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Timestamp: 2018-06-19 05:10:21+00:00
Document Index: 114140622

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 41', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 170', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 71', 'sentenza ', 'art. 71', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 71', 'art. 71']

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UN VALIDO AIUTO PER TUTTI NOI LEGGETE
da asus » mer apr 16, 2014 1:30 pm
Sono un ass.te capo della PdiS. in malattia da 45 giorni e tra qualche giorno vado in Aspettativa gli amici Angri62 e Gino59 mi hanno gia dato risposta in merito ad una PAL e TFR quindi su questo sono tranquilo
Sono in malattia per TROMBOSI occhio SX e CREDEVO di avere una causa di servizio per IPERTENSIONE già verbalizzata dalla CMO di Chieti come Tab A e Cat 8^ ma per mia SFORTUNA il giorno 01-04 c.a. il mio ufficio mi comunica che il CdiV non ha riconosciuto la patologia come causa di servizio ne l'equo indennizzo
Da vari commenti e varie consultazioni adesso mi sono affidato ad uno studio legale MOLTO qualificato in queste risoluzioni e per quanto possa essere utile a TUTTI I NAVIGANTI ED ESPERTI posto la sentenza ultima utile a tutti noi e che presto anche io farò quanto prima con RICORSO al TAR
Auguroni a tutti voi e alle vostre famiglie per una Serena e Santa Pasqua con l'augurio che ogni situazione anche la più spiacevole venga risolta nel meglio possibile
Grazie dell'attenzione Asus
Iscritto il: mer mar 19, 2014 7:16 pm
da gino59 » mer apr 16, 2014 2:27 pm
asus ha scritto: Sono un ass.te capo della PdiS. in malattia da 45 giorni e tra qualche giorno vado in Aspettativa gli amici Angri62 e Gino59 mi hanno gia dato risposta in merito ad una PAL e TFR quindi su questo sono tranquilo
......Stupendo, eccezionale,bellissimo......Grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
da avt8 » mer apr 16, 2014 2:33 pm
Scusa puoi postare la sentenza,perchè mi sembra assurdo che la Corte dei Conti possa riconoscere la dipendenza della causa di servizio al personale ,in attività di servizio.-
Perchè la competenza giurisdizionale per il personale in servizio e il T.A.R. sia per il riconoscimento della causa di servizio che ai fini dell'equo indennizo-Mentre la Corte dei Conti ha giurisdizione sul trattamento pensionistico ed anche il riconoscimento della causa di servizio-ma soltanto se il ricorrente e già pensionato -
da asus » mer apr 16, 2014 6:45 pm
QUESTA E' LA SENTENZA STUDIO LEGALE GUERRA A CUI MI SONO RIVOLTO PER LA MIA CAUSA
Dott. TRIOLA Roberto Michele - Presidente di sez. -
ordinanza N. 4325-14
G.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MAGNA GRECIA 95, presso lo
STUDIO LEGALE ASSOCIATO GUERRA, rappresentato e difeso dall'avvocato
GUERRA PAOLO, per delega in calce al ricorso;
COMITATO DI VERIFICA DELLE CAUSE DI SERVIZIO DI CUI AL D.P.R. N. 461
DEL 2001, ART. 10 OPERANTE PRESSO IL MINISTERO DELL'ECONOMIA E
DELLE FINANZE, MINISTERO DELLA DIFESA - DIREZIONE GENERALE
DELLA PREVIDENZA MILITARE DELLA LEVA E DEL COLLOCAMENTO AL
LAVORO DEI VOLONTARI CONGEDATI 11 REPARTO - 8 DIVISIONE - 2
per regolamento di giurisdizione in relazione al giudizio pendente n. 21436/PM della
CORTE DEI CONTI -Sezione giurisdizionale delle Marche;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 08/10/2013 dal
Consigliere Dott. SALVATORE DI PALMA;
lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale dott. VELARDI Maurizio,
il quale chiede che la Corte di Cassazione, in camera di consiglio, in accoglimento del
ricorso, dichiari la giurisdizione della Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per le
Marche, a conoscere della domanda di accertamento di dipendenza da causa di servizio
proposta da G.P..
che, con ricorso dell'11 ottobre 2012, G.P. - maresciallo dei Carabinieri in servizio
presso la Compagnia di Camerino -, ha proposto istanza di regolamento di giurisdizione,
nei confronti del Ministro della difesa e del Comitato di verifica della cause di servizio,
in riferimento alla causa dallo stesso G. promossa dinanzi alla Corte dei conti, sezione
giurisdizionale regionale per le Marche, nei confronti delle medesime parti, con ricorso
del 2 febbraio 2012 e pendente dinanzi a detta sezione giurisdizionale della Corte dei
conti (r. g. n. 21436 del 2012);
che il Ministro della difesa ed il Comitato di verifica della cause di servizio, benchè
ritualmente intimati, non si sono costituiti nè hanno svolto attività difensiva;
che, sulla base del ricorso introduttivo del presente giudizio nonchè dell'odierno ricorso,
deve premettersi, in punto di fatto e per quanto in questa sede rileva, che:
a) con il ricorso introduttivo, il G. ha impugnato dinanzi all'indicata sezione
giurisdizionale regionale della Corte dei conti:
il D.M. Difesa 31 agosto 2011, n. 4690/D, pos. 600622/C, ed il correlato conforme
parere del predetto Comitato di verifica, con il quale è stata respinta l'istanza del 10
dicembre 2003 per negata dipendenza da causa di servizio dell'infermità "broncopatia
cronica ostruttiva di primo grado"; il D.M. Difesa 4 ottobre 2011, n. 5381/N, pos.
600622/C, ed il correlato conforme parere del Comitato, con il quale è stata respinta
l'istanza del 22 dicembre 2007 per negata dipendenza da causa di servizio dell'infermità
"ipertensione arteriosa con impegno d'organo";
b) con tale ricorso, il G. ha chiesto, nel merito, che la Corte adita dichiarasse la
dipendenza da causa di servizio delle infermità de quibus ai fini che qui interessano, con
ogni consequenziale statuizione, deducendo, tra l'altro e in particolare, che Il ricorso ... è
rivolto all'accertamento e alla conseguente dichiarazione di riconoscimento della
dipendenza da causa di servizio delle menomazioni in discussione, quale presupposto
necessario ed inderogabile ai fini pensionistici di privilegio negato con i gravati
provvedimenti (cfr. ricorso introduttivo, pag. 3);
c) costituitosi, il Ministro della difesa, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale
dello Stato, ha eccepito il difetto di giurisdizione della Corte dei conti, indicando come
giurisdizionalmente competente il Giudice amministrativo, perchè i provvedimenti
impugnati riguardano il diritto all'equo indennizzo e non alla pensione privilegiata non
chiesta dall'interessato ancora in servizio e neanche prossimo alla quiescenza;
che, tanto premesso, il ricorrente G.P. chiede che la Corte di cassazione, a sezioni unite
ai sensi dell'art. 41 cod. proc. civ., voglia affermare e dichiarare la competenza
giurisdizionale della Corte dei conti in materia di accertamento della dipendenza da
causa di servizio quale presupposto del diritto a pensione privilegiata anche nei
confronti del militare in servizio;
che il Procuratore generale ha concluso, chiedendo che le sezioni unite della Corte di
cassazione dichiarino la giurisdizione della Corte dei conti a conoscere la domanda di
accertamento di dipendenza da causa di servizio, proposta da G.P..
che, con il ricorso in esame, G.P. osserva che: a) il proposto ricorso introduttivo è volto
esclusivamente all'accertamento della dipendenza delle denunciate infermità da causa di
servizio al fine del futuro riconoscimento della pensione privilegiata, come risulta dallo
stesso ricorso introduttivo con il quale è stata impugnata la sola parte dei due decreti
ministeriali concernente la denegata dipendenza da causa di servizio a detto fine;
b) contrariamente a quanto affermato dalla difesa erariale, non rileva la circostanza che
il ricorrente sia ancora in servizio, non potendosi negare al personale ancora in servizio
il diritto alla tutela giurisdizionale volta all'accertamento del presupposto necessario - il
riconoscimento della causa di servizio, appunto - per poter successivamente far valere in
giudizio il diritto a pensione privilegiata;
che la questione sottoposta alla decisione di queste Sezioni Unite consiste nello stabilire
se - nel caso, quale quello di specie, in cui un appartenente alle forze armate in servizio
attivo abbia impugnato dinanzi alla competente sezione giurisdizionale regionale della
Corte dei conti i decreti del Ministro della difesa (ed i correlati conformi pareri del
Comitato di verifica delle cause di servizio), con i quali siano state respinte le istanze di
riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di infermità - tale causa, volta
all'accertamento della dipendenza delle denunciate infermità da causa di servizio al fine
del futuro riconoscimento della pensione privilegiata, sia attribuita o no alla competenza
giurisdizionale della Corte dei conti;
che il ricorso merita accoglimento, con la conseguenza che deve essere dichiarata la
giurisdizione della Corte dei conti a conoscere la domanda proposta dal ricorrente con il
ricorso introduttivo del presente giudizio;
che, infatti, queste Sezioni Unite - in fattispecie strettamente analoga alla presente -
hanno enunciato il principio di diritto, al quale il Collegio intende dare continuità,
secondo cui è devoluta alla giurisdizione della Corte dei conti non soltanto la domanda
di accertamento della causa di servizio, proposta unitamente alla conseguente domanda
di condanna dell'ente al pagamento del trattamento pensionistico, ma anche la sola
domanda di mero accertamento della causa di servizio, quale presupposto del
trattamento pensionistico privilegiato, atteso il carattere esclusivo di tale giurisdizione,
affidata al criterio di collegamento costituito dalla "materia" (cfr. la sentenza n. 5467 del
2009; cfr.
che, nella specie, non incide assolutamente sulla affermata giurisdizione della Corte dei
conti - dipendente soltanto, si ribadisce, dall'oggetto della domanda, concernente
certamente la "materia" pensionistica - la circostanza che il ricorrente sia ancora in
servizio attivo, tale circostanza, estranea al giudizio di queste sezioni unite, potendo
eventualmente rilevare, secondo l'autonomo giudizio sul punto dell'adita sezione
giurisdizionale regionale della Corte dei conti, sull'ammissibilità della proposta
che, quanto alle spese della presente fase del giudizio, se ne può disporre l'integrale
compensazione tra le parti, avuto riguardo alla parziale novità della questione trattata, in
relazione alla proposizione della domanda in pendenza del servizio attivo.
Accoglie il ricorso e dichiara la giurisdizione della Corte dei conti. Compensa le spese.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili, il 8 ottobre
da nabboni » gio apr 17, 2014 8:29 am
Questa ordinanaza è uno spettacolo.
da italiauno61 » gio apr 17, 2014 8:48 am
Direi epocale.
da avt8 » gio apr 17, 2014 9:19 am
Questa sentenza ha un solo punto di riferimento utile per i colleghi,quello di ricorrrere in proprio avanti alla Corte dei Conti senza l'assistenza di un legale-In quanto per i giudizi avanti alla Corte dei Conti ,si può difendere in proprio,io ne ho fatto 3- Però bisogna stare attenti perchè quando si ricorre avanti alla Corte dei Conti,il Giudice di solito ordina una CTU, e se poi si perde, si viene condannati al pagamento anche di questo- La sentenza delle Sezioni Unite,ha solo stabilito la competenza giurisdizionale.nulla di nuovo ha stabilito con l'ordinanza di regolamento.-
Tranne quella dell'accertamento del riconoscimento anche in attività di servizio, che ,questo anche prima si poteva fare ma avanti al T.A.R. per cui l'unica innovazione e la comperenza de giudice contabile
da nabboni » gio apr 17, 2014 4:18 pm
Anche il TAR condanna al pagamento della CTU, cui aggiungere le spese legali+ contributo etc.etc.. E poi credo che i tempi di attesa siano inferiori e in genere le probabilità di successo sono più alte, fermo restando idonea certificazione e un ricorso ben fatto (ma questo vale ancor di più per il TAR). Chi è capace di farsi un ricorso da se risprmia il legale e non è poco.
da panorama » dom apr 20, 2014 10:22 pm
grazie asus anche del tuo aiuto al forum, una mano aiuta l'altra.
da panorama » lun nov 10, 2014 6:32 pm
Questa sentenza del Tar di Bari specifica meglio le competenze tra il Tar e la Corte dei Conti, poiché richiama la sentenza di Recente emessa dalla Cass. civ. Sez. Un., 24 febbraio 2014, n. 4325, meglio divulgata precedentemente in questo post
1) - Invero, la Corte costituzionale con sentenza del 3 dicembre 1993 n. 428 ha ritenuto compatibile con la Costituzione l’interpretazione costantemente seguita dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (cfr. sentenze nn. 3601 del 1986, 2091 del 1989, 5988 del 1992) secondo cui sono attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo, anziché della Corte dei Conti, le controversie in materia di corresponsione dell’equo indennizzo agli impiegati civili dello Stato per infermità o perdita dell’integrità fisica dipendente da causa di servizio.
2) - Con la citata decisione la Consulta ha evidenziato come la mancata interpositio del legislatore (i.e. mancata estensione, da parte del legislatore, della giurisdizione contabile alle controversie in materia di equo indennizzo) non può essere censurata di irrazionalità, posto che i due istituti in esame (equo indennizzo e trattamento pensionistico privilegiato), pur avendo in comune lo stesso presupposto di fatto (noxa patogena causata dal servizio), hanno differente natura giuridica e quindi non giustificano una deroga, in ordine al primo, al criterio regolatore della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
3) - Anche Corte Conti, Sez. Riun., 8 ottobre 1987, n. 67 ha sottolineato il criterio di riparto della giurisdizione in materia di equo indennizzo e trattamento pensionistico privilegiato: (omissis leggi in sentenza qui sotto).
4) - Si deve, pertanto, ritenere che:
- ) - al giudice contabile sono devolute le controversie in tema di pensioni privilegiate (su cui ha giurisdizione esclusiva),
- ) - al giudice amministrativo (attualmente con esclusivo riferimento al personale in regime di diritto pubblico ex art. 3 dlgs n. 165/2001) è attribuita la cognizione delle controversie in materia di equo indennizzo.
5) - Ovviamente, a seguito della privatizzazione sostanziale e processuale del rapporto di pubblico impiego restano devolute al giudice amministrativo le controversie relativamente alla corresponsione dell’equo indennizzo con esclusivo riferimento al personale in regime di diritto pubblico di cui all’art. 3 dlgs n. 165/2001 non soggetto a privatizzazione (ipotesi ricorrente nel caso di specie, essendo l’istante un soggetto appartenente alla categoria del “personale militare”).
N.B.: per completezza leggete per intero la sentenza qui sotto.
05/11/2014	201401305 Sentenza	1
N. 01305/2014 REG.PROV.COLL.
N. 01514/2012 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1514 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto da -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avv. Raffaele Bia, con domicilio eletto in Bari, corso Vittorio Emanuele II, 179;
Ministero della Difesa - Marina Militare, Marina Militare - Ufficio Generale del Personale - 4° Reparto, Marina Militare - Ispettorato di Sanità, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bari, domiciliataria in Bari, via Melo, 97;
del decreto negativo n. 309 del 3.7.2012, notificato in data 9.9.2012, adottato dal Direttore della Direzione Generale della Previdenza Militare della Leva e del Collocamento - 1° Reparto - 6^ Divisione del Ministero della Difesa, con cui è stata respinta la domanda di pensione privilegiata ordinaria proposta dall’istante;
sul ricorso per motivi aggiunti depositato in data 3 dicembre 2013, per l’annullamento,
- del decreto n. 342 del 26.8.2013, notificato in data 15.10.2013, adottato dal Dirigente della Direzione Generale della Previdenza Militare della Leva e del Collocamento - I° Reparto - 4^ Divisione - Servizio Speciale Benefici;
- della delibera posizione n. 121/2013, resa nell’adunanza n. 153/2013 del 5.4.2013 del Comitato di Verifica delle cause di servizio del Ministero dell’Economia e delle Finanza;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa - Marina Militare, della Marina Militare - Ufficio Generale del Personale - 4° Reparto e della Marina Militare - Ispettorato di Sanità;
Visto l’art. 22, comma 8 dlgs 30 giugno 2003, n. 196;
Relatore il dott. Francesco Cocomile e uditi nell’udienza pubblica del giorno 8 ottobre 2014 per le parti i difensori avv.ti Michele Perrone, su delega dell’avv. Raffaele Bia, e Donatella Testini;
Con ricorso r.g. n. 1047/2003 -OMISSIS- (sottocapo in congedo della Marina Militare) impugnava il verbale n. 83/02 del 15 gennaio 2002 con il quale la Commissione medica di II istanza istituita presso l’Ispettorato della Sanità della Marina Militare escludeva la dipendenza da causa di servizio della infermità “OMISSIS” e lo valutava “idoneo al servizio M.M. all’atto del collocamento in congedo”.
Il T.A.R. Bari con sentenza n. 108 del 19.1.2011 annullava il predetto atto (i.e. verbale n. 83/02).
La sentenza in esame non veniva impugnata e, conseguentemente, passava in giudicato.
L’istante con lettera del 27.4.2011 invocava, in conseguenza della sentenza favorevole n. 108/2011, la corresponsione di un equo indennizzo nella misura massima prevista per la categoria di ascrivibilità e/o della pensione privilegiata ordinaria.
Il Ministero della Difesa con nota del 5.12.2011, a seguito della pubblicazione della sentenza n. 108/2011, invitava la Commissione medica a disporre il formale annullamento degli atti impugnati di prima e seconda istanza.
La Commissione medica di seconda istanza con giudizio del 4.1.2012 annullava il processo verbale n. 83/02 (già in precedenza - come visto - invalidato dal T.A.R. Bari con la citata sentenza n. 108/2011).
Seguiva il censurato provvedimento n. 309 del 3.7.2012 con cui, in dispositivo, veniva decretata la reiezione della “… suindicata domanda di pensione privilegiata ordinaria”.
Con l’atto introduttivo del presente giudizio il -OMISSIS- contestava il menzionato provvedimento n. 309/2012, deducendo censure sinteticamente riconducibili alla violazione/elusione del giudicato di cui alla sentenza n. 108/2011 ed alla contraddittorietà dell’azione amministrativa.
A seguito della proposizione del ricorso introduttivo l’Amministrazione provvedeva a revocare in autotutela il decreto n. 309/2012.
Venivano successivamente adottati la delibera posizione n. 121/2013, resa nell’adunanza n. 153/2013 del 5.4.2013 del Comitato di Verifica delle cause di servizio del Ministero dell’Economia e delle Finanza ed il decreto n. 342 del 26.8.2013, adottato dal Dirigente della Direzione Generale della Previdenza Militare della Leva e del Collocamento - I° Reparto - 4^ Divisione - Servizio Speciale Benefici (quest’ultimo di recepimento della prima delibera).
Con il decreto n. 342/2013 l’istanza di pensione privilegiata dell’interessato era quindi nuovamente rigettata (dispositivo del provvedimento: “… è respinta la suindicata domanda di pensione privilegiata”).
Con ricorso per motivi aggiunti il -OMISSIS- contestava i menzionati atti, rilevando che sarebbe stato violato il giudicato formatosi sulla sentenza n. 108/2011, reiterando motivazioni già stigmatizzate dal T.A.R. Bari con la citata decisione; che il nuovo provvedimento sarebbe affetto da difetto di istruttoria e di motivazione, oltre che da eccesso di potere per evidente contraddittorietà del giudizio medico legale rispetto ai presupposti.
In sintesi, secondo la prospettazione di parte ricorrente il censurato decreto ed il presupposto parere non avrebbero tenuto in considerazione il servizio concretamente svolto dal -OMISSIS- in condizioni di particolare disagio e stress psico-fisico.
Ciò premesso in punto di fatto, ritiene questo Collegio che, in accoglimento della eccezione formulata da parte resistente con memoria depositata in data 5 dicembre 2012, debba essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla cognizione della presente controversia in favore del giudice contabile.
Invero, la Corte costituzionale con sentenza del 3 dicembre 1993 n. 428 ha ritenuto compatibile con la Costituzione l’interpretazione costantemente seguita dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (cfr. sentenze nn. 3601 del 1986, 2091 del 1989, 5988 del 1992) secondo cui sono attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo, anziché della Corte dei Conti, le controversie in materia di corresponsione dell’equo indennizzo agli impiegati civili dello Stato per infermità o perdita dell’integrità fisica dipendente da causa di servizio.
Con la citata decisione la Consulta ha evidenziato come la mancata interpositio del legislatore (i.e. mancata estensione, da parte del legislatore, della giurisdizione contabile alle controversie in materia di equo indennizzo) non può essere censurata di irrazionalità, posto che i due istituti in esame (equo indennizzo e trattamento pensionistico privilegiato), pur avendo in comune lo stesso presupposto di fatto (noxa patogena causata dal servizio), hanno differente natura giuridica e quindi non giustificano una deroga, in ordine al primo, al criterio regolatore della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
Anche Corte Conti, Sez. Riun., 8 ottobre 1987, n. 67 ha sottolineato il criterio di riparto della giurisdizione in materia di equo indennizzo e trattamento pensionistico privilegiato:
«Presupposto essenziale per il radicarsi della giurisdizione pensionistica della Corte dei conti, anche in ipotesi di pensioni privilegiate, è la cessazione dal servizio del dipendente pubblico, mentre l’istituto dell’equo indennizzo tende ad assicurare al dipendente il ristoro di un pregiudizio subito in dipendenza di lesioni o infermità contratte per causa di servizio che abbiano comportato menomazioni transitorie o permanenti ma non tali da produrre inidoneità al servizio, oppure permanenti ma definitivamente invalidanti; e, pertanto, stante la diversità di presupposti dei due istituti (nell’equo indennizzo non sussiste necessarietà di cessazione del rapporto) deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione della Corte dei conti in materia di equo indennizzo.».
Si deve, pertanto, ritenere che al giudice contabile sono devolute le controversie in tema di pensioni privilegiate (su cui ha giurisdizione esclusiva), mentre al giudice amministrativo (attualmente con esclusivo riferimento al personale in regime di diritto pubblico ex art. 3 dlgs n. 165/2001) è attribuita la cognizione delle controversie in materia di equo indennizzo.
Recentemente, Cass. civ. Sez. Un., 24 febbraio 2014, n. 4325 ha riaffermato il principio di diritto in esame:
«È devoluta alla Corte dei conti la domanda di mero accertamento della causa di servizio proposta ai fini del riconoscimento del trattamento pensionistico privilegiato, atteso il carattere esclusivo di tale giurisdizione, affidata al criterio di collegamento per “materia”, senza che assuma rilievo la circostanza che il dipendente pubblico sia ancora in servizio attivo, trattandosi di profilo suscettibile solo di rilevare sull’ammissibilità della domanda, la cui valutazione è rimessa al giudice speciale.».
Ovviamente, a seguito della privatizzazione sostanziale e processuale del rapporto di pubblico impiego restano devolute al giudice amministrativo le controversie relativamente alla corresponsione dell’equo indennizzo con esclusivo riferimento al personale in regime di diritto pubblico di cui all’art. 3 dlgs n. 165/2001 non soggetto a privatizzazione (ipotesi ricorrente nel caso di specie, essendo l’istante un soggetto appartenente alla categoria del “personale militare”).
Nella fattispecie in esame il ricorso introduttivo ed il successivo ricorso per motivi aggiunti hanno ad oggetto la contestazione, da parte del -OMISSIS-, del giudizio operato dalla Amministrazione in ordine alla dipendenza da causa di servizio della infermità “OMISSIS”.
In particolare, l’interessato censura con l’atto introduttivo il decreto n. 309 del 3.7.2012 con cui veniva “respinta la suindicata domanda di pensione privilegiata ordinaria” e con i motivi aggiunti il decreto n. 342 del 26.8.2013 avente identico dispositivo finale (i.e. reiezione della domanda di pensione privilegiata).
In entrambi i ricorsi il -OMISSIS- ha chiesto che il giudice adito dichiari la dipendenza da causa di servizio quale presupposto necessario ed inderogabile ai fini della corresponsione del beneficio.
Ciò premesso, a prescindere dal contenuto chiaramente generico della istanza del 27.4.2011 (avente ad oggetto la corresponsione, in alternativa, di un equo indennizzo nella misura massima prevista per la categoria di ascrivibilità e/o della pensione privilegiata ordinaria), va evidenziato che i provvedimenti contestati dal -OMISSIS- respingono espressamente la domanda di pensione privilegiata.
Ne consegue che il giudice munito di giurisdizione deve essere individuato in relazione al contenuto sostanziale dei provvedimenti impugnati (cfr. T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. IV, 18 marzo 2014, n. 691: “Ai fini della determinazione della giurisdizione, ciò che rileva non è la prospettazione delle parti, bensì il petitum sostanziale, che va identificato in funzione della causa petendi, cioè dell’intrinseca natura della controversia dedotta in giudizio ed individuata dal giudice con riguardo ai fatti allegati, ed al rapporto giuridico del quale detti fatti sono manifestazione; l’elemento decisivo per radicare la giurisdizione amministrativa, al di là della prospettazione del ricorrente, è pertanto costituito dal potere autoritativo dell’Amministrazione, espresso nel provvedimento impugnato.”).
Nel caso di specie sia l’atto introduttivo, sia il ricorso per motivi aggiunti hanno ad oggetto censure rivolte a contrastare provvedimenti che respingono unicamente la domanda di pensione privilegiata, con la conseguenza che il giudice munito di giurisdizione in ordine alla impugnazione di detti atti è - conformemente a quanto indicato in calce agli stessi provvedimenti ed alla giurisprudenza in precedenza analizzata - il giudice contabile in sede giurisdizionale regionale competente.
In conclusione, si deve affermare il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla cognizione della domanda di cui al ricorso introduttivo, integrato da motivi aggiunti, in favore della Corte dei conti in sede giurisdizionale regionale competente, innanzi alla quale detta domanda potrà essere riproposta nei termini di legge secondo i principi affermati dalle sentenze della Corte costituzionale, 12 marzo 2007, n. 77 e della Corte di Cassazione, Sez. Un., 22 febbraio 2007, n. 4109 ed in virtù delle previsioni normative di cui agli artt. 59 legge 18 giugno 2009, n. 69 e 11 cod. proc. amm.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, sede di Bari, Sez. I, dichiara il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla cognizione della domanda di cui al ricorso introduttivo, integrato da motivi aggiunti, ed indica la Corte dei conti in sede giurisdizionale regionale competente quale giudice munito di giurisdizione su di essa.
Manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del provvedimento, all’oscuramento delle generalità, nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque citate nel provvedimento.
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 8 ottobre 2014 con l’intervento dei magistrati:
da panorama » dom mag 01, 2016 10:52 pm
SICILIA SENTENZA 370 27/04/2016
• C. E., nato OMISSIS;
• Ministero della Difesa in persona del legale rappresentante pro-tempore.
da panorama » dom mag 01, 2016 10:54 pm
SICILIA SENTENZA 345 19/04/2016
da panorama » mer ott 05, 2016 1:10 pm
TERZA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO SENTENZA 20 01/02/2016
Enzo Rotolo Presidente rel. est.
da panorama » mer mar 01, 2017 11:14 am
Il Ministero della Difesa fa Appello per la riforma della sentenza n. 370/2016, emessa dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, quì da me sopra postata in data 01/05/2016.
Il M.D. perde l'Appello.
Occhio allarmante per TUTTI cmq. se c'è la seguente scritta:
- ) - il Ministero, nelle "avvertenze" allegate al suddetto decreto, chiaramente aveva precisato: "…decorso inutilmente il termine per l'eventuale ricorso al TAR, il giudizio sulla dipendenza sarebbe divenuto inoppugnabile anche in sede di successivo eventuale provvedimento negativo di pensione privilegiata…".
1) - Il Ministero della Difesa, costituitosi in giudizio, eccepiva il difetto di giurisdizione e faceva presente che il citato decreto del Ministero della Difesa era stato impugnato anche innanzi al T.A.R. Catania, vertendo in materia di equo indennizzo.
2) - Con memoria depositata in data 07.09.2015, il ricorrente, precisava che la domanda era finalizzata esclusivamente al “…riconoscimento della causa di servizio quale presupposto al diritto di pensione privilegiata che pertanto è l’unico petitum sostanziale nell’ambito di questo giudizio…”.
3) - Il Giudice di primo grado, quindi, riteneva sussistente la giurisdizione (richiamando l’ordinanza n. 4325/2014 delle Sezioni unite della Corte Cassazione) e, in accoglimento parziale del ricorso, riconosceva dipendente da causa di servizio, ai fini della pensione privilegiata, la patologia “spondilosi cervicale”.
4) - Nell’appello, il Ministero della difesa affermava che l’appellato, attualmente in servizio, non aveva formulato istanza di trattamento pensionistico privilegiato, né risultava prossimo alla pensione.
5) - Con memoria depositata il 22-11-2016, l’appellato affermava che:
- •	contrariamente a quanto sostenuto dal Ministero della Difesa, il decreto n° 164/N del 21.01.2013 non era relativo solo all'equo indennizzo in quanto l'art. 12 del DPR n. 461/2001 sanciva che il procedimento di accertamento della causa di servizio di infermità era unico e definitivo sia ai fini della concessione dell'equo indennizzo che della pensione privilegiata; inoltre stesso Ministero, nelle "avvertenze" allegate al suddetto decreto, chiaramente aveva precisato: "…decorso inutilmente il termine per l'eventuale ricorso al TAR, il giudizio sulla dipendenza sarebbe divenuto inoppugnabile anche in sede di successivo eventuale provvedimento negativo di pensione privilegiata…";
- •	il riconoscimento della causa di servizio era il primo atto amministrativo necessario e propedeutico alla concessione della pensione privilegiata con la conseguenza che, in presenza di un diniego, come quello opposto dal Ministero con il decreto n°164/N, valevole, ai sensi dell'art. 12 del DPR n. 461/2001, anche ai fini della pensione privilegiata, l'appellato, anche cessando dal servizio, non avrebbe potuto presentare istanza di trattamento pensionistico privilegiato. Per tali ragioni, insisteva, quindi, per il rigetto dell’appello.
La Corte dei Conti d'Appello per la Sicilia precisa:
6) - Nel caso in questione il soggetto ha ritenuto di poter far valere il suo diritto a pensione privilegiata e ha manifestato un interesse concreto e attuale ad un immediato accertamento di tale presupposto che, con il suo concretizzarsi, cristallizza una posizione giuridica di vantaggio ed in quanto tale meritevole di immediata tutela.
7) - Il Collegio, quindi, non può che ribadire, facendo applicazione di un pacifico e consolidato orientamento giurisprudenziale, che è devoluta alla giurisdizione della Corte dei conti non solo la domanda di accertamento della causa di servizio proposta unitamente alla conseguente domanda di condanna dell'ente previdenziale al pagamento del trattamento pensionistico,
- ) - ma anche la sola domanda di mero accertamento della causa di servizio quale presupposto della spettanza del trattamento pensionistico privilegiato (Cassazione civile, SS.UU. 6 marzo 2009 n. 5467).
8) - Nella fattispecie, inoltre, il Ministero della Difesa (proprio perchè l’art. 12 del d.p.r. n. 461/2001 aveva previsto che il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una patologia o di una lesione costituiva accertamento definitivo, anche nel caso in cui vi fosse da parte dell’interessato una successiva istanza volta ad ottenere solo l’equo indennizzo e/o il trattamento pensionistico privilegiato) nelle "avvertenze" del citato decreto n° 164/N del 21.01.2013, ha chiaramente affermato che "…decorso inutilmente il termine per l'eventuale ricorso al TAR, il giudizio sulla dipendenza sarebbe divenuto inoppugnabile anche in sede di successivo eventuale provvedimento negativo di pensione privilegiata…".
9) - Quanto all’affermazione dell’appellante (secondo cui la sentenza impugnata trova “…il proprio limite sancito dall'art. 71 lett. b) del regio decreto 1038 del 1933...”), si osserva che
- ) - la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione e delle Sezioni d’appello di questa Corte ha ridimensionato la questione della necessità della previa domanda ex art. 71 lett. B del predetto R.D., valutando l’ammissibilità del ricorso pur in assenza di un formale provvedimento dell’Amministrazione e sottolineando come sarebbe un inutile formalismo subordinare la proponibilità del ricorso alla preesistenza del provvedimento amministrativo, tenuto conto che il giudizio pensionistico, formalmente modellato come giudizio di impugnazione, è, nella sostanza, un giudizio pieno sul rapporto (Cass. sent. 10.05.1993 n. 5329; Corte conti, Sez. I, sent. n. 206 del 2002 e n. 171/2015, n° 120/A/2015 di questa Corte).
SEZIONE DI APPELLO PER LA SICILIA	SENTENZA	30	14/02/2017
SEZIONE DI APPELLO PER LA SICILIA SENTENZA 30 2017 PENSIONI 14/02/2017
dott. Tommaso BRANCATO - Consigliere
Sentenza N.30/A/2017
nel giudizio d’appello, in materia di pensioni, iscritto al n. 5626/P del registro di segreteria promosso dal Ministero della Difesa - Direzione Generale della Previdenza Militare e della Leva, con sede in Roma, Viale dell'Esercito, 186, rappresentato e difeso, in base al Decreto dirigenziale 18 giugno 2014 del Direttore Generale di PREVIMIL, dal Direttore del II Reparto, dott.ssa Antonella Isola, contro E. C., rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Di Francesco il quale chiede che, ai sensi e per gli effetti dell'art. 170 del c.p.c., le comunicazioni gli vengano effettuate presso la casella di posta elettronica certificata antoniodifrancesco@avvocatimistretta.it ovvero al numero di fax 0921/381602, per la riforma della sentenza n. 370/2016, emessa dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, in data 20-04-2016, notificata il 02-05-2016.
Uditi, nella pubblica udienza del 19-01-2017, il relatore, consigliere Vincenzo Lo Presti, e l’avv. Antonio Di Francesco.
Con ricorso proposto innanzi alla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, il sig. E. C., in servizio nell’Arma dei Carabinieri , chiedeva il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità: “gastroduodenite erosiva”, “sinusite mascellare, frontale e rinofaringite cronica”, “ernia iatale”, “esofagite peptica erosiva da reflusso di secondo grado” e “artrosi cervicale a modica incidenza funzionale”.
A tal fine, impugnava il decreto del Ministero della Difesa n. 164 del 21.01.2013 che, nel richiamare il parere del Comitato tecnico per le cause di servizio, espresso nell’adunanza n. 98/2012 del 09.09.2012 e quello espresso nell’adunanza n. 483/2012 del 21.11.2012, aveva dichiarato non dipendenti da causa di servizio le predette infermità ed aveva rigettato la domanda di concessione dell’equo indennizzo.
Il Ministero della Difesa, costituitosi in giudizio, eccepiva il difetto di giurisdizione e faceva presente che il citato decreto del Ministero della Difesa era stato impugnato anche innanzi al T.A.R. Catania, vertendo in materia di equo indennizzo.
Con memoria depositata in data 07.09.2015, il ricorrente, precisava che la domanda era finalizzata esclusivamente al “…riconoscimento della causa di servizio quale presupposto al diritto di pensione privilegiata che pertanto è l’unico petitum sostanziale nell’ambito di questo giudizio…”.
Il Giudice di primo grado, quindi, riteneva sussistente la giurisdizione (richiamando l’ordinanza n. 4325/2014 delle Sezioni unite della Corte Cassazione) e, in accoglimento parziale del ricorso, riconosceva dipendente da causa di servizio, ai fini della pensione privilegiata, la patologia “spondilosi cervicale”.
Nell’appello, il Ministero della difesa affermava che l’appellato, attualmente in servizio, non aveva formulato istanza di trattamento pensionistico privilegiato, né risultava prossimo alla pensione.
Aggiungeva che, con sentenza n. 422/2016, la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, riferendosi alla citata sentenza n. 4325/2014 delle Sezioni unite della Corte Cassazione, aveva affermato che “…la Suprema Corte, ai fini del radicarsi della giurisdizione, ha enfatizzato il collegamento costituito dalla materia riconoscendo la giurisdizione della Corte dei Conti non solo quando l'accertamento giudiziale sia proposto unitamente alla richiesta di pensione di privilegio ma anche quando l'accertamento giudiziale della dipendenza da causa di servizio sia proposto da solo, purché finalizzato all'accertamento del diritto a pensione di privilegio, senza che possa minimamente rilevare la circostanza che il ricorrente sia ancora in servizio...”; inoltre, con sentenza n. 776/2015, sempre la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, aveva anche precisato che “…In buona sostanza, il fatto che la domanda giudiziale non sia sovrapponibile a quella formulata in via amministrativa rende evidente che il ricorrente chiede tutela, anche riguardo allo scopo-mezzo (il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità sofferta), senza aver mai manifestato interesse rispetto allo scopo-fine (la pensione privilegiata) e che, pertanto, il Giudice - individuato proprio grazie al riferimento all’interesse alla pensione privilegiata - non può scrutinare la fondatezza di una pretesa strumentale rispetto a un interesse mai oggettivamente manifestato. In altri termini, per la mancanza della domanda amministrativa di pensione privilegiata, il collegamento oggettivo tra diniego del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità denunciata e lesione dell’interesse pensionistico è insussistente sul piano sostanziale. A ciò va aggiunto che se si ritenesse ammissibile una domanda giudiziale avulsa dalla conformazione del rapporto sostanziale riguardo al quale è chiesta la tutela, vale a dire non sovrapponibile a un assetto di interessi oggettivamente manifestati sul piano sostanziale (dove, invece, mancando la domanda pensionistica, manca l’oggettiva manifestazione dell’interesse pensionistico), si otterrebbe il distorto risultato secondo cui, nel caso di accertamento, da parte del Giudice contabile, della dipendenza da causa di servizio di una infermità (scopo-mezzo), l’interessato potrebbe, comunque, avvalersi di tale pronuncia anche per ottenere altri benefici (cioè, altro scopo-fine), il cui riconoscimento è subordinato alla sussistenza dello stesso presupposto (cioè, dello stesso scopo-mezzo)….”; infine, l’art. 71, primo comma, lettera b) del r.d. 13 agosto 1933, n. 1038 prevedeva che i ricorsi in materia di pensioni non erano ammessi quando “…si propongano domande sulle quali non siasi provveduto in sede amministrativa…” e, nella fattispecie, il ricorrente aveva unicamente chiesto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle patologie sofferte e la conseguente liquidazione del beneficio dell'equo indennizzo (infatti, la necessità di accertare la dipendenza da causa di servizio delle patologie sofferte, anche ai fini della pensione privilegiata, era stata dichiarata, per la prima volta, nel ricorso introduttivo, non essendo tale finalità mai stata menzionata in sede amministrativa); in conseguenza, la sentenza impugnata trovava “…il proprio limite sancito dall'art. 71 lett. b) del regio decreto 1038 del 1933...” .
Per tali ragioni, l’appellante chiedeva l’annullamento della sentenza impugnata.
Con memoria depositata il 22-11-2016, l’appellato affermava che:
•	contrariamente a quanto sostenuto dal Ministero della Difesa, il decreto n° 164/N del 21.01.2013 non era relativo solo all'equo indennizzo in quanto l'art. 12 del DPR n. 461/2001 sanciva che il procedimento di accertamento della causa di servizio di infermità era unico e definitivo sia ai fini della concessione dell'equo indennizzo che della pensione privilegiata; inoltre stesso Ministero, nelle "avvertenze" allegate al suddetto decreto, chiaramente aveva precisato: "…decorso inutilmente il termine per l'eventuale ricorso al TAR, il giudizio sulla dipendenza sarebbe divenuto inoppugnabile anche in sede di successivo eventuale provvedimento negativo di pensione privilegiata…";
•	il riconoscimento della causa di servizio era il primo atto amministrativo necessario e propedeutico alla concessione della pensione privilegiata con la conseguenza che, in presenza di un diniego, come quello opposto dal Ministero con il decreto n°164/N, valevole, ai sensi dell'art. 12 del DPR n. 461/2001, anche ai fini della pensione privilegiata, l'appellato, anche cessando dal servizio, non avrebbe potuto presentare istanza di trattamento pensionistico privilegiato. Per tali ragioni, insisteva, quindi, per il rigetto dell’appello.
Preliminarmente, si osserva che:
•	l’equo indennizzo costituisce un peculiare beneficio economico attribuito all’impiegato che, per infermità o lesione contratta per causa di servizio, abbia subito una perdita o menomazione permanente della sua integrità psicofisica; è costituito dalla corresponsione di una somma di denaro una tantum commisurata alla gravità della menomazione subita e alla retribuzione percepita dall’avente diritto al momento della domanda; si tratta di un provvedimento di ristoro economico, di natura non previdenziale, concesso dall’Amministrazione ai propri dipendenti che, per fatti di servizio, abbiano riportato una menomazione alla propria integrità psicofisica, ascrivibile ad una delle categorie di cui alle tabelle “A” o “B” annesse al d.p.r. n. 834/1981, prescindendo dalla responsabilità a titolo di colpa o dolo del datore di lavoro (Consiglio di Stato, adunanza plenaria 16.07.1993 n. 9): per tale motivo si parla di indennizzo e non di risarcimento;
•	la pensione privilegiata, invece, è quel particolare diritto patrimoniale che sorge, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, in capo al dipendente affetto da lesioni o infermità, sempre causalmente ricollegabili a fatti di servizio e che lo abbiano reso anche inabile allo stesso; per i militari, invece, è previsto un regime di favore disciplinato dagli artt. 67 ss del d.p.r. n. 1092/1973 che dà diritto alla pensione privilegiata anche se le infermità lamentate non rendano il dipendente inabile al servizio purchè siano ascrivibili alla tabella “A”, annessa al d.p.r. n. 834/1981.
In particolare, le Sezioni Riunite di questa Corte nella sentenza n. 106/B del 02.08.1979, nel cogliere la differente natura dei citati istituti, hanno chiarito che “…l’equo indennizzo trova il suo fondamento nella disciplina del rapporto di impiego ed è estraneo al trattamento di quiescenza sia normale che privilegiato col quale è in contrapposizione concettuale e teleologica, pur essendo con esso compatibile quando il dipendente interrompa la prestazione di servizio per effetto delle menomazioni…”.
Inoltre, l’art. 5 bis della legge n. 472/1987, nel prevedere che i giudizi collegiali adottati dalle commissioni mediche ospedaliere sono da considerarsi definitivi, ai fini del riconoscimento delle infermità per la dipendenza della causa di servizio, ha fatto espressamente salvo il parere del Comitato per le Pensioni Privilegiate Ordinarie in sede di liquidazione della pensione privilegiata e dell’equo indennizzo, lasciando evidentemente aperta la possibilità di giudizi divergenti ai fini della concessione dei diversi benefici, senza che il contrasto di valutazione si risolva in una violazione dei principi del giusto processo, considerato che gli istituti de quibus poggiano su presupposti differenti.
Di recente, poi, il legislatore, con l’art. 12 del d.p.r. n. 461/2001, ha sancito l’unicità dell’accertamento, prevedendo espressamente che il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una patologia o di una lesione per la quale debba pronunciarsi il Comitato di Verifica, già Comitato per le Pensioni Privilegiate Ordinarie, costituisce accertamento definitivo anche nel caso in cui vi sia da parte dell’interessato una successiva istanza volta ad ottenere solo l’equo indennizzo e/o il trattamento pensionistico privilegiato.
Ciò premesso, si osserva che, nel ricorso esaminato dal Giudice di prime cure, come meglio precisato nella memoria depositata dal ricorrente in data 07.09.2015, è stato lamentato il mancato riconoscimento della dipendenza da causa di servizio quale presupposto indefettibile per la concessione del diritto alla pensione privilegiata ordinaria.
Prima dell’entrata in vigore del DPR n. 461 del 2001, le procedure per il riconoscimento dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata erano diverse e separate fra loro; solo con l’entrata in vigore della citata norma, la procedura è stata unificata e razionalizzata dal legislatore, per cui il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità o lesione costituisce accertamento definitivo anche nell’ipotesi di successiva richiesta di equo indennizzo e di trattamento pensionistico di privilegio.
Inoltre, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 4325/14, hanno precisato che, ai fini del riconoscimento della giurisdizione della Corte dei conti, non rileva la circostanza che il ricorrente sia ancora in servizio, non potendosi negare al personale ancora in servizio il diritto alla tutela giurisdizionale volta all’accertamento del presupposto necessario – il riconoscimento della causa di servizio, appunto – per poter successivamente fare valere in giudizio il diritto a pensione privilegiata.
Nel caso in questione il soggetto ha ritenuto di poter far valere il suo diritto a pensione privilegiata e ha manifestato un interesse concreto e attuale ad un immediato accertamento di tale presupposto che, con il suo concretizzarsi, cristallizza una posizione giuridica di vantaggio ed in quanto tale meritevole di immediata tutela.
Il Collegio, quindi, non può che ribadire, facendo applicazione di un pacifico e consolidato orientamento giurisprudenziale, che è devoluta alla giurisdizione della Corte dei conti non solo la domanda di accertamento della causa di servizio proposta unitamente alla conseguente domanda di condanna dell'ente previdenziale al pagamento del trattamento pensionistico, ma anche la sola domanda di mero accertamento della causa di servizio quale presupposto della spettanza del trattamento pensionistico privilegiato (Cassazione civile, SS.UU. 6 marzo 2009 n. 5467).
Nella fattispecie, inoltre, il Ministero della Difesa (proprio perchè l’art. 12 del d.p.r. n. 461/2001 aveva previsto che il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una patologia o di una lesione costituiva accertamento definitivo, anche nel caso in cui vi fosse da parte dell’interessato una successiva istanza volta ad ottenere solo l’equo indennizzo e/o il trattamento pensionistico privilegiato) nelle "avvertenze" del citato decreto n° 164/N del 21.01.2013, ha chiaramente affermato che "…decorso inutilmente il termine per l'eventuale ricorso al TAR, il giudizio sulla dipendenza sarebbe divenuto inoppugnabile anche in sede di successivo eventuale provvedimento negativo di pensione privilegiata…".
Quanto all’affermazione dell’appellante (secondo cui la sentenza impugnata trova “…il proprio limite sancito dall'art. 71 lett. b) del regio decreto 1038 del 1933...”), si osserva che la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione e delle Sezioni d’appello di questa Corte ha ridimensionato la questione della necessità della previa domanda ex art. 71 lett. B del predetto R.D., valutando l’ammissibilità del ricorso pur in assenza di un formale provvedimento dell’Amministrazione e sottolineando come sarebbe un inutile formalismo subordinare la proponibilità del ricorso alla preesistenza del provvedimento amministrativo, tenuto conto che il giudizio pensionistico, formalmente modellato come giudizio di impugnazione, è, nella sostanza, un giudizio pieno sul rapporto (Cass. sent. 10.05.1993 n. 5329; Corte conti, Sez. I, sent. n. 206 del 2002 e n. 171/2015, n° 120/A/2015 di questa Corte).
In conseguenza, l’appello deve essere respinto e le spese, che seguono la soccombenza, si liquidano in € 800,00, oltre accessori di legge, se dovuti, in favore dell’appellato.
La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana, definitivamente pronunciando rigetta l’appello risultante dall’epigrafe e condanna la parte appellante al pagamento delle spese di giudizio che si liquidano in € 800,00, oltre accessori di legge, se dovuti, in favore dell’appellato.
Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 19 gennaio 2017.
Palermo,14/02/2017
da panorama » gio apr 06, 2017 12:02 pm
SICILIA SENTENZA 222 27/03/2017
• F. D. nato a Palermo, il 10.05.1964, rappresentato e difeso dall’avv. Paolo Guerra e dall’avv. Maurizio Maria Guerra , giusta procura allegata al ricorso, ed elettivamente domiciliato presso il loro studio in Palermo, via Marchese di Villabianca n. 82;
• Ministero dell’Interno in persona del legale rappresentante pro-tempore;
• Ministero dell’Economia e delle Finanze in persona del legale rappresentante pro-tempore;
• I.N.P.S., Sede provinciale di Catania, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Marco Di Gloria, giusta procura generali alle liti in notar Castellini di Roma del 21.07.2015 (rep. n. 80974/21569), ed elettivamente domiciliato in Palermo, via Laurana n. 59.
Per favore, consigliatemi un medico legale valido su Bari
da Joele » ven gen 15, 2016 4:47 pm
dom gen 17, 2016 7:13 pm
Leggete nel vostro interesse.
da jonnidread » dom dic 13, 2015 9:50 pm
dom dic 13, 2015 9:50 pm
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da avt8 » lun feb 12, 2018 2:28 pm
Ultimo messaggio da rarltt62
mer feb 14, 2018 5:06 pm
1, 2, 3, 4, 5da avt8 » ven ago 11, 2017 12:03 pm