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Timestamp: 2020-06-06 06:00:19+00:00
Document Index: 182458706

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Sentenza Cassazione Civile n. 9950 del 20/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9950 del 20/04/2017
Cassazione civile, sez. III, 20/04/2017, (ud. 23/02/2017, dep.20/04/2017), n. 9950
sul ricorso 4101/2014 proposto da:
P.A., considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso
dall’avvocato GIOVANNI D’ERME giusta procura a margine del ricorso;
AVIVA ITALIA SPA, in persona del Dott. A.A., elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DUILIO, 7, presso lo studio dell’avvocato
MASSIMO MARETTO, che la rappresenta e difende giusta procura in
avverso la sentenza n. 2158/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
MISTRI Corrado, che ha concluso per l’integrazione del
contraddittorio nei confronti del litisconsorte necessario
B.L., nel merito il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato MASSIMO MORETTO.
1. Nel 1991 il minore P.A., mentre attraversava la strada, venne investito e ferito da un autoveicolo condotto da C.A., di proprietà di B.L. ed assicurato per i rischi della circolazione dalla società Commercial Union Insurance s.p.a. (che in seguito muterà ragione sociale in Aviva Italia s.p.a.; d’ora innanzi, per brevità, “la Aviva”).
2. Dopo che l’investitore fu condannato in sede penale, nel 2003 P.A. convenne dinanzi al Tribunale di Latina C.A., B.L. e la Aviva, chiedendone la condanna al risarcimento del danno.
3. Con sentenza n. 705 del 2009 il Tribunale accolse la domanda, ma attribuì alla vittima un concorso di colpa del 50%.
La Corte d’appello di Roma, adita da P.A., con sentenza 16.4.2013 n. 2158 rigettò il gravame.
4. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da P.A., con ricorso fondato su due motivi.
1.1. Il Procuratore Generale, nelle conclusioni pronunciate nella pubblica udienza del 23 febbraio 2017, ha chiesto preliminarmente che fosse ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti del proprietario del veicolo investitore, B.L..
Anche la Aviva, nel proprio controricorso, ha eccepito preliminarmente il difetto di integrazione del contraddittorio, per non essere stato notificato il ricorso per cassazione a B.L..
Deve, dunque trovare applicazione il principio già affermato da questa Corte, secondo cui quando il danneggiato da un sinistro stradale abbia esercitato l’azione civile nel processo penale instaurato nei confronti del conducente dell’autoveicolo, proponendo domanda di risarcimento nei confronti della compagnia assicuratrice e non anche del proprietario del veicolo, senza che il giudice abbia ordinato la chiamata in giudizio di quest’ultimo L. n. 990 del 1969, ex art. 23, il giudicato formatosi sull’an debeatur non è opponibile al proprietario del veicolo, il quale, conseguentemente, non è litisconsorte Viti necessario nel successivo giudizio civile proposto dal danneggiato nei confronti della compagnia assicuratrice, al fine di ottenere la quantificazione del danno (Sez. 3, Sentenza n. 7182 del 12/05/2003).
2.1. Col primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta sia da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, (si lamenta, in particolare, la violazione dell’art. 1226 c.c.); sia dal vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134).
Ma se ciò è esatto in teoria, fu nel caso concreto scorretto in pratica, giacchè nè il Tribunale, nè la Corte d’appello hanno accertato alcuna particolarità che giustificasse la liquidazione del danno in misura inferiore a quella standard.
3.1. Col secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta sia da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, (si lamenta, in particolare, la violazione dell’art. 1223 c.c.); sia dal vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134).
E’ dunque evidente che, nel caso di pagamenti in acconto, il creditore:
(c”) sulla somma che residua dopo la detrazione dell’acconto, per il periodo che va dal suo pagamento fino alla liquidazione definitiva (così già Sez. 3, Sentenza n. 6347 del 19/03/2014).
Tale criterio non appare infatti sostenibile, perchè incoerente con la ratio e lo scopo deli principi che disciplinano la mora nelle obbligazioni di valore, come stabiliti da Cass. sez. un. 1712/95, cit., e conduce di fatto ad una sottostima del danno.
4. La sentenza deve quindi essere cassata con rinvio alla Corte d’appello di Roma, la quale nel liquidare nuovamente il danno si atterrà ai seguenti principi di diritto: