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Timestamp: 2018-08-21 00:20:21+00:00
Document Index: 146663996

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'e contrario', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ']

Indennità di cessazione e risarcimento di danni ulteriori
La Corte di giustizia europea si pronuncia sull’art. 17 della direttiva sugli agenti commerciali.
Corte di giustizia, 3 dicembre 2015, C-338/14, Quenon K. SPRL v. Beobank SA (già Citibank Belgium SA) contro Metlife Insurance SA (già Citilife SA).
un’indennità di clientela, ispirata al sistema vigente in Germania, intesa a compensare l'agente per la clientela apportata al preponente nel corso del contratto, entro il limite massimo di un anno di provvigioni, calcolata sugli ultimi cinque anni del rapporto
una riparazione del pregiudizio causatogli dalla cessazione del rapporto con il preponente, basata sul sistema vigente in Francia.
La previsione di due sistemi così diversi (quello "francese" non richiede la prova dell'apporto di clientela, né un "tetto" massimo dell'indennizzo) è frutto di un compromesso, inteso a consentire sia alla Germania che alla Francia di mantenere sostanzialmente invariati i sistemi in vigore nei rispettivi paesi. Benché la natura giuridica dei due tipi di compenso di fine rapporto sia apparentemente diversa:
il primo come indennità per la clientela sviluppata dall'agente, di cui potrà beneficiare il preponente dopo la fine del contratto
e il secondo come risarcimento del danno subito dall'agente in seguito alla cessazione del rapporto (e cioè, essenzialmente, la perdita delle provvigioni che avrebbe percepito in caso di continuazione dello stesso),
i due sistemi hanno la medesima funzione di indennizzo per l’azione svolta nel corso del rapporto.
In quest'ottica è importante sottolineare come il "risarcimento del danno", ai sensi del sistema francese, abbia un significato più ampio di quello di risarcimento da inadempimento o da fatto illecito, comunemente attribuito a quel termine. Esso si riferisce infatti, a qualsiasi danno conseguente alla cessazione del contratto su iniziativa del preponente, a prescindere dal fatto che la risoluzione sia o meno illecita.
Probabilmente al fine di evitare che si potesse ritenere che l'indennità "tedesca" escludesse la possibilità per l'agente di chiedere il risarcimento dell'eventuale danno derivante da un recesso illegittimo, i redattori della direttiva hanno sentito l'esigenza di precisare, nel contesto della disciplina dell'indennità "tedesca", all'art. 17(2)(c), che la concessione dell'indennità non priva l'agente del diritto di chiedere un risarcimento dei danni.
La legge belga del 13 aprile 1995 di attuazione della Direttiva, dispone, all’art. 21, che l’agente ha diritto, in aggiunta all’indennità, alla riparazione dei danni non eccedenti la differenza tra l’ammontare della perdita realmente occorsa e l’ammontare dell’indennità.
In virtù di questa norma, gli agenti belgi hanno la possibilità di superare il limite della provvigione annua fissato per l’indennità, purché dimostrino l’esistenza di danni ulteriori che sorgano in seguito alla cessazione del rapporto, come, ad esempio, investimenti non ammortizzati, costi sopportati per il licenziamento di impiegati, ecc.
Controversia oggetto della pronuncia pregiudiziale
In seguito alla risoluzione di due contratti di agenzia rispettivamente con Citibank e Citilife, un agente belga, sig. Quenon richiedeva ai propri preponenti il pagamento:
dell’indennità di preavviso (per non aver osservato il periodo di preavviso)
dell’indennità di cessazione del rapporto
in conformità con l’art. 21 della legge belga, il risarcimento di ulteriori danni conseguenti alla cessazione del contratto.
Le convenute contestavano che l’art. 21 della legge belga, così come interpretato dall'attore (e cioè in modo da consentire il risarcimento dei danni in assenza di colpa, per il semplice fatto della cessazione del contratto), sarebbe contrario alla Direttiva, la quale non consentirebbe di cumulare due sistemi di indennizzo, ossia il sistema dell'indennità e quello della riparazione del danno.
Se l’articolo 17 della direttiva 86/653 debba essere interpretato nel senso che è consentito al legislatore nazionale stabilire che, in seguito all’estinzione del contratto, l’agente commerciale abbia diritto a un’indennità di clientela di importo non superiore a quello della retribuzione annua nonché, nel caso in cui l’indennità in questione non copra la totalità del danno effettivamente subito, a un risarcimento fino a concorrenza della differenza fra l’importo del danno effettivamente subito e quello dell’indennità di cui trattasi.
Se, in particolare, l’articolo 17, paragrafo 2, lettera c), della direttiva 86/653 debba essere interpretato nel senso che esso subordina la concessione di un risarcimento ulteriore rispetto all’indennità di clientela all’esistenza di un illecito contrattuale o extracontrattuale da parte del preponente che presenti un nesso causale con il danno invocato, nonché all’esistenza di un pregiudizio distinto da quello risarcito attraverso l’indennità forfettaria di clientela.
In caso di risposta affermativa a quest’ultima questione, se l’illecito debba consistere in qualcosa di diverso da una risoluzione unilaterale del contratto, come ad esempio in un preavviso insufficiente, nella concessione di indennità sostitutive del preavviso e di clientela insufficienti, nell’esistenza di gravi motivi imputabili al preponente, in un abuso del diritto di risoluzione o in qualsiasi altro inadempimento, in particolare sotto il profilo delle pratiche commerciali».
In questo modo la Corte ha riconosciuto:
la legittimità della normativa nazionale che consente all'agente di pretendere il risarcimento degli ulteriori danni subiti in seguito alla (legittima) cessazione del rapporto, purché questi siano distinti da quelli risarciti attraverso l'indennità di clientela.
Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, la Corte sembra ritenere che il "danno" risarcito attraverso l'indennità corrisponda alle provvigioni che l'agente avrebbe potuto percepire in caso di continuazione del rapporto, e che quindi il risarcimento aggiuntivo debba riferirsi a perdite di altro tipo, come investimenti non recuperabili, costi di licenziamento di personale non più utilizzabile, ecc.
Siccome la maggior parte dei paesi ha semplicemente trasposto letteralmente la nor¬ma della direttiva senza specificare se debba trattarsi di un danno riconducibile ad un inadempimento del preponente, la questione è normalmente rimessa alla giurisprudenza.
In molti paesi, ed in particolare in Italia, l’orientamento prevalente è che i danni che l'agente può richiedere in aggiunta all'indennità siano unicamente quelli da inadempimento o fatto illecito; eventuali danni subiti in conseguenza di una risoluzione legittima del contratto si considerano coperti dall'indennità e potranno unicamente costituire degli elementi da tener presenti per determinarne l'ammontare, sempre entro il limite massimo di un anno di provvigioni.
In seguito alla pronuncia della Corte, vi sarà spazio per sostenere che la norma nazionale di attuazione dell’art. 17(2)(c) della direttiva va interpretata conformemente alla sentenza Quenon e quindi deve includere eventuali danni conseguenti alla cessazione del rapporto in quanto tale. Ove si affermasse questo orientamento, verrebbe ad assumere un rilievo determinante il profilo della distinzione tra:
danni coperti dall'indennità
e danni che possano essere richiesti in aggiunta a questi, in quanto diversi dall’indennità, aspetto solo accennato, ma non sviluppato dalla sentenza commentata.