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Giustizia precaria in Romania: 14 anni per una sentenza definitvaDiritti Europa
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Posted by: Dora Tucci in Categorie Violazioni CEDU, Diritto ad un equo processo, I diritti in Europa, In evidenza 29 novembre 2013
In ogni Stato il sistema giudiziario dovrebbe essere il più efficiente e celere possibile al fine di garantita una giustizia certa per tutti. In Romania è però ormai usuale che la giustizia tardi ad arrivare. Lo Stato rumeno non possiede un forte apparato giurisdizionale e le varie condanne della Corte Europea dei Diritti Umani lo dimostrano. Anche con quest’ultima sentenza, la Corte ha “condannato” la Romania per la violazione dell’art. 6 CEDU, che sancisce i principi cardine che un processo deve sempre rispettare. Ma questo caso è solo uno dei tanti che, sempre più, sottolineano le grandi difficoltà del sistema giudiziario rumeno. Una giustizia così macchinosa comporta costi e tempi troppo elevati sia per lo Stato che per i cittadini.
Questo caso vede come protagonista Marian Enculescu, un cittadino rumeno che nel 1996 avviò un procedimento penale a carico di un altro soggetto per falsificazione e uso di documenti falsi. Ma a distanza di un anno la situazione rimase invariata: il ricorrente inviò quindi una sollecitazione scritta alle autorità, lamentando la lunghezza eccessiva dell’indagine. Nel 2002 la procura di Drobeta- Turnu Severin notificò l’interruzione del procedimento penale, a causa della prescrizione dello stesso, rinviando la causa al Tribunale civile di Drobeta- Turnu Severin. Il quale Tribunale a sua volta la rinviò alla Corte di Mehedinţi, perché ritenuta competente ad analizzarne il caso. Ma nel 2003 il Tribunale di Mehedinţi, dopo aver analizzato i documenti e le prove, respinse il ricorso del cittadino rumeno.
Dinanzi a questo lungo iter giudiziario concluso con un nulla di fatto al sig. Enculescu non resta che presentare un ricorso contro la sentenza, poiché il giudice non aveva considerato alcuni documenti, da lui considerati fondamentali, per la valutazione del caso. La Corte di Appello di Craiova accolse il ricorso del ricorrente, annullando la sentenza del 2003 e ordinando un nuovo processo di primo grado.
Con questa sentenza si avviò però una seconda fase procedurale: nel 2004 il tribunale di Mehedinţi rigetto nuovamente la questione. Seguì il ricorso del sig. Enculescu, respinto però questa volta pure dalla Corte di Appello di Craiova. Il ricorrente propose dunque ricorso per Cassazione, nuovamente respinto nel 2006, a cui seguì un ulteriore ricorso detto “straordinario”, che invece fu accolto. Nel 2006 la Cassazione ritornò su i suoi passi e annullò la sentenza precedente, constatando la scarsa chiarezza nella parte motivazionale della stessa.
Si aprì così una terza fase che vide la sua conclusione solo nel 2010, quando la Corte di Cassazione, a seguito di altre sentenze e ricorsi, si pronunciò definitivamente sul caso, respingendo la posizione del sig. Marian Enculescu.
Un procedimento durato ben 14 anni e la ferma volontà di voler giungere al cuore della questione, hanno spinto il ricorrente ad adire la Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo. Nel suo ricorso viene sollevata la presunta violazione dell’articolo 6 CEDU, che prevede un termine ragionevole per i processi. Il ricorrente ha chiesto inoltre alla Corte un risarcimento pari a quasi 50mila € per danno patrimoniale e di 10mila € a titolo di danno morale.
Inutile l’intervento del Governo che in primo luogo ha sostenuto il mancato rispetto del termine dei 6 mesi, entro cui il ricorrente avrebbe dovuto ricorrere alla CEDU, ed inoltre ha sottolineato che la Corte avrebbe dovuto considerare la denuncia del ricorrente solo fino all’anno del ricorso (2007), poiché prima di quella data né il sig. Enculescu né i Tribunali potevano immaginare che il procedimento si sarebbe protratto fino al 2010.
I giudici della Corte Europea, rigettando le affermazioni del governo, hanno dichiarato la violazione dell’articolo 6 della CEDU, condannando lo Stato rumeno al risarcimento di € 3600 a titolo di danno patrimoniale più spese giudiziarie verso il ricorrente.
Questo caso porta alla nostra attenzione non solo la lungaggine dei processi, ma anche l’incertezza e la fragilità della giustizia rumena. La vicenda del ricorrente ha visto un susseguirsi di ricorsi respinti, poi accolti, e poi di nuovo respinti; una serie di dimenticanze da parte dei giudici, prima nel prendere in considerazione una prova, e poi nell’omessa verifica di un documento importante; tutte queste disfunzioni hanno protratto il procedimento per così tanti anni! Un sistema particolarmente vulnerabile, quello rumeno, con tanti problemi da risolvere, per far sì che giudici imparziali possano, d’ora in avanti, decidere sui casi debitamente e in tempi ragionevoli.
La sentenza è reperibile qui: Encurlescu v. Romania del 19 novembre 2013
Art 6.1 CEDU Josep Casadevall Romania Terza Sezione	2013-11-29
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