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Timestamp: 2018-04-23 19:11:25+00:00
Document Index: 133001557

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Appello inammissibile se i motivi di impugnazione non sono espressi in modo specifico. - Leggi e Giustizia
23 febbraio 2017 Avv. Giuseppe Libertino Diritto Penale appello, inammissibilità, motivi, specificità
Appello inammissibile se i motivi di impugnazione non sono espressi in modo specifico.
Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8825 del 22.02.2017, hanno affermato il principio secondo cui anche l’appello, al pari del ricorso per cassazione, è inammissibile per
Appello inammissibile per difetto di specificità dei motivi – Cassazione Sezioni Unite Penale sent. n. 8825/2017
difetto di specificità dei motivi, quando non risultano esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della sentenza impugnata, precisando, inoltre, che tale onere di specificità è direttamente proporzionale alla specificità delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata.
Si tratta di un problema che concerne uno dei più delicati snodi del sistema processuale penale, perché concerne l’ampiezza del filtro costituito dalla declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione previsto dall’art. 591, c. 2, c.p.p.; declaratoria che il giudice deve emettere, tra l’altro, qualora l’atto impugnatorio difetti di uno dei requisiti individuati dall’art. 581 dello stesso codice (art. 591, comma 1, lettera C, c.p.p.). Tali disposizioni si collocano entrambe nel titolo I (“Disposizioni generali”) del libro IX (“Impugnazioni”) e sono perciò certamente applicabili sia all’appello che al ricorso per cassazione. Esse disciplinano i requisiti formali e sostanziali cui deve sottostare l’atto introduttivo e rappresentano il superamento del principio di libertà delle forme che caratterizzava il previgente codice di rito del 1930, nel quale, tra l’altro, il momento della presentazione dell’impugnazione era separato da quello della presentazione dei motivi.
Il codice vigente delinea un “modello” di impugnazione in forma scritta che, da un lato, deve contenere l’individuazione del provvedimento impugnato, attraverso l’indicazione della data e dell’autorità emittente (art. 581 c.p.p.), dall’altro deve enunciare i capi e i punti della decisione ai quali si riferisce l’impugnazione (art. 581, lettera a), le richieste (lettera b), nonché i motivi, per i quali, a differenza degli altri requisiti di cui alle lettere a) e b), è prevista la necessità dell’indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta (lettera c).
La dottrina individua le ragioni di tale impostazione, ritenuta funzionale ad una rigorosa definizione sia dell’oggetto del giudizio di controllo, sia nell’ambito dei poteri cognitivi e decisori attribuiti al giudice dell’impugnazione, nella finalità di garantire il diritto alla verifica della giustizia, in senso ampio, della decisione, evitando iniziative pretestuose e dilatorie.
La giurisprudenza di legittimità si pone in armonia con tale ricostruzione interpretativa, evidenziando, a proposito dei requisiti di forma richiesti dall’art. 581 c.p.p., che “il contenuto tipico dell’impugnazione è stato rigorosamente definito dal codice di rito che, nel riconoscere alla parte le più ampie possibilità di iniziativa contro le decisioni ritenute erronee, ha inteso al tempo stesso evitare ogni uso strumentale e meramente dilatorio dei rimedi previsti​” (cfr. Cass. n. 5489 del 29/04/1999).
Testo integrale della sentenza n. 8825/2017
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