Source: http://costantinistudiolegale.it/definizione-di-strutture-realizzate-e-condono-tar-pescara-sentenza-n-322-del-3-ottobre-2016-est-dr-m-eliantonio/
Timestamp: 2019-11-18 13:17:20+00:00
Document Index: 182796984

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 32', 'art. 40', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 10', 'art. 32', 'art. 31', 'art. 35']

(“DEFINIZIONE DI “STRUTTURE REALIZZATE” E CONDONO”) TAR PESCARA, SENTENZA N. 322 DEL 3 OTTOBRE 2016. EST. DR. M. ELIANTONIO. - Studio Legale Carlo Costantini | Studio Legale Carlo Costantini
(“DEFINIZIONE DI “STRUTTURE REALIZZATE” E CONDONO”) TAR PESCARA, SENTENZA N. 322 DEL 3 OTTOBRE 2016. EST. DR. M. ELIANTONIO.
Le norme sul condono fanno riferimento alle “strutture realizzate”: tale circostanza può dirsi verificata anche se difettano le tamponature esterne, nei termini in cui questo risultato consenta comunque di percepire la concreta fisionomia del manufatto e la sua destinazione, cioè di identificare nei tratti essenziali l’opera da sanare e completare.
N. 00322/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00230/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 230 del 2015, proposto da:
***omissis***, rappresentato e difeso dagli avvocati Giulio Cerceo C.F. CRCGLI56D19G482R, Pietro Cerceo , con domicilio eletto presso Giulio Cerceo in Pescara, via G. D’Annunzio, 142;
Comune di Spoltore, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Cesidio Buccilli C.F. BCCCSD77A05G482M, con domicilio eletto presso il suo studio in Pescara, c.so Vittorio Emanuele II, 209;
del provvedimento 8 giugno 2015, n. 19165, con il quale il Responsabile dell’Area urbanistica del Comune di Spoltore ha negato il titolo abilitativo edilizio in sanatoria richiesto il 4 dicembre 2003 dal ricorrente ai sensi dell’art. 32 della L. 326/03; nonché degli atti presupposti e connessi.
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Spoltore;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 23 settembre 2016 il dott. Michele Eliantonio e uditi gli avv.ti Giulio e Pietro Cerceo per il ricorrente e l’avv. Francesco Mastrovalerio, su delega dell’avv. Cesidio Buccilli, per il Comune resistente;
L’attuale ricorrente riferisce di aver presentato al Comune di Spoltore il 4 dicembre 2003 domanda di condono ai sensi dell’art. 32 della L. 326/03 relativamente alla abusiva realizzazione di una tettoia, priva di copertura, ad uso rimessaggio camper in via Fonte Vecchia (tipologia dell’abuso n. 6). Tale realizzazione interessava nella domanda originaria le particelle nn. 454, 456, 675 e 690 del foglio 4, oggi rinominate con i numeri 847, 848 e 853, aventi un’estensione di oltre 1.700 mq.
Il Responsabile dell’Area urbanistica del Comune di Spoltore, dopo aver chiesto un’integrazione documentale, con provvedimento 8 giugno 2015, n. 19165, ha però negato il titolo abilitativo edilizio in sanatoria richiesto e ciò sulla base della considerazione che la domanda era dolosamente infedele (art. 40, comma 1, L. 47/85), dato che le tettoie realizzate erano tre non una, e che l’oblazione era stata determinata in forma dolosamente inesatta (art. 32, comma 37, L. 326/03); in via subordinata, ha anche evidenziato che le opere erano state eseguite in data successiva al 31 marzo 2003 (art. 32, comma 25, L. 326/03) e che l’area era interessata da vincolo ambientale (art. 32, comma 27, L. 326/03).
Con il ricorso in esame l’interessato ha impugnato tale atto, deducendo le seguenti censure:
1) che del motivo relativo al mancato completamento delle opere in data successiva al 31 marzo 2003 non era stata data comunicazione nel preavviso di rigetto;
2) che la domanda non era dolosamente infedele in quanto la errata qualificazione della tipologia dell’abuso può comportare solo una diversa rideterminazione delle somme da corrispondere;
3) che le opere erano state in effetti ultimate prima della predetta data;
4) che, quanto all’esistenza di un vincolo ambientale, il ricorrente aveva provveduto a presentare sin dal 3 febbraio 2005 domanda di accertamento di compatibilità paesaggistica ai sensi dell’art. 1, comma 39, della L. 15 dicembre 2004, n. 308, il cui procedimento non è stato ancora definito.
Tali doglianze sono state ulteriormente illustrate con memoria depositata il 21 luglio 2016 e con memoria di replica depositata il 23 agosto 2016.
Il Comune di Spoltore si è costituito in giudizio e con memorie depositate il 5 novembre 2015 ed il 21 luglio 2016 ha diffusamente contestato il fondamento delle censure dedotte.
Alla pubblica udienza del 23 settembre 2016 la causa è stata trattenuta a decisione.
L’art. 32 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, convertito nella L. 24 novembre 2003, n. 326, ha previsto, al suo comma 25, il condono edilizio per alcune specifiche tipologie di “opere abusive che risultino ultimate entro il 31 marzo 2003”, richiamando per la normativa di dettaglio quanto al riguardo già disciplinato dalla L. 28 febbraio 1985, n. 47.
L’art. 31 di tale ultima legge ha in merito al completamento delle opere abusive testualmente precisato che “si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura, ovvero, quanto alle opere interne agli edifici già esistenti e a quelle non destinate alla residenza, quando esse siano state completate funzionalmente”.
Nel caso di specie – come sopra esposto – l’attuale ricorrente ha presentato al Comune di Spoltore il 4 dicembre 2003 domanda di condono ai sensi del predetto art. 32 relativamente alla abusiva realizzazione di una tettoia ad uso rimessaggio camper; in tale domanda, però, l’interessato ha espressamente e testualmente dichiarato che relativamente a tale opera realizzata “manca la copertura”.
La veridicità di tale circostanza è stata successivamente accertata dal Comune, che ha versato in giudizio dei rilievi fotografici del 22 novembre 2003, dai quali risulta che in tale data il ricorrente aveva realizzato solo la struttura in ferro, ma non la copertura della tettoia (che in realtà non era una, ma era costituita da tre tettoie). Il contenuto di tale documentazione fotografica è stata comunicato al richiedente ai sensi dell’art. 10-bis della legge sul procedimento con atto 21 febbraio 2015, n. 13505, ricevuto dal ricorrente il 23 aprile 2015.
L’impugnato provvedimento 8 giugno 2015, n. 19165, di diniego del titolo abilitativo edilizio in sanatoria è motivato con riferimento anche alla circostanza che le opere erano state “eseguite e/o ultimate in data successiva al 31 marzo 2003 in quanto in contrasto con quanto previsto dal comma 25 dell’art. 32 della L. 326/03”.
Tale causa giustificativa dell’impugnato diniego, da sola sufficiente a sorreggere con idonea motivazione l’atto impugnato, si sottrae agevolmente, ad avviso del Collegio, alle censure di legittimità dedotte con il ricorso.
Premesso che il Comune, prima di adottare l’atto impugnato, come sopra chiarito aveva puntualmente informato l’interessato nel preavviso di rigetto del mancato completamento delle opere alla data del 31 marzo 2003, va anche ulteriormente precisato che lo stesso ricorrente nella domanda di condono presentata aveva espressamente dichiarato che a tale data mancava la copertura, per cui, trattandosi di edifico non residenziale, le opere non erano di certo “completate funzionalmente”.
Tale circostanza, come anche si rileva dalla documentazione fotografica versata in atti dal Comune (doc. 16), non sembra, quindi contestata dalle parti, per cui sembra pacifico che alla predetta data la tettoia (meglio le tre tettoie) non erano state ancora ultimate, visto che – come sopra ricordato – per beneficiare del condono di cui al predetto art. 31, si considerano ultimate le opere residenziali solo quando sia stato eseguito il rustico “e completata la copertura” e quelle non residenziali quando siano state “completate funzionalmente”.
Ora va anche ricordato che, interpretando tale normativa, il giudice amministrativo ha costantemente precisato che le norme sul condono fanno riferimento alle “strutture realizzate” e che tale circostanza può dirsi verificata “anche se difettano le tamponature esterne, nei termini in cui questo risultato consenta comunque di percepire la concreta fisionomia del manufatto e la sua destinazione, cioè di identificare nei tratti essenziali l’opera da sanare e completare” (Cons. St., sez. VI, 9 gennaio 2014, n. 39), “tale da consentirne potenzialmente, e salve le sole finiture, la fruizione” (Cons. St., sez. IV, 28 giugno 2016, n. 2911).
In altri termini, le caratteristiche essenziali dei lavori di completamento di cui all’art. 35 comma 8 della legge n. 47 del 1985, sono da ricercarsi da un lato nella loro assoluta necessità ai fini della utilizzabilità concreta del manufatto oggetto di condono e, dall’altro, nella irrilevanza o, comunque, marginalità delle stesse, nel senso che le medesime non devono essere tali da aggiungere un quid novi alla consistenza ed alla conformazione strutturale dell’edificio così come oggettivamente identificabile al momento della ultimazione, dato che tali opere debbono essere “completate funzionalmente”.
Non possono, pertanto, qualificarsi opere di completamento nel senso di cui sopra quelle che si traducono nella creazione di nuovi volumi o che attribuiscono una diversa caratterizzazione strutturale, tipologica e funzionale al manufatto già realizzato.
Ciò premesso, va evidenziato che nel caso di specie lo stesso ricorrente aveva dichiarato nella sua domanda di avere realizzato alla data del 31 marzo 2003 una “tettoia” priva di copertura (“manca la copertura”), cioè l’attività edilizia posta in essere in concreto a tale data consisteva nella realizzazione di una “struttura in ferro (bullonata) fissata a terra con bulloni d’acciaio su cordolo di calcestruzzo facilmente rimovibile”. E tale circostanza risulta anche confermata dalla documentazione fotografica nella quale si rileva la mancanza di qualsiasi copertura.
Il Comune con l’atto impugnato ha quindi correttamente rilevato che le opere per le quali era stato chiesto il condono (cioè le tre tettoie) erano state “eseguite e/o ultimate in data successiva al 31 marzo 2003”.
Deve, infatti, rilevarsi che dalla realizzazione dalla predetta struttura in ferro, priva di copertura, non è possibile percepire la concreta fisionomia del manufatto che si intendeva realizzare e la sua destinazione: cioè quanto realizzato non consentiva di identificare nei tratti essenziali l’opera da sanare e completare in quanto la copertura non era stata ancora realizzata. Per cui dalla semplice realizzazione della struttura bullonata (peraltro “facilmente rimovibile”) non è possibile comprendere cosa il costruttore aveva inteso realizzare (cioè solo delle semplici tende a carattere stagionale, delle tettoie o dei garage chiusi su tutti i lati).
Conclusivamente, sembra al Collegio che non essendo state ultimate le opere alla predetta data del 31 marzo 2003, l’interessato non avrebbe potuto beneficiare del condono.
Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso deve, pertanto, essere respinto.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 23 settembre 2016 con l’intervento dei magistrati: