Source: http://avvocati-part-time.it/index.php/avvocati-e-pubbliche-amministrazioni-mainmenu-41/144-le-qavvocatureq-degli-enti-pubblici/3097-il-datore-di-lavoro-paga-liscrizione-allalbo-forense-per-lavvocato-dipendente-cass-77762015
Timestamp: 2019-08-21 20:20:14+00:00
Document Index: 1030320

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 384', 'art. 1719', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 360', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1362', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 384']

Il datore di lavoro paga l'iscrizione all'albo forense per l'avvocato dipendente (Cass. 7776/2015)
La Cassazione, Sezione lavoro, con sentenza n. 7776 del 16 aprile 2015 ha stabilito che è l'INPS a dover sostenere l'onere economico per il pagamento al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati della tassa annuale di iscrizione dovuta dagli avvocati dipendenti dell'INPS.
La Corte, ai sensi dell'art. 384, primo comma, cod. proc. civ. ha ritenuto opportuno enunciare il seguente principio di diritto:
"Il pagamento della tassa annuale di iscrizione all'Elenco speciale annesso all'Albo degli avvocati, per l'esercizio della professione forense nell'interesse esclusivo dell'Ente datore di lavoro, rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività, che, in via normale, devono gravare sull'Ente stesso. Quindi, se tale pagamento viene anticipato dall'avvocato-dipendente deve essere rimborsato dall'Ente medesimo, in base al principio generale applicabile anche nell'esecuzione del contratto di mandato, ai sensi dell'art. 1719 cod. civ. secondo cui il mandante è obbligato a tenere indenne il mandatario da ogni diminuzione patrimoniale che questi abbia subito in conseguenza dell'incarico, fornendogli i mezzi patrimoniali necessari".
LEGGI DI SEGUITO (CLICCANDO SU "LEGGI TUTTO") LA SENTENZA n. 7776/2015 DELLA CORTE DI CASSAZIONE ...
Dott. Giovanni Mammone - Consigliere
Dott. Matilde Lorito - Consigliere
SENTENZA N. 7776/2015
I.N.P.S. - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dall'avvocato E.L., giusta delega in atti;
L. M., elettivamente domiciliato in ROMA, Via ..., presso lo studio dell'avvocato S.S., rappresentato e difeso dagli avvocati A.A., F.P.R., giusta delega in atti;
udito l'Avvocato C.S. per delega verbale L.E.;
udito l'Avvocato R.F.P.;
1.- La sentenza attualmente impugnata respinge l'appello dell'INPS avverso la sentenza del Tribunale di Napoli n. 1022/2008, di accoglimento della domanda proposta da L. M. al fine di ottenere il rimborso di quanto versato al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli come tassa per l'iscrizione nell'elenco speciale, annesso all'Albo di appartenenza e riguardante gli avvocati degli enti pubblici, per il periodo (dal 1989 al 2002) in cui era stato dipendente dell'INPS, con inserimento nel ruolo professionale legale, durante il quale aveva chiesto invano tale rimborso all'Istituto.
2.- Il ricorso dell'INPS domanda la cassazione della sentenza per tre motivi; resiste, con controricorso, L. M., che deposita anche memoria ex art. 378 cod. proc. civ..
Sintesi del ricorso
2.1.- Con il primo motivo si denunciano: a) in relazione all'art. 360, n. 3, cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell'art. 14, comma 17, del d.P.R. 13 gennaio 1990, n. 43 e dell'art. 2, comma 3, del d.lgs. n. 165 del 2001; b) in relazione all'art. 360, n. 5, cod. proc. civ., motivazione manifesta contraddittorietà e insufficienza della motivazione circa più punti decisivi della controversia.
2.2.- Con il secondo motivo si denuncia, in relazione all'art. 360, n. 5, cod. proc. civ., motivazione contraddittorietà e insufficienza della motivazione circa più punti decisivi della controversia.
2.3.- Con il terzo motivo si denuncia, in relazione all'art. 360, n. 3, cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell'art. 1362 cod. civ., con riferimento alla natura negoziale del rapporto e alla rispondenza del versamento delle somme in contestazione all'interesse del lavoratore e non all'esclusivo favore del datore di lavoro, come afferma la Corte d'appello.
4.- Il secondo motivo - da trattare per primo, in ordine logico - è inammissibile.
Con esso, infatti, il ricorrente sostiene che la motivazione della sentenza impugnata sarebbe carente nella parte relativa al rigetto della domanda dell'INPS di applicazione della prescrizione quinquennale, senza considerare che la Corte partenopea ha ritenuto inammissibile la reiterazione della eccezione di prescrizione quinquennale effettuata dall'Istituto, per genericità e, in questa sede, il ricorrente non contesta tale decisione, né dimostra, nel rispetto del principio di autosufficienza, che essa è erronea perché basata su un presupposto sbagliato.
Tale questione ha finalmente trovato una soluzione definitiva - recepita anche dalla contrattazione collettiva - dopo che il Consiglio di Stato, con parere reso il 15 marzo 2011 nell'affare n. 678/2010 (di molto antecedente il presente ricorso) ha affermato che, quando sussista il vincolo di esclusività, l'iscrizione all'Albo è funzionale allo svolgimento di un'attività professionale svolta nell'ambito di una prestazione di lavoro dipendente, pertanto la relativa tassa rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività, che dovrebbero, in via normale, al di fuori dei casi in cui è permesso svolgere altre attività lavorative, gravare sull'Ente che beneficia in via esclusiva dei risultati di detta attività.
Il Consiglio di Stato, per giungere a tale soluzione, ha fatto espresso riferimento all'indirizzo espresso da questa Corte nella sentenza 20 febbraio 2007, n. 3928 - che viene contestata dall'attuale ricorrente - ricordando che, in tale sentenza è stato affermato che il pagamento della quota annuale di iscrizione all'Elenco speciale annesso all'Albo degli avvocati per l'esercizio della professione forense nell'interesse esclusivo del datore di lavoro è rimborsabile dal datore di lavoro, non rientrando né nella disciplina positiva dell'indennità di toga (art. 14, comma 17, d.P.R. n. 43 del 1990) a carattere retributivo, con funzione non restitutoria e un regime tributario incompatibile con il rimborso spese, né attenendo a spese nell'interesse della persona, quali quelle sostenute per gli studi universitari e per l'acquisizione dell'abilitazione alla professione forense.
D'altra parte, il Consiglio di Stato ha espressamente affermato di non condividere la le decisioni prese dalla Corte dei conti in sede di controllo, nelle quali è stato qualificato l'obbligo di corresponsione della tassa per l'iscrizione come strettamente personale, essendo legato all'integrazione del requisito professionale necessario per svolgere il rapporto con l'ente pubblico, mentre a tale giurisprudenza fa espressamente riferimento l'attuale ricorrente.
9.- Ai sensi dell'art. 384, primo comma, cod. proc. civ. si ritiene opportuno enunciare il seguente principio di diritto:
La Corte rigetta il ricorso e condanna l'Istituto ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione, liquidate in euro 100,00 (cento/00) per esborsi, curo 4000,00 (quattromila/00) per compensi professionali, oltre accessori come per legge. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione lavoro, il 14 gennaio 2015.
Depositato in Cancelleria il 16 aprile 2015