Source: https://www.previti.it/archives/date/2018/05
Timestamp: 2019-09-16 22:48:37+00:00
Document Index: 43047548

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ']

maggio 2018 - Studio Previti
Centromarca studia l’impatto generato dalle fake news sui brand; e promuove lo sviluppo di “best practice”
30/05/2018 /in Rassegna Stampa
Articolo di Silvia Antonini estratto da DailyMedia del 30 maggio 2018.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-05-30 18:32:212018-05-30 18:33:20Centromarca studia l'impatto generato dalle fake news sui brand; e promuove lo sviluppo di "best practice"
Più Intelligenza Artificiale nel lavoro degli studi legali
28/05/2018 /in Rassegna Stampa
Articolo di Federico Unnia estratto da pag. 29 di Italia Oggi del 28 maggio 2018.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-05-28 17:11:062018-05-28 17:11:06Più Intelligenza Artificiale nel lavoro degli studi legali
La condotta di postare un commento su facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione di esso, per la idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone, comunque, apprezzabile per composizione numerica.
Se tale commento, come quello in esame, è offensivo nei riguardi di persone facilmente individuabili, la relativa condotta integra gli estremi della diffamazione e come tale correttamente il contegno è stato valutato in termini di giusta causa del recesso, in quanto idoneo a recidere il vincolo fiduciario nel rapporto lavorativo.
Pertanto, la Corte di Cassazione con sentenza del 27 aprile 2018 n. 10280 ha rigettato il ricorso proposto da una lavoratrice ribadendo che l’ascrivibilità della condotta tenuta dalla lavoratrice al delitto di diffamazione era pacificamente ritenuta dalla giurisprudenza richiamata in sentenza e che come tale la stessa integrava comportamento idoneo ad incrinare irrimediabilmente il vincolo fiduciario essenziale al rapporto di lavoro e deducibile quindi a giusta causa di licenziamento.
Tanto più che, nella fattispecie, alle invettive rivolte all’organizzazione aziendale ed ai superiori, si aggiungeva la prospettazione del ricorso a malattie asintomatiche in caso di dissensi di vedute con il datore di lavoro, e ciò da parte di soggetto caratterizzantesi per una documentata frequente morbilità.
Nel corso del giudizio, peraltro, i testi avevano escluso che in capo alla lavoratrice fossero ravvisabili condizioni di particolare aggravio o stress quanto alle condizioni di lavoro e che, pertanto, era risultato vano il tentativo di individuare un’esimente della condotta diffamatoria della stessa nelle condizioni di lavoro ed in un non provato stress da lavoro correlato.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-05-25 15:47:502018-05-25 15:47:50Il commento offensivo su facebook integra gli estremi della diffamazione e della giusta causa del recesso datoriale
La registrazione di una conversazione intercorsa con soggetti “ignari” della operazione in corso costituisce una condotta che incide sulla privacy del soggetto sottoposto a registrazione ma diviene lecita ove sia preordinata a fare valere un proprio diritto in sede giudiziaria che non deve esser inteso in una finalità esclusivamente processuale.
A precisarlo è la Corte di Cassazione con sentenza n. 11322 del 10 maggio 2018.
Il caso sottoposto al vaglio della Corte riguardava un lavoratore di una azienda metalmeccanica abruzzese che nel corso di un procedimento disciplinare consegnava al responsabile del personale dell’azienda una pennetta usb contenente la registrazione di conversazioni effettuate all’insaputa dei colleghi durante l’orario di lavoro e sul posto di lavoro al fine di dimostrare l’infondatezza dell’addebito mosso dalla società.
A seguito di tale condotta, l’azienda instaurava un ulteriore procedimento disciplinare nel quale veniva addebitata la violazione della fiducia e della privacy dei colleghi registrati senza il loro consenso che si concludeva con il licenziamento del lavoratore.
Il Tribunale di Vasto investito dal lavoratore riteneva la legittimità del licenziamento, La Corte di Appello di L’Aquila riformava la sentenza ritenendo sproporzionato il licenziamento e condannava la società, ai sensi dell’art. 18, 5° co. legge 20 maggio 1970 n. 300, al pagamento in favore del lavoratore di 15 mensilità.
La Corte di Cassazione veniva adita dal lavoratore il quale censurava la sentenza della corte territoriale per aver ritenuto comunque illegittima la condotta del ricorrente nonostante la stessa fosse giustificata dal diritto di difesa. La società, nel resistere all’impugnativa, formulava ricorso incidentale lamentando l’errata valutazione di sproporzionalità della condotta.
La Suprema Corte, nel respingere in via pregiudiziale il ricorso incidentale, ritenendo lecita la condotta del ricorrente, ha giocoforza accolto il ricorso principale del lavoratore. La Cassazione ha, infatti, ritenuto che la registrazione di una conversazione intercorsa con soggetti “ignari” della operazione in corso costituisce certamente una condotta che incide sulla privacy del soggetto sottoposto a registrazione che configura, a seconda delle conseguenze, la fattispecie delittuosa del trattamento illecito di dati.
Tale condotta, tuttavia, diviene lecita ove sia preordinata a fare valere un proprio diritto in sede giudiziaria che non deve esser inteso in una finalità esclusivamente processuale.
Quanto al concreto atteggiarsi del diritto di difesa – prosegue la Corte – la pertinenza alla tesi difensiva va verificata nei suoi termini astratti e con riguardo alla sua oggettiva inerenza alla finalità di addurre atti a sostenerla e non alla sua concreta idoneità a provare la tesi.
La condotta, quindi, del dipendente che ha attuato adeguate cautele per non divulgare il contenuto delle registrazioni oltre la stretta finalità difensiva rende – ad avviso della Corte – non antigiuridica la condotta posta in essere.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-05-25 15:40:022018-05-25 15:40:02La registrazione di una conversazione tra colleghi di lavoro per finalità di tutela dei propri diritti non costituisce una condotta illegittima
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-05-25 09:16:032018-05-25 09:16:03Mutuo. Responsabilità precontrattuale della banca
Il creditore istante ai sensi del secondo comma dell’art. 155 quinquies disp. att. c.p.c. può chiedere di essere autorizzato ad accedere direttamente alle banche dati della p.a. od alle quali quest’ultime possono accedere, ed all’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari, fino alla pubblicazione sul portale dei servizi telematici del ministero della giustizia dell’elenco delle banche dati per le quali è possibile l’accesso da parte dell’ufficiale giudiziario.
Lo ha stabilito il Tribunale di Pescara con la sentenza n. 231 del 20.4.2018.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-05-22 12:56:182018-05-22 12:56:18Accesso alle banche dati da parte del creditore
Il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo deve essere dichiarato improcedibile e l’ingiunzione diventa esecutiva se l’opponente disattende l’onere di attivare il procedimento di mediazione nel termine di 15 giorni assegnato dal giudice per sanare il precedente vizio di procedibilità.
La mediazione tardivamente attivata rende improduttivo di effetti il relativo incombente, provocando gli stessi effetti del mancato esperimento di esso, con conseguente applicazione della sanzione della improcedibilità della domanda giudiziale.
Lo ha stabilito il Tribunale di Padova con sentenza del 18.4.2018.
Come noto, l’art. 5 comma 1 bis del D. Lgs. n. 28/2010 prevede che l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Qualora quest’ultima non sia preceduta dal predetto procedimento, la stessa norma autorizza il giudice a concedere alle parti un termine massimo di 15 giorni per provvedervi.
Ora, sarebbe illogico ritenere che il Legislatore dell’art. 5 cit. – da un lato abbia previsto la sanzione dell’improcedibilità per mancato esperimento della mediazione, prevedendo altresì che la stessa debba essere attivata entro il termine di 5 giorni e – dall’altro – abbia voluto negare ogni rilevanza al mancato rispetto di detto termine.
Assegnare, in caso di inottemperanza un ulteriore termine o ritenere assolto l’obbligo nonostante la tardività, contrasterebbe con il dato normativo che sanziona con l’improcedibilità tale ipotesi ed introdurrebbe una ulteriore forma di sanatoria non prevista dalla legge, in contrasto con il principio di economia processuale (in quanto comporta un ulteriore allungamento del processo) e con il principio di iniziativa di parte (secondo cui è onere di chi ha interesse dare i necessari atti di impulso processuali).
Il termine de quo ha pertanto natura perentoria, natura che si evince dalla stessa gravità della sanzione comminata, l’improcedibilità della domanda giudiziale, che comporta la necessità di una sentenza di puro rito, cosi impedendo al processo di pervenire al suo naturale epilogo.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-05-22 12:50:412018-05-22 12:50:41Tardivo esperimento della mediazione: opposizione a decreto ingiuntivo improcedibile