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Timestamp: 2019-10-14 07:58:45+00:00
Document Index: 133849316

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Corte di Cassazione sentenza n. 20423 depositata il 29 luglio 2019 - La sopraelevazione, anche se di ridotte dimensioni, comporta in linea di principio un aumento della volumetria e della superficie di ingombro e va, pertanto, considerata a tutti gli effetti come nuova costruzione - Studio Cerbone
Corte di Cassazione sentenza n. 20423 depositata il 29 luglio 2019 – La sopraelevazione, anche se di ridotte dimensioni, comporta in linea di principio un aumento della volumetria e della superficie di ingombro e va, pertanto, considerata a tutti gli effetti come nuova costruzione
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Corte di Cassazione sentenza n. 20423 depositata il 29 luglio 2019
Tettoie conformi alla Dia – Vietate dal regolamento – Demolizione – Sussiste
Con atto di citazione notificato il 29.5.2007 il Condominio (OMISSIS) evocava in giudizio innanzi il Tribunale di Napoli S.F. per sentir dichiarare l’illegittimita’ di due manufatti da quegli realizzati sul terrazzo di copertura del fabbricato condominiale prospiciente la sua proprieta’ individuale, sul presupposto che essi fossero vietati sia dall’art. 9 del regolamento condominiale che dall’art. 1127 c.c., e per sentir condannare il convenuto all’eliminazione di dette costruzioni.
Si costituiva il S. resistendo alla domanda, allegando di aver realizzato le due tettoie in conformita’ alla D.I.A. prot. (OMISSIS) presentata il 17.12.2006, negando che esse costituissero sopraelevazione e invocando in via riconvenzionale l’accertamento del suo diritto a mantenere i manufatti per intervenuta usucapione.
Con sentenza n. 8826/2013 il Tribunale di Napoli accoglieva la domanda attorea e condannava il convenuto alla demolizione delle tettoie, ritenendole contrarie all’art. 9 del regolamento condominiale vigente e vietate dall’art. 1127 c.c. in quanto arrecanti pregiudizio all’aspetto architettonico dell’edificio.
Interponeva appello il S. e si costituiva in seconde cure il Condominio invocando il rigetto del gravame.
Con la sentenza oggi impugnata, n. 4281/2017, la Corte di Appello di Napoli rigettava l’impugnazione condannando l’appellante alle spese del grado. La Corte territoriale riteneva in particolare che le due tettoie, in funzione del loro stabile ancoraggio alla muratura perimetrale del palazzo, costituissero sopraelevazioni vietate dall’art. 9 del regolamento condominiale; aggiungeva che le stesse, in quanto parzialmente visibili dall’esterno, compromettevano l’aspetto architettonico dell’edificio, essendo “in contrasto con gli elementi tipologici del fabbricato ricavato da una villa padronale del 1800. Non assume rilievo la circostanza che gli altri condomini abbiano gia’ alterato l’aspetto del fabbricato con la costruzione di verande o altro” (cfr. pag.8 della sentenza impugnata).
Propone ricorso per la cassazione di detta decisione il C. affidandosi a due motivi.
Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363, 1369, 1371 c.c. in relazione all’art. 9 del regolamento condominiale ed all’art. 360 c.p.c., n. 3; la nullita’ della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4; nonche’ l’omesso esame di fatto decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5. Ad avviso del ricorrente, la Corte di Appello avrebbe erroneamente ravvisato una soprelevazione nelle opere eseguite dal ricorrente, ritenendole contrarie all’art. 9 del regolamento condominiale, senza considerare che in realta’ le due tettoie non costituirebbero aumento della volumetria.
Con il secondo motivo il ricorrente lamenta -in subordine rispetto alla prima censura- la violazione dell’art. 1127 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5, nonche’ la nullita’ della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4 Secondo il S. la Corte napoletana avrebbe errato nel ritenere le due tettoie contrastanti con l’art. 1127 c.c., in quanto esse in realta’ non comporterebbero aumento di volumetria o superficie, ne’ lo spostamento della copertura del fabbricato verso l’alto. Inoltre i giudici partenopei avrebbero dovuto considerare il fatto decisivo rappresentato dalla non visibilita’ dei due manufatti dall’esterno. Ed infine, la Corte di merito avrebbe fornito una motivazione manchevole omettendo di valorizzare la circostanza che l’esistenza di pregresse superfetazioni realizzate da altri condomini aveva di fatto gia’ alterato l’estetica del palazzo.
Quanto infine al terzo profilo, attinente la violazione dell’art. 132 c.p.c., l’inammissibilita’ deriva dal fatto che la Corte partenopea ha correttamente escluso la rilevanza delle pregresse superfetazioni realizzate da altri condomini sulla base del precedente espressamente richiamato a pag.15 del ricorso (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 21835 del 17/10/2007, Rv.599248, in seguito confermato da Cass. Sez.2, Sentenza n. 4679 del 26/02/2009, Rv.607232 e Cass. Sez.2, Sentenza n. 26055 del 10/12/2014, Rv.633480), secondo il quale e’ possibile dare rilievo alla compromissione dell’estetica del fabbricato, in presenza di “gia’ grave evidente compromissione del decoro architettonico” dello stesso dovuta a precedenti interventi, soltanto a condizione che “la lesivita’ estetica dell’opera abusivamente compiuta da uno dei condomini… costituisca l’unico contestato profilo di illegittimita’ dell’opera stessa”. Il che nella fattispecie non e’, posto che la Corte di Appello ha rilevato anche la violazione dell’art. 9 del regolamento condominiale.
Poiche’ il ricorso per cassazione e’ stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed e’ rigettato, va dichiarata la sussistenza, ai sensi del Testo Unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dei presupposti per l’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, art. 1-bis.