Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/03/computo-dei-termini-prescrizione-successione.html
Timestamp: 2018-09-24 01:34:57+00:00
Document Index: 14834128

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 327', 'art. 327']

Computo dei termini e prescrizione: il caso della successione | Commercialista Telematico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24927 del 6.12.2016, ha chiarito alcuni rilevanti aspetti in tema di computo dei termini di impugnazione ed applicazione della eccezione di prescrizione.
Nel caso di specie, a seguito di denuncia di successione presentata in data 16/4/2004, venivano notificati alla contribuente, in data 18/7/2006, due avvisi di liquidazione dell’imposta di successione, per complessivi Euro 12.000,00.
Si trattava in particolare della successione paterna, apertasi quattordici anni prima, in data 16/6/1990, con rinuncia all’eredità della chiamata, all’epoca minore d’età, poi revocata in data 18/10/2002, con accettazione con beneficio d’inventario dell’eredità giacente, gravata da passività, e con successiva alienazione dei beni immobili rientranti nell’asse al fine di soddisfare i creditori ereditari.
La contribuente, sostenendo, tra l’altro, l’estinzione per prescrizione del credito erariale, proponeva ricorso innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Ravenna, che lo respingeva, con decisione poi confermata dalla Commissione Tributaria Regionale di Bologna.
Evidenziava, in particolare, il Giudice di secondo grado che il termine decennale di prescrizione del credito erariale doveva farsi decorrere dall’8/10/2002, data della revoca della rinuncia all’eredità; che la presentazione della denuncia di successione costituiva comunque comportamento concludente di rinuncia a far valere l’intervenuta estinzione della pretesa impositiva, della quale gli avvisi di liquidazione davano adeguatamente conto; che la decadenza dai termini di presentazione della dichiarazione di successione non dispensava dal pagamento della imposta di successione; e che delle passività iscritte nella dichiarazione non era stata offerta prova documentale.
La contribuente proponeva quindi ricorso per la cassazione della sentenza.
La Suprema Corte, nel decidere, respingeva innanzitutto l’eccezione, sollevata dalla controricorrente, di inammissibilità del ricorso per cassazione perché notificato successivamente alla scadenza del termine annuale previsto dall’art. 327 c.p.c. (nel testo applicabile ratione temporis antecedente alla novellazione di cui alla L. n. 69 del 2009).
Risultava, infatti, dagli atti di causa che la sentenza impugnata – non notificata – era stata depositata il 21 dicembre 2009, per cui il termine per impugnare andava a scadere il 7 febbraio 2011 (il 5 febbraio cadeva nella giornata di sabato e, ai sensi del comma 5 dell’art. 155 c.p.c., si applica in questi casi la proroga della scadenza del termine al primo giorno seguente non festivo), e poiché la spedizione a mezzo posta del ricorso era avvenuta, con raccomandata a.r., 1’8 febbraio 2011, essendo stato l’atto consegnato all’Ufficiale Giudiziario della Corte di Appello di Bologna il 7 febbraio, il suddetto termine “lungo” risultava rispettato.
Come è noto, sottolinea infatti la Corte, per il computo dei termini, a mese o ad anno, si osserva il calendario comune, facendo riferimento al nome e al numero attribuiti, rispettivamente, a ciascun mese e giorno ed il termine per la proposizione dell’impugnazione, stabilito a pena di decadenza dall’art. 327 c.p.c., tiene conto della sospensione dei termini processuali dal 1 agosto al 15 settembre di ogni anno (cd. periodo feriale, ora abbreviato al 31 agosto), a meno che la data di deposito cada durante lo stesso periodo feriale, nel qual caso, in base al principio secondo cui dies a quo non computatur in termine, esso decorre dal 16 settembre.
Il termine di decadenza dal gravame di cui all’art. 327 c. p. c., comma 1, va dunque calcolato ex nominatione dierum, prescindendo cioè dal numero dei giorni da cui è composto ogni singolo mese o anno, aggiungendo quarantasei giorni.
E’ sufficiente, inoltre, sottolinea ancora la Corte, la prova della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario per l’esecuzione della notifica, dato che è da quel momento che si integra il perfezionamento per il notificante…