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Timestamp: 2018-03-19 06:55:35+00:00
Document Index: 29437562

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Dopo lo sciopero dell’8 gennaio quando in alcune scuole si sono fermati 4 maestri su 10, con boom di adesioni a Genova, Torino, Pisa e Sassari, la protesta continua per gli scrutini intermedi con altri due giorni di astensione dal lavoro per il personale della scuola, tra cui quei diplomati magistrale che, a gran voce, chiedono l’approvazione di un decreto legge che riapra le Gae, mentre il Tar Lazio emette la prima sentenza breve di esclusione dopo la pubblicazione dell’adunanza plenaria, nonostante le rassicurazioni ministeriali.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Da Viale Trastevere devono trovare una soluzione urgente rispetto alla bizzarra sentenza dell’adunanza plenaria, per noi illegittima. Basti pensare che molti di questi docenti hanno ottenuto trasferimenti o non hanno potuto partecipare all’ultimo concorso a cattedra perché inseriti nei ruoli con riserva, spesso abbandonando precedenti impieghi. Avevamo chiesto al Miur di dare precise indicazioni, ma al di là di quanto riferito persino dal ministro Fedeli, già dall’USR Puglia sono stati esclusi dalle nuove convocazioni gli stessi diplomati magistrale inseriti con riserva nelle Gae. Ora anche il Tar Lazio, senza l’intervento diretto dell’avvocatura dello Stato di cui si attende da tre settimane il parere richiesto, sta procedendo all’esclusione delle nostre maestre con sentenze semplificate (n. 274/2018).
La Funzione Pubblica ufficializza le due nuove giornate di sciopero da fine me a metà febbraio, durante gli scrutini, promosse dal sindacato ANIEF per opporsi alla sentenza del Consiglio di Stato che estromette i docenti con diploma magistrale dalle GaE. La notizia giunge assieme ai numeri ufficiali Miur della protesta dell’8 gennaio che confermano la piena riuscita dell’evento, con città dove si è superato il 10% di adesioni tra il personale della primaria e infanzia. ANIEF chiede un decreto d’urgenza che permetta l’inclusione nelle GaE di tutti gli abilitati. Perché cancellare dalle graduatorie i diplomati magistrale, specie in alcune regioni del Paese, equivarrebbe a lasciare scoperte le scuole con grave violazione della continuità didattica.
Il giovane sindacato ribadisce che bisogna subito approvare un decreto legge urgente che riapra le Graduatorie a Esaurimento a tutti gli abilitati, come nel 2008 e nel 2012. Sarebbe l’ultima volta prima del nuovo sistema di formazione e reclutamento, peraltro riaperto ai docenti di ruolo. La scuola ha bisogno di certezze: chiunque ha un’abilitazione alla professione di insegnante deve poter essere assunto senza passare anni da precari.
“Anche per questa ragione invitiamo tutti i docenti precari a scioperare durante gli scrutini intermedi tra il 29 gennaio e il 12 febbraio prossimi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal -; è chiaro che da Viale Trastevere devono trovare una soluzione urgente rispetto alla bizzarra sentenza dell’adunanza plenaria, per noi illegittima. Basti pensare che molti di questi docenti hanno ottenuto trasferimenti o non hanno potuto partecipare all’ultimo concorso a cattedra perché inseriti nei ruoli con riserva, spesso abbandonando precedenti impieghi”.
“Avevamo chiesto al Miur – continua Pacifico - di dare precise indicazioni, ma al di là di quanto riferito persino dal ministro Fedeli, già dall’USR Puglia sono stati esclusi dalle nuove convocazioni gli stessi diplomati magistrale inseriti con riserva nelle Gae. Ora anche il Tar Lazio, senza l’intervento diretto dell’avvocatura dello Stato di cui si attende da tre settimane il parere richiesto, sta procedendo all’esclusione delle nostre maestre con sentenze semplificate (n. 274/2018)”.
Sulla necessità di proseguire la protesta non ci sono dubbi. Anche perché dopo il clamore mediatico, anche i dati ufficiali sulle adesioni confermano che lo sciopero dell’8 gennaio scorsoha fatto centro: tra la categoria dei maestri danneggiati, infatti, quasi il 50% ha incrociato le braccia. In assoluto, su 814.979 colleghi in servizio 28.441, cioè il 3,4%, si sono astenuti dal servizio, con punte del 9,1% in Liguria, dell’8,84% in Sardegna, del 6,82% in Piemonte, del 5,83% in Toscana e del 4,92% in Lombardia. L’analisi dei dati su numeri ufficiali Miur ancora non suddivisi per ordine di scuola ci dice anche che Genova (11,67%), Torino (10,76%), Pisa (10,67%) e Sassari (10,54%) sono state le città dove la protesta è stata più forte, con oltre il 10% di adesioni.
l sindacato prova a dare anche un’interpretazione sulla concentrazione di adesioni al Nord e nella combattiva Sardegna: “La differenza così netta rispetto al sud si può spiegare col fatto che in quest’area non sono state fatte immissioni in ruolo ma sono stati dati solo incarichi con l’effetto che non c’è stato il trauma del passaggio della condizione da docenti a tempo indeterminato a quella di lavoratori senza garanzie”.
Inoltre, sottolinea la piena riuscita, anche numerica, dell’evento: “se si parte dal fatto che lo sciopero non ha coinvolto la scuola secondaria, gli Ata, è evidente che ha scioperato più del 10% dei colleghi e delle colleghe e cioè molti di più di quelli che partecipano agli scioperi del sindacalismo di base e di quello istituzionale”. Ma soprattutto, considerando che “il grosso degli scioperanti è stato fra gli insegnanti diplomati magistrale direttamente coinvolti, si può ragionevolmente ipotizzare che in questo segmento di categoria ha scioperato oltre il 40% dei colleghi”. In alcune regioni e città, infine, abbiamo assistito ad una “partecipazione straordinaria che testimonia con ogni evidenza” anche il coinvolgimento “di lavoratori e lavoratrici non direttamente coinvolti negli effetti della sentenza indecente”.
L’obiettivo che ci si era prefissati è stato quindi ampiamente raggiunto: “Se pensiamo ad uno sciopero organizzato in pochi giorni, durante le festività natalizie e di inizio 2018 e senza alcuna riunione preparatoria – commenta ancora Marcello Pacifico - abbiamo ottenuto un risultato davvero straordinario. A questo punto, se in queste condizioni avverse quasi la metà dei diplomati magistrale ha aderito, se un docente su dieci ha partecipato alla protesta, il Ministero dell’Istruzione non può pensare di tergiversare nel trovare una soluzione all’ultima sentenza del Consiglio di Stato che ha contraddetto le sette positive precedenti”.
È facile pensare a cosa potrebbe accadere: ad iniziare dal Piemonte, dove i responsabili dell’Ufficio Scolastico hanno ammesso che se fossero cancellati dalle GaE i diplomati magistrale inseriti con riserva, rimarrebbero solamente 400 maestri “per l’infanzia e appena una cinquantina per la primaria”, lasciando “scoperte centinaia di cattedre vuote in organico di diritto, anche immaginando l’assunzione di tutti gli aspiranti ancora presenti nelle graduatorie di merito del concorso 2016 per la primaria. Una situazione di difficile gestione che, hanno evidenziato i vertici dell’USR Piemonte, metterebbe in gravi difficoltà le scuole e creerebbe oggettivi problemi a studenti e famiglie”.
Purtroppo, però, l’amministrazione non sembra aver compreso questo concetto. A dispetto delle continue indicazioni fornite dal Miur, secondo cui tutti i maestri ricorrenti rimarranno in cattedra fino alla fine dell’anno scolastico, confermate anche dalla Ministra Valeria Fedeli che ha parlato di “allarmismo ingiustificato” perché bisogna attendere il parere dell’Avvocatura di Stato, in settimana è arrivato il primo provvedimento che dà applicazione del parere dell’Adunanza plenaria: l'Ambito territoriale di Lecce, facente capo all'Ufficio Scolastico Regionale della Puglia, ha infatti inviato a tutti i dirigenti scolastici del territorio la Nota n. 138, attraverso la quale si specifica che “per gli aspiranti inseriti in GAE con riserva “T” non si procederà alla sottoscrizione di proposta di contratto a tempo determinato a tempo determinato in ragione della decisione assunta in Adunanza Plenaria del C.d.S. n.11/2017”. Quindi è intervenuto il Tar Lazio con l’emanazione di una sentenza resa in forma semplificata.
Nel frattempo, il sindacato continua a raccogliere le adesioni per ricorrere gratuitamente alla Cedu entro il 31 gennaio, per la disparità di trattamento in atto e la violazione del giudicato, alla Cassazione per annullare la sentenza dell’adunanza plenaria per eccesso di giurisdizione, alla Commissione di petizione del Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa per il mancato rispetto della normativa italiana della direttiva UE sui contratti a termine.
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