Source: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/05/01/il-condono-edilizio-abusivo-della-regione-autonoma-della-sardegna/
Timestamp: 2017-12-17 17:43:09+00:00
Document Index: 56828274

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 167', 'art. 15', 'art. 155']

Il condono edilizio “abusivo” della Regione autonoma della Sardegna. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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maggio 1, 2016 Gruppo d'Intervento Giuridico	Lascia un commento Go to comments
Come noto, l’ultima, nefasta, operazione normativa di condono edilizio ha visto la luce con il decreto-legge n. 269/2003 convertito con modificazioni nella legge n. 326/2003, che (art. 32) prevede la possibilità di ottenimento del titolo abilitativo in sanatoria in aree tutelate con vincolo paesaggistico/ambientale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) solo previo parere di compatibilità paesaggistica.
In ogni caso, “le opere abusive non sono comunque suscettibili di sanatoria, qualora … siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici” (art. 32, comma 27°, lettera d, della legge n. 326/2003). La disposizione è stata ripresa dalla legge regionale Sardegna n. 4/2004 (art. 2, comma 1°, lettera e)[1], con però la previsione della possibilità del rilascio della concessione in sanatoria “acquisito il nullaosta da parte del soggetto che ha imposto il vincolo” di natura ambientale.
La circolare assessoriale n. 2/U del 9 giugno 2004 diede un’interpretazione estensiva della materia, in palese contrasto con la normativa nazionale, con la giurisprudenza costituzionale (Corte cost. n. 49/2006, Corte cost. n. 70/2005, Corte cost. n. 71/2005, Corte cost. n. 196/2004) e con la giurisprudenza di legittimità e di merito. Lo ricordava, correttamente, lo stesso Ufficio Legale della Regione autonoma della Sardegna con uno specifico parere (nota n. L/5735 del 22 dicembre 2006) e l’ha ribadito l’attuale Direzione generale Area legale con analogo parere (nota n. 2657 del 27 marzo 2015).
Eppure per oltre dieci anni i Servizi regionali di tutela paesaggistica hanno continuato a emanare pareri paesaggistici per la sanatoria di opere abusive in aree tutelate con vincoli ambientali senza nemmeno inviarli alle competenti Soprintendenze, gli organi periferici del Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo, titolari dei poteri di controllo e di eventuale annullamento “ad estrema difesa del vincolo”, come riconosciuto dalla giurisprudenza costante (es. Cons. Stato, Sez. VI, 29 marzo 2013, n. 1843).
Analogamente si sono comportati per gli accertamenti di compatibilità paesaggistica in caso di riscontro di opere abusive da sanzionare ai sensi dell’art. 167 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.
Solo nel 2015 la Direzione generale regionale per la Pianificazione urbanistico territoriale e della Vigilanza edilizia è corsa ai ripari, proponendo una modifica della procedura, accolta dal Consiglio regionale: l’art. 15 della legge regionale Sardegna n. 8/2015 e dando indicazioni conseguenti ai Servizi regionali di tutela paesaggistica (nota n. 21404/DG del 13 maggio 2015), che, a dir il vero, hanno impiegato del tempo per metabolizzare la novità: per esempio, il Servizio regionale di tutela paesaggistica di Cagliari ha provveduto solo a luglio 2015 inoltrato (ordine di servizio n. 1/2015 del 22 luglio 2015), riconoscendo che “la procedura finora seguita dal Servizio si discosta da tali principi”.
Nel mentre, a fine maggio 2015, emanava, per esempio, il parere paesaggistico (determinazione n. 1474 del 27 maggio 2015) con annessa sanzione (solo 270 mila euro) per il titolo abilitativo in sanatoria per la parte abusiva del complesso industriale ex Polimeri Europa-Versalis e oggi Saras a Sarroch (CA).
Nel settembre 2015 il nuovo Soprintendente per le Belle Arti e il Paesaggio di Cagliari Fausto Martino ha preteso che fossero rispettate le competenze in materia di controllo paesaggistico da parte dell’organo statale periferico, suscitando la reazione dell’on. Pierpaolo Vargiu, esponente del centro-sinistra a Roma ed esponente del centro-destra a Cagliari, che ha effettuato un’interrogazione parlamentare in proposito. L’ondivago parlamentare riceverà a breve la risposta da parte del Ministero competente.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari riceverà, invece, una segnalazione dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus per tutte le attività di competenza sull’incredibile decennale condono edilizio abusivo della Regione autonoma della Sardegna. In numerose occasioni il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha sollecitato le strutture regionali per la ripresa delle attività di demolizione degli abusi edilizi e ripristino ambientale, interrotte dal 1994. Finora invano.
Last but not least, l’opinione pubblica deve ringraziare quei giornalisti che hanno lavorato con determinazione sulla cosa: Pablo Sole, per Sardinia Post, e Mauro Lissia, per La Nuova Sardegna. E, naturalmente, quei funzionari pubblici che fanno il loro dovere per difendere il nostro paesaggio.
qui le determinazioni adottate in materia di tutela del paesaggio nelle Province di Cagliari e Carbonia Iglesias nel 2015.
da Sardinia Post, 28 aprile 2016
Cemento sulle coste, Regione choc: “Abbiamo sanato in maniera illegittima”. (Pablo Sole)
Ecco cosa vien fuori a tradurre dal burocratese l’ordine di servizio (leggi) che il 15 luglio 2015 Alessandro Pusceddu, direttore del Servizio tutela paesaggistica di Cagliari e Carbonia-Iglesias, trasmette agli uffici. È un documento dirompente, un’ammissione di colpa che alza il velo su anni e anni di abusi sanati senza colpo ferire. Da Carloforte a Muravera: tutto consentito. Sulle coste il cemento, nelle casse della Regione qualche euro: fatti salvi un paio di casi, per l’ufficio tutela del paesaggio le colate di cemento non hanno mai causato alcun danno (in caso contrario: o sarebbero arrivate le ruspe, o il conto sarebbe stato ben più salato) e quindi con pochi spiccioli il discorso è chiuso. Lo testimonia il ‘prezziario’ applicato con grande benevolenza a chi, aggrappandosi ai vari condoni e al buon cuore degli uffici regionali, ha costruito in area vincolata di tutto un po’: piscine, immobili nuovi di pacca e perfino capannoni industriali.
Basta pagare (una miseria) e dalla Regione arriva l’ok che sana il cemento sulle coste.
In Regione è come se avessero abolito il Servizio tutela del paesaggio. Nessuno se n’era accorto, eccezion fatta per gli aficionados degli abusi edilizi. Gli uffici che in teoria avrebbero il compito di preservare le coste e le zone vincolate dal cemento e dalle speculazioni, negli ultimi tempi hanno firmato svariati nullaosta, senza riscontrare alcun danno ai beni ‘tutelati’. E vista l’entità irrisoria delle sanzioni emesse, in Sardegna il prezzo di una sanatoria è parecchio competitivo.
Piscine e seminterrati, ma anche intere villette, bagni, verande e perfino capannoni industriali: a scorrere la lista delle autorizzazioni in sanatoria firmate nel solo 2015 (guarda), si stenta a credere che il settore dell’edilizia sia in crisi.
Qualche esempio? A Carloforte, condonare una piscina dopo aver pure ampliato la casetta al mare costa 555 euro. A quel punto conviene realizzare due immobili ex novo. Ed è proprio quel che ha fatto, sempre sull’Isola di San Pietro, un intrepido signore che grazie al condono del 2003 ha sanato “due immobili residenziali” con appena 1.643 euro. Più economica Villasimius: per incrementare la cubatura di una casa entro i 300 metri dal mare – zona che sulla carta dovrebbe essere semplicemente intoccabile – basta staccare un assegno di ben 258 euro. A Castiadas per un ampliamento volano via 348 euro, a Torre delle Stelle circa 854. Dipende chiaramente dall’entità dell’intervento. Che però, secondo le norme, è pacificamente vietato.
L’exploit più significativo però lo si ha a probabilmente Capoterra, dove l’ufficio tutela è riuscito a condonare senza riscontrare alcun danno “due capannoni industriali con annessi uffici”, sempre in area vincolata. La domanda di sanatoria è stata presentata a valere sul condono del 1985 e la società proprietaria se l’è cavata pagando l’esosa sanzione di 285 euro.
La formuletta usata dai prodighi dirigenti e funzionari dell’ufficio tutela è sempre la solita: viste le carte,non si ritiene che l’intervento “abbia arrecato pregiudizio ai valori paesaggistici tutelati dal vincolo e che le opere eseguite non abbiano alterato negativamente le caratteristiche paesaggistiche dei luoghi circostanti”. È la frase rituale riportata in quasi tutti gli atti di sanatoria, ed è grazie a questo mantra che le sanzioni comminate per risolvere la questione sono semplicemente ridicole. Perché se gli uffici avessero riscontrato un danno – quello cioè che a rigor di logica dovrebbe sempre o quasi derivare da un abuso edilizio in area vincolata – sarebbero entrate in azione le ruspe o, quanto meno, i conti in banca dei Signori del cemento sarebbero stati prosciugati a suon di multe di migliaia e migliaia di euro.
A parte il danno-fantasma poi, a minare la legittimità della maggior parte dei nullaosta accordati dalla Regione c’è un piccolo problema: il condono Berlusconi del 2003 non permette di sanare nuove cubature nelle zone sottoposte a vincolo paesaggistico, come invece hanno fatto in viale Trieste. E non è mica una novità: gli uffici lo sanno almeno dal 2006 e una rinfrescata è stata data per l’ennesima volta nel marzo dello scorso anno, tanto che il direttore del servizio tutela Alessandro Pusceddu alla fine ha ammesso che l’iter seguito dagli uffici “si discostava” dalle norme. Nel frattempo però, nessuno ha pensato di chiedergli conto e congelare in autotutela le pratiche al vaglio della Regione.
Infine, ci sarebbe un altro banalissimo particolare: nelle zone tutelate, il via libera è sempre subordinato al parere della Sovrintendenza ai beni paesaggistici. All’Ufficio tutela sapevano anche questo. Non risulta però che negli ultimi dieci anni, qualcuno si sia preso la briga di interpellare i vertici di via Cesare Battisti.
A onor di cronaca però, la Regione in alcuni casi è stata inflessibile. Ad esempio, non ha battuto ciglio nel negare l’autorizzazione ad una coppia di Villamassargia che aveva intenzione di installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa. “L’abitazione è in centro storico, quindi niente da fare”, ha fatto sapere l’ufficio tutela. D’altronde, mica volevano colare cemento.
da La Nuova Sardegna, 28 aprile 2016
Condoni edilizi: «Per undici anni violate le norme».
Il sovrintendente: la Regione ha agito illegittimamente Vargiu, Sc, aveva presentato una interrogazione al Mibac. (Mauro Lissia)
CAGLIARI. Fino all’estate 2015 la legge sul condono edilizio del 2003, varata dal governo Berlusconi, in Sardegna è stata applicata anche in aree tutelate dal vincolo paesaggistico, malgrado le norme dello Stato lo vietassero. Centinaia di sanatorie di abusi sono state concesse in aperto contrasto con la legge, con danni incalcolabili al paesaggio dell’isola. Responsabile di quello che appare come un omaggio ai costruttori abusivi sarebbe la Regione, che nell’applicare in modo estensivo il condono berlusconiano ha a lungo ignorato oltre che il Piano paesaggistico regionale e le norme di riferimento contenute nel Codice del paesaggio, tre sentenze emesse nel 2006 dalla sezione penale della Corte d’Appello di Cagliari, con le quali i giudici avevano confermato come nessun abuso edilizio possa essere sanato nelle aree protette dal vincolo paesaggistico. Quelle sentenze erano note agli uffici di viale Trento: a dimostrarlo è un parere sull’argomento firmato dall’ufficio legale della stessa Regione il 22 dicembre 2006, un parere nel quale le decisioni dei magistrati vengono citate espressamente. Quel parere è caduto nel vuoto, le domande di sanatoria considerate inammissibili dal consulente legale della Regione sono state comunque accolte negli anni successivi, in barba alle norme prevalenti: quelle dello Stato.
È Fausto Martino, il sovrintendente per le Belle arti e il paesaggio di Cagliari, Oristano e Ogliastra a denunciare quella che appare come una grave leggerezza commessa dagli uffici regionali nell’arco di quasi dodici anni di attività, fino a quando Martino – il 12 agosto 2015 – è stato nominato dirigente del paesaggio e ha messo fine a quella che appare come un’abbuffata di cemento illegale. Ed è una denuncia dagli effetti imprevedibili, perché si trova già nelle mani del Mibac – il ministero dei Beni culturali – cui due mesi fa si era rivolto il parlamentare Pierpaolo Vargiu per lamentare una sorta di eccesso di zelo da parte di Martino, «colpevole» di applicare nell’esame delle istanze e nelle pratiche di condono edilizio le norme restrittive dello Stato anzichè quelle, molto più larghe, approvate dalla Regione. Colpa che avrebbe provocato, a detta di Vargiu, danni economici alle imprese e confusione tra i cittadini.
La realtà, secondo il dirigente ministeriale, è del tutto diversa e viene illustrata in una lunga nota indirizzata al Mibac che servirà per rispondere all’interrogazione di Vargiu, una nota di cui la Nuova Sardegna ha potuto conoscere il contenuto. Prima di tutto la competenza: in base alla Costituzione è lo Stato a legiferare sul paesaggio e a garantirne la tutela. La conseguenza inevitabile è che qualsiasi norma sulla materia elaborata dalla Regione dev’essere in linea con le leggi statali. Quindi se il condono edilizio del 2003 aveva stabilito limiti e paletti, tra i quali la tutela delle aree vincolate, la Regione avrebbe dovuto rispettarli e non andare al di là di quanto lo Stato aveva concesso. Ma secondo Martino è accaduto proprio questo: gli uffici regionali hanno trattato le domande di condono applicando norme più permissive e comunque illegittime. Mentre il solo riferimento per stabilire la compatibilità paesaggistica degli interventi edilizi è il Piano paesaggistico regionale perché recepisce la legge dello Stato. Il Ppr – secondo Martino – è «il solo strumento direttamente investito dal legislatore statale nella funzione di contemperare l’obiettivo di un razionale sfruttamento del territorio con l’esigenza, non meno importante, che ciò avvenga in modo compatibile con la tutela di quella tipologia di beni paesaggistici». In altre parole: non sono ammesse deroghe al Ppr, quindi sanare un abuso edilizio in un’area tutelata dai vincoli del Ppr è un atto illegittimo. Ora
non resta che attendere la risposta ufficiale del Ministero al deputato Vargiu. Sarà l’ufficio legislativo del Mibac a valutare le osservazioni di Martino e a stabilire se il sovrintendente della Sardegna ha ragione o no e se quanto il dirigente ha esposto possa dar luogo ad altre iniziative.
[1] “Non sono, comunque, suscettibili di sanatoria …
e) le opere abusive che siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere dei beni ambientali e paesistici, qualora non venga acquisito il nullaosta da parte del soggetto che ha imposto il vincolo, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima dell’esecuzione di dette opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici”.
maggio 1, 2016 alle 12:38 am
Dopo aver letto cosa e’ stato fatto fare ************* Insomma una parte degli ********* sono criminali ma non ti piccola taglia. Addirittura una parte di complesso industriale al prezzo scontato di 270.000 Euro! Il messaggio che ne viene fuori e’: gli abusi convengono – fai un abuso e diventerai ricco!
Qui in Inghilterra non ti fanno neppure mettere una capanna di legno in casa tua (ho provato io e m’e’ subito arrivata la comunicazione di abuso edilizio; e si tratta di una semplice capanna in legno poggiata per terra, senza fondazioni), figuriamoci un complesso industriale! Ci sarebbe una tale mobilitazione di massa e l’omologo inglese del Signor Pusceddu dopo essersi visto costretto a dimettersi all’istante troverebbe rifugio ***********!
L’Italia non e’ ancora uno stato di diritto e forse non lo e’ mai stata.
Quanta strada da fare c’e’ ancora! Basterebbe un 10% di persone come Stefano Deliperi e gli altri “eroi civici” citati nell’articolo.
maggio 1, 2016 alle 11:44 am
grazie per la stima Riccardo 🙂
Ho dovuto oscurarti alcuni riferimenti, perchè avrebbero potuto avere serie conseguenze penali nei tuoi confronti.
La Sardegna – e il resto d’Italia – devono ancora fare un bel po’ di strada per divenire un Paese civile riguardo il rispetto della legalità e degli straordinari “tesori” ambientali e culturali.
maggio 1, 2016 alle 2:07 pm
Grazie Stefano per avermi risparmiato quello che invece si meriterebbe il mio omologo, hahaha.
Ma non si potrebbe fare affidamento sull’Unione Europea per costringere gli organi regionali al rispetto della legalità visto che quelli statali non sembrano sortire l’effetto dovuto?
Certo alla fine e’ tutta “colpa” per così dire, dei cittadini che tacciono e acconsentono quand’anche non siano quegli stessi che commettono gli abusi. Ma questi ultimi almeno li capisco, pur senza giustificarli, perché almeno ne traggono un vantaggio diretto ma la gente che invece sta inerte di fronte a questi fatti! Sono 16 anni che vivo in Inghilterra e non mi piace quasi niente qui: il clima fa schifo e la società e’ troppo consumistica. Una cosa pero’ mi lascia sempre pieno di ammirazione per gli inglesi: il senso di responsabilità civico che hanno quasi nel loro DNA. Abusi alla legge e ai regolamenti di qualsiasi tipo qui non vengono tollerati e quelli che li commettono vengono non quasi rispettati e riveriti come da noi in Italia, soprattutto nel sud, ma esposti al pubblico ludibrio. Se sono dei politici, la loro carriera e’ finita e vanno pure in galera, come i cittadini comuni. Noi Italiani invece eravamo più civili ai tempi dell’Impero Romano!
maggio 1, 2016 alle 2:49 pm
ci proviamo spesso e volentieri, caro Riccardo, ad aver aiuto dalle Istituzioni europee. Talvolta, peró, sono molto formaliste: basta che la norma sia formalmente rispettata e a loro va bene così. Sí, nell’Impero Romano, per i tempi allora correnti, la legalità era molto più rispettata di oggi.
maggio 1, 2016 alle 4:54 pm
Le consegeuenze penali dovrebbero esserci per I delinquenti che applicano la legge a loro piacimento altroche per la gente che inveisce contro il loro operato.Se non è un sistema mafioso questo…….abbiate il coraggio Di non censurare quello che scrivo e denuciate voi la Sacra Famiglia.Le bastonate non a chi manifesta il proprio dissenso ma a chi ha asservito la legge al potere.Come si buttano giù le case abusive dei disraziati,allo stesso modo si graziano gli abusi di potenti e amici.Verrà il giorno Che la gente sarà consapevole del fango che siete e vi mangerà a morsi.AFFANCULO
maggio 1, 2016 alle 5:51 pm
c’è da chiedersi se leggi quanto scritto negli articoli o commenti senza leggerli: c’è già scritto quello che faremo.
maggio 2, 2016 alle 11:07 am
Scusa Grig,ma ero cosí incazzato per l’operato di questi poco di buono…………e dal non operato degli organi controllori che ho mollato il timone.
maggio 1, 2016 alle 12:50 am
Ma a cosa diavolo serve avere delle aree tutelate dal punto di vista ambientale e paesaggistico se poi chiunque se la cava con un condono e anche a buon mercato!? E qui non si tratta neppure di artefatti di pubblica utilità (come una pala eolica per esempio) ma di fabbricati ad uso privato che vanno a incidere sull’ecosistema e sul paesaggio a beneficio solo del proprietario!
maggio 1, 2016 alle 8:37 pm
Non bisognerebbe mai arrendersi pero’. Le cose possono sempre migliorare: dipende da noi. Anche condannare le malefatte dei politici come fa questa associazione può servire a creare una nuova coscienza civica. Sono cose che richiedono generazioni, certo. Ma da qualche punto bisognerà pure iniziare, no?
maggio 1, 2016 alle 7:56 pm
Dirigenza regionale completamente deresponsabilizzata e spesso, purtroppo asservita. Se la nomina dipende dal politico va da se che spesso si venga a creare un intreccio perverso. Chi non si presta è fuori, salata, Viene messo in un angolo. Ma almeno dorme sonni tranquilli e guarda in faccia con dignità le altre persone.
Purtroppo la classe dirigente amministrativa è del tutto incapace di auto controllarsi e di svincolarsi da logiche estranee al favoritismo di turno. Spero vivamente che qualcuno sia chiamato a rispondere del proprio operato
maggio 2, 2016 alle 2:47 pm
Ma una denuncia per abuso d’ufficio a carico dei dirigenti comunali che hanno rilasciato questi invalidi (cfr. CCOST 233/2015) condoni edilizi sarebbe proprio infondata?
E perché, visto che ci siamo, denunciare per concorso di abuso paesaggistico anche i soprintendenti locali e la Regione che ai sensi dell’art. 155 del Codice hanno il potere-dovere di fattiva vigilanza?
maggio 2, 2016 alle 8:10 pm
Ma questo sarebbe il minimo, certamente! Chiedo al GRiG: si può fare?
Perchè non vengono denunciati per abuso d’ufficio?Perchè è del “sistema Sardegna” che si parla.Sistema che arrichisce tutti e tutti rende silenti(Fiordalisi e pochi altri a parte)per questo non si può scoperchiare la pentola,ma basta ogni tanto buttare giù l’abitazione di qualche capro espiatorio per far credere che la Giustizia esiste.
Il mio cuore piange per voi, commiserazioni. Il mondo non ha più sentimento ne ragione e i poteri si stanno mangiando tutto e tutti. Esistono due scelte o si piange o si lotta.
maggio 4, 2016 alle 3:27 pm
Si lotta Arpia,non è più tempo di piangere.Purtroppo il male è ramificato in tutto quello che è Stato o Istituzioni,per questo non è facile far sentire la proprio voce.Cacciate la paura e in maniera pacifica lottate per I propri diritti,I delinquenti sono loro.
da Sardinia Post, 6 maggio 2016
Condoni facili, al setaccio centinaia di pratiche. E il caso arriva in Procura. (Pablo Sole) (http://www.sardiniapost.it/cronaca/condoni-facili-al-setaccio-centinaia-di-pratiche-e-il-caso-arriva-in-procura/)
Poche righe che hanno creato un finimondo. Questo è accaduto dopo la pubblicazione del documento riservato che il direttore del Servizio tutela paesaggistica della Regione ha firmato nel luglio dello scorso anno. In prosa: “Pare che ci siamo discostati dalle norme nazionali”. In pratica: “Abbiamo condonato e sanato senza colpo ferire migliaia e migliaia di metri cubi di cemento, senza rispettare la legge”. E ora l’assessorato all’Urbanistica si trova a gestire un decennio di pratiche potenzialmente illegittime. Con una missione: passare al setaccio i documenti. Come finirà? Difficile dirlo, vista la situazione. D’altronde i casi eclatanti non mancano, a cominciare dal petrolchimico Eni di Sarroch.
In sostanza, il direttore del servizio Alessandro Pusceddu ha ammesso che i suoi uffici hanno sanato migliaia di metri cubi di cemento che non potevano essere sanati. Per di più, si parla di cemento colato in zone vincolate. Capita, se è vero come è vero che la Regione ha benevolmente ‘regalato’ il nullaosta anche agli abusi sulla costa, e l’ha fatto appunto per almeno un decennio senza peraltro consultare la Sovrintendenza ai Beni culturali e paesaggistici, il cui parere è vincolante. Tradotto: sulla carta, in Sardegna ci sono migliaia e migliaia di metri cubi abusivi. Tradotto ancor più fedelmente: ruspe ‘senza se e senza ma’.
Problema: chi ha pagato per sanare un abuso che di norma non poteva essere condonato, che deve fare? E in parallelo c’è il rischio che il ‘povero Cristo’ che ha chiuso una veranda nella villetta al mare, si ritrovi al pari dell’albergatore che grazie alle interpretazioni un po’ lasche della legge ha visto tutto condonato con poche centinaia di euro?
L’assessore regionale all’Urbanistica Cristiano Erriu non commenta, ma da fonti vicine all’esponente della giunta Pigliaru trapela un dato molto semplice: la Regione si trova con la classica ‘patata bollente’ in mano. E ora si arrovella in cerca di una soluzione. Mandare le ruspe non è pensabile, semplicemente perché verrebbe giù mezza Sardegna, confermano fonti della Regione. Sta di fatto che Erriu è ben conscio del problema e, in accordo con gli uffici, sta cercando una non facile soluzione. Come sedersi attorno ad un tavolo dopo aver passato, con pazienza e accortezza, ogni pratica al vaglio di uno speciale pool di esperti.
Si tratterà cioè di stabilire, con un faccia a faccia tra assessorato regionale, uffici della Tutela del paesaggio e amministrazioni comunali, chi in effetti ha commesso un abuso sanabile – quindi ‘minore’ – e chi invece ha beneficiato del condono un po’ troppo benevolmente grazie alle varie interpretazioni normative che si sono succedute negli anni. E pure dopo.
Nel frattempo, l’associazione ambientalista Gruppo di intervento giuridico ha pensato bene di informare la Procura della Repubblica.
maggio 20, 2016 alle 3:01 pm
Ma qualcuno si è mai accorto che sono nati in Sardegna interi paesi es. Porto Torres sopra un vincolo paesaggistico di “bellezze naturali ” emanato con Regio Decreto sin dal 1932????……….. sono interi paesi edificati con regolari concessioni edilizie e nulla osta paesaggistici vari,(tutto il cemento versato è sempre stato paesaggisticamente compatibile), ora ci troviamo all’interno di un disordinato e squallido contesto edilizio ricadente all’interno di un vincolo di fatto decaduto perchè ne ha snaturato il contenuto, ma legalmente costretti a chiedere un nulla osta paesaggistico solo per poter cambiare il colore delle tapparelle.
Queste non sono storie di condoni ma di urbanistica “legale” di cui nessuno si è mai occupato.
questo se lo sono dimenticato?
da L’Unione Sarda, 26 aprile 2017
Budoni, sequestrato il villaggio Tanaunella: 13 denunce per abusi edilizi. (http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/04/26/budoni_sequestrato_il_villaggio_tanaunella_13_denunce_per_abusi_e-68-593948.html)
Un villaggio residenziale sequestrato, il complesso abitativo Tanaunella, e 13 denunce per abuso edilizio.
Questo il bilancio di una serie di controlli mirati da parte dei carabinieri a Budoni.
Tutto è nato da un banale confronto tra i progetti iniziali e ciò che poi è stato effettivamente costruito: i disegni di due palazzine con un primo piano, un piano terra e dei magazzini seminterrati non sono stati rispettati in fase di realizzazione.
Le volumetrie sono state completamente stravolte e, al posto di un centro commerciale, sono stati realizzati degli appartamenti.
In particolare è emerso che oltre ad aver cambiato completamente le strutture interne dei vari alloggi al primo piano, alcuni dei quali senza neanche rispettare le altezze minime di abitabilità, quelle strutture vendute come magazzini seminterrati sono invece state costruite come degli appartamenti finiti e indipendenti.
da La Nuova Sardegna, 26 aprile 2017
Centro commerciale e magazzini trasformati in appartamenti: maxi sequestro e 13 denunce a Budoni.
Operazione dei carabinieri in un complesso edilizio di Tanaunella dove è stato cointestato lo stravolgimento del progetto approvato dal Comune. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2017/04/26/news/centro-commerciale-e-magazzini-trasformati-in-appartamenti-maxi-sequestro-e-13-denunce-a-budoni-1.15253146)
BUDONI. Un complesso edilizio di Taunaunella è stato sequestrato dai carabinieri che hanni denunciato anche tredici persone per abuso edilizio. Da tempo i militari sospettavano iregolarità nelle unità abitative da poco costruite in quella zona e il 25 aprile, ottenuto il mandato dall’autorità giudiziaria di Nuoro, i militari hanno effettuato un controllo accurato sul complesso residenziale constatando varie irregolarità.
Dalla verifica, effettuata anche con l’aiuto del personale dell’ufficio tecnico del Comune di Budoni, è emerso che, dopo l’autorizzazione alla costruzione del progetto iniziale, che prevedeva due palazzine con un primo piano, un piano terra e dei magazzini seminterrati, erano state completamente stravolte le volumetrie. Inoltre, dove era previsto un centro commerciale, sono stati realizzati appartamenti residenziali.
Non basta, i carabinieri hanno accertato che sono state modificate le strutture interne dei vari alloggi al primo piano, in qualche caso senza neanche rispettare le altezze minime di abitabilità, e che le strutture vendute come magazzini
seminterrati sono invece state costruite come appartamenti finiti e indipendenti.
I carabinieri della stazione di Budoni hanno pertanto sequestrato le due strutture, con i nove appartamenti ricavbati nel complesso, e denunciato per abuso edilizio le tredici persone coinvolte.
aprile 26, 2017 alle 3:34 pm
Se continuano a fare abusi edilizi, evidentemente il crimine paga. Che schifo!
aprile 27, 2017 alle 10:11 am
Giusto Riccardo,I fatti la casa al Pulpito a Carloforte è ancora li.Come tante altre del resto……
S. Efisio, a Cagliari. Anche il Comune di Santa Teresa di Gallura dice no al pontile di Cala Spinosa!