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Timestamp: 2020-05-25 15:06:06+00:00
Document Index: 48717580

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Sentenza Cassazione Civile n. 25524 del 26/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25524 del 26/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 26/10/2017, (ud. 26/09/2017, dep.26/10/2017), n. 25524
sul ricorso 13864/2016 proposto da:
T.P., T.M., elettivamente domiciliati in
rappresentati e difesi dall’avvocato FERDINANDO CAIAZZA;
avverso la sentenza n. 11049/32/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
Con sentenza n. 11049/32/15, depositata il 4 dicembre 2015, la CTR della Campania rigettò l’appello proposto dai signori T.P. e M. nei confronti del Comune di Napoli e dell’Agenzia delle Entrate – Ufficio provinciale del Territorio di Napoli – avverso la sentenza della CTP di Napoli, che aveva rigettato il ricorso dei ricorrenti avverso avviso di accertamento ai fini ICI per l’anno 2007. Avverso la sentenza della CTR i contribuenti hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
Il Comune di Napoli e l’Agenzia delle Entrate resistono con controricorso.
Con il primo motivo i ricorrenti denunciano “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, laddove, condividendo la statuizione resa dai primi giudici, la sentenza impugnata ha ritenuto legittimo l’accertamento basato su rendita catastale non notificata, sul presupposto che la variazione fosse intervenuta sin dal 1987, ciò che peraltro non rispondeva al vero.
Analoga doglianza è espresso dai ricorrenti con il secondo motivo con riferimento all’erronea attribuzione della rendita sulla base della comparazione ad immobile, che non corrispondono neanche minimamente, per ubicazione e caratteristiche, all’unità immobiliare oggetto di accertamento.
Invero la decisione impugnata ha espressamente affermato di condividere la decisione dei giudici di prime cure in quanto “esaustivamente motivata su tutti gli aspetti fattuali e giuridici costituenti il tema decisorio”.
Si è dunque, in presenza della c.d. doppia conforme anche in punto di accertamento di fatto e, segnatamente, per quanto qui rileva, che la rendita catastale, in quanto messa in atti da epoca anteriore al primo gennaio 2000, non necesitasse di autonoma notifica ai fini della sua efficacia, dovendo trovare applicazione in tal caso il disposto della L. n. 342 del 2000, art. 74, comma 3.
L’eccezione d’inammissibilità del duplice motivo, giusta l’art. 348 ter c.p.c., trovando applicazione la limitazione alla deduzione del motivo di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, anche al ricorso per cassazione avverso le sentenze pronunciate dalle Commissioni tributarie regionali, secondo quanto chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte (cfr. Cass. 7 aprile 2014, n. 8053), formulata dal Comune, richiedeva che i ricorrenti, per evitare l’inammissibilità di ciascun motivo, avrebbero dovuto indicare le ragioni di fatto poste a base della sentenza di primo grado e quelle poste a base della sentenza di rigetto dell’appello, al fine di dimostrare che esse fossero tra loro diverse (cfr. Cass. sez. 2, 10 marzo 2014, n. 5528; Cass. sez. 3, 27 settembre 2016, n. 19001; Cass. sez. 1, 22 dicembre 2016, n. 26774).
Ciò, a fronte, anzi, come si è visto, dell’espressa dichiarazione di condivisione delle ragioni anche fattuali della decisione di primo grado da parte del giudice d’appello, non è stato fatto dai ricorrenti.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in favore del Comune di Napoli in Euro 510,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liqudati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge, se dovuti, e in Euro 510,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito, in favore dell’Agenzia delle Entrate.