Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7765-del-20-03-2019
Timestamp: 2019-06-16 22:29:55+00:00
Document Index: 77822832

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 111', 'art. 132', 'art. 118', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 54', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 360', 'art. 100', 'art. 1', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 7765 del 20/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7765 del 20/03/2019
Cassazione civile sez. trib., 20/03/2019, (ud. 23/10/2018, dep. 20/03/2019), n.7765
sul ricorso iscritto al n. 16702/2013 R.G. proposto da:
D.C.M., G.L. e G.S., elettivamente
domiciliati in Licata, via Sole n. 3, presso lo studio dell’avv.
Angelo Magliarisi, che li rappresenta e difende giusta procura
Sicilia n. 62/35/12, depositata l’11 maggio 2012.
1. con sentenza n. 62/35/12 dell’11/05/2012, la CTR della Sicilia ha rigettato gli appelli riuniti proposti dalla Agenzia delle entrate avverso le sentenze nn. 234, 235, 171, 172, 170 e 173/01/07 della CTP di Agrigento, che avevano accolto i ricorsi rispettivamente proposti da D.C.M., G.L. e G.S. (la prima nella qualità di ex legale rappresentante della G. s.r.l., che aveva mutato denominazione in Ratto s.r.l., e gli altri nella qualità di soci della società) avverso gli avvisi di accertamento notificati alla cessata legale rappresentante e a due soci della società, il primo a fini IRPEG, IRAP e IVA e gli altri a fini IRPEF per maggior reddito da capitale dei soci, tutti relativi agli anni d’imposta 1999 e 2000;
1.1. come si evince dalla sentenza della CTR e dalle difese delle parti: a) la vicenda trae origine da una verifica fiscale nei confronti della G. s.r.l. e, in conseguenza dell’accertamento di un maggior reddito d’impresa a carico della società a ristretta base sociale, venivano notificati, anche ai soci, tre avvisi di accertamento (l’uno nei confronti della società e gli altri a due dei soci) per maggior reddito da capitale derivante dalla distribuzione di utili extrabilancio; b) la CTP accoglieva i ricorsi proposti dai contribuenti; t) l’Agenzia delle entrate proponeva separati appelli davanti alla CTR;
1.2. la CTR, previa riunione dei giudizi, rigettava l’appello erariale osservando che: a) l’avviso di accertamento emesso nei confronti della G. s.r.l. “avrebbe dovuto essere emesso nei confronti della società Ratto s.r.l. e notificato al suo nuovo legale rappresentante”, essendo l’Amministrazione finanziaria a conoscenza della variazione della denominazione sociale e della cessazione della carica di legale rappresentante originariamente sussistente in capo alla D.C.; b) ne conseguiva la conferma della sentenza di primo grado che aveva dichiarato la nullità dell’avviso di accertamento erroneamente notificato alla G. s.r.l. in persona dell’ex legale rappresentante e non già alla Ratto s.r.l.; c) poichè la soluzione delle controversie relative ai soci era strettamente consequenziale alla decisione della controversia relativa alla società, conclusasi favorevolmente per quest’ultima, non poteva neppure discutersi della possibilità di applicare la presunzione di distribuzione degli utili non contabilizzati, mancando l’atto di accertamento di tali utili, con conseguente impossibilità di effettuarne l’automatica imputazione ai soci;
2. avverso la menzionata sentenza, l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso per cassazione, affidato a sei motivi, illustrati con memoria ex art. 380 bis. 1 c.p.c.;
3. con il secondo motivo di ricorso si deduce la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 111 Cost., comma 6, dell’art. 132c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 118 disp. att. c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, art. 36, comma 2, nn. 2 e 4, e art. 54 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, evidenziandosi la nullità della sentenza perchè la CTR non avrebbe speso alcuna parola per spiegare le ragioni che l’hanno condotta a ritenere che l’avviso di accertamento avrebbe dovuto essere notificato alla Ratto s.r.l.;
4. con il terzo motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa e insufficiente motivazione della sentenza circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, evidenziandosi che la CTR non avrebbe tenuto conto delle considerazioni espresse dall’Ufficio in ordine alla regolarità della notificazione dell’avviso di accertamento effettuata nei confronti dell’amministratore della G. s.r.l., D.C.M.;
5. con il quarto motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate contesta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, artt. 10, 13 e 50, nonchè del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziando che gli atti sui quali la CTR ha fondato il proprio convincimento in ordine alla carenza di legittimazione passiva della D.C. (atto di cessione di quote e verbale di assemblea straordinaria) non siano opponibili all’Agenzia delle entrate, non avendo quest’ultima rinvenuto traccia della registrazione degli stessi nei propri archivi e non avendo la società contribuente ottemperato all’obbligo di comunicare la variazione ai sensi della normativa vigente;
6. con il quinto motivo di ricorso si contesta la violazione dell’art. 100 c.p.c. e del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1,in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi che la statuizione della sentenza impugnata, con la quale si fa rilevare il difetto di legittimazione passiva della D.C. all’impugnazione dell’avviso di accertamento con conseguente annullamento di quest’ultimo atto, è errata in diritto, in quanto la CTR avrebbe dovuto limitarsi a dichiarare l’inammissibilità del ricorso;
7. il quinto motivo, avente carattere pregiudiziale, è fondato;
7.1. secondo la giurisprudenza di questa Corte, “la persona che, in un avviso di accertamento, è indicata erroneamente come legale rappresentante della società di capitali cui l’avviso è rivolto, è priva di interesse ad impugnare l’avviso stesso, con la conseguenza che l’eventuale ricorso da essa proposto va dichiarato inammissibile, potendo essa, qualora l’esattore inizi l’azione di riscossione della sanzione nei suoi confronti, impugnare l’avviso di mora, al fine di contestare il rapporto di rappresentanza e la propria responsabilità” (Cass. n. 9282 del 07/06/2012; Cass. n. 29377 del 16/12/2008);
7.2. ne consegue che ha errato la CTR a confermare la sentenza della CTP che aveva dichiarato la nullità dell’avviso di accertamento, in quanto avrebbe dovuto limitarsi ad una pronuncia di inammissibilità del ricorso, salva l’eventuale impugnazione della cartella di pagamento ai fini della contestazione del rapporto di rappresentanza;
7.3. sul punto, la sentenza va, dunque, cassata, con conseguente decisione nel merito e declaratoria di inammissibilità del ricorso proposto da D.C.M.;
8. l’accoglimento del quinto motivo comporta l’assorbimento dei motivi secondo, terzo e quarto;
9. con il sesto motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 2909 c.c., nonchè degli artt. 112,115 e 324 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi, con riferimento alle statuizioni rese nei confronti dei soci, che l’avviso di accertamento emesso nei confronti della G. s.r.l. non è nullo e che la CTR ha errato nell’affermare la preclusione dell’esercizio della pretesa impositiva per effetto del presunto giudicato esterno derivante dalla sentenza della CTP di Agrigento n. 240/01/07, intervenuta tra l’Agenzia delle entrate e la Ratto s.r.l.;
10. il motivo è fondato;
10.1. si è già detto al p. 7.2. che l’avviso di accertamento nei confronti della società non può essere ritenuto nullo;
10.2. ne consegue che viene meno la circostanza fattuale sulla base della quale la CTR ha ritenuto l’invalidità (derivata) degli avvisi di accertamento notificati ai soci G.;
10.3. con riferimento, poi, alla seconda ratio decidendi della sentenza impugnata (giudicato relativo alla sentenza di cessazione della materia del contendere emessa nei confronti della Ratto s.r.l. sul presupposto che quest’ultima sia responsabile solo a far data dal 08/07/2003), basterà osservare che non v’è in atti la sentenza della CTP con attestazione del passaggio in giudicato, attestazione necessaria per ogni valutazione al riguardo (da ultimo, Cass. n. 20974 del 23/08/2018);
11. in conclusione, vanno accolti il quinto ed il sesto motivo di ricorso, rigettato il primo e assorbiti gli altri; la sentenza impugnata va cassata con riferimento ai motivi accolti e, con riferimento al quinto motivo, va decisa nel merito, con dichiarazione di inammissibilità del ricorso originariamente proposto da D.C.M.; con riferimento al sesto motivo, va rinviata alla CTR della Sicilia, in diversa composizione, per nuovo esame;
11.1. quanto alle spese, con riferimento al giudizio tra l’Agenzia delle entrate e D.C.M., sussistono giusti motivi, in ragione della peculiare questione di diritto affrontata, per la compensazione delle spese di lite relative ai giudizi di merito, dovendo invece la controricorrente essere condannata al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese relative al presente giudizio, liquidate come in dispositivo;
11.2. con riferimento ai restanti giudizi, la liquidazione delle spese va rimessa al giudice del rinvio.
La Corte accoglie il quinto e sesto motivo di ricorso, rigetta il primo motivo e dichiara assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e:
a) decidendo nel merito con riferimento al terzo motivo, dichiara inammissibile l’originario ricorso proposto da D.C.M.; condanna quest’ultima al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 8.000,00, oltre alle spese prenotate a debito; dichiara compensate tra le parti le spese relative ai giudizi di merito;
b) con riferimento al quarto motivo e ai restanti procedimenti riuniti, rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, in diversa composizione, anche sulle spese del presente giudizio.