Source: https://www.laleggepertutti.it/158364_costituzione-dellappellato-termini-e-modalita
Timestamp: 2018-05-25 07:06:55+00:00
Document Index: 8062288

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Costituzione dell'appellato, termini e modalità
Lo sai che? Costituzione dell’appellato, termini e modalità
La costituzione del convenuto in appello (appellato) segue le regole del primo grado; per cui, ai fini del calcolo dei 20 giorni prima dell’udienza, non si tiene conto del rinvio del giudice.
Come si costituisce il convenuto in appello (cosiddetto «appellato»)? Secondo regole, forme e termini previsti per il giudizio di primo grado, chiarisce il codice di procedura civile [1]: il che significa che la costituzione tempestiva deve avvenire entro 20 giorni dalla prima udienza fissata nell’atto di appello. Una recente sentenza della Cassazione [2] si è occupata, inoltre, di precisare cosa succede in caso di differimento della prima udienza da parte del giudice. In altre parole, il termine dei 20 giorni slitta all’udienza effettiva o resta ancorato a quella indicata dall’appellante? Ecco la soluzione.
Termini e modalità per la costituzione in appello dell’appellato
L’appellato si costituisce in giudizio entro i termini previsti per il giudizio di primo grado davanti al tribunale ossia almeno 20 giorni prima dell’udienza di comparizione fissata nell’atto di citazione o 10 giorni in caso di abbreviazione dei termini.
Quanto alle modalità, si seguono le regole del primo grado. Per cui è necessario che l’appellato depositi:
la comparsa di costituzione e risposta;
il proprio fascicolo, che deve contenere la procura alle liti conferita all’avvocato (se non è contenuta nell’atto di citazione in appello che gli è stato notificato)
il fascicolo del precedente grado e copia della citazione notificata.
Differimento della prima udienza
Che succede se, nella data fissata dall’appellante come prima udienza, il giudice non è presente e, pertanto, viene differita d’ufficio la data per la comparizione delle parti ad altra udienza? Secondo la Cassazione, in caso di rinvio d’ufficio dell’udienza [3] non si determina la riapertura dei termini per il deposito della comparsa né per la proposizione dell’appello incidentale. Pertanto, se l’appellato non si è costituito nei termini ed è incaduto nelle decadenze non può più essere rimesso nei termini.
Dunque, quando nel giorno fissato per la comparizione il giudice designato non tiene udienza e la comparizione delle parti è rimandata all’udienza immediatamente successiva, l’appellato che si voglia costituire tempestivamente deve calcolare il termine dei 20 giorni a ritroso dalla data originariamente indicata dall’appellante nell’atto di appello.
[1] Art. 347 cod. proc. civ.
[2] Cass. sent. n. 2299/17 del 30.01.2017.
[3] Ex art. 168 bis co. 4 cod. proc. civ.
Sentenza 30 gennaio 2017, n. 2299
Successioni mortis causa – Donazione indiretta – Simulazione di vendita – Progetto di divisione – Attribuzione di quote – Sentenze di condanna generica e provvisionali – Articoli 278 e 279 cpc – Differimento dell’appello – Riserva di parte – Decadenze – Articoli 747 e 750 cc – Criteri – Articolo 556 cc
sul ricorso 1940/2013 proposto da:
(OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA P.ZZA CAVOUR presso la CORTE di CASSAZIONE rappresentato e difeso dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);
(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA P.ZZA CAVOUR presso la CORTE di CASSAZIONE rappresentati e difesi dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1331/2012 della CORTE D’APPELLO di PALERMO, depositata il 26/09/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 08/11/2016 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI;
udito l’Avvocato (OMISSIS) difensore del ricorrente che ha chiesto l’accoglimento delle difese in atti;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CAPASSO Lucio, che ha concluso per l’accoglimento del terzo motivo e per il rigetto dei restanti motivi del ricorso principale e per il rigetto del ricorso incidentale.
Il Tribunale di Palermo con sentenza non definitiva del 2007, decidendo sulle domande proposte da (OMISSIS) nei confronti della madre (OMISSIS) e dei fratelli (OMISSIS) e (OMISSIS) e da quest’ultimo, nei confronti della madre e della sorella, dichiarava l’apertura in data 21 febbraio 1989 della successione legittima di (OMISSIS) a favore del coniuge per la quota di un terzo e dei figli (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) per la quota di due noni ciascuno.
Accertava la natura di donazione indiretta da parte del de cuius a favore di (OMISSIS) delle somme costituenti il prezzo di acquisto del terreno oggetto della compravendita del 13 dicembre 1073, e, altresi’, la simulazione relativa all’atto di vendita relativo al trasferimento della nuda proprieta’ dell’appartamento, sito in (OMISSIS) da parte dei coniugi (OMISSIS) (OMISSIS) in favore della figlia (OMISSIS). Rigettava la domanda di riduzione proposta da (OMISSIS), dichiarava l’inammissibilita’ delle altre domande, dichiarava l’appartenenza all’asse ereditario di (OMISSIS) i beni indicati in dispositivo, attribuiva agli eredi di (OMISSIS) (nel frattempo deceduta) la quota A) del progetto di divisione costituita dall’appartamento, sito in (OMISSIS), con un diritto ad un conguaglio da porsi a carico della massa.
La Corte di Appello di Palermo, pronunciandosi su appello proposto da (OMISSIS), a contraddittorio integro con sentenza n. 1331 del 2012 respingeva l’appello e condannava l’appellante al pagamento delle spese di lite. Secondo la Corte di Palermo, (OMISSIS) si lamentava del rigetto dell’azione di riduzione, ma non avrebbe fornito alcuna dimostrazione che l’eventuale maggiore valore dell’asse ereditario comportasse la lesione della quota di riserva a lui spettante. Parimente infondati erano tutti gli altri motivi con i quali l’appellante lamentava una errata ricostruzione del patrimonio ereditario costituito dalle somme di denaro appartenenti al de cuius e un’errata stima degli immobili costituiti dal fondo rustico e dell’appartamento di via (OMISSIS).
La cassazione di questa sentenza e’ stata chiesta da (OMISSIS) con ricorso affidato a tre motivi. (OMISSIS) e (OMISSIS) hanno resistito con controricorso, proponendo, a loro volta, ricorso incidentale affidato ad un motivo.
In via preliminare, va rigettata l’eccezione avanzata da parte controricorrente di inammissibilita’ e improcedibilita’ del ricorso per l’ostacolo della cosa giudicata, posto che, nel frattempo, e’ intervenuta sentenza definitiva (n. 1613 del 2011), che non essendo stata impugnata sarebbe passata in giudicato. Va qui evidenziato che l’articolo 340 c.p.c., dispone che: “contro le sentenze previste dagli articoli 278 e 279 c.p.c., (sentenze di condanna generica e provvisionale e non definitivi in genere), l’appello puo’ essere differito, qualora la parte soccombente faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per appellare e, in ogni caso, non oltre la prima udienza davanti al giudice istruttore successiva alla notificazione della sentenza”. Sicche’ (e’ di tutta evidenza che), la regola generale in tema di impugnazione di sentenze non definitive e’ la loro impugnabilita’ immediata, la quale non viene travolta dall’eventuale sentenza definitiva proprio perche’ le due sentenze nonostante si riferiscano allo stesso giudizio hanno una loro autonomia di contenuto.
1.- Con il primo motivo del ricorso principale (OMISSIS) lamenta la violazione degli articoli 166, 167 e 168 c.p.c., nel testo vigente, alla data del 20 settembre 1997. Violazione dell’articolo 112 c.p.c. (articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4). Secondo il ricorrente, erroneamente, la Corte distrettuale, confermando la decisione del Tribunale, avrebbe ritenuto tardiva la domanda riconvenzionale presentata, tenendo conto dell’udienza fissata, ai sensi dell’articolo 168 bis, quinto comma, cod. proc. civ. (rinvio della prima udienza ad altra data per esigenze di ruolo).
La questione e’ stata gia’ risolta da questa Corte di Cassazione con la sentenza n. 1127 del 22/01/2015, secondo cui il rinvio d’ufficio dell’udienza, a norma dell’articolo 168 bis c.p.c., comma 4, non determina la riapertura dei termini per il deposito della comparsa e per la proposizione dell’appello incidentale, poiche’ l’articolo 166 c.p.c., coordinato con il successivo articolo 167, contempla, quali ipotesi utili ad escludere la decadenza dalla proposizione della domanda riconvenzionale o dell’appello incidentale, a norma dell’articolo 343 c.p.c., soltanto quella connessa al termine indicato nell’atto di citazione, ovvero, nel caso in cui abbia trovato applicazione l’articolo 168 bis, comma 5, quella relativa alla data fissata dal giudice istruttore.
Ora, nel caso in esame, come risulta dagli atti del processo, il rinvio alla data del 13 ottobre 1997 era stato disposto, contrariamente a quanto e’ detto nella sentenza impugnata, con decreto emesso in data 8 luglio 1997, dal Giudice istruttore, ai sensi dell’articolo 168 bis c.p.c., per esigenze di ruolo. Sicche’ la costituzione del convenuto (OMISSIS), eseguita il 20 settembre 1997, cioe’ 23 giorni rispetto all’udienza di rinvio, era tempestiva e le domande riconvenzionali contenute nella comparsa di risposta ammissibili.
2.- Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’articolo 132 c.p.c., n. 4. Violazione dell’articolo 111 Cost., comma 4. Violazione dell’articolo 342 c.p.c., nel testo vigente il 4 giugno 2007. Nullita’ assoluta della sentenza per eccesso di potere giurisdizionale (articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5). Secondo il ricorrente, la Corte distrettuale non avrebbe adeguatamente motivato la decisione di rigetto e/o di inammissibilita’ dell’appello proposto il 4 giugno 2007 dall’odierno ricorrente. Erroneamente la Corte ha ritenuto: a) che l’attuale ricorrente non avesse dato la prova della lamentata lesione di legittima posto che la prova non avrebbe potuto essere data che da una CTU da disporsi di ufficio: b) non pertinenti le censure in ordine alla stima del fondo rustico oggetto del contratto di compravendita del 1973, a fronte della specifica ed articolata motivazione adottata dal Tribunale; c) che la doglianze circa la ricostruzione del patrimonio ereditario non fossero puntuali ed idonee a scalfire le specifiche ed articolate argomentazioni, poste a base della decisione impugnata perche’ sarebbe stato dovere della Corte spiegare le ragioni delle loro infondatezza.
2.1.- Il motivo e’ infondato ed, essenzialmente, perche’, contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, la Corte distrettuale ha indicato adeguatamente, seppure in forma sintetica, le ragioni del proprio convincimento, dovendosi tener conto che la motivazione della sentenza impugnata e’, in buona parte, e legittimamente, assunta per relationem, e la Corte distrettuale si e’ limitata ad indicare le ragioni per le quali le censure formulate dalla parte interessata non fossero idonee a smentire il ragionamento del Tribunale che andava, invece, confermato.
3.- Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione degli articoli 556, 747 e 750 c.c. (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3). Secondo il ricorrete la Corte distrettuale nel confermare acriticamente la sentenza del Tribunale: a) non avrebbe proceduto alla valutazione e alla individuazione completa dei beni facente parte dell’asse ereditario al momento dell’apertura della successione; b) avrebbe considerato oggetto della donazione il denaro e non il bene acquistato con il denaro del de cuius che avrebbe dovuto valutare alla data dell’apertura della successione e non alla data in cui si sarebbe attuata la donazione.
3.1.- Il motivo in parte e’ fondato.
Intanto, va evidenziato che correttamente, la Corte distrettuale, nel confermare la sentenza di primo grado, ha imputato all’asse ereditario sia il fondo rustico oggetto di compravendita del 1973, sia l’appartamento di via Quarnaro, avendo accertato la natura della donazione indiretta da parte del de cuius a favore di (OMISSIS) delle somme costituenti il prezzo di acquisto del terreno oggetto di compravendita del 1973 e la simulazione dell’atto di vendita relativo al trasferimento della nuda proprieta’ dell’appartamento, sito in (OMISSIS).
4.- Con l’unico motivo del ricorso incidentale (OMISSIS) e (OMISSIS) lamentano la violazione dell’articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 5. I ricorrenti ritengono che la Corte distrettuale non avrebbe preso in considerazione: a) la censura avanzata dagli stessi in ordine alla statuizione di primo grado secondo cui il terreno di Partinico fosse stato acquistato con denaro di (OMISSIS) considerando per buone le testimonianze di (OMISSIS) e del marito geom. (OMISSIS); b) la censura in ordine alla statuizione del Tribunale che ha ritenuto simulata la vendita dell’appartamento di via (OMISSIS) a favore di (OMISSIS) assumendo al sussistenza di indizi e presunzioni concordanti tali da assumere a dignita’ di prova; c) la censura in ordine alla determinazione delle quote. In particolare il Tribunale avrebbe errato nella determinazione delle quote di spettanza di (OMISSIS): d) la censura in ordine al rigetto da parte del Tribunale della richiesta di mezzi istruttori, assumendo che la stessa fosse stata formulata tardivamente.
La Corte accoglie il primo e il terzo motivo del ricorso principale, rigetta gli altri e dichiara assorbito il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa ad altra sezione della Corte di Appello di Palermo, a cui viene demandato il compito ai sensi dell’articolo 385 c.p.c., di provvedere al regolamento delle spese, anche del presente giudizio di cassazione.