Source: http://www.slideshare.net/LauraCastelliM5s/proposta-m5s-scenario2
Timestamp: 2017-01-20 13:15:41+00:00
Document Index: 164349436

Matched Legal Cases: ['art. 123', 'art. 130', 'art 123', 'art. 130', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 3']

31Punto 2In che modo il governo italiano potrebbe chiederedi riformare i trattati europei in materia economica.Quadro riassuntivo.Gli Italiani hanno una concezione idealistica dell’Europa. E’ legata al bisogno di immaginarequalcosa di alternativo alla pessima politica italiana. Non conoscono la realtà. Il contenuto deiTrattati, e le conseguenze delle scelte, non sono mai stati illustrati dal sistema mediatico ufficiale. Diconseguenza li si sente spesso invocare “più Europa” o parlare di “Stati Uniti d’Europa”, nellaconvinzione che il sistema dell’UE sia riformabile e che quanto sta accadendo a livello economico sia laconseguenza di un’imponderabile serie di “errori” commessi in buona fede, e come tali rimediabili.Ovviamente s’illudono.Tuttavia, pur consapevoli di questo, accettiamo la sfida: infatti proporre di cambiare le regole aiuta acapire (e a far capire) i limiti di quelle attuali e mette a nudo la buona fede dell’interlocutore.Proponiamo quindi:● La riforma della BCE per metterla al servizio dei bisogni dei cittadini.● La riforma del sistema bancario italiano ed europeo, con provvedimenti rivolti alcontrollo del moral hazard delle rispettive gestioni e a garanzia della normale attività diintermediazione creditizia.● La riforma dei parametri di Maastricht per sottrarci dall’austerità e vietare altri tipi dicomportamenti sleali e dannosi.● La riforma del bilancio dell’UE, per permettere investimenti produttivi e la pienaoccupazione.● La revisione o l’abolizione del Fiscal Compact48 e del M.E.S.49, per sottrarre i popolidell’Europa alla spirale mortifera del crescente indebitamento.● L’armonizzazione delle politiche economiche, del lavoro, fiscali e del welfare, perrendere veramente unito e solidale un sistema che oggi è solo stupidamente competitivo.● La scrittura di una Costituzione vera, a tutela delle garanzie fondamentali dei cittadini edella democrazia.Solo di fronte alla (certa al 99.9%) posizione dei partner di NON essere disponibili acambiare le cose, decideremo di uscire.Le conseguenze sono tecnicamente gestibili in maniera NON traumatica dal punto di vista economico,giuridico e politico.Condizioni essenziali per una uscita controllata, rimanendo dalla parte della ragione,sono:● seguire la via legale (descritta al punto III);● agire sempre in buona fede e trasparenza per preservare rapporti costruttivi;48http://arjelle.altervista.org/Economiaascuola/mes/fiscalcompact_microsintesi.htm49http://arjelle.altervista.org/Economiaascuola/mes/MES.pdf 2.
32● rendere evidente che non si esce per pregiudizio antieuropeo, al contrario: l’uscita dall’UnioneEuropea (Europa dei mercanti di denari) è l’unica strada che rende possibile la costruzione dellafutura Europa dei cittadini, l’unica accettabile.I - Le nostre proposte per riformare l’Unione EuropeaPartiamo da qui: gli Italiani (a torto o a ragione) non vogliono uscire dall’Unione Europea, mavogliono (e sperano) che possa essere cambiata.Questa “domanda politica” ha radici profonde in tre driver fondamentali:1. Le regole del gioco NON sono mai state illustrate all’opinione pubblica, che nonconosce le Istituzioni e le regole dell’Unione Europea. Fino ad appena due o tre anni fa l’Europapolitica era lontanissima, immaginata incapace di modificare la nostra esistenza quotidiana.2. Nella mente e nel cuore di molti cittadini l’idea dell’Europa è sicuramente“migliore” rispetto alla congenita incapacità (reale o percepita) della classe politica italianadi esprimere una politica buona.3. I guasti dell’economia vengono attribuiti ad una lunga serie di cause, senza che siaindividuato un ordine di importanza: corruzione, sprechi, assistenzialismo, mafie, evasione. Chesono fenomeni, beninteso, la cui esistenza è reale e ben chiara nella testa di tutti, ma totalmenteirrilevanti rispetto alla devastante portata di misure di vero e proprio economicidiocome il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio. Chi non ha ben chiaro questo (ed è un “difetto”tipico dell’approccio economico/comunicativo del M5S) si preclude completamente la possibilitàdi decifrare con successo la situazione che stiamo vivendo.Questi condizionamenti, realizzati con la colpevole complicità dei media e della classe politica,sono talmente forti da rendere difficile anche solo riuscire a far percepire i limiti oggettivi delle attualiIstituzioni dell’Unione Europea (contrarietà a forme elementari di democrazia) e l’assurdità delle sueregole economiche (funzionali ad interessi diversi da quelli dei cittadini).Partendo da questa consapevolezza, l’unica cosa da fare è provare ad avanzare proposte che sianosemplici, ragionevoli, comprensibili, ma davvero in grado di rivoluzionare l’Unione. Dacontrapporre nettamente al generico invito, che pure risuona nell’aria, al “più Europa”.Se poi le proposte non saranno accettate dai partner, le responsabilità di ogni Paese e di ogni posizionediventeranno più chiare, e le conseguenze più scontate e naturali.Ecco dunque le nostre proposte:1. Porre la BCE al servizio dei cittadini e non più delle banche private (modifica art. 123Trattato Consolidato UE, art. 130 e Statuto del SEBC):● Invertendo l’attuale disciplina dell’art 123, che oggi vieta alla BCE di finanziare gli Stati e liobbliga a pietire risorse dal sistema finanziario privato e internazionale - così che il solopagamento di interessi reali positivi esageratamente alti finisce per assorbire qualsiasi sforzo dirisanamento dei conti - la BCE deve essere obbligata a dare risorse direttamente agli Stati(ed alle loro banche pubbliche), nella misura fissata dal Parlamento e comunque tale da garantirel’ordinato collocamento dei titoli di Stato. La BCE dovrà rigidamente supervisionare, e in casiestremi vietare l’erogazione di risorse alle banche private che operano sul mercatodei capitali con attività finanziarie (titoli e strumenti derivati). La garanzia dell’attivitàcreditizia del sistema economico è un qualcosa di imprescindibile e occorre ad ogni costoproteggere la normale attività bancaria da conflitto di interesse e moral hazard delle rispettiveamministrazioni.● Invertendo l’attuale disciplina dell’art. 130, che oggi pone il divieto agli organi pubblici diinfluenzare la BCE, la BCE dovrà sottostare alle direttive indicate dal Parlamento. 3.
33● Rivedendo gli obiettivi statutari (che dovranno essere fissati dal Parlamento), prioritariamente laBCE dovrà operare per realizzare la piena occupazione, mantenendo in un range del 2-5% la disoccupazione tollerabile. Il margine è gestito in maniera tale da contenere l’inflazione alconsumo in un range del 3-7%. Secondariamente, la BCE garantirà la stabilità del sistemafinanziario: assicurando la netta separazione fra soggetti che svolgono attività di credito erisparmio al servizio dell’economia reale e soggetti dediti alle attività finanziarie (titoli estrumenti derivati) che dovranno essere rigidamente disciplinati. Il controllo e la disciplinaandranno estesi al settore del cosiddetto sistema bancario ombra.● La nomina dei Governatori in rappresentanza degli Stati nazionali sarà ratificata da parte delParlamento.● In virtù della riforma della BCE il MES non ha più ragione d’esistere: viene pertantoabrogato. O al limite pesantemente riformato, in un qualcosa che funzioni per l’Eurozona comefondo del tesoro o camera di compensazione, in modo simile a ciò che avrebbe dovuto essere ilFondo Monetario Internazionale nell’idea di Keynes.2. Riforma complessiva del sistema bancario europeo (riforma dei trattati di Basilea 3). Dallosdoganamento del moral hazard alla stretta regolamentazione dell’attività finanziaria.● Ciò che proponiamo per riformare la BCE non è sufficiente. Anche il resto del sistemabancario deve essere strettamente regolamentato, e con grande cautela. E’indubitabile che gli eccessi della finanza creativa abbiano consentito di accumulare perditesignificative all’interno del sistema, trasferimenti occulti di rischi e risorse finanziarie, ed abbianoinfine causato una manifesta dicotomia fra un eccesso di risorse sui mercati finanziari - cherischiano di alimentare bolle speculative - mentre il finanziamento delle attività produttive afamiglie e aziende è sempre più rarefatto e difficoltoso. La materia è estremanente complessa e lasua trattazione esula dallo scopo del presente documento. Ci limitiamo a consigliare, sulla base dipareri professionali di esperti del nostro gruppo, la separazione fra banche commerciali(che raccolgono risparmio privato ed effettuano prestiti) e banche d’affari (che sioccupano di attività su titoli azionari, obbligazionari e strumenti derivati). Laseparazione è indispensabile per isolare la funzione di preminente interesse pubblico della tuteladel risparmio e del finanziamento delle attività produttive, dai rischi derivanti dall’attivitàfinanziaria propriamente detta (attività di investimento e intermediazione su titoli azionari,obbligazionari e strumenti derivati) che comportano rischi di natura e intensità profondamentediverse. Le banche commerciali dovranno comunque mantenere in portafoglio Titolidi Stato Italiani, sia allo scopo di garantire le indispensabili disponibilità liquide,sia con l’intento di favorire il collocamento degli stessi. L’attività puramente finanziariadeve essere attentamente valutata, al fine di salvaguardare la sua parte sana e di vietaredrasticamente gli eccessi, le situazioni di conflitto d’interessi, indebiti trasferimenti occulti dirischi e risorse.Ci ripromettiamo, peraltro, di tornare prontamente sul tema con un apposito documento cheapprofondisca i molti aspetti coinvolti, con l’obiettivo di chiarire meglio quali funzioni devesvolgere un sistema bancario posto al servizio preminente dell’interesse pubblico, qualiresponsabilità comportino le diverse funzioni, quali limiti debbano necessariamente incontrare,nel rispetto dell’interesse pubblico.Siamo infatti consapevoli che non è detto che questa sia una misura esaustiva per mettere insicurezza il settore bancario, anzi se applicata alla lettera potrebbe anche comportare rischi, dalmomento che l’attività finanziaria sui mercati di capitali è oggi un introito importanteper le banche stesse, che serve loro per il mantenimento di liquidità e riserveindispensabili alla concessione di credito. Possiamo certamente imporre la separazione diambiti, ma tenendo ben presente che questo potrebbe causare grosse ripercussioni sul 4.
34patrimonio delle banche e sulla loro possibilità di onorare i propri obblighi, sia sulmercato del credito che su quelli finanziari. E una mossa da valutare attentamentee da attuare nel tempo ma, soprattutto, impossibile da effettuare senza una capacitàdi spesa pressoché illimitata da parte dello Stato.3. Revisione dei parametri di equilibrio finanziario (parametri di Maastricht e FiscalCompact). Dalla competizione interna alla solidarietà.● Il recupero della sovranità monetaria trasforma il debito pubblico da minaccia in opportunità:strumento a disposizione delle scelte di politica economica. I parametri di contenimento deideficit annuali di bilancio e degli stock di debito pubblico devono essere analogamentetrasformati nella sostanza e rivisti nella dimensione. Subordinati agli obiettivi delle politicheeconomiche, trasformati in guideline e cioè obiettivi di massima, devono essere collegati al cicloeconomico in maniera che possano operare quali strumento di correzione del ciclo.● Vengono introdotti parametri stringenti sugli squilibri delle bilance dei pagamenti fra gli statimembri e sui saldi dell’Unione nei confronti dell’estero. Obiettivo prioritario è il pareggiotendenziale. Il mancato rispetto dei vincoli interni comporta lobbligo automatico dicompensare le eccedenze con trasferimenti da parte dei Paesi in avanzo verso i Paesi indisavanzo50.4. Un Bilancio dell’Unione per la piena occupazione.La dimensione del bilancio dell’Unione, reso funzionale alla piena occupazione ed al mantenimento diun livello quali-quantitativo dei servizi sociali adeguato alla migliore tradizione europea, deve esserealmeno decuplicata (ma sarebbe meglio un 20% del PIL dell’Eurozona).● Gli investimenti funzionali al raggiungimento della piena occupazione, da conseguire in settoriproduttivi ecocompatibili di dimensione contenuta ad alto assorbimento di lavoro, vengonosostenuti da emissione monetaria. La produzione di nuovi beni reali e servizi vendibili garantiscel’equilibrio con l’incremento della circolazione monetaria.● Il programma di lavoro garantito necessario ad assorbire le percentuali di lavoratori non occupaticon i programmi produttivi, analogamente al costo dei servizi sociali non produttivi, vienefinanziato anche con tasse ed eventualmente prestiti, in funzione delle esigenze di assorbimentodi tensioni sui prezzi o di disponibilità di risparmio privato.● Gli investimenti necessari alla realizzazione di infrastrutture verranno finanziati con un mix dellediverse fonti, in funzione dei tempi necessari alla loro implementazione e fruibilità.Ciò che rende irrealizzabile e puramente accademica questa riforma è che in questo momento laGermania di fatto dovrebbe essere l’unico paese contribuente (e si parla di circa 250 miliardi secondoJ.Sapir). Ovviamente nessuno Stato europeo potrebbe sborsare una cifra simile senza collassare.50Si potrebbe obiettare che questo porta alla “mezzogiornificazione” dei Paesi in disavanzo: i Paesi in avanzodovrebbero essere invece spinti ad aumentare i propri salari (e di conseguenza linflazione) per ribilanciare export eimport. Questo è vero in linea di principio, ma in pratica proporre alla Germania di aumentare la suainflazione è pura utopia. Linflazione, in Germania, è un tabù enorme, e non solo per il ricordo di Weimar,ma anche e soprattutto perché la classe dirigente tedesca ha convinto il popolo che il contenimentodellinflazione costituisca il più potente strumento di "competizione" interna allUnione. Ammesso che laGermania si decida a collaborare, potrebbe convincere i suoi cittadini della necessità di sopportarecontributi e trasferimenti, non certo della necessità di accettare una maggior livello di inflazione (almenoin una fase iniziale). In ogni caso, trasferimenti perequativi esistono in tutte le realtà nazionali (in Italia, fraregioni e comuni; negli USA, fra Stati; in Germania, fra i Länder tedeschi; etc. etc.). 5.
355. Armonizzazione dei sistemi produttivi.Le politiche economiche ed industriali nei Paesi dell’area devono essere coordinate e trasparenti. Sonoprevisti trasferimenti necessari a riequilibrare verso l’alto le economie dei paesi svantaggiati.La normativa sul lavoro è resa uniforme.La politica fiscale è resa uniforme.Le norme del welfare sono rese uniformi.6. Revisione Costituzionale.Il Parlamento viene investito del compito di predisporre una Costituzione Democratica basata sullaseparazione chiara e trasparente tra poteri legislativo, esecutivo e giudiziario; la previsione di garanziecostituzionali inviolabili per i cittadini; la previsione di organi costituzionali di garanzia e strumenti dipartecipazione e democrazia diretta efficaci; la definizione chiara e trasparente della ripartizione dellecompetenze per materia fra Unione e Stati membri.L’approvazione della Costituzione avviene attraverso referendum popolari negli Stati membri.Nella fase transitoria, vengono eliminate la Commissione, il Consiglio ed il Consiglio Europeo, e sostituiteda un Governo che ottiene la fiducia del Parlamento.II - E se le proposte non vengono accettate?Per quanto si ritenga possibile e desiderabile una Europa completamente diversa da quella disegnatanelle attuali Istituzioni dell’Unione Europea, bisogna fare i conti con la realtà:● dopo aver convinto il Governo Italiano, si dovrebbero convincere anche eprincipalmente i cittadini ed i Governi dei paesi partner: obiettivo che, oggi, appareeccessivamente ambizioso. Esistono infatti interessi costituiti molto forti al mantenimento di unasituazione che garantisce evidenti vantaggi - in termini economici e di potere - sia al sistemaindustriale della Germania e dei paesi core, sia al sistema finanziario internazionale, che tramite imeccanismi perversi delle regole dell’Unione sta trovando un modo per obbligare i cittadinieuropei a finanziare forzosamente le voragini aperte dalle proprie follie speculative;● abbiamo a che fare con poteri molto forti, che hanno operato efficacemente percondizionare l’opinione pubblica nei Paesi del nord Europa, presso la quale è ormai radicatala convinzione che i problemi dell’economia nell’Unione derivano dagli sprechi e dalla corruzionenei Paesi del sud. Ne consegue che sia ritenuta cosa buona e giusta far pagare a questi Paesi ilcosto del risanamento, percepito come necessario, senza rendersi conto che i flussi finanziariprelevati forzosamente con le manovre pubbliche di aggiustamento non risanano i conti pubblicima - indebitamente - quelli privati;● come si diceva, con tutta la buona volontà del caso, le condizioni necessarie ala sopravvivenzadell’Eurozona non sono in nessun modo sostenibili per la Germania, né economicamentené socialmente né soprattutto elettoralmente;● l’obiettivo di riformare le attuali Istituzioni dell’Unione Europea resta quindi talmenteimprobabile da rendere assolutamente necessario prevedere il percorso di uscita.Prepararsi è fondamentale, e bisogna farlo con grande consapevolezza delle difficoltà e dei rischi,disegnandolo nelle sue linee essenziali ed avendo ben chiaro in mente il seguente triplice obiettivo:● raggiungere nella maniera più rapida ed indolore possibile un nuovo diverso equilibrio interno;● preservare SE POSSIBILE rapporti non conflittuali con gli altri Paesi europei, con i quali ilnostro sistema produttivo e culturale ha scambi intensi ed essenziali;● costruire o pianificare comunque un livello sovranazionale (controllato democraticamente) ingrado di porre le Istituzioni a difesa degli interessi dei cittadini, contro lo strapotere dellemultinazionali. La dimensione statale è decisamente inadeguata allo scopo.Questo obiettivo è possibile ma non è facile; neppure è scontato. Sottovalutare i rischi è il modomigliore per far aumentarne la probabilità che il danno si realizzi, mentre conoscerli bene 6.
36aiuta a dominarli. La storia dei popoli europei è lastricata di guerre, e le nostre generazioni sono fra lepochissime fortunate che ancora non ne hanno vissuta una sulla propria pelle, il che portainevitabilmente a sottostimare se non ad ignorare la possibilità che la cosa si ripeta (e per questo, di fatto,aumentandone la probabilità).Dobbiamo essere molto consapevoli del fatto che l’esito di un processo gestito male potrebbe essereesattamente questo. Per non parlare del fatto che a qualcuno potrebbe fare comodo.Chi propone di stracciare i trattati, inconsapevolmente sottostima il rischio. Ma anche chi sogna diuna magica notte in cui possa avvenire il changeover cogliendo di sorpresa i mercati ed i nemici delcambiamento, probabilmente non si rende conto che i mercati hanno antenne lunghe ed affinate.Non considera che le élite che si oppongono al cambiamento sono decisamente più organizzate, preparatee determinate dei cittadini che desiderano un mondo diverso.IL PROCESSO DEVE INVECE ESSERE INTESO E VISTO DA TUTTI COME SERIE DIPASSAGGI CONSEQUENZIALI INEVITABILI. UNICA VIA DELLA RAGIONE. D’ALTROCANTO, VISTA L’EMERGENZA, ANCHE UMANITARIA, OCCORRE ESSERE PREPARATI ASCELTE DRASTICHE. NON INTENDIAMO AVALLARE IN ITALIA UNA SITUAZIONECOME QUELLA CHE SI STA DRAMMATICAMENTE VERIFICANDO IN GRECIA.III - Uscire dall’euro in modo legale e senza troppi danniPer evitare il pericolo di conflitti, sono necessari accorgimenti importanti:1. Seguire la via legale: esiste ed è percorribile.2. Rendere chiaro che l’obiettivo non è il nazionalismo, ma una diversa Europa (quelladescritta al punto I del documento); facendo emergere in maniera inequivocabile che se ciò non sirealizza è per mancanza di volontà da parte di altri, non certo da parte nostra.3. Far capire che, a quel punto, l’uscita dall’UE (Europa dei mercanti di denari) è l’unicastrada percorribile anche per la costruzione di una Europa dei cittadini.4. Gestire il processo salvaguardando sempre la corretta e completa informazione verso tutti,spiegando bene le cause dei problemi, gli obiettivi da raggiungere, i percorsi da seguire. Fareemergere con chiarezza chi vuole davvero cambiare e chi no.Partiamo dal presupposto che già ottenere il consenso interno sulla comprensione del problema e suicambiamenti da realizzare sarà tutt’altro che facile. Ma facciamo finta che ci siamo riusciti, e che ilGoverno Italiano si sia convinto ad avanzare le proposte ragionevoli indispensabili a renderel’Europa un luogo desiderabile.L’articolo 48 del Trattato Consolidato sull’Unione Europea (Trattato di Lisbona) disciplinala modifica dei trattati. La via più semplice sarebbe infatti quella di pensare direttamente ad unnuovo Trattato, la cui disciplina superi la precedente, esattamente come il Fiscal Compact ha superato(potenzialmente) i precedenti accordi di Maastricht ed il patto di stabilità. Affermare che il cambiamentonon è tecnicamente possibile è affermare il falso. Di cambiamenti ce ne sono stati eccome, purtropponella direzione sbagliata. Non richiedono neppure l’unanimità: i recenti accordi, se ratificati da un certonumero di stati aderenti, avranno valore fra tutti gli stati membri dell’Unione.Ad ogni modo, di fronte alla constatazione della assai verosimile mancanza di volontà di nuovo accordonel senso desiderato, non resterà che cambiare strada.Soccorre allora l’articolo 50 del medesimo Trattato Consolidato sull’Unione Europea, che disciplinal’uscita unilaterale di uno Stato membro. Prevede un percorso non semplice, probabilmenteideato per rendere estremamente sconveniente la prova. E’ infatti necessario, affinché i Trattati in vigorecessino di produrre effetti fra le parti, che si raggiunga un accordo sulla gestione dei rapporti cherimarrebbero senza disciplina giuridica. La negoziazione dura per un massimo di due anni, dopodiché iTrattati cessano comunque di produrre effetti giuridici.La “notte” del changeover può nel peggiore dei casi durare mesi: è bene prepararsi. 7.
37Questo ostacolo pone il problema di sopravvivere in questo periodo che può essere lungo e complesso,durante il quale il nostro potere negoziale è minato nelle radici dall’esposizione del nostro debitopubblico agli attacchi speculativi da parte dei mercati finanziari. I mercati finanziari sonoassolutamente in gradi di ricattarci.Poche coincidenze potrebbero scatenare il putiferio: un declassamento del rating, ormaiprossimo allo stato di "investimento spazzatura", che potrebbe obbligare una lunga serie di investitoriistituzionali a vendere i nostri titoli indipendentemente dal giudizio del singolo investitore, ma solo perrispetto di obblighi statutari; una modifica nelle regole contabili (come quella avvenuta nellautunno del2011) che obbliga le istituzioni creditizie a considerare in maniera diversa i propri investimenti diportafoglio; la decisione da parte della BCE di limitare la possibilità di utilizzo dei TDS al di sotto dideterminate caratteristiche nelle operazioni di rifinanziamento nel sistema: sono tutte situazioni noncontrollate da noi, che ci farebbero trovare da un momento allaltro in crisi di liquidità.Questo prosciugamento di liquidità può avvenire in una qualunque delle tre aste che ogni mese vengonotenute per collocare i titoli di Stato in scadenza. Una sola asta che non viene sottoscritta, sarebbe più chesufficiente a scatenare reazioni a catena pericolosissime. Il “salvataggio” esterno divieneinevitabile e prevede l’intervento della BCE, condizionato alla richiesta di aiuti al MES edal FMI, condizionati a loro volta dalla nostra accettazione dello stato di schiavitù. I terminiappariranno forse brutali, ma lo sarebbero meno della realtà.La circostanza che il processo non sarebbe gestito da un Governo “amico”, rende quello scenario quasiinevitabile, se non si pensa, prima, a qualche soluzione alternativa.Esistono due possibilità per porsi nelle condizioni di poter affrontare il delicato processo di uscita e dinegoziazione da una posizione di maggiore forza e capacità di tenuta.1. La prima consiste nel predisporre, prima di iniziare il procedimento di richiesta dimodifica/annullamento dei trattati, misure necessarie a ridurre al minimo il rischio diattacchi speculativi, sterilizzando il potere di ricatto dei mercati. Quindi, precostituire possibilitàdi assorbimento dei titoli che rischiano di non essere collocati, è una condizione necessaria adacquistare potere negoziale, senza il quale ogni azione è precaria ed inefficace.● La trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti in una banca a tutti gli effetti, è unasoluzione altamente auspicabile in tal senso. Sarebbe allora in grado di finanziarsi presso laBanca Centrale al tasso di riferimento e di acquistare massicce quantità di titoli di Stato, almomento del bisogno. Ricordiamoci che i TDS possono essere consegnati alla Banca Centrale incambio di nuova liquidità: le munizioni sarebbero quindi consistenti.● Anche il MPS può essere ragionevolmente inserito in questo disegno, dando almeno un senso aimiliardi pubblici spesi per colmare le voragini dei suoi errori51.● Ancora. Va trasformato il regime giuridico dei titoli di Stato con l’obiettivo di rendere dinuovo conveniente per famiglie e aziende italiane impiegare la loro liquidità in BOT, CCT,BTP, anche per evitare che tale liquidità finisca inconsapevolmente ad alimentare bollespeculative sui mercati finanziari, tramite i prodotti per l’investimento offerti dal sistemabancario e perfino postale. Le recenti modifiche, collegate alle disposizioni introdottecon il trattato istitutivo del MES, vanno nella direzione opposta: prevedono che i titolidi Stato di nuova emissione possano essere “ristrutturati” nelle scadenze e negli importi conmaggior semplicità. La prospettiva ne scoraggia evidentemente il possesso. Quello che non èscritto nei documenti del MES e neppure nelle nuove clausole dei TDS, è che nel caso sventurato51Non illudiamoci: i soldi per salvare il sistema bancario privato li tireranno fuori dalle nostre tasche, in unmodo o nellaltro. Tanto vale pretendere, almeno, che in cambio di quei soldi lo Stato ne acquisisca ilcontrollo. 8.
38in cui si dovesse arrivare ad una ristrutturazione del debito, le perdite che inevitabilmente siabbatterebbero nei conti del sistema finanziario verrebbero coperte da prelievi forzosi sullaricchezza privata delle famiglie italiane (vedi Punto 1). Ricchezza privata, è benericordare, che nonostante il declino iniziato dal 2007, resta una fra le maggiori al mondo.Ricchezza che fa terribilmente gola al sistema finanziario internazionale privato, che deve inqualche modo risolvere il suo problema della non sostenibilità dei suoi debiti privati (altro chedebiti pubblici) e dei valori gonfiati degli asset su tutti i principali mercati finanziari mondiali(vedi lo studio del Boston Consulting Group “Back to Mesopotamia”52).● La disciplina va invertita. Lo Stato deve rendere esplicito che la tutela del risparmiodelle famiglie (così come imposta dalla Costituzione) è il principale motivo per cui èutile il sistema finanziario. Se, con lo scopo di preservare il sistema finanziario, si dovesserendere necessario distruggere il risparmio delle famiglie, si avrebbe il tradimento della tutelacostituzionale. Quindi, va disposto che in caso di ristrutturazione del debito pubblicoitaliano, le famiglie italiane dovranno essere privilegiate nel rimborso rispetto agliinvestitori istituzionali, specialmente se esteri. Questi investitori, che oggi ipotizzano laristrutturazione dei debiti pubblici quale possibile via di soluzione ai loro problemi, debbono -invece - temere l’ipotesi come distruttiva e contraria ai loro principali interessi economici.● Si potrebbe arrivare ad ipotizzare (ma solo in una fase transitoria e solo in casi realmenteestremi di necessità, visto il pericolo che correrebbero i nostri asset e le possibili reazioni deimercati) che il Patrimonio Pubblico, anziché essere svenduto ai privati (come il grandecapitale privato internazionale desidera e come l’Unione Europea richiede), debba esseremesso a garanzia del rimborso dei TDS italiani, solo se posseduti dal sistema Italia.A chi obietta idealisticamente che il patrimonio pubblico non si può ipotecare, rispondiamorealisticamente che le "policy" della BCE, fedelmente interpretate da Monti prima e da Lettaadesso, hanno come obiettivo proprio la svendita del patrimonio pubblico. Mille voltemeglio tutelarlo, mettendolo a garanzia degli investimenti finanziari del sistema Italia. Quello cheavviene tramite modifica della natura giuridica del debito, una volta che intervengono gli aiutidella BCE del MES e del FMI, è esattamente il contrario: verranno privilegiati gli investitoriistituzionali esteri. Vogliamo avallare questa scelta?● Sempre con il fine di rafforzare il potere negoziale del Paese, e dotare il tessuto sociale eproduttivo del paese di una diversa capacità di resistenza, è utile prevedere da subito (primadell’inizio dei negoziati) un intervento volto a dotare per legge i Comuni singoli o associati delpotere di utilizzare una “Moneta Complementare” (La Moneta dei Cittadini), daaffiancare all’Euro.Di tale argomento si parlerà diffusamente nel punto 4b del presente documento.2. La seconda possibilità è di natura giuridica. La Convenzione di Vienna disciplina nel dirittointernazionale i trattati multilaterali, quindi i Trattati dell’UE. L’articolo 60 della Convenzionedi Vienna53 prevede che se uno degli Stati membri ha violato accordi sostanziali, lealtre parti o anche una sola di esse che ne abbia subito in conseguenza gravipregiudizi, possano ritenersi non obbligate dalle disposizioni del trattato.E’ facilmente dimostrabile la circostanza che la Germania, e non solo essa, abbia sostanzialmente eripetutamente violato l’obbligo di coordinare le sue politiche economiche con gli altri Stati membridell’Unione; come è facilmente dimostrabile il grave pregiudizio che gli altri hanno subito da tale52http://www.bcg.com/documents/file87307.pdf53http://www.admin.ch/ch/i/rs/0_111/a60.html 9.
39violazione. Questo obbligo di coordinamento rappresenta sicuramente una parte sostanziale delTrattato, anche se poco discusso e pubblicizzato. Questo vuol dire che, nel momento in cui ci si siedeal tavolo negoziale, sarebbe possibile appellarsi alla Convenzione di Vienna e dichiarare decaduti gliaccordi di Maastricht e Lisbona e, a cascata, Fiscal Compact, MES, Velsen.Questa azione consente di recuperare la sovranità monetaria, necessaria ad affrontare conarmi ben più potenti gli attacchi speculativi.In tal senso, è estremamente utile, dettagliato e documentato, un documento pubblicato sul blog diLuciano Barra Caracciolo54, che riepiloga in maniera chiara ed evidente i comportamenti dellaGermania in sostanziale e grave violazione dello spirito e la lettera degli accordi fondamentali cheimpongono la collaborazione ed il coordinamento nella determinazione delle politiche economiche,sociali e del lavoro.Altrettanto utile sarà condividere l’azione con i Paesi dell’Europa del sud che hanno ricevuto gravipregiudizi da tali violazioni. Non siamo soli nei bisogni e negli intenti.E’ anzi estremamente opportuno che il Movimento 5 Stelle si faccia promotore di unacampagna di informazione sistematica su quanto è avvenuto e sta ancora avvenendo inGrecia e negli altri paesi Piigs, per evidenziare con forza che le azioni correttiveimposte dall’Unione hanno provocato l’aumento drammatico dell’indebitamentopubblico, e non già il suo risanamento. Affiancare le informazioni tecniche ed economiche conquelle relative all’impatto violento, vigliacco e inaccettabile che le manovre di “aggiustamento”producono sulla popolazione è di grande forza emotiva. La solidarietà con le popolazioni - chetristemente manca, ma solo per mancanza di informazione - può e deve essere stimolo ad unadiversa comprensione dei reali significati delle “manovre” di salvataggio. Deve servire a smascherareil tentativo evidente di scaricare sulle popolazioni dei Paesi più ingenui i problemi del sistemafinanziario privato ed internazionale, anche tenendo presente che la fragilità del nostro Paese dalpunto di vista politico, accompagnata all’enorme ricchezza privata delle famiglie italiane, fannodell’Italia un target privilegiato di tali mire.IV - Ipotesi di “exit strategy” unilaterale dall’euroPur con tutti gli sforzi umanamente possibili, tuttavia, potrebbe risultare impossibile mantenersi nel solcodella piena legalità, data l’inesistenza di un percorso giuridico da intraprendere perrealizzarla (un elemento scientemente omesso dai padri della moneta unica al fine diimpedire la rottura dell’unione monetaria, come chiaramente ammesso da Jacques Attali55): non esisteinfatti alcun articolo del trattato di Lisbona che preveda l’uscita di uno Stato dall’euro senza uscirecontemporaneamente dall’UE.Pertanto, qualora tutti gli sforzi posti in essere dall’Italia per uscire legalmente dall’Unione Europeadovessero rivelarsi vani, il recesso dalla moneta unica deve necessariamente configurarsi come un attounilaterale del Paese, che resti per quanto possibile nel solco di rispetto reciproco elegalità. Scegliere se farlo o meno è questione di volontà politica, e molti commentatori la ritengono lasoluzione migliore. Occorrerà valutare i costi economici del percorso legale, che ha il chiaro svantaggio diesporci più a lungo al fuoco incrociato dei mercati, in condizione di grave incertezza.Tale ipotesi, evidentemente densa di criticità, è stata da noi analizzata nel punto 5 (“Pro e controdell’uscita del nostro Paese dall’euro”), al quale pertanto si rimanda.54http://orizzonte48.blogspot.it/2012/12/per-chinon-guardasse-solo-google-e.html;http://economiaepotere.forumfree.it/?t=6564455855http://tuttouno.blogspot.it/2012/03/attali-abbiamo-minuziosmente.html 10.
40V - L’ipotesi del referendum sull’euroVolutamente abbiamo lasciato per ultima quella che, secondo logica, avrebbe dovuto essere la primaipotesi, dal momento che è l’unica proposta avanzata dal M5S nella persona dello stesso Beppe Grillo: ilreferendum sull’euro. I motivi per cui l’abbiamo finora ignorata sono presto detti: si tratta diun’ipotesi non solo irrealizzabile, ma anche oltremodo pericolosa.Paolo Becchi56 aveva spiegato chiaramente lo stato della questione già nel novembre del 2012:“Cominciamo con il chiarire una cosa: dall’Euro l’Italia non potrebbe certo uscire tramite unreferendum abrogativo. Non soltanto, infatti, l’art. 75 della Costituzione vieta esplicitamente chepossa svolgersi un simile referendum sulle leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionalima, secondo una consolidata interpretazione della Consulta, non sarebbe mai possibile interferire,attraverso referendum, con l’ambito di applicazione delle norme comunitarie e con gliobblighi assunti dall’Italia nei confronti dell’Unione Europea. Si dirà: Grillo ha proposto unreferendum “propositivo”, non abrogativo. Nel nostro ordinamento, però, non è possibile proporre losvolgimento di referendum consultivi, al di là delle espresse previsioni della costituzione (articolo132, ai sensi del quale tali consultazioni riguardano unicamente modifiche ai territori delle Regioni).”E tuttavia, come fa notare lo stesso Becchi, la proposta di Grillo sembra richiamare espressamente unprecedente, ossia “quanto avvenne nel 1989, quando, con legge costituzionale (3 aprile 1989, n. 2), fuindetto un “referendum di indirizzo” (ossia consultivo) sul conferimento di un mandato al ParlamentoEuropeo per redigere un progetto di Costituzione europea. Fu necessaria, allora, una legge di iniziativapopolare promossa dal Movimento federalista europeo – successivamente sostituita dalla proposta dilegge costituzionale presentata dal Partito Comunista – la cui approvazione richiese la doppia lettura inentrambi i rami del Parlamento, secondo l’iter necessario per le leggi costituzionali. La Costituzionenon prevede, nella sua lettera, un’ipotesi simile, ma nell’89 i partiti furono concordinell’approvare questo strumento atipico (il “referendum di indirizzo”) mediante una leggecostituzionale ad hoc, formalmente “in deroga” o “rottura” di quanto previsto dall’art. 75 dellaCostituzione, per legittimare con il ricorso al voto popolare l’accelerazione del processo di integrazioneeuropea. Ma, limitandosi semplicemente all’indizione di quella singola consultazione, la leggecostituzionale non ha introdotto nel nostro ordinamento il referendum di indirizzo, il qualeè per così dire, una volta svoltesi le operazioni di voto, uscito dallo scenario costituzionale, facendo cosìsvanire la temporanea “rottura della Costituzione”. Grillo, però, non può non sapere che questa ipotesinon si ripeterà, salvo una vittoria che, al momento, sembra andare al di là di ogni realistica previsione eche porti il Movimento 5 Stelle a diventare, da solo, partito di maggioranza assoluta in Parlamento.”Poiché, come ben sappiamo, le previsioni del prof. Becchi si sono purtroppo avverate, il M5S non ha inumeri per far approvare una legge costituzionale che permetta di istituire un referendum di questogenere sull’Euro. Oltre tutto, tale referendum sarebbe – come scrive lo stesso Grillo –puramente consultivo, privo di effetti vincolanti, cioè sostanzialmente inutile.A nostro parere, tuttavia, il problema principale non è nemmeno quello della natura velleitariadell’iniziativa, bensì quello della sua assoluta NON AUSPICABILITA.In effetti, annunciare pubblicamente ai mercati, alle banche e alla grande speculazione la nostraintenzione di uscire dalla moneta unica porterebbe, in assenza di difese adeguate e limitazioni allacircolazione dei capitali, a gravi problemi di fuga dei residui capitali e vendite massicce di titoli di Statoitaliani prezzati in euro (per tema della loro svalutazione, che viene data dal 20% al 30%), conconseguenze potenzialmente pericolosissime per la nostra economia. Ne sono convinti tutti i più insignicommentatori, che infatti raccomandano segretezza assoluta e uscita a borse chiuse e perapposito decreto governativo.56http://www.byoblu.com/post/2012/11/09/un-referendum-sulleuro-e-impossibile.aspx 11.
41Citiamo l’esempio di Roger Bootle, vincitore del “Wolfson Economics Prize”57, concorso indetto fra425 economisti per la miglior strategia d’uscita dall’Eurozona, con il suo paper “Leaving the euro: Apractical guide”58:● “The early stages of planning for a euro exit should be conducted in secret, althoughit will be difficult to maintain the secrecy for long.● Capital controls and similar measures will need to be implemented fairly early in thepreparation stage in order to limit the disruption likely to be caused by the disclosureof the exit plans.● Once such measures are in place, exit plans should be implemented swiftly.”59Preparativi SEGRETI, pericolo di fuga informativa ALTO e DISTRUTTIVO, uscita VELOCE. Lostesso Bootle comunque consiglia, come il nostro gruppo, di eseguire la manovra in collaborazione sepossibile con gli altri governi europei, per mantenere rapporti amichevoli.C’è poi un grave problema di disinformazione della cittadinanza sull’argomento. Infatti un popolocome quello italiano, sottoposto dai primi anni ‘70 ad un condizionamento mediatico che lo obbliga adascoltare sempre e solo la stessa campana (oppure a distrarsi con i casi giudiziari di Berlusconi, in mododa lasciar agire indisturbati i veri registi della cosiddetta “crisi” europea), non dispone neppure delleinformazioni minime per poter comprendere che cosè leuro e quali sono i suoi effettisulleconomia reale. Anzi, esso subisce quotidianamente il terrorismo dei giornalisti a proposito deglieffetti devastanti di un’uscita dalla moneta unica e viene sistematicamente convertito, soprattutto daipolitici della cosiddetta “sinistra” e dai media da essi controllati, a quella che Alberto Bagnai60 definisce"la mistica del ce lo chiede lEuropa": una nuova religione che, come tutte le religioni, si esercita inparalogismi che appaiano persuasivi per la ragione, ma che sono in realtà totalmente destituiti difondamento razionale. Come osserva il prof. Bagnai, la macchina infernale del condizionamentomediatico sta precludendo "la riflessione sugli scopi stessi dellorganizzazione politica umana, sul ruolodelle Costituzioni, sul senso delleconomia sovrastata ormai dalla finanza."Come si può dunque immaginare che una massa eterodiretta e disinformata, e cheoltretutto si ritiene mediamente colpevole della crisi corrente dopo il reiteratobombardamento mediatico su corruzione, evasione fiscale e malcostume diffuso, possadeliberare in modo assennato su una materia così complessa, che implica fra laltroconoscenze economiche di livello medio-alto?Come si può anche solo ipotizzare di consegnare una decisione di tale importanza per la vita di tutti a chi,seppur non per colpa sua, "non sa"?Per tutte queste ragioni riteniamo che chiedere un referendum sulleuro sia un atto pericolosooltre che inutile, per quanto meritevole in linea di principio. Atto dal quale prendiamorisolutamente le distanze.57http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/05/come-abbandonare-leuro-e-limitare-danni-inglesi-rispondono-con-premio-in-sterline/285082/58http://www.policyexchange.org.uk/images/WolfsonPrize/wep%20shortlist%20essay%20-%20roger%20bootle.pdf59“Le prime fasi di pianificazione per una uscita dall’euro dovrebbero essere condotte in segreto, anchese sarà difficile mantenere il segreto a lungo. I controlli sui capitali e misure analoghe dovranno essereattuati abbastanza presto nella fase di preparazione, al fine di limitare i disagi che potrebbero esserecausati dalla divulgazione dei piani di uscita. Una volta che tali misure sono in atto, i piani di uscitadovrebbero essere attuati rapidamente."60http://orizzonte48.blogspot.it/2012/11/a-corruzione-e-il-fogno-lo-strano-caso_30.html 12.
42L’andamento dei Key Performance IndicatorImpossibile a dirsi con certezza, dal momento che dipenderebbe da quali e quante riforme di quelleelencate verrebbero implementate. Di sicuro un Euro perfettamente riformato e democratico ciconsentirebbe di tornare a crescere in armonia, risolvendo tutti i problemi denunciati. Una situazioneibrida porterebbe invece pochi vantaggi mantenendo gli svantaggi dell’attuale, ed è altamente probabileche a medio-lungo termine la crisi si riproporrebbe esattamente nella stessa forma. E allora cosafaremmo? Aggiungeremmo una “marcia” in più al nuovo euro?La risposta di Economia 5 StelleRiteniamo che le riforme qui proposte siano quasi tutte assolutamente velleitarie e che saràdel tutto impossibile o altamente improbabile che vengano implementate, per la fortissimaopposizione politica del centro Europa, specie della Germania. Il motivo, al di làdell’impossibilità economica sottolineata in precedenza, è spiegato da A. Bagnai molto efficacemente61:“Il fatto è che queste proposte di “più Europa”, quelle che passano attraverso l’idea di una maggiore“unione” fiscale, in particolare nel senso sopra specificato di “integrazione fiscale”, sono palesementeirrealizzabili, pur non essendo insensate teoricamente. Certo, lo sappiamo, e lo sapevamo anche prima:l’integrazione fiscale è uno dei motivi di tenuta dell’unione monetaria statunitense. Ce lo avevano detto findal 1991 Sala-i-Martin e Sachs, dai cui studi risulta che negli Usa il bilancio federale compensa in mediaper più di un terzo, mediante riduzioni di imposte o aumenti di trasferimenti, gli shock avversi ai redditiindividuali, contribuendo così a bilanciare gli squilibri fra gli Stati dell’Unione. Ma meccanismi di questotipo, che intervengano “a valle” degli squilibri, mancavano e mancano in Europa per un semplice motivo:anche essi sono politicamente improponibili, in un contesto condizionatodall’atteggiamento falsamente moralistico dei paesi del centro. Per la classe politica diquesti paesi è ormai impossibile richiedere all’elettorato atteggiamenti cooperativi con chifinora è stato additato, per motivi di bottega politica interna, come responsabile della crisi:i fannulloni del Sud.Del resto, pensateci: se ci fosse una volontà politica di cooperare, questa potrebbe tradursi inpratica immediatamente, senza alcuna modifica istituzionale. Basterebbe che la Germaniacoordinasse le proprie politiche economiche con quelle degli altri paesi membri: uncoordinamento che, del resto, è esplicitamente richiesto dal Trattato di Maastricht (art. 3 e 103), ma che èstato regolarmente disatteso.”Ma soprattutto sottolineiamo, tratta dallo stesso articolo, una fondamentale questione di principiodemocratico sulla necessità di opporsi al MODO in cui ci stanno imponendo il processo di “integrazionemonetaria europea”:“Ma ora ci viene detto dagli stessi autori del progetto europeo (uno per tutti: Jacques Attali) che questopercorso, quello suggerito dalla teoria economica, è stato accantonato di proposito, scegliendo la stradasbagliata sulla base della convinzione che solo spinti dall’urgenza dell’inevitabile crisi gli elettori europeisi sarebbero risolti a fare la cosa giusta, il fatidico “più Europa”. Sta ora a questi elettori decidere seaccettare o meno un simile ricatto, se avallare un metodo politico paternalistico che licostringe ad affrontare riforme politiche di ampia portata e di lungo periodo sotto lamannaia dello spread e nell’urgenza di una crisi economica globale. Sarebbe follia, se non vifosse in essa il metodo che i suoi autori confessano.61http://goofynomics.blogspot.it/2012/08/le-aporie-del-piu-europa.html 13.
43E allora, forse, la conclusione è che la cosa più onesta e meno distruttiva da fare è riconoscere l’errore,pagare per esso, sopportando i costi dell’uscita dall’euro, per poi eventualmente riprenderesu basi più corrette il percorso verso di esso. Posto che se ne abbia nostalgia.” Recommended