Source: https://www.laleggepertutti.it/89921_pensione-anticipata-compatibile-con-lassegno-di-invalidita
Timestamp: 2018-07-23 11:51:59+00:00
Document Index: 121000085

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 9', 'art 13', 'art. 9', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 375', 'art. 375', 'sentenza ', 'art. 384', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Pensione anticipata compatibile con l'assegno di invalidità
Lo sai che? Pensione anticipata compatibile con l’assegno di invalidità
Invalidi all’80% e pensionamento anticipato: i due assegni possono convivere.
Il diritto alla pensione anticipata non è incompatibile con l’assegno mensile di invalidità; e ciò perché essa non è una pensione diretta di invalidità, ma una anticipazione rispetto ai normali tempi di perfezionamento del diritto alla pensione. Lo ha detto la Cassazione con una recente ordinanza [1].
Il diritto alla pensione di vecchiaia anticipata è riconosciuta dalla legge [2] a favore dei soggetti con un’invalidità nella misura di almeno l’80%.
Come noto, di recente ka legge ha elevato i limiti di età per il conseguimento della pensione di vecchiaia a carico dell’INPS da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 anni per gli uomini, ma tale innalzamento non si applica nei confronti degli invalidi almeno all’80%, per i quali l’età pensionabile resta di 55 anni per le donne e 60 per gli uomini.
La pensione anticipata degli invalidi non è però una pensione di invalidità, ma una semplice anticipazione rispetto ai normali tempi di perfezionamento del diritto alla pensione. Lo stato di invalidità è, dunque, una semplice condizione – in aggiunta all’età – per ottenere il trattamento di vecchiaia anticipato. Pertanto le due prestazioni possono essere cumulate e possono convivere insieme.
Non esistono quindi limitazioni al titolare di un assegno mensile di assistenza che precludano l’ottenimento del pensionamento anticipato.
[1] Cass. ord. n. 11750 dell’8.06.2015.
[2] Art. 1, comma 8, d.lgs. n. 503/92.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza 21 aprile – 8 giugno 2015, n. 11750
1 — Considerato che è stata depositata relazione del seguente contenuto:
«Con sentenza n. 908/2011 depositata in data 27/10/2011, la corte di appello di Genova, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Chiavati, confermava il diritto di L.B. alla pensione anticipata di vecchiaia ai sensi dell’art. 1, comma 8, del d.Igs. n. 503/92 ma disponeva che l’erogazione della stessa avvenisse in alternativa all’erogazione dell’assegno mensile di assistenza, ritenendo sussistente una incompatibilità tra le due prestazioni.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione Laura Bernardini, affidato ad un motivo.
Con l’unico motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1, commi 1 e 8, del d.lgs. n. 503/1992 e dell’art. 9, comma 1, del d.l. n. 791/81, convertito con modificazioni dalla legge n. 54/1982 dolendosi della ritenuta incompatibilità tra l’assegno mensile di assistenza di cui all’art 13 della legge n. 118/1971 con la pensione di vecchiaia anticipata. Rileva che tale incompatibilità è stata legislativamente prevista solo le Non si tratta, dunque, di una pensione diretta di invalidità bensì di una anticipazione dei normali tempi di perfezionamento del diritto iIla pensione attuata attraverso un’integrazione ex lese del rapporto assicurativo e contributivo, che consente, in presenza di una situazione di invalidità, una deroga ai limiti di età per il normale pensionamento.
Lo stato di invalidità costituisce, dunque, solo la condizione in presenza della quale è possibile acquisire il diritto al trattamento di vecchiaia sulla base del requisito di età vigente prima dell’entrata il vigore del d.lgs. n. 503/1992 ma non può comportare lo snaturamento della prestazione che rimane un trattamento diretto di vecchiaia (finanziato dallo stesso soggetto del rapporto assicurativo, sul quale gravano i contributi, e diretto a coprire i rischi derivanti dalla vecchiaia), ontologicamente diverso dai trattamenti diretti di invalidità (pure a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e diretto a coprire i rischi derivanti, appunto, dall’invalidità) previsti dalla legge n. 222/1984.
Non si verte, dunque, nell’ipotesi di incompatibilità di cui al d.l. 22 dicembre 1981, n. 791 convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54 che all’art. 9, comma 1, testualmente prevede: In assenza, dunque, di limitazioni, non é precluso al titolare di assegno mensile di assistenza il pensionamento anticipato previsto dall’indicata norma né le due prestazioni sono tra loro incompatibili (si veda, sul riconoscimento del diritto al pensionamento anticipato previsto dall’art. 16 della legge 23 aprile 1981, n. 155 anche in favore di titolari di assegno o pensione di invalidità, Cass. 23 novembre 1999, n. 13009) .
Per tutto quanto sopra considerato, si propone l’accoglimento del ricorso e la cassazione, in parte qua, della sentenza impugnata con decisione nel merito ed esclusione della prevista erogazione della pensione anticipata di vecchiaia in alternativa a quella dell’assegno mensile di assistenza, il tutto con ordinanza, ai sensi dell’art. 375, n. 5, cod. proc. civ.».
2 – Questa Corte ritiene che le osservazioni in fatto e le considerazioni e conclusioni in diritto svolte dal relatore siano del tutto condivisibili, siccome coerenti con la prevalente giurisprudenza di legittimità in materia e che sussista con ogni evidenza il presupposto dell’art. 375, n. 5, cod. proc. civ. per la definizione camerale del processo.
3 – In conclusione il ricorso va accolto e va cassata la sentenza impugnata; non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere decisa nel merito ex art. 384, secondo comma, cod. proc. civ., nei termini di cui alla sentenza di primo.
4 – La regolamentazione delle spese processuali segue la soccombenza.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e decide nel merito nei termini di cui alla sentenza di primo grado, che conferma anche per le spese processuali di quel grado. Condanna l’I.N.P.S. al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del giudizio di appello, che liquida in euro 1.800,00 (di cui euro 1.000,00 per onorari), e delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in euro 100,00 per esborsi ed euro 2.500,00 per compensi professionali oltre accessori di legge e rimborso forfetario in misura del 15%, da corrispondersi, queste ultime, all’avv. Guido Faggiani, antistatario.