Source: http://www.conord.eu/index.php/quesiti/764-obbligo-di-centralizzare-le-committenze-e-contratti-di-finanza-di-progetto
Timestamp: 2017-12-17 11:50:40+00:00
Document Index: 154687860

Matched Legal Cases: ['art. 37', 'art. 183', 'art. 37', 'art. 183', 'art. 33', 'art. 37', 'art. 164']

Obbligo di centralizzare le committenze e contratti di finanza di progetto - Conord
Sei qui: Home Banca Dati Quesiti Obbligo di centralizzare le committenze e contratti di finanza di progetto
Un Comune ha chiesto se sussista, o meno, in capo ad un Comune non capoluogo di Provincia l'obbligo di aggregazione e centralizzazione degli acquisti, previsto dall'art. 37, c. 4, D. Lgs. 50/2016, nel caso di affidamenti tramite Finanza di Progetto ex art. 183 del succitato decreto.
A quanto riferito il Comune avrebbe necessità di comprendere se sussista, o meno, l'obbligo in capo all'Ente di aggregazione e centralizzazione degli acquisti previsto dall'art. 37, c. 4, D.Lgs. 50/2016 nel caso di affidamenti tramite Finanza di Progetto ex art. 183 D. Lgs. 50/2016.
Come correttamente evidenziato nella richiesta di parere, in vigenza del vecchio codice dei contratti (D. Lgs. 163/2006) l'obbligo di ricorrere a centrali uniche di committenza introdotto dall'art. 33, c. 3-bis era stato interpretato dalla stessa ANAC (con il comunicato n.11/2015) come limitato ai soli contratti d'appalto mentre le concessioni potevano essere affidate direttamente dalle amministrazioni aggiudicatrici senza ricorrere ad un soggetto aggregatore.
Cionondimeno, già in allora, l'Autorità aveva evidenziato come l'Ente concedente dovesse “effettuare un bilanciamento con i vantaggi che possono derivare dalla centralizzazione in termini di programmazione, progettazione, mancata duplicazione degli interventi, riduzione dei costi, anche nell’ambito delle concessioni di lavori e del project financing”.
Il quadro siffatto è venuto, poi, ad essere profondamente inciso dall'approvazione del nuovo codice dei contratti (D. Lgs. 50/2016) il quale presenta, tra i suoi tratti peculiari ed innovativi, anche quello di disciplinare non solo gli appalti pubblici ma anche le concessioni, ivi comprese le ipotesi di Partenariato Pubblico Privato.
Cionondimeno pare che le disposizioni relative alla qualificazione delle stazioni appaltanti, e con esse l'obbligo di ricorrere alla centralizzazione delle committenze, non vengano in rilievo per l'affidamento di concessioni o contratti di Partenariato Pubblico Privato.
Ed in effetti, da un punto di vista sistematico, tali disposizioni non sono collocate nella Parte I (disposizioni comuni) ma all'interno del Titolo II della Parte II, dedicata ai contratti di appalto per lavori, servizi e forniture.
Lo stesso art. 37 non fa mai riferimento alle concessioni od al PPP ed, anzi, il tenore letterale pare volerne limitare l'applicazione oggettiva agli acquisti di forniture, servizi o all'affidamento di lavori.
Nè pare esservi un rinvio all'obbligo di ricorrere alla centralizzazione delle committenze all'interno della specifica disciplina dettata per le concessioni ed il PPP nella Parte III del Codice: ed infatti l'art. 164 prevede che “alle procedure di aggiudicazione di contratti di concessione di lavori pubblici o di servizi si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni contenute nella parte I e nella parte II, del presente codice, relativamente ai principi generali, alle esclusioni, alle modalità e alle procedure di affidamento, alle modalità di pubblicazione e redazione dei bandi e degli avvisi, ai requisiti generali e speciali e ai motivi di esclusione, ai criteri di aggiudicazione, alle modalità di comunicazione ai candidati e agli offerenti, ai requisiti di qualificazione degli operatori economici, ai termini di ricezione delle domande di partecipazione alla concessione e delle offerte, alle modalità di esecuzione”.
Come si vede, si fa espresso riferimento alle procedure di aggiudicazione, ai requisiti generali e speciali degli operatori economici, ma nulla viene detto circa la qualificazione – e, quindi, sui requisiti soggettivi – che devono essere posseduti dalle stazioni appaltanti o dalle centrali di committenza.
Peraltro, a rigor di logica, tale soluzione pare porsi almeno in parte in contrasto con le finalità proprie della centralizzazione delle commitenze (ad esempio la riduzione del numero delle stazioni appaltanti con conseguente facilitazione delle operazioni di controllo; la concentrazione delle attività su Enti che abbiano strutture organizzative adeguate e specializzazione delle stesse) che, a ben vedere, vengono in rilievo tanto per gli appalti quanto per le concessioni.
Pertanto, sebbene al momento non paia sussistere un espresso obbligo di ricorrere ad una centrale di committenza, ritengo utile che l'Amministrazione valuti con molta attenzione – anche alla luce del valore, della durata e della complessità del contratto di PPP – l'opportunità, o meno, di ricorrere ad una centrale di committenza.