Source: http://www.umbrialex.it/wLeggiItalia/Decreto%20legislativo%2019%20settembre%201994,n_626.htm
Timestamp: 2017-11-17 21:27:20+00:00
Document Index: 56715095

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 54', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 16', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 51', 'art. 19', 'art. 2', 'art.3', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 62', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 1', 'art.5', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 78', 'art. 78', 'art. 78', 'art. 78', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 11', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 11', 'art. 27', 'art. 24', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 25']

Decreto Legislativo n. 626 del 19/09/1994
Attuazione delle direttive 89\391\CEE, 89\654\CEE, 89\655\CEE, 89\656\CEE, 90\269\CEE, 90\270\CEE, 90\394\CEE , 90\679\CEE, 93/88/CEE, 97/42/CE e 1999/38/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
(pubblicato su : G. U. 12.11.1994, n. 265, s.o. n. 141).
(Il testo è quello vigente dopo le modifiche apportate da:
Dlgs. n. 242/96, Dlgs. n. 359/99, DM 12/11/99, Dlgs 66/00 e L. 422/00)
(1) Comma sostituito dall’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242 e poi così modificato dall'art. 9, comma 22, del D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, conv. in L. 28 novembre 1996, n. 608.
(2) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(1). 1. Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si intendono per:
(1) Articolo così sostituito dall’art. 2, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 3 (Misure generali di tutela).
(1). 1. Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell'attività dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, valuta, nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonchè nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 3, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 5 (Obblighi dei lavoratori).
Art. 6 (Obblighi dei progettisti, dei fabbricanti, dei fornitori e degli installatori).
(1) Comma così modificato dall’art. 4, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(2) Comma così sostituito dall’art. 4, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 7 (Contratto di appalto o contratto d’ opera)
. 1. Il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori all'interno dell'azienda, ovvero dell'unità produttiva, ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi:
(1) Comma così sostituito dall’art. 5 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 8 (Servizio di prevenzione e protezione).
(1) Comma così sostituito dall’art. 6, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(2) Comma così sostituito dall’art. 6, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(3) Comma così sostituito dall’art. 6, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 9 (Compiti del servizio di prevenzione e protezione).
Art. 10 (Svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi).
Art. 11 (Riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi).
PREVENZIONE INCENDI, EVACUAZIONE
DEI LAVORATORI, PRONTO SOCCORSO
Art. 12. (Disposizioni generali)
. 1. Ai fini degli adempimenti di cui all'art. 4, comma 5, lettera q), il datore di lavoro:
(1) Lettera così sostituita dall’art. 7, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, i Ministri dell'interno, del lavoro e della previdenza sociale, in relazione al tipo di attività, al numero dei lavoratori occupati ed ai fattori di rischio, adottano uno o più decreti nei quali sono definiti:
. 1. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro ovvero da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa.
Art. 15 (Pronto soccorso).
. 1. Il medico competente:
(1) Comma così modificato dall’art. 8 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. Il rappresentante per la sicurezza:
Art. 20 (Organismi paritetici).
Art. 21 (Informazione dei lavoratori).
Art. 22 (Formazione dei lavoratori).
(1) Comma così sostituito dall’art. 9, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(2) Comma così sostituito dall’art. 9, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(1). 1. La vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro è svolta dall'Unità sanitaria locale e, per quanto di specifica competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonchè, per il settore minerario, dal Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, e per le industrie estrattive di seconda categoria e le acque minerali e termali dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 10 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, il Ministero dell'interno tramite le strutture del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, l'Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro, anche mediante i propri dipartimenti periferici, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, per mezzo degli Ispettorati del lavoro, il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, per il settore estrattivo, tramite gli uffici della direzione generale delle miniere, l'Istituto italiano di medicina sociale, l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e gli enti di patronato svolgono attività di informazione, consulenza e assistenza in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in particolare nei confronti delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese delle rispettive associazioni dei datori di lavoro (1).
(1) Comma così sostituito dall’art. 11 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 25 (Coordinamento).
(1) Comma così modificato dall’art. 12 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 26 (Commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e l'igiene del lavoro).
d) il direttore generale competente del Ministero della sanità ed un funzionario per ciascuno dei seguenti Ministeri: industria; commercio ed artigianato; interno; difesa; trasporti; risorse agricole, alimentari e forestali; ambiente e della Presidenza del consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica e degli affari regionali (1);
f) un rappresentante dei seguenti organismi: Istituto nazionale assicurazioni e infortuni sul lavoro; Corpo nazionale dei vigili del fuoco; Consiglio nazionale delle ricerche; UNI; CEI; Agenzia nazionale protezione ambiente; Istituto italiano di medicina sociale (2);
g) otto esperti nominati dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale su designazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello nazionale (2);
h) otto esperti nominati dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale su designazione delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro, anche dell'artigianato e della piccola e media impresa maggiormente rappresentative a livello nazionale (3);
Ai predetti componenti, per le riunioni o giornate di lavoro, non spetta il gettone di presenza di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956, n. 5, e successive modificazioni (4).
h) esprimere parere sul riconoscimento della conformità alle vigenti norme per la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro di mezzi e sistemi di sicurezza (5);
(1) Lettera così modificata dall'art. 13, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(2) Lettera così modificata dall'art. 13, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(3) Lettera così sostituita dall'art. 13, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(4) Comma così modificato dall'art. 13, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(5) Lettera così sostituita dall'art. 13, comma 5, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 27 (Comitati regionali di coordinamento).
a) è riconosciuta la conformità alle vigenti norme per la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro di mezzi e sistemi di sicurezza (1);
(1) Lettera così sostituita dall’art. 14 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. L'INAIL e l'ISPESL si forniscono reciprocamente i dati relativi agli infortuni ed alle malattie professionali anche con strumenti telematici.
. 1. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al presente titolo si intendono per luoghi di lavoro:
(1). 1. Ferme restando le disposizioni legislative e regolamentari vigenti e fatte salve le disposizioni di cui all'art. 8, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, i luoghi di lavoro costruiti o utilizzati anteriormente all'entrata in vigore del presente decreto devono essere adeguati alle prescrizioni di sicurezza e salute di cui al presente titolo entro il 1° gennaio 1997.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 15 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. Il datore di lavoro provvede affinchè:
. 1. L'art. 13 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, è sostituito dal seguente:
12. Gli edifici che sono costruiti o adattati interamente per le lavorazioni che presentano pericoli di esplosioni o specifici rischi di incendio alle quali sono adibiti più di cinque lavoratori devono avere almeno due scale distinte di facile accesso o rispondere a quanto prescritto dalla specifica normativa antincendio. Per gli edifici già costruiti si dovrà provvedere in conformità, quando non ne esista l'impossibilità accertata dall'organo di vigilanza: in quest'ultimo caso sono disposte le misure e cautele ritenute più efficienti. Le deroghe già concesse mantengono la loro validità salvo diverso provvedimento dell'organo di vigilanza (3)
2. Quando in un locale le lavorazioni ed i materiali comportino pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio e siano adibiti alle attività che si svolgono nel locale stesso più di 5 lavoratori, almeno una porta ogni 5 lavoratori deve essere apribile nel verso dell'esodo ed avere larghezza minima di m 1,20 (4).
a) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano fino a 25, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 0,80 (5);
c) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero compreso tra 51 e 100, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 1,20 e di una porta avente larghezza minima di m 0,80, che si aprano entrambe nel verso dell'esodo (5);
5. Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 1,20 è applicabile una tolleranza in meno del 5% (cinque per cento). Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 0,80 è applicabile una tolleranza in meno del 2% (due per cento) (6).
17. I luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1° gennaio 1993 devono essere provvisti di porte di uscita che, per numero ed ubicazione, consentono la rapida uscita delle persone e che sono agevolmente apribili dall'interno durante il lavoro. Comunque, detti luoghi devono essere adeguati quanto meno alle disposizioni di cui ai precedenti commi 9 e 10. Per i luoghi di lavoro costruiti o utilizzati prima del 27 novembre 1994 non si applicano le disposizioni dei commi 2, 3, 4, 5 e 6 concernenti la larghezza delle porte. In ogni caso la larghezza delle porte di uscita di detti luoghi di lavoro deve essere conforme a quanto previsto dalla concessione edilizia ovvero dalla licenza di abitabilità (7).”.
"Art. 8. (Vie di circolazione, zone di pericolo, pavimenti e passaggi). 1. Le vie di circolazione, comprese scale, scale fisse e banchine e rampe di carico, devono essere situate e calcolate in modo tale che i pedoni o i veicoli possano utilizzarle facilmente in piena sicurezza e conformemente alla loro destinazione e che i lavoratori operanti nelle vicinanze di queste vie di circolazione non corrano alcun rischio.
5. Per i locali destinati o da destinarsi a uffici, indipendentemente dal tipo di azienda, e per quelli delle aziende commerciali, i limiti di altezza sono quelli individuati dalla normativa urbanistica vigente." (8).
"Art. 9. (Aerazione dei luoghi di lavoro chiusi). 1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche ottenuta con impianti di areazione (9).
"Art. 10. (Illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro). 1. A meno che non sia richisto diversamente dalle necessità delle lavorazioni e salvo che non si tratti di locali sotterranei, i luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale. In ogni caso, tutti i predetti locali e luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentono un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere di lavoratori (10).
"Art. 7. (Pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e marciapiedi mobili, banchina e rampe di carico). 1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi locali chiusi che non rispondono alle seguenti condizioni:
d) avere le superfici dei pavimenti, delle pareti, dei soffitti tali da poter essere pulite e deterse per ottenere condizioni adeguate di igiene (11).
6. La pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti completamente vetrate, nei locali o nelle vicinanze dei posti di lavoro e delle vie di circolazione, devono essere chiaramente segnalate e costituite da materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, ovvero essere separate dai posti di lavoro e dalle vie di circolazione succitati in modo tale che i lavoratori non possono entrare in contatto con le pareti, nè rimanere feriti qualora esse vadano in frantumi. Nel caso in cui vengono utilizzati materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, tale altezza è elevata quando ciò è necessario in relazione al rischio che i lavoratori rimangano feriti qualora esse vadano in frantumi (12).
13-bis. Le disposizioni di cui ai commi 10, 11, 12 e 13 sono altresì applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell'impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti dell'impresa, nonchè alle banchine di carico (13).”.
"Art. 14. (Locali di riposo). 1. Quando la sicurezza e la salute dei lavoratori, segnatamente a causa del tipo di attività, lo richiedono, i lavoratori devono poter disporre di un locale di riposo facilmente accessibile.
"Art. 40. (Spogliatoi e armadi per il vestiario). 1. Locali appositamente destinati a spogliatoi devono essere messi a disposizione dei lavoratori quando questi devono indossare indumenti di lavoro specifici e quando per ragioni di salute o di decenza non si può loro chiedere di cambiarsi in altri locali.
2. Gli spogliatoi devono essere distinti fra i due sessi e convenientemente arredati. Nelle aziende che occupano fino a cinque dipendenti lo spogliatoio può essere unico per entrambi i sessi; in tal caso i locali a ciò adibiti sono utilizzati dal personale dei due sessi, secondo oppotuni turni prestabiliti e concordati nell'ambito dell'orario di lavoro (14).
"Art. 37. (Docce). 1. Docce sufficienti ed appropriate devono essere messe a disposizione dei lavoratori quando il tipo di attività o la salubrità lo esigono.
4. Le docce devono essere dotate di acqua corrente calda e fredda e di mezzi detergenti e per asciugarsi (15).
Art. 39. (Gabinetti e lavabi). 1. I lavoratori devono disporre, in prossimità dei loro posti di lavoro, dei locali di riposo, degli spogliatoi e delle docce, di gabinetti e di lavabi con acqua corrente calda, se necessario, e dotati di mezzi detergenti e per asciugarsi.
2. Per uomini e donne devono essere previsti gabinetti separati; quando ciò sia impossibile a causa di vincoli urbanistici o architettonici e nelle aziende che occupano lavoratori di sesso diverso in numero non superiore a dieci, è ammessa un'utilizzazione separata degli stessi (16).”.
"Art. 11. (Posti di lavoro e di passaggio e luoghi di lavoro esterni). 1. I posti di lavoro e di passaggio devono essere idoneamente difesi contro la caduta o l'investimento di materiali in dipendenza dell'attività lavorativa.
4. Le disposizioni di cui all'art. 8, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, sono altresì applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell'impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti dell'impresa, nonchè alle banchine di carico (17).
5. Le disposizioni sulle vie di circolazione e zone di pericolo di cui all'art. 8, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, si applicano per analogia ai luoghi di lavoro esterni (17).
(1) Lettera aggiunta dall'art. 16, comma 2, lett. a), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(2) Comma così modificato dall'art. 16, comma 2, lett. b), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(3) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 2, lett. c), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(4) Comma così modificato dall'art. 16, comma 3, lett. a), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(5) Comma così modificato dall'art. 16, comma 3, lett. b), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(6) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 3, lett. c), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(7) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 3, lett. d), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(8) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(9) Comma così modificato dall'art. 16, comma 6, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(10) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 7, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(11) Comma così modificato dall'art. 16, comma 5, lett. a), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(12) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 5, lett. b), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(13) Comma aggiunto dall'art. 16, comma 5, lett. c), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(14) Comma così modificato dall'art. 16, comma 11, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(15) Articolo così sostituito dall'art. 16, comma 8, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(16) Articolo così sostituito dall'art. 16, comma 10, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(17) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. (1) 1. Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature adeguate al lavoro da svolgere ovvero adattate a tali scopi ed idonee ai fini della sicurezza e della salute.
cbis) i sistemi di comando, che devono essere sicuri anche tenuto conto dei guasti, dei disturbi e delle sollecitazioni prevedibili in relazione all'uso progettato dell'attrezzatura.
(1) Come modificato dall’articolo 2 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359, riportato in Appendice di aggiornamento.
. (1) 1. Le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono soddisfare alle disposizioni legislative e regolamentari in materia di tutela della sicurezza e salute dei lavoratori stessi ad esse applicabili.
"Qualora i mezzi di cui al comma 1 svolgano anche la funzione di allarme essi devono essere ben visibili ovvero comprensibili senza possibilità di errore.". (2)
Un'attrezzatura di lavoro che comporta pericoli dovuti ad emanazione di gas, vapori o liquidi ovvero ad emissioni di polvere, deve essere munita di appropriati dispositivi di ritenuta ovvero di estrazione vicino alla fonte corrispondente a tali pericoli.". (3)
(1) Come modificato dall’articolo 3 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359, riportato in Appendice di aggiornamento.
(2) Comma così modificato dall'art. 17, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(3) Comma abrogato dall'art. 17, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(1) Come modificato dall’articolo 5 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359, riportato in Appendice di aggiornamento.
. 1. Il datore di lavoro si assicura che:
. 1. Si intende per dispositivo di protezione individuale (DPI) qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonchè ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.
. 1. I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.
. 1. I DPI devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475.
(1) Lettera così modificata dall’art. 18 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. Le norme del presente titolo si applicano alle attività che comportano la movimentazione manuale dei carichi con i rischi, tra l'altro, di lesioni dorso-lombari per i lavoratori durante il lavoro.
Art. 48 (Obblighi dei datori di lavoro).
. 1. Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori informazioni, in particolare per quanto riguarda:
. 1. Le norme del presente titolo si applicano alle attività lavorative che comportano l'uso di attrezzature munite di videoterminali.
f) alle macchine di videoscrittura senza schermo separato (1).
(1) Comma così modificato dall’art. 19, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 51 (Definizioni).
c) lavoratore: il lavoratore che utilizza una attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico ed abituale, per almeno venti ore settimanali, dedotte le interruzioni di cui all'art. 54. (1).
(1) Lettera così modificata dall’art. 19, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242
e dall’art. 21 della L. 29 dicembre 2000, n. 422.
Art. 52 (Obblighi del datore di lavoro).
. 1. Il datore di lavoro assegna le mansioni e i compiti lavorativi comportanti l'uso dei videoterminali anche secondo una distribuzione del lavoro che consente di evitare il più possibile la ripetitività e la monotonia delle operazioni.
. 1. Il lavoratore, qualora svolga la sua attività per almeno quattro ore consecutive, ha diritto ad una interruzione della sua attività mediante pause ovvero cambiamento di attività.
1. I lavoratori, prima di essere addetti alle attività di cui al presente titolo, sono sottoposti ad una visita medica per evidenziare eventuali malformazioni strutturali e ad un esame degli occhi e della vista effettuati dal medico competente. Qualora l'esito della visita medica ne evidenzi la necessità, il lavoratore è sottoposto ad esami specialistici (1).
3. I lavoratori sono sottoposti a sorveglianza sanitaria, ai sensi dell’art. 16.
3-ter. La periodicità delle visite di controllo, fatti salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, è biennale per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età; quinquennale negli altri casi.
4. Il lavoratore è sottoposto a controllo oftalmologico a sua richiesta, ogni qualvolta sospetta una sopravvenuta alterazione della funzione visiva, confermata dal medico competente, oppure ogniqualvolta l’esito della visita di cui ai commi 1 e 3 ne evidenzi la necessità. (2)
(1) Comma così modificato dall’art. 19, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(2) Comma così modificato dall’art. 21 della L. 29 dicembre 2000, n. 422.
. 1. Il datore di lavoro informa preventivamente i lavoratori e il rappresentante per la sicurezza dei cambiamenti tecnologici che comportano mutamenti nell'organizzazione del lavoro, in riferimento alle attività di cui al presente titolo.
I posti di lavoro dei lavoratori di cui all’art. 51, comma1, lettera c), devono essere conformi alle prescrizioni minime di cui all’ allegato VII. (1)
(1) Comma così modificato dall’art. 19, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242
Art. 59 (Caratteristiche tecniche).
Art. 60 (Campo di applicazione).
2. Le norme del presente titolo non si applicano alle attivita' disciplinate dal decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, capo III.(1)
(1) comma così sostituito dall’art. 2 del Dlgs 66/00
Art. 61 (Definizioni).
(Art. così sostituito dall’art.3 del Dlgs 66/00)
Art. 62 (Sostituzione e riduzione).
L’esposizione non deve comunque superare il valore limite dell’agente stabilito nell’allegato VIII-bis.
(Art. così modificato dall’art. 1, comma 3 eart. 4 del Dlgs 66/00 )
Art. 63 (Valutazione del rischio).
1. Fatto salvo quanto previsto all'art. 62, il datore di lavoro effettua una valutazione dell'esposizione a agenti cancerogeni o mutageni, i risultati della quale sono riportati nel documento di cui all'art. 4, comma 2 (1).
2. Detta valutazione tiene conto, in particolare, delle caratteristiche delle lavorazioni, della loro durata e della loro frequenza, dei quantitativi di agenti cancerogeni o mutageni prodotti ovvero utilizzati, della loro concentrazione, della capacità degli stessi di penetrare nell'organismo per le diverse vie di assorbimento, anche in relazione al loro stato di aggregazione e, qualora allo stato solido, se in massa compatta o in scaglie o informa polverulente e se o meno contenuti in una matrice solida che ne riduce o nei impedisce la fuoriuscita.
f) le indagini svolte per la possibile sostituzione degli agenti cancerogeni o mutageni
e le sostanze e i preparati eventualmente utilizzati come sostituti.
(1) Comma così modificato dall’art. 20, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(Art. così modificato dall’art. 1, comma 3 e art.5 del Dlgs 66/00 )
. 1. Il datore di lavoro:
(Art. così modificato dall’art. 1, comma 3 del Dlgs 66/00)
Art. 65 (Misure tecniche).
Art. 66 (Informazione e formazione).
4. Il datore di lavoro provvede inoltre affinchè gli impianti, i contenitori, gli imballaggi contenenti agenti cancerogeni o mutageni siano etichettati in maniera chiaramente leggibile e comprensibile. I contrassegni utilizzati e le altre indicazioni devono essere conformi al disposto della legge 29 maggio 1974, n. 256, e successive modifiche ed integrazioni.
. 1. Se si verificano eventi non prevedibili o incidenti che possono comportare un'esposizione anomala dei lavoratori, il datore di lavoro adotta quanto prima misure appropriate per identificare e rimuovere la causa dell'evento e ne informa i lavoratori e il rappresentante per la sicurezza.
Art. 68 (Operazioni lavorative particolari).
Art. 69 (Accertamenti sanitari e norme preventive e protettive specifiche).
b) ove sia tecnicamente possibile, una misurazione della concentrazione dell'agente in aria per verificare l'efficacia delle misure adottate (1).
(1) Comma così sostituito dall’art. 20, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
1. I lavoratori di cui all'articolo 69 sono iscritti in un registro nel quale e' riportata, per ciascuno di essi, l'attivita' svolta, l'agente cangerogeno o mutageno utilizzato e, ove noto, il valore dell'esposizione a tale agente. Detto registro e' istituito ed aggiornato dal datore di lavoro che ne cura la tenuta per il tramite del medico competente. Il responsabile del servizio di prevenzione ed i rappresentanti per la sicurezza hanno accesso a detto registro.
(Art. così sostituito dall’art. 6 del Dlgs 66/00)
Art. 71 (Registrazione dei tumori).
2. L'ISPESL realizza, nei limiti delle ordinarie risorse di bilancio, sistemi di monitoraggio dei rischi cancerogeni di origine professionale utilizzando i flussi informativi di cui al comma 1, le informazioni raccolte dai sistemi di registrazione delle patologie attivi sul territorio regionale, nonche' i dati di carattere occupazionale, anche a livello nominativo, rilevati nell'ambito delle rispettive attivita' istituzionali dall'Istituto nazionale della previdenza sociale - INPS, dall'Istituto nazionale di statistica - ISTAT, dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro - INAIL e da altre istituzioni pubbliche.
L'ISPESL rende disponibile al Ministero della sanita' ed alle regioni i risultati del monitoraggio con periodicita' annuale.(1)
(1) comma così sostituito dall’art. 7 del Dlgs 66/00
Art. 72 (Adeguamenti normativi).
1. La Commissione consultiva tossicologica nazionale individua periodicamente le sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione che, pur non essendo classificate ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, rispondono ai criteri di classificazione ivi stabiliti e fornisce consulenza ai Ministeri del lavoro e della previdenza sociale e della sanita', su richiesta, in tema di classificazione di agenti chimici pericolosi.
(Art. così sostituito dall’art. 8 del Dlgs 66/00)
. 1. Le norme del presente titolo si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici.
2. Restano ferme le disposizioni particolari di recepimento delle norme comunitarie sull'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati e sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati. Il comma 1 dell'art. 7 del decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 91, è soppresso (1).
(1) Comma così sostituito dall’art. 21, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. Ai sensi del presente titolo si intende per:
. 1. Gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di infezione:
Art. 76 (Comunicazione).
. 1. Il datore di lavoro che intende utilizzare, nell'esercizio della propria attività, un agente biologico del gruppo 4 deve munirsi di autorizzazione del Ministero della sanità.
. 1. Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio di cui all'art. 4, comma 1, tiene conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell'agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare:
2. Il datore di lavoro applica i principi di buona prassi microbiologica, ed adotta, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative (1).
(1) Comma così sostituito dall’art. 21, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. In tutte le attività per le quali la valutazione di cui all'art. 78 evidenzia rischi per la salute dei lavoratori il datore di lavoro attua misure tecniche, organizzative e procedurali, per evitare ogni esposizione degli stessi ad agenti biologici.
. 1. In tutte le attività nelle quali in valutazione di cui all'art. 78 evidenzia rischi per la salute dei lavoratori, il datore di lavoro assicura che:
. 1. Il datore di lavoro, nelle strutture sanitarie e veterinarie, in sede di valutazione dei rischi, presta particolare attenzione alla possibile presenza di agenti biologici nell'organismo dei pazienti o degli animali e nei relativi campioni e residui e al rischio che tale presenza comporta in relazione al tipo di attività svolta.
. 1. Fatto salvo quanto specificatamente previsto all'allegato XI, punto 6, nei laboratori comportanti l'uso di agenti biologici dei gruppi 2, 3 o 4 a fini di ricerca, didattici o diagnostici, e nei locali destinati ad animali da laboratorio deliberamente contaminati con tali agenti, il datore di lavoro adotta idonee misure di contenimento in conformità all'allegato XII.
Art. 83 (Misure specifiche per i processi industriali).
Art. 84 (Misure di emergenza).
. 1. Nelle attività per le quali la valutazione di cui all'art. 78 evidenzia rischi per la salute dei lavoratori, il datore di lavoro fornisce ai lavoratori, sulla base delle conoscenze disponibili, informazioni ed istruzioni, in particolare per quanto riguarda:
. 1. I lavoratori addetti alle attività per le quali la valutazione dei rischi ha evidenziato un rischio per la salute sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria.
2-bis. Ove gli accertamenti sanitari abbiano evidenziato, nei lavoratori esposti in modo analogo ad uno stesso agente, l'esistenza di anomalia imputabile a tale esposizione, il medico competente ne informa il datore di lavoro (1).
2-ter. A seguito dell'informazione di cui al comma 3 il datore di lavoro effettua una nuova valutazione del rischio in conformità all'art. 78 (1).
2-quater. Il medico competente fornisce ai lavoratori adeguate informazioni sul controllo sanitario cui sono sottoposti e sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell'attività che comporta rischio di esposizione a particolari agenti biologici individuati nell'allegato XI, nonchè sui vantaggi ed inconvenienti della vaccinazione e della non vaccinazione (1).
(1) Comma aggiunto dall’ art. 21, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 87 (Registri degli esposti e degli eventi accidentali).
a) consegna copia del registro di cui al comma 1 all'Istituto superiore di sanità, all'Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro e all'organo di vigilanza competente per territorio, comunicando ad essi, ogni tre anni e comunque ogni qualvolta questi ne fanno richiesta, le variazioni intervenute (1);
b) comunica all'Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro e all'organo di vigilanza competente per territorio la cessazione del rapporto di lavoro dei lavoratori di cui al comma 1 fornendo al contempo l'aggiornamento dei dati che li riguardano e consegna al medesimo Istituto le relative cartelle sanitarie e di rischio (1);
c) in caso di cessazione di attività dell'azienda, consegna all'Istituto superiore di sanità e all'organo di vigilanza competente per territorio, copia del registro di cui al comma 1 e all'Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro copia del medesimo registro nonchè le cartelle sanitarie e di rischio (1);
d) in caso di assunzione di lavoratori che hanno esercitato attività che comportano rischio di esposizione allo stesso agente richiede all'ISPESL copia delle annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1, nonchè copia della cartella sanitaria e di rischio (2);
e) tramite il medico competente comunica ai lavoratori interessati le relative annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e nella cartella sanitaria e di rischio ed al rappresentante per la sicurezza i dati collettivi anonimi contenuti nel registro di cui al comma 1 (2).
4. Le annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di rischio sono conservate dal datore di lavoro fino a risoluzione del rapporto di lavoro e dall'ISPESL fino a dieci anni dalla cessazione di ogni attività che espone ad agenti biologici. Nel caso di agenti per i quali è noto che possono provocare infezioni consistenti o latenti o che danno luogo a malattie con recrudescenza periodica per lungo tempo o che possono avere gravi sequele a lungo termine tale periodo è di quaranta anni (3).
6. I modelli e le modalità di tenuta del registro di cui al comma 1 e delle cartelle sanitarie e di rischio sono determinati con decreto del Ministro della sanità e del lavoro e della previdenza sociale sentita la commissione consultiva permanente (4).
(1) Lettera così sostituita dall’art. 21, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(2) Lettera così modificata dall’art. 21, comma 5, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(3) Comma così modificato dall’art. 21, comma 5, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(4) Comma così sostituito dall’art. 21, comma 6, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 88 (Registro dei casi di malattia e di decesso).
(1) 1. Il datore di lavoro è punito con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da lire tre milioni a otto milioni per la violazione degli articoli 4, commi 2, 4, lettera a), 6, 7 e 11, primo periodo; 63, commi 1, 4 e 5; 69, comma 5, lettera a); 78, commi 3 e 5; 86, comma 2-ter.
3. ll datore di lavoro ed il dirigente sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1 milione a lire 6 milioni per la violazione degli articoli 4, commi 5, lettera o), e 8; 8, comma 11; 11; 70, commi 3,4,5,6 e 8 ; 87, commi 3 e 4.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 22 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242 e modificiato dall’articolo 6 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359 e dall’art. 11 del Dlgs 25/ febbraio 2000, n. 66.
(1). 1. I preposti sono puniti:
a) con l'arresto sino a due mesi o con l'ammenda da lire cinquecentomila a lire due milioni per la violazione degli articoli 4, comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q); 7, comma 2; 12, commi 1, lettere d) ed e), e 4; 15, comma 1; 30, commi 3, 4, 5 e 6; 31, commi 3 e 4; 32; 35, commi 1, 2, 4, 4-bis, 4-ter e 4-quater, 41; 43, commi, 3, 4, lettere a), b) e d); 48; 52, comma 2; 54; 55, commi 1, 3 e 4; 58; 62; 63, comma 3; 64; 65, comma 1; 67, commi 1 e 2; 68; 69, commi 1 e 2; 78, comma 2; 79; 80, comma 1; 81, commi 2 e 3; 82; 83; 86, commi 1 e 2;
b) con l'arresto sino a un mese o con l'ammenda da lire 300 mila a lire 1 milione per la violazione degli articoli 4, comma 5, lettere c), f), g), i) e m); 7, commi 1, lettera b), e 3; 9, comma 2; 12, comma 1, lettere a) e c); 21; 37; 43, comma 4, lettere c), e) ed f); 49, comma 1; 56, comma 1; 57; 66, commi 1 e 4; 85, commi 1 e 4.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 23 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242. e modificiato dall’articolo 6 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359, riportato in Appendice di aggiornamento.
Art. 91 (Contravvenzioni commesse dai progettisti, dai fabbricanti e dagli installatori)
(1). 1. La violazione dell'art. 6, comma 2, è punita con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da lire quindici milioni a lire sessanta milioni.
(1) Rubrica così sostituita dall’art. 24, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. Il medico competente è punito:
a) con l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda da lire un milione a lire sei milioni per la violazione degli articoli 17, comma 1, lettere b), d), h) e l); 69, comma 4; 86, comma 2 bis (1);
b) con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da lire cinquecentomila a lire tre milioni per la violazione degli articoli 17, comma 1, lettere e), f), g) ed i), nonchè del comma 3 e 70, comma 2. (2).
(1) Lettera così modificata dall’art. 24, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
(2) Lettera così modificata dall’art. 24, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242
e dall’art. 11 del Dlgs 25 febbraio 2000, n. 66.
(1). 1. I lavoratori sono puniti:
a) con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da lire quattrocentomila a lire un milione e duecentomila per la violazione degli articoli 5, comma 2; 12, comma 3, primo periodo; 39; 44; 84, comma 3 (2);
(1) Articolo così modificato dall'art. 27, comma 13, del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758.
(2) Lettera così modificata dall’art. 24, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
. 1. Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 65, comma 2, e 80, comma 2, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire centomila a lire trecentomila.
. 1. In sede di prima applicazione del presente decreto e comunque non oltre il 31 dicembre 1996 il datore di lavoro che intende svolgere direttamente i compiti di prevenzione e protezione dai rischi è esonerato dalla frequenza del corso di formazione di cui al comma 2 dell'art. 10, ferma restando l'osservanza degli adempimenti previsti dal predetto art. 10, comma 2, lettere a), b) e c).
. 1. E' fatto obbligo di adottare le misure di cui all'art. 4 nel termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
(1). 1. Il datore di lavoro che intraprende un'attività lavorativa di cui all'art. 1 è tenuto a elaborare il documento di cui all'art. 4, comma 2, del presente decreto entro tre mesi dall'effettivo inizio dell'attività.
(1) Articolo inserito dall’art. 25 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.
Art. 98 (Norma finale).