Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/risoluzione-agenzia-entrate-n-311-del-21072008.html
Timestamp: 2016-10-24 23:49:42+00:00
Document Index: 35622237

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2575', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 53', 'art. 54', 'art. 13']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 311 del 21.07.2008
Interpello ai sensi dell'articolo 11 della legge n. 212 del 2000 - requisiti
di accesso al regime dei contribuenti minimi - articolo 1, comma 96 Legge 24
dell'art. 1 comma 96 della Legge 24 dicembre 2007, n. 244,
L'interpellante svolge attività giornalistica. Oltre ad avere un
reddito di lavoro dipendente esercita anche un'attività di lavoro autonomo, per la quale ha richiesto l'apertura della partita Iva, optando per il
regime dei "contribuenti minimi".
Come è noto l'articolo 1 della L. n. 244 del 2007 (legge finanziaria
per il 2008) ha introdotto un regime fiscale agevolato per i contribuenti cosiddetti "minimi", che si configura come regime naturale per i soggetti in
possesso dei requisiti ivi indicati, tra i quali è previsto l'aver
conseguito nell'anno solare precedente ricavi o compensi di ammontare non
superiore a 30.000 euro, ragguagliati all'anno.
Tanto premesso, l'istante dichiara di aver effettuato, negli anni
passati, e di poter effettuare in futuro, prestazioni qualificabili come
"cessione di diritti d'autore".
Chiede se per i compensi percepiti a tale titolo sia obbligato ad
emettere fattura secondo le regole del regime fiscale dei "contribuenti
minimi" e se detti compensi devono essere sommati a quelli riferibili
all'attività professionale ai fini del calcolo del limite dei 30.000 euro
di compensi.
L'interpellante non propone nessuna soluzione interpretativa.
Ai sensi dell'art. 2575 del codice civile "formano oggetto del diritto
d'autore le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative,
all'architettura, al teatro e alla cinematografia qualunque ne sia il modo o
la forma di espressione".
Nell'ordinamento civilistico il diritto d'autore, regolato dalla legge
22 aprile 1941, n. 633, gode di una particolare protezione, stante gli
aspetti peculiari che ne contraddistinguono l'esercizio e l'utilizzazione
Anche nel sistema tributario l'utilizzazione a fini economici del
diritto di autore è oggetto di una specifica disciplina, che investe sia
l'Iva che le imposte sui redditi.
L'art. 3, comma 2, n. 2) del DPR 26 ottobre 1972, n. 633 dispone che
"costituiscono inoltre prestazioni di servizi, se effettuate verso
corrispettivo...le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a
diritti d'autore...", mentre il comma 4 dello stesso articolo esclude dal
campo di applicazione dell'Iva le medesime transazioni se "...effettuate
dagli autori e loro eredi o legatari, tranne quelle relative alle opere di
cui ai nn. 5) e 6) dell'art. 2 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e alle
opere di ogni genere utilizzate da imprese a fini di pubblicità
La ratio della norma risiede, come rilevato nella Relazione
governativa allo schema di decreto che ha introdotto detta disciplina, nella
estrema incertezza nell'individuare nel campo delle opere dell'ingegno
l'esercizio concreto dell'attività professionale, riaffermando invece la
piena imponibilità quando può ragionevolmente presumersi che la suddetta
difficoltà non sussista, come appunto per i diritti di autore sulle opere
di ingegneria e sulla produzione cinematografica, nonché per i diritti
d'autore relativi ad opere di ogni genere utilizzate da imprese ai fini di
In particolare, circa l'imponibilità delle cessioni aventi ad oggetto
diritti d'autore effettuate nell'ambito di un'attività professionale o
artistica, con ris. n. 94/E-III-7-657 del 30 aprile 1997 del Dipartimento
delle Entrate, è stato chiarito, in relazione all'attività di cessione di
immagini fotografiche, che sono escluse dal campo di applicazione dell'IVA
le cessioni di opere fotografiche riconducibili alla previsione dell'art. 2,
punto 7) della legge n. 633 del 1941 (che include tra le opere protette le
"opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello
della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai
sensi delle norme del Capo V del Titolo II"), mentre costituiscono
operazioni imponibili le cessioni aventi ad oggetto semplici immagini fotografiche, prive dei requisiti stabiliti dalla normativa richiamata ai
fini della protezione del diritto d'autore.
L'imponibilità ai fini IVA è quindi direttamente connessa alla
riconducibilità della singola operazione effettuata alle fattispecie
disciplinate della citata legge n. 633 del 1941.
L'art. 53, comma 2, lett. b) del DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (di
seguito TUIR) considera, tra l'altro, redditi di lavoro autonomo quelli "... derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell'autore o inventore,
di opere dell'ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o
informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale,
commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell'esercizio di imprese
commerciali", distinguendoli dai redditi di lavoro autonomo disciplinati dal
comma 1, che derivano dall'esercizio abituale di arti o professioni.
L'art. 54, comma 8, del TUIR stabilisce, a sua volta, che tali redditi
sono costituiti dall'ammontare dei proventi in denaro o in natura percepiti
nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili,
ridotto del 25 per cento a titolo di deduzione forfetaria delle spese,
ovvero del 40 per cento se i relativi compensi sono percepiti da soggetti di età inferiore a 35 anni.
L'utilizzazione economica dei diritti d'autore è, quindi, produttiva
di reddito in base a criteri specifici di classificazione e di determinazione, diversi da quelli che disciplinano il reddito derivante
dall'esercizio di un'attività professionale. Affinché la prestazione sia qualificabile come cessione di diritto d'autore e, quindi, imponibile ai
sensi della normativa citata, è necessario che l'opera ceduta abbia i requisiti di
originalità e creatività idonei ad inquadrare la fattispecie
tra quelle disciplinate dalla legge n. 633 del 1941.
Tanto premesso, in merito alla rilevanza dei compensi percepiti per la
cessione di diritti d'autore ai fini della determinazione del tetto dei
30.000 euro, stabilito per l'accesso e la permanenza nel regime dei
contribuenti minimi, si osserva che con circolare n. 13/E del 26 febbraio
2008 è stato chiarito che la norma citata fa riferimento ai ricavi o
compensi complessivamente conseguiti dall'imprenditore o dal professionista,
prescindendo dalla specifica attività cui si riferiscono. In altri termini,
la condizione di accesso al regime dei contribuenti minimi, pur se riferita ai ricavi o ai compensi percepiti nell'esercizio di imprese, arti o
professioni, riguarda la posizione del contribuente considerata nel suo
insieme e non la specifica attività svolta.
Nel caso prospettato la cessione dei diritti d'autore avviene
nell'ambito della professione giornalistica, contribuendo a dimensionare e
caratterizzare l'attività complessivamente svolta dal contribuente.
Si ritiene, pertanto, analogamente a quanto già chiarito con ris. n.
145 del 28 giugno 2007 in relazione al regime fiscale agevolato per le nuove
iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo, di cui all'art. 13 della
legge 23 dicembre 2000, n. 388, che i compensi percepiti in base ad un
contratto di cessione di diritti d'autore si devono sommare ai compensi
percepiti nell'esercizio dell'attività professionale giornalistica, ai fini
della verifica del limite dei 30.000 euro di compensi.
Qualora la cessione di diritto d'autore avvenga durante la permanenza
nel regime agevolato, l'operazione soggiace alle modalità di certificazione
dei compensi previste per tale regime ed è soggetta all'imposta sostitutiva
prevista dal comma 105 della legge n. 244 del 2007.