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Agrotecnici esclusi dagli atti di aggiornamento catastale
Gli atti di aggiornamento catastale vengono esclusi, su intervento del Consiglio di Stato, dalle competenze degli agrotecnici: accolto il ricorso del CNGeGL
Autore Mauro Melis Pubblicato 10 Maggio 2016 Ultimo aggiornamento 5 Settembre 2018 Commenti 1
Il Consiglio di Stato esclude gli agrotecnici dagli atti di aggiornamento catastale: accolto il ricorso dei Geometri Totale 5.00 / 5 4 Voti
“ Gli agrotecnici non sono legittimati a redigere e sottoscrivere atti di aggiornamento catastale e geometrico di cui all’articolo 8 della legge n. 679/1969 e agli articoli 5 e 7 del D.P.R. n. 650/1972”.
La decisione del Consiglio Di Stato che promette di rivoluzionare il settore professionale legato al Catasto non fa altro che confermare una tendenza interpretativa che da alcuni anni si rincorreva sempre più spesso e che sicuramente farà “esultare” i geometri italiani.
La quarta sezione del Consiglio di Stato infatti con la sentenza numero 1458 del 2016 ha accolto il ricorso del Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri Laureati che aveva richiesto una riforma integrale della sentenza di primo grado con cui il Tar Lazio aveva dichiarato l’inammissibilità per carenza di interesse dei ricorsi introduttivi del giudizio.
Nel caso specifico i Geometri Italiani avevano fatto presente che, in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale, n. 154 del 2015 (sentenza con cui veniva dichiarata l’incostituzionalità, per violazione dell’art. 77 comma secondo Cost., dell’art. 26 comma 7-ter del decreto legge n. 248 del 2007, in accoglimento della questione prospettata dal Consiglio di Stato con l’ordinanza n. 753 del 17 febbraio 2014 ndr) risultava evidente non soltanto l’interesse al ricorso introduttivo del giudizio, ma anche la completa illegittimità dell’azione dell’Amministrazione.
L’art. 26 del decreto-legge 31 dicembre 2007, numero 248 stabiliva che il comma 96 dell’articolo 145 della legge 23 dicembre 2000, “si sarebbe dovuta interpretare nel senso che gli atti indicati potevano essere redatti e sottoscritti anche dai soggetti in possesso del titolo di cui alla legge 6 giugno 1986, n. 251, e successive modificazioni”. La legge 6 giugno 1986, n. 251, cui faceva espresso rinvio la disposizione censurata, ha istituito l’albo professionale degli agrotecnici.
Il giudizio del Consiglio Di Stato che ha sancito l’esclusione degli Agrotecnici dalla redazione degli atti di aggiornamento catastale
I giudici del Consiglio di Stato, investiti della questione dal ricorso proposto dal CNGeGL, hanno puntualizzato che “secondo un costante orientamento dello stesso Consiglio di Stato si deve ritenere che la pronuncia di illegittimità costituzionale di una norma di legge determina la cessazione automatica della sua efficacia erga omnes ed impedisce, dopo la pubblicazione della sentenza, che essa possa esser applicata ai rapporti, in relazione ai quali la norma dichiarata incostituzionale risulti anche rilevante, stante l’effetto retroattivo dell’annullamento escluso solo per i cd. rapporti esauriti”
Motivo per cui la risoluzione numero 10/DF del 3 aprile 2008 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e la circolare dell’Agenzia del Territorio n. 3 del 14 aprile 2008, in seguito alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 154 del 2015, “devono ritenersi viziate da una invalidità derivata: detti atti, infatti, costituiscono integrazione e non mera interpretazione, della disposizione dichiarata incostituzionale e, il venir meno del presupposto normativo, determina, in ultima analisi, la loro invalidità ed inidoneità a produrre effetti”.
Quali sono le conclusione del ragionamento del Consiglio Di Stato?
Il Consiglio Di Stato ha testualmente disposto che “alla luce delle suesposte argomentazioni, va accolto l’appello proposto dal sig. Fausto Savoldi e dal Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati (esclusione degli agrotecnici dallo svolgere gli atti di aggiornamento catastale) e, per l’effetto, in riforma della sentenza del T.A.R. per il Lazio sede di Roma n. 7395 del 30 agosto 2012, devono annullarsi i provvedimenti impugnati in primo grado”.
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