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Timestamp: 2020-04-02 04:06:32+00:00
Document Index: 51078725

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 62', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 63', 'art. 79', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 4', 'sentenza ']

Immigrati: UE, vietata la reclusione durante la procedura di rimpatrio Corte di Giustizia UE , sez. Grande, sentenza 06.12.2011 n° C-329/11 (Immigrazione) - GuideLegali.it
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La ''direttiva rimpatri'' non ammette una normativa nazionale che, nel corso della procedura di rimpatrio, infligga al cittadino di un Paese terzo, che soggiorni irregolarmente, la pena della reclusione. Lo ha ribadito la Corte di Giustizia dell'Unione Europea nella sentenza relativa alla controversia fra un cittadino armeno e lo Stato francese. In particolare, l'uomo era entrato in Francia nel 2008 e nel 2009 una decisione del prefetto lo aveva obbligato a lasciare il territorio francese, corredata di un termine di un mese per la partenza volontaria. In seguito al suo rifiuto, nel giugno 2011 era stato colpito da una nuova decisione di rimpatrio, sotto forma di decreto di riaccompagnamento coattivo alla frontiera, senza un termine per la partenza volontaria. Le autorita' francesi, inoltre, avevano disposto il fermo di polizia e, successivamente, il trattenimento per soggiorno irregolare. La Corte europea ha ricordato che in assenza di partenza volontaria, la direttiva 'rimpatri' obbliga gli Stati membri a procedere all'allontanamento forzato applicando misure che siano il meno possibile coercitive. Solo quando l'allontanamento rischia di essere compromesso, lo Stato membro puo' ricorrere al trattenimento dell'interessato, per una durata che non puo' mai superare i 18 mesi.
Sentenza 6 dicembre 2011
«Spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia – Direttiva 2008/115/CE – Norme e procedure comuni in materia di rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare – Normativa nazionale che prevede, in caso di soggiorno irregolare, la pena della reclusione e un’ammenda»
Nel procedimento C-329/11,
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. A. Tizzano, J.N. Cunha Rodrigues, K. Lenaerts, J.-C. Bonichot, J. Malenovský, U. Lõhmus e M. Safjan, presidenti di sezione, dai sigg. A. Borg Barthet, M. Ilešic (relatore), A. Arabadjiev, dalla sig.ra C. Toader e dal sig. J.-J. Kasel, giudici
7 Gli artt. 6-9 della direttiva 2008/115 così recitano:
10 Ai sensi dell’art. L. 211-1 del Codice francese dell’ingresso e del soggiorno degli stranieri e del diritto d’asilo (in prosieguo: il «Ceseda»), «[p]er entrare in Francia, lo straniero deve essere munito (…) dei documenti e dei visti richiesti dalle convenzioni internazionali e dai vigenti regolamenti (…)».
11 A norma dell’art. L. 311-1 di tale Codice «(…) lo straniero di età superiore ai diciotto anni che intenda soggiornare in Francia deve, una volta passati tre mesi dal suo ingresso in Francia, essere munito di un permesso di soggiorno».
12 L’art. L. 551-1 del Ceseda, nella versione vigente all’epoca dei fatti della causa principale, era redatto nei seguenti termini:
13 L’art. L. 552-1, prima frase, del Ceseda, nella versione vigente all’epoca dei fatti della causa principale, disponeva che «[q]uando è trascorso un periodo di quarantotto ore dalla decisione di trattenimento, il giudice delle libertà e della detenzione è adito ai fini del prolungamento del trattenimento».
14 L’art. L. 621-1 del Ceseda così dispone:
«Lo straniero che sia entrato o abbia soggiornato in Francia senza conformarsi agli artt. L. 211-1 e L. 311-1 o si sia trattenuto in Francia oltre il termine autorizzato dal visto è punito con un anno di reclusione e un’ammenda di EUR 3 750.
15 Alcune di queste disposizioni del Ceseda sono state modificate dalla legge 16 giugno 2011, n. 2011-672, sull’immigrazione, l’integrazione e la nazionalità (JORF del 17 luglio 2011, pag. 10290), entrata in vigore il 18 luglio 2011. L’art. L. 621-1 del Ceseda non fa parte di tali disposizioni modificate.
16 Secondo l’art. 62-2 del Codice di procedura penale, nella versione vigente all’epoca dei fatti della causa principale:
19 Il sig. Achughbabian veniva sottoposto a fermo di polizia in quanto sospettato di aver commesso e di continuare a commettere il reato previsto all’art. L. 621-1 del Ceseda.
22 Il 27 giugno 2011 il giudice delle libertà e della detenzione del Tribunal de grande instance de Créteil, adito ai sensi dell’art. L. 552-1 del Ceseda ai fini della proroga del trattenimento oltre le 48 ore, disponeva tale proroga e respingeva le eccezioni di nullità sollevate dal sig. Achughbabian contro, in particolare, il fermo di polizia cui era stato sottoposto.
23 Una di dette eccezioni era tratta dalla sentenza 28 aprile 2011, causa C-61/11 PPU, El Dridi (non ancora pubblicata nella Raccolta), in cui la Corte ha dichiarato che la direttiva 2008/115 osta ad una normativa di uno Stato membro che preveda la pena della reclusione per il solo motivo che un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno è irregolare, in violazione di un ordine di lasciare il territorio di tale Stato membro entro un determinato termine, permanga in detto territorio senza un giustificato motivo. Secondo il sig. Achughbabian, da tale sentenza si evince che la pena detentiva prevista dall’art. L. 621-1 del Ceseda è incompatibile con il diritto dell’Unione. Alla luce di tale incompatibilità e della regola per cui il fermo di polizia può essere disposto unicamente in caso di sospetto di un reato passibile della pena della reclusione, il procedimento seguito in questa fattispecie sarebbe irregolare.
24 Il 28 giugno 2011 il sig. Achughbabian ha interposto appello avverso l’ordinanza del giudice delle libertà e della detenzione del Tribunal de grande instance de Créteil dinanzi alla Cour d’appel de Paris. Quest’ultima ha dichiarato che il sig. Achughbabian è di nazionalità armena, che è stato sottoposto a fermo di polizia e successivamente a un trattenimento per soggiorno irregolare e che ha eccepito che l’art. L. 621-1 del Ceseda è incompatibile con la direttiva 2008/115, come interpretata nella citata sentenza El Dridi.
«Se, tenuto conto del suo ambito di applicazione, la direttiva [2008/115] osti ad una norma nazionale come l’art. L. 621-1 del [Ceseda] che prevede l’irrogazione della pena della reclusione ad un cittadino di un paese terzo esclusivamente in ragione del suo ingresso o soggiorno irregolare sul territorio nazionale».
30 Tale conclusione è corroborata dal diciassettesimo ‘considerando’ di detta direttiva, dal quale si deduce che le condizioni dell’arresto iniziale di cittadini di paesi terzi sospettati di soggiornare in modo irregolare in uno Stato membro rimangono disciplinate dal diritto nazionale. Peraltro, come ha osservato il governo francese, la finalità della direttiva 2008/115 - ossia l’efficace rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare - risulterebbe compromessa se gli Stati membri non potessero evitare, mediante una privazione di libertà come il fermo di polizia, che una persona sospettata di soggiornare irregolarmente fugga ancora prima che la sua situazione abbia potuto essere chiarita.
32 Da quanto precede risulta che la direttiva 2008/115 non vieta né una disciplina nazionale come l’art. L. 621-1 del Ceseda, nella parte in cui quest’ultima qualifica il soggiorno irregolare di un cittadino di un paese terzo come reato ed irroga sanzioni penali, compresa la pena della reclusione, per reprimere tale tipo di soggiorno, né la detenzione di un cittadino di un paese terzo allo scopo di determinare se il suo soggiorno sia regolare oppure no. Tuttavia, occorre anche verificare se tale direttiva osti ad una disciplina come quella istituita dall’art. L. 621-1 del Ceseda laddove quest’ultima può condurre alla reclusione nel corso del procedimento di rimpatrio disciplinato da detta direttiva.
33 A questo proposito, la Corte ha già rilevato che, nonostante la legislazione penale e le norme di procedura penale rientrino, in linea di principio, nella competenza degli Stati membri, su tale ambito del diritto può nondimeno incidere il diritto dell’Unione. Pertanto, sebbene né l’art. 63, primo comma, punto 3, lett. b), CE – disposizione che è stata ripresa dall’art. 79, n. 2, lett. c), TFUE – né la direttiva 2008/115, adottata in particolare sul fondamento di detta disposizione del Trattato CE, escludano la competenza penale degli Stati membri in tema di immigrazione clandestina e di soggiorno irregolare, questi ultimi devono fare in modo che la propria legislazione in materia rispetti il diritto dell’Unione. Detti Stati non possono applicare una normativa penale tale da compromettere la realizzazione degli obiettivi perseguiti da tale direttiva e da privare così quest’ultima del suo effetto utile (sentenza El Dridi, cit., punti 53-55 e la giurisprudenza ivi citata).
34 Per quanto concerne la questione diretta a chiarire se la direttiva 2008/115 osti, per ragioni analoghe a quelle esposte dalla Corte nella citata sentenza El Dridi, ad una disciplina come quella istituita dall’art. L. 621-1 del Ceseda, occorre anzitutto constatare che la situazione del ricorrente nella causa principale è riconducibile a quella descritta all’art. 8, n. 1, di tale direttiva.
42 Per quanto riguarda la circostanza che, fino ad ora, il sig. Achughbabian non è stato condannato alla pena della reclusione e all’ammenda previste all’art. L. 621-1 del Ceseda, occorre rilevare che è pacifico che l’emanazione di un decreto di accompagnamento coattivo alla frontiera nei suoi confronti è stata fondata sulla constatazione del reato di soggiorno irregolare previsto da tale articolo e che quest’ultimo, a prescindere dal contenuto delle circolari citate dal governo francese, è idoneo a condurre alla condanna alle suddette pene. Pertanto, l’art. L. 621-1 del Ceseda, così come la questione della sua compatibilità con il diritto dell’Unione, risultano pertinenti nella causa principale, considerato che, tra l’altro, il giudice del rinvio e il governo francese non hanno menzionato né un’archiviazione né, più in generale, una decisione che escluda definitivamente qualsiasi possibilità di perseguire il sig. Achughbabian per detto reato.
43 Del resto, e come ricordato al punto 33 della presente sentenza, occorre sottolineare il dovere incombente agli Stati membri - derivante dall’art. 4, n. 3, TUE e ricordato al punto 56 della citata sentenza El Dridi - di adottare tutte le misure idonee a garantire l’esecuzione degli obblighi risultanti dalla direttiva 2008/115 e di astenersi da qualsiasi provvedimento suscettibile di pregiudicare la realizzazione dei suoi obiettivi. È necessario che le disposizioni nazionali applicabili non siano tali da poter compromettere la corretta applicazione delle norme e delle procedure comuni sancite da detta direttiva.
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