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Timestamp: 2013-05-18 19:52:45+00:00
Document Index: 130986833

Matched Legal Cases: ['art. 88', 'art. 86', 'art. 89', 'art. 83', 'art. 86', 'art. 1']

L’estumulazione nelle sepolture perpetue | www.funerali.org
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Pubblicato il 25 gennaio 2008 da necroforo
1)Traslazione del feretro (ossia trasferimento dello stesso ad altra sepoltura neutralizzando la cassa di zinco se la bara verrà inumata ex Art. 75 DPR 285/1990 oppure ripristinandone le condizioni di impermeabilità ex Art. 88 DPR 285/1990 e paragrafo 3 Circ.Min. 31 luglio 1998 n. 10 attraverso il cosidetto rifascio.)
Il combinato disposto dal comma 1 dell’art. 88, dal comma 5 dell’art. 86 e dall’art. 89 (che rinvia all’art. 83) del DPR 285/90 è alla base della possibilità di estumulazione con relativa raccolta di resti mortali in caso di tomba di concessione di durata superiore a 20 anni. In altri termini è possibile la estumulazione da una tomba, concessa per la durata ad es. di 99 anni, effettuata per una salma tumulatavi dopo 10 anni dall’inizio della concessione e decorsi ad es. 30 anni dalla tumulazione (è, anzi, auspicabile per far posto a nuove sepolture, ove necessario). Non si vedrebbe infatti la differenza fra quest’evenienza (99 anni, salvo rinnovo ex 92 comma 1 DPR 285/1990) e il regime di perpetuità, esplicitamente consentito comma 2 dell’art. 86 del DPR 285/1990.
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103 Responses to L’estumulazione nelle sepolture perpetue
Carlo scrive:	9 aprile 2013 alle 17:59	X Riccardo,
Ma le esumazioni non dovrebbero eseguirsi dopo 10 anni dall’inumazione (provocazione: 10 anni + 1 giorno) ?
Trattandosi di esumazioni ordinarie, cioe’ decorso il turno decennale di inumazione (e che avebbero dovuto avvenire subito dopo il turno ordinario di rotazione), non vi e’ alcun obbligo di comunicazione agli interessati, essendo del tutto suficiente il solo porvvedimento (dirigenziale) di regolazione delle esumazioni.
Una comunicazione potrebbe esser necessaria (non dal punto di vista dei familiari, ma del comune) dal punto di vista del recupero spese in quanto i familiari sono obbligati a sostenere l’onere dell’operazione cimiteriale (dal 2/3/2001 le esumazioni ordinarie sono a titolo oneroso).
In difetto di pagamento, si provvede alla riscossione coattiva mediante iscrizione a ruolo.
riccardo scrive:	8 aprile 2013 alle 18:42	come e’ possibile andare al cimitero di Siracusa e non trovare piu’ la tomba a terra dove e’ sepolta mia madre?!
ero convinto che le sepolture a terra durassero almeno vent’anni, quindi pensavo che a qualche anno prima della scadenza ci fosse stata la possibilita’
di sistemare i resti in qualche loculo.
quello che mi chiedo: il comune puo’ fare questo senza un minimo di preavviso ai parenti piu’ prossimi??
Carlo scrive:	15 gennaio 2013 alle 17:48	X Stefano,
La legge n. 440/1987 definiva i servizi cimiteriali come servizi pubblici locali, ammettendone, almeno per inumazione e cremazione, la gratuità.
Dopo l’avvento della Legge n.26/2001 e della stessa Legge n. 130/2001 in materia di cremazione, tutto è cambiato
Come noto per servizi pubblici a domanda individuale devono intendersi tutte quelle attività gestite dall’ente in economia diretta, non pubbliche funzioni, poste in essere ed utilizzate a richiesta dell’utente e che non siano state dichiarate gratuite per legge nazionale o regionale.
Con la legge 26/2001 il servizio dei cimiteri, ad esclusione delle pubbliche funzioni connesse, è così divenuto servizio pubblico a domanda individuale, se gestito in economia diretta.
la norma che stabilisce l’obbligo di provvedere, con il pagamento dei relativi oneri, all’estumulazione, in caso di estinzione, anche per causa patologica, del rapporto concessorio è, di solito rinvenibile:
1) in un articolo ad hoc del regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale per produrre appieno i propri effetti è pur sempre soggetto ad omologazione ministeriale ex Art. 345 Testo Unico Leggi Sanitarie.
2) nello stesso atto di concessione o nella convenzione che sovente lo accompagna, in cui le parti contraenti, all’atto della stipula fissano i reciproci diritti e doveri
3) in difetto delle due ultime previsioni a livello locale, varrebbe pur sempre l’Art.1 comma 7bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 con il quale tutti i servizi cimiteriali sono divenuti prestazioni a titolo oneroso per l’utenza, fatti salvi i casi di indigenza, disinteresse, vita sola.
Con la piccola rivoluzione introdotta dall’Art.1 comma 7bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 si è instaurato questo principio: in merito alla sistemazione delle spoglie mortali in un dato sepolcro privato: “paga chi dedice” o, secondo altri, “decide chi paga” (limitatamente all’evenienza di disinteresse/irreperibilità degli aventi diritto a pronunciarsi tradotto: ogni atto di disposizione su salme cadaveri e loro trasformazioni di stato comporta l’assunzione del costo di queste operazioni cimiteriali
Mi spiego meglio: l’onere di riattare il sepolcro su cui spesso il concessionario vanta solo un diritto d’uso (se proprietario del manufatto è, infatti, il comune) sorge in capo al concessionario stesso, ma hanno titolo privilegiato per disporre dei resti mortali in via di estumulazione coloro i quali siano legati ai suddetti defunti da vincoli di consanguineità.
Prescinderei anche dall’art. 1, 7-bis D.-L. 392/2000 (L. 26/2001), siccome un tale principio sussisteva anche prima di tale norma positiva e formale
Infatti, trattandosi di sepolcri privati, ogni oenere non può non essere a carico dei familiari, in quanto che tale tipologia di sepoltura nè può nè, tanto meno DEVE comportare oneri a carico del bilancio comunale. In nessun caso, altrimenti sorgerebbe la responsabilità patrimoniale ex Art. 93 D.LGS n. 267/2000 per danno all’erario pubblico.
Quindi sono, ed erano a titolo oneroso le estumulazioni, le spese di pulizia e sanificazione del loculo, la sostituzione della lapide (in modo che, dal giorno successivo alla scadenza possa esservi assegnazione a terzi), l’onere dell’inumazione post-estumulazione, l’eventuale cremazione, incluse le operazioni di collocamento nell’ossario comunale, quando possano eseguirsi. L’onere grava sul concessionario per le prime, mentre per le seconde sul coniuge o, se manchi, sui parenti nel grado più prossimo e, in caso di pluralità, tutti i congiunti sono solidalmente obbligati.
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