Source: https://renatodisa.com/2018/11/02/la-natura-perentoria-di-un-termine-fissato-per-lesercizio-di-un-diritto-non-espressamente-prevista-dalla-legge-puo-desumersi-anche-in-via-interpretativa/
Timestamp: 2018-11-16 03:05:27+00:00
Document Index: 132014679

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 152', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 4']

La natura perentoria di un termine fissato per l'esercizio di un diritto, non espressamente prevista dalla legge, può desumersi anche in via interpretativa - Avvocato Renato D'Isa
La natura perentoria di un termine fissato per l’esercizio di un diritto, non espressamente prevista dalla legge, può desumersi anche in via interpretativa
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Consiglio di Stato, sezione IV, Sentenza 12 ottobre 2018, n. 5878
Sentenza 12 ottobre 2018, n. 5878
La natura perentoria di un termine fissato per l’esercizio di un diritto, non espressamente prevista dalla legge, può desumersi anche in via interpretativa, purché la legge stessa autorizzi tale interpretazione, comminando, sia pure implicitamente, ma in modo univoco, la perdita del diritto in caso di mancata osservanza del termine di cui si tratta.
sul ricorso numero di registro generale 2328 del 2018, proposto dalla Commissione di Garanzia degli Statuti e per la Trasparenza e il Controllo dei Rendiconti dei Partiti Politici, nonché dalla Camera dei Deputati, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso cui domiciliano in Roma, via (…);
Movimento politico Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale (FdI), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Fr. Sa. Ma., con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio del difensore in Roma, via (…);
della sentenza breve del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio Sezione Prima n. 01519/2018
Uditi, per le parti rispettivamente rappresentate, l’avv. dello Stato Russo e l’avv. Ma.;
I. “Illegittimità del provvedimento impugnato nella parte in cui ha affermato che il termine del 30.11.2017 sarebbe perentorio. Violazione e falsa applicazione dell’art. 10, comma 3, del d.l.149/2013. Violazione e falsa applicazione degli articoli 1 e 2 della legge n. 241/90. Violazione degli articoli 3,49 e 97 Cost. Violazione e falsa applicazione dell’art. 152 c.p.c. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Eccesso di potere per irragionevolezza e illogicità dell’azione amministrativa. Eccesso di potere per contraddittorietà dell’azione amministrativa e violazione del legittimo affidamento. Ingiustizia manifesta”, in quanto la Commissione aveva considerato il termine del 30 novembre 2017 come perentorio e non già come meramente ordinatorio.
II. “Illegittimità del provvedimento impugnato per violazione di legge; art. 1,4,10,11 e 12, del d.l. n..149/2013, conv. con modificazioni dalla l.n. 13/2014. Violazione degli artt.3,97,49 Cost. Violazione del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa e del principio di parità di trattamento. Sviamento”, in quanto il provvedimento impugnato, negando la possibilità a parte ricorrente di accedere alla contribuzione volontaria, indiretta e fiscalmente agevolata, pur in presenza di tutti i requisiti sostanziali all’uopo necessari, contrastava con i principi posti a fondamento dello stesso d.l.149/2013, come convertito.
Il partito ricorrente articolava altresì una domanda di accertamento e di condanna in relazione al diritto alla percezione dei benefici di cui agli articoli 11 e 12 del d.l. n. 149/2013.
Evidenzia l’Avvocatura dello Stato che per il corretto ed efficace svolgimento dell’azione amministrativa della Commissione, assume preminente importanza la puntuale individuazione delle cadenze procedimentali stabilite dall’art. 10, comma 3, del decreto legge n. 149 del 2013, convertito con legge n. 14 del 2013, ai fini dell’individuazione, in un termine certo, di tutti i partiti che hanno documentato il possesso dei requisiti per accedere al beneficio contributivo del due per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (art. 12 del decreto legge n. 149 del 2013), cui segue la predisposizione da parte dell’Agenzia delle Entrate (art. 12 cit., comma 2) di un unico elenco da allegare ai modelli di dichiarazione del contribuente, sulla base del quale questi possa selezionare il partito cui destinare della quota del reddito dichiarato.
Dunque, se si negasse la perentorietà del termine del 30 novembre, si giungerebbe al paradossale risultato di rimettere al libero arbitrio dei partiti la data di presentazione della domanda, di talché andrebbero istruite domande di accesso ai benefici fino all’immediata imminenza della redazione da parte dell’Agenzia dell’Entrate dei modelli cartacei e informatici per la dichiarazione dei redditi – con i quali fa sistema l'”elenco” dei partiti per la selezione da parte del contribuente di quello cui destinare il due per mille – se non addirittura dopo l’approvazione dei modelli con integrazione e redazione di elenchi aggiuntivi.
Ha poi soggiunto che l’ordinatorietà del termine si desume dalla ratio della disposizione, interpretata alla luce delle coordinate costituzionali e in omaggio al principio di proporzionalità dell’azione amministrativa. Nel negare l’iscrizione al Registro, infatti, la Commissione ha tradito l’intero impianto che sorregge il nuovo sistema di contribuzione volontaria e indiretta in favore dei partiti politici, violando altresì il principio di proporzionalità, che trova il proprio fondamento a livello costituzionale ed euro unitario e che deve presidiare l’azione amministrativa
In punto di fatto sottolinea che, ancora da ultimo, ad esempio con la delibera n. 4 del 22.12.2015, la Commissione, ha dato atto di avere valutato tutte le domanda pervenute “sino alla data di adozione della presente delibera”.
6. La presente controversia concerne la natura del termine previsto dall’art. 10, comma 3, del d.l. 28 dicembre 2013, n. 149, convertito in legge con modificazioni dall’art. 1, comma 1, L. 21 febbraio 2014, n. 13, recante “Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore”.
Con tale provvedimento, sono stati aboliti, sebbene con effetti parzialmente rinviati nel tempo, secondo le modalità individuate dall’art. 14 del provvedimento medesimo, “il rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e i contributi pubblici erogati per l’attività politica e a titolo di cofinanziamento”, prevedendo, in luogo di tali benefici e a favore dei partiti politici, l’accesso a forme di contribuzione volontaria fiscalmente agevolata e di contribuzione indiretta fondate sulle scelte espresse dai cittadini in favore delle formazioni politiche che rispettano i requisiti di trasparenza e democraticità dalla legge stessa stabiliti.
In particolare l’art. 10, al comma 1, stabilisce che “A decorrere dall’anno 2014, i partiti politici iscritti nel registro di cui all’articolo 4, ad esclusione dei partiti che non hanno più una rappresentanza in Parlamento, possono essere ammessi, a richiesta: a) al finanziamento privato in regime fiscale agevolato di cui all’articolo 11, qualora abbiano conseguito nell’ultima consultazione elettorale almeno un candidato eletto sotto il proprio simbolo, anche ove integrato con il nome di un candidato, alle elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati, dei membri del Parlamento Europeo spettanti all’Italia o in uno dei consigli regionali o delle province autonome di Trento e di Bolzano, ovvero abbiano presentato nella medesima consultazione elettorale candidati in almeno tre circoscrizioni per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati o in almeno tre regioni per il rinnovo del Senato della Repubblica, o in un consiglio regionale o delle province autonome, o in almeno una circoscrizione per l’elezione dei membri del Parlamento Europeo spettanti all’Italia; b) alla ripartizione annuale delle risorse di cui all’articolo 12, qualora abbiano conseguito nell’ultima consultazione elettorale almeno un candidato eletto sotto il proprio simbolo alle elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati o dei membri del Parlamento Europeo spettanti all’Italia”.
La medesima disposizione, al comma 2, prevede poi che “Possono altresì essere ammessi, a richiesta, ai benefici di cui gli articoli 11 e 12 del presente decreto anche i partiti politici iscritti nel registro di cui all’articolo 4: a) cui dichiari di fare riferimento un gruppo parlamentare costituito in almeno una delle Camere secondo le norme dei rispettivi regolamenti, ovvero una singola componente interna al Gruppo misto; b) che abbiano depositato congiuntamente il contrassegno elettorale e partecipato in forma aggregata a una competizione elettorale mediante la presentazione di una lista comune di candidati o di candidati comuni in occasione del rinnovo del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati o delle elezioni dei membri del Parlamento Europeo spettanti all’Italia, riportando almeno un candidato eletto, sempre che si tratti di partiti politici che risultino iscritti nel registro di cui all’articolo 4 prima della data di deposito del contrassegno”.
Il procedimento di ammissione ai finanziamenti di cui trattasi è disciplinato dal comma 3, secondo cui “I partiti politici presentano apposita richiesta alla Commissione entro il 30 novembre dell’anno precedente a quello per il quale richiedono l’accesso ai benefici. La Commissione esamina la richiesta e la respinge o la accoglie, entro trenta giorni dal ricevimento, con atto scritto motivato. Qualora i partiti politici risultino in possesso dei requisiti di cui al comma 1 o si trovino in una delle situazioni di cui al comma 2 e ottemperino alle disposizioni previste dal presente decreto, la Commissione provvede alla loro iscrizione in una o in entrambe le sezioni del registro di cui all’articolo 4 e, non oltre i dieci giorni successivi, trasmette l’elenco dei partiti politici iscritti nel registro all’Agenzia delle entrate per gli adempimenti di cui all’articolo 12, comma 2, del presente decreto”
Nell’ambito del procedimento elettorale, sia la Corte Europea dei diritti dell’Uomo (sentenza 16 marzo 2006, n. 58278), che la Corte Costituzionale (sentenza n. 1 del 13 gennaio 2014) hanno sottolineato che le disposizioni sui sistemi elettorali sono ragionevoli se stabiliscono “oneri non sproporzionati rispetto al perseguimento” di obiettivi legittimi, il che comporta, ad esempio, che le medesime disposizioni possono comportare l’esclusione delle liste solo quando siano violate chiare previsioni che precisino le formalità da seguire e le conseguenze derivanti nel caso di loro violazione (Cons. Stato, Sez. III, 16.5.2016, n. 1987)
Più in generale, “la natura perentoria di un termine fissato per l’esercizio di un diritto, non espressamente prevista dalla legge, può desumersi anche in via interpretativa, purché la legge stessa autorizzi tale interpretazione, comminando, sia pure implicitamente, ma in modo univoco, la perdita del diritto in caso di mancata osservanza del termine di cui si tratta” (così, da ultimo, Cass. civ, Sez. Lav., 7 giugno 2018, n. 14840, che richiama, in proposito, Cass. n. 8680/2000).
8.1. Nel caso in esame, l’art. 10, comma 3, del d.l. n. 149/2013, non corrisponde pienamente ai parametri e principi testé evidenziati poiché :
– non stabilisce espressamente che il superamento del termine del 30 novembre comporta la perdita del diritto alla ripartizione delle risorse di cui agli articoli 11 e 12;
– non chiarisce se il termine in questione si riferisce alla data di spedizione delle domande ovvero o a quella di ricezione (per la rilevanza della distinzione, nonché del principio della integrale disponibilità del termine cfr., ex plurimis, Cons. Stato, Sez. V, 14.9.2010, n. 6678);
– non stabilisce il termine finale entro cui le operazioni di competenza della Commissione debbono concludersi.
In tale ottica, correlare la sanzione della decadenza alla mancata osservanza del termine del 30 novembre, perlomeno in mancanza di una esplicita volontà legislativa, finirebbe col confliggere, così come rilevato dal TAR con “l’intero impianto della norma, […] orientato, nel sostituire il precedente regime di contribuzione “pubblica”, a dare rilievo alle libere scelte dei contribuenti, attribuendo ai cittadini un ruolo centrale sul finanziamento dei partiti, attesa la loro natura di associazioni costituite per concorrere, con metodo democratico, a determinare le politiche nazionali, ai sensi dell’articolo 49 della Costituzione, purché tali partiti posseggano, nella sostanza, i requisiti specifici elencati”.
Va ancora soggiunto – quanto all’evenienza, paventata dall’amministrazione, che il diritto all’attribuzione dei benefici possa essere esercitato “ad libitum”, o comunque in maniera non coordinata con gli adempimenti rimessi alla Commissione e all’Agenzia delle Entrate – che la scansione procedimentale disciplinata dall’art. 10, comma 3, del d.l. n. 149/2013 individua, quale naturale preclusione all’ammissione all’ulteriore fase di attribuzione dei benefici, la data in cui la Commissione provvedere a trasmettere all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei partiti politici iscritti nel registro di cui all’art. 4, adempimento che, come messo in luce dal TAR, deve a sua volta avvenire nel termine perentorio di dieci giorni successivi alla data dell’iscrizione.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-11-02T11:05:30+00:002 novembre 2018|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2018, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Diritto|0 Commenti