Source: http://www.self-entilocali.it/category/archivio-news/lopinione-di-federica-caponi/
Timestamp: 2017-11-17 19:36:56+00:00
Document Index: 71188410

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2437', 'art. 2033', 'sentenza ']

L’opinione di Federica Caponi | Corsi di formazione e seminari per enti locali, pubblica amministrazione e società partecipate
E’ stato pubblicato in G.U. 95/2017 il d.l. 50/2017, concernente “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”, in vigore dal 24 aprile 2017. Per gli enti locali, la manovra correttiva ha previsto importanti novità, tra l’altro, in materia di personale. Di seguito si riportano le norme ritenute più rilevanti in materia.
Le aziende pubbliche di servizi alla persona nella gestione del rapporto di lavoro dei dipendenti devono garantire imparzialità e trasparenza delle procedure sostanzialmente “pubbliche”, ma tale azione ha un rilievo prevalentemente “privatistico”. La natura giuridica di tali Aziende non è perfettamente delineata, pertanto, non possono essere considerate nel novero delle p.a.
I proventi delle sanzioni al CdS possono finanziare progetti incentivanti
Le risorse derivanti dalle sanzioni amministrative per la violazione al codice della strada possono finanziare progetti incentivanti ai sensi dell’art. 15, comma 5, del Ccnl. 1 aprile 1999, finalizzati al miglioramento della sicurezza stradale, al potenziamento dei controlli, a rafforzare il servizio di sorveglianza territoriale nelle ore notturne. Questo il chiarimento fornito dalla corte dei conti sezione controllo dell’Abruzzo,
Il Consiglio di amministrazione (ormai decaduto) che oppone una strenua difesa in sede stragiudiziale e giudiziale alla scelta del comune di nominare un Amministratore Unico risponde delle spese illegittimamente sostenute dall’Azienda. Questo il principio espresso dalla Corte dei conti, sez. giur. Toscana, con la sentenza n. 94 depositata il 1° aprile 2016,
Nei casi di trasferimento di personale ad altro ente pubblico derivante dalla soppressione di un ente, obbligatoriamente disposta dalla legge, non si ritiene applicabile il limite assunzionale fissato dalla normativa vigente in materia di spese di personale ai fini del coordinamento di finanza pubblica. La deroga al detto vincolo comporta, tuttavia, il necessario riassorbimento della spesa eccedente negli esercizi finanziari successivi a quello del superamento del limite.
L’ente locale socio, che ha deliberato la dismissione di una partecipata senza essere riuscito a vendere le quote, ha diritto a essere liquidato dalla società, ma tale decisione deve essere discussa dall’assemblea della società, che dovrà adottare misure idonee a garantirne l’attuazione. Il legislatore ha disciplinato una forma di liquidazione peculiare rispetto ai presupposti stabiliti nel codice civile per il recesso, introducendo ex lege un’ipotesi speciale valida solo per le società partecipate da enti pubblici, disciplinata dall’art. 1, comma 569 della legge 147/2013, ulteriore rispetto a quelle ordinarie contemplate dall’art. 2437 c.c., ma le decisioni assunte dall’ente pubblico socio non vincolano automaticamente la società, essendo rimessa all’assemblea della partecipata la valutazione sulle modalità attuative più idonee della decisione espressa dal socio.
Gli enti locali dal 2016 saranno nuovamente assoggettati a stringenti vincoli al turn over e ai fondi per la produttività e incentivazione del personale, compreso quello con qualifica dirigenziale. Dal 2016 tutti gli enti locali saranno assoggettati agli stessi vincoli assunzionali, essendo tutti vincolati al rispetto dei nuovi saldi ed essendo venuta meno la distinzione enti assoggettati, e non, al patto di stabilità. Pertanto, tutti gli enti locali: con popolazione inferiore a 1000 abitanti; con popolazione superiore a 1000 abitanti; le unioni di comuni; i comuni istituiti a seguito di fusione, che avevano la possibilità a fronte di un rapporto tra spesa di personale e quella di parte corrente inferiore al 30%, di assumere nei primi cinque anni dalla fusione rispettando solo il limite della somma delle spese di personale sostenute dai singoli enti nell'anno precedente, senza alcun altro vincolo per le assunzioni a tempo indeterminato e determinato (comma 450 legge 190/2014), dovranno, in attesa dell’entrata ...
Il recupero di emolumenti indebitamente corrisposti ai dipendenti costituisce per l’ente pubblico datore di lavoro è doveroso, esercizio di un vero e proprio diritto oggettivo a contenuto patrimoniale, ex art. 2033 c.c., privo di valenza provvedimentale. L’Amministrazione però non può pretendere di ripetere le somme al lordo delle ritenute fiscali (e previdenziali e assistenziali). Questo l’importante principio sancito dalla Corte dei conti, sezione controllo per la Regione Umbria, con la deliberazione 120/2015 con cui ha risposto a un sindaco che aveva chiesto chiarimenti in merito alle corrette modalità di recupero delle somme che, a seguito di una verifica del Mef sulla corretta quantificazione ed erogazione del fondo incentivante, l’ente doveva richiedere ai propri dipendenti.
I provvedimenti di inquadramento dei pubblici dipendenti hanno natura di atti autoritativi e, come tali, sono soggetti al termine decadenziale di impugnazione, decorso il quale per il dipendente coinvolto non è possibile agire per ottenere un diverso inquadramento. Non è ammissibile, infatti, neppure proporre un autonomo giudizio di accertamento per la disapplicazione dei provvedimenti dell'ente datore di lavoro, in quanto il dipendente, a fronte della potestà organizzatoria della p.a., è titolare soltanto di un mero interesse legittimo. Questo il principio ribadito dal consiglio di Stato, nella sentenza n. 3912 depositata l’11 agosto 2015, con la quale è stato respinto l’appello presentando da un dipendente di un ente pubblico avverso la pronuncia del Tar che aveva negato la richiesta dello stesso volta a ottenere un miglior inquadramento nella struttura organizzativa dell’ente.
Le risorse destinate al finanziamento della retribuzione di risultato eventualmente non spese non possono essere riportate in aumento nel fondo dell’anno successivo. Questo il chiarimento fornito dall’Aran in una nota (Prot. 18248/2015) con cui ha risposto a un quesito presentato da un Comune in merito alla corretta interpretazione dell’articolo 28 del Ccnl. 23 dicembre 1999, Area II dirigenti, e in particolare a se sia corretto che le risorse destinate al finanziamento della retribuzione di risultato, e non utilizzate nel corso dell'anno di riferimento, siano trasportate sempre nell’anno successivo, in aggiunta a quelle annuali ordinariamente disponibili e se queste risorse aggiuntive (eventuali) abbiano natura di “una tantum”, non potendo essere considerate un incremento permanente. L’Agenzia ha chiarito che i risparmi nell’erogazione della retribuzione di risultato per mancato o parziale raggiungimento degli obiettivi nell'anno di riferimento non possono legittimare l'applicazione del citato articolo 28.