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Timestamp: 2020-08-12 13:32:10+00:00
Document Index: 161520386

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 6956 del 25/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6956 del 25/03/2011
Cassazione civile sez. I, 25/03/2011, (ud. 25/01/2011, dep. 25/03/2011), n.6956
sul ricorso 27304/2008 proposto da:
C.A. (c.f. (OMISSIS)), B.V. (C.f.
(OMISSIS)), L.A. (c.f. (OMISSIS)),
P.A. (c.f. (OMISSIS)), P.G. (c.f.
(OMISSIS)), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA MASSA S.
GIULIANO 292, presso l’avvocato DI LORENZO ANGELO, rappresentati e
difesi dagli avvocati LEONE Francesco, PIZZILLO DOMENICO, giusta
25/01/2011 dal Consigliere Dott. ANDREA SCALDAFERRI;
ZENO Immacolata, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso,
in subordine l’accoglimento.
1. – Con decreto in data 10 giugno/3 luglio 2008 la Corte d’appello di Trento rigettava la domanda proposta da L.A., P.G., B.V., C.A. e P. A. in relazione alla durata, ritenuta irragionevole, del procedimento penale a carico degli stessi conclusosi con sentenza del 21.9.2007 di n.d.p. per intervenuta prescrizione.
1.1 – A fondamento della decisione, la Corte di merito affermava che la presunzione del danno non patrimoniale si deve comunque ritenere insussistente in presenza di elementi deponenti nel senso di un giovamento alla parte derivante dal trascorrere del tempo, tale da determinare, nel caso di specie, la prescrizione del reato.
1.2 – Per la cassazione di tale decreto ricorrono i predetti, sulla base di un unico motivo, illustrato con memoria.
2 – I ricorrenti denunciano erronea e falsa applicazione di legge (L. n. 89 del 2001, art. 2), sostenendo che nell’affermare che sarebbe derivato un vantaggio dalla declaratoria di prescrizione del reato, laddove la colpevolezza degli imputati non era in alcun modo desumibile, si sarebbe operata una illegittima valutazione del merito.
2.1 – Deve preliminarmente rilevarsi come al ricorso in esame, avente ad oggetto un provvedimento emesso nel luglio 2008, debbano applicarsi le disposizioni del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 (in vigore dal 2.3.2006 sino al 4.7.2009), e in particolare l’art. 6 che ha introdotto l’art. 366 bis cod. proc. civ.. Alla stregua di tali disposizioni – la cui peculiarità rispetto alla già esistente prescrizione della indicazione nei motivi di ricorso della violazione denunciata consiste nella imposizione di una sintesi originale ed autosufficiente della violazione stessa, funzionalizzata alla formazione immediata e diretta del principio di diritto al fine del miglior esercizio della funzione nomofilattica – l’illustrazione dei motivi di ricorso, nei casi di cui all’art. 360, comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, deve concludersi, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto che, riassunti gli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito e indicata sinteticamente la regola di diritto applicata da quel giudice, enunci la diversa regola di diritto che ad avviso del ricorrente si sarebbe dovuta applicare nel caso di specie, in termini tali che per cui dalla risposta che ad esso si dia discenda in modo univoco l’accoglimento o il rigetto del gravame. Analogamente, nei casi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’illustrazione del motivo deve contenere (cfr. ex multis:
Cass. S.U. n. 20603/2007; Sez. 3 n. 16002/2007; n. 8897/2008) un momento di sintesi – omologo del quesito di diritto – che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità.
3.- Il ricorso in esame non è conforme a tali disposizioni, atteso che il quesito proposto (“ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 2, la Corte di appello, nel valutare il comportamento della parte, deve prescindere da un giudizio nel merito?”) all’evidenza si risolve nella mera prospettazione di una questione giuridica del tutto avulsa dal procedimento logico-giuridico seguito dalla Corte territoriale per escludere la sussistenza del pregiudizio. Mancano, invero, qualsiasi esposizione riassuntiva degli elementi di fatto, così come i riferimenti alla regola di diritto applicata dal giudice di secondo grado ed a quella diversa regola iuris che, a giudizio dei ricorrenti, avrebbe dovuto essere applicata (Cass., Sez. Un., 14 febbraio 2008, n. 3519; Cass., 25 luglio 2008, n. 20454).
Alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 600,00, oltre spese prenotate a debito.