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Timestamp: 2020-03-31 10:46:24+00:00
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UGUALE PER TUTTI: Ad Carnevalem
da L’Unità del 14 ottobre 2008
Le leggi su misura sono come le ciliegie: l’una tira l’altra.
Ragion di più per firmare subito, in massa, il referendum contro la porcata Alfano, per fermare l’effetto valanga.
In sei mesi, il governo Berlusconi ne ha lanciate sei.
Cioè - scomputando il periodo feriale - più di una al mese.
La prima è la Salva-Rete4, per ora accantonata (tanto il Consiglio di Stato, per decidere su Europa7, si riunisce solo a dicembre).
La seconda, la blocca-processi, è passata al Senato, ma non alla Camera perché nel frattempo è arrivata la terza, la porcata Alfano, che si limita a bloccare solo i processi a Berlusconi (i presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera non ne hanno, ma si sono gentilmente prestati a far numero).
La quarta è la legge anti-intercettazioni, già approvata dal Consiglio dei ministri e ora al vaglio del Parlamento, dove Al Tappone e il fido Ghedini vorrebbero peggiorarla un altro po’.
Il premier vorrebbe includere, tra i reati per cui sarà vietato intercettare, anche la corruzione, un po’ la specialità della casa.
Il suo onorevole avvocato preferirebbe abolirle tout court, per sostituirle con le intercettazioni preventive: quelle che oggi possono fare le forze di polizia con l’autorizzazione di un pm (non del giudice, come previsto per quelle giudiziarie), ma solo per mafia e terrorismo. Ora verrebbero allargate a tutti i reati. In ogni caso non hanno valore probatorio al processo: finite le indagini, vengono cestinate.
Per questo piacciono: non provano nulla.
La quinta è la salva-bancarottieri, tentata la scorsa settimana al Senato in forma di emendamento al decreto Alitalia, e non grazie all’opposizione, che al solito dormiva, ma grazie a due giornaliste di Report, Giovanna Boursier e Milena Gabanelli.
Alla fine Tremonti, con agile balzo, è riuscito addirittura a passare per nemico di quella legge, che aveva il parere favorevole del governo di cui lui fa parte (chissà mai chi l’aveva autorizzata).
La sesta, la legge Carnevale, l’ha svelata Liana Milella su Repubblica, grazie a due rari esemplari di oppositori che si oppongono: D’Ambrosio e Casson.
Antefatto: il giudice “ammazzasentenze” se n’era andato in pensione anticipata nel 2001, quando la Corte d’appello di Palermo lo condannò a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel 2002 la Cassazione dichiarò inutilizzabili le accuse che gli muovevano alcuni suoi colleghi della Cassazione sulle pressioni dentro e fuori la camera di consiglio per convincerli ad annullare altre condanne di mafia.
Sparite le prove, la condanna fu annullata per sempre.
Poteva il Paese fare a meno di una così preclara figura, nota per aver definito - in alcune telefonate intercettate dopo le stragi di Capaci e Via d’Amelio - Falcone e Borsellino «i dioscuri» e descritti come due incapaci con «un livello di professionalità prossimo allo zero», per aver chiamato Falcone «quel cretino» e «faccia da caciocavallo», e per aver aggiunto «io i morti li rispetto, ma certi morti no»?
No che non poteva. Così una maggioranza trasversale varò nel 2004 una legge ad Carnevalem che gli rimetteva la toga addosso per consentirgli di recuperare il tempo perduto, cioè di rientrare in Cassazione a 75 anni (quando gli altri giudici vanno in pensione) e di restarci fino a 83. Nel 2007 il centrosinistra stabilì che, oltre i 75 anni, i giudici ripescati non potessero più dirigere uffici.
Ora la seconda legge ad Carnevalem cancella il divieto, previo ok del cosiddetto ministro della Giustizia Alfano.
Così nel 2010, quando andrà in pensione il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, il candidato più anziano dunque più titolato a succedergli sarà proprio l’ottantenne Carnevale: tra due anni il primo magistrato d’Italia sarà, per un triennio, il nemico giurato di Falcone e Borsellino.
Così tutti i condannati in appello avranno il loro santo in Paradiso.
Il tutto grazie ad Al Tappone e Angelino Jolie, che dicono ogni due per tre di ispirarsi a Falcone e Borsellino.
E grazie a una maggioranza che tre anni fa varò la legge anti-Caselli per impedire all’ex procuratore di Palermo di concorrere alla Procura nazionale antimafia, in quanto aveva compiuto 66 anni, dunque era troppo vecchio.
Anzi, aveva il grave torto di essere ancora vivo.
Pubblicato da "Uguale per tutti" a 16:11
E' sempre un piacere leggere gli articoli di Travaglio...
E' evidentissimo ormai che la politica ha perso ogni pudore... si fanno e si disfano leggi senza più alcun criterio logico... ma solo per incrementare e preservare il potere sul resto del paese... anche e forse soprattutto con quella parte che è antistato o che ha collaborato con essa...
No! non credo che sia un piacere leggere questi articoli.. Anzi!Il loro contenuto è per me fonte di angoscia e collera. Ogni giorno si aggiunge empietà ad empietà,è incredibile,assolutamente indecoroso che possa succedere tutto quello che sta succedendo in questa Italia sempre più alla deriva,nelle mani di un abile venditore di parole.L'opinione pubblica ormai non forma più la sua conoscenza sui fatti ma solo sulle parole che vengono da quelle bocche che il Professore Natoli ha definito "bocche senza porta". La maggioranza degli italiani non ha "conoscenza"dei fatti e la conoscenza è la base fondamentale di una democrazia attiva e partecipe.Forse non mi resta altro da fare che aspettare un novelllo Prometeo....
14 ottobre 2008 21:31
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=747:il-curriculum-di-corrado-carnevale&catid=2:editoriali&Itemid=4
Il curriculum di Carnevale scritto da Benny Calasanzio Borsellino
Alla redazione un grazie, per un lavoro paziente di informazione, utilizzando le ore serali, quelle quando si e' stanchi dopo una giornata di lavoro, quelle in cui verrebbe voglia di scoraggiarsi, ma no, non e' possibile darla vinta a chi sconquassa il Paese.
Perche' bisogna parlarne, parlare sempre e costringere pure quelli che mandano il cervello in vacanza sull'Isola dei Famosi, che le cose belle, la democrazia, la legalita', l'uguaglianza, il senso delle istituzioni vanno difese e si difendono senza sosta. Senza conoscere il sonno, o lo scoramento.
Finche' ci sono voci libere,e non timide, la speranza non e' perduta.
14 ottobre 2008 21:53
vedo, nell'esauriente se pur incompleto elenco delle sentenze ammazzate dal Corradone, che le medesime furono tutte sentenze di annullamento per vizi formali.
il che non dovrebbe meravigliare, visto che proprio della correttezza formale dei processi si occupa la cassazione.
vedo che anche la sentenza di appello grazie alla quale il sullodato avrebbe dovuto scontare sei anni di carcere fu annullata per un vizio di procedura.
e la cosa non dovrebbe stupire, perché di vizi procedurali si occupa la cassazione.
ora, che la procedura sia astrusa e ricca di insidie è cosa buona e giusta, in quanto la stessa è stata concepita per offrire all'imputato le maggiori e migliori garanzie democratiche, sia egli un mafioso confesso o un giudice di cassazione particolarmente pignolo.
e allora, di che ci si scandalizza?
del fatto che il Carnevale abbia sempre lavorato con coscienza e puntiglio?
del fatto che sia stato correttamente assolto (o meglio, che la sua condanna sia stata correttamente cassata) dai suoi ex colleghi?
del fatto che potrà beneficiare del reintegro al posto di lavoro, insieme a centinaia di altri pubblici dipendenti ingiustamente condannati, anche oltre all'età pensionabile?
e perché ci si scalda soltanto per lui, quando nelle stesse condizioni se ne possono contare tantissimi?
non si era sempre sostenuto che le sentenze non sono giudicabili?
che la magistratura dev'essere indipendente e libera da tutto men che dalla legge?
sia chiaro, monsù Carnevale non è certo tra i primi posti nella mia personale classifica delle persone stimabili e ammirevoli, ma il mio giudizio di semplice uomo della strada nulla può contro l'inoppugnabilità delle sentenze emesse, e da lui e dai suoi colleghi, alle quali - come per tutti noi - non resta che inchinarsi.
e se lui è riuscito a far liberare fior di mafiosi sfruttando meri errori formali, non resta che fare i complimenti: a lui per l'abilità, a chi l'ha messo lì per la lungimiranza, ai giudici dei processi annullati per la ben nascosta sbadataggine, ai legislatori per la chiarezza con la quale hanno scritto le norme.
a tutti noi, chiaramente, non resta che piangere, e cercare di star lontani dai tribunali.....
Una domanda: quale esorbitante quantità di litroni è necessario aver tracannato (e a quale inusitata gradazione alcolica) per affermare
"ora, che la procedura sia astrusa e ricca di insidie è cosa buona e giusta"
"se lui è riuscito a far liberare fior di mafiosi sfruttando meri errori formali, non resta che fare i complimenti"?
E un auspicio, ossia che Travaglio, e questo Blog, vivano in perfetta salute, a lungo che più a lungo non si può...
Li abbraccio entrambi, con stima, affetto, ammirazione e gratitudine infiniti.
15 ottobre 2008 07:13
Caro Baron,
le sentenze di assoluzione sono di due tipi:
1) se chi viene assolto è di sinistra, allora è innocente
2) se chi viene assolto non è di sinistra (basta questo), allora non vi erano le prove per condannarlo
Basta leggere quanto è accaduto in calabria in questi giorni. Arrestano un sindaco (di Gioia Tauro) per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli inquirenti (così riporta il "Quotidiano della Calabria del 14 ottobre a pagina 6) intercettano il sindaco e scoprono che tale Laganà Fabio, fratello dell'On. Maria Grazia Laganà, moglie dell'On. Fotugno (assassinato dalla ndrangheta), utilizzando il telefono della parlamentare dava notizie al sindaco sull'andamento dell'ispezione ministeriale che si stava effettuando su quel comune (sciolto per mafia). A pagina 9 dello stesso giornale, l'On. Laganà si complimenta con la magistratura per l'arresto del sindaco dichiarando: "bisogna fermare a tutti i costi la ndrangheta .... che rappresenta un grave pericolo per le istituzioni dentro cui i criminali cercano di infiltrarsi in tutti i modi".
http://www.ilquotidianocalabria.it/primapagina/calprimopiano.pdf
15 ottobre 2008 07:20
Non mi trovo spesso d'accordo con le cose scritte da Baron Litron!
Questa volta, anche se lo rifiuta, merita un mio forte abbraccio virtuale.
15 ottobre 2008 11:50
Per l'anonimo delle 7.20.
Sul tema stamani ho scritto al Quotidiano.
Se vuoi leggere la lettera l'ho inviata nel post di oggi del dottor Tinti.
all'anonimo delle 7,13: commentare al mattino presto ha effetti deleteri sul senso dell'umorismo (vale sia per la prima che per la seconda osservazione).
p.s., il mio nome, a dispetto dell'apparenza, non ha nulla a che fare con il vino: sebbene chi lo portava in origine non nascondesse di apprezzarlo assai, il litro come unità di misura fu introdotto una manciata di ventenni dopo la sua morte....
16 ottobre 2008 00:44
x baron litron
Ci si scalda per le seguenti considerazioni:
a) Non è un problema di procedure e di formalismi;
b) è un problema di sostanza;
C) il problema di sostanza è il seguente:
nel corso del giudizio a carico del Dott. Carnevale (di cui molti italiani ricordano giudizi a dir poco personali su due personaggi abbastanza noti " Giovanni e Paolo", del quale, allo stesso modo, molti italiani ricordano il primato delle sentenze, quasi certamente giuridicamente ben strutturate, con cui si annullavano condanne) la Suprema Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, si è preoccupata di stabilire se le prove sulla base delle quali la Corte di Appello aveva ritenuto provato "l'aiuto" all'associazione mafiosa ( c.d. partecipazione occasionale all'associazione attraverso il rafforzamento dei fini della medesima anche attraverso fatti singoli ma inseriti in contesto di supporto) fossero più o meno utilizzabili: in altri termini la Corte di Cassazione non ha, e non poteva, censurato il giudizio di colpevolezza della Corte di Appello, ma verificato se la prova fosse stata raggiunta in conformità alle regole. Da questa verifica è emerso che i Giudici che avevano testimoniato le pressioni ricevute dal dott. Carnevale nell'ambito della Camere di Consiglio avevano, rendendo la testimonianza, violato l'obbligo del segreto e per tale ragione ha ritenuto quella prova - che rappresentava uno dei riscontri alle dichiarazioni dei pentiti - inutilizzabile. Togliendo tale prova dal giudizio di colpevolezza ha poi ritenuto che esso non avesse più supporto probatorio e anche per tale ragione ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata. Da tale situazione cosa discende?
1) che seppure attraverso prove non utilizzabili è stato dimostrato che il dott. Carnevale aveva esercitato pressioni sui colleghi nelle camere di consiglio a fini di annullamento di sentenze;
2) che il dott. Carnevale non ha commesso fatti penalmente perseguibili.
Resta, tuttavia, l'opportunità di considerare che i comportamenti indicati, seppure non utilizzabili a fini di emissione di sentenza di colpevolezza, non siano da ritenere i più idonei per un Magistrato. Il dott. Carnevale si può dire non è mai stato ingiustamente perseguito ma è stato condannato sulla base di prove non correttamente formate ( per correttamente si intende con l'osservanza di norme sostanziali e processuali).
Per questa volta anonimo ma non troppo
21 ottobre 2008 16:28
ringrazio l'ultimo anonimo per aver chiarito la questione, anche se m'illudevo che l'ironia sul "perché ci si scalda tanto" fosse abbastanza manifesta.
però su una cosa mi sento di dissentire: dice, al punto b), che il problema è di sostanza, e al punto C) lo espone in maniera esauriente. questo andrebbe benissimo per i motivi per i quali vien naturale lo sdegno, ma va invece a cozzare frontalmente con la natura della corte di cassazione, la quale non emette mai sentenze sulla sostanza, ma unicamente sulla forma, vale a dire sulla correttezza formale (che in questo caso diventa ANCHE sostanziale) dei processi che è chiamata a giudicare.
la corte non ha giudicato l'imputato Carnevale innocente, ma ha giudicato scorretto il procedimento nei suoi confronti, il che nulla toglie o aggiunge alla colpevolezza o innocenza dell'occhialuto Corradone.
e allora, o si smette di attribuire alle sentenze di cassazione la qualità di terzo grado di giudizio (ché infatti sono tutte giudizi di primo grado su procedimenti, e non di terzo grado su reati), oppure ne si cambiano le funzioni, e la si trasforma in una corte suprema d'appello, in modo che le sue sentenze vadano a toccare il merito dell'accusa e non la regolarità del procedimento.
inoltre, come avrebbero potuto i magistrati di cassazione convalidare una sentenza ottenuta con vizi procedurali, e per giunta ai danni di un loro ex quanto influente collega? se la sentenza d'appello così ottenuta non fosse stata cassata, che figura ci avrebbero fatto i supremi, anche davanti all'indubbia competenza dell'imputato, che avrebbe potuto dire con buona ragione "ma io una sentenza del genere l'avrei smontata in quindici minuti!"?
in ogni caso, non mi pare che alle sentenze di Carnevale siano mai stati mossi appunti di scorrettezza, inadeguatezza o inesattezza, chiunque fosse stato beneficiato dei vari annullamenti scaturiti dalla sua sezione.
che fossero invece l'ennesima dimostrazione (forse inconsapevole, forse voluta, forse corollario di un interesse criminoso) della fondamentale ingiustizia del nostro sistema giudiziario, inteso come complesso di norme, procedure, sentenze, motivazioni e pene, e applicazione delle stesse?
che poi le azioni del Carnevale siano censurabili pese commesse da un cittadino qualunque, e imperdonabili se commesse da un magistrato, è anche mia personale convinzione. ma purtroppo questa volta "è andata buca", anche per colpa (o merito, dipende dai punti di vista) degli incauti magistrati d'appello.
L'unica notazione all'ultimo post di Baron è evidente la funzione della Cassazione solo che nel caso specifico si è tratta di annullamento senza rinvio che è cosa diversa dalla censura dell'errore formale con il rimando del processo alla Corte di Appello
anche stavolta anonimo ma non troppo
23 ottobre 2008 09:05
Aldilà dell'ipotizzata violazione del segreto della camera di consiglio e della conseguente inutilizzabilità di alcune deposizioni, ho sempre stentato a credere che dei consiglieri di
cassazione fossero condizionabili dalle pressioni del presidente di sezione: se così fosse non saprei a chi dare più colpe.
Forse era proprio la scarsa palusibilità di quell'ipotesi che aveva condotto all'annullamento senza rinvio.
Fate riacquistare un minimo di dignità al nostro paese, al di la di tutti i Carnevali, Befane, Natali e Pasque varie!
X il dott. Saracino, salvo ipotizzare - non ho ovviamente letto le trascrizioni delle dichiarazioni testimoniali - che le pressioni funzionassero in virtù della convinzione che provenissero da una persona legata all'Organizzazione.
23 ottobre 2008 18:52
Chiedo scusa ma davvero non riesco a capire.
Se fosse vero che Carnevale è stato assolto perchè sono state ritenute inutilizzabili le dichiarazioni rese da suoi colleghi su fatti avvenuti in camera di consiglio, questo vorrebbe dire che sarebbe lecito, in camera di consiglio, cercare di corrompere un collega, con la certezza poi che quel tentativo di corruzione (che integra un fatto, e non una opinione espressa in camera di consiglio, che è cosa assai diversa) non potrebbero in nessun caso essere riferito ad alcuno, ivi compreso al procuratore della Repubblica, perchè coperto da segreto d'ufficio.
Se questo ha una logica e se la logica è questa penso che in tema di interpretazione della legge siamo ormai arrivati alal frutta.
Il segreto d'Ufficio a mio avviso dovrebbe andare a coprire le opinioni espresse in camera di consiglio ed il voto eventualmente reso su una decisione non presa all'unanimità.
Se in camera di consiglio un consigliere anzichè esprimere una opinione esercita "illegittime forme di pressione" non riesco davero a capire cosa c'entri il segreto d'ufficio.
Cosa sono i fatti, altra cosa sono le opinioni.
Per distinguere se un certo comportamento sia andato ad integrare un fatto storicamente inteso (vale a dire una indebita pressione) ovvero l'esercizio di una mera opinione ricondubile al legittimo uso del potere giurisdizionale, è più che ovvio che chi ha assitito al fatto/opinione non debba in nessun caso ritenersi vincolato dal segreto d'ufficio. A meno che non si tratti di un mitomane che scambia il giorno per la notte.
O le affermazioni riferite a Carnevale costituivano delle sue mere opinioni liberamenti espresse e non presentavano alcun contenuto che andasse contro il normale esercizio del potere giurisdizionale, ed allaora Carnevale sarebbe dovuto andare assolto non per la inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dai suoi colleghi ma perchè il fatto non sussite(va) oppure, se in luogo di opinioni, egli avesse invece esercitato forme di indebite pressioni a nulla sarebbe dovuto valere il richiamo al segreto della camera di consiglio.
Se la Corte si fosse convinta della natura non giurisdizionale delle opinioni ascritte a Carnevale e le avesse sussunte nell'ambito di un qualcosa di diverso dal normale esercizio dello iurisdicere, allora davvero non riesco a capire come si possa seriamente fare riferimento al segreto della camera di consiglio.
Se il Giudice Carnevale si è limitato ad esprimere opinioni non v'è dubbio che non ha commesso alcun reato. Se in luogo di esprimere opinioni ha esercitato illegittime forme di pressione, è più che evidente che i reati che gli erano stati ascritti erano più che integrati.
Se avesse un minimo di serietà la tesi delal inutilizzabilità delle dichiarazionni rese su quanto è accaduto n camera di consiglio, la corruzione di un magistrato diventerebbe un reato "territorialmente" non perseguibile, purchè lo si commetta nell'unico luogo in cui lo stesso sembra essere concretamente perfezionabile, e cioè al momento della decisione ed in camera di consiglio.
L'argomento così come sembra essere stato enucleato sembra esemplare di una originalissima utilizzazione delle norme del diritto. Più che una argomentazione mi sembra una Carnevalata.
Spero che la sentenza abbia detto un qualcosa di più rispetto a quanto riferito da Casalenzio nel suo articolo. Altrimenti se fosse stata scritta nei termini di cui sopra, allora dovremmo davvero e seriamente preoccuparci.
Forse è meglio tacere
24 ottobre 2008 15:03
Questo il principio di diritto affermato dalla SC: "Il giudice
penale non può essere richiesto ed ha l'obbligo di astenersi dal deporre come testimone in merito al
procedimento formativo della deliberazione collegiale, segreta, in camera di consiglio,
limitatamente alle opinioni ed ai voti espressi dai singoli componenti del collegio, fermo restando il
sindacato giurisdizionale sulla fondatezza della dichiarazione di astensione. La violazione del
suddetto obbligo comporta l'inutilizzabilità della relativa testimonianza."
Nella sostanza la sentenza evidenzia che l'egemonia "intellettuale" di uno dei componenti di un collegio (nella specie in veste di presidente) non configura una forma di indebita pressione.
La sentenza può leggersi a questo link:
http://www.diritto.it/sentenze/
magistratord/sent_carnevale.pdf
Suggerisco di andare al sodo, dalla pag. 28 in poi ...
24 ottobre 2008 18:11
Gentile Dott. Saracino. La ringrazio per la segnalazione. Ho letto la sentenza da pag. 28 in poi. Mi riservo di leggerla con più calma e per intero.
La prima impressione che ne ho tratto è raccapricciante.
Consiglio a tutti di leggerla per formarsi una opinione personale. Anche i non addetti ai lavori potranno leggere tra le pieghe della sentenza quale sia stata la verità di quanto accaduto, e come la Corte abbia tratto da una verità storica una verità processuale che si è a questa sovrapposta.
Se le due verità possano o meno ritenersi coincidenti
è conclusione che lascio alla intelligenza di chi vorrà apprfondire la vicenda.
O Carnevale è stato vittima di un complotto ed allora la Corte e la difesa di Carnevale avrebbe dovuto farne menzione, oppure la verità processuale non mi sembra tanto collimante con la verità processuale raggiunta dalla Corte.
La stessa poi ha sollevato il problema della inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dai magistrati "d'ufficio", senza cioè essere stata in tal senso sollecitata da alcuno, e da questa inutilizzabilità (obiettivamente discutibilissima sia concettualmente che per la estensione dei fatti che sarebbe andare ad elidere dal processo (alcuno dei quali non era affatto avvenuto in camera di consiglio) ha smontato la coerenza della sentenza d'appello che, francamente, non mi sembrava affatto farneticante.
24 ottobre 2008 19:36
Il percorso argomentativo della Suprema Corte.
Il segreto della camera di consiglio corrisponde ad una precisa scelta legislativa.
Tale da essere ampiamente tutelato.
Il segreto della camera di consiglio è una particolare specie del segreto d'ufficio.
Di guisa, la testimonianza dei componenti della camera di consiglio nasce sicuramente invalida ed è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo. Per cui quelle testimonianze, comunque rese, sono inutilizzabili.
Ecco allora che le deposizioni dei giudici penali della cassazione non dovevano entrare nello specifico della decisione.
E' chiaro, poi, che vi sono anche altri profili trattati.
Non vi è che dire: quando ci si mettono i Supremi Giudici sanno "giocare" bene con il diritto.
25 ottobre 2008 10:00
Per carità, da estrema ignorante ed estranea ai lavori: che schifo...
Cosa vogliamo aspettarci ancora, prima di re-agire?
25 novembre 2008 00:45