Source: http://legislazionetecnica.it/rubrica/massimario-giurisprudenza
Timestamp: 2019-05-20 09:19:21+00:00
Document Index: 9480541

Matched Legal Cases: ['art. 873', 'art. 873', 'art. 9', 'art. 907', 'art. 84', 'art. 1', 'art. 120', 'art. 204', 'art. 1', 'art. 120', 'art. 1', 'art. 48']

Massimario di giurisprudenza n. 5/2019
Massimario di giurisprudenza n. 4/2019
Massimario di giurisprudenza n. 3/2019
Massimario di giurisprudenza n. 2/2019
Massimario di giurisprudenza n. 1/2019
Massimario di giurisprudenza n. 12/2018
Massimario di giurisprudenza n. 11/2018
FAST FIND : GP17220
Edilizia e urbanistica - Distanze tra costruzioni - Metodo di misurazione - Misurazione in modo lineare e non radiale - Necessità - Potere dei Comuni di stabilire distanze maggiori - Legittimità - Alterazione del metodo di calcolo lineare - Illegittimità.
Le distanze tra edifici non si misurano in modo radiale come avviene per le distanze rispetto alle vedute, ma in modo lineare. Ed infatti lo scopo del limite imposto dall'art. 873, Cod. civ. è quello di impedire la formazione di intercapedini nocive, sicché la norma cennata non trova giustificazione se non nel caso che i due fabbricati, sorgenti da bande opposte rispetto alla linea di confine, si fronteggino, anche in minima parte, nel senso che, supponendo di farle avanzare verso il confine in linea retta, si incontrino almeno in un punto. Ai Comuni, pertanto, è consentito, ai sensi dell'art. 873, Cod. civ., stabilire negli strumenti urbanistici distanze maggiori, ma non alterare il metodo di calcolo lineare.
In senso conforme si veda anche C. Cass. 11/05/2016, n. 9649.
FAST FIND : GP17219
1. Edilizia e immobili - Abusi e reati edilizi - Distanze tra costruzioni - Art. 9, D.M. 1444/1968 - Limiti inderogabili - Nuova costruzione destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella delle finestre antistanti - Irrilevanza.
1. L'art. 9 del D.M. 02/04/1968, n. 1444 fissa i limiti inderogabili di distanza tra fabbricati e, nell’ambito di detti limiti, a tutela non del diritto alla riservatezza bensì di imperative esigenze igienico-sanitarie salvaguardate con un divieto volto ad impedire la formazione di intercapedini nocive, prevede un distacco minimo di dieci metri nei casi in cui almeno uno dei due muri che si fronteggiano risulti munito di finestre, restando espressamente sottratte ad un simile impedimento, di carattere assoluto, solo le costruzioni situate in zona A e i gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche. Trattandosi di disposizione tassativa ed inderogabile, essa impone al proprietario dell’area confinante con quella in cui sorge una parete finestrata di costruire il proprio edificio ad almeno dieci metri dalla parete altrui, senza possibilità di dispensa dal divieto, neppure se la nuova costruzione sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella delle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di esse conforme alle previsioni dell’art. 907, comma 3, Cod. civ..
2. Edilizia e immobili - Abusi e reati edilizi - Distanze tra costruzioni - Art. 9, D.M. 1444/1968 - Limiti inderogabili - Calcolo - Precisazioni.
2. Il distacco di dieci metri, che prescinde dall’altezza degli edifici interessati, va calcolato con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano ed inoltre a tutte le pareti finestrate e non solo a quella principale, indipendentemente anche dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela, purché ne sussista almeno un segmento tale che l’avanzamento di una o di entrambe le facciate medesime porti al loro incontro sia pure per quel limitato segmento. La conseguenza è che assumono rilievo tutti gli elementi costruttivi - anche accessori - qualunque ne sia la funzione, sempre che abbiano i caratteri della solidità, della stabilità e dell’immobilizzazione, e con la sola eccezione di sporti o aggetti di modeste dimensioni e con una finalità meramente decorativa e di rifinitura, tali cioè da potersi definire di entità trascurabile rispetto all’interesse tutelato dalla norma nella sua funzione di salvaguardia della salubrità, dell’igiene e della sicurezza.
Anche in materia edilizia, in base al principio generale per cui ciascuno deve dare dimostrazione di quanto afferma, grava sull'imputato che voglia giovarsi della causa estintiva della prescrizione, in contrasto o in aggiunta a quanto già risulta in proposito dagli atti di causa, l'onere di allegare gli elementi in suo possesso, dei quali è il solo a potere concretamente disporre, per determinare la data di inizio del decorso del termine di prescrizione ed in particolare, trattandosi di reato edilizio, la data di esecuzione dell'opera incriminata.
Sul tema si veda anche C. Cass. pen. 28/03/2019, n. 13607; C. Cass. pen. 12/10/2018, n. 46215.
FAST FIND : GP17217
Edilizia e immobili - Abusi e reati edilizi - Ordine di demolizione - Domanda di cambio di destinazione d'uso - Presupposti - Legittimità dei manufatti oggetto della richiesta - Irrilevanza ai fini della repressione dell'abuso.
Il procedimento finalizzato a conseguire il mutamento di destinazione d’uso di un immobile presuppone senz’altro che l’immobile la cui destinazione va modificata sia stato realizzato sulla base di titoli edilizi legittimanti. Diversamente opinando, si sovvertirebbe la naturale dinamica procedimentale che prevede che la trasformazione urbanistica dei suoli venga assentita preventivamente dagli organi di governo del territorio a ciò deputati, ovvero sia oggetto di autorizzazione in sanatoria, secondo un procedimento di recupero postumo a legittimità di opere edili abusivamente realizzate. In questo quadro di riferimento, la domanda di mutamento di destinazione d’uso di un immobile realizzato in difetto totale di titolo edilizio non inibisce l’esercizio della doverosa potestà di repressione degli abusi edilizi.
Attestazione SOA e requisiti di qualificazione
Lo scopo della disciplina sulla qualificazione delle imprese non è quello che alle procedure di affidamento partecipino soggetti formalmente idonei, ma quello di selezionare operatori che risultino in modo certo in possesso dei prescritti requisiti sostanziali, tali da renderli realmente affidabili nei confronti della stazione appaltante. Pertanto, se è vero che, di regola, è l’attestazione SOA, in base all’art. 84, D. Leg.vo 50/2016, comma 4, lett. c), a dare conto anche dell’esistenza della certificazione di qualità, non per questo una certificazione di qualità aggiornata, ma non ancora “integrata” nell’attestazione deve essere ritenuta irrilevante. (Nel caso di specie è stato riconfermato l'affidamento dell'appalto al concorrente in possesso dei requisiti sostanziali di qualificazione che non aveva prodotto in gara - bensì soltanto in giudizio, allorché la questione era stata sollevata dalla società concorrente - una nuova attestazione SOA che recepisse formalmente la rinnovazione della certificazione di qualità già da tempo ottenuta, da parte del medesimo organismo certificatore e con riferimento alla normativa tecnica unificata aggiornata).
FAST FIND : GP17215
Adeguamento o chiusura degli impianti di distribuzione dei carburanti
Sent. Corte Cost. 16/05/2019, n. 119
Giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 4, comma 1, lettere p) e w); 14; 15 e 16, comma 1, della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 6 febbraio 2018, n. 3 (Norme urgenti in materia di ambiente, di energia, di infrastrutture e di contabilità).
FAST FIND : GP17214
VAS e pianificazione urbanistica di dettaglio
Sent. Corte Cost. 16/05/2019, n. 118
Giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 12-bis, comma 4, 16, comma 1, e 52, comma 2, lettere a), h), i) e j), della legge della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 6 aprile 1998, n. 11 (Normativa urbanistica e di pianificazione territoriale della Valle d’Aosta) inserito, il primo, e come sostituiti, gli altri, rispettivamente dagli artt. 3, 9 e 17 della legge della Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 29 marzo 2018, n. 5 (Disposizioni in materia urbanistica e pianificazione territoriale. Modificazione di leggi regionali).
D.L. Sblocca cantieri - Soppressione del rito superaccelerato
L’art. 1, comma 4, del D.L. 18/04/2019, n. 32 (entrato in vigore il 19/04/2019), abrogando il comma 2-bis dell'art. 120 del D. Leg.vo 104/2010, ha determinato la soppressione del rito “super speciale” introdotto dall’art. 204 del D. Leg.vo 50/2016, con la conseguenza che rimane applicabile soltanto il c.d. rito “speciale”. Quest'ultimo pertanto “rivive” con riferimento sia ai ricorsi proposti avverso i provvedimenti autonomamente ed immediatamente lesivi che determinano le esclusioni dalla procedura di affidamento, sia ai ricorsi avverso i provvedimenti che determinano le altrui ammissioni, la cui impugnazione, in virtù della disposizione abrogante, ritorna a dover essere posticipata al momento dell’aggiudicazione definitiva ovvero a quello in cui (per la prima volta) l’interesse a ricorrere da parte del concorrente, insoddisfatto dall’esito della gara, diventa concreto ed attuale. Tale modifica si applica, ai sensi dell’art. 1, comma 5, del D.L. 32/2019 “ai processi iniziati dopo la data di entrata in vigore del presente decreto”, intendendosi per tali, nell’ottica di chi agisce in giudizio ovvero di chi lo ha “iniziato”, quelli in cui il ricorso introduttivo venga notificato (e non depositato) dopo il 19/04/2019. (Nel caso di specie il TAR ha ritenuto applicabile il rito “super speciale” previsto dall’art. 120, comma 2-bis, D. Leg.vo 104/2010 - nonostante l’abrogazione effettuata dall’art. 1, comma 4, del D.L. 32/2019 - in quanto il ricorso era stato validamente notificato il 12/04/2019, anche se poi il deposito era avvenuto il 19/04/2019).
Partecipazione alla gara di RTI orizzontali o verticali
Con riferimento alla partecipazione alla gara di RTI, il testuale riferimento legislativo al "tipo" di prestazione (e non alla prestazione concretamente svolta, e così ad un concetto astratto piuttosto che concreto) contenuto nell'art. 48, D. Leg.vo 50/2016 va inteso nel senso che ciascun operatore economico deve essere in grado, per le competenze possedute, di partecipare all’esecuzione dell’unica prestazione; quest’ultima, poi, altro non può essere che la prestazione oggetto del servizio da affidare e le competenze non possono essere che quelle richieste dal bando di gara. Ciò significa che la diversità delle prestazioni, tale da escludere il carattere orizzontale del raggruppamento, ricorre solo se ciascuna delle imprese possiede specializzazioni e competenze diverse da quelle richieste dal bando, finalizzate all’esecuzione di un’attività non corrispondente a quella oggetto del contratto.