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Timestamp: 2019-08-20 04:05:27+00:00
Document Index: 137930295

Matched Legal Cases: ['art. 386', 'art. 386', 'art. 386', 'art. 380', 'art. 386', 'art. 380', 'art. 381', 'art. 386', 'art. 386', 'art. 380']

Art. 386 cod. proc. penale: Doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo | La Legge per tutti
L'inosservanza, da parte della polizia giudiziaria, del dovere di avvertire l'arrestato o il fermato della facoltà di nominare un difensore di cui all'art. 386 c.p.p., non essendo sanzionata sul piano processuale, non determina alcuna forma di invalidità o inefficacia dell'atto. Rigetta, App. Milano, 04/04/2012
L'autorizzazione del p.m. a dilazionare la trasmissione del verbale di arresto può essere concessa anche oralmente, poiché l'art. 386, comma 3, c.p.p. non prevede l'adozione di forme particolari.
Cassazione penale sez. IV 09 febbraio 2012 n. 18843
In tema di convalida dell'arresto, il giudice, oltre a procedere a una verifica formale circa l'osservanza dei termini previsti dagli art. 386, comma 3, e 390, comma 1, c.p.p, deve valutare la legittimità dell'operato della polizia giudiziaria sulla base di un controllo di ragionevolezza in relazione allo stato di flagranza e all'ipotizzabilità di uno dei reati di cui agli art. 380 e 381 c.p.p, senza tuttavia prendere in considerazione l'aspetto della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari (la cui valutazione rileva in sede di applicazione delle misure cautelari) e senza sconfinare in apprezzamenti riservati alla fase di cognizione del giudizio di merito. La verifica e la valutazione in oggetto va fatta con riferimento all'uso ragionevole dei poteri discrezionali utilizzati dalla polizia giudiziaria, di modo che solamente quando, in detta chiave di lettura, venga rilevato un eccesso di discrezionalità, il giudice può non convalidare l'arresto, fornendo in proposito adeguata motivazione.
Cassazione penale sez. IV 10 giugno 2011 n. 39764
In tema di controllo in sede di convalida dell'arresto in flagranza, il giudice, verificato il rispetto dei termini di rito (art. 386, comma 3, e 390, comma 1, c.p.p.), deve limitarsi a compiere una valutazione volta a chiarire l'esistenza del fumus commissi delicti allo scopo di stabilire se l'indagato sia stato privato della libertà in presenza della flagranza di uno dei reati previsti dagli art. 380 e 381 c.p.p., dovendosi escludere che tale valutazione investa l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza ovvero la sussistenza delle esigenze cautelari, il cui apprezzamento va riservato alla successiva fase dell'eventuale applicazione delle misure cautelari.
Ai fini della legittimità dell'arresto facoltativo in flagranza non è necessaria la presenza congiunta della gravità del fatto e della pericolosità dell'agente, essendo sufficiente, a norma dell'art. 381, comma 4, c.p.p., che ricorra almeno uno di detti parametri, fermo restando che alla polizia giudiziaria non incombe un dovere di esplicita motivazione, purché attraverso il verbale di arresto vengano forniti al giudice gli elementi sufficienti per un controllo sulla ragionevolezza della misura adottata, il cui esercizio deve essere congruamente motivato, una volta verificata la sussistenza dei presupposti temporali indicati negli art. 386, comma 3 e 390, comma 1, stesso codice e della flagranza.
Cassazione penale sez. III 08 giugno 2007 n. 32186
In tema di convalida dell'arresto, il giudice, oltre a procedere a una verifica formale circa l'osservanza dei termini previsti dagli art. 386, comma 3 e 390, comma 1, c.p.p., deve controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l'eseguito arresto ossia valutare la legittimità dell'operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza in relazione allo stato di flagranza e all'ipotizzabilità di uno dei reati di cui agli art. 380 e 381 c.p.p, senza tuttavia prendere in considerazione l'aspetto della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari (riservato alla valutazione di applicabilità delle misure cautelari) e senza sconfinare in apprezzamenti riservati alla fase di cognizione del giudizio di merito. La verifica e la valutazione in oggetto vanno fatte con riferimento all'uso ragionevole dei poteri discrezionali utilizzati dalla polizia giudiziaria e solamente quando, in detta chiave di lettura, venga rilevato un eccesso di tale discrezionalità, il giudice può non convalidare l'arresto, fornendo in proposito adeguata motivazione.
Cassazione penale sez. I 27 ottobre 2006 n. 39053