Source: http://www.studiolegaledl.it/category/blog/page/2/
Timestamp: 2019-11-20 19:51:07+00:00
Document Index: 65156200

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 22', 'art. 2126', 'art. 2126', 'art. 22', 'art. 2126', 'art. 22', 'art. 2126', 'art. 2126']

blog Archivi - Pagina 2 di 7 - De Luca
Per maggiori informazioni potete consultare l’articolo 18 del CCNL sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico.
7 Mag '19
Se c’è prestazione lavorativa deve esserci retribuzione, anche senza permesso di soggiorno.
La prima cosa che vorrei ricordare aprendo questo post è che le persone extracomunitarie senza regolare permesso di soggiorno non possono essere assunte. Si tratta di un’azione illegale e in quanto tale è perseguibile per legge.
Chiarito questo punto, come ben sappiamo, nel lavoro domestico la percentuale di colf e badanti irregolari è molto alta. In questa quota di lavoratori troviamo anche molte persone che svolgono prestazioni lavorative presso le famiglie senza un regolare permesso di soggiorno.
Secondo la sentenza n. 2333/2019 del 25 aprile 2019 (Tribunale di Roma, Sezione Lavoro), il diritto alla retribuzione deve essere riconosciuto anche al lavoratore domestico immigrato privo di regolare titolo di soggiorno. Questo in quanto la nullità del contratto stipulato per contrarietà all’art. 22 del D. Lgs. n. 286 del 1998 non rende inoperante la disposizione espressa dall’art. 2126 c.c., con la conseguenza che gli effetti prodotti dall’esecuzione della prestazione in attuazione di un contratto invalido sono comunque preservati.
In questo senso la Cassazione sezione lavoro (26 marzo 2010 n. 7380) sottolinea che la materia è regolata dall’art. 2126 c.c., che così dispone: “La nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, salvo che la nullità derivi dall’illiceità dell’oggetto o della causa (comma 1). Se il lavoro è stato prestato con violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro, questi ha in ogni caso diritto alla retribuzione (comma 2)”.
Il lavoratore extracomunitario assunto con un contratto di lavoro in violazione dell’art. 22, cit. testo unico sull’immigrazione rientra nella fattispecie dell’art. 2126 c.c.. Rientra nella previsione del comma 1, perché l’illegittimità del contratto deriva dalla mancanza del permesso di soggiorno e non attiene né alla causa (funzione economico sociale del contratto di lavoro), né all’oggetto del contratto, costituito dalla prestazione di lavoro erogata, sempre che la stessa sia una prestazione di lavoro lecita, cosa che nel caso in esame nessuno discute (in senso conforme, sebbene con riferimento al quadro normativo anteriore al t.u. del 1998, cfr. Cass., Sez. 50, 13 ottobre 1998, n. 10128).
Ma la fattispecie in esame rientra anche, e soprattutto, nella previsione del secondo comma della norma codicistica. Infatti, dalla lettura della norma violata (art. 22, cit. T.U.) si evince che tra le sue finalità c’è anche quella di garantire al lavoratore straniero condizioni di vita e di lavoro adeguate.
Funzionali a questo fine sono le disposizioni che impongono al datore di lavoro di esibire “idonea documentazione indicante le modalità di sistemazione alloggiativa per il lavoratore” (comma 2) e subordinano il rilascio al datore di lavoro del nulla osta per l’assunzione “al rispetto delle prescrizioni del contratto collettivo di lavoro” (comma 5).
Se, quindi, la disciplina del permesso di soggiorno ha (anche) la finalità di tutelare il lavoratore straniero, la sua violazione è “violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro” (dell’art. 2126 cod. civ., comma 2) e quindi, ai sensi dell’art. 2126 c.c., qualora il contratto venga dichiarato nullo, il lavoratore ha comunque diritto alla retribuzione per il lavoro eseguito”.
Vorrei ricordare alle famiglie datori di lavoro attuali e potenziali che un rapporto di lavoro senza regolare contratto rappresenta un grosso rischio. Nelle situazioni di irregolarità infatti non sono tutelate ne la famiglia ne il collaboratore familiare. Quando alla mancanza di regolare contratto si aggiunge anche l’assenza del permesso di soggiorno, oltre allo spettro della vertenza sindacale, si aggiunge il reato. Per il datore di lavoro scattano sia le sanzioni penali che quelle amministrative.
Lavoro domestico, insieme all’uovo di Pasqua c’è lo straordinario
Pasqua e pasquetta più care per le famiglie con colf e badanti
La Pasqua e la pasquetta sono festività riconosciute dallo Stato. Per il lavoro domestico, come in ogni altro settore, è previsto che colf, badanti, baby-sitter, etc, riposino. In queste giornate i lavoratori domestici non sono tenuti a a lavorare. Come sappiamo però, in molti casi, il lavoro domestico è una necessità più che un lusso. Le persone che si avvalgono di assistenti familiari spesso hanno bisogno di cure costanti che non si interrompono con domeniche o festività.
Non sempre gli assistiti possono contare sull’aiuto dei familiari, quindi l’alternativa è ricorrere ad un aiuto esterno. Nel caso in cui ci sia bisogno delle prestazioni lavorative da parte della colf o della badante nella giornata di Pasqua o di Pasquetta, i datori di lavoro chiederanno la disponibilità al proprio lavoratore. A fine mese la famiglia dovrà annotare nella busta paga le ore di lavoro svolte nei giorni festivi.
Le ore ore svolte durante le festività come Pasqua e pasquetta, devono essere retribuite diversamente.
Il datore di lavoro deve fornire al proprio lavoratore domestico (colf, badante, baby-sitter, giardiniere, cuoco, governante, maggiordomo, etc.), oltre alla normale retribuzione giornaliera prevista da contratto (CCNL lavoro domestico), il pagamento delle ore lavorate con la retribuzione globale di fatto maggiorata del 60%.
Infatti, trattandosi di festività le ore lavorate sono considerate come ore di straordinario, ovvero extra rispetto a quanto concordato.
Vorrei augurare a tutti i lettori del blog una serena Pasqua in famiglia.