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Timestamp: 2018-07-18 16:38:05+00:00
Document Index: 60049992

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 8', 'art. 36', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 4']

Il regime giuridico dei lavori socialmente utili
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G. Crepaldi (www.ilpersonale.it 20/10/2008) - Untitled Document
Di frequente la giurisprudenza della Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dei lavori socialmente utili, con particolare riferimento alla natura del rapporto di lavoro che si instaura tra il lavoratore ed il datore di lavoro, agli aspetti retributivi e previdenziali ed alla giurisdizione. La normativa di riferimento è costituita dal d.lgs. 1° dicembre 1997 n. 468 sucessivamente modificato dal d.lgs. 28 febbraio 2000 n. 81.
La natura del rapporto.
La disciplina dei lavori socialmente utili attiene essenzialmente alla tutela degli interessi particolari dei lavoratori direttamente impegnati, ma anche e soprattutto alla tutela degli interessi generali della collettività, offrendo un’opportunità d`inserimento professionale alle fasce deboli di lavoratori nel rispetto della funzionalità della spesa pubblica; per questo motivo, l`attività della p.a. in tema di avviamento ai lavori socialmente utili è retta da norme volte a garantire primariamente interessi pubblici (Tar Campania, Napoli, sez. V, 26 febbraio 2002 n. 1113).
I rapporti tra P.A. e lavoratori socialmente utili non possono essere qualificati come rapporti di pubblico impiego: il rapporto dei lavoratori socialmente utili trae origine da motivi assistenziali, rientrando nel quadro dei c.d. ammortizzatori sociali (messa in mobilità dei lavoratori in esubero; collocamento in cassa integrazione; trattamento di disoccupazione) e rappresenta uno strumento innovativo per fronteggiare la disoccupazione soprattutto (ma non esclusivamente) giovanile, così da nascere con una connotazione marcatamente previdenziale ed assistenziale (Corte di Cassazione, sez. un. civ., 3 gennaio 2007 n. 3).
I diritti del lavoratore socialmente utile, affermati dalla legge, trovano il loro fondamento nel disposto dell’art. 38 Cost. (Corte di Cassazione, sez. un. civ., 22 febbraio 2005 n. 3508).
Il lavoro socialmente utile comporta un impegno lavorativo certamente precario; ciò impedisce al lavoratore, impegnato in attività presso le amministrazioni pubbliche, la rivendicazione nel confronti delle amministrazioni stesse di un rapporto di lavoro subordinato e dei suoi consequenziali diritti (Corte di Cassazione, ult. cit.).
Il progetti di lavoro socialmente utile non comportano la cancellazione dalle liste di collocamento o di mobilità (art. 8, d.lgs 468/97; sul punto v., fra le tante, Cons. Stato, sez. VI, 27 giugno 2007 n. 3664).
Per quanto esposto, i lavori socialmente utili non costituiscono un "servizio effettivo" prestato in costanza di un rapporto d’impiego ed è legittimo il provvedimento di esclusione da un concorso il cui bando richiede, per la partecipazione, la sussistenza di un precedente rapporto di pubblico impiego, nel caso in cui l’interessato abbia svolto attività lavorativa quale lavoratore socialmente utile, non potendo i lavori socialmente utili essere qualificati come riferibili ad un rapporto di impiego (Cons. Stato, sez. VI, 25 settembre 2006 n. 5600).
Per la stessa ragione deve ritenersi che la sussistenza del rapporto di lavoro socialmente utile non sia idonea di per sé ad escludere lo stato di familiare a carico in sede di formazione di una graduatoria di concorso. E’ pertanto illegittimo il provvedimento con il quale, in sede di formazione delle graduatorie per l’avviamento al lavoro, non si attribuisce ad un interessato il punteggio aggiuntivo relativo al carico familiare del marito, erroneamente considerato come occupato, facendo riferimento al fatto che lo stesso è stato impiegato in lavori socialmente utili.
Aspetti retributivi.
Il lavoro socialmente utile presenta, anche dal punto di vista retributivo, caratteri del tutto peculiari quali l’occupazione per non più di ottanta ore mensili e la corresponsione di un compenso orario uguale per tutti. Tale compenso è sostitutivo della indennità di disoccupazione ed è versato dallo Stato e non dal datore di lavoro; non è commisurato alla quantità e qualità del lavoro svolto, come previsto in via generale dall’art. 36 Cost., ma è stato predeterminato in maniera fissa, dapprima, costituito da una indennità oraria (qualificata sussidio ex art. 1, comma 3, d.l. 14 giugno 1995, n. 232) e successivamente sostituito da una prestazione mensile. Tali emolumenti, a cui il lavoratore ha diritto, hanno natura non già retributiva, ma previdenziale.
Il finanziamento dei lavori socialmente utili è stato posto sin dall’inizio a carico del fondo per l’occupazione (art. 14, d.l. 16 maggio 1994 n. 299; art. 11, d.lgs. n. 468/97; art. 8 d.lgs. n. 81/2000), la cui quota viene ripartita tra le Regioni e che in caso di rinnovo di un rapporto, che è a termine (articolo 14 Dl 299/94; articolo 4 D.Lgs 81/2000) fa carico sullo stesso fondo la misura del 50% del compenso, restando l’altra metà a carico dei soggetti utilizzatori (art. 4, d.lgs. n. 81/2000).
I sono caratterizzati da una limitazione delle assicurazioni obbligatorie a quelle contro gli infortuni e le malattie professionali (Cons. Stato, sez. VI, 27 giugno 2007 n. 3664, Cons. Stato, sez. VI, 10 marzo 2003, n. 1301-1307; Cons. Stato, sez. VI, 18 marzo 2003 n. 1424; Cons. Stato, sez. VI, 17 settembre 2003 n. 5278; Cons. Stato, sez. VI, 31 agosto 2004 n. 5726).
Tali elementi determinano la riconduzione dell`istituto al di fuori dell`ambito del rapporto di impiego, pur dovendosi riconoscere alcune garanzie di carattere fondamentale, quale ad esempio l`indennità di maternità (Consiglio di Stato, sez. VI, 11 settembre 2008 n. 4344).
Le posizioni soggettive dei lavoratori, riguardo alla formazione delle graduatorie ed all`emissione degli atti di avviamento, nelle controversie in cui si deducano vizi di avviamento ai lavori socialmente utili, hanno consistenza non di diritto soggettivo, ma d’interesse legittimo, con conseguente giurisdizione del giudice amministrativo (Tar Campania, Napoli, sez. V, 26 febbraio 2002 n. 1113; Tar Calabria, 10 marzo 1999 n. 312).
Viceversa, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario in ordine alla domanda con la quale un lavoratore socialmente utile rivendica il trattamento economico mensile non corrisposto (Corte di Cassazione, sez. un. civ., 3 gennaio 2007 n. 3), atteso che detta pretesa si configura come un diritto soggettivo, per la mancanza nell’ente pubblico di qualsiasi discrezionalità sull’an e sul quantum dell’ammontare di detto trattamento (Corte di Cassazione, sez. un. civ., 26 novembre 2004 n. 22276)