Source: https://www.miolegale.it/massime/mancata-comparizione-in-udienza-del-querelante-remissione-tacita-querela/
Timestamp: 2020-02-23 05:11:01+00:00
Document Index: 181925737

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 111']

Mancata comparizione in udienza del querelante e remissione tacita di querela
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Con sentenza depositata il 21 luglio 2016, le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno affermato il principio di diritto, secondo cui «integra remissione tacita di querela la mancata comparizione alla udienza dibattimentale (nella specie davanti al Giudice di pace) del querelante previamente ed espressamente avvertito dal giudice che l’eventuale sua assenza sarà interpretata come fatto incompatibile con la volontà di persistere nella querela».
Precisa la Suprema Corte che «un simile avvertimento alla persona offesa querelante non è contemplato espressamente nel procedimento davanti al giudice di pace nei casi di citazione a giudizio emessa dal pubblico ministero (art. 20 d.lgs. n. 274 del 2000) ma tale iniziativa non è dissonante rispetto alla generale fisionomia del procedimento, che prevede, all’art. 2, comma 2, l’impegno del giudice di pace di «favorire, per quanto possibile, la conciliazione tra le parti», ed è in linea con la specifica previsione dell’art. 29, comma 4 (che vale per entrambi i riti di introduzione della udienza) secondo cui il giudice, proprio con riferimento al caso di reato perseguibile a querela, «promuove la conciliazione tra le parti».
Nella finalità di promuovere la conciliazione tra le parti, nei casi di reati perseguibili a querela (che costituisce un preciso dovere del giudice di pace…), è attribuita al giudice un’ampia scelta di iniziative: tra l’altro, egli «può rinviare l’udienza per un periodo non superiore a due mesi e, ove occorra, può avvalersi anche dell’attività di mediazione di centri e strutture pubbliche e private presenti sul territorio» (art. 29, comma 4, cit.).
La mancata comparizione della persona offesa in caso di reati perseguibili a querela deve però ricevere una disciplina che va al di là dei procedimenti davanti al giudice di pace.
Una simile opportuna iniziativa appare anche in sintonia con il rispetto del principio della ragionevole durata del processo, di cui all’art. 111, secondo comma, Cost., favorendo definizioni del procedimento che passino attraverso la verifica dell’assenza di un perdurante interesse della persona offesa all’accertamento delle responsabilità penali e precludano sin dalle prime battute lo svolgimento di sterili attività processuali destinate a concludersi comunque con un esito di improcedibilità dell’azione penale o di estinzione del reato».
Remissione tacita