Source: http://www.studioansaldi.it/cgi-bin/fotopagine/RimborsoIVA-19.htm
Timestamp: 2020-05-26 05:36:11+00:00
Document Index: 86953059

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 25', 'art.74', 'art. 17', 'art. 17', 'art.50', 'art. 74', 'art. 2', 'art. 30']

COMPENSAZIONE O RIMBORSO DEL CREDITO IVA NEL 2020
Le regole per l’utilizzo in compensazione o rimborso del credito Iva relativo al 2019
I soggetti imprenditori che presentano un credito emergente dalla Dichiarazione Iva annuale (in scadenza tra il 1° febbraio e il 30 aprile), possono, alternativamente alla richiesta di rimborso, utilizzarlo in detrazione nelle liquidazioni periodiche del 2020, oppure utilizzarlo in compensazione col mod. F24 nel corso del 2020, per il pagamento di tributi, contributi o premi.
La richiesta di rimborso del credito, emergente dalla Dichiarazione annuale IVA/2020 per l’anno 2019 è disciplinata dall’art. 38-bis del D.P.R. 633/1972, che risulta modificata dalle disposizioni contenute nel recente Decreto Fiscale (D.L. 193/2016, convertito nella L. 225/2016), avendo raddoppiando il precedente limite portandolo da 15.000 a 30.000 euro, che riguarda esclusivamente la richiesta di rimborso del credito Iva.
Possibili alternative in presenza di credito Iva
Ø riporto del credito all’anno successivo e scomputo dello stesso in detrazione nelle relative liquidazioni Iva periodiche;
Ø riporto del credito all’anno successivo e utilizzo dello stesso in compensazione dal 1° gennaio 2020;
Ø richiesta di rimborso, ove ne sussistono le condizioni.
Le predette alternative possono anche coesistere. Il credito può, infatti, essere in parte destinato alla compensazione (o detrazione) e in parte rimborsato.
Novità sulle compensazioni dal 2020
Il D.L. 124/2019, convertito nella L. 157/2019, con lo scopo di contrastare le indebite compensazioni, ha previsto che i crediti maturati al 31/12/2019, per importi superiore a 5.000 euro, possono essere utilizzati in compensazione solo decorsi 10 giorni dalla presentazione della dichiarazione nella quale i crediti traggono origine, al pari della regola già nota per l’Iva. Sono interessati i crediti fiscali come le imposte sostitutive, imposte sui redditi e addizionali e Irap. In pratica, dal 1° gennaio 2020, i contribuenti potranno liberamente utilizzare in compensazione solo i crediti di importo non superiore alla soglia dei 5.000 euro.
Inoltre, si incrementano i casi nei quali occorre fare sempre ricorso ai canali telematici dell’Agenzia Entrate (Entratel o Fisconline) per trasmettere crediti in compensazione da parte dei sostituti d’imposta per i tributi diversi da quelli erariali (esempio: conguagli, rimborsi da 730, bonus Renzi) e per i soggetti privati (non titolari di partita Iva). Con la recente risoluzione n. 110/E/2019, l’Agenzia delle Entrate ha fornito i primi chiarimenti in relazione a tali nuove disposizioni, riportando una tabella che propone i codici tributo dei crediti utilizzabili in compensazione (vedi oltre).
Novità per il visto di conformità dei soggetti ISA
Il D.L. 50/2017 ha disciplinato il passaggio dai parametri e dagli studi di settore ai nuovi Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA), che misurano il grado di affidabilità, sulla base del posizionamento di una scala di valori da 1 a 10. A ciascun voto è associata una conseguenza, positiva o negativa ed è possibile definire l’accesso al regime premiale, o l’eventuale inserimento nelle liste selettive di controllo. Relativamente al visto di conformità è previsto un regime premiale, se il punteggio è almeno pari a 8 e prevede:
- l’esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti non superiori a 50.000 euro annui per l’Iva, maturati nel 2019, e a 20.000 euro per le imposte dirette e IRAP, maturati nel 2018;
- l’esonero dal visto di conformità sulla compensazione del credito Iva infrannuale non superiore a 50.000 euro anni, per i primi tre trimestri del 2020;
- l’esonero dall’apposizione del visto di conformità (o della prestazione della garanzia) sulla richiesta di rimborso del credito Iva annuale 2019 (o del credito Iva infrannuale maturato nei primi 3 trimestri del periodo di imposta 2020), per un importo superiore a 30.000 euro e fino a 50.000 euro all’anno.
In via generale, la procedura di rimborso è consigliata esclusivamente a coloro che si trovino strutturalmente a credito Iva e tale credito sia superiore ai versamenti che presumibilmente essi dovranno effettuare nel corso dell’anno 2020, per cui non riusciranno ad esaurire tale credito tramite la compensazione.
l’attività è cessata nel corso dell’anno 2019 (senza limiti di importo, anche se inferiore a 2.582,28 euro);
l’aliquota media delle operazioni attive è inferiore a quella degli acquisti di oltre il 10%, con esclusione delle operazioni inerenti i beni ammortizzabili;
le operazioni non imponibili per esportazioni o assimilate sono superiori al 25% del totale di quelle effettuate;
sono stati effettuati acquisti di beni ammortizzabili e spese per studi e ricerche, limitatamente all’imposta relativa, anche se registrati in anni precedenti;
sono state effettuate prevalentemente operazioni non soggette all’Iva per il requisito della territorialità;
soggetti non residenti che si sono identificati direttamente in Italia o che hanno nominato un rappresentante fiscale;
produttori agricoli che hanno effettuato esportazioni e altre operazioni non imponibili, limitatamente all’importo corrispondente alla c.d. Iva teorica;
contribuenti minori che dall’anno seguente si avvalgono del regime forfetario disciplinato dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 e chiedono il rimborso del credito emergente dalla Dichiarazione annuale;
minor eccedenza detraibile del triennio, quando dalle dichiarazioni relative agli ultimi tre anni (2017-2018-2019) risultino eccedenze di imposte a credito, anche se inferiore a 2.582,28 euro e comunque al netto di quanto già chiesto a rimborso o compensato con il modello F24.
Il rimborso di importo fino a € 30.000 è erogato senza prestazione di alcuna garanzia e non richiede il visto di conformità. Per queste tipologie di rimborso non sono previsti particolari adempimenti, se non la compilazione dei relativi dati contenuti nel quadro VX del modello di Dichiarazione annuale Iva, oltre alla sottoscrizione dell’attestazione di non essere società di comodo (per le società), accompagnato dall’atto notorio.
· fa apporre il visto di conformità (o la sottoscrizione alternativa) nel frontespizio della Dichiarazione Iva annuale (va tenuto presente che la soglia dei 30.000 euro per i rimborsi deve essere calcolata separatamente rispetto a quella per le compensazioni, ora di 15.000 euro);
· attesta, mediante dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà da rendere nell’apposito riquadro presente nella Dichiarazione Iva, l’esistenza di determinati requisiti di seguito riportati (la dichiarazione, debitamente sottoscritta dal contribuente, e la copia del documento di identità dello stesso, vanno conservati da chi invia la dichiarazione ed esibite a richiesta dell’Agenzia delle Entrate).
Oltre ad apporre il visto di conformità (o sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo), il contribuente deve rendere una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà per attestare la sussistenza dei seguenti tre requisiti:
a) requisito di solidità patrimoniale: che il patrimonio netto non è diminuito, rispetto alle risultanze dell’ultimo periodo di imposta, di oltre il 40%; la consistenza degli immobili iscritti non si è ridotta, rispetto alle risultanze dell’ultimo periodo di imposta, di oltre il 40% per cessioni non effettuate nella normale gestione dell’attività esercitata; l’attività stessa non è cessata né si è ridotta per effetto di cessioni di aziende o rami di aziende compresi nelle suddette risultanze contabili;
b) requisito di continuità aziendale: che non risultano cedute, se la richiesta di rimborso è presentata da società di capitali non quotate nei mercati regolamentati, nell’anno precedente la richiesta, azioni o quote della società stessa per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale. Secondo la circolare n. 31/2014, ai fini del computo dell’anno precedente deve farsi riferimento alla data di richiesta del rimborso;
c) requisito di regolarità contributiva: che sono stati eseguiti i versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi.
Rimborsi di importo superiore a 30.000 euro (con obbligo di garanzia)
In determinate situazioni considerate a rischio, di seguito elencate, il rimborso di crediti Iva di importo superiore a 30.000 euro va necessariamente eseguito previa presentazione della garanzia.
Il comma 4 del citato art. 38-bis, prevede l’obbligo di prestare apposita garanzia da parte dei soggetti “a rischio”, ossia sussistendo le seguenti situazioni:
a) esercizio dell’attività d’impresa da meno di due anni (escluse le start up di cui all’art. 25 del D.L. n. 179/2012 ed i lavoratori autonomi). L’Agenzia delle Entrate chiarisce che per individuare il periodo di 2 anni rileva l’effettivo esercizio dell’attività e pertanto non va fatto riferimento alla data di apertura della partita Iva; inoltre, il termine va riferito ai due anni precedenti la data di richiesta del rimborso: ad esempio, in presenza di una richiesta di rimborso presentata l’11.2.2018, non è necessario prestare alcuna garanzia qualora l’attività d’impresa sia iniziata prima del 12.2.2016;
b) notifica nei due anni antecedenti la richiesta di rimborso, di avvisi di accertamento / rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra importi accertati e importi dovuti (o di crediti dichiarati) superiore al:
- 10% degli importi dichiarati se questi non superano € 150.000,00;
- 5% degli importi dichiarati se questi superano € 150.000,00 ma non superano € 1.500.000,00;
- 1% degli importi dichiarati, o comunque a € 150.000,00 se gli importi dichiarati superano € 1.500.000,00;
c) dichiarazione o istanza priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;
d) la richiesta di rimborso dall’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.
Il rimborso del credito Iva annuale è effettuato, in conto fiscale, tramite:
ð la procedura ordinaria, dal competente Ufficio, entro 3 mesi dalla richiesta. In tal caso il rimborso è erogato dall’Agente della Riscossione entro 20 giorni dal ricevimento della disposizione di pagamento emessa dall’Agenzia delle Entrate;
ð la procedura semplificata (con la compilazione del campo 2 del rigo VX4), direttamente dall’Agente della Riscossione, nel limite massimo di € 700.000,00 ovvero € 1.000.000,00 per i subappaltatori nel settore edile aventi un volume d’affari costituito per almeno l’80% da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto. L’erogazione del rimborso avviene entro 60 giorni sulla base di apposita richiesta, sottoscritta dal contribuente ed attestante il diritto al rimborso.
In caso di rimborso in conto fiscale, l’Agente della Riscossione procede ad erogare anche gli interessi maturati, senza necessità da parte del contribuente di presentare una specifica richiesta.
Tale procedura è comunque preclusa per i soggetti che hanno cessato l’attività e per quelli sottoposti a procedure concorsuali.
Cessazione dell’attività nel 2019
A prescindere dalla sussistenza di altri requisiti, in caso di cessazione dell’attività è possibile richiedere il rimborso dell’Iva a credito risultante dalla dichiarazione dell’anno di cessazione anche se il relativo importo è inferiore a € 2.582,28. In tal caso il rimborso è erogato direttamente dell’Agenzia delle Entrate, attesa la particolarità delle problematiche interessate e dei controlli da espletare.
Ø le operazioni imponibili, comprese le cessioni di oro da investimento imponibile a seguito di opzione, di oro industriale di argento puro, le cessioni di rottami di cui all’art.74, co.7 e 8;
Ø le operazioni assoggettate allo split payment di cui all’art. 17-ter;
Ø le operazioni con applicazione del riverse charge di cui all’art. 17, commi 6 e 7 (prestazioni di subappalto nell’edilizia, cessione di fabbricati strumentali, ecc.).
Ø agli artt.8 (cessioni all’esportazione), 8-bis (operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione) e 9 (servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali) del DPR n. 633/72;
Ø artt. 41 e 58 del D.L. n. 331/93;
Ø agli artt. 71 (operazioni con il Vaticano e San Marino) e 72 (operazioni nei confronti di determinati organismi internazionali);
Ø all’art.50-bis, co.4, lett.f) del D.L. n. 331/93 (cessioni intracomunitarie di beni estratti da un deposito Iva con spedizione in altro Stato membro dell’Unione Europea, effettuate per un ammontare superiore al 25% dell’ammontare complessivo di tutte le operazioni effettuate nel periodo d’imposta).
Si precisa che tra le operazioni non imponibili sono da comprendere le operazioni effettuate fuori dell’Unione Europea, dalle agenzie di viaggio e turismo rientranti nel regime speciale previsto dall’art. 74-ter (vedasi la RM VI-13-1110/94 del 5 novembre 1994) nonché le esportazioni di beni usati e degli altri beni di cui al D.L. n. 41/95.
Il rimborso spetta limitatamente all’Iva relativa all’acquisto / importazione di beni ammortizzabili anche tramite contratti di appalto, nonché di beni e servizi per studi e ricerche.
Sono considerati ammortizzabili esclusivamente i beni strumentali, ossia quelli
utilizzati nel ciclo produttivo posseduti a titolo di proprietà o altro diritto reale. Non è possibile invece chiedere il rimborso nel caso di acquisto tramite contratti di locazione finanziaria (R.M. n. 392/E/07). Il rimborso non spetta con riferimento all’imposta pagata in relazione ad un preliminare di acquisto ed alla realizzazione di spese incrementative su beni di terzi (R.M. n. 179/E/2005).
Prevalenza di operazioni non soggette
Spetta il rimborso anche nel caso in cui il contribuente effettua prevalentemente (quindi devono superare la metà delle operazioni attive) operazioni non soggette all'imposta per effetto degli articoli da 7 a 7-septies del D.P.R. 633/72 (sia cessioni di beni che prestazioni di servizi non territoriali).
Sono legittimati a chiedere il rimborso del credito Iva i soggetti non residenti:
- che abbiano nominato un rappresentante fiscale in Italia;
- che si siano identificati direttamente in Italia.
Il rimborso compete per l’ammontare corrispondente all’Iva (teorica) relativa ad operazioni non imponibili effettuate nel 2018, ovvero anche prima di tale anno, se non ne sia stato in precedenza richiesto il rimborso o sia stato compensato nel modello F24 ma computato in detrazione in sede di dichiarazione annuale. L’importo rimborsabile, così come quello detraibile, deve essere calcolato mediante l’applicazione delle percentuali di compensazione vigenti nel periodo di competenza.
Imprese individuali in regime forfetario dal 2019
Persone fisiche esercenti l’attività d’impresa o professione che a partire dall’anno d’imposta 2019 si avvalgono del nuovo regime forfetario, possono chiedere il rimborso del credito Iva risultante dalla dichiarazione annuale relativa all’ultimo anno (2018) in cui l’imposta è applicata nei modi ordinari.
Il rimborso dell’Iva compete quando dalle dichiarazioni relative agli ultimi 3 anni (2017-2018-2019) risultino eccedenze d’imposta a credito anche se inferiori ad € 2.582,28. In tal caso, il rimborso spetta per il minore degli importi delle predette eccedenze detraibili (relativamente alla parte non già chiesta a rimborso o non compensata nel modello F24).
Residuo credito Iva dell’anno 2018
Nel caso in cui un contribuente abbia ancora un residuo credito relativo al periodo d’imposta 2018, non interamente compensato nel 2019, può utilizzarlo per i primi quattro mesi del 2020, secondo le vecchie regole, fino alla presentazione della Dichiarazione annuale Iva entro il 30/04/2020, a partire dalla quale esso verrà assorbito (per la parte non ancora utilizzata) nel nuovo credito annuale, che assumerà l’anzianità 2019.
L’utilizzo dovrà avvenire con l’indicazione nel modello F24 del codice tributo 6099 e l’anno 2018.
L’importo che fino alla data del 16 aprile 2020 sarà utilizzato in compensazione, dovrà essere riportato nel quadro VL della dichiarazione annuale Iva e dal quel momento in poi, il credito residuo si trasformerà in credito 2019 (codice 6099 / anno 2019) e sempre da quel momento rientrerà nel regime delle compensazioni monitorate.
Compensazione dei crediti in presenza di ruoli scaduti
Il D.L. 78/2010 ha previsto che dal 1° gennaio 2011 non è più possibile compensare i crediti erariali nel modello F24 in presenza di debiti per imposte o cartelle scadute di importo superiore a € 1.500,00.
Quindi sarà preclusa la compensazione in presenza delle seguenti due condizioni:
1) che vi siano degli importi iscritti a ruolo per i quali siano scaduti i termini per il pagamento (dopo i 60 gg. dalla notifica); non basta quindi la sola notifica della cartella per determinare il divieto, ma occorre che sia scaduto il termine per il pagamento;
2) l’importo del ruolo deve essere superiore a € 1.500,00 considerando oltre all’imposta anche gli oneri accessori e le sanzioni.
Quindi con ruoli scaduti oltre i 1.500 euro il blocco delle compensazioni è integrale e non limitato all’importo del debito da pagare (comunicato stampa del 14/01/11).
Per le società di comodo, il D.L. n. 138/2011 ha vietato la compensazione del credito Iva alle società cosiddette non operative. Al riguardo l’art. 2 del D.L. n. 138/2011 ha introdotto un’ulteriore fattispecie di non operatività, secondo cui, pur in mancanza dei presupposti indicati dalla legge n. 724/1994, la presunzione di non operatività esplica i propri effetti anche quando le dichiarazioni del triennio dell’impresa espongono sempre una perdita fiscale oppure per due anni una perdita fiscale e per il rimanente periodo d’imposta un reddito inferiore a quello minimo di cui all’art. 30 c. 3 della L. n. 724/1994.
Rinvio per approfondimento
Per un approfondimento normativo ed operativo, per gli utenti registrati, si rimanda alla sezione:
del sito web www.studioansaldi.it