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Timestamp: 2018-10-18 19:07:20+00:00
Document Index: 89226702

Matched Legal Cases: ['art. 351', 'art. 362', 'art. 391', 'art. 362', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 362', 'art. 362', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 362']

Art. 362 cod. proc. penale: Assunzione di informazioni
1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui all’articolo 351, comma 1-ter, il pubblico ministero, quando deve assumere informazioni da persone minori, si avvale dell’ausilio di un esperto di psicologia o psichiatria infantile.
Integra il reato di favoreggiamento personale la condotta omissiva di colui che si rifiuti di rendere dichiarazioni e di fornire indicazioni alla polizia giudiziaria, in violazione dell'obbligo di rispondere secondo verità desumibile dagli art. 351, 362 comma 1, e 198 c.p.p.
Cassazione penale sez. VI 11 luglio 2013 n. 30349
La previsione contenuta nella seconda parte dell'art. 362 cod. proc. pen. mira ad impedire al P.M. di richiedere alle persone già sentite dal difensore informazioni sul contenuto specifico delle domande alle stesse precedentemente rivolte e delle risposte date in sede di indagini difensive, ma non preclude al P.M. la possibilità di rivolgere alle stesse domande pertinenti al medesimo tema di indagine. (Nella specie, la Corte ha ritenuto utilizzabili le dichiarazioni rese al P.M. da persone informate sui fatti vertenti sull'attendibilità dell'alibi fornito dall'imputato in ordine al quale erano state in precedenza sentite dal difensore ai sensi dell'art. 391 bis c.p.p.). Annulla in parte con rinvio, Ass.App. Bari, 1 Aprile 2008
Cassazione penale sez. VI 13 gennaio 2009 n. 10776
Quando il difensore è costretto a chiedere l'intervento del p.m., perché la persona informata dei fatti criminosi non si presenta al colloquio o non risponde alle domande che le vengono formulate, l’esame che ne deriva deve essere compiuto rispettando le formalità previste dall’art. 362 c.p.p. e non quelle dell’art. 391 bis comma 3 c.p.p. (art. 391 bis comma 10 c.p.p.).
Cassazione penale sez. III 27 febbraio 2007 n. 21092
In tema di investigazioni difensive, allorquando il difensore abbia richiesto l'intervento del p.m. per l'assunzione di informazioni dalla persona in grado di riferire circostanze utili ai fini dell'attività investigativa (art. 391 bis, comma 10, c.p.p.), l'assunzione di tali informazioni diviene, a tutti gli effetti, assunzione di informazioni da parte del p.m. e comporta esclusivamente l'osservanza degli obblighi e dei limiti stabiliti per tale atto dall'art. 362 c.p.p, pur essendo tuttavia concesso che l'audizione si svolga alla presenza del difensore, al quale è consentito di formulare per primo le domande, salvo il potere del p.m. di porne altre, sempre nel rispetto delle prescrizioni di cui all'art. 362 c.p.p. Ne deriva, quindi, che, in tale evenienza, non sono previsti gli avvertimenti preliminari - che ordinariamente devono essere rivolti al dichiarante e analiticamente verbalizzati ai sensi del comma 3 dell'art. 391 bis c.p.p - giacché tali avvertimenti non riguardano il p.m., come può evincersi dalla stessa formulazione testuale della norma, che pone i relativi obblighi a carico esclusivamente del difensore, del sostituto, degli investigatori autorizzati o dei consulenti tecnici. (Da queste premesse, è stata rigettata la doglianza della difesa che, assumendo, invece, l'applicabilità degli avvertimenti anche al p.m. chiamato ad assumere le informazioni ex art. 391 bis, comma 10, c.p.p, sosteneva che, in mancanza di tali avvertimenti, le dichiarazioni raccolte dovessero ritenersi inutilizzabili anche in sede di rito abbreviato ai sensi dell'art. 391 bis, comma 6, c.p.p.).
L'audizione di persona in grado di riferire circostanze utili ai fini delle indagini, disposta dal p.m. (o dal giudice con le forme dell'incidente probatorio) su richiesta del difensore ex art. 391 bis c.p.p., costituisce un'attività investigativa del tutto peculiare perché, nel momento in cui il difensore ne sollecita lo svolgimento, ha già deciso che quell'atto entrerà nel procedimento o nel processo, correndo il rischio che esso non apporti elementi di prova a favore del proprio assistito. I risultati dell'attività probatoria in questione, ove svolta dal p.m. con le forme di cui all'art. 362 c.p.p., entrano dunque nel fascicolo degli atti di indagine e non vengono, ad attività conclusa, restituiti al difensore perché decida se e quando utilizzarli processualmente.
Ufficio Indagini preliminari Milano 28 novembre 2001