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Timestamp: 2020-01-27 11:35:44+00:00
Document Index: 37008100

Matched Legal Cases: ['art. 732', 'art. 32', 'art. 357', 'art. 184', 'art. 78', 'art. 119', 'art. 245', 'art. 264', 'art. 273', 'art. 13', 'art. 424', 'art. 6']

CORTE DI CASSAZIONE. SEZIONE I CIVILE
ORDINANZA 20 APRILE 2005, N.8291
Con provvedimento in data 20 luglio 2002, il Tribunale di Lecco, ritenuta la legittimazione attiva in capo a B.E., in qualità di tutore della figlia interdetta E., rigettò il ricorso, proposto ex art. 732 c.p.c., con il quale lo stesso, deducendo la irreversibilità, secondo i criteri della scienza medica, dello stato vegetativo permanente in cui la predetta figlia si trovava, per effetto di un trauma cranico-encefalico riportato a seguito di un incidente stradale occorso nel lontano 1992 - stato in relazione al quale già nel 1999 l'E. aveva una prima volta richiesto la interruzione delle cure che ne consentivano la protrazione, ed in particolare dell'alimentazione artificiale -, aveva avanzato nuova istanza ai fini di ottenere l'autorizzazione a detta interruzione, sottolineando la necessità di sottrarre la figlia alle condizioni di vita disumane e degradanti nelle quali era costretta a proseguire la propria esistenza.
Sottolinea come la propria figlia non sia in grado di esprimere alcun consenso, riguardo ad atti che si configurano come invasivi della sua personale integrità psico-fisica, e richiama la giurisprudenza costituzionale sull'attinenza della tutela della libertà personale a qualunque intromissione sul corpo o sulla psiche dell'individuo cui questi non abbia consentito. Pone l'accento sulla tutela della dignità umana, inscindibile da quella della vita stessa, come valore costituzionale, e richiama, tra l'altro, l'art. 32 Cost., che preclude trattamenti sanitari che possano violare il rispetto della persona umana, la cui perdita, in caso di soggetto in stato vegetativo permanente, è in re ipsa. Chiede in subordine che sia sollevata questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 13 e 32 Cost., dell'art. 357 c.c., o di quelle altre norme che siano da interpretare in modo tale da non consentire la cessazione dei trattamenti di alimentazione artificiale in atto.
Per questi ultimi - e tale è quello di specie - questa Corte (ord. n. 6167 del 2002) ha affermato l'applicabilità di detto principio nei procedimenti con pluralità di parti, rilevando che la notificazione non occorre solo allorché ricorra l'ipotesi di procedimento di volontaria giurisdizione unilaterale, e cioè di procedimento nel quale non sia individuabile un soggetto portatore di un interesse diverso da quello attribuito al soggetto istante.
Ed al riguardo va sottolineato che, se a tale questione si darà risposta negativa, e cioè se si riterrà che il presente giudizio è plurilaterale: a) sarà irrilevante, al fine di cui si discute, che le parti individuate quali contraddittori necessari non abbiano partecipato ai precedenti giudizi, e ciò perché la loro presenza nell'attuale giudizio sarebbe indispensabile per la costituzione del relativo rapporto processuale, anche se l'unica decisione adottabile sarebbe la rilevazione del difetto di contraddittorio nei precedenti gradi di merito; b) non sarà consentita - non essendo prevista - la rimessione in termini (richiesta in memoria), la quale è stabilita dall'art. 184-bis c.p.c. per casi specifici e non è applicabile per la rinnovazione della notifica del ricorso che non sia stato notificato ad alcuno.
Va rilevato che tale cessazione dovrebbe - altrimenti non vi sarebbe motivo per l'autorizzazione alla stessa - condurre a morte il soggetto.
A questa stregua, premesso, per quanto ora esposto, che deve ritenersi che l'interdetta nella specie non sia in condizione di esprimere la propria valutazione, e quindi la propria scelta, deve trovare applicazione l'art. 78 c.p.c., che prevede la nomina di un curatore speciale al rappresentato "... quando vi è conflitto di interessi con il rappresentante".
Ad ulteriore supporto di tale conclusione, va rilevato che le numerose norme rinvenibili nell'ordinamento che conferiscono al tutore specifici poteri in materie attinenti ad interessi strettamente personali - pur se di carattere non altrettanto essenziale quale quello in esame - dell'interdetto per infermità (art. 119 c.c., per l'impugnazione del matrimonio; art. 245 c.c. in tema di disconoscimento della paternità; art. 264 c.c. in tema di impugnazione del riconoscimento del figlio naturale da parte di chi è stato riconosciuto; art. 273 c.c., in tema di dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale; art. 13 l. 22 maggio 1978, n. 194, in tema di interruzione della gravidanza), appaiono elementi sintomatici della non configurabilità, in mancanza di specifiche disposizioni, di un generale potere di rappresentanza in capo al tutore con riferimento ai cc.dd. atti personalissimi (per una ipotesi in cui questa Corte ha avuto occasione di escludere la proponibilità della domanda di divorzio per l'interdetto ad opera del tutore, riconoscendogli invece il potere di chiedere la nomina di un curatore speciale ai fini della proposizione della domanda di divorzio, v. sent. n. 9582 del 2000).
E' ben vero che le menzionate norme sono inserite nella "tutela dei minori"; ma tale tutela è richiamata nella sua interezza per la interdizione, alla quale pertanto è applicabile: l'art. 424 c.c., infatti, sancisce che "le disposizioni sulla tutela dei minori... si applicano... alla tutela degli interdetti...".
Le conclusioni raggiunte non contrastano né possono ritenersi derogate dalla Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina, fatta ad Oviedo il 24 aprile 1997 - della quale la l. 28 marzo 2001, n. 145 ha autorizzato la ratifica - dal momento che tale Convenzione prevede che il rappresentante legale (o comunque un'apposita autorità od altro soggetto) possa esprimere il consenso che l'incapace non è in condizione di dare (art. 6), ma non preclude ai singoli Stati di fissare condizioni specifiche - che essa Convenzione non ha previsto - per la validità della prestazione del consenso (sostitutivo).
L'affermata sussistenza di altro soggetto quale necessario contraddittore nel giudizio costituisce ragione sufficiente per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Rimane pertanto assorbita la questione, proposta nella memoria, relativa alla necessità o no della notifica del ricorso al Procuratore Generale a quo.