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Timestamp: 2019-01-17 21:10:22+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 29', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96']

Novità fiscali del 7 giugno 2010: compensazioni IVA sotto stretta sorveglianza; avvisi di accertamento anche “presuntivi” subito riscuotibili; verifica fiscale lunga è nulla; studi di settore anomali: invio comunicazioni per contribuenti ed intermediari | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 7 giugno 2010: compensazioni IVA sotto stretta sorveglianza; avvisi di accertamento anche “presuntivi” subito riscuotibili; verifica fiscale lunga è nulla; studi di settore anomali: invio comunicazioni per contribuenti ed intermediari
1) Modello F24 per gli enti pubblici: accoglie i contributi previdenziali e assicurativi
2) Compensazioni Iva: Sotto stretta sorveglianza
3) Avvisi di accertamento anche “presuntivi” subito riscuotibili: Insidie per i contribuenti
4) Ristoratori: Attenzione al numero dei tovaglioli utilizzati poiché presumono reddito
5) Verifica fiscale lunga è nulla
6) Diretta Map: Chiarimenti dalle Entrate
7) Studi di settore anomali: Invio di comunicazioni per i contribuenti ed intermediari
La delega di pagamento degli enti pubblici si è arricchita di nuovi campi per rendere più semplici i versamenti.
Dal 1° luglio 2010, infatti, gli enti pubblici e le amministrazioni dello Stato, che adottano il sistema di tesoreria unica, potranno versare telematicamente con un unico modello, non soltanto l’Irap e le ritenute Irpef, ma anche i contributi e i premi dovuti agli enti previdenziali (Inps e Inpdap) e assicurativi (Inail) nonché tutte le altre tipologie di tributi erariali.
Il provvedimento, firmato il 03 giugno 2010 dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, che approva la nuova versione del modello, completa il percorso di semplificazione amministrativa partito con il primo decreto anticrisi (185/2008), che ha previsto l’utilizzo del Modello F24 enti pubblici anche per il pagamento dei contributi assistenziali e previdenziali e dei premi assicurativi.
Per consentire agli enti pubblici di adeguare le proprie procedure alle nuove specifiche tecniche, l’Agenzia ha previsto, fino al 30 settembre 2010, un periodo transitorio durante il quale sarà possibile utilizzare il vecchio sistema, limitatamente al versamento dell’Irap e delle ritenute Irpef.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 03 giugno 2010)
Con una apposita circolare (n. 29/E del 03/06/2010) l’Agenzia delle Entrate, in relazione alle compensazioni Iva, ha fornito precisazioni sulle modalità di compilazione del Modello F24.
Controllo delle compensazioni Iva, istruzioni per l’uso
Le Entrate hanno spiegato le modalità di compilazione del modello F24, con particolare riferimento alle compensazioni di crediti Iva da parte di soggetti in regime di tassazione di gruppo o interessati da operazioni straordinarie.
Al fine di contrastare le compensazioni indebite, infatti, il decreto anticrisi del 2009 (D.L. n. 78/2009) ha previsto regole ad hoc per la compilazione del modello di pagamento unificato.
Periodo “sfalsato”, compensazione sotto controllo
Prendono necessariamente la strada del modello F24 (e rientrano dunque nel calcolo del tetto di compensabilità di 10 e 15mila euro) le compensazioni di crediti relativi a un periodo successivo rispetto a quello del debito che si vuole estinguere.
Il credito, infatti, deve essere sempre precedente al debito che si intende compensare.
Adeguamento Iva agli studi, sì ai dati sulle rate
Ok alla compilazione del campo “rateazione” del modello F24 da parte dei contribuenti che hanno optato per la dilazione dell’Iva dovuta per l’adeguamento agli studi di settore.
Come già chiarito dalla risoluzione n. 40/E dello scorso 18 maggio 2010, i contribuenti che si avvalgono dell’opportunità introdotta dal D.L. n. 78/2009 sono tenuti a compilare il campo “rateazione” (numero della rata in pagamento e numero complessivo di rate) in corrispondenza del codice tributo “6494”.
Il documento di prassi chiarisce, infine, che per le società e le associazioni che utilizzano in compensazione il credito derivante dalla riattribuzione, da parte dei soci (o degli associati) delle ritenute residue, l’anno di riferimento da indicare in F24 è quello relativo alla dichiarazione dei redditi dalla quale emerge il credito.
Dal 01/07/2011, l’avviso di accertamento dovrà contenere anche l’intimazione ad adempiere entro il termine di presentazione del ricorso.
Ciò per effetto di quanto prevede l’art. 29 del D.L. n. 78/2010 (cd. manovra correttiva).
Quindi, rientreranno pure nella riscossione forzata “accelerata” anche gli accertamenti emessi dall’Agenzia delle Entrate basati solo su presunzioni semplici, con il rischio di dovere pagare subito quanto richiesto dal fisco prima ancora che la Commissione tributaria abbia condannato con sentenza il contribuente a pagare.
Peraltro, in tale contesto si inserisce anche l’attività di tipo coercitiva svolta dal concessionario della riscossione (Equitalia) che, parimenti, subito potrà procedere ad iscrivere a ruolo e quindi a procedere a pignoramenti di beni mobili ed immobili dei contribuenti magari sulla base di un accertamento poi rilevatosi nullo.
A questo punto al contribuente resterebbe la possibilità di richiedere il rimborso di quanto pagato, procedura nella pratica non molto semplice, solitamente in questi casi si tende ad ostacolare anche il rimborso.
In atto, quanto meno il contribuente deve pagare solo il 50% della maggiori imposte e degli interessi richiesti dall’ente impositore (a meno che, si ritiene in casi sporadici, il ruolo non sia iscritto a titolo “straordinario”, poiché in questo caso avviene l’iscrizione dell’intero importo) ancora prima che il giudice adito si sia pronunciato su legittimità e fondatezza della pretesa.
Ora, con la recente manovra di cui al D.L. n. 78/2010, viene, quindi, previsto, per gli atti notificati a partire dal 1° luglio 2011 e relativi ai periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007 e successivi, che l’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva ed il connesso provvedimento di irrogazione delle sanzioni, dovranno contenere anche l’intimazione ad adempiere, entro il termine di presentazione del ricorso, all’obbligo di pagamento degli importi negli stessi indicati, ovvero, in caso di proposizione del ricorso ed a titolo provvisorio, gli importi stabiliti dall’art. 15 del Dpr n. 602/1973.
Viene di fatto eliminata la cartella di pagamento. L’agente della riscossione, a questo punto solo sulla base dell’atto di accertamento, titolo “immediatamente” esecutivo, e senza necessità di notificare alcuna cartella di pagamento, procede all’espropriazione forzata con i poteri, le facoltà e le modalità previste dalle disposizioni che disciplinano la riscossione a mezzo ruolo.
Se, al ristorante, il cliente richiede un tovagliolo aggiuntivo è meglio farlo pagare e quindi fatturarlo poiché comunque il fisco presume la relativa tassazione del provento e non ammetti scarti (comunque occorrono gravi incongruenze).
Tale presunzione dell’Amministrazione finanziaria è stata confermata dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 18475 del 2009, commentata sul notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 03 giugno 2010.
Superato il precedente orientamento, secondo cui dal numero delle salviette impiegate va sottratta una parte utilizzata per altri scopi.
E’ quindi legittimo l’accertamento analitico-induttivo basato sul numero dei tovaglioli utilizzati, anche senza il riconoscimento di una minima percentuale di scarto, nel caso in cui dalle indagini effettuate sul reddito d’impresa conseguito emergano gravi incongruenze.
La vicenda è scaturita da una verifica dell’ufficio delle Entrate di Bassano del Grappa e dalla successiva attività di accertamento condotta nei confronti di un ristorante, finalizzata al riscontro della corretta applicazione della normativa fiscale.
Dalle indagini effettuate, il reddito d’impresa dichiarato dal contribuente sottoposto a verifica è apparso incongruente alla luce dei seguenti elementi:
– Elevato costo sostenuto per il personale;
– ubicazione in pieno centro storico;
– notorietà confermata da una rinomata tradizione culinaria;
– parziale divergenza tra i riscontri contabili e quanto dichiarato dalla parte, in sede di contraddittorio, sull’acquisto delle materie prime e sulla preparazione di primi e secondi piatti.
Di fronte a questi indizi di evasione, i verificatori hanno proceduto alla ricostruzione indiretta dei ricavi, partendo dal dato oggettivo del numero dei tovaglioli utilizzati nell’anno in questione, nella ragionevole presunzione che a ogni tovagliolo utilizzato corrisponde, in linea di massima, “un coperto” e tenendo conto del prezzo medio di ciascun pasto.
L’ufficio non ha riconosciuto alcuna percentuale di scarto sul numero dei tovaglioli utilizzati, alla luce di quanto dichiarato dalla parte in sede di contraddittorio (ad esempio, nessun pasto per dipendenti).
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal contribuente poiché nel caso di specie l’accertamento si è basato su una molteplicità di elementi.
La suprema corte ha ancora una volta confermato il consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità (Cassazione, sentenze nn. 27656/2008, 3585/2009, 4170/2009, 20857/2007, 26919/2006, 9884/2002) secondo cui è corretto l’utilizzo dell’accertamento analitico-induttivo, pur in presenza di scritture contabili formalmente corrette, qualora la contabilità possa essere considerata complessivamente ed essenzialmente inattendibile sulla base di una serie di elementi.
Ma la citata sentenza è di particolare interesse, poiché supera la precedente linea giurisprudenziale, secondo cui al numero dei tovaglioli usati occorre ragionevolmente sottrarre una percentuale di tovaglioli utilizzati per altri scopi, (Cassazione, sentenze nn. 9884/2002, 12440/2007, 12438/2007, 14871/2008).
Questa volta la Corte, verificata la sussistenza dei presupposti per l’utilizzo dell’accertamento analitico-induttivo, non solo ha confermato la validità del “tovagliometro”, secondo cui a ogni tovagliolo corrisponde ragionevolmente un cliente, ma è andata oltre approvando la ricostruzione operata dall’ufficio, nonostante al numero dei tovaglioli utilizzati non sia stata sottratta alcuna percentuale di scarto.
La Commissione Tributaria Provinciale di Bari, con due diverse sentenze (n. 99/10/10 e n. 131/17/10), ha stabilito che i controlli fiscali che oltrepassano la durata massima stabilita dallo Statuto del contribuente, vale a dire 30 giorni lavorativi raddoppiabili in caso di necessità, determinano la nullità dell’atto di rettifica tributaria.
Ciò poiché in base al comma 5 dell’art. 12 dello Statuto del contribuente, i controlli fiscali si devono svolgere con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività stesse nonché alle relazioni commerciali o professionali del contribuente.
Tra i chiarimenti arrivati nel corso della diretta Map dedicata ai temi caldi di Unico vi è la precisazione del Direttore centrale normativa dell’Agenzia delle Entrate, che ha chiarito come gli interpelli potranno essere solo preventivi agli adempimenti.
Così si tende a diminuire la mole di interpelli spesso presentati ex post dai contribuenti.
E’ stato anche anticipato che presto arriverà una circolare sui modelli Intra ed una sulle Cfc.
“data disponibile” dei compensi incassati
Nel forum di confronto tra Agenzia e commercialisti è stato affrontato anche il trattamento dei pagamenti erogati ai professionisti: E’ stato chiarito che é determinante il momento in cui si ha l’effettiva disponibilità delle somme (accredito dei compensi), non rileva, quindi, la data valuta che serve solo ai fini del calcolo degli interessi. Vale, dunque, la data di quando sono disponibili i soldi.
Le Entrate hanno, quindi, trattato l’argomento delle Cfc non liquidate dopo lo scudo fiscale.
Ad esse non si applica l’anonimato: I partecipanti saranno obbligati alla compilazione del quadro FC di Unico.
Nel corso della diretta è stato preso in considerazione anche il tema degli oneri finanziari, con tre precisazioni:
– sono esclusi dall’art. 96 del Tuir gli interessi passivi espliciti su debiti commerciali;
– sono inclusi nell’art. 96 del Tuir gli interessi attivi su prestiti che abbiano natura finanziaria a dipendenti;
– sono esclusi, sempre dall’art. 96 del Tuir, gli interessi attivi e passivi sui depositi cauzionali per le attività commerciali, poiché derivano da rapporti di natura commerciale e dunque non hanno natura finanziaria.
Altro chiarimento ha riguardato le minusvalenze da lease back: Tali minusvalenze a valore di mercato realizzate con un’operazione di sale and lease back e imputate a conto economico sono deducibili nell’esercizio di competenza mentre, la quota di canone leasing é indeducibile anche ai fini Irap.
Sono oltre 109 mila i contribuenti che si vedranno recapitare una segnalazione di anomalia degli studi di settore in vista della presentazione del modello Unico 2010.
In particolare evidenza sono alcune incoerenze relative alla gestione dell’attività che si sono verificate nel corso del triennio 2006-2008.
Sono queste le indicazioni operative contenute nella circolare n. 30/E del 04 giugno 2010 emessa dall’Agenzia delle Entrate.
Saranno coinvolti nell’operazione di riscontro, attraverso l’invio di otto diverse
comunicazioni, anche gli intermediari che hanno trasmesso le dichiarazioni nel corso del 2009.
In ogni caso, i contribuenti e i professionisti interessati potranno giustificare la
correttezza del proprio operato utilizzando l’apposito software che verrà messo
gratuitamente a disposizione dall’Agenzia delle Entrate entro la fine del mese sul sito Internet www.agenziaentrate.gov.it.
La comunicazione di anomalia di per sé non comporta l’attivazione di un controllo da parte dell’amministrazione finanziaria.
Tuttavia, la circolare n. 20/E del 16 aprile 2010 ha previsto uno specifico piano di controlli per i contribuenti che nel 2008 hanno perseverato in un comportamento risultato già anomalo nel triennio 2005-2007.
Le lettere indirizzate direttamente ai contribuenti si focalizzeranno su quattro tipologie di macroerrori: incoerenze relative alla gestione del magazzino, incoerenze tra rimanenze finali ed esistenze iniziali, incoerenze relative ai beni strumentali e, infine, all’incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi.
Agli intermediari, invece, verranno segnalati anche eventuali incongruenze attinenti, nello specifico, alla compilazione del modello degli studi di settore e, quindi, riferibili alla mancata indicazione di dati fondamentali, alla persistenza di cause di esclusione per tre periodi d’imposta consecutivi oppure ai codici attività.