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Timestamp: 2019-06-19 22:00:32+00:00
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Art. 287 cod. proc. civile: Casi di correzione | La Legge per tutti
Art. 287 cod. proc. civile: Casi di correzione
Le sentenze contro le quali non sia stato proposto appello (1) e le ordinanze non revocabili (2) possono essere corrette, su ricorso di parte, dallo stesso giudice che le ha pronunciate, qualora egli sia incorso in omissioni o in errori materiali o di calcolo (3).
Ricorso: è un atto introduttivo di un giudizio, rivolto direttamente al giudice anziché alla parte, strutturalmente diverso dalla citazione, in quanto non contiene la vocatio in jus ma solo la editio actionis: perciò va depositato presso la cancelleria del giudice adìto e notificato alla controparte, soltanto dopo che il magistrato abbia fissato l’udienza di comparizione innanzi a sé, e congiuntamente al decreto che la stabilisce [v. 125].
(1) Nell’ipotesi in cui, invece, avverso la sentenza da correggere sia proposto appello, per l’effetto devolutivo, il potere di correzione spetta al giudice del gravame, sempreché vi sia stata un’istanza di parte in tal senso. La procedura di correzione, in tal caso, è da considerarsi inammissibile, perché tra i motivi di impugnazione è possibile rilevare anche gli errori materiali.
(2) Le ordinanze non revocabili sono anche quelle del giudice dell’esecuzione. Sono, inoltre, correggibili le sentenze della Cassazione ex art. 391bis, i decreti non revocabili, come, ad esempio, i decreti del tribunale fallimentare.
(3) L’omessa pronuncia circa la richiesta di distrazione proposta dal procuratore della parte vittoriosa non costituisce errore materiale correggibile ai sensi dell’articolo in esame; la stessa omissione deve considerarsi un vizio del procedimento da far valere in sede di impugnazioni.
Sebbene lo speciale procedimento di correzione dell’errore materiale previsto dagli articoli 287 e ss. del codice di procedura civile sia proponibile anche in pendenza dell’appello, il solo giudice competente alla correzione è quello che ha emesso la sentenza affetta dall’errore II procedimento di correzione, peraltro, non è soggetto a termini e può sempre essere proposto al giudice di merito che ha pronunciato il provvedimento da emendare.
App. Roma, 10 gennaio 2012.
La correzione dell'errore materiale di una sentenza, ove anche non venga eseguita, non inficia la valenza di titolo esecutivo della sentenza medesima posta a base della esecuzione.
Tribunale Foggia sez. I 09 marzo 2015
La procura rilasciata al difensore nel giudizio concluso con la sentenza da correggere è valida anche per la proposizione del ricorso per la correzione di errore materiale di una sentenza di cassazione ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c., in quanto il procedimento di correzione, a differenza del giudizio per revocazione, non tende a conseguire una nuova volontà del giudicante introducendo una nuova fase processuale, ma costituisce un mero incidente dello stesso giudizio, diretto solo ad individuare l’effettiva volontà del giudicante con la rettifica della materiale espressione errata.
Cass. lav., 7 settembre 2006, n. 19228.
L’ordinanza di correzione di errore materiale non è autonomamente impugnabile neanche con ricorso ex art. 111 Cost., essendo l’impugnazione consentita solo a tutela dei diritti nascenti dalla parte corretta attraverso la verifica della legittimità degli effetti sostanziali della disposta correzione.
Cass. 27 aprile 2011, n. 9425.
L'istanza di correzione dell'errore materiale deve essere proposta al giudice di merito che ha emesso la sentenza viziata e non alla Corte di legittimità, anche nel caso in cui avverso quella sentenza sia stato già proposto ricorso per cassazione, sicché è inammissibile l'istanza di correzione formulata dal resistente nel controricorso. Rigetta, App. Brescia, 18/04/2011
Cassazione civile sez. VI 23 marzo 2015 n. 5727
Tipologia di vizi correggibili
Deve qualificarsi come errore materiale suscettibile di correzione, quello che non riguarda la sostanza del giudizio, ma la manifestazione del pensiero all’atto della formazione del provvedimento e si risolve in una fortuita divergenza fra il giudizio e la sua espressione letterale, cagionata da mera svista o disattenzione nella redazione della sentenza e come tale percepibile e rilevabile “ictu oculi”.
Cass. 26 settembre 2011, n. 19601.
In caso di omessa pronuncia sull’istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore, il rimedio esperibile, in assenza di una espressa indicazione legislativa, è costituito dal procedimento di correzione degli errori materiali di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c., e non dagli ordinari mezzi di impugnazione, non potendo la richiesta di distrazione qualificarsi come domanda autonoma. Tale rimedio è applicabile, ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c., anche nei confronti delle pronunce della Corte di cassazione.
Cass., Sez. Un., 30 marzo 2011, n. 7191.
Motivi di correzione
In assenza di previsione legislativa, deve essere attivato il procedimento di correzione di errore materiale e non formulato ricorso per cassazione in riguardo alla pronuncia del giudice che abbia rigettato la richiesta di distrazione delle spese legali in favore del difensore.
Cass. 30 gennaio 2012, n. 1301.
Errore relativo all’individuazione del giudice e mancanza della data di deliberazione della sentenza
La sentenza nella cui intestazione risulti il nominativo di un magistrato, non tenuto alla sottoscrizione, diverso da quello indicato nel verbale dell’udienza collegiale di discussione, non è nulla ma deve presumersi affetta da errore materiale, come tale emendabile con la procedura di correzione di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c., considerato che detta intestazione è priva di autonoma efficacia probatoria, esaurendosi nella riproduzione dei dati del verbale d’udienza e che, in difetto di elementi contrari, si devono ritenere coincidenti i magistrati indicati in tale verbale come componenti del collegio giudicante con quelli che in concreto hanno partecipato alla deliberazione della sentenza stessa.
Cass. 21 maggio 2007, n. 11785; conforme Cass. 23 febbraio 2007, n. 4208; Cass. lav., 5 marzo 2003, n. 3258, Cass. lav., 14 dicembre 2007, n. 26372.
Errore relativo all’indicazione della parte
L’omessa, incompleta o inesatta indicazione, nell’epigrafe o nel dispositivo della sentenza, del nominativo di una delle parti in causa, non è motivo di nullità, ma costituisce mero errore, emendabile con la procedura prevista per la correzione degli errori materiali, qualora dalla stessa sentenza e dagli atti sia individuabile inequivocamente la parte pretermessa o inesattamente indicata.
Cass. 6 marzo 2006, n. 4796.
L’errore di calcolo del giudice del merito può essere denunciato solo con ricorso per cassazione quando sia riconducibile all’impostazione dell’ordine delle operazioni matematiche necessarie per ottenere un certo risultato, perché in tali ipotesi si lamenta un vero e proprio error in iudicando nella individuazione dei parametri e dei criteri di conteggio sulla cui base sono stati effettuati i calcoli. Qualora, invece, esso consista in un’erronea utilizzazione delle regole matematiche sulla base di presupposti numerici esattamente determinati ed esatta individuazione ed ordine delle operazioni da compiere, è emendabile con l’apposita procedura di correzione regolata dagli artt. 287 ss. c.p.c.
Cass. 5 agosto 2002, n. 11712; conforme Cass. 7 ottobre 2005, n. 19639.
Il contrasto tra motivazione e dispositivo che dà luogo alla nullità della sentenza si deve ritenere configurabile solo se ed in quanto esso incida sulla idoneità del provvedimento, considerato complessivamente nella totalità delle sue componenti testuali, a rendere conoscibile il contenuto della statuizione giudiziale. Una tale ipotesi non è ravvisabile nel caso in cui il detto contrasto sia chiaramente riconducibile a semplice errore materiale, il quale trova rimedio nel procedimento di correzione al di fuori del sistema delle impugnazioni - distinguendosi, quindi, sia dall’error in iudicando deducibile ex art. 360 c.p.c., sia dall’errore di fatto revocatorio ex art. 395 c.p.c., n. 4 - ed è quello che si risolve in una fortuita divergenza tra il giudizio e la sua espressione letterale, cagionata da mera svista o disattenzione nella redazione della sentenza, e che, come tale, può essere percepito e rilevato ictu oculi, senza bisogno di alcuna indagine ricostruttiva del pensiero del giudice, il cui contenuto resta individuabile ed individuato senza incertezza.
Cass. 30 agosto 2004, n. 17392.
Omessa sottoscrizione della sentenza
L’omessa sottoscrizione della sentenza da parte del Presidente del collegio ne determina la nullità assoluta ed insanabile per mancanza di un requisito formale essenziale, equiparabile all’inesistenza del provvedimento, che pertanto, anche se l’omissione è involontaria, non è emendabile con la procedura di correzione degli errori materiali.
Cass. 13 maggio 2004, n. 9113.
Né tantomeno con la rinnovazione della pubblicazione da parte dello stesso organo che - emessa la pronunzia - ha ormai esaurito la sua funzione giurisdizionale. Il suddetto vizio di nullità, rilevabile anche d’ufficio, comporta la rimessione della causa al medesimo giudice che ha emesso la sentenza carente di sottoscrizione, il quale viene investito del potere dovere di riesaminare il merito della causa stessa e non può limitarsi ad una semplice rinnovazione della sentenza.
Cass. 29 novembre 2005, n. 26040; conforme Cass. 28 settembre 2006, n. 21049.