Source: https://www.laleggepertutti.it/111651_strade-il-danneggiato-non-deve-provare-linsidia-o-il-trabocchetto
Timestamp: 2018-09-24 06:40:03+00:00
Document Index: 57385696

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Strade: il danneggiato non deve provare l'insidia o il trabocchetto
Strade: il danneggiato non deve provare l’insidia o il trabocchetto
Risarcimento del danno da parte della pubblica amministrazione per omessa o insufficiente manutenzione della strada: l’onere della prova.
Quando si verte in materia di responsabilità oggettiva della pubblica amministrazione per danni a cose o persone derivanti dai beni posti sotto la sua custodia – nella specie una strada interessata da un allagamento – il cittadino danneggiato deve limitarsi a dimostrare solo il danno subìto e che lo stesso sia derivato dal predetto bene della P.A.; viceversa non deve anche dare prova che il pericolo stradale non era facilmente visibile ed evitabile (ciò che la giurisprudenza definisce “insidia o trabocchetto”). È quanto chiarito dal Giudice di Pace di Taranto in una recente sentenza [1].
Un’automobilista, nell’imboccare una curva a gomito, veniva travolta da un pantano d’acqua presente sulla strada, ma non segnalato. L’automobile della signora rimaneva in panne, riportando ingenti danni.
Il giudice si richiama a un precedente della Cassazione [2] che chiarisce come vada ripartito l’onere della prova, tra danneggiato ed ente custode del suolo, in caso di infortuni derivanti da ostacoli posti sulla strada pubblica. Per i danni subiti da omessa o insufficiente manutenzione delle strade si applica la norma del codice civile [3] che stabilisce una responsabilità oggettiva in capo all’ente pubblico. Ciò implica che il danneggiato deve limitarsi a dimostrare al giudice di:
– aver subito un danno;
– l’entità del danno;
– che il danno sia dipeso unicamente dalla strada (il che è facilmente dimostrabile attraverso prove fotografiche, testimoni, eventuali verbali della polizia o dei vigili accorsi nell’immediatezza).
Non deve, il danneggiato, dimostrare altresì che l’ostacolo non era segnalato o, comunque, non era facilmente visibile anche usando l’ordinaria diligenza. Questa è piuttosto la prova che compete alla controparte – la pubblica amministrazione appunto – qualora voglia scrollarsi di dosso ogni responsabilità.
Come noto, infatti, la responsabilità oggettiva per cose in custodia prevede un obbligo di risarcimento automatico in capo al titolare o al custode del bene, salvo che questi dimostri che l’evento si è verificato per caso fortuito, ossia per un fatto imprevedibile e inevitabile. Dunque la prova del “caso fortuito” spetta sempre alla parte che si voglia liberare dalla responsabilità (proprio per questo si chiama anche “prova liberatoria”).
Ebbene, nel caso di sinistri stradali derivanti da omessa manutenzione, la Cassazione ha detto che, posto comunque un generale dovere di prudenza che grava su chiunque guidi su una strada pubblica o semplicemente vi cammini (come nel caso del pedone), solo i pericoli non facilmente avvistabili possono dar luogo a risarcimento: si tratta di quegli ostacoli, cioè, che la giurisprudenza chiama insidie o trabocchetti. Si pensi alla fossa nascosta, non segnalata, in una strada che, di notte, non è ben illuminata. Si pensi alla mattonella staccata dal suolo ma che, apparentemente, sembra essere regolare. Si pensi al gradino della scala spezzato, ma non ben segnalato. Dall’altro lato non darebbero diritto a risarcimento la caduta su una strada completamente dissestata, dove lo stato di degrado e pericolosità è intuibile ad occhio nudo, la buca sulla strada, in pieno giorno, e di dimensioni tali che difficilmente non potrebbe essere vista, ecc.
Per concludere, la prova del caso fortuito – e, quindi, del fatto che l’ostacolo non possa qualificarsi come insidia o trabocchetto – spetta alla pubblica amministrazione.
[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 3059/2015 del 28.09.2015.
[2] Cass. sent. n. 24881/2008.
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO-SEZ. 1^
Nella causa civile iscritta al n. 2895/2014 del R.G. in materia di risarcimento di danno materiale per la somma di euro 3.612,50, riservata per la decisione all’udienza del 24.09.2015, promossa da:
LUCIA , elettivamente domiciliata in Grottaglie, presso lo studio dell’Avv. N. Erroi parte attrice
PROVINCIA di T., in persona del legale rapp.te p.t, con l’avv. M. T. Convenuta
“… condannare la convenuta al risarcimento dei danni materiali subiti dall’attrice in ragione di complessivi €.3.612,50 oltre rivalutazione monetaria ed interessi dal dì del sinistro al soddisfo, il tutto comunque nel limite espresso di €.5.000,00 con espressa rinuncia all’eventuale esubero. Con condanna della convenuta alla refusione delle spese di CTU, come da decreto di liquidazione.
B) In subordine, condannare la convenuta al risarcimento dei danni materiali subiti dall’attrice in ragione di €.1.217,71 come stimati dal CTU, oltre IVA e danno da fermo tecnico, il tutto maggiorato di rivalutazione monetaria ed interessi dal dì del sinistro al soddisfo, comunque nel limite espresso di €.5.000,00 con espressa rinuncia all’eventuale esubero. Con condanna della convenuta alla refusione delle spese di CTU, come da decreto di liquidazione.
C) Condannare la Provincia di T., in persona del Presidente p.t., al pagamento delle spese e competenze di lite, come da allegata nota specifica, oltre forfettario del 15%, CAP ed IVA come per legge, con distrazione in favore del sottoscritto procuratore, che si dichiara anticipatario.. “
Conclusioni per la PROVINCIA di T.:
“nella più decisa impugnativa di tutto quanto dedotto, prodotto dall’attore ci si riporta ai propri scritti difensivi chiedendone l’accoglimento. Spese vinte.”
Con atto di citazione ritualmente notificato la sig.ra F. Lucia citava in giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Taranto, la Provincia di T., adducendo la responsabilità, a carico di quest’ultima, per i danni materiali occorsi all’autovettura in occasione del sinistro occorsogli in data 08.10.2013.
La Sig.ra F. Lucia il giorno 08/10/2013, alle ore 10,00 circa, alla guida della propria autovettura Fiat Panda trg. DM…PD percorreva a velocità moderata la S.P. n.83 Grottaglie – Monteiasi, con direzione verso la prima località, allorquando, giunta in prossimità della curva a gomito ivi esistente, veniva travolta dalla copiosa acqua presente sulla carreggiata completamente allagata e trascinata fuori dalla sede stradale, rimanendo in panne.
Il veicolo della Sig.ra F. Lucia, avendo riportato ingenti danni, come evincibili dalle foto allegate, ed essendo pertanto inefficiente, veniva recuperato con un carro attrezzi e trasportato presso l’autofficina M. di Fragagnano, che stilava preventivo del 23.10.13 per l’importo complessivo di €.3.612,50 iva inclusa.
Sul posto interveniva pochi minuti dopo l’evento la pattuglia della Polizia Municipale di Grottaglie, la quale effettuava un sopralluogo ed i conseguenti rilievi di rito. In loco intervenivano anche le pattuglie del locale Commissariato di P.S., dei Carabinieri e dei i Vigili del Fuoco, i quali prestavano soccorso anche ai conducenti di altri mezzi rimasti in panne nello stesso punto.
Con racc. a/r del 21.01.14, a firma del procuratore, la Sig.ra F.Lucia inoltrava lettera di richiesta risarcimento danni alla Provincia di T., ente proprietario della strada, riscontrata dalla stessa a mezzo di lettera del 21.02.14, con cui si invitava il suddetto procuratore a prendere accordi con il geom. Michele B. per un sopralluogo congiunto al fine di accertare il punto esatto in cui si era verificato l’evento segnalato.
Il sottoscritto procuratore, con nota del 26.02.14, in copia allegata, replicava che il punto esatto era specificato nella planimetria facente parte della relazione di servizio all’uopo redatta dalla Polizia Municipale di Grottaglie (di cui allegava copia), intervenuta in soccorso dei malcapitati automobilisti.
Alla luce di quanto sopra era evidente che le cause dei danni subiti dall’autovettura Fiat Panda tg. DM…PD di proprietà della Sig.ra F.Lucia erano ascrivibili a responsabilità esclusiva della Provincia convenuta, in qualità di proprietario della strada pubblica, sia ai sensi dell’art. 2051 c.c. che ai sensi dell’art. 2043 c.c., non avendo predisposto le opere necessarie per evitare gli allagamenti in zona, che sono ripetuti, e non avendo segnalato agli utenti stradali il pericolo in questione.
Per tutto quanto sopra, la sig.ra F.Lucia, ut supra, concludeva come in epigrafe.
Con comparsa di costituzione e risposta del 07.06.2013, si costituiva in giudizio la Provincia di T., la quale nel contestare i fatti dedotti dall’attore, precisava che sul posto oltre una pattuglia della Polizia Municipale di Grottaglie e i Vigili del Fuoco che prestavano soccorso all’attrice, interveniva anche personale della Provincia di T., nella persona del geometra B.Michele, che stilava relazione al Settore Contenzioso con nota del 4.3.2014 prot. n. 14191/2014 prodotta in giudizio dichiarando che: “ in data 08.10.2013 si è verificato un eccezionale evento metereologico che ha provocato numerosi danni ed allagamenti su gran parte del territorio della Provincia di T., così come rilevato dal Comando di Polizia Municipale del Comune di Grottaglie intervenuto sul luogo del sinistro.”
Pertanto, sulla base dell’istruttoria eseguita (prova per testi ed espletata CTU meccanica), e della documentazione agli atti ( Verbale degli agenti della Polizia Municipale di Grottaglie, dal locale Commissariato di P.S., dai Carabinieri di Grottaglie e dai Vigili del Fuoco; carta circolazione dell’autovettura Fiat Panda tg. DM478PD; n.16 foto danni all’autovettura;preventivo M.; copia racc.a.r. del 21.1.14 a firma Avv. Erroi, con allegata planimetria;copia nota Provincia di T. del 21.2.14;copia fax di riscontro Avv. Erroi del 26.2.14.), fallito ogni tentativo di bonario componimento, la causa era trattenuta per la sentenza.
La presente sentenza viene redatta senza la concisa esposizione dello svolgimento del processo e con motivazione consistente nella succinta enunciazione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche ai precedenti conformi, come previsto dagli artt. 132 n. 4 cpc. e 118 disp.att.c.p.c.
Il Tribunale di Taranto, con sentenza n. 529/11 (Dott. Luciano Cavallone) ha affermato con molta chiarezza i principi di contestazione e non contestazione dei fatti di causa, nonché soprattutto il regime processuale vigente, incardinato su preclusioni rigide, per cui non possono valutarsi fatti, quand’anche emersi nel corso dell’ istruttoria, non ritualmente dedotti entro i termini di rito concessi con i principi costituzionali volti a garantire il diritto di difesa in un giusto processo.
Ancora, in via preliminare, si precisa che la presente sentenza viene redatta tenendo presente il principio recente della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che ha stabilito: “ Non è nulla la sentenza motivata richiamando integralmente atti di parte, depositati nel processo. ( Cassaz. SS. UU. 16 gennaio 2015 n. 642).
In altre parole, alcune considerazioni dedotte dalle parti negli atti di causa, adeguate al convincimento di questo GDP, vengono di seguito riportate.
La Suprema Corte a sez Unite ( Ordinanza n. 24881/08) ha stabilito ormai il principio che per i danni subiti da omessa o insufficiente manutenzione delle strade si applica l’ipotesi prevista dall’art. 2051 cc, la quale inoltre, non comporta finanche che sul danneggiato incomba l’onere di provare la presenza dell’insidia o di un trabocchetto e, al contrario , si é dinnanzi ad una ipotesi d’inversione dell’onere della prova.
Per quanto riguarda il merito della domanda va detto, innanzitutto, che il verificarsi dell’incidente è provato dapprima dal verbale di sopralluogo redatto dagli agenti del Corpo di Polizia Locale del Comune di Grottaglie intervenuti sul luogo dell’incidente subito dopo il verificarsi dello stesso.
A ciò si aggiunga che la prova per testi ha consentito di accertare da parte di questo GDP che le cause dei danni subiti dal predetto veicolo sono ascrivibili a responsabilità esclusiva della Provincia convenuta, in qualità di proprietaria della strada pubblica, sia ai sensi dell’art. 2051 c.c. che ai sensi dell’art. 2043 c.c., non avendo la stessa predisposto le opere idrauliche necessarie per evitare gli allagamenti in zona, ripetutisi nel tempo e, dunque non aventi carattere improvviso e di eccezionalità.
La sig.ra F. Lucia ha dato prova del danno, dell’evento e del nesso eziologico.
In particolare, il teste sig. Serafino F., il quale ha riferito che si trovava a passare anch’egli da quel punto, precisando di essere stato “travolto “ dall’acqua, che lo aveva trascinato in un vicino vigneto e che aveva visto l’auto della sig.ra F.“ferma e piena d’acqua” e che l’auto sommersa fino al cruscotto veniva recuperata in un secondo momento dal carro attrezzi.
Di analogo tenore è la dichiarazione del teste sig. S.Claudio, Maresciallo del Comando di Polizia Municipale di Grottaglie, intervenuto sul posto all’epoca dei fatti, persona del tutto indifferente ai fatti di causa e, dunque, attendibile, il quale, oltre a confermare l’evento storico, ha riferito che c’erano alcune persone che “sbraitavano” perchè scaraventate dalla furia dell’acqua e che solo dopo il loro intervento venivano collocate delle transenne per la messa in sicurezza dei luoghi, aggiungendo che si erano verificati analoghi episodi successivamente all’allagamento per cui è causa. Il Maresciallo, inoltre, ha dichiarato di non ricordare se sul tratto di strada vi fosse segnaletica stradale indicante pericolo di allagamento.
L’an, pertanto, non può essere messo in discussione, non avendo la convenuta offerto prova del contrario, né avendo dimostrato che l’evento piovoso dell’8.10.13 sia stato di portata tale da considerarsi eccezionale ed imprevedibile. Ed invero, l’unico teste addotto da controparte, sig. B. Michele, funzionario della Provincia, ha riferito addirittura di non aver effettuato il sopralluogo il giorno del sinistro, dichiarando genericamente, ossia senza alcun specifico riferimento all’evento de quo, che la S.P. 83 presentava un segnale di pericolo generico di allagamento, ma di tale segnale non è stata data alcuna prova documentale ( ad es. rilievo fotografico).
Appurata così la responsabilità esclusiva della Provincia in ordine al sinistro dedotto in lite, può essere riconosciuto il diritto della sig.ra F. ad ottenere il risarcimento per i danni subiti dalla propria vettura. In ordine alla loro quantificazione, il CTU ha stimato i danni in €.1.217,71 IVA inclusa, senza tener conto delle controdeduzioni di parte attrice del 25.05.15 di cui non si dà notizia nell’elaborato peritale definitivo. Ed invero, la CTU non ha fornito risposta ai quesiti formulati, limitandosi ad indicare solo parzialmente il valore del danno, considerando danneggiata solo la centralina di iniezione. Pertanto, si ritiene di valutare in via equitativa gli stessi danni della tappezzeria della somma di € 300,00, avendo l’attrice dimostrato al CTU l’acquisto di un altro veicolo ed aggiungendo la somma di € 100,00 per fermo tecnico.
Relativamente alle spese di giudizio, va considerato che le parti hanno insistito con la richiesta di decisione, anche in presenza di sufficienti elementi probatori formatisi nel corso del processo, utili ad una definizione bonaria, fallita inopinatamente per colpa di chi tenuto al pagamento del risarcimento, che non ha avanzato nemmeno una offerta al minimo.
Le spese di giudizio vengono regolate come in dispositivo in rapporto alla minore entità dei danni per come sopra risultati, con compensazione parziale di quanto dovuto.
Il Giudice di pace di Taranto, dott. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciandosi sulla domanda proposta da F. Lucia contro la Provincia di T., ogni altra istanza e deduzione, eccezione respinta, o ritenuta assorbita, così
1) dichiara la responsabilità della produzione dell’evento dannoso a carico della Provincia di T.;
2) di conseguenza condanna la stessa Provincia in persona del legale rappresentante p.t. al pagamento in favore della parte attrice della somma di € 1.617,71 a titolo di risarcimento dei danni, oltre ISTAT dalla data dell’evento alla data della sentenza e gli interessi legali dalla data della sentenza sino a soddisfo;
3) condanna, inoltre, la stessa convenuta in persona del legale rappresentante p.t. al pagamento in favore del difensore della parte attrice della somma di complessivi Euro 1.855,00, di cui € 650,00 per spese ed € 1.205,00 per competenze professionali, a parte il rimborso forfetario, IVA e CPA, come per legge;
4) compensa tra le parti le rimanenti spese;
5) sentenza esecutiva, come per legge.
Così deciso a Taranto e depositata in originale il 28 settembre 2015.