Source: https://issuu.com/rivistadpc/docs/magazine_05_4c85c51b7fb307
Timestamp: 2018-01-23 10:30:54+00:00
Document Index: 44413459

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art.6', 'art. 7', 'art.8', 'art.8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art.6', 'art. 7', 'art.8', 'art.8', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10']

anno 1 n. 5
Calabria 2011: esercitazione nazionale di Protezione Civile 2FOCUS
I dieci anni del Irpinia 1980, Meccanismo Europeo una riflessione a 31 di Protezione Civile anni dal terremoto DAL TERRITORIO: SCIAME SISMICO POLLINO, LE INIZIATIVE DEL DIPARTIMENTO â&#x20AC;˘ DAL DIPARTIMENTO: IX GIORNATA NAZIONALE DELLA SICUREZZA NELLE SCUOLE
a resilienza di un territorio è frutto di una comunità consapevole. Un cittadino informato, partecipe, e soggetto attivo della prevenzione è l’elemento fondante di un efficace Sistema di
protezione civile. Il tema dell’auto-protezione – come consapevolezza dei rischi e conoscenza dei comportamenti virtuosi da adottare in emergenza – è al centro di questo numero che dedica il suo Primo Piano all’esercitazione nazionale di Protezione Civile “Calabria 2011”. L’iniziativa, che rientra in un più ampio progetto di definizione delle linee strategiche di intervento in emergenza, guarda con attenzione al mondo della scuola e rivolge ai più giovani una serie di attività formative, informative e di diffusione della cultura di protezione civile. Sempre legato all’attualità, un approfondimento sull’emergenza maltempo che, dal Nord al Sud – e in particolare in Liguria, Piemonte, alta Toscana, Isola d’Elba, Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia – ha duramente colpito il nostro Paese in questi ultimi mesi. Il Focus di questo numero è invece dedicato a un compleanno: nasceva dieci anni fa il Meccanismo Europeo di Protezione Civile, lo strumento dell’Unione Europea concepito per rispondere alle emergenze su un territorio interno o esterno all’Unione, attraverso la condivisione delle risorse degli Stati membri. E di un’altra ricorrenza, più dura da raccontare, parla invece la sezione Storie. Il 23 novembre di 31 anni fa, il Sud Italia viveva una delle tragedie più pesanti subite dal nostro Paese: il terremoto dell’Irpinia, di cui torniamo a discutere oggi non solo per ricordare una pagina dolorosa della memoria italiana, ma anche e soprattutto per ricostruire l’evoluzione della macchina dei soccorsi fino alla definizione dell’attuale Sistema di protezione civile. L’ultimo numero dell’anno si chiude con le consuete rubriche Dal Territorio e Dal Dipartimento. Una carrellata di informazioni utili, a cui potete contribuire segnalandoci le vostre iniziative sulla casella di posta magazine@protezionecivile.it o sulla pagina facebook della rivista che nel corso dei mesi – grazie soprattutto alla vostra presenza – è diventata sempre più uno spazio di confronto e di condivisione.
MAGAZINE UFFICIALE DEL DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE Anno 1 n. 5 novembre/dicembre 2011
Editore Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Protezione Civile
Redazione Vincenzo Arena Valeria Bernabei Francesca Dottarelli Claudia Di Lorenzo Alessandra Esposito Rossella Gentile Mariacristina Giovannini Elena Lombardo Silvia Manna Francesca Patti Marianna Schiavon Cristina Spatola
Direttore responsabile Mariacristina Giovannini
Art Director Maurilio Silvestri
Pubblicazione bimestrale iscritta al Registro degli Operatori della Comunicazione al n. 20383 del 6.12.2010
Impaginazione Silvia Alessandrini Fotografi Romeo Frisina Matteo Valente Gino Viani Contatti Servizio Comunicazione e relazioni con il pubblico 00189 - Roma Via Vitorchiano, 2 www.protezionecivile.gov.it magazine@protezionecivile.it Stampa Del Gallo Editori
Per info sui temi trattati nel magazine scrivi al Contact Center. Compila il form in home page www.protezionecivile.gov.it
I dieci anni del Irpinia 1980, Meccanismo Europeo una riflessione a 31 di Protezione Civile anni dal terremoto
2 In questo numero Editoriale 1
Storie 20 Il terremoto in Irpinia
Primo Piano 4 Esercitazione “Calabria 2011”
Dal Territorio Crisis Camp Italy, 26 la nuova comunicazione in emergenza
Focus Provincia di Milano: i 35 26 Alluvioni: la risposta 14 anni della Protezione Civile e i limiti del Sistema Dieci anni 18 del Meccanismo Europeo di Protezione Civile
Informazione telefonica 27 in emergenza: nuovo servizio al cittadino del Comune di Lucca A scuola di protezione 28 civile: un percorso didattico per l’anno accademico 2011-2012
Protezione Civile Veneto: 27 online il nuovo sito
Sciame sismico 28 nel Pollino: le iniziative del Dipartimento
Veneto e Friuli: 27 modelli di protezione civile da esportare
A Modena un corso 29 per aspiranti volontari under 18
Bari, Gabrielli 29 al Congresso nazionale di Legambiente
Definito il “Piano neve 31 2011-2012” di Viabilità Italia
Alluvione Liguria: 33 Medaglia d’oro al volontario Sandro Usai
Progetto DRHOUSE: 31 Esercitazione 29 in Campania il quarto corso “Airsubsarex n.01 2011” per tecnici di rilevazione del danno e agibilità
Diritto internazionale 33 e disastri: i primi risultati della ricerca
Dal Dipartimento IX giornata nazionale 30 della sicurezza nelle scuole Giornata Internazionale 30 del Volontariato: a Roma l’evento “Capaci di intendere e valere”
Giornata di studio 32 “Risorgimento e geologia italiana” Scuola multimediale: 32 al via la quarta edizione Lucca, “La protezione 32 civile nelle istituzioni”
Contributi alle 33 Organizzazioni di volontariato di protezione civile per il 2011
Normativa pag. 34 Lettera pag. 40
Esercitazione Calabria 2011 L’iniziativa rientra nelle attività di pianificazione di emergenza i è svolta dal 25 al 27 novembre l’esercitazione nazionale di protezione civile “Calabria 2011”. L’esercitazione, organizzata prevalentemente per posti di comando, ha previsto la simulazione di un severo terremoto sul territorio calabrese. I lavori hanno preso il via il 25 novembre, con una giornata interamente dedicata a iniziative nelle scuole. Il 26 novembre è stato dedicato alla fase esercitativa vera e propria e il 27 novembre si è svolto il debriefing conclusivo. L’esercitazione è stata organizzata dal Dipartimento della Protezione Civile, d’intesa con la Regione Calabria, con il coinvolgimento delle Province e Prefetture Utg calabresi – Catanzaro, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria – e dei Comuni. L’idea di un’esercitazione nazionale in Calabria nasce dall’esigenza di testare i primi risultati della pianificazione di emergenza per il rischio sismico in questa Regione. La Calabria è tra le Regioni a maggior rischio sismico e presenta, anche, una quantità rilevante di rischi indotti da eventi sismici, come frane e tsunami. Inoltre il territorio è caratterizzato da un’alta vulnerabilità delle infrastrutture di accesso: reti viaria e ferroviaria, porti e aeroporti. L’esercitazione rientra, dunque, in un più ampio programma di lavoro.
Un momento dellâ&#x20AC;&#x2122;attivitĂ esercitativa nello scenario operativo di Scilla
U Obiettivi L’esercitazione si è svolta per posti di comando, con l’obiettivo di testare l’efficienza delle comunicazioni e le procedure di attivazione del coordinamento in emergenza dal livello periferico al livello centrale. Sono state organizzate anche azioni sul territorio per testare la capacità di risposta locale all’evento calamitoso e, in particolare, momenti di verifica dei piani di evacuazione degli istituti scolastici e attività di diffusione delle conoscenze di protezione civile per il 25 novembre, Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole. Grazie a “Calabria 2011” sono state testate anche le procedure di attivazione delle componenti e delle strutture operative di protezione civile e in particolare: • la risposta operativa della catena di soccorso; • la tempistica e le modalità di attivazione dei Coc - Centri operativi comunali, dei Com - Centri operativi misti e dei cinque Ccs - Centri di coordinamento dei soccorsi; • l’attivazione coordinata dei modelli di intervento di enti e strutture partecipanti e del flusso delle comunicazioni in emergenza; • le procedure di attivazione delle strutture operative per gli interventi tecnici urgenti; • le attivazioni per il soccorso e l’assistenza sanitaria; • le procedure di evacuazione medica con mezzo aereo AeroMedEvac; • l’operatività del volontariato; • le telecomunicazioni d’emergenza; • la verifica degli entry point terrestri, aerei e marittimi; l’analisi delle procedure di attivazione e instradamento dei soccorsi sul territorio e della movimentazione del materiale utile alla gestione dell’emergenza;
• l’efficacia e i tempi di applicazione delle procedure per la verifica speditiva dell’idoneità dei manufatti stradali al transito dei mezzi di soccorso; • l’informazione alla popolazione scolastica; • la simulazione dello scenario di danno.
U Lo scenario L’evento storico di riferimento di “Calabria 2011” è il terremoto del 28 marzo 1783 delle ore 18.55, con un’intensità massima del X-XI della Scala Mercalli. Questa scossa fa parte di un periodo sismico iniziato il 5 febbraio 1783 e durato oltre tre anni. La scossa del 28 marzo è stata avvertita in tutta l’Italia meridionale, dalla Sicilia, a Na-
poli, alla Puglia meridionale. L’area maggiormente colpita è a sud di Catanzaro e rappresenta la localizzazione più settentrionale tra le aree più danneggiate dell’intero periodo sismico. La scossa ha avuto effetti catastrofici in 12 località. Altre 25 hanno subito effetti distruttivi e si sono registrati gravi danni in 71 paesi. In seguito alla scossa del 5 febbraio 1783 e a quelle immediatamente successive molte persone hanno abbandonato le loro case, costruito ripari provvisori e vissuto per alcune settimane fuori dai centri abitati. La scossa catastrofica del 28 marzo 1783 ha provocato quindi un moderato numero di vittime in rapporto all’intensità dell’evento sismico.
In questa pagina e nella successiva alcuni scenari operativi della fase esercitativa
U Le attività divulgative Nell’ambito della esercitazione nazionale di protezione civile “Calabria 2011”, la giornata del 25 è stata interamente dedicata al tema della sicurezza nelle scuole, con iniziative di sensibilizzazione e attività divulgative rivolte ai più giovani per la diffusione della cultura di protezione civile. La scuola, luogo simbolo di ogni collettività, è sede privilegiata per la diffusione di buone pratiche in materia di prevenzione dei rischi naturali che insistono sul nostro territorio. L’appuntamento con le scuole calabresi è stato organizzato a valle del protocollo d’intesa “prevenzione e sicurezza a scuola” firmato il 28 luglio 2011 dalla Regione Calabria e dall’Ufficio scolastico regionale. Il protocollo mira alla realizzazione di una corretta pianificazione degli interventi emergenziali da attivare sul territorio in caso di calamità e alla programmazione di iniziative rivolte ai docenti e agli studenti, e aperte anche al contributo di enti e associazioni. In questo quadro, il Dipartimento della Protezione Civile ha avviato una serie di progetti didattici sul territorio regionale. Il 15, 17 e 18 novembre sono stati organizzati seminari provinciali rivolti a dirigenti sco-
lastici e responsabili della sicurezza. Questi incontri, introdotti dai referenti dell’Ufficio scolastico regionale, sono stati occasione per approfondire alcuni temi tra cui la conoscenza del Servizio Nazionale della Protezione Civile, della sismicità e pericolosità sismica in Calabria, della sicurezza nelle scuole, della pianificazione sul rischio sismico in Calabria. Ai seminari hanno partecipato rappresentanti del Dipartimento della Protezione Civile, dell’Ingv - Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, del Settore protezione civile della Regione Calabria e della Direzione regionale dei Vigili del Fuoco. Al dibattito sono intervenuti anche prefetti, sindaci e rappresentanti della protezione civile provinciali e comunali. Nella stessa settimana ha preso il via in Calabria anche il progetto “Scuo-
la multimediale di protezione civile”. Il progetto ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza dei diversi rischi cui è esposto il nostro Paese e mira a favorire il rispetto del territorio e l’acquisizione di norme di comportamento da adottare in caso di emergenza. Per la fase esercitativa del 25 novembre il Dipartimento della Protezione Civile ha proposto, in accordo con la Regione e l’Ufficio scolastico regionale, anche una prova di evacuazione dei plessi scolastici calabresi, per un totale di circa 600 istituti. In alcune scuole gli alunni hanno completato la prova di evacuazione nelle aree di attesa individuate dal piano di emergenza comunale. Tra le attività di diffusione delle conoscenze di protezione civile intraprese il 25 novembre, in concomitanza con la Giornata nazionale del-
alla presentazione del rapporto nazionale “Impararesicuri”: progetto rivolto alle scuole avviato dal Dipartimento e da Cittadinanzattiva con l’obiettivo di monitorare la percezione del rischio sismico in Italia e alimentare la diffusione di buone pratiche. Nel corso dell’incontro, Franco Gabrielli ha sottolineato che è il comportamento dei singoli a fare la differenza e che proprio per questo è importante parlare di “cittadinanza attiva”. Un cittadino consapevole è infatti in grado di informarsi e di essere attore, in prima persona, della propria sicurezza.
U Seconda giornata: la fase esercitativa La fase esercitativa di “Calabria 2011” si è svolta il 26 novembre con l’obiettivo di testare la capacità di risposta del territorio calabrese in caso di terremoto. In particolare, l’esercitazione ha messo alla prova l’efficienza delle comunicazioni e le procedure di attivazione del coordinamento in emergenza dal livello periferico al livello centrale. Sono stati organizzati anche scenari operativi nelle cinque province per testare la capacità di risposta locale all’evento calamitoso. Il Capo Dipartimento Franco Gabrielli ne ha seguito da vicino alcuni. La giornata si è aperta a Scilla, in provincia di Reggio Calabria, dove è stato simulato uno scenario d’intervento per verificare la tempestività e la capacita di coordinamento interforze dei vari attori coinvolti – in raccordo con il Centro di coordinamento dei soccorsi – nell’attività di verifica di un viadotto, che si ipotizza soggetto a distacchi di materiale. Il Capo Dipartimento si è poi diretto a Germaneto, presso la Sala operativa della Regione Calabria, dove è stata attivata la Dicomac - Direzione di comando
e controllo, e si è collegato via satellite con la sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile, dove è stato convocato il Comitato operativo. L’esercitazione è stata dunque anche occasione per testare l’efficienza dei sistemi di comunicazione. A Germaneto il Capo Dipartimento ha seguito anche le attività addestrative dei volontari, impegnati nelle attività di montaggio tende per l’allestimento di un’area di accoglienza. La giornata è proseguita con il sopralluogo nella località di Marano Marchesato dove è stata allestita un’area di accoglienza. In questo centro, nell’ambito dell’esercitazione, hanno completato la prova di evacuazione gli
Crotone, attività
ospiti di un centro per disabi- esercitativa nello scenario operativo li, coinvolti anche in un test dell’aeroporto per il censimento delle persone fragili o con disabilità in un’area di accoglienza. In particolare, gli ospiti hanno compilato con gli operatori sanitari la “Scheda di classificazione della funzionalità, della disabilità e della salute della persona per l’allocazione abitativa transitoria in emergenza”. Nell’ambito dello scenario sono stati testati anche due progetti per il censimento informatico della popolazione e dei materiali. Il Capo Dipartimento, prima di rientrare a Roma per il Comitato Operativo, ha raggiunto lo scenario operativo di Crotone in
cui ha osservato le attività di un posto medico aeroportuale e di una zona di ammassamento in area Pip - Piano per gli insediamenti produttivi. Contemporaneamente allo svolgimento delle attività sul territorio, a livello centrale, nella sede del Dipartimento della Protezione Civile, si è riunito in seduta permanente il Comitato Operativo, per definire le strategie di intervento e garantire l’impiego coordinato delle risorse nazionali. Durante la mattinata i rappresentanti delle componenti e strutture operative nazionali hanno lavorato per pianificare gli interventi di propria competenza, operando in stretto raccordo e coordinamento secondo quanto previsto dalla direttiva del 3 dicembre 2008 “Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze”. La simulazione di imprevisti e di scenari complessi ha consentito di verificare procedure e meccanismi di attivazione, che hanno richiesto, nella maggior parte dei casi, l’azione congiunta di più soggetti. Nel pomeriggio il Capo Dipartimento della Protezione Civile ha presieduto la riunione conclusiva del Comitato Operativo per un’analisi delle attività svolte, sia sul territorio, sia a livello nazionale. Franco Gabrielli ha evidenziato la forte motivazione e l’impegno di tutte le componenti e strutture operative attivate per l’esercitazione, un’importante occasione per condividere le buone pratiche e, soprattutto, per individuare i principali aspetti da migliorare che costituiranno la base di lavoro dei prossimi mesi.
U Terza giornata: il debriefing L’esercitazione “Calabria 2011” si è chiusa con un debriefing a cui hanno preso parte tutti gli attori coinvolti nelle attività esercitative, le
istituzioni locali, e il Dipartimento della Protezione Civile. La riunione tecnica – che si è svolta nella sede della Protezione Civile della Regione Calabria a Germaneto – è stata soprattutto occasione per fare un punto a caldo degli elementi di forza e delle criticità emerse nel corso delle attività. Un bilancio necessario per il completamento del Piano di emergenza nazionale per la Regione Calabria, a cui si lavora da alcuni mesi. Tra gli aspetti rilevati, nonostante alcune criticità sul territorio, i risultati del test di verifica della rete di comunicazione alternativa regionale in caso di blackout. Su questo versante, è emersa anche la ne-
cessità di un linguaggio uni- del Comitato nella sede operativa co e condiviso, per consenti- del Dipartimento re interventi di soccorso interforze coordinati e tempestivi. Gli scenari operativi sono stati approfonditi anche da un punto di vista sanitario. In particolare, sotto questo profilo, sono stati presidiati tutti i centri operativi, è stato adottato un piano unificato per le maxi-emergenze ed è stata testata una scheda di rilevamento dedicata alle persone disabili, elaborata dal Dipartimento della Protezione Civile. Il debriefing conclusivo ha permesso inoltre di integrare i punti di situazione organizzati a livello provinciale nella giornata di ieri in
CHE COS’È UN’ESERCITAZIONE DI PROTEZIONE CIVILE? L’esercitazione di protezione civile è un importante strumento di prevenzione e di verifica dei piani di emergenza, con l’obiettivo di testare il modello di intervento, di aggiornare le conoscenze del territorio e l’adeguatezza delle risorse. Ha inoltre lo scopo di preparare i soggetti interessati alla gestione delle emergenza e la popolazione ai corretti comportamenti da adottare. Esistono due diverse tipologie di esercitazioni: l’esercitazione per posti di comando o table-top prevede l’attivazione dei centri operativi e della rete delle telecomunicazioni. L’esercitazione a scala reale o full-scale prevede invece azioni sul territorio e un possibile coinvolgimento della popolazione. Le esercitazioni possono svolgersi a livello nazionale, regionale, provinciale o comunale. Per le esercitazioni nazionali, la programmazione e l’organizzazione spetta al Dipartimento della Protezione Civile in accordo con le Regioni o le Province Autonome in cui si svolgono. un’analisi complessiva dell’attività svolta dai Ccs - Centri di coordinamento dei soccorsi, in raccordo con i Centri operativi misti e i Centri operativi comunali attivati. È stato inoltre fatto un resoconto delle attività seguite dal Comitato operativo convocato nella sede del Dipartimento della Protezione Civile a Roma, in coordinamento con il territorio. L’attività di questi mesi, convogliata nella esercitazione “Calabria 2011”, ha contribuito a sensibilizzare le autorità locali di protezione civile rispetto al loro ruolo nell’ambito del Servizio Nazionale della Protezione Civile. In questo senso, è stata ribadita la necessità di valorizzare il livello comunale per garanti-
Quelle classificate come regionali o locali, invece, sono promosse dalle Regioni o Province Autonome, dalle Prefetture Uffici territoriali di governo, dagli Enti locali o da qualunque altra amministrazione del Servizio Nazionale della Protezione Civile, per i piani di competenza. Gli elementi fondamentali utili alla programmazione di un’esercitazione sono contenuti nel “documento di impianto dell’esercitazione” – condiviso con tutte le amministrazioni partecipanti – che individua, tra l’altro, l’ambito territoriale e lo scenario di rischio di riferimento, il sistema di coordinamento, la strategia di intervento e le modalità di coinvolgimento della popolazione. A livello internazionale, nell’ambito del Meccanismo Comunitario, la Commissione Europea dispone un’attività formativa che prevede anche esercitazioni. Il Dipartimento ne ha organizzate diverse sul territorio italiano, insieme alle Regioni di volta in volta coinvolte. re l’efficacia e l’efficienza dell’intero Sistema. Il percorso intrapreso dal Dipartimento della Protezione Civile insieme con la Regione Calabria ha attivato dunque un circuito virtuoso per il consolidamento di un Sistema partecipato di salvaguardia della vita umana e tutela dei beni e degli insediamenti. L’esercitazione “Calabria 2011”, che di questo percorso è parte integrante, ha fornito dunque nuovi input al tavolo permanente che si occupa delle attività di pianificazione per il rischio sismico in questa Regione, in una necessaria fase di test che consentirà di consolidare gli ambiti di eccellenza e lavorare alla risoluzione delle criticità emerse. 2
re il territorio. Il Dipartimento della Protezione Civile segue l’evolversi degli eventi, attraverso rapporti costanti con le sale operative nazionali e regionali; continui aggiornamenti del Comitato Operativo, riunito in seduta permanente; sopralluoghi nelle zone colpite da parte di team di esperti.
U Il Sistema di allertamento In Commissione sono illustrati l’architettura e il funzionamento del Sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico e idraulico ai fini di protezione civile, disciplinato dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004, e dai successivi atti di modifica e integrazione. In particolare, il Capo Dipartimento descrive il ruolo dei Centri funzionali e quello del Dipartimento, che garantisce – attraverso il Centro Funzionale Centrale – il coordinamento delle previsioni meteorologiche. Il Dipartimento emette quo-
tidianamente un bollettino di vigilanza meteorologica nazionale o, in caso di previsione di eventi di scala sovra regionale, avvisi nazionali di condizioni meteorologiche avverse, costituiti dalla integrazione degli avvisi meteo regionali. La direttiva chiarisce le responsabilità definendo i protocolli operativi e i rapporti con le autorità di protezione civile. Le Regioni devono stabilire in modo univoco le azioni di protezione civile da attivare a livello locale, ufficializzarle in delibere di Giunta e informarne il Dipartimento. Gabrielli spiega come i bollettini di vigilanza meteo non siano l’equivalente delle tradizionali previsioni meteo, ma rappresentino previsioni che attengono a scenari di protezione civile. Il Dipartimento segnala le piogge e le nevicate solo se hanno una potenziale ricaduta sull’incolumità dei cittadini. Il bollettino è frutto del concorso dell’attività del Centro funzionale centrale della Protezione Civile, del servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare e dei Centri funzionali regionali del Piemonte e dell’Emilia-Romagna, individuati come centri di eccellenza fra le realtà regionali. Una volta emesso dal Dipartimento l’avviso meteo, i singoli centri funzionali regionali, se sussistono situazioni di criticità idrogeologica, emettono propri avvisi di criticità: lo fanno in autonomia se i centri funzionali regionali sono autonomi o tramite il Dipartimento se non lo sono. Le regioni non autonome in questo senso sono il Friuli, il Lazio, la Puglia, la Sicilia, la Sardegna, la Calabria e l’Abruzzo. Il Dipartimento, per le Regioni non autonome, emette avvisi di criticità secondo una tripartizione di pericolosità: criticità ordinaria, criticità moderata e criticità elevata. Tutte le Regioni devono dira-
mare sul territorio gli avvisi, prescrivendo per ogni tipo di criticità un tipo di attenzione o di allerta specifica.
U Allerta: procedure e comunicazione non uniformi Gabrielli sottolinea come esista un problema di uniformità delle procedure e delle forme di comunicazione. “Ci sono Regioni che riferiscono alla criticità elevata l’allerta 2, altre l’allerta 3, altre il preallerta”. Una complessità nella comunicazione delle allerta che non rende fluido il flusso informativo nel Sistema. E uno dei primi compiti del Comtato Paritetico previsto dalla legge 401/2001 che il Dipartimento della Protezione Civile s’accinge a riattivare, conclude Gabrielli, sarà proprio cercare di uniformare procedure e comunicazione.
U Prevenzione strutturale Centrale nella relazione il tema della prevenzione. “Esiste – sostiene Gabrielli – una prevenzione strutturale. Se ci si soffermasse a parlare delle condizioni delle scuole, degli uffici strategici e delle abitazioni, si vedrebbe che esiste un problema di interventi preventivi per mettere in sicurezza gli edifici e il territorio”. Questa attività di prevenzione non è in carico alla Protezione Civile. Piuttosto alle Regioni e agli Enti locali che devono provvedere ad un’attenta e lungimirante progettazione urbanistica dei centri urbani, ad attività di indagine e consolidamento strutturale di strutture di propria pertinenza. Molto spesso, tuttavia, la mancanza di risorse fa sì che certi interventi restino incompiuti. Manca una visione d’insieme, un piano di interventi sistematici a medio e lungo termine. Uno status quo che non può essere superato con in-
terventi spot, con singole e isolate iniziative. Eticamente, ribadisce il Capo Dipartimento, è impensabile non dotare gli enti locali di risorse per intervenire: “i morti di questi giorni ci impongano interventi immediati”. Ma ogni intervento, ogni stanziamento di risorse è sterile se non si comprende che previsione e prevenzione sono presupposti di un Sistema di protezione civile che gira bene solo con il concorso di ciascuno: istituzioni, componenti e cittadini.
U Il rischio accettabile Poiché la cementificazione e il dissesto sono un dato di fatto decennale e gli interventi sul dissesto hanno tempi lunghi, Gabrielli insiste sulla sottoscrizione di un patto sociale fra cittadini e istituzioni basato sul concetto di “rischio accettabile”. Certe emergenze non determinerebbero i danni che invece provocano, se gli Enti locali diffondessero la cultura dell’auto-protezione e se il cittadino la facesse propria. Di contro cittadini, media e stakeholder non possono “crocifiggere” quegli amministratori che responsabilmente e coraggiosamente – a volte anche rischiando, ma nell’interesse generale – prendono decisioni anche impopolari in emergenza ma quantomeno non si nascondono dietro un pavido immobilismo.
U L’auto-protezione Ricorrente il tema dell’auto-protezione. “Qualcuno ha ironizzato – dice Gabrielli – quando ho sottolineato l’aspetto dell’auto-protezione, contrabbandandola come se significasse ‘ognuno faccia come meglio crede o si arrangi’, al contrario l’auto-protezione è uno dei concetti basilari di un Sistema di protezione civile. Dispone l’interruzione di tutte le attivi-
tà in alveo e la messa in sicurezza dei mezzi e macchinari, assicura una reperibilità finalizzata, in via prioritaria, alla ricezione di ulteriori aggiornamenti, assicura la sorveglianza attraverso il presidio territoriale delle zone a elevata predisposizione al dissesto idrogeologico e ad alta pericolosità idraulica”. Le zone sono individuate nella cartografia delle criticità a uso della Protezione Civile e nelle sue eventuali integrazioni di dettaglio a cura dei Comuni. Sia in caso di allerta 1 sia di allerta 2, i Comuni s’avvalgono del supporto del volontariato, dei corpi dello Stato, di enti pubblici e privati preposti alla bonifica, alla difesa del suolo e del territorio, alla gestione della viabilità stradale e ferroviaria e anche dell’energia. Non ci possono essere confusione e sovrapposizioni di ruoli e prerogative nella gestione delle emergenze. “La catena di comando è ben definita – sostiene Gabrielli – le azioni che devono essere eseguite sono scritte”. Ciò che serve è insistere sull’auto-protezione.
2007, parlando dei tipi di allerta idrogeologica e delle azioni da intraprendere, prevede che “il Sindaco, in qualità di autorità comunale di protezione civile, attiva la struttura comunale di protezione civile, comunica in tempo utile alla popolazione tramite le strutture comunali a disposizione, ivi compreso il volontariato, la necessità di mettere in atto misure di autoprotezione”. Ogni Comune dovrebbe aver predisposto un piano di protezione civile. Se poi questi piani non sono conosciuti dalla gente è come se non esistessero. Ecco che emerge il tema dell’informazione alla popolazione: il combinato disposto tra l’articolo 15 della legge n. 225 del 1992 e l’articolo 12 della legge n. 265 del 1999 pone in capo al sindaco le comunicazioni alla popolazione. Informare la collettività è prerogativa del Sindaco – ricorda Gabrielli – “non per una perversione, ma per una semplice ed elementare considerazione: chi meglio di colui che sta sul territorio ne conosce le condizioni?”.
U I piani di protezione civile e l’informa-
U Proposte e conclusioni
zione alla popolazione I piani di protezione civile devono essere predisposti e resi pubblici da Comuni e Province. Su questo fronte Gabrielli è perentorio. “Quando si afferma che il Dipartimento emana gli avvisi e poi sono i Comuni che li devono attuare, non è uno ‘scaricabarile’, non è un mettere la croce addosso all’ultimo anello della catena”. Il Sistema di protezione civile funziona nel nostro Paese in senso sussidiario. È il Sindaco la prima autorità di protezione civile e, sussidiariamente, nella gestione delle emergenze i comuni possono essere affiancati dalle autorità sovraordinate. La stessa Regione Liguria con delibera n. 746 del 9 luglio del
Gabrielli pone infine l’accento sulla necessità di rifinanziare il Fondo nazionale e regionale di protezione civile: le risorse limitate potrebbero determinare una riduzione della capacità operativa del sistema di protezione civile; sulla necessità di modificare le recenti disposizioni normative, come la legge n. 10 del 26 febbraio 2011, che incidono sul reperimento delle risorse da destinare alle emergenze; sull’esigenza di introdurre forme di assicurazione obbligatoria rispetto ai rischi naturali, come avviene in altri Paesi europei e non europei; sul bisogno per il Sistema di protezione civile di rafforzare le attività di prevenzione non strutturale 2
Una sezione dedicata agli eventi che hanno segnato la storia italiana e che, al contempo, hanno contribuito alla nascita e all’evoluzione di una cultura condivisa di protezione civile.
Uno sguardo al passato che è anche occasione di riflessione sui temi di previsione e prevenzione dei rischi e sulla capacità del Sistema di protezione civile di rispondere efficacemente alle emergenze.
Il terremoto in Irpinia Un sisma di magnitudo 6.9 colpisce una vasta area di Campania, Basilicata e marginalmente della Puglia Qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana, tutti gli italiani e le italiane devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa sciagura. Perché credetemi il modo migliore per ricordare i morti è quello di pensare ai vivi.1
n boato tremendo, come lo scoppio di una bomba, e poi una scossa, interminabile e distruttiva. Alle 19.35 del 23 novembre 1980, il Sud Italia è devastato da una tra le più pesanti tragedie della storia del nostro Paese: un terremoto di magnitudo 6.9 colpisce una vasta area della Campania, della Basilicata e parte della Puglia. Nell’area colpita – a cavallo tra Irpinia, Basilicata e Cilento – sono gravemente danneggiati 337 comuni che perdono gran parte del patrimonio abitativo. In Provincia di Avellino, Laviano, S. Angelo dei Lombardi e Lioni sono completamente distrutti e Caposele, S. Michele di Serino, Senerchia e Teora subiscono danni gravissimi. Tutte le sedi istituzionali di riferimento vengono meno, spazzate via dal terremoto. Le scosse sismiche innescano anche numerose frane, alcune molto gravi, come le frane di Calitri, di Caposele, di Calabritto e di Senerchia che arrecano ulteriore danno al territorio. Le conseguenze del sisma sono pesantissime: 2.734 vittime e 8.848 feriti. Mettere in salvo se stessi e cercare i propri cari sono le prime istintive reazioni della popolazione colpita. Poi scatta la risposta solidale e partecipata dei sopravvissuti al terremoto
e, successivamente, il sostegno degli emigranti, rientrati in Italia per aiutare le famiglie di origine. La visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini nelle zone colpite dal terremoto, il 25 novembre, dà un impulso all’organizzazione dei soccorsi, partiti in ritardo e senza i mezzi necessari. Le linee elettriche e telefoniche sono interrotte a causa del terremoto ed è dunque impossibile ogni comunicazione tra le zone terremotate e il centro. La circolazione ferroviaria è completamente bloccata e la penisola è tagliata in due. La situazione è ulteriormente aggravata dalla popolazione che, in preda al panico, cerca di fuggire bloccando le principali arterie stradali. L’esercito gioca un ruolo importante nelle operazioni di soccorso e assistenza alla popolazione.Si stabilisce così un forte legame tra militari e terremotati. Le zone colpite vengono raggiunte da generi di necessità di ogni tipo: viveri, tende, coperte, abiti e tutto quanto viene raccolto in modo spontaneo. Anche il volontariato, sebbene non organizzato, costituisce una risorsa fondamentale. Si tratta dell’ennesima prova di solidarietà di un Paese dal grande potenziale umano, come la storia testimonia già a partire dall’alluvione di Firenze del 1966. La popolazione colpita del terremoto ha bisogno di non sentirsi abbandonata e, al contempo, di avere punti di riferimento. Il senso di appartenenza a un luogo così bruscamente violato dal terremoto porta gran parte delle famiglie a non lasciare la propria terra, anche se non hanno più una casa, anche se non hanno più nulla. Le abitazioni distrutte o fortemente danneggiate sono circa 350mila, 500mila quelle danneggiate. Le persone sfollate oltre 400mila. Solo l’arrivo di un lunghissimo inverno convincerà una parte della popolazione a lasciare l’area terremotata e a cercare ospitalità in altre città d’Italia o all’estero.
U 1980-2011, A 31 ANNI DAL SISMA IN IRPINIA “L’Irpinia è una terra in cui abbiamo sofferto e combattuto, per risollevarla dalla tragedia che l’aveva colpita. Ho provato una grande emozione nel ritornarvi. Laddove avevo lasciato montagne di rovine ho ritrovato paesi meravigliosi.2” Il 23 novembre è una data che l’Italia non dimentica e, ogni anno, è occasione per tornare a parlare del terremoto in Irpinia attraverso iniziative in ricordo delle vittime, dei feriti e delle persone rimaste senza casa, ma anche per raccontare l’impegno solidale di quanti, da ogni parte del Paese, sono accorsi per prestare i primi soccorsi, afﬁancando i corpi dello Stato. Al contempo, il 23 novembre è un momento di riﬂessione per le Istituzioni e per la comunità scientiﬁca sui rischi che caratterizzano il territorio italiano e sui fondamentali temi della previsione e della prevenzione. Non un evento celebrativo, ma un momento di analisi sulla protezione civile è anche (1)
Dal discorso del Presidente della Repubblica italiana Sandro Pertini
Dall’intervento al convegno del Presidente dell’Ispro - Istituto studi e ricerche sulla Protezione Civile e Difesa Civile Giuseppe Zamberletti
In questa pagina e nella successiva, immagini del terremoto in Irpinia
il convegno organizzato per i giorni 22-23-24 novembre 2011 dal Comune di Ariano Irpino, Ufﬁcio Protezione Civile in collaborazione con i giovani volontari del Servizio Civile nazionale. A distanza di 31 anni dal sisma che ha devastato una vasta area della Campania, della Basilicata e parte della Puglia, il convegno intende ricostruire le vicende umane del terremoto attraverso una serie di testimonianze e a discutere di protezione civile, focalizzando l’attenzione sulle attività di previsione, prevenzione soccorso e superamento delle emergenze così come deﬁnite nell’ambito del Sistema Nazionale. Nell’ambito del convegno è intervenuto anche il padre della protezione civile italiana Giuseppe Zamberletti, Presidente dell’Ispro, Istituto studi e ricerche sulla Protezione Civile e Difesa Civile. Zamberletti ha raccontato la sua esperienza di coordinamento dei soccorsi quale Commissario straordinario di Governo per il terremoto del 1980, soffermandosi su quegli aspetti che hanno portato alla deﬁnizione della protezione civile come sistema e valorizzando il ruolo del volontariato che, da risorsa spontanea e non organizzata, è diventato fondamentale componente e struttura operativa del Servizio Nazionale. Una occasione per ribadire l’idea alla base del Servizio Nazionale della Protezione Civile quale sistema ﬂessibile, articolato, veloce e fondato sul principio di sussidiarietà, sulla collaborazione tra civili e militari e tra le amministrazioni ai vari livelli.
U IL FRIULI E L’IRPINIA: LA NASCITA DELLA PROTEZIONE CIVILE “Sorvolando la zona terremotata, quello che mi colpì in modo angoscioso fu constatare che in molti paesi non si vedeva nessuno impegnato a prestare soccorso. Apparve chiaro quanto costasse la mancanza di una organizzazione permanente di protezione civile.3 ” I terremoti del 1976 in Friuli e del 1980 in Campania, che provocano rispettivamente 976 e 2.734 vittime, cambiano deﬁnitivamente rispetto agli eventi del passato le modalità di gestione dell’emergenza. In Friuli Venezia Giulia vengono coinvolti da subito il governo regionale e i sindaci dei comuni colpiti, che lavorano in stretto contatto con il Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti nominato dall’inizio dell’emergenza. Per la prima volta vengono istituiti i “centri operativi”, con l’obiettivo di creare in ciascun comune della zona colpita un organismo direttivo composto dai rappresentanti delle amministrazioni pubbliche e private, sotto la presidenza del Sindaco, con il potere di decidere sulle operazioni di soccorso, conoscendo le caratteristiche del territorio e le sue risorse. Anche nella fase della ricostruzione verrà dato potere decisionale ai Sindaci per favorire un controllo diretto sul territorio e al tempo stesso (3) Il Presidente dell’Ispro - Istituto studi e ricerche sulla Protezione Civile e Difesa Civile Giuseppe Zamberletti ricorda il terremoto dell’Irpinia in Se la terra trema, Edizioni Sole 24 ore
In questa pagina, un momento delle operazioni di soccorso
far sentire le istituzioni vicine ai cittadini. La popolazione partecipa attivamente alla ricostruzione del tessuto sociale e urbano secondo quello che diventerà il “modello Friuli” – “com’era, dov’era” – completata in poco più di 15 anni. La gestione del terremoto dell’Irpinia risulta invece fallimentare, sia nella fase dell’emergenza, sia nella successiva fase della ricostruzione. I primi soccorsi sono caratterizzati dalla totale mancanza di coordinamento: volontari, strutture regionali e autonomie locali si mobilitano spontaneamente senza aver avuto indicazioni e precisi obiettivi operativi dal Ministero dell’Interno. Dopo il caos dei primi tre giorni, il governo interviene nominando il Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, che riesce a riorganizzare i soccorsi e a dialogare con i Sindaci. Di fronte a queste catastroﬁ, il sistema dei soccorsi mostra dunque tutti i suoi limiti: si apre un dibattito civile e culturale con l’obiettivo di superare il vecchio assetto operativo. Comincia a farsi strada l’idea che i disastri vadano affrontati dopo averli, prima, “immaginati, descritti e vissuti” e che occorra dimensionare le strutture di intervento tenendo conto di scenari già elaborati e di misure di prevenzione già messe in atto. Si comincia a parlare di protezione civile non solo come soccorso, ma anche come previsione e prevenzione. I tempi sono maturi per un cambiamento radicale. Nel 1981 il regolamento d’esecuzione della Legge n. 996 del 1970 (norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità - Protezione Civile), individua per la prima volta gli organi di protezione civile or-
dinari – Ministro dell’Interno, Prefetto, Commissario di Governo nella Regione, Sindaco – e straordinari – Commissario straordinario – e ne disciplina le rispettive competenze. La protezione civile è deﬁnita compito primario dello Stato. Si comincia a parlare di prevenzione degli eventi calamitosi, attraverso l’individuazione e lo studio delle loro cause. Sono gli organi statali, Prefetto e Commissario di Governo, a svolgere il ruolo più importante nella gestione dell’emergenza. Nel 1982, con la legge n. 938 del 1982, viene formalizzata la ﬁgura del Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile, una sorta di “commissario permanente” pronto ad intervenire in caso di emergenza. Il Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile si avvale del Dipartimento della Protezione Civile, istituito sempre nel 1982, nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri con Ordine di Servizio del 29 aprile. La svolta deﬁnitiva arriva con la Legge n. 225 del 1992 e la nascita del Servizio Nazionale della Protezione Civile, che ha il compito di “tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastroﬁ e altri eventi calamitosi”. La legge individua le attività di protezione civile: previsione e prevenzione, soccorso e superamento dell’emergenza. Il sistema si occupa dunque di individuare le cause delle calamità naturali, i rischi sul territorio e le azioni necessarie a evitare o ridurre la possibilità che gli eventi calamitosi provochino danni. La struttura di protezione civile viene riorganizzata profondamente come un sistema coordinato di competenze al quale concorrono le amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri enti locali, gli enti pubblici, la comunità scientiﬁca, il volontariato, gli ordini e i collegi professionali e ogni altra istituzione anche privata. La Legge n. 225/92 inserisce il volontariato tra le componenti e le strutture operative del Servizio Nazionale e stabilisce che deve essere assicurata la più ampia partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni di volontariato di protezione civile nelle attività di previsione, prevenzione e soccorso, in vista o in occasione di calamità naturali o catastroﬁ. Nell’evoluzione della Protezione Civile italiana, storicamente la Legge n. 225/92 rappresenta il momento di passaggio tra la fase accentrata e decentrata di gestione del Sistema: le competenze operative rimangono in capo all’amministrazione centrale e periferica dello Stato, ma per la prima volta aumenta notevolmente il peso delle Regioni, delle Province e dei Comuni, soprattutto per quanto riguarda la previsione e la prevenzione dei rischi. FONTI • La memoria per rinascere, Dipartimento della Protezione Civile, 2003 • Italiani con gli stivali, Erasmo d’Angelis, Legambiente, 2009 • Se la terra trema, Alma Pizzi, Sole 24 ore, 2006 • I sepolti e i salvati, La Storia siamo noi, Rai Educational • «La Stampa», archivio storico • «Repubblica», archivio storico
Crisis Camp Italy, la nuova comunicazione in emergenza esilienza, collaborazione e condivisione sono le parole chiave del primo Crisis Camp italiano, ospitato dalla città di Bologna il 19 novembre. Singoli cittadini, Organizzazioni di volontariato, amministratori pubblici, giornalisti e scienziati si sono confrontati sui possibili sviluppi della comunicazione in emergenza. Tra gli argomenti affrontati, il crowdmapping e la piattaforma Ushahidi, il principio citizens as sensor, l’utilizzo degli open data da parte delle amministrazioni pubbliche e la gestione delle previsioni meteo. Le recenti alluvioni in Liguria e Toscana hanno messo in evidenza l’importanza di informare e comunicare tramite l’uso delle nuove tecnologie e dei social network, coinvolgendo attivamente gli attori presenti sul territorio, per migliorare le attività di gestione e superamento dell’emergenza. Grande rilievo è stato dato alle applicazioni open source e alla diffusione degli open data, che rappresentano un ottimo esempio di partecipazione condivisa per la creazione e la trasparenza dell’informazione. Un progetto che coniuga l’Open Source e gli Open Data è OpenStreetMap, definito come la “wikipedia delle mappe e dei dati geografici”. Tra le criticità emerge la mancanza di coordinamento e di validazione delle informazioni provenienti dai cittadini e la conseguente difficoltà di gestire la comunicazione da parte delle istituzioni. La formazione di volontari in grado di raccogliere le informazioni dal web, la fruibilità dei piani comunali di protezione civile in open data e la creazione di un osservatorio permanente sulle nuove pratiche di comunicazione in emergenza, sono state alcune delle proposte su cui i partecipanti hanno deciso di lavorare da qui al prossimo Crisis Camp.
3 INFO crisiscampitaly.wordpress.com Twitter: #crisiscampit
Provincia di Milano: i 35 anni della Protezione Civile omenica 20 novembre la Provincia di Milano ha celebrato il trentacinquesimo anniversario della Protezione Civile e i dieci anni di vita del Comitato di coordinamento delle organizzazioni di volontariato, l’organismo che riunisce tutte le organizzazioni di volontariato di protezione civile operanti sul territorio della Provincia di Milano e iscritte alla sezione provinciale dell’albo regionale del volontariato di protezione civile. La celebrazione, che si è svolta a Milano presso il Teatro Dal Verme,
è stata l’occasione per ripercorrere insieme la storia della Protezione Civile della Provincia di Milano dal 1976 a oggi, ma anche un’opportunità per delineare i punti cardine delle responsabilità delle istituzioni da un lato e del volontariato dall’altro, anche in vista delle numerose sfide future, prima fra tutte l’Expo del 2015. L’evento si è aperto con i saluti dell’assessore provinciale alla Protezione Civile Stefano Bolognini. Alla giornata commemorativa hanno
partecipato anche l’assessore Novo Umberto Maerna e il Capo Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, Franco Gabrielli. Al trentacinquesimo anniversario della Protezione Civile di Milano sono intervenuti al Teatro Dal Verme anche numerosi rappresentanti delle diverse strutture operative. Il volontariato milanese ha partecipato con entusiasmo a questa giornata di festa, per tutti occasione di incontro e di riflessione. 3 INFO www.provincia.milano.it www.ccv-mi.org
Protezione Civile Veneto: Veneto e Friuli: modelli di online il nuovo sito protezione civile da esportare stato presentato il 17 novembre dall’assessore regionale allaProtezione Civile Daniele Stival e dal dirigente di settore Roberto Tonellato il nuovo sito internet della Protezione Civile regionale del Veneto. “Questo strumento – ha detto Stival – contribuirà ad accrescere l’efficienza delle attività e la tempestività della circolazione delle informazioni, ma svolgerà anche altre importanti funzioni rivolte al cittadino”. Tra le sezioni del portale – raggiungibile all’indirizzo www.protezionecivileveneto.it – una è interamente dedicata all’approfondimento meteo, con bollettini giornalieri forniti dal Centro meteorologico di Teolo - Dipartimento per la sicurezza del territorio. In rilievo anche le sezioni dedicate al volontariato, ai corsi di formazione per operatori e tecnici del settore e alla campagna adesioni, rivolta soprattutto ai giovani che vogliono offrire il proprio contributo nella diffusione della cultura di protezione civile. Il sito fornisce anche notizie relative al centro funzionale decentrato della Regione, alla legislazione di settore e l’elenco delle associazioni di protezione civile iscritte all’albo regionale. Il portale sarà gestito dai tecnici che operano nella sede centrale di Marghera.
n 3 dicembre ricco d’impegni per Franco Gabrielli. Trieste ospita, in piazza Unità d’Italia, la quattordicesima Giornata del volontario di Protezione Civile, promossa dalla Regione Friuli. A Pordenone apre la nuova sala multimediale di protezione civile del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco. A Treviso si tiene il dodicesimo meeting della Protezione Civile veneta con 1.500 volontari in rappresentanza dei gruppi comunali. Il Capo Dipartimento partecipa alle tre manifestazioni ed esprime il proprio apprezzamento per l’organizzazione dei sistemi
3 INFO www.protezionecivileveneto.it protezione.civile@regione.veneto.it
3 INFO www.comune.lucca.it ufficiostampa@comunedilucca.it
friulano e veneto e per le loro capacità di gestire le emergenze. Gabrielli propone che le Regioni virtuose supportino le realtà più indietro in materia di protezione civile e ribadisce la necessità di ridurre la dispersione delle sale operative che non comunicano a sufficienza. Due esempi a confronto: in Liguria, nelle fasi iniziali dell’alluvione, si registra un black out della comunicazione fra componenti; in Friuli Venezia Giulia Gabrielli, invece, riscontra una e costante interazione tra Prefetture e Regione. 3 INFO www.protezionecivile.fvg.it protezione.civile@regione.veneto.it
Informazione telefonica in emergenza: nuovo servizio al cittadino del Comune di Lucca ittadini allertati in tempo reale durante le emergenze che si verificano nel territorio. Il Comune di Lucca, in raccordo con la Protezione Civile locale, da più di un anno ha attivato il “Sistema di informazione telefonica in emergenza”, un servizio automatico di allertamento telefonico rivolto alla popolazione. Dopo la fase di sperimentazione, il sistema – rivolto alla popolazione delle 72 frazioni comunali – si arricchisce di nuovi strumenti e prevede la possibilità di aggiungere anche i telefoni cellulari. È sufficiente compilare il modulo presente nella sezione “protezione civile” del sito del comune, inserendo un contatto telefonico (di rete fissa o mobile) o l’indirizzo di posta elettronica, per iscriversi gratuitamente al servizio. In caso di emergenza, i cittadini che si trovano nelle zone interessate, ricevono una telefonata di avviso. Il servizio è rivolto anche ai non residenti nel Comune di Lucca.
2 Dal Dipartimento
IX giornata nazionale della sicurezza nelle scuole l 25 novembre si è svolta in oltre 4mila scuole in tutta Italia la IX giornata nazionale della sicurezza nelle scuole, appuntamento annuale per promuovere la cultura della sicurezza attraverso prove di evacuazione, eventi e momenti di discussione. L’iniziativa rientra nell’ambito della campagna “Impararesicuri”, promossa da Cittadinanzattiva in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile per educare a una gestione consapevole dei rischi del proprio territorio, con particolare riferimento al rischio sismico. A Lamezia Terme, in provincia di Cosenza, sono stati presentati i risultati della terza indagine “Conoscenza e percezione del rischio sismico”, realizzata in 17 Regioni e 50 Province attraverso questionari compilati da 1.211 studenti della scuola primaria, 1.160 delle scuole secondarie di primo e secondo grado e da 1.477 genitori. L’indagine presenta dati nazionali e focus su sei Regioni: Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Calabria e Campania. A fare paura è soprattutto il possibile crollo della casa, indicato come il pericolo più frequente in caso di terremoto dal 57% degli studenti delle scuole superiori, dal 46% di quelli delle elementari e dal 64% dei genitori. Il timore di un crollo nasce dalla memoria degli ultimi terremoti e dalla scarsa fiducia che soprattutto gli adulti hanno della sicurezza della propria abitazione (solo il 45% degli intervistati). Gli studenti, da parte loro, non si sentono affatto certi della sicurezza della scuola che frequentano: solo il 29% di quelli più grandi e il 41% dei piccoli non hanno alcun dubbio a proposito. Infine, oltre il 70% ignora a quale zona sismica appartenga il proprio Comune e se abbia un Piano di emergenza.
3 INFO www.protezionecivile.gov.it www.cittadinanzattiva.it
Giornata Internazionale del Volontariato: a Roma l’evento “Capaci di intendere e valere” n occasione della Giornata Internazionale del Volontariato, il 5 dicembre scorso, centinaia di volontari provenienti da tutta Italia hanno partecipato a “Capaci di intendere e di valere”, evento organizzato presso l’Auditorium Conciliazione di Roma. Il momento di confronto è stato promosso da Forum Terzo Settore, Consulta del Volontariato presso il Forum, ConVol Conferenza permanente delle associazioni, federazioni e reti di volontariato e CSVnet Coordinamento nazionale dei centri
di servizio per il volontariato. L’incontro si è tenuto alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tra gli invitati anche il Capo Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli. In Italia sono oltre 3milioni e 300mila i volontari che prestano il loro servizio e oltre 40mila le organizzazioni nate prevalentemente dopo il 1980. La Giornata Internazionale del Volontariato quest’anno ha assunto particolare significato vista la concomitanza con altre
celebrazioni: i 20 anni della legge quadro sul volontariato, la n. 266 del 1991, la chiusura dell’Anno europeo del volontariato e il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Rappresentato anche il volontariato di protezione civile, descritto durante l’incontro nella video intervista al Responsabile dell’Ufficio Volontariato, Formazione e Comunicazione del Dipartimento della Protezione Civile, Titti Postiglione, e da coinvolgenti testimonianze. 3 INFO www.lavoro.gov.it www.forumterzosettore.it
Giornata di studio Lucca, “La protezione “Risorgimento e geologia italiana” civile nelle istituzioni” orenzo Nicolò Pareto, Giuseppe Meneghini e Quintino Sella, per citarne alcuni. Forse non tutti sanno che nella storia, questi e altri studiosi di Scienze della Terra hanno contribuito attivamente al Risorgimento e all’Unità d’Italia e alla fondazione delle principali Istituzioni geologiche nazionali. È per ricordarli che il 25 novembre scorso è stata organizzata a Firenze una giornata di studi, a cui hanno aderito le principali Istituzioni, Associazioni e Organizzazioni professionali delle Scienze Geologiche. Tra queste, anche il Dipartimento della Protezione Civile che ha partecipato all’iniziativa con interventi sul Volontariato e la Sto-
ria della Protezione Civile dall’Unità d’Italia a oggi. Al centro della discussione avviata con la tavola rotonda, la figura del geologo e il suo futuro, fondamentale per le energie alternative, le risorse idriche, la difesa del suolo, la protezione dai rischi geologici e la sicurezza ambientale. A difesa di questa professione, i partecipanti hanno rivolto un appello alle Istituzioni della Repubblica per rafforzare le materie geologiche a Scuola e nelle Università, armonizzare la legislazione sul Governo del territorio e rilanciare il Servizio Geologico d’Italia. 3 INFO www.geo.unifi.it www.isprambiente.gov.it
Scuola multimediale: al via la quarta edizione a preso il via il progetto “Scuola multimediale di protezione civile”, alla sua quarta edizione per l’anno scolastico 2011-2012. Le scuole interessate dall’iniziativa sono 33 in Abruzzo, Marche, Calabria e nella Provincia del Medio Campidano. Gli alunni coinvolti sono circa 2.700 delle classi terze, quarte e quinte della scuola primaria, e delle classi prime e seconde della scuola secondaria di primo grado. Il progetto mira a diffondere la conoscenza dei rischi e delle norme di autoprotezione. Un percorso didattico virtuale porta i ragazzi ad avventurarsi nel “mare dei rischi”. Le “isole” sono il rischio sismico, vulcanico, idrogeologico, incendi boschivi, industriale e ambientale. Sulla “terraferma” si trovano le componenti del Sistema di protezione civile. Scuola multimediale prevede una fase di elearning da ottobre a marzo, durante la quale i ragazzi possono navigare sulla piattaforma didattica e sviluppare le unità previste. Il progetto si chiude con una esercitazione per gli studenti a conclusione dell’anno scolastico, organizzata con le strutture ope3 INFO www.protezionecivile.gov.it scuolamultimediale@protezionecivile.it rative locali del Servizio Nazionale.
l Dipartimento della Protezione Civile, la Regione Toscana, la Prefettura e la Provincia di Lucca promuovono a Lucca – 30 novembre e 1, 6 e 7 dicembre – il seminario “La protezione civile nelle istituzioni” e un corso di formazione rivolto a Sindaci e personale specializzato delle strutture operative locali. Il seminario del 30 novembre insiste sui livelli di responsabilità nel Sistema di protezione civile, con particolare riferimento al ruolo del Sindaco. Le sessioni di formazione del primo, del 6 e del 7 dicembre – rivolte a dirigenti, funzionari, responsabili di funzione di comuni e centri intercomunali e tenute da personale del Dipartimento – affrontano il tema della pianificazione dell’emergenza, della sua gestione e della comunicazione di crisi. L’iniziativa rientra nell’ambito della promozione del “Programma di indirizzo formativo per i livelli territoriali competenti” del Dipartimento della Protezione Civile e mira a potenziare la capacità operativa e le conoscenze dei vari soggetti che compongono il Sistema provinciale di protezione civile.
3 INFO protezione.civile@provincia.lucca.it salaop@comune.lucca.it
Alluvione Liguria: Medaglia d’oro al volontario Sandro Usai
Diritto internazionale e disastri: i primi risultati della ricerca
l 21 novembre il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha consegnato la Medaglia d’oro al valore civile alla moglie di Sandro Usai. Il volontario di protezione civile ha perso la vita a Monterosso mentre partecipava ai soccorsi durante l’alluvione del 25 ottobre scorso. La Medaglia d’oro al valore civile viene conferita per premiare gli atti di eccezionale coraggio e indicare gli autori come meritevoli di onore pubblico. Presente alla consegna della Medaglia, al Quirinale, anche il Capo Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli. Il Capo del Dipartimento, con la sua presenza, ha rinnovato la stima e l’ammirazione per tutti coloro che quotidianamente offrono il loro impegno con l’attività di volontariato, contribuendo alla tutela del territorio e alla salvaguardia di vite umane anche a rischio della propria.
ell’ambito del convegno “Diritto Internazionale e Disastri” del 7 e 8 novembre, il Dipartimento della Protezione Civile rinnova l’impegno per la condivisione di standard per l’assistenza alle popolazioni colpite da disastri. All’evento organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna, l’Università degli Studi di Milano, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e ospitato dal Dipartimento, partecipano studiosi di diritto internazionale e operatori del settore umanitario. L’obiettivo è raccogliere in una pubblicazione, prevista per il 2012, i risultati della ricerca a cura di università italiane ed estere sul contributo del diritto europeo e internazionale in materia di prevenzione, preparazione e risposta ai disastri naturali e antropici.
3 INFO www.protezionecivile.gov.it www.quirinale.it
3 INFO www.protezionecivile.gov.it www.sssup.it
Contributi alle Organizzazioni di volontariato di protezione civile per il 2011 l 7 novembre scorso il Dipartimento della Protezione Civile ha trasmesso alle strutture delle protezioni civili regionali e alle Organizzazioni nazionali di volontariato di protezione civile una lettera con le indicazioni sui contributi per il finanziamento dei progetti di potenziamento delle attrezzature e il miglioramento della preparazione tecnica e la formazione del volontariato, relative al 2011. Entro il 31 dicembre è possibile presentare domanda. Il Dipartimento può concedere contributi alle organizzazioni di volontariato iscritte nell’Elenco nazionale, in base agli stanziamenti previsti. I criteri per la concessione, approvati dalla Conferenza Unificata dell’8 luglio 2010, sono quelli validi per il triennio 2010-2012, già pubblicati sul sito www.protezionecivile.gov.it. Per la valutazione dei progetti relativi al 2011 la Conferenza Unificata ha stabilito la costituzione di una Commissione composta da rappresentati del Servizio Volontariato del Dipartimento e da due persone indicate dalla Conferenza. Nella lettera sono sintetizzati i casi in cui la Commissione riterrà non ammissibile la richiesta di contributo. Sono inoltre precisati i massimali finanziabili per il 2011 e sono fornite indicazioni sulle tipologie progettuali che saranno valutate con priorità. Nella lettera si precisa infine che i progetti presentati possano prevedere anche interventi di manutenzione nell’ambito della misura “acquisizione mezzi e attrezzature” e che tengano in considerazione i fabbisogni formativi in materia di sicurezza nell’ambito della 3 INFO www.protezionecivile.gov.it volontariato@protezionecivile.it misura “miglioramento della preparazione tecnica e per la formazione”.
Le modalità per l’erogazione del contributo saranno definite dal Commissario delegato con successivi provvedimenti. (art. 3) Contributo di autonoma sistemazione. Per i nuclei familiari con abitazione principale distrutta, in tutto o in parte, o sgomberata è previsto un contributo per l’autonoma sistemazione fino ad un massimo di 400 euro al mese, e nel limite di 100 euro per ogni componente. Se il nucleo familiare è composto da una sola persona, il contributo massimo è di 200 euro. Se sono presenti persone con più di 65 anni, portatori di handicap o disabili con una invalidità superiore al 67%, è concesso un contributo aggiuntivo fino ad un massimo di 100 euro al mese per ognuna di queste persone. Il contributo di autonoma sistemazione è concesso dalla data di sgombero fino al rientro in casa o alla sistemazione in una nuova abitazione, e comunque non oltre 12 mesi dal provvedimento di sgombero. Il Commissario delegato è autorizzato a reperire un alloggio alternativo per i nuclei familiari per cui non sia stata possibile l’autonoma sistemazione. (art. 3) Trasloco e deposito. Per chi abita in locali sgomberati è previsto un contributo fino all’80% delle spese per il trasloco e deposito fino ad un massimo di 5mila euro. Per ottenere il contributo, gli interessati devono presentare i documenti giustificativi. (art. 3) Beni mobili. Per i beni mobili necessari al recupero delle normali condizioni di vita, esclusi i beni di lusso, è previsto un contributo fino al 75% del danno, nel limite mas-
simo di 30mila euro, anche in anticipazione. Il contributo è concesso per i danni sui beni mobili registrati o per i beni rottamati, per un importo non inferiore a 500 euro. (art. 3) Cumulabilità dei contributi. I contributi ed eventuali indennizzi assicurativi possono essere cumulati, non oltre l’importo del costo per riparare o riacquistare i beni danneggiati. Il contributo per abitazioni danneggiate non può essere cumulato con quello per abitazioni distrutte. (art. 3) Contributi per le attività produttive. Il Commissario delegato può destinare una parte delle somme stabilite da quest’ordinanza per favorire l’immediata ripresa delle attività produttive danneggiate a causa dell’alluvione. Il contributo può essere: a) fino al 75% del danno subito da impianti, strutture, macchinari e attrezzature, in base alla spesa effettivamente sostenuta; b) fino al 30% del prezzo di acquisto delle scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti, danneggiati o distrutti a causa degli eventi alluvionali e non più utilizzabili; c) legato alla durata della sospensione dell’attività – almeno di sei giorni lavorativi – e quantificato in 365esimi sulla base dei redditi prodotti, dall'ultima dichiarazione annuale dei redditi. Per attività avviate nel 2011, la domanda di contributo deve essere accompagnata da perizia asseverata. d) fino al 75% del danno, nel limite di 30mila euro, per beni mobili registrati danneggiati o rottamati. La domanda va presentata entro 20 giorni dal 10 novembre, data di pubblicazione di questa ordinanza in Gazzetta ufficiale. (art. 4)
Attestazione dei danni alle attività produttive. Per importi fino a 30mila euro, i danni possono essere attestati con dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà. Danni superiori a 30mila euro devono essere attestati con perizia asseverata fatta da professionisti abilitati o da pubblici dipendenti, iscritti ai rispettivi ordini o collegi. Il Commissario delegato, su richiesta degli interessati, può anticipare fino al 50% del contributo, calcolato in base alla relazione tecnica degli interventi da realizzare e dei costi stimati. È ammessa la cumulabilità fra contributi pubblici ed eventuali indennizzi assicurativi, non oltre l’importo del costo necessario per la riparazione o la nuova acquisizione dei beni danneggiati. (art. 4) Assegnazione dei contributi. Il Commissario delegato stabilisce le norme per l’assegnazione, l’erogazione dei contributi, le anticipazioni e la rendicontazione delle spese. (art. 5) Deroghe. L’ordinanza stabilisce le deroghe di cui può avvalersi il Commissario delegato. (art.6) Aree di stoccaggio. Il Commissario delegato può decidere l’apertura di aree di stoccaggio provvisorio dei materiali litoidi e vegetali in esubero, accumulati lungo i corsi d’acqua o spiaggiati. (art. 7) Sospensione dei mutui. È possibile richiedere la sospensione per otto mesi delle rate dei mutui per edifici distrutti o inagibili, anche parzialmente. La stessa sospensione può essere richiesta per i mutui legati alle attività commerciali ed economiche svolte in
edifici distrutti o inagibili, anche parzialmente. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore di questa ordinanza, gli istituti di credito e bancari informano i clienti interessati sulla possibilità di chiedere la sospensione delle rate, indicando costi e tempi di rimborso dei pagamenti sospesi, e il termine per richiedere la sospensione, che non può essere inferiore a 30 giorni. Se manca la comunicazione della banca o dell’istituto di credito, le rate sono sospese fino al 30 giugno 2012, e senza spese aggiuntive. (art.8) Donazioni. L’ordinanza autorizza il Dipartimento della Protezione Civile a ricevere risorse attraverso la raccolta di fondi privati e l’invio di messaggi Sms - Short Message Service dalle reti di telefonia fissa e mobile, da destinare alle iniziative necessarie per fronteggiare l’emergenza. I fondi saranno versati al Fondo per la protezione civile e saranno messi a disposizione del Commissario delegato. Viene anche istituito un Comitato di garanti, formato da tre membri, per vigilare sull’utilizzo delle risorse. (art.8) Fondi. L’ordinanza stabilisce che lo stanziamento per gli interventi è di 49,5 milioni di euro. Oltre a questa somma, il Commissario può utilizzare anche eventuali risorse finanziarie disponibili sul bilancio regionale. Il Commissario delegato è autorizzato aprire una contabilità speciale per l’utilizzo delle risorse necessarie per gli interventi. (art. 9) Rimborsi per i volontari. I rimborsi per il volontariato saranno a carico delle risorse previste per far fonte all’emergenza. (art. 10)
U Opcm
3974 del 5 novembre 2011: primi interventi urgenti per le eccezionali avversità atmosferiche di ottobre 2011 nella provincia di Massa Carrara
Commissario delegato e piano interventi. Il Presidente della Regione Toscana è nominato Commissario delegato per superare l'emergenza dovuta alle eccezionali avversità atmosferiche che si sono verificate nella Provincia di Massa Carrara a ottobre 2011. Entro sette giorni dal 10 novembre, data di pubblicazione di quest’ordinanza in Gazzetta ufficiale, il Commissario delegato individua i Comuni danneggiati, quantifica i danni e adotta tutte le iniziative necessarie e urgenti per rimuovere le situazioni di rischio, assicurare l’assistenza alle popolazioni, avviare la messa in sicurezza delle aree colpite e gli interventi urgenti di prevenzione. Per queste azioni il Commissario può nominare dei Soggetti attuatori e si può avvalere di una struttura composta al massimo da cinque unità di personale. Entro 45 giorni dal 10 novembre, data di pubblicazione di quest’ordinanza in Gazzetta ufficiale, il Commissario delegato deve avviare un piano degli interventi per il superamento dell'emergenza (art. 1) Conferenza di servizi. Per realizzare gli interventi urgenti il Commissario delegato può affidare la progettazione e/o gli studi di fattibilità e servizi a liberi professionisti. Il Commissario approva i progetti ricorrendo, se necessario, alla Conferenza di servizi. (art. 2) Contributi per case danneggiate o distrutte. Per favorire il rientro nelle case dan-
neggiate o parzialmente inagibili è previsto un contributo: • fino al 75% e nel limite massimo di 100mila euro per le abitazioni principali • fino al 75% e nel limite massimo di 30mila euro per le altre abitazioni. Per la ricostruzione di abitazioni principali distrutte o totalmente inagibili o per il loro spostamento da aree a rischio idrogeologico elevato o molto elevato è previsto un contributo fino al 100% del valore. Modalità e procedure per l’erogazione del contributo saranno definite dal Commissario delegato con successivi provvedimenti. Il contributo per abitazioni danneggiate non può essere cumulato con quello per abitazioni distrutte. (art. 3) Contributo di autonoma sistemazione. Per i nuclei familiari con abitazione principale distrutta in tutto o in parte, o sgomberata è previsto un contributo per l’autonoma sistemazione fino ad un massimo di 400 euro al mese, e nel limite di 100 euro per ogni componente. Se il nucleo familiare è composto da una sola persona, il contributo massimo è di 200 euro. Se sono presenti persone con più di 65 anni, portatori di handicap o disabili con una invalidità superiore al 67%, è concesso un contributo aggiuntivo fino ad un massimo di 100 euro al mese per ognuna di queste persone. Il contributo di autonoma sistemazione è concesso dalla data di sgombero fino al rientro in casa o alla sistemazione in una nuova abitazione, e comunque non oltre 12 mesi dal provvedimento di sgombero. Il Commissario delegato è autorizzato a reperire un alloggio alternativo per i nuclei fa-
interessati, può anticipare fino al 50% del contributo, che è calcolato sulla base della relazione tecnica degli interventi da realizzare e dei costi stimati. È ammessa la cumulabilità fra contributi pubblici ed eventuali indennizzi assicurativi, non oltre l’importo del costo necessario per la riparazione o la nuova acquisizione dei beni danneggiati. (art. 4) Assegnazione dei contributi. Il Commissario delegato stabilisce le norme per l’assegnazione, l’erogazione dei contributi, le anticipazioni e la rendicontazione delle spese. (art. 5) Deroghe. L’ordinanza stabilisce le deroghe di cui può avvalersi il Commissario delegato. (art.6) Aree di stoccaggio. Il Commissario delegato può decidere l’apertura di aree di stoccaggio provvisorio dei materiali litoidi e vegetali in esubero, accumulati lungo i corsi d'acqua o spiaggiati. Nel piano del Commissario delegato possono essere inseriti anche altri interventi finanziati dalla Comunità europea, dalle amministrazioni statali, dalle Regioni, dagli Enti locali e da enti o società erogatori di servizi pubblici finalizzati alla rimozione del pericolo o alla prevenzione del rischio. (art. 7) Sospensione dei mutui. È possibile richiedere la sospensione per otto mesi delle rate dei mutui per edifici distrutti o inagibili, anche parzialmente. La stessa sospensione può essere richiesta per i mutui legati alle attività commerciali ed economiche svolte in edifici distrutti o inagibili, anche parzial-
mente. Entro 30 giorni dall'entrata in vigore di questa ordinanza, gli istituti di credito e bancari informano i clienti interessati sulla possibilità di chiedere la sospensione delle rate, indicando costi e tempi di rimborso dei pagamenti sospesi, e il termine per richiedere la sospensione, che non può essere inferiore a 30 giorni.Se manca la comunicazione della banca o dell’istituto di credito, le rate sono sospese fino al 30 giugno 2012, e senza spese aggiuntive. (art.8) Donazioni. L’ordinanza autorizza il Dipartimento della Protezione Civile a ricevere risorse attraverso la raccolta di fondi privati e l’invio di messaggi Sms - Short Message Service dalle reti di telefonia fissa e mobile, da destinare all'attuazione di iniziative necessarie per fronteggiare l'emergenza. I fondi saranno versati al Fondo per la protezione civile e saranno messi a disposizione del Commissario delegato. Viene anche istituito un Comitato di garanti, di tre membri, per vigilare sull’uso delle risorse. (art.8) Fondi. L’ordinanza stabilisce anche la somma stanziata per gli interventi che ammonta a 85 milioni di euro. Oltre a questa somma, il Commissario può utilizzare anche altre eventuali risorse finanziarie disponibili sul bilancio regionale. Il Commissario delegato è autorizzato aprire una contabilità speciale per l’utilizzo delle risorse necessarie per gli interventi. (art. 9) Rimborsi per i volontari. I rimborsi per il volontariato saranno a carico delle risorse previste per far fonte all’emergenza indicate nell’art. 9. (art. 10)
Il volontariato di Protezione Civile Come diventare volontari “Mi piacerebbe molto dare un contributo concreto in Liguria dopo i disastri che sono capitati di recente operando come volontaria attraverso Voi. Come posso fare? Grazie molte dell’attenzione che vorrete riservarmi.” Flavia “Siamo un gruppo di amici che vorrebbe andare a Genova e dintorni per aiutare fisicamente le persone colpite dal disastro di questi giorni. Purtroppo potremmo solo alcuni week end. Come possiamo fare ad organizzarci? Contattiamo voi perché possiate darci direttive più utili. Grazie e buon lavoro.” Ilenia
Nel nostro Paese i volontari di protezione civile sono una vivace risorsa con oltre 800mila associati su tutto il territorio e più di 4mila organizzazioni iscritte all’Elenco nazionale del Dipartimento della Protezione Civile. Il volontariato di protezione civile è componente del Servizio Nazionale di Protezione Civile. Per poter svolgere attività di protezione civile come volontario a supporto delle istituzioni che coordinano gli interventi durante emergenze come le alluvioni che hanno colpito la Liguria nelle scorse settimane, è necessario essere iscritti ad una delle organizzazioni di volontariato di protezione civile inserite negli Elenchi regionale e nazionale. Chi desidera diventare volontario di protezione civile può, al momento dell’iscrizione presso un’Organizzazione di volontariato di protezione civile, valutare una serie di elementi: ambito territoriale di evento: nazionale, regionale, comunale; ambito dimensionale dell’evento; eventuale specializzazione operativa dell’organizzazione: sub, cinofili, antincendi,
eccetera; disponibilità richiesta; vicinanza della sede alla propria abitazione. I volontari che aderiscono alle associazioni o ai gruppi comunali e intercomunali devono assicurare la propria disponibilità all’attuazione delle attività programmate e partecipare ai corsi di formazione e di addestramento. Sono tutelati per il mantenimento del posto di lavoro, per il mantenimento del trattamento economico, per la copertura assicurativa. Gli Elenchi regionale o nazionale sono consultabili rispettivamente presso la Regione nella quale si intende svolgere – in prevalenza – l’attività di protezione civile e presso il Servizio volontariato del Dipartimento della Protezione Civile. Molte delle sedi delle organizzazioni di protezione civile sono indicate anche sul sito www.protezionecivile.gov.it alla pagina “Organizzazioni di volontariato”. Il magazine “Protezione Civile” è anche su facebook. Se appartieni a un’associazione di volontariato iscritta all’Elenco Nazionale o al Registro Regionale e desideri inviare contenuti multimediali o segnalare un evento scrivi a magazine@protezionecivile.it. La redazione selezionerà i contributi e li pubblicherà nelle apposite sezioni della pagina.
IL CONTACT CENTER DEL DIPARTIMENTO È APERTO PER FERIE. Da luglio c’è un nuovo servizio per chi desidera saperne di più sui rischi del nostro Paese e sui comportamenti che aiutano a prevenirli e mitigarli, o fare segnalazioni al Dipartimento della Protezione Civile. Il numero verde risponde dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00 e quando necessario sarà esteso fino ad h24 tutti i giorni della settimana. Per le domande online e per consultare lo stato di lavorazione delle richieste è sempre disponibile il sito internet del Dipartimento.