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Timestamp: 2017-06-27 00:04:03+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 360']

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– Il Tribunale di Roma, in accoglimento della domanda possessoria presentata da G..M. in data 6 luglio 1998, accertato il lamentato spoglio, condannò L.L. a reintegrare il ricorrente nel compossesso dell’appartamento sito in (omissis), oltre al risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede.
– Con sentenza depositata in data 31 gennaio 2006, la Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado, rigettando il gravame della L. .
La Corte territoriale – premesso che il M. aveva venduto in data 24 marzo 1998 l’immobile in questione alla L. , sua convivente more uxorio, con rogito notarile per notar Alfonsi di Latina – ha confermato la qualificazione della situazione di fatto del M. in termini di compossesso e non di mera detenzione. Infatti, nonostante la dichiarazione di trasferimento del possesso resa dallo stesso M. nell’atto di alienazione, per un verso la convivenza more uxorio era continuata anche dopo il 24 marzo 1998 e, per l’altro verso, il M. aveva continuato ad utilizzare l’appartamento in questione (al quale aveva libero accesso, avendone le chiavi e tenendovi mobili ed effetti personali), sia pernottandovi, sia usandolo in appoggio ad altro sottostante appartamento in cui esercitava la professione medica.
Nella giurisprudenza di questa Corte è stato più volte affermato il principio secondo cui il solo fatto della convivenza, anche se determinata da rapporti intimi, non pone di per sé in essere nelle persone che convivono con chi possiede il bene un potere sulla cosa che possa essere configurato come possesso autonomo sullo stesso bene o come una sorta di compossesso (Sez. II, 2 ottobre 1974, n. 2555; Sez. II, 14 giugno 2001, n. 8047). In questa prospettiva, il consolidamento della relazione tra i conviventi non darebbe luogo, in capo al soggetto non proprietario dell’immobile, ad una situazione tutelabile con l’azione di spoglio. Il convivente non proprietario sarebbe relegato nell’indifesa posizione dell’ospite, del tollerato o del detentore per ragioni di servizio.
Il giudice di secondo grado ha poi sottolineato come la L. avesse ‘colto l’occasione per estromettere il M. dal compossesso dell’appartamento’ a seguito dell’intervento dei carabinieri, da lei stessa richiesto per il sospetto della flagrante commissione di reati. La consegna delle chiavi dell’immobile, da parte del M. , ai militari non poteva considerarsi indice della volontà di questo di dismettere il compossesso, essendo dettata dal timore conseguente alla prospettazione di ipotesi criminose (tentativo di furto o violazione di domicilio) nelle quali avrebbe potuto altrimenti incorrere.
– Va, in primo luogo, respinta l’eccezione preliminare, sollevata dalla difesa del controricorrente, di inammissibilità dei motivi di ricorso perché non corredati dai conclusivi quesiti di diritto. Infatti, la sentenza impugnata è stata depositata il 31 gennaio 2006, e quindi il ricorso per cassazione proposto contro di essa non ricade nell’ambito di operatività dell’art. 366-bis cod. proc. civ., inserito dall’art. 6 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, a far data dal 2 marzo 2006.
– Con il primo motivo, rubricato ‘violazione e falsa applicazione degli artt. 1140, 1141, 1142, 1143, 1144, 1146, 1168, 1417, 2696, 2721, 2722, 2723, 2729 cod. civ. e 115 e 116 cod. proc. civ., ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.’, si contesta la sussistenza della situazione di compossesso in capo al M. , poiché non sarebbe stata tenuta in adeguata considerazione la dichiarazione, resa nell’atto di compravendita del 24 marzo 1998, di trasferimento del possesso alla L. . Ad avviso della ricorrente, la situazione di compossesso non sarebbe compatibile con la cessione della proprietà tramite stipula di contratto di compravendita, che sottintenderebbe l’inesistenza di qualsiasi altra situazione di fatto in capo all’alienante. Erroneamente la Corte di merito avrebbe ‘dato ingresso a una prova testimoniale volta a dimostrare la simulazione parziale dell’atto pubblico di vendita… nella parte in cui l’alienante si sarebbe in realtà riservato il possesso ed il compossesso’.
2.4. – Poiché, dunque, la famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l’art. 2 Cost. considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicità è custodita dalla Costituzione, si da assumere i connotati tipici della de-tenzione qualificata.
Ma questa distinzione non comporta che, in una u-nione libera che tuttavia abbia assunto – per durata, stabilità, esclusività e contribuzione – i caratteri di comunità familiare, il rapporto del soggetto con la casa destinata ad abitazione comune, ma di proprietà dell’altro convivente, si fondi su un titolo giuridicamente irrilevante quale l’ospitalità, anziché sul negozio a contenuto personale alla base della scelta di vivere insieme e di instaurare un consorzio familiare, come tale anche socialmente riconoscibile.
– Con il quarto motivo (violazione o falsa applicazione degli artt. 183 e 184 cod. proc. civ., 101 cod. proc. civ.; 111 Cost.; ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.) si censura che la Corte d’appello abbia confermato la ritualità della domanda di risarcimento del danno, nonostante questa fosse stata proposta soltanto all’udienza di precisazione delle conclusioni. La ricorrente evidenzia la non configurabilità di un’accettazione implicita della tardiva richiesta di risarcimento del danno. Non si potrebbe in alcun modo rintracciare nella comparsa conclusionale alcun riferimento da cui possa trarsi un’accettazione del contraddittorio in merito alla richiesta della controparte di risarcimento del danno, e di conseguenza una possibile sanatoria della sua tardiva proposizione.
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