Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/08/accertamento-fiscale-a-societa-conseguenze-per-i-soci.html
Timestamp: 2018-04-19 15:32:47+00:00
Document Index: 147520622

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 102', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2312', 'art. 10', 'art. 591', 'art. 1', 'art. 13']

Accertamento fiscale a società: conseguenze per i soci
2) Accertamento per società di persone: contraddittorio per tutti i soci
3) Contraddittorio per tutti i soci: Intervento della Cassazione
4) Studi associati tra professionisti: Litisconsorzio necessario
5) Notifiche di accertamenti fiscali
6) Accertamento induttivo
7) Cancellazione formale dal Registro delle Imprese della società
8) Abuso di diritto: Niente sanzioni
Nell’ambito delle attività di controllo svolte dall’Amministrazione finanziaria rientrano le verifiche effettuate presso le sedi delle varie società che presentano, anche in tale materia, particolarità rispetto agli accertamenti compiuti nei confronti dei singoli imprenditori.
In particolare, come è noto nelle società di persone, la figura dei soci si differenzia da quella della società.
Nel momento in cui l’ufficio fiscale deve emettere un atto di accertamento fiscale nei confronti di tali società personale deve seguire una procedura meno semplice rispetto all’imprenditore individuale.
Controverso, nella fase del successivo contenzioso fiscale è il rapporto che scaturisce tra società di persone e soci.
Riguardo le società di persone, di recente, in giurisprudenza, è emerso che nel contenzioso fiscale vadano tutti i soci che compongono la compagine sociale.
Infatti, la Commissione Tributaria Provinciale di Brindisi, con la sentenza n. 29/5/2009, si è pronunciata riguardo il contenzioso tributario delle società di persone.
3) Contraddittorio per tutti i soci nella fase dell’accertamento per società di persone ribadito in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5549 del 06.03.2009 si è nuovamente occupata del caso, stabilendo che il contraddittorio è da integrare nell’ipotesi di accertamento effettuato ad una società di persone.
Anche per l’ipotesi degli studi associati tra professionisti, nel momento in cui l’Amministrazione finanziaria accerti un maggiore reddito di natura professionale nei confronti di un componente dello studio associato (desunto dai ricavi di tale associazione professionale), tutti i loro componenti devono agire od essere convenuti nel medesimo giudizio (litisconsorzio necessario ex art. 102 c.p.c.),
Lo ha sancito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11466 del 18.05.2009.
5) Per le notifiche di accertamenti fiscali non basta l’affissione dell’avviso in comune
Mentre, per quanto concerne, le notifiche degli atti fiscali presso le sedi delle società, sempre la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10177 del 04.05.2009, ha deciso che se il contribuente è momentaneamente assente occorre affiggere l’avviso sulla porta di entrata della società e poi mandare una raccomandata.
La Suprema Corte di Cassazione ha, quindi, invitato a prestare maggiore cautela nelle notifiche degli accertamenti alle aziende.
Infatti, secondo i giudici supremi, se l’addetto incaricato alla notifica non trova nessuno in sede che possa ricevere l’atto deve necessariamente affiggerlo.
Pertanto, nel caso d specie, la notificazione è risultata nulla.
6) Accertamento induttivo: Il contribuente può provare le sue ragioni anche in sede processuale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12630 del 28.05.2009 si è anche pronunciata in merito all’ipotesi della mancata presentazione presso l’Amministrazione finanziaria e sulla possibilità di potere comunque provare il minore reddito in sede processuale.
A tal fine, la Suprema Corte ha stabilito, in tema di accertamento delle imposte, che il contribuente, che non si sia presentato innanzi agli Uffici dell’Agenzia delle Entrate per documentare il reddito inferiore, non deve necessariamente versare le maggiori imposte a seguito dell’avviso di accertamento presuntivo.
7) Cancellazione formale dal Registro delle Imprese vale solo per le società di capitali: vendita di immobile di s.a.s. mediante esecuzione forzata – trattamento fiscale
Riguardo un altro importante argomento (cancellazione dal registro delle imprese) che interessa le società, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 105/E del 21.04.2009, ha chiarito che in base alla nuova norma (DLgs n. 6/2003) l’atto formale di cancellazione dal registro delle imprese determina l’estinzione della società di capitali.
Non è stata, invece, fatta alcuna modifica all’art. 2312 c.c., che disciplina la cancellazione dal registro delle imprese delle società di persone.
Infatti, a tal fine, secondo l’Agenzia delle Entrate, la modifica della normativa civilistica ha avuto una portata limitata alle società di capitali.
Pertanto, la S.a.s., cancellata dal registro delle imprese, deve essere considerata ancora esistente qualora sia proprietaria di un immobile, ancorché sottoposto a procedura esecutiva (ris. n. 68/2007).
Ne consegue che l’atto di cessione dell’immobile rileva ai fini Iva (ai sensi dell’art. 10, comma 8–ter, lett. c del DPR n. 633/1972), trattandosi di cessione ad un soggetto privato, mediante pubblico incanto, di un bene strumentale per natura.
In particolare, per il caso di vendita mediante esecuzione forzata, è stato chiarito che l’incaricato alla vendita, al quale sono stati consegnati i beni (commissionario, cancelliere, ufficiale giudiziario, Istituto di vendite giudiziarie) è il soggetto obbligato ad emettere fattura in nome e per conto del soggetto Riguardo gli adempimenti Iva spettanti al professionista delegato al compimento delle operazioni di vendita ai sensi dell’art. 591-bis del c.p.c., con ris. n. 62 del 16.5.2006 è stato ulteriormente precisato che la necessità della tutela degli interessi dell’Erario impone che gli obblighi di fatturazione e versamento del tributo devono, anche fuori dall’ipotesi di irreperibilità del contribuente, ritenersi accentrati nella procedura stessa, anziché in capo al debitore esecutato.
Quindi, nel caso di specie, a seguito della cessione dell’immobile conseguente all’azione esecutiva, il soggetto che ha in consegna i beni o, comunque, il soggetto incaricato alla vendita dovrà emettere fattura in nome e per conto del contribuente.
La fattura dovrà essere emessa, ai sensi degli artt. 6, comma 2, lett. a), e 21 del DPR n. 633/72, al momento del pagamento del corrispettivo.
Il versamento dell’Iva relativa dovrà essere effettuato, ai sensi dell’art. 1 del DPR 23 marzo 1998, n. 100, entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’operazione si considera compiuta e l’Iva esigibile, mediante mod. F24, con il codice tributo relativo al mese di riferimento.
E’ applicabile alla fattispecie l’istituto del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997.
La società esecutata, a sua volta, dovrà adempiere agli altri obblighi contabili e dichiarativi imposti ai fini Iva e delle imposte sul reddito, nonché, eventualmente, a quelli imposti ai fini IRAP (ris. n. 120/2007).
Infine, alla cessione di fabbricato strumentale per natura si dovrà applicare l’imposta di registro in misura fissa, l’imposta ipotecaria nella misura del 3% e l’imposta catastale nella misura dell’1%.
8) Abuso di diritto: Niente sanzioni per l’elusione fiscale
Infine, riguardo un altro punto trattato spesso in questi ultimi temi (abuso del diritto), la Cassazione (sentenza, n. 12042 del 25.05.2009) ha escluso per i contribuenti l’applicazione di sanzioni punitive in caso di elusione di norme tributarie, ribadendo l’esistenza nell’ordinamento di una clausola non scritta che disconosce le scelte imprenditoriali finalizzate al solo risparmio fiscale.
Tale affermazione è parsa in Dottrina come la sensazione che la Suprema Corte abbia considerato l’elusione (vietata) un equivalente del legittimo risparmio di imposta, inserendo, in tal modo il “sorprendente” principio secondo cui il contribuente è sempre obbligato a scegliere la via fiscalmente più onerosa, con buona pace di ragioni sistematiche posta dal legislatore alla base dei trattamenti tributari meno onerosi (che invece ben potrebbero essere giustificati anche e soprattutto costituzionalmente).
Inoltre, la Corte di Cassazione raccorda il contrasto alla elusione con il principio di buona fede di cui allo Statuto del Contribuente. –
Secondo, citata Dottrina, se il contribuente con l’elusione approfitta di maglie troppo larghe della legge, esiste quanto meno un concorso di colpa del legislatore.
Un ulteriore spunto di interesse è quello in cui si esclude l’applicazione di sanzioni punitive all’elusione.
La soluzione é apparsa in Dottrina corretta, anche se fondata su un motivo che non ha convinto (l’elusione sarebbe incerta) poiché vengono, invece, ritenuti incerta i profili di fatto (se, quindi, una certa operazione sia o meno elusiva).