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Timestamp: 2019-04-19 17:40:31+00:00
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Legittimazione e termini per proporre la revocazione
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Soggetti legittimati a proporre revocazione
I termini per la revocazione
La revocazione è di norma proposta dalla parte soccombente nei confronti della parte che sia risultata vincitrice.
Del resto, la revocazione fa parte a tutti gli effetti dei mezzi di impugnazione e, pertanto, ha il medesimo oggetto della sentenza che va ad impugnare ed è riservata alle parti del giudizio.
L'articolo 397 del codice di procedura civile, in ogni caso, prevede che in determinate ipotesi anche il pubblico ministero possa essere legittimato attivo nell'impugnazione per revocazione.
Si tratta dei casi in cui la sentenza è stata pronunciata senza che egli sia stato sentito e dei casi in cui essa è l'effetto della collusione posta in essere dalle parti per frodare la legge.
Proprio in ragione del fatto che anche tale impugnazione è riservata alle parti del giudizio, presupposto fondamentale perché il pubblico ministero possa proporre revocazione è che essa sia relativa a una causa che rientra tra quelle per le quali il suo intervento è previsto come obbligatorio.
Si ricorda che l'intervento del P.M. è obbligatorio nelle cause che egli stesso potrebbe proporre, nelle cause matrimoniali (comprese quelle di separazione personale dei coniugi), nelle cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone e negli altri casi previsti dalla legge.
I termini per proporre la revocazione non sono sempre certi quanto all'origine della loro decorrenza.
La certezza del dies a quo, infatti, si ha solo per i casi di revocazione ordinaria, ovverosia nell'ipotesi in cui la sentenza sia l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o dai documenti di causa o se essa sia contraria ad altra precedente avente tra le parti autorità di cosa giudicata.
In tal caso i termini sono di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza o di trenta giorni dalla sua notificazione.
In tutte le altre ipotesi, per le quali si parla di revocazione straordinaria, invece, il dies a quo è incerto.
L'articolo 326 del codice di rito, infatti, stabilisce che il termine di trenta giorni per proporre tale mezzo di impugnazione, in questi casi, decorre dal giorno in cui è stato scoperto il dolo o la falsità o la collusione o è stato recuperato il documento o è passata in giudicato la sentenza effetto del dolo del giudice o, infine, il pubblico ministero ha avuto conoscenza della sentenza da impugnare.
Occorre a tal proposito precisare che le sentenze per le quali è scaduto il termine per l'appello possono essere impugnate per revocazione straordinaria solo se la scoperta del dolo o della falsità o il recupero dei documenti o la pronuncia della sentenza effetto del dolo del giudice sia avvenuta dopo la scadenza del suddetto termine.
Se invece tali fatti avvengono durante il corso del termine per l'appello, quest'ultimo è prorogato dal giorno dell'avvenimento in modo da raggiungere i trenta giorni da esso.