Source: http://www.parlalex.it/pagina.asp?id=872
Timestamp: 2019-07-23 17:45:41+00:00
Document Index: 79030323

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 1', 'in fine', 'art. 51', 'art. 56', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 56', 'art. 3', 'art. 57', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 60', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 68', 'art. 1', 'art. 79', 'art. 1', 'art. 88', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 111', 'art. 2', 'art. 111', 'art. 114', 'art. 1', 'art. 115', 'art. 9', 'art. 116', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 11', 'e contrario', 'art. 118', 'art. 4', 'art. 119', 'art. 5', 'art. 120', 'art. 6', 'art. 121', 'art. 1', 'art. 122', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 123', 'art. 3', 'art. 7', 'in fine', 'art. 124', 'art. 9', 'art. 125', 'art. 9', 'art. 126', 'art. 4', 'art. 127', 'art. 8', 'art. 128', 'art. 9', 'art. 129', 'art. 9', 'art. 130', 'art. 9', 'art. 131', 'art. 131', 'art. 132', 'art. 2', 'art. 135', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 7']

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È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell´autonomia e del decentramento.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l´ordinamento giuridico italiano.
L´ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l´effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d´asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l´estradizione dello straniero per reati politici. (*)
(*) La legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1, ha disposto che l´ultimo comma dell´art. 10 e l´ultimo comma dell´art. 26 della Costituzione non si applicano ai delitti di genocidio.
L´Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall´Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l´autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all´Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
E´ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell´Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz´armi.
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d´una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.
L´estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.
L´imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Il matrimonio è ordinato sull´eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell´unità familiare.
E´ dovere e diritto dei genitori, mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l´adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità e l´infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell´individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
L´arte e la scienza sono libere e libero ne è l´insegnamento.
E´ prescritto un esame di Stato per la ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l´abilitazione all´esercizio professionale.
L´istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
Cura la formazione e l´elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell´interesse generale, e tutela il lavoro italiano all´estero.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un´esistenza libera e dignitosa.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l´adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all´assistenza sociale.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all´educazione e all´avviamento professionale.
L´assistenza privata è libera.
L´organizzazione sindacale è libera.
E´ condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.
Il diritto di sciopero si esercita nell´ambito delle leggi che lo regolano.
L´iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l´utilità; sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l´attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d´interesse generale.
La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l´incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell´artigianato.
La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l´esercizio del credito.
Favorisce l´accesso del risparmio popolare alla proprietà dell´abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l´esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all´estero e ne assicura l´effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l´elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge. (*)
L´art. 3 della legge costituzionale 23 gennaio 2001, n. 1, ha, inoltre, disposto, in via transitoria, quanto segue: "1. In sede di prima applicazione della presente legge costituzionale ai sensi del terzo comma dell´articolo 48 della Costituzione, la stessa legge che stabilisce le modalità di attribuzione dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero stabilisce, altresì, le modificazioni delle norme per l´elezione delle Camere conseguenti alla variazione del numero dei seggi assegnati alle circoscrizioni del territorio nazionale. 2. In caso di mancata approvazione della legge di cui al comma 1, si applica la disciplina costituzionale anteriore."
Tutti i cittadini dell´uno o dell´altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunita´ tra donne e uomini.
La legge può, per l´ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.
L´art. 1 della legge costituzionale 30 maggio 2003, n. 1 ha aggiunto, in fine, un periodo al primo comma dell´art. 51.
"Tutti i cittadini dell´uno o dell´altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge."
Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l´esercizio dei diritti politici.
L´ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall´ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. (*)
(*) L´art. 56 è stato sostituito dapprima dall´art. 1 della legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno dell´elezione hanno compiuto i venticinque anni di età».
In seguito, l´art. 1 della legge costituzionale 23 gennaio 2001, n. 1, ha modificato l´art. 56. Il testo dell´articolo 56, come sostituito dalla legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2, era il seguente:
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall´ultimo censimento generale della popolazione, per seicentotrenta e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti."
L´art. 3 della legge costituzionale 23 gennaio 2001, n. 1, ha, inoltre, disposto, in via transitoria, quanto segue:
"1. In sede di prima applicazione della presente legge costituzionale ai sensi del terzo comma dell´articolo 48 della Costituzione, la stessa legge che stabilisce le modalità di attribuzione dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero stabilisce, altresì, le modificazioni delle norme per l´elezione delle Camere conseguenti alla variazione del numero dei seggi assegnati alle circoscrizioni del territorio nazionale.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d´Aosta uno.
La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall´ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. (*)
(*) L´art. 57 è stato dapprima sostituito dall´art. 2 della legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2, poi modificato una prima volta dall´art. 2 della legge costituzionale 27 dicembre 1963, n. 3, e modificato una seconda volta dall´art. 2 dalla legge costituzionale 23 gennaio 2001, n. 1.
Il testo dell´articolo nella versione originaria era il seguente: "Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale. A ciascuna Regione è attribuito un senatore per duecentomila abitanti o per frazione superiore a centomila.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei. La Valle d´Aosta ha un solo senatore."
Il testo dell´articolo 57 come sostituito dall´art. 2 della legge n. 2 del 1963 così disponeva: "Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette. La Valle d´Aosta uno.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle regioni, quale risulta dall´ultimo censimento generale, sulla base di quozienti interi e dei più alti resti."
Si segnala inoltre che con la legge costituzionale 9 marzo 1961, n. 1, si è provveduto all´assegnazione di tre senatori ai comuni di Trieste, Duino Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico.
L´art. 57 è stato poi modificato dalla legge costituzionale 23 gennaio 2001, n. 1. Il testo dell´art. 57, come modificato dalla legge costituzionale 27 dicembre 1963, n. 3, era il seguente: "Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.
La ripartizione dei seggi fra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall´ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti."
E´ senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
(*) L´art. 60 è stato sostituito dall´art. 3 della legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l´altra.
Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l´Ufficio di presidenza.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l´Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.
La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l´ufficio di deputato o di senatore.
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell´esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell´atto di commettere un delitto per il quale è previsto l´arresto obbligatorio in flagranza.
(*) L´art. 68 è stato sostituito dall´art. 1 della legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
«I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e per i voti dati nell´esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell´atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l´ordine di cattura.
L´iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
Il popolo esercita l´iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l´approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l´urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l´esame e l´approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.
Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall´approvazione .
Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l´urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
E´ indetto referendum popolare per deliberare l´abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. (*)
(*) Con la legge costituzionale 3 aprile 1989, n. 2, è stata disposta l´indizione di un referendum di indirizzo sul conferimento di un mandato costituente al Parlamento europeo da svolgersi in occasione delle elezioni del 1989 per il rinnovo del Parlamento europeo.
(*) Con la legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, "Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale", è stato attribuito alla Corte costituzionale il giudizio sull´ammissibilità dei quesiti referendari.
L´esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.
Quando, in casi straordinari di necessità e d´urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni .
I decreti perdono efficacia sin dall´inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
L´amnistia e l´indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.
La legge che concede l´amnistia o l´indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.
In ogni caso l´amnistia e l´indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge. (*)
(*) L´art. 79 è stato sostituito dall´art. 1 della legge costituzionale 6 marzo 1992, n. 1. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
«L´amnistia e l´indulto sono concessi dal Presidente della Repubblica su legge di delegazione delle Camere. Non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla proposta di delegazione.»
All´elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d´Aosta ha un solo delegato. L´elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi della assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.
L´ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.
L´assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.
Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l´unità nazionale.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l´autorizzazione delle Camere.
(*) Il secondo comma dell´art. 88 è stato sostituito dall´art. 1 della legge costituzionale 4 novembre 1991, n. 1.
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell´esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. (*)
(*) La legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, "Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale", ha attribuito alla Corte costituzionale il potere di determinare le sanzioni in caso di condanna del Presidente della Repubblica a seguito della messa in stato d´accusa da parte del Parlamento in seduta comune.
Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene la unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l´attività dei Ministri.
La legge provvede all´ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l´organizzazione dei Ministeri.
Il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell´esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale. (*)
(*) L´articolo è stato sostituito dall´art. 1 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1. Il testo originario era il seguente:
«Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri sono posti in stato d´accusa dal Parlamento in seduta comune per reati commessi nell´esercizio delle loro funzioni.»
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e la imparzialità dell´amministrazione.
Nell´ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d´iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all´estero.
Il Consiglio nazionale dell´economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.
E´ organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.
Ha l´iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.
Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell´amministrazione.
La legge assicura l´indipendenza dei due istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.
La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull´ordinamento giudiziario.
La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all´amministrazione della giustizia.
Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell´ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.
La legge sull´ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all´ufficio di consiglieri di Cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni di esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.
I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall´ordinamento giudiziario o con il loro consenso.
Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l´azione disciplinare.
Il Pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull´ordinamento giudiziario.
Le norme sull´ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge. La legge assicura l´indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del Pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all´amministrazione della giustizia.
L´Autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.
Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministero della giustizia l´organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.
La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parita´, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.
Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel piu´ breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell´accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facolta´, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l´interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell´accusa e l´acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.
Il processo penale e´ regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell´imputato non puo´ essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si e´ sempre volontariamente sottratto all´interrogatorio da parte dell´imputato o del suo difensore.
La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell´imputato o per accertata impossibilita´ di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.
(*) I primi cinque commi dell’art. 111 sono stati introdotti dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2. Si riporta di seguito l’art. 2 della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2: «1. La legge regola l´applicazione dei principi contenuti nella presente legge costituzionale ai procedimenti penali in corso alla data della sua entrata in vigore.» (*) I primi cinque commi dell’art. 111 sono stati introdotti dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2.
«1. La legge regola l´applicazione dei principi contenuti nella presente legge costituzionale ai procedimenti penali in corso alla data della sua entrata in vigore.»
Il Pubblico ministero ha l´obbligo di esercitare l´azione penale.
(*) L´art. 114 è stato sostituito dall´art. 1 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
(*) L´art. 115 è stato abrogato dall´art. 9, secondo comma, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d´Aosta/Vallee d´Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale. (**)
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell´articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all´organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all´articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.
(*) L´art. 116 è stato sostituito dall´art. 2 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
«Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d´Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali.»
(**) Si riporta di seguito l´art. 10, recante disposizioni transitorie, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3:
«1. Sino all´adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite.»
La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall´ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l´Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all´Unione europea;
n) norme generali sull´istruzione;
r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell´amministrazione statale, regionale e locale; opere dell´ingegno;
s) tutela dell´ambiente, dell´ecosistema e dei beni culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l´Unione europea delle Regioni; commercio con l´estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l´autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all´innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell´energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. (**)
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all´attuazione e all´esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell´Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell´organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.
(*) L´art. 117 è stato sostituito dall´art. 3 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
«La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principî fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, semprechè le norme stesse non siano in contrasto con l´interesse nazionale e con quello di altre Regioni:
(**) Si riporta di seguito l´art. 11, recante disposizioni transitorie, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3:
2. Quando un progetto di legge riguardante le materie di cui al terzo comma dell´articolo 117 e all´articolo 119 della Costituzione contenga disposizioni sulle quali la Commissione parlamentare per le questioni regionali, integrata ai sensi del comma 1, abbia espresso parere contrario o parere favorevole condizionato all´introduzione di modificazioni specificamente formulate, e la Commissione che ha svolto l´esame in sede referente non vi si sia adeguata, sulle corrispondenti parti del progetto di legge l´Assemblea delibera a maggioranza assoluta dei suoi componenti.»
Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l´esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.
La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell´articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.
Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l´autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. (*)
(*) L´art. 118 è stato sostituito dall´art. 4 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
Lo Stato può con legge delegare alla Regione l´esercizio di altre funzioni amministrative. La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Provincie, ai Comuni o ad altri enti locali, o valendosi dei loro uffici.»
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l´effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all´indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E´ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti. (*) (**)
(*) L´art. 119 è stato sostituito dall´art. 5 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, nè limitare l´esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.
Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l´incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell´unità giuridica o dell´unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione. (*)
(*) L´art. 120 è stato sostituito dall´art. 6 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
«La Regione non può istituire dazi d´importazione o esportazione o transito fra le Regioni.
La Giunta regionale è l´organo esecutivo delle Regioni.
(*) L´art. 121 è stato modificato dall´art. 1 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell´esercizio delle loro funzioni.
(*) L´art. 122 è stato sostituito dall´art. 2 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
«ll sistema d´elezione, il numero e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri regionali sono stabiliti con legge della Repubblica.
(**) Si riporta di seguito l´art. 5, recante disposizioni transitorie, della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1:
«1. Fino alla data di entrata in vigore dei nuovi statuti regionali e delle nuove leggi elettorali ai sensi del primo comma dell´articolo 122 della Costituzione, come sostituito dall´articolo 2 della presente legge costituzionale, l´elezione del Presidente della Giunta regionale è contestuale al rinnovo dei rispettivi Consigli regionali e si effettua con le modalità previste dalle disposizioni di legge ordinaria vigenti in materia di elezione dei Consigli regionali. Sono candidati alla Presidenza della Giunta regionale i capilista delle liste regionali. E´ proclamato eletto Presidente della Giunta regionale il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. Il Presidente della Giunta regionale fa parte del Consiglio regionale. E´ eletto alla carica di consigliere il candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato proclamato eletto Presidente. L´Ufficio centrale regionale riserva, a tal fine, l´ultimo dei seggi eventualmente spettanti alle liste circoscrizionali collegate con il capolista della lista regionale proclamato alla carica di consigliere, nell´ipotesi prevista al numero 3) del tredicesimo comma dell´articolo 15 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, introdotto dal comma 2 dell´articolo 3 della legge 23 febbraio 1995, n. 43; o, altrimenti, il seggio attribuito con il resto o con la cifra elettorale minore, tra quelli delle stesse liste, in sede di collegio unico regionale per la ripartizione dei seggi circoscrizionali residui. Qualora tutti i seggi spettanti alle liste collegate siano stati assegnati con quoziente intero in sede circoscrizionale, l´Ufficio centrale regionale procede all´attribuzione di un seggio aggiuntivo, del quale si deve tenere conto per la determinazione della conseguente quota percentuale di seggi spettanti alle liste di maggioranza in seno al Consiglio regionale.
b) nel caso in cui il Consiglio regionale approvi a maggioranza assoluta una mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta regionale, presentata da almeno un quinto dei suoi componenti e messa in discussione non prima di tre giorni dalla presentazione, entro tre mesi si procede all´indizione di nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta. Si procede parimenti a nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta in caso di dimissioni volontarie, impedimento permanente o morte del Presidente.»
Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l´esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l´apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.
(*) L´art. 123 è stato sostituito dapprima dall´art. 3 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
«Ogni Regione ha uno statuto il quale, in armonia con la Costituzione e con le leggi della Repubblica, stabilisce le norme relative all´organizzazione interna della Regione. Lo statuto regola l´esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
In seguito, l´art. 7 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, ha aggiunto, in fine, un comma.
(*) L´art. 124 è stato abrogato dall´art. 9, secondo comma, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l´ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione. (*)
(*) Il primo comma dell´art. 125 è stato abrogato dall´art. 9, secondo comma, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l´ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.»
L´approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l´impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.
(*) L´art. 126 è stato sostituito dall´art. 4 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
«Il Consiglio regionale può essere sciolto, quando compia atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge, o non corrisponda all´invito del Governo di sostituire la Giunta o il Presidente, che abbiano compiuto analoghi atti o violazioni.
Lo scioglimento è disposto con decreto motivato del Presidente della Repubblica, sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica. Col decreto di scioglimento è nominata una Commissione di tre cittadini eleggibili al Consiglio regionale, che indice le elezioni entro tre mesi e provvede all´ordinaria amministrazione di competenza della Giunta e agli atti improrogabili, da sottoporre alla ratifica del nuovo Consiglio.»
La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un´altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell´atto avente valore di legge. (**)
(*) L´art. 127 è stato sostituito dall´art. 8 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
La legge è promulgata nei dieci giorni dalla apposizione del visto ed entra in vigore non prima di quindici giorni dalla sua pubblicazione. Se una legge è dichiarata urgente dal Consiglio regionale, e il Governo della Repubblica lo consente, la promulgazione e l´entrata in vigore non sono subordinate ai termini indicati.
Il Governo della Repubblica, quando ritenga che una legge approvata dal Consiglio regionale ecceda la competenza della Regione o contrasti con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni, la rinvia al Consiglio regionale nel termine fissato per l´apposizione del visto.
(*) L´art. 128 è stato abrogato dall´art. 9, secondo comma, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
«Le Provincie e i Comuni sono enti autonomi nell´ambito dei principî fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni.»
(*) L´art. 129 è stato abrogato dall´art. 9, secondo comma, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
(*) L´art. 130 è stato abrogato dall´art. 9, secondo comma, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
Valle d´Aosta;
(*) L´art. 131 è stato modificato dalla legge costituzionale 27 dicembre 1963, n. 3, che ha disposto la costituzione del Molise come regione a se stante.
(**) L´art. 131 è stato modificato dalla legge costituzionale 27 dicembre 1963, n. 3, che ha disposto la costituzione del Molise come regione a se stante.
Si può, con l´approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un´altra. (*)
(*) L´art. 132 è stato modificato dall´articolo 9, primo comma, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il testo originario dell´articolo era il seguente:
Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un´altra.»
Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell´ambito di una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione. La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.
(*) L´ultimo capoverso è stato cosí modificato dall´art. 2 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1. Il testo originario era il seguente: «sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica ed i Ministri, a norma della Costituzione».
Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall´esercizio delle funzioni. La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall´ ufficio di giudice. L´ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l´esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge. (*)
Nei giudizi d´accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l ´eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.
(*) L´art. 135 è stato sostituito dall´art. 1 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2. L´ultimo comma, inoltre, è stato modificato dall´art. 2 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1.
Il testo dell´articolo nella versione originaria era il seguente:
L´ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento o di un Consiglio regionale, con l´esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
Nei giudizi d´accusa contro il Presidente della Repubblica e contro i Ministri intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, 16 membri eletti, all´inizio di ogni legislatura, dal Parlamento in seduta comune tra cittadini aventi i requisiti per l´eleggibilità a senatore.»
Il testo dell´articolo 135 come sostituito dalla legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, identico per i primi sei commi al testo vigente, all´ultimo comma così disponeva:
«Nei giudizi d´accusa contro il Presidente della Repubblica e contro i ministri intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, 16 membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l´eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.»
(*) La legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, ha disciplinato i casi di incompatibilità relativi ai giudici costituzionali ed ai giudici aggregati, nonchè le forme di immunità a garanzia dell´attività della Corte.
Quando la Corte dichiara l´illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.
Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d´indipendenza dei giudici della Corte. (*)
(*) Con la legge costituzionale 6 agosto 1993, n. 1, che ha istituito la Commissione parlamentare per le riforme istituzionali, è stato previsto, unicamente per i progetti di legge della XI legislatura un diverso procedimento di revisione costituzionale che comporta, fra l´altro, la obbligatoria sottoposizione a referendum dei progetti approvati dalla Commissione.
Con l´entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.
Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell´Assemblea Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che:
hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all´Assemblea Costituente;
Al diritto di essere nominato senatore si può rinunciare prima della firma del decreto di nomina. L´accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.
La disposizione dell´articolo 80 della Costituzione, per quanto concerne i tratti internazionali che importano oneri alle finanze o modificazioni di legge, ha effetto dalla data di convocazione delle Camere.
Entro cinque anni dall´entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti, salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei Tribunali militari.
Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del Tribunale supremo militare in relazione all´articolo 111.
Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull´ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell´ordinamento vigente.
Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione delle controversie indicate nell´articolo 134 ha luogo nelle forme e nei limiti delle norme preesistenti all´entrata in vigore della Costituzione. (*)
(*) L´art. 7 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, ha abrogato l´ultimo comma della disposizione che così recitava: «I giudici della Corte costituzionale nominati nella prima composizione della Corte stessa non sono soggetti alla parziale rinnovazione e durano in carica dodici anni.»
Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall´entrata in vigore della Costituzione.
Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della Pubblica Amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative fra gli enti locali restano alle Province ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l´esercizio.
La Repubblica, entro tre anni dall´entrata in vigore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni.
Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all´articolo 116, si applicano provvisoriamente le norme generali del Titolo V, della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformità con l´articolo 6.
Fino a cinque anni dall´entrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell´elenco di cui all´articolo 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell´articolo 132, fermo rimanendo tuttavia l´obbligo di sentire le popolazioni interessate. (*)
E´ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all´articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l´ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.
L´Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.
Con l´entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo luogotenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull´ordinamento provvisorio dello Stato.
L´Assemblea Costituente sarà convocata dal suo Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per la elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.
Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere, l´Assemblea Costituente può essere convocata, quando vi sia necessità di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo 1946, n. 98.
L´Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, è convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.
La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell´Assemblea Costituente ed entra in vigore il 1° gennaio 1948. Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l´anno 1948, affinchè ogni cittadino possa prenderne cognizione.