Source: http://sindacatobalneari.com/iniziative/2010/documento-per-la-nuova-disciplina-delle-concessioni-demaniali-marittime-per-uso-turistico-ricreative
Timestamp: 2018-12-12 21:17:03+00:00
Document Index: 121039507

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 37', 'art. 03', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 18', 'art.1']

DOCUMENTO PER LA NUOVA DISCIPLINA DELLE CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME PER USO TURISTICO RICREATIVE | Sindacato Italiano Balneari
Mercoledì, 12 Dicembre, 2018 - 22:31
Ciò è dovuto alla formale soppressione, ex art. 1, comma 18, del D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, del diritto di insistenza nel rinnovo delle concessioni demaniali in favore dei precedenti titolari di concessioni demaniali previsto dall’art. 37, comma secondo, del Codice della Navigazione, che aveva, dal secondo dopoguerra, garantito la stabilità delle imprese e incentivato gli investimenti nel settore, ancorché i titoli concessori fossero di durata estremamente limitata, producendo quel modello italiano di balneazione attrezzata, fondamentale punto di forza della nostra competitività nel mercato internazionale delle vacanze.
Questa abrogazione, finalizzata a consentire al Governo italiano di chiudere la Procedura d’Infrazione n. 2008/4908 avviata dalla Comunità Europea il 29 gennaio 2009 in materia di rilascio delle concessioni demaniali marittime, è stata accompagnata dalla proroga della durata dei titoli in essere fino al 31 dicembre 2015 e dalla conferma delle modifiche all’art. 03, comma 4-bis, della legge 494/1993, introdotte dall’art. 1, comma 253, della legge 296/2006, che consente il rilascio di titoli concessori fino a venti anni in ragione del piano di investimenti proposto. Tali misure, che necessitano comunque di un ulteriore chiarimento legislativo (così come proposto dal relatore all’A.S. n. 2322 cd “Legge comunitaria 2010”) per conseguire l’obbiettivo dell’archiviazione della P.I. n. 2008\4908, non allontanano da sole né la paralisi degli investimenti né il pericolo dell’affacciarsi (complice una burocrazia non sempre affidabile) di appetiti di vario genere, persino criminali, sulla gestione di questi importanti servizi in diverse parti del territorio nazionale (soprattutto nel Meridione).
Da qui, l’urgenza di costruire un nuovo quadro normativo per l’intero settore, così come disposto dall’art. 1, comma 18, della legge 25/2010 e richiesto, in data 7.10.2010, dalla Conferenza delle Regioni nel loro Documento preparatorio alla IV Conferenza nazionale sul turismo, in grado di assicurare quelle certezze di durata e di sopravvivenza che rappresentano la condizione indispensabile per favorire gli investimenti e la crescita delle imprese interessate, che, con la loro peculiarità tutta italiana, hanno fatto la storia e determinato il successo del turismo balneare del nostro Paese. Non senza aver ribadito però la convinzione che la natura degli atti amministrativi rilasciati in Italia, per l’uso turistico del demanio marittimo, lacuale e fluviale, rientrino nelle “concessioni di beni” che, pertanto, non possono e non devono essere considerati nel novero di quelli attinenti ai “servizi” ed agli “appalti di lavoro” e quindi tali da poter essere ricompresi tra le esclusioni previste dalla “Direttiva Servizi”.
La necessità di produrre una disciplina unitaria per tutto il territorio nazionale nonostante l’emanazione del Decreto legislativo 28 maggio 2010 n. 85 (cd. Federalismo demaniale), non potrà che avere forza di legge quadro così come chiarito dalla sentenza della Consulta n. 180 del 12.05.2010 che, in materia di concessioni demaniali marittime, ha affermato l’esclusiva competenza statale trattandosi di disciplina concernente la concorrenza e così come chiesto dalla Conferenza delle Regioni con il Documento di cui sopra.
Comunque, nella predisposizione della nuova disciplina si dovrà tenere in considerazione che l’ordinamento italianoha teso nel tempo,attraverso il “diritto di preferenza” prima e il “diritto di insistenza ” dopo, a sviluppare un principio di stabilità del rapporto concessorio (Cod. della Nav., legge 493\1993, legge 88/2001, legge 135/2001 sul turismo, legge 296/2006) a cui si sono fino ad ora ispirate le stesse linee di politica economica del settore. Tale costante ed uniforme attività legislativa ha determinato nelle imprese balneari la legittima aspettativa di avere davanti un orizzonte temporale lungo - ben più lungo del 2015 - per poter effettuare gli investimenti per l’ammodernamento e il rinnovamento delle strutture e delle attrezzature. Ora, pertanto, non si tratta solo di ammortizzare e remunerare i capitali investiti, ma anche di non veder repentinamente dissolta la prospettiva economica di così tante famiglie e, con essa, l’attività peculiare e creativa che negli anni ha consentito di promuovere un modello turistico virtuoso, nonché la crescita e lo sviluppo di realtà socio-economiche del tutto diverse da quelle di altre realtà europee. Si tratterà quindi anche di salvaguardare i principi della certezza del diritto e della tutela del legittimo affidamento che fanno pacificamente parte non solo del nostro ordinamento ma anche di quello europeo ( si veda, ad esempio la sentenza della Corte Ue, sez. VI, 24 gennaio 2002, procedimento n. C-500/99 e 29 aprile 2004, cause riunite C- 487/01 e C-7/02 e le sentenze della Corte Costituzionale 264/05 e 302/2010).
In definitiva le imprese del settore turistico balneare, per investire e crescere, chiedono oltre alla applicazione di quanto già concordato con il Protocollo d’intesa sottoscritto il 25.11.2008 dal Ministro del Turismo Brambilla, le Regioni e le Organizzazioni delle imprese per la modifica dei parametri di calcolo dei canoni individuati dalla Legge n.296/2006, solo ed esclusivamente certezze giuridiche.
1. Dare celermente risposta, con un provvedimento di legge e nel quadro della procedura d’infrazione 2008/4908, alla lettera di messa in mora complementare dell’Italia notificata dalla CE in data 10.05.2010 al fine di consentire in tempi brevi l’indispensabile archiviazione della procedura.
2. Individuare, attraverso una norma transitoria, di un congruo periodo di differimento del termine originario in grado di salvaguardare realmente la certezza giuridica e la tutela del diritto a tutte le imprese balneari che hanno fatto affidamento, alcune da oltre un secolo, nella disciplina nazionale del rinnovo delle concessioni.
3. La disciplina della pubblica evidenza, attualmente normata con l’art. 37 del Codice della navigazione e dall’art. 18 del Regolamento di esecuzione, a seguito dell’intervento abrogativo ex art.1 c. 18 della legge n. 25\2010 e al fine di assicurare il conseguimento degli obbiettivi di cui in premessa, dovrà essere completata e integrata con la previsione:
a. della esclusione del canone quale elemento di comparazione in quanto predeterminato dalla legge nazionale o, eventualmente, regionale ma sempre in un quadro nazionale che impedisca disparità di trattamento fra imprese operanti in territori diversi ma omogenei;
b. del valore commerciale dell’azienda, derivante dagli investimenti effettuati, anche successivamente all’entrata in vigore della legge n. 25\2010, ivi compreso l’avviamento commerciale, che potrà essere considerato elemento costitutivo della proposta di investimento;
c. della comprensione quali elementi di comparazione:
· di forme di aggregazione fra imprese per lo svolgimento di attività e\o servizi di interesse pubblico o di pubblica utilità;
· di interventi, anche quelli già effettuati, di recupero ambientale, utilizzo di materiali ecocompatibili e di sviluppo delle energie rinnovabili;
d. del riconoscimento della capacità tecnica dimostrata e della professionalità acquisita nel settore balneare anche gestendo l’attività in forma diretta, quale elemento di premialità (preferenza, prelazione, opzione, ecc.) compatibili con il diritto comunitario e, per i soggetti non concessionari alla data del 31.12. 2015, dell’individuazione di requisiti morali e professionali cui subordinare l’accesso all’evidenza pubblica;
e. del riconoscimento di un indennizzo, a carico del concessionario subentrante e a favore di quello uscente, garantito da idonea fidejussione e pari al valore commerciale dell’azienda compresi i manufatti, le strutture e le attrezzature esistenti in concessione ed impiegate nell’attività consacrata da una perizia asseverata;
f. della subordinazione della consegna dell’area e\o rilascio del nuovo titolo concessorio all’effettiva corresponsione di detto indennizzo;
g. dell’obbligo di assunzione della forza lavoro impiegata nell’azienda gestita dal concessionario uscente;
h. della individuazione di un numero massimo di concessioni di cui un soggetto economico, direttamente o indirettamente, possa essere titolare in una stessa località per evitare illegittime e, comunque, inopportune forme di accaparramento;
i. del riconoscimento al concessionario, nei limiti della durata della concessione e previa comunicazione all’autorità competente, della facoltà di cessione a terzi o di sostituire altri nel godimento della concessione ovvero di affidare ad essi le attività oggetto della stessa quale espressione della libera circolazione dei diritti;
j. della facoltà di rinegoziazione del titolo concessorio, con esclusione di procedure concorrenziali, per l’esecuzione di investimenti da effettuarsi anche in forma associata, sia nell’ambito della concessione ottenuta sia all’esterno su aree pubbliche, non previsti, urgenti e non differibili o in attuazione di Accordi di programma definiti con le Pubbliche Amministrazioni con possibile differimento del termine originario di scadenza delle concessioni per un periodo equivalente al massimo previsto dalla legge;
k. del riconoscimento di siffatta facoltà di rinegoziazione, nonché di conclusione delle procedure eventualmente in itinere per l’assegnazione delle cc.dd.mm. per atto formale, anche nelle more di approvazione, da parte delle Regioni, dei PUA previsti dalla legge n. 494\1993;
l. della previsione di formalità specifiche e semplificate, comprendenti anche un diritto di prelazione in sede di rinnovo, per le concessioni di non particolare rilevanza economica;
m. della modifica della durata delle concessioni da un minimo di 12 a un massimo di 30 anni in ragione della massima valorizzazione delle aree demaniali, dell’entità degli investimenti fatti o da effettuare al fine anche di destagionalizzare le aziende balneari.
Le esigenze di certezza e uniformità di disciplina per le imprese del settore richiedono, inoltre, una semplificazione e chiarificazione di alcune problematiche, fonti di incertezze e contenziosi, quali:
· la necessità di una interpretazione autentica del criterio del facile e difficile sgombero delle strutture e degli impianti, rendendo assimilabili alle opere amovibili quelle che, pur realizzate con strutture fisse e stabili, possono essere comunque demolite e rimosse con la restituzione dell’area in concessione nel pristino stato;
· la puntuale definizione delle cause di decadenza e revoca delle concessioni, così da evitarne il disordinato, confuso ed impreciso moltiplicarsi;
· l’uniformità della disciplina anche per le imprese che operano nell’ambito delle circoscrizioni territoriali di competenza delle Autorità portuali.
5. L’emanazione del D.lgs n. 85 del 28 maggio 2010 volto a conferire il demanio marittimo ed il patrimonio disponibile dello Stato nel patrimonio di Regioni ed enti locali,impone un aggiornamento della effettiva consistenza dei beni demaniali che potrà comportare il venir meno della persistente natura demaniale della fascia destinata ai servizi con suo possibile conferimento nel patrimonio disponibile e un suo conseguente trasferimento della titolarità ai concessionari secondo i criteri che oggi regolano una fattispecie analoga quale la prelazione dei conduttori di immobili locati ad uso non abitativo
Nota Borgo Documento unitario al CD 18 nov 2010.pdf 135.38 KB
Fitto Documento Unitario rivisto a Napoli.pdf 488.2 KB