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Timestamp: 2020-08-13 05:29:19+00:00
Document Index: 121804624

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 177 del 04/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 177 del 04/01/2011
Cassazione civile sez. trib., 04/01/2011, (ud. 09/11/2010, dep. 04/01/2011), n.177
COMUNE DI ROMA, in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentato e difeso, giusta delega a margine del ricorso,
dall’Avv. MARZOLO Riccardo;
PUBBLILARA SRL con sede in (OMISSIS), in persona del
rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa, giusta delega a
margine del controricorso, dall’Avv. SCAVUZZO Giuseppe, elettivamente
domiciliata in Roma, Via Germanico 24, presso lo studio dell’Avv.
Luciana Rostelli;
avverso la sentenza n. 22/35/2006 della Commissione Tributaria
Regionale di Roma, Sezione n. 5, in data 2 2.05.2006, depositata il
09 novembre 2010 dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi;
Presente il Proc. Generale dott. Raffaele Ceniccola.
Considerato che nel ricorso iscritto al n. 21012/2007 R.G. è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:
“1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 22/35/2006, pronunziata dalla C.T.R. di Roma, Sezione n. 35, il 22.05.2006 e DEPOSITATA il 24 maggio 2006.
Con tale decisione, la C.T.R. ha rigettato l’appello del Comune di Roma, nella considerazione che lo stesso non avesse fornito la prova della fondatezza della pretesa fiscale azionata.
2 – Il ricorso, che attiene ad impugnazione della cartella di pagamento, relativa alla imposta sulla pubblicità dell’anno 1997, censura l’impugnata decisione, deducendo la violazione delle norme in tema di prove e di eccezioni nel giudizio di appello.
3 – La società contribuente, giusto controricorso, ha chiesto che l’impugnazione venga rigettata per infondatezza.
4 – Ai ricorsi proposti contro sentenze o provvedimenti pubblicati a partire dal 2.03.2006, data di entrata in vigore del D.Lgs. 15 febbraio 2006, n. 40, recante modifiche al codice di procedura civile in materia di ricorso per cassazione, si applicano le disposizioni dettate nello stesso decreto al capo 1^.
Secondo l’art. 366 bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del decreto – i motivi di ricorso debbono essere formulati, a pena di inammissibilità, nel modo ivi descritto e, in particolare, nei casi previsti dall’art. 360, nn. 1, 2, 3 e 4, l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un quesito di diritto, mentre, nel caso previsto dall’art. 360, comma 1, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.
In buona sostanza, i motivi appaiono inammissibili, giacchè non solo non risultano adeguatamente specificati i motivi di doglianza, ma non risulta formulato alcun conferente quesito di diritto (Cass. SS.UU. n. 20603/2007, n. 20360/2007, n. 23732/2007).
5 – Si ritiene, dunque, sussistano i presupposti per la trattazione in Camera di Consiglio e la relativa definizione, con declaratoria di inammissibilità, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c..
Considerato che il Collegio condivide le argomentazioni svolte nella relazione;
Ritenuto che, in base a tali condivisi motivi ed ai richiamati principi, il ricorso va rigettato, per inammissibilità dei motivi;
Considerato che le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in complessivi Euro millecento, di cui Euro mille per onorario ed Euro cento per spese vive, oltre spese generali ed accessori di legge;
Rigetta il ricorso e condanna il Comune al pagamento, in favore della società controricorrente, delle spese del giudizio, liquidate in complessivi Euro millecento, oltre spese generali ed accessori di legge.