Source: http://www.mglobale.it/temi/iva/servizi_internazionali/prestazioni_di_servizi_ai_fini_iva_requisiti_e_ipotesi.kl
Timestamp: 2017-12-11 02:20:53+00:00
Document Index: 177480212

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 17', 'art. 9']

Le prestazioni di servizi, definite con termine generico, consistono in operazioni che derivano da obbligazioni di fare, non fare, permettere, quale ne sia la fonte.
Le disposizioni della direttiva 2010/8/CE, che ha modificato sostanzialmente la direttiva 2006/112/CE, sono state recepite nel nostro ordinamento dal D.L.vo n. 18/2010.
Affinché possano realizzare operazioni rilevanti ai fini IVA, escludendo quelle elencate nell’art. 3 – commi 4 e 5 del DPR n. 633/1972 (nel prosieguo gli articoli senza altra indicazione si riferiscono a tale decreto), debbono essere caratterizzate dai seguenti requisiti, che vanno soddisfatti cumulativamente:
soggettivi: la prestazione deve essere effettuata nell’esercizio d’impresa (art. 4) o nello svolgimento di arti o professioni (art. 5)
oggettivi: l’operazione deve consistere nella prestazione di servizi (art. 3)
territoriali: l’IVA è applicata alle operazioni effettuate nello Stato (art. 1).
La mancanza di uno solo di essi esclude l’operazione dal campo impositivo IVA.
Le disposizioni della direttiva 2010/8/CE, che ha modificato sostanzialmente la direttiva 2006/112/CE, sono state recepite nel nostro ordinamento dal D.L.vo n. 18/2010 che, in tema di territorialità, ha:
lasciato invariata la regola sulla cessione dei beni
introdotto nuove disposizioni sulle prestazioni di servizi, riformando completamente l’art. 7.
Nello stesso tempo ha operato una distinzione delle prestazioni rese nei confronti di soggetti passivi da quelle rese nei confronti di soggetti non passivi e ha previsto, per alcune tipologie di servizi, deroghe rispetto alla regola generale, di cui all’art. 7 ter.
L’Agenzia delle Entrate - con circolare n. 58/E del 31.12.2010 - ha sintetizzato le principali novità introdotte dalla normativa comunitaria.
La nuova formulazione dell’art. 7 – lett. d) definisce soggetto passivo in Italia chi è ivi domiciliato o residente, che non ha stabilito il proprio domicilio all’estero o non vi ha istituito una stabile organizzazione, limitatamente alle operazioni da questa effettuate.
Ai sensi dell’art. 17, i soggetti passivi sono obbligati agli adempimenti IVA sostanziali e formali, come l’applicazione e il versamento dell’imposta, la fatturazione, la registrazione e la dichiarazione in riferimento alle cessioni e importazioni di beni e alle prestazioni di servizi.
I soggetti interessati sono il cedente, l’importatore e il prestatore, non il soggetto inciso o consumatore finale, che non riesce a scaricare su altri l’imposta pagata sugli acquisti o sulle prestazioni.
Ogni operazione è subordinata al rispetto del requisito della territorialità, in forza del quale il soggetto passivo deve essere identificato ai fini IVA in Italia. Tuttavia, un soggetto non stabilito nello Stato può acquisire la qualifica di soggetto passivo in Italia facendo ricorso:
alla identificazione diretta
all’istituzione di una stabile organizzazione in Italia
ovvero alla nomina di un rappresentante fiscale.
Il presupposto oggettivo delle prestazioni di servizi, perché siano rilevanti ai fini IVA, è costituito, ai sensi dell’art. 3:
dal corrispettivo della prestazione
da una obbligazione sorta in dipendenza di contratti d’opera, d’appalto, trasporto, agenzia, deposito, ecc., cioè da una obbligazione qualunque sia la fonte.
Sono previste deroghe ed esclusioni (commi 4 e 5 dello stesso art. 3).
3. Requisito della territorialità
La nuova disciplina sulle prestazioni di servizi richiede che sia individuato il luogo di tassazione, coincidente, di regola:
con il luogo di stabilimento del committente, se è un soggetto passivo
con quello del prestatore, se è un soggetto non passivo, come dispone l’art. 7 ter, le cui previgenti disposizioni, di cui all’art. 7-commi 3 e 4, sono state sostanzialmente trasfuse dal D.L.vo n. 18/2010 negli artt. da 7 ter a 7septies.
Da un punto di vista operativo, sembra opportuno partire dalla verifica delle diverse fattispecie di prestazione riportate negli artt. da 7quater a 7septies e, accertato che non rientrano in alcuna di esse, va applicata la regola generale.
Dal combinato disposto degli artt. 7–comma 1–lett. d) e 7-ter si deduce che le prestazioni di servizi si considerano effettuate il Italia:
quando sono rese a committenti soggetti passivi con sede effettiva o legale nel territorio dello Stato o ivi residenti
ovvero, se rese a soggetti stabiliti in altro Paese che abbiano una stabile organizzazione in Italia per le operazioni da essa rese o ricevute.
Si riportano nella Tabella A allegata le diverse ipotesi disciplinate dall’art. 7-ter.
Prestazioni particolari: trasporto
Il requisito della territorialità delle diverse fattispecie delle prestazioni (schematizzate nella Tabella B allegata) ha come presupposto che esse sono rese a committente non soggetto passivo. Se però il committente è soggetto passivo, sono tassabili nel territorio dello Stato, rientrando nella regola generale.
In questo contesto è considerato territorio dello Stato quello della Repubblica Italiana con esclusione dei Comuni di Livigno e Campione d’Italia e delle acque italiane del Lago di Lugano (art. 7–comma 1–lett. a).
Le prestazioni di trasporto, rese a committenti non soggetti passivi, rappresentano una deroga alla regola generale, e riguardano:
i trasporti di beni diversi dai trasporti intracomunitari, che sono tassati in proporzione alla distanza percorsa nel territorio dello Stato (art. 7sexies – lett. b)
i trasporti intracomunitari di beni, che sono tassati quando la loro esecuzione ha inizio nel territorio dello Stato (art. 7sexies – lett. c).
Se il committente del trasporto è un soggetto passivo, stabilito nel territorio dello Stato, non opera la distinzione tra trasporto intracomunitario e trasporto diverso da quello intracomunitario, perché nel rispetto del requisito della territorialità il luogo di tassazione è, di norma, quello del committente soggetto passivo, stabilito nello Stato.
Pertanto, se il committente è un soggetto passivo stabilito nello Stato, il trasporto è territorialmente rilevante in Italia per il percorso dell’intera tratta.
Se riguarda merce in transito o in importazione temporanea ovvero in importazione, i cui beni sono assoggettati all’imposta, è non imponibile IVA, ai sensi dell’art. 9-comma 1- n. 2.
Se il committente è un soggetto passivo stabilito in altro Stato membro o in un Paese extracomunitario, il trasporto è escluso dalla tassazione, perché difetta il requisito della territorialità.
Il trasporto o è sottoposto ad IVA come un’operazione interna, oppure, se reso all’estero a un soggetto passivo stabilito all’estero, non concorre a formare il volume di affari, né a determinare il plafond.
Inoltre, il trasporto, da effettuare verso un Paese estero, commissionato da un soggetto passivo stabilito nello Stato, è sempre territorialmente rilevante ai fini IVA in Italia per l’intera tratta, indipendentemente dal luogo d’inizio del trasporto e dalla nazionalità del trasportatore.
E’ fatto obbligo al committente italiano, una volta ricevuta la fattura, di emettere autofattura, ai sensi dell’art. 17–comma 2 e di registrarla nel registro acquisti.
Se invece un soggetto passivo nello Stato commissiona il trasporto dall’Italia verso un Paese extracomunitario ad altro soggetto passivo nello Stato, il servizio è non imponibile e concorre a formare il plafond, essendo considerato un’operazione in esportazione ai sensi dell’art. 9-comma 1-n. 2.