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Timestamp: 2018-06-20 14:09:08+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1218', 'art. 1218', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 335', 'art. 366', 'art. 1218', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ']

Negozio fiduciario - Massimario - ROMOLOROMANI.IT
a firma di Francesco Dal Ri, March 27, 2012 in Massimario
Pubblicato il giorno March 27, 2012
Cerco il testo integrale della seguente
Cassazione, sentenza 14 novembre 2011, n. 23728, sez. III civile
Grazie sin d'ora a chi vorrà (potrà) provvedere!
silviosantosubito 525
ho trovato un testo non ufficiale....ma credo sia lui....
dalla massima si direbbe una vera e propria puttanata...spero leggendo la sentenza di capire che non è così,...
Cassazione, sez. III, 14 novembre 2011, n. 23728 Pactum fiduciae: valida la disposizione testamentaria del fiduciario inadempiente?
Con citazione notificata il 18 e il 25 ottobre 1999 F.G. conveniva in giudizio, davanti al Tribunale di Como L.A., B.E., perché fosse accertato che i contratti di compravendita di due unità immobiliari, situate in Como, rispettivamente in via (omissis), conclusi, come parte acquirente, dalla sua convivente T.A. erano simulati soggettivamente e fosse accertato e dichiarato che lui era il proprietario degli stessi, e perché fosse dichiarata nulla o inefficace la disposizione testamentaria con la quale la T. aveva lasciato i detti appartamenti alle convenute, sue nipoti. In subordine, chiedeva la condanna di costoro a risarcirgli i danni quantificati nel valore degli immobili, da accertare in corso di causa.
A fondamento della domanda, premesso che nel 1995 aveva promosso identica azione e che il relativo processo si era estinto perché essendo stato interrotto a causa della dichiarazione del suo fallimento, non era stato poi riassunto, esponeva che: per oltre quarant'anni aveva convissuto more uxorio con A..T.; nel 1963 aveva acquistato un immobile situato in (OMISSIS), immobile che aveva però fatto intestare alla sua convivente perché era un imprenditore e si trovava in difficoltà aziendali; successivamente, nel 1972, aveva acquistato e fatto intestare a nome della sua convivente anche l'unità immobiliare situata in via (OMISSIS); inoltre le aveva intestato le quote della società A. spa; nel luglio del 1986, insospettitosi della presenza troppo assidua di alcuni parenti della T. , aveva fatto sottoscrivere a costei una dichiarazione con la quale riconosceva la natura fittizia di detti contratti e la di lui esclusiva titolarità della proprietà degli immobili; la T. , deceduta il (OMISSIS) , aveva lasciato, con testamento olografo, i due immobili, alle nipoti; solo in data 12 luglio 1995 era riuscito a ritrovare la scrittura contenente la controdichiarazione di T.A. , del luglio 1986; detta scrittura, sottoposta a consulenza tecnografica d'ufficio, nel corso del processo iniziato nel 1995, era stata riconosciuta dal Ctu autentica nella sottoscrizione e redatta contestualmente alla sottoscrizione della stessa. Costituitesi nel giudizio, le convenute eccepivano preliminarmente l'infondatezza della domanda di simulazione in quanto i terzi contraenti non erano al corrente dell'asserito accordo simulatorio; inoltre ponevano in dubbio l'autenticità della controdichiarazione prodotta dall'attore.
Con citazione del 1 agosto e del 15 settembre 2000, F.G. conveniva di nuovo in giudizio, davanti allo stesso Tribunale, le medesime convenute, in qualità eredi di A..T. esponendo gli stessi fatti e chiedendo, che accertata la natura simulata del contratto di compravendita, fosse accertato l'inadempimento della sua ex convenuta dell'obbligazione di trasferire in favore di esso attore le unità immobiliare e, di conseguenza, dichiarata la sua titolarità del diritto di proprietà, che le convenute fossero condannate a trasferire in suo favore i titoli e in documenti relativi alle dette unità immobiliari. In subordine chiedeva la condanna della convenute risarcirgli i danni.
A fondamento della nuova azione, il F. esponeva che tra lui e la convivente era stato concluso un negozio fiduciario, del quale era prova la dichiarazione del luglio 1986. Aggiungeva che la T. , avendo lasciato in eredità alle nipoti gli immobili oggetto del negozio, si era resa inadempiente all'obbligazione assunta. Si costituiva nel giudizio (iscritto al n. di R.G. 2446/2000) la sola A..L. la quale resisteva alla nuova domanda ritenendola contraddittoria con quella proposta in precedenza.
Il Tribunale di Como, disposta la riunione di due processi ed espletata l'istruzione probatoria nel caso, con l'assunzione di prove testimoniali, con sentenza n. 9.6/4.8.2005 respingeva le domande e compensava le spese di lite.
Il Tribunale, inquadrata la domanda di simulazione nella fattispecie dell'interposizione fittizia della persona, la respingeva considerando che la dichiarazione datata luglio 1986 non costituisse una controdichiarazione di un contratto simulato soggettivamente, ma attenesse piuttosto ad un negozio fiduciario in forza del quale la T., in qualità di fiduciaria, con le compravendite era divenuta l'effettiva proprietaria degli immobili, obbligandosi, tuttavia, all'ulteriore trasferimento degli immobili in favore del fiduciante G..F. . Riteneva, pertanto, che la domanda di interposizione fittizia di persona fosse intrinsecamente contraddittoria e infondata.
A seguito dell'appello del F. , la Corte d'Appello di Milano, con la decisione in esame n. 2569/2008, confermava quanto statuito in primo grado e rigettava il gravame. Ricorrono per cassazione, in via principale, il F. , con tre motivi, e relativi quesiti (e una richiesta subordinata), e, in via incidentale, le aventi causa dalla T., con due motivi.
Con il primo e secondo motivo si deduce violazione degli artt. 1218, 1219 e 1222 c.c., e relativo difetto di motivazione, in quanto la Corte di Milano, pur riconoscendo la sussistenza del patto fiduciario in questione, ha inopinatamente negato il dedotto inadempimento, risultante chiaramente dalle disposizioni contenute nel testamento olografo della T. .
In particolare si afferma che "la motivazione della sentenza impugnata in questa sede è palesemente contraddittoria laddove la Corte da pacificamente atto della sussistenza di una disposizione dei beni di cui è causa a favore di soggetti diversi dal sfiduciante (ci si riferisce alla disposizione testamentaria con la quale, come pacifico in atti, ha designato proprie eredi le nipoti, odierne parti in causa) e, nonostante ciò, nega la sussistenza di un adempimento da parte della fiduciaria" e che "la Corte d'Appello ha erroneamente applicato il combinato disposto di cui all'art. 1218 e 1219 c.c. secondo il quale, come pacificamente riconosciuto in dottrina e giurisprudenza, l'inequivoca manifestazione della volontà di non adempiere equivale ad inadempimento ed il debitore non può essere qualificato inadempiente anche se non sia stato fissato o non sia scaduto il termine per adempiere qualora il suo comportamento lasci sicuramente desumere, e comunque fondatamente presagire che non sarà in grado, alla richiesta, di eseguire la prestazione".
Con il terzo motivo si deduce ancora violazione dell'art. 1218 c.c. per avere erroneamente ritenuto la Corte che era onere dell'odierno ricorrente provare anche l'avvenuta richiesta di restituzione dei beni. Si afferma che "consequenziale è l'errore in cui è incorsa la Corte di Appello nell'affermare che era onere dell'odierno ricorrente provare che l'avvenuta richiesta di restituzione dei beni: come già ampiamente illustrato, infatti, tale richiesta non costituisce il presupposto dell'inadempimento, il quale prescinde dalla messa in mora, e rileva di per sé allorquando il debitore ha manifestato la volontà di non adempiere o si è posto nelle condizioni di non adempiere al momento della richiesta".
Si aggiunge che, ove si ritenga di non accogliere la domanda "costitutiva", deve ritenersi formulata la domanda subordinata di risarcimento danni. Ricorso incidentale.
Con il primo motivo si deduce difetto di motivazione sul punto della rilevanza probatoria della scrittura del luglio 1986. In particolare si afferma che "sulla prima motivazione, la Corte d'Appello di Milano ha ritenuto che non sia ostativa alla individuazione del negozio fiduciario (per la cui esistenza è necessaria la bilaterità delle manifestazioni di volontà), l'unilateralità della dichiarazione, perché la T. non aveva revocato il proprio consenso prima manifestato ... sulla seconda motivazione non si è invece espressa.
Pertanto, la motivazione della sentenza della Corte di Appello di Milano appare insufficiente nel suo complesso, poiché si è espressa solo sulla prima delle motivazioni della sentenza di primo grado, mentre ha ignorato la seconda, riguardante la prova dell'efficacia della scrittura del luglio '86, in ordine alla quale la motivazione è omessa".
Con il secondo motivo si deduce ancora difetto di motivazione in ordine al "comportamento concludente del F. ". Si afferma in particolare che "la motivazione della sentenza della Corte di Appello di Milano appare su questo punto contraddittoria poiché ha valutato in modo diverso due comportamenti concludenti di identico significato ed efficacia".
Si dispone la riunione dei ricorsi ai sensi dell'art. 335 c.p.c..
Preliminarmente si rileva la inammissibilità del ricorso incidentale per omessa formulazione dei quesiti ex art. 366 bis c.p.c..
Meritevole di accoglimento è invece il ricorso principale con riferimento alle tre censure in esso espresse, avendo tutte ad oggetto il medesimo profilo argomentativo della inidonea valutazione del negozio fiduciario in questione da parte della Corte di merito.
Illogica ed errata è, infatti, la decisione impugnata, laddove afferma che "ciò posto e ribadito che la T. , in quanto fiduciaria, è stata la reale acquirente dei due immobili, pur assumendosi, con il pactum fiduciae, l'impegno di trasferirne, a sua richiesta, la proprietà al sfiduciante A..F. , la Corte osserva che, non avendo questi fatto tale richiesta (e comunque non avendone fornito la prova), la predetta non si è resa inadempiente all'impegno assunto. Di conseguenza, costei, alla sua morte, era l'effettiva proprietaria degli immobili lasciati in eredità alle odierne appellate. Ulteriore conseguenza è che la disposizione testamentaria è pienamente valida, in quanto relativa a beni di proprietà della disponente". Premesso che nel contratto fiduciario di compravendita il pactum fiduciae configura un rapporto obbligatorio (in cui "creditore" è il fiduciante e "debitore" il fiduciario) che, per la sua sola sussistenza (ovviamente da provare) limita l'efficacia reale del contratto stesso nei confronti dei terzi, e che la configurazione del contratto fiduciario in genere "passa" attraverso la valutazione ermeneutica in concreto degli interessi dei soggetti contraenti (ai fini della individuazione della causa di detta fattispecie negozionale), censurabile è la decisione della Corte di merito in proposito in quanto: a) l'obbligo di ritrasferimento deve essere effettuato dal fiduciario - acquirente prescindendo dalla relativa eventuale richiesta del sfiduciante - venditore (come erroneamente ritenuto dalla Corte di merito); b) il mancato adempimento di tale onere comporta ai sensi dell'art. 1218 c.c. (in mancanza di clausola risolutiva espressa, per la quale l'inadempimento in questione determina la risoluzione dello stesso contratto di trasferimento del bene) il risarcimento del danno; c) comunque, il fiduciario inadempiente (come nel caso in esame) risulta privo di legittimazione sostanziale a disporre del bene sia inter vivos che mortis causa (con la conseguenza che non poteva la T. in questione disporre in via testamentaria dei beni acquisiti a titolo fiduciario).
Ne deriva che la Corte di Milano, in sede di rinvio, accertata la sussistenza "in concreto" di un contratto fiduciario, dovrà decidere la controversia in esame correttamente applicando i principi sopraesposti al caso di specie.
La Corte, riuniti i ricorsi, dichiara inammissibile l'incidentale e accoglie il principale. Cassa l'impugnata decisione in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese della presente fase, alla Corte d'Appello di Milano, in diversa composizione.
Pubblicato il giorno March 27, 2012 (modificato)
anche a me risulta questo testo
confermo anch'io che a prima lettura la massima è proprio un a puttanata, ma è altamente probabile che quando la Cassazione ha detto che il fiduciario "non può" disporre, forse intendeva dire che "non può disporne senza incorrere in responsabilità contrattuale". L'indisponibilità, quindi, non sarebbe da intendere in senso tecnico (almeno spero!)
La qualificazione come negozio fiduciario è corretta: posto infatti che non si tratta di una simulazione (visto che l’interposizione fittizia non è stata concordata con il venditore), escluderei anche la ricostruzione in termini di donazione indiretta, visto che il compratore “sostanziale” ha proceduto a far intestare il bene a favore della propria compagna non per spirito di liberalità, ma (solo) perché voleva evitare che i propri creditori aggredissero il bene. L’accordo, quindi, ha causa fiduciaria.
La soluzione, invece, non convince dove afferma che il fiduciario non ha potere di disporre della cosa. O meglio, “non sarebbe” accettabile se si ritenesse di interpretare l’affermata impossibilità del fiduciario di “disporre” del bene in senso tecnico, e non nel (possibile) senso più blando - che spero venga colto dal giudice cui è stata rinviata la causa – per cui non ne può disporre senza incorrere in alcuna responsabilità (visto che potrebbe rispondere per inadempimento). (Ma anche in tal caso confermo che si tratterebbe comunque di una sentenza scandalosa visto che i giudici hanno usato un linguaggio “comune” ed equivoco, e non tecnico).
Sotto questo profilo, inoltre, si potrebbe al più pensare che risalendo gli atti di intestazione fiduciaria uno agli anni ’60 e l’altro agli anni ‘70, mentre il testamento probabilmente risale alla fine degli anni ’80 (ma mi riservo di verificare le date precise) era prescritto. Tuttavia è del 1986 un atto di ricognizione del debito proveniente dalla fiduciaria (deceduta nel 1995) e quindi credo che la prescrizione fosse ineccepibile.
Modificato March 27, 2012 da pvp1439
confermo anche ad una prima lettura della motivazione, l'assurdità delle tesi della Suprema Corte (adesso sono curioso di leggere il nome dei giudicanti)..la quale tra l'altro, vista la perentorietà del suo dictum e che la C.A. di milano aveva già rinvenuto un pactum fiduciae nella scrittura, forse meglio avrebbe fatto a cassare senza rinvio, evitando così ad altri colleghi, magari consapevoli della materia, di fare applicazione di principi del tutto inadeguati...
ho la sensazione che ancora una volta - magari per ragioni di carattere sostanziale - si siano messi sotto i piedi il diritto......
la controverisa andava risolta:
- o riconoscendo la fattispecie di simulazione relativa;
- o ammettendo che il fiduciante vanta un credito al ritrasferimento che può essere fatto valere anche nei confronti degli eredi...(e con qualche sforzo - forse - anche verso i legatari)...onde la domanda doveva avere ad oggetto il trasferimento dei beni ex art. 2932 c.c.
questa seconda via, più impervia, forse non avrebbe consentito una pronunzia di accoglimento, poiché la corte era limitata dai quesiti di diritto proposti..inoltre (ma non credo) potevano subentrare problemi di prescrizione...
...ergo, per salvare il salvabile, i giudici hanno di fatto negato la valenza di nudo patto all''interposizione reale di persona....
che ne pensi fdf....?
fare il giudice è figo..
ciao pvp
la prescrizione non doveva preoccupare, nel rapporto fiduciario essa decorre solamente dal moment in cui il fiduciante fa richiesta di restituzione al fiduciario...onde la decorrenza (ex 2935 c.c.) può ben dirsi rinviata a quando i rapporti di fiducia si interrompono....con ogni probabilità, quindi, almeno dalla morte del fiduciario (se vogliamo essere pignoli) oppure dal momento della richiesta...
ma, come scrivevo sopra, anche questo sarà stato un problema cui i giudici hanno inteso ovviare sorvolando sul diritto...
Modificato March 27, 2012 da silviosantosubito
Non sappiamo esattamente come si è perfezionata l'"intestazione" in capo alla fiduciaria, ma tenderei ad escludere (come ho scritto anche sopra) la simulazione, anche relativa (a meno che non si dimostri che anche i venditori ne erano consapevoli). Hai, invece, del tutto ragione sulla prescrizione; essa comincia a decorrere dal momento della rottura della fiducia (e peraltro c'è un atto di riconoscimento).
La sentenza, cmq, potrebbe essere meno grave di quel che appare se interpretiamo quella indisponibilità come suggerivo sopra; che ne dici?
Il che non salva i giudici, visto che oltre alle leggi dobbiamo affaticarci a interpretare pure loro!
Ora leggo la sentenza, che potrebbe essere una puttanata, ma anche no..
Nel senso che potrebbe aprire le porte (io avevo letto la massima e pensavo solo a questo, per tenerla "in piedi") alla rilevanza "esterna" del pactum fiduciae, nel senso della sua idoneità a reggere lo spostamento patrimoniale, e conformare il diritto di proprietà, in modo che, di fronte all'abuso del fiduciario, egli perda la legittimazione a disporre (come avviene nella fiducia germanica, secondo la tesi per cui la proprietà del fiduciario sarebbe una proprietà risolubile, tra l'altro, proprio in caso di abusi)..
Ma mi pareva troppo "futuribile" per essere così! vediamo se la motivazione toglie dubbi o ne aggiunge..
Ps. grazie presidente per il testo
attenzione fdr a quel è il trasferimento fiduciario nel caso di specie...
se ho letto bene (ma ricontrolla tu) il fiduciante non ha trasferito il bene alla fiduciaria, ma probabilmente ha pagato il prezzo o le ha dato i soldi per pagarlo
la causa fiduciae quindi servirebbe per giustificare l'obbligo di ritrasferimento (inadempiuto nella specie) non quello dal venditore alla fiduciaria
P.S. per introdurre nel nostro ordinamento la fiducia germanica ci vorrebbe una motivazione di ben altro livello!
peraltro, il vero ostacolo, a mio avviso, sarebbe pubblicitario (ossia la tutela dell'affidamento del terzo acquirente dal fiduciario)
anch'io avevo immaginato una possibile lettura in tal senso, cosa che però in motivazione non si legge affatto, allora concordo con pvp...
adesso ci manca solo che diamo rilevanza esterna alla fiducia senza nemmeno pubblicizzarla....
faccio inoltre notare che la sentenza parla di indisponibilità inter vivos e mortis causa...(?!?)
...quanto alla proposta di pvp, purtroppo, non mi pare che la corte concluda nel senso di un obbligo risarcitorio....
Mah, letta la sentenza, non è che abbia dedicato molto spazio a spiegare il perchè il fiduciario non abbia la legittimazione a disporre del bene, ma in un inciso pare essere "innovativa" nella parte in cui sostiene come
"nel contratto fiduciario di compravendita il pactum fiduciae configura un rapporto obbligatorio (in cui "creditore" è il fiduciante e "debitore" il fiduciario) che, per la sua sola sussistenza (ovviamente da provare) limita l'efficacia reale del contratto stesso nei confronti dei terzi, e che la configurazione del contratto fiduciario in genere "passa" attraverso la valutazione ermeneutica in concreto degli interessi dei soggetti contraenti (ai fini della individuazione della causa di detta fattispecie negozionale)"..
Ossia, premesso che se lo scopo della Cassazione era quello di giungere ad una causa fiduciae interna che connoti dall'interno il diritto di proprietà (diritto di proprietà che sarebbe strumentale e transitorio in capo al fiduciario), questa tesi non mi dispiace, ma avrebbe dovuto essere motivata un pò di più, ed inoltre richiede l'interpretazione concreta della causa del negozio posto in essere tra fiduciante e fiduciario (e qui la "palla" torna all'Appello, con quei giudici comunisti meneghini tanto cari al nostro presidente)..
Certo, il caso potrebbe essere stato risolto così per motivi equitativi, ma da quell'inciso (a meno che non lo si "svaluti", ma mi pare l'unico che faccia star in piedi la conclusione sulla mancanza di legittimazione a disporre) potrebbe aprire - o meglio sospingere - ragionamenti dottrinali interessanti, anche se, per essere coerente, a mio avviso, si sarebbe dovuto parlare, più che di obbligo di ritrasferimento, di obbligo di restituzione!
x fdr: ho usato la parola ritraferimento come la si usa nel caso di mandato senza rappresentanza. restituzione non mi convince "nel caso di specie" perchè l'immobile non era del fiduciante. peraltro, dire, come dice la Cassazione nel passo da te citato, che il pactum fiduciae “limita l'efficacia reale della compravendita”, mi pare proprio un errore di grammatica giuridica: la CV ha pienamente prodotto i suoi effetti reali – e il venditore magari non ne sapeva nulla del limie che altre parti, di un altro negozio, ponevano al diritto di proprietà che ne conseguiva - semmai è il potere sulla proprietà che è, in qlke modo, limitato (la cui costituzione è sì un effetto della CV, ma il limite viene dato dal pactum fiducia che è contratto distinto dalla CV, sebbene ad esso collegato). Quindi la CV ha piena e normale efficacia. Il pactum fiduciae pone un limite di disposizione al diritto di proprietà (e parlare di limite all'efficacia reale della compravendita ha una valenza meramente storica e fattuale, non giuridica). Non credi?
x sss: è vero che la corte non impone espressamente un obbligo risarcitorio, ma secondo te allora si è limitata a sancire l'inefficacia o si è spinta addirittura all'invalidità?
io ho pensato che avesse sostanzialmente rimesso la palla al giudice del rinvio (che se ha studiato diritto, a mio avviso, dovrebbe interpretare restrittivamente la sentenza. In questo caso, a voler essere buoni con la Cassazione, potrebbe forse anche avere senso dire che è indisponibile legittimante - ossia, come proponevo, senza incorrere in resp. contrattuale - anche mortis causa: posto che le parti non avevano stabilito il momento e le forme del ristrasferimento e assunto - come abbiamo detto sopra, anche se dovremmo leggere 'sto benedetto contratto - che il termine finale poteva essere, al più, la morte della fiduciaria, quest'ultima poteva adempiere il proprio obbligo anche con testamento, ad es. legando l'immobile al fiduciario. Non facendolo, e disponde, invece, a favore di altri, ha consapevolmente reso impossibile la prestazione)
Sì sì, sul ritrasferimento (o restituzione) nn val la pena di perderci tempo! Ritrasferimento può anche andar bene! Quanto alla limitazione dell'effetto reale, certo è scritto male, si doveva dire (ma è un pò pesante) che la proprietà in capo al fiduciario è una proprietà strumentale, e quindi di compravendite qui neanche l'ombra (nel trasferimento fiduciante-fiduciario, intendo!).. Tralasciando questo caso, ove è davvero pesante "limitare" la proprietà in virtù di un contratto non intercorso tra fiduciante e fiduciario, nel caso di trasferimento da fiduciante a fiduciario io ho proprio problemi a parlare di compravendita, e per questo sarei per dire che il trasferimento è retto dalla causa fiduciae, ma qui il discorso si fa lungo!