimento delle piante (genere, specie, varietà e numero, nel caso la pianta faccia parte di un lotto di piante identiche);
deve dare,
d) verifica della conformità dell'esemplare alla specie ed alla varietà della pianta si effettua, al
più tardi, nel corso del primo periodo di vegetazione che segue la messa a dimora.
Nell’intervallo compreso fra l'estrazione e la messa a dimora devono essere prese le precauzioni necessarie per la conservazione delle piante e per evitare traumi o disseccamenti nonché danni per il gelo.
1.4.9. Epoca di messa a dimora
La messa a dimora non deve essere eseguita in periodo di gelate né in periodi in cui la terra é imbibita d'acqua in conseguenza di pioggia o del disgelo.
Salvo diverse prescrizioni del Capitolato speciale d'appalto, la messa a dimora degli alberi si effettua tra metà ottobre e metà aprile.
La DL potrà indicare date più precise, secondo il clima, funzione della regione e/o dell'altitudine.
La messa a dimora delle piante a radice nuda s'effettua comunque in un periodo più ristretto,
conifere il periodo può essere esteso dall'inizio di ottobre a fine aprile o anche all’inizio di maggio.
metà novembre a metà marzo, mentre per le piante messe a dimora con zolla o per le
Alcune tecniche di piantagione permettono di piantare in tutte le stagioni (contenitori, zolle imballate in teli di plastica saldati a caldo, ecc.).
Per le piante messe a dimora a stagione avanzata, dovranno comunque essere previste, cure particolari per assicurarne l'attecchimento.
1.4.9.1. Preparazione delle piante prima della messa a dimora
Prima della messa a dimora le eventuali lesioni del tronco dovranno essere curate nei modi più appropriati; le radici, se nude, dovranno essere ringiovanite recidendo le loro estremità e sopprimendo le parti traumatizzate o secche.
E' tuttavia bene conservare il massimo delle radici minori soprattutto se la messa a dimora é tardiva.
Se si dovesse rendere necessaria la potatura della parte aerea della pianta, questa dovrà essere eseguita in modo da garantire un equilibrio fra il volume delle radici e l'insieme dei rami.
1.4.9.2. Messa a dimora delle piante
Tutori: i tutori sono conficcati nella buca di piantagione prima della messa a dimora delle piante. In rapporto alla pianta, il tutore é posto in direzione opposta rispetto al vento dominante. Il tutore deve affondare di almeno 30 cm oltre il fondo della buca;
disposto uno strato di terra vegetale, con esclusione di ciottoli o materiali impropri per la
collocazione delle piante e riempimento delle buche: sul fondo della buca dovrà essere
vegetazione, sulla quale verrà sistemato l'apparato radicale. La pianta deve essere collocata in modo che il colletto si trovi al livello del fondo della conca di irrigazione. L'apparato radicale non deve essere né compresso, né sarà spostato. La buca di piantagione é poi colmata di terra fine. La compattazione della terra deve essere eseguita con cura in modo da non danneggiare le radici, non squilibrare la pianta, che deve restare dritta e non lasciare sacche d'aria. Il migliore compattamento é ottenuto attraverso un'abbondante irrigazione, che favorisce inoltre la ripresa del vegetale;
legature e colletti: legature e colletti circondano il tronco e sono disposti in modo che attraverso la loro azione il tutore serva d'appoggio alle piante. La legatura più alta é posta a circa 20 cm al di sotto delle prime ramificazioni, la più bassa ad 1 m dal suolo. In queste misure occorre tenere conto del compattamento successivo del suolo;
potature di formazione: la potatura dì formazione ove richiesta dal capitolato speciale d'appalto, si effettua conformemente alle prescrizioni di questo;
conche di irrigazione : la terra va sistemata al piede della pianta ìn modo da formare intorno al colletto una piccola conca; l'impresa effettua una prima irrigazione che fa parte dell'operazione di piantagione e non va quindi computata nelle operazioni di manutenzione.
Salvo diverse prescrizioni della DL , le quantità approssimative d'acqua per l'irrigazione sono:
- 40/50 litri per albero;
- 15/20 litri per arbusti.
Prima dell'impianto l’Impresa ,dopo aver provveduto, ove necessario, alle opere idonee a garantire il regolare smaltimento delle acque onde evitare ristagni, dovrà eseguire una lavorazione agraria del terreno consistente in un'aratura a profondità variabile da 50 cm a 100 cm, a seconda della situazione, e nell'erpicatura ripetuta fino al completo sminuzzamento o, su superfici di limitata estensione, in una vangatura, avendo cura in ogni caso di eliminare sassi, pietre o materiali che possano impedire la corretta esecuzione dei lavori.
In occasione delle lavorazioni di preparazione del' terreno e prima della messa a dimora delle piante saranno effettuate, a cura e spese dell'Impresa, le analisi chimiche del terreno in base alle quali la D.L. indicherà la composizione e le proporzioni della conc imazione di fondo da effettuarsi con la somministrazione di idonei concimi minerali e/o organici.
Oltre alla conciliazione di fondo l’Impresa dovrà effettuare anche le opportune concimazioni in copertura.
Prima dell'inizio dei lavori d'impianto, la D.L. indicherà all’Impresa le varie specie arboree ed arbustive da impiegare nei singoli settori.
Nella preparazione delle buche l’Impresa dovrà assicurarsi che non ci siano ristagni d'acqua nella zona di sviluppo delle radici, nel qual caso provvederà con idonee opere idrauliche (scoli, drenaggi).
Nel caso che il terreno scavato non sia adatto alla piantagione l’Impresa dovrà riempire le buche con terra vegetale idonea.
Si dovrà comunque verificare che le piante non presentino radici allo scoperto o internate oltre il livello del colletto.
1.4.9.3. Apertura di buche e fosse per la messa a dimora delle piante
I lavori per l'apertura di buche e fosse per la futura messa a dimora delle piante sono effettuati dopo i movimenti di terra a carattere generale prima dell'eventuale apporto di terra vegetale.
buche individuali per i soggetti isolati;
buche e fosse per la messa a dimora di piante raggruppate.
Salvo diverse prescrizioni della DL, le dimensioni delle buche dovranno essere le seguenti:
alberi adulti (con circonferenza del tronco di almeno 18 20 cm) e conifere di almeno 3 m
altezza: 1 m x 1 m x 1m;
giovani piante: 0,7 m x 0,7 m x 0,7 m
arbusti: 0,50 m x 0,50 m x 0,50 m;
siepi continue: 0,50 m x 0,50 m x 1 m di profondità;
piantine forestali: 0,40 m x 0,40 m x 0,40 m;
piante da fìoritura: 0,30 m x 0,30 m x 0,30 m.
I materiali impropri che appaiono nel corso delle lavorazioni sono eliminati attraverso la discarica.
Se necessario, le pareti ed il fondo delle buche o fosse sono opportunamente spicconati perché le radici possano penetrare in un ambiente sufficientemente morbido ed aerato.
Salvo diverse prescrizioni della DL , buche e fosse potranno essere aperte manualmente o meccanicamente e non dovranno restare aperte per un periodo superiore ad otto giorni.
1.5. CURE COLTURALI
Sino a quando non sia intervenuto con esito favorevole il collaudo definitivo dei lavori l'impresa dovrà effettuare a sua cura e spese la manutenzione degli impianti a verde curando
a) lo sfalcio di tutte le superfici del corpo autostradale e sue pertinenze, seminate o rivestite
da vegetazione spontanea, ogni qualvolta l'erba abbia raggiunto l'altezza media di 35 cm.
La Direzione Lavori potrà prescrivere all'Impresa di effettuare lo sfalcio in dette aree anche a
tratti discontinui e senza che questo possa costituire motivo di richiesta di indennizzi particolari da parte dell'Impresa stessa.
L'erba sfalciata dovrà venire prontamente raccolta da parte dell'Impresa e trasportata fuori dalle pertinenze autostradali entro 24 h dallo sfalcio. La raccolta e l'allontanamento dell'erba dovranno essere eseguiti con la massima cura, evitando la sua dispersione sul piano viabile, anche se questo non risulta ancora pavimentato e pertanto ogni automezzo dovrà avere il carico ben sistemato e munito di reti di protezione.
b) la sostituzione delle fallanze, le potature, scerbature, sarchiature, concimazioni in copertura, trattamenti antiparassitari, risemine, ecc. nel numero e con le modalità richieste per ottenere un regolare sviluppo degli impianti a verde e le scarpate rivestite dal manto vegetale. E’ compreso nelle cure colturali anche l'eventuale anacquamento di soccorso delle piantine in fase di attecchimento e pertanto nessun compenso speciale, anche per provvista e trasporto di acqua, potrà per tale operazione essere richiesto dall'impresa, oltre a quanto già previsto.
1.6. PULIZIA DEL PIANO VIABILE
Il piano viabile, al termine di ogni operazione d'impianto o manutentoria dovrà risultare assolutamente sgombro di rifiuti; la terra eventualmente presente dovrà essere asportata mediante spazzolatura e, ove occorra, con lavaggio a mezzo di abbondanti getti d'acqua.
Qualora risultasse sporcata la segnaletica orizzontale, questa dovrà essere pulita accuratamente a mezzo lavaggio.
- BARRIERE ANTIFONICHE -
QUALITA’ E CERTIFICAZIONE DEI MATERIALI CARATTERIZZAZIONE ACUSTICA SPECIFICHE DI MESSA IN OPERA
QUALITÀ E PROVENIENZA DEI MATERIALI – PROVE DEI MATERIALI – CERTIFICAZIONI
PRESCRIZIONI GENERALI DI ESECUZIONE DELLE PRINCIPALI CATEGORIE DI LAVORO E FORNITURE2.1. FASE DI ESECUZIONE:
ACCETTAZIONE DEI MATERIALI E MESSA IN OPERA
CONTROLLI DI QUALITÀ NELLE FASI DI MESSA IN OPERA
Caratteristiche delle parti metalliche
Caratteristiche specifiche dei pannelli in acciaio zincato e verniciato
Caratteristiche specifiche dei pannelli in alluminio verniciato
Caratteristiche specifiche dei pannelli in alluminio anodizzato
Caratteristiche geometriche della mascherina anteriore (lato fonoassorbente)
Caratteristiche del materiale fonoassorbente
Pannelli in polimetilmetacrilato (PMMA)
Pannelli in calcestruzzo armato normale o precompresso
Pannelli in calcestruzzo armato normale o precompresso e calcestruzzo di argilla espansa o pomice
Pannelli in calcestruzzo armato alleggerito con argilla espansa strutturale
PANNELLI IN LATERIZIO FORATO
Montanti in calcestruzzo armato
PORTE DI ISPEZIONE E DI SICUREZZA
CARATTERISTICHE ACUSTICHE: BARRIERE FONOASSORBENTI E CONTEMPORANEAMENTE FONOISOLANTI
Prove di laboratorio in camera riverberante
Prova di attenuazione in campo libero su barriera normalizzata (misura di “insertion loss”)
Prova di una barriera tipo secondo la norma AFNOR S 31-089
SPECIFICHE DI MESSA IN OPERA
CARATTERISTICHE ACUSTICHE: BARRIERE FONOISOLANTI
BIOMURI: CARATTERISTICHE DEI MATERIALI ED ACUSTICHE
Caratteristiche degli elementi prefabbricati
Caratteristiche degli elementi in legno trattato
Caratteristiche del terreno di riempimento
ELEMENTI ANTIDIFFRATTIVI: CARATTERISTICHE DEI MATERIALI ED ACUSTICHE
ALTRI TIPI DI SCHERMI ACUSTICI
RIMODELLAMENTI MORFOLOGICI
Terrapieni a pendenza naturale
BARRIERE VEGETALI (FASCE BOSCATE)
INTERVENTI PER RIDURRE IL RUMORE EMESSO DAL TRAFFICO
Giunti silenziosi
RIVESTIMENTI FONOASSORBENTI IN GALLERIA
Schermi totali con grigliati acustici
Provvedimenti eccezionali sui locali ricevitori
CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE E VINCOLI GEOMETRICI DI ESERCIZIO
CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE DELLE BARRIERE ARTIFICIALI
Geometria delle barriere
Particolarità costruttive delle barriere
Barriere sui ponti e viadotti
Barriere su rilevato e trincea
CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE DEI BIOMURI
Esecuzione e preparazione del piano di fondazione
Posa in opera degli elementi modulari
Stesa dei materiali di riempimento
1.0. QUALITA’ E CERTIFICAZIONE DEI MATERIALI CARATTERIZZAZIONE ACUSTICA SPECIFICHE DI MESSA IN OPERA
Nella esecuzione dei lavori, l’Impresa dovrà attenersi alle prescrizioni che di seguito vengono riportate per le principali categorie di lavoro, nonché a quanto stabilito nelle leggi e regolamenti ufficiali vigenti in materia.
Per tutte le categorie di lavori e quindi anche per quelle relativamente alle quali non si trovino, nelle presenti specifiche tecniche, prescritte speciali norme di esecuzione, l’Impresa dovrà attenersi ai migliori procedimenti prescritti dalla tecnica e dalla normativa vigente nonché agli ordini che all’uopo impartirà la Direzione Lavori all’atto esecutivo.
Tutte le forniture ed i lavori in genere, principali ed accessori, previsti o eventuali, dovranno essere eseguiti a perfetta regola d’arte, con materiali e magisteri appropriati e rispondenti alla specie di lavoro che si richiede ed alla loro destinazione.
Per quanto non espressamente citato in questo capitolato, nonché per quanto riguarda le caratteristiche dei materiali e le modalità di esecuzione delle opere di tipo civile, complementari alla realizzazione della barriera acustica, si rimanda alle norme ed alle disposizioni delle specifiche sezioni del presente Capitolato Speciale d’Appalto.
1.1. QUALITÀ E PROVENIENZA DEI MATERIALI – PROVE DEI MATERIALI – CERTIFICAZIONI
corrispondere, per caratteristiche, a quanto stabilito nelle leggi e regolamenti ufficiali vigenti
in materia; in mancanza di particolari prescrizioni dovranno essere delle migliori qualità in
commercio in rapporto alla funzione a cui sono destinati.
nell’appalto
Per la provvista di materiali in genere, si richiamano espressamente le prescrizioni dell’art. 21 del Capitolato Generale n. 1063/1962.
Per lavori il cui importo a base di appalto sia inferiore a 200.000 ECU (I.V.A. esclusa) il materiale da fornire dovrà essere prodotto in conformità delle Norme UNI EN ISO 9002/94 rilasciando la relativa dichiarazione di conformità ai sensi della norma EN 45014.
Per lavori il cui importo a base di appalto, uguagli o superi i 200.000 ECU (I.V.A. esclusa), oltre a quanto previsto dal precedente punto, i materiali dovranno essere approvvigionati da fornitori della Unione europea o di Paese terzi, che operano con sistema di qualità aziendale, rispondente alle norme internazionali UNI EN ISO 9000, con certificazione di qualità rilasciata da Enti certificatori accreditati ai sensi delle norme della serie EN 45000.
I materiali proverranno da località o fabbriche che l’impresa riterrà di sua convenienza, purché corrispondano ai requisiti di cui sopra.
In ogni caso i materiali, prima della posa in opera, dovranno essere riconosciuti idonei ed
accettati dalla Direzione dei Lavori. Quando la Direzione dei Lavori abbia rifiutato una qualsiasi provvista come non atta all’impiego, l’Impresa dovrà sostituirla con altra che corrisponda alle caratteristiche volute e i materiali rifiutati dovranno essere allontanati immediatamente dal cantiere a cura e spese della stessa Impresa. Malgrado l’accettazione dei materiali da parte della Direzione dei Lavori, l’Impresa resta totalmente responsabile della riuscita delle opere anche per quanto può dipendere dai materiali stessi.
1.1.1. Certificati di qualità
Per poter essere autorizzato ad impiegare i vari tipi di prescritti dal presente atto, l’Impresa, prima dell’impiego, dovrà esibire al Direttore dei Lavori, per ogni categoria di lavoro, i certificati rilasciati da un laboratorio ufficiale richiesti dal presente capitolato o che verranno eventualmente richiesti dal Direttore stesso. Tali certificati dovranno contenere i dati relativi alla provenienza ed alla individuazione dei singoli materiali o la loro composizione, agli impianti o luoghi di produzione, nonché i dati risultanti dalle prove di laboratorio atte ad
accertare i valori caratteristici richiesti per le varie categorie di lavoro o fornitura in rapporto
ai dosaggi e composizioni proposte. Tali certificati dovranno comunque essere rinnovati ogni
qualvolta risultino incompleti o si verifichi una variazione delle caratteristiche dei materiali, delle miscele o degli impianti di produzione.
1.1.2 Prove dei materiali
In relazione a quanto prescritto circa le qualità e caratteristiche dei materiali, e la loro
accettazione, l'Impresa fornitrice sarà obbligata a prestarsi in ogni tempo alle prove dei materiali impiegati o da impiegare, attraverso il prelevamento e l’invio dei campioni ai laboratori ufficiali indicati dalla Stazione Appaltante, nonché a tutte le relative prove.
I dati delle prove o i campioni saranno prelevati in contraddittorio, anche presso gli
stabilimenti di produzione, per cui l’Impresa si impegna a garantire l’accesso presso detti stabilimenti ed a fornire l’assistenza necessaria.
Di detti dati o campioni potrà essere ordinata la conservazione nell’Ufficio Compartimentale,
previa apposizione di sigillo e firma del Direttore dei Lavori e dell’Impresa, nei modi più
adatti a garantirne l’autenticità e la conservazione.
CATEGORIE DI LAVORO E FORNITURE
Gli interventi di realizzazione di protezioni antifoniche devono essere realizzati sulla base del progetto acustico e delle relative prescrizioni di Capitolato, sotto il controllo del Direttore dei Lavori, il quale dovrà assicurare che sia sottoposta ad approvazione ogni eventuale modifica
Direttore dei Lavori ed al Costruttore, ciascuno per la sua parte, spetta la responsabilità
della conformità dell’opera al progetto e della qualità dei materiali impiegati.
Al fine di garantire la qualità degli interventi, le forniture, le opere ed i servizi di risanamento e/o modifica sono oggetto delle prescrizioni previste nel D.L.vo 24 luglio 1992, n. 358 e nel D.P.R. 18 aprile 1994, n. 573.
FASE DI ESECUZIONE: ACCETTAZIONE DEI MATERIALI E MESSA IN OPERA
La fase di accettazione fornisce la certificazione preventiva dei materiali e si compone di:
1. prove per certificare i materiali dal punto di vista fisico-chimico e meccanico
2. prove per certificare i materiali dal punto di vista acustico, costituite da tre prove:
prova di laboratorio in camera riverberante;
prova su barriera campione in campo aperto ed in condizioni normalizzate;
prova con metodo impulsivo.
I controlli e le prove eseguite fase di messa in opera hanno invece lo scopo di garantire la corretta esecuzione delle opere e la loro rispondenza alle specifiche fissate nel progetto esecutivo.
2.2. COLLAUDO TECNICO
Nell’ambito delle attività di sua competenza, al collaudatore compete l’onere di verificare la rispondenza dell’opera intera e delle sue parti a quanto previsto dal progetto acustico e dalle sue eventuali modifiche.
2.3. CONTROLLI DI QUALITÀ NELLE FASI DI MESSA IN OPERA
Tutti i materiali impiegati debbono essere verificati in accordo a quanto specificato nell'ordine
di acquisto e nella specifica tecnica del fornitore il quale dovrà essere qualificato e notificato
alla D.L
Al fornitore deve essere richiesto di effettuare, per ogni lotto di pannelli fornito, delle prove di
collaudo secondo quanto specificato nei capitoli relativi alle specifiche di messa in opera, per verificare che lo stesso risponda alle caratteristiche progettuali e alle specifiche tecniche e normative richiamate nel Capitolato di Costruzione e nelle specifiche tecniche allegate all'ordine di acquisto. L'esito delle verifiche deve essere riportato in una apposita relazione di collaudo, corredata di tutti i certificati di prova richiesti nella normativa e specifiche citate.
Detta relazione deve essere consegnata alla D.L. almeno 15 giorni prima della posa in opera delle protezioni antifoniche, costituendo la stessa fase vincolante per il montaggio delle stesse.
L'esito del controllo sulla relazione di collaudo deve essere annotato sul P.C.Q., così come le eventuali osservazioni della D.L. o le prove aggiuntive richieste dalla stessa.
Tutti i materiali dovranno pervenire in cantiere provvisti di certificazione di provenienza (fornitore).
I controlli da effettuare in fase di posa in opera sono:
controllo certificazioni di fornitura; verifica esistenza prescrizioni progettuali di montaggio idonee a rispettare le prescrizioni del Capitolato di Costruzione e delle specifiche tecniche; verifica della corretta installazione in accordo al progetto e alle modalità di posa in opera sopra richiamate, effettuata a spot sui pannelli installati in ogni giorno di lavoro; controllo della corretta messa a terra della barriera protettiva: al termine di ogni lotto di barriera protettiva si dovranno effettuare delle prove di messa a terra in accordo alle prescrizioni della norma C.E.I. 9.6.
Tutti i suddetti controlli debbono essere annotati sui relativi P.C.Q
3.0. CARATTERISTICHE DEI MATERIALI
certificazione sulle prove di controllo materiali di seguito descritte, da effettuarsi ad opera
un Istituto abilitato (riconosciuto da Ente Pubblico competente), sarà a carico del
costruttore/fornitore.
I risultati ottenuti in tali laboratori saranno i soli riconosciuti validi dalle parti e ad essi esclusivamente si farà riferimento a tutti gli effetti.
3.1. PANNELLI METALLICI
I pannelli metallici sono costituiti da una struttura metallica scatolare forata, all’interno della quale è inserito materiale fonoassorbente, costituito da complessi porosi (fibre o schiume) che sfruttano i fenomeni di attrito e di risonanza.
3.1.1. Caratteristiche delle parti metalliche
Il pannello deve essere costruito in metallo protetto a tutti gli effetti contro la corrosione. Il trattamento protettivo delle superfici deve essere eseguito sia all'interno che all'esterno del pannello e, in ogni caso, dopo le varie fasi di lavorazione della lamiera (tranciatura, punzonatura, piegatura, ecc.), a meno che il pannello non sia realizzato in lamiera di alluminio con trattamento protettivo secondo il sistema coil-coating. Il trattamento della superficie deve garantire una forte resistenza meccanica e realizzare una superficie esente da pori sia all’interno, sia all’esterno del pannello.
Il fornitore dovrà. indicare il numero, lo spessore e la natura degli strati protettivi nonché allegare le schede tecniche relative al trattamento anticorrosivo ed ai prodotti vernicianti impiegati.
Il colore delle protezioni anticorrosive sarà comunicato preventivamente dal Committente.
In caso di incendio i materiali impiegati non devono sviluppare gas tossici o fumi opachi.
3.1.1.1. Caratteristiche specifiche dei pannelli in acciaio zincato e verniciato
Lo spessore della lamiera di acciaio non rivestita deve essere di almeno 1,5 mm. Le caratteristiche del rivestimento di zinco devono essere conformi alle norme UNI EN 10142/92, 10143/92, 10147/93. Il rivestimento di zinco deve essere conforme alla Euronorma 147, con granatura del tipo Z 275 come dalle sopracitate norme. Lo spessore totale della protezione anticorrosiva deve essere non inferiore a 80 m m. Il trattamento di zincatura dovrà essere effettuato dopo tutte le lavo razioni meccaniche. Inoltre la protezione anticorrosiva del pannello deve corrispondere alle seguenti caratteristiche:
Caratteristica e modalità di prova
Esigenza minima
Spessore della protezione anticorrosiva
Aderenza secondo UNICHIM MU 630
Sia a secco (dry adesion, a tempo zero), sia dopo immersione in acqua a 40° per 150 ore (wet adesion): grado 1
Resistenza alla scalfittura secondo ISO 1518/92 (da eseguire solo sulla faccia esposta)
Resistenza all’impronta secondo UNI 8358
Resistenza agli urti secondo UNI 8901/86
Per caduta di una massa sulla faccia esposta di 1 Kg
da un'altezza di
presentare screpolature o distacchi di pellicola su
Resistenza all'umidità secondo UNI 8744/86
Dopo 1000 ore di esposizione: assenza di blistering e/o di perdita di aderenza; lungo I'incisione l'arrugginimento e la bollatura non devono penetrare per più di 2 mm
Resistenza alla corrosione da nebbia salina secondo UNI ISO 9227/93.
Dopo 500 ore di esposizione: l'arrugginimento e/o la bollatura lungo l'incisione non devono penetrare per più di 2 mm. Non è ammessa nessun'altra alterazione visibile o perdita di aderenza
La lamiera d’alluminio deve essere il lega Alluminio–Magnesio–Manganese (Al–Mg–Mn, lega AA 4015 o similari) secondo norma UNI 9003, avente una buona resistenza alla corrosione. Lo spessore della lamiera non rivestita deve essere almeno 1.2 mm.
Prima della verniciatura deve essere eseguito un trattamento della superficie idoneo a garantire un buon ancoraggio del film di vernice.
Tale pretrattamento deve essere costituito da sgrassaggio e risciacquo deionizzato, seguiti da cromatazione, fosfocromatazione oppure ossidazione anodica. Per le facce esposte lo spessore del film di vernice deve essere almeno 40 mm, mentre per le facce non esposte si dovrà avere uno spessore minimo di 20 mm.
L’alluminio non deve essere stabilmente in contatto con rame o leghe di rame.
Il film di vernice deve inoltre rispondere alle seguenti caratteristiche:
Sia a secco (dry adesion, a tempo zero), sia dopo immersione in acqua a 40°C per 150 ore (wet adesion): grado 0
Per caduta di una massa sulla faccia esposta di 1 Kg da un'altezza di 30 cm la pellicola non deve presentare screpolature o distacchi di pellicola su entrambe le facce.
Dopo 1500 ore di esposizione: la corrosione e/o la bollatura lungo l'incisione non devono penetrare per più di 2 mm. Non è ammessa nessun'altra alterazione visibile o perdita di aderenza.
Resistenza alla corrosione da nebbia salino-acetica secondo UNI ISO 9227/93.
Dopo 1500 ore di esposizione: l'arrugginimento e/o la bollatura lungo l'incisione non devono penetrare per più di 2 mm. Non è ammessa nessun'altra alterazione visibile o perdita di aderenza.
Lo spessore della lamiera di alluminio anodizzato deve essere di almeno 1,5 mm.
Le superfici anodizzate dovranno avere aspetto privo di venature, inclusioni, cavità, crateri porosi e di altri difetti e non manifestare variazioni di lucentezza e di colore.
Il trattamento elettrochimico deve essere eseguito sui pezzi solo dopo aver effettuato tutte le lavorazioni meccaniche (tagli, forature, fresature, ecc.). Lo strato anodico deve essere di spessore non inferiore a 15 mm e deve risultare ben fissato e continuo.
Il trattamento anodico deve inoltre rispondere alle seguenti caratteristiche:
Spessore della strato anodico secondo UNI 9178/88
15 mm su entrambe le facce.
Fissaggio secondo UNI 9178/88
Continuità degli strati anodici
Determinata con prova effettuata su cinque punti della superficie scelti a caso, con una goccia di reagente costituito da uguali volumi di acido cloridrico puro e da una soluzione al 6% in peso di bicromato di potassio, preparato al momento dell'impiego: dopo 8 minuti dal deposito del reagente sulla superficie anodizzate non dovrà manifestarsi alcuna colorazione verde.
3.1.2. Caratteristiche geometriche della mascherina anteriore (lato fonoassorbente)
La lamiera forata rivolta verso la sorgente di rumore, qualora presenti aperture circolari, dovrà avere per singolo foro un'area inferiore a 78 mm 2 (raggio = 5 mm circa).
Qualora invece le aperture siano di forma rettangolare, il lato minore dovrà essere compreso tra 6 e 10 mm e il lato maggiore dovrà essere non superiore a 150 mm.
Si dovranno prendere in considerazione tutti gli accorgimenti idonei a garantire la durabilità del materiale fonoassorbente, ad es. prevedendo l’installazione del materiale fonoassorbente senza contatto diretto con la lamiera forata. Dovranno inoltre essere previste opportune forature per il drenaggio.
Il disegno del forato deve essere in ogni caso preventivamente approvato dal Committente.
Il materiale fonoassorbente, inserito all'interno della struttura scatolata metallica è costituito da complessi porosi. Generalmente si tratta di uno strato di lana minerale conformato in modo tale da assorbire sia per porosità che per risonanza; esso deve avere uno spessore di almeno 6
cm e deve avere una densità maggiore di 80 kg/m 3 , se trattasi di lana di roccia, o maggiore di 48 kg/m 3 , se trattasi di lana di vetro.
Deve essere: imputrescibile, inerte agli agenti chimici ed atmosferici, ininfiammabile o autoestinguente. Saranno preferiti sistemi fonoassorbenti con membrana microporosa lato sorgente di rumore per evitare impregnazioni o ritenzioni di liquidi che ne degradino le caratteristiche meccaniche ed acustiche.
Le caratteristiche di fonoassorbenza devono mantenersi elevate nel tempo con curve di
decadimento lente: a 5 anni dall’installazione si tollererà una diminuzione del 10% del coefficiente di assorbimento ed a 10 anni del 20%.
Le prove previste per accertare l’idoneità di detto materiale sono le seguenti:
Diametro medio delle fibrille secondo UNI
Il diametro medio delle fibrille deve essere compreso tra 6 e 9 mm.
6484/69.
Massa volumica apparente secondo UNI
La massa volumica apparente deve essere maggiore di 85 kg/m 3 oppure di 48 kg/m 3 a seconda che si tratti di lana di roccia o di lana di vetro.
6485/69.
Resistenza al fuoco secondo la FEDERAL STANDARD USA STD 302
Grado di igroscopicità secondo UNI 6543/69 (tempo di prova 1 giorno).
Il grado di igroscopicità non deve essere superiore allo 0,2% in volume.
Resistenza all'acqua secondo il seguente
Al termine della prova non devono essere avvenuti né sfaldamenti né colorazione rispettivamente del provino e dell'acqua.
provino del
100x100x5 mm completamente immerso in acqua distillata per 24 ore a temperatura ambiente.
Resistenza al calore secondo il seguente procedimento: si pone un provino del
Al termine della prova non devono essere avvenute variazioni delle dimensioni originarie del provino superiori a ± 5 mm relativamente ai parametri lunghezza e larghezza. La variazione che si verifica sullo spessore deve essere inferiore a ± 1 mm.
100x100x5 mm in una stufa a 150°C per 24
ore poggiando su una delle due facce quadrate (100x100 mm).
Ancoraggio della lana minerale secondo il seguente procedimento: il pannello, disposto in posizione verticale, verrà sottoposto per 24 ore a vibrazione, anch'essa verticale, a 10 Hz, di ampiezza picco-picco 1 mm.
Al termine della prova, l'ancoraggio deve aver resistito alla sollecitazione applicata.
3.2. PANNELLI TRASPARENTI
Qualora particolari esigenze architettoniche o paesaggistiche lo suggeriscano, è possibile impiegare pannelli in materiali trasparenti: polimetilmetacrilato, policarbonato o vetro.
Le lastre dovranno essere della qualità e delle dimensioni richieste, di un solo pezzo, di spessore uniforme e prive di difetti, con facce piane perfettamente parallele. Dovranno essere in grado di resistere agli agenti atmosferici, all'acqua e ai vari componenti chimici usati per eventuali operazioni di pulizia. I pannelli dovranno essere intelaiati sui quattro lati.
Nella progettazione di barriere acustiche con pannelli trasparenti bisogna prestare particolare attenzione al minimizzare le riflessioni di luce potenzialmente pericolose per i conducenti dei veicoli in transito.
La trasparenza dei pannelli inoltre costituisce un pericolo per gli uccelli, che deve essere ridotto inserendo opportune sagome di rapaci locali.
3.2.1. Pannelli in policarbonato
I pannelli in policarbonato dovranno avere spessore minimo di 8 mm ed essere protetti su
entrambe le superfici dai raggi UV. Il fattore di trasmissione totale (diretta + diffusa) dopo
prova di invecchiamento accelerato (secondo ASTM G 26/93) per 4000 ore (2000 ore per faccia) non dovrà scendere al di sotto del 95% del valore iniziale (la prova va condotta secondo ASTM D1003-92).
Lo strato di protezione dagli UV deve essere omogeneo col substrato (identico coefficiente di dilatazione termica lineare) onde evitare fenomeni di deformazione o microfessurazioni dovuti a sollecitazioni meccaniche o termiche.
Particolare cura dovrà essere posta nell’attacco pannello–montante, per poter assorbire le dilatazioni termiche del materiale che raggiungono il valore di 1 cm/m.
La guarnizione, compatibile con il policarbonato, deve essere in EPDM della durezza di 70 shores e realizzata con profilo ad U che consenta sia di ammortizzare le sollecitazioni ed evitare la fuoriuscita dalla sede, sia di evitare la deformazione della lastra stessa. Per il fissaggio dei profili di contenimento della lastra potranno essere impiegati distanziali, in
modo che la lastra conservi la sua planarità, evitando antiestetiche deformazioni dovute ad un cattivo fissaggio. La dimensione dell’incastro dovrà tenere conto delle dilatazioni termiche e delle deformazioni ai carichi del vento.
I pannelli in policarbonato dovranno rispondere inoltre alle caratteristiche tecniche sotto
1,1 g cm-3
MN m-2
Resistenza a trazione minima
MN m -2
Resistenza minima all'urto Charpy con intaglio
1,5 kJ m-2
Temperatura di rammollimento VICAT minima
Coefficiente max di dilatazione termica lineare
80 10-6 °C-1
Trasmissione della luce minima per lastre non colorate
Illuminante A
Indice d’ingiallimento massimo dopo 1000 ore con lampada solare
Le prove si riferiscono a lastre incolori dello spessore di 3 mm.
3.2.2. Pannelli in polimetilmetacrilato (PMMA)
I pannelli in polimetilmetacrilato devono essere di tipo colato o estruso con spessore minimo
di 15 mm. Essi devono essere conformi, per quanto riguarda inclusioni e tolleranze di
spessore, alla norma DIN 16957 e realizzati partendo da metacrilato puro; l'impiego di materiale rigenerato per la costruzione delle lastre non è ammesso.
La guarnizione, compatibile con il metacrilato, deve essere in EPDM della durezza di 70
shores e realizzata con profilo ad U che consenta sia di ammortizzare le sollecitazioni ed evitare la fuoriuscita dalla sede, sia di evitare la deformazione della lastra stessa. Per il fissaggio dei profili di contenimento della lastra potranno essere impiegati distanziali, in modo che la lastra conservi la sua planarità, evitando antiestetiche deformazioni dovute ad un cattivo fissaggio. La dimensione dell’incastro dovrà tenere conto delle dilatazioni termiche e delle deformazioni ai carichi del vento.
I pannelli in PMMA dovranno inoltre rispondere alle seguenti caratteristiche tecniche:
D1003 Illum. A
3.2.3. Pannelli in vetro
I pannelli devono essere realizzati con vetri di sicurezza stratificati, temperati, martellati o armati, con spessore minimo di 16 mm.
Una particolare cura dovrà essere posta nella posta nella realizzazione delle guarnizioni tra pannello e pannello e tra pannello e montante. La guarnizione tra pannello e montante dovrà essere in neoprene estruso di durezza 20 30 shores, mentre la guarnizione alla base della barriera, fra pannello e piano di posa, dovrà essere in neoprene estruso di durezza 50 60 shores.
Le lastre dovranno rispondere a quanto prescritto dalle seguenti norme:
norma UNI 7172 in generale, capitolo 6.3 in particolare per le prove di resistenza;
norma UNI 9186 antivandalismo, capitoli 3.1 e 6.1;
norma UNI 9187 antiproiettile classe A 500 J capitoli 3.1 e 3.2.A;
durezza uguale o superiore al grado 6,5 della scala di Mohs. Il vetro dovrà inoltre presentare alta resistenza all’abrasione e consentire un agevole rimozione di eventuali scritte vandaliche.
Gli elementi che costituiscono la barriera dovranno essere realizzati in calcestruzzo armato
Classe R ck
> 40 N/mm 2
Pozzolanico o altoforno
Acciaio Fe B 44K controllato
Con prova a carico costante alla pressione di 1400 kPa su provini di 100 mm di diametro oppure, preliminarmente ai getti, su provini cubici aventi lo spigolo di 150 mm, dovrà essere inferiore o uguale a 10 -10 cm s -1
Su richiesta del Committente le superfici di calcestruzzo potranno essere protette con opportuni impregnanti, in
modo da garantire l’idrofobizzazione del supporto trattato, con caratteristiche di trasparenza, traspirazione, resistenza alle intemperie, agli UV, alle muffe, ai cloruri, agli alcali ed agli agenti aggressivi presenti nelle acque meteoriche e nell'atmosfera
La protezione della superficie deve impedire l'infiltrazione delle acque meteoriche, limitando cosi i rischi del gelo ed impedendo la naturale formazione di vegetazione, nonché la proliferazione di microrganismi all'interno del materiale. Tale trattamento non deve produrre effetti apprezzabili sul coefficiente di assorbimento acustico.
Il trattamento potrà essere costituito da una soluzione composta da acqua e silicone spruzzata sulla superficie, oppure da una soluzione a base di silani (in quantitativi dipendenti dalla porosità del supporto), applicata in stabilimento sulle superfici pulite e asciutte tramite irroratori a bassa pressione.
3.3.2. Pannelli in calcestruzzo armato normale o precompresso e calcestruzzo di
argilla espansa o pomice Questa tipologia è costituita da pannelli a due o più strati nei quali la funzione portante è assicurata dallo strato in calcestruzzo armato, che deve avere le caratteristiche riportate al punto 3.3.1 e spessore minimo 8 cm, mentre lo strato in calcestruzzo di argilla espansa o pomice, rivolto verso la sorgente di rumore, deve essere tale da realizzare le caratteristiche di fonoassorbimento richieste.
Per le caratteristiche di tali pannelli e degli inerti si dovrà fare riferimento rispettivame nte alle normative UNI 7548 (parti I e Il) e UNI 7549 (parti da 1 a 12, esclusa la parte 11).
In particolare lo strato in calcestruzzo di argilla espansa o pomice dovrà avere le seguenti caratteristiche:
Composizione inerti (secondo UNI
100% argilla espansa o pomice con granulometria:
passante al crivello
Massa volumica in mucchio degli inerti (secondo UNI 7549)
Preferibilmente compresa tra 350 e 600 kg/m 3 e comunque mai superiore a 1100 kg/m 3
Pozzolanico o altoforno, dosato non oltre i 250 kg per m 3 di inerti per non intasare i pori con perdita di efficacia antirumore.
In media 10 N/mm 2 , da misurarsi su cubetti stagionati con spigolo di 100 mm
Spessore strato in cls alleggerito
Può essere costante o variabile ma comunque mai inferiore ai 4 cm
Acciaio Fe B 44K controllato e fili per la precompressione come al D.M. 27.7.85 e successive aggiunte o modifiche.
I pannelli dovranno avere apposita protezione della struttura cellulare in argilla espansa o
pomice esposta agli agenti atmosferici mediante trattamento, per intrusione, con idoneo prodotto ad elevato potere idrorepellente, traspirante, trasparente, con ottimo ancoraggio al materiale trattato, resistente alle intemperie, agli UV, alle muffe, agli alcali, agli agenti aggressivi presenti nelle acque meteoriche e nell'atmosfera. Tale prodotto deve assicurare un’elevata durata delle proprie caratteristiche (almeno 10 anni), deve consentire l'eventuale applicazione di vernice sulla faccia esposta del pannello ed inoltre in caso di incendio deve garantire l’assenza di esalazioni tossiche o fumi opachi.
Il trattamento potrà essere costituito da una soluzione composta da acqua e silicone spruzzata
sulla superficie, oppure da una soluzione a base di silani (in quantitativi dipendenti dalla
porosità del supporto), applicata in stabilimento sulle superfici pulite e asciutte tramite irroratori a bassa pressione.
Eventuali sistemi di protezione diversi da quello sopra descritto potranno essere autorizzati dal Committente previa presentazione di appositi certificati che ne caratterizzino l’efficacia.
Il pannello, di spessore non inferiore ai 20 cm, è costituito da un impasto omogeneo di calcestruzzo con argilla espansa che assolve contemporaneamente alle funzioni portante e di abbattimento del rumore.
Per le caratteristiche di tali pannelli e degli inerti si dovrà fare riferimento rispettivamente alle normative UNI 7548/92 (parti I e II) e UNI 7549/76 (parti da 1 a 12, esclusa la parte 11).
Preferibilmente compresa tra 350 e 800 kg/m 3 e comunque mai superiore a 1200 kg/m 3
Pozzolanico o altoforno, dosato a 350 – 400 kg per m 3 di inerti e non oltre, per non intasare i pori, con conseguente perdita di efficacia antirumore.
R ck 25 N/mm 2
Massa volumica pannello
1400 kg/m 3
Non inferiore ai 20 cm
precompressione come al D.M. 27.7.85 e successive
aggiunte o modifiche.
I pannelli dovranno avere apposita delle parti esposte agli agenti atmosferici mediante trattamento, per intrusione, con idoneo prodotto ad elevato potere idrorepellente, traspirante, trasparente, con ottimo ancoraggio al materiale trattato, resistente alle intemperie, agli UV, alle muffe, agli alcali, agli agenti aggressivi presenti nelle acque meteoriche e nell'atmosfera.
Tale prodotto deve assicurare un’elevata durata delle proprie caratteristiche (almeno 10 anni), deve consentire l'eventuale applicazione di vernice sulla faccia esposta del pannello ed inoltre in caso di incendio deve garantire l’assenza di esalazioni tossiche o fumi opachi.
3.4. PANNELLI IN LEGNO
I pannelli in legno normalmente sono costituiti da una struttura scatolare al cui interno è alloggiato un materassino di lana minerale che, in combinazione con una eventuale camera d’aria retrostante agisce da dissipatore acustico.
griglia anteriore formata da listelli di legno opportunamente sagomati;
tamponatura posteriore realizzata con tavole in legno di opportuno spessore;
materiale fonoassorbente;
eventuali travi in legno disposte orizzontalmente alle estremità del pannello.
Poiché la barriera è direttamente esposta agli agenti atmosferici, i pannelli devono essere realizzati in legno di buona qualità, accuratamente lavorati e trattati in modo ottimale. Il legno deve resistere al deperimento organico e va trattato con prodotti speciali secondo le norme DIN 68 800 parte 3 a per evitare la formazione di funghi. In particolare il legno sarà sottoposto all'impregnazione di oli minerali ecologici o sali indilavabili preservanti in autoclavi a vuoto e pressione.
In alternativa possono essere utilizzati pannelli costruiti in legno d’Azobè, di Golden Teak od altre essenze appartenenti alla classe di resistenza Prima secondo la normativa DIN 68364, per i quali non è necessario il trattamento in autoclave ma è sufficiente un trattamento con impregnanti ad azione insetticida e funghicida. Tali legni devono avere una certificazione di durabilità non inferiore ai 20 anni rilasciata da un Laboratorio Ufficiale. Particolare cura va posta nel trattamento degli elementi più prossimi al suolo.
Per la sicurezza della circolazione in caso di incendio, i pannelli (pur essendo infiammabili) devono essere resistenti al fuoco; i montanti devono essere ininfiammabili e agire da barriera contro il fuoco, altrimenti sarà necessaria, ogni 100 m, una zona larga almeno 4 m realizzata con elementi ininfiammabili.
I pannelli dovranno essere facilmente smontabili e sostituibili in caso di danneggiamenti; a tal fine, su richiesta del Committente, le dimensioni del singolo pannello devono essere contenute, per permettere il montaggio dello. stesso senza l'impiego di mezzi meccanici che possono arrecare disturbo al flusso veicolare. Particolare cura deve essere posta nello studio delle giunzioni, che devono essere progettate in modo da tenere conto di eventuali movimenti
di contrazione e rigonfiamento. La bulloneria per l’assemblaggio dei diversi componenti sarà
preferibilmente in acciaio inox.
I montanti saranno realizzati in legno massiccio o con profilati metallici secondo le particolari esigenze tecnico architettoniche del sito da proteggere, in accordo con le indicazioni del Committente. Per le caratteristiche del materiale fonoassorbente si rimanda a quanto detto nel caso dei pannelli metallici al paragrafo 3.1.
3.5. PANNELLI IN LATERIZIO FORATO
Le barriere formate da pannelli in laterizio forato sono schermi fonoassorbenti che sfruttano la proprietà di attenuazione del rumore di una cavità per risonanza.
La massa d’aria contenuta all’interno della cavità, sotto l’effetto delle onde sonore incidenti,
si pone in vibrazione ed attraverso lo smorzamento dovuto ai molteplici urti sulle pareti ne
trasforma l’energia in calore.
L’assorbimento per risonanza, essendo legato alle dimensioni del foro di ingresso e della cavità, funziona per una specifica frequenza: per coprire la gamma di frequenze richieste si realizzano blocchi in laterizio con serie di fori comunicanti con l’esterno con diverse dimensioni delle cavità interne.
Questo sistema, pur non comprendendo tutto il campo di frequenze assorbite dai pannelli tradizionali con fibre minerali (con gli elementi in laterizio normalmente si coprono le frequenze fra 100 e 1000 Hz), ha però il vantaggio di un costo contenuto per altezze non eccessive.
La struttura portante di queste schermature è generalmente costituita da pilastri in cemento armato, con cordolo inferiore ed eventuale trave di collegamento superiore sempre in cemento armato.
Varianti di questo tipo di barriera si possono ottenere con blocchi di calcestruzzo dotati delle stesse cavità risonanti.
I montanti metallici devono essere realizzati in acciaio con caratteristiche meccaniche non
inferiori a quelle del tipo Fe 360 B (secondo la Norma UNI EN 10025/92) e zincati a caldo per immersione in accordo alle Norme UNI EN 10142/92, 10143/92, 10147/93, per uno spessore non inferiore a 60 mm, previo ciclo di sabbiatura SA 2½ oppure trattamento di decapaggio chimico. Per assicurare una buona e durevole aderenza del prodotto verniciante alla superficie zincata è richiesto inoltre l’applicazione di uno dei seguenti trattamenti della superficie, subito dopo la zincatura:
ß ciclo completo di cataforesi
ß ciclo completo di brugalizzazione
ß lavaggio e sgrassaggio delle superfici zincate, seguiti da applicazione di uno strato di fondo a base di pittura epossidica al fosfato di Zn (spessore 60 80 mm), quindi da uno strato di copertura a base di pittura poliuretanica (spessore 60 80 mm).
La successiva verniciatura deve essere effettuata a polveri o a smalto e seguita da polimerizzazione a 140°.
spessore minimo locale della protezione, compreso lo spessore della zincatura, deve essere
almeno 180 mm in modo da realizzare una superficie esente da pori.
fornitore deve comunque indicare il sistema del trattamento previsto per protezione
anticorrosiva della superficie dei diversi elementi ed allegare le schede tecniche dei prodotti vernicianti e le modalità di applicazione.
colore delle protezioni anticorrosive sarà comunicato preventivamente dal Committente.
caso di incendio i materiali impiegati non devono sviluppare gas tossici o fumi opachi.
prove previste sul montante sono le seguenti:
verifica della zincatura;
misura degli spessori degli strati protettivi;
controllo della rispondenza dei prodotti vernicianti alle caratteristiche dichiarate.
Sui profili costituenti i montanti che non risultino “prodotti qualificati” ai sensi dell'allegato 8
del DM 27/7/85 "Norme tecniche per l'esecuzione delle opere in c.a. normale e precompresso
e per le strutture metalliche" devono essere effettuate tutte le prove meccaniche e chimiche previste dalle norme UNI in numero atto a fornire un'idonea conoscenza delle proprietà di ogni singolo lotto di fornitura e comunque almeno tre saggi per ogni 20 t di ogni singolo profilo.
Tutti i singoli valori sperimentali dovranno rispettare le prescrizioni di cui ai prospetti 2-I e 2-
II del DM citato per quanto riguarda le caratteristiche meccaniche e, alle tabelle UNI
corrispondenti, per quanto riguarda le caratteristiche chimiche.
3.6.2. Montanti in calcestruzzo armato
I montanti in calcestruzzo armato normalmente sono elementi prefabbricati; essi devono
essere realizzati con calcestruzzo rispondente agli stessi requisiti prescritti al paragrafo 3.3.1
per i pannelli in calcestruzzo armato.
I montanti avranno predisposti al proprio interno gli eventuali dispositivi per l'ancoraggio delle pannellature prefabbricate.
3.6.3. Montanti in legno
I montanti in legno devono essere realizzati in legno secondo le specifiche prescritte per i
pannelli in legno, seguendo gli stessi trattamenti specificati nel paragrafo 3.4. Per la parte
infissa dovranno essere messi in atto tutti gli accorgimenti per evitare l’imputrescenza.
Le porte di ispezione e di sicurezza devono essere poste ad una distanza non superiore a 300
m l’una dall’altra; la distanza è da considerarsi quale valore massimo e pertanto è lasciato al
progettista il corretto distanziamento delle vie d’uscita in relazione al contesto ambientale, morfologico, ecc. in cui viene inserita la protezione acustica.
Le porte dovranno rispettare le seguenti prescrizioni:
ß Larghezza libera: 85 cm.
ß Altezza libera: 190 cm.
ß Le caratteristiche antifoniche delle porte devono corrispondere a quelle delle pareti. A tal fine le porte devono essere realizzate con un pannello dello stesso tipo di quelli utilizzati per le pareti, montato su opportuno telaio. Particolare attenzione dovrà essere posta nella realizzazione delle giunzioni tra parti fisse e parte mobile, facendo in modo che i coeffic ienti di assorbimento e di isolamento dell’intera parete non siano pregiudicati.
ß Le porte devono essere provviste di maniglione di apertura di tipo antipanico, apribile solo dall’interno; dall’esterno l’apertura deve essere possibile solo con apposita chia ve in dotazione ai posti di manutenzione.
ß La segnalazione delle porte deve essere seguita secondo le norme per le uscite di sicurezza.
ß Le porte devono essere facilmente apribili anche in caso di gelo.
Le porte possono essere sostituite da interruzioni della barriera secondo le indicazioni del progettista.
Sigillanti e guarnizioni devono garantire nel tempo l’ermeticità acustica e deve quindi resistere all’invecchiamento da agenti naturali (raggi UV, variazioni di temperatura, ecc.).
Il fornitore dovrà specificare preventivamente le caratteristiche tecniche dei materiali utilizzati per i sigillanti e le guarnizioni specie per quanto riguarda la qualità dell'elemento elastico e la sua resistenza all'invecchiamento. Inoltre detti materiali dovranno rispettare le seguenti prescrizioni della norma DIN 53571:
Allungamento alla rottura a + 20°C
Almeno 380%
Allungamento alla rottura a – 20°C
Almeno 350%
Resistenza alla rottura a + 20°C
Superiore a 10 N/mm 2
Il profilo della guarnizione dovrà essere studiato in modo tale da evitare la fuoriuscita del
pannello nel momento di maggiore sollecitazione e contemporaneamente ammortizzare le vibrazioni dello stesso.
Le guarnizioni da utilizzare con i pannelli in policarbonato o in metacrilato e dovranno essere realizzate con materiale compatibile con tali prodotti.
I sigillanti dovranno anch'essi essere compatibili col policarbonato o col metacrilato e non dovranno contenere acido acetico.
La D.L. avrà la facoltà di eseguire le prove che riterrà opportune per la verifica di tali caratteristiche.
3.8.2. Accessori metallici
Tutti gli elementi metallici non precedentemente contemplati (viti, dadi, rivetti, rondelle elastiche, distanziatori, tirafondi, ecc.) devono essere in acciaio inossidabile AISI 306 o AISI 430 o in acciaio zincato a caldo per immersione in accordo alle Norme UNI EN 10142/92, 10143/92, 10147/93, per uno spessore non inferiore a 60 mm (ad eccezione delle piastre di base per le quali vale quanto indicato per i montanti in acciaio zincato).
Nel caso di pannelli in lega leggera possono essere usati elementi metallici sia in acciaio inox che in alluminio. Per quanto riguarda le caratteristiche meccaniche, valgono le seguenti prescrizioni:
ß Tirafondi: il materiale dovrà avere caratteristiche meccaniche non inferiori a quelle del tipo Fe37BkB della Norma UNI 7356/76.
ß Piastre di base: saranno realizzate con acciaio con caratteristiche meccaniche non inferiori a quelle del tipo Fe 360B secondo la Norma UNI 7070.
ß Bulloni: dovranno appartenere alla classe di resistenza 8.8 della UNI 3740 associata nel modo indicato nel prospetto 2 –III della CNR-UNI 10011/85.
4.1. SPECIFICHE DI ACCETTAZIONE
La fase di accettazione consiste nella certificazione preventiva dei materiali e per quanto riguarda le caratteristiche acustiche è distinta in due momenti: il primo riguardante le prove di laboratorio in camera riverberante; il secondo riguardante prove su campioni di barriera in campo aperto ed in condizioni normalizzate.
Le prove sono a carico del costruttore/fornitore che deve certificare l'efficacia acustica del manufatto facendo eseguire presso un Istituto abilitato (riconosciuto da Ente Pubblico competente) una serie di test che rispondano ai requisiti di accettazione fonici. I relativi certificati debbono essere accompagnati da una dichiarazione del Laboratorio che attesti che nell’ambito delle norme e prescrizioni relative siano state rispettate le metodologie standard di esecuzione.
Le prove di laboratorio hanno lo scopo di omologare preventivamente i materiali: la prova in camera riverberante consente di valutare le caratteristiche intrinseche dei materiali, mentre le prove in campo aperto sono necessarie per valutare l’efficacia delle barriere nel loro complesso.
4.1.1. Prove di laboratorio in camera riverberante
L'indice I di isolamento acustico deve essere superiore o uguale a 30 dB per i pannelli monoassorbenti e a 24 dB per quelli biassorbenti. II suo valore sarà determinato secondo la norma ISO 140/3–1978 e la ISO 717/1–1982 e successivi aggiornamenti.
Le proprietà fonoassorbenti dei materiali saranno valutate mediante la determinazione del coefficiente di assorbimento acustico a secondo la norma ISO/R354-1985
I pannelli aventi la capacità di assorbire l'energia acustica incidente sono classificati in due categorie, da scegliersi in base alle condizioni di impiego:
TIPO I: ad elevato potere fonoassorbente;
TIPO II: a medio potere fonoassorbente.
Essi devono garantire, alle varie frequenze centrali di banda d'ottava, i seguenti valori minimi del coefficiente di assorbimento acustico a, in riferimento alla norma ISO/R 354–1985 e successivi aggiornamenti:
TIPO I: ad elevato potere fonoassorbente:
Coefficiente a
TIPO II: a medio potere fonoassorbente:
La Norma ISO 354–1985 se da una parte prevede che le misure siano effettuate in 1/3 di ottava, dall'altra fornisce, invece, le tabelle di confronto con dati in ottave: è chiaro che per il raffronto bisognerà mediare i tre valori dei tre terzi per ottenere il corrispondente valore in ottava.
Nel caso di elementi biassorbenti i campioni saranno provati separatamente sulle due facce.
4.1.2. Prova di attenuazione in campo libero su barriera normalizzata (misura di
“insertion loss”) Al fine di valutare il comportamento della barriera dal punto di vista acustico dovrà essere eseguita una prova di attenuazione in campo libero in una configurazione standard con sorgente puntiforme, rispettando la metodologia indicata in seguito. La prova va eseguita in una zona con superficie piana il più possibile riflettente (ad esempio battuto di cemento, asfalto non drenante o simili), privo di ostacoli acustici nel raggio di almeno 50 m dalla barriera, dalle sorgenti e dai punti di misura; su autorizzazione del Committente potrà essere effettuata in un prato piano con erba o vegetazione di altezza non superiore a 5 cm.
La velocità del vento nella zona di prova deve essere inferiore a 5 m s -1 .
La barriera utilizzata per le prove, realizzata con i pannelli inseriti negli appositi montanti ed ogni altro elemento costitutivo disposto come previsto per i normali impieghi, deve avere un'altezza di 3 m ed una lunghezza di 18 m.
I pannelli della fila inferiore devono essere posati su un letto di sabbia o sul terreno vegetale livellato al fine di assicurare la necessaria ermeticità acustica nella zona di appoggio.
Le misure vanno eseguite in corrispondenza del montante centrale utilizzando una sorgente campione di rumore bianco e rosa e un ricevitore posti nelle posizioni indicate in Fig.1.
(VALORI ESPRESSI IN METRI
FIGURA 1: SCHEMA DELLA PROVA IN CAMPO LIBERO
Le misure devono essere condotte in banda d'ottava nel campo 125 ÷ 4000 Hz con un fonometro integratore con tempo di integrazione di almeno 10 s per ogni banda di ottava, ovvero un analizzatore in tempo reale con tempo di integrazione di almeno 30 s. E' inoltre richiesta la misura globale utilizzando il filtro di ponderazione A con tempo di integrazione di almeno 10 s.
La sorgente di rumore sarà costituita da un altoparlante con diametro inferiore o uguale a 15 cm. Le caratteristiche di direzionalità della sorgente sonora dovranno essere misurate in loco e riportate nel certificato di prova.
Le misurazioni effettuate nella prova, sia per quanto riguarda il livello totale che i livelli per le singole bande di frequenza, saranno ritenute valide solo se il livello misurato è superiore di almeno 10 dB al valore del rumore di fondo misurato nello stesso punto.
L'attenuazione sonora in campo libero è calcolata, per ognuna delle bande d'ottava e per il valore globale ponderato A, con la formula:
L p0 = livello di pressione sonora nella posizione di misura in assenza di barriera;
L p = livello di pressione sonora nella posizione di misura in presenza di barriera.
L'attenuazione della barriera in corrispondenza dei punti di misura dovrà essere di almeno: 22 dB(A) a 3 m, 18 dB(A) a 10 m e di 16 dB (A) a 25 m, sia per il rumore bianco sia per quello rosa. Per tali valori di attenuazione è ammessa una tolleranza massima di 4 dB(A).
Ai fini della misura le letture saranno valide solo se superiori di almeno 10 dB al valore del rumore di fondo misurato in quel punto per ciascuna banda di frequenza. Inoltre, durante le misurazioni, dovrà essere garantita l'assenza di altre fonti di rumore significative che potrebbero incidere sul rumore di fondo stesso.
Nel caso in cui la sorgente sonora sia costituita da più altoparlanti, essi dovranno avere il loro asse alla stessa altezza e il diametro dell'altoparlante maggiore non dovrà essere superiore a 0.15 m. Le curve di direttività degli altoparlanti alle varie frequenze dovranno essere misurate in loco e riportate nel verbale di misura. La sorgente dovrà essere il più possibile omnidirezionale o avere almeno una simmetria rotazionale intorno al proprio asse orizzontale rivolto verso la barriera.
Tutta la strumentazione dovrà rispondere alle caratteristiche previste dalla IEC 804 per i fonometri integratori. I filtri di banda d'ottava dovranno essere in accordo con la IEC 225. Il microfono di misura dovrà avere il diametro non maggiore di ½ pollice ed essere del tipo per campo libero.
Il valore dell'attenuazione sonora dovrà essere presentato in forma tabellare e grafica, rappresentando l'andamento del livello sonoro in funzione della frequenza.
4.1.3. Prova di una barriera tipo secondo la norma AFNOR S 31-089
Questo metodo di prova consente di individuare in campo aperto i coefficienti di fonoisolamento e di valutare il coefficiente di fonoassorbimento della barriera in funzione della frequenza. Consente di valutare sia le caratteristiche dei materiali costituenti lo schermo che la qualità della posa in opera (guarnizioni, giunzioni, montanti). Permette di determinare le seguenti proprietà fisiche dei pannelli:
propagazione del rumore attraverso di esso.
“opporsi”
Potere fonoisolante (dB) = Livello suono diretto - Livello suono trasmesso
potere fonoassorbente (espresso in %): capacità di un materiale di “dissipare” l’energia sonora incidente su di esso.
Potere fonoassorbente (%) =
Energia acustica riflessa
Energia acustica incidente
Oltre alla valutazione delle proprietà fonoassorbenti e fonoisolanti degli schermi acustici, questa norma può permettere di identificare l'origine delle principali variazioni delle caratteristiche acustiche dello schermo in prova (fessure ad es.). Con questa tecnica non è possibile valutare l’attenuazione totale prodotta dalla barriera nei punti disturbati (“insertion loss”), in quanto essa è fortemente influenzata anche dall’altezza, lunghezza e posizione della schermatura. Si prescrive che la perdita locale di energia acustica per trasmissione, T LT nelle bande di ottava di 1000 e 2000 Hz, deve essere maggiore o uguale a 26 dB con una tolleranza di 5 dB.
4.2. SPECIFICHE DI MESSA IN OPERA
L’opera dovrà essere realizzata utilizzando esclusivamente materiali che abbiano superato il processo di accettazione indicato in precedenza. Tale rispondenza, così come il corretto assemblaggio dei singoli componenti della struttura, sarà verificata durante la fase di messa in opera a cura della Direzione Lavori. La costruzione della barriera deve risultare acusticamente ermetica, in particolare in corrispondenza dei giunti di dilatazione, delle uscite di sicurezza, dei raccordi di manufatti, ecc. Questa proprietà deve essere assicurata mediante un corretto montaggio, senza lasciare quindi fessure o giochi fra pannello e pannello, fra pannelli e montanti e fra pannelli ed elementi di supporto di base. L'esecuzione delle opere dovrà rispettare i vincoli indicati sui disegni tipologici allegati. La verifica acustica di corretta installazione si esegue secondo i criteri descritti nel capitolo 4.1.3 (prova con metodo impulsivo secondo la norma AFNOR S 31-089) sulla barriera dimensionata in fase di progetto. La perdita locale di energia acustica per trasmissione, T LT rilevata in opera nelle bande d'ottava di 1000 e 2000 Hz deve risultare maggiore o uguale ai valori riscontrati nella prova AFNOR S 31-089 eseguita per la fase di accettazione, detratti di una tolleranza di 5 dB. Questa prova sarà a carico del fornitore/installatore ed eseguita da un istituto riconosciuto idoneo dalle parti. Sarà condotta sotto la responsabilità del direttore dei lavori che provvederà a farla eseguire a spot in vari punti con particolare attenzione a quelle zone con pezzi speciali (porte di ispezione, posti telefonici, ecc.). I risultati di questa prova saranno confrontati con quelli ottenuti nella fase di prequalifica della barriera per rilevare le eventuali contraddizioni e/o situazioni anomale.
5.1. SPECIFICHE DI ACCETTAZIONE
La fase di accettazione consiste nella certificazione preventiva dei materiali e per quanto riguarda le caratteristiche acustiche è distinta in due momenti: il primo riguardante le prove di laboratorio in camera riverberante; il secondo riguardante prove su campioni di barriera in campo aperto ed in condizioni normalizzate. Le prove sono a carico del costruttore/fornitore che deve certificare l'efficacia acustica del manufatto facendo eseguire presso un Istituto abilitato (riconosciuto da Ente Pubblico competente) una serie di test che rispondano ai requisiti di accettazione fonici. I relativi certificati debbono essere accompagnati da una dichiarazione del Laboratorio che attesti che nell’ambito delle norme e prescrizioni relative siano state rispettate le metodologie standard di esecuzione. Le prove di laboratorio hanno lo scopo di omologare preventivamente i materiali: la prova in camera riverberante consente di valutare le caratteristiche intrinseche dei materiali, mentre le
aperto sono necessarie per valutare l’efficacia delle barriere nel loro
L'indice I di isolamento acustico deve essere superiore o uguale a 30 dB. II suo valore sarà
140/3–1978
e la ISO 717/1–1982 e successivi
5.1.2. Prova di attenuazione in campo libero su barriera normalizzata (misura di
“insertion loss”) Al fine di valutare il comportamento della barriera dal punto di vista acustico dovrà essere eseguita una prova di attenuazione in campo libero in una configurazione standard con sorgente puntiforme, rispettando la metodologia indicata in seguito. La prova va eseguita in una zona con superficie piana il più possibile riflettente (ad esempio battuto di cemento, asfalto non drenante o simili), privo di ostacoli acustici nel raggio di almeno 50 m dalla barriera, dalle sorgenti e dai punti di misura; su autorizzazione del Committente potrà essere effettuata in un prato piano con erba o vegetazione di altezza non superiore a 5 cm. La velocità del vento nella zona di prova deve essere inferiore a 5 m s -1 . La barriera utilizzata per le prove, realizzata con i pannelli inseriti negli appositi montanti ed ogni altro elemento costitutivo disposto come previsto per i normali impieghi, deve avere un'altezza di 3 m ed una lunghezza di 18 m. I pannelli della fila inferiore devono essere posati su un letto di sabbia o sul terreno vegetale livellato al fine di assicurare la necessaria ermeticità acustica nella zona di appoggio. Le misure vanno eseguite in corrispondenza del montante centrale utilizzando una sorgente campione di rumore bianco e rosa e un ricevitore posti nelle posizioni indicate in Fig. 1.
FIGURA 2: SCHEMA DELLA PROVA IN CAMPO LIBERO
Le misure devono essere condotte in banda d'ottava nel campo 125 ÷ 4000 Hz con un fonometro integratore con tempo di integrazione di almeno 10 s per ogni banda di ottava, ovvero un analizzatore in tempo reale con tempo di integrazione di almeno 30 s. E' inoltre richiesta la misura globale utilizzando il filtro di ponderazione A con tempo di integrazione di almeno 10 s. La sorgente di rumore sarà costituita da un altoparlante con diametro inferiore o uguale a 15 cm. Le caratteristiche di direzionalità della sorgente sonora dovranno essere misurate in loco e riportate nel certificato di prova. Le misurazioni effettuate nella prova, sia per quanto riguarda il livello totale che i livelli per le singole bande di frequenza, saranno ritenute valide solo se il livello misurato è superiore di almeno 10 dB al valore del rumore di fondo misurato nello stesso punto. L'attenuazione sonora in campo libero è calcolata, per ognuna delle bande d'ottava e per il valore globale ponderato A, con la formula:
L p0 = livello di pressione sonora nella posizione di misura in assenza di barriera; L p = livello di pressione sonora nella posizione di misura in presenza di barriera.
L'attenuazione della barriera in corrispondenza dei punti di misura dovrà essere di almeno: 22 dB(A) a 3 m, 18 dB(A) a 10 m e di 16 dB (A) a 25 m, sia per il rumore bianco sia per quello rosa. Per tali valori di attenuazione è ammessa una tolleranza massima di 4 dB(A). Ai fini della misura le letture saranno valide solo se superiori di almeno 10 dB al valore del rumore di fondo misurato in quel punto per ciascuna banda di frequenza. Inoltre, durante le misurazioni, dovrà essere garantita l'assenza di altre fonti di rumore significative che potrebbero incidere sul rumore di fondo stesso. Nel caso in cui la sorgente sonora sia costituita da più altoparlanti, essi dovranno avere il loro asse alla stessa altezza e il diametro dell'altoparlante maggiore non dovrà essere superiore a 0.15 m. Le curve di direttività degli altoparlanti alle varie frequenze dovranno essere misurate in loco e riportate nel verbale di misura. La sorgente dovrà essere il più possibile omnidirezionale o avere almeno una simmetria rotazionale intorno al proprio asse orizzontale rivolto verso la barriera. Tutta la strumentazione dovrà rispondere alle caratteristiche previste dalla IEC 804 per i fonometri integratori. I filtri di banda d'ottava dovranno essere in accordo con la IEC 225. Il microfono di misura dovrà avere il diametro non maggiore di ½ pollice ed essere del tipo per campo libero. Il valore dell'attenuazione sonora dovrà essere presentato in forma tabellare e grafica, rappresentando l'andamento del livello sonoro in funzione della frequenza.
5.1.3. Prova di una barriera tipo secondo la norma AFNOR S 31-089
capacità di un materiale di “opporsi” alla
5.2. SPECIFICHE DI MESSA IN OPERA
I biomuri sono costituiti da strutture a sezione trapezoidale o rettangolare, formate da un
reticolo portante spaziale tridimensionale, drenante, realizzato mediante sovrapposizione di appositi elementi prefabbricati in c.a.v. o in legno opportunamente trattato, in modo da formare dei contenitori aventi larghe superfici aperte al cui interno viene insilato del materiale inerte terroso, che permette l'impianto di essenze vegetali rampicanti e/o cespugli. Possono anche essere posati in modo da formare un muro di sostegno, disposto in adiacenza all’infrastruttura stradale, che sostiene un terrapieno che si ricongiunge dal lato opposto, con varie forme e pendenze, al piano campagna. La realizzazione del muro consiste nella fornitura e posa in opera degli elementi prefabbricati, comprese le basi di appoggio, il riempimento con il terreno, il rinverdimento effettuato con essenze resistenti e sempreverdi, nonché tutte le opere ed i lavori necessari per dare il lavoro finito a perfetta regola d'arte. La struttura normalmente risulta composta da spazi aperti o nicchie esposte all’acqua piovana ma deve essere attentamente valutata la necessità di un sistema di irrigazione da alimentare in modo opportuno.
6.1. CARATTERISTICHE DEI MATERIALI
I materiali che costituiscono l'opera di sostegno del biomuro sono:
1. elementi che formano il reticolo di sostegno, che possono essere:
– prefabbricati in c.a.v.;
– in legno trattato;
2. terreno di riempimento.