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Timestamp: 2020-07-09 17:38:11+00:00
Document Index: 87189930

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2943', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 409', 'sentenza ', 'art. 409', 'art. 545']

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In caso di incapienza del patrimonio del debitore l’atto di pignoramento determina un effetto interruttivo della prescrizione avente carattere permanente.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 3741 del 13 febbraio 2017.
I Giudici di legittimità hanno in primis ribadito che l’atto di precetto, contenendo un’intimazione ad adempiere rivolta al debitore (con conseguente messa in mora di quest’ultimo), produce un effetto interruttivo della prescrizione del relativo diritto di credito a carattere istantaneo, sicché, verificatosi tale effetto, inizia a decorrere, dalla data della sua notificazione, un nuovo periodo di prescrizione (artt. 2943, comma terzo e 2945, comma primo, cod. civ.).
Quanto all’atto di pignoramento i Giudici di legittimità hanno precisato che detto atto determina un doppio effetto, ovvero un effetto interruttivo della prescrizione e, allo stesso tempo, sospensivo della prescrizione stessa, in virtù del disposto dell’art. 2943, comma primo, cod. civ., poiché ad esso consegue l’introduzione di un giudizio di esecuzione tutte le volte in cui risulti notificato regolarmente al debitore. In particolare, secondo i Supremi Giudici, l’effetto interruttivo della prescrizione ha carattere permanente tutte le volte in cui l’impossibilità di soddisfarsi per il creditore non sia dipesa da sua inerzia, bensì da motivi diversi, quali l’insufficienza della retribuzione già colpita da altri pignoramenti.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2017-03-01 16:39:232017-03-01 16:39:23Espropriazione mobiliare presso il terzo
In caso di espropriazione immobiliare intrapresa dall’istituto di credito mutuante, in forza di cambiale rilasciata dal soggetto mutuatario a garanzia dell’esatto adempimento di un contratto di finanziamento, la cambiale medesima costituisce idoneo titolo esecutivo soltanto se in regola con l’imposta di bollo.
Non costituisce, quindi, valido titolo esecutivo la cambiale rilasciata dal soggetto mutuatario non in regola con l’imposta di bollo.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 3792 del 14 febbraio 2017.
Gli Ermellini hanno, altresì, chiarito che – per la verifica della regolarità della cambiale ai fini dell’imposta di bollo – è necessario distinguere tra operazioni di finanziamento finalizzate ad investimenti finanziari e contratti di finanziamento stipulati per esigenze familiari.
La normativa di riferimento è contenuta nel decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 29 settembre 1973 (recante “Disciplina delle agevolazioni tributarie”), il cui Titolo IV è dedicato alle “Agevolazioni per il settore del credito”.
In particolare, l’art. 15 prevede per le operazioni di credito a medio e lungo termine, nonché per “tutti i provvedimenti, atti, contratti e formalità inerenti alle operazioni medesime, alla loro esecuzione, modificazione ed estinzione, alle garanzie di qualunque tipo da chiunque e in qualsiasi momento prestate e alle loro eventuali surroghe, sostituzioni, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali, ivi comprese le cessioni di credito stipulate in relazione a tali finanziamenti, nonché alle successive cessioni dei relativi contratti o crediti e ai trasferimenti delle garanzie ad essi relativi” una serie di agevolazioni fiscali, consistenti, nello specifico, nella esenzione dall’imposta di bollo, dalle imposte ipotecarie e catastali e dalle tasse sulle concessioni governative.
Nel decidere il ricorso proposto da un istituto di credito avverso la sentenza resa dalla Corte d’Appello di Lecce a definizione di un’opposizione all’esecuzione proposta dal debitore ai sensi dell’art. 615 c.p.c., la Suprema Corte ha previamente individuato l’ambito di applicazione dell’art. 15 del D.P.R. 601/1973, stabilendo che le operazioni di finanziamento cui si applica la citata disposizione normativa sono quelle che si traducono nella provvista di disponibilità finanziarie, cioè nella possibilità di attingere denaro da impiegare in investimenti produttivi.
Viceversa, il negozio complesso avente ad oggetto l’erogazione di una somma di denaro a titolo di mutuo e la contemporanea costituzione su essa di un pegno ovvero il contemporaneo rilascio di una garanzia a favore della banca erogatrice, non consentendo un investimento produttivo della somma medesima, esula dall’ambito applicativo del menzionato art. 15.
Conseguentemente, secondo il dictum dei Supremi Giudici, la cambiale rilasciata dal soggetto mutuatario a garanzia dell’esatto adempimento di un contratto di finanziamento stipulato per esigenze familiari (ovvero per finalità diverse dall’impiego della somma mutuata in investimenti finanziari) non gode del trattamento fiscale agevolato previsto dall’art. 15 del D.P.R. 601/1973.
Pertanto, la cambiale, se non in regola con l’imposta di bollo, non costituisce titolo esecutivo idoneo a fondare l’esecuzione forzata.
L’eventuale pignoramento dell’immobile del soggetto mutuatario, eseguito dall’istituto mutuante in virtù della cambiale non in regola con l’imposta di bollo, deve, quindi, essere dichiarato inefficace.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2017-03-01 16:30:502017-03-01 16:33:50Espropriazione immobiliare
I compensi dell’amministratore unico e dei consiglieri di società per azioni sono pignorabili per l’intero importo e non nel limite del quinto previsto dall’art. 409, n. 3, c.p.c.
Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 1545 del 20 gennaio 2017 n. 1545.
La pronuncia è stata resa a definizione di un giudizio promosso da una banca che lamentava l’illegittimità della limitazione, in sede di esecuzione forzata, alla pignorabilità del compenso dovuto all’amministratore unico di una società per azioni suo debitore.
Nell’accogliere il ricorso, gli Ermellini hanno proceduto alla previa individuazione della natura del rapporto fra manager e società, rapporto che, in relazione alle funzioni di gestione della società stessa, non può certo avere natura di lavoro subordinato o simili.
Sul punto le Sezioni Unite, partendo dagli indirizzi dottrinali e giurisprudenziali susseguitesi negli anni, hanno chiarito che “tra i rapporti societari deve necessariamente comprendersi il rapporto tra società e amministratori, data l’essenzialità del rapporto di rappresentanza in capo a questi ultimi come rapporto che, essendo funzionale, secondo la figura della c.d. immedesimazione organica, alla vita della società, consente alla stessa di agire. In altri termini, tale rapporto è rapporto di società perché serve ad assicurare l’agire della società, non assimilabile, in quest’ordine di idee, né ad un contratto d’opera né tanto meno a un rapporto di tipo subordinato o parasubordinato”.
A conclusione di una motivazione molto articolata, hanno, quindi, sancito il seguente innovativo principio di diritto: “L’amministratore unico o il consigliere d’amministrazione di una società per azioni sono legati da un rapporto di tipo societario che, in considerazione dell’immedesimazione organica che si verifica tra persona fisica ed ente e dell’assenza del requisito della coordinazione non è compreso in quelli previsti dal n. 3 dell’art. 409 c.p.c. Né deriva che i compensi spettanti ai predetti soggetti per le funzioni svolte in ambito societario sono pignorabili senza i limiti previsti dal quarto comma dell’art. 545 c.p.c.”.
La ratio della decisione risiede, dunque, nella natura del rapporto che lega l’amministratore unico e i consiglieri alla società, trattandosi di un rapporto di tipo societario e non di lavoro subordinato o parasubordinato, anche in virtù del principio di immedesimazione organica.
Le Sezioni Unite hanno così risolto una questione oggetto, da tempo, di contrasti a livello giurisprudenziale.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2017-02-01 16:43:112017-02-01 16:45:03Pignoramento dei compensi dell’amministratore e dei consiglieri di una s.p.a.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2016-09-01 11:27:462016-09-02 17:17:06Esecuzioni e sospensioni feriali