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Timestamp: 2020-07-08 03:38:05+00:00
Document Index: 35927865

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 365', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 20', 'art. 24', 'art. 26', 'art. 36', 'art. 37', 'art. 41', 'art. 48', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 51', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 56', 'art. 61', 'art. 65', 'art. 65', 'art. 65', 'art. 68', 'art. 71', 'art. 73', 'art. 75', 'art. 79', 'art. 79', 'art. 86', 'art. 48', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 51', 'art. 53', 'art. 61', 'art. 73', 'art. 75', 'art. 80', 'art. 89', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 58', 'art. 273']

Lawbrary | CC - Codice civile svizzero
Titolo preliminare(1 - 10)
Del diritto della personalità(11 - 38)
Degli atti dello stato civile(39 - 50)
Disposizioni generali(52 - 59)
Delle associazioni(60 - 79)
Delle fondazioni(80 - 89)
Delle collette pubbliche(89 - 89)
Del diritto matrimoniale
Del fidanzamento(90 - 93)
Dei requisiti del matrimonio(94 - 96)
Della procedura preparatoria e della celebrazione del matrimonio(97 - 103)
Della nullità del matrimonio(104 - 110)
Del divorzio e della separazione coniugale
Delle condizioni del divorzio(111 - 116)
Della separazione coniugale(117 - 118)
Degli effetti del divorzio(119 - 150)
Degli effetti del matrimonio in generale(159 - 180)
Del regime dei beni fra i coniugi
Disposizioni generali(181 - 195)
Del regime ordinario della partecipazione agli acquisti(196 - 220)
Della comunione dei beni(221 - 246)
Della separazione dei beni(247 - 251)
Della parentela
Del sorgere della filiazione
Disposizioni generali (252 - 254)
Della paternità del marito (255 - 259)
Del riconoscimento e della sentenza di paternità (260 - 263)
Dell'adozione (264 - 269)
Degli effetti della filiazione
Della comunione dei figli coi genitori (270 - 275)
Del mantenimento da parte dei genitori (276 - 295)
Dell'autorità parentale (296 - 317)
Della sostanza del figlio (318 - 327)
Dei minorenni sotto tutela(327 - 327)
Della comunione di famiglia
Dell'assistenza tra i parenti(328 - 330)
Della potestà domestica(331 - 334)
Dei beni di famiglia(335 - 359)
Della protezione degli adulti
Delle misure precauzionali personali e delle misure applicabili per legge
Delle misure precauzionali personali
Del mandato precauzionale(360 - 369)
Delle direttive del paziente(370 - 373)
Delle misure applicabili per legge alle persone incapaci di discernimento
Della rappresentanza da parte del coniuge o del partner registrato(374 - 376)
Della rappresentanza in caso di provvedimenti medici(377 - 381)
Del soggiorno in un istituto di accoglienza o di cura(382 - 387)
Delle misure ufficiali
Principi generali(388 - 389)
Delle curatele
Disposizioni generali(390 - 392)
Dei generi di curatela(393 - 398)
Della fine della curatela(399 - 399)
Del curatore(400 - 404)
Dell'esercizio della curatela(405 - 414)
Del concorso dell'autorità di protezione degli adulti(415 - 418)
Dell'intervento dell'autorità di protezione degli adulti(419 - 419)
Delle disposizioni particolari per i congiunti(420 - 420)
Della fine dell'ufficio di curatore(421 - 425)
Del ricovero a scopo di assistenza(426 - 439)
Delle autorità e della competenza per territorio(440 - 442)
Davanti all'autorità di protezione degli adulti(443 - 449)
Davanti all'autorità giudiziaria di reclamo(450 - 450)
Disposizione comune(450 - 450)
Dell'esecuzione(450 - 450)
Dei rapporti con i terzi e dell'obbligo di collaborazione(451 - 453)
Della responsabilità(454 - 456)
Degli eredi legittimi (457 - 466)
Della capacità di disporre(467 - 469)
Della porzione disponibile(470 - 480)
Dei modi di disporre(481 - 497)
Della forma delle disposizioni(498 - 516)
Degli esecutori testamentari(517 - 518)
Della nullità e della riduzione delle disposizioni(519 - 533)
Delle azioni derivanti dai contratti successori(534 - 536)
Della devoluzione dell'eredità
Dell'apertura della successione(537 - 550)
Degli effetti della devoluzione
Provvedimenti assicurativi(551 - 559)
Dell'acquisto dell'eredità(560 - 579)
Del beneficio d'inventario(580 - 592)
Della liquidazione d'officio(593 - 597)
Della petizione d'eredità(598 - 601)
Della divisione dell'eredità
Della comunione prima della divisione(602 - 606)
Del modo della divisione(607 - 620)
Della collazione(626 - 633)
Della Chiusura e degli effetti della divisione(634 - 640)
Disposizioni generali(641 - 654)
Oggetto, acquisto e perdita della proprietà fondiaria(655 - 666)
Elementi e limiti della proprietà fondiaria(667 - 712)
Della proprietà per piani(712 - 712)
Della proprietà mobiliare(713 - 729)
Dei diritti reali limitati
Delle servitù e degli oneri fondiari
Delle servitù prediali(730 - 744)
Dell'usufrutto e delle altre servitù(745 - 781)
Degli oneri fondiari(782 - 792)
Del pegno immobiliare
Disposizioni generali(793 - 823)
Dell'ipoteca(824 - 841)
Della cartella ipotecaria(842 - 866)
Della emissione di titoli di prestito con garanzia immobiliare(875 - 876)
Del pegno mobiliare
Del pegno manuale e del diritto di ritenzione(884 - 898)
Del diritto di pegno sui crediti e su altri diritti(899 - 906)
Del prestito a pegno(907 - 915)
Del possesso e del registro fondiario
Del possesso(919 - 941)
Del registro fondiario(942 - 977)
Dell'entrata in vigore e dell'applicazione del Codice civile
Dell'applicazione del vecchio e del nuovo diritto(1 - 50)
Disposizioni introduttive e transitorie(51 - 61)
Testo delle disposizioni previgenti del titolo sesto
Disposizioni generali(178 - 193)
Dell'unione dei beni(194 - 214)
Della comunione di beni(215 - 240)
Della separazione dei beni(241 - 247)
Del registro dei beni matrimoniali(248 - 251)
del 10 dicembre 1907 (Stato 1° gennaio 2019)
visto l'articolo 64 della Costituzione federale1 (Cost.);2 visto il messaggio del Consiglio federale del 28 maggio 1904,
A. Ap­pli­ca­zio­ne del di­rit­to
1La leg­ge si ap­pli­ca a tut­te le que­stio­ni giu­ri­di­che al­le qua­li può ri­fe­rir­si la let­te­ra od il sen­so di una sua di­spo­si­zio­ne.
2Nei ca­si non pre­vi­sti dal­la leg­ge il giu­di­ce de­ci­de se­con­do la con­sue­tu­di­ne e, in di­fet­to di que­sta, se­con­do la re­go­la che egli adot­te­reb­be co­me le­gi­sla­to­re.
3Egli si at­tie­ne al­la dot­tri­na ed al­la giu­ri­spru­den­za più au­to­re­vo­li.
B. Li­mi­ti dei rap­por­ti giu­ri­di­ci
I. Os­ser­van­za del­la buo­na fe­de
1Ognu­no è te­nu­to ad agi­re se­con­do la buo­na fe­de co­sì nell'eser­ci­zio dei pro­pri di­rit­ti co­me nell'adem­pi­men­to dei pro­pri ob­bli­ghi.
2Il ma­ni­fe­sto abu­so del pro­prio di­rit­to non è pro­tet­to dal­la leg­ge.
II. Ef­fet­ti del­la buo­na fe­de
1Quan­do la leg­ge fa di­pen­de­re un ef­fet­to giu­ri­di­co dal­la buo­na fe­de di una per­so­na, la buo­na fe­de si pre­su­me.
2Nes­su­no può in­vo­ca­re la pro­pria buo­na fe­de quan­do que­sta sia in­com­pa­ti­bi­le con l'at­ten­zio­ne che le cir­co­stan­ze per­met­te­va­no di esi­ge­re da lui.
III. Ap­prez­za­men­to del giu­di­ce
1Il giu­di­ce è te­nu­to a de­ci­de­re se­con­do il di­rit­to e l'equi­tà quan­do la leg­ge si ri­met­te al suo pru­den­te cri­te­rio o fa di­pen­de­re la de­ci­sio­ne dall'ap­prez­za­men­to del­le cir­co­stan­ze, o da mo­ti­vi gra­vi.
C. Rap­por­ti col di­rit­to can­to­na­le
I. Di­rit­to ci­vi­le dei Can­to­ni ed uso lo­ca­le
1I Can­to­ni so­no au­to­riz­za­ti ad ema­na­re ed abro­ga­re di­spo­si­zio­ni di di­rit­to ci­vi­le nel­le ma­te­rie ri­ser­va­te al di­rit­to can­to­na­le.
2Quan­do la leg­ge si ri­fe­ri­sce all'uso od all'uso lo­ca­le, il di­rit­to can­to­na­le fi­no­ra esi­sten­te va­le co­me espres­sio­ne dei me­de­si­mi, in quan­to non sia pro­va­to un uso che vi de­ro­ghi.
II. Di­rit­to pub­bli­co can­to­na­le
1Il di­rit­to ci­vi­le fe­de­ra­le non li­mi­ta le com­pe­ten­ze di di­rit­to pub­bli­co dei Can­to­ni.
2I Can­to­ni pos­so­no, nei li­mi­ti del­la lo­ro so­vra­ni­tà, in­ter­di­re o li­mi­ta­re il com­mer­cio di de­ter­mi­na­te co­se o di­chia­ra­re nul­li i rap­por­ti con­trat­tua­li re­la­ti­vi al­le me­de­si­me.
D. Di­spo­si­zio­ni ge­ne­ra­li del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni
Le di­spo­si­zio­ni ge­ne­ra­li del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni1 re­la­ti­ve al­la con­clu­sio­ne, all'adem­pi­men­to ed al­la ri­so­lu­zio­ne dei con­trat­ti so­no ap­pli­ca­bi­li an­che ad al­tri rap­por­ti di di­rit­to ci­vi­le.
E. Pro­ve
I. One­re del­la pro­va
Ove la leg­ge non di­spon­ga al­tri­men­ti, chi vuol de­dur­re il suo di­rit­to da una cir­co­stan­za di fat­to da lui as­se­ri­ta, de­ve for­nir­ne la pro­va.
II. Pro­va dei do­cu­men­ti pub­bli­ci
1I re­gi­stri pub­bli­ci ed i pub­bli­ci do­cu­men­ti fan­no pie­na pro­va dei fat­ti che at­te­sta­no, fin­ché non sia di­mo­stra­ta l'ine­sat­tez­za del lo­ro con­te­nu­to.
2Que­sta pro­va non è sog­get­ta ad al­cu­na for­ma spe­cia­le.
1 Abro­ga­to dal n. II 3 dell'all. 1 al Co­di­ce di pro­ce­du­ra ci­vi­le del 19 dic. 2008, con ef­fet­to dal 1° gen. 2011 (RU 2010 1739; FF 2006 6593).
Libro primo: Del diritto delle persone
Capo primo: Del diritto della personalità
A. Per­so­na­li­tà in ge­ne­re
I. Go­di­men­to dei di­rit­ti ci­vi­li
1Ogni per­so­na go­de dei di­rit­ti ci­vi­li.
2Spet­ta quin­di ad ognu­no, nei li­mi­ti dell'or­di­ne giu­ri­di­co, una egua­le ca­pa­ci­tà d'ave­re di­rit­ti ed ob­bli­ga­zio­ni.
II. Eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li
Chi ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li ha la ca­pa­ci­tà di ac­qui­sta­re di­rit­ti e di con­trar­re ob­bli­ga­zio­ni con at­ti pro­pri.
2. Con­di­zio­ni
Chi è mag­gio­ren­ne e ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li.
b. Mag­gio­re età
È mag­gio­ren­ne chi ha com­piu­to gli an­ni 18.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
1 Abro­ga­to dal n. I 1 del­la LF del 7 ott. 1994, con ef­fet­to dal 1° gen. 1996 (RU 1995 1126; FF 1993 I 921).
d. Ca­pa­ci­tà di di­scer­ni­men­to
È ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to, nel sen­so di que­sta leg­ge, qua­lun­que per­so­na che non sia pri­va del­la ca­pa­ci­tà di agi­re ra­gio­ne­vol­men­te per ef­fet­to del­la sua età in­fan­ti­le o di di­sa­bi­li­tà men­ta­le, tur­ba psi­chi­ca, eb­brez­za o sta­to con­si­mi­le.
III. In­ca­pa­ci­tà d'agi­re
Le per­so­ne in­ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to, i mi­no­ren­ni e le per­so­ne sot­to cu­ra­te­la ge­ne­ra­le non han­no l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li.
2. Man­can­za di di­scer­ni­men­to
Gli at­ti di chi è in­ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to non pro­du­co­no al­cun ef­fet­to giu­ri­di­co, ri­ser­va­te le ec­ce­zio­ni sta­bi­li­te dal­la leg­ge.
3. Per­so­ne ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to ma in­ca­pa­ci di agi­re
1Le per­so­ne ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to che non han­no l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li non pos­so­no as­su­me­re ob­bli­ga­zio­ni o ri­nun­cia­re a di­rit­ti sen­za il con­sen­so del lo­ro rap­pre­sen­tan­te le­ga­le.2
2Sen­za ta­le con­sen­so pos­so­no con­se­gui­re van­tag­gi gra­tui­ti e prov­ve­de­re a pic­co­le in­com­ben­ze del­la vi­ta quo­ti­dia­na.3
3Es­si so­no te­nu­ti a ri­sar­ci­re i dan­ni ca­gio­na­ti con at­ti il­le­ci­ti.4
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 3 del­la LF del 30 giu. 1972, in vi­go­re dal 1° apr. 1973 (RU 1972 2653; FF 1971 II 85).
b. Con­sen­so del rap­pre­sen­tan­te le­ga­le
1Sal­vo che la leg­ge di­spon­ga al­tri­men­ti, il con­sen­so del rap­pre­sen­tan­te le­ga­le può es­se­re espres­so o ta­ci­to op­pu­re con­si­ste­re in una ra­ti­fi­ca a po­ste­rio­ri.
2L'al­tra par­te è li­be­ra­ta se la ra­ti­fi­ca non in­ter­vie­ne en­tro un con­gruo ter­mi­ne che può fis­sa­re es­sa stes­sa o far fis­sa­re dal giu­di­ce.
1 In­tro­dot­to dal n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
c. Di­fet­to di ra­ti­fi­ca
1In di­fet­to di ra­ti­fi­ca ad ope­ra del rap­pre­sen­tan­te le­ga­le, cia­scu­na par­te può ri­pe­te­re le pre­sta­zio­ni che ha fat­to. Tut­ta­via la per­so­na che non ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li ri­spon­de sol­tan­to dell'uti­le che la pre­sta­zio­ne le ha pro­cu­ra­to o di quan­to si tro­vi an­co­ra ar­ric­chi­ta al mo­men­to del­la ri­pe­ti­zio­ne o si sia spos­ses­sa­ta in ma­la fe­de.
2Se la per­so­na che non ha l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li ha in­dot­to l'al­tra par­te a cre­de­re er­ro­nea­men­te il con­tra­rio, es­sa ri­spon­de del dan­no che le ha ca­gio­na­to in tal mo­do.
4. Di­rit­ti stret­ta­men­te per­so­na­li
1Le per­so­ne ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to che non han­no l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li eser­ci­ta­no in pie­na au­to­no­mia i di­rit­ti stret­ta­men­te per­so­na­li; so­no fat­ti sal­vi i ca­si nei qua­li la leg­ge pre­ve­de il con­sen­so del rap­pre­sen­tan­te le­ga­le.
2Il rap­pre­sen­tan­te le­ga­le agi­sce in no­me del­le per­so­ne in­ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to, sem­pre che un di­rit­to non sia tan­to stret­ta­men­te con­nes­so con la per­so­na­li­tà da esclu­de­re ogni rap­pre­sen­tan­za.
IIIbis. Li­mi­ta­zio­ne dell'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li
L'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li può es­se­re li­mi­ta­to da una mi­su­ra di pro­te­zio­ne de­gli adul­ti.
IV. Pa­ren­te­la e af­fi­ni­tà
1. Pa­ren­te­la
1Il gra­do del­la pa­ren­te­la è de­ter­mi­na­to dal nu­me­ro del­le ge­ne­ra­zio­ni.1
2Due per­so­ne so­no fra lo­ro pa­ren­ti in li­nea ret­ta se una di­scen­de dall'al­tra; so­no pa­ren­ti in li­nea col­la­te­ra­le se di­scen­do­no da un au­to­re co­mu­ne, ma non l'una dall'al­tra.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 3 del­la LF del 30 giu. 1972, in vi­go­re dal 1° apr. 1973 (RU 1972 2653; FF 1971 II 85).
2. Af­fi­ni­tà
1Chi è pa­ren­te di una per­so­na è af­fi­ne nel­la stes­sa li­nea e nel­lo stes­so gra­do con il co­niu­ge o il part­ner re­gi­stra­to di que­sta.
2L'af­fi­ni­tà non ces­sa con lo scio­gli­men­to del ma­tri­mo­nio o dell'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta da cui de­ri­va.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la L del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2007 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
V. Cit­ta­di­nan­za e do­mi­ci­lio
1. Cit­ta­di­nan­za
1L'at­ti­nen­za di una per­so­na è de­ter­mi­na­ta dal­la sua cit­ta­di­nan­za.
2La cit­ta­di­nan­za è de­ter­mi­na­ta dal di­rit­to pub­bli­co.
3Se una per­so­na è cit­ta­di­na di più luo­ghi, fa sta­to per la sua at­ti­nen­za il luo­go do­ve ha il suo do­mi­ci­lio o do­ve l'eb­be da ul­ti­mo; e in man­can­za di do­mi­ci­lio, il luo­go dell'ul­ti­ma cit­ta­di­nan­za ac­qui­sta­ta da es­sa o da' suoi ascen­den­ti.
2. Do­mi­ci­lio
a. No­zio­ne
1Il do­mi­ci­lio di una per­so­na è nel luo­go do­ve es­sa di­mo­ra con l'in­ten­zio­ne di sta­bi­lir­vi­si du­re­vol­men­te; la di­mo­ra a sco­po di for­ma­zio­ne o il col­lo­ca­men­to di una per­so­na in un isti­tu­to di edu­ca­zio­ne o di cu­ra, in un ospe­da­le o in un pe­ni­ten­zia­rio non co­sti­tui­sce di per sé do­mi­ci­lio.1
2Nes­su­no può ave­re con­tem­po­ra­nea­men­te il suo do­mi­ci­lio in più luo­ghi.
3Que­sta di­spo­si­zio­ne non si ap­pli­ca al do­mi­ci­lio d'af­fa­ri.
b. Cam­bia­men­to di do­mi­ci­lio o di­mo­ra
1Il do­mi­ci­lio di una per­so­na, sta­bi­li­to che sia, con­ti­nua a sus­si­ste­re fi­no a che es­sa non ne ab­bia ac­qui­sta­to un al­tro.
2Si con­si­de­ra co­me do­mi­ci­lio di una per­so­na il luo­go do­ve di­mo­ra, quan­do non pos­sa es­se­re pro­va­to un do­mi­ci­lio pre­ce­den­te o quan­do es­sa ab­bia ab­ban­do­na­to il suo do­mi­ci­lio all'este­ro sen­za aver­ne sta­bi­li­to un al­tro nel­la Sviz­ze­ra.
c. Do­mi­ci­lio dei mi­no­ren­ni2
1Il do­mi­ci­lio del fi­glio sot­to l'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le è quel­lo dei ge­ni­to­ri o, se i ge­ni­to­ri non han­no un do­mi­ci­lio co­mu­ne, quel­lo del ge­ni­to­re che ne ha la cu­sto­dia; ne­gli al­tri ca­si, è de­ter­mi­nan­te il luo­go di di­mo­ra.
2Il do­mi­ci­lio dei mi­no­ren­ni sot­to tu­te­la è nel­la se­de dell'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri.3
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 2 del­la LF del 5 ott. 1984, in vi­go­re dal 1° gen. 1988 (RU 1986 122 153 art. 1; FF 1979 II 1119).
d. Do­mi­ci­lio dei mag­gio­ren­ni sot­to cu­ra­te­la ge­ne­ra­le
Il do­mi­ci­lio dei mag­gio­ren­ni sot­to cu­ra­te­la ge­ne­ra­le è nel­la se­de dell'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne de­gli adul­ti.
B. Pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà
I. Con­tro im­pe­gni ec­ces­si­vi
1Nes­su­no può ri­nun­cia­re, nep­pu­re in par­te, al­la ca­pa­ci­tà ci­vi­le.
2Nes­su­no può alie­na­re la pro­pria li­ber­tà, né as­sog­get­tar­si nell'uso del­la me­de­si­ma ad una li­mi­ta­zio­ne in­com­pa­ti­bi­le col di­rit­to o con la mo­ra­le.
II. Con­tro le­sio­ni il­le­ci­te
1Chi è il­le­ci­ta­men­te le­so nel­la sua per­so­na­li­tà può, a sua tu­te­la, chie­de­re l'in­ter­ven­to del giu­di­ce con­tro chiun­que par­te­ci­pi all'of­fe­sa.
2La le­sio­ne è il­le­ci­ta quan­do non è giu­sti­fi­ca­ta dal con­sen­so del­la per­so­na le­sa, da un in­te­res­se pre­pon­de­ran­te pub­bli­co o pri­va­to, op­pu­re dal­la leg­ge.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del LF del 16 dic. 1983, in vi­go­re dal 1° lug. 1985 (RU 1984 778; FF 1982 II 628).
2. Azio­ni
a. In ge­ne­re2
1L'at­to­re può chie­de­re al giu­di­ce:
di ac­cer­ta­re l'il­li­cei­tà di una le­sio­ne che con­ti­nua a pro­dur­re ef­fet­ti mo­le­sti.
2L'at­to­re può in par­ti­co­la­re chie­de­re che una ret­ti­fi­ca­zio­ne o la sen­ten­za sia co­mu­ni­ca­ta a ter­zi o pub­bli­ca­ta.
3So­no fat­te sal­ve le azio­ni di ri­sar­ci­men­to del dan­no, di ri­pa­ra­zio­ne mo­ra­le e di con­se­gna dell'uti­le con­for­me­men­te al­le di­spo­si­zio­ni sul­la ge­stio­ne d'af­fa­ri sen­za man­da­to.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 16 dic. 1983, in vi­go­re dal 1° lug. 1985 (RU 1984 778; FF 1982 II 628).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 23 giu. 2006 (Pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà in ca­so di vio­len­za, mi­nac­ce o in­si­die), in vi­go­re dal 1° lug. 2007 (RU 2007 137; FF 2005 6127 6151).
b. Vio­len­za, mi­nac­ce o in­si­die
1Per pro­teg­ger­si da vio­len­ze, mi­nac­ce o in­si­die, l'at­to­re può chie­de­re al giu­di­ce di vie­ta­re all'au­to­re del­la le­sio­ne in par­ti­co­la­re di:
av­vi­ci­nar­gli­si o ac­ce­de­re a un pe­ri­me­tro de­ter­mi­na­to at­tor­no al­la sua abi­ta­zio­ne;
trat­te­ner­si in de­ter­mi­na­ti luo­ghi, in par­ti­co­la­re vie, piaz­ze o quar­tie­ri;
met­ter­si in con­tat­to con lui, in par­ti­co­la­re per te­le­fo­no, per scrit­to o per via elet­tro­ni­ca, o im­por­tu­nar­lo in al­tro mo­do.
2Inol­tre, se vi­ve con l'au­to­re del­la le­sio­ne nel­la stes­sa abi­ta­zio­ne, l'at­to­re può chie­de­re al giu­di­ce di far­lo al­lon­ta­na­re dall'abi­ta­zio­ne per un pe­rio­do de­ter­mi­na­to. Que­sto pe­rio­do può es­se­re pro­lun­ga­to una vol­ta per mo­ti­vi gra­vi.
3Il giu­di­ce può, per quan­to ap­pa­ia giu­sti­fi­ca­to con­si­de­ra­te tut­te le cir­co­stan­ze:
ob­bli­ga­re l'at­to­re a ver­sa­re un'in­den­ni­tà ade­gua­ta all'au­to­re del­la le­sio­ne per l'uso esclu­si­vo dell'abi­ta­zio­ne; o
con il con­sen­so del lo­ca­to­re, tra­sfe­ri­re al so­lo at­to­re i di­rit­ti e gli ob­bli­ghi de­ri­van­ti dal con­trat­to di lo­ca­zio­ne.
4I Can­to­ni de­si­gna­no un ser­vi­zio che può de­ci­de­re l'al­lon­ta­na­men­to im­me­dia­to dell'au­to­re del­la le­sio­ne dall'abi­ta­zio­ne co­mu­ne in ca­so di cri­si e di­sci­pli­na­no la pro­ce­du­ra.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 16 dic. 1983 (RU 1984 778; FF 1982 II 628). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 23 giu. 2006 (Pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà in ca­so di vio­len­za, mi­nac­ce o in­si­die), in vi­go­re dal 1° lug. 2007 (RU 2007 137; FF 2005 6127 6151).
Art. 28c a 28f
1 In­tro­dot­ti dal n. I del­la LF del 16 dic. 1983 (RU 1984 778; FF 1982 II 628). Abro­ga­ti dal n. II 3 dell'all. 1 al Co­di­ce di pro­ce­du­ra ci­vi­le del 19 dic. 2008, con ef­fet­to dal 1° gen. 2011 (RU 2010 1739; FF 2006 6593).
4. Di­rit­to di ri­spo­sta
a. Prin­ci­pio2
1Chi è di­ret­ta­men­te toc­ca­to nel­la sua per­so­na­li­tà dall'espo­si­zio­ne di fat­ti ad ope­ra di mez­zi di co­mu­ni­ca­zio­ne so­cia­le di ca­rat­te­re pe­rio­di­co, qua­li la stam­pa, la ra­dio e la te­le­vi­sio­ne, ha il di­rit­to di ri­spon­de­re con una pro­pria espo­si­zio­ne dei fat­ti.
2Il di­rit­to di ri­spo­sta non sus­si­ste nel ca­so di un re­so­con­to fe­de­le di un pub­bli­co di­bat­ti­to di un'au­to­ri­tà al qua­le l'in­te­res­sa­to ha par­te­ci­pa­to.
b. For­ma e con­te­nu­to
1Il te­sto del­la ri­spo­sta de­ve li­mi­tar­si con­ci­sa­men­te all'og­get­to dell'espo­si­zio­ne di fat­ti con­te­sta­ta.
2La ri­spo­sta può es­se­re ri­fiu­ta­ta se è ma­ni­fe­sta­men­te ine­sat­ta o con­tra­ria al­la leg­ge o ai buo­ni co­stu­mi.
c. Pro­ce­du­ra
1L'in­te­res­sa­to de­ve far re­ca­pi­ta­re il te­sto del­la ri­spo­sta all'im­pre­sa re­spon­sa­bi­le del mez­zo di co­mu­ni­ca­zio­ne en­tro ven­ti gior­ni dal mo­men­to in cui ha pre­so co­no­scen­za dell'espo­si­zio­ne dei fat­ti con­te­sta­ta, ma in ogni ca­so en­tro tre me­si dal­la di­vul­ga­zio­ne.
2L'im­pre­sa co­mu­ni­ca sen­za in­du­gio all'in­te­res­sa­to quan­do dif­fon­de­rà la ri­spo­sta o per­ché la ri­fiu­ta.
d. Dif­fu­sio­ne
1La ri­spo­sta dev'es­se­re dif­fu­sa al più pre­sto e in mo­do da rag­giun­ge­re la stes­sa cer­chia di per­so­ne cui era di­ret­ta l'espo­si­zio­ne di fat­ti con­te­sta­ta.
2La ri­spo­sta de­ve es­se­re de­si­gna­ta co­me ta­le; l'im­pre­sa re­spon­sa­bi­le del mez­zo di co­mu­ni­ca­zio­ne può ag­giun­ger­vi sol­tan­to una di­chia­ra­zio­ne in cui in­di­ca se man­tie­ne la pro­pria ver­sio­ne dei fat­ti o su qua­li fon­ti d'in­for­ma­zio­ne si è fon­da­ta.
3La dif­fu­sio­ne del­la ri­spo­sta è gra­tui­ta.
e. In­ter­ven­to del giu­di­ce
1Se l'im­pre­sa re­spon­sa­bi­le del mez­zo di co­mu­ni­ca­zio­ne im­pe­di­sce l'eser­ci­zio del di­rit­to di ri­spo­sta, ri­fiu­ta la ri­spo­sta o non la dif­fon­de cor­ret­ta­men­te, l'in­te­res­sa­to può ri­vol­ger­si al giu­di­ce.
3e 4 ...3
2 Abro­ga­to dal n. 2 dell'all. al­la L del 24 mar. 2000 sul fo­ro, con ef­fet­to dal 1° gen. 2001 (RU 2000 2355; FF 1999 2427).
3 Abro­ga­ti dal n. II 3 dell'all. 1 al Co­di­ce di pro­ce­du­ra ci­vi­le del 19 dic. 2008, con ef­fet­to dal 1° gen. 2011 (RU 2010 1739; FF 2006 6593).
III. Di­rit­to a no­me
1. Pro­te­zio­ne
1Se a qual­cu­no è con­te­sta­to l'uso del pro­prio no­me, egli può chie­der­ne in giu­di­zio il ri­co­no­sci­men­to.
2Ove al­cu­no su­bi­sca pre­giu­di­zio per il fat­to che al­tri usur­pi il pro­prio no­me, può chie­de­re in giu­di­zio la ces­sa­zio­ne dell'usur­pa­zio­ne stes­sa. In ca­so di col­pa può chie­de­re il ri­sar­ci­men­to del dan­no, e quan­do la na­tu­ra dell'of­fe­sa lo giu­sti­fi­chi, il pa­ga­men­to di una som­ma a ti­to­lo di ri­pa­ra­zio­ne mo­ra­le.
a. In ge­ne­re1
1Il go­ver­no del Can­to­ne di do­mi­ci­lio può, per mo­ti­vi de­gni di ri­spet­to, au­to­riz­za­re una per­so­na a cam­bia­re no­me.2
3Chi da ta­le cam­bia­men­to fos­se pre­giu­di­ca­to nei suoi di­rit­ti può con­te­star­lo da­van­ti al giu­di­ce, en­tro un an­no da quan­do ne eb­be co­no­scen­za.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 30 set. 2011 (Co­gno­me e cit­ta­di­nan­za), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 2569; FF 2009 6577 6585).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 30 set. 2011 (Co­gno­me e cit­ta­di­nan­za), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 2569; FF 2009 6577 6585).
3 Abro­ga­to dal n. I del­la LF del 30 set. 2011 (Co­gno­me e cit­ta­di­nan­za), con ef­fet­to dal 1° gen. 2013 (RU 2012 2569; FF 2009 6577 6585).
b. In ca­so di mor­te di un co­niu­ge
In ca­so di mor­te di un co­niu­ge, il co­niu­ge su­per­sti­te, se ha cam­bia­to co­gno­me in oc­ca­sio­ne del ma­tri­mo­nio, può di­chia­ra­re in ogni tem­po all'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le di vo­ler ri­pren­de­re il pro­prio co­gno­me da ce­li­be o nu­bi­le.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 30 set. 2011 (Co­gno­me e cit­ta­di­nan­za), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 2569; FF 2009 6577 6585).
C. Prin­ci­pio e fi­ne del­la per­so­na­li­tà
I. Na­sci­ta e mor­te
1La per­so­na­li­tà co­min­cia con la vi­ta in­di­vi­dua fuo­ri dall'al­vo ma­ter­no e fi­ni­sce con la mor­te.
2Pri­ma del­la na­sci­ta, l'in­fan­te go­de dei di­rit­ti ci­vi­li a con­di­zio­ne che na­sca vi­vo.
II. Re­go­le pro­ba­to­rie
1. One­re del­la pro­va
1Chi per far va­le­re un di­rit­to af­fer­ma che una per­so­na sia vi­ven­te, o sia mor­ta, o sia vis­su­ta in un cer­to mo­men­to, o sia so­prav­vis­su­ta ad un'al­tra per­so­na, de­ve for­nir­ne la pro­va.
2Se non può es­se­re for­ni­ta la pro­va che di più per­so­ne una sia so­prav­vis­su­ta all'al­tra, si ri­ten­go­no mor­te si­mul­ta­nea­men­te.
2. Mez­zi di pro­va
1La pro­va del­la na­sci­ta o del­la mor­te di una per­so­na si for­ni­sce co­gli at­ti del­lo sta­to ci­vi­le.
2Se que­sti non esi­sto­no, o se so­no di­mo­stra­ti ine­sat­ti, la pro­va può es­se­re for­ni­ta con al­tri mez­zi.
b. In­di­zio di mor­te
La mor­te di una per­so­na può re­pu­tar­si pro­va­ta an­cor­ché nes­su­no ne ab­bia ve­du­to il ca­da­ve­re, quan­do es­sa sia spa­ri­ta in cir­co­stan­ze ta­li da far ri­te­ne­re la sua mor­te co­me cer­ta.
III. Di­chia­ra­zio­ne del­la scom­par­sa
1Es­sen­do una per­so­na as­sai ve­ro­si­mil­men­te mor­ta per­ché è spa­ri­ta in pe­ri­co­lo im­mi­nen­te di mor­te o per­ché è da lun­go tem­po as­sen­te sen­za che se ne ab­bia­no no­ti­zie, il giu­di­ce può di­chia­rar­ne la scom­par­sa, ad istan­za di chiun­que in­vo­chi un di­rit­to de­su­mi­bi­le dal­la sua mor­te.
1 Abro­ga­to dal n. 2 dell'all. al­la L del 24 mar. 2000 sul fo­ro, con ef­fet­to dal 1° gen. 2001 (RU 2000 2355; FF 1999 2427).
1L'istan­za può es­se­re fat­ta do­po un an­no al­me­no dal­la spa­ri­zio­ne in pe­ri­co­lo di mor­te, o do­po cin­que an­ni dall'ul­ti­ma no­ti­zia.
2Il giu­di­ce de­ve dif­fi­da­re con ade­gua­te pub­bli­ca­zio­ni tut­ti co­lo­ro che po­tes­se­ro dar no­ti­zie in­tor­no al­la per­so­na spa­ri­ta od as­sen­te ad an­nun­ciar­si en­tro un da­to ter­mi­ne.
3Que­sto ter­mi­ne dev'es­se­re di al­me­no un an­no dal­la pri­ma pub­bli­ca­zio­ne.
3. Ca­du­ci­tà del­la istan­za
L'istan­za ca­de se, en­tro il ter­mi­ne in­di­ca­to, la per­so­na spa­ri­ta od as­sen­te si an­nun­cia, se ne giun­go­no no­ti­zie o se è pro­va­ta l'epo­ca del­la mor­te.
4. Ef­fet­ti del­la scom­par­sa
1Se du­ran­te il tem­po in­di­ca­to non so­prag­giun­go­no no­ti­zie del­la per­so­na spa­ri­ta od as­sen­te, es­sa è di­chia­ra­ta scom­par­sa e si pos­so­no far va­le­re tut­ti i di­rit­ti de­ri­van­ti dal­la sua mor­te co­me se que­sta fos­se pro­va­ta.
2Gli ef­fet­ti del­la di­chia­ra­zio­ne di scom­par­sa ri­sal­go­no al mo­men­to del pe­ri­co­lo di mor­te o dell'ul­ti­ma no­ti­zia.
3La di­chia­ra­zio­ne del­la scom­par­sa scio­glie il ma­tri­mo­nio.1
1 In­tro­dot­to dal n. I 4 del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 2000 (RU 1999 1118; FF 1996 I 1).
A. Re­gi­stro
1Lo sta­to ci­vi­le è do­cu­men­ta­to in un re­gi­stro elet­tro­ni­co (re­gi­stro del­lo sta­to ci­vi­le).
2Lo sta­to ci­vi­le com­pren­de in par­ti­co­la­re i da­ti se­guen­ti:
i fat­ti del­lo sta­to ci­vi­le co­me na­sci­ta, ma­tri­mo­nio, re­gi­stra­zio­ne di un'unio­ne do­me­sti­ca, mor­te;
lo sta­tu­to per­so­na­le e fa­mi­lia­re co­me mag­gio­re età, fi­lia­zio­ne, vin­co­lo co­niu­ga­le, unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta;
i no­mi;
i di­rit­ti di at­ti­nen­za can­to­na­li e co­mu­na­li;
la cit­ta­di­nan­za na­zio­na­le.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
II. Ob­bli­go di no­ti­fi­ca­zio­ne1
1Il Con­si­glio fe­de­ra­le de­si­gna le per­so­ne e le au­to­ri­tà te­nu­te a no­ti­fi­ca­re i da­ti ne­ces­sa­ri al­la do­cu­men­ta­zio­ne del­lo sta­to ci­vi­le.
2Es­so può pre­scri­ve­re che per le in­fra­zio­ni all'ob­bli­go di no­ti­fi­ca­zio­ne sia com­mi­na­ta una mul­ta.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
2 Abro­ga­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), con ef­fet­to dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
III. Pro­va di da­ti non con­tro­ver­si
1L'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za può au­to­riz­za­re la pro­va di da­ti re­la­ti­vi al­lo sta­to ci­vi­le me­dian­te una di­chia­ra­zio­ne all'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le, qua­lo­ra do­po ade­gua­te ri­cer­che l'ac­cer­ta­men­to per mez­zo di do­cu­men­ti si ri­ve­li im­pos­si­bi­le o non pos­sa es­se­re ra­gio­ne­vol­men­te pre­te­so e i da­ti non so­no con­tro­ver­si.
2L'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le ren­de at­ten­to il di­chia­ran­te sul suo ob­bli­go di di­re la ve­ri­tà e lo av­ver­te del­le con­se­guen­ze pe­na­li di una fal­sa di­chia­ra­zio­ne.
IV. Ret­ti­fi­ca­zio­ne
1. Da par­te del giu­di­ce
1Chi ren­de ve­ro­si­mi­le un in­te­res­se de­gno di pro­te­zio­ne può do­man­da­re al giu­di­ce di de­cre­ta­re l'iscri­zio­ne di da­ti re­la­ti­vi al­lo sta­to ci­vi­le con­tro­ver­si, non­ché la ret­ti­fi­ca­zio­ne o la ra­dia­zio­ne di un'iscri­zio­ne. Il giu­di­ce sen­te le au­to­ri­tà can­to­na­li di vi­gi­lan­za in­te­res­sa­te e no­ti­fi­ca lo­ro la sen­ten­za.
2So­no del pa­ri le­git­ti­ma­te a pro­muo­ve­re azio­ne le au­to­ri­tà can­to­na­li di vi­gi­lan­za.
2. Da par­te del­le au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le
Le au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le ret­ti­fi­ca­no d'uf­fi­cio er­ro­ri che di­pen­do­no da sba­glio o di­sat­ten­zio­ne ma­ni­fe­sti.
V. Pro­te­zio­ne e di­vul­ga­zio­ne dei da­ti
1Il Con­si­glio fe­de­ra­le prov­ve­de, nell'am­bi­to del­la do­cu­men­ta­zio­ne del­lo sta­to ci­vi­le, al­la tu­te­la del­la per­so­na­li­tà e dei di­rit­ti fon­da­men­ta­li del­le per­so­ne i cui da­ti so­no og­get­to di ela­bo­ra­zio­ne.
2Di­sci­pli­na la di­vul­ga­zio­ne di da­ti a pri­va­ti che pos­so­no di­mo­stra­re un in­te­res­se di­ret­to de­gno di pro­te­zio­ne.
3De­si­gna le au­to­ri­tà estra­nee al­lo sta­to ci­vi­le cui so­no di­vul­ga­ti, re­go­lar­men­te o su ri­chie­sta, i da­ti ne­ces­sa­ri all'adem­pi­men­to dei lo­ro com­pi­ti le­ga­li. È fat­ta sal­va la di­vul­ga­zio­ne di da­ti in vir­tù di pre­scri­zio­ni pre­vi­ste da una leg­ge can­to­na­le.
3bisLe au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le so­no te­nu­te a de­nun­cia­re al­le au­to­ri­tà com­pe­ten­ti i rea­ti che han­no con­sta­ta­to nell'am­bi­to del­la lo­ro at­ti­vi­tà uf­fi­cia­le.2
4Han­no ac­ces­so me­dian­te pro­ce­du­ra di ri­chia­mo ai da­ti ne­ces­sa­ri al­la ve­ri­fi­ca dell'iden­ti­tà di una per­so­na:
le au­to­ri­tà di ri­la­scio ai sen­si del­la leg­ge fe­de­ra­le del 22 giu­gno 20013 sui do­cu­men­ti d'iden­ti­tà dei cit­ta­di­ni sviz­ze­ri;
il ser­vi­zio fe­de­ra­le com­pe­ten­te per la ge­stio­ne del si­ste­ma di ri­cer­ca in­for­ma­tiz­za­to di po­li­zia di cui all'ar­ti­co­lo 15 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 13 giu­gno 20085 sui si­ste­mi d'in­for­ma­zio­ne di po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e i ser­vi­zi di fil­trag­gio dei cor­pi di po­li­zia can­to­na­li e co­mu­na­li col­le­ga­ti a ta­le si­ste­ma;
il ser­vi­zio fe­de­ra­le com­pe­ten­te per la ge­stio­ne del ca­sel­la­rio giu­di­zia­le in­for­ma­tiz­za­to di cui all'ar­ti­co­lo 3596 del Co­di­ce pe­na­le;
il ser­vi­zio fe­de­ra­le com­pe­ten­te per la ri­cer­ca di per­so­ne scom­par­se7;
il Ser­vi­zio del­le at­ti­vi­tà in­for­ma­ti­ve del­la Con­fe­de­ra­zio­ne per in­di­vi­dua­re tem­pe­sti­va­men­te e sven­ta­re mi­nac­ce per la si­cu­rez­za in­ter­na o ester­na se­con­do l'ar­ti­co­lo 6 ca­po­ver­so 1 let­te­ra a del­la leg­ge fe­de­ra­le del 25 set­tem­bre 20159 sul­le at­ti­vi­tà in­for­ma­ti­ve;
le au­to­ri­tà com­pe­ten­ti per la te­nu­ta dei re­gi­stri can­to­na­li e co­mu­na­li de­gli abi­tan­ti ai sen­si del­la leg­ge del 23 giu­gno 200611 sull'ar­mo­niz­za­zio­ne dei re­gi­stri;
il ser­vi­zio fe­de­ra­le com­pe­ten­te per la te­nu­ta del re­gi­stro cen­tra­le de­gli as­si­cu­ra­ti di cui all'ar­ti­co­lo 71 ca­po­ver­so 4 let­te­ra a del­la leg­ge fe­de­ra­le del 20 di­cem­bre 194613 sull'as­si­cu­ra­zio­ne per la vec­chia­ia e per i su­per­sti­ti;
i ser­vi­zi fe­de­ra­li com­pe­ten­ti per la ge­stio­ne del re­gi­stro de­gli Sviz­ze­ri all'este­ro di cui all'ar­ti­co­lo 4 ca­po­ver­so 1 del­la leg­ge fe­de­ra­le del 24 mar­zo 200015 sul trat­ta­men­to di da­ti per­so­na­li in se­no al Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le de­gli af­fa­ri este­ri.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
2 In­tro­dot­to dal n. I 3 del­la LF del 15 giu. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 4 dell'all. 1 al­la LF del 13 giu. 2008 sui si­ste­mi d'in­for­ma­zio­ne di po­li­zia del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, in vi­go­re dal 5 dic. 2008 (RU 2008 4989; FF 2006 4631).
5 RS 361
6 Ve­di ora l'art. 365.
7 At­tual­men­te l'Uf­fi­cio fe­de­ra­le di po­li­zia.
8 In­tro­dot­to dal n. II 4 dell'all. al­la LF del 25 set. 2015 sul­le at­ti­vi­tà in­for­ma­ti­ve, in vi­go­re dal 1° set. 2017 (RU 2017 4095; FF 2014 1885).
9 RS 121
10 In­tro­dot­to dal n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
11 RS 431.02
12 In­tro­dot­to dal n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
14 In­tro­dot­to dal n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
15 RS 235.2
B. Or­ga­niz­za­zio­ne
I. Au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le
1. Uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le
1Gli uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le adem­pio­no in par­ti­co­la­re i se­guen­ti com­pi­ti:
ten­go­no i re­gi­stri;
no­ti­fi­ca­no le co­mu­ni­ca­zio­ni e ri­la­scia­no gli estrat­ti;
istrui­sco­no la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria del ma­tri­mo­nio e prov­ve­do­no al­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio;
ri­ce­vo­no le di­chia­ra­zio­ni con­cer­nen­ti lo sta­to ci­vi­le.
2Il Con­si­glio fe­de­ra­le può ec­ce­zio­nal­men­te as­se­gna­re a un rap­pre­sen­tan­te del­la Sviz­ze­ra all'este­ro in­com­ben­ze di uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le.
2. Au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za
1Ogni Can­to­ne de­si­gna l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za.
2Que­sta au­to­ri­tà ha in par­ti­co­la­re le se­guen­ti in­com­ben­ze:
vi­gi­la su­gli uf­fi­ci del­lo sta­to ci­vi­le;
as­si­ste e con­si­glia gli uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le;
col­la­bo­ra al­la te­nu­ta dei re­gi­stri e al­la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria del ma­tri­mo­nio;
de­ci­de cir­ca il ri­co­no­sci­men­to e la tra­scri­zio­ne dei fat­ti con­cer­nen­ti lo sta­to ci­vi­le av­ve­nu­ti all'este­ro, non­ché del­le de­ci­sio­ni re­la­ti­ve al­lo sta­to ci­vi­le pre­se da au­to­ri­tà este­re;
as­si­cu­ra la for­ma­zio­ne e la for­ma­zio­ne con­ti­nua del­le per­so­ne ope­ran­ti nell'am­bi­to del­lo sta­to ci­vi­le.
3La Con­fe­de­ra­zio­ne eser­ci­ta l'al­ta vi­gi­lan­za. Può im­pu­gna­re le de­ci­sio­ni de­gli uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le e del­le au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za me­dian­te i ri­me­di giu­ri­di­ci can­to­na­li.2
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la LF del 20 giu. 2014 sul­la for­ma­zio­ne con­ti­nua, in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 689; FF 2013 3085).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
Ia. Si­ste­ma cen­tra­le d'in­for­ma­zio­ne sul­le per­so­ne
1La Con­fe­de­ra­zio­ne ge­sti­sce e svi­lup­pa un si­ste­ma cen­tra­le d'in­for­ma­zio­ne sul­le per­so­ne per la te­nu­ta del re­gi­stro del­lo sta­to ci­vi­le.
2La Con­fe­de­ra­zio­ne si as­su­me i co­sti di ge­stio­ne e svi­lup­po.
3I Can­to­ni ver­sa­no al­la Con­fe­de­ra­zio­ne un emo­lu­men­to an­nuo per l'uso del si­ste­ma a sco­pi ine­ren­ti al­lo sta­to ci­vi­le.
4La Con­fe­de­ra­zio­ne coin­vol­ge i Can­to­ni nel­lo svi­lup­po del si­ste­ma. For­ni­sce lo­ro il so­ste­gno tec­ni­co per l'uso del si­ste­ma.
5Con la par­te­ci­pa­zio­ne dei Can­to­ni, il Con­si­glio fe­de­ra­le di­sci­pli­na:
i det­ta­gli re­la­ti­vi al coin­vol­gi­men­to dei Can­to­ni nel­lo svi­lup­po del si­ste­ma;
l'am­mon­ta­re dell'emo­lu­men­to ver­sa­to dai Can­to­ni per l'uso del si­ste­ma;
i di­rit­ti di ac­ces­so del­le au­to­ri­tà del­lo sta­to ci­vi­le e de­gli al­tri ser­vi­zi aven­ti ac­ces­so al si­ste­ma;
la col­la­bo­ra­zio­ne ope­ra­ti­va tra la Con­fe­de­ra­zio­ne e i Can­to­ni;
le mi­su­re tec­ni­che e or­ga­niz­za­ti­ve ne­ces­sa­rie per ga­ran­ti­re la pro­te­zio­ne e la si­cu­rez­za dei da­ti;
l'ar­chi­via­zio­ne dei da­ti.
6Il Con­si­glio fe­de­ra­le può pre­scri­ve­re che i co­sti del­le pre­sta­zio­ni for­ni­te a ter­zi per sco­pi non ine­ren­ti al­lo sta­to ci­vi­le sia­no lo­ro ad­de­bi­ta­ti.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le (RU 2004 2911; FF 2001 1417). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 1 del­la LF del 15 dic. 2017 (At­ti del­lo sta­to ci­vi­le e re­gi­stro fon­dia­rio), in vi­go­re dal 1° gen. 2019 (RU 2018 4017; FF 2014 3059).
II. Re­spon­sa­bi­li­tà
1Chi è sta­to il­le­ci­ta­men­te dan­neg­gia­to da per­so­ne ope­ran­ti nell'am­bi­to del­lo sta­to ci­vi­le nell'eser­ci­zio del­le lo­ro at­tri­bu­zio­ni uf­fi­cia­li può chie­de­re il ri­sar­ci­men­to del dan­no e, quan­do la gra­vi­tà dell'of­fe­sa la giu­sti­fi­chi, la ri­pa­ra­zio­ne mo­ra­le.
2Il Can­to­ne ri­spon­de del dan­no; es­so può eser­ci­ta­re re­gres­so ver­so le per­so­ne che han­no cau­sa­to il dan­no in­ten­zio­nal­men­te o per gra­ve ne­gli­gen­za.
3Al­le per­so­ne im­pie­ga­te dal­la Con­fe­de­ra­zio­ne si ap­pli­ca la leg­ge del 14 mar­zo 1958 sul­la re­spon­sa­bi­li­tà1.
III. Mi­su­re di­sci­pli­na­ri
1L'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za re­pri­me di­sci­pli­nar­men­te le tra­sgres­sio­ni in­ten­zio­na­li o per ne­gli­gen­za ai do­ve­ri d'uf­fi­cio com­mes­se dal­le per­so­ne ope­ran­ti ne­gli uf­fi­ci del­lo sta­to ci­vi­le.
2Le san­zio­ni di­sci­pli­na­ri con­si­sto­no nell'am­mo­ni­men­to, nel­la mul­ta fi­no a fran­chi 1 000 op­pu­re, in ca­si gra­vi, nel­la de­sti­tu­zio­ne.
3È fat­ta sal­va l'azio­ne pe­na­le.
C. Di­spo­si­zio­ni d'ese­cu­zio­ne
I. Di­rit­to fe­de­ra­le
2Es­so di­sci­pli­na in par­ti­co­la­re
i re­gi­stri da te­ne­re e i da­ti da re­gi­stra­re;
l'uti­liz­za­zio­ne del nu­me­ro di as­si­cu­ra­to con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 50c del­la leg­ge fe­de­ra­le del 20 di­cem­bre 19461 sull'as­si­cu­ra­zio­ne per la vec­chia­ia e per i su­per­sti­ti (LA­VS) ai fi­ni del­lo scam­bio elet­tro­ni­co di da­ti tra i re­gi­stri uf­fi­cia­li di per-so­ne;
la te­nu­ta dei re­gi­stri;
la vi­gi­lan­za.2
3Per ga­ran­ti­re un'ese­cu­zio­ne tec­ni­ca­men­te cor­ret­ta il Con­si­glio fe­de­ra­le può sta­bi­li­re esi­gen­ze mi­ni­me per la for­ma­zio­ne e la for­ma­zio­ne con­ti­nua del­le per­so­ne ope­ran­ti nell'am­bi­to del­lo sta­to ci­vi­le, non­ché per il tas­so d'oc­cu­pa­zio­ne de­gli uf­fi­cia­li del­lo sta­to ci­vi­le.3
4Sta­bi­li­sce gli emo­lu­men­ti da ri­scuo­te­re in ma­te­ria di sta­to ci­vi­le.
5De­ter­mi­na a qua­li con­di­zio­ni è pos­si­bi­le pro­ce­de­re per via elet­tro­ni­ca:
al­la no­ti­fi­ca­zio­ne di fat­ti del­lo sta­to ci­vi­le;
al ri­la­scio di di­chia­ra­zio­ni con­cer­nen­ti lo sta­to ci­vi­le;
al­la no­ti­fi­ca­zio­ne di co­mu­ni­ca­zio­ni e al ri­la­scio di estrat­ti dei re­gi­stri.4
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 2 dell'all. al­la L del 23 giu. 2006 sull'ar­mo­niz­za­zio­ne dei re­gi­stri, in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2006 4165; FF 2006 397).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la LF del 20 giu. 2014 sul­la for­ma­zio­ne con­ti­nua, in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 689; FF 2013 3085).
4 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 5 ott. 2001 (Ge­stio­ne elet­tro­ni­ca dei re­gi­stri del­lo sta­to ci­vi­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2004 (RU 2004 2911; FF 2001 1417).
II. Di­rit­to can­to­na­le
1I Can­to­ni fis­sa­no i cir­con­da­ri del­lo sta­to ci­vi­le.
2Nell'am­bi­to del di­rit­to fe­de­ra­le adot­ta­no le ne­ces­sa­rie di­spo­si­zio­ni d'ese­cu­zio­ne.
3Le pre­scri­zio­ni can­to­na­li, tran­ne quel­le re­la­ti­ve al­la re­tri­bu­zio­ne del­le per­so­ne ope­ran­ti nell'am­bi­to del­lo sta­to ci­vi­le, de­vo­no es­se­re ap­pro­va­te dal­la Con­fe­de­ra­zio­ne.
Abro­ga­ti
Titolo secondo: Delle persone giuridiche
A. Per­so­na­li­tà
1Le unio­ni di per­so­ne or­ga­niz­za­te cor­po­ra­ti­va­men­te e gli isti­tu­ti au­to­no­mi e de­sti­na­ti ad un fi­ne par­ti­co­la­re con­se­guo­no il di­rit­to al­la per­so­na­li­tà me­dian­te l'iscri­zio­ne nel re­gi­stro di com­mer­cio.
2Le cor­po­ra­zio­ni, gli isti­tu­ti di di­rit­to pub­bli­co e le as­so­cia­zio­ni che non si pre­fig­go­no uno sco­po eco­no­mi­co non ab­bi­so­gna­no dell'iscri­zio­ne.1
3Le unio­ni di per­so­ne e gli isti­tu­ti che si pro­pon­go­no uno sco­po il­le­ci­to od im­mo­ra­le non pos­so­no ot­te­ne­re la per­so­na­li­tà.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 1 del­la LF del 12 dic. 2014 con­cer­nen­te l'at­tua­zio­ne del­le Rac­co­man­da­zio­ni del Grup­po d'azio­ne fi­nan­zia­ria ri­ve­du­te nel 2012, in vi­go­re dal 1° gen. 2016 (RU 2015 1389; FF 2014 563).
B. Go­di­men­to dei di­rit­ti ci­vi­li
Le per­so­ne giu­ri­di­che so­no ca­pa­ci di ogni di­rit­to ed ob­bli­ga­zio­ne, che non di­pen­do­no ne­ces­sa­ria­men­te dal­lo sta­to o dal­la qua­li­tà del­la per­so­na fi­si­ca, co­me il ses­so, l'età e la pa­ren­te­la.
C. Eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li
Le per­so­ne giu­ri­di­che han­no l'eser­ci­zio dei di­rit­ti ci­vi­li to­sto che sia­no co­sti­tui­ti gli or­ga­ni a ciò ne­ces­sa­ri con­for­me­men­te al­la leg­ge ed agli sta­tu­ti.
II. Mo­do
1Gli or­ga­ni del­la per­so­na giu­ri­di­ca so­no chia­ma­ti ad espri­mer­ne la vo­lon­tà.
2Es­si ob­bli­ga­no la per­so­na giu­ri­di­ca co­sì nel­la con­clu­sio­ne dei ne­go­zi giu­ri­di­ci, co­me per ef­fet­to di al­tri at­ti od omis­sio­ni.
3Le per­so­ne che agi­sco­no so­no inol­tre re­spon­sa­bi­li per­so­nal­men­te per la lo­ro col­pa.
D. Se­de
La se­de del­le per­so­ne giu­ri­di­che, sal­vo di­ver­sa di­spo­si­zio­ne de­gli sta­tu­ti, è nel luo­go do­ve si tie­ne la lo­ro am­mi­ni­stra­zio­ne.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li), in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545).
E. Ces­sa­zio­ne del­la per­so­na­li­tà
I. De­vo­lu­zio­ne del pa­tri­mo­nio
1Ve­nen­do sciol­ta una per­so­na giu­ri­di­ca, il suo pa­tri­mo­nio de­ca­de agli en­ti pub­bli­ci (Con­fe­de­ra­zio­ne, Can­to­ne, Co­mu­ne) ai qua­li è ap­par­te­nu­ta se­con­do la sua de­sti­na­zio­ne, sal­vo che sia al­tri­men­ti di­spo­sto dal­la leg­ge, da­gli sta­tu­ti, dall'at­to di fon­da­zio­ne o dai suoi or­ga­ni com­pe­ten­ti.
2Il pa­tri­mo­nio dev'es­se­re ap­pli­ca­to a uno sco­po quan­to pos­si­bi­le af­fi­ne a quel­lo pre­ce­den­te­men­te se­gui­to.1
3Qua­lo­ra una per­so­na giu­ri­di­ca ven­ga sciol­ta per­ché si pro­po­ne un fi­ne im­mo­ra­le o il­le­ci­to, il pa­tri­mo­nio de­ca­de a fa­vo­re de­gli en­ti pub­bli­ci no­no­stan­te ogni con­tra­ria di­spo­si­zio­ne.2
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093).
II. Li­qui­da­zio­ne
La pro­ce­du­ra di li­qui­da­zio­ne del pa­tri­mo­nio di una per­so­na giu­ri­di­ca av­vie­ne con le nor­me sta­bi­li­te per le so­cie­tà coo­pe­ra­ti­ve.
F. Ri­ser­ve di di­rit­to pub­bli­co e di di­rit­to par­ti­co­la­re
1Per le cor­po­ra­zio­ni e gli isti­tu­ti di di­rit­to pub­bli­co o di ca­rat­te­re ec­cle­sia­sti­co so­no ri­ser­va­te le di­spo­si­zio­ni di di­rit­to pub­bli­co del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni.
2Le unio­ni di per­so­ne che han­no un fi­ne eco­no­mi­co sog­giac­cio­no al­le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to fe­de­ra­le cir­ca le so­cie­tà e le coo­pe­ra­ti­ve.
3I pa­tri­zia­ti e si­mi­li cor­po­ra­zio­ni ri­man­go­no sog­get­ti al­le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to can­to­na­le.
Capo secondo: Delle associazioni
A. Lo­ro co­sti­tu­zio­ne
I. Unio­ni cor­po­ra­ti­ve
1Le as­so­cia­zio­ni che si pro­pon­go­no un fi­ne po­li­ti­co, re­li­gio­so, scien­ti­fi­co, ar­ti­sti­co, be­nè­fi­co o ri­crea­ti­vo, od al­tro fi­ne non eco­no­mi­co, con­se­guo­no la per­so­na­li­tà to­sto che la vo­lon­tà di co­strui­re una cor­po­ra­zio­ne ri­sul­ti da­gli sta­tu­ti.
2Gli sta­tu­ti de­vo­no es­se­re ste­si in for­ma scrit­ta e con­te­ne­re le ne­ces­sa­rie di­spo­si­zio­ni cir­ca il fi­ne, i mez­zi e gli or­ga­ni dell'as­so­cia­zio­ne.
II. Iscri­zio­ne nel re­gi­stro di com­mer­cio
1Ap­pro­va­ti gli sta­tu­ti e co­sti­tui­ta la di­re­zio­ne, l'as­so­cia­zio­ne è au­to­riz­za­ta a far­si iscri­ve­re nel re­gi­stro di com­mer­cio.
2L'iscri­zio­ne è ob­bli­ga­to­ria se l'as­so­cia­zio­ne:
per con­se­gui­re il suo fi­ne eser­ci­ta uno sta­bi­li­men­to d'in­do­le com­mer­cia­le;
sot­to­stà all'ob­bli­go di re­vi­sio­ne.1
3Per ot­te­ne­re l'iscri­zio­ne de­vo­no es­se­re de­po­sti gli sta­tu­ti ed in­di­ca­ti i mem­bri del­la di­re­zio­ne.
III. As­so­cia­zio­ni sen­za per­so­na­li­tà
Le as­so­cia­zio­ni che non pos­so­no ave­re o non han­no an­co­ra la per­so­na­li­tà giu­ri­di­ca so­no pa­ri­fi­ca­te al­le so­cie­tà sem­pli­ci.
IV. Re­la­zio­ni fra gli sta­tu­ti e la leg­ge
1Ove gli sta­tu­ti non di­spon­ga­no cir­ca l'or­ga­niz­za­zio­ne ed i rap­por­ti fra l'as­so­cia­zio­ne e i suoi mem­bri, si ap­pli­ca­no le di­spo­si­zio­ni che se­guo­no.
2Gli sta­tu­ti non pos­so­no de­ro­ga­re a quel­le di­spo­si­zio­ni la cui os­ser­van­za è pre­scrit­ta per leg­ge.
B. Lo­ro or­ga­niz­za­zio­ne
I. As­sem­blea so­cia­le
1. Fun­zio­ni e con­vo­ca­zio­ne
1L'as­sem­blea so­cia­le è l'or­ga­no su­pe­rio­re dell'as­so­cia­zio­ne.
2Es­sa è con­vo­ca­ta dal­la di­re­zio­ne.
3La con­vo­ca­zio­ne de­ve aver luo­go a te­no­re del­lo sta­tu­to, ed an­che per leg­ge quan­do un quin­to dei so­ci lo ri­chie­da.
2. Com­pe­ten­ze
1L'as­sem­blea so­cia­le ri­sol­ve cir­ca l'am­mis­sio­ne o l'esclu­sio­ne dei so­ci, eleg­ge la di­re­zio­ne e de­ci­de tut­ti gli og­get­ti non ri­ser­va­ti ad al­tri or­ga­ni dell'as­so­cia­zio­ne.
2Es­sa eser­ci­ta la sor­ve­glian­za so­pra la ge­stio­ne di que­sti ul­ti­mi, e li può sem­pre re­vo­ca­re, im­pre­giu­di­ca­te le ra­gio­ni che lo­ro com­pe­tes­se­ro per con­trat­to.
3Il di­rit­to di re­vo­ca esi­ste per leg­ge nei ca­si in cui sia giu­sti­fi­ca­to da gra­vi mo­ti­vi.
3. Ri­so­lu­zio­ni so­cia­li
a. For­ma
1Le ri­so­lu­zio­ni so­cia­li so­no pre­se dall'as­sem­blea.
2L'an­nuen­za scrit­ta di tut­ti i so­ci ad una pro­po­sta è pa­ri­fi­ca­ta al­la ri­so­lu­zio­ne so­cia­le, quand'an­che non sia sta­ta te­nu­ta un'as­sem­blea.
b. Di­rit­to di vo­to e mag­gio­ran­za
1Tut­ti i so­ci han­no egual di­rit­to di vo­to nell'as­sem­blea.
2Le ri­so­lu­zio­ni so­cia­li so­no pre­se a mag­gio­ran­za dei vo­ti dei so­ci pre­sen­ti.
3Non si può pren­de­re una ri­so­lu­zio­ne so­pra og­get­ti non de­bi­ta­men­te pre­an­nun­cia­ti, ec­cet­to­ché gli sta­tu­ti espres­sa­men­te lo per­met­ta­no.
c. Esclu­sio­ne dal di­rit­to di vo­to
Nel­le ri­so­lu­zio­ni so­cia­li con­cer­nen­ti un in­te­res­se pri­va­to od una con­tro­ver­sia giu­ri­di­ca fra la so­cie­tà da una par­te ed un so­cio, il suo co­niu­ge od un suo pa­ren­te in li­nea ret­ta dall'al­tra par­te, il so­cio è esclu­so per leg­ge dal di­rit­to di vo­to.
II. Di­re­zio­ne
1. Di­rit­ti e do­ve­ri in ge­ne­ra­le1
La di­re­zio­ne ha il di­rit­to e il do­ve­re di cu­ra­re gli in­te­res­si dell'as­so­cia­zio­ne e di rap­pre­sen­tar­la se­con­do le fa­col­tà con­ces­se da­gli sta­tu­ti.
2. Con­ta­bi­li­tà
La di­re­zio­ne tie­ne i li­bri di com­mer­cio dell'as­so­cia­zio­ne. Le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni2 con­cer­nen­ti la con­ta­bi­li­tà com­mer­cia­le e la pre­sen­ta­zio­ne dei con­ti si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
1 In­tro­dot­to dal n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 23 dic. 2011 (Di­rit­to con­ta­bi­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 6679; FF 2008 1321).
III. Uf­fi­cio di re­vi­sio­ne
1L'as­so­cia­zio­ne de­ve far ve­ri­fi­ca­re la sua con­ta­bi­li­tà me­dian­te re­vi­sio­ne or­di­na­ria, ef­fet­tua­ta da un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne, se due dei va­lo­ri se­guen­ti so­no ol­tre­pas­sa­ti per due eser­ci­zi con­se­cu­ti­vi:
som­ma di bi­lan­cio di 10 mi­lio­ni di fran­chi;
ci­fra d'af­fa­ri di 20 mi­lio­ni di fran­chi;
50 po­sti di la­vo­ro a tem­po pie­no in me­dia an­nua.
2L'as­so­cia­zio­ne de­ve far ve­ri­fi­ca­re la sua con­ta­bi­li­tà me­dian­te re­vi­sio­ne li­mi­ta­ta, ef­fet­tua­ta da un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne, se un so­cio per­so­nal­men­te re­spon­sa­bi­le o te­nu­to ad ese­gui­re ver­sa­men­ti sup­ple­ti­vi lo chie­de.
3Le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni2 sull'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne nell'am­bi­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
4Ne­gli al­tri ca­si, gli sta­tu­ti e l'as­sem­blea so­cia­le3 pos­so­no di­sci­pli­na­re li­be­ra­men­te la re­vi­sio­ne.
1 In­tro­dot­to dal n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li), in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545).
IV. La­cu­ne nell'or­ga­niz­za­zio­ne
1Se l'as­so­cia­zio­ne è pri­va di uno de­gli or­ga­ni pre­scrit­ti, un so­cio o un cre­di­to­re può chie­de­re al giu­di­ce di pren­de­re le mi­su­re ne­ces­sa­rie.
2Il giu­di­ce può se­gna­ta­men­te as­se­gna­re all'as­so­cia­zio­ne un ter­mi­ne per ri­pri­sti­na­re la si­tua­zio­ne le­ga­le e, se ne­ces­sa­rio, no­mi­na­re un com­mis­sa­rio.
3L'as­so­cia­zio­ne si as­su­me le spe­se di que­ste mi­su­re. Il giu­di­ce può ob­bli­gar­la a ver­sa­re un an­ti­ci­po al­le per­so­ne no­mi­na­te.
4L'as­so­cia­zio­ne può, per gra­vi mo­ti­vi, chie­de­re al giu­di­ce la re­vo­ca di per­so­ne da lui no­mi­na­te.
C. Di­rit­ti e do­ve­ri dei so­ci
I. Am­mis­sio­ne e di­mis­sio­ne
1L'am­mis­sio­ne di nuo­vi so­ci può av­ve­ni­re in ogni tem­po.
2Il di­rit­to di di­met­ter­si è ga­ran­ti­to per leg­ge, pur­ché la di­mis­sio­ne ne sia an­nun­cia­ta al­me­no sei me­si pri­ma del­la fi­ne dell'an­no so­la­re, o se è pre­vi­sto un pe­rio­do am­mi­ni­stra­ti­vo, sei me­si pri­ma dell'an­no del­la fi­ne di que­sto.
3La qua­li­tà di so­cio non si può alie­na­re né tra­smet­te­re per suc­ces­sio­ne.
II. Con­tri­bu­ti
Se gli sta­tu­ti lo pre­ve­do­no, i so­ci pos­so­no es­se­re te­nu­ti a ver­sa­re con­tri­bu­ti.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 17 dic. 2004 (De­ter­mi­na­zio­ne dei con­tri­bu­ti dei mem­bri di as­so­cia­zio­ni), in vi­go­re dal 1° giu. 2005 (RU 2005 2117; FF 2004 4277 4285).
III. Esclu­sio­ne
1Gli sta­tu­ti pos­so­no sta­bi­li­re i mo­ti­vi per i qua­li un so­cio può es­se­re esclu­so, co­me pos­so­no per­met­ter­ne l'esclu­sio­ne an­che sen­za in­di­ca­zio­ne del mo­ti­vo.
2In que­sti ca­si il mo­ti­vo dell'esclu­sio­ne non può es­se­re con­te­sta­to in giu­di­zio.
3Se gli sta­tu­ti non con­ten­go­no di­spo­si­zio­ni di tal na­tu­ra, l'esclu­sio­ne può aver luo­go so­lo per de­ci­sio­ne dell'as­sem­blea e per mo­ti­vi gra­vi.
IV. Ef­fet­ti del­la di­mis­sio­ne e dell'esclu­sio­ne
1I so­ci che si so­no di­mes­si o che so­no sta­ti esclu­si non han­no al­cun di­rit­to sul pa­tri­mo­nio so­cia­le.
2Es­si so­no te­nu­ti al­le con­tri­bu­zio­ni per il tem­po du­ran­te il qua­le han­no fat­to par­te dell'as­so­cia­zio­ne.
V. Pro­te­zio­ne del fi­ne
A nes­sun so­cio può es­se­re im­po­sto un cam­bia­men­to del fi­ne so­cia­le.
VI. Pro­te­zio­ne dei di­rit­ti dei so­ci
Ogni so­cio ha, per leg­ge, il di­rit­to di con­te­sta­re da­van­ti al giu­di­ce le ri­so­lu­zio­ni con­tra­rie al­la leg­ge od agli sta­tu­ti ch'egli non ab­bia con­sen­ti­te, en­tro un me­se da quan­do ne ha avu­to co­no­scen­za.
Cbis. Re­spon­sa­bi­li­tà
Il pa­tri­mo­nio so­cia­le ri­spon­de del­le ob­bli­ga­zio­ni dell'as­so­cia­zio­ne. Sal­vo di­spo­si­zio­ne con­tra­ria de­gli sta­tu­ti, ta­le re­spon­sa­bi­li­tà è esclu­si­va.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 17 dic. 2004 (De­ter­mi­na­zio­ne dei con­tri­bu­ti dei mem­bri di as­so­cia­zio­ni), in vi­go­re dal 1° giu. 2005 (RU 2005 2117; FF 2004 4277 4285).
D. Scio­gli­men­to
I. Mo­di
1. Per ri­so­lu­zio­ne
Lo scio­gli­men­to dell'as­so­cia­zio­ne può in ogni tem­po es­se­re pro­nun­cia­to dall'as­sem­blea.
2. Per leg­ge
Lo scio­gli­men­to dell'as­so­cia­zio­ne av­vie­ne per leg­ge in ca­so di in­sol­ven­za o quan­do la di­re­zio­ne non pos­sa più es­ser co­sti­tui­ta con­for­me­men­te agli sta­tu­ti.
3. Per sen­ten­za del giu­di­ce
Lo scio­gli­men­to è pro­nun­cia­to dal giu­di­ce ad istan­za dell'au­to­ri­tà com­pe­ten­te o di un in­te­res­sa­to, quan­do il fi­ne dell'as­so­cia­zio­ne sia il­le­ci­to od im­mo­ra­le.
II. Can­cel­la­zio­ne dal re­gi­stro
Se l'as­so­cia­zio­ne è iscrit­ta nel re­gi­stro di com­mer­cio, la di­re­zio­ne od il giu­di­ce de­vo­no co­mu­ni­ca­re lo scio­gli­men­to all'uf­fi­cia­le del re­gi­stro per la can­cel­la­zio­ne.
Capo terzo: Delle fondazioni
A. Co­sti­tu­zio­ne
Per co­sti­tui­re una fon­da­zio­ne oc­cor­re che sia­no de­sti­na­ti dei be­ni al con­se­gui­men­to di un fi­ne par­ti­co­la­re.
II. For­ma
1La fon­da­zio­ne è co­sti­tui­ta per at­to pub­bli­co o per di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te.
2L'iscri­zio­ne nel re­gi­stro di com­mer­cio si ese­gui­sce se­con­do l'at­to di fon­da­zio­ne od, oc­cor­ren­do, se­con­do le istru­zio­ni dell'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za; in­di­ca inol­tre i no­mi dei mem­bri dell'am­mi­ni­stra­zio­ne.1
3L'au­to­ri­tà che pro­ce­de al­la pub­bli­ca­zio­ne del­la di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te co­mu­ni­ca all'uf­fi­cia­le del re­gi­stro di com­mer­cio la co­sti­tu­zio­ne del­la fon­da­zio­ne.2
2 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093).
III. Con­te­sta­zio­ne
La fon­da­zio­ne può es­se­re con­te­sta­ta da­gli ere­di o cre­di­to­ri del fon­da­to­re al pa­ri di una do­na­zio­ne.
Gli or­ga­ni del­la fon­da­zio­ne ed il mo­do di am­mi­ni­strar­la so­no de­ter­mi­na­ti dall'at­to di fon­da­zio­ne.
II. Con­ta­bi­li­tà
L'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne tie­ne i li­bri di com­mer­cio del­la fon­da­zio­ne. Le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni2 con­cer­nen­ti la con­ta­bi­li­tà com­mer­cia­le e la pre­sen­ta­zio­ne dei con­ti si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (di­rit­to del­le fon­da­zio­ni) (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 23 dic. 2011 (Di­rit­to con­ta­bi­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2013 (RU 2012 6679; FF 2008 1321).
1. Ob­bli­go di re­vi­sio­ne e di­rit­to ap­pli­ca­bi­le
1L'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne de­si­gna un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne.
2L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za può li­be­ra­re la fon­da­zio­ne dall'ob­bli­go di de­si­gna­re un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne. Il Con­si­glio fe­de­ra­le ne de­fi­ni­sce le con­di­zio­ni.
3Sal­vo di­spo­si­zio­ni par­ti­co­la­ri vi­gen­ti per le fon­da­zio­ni, si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia le di­spo­si­zio­ni del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni2 sull'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne nell'am­bi­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma.
4Se la fon­da­zio­ne è te­nu­ta a far ef­fet­tua­re una re­vi­sio­ne li­mi­ta­ta, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za può im­por­le di pro­ce­de­re a una re­vi­sio­ne or­di­na­ria se ne­ces­sa­rio per va­lu­tar­ne af­fi­da­bil­men­te la si­tua­zio­ne pa­tri­mo­nia­le e red­di­tua­le.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li), in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545).
2. Rap­por­to con l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za
L'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne tra­smet­te all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za una co­pia del­la re­la­zio­ne di re­vi­sio­ne e di tut­te le co­mu­ni­ca­zio­ni im­por­tan­ti de­sti­na­te al­la fon­da­zio­ne.
1Se l'or­ga­niz­za­zio­ne pre­vi­sta non è suf­fi­cien­te, se la fon­da­zio­ne è pri­va di uno de­gli or­ga­ni pre­scrit­ti o se uno di ta­li or­ga­ni non è com­po­sto con­for­me­men­te al­le pre­scri­zio­ni, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za pren­de le mi­su­re ne­ces­sa­rie. Es­sa può in par­ti­co­la­re:
as­se­gna­re al­la fon­da­zio­ne un ter­mi­ne per ri­pri­sti­na­re la si­tua­zio­ne le­ga­le; o
no­mi­na­re l'or­ga­no man­can­te o un com­mis­sa­rio.
2Se non è pos­si­bi­le or­ga­niz­za­re la fon­da­zio­ne con­for­me­men­te al suo fi­ne, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za ne de­vol­ve il pa­tri­mo­nio a un'al­tra fon­da­zio­ne aven­te uno sco­po quan­to pos­si­bi­le af­fi­ne.
3La fon­da­zio­ne si as­su­me le spe­se di que­ste mi­su­re. L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za può ob­bli­gar­la a ver­sa­re un an­ti­ci­po al­le per­so­ne no­mi­na­te.
4La fon­da­zio­ne può, per gra­vi mo­ti­vi, chie­de­re all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za la re­vo­ca di per­so­ne da es­sa no­mi­na­te.
C. Vi­gi­lan­za
1Le fon­da­zio­ni so­no sot­to­po­ste al­la vi­gi­lan­za de­gli en­ti pub­bli­ci (Con­fe­de­ra­zio­ne, Can­to­ne o Co­mu­ne) a cui ap­par­ten­go­no per la lo­ro de­sti­na­zio­ne.
1bisI Can­to­ni pos­so­no sot­to­por­re al­la vi­gi­lan­za del­la com­pe­ten­te au­to­ri­tà can­to­na­le le fon­da­zio­ni di per­ti­nen­za co­mu­na­le.1
2L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za prov­ve­de af­fin­ché i be­ni sia­no im­pie­ga­ti con­for­me­men­te al fi­ne del­la fon­da­zio­ne.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093).
Cbis. Mi­su­re in ca­so di ec­ce­den­za dei de­bi­ti e d'in­sol­ven­za
1Se esi­ste fon­da­to ti­mo­re che la fon­da­zio­ne ab­bia un'ec­ce­den­za di de­bi­ti o che per lun­go tem­po non sa­rà più in gra­do di far fron­te ai pro­pri im­pe­gni, l'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne sti­la un bi­lan­cio in­ter­me­dio in ba­se al va­lo­re di alie­na­zio­ne dei be­ni e lo sot­to­po­ne per ve­ri­fi­ca all'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne. Se la fon­da­zio­ne non di­spo­ne di un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne, l'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne sot­to­po­ne il bi­lan­cio in­ter­me­dio all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za.
2Se con­sta­ta che la fon­da­zio­ne ha un'ec­ce­den­za di de­bi­ti o che per lun­go tem­po non sa­rà più in gra­do di far fron­te ai pro­pri im­pe­gni, l'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne sot­to­po­ne il bi­lan­cio in­ter­me­dio all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za.
3L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za or­di­na al con­si­glio di fon­da­zio­ne di pren­de­re le mi­su­re ne­ces­sa­rie. Se il con­si­glio di fon­da­zio­ne non vi prov­ve­de, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za pren­de es­sa stes­sa le mi­su­re oc­cor­ren­ti.
4All'oc­cor­ren­za, l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za chie­de che sia­no pre­se mi­su­re di ese­cu­zio­ne for­za­ta; le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma con­cer­nen­ti la di­chia­ra­zio­ne o il dif­fe­ri­men­to del fal­li­men­to so­no ap­pli­ca­bi­li per ana­lo­gia.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF dell'8 ott. 2004 (Di­rit­to del­le fon­da­zio­ni (RU 2005 4545; FF 2003 7053 7093). Abro­ga­to dal n. 1 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 (Di­rit­to del­la so­cie­tà a ga­ran­zia li­mi­ta­ta; ade­gua­men­to del di­rit­to del­la so­cie­tà ano­ni­ma, del­la so­cie­tà coo­pe­ra­ti­va, del re­gi­stro di com­mer­cio e del­le dit­te com­mer­cia­li), con ef­fet­to dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4791; FF 2002 2841, 2004 3545).
D. Mo­di­fi­ca­zio­ne
I. Dell'or­ga­niz­za­zio­ne
L'au­to­ri­tà fe­de­ra­le o can­to­na­le com­pe­ten­te può, su pro­po­sta dell'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za e sen­ti­to l'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne, mo­di­fi­ca­re l'or­ga­niz­za­zio­ne del­la fon­da­zio­ne quan­do ciò sia ur­gen­te­men­te ri­chie­sto per la con­ser­va­zio­ne del pa­tri­mo­nio o per il man­te­ni­men­to del fi­ne.
II. Del fi­ne
1. Su pro­po­sta dell'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za o dell'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne1
1L'au­to­ri­tà fe­de­ra­le o can­to­na­le com­pe­ten­te può, su pro­po­sta dell'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za o dell'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne, mo­di­fi­ca­re il fi­ne del­la fon­da­zio­ne se que­sto ha as­sun­to un ca­rat­te­re o sor­ti­to un ef­fet­to af­fat­to di­ver­so da quel­lo che ave­va in ori­gi­ne, co­sic­ché la fon­da­zio­ne ma­ni­fe­sta­men­te più non cor­ri­spon­da all'in­ten­zio­ne del fon­da­to­re.2
2Nel­le stes­se cir­co­stan­ze pos­so­no es­se­re tol­ti o mo­di­fi­ca­ti gli one­ri o le con­di­zio­ni del­la fon­da­zio­ne che ne pre­giu­di­ca­no il fi­ne.
2. Su ri­chie­sta del fon­da­to­re o in vir­tù di una sua di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te
1L'au­to­ri­tà fe­de­ra­le o can­to­na­le com­pe­ten­te mo­di­fi­ca il fi­ne del­la fon­da­zio­ne su ri­chie­sta del fon­da­to­re o in vir­tù di una sua di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te se ta­le pos­si­bi­li­tà è sta­ta pre­vi­sta nell'at­to di fon­da­zio­ne e so­no tra­scor­si al­me­no die­ci an­ni dal­la co­sti­tu­zio­ne del­la fon­da­zio­ne o dall'ul­ti­ma mo­di­fi­ca chie­sta dal fon­da­to­re.
2Se la fon­da­zio­ne per­se­gue uno sco­po pub­bli­co o di uti­li­tà pub­bli­ca se­con­do l'ar­ti­co­lo 56 let­te­ra g del­la leg­ge fe­de­ra­le del 14 di­cem­bre 19902 sull'im­po­sta fe­de­ra­le di­ret­ta, an­che il nuo­vo fi­ne dev'es­se­re pub­bli­co o di uti­li­tà pub­bli­ca.
3Il di­rit­to di esi­ge­re la mo­di­fi­ca del fi­ne non si può ce­de­re e non si tra­smet­te per suc­ces­sio­ne. Se il fon­da­to­re è una per­so­na giu­ri­di­ca, es­so si estin­gue al più tar­di do­po ven­ti an­ni dal­la co­sti­tu­zio­ne del­la fon­da­zio­ne.
4Se la fon­da­zio­ne è sta­ta co­sti­tui­ta da più per­so­ne, es­se pos­so­no chie­de­re la mo­di­fi­ca del fi­ne sol­tan­to con­giun­ta­men­te.
5L'au­to­ri­tà che pro­ce­de al­la pub­bli­ca­zio­ne del­la di­spo­si­zio­ne a cau­sa di mor­te co­mu­ni­ca all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za com­pe­ten­te la pre­vi­sta mo­di­fi­ca del fi­ne del­la fon­da­zio­ne.
III. Mo­di­fi­che ac­ces­so­rie dell'at­to di fon­da­zio­ne
L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za può, sen­ti­to l'or­ga­no su­pe­rio­re del­la fon­da­zio­ne, ap­por­ta­re mo­di­fi­che ac­ces­so­rie all'at­to di fon­da­zio­ne, sem­pre­ché es­se sia­no ri­chie­ste da mo­ti­vi og­get­ti­va­men­te fon­da­ti e non pre­giu­di­chi­no i di­rit­ti di ter­zi.
E. Fon­da­zio­ni di fa­mi­glia ed ec­cle­sia­sti­che
1Non so­no sog­get­te al­le au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za le fon­da­zio­ni di fa­mi­glia e le fon­da­zio­ni ec­cle­sia­sti­che ri­ser­va­te le pre­scri­zio­ni del di­rit­to pub­bli­co.
1bis Le fon­da­zio­ni di fa­mi­glia e le fon­da­zio­ni ec­cle­sia­sti­che non so­no te­nu­te a de­si­gna­re un uf­fi­cio di re­vi­sio­ne.1
2Le con­tro­ver­sie di di­rit­to pri­va­to so­no di com­pe­ten­za del giu­di­ce.
F. Sop­pres­sio­ne e can­cel­la­zio­ne dal re­gi­stro
I. Sop­pres­sio­ne da par­te dell'au­to­ri­tà com­pe­ten­te
1L'au­to­ri­tà fe­de­ra­le o can­to­na­le com­pe­ten­te pro­nun­cia la sop­pres­sio­ne del­la fon­da­zio­ne, su ri­chie­sta o d'uf­fi­cio, se:
il fi­ne non può più es­se­re con­se­gui­to e la fon­da­zio­ne non può es­se­re man­te­nu­ta me­dian­te una mo­di­fi­ca dell'at­to di fon­da­zio­ne; o
il fi­ne è di­ven­ta­to il­le­ci­to o im­mo­ra­le.
2La sop­pres­sio­ne del­le fon­da­zio­ni di fa­mi­glia e del­le fon­da­zio­ni ec­cle­sia­sti­che è pro­nun­cia­ta dal giu­di­ce.
II. Le­git­ti­ma­zio­ne at­ti­va, can­cel­la­zio­ne dal re­gi­stro
1La ri­chie­sta o azio­ne di sop­pres­sio­ne del­la fon­da­zio­ne può es­se­re pro­po­sta da chiun­que vi ab­bia un in­te­res­se.
2La sop­pres­sio­ne è no­ti­fi­ca­ta all'uf­fi­cia­le del re­gi­stro di com­mer­cio af­fin­ché pro­ce­da al­la can­cel­la­zio­ne dell'iscri­zio­ne.
G. Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le2
1Per le isti­tu­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le, co­sti­tui­te in for­ma di fon­da­zio­ni in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 331 del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni3 si ap­pli­ca­no inol­tre le di­spo­si­zio­ni se­guen­ti.4
2Gli or­ga­ni del­la fon­da­zio­ne de­vo­no da­re ai be­ne­fi­cia­ri tut­te le in­for­ma­zio­ni ne­ces­sa­rie su l'or­di­na­men­to, l'at­ti­vi­tà e lo sta­to fi­nan­zia­rio del­la fon­da­zio­ne.
3I la­vo­ra­to­ri che pa­ga­no con­tri­bu­ti al­la fon­da­zio­ne par­te­ci­pa­no all'am­mi­ni­stra­zio­ne al­me­no in ra­gio­ne dei me­de­si­mi. Es­si eleg­go­no tra sé, a mi­su­ra del pos­si­bi­le, i lo­ro rap­pre­sen­tan­ti.
5I be­ne­fi­cia­ri pos­so­no esi­ge­re giu­di­zial­men­te pre­sta­zio­ni del­la fon­da­zio­ne, se han­no pa­ga­to con­tri­bu­ti op­pu­re se un ta­le di­rit­to è lo­ro con­fe­ri­to nell'or­di­na­men­to del­la me­de­si­ma.
6Per le fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le che ope­ra­no nel cam­po del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le per la vec­chia­ia, i su­per­sti­ti e l'in­va­li­di­tà e sog­giac­cio­no al­la leg­ge del 17 di­cem­bre 19936 sul li­be­ro pas­sag­gio (LFLP) si ap­pli­ca­no inol­tre le se­guen­ti di­spo­si­zio­ni del­la leg­ge fe­de­ra­le del 25 giu­gno 19827 sul­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le per la vec­chia­ia, i su­per­sti­ti e l'in­va­li­di­tà (LPP) con­cer­nen­ti:8
la de­fi­ni­zio­ne e i prin­ci­pi del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le e del sa­la­rio o red­di­to as­si­cu­ra­bi­le (art. 1, 33a e 33b),
l'as­sog­get­ta­men­to del­le per­so­ne all'AVS (art. 5 cpv. 1);
i be­ne­fi­cia­ri di pre­sta­zio­ni per i su­per­sti­ti (art. 20a),
l'ade­gua­men­to del­la ren­di­ta d'in­va­li­di­tà do­po il con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le (art. 24 cpv. 5),
la pro­ro­ga prov­vi­so­ria del rap­por­to di as­si­cu­ra­zio­ne e il man­te­ni­men­to del di­rit­to al­le pre­sta­zio­ni in ca­so di ri­du­zio­ne o sop-pres­sio­ne del­la ren­di­ta dell'as­si­cu­ra­zio­ne in­va­li­di­tà (art. 26a),
l'ade­gua­men­to del­le pre­sta­zio­ni re­go­la­men­ta­ri all'evo­lu­zio­ne dei prez­zi (art. 36 cpv. 2-4),
il con­sen­so al­la li­qui­da­zio­ne in ca­pi­ta­le (art. 37a),
la pre­scri­zio­ne dei di­rit­ti e la con­ser­va­zio­ne di do­cu­men­ti (art. 41),
5a.15 l'uti­liz­za­zio­ne, il trat­ta­men­to e la co­mu­ni­ca­zio­ne del nu­me­ro d'as­si­cu­ra­to dell'as­si­cu­ra­zio­ne vec­chia­ia e su­per­sti­ti (art. 48 cpv. 4, 85a lett. f e 86a cpv. 2 lett. bbis),
la re­spon­sa­bi­li­tà (art. 52),
l'abi­li­ta­zio­ne e i com­pi­ti de­gli or­ga­ni di con­trol­lo (art. 52a-52e),
l'in­te­gri­tà e la leal­tà dei re­spon­sa­bi­li, i ne­go­zi giu­ri­di­ci con per­so­ne vi­ci­ne e i con­flit­ti d'in­te­res­se (art. 51b, 51c e 53a),
la li­qui­da­zio­ne par­zia­le o to­ta­le (art. 53b-53d),
lo scio­gli­men­to dei con­trat­ti (art. 53e e 53f),
il fon­do di ga­ran­zia (art. 56 cpv. 1 lett. c e cpv. 2-5, 56a, 57 e 59),
la vi­gi­lan­za e l'al­ta vi­gi­lan­za (art. 61-62a e 64-64c),
la si­cu­rez­za fi­nan­zia­ria (art. 65 cpv. 1, 3 e 4, 66 cpv. 4, 67 e 72a-72g),
la tra­spa­ren­za (art. 65a),
le ri­ser­ve (art. 65b),
i con­trat­ti as­si­cu­ra­ti­vi tra isti­tu­ti di pre­vi­den­za e isti­tu­ti d'as­si­cu­ra­zio­ne (art. 68 cpv. 3 e 4),
l'am­mi­ni­stra­zio­ne del pa­tri­mo­nio (art. 71),
il con­ten­zio­so (art. 73 e 74),
le di­spo­si­zio­ni pe­na­li (art. 75-79),
il ri­scat­to (art. 79b),
il sa­la­rio as­si­cu­ra­bi­le e il red­di­to as­si­cu­ra­bi­le (art. 79c),
l'in­for­ma­zio­ne de­gli as­si­cu­ra­ti (art. 86b).22
7Per le fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le che ope­ra­no nel cam­po del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le per la vec­chia­ia, i su­per­sti­ti e l'in­va­li­di­tà, ma non sog­giac­cio­no al­la LFLP, co­me i co­sid­det­ti fon­di pa­dro­na­li di pre­vi­den­za con pre­sta­zio­ni di­scre­zio­na­li e le fon­da­zio­ni di fi­nan­zia­men­to, si ap­pli­ca­no sol­tan­to le se­guen­ti di­spo­si­zio­ni del­la LPP con­cer­nen­ti:
l'uti­liz­za­zio­ne, il trat­ta­men­to e la co­mu­ni­ca­zio­ne del nu­me­ro d'as­si­cu­ra­to dell'AVS (art. 48 cpv. 4, 85a lett. f e 86a cpv. 2 lett. bbis);
la re­spon­sa­bi­li­tà (art. 52);
l'abi­li­ta­zio­ne e i com­pi­ti dell'uf­fi­cio di re­vi­sio­ne (art. 52a, 52b e 52c cpv. 1 lett. a-d e g, 2 e 3);
l'in­te­gri­tà e le leal­tà dei re­spon­sa­bi­li, i ne­go­zi giu­ri­di­ci con per­so­ne vi­ci­ne e i con­flit­ti d'in­te­res­se (art. 51b, 51c e 53a);
la li­qui­da­zio­ne to­ta­le (art. 53c);
la vi­gi­lan­za e l'al­ta vi­gi­lan­za (art. 61-62a e 64-64b);
il con­ten­zio­so (art. 73 e 74);
le di­spo­si­zio­ni pe­na­li (art. 75-79);
il trat­ta­men­to fi­sca­le (art. 80, 81 cpv. 1 e 83).23
8Per le fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le di cui al ca­po­ver­so 7 si ap­pli­ca­no inol­tre le di­spo­si­zio­ni se­guen­ti:
es­se am­mi­ni­stra­no il lo­ro pa­tri­mo­nio in mo­do da ga­ran­ti­re la si­cu­rez­za de­gli in­ve­sti­men­ti, la lo­ro suf­fi­cien­te red­di­ti­vi­tà e le li­qui­di­tà ne­ces­sa­rie all'adem­pi­men­to dei pro­pri com­pi­ti;
l'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za de­ci­de, su ri­chie­sta del con­si­glio di fon­da­zio­ne, in me­ri­to a fat­ti con­cer­nen­ti la li­qui­da­zio­ne par­zia­le di fon­di pa­dro­na­li di pre­vi­den­za con pre­sta­zio­ni di­scre­zio­na­li;
es­se ten­go­no con­to, per ana­lo­gia, dei prin­ci­pi del­la pa­ri­tà di trat­ta­men­to e di ade­gua­tez­za.24
1 In­tro­dot­to dal n. II del­la LF del 21 mar. 1958, in vi­go­re dal 1° lug. 1958 (RU 1958 393). Fi­no all'en­tra­ta del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne) il 1° gen. 2013 (RU 2011 725): art. 89bis.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II art. 2 n. 1 del­la LF del 25 giu. 1971, in vi­go­re dal 1° gen. 1972 (RU 1971 1461; FF 1968 II 177).
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II art. 2 n. 1 del­la LF del 25 giu. 1971, in vi­go­re dal 1° gen. 1972 (RU 1971 1461; FF 1968 II 177).
5 Abro­ga­to dal n. III del­la LF del 21 giu. 1996, con ef­fet­to dal 1° gen. 1997 (RU 1996 3067; FF 1996 I 493 509).
8 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 25 set. 2015 (Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le), in vi­go­re dal 1° apr. 2016 (RU 2016 935; FF 2014 5295 5673).
9 Nuo­vo te­sto giu­sta giu­goil n. II 1 del­la LF dell'11 dic. 2009 (Mi­su­re per age­vo­la­re la par­te­ci­pa­zio­ne al mer­ca­to del la­vo­ro dei la­vo­ra­to­ri an­zia­ni), in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 4427; FF 2007 5199).
10 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 25 set. 2016 (Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le), in vi­go­re dal 1° apr. 2016 (RU 2016 935; FF 2014 5295 5673).
11 In­tro­dot­ta dal n. 2 dell'all. al­la LF del 18 mar. 2011 (6a re­vi­sio­ne AI, pri­mo pac­chet­to di mi­su­re) (RU 2011 5659; FF 2010 1603). Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 del­la LF del 19 giu­gno 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
12 In­tro­dot­to dal n. 1 del­la LF del 19 giu. 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
13 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 dell'all. al­la LF del 18 giu. 2004, in vi­go­re dal 1° gen. 2005 (RU 2004 4635; FF 2003 5557).
14 In­tro­dot­to dal n. 1 del­la LF del 19 giu. 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
15 In­tro­dot­to dal n.1 dell'all. al­la LF del 23 giu. 2006 (Nuo­vo nu­me­ro d'as­si­cu­ra­to dell'AVS), in vi­go­re dal 1° dic. 2007 (RU 2007 5259; FF 2006 471).
16 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 del­la LF del 19 mar. 2010 (Ri­for­ma strut­tu­ra­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3393; FF 2007 5199).
17 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 del­la LF del 19 mar. 2010 (Ri­for­ma strut­tu­ra­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3393; FF 2007 5199).
18 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II del­la LF del 20 dic. 2006 (Cam­bia­men­to dell'isti­tu­to di pre­vi­den­za), in vi­go­re dal 1° mag. 2007 (RU 2007 1803; FF 2005 5283 5295).
19 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 del­la LF del 19 mar. 2010 (Ri­for­ma strut­tu­ra­le), in vi­go­re dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3393; FF 2007 5199).
20 Abro­ga­to dal n. II 1 del­la LF del 19 mar. 2010 (Ri­for­ma strut­tu­ra­le), con ef­fet­to dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3393; FF 2007 5199).
21 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. II 1 del­la LF del 17 dic. 2010 (Fi­nan­zia­men­to de­gli isti­tu­ti di pre­vi­den­za de­gli en­ti di di­rit­to pub­bli­co), in vi­go­re dal 1° gen. 2012 (RU 2011 3385; FF 2008 7339).
22 In­tro­dot­to dal n. I dell'all. al­la LF del 25 giu. 1982 sul­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le per la vec­chia­ia, i su­per­sti­ti e l'in­va­li­di­tà (RU 1983 797; FF 1976 I 113). Nuo­vo te­sto giu­sta il n.1 dell'all. al­la LF del 3 ott. 2003 (1a re­vi­sio­ne del­la LPP); n. 6, 7, 10 a 12, 14 (ad ec­ce­zio­ne dell'art. 66 cpv. 4), 15, 17 a 20 e 23 in vi­go­re dal 1° apr. 2004; n. 3 a 5, 8, 9, 13, 14 (art. 66 cpv. 4) e 16 in vi­go­re dal 1° gen. 2005; n. 1, 21 e 22 in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2004 1677; FF 2000 2431).
23 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 25 set. 2015 (Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le), in vi­go­re dal 1° apr. 2016 (RU 2016 935; FF 2014 5295 5673).
24 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 25 set. 2015 (Fon­da­zio­ni di pre­vi­den­za a fa­vo­re del per­so­na­le), in vi­go­re dal 1° apr. 2015 (RU 2016 935; FF 2014 5295 5673).
Titolo secondo : Delle collette pubbliche
A. Di­fet­to di am­mi­ni­stra­zio­ne
1Qua­lo­ra non sia prov­ve­du­to all'am­mi­ni­stra­zio­ne o all'uti­liz­za­zio­ne di be­ni rac­col­ti me­dian­te col­let­te pub­bli­che per sco­pi di uti­li­tà pub­bli­ca, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te or­di­na i prov­ve­di­men­ti ne­ces­sa­ri.
2Es­sa può no­mi­na­re un com­mis­sa­rio o de­vol­ve­re i be­ni a un'as­so­cia­zio­ne o fon­da­zio­ne aven­te uno sco­po quan­to pos­si­bi­le af­fi­ne a quel­lo per il qua­le so­no sta­ti rac­col­ti.
3Le di­spo­si­zio­ni sul­la pro­te­zio­ne de­gli adul­ti re­la­ti­ve al­le cu­ra­te­le si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia al com­mis­sa­rio.
B. Com­pe­ten­za
1È com­pe­ten­te il Can­to­ne nel qua­le è sta­ta am­mi­ni­stra­ta la mag­gior par­te dei be­ni rac­col­ti.
2Sal­vo che il Can­to­ne di­spon­ga al­tri­men­ti, è com­pe­ten­te l'au­to­ri­tà in­ca­ri­ca­ta di vi­gi­la­re sul­le fon­da­zio­ni.
Libro secondo: Del diritto di famiglia
Parte prima: Del diritto matrimoniale
Titolo terzo: Del matrimonio
A. Pro­mes­sa nu­zia­le
1Il fi­dan­za­men­to è co­sti­tui­to dal­la pro­mes­sa nu­zia­le.
2I mi­no­ren­ni non so­no vin­co­la­ti da una pro­mes­sa nu­zia­le fat­ta sen­za il con­sen­so del lo­ro rap­pre­sen­tan­te le­ga­le.1
3Il fi­dan­za­men­to non dà azio­ne per la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio.
B. Scio­gli­men­to del fi­dan­za­men­to
I. Re­ga­li
1Ad ec­ce­zio­ne de­gli usua­li re­ga­li di cir­co­stan­za, i re­ga­li che i fi­dan­za­ti si so­no fat­ti pos­so­no es­se­re ri­ven­di­ca­ti, sem­pre che il fi­dan­za­men­to non sia sta­to sciol­to per mor­te di uno dei fi­dan­za­ti.
2Se non si può fa­re la re­sti­tu­zio­ne in na­tu­ra, si ap­pli­ca­no le nor­me dell'in­de­bi­to ar­ric­chi­men­to.
II. Par­te­ci­pa­zio­ne fi­nan­zia­ria
Il fi­dan­za­to che in buo­na fe­de ha so­ste­nu­to del­le spe­se in vi­sta del ma­tri­mo­nio può pre­ten­de­re dall'al­tro una par­te­ci­pa­zio­ne ade­gua­ta pur­ché, vi­sto l'in­sie­me del­le cir­co­stan­ze, ta­le par­te­ci­pa­zio­ne non si pa­le­si ini­qua.
III. Pre­scri­zio­ne
Le azio­ni de­ri­van­ti dal fi­dan­za­men­to si pre­scri­vo­no in un an­no dal­la rot­tu­ra del me­de­si­mo.
A. Ca­pa­ci­tà al ma­tri­mo­nio
1Per con­trar­re ma­tri­mo­nio, gli spo­si de­vo­no aver com­piu­to il di­ciot­te­si­mo an­no d'età ed es­se­re ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to.
1 Abro­ga­to dal n. I 2 del­la LF del 19 dic. 2008 (Pro­te­zio­ne de­gli adul­ti, di­rit­to del­le per­so­ne e di­rit­to del­la fi­lia­zio­ne), con ef­fet­to dal 1° gen. 2013 (RU 2011 725; FF 2006 6391).
B. Im­pe­di­men­ti al ma­tri­mo­nio
I. Pa­ren­te­la1
1È proi­bi­to con­trar­re ma­tri­mo­nio tra pa­ren­ti in li­nea ret­ta non­ché tra fra­tel­li o so­rel­le ger­ma­ni, con­san­gui­nei o ute­ri­ni, sen­za di­stin­zio­ne di pa­ren­te­la per di­scen­den­za o ado­zio­ne.2
2L'ado­zio­ne non an­nul­la l'im­pe­di­men­to del­la pa­ren­te­la esi­sten­te fra l'adot­ta­to e i suoi di­scen­den­ti, da un la­to, e la sua fa­mi­glia del san­gue dall'al­tro.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la LF del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 8 dell'all. al­la LF del 18 giu. 2004 sull'unio­ne do­me­sti­ca re­gi­stra­ta, in vi­go­re dal 1° gen. 2006 (RU 2005 5685; FF 2003 1165).
II. Ma­tri­mo­nio an­te­ce­den­te
Chi vuol con­trar­re un nuo­vo ma­tri­mo­nio de­ve for­ni­re la pro­va che il suo ma­tri­mo­nio an­te­ce­den­te è sta­to sciol­to o è sta­to di­chia­ra­to nul­lo.
Capo terzo: Della procedura preparatoria e della celebrazione del matrimonio
A. Prin­ci­pi
1Il ma­tri­mo­nio è ce­le­bra­to dall'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le do­po la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria.
2La ce­le­bra­zio­ne av­vie­ne nel cir­con­da­rio del­lo sta­to ci­vi­le scel­to dai fi­dan­za­ti.
3La ce­ri­mo­nia re­li­gio­sa non può av­ve­ni­re pri­ma del­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio ci­vi­le.
Abis. Elu­sio­ne del di­rit­to in ma­te­ria di stra­nie­ri
1L'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le si ri­fiu­ta di pro­ce­de­re se il fi­dan­za­to o la fi­dan­za­ta ma­ni­fe­sta­men­te non in­ten­de crea­re l'unio­ne co­niu­ga­le ben­sì elu­de­re le di­spo­si­zio­ni re­la­ti­ve all'am­mis­sio­ne e al sog­gior­no de­gli stra­nie­ri.
2Egli sen­te i fi­dan­za­ti e può sol­le­ci­ta­re in­for­ma­zio­ni da al­tre au­to­ri­tà o ter­zi.
1 In­tro­dot­to dal n. II 4 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 su­gli stra­nie­ri, in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 5437; FF 2002 3327).
B. Pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria
I. Do­man­da
1I fi­dan­za­ti inol­tra­no la do­man­da di apri­re la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria all'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le del do­mi­ci­lio di uno di lo­ro.
2Es­si com­pa­io­no per­so­nal­men­te. Se i fi­dan­za­ti pro­va­no che ciò non può es­se­re ma­ni­fe­sta­men­te pre­te­so da lo­ro, la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria è am­mes­sa nel­la for­ma scrit­ta.
3I fi­dan­za­ti pro­va­no la lo­ro iden­ti­tà per mez­zo di do­cu­men­ti e di­chia­ra­no per­so­nal­men­te all'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le di adem­pie­re i re­qui­si­ti del ma­tri­mo­nio; pro­du­co­no inol­tre i ne­ces­sa­ri con­sen­si.
4I fi­dan­za­ti che non han­no la cit­ta­di­nan­za sviz­ze­ra de­vo­no pro­va­re la le­ga­li­tà del lo­ro sog­gior­no in Sviz­ze­ra du­ran­te la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria.1
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 12 giu. 2009 (Im­pe­di­re la con­clu­sio­ne di ma­tri­mo­ni in ca­so di sog­gior­no ir­re­go­la­re), in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 3057; FF 2008 2145 2159).
II. Ese­cu­zio­ne e chiu­su­ra del­la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria
1L'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le esa­mi­na se:
la do­man­da sia sta­ta de­po­si­ta­ta re­go­lar­men­te;
l'iden­ti­tà dei fi­dan­za­ti sia ac­cer­ta­ta;
sia­no sod­di­sfat­ti i re­qui­si­ti del ma­tri­mo­nio, in par­ti­co­la­re se non sus­si­sta­no cir­co­stan­ze se­con­do cui la do­man­da ma­ni­fe­sta­men­te non cor­ri­spon­de al­la li­be­ra vo­lon­tà dei fi­dan­za­ti.
2Se ta­le è il ca­so, l'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le co­mu­ni­ca ai fi­dan­za­ti la con­clu­sio­ne del­la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria non­ché i ter­mi­ni le­ga­li per la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio.
3L'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le fis­sa d'in­te­sa con i fi­dan­za­ti, nel qua­dro del­le di­spo­si­zio­ni can­to­na­li, il mo­men­to del­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio op­pu­re, se ne è ri­chie­sto, au­to­riz­za la ce­le­bra­zio­ne in un al­tro cir­con­da­rio del­lo sta­to ci­vi­le.
4L'uf­fi­cio del­lo sta­to ci­vi­le co­mu­ni­ca all'au­to­ri­tà com­pe­ten­te l'iden­ti­tà dei fi­dan­za­ti che non han­no for­ni­to la pro­va del­la le­ga­li­tà del lo­ro sog­gior­no in Sviz­ze­ra.2
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 3 del­la LF del 15 giu. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
2 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 12 giu. 2009 (Im­pe­di­re la con­clu­sio­ne di ma­tri­mo­ni in ca­so di sog­gior­no ir­re­go­la­re), in vi­go­re dal 1° gen. 2011 (RU 2010 3057; FF 2008 2145 2159).
1Il ma­tri­mo­nio può es­se­re ce­le­bra­to al più pre­sto die­ci gior­ni e al più tar­di tre me­si do­po la co­mu­ni­ca­zio­ne del­la chiu­su­ra del­la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria.
2Quan­do uno dei fi­dan­za­ti è in pe­ri­co­lo di mor­te e vi è da te­me­re che l'os­ser­van­za del ter­mi­ne di die­ci gior­ni non sia più pos­si­bi­le, l'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le può, die­tro pre­sen­ta­zio­ne di un at­te­sta­to me­di­co, ab­bre­via­re il ter­mi­ne o ce­le­bra­re im­me­dia­ta­men­te il ma­tri­mo­nio.
C. Ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio
I. Luo­go
1Il ma­tri­mo­nio è ce­le­bra­to nel lo­ca­le a ciò de­sti­na­to del cir­con­da­rio del­lo sta­to ci­vi­le pre­scel­to dai fi­dan­za­ti.
2Se la pro­ce­du­ra pre­pa­ra­to­ria si è te­nu­ta in un al­tro cir­con­da­rio del­lo sta­to ci­vi­le, i fi­dan­za­ti de­vo­no pre­sen­ta­re un'au­to­riz­za­zio­ne a ce­le­bra­re il ma­tri­mo­nio.
3Il ma­tri­mo­nio può es­se­re ce­le­bra­to in un al­tro luo­go se i fi­dan­za­ti di­mo­stra­no che ma­ni­fe­sta­men­te non si può esi­ge­re da lo­ro che si re­chi­no nel lo­ca­le dei ma­tri­mo­ni.
1Il ma­tri­mo­nio è ce­le­bra­to pub­bli­ca­men­te, in pre­sen­za di due te­sti­mo­ni mag­gio­ren­ni e ca­pa­ci di di­scer­ni­men­to.
2L'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le ri­vol­ge agli spo­si sin­go­lar­men­te la do­man­da se vo­glio­no unir­si in ma­tri­mo­nio.
3Ri­ce­vu­te le ri­spo­ste af­fer­ma­ti­ve, l'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le di­chia­ra che, in vir­tù di que­sto vi­cen­de­vo­le con­sen­so, il ma­tri­mo­nio è ce­le­bra­to.
D. Di­spo­si­zio­ni d'ese­cu­zio­ne
Il Con­si­glio fe­de­ra­le e, nell'am­bi­to del­la lo­ro com­pe­ten­za, i Can­to­ni ema­na­no le di­spo­si­zio­ni d'ese­cu­zio­ne ne­ces­sa­rie.
Il ma­tri­mo­nio ce­le­bra­to da un uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le può es­se­re an­nul­la­to sol­tan­to per uno dei mo­ti­vi pre­vi­sti dal pre­sen­te ca­po.
B. Nul­li­tà as­so­lu­ta
I. Cau­se
È da­ta una cau­sa di nul­li­tà se:
al mo­men­to del­la ce­le­bra­zio­ne uno de­gli spo­si era già co­niu­ga­to e il pre­ce­den­te ma­tri­mo­nio non era sta­to sciol­to per di­vor­zio o mor­te del co­niu­ge;
al mo­men­to del­la ce­le­bra­zio­ne uno de­gli spo­si non era ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to e da al­lo­ra non ha riac­qui­sta­to la ca­pa­ci­tà di di­scer­ni­men­to;
la ce­le­bra­zio­ne era vie­ta­ta per pa­ren­te­la;
uno de­gli spo­si non in­ten­de­va crea­re l'unio­ne co­niu­ga­le ben­sì elu­de­re le di­spo­si­zio­ni re­la­ti­ve all'am­mis­sio­ne e al sog­gior­no de­gli stra­nie­ri;
uno de­gli spo­si ha con­trat­to ma­tri­mo­nio sen­za che ciò cor­ri­spon­des­se al­la sua li­be­ra vo­lon­tà;4
uno de­gli spo­si è mi­no­ren­ne, sal­vo che in­te­res­si pre­pon­de­ran­ti del­lo stes­so im­pon­ga­no il pro­se­gui­men­to del ma­tri­mo­nio.
2 In­tro­dot­to dal n. II 4 dell'all. al­la LF del 16 dic. 2005 su­gli stra­nie­ri, in vi­go­re dal 1° gen. 2008 (RU 2007 5437; FF 2002 3327).
3 In­tro­dot­to dal n. I 3 del­la LF del 15 giu. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
4 Te­sto ret­ti­fi­ca­to dal­la Com­mis­sio­ne di re­da­zio­ne dell'AF (art. 58 cpv. 1 LParl; RS 171.10).
5 In­tro­dot­to dal n. I 3 del­la LF del 15 mag. 2013 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035FF 2011 1987; FF 2011 1987).
II. Azio­ne
1L'azio­ne è pro­mos­sa d'uf­fi­cio dall'au­to­ri­tà can­to­na­le com­pe­ten­te al do­mi­ci­lio dei co­niu­gi; la può inol­tre pro­por­re qual­sia­si in­te­res­sa­to. Com­pa­ti­bil­men­te con i lo­ro com­pi­ti, le au­to­ri­tà del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni che han­no mo­ti­vo di ri­te­ne­re nul­lo un ma­tri­mo­nio ne in­for­ma­no l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te per pro­muo­ve­re l'azio­ne.1
2Do­po lo scio­gli­men­to del ma­tri­mo­nio l'azio­ne di nul­li­tà non è più pro­po­ni­bi­le d'uf­fi­cio; ogni in­te­res­sa­to può non­di­me­no pro­por­la.
3L'azio­ne è pro­po­ni­bi­le in ogni tem­po.
1 Per. in­tro­dot­to dal n. I 3 del­la LF del 15 mag. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, in vi­go­re dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
C. Nul­li­tà re­la­ti­va
Un co­niu­ge può do­man­da­re la nul­li­tà del ma­tri­mo­nio se:
al mo­men­to del­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio era, per cau­sa tran­si­to­ria, in­ca­pa­ce di di­scer­ni­men­to;
ave­va di­chia­ra­to per er­ro­re di ac­con­sen­ti­re al­la ce­le­bra­zio­ne, sia che non in­ten­des­se spo­sar­si, sia che cre­des­se di spo­sa­re un'al­tra per­so­na;
ave­va con­trat­to ma­tri­mo­nio per­ché in­ten­zio­nal­men­te in­dot­to in er­ro­re su qua­li­tà per­so­na­li es­sen­zia­li dell'al­tro;
1 Abro­ga­to dal n. I 3 del­la LF del 15 giu. 2012 sul­le mi­su­re con­tro i ma­tri­mo­ni for­za­ti, con ef­fet­to dal 1° lug. 2013 (RU 2013 1035; FF 2011 1987).
1L'azio­ne di nul­li­tà de­ve es­se­re pro­mos­sa en­tro sei me­si dal gior­no in cui l'aven­te di­rit­to ha sco­per­to la cau­sa di nul­li­tà o so­no ces­sa­ti gli ef­fet­ti del­la mi­nac­cia, ma in ogni ca­so en­tro cin­que an­ni dal­la ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio.
2L'azio­ne di nul­li­tà del ma­tri­mo­nio non si tra­smet­te agli ere­di; un ere­de può tut­ta­via pro­se­gui­re l'azio­ne già pro­mos­sa al mo­men­to del de­ces­so.
D. Ef­fet­ti del­la sen­ten­za
1La nul­li­tà del ma­tri­mo­nio pro­du­ce ef­fet­ti sol­tan­to do­po es­se­re sta­ta pro­nun­cia­ta dal giu­di­ce; fi­no al­la sen­ten­za il ma­tri­mo­nio pro­du­ce tut­ti gli ef­fet­ti di un ma­tri­mo­nio va­li­do, ec­cet­to i di­rit­ti di suc­ces­sio­ne che il co­niu­ge su­per­sti­te per­de in ogni ca­so.
2Le di­spo­si­zio­ni re­la­ti­ve al di­vor­zio si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia agli ef­fet­ti del­la sen­ten­za di nul­li­tà sui co­niu­gi e sui fi­gli.
3La pre­sun­zio­ne di pa­ter­ni­tà del ma­ri­to de­ca­de se il ma­tri­mo­nio è di­chia­ra­to nul­lo per­ché con­trat­to al­lo sco­po di elu­de­re le pre­scri­zio­ni re­la­ti­ve all'am­mis­sio­ne e al sog­gior­no de­gli stra­nie­ri.1
A. Di­vor­zio su ri­chie­sta co­mu­ne
I. Ac­cor­do com­ple­to
1Se i co­niu­gi do­man­da­no il di­vor­zio me­dian­te ri­chie­sta co­mu­ne e pro­du­co­no una con­ven­zio­ne com­ple­ta su­gli ef­fet­ti del di­vor­zio, cor­re­da­ta dei do­cu­men­ti ne­ces­sa­ri e di con­clu­sio­ni co­mu­ni re­la­ti­ve ai fi­gli, il giu­di­ce li sen­te se­pa­ra­ta­men­te e in­sie­me. L'au­di­zio­ne può svol­ger­si in più se­du­te.
2Se si è con­vin­to che i co­niu­gi han­no inol­tra­to la ri­chie­sta e sti­pu­la­to la con­ven­zio­ne do­po ma­tu­ra ri­fles­sio­ne e per li­be­ra scel­ta e che la con­ven­zio­ne con le con­clu­sio­ni re­la­ti­ve ai fi­gli può es­se­re omo­lo­ga­ta, il giu­di­ce pro­nun­cia il di­vor­zio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 25 set. 2009 (Pe­rio­do di ri­fles­sio­ne nel­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio su ri­chie­sta co­mu­ne), in vi­go­re dal 1° feb. 2010 (RU 2010 281; FF 2008 1667 1683).
II. Ac­cor­do par­zia­le
1I co­niu­gi pos­so­no do­man­da­re il di­vor­zio me­dian­te ri­chie­sta co­mu­ne e di­chia­ra­re che il tri­bu­na­le de­ci­da su quel­le con­se­guen­ze ac­ces­so­rie in me­ri­to al­le qua­li sus­si­ste di­sac­cor­do.
2I co­niu­gi so­no sen­ti­ti, co­me nel ca­so di ac­cor­do com­ple­to, sul­la lo­ro ri­chie­sta, sul­le con­se­guen­ze del di­vor­zio in me­ri­to al­le qua­li so­no per­ve­nu­ti ad un ac­cor­do e sul­la lo­ro di­chia­ra­zio­ne di de­man­da­re al giu­di­ce la de­ci­sio­ne sul­le al­tre con­se­guen­ze.
B. Di­vor­zio su azio­ne di un co­niu­ge
I. Do­po la so­spen­sio­ne del­la vi­ta co­mu­ne
Un co­niu­ge può do­man­da­re il di­vor­zio se al mo­men­to del­la li­ti­spen­den­za o il gior­no del­la so­sti­tu­zio­ne del­la ri­chie­sta co­mu­ne con un'azio­ne uni­la­te­ra­le i co­niu­gi vi­vo­no se­pa­ra­ti da al­me­no due an­ni.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 19 dic. 2003 (Ter­mi­ne di se­pa­ra­zio­ne nel di­rit­to del di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° giu. 2004 (RU 2004 2161; FF 2003 7101 5066).
II. Rot­tu­ra del vin­co­lo co­niu­ga­le
Un co­niu­ge può do­man­da­re il di­vor­zio pri­ma del­la sca­den­za del ter­mi­ne di due an­ni quan­do per mo­ti­vi gra­vi che non gli so­no im­pu­ta­bi­li non si pos­sa ra­gio­ne­vol­men­te esi­ge­re da lui la con­ti­nua­zio­ne dell'unio­ne co­niu­ga­le.
A. Con­di­zio­ni e pro­ce­du­ra
1Al­le stes­se con­di­zio­ni del di­vor­zio, i co­niu­gi pos­so­no chie­de­re la se­pa­ra­zio­ne.
3Il di­rit­to di do­man­da­re il di­vor­zio non è toc­ca­to dal­la sen­ten­za di se­pa­ra­zio­ne.
B. Ef­fet­ti del­la se­pa­ra­zio­ne
1Con la se­pa­ra­zio­ne per­so­na­le su­ben­tra per leg­ge la se­pa­ra­zio­ne dei be­ni.
2Per il ri­ma­nen­te si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia le di­spo­si­zio­ni sul­le mi­su­re a tu­te­la dell'unio­ne co­niu­ga­le.
A. Co­gno­me
Il co­niu­ge che ha cam­bia­to co­gno­me in oc­ca­sio­ne del ma­tri­mo­nio con­ser­va il nuo­vo co­gno­me an­che do­po il di­vor­zio; può tut­ta­via di­chia­ra­re in ogni tem­po all'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le di vo­ler ri­pren­de­re il pro­prio co­gno­me da ce­li­be o nu­bi­le.
B. Re­gi­me ma­tri­mo­nia­le e di­rit­to suc­ces­so­rio
1La li­qui­da­zio­ne del re­gi­me dei be­ni è ret­ta dal­le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to sul re­gi­me dei be­ni ma­tri­mo­nia­li.
2I co­niu­gi di­vor­zia­ti ces­sa­no di es­se­re ere­di le­git­ti­mi l'uno dell'al­tro e non pos­so­no avan­za­re pre­te­se per di­spo­si­zio­ni a cau­sa di mor­te al­le­sti­te pri­ma del­la li­ti­spen­den­za del­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio.
C. Abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re
1Quan­do lo giu­sti­fi­chi­no la pre­sen­za di fi­gli o al­tri gra­vi mo­ti­vi, il giu­di­ce può at­tri­bui­re a uno sol­tan­to dei co­niu­gi i di­rit­ti e gli ob­bli­ghi ri­sul­tan­ti da un con­trat­to di lo­ca­zio­ne re­la­ti­vo all'abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re, pur­ché si pos­sa ra­gio­ne­vol­men­te esi­ger­lo dall'al­tro co­niu­ge.
2Il co­niu­ge ex lo­ca­ta­rio ri­spon­de so­li­dal­men­te del­la pi­gio­ne fi­no al mo­men­to in cui il rap­por­to di lo­ca­zio­ne ces­sa o può es­se­re sciol­to per con­trat­to o per leg­ge, ma in ogni ca­so du­ran­te due an­ni al mas­si­mo; ove fos­se ci­ta­to in giu­di­zio per il ca­no­ne di lo­ca­zio­ne, egli può com­pen­sa­re l'im­por­to ver­sa­to con il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to do­vu­to all'al­tro co­niu­ge, me­dian­te ra­te equi­va­len­ti al ca­no­ne men­si­le.
3Se l'abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re ap­par­tie­ne a uno dei co­niu­gi, il giu­di­ce può, al­le me­de­si­me con­di­zio­ni, at­tri­bui­re all'al­tro un di­rit­to d'abi­ta­zio­ne, per una du­ra­ta li­mi­ta­ta e con­tro ade­gua­ta in­den­ni­tà o im­pu­ta­zio­ne sul con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to. Il di­rit­to d'abi­ta­zio­ne è li­mi­ta­to o sop­pres­so ove lo esi­ga­no fat­ti nuo­vi ri­le­van­ti.
D. Pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le
Le pre­te­se di pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le ac­qui­si­te du­ran­te il ma­tri­mo­nio fi­no al pro­mo­vi­men­to del­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio so­no og­get­to di con­gua­glio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. 1 del­la LF del 19 giu. 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
II. Con­gua­glio del­le pre­sta­zio­ni d'usci­ta
1Le pre­sta­zio­ni d'usci­ta ac­qui­si­te, com­pre­si gli ave­ri di li­be­ro pas­sag­gio e i pre­lie­vi an­ti­ci­pa­ti per la pro­prie­tà di un'abi­ta­zio­ne, so­no di­vi­si per me­tà.
2Il ca­po­ver­so 1 non si ap­pli­ca ai ver­sa­men­ti uni­ci di be­ni pro­pri per leg­ge.
3Le pre­sta­zio­ni d'usci­ta da di­vi­de­re so­no cal­co­la­te con­for­me­men­te agli ar­ti­co­li 15-17 e 22a o 22b del­la leg­ge del 17 di­cem­bre 19932 sul li­be­ro pas­sag­gio.
III. Con­gua­glio del­le ren­di­te d'in­va­li­di­tà ver­sa­te pri­ma dell'età di pen­sio­na­men­to sta­bi­li­ta dal re­go­la­men­to
1Se, al mo­men­to del pro­mo­vi­men­to del­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio, un co­niu­ge per­ce­pi­sce una ren­di­ta d'in­va­li­di­tà e non ha an­co­ra rag­giun­to l'età di pen­sio­na­men­to sta­bi­li­ta dal re­go­la­men­to, l'im­por­to che gli spet­te­reb­be con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 2 ca­po­ver­so 1ter del­la leg­ge del 17 di­cem­bre 19932 sul li­be­ro pas­sag­gio in ca­so di sop­pres­sio­ne del­la ren­di­ta d'in­va­li­di­tà va­le co­me pre­sta­zio­ne d'usci­ta.
2Le di­spo­si­zio­ni sul con­gua­glio del­le pre­sta­zio­ni d'usci­ta si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.
3Il Con­si­glio fe­de­ra­le sta­bi­li­sce in qua­li ca­si, in se­gui­to al­la ri­du­zio­ne del­la ren­di­ta d'in­va­li­di­tà per so­vrain­den­niz­zo, l'im­por­to di cui al ca­po-ver­so 1 non può es­se­re uti­liz­za­to per il con­gua­glio.
IV. Con­gua­glio del­le ren­di­te d'in­va­li­di­tà ver­sa­te do­po l'età di pen­sio­na­men­to sta­bi­li­ta dal re­go­la­men­to o di ren­di­te di vec­chia­ia
1Se, al mo­men­to del pro­mo­vi­men­to del­la pro­ce­du­ra di di­vor­zio, un co­niu­ge per­ce­pi­sce una ren­di­ta d'in­va­li­di­tà e ha già rag­giun­to l'età di pen­sio­na­men­to sta­bi­li­ta dal re­go­la­men­to, op­pu­re per­ce­pi­sce una ren­di­ta di vec­chia­ia, il giu­di­ce de­ci­de se­con­do equi­tà sul­la di­vi­sio­ne del­la ren­di­ta. A tal fi­ne, tie­ne con­to in par­ti­co­la­re del­la du­ra­ta del ma­tri­mo­nio e dei bi­so­gni di pre­vi­den­za di en­tram­bi i co­niu­gi.
2La par­te di ren­di­ta as­se­gna­ta al co­niu­ge cre­di­to­re è con­ver­ti­ta in una ren­di­ta vi­ta­li­zia. Que­st'ul­ti­ma gli è ver­sa­ta dall'isti­tu­to di pre­vi­den­za del co­niu­ge de­bi­to­re o è tra­sfe­ri­ta nel­la sua pre­vi­den­za.
3Il Con­si­glio fe­de­ra­le di­sci­pli­na:
la con­ver­sio­ne at­tua­ria­le del­la par­te di ren­di­ta in una ren­di­ta vi­ta­li­zia;
il mo­do di pro­ce­de­re in ca­so di dif­fe­ri­men­to del­la pre­sta­zio­ne di vec­chia­ia o di ri­du­zio­ne del­la ren­di­ta d'in­va­li­di­tà per so­vrain­den­niz­zo.
1 In­tro­dot­to dal n. 1 del­la LF del 19 giu. 2015 (Con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le in ca­so di di­vor­zio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2016 2313; FF 2013 4151).
V. Ec­ce­zio­ni
1In una con­ven­zio­ne su­gli ef­fet­ti del di­vor­zio i co­niu­gi pos­so­no de­ro­ga­re al prin­ci­pio del­la di­vi­sio­ne per me­tà o ri­nun­cia­re al con­gua­glio del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le, se ri­ma­ne ga­ran­ti­ta un'ade­gua­ta pre­vi­den­za per la vec­chia­ia e per l'in­va­li­di­tà.
2Il giu­di­ce as­se­gna al co­niu­ge cre­di­to­re me­no del­la me­tà del­la pre­sta­zio­ne d'usci­ta o ri­fiu­ta com­ple­ta­men­te la di­vi­sio­ne se sus­si­sto­no mo­ti­vi gra­vi. Vi è mo­ti­vo gra­ve in par­ti­co­la­re ove la di­vi­sio­ne per me­tà ap­pa­ia ini­qua sot­to il pro­fi­lo:
del­la li­qui­da­zio­ne del re­gi­me dei be­ni op­pu­re del­la si­tua­zio­ne eco­no­mi­ca dei co­niu­gi do­po il di­vor­zio;
dei bi­so­gni pre­vi­den­zia­li dei co­niu­gi, in par­ti­co­la­re te­nu­to con­to del­la lo­ro dif­fe­ren­za di età.
3Il giu­di­ce può as­se­gna­re più del­la me­tà del­la pre­sta­zio­ne d'usci­ta al co­niu­ge cre­di­to­re che prov­ve­de al­la cu­ra dei fi­gli co­mu­ni do­po il di­vor­zio, se la pre­vi­den­za per la vec­chia­ia e per l'in­va­li­di­tà del co­niu­ge de­bi­to­re ri­ma­ne ade­gua­ta.
VI. Com­pen­sa­zio­ne di pre­te­se re­ci­pro­che
1Le pre­te­se re­ci­pro­che dei co­niu­gi su pre­sta­zio­ni d'usci­ta o su par­ti di ren­di­te so­no com­pen­sa­te. La com­pen­sa­zio­ne del­le pre­te­se su una ren­di­ta è com­piu­ta pri­ma di con­ver­ti­re la par­te di ren­di­ta as­se­gna­ta al co­niu­ge cre­di­to­re in una ren­di­ta vi­ta­li­zia.
2Le pre­sta­zio­ni d'usci­ta pos­so­no es­se­re com­pen­sa­te con par­ti di ren­di­te sol­tan­to se i co­niu­gi e i lo­ro isti­tu­ti di pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le vi ac­con­sen­to­no.
VII. Con­gua­glio non ra­gio­ne­vol­men­te esi­gi­bi­le
Se la pon­de­ra­zio­ne dei bi­so­gni pre­vi­den­zia­li dei due co­niu­gi ri­ve­la che il con­gua­glio dei fon­di del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le non può es­se­re ra­gio­ne­vol­men­te pre­te­so, il co­niu­ge de­bi­to­re de­ve al co­niu­ge cre­di­to­re una li­qui­da­zio­ne in ca­pi­ta­le.
VIII. Con­gua­glio im­pos­si­bi­le
1Se il con­gua­glio dei fon­di del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le è im­pos­si­bi­le, il co­niu­ge de­bi­to­re de­ve al co­niu­ge cre­di­to­re un'in­den­ni­tà ade­gua­ta sot­to for­ma di li­qui­da­zio­ne in ca­pi­ta­le o di ren­di­ta.
2Una sen­ten­za sviz­ze­ra può es­se­re mo­di­fi­ca­ta su ri­chie­sta del co­niu­ge de­bi­to­re, se pre­te­se di pre­vi­den­za sus­si­sten­ti all'este­ro so­no pri­ma sta­te con­gua­glia­te da un'in­den­ni­tà ade­gua­ta ai sen­si del ca­po­ver­so 1 e so­no poi di­vi­se da una sen­ten­za este­ra vin­co­lan­te per il de­bi­to­re este­ro del­la pre­vi­den­za.
E. Ob­bli­go di man­te­ni­men­to do­po il di­vor­zio
1Se non si può ra­gio­ne­vol­men­te pre­ten­de­re che un co­niu­ge prov­ve­da da sé al pro­prio de­bi­to man­te­ni­men­to, in­clu­sa un'ade­gua­ta pre­vi­den­za per la vec­chia­ia, l'al­tro co­niu­ge gli de­ve un ade­gua­to con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to.
2Per de­ci­de­re dell'ero­ga­zio­ne del con­tri­bu­to e se del ca­so per fis­sar­ne l'im­por­to e la du­ra­ta, il giu­di­ce tie­ne con­to in par­ti­co­la­re dei se­guen­ti ele­men­ti:
ri­par­ti­zio­ne dei com­pi­ti du­ran­te il ma­tri­mo­nio;
du­ra­ta del ma­tri­mo­nio;
te­no­re di vi­ta dei co­niu­gi du­ran­te il ma­tri­mo­nio;
età e sa­lu­te dei co­niu­gi;
red­di­to e pa­tri­mo­nio dei co­niu­gi;
por­ta­ta e du­ra­ta del­le cu­re an­co­ra do­vu­te ai fi­gli;
for­ma­zio­ne pro­fes­sio­na­le e pro­spet­ti­ve di red­di­to dei co­niu­gi non­ché pre­su­mi­bi­le co­sto del rein­se­ri­men­to pro­fes­sio­na­le del be­ne­fi­cia­rio del man­te­ni­men­to;
aspet­ta­ti­ve dell'as­si­cu­ra­zio­ne per la vec­chia­ia e i su­per­sti­ti e del­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le o di al­tre for­me di pre­vi­den­za pri­va­ta o pub­bli­ca, in­clu­so il ri­sul­ta­to pre­ve­di­bi­le del­la di­vi­sio­ne del­le pre­sta­zio­ni d'usci­ta.
3Un con­tri­bu­to può ec­ce­zio­nal­men­te es­se­re ri­fiu­ta­to o ri­dot­to, ove sia ma­ni­fe­sta­men­te ini­quo so­prat­tut­to per­ché l'aven­te di­rit­to:
ha gra­ve­men­te con­trav­ve­nu­to al suo ob­bli­go di con­tri­bui­re al man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia;
ha de­li­be­ra­ta­men­te pro­vo­ca­to la si­tua­zio­ne di ne­ces­si­tà nel­la qua­le ver­sa;
ha com­mes­so un gra­ve rea­to con­tro l'ob­bli­ga­to o una per­so­na a lui in­ti­ma­men­te le­ga­ta.
II. Mo­da­li­tà del con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to
1Il giu­di­ce sta­bi­li­sce il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to sot­to for­ma di una ren­di­ta e fis­sa l'ini­zio dell'ob­bli­go di ver­sa­men­to.
2Se lo giu­sti­fi­ca­no cir­co­stan­ze par­ti­co­la­ri, in­ve­ce del­la ren­di­ta può or­di­na­re una li­qui­da­zio­ne.
3Può su­bor­di­na­re a de­ter­mi­na­te con­di­zio­ni il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to.
III. Ren­di­ta
1. Di­spo­si­zio­ni spe­cia­li
I co­niu­gi pos­so­no di­spor­re nel­la con­ven­zio­ne che la ren­di­ta ivi fis­sa­ta non sa­rà mo­di­fi­ca­ta o po­trà es­ser­lo sol­tan­to in par­te.
2. Ade­gua­men­to al rin­ca­ro
Il giu­di­ce può de­ci­de­re che il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to sia au­men­ta­to o ri­dot­to au­to­ma­ti­ca­men­te in fun­zio­ne di de­ter­mi­na­ti cam­bia­men­ti del co­sto del­la vi­ta.
3. Mo­di­fi­ca me­dian­te sen­ten­za
1Se la si­tua­zio­ne mu­ta in ma­nie­ra ri­le­van­te e du­re­vo­le, la ren­di­ta può es­se­re ri­dot­ta, sop­pres­sa o tem­po­ra­nea­men­te so­spe­sa; un mi­glio­ra­men­to del­la si­tua­zio­ne dell'aven­te di­rit­to de­ve es­se­re pre­so in con­si­de­ra­zio­ne sol­tan­to se nel­la sen­ten­za di di­vor­zio si è po­tu­to fis­sa­re una ren­di­ta suf­fi­cien­te a co­pri­re il suo de­bi­to man­te­ni­men­to.
2L'aven­te di­rit­to può esi­ge­re per il fu­tu­ro un adat­ta­men­to del­la ren­di­ta al rin­ca­ro al­lor­ché i red­di­ti dell'ob­bli­ga­to au­men­ti­no in ma­nie­ra im­pre­vi­sta do­po il di­vor­zio.
3En­tro un ter­mi­ne di cin­que an­ni dal di­vor­zio l'aven­te di­rit­to può esi­ge­re che sia fis­sa­ta una ren­di­ta op­pu­re che es­sa sia au­men­ta­ta, qua­lo­ra nel­la sen­ten­za di di­vor­zio sia sta­ta con­sta­ta­ta l'im­pos­si­bi­li­tà di fis­sa­re una ren­di­ta suf­fi­cien­te a co­pri­re un de­bi­to man­te­ni­men­to, ma la si­tua­zio­ne eco­no­mi­ca dell'ob­bli­ga­to sia nel frat­tem­po mi­glio­ra­ta.
4. Estin­zio­ne per leg­ge
1L'ob­bli­go di man­te­ni­men­to si estin­gue al­la mor­te dell'aven­te di­rit­to o dell'ob­bli­ga­to.
2Fat­te sal­ve con­ven­zio­ni con­tra­rie, es­so si estin­gue an­che se l'aven­te di­rit­to pas­sa a nuo­ve noz­ze.
IV. Ese­cu­zio­ne
1. Aiu­to all'in­cas­so
1Se l'ob­bli­go di man­te­ni­men­to non è adem­piu­to, un uf­fi­cio spe­cia­liz­za­to de­si­gna­to dal di­rit­to can­to­na­le aiu­ta in ma­nie­ra ade­gua­ta e di re­go­la gra­tui­ta­men­te l'aven­te di­rit­to che ne fac­cia ri­chie­sta a ot­te­ne­re l'ese­cu­zio­ne del­la pre­te­sa di man­te­ni­men­to.
2Il Con­si­glio fe­de­ra­le de­fi­ni­sce le pre­sta­zio­ni di aiu­to all'in­cas­so.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 20 mar. 2015 (Man­te­ni­men­to del fi­glio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2015 4299; FF 2014 489).
2. An­ti­ci­pi
1È fat­ta sal­va la com­pe­ten­za del di­rit­to pub­bli­co di di­sci­pli­na­re l'ero­ga­zio­ne di an­ti­ci­pi al­lor­ché l'ob­bli­ga­to non adem­pia l'ob­bli­go di man­te­ni­men­to.
2La pre­te­sa di man­te­ni­men­to pas­sa, con i di­rit­ti ad es­sa con­nes­si, all'en­te pub­bli­co nel­la mi­su­ra in cui que­st'ul­ti­mo as­su­ma il man­te­ni­men­to dell'aven­te di­rit­to.
1 In­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 20 mar. 2015 (Man­te­ni­men­to del fi­glio), in vi­go­re dal 1° gen. 2017 (RU 2015 4299; FF 2014 489).
3. Dif­fi­da ai de­bi­to­ri e ga­ran­zia1
1Quan­do l'ob­bli­ga­to tra­scu­ra l'ob­bli­go di man­te­ni­men­to, il giu­di­ce può pre­scri­ve­re ai suoi de­bi­to­ri di ef­fet­tua­re to­tal­men­te o in par­te i lo­ro pa­ga­men­ti all'aven­te di­rit­to.
2Se per­si­ste nel ne­gli­ge­re l'ob­bli­go di man­te­ni­men­to o se si pre­su­me che pre­pa­ri la fu­ga, di­la­pi­di la so­stan­za o la fac­cia scom­pa­ri­re, il giu­di­ce può ob­bli­gar­lo a pre­sta­re ade­gua­te ga­ran­zie per i con­tri­bu­ti di man­te­ni­men­to fu­tu­ri.
F. Fi­gli
I. Di­rit­ti e do­ve­ri dei ge­ni­to­ri
1Il giu­di­ce di­sci­pli­na i di­rit­ti e i do­ve­ri dei ge­ni­to­ri se­con­do le di­spo­si­zio­ni che reg­go­no gli ef­fet­ti del­la fi­lia­zio­ne. In par­ti­co­la­re di­sci­pli­na:
l'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le;
la cu­sto­dia;
le re­la­zio­ni per­so­na­li (art. 273) o la par­te­ci­pa­zio­ne di cia­scun ge­ni­to­re al­la cu­ra del fi­glio; e
il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to.
2Il giu­di­ce tie­ne con­to di tut­te le cir­co­stan­ze im­por­tan­ti per il be­ne del fi­glio. Pren­de in con­si­de­ra­zio­ne l'istan­za co­mu­ne dei ge­ni­to­ri e, per quan­to pos­si­bi­le, il pa­re­re del fi­glio.
3Può sta­bi­li­re il con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to an­che per un pe­rio­do che va ol­tre la mag­gio­re età del fi­glio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 21 giu. 2013 (Au­to­ri­tà pa­ren­ta­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2014 (RU 2014 357; FF 2011 8025).
II. Mo­di­fi­ca­zio­ne del­le cir­co­stan­ze
1A istan­za di un ge­ni­to­re, del fi­glio o dell'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri, il giu­di­ce mo­di­fi­ca l'at­tri­bu­zio­ne dell'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le se fat­ti nuo­vi im­por­tan­ti lo esi­go­no per il be­ne del fi­glio.
2Le con­di­zio­ni per la mo­di­fi­ca de­gli al­tri di­rit­ti e do­ve­ri dei ge­ni­to­ri so­no ret­te dal­le di­spo­si­zio­ni su­gli ef­fet­ti del­la fi­lia­zio­ne.1
3Se i ge­ni­to­ri han­no rag­giun­to un ac­cor­do, l'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri è com­pe­ten­te per un nuo­vo di­sci­pli­na­men­to dell'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le e del­la cu­sto­dia non­ché per l'ap­pro­va­zio­ne di un con­trat­to di man­te­ni­men­to. Ne­gli al­tri ca­si de­ci­de il giu­di­ce cui com­pe­te la mo­di­fi­ca del­la sen­ten­za di di­vor­zio.2
4Se de­ve de­ci­de­re sul­la mo­di­fi­ca dell'au­to­ri­tà pa­ren­ta­le, del­la cu­sto­dia o del con­tri­bu­to di man­te­ni­men­to di un fi­glio mi­no­ren­ne, il giu­di­ce mo­di­fi­ca se del ca­so an­che le re­la­zio­ni per­so­na­li o la par­te­ci­pa­zio­ne di cia­scun ge­ni­to­re al­la cu­ra del fi­glio; ne­gli al­tri ca­si l'au­to­ri­tà di pro­te­zio­ne dei mi­no­ri de­ci­de cir­ca la mo­di­fi­ca del­le re­la­zio­ni per­so­na­li o del­la par­te­ci­pa­zio­ne al­la cu­ra del fi­glio.3
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 21 giu. 2013 (Au­to­ri­tà pa­ren­ta­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2014 (RU 2014 357; FF 2011 8025).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del­la LF del 21 giu. 2013 (Au­to­ri­tà pa­ren­ta­le), in vi­go­re dal 1° lug. 2014 (RU 2014 357; FF 2011 8025).
Art. 135 a 149
1 Abro­ga­ti dal n. II 3 dell'all. 1 al Co­di­ce di pro­ce­du­ra ci­vi­le del 19 dic. 2008, con ef­fet­to dal 1° gen. 2011 (RU 2010 1739; FF 2006 6593).
Art. 150 a 158
Titolo quinto : Degli effetti del matrimonio in generale
A. Unio­ne co­niu­ga­le; di­rit­ti do­ve­ri dei co­niu­gi
1La ce­le­bra­zio­ne del ma­tri­mo­nio crea l'unio­ne co­niu­ga­le.
2I co­niu­gi si ob­bli­ga­no a coo­pe­ra­re al­la pro­spe­ri­tà dell'unio­ne ed a prov­ve­de­re in co­mu­ne ai bi­so­gni del­la pro­le.
3Es­si si de­vo­no re­ci­pro­ca as­si­sten­za e fe­del­tà.
B. Co­gno­me
1Cia­scun co­niu­ge con­ser­va il pro­prio co­gno­me.
2Gli spo­si pos­so­no tut­ta­via di­chia­ra­re all'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le di vo­ler as­su­me­re un co­gno­me co­niu­ga­le; pos­so­no sce­glie­re tra il co­gno­me da nu­bi­le o ce­li­be del­la spo­sa o del­lo spo­so.
3Se man­ten­go­no cia­scu­no il pro­prio co­gno­me, gli spo­si de­ter­mi­na­no il co­gno­me dei fi­gli, sce­glien­do­lo tra i lo­ro co­gno­mi da ce­li­be o nu­bi­le. In ca­si mo­ti­va­ti, l'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le può li­be­rar­li da que­st'ob­bli­go.
C. Cit­ta­di­nan­za
Cia­scun co­niu­ge con­ser­va la pro­pria cit­ta­di­nan­za can­to­na­le e at­ti­nen­za co­mu­na­le.
D. Abi­ta­zio­ne co­niu­ga­le
I co­niu­gi scel­go­no in­sie­me l'abi­ta­zio­ne co­niu­ga­le.
E. Man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia
1I co­niu­gi prov­ve­do­no in co­mu­ne, cia­scu­no nel­la mi­su­ra del­le sue for­ze, al de­bi­to man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia.
2Es­si s'in­ten­do­no sul lo­ro con­tri­bu­to ri­spet­ti­vo, se­gna­ta­men­te cir­ca le pre­sta­zio­ni pe­cu­nia­rie, il go­ver­no del­la ca­sa, la cu­ra del­la pro­le o l'as­si­sten­za nel­la pro­fes­sio­ne o nell'im­pre­sa dell'al­tro.
3In ta­le am­bi­to, ten­go­no con­to dei bi­so­gni dell'unio­ne co­niu­ga­le e del­la lo­ro si­tua­zio­ne per­so­na­le.
II. Som­ma a li­be­ra di­spo­si­zio­ne
1Il co­niu­ge che prov­ve­de al go­ver­no del­la ca­sa o al­la cu­ra del­la pro­le o as­si­ste l'al­tro nel­la sua pro­fes­sio­ne od im­pre­sa ha di­rit­to di ri­ce­ve­re re­go­lar­men­te da co­stui una con­grua som­ma di cui pos­sa di­spor­re li­be­ra­men­te.
2Ta­le som­ma va de­ter­mi­na­ta te­nen­do con­to de­gli in­troi­ti pro­pri del co­niu­ge aven­te di­rit­to non­ché di quan­to, nel­la con­sa­pe­vo­lez­za del­le pro­prie re­spon­sa­bi­li­tà, l'al­tro co­niu­ge im­pie­ga per la pre­vi­den­za in fa­vo­re del­la fa­mi­glia, del­la pro­fes­sio­ne od im­pre­sa.
III. Con­tri­bu­ti straor­di­na­ri di un co­niu­ge
1Il co­niu­ge che ha col­la­bo­ra­to nel­la pro­fes­sio­ne o nell'im­pre­sa dell'al­tro in mi­su­ra no­te­vol­men­te su­pe­rio­re al con­tri­bu­to che gli in­com­be per il man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia ha di­rit­to a un'equa in­den­ni­tà.
2Lo stes­so va­le per il co­niu­ge che, con il suo red­di­to o la sua so­stan­za, ha con­tri­bui­to al man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia in mi­su­ra no­te­vol­men­te su­pe­rio­re a quan­to era te­nu­to.
3Tut­ta­via, l'in­den­ni­tà non può es­se­re pre­te­sa se i con­tri­bu­ti straor­di­na­ri so­no sta­ti pre­sta­ti in ba­se a un con­trat­to di la­vo­ro, di mu­tuo o di so­cie­tà o in ba­se a un al­tro rap­por­to giu­ri­di­co.
F. Rap­pre­sen­tan­za dell'unio­ne co­niu­ga­le
1Du­ran­te la vi­ta co­mu­ne, cia­scun co­niu­ge rap­pre­sen­ta l'unio­ne co­niu­ga­le per i bi­so­gni cor­ren­ti del­la fa­mi­glia.
2Per gli al­tri bi­so­gni, un co­niu­ge rap­pre­sen­ta l'unio­ne co­niu­ga­le sol­tan­to se:
è sta­to au­to­riz­za­to dall'al­tro o dal giu­di­ce;
l'af­fa­re non con­sen­te una di­la­zio­ne e l'al­tro co­niu­ge è im­pos­si­bi­li­ta­to a da­re il pro­prio con­sen­so per ma­lat­tia, as­sen­za o ana­lo­ghi mo­ti­vi.
3Con i pro­pri at­ti, cia­scun co­niu­ge ob­bli­ga se stes­so e, in quan­to non ec­ce­da il po­te­re di rap­pre­sen­tan­za in mo­do ri­co­no­sci­bi­le dai ter­zi, so­li­dal­men­te an­che l'al­tro.
G. Pro­fes­sio­ne e im­pre­sa dei co­niu­gi
Nel­la scel­ta e nell'eser­ci­zio del­la pro­pria pro­fes­sio­ne od im­pre­sa cia­scun co­niu­ge usa ri­guar­do nei con­fron­ti dell'al­tro e tie­ne con­to del be­ne dell'unio­ne co­niu­ga­le.
H. Ne­go­zi giu­ri­di­ci dei co­niu­gi
Sal­vo di­ver­so di­spo­sto del­la leg­ge, cia­scun co­niu­ge può li­be­ra­men­te con­clu­de­re ne­go­zi giu­ri­di­ci con l'al­tro o con ter­zi.
II. Abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re
1Un co­niu­ge non può, sen­za l'espli­ci­to con­sen­so dell'al­tro, di­sdi­re un con­trat­to di lo­ca­zio­ne, alie­na­re la ca­sa o l'ap­par­ta­men­to fa­mi­lia­re o li­mi­ta­re con al­tri ne­go­zi giu­ri­di­ci i di­rit­ti ine­ren­ti all'abi­ta­zio­ne fa­mi­lia­re.
2Il co­niu­ge che non può pro­cu­rar­si que­sto con­sen­so, o cui il con­sen­so è ne­ga­to sen­za va­li­do mo­ti­vo, può ri­cor­re­re al giu­di­ce.
J. Ob­bli­go d'in­for­ma­zio­ne
1Cia­scun co­niu­ge può esi­ge­re che l'al­tro lo in­for­mi su i suoi red­di­ti, la sua so­stan­za e i suoi de­bi­ti.
2A sua istan­za, il giu­di­ce può ob­bli­ga­re l'al­tro co­niu­ge o ter­zi a da­re le in­for­ma­zio­ni oc­cor­ren­ti e a pro­dur­re i do­cu­men­ti ne­ces­sa­ri.
3Re­sta sal­vo il se­gre­to pro­fes­sio­na­le de­gli av­vo­ca­ti, dei no­tai, dei me­di­ci, de­gli ec­cle­sia­sti­ci e dei lo­ro au­si­lia­ri.
K. Pro­te­zio­ne dell'unio­ne co­niu­ga­le
I. Con­sul­to­ri
I Can­to­ni prov­ve­do­no af­fin­ché, in ca­so di dif­fi­col­tà ma­tri­mo­nia­li, i co­niu­gi pos­sa­no ri­vol­ger­si, in­sie­me o se­pa­ra­ta­men­te, a con­sul­to­ri ma­tri­mo­nia­li o fa­mi­lia­ri.
II. Mi­su­re giu­di­zia­rie
1I co­niu­gi pos­so­no, in­sie­me o se­pa­ra­ta­men­te, chie­de­re la me­dia­zio­ne del giu­di­ce qua­lo­ra uno di lo­ro si di­mo­stri di­men­ti­co dei suoi do­ve­ri fa­mi­lia­ri od es­si sia­no in di­sac­cor­do in un af­fa­re im­por­tan­te per l'unio­ne co­niu­ga­le.
2Il giu­di­ce ri­chia­ma i co­niu­gi ai lo­ro do­ve­ri e cer­ca di con­ci­liar­li; con il lo­ro con­sen­so, può far ca­po a pe­ri­ti o in­di­riz­zar­li a un con­sul­to­rio ma­tri­mo­nia­le o fa­mi­lia­re.
3Se ne­ces­sa­rio, il giu­di­ce, ad istan­za di un co­niu­ge, pren­de le mi­su­re pre­vi­ste dal­la leg­ge. La di­spo­si­zio­ne re­la­ti­va al­la pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà in ca­so di vio­len­ze, mi­nac­ce o in­si­die è ap­pli­ca­bi­le per ana­lo­gia.1
1 Per. in­tro­dot­to dal n. I del­la LF del 23 giu. 2006 (Pro­te­zio­ne del­la per­so­na­li­tà in ca­so di vio­len­za, mi­nac­ce o in­si­die), in vi­go­re dal 1° lug. 2007 (RU 2007 137; FF 2005 6127 6151).
2. Du­ran­te la con­vi­ven­za
a. Pre­sta­zio­ni pe­cu­nia­rie
1Ad istan­za di un co­niu­ge, il giu­di­ce sta­bi­li­sce i con­tri­bu­ti pe­cu­nia­ri per il man­te­ni­men­to del­la fa­mi­glia.
2Pa­ri­men­ti, ad istan­za di uno dei co­niu­gi, sta­bi­li­sce la som­ma de­sti­na­ta a quel­lo che prov­ve­de al go­ver­no del­la ca­sa o al­la cu­ra del­la pro­le o as­si­ste l'al­tro nel­la sua pro­fes­sio­ne od im­pre­sa.
3Le pre­sta­zio­ni pos­so­no es­se­re pre­te­se per il fu­tu­ro e per l'an­no pre­ce­den­te l'istan­za.
b. Pri­va­zio­ne del­la rap­pre­sen­tan­za
1Se un co­niu­ge ec­ce­de il suo po­te­re di rap­pre­sen­ta­re l'unio­ne co­niu­ga­le o se ne di­mo­stra in­ca­pa­ce, il giu­di­ce, ad istan­za dell'al­tro, può pri­var­lo in tut­to od in par­te del­la rap­pre­sen­tan­za.
2Il co­niu­ge istan­te può co­mu­ni­ca­re la pri­va­zio­ne a ter­zi sol­tan­to con av­vi­so per­so­na­le.
3La pri­va­zio­ne è op­po­ni­bi­le ai ter­zi di buo­na fe­de sol­tan­to quan­do sia sta­ta pub­bli­ca­ta per or­di­ne del giu­di­ce.
3. So­spen­sio­ne del­la co­mu­nio­ne do­me­sti­ca
a. Mo­ti­vi
Un co­niu­ge è au­to­riz­za­to a so­spen­de­re la co­mu­nio­ne do­me­sti­ca sin­tan­to che la con­vi­ven­za po­ne in gra­ve pe­ri­co­lo la sua per­so­na­li­tà, la sua si­cu­rez­za eco­no­mi­ca o il be­ne del­la fa­mi­glia.
b. Or­ga­niz­za­zio­ne del­la vi­ta se­pa­ra­ta
1Ove sia giu­sti­fi­ca­ta la so­spen­sio­ne del­la co­mu­nio­ne do­me­sti­ca, il giu­di­ce, ad istan­za di uno dei co­niu­gi:
sta­bi­li­sce i con­tri­bu­ti di man­te­ni­men­to de­sti­na­ti ai fi­gli e al co­niu­ge;
pren­de le mi­su­re ri­guar­dan­ti l'abi­ta­zio­ne e le sup­pel­let­ti­li do­me­sti­che;
or­di­na la se­pa­ra­zio­ne dei be­ni se le cir­co­stan­ze la giu­sti­fi­ca­no.
2Un co­niu­ge può pa­ri­men­ti pro­por­re l'istan­za quan­do la con­vi­ven­za sia im­pos­si­bi­le, se­gna­ta­men­te per­ché l'al­tro la ri­fiu­ta sen­za va­li­do mo­ti­vo.
3Se i co­niu­gi han­no fi­gli mi­no­ren­ni, il giu­di­ce pren­de le mi­su­re ne­ces­sa­rie se­con­do le di­spo­si­zio­ni su­gli ef­fet­ti del­la fi­lia­zio­ne.
4. Ese­cu­zio­ne
a. Aiu­to all'in­cas­so e an­ti­ci­pi
So­no ap­pli­ca­bi­li le di­spo­si­zio­ni re­la­ti­ve all'aiu­to all'in­cas­so e agli an­ti­ci­pi pre­vi­ste in ca­so di di­vor­zio e nell'am­bi­to de­gli ef­fet­ti del­la fi­lia­zio­ne.
b. Dif­fi­da ai de­bi­to­ri1
Se un co­niu­ge non adem­pie il suo ob­bli­go di man­te­ni­men­to, il giu­di­ce può or­di­na­re ai suoi de­bi­to­ri che fac­cia­no i lo­ro pa­ga­men­ti, in tut­to o in par­te, all'al­tro.
5. Re­stri­zio­ni del po­te­re di di­spor­re
1Se ne­ces­sa­rio per as­si­cu­ra­re le ba­si eco­no­mi­che del­la fa­mi­glia o per adem­pi­re un ob­bli­go pa­tri­mo­nia­le de­ri­van­te dall'unio­ne co­niu­ga­le, il giu­di­ce, ad istan­za di un co­niu­ge, può su­bor­di­na­re al con­sen­so di que­sto la di­spo­si­zio­ne di de­ter­mi­na­ti be­ni da par­te dell'al­tro.
2Il giu­di­ce pren­de le ap­pro­pria­te mi­su­re con­ser­va­ti­ve.
3Se vie­ta a un co­niu­ge di di­spor­re di un fon­do, ne or­di­na d'uf­fi­cio la men­zio­ne nel re­gi­stro fon­dia­rio.
6. Mo­di­fi­ca­zio­ne del­le cir­co­stan­ze
1Il giu­di­ce, ad istan­za di un co­niu­ge, adat­ta le mi­su­re al­le nuo­ve cir­co­stan­ze e se non so­no più giu­sti­fi­ca­te le re­vo­ca. Le di­spo­si­zio­ni sul­la mo­di­fi­ca­zio­ne del­le cir­co­stan­ze in ca­so di di­vor­zio si ap­pli­ca­no per ana­lo­gia.2
2Se i co­niu­gi tor­na­no a con­vi­ve­re, le mi­su­re or­di­na­te per la vi­ta se­pa­ra­ta de­ca­do­no, ec­cet­to la se­pa­ra­zio­ne dei be­ni e le mi­su­re di pro­te­zio­ne del fi­glio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I 4 del­la LF del 26 giu. 1998, in vi­go­re dal 1° gen. 2000 (RU 1999 1118; FF 1996 I 1).
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