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Timestamp: 2019-10-16 10:44:57+00:00
Document Index: 120515830

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1322', 'art. 1322', 'art. 30']

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Nuova sentenza sulle polizze Index Linked
Una polizza assicurativa non può essere soggetta all’andamento di titoli finanziari. Un importante principio confermato dalla nuova vittoria ottenuta da Confconsumatori: un 40enne di Castelfranco Veneto (TV) ha investito e visto sfumare alcuni risparmi (5.000 euro) in una polizza assicurativa sulla vita index linked, denominata “Ergo”, collegata ad obbligazioni islandesi. Nei giorni scorsi il Tribunale di Treviso ha condannato con un’ordinanza la compagnia assicuratrice a restituire il capitale versato, oltre la rivalutazione monetaria, interessi e spese. L’investimento era stato effettuato tramite una polizza assicurativa c.d. index linked connessa ad obbligazioni islandesi. Per il Tribunale di Treviso, se una polizza vita è garantita da bond, al cui andamento è legata anche la rivalutazione del premio, si tratta non di un contratto assicurativo, né di un’assicurazione sulla vita, ma di una vera e propria operazione finanziaria, analoga agli investimenti in azioni o obbligazioni. Per il Tribunale quindi è necessario applicare le norme del TUF (d.lgs. n. 58/98), primo fra tutti l’art. 23 che impone la stipulazione per iscritto del contratto generale d’investimento, in mancanza del quale lo stesso e l’operazione devono essere dichiarati nulli.
Ormai sono frequenti le vittorie di Confconsumatori in questo campo, ma la particolarità di questo provvedimento sta nel fatto che la condanna sia contenuta in un’ordinanza ottenuta in pochissimo tempo – circa 4 mesi – alla fine del procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69.
“Una decisione importantissima – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio l’investitore – La stessa, benché vi siano provvedimenti di segno opposto, costituisce, un’ulteriore conferma di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, per il quale queste polizze vita c.d. index linked sono vere e proprie forme assicurative solo quando garantiscono la restituzione del capitale. Quando invece il rimborso è subordinato all’andamento del titolo siamo al cospetto di veri e propri investimenti finanziari soggetti, come tali, alle disposizioni in materia. Il che, del resto è stato recentemente affermato anche dalla Suprema Corte con una sentenza (n. 6061/12) purtroppo dimenticata da giudici, che hanno pronunciato sentenze di segno opposto”.
Per Mara Colla, presidente di Confconsumatori, “gli acquirenti di queste false polizze vita – false perché veri e propri investimenti finanziari con i relativi rischi – devono sapere che oggi vi sono diverse possibilità di recupero dei denari investiti e finiti male”.
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Polizze dormienti attenti alla doppia prescrizione
Come ben sapete le polizze dormienti non sono altro delle polizze prescritte che sono confluite al Fondo vittime dei crack finanziari gestito da Consap.
L’altra prescrizione di cui vi parlo ora. E’ quella per poter intraprendere un’azione legale nei confronti della compagnia di assicurazioni davanti ad un Giudice (Giudice di Pace, Tribunale) per far valere i propri diritti.
In questo caso la prescrizione è dopo 5 anni dalla data della prescrizione della polizza. Quindi vi consiglio di inviare una volta l’anno alla compagnia ed a Consap, se la polizza è stata devoluta al Fondo vittime dei crack finanziari, una richiesta di rimborso. Aggiungendo la seguente frase che più o meno suoni in questo modo “Con la presente comunicazione si interrompono i termini della prescrizione”.
Nel 2014 molto probabilmente ci saranno le prime sentenze sulle polizze dormienti e secondo alcune fonti bene informate non saranno favorevoli alle compagnie assicurative,
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Nel primo caso (4You) il tribunale, accertato che il piano 4You è un contratto “atipico” avente una finalità finanziaria, ha rilevato che tale contratto non è meritevole di tutela ex art. 1322 c.c. per l’evidente squilibrio in esso contenuto: a fronte dei guadagni certi della banca per tutta la durata del contratto, si ravvisano dei guadagni del tutto aleatori per il contraente-consumatore, nonché dei costi certi per il medesimo in assenza di qualsiasi costo per la banca. Ne consegue la dichiarazione di nullità del contratto per violazione dell’art. 1322 c.c. con conseguente restituzione all’investitore di tutte le rate pagate, oltre interessi legali e oltre rimborso delle spese di lite.
Nel secondo caso (MyWay) il tribunale, accertato che il piano MyWay ha una finalità finanziaria, ha dichiarato la nullità del contratto ai sensi dell’art. 30, comma 7° TUF poiché il contratto sottoscritto presso l’abitazione del consumatore, tramite promotore, non contiene l’avviso scritto sulla facoltà di recedere “dall’intero contratto” entro 7 giorni. Ne consegue anche in questo caso l’obbligo per la banca di restituire tutte le rate pagate, oltre interessi legali e oltre il rimborso delle spese di lite.
Spiega l’avvocato Martino Bianchi di Confconsumatori Milano: “Le due sentenze sono importanti per le cause radicate o che saranno radicate presso il Tribunale di Milano. Infatti è la prima volta che quest’ultimo, facendo propria una tesi già ammessa da altri tribunali o da alcune Corte d’Appello, ha ritenuto accoglibile la tesi della nullità del piano finanziario 4You o MyWay per i motivi sopra indicati. In passato il tribunale di Milano si era limitato a dichiarare la risoluzione del piano finanziario 4You e MyWay per grave inadempimento da parte della banca ai doveri informativi previsti dal TUF. Con queste due sentenze aumenta dunque il ventaglio di possibilità di vittoria per tutti coloro che, avendo sottoscritto i suddetti piani, ne chiedono lo scioglimento con conseguente restituzione di rate pagate ed interessi legali persi”.
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