Source: https://www.cspt.pro/pct/la-corte-di-cassazione-salva-la-firma-digitale/
Timestamp: 2017-11-19 03:07:39+00:00
Document Index: 162532588

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 16']

La Corte di Cassazione salva la firma digitale - Centro Studi Processo Telematico
11 dicembre 2015 3 luglio 2017 Valentina CarolloProcesso Civile Telematico
Il ragionamento della Corte di Cassazione inizia considerando quale sia la funzione della sottoscrizione: all’esito di un lungo excursus viene infatti chiarito che “la sottoscrizione della sentenza…deve essere costituita da un segno grafico che abbia caratteristiche di specificità sufficienti e possa quindi svolgere funzioni identitarie e di riferibilità soggettiva, pur nella sua eventuale illegibilità…se sussistono adeguati elementi per il collegamento del segno grafico con un’indicazione nominativa contenuta nell’atto.
Si desume da quest’ultimo indirizzo…che la sottoscrizione della sentenza è elemento essenziale perché la sentenza sia riconoscibile come tale e ne sia resa palese la provenienza dal giudice che l’ha deliberata”.
Passando invece all’esame di problematiche di carattere contingente appare degno di nota il passaggio con il quale si afferma che “i principi generali del C.A.D. sono applicabili anche in ambito processuale e le relative disposizioni costituiscono le norme con valore di legge ordinaria che, per il tramite dell’art. 4 del d.l. n. 193 del 29 dicembre 2009, convertito nella legge n. 24 del 22 febbraio 2010, disciplinano gli atti del processo civile redatti in forma di documento informatico e sottoscritti con firma digitale“.
La sentenza in commento presenta però anche punti critici che vanno adeguatamente messi in evidenza onde evitare il rischio che si radichino interpretazioni errate soprattutto in tema di verifica dell’effettiva sottoscrizione digitale di documenti informatici. Leggiamo infatti nel prosieguo della motivazione fornita dalla Suprema Corte che “l’apposizione della firma digitale ad opera del giudice è desumibile grazie alla coccarda ed alla stringa grafica che compaiono su ciascuna delle pagine del file di copia della sentenza (il cui originale è archiviato all’interno del sistema). La coccarda e la stringa sono automaticamente inserite nella copia del documento informatico dal software in dotazione all’ufficio giudiziario al fine di dare la rappresentazione dell’apposizione della firma digitale”.
Anche qui è preliminarmente opportuno precisare che l’attestazione del cancelliere non si limita a completare la rappresentazione esterna della firma digitale ma costituisce vera e propria certificazione proveniente da pubblico ufficiale circa il contenuto del documento informatico. La norma citata dalla Suprema Corte dispone infatti che “le copie su supporto analogico di documento informatico, anche sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale, hanno la stessa efficacia probatoria dell’originale da cui sono tratte se la loro conformità all’originale in tutte le sue componenti è attestata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato”. In virtù del disposto dell’art. 23 CAD è dunque l’attestazione del cancelliere (o dell’avvocato laddove costui si avvalga dei poteri conferiti dall’art. 16 bis, comma 9 bis d.l. 179/12), non la presenza della coccarda, a certificare la presenza della firma digitale.
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