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Timestamp: 2017-11-17 20:55:55+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 30']

Re: : Cittadinanza italiana via materna. Nati prima del anno 1948 Brest Region Forum.
Re: : Cittadinanza italiana via materna. Nati prima del anno 1948
In Response To: Re: : Cittadinanza italiana via materna. Nati prima del anno 1948 (Horacio Guillén)
CITTADINANZA VIA MATERNA. IL PLESSO NORMATIVO DISCRIMINATORIO.NUOVI ARGOMENTI.
Horacio Guillén. Professore di Diritto Civile alla Universidad del Museo Social Argentino.
La situazione riguardo ai figli nati di cittadina italiana e padre straniero, non può considerarsi senza riferirsi al quadro normativo che sorge dell’attuale legge e sua posizione davanti la Costituzione, e che mi fa pensare che la Corte pronuncerà l’illegittimità costituzionale appuntata.
La legge 184, del 1983 e poi l’attuale L. 91 del 1992 non hanno fatto che rimediare, parzialmente, le questioni pendenti, giacche hanno lasciato assoggettata all’anteriore disciplina (L. 555/1912) ai figli delle donne cittadine nati prima del 1948.
Non ostante che, nel fra tempo, è stata riconosciuta la cittadinanza agli austro-ungarici, agli esuli, ecc. nulla è stato fatto riguardo degli esclusi, considerano al descritto come caso chiuso. Questa ingiusta situazione e la possibilità di essere rimediata, trova basamento sufficiente nella disparità di trattamento che sorge della stessa legge n. 91 del 5 febbraio 1992, nel suo contrasto con i principi d’uguaglianza davanti la legge, uguaglianza fra i coniugi ed uguaglianza tra i sessi stabiliti dalla Costituzione, e non giustificate dalle posizioni positiviste ad oltranza.
Se è vero che il legislatore ha proposto la nuova legge organica della cittadinanza accogliendo pienamente i nuovi indirizzi emersi a seguito dell’incostituzionalità, tuttavia non è stata individuata alcuna normativa di raccordo con la vecchia legge che, in qualche modo, contemperi il dettato costituzionale con i casi di coloro che sono rimasti fuori d’ogni previsione di riacquisto. La conseguenza di tale mancata previsione è quella dell’evidente disparità di trattamento tra persone che si trovano nella medesima condizione giuridica, anche nello stesso ambito familiare.
Si ripropone, dunque, la questione d’illegittimità costituzionale, sotto diverso aspetto, per la legge 5 febbraio 1992 n. 91, che ha omesso di considerare l’esistenza di questi casi marginali, senza neppure prevedere una normativa di collegamento. Pertanto, ora la nuova legge pone altre problematiche sotto il profilo della disuguaglianza tra categorie di cittadini, alcuni dei quali godono della pienezza dei diritti ed altri no.
La mancanza di riconoscimento dei predetti casi non solo contrasta con quelli già detti, ma si trovano, anche, le seguenti disparità:
1) Disparità di trattamento con il figlio d’ignoto (art. 1 n. 2. L. 91/92)
2) Disparità di trattamento con coloro che sono nati nei territori perduti dopo la guerra (Legge 379/2000).
4) Disparità di trattamento in tanto l’attuale legge all’art. 17, non prevede che anche i figli di madre che ha perduto la cittadinanza per fatti estranei alla sua volontà non abbiano la possibilità di riacquistare la cittadinanza con dichiarazione prevista dall’art. 17 stessa legge.
5) Incostituzionalità dell’art. 1, 2,3,4,13 della Legge 5 febbraio 1992 n. 91, per violazione dell’art. 3,22,29 e 136 della Costituzione, nonché per contrasto con l’art. 30 Legge 11.3.1957 n. 87, ove non prevede che sia cittadino italiano, o possa comunque divenirlo, il figlio nato prima del 1.1.1948 da donna che aveva perduto la cittadinanza per effetto del matrimonio con cittadino straniero.
Si deve ricordare che per molti decenni la Costituzione rimase inattuata, non riconoscendosi inizialmente al dettato costituzionale valore di norma precettiva. Tale situazione ha determinato il paradosso in cui si è trovata la donna italiana nel corso di questi decenni: prima privata della cittadinanza, poi gli fu riconosciuta, ma senza effettivo rimedio attuativo, sino al 1975. In questa data gli fu concessa una dichiarazione con effetti retroattivi, ma non oltre il 1948.
In peggiore situazione si trovano i figli delle donne cittadine che, non avendo perso la propria cittadinanza per motivo di matrimonio, non possono comunicarla ai figli nati prima del 1948.
Invero, con la dichiarazione dei Diritti dell’Uomo l’Italia ha riconosciuto anche la cittadinanza tra i diritti fondamentali ed inviolabili dell’Uomo. Perciò si ritiene che la mancata previsione dell’acquisto della cittadinanza per queste persone, o anche l’omessa previsione di una normativa di raccordo che comunque riconosca il diritto degli esclusi consentendo loro comunque la possibilità di reinserirsi nella nostra compagine sociale (invece di parificarli agli stranieri) possa costituire una violazione della norma costituzionale e sopranazionale che in ogni caso si pone a tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, tra i quali il diritto di vedere riconosciuta la propria cittadinanza come conseguenza naturale dello jus sanguinis e come espressione di un comune ceppo, lingua, tradizioni e cultura.
8 Luglio 2005.