Source: http://www.legislazionetecnica.it/4139282/prd/nota-sentenza/ricostruzione-rudere-ultimazione-lavori-omessa-denuncia-opere-strutturali
Timestamp: 2018-04-21 06:03:13+00:00
Document Index: 23904017

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 44', 'art. 181', 'art. 30', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 65', 'art. 44', 'art. 181', 'art. 30', 'art. 65']

Ricostruzione di rudere, ultimazione lavori, omessa denuncia opere strutturali (Cass. Pen. 39475/2017) | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : NW4154
La Sentenza Corte di Cassazione 28/08/2017, n. 39475, ha fornito importanti spunti in tema di: titoli abilitativi necessari per la ricostruzione di un rudere; concetto di “ultimazione” di un immobile per l’individuazione della data di fine lavori ai fini dell’addebito di reati edilizi; soggetti cui può essere ascritto il reato di omessa denuncia della realizzazione di opere strutturali.
LA VICENDA PROCESSUALE - La vicenda presa in esame ha riguardato il procedimento a carico del proprietario di un immobile parzialmente crollato, il quale, in assenza di permesso di costruire, provvedeva alla “ricostruzione” del rudere in questione di circa 39 mq, che a seguito dei lavori era stato pressoché triplicato come volume, con la conseguenza che, in sostituzione di un precedente corpo di fabbrica composto di due vani, di cui uno completamente diruto, era stato realizzato un fabbricato su due livelli della superficie complessiva di circa 140 mq. Il tutto, all’interno di un’area che, per le sue caratteristiche paesaggistiche, era stata dichiarata di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento, ed inoltre senza che fosse stata presentata la denuncia per opere in cemento armato, prevista dagli artt. 65-72 del D.P.R. 380/2001.
LE CONCLUSIONI DEI GIUDICI - Nella sentenza in commento i giudici hanno fornito puntuali motivazioni in ordine a tutte le questioni di diritto sottese alla questione, di grande rilevanza.
Autorizzazioni necessarie per la ricostruzione di un rudere. In merito a tale questione è stato chiarito che integra i reati di cui all’art. 44 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380, e di cui all’art. 181 del D. Leg.vo 22/01/2004, n. 42, la ricostruzione di un “rudere” senza il preventivo rilascio del permesso di costruire (e dell’autorizzazione paesaggistica ove si versi in zona vincolata), perché trattasi di intervento di nuova costruzione e non di ristrutturazione di un edificio preesistente, dovendo intendersi per quest’ultimo un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura. Altresì, affinché sia applicabile l’art. 30 del D.L. 69/2013 - che avendo modificato la nozione di “ristrutturazione edilizia” contenuta nell’art. 3 del D.P.R. 380/2001 consente di assoggettare gli interventi di ripristino o di ricostruzione di edifici o parti di essi eventualmente crollati o demoliti al regime semplificato della SCIA - è necessaria l’esistenza dei connotati essenziali di un edificio (pareti, solai e tetto), o, in alternativa, l’accertamento della preesistente consistenza dell’immobile in base a riscontri documentali, alla verifica dimensionale del sito o ad altri elementi certi e verificabili, nonché, in ogni caso ove si ricada in zone vincolate, il rispetto della sagoma della precedente struttura. Con la conseguenza che la mancanza anche di uno solo di tali elementi, necessari per la dovuta attività ricognitiva, impedisce di ritenere sussistente il requisito che la citata disposizione richiede per escludere, in ragione della anzidetta qualificazione, la necessità del preventivo permesso di costruire.
Più in particolare, al fine di accertare la “consistenza” preesistente dell’edificio - intesa come il complesso di tutte le caratteristiche essenziali dell’edificio e cioè volumetria, altezza, struttura complessiva, ecc. - occorre procedere in base a riscontri documentali o altri elementi certi e verificabili e non, quindi, ad apprezzamenti meramente soggettivi, con la conseguenza che la mancanza anche di uno solo di tali elementi, necessari per la dovuta attività ricognitiva, impedisce di ritenere sussistente il requisito che la citata disposizione richiede per escludere, in ragione della anzidetta qualificazione, la necessità di preventivo permesso di costruire.
Concetto di “ultimazione” dell’edificio. Al fine di individuare la data di ultimazione dei lavori - necessaria nell’ambito dei reati edilizi a stabilire il termine iniziale dal quale decorre la prescrizione - occorre che l’edificio sia non solo concretamente funzionale, ma anche che possegga tutti i requisiti di agibilità o abitabilità; pertanto anche il suo utilizzo effettivo, ancorché accompagnato dall’attivazione delle utenze e dalla presenza di persone al suo interno, non è sufficiente per ritenere sussistente l’ultimazione dell’immobile abusivamente realizzato, coincidente generalmente con la conclusione dei lavori di rifinitura interni ed esterni. Conseguentemente è stato ritenuto non ultimato l’immobile in questione, seppure il proprietario avesse rappresentato che lo stesso era idoneo all’uso avendolo egli abitato.
Reato di omessa denuncia di lavori strutturali. La sentenza ha chiarito che il reato di omessa denuncia delle opere in conglomerato cementizio armato - contemplato dagli artt. 65-72 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 - in quanto reato omissivo proprio è configurabile in capo al costruttore, essendo imposto dalla legge, in via esclusiva a carico di quest’ultimo, l’obbligo di denuncia. Da ciò consegue che va esclusa la responsabilità del committente dell’opera, il quale tuttavia può concorrere, in qualità di “extraneus”, nella contravvenzione in commento poiché l’art. 65 del D.P.R. 380/2001, pur ponendo a carico del solo costruttore l’obbligo della denuncia dell’inizio dei lavori in cemento armato, non esclude che il committente possa concorrere nel reato, circostanza questa che, ad esempio, si realizza allorché la denuncia sia omessa proprio su istigazione di chi ha ordinato i lavori ma della quale deve essere data adeguata motivazione nell’ambito del giudizio di merito.
1. Integra i reati di cui all’art. 44 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380, e di cui all’art. 181 del D. Leg.vo 22/01/2004, n. 42, la ricostruzione di un “rudere” senza il preventivo rilascio del permesso di costruire e dell’autorizzazione paesaggistica, perché trattasi di intervento di nuova costruzione e non di ristrutturazione di un edificio preesistente, dovendo intendersi per quest’ultimo un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura. Altresì, affinché sia applicabile l’art. 30 del D.L. 69/2013 - che consente di assoggettare gli interventi di ripristino o di ricostruzione di edifici o parti di essi eventualmente crollati o demoliti al regime semplificato della SCIA - è necessaria, ove si ricada in zone vincolate, l’esistenza dei connotati essenziali di un edificio (pareti, solai e tetto), o, in alternativa, l’accertamento della preesistente consistenza dell’immobile in base a riscontri documentali, alla verifica dimensionale del sito o ad altri elementi certi e verificabili, nonché, in ogni caso, il rispetto della sagoma della precedente struttura. Con la conseguenza che la mancanza anche di uno solo di tali elementi, necessari per la dovuta attività ricognitiva, impedisce di ritenere sussistente il requisito che la citata disposizione richiede per escludere, in ragione della anzidetta qualificazione, la necessità di preventivo permesso di costruire
2. In tema di reati edilizi, deve ritenersi “ultimato” solo l’edificio concretamente funzionale che possegga tutti i requisiti di agibilità o abitabilità, di modo che anche il suo utilizzo effettivo, ancorché accompagnato dall’attivazione delle utenze e dalla presenza di persone al suo interno, non è sufficiente per ritenere sussistente l’ultimazione dell’immobile abusivamente realizzato, coincidente generalmente con la conclusione dei lavori di rifinitura interni ed esterni. (Nella fattispecie è stato pertanto ritenuto “non ultimato” un immobile seppure arredato ed abitato, sul quale però non erano state completate le rifiniture interne ed esterne.)
3. Il reato di omessa denuncia delle opere in conglomerato cementizio armato - contemplato dagli artt. 65-72 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 - in quanto reato omissivo proprio è configurabile in capo al costruttore, essendo imposto dalla legge, in via esclusiva a carico di quest’ultimo, l’obbligo di denuncia. Da ciò consegue che va esclusa la responsabilità del committente dell’opera, il quale tuttavia può concorrere, in qualità di “extraneus”, nella contravvenzione in commento poiché l’art. 65 del D.P.R. 380/2001, pur ponendo a carico del solo costruttore l’obbligo della denuncia dell’inizio dei lavori in cemento armato, non esclude che il committente possa concorrere nel reato, circostanza questa che, ad esempio, si realizza allorché la denuncia sia omessa proprio su istigazione di chi ha ordinato i lavori ma della quale deve essere data adeguata motivazione nell’ambito del giudizio di merito.