Source: https://www.ambientediritto.it/giurisprudenza/tribunale-di-palermo-6-agosto-2012-decreto-n-11130/
Timestamp: 2020-08-13 17:45:33+00:00
Document Index: 63266282

Matched Legal Cases: ['art. 323', 'art. 409', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 650', 'art. 650', 'art. 323']

TRIBUNALE DI PALERMO, 6 Agosto 2012 Decreto n.11130 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Diritto urbanistico - edilizia Numero: 11130 | Data di udienza:
Numero: 11130
Presidente: Marina Petruzzella
DIRITTO URBANISTICO – Abusivismo edilizio – Ordinanza di demolizione – Condotta omissiva del sindaco e dei funzionari comunali – Reato di abuso d’ufficio – Configurabilità – Presupposti – Art. 323 c.p..
In tema di abusivismo edilizio si ravvisa il reato abuso d’ufficio, ex art. 323 c.p., nella condotta del sindaco e dei funzionari comunali che deliberatamente omettano di dare esecuzione all’ordinanza di demolizione di un immobile al fine di procurare un indebito vantaggio ai proprietari. Integra, così, il delitto di abuso d’ufficio la condotta del sindaco che ometta intenzionalmente di attivare le specifiche procedure di garanzia atte a porre rimedio alla mancata esecuzione dolosa da parte dei funzionari comunali, competenti per legge in materia di violazioni edilizie, di un’ordinanza di demolizione di un immobile. Nella specie, si è ravvisata la necessità da parte del Giudice, rigettando la richiesta di archiviazione del PM, di indagare sulle ragioni dell’inottemperanza dell’indagato e sulle ragioni per le quali gli uffici competenti della pubblica amministrazione abbiano omesso di dar seguito all’ordine di demolizione, e se nell’inerzia non sia nel caso concreto ravvisabili profili di perseguibilità ai sensi della legge penale.
DIRITTO URBANISTICO – Nozione di normativa urbanistica – Disciplina degli usi del territorio – Sanzione della demolizione – Funzione direttamente ripristinatoria del bene offeso – Omissione – Responsabilità P.A. (Sindaco, Dirigente e Resp. Procedimento) – Reato di abuso d’ufficio – Presupposti – Poteri del Giudice.
La normativa urbanistica non può consistere solo nella disciplina dell’attività edilizia, dovendosi la relativa nozione estendere alla disciplina degli usi del territorio in senso sociale, economico e culturale, ivi compresa la valorizzazione delle risorse ambientali, nonché alle relazioni che devono instaurarsi tra gli elementi del territorio e non soltanto dell’abitato. Questa stessa concezione dei beni giuridici tutelati dalle incriminazioni degli illeciti urbanistici ha condotto ad affermare che la sanzione della demolizione ha una funzione direttamente ripristinatoria del bene offeso e, quindi, si riconnette all’interesse sotteso all’esercizio stesso dell’azione penale. Pertanto, il giudice penale non ha al riguardo un potere residuale di supplenza, ma di tutela specifica dell’interesse offeso, correlato al preminente interesse di giustizia. Fattispecie: il G.I.P. oltre a rigettare la richiesta di archiviazione del PM ha ordinato indagini sulle ragioni della mancata demolizione e dell’inerzia della P.A.
a scioglimento della riserva di cui all’udienza ex art. 409 c.p.p., sull’istanza di archiviazione avanzata dal PM, nel procedimento a carico di …., fondata sulla prospettazione secondo cui l’inadempimento dell’ordine di demolizione non costituisca reato;
Ciò posto, reputa il giudice innanzitutto che l’istanza di archiviazione relativa alla notizia del mancato adempimento dell’ordine di demolizione non possa essere accolta, e che al riguardo vada approfondito non solo la ragione della violazione dell’ordine da parte dei destinatari, ma anche se vi sia stata una volontaria inerzia dei responsabili dell’ufficio comune competente. Costoro – rileva il giudice – sembrano allo stato doversi individuare nel Dirigente del servizio Controllo del Territorio e nel responsabile del procedimento, firmatari l’ordinanza, ingegneri …., in altri eventuali che per legge fossero tenuti ad attivare le procedure per la demolizione del manufatto abusivo.
Deve ritenersi che l’ordine di demolizione, come tutta la disciplina urbanistica, abbia assunto nel nostro ordinamento una funzione di ordine pubblico, come d’altra parte è significativamente indicato dalle interpretazioni più attuali ed approfondite della Suprema Corte, di cui più avanti. Un’indicazione della natura di provvedimento di ordine pubblico dell’ordine di demolizione viene innanzitutto dal fatto che il legislatore abbia sancito per il giudice l’obbligo di pronunciarlo e per la pubblica amministrazione l’obbligo di disporlo e di provvedervi, quando nell’esercizio dei rispettivi compiti istituzionali accertino l’abuso (cnfr. al riguardo tutta la giurisprudenza sul tema dell’ineliminabilità dell’ordine di demolizione).
Evoluzione della giurisprudenza della Cassazione L’individuazione dell’oggetto dei reati urbanistici ha dato in passato, come è noto, occasione ad una disputa tra la configurazione “formalistica” e quella “sostanzialistica”. A partire dagli anni ’80, sulla concezione originaria che individuava il bene tutelato nel rispetto formale e strumentale del controllo dell’attività edificatoria da parte della Pubblica Amministrazione, prevale l’orientamento, di diversa sensibilità, incentrato sull’interesse pubblico all’ordinato sviluppo del territorio.
Invero la stessa Corte di Cassazione, si era già espressa nel senso che “il bene che la legislazione urbanistica sull’edificabilità dei suoli tutela non è il rispetto formale degli strumenti urbanistici, ma il territorio come bene comprensivo di una molteplicità di interessi giuridicamente rilevanti, quali la sicurezza, l’igiene, la diversificazione delle aree, le comunicazioni interne ed esterne, le direzioni di sviluppo urbano, la proporzionalità dei volumi, l’armonia delle caratteristiche architettoniche, la funzionalità tecnica ” (Cass., 26.6.1981).
Le Sezioni Unite in una importante sentenza hanno pure individuato come interesse fondamentale tutelato dalle norme urbanistiche la tutela del territorio contro i rischi di pregiudizio derivanti da ogni condotta che produca alterazioni in danno del benessere complessivo della collettività e delle sue attività ed il cui parametro di legalità è dato dalla disciplina degli strumenti urbanistici e dalla normativa vigente” (Cass., Sez. Unite, 12.11.1993, ric. Borgia).
La Suprema Corte ha rilevato, in proposito, che la configurazione normativa dell’interesse tutelato è venuta a mutare nel tempo: dall’entrata in vigore della legge 6.8.1967, n. 765, introduttiva tra l’altro degli standards urbanistici e della salvaguardia degli usi pubblici e sociali del territorio, all’art. 80 del D.P.R. n. 616/1977 ed alla successiva normativa (tra cui la legge 8.8.1985, n. 431), secondo la quale l’urbanistica non può farsi solo consistere nella disciplina dell’attività edilizia, dovendosi la relativa nozione estendere alla disciplina degli usi del territorio in senso sociale, economico e culturale, ivi compresa la valorizzazione delle risorse ambientali, nonché alle relazioni che devono instaurarsi tra gli elementi del territorio e non soltanto dell’abitato.
Tra l’altro questa stessa concezione dei beni giuridici tutelati dalle incriminazioni degli illeciti urbanistici ha condotto le SU ad affermare che la sanzione della demolizione ha una funzione direttamente ripristinatoria del bene offeso e, quindi, si riconnette all’interesse sotteso all’esercizio stesso dell’azione penale: che pertanto il giudice penale non ha al riguardo un potere residuale di supplenza, ma di tutela specifica dell’interesse offeso, correlato al preminente interesse di giustizia (cnfr. Cass., Sez. Unite, 3.2.1997, n. 714, ric. Luongo).
Addirittura la gravità e la natura di problema di ordine pubblico del fenomeno dell’abusivismo edilizia nel territorio della città, rileva ancora il giudice, sono stati ufficialmente definiti già nel 2002 nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato il 18 ottobre 2002, che dichiarando lo stato di emergenza ambientale, ha affermato che a Palermo: “la notevole diffusione del fenomeno di abusivismo edilizio …sta compromettendo l’efficienza dei servizi, lo sviluppo urbanistico della città e …, conseguentemente, produce gravi pregiudizi all’ordinario svolgimento della vita associata”(tale DPDCDM, emesso ai sensi dell’articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, ha dichiarato lo stato di emergenza ambientale nella città di Palermo, ed è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, e prorogato fino al 2006).
Alla luce di simili dati di fatto, che riguardano il territorio del comune di Palermo, e delle considerazioni esposte, deve reputarsi superato e in aperto contrasto con le interpretazioni viste della stessa Corta suprema in materia edilizia, quell’orientamento riduttivo (che risulta però adottato in Cassazione non oltre il 1997) che, negando la funzione d’ordine pubblico della normativa penale edilizia, affermava che “l’ordine di sospensione dei lavori edili, tranne il caso in cui venga emanato a cagione di crolli o di pericolo per la pubblica incolumità – viene emesso dal sindaco per ragioni di autotutela conseguenti all’esecutività di un atto amministrativo in tema di urbanistica di ornato o di difesa dell’ambiente, e cioè per ragioni che non sono né di giustizia né di ordine pubblico né di sicurezza pubblica né di igiene e quindi per motivi che non consentono la sussumibilità delle relative previsioni sotto il disposto di cui all’art. 650 c.p. (Cass. III 12.10.1983, si trattava di fattispecie in tema di prosecuzione dei lavori in spregio ad un ordine di sospensione;. E ancora nel 1997 Cass. III, del 06.6.1997 : “l’inosservanza dell’ordine di demolizione di un manufatto abusivo non integra gli estremi del reato di cui all’art. 650 cod. pen., non essendo tale provvedimento amministrativo diretto a conseguire finalità di giustizia o di ordine pubblico, ma di semplice riassetto urbanistico”).
E’ opportuno ricordare anche da ultimo la Cassazione, mostrando una ben mutata sensibilità sul tema dell’abusivismo edilizio in territori come quelli di molte zone della Sicilia, non esita a ravvisare il reato abuso d’ufficio, ex art. 323 c.p., nella condotta del sindaco e dei funzionari comunali che deliberatamente omettano di dare esecuzione all’ordinanza di demolizione di un immobile al fine di procurare un indebito vantaggio ai proprietari (Cass. VI 22.1.2010: “Integra il delitto di abuso d’ufficio la condotta del sindaco che ometta intenzionalmente di attivare le specifiche procedure di garanzia atte a porre rimedio alla mancata esecuzione dolosa da parte dei funzionari comunali, competenti per legge in materia di violazioni edilizie, di un’ordinanza di demolizione di un immobile”).
rigetta l’istanza di archiviazione, dando termine al PM di mesi tre per indagare intorno alle ragioni della mancata esecuzione dell’ordine di demolizione da parte degli indagati, ed altresì in ordine alle ragioni per le quali il Dirigente dell’ufficio del Comune di Palermo Servizio Controllo del Territorio e il responsabile del procedimento, firmatari l’ordinanza, ingegneri …, e altri eventuali che per legge fossero tenuti ad attivare le procedure per la demolizione del manufatto abusivo, non abbiano instaurato la procedura di esecuzione del medesimo ordine di demolizione ed provveduto affinché la demolizione venisse eseguita effettivamente.