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Timestamp: 2018-03-20 09:26:06+00:00
Document Index: 57461346

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 192', 'sentenza ', 'art. 590', 'sentenza ']

Commerciante cade su un cumulo di foglie e chiede la condanna dei proprietari dell’appartamento soprastante da dove sarebbe caduto il fogliame. – Noi Radiomobile™
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Commerciante cade su un cumulo di foglie e chiede la condanna dei proprietari dell’appartamento soprastante da dove sarebbe caduto il fogliame.
(Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 27 luglio 2016, n. 32529)
1. II Giudice di Pace di Lanciano ha dichiarato F.F.P. e T.R. colpevoli del reato di lesioni colpose commesso ai danni di P. G. in Lanciano il 6 luglio 2009, perché, in concorso tra loro, per colpa e negligenza facevano cadere dal loro balcone di casa foglie e rifiuti vari, che finivano nello spazio condominiale sottostante, dove G.P., mentre camminava, scivolava rovinando a terra, riportando lesioni guaribili in giorni 15.
2. Il Tribunale di Lanciano con la sentenza impugnata ha assolto gli imputati dal reato ad essi ascritto con la formula perché il fatto non sussiste, revocando la condanna degli imputati al risarcimento del danno in favore della parte civile ed alla rifusione delle spese di difesa di quest’ultima.
2.1. In sintesi il Tribunale ha ritenuto che, quand’anche fosse stata negligente la condotta posta in essere dagli imputati, mancava comunque il nesso causale tra detta condotta e l’evento lesivo in contestazione.
3. G.P., già costituitosi parte civile, ha proposto ricorso avverso la suddetta sentenza, deducendo:
– violazione dell’art. 192 c.p.p. laddove il Tribunale: aveva ritenuto che i precedenti scritti dell’amministratore non costituivano indizi; non aveva considerato che lui, subito dopo il fatto, aveva ripulito la strada dai residui viscidi (che, a suo dire, avevano cagionato la sua caduta), al solo fine di evitare che altri potessero cadere (e, dunque, il suo non era stato un comportamento anomalo, come invece affermato in sentenza); aveva ritenuto immotivatamente inattendibili sia lui, che si era costituito parte civile sia i testi indicati dalla pubblica accusa; aveva riformato la sentenza del giudice di primo grado, che si caratterizzerebbe per una motivazione lineare e specifica, con una motivazione rafforzata, nel caso di specie non sussistente;
– violazione dell’art. 590 c.p., laddove il Tribunale: aveva affermato che l’evento si era verificato per la condotta tenuta dalla persona offesa, che avrebbe potuto prevederlo; mentre avrebbe dovuto porsi nella diversa prospettiva volta a stabilire se, nel caso in cui l’agente avesse gettato i rifiuti nell’apposito sacchetto, l’evento non si sarebbe verificato.
In coerenza dei suddetto criterio di valutazione della testimonianza della persona offesa, peraltro del tutto coerente a consolidati principi affermati da questa Corte, ha messo in evidenza alcuni elementi che gettavano ombre sull’attendibilità della persona offesa:
a) il fatto che il P. in querela nulla aveva riferito sull’avvenuta rimozione dei residui, mentre, in sede di esame era emerso – cosa ritenuta in sé anomala – che egli, prima dell’arrivo della polizia, e benchè dolorante, aveva modificato lo stato dei luoghi, senza scattare nessuna fotografia della «ampia coltre composta da residui di piante, fiori ed altro», che, a suo dire, aveva provocato la sua caduta;
b) il fatto che la teste Del Prete Graziella, contrariamente a quanto riferito dalla teste Nasuti Stefania, aveva riferito che era stata quest’ultima a rimuovere il fogliame prima dell’arrivo della volante per timore che qualcuno potesse cadere;
c) il fatto che né la persona offesa e neppure le due dipendenti della società dello stesso (Nasuti Stefania e Nasuti Krisztina), presenti all’episodio, avevano riferito al personale di pg intervenuto nell’immediatezza le conseguenze che sarebbero state provocate dalla caduta dei residui di fogliame;
d) il fatto che il Parizzi, nell’immediatezza dei fatto, aveva riferito al personale di pg intervenuto soltanto la questione relativa al getto dei residui vegetali dal balcone, mentre nulla aveva riferito sulle conseguenze che lamentava (e per le quali si sarebbe recato in ospedale il giorno successivo);
e) il fatto che il Parizzi aveva notato a terra i residui di piante e di acqua, a suo dire fatti cadere dal balcone, ragion per cui avrebbe potuto agevolmente evitare l’evento usando l’ordinaria diligenza, aggirando l’area, senza camminarci sopra.
Sulla base dei rilievi di cui sopra, coerenti con giurisprudenza di questa Corte, anche puntualmente richiamata nella sentenza impugnata, il Tribunale di Lanciano ha ritenuto che, a tutto voler concedere, quand’anche fosse ritenuta provata la condotta colpevole degli imputati, non potrebbe comunque dirsi provato il nesso causale tra detta (eventuale) condotta colposa e l’evento lesivo occorso.
Cosi operando, il Giudice di appello ha chiarito le ragioni per le quali ha ritenuto di non confermare la valutazione espressa dal primo giudice, sviluppando un percorso argomentativo che, non presentando aporie di ordine logico, risulta immune da censure rilevabili in questa sede di legittimità.
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