Source: http://www.friul.net/articui_vicinia.php?id=314
Timestamp: 2020-02-26 00:55:33+00:00
Document Index: 31540956

Matched Legal Cases: ['art.7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 41', 'art. 5', 'art. 15', 'art. 87', 'art. 16', 'art.7', 'art. 88']

Necessario eliminare una disparità di trattamento
STOP ALL’ICI
La Consulta nazionale chiede l’intervento dei parlamentari amici
La Consulta nazionale della Proprietà collettiva si è rivolta ai parlamentari aderenti al gruppo “Amici della Proprietà collettiva” per chiedere il loro impegno affinché la prossima Finanziaria garantisca finalmente l’esenzione dalla tassazione Ici a tutti gli enti della Proprietà collettiva.
Al gruppo aderiscono i senatori Giampaolo Bettamio, Vannino Chiti, Sergio Divina, Claudio Molinari, Oskar Peterlini, Albertina Soliani, Helga Thaler Außerhofer, Giorgio Tonini, Carlo Pegorer ed Emanuela Baio nonché i deputati Emerenzio Barbieri, Ermete Realacci, Ettore Rosato, Roberto Antonione, Dario Franceschini e Maurizio Paniz.
Di seguito il testo della lettera spedita agli “Amici della Proprietà collettiva” dal presidente della Consulta, Carlo Grgi? e il testo degli ememendamenti proposti.
Cari Amici, vogliamo sensibilizzare la Vostra attenzione nel presentare un emendamento alla Legge finanziaria in merito all’esenzione dalla tassazione Ici degli enti della proprietà collettiva. L’emendamento, nella formulazione allegata, tende ad eliminare una disparità di trattamento rispetto alle proprietà collettive presenti in pianura, fino ad oggi, contrariamente a quelle presenti in territori montani, ancora soggette a questo tipo di imposizione fiscale.
Si vuole infatti eliminare una differenza di trattamento tra gli enti della proprietà collettiva di pianura e quelli di montagna, esonerando dal pagamento dell’Ici i terreni agricoli con destinazione agro-silvo-pastorale appartenenti alle proprietà collettive indipendentemente dalla loro ubicazione altimetrica, vista la particolare natura di detti beni, riconosciuta peraltro anche dalla circolare del Ministero delle Finanze n.40 del 1999, secondo cui, “la collettività esercita sui beni in questione diritti civici perpetui di godimento di natura pubblicistica, per cui la loro disciplina è equiparata al regime di demanialità, con le conseguenti peculiari caratteristiche (inalienabilità, imprescrittibilità, inespropriabilità, inusucapibilità, indisponibilità) proprie dei beni demaniali pubblici.”
Il vigente art.7 del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, “Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell’art. 4 della legge 23 ottobre, prevede infatti che:
a) gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province, nonché dai comuni, se diversi da quelli indicati nell’ultimo periodo del comma 1 dell’art. 4, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome di cui all’art. 41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dalle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali;
c) i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all’art. 5-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 e successive modificazioni;
h) i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984;
i) gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’art. 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’art. 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222.”
La proposta prevede infatti l’introduzione, nell’art.7 del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, dell’allegato.
La Consulta nazionale propone quindi di riprendere appieno la formulazione giuridica già utilizzata dall’art. 88 (ora 74) del Testo unico delle imposte sui redditi, il cui comma 1 recita “Gli organi e le amministrazioni dello Stato, compresi quelli ad ordinamento autonomo anche se dotati di personalità giuridica, i comuni, i consorzi tra enti locali, le associazioni e gli enti gestori di demani collettivi, le comunità montane, le province e le regioni non sono soggetti all’imposta”.
La Consulta quindi propone di meglio utilizzare, a scanso di equivoci, la medesima formulazione letterale del Testo unico delle imposte sui redditi.
Vi chiediamo quindi di seguire l’iter parlamentare dell’emendamento e di intervenire, per quanto sia nelle Vostre possibilità, perché venga accolto nella formulazione testé riportata nel testo definitivo della finanziaria.
Certi della Vostra attenzione e sempre a disposizione per ogni chiarimento porgiamo cordiali saluti.
Carlo Grgi?
AS. 1817
2 – bis. All’articolo 7, comma 1, della legge 30 dicembre 1992, n. 504, dopo la lettera i), è aggiunta la seguente:
“i beni indisponibili delle proprietà collettive, delle comunioni familiari e quelli del demanio collettivo gravati da diritti di uso civico, amministrati dalle collettività degli abitanti o da enti esponenziali delle stesse”.
2009: - 5.000
2010: - 5.000
2011: - 5.000
L’emendamento propone di escludere dall’applicazione dell’Imposta comunale sugli immobili (Ici), i beni del demanio collettivo gravati da diritti di uso civico, amministrati da enti esponenziali delle collettività degli abitanti, aggiungendo una voce all’articolo 7, comma 1 della legge 504/1992 che disciplina le esenzioni dall’imposta medesima. Non siamo in grado di determinare l’esatta quantificazione dell’onere derivante da detta esenzione Ici, ma si tratta di una modesta entità, dal momento che già oggi la maggior parte dei comuni, con propri regolamenti, hanno provveduto ad esentare dal pagamento dell’ Ici gran parte degli enti agrari che amministrano i beni del demanio collettivo. A scopo cautelativo, abbiamo stimato i mancanti introiti per l’erario in 5 milioni di euro per ciascun anno del triennio, ma l’onere potrebbe essere anche inferiore.