Source: https://nichilismomonamour.wordpress.com/2015/05/05/la-riforma-della-pensioni-bye-bye/
Timestamp: 2017-08-23 13:41:49+00:00
Document Index: 45973862

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 1', 'art. 34', 'art. 38', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 53', 'art. 24', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 25', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 34', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Riforma delle Pensioni? Bye bye | Charly's blog
La Riforma delle Pensioni? Bye bye
Ricordare il clima teso dei giorni di fine 2011 e l’arrivo del sobrio Monti? Senza dimenticare la riforma Fornero delle pensioni lacrime e sangue con i soliti noti che ci misero il sangue e qualcuno le lacrime. Ebbene, la Corte Costituzionale si è recentemente pronunciata sulla costituzionalità della norma trovandola difettosa sotto alcuni aspetti [1].
Il verdetto della Corte
La Corte si è pronunciata sulla
questione di legittimità costituzionale del comma 25 dell’art. 24, del decreto-legge del 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall’ art. 1, comma 1 della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui prevede che «In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento», in riferimento agli artt. 2, 3, 23, 36, primo comma, 38, secondo comma, 53 e 117, primo comma, della Costituzione.
Il problema nasce «dalla violazione dell’art. 38, secondo comma, Cost., poiché l’assenza di rivalutazione impedirebbe la conservazione nel tempo del valore della pensione, menomandone l’adeguatezza e dell’art. 36, primo comma, Cost., in quanto il blocco della perequazione lederebbe il principio di proporzionalità tra la pensione, che costituisce il prolungamento della retribuzione in costanza di lavoro, e il trattamento retributivo percepito durante l’attività lavorativa». Al tutto si aggiunge anche la «lesione del combinato disposto degli artt. 36, 38 e 3 Cost., poiché la mancata rivalutazione, violando il principio di proporzionalità tra pensione e retribuzione e quello di adeguatezza della prestazione previdenziale, altererebbe il principio di eguaglianza e ragionevolezza, causando una irrazionale discriminazione in danno della categoria dei pensionati».
In aggiunta «la norma censurata si presenti lesiva anche del principio di affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica, garantito dall’art. 3 Cost., giacché i pensionati adeguano i programmi di vita alle previsioni circa le proprie disponibilità economiche, con conseguente pregiudizio per le aspettative di vita di questi ultimi». Si conclude il tutto con «la palese irragionevolezza del provvedimento censurato e l’irrazionalità dello stesso per eccedenza del mezzo rispetto al fine, dovendo provvedersi ad esigenze quali la «contingente situazione finanziaria» richiamata dal legislatore mediante la fiscalità ordinaria, secondo il disposto di cui all’art. 53 Cost».
Ed ecco la morale finale:
Tutti i giudici rimettenti ritengono che il comma 25 dell’art. 24 sarebbe costituzionalmente illegittimo per violazione degli artt. 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost., in quanto la mancata rivalutazione, violando i principi di proporzionalità e adeguatezza della prestazione previdenziale, si porrebbe in contrasto con il principio di eguaglianza e ragionevolezza, causando una irrazionale discriminazione in danno della categoria dei pensionati. La norma censurata recherebbe anche un vulnus agli artt. 2, 23 e 53 Cost., poiché la misura adottata si configurerebbe quale prestazione patrimoniale di natura sostanzialmente tributaria, in violazione del principio dell’universalità dell’imposizione a parità di capacità contributiva, in quanto posta a carico di una sola categoria di contribuenti.
E sul piano giuridico sono evocati oltre «al principio della certezza del diritto quale «patrimonio comune agli Stati contraenti», anche « gli altri diritti garantiti dalla Carta: il diritto dell’individuo alla libertà e alla sicurezza (art. 6), il diritto di non discriminazione, che include anche quella fondata sul “patrimonio”, (art. 21), il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa ed indipendente (art. 25), il diritto alla protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale (art. 33), il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali (art. 34)». La questione, come prospettata, è inammissibile».
Al netto di tutto la Corte
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui prevede che «In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento.
Al riguardo la Fornero si è difesa così:
“Non fu scelta mia”. L’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha commentato così la decisione della Consulta di bloccare la norma del 2011 che bloccava l’adeguamento delle pensioni al costo della vita per gli assegni superiori a tre volte il minimo Inps ricordando che fu una decisione “di tutto il Governo”, presa per fare risparmi in tempi brevi. “Vengo rimproverata per molte cose – ha detto – ma quella non fu una scelta mia, fu la cosa che mi costò di più”.
Sul piano pratico la sentenza della Corte avvalora la tesi che le prestazioni previdenziali sono una sorta di variabile indipendente e assoluta dall’andamento dell’economia e dei conti dello Stato. Bellissimo a dirsi ma difficile a farsi: se mancano le risorse come si potrà finanziare le pensioni? Mistero.
In termini politici la sentenza della Corte dovrebbe obbligare l’Esecutivo ad aprire il portafoglio per una cifra compresa fra i 5 e i 10 miliardi da restituire ai pensionati, oltre all’annullamento del blocco dell’adeguamento delle prestazioni previdenziali [2]. Non solo si dovrebbe pagare quello che non si è pagato, ma si dovrà anche pagare di più. E chi lo dice a Padoan che il DEF è, ormai, carta straccia e che i conti sono da rifare?
_ L’analisi giuridica e politica del pronunciamento della Corte: http://www.giustiziafiscale.com/index.php?option=com_content&view=article&id=772:incostituzionalita-del-blocco-delle-pensioni-e-diritti-piu-qugualiq-di-altri&catid=27:economia-diritto-e-tributi&Itemid=71;
_ tagliare taglieremo: http://www.lavoce.info/archives/34537/sembra-facile-tagliare-la-spesa-pubblica/.
[1] Cfr. http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2015&numero=70.
[2] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-04-30/pensioni-consulta-boccia-norma-fornero-blocco-perequazione-vale-5-miliardi-155939.shtml?uuid=AB2pUYYD.
Questa voce è stata pubblicata il 5 maggio 2015 da Charly in Uncategorized con tag corte costituzionale, riforma pensioni.
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