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Timestamp: 2017-06-26 17:25:16+00:00
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Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 18 maggio 2017, n. 2351 – Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 18 maggio 2017, n. 2351	By Avv. Renato D'Isa on 31 maggio 2017	• ( Lascia un commento )
Pur sussistendo la necessità di motivare in ordine all’adozione del provvedimento di convalida, ciò, tuttavia, non comporta che l’organo adottante debba ripercorrere, con obbligo di dettagliata motivazione, tutti gli aspetti (e gli atti del procedimento) relativi al provvedimento convalidato, essendo sufficiente che emergano chiaramente dall’atto convalidante le ragioni di interesse pubblico e la volontà dell’organo di assumere tale atto
sentenza 18 maggio 2017, n. 2351
Si. Ad. e Za. Lu., rappresentati e difesi dagli avvocati Italo Lu. Fe., Fr. Fo., Gi. Al., con domicilio eletto presso lo studio Gi. Al. in Roma, via (…);
Comune di (omissis), in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Pa. Ro., Ma. Ba., con domicilio eletto presso lo studio Pa. Ro. in Roma, via (…);
Provincia di Brescia e altri non costituiti in giudizio;
Gi. Do., rappresentato e difeso dagli avvocati Fi. Be., Si. Ve., Gi. Si., Pa. Ra., con domicilio eletto presso lo studio Pa. Ra. in Roma, via (…);
della sentenza del CONSIGLIO DI STATO – SEZ. IV n. 04079/2015, resa tra le parti, concernente approvazione programma integrato di intervento per opere di urbanizzazione
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di (omissis) e di Gi. Do.;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 16 febbraio 2017 il Cons. Oberdan Forlenza e uditi per le parti gli avvocati G. Al., F. Cu. su delega di P. Ro., P. Ra.;
1. Con il ricorso in esame, i signori Ad. Si. e Lu. Za. chiedono che questo Consiglio di Stato voglia disporre per l’ottemperanza alla propria sentenza 1 settembre 2015 n. 4079.
Tale sentenza ha accolto l’appello proposto avverso la sentenza del TAR per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, n. 1723/2012, con il quale gli attuali ricorrenti contestavano, in sostanza, “la localizzazione, operata dal P.I.I. e dal PGT (del Comune di (omissis)), di un intervento di nuova edificazione a fini residenziali entro la fascia di rispetto del cimitero di San Sebastiano, rimarcando come ciò concreti la violazione delle disposizioni in tema di in edificabilità, posto che l’edificio da realizzarsi si colloca a meno di 20 metri dalla recinzione del cimitero e quindi all’interno della soglia ridotta di m. 50, limite minimo della fascia di rispetto”.
– “prima del concreto avvio dell’attività di trasformazione del terreno già cimiteriale, che presuppone, tra l’altro, l’intervenuto trasferimento presso altro cimitero delle spoglie mortali inumate nel cimitero soppresso… non possono perciò dirsi venuti meno gli interessi pubblici che il vincolo di rispetto cimiteriale intende tutelare e che si identificano innanzi tutto in esigenze di natura igienico-sanitaria e di salvaguardia della peculiare sacralità dei luoghi destinati all’inumazione e alla sepoltura; nonché nell’esigenza di preservare un’area di possibile espansione della cinta cimiteriale, che solo la materiale esecuzione di interventi attuativi della disposta soppressione è idonea a far cessare”;
– “nel caso di specie, deve ritenersi che, pur essendo trascorsi diversi decenni dall’ultima inumazione, il predetto cimitero non è mai stato sottoposto alla bonifica prescritta… quindi il vincolo cimiteriale, contrariamente a quanto sostenuto dalle parti resistenti, non è mai venuto meno”;
2. Successivamente alla pubblicazione della sentenza di questo Consiglio di Stato n. 4079/2015, il Comune di (omissis) avviava un procedimento volto a dare esecuzione alla sentenza, con la partecipazione anche del signor Gi. Do. (che, a suo tempo, insieme alla società Mo. s.p.a., aveva presentato il P.P.I. ed era stato destinatario dei permessi di costruire rilasciati).
– con delibera 14 febbraio 2016 n. 37, avente ad oggetto “conferma deliberazioni del Consiglio comunale n. 100 del 2007 e n. 14 del 2008”, disponeva: “di convalidare, con tutti i relativi allegati, la deliberazione del Consiglio comunale 28 novembre 2007 n. 100, con la quale veniva adottato il P.I.I. (programma integrato di intervento) relativo all’area ubicata in via (omissis)/via (omissis) di proprietà Gi. Do. e Mo. s.p.a. e la successiva deliberazione del Consiglio comunale 26 febbraio 2008 con la quale veniva definitivamente approvato il P.I.I.”;
a) violazione e/o elusione del giudicato e dell’efficacia conformativa e ripristinatoria della sentenza n. 4079/2015, poiché con la delibera G.M. n. 37/2016 il Comune di (omissis) no ha dato ottemperanza alla sentenza, “bensì ne ha violato e/o eluso il decisum”. Più in particolare, detta delibera “si pone in contrasto con gli effetti conformativi e ripristinatori derivanti dalla sentenza n. 4079/2015, ormai passata in giudicato; ed al contempo è illegittima sotto il profilo dell’eccesso di potere per sviamento della causa dell’atto, poiché persegue lo scopo di eludere i predetti obblighi conformativi, con la ingiusta pretesa di conservare con efficacia ex nunc gli effetti dei provvedimenti definitivamente annullati attraverso un impiego sviato dell’istituto della convalida, al di fuori del suo proprio ambito di operatività e della sua causa giuridica propria”,
3. Con successivo ricorso per motivi aggiunti, i signori Si. e Za. ribadiscono la domanda volta ad ottenere l’esatta e piena ottemperanza alla sentenza di questo Consiglio di Stato n. 4079/2015, impugnando altresì la delibera GM n. 78/2016, medio tempore adottata, deducendo l’invalidità derivata della medesima e riproponendo i motivi già proposti con il ricorso per l’ottemperanza “che possono pianamente estendersi anche alla deliberazione GC n. 78/2016”.
Si sono costituiti in giudizio il Comune di (omissis) ed il signor Gi. Do., che hanno concluso richiedendo il rigetto dei ricorsi, stante la loro infondatezza.
4. Il ricorso volto ad ottenere l’ottemperanza della sentenza n. 4079/2015 del Consiglio di Stato ed il successivo ricorso per motivi aggiunti sono fondati e devono essere, pertanto, accolti, con conseguente declaratoria di nullità delle deliberazioni nn. 37 e 78 del 2016, adottate dalla Giunta comunale di (omissis).
5. Alla luce di quanto esposto, appare evidente la violazione del giudicato effettuata dal Comune di (omissis), per il tramite degli atti adottati dalla Giunta Comunale, e ciò per due distinte e concorrenti ragioni:
– per un verso, il Comune di (omissis) ha proceduto alla “convalida” di atti già annullati in sede giurisdizionale e, dunque, non più esistenti nell’ordinamento giuridico;
– per altro verso – anche a voler attribuire agli atti adottati (pur in contrasto con quanto dagli stessi affermato), valore di approvazione “nuova ed autonoma” del P.I.I., e non già di convalida degli atti precedenti – il Comune di (omissis) ha adottato atti di “riapprovazione” dello strumento urbanistico attuativo in contrasto con quanto affermato dalla sentenza passata in giudicato, e ciò in violazione dell’art. 21-septies l. n. 241/1990.
Pur sussistendo la necessità di motivare in ordine all’adozione del provvedimento di convalida, ciò, tuttavia, non comporta che l’organo adottante debba ripercorrere, con obbligo di dettagliata motivazione, tutti gli aspetti (e gli atti del procedimento) relativi al provvedimento convalidato, essendo sufficiente che emergano chiaramente dall’atto convalidante le ragioni di interesse pubblico e la volontà dell’organo di assumere tale atto (Cons. Stato, sez. IV, 12 agosto 2011 n. 2863).
Nel caso di specie, al momento dell’adozione delle delibere della Giunta comunale nn. 37 e 78 del 2016, non risulta né che fosse stato completato il trasferimento delle salme (sul punto, v. pag. 9 memoria Comune di (omissis) del 19 dicembre 2016), né che fosse stata definitivamente realizzata l’attività di bonifica prescritta.
7. Per le ragioni esposte, ed in accoglimento dei primi due motivi di ricorso proposti (sub lett. a) e b) dell’esposizione in fatto), le delibere della Giunta comunale di (omissis) 14 febbraio 2016 n. 37 e 19 aprile 2016 n. 78, devono essere dichiarate nulle per violazione del giudicato di cui alla sentenza n. 4079/2015 di questo Consiglio di Stato.
In conseguenza dell’accoglimento del ricorso per l’ottemperanza, il Comune di (omissis) dovrà esercitare i propri poteri in materia edilizia e urbanistica in senso conforme e conseguente a quanto statuito dalla citata sentenza n. 4079/2015, e ciò entro il termine di novanta giorni, decorrenti dalla data di comunicazione della presente decisione, o da quella di notificazione, ove anteriore.
definitivamente pronunciando sul ricorso proposto da Si. Ad. e Za. Lu. (n. 3684/2016 r.g.), lo accoglie e, per l’effetto:
a) dichiara la nullità delle deliberazioni della Giunta Comunale di (omissis) nn. 37 e 78 del 2016;
b) ordina al Comune di (omissis) di provvedere a dare ottemperanza a quanto disposto e conseguente con la sentenza di questo Consiglio di Stato n. 4079/2015, nei modi e termini indicati in motivazione;
c) condanna il Comune di (omissis) e Do. Gi., al pagamento, in favore della parte ricorrente, delle spese ed onorari del presente giudizio, che liquida, a carico di ciascuno di essi, nella complessiva somma di Euro 5.000,00 (cinquemila/00), oltre accessori come per legge.
Corte di Cassazione, sezioni unite civili, sentenza 2 maggio 2017, n. 10648