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Timestamp: 2018-12-17 17:22:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2427', 'art. 2427', 'art. 2427', 'art. 2427', 'art. 2427', 'art. 2428', 'art. 2497', 'art. 2427', 'art. 2428', 'art. 2497', 'art. 2427', 'art. 2427', 'art. 2497', 'art. 2428', 'art. 2435', 'art. 2427', 'art. 2427', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 41', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 12 aprile 2010: informativa di bilancio: parti correlate; nullo il verbale se non contiene la firma autentica dell’agente; circolare di liquidazione del Modello 730/2010: modificato l’allegato D | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 12 aprile 2010: informativa di bilancio: parti correlate; nullo il verbale se non contiene la firma autentica dell’agente; circolare di liquidazione del Modello 730/2010: modificato l’allegato D
1) Informativa di Bilancio: Parti correlate, semplificazioni per le società di minori dimensioni
2) Nullo il verbale se non contiene la firma autentica dell’agente
3) Accordo internazionale: Quello di sede disciplina la tassazione del lavoratore
4) Circolare di liquidazione del Modello 730/2010: Modificato l’allegato D
Informativa di Bilancio: Parti correlate, le novità illustrate da un documento del CNDCEC.
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti con un documento di marzo 2010 ha spiegato i contenuti su: “Le informazioni sulle operazioni con parti correlate: problematiche applicative e casi pratici”, redatto con il contributo della Commissione “Norme e principi contabili”.
Interazione tra le informazioni di cui all’art. 2427, co. 1, n. 22bis, c.c. e le altre informazioni su specifiche categorie di parti correlate richieste da norme preesistenti
Con l’aggiunta del n. 22bis all’art. 2427, c.c., le operazioni con le parti correlate trovano una loro collocazione in bilancio all’interno della nota integrativa.
Prima dell’introduzione del n. 22bis dell’art. 2427, c.c., erano individuate nel codice civile altre parti che, sebbene in maniera meno sistematica, trattano l’informativa con alcune parti correlate utilizzando criteri similari ma non del tutto coincidenti con quelli dell’art. 2427, p. 22bis, c.c.
Non essendo stati tali articoli modificati, colui che redige il bilancio deve orientarsi nell’applicazione pratica tra informazioni parzialmente similari da fornire in parte nella relazione sulla gestione ed in parte nella nota integrativa.
Le norme che già richiedevano informazioni sulle Parti correlate prima dell’introduzione dell’art. 2427, n. 22bis, c.c. sono le seguenti: L’art. 2428, l’art. 2497bis, co. 5 e l’art. 2427, co. 1, n. 16.
Il Codice Civile nell’art. 2428 “Relazione sulla gestione” indica che dalla relazione devono in ogni caso risultare anche i rapporti con imprese controllate, collegate, controllanti e imprese sottoposte al controllo di queste ultime.
L’art. 2497bis, co. 5, c.c. “Direzione e coordinamento di società – Pubblicità” sancisce al primo comma che gli amministratori devono indicare nella relazione sulla gestione i rapporti intercorsi con chi esercita l’attività di direzione e coordinamento e con le altre società che vi sono soggette, nonché l’effetto che tale attività ha avuto sull’esercizio dell’impresa sociale e sui suoi risultati.”
Anche all’interno dello stesso art. 2427 c.c., si individuano ulteriori informazioni sulla parte correlate.
L’art. 2427, n. 16 , c.c., sancisce che la nota integrativa deve indicare, oltre a quanto stabilito da altre disposizioni, l’ammontare dei compensi spettanti agli amministratori ed ai sindaci, cumulativamente per ciascuna categoria.
Nella seguente tabella sono state evidenziate alcune differenze da cui si evince una sostanziale disomogeneità informativa:
Posizione nel bilancio
Tipo di informativa
Art. 2427, co. 1, n. 22bis, c.c.
Importo, natura di
operazioni rilevanti e non normali
Società e persone che sono parti correlate
Art. 2428, co. 3, n. 2, c.c.
Rapporti intercorsi
Imprese controllate e collegate, controllanti e imprese sottoposte al controllo di queste ultime
Art. 2497bis, co. 5, c.c.
Rapporti intercorsi, effetti e risultati delle attività svolte
Società e persone su cui si esercita attività di direzione e coordinamento
Dalla lettura combinata dei diversi articoli emerge un fatto sostanziale:
La coesistenza di norme con diversa origine (ad esempio, l’art. 2497bis, co. 5 è stato introdotto dalla riforma del diritto societario) aventi la stessa finalità di fare emergere le operazioni in potenziale conflitto di interessi, introdotte in periodi diversi.
Un aspetto operativo importante è dato dalla necessità di conciliare le disposizioni già esistenti dell’art. 2428, c.c., il quale prevede che nella relazione sulla gestione siano dettagliati i rapporti con imprese controllate, collegate, controllanti e imprese sottoposte al controllo di queste ultime, e la nuova normativa recepita su indicazione comunitaria.
Semplificazioni per le società di minori dimensioni
Le società di minori dimensioni possono decidere di fornire un’informativa semplificata in merito alle operazioni con parti correlate e/o agli accordi fuori bilancio.
In particolare per le società che redigono il bilancio in forma abbreviata il D.Lgs. n. 173/2008 aggiunge all’art. 2435‐bis, c.c. “Bilancio in forma abbreviata” il 6° comma precisando che le stesse possono “limitare l’informativa prevista dall’art. 2427, co. 1, n. 22‐bis, c.c. alle operazioni realizzate direttamente o indirettamente con i loro maggiori azionisti ed a quelle con i membri degli organi di amministrazione e controllo, nonché limitare alla natura ed all’obiettivo economico delle informazioni richieste ai sensi dell’art. 2427, co. 1, n. 22‐ter, c.c.”.
L’OIC (Organismo Italiano di Contabilità) ha chiarito nell’Appendice al Principio contabile OIC 12 – in mancanza di una precisa definizione giuridica – che è ragionevole ritenere che per “maggiori azionisti” debbano intendersi gli azionisti di maggioranza e quelli che detengono partecipazioni di collegamento.
E’ nullo il verbale elevato per sanzionare una infrazione al CdS se non è riportata sullo stesso la sottoscrizione autentica dell’agente accertatore.
Con questo principio il Giudice di Pace di Lecce ha accolto il ricorso annullando il verbale impugnato.
Nel caso di specie, a seguito di ricorso, proposto da un automobilista avverso un verbale elevato dalla Polizia Municipale del Comune di Lecce, quest’ultima aveva depositato quale originale del verbale notificato mediante copia meccanografica, altra ed identica copia meccanografica dello stesso che presentava firme riproduttive mediante scanner del dirigente comandante della Polizia locale e del responsabile del procedimento che ne attestava la conformità all’originale e la notifica.
Con la sentenza 18 gennaio 2010, n. 8190, che ricalca i precedenti giurisprudenziali della Cassazione (é ormai concetto consolidato della giurisprudenza di legittimità: Cass. Civ., 15/04/1999, n. 3741; Cass. Civ., Sez. I, 26/06/1992, 8031; Cass. Civ., Sez. I, 29/12/1989, n. 5826, secondo cui è onere dell’ente opposto fornire prova della legittimità del suo operato e della fondatezza della sua pretesa), il Giudice di Pace di Lecce, richiamando le norme dettate in materia dal Codice della Strada e dal relativo Regolamento di attuazione nonché quelle contenute nella c.d. Legge Bassanini (n. 59/97, art. 15), che prevede la firma in originale di tutti gli atti della PA che debbono essere motivati (come i verbali di accertamento di violazioni al CdS), ha sancito il principio per cui è inesistente giuridicamente il verbale notificato in assenza di sottoscrizione autentica da parte di colui che lo ha redatto.
Tranne casi eccezionali, per il lavoratore italiano residente in Italia, ma dipendente di un organismo internazionale extraterritoriale, la relativa convenzione non deve esentare da imposizione la retribuzione.
Se, invece, tale organismo non ha effettuato alcuna ritenuta Irpef, allora il lavoratore deve assoggettare a tassazione la medesima indicando nel quadro RC del Modello unico la retribuzione percepita al netto dei contributi previdenziali trattenuti.
Lo ha precisato <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con il Parere n. 12 del 09 aprile 2010 (sottolineando che comunque occorre valutare caso per caso) che ha cosi risposto ad quesito posto sulla seguente problematica:
Un cittadino italiano, residente e domiciliato in Italia, è dipendente di un organismo internazionale extraterritoriale, il quale, nell’erogare lo stipendio non effettua alcuna ritenuta Irpef, in tal modo il CUD riporta solo il trattenimento dei contributi previdenziali.
Se, qundi, lo stipendio non debba essere tassato.
Il chiarimento della Fondazione Studi
Accordi di sede: L’art. 41 del DPR n. 601/73 prevede che “Continuano ad applicarsi le esenzioni e agevolazioni previste dagli accordi internazionali resi esecutivi in Italia e dalle leggi relative ad enti e organismi internazionali.”.
Tali accordi si sostanziano nei cd. “accordi di sede”. Si tratta di convenzioni tra il Governo di uno o più paesi per disciplinare dal punto di vista giuridico i rapporti tra l’Organismo cui partecipano i soggetti promotori (gli Stati membri) e lo Stato che ospita la sede e gli uffici dell’Organismo medesimo.
L’Italia, negli anni, ha stipulato numerosi accordi di sede con riferimento a Organismi internazionali (ONU, FAO, l’Istituto Italo-Latino Americano IILA, etc.), che si trovano nel territorio dello Stato.
L’accordo di sede normalmente viene redatto sulla base di un tracciato piuttosto omogeneo, tuttavia, esso si può diversificare a seconda delle caratteristiche e delle finalità dell’Organismo.
All’accordo di sede occorre riferirsi per comprendere quale sia la disciplina dei rapporti giuridici, compreso il trattamento fiscale delle retribuzioni di coloro che prestano attività lavorativa per l’Organismo, con premessa che, laddove nulla dovesse essere specificamente previsto, si applicano le ordinarie disposizioni del Tuir concernenti la tassazione dei lavoratori dipendenti.
L’accordo di sede, ove esistente, viene ratificato con norma e segue un tracciato standard pur potendovi essere, ovviamente, delle particolarità specifiche in ogni accordo.
Usualmente la convenzione internazionale prevede che l’ente internazionale “per il raggiungimento dei suoi scopi istituzionali è opportuno che siano riconosciuti all’Istituto, ai delegati dei paesi membri ed ai suoi funzionari i privilegi e le immunità ad essi necessari”.
In genere l’accordo stabilisce che “l’espressione “funzionario” significa ogni membro del personale le cui mansioni sono direttamente collegate alle finalità istituzionali dell’ente, salvo che si tratti di personale assunto localmente e remunerato su base oraria o di esperti con un incarico ad hoc.”.
Una clausola spesso utilizzata prevede che “I funzionari dell’Istituto godono dei seguenti privilegi:
a) esenzione da ogni forma di imposizione diretta sui salari, emolumenti, indennità e pensioni erogati dall’Istituto o per conto di esso nonché sui redditi derivanti da fonti al di fuori della Repubblica italiana;
Tuttavia, nella maggior parte dei casi viene stabilito che: “L’esenzione …. non si applica ai funzionari di cittadinanza italiana o residenti permanenti in Italia.”
In definitiva, ha sostenuto la Fondazione studi, nel caso di specie, occorre verificare la presenza o meno dell’accordo di sede, in base ai criteri generali e fatte salve eventuali eccezioni, tenuto conto che il lavoratore è cittadino italiano residente in Italia, la convenzione non dovrebbe esentare da imposizione la retribuzione.
Se così è, il lavoratore deve assoggettare a tassazione la medesima indicando nel quadro RC del Modello unico la retribuzione percepita al netto dei contributi previdenziali trattenuti.
Posto che il Modello CUD non fornisce tale indicazione, il lavoratore potrà farsi rilasciare dall’Istituto un’attestazione con indicate le somme percepite nell’anno da conservare agli atti in caso di verifica.
Laddove l’istituto non dovesse rilasciar tale dichiarazione il lavoratore potrà, in caso di verifica, fornire qualunque documentazione utile per provare l’importo della retribuzione (buste paga, estratti conto bancari, ecc.).
L’allegato D della Circolare di liquidazione del modello 730/2010 è stato ripubblicato il 09 aprile 2010 per integrare due casi particolari contenuti nel paragrafo relativo alla determinazione del reddito di fabbricati.
Tali modifiche saranno incluse in un apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate di prossima pubblicazione.
Come è noto, con il provvedimento del 15/01/2010 sono stati approvati i modelli 730, 730-1, 730-2 per il sostituto d’imposta, 730-2 per il C.A.F. e per il professionista abilitato, 730-3, 730-4, 730-4 integrativo, con le relative istruzioni, nonché della bolla per la consegna del modello 730-1, concernenti la dichiarazione semplificata agli effetti dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, da presentare nell’anno 2010 da parte dei soggetti che si avvalgono dell’assistenza fiscale.
In seguito, con il provvedimento del 16/02/2010 sono state apportate delle modifiche al modello 730-1/2010 ed alle relative istruzioni.
Adesso viene, infine, ad essere modificato l’allegato D della citata circolare di liquidazione del Modello 730/2010.
Le modifiche all’allegato D della Circolare di liquidazione mod. 730/2010
Queste le modifiche effettuate, in relazione al reddito dei fabbricati:
A pagina 47, al paragrafo 5.3.2.1, nel penultimo punto elenco le parole “codice 8 o 14” sono sostituite dalle parole “codice 8 e/o 14 e 15”.
A pagina 48, alla fine della descrizione del primo caso della pagina è aggiunto il seguente periodo “Se la tassazione è assunta sulla base della rendita e in uno o più righi è presente il codice 15, il reddito del fabbricato è pari alla quota di rendita, relativa ai righi nel cui campo “Utilizzo” (col. 2) è stato indicato il codice 15 moltiplicata per 0,7 e sommata al totale delle altre quote di rendita.”
(Agenzia delle Entrate, nota del 09 aprile 2010)
– Antiriciclaggio: Linee guida per l’adeguata verifica della clientela
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (Commissione Antiriciclaggio) ha aggiornato le “Linee guida per l’adeguata verifica della clientela” approvate nel novembre del 2008.
Tra le nuove misure viene prevista l’estensione della verifica a carico di onlus e cooperative; il fascicolo cliente potrà tenersi anche in modo informatico; su ciascun sindaco-revisore gravano gli adempimenti legati all’adeguata verifica della clientela, alla registrazione dei dati e alla segnalazione di operazioni sospette.
L’esonero dagli obblighi antiriciclaggio riguarda esclusivamente il collegio sindacale che non esercita il controllo contabile.
L’indice unico, espressione del rischio di riciclaggio, dovrà essere aggiornato nel corso del rapporto con un approccio “dinamico” tra cliente e prestazioni.
– AIDC: Ammissibili rivalutazioni limitate
L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti di Milano, con la circolare n. 7 del 31 marzo 2010 ha fornito alcuni chiarimenti sulla riapertura dei termini per la rideterminazione del valore fiscale delle partecipazioni non quotate concessa dalla Finanziaria 2010.
E’ ammissibile una rivalutazione limitata solo ad alcune partecipazioni possedute dal contribuente così come la rideterminazione parziale rispetto a una singola quota sociale detenuta.
La perizia di stima potrà essere redatta anche in un momento successivo alla cessione della partecipazione, purché il contribuente esponga le plusvalenze nella dichiarazione dei redditi.
Tale perizia dovrà essere redatta da un professionista abilitato e giurata entro il 31 ottobre 2010 presso la cancelleria del Tribunale, l’ufficio di un giudice di pace o un notaio.
– Per la prima casa il recupero dei benefici entro tre anni
Per il recupero nei confronti dell’acquirente dell’agevolazione “prima casa” indebitamente fruita, si applica il termine di decadenza triennale previsto dalla normativa sull’imposta di registro, anche se l’acquisto, essendo stato effettuato da un’impresa, era stato assoggettato a Iva.
Entro questo termine l’acquirente che ha fruito dell’agevolazione in sede di acquisto di un alloggio in costruzione, deve dimostrare l’avvenuta ultimazione dell’abitazione avente le caratteristiche previste dalla legge.
(Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, sentenza n. 52/01/10 del 01/04/2010)
– Moratoria bancaria con ricadute nella nota integrativa
La moratoria bancaria prevista nell’avviso comune Abi del 03 agosto 2009 (Decreto Legge n. 78/2009) ha permesso la sospensione per 12 mesi della quota capitale delle rate di mutuo e di leasing immobiliare.
Per i leasing mobiliari, invece, la dilazione è di sei mesi.
Ne consegue che le imprese che hanno usufruito della moratoria sul 2009 devono tenerne conto nel bilancio d’esercizio con le ricadute in nota integrativa e nell’eventuale relazione sulla gestione.
– Un welfare che sostenga i professionisti
Anche i professionisti hanno bisogno di ammortizzatori sociali che possano sostenerli e proteggerli in questa fase così complessa.
Da tempo lo sostiene la Presidente del Cup e dei Consulenti del lavoro Marina Calderone che ora chiede l’allargamento della rete di protezione dei professionisti incentivando la previdenza complementare e concedendo fiscalità agevolata.
Nell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 20 gennaio 2010 i dettagli della proposta sul fondo di solidarietà.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 09 aprile 2010)
– Calabria, alluvione febbraio 2010, disposizioni sui primi interventi
I contributi, previsti dall’ordinanza del presidente del Consiglio, non concorrono alla formazione del reddito.
Pronto il piano degli interventi, predisposto sulla base delle risorse finanziarie disponibili, per la messa in sicurezza delle zone della regione Calabria colpite dall’alluvione dello scorso febbraio e la concessione dei contributi a favore di famiglie e imprese, per un veloce ripristino delle normali condizioni di vita della popolazione.
Nel mese di febbraio scorso, precipitazioni di carattere eccezionale hanno prodotto danni e dissesti idrogeologici, di particolare gravità nelle province di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia.
Adesso, l’Ordinanza del Presidente del Consiglio, n. 3862 del 31 marzo 2010, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 08 aprile 2010, ha previsto l’attuazione degli interventi urgenti diretti a fronteggiare i danni provocati dall’alluvione.
Per il piano di intervento, il commissario nominato (ha solo 45 giorni di tempo) si avvale di un gruppo tecnico rappresentato da vari Enti, tra i quali la Protezione civile, i Vigili del fuoco, l’autorità del bacino regionale, il dipartimento regionale, ecc.
Sono previsti dei contributi fino a un massimo di 400 euro mensili (nel limite, comunque, di 100 euro per ogni componente del nucleo familiare), a favore delle famiglie che hanno subito gravi danni all’abitazione principale, finalizzati al reperimento di un’autonoma sistemazione (il contributo è di 200 euro per i nuclei composti da una sola unità).
Se sono presenti persone con più di 65 anni, portatori di handicap, ovvero disabili con una percentuale di invalidità non inferiore al 67%, spetta un contributo aggiuntivo fino a 100 euro mensili per ognuno di essi.
In alternativa, il commissario è autorizzato a trovare un alloggio alla famiglia.
I contributi sono erogati a partire dalla data di sgombero dell’immobile.
Per il ripristino delle case distrutte o gravemente danneggiate sono erogati contributi fino al 70%, per un importo massimo di 30mila euro per abitazione. Prevista, inoltre, una copertura pari all’80% degli oneri sostenuti per traslochi e depositi, fino a un massimo di 5mila euro.
Per favorire la ripresa delle attività produttive gravemente danneggiate, tra cui quelle commerciali, agricole, zootecniche, turistiche, artigianali sono erogati:
– Contributi per impianti, attrezzature, macchinari danneggiati, per un importo massimo di 200mila euro e, comunque, non superiore al 50% del danno medesimo;
– contributi correlati alle scorte di materie prime e prodotti finiti danneggiati, pari al 30% del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 60mila euro;
– contributi per compensare la sospensione dell’attività.
I contributi non concorrono alla formazione del reddito (ad eccezione di quelli concessi per la sospensione di almeno sei giorni delle attività produttive) e sono scomputati dalle eventuali contribuzioni erogate.
Nel caso in cui gli indennizzi assicurativi coprano in tutto o in parte i danni subiti, i contributi saranno concessi solo per l’eventuale differenza.
– Cartella di pagamento viziata è impugnabile solo dall’Agenzia delle Entrate
Non è ipotizzabile un litisconsorzio necessario tra Amministrazione e agente della riscossione.
L’ufficio finanziario, che è stato parte nel giudizio di primo grado, può impugnare la sentenza sotto ogni aspetto e, quindi, anche in relazione ai vizi della cartella di pagamento e/o dell’avviso di mora non essendo necessario che, in ordine ai motivi relativi alla fase della riscossione, abbia proposto gravame anche l’agente della riscossione.
(Corte di Cassazione, pronuncia n. 6756 del 19 marzo 2010)