Source: http://www.blogstudiolegalefinocchiaro.it/2013/08/il-decreto-del-fare-e-lidentita-digitale/
Timestamp: 2018-09-26 15:40:37+00:00
Document Index: 182912243

Matched Legal Cases: ['art. 64', 'art. 64', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 17', 'art. 14', 'art. 14']

Il decreto del fare e l'identità digitale – Diritto & Internet
Il decreto del fare e l'identità digitale
Agenzia per l'Italia digitale Codice dell'amministrazione digitale dcreto del fare identità digitale liberalizzazione del wifi Sistema pubblico per la gestione dell'identità digitale SPID
14 settembre 2013 alle 9:56
Gentile avv. Finocchiaro,
leggendo il suo articolo, rilevo una inesattezza: lei afferma che il primo paragrafo del secondo comma dell’art. 64 rimane valido ossia che “le pubbliche amministrazioni possono consentire l’accesso ai servizi in rete che richiedono l’identificazione informatica anche se questa è effettuata con strumenti diversi dalla carta d’identità elettronica e dalla carta nazionale dei servizi, purché tali strumenti consentano l’individuazione del soggetto che richiede il servizio.”
In realtà la parte aggiunta dal decreto del Fare dice esattamente il contrario e che “Con l’istituzione del sistema SPID, le pubbliche amministrazioni possono consentire l’accesso in rete ai propri servizi solo mediante gli strumenti di cui al comma 1, ovvero mediante servizi offerti dal medesimo sistema SPID. ”
Ora gli strumenti del comma 1 sono solo CIE e CNS a cui si deve aggiungere lo SPID. Non sono cioè più ammesse autenticazioni degli utenti tramite password, a meno che ciò non sia previsto tra i sistemi di autenticazione dello SPID (ma non credo).
Annarita Ricci ha detto:
19 settembre 2013 alle 19:28
Gentile Sig. Capparini,
La ringrazio a nome dello Staff del Blog dello Studio Legale Finocchiaro per l’attenzione accordataci. Il Suo commento denota attenzione e ci ripaga del lavoro di divulgazione scientifica che il nostro blog si prefigge.
L’inesattezza che Lei rileva, tuttavia, non sussiste. La prima parte dell’art. 64, comma 2°del CAD è tuttora in vigore e come tale “valida”. Se le parole del legislatore hanno un senso, allora il disposto dell’art. 17 ter del d.l. 21 giugno 2013, n. 69, secondo cui: “al comma 2 dell’articolo 64 del CAD (….) dopo il primo periodo è inserito il seguente: Con l’istituzione del sistema SPID, le pubbliche amministrazioni possono consentire l’accesso in rete ai propri servizi solo mediante gli strumenti di cui al comma 1, ovvero mediante servizi offerti dal medesimo sistema SPID” non può essere interpretato in altro modo. L’espressione utilizzata è “dopo il primo periodo è inserito il seguente” e non “il primo periodo è sostituito dal seguente”.
Ciò detto, diverso dal dato letterale della norma, è la tematica della sua interpretazione e di un’eventuale mancanza di coerenza tra due periodi di uno stesso articolo di legge.
Non ci resta quindi che attendere, l’implementazione del sistema SPID ed eventualmente interventi a supporto di una lettura univoca della norma.
Annarita Ricci
28 gennaio 2015 alle 14:06
Gent.ma avv. Finocchiaro, ho letto con attenzione il suo blog. Sul tema, in molti articoli, anche scritti da avvocati, si legge che il gestore della location che offre il servizio risulta responsabile in sede civile di tutte le attività messe in pratica tramite la connessione. Ma se, come Lei afferma, non c’è alcun obbligo di sorveglianza, nè obbligo di identificare gli utenti nè di conservare i dati relativi alle operazioni effettuate dagli utenti, come può sussistere la responsabilità del gestore? La ringrazio in anticipo. Cordiali saluti.
3 febbraio 2015 alle 17:10
Gentile Signora Bianci,
In relazione al quesito posto, occorre muovere dal dato normativo costituito principalmente dal d.l. 21 giugno 2013, n. 69, convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 98.
Dato normativo che risulta chiaro, tale da non poter sollevare dubbi interpretativi: l’art. 10, comma 1°, del citato decreto prevede testualmente che “l’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori (…)”.
La previsione, inoltre, è coerente con quella dell’art. 17 del d.lgs. 9 aprile 2003, n. 70, “Attuazione della Direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico”. Secondo questa norma, infatti, il prestatore di servizi nella società dell’informazione non è assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, né ad un obbligo di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.
Tuttavia, a seconda dei servizi forniti, gli art. 14, 15, e 16 del citato d.lgs. 70 del 2003, prospettano profili di responsabilità qualora non vengano rispettate determinate condizioni e modalità operative. Ad esempio, secondo l’art. 14, nel caso di fornitura di accesso alla rete di comunicazione, “il prestatore non è responsabile delle informazioni trasmesse a condizione che: a) non dia origine alla trasmissione; b) non selezioni il destinatario della trasmissione; c) non selezioni né modifichi le informazioni trasmesse”.
Grazie a nome dello Staff del Blog dello Studio Legale Finocchiaro per il quesito posto che denota attenzione per la nostra attività di divulgazione scientifica.
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