Source: https://www.tcnotiziario.it/Articolo/Index?settings=NGFNa29MV2dSaVNDV3c4a0h1NWgwTmhWVW1Ub0crak1wWTZIOW5QSEJCbU1KVXNob2x2SjVWcnl3S1pWVVJteTdCc2tiVnpTWU9mSXZ5cjdweERhVFRvT1JxKzl2dm9oNXptaEt2bkNDVWMyL2VlUDFKaGg4Q3FyNWpXL0pSek4=
Timestamp: 2020-07-05 03:57:36+00:00
Document Index: 98814675

Matched Legal Cases: ['art. 266', 'art. 122', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 46', 'art. 55', 'art. 56', 'art. 55', 'art. 61', 'art. 108', 'art. 70', 'art. 22', 'art. 68', 'art. 265', 'art. 68', 'art. 26', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 121', 'art. 122', 'art. 119', 'art. 19', 'art. 5', 'art. 61', 'art. 62', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 67', 'art. 10', 'art. 48', 'art. 68', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 76']

Prassi - ASSOCIAZIONE BANCARIA ITALIANA - Circolare 21 maggio 2020, n. 990
Decreto-legge 19 maggio 2020 n. 34 recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19"
Si comunica che è stato pubblicato nel Supplemento ordinario n. 21/L alla Gazzetta Ufficiale n. 128 del 19 maggio scorso il Decreto-legge 19 maggio 2020 n. 34 (di seguito "il Decreto").
Di seguito si illustrano le disposizioni di interesse sulle quali si richiama l’attenzione degli Associati.
Si fa riserva di tornare con successive comunicazioni su aspetti specifici del provvedimento che, si ricorda, è entrato in vigore il 19 maggio 2020, secondo quanto previsto dall’art. 266.
Rifinanziamento Fondo emergenze nazionali e proroga dei termini previsti per la scadenza degli stati di emergenza e contabilità speciali
La disposizione prevede la proroga degli stati di emergenza e delle contabilità speciali in scadenza entro il 31 luglio 2020 - e che non sono più prorogabili ai sensi della vigente normativa - per ulteriori sei mesi (quindi fino al 31dicembre 2020).
La norma ha rilievo per molteplici scadenze rilevanti anche per le banche, quali ad es. l’applicazione delle norme semplificate di conclusione dei contratti.
Titolo II - Sostegno alle imprese e all'economia
Al fine di sostenere i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica, viene prevista l’erogazione di un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita IVA, comprese le imprese esercenti attività agricola o commerciale, anche se svolte in forma di impresa cooperativa, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020.
Il contributo spetta se l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 è stato inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. Per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 o che hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti da altri eventi calamitosi (ad esempio, comuni colpiti da eventi sismici, alluvionali, o di crollo di infrastrutture, i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19), il contributo spetta anche in assenza del requisito del calo di fatturato/corrispettivi.
La predetta percentuale è del 20%, 15% e 10% per i soggetti con ricavi o compensi non superiori rispettivamente a euro 400.000, 1 mln di euro e 5 mln di euro, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del Decreto in commento.
Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e del valore della produzione netta ai fini dell’IRAP e sarà erogato, nella seconda metà di giugno, dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al beneficiario.
Con successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sarà data attuazione delle disposizioni in commento.
Infine, vengono demandate sempre all’Agenzia delle entrate sia l’erogazione del contributo sulla base delle informazioni contenute nell’istanza di richiesta, mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al soggetto beneficiario, che le attività dirette al controllo e al recupero dei contributi indebitamente percepiti.
La norma introduce una serie di agevolazioni fiscali e finanziarie a cui possono accedere le medie imprese sotto forma di società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, anche semplificata, e le società cooperative che non operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo e aventi sede legale in Italia e i loro soci che, tra l’altro:
a) presentino un ammontare di ricavi relativo al 2019 superiore a cinque milioni di euro, ovvero dieci milioni di euro nel caso di interventi del Fondo di cui infra e non superiore a cinquanta milioni di euro nel caso in cui l’Emittente appartenga ad un gruppo;
b) abbiano subito, a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nei mesi di marzo e aprile 2020, una riduzione complessiva del fatturato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente in misura non inferiore al 33%; nel caso in cui l’Emittente appartenga ad un gruppo, si fa riferimento al valore del fatturato su base consolidata, al più elevato grado di consolidamento;
c) abbiano deliberato ed eseguito dopo l’entrata in vigore del decreto-legge ed entro il 31 dicembre 2020 un aumento di capitale a pagamento; per l’accesso all’intervento del Fondo di cui infra l’aumento di capitale non è inferiore a 250.000 euro.
Sono previste inoltre ulteriori condizioni da soddisfare, tra cui: le imprese non devono essere in difficoltà ai sensi della pertinente regolamentazione europea e devono trovarsi in situazione di regolarità contributiva e fiscale. Si rimanda al comma 2 per il dettaglio delle casistiche ivi previste.
Per l’anno 2020, è riconosciuto in favore degli investitori, persone fisiche e giuridiche, un credito d’imposta pari al 20 per cento della somma investita nel capitale sociale di uno o più Emittenti. L'investimento massimo deducibile non può eccedere l'importo di euro 2.000.000. La predetta agevolazione si applica anche agli investimenti effettuati attraverso organismi di investimento collettivo del risparmio che investono in misura superiore al 50% nel capitale sociale delle imprese in parola.
Per quanto concerne le agevolazioni finanziarie a sostegno e rilancio del sistema economico-produttivo italiano, è istituito un fondo denominato "Fondo Patrimonio PMI" finalizzato a sottoscrivere entro il 31 dicembre 2020 strumenti finanziari a titolo di debito di nuova emissione con alcune specifiche caratteristiche appositamente previste. La dotazione finanziaria del Fondo è per l’anno 2020 di 4 miliardi.
Gli Strumenti Finanziari avranno una durata di 6 anni. L’Emittente può rimborsare i titoli in via anticipata decorsi tre anni dalla sottoscrizione. I. Nel caso in cui la società emittente sia assoggettata a fallimento o altra procedura concorsuale, i crediti del Fondo per il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi sono soddisfatti dopo i crediti chirografari e prima di quelli previsti dall’articolo 2467, cod. civ. (finanziamento soci).
L’Emittente può richiedere al Fondo la sottoscrizione di Strumenti Finanziari per un ammontare massimo pari al minore importo tra tre volte l’ammontare dell’aumento di capitale deliberato ed il 12,5% dell’ammontare dei ricavi di cui al comma 1 lett. a) dell’articolo medesimo.
L’Emittente assume vari impegni, tra cui quello di non effettuare distribuzioni di riserve, né acquisti di azioni proprie; destinare il finanziamento a sostenere costi di personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia ecc.
La gestione del Fondo è affidata all'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa Spa - Invitalia, che a tal fine può anche avvalersi di proprie società interamente controllate.
Con decreto del MEF, di concerto con il MISE, saranno stabilite le caratteristiche, condizioni e modalità del finanziamento e degli strumenti finanziari.
Viene istituito un credito d’imposta pari al 60% dell’ammontare dei canoni di locazione, leasing o concessione, corrisposti in relazione a ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, di immobili a uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.
Analogo credito d’imposta - nella misura ridotta del 30%- viene altresì previsto con riferimento ai canoni dovuti in caso di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.
Il beneficio viene disposto in favore dei soggetti esercenti attività di impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori ad euro 5 milioni nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del Decreto in commento (nell’anno 2019, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare). Tale condizione non viene, invece, prevista per le strutture alberghiere e agrituristiche, alle quali il credito di imposta spetta indipendentemente dal volume di affari registrato nel periodo d’imposta 2019 e relativamente ai canoni corrisposti per i mesi di aprile, maggio e giugno 2020 (sempre che l’attività sia di tipo stagionale).
Il credito d'imposta - limitatamente alla misura del 60% - spetta anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione al canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale.
Viene poi individuata un’ulteriore condizione per la fruizione del beneficio in commento, ossia che sia stata registrata una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.
Il beneficio in parola non è comunque cumulabile con il credito d’imposta del 60% riconosciuto dall’articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 per l’ammontare del canone di locazione - relativo al solo mese di marzo 2020 - di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.
Il credito d’imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione nel modello F24 senza l’applicazione dei limiti previsti dall’articolo 1, comma 53 della Legge 24 dicembre 2007, n. 244, successivamente all'avvenuto pagamento dei canoni. Il credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP.
In alternativa a tali modalità di utilizzo, l’art. 122 consente di optare per la cessione del credito d’imposta ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.
Le suddette disposizioni si applicano nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final "Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19", e successive modifiche.
L’articolo 31 prevede il rifinanziamento del Fondo, costituto presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per il rilascio delle controgaranzie in favore delle coperture della Sace e della Cassa Depositi e Prestiti per 30.000 milioni di euro.
Vengono, inoltre, incrementate le dotazioni, rispettivamente, del Fondo di garanzia per le PMI di 3.950 milioni di euro per il 2020 e del Fondo in favore delle imprese agricole costituito presso l’ISMEA di 250 milioni di euro per il 2020.
Si prevede, infine, il rifinanziamento del Fondo garanzia mutui prima casa per 100 milioni di euro nell’anno 2020.
Disposizioni in materia di Garanzia cartolarizzazione sofferenze - GACS
In relazione alle operazioni di cartolarizzazione per le quali sia stata concessa o sarà richiesta la concessione della garanzia dello Stato ai sensi del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18 (c.d. "GACS" - Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze) la norma autorizza il Ministero dell'Economia e delle Finanze, su istanza documentata della società cessionaria e previa istruttoria di Consap, ad acconsentire alle modifiche del regolamento dei titoli o dei contratti dell'operazione, concordate tra le parti, che prevedano la sospensione per una o più date di pagamento dei meccanismi di subordinazione e di differimento dei pagamenti dovuti ai soggetti incaricati della riscossione dei crediti ceduti, condizionati ad obiettivi di performance, purché tali date di pagamento cadano tra la data di entrata in vigore del presente decreto ed il 31 luglio 2021, le modifiche non comportino un peggioramento del rating dei titoli senior e la temporanea sospensione sia motivata dal rallentamento dei recuperi causato delle misure normative introdotte per fronteggiare l’emergenza epidemiologica COVID-19.
L’obiettivo è quello di non penalizzare i servicer dell’operazione di cartolarizzazione a beneficio di tutti i portatori dei titoli, ritenendo che una subordinazione dei compensi dovuta esclusivamente a ritardi dovuti ai rinvii ed alle sospensioni imposti per legge possa costituire un disincentivo al più efficiente recupero dei crediti.
Sottoscrizione e comunicazioni di contratti finanziari e assicurativi in modo semplificato
L’articolo prevede disposizioni che - modellate sull’art. 4 del decreto legge 8 aprile 2020, n. 23, dettato per i contratti bancari - introducono modalità semplificate di conclusione dei contratti aventi ad oggetto la prestazione dei servizi di investimento, di adesione ad organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) e di stipula dei contratti assicurativi. Le disposizioni mirano ad assicurare la continuità nell’accesso a tali servizi e prodotti, da parte degli investitori, agevolando la conclusione a distanza dei nuovi contratti attraverso modalità semplificate di scambio del consenso, che consentono di superare difficoltà operative conseguenti all’attuale situazione di emergenza.
Tale disciplina si applica ai rapporti contrattuali relativi a tutte le categorie di clienti.
La norma ha carattere eccezionale e, pertanto, regola i soli contratti conclusi tra la data di entrata in vigore del decreto e la cessazione dello stato di emergenza.
Il comma 1, primo periodo, prevede che il consenso del cliente prestato mediante posta elettronica non certificata o altro strumento idoneo, soddisfi il requisito della forma scritta richiesta dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 e successive modifiche e integrazioni ("TUF") e abbia l’efficacia probatoria di cui all’articolo 2702 del codice civile. Sono, tuttavia, previste alcune ulteriori condizioni minime, dirette a rafforzare la connessione tra il consenso ed il suo autore, in aggiunta a quelle già previste dal TUF e dal CAD, volte a conferire certezza giuridica alle relazioni concluse durante il periodo emergenziale attraverso gli strumenti di comunicazione di più diffuso utilizzo, eliminando il rischio che i relativi contratti risultino affetti da nullità ed assicurando agli stessi adeguata efficacia probatoria.
Il comma 1, secondo periodo, prevede che il requisito della consegna al cliente, da parte dell’intermediario, della documentazione contrattuale rilevante e della documentazione informativa obbligatoria, possa avvenire anche mediante la loro messa a disposizione del cliente su supporto durevole. È in ogni caso richiesto che la copia del contratto e la documentazione informativa prescritta siano consegnate al cliente alla prima occasione utile successiva allo stato di emergenza.
Il comma 1, ultimo periodo, introduce un regime speciale relativo alle modalità di esercizio dei diritti di legge o contrattuali da parte del cliente, ivi compreso, ove applicabile, il diritto di recesso, fino al termine dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, consistente nella possibilità per il cliente di usare il medesimo strumento impiegato per esprimere il consenso al contratto.
Il comma 2, infine, prevede che le modalità di sottoscrizione e le comunicazioni semplificate suindicate soddisfino i requisiti di forma previsti per i contratti assicurativi CAD e dal codice civile.
Partecipazione al Fondo di Garanzia pan europeo della Banca Europea per gli Investimenti e allo strumento di sostegno temporaneo per attenuare il rischio di disoccupazione nello stato di emergenza (SURE)
L’articolo 36 autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze a stipulare con la Banca europea per gli Investimenti (BEI) gli accordi necessari a consentire la partecipazione italiana al Fondo di Garanzia pan europeo ("Pan-European Guarantee Fund" (EGF), costituito dal Gruppo BEI per il sostegno agli Stati membri nel fronteggiare la crisi derivante dalla pandemia COVID-19. In attuazione dei predetti accordi il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato, incondizionata e a prima richiesta, a favore della BEI. A tal fine viene costituito un apposito fondo a copertura delle garanzie concesse con una dotazione di 1.000 milioni di euro per il 2020.
L’obiettivo del Fondo è garantire principalmente a piccole e medie imprese (PMI), imprese a media capitalizzazione, grandi imprese, nonché ad enti pubblici, liquidità e accesso a finanziamenti per fronteggiare le conseguenze dell’emergenza pandemica. Il Fondo consentirebbe di erogare fino a circa 200 miliardi di euro principalmente nella forma di garanzie e prestiti diretti (della BEI o del Fondo Europeo per gli Investimenti-FEI, entrambi con merito di credito AAA) o indiretti (tramite intermediari finanziari e banche di promozione nazionale) a favore dei suddetti beneficiari finali. Il Fondo sarà costituito dalle garanzie (irrevocabili, incondizionate e di prima perdita) fornite dagli Stati membri dell'Unione europea al Gruppo BEI (BEI e FEI) su base proporzionale, in rapporto alle quote di partecipazione azionaria nella BEI. Il contributo dell’Italia alla garanzia, pari alla sua quota capitale nella Banca, ammonta al 18,78 per cento di 25 miliardi di euro.
Il Fondo, la cui costituzione è stata sostenuta dall’Eurogruppo (9 aprile 2020) e dal Consiglio europeo (23 aprile 2020), consentirebbe al Gruppo BEI di erogare fino a circa 200 miliardi di euro aggiuntivi rispetto all’attività ordinaria, nella forma di diversi strumenti di finanziamento (garanzie, controgaranzie, prestiti, partecipazione azionaria). La leva è stata stimata di circa 8 volte rispetto alla consistenza del Fondo, sulla base del programma europeo esistente di sostegno alle PMI COSME (per il sostegno della competitività e sostenibilità delle PMI europee sui mercati), ma dipenderà dalla tipologia di strumento utilizzato. Il valore effettivo del moltiplicatore dipenderà dal paniere di prodotti finanziati, che è a sua volta funzione delle esigenze dei mercati, della capacità di assorbimento e dei vincoli operativi del Fondo.
Rafforzamento dell’ecosistema delle start up innovative
La norma è volta a rafforzare il sostegno pubblico alla nascita e allo sviluppo delle start up innovative, agendo nell’ambito della misura "Smart&Start Italia", principale strumento agevolativo nazionale rivolto a tale tipologia di imprese, istituito dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 24 settembre 2014 e oggetto di recente revisione con decreto dello stesso Ministro del 30 agosto 2019, attuativo dell’ultimo "Decreto Crescita" (articolo 29, comma 3, del decreto-legge n. 34 del 2019). L’obiettivo del rafforzamento è perseguito, da un lato, attraverso un incremento della dotazione finanziaria della misura pari a 100 milioni di euro, dall’altro, ampliando la sua capacità di azione. Con riferimento al secondo profilo di intervento (rafforzamento della capacità di azione della misura), la norma intende completare il supporto prestato alle start up innovative, che si limita, nell’attuale configurazione della misura, alle fasi iniziali del ciclo di vita delle imprese.
Si prevede quindi uno stanziamento di 10 milioni di euro per la concessione alle start up innovative di agevolazioni nella forma di contributi a fondo perduto finalizzate all’acquisizione di servizi prestati da parte di incubatori, acceleratori, innovation hub, business angels e altri soggetti pubblici o privati operanti per lo sviluppo di imprese innovative. Le condizioni e le modalità di attuazione dell’intervento verranno definite con un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico da emanarsi entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto.
Inoltre, la dotazione del Fondo di sostegno al venture capital, istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 209, della legge n. 145 del 2018, è incrementata per 200 milioni di euro per l’anno 2020 destinati a sostenere investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi nonché mediante l’erogazione di finanziamenti agevolati e la sottoscrizione di obbligazioni convertibili. Le modalità di attuazione dell’intervento verranno definite con un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico da emanarsi entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto.
Viene, infine, riservata una quota di 200 milioni di euro delle risorse già assegnate al Fondo di garanzia PMI in favore delle start up innovative.
Proroga del termine di consegna dei beni strumentali nuovi ai fini della maggiorazione dell’ammortamento
Viene prorogato dal 30 giugno 2020 al 30 dicembre 2020 il termine di consegna dei beni strumentali nuovi ai fini della maggiorazione dell’ammortamento prevista dall’art. 1 del decreto-legge del 30 aprile 2019, n. 34.
Gli articoli da 53 a 61 dettano una serie di disposizioni quadro in materia di aiuti di Stato alle imprese.
L’art. 53 introduce una deroga alla disciplina nazionale che vieta di concedere aiuti alle imprese soggette ad un ordine di recupero ancora pendente in relazione ad aiuti illegali ricevuti in passato (art. 46, legge n. 234/2012).
In base alla deroga prevista dalla citata disposizione, dette imprese - in ragione delle straordinarie condizioni determinate dall’epidemia da Covid-19 - accedono "agli aiuti previsti da atti legislativi o amministrativi adottati, a livello nazionale, regionale o territoriale, ai sensi e nella vigenza della comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020" che disciplina il "Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19".
L’erogazione dell’aiuto è disposta al netto di quanto il soggetto beneficiario è tenuto a restituire e non è stato ancora recuperato, comprensivo degli interessi maturati fino alla data dell’erogazione.
La disposizione in commento - in linea con quanto stabilito dalla Commissione nel citato Quadro temporaneo - introduce dunque una deroga al c.d. principio europeo Deggendorf (divieto di concedere nuovi aiuti ai destinatari di aiuti illegali non ancora recuperati) in ragione dell’assoluta eccezionalità delle misure di aiuti di Stato adottate per l’emergenza Covid-19.
L’art. 55 prevede che le Regioni, le Province autonome, gli altri enti territoriali e le Camere di commercio possano adottare misure di aiuto - a valere su risorse proprie - sotto forma di garanzie sui prestiti alle imprese, per fronteggiare gli effetti derivanti dalla attuale emergenza Covid19, ai sensi della sezione 3.2 della comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 recante il "Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19".
Tali garanzie possono operare sia in forma diretta o attraverso banche o altri soggetti abilitati all’esercizio del credito in Italia, nel rispetto delle condizioni previste nelle sezioni 3.2 e 3.4 della richiamata comunicazione.
La durata della garanzia è limitata ad un massimo di sei anni.
Si segnala inoltre che il comma 7 prevede che le garanzie in discorso non si applicano a prestiti preesistenti ("salva l’ipotesi nella quale sussiste l’obbligo giuridico di prorogare la scadenza dei prestiti esistenti per le PMI"). Il medesimo comma aggiunge che "gli enti creditizi o altri enti finanziari dovrebbero, nella misura più ampia possibile, trasferire ai beneficiari finali i vantaggi della garanzia pubblica o dei tassi di interesse agevolati sui prestiti. L'intermediario finanziario dovrà essere in grado di dimostrare l'esistenza di un meccanismo volto a garantire che i vantaggi siano trasferiti, nella misura più ampia possibile, ai beneficiari finali, sotto forma di maggiori volumi di finanziamento, maggiore rischiosità dei portafogli, minori requisiti in materia di garanzie e premi di garanzia o tassi d'interesse inferiori".
Il successivo art. 56 - sempre in attuazione della comunicazione della Commissione del 19 marzo u.s. - riconosce alle Regioni, alle Province autonome, agli altri enti territoriali e alle Camere di commercio la possibilità di adottare misure di aiuto, a valere su risorse proprie, sotto forma di prestiti a tasso agevolato alle imprese.
I predetti aiuti riguardano sia i prestiti per il fabbisogno per gli investimenti sia per il capitale di esercizio e possono essere attribuiti in modalità diretta o attraverso banche o altri soggetti abilitati all’esercizio del credito in Italia.
Ai fini della compatibilità con la suddetta comunicazione, si prevede che i contratti di prestito devono essere firmati entro il 31 dicembre 2020 e sono limitati ad un massimo di sei anni.
Analogamente a quanto stabilito dall’art. 55, è esclusa l’applicabilità degli aiuti in discorso a prestiti preesistenti (salva l’ipotesi nella quale sussiste l’obbligo giuridico di prorogare la scadenza dei prestiti esistenti per le PMI). Inoltre, "gli enti creditizi o altri enti finanziari dovrebbero, nella misura più ampia possibile, trasferire ai beneficiari finali i vantaggi della garanzia pubblica o dei tassi di interesse agevolati sui prestiti. L'intermediario finanziario dovrà essere in grado di dimostrare l'esistenza di un meccanismo volto a garantire che i vantaggi siano trasferiti, nella misura più ampia possibile, ai beneficiari finali, sotto forma di maggiori volumi di finanziamento, maggiore rischiosità dei portafogli, minori requisiti in materia di garanzie e premi di garanzia o tassi d'interesse inferiori" (comma 7).
Infine, si evidenzia l’art. 61 che reca disposizioni comuni a tutti i regimi di aiuti disciplinati nel Capo II.
Detto articolo - nel richiamare la disciplina europea in materia - precisa, tra l’altro, che gli aiuti non possono essere concessi alle imprese che erano già in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019.
È inoltre, ribadito che l’efficacia delle misure contenute nell’articolato è subordinata alla previa autorizzazione di compatibilità da parte della Commissione europea del regimequadro, ai sensi dell’art. 108 TFUE. Spetta al Dipartimento delle politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvedere alla notifica del predetto regime-quadro alla Commissione.
La norma realizza una positiva estensione dell’assegno ordinario dei Fondi di solidarietà e della Cig ordinaria a titolo Covid-19, in quanto ne raddoppia la durata: dalle originarie 9 settimane previste dal D.L. Cura Italia si passa ora a 18 settimane. È tuttavia introdotto un criterio di progressività in base al quale solo i datori di lavoro che abbiano esaurito le 9 settimane iniziali possono richiederne - entro il 31 agosto - ulteriori 5 aggiuntive. È altresì previsto che per il periodo dal 1° settembre al 31 ottobre 2020 possano essere fruite ulteriori 4 settimane di assegno ordinario dei Fondi di solidarietà e di trattamento Cigo a titolo Covid-19.
Vengono inoltre modificati criteri e termini di presentazione delle domande dei riferiti trattamenti di sostegno del reddito per garantire maggiore tempestività alle relative erogazioni a favore dei lavoratori interessati.
A copertura delle misure varate sono stanziate ulteriori risorse pubbliche: si passa infatti dagli originari 1.347,2 mln a 11.599,1 mln che interessano Cigo, assegno ordinario del FIS, dei Fondi di solidarietà e dei Fondi territoriali Alto-Adige e Trentino, per la stessa causale Covid-19. Con particolare riferimento ai Fondi di cui all’articolo 26 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 gli oneri finanziari a carico del bilancio dello Stato sono previsti nel limite di 250 milioni di euro per l’anno 2020.
Una analoga estensione temporale e di dotazione è prevista per la Cig in deroga (a titolo Covid-19): l’art. 70, modificando l’art. 22 D.L. Cura Italia, aggiunge anche qui ulteriori 9 settimane di trattamento, di cui 5 entro il 31 agosto e altre 4 dal 1° settembre al 31 ottobre 2020.
L'art. 68 contiene infine un rinvio all’art. 265 del D.L. medesimo, il quale, nel disporre criteri per il finanziamento delle complessive misure introdotte (fra cui quelle contemplate dal medesimo art. 68), rinvia all’adozione di decretazione ministeriale per successivi adeguamenti di spesa.
La norma introduce nel decreto-legge n. 18 del 2020 gli articoli 22-ter (rubricato "Ulteriore finanziamento delle integrazioni salariali"), 22-quater (rubricato "Trattamento di integrazione salariale in deroga "Emergenza Covid-19" all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale") e 22-quinquies (rubricato "Modifiche al pagamento diretto del trattamento di cassa integrazione ordinaria e di assegno ordinario").
L’articolo 22-ter istituisce, nell’ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un apposito capitolo di bilancio (per l’anno 2020, 2.740,8 milioni di euro) destinato a ulteriori necessità di finanziamento degli interventi di integrazione salariale con causale Covid-19 (ex articoli da 19 a 22 D.L. n. 18 cit.).Gli artt. 22-quater e 22-quinquies perseguono, unitariamente, il fine di accelerare le procedure di accesso agli ammortizzatori sociali richiamati, fissando criteri e tempistica volti a portare a termine la procedura entro un mese dall’avvio. Con riguardo alla Cig in deroga viene poi, in particolare, disposto che l’intervento è autorizzato direttamente dall’Inps, risultando quindi superata l’autorizzazione regionale.
Anche per il presente articolo è prevista l’emanazione di decreti e istruzioni applicative.
La disposizione tiene conto delle esigenze genitoriali prevedendo in particolare l’estensione, da 15 giorni a 30 giorni, dei congedi straordinari fruibili entro il 31 luglio 2020 per accudire i figli (con indennità al 50% a carico della finanza pubblica e copertura figurativa se con età fino a 12 anni). Analogamente, la misura - alternativa a quella richiamata - rappresentata del bonus c.d. baby-sitting viene raddoppiato (da 600 euro a 1.200) e resa utilizzabile anche per la fruizione dei servizi forniti da strutture socioeducative e ricreative.
La norma riconosce ulteriori, complessivi 12 giorni di permesso aggiuntivi per lavoratori o congiunti disabili in situazione di gravità (ex L. 104/92), fruibili nei mesi di maggio e giugno 2020 (12 gg. già erano previsti per marzo e aprile).
Modifiche all’articolo 26 in materia di tutela del periodo di sorveglianza attiva dei lavoratori del settore privato
La norma interviene sull’art. 26, comma 2, D.L. Cura Italia in materia di sorveglianza attiva limitandosi ad ampliarne l’arco temporale di efficacia dall’originario "30 aprile 2020" all’attuale "31 luglio 2020".
Modifiche all’articolo 40 in materia di sospensione delle misure di condizionalità
In un'ottica di contrasto alla diffusione del virus ("limitando gli spostamenti delle persone allo stretto necessario"), l’art. 40, comma 1, D.L. Cura Italia ha previsto la temporanea sospensione, a decorrere dal 17 marzo, delle condizionalità correlate alla fruizione di Reddito di cittadinanza (RdC), NASPI e DISCOLL e di adempimenti in materia di collocamento obbligatorio, relativi alla richiesta di avviamento agli uffici competenti, alle preselezioni e alla stipula di convenzioni. Tale sospensione temporanea, nel testo originario pari a 2 mesi, viene ora portata a 4 mesi dalla norma in esame (sino al 17 luglio).
La disposizione modifica il D.L. Cura Italia (art. 46) portando a 5 mesi (dagli iniziali 60 gg.) la preclusione dell'avvio delle procedure di licenziamento economico (licenziamento collettivo e per giustificato motivo oggettivo) e prevedendo la sospensione di quelle avviate dopo il 23 febbraio 2020.
Viene inoltre disposto che, indipendentemente dal numero dei dipendenti, il datore di lavoro che - nel periodo 23 febbraio 2020/17 marzo 2020 - abbia posto in essere licenziamenti per giustificato motivo oggettivo può revocarli, facendo contestualmente richiesta del trattamento di Cigo, assegno ordinario o Cig in deroga a titolo di Covid-19: la conseguenza è che il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro.
La previsione -fermo restando quanto disposto dall’articolo 41 del D.lgs. n. 81/2008 (T.U. sulla salute) - prevede per il datore di lavoro l’obbligo, fino alla data di cessazione dello stato di emergenza, di adottare misure di sorveglianza sanitaria eccezionale nei riguardi dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio, in ragione di elementi quali età, condizione di immunodepressione e specifiche patologie.
La norma istituisce, presso l’ANPAL, un apposito "Fondo nuove competenze" (con dotazione di 230 mln) volto a rifondere gli oneri retributivi/contributivi sostenuti dai datori di lavoro per le ore di formazione del personale svolte in attuazione di accordi collettivi di secondo livello che prevedano una rimodulazione dell’orario di lavoro, destinando parte dell’orario medesimo a percorsi formativi.
La definizione dei criteri e delle modalità di applicazione della misura e di utilizzo delle risorse è demandata ad apposito decreto interministeriale.
In relazione alle esigenze genitoriali, la norma - fino alla cessazione della emergenza epidemiologica - riconosce ai lavoratori dipendenti del settore privato con almeno un figlio minore degli anni 14 il diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione e che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore che abbia la possibilità di assistere il figlio.
La previsione conferma, poi, che il lavoratore può utilizzare, ai considerati fini, strumenti informatici di sua proprietà ove non forniti dal datore di lavoro.
Da ultimo, viene confermato a tratto generale che, fino al termine dell’emergenza e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, il ricorso al lavoro agile può avvenire con le modalità semplificate introdotte sin dall’inizio dello stato di emergenza.
Disposizioni in materia di NASPI E DIS-COLL
La norma dispone la proroga di 2 mesi - a decorrere dal giorno di scadenza - dei trattamenti di disoccupazione Naspi e Dis-coll che vengano a scadenza tra il 1° marzo 2020 e il 30 aprile 2020.
Disposizioni in materia di proroga o rinnovo di contratti a termine
La disposizione, al fine di agevolare la fase di ripresa dell’attività produttiva, prevede la possibilità per le aziende di rinnovare o prorogare, fino al 30 agosto 2020, i contratti a tempo determinato, anche in assenza delle causali giustificative introdotte con il D.L. Dignità 2018.
La norma, in riferimento ad apposito stanziamento pubblico (pari a 403 mln), finanzia l’acquisto, da parte delle aziende, di apparecchiature, e dispositivi elettronici per l’isolamento o il distanziamento dei lavoratori, per la sanificazione dei luoghi di lavoro, per il controllo degli accessi nei luoghi di lavoro, ecc., nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale. L’assegnazione delle risorse è effettuata dall’INAIL ed è previsto un contributo massimo di 100 mila euro per aziende con più di 50 dipendenti.
Rinegoziazione mutui enti locali - Semplificazione procedure di adesione
In considerazione delle difficoltà determinate dall’attuale emergenza epidemiologica da virus COVID-19, nel corso dell’anno 2020, la norma prevede che gli enti locali possano effettuare operazioni di rinegoziazione o sospensione della quota capitale di mutui e di altre forme di prestito contratto con le banche, intermediari finanziari e la Cassa Depositi e Prestiti, anche nel corso dell’esercizio provvisorio di cui all’articolo 163 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, mediante deliberazione dell’organo esecutivo, fermo restando l’obbligo di provvedere alle relative iscrizioni nel bilancio di previsione.
E’ previsto inoltre che in considerazione dell’emergenza COVID-19, in caso di adesione ad accordi promossi dall’Associazione Bancaria Italiana e dalle associazioni degli enti locali, che prevedono la sospensione delle quote capitale delle rate di ammortamento in scadenza nell’anno 2020 dei finanziamenti in essere, con conseguente modifica del relativo piano di ammortamento, tale sospensione può avvenire anche in deroga all'articolo 204 comma 2 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e all’articolo 41, commi 2 e 2-bis, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, fermo restando il pagamento delle quote interessi alle scadenze contrattualmente previste. Le sospensioni non comportano il rilascio di nuove garanzie, essendo le stesse automaticamente prorogate al fine di recepire la modifica del piano di ammortamento.
Le suddette previsioni sono applicabili quindi anche alle operazioni di sospensione del pagamento delle quote capitale dei mutui, in scadenza nell’anno 2020, erogati dalle banche in favore degli Enti locali, realizzate ai sensi dell’Accordo che ABI ha sottoscritto il 6 aprile scorso con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e l’Unione Province d’Italia (UPI).
Disposizioni in materia di anticipo del finanziamento sanitario corrente e di pagamento dei debiti degli enti sanitari
La norma, al comma 4, sancisce una sospensione temporanea delle azioni esecutive nei confronti degli enti sanitari fino al 31 dicembre 2020. Analogamente ad altre già emanate in passato, stabilisce un’impignorabilità ex lege, con l’espressa finalità di consentire al Servizio sanitario nazionale di far fronte all’emergenza Coronavirus.
Viene aumentata al 110% l’aliquota di detrazione spettante a fronte delle spese sostenute e rimaste a carico dei contribuenti per specifici interventi volti ad incrementare l’efficienza energetica degli edifici (ecobonus) o alla riduzione del rischio sismico (sismabonus) e per interventi ad essi connessi relativi all’installazione di impianti fotovoltaici e installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici, con riferimento alle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.
La fruizione della detrazione è stabilita in cinque quote annuali di pari importo.
Per tali interventi - come per altre detrazioni in materia edilizia specificamente individuate - in luogo della detrazione, l’art. 121 consente di optare per un contributo sotto forma di sconto in fattura da parte del fornitore, recuperabile sotto forma di credito di imposta (cedibile ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari), ovvero per la trasformazione in un credito di imposta da utilizzare anche in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241), con facoltà di successive cessioni ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.
Ai fini dell’opzione per la cessione o per lo sconto, il contribuente richiede il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta per gli interventi di cui alla norma in commento.
Il visto di conformità è rilasciato ai sensi dell’articolo 35 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dai soggetti indicati alle lettere a) e b), del comma 3 dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e dai responsabili dell'assistenza fiscale dei centri costituiti dai soggetti di cui all'articolo 32 dello stesso decreto legislativo n. 241 del 1997.
I dati relativi all’opzione devono essere comunicati esclusivamente in via telematica secondo quanto verrà disposto con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate - da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto in commento - cui la norma in parola rinvia anche per la definizione delle restanti modalità attuative. Art. 120 - Credito d'imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro Viene introdotto un credito di imposta pari al 60% delle spese sostenute nell’anno 2020 (fino ad un massimo di euro 80.000) finalizzate alla riapertura in sicurezza delle attività economiche, da parte di soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico (di cui all’Allegato 1 al Decreto in commento), alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo del settore.
La norma in commento fornisce un primo elenco di investimenti per i quali è ammessa l’agevolazione (quelli edilizi necessari per il rifacimento spogliatoi, mense, realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni, arredi di sicurezza ovvero quelli relativi ad attività di carattere innovativo, quali lo sviluppo o l’acquisto di tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e le apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti).
Il credito d'imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese - comunque nel limite di quelle sostenute - ed è utilizzabile nell’anno 2021 esclusivamente in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241).
Per tale agevolazione, l’art. 122, comma 2, lett. c) del presente Decreto prevede, in luogo dell’utilizzo diretto in compensazione, la facoltà di cessione ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.
Si stabilisce che con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico sono individuate le ulteriori spese o soggetti aventi diritto al credito d’imposta, oltre a quelli già individuati dalla norma.
Viene altresì precisato che, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate da emanarsi entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge di conversione del Decreto in commento, devono essere stabilite le modalità per il monitoraggio degli utilizzi del credito d'imposta.
Viene introdotta, in deroga alle disposizioni in materia di cessione del credito e di sconto in fattura contenute negli articoli 14 e 16 del DL n. 63 del 2013 e limitatamente agli interventi effettuati negli anni 2020 e 2021, la possibilità per il soggetto avente diritto ad alcune detrazioni fiscali (ossia quelle connesse al recupero del patrimonio edilizio di cui all'articolo 16-bis), comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, agli interventi volti ad incrementare l’efficienza energetica di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90 e di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 119, agli interventi finalizzati all’adozione di misure antisismiche di cui all’articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e di cui al comma 4 dell’art. 119, agli interventi di recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, di cui all’articolo 1, comma 219, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, all’installazione di impianti fotovoltaici di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettera h), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ivi compresi quelli di cui ai commi 5 e 6 dell'articolo 119, all’installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici di cui all’articolo 16-ter del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90 e di cui al comma 8 dell'articolo 119), di optare, alternativamente:
- per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest'ultimo recuperato sotto forma di credito d'imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
- ovvero, per la trasformazione del corrispondente importo della detrazione in credito d'imposta da utilizzare anche in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241), con facoltà di successive cessioni ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.
Quanto alle modalità di fruizione dei crediti d’imposta, la norma specifica che resta ferma la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione. La quota non utilizzata nell'anno può essere utilizzata negli anni successivi, ma non può essere richiesta a rimborso. Non si applicano i limiti di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
In materia di controlli, la disposizione specifica che, nei confronti dei beneficiari delle detrazioni, si applicano le attribuzioni e i poteri previsti dagli articoli 31 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e successive modificazioni.
I fornitori e i soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale indebito utilizzo del credito d’imposta ("in modo irregolare o in misura maggiore rispetto allo sconto praticato o al credito ricevuto").
Qualora, a seguito di verifica, sia accertata la mancata integrazione, anche parziale, dei requisiti che danno diritto alla detrazione d’imposta, l’Agenzia delle entrate provvede al recupero dell’importo corrispondente alla detrazione non spettante nei confronti dei soggetti che hanno effettuato gli interventi agevolabili, maggiorato degli interessi di cui all’articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e delle sanzioni di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.
Restano ferme, in presenza di concorso nella violazione, oltre all’applicazione dell’articolo 9, comma 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 in materia di concorso di più soggetti in violazioni tributarie, anche la responsabilità in solido del fornitore che ha applicato lo sconto e dei cessionari per il pagamento dell’importo corrispondente al credito d’imposta e dei relativi interessi.
Si rinvia a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate (da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto in commento) per la definizione delle modalità attuative della norma, comprese quelle relative all'esercizio delle opzioni, da effettuarsi in via telematica.
Si prevede, limitatamente al periodo compreso tra la data di entrata in vigore del Decreto in commento (19 maggio 2020) e il 31 dicembre 2021, la possibilità per il soggetto avente diritto ai crediti d’imposta introdotti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 (ossia il credito d’imposta per botteghe e negozi di cui all’articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, il credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo e di affitto d’azienda di cui all’articolo 28, il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro di cui all’articolo 120, il credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro e l’acquisto di dispositivi di protezione di cui all’articolo 125) di optare, in luogo dell'utilizzo diretto, per la cessione, anche parziale, degli stessi ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.
La norma disciplina tanto le modalità di fruizione del credito d’imposta oggetto di cessione, quanto i controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria.
In capo ai soggetti cessionari, si prevede l’utilizzo del credito ceduto anche in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal soggetto cedente. La quota di credito non utilizzata nell'anno può essere utilizzata negli anni successivi, ma non può essere richiesta a rimborso. Non si applicano i limiti di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
In materia di responsabilità, i soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale indebito utilizzo del credito d’imposta ("in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito ricevuto").
Si rinvia a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate per la definizione delle modalità attuative delle disposizioni contenute nella norma in commento, comprese quelle relative all'esercizio dell’opzione, da effettuarsi in via telematica.
Riduzione aliquota IVA per le cessioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19
La norma prevede in via generale l’applicazione dell’aliquota IVA del 5% alle cessioni di mascherine e di altri dispositivi medici e di protezione individuale, attraverso una modifica della Tabella A, parte II-bis, allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.
Inoltre, alle cessioni di tali beni effettuate entro il 31 dicembre 2020 viene accordato un regime di maggior favore, prevedendo che le stesse siano esenti da IVA, con diritto alla detrazione dell’imposta pagata sugli acquisti e sulle importazioni di beni e servizi afferenti dette operazioni, ai sensi dell’art. 19, comma 1, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.
È riconosciuto un credito d'imposta in misura pari al 60 per cento delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti di lavoro e degli strumenti utilizzati nell’ambito dell’attività lavorativa, compresi i beni di terzi e quelli concessi in uso a terzi, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.
Beneficiari del "bonus sanificazione" saranno i soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, le associazioni, le fondazioni e gli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo del settore.
In particolare, sono ammissibili al credito di imposta le spese sostenute per:
d) l’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera b), quali termometri, termo scanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;
L’entrata in vigore di questa norma comporterà l’abrogazione:
- dell’articolo 64 - "Credito di imposta per le spese di sanificazione dei luoghi di lavoro" del DL 17 marzo 2020, n. 18, convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 ("DL Cura Italia") e
- dell’articolo 30 - "Credito di imposta per l’acquisto di dispositivi di protezione nei luoghi di lavoro" del DL 8 aprile 2020, n. 23 ("DL Liquidità").
Il credito d'imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Non si applicano i limiti di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (limite annuale di 250.000 euro per l’utilizzo dei crediti d'imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi) e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (limite massimo di 700.000 euro per ciascun anno solare dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ovvero rimborsabili ai soggetti intestatari di conto fiscale).
Il credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (deducibilità degli interessi passivi).
Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, da adottare entro trenta giorni dalla data di conversione in legge del Decreto in commento, sono stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta.
La norma è volta a prorogare i termini di ripresa della riscossione previsti dagli articoli 18 e 19 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23.
In particolare, il riferimento è al termine di ripresa della riscossione dei versamenti relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, all’IVA e ai contributi previdenziali e assistenziali, nonché ai premi per l’assicurazione obbligatoria, sospesi per i mesi di aprile e maggio 2020 in favore dei soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione e degli enti non commerciali, aventi i requisiti previsti dall’articolo 18 del decreto legge 8 aprile 2020, n. 23.
I predetti versamenti devono, dunque, essere effettuati in unica soluzione entro il 16 settembre 2020 (in luogo del 30 giugno 2020) ovvero al massimo in quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020 (in luogo del mese di giugno 2020).
Vengono poi previste proroghe similari per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data del 17 marzo 2020, oltre che per il termine di ripresa degli adempimenti e della riscossione dei versamenti sospesi ai sensi dell’art. 5, del DL 2 marzo 2020, n. 9 gli altri versamenti sospesi.
Proroga dei termini di ripresa della riscossione per i soggetti di cui agli articoli 61 e 62 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27
Si prevede la proroga dal 31 maggio 2020 al 16 settembre 2020 del termine di ripresa della riscossione dei versamenti sospesi ai sensi dell’art. 61 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, per gli operatori nazionali di numerosi settori colpiti dall'emergenza da Covid-19.
Analoga proroga al 16 settembre 2020 viene prevista con riferimento ai termini di ripresa della riscossione dei versamenti sospesi ai sensi dell’art. 62 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27.
Salvaguardia del credito di cui all'articolo 13, comma 1-bis, del Tuir, ovvero del trattamento integrativo di cui all'articolo 1 della legge 2 aprile 2020, n. 21
Si prevede che il credito di 80 euro di cui all'articolo 13, comma 1-bis, del TUIR, e il trattamento integrativo di 100 euro di cui all'articolo 1 del DL n. 3 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 21 del 2020, spettanti, rispettivamente, fino al 30 giugno 2020 e dal 1 luglio 2020 ai lavoratori dipendenti in possesso dei requisiti previsti nelle citate disposizioni, sono riconosciuti anche nel caso in cui il lavoratore risulti incapiente per effetto del minor reddito di lavoro dipendente prodotto nell'anno 2020 a causa delle conseguenze connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19.
In sostanza, il datore di lavoro riconosce i predetti benefici spettanti con riferimento al periodo nel quale il lavoratore fruisce delle misure di sostegno al lavoro contenute negli articoli 19, 20, 21, 22, 23 e 25 del DL n. 18 del 2020 assumendo, in luogo degli importi delle predette misure di sostegno, la retribuzione contrattuale che sarebbe spettata in assenza dell'emergenza sanitaria da COVID 19.
Viene inoltre previsto che il sostituto d'imposta eroghi al lavoratore le somme che quest'ultimo non ha percepito a titolo di credito di cui all'articolo 13, comma 1-bis, del TUIR, nel periodo in cui lo stesso ha fruito delle misure a sostegno del lavoro ai sensi degli articoli da 19 a 22 del DL n. 18 del 2020. In particolare, è stabilito che le predette somme siano corrisposte a partire dalla prima retribuzione utile erogata al lavoratore e, comunque, entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio.
La norma regola con maggiore dettaglio alcune fattispecie già contenute nella "Legge di bilancio 2020", che aveva esteso la platea dei contribuenti IVAFE (imposta sul valore dei prodotti finanziari detenuti all’estero) agli enti non commerciali e alle società semplici ed equiparate residenti.
La disposizione in commento definisce l’importo dell’imposta: 100 euro annuali per i conti correnti e i libretti di risparmio dei soggetti diversi delle persone fisiche, lo stesso ammontare dell’imposta di bollo.
Inoltre, per tali soggetti la misura massima dell’imposta viene fissata a 14.000 euro, anche in questo caso in analogia con l’imposta di bollo sui prodotti finanziari.
L’articolo sospende, dall’8 marzo al 31 maggio 2020, i termini previsti per il computo delle sanzioni da irrogare per ritardato versamento totale o parziale del contributo unificato di cui all’articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (TUSG).
Per il medesimo periodo si applica la sospensione del termine previsto dall’articolo 248 del TUSG in materia di invito al pagamento del contributo unificato.
Inoltre, nell’ambito del processo tributario, si permette l’utilizzo del collegamento da remoto non solo per le parti processuali, ma anche per i giudici e il personale amministrativo. Soltanto le parti possono richiedere l’udienza a distanza nel ricorso o nel primo atto difensivo ovvero con un atto successivo da notificarsi alle controparti.
Si introduce una misura di carattere strutturale volta ad incentivare gli investimenti, sia in capitale di rischio sia in capitale di debito, nell’economia reale e, in particolare, nel mondo delle società non quotate, potenziando la capacità dei piani di risparmio a lungo termine (PIR) di convogliare risparmio privato verso il mondo delle imprese.
La misura, basandosi sulla disciplina generale prevista per i PIR dall’art. 1, commi da 100 a 114, della legge di bilancio per il 2017, è volta a convogliare gli investimenti verso imprese di minori dimensioni, concedendo la possibilità agli investitori di costituire un secondo PIR con vincoli di investimento più specifici.
Infatti, gli investimenti qualificati sono composti da strumenti finanziari, anche non negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese radicate in Italia, diverse da quelle i cui titoli azionari formano i panieri degli indici FTSE MIB e FTSE Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati, nonché da prestiti erogati alle predette imprese e da crediti delle medesime imprese.
Pertanto, tra gli investimenti qualificati, oltre agli strumenti finanziari, sono incluse anche fonti di finanziamento alternative al canale bancario, quali la concessione di prestiti e l’acquisizione dei crediti delle imprese a cui il piano è rivolto.
Le disposizioni in commento prevedono:
- un innalzamento del vincolo di concentrazione degli investimenti al 20 per cento (attualmente, il vincolo è pari al 10 per cento);
- limiti all’entità degli investimenti pari a 150.000 euro all’anno e a 1.500.000 euro complessivamente (per il PIR ordinario il limite di investimento è di 30mila euro annui fino a un massimo di 150mila euro in 5 anni).
La disciplina in esame consente la costituzione del nuovo PIR attraverso un’ampia categoria di intermediari. Gli investimenti qualificati di tale nuova tipologia di PIR possono essere effettuati, oltre che tramite OICR aperti e contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione, anche tramite FIA, quali: ELTIF, fondi di private equity, fondi di private debt e fondi di credito.
In considerazione di tale circostanza, è abrogata l’agevolazione prevista in favore degli ELTIF dall’art. 36-bis - "Disposizioni in materia di trattamento fiscale dei fondi di investimento europei a lungo termine" del DL n. 34 del 2019.
Disposizioni specifiche sono previste per il caso di PIR costituiti tramite organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR).
L’unicità del PIR va ora intesa nel senso che ciascun contribuente può costituire un PIR ordinario e un PIR cosiddetto "alternativo".
La disposizione prevede la riproposizione della rivalutazione del valore delle partecipazioni non negoziate e dei terreni, per i beni posseduti al 1° luglio 2020, pagando un’imposta sostitutiva dell’11% da applicare sul maggior valore attribuito ai cespiti a seguito di apposita perizia:
- sia per le partecipazioni che, alla data del 1° luglio 2020, risultano qualificate ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. c), del TUIR, sia per le partecipazioni non qualificate;
- sia per i terreni edificabili e con destinazione agricola.
Le imposte sostitutive possono essere rateizzate fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dal 30 settembre 2020. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3 per cento annuo, da versarsi contestualmente.
La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la predetta data del 30 settembre 2020.
Viene rinviato dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2021 il servizio sperimentale, prestato dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di tutti i soggetti passivi IVA residenti e stabiliti in Italia, relativo alla predisposizione delle bozze dei registri IVA, delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA e delle dichiarazioni ai fini IVA.
Viene prorogata dal 1° gennaio 2020 al 1° gennaio 2021 l’applicazione delle disposizioni contenute nell’articolo 12-novies del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, con le quali è stata introdotta una procedura di integrazione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, dell’imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche inviate tramite il Sistema di Interscambio che non recano l’annotazione di assolvimento dell’imposta.
La disposizione consente di effettuare i rimborsi nei confronti di tutti i contribuenti senza applicare la procedura di compensazione di cui dall’articolo 28-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, avente ad oggetto il pagamento dei rimborsi d’imposta mediante compensazione volontaria con crediti d’imposta.
Per l’anno 2020, il limite previsto dall’articolo 34, comma 1, primo periodo, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 è elevato a 1 milione di euro. Di conseguenza, il limite annuo dei crediti compensabili tramite modello F24, per i quali si applica la predetta limitazione, è elevato da 700.000 euro ad 1 milione di euro.
La norma prevede la proroga al 16 settembre 2020 del versamento della prima o unica rata relativa alle adesioni sottoscritte, dei versamenti relativi alle mediazioni, alle conciliazioni, al recupero dei crediti di imposta e agli avvisi di liquidazione per i quali non è applicabile l’articolo 15 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218. La proroga si applica in relazione ai termini di versamento, relativi ai predetti atti, che scadono tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020.
In base a quanto previsto dal comma 3, il termine finale per la notifica del ricorso di primo grado innanzi alle Commissioni tributarie in relazione ai suddetti atti e per quelli definibili ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, i cui termini di versamento scadono nel periodo compreso tra il 9 marzo 2020 e il 31 maggio 2020, viene prorogato al 16 settembre 2020.
La medesima proroga trova applicazione, in base a quanto previsto dal comma 4, in relazione ai termini per il versamento delle somme dovute per le rate relative all’acquiescenza, adesione, mediazione, conciliazione e a quelle relative agli istituti definitori previsti agli articoli 1, 2, 6 e 7 del decreto legge n. 119 del 2018, scadenti tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020, ossia per gli atti di cui all’articolo 160 in commento rateizzabili in base alle disposizioni vigenti.
Tutti i versamenti sospesi in base dell’articolo in commento devono essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o, a decorrere da tale data, mediante rateazione fino a un massimo di 4 rate mensili di pari importo, con scadenza il 16 di ciascun mese.
Non si procede, infine, al rimborso delle somme di cui al presente articolo versate nel periodo di proroga.
Modalità di ripetizione dell’indebito su prestazioni previdenziali e retribuzioni assoggettate a ritenuta alla fonte a titolo di acconto
La norma ha la finalità di deflazionare i contenziosi civili e amministrativi nei quali si discute del diritto del datore di lavoro (nonché sostituto di imposta) a pretendere la restituzione delle somme indebitamente erogate, al lordo o al netto delle ritenute fiscali operate all’atto del pagamento.
In base alla normativa vigente, la restituzione dovrebbe essere operata solo al lordo delle ritenute subite secondo le modalità stabilite dall’art. 10, comma 1, lett. d-bis), del TUIR, in base alla quale sono deducibili dal reddito complessivo «le somme restituite al soggetto erogatore, se assoggettate a tassazione in anni precedenti. L’ammontare, in tutto o in parte, non dedotto nel periodo d’imposta di restituzione può essere portato in deduzione dal reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi; in alternativa, il contribuente può chiedere il rimborso dell’imposta corrispondente all’importo non dedotto secondo modalità definite con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze».
Tuttavia, secondo l’indirizzo giurisprudenziale prevalente, la ripetizione dell’indebito nei confronti del percettore non può che avere ad oggetto le somme che questi abbia effettivamente percepito in eccesso, non potendosi pretendere la restituzione di importi al lordo di ritenute fiscali mai entrate nella sfera patrimoniale del percettore (cfr., ex multis: Cassazione, Sez. Lav., 27 luglio 2018, n. 19735; 12 giugno 2019, n. 15755; Consiglio di Stato, sez. VI, 2 marzo 2009, n. 1164).
La norma in commento, pertanto, attraverso l’inserimento del comma 2-bis nell’articolo 10 del TUIR prevede che la restituzione delle somme al soggetto erogatore deve avvenire al netto della ritenuta operata al momento dell’erogazione delle stesse, fermo restando la modalità di restituzione al lordo di cui alla lettera d-bis), comma 1, del medesimo articolo 10 del TUIR, nel caso in cui non sia stata applicata la ritenuta.
Al sostituto d’imposta, che abbia avuto in restituzione le somme al netto della ritenuta operata e versata, spetta un credito di imposta nella misura del 30% delle somme ricevute, utilizzabile in compensazione, senza limiti di importo, secondo le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Tale credito d’imposta rileva ai fini della determinazione del reddito secondo le regole ordinarie.
Come chiarito dalla Relazione illustrativa al Decreto in commento:
- la misura del 30 per cento è calcolata considerando che su una somma lorda di 100 sia stata applicata l’aliquota corrispondente al primo scaglione di reddito, attualmente prevista nella misura del 23 per cento, analogamente a quanto disposto dal decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 5 aprile 2016, per la determinazione dell’importo rimborsabile in capo al contribuente.
- della restituzione delle somme in esame e dell’emersione del credito d’imposta sarà data evidenza nella certificazione unica rilasciata dal sostituto e nella dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari.
La disposizione in commento si applica alle somme restituite dal 1° gennaio 2020, restando salvi i rapporti già divenuti definiti alla data di entrata in vigore del Decreto (19 maggio 2020).
Nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del decreto in commento ed il 31 agosto 2020 sono sospesi gli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi già effettuati dall’agente della riscossione e dai soggetti iscritti all’albo previsto dall’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, aventi ad oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza.
Nel medesimo periodo temporale le predette somme non sono sottoposte al vincolo di indisponibilità e il terzo pignorato le rende fruibili al debitore esecutato, anche in presenza di assegnazione disposta con provvedimento del giudice dell’esecuzione.
Restano fermi gli accantonamenti effettuati prima della data di entrata in vigore del decreto in commento e restano definitivamente acquisite e non sono rimborsabili le somme accreditate, anteriormente alla predetta data, all’agente della riscossione e ai soggetti iscritti all’albo di cui 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
La norma prevede la sospensione temporanea dell’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 48-bis del DPR n. 602/1973, in modo che il debitore possa ricevere il pagamento delle somme di cui è creditore nei confronti delle P.A. anche nel caso in cui sia inadempiente, per un importo pari almeno a 5.000,00 euro, all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di uno o più di cartelle di pagamento.
Proroga del periodo di sospensione delle attività dell'agente della riscossione
La norma introduce una serie di modifiche all’art. 68 del DL n. 18/2020, relativo alla sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all'agente della riscossione.
La norma ha la finalità di consentire una distribuzione della notifica degli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione - per i quali i termini di decadenza scadono tra il termine iniziale del periodo di sospensione (9 marzo 2020) ed il 31 dicembre 2020 - in un più ampio lasso di tempo rispetto ai termini ordinari. Con la medesima finalità viene disposto l’invio nel 2021 delle comunicazioni e la notifica di atti, elaborati centralmente con modalità massive entro il 31 dicembre 2020, prevedendo altresì il differimento dei termini di decadenza previsti per le comunicazioni e gli atti medesimi.
La disposizione fa salva tuttavia la notifica degli atti caratterizzati da indifferibilità e urgenza, come nel caso di contestazioni di frodi fiscali, atti che prevedono una comunicazione di notizia di reato ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura penale ovvero quelli conseguenti all'applicazione dei provvedimenti cautelari previsti dall'articolo 22 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. La disposizione fa salvi anche i casi in cui l’emissione dell’atto è funzionale all’adempimento, come nel caso della liquidazione d’ufficio dell’imposta da versare per la registrazione degli atti giudiziari. Con uno o più provvedimenti del direttore dell'Agenzia delle entrate sono individuate le modalità di applicazione della norma.
La norma ha la finalità di garantire una maggior certezza relativamente ai termini per la notifica del ricorso avverso l’avviso di accertamento. In particolare, si introduce una disposizione di natura interpretativa a mente della quale la sospensione dei termini processuali già prevista dall’articolo 83, comma 2, del DL Cura Italia si intende cumulabile in ogni caso con la sospensione del termine di impugnazione stabilita dalla procedura di
Nei sei mesi successivi all’entrata in vigore del DL, il MEF è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato su passività di banche aventi sede legale in Italia nel rispetto della disciplina degli aiuti di Stato (previa positiva decisione della Commissione europea), sino a un valore nominale di 19 miliardi di euro.
Il MEF può rilasciare anche la garanzia statale per integrare il valore di realizzo del collaterale stanziato da banche italiane a garanzia di finanziamenti erogati dalla Banca d’Italia per crisi di liquidità (ELA), in conformità agli schemi previsti da BCE.
Il MEF può con proprio decreto estendere il periodo fino a un massimo di ulteriori sei mesi previa approvazione da parte della Commissione europea.
La norma detta le condizioni per la concessione della garanzia di cui all’articolo precedente.
La concessione della garanzia su passività è effettuata sulla base della valutazione caso per caso da parte dell'Autorità competente (Banca d’Italia o BCE) del rispetto dei requisiti di fondi propri o su eventuali stress test o verifiche della qualità degli attivi o analoghi esercizi condotti nei sei mesi precedenti. Si segnala che si può prescindere dal rispetto di tali condizioni e si valuta solo l’esistenza di patrimonio netto positivo in caso di urgente bisogno di liquidità da parte della banca, previa decisione positiva della Commissione UE del rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato nell’ambito della crisi finanziaria.
Le banche che ricorrono agli interventi previsti da questo articolo devono svolgere la propria attività in modo da non abusare del sostegno ricevuto né conseguire indebiti vantaggi per il tramite dello stesso, in particolare nelle comunicazioni commerciali rivolte al pubblico.
Rinvio al decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15
Per quanto non espressamente disciplinato si applica il DL 237/2016 recante "Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio", ad eccezione dell’art. 3 comma 2, che stabilisce il limite massimo delle garanzie che possono essere concesse per singola banca (equivalente ai fondi propri a fini di vigilanza).
Con riferimento alle banche, diverse dalle banche di credito cooperativo, con attività totali di valore pari o inferiore a 5 miliardi di euro, sottoposte a liquidazione coatta amministrativa dopo l’entrata in vigore del DL in commento, il MEF può concedere un sostegno pubblico per il trasferimento all’acquirente di attività/passività, rami d’azienda, beni o rapporti giuridici in blocco attraverso varie forme combinabili tra loro, quali la trasformazione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate della banca in LCA o della banca acquirente, concessione all’acquirente di garanzie gratuite su componenti del Compendio Ceduto, erogazione di contributi pubblici all’acquirente.
Per la concessione del sostegno pubblico, lo Stato non deve sopportare oneri eccedenti l’ammontare complessivo di 100 milioni di euro. Il sostegno deve essere sottoposto ad autorizzazione da parte della Commissione UE in ossequio alle norme sugli aiuti di Stato.
Artt. 170
Cessione del compendio
Viene disciplinata la procedura di cessione del compendio nel caso in cui l’acquirente abbia condizionato l’operazione alla concessione di sostegno pubblico.
La Banca d’Italia attesta, fra l’altro, le motivazioni per le quali il supporto pubblico è necessario per l’ordinato svolgimento della liquidazione, anche alla luce delle valutazioni espresse dal sistema di garanzia dei depositi in merito alla possibilità di effettuare interventi.
La norma disciplina la concessione del sostegno MEF, a cui è tra l’altro attribuito un credito di regresso nei confronti della liquidazione coatta amministrativa.
Sotto il profilo fiscale, si prevede che alle cessioni del compendio (che ai fini IVA vengono considerate come cessioni di rami d’azienda), le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applichino, ove dovute, nella misura fissa di 200 euro ciascuna.
Inoltre, i componenti positivi derivanti dagli interventi a sostegno della cessione non concorrono, in quanto escluse, alla formazione del reddito complessivo ai fini delle imposte sul reddito e alla determinazione del valore della produzione netta del cessionario. È previsto che anche le spese sostenute dal cessionario nell’ambito delle misure di ristrutturazione aziendale siano comunque deducibili dal reddito complessivo ai fini delle imposte sul reddito e dal valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive.
Per contrastare la crisi degli investimenti pubblicitari nell'editoria (carta, tv e web), la disposizione di cui al comma 1 dell’articolo 98 del DL "Cura Italia" ha introdotto per il 2020 un regime straordinario di accesso al credito di imposta già vigente ai sensi dell’articolo 57-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50.
La norma in commento apporta una modifica alla suddetta disciplina, orientata ad innalzare dal 30 al 50 per cento l’importo massimo dell’investimento ammesso al credito d’imposta, limitatamente all’anno 2020.
La norma prevede - per le procedure disciplinate dal D.Lgs. n. 50/2016, i cui bandi o avvisi, con i quali si indice una gara, siano già stati pubblicati alla data di entrata in vigore del decreto, nonché in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, in cui, alla medesima data, siano stati inviati gli inviti a presentare le offerte o i preventivi, ma non siano scaduti i relativi termini e, in ogni caso, per le procedure avviate a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto e fino al 30 giugno 2021 - che l’importo dell’anticipazione prevista dal comma 18 dell'art. 35 del citato D. Lgs. possa essere incrementato fino al 30 per cento, nei limiti e compatibilmente con le risorse annuali stanziate per ogni singolo intervento a disposizione della stazione appaltante.
Il comma 2, inoltre, stabilisce che, fuori dei casi di cui al comma 1, l'anticipazione possa essere riconosciuta per un importo non superiore al 30 per cento del prezzo (sempre nei limiti e compatibilmente con le risorse annuali stanziate per ogni singolo intervento a disposizione della stazione appaltante), anche in favore di appaltatori che hanno già usufruito di un'anticipazione contrattualmente prevista ovvero abbiano già dato inizio alla prestazione senza aver usufruito di anticipazione. Si prevede, altresì, che ai fini del riconoscimento dell'anticipazione si applichino le previsioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto periodo del comma 18 dell'art. 35 del D. Lgs. n. 50/2016 e, quindi, anche la previsione secondo cui l'erogazione dell'anticipazione è subordinata alla costituzione di garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa di importo pari all'anticipazione, maggiorato del tasso di interesse legale applicato al periodo necessario al recupero dell'anticipazione stessa secondo il cronoprogramma della prestazione. La determinazione dell'importo massimo attribuibile viene effettuata dalla stazione appaltante tenendo conto delle eventuali somme già versate a tale titolo all'appaltatore.
Per favorire la continuità dell’attività dei consorzi di bonifica, si propone la possibilità di ricorrere alla stipula di contratti di mutuo con Cassa depositi e prestiti o altri istituti finanziari abilitati, e prestiti con quota interessi a totale carico dello Stato.
Tali mutui potranno essere concessi fino ad un massimo di complessivi 500 milioni di euro, con capitale da restituire in rate annuali di pari importo per cinque anni, a decorrere dal 2021 e fino al 2025.
A tale scopo è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2025.
Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, da adottarsi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del Decreto in commento, sono stabiliti i termini e le modalità di presentazione delle domande, nonché i criteri per la rimodulazione dell’importo del mutuo concedibile.
Misura di sostegno al fabbisogno di circolante dei beneficiari di "Resto al Sud" per far fronte agli effetti dell’emergenza sanitaria
Al fine di evitare che le iniziative finanziate con la misura "Resto al Sud" vedano compromessa la loro permanenza sul mercato è previsto un contributo a copertura del fabbisogno di capitale circolante, nella misura massima di 40.000 euro per impresa, da erogarsi soltanto a seguito del completamento dei programmi di spesa già agevolati e a condizione che siano stati rispettati tutti gli obblighi e gli adempimenti previsti dal regime di aiuto.
Liberalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi in relazione all’emergenza Covid-19
La disposizione interviene sulla disciplina dei procedimenti amministrativi al fine di garantirne "la massima semplificazione, l’accelerazione e la rimozione di ogni ostacolo burocratico nella vita dei cittadini e delle imprese in relazione all’emergenza COVID-19", prevedendo una serie di misure di semplificazione operative dalla data di entrata in vigore del Decreto in commento e fino al 31 dicembre 2020.
Si segnalano i seguenti profili.
La lett. a) amplia la possibilità di presentare dichiarazioni sostitutive in tutti i procedimenti che hanno ad oggetto: "l’erogazione di benefici economici comunque denominati, indennità, prestazioni previdenziali e assistenziali, erogazioni, contributi, sovvenzioni, finanziamenti, prestiti, agevolazioni e sospensioni, da parte di pubbliche amministrazioni", disponendo che le dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47 del DPR n. 445/2000 sostituiscono ogni tipo di documentazione comprovante tutti i requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti dalla normativa di riferimento, anche in deroga ai limiti previsti dagli stessi o dalla normativa di settore, fatto comunque salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (D. Lgs. 6 settembre 2011, n. 159);
La lett. b) riduce i tempi dell’autotutela della PA sub specie di annullamento d’ufficio, fissando un termine di 3 mesi. Resta comunque salva l’annullabilità d’ufficio anche dopo detto termine, qualora i provvedimenti amministrativi siano stati adottati sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato.
La lett. c) sospende per il periodo emergenziale e salvo che per eccezionali ragioni la possibilità per la PA di revocare in autotutela il provvedimento.
La lett. d) chiarisce cosa accade dopo la formazione del silenzio endoprocedimentale tra amministrazioni, disponendo la doverosità di procedere all’adozione del provvedimento conclusivo. Nella prassi accade di frequente che la formazione del silenzio non "sblocchi" il procedimento ma si attenda ugualmente l'assunzione di un atto da parte dell'amministrazione coinvolta.
La lettera e), sempre nell'ottica di velocizzare i tempi procedimentali, laddove si proceda a erogazioni finanziarie, dimezza i termini per informazione e comunicazione antimafia e chiarisce quanto già è prescritto dal codice antimafia, e cioè la possibilità di procedere, con autocertificazione e una volta formatosi il silenzio assenso, con la cautela, pure prevista, della condizione risolutiva. Questa misura non fa che sottolineare precetti già vigenti, ma si rende necessaria perché, di fatto, nessuna amministrazione fa applicazione della possibilità di procedere data dalle norme, al pari di quanto accade per il silenzio endoprocedimentale.
Si segnalano inoltre alcune disposizioni che rafforzano l’impianto delle autocertificazioni ai sensi del DPR n. 445/2000, anche da un punto di vista sanzionatorio. In particolare, si dispongono aumenti dei controlli ex post e un innalzamento delle sanzioni penali ordinariamente previste dall’art. 76 del DPR "da un terzo alla metà".