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Timestamp: 2020-06-03 00:06:16+00:00
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Book: Il ruolo dell’Unione Europea nella tutela della libertà dei media
Date: Wednesday, 3 June 2020, 2:06 AM
Nell'ambito della sua strategia per il mercato unico digitale, nel maggio 2016 la Commissione ha proposto una riforma della Direttiva sui servizi di media audiovisivi, la cosiddetta AVMSD (Audio visual media services Directive).
La proposta di riforma della Commissione è stata oggetto di intensi negoziati con il Parlamento e il Consiglio in qualità di co-legislatori ed è stata infine adottata a novembre 2018. Gli Stati membri hanno ora fino a 21 mesi per trasporre la direttiva nella loro legislazione nazionale.
L'attuale Direttiva UE sui servizi di media audiovisivi disciplina il coordinamento a livello europeo della legislazione nazionale su tutti i media audiovisivi, e si applica sia alle trasmissioni TV tradizionali, sia ai servizi di video on-demand e alle piattaforme online per la diffusione di contenuti audiovisivi, come YouTube e Facebook.
L'obiettivo principale della riforma era modificare la precedente direttiva del 2010 per aggiornare il quadro giuridico ai drastici mutamenti intervenuti nel panorama dei media in seguito alla rapida diffusione di internet.
I principali elementi di novità introdotti dalla riforma sono sintetizzati in questa infografica:
Pur riconoscendo una rilevanza particolare alle dimensione commerciale relativa alla tutela della libera circolazione dei servizi audiovisivi tra Stati membri, la Direttiva è riuscita a introdurre nuove norme anche per salvaguardare il pluralismo dei media, combattere l'odio razziale e religioso, garantire l'indipendenza delle autorità nazionali dei media.
In particolare, la Direttiva prevede l'obbligo per gli Stati membri di:
- disporre di autorità di regolamentazione indipendenti per i media audiovisivi. Tali autorità (l'AGCOM per l'Italia) dovranno soddisfare i criteri di indipendenza elencati nella direttiva, ovvero essere giuridicamente distinte dal governo e indipendenti, dal punto di vista del funzionamento;
- garantire che le piattaforme online adottino misure per proteggere il pubblico dall'istigazione alla violenza o all'odio e ai contenuti che costituiscono reati (incitazione pubblica a commettere reati terroristici, pornografia infantile e razzismo o xenofobia).
La Corte di Giustizia dell'UE (CGUE) ha iniziato molto presto a riconoscere con i suoi pronunciamenti l'importanza della libertà dei media per la tutela della democrazia nello spazio europeo.
Anche la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), organismo non dell'UE ma del Consiglio d'Europa, ha avuto un ruolo chiave nel far avanzare gli standard giurisprudenziali a tutela di media e giornalisti liberi e indipendenti. Fin dal 1979, con la sentenza storica del Sunday Times contro Regno Unito, la CEDU ha infatti evidenziato la necessità di fornire protezione al giornalismo investigativo, alle fonti e agli informatori ma ha anche evidenziato il diritto alla privacy contro l'attività giornalistica volta a soddisfare la semplice curiosità del pubblico.
Le sentenze della CGUE, dei tribunali nazionali e della Corte europea dei diritti dell'uomo esemplificate di seguito forniscono il quadro della giurisprudenza a tutela dei media in ambito europeo.
Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Fonte: Fundamental Rights Agency)
CGUE - C-160/15 / Sentenza
CGUE - C-547/14 / Sentenza
CGUE - C-486/14 / Parere
CGUE - C-157/14 / Sentenza
CGUE - C-157/14 / Parere
CGUE - C 293/12 e C 594/12 / Sentenza
Corti nazionali (Fonte: Fundamental Rights Agency)
Corte europea dei diritti dell'uomo (Fonte: Council of Europe)
Vereiniging Weekblad Bluf! v. the Netherlands
Vereinigung Demokratischer Soldaten Österreichs & Gubi v. Austria
Rientrano nella categoria del cosiddetto soft law raccomandazioni ed opinioni (definiti atti non vincolanti dell’UE secondo il Trattato sul Funzionamento dell'UE). Anche altri documenti quali rapporti annuali, agende legislative, libri bianchi, libri verdi, linee guida per interpretare le leggi, notificazioni, comunicazioni sono considerati parte del soft law. Quest'ultimo ha un ruolo importante nella definizione dell’agenda e delle politiche comuni su pluralità e libertà dei media.
Un peso crescente ha assunto nel tempo anche il coinvolgimento nel processo decisionale europeo di vari portatori di interesse attraverso le consultazioni pubbliche, i Gruppi di esperti, le ECI (iniziative dei cittadini europei) etc.
Il Colloquio annuale sui Diritti Fondamentali (2016)
Il tema del pluralismo dei media e della democrazia ha caratterizzato il secondo Colloquio annuale sui diritti fondamentali del 2016. Nell’incontro, organizzato dalla Commissione europea, gli scambi tra istituzioni dell'UE, Stati membri, ONG, giornalisti, rappresentanti dei media, imprese, accademici e organizzazioni internazionali sono stati orientati dalle raccomandazioni del High Level Group on Media Freedom and Pluralism, dal lavoro dell’Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, il Consiglio d’Europa, le Nazioni Unite - UNESCO in particolare - e dei risultati del Media Pluralism Monitor. Il dibattito è stato affiancato da uno speciale Eurobarometer e dai risultati di una consultazione pubblica alla quale hanno preso parte un numero di partecipanti del Colloquio.
Fa parte degli strumenti previsti dall'UE anche il Diritto di iniziativa dei cittadini europei.
Nel 2012 la società civile si è avvalsa di questo strumento per chiedere alla Commissione europea una revisione della Direttiva sui Servizi di Media Audiovisivi per la protezione del pluralismo dei media attraverso la parziale armonizzazione delle legislazioni nazionali relative a:
la proprietà e la trasparenza
il conflitto di interesse con incarichi politici
l'indipendenza degli organismi di regolamentazione.
L’Iniziativa Europea per il Pluralismo dei Media è stata ritirata dagli stessi proponenti ma, seppur forse prematuro, resta un tentativo importante di iniziativa legislativa popolare in tema di libertà e del pluralismo dei media.
La libertà dei media in quanto pilastro di una democrazia funzionante è centrale nei criteri politici per aderire all’UE definiti al Consiglio Europeo di Copenhagen nel 1993.
La Commissione europea utilizza i negoziati di adesione per spingere i paesi candidati a migliorare la situazione dei media. La verifica annuale della situazione riguardante la libertà di espressione e dei media nei singoli paesi candidati si trova nei Progress Report (in particolare nei capitoli 10 e 23).
Inoltre, tramite lo Strumento per l’assistenza di pre-adesione la Commissione fornisce ai media e alle organizzazioni di giornalisti anche assistenza tecnica e finanziaria.
Incitement in media content and political discourse in Member States of the European Union, EU Agency for Fundamental Rights (FRA), 2016
E-Learning - The OPEN Media Hub Online Training Courses
Articolo 11, Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea
EU soft-law initiatives designed to protect media pluralism: Effective instruments or unnecessary public expenditure?, Konstantina Bania, 2013
Commission Statement: EU framework for democracy, rule of law and fundamental rights, 2015
EU mechanism on democracy, the rule of law and fundamental rights, EPRS, 2016
Understanding the EU Rule of Law mechanisms, EPRS, 2016
Podcast - EU mechanism on democracy