Source: http://www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=1539
Timestamp: 2020-08-14 11:00:56+00:00
Document Index: 38272650

Matched Legal Cases: ['art. 595', 'art. 595', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 33', 'art. 336', 'art.380', 'art. 384', 'art. 287', 'art. 280']

La diffamazione: delitti contro l’onore e la libertà morale
Articolo del 09/02/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 595 c.p. “Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario p ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”.
In via preliminare, si deve affermare che il reato della diffamazione, stando alla lettera dell’art. 595 c.p., consiste nel fatto di chi, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione. A ciò si può aggiungere che il reato della diffamazione può essere considerato come un illecito penale che provoca un limitato allarme sociale nella collettività delle persone. Tuttavia, quest’ultima affermazione non è del tutto corretta e veritiera in senso assoluto se si considera che molto spesso la diffamazione diviene e rappresenta il presupposto o l’antefatto di più gravi reati contro la persona come l’omicidio, le lesioni personali gravissime, il reato di rissa. Spesso, le percezioni dirette od indirette di alcune parole come “offensive” del proprio onore, reputazione, prestigio e decoro possono scatenare nella psiche umana riflessi e reazioni negative, impulsi incontrollabili ed è questo un dato di fatto che non si può negare in alcun modo.
L’elemento materiale del reato di diffamazione si desume dalla contemporanea presenza di tre elementi-requisiti che sono:
□l’offesa all’altrui reputazione. Col termine “offesa” si deve necessariamente intendere un comportamento ed una condotta connotati come“antigiuridici”, in quanto ledono i valori fondamentali della persona umana che sono, peraltro, costituzionalmente protetti e garantiti.
□la comunicazione a più persone di un fatto percepito come“offensivo”;
□l’assenza della persona offesa.
Il bene giuridico tutelato nel reato di diffamazioneè la reputazione1, intesa come un corollario dell’onore e come senso della dignità e del rispetto che una persona suscita nei consociati; in sintesi, si può affermare che il bene giuridicotutelato in questa fattispecie incriminatrice è dato dalla difesa della reputazione di una persona. Più in dettaglio, questa fattispecie incriminatrice mira a tutelare e difendere anche la stima diffusa nell’ambiente sociale per una persona, ossia anche dell’opinione che gli altri hanno del suo onore e decoro.
Inoltre, a mio avviso, l’oggetto della tutela penale del delitto di diffamazione è anche dato dall’interesse dello Stato all’integrità morale della persona.
In sintesi, l’elemento materiale nel reato di diffamazione consiste in una condotta che si esplica nell’offendere la reputazione altrui alla presenza di una molteplicià di persone ed in assenza del soggetto, nei confronti del quale viene pronunciata l’espressione diffamatoria.
Il sopraccitato delitto è un reato comune, di danno, di mera condotta ed a forma libera, in quanto può essere compiuto con qualunque condotta e comportamento idonei al raggiungimento dello scopo. Quindi, il momento perfezionativo-consumativo coincide col momento in cui l’offesa viene percepita da almeno due persone.
Per ciò che concerne il soggetto passivo di questo reato si deve ritenere che anche le persone giuridiche2, le associazioni non riconosciute e gli enti di fatto possono assumere la veste di soggetti passivi del delitti di diffamazione (si pensi ad un istituto di credito, inteso come Società per Azioni).
Inoltre, dottrina e giurisprudenza affermano che l’elemento psicologico è rappresentato dal dolo3 generico, inteso come coscienza e volontàdel fatto tipico previsto dalla norma penale incriminatrice (dolo è anche la coincidenza tra il voluto ed il realizzato).
Pertanto, si deve affermare che al reato di diffamazione si possono applicare, in linea generale, tutte le cause di giustificazione comuni (scriminanti) previste dagli articoli 50-54 c.p., oltre alle cause di non punibilità“speciali” previste negli artt. 596-599 c.p. In quest’ultimo contesto si deve precisare che l’esercizio dei diritti di cronaca e critica possono “scriminare” l’illiceità del fatto-reato qualora ricorrono le seguenti condizioni:
□l’utilità sociale dell’informazione, ossia l’interesse pubblico alla conoscenza della notizia. Tuttavia, l’utilità sociale dell’informazione, in grado di scriminare il reato de quo, è inseparabilmente legata alla veridicità dell’informazione medesima. Ciò lo si deduce facilmente in quanto la diffusione di notizie non rispondenti al vero è sia inutile, come anche controindicata al formarsi di una corretta opinione pubblica e sociale.
□la verità della notizia pubblicata (pertinenza), ossia la corrispondenza fra i fatti accaduti e quelli narrati;
□ lacorrettezza della forma espositiva(continenza).
Peraltro, proprio sul punto, la Cassazione ha precisato che:“Si ha abuso del diritto di critica quando si utilizzano espressioni gratuite non necessarie né collegate al dissenso sull’operato e sulla personalità pubblica dell’offeso, volte a screditare l’avversario politico, denigrandone con termini quali“gaglioffo”e“azzeccagarbugli” la moralità e la capacità professionale”. (Cassazione penale,sezioneV, sentenza 9 agosto 2007, n. 32577 A mio modesto avviso, si tratta di una sentenza di estrema importanza in quanto, enucleando un nuovo importante principio di diritto, contribuisce ancora di piùa delimitare i contorni e lo spessore dell’area dell’illecito penale in tema del reato di diffamazione.
In questo contesto, si inserisce anche la fattispecie incriminatrice della diffamazione commessa con il mezzo della stampa4, prevista e punita dal terzo comma dell’articolo 595 codice penale. Pertanto, nella nozione giuridica di stampa vanno incluse tutte le riproduzioni grafiche o meccanografiche, come anche quelle per via telematica (internet). In tema di diffamazione a mezzo internet, a mio modesto avviso, si deve ritenere perfezionata tale fattispecie quando viene creato un sito web, recante messaggi ed immagini dal contenuto erotico, al quale viene associato il nome ed il recapito telefonico di persona realmente esistente, allo scopo di arrecarle o consentire a terzi molestie e nocumento alla reputazione. Per valutare la sussistenza o meno del reato della diffamazione a mezzo stampa è sempre necessario ed utile valutare l’ambiente ed il contesto sociale in cui queste dichiarazioni vengono rese a terze persone. Infatti, proprio su quest’ultimo punto è intervenuta la Suprema Corte affermando quanto segue: “In materia di diffamazione a mezzo stampa sussiste l’esimente del diritto di critica nel caso in cui il portavoce di una organizzazione sindacale – nel caso di specie, del settore sanitario – riferisca in una conferenza stampa la notizia del rinvio a giudizio per i reati di abuso di ufficio e falso di un soggetto titolare di una casa di cura privata, inserendo tale notizia in una generale denuncia sociale posta in essere dal sindacato contro il malaffare nella sanità per la gestione delle strutture sanitarie pubbliche, richiamando sia dati numerici relativi agli interventi eseguiti presso le cliniche private, sia collegamenti tra personaggi del settore sanitario e fatti di mafia, effettuati in base a dati di cronaca. (Cassazionepenale,sezioneI,sentenza18maggio2007, n. 19427)
In conclusione, a mio modesto avviso, si deve affermare che ricorre sempre il delitto della diffamazione a mezzo stampa allorquando una notizia, anche se vera di fatto, viene esposta su giornali anche on-line (internet) in termini non corretti e l’intero tono della notizia non è diretto ad informare, ma a rappresentare la figura di un soggetto come codarda, oziosa etc..
Per completezza espositiva, restano ancora da analizzare gli aspetti procedurali del reato de quo. L’autorità giudiziaria competente è il Giudice di Pace (art. 4, lett. a, Decreto Legislativo n. 274/2000) nel primo e secondo comma mentre, invece, è il Tribunale in composizione monocratica (art. 33-ter c.p.p.) nelle ipotesi di cui al terzo e quarto comma. Si tratta di un reato procedibile sempre a querela di parte (art. 336 c.p.p.). Inoltre, l’arresto (art.380 - 381 c.p.p.) ed il fermo di indiziato di delitto non sono consentiti (art. 384 c.p.p.); le misure cautelari personali interdittive (art. 287 c.p.p.) e coercitive (art. 280 c.p.p.) non possono essere consentite e, quindi, restano inapplicabili.
www.avvocatoamaolo.com
1 Lareputazionenonrisiede in uno stato o un sentimento individuale, indipendente dal mondo esteriore, né tanto meno nel semplice amor proprio: la reputazione è il senso della dignità personalenell’opinione degli altri, un sentimento limitato dall’idea di ciò che, per la comune opinione, è socialmente esigibile da tutti in un dato momento storico. Cassazionepenale, sezioneV,sentenza28febbraio1995 – 24marzo 1995, n. 3247
2 Poiché la ditta non è altro che il nome sotto il quale l’imprenditore esercita l’attività commerciale e le imprese individuali non hanno una soggettività diversa da quella dell’imprenditore che l’impersona, l’addebito infamante rivolto alla ditta è riferibile in modo immediato e diretto all’imprenditore. Cassazionepenale,sezioneV,sentenza11 marzo 1980 – 19 maggio 1980, n. 6265
3 Aifinidellasussistenza dell’elemento psicologico nei delitti di diffamazione, non è necessaria l’intenzione di offendere la reputazione della persona(animus diffamandi o denigrandi), ma basta il dolo generico, cioè la volontà di usare espressioni offensive con la consapevolezza di offendere l’altrui reputazione. Cassazionepenale,sezioneV,sentenza15ottobre1987 – 6 giugno1988, n. 6671
4 In tema di diffamazione commessa con il mezzo della stampa, la scriminante putativa dell’esercizio del diritto di cronaca è ipotizzabile solo qualora, pur non essendo obiettivamente vero il fatto pubblicato, il giornalista abbia assolto all’obbligo di esaminare, controllare e verificare quanto oggetto della sua narrativa, al fine di vincere ogni dubbio, non essendo sufficiente l’affidamento riposto in buona fede sulla fonte, e, quando si intende pubblicare la notizia di un fatto lesivo dell’altrui reputazione, la verifica, per una deontologica esigenza di garanzia, va fatta, quando ciò è possibile, interpellando la persona che dalla pubblicazione risulterebbe lesa, anche per riceverne eventuali giustificazioni o spiegazioni. Cassazionepenale,sezioneV,sentenza19luglio2006,n. 25033