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Timestamp: 2019-11-18 14:06:27+00:00
Document Index: 131078618

Matched Legal Cases: ['art.44', 'art. 44', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 262', 'art. 262', 'art. 710']

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Adozione (in casi particolari)
È consentita l'adozione speciale di minori a persone singole e a coppie di fatto anche qualora l'adottante sia di età avanzata o il minore sia affetto da grave handicap; l'adozione in casi particolari, constatata impossibilità di affidamento preadottivo, non presuppone una situazione di abbandono dell'adottando potendosi disporre per valorizzare la consolidata relazione affettiva creatasi tra adottante ed adottato, nel preminente interesse del minore a preservare tale rapporto
Cass. civ. Sez. I, 26 giugno 2019, n. 17100
L'art.44dellalegge n. 184 del 1983, lett. d), integra una clausola di chiusura del sistema, intesa a consentire l'adozione tutte le volte in cui è necessario salvaguardare la continuità affettiva ed educativa della relazione tra adottante ed adottando (e non certo tra quest'ultimo ed i genitori naturali), come elemento caratterizzante del concreto interesse del minore a vedere riconosciuti i legami sviluppatisi con altri soggetti che se ne prendono cura. Essa presuppone la constatata impossibilità di affidamento preadottivo, che deve essere intesa come impossibilità di diritto in quanto, a differenza dell'adozione piena, tale forma di adozione non presuppone necessariamente una situazione di abbandono dell'adottando e può essere disposta allorché si accerti, in concreto, l'interesse del minore al riconoscimento di una relazione affettiva già instaurata e consolidata, con chi se ne prende stabilmente cura.
La mancata specificazione di requisiti soggettivi di adottante ed adottando, come pure del limite massimo di differenza di età (prescrivendo la norma dell'art. 44, comma 4, esclusivamente che l'età dell'adottante deve superare di almeno diciotto anni quella dell'adottando) implica che l'accesso a tale forma di adozione non legittimante è consentito alle persone singole ed alle coppie di fatto, nei limiti di età suindicati e sempre che l'esame delle condizioni e dei requisiti imposti dalla legge, sia in astratto (l'impossibilità dell'affidamento preadottivo) che in concreto (l'indagine sull'interesse del minore), facciano ritenere sussistenti i presupposti per l'adozione speciale.
Assistenza Familiare (art. 570, co. 2 n.2 c.p.)
Non commette il reato di cui all'art. 570 c.p., co. 2 n. 2, il genitore che versa in misura ridotta l'assegno di mantenimento per il mantenimento del figlio se le somme comunque versate sono state sufficienti ad assicurare i mezzi di sussistenza in relazione alla situazione concreta del minore
Cass. pen. Sez. VI, 8 luglio 2019, n. 29896
Ai fini della configurabilità del reato previstodall'art. 570 c.p., comma 2, n. 2, nell'ipotesi di "corresponsione parziale" dell'assegno stabilito in sede civile per il mantenimento, il giudice penale deve accertare se tale condotta abbia inciso apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire al beneficiario, tenendo, inoltre, conto di tutte le altre circostanze del caso concreto, ivi compresa la oggettiva rilevanza del mutamento di capacità economica intervenuta, in relazione alla persona del debitore, mentre deve escludersi ogni automatica equiparazione dell'inadempimento dell'obbligo stabilito dal giudice civile alla violazione della legge penale.
L'art. 570 c.p., comma 2, n. 2 non fa riferimento a singoli mancati o ritardati pagamenti, bensì ad una condotta di volontaria inottemperanza con la quale il soggetto agente intende specificamente sottrarsi all'assolvimento degli obblighi imposti con la separazione. Se da un lato, quindi, non può ritenersi che la condotta delittuosa sia integrata da qualsiasi forma di inadempimento, dall'altro lato, trattandosi di reato doloso, la stessa deve essere accompagnata dal necessario elemento psicologico. Sul piano oggettivo, deve trattarsi di un inadempimento serio e sufficientemente protratto (o destinato a protrarsi) per un tempo tale da incidere apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire. Ne consegue che il reato non può ritenersi automaticamente integrato con l'inadempimento della corrispondente normativa civile e, ancorché la violazione possa conseguire anche al ritardo, il giudice penale deve valutarne in concreto la "gravità", ossia l'attitudine oggettiva ad integrare la condizione che la norma tende, appunto, ad evitare.
Cognome (attribuzione giudiziale del cognome al figlio nato fuori dal matrimonio e riconosciuto non contestualmente dai genitori)
In materia di attribuzione giudiziale del cognome al figlio nato fuori dal matrimonio e non riconosciuto contestualmente da entrambi i genitori il giudice ha ampia discrezionalità dovendosi escludere ogni automaticità ed agire unicamente nell'interesse del minore
Cass. civ. Sez. I, 5 luglio 2019, n. 18161
In tema di attribuzione giudiziale del cognome al figlio nato fuori dal matrimonio e riconosciuto non contestualmente dai genitori, i criteri di individuazione del cognome del minore si pongono in funzione del suo interesse, che è quello di evitare un danno alla sua identità personale, intesa anche come proiezione della sua personalità sociale, avente copertura costituzionale assoluta, la scelta, anche officiosa, del giudice è ampiamente discrezionale e deve avere riguardo al modo più conveniente di individuare il minore in relazione all'ambiente in cui è cresciuto fino al momento del successivo riconoscimento, non potendo essere condizionata dall'esigenza di equiparare il risultato a quello derivante dalle diverse regole, non richiamatedall'art. 262 c.c., che presiedono all'attribuzione del cognome al figlio nato nel matrimonio.
Il giudice è investitodall'art. 262 c.c., comma 2 (e 3), del potere-dovere di decidere su ognuna delle possibilità previste da detta disposizione avendo riguardo, quale criterio di riferimento, unicamente all'interesse del minore e con esclusione di qualsiasi automaticità, che non riguarda né la prima attribuzione, essendo inconfigurabile una regola di prevalenza del criterio del "prior in tempore", né il patronimico, per il quale non sussiste alcun "favor" in sé nel nostro ordinamento.
Giudicato rebus sic stantibus
In caso di intervenuta modifica giudiziale dei provvedimenti sulla collocazione del minore il giudicato rebus sic stantibus sulle disposizioni relative al mantenimento del minore stesso non è travolto automaticamente ma può essere superato solo attraverso il procedimento di revisione ex art. 710 c.p.c. o 9 della legge sul divorzio.
Cass. civ. Sez. III, 2 luglio 2019, n. 17689
In caso di provvedimenti in tema di affidamento o collocazione della prole nell'ambito di procedimenti di separazione personale o scioglimento del matrimonio o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, la successiva modifica, ad opera del tribunale per i minorenni, del solo regime di collocazione del figlio non ha effetto automatico sulla precedente statuizione di un contributo periodico per il mantenimento del figlio, adottata dal tribunale della separazione o del divorzio, potendo il relativo giudicato, benché peculiare in quanto reso rebus sic stantibus, essere neutralizzato solo con il peculiare rimedio previsto dall'ordinamento e consistente nella revisione di cui agliartt. 710 c.p.c.e 9 dellalegge n. 898 del 1970(Divorzio). In mancanza di attivazione di tale specifica procedura, il genitore debitore di quel contributo resta, pertanto, obbligato in virtù della persistente forza esecutiva del primo provvedimento ed il genitore legittimamente aziona quest'ultimo finché non venga espressamente modificato o revocato all'esito dell'esplicita valutazione, ad opera del solo giudice competente sulla revisione, di ogni altro elemento per la determinazione della debenza o della misura del contributo.