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Timestamp: 2019-10-22 04:16:17+00:00
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E’ ammissibile l’impugnazione mediante deposito di copia dell’atto di appello privo della relata di notifica | Commercialista Telematico
E’ ammissibile l’impugnazione mediante deposito di copia dell’atto di appello privo della relata di notifica
di Gianfranco Antico Con sentenza n. 10771 del 24 marzo 2006 (dep. il 10 maggio 2006), la Corte di Cassazione, Sezione tributaria, ha affermato che le norme che disciplinano il processo tributario debbono essere interpretate alla luce dell’esigenza di non privare la parte della tutela giurisdizionale, ove sia nella sostanza garantito il contraddittorio. Perciò […]
di Gianfranco Antico<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Con sentenza n. 10771 del 24 marzo 2006 (dep. il 10 maggio 2006), la Corte di Cassazione, Sezione tributaria, ha affermato che le norme che disciplinano il processo tributario debbono essere interpretate alla luce dell’esigenza di non privare la parte della tutela giurisdizionale, ove sia nella sostanza garantito il contraddittorio. Perciò è ammissibile l’impugnazione ove il ricorrente si costituisca in giudizio depositando una copia dell’atto di appello priva della relata di notifica (essendo la notifica intervenuta solo in un momento successivo) e non sia contestata la sostanziale corrispondenza fra l’atto depositato e quello notificato.
L.R.P. impugnava in sede giurisdizionale l’avviso di accertamento con cui l’Ufficio registro di Trento aveva quantificato la maggiore imposta straordinaria dovuta, quale proprietaria di un’imbarcazione da diporto, ai sensi dell’art.8 del D.L. 19 settembre 1992, n. 384, convertito in L. 14 novembre 1992, n. 438.
L’adita Commissione tributaria di I grado di Trento, con decisione n. 131/04/1998, accoglieva il ricorso.
La Commissione tributaria di II grado di Trento, pronunciando sull’appello proposto dall’ufficio, lo dichiarava inammissibile per vizi del procedimento.
Con ricorso notificato il 14 febbraio 2000, affidato ad un mezzo, l’Amministrazione delle finanze, ha chiesto la cassazione della decisione di appello.
Le doglianze dell’Amministrazione finanziaria
L’Amministrazione finanziaria censura l’impugnata sentenza per violazione e falsa applicazione degli artt. 22 e 53, comma 2, del D.Lgs. n. 546/1992, per avere dichiarato d’ufficio l’inammissibilità dell’appello sulla base del fatto che l’atto depositato risultava difforme da quello notificato.
Le Finanze sostengono l’assoluta coincidenza del testo dell’appello depositato in Commissione con quello notificato alla parte, peraltro evidenziata da apposita annotazione in calce all’atto, e, quindi, prospettano l’illegittimità della sentenza la quale, sulla base dell’insussistente presupposto della difformità delle due copie in atti, ha ritenuto che l’appello fosse stato proposto in violazione del combinato disposto degli artt. 22 e 53, comma 2, del D.Lgs. n. 546/1992.
Diciamo subito, in apertura, che il ricorso del Fisco è stato ritenuto manifestamente fondato.
In punto di fatto, secondo i Supremi Giudici, “ è pacifico che l’ufficio ha depositato nella segreteria della Commissione tributaria, in data 15 luglio 1998, l’atto di appello di che trattasi, mancante della relata di notifica. Dall’impugnata sentenza, peraltro, si evince, che i giudici di appello hanno, pure, rinvenuto in atti ed esaminato altro esemplare dell’atto di appello corredato della relazione di notifica avvenuta in data 21 luglio 1998”.
Affermano i Giudici di Piazza Cavour che “ l’impugnata decisione fa malgoverno del quadro normativo e dei principi desumibili da pregresse condivise pronunce, giacche ha dichiarato l’inammissibilità dell’impugnazione, esclusivamente, per il fatto che essendo la copia dell’atto di appello depositata il 15 luglio 1998 ancora priva della relata di notificazione non poteva ritenersi conforme a quell’altra copia, successivamente versata in atti, corredata della relazione di notifica, effettuata il 27 luglio 1998”.
Tale difformità, prosegue la Corte, non integra però “ l’ipotesi di sostanziale difformità, rilevante ai fini della declaratoria di inammissibilità ex artt. 22 e 53 del D.Lgs. n. 546/1992”, per due ragioni:
· la notifica è stata effettuata a mezzo di messo comunale e non già tramite servizio postale, e pertanto non è riconducibile al comma 3 dell’art. 22 citato, bensì al comma 1 del medesimo articolo, per cui l’appellante, per depositare l’atto munito di relazione di notifica aveva a disposizione il termine di giorni trenta, decorrenti dalla data in cui l’atto era stato consegnato al destinatario (27 luglio 1998), e quindi, tenuto conto della sospensione dei termini nel periodo feriale, fino all’11 ottobre 1998;
· la difformità sanzionata dalla citata disposizione è solo quella che incide sul contenuto essenziale del ricorso, che cioè riguarda gli elementi fondamentali che lo costituiscono, quali specificati nel comma 1 dell’art. 53 citato e non già quelle altre che riguardano altre incombenze procedurali, quali la relata di notifica, integrante una formalità integrativa, solo indispensabile perché l’atto acquisti rilevanza esterna, le quali sono immediatamente verificabili dal decidente.
Secondo la Consulta, si poteva parlare di inammissibilità nel caso in cui al destinatario non fosse stata consegnata “copia conforme all’originale dell’atto da notificarsi” (art. 137, comma 2, del codice di procedura civile).
Per “atto” deve intendersi l’appello e non “ la relazione di notifica la quale, lungi dall’integrare un modo di essere dell’atto, ne rappresenta un requisito di efficacia, essendo mezzo di produzione e diffusione di conoscenza, affidata all’intermediazione di un organo terzo, quale l’ufficiale giudiziario”.
La Corte richiama un proprio pronunciamento – sentenza n. 1808872004 – secondo cui “ ove l’appellante abbia depositato nella segreteria della Commissione tributaria adita, non già l’originale del ricorso, ossia l’esemplare dell’atto introduttivo dell’appello restituito dall’ufficiale giudiziario all’esito del procedimento notifícatorio con la relazione certificante la regolarità della vocatio in ius della parte appellata, ma una fotocopia dell’atto medesimo restituitole dall’ufficiale notificatore all’esito del procedimento notificatorio recante in calce, sempre in fotocopia, la relazione di notificazione, di cui all’art. 148 del codice di procedura civile, certificante l’avvenuta vocatio in ius dell’appellato, risulta sostanzialmente osservato il combinato disposto degli artt. 22, comma 1, e 53, comma 2, del D.Lgs. n. 546 del 1992, che prescrive, in caso di giudizio di appello dinanzi alla Commissione tributaria regionale, promosso con atto notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, a norma degli artt. 137 e seguenti del codice di procedura civile, che l’appellante debba, a pena di inammissibilità, costituirsi depositando nella Segreteria del giudice adito l’originale dell’atto (ossia l’esemplare restituito dall’ufficiale giudiziario notificatore con la relazione di cui all’art. 148 del codice di procedura civile) entro il termine di trenta giorni dalla data della realizzata notificazione( Cfr. Cass. n. 20262/2004; n. 5257/2004; n. 12154/2004; n. 4051/2001; n. 3620/1999; n. 6480/1998).
Prima di entrare nell’esame della sentenza vera e propria si ritiene opportuno richiamare due interessanti precedenti pronunciamenti della Cassazione:
· sentenza n. 6391 del 3 febbraio 2006, depositata il 22 marzo 2006, secondo cui le disposizioni che sanciscono l’inammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio debbono essere interpretate ed applicate in armonia con i principi della Costituzione ed in particolare con il diritto alla difesa in giudizio sancito dall’art. 24 della medesima. Di conseguenza si deve procedere ad una interpretazione restrittiva dell’art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992 (cui rinvia l’art. 53 del medesimo decreto legislativo) e applicare la sanzione estrema della inammissibilità dell’appello solo quando siano lesi profili sostanziali del contraddittorio processuale. L’inammissibilità per difetto di sottoscrizione del ricorso si verifica dunque solo quando la sottoscrizione stessa manchi del tutto e non quando il contribuente (in violazione del citato art. 22) consegni all’ufficio la copia dell’appello priva di sottoscrizione e depositi in segreteria l’originale regolarmente sottoscritto;
· sentenza n. 3562 del 13 gennaio 2005, depositata il 22 febbraio 2005, secondo cui l’art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992 dichiara inammissibile il ricorso ove la copia depositata nella segreteria non sia conforme a quella consegnato alla controparte. Dunque assume rilevanza il profilo sostanziale (conformità o meno dei due testi); mentre l’asserzione di conformità apposta dal difensore o dalla parte costituisce solo uno strumento per assicurare la conformità sostanziale ( nel caso di specie il giudice di merito aveva accertato la difformità dei due testi).
Come è noto, in forza dell’art. 53 del D.Lgs.n.546/92 (Per un approfondito esame si rinvia ad ANTICO-CONIGLIARO-FARINA, Il contenzioso tributario, Il Sole24ore, Milano, 2006) il ricorso in appello deve contenere l’indicazione della Commissione Tributaria a cui è diretto, dell’appellante e delle altre parti nei cui confronti è proposto, gli estremi della sentenza impugnata, l’esposizione sommaria dei fatti, l’oggetto della domanda ed i motivi specifici dell’impugnazione. Il ricorso in appello è inammissibile se manca o è assolutamente incerto uno degli elementi sopra indicati o se non è sottoscritto a norma dell’articolo 18, comma 3.
Il ricorso in appello è proposto nelle forme di cui all’articolo 20, commi 1 e 2, nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado e deve essere depositato a norma dell’articolo 22, commi 1, 2 e 3. Ove il ricorso non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, l’appellante deve, a pena d’inammissibilità, depositare copia dell’appello presso l’ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata.
In particolare, i commi 2 e 3 disciplinano le modalità di proposizione del ricorso in appello a mezzo del rinvio alle norme applicabili al ricorso di primo grado.
L’appellante dovrà, quindi:
· procedere alla notificazione a norma dei commi 1 e 2 dell’articolo 20;
· e successivamente provvedere alla costituzione in giudizio a norma dell’articolo 22 nella segreteria della Commissione regionale adita.
In ordine alle modalità di costituzione in giudizio occorre rammentare come per effetto dell’entrata in vigore delle disposizioni contenute nell’art. dall’art. 3-bis del D.L. 30 settembre 2005 n. 203 (cd. Collegato alla Finanziaria 2006), convertito con modificazioni dalla legge n. 248 del 02.12.2005, entrato in vigore il 03.12.2005, il legislatore ha posto a carico dell’appellante un nuovo ed ulteriore onere processuale, prevedendo per il suo mancato rispetto un’innegabile grave sanzione d’inammissibilità dell’appello proposto.
Per effetto della novella legislativa, infatti, l’appellante, ove non si sia avvalso della notifica tramite ufficiale giudiziario, oltre alla notifica dell’atto di appello a tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado, deve, a pena d’inammissibilità, depositare copia dell’appello stesso presso la segreteria delle Commissione Tributaria Provinciale che ha pronunciato la sentenza.
Invero, in virtù delle intervenute modifiche indicate l’onere legislativo posto a carico dell’appellante di depositare copia dell’atto di appello anche in commissioni tributaria provinciale, appare ridondante e forse privo di significativo contenuto.
La sentenza qui sotto esame, invece, ancora una volta, dà alle norme processuali tributarie una lettura garantista ma che allo stesso tempo consenta di limitare l’operatività di irragionevoli sanzioni di inammissibilità.
La copia notificata deve essere conforme all’originale, così come la copia che si deposita in segreteria, deve essere conforme all’originale consegnato o spedito. Tale conformità è certificata dall’ufficiale giudiziario nel primo caso, dal ricorrente negli altri due. Ad ogni modo, ciò che realmente conta è che la conformità dell’originale con la copia notificata, spedita o consegnata, sia sostanziale; la sanzione dell’inammissibilità del ricorso in difetto di conformità è talmente grave da non poter essere comminata per semplici irregolarità formali.
La circolare ministeriale del 98/E 23 aprile 1996, infatti, ha chiarito che la carenza di conformità sanzionata con la inammissibilità del ricorso è solo quella in grado di incidere sugli elementi essenziali dello stesso, quali la domanda (petitum) ed i motivi (causa petendi).
Interessante, ai fini di che trattasi, è la sentenza n. 14430 del 02.05.2005 della Corte di Cassazione. Con tale pronunciamento, la Suprema Corte ha affermato che la sanzione d’inammissibilità del ricorso non scatta allorché vi sia un mero difetto dell’attestazione di conformità tra l’atto depositato e quello consegnato brevi manu ovvero notificato a mezzo del servizio postale, ma solo nel caso sussista un’effettiva difformità (Cfr. DI GIACOMO, Il difetto dell’attestazione di conformità non comporta inammissibilità del ricorso, in Fiscoggi, del 20.09.2005. Contra Cfr. Cassazione n. 7033/2002.).
giugno 2006 Gianfranco Antico