Source: https://transform-italia.it/comunisti-a-giudizio-il-processo-heresy-basato-sullart-13-della-costituzione-polacca/
Timestamp: 2020-06-03 22:19:00+00:00
Document Index: 64641125

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 256', '§ 1', '§ 1', '§ 1', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 13', 'art. 256', 'art. 13']

Comunisti a giudizio – Il processo Heresy basato sull’art. 13 della Costituzione polacca - Transform! Italia
Comunisti a giudizio – Il processo Heresy basato sull’art. 13 della Costituzione polacca
Per 4 anni è stata combattuta una battaglia giudiziaria contro i redattori della rivista Brzask, la newsletter del Partito comunista polacco e il sito web dello stesso partito. La procura accusa i redattori di “fare pubblicamente propaganda di un sistema statale totalitario”. Tuttavia, l’andamento del processo indica che, in sostanza, la questione riguarda il fatto che la procura considera non corretta l’interpretazione della storiache Brzask promuove e illegali le opinioni politiche degli accusati.
Questa immagine del processo emerge chiaramente dai frammenti dell’udienza del 3 marzo 2020, come rivelato dagli imputati. La maggior parte delle domande poste dal procuratore Jakub Jagoda riguardava questioni storiche e in aula si è sviluppata una sorta di dibattito storico e ideologico. Riportiamo alcune delle domande del procuratore indirizzate all’imputato Marcin Adam:
“Mister Adam, secondo lei, quali erano i sistemi politici prevalenti in Unione Sovietica sotto il dominio di Vladimir Lenin e Joseph Stalin e nella Repubblica popolare cinese durante il regime totalitario di Mao Tse Tung?”
“Secondo lei, le decisioni assunte da Vladimir Lenin, Joseph Stalin, Feliks Dzerzhinsky e Mao Tse Tung sono state causa diretta del genocidio e della carestia in quei Paesi? Sinteticamente: quegli individui erano direttamente responsabili di crimini di genocidio nell’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche e nella Repubblica popolare cinese?”
“Le è familiare il concetto di ‘grande purga’ e ammette che la persona che ne è stata responsabile è Joseph Stalin?”
“Dove crede che si sia affermato un miglior sistema politico: nell’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche o nell’attuale sistema democratico polacco? Quale sistema è più democratico e più vicino ai cittadini?”[1]
I redattori comunisti sono stati accusati del reato previsto dal famoso articolo 256, comma 1 del Codice penale: “Chiunque faccia pubblicamente propaganda del fascismo o di altro sistema statale totalitario ovvero inciti all’odio basato sulle differenze di nazione, etnia, razza o religione o a causa dell’ateismo è punito con la multa o con la pena della libertà controllata ovvero con la pena detentiva fino 2 due anni”.
Tutti gli imputati sono stati accusati “in quanto fanno parte della redazione del magazine Brsask, poiché i contenuti pubblicati sulle sue pagine, che sono stati poi pubblicati sul sito web www.kompol.org, si riferiscono direttamente alle idee di un sistema statale comunista, al marxismo e al leninismo, che sotto il profilo storico è una negazione dei valori democratici”.
Nell’atto di rinvio a giudizio non ci sono accuse specifiche e, come prova, l’ufficio del procuratore ha allegato circa un migliaio di pagine fotocopiate di tutti i numeri di Brzask pubblicati tra novembre 2008 e agosto 2014 e una quantità significativa del contenuto del sito ufficiale del Partito comunista polacco di quello stesso periodo.
Accuse specifiche sono state formulate solo nella decisione del Tribunale distrettuale del giugno 2017, che a seguito dell’assoluzione ottenuta in primo grado, ha ordinato al Tribunale distrettuale di Dąbrowa Górnicza di portare nuovamente in giudizio il caso. Il Tribunale regionale ha quindi assunto il ruolo di procuratore, allegando come prove poche decine di pubblicazioni selezionate.
La debolezza dell’ipotesi accusatoria è evidenziata dal fatto che gli inquirenti non sono riusciti a convincere della colpevolezza del gruppo di Brzask nemmeno l’Istituto nazionale della memoria, notoriamente ferocemente anticomunista. Prima di portare il caso in tribunale, la procura aveva inviato una richiesta di parere all’Istituto. In risposta, Adam Dziurok aveva affermato che “fare pubblicamente propaganda ai valori comunisti nella forma in cui lo fa il Partito comunista polacco è quanto meno controverso, anche se non si riferisce apertamente a metodi e pratiche totalitari”[2]. Le argomentazioni della procura sono state sostenute solo da un esperto nominato dalla stessa procura, il dott. Rafał Łętocha, un politologo ed esperto religioso dell’Università Jagellonica, molto vicino all’estrema destra. Łętocha è noto per i suoi scritti pubblicati da riviste dell’ultra-destra come Glaucopis, Polityka Narodowa (Politiche nazionali), Fronda, Templum Novum e Pro Fide, Rege et Lege. Non ha mai nascosto di identificarsi con il movimento nazionalista. In una ricerca del 2010 condotta da un blogger del sito Salon24, ha parlato della sua ammirazione per figure storiche come, tra gli altri, Roman Dmowski, Wojciech Wasiutyński, Stanisław Piasecki, Jan Mosdorf e Adam Doboszyński. “L’intera generazione NSZ [Forze armate nazionali, organizzazione sotterranea di destra polacca nella seconda guerra mondiale] entrerebbe in gioco qui, perché il suo atteggiamento eroico, dimostrato combattendo su due fronti fino alla fine, è di ispirazione per tutti” ha aggiunto.
Un atteggiamento ideologico così chiaro non può non sollevare dubbi sull’imparzialità dell’esperto[3]. Nella parte iniziale della sua relazione Rafał Łętocha usa la mano pesante, affermando che: “Si presume che sia comunque previsto l’uso di misure rivoluzionarie per conquistare il potere” e considera non credibile la negazione dell’accusa di totalitarismo: “Le dichiarazioni riguardanti un atteggiamento negativo nei confronti del totalitarismo (ID. 104/15, vol.1, pagg. 118, 130) dovrebbero essere considerate come una forma di manipolazione verbale, un sofisma, perché gli attivisti del Partito comunista polacco semplicemente non riconoscono il sistema comunista come totalitario, per loro i totalitarismi sono solo il fascismo o il nazismo e verosimilmente il capitalismo”.
I comunisti sono censurabili penalmente anche in riferimento alle loro opinioni sul cinema e la letteratura: “Nelle pagine di Brzask il film Katyn, diretto da Andrzej Wajda, è definito ‘rivoltante, pieno di propaganda isterica e bugiarda’ e si sostiene che i dati sul massacro di Katyn siano stati falsificati dai nazisti (IDs 104/15 vol. V, p. 794). Inoltre, al libro Inny świat (Un altro mondo) di Gustaw Herling-Grudziński, ci si riferisce come a ‘una pallottola nelle mani degli imperialisti, con scopo propagandistico e privo di qualunque valore letterario’” (IDs. 104/15 vol. V, p. 794)[4].
Nel sunto della sua relazione, Rafał Łętocha formula accuse riguardanti principalmente una visione della storia considerata indesiderabile dalle autorità della Terza Repubblica di Polonia. L’allontanamento degli imputati dalla linea ufficiale della politica storica del Paese è considerato riprovevole, sebbene – come ammette lui stesso – nelle pagine dei media analizzati “non è presente alcun richiamo diretto a metodi totalitari”: “Non ho dubbi che nei materiali e nelle pubblicazioni del Partito comunista di Polonia, e anche in quelli della Gioventù comunista di Polonia, sia presente un appello al totalitarismo comunista e alla propaganda dei metodi totalitari e delle pratiche del comunismo. Infatti, anche se non vi troviamo un supporto diretto ai metodi totalitari e viene proclamata l’opzione a favore della democrazia, è indubbiamente presente un supporto aperto a Paesi in cui ci sono state e ci sono forme di totalitarismo, sebbene questa circostanza sia negata dai membri del Partito comunista e della Gioventù comunista. Altrettanto emblematico è il tributo che viene riservato a persone che hanno instaurato regimi totalitari in vari Paesi o ne hanno diretto l’apparato del terrore, come Vladimir Lenin, Joseph Stalin, Feliks Dzerzhinsky, Lavrenty Beria, Kim Ir Sen, Kim Dzong Il, Mao Tse Tung, Enver Hoxha, Bolesław Bierut e altri. Si dovrebbe anche prestare attenzione alla negazione e al rifiuto di qualsiasi critica degli stati comunisti totalitari e alla supina accettazione di una versione degli eventi e della storia costruita dall’apparato di propaganda di quegli stati”[5].
Per completare l’atmosfera di terrore Łętocha formula anche accuse non fondate di natura politica: “Propagano slogan che minacciano l’indipendenza della Repubblica di Polonia: ‘Abbasso la Terza Repubblica. Lunga vita alla Repubblica socialista sovietica polacca’”. Tuttavia, non indica alcuna prova che l’ipotetica Repubblica socialista sovietica polacca diventerebbe, secondo l’autore di quello slogan, un Paese dipendente. L’esperto è inoltre indignato che il sito web del Partito comunista di Polonia “chieda senza mezzi termini l’abolizione della proprietà privata: strumenti di produzione, materie prime e giacimenti minerari, proprietà immobiliari, terreni e capitali”. Persino il riferimento dei comunisti ai valori democratici non è in grado di confonderlo, perché sa che si tratta solo di una bugia comunista: “Attivisti e ideologi del Partito comunista di Polonia e della Gioventù comunista di Polonia si divertono a scherzare con parole come democrazia e libertà, perché, come già rilevato da Benjamin Constant, sono purtroppo infinitamente utili”, afferma[6].
È indicativo che Łętocha, citando specifici articoli sediziosi non faccia mai riferimento ai nomi dei loro autori. Quindi non sappiamo se quei testi sono stati scritti da uno dei quattro accusati. Questo significa che accetta il principio della responsabilità collettiva. Vale anche la pena di prestare attenzione alla sciatteria di questo “esperto” che si riferisce costantemente al sito Web del Partito comunista polacco come al sito Web dell’organizzazione polacca della gioventù comunista[7].
Uno dei accusati, Marcin Adam, considera il processo ai comunisti, che è andato avanti per anni, uno SLAPP [Strategic lawsuit against public participation] (espressione mutuata dalla giurisdizione anglosassone), cioè una causa strategica contro la partecipazione pubblica. Secondo la definizione che ne fornisce Wikipedia in versione inglese, “Uno SLAPP è un processo che persegue l’obiettivo di censurare, intimidire e mettere a tacere le critiche, attraverso l’addebito delle spese della difesa legale degli imputati fino a quando non abbandonano ogni critica o opposizione. Tali azioni legali sono state ritenute illegali in molti Paesi perché ostacolano la libertà di parola. In un tipico SLAPP, l’attore di solito non si aspetta di vincere il processo. Gli obiettivi dell’attore sono raggiunti se l’imputato cede alla paura, all’intimidazione, all’aumento dei costi legali o alla semplice stanchezza e abbandona le critiche”.
Marcin Adam sottolinea che in Occidente tali procedimenti sono solitamente intentati da società contro ONG o individui scomodi, mentre in Polonia sono state le autorità statali ad agire in questa veste e aggiunge che questo tipo di processo è estremamente oneroso per l’imputato a causa dei costi, della perdita di tempo e persino delle possibili difficoltà a trovare un lavoro.
“Questo non è un processo penale. Siamo giudicati per le nostre opinioni, visto che è di questo che trattano tutte le discussioni in aula. Questo processo ha tutte le caratteristiche di un processo a una generale eresia, non a uno specifico atto eretico. Non è stata citata alcuna specifica pubblicazione che abbia infranto la legge. Le ‘prove’ sono rappresentate dai molti numeri di Brzask e dai contenuti del sito Web, e la ricerca di prove specifiche viene effettuata solo nell’aula del Tribunale” sottolinea in un’intervista rilasciata all’autore di questo testo.
La persecuzione dell’accusato, tipica di uno SLAPP, si sostanzia sia nella lunghezza del caso – il processo è stato celebrato due volte – sia nell’uso di misure straordinarie. La prima decisione del Tribunale distrettuale di Dąbrowa Górnicza (dove ha sede il quartier generale del Partito comunista polacco) è stata adottata nell’aprile 2016 in modo prescrittivo, di solito applicato a reati minori e in situazioni in cui la colpa è certa. Ciò implica emettere un giudizio senza dover condurre un’udienza standard.
“Il Tribunale di Dąbrowa Górnicza ha tenuto conto solo della relazione del procuratore, senza dare ai redattori la possibilità di difendersi. Non sono stati in grado di presentare le loro argomentazioni, nemmeno i documenti del programma del Partito comunista polacco o le versioni complete degli articoli contestati dalla procura. I redattori condannati hanno fatto appello contro la sentenza e questo ha costretto il Tribunale ad avviare una normale procedura processuale”, ha scritto Piotr Ciszewski nel sito Web Strajk.eu[8].
In una fase successiva, il Tribunale distrettuale di Dąbrowa Górnicza ha respinto per ben due volte le accuse della procura decidendo, nel gennaio 2017, di interrompere il procedimento e, due anni dopo, pronunciando l’assoluzione. Tuttavia, su richiesta della procura, il Tribunale distrettuale di Katowice ha rinviato – due volte, nel giugno 2017 e nel luglio 2019 – il caso per un nuovo processo davanti al Tribunale distrettuale[9]. Durante la battaglia legale, il 17 gennaio 2017, è morto uno dei quattro accusati, Marian Indelak, di 90 anni. Nella fase più recente, il 17 marzo 2020, il Tribunale distrettuale di Dąbrowa Górnicza ha interrotto condizionalmente il procedimento, richiedendo al contempo agli imputati di versare 1.000 zloty, circa 220 euro a persona, al “Fondo per gli aiuti alle vittime” e di rimborsare parte delle spese processuali. I redattori accusati non sono stati quindi condannati, ma puniti finanziariamente, il che dovrebbe essere considerato una decisione bizzarra. Sembra che il Tribunale distrettuale abbia trovato una soluzione subdola: a causa della mancanza di prove non poteva condannare gli imputati, ma non voleva nemmeno turbare le autorità superiori. Gli imputati hanno annunciato un ricorso contro la decisione della corte.
Il caso ha assunto una grande importanza a causa di elementi legati al governo, fin dalla sua genesi, poiché è stato avviato da una denuncia presentata dal parlamentare del PiS (Partito della giustizia e della legge) Bartosz Kownacki nel 2013. All’epoca, tuttavia, l’ufficio del procuratore aveva rifiutato di avviare il procedimento, che è stato ripreso sulla base della stessa denuncia solo dopo che il PiS ha vinto le elezioni parlamentari nel 2015. Il 31 dicembre 2015 la Procura distrettuale di Katowice ha presentato una denuncia al Tribunale distrettuale di Dąbrowa Górnicza. Il motivo politico alla base della denuncia non è nascosto dal suo autore, che ha deposto come testimone durante una delle udienze, affermando davanti alla corte che persone come gli imputati “dovrebbero essere marchiate con ferri caldi e sradicati”.
Il processo è attentamente monitorato dai circoli di sinistra in Occidente, che lo vedono come un precedente pericoloso, che può essere utilizzato anche in altri Paesi dell’Unione Europea. Alla vigilia delle udienze successive, ci sono stati picchetti di fronte alle ambasciate polacche in molte capitali del mondo e parlamentari comunisti del Parlamento europeo sono stati presenti come osservatori ad alcune udienze. Il Partito comunista di Grecia (KKE) è stato particolarmente attivo in questo campo.
Le preoccupazioni dei comunisti dell’Europa occidentale sono confermate dall’adozione da parte del Parlamento europeo della risoluzione L’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa, del 18 settembre 2019.
“La risoluzione falsifica la storia riguardante il motivo principale dello scoppio della seconda guerra mondiale, menzionando il Patto Molotov-Ribbentrop firmato nell’agosto 1939 dal Terzo Reich e dall’URSS. (…) Nessuno riscrive la storia a meno che non voglia, in questo modo, modellare il presente e il futuro. Oggi, l’obiettivo è screditare e privare di legittimità non solo i comunisti – che, ad eccezione del Portogallo, attualmente non hanno alcuna influenza sui governi europei – ma tutte le persone che da sinistra si oppongono alla social-democrazia filo-establishment, a lungo risucchiata dal ‘centro estremo’ neoliberista” ha commentato l’editorialista Jarosław Pietrzak sul sito Web Strajk.eu[10]. La campagna diffamatoria contro i comunisti in Polonia fa parte di questo piano.
Sfortunatamente, in Polonia la sinistra parlamentare non è consapevole di queste minacce ed è quindi rimasta indifferente alla persecuzione del gruppo di redattori comunisti da parte della procura. Piotr Nowak, un editorialista di Strajk.eu, mette in guardia contro le conseguenze di questa indifferenza: “La messa in stato di accusa degli attivisti del Partito comunista di Polonia indica in quale direzione le autorità si stanno muovendo. La strada è già tracciata. Tutti i regimi di estrema destra hanno attaccato i comunisti fin dagli esordi, da Mussolini a Franco a Pinochet a Suharto”. Nowak ritiene che la persecuzione dei comunisti sia un tentativo di raggiungere il più ampio obiettivo di “criminalizzare ogni opinione di critica alla social-democrazia”. Avverte che la minaccia è seria, perché “la banda di ignoranti che si è posizionata ai vertici della struttura di potere è molto più pericolosa dei gruppi precedenti, in quanto è posseduta dalla visione di liberare la comunità nazionale dagli elementi che la minacciano”. Le autorità attaccano i comunisti, mentre le organizzazioni di chiara tinta brunastra marciano in colonne compatte, nei cimiteri i dignitari di stato si inchinano agli eroi dell’estrema destra, le opinioni razziste o xenofobe vengono presentate e legittimate dalla televisione pubblica, i cui attuali dipendenti si permettono di invocare apertamente la violenza, con slogan come ‘i comunisti penderanno dagli alberi al posto delle foglie”[11].
Una nuova minaccia alla possibilità di articolare un punto di vista di sinistra è rappresentata dalla prevista modifica dell’art. 256 del Codice penale mediante l’inserimento del divieto delle attività comuniste e un aumento della pena detentiva a tre anni. A seguito di questo emendamento, il § 1 sarà sostituito dal seguente: “Chiunque faccia pubblicamente propaganda nazista, comunista, fascista o a favore di qualsiasi altro sistema statale totalitario o inciti all’odio basato su differenze nazionali, etniche, razziali, religiose o a causa dell’ateismo, sarà punito con la reclusione fino a 3 anni”.
In vigenza del nuovo comma 1a, sarà anche proibito fare propaganda delle ideologie nazista, comunista, fascista o di ideologie che incitino “all’uso della violenza per influenzare la vita politica o sociale”. Sarà inoltre punibile chi “diffonde, produce, registra o importa, acquisisce, cede, offre, memorizza, possiede, presenta, trasporta o invia materiale stampato, una registrazione o qualsiasi altro oggetto contenente il contenuto specificato al § 1 o 1a ovvero che sia portatore di simboli nazisti, comunisti, fascisti o di qualsiasi altro simbolismo totalitario utilizzato in modo da promuovere il contenuto di cui al § 1 o 1a”.
Se queste norme fossero già in vigore, la procura – in considerazione dell’obiettivo dei comunisti che operano legalmente in Polonia – non dovrebbe preoccuparsi di convincerli delle loro tendenze totalitarie. La situazione è davvero pericolosa. La nuova formulazione dell’art. 256 è una minaccia alla democrazia e rappresenta la criminalizzazione della propaganda di idee di sinistra. Le autorità potranno considerarle “comuniste” in modo assolutamente arbitrario. Questo è pericoloso non solo per i partiti di sinistra o le associazioni, ma per tutte le organizzazioni sociali. Non solo, l’emendato art. 256 costituisce anche una potenziale minaccia per il mondo scientifico. Chiunque citi gli studi di Marx o Engels potrebbe essere incriminato, ha affermato Piotr Ciszewski, attivista dell’iniziativa Storia rossa durante la protesta che ha avuto luogo il 12 giugno 2019. L’emendamento al Codice penale è stato sottoposto alla Corte costituzionale, che deciderà sul tema il 26 maggio[12].
Nel contesto del processo ai redattori di Brzask e delle tendenze anticomuniste in crescita nei circoli governativi, vale anche la pena di richiamare l’attenzione sull’art. 13 della Costituzione polacca, spesso citato da politici ed editorialisti di destra: “Sono vietati i partiti politici e le altre organizzazioni che nei loro programmi fanno riferimento a metodi e pratiche totalitari del nazismo, del fascismo e del comunismo, nonché quelli i cui programmi o attività considerano o consentono l’odio razziale e nazionale, l’uso della violenza per conquistare il potere o influenzare la politica dello stato o prevedono che le loro strutture o i loro membri siano segreti”.
Secondo gli anti-comunisti questa norma ha l’obiettivo di proibire le attività dei partiti comunisti. In realtà, nonostante l’imprecisa vulgata, soprattutto giornalistica, questa previsione legislativa non costituisce una diretta minaccia all’esistenza di organizzazioni della sinistra radicale, ma influenza indirettamente la legislazione, costituendo un’ispirazione, per esempio, per la summenzionata modifica dell’art. 256 del Codice penale. Secondo il costituzionalista Marek Chmaj, questa clausola penalizza solo le tendenze totalitarie: “Questa norma dovrebbe essere considerata di concerto con le altre e dovrebbe essere riconosciuto che vieta le pratiche del nazismo, del fascismo o del comunismo che concordano con la definizione di totalitarismo o si riferiscono al totalitarismo” sostiene[13]. Ovviamente, qui ci muoviamo sul fragile terreno della definizione del totalitarismo. Pertanto, la soluzione ottimale sarebbe quella di eliminare questa norma costituzionale, che fu ritenuta superfluo dall’eminente costituzionalista Wojciech Sokolewicz: “L’obiettivo delle disposizioni di cui all’art. 13 si perseguirebbe altrettanto efficacemente con il semplice divieto di partiti (organizzazioni) il cui scopo o le cui attività sono in conflitto con la Costituzione”[14].
Jacek C. Kamiński, giornalista independente, membro del Social Thought Exchange Forum, Warsaw e membro della Fondazione Forward.
[1] Registrazione dell’interrogatorio di Marcin Adam nel processo davanti al Tribunale di Dąbrowa Górnicza, Youtube, Odrodzenie Komunizmu: Proces KPP -Przesłuchanie Tow Marcina Facebook, Bartosz Bieszczad.
[2] Documento datato 21 maggio 2015, numero 1 Ds. 104/15.
[3] SALON24, Krzysztof Wołodźko: Rafał Łętocha: O ruchu narodowym, POLITYKA.
[5] Parere dell’esperto sulla questione: le pubblicazioni raccolte nei procedimenti giudiziari e i documenti di fondazione del Partito comunista polacco in Dąbrowa Górnicza contengono elementi che lodano o si riferiscono a un sistema statale totalitario. Un’analisi della rivista Brzask insieme a pubblicazioni sul sito Web del Partito comunista polacco e un’analisi del contenuto pubblicato sul sito Web di KOMUNISTYCZNA PARTIA POLSKI – Associazione dei giovani comunisti della Polonia (atti processuali KR – 2036/13 , RSD-KR-726/13).
[8] Strajk.eu, Piotr Ciszewski: Najpierw przyszli po komunistów.
[9] KOMUNISTYCZNA PARTIA POLSKI, cpofpoland: Proces redaktorów pisma Brzask wraca na wokandę.
[10] Strajk.eu, Jarosław Pietrzak: Unia Europejska, faszyzm, komunizm i znak równości.
[11] Strajk.eu, Piotr Nowak: Kiedy przyszli po komunistów.
[12] Trybunał Konstytucyjny: Nowelizacja kodeksu karnego – postępowanie legislacyjne, dopuszczalny zakres poprawek senackich.
[13] Marek Chmaj, Commentary on Polish Constitution Articles 11, 13, Warsaw 2019, p. 158.
[14] Wojciech Sokolewicz, Article 13. In: The Constitution of the Republic of Poland. Commentary, (ed.) L. Garlicki, Warsaw 2007, p. 20.