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Timestamp: 2019-12-07 16:07:43+00:00
Document Index: 76011652

Matched Legal Cases: ['art. 279', 'art. 279', 'art. 279', 'sentenza ', 'art. 110', 'art. 606', 'art. 606', 'art. 279', 'art. 616', 'sentenza ']

Cass. Pen. Sez. III 20/03/2019 n. 12248 - Quale ruolo per il proprietario dei locali ove si svolgono condotte illecite ai sensi dell’art. 279 comma1? - Tuttoambiente.it
Responsabilità ambientali (39)
Rifiuti (1734)
Quale ruolo per il proprietario dei locali ove si svolgono condotte illecite ai sensi dell’art. 279 comma1?
n. 12248
In tema di emissioni in atmosfera, il proprietario dell’immobile concesso in godimento ad altri è da ritenersi concorrente nel reato di cui all’art. 279 comma 1 D.Lvo n. 152/06 da questi ultimi commesso, qualora non controlli sull’esercizio delle attività ivi svolte o, se a conoscenza di condotte illecite, non ponga in essere concreti tentativi di eliminazione del problema.
1.Con sentenza in data 30.9.2016 il Tribunale di Salerno ha condannato P. A. alle pene di legge per la contravvenzione di cui al capo E), art. 110 cod. pen. e 279, comma 1, d.lgs. n. 152/2006, in relazione al precedente ART. 269, perché in qualità di proprietaria e committente dei lavori, in concorso, aveva installato e messo in esercizio un impianto dì autocarrozzeria con annesso forno di verniciatura che produceva emissioni in atmosfera, senza essere in possesso della prescritta autorizzazione, in Montecorvino Rovella il 15.2.2013.
2.Con il primo motivo l'imputata deduce la violazione dell'art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen. Espone che era stata condannata per un improbabile fatto colposo in fatto doloso altrui; che vi era contrasto tra la condanna e l'imputazione; che la condanna era incoerente con le premesse storiche acquisite in dibattimento e cioè con la denuncia sporta da suo marito contro il M.C. che occupava i locali perché le attività ivi svolte erano incongruenti con la destinazione degli stessi.
Con il secondo motivo deduce la violazione dell'art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., in relazione all'omessa motivazione del danno da liquidarsi in favore della parte civile.
3.Il ricorso è manifestamente infondato.
Ed invero il Tribunale con motivazione immune da censure ha accertato che nell'immobile di proprietà dell'imputata veniva esercitata l'attività di autocarrozzeria con annesso forno in verniciatura che produceva emissioni in atmosfera, senza le autorizzazioni di legge, in violazione dell'art. 279 d.lgs. n. 152/2006, e che la donna era concorrente in tale illecita attività perché al momento della concessione in godimento dei locali al M., peraltro senza regolare contratto, non aveva controllato quale attività vi avrebbe svolto.
Ritiene il Collegio che non vi sia un contrasto tra contestazione e condanna, perché all'imputata è stato correttamente ascritto il concorso in qualità di proprietaria dell'immobile ove si svolgeva l'illecita attività. Né vale in senso contrario argomentare che il marito aveva denunciato il M.. Premesso che l'imputata non ha allegato nel ricorso di aver devoluto questo specifico tema all'attenzione del Giudice di primo grado che non ne ha fatto menzione in sentenza, va osservato che la mera denuncia non determina esonero da responsabilità, in un caso siffatto di grave superficialità dell'imputata, mancando ulteriori elementi comprovanti concreti tentativi di eliminazione del problema (ad esempio, diffide, intimazioni, o richieste al coimputato di rilascio immediato dei locali).
Il secondo motivo risulta svolto in modo del tutto generico, perché la ricorrente non ha dedotto le ragioni fondanti l'opposizione alla costituzione di parte civile, non consentendo a questa Corte di apprezzare i provvedimenti resi dal Tribunale di Salerno in merito.
Sulla base delle considerazioni che precedono, la Corte ritiene pertanto che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con conseguente onere per la ricorrente, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese del procedimento. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza "versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", si dispone che la ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Le spese alla parte civile si liquidano come in dispositivo, tenuto conto dell'attività processuale compiuta dal difensore.