Source: https://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/20131066/201501300000/comparison.html
Timestamp: 2019-10-17 16:47:31+00:00
Document Index: 16873946

Matched Legal Cases: ['arte 90', 'art. 26', 'art. 51', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 26', 'art. 26']

Art. 7 Esportazione e valutazione dell'esportazione
Art. 21 Firma, ratifica, accettazione, approvazione o adesio...
Campo d'applicazione il 10 gennaio 2019
(Stato 10 gennaio 2019)
richiamando l'articolo 26 dello Statuto delle Nazioni Unite, che cerca di promuovere lo stabilimento ed il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale col minimo dispendio di risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti;
ribadendo il diritto sovrano di ogni Stato di disciplinare e controllare le armi convenzionali esclusivamente all'interno del proprio territorio in conformità con il proprio ordinamento giuridico o costituzionale;
richiamando le Linee Guida della Commissione per il Disarmo delle Nazioni Unite sul trasferimento delle armi, adottate dall'Assemblea Generale con la Risoluzione 46/36H del 6 dicembre 1991;
prendendo nota del contributo fornito dal Programma d'azione delle Nazioni Unite per prevenire, combattere e sradicare il commercio illecito di armi leggere e di piccolo calibro in tutti i suoi aspetti, dal Protocollo addizionale del 31 maggio 20012 contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti, elementi e munizioni, che integra la Convenzione delle Nazioni Unite del 15 novembre 20003 contro la criminalità organizzata transnazionale, e dello Strumento internazionale volto a consentire agli Stati di identificare e rintracciare, in modo tempestivo e affidabile, armi leggere e di piccolo calibro illegali;
consapevoli che il commercio, il possesso e l'uso di determinate armi convenzionali per svolgere attività di tipo ricreativo, culturale, storico e sportivo sono leciti e legittimi nella misura in cui tale commercio, possesso e uso sono autorizzati o tutelati dalla legge;
consapevoli anche del ruolo che possono svolgere le organizzazioni regionali nell'assistere, su richiesta, gli Stati Parte per l'attuazione del presente Trattato;
riconoscendo il ruolo volontario e attivo che la società civile, incluse le organizzazioni non governative, e il settore industriale possono svolgere nel sensibilizzare all'oggetto e alle finalità del presente Trattato nonché nel promuovere la sua attuazione;
evidenziando l'auspicio di raggiungere un'adesione universale al presente Trattato;
il diritto naturale degli Stati all'autotutela individuale o collettiva, riconosciuto dall'articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite,
la risoluzione di controversie internazionali con mezzi pacifici, in maniera che la pace e la sicurezza internazionale e la giustizia non siano messe in pericolo, ai sensi dell'articolo 2 paragrafo 3 dello Statuto delle Nazioni Unite,
l'astensione nelle relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di ogni Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite, ai sensi dell'articolo 2 paragrafo 4 dello Statuto delle Nazioni Unite,
il non intervento in questioni che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato, ai sensi dell'articolo 2 paragrafo 7 dello Statuto delle Nazioni Unite,
il rispetto e la garanzia del rispetto del diritto internazionale umanitario ai sensi, tra l'altro, delle Convenzioni di Ginevra del 19494, e il rispetto e la garanzia del rispetto dei diritti umani ai sensi, tra l'altro, dello Statuto delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,
il rispetto dell'interesse legittimo di ogni Stato ad acquisire armi convenzionali per esercitare il proprio diritto alla legittima autodifesa e per contribuire alle operazioni di mantenimento della pace nonché di produrre, esportare, importare e trasferire armi convenzionali,
l'attuazione del presente Trattato in maniera coerente, oggettiva e non discriminatoria,
promuovere la cooperazione, la trasparenza e l'agire responsabile degli Stati Parte nel commercio internazionale di armi convenzionali e quindi accrescere la fiducia reciproca fra gli Stati Parte.
2. Ai fini del presente Trattato, le attività di commercio internazionale includono l'esportazione, l'importazione, il transito, il trasbordo e l'intermediazione di armi, d'ora innanzi denominati «trasferimento».
Ciascuno Stato Parte istituisce e mantiene un regime nazionale di controllo per regolare l'esportazione delle munizioni sparate, lanciate o scaricate dalle armi convenzionali comprese nell'articolo 2 paragrafo 1 e applica le disposizioni previste dagli articoli 6 e 7 prima di autorizzare l'esportazione di tali munizioni.
Ciascuno Stato Parte istituisce e gestisce un regime nazionale di controllo per regolare l'esportazione di parti e componenti, qualora l'esportazione renda possibile l'assemblaggio delle armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1, e applica le disposizioni previste dagli articoli 6 e 7 prima di autorizzare l'esportazione di tali parti e componenti.
3. Ciascuno Stato Parte è incoraggiato ad applicare le disposizioni del presente Trattato alla più ampia tipologia di armi convenzionali. Le definizioni nazionali di ognuna delle categorie previste dall'articolo 2 paragrafo 1 lettere a)−g) hanno almeno la stessa portata delle descrizioni utilizzate nel Registro delle armi convenzionali delle Nazioni Unite al momento dell'entrata in vigore del presente Trattato. Per la categoria prevista dall'articolo 2 paragrafo 1 lettera h, le definizioni nazionali hanno almeno la stessa portata delle descrizioni utilizzate negli strumenti pertinenti delle Nazioni Unite al momento dell'entrata in vigore del presente Trattato.
5. Ciascuno Stato Parte adotta le misure necessarie per attuare le disposizioni del presente Trattato e designa le autorità nazionali competenti allo scopo di istituire un regime nazionale di controllo efficace e trasparente che regolamenti il trasferimento delle armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 e di ogni altro bene previsto dagli articoli 3 e 4.
6. Ciascuno Stato Parte nomina uno o più punti di contatto nazionali incaricati di scambiare informazioni relative all'attuazione del presente Trattato. Ciascuno Stato Parte notifica al Segretariato, istituito ai sensi dell'articolo 18, i punti di contatto nazionali e mantiene tali informazioni aggiornate.
1. Nessuno Stato Parte autorizza il trasferimento di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 o dei beni previsti dagli articoli 3 e 4, se tale trasferimento è suscettibile di violare i suoi obblighi derivanti da misure adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla base del Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite, in particolare relativamente all'embargo di armi.
2. Nessuno Stato Parte autorizza il trasferimento di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 o dei beni previsti dagli articoli 3 e 4, se tale trasferimento è suscettibile di violare i suoi obblighi internazionali pertinenti ai sensi degli accordi internazionali di cui è Parte, in particolare di quelli riguardanti il trasferimento o il traffico illecito di armi convenzionali.
3. Nessuno Stato Parte autorizza il trasferimento di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 o dei beni previsti dagli articoli 3 e 4 qualora al momento dell'autorizzazione sia a conoscenza del fatto che le armi o i beni possono essere utilizzati per la commissione di genocidi, crimini contro l'umanità, gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949, attacchi diretti a obiettivi o soggetti civili protetti in quanto tali o altri crimini di guerra definiti come tali dagli accordi internazionali di cui lo Stato è parte.
1. Se l'esportazione non è proibita dall'articolo 6, ciascuno Stato Parte esportatore, prima dell'autorizzazione di esportazione delle armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 o di ogni altro bene previsto dagli articoli 3 e 4, sotto la propria giurisdizione e in conformità con il proprio sistema di controllo nazionale valuta, in maniera obiettiva e non discriminatoria, e prendendo in considerazione ogni elemento pertinente, incluse le informazioni fornite dallo Stato importatore ai sensi dell'articolo 8 paragrafo 1, se le armi convenzionali o i beni:
3. Se, dopo aver condotto tale valutazione e aver esaminato le misure di mitigazione disponibili, lo Stato Parte esportatore ritiene che vi sia il rischio rilevante che si presenti una delle conseguenze negative previste dal paragrafo 1, lo Stato Parte esportatore non autorizza l'esportazione.
4. Lo Stato Parte esportatore, nel formulare la propria valutazione, prende in considerazione il rischio che le armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 o la merce prevista dagli articoli 3 e 4 possano essere utilizzate per commettere o facilitare gravi atti di violenza di genere o atti di violenza contro donne e bambini.
5. Ciascuno Stato Parte esportatore adotta misure per assicurare che ogni autorizzazione per l'esportazione di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 o di merce prevista dagli articoli 3 o 4 sia descritta nel dettaglio ed emessa prima dell'esportazione.
6. Ciascuno Stato Parte esportatore, su richiesta, mette a disposizione dello Stato Parte importatore e degli Stati Parte di transito o trasbordo appropriate informazioni relative all'autorizzazione in questione, ai sensi delle leggi, delle pratiche e delle politiche nazionali dello Stato esportatore.
7. Se, dopo la concessione di un'autorizzazione, uno Stato Parte esportatore dovesse venire a conoscenza di nuove informazioni rilevanti, è incoraggiato a riesaminare la sua autorizzazione dopo aver consultato, se opportuno, lo Stato importatore.
1. Ciascuno Stato Parte importatore adotta misure per assicurare che siano fornite informazioni opportune e pertinenti, su richiesta e in conformità con la propria legislazione nazionale, allo Stato Parte esportatore, per assisterlo nel condurre la valutazione nazionale dell'esportazione ai sensi dell'articolo 7. Tali misure possono includere documentazione sull'utilizzo finale o sull'utilizzatore finale.
2. Ciascuno Stato Parte importatore adotta misure che gli permettono di regolare, ove necessario, l'importazione sotto la propria giurisdizione di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1. Tali misure possono includere regimi di importazione.
Ciascuno Stato Parte adotta le misure opportune per regolare, ove necessario e possibile, il transito o il trasbordo sotto la propria giurisdizione e sul proprio territorio delle armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 conformemente al diritto internazionale pertinente.
Ciascuno Stato Parte adotta, in conformità con le proprie leggi nazionali, misure per regolare le attività di intermediazione delle armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 nell'ambito della propria giurisdizione. Tali misure possono includere la richiesta agli intermediari di registrarsi od ottenere l'autorizzazione scritta prima di poter esercitare le attività di intermediazione.
1. Ciascuno Stato Parte interessato dal trasferimento di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 adotta misure per prevenire la loro diversione.
2. Lo Stato Parte esportatore si impegna attraverso il proprio regime nazionale di controllo, istituito ai sensi dell'articolo 5 paragrafo 2, a prevenire una diversione del trasferimento di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 valutando il rischio di diversione delle armi esportate e considerando l'adozione di misure di mitigazione del rischio come, ad esempio, misure per accrescere la fiducia reciproca o programmi sviluppati e concordati congiuntamente fra gli Stati esportatori e importatori. Altre misure di prevenzione possono includere, ove opportuno, la verifica delle parti interessate dall'esportazione, la richiesta di ulteriori documenti, certificati o garanzie, la non autorizzazione dell'esportazione o altre misure opportune.
3. Gli Stati Parte importatori, di transito, di trasbordo ed esportatori cooperano e si scambiano informazioni, in conformità con le rispettive leggi nazionali, ove opportuno e possibile, al fine di ridurre il rischio di diversione del trasferimento di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1.
4. Se uno Stato Parte scopre una diversione di armi convenzionali ai sensi dell'articolo 2 paragrafo 1, che sono o erano oggetto di un trasferimento, adotta le misure opportune in conformità con le proprie leggi nazionali e il diritto internazionale, per impedire tale diversione. Tali misure possono includere l'allerta degli Stati Parte potenzialmente coinvolti, l'ispezione dei carichi di tali armi convenzionali ai sensi dell'articolo 2 paragrafo 1, l'adozione di misure di monitoraggio attraverso indagini e azioni penali.
5. Per poter meglio seguire e prevenire la diversione di armi convenzionali ai sensi dell'articolo 2 paragrafo 1, che sono o erano oggetto di un trasferimento gli Stati Parti sono incoraggiati a scambiarsi informazioni pertinenti su misure efficaci per affrontare la diversione. Tali informazioni possono riguardare attività illecite tra cui la corruzione, le rotte del commercio internazionale illecito, l'intermediazione illecita, le fonti di approvvigionamento illecito, i metodi di occultamento, i punti comuni di spedizione o le destinazioni utilizzate dai gruppi organizzati coinvolti nelle diversioni.
6. Gli Stati Parte sono incoraggiati a comunicare agli altri Stati Parte, attraverso il Segretariato, le misure adottate per affrontare la diversione di armi convenzionali trasferite ai sensi dell'articolo 2 paragrafo 1, che sono o erano oggetto di un trasferimento.
1. Ciascuno Stato Parte tiene, in conformità con la propria legislazione e regolamentazione nazionale, dei registri nazionali delle autorizzazioni rilasciate per l'esportazione o delle effettive esportazioni di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1.
2. Ciascuno Stato Parte è incoraggiato a tenere dei registri delle armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 che sono trasferite nel proprio territorio come destinazione finale o che sono state autorizzate a transitare o essere trasbordate nel territorio della propria giurisdizione.
3. Ciascuno Stato Parte è incoraggiato a indicare in tali registri, secondo il caso: la quantità, il valore, il modello o il tipo, i trasferimenti internazionali autorizzati delle armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1, i trasferimenti realmente effettuati e le informazioni sullo Stato o sugli Stati esportatori, importatori, di transito o di trasbordo, nonché sugli utilizzatori finali.
1. Ciascuno Stato Parte, entro il primo anno dall'entrata in vigore del presente Trattato per lo Stato Parte in questione ai sensi dell'articolo 22, fornisce al Segretariato un rapporto iniziale sulle misure adottate per attuare il presente Trattato, incluse le leggi nazionali, le liste di controllo nazionali ed altri regolamenti o misure amministrative. Se opportuno, ciascuno Stato Parte informa il Segretariato di ogni nuova misura adottata per l'attuazione del Trattato. I rapporti forniti sono messi a disposizione e distribuiti dal Segretariato agli Stati Parte.
2. Gli Stati Parte sono incoraggiati a comunicare agli altri Stati Parte, attraverso il Segretariato, informazioni sulle misure adottate che sono risultate efficaci per impedire la diversione di armi convenzionali ai sensi dell'articolo 2 paragrafo 1, che sono o erano oggetto di un trasferimento.
3. Ciascuno Stato Parte presenta annualmente al Segretariato entro il 31 maggio un rapporto relativo al precedente anno civile sulle esportazioni ed importazioni autorizzate o effettive di armi convenzionali ai sensi dell'articolo 2 paragrafo 1. I rapporti forniti sono messi a disposizione e distribuiti dal Segretariato agli Stati Parte. Il rapporto presentato al Segretariato può contenere le stesse informazioni fornite dallo Stato Parte ad altri dispositivi pertinenti delle Nazioni Unite, incluso il Registro ONU delle armi convenzionali. I rapporti possono escludere informazioni commercialmente sensibili o riguardanti la sicurezza nazionale.
2. Gli Stati Parte sono incoraggiati a facilitare la cooperazione internazionale, anche scambiando informazioni su questioni di interesse reciproco relative all'attuazione e applicazione del presente Trattato, in conformità con i rispettivi interessi in materia di sicurezza e le proprie leggi nazionali.
3. Gli Stati Parte sono incoraggiati a consultarsi, se opportuno, su questioni di interesse reciproco e a scambiarsi informazioni per promuovere l'attuazione del presente Trattato.
4. Gli Stati Parte sono incoraggiati a cooperare, in conformità con le proprie leggi nazionali, per favorire l'attuazione nazionale dei provvedimenti del presente Trattato, anche attraverso lo scambio di informazioni relative ad attività illecite e attori illeciti, nonché per prevenire ed eradicare la diversione di armi convenzionali di cui all'articolo 2 paragrafo 1.
6. Gli Stati Parte sono incoraggiati ad adottare misure sul piano nazionale e a cooperare per prevenire il trasferimento di armi convenzionali previste dall'articolo 2 paragrafo 1 che potrebbero essere oggetto di pratiche scorrette.
1. Ai fini dell'attuazione del presente Trattato, ciascuno Stato Parte può richiedere assistenza, inclusa quella giuridica o legislativa, a sostegno dello sviluppo delle capacità istituzionali, e assistenza tecnica, materiale o finanziaria. Tale assistenza può includere la gestione delle scorte, i programmi di disarmo, la smobilitazione e la reintegrazione, leggi modello e pratiche efficaci per l'attuazione. Ciascuno Stato Parte in grado di farlo fornisce, su richiesta, tale assistenza.
2. Ciascuno Stato Parte può richiedere, offrire o ricevere assistenza tramite l'intermediazione, tra l'altro, delle Nazioni Unite, di organizzazioni internazionali, regionali, subregionali o nazionali, di organizzazioni non-governative oppure a livello bilaterale.
3. Un fondo fiduciario volontario è istituito dagli Stati Parte per assistere gli Stati Parte richiedenti che necessitano di assistenza internazionale per l'attuazione del presente Trattato. Ciascuno Stato Parte è incoraggiato a contribuire a tale fondo.
1. Una Conferenza degli Stati Parte è convocata dal Segretariato provvisorio, istituito ai sensi dell'articolo 18, entro un anno dall'entrata in vigore del presente Trattato e successivamente ogni qualvolta la Conferenza stessa lo stabilisca.
controlla l'attuazione del presente Trattato, inclusi gli sviluppi nel settore delle armi convenzionali;
esamina e adotta raccomandazioni relative all'attuazione e al funzionamento del presente Trattato, in particolare riguardo alla promozione della sua universalità;
esamina le proposte di emendamento al presente Trattato, ai sensi dell'articolo 20;
esamina tutte le questioni derivanti dall'interpretazione del presente Trattato;
esamina l'istituzione di ogni organo sussidiario che può essere necessario per migliorare il funzionamento del presente Trattato; e
1. Il presente Trattato istituisce un Segretariato per assistere gli Stati Parte nell'attuazione efficace dello stesso. In attesa della prima riunione della Conferenza degli Stati Parte, un Segretariato provvisorio è responsabile per le funzioni amministrative previste dal presente Trattato.
3. Il Segretariato è responsabile nei confronti degli Stati Parte. All'interno di una struttura essenziale, il Segretariato si assume le seguenti responsabilità:
facilitare l'incontro tra domanda e offerta di assistenza per l'attuazione del Trattato e promuovere la cooperazione internazionale come richiesto;
1. Gli Stati Parte si consultano e, di comune accordo, cooperano per giungere alla risoluzione di ogni controversia che possa sorgere tra loro riguardo all'interpretazione o all'applicazione del presente Trattato, anche attraverso negoziati, intermediazione, conciliazione, risoluzione giudiziaria o altri mezzi pacifici.
2. Gli Stati Parte possono, di comune accordo, ricorrere alla procedura di arbitrato per risolvere ogni controversia sorta tra loro riguardo all'interpretazione o all'applicazione del presente Trattato.
1. Sei anni dopo l'entrata in vigore del presente Trattato, ogni Stato Parte può proporre degli emendamenti. In seguito, gli emendamenti proposti possono essere esaminati dalla Conferenza degli Stati Parte solo ogni tre anni.
2. Ogni proposta di emendamento al presente Trattato è presentata per iscritto al Segretariato, il quale la distribuisce a tutti gli Stati Parte almeno 180 giorni prima della successiva riunione della Conferenza degli Stati Parte nella quale gli emendamenti possono essere esaminati in conformità con il paragrafo 1. L'emendamento viene esaminato alla successiva Conferenza degli Stati Parti nella quale l'emendamento può essere esaminato in conformità con il paragrafo 1 se, entro i 120 giorni successivi alla trasmissione del testo da parte del Segretariato, la maggioranza degli Stati Parte ha notificato al Segretariato il proprio accordo all'esame della proposta.
3. Gli Stati Parte fanno ogni sforzo possibile per raggiungere un consenso su ciascun emendamento. Se nonostante gli sforzi profusi non viene raggiunto nessun accordo, l'emendamento è adottato, in ultima istanza, con il consenso di tre quarti degli Stati Parte presenti e votanti alla riunione della Conferenza degli Stati Parte. Ai fini del presente articolo, per Stati Parte presenti e votanti si intendono gli Stati Parte presenti alla riunione che esprimono un voto a favore o contrario. Il Depositario comunica a tutti gli Stati Parte ogni emendamento adottato.
4. Un emendamento adottato ai sensi del paragrafo 3 entra in vigore per ciascuno Stato Parte che ha depositato il proprio strumento di accettazione per tale emendamento 90 giorni dopo che la maggioranza degli Stati che erano parte del Trattato al momento dell'adozione dell'emendamento hanno depositato i loro strumenti di accettazione presso il Depositario. Successivamente l'emendamento entra in vigore per ogni altro Stato Parte 90 giorni dopo la data di deposito del loro strumento di accettazione dell'emendamento.
3. Dopo la sua entrata in vigore, il presente Trattato è aperto all'adesione da parte di tutti gli Stati non firmatari.
2. Per ogni Stato che deposita i propri strumenti di ratifica, accettazione, approvazione o adesione dopo l'entrata in vigore del presente Trattato, quest'ultimo entra in vigore 90 giorni dopo la data di deposito da parte dello Stato del proprio strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione.
Ogni Stato può, al momento della firma o del deposito del proprio strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione, dichiarare che applicherà a titolo provvisorio gli articoli 6 e 7 fino all'entrata in vigore del presente Trattato per lo Stato in questione.
2. Ciascuno Stato Parte ha il diritto, nell'esercizio della propria sovranità nazionale, di recedere dal presente Trattato. Deve darne notifica al Depositario, il quale informa tutti gli altri Stati Parte. La notifica può includere una spiegazione delle motivazioni del recesso e ha effetto 90 giorni dopo la ricezione della stessa da parte del Depositario, tranne nel caso in cui la notifica non indichi una data successiva.
1. Al momento della firma, della ratifica, dell'accettazione, dell'approvazione o dell'adesione, ciascuno Stato Parte può formulare delle riserve, per quanto non siano incompatibili con gli obiettivi e le finalità del presente Trattato.
1. L'attuazione del presente Trattato non pregiudica gli obblighi assunti dagli Stati Parte in virtù di accordi internazionali esistenti o futuri di cui sono parte, purché tali obblighi siano compatibili con il presente Trattato.
Campo d'applicazione il 10 gennaio 20192
Il 30 gennaio 2015, la Svizzera ha depositato le seguenti dichiarazioni presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite:
Secondo l'articolo 23, la Svizzera dichiara che applicherà provvisoriamente gli articoli 6 e 7 fino all'entrata in vigore del Trattato sul commercio delle armi.
La Svizzera ritiene che i termini «esportazione», «importazione», «transito», «trasbordo» e «intermediazione» dell'articolo 2 paragrafo 2 - tenuto conto dell'oggetto e dell'obiettivo del presente Trattato e secondo il significato comunemente attribuito a tali termini - implicano transazioni monetarie o non monetarie, come donazioni, prestiti e locazioni. Alle attività indicate da queste transizioni, si applicano quindi le disposizioni del Trattato.
La Svizzera ritiene che la frase «gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949, attacchi diretti a obiettivi o soggetti civili protetti in quanto tali o altri crimini di guerra definiti come tali dagli accordi internazionali di cui lo Stato è parte» dell'articolo 6 paragrafo 3 si riferisce ad atti commessi sia in conflitti armati internazionali che in conflitti armati non internazionali, e include in particolare le violazioni gravi di cui all'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949 e i crimini di guerra descritti come tali da altri accordi di cui gli Stati sono parte: la Convenzione IV dell'Aja del 19071 e il relativo regolamento, i protocolli aggiuntivi del 19772 alle Convenzioni di Ginevra e lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale del 19983.
La Svizzera ritiene che il termine «conoscenza» dell'articolo 6 paragrafo 3 - tenuto conto dell'oggetto e dell'obiettivo del presente Trattato e secondo il significato comunemente attribuito al termine - implica che lo Stato Parte non autorizzerà il trasferimento se dispone di informazioni affidabili, le quali permettono di avere dei validi motivi di credere che le armi o i beni possano essere impiegati per commettere uno dei crimini elencati nell'articolo.
La Svizzera ritiene che il termine «rischio rilevante» dell'articolo 7 paragrafo 3 - tenuto conto dell'oggetto e dell'obiettivo del presente Trattato e secondo il significato del termine comunemente attribuito in tutte le versioni linguistiche del medesimo - implica un obbligo dello Stato Parte a negare l'autorizzazione all'esportazione se ritiene più probabile il verificarsi, che non il non verificarsi, di una delle conseguenze negative di cui al paragrafo 1, anche dopo aver valutato i possibili effetti di misure di attenuazione dei rischi.
La Svizzera ritiene che l'articolo 26 paragrafo 2 ha lo scopo di assicurare che, in una controversia di diritto privato, il presente Trattato non venga invocato come motivo per dichiarare nulli accordi internazionali di cooperazione esistenti o futuri in materia di difesa tra gli Stati Parte. Di conseguenza, il presente Trattato rimane valido per ogni Stato Parte indipendentemente dagli obblighi derivanti da un eventuale accordo di cooperazione in materia di difesa, conformemente alla Convenzione di Vienna del 19691 sul diritto dei trattati.
1RU 2015 5932RU 2015 595 1291 2733, 2016 423 1747 4189, 2018 2549 e 2019 373. Una versione aggiornata del campo d'applicazione è pubblicata sul sito Internet del DFAE (www.dfae.admin.ch/trattati).
3. Jeder Vertragsstaat wird ermutigt, diesen Vertrag auf die grösstmögliche Bandbreite konventioneller Waffen anzuwenden. Nationale Begriffsbestimmungen der in Artikel 2 Absatz 1 Buchstaben a-g bezeichneten Kategorien dürfen keinen engeren1 Bedeutungsumfang haben als die zum Zeitpunkt des Inkrafttretens dieses Vertrags im Register der Vereinten Nationen für konventionelle Waffen verwendeten Beschreibungen. Was die in Artikel 2 Absatz 1 Buchstabe h bezeichnete Kategorie anbelangt, so dürfen nationale Begriffsbestimmungen keinen engeren2 Bedeutungsumfang haben als die zum Zeitpunkt des Inkrafttretens dieses Vertrags in einschlägigen Instrumenten der Vereinten Nationen verwendeten Beschreibungen.
3. Jeder Vertragsstaat wird ermutigt, wo geeignet, Folgendes in diese Aufzeichnungen aufzunehmen: Menge, Wert, Modell-/Typenbezeichnung, genehmigte internationale Transfers von konventionellen Waffen im Sinne des Artikels 2 Absatz 1, tatsächlich transferierte konventionelle Waffen, Angaben über den/die ausführenden Staat(en), den/die einführenden Staat(en), den/die durchführenden und umladenden Staat(en) und die Endverwender.
1. Bei der Durchführung dieses Vertrags kann sich jeder Vertragsstaat um Unterstützung, einschliesslich rechtlicher Unterstützung oder Hilfe bei der Gesetzgebung, Hilfe beim Aufbau institutioneller Kapazitäten sowie technischer, materieller oder finanzieller Hilfe, bemühen. Zu dieser Unterstützung kann Folgendes gehören: Lagerhaltung, Entwaffnungs-, Demobilisierungs- und Wiedereingliederungsprogramme, Mustergesetze und wirksame Durchführungsverfahren. Jeder Vertragsstaat, der dazu in der Lage ist, leistet diese Unterstützung auf Ersuchen.
3. Die Vertragsstaaten bemühen sich nach Kräften, zu einem Konsens über jede Änderung zu kommen. Sind alle Bemühungen um einen Konsens erschöpft und wird keine Einigung erzielt, so wird als letztes Mittel die Änderung mit Dreiviertelmehrheit der auf der Sitzung der Konferenz der Vertragsstaaten anwesenden und abstimmenden Vertragsstaaten beschlossen. Im Sinne dieses Artikels bedeutet «anwesende und abstimmende Vertragsstaaten» die anwesenden Vertragsstaaten, die eine Ja-Stimme oder eine Nein-Stimme abgeben. Der Verwahrer übermittelt allen Vertragsstaaten jede beschlossene Änderung.
4. Die Ratifikations-, Annahme-, Genehmigungs- oder Beitrittsurkunden werden beim Verwahrer hinterlegt.
1. Dieser Vertrag tritt 90 Tage nach dem Zeitpunkt der Hinterlegung der 50. Ratifikations-, Annahme- oder Genehmigungsurkunde beim Verwahrer in Kraft.
2. Für jeden Staat, der seine Ratifikations-, Annahme-, Genehmigungs- oder Beitrittsurkunde nach dem Inkrafttreten dieses Vertrags hinterlegt, tritt dieser Vertrag 90 Tage nach dem Zeitpunkt der Hinterlegung seiner Ratifikations-, Annahme-, Genehmigungs- oder Beitrittsurkunde in Kraft.
Geltungsbereich am 10. Januar 20192
2AS 2015 595 1291 2733, 2016 423 1747 4189, 2018 2549, 2019 373. Eine aktualisierte Fassung des Geltungsbereiches findet sich auf der Internetseite des EDA (www.eda.admin.ch/vertraege).
rappelant l'art. 26 de la Charte des Nations Unies, qui vise à favoriser l'établissement et le maintien de la paix et de la sécurité internationales en ne détournant vers les armements que le minimum des ressources humaines et économiques du monde,
soulignant la nécessité de prévenir et d'éliminer le commerce illicite d'armes classiques et d'empêcher leur détournement vers le marché illicite ou pour un usage final non autorisé, ou encore à destination d'utilisateurs finaux non autorisés, notamment aux fins de la commission d'actes terroristes,
reconnaissant aux Etats des intérêts légitimes d'ordre politique, sécuritaire, économique et commercial dans le commerce international des armes classiques,
réaffirmant le droit souverain de tout Etat de réglementer et de contrôler les armes classiques exclusivement à l'intérieur de son territoire en vertu de son propre ordre légal ou constitutionnel,
sachant que la paix et la sécurité, le développement et les droits de l'homme sont des piliers du système des Nations Unies et le fondement de la sécurité collective, et reconnaissant que le développement, la paix et la sécurité, ainsi que les droits de l'homme sont interdépendants et se renforcent mutuellement,
rappelant les Directives relatives aux transferts internationaux d'armes établies par la Commission du désarmement de l'Organisation des Nations Unies et adoptées par l'Assemblée générale dans sa résolution 46/36H du 6 décembre 1991,
prenant note de la contribution apportée par le Programme d'action des Nations Unies en vue de prévenir, combattre et éliminer le commerce illicite des armes légères sous tous ses aspects, par le Protocole du 31 mai 20012 contre la fabrication et le trafic illicites d'armes à feu, de leurs pièces, éléments et munitions, additionnel à la Convention des Nations Unies du 15 novembre 2000 contre la criminalité transnationale organisée3, et par l'Instrument international visant à permettre aux Etats de procéder à l'identification et au traçage rapides et fiables des armes légères et de petit calibre illicites,
reconnaissant les conséquences sécuritaires, sociales, économiques et humanitaires du commerce illicite et du commerce non réglementé d'armes classiques,
soulignant qu'aucune disposition du présent Traité n'interdit à un Etat de maintenir ou de prendre des mesures effectives supplémentaires pour concourir à la réalisation de l'objet et du but du présent Traité,
conscients que le commerce, la possession et l'usage de certaines armes classiques, notamment aux fins d'activités de loisirs, d'ordre culturel, historique ou sportif, sont licites ou légaux, dès lors que ce commerce, cette possession et cet usage sont autorisés ou protégés par la loi,
conscients également du rôle que les organisations régionales peuvent jouer s'agissant d'aider les Etats Parties, s'ils en font la demande, à mettre en oeuvre le présent Traité,
reconnaissant que la société civile, notamment les organisations non gouvernementales, et le secteur industriel peuvent contribuer activement, de leur propre initiative, à faire connaître l'objet et le but du présent Traité et concourir à sa mise en oeuvre,
considérant que la réglementation du commerce international des armes classiques et la prévention de leur détournement ne devraient pas faire obstacle à la coopération internationale et au commerce licite de matériel, d'équipements et de technologies à des fins pacifiques,
soulignant qu'il est souhaitable de parvenir à l'adhésion universelle au présent Traité,
le droit naturel de légitime défense, individuelle ou collective, reconnu à tous les Etats à l'art. 51 de la Charte des Nations Unies,
le règlement des différends internationaux par des moyens pacifiques, de manière à ne pas mettre en danger la paix et la sécurité internationales ainsi que la justice, conformément à l'art. 2 (3) de la Charte des Nations Unies,
l'abstention, dans leurs relations internationales, du recours à la menace ou à l'emploi de la force, soit contre l'intégrité territoriale ou l'indépendance politique de tout Etat, soit de toute autre manière incompatible avec les buts des Nations Unies, conformément à l'art. 2 (4) de la Charte des Nations Unies,
la non-intervention dans des affaires relevant essentiellement de la compétence nationale de tout Etat, conformément à l'art. 2 (7) de la Charte des Nations Unies,
l'obligation de respecter et faire respecter le droit international humanitaire, conformément, entre autres, aux Conventions de Genève de 19494, et de respecter et faire respecter les droits de l'homme, conformément, entre autres, à la Charte des Nations Unies et à la Déclaration universelle des droits de l'homme,
la responsabilité de chaque Etat de réglementer, dans le respect de ses obligations internationales, le commerce international d'armes classiques et d'en prévenir le détournement et, au premier chef, celle d'instituer et d'appliquer un régime national de contrôle,
le respect de l'intérêt légitime reconnu à tout Etat d'acquérir des armes classiques pour exercer son droit de légitime défense et contribuer à des opérations de maintien de la paix, et de produire, exporter, importer et transférer des armes classiques,
la nécessité d'appliquer le présent Traité de manière cohérente, objective et non discriminatoire,
instituer les normes communes les plus strictes possibles aux fins de réglementer ou d'améliorer la réglementation du commerce international d'armes classiques;
prévenir et éliminer le commerce illicite d'armes classiques et empêcher le détournement de ces armes;
promouvoir la coopération, la transparence et l'action responsable des Etats Parties dans le commerce international des armes classiques et bâtir ainsi la confiance entre ces Etats.
1. Le présent Traité s'applique à toutes les armes classiques relevant des catégories suivantes:
systèmes d'artillerie de gros calibre;
2. Aux fins du présent Traité, les activités de commerce international englobent l'exportation, l'importation, le transit, le transbordement et le courtage, ci-après dénommées «transfert».
3. Le présent Traité ne s'applique pas au transport international par tout Etat Partie ou pour son compte d'armes classiques destinées à son usage, pour autant que ces armes restent sa propriété.
Chaque Etat Partie institue et tient à jour un régime de contrôle national pour réglementer l'exportation des munitions tirées, lancées ou délivrées au moyen des armes classiques visées par l'art. 2 (1) du présent Traité et applique les dispositions des art. 6 et 7 avant d'autoriser l'exportation de ces munitions.
Chaque Etat Partie institue et tient à jour un régime de contrôle national pour réglementer l'exportation des pièces et des composants, lorsque l'exportation se fait sous une forme rendant possible l'assemblage des armes classiques visées par l'art. 2 (1) et applique les dispositions des art. 6 et 7 avant d'autoriser l'exportation de ces pièces et composants.
1. Chaque Etat Partie applique de façon cohérente, objective et non discriminatoire les dispositions du présent Traité compte tenu des principes qui y sont énoncés.
2. Chaque Etat Partie institue et tient à jour un régime de contrôle national, notamment une liste nationale de contrôle, afin de mettre en oeuvre les dispositions du présent Traité.
3. Chaque Etat Partie est encouragé à appliquer les dispositions du présent Traité à une gamme aussi large que possible d'armes classiques. Aucune définition nationale de l'une quelconque des catégories visées à l'art. 2 (1) a) à g) ne renverra à des descriptions d'une portée plus limitée que celles utilisées pour le Registre des armes classiques de l'Organisation des Nations Unies lors de l'entrée en vigueur du présent Traité. Pour ce qui est de la catégorie visée par l'art. 2 (1) h), les définitions nationales ne renverront pas à des descriptions d'une portée plus limitée que celles utilisées pour les instruments pertinents de l'Organisation des Nations Unies lors de l'entrée en vigueur du présent Traité.
4. Chaque Etat Partie communique, en vertu de son droit interne, sa liste nationale de contrôle au secrétariat qui la porte à la connaissance des autres Etats Parties. Les Etats Parties sont encouragés à rendre publique leur liste de contrôle.
5. Chaque Etat Partie prend toutes les mesures nécessaire pour mettre en oeuvre les dispositions du présent Traité et désigne les autorités nationales compétentes afin de disposer d'un régime de contrôle national efficace et transparent ayant pour vocation de réglementer les transferts d'armes classiques visés par l'art. 2 (1) et des biens visés par les art. 3 et 4.
6. Chaque Etat Partie désigne un ou plusieurs points de contact nationaux chargés de l'échange d'informations relatives à la mise en oeuvre du présent Traité. Chaque Etat Partie fournit au secrétariat, créé en application de l'art. 18, toute information concernant son ou ses points de contact nationaux et tient ces informations à jour.
1. Un Etat Partie ne doit autoriser aucun transfert d'armes classiques visées par l'art. 2 (1) ou des biens visés par les art. 3 ou 4 qui violerait ses obligations résultant de mesures prises par le Conseil de sécurité de l'Organisation des Nations Unies agissant en vertu du Chapitre VII de la Charte des Nations Unies, en particulier les embargos sur les armes.
2. Un Etat Partie ne doit autoriser aucun transfert d'armes classiques visées par l'art. 2 (1) ou des biens visés par les art. 3 ou 4 qui violerait ses obligations internationales, résultant des accords internationaux pertinents auxquels il est partie, en particulier celles relatives au transfert international ou au trafic illicite d'armes classiques.
3. Un Etat Partie ne doit autoriser aucun transfert d'armes classiques visées par l'art. 2 (1) ou des biens visés par les art. 3 ou 4 s'il a connaissance, lors de l'autorisation, que ces armes ou ces biens pourraient servir à commettre un génocide, des crimes contre l'humanité, des violations graves des Conventions de Genève de 1949, des attaques dirigées contre des civils ou des biens de caractère civil et protégés comme tels, ou d'autres crimes de guerre tels que définis par des accords internationaux auxquels il est partie.
Art. 7 Exportation et évaluation des demandes d'exportation
1. Si l'exportation n'est pas interdite par l'art. 6, chaque Etat Partie exportateur, avant d'autoriser l'exportation d'armes classiques visées par l'art. 2 (1) ou des biens visés par les art. 3 ou 4, relevant de sa compétence et conformément à son dispositif de contrôle national, évalue, de manière objective et non discriminatoire, en tenant compte de tout élément utile, notamment de l'information fournie par l'Etat importateur en application de l'art. 8 (1), si l'exportation de ces armes ou biens:
commettre une violation grave du droit international des droits de l'homme ou à en faciliter la commission,
commettre un acte constitutif d'infraction au regard des conventions et protocoles internationaux relatifs au terrorisme auxquels l'Etat exportateur est Partie, ou à en faciliter la commission, ou
commettre un acte constitutif d'infraction au regard des conventions et protocoles internationaux relatifs à la criminalité transnationale organisée auxquels l'Etat exportateur est Partie, ou à en faciliter la commission.
2. L'Etat Partie exportateur envisage également si des mesures pourraient être adoptées pour atténuer les risques énoncés aux al. a) et b) du par. 1), y compris des mesures de confiance ou des programmes élaborés et arrêtés conjointement par les Etats exportateurs et importateurs.
3. Si, à l'issue de cette évaluation et après avoir examiné les mesures d'atténuation des risques disponibles, l'Etat Partie exportateur estime qu'il existe un risque prépondérant de réalisation d'une des conséquences négatives prévues au par. 1, il n'autorise pas l'exportation.
4. Lors de son évaluation, l'Etat Partie exportateur tient compte du risque que des armes classiques visées à l'art. 2 (1) ou des biens visés aux art. 3 ou 4 puissent servir à commettre des actes graves de violence fondée sur le sexe ou des actes graves de violence contre les femmes et les enfants, ou à en faciliter la commission.
5. Chaque Etat Partie exportateur prend des mesures pour s'assurer que toutes les autorisations d'exportation d'armes classiques visées par l'art. 2 (1) ou de biens visés par les art. 3 ou 4 soient détaillées et délivrées préalablement à l'exportation.
6. Chaque Etat Partie exportateur communique les informations appropriées concernant l'autorisation en question à l'Etat Partie importateur et aux Etats Parties de transit et de transbordement qui en font la demande, dans le respect de son droit interne, de ses pratiques ou de ses politiques.
7. Si, après avoir accordé l'autorisation, un Etat Partie exportateur obtient de nouvelles informations pertinentes, il est encouragé à réexaminer son autorisation, après avoir consulté au besoin l'Etat importateur.
1. Chaque Etat Partie importateur prend des mesures pour veiller à ce que les informations utiles et pertinentes soient fournies, conformément à sa législation nationale, à l'Etat Partie exportateur, à sa demande, pour l'aider à procéder à son évaluation nationale de l'exportation, conformément à l'art. 7. Ces mesures peuvent comprendre la communication des certificats d'utilisateur final ou d'utilisation finale.
2. Chaque Etat Partie importateur prend des mesures afin de réglementer, lorsque cela est nécessaire, les importations d'armes classiques visées par l'art. 2 (1), sous sa juridiction. De telles mesures peuvent inclure des régimes d'importation.
3. Chaque Etat Partie importateur peut, s'il est le pays de destination finale, demander des informations à l'Etat Partie exportateur concernant toute demande d'autorisation accordée ou en instance.
Chaque Etat Partie prend les mesures nécessaires pour réglementer, lorsque cela est nécessaire et possible, le transit ou le transbordement, sous sa juridiction et sur son territoire, des armes classiques visées par l'art. 2 (1), conformément au droit international applicable.
Chaque Etat Partie prend, en vertu de sa législation, des mesures pour réglementer les activités de courtage des armes classiques visées par l'art. 2 (1) relevant de sa juridiction. Ces mesures peuvent notamment consister à exiger des courtiers leur enregistrement ou l'obtention d'une autorisation écrite avant l'exercice d'activités de courtage.
1. Chaque Etat Partie qui participe au transfert d'armes classiques visées à l'art. 2 (1) prend des mesures pour prévenir leur détournement.
2. En cas de transfert d'armes classiques visées à l'art. 2 (1), l'Etat Partie exportateur s'emploie à prévenir le détournement desdites armes au moyen du régime de contrôle national qu'il aura institué en application de l'art. 5 (2), en évaluant le risque de détournement des armes exportées et en envisageant l'adoption de mesures d'atténuation des risques, telles que des mesures de confiance ou des programmes élaborés et arrêtés d'un commun accord par les Etats exportateurs et importateurs. Au besoin, d'autres mesures de prévention, comme l'examen des parties participant à l'exportation, la demande de documents, certificats ou assurances supplémentaires, l'interdiction de l'exportation ou d'autres mesures appropriées, pourront être adoptées.
3. Les Etats Parties d'importation, de transit, de transbordement et d'exportation coopèrent et échangent des informations, dans le respect de leur droit interne, si nécessaire et possible, afin de réduire le risque de détournement lors du transfert d'armes classiques visées à l'art. 2 (1).
4. L'Etat Partie qui détecte un détournement d'armes classiques visées à l'art. 2 (1) au moment de leur transfert prend les mesures qui s'imposent, dans la mesure où son droit interne le lui permet et dans le respect du droit international, pour mettre fin à ce détournement. Ces mesures peuvent consister à alerter les Etats Parties potentiellement touchés, à inspecter les cargaisons d'armes classiques visées à l'art. 2 (1) qui ont été détournées et à prendre des mesures de suivi par l'ouverture d'une enquête et la répression de l'infraction.
5. Afin d'améliorer la compréhension et la prévention du détournement d'armes classiques visées à l'art. 2 (1) au moment de leur transfert, les Etats Parties sont encouragés à s'échanger les informations pertinentes sur les moyens de lutter efficacement contre les détournements. Ces informations peuvent porter sur les activités illicites, comme la corruption, les circuits de trafic internationaux, le courtage illicite, les sources d'approvisionnement illicite, les méthodes de dissimulation et les lieux d'expédition habituels, ou les destinations utilisées par les groupes organisés se livrant aux détournements.
6. Les Etats Parties sont encouragés à communiquer aux autres Etats Parties, par l'intermédiaire du secrétariat, les mesures qu'ils ont prises pour lutter contre le détournement d'armes classiques visées à l'art. 2 (1).
1. Chaque Etat Partie tient, conformément à sa législation et sa réglementation nationales, des registres nationaux des autorisations d'exportation ou des exportations effectives d'armes classiques visées à l'art. 2 (1).
2. Chaque Etat Partie est encouragé à conserver des registres des armes classiques visées à l'art. 2 (1) acheminées sur son territoire en tant que destination finale ou autorisées à transiter ou être transbordées sur tout territoire relevant de sa juridiction.
3. Chaque Etat Partie est encouragé à consigner dans ces registres la quantité, la valeur, le modèle ou le type, les transferts internationaux autorisés d'armes classiques visées par l'art. 2 (1), les armes classiques effectivement transférées, des informations sur l'Etat ou les Etats exportateurs, l'Etat ou les Etats importateurs, l'Etat ou les Etats de transit ou de transbordement et les utilisateurs finaux, en tant que de besoin.
Art. 13 Etablissement de rapports
1. Dans un délai d'un an à compter de l'entrée en vigueur du présent Traité à son égard, chaque Etat Partie adresse au secrétariat, conformément à l'art. 22, un rapport initial sur les mesures prises pour mettre en oeuvre le Traité, y compris les lois nationales, listes de contrôle nationales et autres règlements et mesures administratives internes adoptés. Chaque Etat Partie rend compte au secrétariat, selon qu'il convient, de toute nouvelle mesure prise pour mettre en oeuvre le présent Traité. Les rapports sont mis à disposition, et distribués aux Etats Parties par le secrétariat.
2. Les Etats Parties sont encouragés à rendre compte aux autres Etats Parties, par l'intermédiaire du secrétariat, des mesures prises qui se sont révélées efficaces pour lutter contre le détournement des armes classiques visées à l'art. 2 (1) au moment de leur transfert.
3. Chaque Etat Partie présente au secrétariat, au plus tard le 31 mai, un rapport annuel portant sur l'année civile précédente concernant les exportations et importations d'armes classiques visées par l'art. 2 (1) autorisées ou effectuées. Les rapports sont mis à disposition, et distribués aux Etats Parties par le secrétariat. Le rapport présenté au secrétariat peut contenir les mêmes informations que celles communiquées par l'Etat Partie dans le cadre d'autres dispositifs pertinents des Nations Unies, y compris le Registre des Nations Unies sur les armes classiques. Toute information de nature commerciale sensible ou relevant de la sécurité nationale peut être exclue des rapports.
Chaque Etat Partie adopte les mesures nécessaires pour faire appliquer les lois et règlements nationaux mettant en oeuvre les dispositions du présent Traité.
1. Les Etats Parties coopèrent entre eux, en cohérence avec leurs intérêts respectifs en matière de sécurité et leur législation nationale, aux fins de la mise en oeuvre effective du présent Traité.
2. Les Etats Parties sont encouragés à faciliter la coopération internationale, y compris en échangeant des informations sur les questions d'intérêt mutuel concernant la mise en oeuvre et l'application des dispositions du présent Traité en fonction de leurs intérêts en matière de sécurité et de leurs législations nationales.
3. Les Etats Parties sont encouragés à échanger sur les questions d'intérêt mutuel et à partager des informations, en tant que de besoin, afin de soutenir la mise en oeuvre du présent Traité.
4. Les Etats Parties sont encouragés à coopérer, en vertu de leur législation nationale, pour favoriser la mise en oeuvre nationale des dispositions du présent Traité, notamment en échangeant des informations concernant des activités et des acteurs illicites et pour prévenir et éliminer le détournement des armes classiques visées à l'art. 2 (1).
5. Les Etats Parties s'apportent, d'un commun accord et dans le respect de leur droit interne, toute l'assistance possible pour diligenter les enquêtes, poursuites et procédures judiciaires se rapportant à la violation de mesures nationales adoptées au titre du présent Traité.
6. Les Etats Parties sont encouragés à prendre des mesures au niveau national et à coopérer entre eux pour empêcher que le transfert d'armes classiques visées à l'art. 2 (1) ne fasse l'objet de pratiques de corruption.
7. Les Etats Parties sont encouragés à procéder à des échanges d'informations et d'expérience sur les leçons tirées concernant tout aspect du présent Traité.
1. Aux fins de mise en oeuvre du présent Traité, chaque Etat Partie peut solliciter une assistance notamment juridique ou législative, une aide au renforcement de ses capacités institutionnelles, et une assistance technique, matérielle ou financière. Cette assistance peut comprendre une aide à la gestion des stocks, à la conduite des programmes de désarmement, démobilisation et réintégration, à l'élaboration de lois types et à l'adoption de pratiques de mise en oeuvre efficaces. Chaque Etat Partie, qui est en mesure de le faire, fournit cette assistance sur demande.
2. Chaque Etat Partie peut demander, offrir ou recevoir une assistance, notamment par l'intermédiaire de l'Organisation des Nations Unies, d'organisations internationales, régionales, sous-régionales ou nationales, d'organisations non gouvernementales, ou à titre bilatéral.
3. Un fonds d'affectation volontaire est mis en place par les Etats Parties pour aider les Etats Parties qui requièrent une assistance internationale pour la mise en oeuvre du présent Traité. Chaque Etat Partie est encouragé à alimenter le Fonds.
Art. 17 Conférence des Etats Parties
1. Le secrétariat provisoire créé en application de l'art. 18 convoquera une Conférence des Etats Parties au plus tard un an après l'entrée en vigueur du présent Traité et par la suite en fonction de ce qui sera décidé par la Conférence des Etats Parties.
2. La Conférence des Etats Parties adopte ses règles de procédure par consensus lors de sa première session.
3. La Conférence des Etats Parties adopte les règles financières pour son propre fonctionnement, ainsi que pour régir le financement de tout organe subsidiaire qu'elle peut mettre en place ainsi que les dispositions financières régissant le fonctionnement du secrétariat. Lors de chaque session ordinaire, elle adopte un budget pour la période financière jusqu'à la prochaine session ordinaire.
4. La Conférence des Etats Parties:
examine les propositions d'amendement au présent Traité, conformément à l'art. 20;
examine toute question que suscite l'interprétation du présent Traité;
examine la création de tout organe subsidiaire nécessaire à l'amélioration du fonctionnement du Traité; et
s'acquitte de toute autre fonction relative au présent Traité.
1. Le présent Traité institue un secrétariat chargé d'aider les Etats Parties dans la mise en oeuvre effective du présent Traité. En attendant la première réunion de la Conférence des Etats Parties, les fonctions administratives liées au présent Traité seront confiées à un secrétariat provisoire.
2. Le secrétariat est doté d'un effectif suffisant. Ses membres ont les compétences nécessaires pour lui permettre d'exercer efficacement les fonctions visées au par. 3.
3. Le secrétariat est responsable devant les Etats Parties. Doté de moyens limités, le secrétariat exerce les fonctions suivantes:
tenir à jour et à disposition des Etats Parties la liste des points de contacts nationaux;
aider à rapprocher l'offre et la demande d'assistance pour la mise en oeuvre du Traité et promouvoir la coopération internationale selon les demandes;
faciliter les travaux de la Conférence des Etats Parties, notamment en prenant les dispositions et en fournissant les services nécessaires aux réunions organisées en vertu du présent Traité; et
s'acquitter de toutes autres tâches décidées par la Conférence des Etats Parties.
1. Les Etats Parties se consultent et coopèrent, d'un commun accord, en vue du règlement de tout différend qui pourrait survenir entre eux quant à l'interprétation ou l'application du présent Traité, y compris par la négociation, la médiation, la conciliation, le règlement judiciaire ou tout autre moyen pacifique.
2. Les Etats Parties peuvent choisir, d'un commun accord, de recourir à l'arbitrage pour régler tout différend les opposant au sujet de questions touchant l'interprétation ou l'application du présent Traité.
1. Six ans après l'entrée en vigueur du présent Traité, tout Etat Partie pourra y proposer des amendements. A l'expiration de ce délai, les amendements proposés pourront uniquement être examinés par la Conférence des Etats Parties tous les trois ans.
2. Toute proposition d'amendement au présent Traité est présentée par écrit au secrétariat, qui la diffuse à tous les Etats Parties, au moins cent quatre-vingts jours avant la prochaine réunion de la Conférence des Etats Parties à laquelle les amendements pourront être examinés conformément au par. 1. L'amendement est examiné à la prochaine Conférence des Etats Parties à laquelle les amendements pourront être examinés conformément au par. 1 si, au plus tard cent vingt jours après la distribution du texte par le secrétariat, la majorité des Etats Parties informe le secrétariat qu'ils sont favorables à l'examen de la proposition.
3. Les Etats Parties font tout leur possible pour parvenir à un consensus sur chaque amendement. Si aucun accord n'est trouvé malgré les efforts déployés, l'amendement est, en dernier ressort, adopté par un vote majoritaire des trois quarts des Etats Parties présents et votant à la Conférence des Etats Parties. Aux fins du présent article, les Etats Parties présents et votants sont ceux qui sont présents et qui votent pour ou contre. Le Dépositaire communique aux Etats Parties tout amendement ainsi adopté.
4. Tout amendement adopté conformément au par. 3 entre en vigueur pour chaque Etat Partie qui a déposé un instrument d'acceptation de cet amendement quatre-vingt-dix jours après que la majorité des Etats qui étaient Parties au Traité au moment de l'adoption de l'amendement ont déposé leurs instruments auprès du Dépositaire. Par la suite, il entrera en vigueur pour tout autre Etat Partie quatre-vingt-dix jours après le dépôt de l'instrument d'acceptation de l'amendement.
1. Le présent Traité est ouvert à la signature de tous les Etats au Siège de l'Organisation des Nations Unies, à New York, à compter du 3 juin 2013 et jusqu'à son entrée en vigueur.
2. Le présent Traité est soumis à la ratification, à l'acceptation ou à l'approbation de chaque Etat signataire.
3. Une fois entré en vigueur, le présent Traité sera ouvert à l'adhésion de tous les Etats non signataires.
1. Le présent Traité entrera en vigueur quatre-vingt-dix jours après la date du dépôt du cinquantième instrument de ratification, d'acceptation ou d'approbation auprès du Dépositaire.
2. A l'égard de chaque Etat qui dépose son instrument de ratification, d'acceptation, d'approbation ou d'adhésion après l'entrée en vigueur du présent Traité, celui-ci entrera en vigueur quatre-vingt-dix jours après la date du dépôt par cet Etat de son instrument de ratification, d'acceptation, d'approbation ou d'adhésion.
Tout Etat peut, au moment de la signature ou du dépôt de son instrument de ratification, d'acceptation, d'approbation ou d'adhésion, déclarer qu'il appliquera l'art. 6 et l'art. 7 à titre provisoire en attendant l'entrée en vigueur du présent Traité à son égard.
2. Chaque Etat Partie a le droit, dans l'exercice de sa souveraineté nationale, de dénoncer le présent Traité. Il en donne notification au Dépositaire, qui en adresse notification à tous les autres Etats Parties. La notification peut comporter un exposé des motifs de la dénonciation et prend effet quatre-vingt-dix jours après réception par le Dépositaire, à moins qu'une date postérieure ne soit indiquée.
3. La dénonciation ne libère pas l'Etat des obligations, y compris financières, mises à sa charge par le présent Traité tant qu'il y était Partie.
1. Chaque Etat peut, au moment de sa signature, ratification, acceptation, approbation ou adhésion, formuler des réserves qui ne soient pas incompatibles avec l'objet et le but du présent Traité.
2. L'Etat Partie peut retirer sa réserve à tout moment par notification au Dépositaire.
Art. 26 Rapports avec d'autres instruments internationaux
1. L'application du présent Traité est sans préjudice des obligations souscrites par les Etats Parties en vertu d'accords internationaux, actuels ou futurs, auxquels ils sont parties, pour autant que ces obligations soient en cohérence avec le présent Traité.
2. Le présent Traité ne peut être invoqué pour priver d'effet les accords de coopération en matière de défense conclus entre Etats Parties au présent Traité.
L'original du présent Traité, dont les textes anglais, arabe, chinois, espagnol, français et russe font également foi, est déposé auprès du Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies.
Champ d'application le 10 janvier 20192
Les réserves et déclarations ne sont pas publiées au RO, à l'exception de celles de la Suisse. Les textes en français et en anglais peuvent être consultés à l'adresse du site Internet des Nations Unies: http://treaties.un.org ou obtenus à la Direction du droit international public (DDIP), Section des traités internationaux, 3003 Berne.
Le Traité ne s'applique pas aux îles Féroé et au Groenland.
b Le Traité ne s'applique pas au Tokélaou.
Le 30 janvier 2015, la Suisse a déposé auprès du Secrétaire général de l'Organisation des Nations Unies les déclarations suivantes:
Déclaration portant sur l'art. 23
Selon l'art. 23, la Suisse déclare qu'elle appliquera les art. 6 et 7 à titre provisoire en attendant l'entrée en vigueur du présent Traité pour la Suisse.
Déclaration portant sur l'art. 2, par. 2
Selon l'interprétation de la Suisse, les termes «exportation», «importation», «transit», «transbordement» et «courtage» à l'art. 2, par. 2, englobent, à la lumière de l'objet et du but de ce traité et suivant le sens ordinaire à leur attribuer, les transactions monétaires ou non monétaires, telles que les dons, prêts et locations. De ce fait, ces activités relèvent du champ d'application du traité.
Déclaration portant sur l'art. 6, par. 3
Selon l'interprétation de la Suisse, l'expression «des violations graves des Conventions de Genève de 1949, des attaques dirigées contre des civils ou des biens de caractère civil et protégés comme tels, ou d'autres crimes de guerre tels que définis par des accords internationaux auxquels il est partie» à l'art. 6, par. 3, recouvre les actes commis dans le cadre de conflits armés internationaux et non internationaux, et englobe, notamment, les violations graves de l'art. 3 commun aux Conventions de Genève de 1949, ainsi que, pour les Etats parties aux accords pertinents, les crimes de guerre tels que décrits dans la Convention IV de La Haye de 19071 et son Règlement, les Protocoles additionnels de 1977 aux Conventions de Genève2 et le Statut de Rome de la Cour pénale internationale de 19983.
Selon l'interprétation de la Suisse, le terme «connaissance» à l'art. 6, par. 3, implique, à la lumière de l'objet et du but de ce traité et suivant le sens ordinaire à attribuer audit terme, que l'Etat partie concerné n'autorisera pas le transfert s'il dispose d'informations fiables donnant des motifs substantiels de croire que les armes ou les biens pourraient servir à commettre les crimes énumérés.
Déclaration portant sur l'art. 7, par. 3
Selon l'interprétation de la Suisse, l'expression «risque prépondérant» à l'art. 7, par. 3, comprend, à la lumière de l'objet et du but de ce traité et suivant le sens ordinaire à attribuer, dans ce traité, à toutes les versions linguistiques de cette expression faisant également foi, une obligation pour l'Etat partie concerné de ne pas autoriser l'exportation quand il estime qu'une des conséquences négatives prévues au par. 1 dudit article a plus de chances de se produire que de ne pas se produire, même s'il a examiné l'effet attendu des mesures d'atténuation des risques.
Déclaration portant sur l'art. 26, par. 2
Selon l'interprétation de la Suisse, l'art. 26, par. 2, vise à assurer que ce traité ne puisse être invoqué dans un litige de droit privé pour déclarer invalides les accords existants ou futurs de coopération en matière de défense conclus entre Etats parties et, par conséquent, ce traité reste applicable pour tout Etat partie, quelles que soient les obligations qui lui incombent en vertu d'un accord de coopération en matière de défense, conformément à la Convention de Vienne de 1969 sur le droit des traités1.
1RO 2015 5932RO 2015 595 1291 2733, 2016 423 1747 4189, 2018 2549, 2019 373 Une version du champ d'application mise à jour est publiée sur le site web du DFAE (www.dfae.admin.ch/traites).