Source: http://www.spigarellimariano.it/2012/12/Alcune-riflessioni-per-aziende-alberghiere
Timestamp: 2018-01-23 21:52:39+00:00
Document Index: 32353919

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 95', 'art. 100', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3']

Alcune riflessioni per aziende alberghiere - Approfondimento di Spigarelli Mariano dottore commercialista
Alcune riflessioni per aziende alberghiere
Somministrazione di alimenti a dipendenti di strutture alberghiere
In materia di trattamento fiscale, sia ai fini IVA che ai fini dell’imposizione diretta, c’è un’interessante interpello inoltrato alla Direzione Regionale del Lazio - Settore Servizi e Consulenza - Ufficio Fiscalità generale – con istanza del 05/08/2011 – nel quale una società svolgente attività di ristorazione, chiede quale sia appunto il trattamento da applicare in tale fattispecie.
L'Agenzia delle Entrate, in maniera condivisibile, sottolinea che secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 19077 del 29 settembre 2005) per i pasti erogati a favore dei dipendenti il profilo fiscalmente rilevante è rappresentato dalla deducibilità del costo relativo, consentita dall'art. 95 del TUIR che comprende tra le "spese per prestazioni di lavoro dipendente ... quelle sostenute in denaro o in natura a titolo di liberalità a favore dei lavoratori, salvo il disposto dell'art. 100".
A quanto evidenziato dall’Agenzia delle Entrate, si potrebbe aggiungere che, ai sensi dell’art. 51, comma 2, lett. c) del citato TUIR – in materia di determinazione del reddito di lavoro dipendente - le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi non concorrono a formare il reddito del lavoratore dipendente stesso.
Ai fini IVA, nel suddetto interpello, viene sottolineato dall’Agenzia delle Entrate che non è inquadrabile come autoconsumo la fruizione dei pasti da parte dei dipendenti, (in linea anche con sentenza n. 437 del 28 maggio 1979 della Commissione tributaria di Primo grado di Belluno).
Ai fini della qualificazione, sotto il profilo IVA, di tale operazione viene aggiunto che si deve tener conto dell'orientamento della Corte di Giustizia (sentenza 10 marzo 2011, procedimenti riuniti C497/09, C499/09, C501/09 e C502/09), secondo cui "la fornitura di vivande o di cibi ... costituisce una cessione di beni qualora, da un esame qualitativo dell'operazione nel suo complesso, risulti che gli elementi di prestazione di servizi che precedono e accompagnano la fornitura dei cibi non sono preponderanti".
Di contro, è somministrazione di servizi la fornitura di beni che avviene unitamente ai relativi servizi e questi ultimi siano "preponderanti", ove pertanto il consumo dei pasti sia ascrivibile ad una somministrazione di alimenti e bevande, vale a dire ad una prestazione di servizi associata a cessione di beni alimentari (ad esempio, per il caso di una mensa aziendale) si applicherà, per i dipendenti, lo stesso art. 3, c. 3, che, a prescindere dalla detrazione IVA operata sui relativi acquisti, dispone ai medesimi fini l'irrilevanza fiscale delle somministrazioni di alimenti e bevande nelle mense aziendali (a tal riguardo si tenga conto che a queste ultime possono assimilarsi - secondo la risoluzione 15 aprile 1991, n. 561118 - i luoghi nei quali vengono offerti "servizi di mensa"). Da quanto sopra consegue che, ai fini del corretto inquadramento fiscale della fattispecie, occorrerà considerare l'aspetto fattuale dell'effettivo svolgimento dell'operazione.
Pertanto nel caso di somministrazione di vitto a dipendenti direttamente da parte dell’azienda alberghiera non emergono particolari problematiche, né ai fini delle imposte sui redditi, né ai fini IVA.
L’art. 3, comma 3, del Decreto Presidente della Repubblica 26/10/1972 n. 633 - sottolinea che le prestazioni di servizio, sempreché l'imposta afferente agli acquisti di beni e servizi relativi alla loro esecuzione sia detraibile, costituiscono, per ogni operazione di valore superiore ad Euro 25,82 prestazioni di servizi imponibili, anche se effettuate per l'uso personale o familiare dell'imprenditore, ovvero a titolo gratuito per altre finalità estranee all'esercizio dell'impresa.
Per quanto sopra si ritiene che dette prestazioni di servizio omaggio vadano assoggettate ad i.v.a., senza alcun obbligo di rivalsa nei confronti dell’ospite.