Source: https://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/11/finestra-sulla-pac-n8?qt-eventi=1
Timestamp: 2020-05-28 23:08:13+00:00
Document Index: 104746401

Matched Legal Cases: ['art. 69', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 13']

Finestra sulla PAC n.8 | Agriregionieuropa
Finestra sulla PAC n.8
Il prossimo 20 novembre la Commissione europea pubblicherà la Comunicazione sullo stato di salute della PAC, con la quale proporrà le misure da adottare per semplificare e migliorare il funzionamento degli strumenti introdotti dalla riforma Fischler negli anni che ci separano dal 2013. L’appuntamento è importante anche per un altro aspetto non secondario, in quanto rappresenterà l’occasione per definire la forma e il peso che dovrà assumere la PAC dopo il 2013. E questo secondo aspetto è tanto più importante se si considera che in questi giorni è stata avviata la consultazione pubblica sulla “struttura e gli orientamenti delle future priorità di spesa dell’Unione” nell’ambito della revisione del bilancio 2008/09.
Nel frattempo la stampa specializzata ha riportato le prime indiscrezioni sul possibile contenuto della Comunicazione, che trovano riscontro nelle anticipazioni della Commissaria Fischer Boel [pdf]. Le principali novità riguardano:
l’aumento del tasso di modulazione;
l’introduzione della degressività e di soglie minime di aiuto;
l’abolizione di alcuni aiuti parzialmente disaccoppiati;
la graduale transizione verso aiuti forfetari ad ettaro;
la transizione verso l’abolizione delle quote latte;
l’abolizione del set aside;
la revisione delle misure di mercato;
l’abolizione dell’aiuto per le colture energetiche;
la semplificazione della condizionalità;
l’apertura della discussione sulla gestione dei rischi.
La Commissione dovrebbe proporre il progressivo aumento del tasso di modulazione, che passerebbe dal 5% del 2009, al 7% del 2010, all’11% del 2012, fino ad arrivare al 13% nel 2013. Come è noto, la modulazione sposta risorse dagli aiuti diretti (prevalentemente pagamento unico) allo sviluppo rurale. In Italia, in base alla proposta, si passerebbe da un trasferimento annuo di circa 125 milioni di euro, ad un tasso di modulazione del 5%, a circa 240 milioni di euro (calcolati ad un tasso del 13%) (elaborazioni su dati al 2005 fonte Commissione Europea [pdf]), pari al 22,6% dell’attuale dotazione finanziaria annua per i piani di sviluppo rurale nazionali (dall’11,8% calcolato al 2013 ad un tasso di modulazione del 5%). Così come più volte annunciato, dunque, la Commissione intenderebbe accresce la dotazione finanziaria per lo sviluppo rurale, ma, almeno fino al 2013, ciò verrebbe ad essere realizzato solo attraverso un aumento del tasso di modulazione che, agendo nello stretto ambito della distribuzione di risorse per le politiche agricole, non comporta la necessità di rivedere il quadro finanziario 2007-2013. Il tasso di modulazione aumenterebbe gradualmente dal 2010 fino al 2013 e questo significa che le risorse derivanti dal taglio del 13% verrebbero a rendersi disponibili per il prossimo periodo di programmazione. Ciò può essere inteso come il segno del fatto che la modulazione non è più da considerare uno strumento contingente legato alla necessità di reperire fondi per finanziare i programmi di sviluppo rurale ma che simboleggia lo spostamento del baricentro della politica da aiuti di pura rendita verso aiuti legati alla realizzazione di progetti di sviluppo. L’ingente ammontare di risorse che verrebbe ad essere spostato da un pilastro all’altro della PAC impone la necessità di individuare fin da adesso, dopo attenta valutazione della loro efficacia, le misure sulle quali puntare e per le quali prevedere l’aumento della dotazione finanziaria. Altrimenti si corre il rischio di perpetuare quanto già successo in occasione della riforma Fischler, che ha “inventato” nuove misure di accompagnamento per permettere di utilizzare le risorse drenate dalla modulazione senza stravolgere i PSR già in corso di realizzazione, misure per le quali permane un certo scetticismo sulla loro efficacia.
Infine, vale la pena notare che nei paesi in cui è stata applicata la modulazione volontaria (Regno Unito e Portogallo) al 2012 (scadenza dell’orizzonte temporale per questa misura) gli aiuti diretti subirebbero una riduzione maggiore di quella degli altri paesi dell’UE-15, con un taglio che varierebbe da un minimo del 17,5% in Galles, ad un massimo del 25% in Inghilterra.
Degressività e soglie minime
Le anticipazioni non ufficiali indicano che la Commissione potrebbe riproporre uno strumento di cui si è parlato in passato, la degressività, cioè la progressiva riduzione degli aiuti diretti secondo percentuali di taglio crescenti al crescere dell’ammontare di aiuti ricevuti. Al taglio dovrebbero essere interessati gli aiuti oltre 100.000 euro. Tra 100.000 e 200.000 euro gli aiuti diretti dovrebbero essere ridotti del 10%; tra 200.000 e 300.000 euro il taglio dovrebbe essere portati al 25%; oltre 300.000 euro gli aiuti diretti dovrebbero essere ridotti del 45%.
Per evitare problemi redistributivi tra paesi, la proposta prevede che le somme così ottenute rimangano nel I pilastro del paese in cui sono stati realizzati i risparmi, andando a formare un portafoglio di spesa nazionale da utilizzare in favore di specifici tipi di agricoltura.
Sempre sulla base dei dati al 2005, per l’Italia si stima che possano essere interessati al taglio 479 milioni di euro (che sono gli aiuti superiori ai 100.000 €), che darebbero vita a 121,1 milioni di euro di risparmio, pari al 3,28% degli aiuti diretti. I paesi maggiormente interessati da questa misura (sia in termini percentuali che in valore assoluto), sarebbero la Germania, che cederebbe il 10,1% dei propri aiuti diretti al portafoglio nazionale, e il Regno Unito, con una quota di aiuti del 5,8%.
La degressività tenta di superare il noto problema della sperequata distribuzione degli aiuti diretti tra le aziende agricole, andando a colpire quelle più grandi in termini di aiuti ricevuti. Mentre nelle proposte circolate in passato le somme risparmiate attraverso il taglio avrebbero dovuto costituire un fondo da destinare al potenziamento delle misure di sviluppo rurale dello stesso paese, contribuendo a riequilibrare la spesa in favore delle aree più deboli, la presumibile proposta contenuta nella verifica sullo “stato di salute” prevede la costituzione di un portafoglio di spesa nazionale che rimane nell’ambito dello stesso I pilastro, da destinare al sostegno di specifici tipi di agricoltura. Non è ancora ben chiaro che cosa si intenda con questa definizione, ma essa non dovrebbe discostarsi di molto dagli “specifici tipi di agricoltura” dell’art. 69. Mentre in Italia si constata il fallimento nell’uso dell’envelope nazionale e si dibatte sulla opportunità di rivederne i criteri di applicazione (e, anche, il mantenimento), la Commissione conferma la legittimità e addirittura potenzia la portata dei portafogli di spesa nazionale. Come si è discusso in più occasioni, l’Italia ha avuto il pregio di essere tra i pochi paesi che hanno compreso le potenzialità dell’art. 69, ma la sua applicazione è stata talmente distorta da trasformarlo da strumento selettivo mirato al sostegno di specifici sistemi produttivi a strumento di sostegno indiscriminato e finalizzato a ridistribuire risorse agli stessi agricoltori a cui sono state sottratte. A livello nazionale, sarebbe dunque necessario riscoprire e riaffermare le finalità dell’art. 69 e quanto meno opportuno promuovere uno scambio di idee per la identificazione di una strategia unica e sinergica, e dei fondi accantonati a titolo dell’art. 69 (nel 2007 pari a poco meno di 183 milioni di euro), e delle risorse liberate dalla degressività, per favorire la crescita, la competitività e la sostenibilità dell’agricoltura italiana. Superando la vecchia logica della redistribuzione a pioggia, che si è confermata una strategia miope e perdente, totalmente inefficiente e costosa.
Sul fronte delle soglie minime la Commissione potrebbe essere intenzionata ad escludere dal finanziamento gli aiuti annuali inferiori ad una certa soglia e/o potrebbe richiedere una più elevata estensione della superficie agricola per potere accedere ai titoli. Attualmente sono ammessi al pagamento unico gli agricoltori in possesso di almeno 0,3 ha di superficie agricola. Inoltre, in Italia dal 2008 saranno ammesse al pagamento solo le domande richiedenti un importo superiore a 100 euro (tra pagamento unico e altri aiuti diretti introdotti dalla riforma Fischer).
Aiuti parzialmente disaccoppiati
La Comunicazione della Commissione dovrebbe prevedere l’abolizione degli aiuti parzialmente disaccoppiati applicati nel settore dei seminativi (solo da Francia e Spagna), mentre, in considerazione dei rischi di abbandono di aree vulnerabili, dovrebbe essere mantenuto il regime di parziale disaccoppiamento in favore di alcuni premi del settore zootecnico. Attualmente ben 10 paesi (Belgio, Danimarca, Spagna, Francia, Olanda, Austria, Portogallo, Slovenia, Finlandia e Svezia) applicano aiuti parzialmente disaccoppiati in questo settore.
Aiuti forfetari ad ettaro
La Commissione dovrebbe proporre il graduale transito (dal 2009 al 2013) della modalità di calcolo del pagamento unico dal criterio storico aziendale (quello, ad esempio, scelto dall’Italia) verso quello forfetario ad ettaro (scelto, ad esempio, da Germania e Regno Unito). Per dirla in maniera più semplice, l’aiuto ricevuto da ciascuna azienda non sarebbe più determinato dagli aiuti che quella stessa azienda ha ricevuto in un periodo storico di riferimento (criterio prediletto dal precedente Commissario all’agricoltura Fischler) ma dagli aiuti storici mediamente ricevuti dall’insieme delle aziende appartenenti ad una circoscritta area territoriale (presumibilmente le regioni e non lo Stato membro) (criterio prediletto dall’attuale Commissario Fischer Boel). Ciò determinerebbe una redistribuzione degli aiuti all’interno dell’area individuata, a scapito delle aziende in passato orientate verso le produzioni maggiormente sostenute e in favore di quelle meno avvantaggiate sul fronte della distribuzione degli aiuti diretti. Più grande è l’area di riferimento – e la variabilità delle produzioni con aiuto realizzate nel periodo di riferimento – e maggiore sarà la redistribuzione degli aiuti. Rimarrebbe invece inalterata la distribuzione storica degli aiuti tra gli Stati membri.
Misure di mercato e gestione delle crisi
L’”Health check” potrebbe essere l’occasione per eliminare le misure di mercato ancora esistenti (ora raggruppate nel nuovo regolamento sull’OCM unica, ancora in attesa di pubblicazione). Tuttavia l’operazione non è semplice come si potrebbe immaginare, visto le attuali turbolenze dei mercati mondiali. Basti pensare che mentre per i cereali nell’attuale campagna si propone l’abolizione dei dazi all’importazione e la fissazione a zero del tasso di set aside, per le carni suine si apre lo stoccaggio privato in seguito agli accresciuti costi di produzione a fronte della debolezza dei prezzi di mercato. Sarebbe dunque opportuno che l’abolizione dei tradizionali strumenti di regolazione dei mercati fosse accompagnata dalla contestuale adozione di adeguate misure di gestione delle crisi di mercato.
La comunicazione dovrebbe contenere la proposta di abolire l’aiuto per le colture energetiche, che hanno dimostrato di rispondere sollecitamente al favorevole andamento della domanda e di non necessitare del sostegno comunitario. Come si vedrà più sotto [link alla Notizia Flash], per il 2007 gli aiuti potrebbero essere ridotti del 30% a seguito del superamento della superficie massima garantita.
Quote latte e set aside
Le quote latte sono destinate ad essere abolite dal 31 marzo 2015. La verifica sullo stato di salute dovrebbe contenere le proposte per un “atterraggio morbido” del sistema, in modo da portare gradualmente a zero il valore delle quote. Tra le misure previste si parla di aumento delle quote latte e/o di riduzione del superprelievo. L’attuale incremento dei prezzi del latte potrebbe però rendere necessario anticipare l’adozione di tali misure.
Allo stesso tempo la Comunicazione dovrebbe contenere la proposta per la definitiva abolizione del set aside nel settore dei seminativi, sebbene ciò abbia suscitato la protesta degli ambientalisti che temono per i danni che potrebbero subire gli habitat naturali. Il dilemma è direttamente correlato all’uso ambiguo che si è fatto dello strumento. Nato per rispondere ad una specifica esigenza produttiva (congelare parte delle superfici per ridurre la produzione di cereali) ha successivamente trovato legittimazione nei suoi effetti “derivati” sulla protezione e conservazione dell’ambiente. La sua abolizione, dunque, pur rispondendo ad una precisa logica di “liberalizzazione” del mercato, dovrebbe essere valutata anche sulla base dei suoi effetti “secondari” sull’ambiente.
La Comunicazione dovrebbe rivedere la liste delle misure che ricadono nei Criteri di gestione obbligatoria (CGO) e dei criteri per la definizione delle Buone condizioni agronomiche e ambientali (BCAA). La revisione dovrebbe basarsi anche sulle conclusioni del rapporto di valutazione sull’applicazione della condizionalità approvato in giugno [pdf].
In sintesi, quale sarà la PAC al 2013? Se le proposte contenute nella Comunicazione del 20 novembre fossero queste appena descritte e se venissero totalmente accolte, potremmo dire che al 2013, grazie alla modulazione, avremmo una PAC un po’ meno squilibrata riguardo alla distribuzione finanziaria tra i due pilastri, ma comunque ancora nettamente favorevole al I. Il passaggio da un criterio storico ad uno forfetario renderebbe il pagamento unico un po’ più socialmente giustificabile; assieme all’art. 69, alla degressività, ai portafogli di spesa nazionale e alla condizionalità gli aiuti perderebbero parte del loro status di rendita pura e diverrebbero strumento essenziale per il raggiungimento di obiettivi strategici nazionali. In complesso, diminuirebbero alcuni gradi di libertà degli Stati membri, ma aumenterebbe la loro sovranità nella gestione e finalizzazione dei fondi nazionali, con i quali potrebbero provare ad integrare e a rendere coerenti tra loro le misure del I e del II pilastro. Leggendo le anticipazioni sull’health check si nota l’assenza di un dibattito attorno allo sviluppo rurale. Sembrerebbe quasi di essere di fronte al controllo sullo stato di salute del I pilastro e non della PAC nel suo insieme, come se tagliare risorse dai pagamenti diretti per rimpinguare il bilancio dello sviluppo rurale fosse di per sé una cosa buona. Invece è evidente che anche nel caso del II pilastro andrebbe sviluppato un confronto, oltre che per verificare l’efficacia delle misure adottate anche per capire le ragioni, e proporre eventuali rimedi, delle storture della sua applicazione sul territorio e della profonda distanza che separa ciò che questa politica si propone e quanto si riesce ad ottenere sul campo; soprattutto alla luce del sempre maggiore interesse della Commissione per questa politica e dei sempre maggiori fondi che si pensa di destinarvi. Il rischio che si corre è che essa perda la sua identità e diventi il contenitore in cui si trovano affiancate e concorrenti sulle stesse risorse le misure più disparate, da quelle per la competitività a quelle per l’ambiente, dalle misure per la qualità a quelle per combattere i cambiamenti climatici, dalle misure in favore delle bioenergie a quelle per la gestione delle acque.
Per quel che riguarda il post-2013, la PAC dovrà dimostrare di essere in grado di rinnovare non solo gli strumenti ma anche gli obiettivi perseguiti. Le prossime trattative sul futuro quadro finanziario, infatti, potrebbero mettere in discussione non solo la redistribuzione delle risorse tra gli Stati membri o il riequilibrio dei due pilastri, ma anche il peso finanziario della PAC nel contesto delle politiche comunitarie.
Adeguamento della riforma della Pac (agosto 2007)
La Commissione europea ha pubblicato due regolamenti tesi a semplificare e chiarire alcuni elementi della riforma del 2003. Il regolamento (CE) n. 972/2007 apporta modifiche alle modalità di applicazione delle norme su condizionalità, modulazione e Sigc in merito a controlli e presentazione delle domande. Il regolamento (CE) n. 993/2007 apporta una serie di modifiche agli obblighi a carico dei soggetti coinvolti nel regime di auto alle colture energetiche, oltre a rettificare i dati di superficie di alcuni nuovi Stati membri.
Set aside (settembre 2007)
Il Consiglio agricolo del 26 settembre ha deciso di fissare a zero il tasso di set aside per la campagna 2007/08. Questo dovrebbe portare al rientro in produzione di una superficie tra 1,6 e 2,9 milioni di ettari attualmente “congelati” che, sulla base delle rese medie, dovrebbero produrre almeno 10 milioni di tonnellate di cereali [pdf]. La decisione è stata presa in seguito alle crescenti preoccupazioni sulla scarsa disponibilità di cereali sui mercati, che sta conducendo ad un eccezionale aumento dei prezzi della materia prima e dei prodotti trasformati. I titoli di ritiro continueranno a mantenere la loro validità. Per poter beneficiare dell’importo fissato dal diritto non occorrerà ritirare superficie dalla produzione. Per saperne di più: [pdf], [pdf].
Sospensione dei dazi per i cereali (settembre 2007).
In risposta alle difficili condizioni di mercato, che hanno gia condotto all’azzeramento del tasso di set aside, la Commissione ha annunciato la sospensione dei dazi all’importazione per i cereali per tutta la restante campagna 2007/08. Attualmente sono soggette a restrizioni le importazioni di mais, orzo e frumento tenero di media e bassa qualità. Frumento duro e frumento tenero di alta qualità entrano nell’UE a dazio zero [pdf]. Al momento resta incerto l’effetto di un eventuale provvedimento in tal senso visto che i principali fornitori comunitari sono alle prese con i medesimi problemi di scarsità dell’UE. La Russia ha già approvato l’imposizione di una tassa del 10% sulle sue esportazioni di frumento e del 30% su quelle di orzo a partire da metà novembre fino a fine aprile 2008. Negli ultimi giorni circola, inoltre, la voce che la Russia si appresti ad aumentare la tariffa al 30%. Secondo gli analisti questo farebbe aumentare vertiginosamente i prezzi mondiali di cereali. L’Ucraina, dal canto suo, ha annunciato l’intenzione di estendere le esistenti quote di esportazioni per frumento, orzo e mais fino alla fine di marzo 2008 e di limitare il volume esportato a 600.000 tonnellate per il mais, 400.000 tonnellate per l’orzo e 200.000 tonnellate per il frumento destinato all’alimentazione animale.
Revisione del bilancio (settembre 2007)
Il 12 settembre è stata avviata la consultazione pubblica sulla revisione del bilancio prevista per il 2008-2009. Il 15 aprile 2008 è il termine ultimo per inviare proprie osservazioni, commenti o proposte. Come si ricorderà la revisione di tutte le entrate e le spese comunitarie, compresa la Pac, era un impegno preso dagli Stati membri all’epoca dell’approvazione delle prospettive finanziarie 2007-2013. Secondo la Comunicazione pubblicata dalla Commissione [pdf] la revisione non mira ad istituire il prossimo quadro finanziario, né a definire l’importo complessivo o la ripartizione del bilancio. Essa, invece, definirà le priorità di spesa dell’Unione, concentrandosi su quei settori in grado di dare il maggiore valore aggiunto. Un altro aspetto che verrà esaminato è la necessità di prevedere una certa flessibilità all’interno di ciascun quadro finanziario, per far si che il bilancio si adegui efficacemente e rapidamente all’evoluzione del contesto di riferimento e all’emergenza di nuove priorità politiche. Per saperne di più [pdf], [pdf].
“Mini-pacchetto” latte (settembre 2007)
In seguito alla proposta presentata in marzo (si veda Finestra sulla Pac n. 6) il Consiglio ha emanato il regolamento (CE) n. 1152/2007 [pdf], [pdf] con il quale sono state apportate le modifiche all’Ocm dei prodotti lattiero-caseari contenute nel “mini-pacchetto” latte. Le novità riguardano: l’introduzione di un tasso di aiuto unico per il latte distribuito nelle scuole (18,15 €/100 kg), anziché un tasso legato al tenore di materia grassa; la possibilità di commercializzare latte alimentare con un contenuto di materia grassa diverso dalle 3 categorie fino ad ora esistenti (scremato, parzialmente scremato ed intero); la standardizzazione ad un livello minimo del 34% del contenuto proteico del latte in polvere, sia intero che scremato; l’abolizione della soglia di attivazione dell’intervento per il burro: gli Stati membri potranno effettuare acquisti nel periodo di apertura dello stoccaggio pubblico al 90% del prezzo di intervento, fino al raggiungimento delle quantità massime acquistabili nell’anno; l’abolizione dell’ammasso provato per crema e latte scremato in polvere; l’adozione di una unica definizione per la qualità del burro (in luogo delle 27 esistenti).
Semplificazione della condizionalità (settembre 2007)
Dando seguito alle conclusioni della relazione sul funzionamento della condizionalità [pdf], (si veda Finestra sulla Pac n. 7), la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento allo scopo di migliorare l’applicazione dello strumento, a decorrere dal 2008. La proposta prevede l’introduzione di alcune norme semplificatrici quali l’introduzione di una regola “de minimis” per innalzare a 100 euro la soglia al di sotto della quale non applicare le decurtazioni degli aiuti; la graduale introduzione dei criteri di Gestione Obbligatori nei nuovi Stati membri (dal 2009 al 2011 per i 10 Nsm e dal 2012 al 2014 per Bulgaria e Romania); il chiarimento delle responsabilità nel caso di cessione di parcelle agricole. La stessa proposta abolisce, inoltre, la regola dei 10 mesi, vale a dire il periodo di tempo in cui la parcella deve rimanere a disposizione dell’agricoltore per poter ricevere il pagamento unico. Per evitare il rischio di domande doppia sulla stessa superficie viene stabilito che può presentare domanda di aiuto l’agricoltore che ha a disposizione la superficie alla data del 15 giugno dell’anno in questione.
Psr nazionali 2007-2013 (settembre-ottobre 2007)
Il Comitato per lo sviluppo rurale ha dato parere favorevole ad altri 18 programmi di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013. Ha inoltre approvato il Quadro nazionale della Spagna che sarà attuato attraverso la presentazione di 17 programmi regionali (corrispondenti alle Comunità Autonome) e di 2 programmi orizzontali. Si tratta dei Psr di Austria, Cipro, Lituania, Lussemburgo e Ungheria, a cui si aggiungono quelli delle Fiandre (Belgio), di 6 regioni tedesche e di altre 6 regioni italiane (Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Toscana e Veneto). Dei 18 programmi approvati, quelli di Austria ed Ungheria presentano la maggiore dotazione di risorse a valere sul Feasr, poco meno di 4 miliardi di euro, sebbene, nel primo caso il 72% di tali risorse sia destinato all’Asse II, mentre in Ungheria poco meno del 45% è collocato nell’Asse I e solo il 33% nell’Asse II. L’approvazione dei Psr delle 6 regioni italiane porta a 8 il numero dei programmi approvati all’Italia, dopo quelli di Bolzano ed Emilia Romagna (si veda Finestra sulla Pac n. 7). La dotazione finanziaria più elevata è quella spettante alla Campania, con poco più di 1 miliardo di euro.
Per saperne di più [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf].
Tabella 1 – Psr nazionali – Quota finanziata dal Feasr
Austria 541 13,8 2.829 72,3 254 6,5 214 5,5 74 1,9 3.911 100
Belgio-Fiandre 135 60,0 56 25,0 18 8,0 11 5,0 4 2,0 225 100
Cipro 70 43,4 71 43,6 14 8,9 4 2,7 4 2,4 163 100
- Amburgo 11 44,4 6 24,7 6 23,8 1 4,9 1 2,1 25 100
Württemberg 104 17,0 390 63,8 80 13,1 31 5,1 6 1,0 611 100
Sassonia+Brema 339 41,5 205 25,1 195 23,9 60 7,4 17 2,1 815 100
- Saarland 4 16,8 10 36,1 9 30,8 4 14,6 1 1,8 28 100
- Renania-
Palatinato 91 37,2 102 41,6 26 10,7 22 8,1 6 2,4 245 100
- Turingia 182 26,3 311 4,9 155 22,4 35 5,1 10 1,4 693 100
- Campania 433 40,0 390 36,0 162 15,0 54 5,0 43 4,0 1.082 100
Venezia Giulia 47 43,1 40 36,7 11 10,1 7 6,4 4 3,7 109 100
- Liguria 50 47,2 25 23,6 7 6,6 21 19,8 3 2,8 106 100
- Lombardia 125 31,5 204 51,6 36 9,0 20 5,0 11 2,8 396 100
- Toscana 142 38,5 148 40,0 39 10,5 37 10,0 4 1,0 369 100
- Veneto 177 44,1 149 36,9 20 5,0 44 11,0 12 3,0 402 100
Lituania 698 40,0 660 37,8 207 11,9 110 6,3 70 4,0 1.743 100
Lussemburgo 26 28,4 53 58,9 6 6,9 5 5,9 90 100
Ungheria 1.698 44,6 1.250 32,9 496 13,0 209 5,5 152 4,0 3.806 100
Superamento delle quote latte (ottobre 2007)
Secondo calcoli provvisori della Commissione europea risulta che al termine della campagna 2006/07 si è registrato un superamento del quantitativo di riferimento comunitario di 774.148 tonnellate, e ciò ha determinato l’imposizione di un prelievo di 221 milioni di euro a carico di otto paesi. L’Italia, con un esubero di 617.623 tonnellate – pari al 6% della propria quota – è il paese che dovrà pagare il conto più salato, in quanto dovrà versare nelle casse comunitarie 176 milioni di euro (quasi l’80% del totale). Segue l’Austria con uno sforamento del 3,3% e una multa di circa 25 milioni di euro [pdf].
Aiuto alle colture energetiche (ottobre 2007)
Nel 2007 si è riscontrato il superamento della superficie massima garantita fissata per le colture energetiche. A causa di tale esubero, l’aiuto di 45 €/ha sarà pagato solo sul 70,3% della superficie per la quale i produttori hanno presentato domanda. Quest’ultima, infatti, è risultata pari a circa 2,843 milioni di ettari, superiore alla soglia dei 2 milioni di ettari garantiti ai 25 paesi dell’UE [pdf]. Grazie alla semplificazione del sistema, ma soprattutto alla forte domanda di materia prima per la produzione di biocarburanti, la superficie a coltura ha subito un vistoso incremento nei quattro anni di adozione del regime, passando da poco meno di 310 mila ettari nel 2004, a 570 mila nel 2005, a 1,23 milioni di ettari nel 2006. Nel 2007, rispetto all’anno precedente, si è registrato un incremento del 59%. L’Italia ha fatto rilevare uno dei tassi di incremento più elevati (+630%). Tuttavia, in termini assoluti la superficie dedicata alle colture energetiche nel nostro paese è pari appena all’1,3% del totale dell’UE-27. Il paese principale produttore è la Francia, con una quota del 25%. Nell’ambito della verifica sullo stato di salute della Pac dovrebbe essere proposta l’eliminazione dell’aiuto a tali colture.
Modulazione volontaria (ottobre 2007)
Il Regno Unito ha ufficialmente comunicato alla Commissione europea i tassi annui di modulazione volontaria che saranno applicati a livello regionale nel periodo 2007-2012 [pdf]. Rispetto a quanto riportato nel precedente numero della Finestra [link] cambia il tasso applicato dal Galles, che partirà con un anno di ritardo rispetto alle altre regioni e che al termine del periodo applicherà il tasso più basso. Al 2012 gli importi risultanti dalla modulazione volontaria saranno complessivamente pari a 481,6 milioni di euro. In totale, nel periodo 2007-2013, la dotazione per lo sviluppo rurale del Regno Unito, per via dell’incremento dei fondi derivanti dalla modulazione volontaria, passerà dagli attuali 1,9 miliardi di euro a circa 4,6 miliardi di euro [pdf].
Tabella 2 – Regno Unito – Tassi di modulazione volontaria fissati a livello regionale (%) e importi resi disponibili per il Feasr (milioni di euro)
Irlanda del Nord (%) 4,5 6,0 7,0 8,0 9,0 9,0
Inghilterra (%) 5,0 5,0 5,0 7,0 9,0 11,0
Galles (%) 0,0 2,5 4,2 5,8 6,5 6,5
Scozia (%) 5,0 8,0 8,5 9,0 9,0 9,0
Totali importi netti della modulazione 392,2 424,0 464,4 475,5 481,6 481,6
Fonte: Decisione della Commissione 679/2007
Ocm carni suine (ottobre 2007)
In seguito ai crescenti costi di produzione (+35% nel periodo settembre 2006-settembre 2007), legati agli aumenti dei prezzi dei cereali, e alle basse quotazioni di mercato, il Comitato di gestione ha deciso di aprire lo stoccaggio privato per la carne suina [pdf]. Lo stoccaggio prevede la corresponsione di un aiuto per la carne immagazzinata dai produttori per un periodo dai 3 ai 5 mesi. La Commissione stima che il regime interesserà circa 100.000 tonnellate di carne (0,5% della produzione comunitaria) che comporteranno una spesa di 40 milioni di euro [link].
Aiuti alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti (ottobre 2007)
La Commissione europea ha fissato le dotazioni finanziarie definitive assegnate agli Stati membri per la campagna 2006/07 (esercizio finanziario 2007) [pdf]. Tali dotazioni tengono conto della richiesta di ulteriori finanziamenti presentata da alcuni paesi e della penalità applicata a Malta per spese effettive ad ettaro superiori alla dotazione iniziale. Per l’esercizio 2007 le spese dell’Italia sono limitate all’importo della dotazione iniziale perché le spese sostenute e liquidate hanno superato cumulativamente quanto inizialmente assegnato al nostro paese [pdf]. Infine, il regolamento (CE) n. 968/2007, in attesa dell’approvazione della riforma, applica per la campagna 2007/08 alle regioni dell’obiettivo «Convergenza» una percentuale di contributo comunitario ai costi di ristrutturazione e riconversione dei vigneti non superiore al 75%, così come disposto all’art. 13, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1493/1999.
Rimborso spese Pac (ottobre 2007)
La Commissione europea ha adottato una decisione [pdf] con la quale chiede a 12 Stati membri dell’UE-15 (ad esclusione di Austria, Finlandia e Lussemburgo) la restituzione di 145,2 milioni di euro, per spese effettuate in attuazione della Pac ma che risultano indebitamente versate [pdf]. L’Italia dovrà restituire l’importo maggiore (83,4 milioni di euro), principalmente per le carenze qualitative e quantitative riscontrate nei controlli sull’aiuto alla produzione per l’olio d’oliva. Segue la Francia, con poco meno di 51 milioni di euro, per la riscontrata inosservanza dei criteri di riconoscimento delle organizzazioni di produttori.
Ocm zucchero: ritiro preventivo (ottobre 2007)
La Commissione europea ha confermato il ritiro preventivo di 2.012.058 di tonnellate di zucchero, da sottrarre alle quote fissate per la campagna 2007/08, decisa in via provvisoria in marzo con regolamento (CE) n. 290/2007 [pdf] (si veda Finestra sulla Pac n. 6). Secondo le più recenti previsioni, la misura adottata e la decisione di mantenere in vita le restituzioni alle esportazioni determineranno un riequilibrio del mercato per il 2007/08, senza la necessità di procedere ad una ulteriore riduzione delle quote.
Riforma bis dell’Ocm zucchero (ottobre 2007)
Sono state approvate le modifiche all’Ocm zucchero resesi necessarie per migliorare il funzionamento del regime di ristrutturazione e portare la produzione saccarifera comunitaria a livelli sostenibili [pdf] [pdf] [pdf] [pdf]. L’accordo politico sui progetti di regolamento presentati in maggio è stato raggiunto a maggioranza qualificata, con l'astensione delle delegazioni di Lituania, Lettonia e Romania e il voto contrario di Repubblica Ceca, Danimarca e Slovacchia. Le principali novità per il settore riguardano la possibilità per le imprese che hanno già proceduto ai ritiri per la campagna 2008/09 di presentare una domanda addizionale di abbandono dopo la pubblicazione delle previsioni per la campagna (approccio in due fasi). I coltivatori di barbabietole e canne da zucchero destinate alla produzione di zucchero di quota possono presentare una domanda diretta di aiuto alla ristrutturazione. Se accettate, gli Stati membri dovranno ridurre le quote delle imprese interessate limitatamente alla percentuale del 10%. Ai produttori di barbabietole sarà destinata una quota dell’aiuto alla ristrutturazione fino al massimo del 10% dell'aiuto da concedere alle imprese produttrici di zucchero. In tal modo viene eliminata l’incertezza sull’entità dell’aiuto ricevuto da queste ultime. I produttori di barbabietole e i fornitori di macchinari riceveranno a titolo di compensazione un pagamento supplementare di 237,5 €/t di quota zucchero rinunciata. Tale pagamento sarà disponibile per la campagna 2008/09 e potrà essere effettuato, a certe condizioni, anche per la campagna 2009/10. Lo stesso importo verrà pagato retroattivamente anche ai produttori che sono stati interessati dalla riduzione nelle campagne 2006/07 e 2007/08. Le imprese che nella campagna 2008/09 rinunciano ad una percentuale della loro quota pari alla percentuale di ritiro preventivo fissato dalla Commissione con il regolamento 290/2007 (13,5%) sono esonerate dal versamento di una parte del contributo temporaneo di ristrutturazione da versare per la campagna 2007/08. Entro la fine di febbraio 2010 la Commissione, sulla base dei risultati del regime di ristrutturazione, deciderà la percentuale di riduzione delle quote per evitare squilibri di mercato a partire dalla campagna 2010/11. Tale percentuale terrà conto delle rinunce di quote già effettuate dagli Stati membri.
Riforma dell’Ocm vino (ottobre 2007)
Prosegue il dibattito in seno al Consiglio e al Parlamento europeo sulla proposta di riforma dell’Ocm vitivinicola. Le questioni più delicate riguardano l’abolizione della pratica dello zuccheraggio e la liberalizzazione dei diritti di impianto. Sulla prima questione si registra una netta spaccatura tra paesi del nord Europa, contrari all’abolizione, e paesi del sud, che appoggiano la proposta della Commissione. È stata inoltre bocciato un testo di compromesso della Commissione che avrebbe permesso il mantenimento della pratica dell’arricchimento tramite saccarosio solo ai piccoli produttori e previa indicazione della presenza di zucchero in etichetta. Sulla seconda questione si registrano le posizioni di alcuni paesi in favore dell’abolizione dei diritti di impianto e di altri che vorrebbero rimandare la questione al 2013. Nell’ultimo Consiglio dei Ministri (22-23 ottobre) la presidenza portoghese ha sottoposto all’attenzione dei ministri agricoli un questionario per tentare di trovare una convergenza su altri temi del dossier [pdf] [pdf]. Il primo quesito ha chiesto agli Stati membri di indicare quali misure vorrebbero finanziare attraverso le dotazioni nazionali (envelope), tenuto conto del trasferimento di risorse al secondo pilastro. Le misure più gettonare sono risultate essere gli aiuti alla ristrutturazione e/o riconversione, alla trasformazione e/o alla commercializzazione; la promozione di nuove tecniche di produzione; la promozione sul mercato interno e internazionale; le misure agroambientali; le misure di prevenzione delle crisi di mercato; la raccolta “in verde”. Le delegazioni dei nuovi Stati membri hanno chiesto inoltre di rivedere i criteri di allocazione delle risorse tra paesi per superare l’handicap della mancanza di dati storici, ma la Commissione ha espressamente detto di non volere “scoperchiare il vaso di Pandora”. Il secondo quesito ha chiesto agli Stati membri di esprimere la propria opinione sulla possibilità di permettere loro di usare parte delle dotazioni nazionali per distribuire aiuti disaccoppiati nell’ambito del regime pagamento unico. La proposta non ha suscitato l’entusiasmo della maggior parte delle delegazioni che non la ritengono sufficiente a compensare il divieto di zuccheraggio. L’ultimo quesito, infine, ha riguardato il programma di abbandono. La Commissione si è detta disposta a discutere tanto della durata dello schema (l’attuale proposta è di 5 anni) quanto dell’entità delle superfici coinvolte (200.000 ettari), se questo dovesse contribuire a liberare risorse da destinare ad altre misure di risanamento del settore. Sul fronte dei lavori parlamentari, in Commissione agricoltura si è avuta la prima discussione sulla relazione Castiglione relativa alla proposta di riforma della Commissione. Il relatore condivide l’analisi del settore e l’impianto della riforma, ma propone alcuni correttivi, quale l’applicazione del regime di estirpazione a sole tre campagne e limitato a 150.000 ettari con un aiuto stabile e non decrescente. Il relatore non condivide l’idea di trasferire parte delle risorse al secondo pilastro, così come ritiene che vadano riviste le misure sulle denominazioni di origine e le indicazioni in etichetta. La relazione sarà votata il 21 novembre in Commissione agricoltura e il 10-13 dicembre in Parlamento europeo, in modo da consentire di raggiungere un accordo politico nel Consiglio agricolo del 17-19 dicembre.
Trasparenza (ottobre 2007)
Il Consiglio agricolo ha raggiunto l’accordo politico sulla proposta che modifica il regolamento (CE) n. 1290/2005 [pdf] [pdf] relativo al finanziamento della politica agricola comune (si veda Finestra sulla PAC n. 6), il cui principale elemento di novità è la pubblicazione a posteriori, per esercizio finanziario, dei beneficiari dei fondi comunitari. Della pubblicazione saranno responsabili gli Stati membri e riguarderà i beneficiari del Feaga a partire dal 16 ottobre 2007 e i beneficiari del Feasr a partire dal 1° luglio 2007. Sulla proposta di regolamento si è favorevolmente espresso anche il Parlamento europeo che ha votato la relazione Chatzimarkakis.
Attività Mipaaf
Etichettatura olio d’oliva (ottobre 2007)
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 243 il decreto ministeriale (DM 9 ottobre 2007) che stabilisce le indicazioni obbligatorie che devono essere riportate sulle etichette dell’olio vergine ed extravergine di oliva. Sulle etichette deve comparire obbligatoriamente l’indicazione dello Stato membro o del Paese terzo nel quale sono state raccolte le olive e dove è situato il frantoio. Nel caso di olive provenienti da più paesi in etichetta devono essere indicati tutti i paesi in ordine decrescente rispetto alle quantità utilizzate. Anche in caso di tagli di olio provenienti da più paesi, in etichetta deve essere riportato l’elenco di tutti gli Stati o Paesi terzi in cui sono stati estratti gli oli. La designazione a livello regionale è limitata alle produzioni protette da una denominazione di origine o indicazione geografica. Il decreto entrerà in vigore il 19 gennaio 2008. Si attende l’apertura di un procedimento di infrazione nei confronti dell’Italia per la violazione delle norme sulla concorrenza. Già in passato, con la legge n. 318/98, l’Italia aveva emanato delle disposizioni per l’etichettatura degli oli che aveva scatenato una accesa polemica tra il mondo dei produttori e quello industriale. I primi, infatti, ritenevano la legge un passo significativo verso la valorizzazione dell’olio “italiano” e la tutela della qualità, i secondi al contrario, la reputavano altamente pericolosa ed inapplicabile, in quanto nella sua formulazione non si teneva conto del fatto che l’Italia è un paese strutturalmente deficitario e che ha quindi necessità di approvvigionarsi sui mercati esteri. La legge finì per essere superata dal regolamento (CE) n. 2815/98 sulle norme commerciali sull’olio d’oliva, che definisce come origine dell’olio il luogo di trasformazione delle olive e non quello della loro produzione. Contro tale regolamento l’Italia presentò ricorso alla Corte di giustizia europea, che lo respinse. A distanza di circa 10 anni la storia si ripete.
Riserva nazionale (ottobre 2007)
Per tenere conto delle modifiche subite dalla componente zucchero del massimale nazionale, il Mipaaf ha adeguato il plafond nazionale per il calcolo delle medie regionali, da utilizzare nella gestione della riserva nazionale [pdf].
Riforma dell’Ocm ortofrutta (ottobre 2007)
Dopo il raggiungimento dell’intesa nell’ambito della Conferenza permanente Stato-Regioni, il Mipaaf ha reso noti 4 decreti ministeriali di applicazione della riforma dell’Ocm ortofrutta, contenuta nel regolamento (CE) n. 1182/2007 [pdf] (si veda Finestra sulla Pac n. 7). L’Italia, con l’accordo di tutta la filiera e con la sola eccezione della Coldiretti, ha deciso di applicare un periodo transitorio prima della piena introduzione del nuovo regime a quasi tutti i prodotti ortofrutticoli destinati alla trasformazione, tranne che agli agrumi. Per il pomodoro da industria e per le pere e le pesche destinate alla trasformazione il periodo transitorio avrà la durata di 3 anni (2008, 2009 e 2010), nel corso del quale ai produttori verrà corrisposto un aiuto ad ettaro parzialmente disaccoppiato. Per il pomodoro da industria [pdf] l’aiuto sarà destinato ai produttori (associati in OP) per la superficie oggetto di contratto di trasformazione. Solo il 50% del plafond nazionale (91,98 milioni di euro) sarà destinato all’aiuto ad ettaro. A partire dal 1° gennaio 2008 il restante 50% sarà assegnato ai produttori storici di pomodoro destinato alla trasformazione sulla base della media della produzione di pomodoro da industria ammessa a premio nelle campagne 2004/05, 2005/06 e 2006/07. Per il triennio 2008-2010 il valore dell’importo di riferimento sarà pari al 50% del valore storico. A decorrere dal 1° gennaio 2011 sarà corrisposto il 100% di quanto maturato, entro un massimale di 183,967 milioni di euro. Il numero di ettari per la definizione del diritto all’aiuto nell’ambito del regime di pagamento unico (e del numero di titoli) è stabilito sulla base della media delle superfici utilizzate per produrre pomodoro destinato alla trasformazione nel periodo storico di riferimento. Di conseguenza, durante il periodo transitorio il 50% del plafond nazionale sarà suddiviso tra chiunque ne faccia domanda sulla base della superficie oggetto di contrattazione e l’altro 50% sarà assegnato ai produttori storici che ricadono nel regime di pagamento unico. A partire dal 2011 a costoro sarà assegnato il 100% dl plafond nazionale sotto forma di diritti all’aiuto.
Per le pere e le pesche destinate alla trasformazione [pdf] [pdf] l’aiuto ad ettaro del periodo transitorio (2008-2010) sarà destinato ai produttori (associati in OP) per la superficie oggetto di contrattazione, limitatamente alle varietà ammissibili all’aiuto previsto dal “vecchio” regime. Nel periodo transitorio tutto il plafond destinato alle due colture (7,567 milioni di euro per le pere e 1 milione di euro per le pesche) sarà erogato sotto forma di aiuto ad ettaro. A partire dal 1° gennaio 2011 ai produttori storici (triennio 2004/05, 2005/06 e 2006/07) sarà attribuito un titolo all’aiuto nell’ambito del regime di pagamento unico sulla base della media della produzione destinata alla trasformazione ammessa a premio, nei limiti del massimale di ciascuna dei due prodotti. Il numero medio di ettari per il calcolo dell’aiuto e del numero di titoli è dato dalla media delle superfici utilizzate per produrre pere e pesche destinate alla trasformazione nel periodo storico di riferimento.
Per le prugne, il passaggio dal vecchio al nuovo regime sarà ancora più graduale. È stato infatti deciso [pdf] [pdf] di applicare un periodo transitorio di 5 anni: nei primi tre (2008, 2009 e 2010) ai produttori di prugne destinate alla trasformazione e associati ad una OP sarà attribuito un aiuto ad ettaro per la superficie oggetto di un contratto di trasformazione. In questo triennio a tale aiuto sarà destinato l’intero plafond nazionale maturato dal settore (1,133 milioni di euro). Nei due anni successivi (2011 e 2012) all’aiuto ad ettaro sarà destinato solo il 75% del plafond (0,850 milioni di euro). La restante parte sarà attribuita ai produttori storici sulla base delle superfici utilizzate per la coltivazione di prugne destinate alla trasformazione durante il periodo rappresentativo (campagne 2004/05, 2005/06 e 2006/07). A partire dal 2013 a tali produttori sarà attribuito il 100% del plafond nazionale. Allo stesso modo che per pomodori, pere e pesche il numero medio di ettari utilizzati per produrre prugne nel periodo storico di riferimento definirà il valore ed il numero dei titoli di ciascun produttore.
Per definire il quadro dell’ortofrutta destinata alla trasformazione manca all’appello il decreto sugli agrumi, sebbene anche per questo settore sia stata raggiunta una intesa al Tavolo agroalimentare, in cui si stabiliva l’immediato disaccoppiamento degli aiuti. Ai produttori di agrumi (sia destinati al mercato del fresco che alla trasformazione, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno un fascicolo aziendale) a partire dal 1° gennaio 2008 dovrebbero essere attribuiti titoli nell’ambito del regime di pagamento unico. L’importo di riferimento per ciascun agrumicoltore dovrebbe essere calcolato sulla base della superficie coltivata ad agrumi nel 2006, comprese le superfici che risulteranno dalla ricognizione preventiva in corso di realizzazione [pdf], entro un massimale di 121,99 milioni di euro. Per evitare una eccessiva resditribuzione delle risorse, ai produttori storici di agrumi destinati alla trasformazione dovrebbe essere riconosciuto un aiuto maggiorato.
Tabella 3 – Applicazione della riforma dell’Ocm ortofrutta ai prodotti destinati alla trasformazione
Periodo transitorio Durata Percentuale di
"accoppiamento" Rpu
Pomodoro Sì 2008-2010 50% 2008-2010 = 50%
dal 2011 = 100%
Pere, pesche Sì 2008-2010 100% dal 2011 = 100%
Prugne Sì 2008-2010
75% 2011-2012 = 25%
dal 2013 = 100%
Agrumi* No dal 2008 = 100%
*Informazioni non ufficiali
Sulla base delle decisioni in merito agli aiuti per l’ortofrutta trasformata l’Italia ha prorogato fino al 2010 il divieto a utilizzare le superfici ammissibili al regime di pagamento unico per la produzione di patate da consumo, di vivai e di alberi da frutto, ad eccezione degli agrumi [pdf]. Resta ancora da decidere se mantenere gli aiuti di Stato per le patate e per quanti anni (massimo quattro anni); se concedere aiuti di Stato ai produttori che non sono membri di OP per la gestione delle crisi di mercato, in che percentuale e per quanto tempo (massimo tre anni); come utilizzare l’importo una tantum attribuito al settore del pomodoro da industria (15 milioni di euro); la strategia nazionale.
Condizionalità (ottobre 2007)
Il Mipaaf ha emanato un nuovo decreto di applicazione della condizionalità, che introduce importanti novità. Il decreto stabilisce i tempi entro cui le Regioni e le Province Autonome dovranno tradurre in impegni a livello territoriale gli atti relativi ai Criteri di gestione obbligatori (Cgo) e le norme quadro per il mantenimento dei terreni in Buone condizioni agronomiche e ambientali (Bcaa). Per gli impegni relativi al 2007 le autonomie locali hanno tempo 60 giorni dall’emanazione del decreto; per il 2008, l’elenco degli impegni dovrà essere definito entro il 31 dicembre 2007; per gli anni successivi, l’elenco degli impegni dovrà essere fissato entro il 31 ottobre dell’anno precedente a quello di applicazione. Oltre alla rigida definizione della tempistica, il nuovo decreto amplia l’elenco dei provvedimenti nazionali da rispettare nell’ambito dei Cgo, introducendo atti di nuova emanazione o prima non considerati. Inoltre, apporta modifiche all’elenco delle norme per il rispetto delle Bcaa. In primo luogo introduce una nuova norma nell’ambito dell’Obiettivo 2 relativo al mantenimento della sostanza organica del suolo e alla salvaguardia della sua struttura. La nuova “norma 2.2: Avvicendamento delle colture” introduce l’obbligo della rotazione su uno stesso appezzamento di terreno. Viene perciò ammessa la monosuccessione colturale per un massimo di 5 anni per mais e sorgo e per un massimo di 3 anni per frumento duro, frumento tenero, triticale, spelta, segale, orzo, avena, miglio, scagliola e farro. Le Regioni e Province autonome potranno definire norme più restrittive. Viene prevista una deroga per il riso e nel caso in cui si dimostri che anche in monosuccessione la sostanza organica del terreno viene mantenuta. In secondo luogo integra la norma 3.1 dell’Obiettivo 3 relativo alla difesa del suolo, stabilendo che l’uso delle macchine dovrà essere fatto in condizioni e con modalità tali da evitare il deterioramento della struttura del suolo. Infine, nell’ambito dell’Obiettivo 4 relativo al livello minimo di mantenimento dei terreni, alla norma 4.1 sulla protezione di pascoli è stato introdotto il rispetto della densità di carico di bestiame da pascolo per ettaro di superficie pascolata, che non potrà annualmente superare i 4 Uba/ha e non potrà essere inferiore a 0,2 Uba/ha.
Statistiche sul commercio (settembre 2007)
La Commissione europea ha pubblicato un aggiornamento delle statiche sul commercio agricolo, basato su dati Eurostat. Le informazioni coprono un periodo che va dal 1999 al 2006 e descrivono il posizionamento dell’UE-25 nel contesto mondiale. Sono presi separatamente in considerazione anche i flussi commerciali da e per i paesi di nuova adesione (Bulgaria e Romania) e quelli candidati all’adesione (Turchia, Croazia ed ex Repubblica Iugoslava di Macedonia).
Il commercio agricolo dell’UE (luglio 2007)
La Commissione europea ha pubblicato l’ultimo numero del “Monitoring Agri-trade Policy” in cui si comparano i risultati delle previsioni a medio termine del mercato mondiale dei prodotti agricoli elaborate dall’Oecd-Fao rispetto a quelle elaborate dal Fapri 2007 [pdf].
Spesa Feoga-Garanzia 2006 (ottobre 2007)
Il Consiglio dell’Unione Europea ha pubblicato la 36ma relazione finanziaria relativa al Feoga-Garanzia (anno 2006), accompagnata da un documento di lavoro dei servizi della Commissione. Il dettaglio delle spese sarà pubblicato sul sito della DG Agri [link].