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Timestamp: 2018-10-16 08:03:45+00:00
Document Index: 70953938

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 8', 'art. 138', 'art. 170', 'art. 32', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 27', 'art. 88', 'art. 60', 'art. 14', 'art. 144', 'art. 134', 'art. 21', 'art. 117', 'art. 120', 'art. 42', 'art. 20', 'art. 33', 'art. 169', 'art. 170', 'art. 117', 'art. 9', 'art. 80']

Il bilancio annuale della Regione è un documento contabile finalizzato ad individuare le entrate e le spese che saranno acquisite ed erogate dalla regione in un determinato periodo di tempo: il cosiddetto anno finanziario. Rappresenta, pertanto, il profilo finanziario dell'attività di governo regionale relativa all'esercizio considerato. Esso costituisce uno degli strumenti di programmazione finanziaria accanto alla relazione politico-programmatica regionale e alla legge finanziaria regionale, così come previsto dalla legge regionale 21/2007 (Norme in materia di programmazione finanziaria e di contabilità regionale). Accanto ad esso la Regione predispone anche un bilancio pluriennale, della durata di un triennio, che costituisce il quadro delle risorse che la Regione prevede di acquisire e di impiegare in ciascuno dei relativi esercizi sia in base alla vigente legislazione statale e regionale, sia in base ai previsti nuovi provvedimenti legislativi e a tale fine indica analiticamente per ciascuna ripartizione dell'entrata e della spesa le quote relative ai singoli esercizi. Il bilancio pluriennale costituisce anche la sede di riscontro della copertura finanziaria di nuove o maggiori spese autorizzate da ulteriori leggi a carico di esercizi futuri. La legge regionale di riferimento è la 21/2007 che reca le norme in materia di programmazione finanziaria e di contabilità regionale. Per quanto riguarda la procedura di approvazione dei documenti contabili in sede di Consiglio regionale occorre, invece, fare riferimento al regolamento interno di tale organo che dedica un apposito Capo agli strumenti di programmazione e controllo economico - finanziario (artt. 118 e ss.).
E' il documento contabile che indica le entrate e le spese che saranno acquisite ed erogate dal Consiglio regionale in un determinato periodo di tempo: il cosiddetto anno finanziario. Costituisce l'espressione dell'autonomia contabile e funzionale del Consiglio che lo gestisce in conformità alle norme stabilite dal regolamento interno, così come previsto sia dall'articolo 5 della legge regionale 17/2007 (legge statutaria) che dall'articolo 27 della legge regionale 21/2007 (Norme in materia di programmazione finanziaria e di contabilità regionale). Il bilancio interno viene predisposto dall'Ufficio di Presidenza e approvato dal Consiglio secondo la disciplina del regolamento di contabilità dello stesso, che deve essere redatto nel rispetto dei principi delle leggi di contabilità della Regione. Le somme stanziate nel bilancio regionale per l'organizzazione e il funzionamento del Consiglio regionale sono messe a disposizione del Consiglio medesimo, su richiesta del suo Presidente, in una o più soluzioni.
Con tale termine si viene ad indicare lo specifico articolo di legge con cui viene attribuito, ai soggetti incaricati dell'attuazione della legge, il mandato esplicito di produrre, elaborare e comunicare all'organo legislativo le informazioni necessarie a conoscere tempi e modalità di attuazione e a valutare le conseguenze scaturite dalla realizzazione degli interventi. La legge statutaria regionale (art. 7 legge regionale n. 17/2007) utilizza, per designare la stessa clausola, il temine "clausole di valutazione" intendendo, per l'appunto, le disposizioni che il consiglio regionale può inserire nei provvedimenti di legge per disciplinare "le modalità e i tempi con cui si verificano gli effetti, i risultati e i costi della sua applicazione". L'articolo 138 quinquies del Regolamento interno del Consiglio regionale disciplina dettagliatamente lo svolgimento del controllo sull'attuazione delle leggi e la valutazione delle politiche regionali.
Il controllo sull'attuazione delle leggi regionali è l'attività svolta dal Consiglio regionale volta a verificare i risultati ottenuti con l'applicazione delle leggi regionali licenziate dall'organo legislativo stesso. La legge statutaria regionale (art. 8, lett. k) legge regionale n. 17/2007) ha codificato questa nuova forma di controllo e il Regolamento del Consiglio regionale l'ha disciplinata prevedendo modalità e procedure per il suo esercizio (cfr. art. 138 quinquies reg.). Controllare l'attuazione delle leggi comporta instaurare nuove forme di dialogo con l'esecutivo ed attivare flussi che restituiscano all'Assemblea informazioni su come le leggi siano attuate e quali effetti abbiano prodotto.
Si parla di entrata in vigore con riferimento ad una legge affinchè ne sia obbligatorio il rispetto da parte di tutti i cittadini. Le leggi entrano in vigore quando sono pubblicate nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana o nel Bollettino ufficiale della Regione, se si tratta di legge regionale, e che sia trascorso un certo periodo di tempo dalla sua pubblicazione, che si solito è di quindici giorni (c. d. vacatio legis ovvero periodo che intercorre tra la data di pubblicazione e quella di entrata in vigore della legge). Il termine dei 15 giorni non è tassativo in quanto la stessa legge può stabilire un termine diverso (più breve o più lungo) per la sua entrata in vigore. Quando sono soddisfatte queste due condizioni, la legge entra in vigore, acquista generalmente efficacia ed inizia a dover essere rispettata da parte dei cittadini, fino a quando una legge successiva non la abroghi o la sostituisca. I decreti legge acquistano efficacia il giorno stesso della loro pubblicazione.
La legge n. 234 del 24 dicembre 2012, "Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea", ha apportato importanti modifiche al previgente sistema. Ha infatti consentito di dare adeguata risposta da parte del nostro ordinamento alle innovazioni introdotte dal Trattato di Lisbona (2007), soprattutto per quanto riguarda il controllo da parte dei Parlamenti nazionali del rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità.
In particolare, i parlamenti nazionali posso formulare pareri motivati di non conformità e, a seconda del quorum raggiunto: imporre alla Commissione di riesaminare la proposta e di motivarne l'eventuale conferma; costringere il Consiglio e il Parlamento della UE ad un voto espresso sulla "pregiudiziale di sussidiarietà" sollevata dai Parlamenti nazionali.
Questo nuovo sistema vede quindi una maggiore partecipazione del Parlamento, del Governo, delle Regioni e delle autonomie locali al processo di "formazione" degli atti normativi dell'Unione europea nell'ambito, appunto, della cosiddetta fase "ascendente", introdotta nel regolamento consiliare all'articolo 170.
Lo stesso iter è previsto per il controllo di sussidiarietà e di proporzionalità nei progetti di atti legislativi europei che hanno ad oggetto materie di competenza regionale (art. 170 bis del Regolamento interno).
Tale sistema vede un maggior coinvolgimento del Parlamento, del Governo, delle Regioni e delle autonomie locali anche nell'attuazione ed all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea - fase, appunto, discendente del diritto europeo -, nel rispetto delle norme di procedura stabilite dalla legge dello Stato, legge che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza. In particolare in questa fase la Regione adegua il proprio ordinamento a quello dell'UE: il disegno di legge europea viene presentato annualmente dal Presidente della Regione ed è approvato dal Consiglio regionale nella sessione europea.
I termini procedimentali per l'esame del disegno di legge europea regionale e della relazione annuale sullo stato di conformità dell'ordinamento regionale al diritto europeo sono disciplinati dall'articolo 124 del Regolamento interno che prevede vengano stabiliti dai Capigruppo in sede di definizione del calendario dei lavori, con l'unico obbligo di arrivare alla votazione finale, di norma, entro 45 giorni dall'assegnazione alle Commissioni.
Si prevede inoltre che, a seguito dell'esame della relazione annuale sullo stato di conformità dell'ordinamento regionale al diritto europeo, l'Assemblea possa approvare anche risoluzioni sull'argomento, su proposta della V Commissione permanente, o di ciascun consigliere.
La disciplina specifica di questo organo è contenuta negli articoli da 17 a 21 del Regolamento del Consiglio regionale.
Trattasi di organo collegiale interno al Consiglio regionale composto dal Presidente del Consiglio regionale, che lo presiede, e da un Consigliere per ciascun gruppo consiliare, il cui nominativo è comunicato dal Presidente del gruppo di appartenenza. La Giunta per il regolamento si occupa di riferire all'Assemblea sulle proposte di modifica al regolamento interno del Consiglio regionale o di proporne, a sua volta, essa stessa quelle che l'esperienza dimostri necessarie, nonchè di esprimere, su richiesta del Presidente del Consiglio, pareri in ordine all'interpretazione del regolamento interno del Consiglio regionale ovvero in ordine alle questioni di competenza insorte fra le Commissioni (cfr. art. 32 del Regolamento).
La disciplina specifica di questo organo è contenuta all'articolo 16 del Regolamento del Consiglio regionale.
La disciplina specifica di questo organo è contenuta agli articoli 22 e 23 del Regolamento del Consiglio regionale.
Si tratta del simbolo ufficiale della Regione concesso per il Friuli Venezia Giulia con decreto del Presidente della Repubblica 8 dicembre 1967 e richiamato dall'articolo 3 dello Statuto. Esso è costituito da un drappo azzurro, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello stemma della Regione - concesso con lo stesso decreto - con l'iscrizione centrata in oro: Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. L'asta verticale è ricoperta di velluto dello stesso color del drappo con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della Regione e sul gambo inciso il nome.
Si tratta di organi necessari del Consiglio regionale. Ciascun gruppo consiliare, che assume una propria denominazione, è costituito da almeno tre Consiglieri regionali aggregati sulla base dell'appartenenza politica. L'articolo 10 del Regolamento del Consiglio regionale prevede l'obbligo per i singoli Consiglieri di costituirsi in gruppi, con la conseguenza che un Consigliere non può esercitare le proprie attività istituzionali senza appartenere ad un gruppo consiliare.
La previsione circa il numero minimo di componenti un gruppo consiliare risulterà, tuttavia, applicabile appieno solamente dalla XI legislatura a seguito della modifica del Regolamento del Consiglio regionale - marzo 2010 - che ha previsto una disciplina transitoria in base alla quale, fino alla cessazione della X legislatura ciascun gruppo consiliare può essere composto da due Consiglieri purchè unici eletti in uno stesso gruppo di liste circoscrizionali o se assume la medesima denominazione della lista elettorale in cui sono stati eletti i Consiglieri e purchè questa rappresenti una formazione politica presente nel Parlamento nazionale. Inoltre, qualora uno o più Consiglieri di un gruppo costituito all'inizio della legislatura dagli unici eletti in uno stesso gruppo di liste circoscrizionali abbandoni il gruppo consiliare, lo stesso può continuare ad esistere con i Consiglieri rimasti.
Al fine di consentire la piena partecipazione di tutte le forze politiche ai lavori consiliari, l'articolo 25 del Regolamento del Consiglio regionale stabilisce che ogni gruppo consiliare debba essere rappresentato in tutte le Commissioni consiliari permanenti.
La disciplina specifica di questi organi è contenuta agli articoli 10, 11, 12 e 12 bis del Regolamento del Consiglio regionale.
Si tratta di gruppo consiliare all'interno del quale, ai sensi dell'articolo 10 del Regolamento del Consiglio regionale, sono riuniti i Consiglieri regionali che entro sette giorni dalla prima seduta della legislatura o, nel caso di surrogazione, entro la successiva seduta consiliare, non comunichino per iscritto al Segretario generale del Consiglio a quale gruppo intendano appartenere, nonchè i Consiglieri regionali che non appartengano ad alcun gruppo consiliare o che non possano costituire un gruppo consiliare in quanto meno di tre (salvo la disciplina transitoria valevole per la X legislatura in corso, di cui alla voce Gruppi consiliari).
La peculiarità di questo gruppo consiliare risiede nel fatto che in esso, a differenza che negli altri gruppi, possono essere riuniti Consiglieri appartenenti a diverse e, a volte, contrapposte formazioni politiche. In ogni caso essi possono dichiarare la propria appartenenza ad una forza politica presente nel gruppo misto stesso.
Situazione giuridica per cui una stessa persona non può ricoprire contemporaneamente diversi uffici o diverse cariche. In tali casi la persona può, quindi, candidarsi ad un'ulteriore carica rispetto a quella già ricoperta, ed essere eletta, ma non può poi conservarle entrambe, dovendo optare per una delle due entro dei termini prestabiliti. Si ha incompatibilità anche nel caso in cui l'eletto, rischia di trovarsi in particolari controversie con l'ente, tali da dar luogo situazioni di conflitto tra eletto ed ente, anche solo potenziale, o in ogni caso da pregiudicare il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione di cui fa parte il titolare della carica elettiva.
Le cause di incompatibilità costituiscono un impedimento giuridico al cumulo di cariche elettive e devono, pertanto, essere distinte dalle cause di ineleggibilità che producono un impedimento giuridico ad assumere la carica elettiva.
Altre cause di incompatibilità sono poi individuate dalla legge regionale statutaria, cui l'articolo 12 dello Statuto riserva la determinazione delle cause di incompatibilità relative alle cariche di membro del Consiglio regionale o della Giunta regionale. In tal senso l'elencazione delle cause di incompatibilità riferite alla carica di Consigliere regionale e delle relative esclusioni sono contenuta agli articoli 4 e 5 della legge regionale 21/2004 come modificata dalla legge regionale 17/2007 - mentre i modi ed i termini per la tempestiva rimozione delle cause stesse sono stabilite nel successivo articolo 7. Infine, alcune cause di incompatibilità sono individuate da leggi che disciplinano lo status di talune cariche pubbliche, mentre quella tra la carica di Consigliere regionale e dipendente di una pubblica amministrazione sono previste dagli articoli 18 e 19 della legge regionale 38/1995. In quest'ultimo caso vi è una peculiarità: la norma non consente all'eletto di optare tra una delle due funzioni, ma prevede l'obbligo per l'amministrazione di appartenenza di collocare in aspettativa senza assegni il dipendente eletto per tutta la durata del mandato, fermo restando il diritto del Consigliere di optare tra l'indennità di presenza spettante al Consigliere e il trattamento economico in godimento nell'amministrazione di appartenenza (che resta, in tal caso, a carico di quest'ultima).
Le indagini conoscitive costituiscono uno strumento di cui le Commissioni consiliari dispongono, nelle materie di rispettiva competenza, per acquisire elementi utili al proprio lavoro e a quello del Consiglio regionale in generale. Esse si estrinsecano in una pluralità di attività che variano a seconda dei casi (sopralluoghi, audizioni, esibizione di atti e documenti, ecc.). L'ampiezza e la molteplicità delle attività che l'indagine conoscitiva può richiedere ha reso, pertanto, necessaria - a differenza delle altre attività - un articolata regolamentazione che è meglio dettagliata agli articoli 162 bis e seguenti del Regolamento del Consiglio regionale.
L'indennità dei Consiglieri regionali, disciplinata dal combinato disposto della legge regionale 9 settembre 1964, n. 2 e della legge regionale 13 settembre 1995, n. 38, si articola in indennità di presenza (art. 19, secondo comma, Statuto) stabilita forfetariamente per i giorni di seduta dell'Assemblea e delle Commissioni, indennità di funzione (art. 4, comma 2, della legge regionale 38/1995) corrisposta per particolari funzioni svolte da alcuni Consiglieri regionali (Vicepresidenti del Consiglio, ai Segretari dell'Ufficio di Presidenza e ai Presidenti di Commissione permanente o speciale), indennità di trasferta (art. 1, comma 2, della legge regionale 38/1995) per missioni effettuate per attività connesse al mandato ed il relativo rimborso delle spese di vitto e di trasporto e indennità per fine mandato spettante ai Consiglieri regionali che non vengano rieletti, a quelli che non si ripresentino candidati o a quelli che cessino dalla carica nel corso della legislatura. Infine un assegno vitalizio che consiste in un corrispettivo mensile erogato ai Consiglieri regionali cessati dal mandato che abbiano compiuto sessanta anni di età e che abbiano corrisposto i contributi relativi all'indennità di presenza per un periodo di almeno cinque anni.
Al Presidente del Consiglio regionale spetta un'indennità di carica (art. 19, primo comma statuto) commisurata secondo quanto disposto dalla legge regionale 12 agosto 2003, n. 13.
Situazione di impedimento giuridico ad essere eletto che, per definizione, risulta insanabile. Le cause di ineleggibilità si presentano, pertanto, come figure che producono un impedimento giuridico ad assumere la carica elettiva e non vanno confuse con le cause di incompatibilità che rappresentano, invece, un impedimento giuridico al cumulo della carica elettiva con un'altra carica.
Le cause di ineleggibilità, come previsto dall'articolo 2 della legge 165/2004, che reca i principi generali in materia, riguardano quelle condizioni che "possono turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori ovvero possano violare la parità di accesso alle cariche elettive rispetto agli altri candidati". Esse non impediscono di candidarsi purchè siano rimosse prima della candidatura, così da evitare che il candidato possa competere nella campagna elettorale in una posizione di vantaggio rispetto agli altri candidati.
Per le leggi regionali è lo Statuto di ciascuna Regione che regola l'esercizio del diritto di iniziativa legislativa, ai sensi dell'articolo 123 della Costituzione. L'articolo 27 dello Statuto della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia stabilisce, infatti, che l'iniziativa delle leggi regionali, sotto forma di progetti redatti in articoli, appartiene alla Giunta, a ciascun membro del Consiglio ed agli altri elettori, in numero non inferiore a 15 mila.
Si tratta di uno strumento di democrazia e partecipazione diretta dei cittadini. Come già visto alla voce "iniziativa legislativa" il progetto di legge nazionale deve essere sottoscritto da almeno cinquantamila elettori, mentre il progetto di legge regionale deve essere sottoscritto da un numero di elettori non inferiore a 15 mila (art. 27 Statuto). La disciplina attuativa dell'iniziativa legislativa popolare nella Regione autonoma Friuli Venezia Giulia è disposta dalla legge regionale 2 maggio 1988, n. 22 e dalla legge regionale 7 marzo 2003, n. 5.
Periodo di tempo intercorrente dal momento in cui un soggetto, sia esso persona fisica o giuridica, titolare di determinate funzioni cessa la sua attività (ad esempio per decadenza, dimissioni, ecc.) fino al momento in cui il nuovo titolare assume tali funzioni. L'espressione viene usata anche per indicare l'incarico assunto o affidato provvisoriamente ad un soggetto, in attesa del titolare definitivo.
E' un atto ispettivo che, ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento del Consiglio regionale, consiste nella domanda fatta da uno o più Consiglieri alla Giunta regionale circa i motivi o gli intendimenti della sua condotta su determinati problemi, tesa a provocare una presa di posizione da parte della Giunta stessa. L'interpellanza è presentata in forma scritta al Presidente del Consiglio ed è annunciata all'Assemblea. Se l'interpellante non risulta soddisfatto della risposta ottenuta, può presentare una mozione per promuovere una discussione in Consiglio sulle spiegazioni fornite dalla Giunta regionale.
La specifica disciplina di quest'attività è contenuta negli articoli 151 e ss. del Regolamento del Consiglio regionale.
E' un atto ispettivo che, ai sensi dell'articolo 161 del Regolamento del Consiglio regionale, consiste nella domanda presentata in forma scritta e senza motivazione da uno o più Consiglieri alla Giunta per sapere se un fatto sia vero, se alcuna informazione sia pervenuta alla Giunta o sia esatta, se la Giunta intenda comunicare al Consiglio determinati documenti o abbia preso o intenda prendere alcuna risoluzione su oggetti determinati o, comunque, per sollecitare informazioni o spiegazioni sull'attività dell'Amministrazione regionale. L'interrogazione può essere a risposta scritta, a risposta orale, a risposta in Commissione ed a risposta immediata e le relative modalità di presentazione e risposta sono disciplinate dagli articoli 146, 147, 148, 149 e 150 del Regolamento del Consiglio regionale.
Il procedimento legislativo ordinario, vale a dire quello seguito per la generalità dei provvedimenti, deve essere distinto da quelli adottati in casi particolari, per esempio per la legge finanziaria o per la legge comunitaria, che se ne discostano per modalità e tempistiche differenziate.
Le specifiche disposizioni in materia di iter legislativo sono contenute nel Regolamento del Consiglio regionale.
Strumento normativo fondamentale per l'adeguamento annuale dell'ordinamento giuridico nazionale alle direttive comunitarie approvate dagli organi dell'Unione europea. A livello nazionale la procedura relativa a tale adeguamento è stata istituita dalla legge n. 86/1989 (c.d. legge La Pergola), attualmente abrogata dalla legge 4 febbraio 2005, n. 11, recante la nuova disciplina del processo di formazione della posizione italiana nella predisposizione degli atti comunitari, nonchè dell'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.
Tra le novità introdotte dalla legge 11/2005 vi è la previsione del coinvolgimento delle Regioni nella procedura che porta all'approvazione del disegno di legge comunitaria statale. Il Governo è, infatti, tenuto ad informare, oltre alle Camere, anche le Regioni (Giunte e Consigli regionali) degli atti comunitari emanati dall'Unione europea, affinchè queste possano formulare osservazioni al Governo in ordine allo stato di conformità dell'ordinamento interno al diritto comunitario. La verifica regionale ha ad oggetto gli atti comunitari che incidono nelle materie di competenza regionale e consiste in un accertamento i cui risultati vengono comunicati al Governo.
Al contempo, con la riforma del Titolo V della Costituzione (2001), alle Regioni è stato attribuito un ulteriore ruolo nell'attuazione del diritto comunitario. La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 recante "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione" ha, infatti, introdotto una specifica disciplina dei rapporti tra Regioni e Unione europea nei nuovi articoli 117 e 120 della Costituzione, riconoscendo espressamente in capo agli enti regionali la prerogativa di dare corso all'attuazione e all'esecuzione degli atti dell'Unione europea.
In conseguenza dell'espansione della sfera di attribuzioni regionali operata dalla legge costituzionale 3/2001 importanti materie attribuite all'Unione europea sono al contempo materie di competenza legislativa e amministrativa delle Regioni. La Regione Friuli Venezia Giulia ha disciplinato la propria partecipazione ai processi normativi dell'Unione Europea, nonchè le procedure di esecuzione degli obblighi comunitari con l'emanazione della legge regionale 2 aprile 2004, n. 10, la quale ha introdotto la legge comunitaria regionale annuale, quale strumento specifico per l'adeguamento dell'ordinamento regionale a quello comunitario.
Tale strumento legislativo consente di adeguare periodicamente l'ordinamento regionale agli obblighi derivanti dall'approvazione di regolamenti o direttive comunitarie, alle sentenze della Corte di Giustizia ed in generale attuare altri provvedimenti o decisioni, anche di rango amministrativo, che comportino l'obbligo di adeguamento o ai quali la Regione intenda comunque asseverarsi.
Lo stato di conformità agli obblighi comunitari dell'ordinamento regionale va verificato in relazione a:
reclami e procedure d'infrazione in corso nei confronti della Repubblica i taliana per violazione del diritto comunitario da parte della Regione Friuli Venezia Giulia;
provvedimenti regionali di attuazione di norme comunitarie e di sentenze della Corte di Giustizia;
questioni relative agli aiuti di stato ai sensi dell'articolo 88 del Trattato CE.
(vedi finanziaria).
Con questo termine viene indicato il periodo di durata effettiva del mandato della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (5 anni), salvi i casi di scioglimento anticipato (art. 88 Cost.), o di proroga in caso di guerra (art. 60 Cost.).
Il termine viene, altresì, utilizzato per indicare la durata del Consiglio regionale che, salvo il caso di scioglimento anticipato, è anch'esso di cinque anni (art. 14 Statuto).
E' lo schieramento politico a cui appartengono i Consiglieri regionali aderenti ai partiti o ai gruppi che non hanno sostenuto l'elezione del Presidente della Regione e che, di norma, si oppongono alla sua azione e a quella della Giunta regionale. Il termine, infatti, coincide con quello di "opposizione". Il Regolamento del Consiglio detta particolari norme al fine di garantire determinati diritti alla minoranza, come il fatto che la Presidenza di determinati organi di garanzia, quali il Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione e le Commissioni speciali, sia riservata esclusivamente ai Consiglieri dell'opposizione (cfr. gli articoli 41 e 42 del Regolamento del Consiglio).
Accanto alla clausola valutativa, la missione valutativa costituisce l'altro strumento innovativo per esercitare il controllo sull'attuazione delle leggi e la valutazione degli effetti delle politiche. Essa è prevista dall'articolo 138 quinquies, comma 2, lettera d), del regolamento interno del Consiglio regionale. Essa viene, infatti, definita quale attività conoscitiva di approfondimento che il Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione può deliberare di svolgere per analizzare l'attuazione di una legge o per valutare gli effetti di una politica regionale. L'incarico di presiedere lo svolgimento di una missione valutativa è affidato a due consiglieri, uno di maggioranza e l'altro di opposizione, in ossequio allo spirito non partisan che contraddistingue l'attività di controllo e valutazione. La proposta di missione valutativa può anche essere avanzata dalle Commissioni permanenti o da un decimo dei consiglieri assegnati alla Regione. A missione conclusa, i consiglieri incaricati ne riferiscono gli esiti al Comitato che, successivamente, presenta alla Commissione competente per materia una relazione conclusiva della missione svolta. La Commissione è tenuta a riferirne all'Assemblea.
Nel linguaggio giuridico l'espressione "novellazione" indica una modifica totale o parziale di una precedente normativa, con la conseguenza che per "novella" deve intendersi ogni disposizione che interviene in qualsiasi modo su un testo normativo previgente o che comunque viene ad incidere sul contenuto normativo di disposizioni previdenti. Nel procedere alla novellazione di una norma di legge occorre necessariamente tenere conto della gerarchia delle fonti prevista nel nostro diritto. Per quanto riguarda le modalità specifiche da seguire al fine di operare una corretta novellazione occorre tenere in considerazione il manuale recante "Regole e suggerimenti per la redazione dei testi normativi" nella sua ultima edizione (attualmente quello adottato con delibera della Giunta regionale 1575/2008).
Con tale espressione si intende il numero di Consiglieri regionali che debbono essere presenti ai fini della regolare costituzione del Consiglio regionale o delle Commissioni consiliari in cui lo stesso si articola ed in genere di tutti gli organi o organismi collegiali. Coincide con il c.d. quorum strutturale.
Con riferimento al Consiglio regionale l'articolo 58 del Regolamento del Consiglio regionale prevede che tale organo sia in numero legale quando è presente la maggioranza dei suoi componenti. E' importante sottolineare come il numero legale in Aula sia sempre presunto: ai sensi dell'articolo 59 del Regolamento, infatti, i lavori del Consiglio si svolgono con qualsiasi numero di Consiglieri presenti. La Presidenza, infatti, non è tenuta a verificare se l'Assemblea sia, oppure, no, in numero legale per deliberare, se non quando ciò sia richiesto da cinque Consiglieri e l'Assemblea stia per procedere a qualche votazione. In tale caso i Consiglieri che sono in congedo, entro il limite massimo di un quinto dei componenti del Consiglio, ovvero sono assenti per incarico avuto dal Consiglio, non vengono computati per fissare il numero legale.
Con riferimento alle Commissioni consiliari, invece, l'articolo 36 del Regolamento, prevede la necessità di avere il quorum costitutivo per iniziare la seduta. Tale organo è in numero legale e può pertanto validamente iniziare i lavori, se vi è la presenza di tanti commissari il cui voto rappresenti la metà più uno dei componenti del Consiglio. Nel corso della seduta, poi, la Presidenza non è tenuta a verificare se la Commissione sia, oppure no, in numero legale per deliberare, se non quando ciò sia richiesto da tanti commissari che esprimano almeno cinque voti e si stia per procedere a qualche votazione.
Con la parola ordine del giorno si intendono indicare due tipi di atti tra loro assai diversi. La stessa espressione viene, infatti, da un lato utilizzata per indicare l'elenco degli argomenti sottoposti all'esame del Consiglio regionale, della Giunta regionale, delle Commissioni consiliari ed in genere di tutti gli organi o organismi collegiali, dall'altro per manifestare la volontà del Consiglio regionale nella fase di approvazione di una legge.
Nella prima ipotesi si fa riferimento all'ordine del giorno della seduta inteso quale elenco degli argomenti che devono essere discussi nel corso della seduta ed il loro ordine di discussione. Per quanto riguarda i lavori del Consiglio regionale, l'ordine del giorno deve essere pubblicato nell'albo del Consiglio regionale e diramato ad ogni Consigliere, di regola, almeno cinque giorni prima della seduta, salvo la facoltà del Presidente del Consiglio di abbreviare il suddetto termine per motivi di particolare urgenza. L'Assemblea e le Commissioni consiliari possono discutere e deliberare soltanto sugli argomenti che siano iscritti all'ordine del giorno. Gli articoli del Regolamento interno del Consiglio regionale di riferimento sono gli articoli 52 e 35 rispettivamente riguardanti i lavori d'Aula e quelli di Commissione.
Tale istituto si differenzia dal programma e dal calendario dei lavori dell'Aula e delle Commissioni consiliari.
Nel secondo significato, il termine ordine del giorno si riferisce ad uno strumento di indirizzo o di manifestazione di volontà del Consiglio regionale su di un progetto di legge e consiste in un atto formalmente presentato in Aula dai Consiglieri regionali durante la discussione generale del provvedimento o dei singoli articoli. L'articolo 114 del Regolamento prevede che tali atti esplicitino il significato della legge o contengano direttive alla Giunta per la sua applicazione per essere posti in votazione dopo l'approvazione dell'ultimo articolo, ma prima della votazione finale. Non si procede a votazione se la Giunta dichiara di accogliere l'ordine del giorno, salvo che la votazione sia richiesta da almeno tre Consiglieri. Il Regolamento prevede anche una fase di controllo sull'attuazione degli ordini del giorno prevista nel dettaglio dall'articolo 138 sexies.
Gli ordini del giorno possono essere, altresì, presentati in riferimento alla materia oggetto di una mozione (art. 144 del Regolamento) e delle petizioni (art. 134, comma 5, del Regolamento).
Ai sensi dell'articolo 12 dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia, adottato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, sono organi della Regione il Consiglio regionale, la Giunta regionale e il Presidente della Regione.
Lo Statuto di autonomia speciale della Regione Friuli Venezia Giulia, adottato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, ha riservato al Consiglio regionale una rilevante posizione di autonomia che si estrinseca soprattutto attraverso l'adozione di un Regolamento interno con il quale si stabiliscono, fra l'altro, quali sono gli organi del Consiglio stesso. (art. 21 dello Statuto).
Gli organi interni del Consiglio regionale oggi previsti sono l'Ufficio di Presidenza, Il Presidente del Consiglio, le Commissioni consiliari, il Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione, le Commissioni speciali, le Commissioni di inchiesta,la Conferenza dei Presidenti delle Commissioni, i Gruppi consiliari, la Conferenza di Presidenti dei gruppi consiliari, la Giunta delle elezioni, la Giunta per il regolamento e la Giunta per le nomine.
L'espressione di pareri riguarda, nello specifico, l'attività delle Commissioni consiliari ed, in particolare, l'attività consultiva delle stesse. La definizione di tale attività deve desumersi soprattutto dalle leggi regionali che hanno previsto il concorso di tali organi nello svolgimento dell'attività amministrativa regionale attraverso la previa ed esplicita previsione di pareri nel procedimento di formazione di atti amministrativi o di disegni di legge di iniziativa Giuntale.
Nell'ambito dell'attività in sede consultiva è possibile distinguere due tipi di attività: un'attività obbligatoria in quanto la consultazione della Commissione consiliare è prevista da una specifica legge regionale in relazione all'attività amministrativa della Giunta ed un'attività eventuale subordinata all'iniziativa del Presidente del Consiglio e dell'esecutivo regionale su questioni di rispettiva competenza, indipendentemente da qualsiasi prescrizione di legge regionale.
Le petizioni sono delle proposte circostanziate e dirette con cui ogni cittadino italiano, nato o residente nella regione, può chiedere al Consiglio l'adozione di provvedimenti legislativi o amministrativi nelle materie di interesse della Regione e concernenti comuni necessità ovvero per richiedere l'intervento di organi regionali nelle sedi competenti per la soluzione di problemi di interesse della collettività regionale.
Le petizioni devono essere accompagnate dai certificati di nascita o di residenza e di cittadinanza italiana dei richiedenti, salvo che la petizione sia presentata da un Consigliere regionale che si rende, in tal modo, garante dell'esistenza dei requisiti richiesti. L'articolo 134 del Regolamento interno del Consiglio ne prevede l'iter di approvazione.
Con tale espressione si fa riferimento al potere di approvare leggi regionali, quindi con efficacia limitata al proprio territorio, attribuito a ciascuna Regione dall'articolo 117 della Costituzione come modificato a seguito della riforma costituzionale del 2001. Per quanto riguarda la Regione Friuli Venezia Giulia, Regione a Statuto speciale, i poteri legislativi sono disciplinati principalmente dallo Statuto di autonomia, costituente per la nostra Regione l'equivalente delle disposizioni del Titolo V della Costituzione (articolo 117 e seguenti) per le Regioni ordinarie, tenendo però conto della c.d. "clausola del miglior trattamento", introdotta anch'essa dalla riforma costituzionale del 2001. Tale clausola consente di operare un adeguamento automatico degli elenchi di materie contenuti nello Statuto di autonomia in modo da prevedere un rapporto di preferenza in favore delle nuove disposizioni di rango costituzionale, di cui all'articolo 117 della Costituzione, che vengono a prevedere forme di autonomia più ampie di quelle risultanti dalle disposizioni statutarie. Ciò allo scopo di evitare che dopo la riforma del Titolo V le Regioni speciali (i cui Statuti sono rimasti immutati per quanto riguarda le competenze legislative) si trovino in situazione di minor autonomia rispetto al passato. Considerato che lo Statuto del Friuli Venezia Giulia segue il criterio dell'enumerazione delle materie regionali, ad esse si applica la disciplina più favorevole tra quella dello strumento di autonomia, letto assieme alle norme di attuazione statutaria e quella del nuovo testo costituzionale. Tenendo conto di tale avvertenza si continua comunque a distinguere tra competenza legislativa esclusiva dello Stato (art. 117, comma 2 della Costituzione), competenza legislativa concorrente e residuale delle Regioni. Nelle materie rientranti nella legislazione concorrente delle Regioni, lo Stato determina i principi fondamentali valevoli per tutto il territorio nazionale che le Regioni debbono rispettare nell'approvazione delle leggi. Nel legiferare, le Regioni non possono prevedere l'istituzione di dazi d'importazione o esportazione o transito, nè adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone e delle cose, nè limitare l'esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale (art. 120 della Costituzione).
Il Presidente del Consiglio regionale rappresenta il Consiglio stesso, ne è l'oratore ufficiale e sovrintende allo svolgimento della relativa attività stabilendo l'ordine del giorno delle sedute e dirigendo e dando impulso ai lavori consiliari. Fa osservare il Regolamento del Consiglio e tutela con imparzialità le prerogative ed i diritti dei Consiglieri assicurando il rispetto dai diritti dell'opposizione. Egli, inoltre, cura i rapporti esterni con gli organi e le istituzioni regionali, statali, sopranazionali e determina, sentiti i Presidenti dei Gruppi consiliari, il numero dei componenti delle Commissioni consiliari e la ripartizione dei seggi ai singoli gruppi.
L'elezione del Presidente del Consiglio avviene, a norma dell'articolo 20 dello Statuto di autonomia della Regione, fra i componenti del Consiglio nella sua prima riunione mediante scrutinio segreto a maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio. Dopo la seconda votazione è sufficiente la maggioranza relativa dei voti validi espressi.
Organo della Regione previsto dall'articolo 121 della Costituzione e dall'articolo 34 dello Statuto di autonomia della Regione Friuli Venezia Giulia, viene eletto a suffragio universale e diretto. Rappresenta la Regione, dirige la politica della Giunta regionale, sovrintende agli uffici e servizi regionali, promulga le leggi, emana i regolamenti e nomina, revoca i componenti della Giunta regionale (Assessori) ed esercita le atre attribuzioni che gli sono conferite dalle leggi e dallo Statuto (cfr. art. 42 Statuto). Nel caso in cui il Consiglio regionale approvi una mozione di sfiducia nei suoi confronti, si procede all'indizione di nuove elezioni. Allo stesso modo si procede nel caso di sua rimozione, impedimento permanente, morte o dimissioni.
Con il termine privacy si intende la vita privata di una persona di cui va tutelata e rispettata la riservatezza. Tale materia è regolamentata, a livello nazionale, dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali) che garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti di libertà fondamentali, nonchè della dignità dell'interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all'identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali. Il Consiglio regionale ha provveduto a dotarsi di un regolamento sulla tutela e riservatezza dei dati personali, approvato con delibera dell'Ufficio di Presidenza n. 199/2006, che disciplina il trattamento dal parte di tale organo dei dati personali, anche raccolti in banche dati, così come definito dall'articolo 4 del decreto legislativo 196/2003 e di un regolamento per il trattamento dei dati personali sensibili e giudiziari, approvato con delibera dell'Ufficio di Presidenza n. 265/2007. Con tale ultimo regolamento si vengono ad individuare le categorie di dati e le relative operazioni eseguibili, strettamente pertinenti e necessarie, da parte delle strutture organizzative del Consiglio regionale e da parte del Consiglio stesso, degli Organi consiliari e loro membri, limitatamente allo svolgimento delle loro funzioni e attività istituzionali in materia di dati sensibili e giudiziari. Il regolamento individua poi, nelle otto schede ad esso allegate, i dati sensibili e giudiziari oggetti di trattamento, le finalità di interesse pubblico perseguite, nonchè le operazioni eseguibili.
Il processo verbale, o semplicemente verbale, è quel documento che viene redatto al termine di una seduta di un organo collegiale e che contiene la descrizione di ciò che è avvenuto nel corso riunione. Ovviamente si tratta di una sintesi delle cose di maggior rilevo. La verbalizzazione delle sedute viene fatta per tutti gli organi collegiali dell'Amministrazione regionale ed, in particolare, alcuni vengono anche pubblicati sul sito internet della Regione o del Consiglio regionale. Per ciò che riguarda i lavori delle Commissioni consiliari e del Consiglio regionale, il Regolamento del Consiglio prevede che a inizio seduta siano annunciati e resi disponibili i processi verbali di una o più sedute precedenti per la verifica. Se entro il termine della seduta non vi sono osservazioni essi s'intendono approvati senza votazione. Sul processo verbale non è concessa la parola se non a chi intenda proporvi una rettifica ovvero chiarire o correggere il proprio pensiero espresso, oppure per fatto personale (cfr. artt. 36 e 54 del Regolamento).
Il Consiglio regionale organizza i propri lavori secondo il metodo della programmazione. A tal fine la Conferenza dei gruppi consiliari (c.d. Capigruppo) stabilisce il programma ed il calendario dei lavori. Il programma dei lavori, in particolare, riguarda un periodo di almeno tre mesi e contiene l'elenco degli argomenti che il Consiglio intende esaminare nel periodo considerato, con l'indicazione delle priorità e la ripartizione dei tempi di lavoro tra l'Assemblea e le Commissioni per il periodo considerato. La stessa tipologia di programmazione è prevista per i lavori delle Commissioni da parte dell'Ufficio di Presidenza di ciascuna di esse. Naturalmente in tale caso il programma e il calendario di ciascuna Commissione sono predisposti in modo da assicurare l'esame in via prioritaria dei progetti di legge e degli altri argomenti compresi nel programma dei lavori del Consiglio e nel calendario dei lavori dell'Assemblea, nel rispetto dei termini in essi previsti. La disciplina specifica relativa alla programmazione dei lavori è contenuta, rispettivamente, negli articoli 45 e ss. del Regolamento interno del Consiglio per i lavori d'Aula e negli articoli 24 e ss. per quelli di Commissione. Vedi anche la diversa nozione di ordine del giorno.
La programmazione finanziaria regionale è tesa a consentire alla politica finanziaria della Regione di concorrere con la finanza statale e locale al perseguimento degli obiettivi derivanti dalla appartenenza dell'Italia alla Unione europea, a conferire chiarezza e trasparenza ai documenti contabili al fine di offrire la massima comprensione dei fatti contabili ed economici riguardanti l'attività della Regione, a porre in essere gli strumenti per riscontrare il grado di efficacia ed efficienza dei processi di acquisizione e di impiego delle risorse, a rispettare la distinzione tra il ruolo di direzione politica e quello di gestione amministrativa, affidato alla responsabilità della dirigenza, nonchè ad applicare le forme di delegificazione, semplificazione e accelerazione delle procedure.
A seguito della riforma della legge di contabilità regionale del 2008, la programmazione finanziaria della nostra Regione si esplica attraverso l'adozione dei seguenti documenti: la relazione politico-programmatica regionale (RPPR), la legge finanziaria ed il bilancio pluriennale e il bilancio annuale.
A tali strumenti va affiancato anche il Programma operativo di gestione (POG) che svolge la funzione di documento per la definizione delle linee operative per la gestione degli interventi e l'attribuzione di ogni capitolo ad un unico centro di responsabilità amministrativa ai fini delle fasi di gestione dell'entrata e della spesa. Esso è disciplinato dal regolamento di organizzazione, in coerenza con l'assetto organizzativo e con l'articolazione delle responsabilità degli organi amministrativi ivi disciplinati.
Si considera provvedimento amministrativo l'atto amministrativo che produce effetti nella sfera giuridica di altri soggetti in modo unilaterale. Le forme tipiche di provvedimento amministrativo sono quelle del decreto o della deliberazione (o delibera).
Ogni legge regionale del Friuli Venezia Giulia viene pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Friuli Venezia Giulia (BUR). Dal giorno della sua pubblicazione decorre il termine per la sua entrata in vigore. Secondo quanto previsto dall'articolo 32 dello Statuto, la legge regionale, se non diversamente stabilito nella stessa, entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione sul BUR. La legge regionale può, tuttavia, prevedere termini diversi per la sua entrata in vigore.
Le sedute del Consiglio regionale sono pubbliche secondo quanto previsto dall'articolo 53 del Regolamento del Consiglio regionale. (In precedenza il regolamento disciplinava i casi in cui potevano tenersi sedute segrete avvalendosi della facoltà concessa dall'art. 20, quarto comma, dello Statuto) per cui l'Assemblea attualmente non può riunirsi in seduta segreta.
Il pubblico può assistere alle sedute, dopo aver ottenuto regolare permesso, dai settori appositamente riservati, vestite correttamente e a capo scoperto, mantenendo il silenzio ed astenendosi da ogni segno di approvazione o disapprovazione. La disciplina specifica è contenuta nel Regolamento per l'accesso alla sede del Consiglio approvato dall'Ufficio di Presidenza (delibera n. 331 di data 29 novembre 2011).
Le sedute delle Commissioni permanenti sono, di norma, pubbliche. Alla pubblicità provvede l'Ufficio di Presidenza del Consiglio disponendo che stampa e pubblico possano seguire i lavori in separati locali attraverso impianti audiovisivi. Tuttavia l'articolo 40 del Regolamento del Consiglio regionale prevede che le Commissioni possano anche decidere, con la maggioranza dei due terzi dei Consiglieri presenti, l'interruzione della pubblicità o la segretezza dei lavori nell'interesse della Regione e dello Stato.
Il Question time è un termine invalso nell'uso corrente per indicare la fase dei lavori del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia dedicata allo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata previste dall'articolo 148 del Regolamento interno del Consiglio. Tale norma prevede, infatti, che nell'ambito della programmazione dei lavori del Consiglio, almeno una volta al mese, l'inizio di una seduta sia riservato, per non più di novanta minuti, allo svolgimento di tale tipo di interrogazioni. Queste devono consistere in una sola domanda, semplice e concisa, senza commenti, su argomenti di particolare rilievo politico e istituzionale, che presentino carattere di urgenza o di attualità. Ciascun Consigliere può presentare una sola interrogazione per ogni seduta.
Si tratta della questione che il Presidente della Regione può proporre, a norma dell'articolo 145 bis del Regolamento del Consiglio, su qualunque oggetto in discussione all'Assemblea sul quale si debba svolgere una votazione ritenuta decisiva ai fini dell'attuazione del programma di governo. La questione di governo viene posta in votazione palese e per appello nominale non prima di tre e non oltre venti giorni dalla sua presentazione: le dimissioni del Presidente della Regione conseguono al voto contrario, espresso dalla maggioranza dei componenti del Consiglio, rispetto all'indicazione di voto del Presidente stesso.
Sono strumenti finalizzati ad inibire la discussione di una questione principale presso un organo collegiale o a troncarla se già iniziata (questione pregiudiziale) oppure a rinviarla ad altro momento (questione sospensiva).
Il Regolamento del Consiglio prevede che esse possano essere proposte da un singolo Consigliere prima che si entri nella discussione ma, quando questa sia già iniziata e purchè non dichiarata chiusa, devono essere sottoscritte da almeno tre Consiglieri. Esse sono poi discusse prima che si entri o si continui nella discussione. La specifica procedura è indicata all'articolo 74.
E' il numero legale stabilito per la validità di una votazione effettuata da un organismo collegiale. Esso può essere un "quorum costitutivo" (o strutturale) quando indica il numero delle persone che è necessario partecipino alla votazione al fine della validità della stessa (vedi numero legale) o "quorum funzionale" (o deliberativo) quando indica il numero dei voti favorevoli necessari affinchè una deliberazione possa dirsi approvata. Il Regolamento del Consiglio, per ciò che riguarda il quorum funzionale, prevede generalmente lo stesso tipo di maggioranza, salvo casi particolari in cui ne viene chiesta una di tipo "qualificata", che interessa le votazioni di maggior peso e importanza. (Cfr. maggioranza nelle votazioni).
Trattasi di una raccolta, redatta di anno in anno, di dati afferenti all'attività normativa, di indirizzo e controllo portata avanti dal Consiglio regionale della nostra Regione. Nella sua impostazione di fondo e nei suoi contenuti, esso viene a sviluppare l'analisi dei principali dati relativi alla produzione legislativa annuale, anche con rappresentazione grafica degli stessi. In esso viene dato, altresì, conto dell'attività istituzionale del Consiglio regionale e, per ragioni di connessione con l'attività legislativa, del contenzioso sulle leggi regionali ed i regolamenti dell'esecutivo che sono una porzione rilevante della produzione normativa della Regione.
Il referendum regionale abrogativo è indetto dal Presidente della Regione per deliberare l'abrogazione di leggi regionali o parti di esse che siano formalmente e sostanzialmente qualificabili come precetti autonomi, quando lo richiedono un numero di almeno 30.000 elettori iscritti nelle liste elettorali. La disciplina specifica di questo tipo di referendum è contenuta nel combinato disposto della legge regionale 2 maggio 1988, n. 22 e della legge regionale 7 marzo 2003, n. 5, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 12 dello Statuto.
Il referendum regionale consultivo è invece sottoposto alle popolazioni interessate della regione per i disegni ed i progetti di legge concernenti l'istituzione di nuovi Comuni, anche mediante fusione di più Comuni contigui, nonchè la modificazione delle circoscrizioni o delle denominazioni comunali. La disciplina completa di questo tipo di referendum è contenuta nella legge regionale 7 marzo 2003, n. 5, ai sensi dell'articolo 7, primo comma, n. 3) dello Statuto.
Il referendum regionale consultivo facoltativo, sempre disciplinato dalla legge regionale 5/2003 costituisce ipotesi residuale per i casi in cui il Consiglio regionale, prima di procedere all'emanazione di provvedimenti di sua competenza, ovvero, su proposta della Giunta regionale, prima dell'emanazione di provvedimenti di competenza della stessa, decida di indire un referendum consultivo delle popolazioni interessate ai provvedimenti stessi.
Il referendum confermativo è previsto dall'articolo 12, quarto e quinto comma dello Statuto della Regione e dettagliato ulteriormente dalla legge regionale 27 novembre 2001, n. 29. Si tratta di una particolare forma di referendum che è attivabile solo per le leggi c.d. statutarie vale a dire quelle leggi regionali che determinano la forma di governo della Regione e, specificatamente, le modalità di elezione del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e degli Assessori, i rapporti fra gli organi della Regione, la presentazione e l'approvazione della mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con le predette cariche, nonchè l'esercizio del diritto di iniziativa popolare delle leggi regionali e la disciplina del referendum regionale abrogativo, propositivo e consultivo.
I soggetti titolari dell'iniziativa per i referendum abrogativi possono, con le modalità ed i limiti riferiti a tali tipi di referendum, presentare al Consiglio regionale una proposta di legge da sottoporre a referendum popolare. Svoltosi il referendum ed entro sessanta giorni dalla proclamazione del risultato favorevole del referendum propositivo, il Consiglio regionale è tenuto ad esaminare la proposta di legge sottoposta a referendum. Anche in questo caso la normativa di riferimento è la legge regionale 5/2003.
Il Regolamento mira a garantire lo svolgimento ordinato e spedito dell'attività consiliare (legislativa, di controllo, ecc.), e a salvaguardare la diversità di opinioni dei singoli e dei gruppi di opposizione, assicurando loro la possibilità - in Aula e nelle Commissioni - di incidere in ogni fase del dibattito.
E' il Consigliere regionale nominato, all'esito dell'esame di un progetto di legge o di una proposta di legge da parte della Commissione consiliare competente, ai fini della discussione in Consiglio regionale del progetto stesso.
Infatti, per la discussione in Assemblea di ogni singolo progetto di legge o di qualunque altro argomento sul quale la Commissione debba o intenda riferire all'Assemblea, ciascuna Commissione nomina uno o più relatori e gli eventuali sostituti e stabilisce il termine, non superiore a sette giorni, entro il quale la relazione deve essere trasmessa all'Assemblea. In caso di assenza di relatori nominati dalla Commissione e degli eventuali sostituti, le funzioni di relatore vengono assunte, per l'intero corso della seduta, dal Presidente della Commissione.
Il Regolamento del Consiglio prevede anche, all'articolo 40, che è sempre facoltà delle minoranze determinatesi nella votazione di presentare proprie relazioni, nel numero massimo di una per gruppo consiliare. Tali relazioni debbono essere preannunciate in Commissione con l'indicazione del relatore e degli eventuali sostituti.
L'articolo 103 del Regolamento prevede comunque un'eccezione alla necessità di avere un relatore per l'Aula. Tale evenienza si verifica quando un progetto di legge sia approvato integralmente senza modifiche da una Commissione all'unanimità. In tal caso la stessa Commissione può proporre che si discuta sul teso del proponente senza una relazione della Commissione.
Le norme di attuazione statutaria (art. 33 del DPR 902/1975, come modificato nel 2003) hanno attribuito alla Corte dei Conti - sezione regionale di controllo, un ruolo ausiliario nei confronti dell'Assemblea legislativa regionale, che si estrinseca in delle specifiche funzioni relative al rendiconto: la presentazione al Consiglio regionale una dichiarazione in cui attesta l'affidabilità del conto e la legittimità e regolarità delle relative operazioni, esplicitando le modalità di verifica e l'assunzione delle decisioni in materia di parificazione del rendiconto generale della Regione, secondo le procedure previste per il bilancio statale.
Il disegno di legge del rendiconto 2009 è composto dal conto del bilancio, dal conto generale del patrimonio, da una relazione di verifica e da allegati relativi all'esposizione riassuntiva delle spese degli enti funzionali della Regione e all'ultimo bilancio approvato dalle società partecipate dalla Regione.
Il Regolamento del Consiglio, all'articolo 123 bis, specifica, infine, l'iter di approvazione di tali documenti contabili.
Si tratta, nel linguaggio comune, della relazione particolareggiata di un avvenimento, di una situazione o dello stato dei lavori di un organo pubblico o privato. L'articolo 55 del Regolamento del Consiglio prevede che di tutte le sedute del Consiglio regionale venga redatto il resoconto integrale.
Con la parola risoluzione si intendono indicare diversi tipi di atti.
La risoluzione consiste innanzitutto in un atto che viene votato in seno ad una commissione consiliare, su proposta di un suo componente e su materie afferenti alla competenza della Commissione stessa, diretto a manifestare orientamenti o a definire indirizzi su specifici argomenti. Si deve comunque trattare di argomenti per i quali non si debba riferire all'Assemblea. La disciplina relativa è prevista all'articolo 167 del Regolamento interno del Consiglio.
Ma con lo stesso termine si può fare anche riferimento, a norma dell'articolo 171 del Regolamento consiliare, a quel documento adottato dalla Commissione consiliare competente in merito alla necessità di sostituire delle disposizioni legislative dichiarate costituzionalmente illegittime a norma dell'articolo 136 della Costituzione. Con la risoluzione la Commissione indica anche i criteri informatori della nuova disciplina. La stessa procedura viene utilizzata anche nel caso di abrogazione, anche parziale, di una norma di legge regionale a seguito di referendum.
Nella sua terza accezione il termine risoluzione viene ad indicare l'atto con cui la V Commissione delibera di aderire o meno al progetto di accordo con lo Stato o con altre Regioni trasmessole dalla Giunta regionale, ovvero di aderirvi parzialmente, deliberando in tal caso le modifiche ed integrazioni ritenute necessarie. La disciplina specifica di questo istituto è contenuta nell'articolo 161 bis del Regolamento interno del Consiglio regionale.
La risoluzione è inoltre un atto con cui il Consiglio regionale, riunito nella Sessione annuale europea (art. 169 ter del Regolamento interno), individua, fra le nuove iniziative legislative elencate nel Programma di lavoro della Commissione europea, quelle ritenute di maggior interesse per la Regione. Con la stessa risoluzione possono essere definite linee di indirizzo rivolte alla Giunta regionale, nell'ambito della partecipazione al processo di formazione degli atti europei (c.d. fase ascendente).
Con risoluzione (art. 170, comma 3, del Regolamento), nell'ambito della fase discendente, la V Commissione, può formulare osservazioni sulle proposte della Commissione europea di maggior impatto per il sistema regionale; tale risoluzione è trasmessa al Presidente della Regione e al Parlamento.
Con il termine "sessione di bilancio" si viene ad individuare il periodo di tempo destinato all'esame del disegno di legge di approvazione del bilancio e di legge finanziaria. Per quanto riguarda la sessione di bilancio della nostra Regione, la legge di contabilità regionale (legge regionale 17/2007) prevede che la Giunta regionale, entro il 15 novembre di ogni anno, presenti al Consiglio regionale la relazione politico-programmatica regionale (RPPR), il disegno di legge finanziaria e il disegno di legge di approvazione del bilancio pluriennale e del bilancio annuale. Il Consiglio regionale esamina ed approva tali documenti secondo la procedura disciplinata nel proprio regolamento interno.
Durante questo periodo le Commissioni non possono esaminare nessun altro progetto di legge che comporti variazioni di spesa o di entrata, salvo che la Conferenza dei Capigruppo non disponga altrimenti. La sessione di bilancio deve essere programmata in modo da pervenire alla votazione finale in Aula entro il 31 dicembre in modo da evitare, così, l'esercizio provvisorio.
Controllo di Sussidiarietà in Friuli Venezia Giulia
Due leggi nazionali (L. 131/2003 e L.234/2012), in attuazione dell'art. 117 della Costituzione, stabiliscono la partecipazione diretta e indiretta delle Regioni all'interno delle Istituzioni europee.
Gli Statuti delle Regioni speciali, fra cui proprio la Regione Friuli Venezia Giulia, sono invece adottati con legge costituzionale e costituiscono la carta fondamentale della Regione venendone ad individuare i principi, le competenze legislative e amministrative, le norme fondamentali di organizzazione nonchè i rapporti con gli Enti locali e lo Stato.
L'articolo 131 del Regolamento del Consiglio prevede uno specifico iter di approvazione dei progetti di legge di modificazione dello Statuto di iniziativa dei Consiglieri regionali.
Segno distintivo ed identificativo adottato da ciascuna Regione per rappresentare in forma emblematica le origini e le tradizioni storiche, politiche, sociali e culturali della medesima. Il decreto del Presidente della Repubblica 8 dicembre 1967 ha concesso alla Regione Friuli Venezia Giulia uno stemma "d'azzurro all'aquila d'oro al volo spiegato, afferrante con gli artigli una corona turrita d'argento".
Surrogazione del Consigliere regionale
Per surrogazione si intende l'atto con cui il Consiglio regionale, a seguito di cessazione o di sospensione dalla carica di un Consigliere regionale, provvede ad attribuire il seggio che si è reso vacante. La proposta di surroga è avanzata all'Assemblea ad opera della Giunta delle elezioni ai sensi dell'articolo 21 del Regolamento interno.
L'articolo 64 del Regolamento del Consiglio prevede che qualora sorga tumulto in Aula, il Presidente del Consiglio si debba alzare in modo da sospendere ogni discussione. Se il tumulto persiste, egli deve sospendere la seduta per un dato tempo o, nei casi più gravi, deve scioglierla. In quest'ultimo caso, l'Assemblea si intende convocata senz'altro per il prossimo giorno non festivo, alla stessa ora del giorno precedente, salvo diversa disposizione del Presidente stesso.
Si tratta di uno degli organi interni del Consiglio regionale. Esso è composto dal Presidente del Consiglio regionale, da due VicePresidenti e da quattro Segretari. Alle sue riunioni partecipa il Segretario generale del Consiglio con funzione consultiva. Esso dura in carica per l'intera legislatura e quando viene rinnovato il Consiglio esso rimane in carica fino alla costituzione dell'Ufficio di Presidenza provvisorio (art. 9 Regolamento). Rientrano fra le sue competenze la vigilanza sull'amministrazione del bilancio interno e sull'andamento della gestione, la redazione annuale del progetto di bilancio di previsione e del conto consuntivo e dell'anno precedente, la deliberazione dei contratti del Consiglio regionale, l'adozione del regolamento di organizzazione del Consiglio regionale e l'affidamento di incarichi di prestazione d'opera intellettuale per l'approfondimento di particolari tematiche relative a funzioni istituzionali o aventi natura tecnico specialistica. Naturalmente coordina l'attività del Consiglio regionale.
Con tale espressione si viene ad indicare il tempo che decorre dalla data di pubblicazione della legge (sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana nel caso di leggi nazionali e sul Bollettino ufficiale della Regione per le leggi regionali) alla sua entrata in vigore. Tale periodo è di norma di 15 giorni, se non diversamente stabilito dalla legge stessa. Questo periodo di tempo è stato concepito dal legislatore come tempo necessario a far sì che i destinatari del provvedimento possano averne conoscenza. Decorso il periodo di "vacatio legis" scatta, infatti, la presunzione di conoscenza da parte di tutti. La legge diviene obbligatoria e diventa valido il principio generale per cui "ignorantia legis non excusat" per cui non ci si può esimere dall'applicazione di una legge sostenendo di non averla conosciuta.
Si tratta di una attività di ricerca empirica molto ambiziosa che ha lo scopo di verificare il successo o l'insuccesso dell'intervento pubblico per capire cosa veramente funziona, in modo da poter riorientare il disegno delle future politiche verso quelle forme che siano risultate più efficaci. Si tratta, quindi, di capire quali strumenti di intervento pubblico siano efficaci nel determinare i cambiamenti desiderati nei fenomeni collettivi ritenuti problematici. Si tratta di attività esercitata dal Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione ai sensi dell'articolo 138 quinquies del Regolamento interno del Consiglio regionale.
Le votazioni possono essere a scrutinio palese quando è possibile conoscere come hanno votato i singoli Consiglieri ovvero a scrutinio segreto quando non è dato sapere come ciascun Consigliere ha espresso la propria volontà. Generalmente è prevista la votazione a scrutinio segreto per le votazioni concernenti persone. Nelle votazioni a scrutinio palese si ha anche la possibilità di avere delle votazioni per appello nominale (art. 80 Regolamento del Consiglio) quando ne faccia richiesta un numero determinato di Consiglieri regionali. Nelle Commissioni consiliari la votazione palese è l'unica ammessa, salvo il caso delle votazioni relative all'elezione dell'Ufficio di Presidenza che sono segrete.
ultimo aggiornamento: mercoledì 29 giugno 2016