Source: https://www.scuderimottaeassociati.it/nessuna-incompatibilita-nei-procedimenti-chiamata-dei-professori-universitari-caso-rapporto-coniugio/
Timestamp: 2020-08-11 16:30:38+00:00
Document Index: 106113209

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art. 51', 'art. 11', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 3', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 18']

﻿ Nessuna incompatibilità nei procedimenti di chiamata dei professori universitari in caso di rapporto di coniugio - Scuderi Motta e Associati
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Cooptazione negli appalti di forniture
10 Aprile 2019 Valentina Magnano S. Lio
La Corte Costituzionale, con la decisione n.78 del 9 aprile 2019, ha ritenuto infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana – con ordinanza dell’8 febbraio 2018 – in riferimento agli artt. 3 e 97 della, Costituzione, in ordine all’art. 18, comma 1, lettera b), ultimo periodo, della legge n. 240 del 2010 (c.d. Legge Gelmini), nella parte in cui in cui non prevede, tra le condizioni che impediscono la partecipazione ai procedimenti di chiamata dei professori universitari, il rapporto di coniugio con un docente appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata, ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell’ateneo.
La Suprema Corte, in particolare, ha ritenuto in primo luogo di rammentare come la disposizione censurata si inserisca all’interno della disciplina delle procedure di chiamata dei professori universitari, attraverso le quali gli atenei provvedono alla copertura dei posti di professore di prima e di seconda fascia, “procedure di valutazione comparativa”, che presuppongono il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale e possiedono le caratteristiche del concorso, finalizzato alla scelta del miglior candidato in relazione al posto da ricoprire.
In particolare, rammenta ancora la Corte, all’art. 18, primo comma, lettera b), ultimo periodo, sono elencate le condizioni che precludono la partecipazione ai procedimenti di chiamata, prevedendosi che da dette procedure siano espressamente esclusi «coloro che abbiano un grado di parentela o affinità fino al quarto grado compreso con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione».
“Nella prospettazione del rimettente“, osserva quindi la Suprema Corte, “questo elenco evidenzierebbe una lacuna”, laddove non contempla il coniuge di chi sia già inserito nel dipartimento coinvolto nelle procedure indicate, viceversa prevedendo, quale situazione ostativa, il rapporto di affinità, il quale presuppone il coniugio.
Sotto il profilo testuale, quindi, “..il coniugio non ricade nel divieto in esame e sull’irragionevolezza di questa omissione si appuntano le censure del giudice a quo…”.
Tanto premesso, la Corte ha ritenuto che “..nell’ambito della disciplina delle modalità di accesso e di avanzamento nella carriera accademica, le preclusioni introdotte dalla disposizione censurata sono volte a garantire l’imparzialità delle procedure. Attraverso la previsione di limitazioni riferite alla situazione soggettiva dei possibili candidati, la legge n. 240 del 2010 ha inteso rafforzare, in termini assoluti e preclusivi, le garanzie di imparzialità della scelta dell’amministrazione.
Sino all’introduzione della disciplina in esame, ad evitare il pericolo di condizionamenti nello svolgimento della procedura era valso, invece, l’obbligo di astensione del soggetto che si trovasse in situazione di incompatibilità (art. 51 del codice di procedura civile, richiamato dall’art. 11 del d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487, «Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi»). Nelle cause di incompatibilità, e nei modi di farle valere, di cui all’art. 51 cod. proc. civ., la giurisprudenza amministrativa ha individuato un modello generale, estensibile a tutti i campi dell’azione amministrativa, quale applicazione dell’obbligo costituzionale d’imparzialità nelle procedure di accesso ad impieghi pubblici.
Appare dunque più aderente alle esigenze qui in gioco un bilanciamento che affidi la finalità di garantire l’imparzialità, la trasparenza e la parità di trattamento nelle procedure selettive a meccanismi meno gravosi, attinenti ai componenti degli organi cui è rimessa la valutazione dei candidati. Come già osservato, nell’art. 51 cod. proc. civ. è stata individuata l’espressione dell’obbligo costituzionale d’imparzialità nelle procedure di accesso all’impiego pubblico. E in tale articolo, là dove lo si è voluto, il coniugio è esplicitamente regolato, accanto al rapporto di parentela e di affinità fino al quarto grado…”.
Infine, osserva la Suprema Corte, “..è … significativo che, in altri sistemi giuridici vicini al nostro, da un lato, vengono promossi percorsi accademici che favoriscono l’unità familiare, e dall’altro lato, che qui maggiormente rileva, l’esigenza di preservare l’accesso alla carriera accademica da possibili condizionamenti è soddisfatta attraverso meccanismi diversi dalla drastica previsione dell’incandidabilità…“.
Conclusivamente, quindi, le questioni di illegittimità costituzionale sollevate dal CGA, sono state ritenute infondate, rilevandosi come “…l’attuale regolazione delle situazioni che precludono la partecipazione alle procedure di chiamata costituisce, dunque, il risultato di un bilanciamento non irragionevole tra la pluralità degli interessi in gioco. La disposizione censurata non si pone, dunque, in contrasto con il parametro di cui all’art. 3 Cost., né lede i principi di imparzialità e buon andamento di cui all’art. 97 Cost…”.
Rapporti di parentela e affinità nelle procedure di chiamata dei professori universitari
La Prima Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo, con sentenza n. 2004 del 26…
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Tags: art. 18, bilanciamento, concorsi pubblici, convivenza, Corte Costituzionale, docenti, incandidabilità, incompatibilità, lacuna, Legge 240/2010, Legge Gelmini, legittimità costituzionale, obbligo di astensione, parentela ed affinità, prima fascia, principio di imparzialitá, procedure di chiamata, professori universitari, ragionevolezza, rapporto di coniugio, seconda fascia, unità familiare, vincolo matrimoniale