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Timestamp: 2019-12-10 16:58:21+00:00
Document Index: 2599884

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 255', 'art. 606', 'art. 256', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 256', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 616']

Cass. Pen. Sez. III 14/10/2019 n. 42110 - Deposito temporaneo, requisiti e onere della prova - Tuttoambiente.it
Ippc (28)
Rifiuti (1735)
Deposito temporaneo, requisiti e onere della prova
n. 42110
In tema di rifiuti, al fine di qualificare il deposito come temporaneo, il produttore può alternativamente e facoltativamente scegliere di adeguarsi al criterio quantitativo o a quello temporale, ovvero può conservare i rifiuti per tre mesi in qualsiasi quantità, oppure conservarli per un anno purché essi non raggiungano, anche con riferimento ai rifiuti pericolosi, i limiti volumetrici previsti dall’art. 183 lett. bb) D.L.vo 152/2006. L’inosservanza anche di una sola delle condizioni imposte per il deposito temporaneo trasforma l’attività in oggetto del deposito in illecita gestione di rifiuti o abbandono di rifiuti e la prova relativa alle sussistenza dei requisiti di legge del deposito grava sul produttore dei rifiuti.
1.Con l'impugnata sentenza, la Corte di appello di Perugia confermava la pronuncia resa dal Tribunale di Perugia e appellata dagli imputati, che aveva condannato D. G. C. e R. V. alla pena di giustizia in relazione al reato di cui agli artt. 192 e 256 d.lgs. n. 152 del 2006, perché, quali soci della ditta "Autofficina R.D. di V. R. snc", realizzavano abusivamente un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi, identificati con codice CER13.02* (due fusti contenenti scarti di olio motore, olio per ingranaggi e oli lubrificanti per complessivi 400 I. circa) e CER 16.01* (numerosi filtri esausti per olio, gasolio ed aria), nonché parti meccaniche per autoveicoli fuori uso (candele, ammortizzatori dischi, pasticche per freni, cinghie di trasmissione) e numerose taniche contenenti residui di diluenti e combustibili, rifiuti stoccati all'interno dell'azienda sin dal giugno 2011 al 06/06/2013, superando quindi il limite di giacenza annuo consentito.
2.Avverso l'indicata sentenza, gli imputati, per mezzo del medesimo difensore di fiducia, con atti distinti ma di identico contenuto, propongono ricorso per Cassazione, affidato a tre motivi.
2.1.Con il primo motivo si eccepisce l'intervenuta prescrizione del reato. Deducono i ricorrenti che, essendo il fatto contestato in data 06/06/2013, il termine massimo di prescrizione è decorso il 06/06/2018. Si chiede, pertanto, l'annullamento senza rinvio della sentenza per essere il reato estinto per prescrizione.
2.2. Con il secondo motivo si eccepisce il vizio di motivazione in relazione alla ritenuta prescrizione del reato. Ad avviso dei ricorrenti, nel caso in esame si sarebbe in presenza non di un deposito incontrollato di rifiuti, ma di un deposito temporaneo irregolare, che ha natura di reato istantaneo. In ogni caso, anche a voler configurare il fatto quale deposito incontrollato, detto reato è pure di carattere istantaneo con effetti permanenti, di talché il termine di prescrizione decorre non dalla sentenza di primo grado, come ritenuto dalla Corte territoriale, ma dalla data di accertamento del fatto.
2.3.Con il terzo motivo si lamenta il vizio di motivazione nella parte in cui è stata affermata la penale responsabilità degli imputati. Deducono i ricorrenti che, nel caso in esame, l'attività esercitata consisteva unicamente nell'effettuazione di riparazioni di autovetture, la quale comportava, come conseguenza indiretta, la "produzione" di rifiuti; di conseguenza, sarebbe ravvisabile non il reato contestato, ma l'illecito amministrativo di cui all'art. 255 d.lgs. n. 152 del 2006.
1.I ricorsi sono inammissibili.
2.Iniziando dal primo motivo, la cui trattazione è logicamente preliminare rispetto agli altri due, lo stesso è manifestamente infondato.
3.In premessa, vale osservare che si è in presenza di una "doppia conforme" statuizione di responsabilità, il che limita all'evidenza i poteri di rinnovata valutazione della Corte di legittimità, nel senso che, ai limiti conseguenti all'impossibilità per la Cassazione di procedere a una diversa lettura dei dati processuali o a una diversa interpretazione delle prove, perché è estraneo al giudizio di cassazione il controllo sulla correttezza della motivazione in rapporto ai dati probatori, si aggiunge l'ulteriore limite in forza del quale neppure potrebbe evocarsi il tema del "travisamento della prova", a meno che il giudice di merito abbia fondato il proprio convincimento su una prova che non esiste o su un risultato di prova incontestabilmente diverso da quello reale, considerato che, in tal caso, non si tratta di reinterpretare gli elementi di prova valutati dal giudice di merito ai fini della decisione, ma di verificare se detti elementi sussistano. Non è questo, però, il caso: i ricorrenti, infatti, non lamentano che i giudici del merito abbiano fondato il proprio convincimento su una prova che non esiste o su un risultato di prova incontestabilmente diverso da quello reale, ma, formalmente deducendo il vizio di motivazione, in realtà pretendono una diversa lettura degli elementi probatori.
4.Va, infatti, ricordato che il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene alla coerenza strutturale della decisione di cui si saggia l'oggettiva tenuta sotto il profilo logico-argomentativo, restando invece preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione e l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (tra le varie, Sez. 6, n. 47204 del 7/10/2015, Musso, Rv. 265482; Sez. 3, n. 12110 del 19/3/2009, Campanella, n. 12110, Rv. 243247). Si richiama, sul punto, il costante indirizzo di questa Corte, in forza del quale l'illogicità della motivazione, censurabile a norma dell'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., è soltanto quella evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu ()culi; ciò in quanto l'indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il sindacato demandato alla Corte di cassazione limitarsi, per espressa volontà del legislatore, a riscontrare l'esistenza di un logico apparato argomentativo (Sez. U., n. 47289 del 24/9/2003, Petrella, Rv. 226074). Il controllo di legittimità sulla motivazione non attiene perciò né alla ricostruzione dei fatti, né all'apprezzamento del giudice di merito, ma è limitato alla verifica della rispondenza dell'atto impugnato a due requisiti, che lo rendono insindacabile: a) l'esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato; b) l'assenza di difetto o contraddittorietà della motivazione o di illogicità evidenti, ossia la congruenza delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (Sez. 2, n. 21644 del 13/2/2013, Badagliacca e altri, Rv. 255542; Sez. 2, n. 56 del 7/12/2011, dep. 4/1/2012, Siciliano, Rv, 251760).
5.Ciò posto, secondo quanto accertato dai giudici di merito, all'atto del controllo di p.g. presso l'officina gestita dai ricorrenti furono rinvenuti i rifiuti pericolosi indicati nel capo di imputazione, qualificabili come speciali e in parte come pericolosi, e, nell'occasione, il C. , presente in loco, non fornì - e nemmeno in seguito è stata mai prodotta - alcuna documentazione attestante la regolarità, anche cronologica, del deposito temporaneo, ovvero di un eventuale deposito preliminare o messa in riserva dei rifiuti. I giudici di merito, pertanto, hanno correttamente ravvisato un deposito incontrollato di rifiuti, punito dall'art. 256, comma 2, d.lgs., essendo gli imputati titolari di impresa.
Va, infatti, ricordato che, in tema di rifiuti, al fine di qualificare il deposito come temporaneo, il produttore può alternativamente e facoltativamente scegliere di adeguarsi al criterio quantitativo o a quello temporale, ovvero può conservare i rifiuti per tre mesi in qualsiasi quantità, oppure conservarli per un anno purché essi non raggiungano, anche con riferimento ai rifiuti pericolosi, i limiti volumetrici previsti dall' art. 183, lett. bb) d.lgs. n. 152 del 2006 (cfr., tra le tante, Sez. 3, n. 38046 del 27/06/2013, Speranza, Rv. 256434); sicché l'inosservanza anche di una sola delle condizioni imposte per il deposito temporaneo trasforma l'attività oggetto del deposito in illecita gestione dei rifiuti o in abbandono di rifiuti. A tal proposito, si è, inoltre, chiarito che l'onere della prova relativa alla sussistenza delle condizioni di liceità del deposito cosiddetto controllato o temporaneo, fissate dall'art. 183 d.lgs. n. 152 del 2006, grava sul produttore dei rifiuti, in considerazione della natura eccezionale e derogatoria di tale deposito rispetto alla disciplina ordinaria (Sez. 3, n. 35494 del 10/05/2016, dep. 26/08/2016, Di Stefano, Rv. 267636; Sez. 3, n. 23497 del 17/04/2014, dep. 05/06/2014, Lobina, 261507; Sez. 3, n. 15610 del 03/03/2010).
Nel caso di specie, la Corte territoriale, con apprezzamento di fatto logicamente motivato, ha ritenuto sussistente un deposito incontrollato, in quanto i rifiuti erano accumulati alla rinfusa nel piazzale di fronte all'officina; per contro, nessun elemento è stato addotto, né nel giudizio di merito, né in questa sede, a sostegno della tesi che si trattasse di un deposito temporaneo di rifiuti, non essendo nemmeno stati allegati elementi da cui desumere il rispetto delle condizioni di liceità del "deposito temporaneo". Il motivo, pertanto, appare manifestamente infondato.
6.I restanti due motivi, esaminabili congiuntamente stante l'omogeneità delle questioni dedotte, sono manifestamente infondati.
Anche a voler seguire la tesi del ricorrente, secondo cui la contravvenzione di abbandono e/o deposito di rifiuti, prevista dal secondo comma dell'art. 256 d.lgs. 152 del 2006, ha natura di reato istantaneo, nondimeno, come rilevato dagli stessi ricorrenti, il reato si è prescritto il 06/06/2018: dopo, quindi, la pronuncia della sentenza impugnata. Va però osservato che l'inammissibilità dei ricorsi per cassazione dovuta alla manifesta infondatezza dei motivi non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude, pertanto, la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza impugnata con il ricorso (Sez. U, n. 32 del 22/11/2000 - dep. 21/12/2000, D. L, Rv. 217266), situazione, appunto, ravvisabile nel caso di specie.
7.Essendo i ricorsi inammissibili e, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.