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Timestamp: 2017-02-26 09:57:45+00:00
Document Index: 49099648

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 413', 'art. 413', 'art. 2504', 'art. 413', 'art. 413', 'art. 413', 'art. 413', 'art. 413', 'art. 413', 'art. 40']

Art. 413 cod. proc. civile: Giudice competente
HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 413 cod. proc. civile: Giudice competente L’AUTORE: Redazione
Le controversie previste dall’articolo 409 sono in primo grado di competenza del tribunale (1) in funzione di giudice del lavoro.
Competente per territorio è il giudice nella cui circoscrizione è sorto il rapporto (1)(2) ovvero si trova l’azienda (3) o una sua dipendenza (4) alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto (5)(6).
Tale competenza permane dopo il trasferimento dell’azienda o la cessazione di essa o della sua dipendenza, purché la domanda sia proposta entro sei mesi dal trasferimento o dalla cessazione (7).
Competente per territorio per le controversie previste dal numero 3) dell’articolo 409 è il giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell’agente, del rappresentante di commercio ovvero del titolare degli altri rapporti di collaborazione di cui al predetto numero 3) dell’articolo 409 (8).
Qualora non trovino applicazione le disposizioni dei commi precedenti, si applicano quelle dell’articolo 18 (9).
Sono nulle le clausole derogative della competenza per territorio (10)(11)(12).
Competenza: [v. Libro I, Titolo I, Capo I, Sez. I]; Tribunale: [v. 9]; Domanda: [v. 99]; Domicilio:[v. 18]; Agenzia:[v. 409]; Rappresentanza di commercio: [v. 409]. 473 Titolo IV - Norme per le controversie in materia di lavoro 413 Azienda: complesso di beni organizzati dall’ imprenditore per l’esercizio dell’attività d’impresa [2555 c.c.]. Dipendenza: complesso di beni avente una propria individualità, funzionalmente collegato con l’azienda. Nullità: è la forma più grave di invalidità degli atti negoziali, comminata dalla legge per tutelare gli interessi collettivi.
(1) Il rapporto sorge nel luogo in cui è concluso il contratto e, quindi, nel luogo in cui il proponente ha avuto notizia dell’accettazione (c.c. 1326).
(2) Tale criterio non è applicabile ove si faccia valere il diritto all’assunzione.
(3) La giurisprudenza ha stabilito che il foro dell’azienda non è quello della sede sociale, bensì quello del luogo in cui si accentrano i poteri di amministrazione e direzione dell’impresa.
(4) Il riferimento alla dipendenza serve a favorire il radicamento del foro speciale del lavoro nel luogo della prestazione lavorativa, a condizione però che l’imprenditore disponga in quel luogo decentrato almeno di un nucleo, seppur modesto, di beni organizzati per l’esercizio dell’impresa. Non rileva, a tal fine, nè la circostanza che a quel nucleo sia addetto un solo lavoratore, nè che i locali o le attrezzature siano di proprietà di terzi e non dell’imprenditore.
(5) Si tratta di fori alternativi.
(6) Il ricorrente è libero di scegliere tra i fori alternativi e concorrenti previsti dalla norma, ma ha l’onere di dimostrare che in quello prescelto ricorrono gli elementi di fatto della fattispecie legale.
(7) Tale prorogatio riguarda il caso di trasferimento o di cessazione dell’azienda o di dipendenza, ovvero il caso in cui il rapporto abbia avuto fine. Non rientra nella previsione della norma il caso del trasferimento del dipendente il cui rapporto di lavoro sia ancora in essere. In tale ipotesi è competente il giudice del lavoro previsto dal secondo comma dell’articolo in esame.
(8) Per domicilio dell’agente si deve intendere il domicilio al tempo del rapporto dedotto in giudizio e non quello, eventualmente diverso, di quando inizia la controversia. In caso contrario si consentirebbe al lavoratore di scegliersi il giudice con il trasferimento del proprio domicilio.
(9) Il foro generale delle persone fisiche [v. 18] nonché quello delle persone giuridiche [v. 19], benché quest’ultimo non sia espressamente richiamato, hanno carattere sussidiario rispetto ai fori indicati nella norma.
(10) La previsione della nullità dei patti derogatori anteriori alla lite è collegata alla preoccupazione di prevenire vessazioni da parte del datore di lavoro, in danno del prestatore d’opera, parte economicamente più debole.
(11) La nullità della clausola può essere fatta valere anche da chi vi ha dato origine per averla predisposta nel contratto di lavoro.
(12) Si tratta di una inderogabilità atipica in quanto non è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio. Al contrario l’incompetenza può essere eccepita soltanto nella memoria difensiva [v. 416] o rilevata d’ufficio non oltre l’udienza di discussione.
Competenza per materia; 2. Ripartizione di funzioni entro uno stesso ufficio giudiziario; 3. Competenza per territorio; 4. Trasferimento, cessione, cessazione dell’azienda; 5. Rapporti di agenzia, di collaborazione, di parasubordinazione; 6. Rapporti di lavoro da costituire; 7. Dipendenti da enti pubblici.
In relazione alla proposizione di domanda formalmente volta ad accertare l’impossibilità di eseguire l’ordine di reintegrazione del dipendente illegittimamente trasferito ed invece qualificata come azione volta a determinare le modalità di esecuzione della sentenza, ai fini della competenza territoriale deve trovare applicazione, anche nel caso di obbligo attinente ad un rapporto di lavoro, l’art. 26, ultimo comma, c.p.c., a norma del quale, per l’esecuzione forzata di obbligo di fare e di non fare, la competenza per territorio va determinata con riferimento alla “sede materiale” dell’esecuzione, ossia al luogo in cui risulta ubicato il posto di lavoro dal quale il lavoratore è stato trasferito o, comunque, nel quale debbono porsi in essere gli adempimenti necessari a realizzare l’effetto utile della sentenza, essendo irrilevante lo scopo di accertare l’impossibilità di eseguire la sentenza e non già di darvi attuazione, dal momento che rileva la finalità dell’azione, volta a determinare l’ambito di precettività del “dictum” del giudice e la sua concreta esigibilità. Cass. 22 dicembre 2011, n. 28515.
Ripartizione di funzioni entro uno stesso ufficio giudiziario.
Il principio secondo cui la ripartizione delle funzioni fra le sezioni lavoro e le sezioni ordinarie di un organo giudicante è estranea al concetto di competenza e attiene alla distribuzione degli affari all’interno dello stesso ufficio, con conseguente inammissibilità del regolamento di competenza proposto avverso l’ordinanza con la quale il giudice adìto affermi la competenza di altra sezione del medesimo organo giudicante, trova applicazione anche nei giudizi di opposizione avverso ordinanza ingiunzione, senza che rilevi in proposito l’eventuale perdita di un grado di giurisdizione - nel caso in cui la controversia, da trattare ai sensi dell’art. 35, L. 24 novembre 1981, n. 689, venga invece trattata ai sensi degli artt. 22 e 23 della stessa legge - giacché il doppio grado di merito non costituisce un principio costituzionalmente protetto e la sua inosservanza non comporta necessariamente un pregiudizio per le parti Cass. lav., 9 agosto 2004, n. 15391.
Nelle controversie relative a rapporti di lavoro alle dipendenze della P.A., la competenza per territorio va determinata, secondo quanto previsto dall’art. 413 c.p.c., in coerenza con la finalità legislativa di rendere più funzionale e celere il processo radicando la cognizione nei luoghi normalmente vicini alla residenza del dipendente nei quali sono più agevolmente reperibili gli elementi probatori necessari al giudizio. Ne deriva che il giudice competente dev’essere individuato in relazione al luogo in cui si trova l’azienda o la dipendenza dove il lavoratore presta servizio, intendendosi per tale la sede di effettivo servizio, purchè dotata di un minimo di struttura sufficiente per l’operatività aziendale, e non la sede in cui viene effettuata la gestione amministrativa del rapporto secondo le regole interne delle singole amministrazioni. Cass. 29 febbraio 2012, n. 3111.
In tema di competenza territoriale per le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, la circostanza che il lavoratore sia utilizzato nell’ambito del cosiddetto “avvalimento”, rapporto caratterizzato dal fatto che l’ente titolare della funzione si avvale in via straordinaria degli uffici di un altro ente, non implica, al pari del comando o distacco, la cesura del rapporto di impiego, trattandosi pur sempre di utilizzazione temporanea, sicché, per gli effetti di cui all’art. 413, quinto comma, c.p.c., il rientro presso l’ente di appartenenza non equivale a “cessazione del rapporto” presso l’ente che si è avvalso della prestazione. Cass. 22 dicembre 2011, n. 28519.
Trasferimento, cessione, cessazione dell’azienda.
In caso di scissione totalitaria di una società per azioni a norma dell’art. 2504-septies c.c., con contestuale costituzione di una pluralità di società, si verifica una successione a titolo universale tra la società oggetto di scissione - che si estingue senza prima passare attraverso la fase di liquidazione - e le nuove società, con frazionamento tra queste ultime del patrimonio della società scissa e dei relativi rapporti; ne consegue che il lavoratore che abbia cessato di lavorare alle dipendenze della società poi scissa, prima della sua estinzione, nell’instaurare una controversia di lavoro nei confronti della società di nuova costituzione che abbia acquisito il settore aziendale presso cui lavorava, può convenire la stessa, in applicazione dell’art. 413, 2º comma, c.p.c., davanti al foro della dipendenza a cui egli era addetto al momento della cessazione del rapporto di lavoro, che sia passata nell’ambito dell’organizzazione di detta nuova società; infatti, nel quadro del fenomeno successorio che caratterizza la scissione societaria, alla nuova società si trasferisce anche la situazione di fatto e diritto rilevante ai fini della competenza processuale, né in senso contrario si può richiamare il disposto dell’art. 413, 3º comma, anche perché il trasferimento di azienda cui fa riferimento questa disposizione consiste nella dislocazione territoriale della sede dell’azienda, e non nel trasferimento di un complesso aziendale da un soggetto a un altro. Cass. lav., 27 aprile 2001, n. 6143.
Nel caso di fusione (anche per incorporazione) fra società (a seguito della quale si verifica una situazione del tutto analoga a quella della successione universale), qualora l’attività imprenditoriale continui a svolgersi nel medesimo luogo in cui veniva esercitata precedentemente, si determina soltanto una modificazione soggettiva nella titolarità dei beni aziendali, senza alcuna cessazione o trasferimento dell’azienda o della dipendenza di questa, onde ai fini della competenza in controversia di lavoro non opera lo speciale criterio di collegamento di cui al 3º comma dell’art. 413 c.p.c., ma deve farsi riferimento al criterio di cui al 2º comma del medesimo articolo, a nulla rilevando che la sede della società incorporante non si trovi in uno dei luoghi ivi indicati. Cass. lav., 14 dicembre 2002, n. 17974, conforme Cass. lav., 6 luglio 1996, n. 6177.
Rapporti di agenzia, di collaborazione, di parasubordinazione.
La clausola derogatoria della competenza per territorio inserita nel contratto di agenzia, riferita a tutte le controversie sorte nell’esecuzione del negozio, opera anche con riguardo alla controversia nella quale la compagnia assicuratrice richieda all’agente la restituzione delle somme dovute a titolo di saldo di chiusura del rapporto, in quanto le operazioni relative alla riconsegna delle somme in questione sono afferenti all’esecuzione del contratto di agenzia, e ciò pur quando, al momento della richiesta restituzione, il contratto si sia già sciolto (nella specie, per effetto del recesso per giusta causa da parte della compagnia assicurativa), dal momento che la richiesta restitutoria trova fondamento nel contratto di agenzia, essendo il saldo di chiusura di cassa, oggetto della sollecitata riconsegna, la risultante di rapporti di debito-credito maturati per effetto del rapporto stesso. Cass. 31 marzo 2011, n. 7529.
Nelle controversie di lavoro parasubordinato, nelle quali, ai sensi dell’art. 413, quarto comma, c.p.c., la competenza territoriale si determina in modo esclusivo in relazione al foro del domicilio del lavoratore, il domicilio stesso deve intendersi fissato nel luogo in cui il lavoratore ha il centro dei propri affari ed interessi, intendendosi per interessi non solo quelli economici e materiali, ma anche quelli affettivi, spirituali e sociali, atteso che la nozione di domicilio è unitaria e impone la considerazione complessiva di questi aspetti. Ove, peraltro, nel giudizio manchi qualunque concreto riferimento al luogo in cui il lavoratore ha svolto la sua attività d’agente, è corretto il rinvio, operato dal giudice di merito, al solo luogo di residenza anagrafica dichiarato nel ricorso introduttivo, in quanto la questione di competenza deve essere decisa “allo stato degli atti”. Cass. lav., 11 maggio 2010, n. 11339.
Rapporti di lavoro da costituire.
Con riguardo alla controversia relativa ad un rapporto di lavoro ancora da costituire fra le parti occorre invece fare applicazione unicamente del terzo (e residuale) criterio previsto dall’art. 413 c.p.c., ossia del foro della sede dell’azienda. Cass. lav., 13 novembre 2000, n. 14666; conforme Cass. lav., 21 ottobre 1998, n. 10465.
Dipendenti da enti pubblici.
In tema di competenza territoriale per le controversie relative a dipendenti pubblici - nella specie azione di risarcimento danni conseguente alla illegittima revoca di incarico di insegnamento - si applica il 5º comma dell’art. 413, c.p.c. (introdotto dall’art. 40, D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80), che prevede la competenza territoriale del giudice nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio al quale il dipendente è addetto, e non il 2º comma della stessa norma, secondo il quale si deve aver riguardo al luogo nel quale si trovava l’azienda o la sua dipendenza ove il dipendente prestava la sua opera al momento della fine dell’incarico, a nulla rilevando che la controversia sia sorta nel momento in cui il dipendente era addetto ad altro ufficio, ricompreso in altra circoscrizione, attesa la ratio della disposizione, posta a favore del lavoratore per garantire il minor disagio possibile nell’esercizio dei diritti in sede giudiziaria. Cass. lav., 7 agosto 2004, n. 15344.
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