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Timestamp: 2017-04-26 05:56:11+00:00
Document Index: 137881275

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 12']

Giovedì 17 Maggio 2012 13:53 (1-00628) (8 maggio 2012)
essendo stati definiti i due schemi di decreto ministeriale, in attuazione della disciplina sui sistemi incentivanti, relativi uno alle fonti energetiche rinnovabili diversi dal fotovoltaico e uno al solo fotovoltaico e di cui si attende la nota dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas e il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, è importante effettuare un adeguato intervento correttivo mirando alla riduzione dei costi sostenuti dagli utenti finali ma, al contempo, considerando i vantaggi in termini di aumento del prodotto interno lordo
e del gettito fiscale che derivano dalla stessa produzione di energia rinnovabile; inoltre, non bisogna dimenticare che si continuano a pagare
tasse per il nucleare e che bisognerebbe adeguare questa spesa a nuovi canali di finanziamento per stabilizzare l'importante settore delle energie rinnovabili;
secondo le stime, effettuate dall'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, per l'anno 2011 i costi derivanti dall'incentivazione diretta delle fonti energetiche rinnovabili ammonterebbero a circa 7 miliardi di
euro, mentre nel 2012 tale stima salirebbe a quota 9,4 miliardi di euro, di cui 8,7 miliardi (che rappresentano il 93 per cento) coperti dalla componente tariffaria A3 della bolletta elettrica, mentre i restanti (7 per cento) coperti attraverso un aumento dei prezzi all'ingrosso di energia elettrica; inoltre la componente A3 finanzia altre voci di spesa, tra cui l'incentivazione degli impianti alimentati da fonti assimilate attraverso le convenzioni Cip n. 6/92 e che dovrebbero ammontare a circa 800 milioni di euro; infine, agli 8,4 miliardi di euro derivanti dalle incentivazioni dirette, occorre aggiungere le entrate relative al ritiro dedicato da parte del Gestore dei servizi energetici (GSE), ammontando sulla componente A3, complessivamente, a circa 10,5 miliardi di euro. Effettuando una stima per l'anno 2012 tali costi relativi alle incentivazioni dovrebbero essere compresi tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Ecco perché si rende necessario ponderare al meglio l'implementazione che verrà effettuata del contenuto del decreto legislativo n. 28 del 2011 attraverso i due decreti attuativi, attualmente all'esame dell'Autorità e della Conferenza unificata, circa gli incentivi alle fonti rinnovabili;
2) i certificati verdi, disciplinati dal decreto legislativo n. 79 del 1999, che sono titoli annuali negoziabili che attestano la produzione di
energia elettrica da fonte rinnovabile e non sono cumulabili con le tariffe incentivanti del conto energia;
3) la tariffa onnicomprensiva, che è il sistema di incentivazione delle
fonti rinnovabili alternativo ai certificati verdi, il cui valore include sia la componente incentivante che quella relativa alla remunerazione derivante dalla vendita dell'energia immessa nella rete elettrica;
4) il ritiro dedicato, che è un servizio offerto dal GSE, attivo dal 1°
gennaio 2008, secondo cui viene ritirata tutta l'energia immessa in rete da un produttore che ne fa richiesta e a cui viene corrisposto un prezzo orario di mercato dell'energia elettrica della zona dove l'impianto è collocato;
5) lo scambio sul posto, che è un servizio offerto dal 1° gennaio 2009,
per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili con potenza fino a 200
kW, che consente di valorizzare l'energia immessa in rete con quella prelevata dalla rete sulla base di un criterio di compensazione economica; 6) Cip6, che è un meccanismo di incentivazione, non più accessibile ai nuovi interventi, secondo cui il GSE ritira l'energia elettrica immessa in rete dagli impianti alimentati da fonti rinnovabili
e assimilate e la vende in borsa, scaricando l'onere che ne deriva sulla componente A3;
analizzando i dati pubblicati dall'Autorità per l'energia elettrica ed il gas nel mese di marzo 2012, si evince che, per l'anno 2010, relativamente al conto energia sono stati incentivati circa 773 milioni di euro rispetto ai 292 milioni dell'anno precedente; per quanto riguarda i certificati verdi, sempre nell'anno 2010, ne sono stati emessi più di 21 milioni con un costo pari a 1.892 milioni di euro; anche relativamente alla tariffa onnicomprensiva la produzione incentivata è più che raddoppiata rispetto al 2009, registrando 209 milioni di euro corrisposti nell'anno 2010; per quel che concerne il ritiro dedicato e lo scambio sul posto è stato fruito un corrispettivo pari a 800 milioni di euro; infine, relativamente al meccanismo del Cip6
la produzione incentivata è diminuita, passando da 1.240 milioni di euro nel 2009 a
1.079 milioni di euro nel 2010 e ciò è dovuto alla scadenza delle convenzioni esistenti e alla contestuale impossibilità di effettuarne di
è importante sottolineare, inoltre, che la gestione dei meccanismi di incentivazione e di ritiro dell'energia elettrica genera costi e ricavi;
nello specifico i costi sono legati all'incentivazione e all'acquisto dell'energia e dei certificati verdi, mentre i ricavi derivano dalla vendita dell'energia elettrica sul mercato; le risorse economiche necessarie per coprire gli oneri derivanti dalla differenza tra costi e ricavi sono prelevate dal conto per impianti da fonti rinnovabili e assimilate il quale è alimentato dalla componente tariffaria A3 delle bollette dei clienti finali per l'acquisto dell'energia elettrica; e, visto che, per l'anno 2010, la differenza tra costi (7,2 miliardi di euro) e ricavi (3,3 miliardi di euro) ha determinato un onere di 3,9 miliardi di euro, mentre il gettito della componente A3 è stato di 4,2 miliardi di euro, ne consegue un avanzo economico di circa 300 milioni di euro. Quindi, in tale contesto, sarebbe opportuno pianificare correttamente le relative operazioni ed evitare degli sprechi inutili e dannosi per l'intera società;
inoltre, per quanto concerne gli impianti solari fotovoltaici, sembra corretto sottolineare che nonostante il Governo abbia accolto la richiesta dei produttori italiani nell'ottenere un incentivo maggiore per gli impianti prodotti all'interno dell'Unione europea (attraverso l'emanazione del decreto ministeriale 5 maggio 2011) ed essere, quindi, più competitivi nello scenario internazionale, in pratica è risultato essere più avvantaggiato il mercato extra europeo, in particolar modo quello asiatico; infatti nei Paesi extra europei il costo del lavoro è inferiore ed inoltre non è necessario ottenere una serie di certificazioni per la produzione di tali impianti che, invece, risultano
essere obbligatorie all'interno del mercato europeo; quindi, di fatto, i
Paesi extra europei riescono a beneficiare degli incentivi che originariamente erano stati stanziati per la filiera europea dell'industria fotovoltaica;
sempre per quanto concerne i soli impianti fotovoltaici, lo schema di decreto del Ministero dello sviluppo economico, adottato di concerto con
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, attualmente all'esame della Conferenza unificata (meglio noto come V conto energia), modificando il regime di ricorso al "registro degli impianti ammessi alle tariffe incentivanti" (art. 4), ha abbassato a 12 KW (comma 12) il limite di esenzione dall'iscrizione al registro stesso.
Poiché lo stesso schema di decreto, tra le "Definizioni" (art. 2), non contempla più l'esenzione per i piccoli impianti all'iscrizione nel registro già richiamato, così come era previsto dal decreto ministeriale
5 maggio 2011 art. 3 (Definizioni), comma 1, lettera u), secondo cui i «"piccoli impianti": sono gli impianti fotovoltaici realizzati su edifici che hanno una potenza non superiore a 1000 kW, gli altri impianti fotovoltaici con potenza non superiore a 200 kW operanti in regime di scambio sul posto, nonché gli impianti fotovoltaici di potenza
qualsiasi realizzati su edifici ed aree delle amministrazioni pubbliche
di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001»;
l'Italia è ampiamente in anticipo rispetto agli obiettivi fissati dalla direttiva europea, essendo già arrivata a fine 2011 a
una capacità installata equivalente a 94 TWh all'anno rispetto a 100 TWh all'anno di obiettivo al 2020, e avendo già prodotto una quota di energia verde pari al 10 per cento rispetto al totale di energia prodotta contro il 17 per cento previsto per il 2020;
gli incentivi elargiti in Italia sono stati molto più elevati rispetto alla media europea, soprattutto per l'energia fotovoltaica, inoltre, anche dal punto di vista del ritorno economico sulla filiera italiana questi investimenti non sono risultati essere ottimali, in quanto si è puntato troppo su specifiche tecnologie che, attualmente, non vedono nel
nostro Paese una leadership industriale;
non sono stati previsti meccanismi di controllo per il contenimento dei
volumi di installazione e ciò è degenerato nella realizzazione di troppi impianti (a tal proposito, infatti, quello italiano è risultata essere, nel 2011, il più grande mercato per la costruzione dei pannelli solari); al contempo, non si è tenuto conto del fatto che i costi per la
costruzione di tali impianti, con il progresso tecnologico, hanno subito una diminuzione mentre gli incentivi sono stati in continuo aumento;
tutto ciò, quindi, ha determinato un costo eccessivo ed ingiusto per il
nostro Paese e soprattutto per i cittadini italiani che, attraverso le bollette, hanno sostenuto circa un quarto dei 9 miliardi di euro all'anno spesi per gli incentivi alle energie rinnovabili (di cui quasi 6
miliardi solo per il fotovoltaico); nello specifico l'aggravio per una famiglia tipo è di 120 euro all'anno che rappresenta circa il 23 per cento del costo complessivo di una bolletta media annua;
il quadro normativo che disciplina tale settore, oltre tutto, è incerto
e instabile e ciò disorienta le imprese italiane che, ogni anno, sono costrette ad adeguarsi alle nuove direttive, spesso divergenti dalle precedenti, e quindi non possono fare pianificazioni di lungo periodo,
1) a pianificare, con una strategica di medio/lungo periodo, il sistema
degli incentivi definendo un percorso di coerenza generale che tuteli in maniera equilibrata sia i consumatori, a carico dei quali pesano gli incentivi alle energie rinnovabili, che i protagonisti della green economy i quali sperimentano le nuove tecnologie e sono i beneficiari degli incentivi;
3) a non richiedere l'iscrizione nel registro, di cui all'art. 4 del decreto ministeriale 5 maggio 2011, degli impianti fotovoltaici utilizzati con il meccanismo dello "scambio sul posto" in alternativa alle "tariffe incentivanti", avendone stabilito l'alternatività dei benefici nell'art. 12, comma 5, dello schema di decreto, e in quanto non
concorre ad incrementare il plafond massimo di risorse utilizzabili;
4) infine, ad istituire una sede di confronto tra Parlamento, Governo, operatori del settore e associazioni dei consumatori al fine di rivalutare, in maniera calibrata, gli interventi a sostegno dell'intero settore dell'energia rinnovabile, non solo dal punto di vista degli incentivi ma anche dal punto di vista regolamentare; a tal proposito, infatti, occorre dare tempi e modalità di azione certi non solo agli imprenditori italiani ma anche a tutti i cittadini che fanno uso di tale
energia, fornendo loro una valida e sicura guida di riferimento in modo
che siano motivati nel continuare a contribuire allo sviluppo di questo
importantissimo settore e, nello stesso tempo, che si sentano tutelati da una normativa sicura e precisa; tutto ciò, inoltre, dovrebbe essere fatto ponderando bene tutte le scelte da attuare al fine di creare solide basi per una crescita sostenibile del Paese senza sottovalutare le ripercussioni ambientali e socio-culturali del fenomeno.