Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-primo/titolo-iv/art65.html
Timestamp: 2020-03-29 00:46:18+00:00
Document Index: 126507762

Matched Legal Cases: ['art. 65', 'art. 64', 'art. 329', 'art. 65', 'art. 65', 'sentenza ', 'art. 65', 'art. 329', 'art. 511', 'art. 65', 'sentenza ', 'art. 65', 'art. 329', 'art. 511', 'sentenza ']

Art. 65 codice di procedura penale - Interrogatorio nel merito - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 65 Codice di procedura penale
3. Se la persona rifiuta di rispondere, ne è fatta menzione nel verbale [136, 480 c.p.p.]. Nel verbale è fatta anche menzione, quando occorre, dei connotati fisici e di eventuali segni particolari della persona (1) (2).
(1) Quanto previsto dall'articolo si applica ove il soggetto abbia dichiarato di voler rispondere. In particolare stabiliscono che gli si deve spiegare in forma chiara e precisa il fatto attribuitogli, comunicare gli elementi di prova e, ove ciò non fosse controproducente per le indagini, indicare le fonti di prova. L'organo procedente effettua le domande rispettando i limiti previsti dall'art. 64 c.p.p.
(2) Come già anticipato, le fonti di prova vengono segnalate al soggetto sottoposto ad interrogatorio solo se non arrecano danni alle indagini. La norma deve infatti essere letta alla luce di quanto previsto al comma 1 dell'art. 329 c.p.p, in base al quale: "gli atti d'indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari.".
Anche in tale articolo emerge l'intento del legislatore di inquadrare l'interrogatorio come mezzo di difesa ove l'imputato può decidere di non rispondere o di esporre tutto quanto egli ritenga utile per difendersi, senza aver l'obbligo di dire la verità, nei limiti della calunnia e dell'autocalunnia. Tale intento è rafforzato dal diritto di conoscere gli elementi di prova.
Spiegazione dell'art. 65 Codice di procedura penale
Se il soggetto sottoposto alle indagini non si è avvalso della facoltà di non rispondere di cui all'articolo 64, ecco che entrano in gioco le seguenti regole per l'interrogatorio nel merito.
Tali regole, elencate dai commi 1, 2 e 3 vanno però adattate di volta in volta alla situazioni creatasi, nello specifico all'eventualità che ci si trovi nella fase delle indagini preliminari o nella fase dell'udienza preliminare. Da una parte, per l'interrogatorio dell'arrestato o del fermato, le prescrizioni nei confronti del pubblico ministero sono solo i parte applicabili (cfr. 388, comma 2. D'altra parte, l'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio contiene già la sommaria enunciazione dei fati per cui si procede.
La forte natura difensiva dell'interrogatorio, nonché la tutela stessa dei diritti di difesa all'interno dello stesso, emerge sia dalla facoltà di mentire in capo alla persona sottoposta alle indagini, sia dall'ampia possibilità che gli viene fornita di discolparsi dai fatti sino a quel momento addebitatigli. La facoltà di mentire non può chiaramente trascendere in calunnia, autocalunnia, favoreggiamento personale ecc., dato che in tale caso prevale l'interesse prevalente al corretto e on deviato andamento delle indagini.
Massime relative all'art. 65 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 6348/2015
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6348 del 13 febbraio 2015)
La previsione di cui al primo comma dell'art. 65 cod. proc. pen., secondo cui, quando procede all'interrogatorio della persona sottoposta alle indagini, l'autorità giudiziaria le contesta gli elementi di prova esistenti contro di essa, non implica che tale autorità sia obbligata a dare lettura delle fonti di prova anche quando proceda all'interrogatorio nel corso delle indagini preliminari, dovendo la disposizione coordinarsi sia con l'obbligo del segreto, ex art. 329, comma primo, cod. proc. pen., sugli atti di indagine compiuti dal P.M. e dalla polizia giudiziaria fino a quando l'imputato non ne possa aver conoscenza (e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari), sia con la previsione di cui al primo comma dell'art. 511 stesso codice, che riserva alla sola istruzione dibattimentale la lettura degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento.
Cass. pen. n. 205/2008
In tema di interrogatorio dell'imputato, ai fini della contestazione dei fatti allo stesso attribuiti, non è richiesto che l'autorità giudiziaria osservi tassativamente le modalità di cui all'art. 65 c.p.p., essendo unicamente essenziale che, in concreto, l'imputato stesso abbia avuto contezza dei fatti medesimi. (Nella specie, l'avvenuta sollecitazione dell'imputato sui fatti oggetto di contestazione è stata desunta dalla ricostruzione da parte dello stesso della vicenda nella sua interezza e dall'effettuata ampia ammissione di responsabilità).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 205 del 7 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 281/1994
Dal disposto del primo comma dell'art. 65 c.p.p., secondo il quale quando procede all'interrogatorio della persona sottoposta alle indagini l'autorità giudiziaria le contesta gli elementi di prova esistenti contro di essa, non può desumersi che tale autorità sia obbligata a dare lettura durante l'interrogatorio delle fonti di prova anche quando proceda a tale atto nel corso delle indagini preliminari. La norma in questione, infatti, va coordinata con quella di cui al primo comma dell'art. 329 c.p.p., che prevede che gli atti di indagine, compiuti dal P.M. e dalla polizia giudiziaria, sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa aver conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari, e con quella di cui al primo comma dell'art. 511 stesso codice che prevede per la sola istruzione dibattimentale che il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento. (Nella specie il ricorrente si duoleva che nel corso dell'interrogatorio non gli fosse stata data lettura delle intercettazioni telefoniche e delle dichiarazioni accusatorie).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 281 del 8 marzo 1994)