Source: https://forum.grnet.it/associazione-culturale-islamica-le-nour-25497
Timestamp: 2020-05-27 10:18:09+00:00
Document Index: 96440511

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 142', 'art. 92', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 42', 'art. 73', 'art. 26', 'art. 32', 'art. 43', 'art. 3']

Associazione Culturale Islamica Le Nour - GrNet.it
Associazione Culturale Islamica Le Nour
Messaggio da panorama » dom apr 01, 2018 6:27 pm
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201800764 - Public 2018-03-30 -
Numero 00764/2018 e data 26/03/2018 Spedizione
NUMERO AFFARE 00818/2017
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - dipartimento per le infrastrutture, gli affari generali ed il personale.
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, proposto dall’Associazione Culturale Islamica Le Nour, con sede in Cornedo Vicentino, via Monte Ortigara, 17, in persona del rappresentante legale, signor Rahal Mohammed, nato in Marocco il 18 agosto 1964, contro il Comune di Cornedo Vicentino, per l’annullamento dell’ordinanza n. 26 del 9 marzo 2016, prot. n. B15/0015, notificata a mezzo servizio postale il 10 marzo 2016 (data raccomandata) con la quale è stato disposto il ripristino dello stato dei luoghi dei locali utilizzati.
Vista la nota n. 12828 del 14 dicembre 2017 di trasmissione della relazione con la quale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Dipartimento per le infrastrutture, gli affari generali ed il personale - ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
visto il ricorso del 9 maggio 2017;
vista la memoria integrativa del 30 gennaio 2017;
visto il proprio parere interlocutorio n. 1770 del 25 luglio 2017;
L’Associazione ricorrente, non di tipo confessionale, persegue finalità di utilità e solidarietà sociale, di formazione e promozione culturale, a favore degli associati ed è aderente all’ENDADS, ente iscritto nel registro delle Associazione di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383.
Svolge le proprie attività statutarie nell’immobile di proprietà sito in Cornedo Vicentino, via Monte Ortigaro, n. 17, in area classificata dal vigente piano degli interventi come ZTO di tipo/ (industriale/artigianale)” assoggettata a vincolo paesaggistico ambientale.
Nei confronti dell'Associazione ricorrente era già stata adottata un'ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi per la stessa ragione oggetto dell’odierno gravame nel 2013 avendo l'ufficio tecnico comunale accertato lo svolgimento al suo interno di attività non ammessa dalla destinazione di zona (luogo di culto anziché artigianale) mediante l'esecuzione di opere edili eseguite in totale difformità dalla SCIA a suo tempo presentata dal privato, sebbene il provvedimento sanzionatorio sia stato ottemperato.
La Polizia locale consortile della Valle Agno, a decorrere dall'ultima decade di agosto 2015 e nei mesi a seguire, effettuava ulteriori sopralluoghi. In particolare la Polizia locale accertava:
- venerdì 28 agosto 2015, la presenza di una ventina di persone in preghiera senza la presenza dell'Imam:
- sabato 29 agosto 2015, la presenza di quattro persone non in preghiera (nell'occasione uno dei presenti riferiva che di norma il sabato il centro rimane chiuso e che non vi si svolgono funzioni religiose);
- lunedì 16 ottobre 2015, la presenza nel salone grande di circa quindici persone inginocchiate in preghiera (nell’'occasione, il responsabile del Centro El Nour, in abito cerimoniale, riferiva che ogni venerdì nell' immobile si svolge la funzione religiosa);
- con verbale del 16 settembre 2016 “numerosi elementi di arredo religioso e tappeti per lo svolgimento delle funzioni religiose”.
Il Ministero riferisce, inoltre, che la Polizia consortile accertava, con verbale del 20 ottobre 2015,
che dai sopralluoghi effettuati nel mese di agosto del 2015, nei giorni di venerdì e sabato, nell’orario fra le ore 22,00 e 22,30, era stata rilevata la “presenza di numerose persone, riunite in preghiera, nel locale seminterrato del capannone di via Ortigara”.
Il locale in oggetto è ubicato nella parte interrata del capannone di via Monte Ortigara e, all'esterno, sono state installate due telecamere in assenza della relativa segnaletica di avvertimento.
Il 19 novembre 2015 il responsabile del procedimento dell'Ufficio tecnico comunale, coadiuvato da un agente della Polizia locale, eseguiva un ulteriore accertamento in area, previamente concordato con il responsabile del Centro El Nour.
In tale circostanza anche il tecnico comunale verificava la presenza nei locali di arredi funzionali all'utilizzo della sede quale luogo di culto, preghiera e Associazionismo, certamente non funzionali allo svolgimento di attività artigianale né di promozione sociale per la quale era stato rilasciato il titolo edilizio e l'agibilità.
A conclusione dei richiamati accertamenti il tecnico comunale segnalava, per la valutazione da parte degli organi competenti, che il cambio di destinazione d'uso dell'immobile (da uso artigianale ad uso luogo di culto/associazionismo) è urbanisticamente rilevante, in quanto:
- incidente sugli standards previsti dal DM n. 1444/1968;
- non è conforme alle destinazioni d'uso ammesse dalle norme tecniche di attuazione del Piano degli interventi (non sono consentiti utilizzi diversi dal produttivo quali "luogo di culto e preghiera/associazionismo" art. 26 punti l-2-3);
- le opere interne non risultano corrispondenti ad un uso "artigianale", ma sono funzionali ad un uso quale "luogo di culto e preghiera/associazionismo in assenza di certificato di agibilità".
Sulla base degli elementi acquisiti il Responsabile dell'Area tecnica del Comune di Cornedo Vicentino adottava l'ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi su parere conforme della Commissione edilizia integrata per i beni paesaggistici in ragione della presenza del vincolo paesaggistico ambientale di cui all'art. 142, comma l, lett. c), del d.lgs. n. 42/2004.
Con l’odierno gravame, l’associazione impugna il provvedimento, deducendone la illegittimità, per i seguenti motivi:
1. eccesso di potere per carenza del presupposto e/o per violazione dell’obbligo istruttorio: errata qualificazione della destinazione dell’immobile come luogo di culto;
2. violazione di legge: irrilevanza ai fini urbanistici del “uso di fatto” dell’immobile. Errata applicazione dell’art. 92, comma 3, lett. a) della legge regionale 27 giugno 1985, n. 61; dell’art. 26 del D.P.R. n. 380/2001 e connessa violazione dell’art. 3 della legge n. 241/ 1990 per carenza di istruttoria ed illogicità della motivazione;
3. violazione dell’art. 3 della legge n. 383/2000.
Il Ministero riferente ritiene il ricorso fondato.
L’associazione ricorrente ha presentato motivi aggiunti e memoria integrativa,
Il comune di Cornedo Vicentino ha prodotto proprie controdeduzioni
Con il primo motivo l’Associazione ricorrente lamenta che le finalità culturali, sportive e caritatevoli di integrazione della Comunità islamica nella società, desumibili dallo Statuto e dalla sua iscrizione nel registro regionale delle Associazioni di promozione sociale, non possono essere confuse con quelle religiose. Inoltre, evidenzia che l’Amministrazione erroneamente ha qualificato l’immobile, ove è ubicata la sua sede, come luogo di culto. Mancherebbero, infine, i presupposti richiesti dalla giurisprudenza per qualificare la citata sede come luogo di culto islamico in quanto l’accesso è consentito ai soli soci (quindi, non al pubblico) e manca un idoneo arredamento interno.
La Sezione ritiene di dover preliminarmente rilevare la necessità di distinguere nettamente il profilo relativo all’esercizio dei riti religiosi dalla valutazione della corretta destinazione dell’immobile in relazione alle finalità per le quali è stato concesso il titolo abilitativo.
Relativamente al primo aspetto, ai sensi dell’art. 8, comma 2, della Costituzione ogni confessione religiosa, diversa da quella cattolica, ha diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
E’ auspicabile, pertanto, che a livello locale, tutti i cittadini vengano posti dalle competenti autorità nelle condizioni di poter esercitare compiutamente e liberamente il proprio credo religioso.
Nel caso di specie, però, non è in discussione l’esercizio del culto bensì la corretta osservanza dei provvedimenti amministrativi dell’ente territoriale.
Come riferito dal Ministero, infatti, risulta che nel caso in esame “non emerge alcuna specifica finalità di religione o di culto, necessaria per configurare giuridicamente l’associazione in oggetto come ente di culto” atteso che anche la stessa nel ricorso si autoqualifica come “associazione culturale”.
D’altra parte, il Consiglio di Stato ha già avuto modo di chiarire che, ai sensi dell’art. 2 della legge 24 giugno 1929, n. 1159, gli istituti di culto, diversi dalla religione cattolica, possono essere eretti in ente morale.
Tuttavia, “il riconoscimento della personalità giuridica agli enti religiosi presuppone che essi svolgano attività di culto, quali appunto la celebrazione di funzioni religiose riservate ai credenti di una determinata fede, la diffusione del relativo credo, la formazione degli aderenti e dei ministri religiosi” (Consiglio di Stato, Sez. I, 14 ottobre 2015, n. 3417/2015).
L’Associazione ricorrente non può essere configurata sul piano giuridico come ente di culto né risulta che vi sia stato riconoscimento da parte del Ministero ai sensi della citata legge 24 giugno 1929, n. 1159.
In conclusione, non si ravvisa nell’atto impugnato alcun intento o comportamento discriminatorio nei confronti della Confessione islamica o dell’origine etnica degli associati, essendo invece il medesimo esclusivamente fondato sulla constatazione dell’inottemperanza ad una sanzione edilizia reale che prescindeva da qualsiasi considerazione soggettiva e muoveva soltanto dall’accertamento e dalla qualificazione, sotto il profilo urbanistico- edilizio, dell’oggettivo stato di fatto riscontrato.
Sulla base delle considerazioni che procedono si superano anche i generici profili di incostituzionalità sollevati dall’istante.
2. Nel merito, dagli atti risulta che lo stesso responsabile del Centro Islamico “in abito cerimoniale riferiva che il venerdì alle ore 12,30 venivano con continuità svolte preghiere in quella sede”.
Anche la Prefettura di Vicenza, con nota prot. n. 65923 del 6 settembre 2017, ha riferito che “anche nel luglio del 2017, a seguito di apposito sopralluogo, si sarebbe accertata la presenza di 80 persone in preghiera, dato che evidenzia un cambiamento di fatto nella destinazione della parte di immobile in questione oggetto del gravame in esame”.
Tale circostanza, unitamente ai risultati degli altri sopralluoghi effettuati in tempi diversi, conferma l’effettivo cambiamento in atto nella destinazione originaria dell’immobile sede dell’Associazione ricorrente.
L’esercizio del Culto, tuttavia, non rientra tra le finalità statutarie definite dall’art. 4 dello statuto dell’Associazione identificate soltanto nell’assistenza e nella promozione della cultura e dell’arte a beneficio di soggetti svantaggiati.
Le motivazioni addotte dall’istante finalizzate a provare la illegittimità del provvedimento impugnato contrastano anche con l’accertata (ancorchè contestata) presenza nel seminterrato di arredi per il culto, preghiera e associazionismo “certamente non funzionali allo svolgimento di attività artigianali e/o di promozione sociale”.
E’ altrettanto incontestato che il titolo edilizio di agibilità sia stato rilasciato esclusivamente per tali finalità senza che fosse richiesto un titolo abilitativo per finalità differenti.
La censura, pertanto, è priva di pregio.
2. Con il secondo motivo la ricorrente sostiene che nel “caso di specie, l‘uso diverso da quello dichiarato non integra un mutamento d’uso rilevante ai fini del provvedimento amministrativo sanzionatorio”. Manca, in sostanza, il passaggio dell’immobile “da una categoria edilizia ad un’altra, fra quelle previste dal D.M. n. 1444/1968”. Nel caso specifico, invero, si configurerebbe il c.d. “mero cambio d’uso” o “uso di fatto” che non incide “sugli standards urbanistici”. Conseguentemente non vi è destinazione a luogo di culto ma soltanto occasionale preghiera in luogo privato non aperto al pubblico.
L’immobile in oggetto è a destinazione “D1” (industriale – artigianato produttivo) e ricade in zona assoggettata a vincolo paesaggistico ambientale ai sensi dell’art. 42, comma 1, lett. c) del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137n. 42/2004) dovuto alla contigua presenza del fiume Agno.
Dagli atti risulta che la modificazione della destinazione d’uso è ammessa, sia pure in termini diversi, dalla stessa ricorrente ed, in particolare, risulta dalle dichiarazioni rese dal Presidente dell’Associazione al responsabile del procedimento nel corso del sopralluogo del 19 novembre 2015 nonché dalle precedenti dichiarazioni rese il 16 ottobre 2015 dal medesimo alla Polizia locale.
Tale cambio di destinazione contrasta con l’art. 73 del regolamento edilizio e con l’art. 26, punti 1, 2 e 3 delle norme tecniche di attuazione del piano degli interventi. Manca, inoltre, il certificato di agibilità in quanto l’unica abilitazione riguarda lo svolgimento delle attività artigianali.
Non è condivisibile neanche l’applicazione dell’art. 32, comma 4, della legge 7 dicembre 2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale) secondo cui “la sede delle associazioni di promozione sociale ed i locali nei quali si svolgono le relative attività sono compatibili con tutte le destinazioni d'uso omogenee previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, indipendentemente dalla destinazione urbanistica”, in quanto tale disposizione non è certamente comprensiva di qualsiasi deroga alla sussistenza dei requisiti di agibilità/abitabilità ed alle misure minime di sicurezza.
Non si ravvisano, poi, violazioni formali e/o sostanziali, nell’istruttoria avviata dall’Amministrazione né carenza di motivazione considerato che l’atto impugnato descrive compiutamente l’iter logico giuridico seguito dall’ente territoriale tanto da consentire all’Associazione ricorrente il pieno esercizio dei diritti difensivi come provano gli articolati motivi del ricorso e dei motivi aggiunti.
In conclusione, poiché il cambio di destinazione d‘uso è rilevante sotto il profilo urbanistico, la censura è priva di pregio.
4. Con il terzo motivo l’Associazione lamenta la mancata considerazione della sua iscrizione nel registro regionale delle Associazioni di promozione sociale ai sensi dell’art. 43 della legge regione Veneto 13 settembre 2001, n. 27, iscrizione che consentirebbe di derogare alla legislazione urbanistica di cui all’art. 3 della legge 7 dicembre 2000, n. 383.
Al riguardo, il Consiglio di Stato ha già evidenziato che “ai sensi degli articoli 2 e 3 della L. 7 dicembre 2000, n. 383 le associazioni di promozione sociale svolgono esclusivamente attività di utilità sociale, senza fini di lucro, …” (Consiglio di Stato, Sez. VI, 7 febbraio 2014, n. 596).
La richiamata disposizione non trova, quindi, applicazione nel caso specifico atteso che il cambio di destinazione d’uso riguarda l’esercizio di attività diversa da quelle di promozione sociale né è ipotizzabile una sua interpretazione estensiva fino a comprendere anche quella di esercizio del culto.
Per i motivi che precedono il ricorso deve essere respinto.