Source: https://www.unijuris.it/node/3265
Timestamp: 2020-03-30 18:28:31+00:00
Document Index: 18394212

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 18', 'art. 94']

Corte d'Appello di Brescia – Fallimento: irrilevanza di alcune ragioni poste a fondamento del reclamo proposto ex art. 18 L.F. e condanna alle spese, in caso di rigetto, del legale rappresentante della società opponente. | Unijuris 2.0 - Osservatorio sulla Giurisprudenza Fallimentare
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Società non in liquidazione – Disponibilità di immobilizzazioni materiali e partecipazioni societarie – Esclusione della fallibilità – Presupposto non sufficiente – Liquidità non pronta – Garanzia di adempimento delle obbligazioni - Insussistenza.
Dichiarazione di fallimento – Reclamo proposto dalla società - Rigetto – Spese del giudizio -Legale rappresentante della reclamante – Condanna personale – Principio della soccombenza – Scelta rispettosa.
Il termine di giorni 45 dal deposito del ricorso, stabilito dall’art. 15, terzo comma, L.F., entro il quale deve essere fissata l’udienza per la dichiarazione di fallimento, si deve considerare meramente ordinatorio, sicché il suo mancato rispetto non determina alcun nullità. Tale termine non è posto a favore del debitore che, pertanto, non può eccepire che il relativo mancato rispetto gli abbia causato un pregiudizio, ma, semmai, a favore del creditore istante, che ha interesse di ottenere nel più breve tempo possibile che la sua istanza venga presa in considerazione e valutata. (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)
Al fine di potersi considerare superata la soglia relativa all’ammontare dei debiti, di cui al punto c) dell’art. 1, secondo comma, L.F., è sufficiente che risultino pendenti nei confronti dell’imprenditore procedure esecutive di importo complessivo superiore ad euro cinquecentomila, in quanto le stesse depongono nel senso della sussistenza di debiti scaduti e non pagati per un importo totale maggiore e, nel contempo, confermano la ricorrenza di uno stato d’insolvenza (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)
E’ del tutto irrilevante, al fine di escludere la definitiva incapacità di una società di fare fronte alle obbligazioni contratte nell’esercizio dell’impresa, la circostanza che la stessa disponga di consistenti immobilizzazioni materiali ed elevate partecipazioni societarie. poiché, laddove il debitore non si trovi in stato di liquidazione, la valutazione del giudice ex art. 5 L.F. non deve essere diretta ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’eguale ed integrale soddisfazione dei creditori sociali, ma deve essere volta solo a verificare se la debitrice disponga di credito e di risorse e, quindi, della liquidità necessaria a soddisfare le obbligazioni contratte nell’esercizio dell’impresa. Anche le proprietà immobiliari, nell’ambito di un’azienda non in liquidazione, invero, non valgono a modificare il giudizio sull’insolvenza, in quanto non costituiscono liquidità pronta ed immediata indispensabile per l’adempimento delle obbligazioni, ed in quanto, neppure la generica affermazione della debitrice circa l’esistenza di trattative volte alla loro proficua cessione, rappresenta motivo sufficiente a garantire l’ottenimento della disponibilità economica a tal fine necessaria. (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)
Al fine di dotare di effettività il principio della soccombenza nel caso in cui l’opponente coincida con la società fallita, si può reputare fondata la richiesta, in caso di rigetto del reclamo ex art. 18 L.F., di condanna alla spese, ex art. 94 c.p.c.,, del legale rappresentante della stessa, stante che laddove si gravasse delle stesse la società, queste resterebbero a carico della massa nonostante la procedura fallimentare sia posta a sua tutela. (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)
http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/16752.pdf