Source: http://www.avvocatorussoanna.it/separazione.html
Timestamp: 2019-12-12 08:39:19+00:00
Document Index: 184806111

Matched Legal Cases: ['art. 158', 'art. 151', 'art. 151', 'art. 154', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 155']

L'avv. Anna Russo presta la propria attività nei procedimenti di Separazione consensuale ex art. 158 c.c. - Separazione giudiziale ex art. 151 c.c. – Mantenimento - Affidamento dei figli – Casa familiare
La separazione personale dei coniugi non pone fine al matrimonio, né fa venir meno lo status giuridico di coniuge. Incide solo su alcuni effetti propri del matrimonio (si scioglie la comunione legale dei beni, cessano gli obblighi di fedeltà e di coabitazione). Altri effetti, invece, residuano, ma sono limitati o disciplinati in modo specifico (dovere di contribuire nell'interesse della famiglia, dovere di mantenere il coniuge più debole e dovere di mantenere, educare ed istruire la prole).
Diversamente dal passato, oggi la separazione può essere dichiarata per cause oggettive, cioè indipendentemente dalla colpa di uno dei due coniugi. È possibile quindi che i coniugi si separino per tutti quei fatti che "rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o recano grave pregiudizio all'educazione della prole" (art. 151, 1°co. c.c.).
La separazione, a differenza del divorzio, ha inoltre carattere transitorio, tanto che è possibile riconciliarsi, senza alcuna formalità, facendo cessare gli effetti prodotti dalla stessa (art. 154 c.c.).
Può accadere che i coniugi decidano di interrompere la convivenza senza formalità (senza quindi fare ricorso ad un giudice), ponendo in essere la cosiddetta separazione di fatto, (marito e moglie vivono insieme o in dimore diverse, ma ognuno per conto proprio, disinteressandosi dell'altro). La separazione di fatto non produce alcun effetto sul piano giuridico, né è sufficiente a far decorrere il termine di tre anni per addivenire al divorzio. Inoltre, sebbene la separazione di fatto non sia sanzionata da alcun provvedimento dell'autorità giudiziaria, l'allontanamento di uno dei due coniugi dall'abitazione familiare o l'instaurazione di relazioni extra-coniugali potrebbero essere motivo di addebito della separazione nel caso di separazione giudiziale.
Si parla di separazione consensuale allorquando i coniugi decidono di comune accordo di separarsi e si accordano sui diritti patrimoniali, sul mantenimento del coniuge debole, sui diritti di visita e mantenimento della prole, sull’assegnazione della casa coniugale.
Il ricorso per la separazione consensuale verrà depositato congiuntamente in Tribunale.
All'udienza che sarà fissata dinanzi al Presidente del Tribunale, i coniugi devono comparire personalmente per il tentativo obbligatorio di conciliazione. Il Presidente del Tribunale può adottare gli eventuali provvedimenti che riterrà necessari ed urgenti ed è da questa data che decorre il termine di tre anni per poter richiedere il divorzio.
Successivamente, se gli accordi sono ritenuti equi e non pregiudizievoli per i coniugi e soprattutto per la prole, il Tribunale omologa le condizioni della separazione disponendo la separazione personale dei coniugi con il decreto di omologa.
Al contrario si ricorre alla separazione giudiziale quando non vi sia accordo tra i coniugi.
Il ricorso per la separazione giudiziale viene depositato in Tribunale da uno dei due coniugi.
La prima udienza del giudizio prevede la comparizione personale dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale ed avviene con le stesse modalità della separazione consensuale. Anche per il caso di separazione giudiziale, il Presidente del Tribunale può, in questa fase, adottare i provvedimenti necessari ed urgenti a tutela del coniuge debole e della prole.
Successivamente, il procedimento si svolge secondo le forme del rito ordinario e si conclude con una sentenza finalizzata a disciplinare i rapporti controversi tra marito e moglie.
È pure riconosciuta la possibilità di dichiarare immediatamente la separazione tra i coniugi, con sentenza non definitiva già in conseguenza alla prima udienza, in modo da poter poi proseguire il procedimento per decidere solo gli aspetti controversi. Ciò permette di poter richiedere il divorzio anche prima dell'emissione della sentenza definitiva.
In caso di separazione giudiziale è anche possibile richiedere l'addebito della separazione, cioè l'accertamento che vi sia stata la violazione degli obblighi che discendono dal matrimonio (fedeltà, coabitazione, cura della prole, etc.) da parte di uno dei coniugi e che questa violazione abbia determinato la cessazione del rapporto. Nel caso in cui l'addebito sia riconosciuto dal giudice a carico di uno dei coniugi, questi non ha diritto ad ottenere l'assegno di mantenimento e perde la maggior parte dei diritti successori.
Una separazione giudiziale, anche in corso di causa, può essere trasformata in separazione consensuale. Mentre la separazione consensuale non può trasformarsi in separazione giudiziale. Dunque nel caso in cui i coniugi innanzi il Presidente non dovessero confermare l’assenso alla separazione con le pattuizioni indicate in ricorso, è necessario instaurare un procedimento ex novo di separazione giudiziale.
Le questioni patrimoniali tra i coniugi in caso di separazione consensuale, sono regolate dall’accordo che verrà poi omologato dal Tribunale. Esse possono riguardare la divisione di beni comuni, l'assegnazione ad uno dei coniugi di beni di proprietà comune o esclusiva dell'altro coniuge, il riconoscimento di un assegno di mantenimento a favore del coniuge debole.
In caso di separazione giudiziale invece si ha solo lo scioglimento dell'eventuale regime di comunione legale e tutti i beni restano di proprietà comune o esclusiva dei coniugi.
Al momento della separazione, qualora uno dei due coniugi non abbia adeguati redditi propri e la separazione non sia a lui addebitabile, il giudice può stabilire che l'altro coniuge corrisponda un assegno di mantenimento (art. 156, 1°co. c.c.).
Il genitore divorziato non affidatario conserverà l'obbligo (ma anche il diritto) di mantenere, istruire ed educare i figli, sarà, inoltre, tenuto a versare un assegno di mantenimento per la prole.
A seguito di separazione, la casa familiare viene di regola assegnata dal giudice al coniuge affidatario dei figli, se ve ne sono, e comunque sempre valutando prioritariamente l'interesse della prole stessa. Questo principio trova ragione nella salvaguardia degli interessi superiori dei figli (art. 155-quater c.c.) e viene valutato prioritariamente anche rispetto agli interessi personali dei coniugi.