Source: http://www.democrazialegalita.it/index.php/fisco-e-dintorni/item/1107-2017-05-26-18-12-48
Timestamp: 2017-07-24 10:33:03+00:00
Document Index: 118586287

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 19', 'art.2', 'art. 19', 'art. 3']

<p>Storie di ordinaria follia burocratica: il caso del DLGS 150/2015</p>
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Venerdì, 26 Maggio 2017 18:09	Storie di ordinaria follia burocratica: il caso del DLGS 150/2015
L'art. 19 del DLGS 150 del 14 settembre prevede che "Sono considerati disoccupati i soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro di cui all'articolo 13, la propria immediata disponibilita' allo svolgimento di attivita' lavorativa..."La normativa nulla prevede in caso di dichiarazioni pregresse, ante entrata in vigore del DLGS 150/2015. Nel caso specifico il lavoratore che abbia dichiarato il proprio status di disoccupazione in data anteriore all'entrata in vigore del DLGS 150, in base cioè alla Legge 181/2000, in assenza di alcuna variazione intervenuta, in permanenza del suo status di disoccupazione, non sembra che abbia alcun obbligo di dichiarare, novandolo, "...il suo status di disoccupazione". Il legislatore se avesse voluto introdurre l'obbligo, per il lavoratore disoccupato pregresso, di dichiarare nuovamente "l'immediata disponibilità" al lavoro, successivamente all'entrata in vigore della nuova normativa, l'avrebbe previsto esplicitamente. Né tanto meno è pensabile che la norma possa avere effetti retroattivi stante il divieto imposto dalla Costituzione.	Inoltre l'art. 20 del DLGS 150 del 14 settembre 2015 prevede che il lavoratore, per confermare lo stato di disoccupazione, deve contattare il Centro per l'impiego entro 30 giorni dalla data della dichiarazione prevista dall'art. 19, comma 1. Il lavoratore cioè deve comunicare al centro per l'impiego in modo telematico la propria disponibilità a seguito di cessazione di impiego pregresso. Nulla è previsto per i disoccupati pregressi.In effetti, l'art. 20 del DLGS 150 del 14 settembre del 2015, prevede invece che, in mancanza (di dichiarazione di cui all'art. 19), il lavoratore è convocato presso il centro per l'impiego, entro il termine di cui all'art.2 comma 1 per la cosiddetta "profilazione e la stipula di un patto di servizio personalizzato". Quindi in assenza di dichiarazione da parte del lavoratore egli deve essere convocato dal centro per l'impiego.Di questa problematica l'INPS dovrebbe essere coinvolta e decidere in applicazione della norma non penalizzando le imprese in maniera ingiustificata ma nel rispetto della legge.La legge prevede l'impossibilità per i datori di lavoro ad accedere alle agevolazioni contributive in mancanza di dichiarazione di cui all'art. 19 del DLGS 150/2015. Tale obbligo, è lapallissiano, è a carico del lavoratore mentre la penalizzazione è a carico del datore di lavoro che non può accedere alle agevolazioni contributive previste dalla legge. E' ovvio che a tale proposito si pone un problema di incostituzionalità della norma in violazione dell'art. 3 della Costituzione atteso che i datori di lavoro, i cui dipendenti hanno adempiuto agli obblighi, hanno il diritto di accedere alla decontribuzione mentre gli altri datori di lavoro, i cui lavoratori non abbiano ottemperato all'obbligo della comunicazione prevista, sarebbero penalizzati per un obbligo che non incombeva direttamente su di loro. Ma di questo ovvio l'INPS non è responsabile.E' ovvio che la burocrazia italiana invece di semplificare, come dovrebbe essere per un paese moderno, complica le precedenti norme come avviene spesso facendo precipitare l'Italia in procedure ottocentesche. Penso a quante aziende sono e saranno penalizzate. Quante di esse subiranno, obtorto collo, ingiustizia grave per non poter utilizzare agevolazioni che altre invece usufruiranno. Penso soprattutto ai lavoratori vessati dalle nuove normative, direttive, circolari e complicanze applicative varie, alle penalizzazioni previste dal DLGS 150.	Letto 237 volte	Tweet
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