Source: http://www.italianews.org/pages/2016/8/italia-news-autovelox-multe-nulle.htm
Timestamp: 2018-05-20 14:00:42+00:00
Document Index: 127157007

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 79', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 77', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il Tutor sotto accusa, una sentenza dichiara l'aumento della tollerabilità dal 5 al 15%
Il limite verrebbe alzato di tre volte per la presenza di tre strumenti calcolatori
ROMA (Italy) - La tolleranza strumentale del 5% prevista per gli autovelox non può essere estesa anche ai tutor, ai quali va applicata una tolleranza maggiore, ovverosia quella del 15%. Lo si legge nella sentenza numero 12/2017 del Giudice di Pace di Porretta Terme Per il Giudice, infatti, non può non considerarsi che lo strumento SICVe – Tutor è un complesso formato da più apparecchiature, con la conseguenza che ad esso dovrebbe essere applicata una tolleranza del 5% per ogni apparecchiatura e, quindi, il 5% per la prima unità di controllo (portale di ingresso). Il 5% per la seconda unità di controllo (portale di uscita) e il 5% per l'unità di calcolo/trasmissione dati, per un totale pari al 15%.
La tolleranza strumentale del 5% prevista per gli autovelox non può essere estesa anche ai tutor, ai quali va applicata una tolleranza maggiore, ovverosia quella del 15%.Lo si legge nella sentenza numero 12/2017 del Giudice di Pace di Porretta Terme che, anche facendo applicazione del predetto principio, ha accolto le doglianze di una società multata per eccesso di velocità. Nel caso di specie, peraltro, il Giudice ha anche ritenuto violato il diritto di difesa della società multata, in quanto nel verbale contestato non erano stati riportati dei dati fondamentali per permettere la verifica dell'esattezza del calcolo con il quale è stata determinata la velocità. In particolare, mancava qualsivoglia indicazione circa la chilometrica della prima postazione di controllo, l'ora e i minuti in cui era avvenuto il passaggio dinanzi a tale postazione, la chilometrica della seconda postazione e l'ora e i minuti in cui era avvenuto il passaggio dinanzi a tale seconda postazione. Tutte queste motivazioni non possono che portare all'annullamento del verbale e dell'ordinanza ingiunzione.
l Tutor è la denominazione commerciale del Sicve, Sistema informativo per il controllo della velocità. Si tratta di un’apparecchiatura sviluppata all’inizio degli anni 2000 dall’allora società Autostrade con l’obiettivo di misurare la velocità media tra due “portali” controllati da telecamere. Attualmente sono 333. Il Sicve fu omologato il 24 dicembre 2004 e i primi portali furono attivati nel 2005. Attualmente sono 333 i portali attivabili di volta in volta dalla polizia stradale e 242 i tratti di autostrada, in genere di lunghezza compresa tra 10 e 25 km, che possono essere tenuti sotto controllo, per una lunghezza complessiva di circa 3.100 km.
Intanto, è entrato in funzione il nuovo strumento Tutor che si chiama Vergilius nel tratto salernitano dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, in entrambe le carreggiate (Nord e Sud), compreso tra Sicignano degli Alburni e Padula Buonabitacolo (diviso in più sezioni, è lungo complessivamente una cinquantina di chilometri). La velocità massima consentita in questi tratti è di 130 km/h. Fate attenzione… I nuovi tratti della Salerno-Reggio Calabria controllati da Vergilius si aggiungono a quelli già attivati a partire dal 18 luglio 2014 tra gli svincoli di Salerno e Sicignano-Potenza, in entrambe le direzioni, per un’estesa complessiva di 48 chilometri. Le progressive chilometriche sono: in carreggiata Nord da 3+400 e 51+480 e in carreggiata Sud tra 4+350 e 51+480. Anche in questi tratti il limite massimo consentito è di 130 km/h.
Autovelox, le nuove norme bacchettano chi li usa per terrorizzare gli automobilisti
Il Ministero dell'Interno dice Stop all'autovelox come strumento per fare cassa
ROMA (Italy) - Nuove regole per i controlli elettronici della velocità. E' quanto prevede la direttiva Minniti con la riclassificazione e più efficiente definizione dei sistemi di rilevamento della velocità in tre grandi categorie: fissi (es. il Tutor e il Vergilius), temporanei (l’autovelox) e mobili (apparecchiatura utilizzata da un veicolo in movimento). Le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili. Confermata la norma che alla velocità accertata dall’apparecchio di misura deve essere applicata una riduzione a favore del trasgressore pari al 5% del valore rilevato, con un minimo di 5 km/h.
L'azione di controllo dei dispositivi di accertamento della velocità media, si legge nella direttiva, deve essere attuata su tratti di strada non troppo brevi, tali da far prospettare un controllo pressoché simile a quello della velocità istantanea o puntuale. A tal fine si ritiene opportuno che la distanza minima tra le sezioni di ingresso e di uscita del tratto stradale lungo il quale si esegue il controllo non risulti inferiore a cinquecento metri, se la velocità ammessa lungo lo stesso tratto non sia superiore ai 60 km/h, e a mille metri se la velocità ammessa è superiore o uguale a 100 km/h, con distanze minime intermedie in funzione della velocità nell’intervallo tra 60 e 110 km/h".
Le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili. La legge, spiega la direttiva, "non fissa una distanza minima tra il segnale stradale o il dispositivo luminoso di preavviso e la postazione di controllo a cui si riferisce ma, più genericamente, stabilisce che tale distanza deve essere 'adeguata', in relazione alla velocità locale predominante. Salvo casi particolari, in cui l’andamento plano-altimetrico della strada o altre circostanze contingenti rendono consigliabile collocarlo ad una distanza diversa, si può ritenere che tra il segnale o il dispositivo luminoso e la postazione di controllo possa essere 'adeguata' la distanza minima indicata, per ciascun tipo di strada, dall'art. 79, comma 3, Reg. per la collocazione dei segnali di prescrizione". Quindi: autostrade e strade extraurbane principali: metri 250; strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento (con velocità superiore a 50 km/h): metri 150. Altre strade: metri 80.
Quanto alla distanza massima tra il segnale stradale o il dispositivo luminoso che indica la presenza della postazione di controllo e la postazione stessa, la direttiva specifica che "non può essere superiore a km 4 e tra il segnale o dispositivo e la postazione non devono essere presenti intersezioni o immissioni laterali di strade ad uso pubblico".
La circolare indica poi che alla velocità accertata dall’apparecchio di misura deve essere applicata una riduzione a favore del trasgressore pari al 5% del valore rilevato, con un minimo di 5 km/h. Eventuali decimali risultanti da questa operazione non possono essere oggetto di ulteriore arrotondamento, né è possibile tener conto di eventuali ulteriori percentuali di riduzione collegate all’incertezza della misura dello strumento che sono già comprese nella percentuale citata".
Autovelox, il nuovo incubo per gli automobilisti si chiama "Scout Speed"
Montato sulle auto di Polizia e Vigili registra la velocità dei mezzi che transitano nelle vicinanze
ROMA (Italy) - Nessun obbligo di segnalazione e nessuna possibilità di capire dove si trovi. L'ultima novità in materia di autovelox si chiama Scout Speed e promette di essere l'incubo peggiore per gli automobilisti più indisciplinati. Come difendersi, quindi, dal temibile Scout Speed? Il sistema più efficace rimane sempre lo stesso, il più scontato: rispettare sempre e comunque il codice della strada e i limiti di velocità. Ma, nel caso di ricorso, anche questo mezzo rientra tra i rilevatori soggetti alla "Taratura" periodica obbligatoria citata dalla Corte di Cassazione.
Lo Scout Speed è l'ultimo ritrovato in campo di autovelox e, sicuramente, uno dei più insidiosi per due ragioni: la prima è che non sono previsti obblighi di segnalazione preventiva nei confronti degli automobilisti, che pertanto non troveranno più il consueto cartello, ai margini della strada, con cui li si avverte della possibilità di controllo elettronico della velocità; dall'altro tali apparecchi vengono nascosti dentro un'auto della polizia in movimento, e quindi del tutto invisibili e imprevedibili: il che impedisce le classiche manovre del 'frena e riaccelera' non appena si vede la postazione sul margine destro della strada. Peraltro, proprio tale sistemazione rende inutili tutti i dispositivi di cui oggi si valgono gli automobilisti (come navigatori satellitari e app su smartphone) in grado di fornire avviso preventivo della presenza degli autovelox e tutor. In buona sostanza, lo Scout Speed funziona così: all'interno di un'auto "civetta" della polizia, che circola normalmente sulla strada, viene collocata una piccola telecamera all'altezza dello specchietto retrovisore sul parabrezza. Quest'apparecchio è in grado di rilevare la velocità delle auto in circolazione nello stesso senso di marcia (sia davanti che dietro) l’auto della polizia, anche a distanze elevate, sia nell’opposta carreggiata con senso di marcia inverso. Se l'automobilista, ignaro di ciò, supera i limiti di velocità, viene contravvenzionato.
Un esempio di quanto "letale" possa essere l'autovelox di nuova generazione? Eccolo: Si pensi al caso di chi proceda spedito e, subito dopo la curva che gli impedisce una perfetta visuale della strada, si trovi dinanzi l'auto della polizia con lo Scout Speed: non potendosi accorgere in anticipo della sua presenza, egli non sarà neanche in grado di decelerare per tempo. In tali casi, la multa è pressoché scontata. E guai a pensare di fare i furbi sulle strade di notte, lo Scout Speed è infatti in grado di rilevare la velocità anche nelle ore di buio grazie a un particolare sistema a infrarossi.
Un sistema che sembra infallibile, ma cosa si può fare se si viene multati? Anche lo Scout Speed, al pari di tutti gli autovelox mobili, è soggetto all'obbligo, imposto dalla sentenza della Corte Costituzionale dell’anno scorso, di periodica taratura. Pertanto, l'automobilista multato può sempre richiedere, prima di effettuare ricorso o anche con l'atto di impugnazione innanzi al giudice di Pace, che l'amministrazione produca il certificato di taratura. In mancanza dello stesso - che deve essere depositato in copia autentica - la multa è nulla. Come difendersi, quindi, dal temibile Scout Speed? Il sistema più efficace rimane sempre lo stesso, il più scontato: rispettare sempre e comunque il codice della strada e i limiti di velocità.
Autovelox senza "adeguata" segnalazione è un abuso dei Comuni: multe nulle
La decisione della Corte di Cassazione in favore degli automobilisti tartassati dalle casse vuote comunali
ROMA (Italy) - Prendere una multa con l'autovelox è una dinamica comune a molti automobilisti. Eppure ci sono alcuni casi in cui la sanzione risulta nulla, come quella per eccesso di velocità elevata 'a tradimento', ossia se il segnale che informa della presenza dell'autovelox è presente solo all'ingresso del paese e non viene successivamente ripetuto. Come ricordano gli esperti dello 'Studio Cataldi', anche gli automobilisti che si immettono nella carreggiata successivamente devono essere adeguatamente informati del possibile accertamento di infrazioni con rilevamento a distanza.
La normativa non prevede un obbligo rilevante esclusivamente nell'ambito dei servizi organizzativi interni della pubblica amministrazione, ma è finalizzato a informare gli automobilisti per orientarne le condotte di guida e preavvertirli del possibile accertamento. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15899/2016 accogliendo il ricorso di un trasgressore, destinatario di un verbale di accertamento della polizia municipale per eccesso di velocità.
Il ricorrente aveva dedotto già davanti al giudice di merito la mancata segnalazione del controllo elettronico della velocità, in quanto il segnale era presente solo all'ingresso del paese, aggiungendo che gli agenti accertatori erano invisibili, in quanto presenti con la loro autovettura fuori dalla carreggiata stradale e seminascosta dalla vegetazione.
Il ricorso ha trovato accoglimento in sede di legittimità: per gli Ermellini sbaglia il tribunale quando afferma che l'obbligo della preventiva segnalazione del controllo elettronico della velocità, previsto dall'art. 77 del regolamento codice della strada, debba riferirsi ai soli cartelli stradali prescrittivi, aventi la funzione di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, e non a quelli informativi, come i cartelli sul rilevamento elettronico della velocità.
La giurisprudenza, spiegano gli Ermellini, ha evidenziato che ai sensi della L. n. 168 del 2002, art. 4, da considerarsi norma imperativa, la pubblica amministrazione proprietaria della strada è tenuta a dare idonea informazione con l'apposizione "in loco" di cartelli indicanti la presenza di autovelox, dell'installazione e della conseguente utilizzazione dei dispositivi di rilevamento elettronico della velocità, configurandosi in difetto l'illegittimità del relativo verbale.
L'articolo 142 del codice della strada, inoltre, impone la preventiva segnalazione e visibilità delle postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità, a mezzo di cartelli o dispositivi di segnalazione luminosi, installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento. Ancora, è necessario che non vi siano tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento intersezioni stradali che comporterebbero la ripetizione del messaggio dopo le stesse o comunque non superiore a quattro chilometri.
Ora sarà il giudice del rinvio ad accertare se, in rapporto alla fattispecie, il cartello informativo della rilevazione elettronica era stato collocato in maniera efficiente.
Autovelox per fare cassa, anche la Camera dei deputati vota contro la gabella comunale
I parlamentari insorgono contro gli abusi comunali che sfruttano i rivelatori di velocità
ROMA (Italy) - Stop all'autovelox come strumento per fare cassa. I proventi derivati dalla multe, elevate per eccesso di velocità, devono essere utilizzati per migliorare la sicurezza stradale e non per ripianare i deficit delle amministrazioni locali. E' la 'doppia corsia' sulla quale viaggia la mozione presentata dal deputato di Fi Simone Baldelli, co-firmata dai gruppi di Ap, Sc, Lega Nord, Fdi, Fi, Al-Possibile e Cd, votata e approvata - con il parere favorevole del governo - oggi in aula a Montecitorio. "è diventato per molti enti locali uno strumento sicuro per garantirsi entrate supplementari"
Secondo Baldelli l'uso degli autovelox, "è diventato per molti enti locali uno strumento sicuro per garantirsi entrate supplementari destinate agli scopi più disparati". Persa la finalità "preventiva e dissuasiva" di rilevazione delle infrazioni al codice della strada, scopo dell'autovelox è "multare il maggior numero di automobilisti e aumentare in questo modo le entrate derivanti dalle sanzioni in favore dei bilanci degli enti".
Ma non è tutto perché una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito che "gli strumenti tecnici di misurazione elettronica, sono di dubbia funzionalità se non sono sottoposti a manutenzione e a verifiche periodiche", adempimenti di rado rispettati e, soprattutto documentati e garantiti, dalle amministrazioni locali che dovrebbero destinare il 50% degli importi incassati dalla multe, "alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali", come segnaletica, barriere, illuminazione, semafori.
La mozione Baldelli chiede pertanto al governo di "mettere fine al più presto all'utilizzo distorto degli strumenti per la sicurezza degli automobilisti, che viene impropriamente finalizzato ad alimentare le entrate nelle casse dei comuni".
L'atto parlamentare chiede inoltre ai ministeri delle Infrastrutture e dell'Interno un impegno più vincolante per imporre agli enti locali di riferire con esattezza quanto incassato con le multe e la specifica destinazione del 50% dei proventi delle multe per la sicurezza stradale. Per i comuni inadempienti, deve essere introdotto un "sistema di sanzioni, efficace e immediatamente applicabile".
Niente autovelox per il Comune che vuole far soldi con le multe. E che è interessato solo a "sfruttare" l'area per rimpinguare le casse comunali con multe che graverebbero soprattutto su non residenti, trattandosi di strada a scorrimento veloce. Lo ha disposto il TAR per l'Emilia Romagna, sezione prima, a seguito di ricorso di un Comune contro l'ANAS. L’azienda – si legge in un articolo pubblicato sul sito dello Studio Cataldi, rivista giuridica telematica - aveva sospeso l'efficacia della concessione di un'area all'ente per installazione di un autovelox, a seguito del parere negativo della Polizia Stradale e dell'esito di una valutazione collegiale promossa dal Prefetto.
Il ricorso del Comune dinnanzi al Tribunale Amministrativo, tuttavia, si palesa infondato, poiché l'ANAS – si legge - ha correttamente emanato i provvedimenti di sospensione e revoca della concessione a suo tempo rilisciata in quanto l'amministrazione locale non aveva preventivamente cercato quel coordinamento previsto dall'art. 11, comma 3, C.d.S. secondo cui "Ai servizi di polizia stradale provvede il Ministero dell'interno, salve le attribuzioni dei comuni per quanto concerne i centri abitati. Al Ministero dell'interno compete, altresì, il coordinamento dei servizi di polizia stradale da chiunque espletati".
La Corte Costituzionale "boccia" gli Autovelox: multe nulle se apparecchio non tarato e revisionato
La decisione della Suprema Corte arriva con la sentenza 113/2015 ponendo un freno all'uso e abuso degli Autovelox oramai utilizzati dai Comuni per fare Cassa. Esultano le Associazioni dei Consumatori
ROMA (Italy) - La sentenza della Corte Costituzionale stabilisce come gli autovelox, ai fini della correttezza delle multe elevate, debbano essere obbligatoriamente sottoposti a verifiche e tarature periodiche. "E' evidente come, dopo la sentenza della Consulta, le multe elevate da apparecchi non verificati e tarati siano assolutamente nulle - afferma il presidente Carlo Rienzi - Questa sentenza apre uno scenario senza precedenti: sara' possibile ora ottenere l'annullamento per milioni di multe per eccesso di velocita', laddove Enti e Comuni non abbiano eseguito la manutenzione prevista dalla Corte Costituzionale".
Gli apparecchi per l'accertamento dei limiti di velocità come gli autovelox vanno sottoposti a periodiche verifiche. Parola della Corte Costituzionale che ha "bocciato" una norma del nuovo codice della strada. E la decisione, secondo le associazioni dei consumatori, spianerebbe la strada ai risarcimenti per i cittadini. A sollevare il dubbio di costituzionalità era stata la Cassazione, che nel giudicare il ricorso di un cittadino arrivato fino alla Suprema Corte, ha deciso di rimettere gli atti ai giudici costituzionali. Felici gli automobilisti, a rischio le casse dei Comuni. Nei bilanci di questi ultimi, infatti, la voce "contravvenzioni" rappresenta da anni una delle principali entrate, come dimostrano i dati: dal 2010 l'Italia, secondo contribuenti.it, ha aumentato il numero di multe del 987%. Soltanto a Milano, per fare un esempio, gli autovelox possono permettere di incassare fino a 480mila euro al giorno. La legge, prima di questa sentenza, imponeva la taratura degli apparecchi soltanto all'acquisto. Ora la Prefettura dovrà dimostrare che i controlli sono stati periodici, altrimenti il fiume di ricorsi degli automobilisti non potrà che essere accettato.
Ieri il deposito della sentenza, redatta dal giudice Aldo Carosi. Nel mirino l'articolo 45 del nuovo codice della strada nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature per l'accertamento dei limiti di velocità, come gli autovelox, appunto, siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. E secondo la Corte, così com'è questa norma non va: non risponde ai requisiti di ragionevolezza. Perchè "i fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l'affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale. Appare evidente che qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione. Quindi, l'esonero da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione, appare intrinsecamente irragionevole".
Una decisione che secondo Adusbef e Federconsumatori ristabilisce la legalità violata da enti locali adusi ad appaltare a terzi gli agguati con autovelox ed altri strumenti di rilevazione della velocità, in cambio di una percentuale sugli incassi. Enti locali che, sempre per i consumatori, si sono comportati spesso come nel far west. E ora, sostengono Elio Lannutti di Adusbef e Rosario Trefiletti di Federconsumatori, "si apre la strada ai risarcimenti per milioni di multe recapitate con strumenti tecnici di dubbia funzionalità". Tutti gli automobilisti, infatti, devono fare i conti con gli autovelox e con le multe che ne derivano e i punti che vengono detratti dalla propria patente. Un vero e proprio incubo con cui tutti coloro che si mettono in strada devono fare i conti. Gli autovelox, spesso, sfornano multe a mai finire andando a rimpinguare le casse comunali, che vedono queste entrate come una vera manna dal cielo.
Multe Autovelox, iI Governo contro i Comuni che fanno cassa sulla pelle dei cittadini
Il ministro dei Trasporti Lupi: le multe devono essere notificate entro 90 giorni dalla "infrazione"
ROMA (Italy) - Il ministro dei trasporti accusa i Comuni di "far cassa" sfruttando le multe degli autovelox molto spesso "ben nascosti" e quindi anche fonte di ipotetici incidenti stradali.
Ormai è guerra aperta sugli autovelox di Milano. Una pioggia di contravvenzioni: 740.055 in sei mesi, comminate dal Comune grazie ai 7 occhi elettronici piazzate in vie di grande scorrimento. Per ridurre gli incidenti, dicono dal Comune. Per rimpinguare i bilanci, pensano in molti. Fra questi anche il ministro Maurizio Lupi, milanese ed ex assessore che ieri - rispondendo al question time alle domande del deputato Gianfranco Librandi è parso molto convinto e molto propenso a bacchettare gli amministratori comunali milanesi su due fronti: la funzione delle contravvenzioni e le formalità legittime con cui devono essere notificate.
Non si placa la polemica per le multe e le infrazioni notificate oltre i novanta giorni dal Comune di Milano ai cittadini. Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi oggi ha detto la sua sull'argomento, precisando che "le norme del Codice della strada non sono fatte per sanare i bilanci" e definendo illegittima l'interpretazione 'estensiva' dell'articolo 201 del codice della strada relativo alla decorrenza del termine per la notifica della violazione. “Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, rispondendo oggi a una mia interrogazione, ha detto con chiarezza che i Comuni italiani possono pretendere il pagamento delle multe per violazione del codice della strada solo nel caso in cui la notifica del verbale al trasgressore avviene entro e non oltre i 90 giorni dall’infrazione. E ha anche detto che ogni tipo di interpretazione estensiva di questa norma è illegittima, anche e soprattutto nel caso in cui la violazione venga rilevata tramite autovelox”.
Lo sottolinea in una nota il deputato Gianfranco Librandi. ”Gli autovelox – spiega Librandi – consentono infatti l’accertamento immediato da parte degli operatori di polizia locale, dal momento che l’invio dei fotogrammi digitali alla centrale operativa avviene in tempo reale. Ma alcune amministrazioni territoriali, come ad esempio il comune di Milano, per evitare che la decorrenza del termine di notifica previsto dal legislatore nazionale annulli la validità della sanzione, interpretano in maniera estensiva la norma, andando a considerare come termine iniziale non il momento in cui l’infrazione è accertata, bensì quello in cui l’operatore di polizia locale visiona il fotogramma relativo all’infrazione”.
Il punto di partenza è l'articolo 201 del Codice della strada, che recita così: "Qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve, entro novanta giorni dall'accertamento, essere notificato all'effettivo trasgressore o, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, ad uno dei soggetti indicati nell'articolo 196, quale risulta dai pubblici registri alla data dell'accertamento". Quindi, stando all'interpretazione del Comune, quei 90 giorni possono scattare da un qualsiasi momento: se il vigile esaminasse nel gennaio 2017 la foto di un'infrazione del'aprile 2014, i 90 giorni si conterebbero da gennaio 2017. Alla Camera, l'onorevole Gianfranco Librandi ha chiesto al ministro Lupi se questa interpretazione estensiva dell'articolo 201 del Codice della strada da parte delle amministrazioni locali, fortemente penalizzante per i cittadini, sia corretta.
"Qui si tratta per tanti Comuni, in maniera anche qui impropria, di utilizzare gli introiti delle multe - che, ricordo, sono introiti che sono destinati a prevenire e a educare comportamenti sbagliati da parte dei cittadini - per sanare i bilanci". "Il Codice della strada non è fatto e le norme del Codice della strada non sono fatte per sanare i bilanci, l'ideale per ognuno di noi dovrebbe essere, come è giusto che sia, Comuni e cittadini che rispettano le leggi e, quindi, nel Comune multe zero, non multe cento in modo da far diventare le multe una tassazione indiretta, ulteriore nelle tasche dei cittadini. Tale orientamento è stato espresso in maniera molto chiara anche dal Ministro dell'Interno alla prefettura di Milano in riscontro a una richiesta di chiarimenti relativa alla legittimità dell'operato del comune di Milano".