Source: https://www.avvocatiserralaconi.com/single-post/2016/04/14/Fatti-in-bici-i-500-metri-tra-casa-e-lavoro-copertura-dall%E2%80%99INAIL-per-il-lavoratore-centrato-da-un-motociclo
Timestamp: 2020-08-05 09:56:30+00:00
Document Index: 56314988

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.13', 'art.12', 'art. 360', 'art.12', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 31', 'art. 35', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5']

Fatti in bici i 500 metri tra casa e lavoro: copertura dall’INAIL per il lavoratore centrato da un motociclo.
Insufficiente il richiamo alla distanza minima tra casa e lavoro per contestare la scelta dell’uomo di adoperare la propria bicicletta. Ciò consente di catalogare come infortunio in itinere l’incidente subito dall’uomo, centrato da un motociclo mentre dall’ufficio tornava sui pedali a casa. In discussione la decisione dell’Istituto di negare soddisfazione economica all’uomo.
Cinquecento metri appena, tra casa e lavoro. Distanza minima, percorribile certamente anche a piedi, ma che non rende assurda la scelta di utilizzare la bicicletta.
Plausibile, quindi, la richiesta dell’uomo di ottenere adeguata copertura assicurativa per l’incidente subito alla guida della bici durante il ritorno alla propria abitazione.
(Cassazione, sentenza n. 7313/2016, Sezione Lavoro, depositata oggi).
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 2 febbraio – 13 aprile 2016, n. 7313
Con la sentenza n. 821/2011, pubblicata !'8.9.2011, la Corte d'Appello di Firenze in riforma della sentenza di primo grado dei Tribunale di Livorno respingeva la domanda di M.B. volta al riconoscimento di aver subito un infortunio in itinere in bicicletta - allorchè, in data 2.12008, in Livorno, alle 14.50, al termine del turno mattiniero, stava facendo ritorno a casa in bicicletta, quando veniva colpito da un motociclo - ed ottenere conseguentemente la condanna dell'INAIL ad erogargli le prestazioni di cui ali'art.13 d.lgs. 3812000.
1.- Con l'unico motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art.12 d.lgs. 3812000 (art. 360 n. 3 c.p.c.) dovendo ritenersi che nell'infortunio in itinere in oggetto l'uso della bicicletta per recarsi al lavoro fosse incluso nella tutela assicurativa in relazione alla necessità protetta dall'ordinamento di favorire spostamenti che riducano costi economici, ambientali e sociali.
II motivo è fondato, nei termini che di cui alle seguenti considerazioni. L'art.12 del d.lgs. 38/2000, che ha aggiunto un ultimo comma agli artt. 2 e 210 del t.u. 1124/65, recita: Salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, l'assicurazione comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha piu' rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti. L'interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all'adempimento di obblighi penalmente rilevanti.
4.- L'articolato complesso sviluppo della giurisprudenza di questa Corte per la delimitazione dell'area di tutelabilità del lavoratore in materia di infortunio in itinere trova inoltre due ben individuabili punti d'approdo. II primo va identificato nell'elaborazione, ai fini dell'individuazione dell'ambito di copertura assicurativa, della nozione di rischio elettivo inteso come tutto ciò che sia estraneo e non attinente alla attività lavorativa e dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore il quale crei ed affronti volutamente in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente all'attività lavorativa, ponendo così in essere una condotta interruttiva di ogni nesso tra lavoro rischio ed evento (Cass. 17/5 n. 5431) che efficacemente riassume il processo elaborativo seguito di regola). Trattasi, in sostanza, di regola non diversa da quella enunciata da questa Corte per la delimitazione delle responsabilità del datore di lavoro in via contrattuale che extracontrattuale in ordine alla integrità psico-fisica del lavoratore (fra le molte: 30/5/2001 n. 7367, 15/4/1996 n. 17/1111993 n. 11351, 1/9/1991 n. 9459).
Il secondo punto di approdo è quello che muove dalla individuazione di ulteriori criteri definitivi della necessità della scelta dei lavoratore di usare il mezzo privato i quali sono stati individuati nella normalità e ragionevolezza: entrambe queste nozioni risultano determinabili in relazione a valori costituzionali quali la ragionevolezza (art. 3 Cost.), la libertà di fissare la propria residenza (art. 16 Cost.) le esigenze familiari (art. 31 Cost.), la tutela del lavoro in ogni sua forma (art. 35 Cost.), la protezione del lavoratore caso di infortunio (art. 38 Cost.). Questo processo giurisprudenziale, che appunto si intreccia e sovrappone con quello elaborativo della nozione di rischio elettivo, è stato efficacemente sintetizzato nella sentenza 8/11/2000 n. 1450 di questa Corte, ripreso poi dalla sentenza 1075012001 (cfr. anche 19940/2004, 7717/2004, 6929/2005, 2642/2012) le quali hanno condensato il senso complessivo degli orientamenti in materia di infortunio in itinere, sia giurisprudenziali sia normativi (ex d.lgs. 38/2000), affermando che l'assicurazione per infortunio in itinere comprenda anche l'utilizzo del mezzo di trasporto privato allorchè imposto da particolari esigenze nell'ambito delle quali preminente rilievo assumono i luoghi in cui la personalità dell'individuo si realizza in rapporto con la comunità familiare; e che "si tratta di una definizione della fattispecie dell' infortunio in itinere che va senz'altro condivisa perché maggior rispettosa dei canoni costituzionali della ragionevolezza (art. 3 Cost.) e della protezione dei lavoratori in caso d'infortunio (art. 38 secondo Cost. )"
Come già affermato da questa Corte, neppure pare azzardato sostenere che l'uso del mezzo privato possa corrispondere anche ad una sorta di più accentuata gratificazione dell'attività lavorative in corrispondenza alla tendenza largamente presente nella società civile di riduzione del conflitto tempo libero - lavoro. E ciò in corrispondenza di una serie di valori tutelativi dei diritti della personalità individuabili negli artt. 2, 3 comma secondo, 41 secondo comma della Costituzione, tutti convergenti alla tutela della persona del lavoratore ed alla riduzione del conflitto fra interessi della produzione e libertà - dignità del lavoratore. 7.- Rileva pure in questa ottica la tendenza presente nell'ordinamento art. 1 Codice della strada), divenuta sempre più pressante, a favorire l'utilizzo della bicicletta in quanto mezzo che riduce costi economici, sociali ed ambientali; fino al punto che sono è oramai non pochi i comuni che mettono a disposizione dei cittadini biciclette in modo gratuito per gli spostamenti urbani casa-lavoro, anche di breve durata; e ciò al fine di ottenere benefici non solo di carattere ambientale ma anche per la salute dei cittadini, ed in prospettiva un calo delle spese sanitarie a carico del sistema nazionale.
8.- In questa ottica conta, in particolare, quanto emerge dalla recente normativa di cui alla legge dei 28.12.2015 n. 221 (pubblicata nella G. U. n. 13 dei 18.1.2016) contenente "disposizioni in materia ambientale per promuovere misura di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", il cui art. 5 prevede specifiche disposizioni volte ad incentivare la mobilità sostenibile anche nei percorsi casa lavoro, ivi inclusi le iniziative di bike-pooling e di bike-sharing, i programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione dei traffico, dell'inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità delle sedi di lavoro "anche al fine di contrastare problemi derivanti dalla vita sedentaria". Tali programmi possono comprendere anche incentivi di tipo economico come "la cessione a titolo gratuito di «buoni mobilità» ai lavoratori che usano mezzi di trasporto sostenibili".
9.- Rileva inoltre quanto disposto sempre all'interno della stessa legge ult. cit. con i commi 4 e 5 dell'art. 5 i quali intervengono ad integrare la materia dell'infortunio in itinere (di cui agli artt. 2, terzo comma e 210 quinto comma del T.U. 1124/65) chiarendo che; «L'uso del velocipede,
come definito ai sensi dell'articolo 50 dei decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato». In sostanza, attraverso la
nuova disciplina, ai fini dell'infortunio in itinere, l'uso del velocipede (ovvero, secondo il codice della strada, dei veicolo, con due o più ruote, funzionante a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali anche se a pedalata assistita), deve ritenersi sempre assicurato, come lo è, per la stessa normativa, l'andare al lavoro a piedi o con utilizzo del mezzo pubblico.
La distanza, tanto più quando venga in considerazione l'utilizzo della bicicletta, non può essere ritenuto in assoluto un criterio selettivo da solo sufficiente ad individuare la necessità dell'uso del mezzo privato (nel senso relativo che si è prima indicato). Anche perché in mancanza di indicazioni contenute nella norma non se ne potrebbe fissare una in grado di separare con certezza i casi tutelati da quelli esclusi dalla tutela. D'altra parte, se si valuta la distanza del percorso in relazione al rischio della strada, dovrebbe affermarsi che esso tenda ad aggravarsi in relazione all'ampiezza del percorso; e non certo che esso tenda a diminuire, come si sottende nella decisione assunta dalla Corte territoriale. L'utilizzo della bicicletta da parte del lavoratore per recarsi al lavoro deve essere allora valutato in relazione al costume sociale, alle normali esigenze familiari del lavoratore (anche senza la presenza di contingenti necessità quale quella allegata ma non provata nel giudizio di merito), alla presenza di mezzi pubblici, alla modalità di organizzazione dei servizi pubblici di trasporto nei luoghi in cui più è diffuso l'utilizzo della bicicletta, alla tipologia del percorso effettuato (un conto è l'impiego su un percorso urbano, un conto su una strada non urbana), alla conformazione dei luoghi, alle condizioni climatiche in atto (e non tanto a quelle stagionali), alla tendenza presente nell'ordinamento e rivolta all'incentivazione dell'uso della bicicletta (codice della strada; legge 221/2015 cit. ).