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Timestamp: 2018-01-19 13:11:01+00:00
Document Index: 171436359

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 2050', 'art. 2050', 'art. 2050', 'art. 2050', 'art. 2043']

SKU: 7417096170
9788849533996
Il massiccio utilizzo delle tecnologie informatiche, nel favorire inedite forme d’interazione tra gli individui, ha impresso alla società un nuovo corso. Tale progresso genera forme di comunicazione e trattamento dei dati, rispetto ai quali cresce la domanda di protezione dei diritti della personalità, quali l’immagine, la riservatezza, l’onore, la reputazione ovvero l’interesse alla cancellazione delle informazioni personali. Ciò impone la specificazione del regime di addebito degli illeciti agli utenti e ai gestori delle piattaforme digitali. La tradizionale prospettiva sanzionatorio/riparatoria, allo stato, non permette un effettivo ristoro degli interessi esistenziali esposti al danno cagionato in rete. Si propone, pertanto, un approccio di protezione preventivo, che ammette l’affermazione di una «responsabilizzazione» del provider nell’educazione all’uso dei servizi offerti. In tal senso, l’art. 2043 c.c. assicura copertura normativa all’imputabilità dei danni, socialmente rilevanti, prodotti nella fruizione del servizio informatico. L’azionabilità del rimedio risarcitorio è motivata non dalla qualificazione in termini di pericolosità dell’attività esercitata, bensí dall’ingiustizia della lesione, determinata dall’inosservanza di un dovere formativo-educazionale e accertata secondo criteri valutativi accreditati dalla teoria della responsabilità sociale dell’impresa.
Marcello D’Ambrosio è ricercatore confermato di Diritto privato presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professore universitario di seconda fascia di Diritto privato. È autore di una monografia (Partecipazione e attività. Contributo allo studio delle associazioni, Napoli, 2012), di contributi in opere collettanee, saggi e lavori minori.
1. Premessa. L’uomo contemporaneo protagonista del progresso tecnologico. Inquietudine avvertita dalla collettività nei confronti della forza espansiva delle ICT. Impatto dell’evoluzione tecnologica sull’esercizio dei diritti fondamentali. Onere dell’interprete di rifuggire da facili generalizzazioni. Promozione della libertà di espressione e difesa della sfera personale. Fondamento costituzionale del diritto/dovere all’uso responsabile della rete. Educazione all’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie quale mezzo di difesa dei valori delle democrazie moderne.
2. Nuove forme di comunicazione. Carattere alternativo e non complementare del rapporto telematico alla comunicazione non digitale. Mercato dei servizi informatici. Informazione dell’utente sulle caratteristiche della prestazione informatica. Tendenza ad avvalersi della medesima chiave di lettura utilizzata per affrontare e ponderare gli eventi del mondo materiale. Notevole incremento di condotte lesive a causa dei rischi di un’interazione inconsapevole. Dovere etico-giuridico di ‘essere responsabili’ nell’esercizio dell’attività economica. Accountability dell’impresa in relazione alle ricadute del suo agire nel contesto sociale.
3. Vantaggi della comunicazione digitalizzata. Nuove condizioni di esercizio dei diritti fondamentali. Il tema del controllo del traffico dei dati immessi in rete. Perdita del controllo sulle informazioni. Pratiche di condivisione e sistemi di archiviazione informatica dei dati. Privacy by design, privacy by default e accountability privacy quale strumentario messo in campo per riequilibrare il rapporto tra operatore informatico e utente.
4. Selezione della legge applicabile e delocalizzazione delle informazioni. Sistemi ordinamentali che favoriscono politiche aziendali fondate sul risparmio dei costi di produzione ed erogazione dei servizi. Problema del contrasto del fenomeno del forum shopping. Trattamento dei dati personali nello spazio dell’Unione. Criterio della geolocalizzazione dei servizi. Divieto del trasferimento trasfrontaliero dei dati in Paesi che non offrono un livello di protezione adeguato: il caso ‘Schrems’. Annullamento del «Safe Harbor». Pericolosità del trasferimento e garanzia di un livello di protezione adeguato.
5. Segue. Accordi sul trasferimento transfrontaliero dei dati personali. Binding Corporate Rules e utilizzo delle standard contractual clauses. Riconoscibilità delle clausole da parte dei soggetti titolari dei dati o che hanno interesse ad accedere al contenuto di questi. Fiducia nei flussi transatlantici dei dati ristabilita mediante il «Privacy Shield». Onere delle imprese statunitensi di rispettare solidi obblighi sul trattamento dei dati personali.
6. L’impegno internazionale nella definizione di un piano di educazione digitale. Campagne informative finalizzate all’educazione degli utenti sulle potenzialità negative delle condotte tenute in rete. Dovere per i gestori dei servizi informatici di operare nell’interesse degli utenti. Sinergia di pubblico e privato sul fronte della tutela degli interessi esistenziali. Doveri comportamentali conformati da una funzione educativa.
La libertà di non «essere » in rete
1. Libertà di «essere» e di «non essere» in rete. Condivisione dei dati nei servizi della società dell’informazione. Velocità operativa, facilità di accesso e conservazione delle informazioni. Diritto all’informazione e alla trasparenza, in àmbito sia pubblico che privato. Equilibrio tra libertà di informazione e diritto alla riservatezza. Facili generalizzazioni sulla rilevanza del diritto alla cancellazione contrapposte a un percorso che predilige ‘soluzioni su misura’. Distinti piani di rilevanza dei dati pubblicati.
2. I mmagine e reputazione. Esigenza di «essere» presenti nella rete. Applicazione degli artt. 10 c.c. e 96 e 97 l. dir. aut. Impossibilità di dominare la circolazione di dati condivisi in rete. Effettività delle disposizioni normative prescrittive. Mutamento del senso comune in relazione alla natura dell’immagine nella rete. Interesse a proteggere l’immagine utilizzata senza consenso. Uso improprio delle immagini dei minori divulgate in rete.
3. Diritto alla cancellazione delle informazioni personali. Pratiche di accesso incontrollato ai dati personali pubblicati. Interesse a vedere cancellato ogni riferimento alla propria persona e diritto all’informazione: bilanciamento di valori. Diritto all’oblio nella recente giurisprudenza. Diritto alla cancellazione dei dati quale limite alla libertà di informazione. Memoria storica e memoria attuale. Non controllabilità della dimensione virtuale.
4. O rientamenti giurisprudenziali in tema di diritto all’oblio: il caso «Google Spain». Rimozione dall’elenco dei risultati di ricerca dei links che rinviano a pagine web contenenti informazioni ritenute lesive della persona. Diritto di richiedere al gestore di un motore di ricerca di impedire il reindirizzo a siti internet ritenuti lesivi. Principio della net neutrality. Orientamenti giurisprudenziali nazionali sull’obbligo di integrare e aggiornare l’informazione storica non piú attuale. Incerta fisionomia e operatività del principio della neutralità applicabile all’agire del provider.
5. Definizione normativa del diritto alla cancellazione dei dati personali. Diritto all’oblio e Reg. UE n. 679 del 2016. Condizioni che giustificano la rimozione delle informazioni. Dichiarazione dei diritti in Internet quale Freedom of Information Act. Diritto all’oblio e diritto all’informazione. Le linee guida dell’Autorità nazionale a protezione della privacy. Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Trasparenza, diritto alla cancellazione delle informazioni e anonimizzazione dei dati. Permanenza in rete di tracce identificative della persona nel rispetto dei princípi di pertinenza e non eccedenza.
6. Segue. Trasparenza mediante l’accesso alle informazioni. Il diritto alla cancellazione e il rifiuto di soluzioni universali. Oblio e anonimato: l’irrinunciabile via del bilanciamento. Evidenza pubblica e tutela della persona nel rispetto dei princípi di necessità e proporzionalità. Strumenti di «pseudonimizzazione».
Dann i alla pers ona e resp onsab ilità civile
1. I lleciti e responsabilità in rete: inquadramento del problema. Accresciuta lesione dei diritti della personalità. Dinamiche e qualificazione degli illeciti. Identificazione del responsabile del pregiudizio e incerta ricostruzione del profilo dell’imputazione. Applicazione di regole di responsabilità oggettiva al gestore di servizi informatici. Riferimento agli artt. 2043, 2050 e 2051 c.c. Prevenzione delle condotte lesive.
2. I llecito trattamento dei dati personali: limiti alla responsabilità del fornitore dei servizi informatici. Art. 15 c. privacy e art. 2050 c.c. Trattamento dei dati personali e attributi dell’«attività pericolosa»:critica. Pericolosità dell’attività giustificata dalla particolare rilevanza degli interessi lesi. Operatività limitata dell’art. 2050 c.c. soltanto in caso di fatti lesivi dei diritti della personalità. Adozione di ogni misura necessaria per evitare la violazione della privacy degli utenti: orientamenti giurisprudenziali. Riconoscimento in capo al provider della responsabilità per il trattamento di dati personali: il caso «Google Spain». Crepe nel muro dell’irresponsabilità del provider. Prospettiva di una responsabilità di tipo «sociale» per l’imprenditore.
3. Violazione di diritti fondamentali, responsabilità dell’utente e culpa in vigilando. Confini della responsabilità civile per diffamazione o violazione del diritto all’immagine. Imputazione dell’evento dannoso e accertamento dell’autore del condotta illecita: accordare rilevanza a una presunzione. Ricorso a soluzioni fondate sull’obbligo di controllo. Art. 2051 c.c. e risarcimento del danno cagionato dalle cose in custodia. Responsabilità dell’illecito avvenuto mediante l’utilizzo di cose sotto il proprio controllo.
4. Net neutrality e (ir)responsabilità del provider: la dubbia efficacia delle soluzioni invalse. Responsabilità del provider in caso di violazione di diritti di terzi determinate dalle condotte degli utenti. Condizioni di esenzione della responsabilità per il fornitore dei servizi informatici. Responsabilità civile, esercizio di attività diseconomiche e chilling effects. Difficile controllo sui contenuti caricati dagli utenti. Attenta valutazione degli interessi protetti. Rinvio all’art. 2050 c.c.: profili critici. Impossibilità di ricorrere all’art. 2050 c.c. per la violazione di diritti di natura patrimoniale. Ristoro della lesione con il ricorso all’art. 2043 c.c.: strumento sanzionatorio della condotta non responsabile dell’impresa.
Accountability ed educaz ione dell ’utente
1. Uso inconsapevole della rete e (in)formazione dell’utente. Àmbito di relazionalità segnato da un elevato rischio di violazione dei diritti della personalità. Limitata litigiosità processuale. Adozione di misure preventive da azionare per limitare le probabilità di danno alla persona. Iniziativa pubblico-privata sul fronte della sensibilizzazione al tema della protezione dei dati personali. Omissiva azione informativa da parte del gestore.
2. Internet e habitat. Riconsiderare la funzione della rete. L’ambiente quale sistema complesso che attornia un punto di riferimento soggettivo. Il valore della qualità delle relazioni sociali. Critica al tentativo di definire un contesto normativo promozionale delle transazioni economiche: critica. Timidi sforzi di regolamentazione e forme di ‘costituzionalizzazione’ di strumenti di tutela. Internet e princípi fondamentali dell’ordinamento. Sviluppo sostenibile delle rete. Rinvio al principio di precauzione e alla responsabilità sociale dell’impresa.
3. Protezione nei confronti del c.d. «ignoto tecnologico». Fondatezza della tesi a favore del riconoscimento in capo al gestore del dovere di agire responsabilmente. Rinvio ai risultati conseguiti in tema di tutela dell’ambiente. Dovere di proteggere l’utente dai pericoli del progresso tecnologico. Codici di condotta in funzione di un uso responsabile di internet.
4. Accountabiliy quale forma di «responsabilizzazione». Complesso di doveri protesi ad assicurare un sufficiente rapporto di fiducia con i destinatari dei servizi. AdoziWone di misure e pratiche verificabili. Livello di sicurezza adeguato al rischio. Il c.d. «effetto diluvio». Doppio livello di responsabilità. Meccanismi di certificazione e forme di compliance. Ruolo del Data protection officer. Monitoraggio regolare e sistematico «su larga scala».
5. Responsabilità sociale dell’impresa fornitrice di servizi informatici. «Responsabilizzazione» e impianto sanzionatorio. Qualificazione dell’illecito, rilevando: il contesto normativo che governa l’area di azione; la posizione dell’agente; i caratteri dell’attività economica esercitata. Difficile rinvio a forme di responsabilità oggettiva. Art. 2043 c.c. quale cardine del sistema della responsabilità civile, fondato sulla indennizzabilità del danno ingiusto. Selezione di cautele adeguate a garantire la sicurezza della persona.
6. Tutela della riservatezza nella progettazione e nell’esecuzione dei servizi informatici. Privacy by design e privacy by default nel Reg. UE n. 679 del 2016. Soluzioni tecniche e organizzative adeguate a realizzare in maniera efficace i princípi di protezione dei dati. L’approccio europeo al tema della privacy by design e privacy by default. Profilo della semplicità dell’uso della rete. User-centricity: l’utente al centro dell’attività informatica.
7. Responsabilizzazione dell’impresa e disciplina consumeristica. Diritto applicabile. Codice del consumo. Adempimenti informativi in relazione alla sicurezza e alle caratteristiche del servizio offerto. Indicazioni relative alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d’uso del servizio. Prevenzione dell’illecito attraverso la realizzazione dell’obbligo educativo. Riflessioni conclusive.