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Timestamp: 2019-10-21 20:40:55+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2373', 'art. 2379']

Escluse dal voto le società collegate per la proposta di concordato fallimentare a causa del potenziale conflitto di interessi
Avv. Cristiano Augusto Tofani | 05/09/2018 12:56
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Voto società controllante, controllata o sottoposta a comune controllo rispetto alla proponente - Conflitto di interesse - Configurabilità - Esclusione dal voto - Fondamento
In tema di votazione nel concordato fallimentare, devono ritenersi escluse dal voto e dal calcolo delle maggioranze le società che controllano la società proponente o sono da essa controllate o sottoposte a comune controllo, poiché l'art. 127, c. 6, l.fall. contiene una disciplina applicabile in via estensiva a tutte le ipotesi di conflitto tra l'interesse comune della massa e quello del singolo creditore.
Corte di Cassazione, civ., sez. U, sentenza del 28 giugno 2018, n. 17186
Con la sentenza in commento, le Sezioni Unite Civili della Suprema Corte hanno posto fine al contrasto giurisprudenziale in tema di conflitto di interessi fra creditori nelle procedure di concordato preventivo e fallimentare.
Tale problematica - che nel vigore della previgente legge fallimentare aveva suscitato scarso interesse - è tornata improvvisamente al centro della scena in quanto, a seguito dell'intervenuta riforma, (i) è stato eliminato il controllo di convenienza del tribunale che "immunizzava", sia pure ex post rispetto alla votazione, i possibili effetti pregiudizievoli per i creditori di minoranza che potevano prodursi per effetto dell'esplicarsi di un conflitto d'interessi, con conseguente necessità di tutelare la genuinità della manifestazione del voto dei creditori rispetto alle possibili influenze esterne; (ii) è stata estesa la legittimazione alla proposizione del concordato fallimentare (prima riservata solo al fallito) anche ai creditori ed ai terzi, così aprendo le porte ad una ipotesi di possibile conflitto d'interessi del creditore che sia allo stesso tempo proponente.
Ad un maggior rilievo pratico della questione ha fatto, tuttavia, riscontro il permanere, in parte della dottrina e della giurisprudenza, di una certa diffidenza in ordine alla legittimità dell'inquadramento del tema nella fattispecie del conflitto d'interessi tra i creditori dovuta - oltreché dalla mancanza di una norma espressa al riguardo - dall'idea secondo cui vi sarebbe una incompatibilità logica tra la fattispecie del conflitto d'interessi e la disciplina concorsuale, e ciò precluderebbe anche la possibilità di trasporre in campo fallimentare i principi e le soluzioni raggiunte in ambito societario, con riferimento al conflitto d'interessi tra soci.
La differenza di ordine strutturale tra le due fattispecie rinverrebbe nel fatto che le società hanno una propria soggettività giuridica, potendo conseguentemente realizzarsi un conflitto tra l'interesse del socio e l'interesse della società (distinto dal primo), mentre nei concordati non si avrebbe una soggettivizzazione della massa dei creditori, così che il conflitto si porrebbe esclusivamente tra i singoli creditori, non già tra l'interesse particolare del creditore e l'interesse collettivo del distinto soggetto rappresentato dalla massa creditoria.
Il concordato, com'è noto, è un accordo tra debitori e creditori finalizzato a svolgere funzioni diverse a seconda che intervenga prima della dichiarazione di fallimento, con lo scopo di
evitare la procedura concorsuale (concordato preventivo), ovvero nel corso della procedura fallimentare, quale particolare modalità di conclusione della stessa (concordato fallimentare).
Il concordato, quindi, sia esso preventivo o fallimentare, è volto a bilanciare gli interessi della parte debitrice con quelli dei creditori, i quali devono esprimere parere favorevole alla procedura concordataria, tanto che la proposta di concordato viene approvata solo se riceve il voto favorevole dei creditori che "rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto", come rispettivamente previsto dagli artt. 127 L.F. (concordato fallimentare) e 177 L.F. (concordato preventivo).
È proprio in merito alla votazione dei creditori che sono insorti contrasti, alcuni dei quali risolti in via interpretativa dalla sentenza delle Sezioni Unite in commento. In particolare, il conflitto di interessi tra creditori nel sistema concordatario è da sempre oggetto di acceso dibattito giurisprudenziale e dottrinale e ciò, in quanto – diversamente da quanto accade in ambito societario, dove il conflitto di interesse tra soci è disciplinato rispettivamente all'art. 2373 c.c. per le società per azioni e all'art. 2379 ter c.c. per le società a responsabilità limitata – la normativa fallimentare non prevede disposizioni specifiche volte a tipizzare e regolamentare l'istituto.....Continua la lettura su Sistema Società, in PlusPlus24Diritto