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Timestamp: 2019-01-17 20:00:09+00:00
Document Index: 142611228

Matched Legal Cases: ['art. 2712', 'art. 1475', 'art. 10', 'art. 1292', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 51', 'art. 4']

Novità fiscali del 10 dicembre 2007. In evidenza: D.D.L Finanziaria 2008: proposta l'integrale deducibilità dell’IVA sui cellulari; è nullo il patto che esclude la responsabilità fiscale del mediatore immobiliare | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 10 dicembre 2007. In evidenza: D.D.L Finanziaria 2008: proposta l'integrale deducibilità dell’IVA sui cellulari; è nullo il patto che esclude la responsabilità fiscale del mediatore immobiliare
1) Disegno di Legge Finanziaria 2009: approvato un emendamento che rivede la disciplina delle dichiarazioni fiscali annuali e considera interamente detraibile l’IVA sui cellulari<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Le dichiarazioni dei redditi e Irap dovranno essere trasmesse soltanto in via telematica.
Lo prevede l’emendamento alla finanziaria approvato dalla commissione Bilancio della Camera.
Viene stabilito che le persone fisiche, le società o associazioni devono presentare all’Agenzia delle Entrate le dichiarazioni in materia di imposta sui redditi e di IRAP esclusivamente in via telematica entro il 31 luglio dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo di imposta.
L’emendamento, poi, modifica anche il termine di presentazione del 770 che slitta dal 31 marzo al 31 luglio.
Le persone che sono all’estero possono inviare la dichiarazione dei redditi entro il termine per la trasmissione telematica, utilizzando la raccomandata postale.
Infine si stabilisce che l’Agenzia delle Entrate entro il 1° ottobre di ogni anno dovrà rendere accessibili ai contribuenti, in via telematica, i dati delle dichiarazioni.
Viene rinviato a un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate a stabilire le modalità per rendere accessibili i dati delle dichiarazioni.
Iva: novità sui cellulari per imprese e autonomi.
Ci sono novità anche per l’Iva. Per i cellulari utilizzati da imprese o da lavoratori autonomi la detrazione dell’Iva potrà arrivare al 100%.
Tra le norme del pacchetto sull’Iva anche quella che impedisce la possibilità di usufruire dell’Iva agevolata al 10% se si vendono asini, muli, o bardotti vivi.
Invece, viene prevista l’Iva agevolata per i premi relativi alle corse dei cavalli.
In arrivo due maxi-emendamenti
Doppio maxi-emendamento per la Finanziaria 2008.
Un ulteriore novità è quella che in commissione Bilancio a Montecitorio è in arrivo un maxi emendamento presentato dal relatore, Michele Ventura (Pd), con un pacchetto che racchiude le modifiche più importanti da inserire nel provvedimento.
Nel maxiemendamento che il Governo presenterà direttamente in aula, pare che porrà la questione di fiducia.
2) Possibilità di rilasciare una copia conforme di una pagina WEB
Uno studio del Consiglio Nazionale dei Notai ha esaminato la natura giuridica e le necessarie modalità operative.
Si, il Notaio può rilasciare la copia conforme di una pagina web, ma tale operazione deve essere adattata alla tipica attività notarile di rilascio di copie, individuando gli elementi caratterizzanti tale tipologia di documento informatico dal punto di vista della sua realtà fenomenica.
La copia ha l’efficacia probatoria di cui all’art. 2712 del C.c. purché si seguano alcune semplici modalità operative, comuni sia alla copia informatica che a quella cartacea, inserendo: indirizzo internet, tipo di browser, ora, dati relativi ad eventuali certificati di sicurezza.
Nel caso di rilascio di copia cartacea occorre verificare se i contenuti della pagina web possano essere oggetto di trasposizione su carta.
(Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 7/2007/IG)
3) Regione Marche: Costituito l’Osservatorio Regionale per l’adeguamento degli studi di settore alle realtà economiche locali
E’ stato costituito presso la Direzione Regionale delle Marche l’Osservatorio Regionale al fine di adeguare gli studi di settore alle realtà economiche locali.
Lo ha previsto il Provvedimento del 5/12/2007, il quale (contestualmente all’istituzione dell’Osservatorio regionale sugli studi di settore) dispone la soppressione dei vigenti Osservatori provinciali, attuando in tal modo il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia prot. n. 2007/155058 del 8/10/2007 (cui è poi seguita la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 58/E del 26/10/2007).
Ciò viene previsto per consentire un funzionamento più razionale ed efficiente oltre che per dare nuovo impulso all’attività di analisi sul funzionamento degli studi di settore a livello territoriale.
Viene prevista, su decisione del Presidente dell’Osservatorio, la possibilità di costituire sottogruppi di lavoro al fine di analizzare e risolvere problemi legati a specifiche aree territoriali ovvero a specifici ambiti settoriali, anche avvalendosi di tecnici ed esperti del settore.
L’Osservatorio ha, peraltro, la funzione di individuare, nell’ambito territoriale della regione, l’eventuale esistenza di specifiche condizioni di esercizio di attività economiche a livello locale, rilevanti sia ai fini della revisione degli studi di settore che della relativa applicazione in sede di accertamento.
– Le modalità di svolgimento delle attività caratteristiche di specifiche aree geografiche o distretti produttivi;
– le situazioni economiche di specifiche aree geografiche o distretti produttivi, caratterizzate da crisi così come da particolare sviluppo ed espansione;
– le altre problematiche di varia natura, collegate all’ambito territoriale della Regione, che possano incidere in modo significativo sulla applicazione degli studi di settore.
Soppressione degli Osservatori Provinciali
Il provvedimento, datato 5/12/2007, decorre dal prossimo 1/1/2008, data dalla quale vengono soppressi tutti gli Osservatori Provinciali della Regione Marche istituiti in attuazione del Decreto del Direttore generale del Dipartimento delle Entrate del 15/4/1999.
(Direzione Regionale Agenzia delle Entrate delle Marche, Provvedimento, Protocollo n. 39454/2007/UDR, del 5/12/2007)
4) Imposta di registro sui versamenti in conto capitale: si applica solo quando confluiscono nel patrimonio della società senza possibilità di revoca
Non può essere contestata la tardiva registrazione dell’atto (e non può, quindi, essere irrogata la sanzione per tale fattispecie) quando il conferimento di capitale sia finalizzato all’aumento di capitale sociale sul presupposto della relativa delibera e, quindi, per condizione subordinato alla stessa decisione assembleare.
In tale occasione non sono presenti i gli elementi per la tassazione dei versamenti in conto futuro aumento di capitale.
E’, peraltro, soggetto ad imposta di registro, in termine fisso, il verbale di assemblea straordinaria che delibera su aumento di capitale mediante conferimento (Sentenza della Commissione Tributaria di Pisa, n. 54 del 4/5/1998)
(Corte di Cassazione, Sentenza, Sez. Trib., n. 24555 del 26/11/2007)
5) Nuovi obblighi dei mediatori e la disciplina fiscale del contratto preliminare: Nullo il patto che esclude la responsabilità del mediatore immobiliare
E’ nullo l’accordo che esclude la responsabilità del mediatore immobiliare per la mancata registrazione dell’atto o l’omesso versamento della relativa imposta.
Il comma 46 della Legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) ha previsto anche per gli agenti di affari in mediazione iscritti nella sezione degli agenti immobiliari del ruolo l’obbligo di registrazione delle scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari, nonché l’obbligo solidale al pagamento dell’imposta per le citate scritture.
Su tale argomento il Consiglio Nazionale del Notariato ha dedicato un apposito documento di studio (Studio n. 13/2007/T).
I profili fiscali dei nuovi obblighi dei mediatori
Il mediatore è, pertanto, coobbligato solidale nel pagamento delle imposte per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività nella conclusione degli affari e obbligato alla registrazione delle stesse; è pertanto responsabile di imposta con diritto di rivalsa (disponibile), non ha diritto alla provvista (salvo espressa pattuizione in tal senso) e può essere destinatario dell’accertamento della maggiore imposta, nonché delle relative sanzioni anche per omessa registrazione.
E’ nullo il patto che tende ad escludere la responsabilità del mediatore per la mancata registrazione o l’omesso versamento dell’imposta.
Quanto alla rivalsa interna tra le parti contraenti, in sede di scrittura privata non autenticata si può applicare la disciplina di cui all’art. 1475 c.c. per cui le spese (comprese dunque le imposte) sono a carico del compratore, se non è stato pattuito diversamente.
Dalla conclusione del preliminare cd. aperto deriva l’obbligo in capo al mediatore di corrispondere il tributo e richiedere la registrazione entro venti giorni dalla conclusione dell’atto, con diritto di rivalsa successiva, ma questo momento non coincide con il diritto alla provvigione che maturerà solo alla conclusione dell’“affare” e quindi non prima della conclusione del preliminare cd. formale.
Se si verifica la stipula e la richiesta di registrazione del preliminare cd. formale notarile nei venti giorni dalla conclusione del preliminare cd. aperto, ancora non registrato ed allegato, il notaio, responsabile di imposta, è l’unico obbligato ai sensi dell’art. 10 lett. b) d.p.r. n. 131/1986 alla registrazione dell’atto notarile che “assorbe” quella relativa al preliminare cd. aperto allegato, con l’effetto, sotto il profilo dell’obbligazione, di liberare i coobbligati, fermo restando il diritto di rivalsa per il pagamento del tributo nei confronti delle parti (diritto che nel caso del notaio può essere esercitato in un momento anteriore alla stipula dell’atto in ragione del diritto di provvista disciplinato).
Parimenti, se si verifica la stipula e la richiesta di registrazione del preliminare cd. formale, redatto nella forma di scrittura privata non autenticata da un notaio in qualità di consulente giuridico, nei venti giorni dalla conclusione del preliminare cd. aperto, ancora non registrato ed allegato, l’ottemperanza all’obbligo di registrazione e del pagamento del tributo relativo al secondo atto (preliminare cd. formale) nel termine previsto per il primo (preliminare cd. aperto) da parte di uno solo dei soggetti obbligati libera di diritto gli altri coobbligati, costituendo adempimento dell’obbligazione medesima (art. 1292 codice civile).
La disciplina fiscale del contratto preliminare
Il contratto preliminare è soggetto all’obbligo di registrazione in termine fisso, tranne che sia formato mediante corrispondenza e purché per esso non sia prescritta la forma scritta. L’imposta di registro è dovuta in misura fissa (168 euro).
Se il contratto preliminare è trascritto è dovuta in misura fissa (168 euro) anche l’imposta ipotecaria.
Nel caso di preliminare redatto per scrittura privata non autenticata effettuato da un soggetto passivo IVA che contiene pattuizioni relative ad acconti prezzo, a determinate condizioni, non deve essere registrato in termine fisso ma solo in caso d’uso.
Tuttavia, la presenza nel contratto preliminare di pattuizioni estranee al campo di applicazione dell’IVA, quali caparre confirmatorie o clausole penali, comporta l’insorgenza per l’intero preliminare dell’obbligo di registrazione in termine fisso.
Inoltre, il preliminare è sempre soggetto all’obbligo di registrazione in termine fisso, anche se redatto per scrittura privata non autenticata e se preveda acconti prezzo, qualora il contratto definitivo abbia ad oggetto locazioni immobiliari di cui al n. 8 dell’art. 10 D.P.R. n. 633/1972, o cessioni di fabbricati di cui all’art. 10 numeri 8-bis e 8-ter (nonché operazioni di cui all’art. 10 n. 27-quinquies) del medesimo D.P.R., a prescindere dalla circostanza che
le suddette operazioni siano esenti o imponibili ai fini dell’IVA.
Nei contratti preliminari sono presenti, di frequente, pattuizioni accessorie, quali ad esempio gli acconti prezzo, la caparra confirmatoria, la clausola penale, la caparra e la multa penitenziale, i depositi cauzionali, imponibili agli effetti dell’imposta di registro (pattuizioni rispetto alle quali occorre tener conto, peraltro, che qualora siano contenute nel preliminare cd. aperto, l’obbligo di corrispondere l’imposta di registro, nella misura dovuta, sorge in capo, sia pure in via solidale, al mediatore).
L’imposta di registro proporzionale versata per la dazione di somme a titolo di caparra confirmatoria o per gli acconti del prezzo è imputata all’imposta principale di registro dovuta per il contratto definitivo.
Il meccanismo dell’imputazione ha poi determinato problemi interpretativi rispetto alla caparra confirmatoria, che è pattuizione estranea al campo di applicazione dell’IVA, nel caso in cui il definitivo sia soggetto ad IVA.
(Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 13/2007/T)
6) Caso in cui si assoggetta a ritenuta d’acconto l’indennità di rimborso delle spese sostenute per la produzione del reddito professionale
Il risarcimento delle spese sostenute per danni subiti si deve assoggettare a tassazione quando deriva dal rimborso di un costo deducibile.
Lo ha ribadito l’Agenzia della Entrate con la risoluzione n. 356/E/2007, rispondendo a un’istanza di interpello volta a chiarire se la somma che una società, a seguito di sentenza del tribunale, è tenuta a versare a titolo di risarcimento danni in relazione alle spese sostenute, nei confronti di un professionista, vada assoggettata o meno a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 25 del D.P.R. n. 600/1973.
In particolare, la società è stata condannata dal tribunale al pagamento di 9.300 euro a favore di un professionista, di cui 4.000 euro per il danno derivante dalla lesione all’immagine e 4.800 euro per i danni relativi alle spese sostenute.
In particolare, è stato chiesto se sull’importo di 4.800 euro vada effettuata la ritenuta d’acconto.
Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che:
L’importo di 4.000 euro, relativo al risarcimento del “danno all’immagine”, poiché configura un’indennità sostitutiva del reddito non conseguito (“lucro cessante”), costituisce, ai sensi dell’art. 6 del Tuir, reddito della stessa categoria di quello sostituito (nel caso di specie, reddito di lavoro autonomo), da assoggettare a ritenuta d’acconto;
Mentre, l’importo di 4.800 euro costituisce, invece, il rimborso di un costo inerente all’attività che il professionista ha potuto dedurre dal proprio reddito.
Per conseguenza, tale rimborso concorre a formare il reddito tassabile e, pertanto, su tale somma deve essere operata e versata la ritenuta a titolo d’acconto.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 356/E del 7/12/2007)
7) Attività del Territorio diretta a individuare i fabbricati non iscritti in Catasto
E’ stato pubblicato nella G.U. il comunicato contenente l’elenco di ulteriori 2.075 Comuni.
L’Agenzia del Territorio invita, sia i “titolari irregolari” sia i proprietari di costruzioni foto-identificate e poi demolite, oppure che non richiedano accatastamento, o addirittura inesistenti, a consultare gli elenchi delle particelle catastali presso le sedi dei Comuni individuati. Saranno esposti per 60 giorni.
Accertata l’insussistenza dell’irregolarità, gli interessati dovranno inviare una segnalazione all’ufficio provinciale dell’Agenzia. Esiste un apposito modello scaricabile dal sito del Territorio. Al contrario, chi si trova nella condizione di dover regolarizzare la propria posizione avrà 90 giorni di tempo, a partire da oggi, per presentare la dichiarazione catastale.
Trascorso inutilmente tale termine, gli uffici del Territorio provvederanno all’accatastamento d’ufficio dei fabbricati interessati.
Tale operazione comporterà alcune penalità nei confronti di quei soggetti che avrebbero dovuto adempiere spontaneamente (maggiori oneri e sanzioni, quantificati dall’Agenzia con determinazione del 13/8/2007).
8) Telelavoro: Rimborsi di spese telefoniche sostenute dai lavoratori non soggetti a ritenuta IRPEF
I rimborsi dei costi telefonici regolarmente documentati sostenuti dai lavoratori per lo svolgimento dell’attività svolta in telelavoro non sono soggetti ad IRPEF poiché sono anticipati dal dipendente nell’esclusivo interesse del datore di lavoro.
Pertanto, su tali rimborsi il sostituto d’imposta non deve applicare le relative ritenute fiscali, previdenziali e assistenziali.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 357/E/2007, la quale è scaturita dalla richiesta di un ente pubblico che, dovendo procedere a una sperimentazione del telelavoro con alcuni dipendenti, ha ritenuto di non dovere assoggettare a tassazione i rimborsi delle spese telefoniche regolarmente documentate, assumendo che gli stessi abbiano natura risarcitoria.
In materia di reddito di lavoro dipendente, l’art. 51 del Tuir stabilisce il principio di generale tassazione di tutte le somme e i valori erogati al dipendente in relazione al rapporto di lavoro, fatte salve specifiche tipologie di reddito espressamente escluse in tutto o in parte da imposizione.
Il telelavoro in ambito pubblico, introdotto dalla legge 191/1998 (“Bassanini-ter”), rappresenta una modalità di organizzazione dell’attività lavorativa che si inserisce nell’ambito del processo di rinnovamento e modernizzazione della pubblica amministrazione consentito anche dalle nuove tecnologie disponibili.
L’art. 4 stabilisce, infatti, che “per avvalersi di forme di lavoro a distanza, le amministrazioni possono installare apparecchiature informatiche e collegamenti telefonici e telematici necessari e possono autorizzare i propri dipendenti ad effettuare , a parità di salario, la prestazione lavorativa in luogo diverso dalla sede di lavoro, previa determinazione delle modalità per la verifica dell’adempimento della prestazione lavorativa”.
Il telelavoro rappresenta, dunque, un sistema di organizzazione del lavoro dipendente nuova, in cui, grazie all’utilizzazione delle tecnologie informatiche, la prestazione viene svolta fuori dalla sede di lavoro.
Va ricordato al riguardo che la Cassazione, pronunciando in merito a una causa promossa da un telelavoratore diretta a individuare il foro competente, ha espresso il principio che l’abitazione del telelavoratore non è la sede dell’azienda.
Le spese dei collegamenti telefonici sono sostenute, pertanto, per raggiungere le risorse informatiche dell’azienda messe a disposizione dal datore di lavoro e, quindi, per potere rendere la prestazione dovuta.
Si tratta sostanzialmente di spese di competenza del datore di lavoro, che non possono gravare sul dipendente che le ha sostenute per snellezza operativa.
Per tale fattispecie, la risoluzione 357/2007 ha chiarito che vada ricondotta ai casi di rimborso delle spese (come l’acquisto di beni strumentali di piccolo valore, quali la carta per fotocopie o per la stampante, le pile della calcolatrice eccetera) sostenute nell’esclusivo interesse del datore di lavoro, considerati, dalla circolare 326/1997, esclusi da imposizione ai fini Irpef.
In particolare, sui citati rimborsi non si applicano le relative ritenute fiscali e previdenziali.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 357/E del 7/12/2007)