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Timestamp: 2020-08-10 09:13:29+00:00
Document Index: 6713727

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 22', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 22', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 15742 del 28/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15742 del 28/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 28/07/2016, (ud. 16/06/2016, dep. 28/07/2016), n.15742
sul ricorso 6418-2015 proposto da:
D.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
rappresenta e difende unitamente all’avvocato SAVINA BOMBOI, giusta
avverso la sentenza n. 949/1/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
L’Agenzia delle entrate riprendeva a tassazione nei confronti del contribuente D.F. le ritenute IRPEF dovute per legge sulla retribuzione non versate dal datore di lavoro.
Il contribuente impugnava l’accertamento innanzi al giudice di primo grado che annullava l’atto con sentenza confermata dalla CTR del Piemonte (sent. n. 949/2014, depositata il 25.7.2014).
Con il primo motivo si deduce la violazione dell’art. 2697 c.c. La CTR non aveva osservato i principi in tema di onere della prova, non considerando che spettava al contribuente dimostrare che il datore di lavoro avesse operato le ritenute d’acconto.
La parte contribuente ha dedotto l’inammissibilità del primo motivo, essendo ormai passata in giudicato l’affermazione circa il mancato versamento delle ritenute d’acconto ad opera del sostituto e l’infondatezza del secondo motivo, opponendosi alla ricostruzione dell’Ufficio il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 22 in tema di scomputo degli acconti.
Il primo motivo di ricorso è inammissibile, non avendo l’Agenzia ricorrente considerato che il giudice di appello aveva già valutato che il lavoratore aveva ricevuto la retribuzione al netto della ritenuta d’acconto che il sostituto aveva trattenuto e non versato. Si tratta di accertamenti di fatto che non possono essere contestasti con una censura di violazione di legge prospettata dall’Agenzia con riguardo al tema dell’onere della prova.
Ed invero, questa Corte ha affermato il seguente principio: “Il fatto che il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 64, comma 1, definisca il sostituto d’imposta come colui che “in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri… ed anche a titolo di acconto” non toglie che anche il sostituito debba ritenersi fin dall’origine (e non già solo in fase di riscossione) obbligato solidale al pagamento dell’imposta: in tale qualità, anch’egli è pertanto soggetto al potere di accertamento ed a tutti i conseguenti oneri, fermo restando il diritto di regresso verso il sostituto che, dopo aver eseguito la ritenuta, non l’abbia versata all’Erario, in tal modo esponendolo all’azione del fisco” – cfr. Cass. n. 14033/2006 -. Lo stesso è stato successivamente ribadito Cass. n. 8653/2011, Cass. n. 24962/2010, Cass. n. 23121/2013, Cass. n. 19580/2014, Cass. n. 24611/2014 e Cass. n. 9933/2015.
A tale principio non si è uniformata la CTR che ha, nella sostanza, disapplicato il contenuto dell’art. 64 ritenendo che il sostituito, operando tale obbligazione solidale, sarebbe tenuto ad una doppia imposizione. Circostanza erronea proprio in relazione al diritto del sostituito di agire nei confronti del sostituto, senza che possa giocare alcun valore il richiamato D.P.R. n. 917 del 1986, art. 22 relativo al rapporto fra contribuente e fisco e non la questione della rivalsa del sostituito sul sostituto inadempiente.
La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c. Rigetta il primo motivo, accoglie il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della CTR del Piemonte per nuovo esame e per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile, il 16 maggio 2016.