Source: https://www.studiolegalefalorio.it/component/k2/itemlist/tag/infortunio%20sul%20lavoro.html
Timestamp: 2020-08-09 04:53:30+00:00
Document Index: 64973815

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 590', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 31', 'art. 35', 'art. 38']

Il caso: un dipendente di una ditta edile siciliana che, nello svolgimento delle mansioni affidategli, si trovava su di una scala, rovinava al suolo riportando gravi fratture multiple.
La Corte di Appello di Caltanissetta, confermando la sentenza resa dal Tribunale di Enna, condannava il legale rappresentate della società datrice per il reato di cui all’art. 590 c.p. di lesioni personali colpose per violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.
In particolare, la Corte d’Appello rilevava che l’evento lesivo era riconducibile alla condotta della società datrice, che aveva omesso di fornire ai dipendenti i dispositivi di sicurezza necessari in concreto.
Il ricorso giungeva dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione che, con sentenza n. n. 48951 del 14 settembre 2017 , confermava la pronuncia d’appello, affermando che “In caso di infortunio sul lavoro, il comportamento del lavoratore che per colpa abbia contribuito al verificarsi dell’evento lesivo non esclude la responsabilità penale del datore di lavoro ove emerga che questi non abbia correttamente adottato e fatto rispettare le prescrizioni anti-infortunistiche”.
Ed, infatti le norme antinfortunistiche sono destinate a garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro e gli obblighi di vigilanza che gravano sul datore di lavoro risultano funzionali anche rispetto alla possibilità che il lavoratore si dimostri imprudente o negligente verso la propria incolumità.
In definitiva, l’eventuale colpa del lavoratore imprudente non può in alcun modo escludere la responsabilità che grava sul datore di lavoro che abbia violato le prescrizioni in materia antinfortunistica.
La S.C. con sentenza num. 7313/2016 ha riconosciuto l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere occorso ad un lavoratore che, terminato il proprio turno, si metteva in sella alla propria bicicletta per tornare a casa, venendo letteralmente abbattuto da un motociclo sulla strada del ritorno a casa.
Chiariscono gli Ermellini come l’infortunio occorso in bicicletta, debba comunque essere valutato in relazione alla tipologia del percorso effettuato ed alla conformazione dei luoghi, alle condizioni climatiche in atto, al costume sociale ed alle normali esigenze familiari, alla presenza di mezzi pubblici ed alla loro organizzazione, nonchè alla vigenza di leggi volte all'incentivazione dell'uso dei mezzi ecologici.
In definitiva, ai fini di ottenere il riconoscimento dell’infortunio in itinere ed il conseguente diritto all’indennizzo, i Giudici della Corte di Cassazione hanno osservato come permanga la condizione che l'uso del mezzo (in questo caso la bicicletta) sia una necessità relativa (ossia da valutarsi attraverso l’analisi delle molteplici ragioni che condizionano la scelta del mezzo), con due limiti ben individuati:
a) la normalità e ragionevolezza, in relazione a valori costituzionali quali la ragionevolezza (art. 3 Cost.), la libertà di fissare la propria residenza (art. 16 Cost.) le esigenze familiari (art. 31 Cost.), la tutela del lavoro in ogni sua forma (art. 35 Cost.), la protezione del lavoratore caso di infortunio (art. 38 Cost.).
b) il rischio c.d. “elettivo”, da intendersi come tutto ciò che sia estraneo e/o comunque non attinente alla attività lavorativa e dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore che ponga in essere una condotta di fatto interruttiva del nesso tra lavoro rischio ed evento.
Bisogna dunque ricercare i criteri individuativi della normalità del percorso e della necessità del mezzo - oltre i quali insorge il rischio elettivo e l'uso non necessitato.