Source: https://instat.wordpress.com/2017/07/04/il-nuovo-codice-dei-contratti-pubblici-aggiornato-con-le-modifiche-introdotte-dal-d-lgs-n-56-del-5-5-2017-entrato-in-vigore-il-20-5-2017-assoedilizia-commento-a-cura-di/
Timestamp: 2017-07-25 14:30:02+00:00
Document Index: 83789475

Matched Legal Cases: ['art. 216', 'art. 9', 'art. 216', 'art. 66', 'art. 73', 'art. 1', 'art. 52']

“IL NUOVO CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI” Aggiornato con le modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 56 del 5-5-2017, entrato in vigore il 20-5-2017 – Assoedilizia: Commento a cura di Ing. Susanna Bulferetti Ph.D. – Profili applicativi e criticità | Instat
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“IL NUOVO CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI” Aggiornato con le modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 56 del 5-5-2017, entrato in vigore il 20-5-2017 – Assoedilizia: Commento a cura di Ing. Susanna Bulferetti Ph.D. – Profili applicativi e criticità	La normativa per la regolamentazione degli Appalti Pubblici ha radici molto lontane. È infatti con la Legge 20 marzo 1865, n. 2248 All. F “Legge fondamentale sui lavori pubblici” che viene introdotta la prima regolamentazione in materia. Alcuni anni dopo, il Regio Decreto 25 maggio 1895, n. 350 “Regolamento per la direzione, contabilità e collaudazione dei lavori dello Stato” introduce la regolamentazione della Direzione dei Lavori.
Tali leggi non vengono pressoché modificate per quasi un secolo. È infatti molto successiva la grande rivoluzione introdotta dalla Legge Merloni “La legge quadro sui lavori pubblici” (Legge 109/1994), nata in
seguito all’avvento di Tangentopoli. Tale legge, composta inizialmente di 27 articoli, ha stabilito una nuova regolamentazione del settore dei lavori pubblici, in particolare per quanto riguarda la qualificazione delle imprese, la capacità progettuale della Pubblica Amministrazione decisamente rafforzata per elaborare progetti all’interno delle P.A. stesse, nonché la pubblicità dei lavori pubblici e la relativa comunicazione ai terzi. Per entrare in vigore ha avuto necessità di 19 decreti legge, ma dal 1998, anno di effettiva entrata in vigore, è rimasta pur sempre un punto di riferimento. Il decreto legislativo 163/2006 (“Codice Appalti”) ha segnato poi una ulteriore pietra miliare nella regolamentazione della disciplina dei lavori pubblici. Un sostanziale cambiamento si è invece intravisto con l’avvento delle Direttive Europee sulle concessioni e gli appalti, nel 2014, che oltretutto implicavano un recepimento per i Paesi membri, nei due anni successivi.
Il decreto legislativo n. 50 del 2016: alcuni elementi di sintesi
In considerazione delle tempistiche di stesura assai limitate, il Codice è apparso piuttosto scoordinato e non completo, se raffrontato al precedente.
La centralizzazione delle stazioni appaltanti, che implica un auspicabile aumento del livello della qualità della pubblica amministrazione che oggi è chiamata ad agire con maggiore discrezionalità e flessibilità potendo entrare in contatto diretto con il mercato.
La possibilità per le stazioni appaltanti di promuovere consultazioni preliminari del mercato: a tal fine è necessaria un’amministrazione forte, indipendente, capace di dialogare con gli imprenditori e con il mercato per capire come questo sia in grado di soddisfare al meglioi propri bisogni.
Un altissimo livello di trasparenza nel rispetto della legalità intesa come volano per lo sviluppo.
Una nuova forma di responsabilizzazione dell’impresa così come delle pubbliche amministrazioni volta a valorizzare il merito dell’impresa, le sua capacità, i suoi mezzi ed i suoi uomini, operando nel rispetto dei principi di legalità e trasparenza, come attestato dal rating d’impresa (un punteggio basato sulla capacità di eseguire le opere bene e nei tempi previsti, che dia ragione della serietà delle imprese).
Considerazioni sulle riforme: cenni
Spesso si è portati a dimenticare che nessuna riforma nasce da subito perfetta, ma può diventarlo grazie ad una fase di progressivo adattamento, in cui un ruolo fondamentale è attribuito ai decreti “integrativi e correttivi”. Con tali decreti, infatti, è possibile assicurare la “qualità formale” del testo, con l’eliminazione di illegittimità, refusi, difetti di coordinamento, errori tecnici, illogicità, contraddizioni, oltre che apportare le correzioni e le integrazioni che solo un periodo di applicazione pratica può rendere note, al fine di garantire il buon funzionamento della riforma stessa.
da un lato, per verificare se la riforma ha effettivamente raggiunto gli obiettivi attesi, ha davvero miglioratol’attività di cittadini e delle imprese, cioè in estrema sintesi, se la riforma così come pensata è stata anche percepita;
dall’altro, per predisporre su una base istruttoria seria e “quantitativamente informata” i più efficaci interventi integrativi e correttivi.
Fra i vari interventi apportati, alcuni hanno riguardato l’art. 216 sulla disciplina transitoria, altri correzioni formali di errati riferimenti normativi esterni; altri ancora la correzione di riferimenti interni al testo.
L’art. 9, comma 4, del decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19 ha introdotto, di fatto, la prima modifica normativa al Codice. La novella ha riguardato l’art. 216, comma 11, terzo periodo ed ha “prorogato l’applicazione della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità dei bandi e degli avvisi per l’affidamento dei contratti pubblici” (di cui dall’art. 66, comma 7, dell’abrogato Codice dei contratti pubblici di cui al d.lgs. 163/2006) dal 31 dicembre 2016 fino all’entrata in vigore del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di cui all’art. 73, comma 4, del nuovo Codice.
Il Correttivo del decreto legislativo n. 50 del 2016 – Decreto Legislativo n. 56/2017 pubblicato in data 05.05.2017 ed in vigore dal 20.05.2017
Così come previsto al Comma 8 dell’art. 1 della Legge delega del 28 gennaio 2016 n. 11, il Governo, entro un anno dall’entrata in vigore del decreto legislativo n. 50 del 2016, ha deciso di avvalersi della facoltà di adottare disposizioni integrative e correttive ed ha approvato, nella seduta del Consiglio dei Ministri del23 febbraio 2017 lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
quanto emerso dalle consultazioni effettuate dal Parlamento (principali stazioni appaltanti e le associazioni di categoria);
le osservazioni formulate dall’ANAC nonché le considerazioni formulate dal Consiglio di Stato in merito ai vari atti attuativi nel frattempo emanati;
i suggerimenti provenienti dalle Regioni e dai Comuni.
1) La correzione dei numerosi refusi ed errori, che sembrerebbero in prima analisi, meramente materiali. Tale correzione pone rimedio ad errori ed imprecisioni che possono comunque essere fonte di incertezze e di dubbi applicativi.
4) Infine, una quarta tipologia di correzioni è stata apportata al fine di rimediare a difficoltà insorte nella prima applicazione dei nuovi istituti, come emerso dalle audizioni, dal dibattito dottrinale e dalla prima giurisprudenza. Limitate modifiche sono invece state apportate agli istituti rilevanti, conseguenti alle criticità evidenziate nella prima fase attuativa. È in questo ambito che si rilevano le vere potenzialità e l’utilità proprie dello “strumento” del Decreto Correttivo.
Alcune modifiche riguardano norme inspiegabilmente cancellate nel 2016, pertanto si torna a specificare, per esempio, che i certificati di pagamento debbono essere emessi entro 45 giorni dalla conclusione degli stati di avanzamento lavori, che i pagamenti dei progettisti esterni alla P.A. non possono essere condizionati dall’acquisizione di finanziamenti.
Anche il correttivo non sfugge alla tentazione del Legislatore di dettare norme-bando, cioè disposizioni di dettaglio che trasformano una previsione generale ed astratta, quale dovrebbe essere una legge, in una previsione puntuale, come appunto un bando. Quanto accennato si riscontra per esempio nella norma che regola la cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa, cioè la gara basata sulla valutazione della qualità oltre che del prezzo, ove si stabilisce che il punteggio attribuito al prezzo (offerta economica) non possa superare il 30% del totale.
L’art. 52, peraltro non modificato nel Correttivo, reca innanzitutto una serie di ipotesi in cui le stazioni appaltanti non sono obbligate a richiedere mezzi di comunicazione elettronici nelle procedure di presentazione dell’offerta. Ma, ovviamente, prima ancora di esaminare le ipotesi di esclusione formulate dal legislatore, non è possibile non chiedersi come mai non si sia semplicemente disposto che la stazione appaltante sia tenuta a prevedere modalità alternative di presentazione delle offerte, a fronte di circostanze specifiche e concrete in cui l’uso di mezzi di comunicazione elettronici sarebbe potuto risultare eccessivamente oneroso o idoneo a determinare una limitazione dell’accesso degli operatori economici alla procedura di aggiudicazione. Peraltro, anche le stesse ipotesi in cui le stazioni appaltanti non sono obbligate a richiedere mezzi di comunicazione elettronici sono formulate in modo troppo generico per non dare adito ad interpretazioni idonee a ricomprendere una casistica tutt’altro che“eccezionale”. Si pensi, ad esempio, al caso in cui “l’utilizzo di mezzi di comunicazione elettronici richiede attrezzature specializzate per l’ufficio, non comunemente disponibili alle stazioni appaltanti”. Ma il mancato conseguimento degli obiettivi fissati dalla legge delega in relazione all’incremento dei livelli di trasparenza, digitalizzazione e accessibilità piena agli atti risulta palese nella previsione che contempla la possibilità di utilizzare “la comunicazione orale, anche telefonica” tra la stazione appaltante e gli operatori economici nelle procedure di appalto e di concessione. Atteso che per esigenze di semplificazione si sarebbe potuto prevedere che tali comunicazioni fossero eseguite tramite posta elettronica, anche ordinaria e non certificata, è purtroppo evidente che tale disposizione risulta ben lontana dal perseguire obiettivi di trasparenza e digitalizzazione delle procedure.
a) si aggiunge un periodo al comma 2, per precisare che, con il decreto di cui al precedente comma 1, sono stabilite anche le modalità di monitoraggio.
Inoltre, si prevede l’istituzione di una commissione presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, senza oneri a carico del bilancio dello Stato, con il compito di raccogliere e pubblicare informazioni sui dibattiti pubblici, monitorandone l’attuazione da parte delle pubbliche amministrazioni.
c) si apporta una modifica al comma 6 dello stesso articolo 23 volta ad estendere l’ambito delle indagini propedeutiche alla redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica anche a quelle idrogeologiche, idrologiche, idrauliche, geotecniche, sismiche, storiche, paesaggistiche ed urbanistiche. Infatti l’indicazione delle indagini da eseguire non può essere parziale e limitata al solo settore geognostico;
b) la modifica successiva va anch’essa prevista al fine di aumentare le tutele economiche dei progettisti, modifica il comma 8, introducendo i commi 8-bis e 8-ter. In particolare il comma 8-bis dispone che le stazioni appaltanti non possono subordinare la corresponsione dei compensi per l’attività di progettazione e le relative attività tecnicoamministrative, all’ottenimento del finanziamento dell’opera progettata; il comma 8-ter introduce il divieto per la stazione appaltante di sostituire il corrispettivo con forme di sponsorizzazione o di rimborso.
b) la modifica è volta a chiarire che le procedure di affidamento per le opere a scomputo sono le procedure
ordinariamente previste per tutti gli affidamenti;
b) al fine di una maggiore trasparenza, vengono apportate modifiche al comma 3. In particolare, sono sostituiti il secondo e terzo periodo, e si prevede che l’ANAC comunichi alla stazione appaltante, entro 5 giorni dalla richiesta della stessa, l’elenco dei componenti delle commissioni, da nominare nel rispetto del principio di rotazione. Inoltre, viene inserita la previsione che la stazione appaltante possa nominare solo alcuni componenti interni, con esclusione del presidente, per i contratti di servizi e di forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie, per i lavori di importo inferiore ad un milione di euro, nonché per quelli che non presentano particolari difficoltà, fermo restando il rispetto del principio di rotazione;
d) le modifiche al comma 10 riguardano l’istituzione presso l’ANAC del sistema di rating d’impresa. Tali modifiche sono state proposte dalla stessa ANAC alla luce di approfondimenti della disposizione vigente, che come formulata presenta alcune criticità applicative. Tali approfondimenti sono stati sviluppati in molteplici tavoli di confronto, rappresentati da numerosi attori del mercato dei contratti pubblici. Le proposte di modifiche tengono conto anche dell’esigenza di evitare qualunque possibile distonia con il divieto di gold plating. Le modifiche sono volte, in particolare, a rivedere l’attuale esclusivo collegamento del sistema di rating d’impresa alla qualificazione, in luogo di un suo inserimento tra gli elementi di valutazione dell’offerta qualitativa. Si provvede a coordinare correttamente lo strumento con il diverso istituto del rating di legalità, che presenta precisi limiti soggettivi ed oggettivi di applicazione. Si provvede anche a rivedere gli indicatori costitutivi del rating di impresa, individuandone pochi, facilmente misurabili, oggettivi ed effettivamente espressivi della past performance dell’impresa esecutrice. Ciò in quanto si tratta di attività particolarmente complessa e che richiede un’indagine articolata, coinvolgente diversi soggetti a livello istituzionale.
a) al comma 4, lettera c) si precisa che gli appalti di servizi e le forniture per i quali può essere utilizzato il criterio del minor prezzo, sono quelli di importo inferiore a 40.000 euro, nonché quelli di importo inferiore alla soglia comunitaria, rimanendo valide le caratteristiche già previste nel Codice, della ripetitività degli stessi e l’eccezione per quelli di notevole contenuto tecnologico e carattere innovativo;
L’articolo 74 modifica l’articolo 110, del codice recante disposizioni in materia di procedure di affidamento in caso di fallimento dell’esecutore o di risoluzione del contratto e misure straordinarie di gestione.
b) Si inserisce il comma 1-bis finalizzato a precisare che per i servizi e le forniture di particolare importanza, da individuarsi con decreto, può essere nominato un assistente del direttore dell’esecuzione nonché ad inserire tra le spese a disposizione della stazione appaltante in fase di direzione lavori anche quelle per accertamenti di laboratorio e spese per oneri di sicurezza, prevedendo che i criteri per la determinazione dei costi siano stabiliti dal Consiglio superiore dei lavori pubblici.
*libero professionista iscritto all’ordine degli ingegneri di Brescia, segretario AIITT (Associazione Italiana Ingegneri del Traffico e dei Trasporti) sezione Lombardia.
Foto: Achille Colombo Clerici, Giuseppe Franco Ferrari, Gustavo Cioppa, Susanna Bulferetti
This entry was posted on luglio 4, 2017 at 2:04 pm and is filed under Assoedilizia informa. You can subscribe via RSS 2.0 feed to this post's comments.	You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.