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Timestamp: 2020-01-24 02:38:17+00:00
Document Index: 159252282

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 54', 'art. 2043', 'art. 54', 'art. 24', 'art. 2043']

La tutela del dipendente che segnala condotte illecite (whistleblower)
ATTUAZIONE PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE e DELLA TRASPARENZA 2019-2021
(Approvato dal Consiglio di amministrazione in data 21 gennaio 2019 con delibera n. 6/2019.)
In relazione all’art. 54bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si applicano le Linee Guida dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione di cui alla Determinazione n. 6 del 28 aprile 2015 “Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower).
A tale proposito, si ricorda che: Il procedimento di gestione della segnalazione deve garantire la riservatezza dell’identità del segnalante sin dalla ricezione della segnalazione e in ogni fase successiva. Naturalmente la garanzia di riservatezza presuppone che il segnalante renda nota la propria identità. Non rientra, dunque, nella fattispecie prevista dalla norma come «dipendente pubblico che segnala illeciti», quella del soggetto che, nell’inoltrare una segnalazione, non si renda conoscibile. In sostanza, la ratio della norma è di assicurare la tutela del dipendente, mantenendo riservata la sua identità, solo nel caso di segnalazioni provenienti da dipendenti pubblici individuabili e riconoscibili. Le condotte illecite oggetto delle segnalazioni meritevoli di tutela comprendono non solo l’intera gamma dei delitti contro la pubblica amministrazione di cui al Titolo II, Capo I, del codice penale (ossia le ipotesi di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione in atti giudiziari, disciplinate rispettivamente agli artt. 318, 319 e 319-ter del predetto codice), ma anche le situazioni in cui, nel corso dell’attività amministrativa, si riscontri l’abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati, nonché i fatti in cui – a prescindere dalla rilevanza penale – venga in evidenza un mal funzionamento dell’amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite, ivi compreso l’inquinamento dell’azione amministrativa ab externo. Le condotte illecite segnalate, comunque, devono riguardare situazioni di cui il soggetto sia venuto direttamente a conoscenza «in ragione del rapporto di lavoro» e, quindi, ricomprendono certamente quanto si è appreso in virtù dell’ufficio rivestito ma anche quelle notizie che siano state acquisite in occasione e/o a causa dello svolgimento delle mansioni lavorative, seppure in modo casuale. In caso di trasferimento, comando, distacco (o situazioni analoghe) del dipendente presso un’altra amministrazione, questi può riferire anche di fatti accaduti in un’amministrazione diversa da quella in cui presta servizio al momento della segnalazione. In tale ipotesi, l’amministrazione che riceve la segnalazione la inoltra comunque all’amministrazione cui i fatti si riferiscono, secondo criteri e modalità da quest’ultima stabilite, o all’A.N.AC..
Non sono invece meritevoli di tutela le segnalazioni fondate su meri sospetti o voci: ciò in quanto è necessario sia tenere conto dell’interesse dei terzi oggetto delle informazioni riportate nella segnalazione, sia evitare che l’amministrazione o l’ente svolga attività ispettive interne che rischiano di essere poco utili e comunque dispendiose. Per l’attuazione del sistema informatico per la gestione delle segnalazioni di condotte illecite si attendono le indicazioni sul software da adottare da parte dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione.
Allo stato attuale le segnalazioni possono essere:
• inviate via mail all’apposito indirizzo whistleblowers@conservatoriovenezia.eu, indirizzo che è accessibile solo dal RPCT, individuato, ai sensi del vigente Piano Nazionale Anticorruzione, nella figura del Direttore;
• consegnate a mano al Direttore.
Il Direttore registra le segnalazioni in apposito elenco riservato.
Non rappresentano “segnalazioni” le comunicazioni pervenute con mezzi diversi da quelli sopra indicati. E’ facoltativo, da parte del segnalante, l’utilizzo dell’apposito modulo pubblicato sul sito del Conservatorio e disponibile in allegato. E’ cura del segnalante e del Direttore, nella parte relativa alla rappresentazione del fatto, di espungere qualunque informazione che consenta di risalire all’identità del segnalante, il quale può, comunque, allegare i documenti ritenuti di interesse anche ai fini delle opportune verifiche dell’Autorità in merito alle vicende segnalate.
Il Direttore avvia, senza ritardo, l’istruttoria relativa alla segnalazione ricevuta, provvedendo alla definizione della stessa entro il termine di 60 giorni dalla loro ricezione. Nell’istruttoria il Direttore si avvale innanzitutto della collaborazione di un gruppo di lavoro formato dal Presidente, dal Direttore amministrativo e dal Direttore di Ragioneria, i quali sono soggetti agli stessi vincoli di riservatezza e alle stesse responsabilità del RPCT. Nel corso dell’istruttoria il gruppo di lavoro, avendo cura di adottare gli accorgimenti necessari per evitare che la riservatezza dell’identità del segnalante possa essere compromessa, può richiedere a quest’ultimo di fornire elementi ulteriori ai fini degli opportuni accertamenti.
Qualora, all’esito della verifica, la segnalazione risulti fondata, il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione, in relazione alla natura della violazione, provvederà, dopo aver portato all’attenzione del Consiglio di Amministrazione:
a) a presentare denuncia all’autorità giudiziaria competente;
b) a comunicare l’esito dell’accertamento al Responsabile della struttura di appartenenza dell’autore della violazione accertata, affinché provveda all’adozione dei provvedimenti gestionali di competenza, incluso, sussistendone i presupposti, l’esercizio dell’azione disciplinare;
c) ad adottare gli eventuali ulteriori provvedimenti e/o azioni che nel caso concreto si rendano necessari a tutela del Conservatorio. Sarà cura del Conservatorio, nell’eventuale inoltro della segnalazione ad altra Autorità, di indicare anche il nominativo del segnalante ma, comunque, avendo cura di evidenziare che si tratta di una segnalazione pervenuta da un soggetto cui l’ordinamento riconosce una tutela rafforzata della riservatezza ai sensi dell’art. 54-bis del d.lgs. 165/2001.
a) Obblighi di riservatezza sull’identità del whistleblower e sottrazione al diritto di accesso della segnalazione.
Ad eccezione dei casi in cui sia configurabile una responsabilità a titolo di calunnia e di diffamazione ai sensi delle disposizioni del codice penale o dell’art. 2043 del codice civile e delle ipotesi in cui l’anonimato non è opponibile per legge (es. indagini penali, tributarie o amministrative, ispezioni di organi di controllo) l’identità del whistleblower viene protetta in ogni contesto successivo alla segnalazione. Pertanto, fatte salve le eccezioni di cui sopra, l’identità del segnalante non può essere rivelata senza il suo espresso consenso e tutti coloro che ricevono o sono coinvolti nella gestione della segnalazione sono tenuti a tutelare la riservatezza di tale informazione. La violazione dell’obbligo di riservatezza è fonte di responsabilità disciplinare, fatte salve ulteriori forme di responsabilità previste dall’ordinamento. Per quanto concerne, in particolare, l’ambito del procedimento disciplinare, l’identità del segnalante può essere rivelata all’autorità disciplinare e all’incolpato solo nei casi in cui (art. 54 bis, comma 2, del D.Lgs n. 165/2001):
vi sia il consenso espresso del segnalante;
la contestazione dell’addebito disciplinare risulti fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione e la
conoscenza dell’identità del segnalante risulti assolutamente indispensabile alla difesa dell’incolpato, sempre che tale circostanza venga da quest’ultimo dedotta e comprovata in sede di audizione o mediante la presentazione di memorie difensive.
La segnalazione del whistleblower è, inoltre, sottratta al diritto di accesso previsto dagli artt. 22 e seguenti della legge 241/1990 e ss.mm.ii. Il documento non può, pertanto, essere oggetto di visione né di estrazione di copia da parte di richiedenti, ricadendo nell’ambito delle ipotesi di esclusione di cui all’art. 24, comma 1, lett. a), della l. n. 241/90.
Nei confronti del dipendente che effettua una segnalazione ai sensi della presente procedura non è consentita, né tollerata alcuna forma di ritorsione o misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia. Per misure discriminatorie si intendono le azioni disciplinari ingiustificate, le molestie sul luogo di lavoro ed ogni altra forma di ritorsione che determini condizioni di lavoro intollerabili. Il dipendente che ritiene di aver subito una discriminazione per il fatto di aver effettuato una segnalazione di illecito deve dare notizia circostanziata dell’avvenuta discriminazione al Responsabile della prevenzione della corruzione che procederà agli accertamenti di rito e dopo aver valutata la sussistenza degli elementi, adotterà atti o provvedimenti per ripristinare la situazione e/o per rimediare agli effetti negativi della discriminazione in via amministrativa e la sussistenza degli estremi per avviare il procedimento disciplinare nei confronti del dipendente autore della discriminazione secondo quanto previsto dalle norme e dai Contratti di lavoro.
I dati e i documenti oggetto della segnalazione, che potrebbero anche essere sensibili, vengono trattati nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.
RESPONSABILITA’ DEL WHISTLEBLOWER
La presente procedura lascia impregiudicata la responsabilità penale e disciplinare del whistleblower nell’ipotesi di segnalazione calunniosa o diffamatoria ai sensi del codice penale e dell’art. 2043 del codice civile. Sono altresì fonte di responsabilità, in sede disciplinare e nelle altre competenti sedi, eventuali forme di abuso, quali le segnalazioni manifestamente opportunistiche e/o effettuate al solo scopo di danneggiare il denunciato o altri soggetti, e ogni altra ipotesi di utilizzo improprio o di intenzionale strumentalizzazione dell’istituto oggetto della presente procedura.
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