Source: http://www.quinonprofit.it/?p=6383
Timestamp: 2020-07-12 05:17:15+00:00
Document Index: 2242163

Matched Legal Cases: ['art. 85', 'art. 9', 'art. 92', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 54', 'art. 769', 'art. 782', 'art. 783', 'art. 19']

You are at:Home»Agevolazioni»Erogazioni liberali in natura: decreto chiaro ed eterni problemi
By Gianpaolo Concari on	 12 Febbraio 2020 Agevolazioni, Donazioni, Fundraising
Il decreto attuativo delle erogazioni liberali in natura è finalmente in Gazzetta Ufficiale.
I donatori conoscono ora, in modo univoco, il metodo di valutazione dei beni da utilizzare.
per i beni merce (comma 3), cioè beni oggetto dell’attività propria dell’impresa) e per i beni considerati materie prime, sussidiari, semilavorati o altri beni mobili (cfr. art. 85, comma 1, lettere a) e b), TUIR), il valore dell’erogazione liberale fiscalmente riconosciuto è dato dal minore tra il valore normale (cfr. art. 9 TUIR) e il valore a cui sono valutati i beni come rimanenza (cfr. art. 92 TUIR);
per i beni diversi dai precedenti (comma 1) per esempio i beni provenienti dal patrimonio personale di una persona fisica, si tiene conto del valore normale (cfr. art. 9, TUIR)
Nell’esposizione dei criteri di valutazione, volutamente non si è rispettato l’ordine di elencazione seguito nell’art. 3 in quanto è risultato più facile mostrare le scelte operate dal legislatore a seconda della tipologia dei beni.
Peraltro occorre prestare particolare attenzione a quanto riportato nell’art. 3 del decreto circa la scelta dei metodi di determinazione dei valori poiché da questi derivano gli effetti fiscali, in capo al donatore, delle liberalità effettuate.
Facciamo l’esempio di un bene che, pur essendo totalmente ammortizzato in capo al donatore, abbia conservato una sua efficienza e che possa svolgere la propria funzione nell’attività svolta dall’ente beneficiario.
Anche il valore della presa in carico da parte dell’ente beneficiario sarà zero.
Ma è corretto acquisire un bene a valore zero mentre questo ha un suo valore in quanto può essere ancora utilizzato nell’ambito dell’attività del beneficiario?
Se vogliamo invece attenerci (ed è meglio) alle direttive degli organismi contabili in tema di finalità e postulati di bilancio, l’ente beneficiario dovrebbe iscrivere il bene in questione a valore corrente e su questo determinare un piano di ammortamento. Le quote annuali sarebbero assorbite dalla corrispondente riserva patrimoniale iscritta in bilancio al momento dell’acquisizione del bene.
A ben vedere, comunque, anche se il donatore dichiarasse il valore corrente del bene, certamente superiore al valore residuo, questo non significherebbe l’emersione di una plusvalenza tassabile perché realizzata NON a titolo oneroso (cfr. art. 54 TUIR) tuttavia non avrebbe alcun vantaggio fiscale dalla cessione a titolo gratuito del cespite.
in tale atto il beneficiario dichiari l’impegno a utilizzare direttamente i beni medesimi per lo svolgimento dell’attività statutaria, ai fini dell’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
Quando le liberalità in denaro o in natura sono particolarmente consistenti, sorge il dubbio se l’operazione, da “erogazione liberale” divenga una “donazione” (art. 769 c.c.).
L’aspetto che invece le divide è (per la donazione) la forma solenne dell’atto pubblico (art. 782 c.c.) del contratto, da redigersi in presenza di due testimoni, forma che è richiesta ad probationem e senza il rispetto della quale, il contratto è nullo.
Nel Codice civile le donazioni di modico valore (art. 783 c.c.) sono ugualmente valide anche in mancanza dell’atto pubblico, purché riguardino beni mobili e vi sia stata la tradizione (cioè la consegna) del bene o del denaro.
Stabilire quando una liberalità sia di modico valore e quindi un’erogazione liberale e quando una donazione è un’impresa ardua poiché si dovrebbe far riferimento alla capacità patrimoniale del donatore e… apriti Cielo!
Entra quindi in gioco l’art. 19 bis 2 del d.P.R. 633/72 capace di… provocare improvvise emicranie negli operatori.
In altri termini non c’è alcuna sotto o sovrafatturazione, gli obblighi IVA risultano adempiuti, l’operazione è tracciabile in tutte le sue fasi poiché il donatore versa l’erogazione liberale attraverso i canali finanziari previsti dalla legge, emette la fattura elettronica che l’ente beneficiario pagherà sempre attraverso un’operazione tracciabile
Attenzione all’entrata in vigore del decreto: non essendo prevista una data, entrerà in vigore il 15° giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e quindi il 14 febbraio 2020.
Vale a dire solo due anni, sei mesi, una settimana e quattro giorni dopo l’entrata in vigore del d.lgs. 117/2017.