Source: http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-1508.htm
Timestamp: 2019-01-20 07:17:21+00:00
Document Index: 61435029

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', '§1', '§2', '§1', '§2', '§1', '§1', '§ 2', '§1', '§2', 'art. 52', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 2', '§ 3', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 52', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 3']

Pubblico di seguito il documento
Da Giovanni XXIII a Ratzinger la medesima politica: salvare i preti pedofili dalla giustizia terrena
Pubblico di seguito il documento originale Crimen Sollicitationis o Crimine di adescamento (1962) del Cardinale Alfredo Ottaviani, illustre predecessore di Ratzinger quale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (all'epoca Santo Uffizio ed ancora prima Inquisizione). Prima alcune premesse.
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera: http://it.wikipedia.org/wiki/Crimen_sollicitationis
Crimen sollicitationis (in latino "crimine di adescamento") è un documento riservato emesso nel 1962 dal Sant’Uffizio (oggi Congregazione per la Dottrina della Fede), diretto «a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e altri ordinari del luogo, anche di rito orientale». Il documento, redatto dal card. Alfredo Ottaviani e approvato da papa Giovanni XXIII, stabiliva la procedura da seguire secondo il diritto canonico nelle cause di sollicitatio ad turpia (latino, "adescamento a cose turpi"), cioè quando un chierico (presbitero o vescovo) veniva accusato di usare il sacramento della confessione per fare avances sessuali ai penitenti.
Lo schema del documento è il seguente:
Preliminari (nn. 1-14).
Titolo Primo: Della prima notizia del crimine (nn. 15-28).
Titolo Secondo: Del processo (nn. 29-60).
Cap. I: Delle indagini (nn. 29-41).
Cap. II: Delle disposizioni canoniche e dell’ammonizione del delinquente (nn. 42-46).
Cap. III: Della citazione del reo (nn. 47-54).
Cap. IV: Della discussione della causa, della sentenza definitiva, e dell’appello (nn. 55-60).
Titolo Terzo: Delle pene (nn. 61-65).
Titolo Quarto: Delle comunicazioni ufficiali (nn. 66-70).
Titolo Quinto: Del crimine pessimo (nn. 71-74).
Approvazione del papa in data 16 marzo 1962.
Appendici: Formula del giuramento, formula di abiura, formula di assoluzione, formula di delega per ricevere una denuncia, in generale e nel caso specifico della sollicitatio, formula per delegare a compiere le indagini, modo di svolgere le indagini, modo di esaminare in generale, ecc..
Il documento è di per sé destinato a regolare lo svolgimento dei processi canonici nel caso della sollicitatio ad turpia. Il documento stabilisce le procedure da seguire in tutte le fasi del procedimento, iniziando dalla maniera di ricevere la denuncia, e disciplinando la forma di compiere le indagini, la maniera di citare il presunto colpevole, di emettere la sentenza, di fare ricorso.
In particolare, l’esito delle indagini può essere diverso:
nel caso che il fatto appaia senza alcun fondamento, si dichiara nell’atto e si distruggono i documenti accusatori;
nel caso gli indizi siano vaghi e indeterminati, il caso viene archiviato per l’evenienza che appaiano elementi nuovi;
nel caso che ci siano indizi certi del fatto, ma non sufficienti per istituire l’azione accusatoria, si procede all’ammonizione del sacerdote e si conservano gli atti per l’eventualità di sviluppi futuri;
nel caso che gli indizi siano sufficienti, il sacerdote viene citato in giudizio e si svolge il processo.
Alla fine del processo si stabiliscono le pene canoniche per il colpevole: sospensione a divinis, e – secondo la gravità – dichiarazione di inabilità al ministero ecclesiastico, privazione di tutti i benefici, dignità, voce attiva e passiva, e inabilità agli stessi, riduzione allo stato laicale nei casi più gravi. Vengono indicate specificamente le circostanze aggravanti: il numero e la condizione delle persone provocate, specialmente se minorenni e consacrati a Dio con i voti religiosi; la forma della provocazione, specialmente se unita a insegnamento falso o a falso misticismo; la turpitudine degli atti commessi; il carattere diuturno delle conversazioni disoneste; la reiterazione; la recidività dopo l’ammonizione; la speciale malizia del provocante. Si tratta quindi una pena che diventa pubblica nel momento in cui viene eseguita, anche se il procedimento ecclesiastico è stato portato avanti in tutta segretezza.
L’ultimo titolo del documento stabilisce che le stesse norme e la stessa procedura sono da seguire anche nel caso del crimen pessimum (il "crimine peggiore"). Il documento precisa che intende con esso i "fatti esterni osceni gravemente peccaminosi commessi o anche solo pianificati da un chierico in qualunque maniera con una persona del proprio sesso" (n. 71). Si dice poi (n. 73) che si equiparano al crimen pessimum anche gli atti dello stesso tipo compiuti con bambini o animali. Stabilisce anche cosa fare nel caso dei "religiosi esenti".
Il carattere di segretezza
Il documento invoca segretezza sia per i casi trattati che per il documento stesso. Esso impone segretezza persino sulle vittime degli abusi sessuali. Sono imposte misure estreme per la violazione della segretezza (scomunica latae sententiae).
L’interpretazione di questo punto è controversa, in quanto il documento, secondo l’interpretazione della Chiesa, chiedeva segretezza non per occultare eventuali scandali, ma per tutelare le parti prima della sentenza definitiva.
«…Insomma, un insieme di norme rigorose, che nulla aveva a che fare con la volontà di insabbiare potenziali scandali. E che il testo Crimen Sollicitationis non fosse pensato per tale fine lo dimostrava un paragrafo, il quindicesimo, che obbligava chiunque fosse a conoscenza di un uso del confessionale per abusi sessuali a denunciare il tutto, pena la scomunica». ("Ai danni della Chiesa e di Ratzinger. Infame calunnia via Internet", Andrea Galli, l’Avvenire, 19 maggio 2007).
Secondo alcuni osservatori l’interpretazione "maliziosa" dei detrattori del documento è in parte conseguenza di una lunga catena di abusi sessuali e scandali avvenuti negli Stati Uniti, spesso non gestita in maniera accorta dai rappresentanti della Chiesa i quali non hanno mai denunciato alle autorità civili i casi di abuso o presunto tale, preferendo sempre gestire le situazioni seguendo i dettami del diritto canonico, compresi quelli contenuti in crimen sollicitationis che imponevano segretezza.
I legali coinvolti nei casi contro la Chiesa negli Stati Uniti hanno sostenuto altresì che il documento è prova di "ostruzione alla giustizia" (obstruction of justice). Come risposta, i difensori della condotta della Chiesa hanno sostenuto invece che la pratica della segretezza riguardava solo le leggi canoniche (la cui conseguenza estrema alla violazione era la scomunica) e che ciò non impediva ad un vescovo di riferire alle autorità civili su casi di pedofilia interna. Essi hanno inoltre sostenuto che, siccome il documento imponeva segretezza, sarebbe stato improbabile poter influenzare le azioni dei funzionari della Chiesa, tranne quelle di cui si era a conoscenza.
Conoscenza pubblica del documento
La prima volta che Crimen sollicitationis apparve sotto i riflettori fu nel 2001 in quanto ne fu fatta menzione in una lettera scritta dall’allora Cardinale Ratzinger ai vescovi del mondo, riguardante nuove procedure atte a fronteggiare le accuse sugli abusi sessuali minorili da parte di preti cattolici.
Validità nel tempo delle disposizioni
Crimen sollicitaionis è rimasto in vigore fino alla comunicazione di Ratzinger del 2001 (che di fatto lo sostituisce), nella quale si legge testualmente: «Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare "i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti", per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere "a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche", poiché l’istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant’Offizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici». (Lettera inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e gerarchi interessati, circa i delitti più gravi riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001. Testo originale in latino e traduzione in italiano; all’epoca il cardinale Ratzinger ne era Prefetto e l’arcivescovo Tarcisio Bertone ne era segretario).
Ed ora il documento originale sia in lingua latina che in lingua inglese:
CRIMEN SOLLICITATIONIS (in latino) PDF
CRIMEN SOLLICITATIONIS (in inglese) PDF
Ed anche una prima parte in italiano:
Crimen Sollicitationis: Parte I
DALLA SUPREMA E SANTA CONGREGAZIONE DEL SANT'UFFIZIO
PER TUTTI I PATRIARCHI, ARCIVESCOVI, VESCOVI, E ALTRI ORDINI DIOCESANI DI RITO ORIENTALE.
SUL MODO DI PROCEDERE NEI CASI DI SOLLICITAZIONE
Stampa Vaticana, 1962
Sul modo di procedere nei casi di crimini sollicitazione.
[Questo testo è] da archiviare diligentemente negli archivi segreti della curia come strettamente confidenziale. Non deve essere reso pubblico né aggiunto di commenti.
1. il crimine di sollicitazione si verifica quando un prete tenta un penitente, di qualsiasi persona si tratti, sia nell'atto del sacramento della confessione, sia prima o immediatamente dopo, o anche nell'occasione o con il pretesto della confessione, sia al di fuori dei tempi della confessioni in un confessionale o [in un luogo] diverso da da quello [normalmente] scelto per il proposito simulato dell'ascolto della confessione. [L'oggetto di questa tentazione] è di provocare o sollecitare [il penitente] verso cose impure ed oscene, sia con parole, segni, cenni del capo, sia con il tocco o con la scrittura, sia durante o dopo [la lettura della nota], sia che egli con [quel penitente] abbia condotto discorsi impropri o proibiti o attività imprudentemente audaci (costituzione Sacrum Poenitentie, §1).
2. [il diritto o dovere di segnalare] questo crimine inqualificabile, in primo luogo è di pertinenza dell'Ordinario del luogo nel cui territorio l'accusato ha residenza (vedi sotto, numeri 30 e 31), e questo non in riguardo alla legge opportuna ma anche da una delegazione speciale della Sede Apostolica;
Le persone succitate devono poter godere nella più ampia possibilità di introdurre, discutere e terminare [questi casi] attraverso il tribunale più adatto, nel più breve tempo possibile, [essendo per di più] gravemente imbarazzati dalla loro coscienza, dopo l'accadimento di fatti simili. In ogni caso, a causa di seri e particolari motivi, in accordo con la norma del Canone 247, §2, questi casi devono essere direttamente deferiti o deve essere ordinato di deferirli alla Santa Congregazione del Sant'Uffizio. Ancora [il diritto del] rispondente accusato di ricorrere al Sant'Uffizio (++5++) rimane intatto in ogni istanza del giudizio. In ogni caso, un ricorso così interposto non sospende, escludendo il caso di un appello, l'esercizio della giurisdizione del giudice che abbia già iniziato ad accettare il caso; e la sua possibilità di seguire il giudizio fino alla decisione definitiva, a meno che non venga stabilito che la Sede Apostolica abbia avvocato la causa a se stessa. (Cfr. Canone 1569).
3. Per quanto riguarda il nome degli Ordinari del posto si comprende debbano essere, ciascuno nel proprio territorio, il Vescovo residente, abate o prelato territoriale, l'amministratore, qualsiasi vicario o Prefetto Apostolico, [e, in assenza dei summenzionati] coloro che si sostituiscono in autorità temporanea in rigore della legge o della costituzione [apostolica] approvata (Canone 198, §1); [questa norma non si applica], in ogni caso, al vicario generale, a meno che non [sia stato] espressamente delegato.
4. L'ordinario del luogo, in questi casi, è giudice anche per i regolari [religiosi], anche se esentato. E' inoltre severamente vietato ai loro superiori di interporsi in casi pertinenti al Sant'Uffizio (Canone 501, §2). In ogni caso, fatto salvo il diritto dell'ordinario, nulla può impedire ai superiori stessi, nel caso scoprano [uno dei loro] inferiori inadempiente nell'amministrazione del sacramento della penitenza, la facoltà e l'obbligo di essere diligentemente vigili nei riguardi di quelle stesse persone, anche avendo amministrato salutari penitenze, ammonendo e correggendo e, se il caso lo richiede, rimuovendoli dal loro ministero. Essi potranno pure trasferirlo ad altro [incarico], a meno che l'ordinario del luogo non lo proibisca poiché abbia già accettato la denuncia e abbia cominciato l'inquisizione.
5. L'ordinario del luogo può sia supervisionare di persona questi casi o proporne l'accettazione ad un ecclesiastico che sia scrupoloso e di età matura. Ma non possono essere regolarmente [affidati, questi casi], ma devono essere delegati tanto spesso quanto necessita (toties quotes) per i casi presi separatamente e attraverso lo scritto, fatta salva la prescrizione del Canone 1613, §1.
6. Anche se, per regola, un solo giudice, in virtù della sua riservatezza, è prescritto per casi di questo tipo, non è proibito, in ogni caso, che l'Ordinario nei casi più difficili, approvi uno o due assistenti o consiglieri, scelti tra i giudici sinodali (Canone 1575); o anche di tre giudici, similmente scelti tra i giudici sinodali, a cui passare il caso per poterlo gestire con il mandato di procedere collegialmente, in accordo con la norma del Canone 1577.
7. Il promotore del caso, il difensore dell'accusato e il notaio, sacerdoti convenientemente scrupolosi, di età matura, integri, dottori in legge canonica ++7++ o in altro modo esperti [di legge canonica] e degni per il loro zelo nei confronti della giustizia (Canone 1589), e che non siano in alcun modo prevenuti verso l'accusato, del quale è trattato nel Canone 1613, devono essere nominati per iscritto dall'Ordinario. Il promotore del caso (che può essere altra persona rispetto al promotore della Curia) [può essere designato] per l'intera serie di casi. Il difensore dell'accusato, comunque, e il notaio devono essere designati ogni volta per ciascun caso (toties quoties). All'accusato non viene fatto divieto di proporre un difensore ritenuto a lui favorevole (canone 1655), il quale deve essere comunque un sacerdote e approvato dall'Ordinario.
8. Talvolta (questo si riferisce alla sua località), l'intervento [del promotore di giustizia] viene richiesto, e nei casi in cui egli non sia stato citato, oppure per fatalità non sia stato citato ma sia comunque presente [al processo], il processo deve essere considerato [completamente] invalido. Ma se, comunque, egli sia stato citato e non sia presente a qualche [parte del] processo, il processo è propriamente valido, anche se successivamente [gli atti] dovranno essere soggetti alla sua analisi in modo che egli sia in grado di fare rilievi su ogni parte di essi, sia con le parole che con la scrittura, e proporre ciò che egli giudichi necessario o appropriato (Canone 1587).
9. E' da ritenersi adeguato che il notaio, d'altra parte, sia presente a tutti glia atti del processo, pena la nullità dello stesso, e prenda nota di mano propria o quantomeno apponga la sua firma [ai suddetti atti] (Canone 1585, §1). A causa del carattere particolare di queste procedure, comunque è necessario per l'Ordinario dispensare dalla presenza del notaio nel perseguire e nell'esaminare i testimoni introdotti [nel caso], sia a causa di una ragionevole pretesto nell'accoglienza delle denunce, affinché possa essere annotato nella sua residenza, sia per il dispendio del grado di, per così dire, attenzione o sollecitudine pretesa da un notaio nella specifica situazione.
10. In nessun caso, a meno che sia assolutamente necessario, si deve ricorrere ad aiutanti; nel caso questi devono essere scelti, per quanto sia possibile, dall'ordine sacerdotale; in ogni caso, comunque e senza eccezioni, essi devono essere di provata lealtà e maturi. Ma deve essere fatto notare che, se le necessità lo impongono, essi devono essere designati all'accettazione di certi atti anche se non sono sottoposti residenti in un altro territorio, o se l'ordinario di quel territorio [può] essere interrogato (canone 1570, § 2), in osservanza, naturalmente, di tutte le cautele di cui si è trattato precedentemente e nel canone 1613.
11. Poiché comunque, ciò che viene trattato in questi casi deve essere investito del più alto grado di attenzione e osservanza, cosicché queste stesse questioni siano seguite nella maggior segretezza possibile e, dopo che essi siano stati definiti e destinati allo svolgimento, devono essere ristretti dal silenzio perpetuo (Istruzione del Sant'Uffizio, 20 Febbraio 1667, n° 14), ciascuno e chiunque pertinente al tribunale, in qualsiasi misura o ammessi alla conoscenza dei fatti in ragione del loro ufficio, deve osservare il segreto più rigoroso e legato all'osservanza [di questa segretezza] in maniera inviolabile - tale di norma è considerato come segreto del Sant'Uffizio e riservato alla sola persona del Sommo Pontefice - in ogni caso e con tutte le persone, sotto la pena di scomunica latae sententiae, ipso facto e senza dichiarazione [della punizione] in cui sono incorsi, anche con l'esclusione dalla Penitenzieria Apostolica. Infatti a questa legge sono legati gli Ordinari ipso jure o in virtù dei loro propri doveri. Gli altri aiutanti, dal potere del voto che devono sempre fare prima di intraprendere i loro doveri. E questi, poi, sono delegati, interpolati e informati in loro assenza per mezzo del precetto nelle lettere di delega, interpellanza [o] informazione, a loro imposte con esplicita menzione del segreto del Sant'Uffizio e della summenzionata censura.
12. Il succitato voto, la cui formula è reperibile tra le appendici di questa istruzione (Formula A), deve essere usata da coloro che, ovviamente, ne faranno uso abituale, una volta per tutte; da coloro che comunque sono delegati solo a certe parti della questione o caso, tanto spesso quanto è richiesto (toties quotes), alla presenza dell'Ordinario o di un suo delegato, [il voto] deve essere preso sul Vangelo di Dio (anche dai sacerdoti) e non in diverso modo, e con l'aggiunta della promessa di compiere lealmente il loro dovere, verso il quale, comunque, la scomunica, come menzionato sopra, non è estesa. Per di più deve esserci una recessione da parte di chi ha conoscenza di coloro coinvolti in questi casi, per timore che chiunque sia ammesso alla conoscenza dei fatti dagli aiutanti, a meno che, in qualche modo una parte o un dovere che debba essere rivestiti da quella persona richieda necessariamente una conoscenza di queste questioni.
13. Il voto di segretezza deve essere dato in questi casi anche dagli accusatori o coloro che denuncino [il sacerdote] e dai testimoni. Nessuno di questi, in ogni caso, è soggetto a censura, a meno che per fatalità queste stesse persone siano già state minacciate di censura, per le loro accuse, le loro deposizioni o per le loro violazioni fattive. L'accusato, comunque, deve essere avvertito nel modo più severo che anche lui, come tutti [gli altri], in special modo quando egli osserva il segreto con il suo difensore, è sotto la sanzione di sospensione a divinis nel caso in cui incorra ipso facto in una trasgressione.
14. Infine, per quanto riguarda la pubblicazione, il linguaggio, la ratifica, la custodia e l'accidentale nullità, in ogni modo [queste questioni] devono essere seguite nel modo prescritto rispettivamente dai Canoni 1642-43, 379-80-82 e 1680.
[N. B.: le parti in blu sono evidenziate nella traduzione della CBS]
Le gerarchie vaticane affermano che tale documento perse di validità nel 1983, in occasione dell'approvazione del nuovo codice di Diritto Canonico.
Vediamo cosa dice allora tale Codice.
Il Diritto Canonico così punisce i reati di legati al Sesto Precetto del Decalogo, ovvero ad atti sessuali, abusi sessuali e pedofilia:
Can. 1387
Il sacerdote che, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione sacramentale, sollecita il penitente al peccato contro il sesto precetto del Decalogo, a seconda della gravità del delitto, sia punito con la sospensione, con divieti, privazioni e, nei casi più gravi, sia dimesso dallo stato clericale.
Can. 1395
§1. Il chierico concubinario, oltre il caso di cui al [link] can. 1394, e il chierico che permanga scandalosamente in un altro peccato esterno contro il sesto precetto del Decalogo, siano puniti con la sospensione, alla quale si possono aggiungere gradualmente altre pene, se persista il delitto dopo l'ammonizione, fino alla dimissione dallo stato clericale.
§2. Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti.
Come potrete notare la pena massima è la dimissione dallo Stato Clericale che, naturalmente, deve essere pensata come la fine di grandi privilegi.
Evidentemente le cose non stanno esattamente così perché la Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2001 (e questa volta diretta da Ratzinger) ritornò sull'argomento a seguito dell'esplodere degli innumerevoli casi di pedofilia negli USA.
Di nuovo una circolare ai vescovi ed alle altre autorità ecclesiastiche in tutto il mondo al fine di nascondere al massimo ogni abuso sessuale su minori (per rendersene conto basta leggere). La circolare è oggi nota con il nome DE DELICTIS GRAVIORIBUS ed io la riporto di seguito in lingua inglese e nella sua traduzione italiana.
Letter sent to all Bishops and other Ordinaries and hierarchs of the Catholic Church regarding the more serious offenses («graviora delicta») reserved to the Congregation for the Doctrine of the Faith (18 May 2001)
a Congregatione pro Doctrina Fidei missa
ad totius Catholicae Ecclesiae Episcopos
aliosque Ordinarios et Hierarchas interesse habentes:
eidem Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis
Ad exsequendam ecclesiasticam legem, quae in articulo 52 Constitutionis Apostolicae de Romana Curia enuntiat: "Delicta contra fidem necnon graviora delicta tum contra mores tum in sacramentorum celebratione commissa, quae ipsi delata fuerint, [Congregatio pro Doctrina Fidei] cognoscit atque, ubi opus fuerit, ad canonicas sanctiones declarandas aut irrogandas ad normam iuris, sive communis sive proprii, procedit",[1] necesse erat in primis definire procedendi modum de delictis contra fidem: quod peractum fuit per normas, quarum inscriptio est Agendi ratio in doctrinarum examine, a Summo Pontifice Ioanne Paulo PP. II ratas atque confirmatas, simul articulis 28-29 in forma specifica approbatis.[2]
Eodem fere tempore Congregatio pro Doctrina Fidei per Commissionem ad hoc ipsum institutam operam dabat diligenti canonum de delictis studio, sive Codicis Iuris Canonici, sive Codicis Canonum Ecclesiarum Orientalium, ad determinanda "graviora delicta tum contra mores tum in sacramentorum celebratione", ad perficiendas quoque normas processuales speciales "ad canonicas sanctiones declarandas aut irrogandas", quia Instructio Crimen sollicitationis hucusque vigens, a Suprema Sacra Congregatione Sancti Officii edita die 16 mensis martii anno 1962,[3] recognoscenda erat novis Codicibus canonicis promulgatis.
Attente perpensis votis et factis opportunis consultationibus, Commissionis opus tandem ad finem pervenit; Congregationis pro Doctrina Fidei Patres accuratius idem examinarunt, Summo Pontifici subiciendo conclusiones circa determinationem graviorum delictorum et modum procedendi ad sanctiones declarandas aut irrogandas, firma manente eiusdem Congregationis Apostolici Tribunalis exclusiva in hoc competentia. Quae omnia ab ipso Summo Pontifice adprobata, confirmata et promulgata sunt per Litteras Apostolicas Motu Proprio datas, quarum initium sumit a verbis Sacramentorum sanctitatis tutela.
Graviora delicta tum in sacramentorum celebratione tum contra mores, Congregationi pro Doctrina Fidei reservata, sunt:
– Delicta contra sanctitatem augustissimi Eucharistiae Sacrificii et sacramenti, videlicet:
1° abductio vel retentio in sacrilegum finem, aut abiectio consecratarum specierum;[4]
2° attentatio liturgicae eucharistici Sacrificii actionis vel eiusdem simulatio;[5]
3° vetita eucharistici Sacrificii concelebratio una cum ministris communitatum ecclesialium, qui successionem apostolicam non habent nec agnoscunt ordinationis sacerdotalis sacramentalem dignitatem;[6]
4° consecratio in sacrilegum finem alterius materiae sine altera in eucharistica celebratione, aut etiam utriusque extra eucharisticam celebrationem;[7]
– Delicta contra sanctitatem sacramenti Paenitentiae, videlicet:
1° absolutio complicis in peccato contra sextum Decalogi praeceptum;[8]
2° sollicitatio in actu vel occasione vel praetextu confessionis ad peccatum contra sextum Decalogi praeceptum, si ad peccandum cum ipso confessario dirigitur;[9]
3° violatio directa sigilli sacramentalis;[10]
– Delictum contra mores, videlicet: delictum contra sextum Decalogi praeceptum cum minore infra aetatem duodeviginti annorum a clerico commissum.
Haec tantum, quae supra indicantur delicta cum sua definitione, Congregationis pro Doctrina Fidei Tribunali Apostolico reservantur.
Quoties Ordinarius vel Hierarcha notitiam saltem verisimilem habeat de delicto reservato, investigatione praevia peracta, eam significet Congregationi pro Doctrina Fidei quae, nisi ob peculiaria rerum adiuncta causam sibi advocet, Ordinarium vel Hierarcham per proprium Tribunal ad ulteriora procedere iubet opportunas normas tradendo; ius appellandi contra sententiam primi gradus, sive ex parte rei vel eius Patroni sive ex parte Promotoris Iustitiae, valide unice manet tantummodo ad Supremum Tribunal eiusdem Congregationis.
Notandum est actionem criminalem de delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis praescriptione extingui decennio.[11] Praescriptio decurrit ad normam iuris universalis et communis;[12] in delicto autem cum minore a clerico patrato praescriptio decurrere incipit a die quo minor duodevicesimum aetatis annum explevit.
In Tribunalibus apud Ordinarios vel Hierarchas constitutis, hisce pro causis munera Iudicis, Promotoris Iustitiae, Notarii atque Patroni tantummodo sacerdotes valide explere possunt. Instantia in Tribunali quovis modo finita, omnia acta causae ad Congregationem pro Doctrina Fidei ex officio quam primum transmittantur.
Tribunalia omnia Ecclesiae Latinae et Ecclesiarum Orientalium Catholicarum tenentur canones de delictis et poenis necnon de processu poenali utriusque Codicis respective observare una cum normis specialibus a Congregatione pro Doctrina Fidei pro singulo casu tradendis et omnino ad exsecutionem mandandis.
Huiusmodi causae secreto pontificio subiectae sunt.
Per hanc Epistulam, de mandato Summi Pontificis omnibus Ecclesiae Catholicae Episcopis, Superioribus Generalibus institutorum religiosorum clericalium iuris pontificii et societatum vitae apostolicae clericalium iuris pontificii aliisque Ordinariis et Hierarchis interesse habentibus missam, in votis est ut non solum graviora delicta omnino vitentur, sed praesertim ad clericorum et fidelium sanctitatem etiam per necessarias sanctiones procurandam sollicita pastoralis cura ab Ordinariis et Hierarchis habeatur.
Romae, e sede Congregationis pro Doctrina Fidei, die 18 maii 2001.
+ JOSEPHUS Card. RATZINGER
+ Tharsicius BERTONE, S.D.B.
archiep. em. Vercellensis a Secretis
[1] Ioannes Paulus PP. II, Constitutio Apostolica Pastor bonus, De Romana Curia, 28 iunii 1988, art. 52, in AAS 80 (1988) 874.
[2] Congregatio pro Doctrina Fidei, Agendi ratio in doctrinarum examine, 29 iunii 1997, in AAS 89 (1997) 830-835.
[3] Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii, Instructio Crimen sollicitationis, Ad omnes Patriarchas, Archiepiscopos, Episcopos aliosque locorum Ordinarios "etiam Ritus Orientalis": De modo procedendi in causis sollicitationis, 16 martii 1962, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXII.
[4] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1367; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1442. Cf. et Pontificium Consilium De Legum Textibus Interpretandis, Responsio ad propositum dubium, 4 iunii 1999.
[5] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1378 § 2 n. 1 et 1379; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1443.
[6] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 908 et 1365; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 702 et 1440.
[7] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 927.
[8] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1378 § 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1457.
[9] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1387; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1458.
[10] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1388 § 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1456 § 1.
[11] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1362 § 1 n. 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1152 § 2 n. 1.
[12] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1362 § 2; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1152 § 3.
Circa i delitti più gravi
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera Ad exequendam. Inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e gerarchi interessati, circa i delitti più gravi riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001: AAS 93(2001), 785-788.
La Lettera apostolica in forma di motu proprio di Giovanni Paolo II Sacramentorum sanctitatis tutela del 30.4.2001 (cf. nn. 575-580) rispondeva al preciso scopo di "definire più dettagliatamente sia ‘i delitti più gravi commessi contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti’, per i quali la competenza rimane esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede, sia anche le norme processuali speciali ‘per dichiarare o infliggere le sanzioni canoniche’". Le Norme sono contenute in questa successiva Lettera. Riguardo alla definizione dei "delitti più gravi", la principale novità riguarda la pedofilia, ovvero "il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età" (prima erano 16). Riguardo invece alle novità procedurali, i vescovi svolgeranno indagini preliminari e segnaleranno i casi alla Congregazione, la quale deciderà se lasciare la causa agli stessi ordinari o avocarla a sé: i procedimenti di questo genere, inoltre, sono soggetti al segreto pontificio.
Per l'applicazione della legge ecclesiastica, che all'art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: "[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all'occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio", era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l'esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica (2).
Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare "i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti", per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere "a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche", poiché l'istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant'Offizio il 16 marzo 1962, (3) doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.
Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l'hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell'infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.
- I delitti contro la santità dell'augustissimo sacramento e sacrificio dell'eucaristia, cioè:
1° l'asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate: (4)
2° l'attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima; (5)
3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell'ordinazione sacerdotale; (6)
4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l'altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica; (7)
- Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:
1° l'assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo; (8)
2° la sollecitazione, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso; (9)
3° la violazione diretta del sigillo sacramentale; (10)
- Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.
Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione. Ogni volta che l'ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un'indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all'ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.
Si deve notare che l'azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni (11). La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune (12): ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.
Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i gerarchi, possono ricoprire validamente per tali cause l'ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l'istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d'ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.
Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell'uno e dell'altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.
Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e gerarchi interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei gerarchi ci sia una sollecita cura pastorale.
+ Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario
1) IOANNES PAULUS II, Const. apost. Pastor bonus de romana curia, 28.6.1988, art. 52: AAS 80(1988), 874: EV 11/884.
2) CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, Agendi ratio in doctrinarum examine [regolamento per l'esame delle dottrine]. 29.6.1997: AAS 89(1997), 830-835: EV 16/616-644.
3) SUPREMA SACRA CONGREGATIO SANCTI OFFICII, Instr. Crimen sollicitationis ad omnes patriarchas, archiepiscopos, episcopos aliosque locorm ordinarios " etiam ritus orientalis ": De modo procedendi in causis sollicitationis [a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e agli altri ordinari dei luoghi "anche del Rito orientale"; "Procedimento nelle cause di sollecitazione"], 16.3.1962. Tipografia poliglotta vaticana 1962.
4) Cf. Codex Iuris Canonici [Codice di diritto canonico] (CIC), can. 1367: Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium [Codice dei canoni delle Chiese orientali] (CCEO), can. 1442. Cf. et pontificium consilium de legum textibus interpretandis. Responsum ad propositum dubium [anche Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi. Risposta al dubbio] Utrum in can. 1367 CIC. 4.6.1999 [3.7.1999]: AAS 91(1999). 918: EV 18/1259-1266.
5) Cf. CIC cann. 1378 § 2 n. 1 e 1379: CCEO can. 1443.
6) Cf. CIC cann. 908 e 1365; CCEO cann. 702 e 1440.
7) Cf. CIC can. 927.
8) Cf. CIC can. 1378 § 1: CCEO can. 1458
9) Cf. CIC can. 1387: CCEO can. 1458.
10) Cf. CIC can. 1362 § 1 N.1: CCEO can. 1152 § 2 n.1.
11) Cf. CIC can. 1388 § 1: CCEO can. 1456 § 1
12) Cf. CIC can. 1362 § 2: CCEO can. 1152 § 3
Aggiungo di seguito alcuni articoli che commentano la vicenda.
http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=199&Itemid=6
La vera immagine dell’Italia nel mondo è quella di Stato vassallo. Non dell’America o del Nano Malefico, ma di un Nanostato: il Vaticano.
Ogni domenica, in prima serata, la BBC manda in onda “Panorama”, un programma-inchiesta sullo stile di “Report”. Il 1 ottobre 2006 mandò in onda un documentario dal titolo “Sex crimes and the Vatican“. In Italia non solo non è mai stato trasmesso, ma non se ne è mai neanche parlato.
Il reportage, che ha già fatto il giro del mondo, parla chiaro: l’Italia è l’anti-enclave di uno Stato Teocratico, e ospita numerosi preti criminali, con processi a carico per pedofilia e violenza su minori, rendendosi complice di una dissennata politica di omertà che la Cupola Vaticana continua a praticare, nonostante i proclami recenti di Papa Ratzinger.
Le dichiarazioni di intenti contro la pedofilia di Benedetto XVI hanno avuto enorme enfasi sui giornali e telegiornali. I Media italiani hanno però censurato ciò che ha costretto il papa a fare quelle dichiarazioni: il dibattito in corso sulla stampa internazionale - connesso all’uscita di questo documentario - sulle responsabilità dirette di Ratzinger al problema degli scandali pedofilia.
Veniamo dunque al protagonista del documentario, il nostro Joseph: nell’epistola De Delictis Gravioribus datata 18 Maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del globo, Ratzinger scrisse che:
“Nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore” ribadendo che “le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio” e che si sarebbero dovuti attendere 10 anni, da quando le vittime avessero compiuto la maggiore età, per rivelare le accuse (ottenendo in questo modo la prescrizione dei reati, a quel punto non più perseguibili). Tale documento quindi, appariva essere un aggiornamento del discusso Crimen Sollicitationis (traduzione inglese) datato 1962. (citazione da Wikipedia).
Richiamando tale documento Ratzinger rinnovava il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi. Il futuro papa avocava al vaticano la competenza esclusiva sulla materia. E, dalle testimonianze del filmato, ciò non ha modificato punto la situazione. Gli abusi, l’omertà e l’impunità continuano ad essere un fenomeno diffuso.
Sono troppo poche le voci libere in questo paese, che è scivolato nel 2006 dal 77° al 79° posto quanto a libertà di stampa (fino 73° si rientra nella categoria di “Stato libero”). Per la Freedom House, che raccoglie e pubblica questi dati, Non siamo considerati uno Stato Libero.
In Europa dopo di noi c’è solo la Turchia.
http://www.voceditalia.it/index.asp?ART=8777
(al link indicato vi è il video di Nicotri che racconta questi fatti)
L’attuale Pontefice ha evitato un processo negli Usa grazie all’elezione a Papa
Preti pedofili: ecco come il Vaticano protegge i religiosi che violentano i minori
Fu Ratzinger, su indicazione di Wojtila, a ordinare di insabbiare tutte le denunce (4000 sono negli Usa)
Giuseppe Nicotri è un giornalista che si occupa da anni dei casi di pedofilia tra i preti, e di come il Vaticano abbia deciso di proteggere i religiosi accusati o condannati per violenza sessuale nei confronti di minori. In questa intervista esclusiva, realizzata dalla Voce in collaborazione con MyVideos, e pubblicata in due puntate, svela tutti i retroscena e le responsabilità degli ultimi due pontefici.
Delio Contini è un parroco di Firenze, della parrocchia di santa Maria della salute. La vicenda è emersa perchè un gruppo di cattolici fiorentini si sono “arrabbiati” dopo aver subito per decenni le attenzioni sessuali - chiamiamole così - di questo parroco, sin da quando erano bambini e bambine. In pratica, si trattava di stupro e violenza sessuale, perché quando si è minorenni, per definizione, e per legge, non si è in grado di decidere su certe cose.
Questi tizi (il gruppo di cattolici fiorentini) si sono incontrati qualche anno fà, ed hanno scoperto che anche altri, tra di loro, avevano sentito le stesse cose. Ne hanno parlato, si sono molto arrabbiati, e hanno denunciato i fatti alla Curia fiorentina. La Curia fiorentina non ha fatto nulla. Dopo due anni di arrabbiature, il prete pedofilo è stato semplicemente trasferito ad un’altra parrocchia, così che andasse a fare il pedofilo da un’altra parte, ma senza un fastidio eccessivo. A questo punto, però, un gruppo di preti fiorentini si è arrabbiato, ed ha consigliato a questi fedeli di rivolgersi direttamente al Papa tramite il Segretario di Stato Tarcisio Bertone.
Io sono rimasto sbalordito, perchè avevo appena messo in rete sul mio blog Ruota Libera un documento datato 14/05/2001, firmato da Ratzinger e da Bertone, a quell’epoca rispettivamente capo e vicecapo della Congregazione per la dottrina della Chiesa (l’ex Tribunale dell’Inquisizione). In qualità di capo e vicecapo hanno diramato ai vescovi di tutto il mondo una circolare, per ordinare il silenzio sui casi di pedofilia dei religiosi pedofili; silenzio rispetto alle autorità locali, dicendo che questi casi vanno segnalati al Santo Uffizio, alla Congregazione.
Su questi casi vige il segreto pontificio: vuol dire che non se ne può parlare con le autorità civili, non se ne può parlare con nessuno. Di fatto, si tratta di una sottrazione di competenze giudiziarie nei confronti degli altri stati sovrani; è una forma di omertà.
Questo è grave: si tratta di persone che violentano minorenni. Mi sembra una cosa grave. Tanto grave che negli Stati Uniti, nel corso di un processo a cento preti pedofili a Houston, nel Texas, Ratzinger è stato imputato per reato di cospirazione contro la giustizia, perchè si è scoperto che aveva emanato questo documento (tra l’altro, è scritto chiaro e tondo, è stato emanato su indicazione del Papa di allora, il Papa polacco). Ratzinger è stato imputato negli Stati Uniti per questa cosa, e se l’è cavata solo perché, nel frattempo, è diventato Papa.
E allora, la Santa Sede, cioè il Vaticano, ha chiesto il trattamento riservato ai capi di stato, che non vengono mai ritenuti responsabili penalmente di qualcosa, finché sono capi di stato. Il Papa, capo di Stato del Vaticano, è capo di Stato a vita. Il governo degli Usa ha ordinato al Tribunale di Houston di interrompere l’azione penale contro Ratzinger, che nel frattempo è diventato Papa.
Non dimentichiamo che negli Usa i preti accusati di pedofilia sono oltre 4000, e ho letto su un sito che quelli condannati per pedofilia sono oltre 2000. Alcune parrocchie degli Usa hanno dovuto pagare più di un milione di dollari di risarcimento danni. Tanto è vero che una parrocchia, assai poco cristianamente, ha preferito dichiarare fallimento per evitare di pagare i danni. Anche questo lo trovo sbalorditivo, e non c’entra niente né col Vangelo, né col Cristianesimo.
Di questi oltre 2000 preti statunitensi condannati per pedofilia, più di 200 sono scappati all’estero, perchè i vescovi statunitensi, quando venivano a sapere del prete pedofilo, anziché allentare la giustizia, o comunque starsene zitti, lo avvertivano, in modo che se la potesse squagliare. Addirittura se ne sono squagliati nelle Filippine, tra i quali almeno un prete, che non era pedofilo, ma aveva stuprato delle donne per anni. Nelle Filippine non c’è il trattato di estradizione per questi reati, per cui, questo simpatico signore, continua a fare il prete nelle Filippine.
Di questi oltre 200 preti che sono scappati dagli Usa, per sottrarsi al carcere in seguito a condanne per pedofilia, vari si sono rifugiati in Italia. Uno di questi, un certo Henn, viveva a Roma, tranquillo e beato, e nel settembre dell’anno scorso se l’è squagliata per evitare l’estradizione nello stato dell’Arizona, dove avrebbe dovuto scontare qualche anno di galera.
Tutto questo lo trovo molto grave, ma è ancora più grave che in Italia non ne parli nessuno. Ho visto che i telegiornali hanno parlato della vicenda fiorentina, però senza dire che questi fedeli si sono rivolti al Papa; il Papa ed il Segretario di Stato sono proprio i responsabili del segreto, e del silenzio che ha circondato il loro caso. E non solo il loro caso. Qui non si tratta di fare del sensazionalismo, si tratta di sapere se la giustizia esiste per tutti, come recita la nostra Costituzione, oppure se uno che veste l’abito talare può fare il pedofilo impunemente. Tutto ciò solleva degli interrogativi pazzeschi, enormi, che dovrebbero inquietare la stessa Chiesa, e invece vediamo che c’è una congiura del silenzio veramente stupefacente.
http://www.voceditalia.it/index.asp?ART=8953
Anche alti prelati coinvolti in casi di violenza sessuale
Corruzione e pedofilia in Vaticano: per la Santa Sede non c’è alcun problema
La Chiesa non considera grave la corruzione né la violenza nei confronti di minori.
Delio Contini è un parroco di Firenze, della parrocchia di santa Maria della salute. La vicenda è emersa perchè un gruppo di cattolici fiorentini si sono “arrabbiati” dopo aver subito per decenni le attenzioni sessuali - chiamiamole così - di questo parroco, sin da quando erano bambini e bambine. In pratica, si trattava di stupro e violenza sessuale, perché quando si è minorenni, per definizione, e per legge, non si è in grado di decidere su certe cose. Questi tizi (il gruppo di cattolici fiorentini) si sono incontrati qualche anno fà, e hanno scoperto che anche altri, tra di loro, avevano sentito le stesse cose. Ne hanno parlato, si sono molto arrabbiati, e hanno denunciato i fatti alla Curia fiorentina. La Curia fiorentina non ha fatto nulla. Dopo due anni di arrabbiature, il prete pedofilo è stato semplicemente trasferito ad un’altra parrocchia, così che andasse a fare il pedofilo da un’altra parte, ma senza un fastidio eccessivo. A questo punto, però, un gruppo di preti fiorentini si è arrabbiato, ed ha consigliato questi fedeli di rivolgersi direttamente al Papa tramite il Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Io sono rimasto sbalordito, perchè avevo appena messo in rete sul mio blog Ruota Libera un documento datato 14/05/2001, firmato da Ratzinger e da Bertone, a quell’epoca rispettivamente capo e vicecapo della Congregazione per la dottrina della Chiesa (l’ex Tribunale dell’Inquisizione). In qualità di capo e vicecapo hanno diramato ai vescovi di tutto il mondo una circolare, per ordinare il silenzio sui casi di pedofilia dei religiosi pedofili; silenzio rispetto alle autorità locali, dicendo che questi casi vanno segnalati al Santo Uffizio, alla Congregazione. Su questi casi vige il segreto pontificio: vuol dire che non se ne può parlare con le autorità civili, non se ne può parlare con nessuno. Di fatto, si tratta di una sottrazione di competenze giudiziarie nei confronti degli altri stati sovrani; è una forma di omertà. Questo è grave: si tratta di persone che violentano minorenni. Mi sembra una cosa grave. Tanto grave che negli Stati Uniti, nel corso di un processo a cento preti pedofili a Houston, nel Texas, Ratzinger è stato imputato per reato di cospirazione contro la giustizia, perchè si è scoperto che aveva emanato questo documento (tra l’altro, è scritto chiaro e tondo, è stato emanato su indicazione del Papa di allora, il Papa polacco). Ratzinger è stato imputato negli Stati Uniti per questa cosa, e se l’è cavata solo perché, nel frattempo, è diventato Papa. E allora, la Santa Sede, cioè il Vaticano, ha chiesto il trattamento riservato ai capi di stato, che non vengono mai ritenuti responsabili penalmente di qualcosa, finché sono capi di stato. Il Papa, capo di Stato del Vaticano, è capo di Stato a vita. Il governo degli Usa ha ordinato al Tribunale di Houston di interrompere l’azione penale contro Ratzinger, che nel frattempo è diventato Papa. Non dimentichiamo che negli Usa i preti accusati di pedofilia sono oltre 4000, e ho letto su un sito che quelli condannati per pedofilia sono oltre 2000. Alcune parrocchie degli Usa hanno dovuto pagare più di un milione di dollari di risarcimento danni. Tanto è vero che una parrocchia, assai poco cristianamente, ha preferito dichiarare fallimento per evitare di pagare i danni. Anche questo lo trovo sbalorditivo, e non c’entra niente né col Vangelo, né col Cristianesimo. Di questi oltre 2000 preti statunitensi condannati per pedofilia, più di 200 sono scappati all’estero, perchè i vescovi statunitensi, quando venivano a sapere del prete pedofilo, anziché allentare la giustizia, o comunque starsene zitti, lo avvertivano, in modo che se la potesse squagliare. Addirittura se ne sono squagliati nelle Filippine, tra i quali almeno un prete, che non era pedofilo, ma aveva stuprato delle donne per anni. Nelle Filippine non c’è il trattato di estradizione per questi reati, per cui, questo simpatico signore, continua a fare il prete nelle Filippine. Di questi oltre 200 preti che sono scappati dagli Usa, per sottrarsi al carcere in seguito a condanne per pedofilia, vari si sono rifugiati in Italia. Uno di questi, un certo Henn, viveva a Roma, tranquillo e beato, e nel settembre dell’anno scorso se l’è squagliata per evitare l’estradizione nello stato dell’Arizona, dove avrebbe dovuto scontare qualche anno di galera. Tutto questo lo trovo molto grave, ma è ancora più grave che in Italia non ne parli nessuno. Ho visto che i telegiornali hanno parlato della vicenda fiorentina, però senza dire che questi fedeli si sono rivolti al Papa; il Papa ed il Segretario di Stato sono proprio i responsabili del segreto, e del silenzio che ha circondato il loro caso. E non solo il loro caso. Qui non si tratta di fare del sensazionalismo, si tratta di sapere se la giustizia esiste per tutti, come recita la nostra Costituzione, oppure se uno che veste l’abito talare può fare il pedofilo impunemente. Tutto ciò solleva degli interrogativi pazzeschi, enormi, che dovrebbero inquietare la stessa Chiesa, e invece vediamo che c’è una congiura del silenzio veramente stupefacente.
intervista realizzata da Elisa Valt
direttore@myvideos.it
Una possibile interpretazione del Crimen
Padre Tom Doyle è un avvocato di diritto canonico. Ha avuto una carriera diplomatica con il Vaticano ma fu licenziato dopo che criticò il modo con cui la Chiesa conduce la politica di abuso sui minori. Questa è la sua interpretazione del Crimen Sollicitationis rilasciata nel documentario di Panorama:
"Il Crimen Sollicitationis è indicativo di una politica mondiale di assoluta segretezza e controllo di tutti i casi di abuso sessuale da parte del Clero.
Ma ciò che veramente avete qui è un'esplicita regola scritta per coprire i casi di abusi sessuali sui bambini da parte del Clero e punire coloro che vorrebbero richiamare l'attenzione di questi crimini commessi dagli uomini di Chiesa.
Abbiamo un documento scritto per cui il Vaticano controllerà queste situazioni e penso inoltre si abbia la chiara prova scritta per controllare e contenere il problema di coloro che ne sono coinvolti".
Da nessuna parte in questi documenti si dice di aiutare le vittime.
La sola cosa che si dice è di imporre la paura e punire le vittime se discutono o rivelano ciò che è loro accaduto.
Tutto è controllato dal Vaticano ed in cima alla gerarchia del Vaticano c'è il Papa. Joseph Ratzinger fu a metà di tale gerarchia per la maggior parte degli anni durante i quali il Crimen Sollicitationis fu imposto. Egli produsse le regole che seguirono al Crimen ed adesso è Papa. Tutto questo ci dice che la politica e l' approccio sistematico non è cambiato.
Il Cardinal Ratzinger, adesso Papa, potrebbe alzarsi domani e dire: "Ecco la condotta da seguire: totale divulgazione alle autorità civili, isolamento assoluto e rimozione di ogni ecclesiastico accusato e condannato, completa apertura alla trasparenza, completa apertura riguardo tutte le situazione finanziarie, stop all' ostruzionismo dei processi legali e completa cooperazione con le autorità civili in ogni parte del mondo".
Potrebbe farlo.
Un vecchio articolo (2005) del Corriere della Sera:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/09_Settembre/20/papa.shtml
Come capo di Stato il Pontefice non è processabile
Il vice ministro della Giustizia blocca il procedimento
contro Benedetto XVI per il documento «Crimen
Sollicitationis»
ROMA - La Corte Distrettuale del Texas non si è ancora pronunciata in merito alla procedura giudizaria civile presentata contro Papa Benedetto XVI, accusato di complotto per coprire le molestie sessuali contro tre ragazzi da parte di un seminarista: ma dopo l’intervento dell’Amministrazione Bush è assai probabile che la denuncia venga respinta.
Il vice ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Peter Keisler, ha infatti bloccato la procedura giudiziaria ricorrendo alla cosiddetta "suggestion of immunity", una misura legale che stando a quanto stabilito dalla Corte Suprema dev’essere obbligatoriamente recepita dai tribunali di grado inferiore.
Keisler ha ufficialmente informato il tribunale che Benedetto XVI gode di immunità come Capo di Stato, sottolineando dunque che avviare il procedimento sarebbe «incompatibile con gli interessi della , che dal cciato rapporti diplomatici con la Santa Sede. La stessa Ambasciata del Vaticano a Washington aveva chiesto all’Amministrazione di intervenire con la "immunity suggestion" e chiudere il caso.
Nel corso del mese di agosto, Daniel J. Shea, l’avvocato americano che aveva citato in giudizio il Pontefice quando era ancora Cardinale, era venuto a Roma su invito del partito Radicale; in quell’occasione aveva auspicato che George W. Bush non concedesse l’immunità diplomatica a Papa Benedetto XVI nell’ambito del procedimento - civile, non penale - aperto in Texas. Lo scomodo caso era approdato infatti anche sul tavolo del presidente degli Stati Uniti.
Insieme a Joseph Ratzinger, nel procedimento aperto nel gennaio 2005 sono citati l’arcivescovo di Galveston, monsignor Joseph Fiorenza e i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickard. Patino, colombiano di nascita, è attualmente latitante ed era stato accusato da tre giovani che frequentavano la chiesa di San Fran seminarista è stato aperto un procedimento penale
Le accuse mosse a Ratzinger riguardano invece un documento emesso nel 1962 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: una "Istruzione" dal titolo "Crimen Sollicitationis", che sanciva la competenza esclusiva della stessa Congregazione su alcuni gravi delitti, secondo quanto stabilisce il Codice di Diritto Canonico, tra cui «la violazione del Sesto Comandamento (Non commettere atti impuri) da parte di un membro del clero con un minore di 18 anni». Inquadramento assurdo, secondo l’avvocato Shea, visto che a differenza degli altri delitti (dalla violazione del sigillo sacramentale a quelli contro il sacramento eucaristico) la pedofilia «è un reato, non un peccato».
"Crimen Sollicitationis" sarebbe decaduto, ma secondo Shea non è così: l’avvocato aveva citato una lettera del 18 maggio 2001, di cui era giunto in possesso, firmata da Ratzinger e dall’arcivescovo Tarcisio Bertone, all’epoca segretario dell’ex Sant’Uffizio, in cui si parlava del documento del 1962 «in vigore fino ad oggi».
E’ sulla base di questa lettera che Shea aveva accusato Ratzinger di aver "coperto" le molestie sessuali su minori: «Questo documento dimostra l’esistenza di una cospirazione per nascondere questi delitti». Un’accusa «individuale, non legata alla funzione di Prefetto della Congregazione ricoperta da Ratzinger» secondo Shea. L’avvocato aveva raccontato che in un primo tempo Ratzinger non aveva risposto alle accuse, ma quando il processo ha preso il via, gli avvocati del Cardinale - a quel punto divenuto Papa, il 19 aprile scorso - avevano richiesto al Governo degli Stati Uniti l’immunità riservata ai capi di Stato. Il coinvolgimento di esponenti delle gerarchie cattoliche nelle inchieste giudiziarie sulla pedofilia non è insolito, ma di norma i procedimenti giudiziari non potevano essere avviati perché era impossibile consegnare agli accusati i documenti legali necessari: la denuncia contro Ratzinger è invece potuta andare avanti perché l’allora Cardinale ricevette personalmente l’atto di accusa. In agosto, Shea aveva dichiarato che in caso di concessione dell’immunità avrebbe dato battaglia: in primo luogo, perché all’epoca dei fatti contestati Joseph Ratzinger era un semplice cardinale, e poi perché "riconoscere la Santa Sede come uno Stato sarebbe una violazione della Costituzione statunitense", in particolare della "establishment clause" che proibisce leggi che proteggano in modo speciale confessioni o organizzazioni religiose.