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Timestamp: 2020-06-04 21:46:54+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 6833 del 16/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6833 del 16/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 16/03/2017, (ud. 02/03/2017, dep.16/03/2017), n. 6833
sul ricorso 29581/2015 proposto da:
P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA
ANTONIO PETTORRUSO;
COMUNE di MELFI, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 1, presso lo studio
dell’avvocato SERENA VONA, – STUDIO LEGALE ACAMPORA – rappresentato
e difeso dall’avvocato ROBERTO DI TOMMASO;
avverso la sentenza n. 181/2015 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,
2. Avverso la sentenza è stato proposto appello da parte del Comune di Melfi e la Corte d’appello di Potenza, con sentenza del 29 aprile 2015, ha accolto il gravame e, in totale riforma della decisione di primo grado, ha rigettato la domanda della P., condannandola al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre P.A. con atto affidato a due motivi.
Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380 bis c.p.c., e non sono state depositate memorie.
1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., sostenendo che il Comune non avrebbe dimostrato l’esistenza del caso fortuito; con il secondo motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio.
La Corte d’appello, con un accertamento di merito non sindacabile in questa sede, ha osservato che l’esistenza della pietra sconnessa sul manto stradale era perfettamente visibile, anche in considerazione dell’ora diurna in cui era avvenuta la caduta; ed ha poi aggiunto che l’attrice era ben a conoscenza di tale situazione e che, in considerazione dei problemi di equilibrio dei quali soffriva a causa di una rigidità delle articolazioni, ella avrebbe dovuto tenere un comportamento idoneo ad evitare la caduta.
Tale motivazione è in piena armonia con la giurisprudenza di questa Corte, la quale ha affermato che l’applicazione delle regole di cui all’art. 2051 c.c., presuppone sempre che il danneggiato dimostri il fatto dannoso ed il nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno e che, ove la cosa in custodia sia di per sè statica e inerte, il danneggiato è tenuto a dimostrare altresì che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno (sentenza 5 febbraio 2013, n. 2660). E poichè la giurisprudenza di questa Corte ha riconosciuto che, ai fini di cui all’art. 2051 c.c., il caso fortuito può essere integrato anche dal fatto colposo del danneggiato, il motivo è evidentemente privo di fondamento (v. da ultimo le sentenze 18 settembre 2015, n. 18317, e 22 giugno 2016, n. 12895).
1.2. Il secondo motivo è inammissibile alla luce dei criteri di cui alla sentenza 7 aprile 2014, n. 8053, delle Sezioni Unite di questa Corte, poichè ha ad oggetto elementi di prova che la Corte d’appello ha comunque positivamente valutato; e si risolve nell’indebito tentativo di ottenere in questa sede una nuova valutazione del merito.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta – 3 Civile, il 2 febbraio 2017.