Source: http://dighe.org/normativa/Legge%2018-05-1989%20n%20183.htm
Timestamp: 2020-07-07 18:05:15+00:00
Document Index: 125390343

Matched Legal Cases: ['art. 87', 'art.9', 'art. 87', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 20', 'art. 87', 'art. 87', 'art. 87', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 20', 'art. 27']

[Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 120 del 25-5-1989 - Supplemento Ordinario n. 38]
Il testo qui riprodotto è aggiornato con le modifiche ed integrazioni apportate:
- dalla legge 7 agosto 1990, n. 253;
- dal decreto legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493;
- dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61;
- dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584;
- dal decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
- dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
- dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300;
- dalla legge 31 luglio 2002, n. 179.
Le modifiche ed integrazioni sono stampate in corsivo; le parti abrogate sono ancora riportate, ma con caratteri barrati. In ogni caso, è indicato in azzurro tra parentesi quadre […] il riferimento normativo da cui deriva la modifica.
d) per bacino idrografico: il territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d’acqua direttamente o a mezzo di affluenti, nonché il territorio che può essere allagato dalle acque del medesimo corso d’acqua, ivi compresi i suoi rami terminali con le foci in mare ed il litorale marittimo prospiciente; qualora un territorio possa essere allagato dalle acque di più corsi d’acqua, esso si intende ricadente nel bacino idrografico il cui bacino imbrifero montano ha la superficie maggiore;
4. Alla realizzazione delle attività previste al comma l concorrono, secondo le rispettive competenze: lo Stato, le regioni a statuto speciale ed ordinario, le province autonome di Trento e di Bolzano, le province, i comuni, le comunità montane, i consorzi di bonifica ed irrigazione e quelli di bacino imbrifero montano.
1. Nell’attività conoscitiva, svolta per le finalità della presente legge e riferita all’intero territorio nazionale, si intendono comprese le azioni di: raccolta, elaborazione, archiviazione e diffusione dei dati; accertamento, sperimentazione, ricerca e studio degli elementi dell’ambiente fisico e delle condizioni generali di rischio; formazione ed aggiornamento delle carte tematiche del territorio; valutazione e studio degli effetti conseguiti alla esecuzione dei piani, dei programmi e dei progetti di opere previsti dalla presente legge; attuazione di ogni iniziativa a carattere conoscitivo ritenuta necessaria per il conseguimento delle finalità di cui all’articolo 1.
3. E’ fatto obbligo alle Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, nonché alle istituzioni ed agli enti pubblici, anche economici, che comunque raccolgano dati nel settore della difesa del suolo, di trasmetterli alla regione territorialmente interessata ed ai competenti servizi nazionali, di cui all’articolo 9, secondo le modalità definite ai sensi del comma 2 del presente articolo.
1. Le attività di programmazione, di pianificazione e di attuazione degli interventi destinati a realizzare le finalità indicate all’articolo l curano in particolare:
h) il risanamento delle acque superficiali e sotterranee allo scopo di fermarne il degrado e, rendendole conformi alle normative comunitarie e nazionali, assicurarne la razionale utilizzazione per le esigenze della alimentazione, degli usi produttivi, del tempo libero, della ricreazione e del turismo, mediante opere di depurazione degli affluenti urbani, industriali ed agricoli, e la definizione di provvedimenti per la trasformazione dei cicli produttivi industriali ed il razionale impiego di concimi e pesticidi in agricoltura;
(Il presidente del Consiglio dei ministri ed il Comitato dei ministri per i servizi tecnici nazionali e gli interventi nel settore della difesa del suolo).
c) i piani di bacino di rilievo nazionale, sentito il Comitato nazionale per la difesa del suolo (*) di cui all’articolo 6 e previo parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici; [l’art. 87 del decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998 ha soppresso, ai fini dell’approvazione dei piani di bacino, i pareri attribuiti dalla legge 183/89 al Consiglio superiore dei lavori pubblici ed alla Conferenza Stato-regioni (*)]
2. È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato dei ministri per i servizi tecnici nazionali e gli interventi nel settore della difesa del suolo. Il Comitato, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o, su sua delega, dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, è composto dai Ministri dei lavori pubblici, dell’ambiente, dell’agricoltura e delle foreste, per il coordinamento della protezione civile, per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, per gli affari regionali e i problemi istituzionali e per i beni culturali e ambientali. [comma così modificato prima dalla legge 253/90 e poi dalla legge 179/02]
3. Il Comitato dei ministri ha funzioni di alta vigilanza sui servizi tecnici nazionali ed adotta gli atti di indirizzo e di coordinamento della loro attività. Propone al Presidente del Consiglio dei ministri lo schema di programma nazionale di intervento, di cui all’articolo 25, comma 3, che coordina con quelli delle regioni e degli altri enti pubblici a carattere nazionale, verificandone l’attuazione.
3-bis. Al fine di assicurare il necessario coordinamento tra le diverse amministrazioni interessate, il Comitato dei ministri propone tra l’altro gli indirizzi delle politiche settoriali direttamente o indirettamente connesse con gli obiettivi e i contenuti della pianificazione di bacino e ne verifica la coerenza nella fase di approvazione dei relativi atti. [comma aggiunto dalla legge 179/02]
4-bis. I principi degli atti di indirizzo e coordinamento di cui al presente articolo sono preventivamente sottoposti alla conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. [comma aggiunto dalla legge 253/90]
(Competenze del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio). [179/02]
1. Le attribuzioni statali previste dalla presente legge sono svolte sotto la responsabilità del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio. [comma così modificato dalla legge 179/02]
2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio: [179/02]
a) formula proposte, sentito il Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), ai fini dell’adozione, ai sensi dell’articolo 4, degli indirizzi e dei criteri per lo svolgimento del servizio di polizia idraulica, di navigazione interna, di piena e di pronto intervento idraulico e per la realizzazione, gestione e manutenzione delle opere e degli impianti e la conservazione dei beni;
b) provvede al soddisfacimento delle esigenze organizzative necessarie al funzionamento del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), le cui spese di carattere obbligatorio sono poste a carico dello stato di previsione della spesa del Ministero;
c) predispone la relazione sull’uso del suolo e sulle condizioni dell’assetto idrogeologico da allegare alla relazione sullo stato dell’ambiente di cui all’articolo 1, comma 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349, nonché la relazione sullo stato di attuazione dei programmi triennali di intervento, di cui all’articolo 25, da allegare alla relazione previsionale e programmatica, ai sensi dell’articolo 29 della presente legge. La relazione sull’uso del suolo e sulle condizioni dell’assetto idrogeologico e la relazione sullo stato dell’ambiente sono redatte avvalendosi dei servizi tecnici nazionali;
d) provvede, in tutti [253/90] i bacini di rilievo nazionale e a mezzo del Magistrato alle acque di Venezia, del Magistrato per il Po di Parma e dei provveditorati regionali alle opere pubbliche, alla progettazione, realizzazione e gestione delle opere idrauliche di competenza statale, nonché alla organizzazione e al funzionamento dei servizi di polizia idraulica e di pronto intervento di propria competenza; [lettera abrogata dalla legge 179/02]
e) opera, ai sensi dell’articolo 2, commi 5 e 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349, rispettivamente, di concerto e di intesa con il Ministro dell’ambiente [179/02] per assicurare il coordinamento, ad ogni livello di pianificazione, delle funzioni di difesa del suolo con gli interventi per la tutela e l’utilizzazione delle acque e per la tutela dell’ambiente.
3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio [179/02] provvede, nei bacini di rilievo nazionale ed interregionale, all’esercizio delle funzioni amministrative di competenza statale in materia di tutela dall’inquinamento e di smaltimento dei rifiuti, anche per gli aspetti di rilevanza ambientale di cui, in particolare, all’articolo 3, comma l, lettere a) ed h).
(Comitato nazionale per la difesa del suolo (*): istituzione e compiti).
1. È istituito presso il Ministero dei lavori pubblici il Comitato nazionale per la difesa del suolo (*).
b) un rappresentante di ciascuno dei seguenti Ministeri: per i beni culturali ed ambientali; del bilancio e della programmazione economica; dei trasporti; della sanità; della marina mercantile; dell’industria, del commercio e dell’artigianato; delle finanze; del tesoro; dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica; nonché dei Ministri per il coordinamento della protezione civile; per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno e per gli affari regionali e i problemi istituzionali; [lettera così modificata dalla legge 253/90]
e) un rappresentante, per ciascuno, dell’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), dell’Unione province italiane (UPI) e dell’Unione nazionale comuni comunità enti montani (UNCEM);
6. Con apposito regolamento, approvato con decreto del Ministro dei lavori pubblici, il Comitato disciplina il proprio funzionamento, prevedendo anche la costituzione di sottocommissioni. Per l’espletamento delle proprie attribuzioni, si avvale della segreteria di cui all’articolo 7 e dei Servizi tecnici di cui all’art.9.
c) formula osservazioni sui piani di bacino, ai fini della loro conformità agli indirizzi e ai criteri di cui all’articolo 4; [l’art. 87 del decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998 ha soppresso, ai fini dell’approvazione dei piani di bacino, i pareri attribuiti dalla legge 183/89 al Consiglio superiore dei lavori pubblici ed alla Conferenza Stato-regioni (*)]
(*) Ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, il Comitato nazionale per la difesa del suolo è soppresso, e le relative funzioni sono esercitate dalla Conferenza Stato-regioni.
1. La direzione generale delle acque e degli impianti elettrici del Ministero dei lavori pubblici assume la denominazione di direzione generale della difesa del suolo ed espleta le funzioni di segreteria del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), oltre a quelle già di sua competenza e a quelle attribuite al Ministero dei lavori pubblici dall’articolo 5.
2. Le funzioni di segreteria del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*) sono esercitate, per le materie concernenti la difesa delle acque dall’inquinamento, dal servizio prevenzione degli inquinamenti e risanamento ambientale del Ministero dell’ambiente.
3. Con decreto del Ministro dei lavori pubblici si provvede, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, alla organizzazione della direzione generale della difesa del suolo, dotandola delle strutture tecniche, degli strumenti, degli istituti e delle risorse necessari, tra l’altro, a garantire il più efficace supporto dell’attività del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*).
1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri sono istituiti i servizi tecnici nazionali, in un sistema coordinato ed unitario sotto l’alta vigilanza del Comitato dei ministri di cui all’articolo 4. Ai servizi tecnici nazionali è assicurata autonomia scientifica, tecnica, organizzativa ed operativa. [comma abrogato dal decreto legislativo 300/99]
2. I servizi tecnici già esistenti presso i Ministeri dei lavori pubblici e dell’ambiente sono costituiti nei seguenti servizi tecnici nazionali: idrografico e mareografico; sismico; dighe; geologico. Con la procedura ed i criteri di cui al comma 9 vengono costituiti gli ulteriori servizi tecnici nazionali necessari allo scopo di perseguire l’obiettivo della conoscenza del territorio e dell’ambiente, nonché delle loro trasformazioni. A tal fine sono prioritariamente riorganizzate le strutture della pubblica amministrazione che già operano nel settore, nonché quelle del Corpo forestale dello Stato e quelle preposte all’intervento straordinario nel Mezzogiorno. [DLgs 300/99]
3. Dell’attività dei servizi tecnici nazionali si avvalgono direttamente i Ministri dei lavori pubblici, dell’ambiente, dell’agricoltura e delle foreste, della marina mercantile e per il coordinamento della protezione civile, le autorità dei bacini di rilievo nazionale, gli organismi preposti a quelli di rilievo interregionale e regionale, il Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), il Consiglio superiore dei lavori pubblici, la direzione generale della difesa del suolo del Ministero dei lavori pubblici, il servizio prevenzione degli inquinamenti e risanamento ambientale e il servizio valutazione dell’impatto ambientale, informazione ai cittadini e per la relazione sullo stato dell’ambiente del Ministero dell’Ambiente, nonché il Dipartimento per il Mezzogiorno. [253/90] [DLgs 300/99]
a) svolgere l’attività conoscitiva qual è definita all’articolo 2.
b) realizzare il sistema informativo unico e la rete nazionale integrati di rilevamento e sorveglianza, secondo quanto previsto al comma 5.
c) fornire, a chiunque ne faccia richiesta, dati, pareri e consulenze, secondo un tariffario fissato ogni biennio con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sentito il Comitato dei ministri di cui all’articolo 4. Le tariffe sono stabilite in base al principio della partecipazione al costo delle prestazioni da parte di chi ne usufruisca.
5. I servizi tecnici nazionali organizzano, gestiscono e coordinano un sistema informativo unico ed una rete nazionale integrati di rilevamento e sorveglianza, definendo con le Amministrazioni statali, le regioni e gli altri soggetti pubblici e privati interessati, le integrazioni ed i coordinamenti necessari. All’organizzazione ed alla gestione della rete sismica integrata concorre, sulla base di apposite convenzioni, l’istituto nazionale di geofisica. [61/94] [DLgs 300/99]
6. Nell’ambito del Comitato dei ministri di cui all’articolo 4, ciascuno dei Ministri che lo compongono propone, nel settore di sua competenza, le misure di indirizzo e di coordinamento volte alla completa realizzazione del sistema informativo e della rete integrati di cui al comma 5, ed in particolare le priorità nel rilevamento e nella predisposizione della base di dati. [DLgs 300/99]
7. Ai servizi tecnici nazionali è preposto un Consiglio dei direttori composto dal presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che lo presiede, dai direttori dei singoli servizi tecnici nazionali di cui al comma 1, nonché dai responsabili dell’istituto geografico militare, del Centro interregionale per la cartografia, dell’Istituto idrografico della Marina, del Servizio meteorologico dell’Aeronautica militare, del Corpo forestale dello Stato e dell’Istituto nazionale di geofisica. [DLgs 300/99]
b) esercita ogni altra funzione demandatagli con i regolamenti di cui al comma 9. [DLgs 300/99]
f) le modalità che consentono ai servizi tecnici nazionali di avvalersi dell’attività di enti e organismi specializzati operanti nei settori di rispettiva competenza nonché di impiegare in compiti di istituto ricercatori e docenti universitari, sulla base di convenzioni-tipo, adottate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che definiscono l’applicazione delle disposizioni in materia di comandi finalizzate all’interscambio culturale e scientifico. [DLgs 300/99]
10. Ai servizi tecnici nazionali sono preposti dirigenti generali tecnici. [DLgs 300/99]
11. I direttori dei servizi tecnici nazionali idrografico e mareografico, sismico, dighe, geologico fanno parte di diritto del Consiglio superiore dei lavori pubblici. [DLgs 300/99]
12. Con la procedura e le modalità di cui al comma 9 si provvede, tenendo conto della riorganizzazione del sistema dei servizi tecnici nazionali, a quella funzionale del servizio tecnico centrale del Consiglio superiore dei lavori pubblici. [DLgs 300/99]
13. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino alla definizione del nuovo ordinamento dei servizi tecnici nazionali, nonché dei ruoli tecnici omogenei di cui al comma 9, lettera c), il personale di ruolo, in servizio alla data predetta presso i servizi idrografico e mareografico, sismico, dighe, geologico, è collocato, senza soluzione di continuità, in appositi ruoli transitori presso le amministrazioni di appartenenza per il successivo automatico trasferimento nei ruoli del nuovo ordinamento, fatti salvi lo stato giuridico ed il trattamento economico comunque posseduti. Alla identificazione del personale da ricomprendere nei ruoli predetti si provvede con decreto del Ministro competente che determina altresì le dotazioni organiche dei profili professionali occorrenti in misura pari alle unità da trasferire. I provvedimenti relativi allo stato giuridico ed al trattamento economico del personale inquadrato nei ruoli transitori sono adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri, o da un Ministro da lui delegato di concerto con il Ministro presso il cui dicastero è istituito ciascun ruolo transitorio. [DLgs 300/99]
b) collaborano nel rilevamento e nell’elaborazione del progetto di piano dei bacini di rilievo nazionale secondo le direttive di relativi comitati istituzionali, ed adottano gli atti di competenza;
f) provvedono, nei bacini di rilievo regionale ed in quelli di rilievo interregionale per la parte di propria competenza, alla organizzazione e al funzionamento del servizio di polizia idraulica, di piena e di pronto intervento idraulico ed a quelli per la gestione e la manutenzione delle opere e degli impianti e la conservazione dei beni;
i) predispongono annualmente la relazione sull’uso del suolo e sulle condizioni dell’assetto idrogeologico del territorio di competenza e sullo stato di attuazione del programma triennale in corso e la trasmettono al Comitato nazionale per la difesa del suolo (*) entro il mese di dicembre;
2. Nei comitati tecnici di bacino di rilievo regionale ed in quelli di rilievo interregionale deve essere assicurata la presenza a livello tecnico di funzionari dello Stato, di cui almeno uno del Ministero dei lavori pubblici, uno del Ministero dell’ambiente ed uno del Ministero dell’agricoltura e delle foreste. Negli stessi comitati tecnici dei bacini ricadenti nelle aree del Mezzogiorno è altresì assicurata la presenza di un rappresentante del Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno. [comma così modificato dalla legge 253/90]
3. Il Servizio nazionale dighe provvede in via esclusiva, anche nelle zone sismiche, alla identificazione, al controllo dei progetti di massima, nonché al controllo dei progetti esecutivi delle opere di sbarramento, dighe di ritenuta o traverse che superano 15 metri di altezza o che determinano un volume di invaso superiore a 1.000.000 di metri cubi. Restano di competenza del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato tutte le opere di sbarramento che determinano invasi adibiti esclusivamente a deposito o decantazione o lavaggio di residui industriali. [comma così modificato dalla legge 584/94]
4. Rientrano nella competenza delle regioni a statuto ordinario e a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano le attribuzioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959, n. 1363, per gli sbarramenti che non superano i 15 metri di altezza e che determinano un invaso non superiore a 1.000.000 di metri cubi. Per tali sbarramenti, ove posti al servizio di grandi derivazioni di acqua di competenza statale, restano ferme le attribuzioni del Ministero dei lavori pubblici. Il Servizio nazionale dighe fornisce alle regioni il supporto tecnico richiesto. [comma così modificato dalla legge 584/94]
7. Sono delegate alle regioni, nel rispetto degli indirizzi generali e dei criteri definiti dallo Stato, le funzioni amministrative ed statali relative alla difesa delle coste, con esclusione delle zone comprese nei bacini di rilievo nazionale, nonché delle aree di preminente interesse nazionale per la sicurezza dello Stato e della navigazione marittima.
3. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 2, comma 1, quinto periodo, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, il comitato istituzionale è presieduto dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, o da un sottosegretario da lui delegato, ed è composto: dal predetto Ministro; dai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole e forestali e per i beni e le attività culturali, ovvero dai sottosegretari delegati; dai presidenti delle giunte regionali delle regioni il cui territorio è interessato dal bacino idrografico, ovvero da assessori dagli stessi delegati; dal segretario generale dell’autorità di bacino che partecipa con voto consultivo. [comma così modificato dalla legge 179/02]
c) determina quali componenti del piano costituiscano interesse esclusivo delle singole regioni e quali costituiscono interessi comuni a più regioni;
f) assicura il coordinamento dei piani di risanamento e tutela delle acque, esercitando, fin dalla costituzione ed in vista della revisione della legislazione in materia, le funzioni delle conferenze interregionali di cui alla legge 10 maggio1976, n. 319;
g) controlla l’attuazione degli schemi previsionali e programmatici di cui all’articolo 31, del piano di bacino e dei programmi triennali e, in caso di grave ritardo nell’esecuzione di interventi non di competenza statale rispetto ai tempi fissati nel programma, diffida l’amministrazione inadempiente fissando in dodici mesi il termine massimo per l’inizio dei lavori. Decorso infruttuosamente tale termine, all’adozione delle misure necessarie ad assicurare l’avvio dei lavori provvede, in via sostitutiva, il presidente della giunta regionale interessata che, a tal fine, può avvalersi degli organi decentrati e periferici del Ministero dei lavori pubblici. [lettera così modificata dal DL 398/93 convertito con legge 493/93]
5. Il comitato tecnico è organo di consulenza del comitato istituzionale e provvede alla elaborazione del piano di bacino avvalendosi della segreteria tecnico-operativa. Esso è presieduto dal segretario generale dell’autorità di bacino ed è costituito da funzionari designati uno per ciascuna delle amministrazioni presenti nel comitato istituzionale. Fa inoltre parte del comitato tecnico il direttore dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici di cui all’articolo 38 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Il comitato tecnico può essere integrato, su designazione del comitato istituzionale, da esperti di elevato livello scientifico e può comprendere anche un rappresentante del Dipartimento della protezione civile. [comma così modificato dalla legge 179/02]
f) cura la raccolta dei dati relativi agli interventi programmati ed attuati, nonché alle risorse stanziate per le finalità del piano di bacino da parte dello Stato, delle regioni e degli enti locali e comunque agli interventi da attuale nell’ambito del bacino qualora abbiano attinenza con le finalità del piano medesimo;
9. La segreteria tecnico-operativa, costituita da dipendenti dell’Amministrazione dei lavori pubblici e da personale designato dalle Amministrazioni statali e dalle regioni interessate, è articolata negli uffici: a) segreteria; b) studi e documentazione; c) piani e programmi.
1. L’intero territorio nazionale, ivi comprese le isole minori, è ripartito in bacini idrografici. Ai fini della presente legge i bacini idrografici sono classificati in bacini di rilievo nazionale, interregionale e regionale.
2. I bacini di rilievo nazionale ed interregionale sono provvisoriamente delimitati come da cartografia allegata al decreto del presidente del Consiglio dei ministri 22 dicembre 1977, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 354 del 29 dicembre 1977. Eventuali variazioni possono essere disposte ai sensi dell’articolo 4, comma l, lettera b).
1) Isonzo (Friuli - Venezia Giulia);
2) Tagliamento (Veneto, Friuli - Venezia Giulia);
3) Livenza (Veneto, Friuli - Venezia Giulia);
4) Piave (Veneto, Friuli - Venezia Giulia);
2. Ai bacini dei fiumi che sfociano nell’alto Adriatico a nord del bacino dell’Adige e fino al confine iugoslavo, sopra indicati alla lettera a), nn. 1), 2), 3), 4) e 5) ed a quelli del Medio Tirreno, sopra indicati alla lettera b), nn. 3) e 4), è preposta rispettivamente un’unica Autorità di bacino, che opera anche per il coordinamento dei singoli piani di bacino avendo particolare riguardo alla valutazione degli effetti sulle aree costiere.
3. Nei bacini di rilievo nazionale resta fermo il riparto delle competenze previsto dalle vigenti disposizioni di legge. Ai fini della razionalizzazione delle competenze amministrative e della coordinata gestione delle opere idrauliche, della polizia idraulica e del servizio di pronto intervento, in essi il Ministro dei lavori pubblici, su richiesta del comitato istituzionale interessato e su conforme parere del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), individua con proprio decreto, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i corsi d’acqua, escluse in ogni caso le aste principali dei bacini, per i quali le competenze amministrative relative alle opere idrauliche ed alla polizia idraulica sono trasferite alle regioni territorialmente competenti.
1. I bacini di rilievo interregionale sono:
1) Lemene (Veneto, Friuli - Venezia Giulia);
6) Tronto (Marche, Lazio, Abruzzo)
5) Lao (Basilicata, Calabria).
d) le modalità di svolgimento delle funzioni amministrative per la gestione del bacino, ivi comprese la progettazione, la realizzazione, la gestione e il finanziamento degli incentivi, degli interventi e delle opere.
4. Qualora l’intesa di cui al comma 2 non venga conseguita entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa diffida ad adempiere entro trenta giorni, istituisce, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, il comitato istituzionale di bacino ed il comitato tecnico, di cui al comma 3, lettera a). [Il comma è stato così modificato dalla legge 253/90. In precedenza, la Corte Costituzionale, con sentenza 20-26 febbraio 1990, n. 85 (G.U. 7 marzo 1990, n. 10 - Serie speciale) aveva dichiarato l’illegittimità dell’art. 15, quarto comma e, a decorrere dall’entrata in vigore del D.Lgs. 16 dicembre 1989, n. 418 (17 gennaio 1990), dell’art. 20, quarto comma della legge 18 maggio 1989, n. 183, nella parte in cui non prevedevano un congruo preavviso alla regione (o provincia autonoma) interessata all’adozione degli atti sostitutivi ivi previsti]
3. Nulla è innovato al disposto del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, per quanto attiene alla disciplina delle grandi derivazioni sia nei bacini di rilievo regionale sia in quelli di rilievo interregionale, di cui all’articolo 15.
1. Il piano di bacino ha valore di piano territoriale di settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo e la corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato.
2. Il piano di bacino è redatto, ai sensi dell’articolo 81, primo comma, lettera a) del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, in base agli indirizzi, metodi e criteri fissati dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei lavori pubblici previa deliberazione del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*). Studi ed interventi sono condotti con particolare riferimento ai bacini montani, ai torrenti di alta valle ed ai corsi d’acqua di fondovalle.
a) in conformità a quanto previsto dall’articolo 2, il quadro conoscitivo organizzato ed aggiornato del sistema fisico, delle utilizzazioni del territorio previste dagli strumenti urbanistici comunali ed intercomunali, nonché dei vincoli, relativi al bacino, di cui al regio decreto-legge 30 dicembre 1923, n. 3267, ed alle leggi 10 giugno 1939, n. 1089, e 29 giugno 1939 n. 1497 e loro successive modificazioni ed integrazioni;
i) la valutazione preventiva, anche al fine di scegliere tra ipotesi di governo e gestione tra loro diverse, del rapporto costi-benefici, dell’impatto ambientale e delle risorse finanziarie per i principali interventi previsti.
m) l’indicazione delle zone da assoggettare a speciali vincoli e prescrizioni in rapporto alle specifiche condizioni idrogeologiche, ai fini della conservazione del suolo, della tutela, dell’ambiente e della prevenzione contro presumibili effetti dannosi di interventi antropici
n) le prescrizioni contro l’inquinamento del suolo ed il versamento nel terreno di discariche di rifiuti civili ed industriali che comunque possano incidere sulle qualità dei copri idrici superficiali e sotterrane
o) le misure per contrastare i fenomeni di subsidenza,
q) il rilievo delle utilizzazioni diverse per la pesca, la navigazione od altre; le priorità degli interventi ed il loro organico nel tempo, in relazione alla gravità del dissesto.
s) le priorità degli interventi ed il loro organico nel tempo, in relazione alla gravità del dissesto.
4. I piani di bacino sono coordinati con i programmi nazionali, regionali e sub-regionali di sviluppo economico e di uso del suolo. Di conseguenza, le autorità competenti, in particolare, provvedono entro dodici mesi dall’approvazione del piano di bacino ad adeguare i piani territoriali e i programmi regionali previsti dalla legge 27 dicembre 1977, n. 984; i piani di risanamento delle acque previsti dalla legge 10 maggio 1976, n. 319; i piani di smaltimento di rifiuti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915; i piani di cui all’articolo 5 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, e all’articolo 1-bis del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431; i piani di disinquinamento di cui all’articolo 7 della legge 8 luglio 1986, n. 349; i piani generali di bonifica.
5. Le disposizioni del piano di bacino approvato hanno carattere immediatamente vincolante per le amministrazioni ed enti pubblici, nonché per i soggetti privati, ove trattasi di prescrizioni dichiarate ditale efficacia dallo stesso piano di bacino.
6. Fermo il disposto del comma 5, le regioni, entro novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale o nei Bollettini Ufficiali dell’approvazione del piano di bacino, emanano ove necessario le disposizioni concernenti l’attuazione del piano stesso nel settore urbanistico. Decorso tale termine, gli enti territorialmente interessati dal piano di bacino sono comunque tenuti a rispettarne le prescrizioni nel settore urbanistico. Qualora gli enti predetti non provvedano ad adottare i necessari adempimenti relativi ai propri strumenti urbanistici entro sei mesi dalla data di comunicazione delle predette disposizioni, e comunque entro nove mesi dalla pubblicazione dell’approvazione del piano di bacino, all’adeguamento provvedono d’ufficio le regioni.
6 bis. In attesa dell’approvazione del piano di bacino, le autorità di bacino, tramite il comitato istituzionale, adottano misure di salvaguardia con particolare riferimento ai bacini montani, ai torrenti di alta valle ed ai corsi d’acqua di fondovalle ed ai contenuti di cui alle lettere b), c), f), l) ed m) del comma 3. Le misure di salvaguardia sono immediatamente vincolanti e restano in vigore sino all’approvazione del piano di bacino e comunque per un periodo non superiore a tre anni. In caso di mancata attuazione o di inosservanza, da parte delle regioni, delle province e dei comuni, delle misure di salvaguardia e qualora da ciò possa derivare un grave danno al territorio, il Ministro dei lavori pubblici, previa diffida ad adempiere entro congruo termine da indicarsi nella diffida medesima, adotta con ordinanza cautelare le necessarie misure provvisorie di salvaguardia, anche a carattere inibitorio di opere, di lavori o di attività antropiche, dandone comunicazione preventiva alle amministrazioni competenti. Se la mancata attuazione o l’inosservanza di cui al presente comma riguarda un ufficio periferico dello Stato, il Ministro dei lavori pubblici informa senza indugio il Ministro competente da cui l’ufficio dipende, il quale assume le misure necessarie per assicurare l’adempimento. Se permane la necessità di un intervento cautelare per evitare un grave danno al territorio, il Ministro competente, di concerto con il Ministro dei lavori pubblici, adotta l’ordinanza cautelare di cui al presente comma. [comma aggiunto dal DL 398/93 convertito con legge 493/93]
6 ter. I piani di bacino idrografico possono essere redatti ed approvati anche per sottobacini o per stralci relativi a settori funzionali che in ogni caso devono costituire fasi sequenziali e interrelate rispetto ai contenuti di cui al comma 3. Deve comunque essere garantita la considerazione sistemica del territorio e devono essere disposte, ai sensi del comma 6 bis, le opportune misure inibitorie e cautelative in relazione agli aspetti non ancora compiutamente disciplinati. [comma aggiunto dal DL 398/93 convertito con legge 493/93]
3. Dell’adozione del progetto di piano di bacino è data notizia nella Gazzetta Ufficiale e nei Bollettini Ufficiali delle regioni territorialmente interessate, con la precisazione dei tempi, luoghi e modalità, ove chiunque sia interessato possa prendere visione e consultare la documentazione. Il progetto è altresì trasmesso al Comitato nazionale per la difesa del suolo (*) anche ai fini della verifica del rispetto dei metodi, indirizzi e criteri di cui all’articolo 4. [l’art. 87 del decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998 ha soppresso, ai fini dell’approvazione dei piani di bacino, i pareri attribuiti dalla legge 183/89 al Consiglio superiore dei lavori pubblici ed alla Conferenza Stato-regioni (*)]
4. Il Comitato nazionale per la difesa del suolo (*) esprime osservazioni sul progetto di piano di bacino entro novanta giorni dalla data di trasmissione dello stesso. Trascorso tale termine il parere si intende espresso favorevolmente. [DLgs 112/98]
5. Le eventuali osservazioni del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*) sono trasmesse tempestivamente alle regioni interessate ai fini della formulazione di eventuali controdeduzioni. [DLgs 112/98]
6. Il progetto di piano e la relativa documentazione sono depositati almeno presso le sedi delle regioni e delle province territorialmente interessate e sono disponibili per la consultazione per quarantacinque giorni dopo la pubblicazione dell’avvenuta adozione nella Gazzetta Ufficiale.
11. I piani di bacino, approvati con le modalità di cui all’articolo 4. comma 1, lettera c), sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale e nei Bollettini Ufficiali delle regioni territorialmente competenti.
2. Le regioni, tenuto conto delle osservazioni formulate dal Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), ai sensi della lettera c) del comma 7 dell’articolo 6, approvano, per le parti di rispettiva competenza territoriale, il piano del bacino e lo trasmettono entro i successivi sessanta giorni al Comitato nazionale per la difesa del suolo (*). [l’art. 87 del decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998 ha soppresso, ai fini dell’approvazione dei piani di bacino, i pareri attribuiti dalla legge 183/89 al Consiglio superiore dei lavori pubblici ed alla Conferenza Stato-regioni (*)]
3. Nel caso di mancato adeguamento da parte delle regioni alle osservazioni formulate dal Comitato nazionale (*), il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, può adottare eventuali modifiche. [DLgs 112/98]
1. Con propri atti le regioni disciplinano e provvedono ad elaborare ed approvare i piani di bacino di rilievo regionale, contestualmente coordinando i piani di cui alla legge 10 maggio 1976, n. 319. Ove risulti opportuno per esigenze di coordinamento, le regioni possono elaborare ed approvare un unico piano per più bacini regionali, rientranti nello stesso versante idrografico ed aventi caratteristiche di uniformità morfologica e economico-produttiva. [comma così modificato dalla legge 253/90]
2. Qualora in un bacino di rilievo regionale siano compresi territori d’altra regione, il piano è elaborato dalla regione il cui territorio è maggiormente interessato e all’approvazione provvedono le singole regioni, ciascuna per la parte di rispettiva competenza territoriale, secondo le disposizioni di cui al comma 1.
3. Il piano di bacino è trasmesso entro sessanta giorni dalla adozione al Comitato nazionale per la difesa del suolo (*) ai fini della verifica del rispetto degli indirizzi e criteri di cui all’articolo 4. [l’art. 87 del decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998 ha soppresso, ai fini dell’approvazione dei piani di bacino, i pareri attribuiti dalla legge 183/89 al Consiglio superiore dei lavori pubblici ed alla Conferenza Stato-regioni (*)]
4. In caso di inerzia o di mancata intesa tra le regioni interessate, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa diffida ad adempiere entro trenta giorni, adotta, su proposta del Ministro dei lavori pubblici o del Ministro dell’ambiente, per le materie di rispettiva competenza, gli atti in via sostitutiva. [Il comma è stato così modificato dalla legge 253/90. In precedenza, la Corte Costituzionale, con sentenza 20-26 febbraio 1990, n. 85 (G.U. 7 marzo 1990, n. 10 - Serie speciale) aveva dichiarato l’illegittimità dell’art. 15, quarto comma e, a decorrere dall’entrata in vigore del D.Lgs. 16 dicembre 1989, n. 418 (17 gennaio 1990), dell’art. 20, quarto comma della legge 18 maggio 1989, n. 183, nella parte in cui non prevedevano un congruo preavviso alla regione (o provincia autonoma) interessata all’adozione degli atti sostitutivi ivi previsti]
2. I programmi triennali debbono destinare una quota non inferiore al dieci [493/93] per cento degli stanziamenti complessivamente a:
a) interventi di manutenzione ordinaria delle opere, degli impianti e dei beni, compresi mezzi, attrezzature e materiali dei cantieri- officina e dei magazzini idraulici;
c) compilazione ed aggiornamento dei piani di bacino, svolgimento di studi, rilevazioni o altro nelle materie riguardanti la difesa del suolo, redazione dei progetti generali, degli studi di fattibilità, dei progetti di massima ed esecutivi di opere e degli studi di valutazione dell’impatto ambientale di quelle principali;
d) adeguamento e potenziamento funzionale, tecnico e scientifico dei servizi tecnici nazionali [lettera abrogata dal DL 398/93 convertito con legge 493/93]
3. Le regioni, conseguito il parere favorevole del comitato di bacino di cui all’articolo 18, possono provvedere con propri stanziamenti alla realizzazione di opere e di interventi previsti dai piani di bacino di rilievo nazionale, con il controllo del predetto comitato.
4. Entro il 31 dicembre del penultimo anno del programma triennale in corso, i programmi di intervento, adottati secondo le modalità di cui ai commi precedenti, sono trasmessi al Ministro dei lavori pubblici - presidente del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), affinché entro il successivo 30 giugno, sulla base delle previsioni contenute nei programmi, e sentito il Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), trasmetta al Ministro del tesoro l’indicazione del fabbisogno finanziario per il successivo triennio, ai fini della predisposizione del disegno di legge finanziaria.
5. La scadenza di ogni programma triennale è stabilita al 31 dicembre dell’ultimo anno del triennio e le somme autorizzate per l’attuazione del programma per la parte eventualmente non ancora impegnata alla predetta data sono destinate ad incrementare il fondo del programma triennale successivo per l’attuazione degli interventi previsti dal programma triennale in corso o dalla sua revisione.
6 bis. Gli interventi previsti dai programmi triennali sono di norma attuati in forma integrata e coordinata dai soggetti competenti, in base ad accordi di programma ai sensi dell’art. 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142. [comma aggiunto dal DL 398/93 convertito con legge 493/93]
1. Le funzioni di studio e di progettazione e tecnico-organizzative attribuite alle Autorità di bacino possono essere esercitate anche mediante affidamento di incarichi, deliberati dai rispettivi comitati istituzionali, ad istituzioni universitarie, liberi professionisti e organizzazioni tecnico- professionali specializzate.
2. L’aliquota per spese generali di cui all’articolo 2 della legge 24 giugno 1929, n. 1137, e successive modificazioni e integrazioni, è stabilita a favore del concessionario nella misura massima del 10 per cento dell’importo dei lavori e delle espropriazioni e compensa ogni altro onere affrontato per la realizzazione delle opere dalla fase progettuale al collaudo ed accertamento dei terreni occupati.
2-bis. Il Presidente del Consiglio del Ministri, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, su proposta del Ministro dei lavori pubblici e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, emana un decreto che disciplina la materia di cui al comma 2, tenendo conto delle caratteristiche dei lavori e delle categorie delle prestazioni professionali. [comma aggiunto dalla legge 253/90]
3. Nell’ambito delle competenze attribuite dalla presente legge, il Ministro dei lavori pubblici e le regioni sono autorizzati ad assumere impegni di spesa fino all’intero ammontare degli stanziamenti assegnati per tutta la durata del programma triennale purché i relativi pagamenti siano effettuati entro i limiti delle rispettive assegnazioni annuali.
1. In relazione alla esigenze determinate dalla applicazione della presente legge, con la procedura di cui all’articolo 9, comma 9, ed entro gli stessi termini ivi previsti, si procede alla rideterminazione delle dotazioni organiche del Ministero dei lavori pubblici.
2. L’onere derivante dal presente articolo è valutato in lire 10 miliardi per il 1989,15 miliardi per il 1990, 25 miliardi per il 1991 e 40 miliardi per il 1992. Alla effettiva copertura delle dotazioni organiche in aumento si fa luogo alle scadenze stabilite con decreto del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro del tesoro, in conformità alle previsioni di spesa indicate nel presente comma.
2. A decorrere dall’anno 1994, per le finalità di cui al comma 1, si provvede ai sensi dell’articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, come modificata dalla legge 23 agosto 1988, n. 362. [periodo sostituito dal DL 398/93 convertito con legge 493/93] I predetti stanziamenti sono iscritti nello stato di previsione del Ministero del tesoro fino all’espletamento della procedura di ripartizione di cui ai commi 3 e 4, sulla cui base il Ministro del tesoro apporta, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio.
3. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge indicata al comma 2 e sulla base degli stanziamenti ivi autorizzati, il Comitato dei ministri di cui all’articolo 4, sentito il Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), predispone lo schema di programma nazionale di intervento per il triennio, articolato per bacini nazionali, interregionali e regionali, e la ripartizione degli stanziamenti tra le Amministrazioni dello Stato e delle regioni, tenendo conto delle priorità indicate nei singoli programmi ed assicurando, ove necessario, il coordinamento degli interventi. A valere sullo stanziamento complessivo autorizzato, lo stesso Comitato dei ministri, sentito il Consiglio nazionale per la difesa del suolo, propone l’ammontare di una quota di riserva da destinare al finanziamento dei programmi per l’adeguamento ed il potenziamento funzionale, tecnico e scientifico dei servizi tecnici nazionali. Per l’anno 1993 tale quota è stabilita in lire 10 miliardi da ripartire sugli appositi capitoli di spesa, anche di nuova istituzione, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri del tesoro e dei lavori pubblici. [periodi aggiunti dal DL 398/93 convertito con legge 493/93]
4. Entro i successivi trenta giorni, il programma nazionale di intervento, articolato per bacini, e la ripartizione degli stanziamenti, ivi inclusa la quota di riserva a favore dei servizi tecnici nazionali, [493/93] sono approvati dal Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 4.
5. Il Ministro dei lavori pubblici, entro trenta giorni dall’approvazione del programma triennale nazionale, su proposta del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), individua con proprio decreto le opere di competenza regionale che rivestono grande rilevanza tecnico-idraulica per la modifica del reticolo idrografico principale e del demanio idrico i cui progetti devono essere sottoposti al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, da esprimere entro novanta giorni dalla richiesta.
1. Entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è costituito il Comitato nazionale per la difesa del suolo (*). Entro lo stesso termine sono costituiti gli organi dell’Autorità di bacino di cui all’articolo 12 della presente legge.
(Soppressione dell’ufficio speciale per il Reno). [articolo così sostituito dalla legge 253/90]
1. L’ufficio speciale del genio civile per il Reno con sede in Bologna è soppresso ed il relativo personale è trasferito al provveditorato alle opere pubbliche per l’Emilia-Romagna, cui sono altresì attribuite le competenze che residuano allo Stato
3. Il personale in servizio presso l’ufficio del genio civile per il Reno, addetto a funzioni trasferite alla regione Emilia-Romagna, può chiedere, entro trenta giorni dal conseguimento dell’intesa di cui al comma 2, il trasferimento nei ruoli regionali nel rispetto della posizione giuridica ed economica acquisita. La regione può procedere all’accoglimento delle relative domande nei limiti della propria dotazione organica.
1. Possono essere distaccati presso i servizi per la segreteria del Comitato nazionale per la difesa del suolo (*) e presso le segreterie tecnico-operative dei comitati tecnici di bacino dipendenti delle regioni e province autonome di Trento e Bolzano. Al trattamento economico del predetto personale provvedono le istituzioni di provenienza.
1. Alla relazione sullo stato dell’ambiente di cui all’articolo 1, comma 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349, è allegata la relazione sull’uso del suolo e sulle condizioni dell’assetto idrogeologico.
3. Agli effetti del comma 7 dell’articolo 2 della legge 8 luglio 1986, n. 349, la presente legge definisce la riforma dell’amministrazione dei lavori pubblici nel settore della difesa del suolo e delle funzioni di cui agli articoli 90 e 91 del decreto del presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, relativamente alla programmazione della destinazione delle risorse idriche.
1. Entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro dei lavori pubblici, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, individua il bacino regionale in cui, per le particolari condizioni di dissesto idrogeologico, di rischio sismico e di inquinamento delle acque, procedere alla predisposizione del piano di bacino, come previsto dalla presente legge, già con riferimento agli interventi da effettuare nel triennio 1989-1991, sperimentando in tale sede la prima formulazione delle normative tecniche di cui all’articolo 2, dei metodi e dei criteri di cui all’articolo 17 e delle modalità di coordinamento con i piani di risanamento delle acque e di smaltimento dei rifiuti previsti dalle disposizioni vigenti. Limitatamente all’ambito territoriale del bacino predetto, è inoltre autorizzato il recepimento anticipato, rispetto al restante territorio nazionale, delle direttive comunitarie rilevanti rispetto alle finalità della presente legge.
2. Il Comitato dei ministri di cui all’articolo 4 formula le opportune direttive per l’attuazione delle finalità di cui al comma 1, stabilendo tempi e modalità della sperimentazione, e costituisce uno speciale comitato di bacino composto pariteticamente da membri designati dalla regione e dai Ministri dell’ambiente, dei lavori pubblici, dell’agricoltura e delle foreste, per i beni culturali ed ambientali e per il coordinamento della protezione civile. Al termine della sperimentazione, il predetto comitato di bacino trasmette una relazione sull’attività, sui risultati e sulle indicazioni emerse al Comitato nazionale per la difesa del suolo (*) ed al Comitato dei ministri di cui all’articolo 4.
3. Per il finanziamento degli studi, progetti ed opere necessari all’attuazione delle finalità di cui al comma l è autorizzata la spesa di lire 60 miliardi. La somma predetta, iscritta negli stati di previsione del Ministero del tesoro per il 1989, 1990 e 1991 in ragione di lire 20 miliardi annui, è ripartita dal Comitato dei ministri di cui all’articolo 4, sentita la regione interessata. Eventuali ulteriori fabbisogni possono essere indicati dalla regione competente su proposta del comitato di bacino di cui al comma 2 nello schema adottato in base alle disposizioni dell’articolo 31.
4. Gli schemi sono trasmessi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge al Comitato dei ministri di cui all’articolo 4 che, sentito il Comitato nazionale per la difesa del suolo (*), propone al Consiglio dei ministri la ripartizione dei fondi disponibili per il triennio 1989-1991, da adottare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
5. Per l’attuazione degli schemi di cui al presente articolo è autorizzata la spesa di lire 2.427 miliardi, di cui almeno il 50 per cento per i bacini del Po, dell’Arno, dell’Adige, del Tevere e del Volturno.
6. Per gli interventi urgenti della diga del Bilancino e dell’asta media del fiume Arno è concesso alla regione Toscana, a valere sulla quota riservata di cui al comma 5, un contributo straordinario, immediatamente erogabile, di lire 120 miliardi.
1. All’onere derivante dall’attuazione dell’articolo 24, valutato in lire 10 miliardi per il 1989, in lire 15 miliardi per il 1990 ed in lire 25 miliardi per il 1991, si fa fronte mediante riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per il 1989, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento “Ristrutturazione dell’amministrazione finanziaria” e relative proiezioni per gli anni successivi.
2. Ai fini dell’attuazione dei restanti articoli della presente legge è autorizzata, nel triennio 1989-1991, la spesa complessiva di lire 2.487 miliardi, di cui lire 942 miliardi per il 1989, 545 miliardi per il 1990 e 1.000 miliardi per il 1991, al cui onere si provvede: quanto a lire 822 miliardi, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1988, all’uopo utilizzando il residuo accantonamento “Difesa del suolo ivi comprese le opere necessarie alla sistemazione idrogeologica del fiume Arno”; quanto a lire 1615 miliardi, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1989, all’uopo utilizzando l’accantonamento “Difesa del suolo ivi comprese le opere necessarie alla sistemazione idrogeologica del fiume Arno” e relative proiezioni per gli anni successivi; quanto a lire 50 miliardi mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1989, all’uopo utilizzando l’accantonamento “Programma di salvaguardia ambientale ivi compreso il risanamento del mare Adriatico. Norme generali sui parchi nazionali e le altre riserva naturali. Progetti per i bacini idrografici interregionali e per il bacino dell’Arno”, e relativa proiezione per l’anno successivo, in ragione di lire 25 miliardi per l’anno 1989 e di lire 25 miliardi per l’anno 1990.
3. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le correnti variazioni di bilancio.
2. Il Governo entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, è delegato ad emanare norme aventi valore di legge dirette a disciplinare il trasferimento allo Stato ed alle regioni, nell’ambito delle relative competenze funzionali operative e territoriali, delle funzioni esercitate dai predetti consorzi nonché a trasferire i rispettivi uffici e beni. Contestualmente si provvede al trasferimento allo Stato ed alle regioni del personale in ruolo al 31 dicembre 1988 dei consorzi soppressi nel rispetto della posizione giuridica ed economica acquisita.
1. Nei piani di bacino in relazione a quanto previsto all’articolo 17, comma 3, lettera e), e compatibilmente con gli altri interventi programmati dal Ministero dei lavori pubblici con il piano nazionale degli acquedotti, possono essere individuati ambiti territoriali ottimali per la gestione mediante consorzio obbligatorio dei servizi pubblici di acquedotto, fognatura, collettamento e depurazione delle acque usate.