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Timestamp: 2018-06-24 20:11:16+00:00
Document Index: 23099874

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 35', 'art. 52', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 53']

Novità fiscali del 3 maggio 2010: modello 730/2010: consegna entro maggio ai Caf e Professionisti; accertamenti fiscali: inutilizzabili le prove del nero trovate fuori dall’azienda; agevolazione I.C.I.: conta la dimora abituale; istituita presso la Consob la Camera di conciliazione e arbitrato; comunicazioni di irregolarità: assistenza per tutti i contribuenti tramite Pec; | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 3 maggio 2010: modello 730/2010: consegna entro maggio ai Caf e Professionisti; accertamenti fiscali: inutilizzabili le prove del nero trovate fuori dall’azienda; agevolazione I.C.I.: conta la dimora abituale; istituita presso la Consob la Camera di conciliazione e arbitrato; comunicazioni di irregolarità: assistenza per tutti i contribuenti tramite Pec;
1) Istituita presso la Consob la Camera di conciliazione e arbitrato
2) Accertamenti fiscali: Inutilizzabili le prove del nero trovate fuori dall’azienda
3) Modello 730/2010: Consegna entro maggio ai Caf e Professionisti
4) Agevolazione I.C.I.: Conta la dimora abituale
5) Comunicazioni di irregolarità: Assistenza per tutti i contribuenti tramite Pec
6) CNDCEC: Schema di proposta motivata del Collegio sindacale per il conferimento dell’incarico di revisore legale dei conti
7) Deposito appello in Commissione entro 30 giorni
La richiesta di iscrizione negli elenchi, da parte dei Commercialisti (oltre che dagli Avvocati e Notai), dei conciliatori e degli arbitri dovrà avvenire entro il prossimo 24 maggio (24.05.2010).
Mentre le eventuali domande pervenute dopo tale data saranno prese in considerazione in sede di aggiornamento semestrale dell’elenco.
L’iscrizione negli elenchi dei conciliatori e degli arbitri, istituiti presso la Consob, è possibile per i soggetti che sono in possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità, cioè per i Commercialisti, Avvocati e Notai iscritti in albi con anzianità di iscrizione di almeno 15 anni, professori universitari in materie giuridiche o economiche, magistrati in quiescenza e alti dirigenti muniti dei richiamati requisiti di onorabilità.
Si aprono dunque nuove opportunità lavorative per gli iscritti all’Ordine dei Commercialisti, in un contesto ove tra un anno sarà obbligatorio l’esperimento di un tentativo di conciliazione.
Lo ha reso noto il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili con la nota del 29 aprile 2010, prot. 4539.
La legge 28 dicembre 2005, n. 262 (Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari) ha delegato il Governo a istituire procedure di conciliazione e arbitrato in materia di servizi di investimento per la risoluzione di controversie tra risparmiatori e investitori non professionali per la violazione da parte di questi ultimi degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza previsti nei rapporti contrattuali con la clientela.
In attuazione della delega contenuta nell’art. 27 della legge a tutela del risparmio, il decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179 ha istituito presso la Consob una Camera dì conciliazione e arbitrato con il compito di amministrare le procedure di conciliazione e arbitrato nei termini sopra indicati.
La Consob ha poi affidato ad un successivo regolamento, adottato con delibera n. 16763 del 29 dicembre 2008, la definizione dell’organizzazione e del funzionamento della Camera, la disciplina dello svolgimento dei procedimenti di conciliazione ed arbitrato, nonché, da ultimo, la fissazione dei requisiti e delle modalità di nomina degli arbitri e dei conciliatori.
In particolare, con riferimento a questo ultimo profilo, gli articoli 5 e 6 del regolamento di attuazione consentono l’iscrizione dei conciliatori e degli arbitri in appositi elenchi ai soggetti che sono in possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità di cui all’art. 4, comma 4, lettere a) e b) del decreto ministeriale 23 luglio 2004, n. 222, vale dunque a dire commercialisti, avvocati e notai iscritti in albi con anzianità di iscrizione di almeno quindici anni, professori universitari in materie giuridiche o economiche, magistrati in quiescenza e alti dirigenti muniti dei richiamati requisiti di onorabilità.
Al fine di rendere operativa la Camera di conciliazione e arbitrato, la Consob ha comunicato in data 15 aprile 2010 l’avvenuta apertura del termine per l’invio delle richieste di iscrizione agli appositi elenchi, che dovranno pervenire entro la data del 24 maggio 2010.
La Consob ha poi reso noto che le eventuali domande pervenute successivamente a tale data saranno prese in considerazione in sede di aggiornamento semestrale dell’elenco previsto dall’art. 5, comma 3, del regolamento n. 16763 del 29 dicembre 2008.
Maggiori informazioni sono reperibili su internet all’indirizzo http:// www.consob.it.
Sul punto, il CNDCEC ha ricordato che decorso il termine di un anno dall’entrata in vigore del recente decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali, si renderà obbligatorio per una serie di materie, ivi comprese le controversie nascenti da contratti assicurativi bancari e finanziari, l’esperimento di un tentativo obbligatorio di conciliazione, che, a seconda della specifica pretesa azionata, potrà essere alternativamente promosso presso un qualsiasi organismo di conciliazione, presso la Camera di conciliazione e arbitrato della Consob o presso l’Arbitro bancario e finanziario istituito presso la Banca d’Italia.
Nell’evidenziare la rilevanza per la categoria dei Commercialisti dell’opportunità prospettata, anche alla luce del mutato contesto normativo che mira ad una sempre maggiore valorizzazione degli strumenti stragiudiziali per la risoluzione delle controversie, occorre sollecitare gli iscritti nell’Albo dei Commercialisti a valutare l’opportunità di presentare domanda per l’iscrizione degli elenchi presso la Consob, affinché anche in questo specifico campo i commercialisti possano offrire il loro contributo e la loro esperienza professionale per una più efficace ed efficiente amministrazione della giustizia.
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Prot. 4539 Nota informativa del 29/04/2010)
Per la verifica fiscale non autorizzata dalla Procura deve essere almeno chiara la “connessione” tra il contribuente e i locali dove i documenti sono stati rinvenuti.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10137 del 28 aprile 2010 ha stoppato gli accertamenti bancari basati su accessi illeciti della Guardia di Finanza, interrompendo un indirizzo di giurisprudenza ormai consolidato.
L’atto impositivo, infatti, cade quando le Fiamme gialle, senza autorizzazione, abbiano trovato una contabilità parallela in locali di terzi, “non connessi” all’attività commerciale.
Nel passaggio chiave delle motivazioni che esprime il percorso logico seguito dalla Cassazione è emerso che anche se è legittimo il ricorso all’accertamento induttivo in presenza di una contabilità parallela che si discosta da quella ufficiale, tuttavia, nel caso di specie, i verificatori non hanno dimostrato che la contabilità rinvenuta in locali extraziendali possano essere ricollegati a quelli dell’impresa, in particolare, la Suprema Corte ha rilevato che “risponde a principio affermato in giurisprudenza di legittimità sia che il ritrovamento da parte della Guardia di Finanza, in locali diversi da quelli societari, di una contabilità parallela a quella ufficialmente tenuta dalla società sottoposta a verifica fiscale legittima, di per sé, e a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all’accertamento induttivo di cui all’art. 39, 2 e 3 co., dpr n. 600 del 1973; sia che ai sensi dell’art. 35 legge n. 4 del 1929 la Guardia di finanza, in quanto polizia tributaria, può sempre accedere negli esercizi pubblici e in ogni locale adibito ad azienda industriale o commerciale ed eseguirvi verificazioni e ricerche, per assicurarsi dell’adempimento delle prescrizioni imposte dalle leggi e dai regolamenti in materia finanziaria, non necessitando, a tal fine, di autorizzazione scritta, richiesta per il diverso caso di accesso effettuato dai dipendenti civili dell’Amministrazione finanziaria”. Tuttavia, secondo il parere dei giudici supremi, “va osservato che nella motivazione non risulta in effetti indicata la prova che il rinvenimento da parte della Gdf della documentazione de qua sia avvenuta in locali-di commercio o connessi o comunque per i quali non sia necessaria la specifica autorizzazione della procura della repubblica art. 52 dpr n. 633 del 1972, applicabile intema di Iva in ragione del richiamo operato dall’art. 33 dpr n. 600 del 1973”.
Se il ricarico è crollato l’azienda lo deve motivare
E’ legittimo l’accertamento induttivo sull’impresa che abbatte clamorosamente il ricarico sulla merce giustificandolo solo con la crisi del settore.
Spetta al contribuente provare la plausibilità della strategia aziendale.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10148 del 28 aprile 2010.
E’ scaduto il termine (30.04.2010) per presentare il Modello 730/2010 al proprio datore di lavoro (sostituto d’imposta che ha comunicato di volere prestare assistenza fiscale).
Infatti, i titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati potevano consegnare il modello 730 al proprio sostituto d’imposta solo se quest’ultimo avesse espresso la volontà di prestare assistenza fiscale (art. 37, comma 1, D.Lgs. 241/1997).
Peraltro, per tale attività, ai sostituti d’imposta (ad esclusione delle Amministrazioni dello Stato, della Camera, del Senato, della Corte costituzionale e della Presidenza della Repubblica) spetta un compenso, riconosciuto sotto forma di riduzione dei versamenti delle ritenute effettuate dagli stessi sostituti.
Comunque, tutti i sostituti d’imposta, compresi quelli che hanno deciso di non prestare assistenza fiscale, sono obbligati a tenere conto dei risultati contabili delle dichiarazioni elaborate dai Caf e dai professionisti abilitati e che sono stati loro trasmessi, entro il 30 giugno, tramite i modelli 730-4.
In particolare, i sostituti d’imposta devono effettuare il rimborso degli importi a credito e trattenere le somme a debito sulle retribuzioni di luglio, mentre gli enti pensionistici eseguono le stesse operazioni sulla prima rata di pensione erogata a partire dal mese di agosto o di settembre.
Entro maggio ancora possibile presentare il Modello 730/2010, ma solo ai Caf e Professionisti
Infatti, chi non ha potuto avvalersi dell’assistenza fiscale del sostituto d’imposta, ha tempo fino al 31 maggio 2010 per rivolgersi ad un Caf o ad un professionista abilitato.
In tal caso, il contribuente dovrà munirsi dell’apposita documentazione per consentire la verifica dei dati esposti in dichiarazione.
In particolare, vanno prodotte le certificazioni delle ritenute (modello Cud e certificati dei sostituti d’imposta per le ritenute sui redditi di lavoro autonomo occasionale, di capitale, eccetera) e la documentazione relativa agli oneri deducibili e/o detraibili (fatture, ricevute, contratto di compravendita e contratto di mutuo per gli interessi passivi, polizza di assicurazione sulla vita, ecc.).
Da documentare anche gli eventuali acconti d’imposta effettuati direttamente dal contribuente e l’eccedenza evidenziata nella precedente dichiarazione, per la quale è stato chiesto il riporto in quella successiva.
Modello 730/2010: Sconti Irpef riconosciuti per le spese di assistenza
Badanti, colf e amici a quattro zampe: il Fisco agevola chi ha bisogno di un aiuto.
Anche quest’anno farsi assistere costa meno grazie ai benefici fiscali riservati a chi ricorre a una badante, a chi si prende cura di un animale e alle persone non vedenti che si affidano a un cane guida.
Badanti, assistenza a doppia agevolazione
Il Fisco dà una mano alle famiglie che hanno necessità di assumere una badante che assista un familiare non più autosufficiente. E’ stata, infatti, confermata la possibilità di detrarre il 19% delle spese sostenute per l’assistenza fornita dalla badante al familiare.
Fiscalmente, una persona si considera “non autosufficiente” se non è capace di mangiare, deambulare o vestirsi autonomamente, se non è più in grado di espletare le funzioni fisiologiche e di igiene personale oppure se necessita di sorveglianza continuativa.
Lo sconto del 19% si applica su una spesa massima di 2.100 euro (la detrazione massima ottenibile è quindi pari a 399 euro) e scatta solo se il reddito annuo del contribuente non supera i 40mila euro.
Se più persone hanno sostenuto spese per assistenza riferita allo stesso familiare non autosufficiente, l’importo deve essere diviso tra tutti coloro che hanno sostenuto la spesa.
Documentare le spese sostenute per l’assistenza è molto semplice.
Basta presentare la ricevuta o il prospetto paga della badante.
L’importante è che la documentazione contenga il codice fiscale e i dati anagrafici di chi presta l’assistenza, di chi provvede a pagarla e del familiare assistito.
Ma per chi ha bisogno di assumere una badante le agevolazioni raddoppiano. Oltre alla detrazione d’imposta, infatti, è possibile dedurre dal reddito i relativi contributi versati – per la parte a carico del datore di lavoro domestico – fino a un massimo di 1.549,37 euro.
I versamenti possono essere documentati presentando le ricevute dei bollettini trimestrali.
L’opportunità di sottrarre dal reddito i contributi previdenziali obbligatori vale anche nel caso in cui il datore di lavoro assuma una colf o una babysitter per i propri bambini.
Le spese detraibili vanno indicate nel rigo E15 del 730, mentre i contributi deducibili nel rigo E24.
Sconti fiscali per le spese relative a cani, gatti, tartarughe e cavalli
Si possono portare in detrazione anche le spese veterinarie sostenute per la cura di animali domestici posseduti a scopo di compagnia o per pratica sportiva.
La detrazione è sempre del 19%, su un massimo di 387,34 euro.
Tuttavia, occorre rispettare la franchigia di 129,11 euro, per cui la parte delle spese che resta sotto questa soglia non è detraibile e rimane a carico del contribuente.
In pratica, l’importo massimo delle spese detraibili è di 258,23 euro e lo sconto massimo ottenibile è quindi di 49,06 euro (258,23 x 19%).
A tal fine, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 55/2001, ha precisato che è possibile fruire della detrazione sia per le spese relative alle prestazioni professionali rese dal veterinario sia per quelle finalizzate all’acquisto di medicinali specifici prescritti dallo stesso medico.
Inoltre, il limite di 387,34 euro si riferisce alle spese veterinarie complessivamente sostenute, indipendentemente dal numero di animali posseduti.
Le spese veterinarie da portare in detrazione vanno riportate in uno dei righi da E19 a E21 del 730, indicando nella colonna 1 il codice “29” e nella 2 il relativo importo.
Agevolazioni per i cani guida di non vedenti
Il costo d’acquisto di un cane guida per non vedenti è interamente detraibile in sede di dichiarazione.
La detrazione spetta una sola volta in un periodo di quattro anni, salvo i casi di perdita dell’animale, e si può ripartire in quattro rate annuali di pari importo.
Le spese sostenute per acquistare il cane guida vanno indicate nel rigo E5 del 730, mentre per fruire della detrazione forfetaria di 516,46 euro occorre barrare la casella dedicata nel rigo E43.
In materia di agevolazioni per l’abitazione principale conta l’effettiva dimora abituale indipendentemente dalla residenza anagrafica, spetta però al contribuente vincere le presunzioni dell’Amministrazione attraverso idonea documentazione e prove oggettive.
Lo ha chiarito la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con il parere n. 16 del 29 aprile 2010.
La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, in particolare, ha risposto ad un quesito posto su tale argomento, specificando che in materia di abitazione principale, le agevolazioni ICI prescindono dalla residenza anagrafica.
Nel caso di specie la residenza anagrafica del contribuente si trova nel comune “B”, mentre la dimora abituale (cui spettano le agevolazioni ICI) si trova nel comune “A”.
La dimostrazione dell’effettiva residenza
Come ha rimarcato la Fondazione Studi, spetta al contribuente dimostrare, con documenti “alla mano” (poiché in campo tributario la prova testimoniale non è
Accettata), di avere abitato nel Comune “A” nel periodo preso in considerazione dalla cartella di pagamento.
Ad es. (è chiaro che più sono le prove, più si è convincenti) è utile produrre al Comune “A” (o alla Commissione tributaria):
– attestato del datore di lavoro che dichiara che il dipendente lavora alle sue dipendenze nel Comune “A”;
– estratti conti bancari o postali da cui si evince che domiciliazione è presso l’abitazione del Comune “A”;
– fatture di utenze domestiche (luce, gas, acqua) che, poste a raffronto con quelle della casa nel Comune “B”, dimostrino che i consumi di gran lunga maggiori sono quelli della casa nel Comune “A”;
– tessera della metropolitana del Comune “A”;
– abbonamento annuale al teatro;
– abbonamento Rai;
– collaboratori domestici assunti con riferimento all’abitazione nel Comune “A”.
Ovviamente sarà determinante dimostrare che con riferimento all’abitazione del Comune “B” il soggetto non ha sfruttato l’agevolazione ICI casa di abitazione.
(Parere Fondazione studi consulenti lavoro 29/04/2010, n. 16)
Il servizio è ora utilizzabile anche direttamente dai contribuenti dotati di posta elettronica certificata.
Le prime comunicazioni su cui è stato possibile usufruire del nuovo canale sono state quelle relative al modello Unico Società di capitali 2007, inviate nel mese di giugno 2009.
Terminata la fase sperimentale, adesso il servizio è stato esteso ai contribuenti (purché dotati, ovviamente, di una casella di posta elettronica certificata) con riferimento a tutte le tipologie di modello Unico (Persone fisiche, Società di persone, Società di capitali, Enti non commerciali), al 730 e al 770 (sia semplificato che ordinario).
– direttamente, tramite comunicazione cartacea inviata per raccomandata al domicilio fiscale del contribuente stesso oppure
– indirettamente, mediante avviso telematico messo a disposizione dell’intermediario incaricato della trasmissione della dichiarazione (attraverso il canale Entratel).
Al messaggio di posta elettronica deve essere allegato l’apposito modulo predisposto per la tipologia di dichiarazione oggetto di controllo, compilato nelle parti di interesse.
Nel modulo, sottoscritto dal richiedente (contribuente o intermediario), devono essere indicati gli elementi eventualmente non considerati in sede di controllo automatizzato (ad esempio, un versamento non intercettato), appositamente codificati in un elenco.
Le richieste di assistenza pervenute vengono esaminate da operatori specializzati che rispondono nel giro di pochi giorni, sempre tramite posta elettronica certificata, comunicando l’accoglimento oppure il rigetto dell’istanza a seguito del riesame della posizione.
Solo nei casi che presentano una complessità tale da richiedere un più approfondito esame di merito, il richiedente viene invitato a rivolgersi ai competenti uffici periferici dell’Agenzia.
(Notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2010)
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con la nota informativa n. 4541 del 29 aprile 2010, ha reso noto lo schema di proposta motivata del Collegio sindacale per il conferimento dell’incarico di revisore legale dei conti.
Proposta del collegio sindacale in ordine al conferimento dell’incarico di revisione legale (art. 13, comma 1, D.Lgs. 27 gennaio 2010 n. 39)
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con il suddetto documento operativo ha messo a disposizione dei propri iscritti un ausilio per l’espletamento dei nuovi adempimenti previsti dal decreto legislativo sulla revisione legale dei conti.
Si tratta di una bozza di lavoro che andrà adattata in base alle varie situazioni dell’operare quotidiano.
PROPOSTA MOTIVATA PER IL CONFERIMENTO DELL’INCARICO DI REVISIONE LEGALE DEI CONTI AI SENSI DELL’ART. 13 D.LGS. N. 39/2010
Ai Signori Soci/Azionisti della Società, Il Collegio Sindacale /Consiglio di Sorveglianza / Comitato di controllo sulla gestione
– che, in vista della scadenza per avvenuta decorrenza dei termini dell’incarico a suo tempo conferito all’attuale Revisore (o Società di Revisione), l’Assemblea dei Soci deve deliberare in merito all’affidamento di tale incarico di revisione legale dei conti;
– che in data il 7 aprile 2010 è entrato in vigore il D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39, recante “Attuazione della direttiva 2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE, e che abroga la direttiva 84/253/CEE” (di seguito “Decreto”);
– che l’art. 13 del D.Lgs. n. 39/2010 ha testualmente previsto che: «Salvo quanto disposto dall’articolo 2328, secondo comma, numero 11), del codice civile, l’assemblea, su proposta motivata dell’organo di controllo, conferisce l’incarico di revisione legale dei conti e determina il corrispettivo spettante al revisore legale o alla società di revisione legale per l’intera durata dell’incarico e gli eventuali criteri per l’adeguamento di tale corrispettivo durante l’incarico»;
– che sono pervenute al Collegio Sindacale / Consiglio di Sorveglianza / Comitato di controllo sulla gestione n. ________ distinte dichiarazioni di disponibilità a ricevere l’incarico di revisione legale;
– che, in merito all’oggetto dell’incarico, la dichiarazione di disponibilità (ovvero: le dichiarazioni di disponibilità) prevede (prevedono), per ciascun esercizio, la revisione legale del bilancio di esercizio, la verifica della regolare tenuta della contabilità sociale e della corretta rilevazione nelle scritture contabili dei fatti di gestione, nonché della coerenza della relazione sulla gestione;
– che il corrispettivo indicato nella dichiarazione di disponibilità (o i corrispettivi indicati nelle dichiarazioni di disponibilità) ad assumere l’incarico di revisione legale, per ciascun esercizio, risulta il seguente (o risultano i seguenti): (indicare);
– che le modalità di svolgimento della revisione illustrate nella dichiarazione (o nelle dichiarazioni) di disponibilità, anche considerate le ore e le risorse professionali all’uopo previste, risultano adeguate in relazione all’ampiezza e alla complessità dell’incarico;
– che la dichiarazione di disponibilità (o tutte le dichiarazioni di disponibilità) contengono anche specifica e motivata dichiarazione concernente il possesso di ciascuno dei requisiti d’indipendenza previsti della legge (cfr., in particolare artt. 10 ed eventualmente 17, D.Lgs. n. 39/2010);
– che, sulla base di quanto desumibile dalla proposta, il Revisore legale (Società di revisione legale) che ha dichiarato [o: il Revisore legale (Società di revisione legale) che hanno dichiarato] la propria disponibilità ad assumere l’incarico risulta (risultano) in possesso dei requisiti di indipendenza previsti dalla legge;
– che il Revisore legale (Società di revisione legale) proposto risulta (risultano) disporre di organizzazione e idoneità tecnico‐professionali adeguate alla ampiezza e alla complessità dell’incarico;
sulla base delle motivazioni esposte, che l’incarico di revisione legale dei conti per gli esercizi ________ sia affidato (o sia alternativamente affidato) dall’assemblea, previa determinazione del corrispettivo per l’intera durata dell’incarico (nonché degli eventuali criteri per l’adeguamento durante lo svolgimento dell’incarico), a:
Revisore legale / Società di revisione:
P.IVA / Registro imprese e C.F.
(in caso di Società di Revisione) Nominativo del responsabile della revisione:
Il Collegio Sindacale / Consiglio di Sorveglianza / Comitato di controllo sulla gestione
7) Deposito appello in Commissione entro 30 giorni: In mancanza, scatta l’inammissibilità del ricorso, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio
In base all’art. 53, comma 2, secondo periodo, del D.Lgs. n. 546/1992, sull’interessato che abbia notificato l’atto d’appello tributario senza avvalersi dell’ufficiale giudiziario grava, tra l’altro, l’onere di provvedere al deposito del gravame presso la segreteria del giudice provinciale.
E’ questa la conclusione della Cassazione, con la sentenza n. 8209 del 6 aprile 2010, che ha anche specificato che tale incombenza deve essere adempiuta, a pena di inammissibilità dell’impugnazione, entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso di secondo grado.
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento per Irpef e contributo al Ssn per l’anno d’imposta 1996, con ricorso respinto dalla Commissione Tributaria provinciale.
L’appello dell’interessato veniva quindi dichiarato inammissibile dal giudice di secondo grado, in quanto l’atto di gravame, notificato a mezzo del servizio postale, non era stato depositato entro trenta giorni dalla notifica presso la segreteria della Commissione provinciale, secondo quanto prescritto dal comma 2 dell’art. 53, Dlgs 546/1992.