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Timestamp: 2019-03-22 23:07:31+00:00
Document Index: 137159210

Matched Legal Cases: ['art. 324', 'art. 309', 'art. 309', 'art. 11', 'art. 257', 'art. 318', 'art. 322', 'art. 324', 'art. 309', 'art. 324', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 240', 'art. 301', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 582', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 240', 'art. 474', 'art. 517', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 186', 'art. 240', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 263', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 583', 'art. 324', 'art. 582', 'art. 309', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 355', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 256', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 161', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 179', 'sentenza ', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 309', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 325', 'sentenza ', 'art. 582', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 316', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 257', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 257', 'art. 263', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 309', 'art. 16', 'art. 324', 'art. 309', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 293', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 318', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 240', 'art. 355', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 127', 'art. 127', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 583', 'art. 324', 'art. 582', 'art. 583', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 583', 'art. 366', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 262', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 125', 'sentenza ', 'art. 324', 'art. 178', 'art. 185', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 583']

Art. 324 codice di procedura penale - Procedimento di riesame - Brocardi.it
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Articolo 324 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 324 Codice di procedura penale
1. La richiesta di riesame è presentata, nella cancelleria del tribunale indicato nel comma 5, entro dieci giorni dalla data di esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro (1).
3. La cancelleria dà immediato avviso all'autorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame (2).
5. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del capoluogo della provincia nella quale ha sede l'ufficio che ha emesso il provvedimento nel termine di dieci giorni dalla ricezione degli atti.
7. Si applicano le disposizioni dell'articolo 309 commi 9, 9-bis (3) e 10. La revoca del provvedimento di sequestro può essere parziale e non può essere disposta nei casi indicati nell'articolo 240 comma 2 del codice penale.
(1) Trattasi di un procedimento costruito sulla faslariga di quello delineato ex art. 309, in materia di misure di coercizione personale.
(2) In tale procedimento di riesame non trova applicazione la sanzione dell'inefficacia prevista dall'art. 309, comma decimo, per l'inosservanza dei termini di cui al comma quinto, relativi alla trasmissione degli atti dall'autorità procedente, in quanto tale ultima disposizione riguarda il riesame delle misure coercitive personali.
(3) Comma così modificato dall’art. 11, comma 6, L. 16 aprile 2015, n. 47.
Il legislatore ha qui voluto delineare una disciplina del riesame in un'ottica di unicità, applicabile uniformemente sia al decreto che dispone il sequestro penale (art. 257), sia quello conservativo (art. 318) e sia quello preventivo (art. 322).
Spiegazione dell'art. 324 Codice di procedura penale
Essendo le misure cautelari degli strumenti che, in varia guisa, privano il soggetto di vari diritti, è chiaro come il legislatore si sia visto costretto a disciplinare nel dettaglio la disciplina delle impugnazioni.
Trattasi di mezzi di impugnazione opportunamente rivisitati nei loro aspetti procedurali, all'insegna di una maggiore efficienza e tempestività del loro funzionamento.
La legittimazione a proporre tale impugnazione spetta all'imputato e al difensore del medesimo, con differenti termini.
La competenza spetta al tribunale in composizione collegiale del capoluogo della provincia che ha emesso l'ordinanza impugnata.
Una volta presentata la richiesta di riesame, a seguito dell'immediato avviso proveniente dal presidente del tribunale, l'autorità giudiziaria procedente deve trasmettere gli atti al medesimo tribunale entro il giorno successivo, unitamente a tutti gli elementi sopravvenuti a favore dell'indagato (in particolare gli elementi acquisiti dal pubblico ministero nella fase investigativa).
Per quanto riguarda il contenuto della richiesta, il comma 4 prevede l'enunciazione dei motivi per cui si richiede una decisione nel merito. Tra essi si annoverano quelli riguardanti il fumus commissi delicti.
Il tribunale deve emettere la sua decisione entro il termine di dieci giorni dalla ricezione degli atti, il che significa che l'intera procedura di riesame si deve concludere di regola entro il termine di undici giorni da quello in cui la richiesta viene depositata alla cancelleria dei tribunale competente.
Tuttavia, a differenza di quanti disposto dall'art. 309 in materia di riesame su misure personali, qui non è prevista alcuna caducazione delle misure reali come conseguenza del mancato rispetto dei termini di cui sopra.
Massime relative all'art. 324 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 16523/2017
Il divieto di restituzione delle cose soggette a confisca obbligatoria, ex art. 324, comma settimo, cod. proc. pen., costituisce un principio generale che opera non solo in sede di riesame, ma anche in sede di procedimento per la restituzione delle cose sottoposte a sequestro probatorio, ex artt. 262 e 263 cod. proc. pen., ancorché in assenza di una espressa previsione in tal senso, giacché l'esaurimento delle finalità istruttorie - presupposto del venir meno del vincolo di indisponibilità sulla "res" e della conseguente restituzione - non può, comunque, vanificare o pregiudicare la concreta attuazione della misura di sicurezza obbligatoria. (Fattispecie in tema di trasferimento fraudolento di valori).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 16523 del 31 marzo 2017)
Cass. pen. n. 9991/2017
In tema di sequestro probatorio, qualora l'ordinanza di conferma emessa dal tribunale del riesame venga annullata con rinvio, perchè fondata su un apprezzamento del "fumus commissi delicti" trasmodato in una valutazione nel merito della fondatezza dell'accusa, al giudice di rinvio non è precluso un vaglio critico degli elementi addotti nel decreto di sequestro a supporto della prospettata ipotesi di reato, ma l'annullamento del predetto decreto, per insussistenza del "fumus", potrà essere pronunciato nei soli casi di difformità rilevabile "ictu oculi", anche sulla scorta di eventuali deduzioni difensive. (In motivazione, la S.C. ha precisato che tale vincolo per il giudice di rinvio deve essere apprezzato anche alla luce della specifica finalità propria del sequestro probatorio, laddove invece la verifica in ordine alla sussistenza del "fumus" acquista una maggiore pregnanza nel sequestro preventivo, in considerazione della diversità di presupposti e funzioni che caratterizza detta misura).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9991 del 28 febbraio 2017)
Cass. pen. n. 2664/2017
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2664 del 19 gennaio 2017)
Cass. pen. n. 53160/2016
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 53160 del 15 dicembre 2016)
Cass. pen. n. 18954/2016
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 18954 del 6 maggio 2016)
Cass. pen. n. 27139/2015
Il divieto di revoca del sequestro, previsto dall'art. 324, comma settimo, cod. proc. pen. nei casi di confisca obbligatoria di cui all'art. 240, comma secondo, cod. pen., non trova applicazione per l'ipotesi contemplata dall'art. 301 d.P.R. n. 43 del 1973 in materia di contrabbando doganale, in relazione alle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e alle cose che ne sono l'oggetto ovvero il prodotto o il profitto, in quanto la norma processuale, derogando al principio generale della revocabilità della misura reale, non è suscettibile di interpretazione analogica.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 27139 del 30 giugno 2015)
In tema di riesame di misure cautelari reali, il termine di dieci giorni per la decisione, che decorre dal momento di ricezione degli atti processuali, è perentorio e non prorogabile, con conseguente inefficacia della misura in caso di inosservanza.
Cass. pen. n. 47264/2014
In tema di riesame delle misure cautelari reali, il rinvio contenuto nell'art. 324, comma secondo, cod. proc. pen. alle forme previste dall'art. 582, comma secondo, cod. proc. pen., secondo cui le parti private e i difensori possono presentare l'atto di impugnazione anche nella cancelleria del tribunale o del giudice di pace del luogo in cui si trovano, pur se questo è diverso da quello in cui è stato emesso il provvedimento, implica che, una volta avvenuta la presentazione della richiesta di riesame in tali uffici entro il termine di dieci giorni dalla data di esecuzione del sequestro, è del tutto irrilevante, ai fini della tempestività del gravame, che l'atto pervenga o meno entro lo stesso termine al tribunale competente del capoluogo di provincia nel quale ha sede l'ufficio che ha emesso il provvedimento impugnato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 47264 del 17 novembre 2014)
Cass. pen. n. 28555/2013
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 28555 del 3 luglio 2013)
Cass. pen. n. 28267/2013
Nel procedimento di riesame del provvedimento di sequestro, entro il termine perentorio di dieci giorni deve intervenire una decisione di merito, non essendo, invece, sufficiente una mera declaratoria di incompetenza per territorio. (Principio affermato a seguito di conflitto di competenza).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 28267 del 28 giugno 2013)
Cass. pen. n. 27247/2013
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 27247 del 20 giugno 2013)
Cass. pen. n. 23641/2013
La mancata proposizione della richiesta di riesame avverso la misura cautelare reale non determina alcun giudicato cautelare "implicito" e pertanto non preclude la richiesta di revoca della stessa per mancanza originaria delle condizioni di applicabilità, anche in assenza di fatti sopravvenuti, sicchè avverso il diniego della revoca è ammissibile la proposizione di appello.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 23641 del 31 maggio 2013)
Cass. pen. n. 5795/2013
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5795 del 5 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 1289/2013
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1289 del 10 gennaio 2013)
Cass. pen. n. 19890/2012
In tema di misure cautelari reali, l'avviso di fissazione dell'udienza di riesame, oltre che al pubblico ministero e al difensore, deve essere notificato a colui che abbia proposto la relativa richiesta e non anche a tutti coloro che sarebbero legittimati a proporre l'impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 19890 del 24 maggio 2012)
Cass. pen. n. 7734/2012
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7734 del 28 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 7673/2012
Nel procedimento di riesame, il divieto assoluto di revoca del sequestro previsto dall'art. 324, comma settimo, cod. proc. pen. nei casi di confisca obbligatoria di cui all'art. 240, comma secondo, cod. pen., non può essere esteso automaticamente alle ipotesi previste dall'art. 474 bis cod. pen., cui fa rinvio l'art. 517 quater cod. pen. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittima la restituzione di prodotti alimentari confezionati in barattoli recanti etichetta mendace ma genuini).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7673 del 28 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 7943/2010
La sospensione dei termini procedurali durante il periodo feriale non opera con riferimento ai procedimenti incidentali concernenti l'impugnazione di provvedimenti in materia di misure cautelari reali relativi a reati di criminalità organizzata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7943 del 26 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 13831/2009
Non è inammissibile ai sensi dell'art. 324, comma settimo, c.p.p., l'istanza di riesame del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca del veicolo utilizzato per commettere il reato di guida in stato di ebbrezza, atteso che l'art. 186, comma secondo, lett. c), cod. strada, nel richiamare il secondo comma dell'art. 240 c.p., non assimila il suddetto veicolo alle cose ivi elencate, bensì esclusivamente intende rimarcare l'obbligatorietà della confisca. (In motivazione la Corte ha precisato che il veicolo non è, infatti, cosa di per sè pericolosa, ma diventa tale in quanto rimasta nella disponibilità del soggetto trovato in grave stato di ebbrezza, il quale vanta dunque interesse ad impugnare il provvedimento cautelare reale al fine di dimostrare l'insussistenza del "fumus" del reato).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 13831 del 30 marzo 2009)
Cass. pen. n. 47120/2008
Il potere del giudice del riesame di integrare le carenze motivazionali del provvedimento di sequestro ai sensi del combinato disposto degli artt. 324, settimo comma, e 309, nono comma, c.p.p. non è esercitabile allorquando il requisito della motivazione e della enunciazione dei fatti sia del tutto carente, come nel caso della sola indicazione delle norme di legge violate, dovendo, in tali ipotesi, essere rilevata la nullità del decreto impugnato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 47120 del 19 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 41693/2008
In caso di sequestro operato di iniziativa della polizia giudiziaria il termine per proporre istanza di riesame decorre dalla data di notifica del decreto di convalida ovvero, in caso di mancata notificazione, dalla data in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro, intendendosi per tale il «sequestro convalidato ».
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 41693 del 7 novembre 2008)
Cass. pen. n. 41342/2008
In tema di procedimento di riesame, è inibito al tribunale disporre accertamenti in ordine alla sopravvenienza o meno di una causa estintiva del reato, la quale deve invece emergere con certezza dagli atti già in possesso del tribunale stesso.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 41342 del 6 novembre 2008)
Cass. pen. n. 40529/2008
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 40529 del 30 ottobre 2008)
Cass. pen. n. 25933/2008
La persona offesa, che vanta il diritto alle restituzioni, può spontaneamente intervenire nel giudizio di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo, come si desume dalla previsione di legge che le riconosce il potere di proporre la richiesta di riesame, e così può produrre documenti e altri elementi di prova, oltre che partecipare all'eventuale successivo giudizio di legittimità, eventualmente da essa stessa promosso, con correlativo diritto di ricevere i prescritti avvisi.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 25933 del 26 giugno 2008)
Cass. pen. n. 231/2008
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 231 del 7 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 37413/2007
In tema di misure cautelari reali, il termine di dieci giorni imposto, a pena di decadenza della misura, dal combinato disposto degli artt. 324, comma settimo, e 309, commi nono e decimo, c.p.p. per la decisione da parte del tribunale del riesame, decorre dalla data di effettiva ricezione, ancorché tardiva, da parte dello stesso tribunale, degli atti provenienti dalla cancelleria dell'autorità giudiziaria che ha emesso il provvedimento impugnato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 37413 del 11 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 39370/2006
In caso di annullamento del provvedimento di sequestro, non esorbita dalle attribuzioni del tribunale del riesame la restituzione delle cose sequestrate al legittimo proprietario quando non sussistano dubbi circa la titolarità delle stesse, non potendosi diversamente interpretare la disposizione contenuta nel comma ottavo dell'art. 324 c.p.p., che riproduce l'identica disposizione del comma terzo dell'art. 263 c.p.p., nella parte in cui prevede che il giudice del riesame debba trasmettere gli atti al giudice civile « nel caso di contestazione della proprietà»
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 39370 del 29 novembre 2006)
Cass. pen. n. 30723/2006
Qualora la richiesta di riesame sia presentata dopo la scadenza del termine di dieci giorni dalla data di esecuzione del sequestro preventivo e il richiedente ne alleghi la tempestività rispetto alla diversa data in cui egli ne sarebbe venuto a conoscenza, non spetta a lui comprovare il fondamento di tale allegazione, gravando invece sul giudice, ove questi ritenga che l'impugnazione sia tardiva, l'onere di accertare, sulla scorta delle risultanze processuali, la diversa data in cui l'effettiva conoscenza si sarebbe verificata.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 30723 del 15 settembre 2006)
Cass. pen. n. 27777/2006
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 27777 del 3 agosto 2006)
Cass. pen. n. 6597/2006
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6597 del 21 febbraio 2006)
Cass. pen. n. 8696/2005
In tema di riesame del provvedimento di sequestro, il disposto dell'articolo 324, comma 3, del c.p.p. è inequivoco nel senso che vanno trasmessi al tribunale gli «atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame», e non anche le cose oggetto dell'atto di sequestro. Ciò che si spiega, logicamente, con il fatto che le verifiche e i controlli di legittimità del provvedimento di sequestro possono ben essere effettuati sulla base della specificazione contenuta nel relativo verbale riguardante le cose oggetto del sequestro, mentre in ogni caso, nel dubbio, nulla esclude che il giudice, anche a richiesta di parte, possa chiedere la visione della cosa sequestrata.
In tema di riesame del provvedimento di sequestro, la violazione del comma 3 dell'articolo 324 del c.p.p., laddove si prevede che devono trasmettersi al tribunale, «entro il giorno successivo», gli «atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame», non è sanzionata con alcuna nullità o dichiarazione di inefficacia, non essendo applicabile alle impugnazioni avverso le misure cautelari reali la disposizione dell'articolo 309, comma 10, del c.p.p., nella parte relativa al mancato rispetto del termine di trasmissione degli atti per il riesame, in quanto, per un difetto di coordinamento, dopo le modifiche di cui all'articolo 16 della legge 8 agosto 1995 n. 332, il richiamo, contenuto nel comma 7 dell'articolo 324 del c.p.p. ai commi 9 e 10 dell'articolo 309 del c.p.p., deve intendersi fatto al testo previgente dei due predetti commi.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 8696 del 4 marzo 2005)
Cass. pen. n. 29952/2004
La mancata tempestiva proposizione, da parte dell'interessato, della richiesta di riesame avverso il provvedimento applicativo di una misura cautelare reale non ne preclude la revoca per la mancanza delle condizioni di applicabilità, anche in assenza di fatti sopravvenuti. In sede di richiesta di revoca, invece, non possono essere riproposti motivi che sono stati già dedotti in sede di riesame e, in assenza di un mutamento del quadro processuale di riferimento, è inammissibile la riproposizione di richieste fondate sui medesimi motivi rigettati con decisione definitiva.
La mancata tempestiva proposizione, da parte dell'interessato, della richiesta di riesame avverso il provvedimento applicativo di una misura cautelare reale non ne preclude la revoca per la mancanza delle condizioni di applicabilità, neanche in assenza di fatti sopravvenuti. (Nell'occasione, la Corte ha peraltro precisato che, in sede di istanza di revoca, non possono essere riproposti motivi già dedotti in sede di riesame e che, in assenza di un mutamento del quadro processuale di riferimento, è inammissibile la riproposizione di istanze fondate sui medesimi motivi rigettati con decisione definitiva).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 29952 del 9 luglio 2004)
Cass. pen. n. 45795/2003
La facoltà di proporre istanza di riesame del provvedimento che dispone una misura cautelare nelle forme previste dall'art. 583 c.p.p. è ammessa solo per le misure personali e non può estendersi alle misure reali, stante il tassativo disposto dell'art. 324, secondo comma, stesso codice, che espressamente richiama le sole forme previste dall'art. 582, a differenza del precedente art. 309, quarto comma, secondo il quale si osservano le forme previste dagli articoli 582 e 583 e al quale non rinvia il predetto art. 324.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 45795 del 26 novembre 2003)
Cass. pen. n. 35104/2003
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35104 del 4 settembre 2003)
Cass. pen. n. 29493/2003
Il termine per proporre istanza di riesame del provvedimento di convalida del sequestro eseguito di sua iniziativa dalla polizia giudiziaria, decorre dalla data di notifica del decreto di convalida ovvero dalla data in cui l'interessato ha avuto conoscenza del sequestro; in questa seconda ipotesi si deve fare riferimento non alla data in cui l'interessato viene «comunque» a conoscenza dell'avvenuto sequestro, ma a quella in cui abbia avuto notizia del «sequestro convalidato», in quanto il diritto di reclamo può esplicarsi solo ove siano note le ragioni poste a base del provvedimento di convalida ed essendo inconcepibile che il termine per una impugnativa decorra da una data anteriore a quello del provvedimento da impugnare.
In tema di sequestro del corpo del reato o di cose ad esso pertinenti ad iniziativa della polizia giudiziaria, il termine per la proposizione della richiesta di riesame non può decorrere dalla notifica del decreto di convalida al difensore; infatti, nonostante l'art. 355, terzo comma, c.p.p. legittimi quest'ultimo a proporre istanza di riesame, non esiste alcun obbligo di notifica del detto provvedimento al difensore medesimo sussistendo l'obbligatorietà di tale adempimento, per espressa statuizione dell'ultima parte del secondo comma dello stesso articolo, soltanto nei confronti della «persona alla quale le cose sono state sequestrate». (Fattispecie relativa ad annullamento di ordinanza che aveva dichiarato l'inammissibilità della richiesta di riesame, essendo decorso il termine di dieci giorni, previsto dall'art. 324 c.p.p. dalla data di notifica del decreto di convalida al difensore). .
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 29493 del 14 luglio 2003)
Cass. pen. n. 17324/2003
Il riesame contro misure cautelari reali è ammissibile solo qualora sia stato emesso un provvedimento di sequestro e non invece quando sia stato emesso un ordine di esibizione ai sensi dell'art. 256 c.p.p., pur se qualificato erroneamente come sequestro, in quanto in tal caso la consegna degli atti scaturisce da un volontario adempimento di un obbligo imposto dalla legge.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 17324 del 11 aprile 2003)
In tema di misure cautelari reali, dovendosi considerare la richiesta di riesame proposta dal solo difensore dell'imputato come proveniente comunque dalla «parte» che si identifica nell'imputato medesimo, deve trovare applicazione, anche in questo caso, il disposto di cui all'art. 324, comma 2, c.p.p., secondo cui detta richiesta, quando l'imputato non sia detenuto o internato ovvero non abbia già dichiarato o eletto domicilio ovvero ancora non si sia proceduto a norma dell'art. 161, comma 2, c.p.p., deve contenere l'indicazione del domicilio al quale dovrà essere inviato l'avviso previsto dal successivo comma 6 dello stesso art. 324. Ne deriva che, in mancanza di siffatta indicazione, legittimamente la notifica di detto avviso all'imputato potrà esser effettuata mediante consegna al difensore.
Cass. pen. n. 34576/2002
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 34576 del 15 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 16085/2002
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 16085 del 30 aprile 2002)
Cass. pen. n. 5447/2002
In tema di procedimento di riesame di misure cautelari reali, la fissazione dell'udienza di cui all'art. 324, comma 6 c.p.p., non implica un vaglio positivo dell'ammissibilità dell'istanza, con l'effetto che il provvedimento de plano con il quale, a norma dell'art. 127, comma 9, c.p.p., va dichiarata l'inammissibilità dell'atto introduttivo, può essere adottato anche dopo la fissazione dell'udienza qualora i relativi presupposti legali vengono rilevati solo dopo tale momento e pur se a detta fissazione non abbia fatto seguito la spedizione dei rituali avvisi.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5447 del 11 febbraio 2002)
Cass. pen. n. 39071/2001
In tema di riesame avverso provvedimento applicativo di misura cautelare reale, ai sensi dell'art. 324 c.p.p., l'interessato è tenuto a provare la tempestività del gravame rispetto al termine di 10 giorni di cui al comma 1 del citato art. 324 solo nell'ipotesi che esso sia stato proposto dopo il decorso di detto termine dall'esecuzione del provvedimento e debbasi quindi fare riferimento alla eventuale diversa data in cui l'esecuzione sia giunta a conoscenza dello stesso interessato.
Nel procedimento di riesame delle misure cautelari reali, non è onere del ricorrente produrre l'atto impugnato o copia dello stesso, né di quelli conseguenti, essendo tale acquisizione a carico degli uffici giudiziari: della cancelleria del tribunale, che ne fa richiesta, dell'autorità procedente, tenuta ad ottemperarvi nel termine di legge. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato l'ordinanza dichiarativa dell'inammissibilità dell'istanza di riesame secondo cui, in difetto del provvedimento di perquisizione e sequestro o di copie dello stesso, il ricorrente sarebbe stato inottemperante all'onere di provare la tempestività dell'impugnativa).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 39071 del 2 novembre 2001)
Cass. pen. n. 37876/2001
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 37876 del 23 ottobre 2001)
Cass. pen. n. 33648/2001
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 33648 del 15 settembre 2001)
Cass. pen. n. 32283/2001
La persona che non rivesta la qualità di soggetto titolare del diritto alla eventuale restituzione delle cose sequestrate, non è legittimata a proporre impugnazione avverso il provvedimento del giudice che abbia rigettato la richiesta di sequestro preventivo formulata dal pubblico ministero.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 32283 del 27 agosto 2001)
Cass. pen. n. 23058/2001
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 23058 del 5 giugno 2001)
Cass. pen. n. 29/2000
Nel procedimento di riesame delle misure cautelari reali la persona nel cui interesse l'impugnazione è stata proposta ha diritto alla notificazione dell'avviso d'udienza ancorchè la richiesta sia stata sottoscritta unicamente dal difensore; l'omissione di tale formalità, che è finalizzata all'instaurazione del contraddittorio determina, ai sensi dell'art. 179 c.p.p., la nullità assoluta ed insanabile del prodecimento e dell'ordinanza conclusiva. (Nell'occasione la Corte ha altresì precisato che l'avviso d'udienza non spetta viceversa a chi, pur legittimato, non abbia proposto l'impugnazione, come nell'ipotesi in cui l'imputato non si dolga del vincolo apposto su beni la cui proprietà o disponibilità faccia capo a terzi e solo questi abbiano chiesto il riesame).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 29 del 10 novembre 2000)
Cass. pen. n. 3123/2000
La persona offesa dal reato non è legittimata a partecipare al procedimento di riesame del sequestro preventivo regolato dall'art. 324 c.p.p., a meno che non rivesta anche la qualità di persona che potrebbe avere diritto alla restituzione delle cose sequestrate.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3123 del 16 giugno 2000)
Cass. pen. n. 6551/2000
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6551 del 17 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 4446/1999
In tema di sequestro, il termine di dieci giorni fissato per l'istanza di riesame si riferisce al provvedimento realmente eseguito; qualora l'esecuzione avvenga in assenza del legittimato al riesame, il termine utile per la relativa istanza decorre dal giorno di effettiva conoscenza dell'avvenuto sequestro.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4446 del 15 novembre 1999)
Cass. pen. n. 2245/1999
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2245 del 25 settembre 1999)
Cass. pen. n. 1792/1999
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1792 del 21 giugno 1999)
Cass. pen. n. 1836/1999
In tema di riesame di misure cautelari reali, la sanzione della perdita di efficacia dell'ordinanza che dispone la misura coercitiva consegue solo alla mancata decisione nel termine di dieci giorni, e non anche alla mancata trasmissione degli atti da parte dell'autorità procedente al tribunale del riesame nel termine di cinque giorni, come accade in materia di misure cautelari personali, in quanto, per un difetto di coordinamento, dopo la novella introdotta con legge n. 332 del 1995, il richiamo, contenuto nel comma settimo dell'art. 324 c.p.p. ai commi nono e decimo dell'art. 309 stesso codice, deve intendersi fatto al testo previgente di detti due commi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1836 del 19 aprile 1999)
Cass. pen. n. 4328/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4328 del 7 aprile 1999)
Cass. pen. n. 1/1999
In tema di misure cautelari reali, il controllo del giudice del riesame non può investire la concreta fondatezza dell'accusa, ma deve esser limitato alla verifica dell'astratta possibilità di sussumere il fatto attribuito ad un soggetto in una determinata ipotesi di reato. Devesi riscontrare, cioè, la corrispondenza della fattispecie astratta di reato ipotizzata dall'accusa al fatto per cui si procede, esulando da tale controllo la possibilità del concreto accertamento delle circostanaze di fatto su cui la stessa è fondata, ed a maggior ragione delle circostanze di fatto che alle prime, eventualmente, si sovrappongono, rendendo giustificata la condotta dell'indagato; circostanze che sono attribuite alla cognizione del giudice del merito.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 1 del 19 gennaio 1999)
Cass. pen. n. 4906/1998
Non è proponibile in sede di riesame di provvedimento che disponga una misura cautelare reale, la questione relativa alla sussistenza del fumus commissi delicti, una volta che sia stato disposto il rinvio a giudizio dell'imputato; stante la non omologabilità delle situazioni relative alle misure cautelari personali con quelle riguardanti le misure cautelari reali. Pertanto il decreto di rinvio a giudizio spiega efficacia preclusiva al riesame del presupposto probatorio della misura.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4906 del 19 agosto 1998)
Cass. pen. n. 3330/1998
La norma di cui all'art. 324, comma primo, c.p.p. non solo non opera alcuna distinzione fra persone direttamente e indirettamente coinvolte nel procedimento, ma esprime chiaramente l'intento del legislatore di porre anche a carico dei terzi l'onere di dimostrare la tardiva conoscenza dell'applicazione della misura, al fine di valutare la tempestività del riesame. (Fattispecie relativa a sequestro di quote di società a responsabilità limitata aventi sede nel territorio dello Stato, nella quale l'amministratore di una società con sede nel Liechtenstein, che aveva interesse a impugnare il sequestro, aveva sostenuto che la presunzione di conoscenza della misura cautelare reale non è applicabile al terzo estraneo).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3330 del 10 agosto 1998)
Cass. pen. n. 2879/1998
Nel concetto di violazione di legge, quale si desume dagli artt. 111 Cost. e 606 lett. b) e c) c.p.p. non possono ricomprendersi la mancanza o la manifesta illogicità della motivazione, che sono separatamente previste ex art. 606 lett. e) come motivi di ricorso distinti e autonomi dalla inosservanza o erronea applicazione di legge (lett. b) o dalla inosservanza di norme processuali (lett. c). (Fattispecie in tema di vizi della motivazione illegittimamente dedotti nel ricorso ex art. 325 c.p.p. avverso l'ordinanza emessa ex artt. 322 bis e 324 c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2879 del 9 giugno 1998)
Cass. pen. n. 3516/1997
La richiesta di riesame avverso una misura cautelare reale — così come quella riguardante una misura personale — può essere presentata dalle parti private e dai difensori, ai sensi del secondo comma dell'art. 582 c.p.p., anche nella cancelleria del luogo in cui si trovano, se tale luogo è diverso da quello in cui fu emesso il provvedimento impugnato, ovvero davanti ad un agente consolare all'estero. (In motivazione la Corte ha ritenuto che atteso che gli artt. 309 e 324 c.p.p. disciplinano la presentazione della richiesta di riesame nei confronti delle misure cautelari personali e reali in maniera coincidente, non vi è ragione per interpretare in modo differente).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3516 del 25 novembre 1997)
Cass. pen. n. 3131/1997
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3131 del 4 novembre 1997)
Cass. pen. n. 4695/1997
La parte civile, a richiesta della quale sia stato adottato un provvedimento di sequestro conservativo sui beni dell'imputato, ai sensi dell'art. 316, comma secondo, c.p.p., deve essere avvisata, quale persona «interessata», ai sensi del combinato disposto degli artt. 324, comma sesto, prima parte, e 127, comma primo, c.p.p., della udienza di discussione fissata a seguito della richiesta di riesame che avverso detto provvedimento sia stata avanzata dall'imputato, nulla rilevando in contrario che il citato art. 324, comma sesto, seconda parte, c.p.p. indichi come destinatari dell'avviso soltanto il pubblico ministero, il difensore e chi ha proposto la richiesta (di riesame); si tratta, infatti, di indicazione da ritenere non esaustiva, in quanto chiaramente basata sul presupposto che il riesame si collochi ancora nella fase delle indagini preliminari, in cui non vi è possibilità di costituzione di parte civile.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4695 del 30 luglio 1997)
Cass. pen. n. 2925/1997
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2925 del 18 giugno 1997)
Cass. pen. n. 35141/1997
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 35141 del 6 giugno 1997)
Cass. pen. n. 1445/1997
In tema di riesame del sequestro probatorio, al tribunale incombe di effettuare il controllo di legalità del provvedimento nell'ambito delle indicazioni di fatto offerte dal pubblico ministero, che è l'organo che ha emesso il provvedimento di sequestro. Tali indicazioni rappresentano un antecedente logico e giuridico rispetto alla valutazione, demandata prima al pubblico ministero e poi al tribunale, della loro congruità ai fini dell'accertamento del fumus commissi delicti. Peraltro, diversamente da quanto deve ritenersi a proposito del riesame di una misura cautelare personale, ove il tribunale esercita la sua funzione decisoria su un provvedimento emesso da un altro giudice, ripercorrendone con identità di cognitio il vaglio critico del materiale indiziario e il suo collegamento con i fatti enunciati, in sede di riesame di un sequestro probatorio il tribunale non ha il potere di integrare l'indicazione degli elementi di fatto contenuta nel decreto di sequestro, poiché, da un lato, tale indicazione attiene al potere di iniziativa del pubblico ministero e, dall'altro, la estrapolazione di diversi elementi di fatto non potrebbe avvenire se non con una valutazione delle risultanze processuali, non consentita al tribunale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1445 del 5 giugno 1997)
Cass. pen. n. 1506/1997
In materia di riesame del decreto di sequestro (art. 257 c.p.p.), ed in relazione al procedimento di cui all'art. 324 c.p.p. (che al terzo comma prevede la trasmissione al tribunale, da parte dell'autorità giudiziaria procedente, degli atti su cui si fonda il provvedimento di riesame), deve ritenersi che al P.M. non incomba l'obbligo di trasmettere — nell'ipotesi di intercettazioni poste a fondamento del mezzo di ricerca della prova — anche i decreti autorizzativi delle intercettazioni medesime.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1506 del 20 maggio 1997)
Cass. pen. n. 4253/1997
Il pubblico ministero presso la pretura, competente per materia, non è legittimato a proporre ricorso per cassazione avverso la decisione del tribunale del riesame che ha deciso su un provvedimento del Gip presso la pretura di applicazione di una misura cautelare reale. Mentre infatti per le misure cautelari personali la legge 23 dicembre 1996 n. 652 ha introdotto una legittimazione concorrente del pubblico ministero distrettuale e di quello del procedimento, analoga modifica legislativa non è intervenuta per i procedimenti relativi alle misure cautelari reali.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4253 del 7 febbraio 1997)
L'avviso dell'udienza di riesame dei provvedimenti cautelari reali deve essere notificato alla persona interessata soltanto quando ha sottoscritto la relativa istanza. (Fattispecie nella quale la S.C. ha escluso che, in tema di riesame del sequestro di beni archeologici, sia dovuto l'avviso al Ministero dei beni culturali e ambientali per la semplice circostanza che i reperti archeologici appartengono allo Stato, e ha altresì escluso che possa trovare applicazione l'art. 127 c.p.p., richiamato dall'art. 324 stesso codice solo in relazione alle modalità di espletamento del procedimento, e non anche in relazione al termine - di giorni tre e non dieci - e ai destinatari).
Cass. pen. n. 3366/1996
L'inosservanza del termine di tre giorni — da ritenere liberi ed interi — per l'avviso alle parti della data dell'udienza per il riesame di un provvedimento di sequestro preventivo, è causa di nullità a regime intermedio.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3366 del 28 novembre 1996)
Cass. pen. n. 2934/1996
Secondo l'espressa previsione dell'art. 257 c.p.p., impugnabile al tribunale del riesame non è l'esecuzione del sequestro probatorio ma il decreto del pubblico ministero che lo dispone. Pertanto, chi lamenti che la polizia delegata abbia eseguito in quantità eccedenti e illegittime un sequestro probatorio disposto dal pubblico ministero, può chiedere a quest'ultimo la restituzione delle cose sequestrate in eccesso, e, contro il provvedimento del pubblico ministero può proporre opposizione davanti al giudice, ai sensi dell'art. 263, commi terzo e quarto, c.p.p., non può, invece, avanzare direttamente istanza di riesame davanti all'apposito tribunale, giacché nessuna norma lo prevede.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2934 del 1 ottobre 1996)
Cass. pen. n. 2863/1996
In tema di sequestro preventivo, la motivazione del provvedimento e dell'ordinanza di riesame non possono consistere nella formulazione di frasi di stile, nella quale sia meramente affermata la sussistenza del reato in concreto e dell'astratta configurabilità dell'ipotesi tipica. In particolare, il giudice del riesame deve esercitare un controllo non puramente formale ed apparente della legalità della misura cautelare adottata, ma penetrante e preciso, sicché è indispensabile che nell'ordinanza stessa siano indicati, in modo puntuale e coerente, gli elementi in base ai quali il tribunale ritenga esistente in concreto il reato configurato e la conseguente possibilità di sussumere questa fattispecie in quella astratta.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2863 del 9 settembre 1996)
Cass. pen. n. 2092/1996
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2092 del 28 maggio 1996)
Cass. pen. n. 1739/1996
In tema di riesame di misure cautelari reali, l'art. 324, comma 6 c.p.p. prescrive che l'avviso per l'udienza in Camera di consiglio sia dato in ogni caso al difensore, ed alla persona legittimata a proporre l'impugnazione solo se la stessa abbia in concreto esercitato tale facoltà.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1739 del 30 aprile 1996)
Cass. pen. n. 588/1996
In tema di riesame, l'effetto caducatorio della misura cautelare che, in base al combinato disposto del quinto e del decimo comma dell'art. 309 c.p.p., quali novellati dall'art. 16 della L. 8 agosto 1995 n. 332, deriva dalla mancata trasmissione degli atti, da parte dell'autorità giudiziaria procedente, entro il termine di cinque giorni, non si produce quando trattasi di riesame concernente una misura cautelare di carattere reale, atteso che, in tale ipotesi, la trasmissione degli atti è disciplinata dall'autonoma e diversa disposizione di cui all'art. 324, comma 3, c.p.p. (non modificata dalla legge n. 332/95); il richiamo all'art. 309, comma 10, pur contenuto del comma 7 del citato art. 324, deve intendersi limitato all'effetto caducatorio derivante dalla sola mancata decisione entro il termine di dieci giorni.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 588 del 7 marzo 1996)
Cass. pen. n. 37/1996
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 37 del 7 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 164/1996
In sede di riesame di provvedimento di sequestro probatorio, il tribunale può tener conto di atti e documenti prodotti dalle parti all'udienza e non facenti parte di quelli depositati in precedenza. Tali atti e documenti possono essere acquisiti o formati sia anteriormente che successivamente al deposito degli atti in cancelleria ed a seguito della loro produzione non deve essere concesso un termine per l'esame degli stessi. (Fattispecie relativa a ritenuta infondatezza di motivo di ricorso col quale era stata dedotta l'irritualità della produzione della relazione del consulente tecnico del P.M. in sede di discussione delle istanze di riesame, con conseguente violazione dei diritti della difesa).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 164 del 6 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 4263/1996
Con i «motivi nuovi» che, a norma degli artt. 311, comma 4, e 324, comma 3, c.p.p., possono essere enunciati davanti alla Corte di cassazione, è consentito introdurre argomenti e ragioni di censura non in precedenza formulati, ma a condizione che siano relativi a capi o punti della decisione già oggetto specifico dell'originario atto di impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4263 del 16 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 3674/1995
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3674 del 7 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 3108/1995
L'art. 324, comma 1, c.p.p. fa decorrere il termine per proporre istanza di riesame avverso un provvedimento di sequestro dalla data di esecuzione dello stesso o dalla diversa data in cui l'interessato abbia avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro: la normativa ha cioè preso in considerazione non solo la conoscenza legale della misura, procurabile tramite i mezzi formali previsti, ma ogni diverso strumento volto a procurare la conoscenza di fatto degli effetti prodotti dal sequestro. Da ciò consegue che il giudice, in assenza dell'adempimento degli oneri formali contemplati dall'art. 293 c.p.p. per l'esecuzione del provvedimento, può utilizzare per far decorrere il termine per l'impugnazione anche ogni «diverso» dato utile sempreché idoneo con certezza a fissare il dies a quo, ma anche che l'interessato possa vincere la presunzione di conoscenza — formalmente prevista mediante le notificazioni — allegando elementi altrettanto certi che vanifichino di fatto i relativi effetti. In tale ottica, nell'ipotesi di assenza dell'attivazione di quel meccanismo volto a procurare la presunzione di conoscenza dell'esecuzione, non può essere dichiarata tardiva l'impugnazione dell'interessato assumendo che sia sempre a carico dello stesso allegare elementi utili a fissare la data in cui ha avuto conoscenza di fatto dell'esecuzione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3108 del 24 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 1448/1995
Il legittimo impedimento del difensore non determina il rinvio dell'udienza camerale fissata per la trattazione della richiesta di riesame, poiché l'art. 127 c.p.p. non prevede tale causa di rinvio, né prescrive come obbligatoria la presenza del difensore e del pubblico ministero. (Fattispecie in tema di sequestro preventivo).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1448 del 17 giugno 1995)
Cass. pen. n. 1191/1995
In tema di sequestro, il termine di dieci giorni per proporre istanza di riesame decorre dalla data di esecuzione del provvedimento che lo ha disposto o dalla diversa data in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro (art. 324 comma primo c.p.p.). Si tratta di termini alternativi, nel senso che il termine decorre dall'esecuzione del provvedimento quando essa è effettuata alla presenza di chi è legittimato al riesame (chiunque vi abbia interesse, ex art. 318 c.p.p., nel sequestro conservativo; le persone indicate negli artt. 257, 321 e 355 stesso codice nei sequestri probatorio, preventivo o di polizia giudiziaria) e dalla data di conoscenza dell'avvenuto sequestro negli altri casi: data che varia a seconda che si tratti di interessati a cui il provvedimento debba essere notificato ovvero di interessati che ne possano venire a conoscenza solo in altro modo (come ad esempio tutte le ipotesi di sequestri presso terzi). Ne consegue che il giudice deve individuare il dies a quo di decorrenza del termine nei casi in cui il ricorrente non sia stato presente all'esecuzione del sequestro ed indichi una diversa data di conoscenza.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1191 del 15 maggio 1995)
Cass. pen. n. 997/1995
In tema di misure cautelari reali, l'unico potere che sul meritum causae il giudice del riesame è legittimato ad esercitare si riferisce al raffronto tra fattispecie astratta (legale) e fattispecie concreta (reale), così da imporre il suo potere demolitorio esclusivamente ove il tasso di tale difformità sia rilevabile ictu oculi e da impedire alla misura di perseguire il suo fine tipico mai grado comunque di essere realizzato, proprio per essere risultata impossibile, anche in ipotesi, ed indipendentemente dalla natura rebus sic stantibus della verifica, quanto addebitato all'inquisito. L'indicata preclusione vale però con riferimento alla verifica degli elementi di fatto e non pure di dati di qualificazione; una conclusione comprovata dal valore non vincolante delle statuizioni demandate al cosiddetto tribunale della libertà, sia ai fini del rinvio a giudizio sia (a maggior ragione) ai fini della decisione sul merito dell'accusa e che l'accertamento della fondatezza della notizia di reato rientra di sicuro — nell'ambito del controllo sulla fattispecie ipotizzata dal provvedimento impositivo della cautela — fra i compiti del giudice del procedimento incidentale, rappresentando una verifica che non divarica da quella relativa alla sussistenza del più volte richiamato fumus delicti, pure se sembra costituirne il logico presupposto. Nell'area di tale verifica è da ricomprendere anche la manifesta violazione di una disciplina complementare, soprattutto quando venga ipotizzata la commissione di un reato, come l'abuso di ufficio, in ordine al quale la presenza di elementi normativi rende indispensabile determinare se un dato precetto extra penale sia stato o non violato, ovvero sussista un vizio di tipo diverso, incidente sul provvedimento o sull'operazione amministrativa. Senza che ciò comporti alcun giudizio di valore, dato che il fumus delicti, presupposto ineludibile per l'applicazione della cautela, implica, per definizione, il riscontro dell'esistenza dei soli elementi descrittivi.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 997 del 15 maggio 1995)
Cass. pen. n. 65/1995
Le cose che soggiacciono a confisca obbligatoria non possono essere restituite in nessun caso all'interessato, anche quando siano state sequestrate dalla polizia giudiziaria di propria iniziativa e per finalità esclusivamente probatorie, dacché l'art. 324 c.p.p., nel disciplinare il procedimento di riesame delle misure cautelari reali, stabilisce al comma settimo che la revoca del provvedimento di sequestro non può essere disposta nei casi indicati dall'art. 240, secondo comma, c.p., e tale norma è espressamente richiamata dall'art. 355, comma terzo, c.p.p., in materia di sequestro probatorio.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 65 del 25 febbraio 1995)
Cass. pen. n. 3713/1994
In materia di misure cautelari reali, in sede sia di giudizio di riesame che di legittimità sull'adottata misura cautelare reale, non è consentito verificare la sussistenza del fatto reato ma solo accertare se il fatto contestato sia configurabile quale fattispecie astratta di reato, in termini di sommarietà e provvisorietà propri della fase delle indagini preliminari. Ed invero, la misura cautelare reale attiene a «cose» che vengono rappresentate con un tasso di «pericolosità», collegandosi con un reato, e la conservazione del sequestro — volto a limitare la «libera disponibilità» delle stesse — prescinde da qualsiasi verifica in merito alla fondatezza dell'accusa, la quale introdurrebbe nel procedimento incidentale un thema decidendi coinvolgente l'oggetto del procedimento principale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3713 del 19 novembre 1994)
Cass. pen. n. 1467/1994
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1467 del 24 settembre 1994)
Cass. pen. n. 2682/1994
Atteso il disposto di cui all'art. 127, comma nono, c.p.p., secondo cui l'inammissibilità dell'atto introduttivo del procedimento in camera di consiglio «è dichiarata dal giudice con ordinanza, anche senza formalità di procedura, salvo che sia altrimenti stabilito», deve escludersi che dia luogo a nullità di detta ordinanza la mancanza degli avvisi per l'udienza camerale previsti dal comma primo del citato art. 127 c.p.p. (principio affermato in materia di procedimento di riesame di ordinanza di sequestro, sulla base del richiamo al medesimo art. 127 contenuto nell'art. 324, comma sesto, c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2682 del 1 settembre 1994)
Cass. pen. n. 2314/1994
L'art. 583 c.p.p. non trova applicazione nel procedimento di riesame delle misure cautelari reali, dal momento che il comma 1 dell'art. 324 stesso codice dispone che la richiesta di riesame è presentata nella cancelleria del tribunale competente, e il comma 2 rinvia, quanto alle forme relative, all'art. 582, e non anche all'art. 583: mancato richiamo, questo, che trova la sua ratio, nell'urgenza della definizione del procedimento, dimostrata dall'interesse tutelato dalla legge e dalla connessa brevità dei termini, fissati dai commi 3 e 5 dell'art. 324 citato. (Fattispecie in tema di asserita tempestiva spedizione, a mezzo raccomandata, dell'istanza di riesame).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2314 del 16 giugno 1994)
Cass. pen. n. 1009/1994
Anche la richiesta di riesame di misure cautelari, sia reali che personali, può essere proposta con telegramma o con atto trasmesso a mezzo di raccomandata ex art. 583 c.p.p.: in tal caso l'impugnazione si considera proposta nella data di spedizione della predetta raccomandata o del telegramma.
Non è consentita declaratoria di inammissibilità dell'istanza di riesame di un provvedimento di sequestro pur non proposta entro il decimo giorno dall'esecuzione del sequestro stesso quando l'istante abbia offerto la prova di avere conosciuto il provvedimento coercitivo da non oltre 10 giorni. (Decisione relativa a fattispecie in cui gli istanti al momento del sequestro probatorio presso una Banca si trovavano agli arresti domiciliari ed ebbero notizia del sequestro solo con la comunicazione loro effettuata dai legali dell'avviso di deposito ex art. 366 c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1009 del 22 aprile 1994)
Cass. pen. n. 1591/1994
Qualora avverso un provvedimento di sequestro preventivo venga proposta richiesta di riesame, spetta all'interessato dimostrare la tempestività della sua istanza e, ai fini del raggiungimento della relativa prova, non sono sufficienti meri argomenti preventivi o induttivi, non suffragati da alcun elemento oggettivo, vertendosi nell'ambito della perentorietà e tassatività dei termini di impugnativa, sottratta a qualsiasi potere discrezionale del giudice.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1591 del 21 aprile 1994)
Cass. pen. n. 1200/1994
In tema di sequestro probatorio, le censure di merito riguardanti l'effettiva — o ritenuta — natura delle cose sottoposte a sequestro (nella specie l'interessato contestava che dette cose rivestissero la qualità di «corpo di reato») devono essere dedotte in sede di riesame del provvedimento di sequestro e non possono essere formulate in sede di richiesta di revoca di quel provvedimento — revoca prevista soltanto a seguito del venir meno delle esigenze probatorie ex art. 262 c.p.p. — ovvero in sede di opposizione al diniego di revoca, giacché anche in questa materia deve riconoscersi che il consolidarsi di un provvedimento — per essere state respinte le impugnazioni previste contro lo stesso oppure per non essere state esperite dette impugnazioni — produce un effetto preclusivo all'esame delle questioni che dovevano essere dedotte con le impugnazioni.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1200 del 7 aprile 1994)
Cass. pen. n. 566/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 566 del 23 marzo 1994)
Cass. pen. n. 2733/1994
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2733 del 31 gennaio 1994)
Cass. pen. n. 2623/1994
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2623 del 31 gennaio 1994)
Cass. pen. n. 2468/1994
In tema di procedimento di riesame del sequestro preventivo, nel caso di contestazione della proprietà ai sensi dell'art. 324, ottavo comma, c.p.p., il tribunale del riesame, accertata tale contestazione, non ha alcuna facoltà in ordine alla prosecuzione del processo, ma deve rimettere gli atti al giudice civile per la decisione della controversia relativa, mantenendo nel frattempo il sequestro, sicché è ultronea ogni pronuncia sulla legittimità o meno del sequestro stesso, ravvisandosi nella fattispecie un caso di sospensione obbligatoria del procedimento penale. (Nella specie, relativa ad annullamento con rinvio di ordinanza di riesame, la Suprema Corte ha osservato che il tribunale, in presenza del telegramma inviato dal difensore dei ricorrenti e della espressa deduzione del P.M. circa la notizia della pendenza di una causa civile avente ad oggetto la proprietà dell'immobile, avrebbe dovuto in limine accertare l'esistenza della contestazione e, nel caso affermativo, rimettere gli atti al giudice civile, astenendosi dal pronunciarsi sulla istanza di riesame).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2468 del 12 gennaio 1994)
Cass. pen. n. 3872/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3872 del 23 novembre 1993)
Cass. pen. n. 1664/1993
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1664 del 23 settembre 1993)
Cass. pen. n. 1889/1993
In tema di sequestro, la trasmissione degli atti da parte del P.M. al tribunale del riesame dopo vari giorni, anziché entro il giorno successivo all'avviso dato dal presidente del suddetto tribunale all'autorità procedente, pur costituendo violazione del terzo comma dell'art. 324 c.p.p., non è sanzionata con alcuna nullità o dichiarazione di inefficacia.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1889 del 25 agosto 1993)
L'ordinanza emessa dal tribunale in sede di riesame del sequestro probatorio (artt. 257 e 324 c.p.p.) deve seguire lo schema formale di motivazione previsto dall'art. 125, comma terzo, c.p.p. costituisce parte integrante della motivazione del provvedimento l'esposizione degli elementi di fatto ritenuti e posti a fondamento del giudizio, alla quale deve rifarsi la Corte di cassazione per esercitare il controllo di legittimità sull'adeguatezza, congruità e logicità della motivazione del provvedimento impugnato, essendole inibito di accedere alla consultazione degli atti al fine di verificare la carenza o illogicità della motivazione. Ove tale ricostruzione manchi o risulti frammentaria, tanto da non rendere intellegibile l'esatto contorno storico e processuale della vicenda, la Corte viene posta nella impossibilità di esplicare correttamente il suo ruolo di pura legittimità. Ne consegue la nullità del provvedimento. In particolare, nel provvedimento deve essere indicata l'ipotesi concreta del reato per cui si procede, sia pure sinteticamente e con l'approssimazione che lo stato delle indagini permette, non essendo sufficiente la sola indicazione degli articoli di legge, e ciò al fine di stabilire la relazione esistente tra la cosa sequestrata ed il reato per consentire al giudice dell'impugnazione di valutarne la sussistenza e la legittimità.
Cass. pen. n. 4486/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4486 del 18 giugno 1993)
Cass. pen. n. 886/1993
In tema di riesame dell'ordinanza che dispone il sequestro, l'inosservanza del termine di tre giorni, ex art. 324, comma sesto, c.p.p., da intendersi con riferimento ad unità temporali intere e libere, entro il quale va notificato l'avviso dell'udienza alla parte interessata ed al difensore, comporta la nullità del procedimento riconducibile a quelle previste dall'art. 178 lett. c) c.p.p. in quanto riguarda l'intervento e la difesa dell'imputato o dell'indagato. L'indicata nullità rende invalida, ex art. 185 comma primo stesso codice, l'ordinanza impugnata che ferma restando la misura cautelare ove l'ordinanza stessa sia stata adottata nel termine di dieci giorni, deve essere annullata con rinvio per violazione di legge.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 886 del 20 maggio 1993)
Cass. pen. n. 4/1993
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 4 del 23 aprile 1993)
Cass. pen. n. 1352/1993
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1352 del 15 febbraio 1993)
In materia di misure cautelari, sia reali che personali, la richiesta di riesame può essere proposta anche con telegramma o con atto trasmesso a mezzo di raccomandata, a norma dell'art. 583 c.p.p., ed in tal caso l'impugnazione si considera proposta nella data di spedizione della raccomandata o del telegramma.