Source: http://www.legalmenteinformati.it/responsabilita-precontrattuale/
Timestamp: 2019-04-25 16:28:18+00:00
Document Index: 59345225

Matched Legal Cases: ['art. 1337', 'art. 1328', 'art. 1338', 'art. 1338', 'art. 2043', 'art. 1337', 'art. 1173']

La responsabilità precontrattuale è istituto che ha a che fare con la fase antecedente la conclusione del contratto. Prima della conclusione del contratto, sin dalla fase delle trattative, le parti sono tenute all’osservanza di una condotta improntata alla buona fede, la cui inosservanza può essere fonte di responsabilità precontrattuale.
Stabilisce l’art. 1337 c.c. (rubricato Trattative e responsabilità precontrattuale) che:<<le parti nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede>>.
Il principio di buona fede cui deve improntarsi la condotta dei contraenti va inteso in senso oggettivo, quale precetto che impone alle parti nello svolgimento delle trattative di comportarsi correttamente sotto il profilo della lealtà e della tutela degli interessi della controparti.
Rottura ingiustificata delle trattative e responsabilità precontrattuale
Una delle ipotesi più significative di responsabilità precontrattuale è rappresentata dalla rottura ingiustificata delle trattative, allorchè una delle parti, senza un valido motivo, recede dalle trattative. Non sempre è agevole accertare se il recesso dalle trattative sia giustificato, posto che all’esigenza di tutelare l’affidamento della parte nella conclusione del contratto si contrappone l’esigenza di lasciare, sino al momento della conclusione del contratto, un margine di autonomia nel decidere se vincolarsi o meno. Non esiste, al riguardo, un criterio univoco di accertamento della responsabilità precontrattuale, dovendosi bensì fare riferimento alle peculiarità di ciascun singolo caso e al concreto assetto degli interessi in gioco. Un elemento concreto da considerare per l’accertamento della responsabilità precontrattuale è lo stato di avanzamento delle trattative posto che più avanzate sono le trattative al punto di essere ritenuta ragionevolmente prossima la conclusione del contratto, più forte sarà l’affidamento della controparte nella conclusione del contratto stesso. Ciononostante, ove, nonostante le trattative siano in stato avanzato, ma su una questione importante non si sia ancora raggiunto l’accordo, è legittimo consentire, ove su quella questione l’accordo non venisse raggiunto, alla parte di mutare la propria opinione ed interrompere le trattative. L’elemento offerto dallo stato di avanzamento delle trattative trova, tra l’altro conforto nell’art. 1328 1^ comma c.c. secondo il quale il proponente, il quale revochi la proposta prima della conclusione del contratto, è tenuto ad indennizzare la controparte che abbia iniziato in buona fede l’esecuzione del contratto. Un altro elemento concreto da prendere in considerazione per l’accertamento della responsabilità precontrattuale nella valutazione dell’interruzione delle trattative è costituito dalle modalità con cui la stessa è stata posta in essere. Sotto questo profilo, assume particolare rilievo l’omessa comunicazione alla controparte della propria volontà di rompere le trattative. Il dovere di correttezza impone infatti alle parti nella fase di formazione del contratto di fornirsi tutte le informazioni reciproche necessarie alla buona riuscita dell’autoregolamento di interessi.
Dovere di informazione e responsabilità precontrattuale
Il dovere di correttezza si esplica anche negli obblighi di chiarezza, di custodia e segreto, di avviso e di informazione incombenti sulle parti. Assume particolare importanza ai fini di eventuali addebiti di responsabilità precontrattuale. L’art. 1338 c.c. prevede, inoltre, che “la parte che, conoscendo o dovendo conoscere l’esistenza di una causa di invalidità del contratto, non ne ha dato notizia all’altra parte è tenuta a risarcire il danno da questa risentito per aver confidato, senza sua colpa, nella validità del contratto“. La norma in esame impone alle parti in primo luogo il dovere di accertare l’esistenza di eventuali cause di invalidità e di comunicarle all’altra parte.
L’obbligo è reciproco riguardando non solo colui che era a conoscenza di eventuali cause di invalidità del contratto ma anche colui che era tenuto a conoscerne l’esistenza e non ne ha notizia all’altra parte.
L’altra parte, inoltre, cui non sia stata data notizia delle cause di invalidità del contratto in tanto potrà invocare la responsabilità precontrattuale in quanto abbia confidato senza colpa nella validità del contratto. Elemento questo che restringe l’area di applicazione dell’art. 1338 c.c..
Va infatti, al riguardo, tenuto presente che le norme sulla validità del contratto sono previste da disposizioni imperative di legge che entrambe le parti hanno il dovere di conoscere. Sicchè, non può assumere di aver confidato senza sua colpa nella validità del contratto la parte cui non sia stata data comunicazione di cause di invalidità derivanti dalla disciplina propria della nullità o annullabilità del contratto.
Nell’analisi della responsabilità precontrattuale, quindi, le norme degli artt. 1337 e 1338 c.c. mirano “a tutelare nella fase precontrattuale il contraente di buona fede ingannato o fuorviato da una situazione apparente, non conforme a quella vera, e, comunque, dalla ignoranza della causa d’invalidità del contratto che gli è stata sottaciuta, ma se vi è colpa da parte sua, se cioè egli avrebbe potuto, con l’ordinaria diligenza, venire a conoscenza della reale situazione e, quindi, della causa di invalidità del contratto, non è più possibile applicare le norme di cui sopra” (Cass. n. 5114/2001; n. 16149/2010).
In merito alla natura della responsabilità precontrattuale, si fronteggiano due orientamenti opposti.
Secondo la tesi più accreditata dalla dottrina, e accolta dalla giurisprudenza prevalente, la figura della responsabilità precontrattuale integra un’ipotesi di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., poichè la violazione del dovere di buona fede nelle trattative, corrispondente alla lesione della libertà negoziale altrui, è riconducibile alla lesione del dovere generale del neminem laedere. Non è, infatti, ravvisabile, per una giurisprudenza consolidata e risalente, una natura contrattuale per la responsabilità precontrattuale, poiché la stessa “sorge prima che un contratto venga ad esistenza” (Cass. n. 1650/1964), ma, come affermato dalle sezioni unite della S.C., si individua “una forma di responsabilità extracontrattuale che si collega alla violazione della regola di condotta stabilita a tutela del corretto svolgimento dell’iter di formazione del contratto” (Cass., Sez. Un., n. 9645/2001).
Per contro, altra parte della dottrina ritiene che la natura della responsabilità precontrattuale sia contrattuale, sulla base del dato letterale di cui all’art. 1337 c.c. che usa l’espressione “parte” facendo chiaro riferimento alla violazione di un rapporto obbligatorio (ex art. 1173 c.c.) tra soggetti determinati. Secondo tale tesi, pertanto, si verte in tema di responsabilità per inadempimento dell’obbligazione di comportarsi secondo buona fede nel corso delle trattative, la cui fonte sarebbe da ricercare, non nella generica violazione del neminem laedere bensì nella violazione del vincolo che si instaura fra le parti a seguito del “contatto sociale” derivante dalle trattative instaurate.
Un’ultima tesi, infine, sostenuta da una dottrina minoritaria e trascurata dalla giurisprudenza, ponendo l’accento sulla natura atipica della responsabilità precontrattuale, ritiene che tale figura costituisca un’autonoma forma di responsabilità, dando vita ad un tertium genus.
Responsabilità precontrattuale e danni risarcibili
Una delle questioni dibattute con riferimento alla responsabilità precontrattuale è quella della delimitazione dei danni risarcibili.
Secondo la giurisprudenza prevalente, in presenza di responsabilità precontrattuale i danni risarcibili sarebbero limitati al c.d. “interesse negativo” (derivante dal pregiudizio subito dalla parte per essere stata coinvolta in trattative inutili e aver confidato nella conclusione di un contratto mai stipulato, ovvero per l’aver impiegato risorse ed energie nella conclusione di un contratto invalido o inefficace), diversamente dall’interesse positivo all’adempimento riconosciuto nella responsabilità contrattuale. Il danno, così circoscritto, è risarcibile nelle due componenti del “danno emergente” (consistente nelle spese sostenute nel corso delle trattative per viaggi, progettazione, compensi a tecnici, eventuali assunzioni e acquisti di attrezzature, ecc.) e del “lucro cessante” (consistente nella perdita delle chance di eventuali stipulazioni con altri soggetti di contratti altrettanto o maggiormente vantaggiosi) (Cass. n. 3746/2005; 9157/95).
Per parte della dottrina, invece, l’ambito dei danni risarcibili nella responsabilità precontrattuale non dovrebbe essere limitato all’interesse negativo, giacchè oltre al recesso ingiustificato dalle trattative o alla conclusione di un contratto non valido o inefficace, dovrebbe ricondursi nell’alveo della responsabilità precontrattuale, anche la fattispecie della conclusione di un contratto a condizioni diverse da quello che si sarebbe stipulato in assenza del comportamento in mala fede dell’altra parte; in tal caso, il risarcimento dovrebbe ristorare il pregiudizio subito per il c.d. “interesse differenziale” (l’interesse, a concludere, appunto, un diverso contratto a differenti condizioni).