Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-19954-del-10-08-2017
Timestamp: 2020-08-06 08:07:19+00:00
Document Index: 127874942

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 140', 'art. 26', 'art. 60', 'art. 145', 'art. 380', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 19954 del 10/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19954 del 10/08/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/08/2017, (ud. 08/06/2017, dep.10/08/2017), n. 19954
sul ricorso 6725/2016 proposto da:
EQUITALIA SUD SPA (OMISSIS), in persona del Responsabile,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MARGHERITA, 294, presso lo
studio dell’avvocato ENRICO FRONTICELLI BALDELLI, che la rappresenta
avverso la sentenza n. 4351/09/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, depositata il 22/07/2015;
partecipata dell’08/06/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO MANZON.
Con sentenza in data 18 giugno 2015 la Commissione tributaria regionale del Lazio respingeva l’appello proposto dalla IDCO srl in liquidazione avverso la sentenza n. 6903/12/14 della Commissione tributaria provinciale di Roma che ne aveva respinto il ricorso contro l’intimazione di pagamento IRES ed altro, IVA ed altro 1999. La CTR osservava in particolare che la procedura notificatoria della cartella esattoriale “atto presupposto” di quello impugnato si era ritualmente perfezionata ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, art. 140 c.p.c. e che ciò toglieva alcun pregio all’eccezione di prescrizione dei crediti erariali posti in esecuzione.
Con l’unico mezzo dedotto la ricorrente lamenta la violazione di plurime disposizioni legislative, poichè la CTR ha affermato la ritualità della notificazione dell’ “atto presupposto” (cartella esattoriale) di quello esattivo impugnato, così dirimendo di conseguenza la questione della prescrizione dei crediti tributari oggetto della controversia.
La censura è per un verso inammissibile e per un altro infondata.
Anzitutto va rilevato che sul compimento delle formalità di notificazione previste dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26,D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60,artt. 139 c.p.c. e segg., i giudici del merito si sono espressi nello stesso senso, sfavorevole alla società contribuente, in particolare sul punto della spedizione della “raccomandata informativa” conseguente alla irreperibilità relativa del legale rappresentante della società contribuente. In particolare la CTR ha accertato in fatto che dalla relata di notifica risulta inequivocabilmente il riferimento al numero della cartella esattoriale oggetto della presente lite, sicchè sotto tale profilo non possono aversi dubbi in ordine alla – necessaria – corrispondenza tra atto notificato ed atto impugnato.
Nel formulare, peraltro in modo non del tutto comprensibile, il mezzo in parte qua, la ricorrente chiede pertanto a questa Corte un’ ulteriore valutazione meritale dei fatti dedotti in giudizio, ma inammissibilmente, essendo consolidato il principio di diritto che “In tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste in un’erronea ricognizione da parte del provvedimento impugnato della fattispecie astratta recata da una norma di legge implicando necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta, mediante le risultanze di causa, inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito la cui censura è possibile, in sede di legittimità, attraverso il vizio di motivazione” (ex mrdtis Sez. 5, n. 26110 del 2015). Quanto alla dedotta violazione dell’art. 145 c.p.c., va semplicemente rilevato che l’Agente della riscossione ha effettuato la notifica presso il legale rappresentante della società contribuente, non essendo riuscito a notificare la cartella di pagamento de qua presso la sede societaria, facendo così applicazione dell’u.c., di detta disposizione codicistica nella versione vigente ratione temporis.
Ciò posto in punto notifica della cartella di pagamento impugnata, ne deriva automaticamente la completa infondatezza dell’eccezione di prescrizione sulla quale è pure tornata la ricorrente con la memoria depositata ex art. 380 bis c.p.c., comma 3.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.600 oltre Euro 200 per esborsi, 15% per contributo spese generali ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.