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Timestamp: 2019-06-17 14:06:00+00:00
Document Index: 126575701

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Alluvione, “calamità innaturale”, vittime, responsabilità: iniziate a dimettervi. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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novembre 28, 2013 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Forse ha almeno un po’ di ragione la residente olbiese che impreca nei confronti di un attonito sindaco Gianni Giovannelli “La mia casa è distrutta. E la colpa è vostra, perché il Comune mi ha condonato la costruzione”.
Centinaia di casi di abusivismo edilizio, ben 16 piani di risanamento, interi quartieri condonati, non sono frutto del caso.
Sono il frutto di una precisa politica lassista che ha – volutamente – incentivato l’abusivismo edilizio e il rischio idrogeologico.
Quando nel 2004 e nel 2010 le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra sono intervenute in merito al piano di risanamento urbanistico (P.R.U.) di Pittulongu e alle relative varianti proposte l’han fatto – carte alla mano – denunciando l’occupazione illecita con strutture edilizie addirittura di parte dello stagno retrodunale (demaniale) oltre che degli alvei di vari corsi d’acqua.
Così riguardo al cantiere edilizio a due passi dal Rio Bados (2006).
Qualcuno fingeva di non vedere o autorizzava.
Olbia è stata in questi ultimi quarant’anni un far west urbanistico ed è inutile oltre che squallido che chi è stato sindaco per dieci anni (1997-2007), deputato (2008-2013) ed è ancora consigliere comunale, come Settimo Nizzi, quasi si autoassolva perché ha dovuto “combattere contro leggi regionali e nazionali che hanno fatto passare di tutto”.
Quelle leggi, quei condoni edilizi, reiterati proprio dai governi del suo leader Silvio Berlusconi.
Quelle leggi, quello scellerato piano per l’edilizia (legge regionale Sardegna n. 4/2009) integrato da quelle disposizioni (legge regionale Sardegna n. 21/2011) che consentono mille speculazioni edilizie e, a determinate condizioni, anche l’abitabilità dei seminterrati (art. 15, comma 1°), dove ostinatamente si continua ad affogare in caso di alluvione. Disposizioni sotto giudizio della Corte costituzionale.
Quelle leggi volute dal centro-destra regionale del quale Nizzi è parte importante e delle quali proprio l’allora sindaco Nizzi si è giovato per sgovernare sotto il profilo urbanistico Olbia, con un indubbio ritorno elettorale.
Sarà la magistratura competente ad accertare le responsabilità rilevanti sul piano penale e, forse, erariale, ma sarebbe proprio il caso che certi rappresentanti istituzionali carichi di responsabilità politico-morali del disastro ambientale e urbanistico del territorio diano dimissioni irrevocabili e si ritirino a vita privata.
Sarebbe il minimo, in un Paese decente, se non normale.
Olbia, cartografia P.U.C. (adottato, ma non in vigore)
da La Nuova Sardegna, 27 novembre 2013
Dopo l’alluvione » l’inchiesta. La Procura accelera: presto i primi indagati. Domenico Fiordalisi: «Faremo piena luce su quello che è successo» Tra le ipotesi di reato l’omicidio colposo plurimo e il disastro ambientale. Giampiero Cocco
OLBIA. Il centro operativo delle tre indagini avviate sull’alluvione che ha causato 13 morti a Olbia e in Gallura e provocato danni che superano il mezzo miliardo di euro è stato costituito nella caserma dei carabinieri di Olbia. Nella Procura di Tempio, invece, i magistrati inquirenti stanno predisponendo gli atti per iscrivere i primi nomi sul registro degli indagati. E le ipotesi di reato, pesantissime, vanno dall’omicidio plurimo colposo al disastro ambientale, passando per l’omissione di soccorso e il concorso in omicidio colposo. Nella caserma di viale degli Astronauti, sulla strada che porta all’aeroporto Costa Smeralda, da giorni si stanno accumulando i voluminosi dossier riguardanti i cedimenti strutturali della strada di Olbia-Tempio, quelli relativi alla concessione edilizia che ha consentito l’edificazione della scuola materna di Maria Rocca – dalle cui fondamenta zampilla ancora oggi d’acqua –, le relazioni tecniche, i progetti di realizzazione e di manutenzione dei cinque canali principali che attraversano la città, le planimetrie e la pianta urbanistica di Olbia. Il sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi e il capo della Procura Domenico Fiordalisi hanno già disposto centinaia di acquisizioni, firmando decine di ordinanze di sequestro di documenti, filmati, video amatoriali in uffici pubblici, privati, amministrazioni comunali e provinciali. «Si tratta di indagini complesse e delicate – ha spiegato ieri mattina il procuratore Fiordalisi –, avviate su accadimenti che hanno comportato la perdita di tante vite umane, sulle cui cause dobbiamo doverosamente fare piena luce. C’è inoltre da capire se ci sono responsabilità negli ingenti danni subìti dalla popolazione, dalla viabilità del territorio e in tutti i settori produttivi. Per questa serie di motivi è necessario acquisire documenti e studiarli, e ho affidato questo incarico a due cattedratici di fama nazionale. Al momento – ha concluso il capo della Procura – non c’è ancora nessun iscritto sul registro degli indagati». I due periti, da lunedì mattina, accompagnati dai carabinieri, stanno procedendo alla “mappatura” delle zone dove si sono verificate le morti. Ieri il colonnello Nicola Lorenzon e il maggiore Gianfranco Ricci, che coordinano il lavoro degli investigatori dell’arma (una ventina tra sottufficiali e militari dei nuclei investigativi di Sassari, Tempio e Olbia) hanno inoltrato le prime relazioni ai magistrati inquirenti, per questa mattina è atteso un terzo sopralluogo del magistrato titolare delle indagini, il sostituto procuratore Riccardo Rossi, che affiderà a due docenti universitari isolani (un geologo e un urbanista) gli accertamenti peritali per stabilire le cause che hanno portato al crollo della strada provinciale Olbia-Tempio (3 morti), le cause del decesso della famiglia di immigrati di origini italo brasiliane di Arzachena (4 morti) e la ricostruzione idrogeologica dei canali che attraversano Olbia, (6 morti). A questo proposito va detto che gli ispettori del corpo forestale guidati dal capo dell’ispettorato di Tempio Giancarlo Muntoni sono al lavoro per “ricostruire”, a posteriori, gli originali percorsi di molte vie d’acqua che attraversavano le campagne di Olbia prima che fossero invase dalle costruzioni abusive, poi sanate dalle diverse leggi nazionali e regionali. Alle prime verifiche mancherebbero due rigagnoli, uno dei quali sarebbe stato “inglobato” e sepolto sotto nella lottizzazione di Maria Rocca, l’area più colpita dall’alluvione. Zone di tutela integrale idrogeologica, per le quali non era possibile sanare alcun abuso, ma solo demolire.
LA STORIA. La città cresciuta senza regole con 16 quartieri abusivi sanati.
OLBIA. L’era del sacco di Olbia, il far west edilizio dove tutti costruivano su tutto, acquitrini compresi, risale ai furenti anni Settanta. In città e sulla costa prosperavano e gettavano cemento a profusione centinaia di imprese edili che facevano capo a faccendieri isolani, muratori locali, mafiosi e criminali che investivano sul mattone, acquistati in blocco da palazzinari romani e scaltri imprenditori lombardi. Olbia, come l’Eldorado, era al centro di questa bulimia edificatoria, con palazzi, villette, tuguri e case a schiera che venivano edificate “durante la notte”. Le prime inchieste sul diffuso abusivismo edilizio, risalenti ai primi anni Ottanta, portarono in carcere amministratori e tecnici comunali. Poi l’onda “giustizialista” (come venne bollata all’epoca) finì e la Regione varò la legge che fece fregare le mani a quanti, in buona fede o per costante speculazione edilizia, avevano realizzato immobili, lottizzato terreni o costruito interi palazzi in zona agricola. Le amministrazioni che a partire dalla fine degli anni Ottanta fecero ricorso al Decreto Floris (attuato con la legge 23/83) vararono, negli anni, ben 16 piani di risanamento urbanistico, uno per ogni “quartiere” sorto abusivamente che aveva fatto diventare città un borgo di pescatori. I piani. E, come sempre accade, anche in questa classificazione urbanistica, c’erano piani di serie A e piani di serie C. Il primo a essere varato (e l’unico a essere completato) fu quello di Sa Minda Noa, a nord della città, nella parte alta. Villette monofamiliari con tanto di giardino, sorte lungo strade mai disegnate, con fosse settiche al posto degli impianti fognari. Quando le ruspe dell’allora consorzio industriale arrivarono per tracciare la tangenziale nord si fermarono davanti ai palazzi costruiti dove, sulla carta, non doveva esserci nulla. Per aggirare l’ostacolo furono progettati (in dieci anni) cavalcavia le cui campate passano a pochi centimetri dai tetti delle case. Le cubature. I sedici piani di risanamento urbanistico – Sa Minda Noa 1 e 2, SS199 (Sporula), Degortes, Giua, Murta Maria (sul mare), Poltu Cuadu, San Nicola (ex Giovannelli), Pasana, Rudalza (Porto Rotondo), Isticadeddu (Maria Rocca) Pittulongu (sul mare), Tanca Ruinadas, e, ultima, Santa Mariedda, approvato nel 2002 a ovest della città – avevano raggiunto cubature da incubo, molto più del 40 per cento previsto dalla legge regionale per sanare gli abusi edilizi diffusi, convertendo i terreni agricoli frazionati in lucrosi lotti edificabili. Ma, come sempre accade, non è tutto oro quello che luccica. A fronte di quartieri bene come Sa Minda Noa, dove i prezzi superano i 5mila euro al metro quadro, e dove i piani di risanamento hanno portato infrastrutture, gas, luce, acqua e rete fognaria, così come a Pittulongu, Murta Maria, o in parte completati come Ruinadas, San Nicola, Poltu Cuadu, ci sono progetti mai cominciati, come quello per la frazione di Berchideddu, che lotta per avere fogne e acqua corrente. In questo vortice di sanatorie – migliaia e migliaia di fascicoli – tardano a essere completate le opere a Maria Rocca, le recinzioni di sicurezza lungo gli argini dei tanti corsi d’acqua che attraversano la città, di progettare e consentire lo sviluppo urbanistico seguendo i rigidi criteri imposti dalla legge. E così si è perso di vista il piano idrogeologico che, negli uffici tecnici del Comune, nessuno pare abbia mai visto, tranne che per apporre i vincoli che imponevano divieti di edificabilità (variabili e eliminabili, a seconda del colore politico della maggioranza) a imprenditori che non erano graditi agli amministratori di turno. Le infrastrutture. È accaduto a Porto Rotondo, a Pittulongu, a Murta Maria, a Sa Minda Noa. In quelle ex lottizzazioni abusive dove il costo delle opere di urbanizzazione, benchè salito alle stelle, era compensato dagli utili di vendita, tutto è (quasi) perfetto. Nelle altre zone, dove i ricavi delle sanatorie erano bassi, le infrastrutture pubbliche tardano ad arrivare, e ancora oggi, in molti quartieri della città, mancano i marciapiedi, l’asfalto, l’ illuminazione pubblica. I numeri civici. I canali, bonificati recentemente (un magistrato inquisì tutti i sindaci della Gallura, compreso quello di Olbia, per inquinamento ambientale) sono rimasti senza protezione: basta un attimo di distrazione per caderci dentro a piedi, in bicicletta o in macchina. Si è costruito, e sanato, sul bordo dei rigagnoli, in zone di tutela integrale. Sono queste le “zone rosse”, quelle sulle quali si sta focalizzando di più l’interesse della magistratura.
16 – SONO I PIANI DI RISANAMENTO CHE RIGUARDANO ALTRETTANTI QUARTIERI DI OLBIA CHE SONO NATI IN MODO ABUSIVO
70 – ERANO GLI ANNI 70, QUELLI DEL CEMENTO SELVAGGIO, QUANDO SONO NATI LA MAGGIOR PARTE DEI QUARTIERI FUORILEGGE 23/85 È LA LEGGE REGIONALE, PIÙ NOTA COME DECRETO FLORIS, CHE ISTITUIVA I PIANI DI RISANAMENTO URBANISTICO IN SARDEGNA
2002 – L’ANNO DELLA PARTENZA DELL’ULTIMO PIANO DI RISANAMENTO, QUELLO DI SANTA MARIEDDA ALLA PERIFERIA DELLA CITTÀ
80 – GLI ANNI 80 SONO IL PUNTO DI SVOLTA. SEGNANO LA PARTENZA DEI PRIMI PIANI DI RISANAMENTO
«I condoni? L’alternativa erano le ruspe». Sindaco di Olbia dal 1997 al 2007, negli anni della crescita impetuosa: «Tutti noi olbiesi abbiamo una parte di colpe». Enrico Gaviano
OLBIA. È stato il sindaco dell’Olbia da bere. Cresciuta vertiginosamente, sino a sorpassare in numero di abitanti e concentramento di potere politico ed economico la maggior parte delle città sarde. Settimo Nizzi, primo cittadino dal 1997 al 2007, berlusconiano di ferro prima che medico personale del Cavaliere. Coordinatore regionale Pdl, è ora nuovamente in Forza Italia. È pronto a prendersi una parte di responsabilità nella crescita, spesso disordinata della città, e dunque nel disastro del 18 novembre. Ma riserva qualche stoccata anche agli avversari politici, in particolare l’ex governatore Renato Soru e il deputato Gian Piero Scanu del Pd.
Nizzi, si sente un capro espiatorio del disastro che ha colpito Olbia?
«Diciamo che ogni cittadino olbiese, chi è nato qui e chi è venuto a lavorare e abitarci, ha proporzionalmente una fetta di colpe».
Però lei è stato sindaco, per un decennio.
«Beh, gli amministratori, soprattutto i sindaci hanno responsabilità maggiori. È chiaro».
«Come gli altri sindaci, tutti avremmo potuto fare qualcosa in più per consentire una crescita più ordinata della città. Ma abbiamo dovuto combattere contro leggi regionali e nazionali che hanno fatto passare di tutto».
È vero che quando è stato sindaco, Olbia si è trasformata in una sorta di Far West urbanistico, con una cementificazione esagerata a colpi di deroghe?
«Rispondo no. Niente Far West, checché ne dica Gian Piero Scanu che invece ha solo accumulato un gran numero di bugie accusandomi di queste cose».
Invece, cosa è successo nel suo decennio da sindaco?
«La città è cresciuta ancora perché ha continuato a essere un centro economico di attrazione per i sardi e anche per i continentali, vista la grande disponibilità di posti di lavoro. Chiaro che quasi tutti, come costume degli italiani, hanno cercato di farsi casa».
Sfruttando una normativa permissiva…
«C’era un vecchio piano di fabbricazione a disposizione, mentre ho ereditato 16 piani di risanamento dalle precedenti amministrazioni. Poi nel 2004 è arrivato anche il terzo condono. Eravamo obbligati dalla legge a rilasciare le concessioni».
Già il terzo condono. Tutti varati da Silvio Berlusconi, il suo leader politico, mica del centrosinistra.
«Voluti dalla maggioranza di centrodestra, è vero. Ma a Olbia, la situazione era senza via d’uscita. Per superare i grossi problemi creati dalla crescita impetuosa della città era necessario andare avanti in condono e in sanatoria».
«L’alternativa era buttare giù le case. Neanche l’esercito sarebbe riuscito a compiere un’impresa del genere».
Lei ha fatto nascere un solo piano di risanamento?
«Proprio così. Quello di Santa Mariedda. Po ho completato quello di Sa Minda noa».
A Pittulongu è intervenuta la magistratura.
«Un caso complesso. Il pm, Renato Perinu, ha aperto un’inchiesta, nel 2004. Furono sequestrati per un certo periodo alcuni terreni. Ma ricordo che il piano di risanamento risale al 1996. E che ci sta ancora sbattendo contro anche l’attuale amministrazione».
Lei, Nizzi, non ha mai completato il piano regolatore generale lasciato da Scanu.
«Ho fatto di più. Ho realizzato il Puc. Nel 2004. Mi è stato cassato con un gioco di prestigio da Soru. Approvato a fine agosto, e bocciato a ottobre dalla Regione che ha retrodatato l’entrata in vigore del piano paesaggistico regionale. Il nostro piano urbanistico, secondo il governatore di allora, confliggeva con le norme paesaggistiche».
Norme restrittive, fatte per salvaguardare il territorio dall’esagerata occupazione del territorio o peggio ancora dalle speculazioni.
«Norme che hanno bloccato la Sardegna per una decina d’anni. Su 377 comuni, solo una manciata sono riusciti a completare l’iter del Puc. E gli altri, sono tutti fessi?».
Cosa ha fatto lei per mitigare il rischio idrogeologico?
«Ho migliorato la situazione dei canali cittadini. Abbiamo investito qualcosa come 5 milioni di euro. Purtroppo non è bastato a evitare alla città questa bruttissima pagina».
Cosa propone per la ricostruzione?
«Dobbiamo rimboccarci le maniche tutti. Al Comune propongo di fare una variazione di bilancio e mettere a disposizione di chi ha perso auto, mobili, 2 milioni di euro. Ovviamente serve il sostegno del governo nazionale e della Regione. Dovremo essere inflessibili sorveglianti del loro operato».
Case abusive, nessun risarcimento.
Case abusive. Chi non ha una licenza edilizia della propria abitazione, anche se devastata dall’alluvione, non può accedere ai risarcimenti per l’abitazione.
Ecco chi ha reso abitabili i seminterrati. Per legge. Pablo Sole
Dieci giorni (e sedici morti) dopo il ciclone Cleopatra, nessuno ha voglia di riconoscere la paternità della norma che concede l’abitabilità ai seminterrati. Nei palazzi della politica preferirebbero far passare l’idea che quella disposizione sia figlia di nessuna, spuntata quasi per caso in consiglio regionale e infine approvata dalla maggioranza di centrodestra. I resoconti consiliari però, che nulla concedono all’oblio, raccontano un’altra storia. E fanno nomi e cognomi.
Il primo è quello dell’assessore all’Urbanistica Nicolò Rassu, che il 18 marzo 2011 presenta una serie di modifiche e integrazioni al Piano casa, approvato nell’ottobre del 2009. E nel comma 11 dell’articolo 1 appare la seguente disposizione: “La Regione promuove il recupero a fini abitativi dei seminterrati”. Si badi bene: in tutto il territorio regionale, comprese le aree a rischio idrogeologico critico o elevato, nessuna distinzione. Basta un’altezza minima di 2,4 metri, una “ventilazione naturale non inferiore ad 1/8 della superficie del pavimento” ma si può installare anche una ventola. E poi bisogna rispettare le norme igienico-sanitarie. Come si può ben comprendere, si tratta di una disposizione che ha un effetto potenzialmente devastante perché permette di rendere abitabile anche il seminterrato di un’abitazione costruita, ad esempio, a due metri da un fiume.
Una pezza arriva dalla commissione Urbanistica, presieduta dal geometra olbiese Matteo Sanna(Pdl), quando si precisa che il “recupero a fini abitativi” è “vietato nelle aree dichiarate di pericolosità elevata o molto elevata” dal Piano stralcio per l’assetto idrogeologico. Ma siccome non si può avere tutto, spariscono le prescrizioni igienico-sanitarie. Buone nuove però per contadini e allevatori: la norma viene estesa anche alle aree agricole (“Ma che ci devono fare con i seminterrati? Che io sappia si usano per far stagionare i formaggi, non per viverci”, commentò il consigliere del Pd Gian Valerio Sanna). In ogni caso, è proprio con questi criteri (articolo 15) che il Dl firmato Rassu diventa legge, il 21 novembre 2011. La stessa che Sel e Sardigna libera chiedono ora di cancellare.
I precedenti. L’assessore all’Urbanistica della giunta Cappellacci, peraltro, non fece altro che recepire una disposizione fortemente voluta dalla stessa commissione presieduta da Matteo Sanna fin dal 2009, quando introdusse la possibilità di rendere abitabili i seminterrati a valere su un disegno di legge firmato dall’allora assessore Gabriele Asunis. Che, nel testo originale, i seminterrati non li aveva nemmeno nominati. Arrivata in consiglio regionale per la discussione e accompagnata dalle feroci polemiche dell’opposizione (solo un anno prima Capoterra aveva pianto i quattro morti dell’alluvione del 22 ottobre 2008), la norma venne cassata dalla giunta con un emendamento ad hoc.
Il Pdl gioca al rialzo. Ma dura poco. A dicembre, una settimana prima del Natale 2009,Cappellacci decide di metter mano al Piano casa appena varato e presenta il disegno di legge 93.Che non prevede, neppure in questo caso, l’abitabilità dei seminterrati. Un particolare che non dev’essere sfuggito alla commissione, sempre presieduta da Sanna. Che infatti mette mano al testo e rilancia pesantemente: oltre ai seminterrati, si tenta di concedere l’abitabilità anche ai vani completamente interrati. L’articolato si arena e non arriva nemmeno in Aula.
Il ruolo del centrosinistra. Secondo Cappellacci. Quando però il presidente della Regione racconta che un primo tentativo di sdoganare seminterrati e interrati fu portato avanti nella precedente legislatura, non sbaglia. Lo ha ripetuto anche domenica scorsa all’Arena di Raiuno, in risposta all’ex governatore Renato Soru. In effetti, una prima bozza del testo sulla “Disciplina di governo del territorio regionale”, editata dalla commissione Urbanistica allora guidata da Stefano Pinna (Pd – L’Ulivo), pare contenesse una norma ad hoc. Se ne lamentò il Consiglio delle autonomie locali in una nota inviata alla commissione. È dunque il centrosinistra, come dice Cappellacci, il padre naturale dell’abitabilità dei seminterrati? Macché: rivista la bozza, sparirono seminterrati e piani interrati e il testo fu approvato con i soli voti della maggioranza. L’esatto contrario, insomma, di quanto fatto dal centrodestra.
Il resto è storia quasi recente, con l’approvazione delle modifiche al Piano casa e la rivincita dei seminterrati, ai quali è ora concesso l’onore dell’abitabilità. Ma a quale prezzo?
(foto A.N.S.A., per conto GrIG, J.I., S.D., archivio GrIG)
In tutta questa vicenda, a mio parere, occorrerebbe fare due precisazioni:
– Le norme non sono chiare quando si parla di “seminterrati”, ogni comune con il proprio strumento urbanistico fornisce la propria interpretazione che tal volta differisce da comune a comune;
– E’ faccoltà (anzi obbligo, sempre se non ho interpretato male le norme) del sindaco richiamare tutte quelle agibilità rilasciate su fabbricati interessati dal rischio idrogeologico.
Dal blog di Francesco Giorgioni
LA POLITICA DELLE INCOMPETENZE. UN DENTISTA ALL’URBANISTICA.
http://francescogiorgioni.blogspot.com/2013/11/la-politica-delle-incompetenze-un.html
Seminterrati abitabili, la legge contraddice il Piano idrogeologico. (Pablo Sole) (http://www.sardiniapost.it/pronto-intervento/seminterrati-abitabili-la-legge-contraddice-il-piano-idrogeologico/)
La legge regionale che accorda l’abitabilità ai seminterrati, proposta dall‘assessore all’Urbanistica Nicolò Rassu e approvata dal Consiglio regionale nel novembre 2011, richiama le disposizioni contenute nel Pai, il Piano stralcio per l’assetto idrogeologico. Ma solo grazie a un emendamento proposto dalla commissione Urbanistica, che vieta il rilascio del nulla osta per gli immobili che, secondo il Pai appunto, si trovano in aree a criticità elevata o molto elevata. Una pezza, insomma, alla prima versione del testo firmato Rassu, che al contrario non prevedeva alcun vincolo.
Ma nonostante questa correzione, la situazione rimane paradossale: se da un lato c’è il richiamo al Pai, dall’altro c’è la sua sconfessione, visto che il Piano stralcio (articolo 26) prevede che l’agibilità dei seminterrati sia vietata anche nelle aree a media criticità. La legge regionale, in sostanza, allarga i vincoli e si pone in netto contrasto con la stessa norma (il Pai) che richiama.
Le responsabilità però non possono essere limitate alla sola Regione, perché anche i Comuni avrebbero dovuto seguire iter precisi per la delimitazione delle aree a rischio. Ora, questo lavoro è stato fatto? O si è preferito il laissez-faire, con gli uffici tecnici che hanno continuato a firmare i certificati di agibilità senza seguire le norme del Pai prima e quelle del Consiglio regionale (meno ‘stringenti’) dopo?
Alluvione, scomparse le carte della strada Olbia-Tempio.
Non si trovano gli atti del collaudo della strada che ha fatto tre vittime. I magistrati fanno perquisire le sedi delle Province di Olbia e Sassari. Il pm Rossi: «Nell’alluvione sono morte 16 persone tra cui due bambini, è nostro dovere accertare in modo celere se ci siano responsabilità»: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/11/28/news/alluvione-scomparse-le-carte-della-strada-olbia-tempio-1.8197366
novembre 28, 2013 alle 3:03 pm
da CagliariPad, 27 novembre 2013
Ecologisti: “Olbia far west urbanistico: condoni di Nizzi con le leggi di Berlusconi.
Denuncia del Gruppo di Intervento giuridico: “A Pittulongu denunciammo l’occupazione illecita con strutture edilizie di parte dello stagno, oltre che degli alvei di vari corsi d’acqua. Le sanatorie dell’ex sindaco grazie al governo dell’ex premier”. (http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=6039)
Via chi ha avuto responsabilità politico morali nel disastro ambientale e urbanistico dell’Isola. È l’invito rivolto dal Gruppo d’intervento giuridico a due settimane dall’alluvione che ha causato morti e distruzione in tutta la Sardegna. “Sarà la magistratura competente ad accertare le responsabilità rilevanti sul piano penale e, forse, erariale – spiega il portavoce dell’associazione ecologista, Stefano Deliperi – ma sarebbe proprio il caso che certi rappresentanti istituzionali diano dimissioni irrevocabili e si ritirino a vita privata”.
Gli ambientalisti prendono come esempio Olbia. “Quando nel 2004 e nel 2010 – attaccano – le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra sono intervenute in merito al piano di risanamento urbanistico di Pittulongu e alle relative varianti proposte, l’hanno fatto, carte alla mano, denunciando l’occupazione illecita con strutture edilizie addirittura di parte dello stagno retrodunale demaniale, oltre che degli alvei di vari corsi d’acqua. Così riguardo al cantiere edilizio a due passi dal Rio Bados (2006). Qualcuno fingeva di non vedere o autorizzava”.
Gli ecologisti parlano accusano: per loro negli ultimi quarant’anni Olbia è stata un “far west urbanistico”. “Inutile che l’ex sindaco Settimo Nizzi quasi si autoassolva perché – sottolineano – ha dovuto ‘combattere contro leggi regionali e nazionali che hanno fatto passare di tutto’. Quelle leggi, quei condoni edilizi, sono stati reiterati proprio dai governi del suo leader Silvio Berlusconi”.
novembre 28, 2013 alle 4:24 pm
Io non mi sento per niente le mani insanguinate…..ne tantomeno la coscienza e non penso di essere migliore di tanti altri che vivono normalmente.Un saluto
Altro che dimettersi, vengono addirittura raddoppiati (gli incarichi, commissariali e non..!). E’ una vergogna! E se non siamo capaci neppure di monitorare il semplice invio di un fax di quali commissari dobbiamo parlare? Ridotti così dalla politica delle incompetenze: un dentista all’urbanistica, un fisiatra all’autorità portuale, i carabinieri alle foreste ma non per controllare, semplicemente con una seconda pensione, un commissario per il commissariamento e così via. Son riusciti, come al solito, a deviare l’attenzione di una tragedia così grande parlando di scantinati e cose del genere ma intanto continuano ad affidare gli incarichi ma non sanno neppure allacciarsi le stringe delle scarpe!
mitico, la faccia come il…
da Sardinia Post, 30 novembre 2013
Nizzi chiede le dimissioni di Giovannelli: “Ma tutta la classe politica ha le sue responsabilità”. (Giandomenico Mele): http://www.sardiniapost.it/politica/nizzi-chiede-le-dimissioni-di-giovannelli-ma-tutta-la-classe-politica-ha-le-sue-responsabilita/
da L’Unione Sarda, 30 novembre 2013
Il caso della borgata balneare al centro di una vecchia inchiesta: allarme del geologo. Pittulongu, bomba a orologeria. (Caterina De Roberto)
Dagli stagni prosciugati alla cementificazione selvaggia Tra i sedici piani di risanamento c’è quello di Pittulongu, al centro di un’inchiesta chiusa per prescrizione: stagni cancellati sulle carte per edificare.Roma sorge su sette colli, Olbia sorge su sette canali . La citazione dello storico Dionigi Panedda racconta che con l’acqua Olbia deve fare i conti. Canali di bonifica, stagni retrodunali, un golfo che si insinua dentro la città. Materiale fragile e delicato. «Una bomba ad orologeria», disse il geologo Alfonso Andretta, perito incaricato dalla Procura della Repubblica di Tempio, in un’inchiesta sul piano di risanamento di Pittulongu che fu poi chiusa per prescrizione. Si riferiva al borgo balneare e a quei tappi sui corsi d’acqua e sugli stagni che sarebbero prima o poi saltati come tappi di champagne . Non è successo a Pittulongu (o è successo in minima parte) il 18 ottobre ma è esattamente quello che è accaduto in altri quartieri della città.
I PIANI DI RISANAMENTO. La città ha sedici piani di risanamento, adottati tra il 1991 e il 2002 (uno, quello di Rudalza dev’essere ancora approvato). Si tratta di strumenti urbanistici nati per sanare situazioni di fatto che riguardavano centinaia di abitazioni e, grazie agli introiti della Bucalossi, dotare quei rioni di infrastrutture. Sono alcuni tra i quartieri più popolosi della città, e in alcuni scorrono i canali che si sono trasformati in una trappola mortale. Ci sono i rioni residenziali come Sa Minda Noa, quelli più popolari, l’agro urbanizzato come Santa Mariedda, le frazioni come Berchiddeddu. In molti di questi casi si è andati molto oltre il semplice risanamento dell’esistente prevedendo cubatura aggiuntiva. Molta cubatura aggiuntiva, tanto da trasformare quelli che dovevano essere piani di risanamento in piani di espansione.
IL CASO PITTULONGU. Ed è esattamente quel che è accaduto a Pittulongu, con il piano adottato dal Consiglio comunale nel 1996 e finito nel mirino della magistratura nel 2004. Tra premi di volumetria gonfiati e stagni cancellati col bianchetto, l’inchiesta sollevò il coperchio sul pericolo, anche dal punto di vista della sicurezza, di una colata di cemento sul litorale: il piano prevedeva oltre un milione di metri cubi. Ma mentre l’inchiesta andava avanti e gli uffici comunali all’Urbanistica bloccavano ogni concessione su indicazione della Procura, i proprietari dei lotti vincevano i ricorsi davanti al Tar perché il piano era tecnicamente in vigore. È finita con un’inchiesta senza colpevoli (per prescrizione) e molto cemento in più, regolarmente autorizzato, sui corsi d’acqua. È il caso del Rio Bados, il nome dice tutto, un’incompiuta con i piedi nell’acqua. Quest’anno è stata approvata la variante definitiva in Consiglio comunale che cerca di mettere ordine. In quella precedente mancavano la valutazione di impatto ambientale e il piano idrogeologico.
LE INCHIESTE. Di congruità delle concessioni edilizie con i vincoli posti dal pai, il piano dell’assetto idrogeologico, ci si occupa anche in alcuni fascicoli aperti recentemente dal sostituto procuratore Riccardo Rossi. Il consulente della Procura Sante Mazzacane ha chiesto, per esempio, agli uffici Urbanistica del Comune i documenti riguardanti l’hotel Mercure realizzato in una zona a rischio idrogeologico. L’albergo, gravemente danneggiato dall’alluvione ed evacuato la sera del 18 novembre, si trova non lontano da via Lazio, dove è morta una donna, una delle zone più colpite. Le concessioni erano state rilasciate al gruppo Sanciu (Fedele, attuale commissario dell’Autorità portuale e Francesco, ex assessore e oggi consigliere di opposizione) e attualmente appartiene a una società che vede Fiamma 2000 come socio di maggioranza. «Abbiamo comprato quel terreno 30 anni fa», aveva spiegato Francesco Sanciu, socio di minoranza, in un’intervista: «Certo era vicino al canale, ma allora i vincoli non esistevano. Ho avuto la prima concessione senza alcun problema. Attorno al 2000 ho chiesto il rinnovo per la realizzazione di una serie di appartamenti. Me l’hanno rinnovata con qualche difficoltà e in corso d’opera ho subito diversi allagamenti. Ma oggi il grande muro di cemento che protegge l’intera area, la rende totalmente sicura». L’acqua pare che questa volta sia arrivata da un’altra direzione. Il Mercure ha subito danni per cinque milioni.
IL FUTURO. E, intanto, si cerca di cambiare pagina con una programmazione fuori dall’emergenza. Il puc, approdato in commissione Urbanistica, oggi tiene conto del rischio idrogeologico. C’è già uno studio e opere previste (ma senza soldi per realizzarle) come le vasche di laminazione, bacini a monte che rallentano il percorso dell’acqua. Perchè con l’acqua, Olbia, bene o male deve farci i conti.
dicembre 10, 2013 alle 2:58 pm
ovviamente Settimo Nizzi, allora sindaco di Olbia, non ne sapeva nulla.
da L’Unione Sarda, 10 dicembre 2013
Olbia. La decisione del sindaco Giovannelli, il rio Gaddhuresu intubato in un progetto del 2003.
Sarà demolito il ponte sotto la strada. Le modiche sui canali al centro dell’inchiesta della Procura. (Caterina De Roberto): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20131210090120.pdf
Olbia, il ponte tombato sarà distrutto. (Giampiero Cocco): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85464_Olbia_il_ponte_tombato_sara_distrutto.pdf
vogliamo parlare dell’esposto fatto nel 2006 per il cantiere sul Rio Bados?!
da Sardinia Post, 13 dicembre 2013
Olbia, il Mercure nel mirino della Procura: “L’albergo di Sanciu su una falda acquifera”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/olbia-il-mercure-nel-mirino-della-procura-lalbergo-di-sanciu-su-una-falda-acquifera/
gennaio 11, 2014 alle 11:03 am
ovviamente nessuno se n’è accorto.
da La Nuova Sardegna, 11 gennaio 2014
A Olbia 5mila immobili in aree a rischio.
Sarebbero in arrivo una ventina di avvisi di garanzia per disastro ambientale e omicidio colposo.
OLBIA. Dopo la breve pausa natalizia, durante la quale sono proseguite le acquisizioni di prove e documenti, le tre indagini sull’alluvione del 18 novembre 2013 hanno ripreso un vigore che lascia ipotizzare la raffica di provvedimenti giudiziari già annunciati. Nelle prossime ore il capo della Procura, Domenico Fiordalisi, e il titolare delle inchieste aperte sul ciclone Cleopatra, il sostituto Riccardo Rossi, faranno il punto della situazione con periti e investigatori. Nel mirino degli uffici inquirenti restano le zone della città di Olbia maggiormente interessate agli allagamenti e che hanno provocato morti e danneggiamenti. Aree che, dopo le bonifiche, vanno messe sotto sequestro penale. Da qui i provvedimenti in fase di elaborazione. Il fronte sul quale stanno lavorando Riccardo Rossi e Domenico Fiordalisi è quello urbanistico, con un quadro di abusivismo edilizio diffusissimo e spaventosamente alto: sono oltre cinquemila gli immobili sinora individuati da tecnici e investigatori e che sono stati realizzati, nel corso degli anni, lungo e sopra i tre principali corsi d’acqua che attraversavano, sino agli anni Sessanta, la piana di Olbia. Letti di fiumi la cui ciclica e pericolosa esondazione era nota sin dall’antichità, tanto che alcune zone, malsane e acquitrinose, non furono mai urbanizzate, sino al boom edilizio degli anni Settanta. Quando si è costruito in ogni direzione, tombando canali e ostruendo i corsi d’acqua con immobili pubblici e privati d’ogni tipo. Una babele urbanistica alla quale si è cercato di porre rimedio con 16 piani di risanamento, in parte attuati e in parte ancora da completare. Nel frattempo ogni pioggia ha portato all’allagamento di una parte della città, sino alla devastante alluvione del novembre scorso. «Ci sono delle responsabilità umane in questo evento eccezionale, e stiamo lavorando per individuare le persone che, con il loro operato, hanno contribuito a generarle», dicono in Procura, dove sarebbero pronti a partire una ventina di avvisi di garanzia che ipotizzano i reati di disastro ambientale e omicidio colposo. Un discorso a parte merita la terza inchiesta, quella relativa agli interventi e all’allarme lanciato da Protezione civile e Regione sarda il giorno prima del passaggio, sull’isola, del ciclone Cleopatra. I protocolli di intervento prevedono il coinvolgimento, sempre più esteso, di istituzioni e Enti preposti al coordinamento e all’emissione delle ordinanze necessarie a fronteggiare gli eventi. Il dopo alluvione, con tutte le emergenze del caso, è invece gestito dal centro di soccorso e coordinamento presieduto dalla protezione civile nazionale. Fatta questa premessa la scansione temporale degli interventi parte da domenica 17, quando un fax ai Comuni interessati (una ventina in tutta l’isola) spedito dal sistema di allerta della protezione civile segnala il rischio grave, con la potenziale perdita di vite umane, per il passaggio del ciclone. Un allarme che in Gallura vede impegnati sin dalla domenica gli agenti della polizia locale e le diverse associazioni di volontariato, coordinate dalla Protezione civile locale, che intervengono in diverse zone della città, compreso Pittulongu. La mattina del 18 la situazione permane critica, con piogge intense che portano alla chiusura di 34 strade cittadine. Tra le otto del mattino e le 20 della sera piovono sulla città e nei dintorni 125 millimetri d’acqua, che provocano una alluvione bibblica. E soltanto a tarda sera l’apparato di controllo e coordinamento provinciale entra in funzione. (g.p.c.)
gennaio 22, 2014 alle 2:58 pm
si cambia registro? Sarebbe ora…
da L’Unione Sarda, 22 gennaio 2014
Olbia. La giunta studia i provvedimenti per le aree non comprese nel Pai. Alluvione,stop al cemento. Il sindaco: «Necessari i vincoli nelle zone colpite». In Comune arrivano richieste di concessione edilizia nelle zone colpite dall’alluvione e l’amministrazione cerca di correre ai
ripari per estendere i vincoli del Pai. (Caterina De Roberto): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140122090752.pdf
Blocchi di cemento nel canale tombato.
Speleosub e vigili del fuoco al lavoro nel Santa Cecilia. I cittadini in fila nelle banche per ritirare i contributi di 800 euro. (Serena Lullia)
OLBIA. L’ingresso nel canale Santa Cecilia è all’interno di un cortile privato, in via Tintoretto. L’accesso al percorso tombato è coperto da alcune traversine ferroviarie. Da lì si sono calati gli speleosub dei vigili del fuoco. Il canale è alto poco meno di 90 centimetri: all’interno acqua, fango e due grossi blocchi di cemento armato. Il Santa Cecilia è uno dei tanti canali tombati della città, messi sotto sequestro dalla magistratura dopo l’alluvione del 18 novembre. I vigili del fuoco, dopo averli esaminati e fotografati, portano avanti le operazioni di bonifica. Ieri mattina hanno rimosso due grossi blocchi. Con una operazione delicata gli speleosub li hanno trascinati per un centinaio di metri, fino al punto di uscita. In questo modo è stato rimosso un doppio ostacolo al normale deflusso delle acque. Ma l’attività dei vigili del fuoco prosegue. Tanti i quartieri di Olbia costruiti sopra i canali. Case con regolare abitabilità e concessione edilizia, autorizzate, dalle amministrazioni che si sono succedute in decenni di urbanistica creativa, a nascere sull’acqua. La conseguenza di quelle scelte è scritta nella storia della città. In quel 18 novembre di morte, lacrime, distruzione. I contributi di 800 euro. Da ieri mattina, nelle filiali del Banco di Sardegna, vengono pagati i primi contributi di 800 euro ai cittadini alluvionati. Un aiuto economico per il parziale ripristino degli arredi delle abitazioni. Le banche sono state prese d’assalto. All’apertura degli sportelli si erano già formate le file. Circa la metà dei beneficiari hanno ritirato i contributi. Le banche hanno chiuso oltre gli orari stabiliti per servire tutti i clienti. Lunghe le procedure per le operazioni di cassa, legate alla complessità della documentazione richiesta.
Nizzi attacca: «Assurdo, la città è bloccata». Forza Italia e Riformatori: «Sbagliate le carte delle aree alluvionate consegnate in Regione». Il 18 febbraio consiglio comunale e assemblea.
Doppio appuntamento il 18 febbraio per il consiglio comunale di Olbia. Il primo è fissato nel pomeriggio a Poltu Quatu, con la convocazione che è necessaria per procedere alla surroga del consigliere Andrea Serra, che si è dimesso nei giorni scorsi. Serra faceva parte dell’Upc ma era stato eletto con la lista civica per Giovannelli. Sarà sostituito dalla prima dei non eletti, Tiziana Oggianu. Alle 19, invece, si svolgerà l’assemblea richiesta dal comitato !8/11 per parlare dell’alluvione. L’incontro si svolgerà nella sala conferenze del museo archeologico. OLBIA Forza Italia e Riformatori non ci stanno. Secondo loro le carte consegnate dall’amministrazione comunale all’autorità di bacino, per illustrare le aree alluvionate nel territorio comunale, sono sbagliate. La conseguenza è che per un periodo di tre anni l’edilizia in città sarà quasi totalmente bloccata. Errore micidiale, frutto di approssimazione, tuonano i consiglieri comunali che hanno convocato la conferenza stampa: in fila ci sono per Forza Italia Settimo Nizzi, Marco Piro, Francesco Sanciu, Pietro Carzedda e, del gruppo dei Riformatori, il capogruppo Giovanni Cassitta con Tiziano Pinna e Valerio Spano. Il più deciso, manco a dirlo, è Settimo Nizzi. «Queste carte sono assurde, la città è bloccata, non si può manco chiudere una veranda. E viene bloccato anche l’iter di rilascio delle concessioni edilizie. Errori che confermano il fatto che il sindaco non è capace. La colpa non è dei tecnici, si badi bene, ma tutta di Giovannelli. Il territorio olbiese è esteso 37 chilometri quadrati, di questi 25 risultano superficie allagata. Una follia». Secondo il cagruppo forzista Marco Piro ci sono pochi dubbi. «Il sindaco probabilmente ha pensato che allargando l’area delle zone alluvionate, il Comune avrebbe incassato più fondi per i risarcimenti. Una scelta incomprensibile, perché le cose non funzionano così. Pensare che è mancato il confronto, noi non abbiamo saputo nulla. Abbiamo chiesto un consiglio comunale per discutere di questo». «L’amministrazione comunale è in possesso degli studi appositi sulla mitigazione del rischio idrogeologico in diverse macroaree del territorio comunale – ha aggiunto Giovanni Cassitta –, regolarmente protocollati in due fasi, nel 2011 e nel gennaio scorso. Ma evidentemente non hanno voglia di lavorarci sopra». Francesco Sanciu ricorda che «la situazione è drammatica. Ora dovranno lavorare sodo per sei-otto mesi, per stilare delle nuove cartografie in modo che i vincoli siano attenuati. Prima di allora il blocco sarà totale e se non si farà questo lavoro il blocco si prolungherà per tre anni». (en.g.)
febbraio 21, 2014 alle 5:34 pm
ovviamente finora nessuno s’era accorto di nulla.
Alluvione, disastro ambientale: una discarica illegale ha rialzato la sponda del Rio Saligheddu.
La polizia locale di Olbia ha sequestrato il lato del fiume modificato dall’enorme quantità di rifiuti non autorizzati: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/02/21/news/alluvione-disastro-ambientale-una-discarica-illegale-ha-rialzato-la-sponda-del-rio-saligheddu-1.8712476
febbraio 21, 2014 alle 8:24 pm
Ah ah ah ah ah ma che bravi……
febbraio 28, 2014 alle 11:18 pm
da La Nuova Sardegna, 28 febbraio 2014
Vincolati 320 ettari, ma l’edilizia è salva.
L’Autorità d’ambito ha detto sì alla nuova cartografia presentata dal Comune per delimitare le aree a rischio idrogeologico. (Enrico Gaviano)
OLBIA. L’Autorità d’ambito ieri a Cagliari ha chiuso positivamente per Olbia una querelle che si trascinava dal 31 gennaio, quando il tavolo regionale aveva indicato le aree dei comuni alluvionati della Sardegna in cui applicare i vincoli di blocco dell’edilizia, in attesa di adottare i nuovi studi per la mitigazione del rischio idrogeologico. A Olbia erano stati bloccati circa 2.500 ettari, il 70% del territorio comunale. La minoranza era insorta parlando di blocco totale dell’edilizia, mentre Giovannelli e la maggioranza avevano parlato di errore materiale dell’autorità. Ieri, profittando dell’ultima giunta regionale di Cappellacci, l’autorità d’ambito ha deliberato di accettare la nuova perimetrazione in cui verrà compresa l’area sottoposta ai vincoli edilizi. A Olbia si sono dati da fare tutti per consentire che l’autorità si riunisse in numero legale: il sindaco Giovannelli, l’assessore all’Urbanistica Carlo Careddu, il presidente del consiglio comunale Vanni Sanna, il presidente della commissione urbanistica Giorgio Spano hanno ottenuto che tutti i protagonisti del tavolo regionale partecipassero. E infatti erano presenti gli assessori Angela Nonnis, che presiede la riunione, Oscar Cherchi, Andrea Biancareddu e Antonello Liori. Con loro anche i sindaci Tony Stangoni (Badesi), Roberto Desini (Sennori) e Walter Marongiu (Villasor) e Maurizio Cittadini, direttore dell’Agenzia regionale del distretto idrografico. La riunione ha sancito che la carta inviata dai tecnici del comune di Olbia a dicembre non doveva essere utilizzata per determinare l’area da sottoporre ai vincoli perchè indicava le zone allagate dall’alluvione del 18 novembre, sostituendola con quella effettiva e inviata il 15 febbraio. Il quadro è diverso perché ora si parla di circa 320 ettari vincolati, in gran parte nella zona centrale della città. «Questi vincoli andranno avanti – ricorda Carlo Careddu – sin quando non verrà approvato il nuovo studio di compatibilità dunque per un massimo di tre anni. Ma il lavoro con l’agenzia del distretto idrografico è già iniziato e speriamo di concluderlo in circa otto mesi. A quel punto, con la mitigazione del rischio idrogeologico, si potrà nuovamente operare nelle zone consentite. Nel frattempo – aggiunge Careddu – le case inondate possono essere ristrutturate, si può procedere alle manutenzioni ordinarie e straordinarie. Inoltre si può anche fare la delocalizzazione: se il piano terra è stato allagato, si può costruire, portando il volume al piano superiore, ovviamente ottenendo dal comune il permesso». Soddisfatto anche Vanni Sanna: «Vorrei ringraziare l’assessore Nonnis, perché ha mantenuto la promessa di riunire l’autorità, evitando l’attesa dell’insediamento della nuova giunta. Le cose sono state rimesse rimettendo in ordine come sostenevamo noi sin dal primo momento, dettando i vincoli nelle aree effettivamente a rischio. In queste zone, si possono inoltrare domande per il piano casa, entro il 29 novembre. Potranno essere prese in esame dopo la cessazione dei vincoli con l’adozione del nuovo studio di compatibilità».
cari amministratori locali di Olbia, che cosa aspettate per dimettervi?!
da La Nuova Sardegna, 6 marzo 2014
Olbia, scoperti cinque ponti abusivi. Indagini dopo il nubifragio, opere realizzate in zone alluvionali mai censite e inesistenti per la cartografia del Genio civile. (Giampiero Cocco)
OLBIA. Nelle tre inchieste sull’abusivismo edilizio e sullo scempio urbanistico che ha investito Olbia e il suo hinterland ora saltano fuori anche cinque tra ponti e sovrappassi realizzati in zone alluvionali: lavori pubblici (o realizzati da privati interessati?) mai censiti, inesistenti per la cartografia del Genio civile. «È come scavare dentro una miniera dismessa, dove in trent’anni è stato sepolto di tutto». Questa la fredda analisi messa nero su bianco dagli ispettori del Corpo forestale e dai diversi periti che si stanno occupando della prima della delle tre mega indagini (le altre due riguardano il post alluvione del novembre 2013: si tratta dell’operazione “Cleopatra”, coperta da un impenetrabile segreto d’ufficio) affidata due anni fa dal sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi a due urbanisti della penisola nominati suoi consulentiti d’ufficio e riguardante le concessioni edilizie in generale rilasciate negli anni che vanno dal 1980 in poi a Olbia, indagine ormai quasi giunta a conclusione. Un affastellarsi di autorizzazioni quasi tutte in contrasto tra loro. Le quali cozzano contro un piano idrogeologico che, come l’Araba fenice, appare e scompare a seconda dell’impresa che presentò i progetti per realizzare mega strutture o villette monofamiliari. Tutto all’interno di frazionamenti e lottizzazioni di ex terreni agricoli o zone di rispetto incluse successivamente nei sedici piani di risanamento (firmati dai sindaci che si sono succeduti dal 1985 ad oggi). E con l’avallo di uno stuolo di tecnici che sarebbero incorsi in palesi e macroscopici conflitti d’interesse lavorando per più parti, tra privati e pubblica amministrazione. Lo scenario che si sta delineando è quello descritto nelle corpose consulenze d’ufficio che nei giorni scorsi sono state depositate nella stanza del sostituto procuratore della Repubblcia di Tempio Riccardo Rossi. Dedine e decine di faldoni che ricostruiscono la genesi di una città sorta tra abusivismo diffuso e disinteresse amministrativo, tra scempio del territorio – con la realizzazione di strutture pubbliche e private su aree fluviali e in zone di tutela integrale – oltre che di interi residence, poi inglobati nel tessuto urbano, nati con i vecchi e sempre validi escamotage delle richieste di licenze edilizia a fini rurali, poi tramutate in aree urbane. E mentre si stava per chiudere questa prima inchiesta, che vedrebbe (il condizionale è d’obbligo) iscritti sul registro degli indagati almeno una decina di personaggi tra costruttori, liberi professionisti e tecnici comunali, è saltato fuori un ponte, con tanto di ringhiere e sottostrutture, al centro della città. Un ponte sconosciuto alla “carte” ufficiali. Gli uomini del Corpo forestale stavano accertando il motivo per il quale vi erano stati dei problemi alla rete urbana del gas quando si sono trovati davanti un tubo rotto sotto quel ponte. Che per il Genio civile è inesistente. Stessa situazione per altri quattro sovrapassi in strade di penetrazione agraria, comunali e provinciali, nell’area urbana di Pittulongu. Dove l’indagine si è allargata in quanto vi sono diversi immobili realizzati su aree umide (alcuni dei quali messi sotto sequestro diversi anni fa) e quindi di tutela integrale ambientale, paesaggistica e sottoposta a vincoli idrogeoligici. Una miniera di abusi edilizi e di scempi ambientali che si sta rivelando un vaso di Pandora, pronto ad esser scoperchiato a brevissimo termine.
Vincoli edilizi, interrogazione di Pizzadili.
OLBIA. Antonio Pizzadili, Giulio Careddu e Stefano Fancello del gruppo misto e Gesuino Satta dell’Udc hanno presentato una interrogazione relativa alla cartografia inviata recentemente dal comune di Olbia all’autorità d’ambito che stabilisce le zone alluvionate in cui ci sono rigidi vincoli di inedificabilità. «Non risultano noti – si legge – i criteri tecnici che hanno portato alla individuazione delle aree vincolate. I vincoli apposti paiono indebolire ulteriormente la già precaria economia della città mentre appare doveroso, se non obbligatorio, che il Consiglio Comunale di Olbia venga formalmente impegnato nella discussione del tema oggetto della presente interrogazione». «Siamo fortemente preoccupati per gli effetti che le decisioni suddette avranno sull’economia del nostro territorio, e dunque chiediamo se il sindaco ritiene corretto che si sia proceduto alle apposizioni di vincoli sulla proprietà senza la benché minima partecipazione popolare alle scelte».
caspita, che genialata.
da La Nuova Sardegna, 15 ottobre 2014
L’allarme del sindaco: «Olbia come Genova, se piove sarà un disastro».
Giovannelli: il governo non ci ha mai dato le risorse, e blocca anche 30 milioni indispensabili per evitare un’altra alluvione. (Serena Lullia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/10/15/news/l-allarme-del-sindaco-olbia-come-genova-se-piovera-sara-un-disastro-1.10120846
Canali puliti, ma la città strozza i torrenti. (Antonello Palmas): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/101494_Canali_puliti_ma_la_citta_strozza_i_torrent.pdf
Orosei, la burocrazia blocca gli interventi: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/101496_Orosei_la_burocrazia_blocca_gli_interventi.pdf
da Sardinia Post, 16 ottobre 2014
Olbia, un anno dopo. Soldi bloccati, canali ostruiti e opere sulla carta. (Giandomenico Mele): http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-olbia/
agosto 7, 2015 alle 5:46 pm
A.N.S.A., 7 agosto 2015
Sardegna: 110mln per dissesto territorio. Pigliaru, risorse importanti e immediatamente spendibili. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/08/06/sardegna-110mln-per-dissesto-territorio_079d5209-0f88-4dd8-a406-17438cfdd373.html)
CAGLIARI, 6 AGO – Per il dissesto idrogeologico in Sardegna arrivano dal Governo 110 milioni di euro, pari a quasi il 10% di quanto stanziato per l’intero territorio nazionale. Olbia, colpita nel 2013 dal ciclone Cleopatra che provocò complessivamente nell’Isola 17 morti, riceverà in totale 81,2 milioni e serviranno per far partire subito i cantieri per la mitigazione del rischio idraulico nel territorio del Rio Gadduresu, Rio San Nicola e Rio Seligheddu. A Cagliari, invece, cui andranno 30 milioni, si metterà in sicurezza la municipalità di Pirri. I primi fondi destinati a Olbia, provenienti dal Cipe (16 milioni e 300mila euro) saranno erogati già nell’autunno. I fondi successivi saranno previsti nella legge di stabilità 2016 e saranno disponibili nei primi mesi dell’anno prossimo.
“Abbiamo ottenuto risorse importanti e immediatamente spendibili, che utilizzeremo al meglio per aprire subito i cantieri e mettere in sicurezza il nostro territorio. Siamo particolarmente soddisfatti – commenta il presidente Francesco Pigliaru – Questo risultato è un ottimo esempio di leale collaborazione con lo Stato, frutto di un grande lavoro da parte dell’assessorato dei Lavori Pubblici e di tutti gli uffici competenti. Si tratta di interventi attesi da tempo, che permetteranno a una vasta fascia di popolazione di vivere con maggiore tranquillità”.
ZEDDA, SODDISFATTO PER RISORSE A CAGLIARI – “Accogliamo con soddisfazione l’ufficialità dei 30 milioni di euro destinati a Cagliari nel Piano nazionale 2015-2020 contro il dissesto idrogeologico, come annunciato questa mattina a Palazzo Chigi dai ministri Gian Luca Galletti e Graziano Delrio”. Così il sindaco Massimo Zedda in merito al piano varato dal Governo. “E’ la conferma – sottolinea il primo cittadino – di quanto questa amministrazione sia impegnata per attenuare le situazioni di pericolo in alcune zone della città, in particolare di Pirri. Cagliari entra nella lista delle città beneficiarie dei finanziamenti grazie all’impegno congiunto con la Regione Sardegna e l’assessorato regionale ai Lavori Pubblici per il progetto definitivo del complesso sistema di mitigazione del rischio idrogeologico presentato al Governo nel corso di quest’anno, frutto di piani, progetti e finanziamenti, già tradotti in diversi interventi, predisposti con un lavoro senza precedenti”. L’ultimo documento che cita il sindaco è la delibera con cui si avvia la procedura di perimetrazione delle zone a rischio: “questo importante atto di pianificazione – spiega Zedda – ha permesso di accedere ai finanziamenti del Governo. Come già sottolineato, restiamo in attesa dell’assegnazione formale delle risorse per l’avvio degli appalti”.
da La Nuova Sardegna, 6 agosto 2015
Dal Governo 82 milioni contro il rischio idrogeologico.
Lo stanziamento comunicato dal ministero dell’ambiente: subito 16 milioni per il primo lotto del piano Mancini. (Enrico Gaviano): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2015/08/06/news/dal-governo-82-milioni-contro-il-rischio-idrogeologico-1.11894410
gennaio 3, 2017 alle 10:23 pm
da La Nuova Sardegna, 3 gennaio 2017
Parcheggi di Pittulongu, il sindaco Nizzi indagato per abuso edilizio.
Il primo cittadino ha ricevuto la notifica di conclusione indagini per i lavori eseguiti la scorsa estate alle spalle della spiaggia. “Sono sereno e convinto di aver agito nel rispetto della legge”: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2017/01/03/news/parcheggi-di-pittulongu-il-sindaco-nizzi-indagato-per-abuso-edilizio-1.14655281?ref=hfnsolea-1
Olbia, parcheggi di Pittulongu: il sindaco Settimo Nizzi indagato per abuso edilizio: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/01/03/olbia_parcheggi_di_pittulongu_settimo_nizzi_indagato_per_abuso_d-68-557843.html
gennaio 5, 2017 alle 5:34 pm
da La Nuova Sardegna, 5 gennaio 2017
Olbia, Nizzi si difende: «A Pittulongu lavori necessari».
Il sindaco è indagato per abuso edilizio. I 5Stelle: «Esempio di gestione della cosa pubblica che prescinde dalle regole». (Serena Lullia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2017/01/05/news/olbia-nizzi-si-difende-a-pittulongu-lavori-necessari-1.14664360
Olbia, il sindaco e un dirigente a giudizio per Pittulongu.
Settimo Nizzi e il funzionario Tino Azzena accusati di abusi edilizi in aree protette. (Giampiero Cocco): http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2017/08/23/news/olbia-il-sindaco-e-un-dirigente-a-giudizio-per-pittulongu-1.15763395?ref=hfnsolea-1
Alluvione Olbia: pm chiede 4 condanne.
Sollecitati 3 anni e 6 mesi per sindaco Olbia e 3 per Arzachena. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2017/09/04/alluvione-olbia-pm-chiede-4-condanne_6dd05b82-97b7-43b9-8abc-e4ff42302375.html)
Tre anni e sei mesi per il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, tre anni per il primo cittadino di Arzachena, Alberto Ragnedda, 3 anni al capo della Protezione civile di Olbia, Giuseppe Budroni, e 3 anni e 10 mesi per il capo dell’ufficio tecnico dello stesso Comune, Antonello Zanda. Assoluzione invece per un altro dirigente comunale olbiese, Gabriella Palermo, e per il dirigente della ex Provincia Olbia-Tempio, Federico Ceruti Ferrarese.
Queste le richieste formulate dal procuratore di Tempio Pausania, Domenico Fiordalisi, nei confronti degli imputati nel processo per l’alluvione del 18 novembre 2013 in Gallura. Sono tutti accusati di omicidio colposo plurimo per non aver dato l’allarme nonostante l’allerta diffusa dalla Protezione civile nazionale e regionale. Il pomeriggio del 18 novembre 2013 il ciclone Cleopatra causò la morte di 13 persone in Gallura.
da L’Unione Sarda, 4 settembre 2017
Alluvione del 2013 in Gallura. Il pm: “Gravissime omissioni”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/09/04/alluvione_del_2013_in_gallura_il_pm_gravissime_omissioni-68-640538.html
Processo per l’alluvione di Olbia, le parti civili.:
«Condannate la dirigente Palermo».
Gli avvocati dicono no alla richiesta di proscioglimento del dirigente comunale:.
«La città e la popolazione sono state lasciate in balia di un evento annunciato». (Giampiero Cocco): http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2017/09/09/news/processo-per-l-alluvione-di-olbia-le-parti-civili-condannate-la-dirigente-palermo-1.15829807
settembre 29, 2017 alle 10:27 pm
nessun colpevole, nessuno doveva avvertire nessuno. Se c’è una pioggia più forte del solito, arrangiatevi.
Alluvione Sardegna: assolti ex sindaci. Concluso processo in tribunale Tempio Pausania. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2017/09/29/alluvione-sardegna-assolti-ex-sindaci_e572d9ee-26f7-4f70-8426-d1e7fbe5c394.html)
Tutti assolti. Si è concluso il processo per i morti e i danni causati dall’alluvione del 18 novembre 2013 in Gallura. Tra gli imputati gli allora sindaci di Olbia, Gianni Giovannelli, e di Arzachena, Alberto Ragnedda, il capo della Protezione civile di Olbia Giuseppe Budroni e il dirigente dell’ufficio tecnico di Olbia Antonello Zanda. Erano accusati, a vario titolo, di omicidio colposo plurimo e disastro colposo per non aver dato l’allarme.
La sentenza è arrivata dopo sei ore di camera di consiglio. Il procuratore Domenico Fiordalisi, nella requisitoria del 4 settembre scorso, aveva chiesto la condanna a 3 anni e sei mesi per Giovannelli, 3 anni per Ragnedda, 3 anni e 10 mesi per Zanda e 3 anni per Budroni, in quanto ritenuti responsabili di gravi negligenze nel dare l’allarme dell’arrivo del ciclone, nell’affrontare l’emergenza e nella gestione delle operazioni di manutenzione dei canali. Il 18 novembre del 2013 morirono sei persone ad Olbia e un’intera famiglia di quattro persone ad Arzachena.
Tensioni nell’aula al momento della lettura della sentenza di assoluzione per tutti gli imputati. Nell’aula sono state gridate le parole “vergogna” e “assassini”. È intervenuta la polizia per riportare l’ordine. Tra gli imputati, era presente l’ex sindaco di Olbia Gianni Giovannelli. Assente, invece, l’ex primo cittadino di Arzachena, Alberto Ragnedda. “Prendo atto di questa decisione con profondo rispetto – commenta a caldo Giovannelli – sono stati quattro anni difficili, un processo lungo e articolato. Non sto gioendo perché si tratta di un evento che ha segnato la nostra città, ma sono soddisfatto della sentenza che ha escluso la responsabilità di tutti. Auguriamoci che non succeda più una cosa di questo genere alla nostra città. Voglio esprimere tutto il mio rispetto per tutte le parti, sia gli avvocati sia i giudici”, ha concluso l’ex sindaco di Olbia.
da La Nuova Sardegna, 29 settembre 2017
Processo per l’alluvione del 2013: tutti assolti.
Tempio, la sentenza dopo alcune ore di camera di consiglio: per Giovannelli e Ragnedda erano stati sollecitati tre anni: http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2017/09/29/news/processo-per-l-alluvione-del-2013-tutti-assolti-1.15919016
Alluvione in Gallura, tutti assolti. I parenti delle vittime: “Vergogna”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/09/29/processo_alluvione_in_gallura_la_sentenza_tutti_assolti-68-650060.html
gennaio 23, 2018 alle 5:05 pm
da Sardinia Post, 23 gennaio 2018
Alluvione Olbia, le motivazioni della sentenza di assoluzione: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-olbia-depositate-le-motivazioni-della-sentenza-assoluzione/
News Acqua Sardegna del 30.11.2013 | Beni Comuni Planargia
Ecco il vero “colpevole” della tragica alluvione del Ciclone Cleopatra: il Pollo sultano! Di chi è la colpa della tragica alluvione che ha colpito la Sardegna?