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Timestamp: 2017-11-24 01:57:35+00:00
Document Index: 58111061

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7']

Disciplinari di produzione vini – Aglianico del Vulture Doc
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«AGLIANICO DEL VULTURE»
Approvato con DPR 18.02.1971 G.U. 129 - 22.05.1971
Modificato con DM 09.03.1987
Modificato con DM 02.08.2010 G.U. 188 - 13.08.2010
1. La denominazione di origine controllata «Aglianico del Vulture» e' riservata ai vini che
rispondono alle condizioni ed ai requisiti del presente disciplinare di produzione per le tipologie:
1. Il vino a DOC «Aglianico del Vulture» deve essere ottenuto dalle uve provenienti dal vitigno
Aglianico del Vulture N. e/o Aglianico N.
metri s .l. m.
Per i nuovi impianti e reimpianti la densità dei ceppi per ettaro, calcolata sul sesto d'impianto, non
puo' essere inferiore a 3.350 in coltura specializzata.
5. La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino «Aglianico del Vulture» non deve
essere superiore a 10 t/ha di vigneto in coltura specializzata.
6. Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la resa per ettaro di vigneto in coltura
7. Anche in annate eccezionalmente favorevoli, i quantitativi di uva ottenuta da destinare alla
produzione di vino devono essere riportati nei limiti di cui sopra, purché la produzione globale non
8. Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare, al vino «Aglianico del Vulture», un titolo
alcolometrico volumico naturale minimo di 12,00% vol e, per la tipologia spumante, di 11,00% vol.
1. Le operazioni di vinificazione, la spumantizzazione, nonché l'imbottigliamento devono essere
effettuate nell'ambito della zona di produzione delimitata dall'art. 3.
2. La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 70% . Qualora tale resa superi la
percentuale sopra indicata, ma non oltre il 75%, l'eccedenza non avrà diritto alla Denominazione di
Origine «Aglianico del Vulture». Oltre detto limite decade il diritto alla D.O.C. per tutto il prodotto.
3. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali e costanti atte a conferire
al vino le sue peculiari caratteristiche.
4. Il vino a D.O.C. «Aglianico del Vulture» deve essere immesso al consumo a partire dal 1°
settembre dell'anno successivo a quello di produzione delle uve.
5. La tipologia spumante deve essere ottenuta esclusivamente per rifermentazione naturale in
bottiglia, ai sensi delle norme comunitarie, e la durata del procedimento di elaborazione non deve
essere inferiore a mesi 9.
1. Il vino a DOC «Aglianico del Vulture» all'atto dell'immissione al consumo, deve rispondere alle
sapore: dal secco all'abboccato, giustamente tannico e sapido, per l'abboccato il contenuto
zuccherino non deve superare i 10 g per litro;
2. Il vino a DOC «Aglianico del Vulture» Spumante, all'atto dell'immissione al consumo, deve
colore: rosso rubino tendente al granato; con l'evoluzione puo' assumere riflessi aranciati;
1. Alla denominazione di cui all'art. 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da
quelle previste nel presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: «extra», «fine», «scelto»,
«selezionato» e similari.
2. È tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi aziendali, ragioni
sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l'acquirente.
3. È altresì consentito l’uso di indicazioni di unità geografiche corrispondenti a frazioni, comuni o
zone amministrative definite, alle condizioni previste dalla vigente normativa comunitaria e
nazionale e riportate in allegato al presente disciplinare di produzione.
4. Per i vini di cui all'art.1, l'indicazione in etichetta dell'annata di produzione dell'uva, è
obbligatoria, ad eccezione della tipologia spumante
1. I vini di cui all'art. 1 possono essere immessi al consumo in recipienti di vetro di volume
nominale fino a litri 6; per la tappatura valgono le norme comunitarie e nazionali in vigore.
della Puglia. Originando altresì rilievi difformi e diffusi sull’intero territorio in esame. Questo per
un’azione eruttiva originatasi a partire da circa 800.000 anni fa e che ha comportato sbarramenti di
depositi piroclastici, determinando così un’alternanza di sottosuoli di diversa origine quali tufi
Tufi che, nel caso della vite soprattutto, svolgono un’importante azione di riserva idrica nei siccitosi
L’origine vulcanica e arenaria determinano la presenza di suoli diversi che vanno dal tipo sabbioso,
Il clima dell’area è decisamente arido nei mesi di luglio ed agosto, temperato nei mesi di giugno e
Frequenti le gelate nel periodo primaverile che di norma non intaccano l’attività vegetativa
dell’Aglianico del Vulture per il suo naturale ritardo nel germogliamento.
importanti per effetto di correnti d’aria provenienti dalle coste orientali ed occidentali e per
tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Aglianico del Vulture Superiore”.
L’intero territorio del Vulture presenta reperti archeologici che documentano la produzione diffusa
La necessità di produrre un’uva di ottima qualità si sposava perfettamente con un territorio difficile
notevole tradizione viticola che, nel tempo, è divenuta un vero e proprio “marchio d’area’. La
tradizione della vigna che diventa un vero e proprio “ giardino” fa sì che il paesaggio venga
fortemente caratterizzato da vigneti ordinati e ben tenuti e coltivati, ma anche l’uva si avvantaggia
molto abbondanti nell’Aglianico. D’altro canto solo una meticolosa preparazione dei vigneti
consente all’uva di poter resistere al lungo ciclo vegetativo che si conclude con la piena
maturazione in un periodo (ottobre-novembre) quando la piovosità è già alta, l’umidità diventa
- base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione sono
l’Aglianico del Vulture N. e/o l’Aglianico Nero tradizionalmente coltivati nell’area di produzione.
rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare (8 tonn.te/ha). Il bisogno di contenere
una produzione media per ceppo, comporta un limite minimo di 3.350 piante per ettaro.
Il territorio del Vulture ha poggiato molto della sua economia enologica sulla produzione degli
spumanti, questi prodotti costituivano una forma di specializzazione dell’area che aveva permesso
di far conseguire agli operatori del posto rilevante notorietà; è infatti noto e dimostrabile che alcuni
paesi dell’area di produzione come Rionero, Ripacandiada, Rapolla e Barile commercializzavano
fuori regione grandi quantità di vino spumante destinato a banchetti nuziali, feste patronali e
festività religiose; famose erano le richieste provenienti dal Vaticano che venivano soddisfatte
regolarmente con cadenza annuale.
Le prime produzioni di vino spumante risalgono agli inizi del 1900 ma intorno agli anni 1950-1960
che si raggiunge il picco, infatti alcune aziende ancor oggi in attività si specializzano in tale settore;
Tale fenomeno si spiega con una notevole richiesta del mercato, segno di apprezzamento del
prodotto, che determinava un prezzo medio di vendita superiore di tre quattro volte al prezzo medio
di mercato del vino fermo.
Le tecniche tradizionali di produzione di questo vino spumante prevedevano una rifermentazione in
bottiglia con la produzione di vino che presentava una pressione interna da 3 a 6 bar, un residuo
zuccherino da 20 a 60 grammi per litro; non venivano effettuati sboccatura e illimpidimento della
bottiglia, di norma la tappatura era effettuata in sughero con gabbiette metalliche oppure con spago.
L’elevata qualità degli spumanti a base di vitigno Aglianico è dovuta all’ottimo grado di
maturazione delle uve, raccolte a novembre, coma da tradizione consolidata, che portava
all’ottenimento di produzioni con grado zuccherino talmente elevato da non riuscire a svolgersi in
alcol durante la prima fermentazione alcolica, questo fenomeno era responsabile della
rifermentazione in bottiglia. Nel corso degli anni le tecniche si sono affinate ed hanno consentito di
ottenere dei prodotti caratterizzati da grande finezza che hanno incontrato i gusti del consumatore.
La DOC “Aglianico del Vulture” è riferita alle 2 tipologie di cui all’art. 1 che dal punto di vista
analitico ed organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo
6 del disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente
In particolare tutti i vini presentano una buona acidità e un colore è rosso rubino. In tutte le
tipologie si riscontrano aromi prevalentemente fruttati (bacche e drupe), ma anche floreali tipici del
Al sapore i vini presentano un’acidità normale, un accenno di amaro ed una possibile residua
astringenza tipiche del vitigno, ma, soprattutto, un’ottima struttura che contribuiscono al loro
L’orografia collinare dell’areale di produzione e l’esposizione prevalente ad est sud est, ma
svolge un’indispensabile azione di riserva idrica estiva, interagiscono in maniera determinante con
la coltura della vite, contribuendo all’ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico chimich e ed
organolettiche dell’ “Aglianico del Vulture”.
coltivazione dell’Aglianico.
Anche il clima dell’areale di produzione, caratterizzato da precipitazioni abbondanti nel periodo
luglio e agosto per i frequenti venti africani, ma soprattutto reso particolare dai sensib ili salti termici
(giorno/notte) estivi dovuti alle correnti d’aria richiamate dal massiccio del Vulture e alle brezze
vino "Aglianico del Vulture ".
La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra del “Vulture”, dalla Magna Grecia, al medioevo,
fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta
vino “Aglianico del Vulture”
In particolare la presenza della viticoltura nell’area del Vulture è attestata da numerosi reperti
Venosa, Melfi, Atella e Rapolla, utili a ricostruire la loro utilizzazione produttiva, le relazioni e i
rapporti di scambio tra l’agrum e Venosa suggeriscono l’esistenza di una pratica della viticoltura e
determina un incremento dell’estensione dei vigneti nei terreni di proprietà ecclesiastica, anche
nell’area del Vulture, collegata anche ai diversi impieghi cui il vino veniva destinato come le
celebrazioni delle messe e la medicina e l’alimentazione per le sue proprietà nutritive.
Tra il XI e il XIV secolo la pratica viticola incide notevolmente sulla formazione del paesaggio
Tra il XIII e XV secolo tutte le pendici del Vulture sono coltivate a vigneto e le vigne sono per lo
più concentrate nei terreni attaccati alle mura delle città ed in quelli più vicini.
Le cantine sono sovente sistemate nelle grotte, a Melfi se ne contavano a centinaia. Un inventario
eseguito nel 1589 ne registrava 110.
In tempi più recenti all’esposizione universale di Milano del 1906 parteciparono anche die ci
campioni di vini del Vulture, che furono apprezzati in quanto “ vini di corpo, fragranti, fini”.
oggi costituiscono l’asse portante della moderna vitivinicoltura lucana.
ampelografi, l’Aglianico entra nell’olimpo dei vitigni più conosciuti a livello internazionale.
18 febbraio 1971.
La C.C.I.A.A di Potenza è l’Autorità pubblica designata dal Ministero delle politiche agricole
Lista positiva delle indicazioni geografiche di cui all'art. 7, comma 3
35. Migliarese
37. Monte Lapis
38. Musanna
39. Notarchirico
40. Padula
41. Pantagniuolo
42. Pescarelle
43. Piani dell'Incoronata
44. Piani di Camera
45. Piano del Cerro
46. Piano del Duca
47. Piano dell'Altare
48. Piano di Carro
49. Piano di Croce
50. Piano Regio
51. Pipoli
52. Rotondo
53. San Francesco
54. San Martino
55. San Paolo
56. San Savino
57. Sansaniello
58. Santa Maria
59. Serra del Capitolo
60. Serra del Monaco
61. Serra del Prete
62. Serra del Tesoro
63. Serra del Trono
64. Serra della Noce
65. Serra Macinella
66. Serro di Granato
67. Settanni
68. Sterpara
69. Titolo
70. Vallone della Noce
71. Vigne di Perrone
72. Vizzarro