Source: https://temi.camera.it/leg17/temi/lotta_alla_corruzione.html
Timestamp: 2019-06-17 17:07:56+00:00
Document Index: 139500467

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 32', 'art. 35', 'art. 314', 'art. 318', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 319', 'sentenza ', 'art. 54']

Ampio spazio di discussione hanno avuto, nella XVII legislatura, le tematiche legate alla prevenzione e repressione dei fenomeni di corruzione. Il legislatore si è attivato per introdurre nuove fattispecie di reato, inasprire le pene per i reati già previsti e disciplinare modelli organizzativi per prevenire il fenomeno corruttivo. Oltre ai provvedimenti che hanno ridisegnato, rafforzandolo, il ruolo dell' ANAC, è stato inasprito il quadro sanzionatorio in tema di lotta alla corruzione attraverso una serie di misure che vanno dall'incremento generalizzato delle sanzioni penali, comprese quelle accessorie, alla riformulazione di alcuni reati, come quelli che puniscono il falso in bilancio, che torna ad essere un reato penale per tutte le imprese, non solo per quelle quotate in borsa. Gli aumenti di pena per reati di corruzione hanno avuto effetto anche sulla prescrizione, in quanto i termini di durata sono direttamente collegati al limite massimo della pena prevista per il reato.
In primo luogo, il Parlamento ha approvato la legge n. 69 del 2015 che interviene anche sui reati contro la pubblica amministrazione. In particolare, la legge:
- l'art. 32-ter c.p., elevando a 3 e 5 anni i limiti di durata minima e massima dell'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione (attualmente, un anno e tre anni);
- l'art. 32-quinquies c.p., che disciplina i casi nei quali alla condanna consegue l'estinzione del rapporto di lavoro o di impiego, per prevedere che tale pena accessoria nei confronti del dipendente di pubbliche amministrazioni consegue alla condanna alla reclusione non inferiore ai 2 anni (oggi è per pene non inferiori a 3 anni) per i delitti di peculato, concussione, corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità, ovvero corruzione di persona incaricata di pubblico servizio;
- l'art. 35 c.p., per aumentare il tempo minimo e massimo di durata della sospensione dall'esercizio di una professione (si passa dagli attuali 15 gg e 2 anni a 3 mesi e 3 anni).
- la pena massima per il peculato (art. 314) è la reclusione a 10 anni e 6 mesi (oggi è 10 anni);
- la pena massima per la corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318) è la reclusione fino a 6 anni (oggi, è 5 anni);
- la pena per il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319) è la reclusione da 6 a 10 anni (oggi da 4 a 8 anni);
- la pena per il reato di corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter) è la reclusione da 6 a 12 anni (oggi da 4 a 10 anni); per lo stesso reato, se dal fatto deriva l'ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a 5 anni, la pena è della reclusione da 6 a 14 anni (oggi da 5 a 12 anni) mentre se l'ingiusta condanna è la reclusione superiore a 5 anni o l'ergastolo, la pena è della reclusione da 8 a 20 anni (oggi da 6 a 20 anni);
- infine, la pena per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater) diventa la reclusione da 6 a 10 anni e 6 mesi (oggi da 3 a 8 anni).
Si ricorda, inoltre, che la seconda parte della l egge n. 69 del 2015 è dedicata alla riforma della disciplina delle false comunicazioni sociali. La novità principale consiste nella ripenalizzazione del falso in bilancio, che torna ad essere un delitto per tutte le imprese, non solo per quelle quotate in borsa.
Il Parlamento, all'esito di un dibattito avviatosi già nella scorsa legislatura, ha approvato la legge n. 103 del 2017 con la quale sono state introdotte nel codice penale nuove ipotesi di sospensione del termine di prescrizione del reato, conseguenti ad una sentenza non definitiva di condanna.
Con la legge n. 69 del 2015 , il Parlamento ha riformato la disciplina delle false comunicazioni sociali prevista dal codice civile. In particolare, il falso in bilancio nelle società non quotate, in precedenza sanzionato come contravvenzione, torna ad essere un delitto.
Il Parlamento ha approvato la legge n. 179 del 2017 (cd. legge sul whistleblowing), che sostituisce la disciplina della legge n. 190 del 2012 – cd. legge Severino - che, per prima, ha introdotto nell'ordinamento, sia pure in relazione alla sola pubblica amministrazione, una generale normativa sulla protezione del dipendente che segnala illeciti di cui sia venuto a conoscenza in ragione del suo ruolo di dipendente pubblico (art. 54-bis del d.lgs 165 del 2001).
Viene, infine, modificato il decreto legislativo n. 231 del 2001 , sulla responsabilità amministrativa da reato degli enti: per il delitto di corruzione tra privati, al privato corruttore si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 600 quote (anziché da 200 a 400); per l'istigazione alla corruzione da 200 a 400 quote. Alla sanzione pecuniaria si sommano le sanzioni interdittive previste dal citato D.Lgs 231/2001.
La legge n. 161 del 2017 , di riforma del Codice antimafia (D.Lgs. 159/2011) ha stabilito che agli indiziati del delitto di associazione a delinquere finalizzata al compimento di una serie di reati contro la pubblica amministrazione possano essere applicate le misure di prevenzione personali e patrimoniali antimafia previste dallo stesso Codice.
Il contrasto alla corruzione non è stato limitato esclusivamente al settore della repressione penale ma ha riguardato anche l'adozione di misure di prevenzione.
Con l'approvazione della legge Severino (legge n. 190 del 2012), in particolare, in attuazione delle Convenzioni internazionali contro la corruzione, l'ordinamento si è orientato verso un sistema di prevenzione che si basa, a livello central, sul Piano nazionale anticorruzione (PNA) e, a livello di ciascuna amministrazione, sui Piani triennali di prevenzione della corruzione (PTPC). Il Piano nazionale contiene degli obiettivi strategici governativi per lo sviluppo della strategia di prevenzione a livello centrale e fornisce indirizzi e supporto alle amministrazioni pubbliche per l'attuazione della prevenzione della corruzione e per la stesura del Piano triennale.
La legge prevede, inoltre, la nomina per ciascun ente di un responsabile delle attività di prevenzione della corruzione, che dal 2016 è stato unificato con il responsabile della trasparenza al fine di rafforzarne il ruolo, nonché forme di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti, di cui è venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro (v. sopra).
Perno del nuovo sistema è l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), riordinata in conseguenza delle previsioni del D.L. n. 90/2014, che hanno trasferito in capo a tale Autorità tutte le competenze sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza, prima svolte dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP), nonché le funzioni e le competenze della soppressa Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (AVCP). In tale ambito l'ANAC svolge un ruolo di coordinamento per l'attuazione delle misure di prevenzione e contrasto dell'illegalità e della corruzione da parte dei soggetti obbligati.