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Timestamp: 2020-01-24 14:03:28+00:00
Document Index: 108664376

Matched Legal Cases: ['§ 11', '§ 15', '§ 31', '§ 32', '§ 38', '§33', '§ 27', '§ 46']

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A. 1° saggio: sull’ esistenza della legge di natura
D. 8° saggio: sul fondamento della legge di natura
Con giusnaturalismo si intende quella corrente di pensiero per la quale:
1. esiste un diritto naturale;
2. questo diritto può essere conosciuto;
3. esso è superiore al diritto positivo.
Con contrattualismo si intende quella dottrina (o quella serie di dottrine) che pongono l’origine dello Stato in una forma di accordo tra individui.
Per il momento assumiamo il termine “Stato” senza ulteriori distinzioni, per indicare il tipo di convivenza interindividuale organizzata che siamo soliti chiamare “società” connessa alla relazione tra potere e obbligo di obbedienza.
Il potere comporta infatti il riferimento al concetto di “obbligo politico”, la sua accettazione e la sua giustificazione.
L’accordo tra individui implica in prima istanza l’uguaglianza tra i contraenti (accordo di individui uguali tra loro, accordo degli individui che hanno formato la società con coloro che ne devono gestire l’organizzazione e che per questo scopo devono essere dotati di potere: in ogni caso le forme dell’accordo in prima istanza devono avvenire su un piede di parità).
Con stato di natura si intende una forma di vita prepolitica e/o presociale in cui gli individui si troverebbero a vivere senza reciproci rapporti di sovraordinazione/subordinazione e in cui ciascun individuo è assolutamente libero e indipendente e, soprattutto, portatore di una serie di diritti soggettivi, che gli sono ascritti dalla natura, per il semplice fatto di essere un essere umano, dotato di ragione.
Con sovranità si intende il potere organizzato e riconosciuto all’interno di una società; questo potere
è unitario;
è riconosciuto dai membri della comunità stessa;
ad esso costoro obbediscono;
verso tale potere si sentono politicamente obbligati;
è il massimo potere della società cui si riferisce;
non deriva da un potere superiore
Per Bodin la sovranità è:
indivisibile,
inalienabile,
RELAZIONE TRA GIUSNATURALISMO E CONTRATTUALISMO.
In epoca moderna non è possibile scindere le due categorie teoriche: non si dà contrattualismo senza una base giusnaturalistica e il giusnaturalismo perde di significato senza il contrattualismo.
L’epoca di riferimento va dai primi del XVII secolo alla fine del XVIII (grosso modo da Grozio a Kant).
Questo periodo, soprattutto nella parte centrale, viene definito come “scuola del diritto naturale”.
Si può parlare di “scuola” perché tutti i filosofi che ad essa si richiamano usano lo stesso linguaggio e le stesse categorie teoriche (anche se non sempre con un identico significato)
Non vi è un giusnaturalismo né un contrattualismo.
In generale entrambe le famiglie di teorie hanno un presupposto individualistico (diritti soggettivi/origine dello Stato attraverso la scelta volontaria di coloro che in esso vivranno).
Lo stato di natura è da considerarsi come il collegamento tra le due categorie: in esso tutti gli individui godono dei diritti soggettivi e senza di esso (e la sua degenerazione) non avrebbe senso l’esito contrattuale.
A seconda dei teorici, il contratto viene considerato: a) come un fatto storicamente accaduto; b) come un’ipotesi logica; c) come uno strumento di azione politica.
Lo stato di natura può essere considerato: a) come un luogo di miseria e solitudine; b) caratterizzato da rapporti sociali labili e/o conflittuali; c) in esso è possibile convivere seguendo le leggi di natura.
In ogni caso lo stato di natura degenera e rende necessaria la soluzione contrattuale.
Si ipotizzano diverse tipologie di patto sociale. È presente in tutti il pactum unionis; mentre altre forme (il pactum subjectionis, il pactum ordinationis) sono tipiche solo di alcuni sistemi teorici.
Infine, il rapporto tra naturalità e artificialità è presente – con diverso ruolo – in entrambe le famiglie di teorie.
UGO GROZIO, De iure belli ac pacis (1625)
Prolegomeni, § 11
Et haec quidem, quae iam diximus, locum aliquem haberent etsiamsi daremus, quod sine summo scelere dari nequit, non esse Deum, aut non curari ab eo negotia humana.
SCHEMA DEL § 15
1. il precetto del pacta sunt servanda è un precetto di diritto naturale
2. poiché i precetti di diritto naturale sono obbliganti, anche questo precetto è obbligante;
3. tutti coloro che in qualsiasi modo si sono consociati, devono uniformarsi ai precetti scelti per organizzare e dare ordine a tale associazione;
4. coloro che vivono in tali associazioni si sono esplicitamente o tacitamente impegnati a seguire le norme che rendono possibile la vita in comune;
5. la norma naturale (e quindi valida) che rende possibile questo e sta alla base del diritto positivo è quella naturale del pacta sunt servanda.
Libro I, X, 5
“Il diritto naturale è immutabile, al punto che non può essere modificato neppure da Dio. Per quanto, infatti, immensa sia la potenza di Dio, si possono tuttavia enunciare proposizioni alle quali essa non si estende: perché tali proposizioni hanno una realtà puramente verbale, e non possiedono alcun significato che esprima realtà effettiva, bensì sono in se stesse contraddittorie. Come dunque neppure Dio può far sì che due per due non faccia quattro, così non può far sì che ciò che per intrinseca essenza è male non sia male”
1. Ipotesi sull’esistenza dello stato di natura
1. probabilmente una condizione generalizzata di stato di natura da intendersi come perenne conflitto non c’è mai stata;
2. è possibile però individuarne alcuni esempi parziali:
popolazioni selvagge
conflitti tra gli Stati.
2. Elementi di definizione del jus naturale (natural right)
diritto/libertà/potere → matrice razionale
tale diritto è quello che permette ad ogni individuo di fare tutto ciò che il suo giudizio e la sua ragione ritengano utile per la conservazione della sua vita;
libertà = assenza di impedimenti, o almeno di possibilità di agire (secondo quanto indicato nel punto 2) negli spazi in cui questi impedimenti non ci siano;
libertà come assenza di impedimenti è una definizione molto ampia di libertà che poi Locke definirà “licenza”, poiché costui ritiene che la libertà deve essere regolata e porsi in relazione con un’uguale libertà di cui l’altro deve godere. In questa prospettiva le reciproche libertà si limitano, definiscono e bilanciano. Per Hobbes non è così perché la libertà deve estendersi fin quando può e non può essere definita con riferimento a limiti.
De Cive (tr. it. Utet, Torino 19596, p. 93)
Definizione della prima legge di natura:
che si debba tendere alla pace, sinché luccica qualche speranza di poterla ottenere; e quando non la si possa più ottenere, si debba cercare soccorsi per la guerra, è il primo dettame della retta ragione, e cioè è la prima legge di natura.
that every man ought to endeavour peace, as far as he has hope of obtaining it; and when he cannot obtain it, that he may seek and use all helps and advantages of war.
GIUSNATURALISMO E GIUSPOSITIVISMO IN HOBBES
(secondo l’interpretazione di N. Bobbio)
Bobbio discute il problema partendo da un’altra questione:
l’iniziatore del giusnaturalismo è Grozio o Hobbes?
La risposta è: Hobbes = Hobbes è un giusnaturalista.
Caratteri della filosofia hobbesiana che saranno propri di tutto il giusnaturalismo moderno (che sono assenti in Grozio):
In primo luogo Hobbes elabora un sistema completo di prescrizioni dedotto con metodologia “geometrica”, propria della scienza moderna, da una natura umana che si pone come concetto generale, astratto, stabilita entro certi parametri una volta per sempre.
In secondo luogo egli presuppone una concezione particolaristica, privatistica, individualistica e anche egoistica dell’essere umano, concezione che sta alla base della politica filosofia (e non solo) del mondo moderno.
In terzo luogo Hobbes utilizza un concetto di ragione che risponde meglio di qualsiasi altro alle esigenze di un essere umano che non si sente più schiacciato e negato dalla potenza di Dio, ma semmai si considera alta e migliore espressione della creazione.
In quarto luogo Hobbes è il primo a porre in luce nella concezione del giusnaturalismo l’elemento del diritto di natura come separato e logicamente precedente quello della legge, anteponendo così la libertà all’obbligo.
Contro le interpretazioni che escludono l’appartenenza di Hobbes al giusnaturalismo, facendone un positivista ante litteram e l’iniziatore di questa corrente di pensiero, Bobbio:
precisa che i concetti di giusnaturalismo e giuspositivismo non sono concetti netti e definiti;
afferma che possono essere definiti giusnaturalistici quei sistemi teorici per il quali
oltre il diritto positivo esiste un diritto naturale;
il diritto naturale è superiore al diritto positivo.
Superiorità di una norma su un’altra = la norma inferiore non ha il potere di abrogare quella superiore.
La superiorità può essere di tre tipi → il che implica la possibilità di individuare tre diversi sistemi di giusnaturalismo:
il diritto naturale è una massima generale e il diritto positivo ne è un’applicazione pratica  in questo caso la superiorità consiste nel fatto che la norma inferiore che risulti incompatibile con quella superiore è ingiusta e invalida (e questo è il caso del giusnaturalismo tomista, dove il diritto naturale è un principio che pone il contenuto e il fondamento del diritto positivo umano);
il diritto naturale indica il contenuto delle norme giuridiche e il diritto positivo ne garantisce l’efficacia  in questo caso la superiorità consiste nel fatto che la norma inferiore che risulti incompatibile con quella superiore è ingiusta, ma non invalida, perché le norme positive traggono il loro contenuto dal diritto naturale, ma la loro validità dal sistema politico vigente (e questo è il caso del sistema lockiano)
il diritto naturale costituisce il fondamento di validità del sistema giuridico positivo, non nelle sue particolarità, ma nella sua complessità  in questo caso la superiorità consiste nel fatto che la norma inferiore che risulti incompatibile con quella superiore è invalida, ma non ingiusta, perché dal diritto naturale non trae il proprio contenuto, ma solo la propria validità (e questo è il giusnaturalismo hobbesiano).
Seconda legge di natura. Conseguenze
Rispetto ai diritti, la seconda legge di natura implica che
si può rinunciarvi, cioè abbandonarli, senza occuparsi di chi se ne impadronirà;
li si può trasferire a una data persona.
Chi ha compiuto uno di questi atti è
obbligato a non ostacolare chi si impadronisce del diritto dal goderne;
ha il dovere di non contraddire il suo atto, che è stato volontario;
se lo fa compie ingiustizia.
Quest’obbligo trae forza dalle possibili conseguenze negative in cui chi infrange la parola può incorrere.
Tuttavia non tutti i diritti possono essere ceduti. L’essere umano non può cedere i seguenti diritti:
a resistere a chi lo assale per togliergli la vita;
a chi lo voglia ferire;
a chi tenti di imprigionarlo;
a salvaguardare la propria vita.
RELAZIONE TRA LE LEGGI DI NATURA IN HOBBES
per la prima legge, la ragione ci dice di cercare la pace al fine di ottimizzare la possibilità della sopravvivenza,
per la seconda legge, la ragione ci indica nella cessione egalitaria e contestuale dello jus in omnia l’unico mezzo efficace per ottenere lo scopo indicato dalla prima legge;
per la terza legge, la ragione ci dice che dobbiamo rispettare i patti stretti e in questo modo garantire l’efficacia della seconda legge e ottenere il risultato della prima.
Tuttavia nello stato di natura
le leggi non sono realmente obbliganti
nessuno può essere sicuro che la cessione dello jus in omnia avvenga in modo reale e contestuale
se vi è anche solo il timore che questo avvenga, la terza legge non può essere rispettata e quindi crolla l’efficacia della seconda e non si ottiene il fine previsto dalla prima.
CARATTERI DEL PACTUM UNIONIS IN HOBBES
gli uomini assemblati senza nessuna regola costituiscono una moltitudine
la moltitudine stringe un patto in cui ciascun membro si impegna con l’altro (patto di cessione contestuale dello jus in omnia)
da questo patto scaturisce la necessità di trovare a maggioranza un rappresentante
la volontà della maggioranza condiziona la volontà di tutti
il rappresentante è il sovrano che ottiene il potere dal consenso del popolo riunito in assemblea.
Saggi sulla legge di natura
fu composta nel 1664 e pubblicata postuma da uno dei principali studiosi lockiani, Wolgang von Leyden, nel 1954
comprende 8 saggi:
A.1° saggio: sull’esistenza della legge di natura
B.2°-5° saggio: sulla conoscibilità della legge di natura → lumen naturale = ragione individuale (non metafisica) + appoggio dei sensi [non: rivelazione divina; tradizione; consensus gentium. E anche non innatismo]
C.6°-7° saggio: sull’obbligatorietà della legge di natura → Dio ha voluto che le leggi naturali fossero razionali = conoscibili dall’uomo che può quindi decidere se seguirle
D.8° saggio: sul fondamento della legge di natura
Locke dimostra che la proprietà privata individuale è un diritto naturale seguendo questo ragionamento
la terra è originariamente proprietà comune di tutti gli esseri umani (res communis);
costoro hanno il diritto di impadronirsi di parte di essa;
quest’atto può avvenire senza che ci sia il bisogno del consenso di tutti gli altri esseri umani;
ogni individuo può rendere proprietà privata parte della res communis attraverso il lavoro, che muta lo status della res;
l’arricchimento è lecito;
è lecito e naturale che esso determini delle disuguaglianze.
I LIMITI DELLA PROPRIETÀ E IL LORO SUPERAMENTO
non è lecito appropriarsi di tutti i beni → l’appropriazione ha limiti precisi (che rispondono alle convinzioni politiche e religiose di Locke); i limiti all’appropriazione indiscriminata dei beni sono i seguenti:
è necessario lasciare ai nostri simili sufficiente terra (beni) bastanti a tutti per vivere (§ 31);
è lecito impadronirsi solo di ciò che è frutto del lavoro personale (§ 32);
si può accumulare solo ciò che si può consumare; nessun prodotto della terra può essere sprecato (§ 38).
il mondo è grande e c’è sufficiente terra per tutti (§33);
l’uomo, in quanto libero, può vedere la sua forza lavoro e quindi un altro uomo può comprarla e quindi far suo con essa ciò che il lavoratore (salariato) ha prodotto (§ 27 → n.b.: questo limite è superato ancor prima che sia posto);
ciò che è deperibile e che l’individuo ha fatto suo con il proprio lavoro può essere scambiato con prodotti meno o per nulla deperibili (§§ 46/47).
Da qui deriva:
una proprietà costituita da beni che hanno un valore convenzionale;
la loro accumulazione potenzialmente indefinita;
la giustificazione della disuguaglianza socio-economica, resa legittima dalla uguaglianza di natura tra tutti gli uomini → chi non ha seguito la legge di natura che ordina di lavorare diventa legittimamente diseguale.
FORMAZIONE DELLA SOCIETÀ POLITICA
tutti coloro che sono interessati a formare una società politica devono rinunciare al diritto naturale di punire le infrazioni alla legge di natura → questo dunque è uno dei diritti naturali uguali per tutti al quale, contrariamente che ad altri, è necessario, rinunciare;
la società politica si forma attraverso un processo collettivo; tuttavia → anche un singolo può scegliere di associarsi a una società politica già costituita, accettandone le clausole;
in entrambi i casi, i diritti/poteri che si cedono sono gli stessi;
lo Stato politico prevede l’esistenza di un giudice comune, capace di dirimere le controversie comuni e riparare le offese;
quando non si dia anche una sola di queste condizioni gli esseri umani si trovano ancora in uno stato di natura.
La teoria del patto prevede due momenti:
il pactum unionis, che forma la società civile (o politica) che non può più sciogliersi (se non nel caso di conquista di un potere straniero) all’unanimità dei partecipanti. A tale società si può aderire individualmente anche ex post, accettandone tutte le clausole;
l’atto con cui la maggioranza costituisce la forma di governo, che Locke definisce come atto fiduciario (trust).
In Rousseau non è presente una vera e propria teoria del diritto e della legge di natura; del giusnaturalismo egli utilizza il linguaggio e, molto liberamente, alcune categorie teoriche.
Temi fondamentali del Discorso sulle origini e le cause della disuguaglianza tra gli uomini (1754)
La linea dell’opera è la seguente:
metodologia della storia ipotetica, non rivolta alle caratteristiche fisiche dell’uomo;
descrizione dell’uomo originario come: a) indipendente (dagli altri uomini e dalla natura); b) capace di provare amor di sé (istinto di sopravvivenza) e pietà per gli altri esseri; c) dotato di tre caratteri fondamentali (il lato metafisico e morale): libertà, perfettibilità, passioni;
costui perde la propria indipendenza man mano che si sviluppa la tecnologia e nascono forme di società;
la società familiare fa emergere la prima differenza naturale, che prima non era avvertita: quella tra maschio e femmina → essendo una diversità naturale, va accettata;
seguono società sempre più complesse, che creano agglomerati in cui si arriva a forme di collaborazione. Ciò comporta anche: a) lo sviluppo di attività comuni; b) l’aumento del tempo libero; c) la necessità del riconoscimento da parte degli altri: periodo sostanzialmente positivo della società nascente (la giovinezza del mondo);
agricoltura e metallurgia sono i due aspetti della perfettibilità tecnologica che introducono la divisione del lavoro, la proprietà, la differenza tra ricchi e poveri (= nasce la disuguaglianza non naturale);
da qui si forma uno stato invivibile di prepotenza, da un lato, e rapine, da un altro, che porta il ricco all’elaborazione del patto mistificato (patto iniquo) con il quale convince il povero a entrare con lui in società;
da qui sorgono società sempre più diseguali e corrotte, il cui ultimo stadio è quello che vede questa forma di organizzazione sociale ridotta a quella tra padrone e schiavo.
In breve: immagine dell’uomo originario (antropologia) → stato di natura originario → evoluzione dello stato di natura → formazione in esso della proprietà → diseguaglianza → patto iniquo (o mistificato) → governi (sempre più) corrotti.
Temi fondamentali del I libro de Il contratto sociale (1762)
L’uomo è nato libero e ovunque è in catene: libertà originaria (qui il riferimento è anche alla Creazione) di contro all’esperienza storica degli Stati corrotti, dove regnano disuguaglianza e dominio dell’uomo sull’uomo.
Si tratta di cercare una forma legittima di convivenza = rapporti non di forza ma di diritto, inteso come base delle convenzioni politiche giuste ed eque.
Capitoli 2-4
La famiglia = prima forma di società naturale, che si scioglie con l’autosufficienza dei piccoli; può essere un modello di società politica, ma solo approssimativo perché i rapporti al suo interno si basano sull’affetto;
Inizio della polemica con i sostenitori del potere dispotico e della schiavitù (Grozio, in particolare, ma anche Hobbes; vs. Aristotele e la tesi degli schiavi per natura);
Viene ribadita la incompatibilità tra forza e diritto;
La schiavitù è contraria alla natura dell’uomo = nessuno si vende perché nessuno può privarsi della propria natura (libertà e uguaglianza).
Differenza tra moltitudine e popolo → con la moltitudine (sottomessa a un capo) non vi è popolo, non vi è bene comune, ma solo l’interesse privato del capo.
Un popolo nasce solo con una deliberazione pubblica.
La deliberazione con cui si forma una società (un popolo) presuppone un primo atto di scelta unanime; in seguito si può scegliere a maggioranza.
Situazione di invivibilità (non si parla di stato di guerra) nella società naturale e/o politica corrotta → l’umanità rischia di estinguersi.
Aggregazione delle forze esistenti = unione da parte di più uomini di forza e libertà.
Emerge il problema fondamentale per creare una forma di associazione a cui gli individui partecipano come uguali, capace di proteggere tutti, in cui ognuno obbedisca solo a se stesso (alle leggi che ha fatto) e tutti restino liberi come “prima” (ritorno e/o realizzazione della libertà antropologica).
Si forma il patto composto di una sola clausola (l’alienazione totale dei diritti di tutti alla comunità di cui si fa parte) di natura normativa (→ massima invariabile, universale, valida sempre e ovunque, ma forse mai enunciata).
Formula del patto: ciascuno si dà a tutti e solo così non si dà a nessuno; ciascuno si pone sotto la suprema direzione della volontà generale → in questo modo nasce il corpo sociale, l’io comune.
Il patto implica la reciprocità: questa intercorre tra i cittadini (assunto dell’uguaglianza) e tra cittadini e sovrano (assunto dell’identità, della non separazione) e deve intercorrere tra sudditi e sovrano (assunto dell’obbligazione politica).
Non intercorre invece tra sovrano e sudditi → il sovrano, che è composto dai cittadini, non agirà mai contro il loro interesse (sempre per l’assunto dell’identità).
Il sovrano non può obbligare se stesso; né può obbligarsi a qualcosa che contraddica il patto.
Il suddito (il privato) può infrangere le leggi, il cui compito è quello di costringerlo a osservarle; se ciò non avverrà, costui sarà costretto a essere libero.
Il passaggio dallo stato di natura allo stato civile e il mutamento dell’uomo: si riappropria delle sue qualità originarie e le perfeziona grazie all’artificialità.
La convenzione permette all’uomo di acquisire la libertà politica e riappropriarsi della libertà antropologica (relazione tra natura e convenzione).
Il patto (la convenzione della politica) consente di acquisire anche la libertà morale: questa – come quella politica – è obbedienza alla legge che ci si è dati.
I beni (i possessi) che si hanno nella situazione prepolitica vengono ceduti alla comunità che, garantendoli, li restituisce come proprietà.
Il diritto originario o del primo occupante diventa solo in questo modo un diritto di proprietà (definita più che come esclusione degli altri da ciò che è mio, come negazione di un mio diritto privato sui beni comuni).
Sono previsti limiti alla proprietà e la centralità del lavoro nell’acquisto di essa, ma nessuno di tali limiti può essere superato (cfr. libro II, cap. 11: «Relativamente all’uguaglianza non bisogna intendere con questo termine che le condizioni di potere e di ricchezza debbano essere assolutamente le stesse, ma, per quanto concerne il potere, che questo non arrivi ad alcuna forma di violenza [...] e, per quanto concerne la ricchezza che nessun cittadino sia così ricco da poterne comperare un altro e nessuno così povero da essere costretto a vendersi».
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