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Timestamp: 2017-10-17 15:56:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 43', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 43', 'art. 24', 'art. 27', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 65', 'art. 66']

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1 INDICE Pag. Premessa 2 CAP. I. L INNOVAZIONE DEI CONTENUTI E DELLE PROCEDURE DI PIANIFICAZIONE. LA LEGGE REGIONALE N. 16/2004 NORME SUL GOVERNO DEL TERRITORIO E LE SUCCESSIVE MODIFICHE E INTEGRAZIONI NORMATIVE 4 CAP. II. L INQUADRAMENTO DEL PIANO URBANISTICO COMUNALE II.1 Il contesto territoriale 8 II.2 Il sistema della mobilità e dei trasporti 11 II.3 I piani sovraordinati 13 II.3.1 Il Piano Territoriale Regionale 13 II.3.2 Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale 17 II.3.3 Il Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico del Bacino Nord Occidentale della Campania 21 II.3.4 Il Piano Regolatore dell ASI di Caserta 21 II.3.5 Il Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) 23 CAP. III. IL TERRITORIO COMUNALE E IL SISTEMA INSEDIATIVO III.1 Il territorio comunale: struttura e morfologia 26 III.1.1 Il centro storico 27 III.1.2 Il territorio negato 28 III.2 La popolazione e il movimento anagrafico 30 III.3 Il patrimonio abitativo e le condizioni d uso III.3.1 Il censimento III.3.2 Le pratiche di condono 37 III.3.3 Gli aggiornamenti 38 III.4 La dotazione di spazi e servizi pubblici 44 CAP. IV. IL PIANO IV.1 Gli obiettivi e le azioni del piano 45 IV.2 Il dimensionamento IV.2.1 La previsione demografica 46 IV.2.2 Il fabbisogno edilizio residenziale 50 IV.2.3 Il fabbisogno di aree a destinazione produttiva 53 IV.2.4 Il fabbisogno di aree per attrezzature e servizi pubblici e di uso pubblico 54 IV.3 Piano strutturale e piano programmatico. L organizzazione del territorio 56 IV.3.1 La tassonomia territoriale secondo il PTCP. Il Piano strutturale e l organizzazione territoriale 56 IV.3.2 Il Piano programmatico 60 IV.4 L attuazione del piano e la perequazione 60 IV.5 L edilizia sociale 63 IV.6 Conclusioni 65 1
2 Premessa Successivamente all approvazione della legge n. 16 sul Governo del territorio, la Regione Campania ha adottato numerosi provvedimenti in materia di assetto del territorio che lasciano trasparire un dinamismo regolativo piuttosto intenso, del quale occorrerà verificare l efficacia nei prossimi anni, in base ai risultati concretamente prodotti. Allo stato, infatti, a otto anni dall entrata in vigore della legge 16/2004, meno del 4% dei comuni campani è dotato di PUC vigente. I principali provvedimenti entrati in vigore negli ultimi anni sono: la deliberazione n. 635 del , che chiarisce alcuni aspetti problematici nella fase di prima applicazione della legge, con riferimento, tra l altro: all equivalenza tra PRG e PUC; alle varianti ai PRG vigenti; alla partecipazione della Regione alle Conferenze di servizi (artt. 5 del DPR 447/98 e 12 LR 16/2004) e ai procedimenti di approvazione di varianti ai piani ai sensi degli artt. 5 DPR 447/98, 19 DPR 327/01 e 12 LR 16/2004; al regime transitorio per i Comuni dotati di PdiF; agli strumenti urbanistici attuativi adottati prima dell entrata in vigore della legge n. 16/2004; la deliberazione n. 659 del , che contiene gli Indirizzi in materia energetico ambientale per la formazione del Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale ai sensi del comma 3 dell art. 28 della LR 16/2004 ; la deliberazione n. 834 dell , che contiene le Norme tecniche e direttive riguardanti gli elaborati da allegare agli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica, generale ed attuativa, come previsto dagli artt. 6 e 30 della LR n. 16 del 22 dicembre 2004 (poi abrogata); la deliberazione n. 52 del , che semplifica e riduce gli elaborati del PUC per i Comuni con popolazione fino a abitanti; la deliberazione n. 214 del , che approva il Regolamento in attuazione dell art. 43 bis della LR 16/2004 e ss.mm.ii. ; il Regolamento di attuazione per il Governo del territorio del n. 5. La Regione Campania ha anche avviato la pubblicazione dei Quaderni del Governo del Territorio: il n. 1, del gennaio 2012, ha finalità esplicative e di supporto all azione pianificatoria degli Enti locali e 2
3 contiene il Manuale operativo del Regolamento 4 agosto 2011 n. 5 di attuazione della LR 16/2004 in materia di Governo del territorio. Ma l attività di regolamentazione regionale si estende anche alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica, sulla quale, dopo il recepimento della Direttiva Europea n. 42/2001, i provvedimenti principali degli ultimi anni sono: la deliberazione n. 627 del , che contiene l Individuazione delle organizzazioni sociali, culturali, ambientaliste, economico-professionali e sindacali di cui al soppresso art. 20 della LR n. 16 (sostituito dall art. 3 del Regolamento n. 5/2011); ad essa hanno fatto seguito numerosi decreti che hanno di volta in volta allargato il numero dei soggetti già individuati; la deliberazione n. 426 del di Approvazione delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale Valutazione d Incidenza, Screening, Sentito, Valutazione Ambientale Strategica ; il DPGR n. 17 del sul Regolamento di attuazione della Valutazione Ambientale Strategica in Regione Campania ; gli Indirizzi operativi e procedurali per lo svolgimento della VAS in Regione Campania pubblicati nel BURC del (documento di 52 pagine con 17 allegati modelli per trasmissioni di documenti e dichiarazioni varie -). Il Manuale operativo del Regolamento 4 agosto 2011 contiene, molto utilmente, un glossario e gli schemi esemplificativi sinottici che, sia per il Ptcp che per il PUC, pongono in relazione funzionale e temporale le complesse procedure di PUC e di VAS. Secondo lo schema esemplificativo relativo al PUC, il Preliminare è composto da indicazioni strutturali del piano e da un documento strategico. Il territorio della provincia di Caserta è disciplinato dal Piano territoriale di coordinamento approvato dal Consiglio Provinciale con la deliberazione n. 26 del e divenuto efficace a seguito della pubblicazione nel BURC (Bollettino Ufficiale della Regione Campania) dell avviso di avvenuta approvazione. Il Ptcp contiene norme e prescrizioni dettagliate, che riguardano anche le modalità di redazione dei piani comunali, con particolare riguardo al dimensionamento e alla determinazione del fabbisogno edilizio abitativo, al consumo di suolo, alla tutela dei valori ambientali e delle aree di pregio e a rischio. Viste anche le prescrizioni del Piano Territoriale Regionale e del Piano territoriale di coordinamento provinciale, emerge che i contenuti strategici del Preliminare di piano, cui si fa riferimento nel Manuale operativo del Regolamento 4 agosto 2011, non possono derivare da scelte autonome operate al livello comunale. La possibilità di effettuare scelte strategiche, infatti, presuppone un ampio margine di discrezionalità, all interno del quale selezionare obiettivi di fondo da perseguire mediante azioni coerenti. Nel caso in oggetto, viceversa, l unica possibile strategia è quella del rispetto e dell applicazione delle norme sovraordinate, la cui articolazione e il cui livello di dettaglio non consentono altro che un deterministico procedimento applicativo delle strategie configurate ai livelli sovraordinati. L adeguamento del PUC ai piani sovraordinati, d altra parte, sarà puntualmente verificato ed è sulla conformità al Ptcp che sarà basata l istruttoria della Provincia ai fini dell approvazione del PUC. 3
4 CAP. I. L INNOVAZIONE DEI CONTENUTI E DELLE PROCEDURE DI PIANIFICAZIONE. LA LEGGE REGIONALE N. 16/2004 NORME SUL GOVERNO DEL TERRITORIO E LE SUCCESSIVE MODIFICHE E INTEGRAZIONI NORMATIVE Appare utile anteporre ai contenuti della relazione alcune considerazioni relative alle acquisizioni disciplinari dell urbanistica - recenti e meno recenti - che hanno portato alle sostanziali differenze dei piani dell ultima generazione rispetto agli ormai superati piani regolatori generali. Con la legge regionale n. 16 del Norme sul Governo del territorio, la Campania ha sostanzialmente ridotto il divario che la separava dalle Regioni più avanzate in materia circa i princìpi e le modalità di pianificazione e le procedure di approvazione degli strumenti di disciplina territoriale e urbanistica alle diverse scale. Ma l attuale intensa attività pianificatoria, dovuta all obbligo per tutti i Comuni di dotarsi del Piano Urbanistico Comunale, caratterizza una fase sperimentale, nella quale occorre rispondere alle esigenze di aggiornamento nella costruzione dei piani comunali muovendosi con attenzione; le innovazioni vanno collaudate attraverso il trasferimento nella prassi sia del procedimento di formazione del PUC che dell iter di approvazione. Le innovazioni, neanche più tanto recenti, in buona parte presenti nella nuova legge regionale, possono così sintetizzarsi: 1. Il passaggio dalla pianificazione territoriale urbanistica alla pianificazione ambientale. La prima, attenta agli aspetti quantitativi e alla disciplina del costruito, la seconda, attenta agli equilibri ecologici, alla salvaguardia delle risorse e all interazione tra ambiente naturale e ambiente antropizzato. Mentre la pianificazione tradizionale misurava i bisogni e li soddisfaceva con la costante previsione di nuovi manufatti, col conseguente consumo di risorse e quindi con alterazioni irreversibili degli equilibri ambientali, la pianificazione moderna antepone alla logica additiva ed espansiva quella della riqualificazione. Una pianificazione rigorosamente orientata ai principi della tutela ambientale è l unica possibile per i territori delicati, nei quali la compresenza di eterogenei rischi sia naturali che antropici e di elevati valori naturalistici e paesistici esige un perseguimento dello sviluppo che si combini con un azione decisa e tenace di tutela e di salvaguardia. L affermarsi della pianificazione ambientale ha segnato il definitivo abbandono del piano urbanocentrico, imperniato sulle esigenze del costruito e dei suoi ampliamenti a scapito delle aree agricole e naturali e, in definitiva, delle esigenze di tutela ambientale. Particolare importanza assume, in questa prospettiva, il delicato contesto periurbano, sede di complesse dinamiche interattive, nel quale si fronteggiano il sistema insediativo, il sistema naturale e quello seminaturale delle aree agricole. Adempimento coerente con la forte impronta ambientalista della pianificazione è la redazione della Valutazione Ambientale Strategica di cui si dice nel seguito. 2. Il superamento del sistema gerarchico-deduttivo (cascata), che concepisce il livello sottordinato come discendente concettualmente e cronologicamente da quello sovraordinato. La più attenta produzione legislativa regionale, pur conservando i tre sostanziali livelli di competenza (regionale, provinciale e comunale) punta sulla co-pianificazione, aperta pure agli enti responsabili dei piani di settore, per superare le tentazioni autarchiche dei vari enti e i conseguenti veti incrociati. 3. La sostituzione della pianificazione autoritativa con la pianificazione collaborativa-concertativa. La rigidezza delle scelte che sostanziavano il PRG fino a oltre un decennio fa, non sempre suffragate dalla fattibilità e dall individuazione degli attori (chi fa che cosa e con quali mezzi), è stata tra le cause principali degli spesso deludenti risultati dell urbanistica tradizionale. All impostazione prescrittiva è subentrata quella della partecipazione e della concertazione. Lo dimostra la numerosa famiglia degli strumenti complessi finora istituiti, sia finalizzati allo sviluppo dell area vasta (Patti territoriali, Contratti d area, PIT) che alla riqualificazione urbana (Programmi Integrati di Intervento, Programmi di Riqualificazione Urbana, Programmi di Recupero Urbano, Contratti di Quartiere) che, ancora, partecipi di entrambe le finalità (PRUSST, URBAN). 4
5 4. La generale priorità data alla riqualificazione dell esistente rispetto agli interventi additivi, che producono consumo di suolo - risorsa irriproducibile - in antitesi con i princìpi di tutela degli equilibri ambientali. 5. L attenzione al localismo, cioè la priorità da dare alle scelte che si rifanno alle tradizioni, alle vocazioni, alle specificità delle culture locali, fino ad anni fa trascurate, almeno al sud, dal centralismo dell intervento straordinario. 6. L applicazione del metodo perequativo. Col termine perequazione si intende definire, in urbanistica, il criterio di pianificazione che ripartisce in modo equitativo i vantaggi e gli svantaggi generati dalle destinazioni di piano, attribuendo uguali regole di trasformazione ad immobili che si trovino nelle stesse condizioni di fatto e di diritto. L applicazione delle conseguenti tecniche di piano, oltre che incidere in modo sostanziale su alcuni fondamenti del diritto privato, trova nelle aree meridionali difficoltà alle quali si farà cenno nel prosieguo e che suggeriscono prudenza nella sperimentazione di siffatte procedure attuative in assenza, per di più, di norme legislative specifiche nella Regione Campania. 7. La partecipazione. Nell impianto legislativo statale, ancora ferma alla L. 1150/42), la partecipazione del pubblico alla formazione del piano è limitata alla fase delle osservazioni, cioè al momento in cui il piano, essendo stato adottato, ha già raggiunto la sua compiutezza, per cui le proposte di modifiche e/o integrazioni si esprimono a posteriori. Le più recenti pratiche di ascolto, applicate prima e durante la redazione del piano, consentono invece di accogliere aspettative e contributi in grado di contribuire alla configurazione del piano secondo criteri prestazionali condivisi, anche avvalendosi dell applicazione di metodi di elaborazione codificati cui si farà cenno nel prosieguo. L art. 2 della legge n. 16/2004 fissa come obiettivi di fondo della pianificazione territoriale e urbanistica: - l uso razionale e ordinato del territorio mediante il minimo consumo di suolo; - la salvaguardia della sicurezza degli insediamenti; - la tutela dell integrità fisica e dell identità culturale del territorio; - il miglioramento della vivibilità dei centri abitati; - il potenziamento dello sviluppo economico; - la tutela e lo sviluppo del paesaggio agricolo e delle attività produttive connesse; - la tutela e lo sviluppo del paesaggio mare-terra e delle attività produttive e turistiche connesse. Va poi ricordato lo snellimento procedurale della pianificazione attuativa, con l approvazione dei piani attuativi (PUA) conformi al PUC da parte della Giunta Municipale invece del Consiglio. Occorre anche riconoscere che alcuni vecchi problemi non hanno trovato risposta nella nuova legge regionale: - ricordando che alcuni articoli della L.R. n. 14/82 non sono stati abrogati, è da ritenersi ormai anacronistica e non in linea con la filosofia del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs n. 42/2004) e con le potenzialità che lo strumento della Valutazione Ambientale Strategica offre, il permanere della disciplina delle zone agricole prescritta dalla legge 14/82. In sostanza le destinazioni e le regolamentazioni stabilite al punto 1.8 del Titolo II della L.R. n. 14/1982 per le aree boschive, pascolive e incolte, per quelle seminative e a frutteto, per quelle irrigue con colture pregiate, sembrano in evidente contrasto con l individuazione dei macrosistemi di paesaggio, dei geositi, dei segni strutturanti, con i concetti di paesaggio visivo ed ecologico, con l individuazione delle criticità e delle vulnerabilità; Va poi ricordata la distinzione tra i due livelli complementari, quello strutturale, concernente gli obiettivi durevoli e non negoziabili, e quello programmatico, con obiettivi a tempi medi, che lo rendono flessibile e sperimentabile pur nella coerenza col livello strutturale. Su tale argomento si ritorna nel seguito. La L.R. n. 16/2004 non ha eliminato la possibilità, da parte dell Amministrazione comunale, di adottare gli obiettivi e i criteri posti a base dell elaborazione del piano. 1 Ma essi, secondo l art. 5 devono scaturire dai processi di partecipazione e pubblicità nei processi di pianificazione ; le modalità della 1 Art. 1.2 dell Allegato Direttive e parametri di pianificazione alla L.R. Campania n. 14 del
6 partecipazione sono state recentemente specificate con l art. 7 del Regolamento di attuazione per il Governo del territorio di cui si dice nel seguito. Recentemente la L.R. n. 16/2004 è stata modificata e integrata con la L.R n. 1, che a sua volta modificava la L.R n. 19 ( Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la prevenzione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa ). Il testo coordinato risultante prevede, all art. 43 bis, l obbligo per la Regione di adottare il Regolamento di attuazione della legge 16. Il rinvio al Regolamento ha comportato, per quanto riguarda la pianificazione di scala comunale, l abrogazione dell art. 24 (Procedimento di formazione del Piano urbanistico comunale) e dei commi 3, 4, 5 e 6 dell art. 27 (Procedimento di formazione dei piani urbanistici attuativi). Detti procedimenti sono infatti articolati dagli artt. 7 e 10 del Regolamento di attuazione per il governo del territorio ( n. 5), mentre l art. 9 distingue la componente strutturale dalla componente programmatica del PUC. 2 E noto che l ultima generazione delle leggi urbanistiche regionali tende a riconoscere nel piano strutturale gli elementi ambientali e territoriali di tipo fondativo e caratterizzante, sia di tipo ricognitivo (ambiti naturali e antropici di pregio, infrastrutture esistenti di rilevanza, aree vincolate e a rischio etc.) che di tipo previsionale o prescrittivo (ambiti di trasformazione, infrastrutture previste). Tali elementi possono derivare da piani sovraordinati sia generali (PTCP) che di settore (Piano paesaggistico, Piano di bacino, di parco, ASI, vincoli, etc.). La L.R. n. 16/2004 non era, nel merito, esplicita e vincolante al pari della maggior parte delle leggi regionali. Col Regolamento di attuazione la distinzione tra le due velocità del piano viene definitivamente e chiaramente operata: in via generale, il piano strutturale del PUC, qualora le componenti siano condivise in sede di copianificazione, in attuazione dell art. 4 delle l.r. n. 16/2004, coincide con il piano strutturale del PTCP. Ma in Campania tale discendenza resta per ora del tutto teorica, visto il permanente ritardo nell approvazione dei PTCP, che, almeno per le province di Napoli, Caserta e Salerno, sono stati redatti pervenendo anche più volte - alla completezza degli elaborati, ma né prima dell approvazione della L.R. n. 16/2004 né ad ormai oltre sette anni dalla stessa, sono mai andati oltre l esame della Giunta per approdare a quello del Consiglio e pervenire quindi alla definitiva approvazione regionale. In mancanza del possibile recepimento dei contenuti del PTCP, è necessario limitare i contenuti del piano strutturale comunale a quelli elencati nel 5 comma dell art. 9 del Regolamento e riportati nella nota 1 del presente. Per quanto riguarda la componente programmatica, 3 essa contiene gli elementi del piano che possono essere soggetti ad un periodico adeguamento in relazione a sopravvenute esigenze. Particolarmente approfondito è il contenuto del Regolamento in materia di perequazione e ambiti di trasformazione urbana. L argomento è normato dall art. 12: il comma 5 stabilisce che il PUC può delimitare gli ambiti di trasformazione urbana da attuare con procedure perequative mediante comparti edificatori (CE), seguendo gli indirizzi della perequazione territoriale previsti dal Piano territoriale regionale approvato con legge regionale n. 13/2008, e attraverso la convenzione. 2 Il piano strutturale del PUC, qualora le componenti siano condivise in sede di copianificazione, in attuazione dell articolo 4 delle legge regionale n. 16/2004, coincide con il piano strutturale del PTCP. Il piano strutturale del PUC fa riferimento, in sintesi, agli elementi di cui al comma 3 (assetto idrogeologico e della difesa del suolo, centri storici, perimetrazione indicativa delle aree di trasformabilità urbana, perimetrazione delle aree produttive - ASI e PIP, media e grande distribuzione commerciale -, aree a vocazione agricola e ambiti agricolo-forestali di interesse strategico, ricognizione delle aree vincolate, infrastrutture e attrezzature puntuali e a rete esistenti), precisandoli ove necessario (Regolamento di attuazione per il governo del territorio, art. 9, comma 5). 3 La componente programmatica del PUC si traduce in piano operativo. Il piano programmatico del PUC, per la sua natura operativa, contiene, oltre agli elementi di cui all art. 3 della legge regionale n. 16/2004, l ulteriore specificazione delle aree indicate al comma 3, nel rispetto delle disposizioni di cui al comma 4, indicando: a) destinazioni d uso; b) indici fondiari e territoriali; c) parametri edilizi e urbanistici; d) standard urbanistici; e) attrezzature e servizi (Regolamento cit., art. 9, comma 6). 6
7 Il comma 6 indica che la capacità edificatoria (quantità edilizie insediabili negli ambiti di trasformazione) è la somma dei diritti edificatori destinati allo specifico ambito assegnabile ai proprietari nelle trasformazioni fisiche previste dal piano strutturale e da quelle funzionali previste dal piano programmatico. Il comma 7 dichiara, tra l altro, che i diritti edificatori sono ripartiti, indipendentemente dalla destinazione specifica delle aree interessate, tra tutti i proprietari degli immobili compresi negli ambiti, in relazione al valore dei rispettivi immobili. Tale valore è determinato tenendo conto della qualificazione e valutazione dello stato di fatto e di diritto in cui si trovano gli stessi immobili all atto della formazione del PUC. I diritti edificatori sono espressi in indici di diritto edificatorio (IDE), che fissano il rapporto tra la superficie fondiaria relativa al singolo immobile e le quantità edilizie che sono realizzabili con la trasformazione urbanistica nell ambito del processo di perequazione. L ambito comprende aree edificate e non edificate, anche non contigue. Il comma 8 stabilisce che il piano programmatico individua per ogni comparto la quantità di volumetria complessiva realizzabile e la quota di tale volumetria attribuita ai proprietari degli immobili inclusi nel comparto, nonché la quantità e la localizzazione degli immobili da cedere gratuitamente al comune o ad altri soggetti pubblici per la realizzazione delle infrastrutture, attrezzature, aree verdi, edilizia residenziale pubblica e comunque di aree destinate agli usi pubblici e di interesse pubblico che formano le componenti del dimensionamento complessivo del piano. Secondo il comma 10, a ciascun proprietario degli immobili compresi nel comparto è attribuita una quota delle complessive quantità edilizie realizzabili, determinata moltiplicando la superficie fondiaria degli stessi immobili per i rispettivi IDE Le quote edificatorie, espresse in metri quadrati o in metri cubi, sono liberamente commerciabili, ma non possono essere trasferite in altri comparti edificatori. I commi 11, 12 e 13 precisano i soggetti che hanno titolo all attuazione dei comparti, i tempi e le modalità di cessione delle aree al comune; i commi 14, 15 e 16 le modalità di attuazione forzosa nei casi di inadempienza. Infine, l art. 2 del Regolamento chiarisce il rapporto tra PUC e VAS nell iter di approvazione e stabilisce, al comma 4, l obbligo di integrare il Rapporto ambientale preliminare con un preliminare di piano composto da indicazioni strutturali e da un documento strategico da trasmettere ai Soggetti competenti in materia ambientale (SCA). 7
8 CAP. II. L INQUADRAMENTO DEL PIANO URBANISTICO COMUNALE II.1 Il contesto territoriale I tempi di trasformazione dei sistemi territoriali hanno subìto negli ultimi decenni una progressiva accelerazione. I mutamenti più significativi della geografia urbana napoletano casertana sono partiti nella seconda metà degli anni 60, quando, principalmente per effetto dell intervento straordinario, si sono verificati: - l allocazione e la crescita degli agglomerati industriali previsti dai Piani regolatori delle Aree di Sviluppo Industriale (ASI) di Napoli e di Caserta; - l espansione a macchia d olio dei centri urbani dovuta alla sostenuta domanda di abitazioni derivante dall urbanesimo 4 e dal reddito mediamente crescente; - l infittirsi delle infrastrutture viarie e ferroviarie successivo al terremoto del Si è così sovrapposta ad una struttura territoriale povera, fatta di centri abitati di prevalente origine rurale, una seconda struttura moderna e di grande scala, fatta di fabbriche e di infrastrutture di trasporto. I due contesti sono rimasti per molti aspetti estranei l uno all altro, conformando un territorio per così dire a due velocità : il primo in gran parte spontaneo e povero di servizi, con spiccata tendenza all espansione; il secondo pianificato e forzato dai meccanismi dell intervento straordinario. Quanto alla viabilità, l Asse di supporto assumeva il ruolo di spina strutturale del comprensorio 5. La previsione della strada a scorrimento veloce da Nola a Villa Literno, con lo stesso andamento est ovest della Circumvallazione ma con un tracciato più a nord, nel Casertano occidentale, era l effetto della dilatazione dell intero sistema urbano industriale tra Napoli e Caserta. A seguito del terremoto del novembre 1980, con i poteri straordinari attribuiti al Presidente della Regione, fu avviata la realizzazione di importanti opere infrastrutturali, delle quali alcune già previste dal Piano regolatore dell ASI ma non realizzate. Tra queste: - l Asse mediano (intermedio tra la Circumvallazione nord di Napoli e l Asse di supporto ) da Pomigliano a Qualiano, dove si innesta sulla Circumvallazione; - la strada di raccordo, in direzione nord sud, di connessione dell asse di supporto con l asse mediano; - l Asse di andata al lavoro, anch esso in direzione nord sud, tra l agglomerato ASI di Casoria Arzano - Frattamaggiore e l asse di supporto, che interseca l asse mediano; - l asse Centro Direzionale Ponticelli Cercola Pomigliano d Arco. Se si considerano anche le due autostrade Napoli Roma e Napoli Canosa (che per i tratti rispettivamente fino a Caserta nord e a Pomigliano d Arco sono interni all area conurbata) e la A30 Caserta Salerno, si riconosce la fisionomia di un sistema infrastrutturale imponente. Di tale sistema sono parte essenziale le ferrovie, attualmente interessate dal processo di integrazione in forma di grande rete metropolitana tra la Cumana-Circumflegrea, i vari rami della Circumvesuviana e l Alifana (ancora incompleta) e le varie tratte FS in procinto di assumere il rango appunto metropolitano per effetto dell entrata in esercizio dell Alta velocità. Di tale rete su ferro fanno parte i grandi scali come l interporto di Marcianise e la stazione porta di Afragola, in corso di realizzazione. Per effetto della localizzazione degli agglomerati delle Aree di Sviluppo Industriale si è verificata la saldatura tra le aree urbanizzate napoletana e casertana. Le aree pianeggianti erano naturalmente predisposte all accoglimento delle iniziative straordinarie a favore dell industria: per il più facile collegamento con i nodi di trasporto; per l accessibilità delle aree urbane ove si concentrano le attività 4 La Circolare del del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno ai Consorzi ASI sui Criteri e direttive per la redazione dei Piani Regolatori Territoriali delle Aree di sviluppo industriale e dei Nuclei di industrializzazione raccomandava di considerare nei piani il passaggio di importanti aliquote di popolazione dall agricoltura all industria e ai servizi, con conseguenti aumenti di redditi e relativi spostamenti nei consumi. 5 In quanto il Piano dell ASI prevedeva la localizzazione della catena degli agglomerati industriali su direttrici normali a quella fondamentale latistante l autostrada del Sole e nel tratto Napoli Caserta (Cfr. Consorzio per l Area di Sviluppo Industriale di Napoli: Piano Regolatore dell Area di Napoli. Il progetto dell Area di Sviluppo Industriale di Napoli, 1969). 8
9 terziarie di supporto; per la più agevole realizzazione delle opere di urbanizzazione interne agli agglomerati.. Lungo la direttrice autostradale Napoli Roma si toccano sul confine provinciale gli agglomerati di Caivano (Pascarola) e di Marcianise; altri agglomerati sorsero in piena campagna. Tali localizzazioni furono decise dai Consorzi ASI mediante Piani regolatori che avevano, per legge, valore ed efficacia di Piani Territoriali di Coordinamento. Con ciò veniva riconosciuta la funzione prioritaria e strutturante dell industria anche nell assetto territoriale. Si è così sovrapposta ad una struttura territoriale povera, fatta di centri abitati di prevalente origine rurale, una seconda struttura moderna e di grande scala, fatta di fabbriche e di infrastrutture di trasporto. I due contesti sono rimasti per molti aspetti estranei l uno all altro, conformando un territorio per così dire a due velocità : il primo in gran parte spontaneo e povero di servizi, con spiccata tendenza all espansione; il secondo pianificato e forzato dai meccanismi dell intervento straordinario. La costruzione dell interporto, certamente favorevole all economia del comprensorio, produrrà ulteriore tensione per l'addensarsi nel nodo Marcianise-Maddaloni di una forte ed accelerata movimentazione di merci. La realizzazione rende plausibile la prospettiva di una caratterizzazione come testata interna dell'asse industriale Capodichino-Marcianise. Il suo territorio appare sollecitato da due diverse tensioni che si sovrappongono allo storico tracciato della centuriazione: una in direzione nord-sud, con prevalente urbanizzazione industriale, fino a Capodichino. L altra in direzione est-ovest, con prevalente urbanizzazione residenziale, lungo la SS.265, da Maddaloni a S.Marco Evangelista a Marcianise- Capodrise. Nelle sedi politiche e scientifiche si erano accesi appassionati dibattiti sulle teorie di localizzazione delle attività produttive nelle aree da sviluppare. 6 Ma è facile argomentare, col senno di poi, che non si potesse comprendere, all epoca, la vera portata di una politica settoriale, che vedeva nell industrializzazione finanziata dallo stato l unica vera possibilità di sviluppo, trascurando così l integrazione tra i diversi settori produttivi per lo sviluppo delle aree depresse. Per le cause concomitanti della fine dell intervento straordinario - che aveva favorito l insediamento negli agglomerati ASI di unità locali di grandi gruppi allettati dai generosi incentivi - e dell innovazione tecnologica - che con la robotica, l informatica e la telematica ha fortemente ridotto l occupazione di mano d opera a basso grado di qualificazione - molte delle fabbriche degli agglomerati sono state tra le prime a subire il sacrificio. Erano infatti realtà dipendenti da cervelli esterni, che avviavano altrove la sperimentazione di diversi modelli produttivi e trasferivano verso aree a basso costo della mano d opera le attività tradizionali. Mentre faticosamente si avviavano, dai primi anni 90, le forme di contrattazione e di concertazione destinate a perseguire il cosiddetto sviluppo endogeno (Patti territoriali, Contratti d area, PRUSST, PIT), alternativo a quello esogeno dell intervento straordinario, alcuni agglomerati, progressivamente emarginati, si sono trasformati in ambiti di degrado in un contesto territoriale in larga parte degradato. Sono frequenti i capannoni abbandonati e le superfici fondiarie non utilizzate. Mentre si rischia di perdere, se non lo si è già perso, l appuntamento che aree più attente e solerti del paese hanno già onorato: lo sforzo innovativo consistente nella sostituzione delle produzioni tradizionali di beni con quelle avanzate mediante una forte integrazione tra i tessuti produttivi e lo sviluppo di un apparato di ricerca pura e applicata in sinergia con le imprese. 6 Va ricordato, in proposito, il clima scientifico-culturale degli anni 60 e 70, periodo in cui il pensiero meridionalista si divideva tra le teorie dello sviluppo per diffusione e per concentrazione o per poli e per assi. Con riferimento alla seconda contrapposizione, in una prima fase ebbero la meglio i sostenitori della teoria dei poli, che consisteva nel puntare sulla distribuzione di aree di concentrazione di attività manifatturiere gli agglomerati, appunto strettamente integrate al terziario indotto al fine di diffondere lo sviluppo (A. Detragiache: La città nella società industriale, Torino, 1973). Più tardi fu data maggiore enfasi al concetto di asse (o direttrice), sul quale furono costruite dal Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica Le proiezioni territoriali del Progetto 80, che interpretava la struttura urbanizzata del paese come rete di connessione dei centri urbani, produttivi e di servizio. 9
10 L armatura urbana della provincia di Caserta può dirsi articolata in due principali conurbazioni, cui si aggiunge la dispersione di un certo numero di centri isolati nelle aree meno dense, soprattutto a nord del territorio provinciale. La prima e più vasta conurbazione si snoda da Capua a Maddaloni passando per il capoluogo. La collana di poli ha come altro supporto la linea FS Roma Caserta Cancello. In posizione anomala rispetto allo sviluppo lineare si colloca il nodo Marcianise-Capodrise, lambito dal ramo FS Caserta Aversa Napoli. La seconda conurbazione è costituita dalla città aversana, caratterizzata dall importante nodo FS di Aversa, che si distende lungo la linea FS Villa Literno Aversa Napoli ed è fortemente integrata con la densa area a nord di Napoli anche per effetto del sistema infrastrutturale già ricordato. Il sistema territoriale cui appartiene San Marco Evangelista si incardina sulla struttura di trasporto costituita dal futuro aeroporto di Grazzanise, 7 dalle sue connessioni con la rete intermodale Nola- Marcianise (Interporto) e dalla linea FS dell Alta Velocità. E' presumibile che i maggiori effetti di impatto della stazione TAV di Afragola e delle funzioni attratte potranno diffondersi, come area di prima gravitazione, sulla fascia mediana della piana campana che va dall aversano al nolano. Sono anche rilevanti le previsioni delle FS relative alla direttrice interna Tirreno-Adriatico, interessata dal raddoppio della Caserta-Benevento-Foggia, per la quale si prevede anche la connessione con la linea AV a nord di Capua. Su questa direttrice verrà in ogni caso a realizzarsi un rilevante potenziamento del corridoio plurimodale (strade e ferrovie) per la Puglia. Il quadro del nuovo assetto strutturale e funzionale della rete ferroviaria si completerà con l instradamento del traffico merci sulla direttrice Roma-Cassino-Sarno-Salerno, con connessioni all interporto di Marcianise, sito a ridosso dei mercati di produzione e consumo del napoletano, del casertano e del nolano. Gli effetti di tali potenziamenti infrastrutturali si risentiranno sul sistema insediativo da Capua-S. Maria C.V.- Caserta, e, al livello gerarchico immediatamente successivo, su quello di Macerata Campania- Portico di Caserta-Recale-Capodrise e Marcianise. Naturalmente il piano urbanistico comunale deve circoscrivere i suoi contenuti, appunto, entro i confini comunali, cosa assai limitativa in via generale, ma soprattutto nelle aree conurbate in cui è riconoscibile un unico organismo urbano-territoriale e in cui i temi e i problemi di ciascun centro sono interdipendenti da e con quelli degli altri. Sarà pertanto opportuna l adozione di un ottica aperta all integrazione interurbana, mediante prospezioni allargate in fase di analisi e proposte di soluzione aperte alla verifica degli effetti sull area vasta. Il territorio comunale di San Marco Evangelista, infatti, è strettamente integrato in un contesto di sistema; esso si qualifica come nodo importante che, nonostante la modestia dell estensione, è fortemente caratterizzato dalla stretta integrazione nel comprensorio urbano industriale che da Caivano si estende fino a Caserta passando per Marcianise, San Nicola la Strada e il capoluogo di provincia con l agglomerato ASI di Ponteselice. Il nodo è conseguentemente interessato dai tracciati e dai nodi di un sistema viario che comprende tratti autostradali (A1 Napoli Roma e A30 Caserta Salerno), tratti di strade extraurbane principali (Asse di supporto), strade statali e provinciali (la SS 87 Viale Carlo III di Borbone lambisce ad ovest il territorio comunale). San Marco Evangelista si trova al centro di quel vasto territorio, a forte tradizione agricola, compreso fra Napoli, Capua ed il mare, conosciuto come Terra di Lavoro, l antica Liburia, che corrisponde all Ager Campanus, delimitato a nord dal Volturno, ad est dai Monti Tifatini, e attraversato dal fiume Clanio, poi irreggimentato nei Regi Lagni. Questo territorio è suddiviso ed organizzato dalla centuriazione romana, permanenza ancora forte nella struttura e nella morfologia del territorio. Essa è 7 L aeroporto di Grazzanise, altra occasione svanita dopo quello del Lago Patria (ideato nei primi anni 60), sarebbe nato nella prospettiva di polo per il traffico internazionale da e per il Mezzogiorno d Italia, di polo del bacino Mediterraneo e delle provenienze dall Oriente e dall Africa in funzione integrativa di Fiumicino, di polo cargo in sostituzione di Fiumicino ed, infine, di centro per la manutenzione e la riparazione di velivoli e di motori d'interesse nazionale e internazionale. Le cause della seconda rinuncia della seconda area metropolitana del paese ad uno scalo adeguato per localizzazione e per potenzialità sono molteplici, ma certamente non secondari sono gli interessi delle società di proprietà e di gestione dei vicini scali romani e l affacciarsi di nuove candidature anch esse laziali. 10
11 costituita dall incrocio di assi paralleli, i limites, che corrispondono ai cardines e ai decumani urbani, i primi in direzione est-ovest e i secondi in direzione nord-sud. 8 Limitato dal gruppo montuoso a nord-est di Maddaloni e interrotto a nord-ovest e sud-est dal sistema delle acque formato dal fiume Volturno, dai Regi Lagni e dal fitto reticolo di canali ad essi collegati, la maglia centuriale mantiene, nell area in esame, una definizione ed una continuità straordinarie. II.2 Il sistema della mobilità e dei trasporti Il sistema dei trasporti su ferro nell area tra Caserta e Napoli può essere configurato in funzione delle prospettive che conseguono dall Accordo Quadro stipulato tra la Regione Campania, il Ministero dei Trasporti e le Società FS e TAV. La grande novità è rappresentata dall entrata in esercizio della linea Napoli-Roma ad alta velocità (AV). Oltre alla ristrutturazione (in corso) della stazione di testa della linea a Napoli Centrale, è in costruzione ad Afragola la Stazione di Porta ; la sua realizzazione comporta interventi urbanistici, stradali e ferroviari per l accesso non soltanto dal sistema Napoli-Caserta ma anche dagli altri capoluoghi regionali. La stazione avrà il ruolo di attestamento metropolitano lungo il tracciato che proseguirà verso Salerno-Battipaglia e, in un futuro indeterminato, verso la Calabria. E, peraltro, presumibile che i maggiori effetti di impatto della stazione e delle funzioni attratte potranno interessare, quale area di prima gravitazione, la fascia mediana della piana campana estesa dall aversano al nolano, nella quale gravita San Marco Evangelista. Sono anche di rilievo le previsioni relative alla direttrice interna Tirreno-Adriatico, interessata dal raddoppio della Caserta-Benevento-Foggia, per la quale si attuerà la connessione alla linea AV con bypass a nord di Capua. Il raddoppio della linea, oltre a potenziare il collegamento sulla direttrice Roma- Bari con treni IC, servirà meglio le aree interne campane, ed in particolare quella di Benevento tra l altro, sede di una università in rapida crescita -, costituendo un infrastruttura in grado di sostenere e valorizzare le potenzialità economiche e turistiche della regione interna. Su questa direttrice verrà in ogni caso a realizzarsi un rilevante potenziamento del corridoio plurimodale per la Puglia, avviando la rimozione dello storico deficit di connessioni tra Campania e Puglia, solo parzialmente risolto dall autostrada Napoli-Bari. Infine, per quanto concerne le direttrici regionali, è previsto l utilizzo della rete FS scaricata del traffico nazionale. In particolare, emerge il potenziamenti dei collegamenti tra Napoli e Caserta, per Cancello ed Aversa. L Accordo di programma siglato tra Regione, FS e ferrovie concesse dovrebbe porre il casertano al centro di una rete ferroviaria rinnovata e migliorata negli standard; il potenziamento dei recapiti, di essenziale rilievo (e di specifico interesse dell hinterland di Marcianise) dovrebbe comprendere la localizzazione di otto fermate, quattro sulla Cassino-Napoli (Italtel di S.Maria Capua 8 Si viene così a formare un reticolo a maglie quadrate, le centurie, con un modulo compreso fra i 700 e i 710 m, generalmente raggruppate in saltus di cinque moduli per cinque. I limites quintarii, gli assi principali del saltus, traggono origine, nelle due direzioni, da un punto, il locus gromae (dall'attrezzo usato per il tracciamento orientato degli assi), cui era forse riconosciuto un valore sacro. I limites quintarii costituiscono dei riferimenti privilegiati nell organizzazione romana del territorio e alla loro presenza è frequentemente collegato il posizionamento di nuclei militari (i castra) o produttivi - spesso alla base dello sviluppo urbano - e la stessa fondazione di città. Secondo lo studio Structures agraires en Italie Centro-meridionale. Cadastres et paysage ruraux, di G. Choquer, M. Clavel-Lèvêque, F. Favory et J. P. Vallat, Collection de L Ècole Francaise de Rome, n. 100, è rintracciabile una doppia maglia centuriale, che, con lo stesso orientamento nelle due direzioni ed un passo leggermente più piccolo (705 m invece di 706), presenta una sovrapposizione degli assi in direzione est-ovest, ed uno slittamento di circa 100 m degli assi in direzione nord-sud. Tale ricostruzione si basa sull individuazione, attraverso l osservazione aerea, delle tracce di assi interrati e sulla riconnessione di cippi di centuriazione - di cui il più noto è quello a sud del Castello di Loriano denominato pietra di Trentola - e di altre testimonianze archeologiche che non rientrano nella organizzazione tradizionale dell Ager Campanus attestato sul cippo di S. Angelo in Formis e sul catasto gracchiano. L esistenza di un ulteriore suddivisione, più antica e degradata, 8 fornirebbe la spiegazione di alcune irregolarità della maglia, alcuni innesti a baionetta degli assi, e, in particolare a Marcianise, della localizzazione di chiese e croci che verrebbero in tal modo ad allinearsi sul decumano (asse nord-sud) di questa precedente orditura. 11
12 Vetere, Curti, Casapulla, Casagiove), due tra l agglomerato ASI di Marcianise e quello di Ponteselice, una sulla Caserta-Aversa, in territorio di Portico, e l ultima, sulla Napoli-Caserta-Benevento, a San Clemente-Centurano. Il quadro del nuovo assetto infrastrutturale e funzionale della rete ferroviaria che ha nell interramento della stazione di Caserta la sua forse più significativa realizzazione - viene completato con l instradamento del traffico merci sulla direttrice Roma-Cassino-Capua-Marcianise-Cancello-Sarno- Salerno, con connessioni all interporto di Marcianise Maddaloni. L interporto merci, il più importante del Sud Europa, sito a ridosso dei mercati di produzione e consumo del napoletano, del casertano e del nolano, dovrebbe, a regime, connettersi logisticamente con il porto di Napoli, ma anche con quelli di Salerno e di Gioia Tauro. Sempre in materia di connessione della struttura con gli insediamenti produttivi e infrastrutturali della piana campana, oltre alle evidenti potenziali sinergie con gli impianti produttivi negli agglomerati ASI, vanno notate due rilevanti emergenze per le gravitazioni sui nodi ferroviari di interscambio: il CIS di Nola e l aeroporto internazionale di Grazzanise, col quale è previsto un collegamento per il traffico cargo. Per quanto riguarda la viabilità su gomma, la grande maglia descritta nel precedente II.1 costituisce un orditura di base notevolmente sviluppata. Ma per la già notevole dotazione infrastrutturale della conurbazione centrale campana sono state indicate ulteriori prospettive di sviluppo con una sorta di raccordo anulare Caserta Napoli. E stata infatti formalizzata, nel 2007, la proposta di due nuove arterie: la prima, a quattro corsie, di collegamento del nuovo svincolo di Capua sud-santa Maria C.V. della A1 con l Asse di supporto all altezza dello snodo di Villa Literno, dal quale sarebbe così possibile raggiungere Nola, ma anche immettersi sulla tangenziale di Caserta (Variante ANAS); la seconda, a due corsie, collegherebbe l arteria suddetta all esistente casello di Capua dell A1, che diverrebbe Capua nord. La prima arteria avrebbe dovuto servire l aeroporto di Grazzanise, infrastruttura di punta per la razionalizzazione del traffico aereo passeggeri e merci dell intero Mezzogiorno, la cui realizzazione pare ormai accantonata. Il nuovo sistema viario rappresenterebbe anche un alternativa all attuale percorrenza dell A1: uscendo al casello di Capua nord si potrà raggiungere il capoluogo di provincia mediante la tangenziale. Altra emergenza del massimo rilievo nel quadro delle modificazioni infrastrutturali sarebbe stato il nuovo Aeroporto internazionale di Grazzanise. Il grande polo infrastrutturale, come già a suo tempo quello previsto al lago Patria, è oggetto di indecisioni e rinvii che, col tempo che passa, fanno dubitare sempre più della sua realizzazione. Solo a titolo informativo va comunque ricordato che esso sarebbe stato previsto con ruoli di grande polo del traffico internazionale da e per il Mezzogiorno d Italia e delle provenienze dall Oriente e dall Africa, con funzione integrativa di Fiumicino, come polo cargo in sostituzione di Fiumicino ed, infine, come polo per manutenzioni e riparazioni di velivoli e motori, d interesse nazionale ed internazionale. Le potenzialità dell aeroporto risiederebbero nella dimensione del traffico: per quanto riguarda i passeggeri, lo studio di fattibilità indicava 2 milioni di unità a circa dieci anni dalla realizzazione; per quanto riguarda il traffico merci (polo cargo verso il mercato dell Italia peninsulare) si prevedevano t/anno, corrispondenti a 3,5 milioni passeggeri equivalenti. Il sistema infrastrutturale di connessione tra l aeroporto e il territorio avrebbe potuto avvalersi dell attuale rete, già in grado di consentire un elevata accessibilità allo scalo aeroportuale dal territorio regionale e dalle regioni contermini. Si tratta in sintesi: della direttrice costituita dal tratto Capua- Napoli dell autostrada Roma-Napoli e dalle sue connessioni con le SS 7bis e 87 (fascia urbanizzata Caserta-Aversa-Napoli); della SS 47 quater Domitiana, con i tratti di varianti collegate lungo il litorale da Mondragone ai Campi Flegrei; della SS 264, della Circumvallazione di Napoli, dall Asse di supporto e dall Asse mediano. Ma l Accordo di programma Regione/Ferrovie prevedeva anche una bretella di collegamento tra la Stazione di Villa Literno e l Aeroporto, con raccordo all anello di congiunzione con la metropolitana di Napoli. Ma anche a prescindere dalla realizzazione dell aeroporto, se si considerano il sistema viario di collegamento tra Villa Literno e i caselli di Capua, l interporto con i relativi raccordi, la fascia 12
13 territoriale che comprende Marcianise e San Marco Evangelista, già di per sé significativa per il ruolo produttivo e commerciale, è destinata ad una forte connessione col sistema infrastrutturale europeo. E evidente che gli scenari di sviluppo di San Marco Evangelista, comune tanto intimamente inserito nelle dinamiche di trasformazione del comprensorio a sud del capoluogo di provincia, non possono prescindere dal destino di questo sub-sistema regionale, che può contare su grandi occasioni in programma e in via di attuazione. II.3 I piani sovraordinati Il PUC di San Marco Evangelista deve conformarsi ai vincoli e alle normative sovraordinati. Nel Piano Urbanistico Comunale di San Marco Evangelista le indicazioni sovraordinate devono essere accolte, nelle diverse forme possibili (previsioni, prescrizioni normative, destinazioni d uso), perseguendo una sintesi originale più che una meccanica conformità. I.3.1 Il Piano Territoriale Regionale Con la legge regionale della Campania n. 13 è entrato in vigore il Piano Territoriale Regionale, volto a garantire la coerenza degli strumenti di pianificazione territoriale provinciale, nel rispetto della legislazione statale e della normativa comunitaria vigenti nonché della Convenzione Europea del Paesaggio e dell accordo Stato-Regioni, in armonia con gli obiettivi fissati dalla programmazione statale e in coerenza con i contenuti della programmazione socio-economica regionale. Il PTR della Regione Campania si propone come un piano d inquadramento, d indirizzo e di promozione di azioni integrate. Nella lunga parte analitica, il piano suddivide il territorio regionale nei seguenti cinque Quadri Territoriali di Riferimento (QTR): - Il Quadro delle Reti: la rete ecologica, la rete dell interconnessione e la rete del rischio ambientale, che attraversano il territorio regionale; - Il Quadro degli Ambienti Insediativi: individuati in numero di nove in rapporto alle caratteristiche morfologico-ambientali e alla trama insediativa. Gli ambienti insediativi contengono gli elementi ai quali si connettono i grandi investimenti e per i quali vengono costruite delle visioni ai fini dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali; - Il Quadro dei Sistemi Territoriali di Sviluppo (STS): sono individuati sulla base della geografia dei processi di auto-riconoscimento delle identità locali e di auto-organizzazione nello sviluppo, confrontando il mosaico dei Patti territoriali, dei Contratti d area, dei Distretti industriali, dei Parchi naturali e delle Comunità montane. Tali sistemi sono classificati in funzione di dominanti territoriali (naturalistica, rurale-culturale, rurale-industriale, urbana, urbano-industriale, paesisticoculturale). Ciascuno di questi STS si colloca in una matrice di indirizzi strategici specificata all interno della tipologia delle sei classi suddette; - Il Quadro dei Campi Territoriali Complessi (CTC): sono individuati alcuni campi territoriali nei quali la sovrapposizione dei Quadri Territoriali di Riferimento mette in evidenza degli spazi di particolare criticità nei quali si ritiene che la Regione debba promuovere un azione prioritaria di interventi particolarmente integrati; - Il Quadro delle modalità per la cooperazione istituzionale e delle raccomandazioni per lo svolgimento di buone pratiche. Vengono anche individuati 9 Ambienti insediativi. Il n. 1 è quello della Piana campana, caratterizzata da residui pregi ambientali e naturalistici, da una forte pressione insediativa e da rischi di inquinamento, da diffuse attività estrattive anche abusive. Nella sua parte a contenuto programmatorio, il PTR individua 45 Sistemi Territoriali di Sviluppo (STS), distinguendone 12 a dominante naturalistica (contrassegnati con la lettera A), 8 a dominante culturale (lett. B), 8 a dominante rurale manifatturiera (lett. C), 5 a dominante urbana (lett. D), 4 a dominante urbano industriale (lett. E) e 8 costieri a dominante paesistico culturale ambientale (lett. F). 13
14 Il D4 (Sistema urbano Caserta e Antica Capua), rientra tra quelli a dominante urbana 9 e se ne mette in evidenza l atipica conservazione dell andamento di crescita della popolazione, con un incremento del 7,73% nel decennio intercensuario e del 6,47% nel decennio Il sistema D4 registra anche incrementi del numero delle Unità Locali (+22,4%) e degli addetti (+15,86%). La matrice degli indirizzi strategici mette in relazione gli indirizzi strategici e i diversi STS al fine di orientare l attività dei tavoli di co-pianificazione. Nella matrice, le righe sono costituite dai vari STS e le colonne dagli indirizzi: Interconnessione (riferito alle previsioni del Piano Regionale dei Trasporti), distinta in accessibilità attuale A1 e programmata A2 -; Difesa della biodiversità B1 -, Valorizzazione dei territori marginali B2 -; Riqualificazione della costa B3 -; Valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio B4 -; Recupero delle aree dimesse B5 -; Rischio vulcanico C1 -; Rischio sismico C2 -; Rischio idrogeologico C3 -; Rischio di incidenti industriali C4 -; Rischio rifiuti C5 -; Rischio per attività estrattive C6 -; Riqualificazione e messa a norma delle città D2 -; Attività produttive per lo sviluppo industriale E1 -; Attività produttive per lo sviluppo agricolo (sviluppo delle filiere ) E2a -; Attività produttive per lo sviluppo agricolo (diversificazione territoriale) E2b -; Attività produttive per lo sviluppo turistico E3 -. I pesi sono i seguenti: 1, per la scarsa rilevanza dell indirizzo; 2, quando l applicazione dell indirizzo consiste in interventi mirati di miglioramento ambientale e paesaggistico ; 3, quando l indirizzo riveste un rilevante valore strategico da rafforzare ; 4, quando l indirizzo costituisce una scelta strategica prioritaria da consolidare. La riga del Sistema Casertano riporta i seguenti valori: A1 A2 B1 B2 B3 B4 B5 C1 C2 C3 C4 C5 C6 D2 E1 E2a 10 E2b E Comprende i comuni di: Arienzo, Capodrise,Capua, Casagiove, Casapulla, Caserta, Castel Morrone, Cervino, Curti, Durazzano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Portico di Caserta, Recale, San Felice a Cancello, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Prisco, San Tammaro, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Valle di Maddaloni. 10 Il valore 4 attribuito all indirizzo strategico E2b è motivato dalla forte vocazione rurale, ambientale e paesaggistica, che giustifica la forte strategicità dell indirizzo. 14
15 Figura 1. Piano Territoriale Regionale: Ambienti insediativi. Il comune di san Marco Evangelista rientra nell Ambiente insediativo Piana campana 15
16 Figura 2. Piano Territoriale Regionale: Sistemi Territoriali di Sviluppo. Il comune di San Marco Evangelista fa parte del STS D4 a dominante urbana. 16
17 I.3.2 Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale Il Piano territoriale di coordinamento provinciale è stato approvato dal Consiglio Provinciale con la deliberazione n. 26 del ed è divenuto efficace a seguito della pubblicazione nel BURC (Bollettino Ufficiale della Regione Campania) dell avviso di avvenuta approvazione. La Relazione illustrativa e i grafici contengono un approfondito quadro conoscitivo, articolato in relazione alla pianificazione sovraordinata (PTR) e si settore (Piano di Bacino, Piani paesaggistici, Parchi), e allo stato di fatto territoriale (demografia, attività produttive, territorio naturale e agricolo, beni culturali e paesaggistici, sistema insediativo e conurbazione, accessibilità, risorse energetiche, rischi, illegalità abusivismo e aree negate. Vengono delineati gli scenari tendenziali al 2022 di domanda e fabbisogno per gli usi residenziali e produttivi. Si giunge infine all assetto proposto mediante le scelte di piano sulla base degli ambiti insediativi provinciali e delle strategie territoriali. Il Ptcp contiene norme e prescrizioni dettagliate, che riguardano anche le modalità di redazione dei piani comunali, con particolare riguardo al dimensionamento e alla determinazione del fabbisogno edilizio abitativo, al consumo di suolo, alla tutela dei valori ambientali e delle aree di pregio e a rischio. Il Piano, sulla base dei dati al 2007, è dimensionato in base ad un orizzonte temporale di 15 anni (2022). Poichè i dati relativi alla demografia e al patrimonio edilizio sono aggiornati al 2007, anno di completamento della redazione, il riferimento all arco quindicennale è ancorato al Conseguentemente, l art. 65, comma 10, delle Norme di attuazione, prescrive che i PUC organizzano le previsioni in: - Disposizioni strutturali, comprensive dei dimensionamenti, riferiti ad un arco temporale non superiore a 15 anni; - Disposizioni programmatiche riferite ad un arco temporale di 5 anni. Ma i carichi insediativi, di cui più specificamente si tratta nella presente relazione nella parte dedicata al dimensionamento del PUC, sono individuati per ambiti sovra comunali al 2018, mentre l art. 66 delle Norme di attuazione stabilisce che il calcolo dell eventuale fabbisogno ulteriore, successivo al 2018, è effettuato in sede di copianificazione con la Regione Campania, come da parere reso dalla medesima Regione Campania per la conformità del Ptcp al Ptr. Conseguentemente, il limite temporale indicato comporta che, poiché i dati di partenza sono quelli del 2007, tutti gli alloggi realizzati tra il 2008 e il febbraio 2012 vanno computati nel fabbisogno al 2018 e che, quindi, considerando i tempi impiegati dalle amministrazioni comunali per l adozione dei PUC, lo sbarramento posto per il 2018 vedrà crescere progressivamente la quota di edilizia residenziale esistente e decrescere quella programmata. Il PTCP approvato evidenzia che nell ambito di Caserta si concentra il 47% della popolazione della provincia e riconosce, nell ambito della provincia, due sistemi forti: quello incentrato su Caserta e l altro su Aversa. Per l ambito di Aversa, il PTCP propone: - di limitare l espansione puntando sulla riqualificazione dell esistente; Per la conurbazione casertana: - consolidare l ambito urbano di Caserta; Per le aree interne: - puntare sulla qualificazione delle produzioni agricole, favorire gli insediamenti agrituristici; Per le aree costiere: - risanamento e riconversione favorendo attività che consentano un uso destagionalizzato. 17
18 Figura 3. Stralcio PTCPP Caserta Il Sistema ecologico Figura 4. Stralcio PTCPP Caserta L evoluzione degli insediamenti Per quanto attiene al territorio urbano, considerato di impianto storico quello insediato fino alla metà del 900, si propone di sostenere la residenzialità e limitare la pressione del traffico. Per i tessuti urbani prevalentemente residenziali di recente formazione, si propone la riqualificazione anche con interventi di ristrutturazione urbanistica. Per quelli di recente formazione prevalentemente produttivi va realizzato l adeguamento normativo funzionale; è necessario però ridurne la pressione sull ambiente e realizzare un miglior rapporto con le residenze. Il piano propone uno scenario tendenziale e uno programmatico. 18
19 Il fabbisogno abitativo della provincia (compresi gli alloggi recuperabili) è stimato a 15 anni ( ) in alloggi; il fabbisogno di aree per standard ammonta a circa 900 ettari. Al Ptcp, come prescrive la L.R. n. 16/2004, dovranno uniformarsi i PUC dei singoli comuni. Il piano riprende i Sistemi territoriali di sviluppo del PTR e, sulla scorta di analisi riferite ai Sistemi locali di lavoro (Sll, ISTAT 2004) con la logica dell autocontenimento, basato su indicatori iche evidenziano il rapporto tra i luoghi di residenza e quelli del lavoro al fine di evitare il più possibile il fenomeno del pendolarismo, individua, nel territorio provinciale, n. 6 ambiti insediativi: 1. Aversa 2. Caserta Mignano Monte Lungo 4. Piedimonte Matese 5. Litorale domitio 6. Teano Con i dati demografici del 2007, il Ptcp evidenzia che la popolazione della Provincia, pari a abitanti, è distribuita per il 47% nell ambito insediativo facente capo a Caserta, per il 29% a quello di Aversa, per l 11,2% al Litorale Domitio facente capo a Sessa Aurunca, per il 7,0% a Piedimonte Matese, per il 4,9% a Teano e solo per l 1,3% a Mignano Montelungo. La distribuzione demografica rispecchia in pieno la morfologia del territorio provinciale, con una forte concentrazione nelle aree, prevalentemente pianeggianti urbane di Caserta e di Aversa e, in una certa misura, sul litorale domitio, ove la maggior parte della popolazione residente vive a Castelvolturno, Mondragone, Cellole, Sessa Aurunca; nella zona settentrionale vi sono territori comunali di modesta dimensione demografica e densità abitativa, nei quali prevalgono i valori della natura del paesaggio. In questo distretto settentrionale i valori paesaggistici e ambientali sono sostanzialmente conservati, con poche e irrilevanti turbative. AMBITI INSEDIATIVI Var.% Var.% Aversa % 5,4% Caserta ,5% 5,9% Mignano M.Lungo ,0% - 2,4% Piedimonte M ,3% -2,9% Litorale Domitio ,1% 5,1% Teano ,0% 0,2% Popolazione residente ai censimenti ISTAT Fonte PTCP AMBITI INSEDIATIVI Var.% Var.% Aversa ,1% 4,2% Caserta ,9% 1,8% Mignano M.Lungo ,5% -1,7% Piedimonte M ,4% -0,3% Litorale Domitio ,7% 1,6% Teano ,2% -1,3% Popolazione anagrafica al 31 dicembre Fonte PTCP 11 L ambito insediativo di Caserta comprende la conurbazione casertana, formata dall intreccio di insediamenti cresciuti attorno alla via Appia, da San Felice a cancello a Caserta a Marcianise, a Santa Maria Capua Vetere fino alla Capua moderna; in direzione di Roma si aggiungono al sub-sistema della conurbazione casertana altri due sub-sistemi: quello che cinge a corona la piana del basso Volturno, da Grazzanise a Francolise a Sparanise e quello formato sulle pendici del Monte Maggiore, da Pignataro Maggiore a Pontelatone. 19
20 Le scelte di piano considerano: per gli Ambiti insediativi della provincia, la dinamica e la concentrazione demografica nonché l evoluzione e i caratteri del sistema insediativo; in funzione della strategia territoriale, la discontinuità del modello insediativo nella continuità del verde; la riqualificazione e il recupero del territorio. Si previene così all assetto territoriale proposto. Quanto all Ambito insediativo di Caserta, cui appartiene il comune di San Marco E., lo scenario tendenziale al 2022 presenta una popolazione residente di unità, con un incremento del 6,1% rispetto al 2007 ( ); un incremento del numero dei nuclei familiari da al 2007 a al 2022 (28,558%) e un calo della composizione media del nucleo familiare (da 2,86 a 2,53 unità); un invecchiamento della popolazione, che dall età media di 38,4 anni al 2007 passerebbe a 42,6, con un incidenza degli ultrasessantacinquenni che passerebbe dal 14,4 del 2007 al 18,9 al All ambito di Caserta vengono attribuiti: un incremento di abitazioni, sempre al 2022, di unità; un incremento di spazi per attività produttive del 12,6% per l industria e del 9,1% per i servizi. Notevole attenzione viene dedicata al c.d. territorio negato, le cui aree, estese per 5000 ha, sono distribuite in prevalenza tra gli ambiti di Caserta e di Aversa, definite come la rappresentazione cartografica del degrado diffuso in provincia (accumuli di rifiuti, cave, spazi dismessi etc.). tale aree vengono destinate a perdere il carattere negativo che le definisce attraverso radicali trasformazioni. Le are negate con potenzialità insediativa sono quelle classificate come aree critiche urbane, per le quali il Ptcp promuove interventi di rinaturalizzazione e ripristino dei caratteri naturalistici preesistenti. I PUC devono indirizzare su queste aree le scelte insediative, garantendone la riqualificazione secondo il principio che ogni intervento di trasformazione dev essere rivolto anche al recupero di una situazione critica preesistente. Tra i nodi infrastrutturali sono indicati l interporto di Marcianise (Interporto Sud Europa) e l aeroporto di Grazzanise. Per il primo, in conformità al PTR, vengono confermate le funzioni tipiche di scambiatore intermodale gomma-ferro, di nodo della logistica e di hub e vengono previsti interventi complementari e di integrazione come l adeguamento della viabilità di accesso al terminal intermodale; il secondo viene inquadrato in un progetto di sviluppo del sistema aeroportuale regionale costituito da scali differenziati, oltre che per localizzazione, per caratteristiche tecniche e per funzioni svolte. Per Grazzanise il Ptcp conferma il ruolo internazionale di classe Icao e le infrastrutture di collegamento alle reti stradale e ferroviaria. Purtroppo, come già avvenne per l aeroporto del Lago Patria per ben due decenni, anche la realizzazione dell aeroporto di Grazzanise si allontana e va lentamente ma inesorabilmente sfumando per la concomitanza di cause diverse che non sarebbe pertinente esaminare in questa sede. Un ruolo importante, tra i complessi di interventi delineati dal piano, viene assegnato alle aree agricole e del territorio aperto - con la tutela delle produzioni tipiche e pregiate e la riqualificazione delle altre e alla riqualificazione dei sistemi urbani Venendo specificamente al comune di San Marco Evangelista, la relazione del Ptcp contiene: - il censimento delle aree negate, che conta 112 siti per 97,84 ha pari al 24,1% dello sviluppo territoriale (Tab. 9.2); - nella ricognizione dello stato attuazione e dello stato di fatto degli agglomerati ASI, la ripartizione della superficie dell agglomerato di San Marco E. (di 174,9 ha totali) in superficie occupata (147,6 ha pari all 84,4%) e superficie libera (27,3 ha pari al 15,6%); - a proposito dei sistemi di mobilità sostenibile, il rinvio alla programmazione promossa dalla provincia di Caserta con il Progetto per la realizzazione di itinerari ciclabili nei territori del comuni di Maddaloni, San Marco Evangelista e San Nicola la Strada denominato Appia ciclabile. Nella redazione dei PUC occorre tener presente che: 1. le nuove residenze, anche con interventi di ristrutturazione urbanistica, vanno, prioritariamente, realizzate nelle aree dismesse; 2. occorre evitare nuovo impegno di suolo; qualora fosse necessario interessare nuove aree, queste vanno reperite in continuità con il tessuto urbano esistente; 3. il territorio va suddiviso in insediato e rurale; 20
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