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Timestamp: 2018-06-23 21:48:48+00:00
Document Index: 42832892

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 13', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 52', 'art. 37', 'art.38']

La normativa vigente, riguardo alle somme indebitamente percepite dagli invalidi civili, prevede che non si procede alla ripetizione delle somme indebitamente percepite prima del 2 ottobre 2003 a titolo di provvidenze economiche nei confronti di quei soggetti risultati, a seguito di verifica, privi del requisito reddituale richiesto per l’erogazione della prestazione (art. 42, comma 5, del d.l. 269/2003, convertito con modificazioni nella l. 326/2003). Le somme indebitamente percepite per mancanza del requisito sanitario rimangono escluse dalla sanatoria.
Per quanto riguarda invece le somme percepite in più su prestazioni pensionistiche o quote di prestazioni pensionistiche o trattamenti di famiglia, nonché rendite, anche se liquidate in capitale, a carico degli enti pubblici di previdenza obbligatoria, si prevede che:
per le somme indebite percepite dal 1° gennaio 2001 si applica il disposto dell’art. 13 della legge n.412/1991, secondo cui i pagamenti indebiti effettuati dal 1° gennaio del 2001 a seguito di provvedimento definitivo di cui sia stata data espressa comunicazione all’interessato, sono sanabili ove effettuati in base a formale provvedimento che risulti viziato da errore imputabile all’Istituto, mentre l’omessa o incompleta segnalazione da parte del pensionato di fatti incidenti sul diritto o sulla misura della pensione goduta, che non siano già conosciuti dall’ente competente, consente la ripetibilità delle somme indebitamente percepite. L’Istituto procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati non conosciute che incidono sulla misura o sul diritto delle prestazioni ed al recupero delle somme entro l’anno successivo alla verifica.
Sulla diversa disciplina tra indebito pensionistico e indebito su prestazioni assistenziali, la Corte Costituzionale, con ordinanza n.448/2000 e con ordinanza n.264/2004, si è espressa nel senso che non sussiste un’esigenza costituzionale che imponga per l’indebito previdenziale e per quello assistenziale un’identica disciplina, escludendo l’incostituzionalità della normativa esaminata(in particolare dell’art. 37, comma 8, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 in riferimento agli articoli 3 e 38, primo comma, della Costituzione, e dell’art. 1, comma 260, della legge 23 dicembre 1996, n. 662- Misure di razionalizzazione della finanza pubblica-, e dell’art. 52, comma 2, della legge 9 marzo 1989, n. 88 in riferimento agli articoli 3 e 38, primo comma, della Costituzione) in considerazione dell’“immediatezza” con cui l’Istituto previdenziale deve provvedere alla ripetizione delle somme indebitamente corrisposte, essendo tenuto, lo stesso, alla sospensione immediata della prestazione ed alla revoca entro i successivi 90 giorni, a decorrere dalla data della visita di verifica. Infatti, l’art. 37, comma 8, legge 448/1998, stabilisce che: “In caso di accertata insussistenza dei requisiti sanitari, il ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica dispone l’immediata sospensione dell’erogazione del beneficio in godimento e provvede, entro i novanta giorni successivi, alla revoca delle provvidenze economiche a decorrere dalla data della visita di verifica”.
La sospensione immediata e la revoca nel breve lasso di tempo di novanta giorni dalla sospensione fa escludere, come affermato dalla Corte Costituzionale, la disparità di trattamento con la generale disciplina dell’indebito previdenziale, e rispetta l’art.38, 1°comma, della Costituzione.