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Timestamp: 2020-07-06 00:13:19+00:00
Document Index: 126291606

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 140', 'art. 36']

Il Consiglio Nazionale Forense - nella ferma convinzione che la corresponsione del compenso professionale debba essere proporzionato alla quantità e alla qualità della prestazione resa, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche dell’attività legale effettivamente e concretamente svolta nonché della coerenza con i compensi previsti dal D.M. del 10 marzo 2014, n. 55 - ha condotto un lungo ed articolato lavoro di analisi che ha riguardato i testi di numerose convenzioni, da una parte, e la legislazione attualmente vigente in materia di equo compenso e di clausole abusive, dall’altra.
Vista la previsione di cui all'articolo 36, primo comma, della Costituzione, il Consiglio ha quindi teso a promuovere l'equità del compenso degli avvocati iscritti all'Albo nei rapporti contrattuali con imprese, o nei rapporti contrattuali con professionisti, società tra professionisti, e con enti pubblici, anche in riferimento all’art. 23 della legge 247 del 2012, n. 247 recante "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense".
Analisi di impatto della regolamentazione.
Il Consiglio al fine di verificare la compatibilità della proposta legislativa con l’assetto normativo in materia, ha condotto una articolata analisi dell’impatto della regolamentazione (AIR) che ha avuto ad oggetto la valutazione degli effetti attesi. Ciò ha consentito, attraverso una analisi ex ante degli effetti ricadenti sulle attività dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni, di verificare la praticabilità e la sostenibilità della proposta.
L’analisi ex ante anzidetta ha avuto ad oggetto la legge che ha istituito l’equo compenso per i giornalisti (legge 233/2012) e l’ampia applicazione da parte della giurisprudenza del principio di “abuso di posizione economica”, originariamente previsto dalla legge di disciplina della subfornitura (legge 192/98) e ora ritenuto principio generale dell’ordinamento.
A ciò si aggiunga la verifica dei contenuti di numerose convenzioni che i “grandi committenti”, clienti forti come banche e assicurazioni, propongono ai professionisti legali per lo svolgimento di attività di consulenza e/o di rappresentanza in giudizio. Da ciò è emersa la presenza - piuttosto diffusa ed uniforme - di clausole “capestro”, di natura abusiva nella misura in cui non rispettano la proporzione tra il compenso previsto e la quantità e la qualità del lavoro svolto dal legale su mandato della impresa. A titolo di esempio, valgano le clausole che prevedono che nel caso il giudice liquidi all'avvocato una somma a titolo di spese legali superiore a quella concordata in convenzione, la somma eccedente viene incamerata dalla banca/assicurazione; o che impongono la gratuità della attività di consulenza ed assistenza, l'onere della anticipazione delle spese a carico dell'avvocato o la non rimborsabilità delle spese vive quali quelle di trasferta.
Il testo vigente dell’art. 13 bis della legge 247 del 2012.
La Legge di Bilancio 2018 (Legge 27 dicembre 2017, n. 205 - G.U. 29 dicembre 2017, n. 302) ai commi 487 e 488 dell’unico articolo disciplina modifica l’istituto dell’equo compenso, disciplinato dall’art. 13-bis della legge professionale forense (inserito dall’art. 19-quaterdecies, del D.L. 16.10.2017, n. 148, come in L. 04.12.2017, n. 172). Le previsioni dettate per gli avvocati vengono estese dalla L. n. 172/2017 anche alle prestazioni, in quanto compatibili, degli altri professionisti di cui all’art. 1 della legge 22 maggio 2017, n. 81, comprendendo gli iscritti agli ordini e collegi.
1. Il compenso degli avvocati iscritti all'albo, nei rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata o societaria, delle attività di cui all'articolo 2, commi 5 e 6, primo periodo, in favore di imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese, come definite nella raccomandazione 2003/361CE della Commissione, del 6 maggio 2003, è disciplinato dalle disposizioni del presente articolo, con riferimento ai casi in cui le convenzioni sono unilateralmente predisposte dalle predette imprese.
2. Ai fini del presente articolo, si considera equo il compenso determinato nelle convenzioni di cui al comma 1 quando risulta proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale, e conforme ai parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell'articolo 13, comma 6[1].
4. Ai fini del presente articolo si considerano vessatorie le clausole contenute nelle convenzioni di cui al comma 1 che determinano, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell'avvocato.
5. In particolare si considerano vessatorie le clausole che consistono[2]:
6. Le clausole di cui al comma 5, lettere a), b), c), d), e), g), h) e i), si considerano vessatorie[3].
7. Non costituiscono prova della specifica trattativa ed approvazione di cui al comma 5 le dichiarazioni contenute nelle convenzioni che attestano genericamente l'avvenuto svolgimento delle trattative senza specifica indicazione delle modalità con le quali le medesime sono state svolte.
8. Le clausole considerate vessatorie ai sensi dei commi 4, 5 e 6 sono nulle, mentre il contratto rimane valido per il resto. La nullità opera soltanto a vantaggio dell'avvocato.
9. (abrogato)[4]
10. Il giudice, accertate la non equità del compenso e la vessatorietà di una clausola a norma dei commi 4, 5 e 6 del presente articolo, dichiara la nullità della clausola e determina il compenso dell'avvocato tenendo conto dei parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell'articolo 13, comma 6.
11. Per quanto non previsto dal presente articolo, alle convenzioni di cui al comma 1 si applicano le disposizioni del codice civile.
Si riportano di seguito i commi da 2 a 4-bis dell’art. 19-quaterdecies della Legge 4 dicembre 2017, n. 172.
Art. 19-quaterdecies, Legge 4 dicembre 2017, n. 172
2. Le disposizioni di cui all'articolo 13-bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, introdotto dal comma 1 del presente articolo, si applicano, in quanto compatibili, anche alle prestazioni rese dai professionisti di cui all'articolo 1 della legge 22 maggio 2017, n. 81[5], anche iscritti agli ordini e collegi, i cui parametri ai fini di cui al comma 10 del predetto articolo 13-bis sono definiti dai decreti ministeriali adottati ai sensi dell'articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1[6], convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.
3. La pubblica amministrazione, in attuazione dei principi di trasparenza, buon andamento ed efficacia delle proprie attività, garantisce il principio dell'equo compenso in relazione alle prestazioni rese dai professionisti in esecuzione di incarichi conferiti dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
4. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
4-bis. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli agenti della riscossione, che garantiscono, comunque, al momento del conferimento dell'incarico professionale, la pattuizione di compensi adeguati all'importanza dell'opera, tenendo conto, in ogni caso, dell'eventuale ripetitività delle prestazioni richieste[7].
[1] Comma così modificato dalla legge 205/2017. La previsione originaria così recitava: “2. Ai fini del presente articolo, si considera equo il compenso determinato nelle convenzioni di cui al comma 1 quando risulta proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale, tenuto conto dei parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell'articolo 13, comma 6.”.
[2] Comma così modificato dalla legge 205/2017. La versione precedente prevedeva il seguente inciso tra le parole “vessatorie” e “le clausole”: “salvo che siano state oggetto di specifica trattativa e approvazione,”.
[3] Comma così modificato dalla legge 205/2017. La versione originaria così recitava: “6. Le clausole di cui al comma 5, lettere a) e c) si considerano vessatorie anche qualora siano state oggetto di trattativa e approvazione.”.
[4] Comma abrogato dalla legge 205/2017. La versione originaria così recitava: “9. L'azione diretta alla dichiarazione della nullità di una o più clausole delle convenzioni di cui al comma 1 è proposta, a pena di decadenza, entro ventiquattro mesi dalla data di sottoscrizione delle convenzioni medesime.”.
[5] Legge 22 maggio 2017, n. 81 Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato. (GU Serie Generale n.135 del 13-06-2017).
[6] Decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita'. (GU Serie Generale n.19 del 24-01-2012 - Suppl. Ordinario n. 18)
2. Ferma restando l'abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista e' determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante. Con decreto del Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionale e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe.
3. Il compenso per le prestazioni professionali e' pattuito al momento del conferimento dell'incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessita' dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico e deve altresi' indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell'esercizio dell'attivita' professionale. In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente anche in forma scritta se da questi richiesta, deve essere adeguata all'importanza dell'opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. L'inottemperanza di quanto disposto nel presente comma costituisce illecito disciplinare del professionista.
[7] Comma aggiunto dall’art. 1, comma 488, L. 27 dicembre 2017, n. 205, a decorrere dal 1° gennaio 2018.
TAR Marche (Ancona), sentenza 9 dicembre 2019, n. 761;
Abruzzo - legge regionale n. 15 del 4 luglio 2019;
Basilicata - delibera della Giunta Regionale n. 528 del 7 agosto 2019;
Basilicata - legge regionale n. 41 del 30 novembre 2018;
Calabria - circolare prot n. 297709 del 6 settembre 2018;
Calabria - legge regionale n. 25 del 3 agosto 2018;
Campania - delibera della Giunta Regionale n. 155 del 17 aprile 2019;
Campania - legge regionale n. 59 del 29 dicembre 2018;
Lazio - delibera della Giunta Regionale n. 22 del 28 gennaio 2020;
Lazio - legge regionale n. 6 del 12 aprile 2019;
Marche - legge regionale n. 38 del 18 novembre 2019;
Molise - proposta di legge regionale n. 81 del 16 luglio 2019;
Piemonte - legge regionale n. 19 (art. 140) del 17 dicembre 2018;
Puglia - legge regionale n. 32 del 5 luglio 2019;
Puglia - delibera della Giunta Regionale n. 469 del 27 marzo 2018;
Sicilia - legge regionale n. 1 (art. 36) del 22 febbraio 2019;
Sicilia - atto di indirizzo della Presidenza della Regione del 28 agosto 2018;
Toscana - delibera della Giunta Regionale n. 29 del 6 marzo 2018;
Veneto - legge regionale n. 37 del 10 settembre 2019.
Nucleo centrale di monitoraggio della disciplina dell’equo compenso
Compenso professionale: il giudice non può liquidare sotto i "minimi" Corte di Cassazione, ordinanza n. 21487 del 31 agosto 2018
18 aprile 2018, ore 14.30
Seminario pratico di approfondimento e di applicazione della normativa sull'equo compenso