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Timestamp: 2018-08-20 13:20:09+00:00
Document Index: 69892566

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 243', 'sentenza ', 'art. 254', 'art. 8', 'art. 16', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 1224', 'art. 133']

Deve escludersi che un'area edificabile soggetta ad un vincolo urbanistico che la destini all'espropriazione sia per ciò esente dall'imposta. Ciò vale anche per la zonizzazione pubblicistica, in quanto l'inclusione di un'area in una zona destinata dal piano regolatore generale a servizi pubblici o di interesse pubblico (nella specie, parcheggio pubblico), se pure assume rilievo nella determinazione del valore venale dell'immobile, da valutare in base alla maggiore o minore attualità delle sue potenzialità edificatorie, non ne esclude l'oggettivo carattere edificabile del D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 2, atteso che i vincoli d'inedificabilità assoluta, stabiliti in via generale e preventiva nel piano regolatore, vanno tenuti distinti dai vincoli di destinazione che non fanno venire meno l'originaria natura edificabile.
Una destinazione promiscua a servizi, realizzabili anche da privati non configura un vincolo preordinato all'esproprio e non è soggetta a decadenza.
Nel caso in cui un Comune abbia avviato la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale e abbia domandato la sospensione del giudizio di ottemperanza ai sensi e per gli effetti dell'art. 243-bis, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267, il ricorso è ammissibile e procedibile nei limiti della domanda volta a ottenere, mediante la scelta discrezionalmente rimessa alla P.A. (ovvero in sua sostituzione, in fase di esecuzione del giudicato, al Commissario ad acta), l'adozione del provvedimento di acquisizione sanante ovvero di restituzione del fondo con quantificazione delle somme dovute a titolo di risarcimento e indennizzo secondo i criteri indicati nella sentenza definitiva, al fine precipuo dell'inserimento del debito così liquidato nel piano di risanamento secondo il sistema e le procedure di cui agli artt. 243-bis e ss. ovvero, in caso di dissesto finanziario, nel piano di rilevazione della massa passiva ex art. 254, d.lg. n. 267 del 2000, e, comunque, al riconoscimento della sua legittimità quale debito fuori bilancio.
L'indicazione degli estremi catastali dei terreni interessati, sebbene non espressamente prescritta dall'art. 8, comma 3, L. n. 241/1990 ed anche dagli artt. 11, comma 2, e 16, comma 4, DPR n. 327/2001, in quanto tale indicazione viene prevista soltanto dal comma 2 del citato art. 16 DPR n. 327/2001 nell'ambito dello schema dell'atto di approvazione del progetto, deve ritenersi di carattere essenziale, tenuto conto della principale finalità della pubblicazione dell'avviso di avvio del procedimento per l'approvazione del progetto definitivo dell'opera pubblica e/o della sua dichiarazione di pubblica utilità, consistente in quella di rendere conoscibile l'avvio di tale procedimento ai proprietari dei terreni interessati.
Le controversie concernenti l'occupazione temporanea di aree, funzionale alla corretta esecuzione di lavori, non avendo ad oggetto atti o provvedimenti in materia ablatoria e rimanendo estranee alla materia espropriativa vera e propria, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, purché la domanda non sia volta a lamentare vizi di legittimità di provvedimenti amministrativi; il difetto di giurisdizione riguarda anche la parte della domanda avente ad oggetto i danni asseritamente cagionati dall'occupazione (sempre temporanea) "sine titulo" ovvero non coperta dalla iniziale dichiarazione di pubblica utilità, trattandosi di azione di condanna al risarcimento del danno da occupazione illecita usurpativa, non riconducibile all'esercizio di un potere autoritativo (c.d. occupazione usurpativa o per "voie de fait").
L'esistenza o meno della dichiarazione di pubblica utilità rappresenta di volta in volta il discrimine fra le controversie conoscibili dal giudice amministrativo e quelle, invece, riservate alla cognizione del G.O. L'assenza della dichiarazione di p.u. può derivare da una consegna e susseguente occupazione del terreno frutto di un accordo amichevole fra i proprietari e la pubblica amministrazione, sia pure concluso sul presupposto che l'amministrazione avrebbe provveduto a perfezionare l'acquisto. L'eventuale apposizione di un vincolo espropriativo di per sé non equivale a dichiarazione implicita di pubblica utilità.
A fronte dell'interesse all'accesso agli atti non rileva il mancato reperimento della documentazione da parte dell'Amministrazione, in quanto il reperimento materiale di tale documentazione costituisce una attività interna degli uffici e comunque l'eventuale smarrimento comporta una attività di ricostituzione anche tramite l'acquisizione di documentazione da parte degli uffici mittenti.
Sollevata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 30 della legge regionale dell'Emilia-Romagna 30 maggio 2016, nr. 9, (ai sensi del quale «il divieto di reiterare più di una volta il vincolo espropriativo decaduto non trova applicazione per il completamento di opere pubbliche o di interesse pubblico lineari la cui progettazione preveda la realizzazione per lotti o stralci funzionali, secondo la normativa vigente» in relazione agli artt. 3, 24 e 117, comma 1, della Costituzione, per tramite della norma interposta costituita dall'art. 6, comma 1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Giacché l'indennità per una condotta illegittima della P.A. non può essere inferiore a quella che sarebbe spettata al danneggiato in caso di espropriazione legittimamente effettuata, in caso di occupazione illegittima spetta al fittavolo la liquidazione della stessa somma spettante al proprietario, e cioè il valore del terreno (che nel caso di specie è stato quantificato moltiplicando per cinque il VAM).
Per i vincoli paesaggistici, quand'anche gli stessi possano avere una ricaduta indiretta sul regime della edificabilità dei suoli, non appaiono sussistere quelle ragioni giuridiche che, sulla spinta della giurisprudenza costituzionale, hanno reso necessariamente temporanei i vincoli di natura urbanistica che comportano una compressione dello ius aedificandi.
Sebbene il carattere espropriativo del vincolo discendente dalla localizzazione lenticolare dell'opera pubblica non esplichi alcuna influenza ai fini indennitari, nondimeno la stima dell'indennità, dovuta per il caso dell'esproprio del bene - e così la liquidazione del danno quando esso sia solo materialmente appreso - deve pur sempre obbedire al criterio generale del valore di mercato, di modo che, a stretto diritto, il ragionamento decisorio che mostri di attenersi al predetto criterio non è sindacabile se nel valutare il ragionevole legame con il valore di mercato dei cespiti interessati abbia fatto ricorso per determinare il tantundem risarcitorio dovuto a parametri monetari differenziati in ragione delle intrinseche caratteristiche di essi (nella fattispecie è stata ritenuta legittima la valutazione differenziata di una destinazione a strada).
Nel caso di ritardato adempimento di una obbligazione di valuta, il maggior danno di cui all'art. 1224 c.c., comma 2, può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali. Ricorrendo tale ipotesi, il risarcimento del maggior danno spetta a qualunque creditore, quale che ne sia la qualità soggettiva o l'attività svolta, fermo restando che se il creditore domanda, a titolo di risarcimento del maggior danno, una somma superiore a quella risultante dal suddetto saggio di rendimento dei titoli di Stato, avrà l'onere di provare l'esistenza e l'ammontare di tale pregiudizio, anche per via presuntiva; in particolare, ove il creditore abbia la qualità di imprenditore, avrà l'onere di dimostrare o di avere fatto ricorso al credito bancario sostenendone i relativi interessi passivi; ovvero - attraverso la produzione dei bilanci - quale fosse la produttività della propria impresa, per le somme in essa investite; il debitore, dal canto suo, avrà invece l'onere di dimostrare, anche attraverso presunzioni semplici, che il creditore, in caso di tempestivo adempimento, non avrebbe potuto impiegare il denaro dovutogli in forme di investimento che gli avrebbero garantito un rendimento superiore al saggio legale.
In tema di espropriazione per pubblica utilità e di pretese restitutorie, risarcitorie o ripristinatorie del privato coinvolto dalla relativa attività della P.A. o della sua concessionaria, sussiste la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell'all. 1 al D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 133, comma 1, lett. g), solamente allorquando il comportamento della P.A., cui si ascrive la lesione, sia la conseguenza diretta di un assetto di interessi conformato da un originario provvedimento ablativo, legittimo o illegittimo, ma comunque espressione di un potere amministrativo (in concreto) esistente, cui la condotta successiva si ricollega in senso causale, mentre sussiste la giurisdizione del giudice ordinario per quelle condotte connesse per mera occasionalità alle condotte indispensabili per la realizzazione dell'opera pubblica, compiute su immobili fin dall'origine esclusi dall'oggetto di questa.
L'approvazione del PEEP o del PIP non può essere in contrasto con un precedente strumento urbanistico generale, di cui costituisce attuazione nella versione originaria o in quella modificata dal piano stesso che ha, appunto effetto di variante, a natura conformativa. Il fatto stesso, quindi, che un terreno sia compreso nel piano attuativo è di per sé elemento giustificativo del carattere edificatorio legale del terreno medesimo, sia pur nei limiti che il piano consente in base ai previsti indici di fabbricabilità territoriale, che definiscono il complessivo carico di edificazione che può gravare su di una zona territoriale omogenea, al lordo degli spazi pubblici, che ogni tipo di strumento urbanistico deve prevedere. Nel contesto di un piano di tal fatta l'edificabilità dell'area va commisurata ai predetti indici medi di fabbricabilità, ed a prescindere dalla distribuzione delle strutture nell'ambito dei singoli lotti.
Chi vi vuole bene, vi fa paura (Aristofane)