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Timestamp: 2019-09-18 09:26:02+00:00
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Secondo la cassazione la vendita e l'uso di cannabis light sono leciti
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Secondo la cassazione la vendita e l’uso di cannabis light sono leciti
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Finalmente il responso tanto atteso!
La Cassazione ha recentemente deciso che vendita e uso di cannabis light sono leciti.
Annullato il sequestro preventivo disposto nelle Marche nei confronti di un commerciante 28enne. La cannabis light non è ritenuta una sostanza che viola la disciplina penale sugli stupefacenti. Affermata la liceità della commercializzazione al dettaglio dei relativi prodotti contenenti un principio attivo THC inferiore allo 0.6 %, che pertanto non possono più essere considerati sostanza stupefacente soggetta alla disciplina del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.
Noi di Cannabis light Italia, come probabilmente tutti gli appassionati del mondo della cannabis, siamo veramente contenti, perché questa sentenza è un grande passo avanti e speriamo che porterà la tranquillità tanto attesa a questo settore ancora contorto che necessitava di un consolidamento istituzionale.
Qui di seguito riportiamo la recente sentenza della Corte di Cassazione sulla coltivazione e vendita della cannabis light.
Sentenza n. 4920 ud. 29/11/2018 – deposito del 31/01/2019
G. Fidelbo
La Sesta sezione della Corte di cassazione ha affermato che dalla liceità della coltivazione della cannabis sativa L., alla stregua della legge 2 dicembre 2016, n. 242, discende, quale corollario logico-giuridico, la liceità della commercializzazione al dettaglio dei relativi prodotti contenenti un principio attivo THC inferiore allo 0.6 %, che pertanto non possono più essere considerati sostanza stupefacente soggetta alla disciplina del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, al pari di altre varietà vegetali che non rientrano tra quelle inserite nelle tabelle allegate al predetto d.P.R. (Fattispecie in tema di sequestro preventivo, in cui la Corte ha ritenuto insussistente il requisito del “fumus” del reato di cui all’art. 73, comma 4, d.P.R. 309 del 1990, in relazione alla commercializzazione di infiorescenze di cannabis sativa contenenti THC con un valore medio inferiore allo 0,6%).
L’esame del ricorso richiede una preliminare analisi dei rapporti logico- giuridici fra i dati normativi costituiti dalle disposizioni contenute nel d.P.R. n. 309 del 1990, con le sue successive modifiche, e dalla legge n. 242 del 2016, con riferimento ai profili relativi alla commercializzazione delle infiorescenze della cannabis sativa.
La legge n. 242/2016 attesta che la coltivazione delle varietà di canapa, nella stessa considerate, non è reato ex art 73 d.P.R. n. 309/1990 e viene consentita senza necessità di autorizzazione: il coltivatore non ha l’obbligo di comunicarne l’inizio alla Polizia giudiziaria, ma solo di conservare i cartellini della semente e le fatture dí acquisto, e se all’esito dei controlli – che vanno effettuati secondo il metodo prescritto dalla vigente normativa dell’Unione europea e nazionale di recepimento (art. 4, comma 6, legge n. 242/2016) – il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 % e entro il limite dello 0,6 % nessuna responsabilità è prevista per l’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni (art. 4, comma 5, legge n. 242/2016). Il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa impiantate nel rispetto delle disposizioni stabilite dalla legge possono essere disposti dall’autorità giudiziaria solo se, da un accertamento effettuato secondo il metodo di cui al comma 3 – risulti che il contenuto di THC nella coltivazione è superiore allo 0,6 per cento e anche in questo caso è esclusa la responsabilità dell’agricoltore (art. 4, comma 7, legge n. 242/2016).
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