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Timestamp: 2013-05-21 10:42:28+00:00
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Concorso Pubblico : dalla tua parte
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Autore: Avv. Hermans Joseph IEZZONI Data: 18 marzo 2010 Lascia un commento In tema di Concorsi pubblici, il Consiglio di Stato ha precisato come l’uso dello stampatello maiuscolo, oltre che della numerazione delle pagine, da parte del candidato per redigere il proprio elaborato, pur nella rarità, e se dettati dall’intento di consentire una miglior comprensione dello scritto non integrano i caratteri propri dei segni distintivi ma delle modalità d’uso.
Secondo la Quinta Sezione non si tratta di elementi grafici così particolari ed eccezionali da far presumere che siano stati apposti non per ragioni di comprensione e di ordine ma per consentire la correlazione e l’individuazione del soggetto che li ha apposti sul foglio.
Dunque, l’uso dello stampatello o la numerazione delle pagine non possono determinare da sole l’esclusione del candidato dal concorso con la messa in discussione della graduatoria finale.
Consiglio di Stato Quinta Sezione n. 877 del 16 febbraio 2010
Presenta l’attuale appello il Comune di Chieri, il quale impugna la sentenza indicata in epigrafe, con cui il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha accolto un ricorso giurisdizionale proposto dalla controinteressata, signora [A], ed ha annullato il provvedimento di approvazione della graduatoria del concorso per un posto di funzionario (VIII qualifica funzionale), in quanto la vincitrice, avendo utilizzato la scrittura a stampatello maiuscolo, aveva posto in essere un segno di riconoscimento e doveva perciò essere esclusa dal concorso.
Avverso la suddetta sentenza di primo grado, insorge il Comune di Chieri, il quale formula i seguenti motivi di diritto:
Erroneità della sentenza di primo grado; e ciò perché l’aver usato la scrittura a stampatello maiuscolo, per rendere maggiormente comprensibile l’elaborato, non assume affatto il carattere di un segno di riconoscimento, trattandosi di un modo usuale di scrittura, senza presentare quei caratteri di particolarità e di eccezionalità che possono configurare un evidente segno di riconoscimento, e lo stesso deve dirsi per la numerazione delle pagine, che è vicenda altrettanto usuale per determinare l’ordine degli argomenti trattati.
Infondatezza degli altri motivi di primo grado, assorbiti dalla sentenza appellata; in quanto la individuazione dei criteri di valutazione è stata assolta richiamando le disposizioni del regolamento comunale, la censura sul punteggio assegnato è inammissibile non essendo ammissibile alla ricorrente sostituirsi alla commissione esaminatrice nell’attribuzione del punteggio assegnato, mentre è corretta la verbalizzazione delle prove orali e il diploma di ragioniere non è affatto un titolo in più per la ricorrente in primo grado.
La controinteressata si costituisce in giudizio e resiste all’appello, opponendosi allo stesso e chiedendone la reiezione.
La causa passa in decisione alla pubblica udienza del 27 novembre 2009.
Va, infatti, rilevato che i segni di riconoscimento devono essere delle chiare appostazioni grafiche che possano permettere a chi legge un componimento di individuare significativamente il soggetto che l’ha apposto, mentre nella specie, né la numerazione delle pagine, che è una evidente vicenda ordinatoria, né la utilizzazione della scrittura in stampatello maiuscolo, possono essere considerati segni di riconoscimento.
In particolare, l’uso della scrittura in stampatello maiuscolo, pur non essendo abituale da parte dei candidati, è comunque una modalità di uso, specialmente quando il candidato stesso, per timore di non essere ben compreso, intende chiaramente rappresentare da un punto di vista grafico le proprie argomentazioni.
In mancanza, pertanto, di altri evidenti segni di riconoscimento, l’elaborato, né per la numerazione delle pagine, né per l’uso della scrittura a stampatello maiuscolo, può considerarsi affetto da segni di riconoscimento.
Per quanto riguarda, poi, le altre censure di primo grado, assorbite dal Tribunale amministrativo regionale, le stesse non appaiono fondate.
Innanzitutto, la Commissione si è richiamata alle disposizioni del regolamento comunale in materia di concorsi e, perciò, tale richiamo è senz’altro sufficiente, ad individuare i criteri generali a cui la Commissione si sarebbe attenuta nel corso della valutazione degli elaborati. Poi, la valutazione degli elaborati è caratterizzata da discrezionalità tecnica ed essa, conseguentemente, non può essere censurata, al di fuori dei casi di manifesta illogicità, che nella specie non sussistono.
Inoltre, la verbalizzazione delle prove concorsuali è corretta, in quanto dà atto di quanto è necessario nel suo ambito, mentre non si vede la ragione perché il diploma di ragioniere debba essere considerato un titolo ulteriore, in mancanza di una specifica disposizione in tal senso.
L’appello va, pertanto, accolto e, in riforma della sentenza di primo grado, va rigettato il ricorso presentato in quella sede.
Tuttavia, per la particolare natura del contenzioso azionato, le spese di giudizio del doppio grado possono essere integralmente compensate fra le parti in lite.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione Quinta, accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, rigetta il ricorso di primo grado.
| Categorie: Hermans Joseph Iezzoni, sentenze, tutti | Etichette: concorso, Concorso Pubblico, Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 877/2010, Consiglio di Stato V Sezione 877/2010, diploma di ragioniere, discrezionalità tecnica, eccezionalità, elaborato, elementi grafici, graduatoria finale, maiuscolo, manifesta illogicità, modalità di uso, numerazione delle pagine, particolarità, prove concorsuali, ragioni di comprensione, rarità, scrittura, Segni Distintivi, stampatello, timore, valutazione degli elaborati, verbalizzazione | L'articolo deve essere citato così: "Avv. Hermans Joseph IEZZONI, Concorso pubblico: uso dello stampatello e numerazione delle pagine, 18 marzo 2010, http://dallatuaparte.com". Grazie! La privacy nel concorso pubblico
Autore: Avv. Hermans Joseph IEZZONI Data: 23 agosto 2008 Lascia un commento Secondo il Tar Lazio, sentenza 6450 dell’8 luglio 2008, i candidati che partecipano ad un concorso pubblico sono titolari di un interesse qualificato e differenziato alla regolarità della procedura. Per questa ragione non esisterebbero più posizioni di riservatezza (leggi privacy) e , attraverso la richiesta di accesso agli atti e documenti amministrativi, i candidati possono visionare anche gli elaborati degli altri partecipanti senza che l’amministrazione si trinceri dietro questioni di privacy o richieste preventive di assenso da parte degli autori degli scritti quali controinteressati.
TAR Lazio Terza Sezione n. 6450 del 8 Luglio 2008
sul ricorso n.4491 del 2008 proposto dal signor A. B. rappresentato e difeso dagli avv.ti [...] ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. [...];
il Ministero delle Infrastrutture, in persona del ministro pro-tempore, non costituito in giudizio;
del diniego opposto all’istanza di accesso agli atti della procedura concorsuale indetta dall’intimato Ministero per il conferimento di quattro posti di dirigente ascrivibile a professionalità tecnica di cui al bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.67 del 5 settembre 2006.
Udito camera di consiglio del 18 giugno 2008 – relatore il dottor Giuseppe Sapone – l’avvocato del ricorrente come da verbale;
L’odierno ricorrente ha partecipato, con esito negativo, alla procedura concorsuale indetta dall’intimata amministrazione per il conferimento di n.4 posti di dirigente ascrivibile a professionalità tecnica.
Con istanza datata 3 marzo 2008 l’attuale istante ha chiesto di prendere visione e di estrarre copia di una serie di documenti relativi alla citata procedura concorsuale.
La suddetta istanza è stata parzialmente accolta con la gravata determinazione, atteso che non è stato consentito l’accesso agli elaborati degli ultimi sei candidati ammessi alla prova orale sulla base dei punteggi conseguiti alle prove scritte, sul presupposto che l’accesso ai suddetti elaborati poteva essere consentito solamente dopo che fosse stata data “opportuna comunicazione ai diretti interessati, consentendo, quindi, agli stessi di potere opporsi motivatamente a tale richiesta”.
Violazione e falsa applicazione dei principi in materia di accesso agli atti e documenti amministrativi di cui agli artt.22, 24 e 25 della L. n.241/1990 e succ. modificazioni. Violazione e falsa applicazione dell’art.8 del DPR n.352/1992. Omessa, insufficiente motivazione del diniego anche ai sensi dell’art.25, comma 3, della L. n.241/1990. Eccesso di potere.
Alla camera di consiglio del 18 giugno 2008 il ricorso è stato assunto in decisione.
Oggetto della presente controversia è il diniego opposto all’istanza di accesso presentata da un partecipante ad una procedura concorsuale di prendere visione e di estrarre copia degli elaborati di alcuni candidati che avevano superato la prova scritta.
Il contestato diniego si basa sulla circostanza che l’accesso ai suddetti elaborati poteva essere consentito solamente dopo che fosse stata data “opportuna comunicazione ai diretti interessati, consentendo, quindi, agli stessi di potere opporsi motivatamente a tale richiesta”.
La tesi dell’amministrazione resistente è stata contestata dall’odierno istante il quale, sulla base della giurisprudenza in materia, analiticamente richiamata, ne ha prospettato l’illegittimità per palese violazione delle disposizioni (artt.22, 24 e 25 della L. n.241/1990, che disciplinano l’esercizio del diritto di accesso.
a) il ricorrente avendo partecipato alla procedura concorsuale è titolare di un interesse qualificato e differenziato alla regolarità della procedura che, come tale, concretizza quell’ “interesse personale e concreto per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti” che l’art.2 del DPR n.352/1992, in puntuale applicazione dell’art.22 della L. n.241/1990, richiede quale presupposto necessario per il riconoscimento del diritto di accesso (ex plurimis CS, sez VI, n.6246/2000);
b) tale interesse è stato puntualmente evidenziato nell’istanza di accesso nella quale il ricorrente ha manifestato l’intenzione di valutare la legittimità degli atti della procedura concorsuale e, se del caso, di tutelare in sede giurisdizionale le proprie ragioni.
c) nessuna rilevanza, poi, assume la previa comunicazione della suddetta istanza agli altri candidati la cui produzione documentale è oggetto della stessa, al fine di consentire a questi ultimi di opporsi motivatamente al suo accoglimento. Al riguardo il consolidato orientamento giurisprudenziale (CS, sez.VI, n.260/1997; Tar Campania n.7538/1997; Tar Emilia Romagna, Parma, n.274/2001)
ha affermato il principio che le domande ed i documenti prodotti dai candidati, i verbali, le schede di valutazione e gli stessi elaborati costituiscono documenti rispetto ai quali deve essere esclusa in radice l’esigenza di riservatezza a tutela dei terzi, posto che i concorrenti, prendendo parte alla selezione, hanno evidentemente acconsentito a misurarsi in una competizione di cui la comparazione dei valori di ciascuno costituisce l’essenza. Tali atti, quindi, una volta acquisiti alla procedura, escono dalla sfera personale dei partecipanti che, pertanto, non assumono la veste di controinteressati in senso tecnico nel presente giudizio. Né, in concreto, l’omessa integrale intimazione in giudizio dei concorrenti cui si riferiscono gli atti in esame arreca loro alcun significativo pregiudizio non potendo gli stessi, in ragione di quanto detto, opporsi all’ostensione dei documenti richiesti dalla ricorrente.
Deve essere, pertanto, ordinato all’intimato Ministero di esibire e consentire al ricorrente di estrarre copia degli atti richiesti con l’istanza di accesso sopra menzionata.
Le spese di giudizio seguono, come di regola, la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo..
Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione III, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 4491 del 2008, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per gli effetti, annulla la contestata determinazione ed ordina all’intimato Ministero di esibire e consentire al ricorrente di estrarre copia degli atti richiesti con l’istanza di accesso sopra menzionata
Condanna il’intimato ministero al pagamento a favore del ricorrente delle spese di giudizio, liquidate in Euro 2,000,00.
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