Source: http://www.vasroma.it/le-tappe-della-controriforma-dei-cartelloni-pubblicitari-a-roma/
Timestamp: 2020-02-18 17:45:14+00:00
Document Index: 160185833

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 7', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 19', 'art. 30']

Le tappe della controriforma dei cartelloni pubblicitari a Roma – V.A.S. Circolo Territoriale di Roma
La riforma degli impianti pubblicitari di Roma è iniziata quanto Sindaco era Ignazio Marino e l’allora assessore al Commercio Marta Leonori ha portato a conclusione la 1° fase della riforma facendo approvare il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 49 del 30 luglio 2014) ed il nuovo “Regolamento in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni” (Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014).
Il 31 ottobre 2015 il Sindaco Ignazio Marino è stato costretto alle dimissioni: prima però l’Assessore Marta Leonori è riuscita a dare avvio alla 2° fase della riforma con l’affidamento alla S.p.A. “Aequa Roma” della redazione dei 15 Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari (Deliberazione della Giunta Capitolina n. 380 del 30 dicembre 2014) e la loro successiva adozione (Deliberazione della Giunta Capitolina n. 325 del 13 ottobre 2015).
Nel rispetto dei criteri dettati dall’Assessore Marta Leonori, i Piani di Localizzazione prevedono 8.000 mq. di superficie pubblicitaria espositiva da concedere come corrispettivo a chi poi si aggiudicherà il bando per assicurare a titolo gratuito per il Comune un servizio di Bike Sharing esteso alla intera città.
Al Sindaco Marino è subentrato il Commissario Prefettizio Francesco Paolo Tronca che ha proseguito la 2° fase della riforma precisando (con Deliberazione del Commissario Straordinario n. 19 del 31 marzo 2016) i criteri di redazione dei 15 Piani di Localizzazione, per ognuno dei quali ha fatto svolgere nei rispettivi Municipi gli incontri pubblici, raccogliendo tutte le osservazioni di cittadini, comitati e associazioni, a cui è stato poi controdedotto dopo che dal 22 giugno 2016 è diventata Sindaco del Comune di Roma Virginia Raggi ed Assessore alle attività produttive Adriano Meloni.
Con l’avvento della attuale maggioranza al governo della città di Roma si sono manifestate le prime avvisaglie di un attacco ai Piani di Localizzazione ed in particolare al servizio di Bike Sharing, che è stato portato avanti inizialmente dal Presidente della Commissione Commercio Andrea Coia.
Aalla sua 2° seduta del 9 novembre 2016 ha invitato ben 11 rappresentanti delle ditte pubblicitarie che hanno rimesso in discussione il servizio di Bike Sharing, spalleggiati non solo dal consigliere Davide Bordoni (ex assessore al Commercio quando sindaco era Gianni Alemanno), ma dallo stesso Andrea Coia che quel giorno ha affermato che la sua unica perplessità rimaneva quella di affidare il servizio ad un privato perché sarebbe secondo lui una pura follia.
(vedi http://www.vasroma.it/2-seduta-della-commissione-commercio-utilizzata-esclusivamente-per-rimettere-in-discussione-un-servizio-di-bike-sharing-garantito-dalla-pubblicita/).
In coincidenza della scadenza del 1° anno di mandato della Sindaca Virginia Raggi, senza che fosse stata portata a conclusione la 2° fase della riforma dei cartelloni pubblicitari, VAS e Basta Cartelloni hanno promosso e organizzato un convegno che si è svolto il 26 giugno 2017 nella sala della Protomoteca dal titolo significativo “Che fine ha fatto la riforma dei cartelloni pubblicitari a Roma?” (vedi http://www.vasroma.it/il-convegno-che-ha-riacceso-i-riflettori-sul-ristagno-della-riforma-dei-cartelloni-pubblicitari-a-roma/).
Il convegno ha portato alla approvazione da parte della Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 38 dell’11 luglio 2017 con cui è stato imposto alla Giunta Capitolina di approvare definitivamente i Pian i di Localizzazione degli impianti pubblicitari entro e non oltre la data del 15 novembre 2017: con Deliberazione Giunta Capitolina n. 243 del 13 novembre 2017 gli assessori gli Assessori Baldassarre, Castiglione, Gatta, Gennaro, Lemmetti, Meleo, Meloni, Montanari e Montuori hanno approvato all’unanimità i Piani di Localizzazione dei mezzi e degli impianti pubblicitari.
Rimaneva a quel punto passare alla 3° fase della riforma degli impianti pubblicitari iniziata nel 2014 quando sindaco era Ignazio Marino, con la predisposizione dei bandi di gara per lotti territoriali.
Ma nel frattempo è avvenuta una 2° avvisaglia della controriforma dei cartelloni pubblicitari: l’attuale Presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, che il 30 luglio del 2014 aveva votato a favore del P.R.I.P., agli inizi di settembre del 2017 ha rilasciato una intervista al quotidiano “la Repubblica” con cui annuncia che «entro Natale il Comune farà un avviso pubblico» per introdurre a Roma il modello di bike sharing a flusso libero attivato a Milano (vedi http://www.vasroma.it/il-bike-sharing-free-floating-non-deve-affiancare-ne-sostituire-il-servizio-di-bike-sharing-previsto-nella-riforma-dei-cartelloni-pubblicitari-di-roma/).
A replicargli immediatamente sono state le associazioni VAS e Basta Cartelloni che con Nota VAS prot. n. 14 del 27 settembre 2017 hanno proposto una “Integrazione del servizio di Bike Sharing previsto nella riforma dei cartelloni pubblicitari di Roma con il servizio di Bike Sharing a flusso libero”, sostituendo con questo sistema ibrido le ciclostazioni con rastrelliere con i posteggi per bici delimitati da semplici strisce pedonali e diffusi capillarmente in tutta la città, per disincentivare il parcheggio selvaggio già registrato con il servizio a flusso libero.
Stazione virtuale
Una risposta indiretta alla proposta di VAS e Basta Cartelloni è venuta dalla 2° conferenza internazionale di VeloCittà, un progetto europeo che utilizza tecniche di progettazione e l’adozione delle soluzioni operative più efficaci per migliorare l’utilizzo delle biciclette dei servizi di “Bike Sharing”.
Il saluto di apertura della 2° conferenza è stato fatto proprio dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi, che ha esordito affermando che bisogna far crescere a Roma una nuova cultura di mobilità sostenibile.
Ha proseguito facendo sapere che «stiano lavorando molto al Bike Sharing a flusso libero,…. , che nel tempo vogliamo portare anche nelle periferie.
Vogliamo favorire le biciclette come mezzo di trasposto dolce, per far diventare Roma modello anche sotto tale aspetto».
Per impegni istituzionali è dovuta andar via subito: prima però si è fatta fotografare davanti ad una bicicletta che le ha donato l’ambasciatore dell’Olanda Joep Wijnands.
La foto ricordo è stata fatta anche con l’Assessore alla Città in Movimento Linda Meleo ed il Presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefano, che ha aperto i lavori in inglese.
Ha preso quindi la parola l’Assessore alla Città in Movimento Linda Meleo che ha ricordato i precedenti servizi di Bike Sharing a Roma, che non hanno funzionato, per mettere in risalto l’esperimento di Bike Sharing a flusso libero dichiarando che «ci crediamo, ma ha presentato problemi di gestione» per cui «stiamo mettendo in campo un Regolamento».
Ha chiuso il suo intervento dichiarando di essere «convinta che il Bike Sharing a flusso libero soddisferà i bisogni dei romani»
Del tutto incurante della proposta di VAS e Basta Cartelloni, a tutt’oggi ignorata e non ritenuta degna almeno di una risposta, malgrado i ripetuti solleciti, a novembre del 2017 la Giunta Capitolina ha consentito l’introduzione a Roma a livello sperimentale di circa altre 1.200 biciclette della compagnia oBiKe nei soli Municipi I e II: sembra averlo fatto sulla base della deliberazione della Giunta Capitolina n. 239/2015 che identifica nella Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.) il provvedimento autorizzatorio per lo svolgimento dell’attività di sharing .
Il 27 novembre 2017 è stato annunciato un bando di gara per l’acquisto e il posizionamento di circa 2.000 nuove rastrelliere per biciclette free floating davanti alle scuole, metro, nodi di scambio, università, biblioteche di Roma.
il 13 dicembre 2017 l’Assessore alla Mobilità in persona Linda Meleo ha voluto presentare l’introduzione anche a Roma del servizio free floating della compagnia Gobee.bike, con un numero limitato di 185 biciclette nei soli Municipio I e IX.
L’assessore Linda Meleo sponsorizza le bici Gobee.bike
Dei due suddetti operatori che l’Amministrazione Capitolina ha fatto entrare a Roma senza nessun avviso pubblico o regolamento, il primo, Gobee.bike, con un comunicato stampa del 14 febbraio 2018 si è ritirato dall’Italia e dall’Europa e il secondo, Obike, è fallito, senza peraltro ritirare del tutto le sue biciclette sul territorio di Roma.
A distanza di 4 mesi dalla approvazione definitiva dei Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari, sulla strada di attuazione della 3° fase della riforma è subentrata la Ordinanza della Sindaca del 16 marzo 2018 Virginia Raggi con cui ha disposto di conferire, a decorrere dalla stessa data di adozione del provvedimento, tutta una serie di incarichi apicali di Direttore di Struttura e di Direttore di Direzione per la durata di 3 anni, e di incarichi ad interim per la durata di 6 mesi, nonché di assegnare incarichi sub apicali sempre per la durata di tre anni.
Il Direttore del Dipartimento Sviluppo Economico e Attività Produttive Luigi Maggio è stato così sostituito da Pierluigi Ciutti, ex Direttore del IX Municipio, mentre la Direttrice della Direzione Sportelli Unici Paola Sbriccoli (andata nel frattempo in pensione) è stata sostituita da Maurizio Salvi, a cui è stato assegnato come incarico correlato anche la Unità Organizzativa Affissioni e Pubblicità, in sostituzione della Dott.ssa Monica Giampaoli.
La Dott.ssa Silvana Sari, che ha criticato apertamente la rotazione, è arrivata alla seguente conclusione: «Così si bloccano i servizi e la città». (vedi http://www.vasroma.it/la-sindaca-raggi-ha-affidato-la-conclusione-della-riforma-dei-cartelloni-pubblicitari-a-dirigenti-senza-nessuna-esperienza-del-settore/)
Una riprova indiretta della sua conclusione è venuta dal dilagare di una nuova “cartellopoli” a Roma, con l’istallazione accertata quanto meno di più di 200 impianti pubblicitari abusivi, tutti puntualmente segnalati da VAS e sanzionati dal Corpo di Polizia Locale dei rispettivi Municipi, senza però che il dott. Maurizio Salvi riuscisse a farli rimuovere né a farli quanto meno oscurare. (vedi http://www.vasroma.it/e-ufficiale-siamo-in-una-nuova-cartellopoli/)
L’inizio vero e proprio della controriforma dei cartelloni pubblicitari a Roma è avvenuto dopo che alla fine del mese di aprile 2018 si è dimesso l’Assessore Adriano Meloni ed è subentrato ad esso Carlo Cafarotti, che il 28 giugno 2018 ha voluto avere con tutte le ditte pubblicitarie e con le rispettive associazioni di categoria.
Come riportato in una comunicazione del 30 luglio 2018 della associazione di categoria I.R.P.A. (Imprese Romane Pubblicitarie Associate), «è emerso che il comune stava riesaminando la questione relativa al lotto del bike sharing»: una simile dichiarazione va intesa come volontà di abolire tale servizio finanziato dalla pubblicità, perché di fatto già sostituito dal mese di dicembre del 2017 dal servizio di Bike Sharing “a flusso libero”, che è stato consentito sia alle filiali italiane “Gobee.bike” che alla “oBike”.
Il 28 giugno 2018 l’Assessore Carlo Cafarotti ha voluto incontrare anche VAS e Basta Cartelloni, alla presenza anche del dott. Maurizio Salvi che a fine incontro ha fatto sapere al dott. Arch. Rodolfo Bosi ed al dott. Filippo Guardascione di avere preparato per la Giunta Capitolina una memoria sui ricavi economici più opportuni dallo sfruttamento della pubblicità: si è saputo solo più tardi che il dott. Salvi ha consigliato di incassare le singole quote anche dagli impianti speciali destinati al servizio di Bike Sharing, valutando in un secondo momento se mettere a bando i servizi aggiuntivi con i proventi incassati.
Malgrado il totale fallimento del servizio di Bike Sharing a flusso libero, con Deliberazione Giunta Capitolina n. 191 del 24 ottobre 2018 linee guida bike sharing si è preferito approvare delle “linee guida per lo svolgimento del servizio di Bike Sharing a flusso libero, in via sperimentale, per la durata di tre anni, sul territorio di Roma Capitale”. (vedi http://www.vasroma.it/bike-sharing-a-flusso-libero-malgrado-lavvenuto-suo-totale-fallimento-la-giunta-capitolina-intende-ostinatamente-continuare-a-sperimentarlo-affidandolo-alla-libera-iniziativa-privata-negan/)
Una anticipazione parziale della controriforma è stata fornita dal dott. Maurizio Salvi che nella Determinazione Dirigenziale prot. QH/56612 del 22 ottobre 2018 ha fatto sapere che nelle «nuove linee guida necessarie alla definizione dei criteri da seguire per la predisposizione dei futuri lotti di gara degli impianti pubblicitari .. si ritiene possibile di ricomprendere le rimozioni e lo smaltimento di impianti pubblicitari abusivi.» (Vedi http://www.vasroma.it/dopo-un-anno-di-assoluto-immobilismo-la-giunta-capitolina-si-inventa-che-occorrono-delle-linee-guida-per-portare-a-conclusione-la-riforma-dei-cartelloni-pubblicitari-intanto-roma-e-diventata-una-nuo/)
Una anticipazione più completa è stata poco dopo fornita dallo stesso Assessore Carlo Cafarotti che nel corso della seduta dell’Assemblea Capitolina del 29 novembre 2018 ha risposto alla interrogazione sul Bike Sharing finanziato dalla pubblicità che nel precedente mese di giugno gli aveva rivolto il consigliere Davide Bordoni (Forza Italia), ex assessore al Commercio quando sindaco era Gianni Alemanno.
Dalla risposta data dall’Assessore Cafarotti è emerso chiaramente che stava predisponendo una proposta di deliberazione da sottoporre alla approvazione dell’Assemblea Capitolina, con cui intende modificare il “Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”, approvato dalla Assemblea Capitolina con deliberazione n. 50 del 30 luglio 2014.
È emerso altresì che intende in particolare eliminare dai Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari, approvati all’unanimità dalla stessa Giunta Capitolina di oggi con deliberazione n. 243 del 13 novembre 2017, il servizio di Bike Sharing finanziato dalla pubblicità, per massimizzare le entrate derivanti dai 10 lotti territoriali da aggiudicare tramite altrettanti bandi: viene eliminato in pratica il lotto dedicato sia al Bike Sharing che quello riservato a servizi di pubblica utilità per mettere a gara al pari di tutti gli altri impianti anche i 1.328 impianti speciali di cui i 15 Piani di Localizzazione hanno individuato le rispettive posizioni sul territorio.
Al tempo stesso l’Assessore Cafarotti ha dichiarato che non si sente nelle condizioni di dover rivedere anche la deliberazione n. 49 del 30 luglio 2014 con cui l’Assemblea Capitolina ha approvato il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (P.R.I.P.) né i Piani di Localizzazione che da esso sono scaturiti: ma se si elimina tanto il circuito del bike sharing quanto il circuito dei servizi igienici allora vengono ad essere eliminati a catena anche tutti gli altri circuiti ed in particolare quello riservato agli impianti SPQR riservati prioritariamente alle ditte pubblicitarie che hanno partecipato alla cosiddetta “procedura del riordino” e che non so quanto accetteranno di buon cuore vedersi negata la possibilità di aggiudicarsi un lotto territoriale costituito esclusivamente da impianti di proprietà del Comune.
A tal ultimo riguardo l’Assessore Cafarotti ha lasciato intendere che verranno dettati altri non precisati criteri con la proposta di modifica del Regolamento che la Giunta Capitolina dovrebbe licenziare. (vedi http://www.vasroma.it/lassessore-cafarotti-vuole-modificare-il-regolamento-di-pubblicita-ed-eliminare-il-servizio-di-bike-sharing-dai-piani-di-localizzazione-degli-impianti-pubblicitari/)
Il 17 gennaio 2019 l’Assessore Carlo Cafarotti ha voluto concedere al dott. Arch. Rodolfo Bosi ed al dott. Filippo Guardascione un incontro per portarli a conoscenza in linea di massima delle modifiche al “Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e pubbliche affissioni”, che vorrebbe proporre alla approvazione della Giunta Capitolina prima e dell’Assembla Capitolina poi e che sono sintetizzabili nei due seguenti punti:
– eliminazione del servizio di bike sharing e dei servizi di pubblica utilità finanziati dalla pubblicità;
– formazione di lotti territoriali su cui saranno bandite le gare non più divisi per circuiti ma per Municipi, anche accorpati.
Il suddetto 1° punto riguarda la eliminazione degli 11.257,44 mq. di superficie espositiva complessiva per bike sharing e servizi igienici, pari a 1.328 impianti di mt. 3,20 x 2,40 e mt. 1,20 x 1,80 – Se la suddetta superficie espositiva viene incamerata fra gli impianti privati da mettere a gara al pari di tutti gli altri, il bando prevedrebbe come “privati” anche i formati da mt. 3,20 x 2,40 che sono invece degli impianti di pubblica utilità (o “speciali”) e di dimensioni quindi maggiori del formato minimo di mt. 3 x 2, in violazione pertanto della lettera b) del 2° comma dell’art. 4 del Regolamento di Pubblicità approvato con deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014, che prescrive il divieto di impianti di superficie maggiore a 12 mq. (pertanto di mt. 3 x 2).
Per evitare questo occorre quanto meno modificare conseguentemente la normativa relativa agli impianti di pubblica utilità di formato europeo utilizzati esclusivamente per il servizio di bike sharing e servizi di pubblica utilità, ed in particolare il formato da mt. 3,20 x 2,40 e precisamente:
– la lettera lbis) del 1° comma dell’art. 4, che definisce gli impianti ed i servizi di pubblica utilità;
– il punto 3) della lettera F) del 1° comma dell’art. 20, che riguarda i due “formati consentiti esclusivamente per impianti e servizi di pubblica utilità”.
Ma se si elimina l’utilizzo degli impianti di pubblica utilità, per coerenza logica si rende allora necessario procedere alla stessa eliminazione negli atti correlati che ne prevedono l’uso.
Il suddetto 2° punto riguarda la formazione di lotti divisi non più per circuiti, ma per territorio – Il comma 1 Bis dell’art. 7 del vigente Regolamento di Pubblicità dispone che «il territorio capitolino viene suddiviso in massimo 10 lotti che ricomprenderanno impianti ricadenti proporzionalmente in tutti i municipi, a garanzia di un’omogeneità economica complessiva»: il successivo 2° comma stabilisce che «il Comune procede al rilascio delle autorizzazioni previa gara pubblica per ognuno dei lotti».
Il combinato disposto lascia intendere che l’Amministrazione Capitolina deve formare al massimo 10 lotti territoriali di pari valore economico complessivo (finalizzato a dare una uguale appetitività ad ogni lotto ed evitare così che qualche gara vada deserta), da mettere a bando per l’aggiudicazione della gestione decennale con il rilascio delle rispettive autorizzazioni di tutti gli impianti che formano il rispettivo lotto, ognuno dei quali sarà costituito da un numero di impianti distribuiti territorialmente in tutti e 15 i Municipi di Roma in modo proporzionale.
Il 1° comma del successivo art. 19 prescrive che il Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari «suddivide, ai fini dell’articolo 7, comma 2, il territorio comunale in circuiti tali da comprendere, per quanto tecnicamente possibile in modo equilibrato, le diverse ‘aree omogenee’ e tipologie stradali».
Riguardo ai “circuiti” con deliberazione della Giunta Capitolina n. 380 del 30 dicembre 2014 sono stati dettati i criteri di redazione dei Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari, che hanno individuato i seguenti 6 circuiti, assegnando ad ognuno di essi la quota parte dei 15.019 impianti complessivi di cui sono stare individuate sul territorio le posizioni.
1 – Circuito per il servizio di Bike Sharing e per servizi di pubblica utilità, costituito da 1.328 impianti di mt. 3,20×2,40 e di mt. 1,20x,180 distribuiti in tutti i Municipi;
2 – Circuito degli impianti pubblicitari di proprietà comunale (SPQR), costituito da 4.247 impianti di mt. 1,00×1,00, di mt. 1,40×2.00 e di mt. 3,00×2,00 distribuiti in tutti i Municipi;
3 – Circuito degli impianti per “Cultura e Spettacolo”, costituito da 409 impianti di mt. 2 x 2 distribuiti in tutti i Municipi;
4 – Circuito degli impianti pubblicitari di proprietà privata su suolo pubblico, costituito da 4.139 impianti di mt. 1,00×1,00, di mt. 1,40×2.00 e di mt. 3,00×2,00 distribuiti in tutti i Municipi;
5 – Circuito degli impianti per Pubbliche Affissioni (PPAA), costituito da 2.695 impianti di mt. 1,00x,1,40, di mt. 1,40×2,00 e di mt. 3,00×2,00 distribuiti in tutti i Municipi, almeno 1 per strada;
6 – Circuito degli impianti per pubblico servizio, costituito da 1.817 impianti di mt. 1,00×0,70 e di 0,70×1,00 distribuiti in tutti i Municipi;
7 – Circuito degli impianti per servizi municipali, costituito da 384 impianti di mt. 1,00×1,00, di mt. 1,40×2.00 e di mt. 3,00×2,00 distribuiti in tutti i Municipi.
Nelle intenzioni dell’Assessorato c’è ora una formazione dei lotti che verranno messi a gara non più divisi per circuiti, ma per territorio che avrà confini più o meno municipali.
Ma poiché i Municipi sono 15 e i lotti sono 10, dovranno essere accorpati alcuni Municipi, per cui vi saranno lotti che abbracceranno il territorio di due Municipi e lotti che riguarderanno un solo distinto Municipio.
Questa diversa formazione dei lotti è in violazione sia del comma 1 Bis dell’art. 7 che del comma 1 dell’art. 19 del vigente Regolamento di Pubblicità, che vanno quindi modificati: ma per coerenza logica va allora modificata anche tutta la parte della deliberazione della Giunta Capitolina n. 380 del 30 dicembre 2014 in cui sono stati indicati i criteri di individuazione dei suddetti 7 “circuiti”, se non anche tutti e 15 i Piani di Localizzazione.
Le modifiche apportate con deliberazione di Giunta tanto alla deliberazione n. 50 quanto alla deliberazione n. 49 dell’Assemblea Capitolina comportano il riavvio dello stesso procedimento con cui sono state approvate il 30 luglio del 2014, vale a dire la partecipazione cittadina e l’acquisizione dei pareri di rispettiva competenza di ognuno dei 15 Municipi di Roma, le controdeduzioni della Giunta Capitolina e l’inoltro in aula per la definitiva approvazione da parte della Assemblea Capitolina, dopo avere acquisito il parere della Commissione Commercio.
Ma per la stessa coerenza logica si rende allora necessario modificare la deliberazione della Giunta Capitolina n. 380 del 30 dicembre 2014, con cui sono stati dettati i criteri di redazione dei Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari.
Le comunicazioni di cui ha voluto portarli a conoscenza nel corso dell’incontro si sono limitate alle modifiche che vorrebbe proporre soltanto al vigente Regolamento di Pubblicità, senza tener conto delle gravi implicazioni che verranno a comportare sul piano delle procedure, perché costringerebbero – quasi come una reazione a catena – a modificare praticamente anche tutti gli atti prodotti dalla Amministrazione Capitolina in materia di riforma dei cartelloni pubblicitari, fino alla modifica sostanziale dei 15 Piani di Localizzazione che sono stati approvati all’unanimità con deliberazione n. 243 del 13 novembre 2017 dagli stessi Assessori in carica che compongono la attuale Giunta Capitolina, ad eccezione dell’Assessore Alessandro Gennaro che il successivo 22 maggio 2018 ha dato le dimissioni (carica assorbita dall’Assessore Gianni Lemmetti).
Quest’ultimo aspetto mette in evidenza in modo alquanto critico il “ripensamento” che l’attuale Giunta Capitolina in carica avrebbe a distanza di 14 mesi rispetto ad una approvazione dei Piani di localizzazione decisa peraltro all’unanimità, senza che all’epoca risultasse alcuna problematica al riguardo.
In allegato alla congiunta Nota VAS prot. n. 2 del 23 gennaio 2019 le associazione VAS e Basta Cartelloni hanno trasmesso una attenta ANALISI DELLE IMPLICAZIONI che scaturirebbero dalle eventuali modifiche del “Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e pubbliche affissioni”.
Dal momento che la Giunta Capitolina doveva ancora decidere al riguardo (a detta dell’Assessore Cafarotti entro la fine del successivo mese di febbraio), l’analisi è stata allegata con la finalità dichiarata di portare un contributo di collaborazione alla attenzione anche e soprattutto della On. Sindaca di Roma e di ognuno degli altri Assessori per consentire una approfondita ponderazione della posta in gioco, prima di decidere in merito.
L’Assessore Carlo Cafarotti ha dato una ulteriore conferma della sua controriforma con una intervista pubblicata poi l’8 marzo 2019 sul quotidiano “la Repubblica”, in cui ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Non è un ricominciare da capo.
Questa iniziativa, uno dei primi temi che ho affrontato, serve ad ottenere un valore aggiunto rispetto alle precedenti gestioni.
Prima esisteva un lotto territoriale di bike sarin, ma gli uffici [leggasi dott. Maurizio Salvi, ndr.] hanno ritenuto che la gestione diretta non sarebbe stata sufficiente.
Per questo massimizzeremo gli introiti della pubblicità, sganciandoli dal servizio contemporaneo di biciclette che organizzeremo poi a parte con quegli introiti.»
Riguardo alla massimizzazione degli introiti della pubblicità che si prefigge l’Assessore Cafarotti c’è da fare la seguente considerazione.
Se tutti gli impianti privati vengono messi a gara consentendo di presentare le maggiori offerte sui canoni di concessione per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (da cui le ditte pubblicitarie operanti a Roma sono state esonerate dal 1999 ad oggi), la stessa cosa non avviene per gli impianti di pubblica utilità che come corrispettivo richiedono la gestione decennale di un servizio pubblico esteso alla intera città: di qui una perdita di gettito su 1.328 impianti di pubblica utilità (di mt. 3,20 x 2,40 e di mt. 1,20 x 1,80) che è dovuta al mancato pagamento del canone di concessione e che si intende ora recuperare.
Per avere un’idea orientativa di massima di quanto il Comune incasserebbe dal canone di concessione di 1.328 impianti, se si calcola una entrata complessiva di 24 milioni di euro all’anno derivante da un totale di 15.019 impianti, comprensiva anche del Canone Iniziative Pubblicitarie (C.I.P.), si ha allora che ogni impianto frutta circa 2.000,00 € all’anno e quindi che dai 1.328 impianti di pubblica utilità si ricaverebbe un totale di circa 2.656.000,00 € all’anno.
Per racimolare un incasso maggiore di questo presunto importo, l’Amministrazione Capitolina rinuncia a dare ai cittadini, a titolo completamente gratuito per lei, sia un servizio di bike sharing esteso all’intera città che vari servizi di pubblica utilità.
Un collaboratore dell’Assessore ha però fatto sapere che l’intenzione del Comune sarebbe quella di utilizzare i proventi del canone di concessione per assicurare ai cittadini un servizio di bike sharing gestito dal Comune da mettere a gara.
Ma i costi annui del servizio che si accollerebbe il Comune oscillano intorno ai 10 milioni di euro all’anno, che sono in tal caso quasi quadrupli rispetto ai 2.656.000,00 € all’anno ricavati da 1.328 impianti di pubblica utilità: nell’ipotesi di un confronto invece con gli interi 24 milioni di euro che si pensa di incassare un domani, alla Amministrazione Capitolina rimarrebbe un utile degli stessi 14 milioni di euro all’anno che incassa attualmente dal solo C.I.P.: non sembra che in una analisi costi-benefici siano stati fatti in modo ponderato i conti ragionieristici.
Nell’analisi costi-benefici c’è per giunta da mettere in conto che con la eliminazione del servizio di Bike Sharing dai Piani di Localizzazione il Comune di Roma perderà sicuramente i tre ricorsi che sono stati presentati contro di essi e che si basano principalmente sulla censura al servizio di Bike Sharing: in tal caso al Comune verrà condannato a pagare quanto meno 1.500,00 € per ognuno dei tre ricorsi.
Per dovere di cronaca c’è da sapere che nel frattempo con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 46 del 18 marzo 2019 è stata approvata proposta di Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) di Roma Capitale che non prevede nemmeno un servizio di Bike Sharing a flusso libero.
L’ultima anticipazione dei contenuti della controriforma è stata fornita da un articolo pubblicato il 26 aprile 2019 sulla cronaca di Roma del quotidiano “il Messaggero”, a firma di Camilla Mozzetti.
L’articolo conferma l’abolizione del servizio di Bike Sharing dai Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari lasciando capire che il formato di mt. 3,20 x 2,40, consentito attualmente dal Regolamento di Pubblicità ma solo come impianto di pubblica utilità riservato esclusivamente al servizio di Bike Sharing, con la riforma che vuole proporre l’Assessore Cafarotti diventerà il formato massimo consentito (attualmente invece di mt. 3 x 2): in tal modo le posizioni individuate nei 15 Piani di Localizzazione per questo particolare formato di impianto possono rimanere confermate in quanto destinate agli impianti di proprietà privata delle ditte.
L’articolo conferma anche l’abolizione dei lotti territoriali estesi ognuno all’intera città di Roma, anticipando un possibile accorpamento tra il I° ed il VI° Municipio.
L’articolo riporta delle cifre non esatte, perché con i Piani di Localizzazione così come definitivamente approvati i metri quadri autorizzati in tutta la città si sono abbassati a 62 mila per 14.391 impianti totali: da come risulta oggettivamente dalla Relazione ai Piani di Localizzazione (alla pag. 42) il dimensionamento definitivo dei Piani di Localizzazione approvato dalla Giunta Capitolina il 13 novembre 2017 è invece il seguente.
L’articolo fa sapere di una ulteriore novità, perché nel nuovo testo proposto dall’Assessore Cafarotti i metri quadri si aggirano intorno ai 75 mila, in quanto avrebbe calcolato un recupero di 13 mila mq., per cui questo salvataggio potrà far recuperare circa 3 mila cartelloni.
L’articolo non chiarisce in che modo Cafarotti possa aver riportato il dimensionamento dei Piani di Localizzazione a 75.000 mq., che combaciano però curiosamente con il dimensionamento originario dei Piani di Localizzazione operato dalla S.p.A. “Aequa Roma” prima che fossero sottoposti ai pareri delle Soprintendenze competenti per territorio.
I presunti 13.000 mq. “recuperati” dall’Assessore Cafarotti sarebbero dunque quelli che la S.p.A. “Aequa Roma” ha dovuto tagliare nel rispetto delle prescrizioni impartite dalle Soprintendenze nel seguente modo (pag. 40 della Relazione).
Ma alla pag. 41 della Relazione viene fornita la seguente precisazione:
«Per garantire il rispetto delle risultanze della conferenza dei servizi, la procedura di ricalibrazione è stata effettuata esclusivamente nelle aree non soggette a tutela ed è stata finalizzata a riportare le superfici espositive di progetto, esito della conferenza di servizi, alla ripartizione esposta nella tabella del precedente paragrafo 3.1, sia sulla totalità del territorio capitolino sia nei singoli Municipi.
Tale procedura ha comportato un leggero incremento del dimensionamento totale, pari al 5% complessivo, attraverso il recupero di circa 1.500 mq di superficie espositiva per gli impianti SPQR con impianti del tipo Palina A2 secondo le modalità stabilite dall’art. 30, co. 2 e la modifica della tipologia di circuito espositivo di alcuni impianti con la conseguente trasformazione di formato che ha comportato un lieve aumento della superficie totale di circa 2.100 mq.
Il dimensionamento del piano adottato nella Deliberazioni di Giunta Capitolina n. 325/15 è quindi risultato di circa 62.000 mq di superficie espositiva così determinato»:
Con una correlazione con i 75.000 mq. l’articolo sostiene che «anche le localizzazioni, una volta espletati i bandi, potranno essere riviste alla luce delle esigenze del singolo concessionario.
Un’apertura di fatto che si traduce nella deroga sullo spazio da poter sfruttare e calcolata in un massimo del 5% del totale della superficie.
Banalmente, se l’assegnatario di un lotto avanzerà dei problemi per il montaggio dei cartelloni, l’amministrazione potrà erogare per quel lotto uno spazio superiore rispetto a quello consentito.»
A spiegare il meccanismo è lo stesso Cafarotti: «Se un concessionario – spiega l’assessore – non riuscisse ad esempio a posizionare degli impianti e ne volesse accorpare degli altri, si potrà procedere con una rimodulazione purché rientrante nel limite del 5% della superficie totale di circa 75 mila mq».
Ma il 5% di 75.000 mq. diventano 3.750 mq., che è una superficie di poco superiore ai 3.600 mq. ottenuti con la ricalibrazione dei piani, già ricalcolati per arrivare al dimensionamento definitivo di 62.000 mq. circa (per l’esattezza 61.349,64), per cui non si capisce bene quale sia stato il ragionamento ed il “metodo” seguiti dall’Assessore Cafarotti, che ormai si potranno conoscere solo dopo che la Giunta Capitolina avrà adottato la proposta di modifiche del vigente Regolamento di Pubblicità.
L’articolo fa infine sapere che la nuova delibera messa a punto dall’assessore al Commercio Carlo Cafarotti è attualmente in Vigilanza dopo ben 52 modifiche al testo richieste dagli uffici: non chiarisce quale sia questa Vigilanza e quali siano esattamente gli uffici, che hanno forse dovuto prendere in considerazione l’analisi delle ripercussioni Trasmessa da VAS e Basta Cartelloni.
Comunque stiano i fatti, di certo c’è che un procedimento complessivo di questo tipo assumerebbe il chiaro significato dell’affossamento della riforma dei cartelloni pubblicitari voluta dalla Giunta del Sindaco Ignazio Marino, ma approvata anche dall’allora intero gruppo capitolino del Movimento 5 Stelle costituito da Virginia Raggi, Marcello De Vito, Daniele Frongia ed Enrico Stéfano.
La riapertura dell’intero procedimento comporterebbe tempi talmente lunghi che vanno ad oggettivo ed esclusivo vantaggio della oligarchia delle ditte pubblicitarie della procedura del riordino che non vogliono l’espletamento dei bandi di gara, perché si viene a consentire di mantenere così in modo paradossale per chissà quanto tempo ancora un loro monopolio sugli impianti istallati a Roma di cui sono scadute dal 31 dicembre 2014 tutte le concessioni e le autorizzazioni.
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