Source: https://de.slideshare.net/studiocivile/gli-statuti-degli-imprenditori
Timestamp: 2017-11-25 06:05:11+00:00
Document Index: 101069990

Matched Legal Cases: ['art. 2082', 'art. 2082', 'art. 147', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 2135', 'art. 2195', 'art. 2083', 'art. 2247', 'art. 2093', 'art. 2195', 'art. 47', 'art. 2563', 'art. 2595', 'art. 2602', 'art. 2214', 'art. 2221', 'art. 2201', 'art. 9']

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Una panoramica sui regimi legali delle diverse categorie di imprenditori (commerciale, agricolo, piccolo, ecc.).
Giulia Lavagnino
1. UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO L’IMPRESA UNITÀ 2 Prof. Diego Piselli corso di diritto commerciale a.a. 2013/2014
2. L’IMPRESA E LE SUE CATEGORIE 2 La categoria essenziale e fondante del diritto commerciale è quella dell’impresa, nozione da distinguersi da quella di azienda e quella di società. L’impresa regolata dal codice civile è qualsiasi attività produttiva stabile ed organizzata, svolta con criteri di economicità.
3. LA NOZIONE GENERALE DI IMPRENDITORE 3 Per l’art. 2082 c.c. È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi.
4. GLI ELEMENTI DELLA DEFINIZIONE DELL’ARTICOLO 2082 C.C. 4 art. 2082 c.c. attività produttiva e di scambio organizzazione economicità professionalità modalità di svolgimento scopo lucrativo orientamento al mercato Si discute della necessità di…
5. UN PO’ DI TERMINOLOGIA 5
6. L’IMPUTAZIONE DELL’ATTIVITÀ D’IMPRESA 6 L’imprenditore è il soggetto il cui nome è «speso» nel traffico giuridico dalle norme sul mandato si ricava che per l’imputazione dell’attività vale un criterio formale (spendita del nome) e non sostanziale (titolarità dell’interesse) N.B.: nel caso di esercizio dell’impresa tramite rappresentante, l’imprenditore è il rappresentato, e non il rappresentante
7. L’ESERCIZIO INDIRETTO DELL’IMPRESA 7 Si verifica quando un soggetto esercita un’impresa senza apparire nei confronti dei terzi, ma restando “dietro le quinte”. Nei rapporti con i terzi appare invece un terzo «prestanome», spesso nullatenente, che attua le scelte imposte dal reale dominus dell’impresa. Se l’impresa esercitata è commerciale, in caso di fallimento fallisce solo il terzo, imprenditore palese o prestanome nullatenente, o l’esigenza di tutelare i terzi impone che fallisca anche l’imprenditore occulto?
8. L’IMPRENDITORE OCCULTO 8 In proposito è stata elaborata la teoria dell’imprenditore occulto, che faceva leva sul tentativo di superare le regole formali sul presupposto che al potere su di un‘impresa deve corrispondere la conseguente responsabilità ovvero in base all’art. 147, l. fall., per il quale il fallimento della società si estende anche ai soci illimitatamente responsabili la cui esistenza sia scoperta dopo la dichiarazione di fallimento della società.
9. CRITICA ALLA TEORIA DELL’IMPRENDITORE OCCULTO 9 La teoria dell’imprenditore occulto non ha avuto successo e oggi si ritiene che: →sia valido il solo criterio formale di imputazione dell’attività d’impresa che sembra imposto dalle norme del codice civile; → non sussista in proposito un problema di tutela dei terzi creditori dell’impresa esercitata tramite «prestanome», dato che costoro hanno certamente confidato solo sul patrimonio dell’imprenditore «palese»;
10. LA REPRESSIONE DELL’ESERCIZIO «SCHERMATO» DELL’ATTIVITÀ D’IMPRESA 10 Strumento fallimentare: deriva dalla configurazione in capo all’imprenditore «occulto» o «tiranno» della titolarità di un’autonoma impresa «fiancheggiatrice» dell’attività palese ai terzi. Strumento previsto dagli articoli 2497 ss. codice civile: obbligo di risarcimento del danno derivante dallo scorretto esercizio dei poteri di direzione e coordinamento di un‘impresa in forma societaria.
11. INIZIO DELL’IMPRESA 11 La qualità di imprenditore si acquista con l’effettivo inizio dell’attività di impresa che può derivare da: atti di organizzazione dell’impresa; atti di esercizio dell’impresa.
12. La fine dell’impresa coincide con la dissoluzione del patrimonio e dei rapporti giuridici d’impresa derivante dall’effettivo compimento della liquidazione. Tuttavia l’art. 10 l. fall. prevede che l’imprenditore possa esser dichiarato fallito entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese. Per la legge fallimentare la fine dell’impresa non deriva dalla dissoluzione della stessa ma dal dato (formale) della cancellazione dal registro delle imprese. Lo stesso art. 10 l. fall. fa salva la facoltà di superare il criterio formale, dimostrando il momento dell’effettiva cessazione dell’attività (comma 2 dell’art. 10, l. fall.) FINE DELL’IMPRESA 12
13. LE CATEGORIE DI IMPRENDITORI 13 Il codice civile distingue gli imprenditori in base a: imprenditore agricolo (art. 2135 c.c.e 1, co. 2, d.lgs.228/2001) imprenditore commerciale (art. 2195) piccolo imprenditore (art. 2083) imprenditore medio/grande impresa individuale impresa costituita in forma di società (art. 2247ss.) impresa pubblica (art. 2093) oggetto dell’impresa dimensioni natura del soggetto
14. L’IMPRENDITORE COMMERCIALE 14 Per l’art. 2195 c.c. è imprenditore commerciale chi esercita: 1) un’attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi; 2) un’attività intermediaria nella circolazione dei beni; 3) un’attività di trasporto per terra, per acqua, o per aria; 4) un’attività bancaria o assicurativa; 5) altre attività ausiliarie alle precedenti.
15. PICCOLO IMPRENDITORE (ART. 2083 C.C.) 15 Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia. Quindi: →l’imprenditore piccolo deve prestare il proprio lavoro nell’impresa; →il suo lavoro e quello dei familiari deve prevalere su tutti gli altri fattori produttivi (lavoro altrui e capitale); →la “prevalenza” deve essere qualitativo-funzionale e non quantitativa.
16. Un nucleo comune di regole si applica a tutte le imprese: →maggior parte disciplina azienda (artt. 2122, 2555 ss. c.c. e art. 47 l. 428/1990) →disciplina segni distintivi (art. 2563 ss. c.c. e codice proprietà industriale) →disciplina concorrenza (art. 2595 ss. c.c. e legge 287/2990) →disciplina consorzi tra imprenditori (art. 2602 ss.) → disciplina ulteriore contenuta in diverse norme di diritto civile che interessano l’impresa (codice del consumo, legge sulla subfornitura, ecc.) LO “STATUTO GENERALE” DI TUTTE LE IMPRESE 16
17. L’imprenditore commerciale medio- grande è definito dal codice imprenditore “soggetto a registrazione”(es.: 2709 c.c.) e secondo il disegno originario del codice civile si applicano a lui le seguenti regole: → pubblicità commerciale (iscrizione nel registro delle imprese): 2188 ss. c.c. → obbligo di tenuta delle scritture contabili: 2214 ss. c.c. → assoggettamento al fallimento e altre procedure concorsuali (2221 c.c.) → disciplina della rappresentanza commerciale (2203 c.c.) LO STATUTO “PARTICOLARE” DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE MEDIO- GRANDE 17
18. Articolo 2202: esenzione dall’obbligo di iscrizione nel Registro delle Imprese; Articolo 2214: esonero dalla tenuta delle scritture contabili; Articolo 2221: esonero dal fallimento e dalle altre procedure concorsuali. LO STATUTO DEL PICCOLO IMPRENDITORE E DELL’IMPRENDITORE AGRICOLO SECONDO IL DISEGNO ORIGINARIO DEL CODICE CIVILE 18
19. → pubblicità commerciale (iscrizione nel registro delle imprese) estesa al piccolo imprenditore e alle imprese agricole; → efficacia dichiarativa pubblicità commerciale imprese agricole; → limitazione della fallibilità alle imprese che presentino i parametri definiti dall’articolo 1 l.f.; → perdita di significato della distinzione tra imprenditore commerciale e imprenditore agricolo, dovuta all’evoluzione dell’agricoltura; → pervasiva normativa tributaria che impone a tutti gli imprenditori la tenuta di scritture contabili. IL SUCCESSIVO SUPERAMENTO DEL SISTEMA DEL CODICE CIVILE (SPEC. LEGGE 580/1993). 19
20. STATUTO DELL’IMPRESA E IMPRESA ILLECITA 20 a. impresa che ha oggetto contrastante con norme imperative, ordine pubblico o buon costume. b. impresa esercitata in assenza di autorizzazioni o concessioni amministrative. Conseguenza illiceità: Si applicano solo le norme sfavorevoli all’imprenditore (soggezione a fallimento, ecc.) senza assicurare protezione all’impresa. Si applicano le sanzioni interdittive previste dalla legge per le imprese la cui illiceità determina particolare allarme sociale (imprese «mafiose», «terroriste», ecc.) IMPRESA ILLECITA
21. I PROFESSIONISTI INTELLETTUALI NON SONO IMPRENDITORI 21 Norme di riferimento: a. Art. 2238, comma 1 c.c. «Le disposizioni in tema di impresa si applicano alle professioni intellettuali solo se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività organizzata in forma di impresa»; b. Art. 2229ss. c.c. relativi al rapporto contrattuale con il professionista (esecuzione personale prestazione; compenso proporzionale a importanza opera e decoro professione). Ragioni dell’esclusione: storico privilegio dei professionisti; esistenza di un sistema ordinistico.
22. L’IMPRENDITORE AGRICOLO 22 Art. 2135, comma 1, c.c. È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. essenziali connesse attività agricole
23. Art. 2135, comma 2, c.c.: “Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine”. LE ATTIVITÀ AGRICOLE ESSENZIALI 23 Se si sfrutta un ciclo biologico (o li può sfruttare) si ha agricoltura, anche per attività come: - orticultura; - coltivazione fuori terra (in serra e/o in vivaio); - piscicoltura; - allevamento di animali da competizione.
24. attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti ottenuti prevalentemente da un’attività agricola essenziale; attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, comprese quelle di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale e le attività agrituristiche. LE ATTIVITÀ AGRICOLE PER CONNESSIONE 24 Si tratta di attività oggettivamente commerciali, ma che vengono trattate come agricole condizione che sussistano: (1) connessione soggettiva: il soggetto che le svolge è lo stesso che svolge attività agricole essenziali coerenti con le attività connesse; (2) connessione oggettiva: le attività agricole connesse hanno per oggetto prodotti (animali o vegetali) ottenuti prevalentamente con l’esercizio di attività agricole essenziali.
25. RILEVANZA DELLA NOZIONE DI IMPRENDITORE AGRICOLO 25 L’imprenditore agricolo è sempre esentato dalle norme: • sulla tenuta delle scritture contabili (art. 2214); • sulle procedure concorsuali (art. 2221). A differenza di quanto prevedeva in origine il Codice Civile si applica la normativa sulla pubblicità commerciale (Registro Imprese).
26. L’IMPRENDITORE COMMERCIALE 26 Art. 2195 c.c.: É imprenditore commerciale chi esercita: 1) un’attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi; 2) un’attività intermediaria nella circolazione dei beni; 3) un’attività di trasporto per terra, per acqua, o per aria; 4) un’attività bancaria o assicurativa; 5) altre attività ausiliarie alle precedenti.
27. LA CLASSIFICAZIONE SOGGETTIVA DELLE IMPRESE 27 Sotto il profilo soggettivo si distinguono:
28. I TIPI DI SOCIETÀ 28 s.s. società non commerciale s.n.c. società di persone s.a.s. società commerciali (possono s.p.a. svolgere attività sia agricole società sia commerciali) s.r.l. di capitali s.a.p.a.
29. Altre si applicano in base al tipo di attività esercitata (esonero dal fallimento per le soc. commerciali che esercitano attività agricola) SOCIETÀ E STATUTO DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE 29 I soci di s.n.c. e i soci accomandatari delle s.a.s. sono esposti al fallimento in caso di fallimento della società, anche se non sono imprenditori. Alcune regole dello statuto dell’imprenditore commerciale si applicano alle società indipendentemente dal tipo di attività esercitata (agricola o commerciale) iscrizione nel registro delle imprese tenuta delle scritture contabili
30. IMPRESA E INTERVENTO PUBBLICO NELL’ECONOMIA 30 Tre possibili strumenti di intervento pubblico:
31. Ente Pubblico Economico: regole generali applicabili agli imprenditori, con esenzione dal fallimento (sostituito da liquidazione coatta amministrativa o procedura analoga); Imprese Organo: regole generali applicabili agli imprenditori, con esenzione dal fallimento e dall’iscrizione nel Registro delle Imprese (artt. 2093, 2201 e 2221 c.c.); Società partecipate dagli Enti Pubblici: statuto dell’imprenditore commerciale. STATUTO DELL’IMPRENDITORE E DIVERSI TIPI DI INTERVENTO PUBBLICO 31
32. L’IMPRESA DEGLI ENTI A FINALITÀ IDEALE. 32 Se un’associazione o fondazione esercita professionalmente, accanto alla propria attività istituzionale, un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi, acquista la qualifica di imprenditore e quindi, ricorrendone gli ulteriori presupposti, può fallire? non vi è incompatibilità tra scopo ideale/ altruistico ed esercizio d’impresa, che si ravvisa in presenza di una gestione con metodo economico. Da ciò deriva che associazioni e fondazioni possono assumere la qualità di imprenditori commerciali e quindi sottostare al relativo statuto giuridico, comprensivo della soggezione a fallimento. . ?
33.  Anche associazioni e fondazioni possono porre in essere attività che abbiano le caratteristiche dell’impresa ed in particolare di quella commerciale.  L’esercizio di attività commerciale da parte di questi enti, pur presentandosi come strumentale rispetto al loro scopo istituzionale, può anche essere l’oggetto principale od esclusivo dell’ente. L’ente diventa imprenditore commerciale con tutte le implicazioni che ciò comporta.  L’esercizio dell’attività commerciale potrebbe essere anche solo accessorio, ma anche in tali casi, essendoci professionalità, vi è l’acquisto della qualità di imprenditore commerciale. Ma parte della dottrina e la giurisprudenza sono di parere opposto richiamando l’art. 2201 c.c.  Si ritiene che il fallimento dell’associazione non riconosciuta non comporti anche il fallimento degli associati (arg. Art. 147, 1° c., l.f. e art. 9 d. lgs. 240/1991). IMPRESE ESERCITATE DA ASSOCIAZIONI E FONDAZIONI 35