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Timestamp: 2018-11-19 15:48:45+00:00
Document Index: 58709279

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 69', 'art. 11', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 256', 'art. 15', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 59', 'art. 17', 'art. 67', 'art. 11', 'art.11', 'art. 16', 'art. 89', 'art. 342', 'art. 87', 'art. 342', 'art. 97', 'art. 112', 'art. 23', 'art. 35', 'art. 191', 'art. 2900', 'art. 112', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 2041', 'art. 2042', 'art. 2041', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 16', 'art. 97', 'art. 1260', 'art. 9', 'art. 70', 'art. 1260', 'art. 17', 'art. 70', 'art. 78', 'art. 74', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 35', 'art. 4', 'art. 345', 'art. 69', 'art. 345', 'art. 69', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 34', 'art. 30', 'art. 1664', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 16', 'art. 89', 'art. 16', 'art. 140', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 41', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 70', 'art. 1260', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 103', 'art. 24', 'art. 29', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 1344', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 48', 'art. 1246', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 113', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 1664', 'art. 1219']

R.D. 18/11/1923, n. 2440 | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : NN70
G.U. Regno d'Italia 23/11/1923, n. 275
- L. 02/03/1963, n. 386
- L. 01/03/1964, n. 62
- D.P.R. 30/06/1972, n. 627
- L. 01/11/1973, n. 774
- L. 26/03/1975, n. 92
- L. 27/12/1975, n. 790
- D.L. 02/03/1989, n. 65 (L. 26/04/1989, n. 155)
- D.P.R. 20/04/1994, n. 367
- D.P.R. 20/08/2001, n. 384
- L. 31/12/2009, n. 196
52184 2714581
TITOLO I - DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI
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I beni immobili dello Stato, tanto pubblici quanto posseduti a titolo di privata proprietà, sono amminist
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A cura del Ministro delle finanze deve formarsi l’inventario dei beni immobili
52184 2714584
I contratti dai quali derivi un’entrata per lo Stato debbono essere preceduti da pubblici incanti, salvo che per particolari ragioni, delle quali dovrà farsi menzione nel decreto di a
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Per speciali lavori o forniture possono invitarsi le persone o ditte ritenute idonee a presentare, in base a prestabilite norm
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I progetti di contratto devono essere comunicati al Consiglio di Stato, per averne il parere, quando l’importo previsto superi le lire 72 milioni se si tratta di contratti da stipularsi dopo pubblici incanti o le lire 36.000.
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Qualora, per speciali ed eccezionali circostanze, che dovranno risultare nel decreto
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Ove il contratto riguardi materia per la quale esistono capitolati d’oneri appr
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52184 2714591
Qualora, nella esecuzione di un contratto, per il quale non sia intervenuto il parere
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Art. 10. Omissis
52184 2714593
52184 2714594
52184 2714595
Art. 12. bis.
52184 2714596
Deve essere nuovamente sentito il parere del Consiglio di Stato, prima di rescindere
52184 2714597
Deve essere sentito il parere del Consiglio di Stato prima di approvare gli atti di transazione diretti a prevenire od a tronc
52184 2714598
Deve essere sentito il Consiglio di Stato, qualunque sia l’oggetto ed il valore del contratto, nei casi ne
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I contratti sono stipulati da un pubblico ufficiale delegato a rappresentare l’amministrazione e ricevuti da un funzionario designato quale ufficiale rogante, con le norme stabilite
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Le spese di copia, stampa, carta bollata e tutte le altre inerenti ai contratti sono a carico dei contraenti con l’amministrazione dello Stato.
Sono altresì a carico di detti contraenti le spese di regist
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Il pagamento delle spese di cui al primo e secondo comma del precedente articolo è eseguito in contanti dal cassiere per i contratti stipulati dalle amministrazioni centrali, anche autonome, e d
52184 2714602
52184 2714603
I contratti stipulati con ditte o società commerciali devono contenere l’indicazione delle persone legalmente autorizzate a riscuotere e quietanzare.
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Gli atti di aggiudicazione definitiva ed i contratti, anche se stipulati per corrispondenza ai sensi del precedente art. 17, non sono obbligatori per l’amministrazione, finché non sono approvati dal Ministro o dall’ufficiale all’uopo delegato e n
52184 2714605
Alla fine di ogni anno la Corte dei conti comunicherà al Parlamento l’el
52184 2714606
L’alienazione degli immobili dello Stato, quando non sia regolata, per determin
52184 2714607
TITOLO II - DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
52184 2714608
Capo I - Capo III Omissis
52184 2714609
Capo IV - Delle spese dello Stato
52184 2714610
Art. 49 - Art. 55 Omissis
52184 2714611
52184 2714612
Art. 57 - Art. 58-bis Omissis
52184 2714613
La notifica rimane priva di effetto riguardo agli ordini di pa
52184 2714614
Gli atti considerati nel precedente art. 69, debbono indicare il titolo e l'oggetto d
52184 2714615
Art. 71 - 72 Omissis
52184 2714616
52184 2714617
Capo VI - Rendimento di conti dell'amministrazione dello stato
52184 2714618
Art. 77 - Art. 79 Omissis
52184 2714619
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Articolo 36 e 54 (l'abrogazione acquista efficacia a decorrere dal 01/01/2017)
Misure urgenti per fronteggiare l'eccezionale carenza di disponibilità abitative.
Par. Aut. Vigilanza Contratti Pubbl. 27/01/2011, n. AG43/2010
Per quanto riguarda l’interpretazione dell’art. 11, comma 13, del D.Lgs. n. 163/2006, occorre premettere che la disciplina generale della forma dei contratti pubblici è contenuta nel decreto sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato (R.D. n. 2440/1923), agli articoli 16 (I contratti sono stipulati da un pubblico ufficiale delegato a rappresentare l'amministrazione e ricevuti da un funzionario designato quale ufficiale rogante, con le norme stabilite dal regolamento), 17 (I contratti a trattativa privata, oltre che in forma pubblica amministrativa nel modo indicato al precedente art. 16, possono anche stipularsi: per mezzo di scrittura privata firmata dall'offerente e dal funzionario rappresentante l'amministrazione; per mezzo di obbligazione stessa appiedi del capitolato; con atto separato di obbligazione sottoscritto da chi presenta l'offerta; per mezzo di corrispondenza, secondo l'uso del commercio, quando sono conclusi con ditte commerciali) e 18 (I contratti stipulati con ditte o società commerciali devono contenere l'indicazione delle persone legalmente autorizzate a riscuotere e quietanzare. L'accertamento della capacità dello stipulante ad impegnare legalmente la ditta o società, come pure il riconoscimento della facoltà delle persone che nei contratti vengono designate a riscuotere, incombe al funzionario rogante, nei contratti in forma pubblica amministrativa, ed al funzionario che stipula e riceve l'impegno contrattuale, nei contratti in forma privata). Secondo tale disciplina tutti i contratti stipulati dalla Pubblica Amministrazione, anche quando quest’ultima agisce iure privatorum, richiedono la forma scritta ad substantiam, pur se consistono in appalti di manufatti di modesta entità e vanno consacrati in un unico documento (Corte di Cassazione, sez. I civile, 4 settembre 2009, n. 19206). In particolare è richiesta la forma pubblica amministrativa (art. 16), fatte salve le deroghe di cui all’art. 17 che consente, in caso di trattativa privata, la stipula a mezzo di scrittura privata ed anche la conclusione a distanza a mezzo di corrispondenza. I citati articoli della legge di contabilità nazionale non rientrano tra le disposizioni abrogate dall’entrata in vigore del d.lgs. n. 163/2006 elencate nell’art. 256 del medesimo provvedimento normativo. Pare tuttavia legittimo verificare se non possano dirsi abrogati tacitamente o implicitamente, giacché l’art. 15 delle preleggi prevede, oltre al caso dell’abrogazione per dichiarazione espressa del legislatore, anche l’abrogazione “per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti o perché la nuova legge regola l'intera materia già regolata dalla legge anteriore”. Secondo la Cassazione, “la suddetta incompatibilità si verifica solo quando tra le leggi considerate vi sia una contraddizione tale da renderne impossibile la contemporanea applicazione, cosicché dall’applicazione ed osservanza della nuova legge deriva necessariamente la disapplicazione o l’inosservanza dell’altro” (Cassazione Civile 18 febbraio 1995, n. 1760). Non sembra essere questo il caso, perché il comma 13 dell’art. 11 si limita ad elencare tutte le possibili forme del contratto di appalto, dall’atto pubblico alla forma elettronica, mentre gli articoli del R.D. del 1923 disegnano un sistema, applicabile a tutti i contratti pubblici, che stabilisce in quali casi deve essere rispettata ogni diversa forma del contratto. Alla luce di quanto sopra, non sembra potersi ritenere che la contemporanea applicazione degli artt. 16 e 17 del R.D. n. 2440/1923 e dell’art. 11, comma 13, del D.Lgs. n. 163/2006 sia impossibile giacché quanto disposto da quest’ultima norma non contraddice quanto previamente disciplinato dalla legge di contabilità nazionale. Né può ritenersi che il comma 13 dell’art. 11, che sembra avere una portata ricognitiva, sia provvisto di una propria e autonoma forza precettiva in ordine all’intera materia della forma dei contratti pubblici che è regolata dal R.D. n. 2440/1923. Non sembra quindi percorribile l’ipotesi dell’abrogazione tacita o implicita, tenuto anche conto che “Nel caso in cui una legge contenga una norma abrogativa espressa, per sostenere l’abrogazione di altre norme diverse da quelle abrogate espressamente non può farsi ricorso all’istituto dell’abrogazione tacita in base la considerazione che quella legge avrebbe regolato l’intera materia, in quanto l’omessa indicazione di alcune leggi e disposizioni nella norma abrogatrice sta ad indicare che il legislatore ha inteso conservarle in vita, e, contemporaneamente è anche la prova che la legge non ha regolato l’intera materia” (Consiglio di Stato, 12 novembre 1974, n. 767).
LL.646/82 e 726/82 : provvedimenti antimafia.
Sent. C. Cass. civ. 14/10/2015, n. 20739
Appalti e contratti pubblici - Crediti da corrispettivo da appalto vantati nei confronti degli enti locali - Cessione effettuata vigente la L. n. 142 del 1990, ma prima dell'entrata in vigore del D.P.R. n. 554 del 1999 - Regime di cui all'art. 69, comma 3, del R.D. n. 2440 del 1923 - Inapplicabilità - Ragioni.
Articolo 69, comma 3
Nel vigore della L. n. 142 del 1990 (ma prima del D.P.R. n. 554 del 1999), l'art. 69, comma 3, del R.D. n. 2440 del 1923, che richiede la forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata e la notificazione alla P.A. della cessione del credito, riguarda la sola Amministrazione statale e non si applica alle cessioni di credito da corrispettivo di appalto vantati verso enti locali in quanto non espressamente richiamata dall'ordinamento di tali enti ed insuscettibile di applicazione analogica, perché di carattere eccezionale rispetto al regime generale della cessione dei crediti. Né, in senso contrario, rileva il richiamo operato dall'art. 59 della L. n. 142 del 1990 agli artt. 87 e 140 del R.D. n. 383 del 1934, che concerne solo le procedure di evidenza pubblica di scelta del contraente e non anche la struttura ed il contratto che, sulla base di tale scelta, il comune abbia con questi stipulato.
Sent. C. Stato 26/07/2010, n. 4864
1. Appalti LSF - Gara - Aggiudicazione definitiva - Successivo annullamento - Legittimità - Obbligo P.A. di adeguata motivazione
1. Anche se nei contratti della Pubblica amministrazione l’aggiudicazione, quale atto conclusivo del procedimento di scelta del contraente, segna di norma il momento dell’incontro della volontà della stessa Amministrazione e del privato di concludere il contratto (manifestata con l’individuazione dell’offerta ritenuta migliore), non è tuttavia precluso all’Amministrazione di procedere, con atto successivo e con richiamo ad un preciso e concreto interesse pubblico, all’annullamento d’ufficio dell’aggiudicazione, fondandosi detta potestà di annullamento in autotutela sul principio costituzionale di buon andamento che impegna la pubblica Amministrazione ad adottare atti il più possibile rispondenti ai fini da conseguire, ma con l’obbligo incombente su di essa di fornire una adeguata motivazione in ordine ai motivi che, alla luce della comparazione dell’interesse pubblico con le contrapposte posizioni consolidate dei partecipanti alla gara, giustificano il provvedimento di autotutela.
Sent.C. Cass. 26/03/2009, n. 7297
1. Appalti ll.pp. - Contratto - Documento unico in forma scritta - Necessità – Conclusione mediante scritti successivi – Esclusione
1. I contratti conclusi dalla P.A., richiedendo la forma scritta ad substantiam (quindi con esclusione di qualsivoglia manifestazione di volontà implicita o desumibile da comportamenti meramente attuativi), devono essere consacrati in un unico documento - nel quale siano indicate le clausole disciplinanti il rapporto e la volontà della Amministrazione sia manifestata dall’organo rappresentativo dell’ente - salvo che la legge non autorizzi espressamente la conclusione a distanza, a mezzo di corrispondenza, come nell’ipotesi eccezionale, prevista dall’art. 17 del R.D. n. 1923/2440, di contratti conclusi con ditte commerciali; tra tali contratti non rientra quello di appalto di opere pubbliche, per il quale, attesa anche la necessità di accordi specifici e complessi, deve escludersi che il consenso possa formarsi sulla base di scritti successivi atteggiantisi come proposta e accettazione fra assenti.
Sent.C. Cass. 22/01/2009, n. 1614
1. Appalti ll.pp. - Lavori in economia - Cottimo fiduciario - Forma scritta del contratto - Necessità
1. Negli appalti di lavori pubblici, ai sensi degli artt. 16 e 17 del R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 - normativa ritenuta nel merito applicabile «ratione temporis» - anche il contratto di appalto in economia, con il sistema del cottimo fiduciario, di cui al secondo comma dell’art. 67 del R.D. 25 maggio 1895 n. 350, richiede la forma scritta «ad substantiam»; conseguentemente, le fatture prodotte in giudizio dall’Amministrazione convenuta non possono rappresentare la forma scritta dell’accordo e non sono suscettibili, dunque, di rappresentare neppure un comportamento processuale, implicitamente ammissivo del diritto sorto dall’atto negoziale non esibito.
Sent.C. Stato 17/12/2008, n. 6275
1. Appalti LSF - Gara - Aggiudicazione - Aggiudicazione separata dalla stipulazione del contratto ex art. 11 COD. LSF.
1. Nel procedimento di formazione dei contratti della pubblica amministrazione l’attuale tendenza [scolpita dall’art.11 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 06/163)] è quella di separare l’aggiudicazione dell’appalto dalla stipulazione del contratto. Anche laddove il procedimento segue modelli che ancora ammettono la contestualità dei due atti, è facoltà della P.A. tenerli distinti. In particolare, se è vero che l’art. 16, comma 4 del R.D. 1923/2440 (legge di contabilità di Stato) prevede che in caso di asta pubblica o di licitazione privata «il verbale di aggiudicazione equivale, ad ogni effetto di legge, a contratto», la prassi, sia amministrativa che giurisprudenziale, ha superato questo principio, riconoscendo alla norma natura derogabile, facendo leva sull’art. 89 del R.D. 1924/827 (Regolamento di contabilità di Stato), secondo cui va inviato agli interessati, prima dell’aggiudicazione, uno schema negoziale contenente condizioni generali e speciali, non escluse quelle relative al quando dell’insorgere del vincolo, che dunque può essere diacronicamente posticipato rispetto all’aggiudicazione.
1. Appalti ll.pp. - Varianti - Lavori di somma urgenza - Contratto d’appalto in variante - Non stipulato con accordo scritto - Egualmente legittimo - Condizioni
1. Nel caso di lavori pubblici di somma urgenza, nel vigore della disciplina contenuta nell’art. 342, L. 20 marzo 1865 n. 2248, All. F, e degli artt. 16 e 17, R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 (da intendersi richiamati dall’art. 87, c. 1, T.U. della legge comunale e provinciale di cui al R.D. 3 marzo 1934 n. 385, applicabile ratione temporis), il contratto di appalto in variante è pienamente legittimo per quanto non risulti stipulato con accordo scritto recante l’espressione contestuale della volontà delle parti, essendo sufficiente il rispetto delle condizioni previste dall’art. 342 cit., ossia l’ordine del direttore dei lavori e l’approvazione dell’ente pubblico.
Sent.C. Cass. 10/08/2007, n. 17650
1. Professionista - Incarico professionale - Da P.A. - Contratto - Forma scritta - Necessità
1. Per il contratto d’opera professionale, quando ne sia parte committente una pubblica amministrazione e pur ove questa agisca iure privatorum, è richiesta, in ottemperanza al disposto degli artt. 16 e 17 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, la forma scritta ad substantiam, che è strumento di garanzia del regolare svolgimento dell’attività amministrativa nell’interesse sia del cittadino, costituendo remora ad arbitri, sia della collettività, agevolando l’espletamento della funzione di controllo e, per tale via, espressione dei principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione posti dall’art. 97 Cost.. Il contratto deve quindi tradursi, a pena di nullità, nella redazione di un apposito documento, recante la sottoscrizione del professionista e del titolare dell’organo attributario del potere di rappresentare l’ente interessato nei confronti dei terzi, dal quale possa desumersi la concreta instaurazione del rapporto con le indispensabili determinazioni in ordine alla prestazione da rendere e al compenso da corrispondere. Di conseguenza, in mancanza di detto documento contrattuale, ai fini di una valida conclusione del contratto rimane del tutto irrilevante l’esistenza di una deliberazione con la quale l’organo collegiale dell’ente abbia conferito un incarico ad un professionista o ne abbia autorizzato il conferimento, in quanto essa non costituisce una proposta contrattuale, ma un atto con efficacia interna all’ente avente natura autorizzatoria e quale unico destinatario il diverso organo legittimato ad esprimere la volontà all’esterno. Del pari è escluso che un siffatto contratto possa concludersi a distanza, a mezzo di corrispondenza, occorrendo che la pattuizione sia versata in un atto contestuale, anche se non sottoscritto contemporaneamente (tale modalità di conclusione del negozio è possibile solo nei rapporti con ditte commerciali).
1. Professionisti - Contratto con la P.A. - Assenza di presupposti - Rapporto obbligatorio diretto fra privato ed amministratore o funzionario - Proponibilità dell’azione di indebito arricchimento nei confronti della P.A. - Esclusione - Fondamento - Azione surrogatoria - “Petitum” e “causa petendi” autonomi e specifici - Conseguenze - Condizioni di esperibilità - Domanda - Pronuncia di ufficio - Violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato di cui all’art. 112 del Codice di procedura civile. 2. Professionisti - Contratto con la P.A. - Contratto d’opera professionale - Stipulazione - Forma scritta “ad substantiam” - Necessità - Finalità e portata - Deliberazione autorizzativa dell’organo collegiale dell’ente pubblico - Rilevanza - Esclusione - Possibilità di stipula mediante atti separati - Esclusione.
1. In tema di spese degli enti locali effettuate senza il rispetto delle condizioni di cui all’art. 23 del D.L. 66/1988 (commi 3 e 4), applicabile “ratione temporis” e riprodotto, senza sostanziali modifiche, prima dall’art. 35 del 77/1995 e poi dall’art. 191 del D. Leg.vo 267/2000, , l’insorgenza del rapporto obbligatorio, ai fini del corrispettivo, direttamente con l’amministratore o il funzionario che abbia consentito la prestazione, determina l’impossibilità di esperire nei confronti del Comune l’azione di arricchimento senza causa, stante il difetto del necessario requisito della sussidiarietà. Qualora detta azione sia stata formalmente proposta, se è vero che il contraente privato è legittimato ad agire contro la P.A. in via surrogatoria ex art. 2900 del Codice civile, non è però consentito al Giudice sostituire d’ufficio (e pronunciarsi su) questa azione, che è diversa da quella di arricchimento senza causa, in quanto ha “petitum” e “causa petendi” autonomi e specifici, altrimenti incorrendosi nella violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato di cui all’art. 112 del Codice di procedura civile.
2. In base agli artt. 16 e 17 del R.D. 2440/1929, il contratto d’opera professionale stipulato con la P.A., pure se questa agisca “iure privatorum”, deve essere redatto, a pena di nullità, in forma scritta. L’osservanza di detto requisito richiede la redazione di un atto recante la sottoscrizione del professionista e dell’organo dell’ente legittimato ad esprimerne la volontà all’esterno, nonché l’indicazione dell’oggetto della prestazione e l’entità del compenso, dovendo escludersi che, ai fini della validità del contratto, la sua sussistenza possa ricavarsi da altri atti - quali, ad esempio, la delibera dell’organo collegiale dell’ente che abbia autorizzato il conferimento dell’incarico, ovvero una missiva con la quale l’organo legittimato a rappresentare l’ente ne abbia comunicato al professionista l’adozione - ai quali sia eventualmente seguita la comunicazione per iscritto dell’accettazione da parte del medesimo professionista, poiché non è ammissibile la stipula mediante atti separati sottoscritti dall’organo che rappresenta l’ente e dal professionista, prevista esclusivamente per i contratti conclusi con imprese commerciali. Il contratto mancante del succitato requisito è nullo e non è suscettibile di alcuna forma di sanatoria, sotto nessun profilo, poiché gli atti negoziali della P.A. constano di manifestazioni formali di volontà, non surrogabili con comportamenti concludenti.
Sent.C. Cass. 08/06/2007, n. 13508
1. Progetto oo.pp. - Incarico del Comune - Forma scritta - Necessità
1. Nei contratti della pubblica amministrazione debbono essere osservati a pena di nullità i requisiti della forma scritta e quello della contestualità delle manifestazioni di volontà delle parti contraenti, parte che per i Comuni è rappresentata dal Sindaco, unico organo legittimato a manifestare all’esterno la volontà dell’ente. La mera approvazione da parte della giunta municipale di uno schema di disciplinare sottoscritto dal professionista per la redazione di un progetto ha natura di atto ad efficacia soltanto interna con funzione meramente autorizzatoria del contratto nei confronti dell’organo legittimato a esprimere all’esterno la volontà del Comune, e cioè del Sindaco perché provveda al perfezionamento del contratto d’opera professionale da redigere per iscritto e in unico contesto nella forma pubblica amministrativa disciplinata dall’art. 16 del R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, restando esclusa ogni manifestazione di volontà implicita e ogni possibilità di esclusione per fatti concludenti mediante inizio dell’esecuzione.
Sent.C. Cass. 11/05/2007, n. 10882
1. Professionista - Incarico professionale - Da P.A. - Forma scritta - Necessità
1. Secondo la regola generale contenuta nel R.D. 18 novembre 1923 n. 2240, artt. 16 e 17, i contratti delle pubbliche amministrazioni devono essere redatti in forma scritta a pena di nullità e trasfusi in documenti in cui sia consacrata la manifestazione della volontà negoziale da parte dell’organo rappresentativo abilitato a concludere, in nome e per conto dell’ente pubblico, negozi giuridici, La normativa speciale dettata in tema di contratti della P.A. prevale, infatti, sulla diversa disciplina dei rapporti tra privati, quale, ad esempio, quella dettata in tema di forme di conclusione del contratto.
Sent.C. Cass. 02/05/2007, n. 10123
1. Professionista - Incarico professionale - Da P.A. - Forma scritta - Necessità - Contratto concluso a distanza per corrispondenza - Inammissibilità
1. Il contratto con il quale l’Amministrazione pubblica conferisce un incarico professionale deve essere redatto, a pena nullità, in forma scritta, ed è escluso che esso possa essere concluso a distanza, a mezzo di corrispondenza, dovendo ritenersi tale modalità di conclusione limitata ai contratti con ditte commerciali (art. 17 R.D. 18 novembre 1923 n. 2240), e non estensibile al conferimento di incarichi professionali aventi ad oggetto opere di progettazione.
Sent.C. Cass. 21/02/2007, n. 4099
1. Arricchimento senza causa - Azione contro la P.A. - Indennità ottenuta ex art. 2041 C.c. - Successiva azione derivante da appalto di opera pubblica - Preclusione.
1. Ai sensi dell’art. 2042 C.c. l’azione di arricchimento senza causa non può essere esperita, in virtù del suo carattere sussidiario, quando il danneggiato possa esperire un’azione tipica nei confronti dell’arricchito o di altri soggetti, che siano obbligati nei suoi confronti «ex lege» o in virtù di un contratto. Pertanto l’accertamento dell’inesistenza di un idoneo titolo contrattuale che possa fondare altrimenti la pretesa nei confronti dell’arricchito costituisce presupposto logico indefettibile della pronuncia cui è chiamato il giudice dell’azione di arricchimento senza causa. Di conseguenza, all’appaltatore che abbia ottenuto l’indennizzo ex art. 2041 Cod. civ. nei confronti dell’Amministrazione committente per lavori eseguiti in difetto della delibera di aggiudicazione dell’appalto, è precluso far valere successivamente la responsabilità contrattuale per danni nei confronti della medesima P.A., fondandola sul presupposto dell’esistenza di un valido contratto di appalto dimostrata da un verbale di aggiudicazione che, a norma dell’art. 16 del R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, equivaleva ad ogni effetto legale ad un contratto non potendo, appunto, il giudice avere riconosciuto la sussistenza dell’arricchimento senza avere prima escluso la sussistenza di un valido titolo contrattuale.
Sent. C. Cass. 06/11/2006, n. 23670
1. Appalti ll.pp. - Capitolato generale - Valore normativo e vincolante - Solo per appalti dello Stato - Valore contrattuale per gli appalti degli enti pubblici. 2. Appalti ll.pp. - Riserve - Iscrizione - Tempestività ed altri oneri dell’impresa per la loro validità. 3. Appalti ll.pp. - Anticipazione all’appaltatore - Subordinata a garanzie bancarie o equivalenti.
1. Il Capitolato generale d’appalto ll.pp., D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, il quale tra l’altro prevede la devoluzione a un collegio arbitrale della definizione delle controversie insorte tra le parti, ha valore normativo e vincolante - e si applica quindi in modo diretto, indipendentemente dal richiamo operatone dalle parti - solo per gli appalti stipulati dallo Stato, mentre per quelli stipulati da altri Enti pubblici, dotati di distinta personalità giuridica e di propria autonomia, può assumere efficacia obbligatoria, sempre che una espressa disposizione di legge non ne imponga l’applicazione soltanto sotto il profilo negoziale, ossia se e nei limiti in cui le parti ne abbiano fatto richiamo per regolare il rapporto contrattuale. 2. Negli appalti di opere pubbliche, ai sensi del R.D. 25 maggio 1895 n. 350, l’onere dell’appaltatore di formulare tempestiva riserva di maggiori compensi o indennizzi rispetto al corrispettivo pattuito sorge per effetto e dal momento dell’iscrizione, nei registri previsti dalla legge e sottoposti alla sua sottoscrizione, degli elementi che evidenziano, secondo indici di media diligenza e di buona fede, un aggravio di spesa a suo carico e impone che in detti registri sia specificato il titolo e l’ammontare della pretesa, con la precisazione che, in riferimento a detto onere, in relazione ai fatti produttivi di danno continuativo, la riserva va iscritta contestualmente o immediatamente dopo che detti fatti abbiano evidenziato una potenzialità dannosa, percepibile con la normale diligenza, mentre il quantum può essere indicato successivamente. 3. Negli appalti di opere pubbliche, l’art. 3 L. 10 dicembre 1981 n. 741 - a norma del quale, per i lavori da concedersi dopo la sua entrata in vigore, «l’anticipazione di cui al decreto del Ministro del tesoro previsto dall’art. 12, commi 6, 7 e 8, R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, come successivamente modificato, è accreditata all’impresa indipendentemente dalla sua richiesta, entro sei mesi dalla data dell’offerta» - ha la funzione di rendere obbligatoria detta anticipazione, che in precedenza era attribuibile a mera discrezione del Ministero del tesoro e dell’Amministrazione committente, ma non ha comportato l’abrogazione della prescrizione di cui all’art. 12, comma 6, R.D. 1923 n. 2440, in base alla quale la concreta erogazione dell’anticipazione è subordinata alla prestazione di idonee garanzie bancarie od equivalenti.
Sent.C. Cass. 19/10/2006, n. 22501
1. Professionista - Incarico professionale - Da P.A. - Forma scritta - Necessità.
1. Il contratto d’opera professionale stipulato con la P.A. (nella specie, un Comune), anche se questa agisca iure privatorum, deve essere redatto, a pena nullità, in forma scritta ex art. 16 e 17, R.D. 1923/2440, l’osservanza di detto requisito richiede la redazione di un atto recante la sottoscrizione del professionista e dell’organo dell’ente legittimato ad esprimerne la volontà all’esterno, nonché l’indicazione dell’oggetto della prestazione e l’entità del compenso, dovendo escludersi che, ai fini della validità del contratto, la sua sussistenza possa ricavarsi da altri atti (quali, ad esempio, la delibera dell’organo collegiale dell’ente che abbia autorizzato il conferimento dell’incarico, ovvero una missiva con la quale l’organo legittimato a rappresentare l’ente ne abbia comunicato al professionista l’adozione) ai quali sia eventualmente seguita la comunicazione per iscritto dell’accettazione da parte del medesimo professionista. Il contratto mancante del succitato requisito è nullo e non è suscettibile di alcuna forma di sanatoria, sotto nessun profilo, poiché gli atti negoziali della P.A. constano di manifestazioni formali di volontà, non surrogabili con comportamenti concludenti.
Sent.C. Cass. 26/01/2006, n. 1702
1. Progettazione e direzione dei lavori - Incarico P.A. - Forma scritta - Necessità - Pattuizione a distanza - Esclusione.
1. Per il contratto d'opera professionale, quando ne sia parte una P.A. e pur ove questa agisca «iure privatorum», è richiesta, in ottemperanza al disposto degli artt. 16 e 17 del R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, come per ogni altro contratto stipulato dalla P.A. stessa, la forma scritta «ad substantiam», che è strumento di garanzia del regolare svolgimento dell'attività amministrativa nell'interesse sia del cittadino, costituendo remora ad arbitri, sia della collettività, agevolando l'espletamento della funzione di controllo, ed è, quindi, espressione dei principi d'imparzialità e buon andamento della P.A. posti dall'art. 97 Cost.; pertanto il contratto deve tradursi, a pena di nullità, nella redazione di un apposito documento, recante la sottoscrizione del professionista e del titolare dell'organo attributario del potere di rappresentare l'Ente interessato nei confronti dei terzi, dal quale possa desumersi la concreta instaurazione del rapporto con le indispensabili determinazioni in ordine alla prestazione da rendere ed al compenso da corrispondere. Di conseguenza, in mancanza di detto documento contrattuale, ai fini d'una valida conclusione del contratto rimane del tutto irrilevante l'esistenza d'una deliberazione con la quale l'organo collegiale dell'Ente abbia conferito un incarico ad un professionista, o ne abbia autorizzato il conferimento, in quanto detta deliberazione non costituisce una proposta contrattuale nei confronti del professionista, ma un atto con efficacia interna all'Ente di natura autorizzatoria e diretta al diverso organo legittimato ad esprimere la volontà all'esterno. Deve inoltre escludersi che il contratto possa essere concluso a distanza, a mezzo di corrispondenza, occorrendo che la pattuizione sia versata in un atto contestuale, anche se non sottoscritto contemporaneamente. Tale difetto di forma scritta richiesta «ab substantiam» può essere rilevato d'ufficio dal giudice chiamato a decidere sulla domanda del professionista volta al pagamento del compenso, anche in grado di appello, salvo che sulla validità del contratto vi sia stata pronuncia del giudice di primo grado, non investita da specifico motivo di gravame.
Sent.C. Stato 16/01/2006, n. 86
1. Appalti ll.pp. - Gara - Aggiudicazione - Annullamento in autotutela - Per erronea indicazione nel bando della qualificazione richiesta.
1. Nel bando di una gara d'appalto ll.pp. era stata erroneamente indicata, per i lavori prevalenti, la qualificazione nella categoria generale OG1 anziché OG2, e ne era conseguito il legittimo annullamento in autotutela del provvedimento di aggiudicazione del relativo appalto e l'obbligo della P.A. appaltante al risarcimento dei danni in ipotesi di sua responsabilità extracontrattuale.
1. Appalti ll.pp. - Contratto - Cessione dei crediti - Adesione P.A. - Necessità - Limite temporale.
1. Con riferimento alla disciplina della cessione dei crediti verso la P.A. (da intendersi nel suo complesso, ivi compresi, pertanto, anche gli enti pubblici), il divieto di cessione senza l'«adesione» della P.A. si applica solamente ai rapporti di durata, come l'appalto e la somministrazione (o fornitura), rispetto ai quali soltanto il legislatore ha ravvisato, in deroga al principio generale della cedibilità dei crediti anche senza il consenso del debitore (art. 1260 Cod. civ.), l'esigenza di garantire con questo mezzo la regolare esecuzione, evitando che durante la medesima possano venir meno le risorse finanziarie al soggetto obbligato e possa risultare così compromessa la regolare prosecuzione del rapporto. Ne consegue che il divieto di cui all'art. 9 della L. 20 marzo 1865 n. 2248, All. E richiamato dall'art. 70 del R.D. n. 2440 del 1923, a norma del quale, sul prezzo dei contratti in corso non può convenirsi cessione se non aderisca l'amministrazione interessata, resta valido finché la fornitura non sia completamente eseguita, giacchè, una volta ultimata, non sussiste alcuna ragione per procrastinare, in deroga al principio di cui all'art. 1260 Cod. civ. della generale cedibilità dei crediti indipendentemente dal consenso del debitore, la «inefficacia provvisoria» della cessione dei crediti residui sui quali l'amministrazione non possa vantare ulteriori diritti, Pertanto, allorchè il contratto di appalto all'origine del credito ceduto, alla data della comunicazione della cessione risulti completamente esaurito (nella specie, per essere stati i lavori completati da circa due anni), non vi è necessità di accettazione del credito da parte dell'ente pubblico.
Sent.C. Cass. 07/10/2005, n. 19638
1. Professionisti - Incarico professionale - Da P.A. - Forma scritta - Necessità - Contratto concluso a distanza per corrispondenza - Inammissibilità a pena di nullità.
1. Il contratto con cui un'amministrazione pubblica conferisce un incarico professionale, deve essere redatto, a pena di nullità, nella forma scritta. Va quindi escluso che tale contratto possa essere concluso a distanza, per corrispondenza. Siffatta modalità di conclusione è infatti espressamente limitata dall'art. 17 della legge sulla contabilità di Stato (R.D. 18 novembre 1923 n. 2440) ai contratti che le amministrazioni pubbliche stipulano a trattativa privata con imprese commerciali. Ne consegue che il contratto tra un ente locale e un professionista non può che essere contestuale. Il requisito formale deve infatti riguardare il contratto, ossia le dichiarazioni dei contraenti. Va pure escluso quindi che, ai fini della validità del contratto, la sussistenza del requisito formale possa essere ricavata da altri documenti, costituenti il presupposto del contratto, qual è la deliberazione di affidamento dell'incarico assunta dalla giunta comunale.
Sent.C. Cass. 30/07/2004, n. 14647
1. Appalti ll.pp. - Cottimo fiduciario - Situazione di particolare urgenza - Obbligo di pagamento del corrispettivo - Sorge con l'impegno di spesa. 2. Appalti ll.pp. - Cottimo fiduciario - Pagamento almeno con l'ultimazione lavori - Condizioni - Stipula di convenzione in attesa del perfezionamento del contratto.
1. Il procedimento di affidamento di lavori pubblici nelle situazioni di particolare urgenza previste dall'art. 70 del R.D. 25 maggio 1895 n. 350, postula che l'obbligo del pagamento del corrispettivo nei confronti dell'affidatario cottimista sorga non a seguito della semplice esecuzione dei lavori, ma soltanto con l'adozione del relativo impegno di spesa da parte del Ministero, comunque costituente, (in base alle disposizioni degli artt. 49 e 50 del R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, nonché degli artt. 269 e 270 del R.D. 23 maggio 1924 n. 827), il provvedimento che riconosce una spesa dello Stato e ne determina l'ammontare, perciò rappresentando il titolo giuridico in base al quale - pur in mancanza di un contratto - il corrispettivo del cottimo può essere legittimamente erogato (salva soltanto, prima dell'adozione di detto provvedimento, la concessione di acconti ed anticipazioni ai sensi dell'art. 78 del R.D. n. 350 cit.). 2. Nel caso di lavori dati in appalto con il sistema del cottimo fiduciario, il contratto non deve intendersi concluso con l'affidamento dei lavori all'appaltatore da parte del funzionario responsabile, salvo la successiva regolarizzazione e/o approvazione del Ministero, con il conseguente obbligo dell'amministrazione di corrispondere il compenso, pattuito con il mero incontro delle volontà, quanto meno a decorrere dalla ultimazione dei lavori stessi; ai predetti fini è, invece, necessaria la stipula di una formale convenzione, come si ricava sia dalle disposizioni generali degli artt. 16 e 17 R.D. del 18 novembre 1923 n. 2440 sulla stipulazione dei contratti dello Stato, sia dall'art. 74 R.D. del 25 maggio 1895 n. 350 (che, con specifico riferimento al cottimo, ribadisce l'esigenza di una formale convenzione contenente l'indicazione di tutti gli elementi richiesti dalla norma), sia dall'art. 4 D.P.R. del 16 luglio 1962 n. 1063 (che attribuisce al cottimista la facoltà di «svincolarsi dall'impegno» - non avente, dunque, ancora la funzione di contratto - qualora la sua offerta non sia accettata ed approvata dal Ministero entro 30 giorni dalla presentazione).
Sent.C. Cass. 04/06/2004, n. 10641
1. Appalti ll.pp. - Anticipazione all'appaltatore - Accredito all'impresa entro 6 mesi dall'offerta. 2. Appalti ll.pp. - Anticipazione all'appaltatore - Ritardato pagamento - Interessi di mora ex artt. 35 e 36 D.P.R. 62/1063 - Esclusione.
1. In tema di appalto di opere pubbliche, la norma contenuta nell'art. 3, comma 1, L. 10 dicembre 1981 n. 741, nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla L. 26 febbraio 1986 n. 41 (applicabile ratione temporis) - secondo cui, per i lavori da aggiudicarsi, affidarsi o concedersi dopo la sua entrata in vigore, «l'anticipazione di cui al D.M. previsto dall'art. 12, commi 6, 7 e 8, R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, è accreditata all'impresa indipendentemente dalla sua richiesta, entro sei mesi dalla data dell'offerta» - considera come dies a quo per il detto accreditamento, quando vi sia stata una fase di negoziazione diretta tra l'Amministrazione e il privato, la data nella quale l'Ente pubblico abbia accettato l'offerta dell'appaltatore e abbia consentito la formazione del contratto. Infatti, la formulazione letterale della disposizione esige una sua interpretazione logico-sistematica, considerato che è stata formulata dal legislatore con riferimento ai normali modelli di gara (asta pubblica e licitazione privata) nei quali l'Amministrazione predefinisce compiutamente lo schema negoziale, indicando i termini e le modalità da seguire per la presentazione delle offerte. 2. Le disposizioni degli art. 35 e 36 del Cap. gen. ll.pp. D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, che attribuiscono all'appaltatore il diritto alla corresponsione di interessi di mora di varia misura e con varie decorrenze in caso di ritardo della Pubblica Amministrazione, si riferiscono esclusivamente ai pagamenti degli acconti e del saldo del prezzo contrattuale e non anche al caso della ritardata erogazione dell'anticipazione di cui all'art. 3 della L. 1981 n. 741.
Sent.C. Cass. 01/08/2003, n. 11725
1. Appalti ll.pp. - Pagamenti - Ritardo - Interessi ex artt. 35 e 36 D.P.R. 62/1063.
1. In tema di appalto di opere pubbliche, l’appaltatore ha diritto alla corresponsione degli interessi per il ritardo nei pagamenti delle rate di acconto o di saldo, con la decorrenza e nella misura indicate negli artt. 35 e 36 del Capitolato generale approvato con D.P.R. 62/1063, quando il certificato di pagamento non sia emesso per mancata tempestiva contabilizzazione dei lavori e per qualsiasi altro motivo attribuibile all’amministrazione (e, cioè, per una specifica responsabilità della stessa), ma non anche nel caso in cui risulti che il ritardo sia in dipendenza causale con un inadempimento dell’appaltante.
Sent.C. Cass. 21/05/2003, n. 7962
1. Professionisti - Incarico professionale - Da P.A. - Forma scritta - Necessità - Validità dell’incarico ricavabile da altri atti - Esclusione.
1. Il contratto d’opera professionale stipulato con la Pubblica amministrazione (nella specie, un Comune), anche se questa agisca iure privatorum deve essere, a pena nullità, in forma scritta a norma degli artt. 16 e 17 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440; l’osservanza di detto requisito richiede la redazione di un atto recante la sottoscrizione del professionista e dell’organo dell’Ente legittimato ad esprimerne la volontà all’esterno, nonché l’indicazione dell’oggetto della prestazione e l’entità del compenso, dovendo escludersi che, ai fini della validità del contratto, la sua sussistenza possa ricavarsi da altri atti (quali, ad esempio, la delibera dell’organo collegiale dell’Ente che abbia autorizzato il conferimento dell’incarico, ovvero una missiva con la quale l’organo legittimato a rappresentare l’Ente ne abbia comunicato al professionista l’adozione) ai quali sia eventualmente seguita la comunicazione per iscritto dell’accettazione da parte del medesimo professionista, poiché non è ammissibile la stipula mediante atti separati sottoscritti dall’organo che rappresenta l’ente e dal professionista, prevista esclusivamente per i contratti conclusi con imprese commerciali; il contratto mancante del succitato requisito è nullo e, conseguentemente, l’eventuale concessione da parte dell’Ente conferente di proroghe per l’esecuzione, ovvero l’inoltro della delibera di conferimento dell’incarico agli organi di controllo non possono configurare una ratifica, che riguarda il diverso caso del contratto stipulato da parte di un soggetto o di un organo sfornito del potere di concluderlo e, trattandosi di atto nullo, lo stesso non e suscettibile di alcuna forma di sanatoria, sotto nessun profilo, poiché gli atti negoziali della Pubblica amministrazione constano di manifestazioni formali di volontà, non surrogabili con comportamenti concludenti.
Edilizia e immobili - Appalti e contratti pubblici - Pagamenti - Ritardo - Interessi - Decorrenza - Dal contratto in forma scritta ancorché stipulato dopo ultimazione lavori.
Il principio, risalente all'art. 16 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 - secondo il quale i contratti stipulati dalla pubblica amministrazione richiedono la forma scritta ab substantiam - non è derogato dall'art. 6 L. reg. Lazio 17 settembre 1984 n. 55, che disciplina la realizzazione ed il pagamento delle opere pubbliche eseguite in economia per cottimo fiduciario dalla Regione e prevede che il loro affidamento debba avvenire "nei modi di legge" ad opera di funzionario tecnico individuato dalla Giunta regionale. Ne consegue che, in casi di somma urgenza previsti dall'art. 8 della suddetta legge regionale, nei quali è richiesta l'immediata esecuzione dei lavori, ove la stipulazione in forma scritta del contratto di cottimo fiduciario segua l'ultimazione dei lavori, è soltanto da quel momento (e non da quello precedente di ultimazione dei lavori) che sorge l'obbligazione della stazione appaltante del pagamento del corrispettivo dell'appalto, iniziano a decorrere i termini posti dagli art. 35 e 36 D.P.R 16 luglio 1962 n. 1063 per eseguirlo e, quindi, sorge il diritto dell'appaltatore a percepire gli interessi moratori, secondo le modalità previste dalle suddette norme e dal successivo art. 4 L. 10 dicembre 1981 n. 741.
1. Appalti ll.pp. - Contratto - Rescissione - Sospensione dei pagamenti - Previo fermo amministrativo - Necessità.
1. In tema di recesso dal contratto di appalto di opere pubbliche ex art. 345 della L. 2248 All. F del 1865, il principio secondo il quale la pubblica amministrazione recedente può sospendere il pagamento dei corrispettivi per i lavori eseguiti regolarmente solo con l'emanazione di un provvedimento di «fermo amministrativo» ai sensi dell'art. 69 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 (con la conseguenza che, ove tale provvedimento non sia stato emanato, il giudice ordinario, adito dall'appaltatore per ottenere il corrispettivo dei lavori regolarmente eseguiti, può legittimamente condannare l'amministrazione stessa al pagamento del dovuto) non si applica all'ipotesi in cui sia contestata, da parte della P.A., la stessa regolarità e consistenza delle opere compiute, sì che, in tal caso, nessun formale provvedimento di «fermo» si appalesa necessario, essendo, per converso, demandato ad un'autonomo accertamento da parte dell'autorità giudiziaria eventualmente adita la verifica dell'imputabilità della lamentata sospensione (anche ai fini di una pronuncia sulla spettanza degli interessi) all'Amministrazione.
1. Appalti ll.pp. - Contratto - Recesso della P.A. - Conseguente sospensione dei pagamenti - Previo fermo amministrativo - Necessità - Condizioni.
1. In tema di recesso dal contratto di appalto di opere pubbliche a sensi dell'art. 345 L. 20 marzo 1865 n. 2248 All. F, il principio secondo il quale la Pubblica amministrazione recedente può sospendere il pagamento dei corrispettivi per i lavori eseguiti regolarmente solo con l'emanazione di un provvedimento di "fermo amministrativo" ai sensi dell'art. 69 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 (con la conseguenza che, ove tale provvedimento non sia stato emanato, il giudice ordinario, adito dall'appaltatore per ottenere il corrispettivo dei lavori regolarmente eseguiti, può legittimamente condannare l'Amministrazione stessa al pagamento del dovuto) non si applica all'ipotesi in cui la stessa Amministrazione contesti la regolarità e consistenza delle opere compiute, sì che, in tal caso, nessun formale provvedimento di "fermo" si appalesa necessario, essendo, per converso, demandato ad un'autonomo accertamento da parte dell'autorità giudiziaria eventualmente adita la verifica dell'imputabilità della lamentata sospensione (anche ai fini di una pronuncia sulla spettanza degli interessi) all'Amministrazione.
Sent.C. Stato 06/02/2002, n. 680
1. Appalti ll.pp. - Appalto concorso - Valutazione progetti presentati - Discrezionalità P.A. ex art. 4, comma 2, R.D. 1923/2440.
1. Riguardo ai progetti presentati ad una gara con appalto concorso la P.A. appaltante ha un'ampia discrezionalità - ai sensi dell'art. 4, comma 2, R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 - circa la loro valutazione sino anche a potere attribuire valore preminente ad uno solo degli elementi indicati nell'art. 4 anzidetto.
Sent.C. Cass. 28/03/2001, n. 4463
1. Appalti oo.pp. - Anticipazione - Diritto soggettivo dell'appaltatore - Esclusione. 2. Appalti oo.pp. - Sospensione lavori - Legittima - Maggiore durata - Scioglimento contratto o maggior oneri - Richiesta dell'appaltatore - Facoltà. 3. Appalti - Equo compenso - Presupposti - Oneri per cause naturali (geologiche, idriche o simili) - Per altre cause (come fatti umani) - Esclusione.
1. L'appaltatore è titolare di un mero interesse di fatto alla percezione di un anticipo sul prezzo dell'appalto, posto che la normativa contenuta nell'art. 12 R.D. 1923 n. 2440, così come modificata dall'art. 2 del D.P.R. 1972 n. 627, e nei D.M. del Tesoro che accertano la situazione economica del paese, stabiliscono che l'Amministrazione è autorizzata a concedere un anticipo sul prezzo dell'appalto, nella misura prevista nei D.M., senza prevedere però alcun obbligo specifico, dal che è logico dedurre che trattasi di un potere discrezionale dell'Amministrazione stessa, al quale non corrisponde un diritto dell'appaltatore. 2. Alla luce di quella che è la disciplina dell'art. 34 del Capitolato generale della Cassa per il mezzogiorno e di quella dell'art. 30 del D.P.R. 1962 n. 1063, in tema di appalti di opere pubbliche, nelle ipotesi di sospensione dei lavori legittimamente disposta (e cioè dovuta alle ragioni di pubblico interesse o di necessità in esse norme indicati), non sono dovuti all'appaltatore indennizzi o compensi, ma tuttavia, qualora la sospensione abbia durata più lunga di quella prevista, l'appaltatore ha la facoltà di chiedere alla Amministrazione lo scioglimento del contratto, e, nel caso di diniego, i maggiori oneri sopportati. (Nell'affermare un tal principio, la Corte ha, più in particolare, escluso che fra le ragioni di pubblico interesse o necessità sopra richiamate, rientri l'ipotesi della sorpresa geologica). 3. La previsione dell'art. 1664 Cod.civ., sulla base della quale l'appaltatore ha diritto ad un'equo compenso a ristoro delle difficoltà incontrate nell'esecuzione dell'opera, ha riguardo alle sole ipotesi di difficoltà sopravvenute derivanti da cause geologiche, idriche e simili (vale a dire a cause naturali) e non si estende ad altre e diverse cause oggettive di difficoltà sopravvenuta quali i fatti umani, sebbene rivelatisi idonee a produrre effetti identici o analoghi alle cause naturali.
1. Appalti oo.pp. - Revisione prezzi - Diritto dell'appaltatore - Previo riconoscimento P.A. con atto scritto. 2. Appalti oo.pp. - Sospensione lavori - Superamento dei termini ex art. 30 Cap. gen. oo.pp. - Poteri dell'appaltatore. 3. Appalti oo.pp. - Anticipazione allíappaltatore - Enti locali - Ritardo - Conseguenti interessi e rivalutazione.
1. In materia di appalto di opere pubbliche, il diritto dell'appaltatore alla revisione dei prezzi, sia con riguardo al della revisione, sia con riguardo alla responsabilità dell'amministrazione per interessi ed eventuale maggior danno sulla somma dovuta, sorge soltanto dal momento del riconoscimento della revisione medesima da parte dell'amministrazione; tale riconoscimento deve provenire dall'organo dell'ente pubblico abilitato a manifestarne la volontà e, per le amministrazioni comunali, non può che perfezionarsi con le forme richieste per la relativa delibera dal R.D. 1934 n. 383 e dalle leggi successive in materia, con la conseguenza che tale riconoscimento non può mai considerarsi pacifico tra le parti, e perciò non abbisognevole di prova, anche in mancanza di contestazione, atteso che non possono considerarsi pacifici tra le parti i fatti per i quali la legge richieda un atto scritto ad (o ad ). 2 In tema di appalto di opere pubbliche ed in ipotesi di sospensione dei lavori determinata da una delle cause previste dall'art. 30 D.P.R. 1962 n. 1063, l'appaltatore ha diritto alla rifusione dei maggiori oneri derivanti dal prolungamento della sospensione oltre il termine fissato dal citato art. 30 soltanto nel caso in cui l'amministrazione si sia opposta allo scioglimento del contratto richiesto dall'appaltatore; peraltro, una volta che l'appaltatore abbia invocato la risoluzione del contratto per superamento del limite temporale fissato dalla citata norma (invece che, ad esempio, per inadempimento) e l'amministrazione non si sia opposta, diventa irrilevante, ai fini del riconoscimento del ristoro predetto, l'indagine in ordine alla reale causa della sospensione ed alla sua effettiva dipendenza da una delle ipotesi contemplate dall'art. 30 citato, piuttosto che da un comportamento colposo dell'amministrazione, atteso che entrambi i contraenti hanno già compiuto la relativa valutazione, ravvisando nella situazione concreta una delle fattispecie a fronte delle quali la norma giustifica la sospensione e provvedendo perciò a sciogliere consensualmente il contratto, come consentito quando la detta sospensione superi la durata della stessa norma fissata. 3. In tema di appalti di opere pubbliche, relativi ad enti locali nel regime anteriore alla legge 1981 n. 741, l'art. 12 R.D. n. 2440 del 1923 (come modificato dall'art. 2 D.P.R. 1972 n. 627) rimetteva alla discrezionalità dell'amministrazione committente non solo il riconoscimento dell'anticipazione sul prezzo, ma anche la determinazione del suo ammontare e persino la scelta del momento in cui erogare tale anticipazione, predefinendo soltanto l'importo massimo che poteva essere concesso a tale titolo; ne consegue che la relativa posizione dell'appaltatore può acquistare consistenza di diritto soggettivo solo se, quando e nei limiti in cui l'amministrazione abbia positivamente esercitato il proprio potere discrezionale nelle forme imposte dall'evidenza pubblica, riconoscendo non solo l'acconto in questione, ma anche il suo (definitivo) ammontare, onde, in mancanza di una precedente delibera proveniente dall'amministrazione appaltante, il diritto al pagamento dell'acconto nell'importo complessivo ricevuto non sorge prima della sua erogazione e non è, pertanto, configurabile un diritto al pagamento di interessi e rivalutazione sulle somme ricevute, non potendo l'obbligazione accessoria sorgere prima dell'obbligazione principale avente ad oggetto il pagamento dell'acconto.
Sent.C. Cass. 02/06/1999, n. 5349
1. Appalti oo.pp. - Pagamenti - Ritardo - Decorrenza interessi - Emissione titolo di spesa ex art. 35 Cap. gen. 1962 n. 1063 - Nozione.
1. In tema di appalto di opere pubbliche ed in relazione al diritto dell'appaltatore agli interessi per il ritardato pagamento degli acconti, a norma dell'art. 35 D.P.R. n. 1063 del 1962 deve intendersi per "emissione" del titolo di spesa non la mera redazione dello stesso, bensì tale redazione seguita dall'invio del titolo all'organo destinato al pagamento di esso, costituendo tale invio attività indispensabile perché il titolo stesso risulti idoneo a produrre l'effetto cui è inteso.
Sent.C. Conti 29/03/1999, n. 116
1. Appalti oo.pp. Anticipazione all'appaltatore Sospensione dei lavori Conseguente rinviata erogazione dell'anticipazione Legittimità.
1. L'anticipazione erogata all'appaltatore ai sensi dell'art. 3 L. 10 dicembre 1981 n. 741 in ragione del 20% del prezzo contrattualmente stabilito a seguito dell'aggiudicazione di un contratto d'appalto d'opere pubbliche deve essere revocata nel caso di mancato inizio o di difficoltà nell'esecuzione dei lavori, come dispone l'art. 12 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440; pertanto non possono ravvisarsi né antigiuridicità né colpa grave nel comportamento del Sindaco che in considerazione della sospensione dell'esecuzione dei lavori rinvia il pagamento della detta anticipazione.
Sent. C. Stato 12/01/1999, n. 16
Appalti oo.pp. - Gara - Ammissione - Società collegate - Loro esclusione come tali - Illegittimità.
L'esclusione da una gara d'appalto di lavori pubblici di società collegate e soltanto perché collegate è illegittima perché il gruppo di imprese non costituisce comunque un centro di interessi autonomo rispetto alle società collegate le quali restano, sul piano giuridico, completamente autonome; questa regola è valida pur se l'accordo fra imprese o il loro raggruppamento nelle più diverse forme (di controlli, coordinamento, ecc.) è prassi diffusa perché permette l'utilizzazione del potenziale economico delle imprese collegate senza che la loro fusione si renda necessaria.
Sent.C. Conti 09/11/1998, n. 120
1. Appalti oo.pp. - Scelta del contraente - Pubblico incanto - É la regola.
1. L'affidamento dei contratti pubblici da parte della P.A. è regolamentato dalle norme sulla amministrazione e contabilità dello Stato, di cui al R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 e al R.D. 23 maggio 1924 n. 827; la P.A. non può pertanto procedere a propria discrezione ma deve servirsi di regola del procedimento del pubblico incanto - mentre alla licitazione privata ed alla trattativa privata può ricorrersi in casi eccezionali - anche se si prevede che la gara sarà deserta.
Sent.C. Cass. 11/06/1998, n. 5807
1. Appalti oo.pp. - Contratto - Asta pubblica o licitazione privata - Aggiudicazione definitiva - Equivalenza al contratto - Condizioni.
1. Il verbale di aggiudicazione definitiva a seguito di incanto pubblico o licitazione privata non necessariamente equivale, ad ogni effetto di legge, al contratto, perché l'art. 16, comma 4, R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 ha natura dispositiva - com'è confermato dall'art. 89, R.D. 23 maggio 1924 n. 827, che prevede l'invio agli interessati, prima dell'aggiudicazione, di uno schema negoziale contenente le condizioni generali e speciali, non escluse quelle relative al quando - e pertanto la pubblica Amministrazione, alla quale spetta valutare discrezionalmente l'interesse pubblico, può rinviare, anche implicitamente, la costituzione del vincolo al momento della stipulazione del contratto, fino al quale non sussiste un diritto soggettivo dell'aggiudicatario all'esecuzione di esso.
Sent.C. Cass. 19/11/1997, n. 11513
1. Appalti oo.pp. - Contratto - Asta pubblica o licitazione privata - Aggiudicazione definitiva - Equivale al contratto - Condizioni.
1. Nei contratti di appalto stipulati dalla Pubblica Amministrazione col sistema dell'asta pubblica o della licitazione privata, il processo verbale di aggiudicazione definitiva non costituisce un atto preparatorio ma equivale, di regola, ad ogni effetto legale, al contratto con forza immediatamente vincolante per la stessa Amministrazione, in virtù dell'art. 16 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, nonché degli artt. 88 e 97 R.D. 23 maggio 1924 n. 827, applicabili agli Enti locali per il richiamo contenuto nell'art. 140 T.U. 3 marzo 1934 n. 383; esso, pertanto, non è un mero atto formale, ma costituisce l'unica fonte del rapporto obbligatorio fra le parti, a meno che, come si desume dai richiamati artt. 88 e 97 R.D. n. 827 del 1924, non risulti espressamente il comune intento delle parti di rinviare la costituzione del vincolo alla stipulazione del contratto.
Sent.C. Stato 09/01/1996, n. 41
1. Appalti oo.pp. - Trattativa privata - Conclusione - Mediante corrispondenza commerciale - Possibilità. 2. Appalti oo.pp. - Risoluzione del contratto - Controversia - Giurisdizione A.G.O. - Risoluzione adottata mediante atto amministrativo - Irrilevanza.
1. La stipulazione a mezzo di ufficiale rogante non costituisce l'unico modo di formazione dei contratti con la Pubblica amministrazione, prevedendo l'art. 17 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 varie possibilità per la conclusione dei contratti a trattativa privata, tra le quali evidenzia anche quella della corrispondenza commerciale quando i contratti siano conclusi con ditte commerciali, e cioè della proposta del privato cui sia seguita la controproposta dell'Amministrazione, restituita firmata per accettazione. 2. Le controversie nascenti dalla esecuzione di contratti di appalto di opere pubbliche hanno ad oggetto posizioni di diritto soggettivo inerenti a rapporti contrattuali di natura privatistica nelle quali non hanno alcuna incidenza i poteri discrezionali ed autoritativi della Pubblica amministrazione anche quando essa si avvalga della facoltà, conferitale dalla legge, di recedere dal rapporto, spettando al giudice ordinario l'accertamento dei fatti legittimanti il recesso, il quale non comporta l'esplicazione di poteri pubblicistici, per cui una volta concluso il contratto, ed anche quando la decisione dell'Amministrazione appaltante di recedere o di risolverlo sia adottata con atto amministrativo, ciò non costituisce esplicazione di un potere amministrativo, ma opera esclusivamente nell'ambito delle paritetiche posizioni contrattuali delle parti.
Sent.C. Stato 02/01/1996, n. 16
1. Appalti oo.pp. - Gara - Aggiudicazione definitiva - Su licitazione privata o asta pubblica - Equivale al contratto - Approvazione - Finalità e conseguenze.
1. Nei contratti stipulati dalla Pubblica amministrazione con il sistema dell'asta pubblica o della licitazione privata, il processo verbale di aggiudicazione definitiva equivale - ai sensi dell'art. 16 quarto comma R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 - ad ogni effetto legale a contratto, con forza immediatamente vincolante per l'Amministrazione stessa oltre che per l'altro contraente, per cui il successivo provvedimento di approvazione costituisce espressione di una potestà di controllo che fa capo all'organo competente ad esprimere la volontà dell'Ente, come tale esterna e successiva al momento di perfezionamento del contratto, verso cui si propone solo come condizione per l'acquisto dell'efficacia definitiva.
Sent.C. Conti 23/08/1995, n. 111
1. Appalti oo.pp. - Appalto concorso - Presupposti - Lavori di mera manutenzione - Esclusione.
1. La procedura dell'appalto concorso, così come disciplinata dalla legge e dal regolamento per l'amministrazione e la contabilità generale dello Stato (RR.DD. 18 novembre 1923 n. 2440 e 23 maggio 1924 n. 827), è attivabile nei soli casi di speciali lavori e forniture per i quali l'Amministrazione ritenga conveniente giovarsi delle iniziative e dei progetti di provate competenze tecniche, artistiche e scientifiche; pertanto, tali caratteri non sono riscontrabili quando l'elemento innovativo-creativo non ha modo di esprimersi, consistendo i lavori in attività di mero consolidamento e manutenzione.
Sent.C. Cass. 01/07/1995, n. 7345
1. Appalti oo.pp. - Anticipazione all'impresa - Revoca da parte della P.A. - Azione di rimborso nei confronti del fideiussore - Diritto all'intero importo dell'anticipazione - Azioni esperibili dal fideiussore.
1. In tema di appalto di opere pubbliche, la revoca dell'anticipazione di somme alle imprese appaltatrici, quale espressione del potere di autotutela dell'Ente committente in presenza del fatto obiettivo della mancata prosecuzione dell'appalto, implica il diritto di chiedere al fideiussore (che ha garantito l'anticipazione) il pagamento della somma anticipata, senza l'obbligo di detrarre il valore delle opere eseguite, salva la possibilità per il garante, dopo l'avvenuto pagamento, di agire in ripetizione d'indebito verso il beneficiario, facendo valere i diritti che competono al debitore nel rapporto principale.
Sent.C. Conti 31/12/1994, n. 139
1. Appalti oo.pp. - Trattativa privata - Presupposti - Prestazione d'opera specialistica - Insufficienza.
1. Sebbene le norme che regolano l'attività contrattuale della Pubblica amministrazione si riferiscano precipuamente all'esecuzione di lavori od all'acquisizione di forniture, non è escluso che anche in occasione della stipula di un contratto per l'attuazione di un sistema informativo per la pianificazione territoriale debbano osservarsi le regole fondamentali dettate dagli artt. 3, 4 e 6 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 (sulle procedure di scelta del contraente) e dall'art. 41 del relativo regolamento di esecuzione (R.D. 23 maggio 1924 n. 827); pertanto, la presenza dell'elemento della prestazione d'opera a contenuto specialistico può al massimo giustificare a limitazione dell'ambito dei soggetti tra i quali operare la scelta del contraente, non rilevando di per sé quale motivo sufficiente per la determinazione di concludere contratti a trattativa privata.
Sent.C. Conti 31/12/1994, n. 145
1. Progetto oo.pp. - Progetto globale di fattibilità - Successivi interventi frammentari - Illegittimità. 2. Appalti oo.pp. - Trattativa privata - Osservanza di artt. 3 e 4 R.D. 1923 n. 2440. 3. Appalti oo.pp. - Appalto concorso - Funzione e finalità.
1. E' illegittimo il comportamento di una Pubblica amministrazione che prima predisponga progetti di fattibilità (mediante l'apporto di consulenti esterni a titolo oneroso) per la realizzazione di un sistema informativo globale esteso a tutte le strutture dell'Ente e poi provveda all'attuazione di singoli informatici non coordinati tra loro e non inseriti in un disegno unitario. 2. Salvo le ipotesi espressamente previste dalla normativa giuscontabilistica vigente, non esiste alcuna possibilità di derogare all'applicazione della regola generale sancita dagli artt. 3 e 4 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 sulla scelta del terzo contraente operata dalla Pubblica amministrazione, essendo essa evidentemente posta a garanzia delle ragioni economiche della parte pubblica ed a presidio della correttezza ed imparzialità della sua azione (nella specie si era proceduto all'affidamento a trattativa privata di lavori di realizzazione di impianti informatici senza l'indicazione delle speciali ed eccezionali circostanze di cui all'art. 6 R.D. n. 2440 cit.). 3. La procedura dell'appalto concorso assolve al preminente scopo di porre in competizione soggetti particolarmente qualificati in un determinato settore di attività, stimolante l'iniziativa attraverso le proposte più aggiornate e tecnicamente progredite al fine di realizzare le soluzioni più idonee sia nell'organizzazione e gestione dei servizi sia nella prestazione delle relative apparecchiature e strumentazioni.
Sent.C. Conti 31/12/1994, n. 146
1. Appalti oo.pp. - Trattativa privata - Art. 6 R.D. 1923 n. 2440 - Inosservanza - Illegittimità.
1. E' illegittimo l'affidamento a trattativa privata del contratto di finanziamento di studi e consulenze senza l'indicazione delle speciali ed eccezionali circostanze di cui all'art. 6 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440.
Sent.C. Stato 19/11/1994, n. 1339
1. Appalti oo.pp. - Gare - Offerte plurime - Divieto - Metodo dell'offerta economicamente più vantaggiosa - Applicabilità.
1. Nei contratti della Pubblica amministrazione, il divieto di presentare offerte plurime va osservato anche per le gare regolate dal metodo dell'offerta economicamente più vantaggiosa di cui all'art. 24 lett. b) L. 8 agosto 1977 n. 584.
Sent.C. Cass. 18/11/1994, n. 9762
1. Appalti oo.pp. - Contratto - Contratti comunali - Stipulazione - Documento sottoscritto dal Sindaco - Necessità - Deliberazione del Consiglio o della Giunta - Insufficienza.
1. Al fine del perfezionamento dei contratti stipulati dall'Amministrazione comunale è necessaria l'estrinsecazione documentale della volontà negoziale del Sindaco, quale organo rappresentativo abilitato a stipulare in nome e per conto dell'Ente territoriale, mentre restano in proposito insufficienti le deliberazioni del Consiglio o della Giunta municipale, atti meramente interni di natura preparatoria; ne consegue che il contratto deve considerarsi non concluso ove la volontà di addivenire ad un accordo con altri non sia, nei confronti di questi, esternato, nel nome e per conto dell'Ente pubblico, dall'organo autorizzata a rappresentarlo.
1. Appalti oo.pp. - Cessione di crediti - Normativa statale - Forniture all'A.I.M.A. - Applicabilità. 2. Appalti oo.pp. - Cessione dei crediti - Adesione della P.A. - Necessità - Ragioni - Mancanza dell'adesione - Causa di inefficacia - Declaratoria giudiziale - Presupposti.
1. La disciplina della cessione dei crediti verso lo Stato derivanti da contratti di somministrazione, fornitura e appalto è applicabile anche alle prestazioni continuative di servizi rese dagli operatori in favore dell'Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo (A.I.M.A.), trattandosi di contratti di pubblica fornitura - i quali ben possono avere ad oggetto opere e non solo beni - conclusi con detta azienda che, pur se dotata di personalità giuridica, va inclusa tra le Amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, in considerazione dei suoi compiti coincidenti con quelli propri dello Stato medesimo in materia di adempimento degli obblighi comunitari nel settore agricolo. 2. La cessione dei crediti verso lo Stato derivanti da contratti di somministrazione, fornitura o appalto può avvenire, quando detti contratti sono in corso, solo previa adesione dell'Amministrazione (art. 70 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440), che richiama gli artt. 9 All. E e 351 e 355 All. F L. 20 marzo 1865 n. 2248), in deroga al principio generale della cedibilità dei crediti senza il consenso del debitore (art. 1260 C.c.), allo scopo di garantire la regolare esecuzione dei contratti, evitando che, durante la medesima, possano venir meno i mezzi finanziari al soggetto obbligato verso lo Stato; ne deriva che l'inefficacia, verso l'Amministrazione, di detta cessione può essere pronunziata dal giudice quando accerti, non solo che la notifica della cessione non seguita dall'adesione della P.A. sia avvenuta durante lo svolgimento del rapporto contrattuale, ma anche che questo sia ancora in corso all'epoca della decisione, in quanto l'esaurimento dell'esecuzione del contratto determina l'insussistenza della causa dell'inefficacia della cessione.
Sent.C. Cass. 26/10/1994, n. 8759
1. Appalti oo.pp. - Anticipazione - Prestazione di idonee garanzie bancarie od equivalenti - Necessità - Abrogazione ex art. 3 L. 1981 n. 741 - Esclusione.
1. In tema di appalto di opere pubbliche, la norma dell'art. 3 L. 10 dicembre 1981 n. 741 - secondo cui, per i lavori da concedersi dopo la sua entrata in vigore, "l'anticipazione di cui al decreto del Ministro del tesoro previsto dall'art. 12, 6°, 7° e 8° c., R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, come successivamente modificato, è accreditata all'impresa indipendentemente dalla sua richiesta, entro sei mesi dalla data dell'offerta" - ha la funzione di rendere obbligatoria detta anticipazione, che in precedenza era attribuibile a mera discrezione del Ministero del tesoro e dell'Amministrazione committente, ma non ha comportato l'abrogazione della prescrizione di cui all'art. 12, 6° c. R.D. n. 2440 del 1923 cit., in base alla quale la concreta erogazione dell'anticipazione è subordinata alla prestazione di idonee garanzie bancarie od equivalenti.
Sent.C. Conti 30/09/1994, n. 81
1. Appalti oo.pp. - Contratto - Approvazione - Competenza - Separazione con l'organo stipulante - Necessità. 2. Appalti oo.pp. - Contratto - Parere Consiglio di Stato - Quando occorre.
1. Pur dopo l'entrata in vigore del D.L.vo 3 febbraio 1993 n. 29 sono in vigore le norme che disciplinano l'approvazione del contratto, compreso il principio enunciato nell'art. 103 R.D. 23 maggio 1924 n. 827 della separazione tra l'organo che stipula il contratto e quello che lo approva; pertanto l'approvazione non può mai essere delegata al funzionario dal quale il contratto fu stipulato. 2. Debbono essere comunicati al Consiglio di Stato, per averne il parere, i progetti di contratto o i verbali d'asta quando l'importo previsto supera 72 milioni se si tratta di contratti da stipulare dopo pubblico incanto, 36 milioni se da stipularsi a seguito di licitazione privata e 18 milioni se da stipularsi a seguito di trattativa privata.
Sent.C. Stato 30/04/1994, n. 652
1. Appalti oo.pp. - Gare - Aggiudicazione - Revoca o diniego di approvazione - Possibilità - Condizioni.
1. Il principio secondo il quale nei contratti della P.A. l'aggiudicazione, in quanto atto conclusivo del procedimento di individuazione del contraente, segna di norma il momento dell'incontro della volontà della P.A. di concludere il contratto e della volontà del privato manifestata con l'offerta accertata migliore e da tale momento sorge il diritto soggettivo dell'aggiudicatario nei confronti della stessa P.A., non esclude la possibilità per quest'ultima di procedere, con atto successivo, adeguatamene motivato con richiamo ad un preciso e concreto interesse pubblico, alla revoca d'ufficio ovvero alla non approvazione del relativo verbale.
Sent.C. Stato 18/10/1993, n. 754
1. Appalti oo.pp. - Appalto concorso - Procedimento - Norme applicabili - Adeguamento alle norme C.E.E. - Criterio.
1. In materia di appalti di importo superiore alla soglia di rilevanza comunitaria (all'epoca del ricorso 1 milione di ECU, attualmente 5 milioni di ECU, a seguito dell'entrata in vigore della direttiva CEE n. 89/440 e della normativa di recepimento di cui al D.P.R. 19 dicembre 1991 n. 406), la tradizionale procedura di appalto-concorso, quale è disciplinata dagli artt. 4 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 e 40 R.D. 23 maggio 1924 n. 827, deve intendersi modificata ed adeguata al modello comunitario di aggiudicazione dell'appalto all'offerta economicamente più vantaggiosa contemplato dall'art. 24 lett. b) D.P.R. 11 maggio 1979 n. 584 (attualmente dall'art. 29, lett. b) D.P.R. n. 406 del 1991 cit.).
Sent.C. Conti 17/03/1993, n. 33
1. Appalti oo.pp. - Appalto concorso - Estremi 2. Appalti oo.pp. - Appalto previa progettazione - Completezza - Necessità 3. Appalti oo.pp. - Trattativa privata - Progettazione rigorosa - Necessità 4. Appalti oo.pp. - Appalto concorso - Progetto esecutivo e capitolato speciale - Contenuto 5. Appalti oo.pp. Trattativa privata - Urgenza - Causa di giustificazione - Limiti
1. La scelta del contraente con la procedura dell'appalto concorso, previsto dall'art. 4 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 e disciplinato dall'art. 4 R.D. 8 febbraio 1923 n. 422, come eseguito dall'art. 2 R.D.L. 28 agosto 1924 n. 1396 e dal R.D.L. 27 ottobre 1927 n. 2128 si realizza allorché l'amministrazione, per speciali lavori o forniture, si limita a predisporre un progetto di massima, ovvero anche soltanto a indicare il tipo di opera da realizzare, rimettendosi per le modalità tecniche di attuazione, oltre che per la stessa offerta del prezzo, alle proposte dei concorrenti. 2. In tutti i modi di scelta, pubblicistici o privatistici, del soggetto chiamato a contrarre con la P.A., il partecipante deve essere messo di fronte a una compiuta progettazione, unico documento che consente all'Amministrazione di valutare la congruità e la razionalità delle offerte e al privato aspirante di avere elementi sicuri e ineludibili su cui fondarle. 3. Nel caso di trattativa privata, alla libertà di forme ed all'ampia discrezionalità di cui gode l'amministrazione appaltante devono imporsi, in compensazione, la più rigorosa definizione degli aspetti tecnici ed economici dell'opera si da evitare anche il solo dubbio che l'impresa affidataria possa essere indotta a profittare di carenze o lacune progettuali. 4. Il progetto esecutivo di un'opera pubblica ed il capitolato speciale di appalto devono contenere non solo le linee essenziali dell'opera, ma tutti gli elementi di definitività e di compiutezza. 5. In tema di cause giustificative della trattativa privata, l'urgenza non può ritenersi giustificabile allorché il ritardo sia imputabile all'Amministrazione.
1. Appalti oo.pp. - Consegna dei lavori - Ritardo - Risarcimento danni - Condizioni - Inizio anticipato dei lavori - Non occorre preventiva richiesta di recesso ex art. 10, 8° c., Cap. gen.
1. In tema di appalto di opere pubbliche, l'applicabilità dell'art. 10, 8° c. del capitolato generale di appalto di cui al D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 - il quale subordina ogni diritto risarcitorio dell'appaltatore, per il caso di ritardo nella consegna dei lavori, alla preventiva richiesta di recesso dal contratto - resta esclusa qualora l'appaltatore abbia iniziato l'esecuzione dell'opera in un momento anteriore alla consegna dei lavori, in forza di un preciso impegno contrattuale, o comunque in forza di accordi secondo cui la consegna delle aree, sulle quali deve eseguirsi l'opera pubblica, non integra un mero atto di cooperazione del committente per porre l'appaltatore in condizione di dare inizio all'opera, bensì costituisce un preciso adempimento da attuarsi da parte del committente stesso nel corso dell'esecuzione del contratto.
Sent.C. Conti 05/06/1991, n. 66
1. Appalti oo.pp. - Gare - Partecipazione - Certificato occorrente su moralità professionale - Soggetti per i quali è richiesto - Individuazione. 2. Appalti oo.pp. - Gare - Documentazione - Dichiarazione sostitutiva dei certificati della cancelleria del Tribunale - Validità due mesi - Dies ad quem riferito alla data dell'aggiudicazione. 3. Appalti oo.pp. - Gare - Documentazione - Dichiarazione sostitutiva dei certificati della cancelleria del Tribunale - Autenticazione della firma - Non è necessaria. 4. Appalti oo.pp. - Gare - Documentazione - Dichiarazione sostitutiva dei certificati della cancelleria del Tribunale - Contenuto - Nominativi dei soci - Non occorrono. 5. Appalti oo.pp. - Gara - Aggiudicazione ad Associazione temporanea di imprese - Accertamenti sull'attività esecutiva di tutte le imprese associate - Sono obbligatori.
1. Ai fini della partecipazione a gare d'appalto della P.A., nel quadro delle misure anti-mafia, la documentazione comprovante i requisiti di moralità professionale e cioè il certificato del casellario giudiziale (ai sensi degli artt. 27 e 28 L. 3 gennaio 1978 n. 1) ed il certificato prefettizio attestante inesistenza di procedimenti in corso o di provvedimenti definitivi relativi all'applicazione di una delle misure di prevenzione contemplate dalla legislazione antimafia vigente all'epoca dell'appalto, devono essere richiesti nei confronti dei soli amministratori muniti di potere di rappresentanza nelle società commerciali - ad eccezione delle società in nome collettivo (nei confronti di tutti i soci) e delle società in accomandita semplice (nei confronti dei soci accomandatari) - nonché delle persone a cui è affidata la direzione tecnica dell'impresa, come del resto precisato - correttamente - con Circ. Min.LL.PP. 18 gennaio 1983 n. 210/31. 2. Ai fini della validità temporale della dichiarazione sostitutiva dei certificati della Cancelleria commerciale del Tribunale (prevista in due mesi dall'art. 5 L. 10 febbraio 1962 n.57), legittimamente l'amministrazione fissa il dies ad quem di detto termine alla data certa di esperimento della gara, anziché alla data incerta della formale stipulazione del contratto, anche in base a quanto disposto dall'art. 16 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 secondo cui i verbali di aggiudicazione «equivalgono per ogni legale effetto al contratto». 3. Non si richiede autenticazione della firma della dichiarazione sostitutiva dei certificati della Cancelleria commerciale del Tribunale (prevista dall'art. 5 L. 10 febbraio 1962 n. 57), non essendo prescritta dall'art. 7 L. 17 febbraio 1968 n. 93 e non potendosi dubitare della provenienza, provata dalla sua inclusione in plico sigillato. 4. Nella dichiarazione sostitutiva dei certificati della Cancelleria commerciale del Tribunale, ai sensi dell'art. 7 L. 17 febbraio 1968 n. 93, deve essere solo attestata l'assenza di procedure di liquidazione, di fallimento e di concordato nel quinquennio anteriore (alla gara) ma non devono necessariamente indicarsi i nominativi dei soci. 5. Nel caso di aggiudicazione di appalto a più imprese riunite l'amministrazione non può esimersi dal verificare la collaborazione di ciascuna impresa all'esecuzione dell'opera, in quanto la mancata collaborazione comporterebbe un difetto funzionale (della causa) sia del contratto di mandato che del contratto di appalto, rendendo nullo l'uno o l'altro, e d'altra parte deve essere scongiurato il pericolo di negozi posti in essere in frode alla legge (art. 1344 Cod. civ.) come accadrebbe nel caso di riunione di impresa costituita al solo scopo di far eseguire lavori ad una o più di esse che non avrebbe potuto partecipare alla gara perché sprovviste dei requisiti di idoneità richiesti.
Sent.C. Conti 04/06/1991, n. 62
1. Appalti oo.pp. - Gara - Avviso - Pubblicazione su due quotidiani a particolare diffusione regionale - Criterio di scelta dei quotidiani. 2. Appalti oo.pp. - Licitazione privata - Verbale di aggiudicazione - E' atto pubblico 3. Appalti oo.pp. - Licitazione privata - Verbale di aggiudicazione - Necessità di querela di falso, per eventuali vizi e omissioni. 4. Appalti oo.pp. - Licitazione privata - Distinta delle lettere d'invito timbrata da ufficio P.T. - Fa piena prova della spedizione. 5. Appalti oo.pp. - Gare - Lettere raccomandate - Ricevute relative - Hanno efficacia di atto pubblico (M.d.r.). 6. Appalti oo.pp. - Gare - Verbale di aggiudicazione - Allegati necessari - Esclusione della documentazione certificativa dei requisiti di partecipazione. 7. Appalti oo.pp. - Gare - Controllo della Corte dei conti - Facoltà di richiesta di atti - Limiti.
1. L'art. 7 L. 17 febbraio 1987 n. 80 che ha sostituito l'art. 7 L. 2 febbraio 1973 n. 14 prescrive che l'avviso di gara, oltre che nel Bollettino ufficiale della Regione, venga fatto, per estratto, su due dei principali quotidiani e su almeno due dei quotidiani aventi particolare diffusione nella Regione ove ha sede la stazione appaltante; la norma, la quale si propone di dare la massima pubblicità alle gare non solo in sede nazionale, ma anche in sede locale, può ritenersi osservata anche mediante pubblicazione su due quotidiani a diffusione nazionale allorché risultino avere maggiore diffusione anche in sede regionale di quelli a carattere locale. 2. Il verbale di aggiudicazione di una gara a licitazione privata, in base a quanto disposto dagli artt. 16 R.D. 19 novembre 1923 n. 2440 e 63 e 95 R.D. 23 maggio 1924 n. 827, ha «forza di titolo autentico», è atto pubblico per tutte le attestazioni in esso contenute e appartenenti all'attività contestuale e propria del pubblico ufficiale. 3. Vizi eventuali ed omissioni del verbale di aggiudicazione di una licitazione privata non possono essere denunciati neanche con ricorso giurisdizionale al giudice cui è demandata la tutela nei confronti della P.A., in quanto l'unico rimedio apprestato contro l'atto pubblico (di cui detto verbale ha l'efficacia probatoria) è la querela di falso. 4. La distinta delle lettere d'invito ad una licitazione privata, sottoscritta dal legale rappresentante della stazione appaltante e timbrata dall'Ufficio postale di spedizione fa piena prova della spedizione medesima. 5. Le ricevute delle raccomandate rivestono, ai fini della prova, l'efficacia degli atti pubblici poiché le persone addette ai servizi postali sono considerate pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, secondo la natura delle funzioni loro affidate, in conformità degli artt. 357 e 358 Cod. pen. (M.d.r.). 6. Secondo quanto previsto dagli artt. 82, 83 e 89 R.D. 23 maggio 1924 n. 827, al verbale di aggiudicazione debbono essere allegate solo le offerte, un esemplare dell'avviso di gara ed i giornali in cui fu inserito, senza che l'amministrazione sia tenuta anche a trattenere la documentazione certificativa dei requisiti richiesti alle imprese per la loro partecipazione alla gara. 7. La Corte dei conti può richiedere tutti i documenti che aderiscono ai procedimenti concorsuali, qualora ritenga di acquisirli in relazione alle particolari esigenze avvertite nel procedere al controllo di un determinato atto; tuttavia, la richiesta dell'organo di controllo va avanzata in tempi ragionevoli, e comunque compatibili col normale svolgimento dell'attività dell'Amministrazione, anche nei rapporti tra questa ed i privati.
1. Appalti oo.pp. - Anticipazione all'appaltatore - Revoca - Compensazione con crediti dell'appaltatore o del fideiussore nei confronti della P.A. - Inammissibilità.
1. Le norme che disciplinano l'istituto della concessione, all'impresa appaltatrice di opera pubblica, dell'anticipazione sul prezzo, introdotto dall'art. 2 D.P.R. 30 giugno 1972 n. 627, in deroga al principio della postnumerazione del corrispettivo e del divieto stabilito dall'art. 12 R.D. 18 novembre 1923 n. 2440, determinano non solo i presupposti, ma anche le modalità e gli effetti della revoca della concessione, precisando in particolare, con l'art. 2 D.M. 25 novembre 1972, che l'importo del debito dell'appaltatore per la restituzione delle anticipazioni e quello della garanzia prestata per l'adempimento di questa obbligazione, può essere ridotto per effetto delle trattenute operate sugli acconti disposti ai sensi dell'art. 48 R.D. 23 maggio 1924 n. 827 al totale delle anticipazioni ancora da recuperare aumentato del 5% ed implicitamente escludendo, così, la possibilità di riduzioni del predetto debito per effetto di compensazione con altri crediti vantati dall'appaltatore nei confronti dell'Amministrazione committente; pertanto, in presenza di un provvedimento di revoca dell'anticipazione, il debitore principale od il suo fideiussore non possono opporre in compensazione, ostandovi il predetto divieto, che agevolmente si inserisce nel novero di quelli richiamati dall'art. 1246 Cod. civ., i debiti contratti dalla P.A. committente nell'ambito dello stesso rapporto contrattuale, che non abbiano dato luogo a procedura di trattenuta di acconto e ad assentita riduzione dell'importo della garanzia.
1. Appalti oo.pp. - Gare - L. 1977 n. 584 - Sua sovraordinazione a leggi ordinarie nazionali. 2. Appalti oo.pp. - Varianti - L. 1977 n. 584 - Lavori aggiuntivi, ex art. 5, 1° c., f). 3. Appalti oo.pp. - Varianti - L. 1977 n. 584 - Lavori aggiuntivi con nuovo contratto - Progetto esecutivo completo e dettagliato - Necessità.
1. La L. 8 agosto 1977 n. 584, recante norme di adeguamento alle procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici alle Direttive della Comunità economica europea (nn. 71/304 e 71/305) in pari data 26 luglio 1971) si pone in livello di sovraordinazione (nel quadro di recepimento del diritto comunitario nell'ordinamento interno) a fronte delle leggi ordinarie nazionali con riguardo alle disposizioni della medesima legge n. 584 del 1977 che sono puntuale applicazione delle direttive comunitarie menzionate. 2. La finalità essenziale delle Direttive comunitarie nn. 71/304 e 71/305 e della conseguente legislazione nazionale di adeguamento (L. 8 agosto 1977 n. 584) è di assicurare la libera concorrenza e la par condicio e con riguardo a tali obiettivi deve essere letto ed interpretato l'art. 5 primo comma lett. f) legge n. 584 cit. in forza del quale i soggetti appaltatori contemplati nell'art. 1 legge n. 584 anzidetta non sono tenuti ad applicare le norme contenute nella legge medesima nel caso «di lavori complementari che non figurano nel progetto a base del primo appalto concluso e che siano resi necessari da una circostanza imprevista per l'esecuzione dell'opera, a condizione che siano affidati allo stesso imprenditore e non possano essere tecnicamente o economicamente separabili dall'appalto principale, oppure, benché separabili, siano strettamente necessari al perfezionamento dell'appalto stesso e che il loro ammontare complessivo non superi il 50% dell'importo del primo appalto»; coerentemente a tale disciplina - atteso il livello di sopraordinazione della citata legge n. 584 del 1977 - vanno coordinate ed interpretate tutte le norme di diritto interno relative al settore dei lavori pubblici, ivi compreso l'art. 1 L. 28 giugno 1929 n. 1137 nella parte in cui dispone che «per i lavori suppletivi ed imprevisti»... «si provvederà con alto aggiuntivo, con la conseguenza ulteriore che, anche per i contratti conclusi fuori dall'area comunitaria, ricorrendo le condizioni previste dall'art. 5 legge n. 584 del 1977 (la quale non fa che riportare nell'ordinamento interno la prescrizione contenuta nell'art. 9 della Direttiva n. 711305) il ricorso, per lavori complementari, all'atto aggiuntivo è possibile unicamente nel limite di un ammontare complessivo non superiore al 50% dell'importo del primo appalto (o del primo atto di concessione)». 3. Nel caso di lavori complementari che richiedono un nuovo e distinto contratto, secondo il procedimento normativo contemplato dalla L. 8 agosto 1977 n. 584 è necessario che vi sia una precisa determinazione della progettazione esecutiva, completa e dettagliata, sin dal momento della indizione della gara d'appalto (a licitazione privata) o quantomeno, (nei casi in cui la norma lo consente) alla consegna dei lavori, non essendo legittimamente ammissibile affidare all'impresa aggiudicataria, in corso d'opera, il completamente o l'integrazione del medesimo progetto esecutivo.
Sent.C. Stato 28/02/1990, n. 322
1. Appalti oo.pp. - Contratto - Approvazione - Nel caso di formale gara d'appalto o di trattativa privata - Differente funzione.
1. Mentre nell'ipotesi in cui debba procedersi all'approvazione di un contratto stipulato a conclusione di una formale gara per la scelta dell'Appaltatore chiamato a realizzare un'opera pubblica di utilità incontroversa, l'approvazione normalmente si esaurisce in un riscontro della regolarità formale degli atti, salva la sussistenza, ai sensi dell'art. 113 R.D. 18 novembre 1923 n. 2240, di gravi motivi di interesse pubblico, altrettanto non può dirsi nell'ipotesi che il contratto sia stato concluso a trattativa privata, dovendo, in tal caso, ritenersi possibile, quanto meno, un riesame della legittimità del ricorso a tale forma di contrattazione e della convenienza delle condizioni offerte dalla controparte.
Sent.C. Stato 15/12/1987, n. 768
1. Professionista - Incarico professionale - Da P.A. - Approvazione ex art. 19 R.D. 1923 n. 2240 - Controllo
1. In sede di approvazione del contratto ai sensi dell'art. 19 R.D. 18 novembre 1923 n. 2240, il controllo può legittimamente estendersi, oltre alla regolarità estrinseca degli atti, anche ad ogni altro possibile aspetto, compresi quelli di opportunità e di merito, a seconda del tipo di procedimento sottostante al contratto stesso ed all'interesse pubblico che si intende perseguire.
Sent.C. Cass. 16/01/1987, n. 292
1. Appalti oo.pp. - Contratto - Verbale di aggiudicazione - Atto conclusivo del procedimento - Successiva stipulazione del contratto - Mera formalità - Possibilità che le parti facciano coincidere l'inizio dei lavori con la data della stipulazione. 2. Direttore dei lavori - Dichiarazioni - Carattere vincolante per il committente - Limiti. 3. Appalti - Revisione prezzi - Accertamento giudiziale dei presupposti - Conseguenze - Ritardo nella corresponsione dell'importo revisionale - Interessi corrispettivi - Decorrenza. 4. Appalti - Revisione prezzi - Diritto dell'appaltatore costituito in mora - Insussistenza.
1. Il principio in forza del quale, nel contratto di appalto concluso con la P.A. o con altro ente tenuto per legge ad adottare il Capitolato generale di appalto per le opere di competenza del Ministero dei lavori pubblici, il verbale di aggiudicazione è l'atto conclusivo del procedimento costitutivo del vincolo negoziale, mentre la successiva stipulazione del contratto medesimo configura mera formalità, non osta a che le parti, nel caso concreto, possano concordemente stabilire, (il che spetta al giudice del merito rilevare, nell'ambito di un giudizio di fatto incensurabile in cassazione, ove congruamente e correttamente motivato), che proprio con la data di tale stipulazione coincida quella di inizio dei lavori, da cui decorre il termine per l'ultimazione dei lavori. 2. Il direttore dei lavori assume la rappresentanza del committente limitatamente alla materia strettamente tecnica, onde le sue dichiarazioni sono vincolanti per il committente medesimo soltanto se contenute in detto ambito tecnico. Pertanto non può essere assunta come data di effettiva ultimazione dei lavori quella indicata nell'istanza del direttore dei lavori, rivolta all'Ordine degli ingegneri, per la liquidazione delle proprie competenze professionali e cioè per un interesse esclusivamente personale che esclude il coinvolgimento del committente, in base al rapporto con esso intercorrente. 3. Il credito dell'appaltatore per la revisione dei prezzi ai sensi dell'art. 1664 C.c. presuppone - ove non abbia formato oggetto di regolamento negoziale tra le parti - il previo (duplice) accertamento giudiziale dell'intervenuto aumento del costo dei materiali e della sua incidenza in misura superiore al decimo del prezzo complessivo convenuto e quindi difetta, fino a tale momento, del requisito della liquidità. Pertanto in caso di ritardo nella corresponsione dell'importo revisionale, l'obbligato è tenuto al pagamento dei soli interessi corrispettivi, decorrenti di regola dalla data della domanda, per l'effetto retroattivo dell'accertamento giudiziale del credito. 4. All'appaltatore costituito in mora non spetta, ai sensi degli artt. 1221, 1664 C.c., il diritto alla revisione del prezzo per aumenti imprevedibili del costo dei materiali o della mano d'opera, superiori al decimo del prezzo complessivo convenuto, in quanto la mora del debitore - sia essa determinata con intimazione scritta ai sensi del primo comma dell'art. 1219 C.c. sia essa costituita da mora ex re come previsto dal secondo comma del detto articolo - fa persistere, con l'obbligazione, anche gli eventuali rischi aggiuntivi.