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Timestamp: 2020-01-21 19:42:38+00:00
Document Index: 37397182

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 103', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 102', 'art. 111', 'art. 25', 'art. 102', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 18', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 111', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 103', 'art. 243', 'art. 100', 'art. 111']

Sentenza Cassazione Civile n. 12510 del 18/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12510 del 18/05/2017
Cassazione civile, sez. un., 18/05/2017, (ud. 13/09/2016, dep.18/05/2017), n. 12510
sul ricorso 24734/2015 proposto da:
(FISE) – FEDERAZIONE ITALIANA SPORT EQUESTRI, in persona del
– controricorrete e ricorrente incidentale –
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, PRESIDENZA DEL CONSIGLI DEI
avverso la sentenza n. 15/2015 della CORTE DEI CONTI – SEZIONI
RIUNITE IN SEDE GIURISDIZIONALE – ROMA, depositata l’08/05/2015;
RANIERI, Mario SANINO e Bruno DETTORI, per l’Avvocatura Generale
Con sentenza dell’8/5/2015 la Corte dei Conti – sezioni riunite in speciale composizione – ha rigettato il ricorso proposto dalla FISE Federazione Italiana Sport Equestri nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Coni, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Procura Generale della Corte dei Conti per l’annullamento della determinazione con cui l’Istituto Nazionale di Statistica – Istat l’ha inserita nell’elenco S 13 valido per l’anno 2014 tra gli “enti produttori di servizi assistenziali, ricreativi e culturali” controllati da “amministrazioni pubbliche” D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 1, comma 2, i cui bilanci concorrono a formare il conto economico consolidato di cui alla L. n. 196 del 2009, art. 1, comma 3, redatto ai sensi del Regolamento U.E. n. 549/2013 (G.U. n. 210 del 2014, serie generale).
Avverso la suindicata pronunzia della Corte dei Conti – sezioni riunite in speciale composizione la FISE propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi, illustrati da memoria.
Resistono con separati controricorsi l’Istat, la Procura Generale della Corte dei Conti. Ha proposto controricorso altresì il Coni, che peraltro aderisce alle istanze della ricorrente.
Con il 1motivo (denominato “A”) la ricorrente denunzia “l’incostituzionalità, in riferimento all’art. 103 Cost., comma 2, della L. n. 228 del 2012, art. 1”.
Si duole che sia stata illegittimamente attribuita al giudice contabile, in “(indefinita) “composizione speciale””, la giurisdizione sull’impugnazione del provvedimento, di natura amministrativa, dell’Istat concernente l’inclusione nell’elenco S 13 valido per l’anno 2014 delle Federazioni sportive, istituzioni senza scopo di lucro, sulla base di normativa anche di fonte comunitaria implicante la valutazione circa la sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi fondata su “criteri anche del tutto autonomi rispetto alle regole di contabilità pubblica” in quanto prescindenti dal “finanziamento pubblico” e dalla “gestione di pubblico denaro”, e caratterizzata da “apprezzamenti dotati di ampia discrezionalità”, a cui fronte la posizione dei predetti enti è di “interesse legittimo”.
Lamenta ulteriormente che, “in ambito di attribuzione della giurisdizione, la norma contestata fonda un dubbio di legittimità costituzionale anche con riferimento al parametro di ragionevolezza e di uguaglianza sanciti dall’art. 3 Cost.”, in quanto “mentre di tutti i provvedimenti amministrativi è consentito un controllo della legittimità articolato nei due gradi del giudizio amministrativo ove incisivo su posizioni di interesse legittimo ai fini del suo annullamento… l’elenco formato dall’Istat costituirebbe un unicum di provvedimento amministrativo il controllo della cui legittimità sarebbe affidato al giudice contabile in un giudizio in unico grado”, risultando pertanto legittimato “il dubbio di un contrasto della norma sia con la riserva di giurisdizione operata dell’art. 102 Cost., comma 1, in favore degli organi di giustizia amministrativa sia ed ancor prima con una riserva di amministrazione (e/o di provvedimento), che discende dal generale criterio di ripartizione dei poteri”.
Lamenta, ancora, che “la norma indubbiata nel caso di specie assegna competenza giurisdizionale alle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in speciale composizione, senza chiarire in alcun modo quali siano le regole normative disciplinanti la speciale composizione”, sicchè il “dubbio di costituzionalità attiene… non soltanto dell’art. 111, comma 1, ma anche dell’art. 25 Cost., comma 1, che sancisce il principio fondamentale della precostituzione per legge del giudice naturale” ma anche all'”ulteriore parametro costituzionale costituito dall’art. 102 Cost., comma 2, che vieta la possibilità di istituire giudici speciali, ma solo sezioni specializzate con esperti esterni e solo ove necessitato per determinate materie”.
Orbene, è rimasto nell’impugnata sentenza accertato che, ai fini del rispetto dell’equilibrio complessivo del bilancio nazionale in ragione dei vincoli derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’U.E., è attribuita all’Istat la ricognizione delle amministrazioni pubbliche ai fini della rilevazione di quelle operanti nel medesimo settore economico, da inserire nel conto economico consolidato L. n. 196 del 2009, ex art. 1, comma 3 (pubblicato nella G.U. n. 210 del 2014) di contabilità e finanza pubblica.
Nell’ambito del Sistema Europeo dei Conti – SEC – 2010 (sostitutivo del SEC 1995), nell’elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato individuale ai sensi della L. n. 196 del 2009, art. 1, comma 3, tra gli “enti produttori di servizi assistenziali, ricreativi e culturali” risultano inserite anche 31 Federazioni Sportive Nazionali, tra cui l’odierna ricorrente.
La FISE ha proposto domanda di annullamento del suindicato elenco, nella parte in cui per l’anno 2014 la ricomprende tra gli “enti produttori di servizi assistenziali, ricreativi e culturali” controllati da “amministrazioni pubbliche” D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 1, comma 2, i cui bilanci concorrono a formare il conto economico consolidato di cui alla L. n. 196 del 2009, art. 1, comma 3, redatto ai sensi del Regolamento U.E. n. 549/2013 (G.U. n. 210 del 2014, serie generale).
In punto ammissibilità, nel sottolineare che l’inclusione della FISE e di altre Federazioni Sportive nell’elenco Istat de quo di per sè non comporta invero pregiudizio alcuno, avendo esso solo natura ricognitiva e funzione statistica (essendo volto “ad individuare l’ambito delle amministrazioni pubbliche le cui risultanze di bilancio rientrano a far parte del conto economico consolidato; e ciò – come esplicitamente enunciato nel Regolamento UE n. 549/2013 – per esigenze di comparazione tra i dati risultanti dalle contabilità dei singoli Stati dell’Unione e tra i dati contabili complessivi dell’Unione rispetto a quelli elaborati dai principali partner internazionali”), si è dalle sezioni riunite della Corte dei Conti correttamente ravvisato sussistere l’interesse “attuale e concreto” della FISE ad impugnare la determinazione avente ad oggetto il suindicato elenco Istat per l’anno 2014, essenzialmente argomentando dal rilievo che a tale stregua viene a essere conseguentemente “tenuta per il 2015” a numerosi adempimenti, tra i quali in particolare il rispetto di “termini di adozione e approvazione del bilancio e del budget (D.Lgs. n. 91 del 2011, art. 24); obblighi di comunicazione dei dati di bilancio e finanziari al M.E.F. (D.L. n. 78 del 2009, art. 18, convertito in L. n. 102 del 2009); obblighi di fatturazione elettronica (D.L. n. 66 del 2014, art. 25, convertito in L. n. 89 del 2014 e della L. n. 244 del 2009, art. 1, comma 209); obblighi connessi al monitoraggio e alla certificazione dei debiti (dello stesso D.L. n. 66 del 2014, art. 27)”.
Diversamente da quanto sostenuto dalla Procura Generale della Corte dei Conti nell’evocare “il notorio tema delle cosiddette “lites fictae” e lamentando che sia stato proposto non già per contestare la potestas iudicandi ex art. 111 Cost., quanto bensì per dare “innesco ad un giudizio “incidentale” di legittimità costituzionale della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 169 (norma attributiva della competenza giurisdizionale)”, va infatti osservato che risulta al riguardo prospettata una quantomeno minorata tutela dell’interesse legittimo, per avere il legislatore attribuito al giudice contabile una giurisdizione amministrativa di annullamento, sotto il profilo dell’asseritamente non esaustiva o incompleta verifica della legittimità dell’atto amministrativo in ragione dello specifico contenuto proprio del giudizio contabile.
Orbene, nell’impugnata sentenza la Corte dei Conti – sezioni riunite in speciale composizione – ha correttamente osservato che “la compilazione dell’elenco Istat risponde a norme classificatorie e definitorie proprie del sistema statistico nazionale e comunitario, sviluppato sulla base dei dati forniti dalla stessa unità nazionale in sede di rilevazione dei dati di bilancio consuntivo”, sicchè trattasi di un’attività di “ricognizione con natura certificativa”; e, quindi “l’elenco delle amministrazioni pubbliche è un atto amministrativo che non ha natura provvedimentale, ma un contenuto prevalentemente ricognitivo sulla sussistenza dei presupposti previsti dalla normativa europea per la qualificazione di un’attività istituzionale come “amministrazione pubblica””, cui “non si applicano… le norme procedimentali che disciplinano l’esercizio della funzione amministrativa contenute nella L. n. 241 del 1990”.
Ha del pari escluso che le “quote associative” o di “tesseramento” dovute “dai soggetti tesserati o affiliati per il riconoscimento dello status di tesserato o di affiliato e non a titolo di pagamento di corrispettivo specifico per prestazioni aggiuntive” possano essere ricomprese tra i “ricavi”, dovendo essere viceversa “incluse tra i “trasferimenti correnti diversi””.
Ricorre pertanto nella specie un’ipotesi di “istituzione senza scopo di lucro controllata da “unità delle amministrazioni pubbliche””.
L’attribuzione della giurisdizione in argomento alla Corte dei Conti – sezioni riunite in speciale composizione – si appalesa senz’altro legittima: ai sensi dell’art. 103 Cost., comma 2, in base al quale “La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge” (come queste Sezioni Unite hanno d’altro canto già avuto modo di affermare con riferimento alla disciplina in materia di dissesto di enti locali D.Lgs. n. 267 del 2000, ex art. 243 quater, comma 5: v. Cass., Sez. Un., 8/11/2016, n. 22645); ai sensi dell’art. 100 Cost., ove è alla Corte dei Conti assegnato il controllo successivo sulla gestione del bilancio dello Stato e il controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria, come controllo esterno ed imparziale (cfr., al riguardo, Cass., Sez. Un., 13/3/2014, n. 5805).
E’ per altro verso manifestamente infondato il prospettato dubbio di legittimità costituzionale in ragione della determinazione di “un unico grado di tutela di legittimità” asseritamente conseguente all'”attribuzione della giurisdizione in unico grado alla Corte dei Conti… atteso che come noto le decisioni del giudice contabile non sono impugnabili per violazione di legge”, giacchè è lo stesso art. 111 Cost. a prevedere un non incondizionato accesso al giudizio di legittimità, limitando il ricorso per cassazione avverso le decisioni della Corte dei Conti ai soli motivi inerenti alla giurisdizione (cfr. Cass., Sez. Un., 12/11/2003, n. 17014; Cass., Sez. Un., 02/07/1998, n. 6467) e al controllo dei limiti esterni della giurisdizione di detto giudice ovvero all’esistenza dei vizi che attengono all’essenza della funzione giurisdizionale (v. Cass., Sez. Un., 3/12/2008, n. 28653; Cass., Sez. Un., 10/10/2002, n. 28653).
Le ragioni della decisione costituiscono giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di cassazione tra la ricorrente e i controricorrenti Istat e Coni.
La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese del giudizio di cassazione tra la ricorrente i controricorrenti Istat e Coni.