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Timestamp: 2017-10-17 14:54:30+00:00
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Approfondimenti: Il realismo politico e l'inerzia istituzionale contro gli obblighi derivanti dall'art. 11 della Costituzione
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Il “realismo” politico e l’inerzia istituzionale contro gli obblighi derivanti dall’art. 11 della Costituzione
Franco Ragusa, 5 aprile 2003
Oramai è divenuto un coro.
Pur confermando le diversità di fondo, gran parte delle forze politiche di opposizione si trova a condividere la tesi del Governo Berlusconi per la quale la rapida vittoria degli anglo-americani costituirebbe l’unica via percorribile per la rapida fine del conflitto in Iraq, e con essa, la fine delle sofferenze per la popolazione civile.
Per essere chiari, al di là degli aspetti schizofrenici per lo più dovuti ad esigenze di politica interna, per ogni giorno di guerra che passa senza che il regime iracheno accetti di cedere la propria sovranità agli eserciti di USA e GB (per quanto il regime di Saddam non piaccia, sotto il profilo del diritto internazionale di attacco alla sovranità dell’Iraq si tratta), aumentano le convergenze tra la maggioranza di Governo e le forze di opposizione.
Non fosse, quindi, per la posizione di “non diretta belligeranza” assunta dal Governo, potremmo addirittura immaginare un intervento più diretto dell’Italia (umanitario?) per appunto accelerare la conclusione del conflitto.
Ciliegina sulla torta di questo quadro politico, l’intervento del Presidente della Repubblica Ciampi ad Alessandria.
Richiamato dai manifestanti pacifisti al rispetto della Costituzione, ha concluso “esprimendo il fervido auspicio che la guerra in corso nell'Iraq abbia al più presto fine”.
Insomma, tra “realismo politico” ed “auspici”, non si capisce più bene chi e come dovrebbe occuparsi del rispetto della Costituzione in un ambito per altro allargato di “illegalità internazionale”.
Per quanto vada infatti premesso che già in precedenti circostanze abbiamo assistito alla messa in soffitta dell’art. 11 della Costituzione, l’aspetto che più sconcerta è la totale assenza d’iniziative rivolte al ripristino della legalità internazionale e, nel caso più specifico dell’Italia, il rispetto degli obblighi per l’appunto derivanti dall’art.11.
La posizione assunta dalla maggioranza di Governo è chiaramente lesiva del principio del ripudio della guerra: l’Italia non ha infatti ripudiato alcunché, nei termini previsti dall’art. 11, nel momento stesso che ha deciso di sostenere un’iniziativa diplomatica, nel Paese come negli organismi internazionali, di aperto sostegno politico ad un intervento bellico di tipo cosiddetto preventivo, nonché unilaterale.
Per altro, facendo riferimento al ruolo internazionalmente svolto dal Governo italiano, prima e dopo lo scoppio del conflitto, c’è da sottolineare la grave violazione dell’art. 11 proprio in riferimento al ruolo positivo che l’Italia dovrebbe svolgere nell’ambito delle organizzazioni internazionali al fine di assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni.
Ma di tutto ciò non vi è alcuna traccia nell’operato del Governo Berlusconi, che anzi continua nella politica di sostanziale appoggio alle nazioni che hanno iniziato la guerra.
Non un’iniziativa per il cessate il fuoco e né un’iniziativa per chiedere alla comunità internazionale d’imporre alle forze in campo un piano di aiuti umanitario che scatti immediatamente.
Un “non fare” sin troppo palesemente doloso, tanto più vista la parallela concessione dell’uso delle basi militari in Italia e dello spazio aereo italiano per generici fini di supporto logistico ad una delle parti in conflitto.
Clamorosa la partenza dei paracadutisti americani dall’Italia per entrare nel teatro delle operazioni di guerra. Certamente, nessuno avrebbe potuto impedire a dei “cittadini americani” di partire dall’Italia per andare in Iraq. Ma da privati cittadini, per l’appunto, senza l’equipaggiamento e l’ausilio di trasporti militari specificatamente finalizzati ad assolvere operazioni di guerra. E a chi ora sorriderà di fronte a questa che potrebbe sembrare una sottile ed ininfluente differenza di forma, mi permetto di far notare che è anche e soprattutto attraverso la correttezza dei rapporti giuridici, soltanto all’apparenza formali, che si sostanziano principi come quello di legalità e di ripudio della guerra.
Non appaiono quindi per nulla comprensibili gli attuali richiami al realismo politico da parte delle forze politiche di opposizione, che di fatto avranno il solo risultato di legittimare nel senso comune delle persone i colpi di mano sia del Governo Berlusconi che dell’amministrazione Bush.
Come anche non può essere minimamente compresa l’inerzia istituzionale del Presidente Ciampi, che non va oltre l’esternazione di sentimenti di mero auspicio, di fronte ad una situazione che imponeva ed impone chiare assunzioni di responsabilità da parte degli organi istituzionali posti a tutela della legalità costituzionale.