Source: https://www.studiovalettini.net/diritto-di-famiglia
Timestamp: 2017-10-18 18:12:56+00:00
Document Index: 171959962

Matched Legal Cases: ['art. 95', 'art. 30', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.570', 'sentenza ']

Avvocato divorzista | Avvocato | Studio Legale Valettini
Avvocato divorzista in provincia di Massa
La delicata materia del diritto di famiglia rappresenta una delle molteplici aree di specializzazione dello Studio Valettini, nella quale i nostri Avvocati hanno maturato anni di esperienza sapendo unire alla professionalità anche la capacità di fornire sostegno e ascolto ai propri clienti, doti, queste, imprescindibili per un Avvocato divorzista che si trova di fronte a situazioni matrimoniali o familiari critiche dove sono spesso coinvolti anche i minori. Operativo in tutta la provincia di Massa, lo Studio si occupa, in particolare, di:
• scioglimento della comunione dei beni;
• ordini di protezione;
• interdizione e inabilitazione;
• adozioni, riconoscimento e disconoscimento paternità;
• sospensione e revoca potestà genitoriale.
Annotazioni a margine atti di matrimonio trascritti
Il problema delle annotazioni a margine dell'atto di matrimonio contratto all'estero, tra coniugi stranieri e trascritto in Italia, ai fini dell'opponibilità del regime convenzionale.
Tribunale di Massa - Collegio - Decreto del 22.07.2010 - Pres. Dott. Vallini - Giud. Rel. Dott. Sgambati - B.K. e B.L. (Avv. Gianpaolo Carabelli) contro Comune di V.
Dott. Carlo VALLINI Presidente
Dott. Giovanni SGAMBATI - Giudice rei,
Dott. Paolo PUZONE - Giudice
Decidendo sul ricorso ex art. 95 DPR 3.11.2000 n. 396 come in atti proposto da B.K. e B. L. — rapp.ti e difesi dall'Avv. Gianpaolo Carabelli
I ricorrenti, dopo aver contratto matrimonio civile in Albania, paese nazionale di entrambi, si sono trasferiti in Italia, ivi stabilendo il centro della loro vita matrimoniale. I rapporti erano disciplinati dalla legge albanese e i coniugi avevano scelto il regime della separazione dei beni. Hanno chiesto e ottenuto la trascrizione dell'atto di matrimonio nei registri dello stato civile del comune di residenza.
Successivamente i medesimi addivenivano alla stipula di atto pubblico notarile in esercizio della facoltà di scelta della legge regolatrice dei reciproci rapporti patrimoniali, loro riconosciuta dall'art. 30 della legge 218/1995. Convenivano, in particolare, di sottoporre alla legge italiana la regolamentazione dei loro rapporti patrimoniali, optando così per il regime della separazione dei beni. Il notaio rogante — V. M. - provvedeva ad inviare al Comune di V., formale richiesta di trascrizione dell'atto di matrimonio e di conseguente annotazione a margine del regime patrimoniale prescelto, in uno alla professio iuris previamente effettuata dai medesimi coniugi a favore della legge italiana.
L'ufficiale dello stato civile, richiesto di entrambi gli adempimenti pubblicitari indicati, rifiutava l'annotazione della convenzione patrimoniale.Il rifiuto veniva motivato in forza di, pedissequo richiamo alla c.d. circolare Miacel del 26 marzo 2001, nella parte in cui essa dispone che le trascrizioni effettuate ai sensi dell'art. 19 del D.P.R. 396/2000 sono meramente riproduttive di atti riguardanti i cittadini stranieri formati secondo la loro legge nazionale da autorità straniere, con la conseguenza che le dette trascrizioni rimangono estranee come tali all'ordinamento giuridico italiano, onde su di esse non possono essere effettuate annotazioni.
Con rituale ricorso degli interessati hanno impugnato il provvedimento di rifiuto avanti a questo Tribunale, competente per territorio, chiedendosi autorizzazione alla denegata annotazione.
Ritenuta la propria competenza a decidere i i fatti e gli atti di causa, il Tribunale rileva che ricorrono tutte le condizioni e i presupposti di legge per accogliere il ricorso.
L'annotazione richiesta si rendeva comunque indispensabile quale forma di pubblicità ai fini dell'opponibilità dell'atto ai terzi, considerato che la convenzione di che trattavasi era stata stipulata per atto pubblico e che l'opzione per il regime della separazione dei beni non era in contrasto con l'ordine pubblico. (conforme l'invocato provvedimento del tribunale di Monza Decreto del 31.03.2007, commentato in Rivista del Notariato, 5/2007, Giuffrè ed.)
Come ribadito anche dal Tribunale di Venezia - nella nota decisione, sentenza 22.9.2006 intervenuta in un caso analogo riguardante due coniugi cinesi e commentata in vari interventi e scritti dottrinari l'uso del termine trascrizione come adoperato nelle norme invocate dall'ufficiale dello stato civile, non può che significare "attribuzione alla stessa della tipica funzione pubblicitaria cui consegue la possibilità di effettuare le annotazioni previste dalla legge. Dovendo limitarsi al più la funzione meramente riproduttiva alle sole trascrizione di atti contrari all'ordine pubblico la richiesta di provvedere a quanto necessario per gli adempimenti pubblicitari (trascrizione nei registri di stato civile con annotazione a margine del regime patrimoniale prescelto...legittimava pienamente il notaio a formulare istanza ex art. 19 DPR 396/2000, tanto che la legittimazione del notaio dipendeva altresì dall'art. 1 della Legge 89/1913".
Letto il parere del P.M. — favorevole all'accoglimento del ricorso visti gli artt. 95 e ss. del DPR n. 396/2000
il ricorso come in atti proposto e per l'effetto autorizza l'annotazione sull'atto di matrimonio dei Signori B.K. e B.L., precedentemente trascritto, della convenzione sul regime patrimoniale della separazione dei beni, ordinando all'Ufficiale dello Stato Civile del Comune di V. di provvedervi.
Massa, 22.7.2010
Nota: Come riportato nel decreto del Tribunale di Massa, oggetto di commento, la pronuncia prende origine dal caso di due coniugi che, nel Dicembre 1998, hanno contratto matrimonio a Durazzo (Albania). I rapporti tra di loro, sorti in forza del matrimonio contratto, erano inizialmente disciplinati dalla loro legge nazionale (albanese) ed il regime patrimoniale era quello della separazione dei beni. I coniugi, trasferiti in Italia, hanno ivi stabilito il centro della loro vita matrimoniale.
Ai sensi dell'art. 19 del DPR 396/2000 i coniugi, hanno chiesto ed ottenuto la trascrizione dell'atto di matrimonio nello stato civile del comune di residenza e, successivamente, i medesimi, esercitando la facoltà di scelta della legge regolatrice dei reciproci rapporti patrimoniali, loro riconosciuta dall'articolo 30 della Legge 218/1995, stipulavano, con atto pubblico notarile, convenzione a mezzo della quale convenivano che i loro rapporti patrimoniali fossero regolati dalla legge italiana, dichiarando di voler optare per il regime della separazione dei beni.
Il Notaio rogante inviava al Comune di residenza richiesta di trascrizione dell'atto di matrimonio e di conseguente annotazione a margine del regime patrimoniale, prescelto, contestualmente alla professio iuris effettuata dai coniugi a favore della legge italiana.
Nella suddetta convenzione sottoscritta avanti il Notaio si legge testualmente "i coniugi convengono che i loro rapporti patrimoniali siano regolati dalla legge italiana e dichiarano di voler optare per il regime della separazione dei beni. I comparenti ….. chiedono l'annotazione della scelta del regime della separazione dei beni in margine all'atto di matrimonio come sopra trascritto ai fini dell'opponibilità a terzi".
L'Ufficiale dello Stato Civile del Comune di residenza, al quale veniva richiesto di provvedere agli adempimenti pubblicitari, rifiutava l'annotazione della convenzione patrimoniale, motivando il rifiuto in forza della Circolare n. 2 del 26.03.2001 e del Regolamento dello stato civile – Guida all'applicazione – Massimario per l'ufficiale di stato civile (c.d. Circolare Miacel), sostenendo il carattere di mera riproduzione delle trascrizioni effettuate con le modalità di cui al caso trattato e la loro estraneità all'ordinamento giuridico italiano.
Alla luce di detti richiami l'Ufficiale dello Stato Civile restituiva la copia dell'atto notarile pervenuta dichiarando di non poter procedere all'annotazione richiesta.
Il rifiuto opposto dall'Ufficiale dello Stato Civile veniva ritenuto illegittimo e, pertanto, i coniugi proponevano ricorso ex articoli 95 e ss. del D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, ritenendo illegittima la condotta e l'interpretazione resa dall'Ente.
L'Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Villafranca in Lunigiana, sulla base dei richiami effettuati nella nota con la quale comunicava il rifiuto all'annotazione della scelta del regime patrimoniale, sostenendo che le trascrizioni dei matrimoni effettuate ai sensi dell'articolo 19 del DPR 396/2000 fossero meramente riproduttive di atti riguardanti i cittadini stranieri e formati secondo la legge nazionale da autorità straniere. Con ciò sosteneva che dette trascrizioni rimanessero estranee all'ordinamento giuridico italiano e che, per tale ragione, su di esse non potessero essere effettuate annotazioni.
Tale interpretazione veniva contestata.
La materia trattata prende le mosse da sistema di diritto internazionale privato introdotto nell'ordinamento italiano dalla legge n. 218 del 1995. Le disposizioni che interessano, con riguardo all’ipotesi in esame, sono l'articolo 29 che attiene alla legge regolatrice i rapporti personali tra i coniugi e l'articolo 30 che, invece, individua la legge regolatrice i rapporti patrimoniali tra i coniugi. L'articolo 30 al suo primo comma recita "i rapporti patrimoniali tra coniugi sono regolati dalla legge applicabile ai loro rapporti personali. I coniugi possono, tuttavia, convenire per iscritto che i loro rapporti patrimoniali siano regolati dalla legge dello stato di cui almeno uno di essi è cittadino o nel quale almeno uno di essi risiede".
Nel caso in esame i coniugi B. hanno optato per la scelta della legge italiana quale legge regolatrice dei loro rapporti patrimoniali, essendo l'Italia lo Stato di residenza di entrambi. L'opzione di legge, c.d. professio iuris, operata dai ricorrenti, come loro consentito dall'articolo 30 della Legge 218/1995, ha natura di convenzione matrimoniale, che per la sua validità deve possedere i requisiti richiesti dalla legge scelta o da quella del luogo in cui l'accordo è stato stipulato. Ne deriva che ai sensi dell'articolo 162 c.c. sarà necessario l'atto pubblico, siglato in ottemperanza al disposto della legge notarile alla presenza di due testimoni; formalità rispettate nel caso in esame.
Optando per la legge italiana come legge regolatrice dei loro rapporti patrimoniali i coniugi, ove null'altro avessero a prevedere, vedrebbero automaticamente applicato il regime della comunione dei beni, trattandosi del regime legale, post Legge 151 del 1975 di riforma del diritto di famiglia, esso, infatti, non abbisogna di accordo esplicito in tal senso. Di contro i coniugi, ove, come nell'ipotesi in esame, vogliano derogare al regime legale della comunione dei beni, dovranno farlo esplicitamente, in particolare, i coniugi che hanno contratto matrimonio all'estero dovranno farlo nel momento in cui esercitando un'opzione di legge scegliendo la legge italiana come legge regolatrice dei loro rapporti patrimoniali. E' evidente che nel momento in cui due coniugi optano per l'applicazione ai loro rapporti della legge di un determinato Stato è perché desiderano sia che ogni norma dettata da quell'ordinamento sia potenzialmente applicabile, sia che l'opzione scelta sia opponibile a terzi e non rimanga una disciplina meramente interna ai loro rapporti. La professio iuris per essere utilmente effettuata deve, pertanto, portare con sé tutti gli effetti giuridici che le sono propri sulla base dell'ordinamento italiano, compresa la pubblicità, di modo da rendere la scelta di legge efficacemente opponibile a terzi. L'opzione di legge ove debitamente pubblicizzata consente, infatti, ai coniugi, di opporre a terzi, in maniera certa e celere, la titolarità esclusiva o comune di un acquisto compiuto secondo il regime patrimoniale adottato, anch'esso debitamente pubblicizzato. Altrimenti per stabilire se un bene sia in proprietà comune dei coniugi o appartenente ad uno solo di essi, occorrerebbe guadare alla legge straniera, con ripercussioni di rilievo sulla certezza dei traffici giuridici. Trattando di pubblicità in materia di convenzioni matrimoniali non si possono che richiamare gli archivi dello stato civile che assolvono, appunto, alla funzione di documentare, tra le altre, anche questo genere di notizie inerenti la vita della persona. Il codice civile sancisce della loro efficacia probatoria nell'articolo 451 C.C. e dispone al successivo articolo 453 che nessuna annotazione può essere fatta sopra un atto già iscritto nei registri se non è disposta per legge o non è ordinata dall'Autorità Giudiziaria. Per il resto il Codice Civile rimanda alla legge sull'Ordinamento dello stato civile D.P.R. 396/2000, che, ai fini che qui interessano, ovverosia con riguardo al regime della pubblicità, deve essere letto facendo riferimento anche al sistema di diritto internazionale privato.
Innanzitutto rileva l'articolo 19 dell'ordinamento ai sensi del quale: "su richiesta dei cittadini stranieri residenti in Italia possono essere trascritti nel Comune dove essi risiedono gli atti dello stato civile che li riguardano, formati all'estero".
Di rilievo, inoltre, le norme di cui all'articolo 64 comma 2 e 69 comma 1 lett. b) dell'Ordinamento dello Stato Civile, entrambe le quali fanno riferimento alla scelta della legge applicabile ai rapporti patrimoniali, ai sensi dell'articolo 30 della legge 218/1995.
La prima norma richiamata tratta della scelta di legge effettuata dai coniugi al momento della celebrazione del matrimonio.
Quando alla seconda prevede l'annotazione della medesima scelta, anche ove effettuata in un momento successivo la celebrazione, a margine dell'atto di matrimonio trascritto. In particolare la norma recita "Negli atti di matrimonio si fa annotazione: …… b) delle convenzioni matrimoniali, delle relative modificazioni, delle sentenze di omologazione di cui all'articolo 163 del codice civile, delle sentenze di separazione giudiziale dei beni di cui all'articolo 193 del codice civile e della scelta della legge applicabile ai loro rapporti patrimoniali ai sensi dell’articolo 30, comma 1, della legge 31 maggio 1995, n. 218.”
Con riguardo detta disposizione è intervenuta la Circolare MIACEL n. 2 del 26.03.2001, la quale interpreta la norma da ultimo richiamata, nel senso di ritenere che la trascrizione dei matrimoni celebrati all'estero non ammettano annotazioni.
E' indubbio, già ad un primo esame, che tale orientamento, ove seguito, come ha fatto l'Ufficiale dello Stato Civile nel caso che ci occupa, comprometterebbe l'utilità pratica, almeno sul fronte patrimoniale, della trascrizione medesima. L'interpretazione avvallata dalla circolare MIACEL n. 2 del 2001 si basa su un assunto, non condivisibile, secondo il quale dette trascrizioni andrebbero ad assolvere una funzione meramente riproduttiva degli atti stranieri e, pertanto, rimanendo estranee all'ordinamento italiano, non sarebbero ammesse su di esse annotazioni. L'interpretazione fortemente restrittiva non è condivisibile e lo stesso Tribunale di Massa ha concordato in tal senso.
Innanzitutto, alcuna norma attribuisce alle trascrizioni compiute ex articolo 19 dell'ordinamento dello stato civile, una funzione meramente riproduttiva.Inoltre, negare ai coniugi stranieri che hanno contratto matrimonio all'estero e ne hanno chiesto la trascrizione in Italia, di procedere con l'annotazione dell'opzione di legge, presenta non velati dubbi di incostituzionalità, stante il differente trattamento riservato ai cittadini stranieri residenti in Italia, a seconda che essi abbiano o meno contratto matrimonio in Italia.
A prescindere dai dubbi di legittimità non certo di portata trascurabile l'annotazione sull'atto di matrimonio della convenzione sul regime patrimoniale è indispensabile quale forma di pubblicità, ai fini dell'opponibilità dell'atto ai terzi.
Tra l'altro, ad ulteriore sostegno della domanda introduttiva del giudizio conclusosi con la pronuncia in commento, si rileva come la scelta del regime della separazione dei beni non possa incontrare alcun contrasto con l'ordine pubblico e, quindi, anche sotto tale profilo, nulla osta alla sua annotazione a margine dell'atto di matrimonio trascritto dai signori B., così come sottolineato anche dagli stessi Giudici.
Assegno sociale: diritto alla percezione, assegno di mantenimento
Tribunale di Massa - Sez.Lav. - SENTENZA 610 dell'8 ottobre 2008 - Giud. A. Lama - B.A. (Valettini, Buttini) contro INPS (Matranga)
Assegno sociale – Diritto alla percezione - Reddito derivante da assegno di mantenimento a carico del coniuge separato - Prova del mancato pagamento dello stesso - Sussiste
La previsione di un assegno di mantenimento nella sentenza di separazione non preclude il diritto alla percezione dell'assegno sociale laddove venga dimostrata l'effettiva mancata corresponsione da parte dell'obbligato del predetto assegno
Motivi della decisione - Con tempestivo ricorso ritualmente notificato la Signora B.A., meglio in atti identificata, conveniva in giudizio innanzi a questo Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro, competente per materia e territorio, l’Istituto nazionale della Previdenza Sociale (INPS), sede di Massa Carrara, in persona del suo legale rappresentante "pro tempore", al fine di ottenere il riconoscimento del proprio diritto all'assegno sociale a far data dalla presentazione della domanda amministrativa per le ragioni meglio in atti chiarite, denegato in sede amministrativa, e di conseguenza la condanna dell’Ente convenuto a corrisponderle il relativo trattamento con tutti gli accessori di legge dalla data di cui sopra e con vittoria di spese di giudizio.
Si costituiva ritualmente l’INPS che contestava in tutte le deduzione di controparte.
Instaurato il contraddittorio, acquisiti i documenti prodotti, esaminato il merito del ricorso in contraddittorio con i difensori delle parti stesse, ritenuta la controversia fondata essenzialmente su motivi di diritto, la causa veniva rimessa ad udienza di discussione.
Dichiarata, pertanto, chiusa l’istruttoria, le parti concludevano come da relative note autorizzate, ovvero come da verbale d’udienza od atti equipollenti.
Ciò premesso, il Tribunale osserva: il ricorso è fondato e va accolto. Infatti, dai documenti acquisiti, nonché da attento esame della normativa di settore evocata è emerso il diritto del ricorrente alla prestazione rivendicata.
In particolare, va ritenuto che il motivo di rigetto della domanda amministrativa avanzata dalla ricorrente da parte dell’INPS fondato sulla presunta insussistenza del requisito reddituale previsto dall'art. 3, commi 6 e 7, Legge n.335/1996, e cioè l’essere il richiedente titolare di un reddito inferiore ai limiti fissati per legge, sia in questo caso infondato. E’ vero, infatti, che la Signora B., in forza di sentenza di separazione omologata dal Tribunale di Massa, risulta beneficiaria di assegno di mantenimento di 1.200.000 delle vecchie lire, pari ad € 619,27, a carico dell’altro coniuge, ma dai documenti prodotti dal difensore della ricorrente risulta incontrovertibilmente che la stessa non ha mai ricevuto alcuna somma in tal senso: infatti il Signor B., marito separato della Signora B, fu dichiarato fallito, in data 22 aprile 1994; agli atti è stata prodotta una dichiarazione del relativo Curatore fallimentare, Dott.Alberto Funaro, da cui risulta che, a fronte della pesantissima situazione debitoria riscontrata nei confronti del B., l’assegno di mantenimento posto a suo carico nella sentenza di separazione non è stato mai corrisposto alla B., neppure in parte, dopo la sentenza dichiarativa di fallimento. Poichè, però, quest’ultima denunciò il coniuge separato ex art.570 C.P. è stata anche prodotta sentenza di assoluzione del B. dal reato suddetto per non aver potuto l’imputato assolvere l’obbligo di versamento alla moglie separata dell’assegno alimentare per le precarie condizioni patrimoniali del medesimo dopo la dichiarazione di fallimento.
E’ evidente, dunque, che esaminando concretamente la situazione reddituale della ricorrente non può non rilevarsi che la stessa in realtà non è di fatto titolare di alcun reddito e dunque è soddisfatto anche questo ulteriore requisito imposto, insieme agli altri due e cioè essere cittadino italiano ed avere più di 65 anni, dalla normativa di settore. Va dunque accolta la domanda contenuta nel ricorso con relativa declaratoria del diritto della B. a ricevere dall'INPS il richiesto assegno sociale a decorrere dalla data di presentazione della domanda amministrativa, ovviamente con il corollario di precisazione e limitazione che, ove il B. riprendesse a versare regolarmente l’assegno di mantenimento, la B. dovrà comunicare questa circostanza senza ritardo alla competente Direzione INPS per i consequenziali provvedimenti di revoca del beneficio.
Il convenuto INPS, in persona del suo legale rappresentante "pro tempore", va quindi condannato a costituire, liquidare e corrispondere alla ricorrente l’assegno suddetto nella misura normativamente prevista a decorrere dalla data di cui sopra e con tutti gli accessori di legge sempre dalla data di presentazione della domanda amministrativa sino a quella del saldo effettivo.
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