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Timestamp: 2020-06-05 06:51:13+00:00
Document Index: 147835670

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 380', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 36', 'art. 17', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 25775 del 30/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25775 del 30/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/10/2017, (ud. 07/06/2017, dep.30/10/2017), n. 25775
sul ricorso 22113-2015 proposto da:
M.E., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
difeso dagli avvocati FABRIZIO FRENI e VIRGINIA PAONE;
avverso la sentenza n. 2638/49/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI, depositata il 18/03/2015;
La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 – bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata e che parte ricorrente ha depositato memoria, osserva guanto segue:
Con sentenza n. 2638/49/2015, depositata il 18 marzo 2015, non notificata, la CTR della Campania ha rigettato l’appello proposto dal sig. M.E., già dipendente ENEL, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Napoli, che aveva a sua volta rigettato il ricorso del contribuente avverso il silenzio – rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso della maggiore somma oggetto di ritenuta sull’IRPEF determinata all’atto della riscossione dell’indennità corrisposta in occasione della cessazione del rapporto di lavoro quale incentivo all’esodo, non essendo stata applicata l’aliquota agevolata.
Posto che è pacifico che nella fattispecie in oggetto la cessazione del rapporto di lavoro è avvenuta in epoca successiva al 4 luglio 2006, data di entrata in vigore del succitato decreto, per beneficiare dell’aliquota agevolata di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 19, comma 4 bis, norma abrogata, secondo la disciplina transitoria stabilita dal succitato D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 23, come convertito dalla L. n. 248 del 2006, occorreva che il contribuente dimostrasse che la cessazione del rapporto di lavoro, per quanto successiva all’entrata in vigore del citato decreto, fosse avvenuta in attuazione “di atti o accordi aventi data certa” anteriori alla stessa.
Quand’anche si convenga con parte ricorrente nel senso che, sulla base d’interpretazione fatta propria dalla stessa Amministrazione finanziaria con la circolare n. 10/E del 16 febbraio 2007, nel concetto di accordi debbano essere compresi anche gli impegni a carattere collettivo assunti dal datore di lavoro con le associazioni di categoria dei dipendenti, il ricorso non indica se l’adesione del contribuente al piano aziendale d’incentivo all’esodo, ove pur eventualmente formulata successivamente alla data di entrata in vigore del summenzionato decreto, sia intervenuta necessariamente entro il termine indicato nell’accordo aziendale, anteriore alle modifiche normative introdotte dalla L. n. 248 del 2006 (si veda, in proposito, Cass. sez. 6-5, ord. 14 novembre 2016, n. 23165; cfr. anche Cass. sez. 5, 18 giugno 2014, n. 13834 e Cass. sez. 5, 6 febbraio 2009, n. 2931, nel senso che la norma di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 17, comma 4 – bis, è norma eccezionale, di strettissima interpretazione, sicchè tutto quanto non sia sussumibile con certezza nella speciale previsione agevolativa ricade nel regime fiscale ordinario).
La sentenza impugnata, che ha ben chiaro che nella fattispecie si controverte in tema di corresponsione d’indennità aggiuntiva alle spettanze di fine rapporto “come incentivo alle dimissioni anticipate del dipendente, cosiddette “incentivi all’esodo””, rileva come alcuna adesione vi sia stata da parte del lavoratore, attesa la mancanza della predisposizione da parte dell’ENEL stessa di un piano agevolato per coloro che, come l’odierno ricorrente, hanno maturato la pensione nel 2008.
Non vi è, dunque, da parte della decisione impugnata, alcuna omissione di fatto storico decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti.
Il contenuto della memoria depositata in atti dal contribuente non apporta contributo critico decisivo a scalfire le osservazioni sopra esposte, conformi alla proposta del relatore depositata in atti.