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Timestamp: 2016-12-08 10:34:29+00:00
Document Index: 32534238

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'art. 1753', 'art. 2234', 'arti 25', 'in fine', 'art. 52', 'art 2325', 'art. 1', 'art. 59', 'art. 42', 'art.1372', 'art.1372', 'art. 1372', 'art. 2082', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 41', 'art. 11', 'art. 11']

⭐STUDI SULLA «RAPPRESENTANZA» NEL DIRITTO ROMANO
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1 1 MARIA MICELI STUDI SULLA «RAPPRESENTANZA» NEL DIRITTO ROMANO I VOLUME 12 2 MARIA MICELI... 1 STUDI SULLA «RAPPRESENTANZA»... 1 NEL DIRITTO ROMANO... 1 CAPITOLO I... 7 PREMESSA METODOLOGICA ED OBIETTIVI DELL INDAGINE Premessa metodologica ed identificazione dell ambito della ricerca Revisione critica degli strumenti dogmatici utilizzati: identificazione del fenomeno rappresentativo come criterio di «imputazione» degli effetti giuridici del negozio, contro ogni indebito ed eccessivo processo di «astrazione» dello stesso Obiettivi dell indagine L actio ad exemplum institoriae e la realizzazione di effetti negoziali di tipo rappresentativo Regime degli acquisti per extraneam personam : contributi forniti dallo studio dell actio ad exemplum institoriae anche in ordine a questa tematica. Proiezione storica dello studio CAPITOLO II LE «ACTIONES ADIECTICIAE QUALITATIS» E LA RAPPRESENTANZA La «responsabilità adiettizia» e la rappresentanza diretta ed indiretta Il regime delle a.a.q. tra regole riguardanti l originaria struttura potestativa della familia romana e innovazioni giurisdizionali Il regime delle a.a.q. e la responsabilità diretta del dominus, pater o preponente Critica alla costruzione delle a.a.q. quali azioni con trasposizione di soggetti, che prevedano nell intentio la menzione dell obligatio naturalis o dell obligatio del filius familias Le a.a.q. e l agere alieno nomine. Si tratta di azioni che sanzionano una responsabilità personale e diretta dell avente potestà o del preponente, che trova tuttavia la propria origine fattuale nel negotium concluso dal servo, dal filius o dal preposto nei limiti della praepositio, del iussum, del peculio o della merx peculiaris L ambito di applicazione della disciplina pretoria delle a.a.q. e la rappresentanza La praepositio: peculiarità e limiti della responsabilità sancita tramite le actiones exercitoriae ed institoriae Il mutuo navis reficiaendae causa e le attività connesse a quelle individuate tramite la praepositio3 3 9- La praepositio: contenuto, limiti ed efficacia L actio quod iussu e la rappresentanza CAPITOLO III PROCURATOR : ORIGINE, FUNZIONE, POTERI Il procurator, la familia e la gestione dei latifundia La rilevanza giuridica del procurator in età preclassica: fonti letterarie ed editti giurisdizionali L editto Quod publicanus vi ademerit quodve familia publicanorum e l originaria irrilevanza della figura del procurator dall ambito delle negotitationes Procurator, tutor, curator. Cic., pro Caec e il procurator paene dominus CAPITOLO IV LA FIGURA DEL PROCURATOR OMNIUM BONORUM IN ETÀ CLASSICA La figura del procurator nelle fonti giurisprudenziali classiche. Sopravvivenza della prospettiva potestativa nella figura del procurator quasi dominus. Emersione e consolidamento della prospettiva dell officium nella figura del procurator ad litem, e nel processo di avvicinamento al mandato Il procurator quasi dominus in età classica. La tesi del Bonfante ed i poteri del procurator omnium bonorum in età classica: D ; D La tesi del Bonfante ed i poteri del procurator omnium bonorum in età classica: ; D Procurator omnium bonorum, mandato generale e administratio omnium bonorum Il procurator omnium bonorum e il «ius vendendi rem alienam» Gai 2.64 e la «potestas alienandi» del procurator D (Gai 2 rer. cott.): la libera negotiorum administratio ed il potere di vendere e realizzare la traditio di res aliena con pieno effetto traslativo I poteri del procurator omnium bonorum in età classica: la capacità di ricevere ed effettuare pagamenti, permutare e novare Altre testimonianze relative ai poteri del procurator omnium bonorum in età classica Considerazioni conclusive sui poteri del procurator omnium bonorum in età classica4 4 CAPITOLO V LA CLASSICITÀ DEL PROCURATOR AD LITEM E IL PROCURATOR UNIUS REI Il procurator unius rei ed il procurator ad litem: testimonianze e dibattito dottrinale Il procurator ad litem e l emersione netta del principio dell officium: «l agere alieno nomine» La classicità del procurator unius rei CAPITOLO VI IL MANDATO ED I RAPPORTI INTERCORRENTI CON LA FIGURA DEL PROCURATOR Procurator e mandatario: stato delle fonti e della dottrina. Identificazione dei principali aspetti problematici che caratterizzano il rapporto tra procura e mandato Origini e natura del mandato D pr: la definizione di procurator di Ulpiano e la «guerra al mandato» Divieto di acquisto tramite extranea persona e regime degli acquisti realizzati dal mandatario e dal procurator: stato delle fonti e della dottrina Acquisto del possesso tramite procurator: la posizione di Nerazio (D ) e quella di Gaio (Gai 2.95) Acquisto del possesso tramite procurator Acquisto del possesso tramite libera persona Impossibilità di procedere all acquisto del possesso o della proprietà tramite semplice mandatario Procurator, mandato e acquisto della proprietà Procurator e mandatario: considerazioni conclusive su una vicenda complessa che si determina e svolge all insegna dell accentuazione della prospettiva dell officium e della consensualità CAPITOLO VII MANDATO, PRAEPOSITIO E PROCURATIO: CONFRONTO E DISTINZIONE DEGLI AMBITI SPECIFICI DI APPLICAZIONE Procurator, institor e mandatario in età classica: ambito di applicazione e disciplina5 5 2. D : procurator, institor e la responsabilità del dominus negotii o del preponente La responsabilità del preponente per fatti illeciti : il regime delle actiones furti et damni adversus nautas, caupones, stabularios Altri brani giurisprudenziali in cui si profila con chiarezza la netta distinzione tra la figura del procurator e dell institor in età classica Mandato e praepositio Mandato generale: profili di classicità. Il procurator ominum bonorum ed il mandato generale CAP. VIII L ACTIO «AD EXEMPLUM INSTITORIAE» Quadro riassuntivo della pluralità dei presupposti tecnico-giuridici necessari per la creazione dell actio ad exemplum institoriae D pr: l actio ad exemplum institoriae e la praepositio procuratoria. Azione dei terzi contro il preponente per i negozi conclusi dal procurator praepositus D (31); D : mandato conferito al procurator, al libertus o all amicus, come situazione idonea ad ingenerare l affidamento dei terzi, e pertanto, meritevole di tutela a prescindere dall esistenza di una praepositio in senso tecnico D : procurator, actio ad exemplum institoriae e azione diretta del dominus contro i terzi per gli atti negoziali conclusi dallo stesso procurator CAPITOLO IX L ACTIO INSTITORIA E L AZIONE CONCESSA AL PREPONENTE CONTRO I TERZI D : Marcello e la concessione di un azione diretta al preponente contro i terzi che hanno negoziato con l institor D : riconoscimento dell azione diretta al dominus negotii contro i terzi contraenti nella prassi dei praesides provinciarum e dei praefecti annonae D : l actio ad exemplum institoriae e la concessione di un azione diretta al dominus negotii contro i terzi che hanno negoziato col procurator Valutazioni conclusive sulla classicità dell azione concessa al preponente contro i terzi che hanno stipulato negozi con il preposto6 6 CAP. X L APPROCCIO ROMANO AI PROBLEMI CONNESSI ALL AGIRE IN NOME ALTRUI Assenza di una disciplina unitaria dei fenomeni di sostituzione negoziale. Tipicità sociale e giuridica delle figure dei sostituti negoziali. Tipicità come strumento di certezza del diritto Considerazioni finali sull originaria caratterizzazione sociale e giuridica del procurator, dell institor e del mandatario, e dei relativi settori d attività. Constatazione dell iniziale inscindibilità esistente tra la titolarità di un diritto e la legittimazione a disporre. Prevalenza della matrice potestativa nei rapporti di sostituzione negoziale Le figure dell institor, del procurator e del mandatario in età classica: inesistenza di una configurazione unitaria e di una disciplina generale del fenomeno rappresentativo. Obliterazione progressiva della matrice potestativa e prevalenza della prospettiva dell officium, e dunque, dell agere alieno nomine Disciplina della rappresentanza romana per nuclei problematici. Sistema casistico ed elaborazione di soluzioni giurisprudenziali di elevato spessore tecnico-giuridico. La tradizione romanistica e la rappresentanza: prospettive di ulteriore sviluppo dell indagine. Contributo del diritto romano alla costruzione del «modernes Rechts der Stellvertretung»7 7 CAPITOLO I PREMESSA METODOLOGICA ED OBIETTIVI DELL INDAGINE. 1. Premessa metodologica ed identificazione dell ambito della ricerca In lavori precedenti ci siamo occupati della struttura formulare delle actiones adiecticiae qualitatis 1, e della rilettura di alcuni interessanti responsi che pongono in relazione le figure del procurator e dell institor - ora per distinguerle nettamente 2, ora per assimilarne il relativo regime giuridico 3 - nella convinzione, già precedentemente espressa 4, che la ricostruzione delle formule e la corretta interpretazione di tali responsi, potesse avere importanti riflessi su questioni di carattere più generale relative alla rappresentanza nel mondo romano, ed estendersi poi a tematiche e riflessioni attinenti alla rappresentanza nell esperienza giuridica attuale. Ora, vorremmo completare il percorso questi studi, valutando un ulteriore aspetto che ha animato e continua ad animare la riflessione romanistica sul tema: l effettiva configurabilità nell esperienza romana di fenomeni di «rappresentanza», riconducibili proprio al caso delle actiones adiecticiae qualitatis, del procurator, del mandato. In realtà siamo consapevoli del fatto che quella posta è una domanda tipica di un giurista moderno, che ben conosce l istituto giuridico della rappresentanza nella sua configurazione attuale, e non di un giurista romano. 1 MICELI, Fictio libertatis : rilevanza dei debita servorum all interno della struttura formulare delle actiones adiecticiae qualitatis, in AUPA 45.2 (1998) ; ID., Sulla struttura formulare delle actiones adiecticiae qualitatis, Torino, 2001, D (Ulp. 28 ad ed.). 3 D (31)pr. (Pap. 2 resp.); D pr.(Pap 3 resp.); D (Ulp. 32 ad ed.); D (Ulp. 31 ad ed.); D ( Paul 48 ad ed.). 4 MICELI, Institor e procurator nelle fonti romane dell atà preclassica, in IVRA 53 (2002) [Pubbl. 2005] ; ID., L interdipendenza delle obbligazioni nella compravendita conclusa tramite intermediario libero ( institor o procurator ), in La compravendita e l interdipendenza delle obbligazioni nel diritto romano, a cura di L. Garofalo, 2, Padova, 2007, ; ID., L actio institoria e l azione concessa al proponente contro i terzi che hanno negoziato con un preposto libero, in Studi per G. Nicosia, 5,8 8 Vi sono, tuttavia, diverse ragioni che ci spingono a dare una risposta all interrogativo in questione, proprio allo scopo di acquisire maggiore consapevolezza di alcuni percorsi metodologici e epistemologici che guidano i nostri studi 5. Ed, in effetti, non vi è ricerca romanistica che riguardi le a.a.q., il procurator o il mandato in cui non si faccia riferimento alla dogmatica e alla concettualizzazione moderna della rappresentanza 6. Da ultimo Wacke 7, il quale tende a riconoscere un pieno riconoscimento della rappresentanza già nel diritto romano, ipotizzando una prospettiva evolutiva che prevede il passaggio progressivo dalla rappresentanza indiretta a quella diretta 8. In realtà le posizioni dottrinali espresse sul tema sono estremamente varie. Vi è chi sostiene, e forse a ragione, che in ordine all istituto della rappresentanza si verificherebbe una sorta di discontinuità più evidente dal diritto romano 9, per cause dipendenti da diversi fattori, derivanti principalmente dalla particolare struttura della familia romana, o dal divieto generalizzante di acquistare alieno nomine 10. Altra parte della dottrina 11, riconosce, invece, che nell evoluzione del diritto romano si sia adddirittura realizzata un inversione della regola-eccezione. Così mentre 5 Avevamo già considerato la questione nell intervento dal titolo Brevi riflessioni su mandato e rappresentanza alla luce del pensiero di G. La Pira - destinato al Convegno di Roma del novembre del 2004 che si è tenuto presso l Università La Sapienza per la celebrazione del centenario dalla nascita di Giorgio La Pira, dal titolo La cattedra strumento sacro. Incontro dei romanisti - ora pubblicato in Index, 34 (2006) BONFANTE, Facoltà e decadenza del procuratore romano, in Studi dedicati a F. Schupfer, Torino, 1898, 3 ss; ID., Corso di diritto romano. 3, Diritti reali, Roma, 1933 (rist. Milano 1972) 287 ss.; ID., Corso di diritto romano. 4. Le obbligazioni, Milano, 1979, 373 ss; RICCOBONO, Lineamenti della dottrina della rappresentanza diretta in diritto romano, in AUPA 14 (1930) 389 ss; ID., La giurisprudenza classica come fattore di evoluzione del diritto romano, in Scritti Ferrini, Pavia 1946, 41 ss; ARANGIO RUIZ, Il mandato in diritto romano, Napoli, 1949; BETTI, Teoria generale del negozio giuridico, Torino, 1950, ; ID., Diritto Romano. I. Parte generale, Padova, 1955, 405; SCIALOJA, Studi giuridici, Roma, 1950, 101ss.; SOLAZZI, Errore e rappresentanza, in Scritti di diritto romano I, Napoli, 1955, 277 s.; ID., La definizione del procuratore, in Scritti di diritto romano II, Napoli, 1957, 557; ID., Procuratori senza mandato, in Scritti di diritto romano II, Napoli, 1957, 569ss.; ID., Il procurator ad litem e la guerra al mandato, in Atti Napoli 58, 1937, ora in Scritti di diritto romano 3, Napoli, 1960, 601 ss; COPPOLA BISAZZA, Aspetti della sostituzione negoziale nell esperienza giuridica romana, in Rivista di diritto romano 3 (2003), WACKE, Die adjekticischen Klagen im Überblick. Erster teil: Von der Reeder und der Betriebsleiterklage zur direkten Stellvertretung, ZSS 111 (1994) 280ss; ID., Alle origini della rappresentanza diretta: le azioni adiettizie, in Nozione, formazione e interpretazione del diritto dall età romana alle esperienze moderne. Ricerche dedicate al Prof. F. Gallo. II, Napoli, 1997, 583ss; ed anche marginalmente in «Fideiussio» = «iussum»? Bürgschaften für den eigenen Gewaltunterworfenen oder Gewalthaber, in INDEX 27 (1999) 523ss. 8 WACKE, Alle origini della rappresentanza diretta, cit., 606; CAPPELLINI, voce Rappresentanza (Diritto intermedio), in Enciclopedia del dir., 38, Milano, 1987, 440 e bibliografia ivi citata. 10 Il principio è chiaramente attestato nelle fonti: Gai. 2.95; D ; D ; I ; I ; v. QUADRATO, voce Rappresentanza (Diritto romano), in Enciclopedia del dir., 38, Milano, 1987, 418; 426, a cui si rinvia per un ampia e completa rassegna bibliografica sul tema. 11 BONFANTE, Corso di diritto romano, 4, cit., 373 ss.; RICCOBONO, Lineamenti della dottrina, cit., 411ss; ID., Scritti di diritto Romano, 2. Dal diritto romano classico al diritto moderno. A proposito di D (Paul. 3 ad Plautium), Palermo, 1964, 395; ORESTANO, voce Rappresentanza (Diritto romano) in Nss.D.I. 14 (1967) 795ss e bibliografia ivi citata. 89 9 originariamente il riconoscimento della rappresentanza si sarebbe posto unicamente come eccezione ad una regola contraria, successivamente sarebbe divenuto esso stesso la regola. In ogni caso, pur nella diversità delle posizioni concettuali, vi è precisa consapevolezza che i principi del diritto romano rappresentino comunque il fondamento dei principi moderni della rappresentanza. Infatti, anche se il diritto romano non elaborò mai un concetto tecnico ed unitario di rappresentanza - anche dal punto di vista terminologico - tuttavia nelle sue fonti vi sono soluzioni che riguardano certamente casi di sostituzione negoziale, che sono stati oggetto di studio nelle epoche successive, e che hanno sicuramente condizionato la formazione del moderno istituto della rappresentanza. Scrive, infatti, Cappellini 12 che..è evidente l importanza - per la successiva, difficile sistematizzazione in un «modernes Recht der Stelllvertretung - della regolazione normativa romana, pur così settorializzata in una serie di campi problematici, e del suo sottofondo sociale, dato che la scienza del diritto comune si concepirà, almeno formalmente, come interpretatio di (quei) testi preesistenti, sottoponendosi già solo per questo ad un lento, assai poco lineare e soprattutto non unitario processo di emancipazione. Anche gli studiosi del diritto intermedio sono pronti a riconoscere, dunque, che il diritto romano si è distinto per la rilevante quantità dei problemi sollevati sotto il profilo tecnico-giuridico in tema di rappresentanza. La caratteristica dello stesso diritto, tuttavia, sarebbe stata quella di proporre una trattazione parcellizzata per «nuclei problematici» 13 della tematica in questione, ancora mantenuta e tramandata dal diritto giustinianeo, che costituirebbe solo la piattaforma iniziale sulla base sulla quale, solo nelle epoche successive, si sarebbe pervenuti alla vera scoperta del problema della rappresentanza come tale. Ebbene - premesso che non possiamo occuparci tout court della rappresentanza nei suoi molteplici aspetti e dimensioni problematiche - vorremmo tuttavia incentrare la nostra attenzione su alcuni aspetti peculiari della stessa, cercando quanto meno di impostare la ricerca su criteri metodologicamente corretti. In realtà, a noi sembra che la materia sia caratterizzata da alcune petizioni di principio e da alcuni equivoci che vanno chiariti. Infatti, come giuristi moderni sappiamo di non poter prescindere dall utilizzazione, anche inconsapevole, del bagaglio concettuale che fa parte del nostro stesso modo di pensare il diritto. Tuttavia, dobbiamo averne coscienza al fine di impostare ricerche metodologicamente corrette. Spesso, infatti, è accaduto che l interpretazione esegetica delle fonti romane è stata condizionata da impostazioni dogmatiche di stampo moderno - anche inconsapevolmente adottate - che hanno condotto, ad esempio, a ritenere che il fenomeno rappresentativo 12 CAPPELLINI, voce Rappresentanza (Diritto intermedio), cit., Si veda, in particolare, CAPPELLINI, voce Rappresentanza (Diritto intermedio), cit.,10 10 non si realizzasse compiutamente nell esperienza romana, o che si realizzassero prevalentemente casi di rappresentanza indiretta 14. E ciò vale sia in riferimento a prospettive di carattere generale, sia in ordine a problemi di carattere specifico 15. Così come viceversa nella formazione e nell articolazione dell odierno concetto di rappresentanza si è stati, e si è, per certi versi, ancora fortemente influenzati dall esperienza e dalla tradizione romanistica, anche se spesso non vi è precisa consapevolezza di tali influenze e condizionamenti Valutazione critica degli strumenti dogmatici utilizzati: identificazione del fenomeno rappresentativo come criterio di «imputazione» degli effetti giuridici del negozio, contro ogni indebito ed eccessivo processo di «astrazione» dello stesso. In realtà, va riconosciuto che lo stesso concetto di rappresentanza, e soprattutto quello di rappresentanza indiretta, sono oggi fortemente discussi. Una breve pausa di riflessione in tal senso è doverosa anche in un indagine di tipo romanistico. Infatti, dal punto di vista metodologico, può rilevarsi recentemente una tendenza che, pur muovendo da una giustificata critica al dogmatismo, sta conducendo all eccesso opposto, e forse ancor più pericoloso, di un abbandono dello studio e dell approfondimento dei concetti e delle categorie giuridiche, che restano pur sempre strumenti indispensabili e necessari nello studio e nel pratico svolgimento del diritto. Ci sembra, allora, necessario, al fine di effettuare un indagine di tipo induttivo volta a verificare il concreto atteggiarsi delle forme rappresentative nell esperienza romana, soffermarci a valutare brevemente il concetto stesso di rappresentanza, così come noi oggi lo intendiamo 16, perchè, più o meno consapevolmente, costituisce pur sempre il punto di partenza, il presupposto di ogni nostra ricerca e ne costituisce, o almeno ne dovrebbe costituire, il punto d arrivo. L approfondimento dei concetti giuridici, e dei fenomeni 14 L impostazione tradizionale della scienza romanistica tende, infatti, a prospettare i fenomeni di sostituzione negoziale realizzati tramite intermediari non soggetti a potestas come eccezioni ad una regola contraria. Pochi hanno tentato un esame più dettagliato ed approfondito della questione, meno legato a condizionamenti teorici di stampo moderno; v. supra, nt Basti pensare, infatti, a titolo esemplificativo, al rapporto intercorrente tra la figura generale della rappresentanza e quella del mandato, oppure a quello esistente tra le diverse figure di rappresentanza, o meglio di cooperazione rappresentativa, che involge anche la complessa relazione esistente a tal proposito fra diritto civile e commerciale; v. infra, 1.2 nt.17; 1.4, nt In questa sede non possiamo neanche tentare una completa rassegna bibliografica sul tema della rappresentanza che in relazione agli scopi e all oggetto dell indagine risulterebbe in ogni caso riduttiva e di carattere meramente ricognitivo. Una ragionata ricognizione bibliografica sarà, invece, proposta nel secondo volume dei nostri studi sulla rappresentanza nel mondo romano, che sarà dedicato anche ad una trattazione del concetto di rappresentanza nell esperienza moderna e contemporanea. 1011 11 giuridici nel loro complesso 17, costituisce, infatti, il fine delle nostre ricerche, che hanno e devono avere ad oggetto il diritto nella sua totalità, come esperienza giuridica considerata nel suo complesso. Ed è questo, nella particolarità degli studi, che deve essere il fine ultimo a cui tendere. Inoltre, nel caso della rappresentanza l esigenza di approfondimento è ancora più necessaria poiché l istituto in questione, nell ambito del vasto panorama dei concetti giuridici moderni - pur se costituisce uno dei principi cardine dell intero sistema, e non solo nell ambito privatistico - rimane tuttavia molto controverso nella sua stessa configurazione. Infatti, nonostante i numerosi studi in materia, resta sempre aperto il contrasto su alcuni aspetti della configurazione e della disciplina applicabile alla rappresentanza. Si discute, addirittura di una certa vaghezza dell istituto che andrebbe addebitata forse, secondo l opinione comune 18, ad una presunta giovinezza dello stesso, che solo di recente ha ricevuto una compiuta sistemazione. Ma l incertezza è dovuta, forse, a problematiche ben più complesse, che riguardano lo stesso inquadramento della figura in questione nell ambito dell ordinamento giuridico, frutto di condizionamenti teorici e dogmatici, dei quali spesso non si vuole riconoscere l esistenza. Rimane pertanto ancora aperta la disputa sul fondamento stesso della rappresentanza, e, dunque, se sia da considerare e disciplinare come un autonomo rapporto fondato sulla procura, o se vada considerata solamente come l aspetto esterno 17 La ricerca storico giuridica non può, infatti, risolversi nella realizzazione di una «Dogmengeschichte» secondo un modello che, muovendo da una definizione dell istituto, mutuata dalla dottrina giuridica attuale, procede, per così dire all indietro, nell alveo della tradizione, descrivendo i concetti più generali, le loro trasformazioni, il loro vario impiego nella costruzione del sistema ad opera dell una o dell altra scuola di pensiero. Si tratta, piuttosto, di seguire ed esaminare il processo storico di affermazione, consolidamento, modifica e, spesso, anche di trasformazione radicale o abbandono di concetti, figure e modelli giuridici in relazione al variare delle condizioni politiche ed economiche. In proposito v. MARRONE, Problemi delle obbligazioni: una rilettura in chiave storica, in Riv. Critica dir. privato, anno VI-4 (1988); ZIMMERMANN, The law of Obligations. Roman Foundations of the Civilian Tradition, South Africa- Deventer- Boston, 1990; ID., Roman Law, Contemporary law, European law, The civilian Tradition today, Oxford, 2001; AA. VV., Modelli teorici e metodologici nella storia del diritto privato. Obbligazioni e diritti reali, 1, Napoli, 2003; ID., Modelli teorici e metodologici nella storia del diritto privato, 2, Napoli, 2006; GAROFALO, Scienza giuridica, Europa, Stati: una dialettica incessante, in Europa e diritto privato, 2004, 907ss; ID., Una nuova dogmatica per il diritto privato europeo, in Nuove Autonomie, Rivista di dir. pubbl., Anno XV, Nuova serie, 1/2006, Convenzione europea dei diritti dell uomo, Costituzione europea e sistema delle fonti del diritto: la problematica della gerarchia e del coordinamento delle fonti e il ruolo del giudice. Atti del Convegno di Enna, ottobre 2005, 71ss; Id., Concetti e vitalità del diritto penale romano, in Iuris vincula. Studi in onore di M. Talamanca, 4, Napoli, 2001, 73ss, ora in Fondamenti e svolgimenti della scienza giuridica. Saggi. Il giurista europeo. Collana diretta da L. Garofalo e M. Talamanca. Percorsi formativi, Padova, 2005, 237ss. 18 NATOLI, La rappresentanza, Milano, 1977, 1 ss.; CAPPELLINI, voce Rappresentanza (Diritto intermedio), cit., 437. L affermazione in questione può essere condivisa solo se si fa dipendere la compiuta definizione di un concetto o di un istituto dall esistenza di una specifica regolamentazione codicistica o normativa che lo riguardi. Accettando questa impostazione, dovremmo allora sostenere che in Germania fino all emanazione del codice civile (Bürgerliches Gesetzbuch) non fosse stato elaborato un compiuto concetto di rappresentanza, mentre sappiamo con certezza che lo stesso concetto in esso trasfuso, si ritrovava già in tutti i suoi elementi costitutivi nelle opere della dottrina tedesca del XIX sec. 1112 12 del rapporto di gestione 19 ; resta, soprattutto, da accertare se possa ancora essere accettata la dottrina tradizionale che, all interno dello schema unitario della rappresentanza, identifica due forme, nettamente distinte negli effetti e nella struttura, definibili come rappresentanza indiretta e diretta. In particolare, ad esempio, viene ritenuta impropria la terminologia rappresentanza indiretta, tanto che si propone di adottare, in sostituzione, l espressione interposizione gestoria 20. Ebbene, è nostra convinzione che l adottare l una o l altra espressione non sia, come comunemente si ritiene, solo una questione terminologica, ma che coinvolga problemi di carattere sostanziale, nell individuazione stessa del concetto di rappresentanza, che non possono essere disattese dal giurista, nei suoi processi di conoscenza ed interpretazione. Bisogna avere coscienza infatti che, mantenendo a tal proposito l impostazione tradizionale, accolta dalla dottrina prevalente, si produce l effetto di determinare, in ordine alla rappresentanza, uno stato di incertezza, che non consente di determinare con esattezza «la posizione del soggetto, sul piano delle qualificazioni giuridiche, rispetto ai profili strutturali e funzionali del negozio giuridico 21». 19 FERRARA, Gestione d affari altrui e rappresentanza, Milano, 1962, 118 ss.; GRAZIANI, Negozio di gestione e procura, in Studi di dir. civile e commerciale, Napoli, 1963, 113ss.; PUGLIATTI, Il rapporto di gestione sottostante alla rappresentanza, in Studi sulla rappresentanza, Milano, 1965, 196; SANTORO PASSARELLI, Dottrine generali del diritto civile, Napoli, 1966, 276 ss; NATOLI, La Rappresentanza cit., 39 ss.; SACCO-DE NOVA, La conclusione per altri, in Trattato di diritto privato diretto da P. Rescigno, Obbligazioni e contratti, 10, 2, Torino, 1982, 393ss; PAPANTI-PELLETTIER, Rappresentanza e cooperazione rappresentativa, Milano, 1984, 3 ss; GALGANO- VISENTINI, Effetti del contratto. Rappresentanza. Contratto per persona da nominare, in Commentario del cod. civ. Scialoja-Branca, 4, Obbligazioni, art , Bologna, 1993, 249ss. Il legislatore italiano ha, infatti, disciplinato autonomamente la rappresentanza nella sezione dedicata ai contratti in generale, ed il mandato tra i contratti speciali. La novità introdotta dal legislatore è stata accolta da parte della dottrina (PUGLIATTI, Studi sulla rappresentanza cit., 395 s.) come una necessaria e dovuta distinzione, idonea, forse, a portare chiarezza finalmente in tale tormentato settore. Purtroppo, va constatato come l innovazione in questione ha prodotto l effetto esattamente contrario, in quanto, in base al nuovo assetto prospettato, la dottrina prevalente ha accentuato il principio della netta separazione, e quindi dell indipendenza della procura dal rapporto di gestione. Sul punto specifico - con particolare riguardo ai lavori preparatori al codice civile italiano - si veda BETTI, Per la riforma del codice civile in materia patrimoniale (fasi di elaborazione e mete da raggiungere) in Rend. lettere dell Istituto Lombardo Scienze e Lettere, 74, fasc. 2, 395ss; ID., Osservazioni e proposte sul progetto del libro quarto «Delle Obbligazioni», cit., 27ss. Il legislatore, invece, nel disciplinare la rappresentanza autonomamente dal mandato probabilmente voleva solo sottolineare che la rappresentanza non è necessariamente collegata al contratto di mandato, ma può ricorrere in altri casi quali il contratto di agenzia (art. 1753), di società (artt ), di lavoro (art. 2234). Si tratta, tuttavia, di una problematica complessa e articolata della quale ci occuperemo nel secondo volume dei nostri studi sulla rappresentanza, al quale rinviamo per una dettagliata rassegna bibliografica e una compiuta trattazione dell argomento. 20 TARTUFARI, Della rappresentanza nella conclusione dei contratti, Torino, 1892, 6ss; NEPPI, La rappresentanza nel diritto privato moderno, Padova, 1930, 306ss; BETTI, Teoria generale del negozio giuridico, cit., 120; ALBANESE, Atti negoziali nel diritto privato romano, Palermo, 1982, 343ss; TALAMANCA, Istituzioni di diritto romano, Milano, 1990, LUMINOSO, Mandato, commissione, spedizione, in Trattato di diritto civile e commerciale, Cicu-Messineo, 32, Milano, 1984, 19 ss. 1213 13 L errore sta nel «mancato approfondimento del fenomeno rappresentativo 22», che spesso deriva dall impostazione dogmatica di chi guarda al nostro codice attuale come punto di arrivo di un lungo processo evolutivo, che troverebbe nell assetto da esso recepito il suo apogeo 23. È un errore dei più comuni e fuorvianti. Basterebbe rendersi conto che quella del nostro codice civile italiano, ad esempio, è una scelta - più o meno consapevole - ma solo uno degli assetti possibili e configurabili della rappresentanza; non il migliore, né il più perfetto. E soprattutto bisogna acquisire consapevolezza del fatto che si tratta di una scelta che si è formata storicamente e che è stata fortemente condizionata da esperienze precedenti. Lo studio della rappresentanza richiede, allora, un ulteriore sforzo, forse ancora più radicale, un impostazione del tutto diversa dello studio, volta a dare alla rappresentanza una configurazione che prescinda dalle costruzioni dogmatiche e dalle artificiose elaborazioni dottrinarie in materia. Nella più recente storia dell istituto si è assistito infatti, a nostro parere, ad un ingiustificato processo di astrazione del fenomeno. Bisognerebbe, invece, valutare adeguatamente che la considerazione autonoma, o la previsione di una disciplina apposita e specifica per la rappresentanza, è frutto di un processo logico, utile e forse anche necessario concettualmente, ma è pur sempre un operazione teorica e concettuale 24. La rappresentanza è un fenomeno che attiene alla «imputazione» degli effetti giuridici, in virtù del quale gli effetti di un negozio possono prodursi in capo ad un soggetto diverso da quello che lo ha posto in essere. È dunque, come invece spesso si dimentica, un semplice meccanismo, un artificio giuridico escogitato e posto, pur sempre, a servizio di un concreto sistema di interessi ed effetti. Un fenomeno, quindi, il cui studio e la cui regolamentazione concreta non può prescindere dal riferimento continuo e costante agli interessi delle parti in causa, e soprattutto al negozio sottostante, che è, e rimane indiscutibilmente, la fonte effettiva e sostanziale della produzione di tali effetti, mentre la rappresentanza è solo il mezzo, il meccanismo giuridico attraverso il quale si realizzano. In questa prospettiva, allora, possiamo forse discutere di rappresentanza, nel senso compiuto del termine, anche nel mondo romano. Ci sembra, infatti, che i giuristi romani avessero profonda coscienza di questa circostanza, tanto è vero che non disciplinarono mai la rappresentanza in via generale e astratta, ma di volta in volta gli effetti rappresentativi che nascevano dai negozi conclusi 22 LUMINOSO, Mandato cit., 34 ss. 23 Già BONFANTE, Diritto romano, Milano, 1976, 300, aveva ironicamente messo in guardia da tale atteggiamento. 24 La considerazione autonoma ed astratta della rappresentanza è dovuta principalmente alla scuola tedesca del XIX sec., ed in particolare a SAVIGNY, System des heutigen römischen Rechts, III, Berlino, 1840, 90-98, il quale, per la prima volta nella storia giuridica, assegna alla rappresentanza una posizione autonoma, soprattutto dal punto di vista sistematico, inserendola nell ambito delle dottrine generali, e abbandonando decisamente, secondo una tendenza che diventerà sempre più imperante, la configurazione della rappresentanza nel mondo romano, in cui essa era, invece, strettamente connessa al mandato, alla rappresentanza processuale, alle actiones adiecticiae qualitatis. 1314 14 dalle parti 25. Ciò non significa, tuttavia, che non avessero consapevolezza di una certa unitarietà del fenomeno in questione, ma solamente che ne davano un interpretazione in senso concreto ed effettuale, ponendo in raffronto analogico le fattispecie simili e non esitando, laddove fosse necessario, ad estendere e applicare soluzioni, nate e sperimentate in ordine ad alcune di esse, anche alle altre qualora si determinassero le stesse necessità ed esigenze. 3 - Obiettivi dell indagine. Ebbene, fatte queste premesse, ci preme chiarire fin dalle prime righe di questo lavoro che esula dalle nostre indagini l intenzione di accertare se il diritto romano abbia conosciuto e praticato la rappresentanza diretta o indiretta, o se possa attribuirsi ai romani la creazione del concetto di rappresentanza, aggiudicando loro la primogenitura dell elaborazione del concetto in questione. Siamo interessati, invece, allo studio e all approfondimento delle soluzioni tecniche tramite le quali i romani risolvevano i problemi connessi all agire in nome altrui, analizzandone anche l evoluzione storica - anche se limitatamente ad alcuni aspetti - nell intento di acquisire consapevolezza della stessa complessità del fenomeno nelle sue molteplici articolazioni e manifestazioni. Si tratta, infatti, di una realtà fortemente controversa e, forse, non pienamente riconducibile a linee unitarie e univoche 26. Ed è proprio questa realtà che abbiamo voluto rappresentare nel nostro lavoro, nell intenzione specifica di seguire l impostazione delle fonti romane in cui troviamo delineate discipline diverse per institores, procuratores, curatores, rappresentanti processuali, nella consapevolezza che, forse, è proprio questo particolare assetto che disorienta gli interpreti moderni. Questi ultimi, infatti, sono spesso condizionati da alcune impostazioni di stampo dogmatico, e pertanto orientati alla spasmodica ricerca di principi e regole comuni da applicare a tutti i casi di sostituzione negoziale e processuale, pena l inesistenza del fenomeno rappresentativo. Non vi è dubbio, infatti, che una certa «impostazione unitaria» del fenomeno rappresentativo - esplicitamente concretizzato nella previsione di una disciplina unitaria e generale della rappresentanza di matrice tedesca 27 - ha influenzato anche l interpretazione delle fonti romane sulle quali è stata costruita, ma alle quali è profondamente estranea. 25 ALBANESE, Atti negoziali, cit., 327, infatti, in maniera significativa non dedica alcun capitolo alla rappresentanza, ma tratta del fenomeno in questione in un paragrafo titolato Imputazione degli effetti negoziali. 26 ARANGIO RUIZ, Il mandato in diritto romano, cit., SAVIGNY, System des heutigen römischen Rechts, cit., 90-98; JHERING, Mitwirkung für fremde Rechtsgeshäfte in Jahrbücher für die Dogmatik, 1957, 273ss; LABAND, Die Stellvertretung bei dem Abschluss von Rechtsgeschäften nach dem allgem. Deutch. Handelsgesetzbuch, in ZHR (1886) X, 186ss. 1415 15 Scopo della nostra trattazione è mostrare come nel diritto romano non fosse neanche stata concepita una trattazione unitaria della rappresentanza, ma questa circostanza di per sé non comportava che non si conoscessero e praticassero fenomeni di sostituzione negoziale, quanto piuttosto che questi fossero disciplinati in relazione alle diverse situazioni da cui si originavano e alle quali dovevano riferirsi. A noi sembra, inoltre, che l assenza di una disciplina unitaria da applicare 28, pur nel rispetto delle differenze tipologiche configurabili, non fosse particolarmente avvertita e che non producesse particolari problemi interpretativi, poiché era la giurisprudenza a colmare le eventuali lacune, operando estensioni analogiche, armonizzando soluzioni e casi. Infatti, ad essere oggetto di disciplina e previsione erano i singoli casi di sostituzione, ciascuno con le sue caratteristiche peculiari. Inoltre, qualora fosse necessario integrare la disciplina applicabile a ciascuno di essi per far fronte a nuove o rinnovate esigenze, ciò avveniva grazie all «interpretazione analogica» effettuata in sede giurisdizionale o giurisprudenziale 29. Si tratta di un sistema alternativo rispetto a quello che contempla, invece, la predisposizione di una disciplina generale, che sia eventualmente derogabile e specificabile in ragione delle specificità dei casi concreti. Siamo in presenza, infatti, solo di sistemi diversi di configurazione della sostituzione negoziale, rispetto ai quali non si possono esprimere giudizi di valore identificando nell uno o nell altro il sistema migliore o più evoluto. In tal senso, in una prospettiva di sviluppo storico, non ci convince l eventuale ricostruzione in senso evoluzionistico dalla rappresentanza romana che vede un progressivo passaggio da un sistema improntato prevalentemente su casi di rappresentanza indiretta ad uno che si avvale sempre più di quella diretta, secondo un processo evolutivo ininterrotto che troverebbe il suo culmine nella legislazione di Giustiniano 30. D altronde, non ci sembra di poter ravvisare nella legislazione giustinianea alcun tentativo di configurare un sistema unitario e armonico della disciplina della rappresentanza, o più genericamente della sostituzione negoziale. È assai verosimile, invece, che i compilatori si siano limitati a mutuare le soluzioni create nell ambito del sistema controversiale e giurisprudenziale classico, spesso generalizzandole e semplificandole, e facendo, pertanto, torto alla loro originaria ricchezza e complessità. Tanto è vero che dal Digesto non emerge una prospettiva unitaria in ordine alla rappresentanza. Il quadro è tutt altro che omogeneo. Basti pensare alle numerose fallentiae riscontrate dagli stessi glossatori 31, e alle numerose incongruenze riscontrabili tra i pareri riportati dai compilatori, che lasciano affiorare poche ma visibili tracce di un originario ed animato dibattito, di cui non resta memoria se non per brevi cenni. 28 Infra, Cap. X. 29 Infra, Cap. VIII-IX 30 WACKE, Alle origini della rappresentanza diretta, cit. 606 ss. 31 COSENTINI, Lezioni di esegesi delle fonti di diritto romano, Catania, 1977, 274ss. 1516 16 Anzi, a ben esaminare la disciplina giustinianea, sembra proprio che per certi versi si compia un passo indietro nel riconoscimento degli effetti della sostituzione negoziale, e dunque della rappresentanza. Così, ad esempio, la volontà di legare strettamente la figura del mandato a quella del procurator sembra rispondere all intento di limitare e circoscrivere i poteri del procurator, originariamente illimitati, più che allargarne lo spettro. In definitiva, è nostra convinzione, innanzitutto che per comprendere i fenomeni di sostituzione negoziale del mondo romano, debba farsi ricorso alle categorie moderne con estrema cautela, ed inoltre che sia necessario operare delle scelte metodologiche molto ponderate. Così, ad esempio, se non si vuol fare riferimento al concetto di rappresentanza nella sua configurazione odierna, non si può neanche impostare la trattazione dei casi di sostituzione negoziale nel diritto romano solamente nella prospettiva dell agere alieno nomine, perché sfuggirebbero dall ambito descritto delle figure importanti, quali in primo luogo quella del procurator omnium bonorum - almeno nella sua configurazione iniziale - e genericamente tutti quei casi di sostituzione, frequentissimi nelle fonti, in cui non è presente la prospettiva dell officium 32. Di conseguenza, se si vogliono proprio tratteggiare delle linee storiche di evoluzione e sviluppo del diritto romano in ordine ai fenomeni di sostituzione negoziale è necessario, a nostro parere, abbandonare prospettive unitarie ed unificanti. Bisogna, invece, incentrare l attenzione sulle singole figure di sostituzione negoziale, procedendo, semmai, ad identificare nella loro storia le linee fondamentali di uno sviluppo che comporta la progressiva attenuazione ed involuzione della prospettiva potestativa a vantaggio della lenta emersione di quella dell officium, secondo un percorso che non giunge mai, anche in piena età classica o giustinianea, ad una disciplina unitaria delle figure che operano in qualità di intermediari. Se talora affiora o si manifesta per tratti una prospettiva unitaria, è solo il frutto di un interpretazione giurisprudenziale che si svolge e attua in un contesto marcatamente controversiale. D altronde, neanche Giustiniano giungerà mai a delineare una disciplina unitaria della rappresentanza. Sarà solo la dottrina pandettistica 33 a dare origine ad una reale concezione unitaria della rappresentanza, forzando il dato testuale offerto dalle fonti romane, ponendo così le premesse anche per gravi fenomeni di incomprensione delle stesse fonti, e al tempo stesso i presupposti per gravi aporie presenti nei sistemi codicistici moderni. In conclusione, non si può non concordare sostanzialmente con Cappellini 34 quando sostiene che il diritto romano ha affrontato le problematiche relative alla rappresentanza non in modo unitario ma per «nuclei problematici». Si tratta, infatti, di una affermazione perfettamente aderente alle fonti romane che può essere pertanto pienamente sottoscritta, se ed in quanto non miri a porre in evidenza «un imperfezione» del diritto romano, quanto piuttosto le peculiarità del sistema in questione. La trattazione parcellizzata delle questioni relative alla rappresentanza non 32 Per ulteriori chiarimenti v. infra, 3.1; Supra, nt CAPPELLINI, voce Rappresentanza (Diritto intermedio), cit., 442; cfr. supra,17 17 costituisce, infatti, una sorta di «imperfezione» del sistema romano - che non sarebbe riuscito ad esprimere una visione unitaria e corente del fenomeno - ma solo la conseguenza di un sistema controversiale e giurisprudenziale, in cui l attenzione dei giuristi era rivolta non alla formulazione di regole astratte e generali, ma di volta in volta alla risoluzione dei singoli problemi. Si incorrerebbe, inoltre, nell errore semplicistico di considerare la storia giuridica come un processo evolutivo che partendo da forme primitive ed imperfette è progredito verso forme sempre più definite e perfette. Ed, ancora, si tratta di un affermazione - quella di Cappellini - che non implica di per sé la conclusione che gli stessi giuristi non avessero una visione unitaria del fenomeno e delle problematiche connesse alla sostituzione negoziale, e che quindi trattassero necessariamente in maniera distinta del profilo obbligatorio e di quello degli acquisti senza mai saldarli in una prospettiva unitaria. Questa eventualità, come vedremo, dipendeva di volta in volta dai casi concreti ad essi sottoposti 35. Quella dei giuristi romani era solo un impostazione pragmatica, incentrata sulla prospettiva della tutela degli interessi, più che sull edificazione di costruzioni dogmatico-concettuali astratte. Inoltre, esistono più assetti possibili della disciplina del fenomeno giuridico esaminato, sulle quali non possono esprimersi giudizi di valore, ma solo valutazioni tecniche relative alla maggiore o minore validità, o efficienza nel dare risposte adeguate alle istanze del corpo sociale. D altronde, anche il diritto francese, ad esempio, pur nella sua impostazione legislativa e codicistica, disciplina gli effetti rappresentativi del mandato 36, della preposizione dell istitore 37, e non la rappresentanza come istituto generale. Ebbene, coerentemente a queste premesse, nell identificare i caratteri del fenomeno rappresentativo nel mondo romano, vorremmo trattare delle principali forme di sostituzione negoziale previste e disciplinate dallo stesso diritto, ed in particolare del regime delle actiones adiecticiae qualitatis, del mandato e del procurator ed, in fine, dell actio ad exemplum institoriae, poiché rappresenta - come vedremo - un punto di osservazione fondamentale, come momento di intersezione tra le discipline relative alle principali figure di sostituzione negoziale conosciute nell esperienza romana classica. Quello relativo all actio ad exemplum institoriae è un tema, infatti, che ci consente - chiarita, ove possibile, la disciplina applicabile a ciascuna delle figure di rappresentanti (institor, procurator, mandatario, etc.) - di esaminare anche i rapporti tra loro intercorrenti. In realtà, non ci occuperemo specificamente del diritto arcaico, né dei fenomeni di sostituzione processuale nel sistema delle legis actiones, sia per l esiguità delle fonti esistenti a tal proposito, ma anche in considerazione della scarsa rilevanza rivestita da tali esperienze nella storia giuridica successiva. Si tratta, infatti, di soluzioni estremamente singolari, legate a contesti giuridici anch essi del tutto peculiari, alle quali tuttavia faremo 35 Infra, Cap. IX. 36 Cfr. artt. 1984ss del Code Civil. 37 Cfr. art del Code Civil. Per un approfondimento della tematica relativa ai rapporti tra mandato e rappresentanza nell ordinamento francese cfr. CARBONNIER, Droit civil, 4. Les obligations, Thémis-Paris, 1988 ; LARROUMET, Droit civil, 3. Les obligations, 1, Paris, 1986 ; MAULAIRYE, Droit civil. Les contrats speciaux, Paris,18 18 riferimento ove sia necessario, e anche possibile, per cogliere e valutare i presupposti che hanno condotto alla creazione delle soluzioni giuridiche più tarde. Dovendo, infatti, operare delle scelte - data l impossibilità di trattare tutti gli aspetti relativi alla rappresentanza negoziale e processuale nel diritto romano dall età arcaica all età classica - abbiamo preferito privilegiare lo studio delle fonti che meglio conosciamo e delle soluzioni giurisprudenziali che presentano un grado di elaborazione tecnica più accentuata e che, per tale motivo hanno rivestito un valore determinante anche in relazione ad esperienze storiche successive. Infatti - come avremo modo di costatare nella sede apposita 38 - le fonti relative alla tematica da noi esaminata sono anche quelle che nella storia successiva sono state oggetto di particolare studio ed elaborazione, e hanno fortemente influenzato la formazione e la disciplina degli istituti del mandato e della rappresentanza odierni. 4- L actio ad exemplum institoriae e la realizzazione di effetti negoziali di tipo rappresentativo. L actio ad exemplum institoriae è un azione tramite la quale, ad un certo momento dell evoluzione giuridica di Roma, le figure dell institor e del procurator vengono assimilate dai giuristi romani al fine di estendere al caso del procurator praepositus la disciplina prevista dai magistrati giurisdicenti per l institor. L azione rappresenta un estensione analogica dell actio institoria, cioè di uno dei cinque rimedi processuali designati come actiones adiecticiae qualitatis 39, predisposti dal pretore per consentire che la responsabilità di alcune operazioni negoziali realizzate dai soggetti in potestate gravasse direttamente in capo al soggetto che tale potestà esercitava, qualora tali operazioni fossero state compiute per sua volontà e nell ambito dell attività da lui prescelta. Presupposto dell actio institoria era, infatti, la praepositio di uno schiavo o di un filius ad un attività commerciale terrestre. L opinione tradizionale 40, ancora oggi dominante, ritiene che, nel caso delle actiones exercitoria e institoria qualora il soggetto preposto fosse un soggetto libero, non si sarebbero realizzati dei casi di rappresentanza diretta ma di responsabilità adiettizia, assimilabile semmai alla rappresentanza indiretta, o all interposizione gestoria; gli effetti negoziali si 38 Infra, 1.5; ALBANESE, Le persone nel diritto privato romano, Palermo, 1979, 159 ss; ID., Atti negoziali, cit., 350, nt 403; BUTI, Sulla capacità negoziale dei servi, Napoli, 1976; DI PORTO, Impresa collettiva e schiavo manager in Roma antica (II sec. a.c.-ii sec. d.c.), Milano, 1984, 54 ss; GUARINO, Actiones adiecticiae qualitatis, in Nss.D.I. (1957) 270 ss; TALAMANCA, voce Processo civile (Diritto romano) in Enciclopedia del dir., 36, 1988, 60; VALIÑO, Las «actiones adiecticiae qualitatis» y sus relaciones básicas en derecho romano, in AHDE. 37 (1967), 337 ss; ID., Las relaciones bàsicas de las acciones adyecticias, in AHDE. 38 (1968), 377 ss; ID., La capacidad de las personas «in potestate» en derecho romano, in Revista del Derecho Notarial (1967) 99 ss. 40 BONFANTE, Istituzioni di diritto romano, Milano, 1987, 332; BETTI, Diritto Romano, cit., 394; PASTORI, GLi istituti romanistici come storia e vita del diritto, Milano, 1988, 711; TALAMANCA, Istituzioni di diritto romano, cit., 267 ss. 1819 19 sarebbero prodotti, infatti, sia in capo al rappresentato sia al rappresentante, il quale generalmente avrebbe agito in nome proprio. In età classica si sarebbe poi realizzato un fenomeno evolutivo che avrebbe consentito il progressivo passaggio dalla rappresentanza indiretta a quella diretta 41, nell ambito del quale avrebbe assunto un ruolo del tutto determinate proprio l introduzione dell actio quasi institoria. Con essa si sarebbe aperto «..un nuovo corso nella disciplina della sostituzione negoziale, uno spazio nuovo in cui la giurisprudenza intravede e sperimenta nuove possibilità organizzative; un punto di passaggio del concetto di rappresentanza nell esperienza romana, un passaggio cruciale nell acquisizione di una nuova mentalità, di un nuovo costume 42». Lo strumento concreto utilizzato sarebbe stato proprio la concessione di un actio ad exemplum institoriae o di un actio quasi institoria; il giurista, al quale attribuire l innovazione, sarebbe Papiniano. Va detto subito che i brani che ci testimoniano la creazione di siffatte azioni sono particolarmente noti alla dottrina romanistica, e sono stati oggetto di animate dispute interpretative 43. Infatti, in essi ricorrono casi di praepositio o mandatum conferiti ad un procurator, ad un libertus o ad un amicus, e viene concessa ai terzi, che hanno agito con essi nei limiti del mandato o della praepositio, un actio ad exemplum institoriae actionis da esercitare direttamente contro il preponente o il mandante 44. Ed, in effetti, quello dell actio ad exemplum institoriae rimane tuttora, nonostante i numerosi studi in proposito 45, un tema controverso; osservava, a ragione, Kaser 46 che «die Haftung des Geschaftsherrn aus der actio institoria und ihrer analogen Erweiterung 41 WACKE, Alle origini della rappresentanza diretta, cit. 606 ss. 42 QUADRATO, voce Rappresentanza (Diritto romano), cit., I brani relativi all actio ad exemplum institoriae sono D (31); D pr; D ; D La bibliografia è vasta: COSTA, Actio exercitoria ed institoria, Parma, 1891, 3 s.; SOLAZZI, Le azioni del pupillo e contro il pupillo per i negozi conclusi dal tutore, in BIDR 23 (1911) 147 ss., ora in Scritti di diritto romano I, Napoli, 1955, 482 ss.; ID., Le azioni del pupillo e contro il pupillo per i negozi conclusi dal tutore, in BIDR 25 (1912) 133 ss., ora in Scritti di diritto romano I, Napoli, 1955, 567 ss. (da cui si cita); ALBERTARIO, L actio quasi institoria, in Studi di Dir. Rom., 4, Milano, 1912, ; RABEL, Ein Ruhmesblatt Papinians in Festschrift für Zitelmann, Leipzig, 1913, 1-25 ora in Gesammelte Aufsätze, IV. Arbeiten zur altgriechischen, hellenistichen und römischen Rechtsgeschichte , Tübingen, 1971, ; CARRELLI, L actio quasi institoria, in Studi in on. di Bernardino Scorza, Roma, 1940, 143 s.; KRELLER, Formula ad exemplum institoriae actionis, in Festschrift für Wenger II, München, 1945, ; BURDESE, Actio ad exemplum institoriae, in Atti dell Accademia Scienze di Torino 84 ( ) 84 (che da ora si cita in estratto); ID., «Actio ad exemplum institoriae» e categorie sociali, in Studi in mem. di Guido Donatuti, I, Milano, 1973, 191ss.; ANGELINI, Osservazioni in tema di creazione dell'actio ad exemplum institoriae, in BIDR. 71 (1968), ; ID., Il procurator, Milano, 1971; LONGO, Actio exercitoria, actio institoria, actio quasi institoria, in Studi Scherillo 2, Milano, 1972, 620 ss.; VALIÑO, Las «actiones adiecticiae qualitatis», cit., 337 ss.; ID., La capacidad de las personas «in potestate», cit., 99 ss.; ID, Las relaciones básicas, cit., 377 ss.; ALBANESE, Le persone, cit., 159 ss.; ID., Atti negoziali nel diritto privato romano cit., 350 nt. 403; HAMZA, Zur frage der gewillkürten Stellvertretung in klassischen römischen Recht, in Ann. Scient. Budap. Sectio Juridica 21 (1979) 19 ss.; ID, Aspetti della rappresentanza negoziale in diritto romano, in INDEX 9 (1980) 193 ss.; BENKE, Zur Papinians actio ad exemplum institoriae actionis, in ZSS. 105 (1988) 592 ss. 44 Infra, Cap. VIII, 2; 3; Supra, nt KASER, Das römische Privatrecht, München 1971, 608 ss. 1920 20 auf den Procurator sowie aus der actio exercitoria bleibt eine offene Frage». Potremmo dire, ancora oggi, che è aperto il campo delle ricerche sull argomento. Si può, infatti, ancora ragionevolmente discutere delle ragioni e dei limiti in cui fu operata una tale estensione analogica. Secondo l ipotesi preferibile 47, l ambito di applicazione originario delle actiones adiecticiae qualitatis avrebbe riguardato l attività negoziale compiuta da soggetti alieni iuris per conto del proprio dominus o pater. Ben presto sarebbe stata riconosciuta, però, l applicabilità di tali azioni - in particolare dell actio exercitoria ed institoria - anche al caso in cui il soggetto preposto non fosse legato al preponente da un rapporto potestativo. La praepositio si sarebbe staccata così dal rapporto potestativo per legarsi, anche, ad un rapporto di carattere contrattuale. Ma l innovazione sarebbe stata ancora più decisa; infatti, secondo un processo che sarà meglio descritto nel corso della trattazione, si sarebbe imposta alla considerazione dei giuristi la necessità e l opportunità di apprestare tutela a situazioni che, sebbene non rientrassero specificamente nell ambito della praepositio institoria, presentavano comunque delle affinità con essa. Particolarmente sensibile a tale esigenza sarebbe stato il giurista Papiniano, il quale, come ormai comunemente si ritiene 48, avrebbe operato tale estensione mediante la creazione dell actio ad exemplum institoriae o quasi institoria 49. Tramite l azione in questione, si sarebbe riconosciuta tutela al terzo che aveva contrattato non con un institor, ma con un soggetto libero, di solito procurator - a cui era stato affidato l esercizio di un attività commerciale - contro il soggetto che gli aveva affidato tale incarico. Appaiono, dunque, evidenti le ragioni per le quali si ritiene che con tali innovazioni ci si avvii decisamente verso il riconoscimento della rappresentanza diretta nel mondo romano. Non ci convince, tuttavia, l idea di configurare il fenomeno in questione come un processo evolutivo verso il raggiungimento di un sistema migliore, ipotizzando il passaggio da una forma imperfetta di rappresentanza ad una sempre più perfetta. A noi sembra che nel processo descritto non si riscontri un fenomeno definibile in termini di evoluzione ma più che altro di sviluppo e modifica della disciplina applicabile, in relazione allo sviluppo e alla modifica del contesto sociale ed economico nel suo complesso. 47 E più plausibile credere, infatti, che la prassi di preporre magister o institor soggetti liberi sia invalsa successivamente; originariamente, invece, doveva trattarsi solo di soggetto alieni iuris; in tal senso DI PORTO, Impresa collettiva e schiavo manager, cit., 37 nt. 12, e dottrina ivi citata. Sul tema v. infra, D (30) (Pap. 2 resp.); D (Ulp. 31 ad ed.); D pr (Pap. 3 resp.); D (Ulp. 32 ad ed.); C (Impp. Diocl. et Max., a. 294); C (Impp. Diocl. et Max., a. 293). 49 In passato si riteneva di dover distinguere i brani in cui fosse adottata l espressione actio quasi institoria da quelli in cui si menzionava, invece, l actio ad exemplum institoriae, credendo che i primi fossero stati oggetto di interpolazione come quasi tutte le espressioni costruite col quasi ; cfr. ALBERTARIO, Op. cit, 216; CARRELLI, Op. cit., 168; KRELLER, Op. cit., 88. La dottrina più recente propende oramai per per la classicità e l equivalenza delle due espressioni; ANGELINI, Osservazioni in tema, cit., 239; BURDESE, Actio ad exemplum institoriae e categorie sociali, cit., Vedere altro
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