Source: http://www.ilcaso.it/mantova/archivio-sentenze-Mantova.php?id_cont=fallimentare
Timestamp: 2018-04-22 12:46:48+00:00
Document Index: 173221788

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art.2770', 'art.41', 'art.2770', 'art.2770', 'art. 41', 'art.14', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art.67', 'art.67', 'art. 70', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art.118', 'art.118', 'art.182', 'art. 2777', 'art. 2776', 'art. 2777', 'art.160', 'art. 161', 'art.2932', 'art. 169', 'art. 169', 'art. 2932', 'art. 560', 'art. 560', 'art. 560', 'art. 107', 'art. 2808', 'art.163', 'art. 118', 'art. 2323', 'art.2323', 'art.147', 'art.160', 'art. 118', 'art. 2752', 'art.2758', 'art. 2752', 'art. 13', 'art. 2758', 'art.161', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 161', 'art. 67', 'art. 161', 'art. 28', 'art. 182', 'art. 186']

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Giurisprudenza Mantovana
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Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione
Esecuzione forzata immobiliare iniziata o proseguita dal creditore fondiario in ipotesi di fallimento del debitore – Distribuzione delle somme operata in sede esecutiva – Provvisorietà
In sede di distribuzione nell’esecuzione forzata immobiliare proseguita dal creditore fondiario ex art.41 TUB non sono collocabili in privilegio ai sensi dell’art.2770 c.c. le spese del curatore, del difensore della curatela intervenuto nel procedimento e la quota parte delle spese generali della procedura fallimentare, poiché non sono spese di giustizia strumentali all'espropriazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Le spese sostenute dalla Curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori sono prededucibili in sede concorsuale ma in sede esecutiva non sono assistite dal privilegio di cui all’art.2770 c.c. in favore della Curatela intervenuta ex art. 41 TUB, in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
La distribuzione delle somme disposta ai sensi degli artt. 598 e 512 c.p.c. in ipotesi di fallimento del debitore esecutato ha carattere provvisorio, non derogando la normativa speciale del TUB alla disciplina in materia d'accertamento del passivo, per cui è in sede fallimentare che si procede a determinare definitivamente la massa attiva e la massa passiva, conteggiando nella massa attiva il bene oggetto di esecuzione e nella massa passiva tutte le spese sostenute dalla curatela anche per intervenire nell’esecuzione forzata. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 26 febbraio 2018.
Composizione della crisi da sovraindebitamento e liquidazione del patrimonio – Pubblicità sul Portale delle vendite pubbliche
Nelle procedure per la liquidazione del patrimonio ex art.14 ter L.n.3/2012 che è opportuno la pubblicità relativa ai beni posti in vendita sia effettuata sul portale del Ministero della giustizia nell'area pubblica denominata “portale delle vendite pubbliche”, trattandosi dello strumento individuato dal legislatore per offrire informazione globale sulle vendite forzate in corso nel territorio nazionale. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 16 febbraio 2018.
Fallimento - Azione revocatoria - Rimessa su conto corrente bancario - Riduzione consistente e durevole dell'esposizione debitoria - Sussistenza - Saldo negativo - Irrilevanza
E' revocabile, ai sensi dell'art. 67, comma 1, n. 2, l.fall., e in ogni caso ex art. 67, comma 2, la rimessa conseguente alla concessione di un mutuo garantito da ipoteca destinata a ripianare uno scoperto di conto, laddove il mutuo ipotecario ed il successivo impiego della somma siano inquadrabili nel contesto di un'operazione unitaria il cui ‘fine ultimo è quello di azzerare la preesistente obbligazione; la garanzia ipotecaria non è, infatti, espressione di autotutela preventiva del creditore, in quanto costituita per debito preesistente, in tutti quei casi in cui il mutuatario non acquisisca contestualmente nuova disponibilità finanziaria, essendo in tal caso la garanzia associata a un rischio di credito già in atto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
E' consistente e durevole - e dunque revocabile ai sensi dell'art. 67, comma 2, l.fall. - la rimessa in conto corrente che abbia comportato una riduzione dell'esposizione debitoria nella misura percentuale del 17,85% con effetti permanenti sino alla dichiarazione di fallimento, restando irrilevante la circostanza che il saldo del conto si sia comunque mantenuto in territorio negativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 05 febbraio 2018.
Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Onere della prova dell’esimente - Eccezione rilevabile d’ufficio
Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Irrilevanza della verifica relativa alla sussistenza di un affidamento
Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Esimente alla revocabilità delle rimesse che non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca - Quantificazione della consistenza
Può essere rilevata d’ufficio la sussistenza delle esimenti di cui all’art.67 III co. l.f. quando il fatto risulti ex actis, in mancanza di esplicita previsione di legge che limiti alla parte la possibilità di sollevare l’eccezione. Nell’incertezza dell’esistenza del fatto che costituisce esimente l’onere deve essere posto a carico del debitore, perché per regola generale del processo i fatti costitutivi sono provati dall’attore mentre i fatti impeditivi del diritto azionato costituiscono eccezioni da provarsi da parte del convenuto in revocatoria. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Nel momento in cui il legislatore ha previsto come ipotesi di esenzione ex art.67 III co. lett.b) l.f. che le rimesse non sono revocabili se non riducono in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria della società fallita nei confronti della banca, perde di significato la circostanza che le rimesse siano pervenute su un conto passivo scoperto o solo passivo posto che il ripristino della provvista a favore del cliente non ha più alcuna rilevanza, essendo riconosciuta ex lege natura solutoria a tutte e solo le rimesse finalizzate all’estinzione del debito contratto nei confronti dell’Istituto di credito. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Sono consistenti i versamenti di importo non inferiore al 10% del massimo revocabile ai sensi dell’art. 70 l. fall. trattandosi di importi significativi rapportati alla complessiva situazione del conto e alla sua evoluzione nel tempo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Possono essere revocati i versamenti in conto da porsi in relazione con crediti ceduti all’istituto di credito se è la stessa banca che canalizza il pagamento degli stessi sul conto della cedente, ponendo volontariamente le somme nella disponibilità materiale e giuridica del debitore. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 29 dicembre 2017.
Azione revocatoria ordinaria – Atti revocabili – Divisione – Ammissibilità – Presupposti
L’esperibilità del rimedio di cui all’art. 2901 c.c. è ammessa anche in relazione ai negozi di natura dichiarativa stante l’ampia dizione utilizzata dall’art. 2901 che fa riferimento agli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle ragioni del creditore fra i quali va annoverato l’atto di divisione che ha contenuto neutro nel senso che esso non può annoverarsi né tra gli atti di natura onerosa (il sacrificio di ciascun condividente non viene effettuato in vista della rinuncia degli altri e, quindi, quale corrispettivo bensì in funzione del risultato utile comune costituito dalla attribuzione a ciascun condividente della proprietà esclusiva di una parte dei beni in comunione) né fra quelli di natura gratuita (atteso che il condividente non subisce una perdita economica ma consegue un’utilità costituita dalla proprietà esclusiva su una porzione del bene diviso), da ciò derivando che la fattispecie in questione deve ritenersi regolata dalla sola disposizione di cui all’art. 2901, comma 1, n. 1 c.c. che disciplina, in generale, tutti gli atti non classificabili come onerosi, risultando quindi irrilevante la scientia damni delle altre parti negoziali. La revocabilità dell’atto di divisione va esclusa ove esso non arrechi alcun pregiudizio alla garanzia generica offerta dal patrimonio del debitore rendendo più incerta o difficile la soddisfazione del credito. Nel caso di specie il pregiudizio è stato escluso non essendo stato provato che l’attribuzione delle porzioni fra i condividenti fosse avvenuta con modalità tali da avvantaggiare gli altri condividenti a detrimento del debitore. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 11 luglio 2017.
Fallimento – Chiusura in pendenza di giudizi – Giudizio d’appello avente ad oggetto bene già alienato dal fallimento – Ultrattività della legittimazione del curatore – Estensione all'azione esecutiva finalizzata al recupero delle spese di lite
L'ultrattività della legittimazione del curatore prevista dagli art.118, comma 2, e 120, ultimo comma, l.fall. deve considerarsi estesa all'azione esecutiva finalizzata al recupero delle spese di lite di primo ed eventualmente di secondo grado a carico della parte soccombente.
Nel caso di specie, il Tribunale ha così disposto:
-dispone che il curatore, qualora l'appello sia rigettato provveda a nuovo riparto finale in conformità allo stato passivo, e presenti nuovo rendiconto, con deposito dei medesimi in cancelleria e comunicazione ai creditori via pec, previo recupero - o tentativo di recupero - in via esecutiva delle spese legali che la controparte fosse condannata a rifondere;
-dispone che il curatore, qualora l'appello sia accolto, dopo aver dato esecuzione alla sentenza, provveda a ripartire le residue somme tra i creditori in conformità allo stato passivo e presenti nuovo rendiconto, secondo le modalità sopra indicate;
-dispone che avverso il progetto di riparto supplementare e avverso il rendiconto che verranno depositati e comunicati via pec ai creditori possa essere proposto da questi reclamo entro 15 giorni al giudice delegato;
-dispone che le eventuali rinunzie alle liti e transazioni in corso di causa siano autorizzate dal giudice delegato;
-dispone che il curatore mantenga acceso il conto corrente della procedura su cui sono depositate le somme accantonate, e questo in vista dell'operatività residua della procedura e per dar luogo al riparto finale, con prelievo sempre vincolato a ordine del giudice;
-dispone che il curatore continui a relazionare semestralmente al giudice delegato in ordine alle attività residue in corso, allegando l'ultimo estratto conto del conto corrente, e trasmettendo, dopo il deposito, la relazione indicata ai creditori;
-dispone che la cancelleria mantenga aperta la posizione in SIECIC della procedura al fine di consentire al curatore successivi depositi telematici e al fine di consentire al giudice delegato di monitorare il procedimento;
Manda alla cancelleria per la pubblicazione ai sensi dell'articolo 17 l.fall., dandosi conto nel Registro Imprese della peculiare chiusura ex art.118, comma 2, l.fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 14 giugno 2017.
La nomina del liquidatore e del comitato dei creditori sono previsti dall’art.182 l.f. per l’ipotesi in cui “il concordato consiste nella cessione dei beni” mentre nell’ipotesi in cui sono previste dismissioni nell’ambito di un concordato di risanamento è l’imprenditore che non solo prosegue nell’attività di impresa ma coerentemente continua a gestire il proprio patrimonio, seppur con il vincolo di destinazione impresso dal concordato e il controllo del commissario giudiziale. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 20 aprile 2017.
Privilegi - Crediti assistiti da privilegio generale - Collocazione sussidiaria sul ricavato della vendita degli immobili - Alterazione dell’ordine di graduazione di cui agli art. 2777 e ss. c.c. - Esclusione
L'art. 2776 c.c., che disciplina la collocazione sussidiaria di alcuni crediti assistiti da privilegio generale sui beni mobili sul ricavato della vendita forzata degli immobili, non incide sulla natura del privilegio generale che assiste i crediti e non comporta alterazione dell’ordine di graduazione di cui agli art. 2777 e ss. c.c. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 02 aprile 2017.
La proposta concordataria che rappresenti in linea di massima il trattamento offerto ai crediti ma non esprima un impegno serio e vincolante circa il pagamento di quanto meno il 20% ai crediti chirografari è inammissibile, mancando l’assicurazione richiesta dall’ultimo comma dell’art.160 legge fall. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
L’attestazione di fattibilità del professionista a mente dell’art. 161 comma 3, legge fall. che contenga riflessioni che denotano incertezze circa il reperimento delle liquidità indispensabili per il pagamento dei creditori chirografari non risulta sorretta da argomentazioni coerenti ed è quindi inadeguata, rendendo inammissibile la domanda di concordato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 02 marzo 2017.
Autorizzazione allo scioglimento di contratto pendente nel concordato preventivo - Domanda giudiziale promossa dal promissario acquirente diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto trascritta dopo la data di deposito della domanda di concordato - Inopponibilità
Autorizzazione allo scioglimento di contratto pendente nel concordato preventivo - Ammissibilità in pendenza di giudizio ex art.2932 c.c. se la domanda giudiziale è trascritta dopo la data di deposito della domanda di concordato
Autorizzazione allo scioglimento di contratto pendente nel concordato preventivo - Indennizzo - Limiti giudiziali di controllo
E’ qualificabile contratto pendente ai sensi dell’art. 169 bis l.f. il contratto preliminare di compravendita immobiliare anche quando le parti hanno concordato l'esecuzione anticipata di obbligazioni contrattuali, quali la consegna immediata del bene al promissario acquirente e il pagamento del prezzo, posto che l’effetto traslativo, per volontà delle stesse parti non si è ancora realizzato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
La domanda promossa dal promissario acquirente diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto trascritta dopo il deposito della domanda di concordato preventivo non è opponibile alla massa dei creditori del concordato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Può essere autorizzato lo scioglimento di un contratto preliminare di compravendita immobiliare ai sensi dell’art. 169 bis l.f. quando è pendente un giudizio ex art. 2932 c.c. promosso dal promissario acquirente e diretto ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto se la domanda è trascritta dopo il deposito della domanda prenotativa di concordato preventivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Il giudice che autorizza lo scioglimento di un contratto pendente riscontra unicamente che l’indennizzo sia stato inserito nel piano concordatario e che il creditore sia stato qualificato tale, al pari degli altri creditori chirografari. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 17 gennaio 2017.
Fallimento – Procedure di vendita dei beni immobili – Ordine di liberazione del giudice delegato – Ammissibilità
Fallimento – Vendita dei beni immobili secondo le regole del codice di procedura civile – Ordine di liberazione del giudice delegato – Ammissibilità
Fallimento – Procedure competitive per la vendita dei beni immobili – Ordine di liberazione del giudice delegato – Ammissibilità
In considerazione della natura delle vendite fallimentari, deve ritenersi possibile, anche in ambito fallimentare, la pronuncia di un ordine di liberazione ex art. 560 c.p.c. da parte del giudice delegato della procedura, a prescindere dalla modalità di liquidazione dei cespiti prescelta dal curatore. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Quando in sede fallimentare la vendita dei beni immobili è programmata secondo le regole processualcivilistiche, può essere disposto l’ordine di liberazione ai sensi dell’art. 560, comma 3, c.p.c., trattandosi di norma propria dell’espropriazione immobiliare funzionale a consentire al giudice della procedura di disporre la liberazione del cespite da porre in vendita nell’intento di rendere più appetibile il bene e venderlo quindi ad un miglior prezzo e più celermente. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
L’ordine di liberazione di cui all’art. 560 c.p.c. può essere emesso dal giudice delegato in ambito fallimentare anche quando il curatore abbia scelto quale modalità di vendita dei beni immobili le procedure competitive ai sensi dell’art. 107, comma 1, l.f. risultando possibile ricorrere alle norme dell’espropriazione forzata per regolare fattispecie non espressamente previste dalla legge fallimentare. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 13 ottobre 2016.
Fallimento - Accertamento del passivo - Iscrizione ipotecaria - Rinnovazione - Necessità - Esclusione
Cassazione civile, 1 aprile 2011, n. 7570: "A differenza di quanto accade nella procedura espropriativa singolare, in cui l'iscrizione non deve avere superato il ventennio alla data della vendita forzata, che coincide e concreta l'espropriazione che il creditore ha il diritto di chiedere ai sensi dell'art. 2808 c. c., in quella fallimentare l'indagine del giudice delegato arretra alla data in cui il creditore esplica e consuma l'unica iniziativa, processuale in senso lato, di cui dispone, chiedendo che il suo credito, assistito dalla garanzia, entri a far parte della massa passiva. La vendita, in sede fallimentare, è disposta su iniziativa del curatore e la garanzia, perciò non si concretizza con essa ma nella partecipazione al concorso con la preferenza scaturente dalla prelazione. Alla data della domanda, se essa tempestiva o tardiva, l'iscrizione non deve aver superato il ventennio, e, se così è, la sua efficacia permane per tutta la durata della procedura. La domanda di ammissione allo stato passivo del credito assistito da prelazione ipotecaria cristallizza, sin dalla data della proposizione, e con effetto permanente, l'efficacia dell'iscrizione, che resta indiscussa ed indiscutibile sino alla fase della distribuzione dell'attivo nella quale la prelazione si realizza. Lo stato passivo approvato è intangibile, e la sua intrinseca efficacia di giudicato non ammette il riesame del credito in alcuno dei suoi aspetti - per tutte Cass. n. 18105/2009-, tanto meno da parte del giudice delegato in sede di riparto. Il creditore consuma il suo potere processuale mediante la domanda di ammissione del credito e non ha il potere, né specularmente ha l'onere di intervenire sul diritto d'ipoteca costituito a garanzia del suo credito che, a partire dal momento in cui entra nel concorso, non è più nella sua disponibilità. In concreto, scansione, durata, esito delle operazioni interne alla procedura sono sottratti ad ogni forma di iniziativa dei creditori, il cui interesse è garantito solo dal corretto espletamento delle funzioni degli organi fallimentari, sul quale il singolo creditore non ha potere d'intervento attivo" (nello stesso senso recentemente in Cass .7/07/2016 n. 13940). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 13 ottobre 2016.
In ipotesi di procedimento competitivo ai sensi dell’art.163 bis l.f. disposto perché il piano di concordato comprende un’offerta irrevocabile d’acquisto da parte di un soggetto già individuato avente ad oggetto il trasferimento in suo favore a titolo oneroso dell’azienda o di un ramo d’azienda o di specifici beni: 1) se sono presentate più offerte concorrenti va indetta gara tra gli offerenti e all’esito della gara al rialzo, si procede all’aggiudicazione al miglior offerente, valutate le offerte nel loro complesso; 2) in difetto di una pluralità di offerte migliorative, l’aggiudicazione va disposta a favore dell’unico offerente che ha presentato offerta secondo le modalità previste nel decreto che dispone la procedura; 3) qualora non vi sia alcun partecipante alla procedura competitiva, permanendo la validità dell’offerta inserita nel piano concordatario, l’azienda o il bene andranno trasferiti al soggetto già individuato dalla società proponente, a prescindere dalla partecipazione di questi al procedimento competitivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 11 agosto 2016.
Fallimento - Chiusura della procedura di fallimento in pendenza di giudizi - Inammissibilità in ipotesi di pendenza di giudizi volti al recupero di beni che dovranno essere liquidati
I giudizi pendenti che consentono la chiusura della procedura fallimentare ai sensi dell’art. 118 secondo comma l.fall. sono solo quelli mediante cui possono essere recuperate all’attivo della procedura somme di denaro e non beni, atteso che in questo secondo caso all’esito positivo del giudizio deve seguire un’attività liquidatoria attivata dal curatore non contemplata dalla norma. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 16 giugno 2016.
La domanda di concordato preventivo è ammissibile anche al verificarsi di una delle circostanze di cui all’art. 2323 c.c., posto che il venir meno della pluralità dei soci nella società in accomandita semplice non determina l’estinzione della società ma unicamente il suo scioglimento, senza comportare modificazioni soggettive dei rapporti facenti capo all’ente, la titolarità dei quali si concentra nell’unico socio rimasto che li gestisce quindi con finalità liquidatorie. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Non è ammissibile la domanda di concordato preventivo proposta in proprio dal socio accomandatario di una società in accomandita semplice, quand’anche sciolta ex art.2323 c.c., posto che tale soggetto, pur essendo fallibile ex art.147 l.f., non riveste la qualifica di imprenditore commerciale e quindi non può accedere alla procedura di concordato preventivo ma solo, eventualmente, alle procedure previste dalla L.n.3/2012. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
La previsione del comma IV dell’art.160 l.f. come novellato dal D.L.83/2015 in sede di conversione in L. n.132/15, laddove stabilisce che sia assicurato ai chirografari il pagamento del 20% del credito è da intendersi come impegno vincolante e preciso dell’imprenditore supportato da un piano prudenziale e coerente. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 28 aprile 2016.
Chiusura del fallimento in pendenza di giudizi - Fallimento creditore di una società in concordato preventivo in fase esecutiva - Assimilabilità della fattispecie
Sussistono i presupposti per procedere alla chiusura della procedura fallimentare ai sensi dell’art. 118, comma 2, legge fall., come modificato dal D.L. 83 del 27 giugno 2015 convertito in L. 132 del 6 agosto 2015, nell’ipotesi in cui il fallimento è creditore di una società in concordato preventivo che sia nella fase esecutiva e sia in attesa degli esiti della liquidazione concordataria, dovendo assimilarsi questa ipotesi a quella in cui la procedura fallimentare è paralizzata nella sua prosecuzione e definizione dalla pendenza di giudizi di cognizione o esecuzione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 marzo 2016.
Credito tributario per tassa automobilistica - Impossibilità di riconoscere il privilegio di cui all’art. 2752, co.3, c.c - Natura chirografaria del credito
Credito tributario per tassa automobilistica - Impossibilità di riconoscere il privilegio di cui all’art.2758 c.c. - Natura chirografaria del credito
Il credito per tassa automobilistica non è assistito dal privilegio di cui all’art. 2752, comma 3, c.c. riferendosi questa norma esclusivamente ai tributi comunali e provinciali, come si evince dall’interpretazione autentica della norma offerta dall'art. 13, comma 13, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Il credito per tassa automobilistica non è assistito dal privilegio di cui all’art. 2758 c.c. per essere la tassa automobilistica un tributo non regionale ma indiretto dello Stato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 12 gennaio 2016.
Concordato preventivo in continuità diretta - Prosecuzione automatica dei contratti pubblici pendenti - Non necessità di autorizzazione del Tribunale
Concordato preventivo in continuità diretta - Prosecuzione automatica dei contratti pubblici - Necessità di autorizzazione del tribunale unicamente per l’affidamento di nuovi contratti
Quando è prospettato un concordato con continuità diretta, durante il tempo del concordato in bianco concesso ai sensi dell’art.161, comma 6, l.f., i contratti pubblici in essere al tempo del deposito della domanda proseguono senza necessità di autorizzazione alcuna da parte del tribunale in applicazione del terzo comma dell’art. 186 bis l.f. a mente del quale i contratti in corso di esecuzione alla data di deposito del ricorso, anche stipulati con pubbliche amministrazioni, non si risolvono per effetto dell'apertura della procedura. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
L’autorizzazione di cui al IV comma dell’art. 186 bis l.f. è prevista per la partecipazione dell’imprenditore - che ha proposto domanda di concordato in bianco - a procedure di affidamento di contratti pubblici e non per la prosecuzione dei contratti pubblici pendenti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 10 settembre 2015.
Istanza di fallimento - Oggetto della valutazione - Debiti verso soggetti diversi dall'istante - Esistenza del credito dell'istante - Distinzione
Procedimento per dichiarazione di fallimento - Valutazione nel merito delle contestazioni del debitore alle ragioni dei creditori - Esclusione
Richiesta di fallimento - Credito del creditore istante non portato dal titolo definitivo e contestato sub judice dal debitore - Mancanza della prova del credito e della legittimazione del richiedente
L'esistenza di debiti verso soggetti diversi dall'istante per la dichiarazione di fallimento deve essere valutata distintamente rispetto al requisito dell'esistenza del credito dell'istante, nel senso che i primi rilevano ai fini della valutazione dello stato di insolvenza, mentre il secondo attiene alla legittimazione del ricorrente, di guisa che se il ricorrente non è legittimato viene a mancare il presupposto per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
In sede di dichiarazione di fallimento, deve escludersi che rientri nei poteri del tribunale quello di valutare la fondatezza nel merito delle contestazioni mosse dal debitore alle ragioni dei propri creditori, atteso che, se si opinasse diversamente, la valutazione espressa dal tribunale in sede prefallimentare si risolverebbe in un giudizio prognostico sull'esito della lite da instaurare, espresso peraltro allo stato degli atti esistenti al momento della decisione sull'istanza di fallimento, e, dunque, soggetto ad essere privo della necessaria completezza delle ragioni difensive delle parti e degli elementi di prova fondanti la decisione sull'esistenza del credito, conseguentemente, caratterizzato da ampio margine di discrezionalità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Dinanzi ad un credito non portato da titolo definitivo e contestato dal debitore, la cui contestazione è sub judice, il tribunale non può che rigettare l'istanza di fallimento in quanto è carente la prova dell'esistenza del credito che attribuisce all'istante la legittimazione ad attivare la procedura per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 26 febbraio 2015.
Fallimento - Requisito soggettivo - Imprenditore agricolo - Concessione in affitto dei fondi e delle attrezzature - Valutazione dell’attività anche con riferimento al periodo precedente
Il fatto che una società non eserciti più direttamente l’attività agricola, ma abbia concesso in affitto i fondi rustici di cui è proprietaria, unitamente ad attrezzature e fabbricati agricoli, non è di per sé sufficiente per qualificare come commerciale l’attività svolta ai fini della dichiarazione di fallimento, ove il tipo di attività dovrà essere valutato nel suo complesso anche con riferimento al periodo anteriore alla concessione in affitto dei fondi e delle attrezzature. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 18 novembre 2014.
La carenza di informazione dei creditori con riguardo ad aspetti rilevanti del piano concordatario e l’inadeguatezza dell’attestazione ben possono essere rilevati anche d'ufficio dal tribunale nel giudizio di omologazione, trattandosi di valutazione che non eccede i confini del sindacato di legittimità, non riguardando né l'area economica del piano né la prognosi di adempimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 09 ottobre 2014.
Può qualificarsi quale concordato con continuità aziendale ai sensi dell’articolo 186 bis L.F. quello che preveda una scissione parziale della società in concordato con assegnazione alla società preesistente dei beni della proponente e soddisfazione dei creditori mediante il reddito generato dalla nuova impresa nonché mediante la liquidazione dei beni non necessari alla prosecuzione dell’attività e l’incasso dei crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 11 luglio 2014.
Concordato preventivo - Rilevanza delle informazioni per i creditori - Discrezionalità del proponente - Esclusione
Non spetta al debitore proponente il concordato valutare ciò che è rilevante per il ceto creditorio e decidere quali aspetti rappresentare e quali sottendere atteso che, da una scelta discrezionale di questo tipo, potrebbe conseguire una differente prospettazione della reale condizione economico finanziaria dell'impresa. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 08 maggio 2014.
Concordato preventivo - Relazione del professionista ex articolo 161, comma 3, L.F. - Attestazione e relazione redatta da un solo professionista.
Concordato preventivo - Relazione del professionista ex articolo 161, comma 3, L.F. - Attestazione di fattibilità subordinata all'avverarsi di situazioni incerte - Inidoneità.
Concordato preventivo - Attestazione della fattibilità del piano - Liquidità derivante da apporti di capitale di altra società - Verifica del piano industriale - Necessità.
Nel concordato preventivo è previsto che la relazione del professionista ai sensi dell’art. 161, comma 3, l.f. sia resa da un solo attestatore, indipendente, in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma tre, lett. d l.f., che risponde anche penalmente delle informazioni che espone o delle omissioni di informazioni rilevanti, senza possibilità di frazionamento della relazione in più parti affidate a differenti professionisti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
La relazione del professionista resa ai sensi del terzo comma dell’art. 161 l.f. non è idonea ad attestare la fattibilità del piano se in essa l’attestazione di fattibilità è subordinata all’avverarsi di situazioni incerte, atteso che in questo caso non vengono forniti ai creditori elementi utili circa la probabilità di riuscita del piano. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Chi attesta la fattibilità di un piano in cui la maggior parte delle liquidità deriva da apporti di capitale di un’altra società deve assumersi la responsabilità di controllare la correttezza e la serietà delle valutazioni effettuate nel piano industriale di quest’altra società per verificare la fondatezza dei presumibili ricavi e costi. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 17 ottobre 2013.
Concordato preventivo con cessione dei beni - Nomina del liquidatore giudiziale - Designazione effettuata dal proponente - Professionista creditore - Inammissibilità.
In sede di omologazione di concordato preventivo con cessione dei beni il Collegio è vincolato nella nomina del liquidatore giudiziale alla designazione effettuata dal proponente, essendo dalla legge attribuito in primis al proponente il concordato di prevedere autonomamente la fase liquidatoria. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
In sede di omologazione di concordato preventivo con cessione dei beni il Collegio non è vincolato nella nomina del liquidatore giudiziale alla designazione effettuata dal proponente se il professionista indicato non riveste i requisiti di cui all'art. 28 ul.co. l.f. richiamati dall’art. 182 l.f., per essere ad esempio creditore della società. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 ottobre 2013.
Locazione finanziaria - Contratto risolto prima della dichiarazione di fallimento - Disciplina applicabile - Leasing traslativo - Applicazione dell'articolo 1526 c.c..
Alle ipotesi in cui il contratto di locazione finanziaria sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento non è applicabile in via analogica la disciplina di cui all'articolo 72 quater L.F., ma, in presenza di leasing c.d. traslativo, l'articolo 1526 c.c., il quale, in tema di vendita con riserva di proprietà, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, prevede la restituzione dei canoni già corrisposti e il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell'utilizzo dei beni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 26 settembre 2013.
Può rientrare nella previsione dell’art. 186 bis L.F. l’ipotesi in cui prima della presentazione della domanda di concordato la proponente abbia affittato l’azienda in esercizio, contemplando nel piano la prosecuzione dell’attività per mezzo della cessione dell’azienda. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
In ipotesi di concordato misto, in parte liquidatorio ed in parte con continuità aziendale, per individuare le norme da applicare nel caso concreto occorre verificare se le operazioni di dismissione previste, ulteriori rispetto all’eventuale cessione dell’azienda in esercizio, siano o meno prevalenti, in termini quantitativi e qualitativi, rispetto al valore azienda che permane in esercizio, quand’anche per mezzo di cessione a terzi. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 19 settembre 2013.
Società di fatto - Partecipazione di società di capitali - Esclusione.
Deve escludersi l'ammissibilità di una società di fatto partecipata da società di capitali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 30 aprile 2013.