Source: https://taxfacile.com/la-societa-controllata-di-diritto-estero-subsidiary/
Timestamp: 2018-11-15 14:22:27+00:00
Document Index: 142504271

Matched Legal Cases: ['art. 87', 'art. 47', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 7']

La Società Controllata di diritto estero (“subsidiary”) - Tax Facile
La Società Controllata di diritto estero (“subsidiary”)
Per operare su mercati esteri un’impresa può aprire una subsidiary di diritto estero.
La subsidiary o società estera partecipata, a differenza di una stabile organizzazione, ha piena autonomia giuridica e fiscale:
Pertanto, il reddito della partecipata viene tassato solamente nel Paese di residenza della stessa, secondo le norme ivi vigenti.
In Italia, dunque, sono soggetti a tassazione:
– gli utili effettivamente distribuiti dalla partecipata (nei limiti del 5% o del 49,72% a seconda della tipologia del soggetto percipiente; normativa a parte per le società residenti in Paesi black-list);
– la plusvalenza conseguita in caso di cessione della partecipazione, salva la possibilità di usufruire della PEX laddove sussistano i requisiti di cui all’art. 87 del T.U.I.R.. In tal caso, le minusvalenze e le svalutazioni della partecipazione sono indeducibili (interamente se realizzate da soggetti IRES, nei limiti del 50,28% se realizzate da società di persone e da imprese
1 Le società controllate di diritto estero localizzate in paradisi fiscali
2 La società controllata di diritto estero
3 Gli scambi di beni e servizi con la casa madre
4 La scelta tra branch e subsidiary
Le società controllate di diritto estero localizzate in paradisi fiscali
Nel caso di società controllata o collegata, localizzata o residente in un paradiso fiscale, si applica la disciplina CFC (artt. 167 e 168 TUIR):
imputazione per trasparenza dei redditi indipendentemente dalla distribuzione dei dividendi, salvo accoglimento dell’interpello preventivo disapplicativo.
nel caso di società partecipata residente in un paradiso fiscale non sottoposta all’applicazione della normativa CFC, la tassazione avviene solo quando i dividendi vengono effettivamente distribuiti, ma per l’intero importo degli stessi (art. 47, co. 4, TUIR). La deroga a tale regime è possibile solo in caso di presentazione di interpello preventivo disapplicativo che dimostri che dalla partecipazione, sin dall’inizio del periodo di possesso, non è stato conseguito l’effetto di localizzare i redditi in un paradiso fiscale.
Solo qualora non si applichi la disciplina CFC, l’art. 110, co. 10, TUIR sancisce l’indeducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito derivanti da operazioni tra imprese residenti in Italia ed imprese domiciliate fiscalmente in Paesi a fiscalità privilegiata (incluse le S.O.).
La disposizione suddetta non si applica inoltre qualora venga fornita la prova che “le imprese estere svolgono prevalentemente un’attività commerciale effettiva ovvero che le operazioni poste in essere rispondono ad un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione” (art. 110. co. 11).
La società controllata di diritto estero
– Società commerciale;
– Società produttiva;
– Royalty company (marchi e brevetti);
– Sub-holding di partecipazione:
– Centro di tesoreria
– Centro di rifatturazione di costi del Gruppo (management fees, cost-sharing agreements, service agreements)
Gli scambi di beni e servizi con la casa madre
La disciplina del transfer pricing (art. 110, comma 7, TUIR) si applica non solo alle transazioni tra controllata e controllante residenti in Paesi diversi, ma anche ai rapporti tra imprese italiane e stabili organizzazioni all’estero ovvero tra società estere e stabili organizzazioni italiane.
La prassi ministeriale (in particolare, C.M. n. 32/80), ha confermato l’applicabilità del principio denominato at arm’s length previsto nell’art. 7 del Modello OCSE, per cui i beni e servizi scambiati tra la casa madre e la S.O. estera vanno valutati al valore normale.
Nella determinazione degli utili della S.O. sono ammesse in deduzione le c.d. spese di regia, comprese quelle generali di amministrazione sostenute in Italia. I criteri variano da Stato a Stato: ad esempio, in alcuni Stati (come in Italia) è ammessa la deduzione nella percentuale che si ottiene rapportando il fatturato della S.O. con quello complessivo della società.
La scelta tra branch e subsidiary
– se l’unità estera produce perdite, il ricorso alla Stabile Organizzazione risulta complessivamente più conveniente dal punto di vista fiscale, in quanto le perdite sono compensabili con i redditi della casa madre;
– se, invece, l’unità estera produce utili: il ricorso alla società estera è in genere più conveniente, in quanto, salvi i casi di applicazione della disciplina CFC, la tassazione italiana è rinviata al momento di distribuzione degli utili o di conseguimento della plusvalenza, limitata al 5% (soggetti IRES) nel caso di applicabilità della participation exemption;
la scelta dipende anche dal confronto tra i livelli della tassazione nel Paese estero ed in Italia.
categorizzato in: Fiscalità internazionale tags: controllata estera, controlled company, partecipata estera, società collegata, società controllata, società partecipata estera, subsidiary