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Timestamp: 2017-09-26 00:00:30+00:00
Document Index: 46730631

Matched Legal Cases: ['art 134', 'art 70', 'art 4', 'art 10', 'art 11', 'art 11', 'art 75', 'art 10', 'art 139', 'art. 138', 'art 123', 'art 92', 'art 81', 'art 72', 'art 77', 'art 72']

LE SCRITTURE CONTABILI - L'obbligo della tenuta delle scritture contabili
1. FONTI DI PRODUZIONE E FONTI DI COGNIZIONE
L'ordinamento giuridico è formato da più fonti di produzione, cioè da un complesso di atti e fatti che l'ordinamento sceglie come costitutivo del diritto oggettivo tra quelli astrattamente idonei.
Fonti di cognizione sono invece documenti che contengono il testo legale delle fonti di produzione o comunque ne favoriscono la conoscenza (Gazzetta ufficiale, Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica, bollettini ufficiali delle regioni, raccolte ufficiali degli usi); queste si identificano con le fonti di produzione quando la pubblicazione è necessaria integrazione dell'efficacia dell'atto normativo. Negli altri casi la pubblicazione ha compiti di mera conoscenza sia se obbligatoria (leggi regionali, decreti-legge, e altri atti normativi sulla Gazzetta Ufficiale) sia se facoltativa (testi aggiornati di legge, decreti-legge, altri atti normativi sulla gazzette ufficiale); l'obbligatorietà influenza il valore della fonte perché questa si presume conforme al testo della fonte di produzione fino a prova legale dell'erroneità, altrimenti è ammessa prova contraria con qualunque mezzo.
Un problema può nascere nei riguardi dei testi unici compilativi, cioè le raccolte in un unico testo di più testi normativi sullo stesso oggetto compiuto dal governo dietro "approvazione" del parlamento; ma il problema si è risolta considerandoli mere fonti i cognizione, in quanto l'interpretazione e la riscrittura di norme prodotte da fonti preesistenti non muta ne la fonte ne il significato. Altro discorso vale per i testi unici normativi che invece innovano il diritto oggettivo.
2.l'IDENTIFICAZIONE DELLE FONTI DI PRODUZIONE NEL DIRITTO OGGETTIVO
L'ordinamento giuridico italiano risulta dalla produzione di più fonti:
- fonti-fatto: sia che si tratti di comportamenti sociali conformi a norme in tal modo prodotte (consuetudini) sia che si tratti di fonti-fatto di ordinamenti esterni assunte dall'ordinamento italiano come presupposti per la produzione di norme interne a loro conformi (p.e. trattati internazionali)
Secondo il modello di "civil law" non costituisce fonte di produzione la giurisprudenza, perché cognitiva di un significato normativo esistente; lo stesso discorso vale per la giurisprudenza costituzionale, manipolatrice di testi di legge; infatti anche le sue interpretazioni danno efficacia generale ad un significato normativo non direttamente disposto, quel significato è attuazione di un principio costituzionale efficace di per sé e vincolante per il legislatore.
I. Le fonti-atto
L'identificazione delle fonti di produzione di diritto oggettivo (utile alla determinazione della antigiuridicità di un atto o fatto, di principi o regole dell'interpretazione, della presunzione di conoscenza del diritto oggettivo del giudice, .).
- criterio formale: avviene attraverso le norme sulla produzione, le quali stabiliscono il nomen juris, gli elementi costitutivi della forma (soggetti e procedimento di formazione) e l'efficacia (il regime giuridico);
- criterio sostanziale: ci si riferisce ai caratteri che identificano l'effetto giuridico consistente nella produzione di norme; infatti ciò che distingue la fonte dagli altri atti e fatti giuridici è l'effetto normativo.
Dal punto di vista logico, norma giuridica è una qualsiasi regola coercitiva della condotta umana sia in senso generale e astratto, dove si struttura come modello di azione doverosa cui ragguagliare gli atti normativi, sia in senso concreto, dove invece fa corpo con l'atto e riveste natura regolativi e applicativa
Dal punto di vista storico-formale del moderno Stato di diritto, che sottomette alle sue regole tutti i poteri pubblici e privati, la norma giuridica tende ad assumere la sola configurazione generale e astratta esprimente la relazione tra un presupposto condizionato e una conseguenza condizionata e come tale designa la condizione di validità delle conseguenze e degli atti e fatti produttivi di effetti giuridici ad essa assoggettati. L'esistenza di norme "singolari" per casi concerti o soggetti determinati (leggi provvedimento, leggi singole,.) riduce ma non esclude l'atrattezza perché comunque la norma astrae dall'atto medesimo ma soprattutto perché questa deve soddisfare il requisito della ragionevolezza, che si inscrive nell'eguaglianza, che è un paradigma dell'astrattezza; se non soddisfa queste condizioni non si ha davanti il contenuto di un atto-fonte ma di un atto che ne possiede solamente la forma (p.e. leggi di approvazione dei rendiconti consuntivi dello stato, 81 c.1 C). Esistono pertanto leggi meramente formali che per questo non costituiscono fonti del diritto oggettivo.
II. Le fonti-fatto
- Atti fonte di ordinamenti esterni: l'identificazione si risolve nella ricerca delle norme interne sulla produzione, le quali dispongono qualificazione, risultato, livello di efficacia in cui le norme così prodotte si inseriranno nel sistema costituzionale delle fonti;
- Consuetudini: sono identificate dalla stessa struttura del fatto (=realtà sociale autonormata che si svolge conformemente alle norme giuridiche da essa poste), a prescindere dalle norme sulla produzione. L'autoidentificazione della consuetudine come fonte non ne risolve però il problema dell'efficacia; questa è stabilita implicitamente dal rango delle norme che alla consuetudine rinvia (p.e. rinvio alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, 10 c.1 C), a volte è la norma scritta di rinvio che ne stabilisce collocazione ed efficacia (p.e. il rinvio agli usi operato da leggi e regolamenti, 8 dlg). Un problema sulla loro collocazione ed efficacia quando non vi è nessuna norma scritta che ad esse si rinvii; questo si risolve da un lato considerando il principio per cui le norme di diritto scritto non sono abrogabili da alcuna consuetudine, dall'altro inserendo quest'ultime nella fascia di normazione scritta alla quale effettualmente ineriscono.
3. LA DISTRIBUZIONE TRA LE FONTI DEL POTERE DI PRODUZIONE NORMATIVA
Le norme sulla produzione si ritrovano soprattutto nella costituzione, che è l'atto normativo fondamentale dell'ordinamento che condiziona tutti gli altri atti e fatti giuridici cui il potere costituente ha dato il potere costituito di produzione normativa.
Nella distribuzione di questo potere la Costituzione segue diversi principi.
I. Le fonti tipiche
Un primo principio riguarda la concezione della fonte come atto o fatto in cui forma ed efficacia sono collegate in modo tipico. Il tipo normativo è il luogo della corrispondenza stabile e simmetrica tra la forma (nome, soggetto e procedimento formativo) e l'efficacia (capacità attiva di innovare l'ordinamento giuridico e passiva di resistere all'innovazione di altre fonti) della fonte.
A. La Gerarchia
Tutte le fonti sono condizionate nella loro validità, la fonte condizionante instaura con la fonte condizionata un rapporto gerarchico, in quanto ne statuisce le condizioni di validità, con la tendenza a rispecchiare i rapporti tra i poteri politici.
Il maggiore o minore condizionamento della fonte dipende dalla maggiore o minore distanza di questa dal potere sovrano. Alla superiorità gerarchica di una fonte si accompagna una doppia vicinanza: al potere sovrano, più che ad altri poteri, e al parlamento, più che ad altri organi costituzionali.
B. La concorrenza
E' un criterio di distribuzione mediante cui lo stesso campo materiale è attribuito dalle norme sulla produzione alla disciplina di più fonti (p.e. legge costituzionale e legge statale ordinaria), o ad una sola fonte che però può disporre direttamente o conferire il potere legislativo ad un'altra fonte (p.e. legge statle ordinaria e regolamento governativo).
Tra fonti di diverso grado si instaura una competenza gerarchica (verticale) per cui in caso di conflitto tra le norme prodotte si ha preferenza per quelle derivanti da fonti di grado superiore; tra fonti dello stesso grado c'è invece una concorrenza orizzontale, per cui in caso di conflitto vige il principio della "lex posterior".
C. La riserva
Altro modo di condizionamento della validità di una fonte è quello di attribuire il potere di disciplinare un determinato oggetto alla competenza di una sola fonte, sottraendolo alle altre.
- riserva della fonte ( dell'atto e dei relativi oggetti di disciplina): se avviene attraverso la predisposizione di una fonte apposita (p.e. regolamenti parlamentari);
- riserva alla fonte: se l'oggetto di disciplina è assegnato ad una fonte normalmente operante nell'ambito della concorrenza. A seconda delle disposizioni costituzionali può essere: 1) costituzionale: in quelle materie possono disporre solo leggi costituzionali (137 C); 2) assoluta: per quelle materie la legge o atti ad essa equiparati non possono delegarne la disciplina ai regolamenti dell'esecutivo (13 C); 3) relativa: la materi può essere disciplinata dai regolamenti dell'esecutivo previa determinazione legislativa dei principi;
Nell'ipotesi di riserva della fonte solo la fonte dedicata può disciplinare le materie a lei riservate; ma anche in caso di riserva alla fonte si ravvisa un fenomeno di competenza. Si noti comunque che la sottrazione della fonte alla concorrenza fa operare da subito il principio di preferenza per la fonte di più alto grado; si tratta di una "preferenza obbligata", operante anche quando non vi è conflitto tra fonti gerarchicamente concorrenti (p.e. un regolamento emanato in materia di riserva di legge assoluta è illegittimo anche senza che entri in contrasto con la legge).
La riserva di legge è un'ulteriore garanzia al principio di legalità; questo richiede solo che gli atti della pubblica autorità si fondino su previe norme di legge, mentre la riserva di legge impone che la materia sia direttamente regolata dalla legge o che, in caso di possibilità di disciplina per atti dell'amministrazione, questi si debbano contenere in limiti 949h71j fissati dalla legge.
II. Le fonti atipiche
Un altro modo di distribuire il potere normativo è quello di porre alle fonti esistenti dei vincoli di forma e/o di contenuto. Questo avviene solitamente a causa delle esigenze connesse al pluralismo istituzionale, cioè al fenomeno per cui il potere normativo tende a riprodurre l'articolazione del potere politico, in società caratterizzate da una poliarchia di soggetti coordinati dallo stato e da una pluralità multiforme di fonti normative.
L'atipicità delle fonti consiste nella scissione tra la forme e l'efficacia della fonte tipica che può conseguire ad una riserva di parte del procedimento a soggetti del pluralismo (referendum, pareri,.), come accade per le leggi rinforzate, o alla riserva alla fonte atipica dell'esercizio di una specifica competenza.
4. LA RISOLUZIONE DELLE ANTINOMIE TRA FONTI
Si cerca sempre di evitare o comunque sciogliere le antinomie tra norme derivanti da diverse fonti, e a questo scopo vigono vari criteri.
I. Il criterio gerarchico
Questo criterio ordina le fonti secondo fasce o gradi di efficacia, per cui la fonte di grado superiore provoca l'abrogazione (perdita di efficacia) di quella di grado inferiore e resiste all'abrogazione da parte loro; si ha invalidità della fonte inferiore quando questa è preceduta dalla fonte superiore nella disciplina della materia.
Il criterio gerarchico è dettato dalla costituzione:
- combinato degli articoli 138 e 139 e 2, in materia di procedimento di revisione costituzionale e di divieto di revisione di alcune norme e principi costituzionali per cui si sottomettono le leggi costituzionali alla costituzione;
- disposto dell'art 134 in tema di controllo di costituzionalità delle leggi da cui si evince la sottomissione di leggi statali ordinarie e atti ad esse equiparati alla costituzione e alle leggi costituzionali;
- implicitamente dall'art 70 ss in tema di attività di governo si evince la sottomissione dei regolamenti dell'esecutivo alle leggi, oltre che dall'art 4 dell dlg, aventi valore di legge statale ordinaria;
- dalle stesse c.s. si ricava la sottomissione delle consuetudini a leggi e regolamenti.
Le fasce di gerarchia sono quindi:
- leggi statali ordinarie e atti con forza di legge
- regolamenti dell'esecutivo
- consuetudini richiamate da leggi e regolamenti
II. Il criterio cronologico
Opera tra fonti di uguale grado; la fonte successiva nel tempo abroga le norme della fonte precedente, cessandone l'efficacia normalmente "ex nunc", mentre è eccezionale la retroattività della legge abrogatrice. L'abrogazione è:
- espressa o tacita: nel secondo caso è determinata dalla fonte ma esplicitata dal giudice in via interpretativa (p.e. 15 dlg);
- totale o parziale: a seconda che incida su tutte o solo su alcune delle norme poste dalla fonte (75 c.1 C).
A questo criterio eccedono leggi "speciali" ed "eccezionali", per i quali si prevede solo la prevalenza di una legge posteriore dello stesso tipo; in questi casi la norma sulla produzione fa cessare la concorrenza orizzontale istituendo una preferenza per la fonte avente carattere speciale ed eccezionale.
III. Il criterio della competenza
Nessuna materia può disporre in una materia determinata se non quella indicata dalla norma sulla produzione. Questo criterio inibisce il criterio gerarchico mentre permane quello cronologico(p.e. legge regionale successiva abroga la precedente). La fonte competente resiste all'abrogazione e invalida tutte le altre, ad eccezione della fonte di grado superiore attributiva della competenza, che può restiituire la materia alla competenza, attribuirla ad altra fonte, istituire una nuova fonte cui affidarla.
Effetti del criterio di competenza: resistenza all'abrogazione della fonte incompetente e invalidità di questa.
Questo criterio si potrebbe ricondurre a quello gerarchico in quanto la norma sulla produzione istitutiva di una competenza normativa determina nei confronti delle fonti incompetenti un effetto simile a quello prodotto dalla gerarchia nei riguardi delle fonti inferiori.
LE FONTI INTERNAZIONALI E STRANIERE
L'ordinamento italiano è un ordinamento "originario", cioè trae de se stesso la propria validità; è quindi impenetrabile dalle norme posti dalle fonti di altri ordinamenti originari a meno che non operi un'autolimitazione della propria sovranità, permettendo quindi che norme di altri ordinamenti assumano giuridico rilievo nel suo ambito.
- L'autolimite deve essere costituzionalmente espresso quando opera automaticamente, senza l'interporsi di una fonte interna (p.e. per l'adattamento delle norme di diritto internazionale consuetudinario, 10 c.1 C);
- La posizione di una fonte interna (p.e. per adattamento di norme di diritto internazionale patrizio) evidenzia che l'ordinamento può tradurre nelle sue forme un vincolo extraordinamentale; la fonte stessa si costituisce come autolimite e fonte di produzione.
- Non sono accette le tesi per cui anche per le norme internazionali patrizie si dovrebbe avere adattamento automatico (art 10 c.1 C diverrebbe autolimite, norma sulla produzione e fonte di produzione; o per cui dall'art 11 C si desumerebbe il principio generale per il quale l'Italia consente a limitazioni di sovranità nella misura minima necessaria per volgere in norme interne gli obblighi discendenti da norme di diritto internazionale; dall'art 11 C deriverebbero l'autolimite e la norma sulla produzione e la legge di esecuzione avrebbe natura di fonte di produzione
2. L'ADATTAMENTO DELL'ORDINAMENTO INTERNO ALL'ORDINAMENTO INTERNAZIONALE
L'adattamento avviene con modalità ed efficacia differenti a seconda che si tratti di norme di fonte patrizia o consuetudinaria.
I. L'adattamento alle norme pattizie
Segue ad una legge statale ordinaria:
- legge di esecuzione se ne riproduce puntualmente le norme (ricezione-trascrizione del contenuto della fonte patrizia);
- ordine di esecuzione se si pone una norma contenente la "clausola di esecuzione" a cui viene allegato il testo della fonte (rinvio fisso, o materiale, o recettizio, alle norme poste da quella fonte).
Il trattato è quindi il presupposto in presenza del quale viene attivato un atto-fonte interno.
La legge di esecuzione è comunque una legge statale ordinaria e quindi si colloca nella fascia di efficacia spettante a queste, e la sua abrogazione per legge posteriore avrà molteplici conseguenze ma nessuno a livello giuridico; questo a meno che non si affermi che ricevano una sorta di copertura dagli articoli 11 e 10 C (principi dell'accettazione dell'autolimitazione della sovranità e del "pacta sunt servanda"). Allora si avrebbe l'obbligo di non dar vita ad una legislazione contrastante con la legge di esecuzione.
Secondo una interpretazione estensiva dell'art 75 c.2, le leggi di esecuzione non sono invece abrogabili per vie referendarie in conseguenza del divieto di utilizzo di questo strumento per le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali.
II. In particolare: l'adattamento alle norme dei patti lateranensi
Discorso a parte vale per le leggi d'esecuzione dei Patti Lateranensi e successive modificazioni. Tali leggi non possono essere modificate da qualunque legge statale ordinaria, secondo un'espressa disposizione della norma sulla produzione (7 c.2 C), ma solo da quella preceduta da accordi bilaterali e che a questi si attenga.
- le norme "concordatarie", in quanto dotate di copertura costituzionale, possono derogare alle norme della costituzione che non contengono principi supremi dell'ordinamento costituzionale (eguaglianza, tutela dell'ordine pubblico,.);
- hanno efficacia maggiore rispetto alle leggi statali ordinarie: resistono all'abrogazione/invalidità da parte di norme costituzionali che non contengono principi supremi; per la loro modificazione è necessaria una legge statale "atipica", perché necessita del preventivo accordo tra le parti; non è possibile sottoporle a referendum; hanno efficacia comparabile a quella di leggi costituzionali;
- non sono leggi rinforzate perché l'aggravio procedimentale appartiene ad un ordinamento esterno a quello italiano.
III. L'adattamento alle norme consuetudinarie
Consuetudine= fatto-fonte consistente nella ripetizione costante di un comportamento uniforme tenuto da una generalità di soggetti (=elemento oggettivo o usus o diurnitas) nella convinzione della sua giuridica obbligatorietà (=elemento soggettivo o opinio juris ac necessitas).
Art 10 c.1 C: "L'ordinamento italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute"; significa che le norme internazionali consuetudinarie entrano secondo un adattamento automatico nell'ordinamento italiano. Sempre l'art 10 quindi fonda l'autolimite della sovranità e opera come norma sulla produzione giuridica.
Le norme interne di adattamento alle norme derivanti da consuetudini internazionali generali si collocano tra le norme poste da fonti atipiche, in quanto la fonte è costituita dal fatto della produzione nell'ordinamento esterno delle norme alle cui fonti viene effettuato il rinvio. Tali norme:
- provocano l'abrogazione delle leggi contrastanti loro precedenti;
- provocano l'invalidità delle leggi contrastanti loro posteriori.
Rapporto tra norme internazionali consuetudinarie e norme costituzionali:
- consuetudini preesistenti alla costituzione: opera il principio di specialità;
- " sopravvenute " : possibilità di derogare alla Costituzione (senza violare i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale)
L'efficacia delle norme internazionali consuetudinarie è simile a quella delle leggi costituzionali, con conseguenze simili a quelle prospettate nel caso delle leggi esecutive dei patti lateranensi.
Art 10 c.2 C: "la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità alle norme e ai trattati internazionali":
- no: adattamento ne rinvio
- si: condizione di validità per la legge statale italiana
3. IL RINVIO AGLI ORDINAMENTI STRANIERI
L'ordinamento giuridico italiano in determinate situazioni elencate dagli artt. 17 ss. delle dlg entra in contatto con gli ordinamenti stranieri (= diritto internazionale privato); qui l'ordinamento non si spoglia di regolare quelle determinate fattispecie ma rinvia per la concreta disciplina alle norme poste da fonti di ordinamenti stranieri. Le norme sulla produzione contemplano delle norme "strumentali" all'ingresso nell'ordinamento italiano delle norme materiali derivanti dalle fonti rispetto alle quali opera il rinvio.
I rapporti con le norme poste dall'ordinamento interno nelle stesse materie sono regolati dal criterio di competenza.
Anche queste eccettuano il regime di efficacia dei trattati internazionali; istituiscono infatti l'ordinamento europeo come derivato da quelli degli stati membri dell'unione ma preminente su di essi, autorizzato quindi a derogare a norme costituzionali, fatti salvi i principi supremi. Non possono essere abrogate da leggi statali ordinarie e contengono anche norme sulla produzione giuridica.
Le fonti di grado costituzionale sono adottate dagli organi costituzionali dello stato:
- quello straordinario del potere costituente;
- quello ordinario del potere costituito.
Sono quindi fonti statali, emananti cioè dallo stato, inteso come soggetto governante attraverso organi costituzionali deputati alla produzione normativa.
Ma lo stato-soggetto produce:
- norme supreme che condizionano e legittimano le altre;
- norme di fonti condizionate;
quindi si preferisce distinguere tra fonti interne secondo:
- grado di efficacia gerarchica;
- soggetti da cui emenano.
E' la prima fondamentale fonte dell'ordinamento interno :
- condiziona tutte le altre;
- è sovraordinata a tutte;
- è la massima espressione della originarietà-esclusività dell'ordinamento normativo;
- è la fonte suprema dei poteri interni di produzione normativa e fonte e limite dei poteri esterni.
Ha efficacia:
- attiva: pone norme valide fino all'abrogazione da parte di fonti cui lei stessa demanda questo potere;
- passiva: resiste all'abrogazione da parte di fonti non da essa autorizzate e nei limiti di forma e di sostanza in cui ciò sia consentito.
La sua superiorità si manifesta proprio nello stabilire le condizioni di validità del procedimento e dei contenuti della propria revisione.
E' una costituzione rigida, cioè modificabile con procedimento aggravato rispetto a quello previsto per la legislazione ordinaria (138 C). Ma non tutte le sue norme sono revisionabili; l'art 139 vieta la revisione della f.ma repubblicana, che si concreta nella:
- elettività del capo dello stato (83, 85 C);
- sovranità popolare (1 C);
- autonomia degli enti territoriali (5 C);
- elezione delle rappresentanze politiche (56, 57 C);
- libertà di associazione, pensiero, voto (18, 21, 48 C);
La rigidità è garantita dal controllo di legittimità delle leggi nei confronti del legislatore sia ordinario che costituzionale; questa rigidità "garantita" rappresenta un limite implicito alla revisione costituzionale, altrimenti potrebbe venire meno la stessa forma repubblicana.
Altri limiti al processo di revisione sono dati da:
- diritti inviolabili della persona (2 C);
- principi supremi.
Il nucleo della costituzione, come fonte gerarchicamente superiore alle altre, si può identificare dalle norme sul procedimento di revisione e quelle che statuiscono i limiti espliciti o impliciti all'operare del procedimento stesso.
3. LE LEGGI COSTITUZIONALI
Leggi costituzionali di revisione: atti normativi conclusivi del procedimento aggravato che porta all'abrogazione o modificazione di norme costituzionali.
La costituzione considera le leggi costituzionali:
- a volte, solo come leggi di revisione;
- altre volte, come leggi che aumentano la materia costituzionale senza incidere direttamente sul testo della costituzione (137 c.1 C)
Ma oltre a quelli della revisione non si rinvengono altri limiti a che la materia costituzionale si estenda oltre le espresse riserve di legge costituzionale; per cui è possibile ricorrerne anche per oggetti già disciplinati dasl legislatore ordinario.
Per cui i rapporti tra leggi costituzionali e leggi ordinarie si sviluppa:
- no: sul piano di riserva/competitività;
- si: sul piano concorrenza/gerarchia
L'efficacia è massima:
- innovano qualunque fonte di grado costituzionale;
- resistono all'abrogazione di qualunque fonte inferiore (impossibile referendum abrogativo).
I. Le leggi costituzionali di variazione territoriale delle regioni
Istituiscono nuove regioni per fusione a frazionamento delle esistenti.
Il procedimento è leggermente differente:
- iniziativa legislativa: riservata ad organi rappresentativi delle comunità locali;
- contenuto: costituzionalmente vincolato dal referendum effettuato tra le popolazioni interessate
- non c'è possibilità di ricorrere al referendum, almeno nei termini indicati all'art. 138 c.2 C.
La fase essenziale del procedimento costitutivo di uno dei soggetti del pluralismo è affidata al soggetto stesso che decide senza interferenze la propria autoidentificazione come comunità regionale; infatti l'unica mediazione possibile è nei confronti dell'interesse nazionale. Il fatto che gli venga affidato il rango di legge costituzionale significa che la volontà di un soggetto del pluralismo vale come volontà generale.
Gli usuali criteri di classificazioni delle font non servono più; si ha una nuova forma di "gerarchia di efficacia" tra:
- fonti dello stato-comunità;
- fonti dello stato-soggetto.
Alcuni momenti comunitari (la costituzione di un soggetto del pluralismo, la loro conservazione nell'ordinamento, la loro produzione normativa) non sono affidati al principio di maggioranza ma alla compatibilità tra interesse comunitario e principio di maggioranza; l'atto dei rappresentanti degli eguali assume a proprio contenuto la volontà dei differenti.
Le leggi statali "comunitarie" sono:
- gerarchicamente superiori a quelle del tipo.
- costituiscono un "tipo" a sé, caratterizzato da:
- dualità dei soggetti decidenti
- modalità di decisione sul contenuto della legge.
Per cui le leggi costituzionali di variazione territoriale sono leggi costituzionali comunitarie:
- non toccano i valori della costituzione intangibili;
- ne realizzano discipline gerarchicamente tutelate rispetto al divenire delle maggioranze.
II. Le leggi costituzionali di adozione degli statuti delle regioni differenziate
Caratteristiche sono la particolarità di:
- nomen juris;
- sfera di efficacia territoriale.
Sono leggi costituzionali "altre", anche se comunque l'autorizzazione a derogare a norme costituzionali per realizzare particolari forme e condizioni di autonomia (116 C) le trattiene nel genus delle leggi di revisione; comunque non possono innovare la Costituzione ovunque questo sia consentito, ma solo dove la materia è di loro specifica competenza. Hanno quindi una limitata forza attiva.
Forza passiva: alcune norme degli statuti speciali sulla finanza regionale possono essere modificati con legge statale ordinaria se interviene l'accordo tra stato e regione. Questo è possibile per la loro natura dispositiva, per cui liberamente derogabili dai destinatari. Comunque l'autotutela contrattuale della regione surroga la garanzia data dalla forma legislativa costituzionale.
Questa equipollenza da fondamento costituzionale ad una legge ordinaria comunitaria e alla connessa gerarchia di efficacia rispetto ad altre leggi statali ordinarie.
Un simile ragionamento si può fare con riferimenti agli statuti di Sardegna e Val d'Aosta, che prevedono modificazioni delle norme statutarie regolatrici su
pubblicazioni di leggi e regolamenti
attraverso il procedimento dell'art 123 C riguardo le regioni di diritto comune; l'autotutela regionale non ha la natura dell'accordo con lo stato ma impersona un elemento della dialettica autonomia-controllo.
Un aggravamento della procedura di revisione costituzionale è previsto dallo statuto della Sardegna:
- il progetto di modificazione dello statuto è rimesso al parere del consiglio regionale
- la 1° deliberazione delle camere, in caso di parere negativo, è sottoponibile a referendum consuntivo.
La norma non dispone l'intervento del soggetto comunitario nella costituzione del contenuto della legge di revisione, però confina nell'ambito della competenza questo segno di apprezzamento costituzionale per la soggettività regionale.
4. CONSUETUDINI COSTITUZIONALI
Per le consuetudini costituzionali non esistono norme di rinvio:
sono ammissibili?
- assenza di norme sulla produzione non ne esclude l'esistenza; le consuetudini sono concettualmente prive della forma e dell'efficacia delineate dalla forma sulla produzione. Non si possono confondere struttura ed effettività della consuetudine con forma ed efficacia delle fonti formali.
- Assenza di norme di rinvio non è sufficiente a far venir meno rilievo ed efficacia giuridica; quando manca la norma di rinvio la consuetudine opera nella fascia di normazione cui effettualmente inerisce l'integraziopne da essa prodotta, attenendosi alle norme poste dagli atti normativi integrati: la legalità delle norme consuetudinarie supplisce al difetto della norma di rinvio.
- Le consuetudini costituzionali si formano negli spazi lasciati dalla costituzione, quando e fino a quando la lacuna non è colmata dal legislatore (p.e. consultazioni del pres. Repubblica e affidamento incarico cui non parla art 92C)
- Consuetudini costituzionali sono del tipo praeter legem. Non è infatti ammissibile la desuetudine (consuetudo contra legem) di norme costituzionali, al massimo si accetta la deroga ad opera delle consuetudini internazionali di norme costituzionali non contenenenti principi supremi. La consuetudine secundum legem rimane invece assorbita nella norma costituzionale, trattandosi della sola interpretazione di questa.
- Consuetudini costituzionali hanno un efficacia passiva uguale a quella delle fonti di grado costituzionale, per cui:
- resistono all'abrogazione da parte di leggi statali ordinarie
- è accettabile la loro applicazione per la risoluzione di conflitti di attribuzione tra poteri dello stato
- integrano il parametro nel giudizio di legittimità costituzionale delle leggi.
- Rientrano nel modello della consuetudine anche le convenzioni costituzionali, il complesso delle regole che, per tacito accordo tra organi costituzionali, ne disciplinano l'esercizio delle competenze, le prassi costituzionali, cioè il complesso di atti o comportamenti degli organi costituzionali che rivelano il modo di interpretare l'esercizio delle proprie competenze, e il precedente, cioè il singolo atto o comportamento cui l'organo costituzionale si informa dovendo operare nelle medesime circostanze. Tutti questi devono comunque rispettare le norme di diritto scritto, ma registrano una diminuzione di quantità degli elementi oggettivo e soggettivo da cui dipende la loro effettività ed efficacia giuridica.
- fonti statali primarie: leggi del parlamento, atti normativi del governo con forza o valore di legge, atti risultanti dai referendum abrogativi; vi si fanno rientrare anche le fonti di competenza deliberate dagli organi costituzionali, i cui oggetti di disciplina vengono sottratti dalla norma sulla produzione alla legge statale ordinaria implicitamente o espressamente: sono i regolamenti parlamentari e della corte costituzionale, con cuui questi due organi si organizzano;
- fonti statali secondarie: regolamenti dell'esecutivo e consuetudini.
- regolamenti governativi, qualificabili come fonte secondaria;
- regolamenti ministeriali e interministeriali, come fonti di terzo grado;
- consuetudini, da considerarsi fonti di terzo o quarto grado a seconda chesiano soggette ai soli regolamenti governativi o a tutti i regolamenti dell'esecutivo.
- a volte viene eccettuata la possibilità che nella materia coperta da riserva possa disporre un atto equiparato (p.e. leggi approvazione bilanci; art 81 C);
- in altri casi la riserva va intesa nel senso di riserva "del procedimento legislativo di assemblea", escludendo quindi i procedimenti in commissione (p.e. leggi approvazione bilanci e per autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, art 72 c.4 C);
b) leggi meramente formali: hanno forma e trattamento della legge ma sono prive del suo normale contenuto; sono leggi-provvedimento, singolari, con destinatari particolari, etc. Si discute sul loro minimo livello di generalità e astrattezza, ma le leggi meramente formali propongono un modello d'azione da replicarsi nell'ordinamento quando è richiesto dall'eguaglianza, intesa come ragionevolezza della differenza sottesa al provvedimento assunto in forma di legge. In ciò la legge meramente formale si distingue dall'atto amministrativo; infatti la legge meramente formale pone la norma del provvedimento che la sostanzia, mentre l'atto amministrativo presuppone ma non pone la norma che lo concerne.
- leggi di esecuzione dei patti lateranensi
- leggi regolatrici della condizione giuridica dello straniero
- le leggi di esecuzione dei trattati comunitari
- leggi statali che decostituzionalizzano alcune norme degli statuti di regioni differenziate
- leggi di variazione territoriale delle regioni
- leggi di recezione delle intese tra lo stato e le confessioni religiose acattoliche
- leggi di approvazione dei bilanci e dei rendiconti consuntivi dello stato nonché degli statuti delle regioni ad autonomia ordinaria; queste sono a "competenza limitata", perché devono venire in essere come leggi solamente formali
- leggi approvate in commissione, che non possono disciplinare la totalità degli ambiti materiali regolabili con leggi d'assemblea, ma solo quelli che non sono loro costituzionalmente sottratti.
- decreti-legge (art 77 c.2-3 C): casi straordinari di necessità e di urgenza, non compatibili con i tempi del normale procedimento
- decreti legislativi: il possesso da parte del governo delle informazioni e delle tecniche idonee a normare in materie particolarmente complesse.
- non è adottabile per casi ed oggetti dove vige un rapporto di alterità tra governo e parlamento, in cui quindi non si ha semplice riserva di legge ma una riserva "di parlamento" (p.e. delegazione legislativa, approvazione bilanci e consuntivi, autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
- Non si possono emanare decreti-leggi che vanno a regolare rapporti giuridici sorti sulla base di decreti non convertiti, con contenuto identico ad altri cui è stata negata la conversione, o con contenuto diverso da quello risultante dal titolo
- non possono ripristinare l'efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla corte costituzionale per vizi non attinenti al procedimento
- non se ne possono avere in materia elettorale; ma la costituzionalità di questa disposizione è dubbia vista la mancanza di coincidenza o di collegamento tra la riserva di parlamento, che non permette il ricorso al decreto-legge, e la riserva di assemblea dell'art 72 c4 che sancisce l'esclusione dei procedimenti in commissione
- prima decisione è presa dalle commissioni competenti e riguarda la sussistenza dei requisiti di necessità ed urgenza
- l'assemblea esprime un voto su tali pareri; voto negativo equivale a reiezione del disegno di legge di conversione
- c'è la possibilità di conversione parziale del decreto-legge, nonché l'emendabilità delle sue disposizioni
- produce 2 ordini di effetti sul piano formale:
2. LE FONTI REGIONALI.
1. LA CONSUETUDINE COME FATTO FONTE
La consuetudine è una fonte che non deriva dalla volontà di un soggetto deputato alla produzione normativa sotto forma di disposizioni scritte ma da un fatto ripetuto costantemente da una generalità di soggetti (usus) con la convinzione della sua giuridica doverosità (opinio juris). Il fatto che la consuetudine sia una fonte di diritto non scritto e perciò di difficile identificazione non significa che sia
"diritto spontaneo " in quanto tale fonte deriva dall'autorità sociale costituita dal comportamento generale.
Come fonte del diritto la consuetudine ha un'importanza residuale rispetto alle altre fonti e si pone perciò all'ultimo gradino. Cospicue eccezioni sono tuttavia 1) le consuetudini internazionali (grazie all'adattamento automatico pongono nell'ordinamento norme di rango costituzionale), 2) consuetudini costituzionali (che interpretano o integrano le norme costituzionali).
Contrariamente alla consuetudine in senso stretto le consuetudini costituzionali operano senza una norma scritta di rinvio che possa risolvere il problema della qualità di fonte e dell'efficacia delle consuetudini: l'effettività definisce la qualità della fonte e il livello di integrazione delle norme scritte, operata da consuetudine, misura il suo grado di efficacia. Si era detto inoltre che la legalità delle norme consuetudinarie supplisce al difetto della norma di rinvio in quanto l'ordinamento accetta sempre le cosiddette consuetudini secundum legem (interpretative) e praeter legem (integrative).
2.GLI USI RICHIAMATI DA LEGGI E REGOLAMENTI
Le uniche consuetudini previste direttamente dall'ordinamento sono denominate usi (articolo 8 delle preleggi) e hanno efficacia nelle materie regolate da legge regolamenti solo in quanto siano espressamente richiamate. Sono fonti di grado quarto qualora si tenga conto che devono rispettare anche i regolamenti ministeriali (subordinati a loro volta a quelli governativi). Si noti come l'integrazione delle lacune legislative da parte della consuetudine possa avvenire solo in presenza di una norma da integrare per cui,in sua assenza, si può pensare di ricorrere al criterio dell'analogia. L'integrazione, dunque, non può essere prevista solo con il ricorso all'analogia e ai principi generali del diritto escludendo in tal modo da consuetudine.
Pur essendo norme senza disposizioni le consuetudini sono periodicamente registrate nelle apposite raccolte ufficiali. Tale pubblicazione non garantisce l'esistenza della consuetudine ne' la corrispondenza della disposizione all'effettivo uso ma permette di ritenere le consuetudini elencate nella raccolte come esistenti fino a prova contraria.