Source: http://www.earmi.it/varie/armibianche1.html
Timestamp: 2019-04-23 23:13:59+00:00
Document Index: 161825525

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 699', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 699', 'art. 699', 'art. 31', 'art. 4', 'sentenza ', 'art.4', 'art. 45', 'art. 699', 'sentenza ']

Quando un coltello è arma propria (Angelo Vicari)
LA CASSAZIONE CONFERMA LE CARATTERISTICHE DEL COLTELLO ARMA PROPRIA
Sentenza 22 febbraio 2019, n. 8032
Nell’articolo Il punto sulle armi bianche, pubblicato su questo sito nel 2016, cui si rimanda per approfondimenti, avevamo auspicato che la Cassazione continuasse a considerare il coltello a scatto o a serramanico con blocco della lama, arma propria bianca, solo se con la punta acuta e la lama a due tagli.
Infatti, secondo la giurisprudenza (Cass. N. 19927/2014, n. 10979/2015, n. 1703/2015), quali che siano le particolari caratteristiche di costruzione del coltello, alla stregua della varia tipologia, la differenza tra l’arma impropria (cioè lo strumento da punta e/o da taglio atto ad offendere) e l’arma propria è costituito dalla presenza delle caratteristiche tipiche delle armi bianche corte, quali appunto i pugnali e gli stiletti e, cioè, la punta acuta e la lama a due tagli.
Riteniamo importante ritornare sull’argomento, poiché, a distanza di qualche anno, possiamo constatare che la Suprema Corte continua a confermare la precedente interpretazione/definizione dell’arma propria bianca.
Infatti, con la sentenza del 22 febbraio 2019, n. 8032 (riportata in calce), è stato ulteriormente ribadito che ai fini della qualificazione del coltello quale arma propria o arma impropria, debba farsi riferimento, rispettivamente, alla presenza o all’assenza della punta acuta e della lama a due tagli, tipica delle armi bianche corte, mentre sono irrilevanti le particolarità di costruzione dello strumento. Nella fattispecie si trattava del porto di un coltello a scatto lungo cm 16, di cui cm. 7 di lama, qualificato erroneamente dal giudice di merito come arma propria bianca, solo perché a scatto, e per il quale era stata applicata la sanzione prevista dall’art. 699, c .2, c.p., anziché quella di cui all’art. 4 della legge n. 110/1975.
Il pregio della sentenza in commento è quello di aver riconfermato la suddetta interpretazione che contempera le esigenze di tutela della sicurezza pubblica con quelle del cittadino che, dopo l’abrogazione dell’art. 80 del Regolamento del T.U.L.P.S., identificativo delle misure degli strumenti da punta e da taglio che potevano, o meno, essere portati, si trova in difficoltà anche per il porto di un coltellino multiuso.
L’altro pregio è quello di aver evidenziato il percorso giurisprudenziale sulla definizione delle varie tipologie di coltello e relative norme sanzionatorie.
Infatti, la Suprema Corte “non ignora l’esistenza di un orientamento giurisprudenziale diverso, secondo il quale il porto di un coltello a scatto integra in ogni caso la fattispecie autonoma di reato di cui all’art. 699, comma secondo, cod. pen., sul presupposto che si tratti di arma bianca propria, di cui è vietato il porto in modo assoluto, non essendo ammessa licenza da parte delle leggi di pubblica sicurezza. Questo orientamento si basa sulla unica considerazione della lama azionata meccanicamente, mediante congegno a molla, requisito ritenuto, per diverso tempo, sufficiente a far assumere le caratteristiche di pugnale o di stiletto e non di semplice coltello, indipendentemente dalle caratteristiche della lama.
Tale indirizzo giurisprudenziale (Cass.n. 4595/1992) fece emanare al Ministero dell’Interno la circolare del 6 novembre 1993, con la quale venne stabilito che il coltello ad apertura automatica a scatto o a molletta era da considerarsi arma bianca propria, il cui porto fuori dell’abitazione era vietato in modo assoluto dalla legge, punibile con la sanzione prevista dall’art. 699, c.p.; per la fabbricazione e vendita si doveva essere in possesso della licenza di cui all’art. 31 del T.U.L.P.S..
Inoltre, viene richiamato l’orientamento giurisprudenziale relativo alla tipologia del comune coltello a serramanico (cioè l’utensile dotato di lama pieghevole nella cavità della impugnatura la quale, così funge anche da guaina), privo di blocco della lama, considerato solo strumento da punta e/o da taglio, ovverosia arma impropria, il cui porto ingiustificato è sanzionato a termini della legge 18 aprile 1975, n. 110, art. 4 (Cass.n. 15945/2013).
Infine, viene evidenziato anche l’ulteriore indirizzo giurisprudenziale secondo il quale costituisce arma propria anche il coltello a serramanico, privo di congegno di scatto, che, tuttavia, assicura il blocco della lama, una volta snudata e in linea con l’impugnatura, sicchè la successiva chiusura necessita di un meccanismo di disincaglio (Cass. N. 29483/2013. Si richiama il commento di Mori Cassazione: i coltelli con blocco della lama sono pugnali! Quando i giudici prendono fischi per fiaschi).
Quindi, la Cassazione, con la sentenza in commento, riconferma la giurisprudenza precedente, segnando una linea netta di demarcazione tra arma impropria e propria.
Non tutti i coltelli, a prescindere, sono armi proprie bianche.
Infatti, il comune coltello a serramanico senza blocco della lama deve essere classificato sempre e solo strumento da punta e/o da taglio, ovverosia arma impropria, il cui porto ingiustificato, fuori dell’abitazione o delle relative appartenenze, è sanzionato a termine della legge 18 aprile 1975 n. 110, art.4, indipendentemente dalle caratteristiche della lama.
Diversamente, il coltello a scatto e quello a serramanico privo di congegno di scatto che, tuttavia, assicura il blocco della lama sono classificati arma propria bianca solo ed esclusivamente quando la lama abbia le caratteristiche tipiche di un pugnale o di uno stiletto (considerati espressamente armi proprie dall’art. 45 del Regolamento di esecuzione del T.U.L.P.S.) rappresentate dalla presenza di una punta acuta e di una lama a due tagli, il cui porto integra il reato di cui all’art. 699, secondo comma, C.P..
Quando, invece, la lama non presenti le due suddette caratteristiche, anche tali coltelli rientrano tra le armi improprie, cioè tra gli strumenti da punta e/o da taglio atti ad offendere, alla stregua del coltello a serramanico senza blocco della lama.
Considerata la oramai consolidata giurisprudenza in materia di coltelli, è necessario che il Ministero dell’Interno riformuli la circolare del 6 novembre 1993, con la quale, come abbiamo già evidenziato, lo stesso, tenuto conto della giurisprudenza della Cassazione del tempo, aveva stabilito che il coltello a scatto o a molletta era da considerarsi sempre, per le sue caratteristiche tecniche, arma propria bianca.
Sebbene l’accertamento sulle caratteristiche del coltello spetti al giudice di merito, è necessario che anche le Forze di polizia, che operano sul territorio, siano a conoscenza del nuovo indirizzo della Cassazione.
Tale conoscenza comporterebbe un non indifferente contributo al lavoro degli stessi giudici e, soprattutto, alla certezza del diritto, indispensabile riferimento per il cittadino.
Firenze 28 marzo 2019 ANGELO VICARI
Ed ecco la sentenza 8032/2019 della Cassazione: