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Timestamp: 2017-07-26 12:38:34+00:00
Document Index: 147649391

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 2051', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Io amo Roma; perché Roma mi odia?	UNA FORTE INIZIATIVA LANCIATA DA UNIATAPS LAZIO A DIFESA DEI CITTADINI ROMANI
Le numerose cadute di chi cammina su marciapiedi semi divelti, o invasi da erbacce o da rifiuti di tutti i generi, i numerosi infortuni di chi circola con motociclette e motorini su strade ormai quasi completamente disseminate da buche e voragini, gli incidenti ed i danni causati alle automobili sempre a causa delle strade di Roma pesantemente dissestate hanno convinto Uniat APS Lazio ad aprire una campagna di tutela dei cittadini romani per i danni fisici ed economici subiti a causa della totale indifferenza dell’amministrazione comunale rispetto alla mobilità sicura dei propri concittadini.
In base all’art. 2043 del Codice Civile, le amministrazioni comunali sono responsabili della manutenzione del manto stradale per cui è lecito denunciare il comune per la strada dissestata che ha causato un danno a cose e persone, inoltre, l’art. 2051 del C.C. permette di contestare alla Pubblica Amministrazione un “danno cagionato da cose in custodia”, in quanto le strade sono beni che comuni e provincie sono tenuti a curare.
Fino a ieri, queste norme non erano particolarmente significative.
Ma la giurisprudenza e il legislatore hanno riportato il reato creato dalle inadempienze della pubblica amministrazione al suo giusto posto.
Con una sentenza della Corte di Cassazione, la n.1691 del 23.01.09, è stata accolta la richiesta di risarcimento inoltrata al Comune di Roma nel 1997 da una motociclista per un incidente causato da una macchia di olio sull’asfalto. In questa sentenza, ribaltando quanto deciso nei primi due gradi di giudizio, si indica il Comune come responsabile a fronte di danni dovuti ad incidenti causati non da imperizia, o mancata osservanza del Codice della Strada da parte dei conducenti, ma dalle condizioni delle strade. La richiesta di rimborso era infatti motivata dal fatto che il Comune ha l’obbligo istituzionale della manutenzione della rete viaria per garantire il transito dei veicoli in piena sicurezza, e deve procedere tempestivamente alla rimozione della macchia o quantomeno approntare corretta e visibile segnalazione della sua presenza.
E, fatto ancora più importante il legislatore ha inserito il reato di cattiva manutenzione delle strade a reato di omicidio stradale. E’ dei giorni scorsi, infatti, una circolare di coordinamento con il Codice della Strada, emessa dal Ministero dell’ Interno, che pone i presupposti legali per punire queste responsabilità.
Una circolare è stata inviata a Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia, Prefetture e Questure.
Con la quale si precisa che Stato, Regioni, Comuni e aziende concessionarie possono ricevere l’accusa di omicidio colposo e incorrere in guai giudiziari che arrivano fino all’arresto. Questo quando dimostrare che l’incidente mortale è avvenuto per difetti evidenti o carenze delle strade stesse.
Alla denuncia per strada dissestata devono essere allegati i seguenti documenti, comprovanti il danno:
Verbale delle autorità competenti intervenute (Vigili, polizia o altri pubblici ufficiali);
Documentazione fotografica dei danni fisici a cose e persone;
Fatture relative il danno;
A Roma 2.000 incidenti causati dalle buche nelle strade negli ultimi sei mesi
Questa denuncia è arrivata ad agosto alla procura, a sei mesi di distanza nulla è cambiato e le buche sono aumentate
Il dossier della polizia municipale di Roma capitale sugli incidenti stradali causati dalle buche e dal dissesto delle strade da inizio anno al 30 maggio 2015 a Roma è arrivato alla Procura di Roma che ha aperto una indagine. Nei 15 municipi romani gli incidenti riconducibili ad anomalie del manto stradale, negli ultimi sei mesi, sono ben 2.101.
Il record delle segnalazioni nel centro storico. Infatti sono stati 566 gli interventi effettuati per le anomalie dell’asfalto. Ma non è detto che le buche nelle periferie non siano molte dipiù di quelle del centro: vi è solo una minor attenzione a questo pericoloso fenomeno. Ecco la graduatoria dei quartieri a rischio incidenti. E fa paura.
Al primo posto Ostia con 425 schianti (e 74 buche catalogate); al secondo posto Torri con 277 incidenti (e soli 31 interventi di ripristino); al terzo posto Eur con 167 incidenti (e 271 riparazioni). Quasi un incidente al giorno anche a Tiburtino (con 129 rilievi), come a Marconi (117), seguite a ruota da Aurelio (109) e Parioli che, con i 95 sinistri rilevati, sta appena sotto la soglia dei cento. Più “sicure” le strade di Casilino con 66 schianti, Cassia 55, Monte Mario 53, e Monteverde 43.
Speriamo che le indagini della magistratura siano rapide, si arrivi a precise responsabilità, per evitare altre vergognose morti e migliaia di incidenti che coinvolgono i nostri concittadini in questa emergenza ormai resa strutturale dalla e nella totale incuria delle istituzioni romane, passate e presenti.
Ma il Comune si rende conto di essersi trasformato in un potenziale Killer per i cittadini di Roma?
L’emergenza buche può attendere: ai Municipi 10 milioni in tre anni per 4.700 chilometri di strade
L’unico bando sul sito del Campidoglio riguarda sette vie del centro storico e la copertura è garantita dai fondi per il Giubileo. Eppure la sindaca Raggi aveva fatto della cura per le strade romane l’asse sia della campagna elettorale sia del no alle Olimpiadi.
Pubblichiamo un’interessante sentenza della Corte di Cassazione, la sentenza n.1691 del 23 gennaio 2009
Comune di Roma condannato
La sentenza della Corte di Cassazione n.1691 del 23.01.09 richiesta di risarcimento inoltrata al Comune di Roma nel 1997 da una motociclista per un incidente causato dalla presenza di una macchia d’olio sul fondo stradale di Via Damiano Chiesa.
In questa sentenza, ribaltando quanto deciso nei primi due gradi di giudizio, si indica il Comune come responsabile a fronte di danni dovuti ad incidenti causati non da imperizia, o mancata osservanza del Codice della Strada da parte dei conducenti, ma dalle condizioni delle strade. La richiesta di rimborso era infatti motivata dal fatto che il Comune ha l’obbligo istituzionale della manutenzione della rete viaria per garantire il transito dei veicoli in piena sicurezza, e deve procedere tempestivamente alla rimozione della macchia o quantomeno approntare corretta e visibile segnalazione della sua presenza.
Sia in primo che in secondo grado di giudizio, i giudici diedero ragione al Comune, che riteneva responsabili le dite appaltatrici, mentre la Cassazione ha affermato che il contratto siglato con le ditte per la manutenzione è solo lo strumento tecnico con cui il comune adempie ai propri doveri istituzionali e per questo la responsabilità ultima sempre ricade sul comune stesso.
È comunque opportuno specificare che questo non esime le ditte appaltatrici da responsabilità, anzi: sempre la Corte di Cassazione, con la sentenza n.6267 del 02. 2008, ha condannato per omicidio colposo la ditta appaltatrice dei lavori di manutenzione in seguito alla morte, avvenuta nell’aprile 1996, di una ragazza caduta per aver perso il controllo del proprio motorino a causa della presenza di tre buche su Via Salaria all’altezza di Villa Ada.
Queste sentenze rafforzano le tutele nei confronti dei cittadini; resta certo il rammarico di dover constatare che in entrambi i casi sono passati ben dodici anni tra l’incidente e la sentenza della Cassazione.
Ci chiediamo quando il comune si renderà conto di essere responsabile di migliaia di incidenti e di alcune morti dei propri cittadini
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