Source: https://www.jusdicere.it/Ragionando/coppie-dello-stesso-sesso-e-adozione-legittimante-in-vista-l-intervento-delle-sezioni-unite/
Timestamp: 2020-01-17 13:13:11+00:00
Document Index: 156899064

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 102', 'art. 360', 'art. 30', 'art. 702', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 67', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 47', 'art. 6', 'art 1', 'art 134', 'art. 374', 'sentenza ', 'art. 64', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 29', 'art. 41', 'sentenza ', 'art 24', 'e contrario', 'art 1', 'art. 374', 'art. 374', 'sentenza ']

Coppie dello stesso sesso e adozione legittimante: in vista l'intervento delle Sezioni Unite | Redazione Jd
By RedazioneJD | 13/01/2020
1 CASS. CIV., SEZ. I, ORDINANZA 11/11/2019, N. 29071
CASS. CIV., SEZ. I, ORDINANZA 11/11/2019, N. 29071
«Involgendo delicatissimi e rilevanti profili di diritto, integra una questione di particolare importanza, e va perciò rimessa al Primo presidente per le conseguenti deliberazioni, la valutazione se il disfavore del legislatore italiano per l’adozione legittimante a favore delle coppie dello stesso sesso, oltre a rappresentare legittimo esercizio della potestà discrezionale del nostro Stato di regolare i rapporti giuridici in una determinata materia, costituisca, altresì, l’espressione di principi e valori fondamentali ed irrinunciabili fondanti il nostro ordinamento, tenendo altresì presente la necessità di adeguatamente collocare nella gerarchia di valori l’interesse del minore alla conservazione del proprio status filiationis» (Massima non ufficiale)
Con ordinanza depositata il [Omissis] la Corte d’Appello di [Omissis] – Sezione delle persone e della famiglia – ha dichiarato ” l’efficacia nella Repubblica Italiana del provvedimento “Order of Adoption” pronunciato in data [Omissis] dalla Surrogates Court dello stato di [Omissis] con cui è stata dichiarata l’adozione del minore nato [Omissis] da parte di [Omissis] e [Omissis], ordinando all’ufficiale di Stato Civile del Comune di [Omissis] di procedere alla trascrizione del citato provvedimento, unitamente all’atto di nascita dell’adottato contenente le sue nuove generalità nonché le generalità dei genitori adottivi in luogo di quelli naturali.
La Corte territoriale, dopo aver dichiarato il difetto di legittimazione passiva del Sindaco di [Omissis], ed aver escluso il litisconsorzio necessario con l’altro genitore adottivo, ha ritenuto che l’adozione di un minore da parte di partners dello stesso sesso, pronunciata in altro stato, non fosse contraria all’ordine pubblico internazionale, tenuto conto dell’interesse superiore del minore al mantenimento nel nostro ordinamento dello status filiationis riconosciutogli in altro Stato in forza di un provvedimento giudiziario, dell’importanza per il minore della dimensione relazionale e sociale con il genitore, come espressione della propria vita familiare ex art. 8 CEDU, del diritto del minore alla sua identità personale.
Avverso il decreto ha proposto ricorso per cassazione il Sindaco di [Omissis] quale Ufficiale di Governo affidandolo a quattro motivi.
[Omissis], intimato e già parte in causa, si è costituito in giudizio con unitamente a [Omissis] genitore adottivo precedentemente pretermesso che con lo stesso atto ha spiegato intervenuto autonomo in giudizio.
1. Con il primo motivo il Sindaco di [Omissis] ha dedotto la violazione, ex art. 360 comma 1° n. 3 e 4 cod. proc. civ., degli artt. 702 bis e ss. cod. proc. civ., 1 DPR 96/2000, 64 e 67 legge 218/95, 95 e 96 DPR 396/2000.
2. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione, ex art. 360 comma 1° n. 4 cod. proc. civ., dell’art. 102 cod. proc. civ.
Lamenta il ricorrente la mancata declaratoria, da parte della Corte [Omissis], della inammissibilità del ricorso, per essere lo stesso stato presentato da uno solo dei genitori adottivi in assenza della indispensabile integrazione del contraddittorio, e ciò in considerazione della sussistenza del litisconsorzio necessario tra entrambi i genitori.
In particolare, lamenta che la domanda presentata dal [Omissis] non consente una verifica sulla condivisione dello stesso interesse, sotteso alla domanda, da parte dell’altro esercente la responsabilità genitoriale.
3. Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione, ex art. 360 comma 1° n. e 4 cod. proc. civ., degli artt. 41,64,65,66 e 67 L. 218/1995, degli artt. 35 e ss. L. 183/1984, degli artt. 28 comma 2° lett. g) e 95 DPR 396/2000, dell’art. 30 d.lgs n. 150/2011, nonché dell’art. 702 bis cod. proc. civ.
4. Il primo ed il terzo motivo suscettibili di esame unitario, avendo ad oggetto questioni collegate, appaiono, quanto al primo, fondato, mentre, quanto al terzo, infondato.
Va osservato che, recentemente, il Supremo Collegio di questa Corte ha statuito che il rifiuto di procedere alla trascrizione nei registri dello stato civile di un provvedimento giurisdizionale straniero, con il quale sia stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero e un cittadino italiano, dà luogo, se non determinato da vizi formali, a una controversia di stato, da risolversi mediante il procedimento disciplinato dall’alt. 67 della I. n. 218 del 1995, in contraddittorio con il Sindaco, in qualità di ufficiale dello stato civile destinatario della richiesta di trascrizione, ed eventualmente con il Ministero dell’interno, legittimato a spiegare intervento in causa e ad impugnare la decisione in virtù della competenza ad esso attribuita in materia di tenuta dei registri dello stato civile. (Sez. U n. 12193 del 08/05/2019).
Nel caso di specie, dalla ricostruzione del decreto impugnato, emerge che il sig. [Omissis] ha proposto, in proprio e in rappresentanza del minore da lui adottato all’estero, ricorso innanzi alla Corte d’Appello per ottenere il riconoscimento ad ogni effetto dell’adozione piena e legittimamente pronunciata da un giudice dello Stato di [Omissis] e, per gli effetti, sentire ordinare all’ufficiale di Stato Civile del Comune di [Omissis] la trascrizione dell’atto di nascita del minore e del provvedimento di adozione.
Il ricorrente non si è quindi limitato a chiedere l’iscrizione dell’atto di nascita del minore (e del provvedimento di adozione) nei Registri dello stato civile, avendo chiesto, in primis, il riconoscimento di status. D’altra parte, il rifiuto del Sindaco alla trascrizione di quanto richiesto non è stato opposto per un vizio di carattere formale, ma per l’insussistenza dei requisiti di carattere sostanziale di cui agli artt. 64 e 66 L 281/95.
Tale contestazione, investendo la stessa possibilità di ottenere il riconoscimento dello status accertato o costituito con il provvedimento straniero, dà luogo ad una controversia per la cui risoluzione la giurisprudenza di legittimità, ancor prima della sentenza S.U. 12193/2019, ha sempre escluso l’applicabilità del procedimento di rettificazione (di competenza del Tribunale), sul rilievo che tale questione deve essere necessariamente risolta nel contraddittorio delle parti in giudizio contenzioso avente ad oggetto lo status (Cass. n. 12746/96; conf. N. 2776/96, n. 951/1993).
Sul punto, proprio la sentenza citata delle S.U. ha evidenziato che non si può negare al Sindaco la qualità di “interessato”, nel senso previsto dall’art. 67 L. 218 del 1995, atteso che tale qualità non spetta esclusivamente ai soggetti che hanno assunto la veste di parti nel giudizio in cui il provvedimento è stato pronunciato, ma anche a quelli direttamente coinvolti nella sua attuazione (Cass. n. 220/2013). L’ordine di procedere alla trascrizione nei registri dello stato civile non è, infatti, configurabile come una mera conseguenza della pronuncia di riconoscimento, ma investe l’efficacia del provvedimento straniero in tutti i suoi aspetti.
Quanto alla dedotta competenza del Tribunale per Minorenni, la Corte d’Appello appare avere coerentemente osservato che il ricorrente [Omissis], cittadino statunitense, oltre che italiano, risiede da oltre decennio un decennio nello Stato di [Omissis], e convive con il sig. [Omissis], cui è legato da un contratto di matrimonio in data 8.10.2013 secondo le leggi dello Stato di [Omissis], ed anche il minore adottato è parimenti cittadino (residente) statunitense.
Pertanto, l’adozione di cui si chiede il riconoscimento non è riconducibile alle adozioni internazionali secondo la Convenzione dell’Aja disciplinate dalla legislazione speciale di cui agli artt. 35 e ss. L. 183/1984, che sono invece caratterizzate anche dalla diversità dello Stato di residenza degli adottanti rispetto a quello dell’adottando.
Nel caso di specie, si tratta di adozione straniera, interna allo Stato in cui essa è stata pronunciata, avente ad oggetto due adottanti residenti negli [Omissis] ed un adottando ivi residente, e l’elemento di collegamento con lo Stato italiano è dato dalla cittadinanza italiana del solo sig. [Omissis] (che è peraltro anche, come detto, cittadino [Omissis]).
5. Il secondo motivo appare infondato.
Va preliminarmente osservato che effettivamente il sig. [Omissis] è un contraddittore necessario del presente giudizio, essendo lo stesso stato menzionato espressamente nel provvedimento pronunciato dalla Corte di [Omissis] ed essendo il ricorso finalizzato ad ottenere il riconoscimento della sentenza straniera (nonché la trascrizione nei registri dello stato civile) anche nei suoi confronti. Ne consegue che, in caso di riconoscimento della sentenza straniera nel nostro ordinamento, anche il sig. [Omissis] diventerebbe a tutti gli effetti in Italia genitore adottivo del minore con tutti gli obblighi giuridici che conseguono a tale status.
Va, tuttavia, osservato che la pretermissione del sig. [Omissis] ha dato luogo ad un vizio processuale che è stato comunque sanato con l’intervento autonomo nel procedimento dello stesso sig. [Omissis] avendo costui accettato pienamente, nel costituirsi in giudizio, le risultanze del giudizio di merito celebrato in un unico grado.
6. Con il quarto motivo è stata dedotta la violazione, ex art. 6 L. 184/83 degli artt. 16 e 65 della L. 218/95, dell’art. 18 DPR n. 396/2000, nonché dell’art. 47 DPR n. 445/2000 e 25 comma 5° L. 183/84.
In particolare, ad avviso del ricorrente, il richiesto riconoscimento si pone in contrasto con il principio fondamentale secondo cui l’adozione legittimante è, ai sensi dell’art. 6 comma 1, Legge n. 184 del 1983, consentita solo ai coniugi uniti in matrimonio, il quale, nell’ordinamento italiano è, a sua volta, consentito solo a persone di sesso diverso.
Tale panorama non si è modificato con l’introduzione della legge n 76 del 2016 c.d. legge “Cirinnà” sulla tutela delle unioni di fatto e di quelle omosessuali, che prevede la possibilità di trascrivere gli atti di matrimonio di persone dello stesso sesso contratti all’estero nel solo registro delle “unioni civili” e non nel registro dello Stato civile matrimoniale (art 1 comma 28 lett a) e b) e art 134 bis co 3 lett a) RD n 1238 del 1939).
7. La questione sottesa all’illustrato motivo rientra tra quelle di massima di particolare importanza, a norma dell’art. 374, comma 2° cod. proc. civ.
Inoltre, nel frattempo, è intervenuta la sentenza delle Sezioni Unite, n. 12193/2019, che, con un articolato percorso argomentativo, ha precisato la nozione di “ordine pubblico”, alla cui stregua valutare la compatibilità del provvedimento giurisdizionale straniero, nei seguenti termini: “In tema di riconoscimento dell’efficacia di un provvedimento giurisdizionale straniero, la compatibilità con l’ordine pubblico, ai sensi dell’art. 64, comma 1, lett. g), della I. n. 218 del 1995, deve essere valutata non solo alla stregua dei princìpi fondamentali della Costituzione e di quelli consacrati nelle fonti internazionali e sovranazionali, ma anche del modo in cui detti princìpi si sono incarnati nella disciplina ordinaria dei singoli istituti e dell’interpretazione fornitane dalla giurisprudenza costituzionale e ordinaria, la cui opera di sintesi e ricomposizione dà forma a quel diritto vivente, dal quale non può prescindersi nella ricostruzione della nozione di ordine pubblico, quale insieme dei valori fondanti dell’ordinamento in un determinato momento storico”.
É stato, in particolare, evidenziato che “caratteristica essenziale della nozione di ordine pubblico è infatti la relatività e mutevolezza nel tempo del suo contenuto, soggetto a modificazioni in dipendenza dell’evoluzione dei rapporti politici, economici e sociali, e quindi inevitabilmente destinato ad essere influenzato dalla disciplina ordinaria degli istituti giuridici e dalla sua interpretazione, che di quella evoluzione costituiscono espressione, e contribuiscono a loro volta a tenere vivi e ad arricchire di significati i principi fondamentali dell’ordinamento”.
Nel caso in esame, la disciplina ordinaria ha espressamente escluso la possibilità da parte di coppie dello stesso sesso di poter accedere all’adozione legittimante. Non a caso, l’art. 1 comma 20 della citata Legge 20 maggio 2016 n. 76, se, da un lato, al fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti ed il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso, ha previsto che le disposizioni di legge che si riferiscono al “matrimonio” e le disposizioni contenenti le parole “coniuge”, “coniugi” o termini equivalenti si applicano ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, dall’altro, ha testualmente disposto che “la disposizione di cui al periodo precedente non si applica. alle disposizioni di cui alla legge 4 maggio 1983 n. 184”, fermo restando “quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”.
Posto che nel nostro ordinamento, l’art. 6 Legge n. 184 del 1983 prescrive che l’adozione legittimante sia consentita solo alla coppia legata da vincolo di matrimonio – istituto che, secondo la costante interpretazione della nostra giurisprudenza costituzionale (Consulta n. 138/2010 e più recentemente n. 170/2014 e n. 221/2019) ha ragione di esistere solo in presenza dell’unione tra persone di sesso diverso, integrandosi, diversamente, la violazione dell’art. 29 Cost. – in virtù dell’espresso richiamo dell’art. 41 L 218/95 agli articoli 64,65 e 66 della stessa legge, un eventuale riconoscimento di una sentenza straniera in materia di adozione non può prescindere da una preventiva analisi di compatibilità di tale provvedimento con i principi di ordine pubblico, in relazione ai quali si deve, altresì, tener conto dell’art 24 della Convenzione dell’Aja del 1993, per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, ratificata in Italia con Legge n. 476 del 1998, secondo cui, come già sopra anticipato, “il riconoscimento dell’adozione può essere rifiutato dagli Stati membri solo se esso sia manifestamente contrario all’ordine pubblico, tenuto conto dell’interesse superiore del minore”.
In proposito, la valutazione se il disfavore del legislatore italiano per l’adozione legittimante a favore delle coppie dello stesso sesso, oltre a rappresentare legittimo esercizio della potestà discrezionale del nostro Stato di regolare i rapporti giuridici in una determinata materia, costituisca, altresì, l’espressione di principi e valori fondamentali ed irrinunciabili fondanti il nostro ordinamento – e come collocare nella gerarchia di valori l’interesse del minore alla conservazione del proprio status filiationis (vedi anche sul punto, recentemente, il parere in ambito di maternità surrogata espresso il 10.04.2019 dalla CEDU in base all’art 1 del protocollo n 16 alla Convenzione; in tema v. pure Corte Cost sent n 272 del 2017) – involgendo delicatissimi e rilevanti profili di diritto, integra una questione di massima di particolare importanza.
Dall’ordinanza impugnata risulta inoltre che negli [Omissis] l’adozione legittimante è stata pronunciata dopo avere acquisito il mero consenso preventivo dei genitori biologici del minore, per cui ai fini del riconoscimento del provvedimento straniero si profila l’ulteriore questione di massima di particolare importanza sul se lo scrutinio di compatibilità con l’ordine pubblico devoluto all’Autorità giudiziaria italiana debba o meno includere la valutazione estera di adottabilità del minore.
Per quanto esposto s’impone ai sensi dell’art. 374 comma 2° cod. proc. civ., la trasmissione degli atti al Primo Presidente per le sue determinazioni.
Rimette gli atti al Primo Presidente della Corte di Cassazione per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite Civili, in ragione e per la soluzione delle questioni, di cui in motivazione, di massima di particolare importanza ai sensi dell’art. 374 comma 2° cod. proc. Civ.
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