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Timestamp: 2020-08-07 13:13:02+00:00
Document Index: 88913969

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 143', 'art. 10', 'art. 18', 'art. 2495', 'art. 15', 'art. 1339', 'sentenza ', 'art. 100', 'art. 18', 'art. 143', 'art. 15', 'art. 2193', 'art. 2193', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 9982 del 20/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9982 del 20/04/2017
Cassazione civile, sez. I, 20/04/2017, (ud. 21/02/2017, dep.20/04/2017), n. 9982
(OMISSIS) S.R.L. in liq., C.A.G.,
C.G.S., SERVIZI E TECNOLOGIE INNOVATIVE S.R.L., in persona del
l.r.p.t. e quale cessionaria del ramo aziendale di (OMISSIS) s.r.l.,
rappr. e dif. dall’avv. Riccardo Pagliarulo, elett. dom. in Roma,
presso lo studio dell’avv. Francesco Napolitano, in via Po n.9, come
EQUITALIA SUD, in persona del l.r.p.t., rappr. e dif. dall’avv.
Giuseppe Nocco, elett. dom. in Roma, presso lo studio dell’avv.
Bianca Maria Casadei, in via Cicerone n. 28, come da procura in
FALLIMENTO (OMISSIS) s.r.l. in liq., in persona del curatore
fallimentare p.t .;
per la cassazione del decreto App. Bari 19.11.2013, n. 1542/2013, in
R.G. n. 1329/2013;
giorno 21 febbraio 2017 dal Consigliere relatore dott. Massimo
udito l’avvocato P. Muccari per il ricorrente;
1. (OMISSIS) s.r.l. (in persona del liquidatore Ca.Fr.), C.A.G. e C.G.S. (quali soci della ricorrente), Servizi e Tecnologie Innovative s.r.l. (quale cessionaria del ramo aziendale di (OMISSIS) s.r.l.) (STI) impugnano la sentenza App. Bari 19.11.2013 n. 1542/2013 con cui è stato rigettato il loro reclamo avverso la sentenza Trib. Bari 17.7.2013, n. 133/2013 dichiarativa del fallimento di (OMISSIS) s.r.l., reso su ricorso di Equitalia Sud s.p.a., in ciò ritenendo non viziato il procedimento L. Fall., ex art. 15 in punto di notifica regolare del ricorso e del decreto di comparizione e sussistenti i presupposti di cui alla L. Fall., artt. 1 e 5.
2. Ritenne la corte d’appello che: a) non era ammissibile “l’intervento” (legittimazione al reclamo) dei due soci di capitale di (OMISSIS) s.r.l., perchè portatori di un interesse di mero fatto, non altrimenti qualificato; b) era invece sussistente l’interesse di Servizi tecnologie innovative s.r.l., società che aveva acquistato un ramo d’azienda da (OMISSIS), del quale faceva parte il debito fiscale azionato da Equitalia, patrimonio così ceduto e suscettibile di essere colpito da azione revocatoria concorsuale; c) risultava regolare la notifica ex art. 143 c.p.c. del ricorso di fallimento e decreto di convocazione a Ca.Fr., già liquidatore e legale rappresentante della società (cancellata dal registro delle imprese il 31.7.2012), essendo stato quest’ultimo attinto da un complesso di atti in sequenza negativa, per essere risultate infruttuose le precedenti notifiche alla società ed al medesimo alla residenza anagrafica; d) era infondata l’eccezione di nullità della notifica altresì per la dedotta sussistenza di altra ‘residenza effettivà, nota ad Equitalia per pregresse comunicazioni dell’Amministrazione finanziaria, essendo emerso piuttosto che Equitalia, società autonoma, aveva usato ogni diligenza nella ricerca, Ca. era stato raggiunto da atti tributari per debiti propri e competeva ai reclamanti provare la effettività della diversa assunta residenza; e) lo stato d’insolvenza si evinceva dai debiti verso Erario e Enti comunali, per oltre 670 mila euro e come da estratti di ruolo, con un giudizio che andava confermato in ogni caso anche considerando le contestazioni dei debiti, le istanze di rateazione rigettate e la parziale tardività dei documenti versati dopo il deposito del reclamo, così concludendo l’apprezzamento dello sbilancio patrimoniale della società, già in liquidazione e poi cancellata da meno di un anno L. Fall., ex art. 10.
3. Il ricorso è su tre motivi,, ad esso resistendo Equitalia con controricorso.
1. Con il primo motivo viene dedotta la violazione di legge quanto alla L. Fall., art. 18 e art. 2495 c.c., in particolare lamentandosi da parte dei due C. l’errata esclusione della loro legittimazione al reclamo, tanto più che la società era estinta già prima della dichiarazione di fallimento.
2. Con il secondo motivo si censura la sentenza, ai sensi degli artt. 24 e 111 Cost., per violazione della L. Fall., art. 15, artt. 115, 139, 145 e 143 c.p.c., oltre che artt. 2730 e 2735 c.c., per avere trascurato la corte che agli atti Equitalia già istituzionalmente conosceva la residenza effettiva del liquidatore, diversa da quella anagrafica e che comunque l’unico esperimento negativo della notifica alla società era fondato su ricerche incomplete.
3. Con il terzo motivo si deducono la violazione di legge, quanto al D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 19 e 50, art. 1339 c.c., L. Fall., artt. 5, 10 e 15, oltre che il vizio di motivazione, avendo erroneamente la sentenza trascurato che il debito fiscale era sostanzialmente ristrutturato – con novazione oggettiva – per via delle rateazioni in corso, senza alcuna decadenza, normativamente prevista solo in caso di omesso pagamento di due rate consecutive e dunque inesigibile e contestato.
4. Il primo motivo è inammissibile, posto che anche l’ipotetico accoglimento della censura non avrebbe potuto condurre ad una modifica della sentenza, avendo la corte deciso nel merito ed anche l’astratto riconoscimento della legittimazione non ne implicherebbe perciò ed ora la cassazione. Va solo osservato che la dichiarazione di fallimento di una società di capitali, a prescindere dalla entità della misura della partecipazione del socio, non legittima in via automatica quest’ultimo ad opporsi in difetto di una specifica allegazione e prova di un suo interesse, secondo i canoni dell’art. 100 c.p.c., che la L. Fall., art. 18, comma 1, con l’aggettivazione impiegata “qualunque interessato”) e senza alcuna discontinuità con il regime ante D.Lgs. n. 5 del 2006, non ha nè ampliato nè derogato. Nella vicenda, in ogni caso vi sono stati apprezzamento specifico di tale interesse, in senso negativo, da parte del giudice di merito e invocazione generica della posizione legittimante da parte dei due soci.
5. Il secondo motivo è infondato. La piena correttezza del procedimento notificatorio seguito dall’istante, puntualmente riepilogato dai giudici del reclamo, consta dal positivo riscontro – in sequenza – di un primo esperimento infruttuoso di notifica alla sede sociale e alla residenza anagrafica del liquidatore, esattamente agli indirizzi altresì risultati iscritti al registro delle imprese, cui seguì la procedura ex art. 143 c.p.c. al liquidatore alla residenza anagrafica coincidente con la predetta iscrizione. Tanto più in un contesto in cui le notifiche hanno ricompreso tutti gli atti di rilievo del procedimento L. Fall., ex art. 15, incluse istanza e decreto di abbreviazione dei termini, con piena identificazione di Ca.Fr. quale liquidatore della società cancellata, appare rispettato il principio, ribadito da questa Sezione, della prevalenza delle risultanze con cui imprenditore e suoi legali rappresentanti figurano iscritti al registro delle imprese. Così, è addirittura “valida la notifica eseguita presso il luogo della precedente residenza anagrafica, atteso che il trasferimento del destinatario, legale rappresentante della società, non era stato iscritto nel registro delle imprese e che in un atto formale, successivo a detto trasferimento, lo stesso aveva indicato quale proprio luogo di residenza quello dove era stata compiuta la notifica” (Cass. 10170/2016). Parimenti “in tema di esercizio del diritto di difesa dell’imprenditore nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, è valida la notificazione del decreto di convocazione avanti al tribunale, esperita a mezzo posta presso la sede legale, dove l’ufficiale notificatore abbia proceduto all’accesso restituendo il plico al mittente per essersi trasferita la società debitrice, qualora dal registro delle imprese non risulti l’iscrizione della delibera assembleare, di trasferimento e la notificazione sia, necessariamente, eseguita direttamente al legale rappresentante della società, presso la residenza da questi resa nota ai terzi mediante iscrizione al registro delle imprese, essa operando come l’unica opponibile, ai sensi dell’art. 2193 cod. civ.” (Cass. 22753/2012).
6. L’applicazione di tale principio rende del tutto irrilevante l’obiezione dei ricorrenti volta a sollecitare una presunta conoscenza reale della effettiva residenza del liquidatore, quale desumibile da altri atti tributari, avendo in ogni caso – sul punto – esaurientemente dato conto la corte territoriale sia della piena autonomia soggettiva di Equitalia rispetto agli enti impositori o creditori, sia della riferibilità a debiti individuali delle precedenti cartelle spiccate su Ca., sia della sussistenza di quasi un centinaio di omonimi nella sola provincia barese, sia infine della permanente utilizzazione della propria residenza anagrafica per altri atti (istanza di rateazione di debiti). Nè il liquidatore, già ed in particolare per tale sua qualità, ha provato di aver portato specificamente a conoscenza Equitalia, per le conseguenze di inopponibilità ex art. 2193 c.c., comma 1, della intervenuta variazione della sua residenza ovvero della ineffettività della sua corrispondente iscrizione al registro delle imprese.
7. Il terzo motivo è inammissibile. Va seguito il principio per cui “La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in, sè, – purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.” (Cass. s.u. 8053/2014). La sentenza impugnata ha infatti dato puntualmente conto sia della decadenza dalle rateazioni richieste per il pagamento delle varie cartelle, sia della residua sussistenza – in ogni caso – di un elevato debito scaduto pari a circa 470 mila Euro, sia della genericità delle contestazioni anche giudiziali – peraltro di solo parte del carico – di tali passività, limite non superato nel ricorso. In questo non viene affrontato il profilo di criticità della cessione aziendale, ricostruito dalla corte barese come elemento di oggettivo depauperamento patrimoniale in vista dell’applicazione dell’analogo criterio dello sbilancio proprio dell’insolvenza delle società in liquidazione.
8. Il ricorso va dunque rigettato, con disciplina delle spese regolata alla stregua del criterio della soccombenza e liquidazione come meglio da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del procedimento di legittimità, liquidate in Euro 10.200 (di cui Euro 200 per esborsi), oltre al 15% a forfait sui compensi e agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, art. 1 bis.