Source: https://paolodarpini.blogspot.com/2010/07/rete-bioregionale-italiana-proposta-di.html
Timestamp: 2017-10-22 20:51:18+00:00
Document Index: 67789970

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

Paolo D’Arpini: Rete Bioregionale Italiana: "Proposta di legge per l'Agricoltura Contadina"
Rete Bioregionale Italiana: "Proposta di legge per l'Agricoltura Contadina"
coop. le galline felici
Agribio Emilia Romagna
Crocevia onlus
collettivo Ragnatela
a. le ragioni di dignità, uguaglianza e diritto al lavoro previsti dai primi articoli del dettato costituzionale (art. 1-4), e, in tale luce, il ruolo primario del lavoro contadino;
e. che 1,3 milioni di aziende ha una superficie aziendale inferiore ai 5 ettari e che, di conseguenza, l’agricoltura italiana è ancora ampiamente caratterizzata da aziende di piccole dimensioni che usano esclusivamente il lavoro familiare e che sono soggette a una costante riduzione nel numero e in termini di Superficie Agraria Utile (SAU), malgrado appartenga loro dare il maggior contributo al valore complessivo della produzione agricola nazionale;
g. che, per tali ragioni, gli effetti del lavoro contadino non sono riconducibili a quelli dell’agricoltura imprenditoriale e, ancora di più,
a quelli dell’agricoltura industriale, dove ogni aspetto di carattere etico, ecologico e conviviale è subordinato a ragioni di produttività – spesso con elevati indici di consumo idrico e di erosione e abbassamento della naturale fertilità dei suoli - e profitto, indipendenti da effetti e ricadute su comunità, ambiente, salubrità delle produzioni e qualità del lavoro;
a. l’importanza per la collettività di tali valori espressi attraverso il lavoro contadino, e, insieme a ciò, quanto l'attività dei piccoli agricoltori, soprattutto di quelli residenti in montagna e nelle aree economicamente marginali, sia soggetta a condizioni più difficoltose di vita e di produzione ed alla concorrenza sleale di aziende agricole che ricevono tutto il supporto necessario dalle attuali politiche pubbliche;
b. d’altra parte, che il lavoro contadino rischia di scomparire sotto il peso delle documentazioni imposte per lavorare e di regole tributarie, sanitarie e igieniche gravose e ingiustificate per le sue dimensioni produttive.
Capo I - APPLICAZIONE Art. 1 - AMBITO
La presente legge si applica a chi, come occupazione prevalente, pratica la coltivazione del fondo, l’allevamento o la raccolta di erbe e frutti spontanei, esclusivamente per l’autoconsumo familiare e per la vendita diretta e senza intermediazione ai consumatori e, in ambito locale, agli esercenti di vendita al dettaglio e ristorazione, e che non abbiano dipendenti, salvo eventuali avventizi impiegati in attività di raccolta, e non vendano prodotti di provenienza extra-aziendale, purché il reddito complessivo lordo prodotto dalla vendita diretta e dalle attività di ospitalità rurale non sia superiore a 30.000 euro indicizzati e al netto dei contributi previdenziali.
I coltivatori che rientrano nella definizione del comma precedente:
b. sono registrati, attraverso comunicazione al Sindaco, in uno specifico Albo presso il Comune di residenza e possono attestarsi con autocertificazione, vera fino a prova di falso penalmente perseguibile, ove questo costituisca reato.
a. "Prodotti alimentari",le sostanze e le preparazioni, diverse dai medicinali, destinate all’alimentazione umana, realizzate con materie prime prodotte esclusivamente sul fondo o attraverso la raccolta spontanea fatta in ambito locale.
b. "Vendita diretta", quella esercitata nel fondo di produzione, nei locali in esso inclusi, presso la propria abitazione, sul mercato contadino o mediante consegna a domicilio del consumatore; è altresì considerata vendita diretta al pubblico la fornitura dei propri prodotti agricoli agli
utilizzatori nonché ad alberghi, ristoranti, altri esercizi ricettivi, esercizi pubblici, mense ed esercizi analoghi;
c. "Consumatore", chi acquista merce o servizi di ospitalità per il proprio uso personale e familiare;
d. "Ambito locale", quello della provincia del comune dove è situato il fondo e, per i comuni adiacenti al confine provinciale, la provincia contermine.
a. trasformare e confezionare i propri prodotti alimentari e agricoli nell’abitazione o in locali annessi, attraverso le attrezzature e gli utensili usati nella consueta gestione domestica, purché spazi, attrezzature e utensili siano mantenuti adeguati e puliti secondo buon senso e responsabilità e purché dotati dei normali requisiti di abitabilità. Tali locali possono essere utilizzati per preparazioni diverse purché non contemporanee;
b. esonerati dagli obblighi vigenti sull’etichettatura dei prodotti aziendali, purché siano chiaramente ed esplicitamente indicati il produttore, l’indirizzo del luogo di produzione, gli ingredienti, la data di confezione e di scadenza e sia indicata la dicitura "prodotto di agricoltura contadina".
a. esonerati dal regime IVA, dalla tenuta dei registri contabili, dall’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio, da ogni imposta o tassa relativa all’attività agricola, alla propria abitazione rurale, al fondo, comprese quelle di registrazione e proprietà relative all’acquisto di terreni confinanti con i propri e confinanti tra loro;
b. tenuti al solo rilascio di ricevute semplificate di vendita e alla loro conservazione per tre anni;
c. sono parificati ai coltivatori diretti per quanto riguarda il diritto di prelazione, in caso di vendita di terreni limitrofi.
b. seppellire i resti degli animali abbattuti in azienda secondo le consuetudini locali, fatti salvi gravi motivi sanitari documentati da specifiche e puntuali disposizioni sanitarie o dalla non idoneità dei terreni, quando non sia organizzato un servizio pubblico di ritiro dei resti non oneroso per i coltivatori come precedentemente definiti.
Letame e resti di lavorazione del latte prodotto dal bestiame indicato nella precedente lettera a., non sono considerati rifiuti speciali. Non sono, altresì, da considerarsi rifiuti speciali le lane della tosa del gregge proporzionato al pascolo estensivo, secondo le vigenti disposizioni per il benessere animale.
Art. 6. – OSPITALITA’ RURALE I coltivatori, come definiti dall’art. 1, possono svolgere le attività agrituristiche indicate nella L. 20/2/2006 n.96. L’ospitalità rurale, può essere esercitata fino ad un massimo di dieci coperti e cinque posti letto, senza necessità di autorizzazioni e senza essere soggetta a regole fiscali e sanitarie relative alle norme che regolano le attività di agriturismo.
Potranno pernottare più di cinque perone soltanto nei casi dove l’alloggio possa essere esercitato secondo il metodo del giaciglio sulla paglia, "Schlafen im Stroh", già in uso nelle regioni alpine di Francia e Svizzera. Art. 7 - URBANISTICA I coltivatori, come definiti dall’art. 1, sono esonerati da vincoli progettuali e urbanistici per:
a. la costruzione sul fondo di stalle, fienili, serre ed altri annessi destinati esclusivamente alla propria occupazione prevalente, purché con misure adeguate all’indirizzo produttivo dell’azienda, realizzati con un piano fuori terra, secondo tipologie bene inserite nel contesto ambientale, con strutture solo rimovibili e senza possibilità di cambio di destinazione d’uso;
Ogni eventuale cessione aziendale e del fondo, se non avviene a favore di altri coltivatori, come definiti dall’art. 1, comporta l’obbligo di rimozione, anche forzosa, degli annessi indicati nella precedente lettera a. Art. 8 - LAVORO Il lavoro prestato gratuitamente e in forma saltuaria o come scambio di opere a favore dei coltivatori, come definiti dall’art. 1, è assimilato al volontariato e, salvo l’uso di scale o di macchine e attrezzature elettriche o a motore, non è assoggettato a obblighi contributivi e previdenziali.
Art. 9 – PREVIDENZA E SERVIZI I coltivatori, come definiti dall’art. 1, versano i minimi contributi assistenziali e previdenziali previsti per i coltivatori diretti.
Hanno, inoltre, diritto a ricevere attraverso le Regioni e le altre istituzioni locali:
b. gratuita assistenza burocratica e tecnica per qualunque domanda, dichiarazione, denuncia o modulistica di altro genere a qualunque titolo richiesta dalle Amministrazioni Pubbliche o comunque dovute per legge.
Le Regioni, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono chiamate al recepimento della norma che non potrà contenere disposizioni più limitative o vincolanti rispetto a quelle qui elencate. In vacanza del recepimento regionale la presente norma è valida ed efficace a tutti gli effetti.
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