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Timestamp: 2020-01-27 06:57:35+00:00
Document Index: 124235001

Matched Legal Cases: ['art. 2261', 'art. 2261', 'art. 2261', 'art. 2261', 'sentenza ', 'art. 2261', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2261', 'art. 2262', 'sentenza ', 'art. 2258', 'art. 2257', 'art. 2261', 'art. 2262']

Art. 2261 codice civile - Controllo dei soci - Brocardi.it
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Articolo 2261 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2261 Codice civile
I soci che non partecipano all'amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizia dello svolgimento degli affari sociali, di consultare i documenti relativi all'amministrazione e di ottenere il rendiconto(1) quando gli affari per cui fu costituita la società sono stati compiuti [2257, 2258, 2489, 2623 n. 3].
Se il compimento degli affari sociali dura oltre un anno, i soci hanno diritto di avere il rendiconto dell'amministrazione al termine di ogni anno, salvo che il contratto stabilisca un termine diverso [2320, 2552].
(1) Il procedimento di rendiconto di cui agli artt. 263 e segg. c.p.c. è fondato sul presupposto dell'esistenza dell'obbligo legale o negoziale di una delle parti di rendere il conto all'altra, al fine di far conoscere il risultato della propria attività.
A norma dell'art. 2261 tale diritto spetta al socio non investito della facoltà di amministratore.
Il controllo dei soci non amministratori è volto a supervisionare l'operato degli amministratori e di vagliare il corretto svolgimento delle attività sociali, impedendo così che vengano compiute delle scorrettezze.
Spiegazione dell'art. 2261 Codice civile
Ai soci privi del potere di amministrazione della società compete il diritto di controllare la gestione dell'attività sociale. Tale potere può, anzi deve, essere esercitato personalmente dal socio non amministratore, il quale dunque non può avvalersi a tal fine di altri soggetti, quali ad esempio consulenti. Le forme di controllo disciplinate dall'articolo in esame compensano parzialmente l'impossibilità dei soci di decidere e di amministrare la società.
Essi hanno il diritto di ottenere informazioni circa l'operato degli amministratori, di consultare i relativi documenti, nonché di visionare il rendiconto, il quale descrive analiticamente le modalità con le quali gli affari sociali sono stati compiuti.
Più nello specifico, il diritto alla visione del rendiconto può essere esercitato al termine di ogni anno (salvo quanto previsto dal contratto sociale) e solo al termine delle operazioni compiute, in quanto i soci sono privi del potere di veto durante lo svolgimento degli affari, come invece previsto per gli amministratori tramite lo ius prohibendi.
Il rendiconto va comunque approvato dai soci non amministratori.
In generale, il controllo dei soci sulla gestione della società da parte degli amministratori è da ritenersi fondamentale, in quanto permette loro di valutare eventuali condotte di mala gestio e di promuovere con cognizione di causa azioni sociali di responsabilità nei confronti dell'amministrazione ex artt. 2393 ss..
Massime relative all'art. 2261 Codice civile
Cass. pen. n. 10160/2015
In assenza di una espressa dichiarazione di conservazione di efficacia degli atti nel provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione o di ricusazione, gli atti compiuti in precedenza dal giudice astenutosi o ricusato devono considerarsi inefficaci. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che legittimamente il Gip, subentrato a quello astenutosi, avesse disposto con decreto l'archiviazione del procedimento dichiarando inammissibile l'opposizione della persona offesa, senza aver prima revocato il provvedimento - adottato dal precedente giudice prima di astenersi - di fissazione dell'udienza camerale a seguito dell'opposizione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10160 del 10 marzo 2015)
Cass. civ. n. 12531/1998
In tema di società, il diritto al rendiconto di cui all'art. 2261 c.c. non spetta al socio investito della facoltà di amministratore, ancorché egli assuma di essersi, di fatto, disinteressato dell'amministrazione stessa.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12531 del 14 dicembre 1998)
Cass. civ. n. 3356/1985
Con riguardo all'obbligo di rendiconto, gravante sul socio-amministratore di una società di persone nei confronti degli altri soci, come in genere sul mandatario nei confronti del mandante, il dovere di formare il conto, in modo tale da consentire il riscontro della corrispondenza al vero delle singole poste e della loro entità, è fissato a tutela degli interessi dei predetti destinatari e, pertanto, può trovare deroga, vertendosi in materia di diritti disponibili, tanto in un accordo preventivo con gli aventi diritto al conto, che ne autorizzi la redazione incompleta, quanto in un successivo atto con cui essi approvino l'operato dell'obbligato, ferma restando la possibilità d'impugnare questa approvazione, in considerazione del suo contenuto negoziale, per eventuali vizi del consenso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3356 del 5 giugno 1985)
Cass. civ. n. 2434/1973
Nelle società personali non è richiesta la redazione di un bilancio in senso tecnico, ma viene formato dall'amministratore un rendiconto (art. 2261 c.c.), il quale è sottoposto all'approvazione dei soci (arg. ex art. 2262 c.c.). Ciò comporta che spetta ai soci di verificare le poste del conto e di apportarvi le modificazioni o aggiunte che ritengano opportune, potendo essi in sede di verifica richiedere modificazioni o esclusioni di annotazioni in bilancio. Pertanto, ove l'amministratore includa nel rendiconto una maggiore o minore quota per ammortamenti (con conseguente maggiore o minore quantità di utili da distribuire), non compie atto eccedente i suoi compiti, essendo il suo operato non definitivo, ma sottoposto all'approvazione dei soci.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2434 del 28 settembre 1973)
relative all'articolo 2261 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2261 Codice civile - Controllo dei soci | Quesito Q202024726
sabato 18/01/2020 - Piemonte
a maggio 2016 ho sottoscritto un contratto di collaborazione professionale (sono Consulente del Lavoro) con un CED per assistenza ai collaboratori di studio e attività di consulenza ai clienti. La durata era di un anno dalla stipula e rinnovabile tacitamente di anno in anno salvo disdetta da comunicare almeno 3 mesi prima della scadenza.
Compenso forfettario annuo, erogato in acconti mensili (14).
Il Contratto comprendeva la clausola risolutiva espressa per gravi e volontari inadempimenti e, capoverso a parte, la clausola che se il recesso fosse avvenuto per volontà del committente, a prescindere dalle motivazioni sottostanti, entro dieci giorni al professionista erano dovute n. 3 mensilità oltre a quanto dovuto e maturato, da liquidarsi entro 10 giorni dalla conclusione del contratto.
A fine 2017 entro a far parte dell'associazione professionale che assiste il CED, formata in sostanza dagli stessi soci della srl. NB: uno dei soci risulta radiato dall'ordine di appartenenza!
Apprendo poi che ero stato incaricato dell'assistenza al CED, senza aver firmato incarico specifico!
Di fatto non ho accesso alla gestione societaria, non ho conoscenza della fatturazione, della contabilità e vengo escluso dalla percezione degli utili, nonostante mi venga attribuita una parte del reddito generato dall'associazione.
Seppure abbia contestato formalmente la situazione e mi sia opposto ad oggi non posso visionare i documenti societari e non conosco i conti correnti.
I rapporti ovviamente si incrinano. Il 24 dicembre il ced, con pec, recede con effetto immediato dal contratto di collaborazione motivando la conclusione con la difficoltà di riuscire a condividere le problematiche in modo pacato, interrompendo ogni canale di comunicazione (mai di studio disattivata a me e reindirizzata ad altro collaboratore), nonostante esista ancora un rapporto associativo con le stesse persone.
Quantifico le mie spettanze conteggiando gli importi fino alla scadenza del contratto (aprile 2020) e aggiungendo le tre mensilità previste dal contratto (da liquidare entro 10 giorni), dato che non è stato espressamente richiamata la clausola risolutiva e che il fatto che fossi stato associato dopo la stipula del contratto era da considerarsi motivo sufficiente a limitare la libera recedibilità.
La proforma non è stata contestata, ma perchè non hanno risposto a nessuna delle mie missive, ma nemmeno liquidata.
Come posso far valere le mie ragioni?
Ringraziando in anticipo saluto”
Consulenza legale i 23/01/2020
Per rispondere al quesito occorre distinguere gli aspetti legati al contratto di collaborazione professionale da quelli legati all'associazione professionale.
Per quanto riguarda il contratto di collaborazione professionale, di cui sarebbe necessario prendere visione per una consulenza più approfondita, quanto spettante per il recesso da parte del committente dovrà essere richiesto direttamente al CED tramite una lettera di messa in mora formale.
In caso di esito negativo o di mancata risposta, essendo un credito certo, liquido ed esigibile, potrà ottenere un decreto ingiuntivo e in seguito procedere con l’esecuzione.
Per quanto riguarda, invece, l’associazione tra professionisti, è da premettere che, non avendo visionato l’atto costitutivo, si fa qui riferimento alle norme della società semplice. Infatti, la giurisprudenza ha riconosciuto l’applicabilità, in via analogica, delle disposizioni codicistiche dettate in materia di società semplice, sulla base dell’assunto che l’associazione tra professionisti costituisce una delle più rilevanti e concrete manifestazioni di detto tipo di società.
Salvo che nell'atto costitutivo dell’associazione professionale sia previsto diversamente, l’amministrazione dell’associazione professionale spetta solamente agli associati e potrà essere esercitata disgiuntamente dagli stessi. L’atto costitutivo potrebbe disporre diversamente, prevedendo ad esempio l’ amministrazione congiuntiva a più soci (art. 2258 c.c.) o l’ amministrazione disgiuntiva ad alcuni di essi (art. 2257 co. 2 c.c.).
Quanto al diritto di partecipazione alla gestione sociale esso assume diverse declinazioni a seconda che il socio rivesta o meno la caratteristica di amministratore. Dal momento che, da quanto riferito, sembrerebbe essere un socio non amministratore, avrebbe diritto comunque a visionare i documenti societari, infatti ai sensi dell’art. 2261 c.c., il socio non amministratore ha “diritto di avere dagli amministratori notizia dello svolgimento degli affari sociali, di consultare i documenti relativi all'amministrazione e di ottenere il rendiconto quando gli affari per cui fu costituita la società sono stati compiuti”.
Quanto agli utili, l’art. 2262 c.c. sancisce il diritto a percepire la propria parte di utili dopo l’approvazione del rendiconto, salvo patto contrario.
Ai fini di far valere i Suoi diritti con riguardo alla partecipazione all'associazione professionale, potrà pertanto chiedere un rendiconto agli amministratori e, nel caso, fondare un’azione di responsabilità contro di essi per le varie inadempienze.