Source: https://www.associazioneuvis.it/sos-assistenza-legale/giustizia/
Timestamp: 2017-09-21 19:16:10+00:00
Document Index: 79863367

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 222', 'sentenza ', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051']

GIUSTIZIA - UVIS Unione Vittime della Strada - l'Associazione a tutela delle vittime della strada
Questa è la sezione dedica al panorama giurisprudenziale che riguarda le vittime di incidenti stradali.
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Responsabile il conducente per la morte del passeggero se non ha imposto l'uso della cintura
In caso di sinistro stradale, risponde di omicidio colposo per la morte di una persona trasportata il conducente che non imponga e verifichi l'uso delle cinture di sicurezza nell'autoveicolo, essendo suo obbligo effettuare tale controllo anche nei confronti di passeggeri adulti. Così argomentando la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo nei confronti del conducente del veicolo che non aveva imposto al suo passeggero l’uso della cintura di sicurezza, dal cui mancato uso sarebbe scaturita la morte del trasportato a seguito di sinistro stradale. La sentenza è degna di particolare nota, inoltre, perché giunge alla suddetta conclusione nonostante si fosse accertato che il conducente del veicolo non avesse tenuto una condotta di guida irrispettosa delle regole, avesse debitamente rispettato i limiti di velocità imposti per quel tratto di strada, e non fosse a lui addebitabile la responsabilità del sinistro.
Responsabilità conducente per mancato uso cintura passeggero
UVIS Cass. 3585 del 2010.pdf
Riduzione della pena per patteggiamento: la durata della sospensione della patente rimane invariata
La diminuente prevista dall’art. 444 c.p.p. non si estende alla sanzione amministrativa accessoria, qual è la sospensione della patente, la quale viene applicata per intero.
Questo il principio ribadito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 36352 depositata il 6 ottobre 2011.
La fattispecie riguardava un automobilista che, imputato per il reato di omissione di soccorso ai sensi degli articoli 593 c.p. e 189, comma 4 e 7, codice della strada, optava per il patteggiamento della pena, ma lo sconto fino ad un terzo previsto da tale rito processuale non veniva disposto anche per la sospensione della patente di guida, che era fissata dal Tribunale per un anno e sei mesi.
Contro la suddetta pronuncia del Tribunale, il condannato proponeva ricorso per Cassazione lamentando che il Giudice di primo grado avrebbe ordinato l’applicazione della sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida senza considerare la diminuente del rito speciale scelto dalle parti.
La Corte ha giudicato il motivo di ricorso infondato in quanto la diminuzione fino ad un terzo della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida deve ritenersi limitata ai casi di sentenza emessa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. per i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose commessi in violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale.
Inoltre, l’art. 222 comma 2 bis del codice della strada estende l’applicazione della diminuente del rito speciale anche alla sanzione amministrativa della sospensione della patente solo per i casi indicati nell’articolo 222 c.s., non anche per ipotesi relative al reato di omissione di soccorso.
Per tali motivi, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali a carico di parte ricorrente.
Patteggiamento e durata della sospensione della patente
UVIS Cass. 36352 6 ottobre 2011.pdf
Risarcito dall'ANAS il motociclista che scivola sul fango
La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 21508 depositata il 18 ottobre 2011, ha spezzato un’altra lancia in favore delle vittime della strada, riconoscendo la responsabilità dell’Ente gestore del tratto stradale per i danni occorsi al motociclista che scivola e cade, riportando lesioni, a causa di fango e sterpaglie presenti sulla carreggiata e non rimosse dal Ente custode. Secondo la Corte “l'evento dannoso occorso a dei motociclisti non può essere ritenuto imprevedibile e inevitabile se provocato da fango, sterpaglie e altri detriti presenti sulla strada dopo abbondanti piogge: l'ente responsabile della strada (nella specie l'Anas) risponde ex art. 2051 c.c. per non aver esercitato il dovuto controllo sulla rete viaria di cui è custode”.
Responsabilità ANAS per custodia
UVIS Cass. 21508 18 ottobre 2011.pdf
Il Fondo Vittime risponde sempre a titolo di risarcimento e mai a titolo di indennizzo.
Il fondo vittime della strada opera sempre come forma di risarcimento e non come indennizzo. Ciò significa, da un lato, che la somma liquidata in sede di pagamento dovrà seguire la normale valutazione del danno concretamente patito, mentre se fosse stato un mero indennizzo, questo sarebbe stato senz'altro limitato ad una somma non omnicompensiva del danno. Dall'altra, però, ciò significa che chi agisce per ottenere il risarcimento deve dimostrare la responsabilità effettiva in capo all'altro soggetto, imputando a lui la causazione del sinistro.
Nel caso discusso dal Tribunale di Trieste la compagnia assicuratrice che agiva come incaricata del fondo vittime delle strada, dopo aver pagato il soggetto danneggiato da un sinistro, agiva in regresso contro il proprietario del mezzo coinvolto nell'incidente, sul presupposto che lo stesso – privo di assicurazione – fosse da ritenere corresponsabile dell'incidente, e ciò in quanto era ritenuto tale anche dalla compagnia assicuratrice del primo mezzo.
Il Tribunale, tuttavia, negava la ricostruzione fatta dalla compagnia assicuratrice, nella sostanza rimproverandole di essere arrivata ad una imputazione di corresponsabilità non basata su elementi concreti, e dunque revocava il decreto ingiuntivo nei confronti dell proprietario del mezzo privo di copertura assicurativa.
Fondo Vittime della Strada - Risarcimento - Indennizzo
UVIS Trib. Trieste 16 agosto 2011.pdf
Pedone investito fuori dalle strisce? Rimane in ogni caso la responsabilità dell'automobilista investitore.
Ogni volta che un pedone viene investito, in città, l'investitore e la compagnia assicuratrice che dovrebbe pagare, tendono ad assumere la tesi secondo la quale il pedone si sarebbe buttato sotto l'autovettura, rendendo impossibile da parte dell'automobilista arrestarsi in tempo. Insomma, ogni pedone sarebbe una sorta di suicida. In verità è dimostrato che lo stress e l'idea che la strada “appartenga” all'automobilista, rendono lo stesso distratto, o comunque non attento a tutto quello che può capitare nel traffico cittadino, e soprattutto poco propenso a tenere uno stile di guida compatibile con l'imprevisto, sempre in agguato in città.
Questa sentenza merita attenzione perché stabilisce un principio sacrosanto: l'automobilista che investe non è immune da responsabilità solamente perché il pedone investito non si trovava sulle strisce, in quanto in ogni caso chi è alla guida deve adeguare la propria condotta alla situazione concreta, nella perenne consapevolezza della pericolosità della propria condotta.
Ciò a dire che l'automobilista mai e poi mai dovrà abbassare la sogna dell'attenzione e commettere atti di imprudenza. Anche perché, dall'altra parte, vi sono sempre persone che rischiano la vita ad ogni imprudenza o distrazione degli automobilisti.
Pedone investito - Responsabilità anche fuori strisce pedonali
UVIS - App. Roma 15 marzo 2011 n. 673.pd
Pirata della strada risponde di omicidio anche nel caso di errore medico successivo
In caso di morte causata da un pirata della strada, l'eventuale errore medico in sede di soccorso non vale ad escludere la responsabilità del pirata della strada: permarrà dunque l'accusa di omicidio colposo anche qualora vi sia stata negligenza medica. Cass. n. 22165/2011
Pirata della Strada - Omicidio - Errore Medico
Cass. 22165:2011.pdf
Danno Tanatologico: la lucida attesa dell'evento morte è danno risarcibile.
Cassazione Sez. Lavoro - Sentenza 18 gennaio 2011, n. 1072
In caso di lesione che abbia portato a breve distanza di tempo ad esito letale, sussiste in capo alla vittima che abbia percepito lucidamente l'approssimarsi della morte, un danno biologico di natura psichica, la cui entità non dipende dalla durata dell'intervallo tra lesione e morte, bensì dell'intensità della sofferenza provata dalla vittima dell'illecito ed il cui risarcimento può essere reclamato dagli eredi della vittima.
Invero il danno biologico, consistente nel danno non patrimoniale da lesione della salute, costituisce una categoria ampia ed omnicomprensiva, nella cui liquidazione il giudice deve tenere conto di tutti i pregiudizi alla salute concretamente patiti dal soggetto, ma senza duplicare il risarcimento attraverso l'attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici. Ne consegue che è inammissibile, perchè costituisce una duplicazione risarcitoria, la congiunta attribuzione al soggetto del risarcimento sia per il danno biologico, inteso per come detto quale danno alla salute, che per il danno morale, inteso, quale intensa sofferenza psichica.
Il risarcimento dei danni da fatto illecito si configura quale debito di valore non avendo ad oggetto sin dall'origine una somma di denaro.
Da Altalex.
Ghiaccio sull'autostrada? Responsabilità del gestore.
Cassazione Civile Sentenza del 24 febbraio 2011, n. 4495
Per le autostrade è applicabile la responsabilità da custodia ex art. 2051 c.c. Nell'applicazione del principio occorre peraltro distinguere:
- le situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze dell'autostrada, dove l'uso generalizzato e l'estensione della res costituiscono dati in via generale irrilevanti in ordine al concreto atteggiarsi della responsabilità del custode;
- da quelle provocate dagli stessi utenti ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa, che pongano a repentaglio l'incolumità degli utenti e l'integrità del loro patrimonio, dove dovrà configurarsi il fortuito tutte le volte che l'evento dannoso presenti i caratteri della imprevedibilità e della inevitabilità come accade quando esso si sia verificato prima che l'ente proprietario o gestore, nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata al fine di garantire un intervento tempestivo, potesse rimuovere o adeguatamente segnalare la straordinaria situazione di pericolo determinatasi, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere.
Niente cinture? Risarcimento dimezzato!
Tribunale di Chieti - Sentenza 12 gennaio 2009, n. 21
In caso di circolazione stradale, se al momento dell’incidente il danneggiato non indossava le cinture di sicurezza, il quantum debeatur dovuto dal danneggiante può essere ridotto della metà.
Guida in stato di ebrezza. Anche con la bicicletta.
Tribunale di Bologna Sentenza 21 giugno 2007, n. 1752
La disciplina giuridica in tema di guida sotto l’effetto dell’alcool è applicabile anche laddove l’utente utilizzi una bicicletta.