Source: https://www.studiocataldi.it/guide_legali/pillole/il-reato-di-abuso-dei-mezzi-di-correzione-o-di-disciplina.asp
Timestamp: 2018-07-17 08:02:04+00:00
Document Index: 92698761

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Il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina
L'articolo 571 del codice penale inserisce tra le fattispecie penalmente rilevanti l'abuso dei mezzi di correzione o di disciplina.
Si tratta di un reato che punisce chiunque abusi di tali mezzi in danno di una persona che sia stata sottoposta alla sua autorità o che gli sia stata affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia o per l'esercizio di una professione o di un'arte.
In particolare, coloro che commettono tale reato sono puniti con la reclusione fino a sei mesi, se, dal loro comportamento, alla vittima deriva il pericolo di una malattia, sia nel corpo che psichica.
È evidente che il bene giuridico protetto deve essere individuato sia nell'incolumità psicofisica che nella dignità delle persone.
Il reato in analisi rappresenta una forma di reato proprio.
Nonostante l'espressione "chiunque" possa trarre in inganno, infatti, soggetto attivo può essere esclusivamente colui che ha un legittimo potere di correzione o di disciplina.
Per quanto riguarda, invece, il soggetto passivo del reato, è interessante segnalare che, con un'importante sentenza del 2011, la numero 4444, la Corte di cassazione ha ritenuto che la fattispecie in esame non possa configurarsi laddove la condotta sia posta in essere nei confronti di un figlio maggiorenne.
Infatti, un tal genere di responsabilità penale da parte del genitore può ritenersi integrata solo nel caso in cui lo stesso abbia ancora una potestà sul figlio, potestà alla quale quest'ultimo non è in grado di sottrarsi.
Dall'analisi testuale della norma, risulta chiaro che il reato di cui all'articolo 571 del codice penale è subordinato al verificarsi di una condizione obiettiva di punibilità.
La condotta dell'abuso dei mezzi di correzione o di disciplina è infatti penalmente rilevante solo se da essa derivi, quantomeno, una malattia nel corpo o nella mente della vittima.
Secondo la giurisprudenza ormai concorde, in ogni caso, il reato in esame non ha natura necessariamente abituale.
Infatti, l'abuso penalmente rilevante può aversi non solo nel caso in cui i comportamenti lesivi dell'integrità psicofisica della vittima siano ripetuti e mantenuti per un periodo di tempo apprezzabile, ma anche quando il soggetto attivo ponga in essere un unico atto, ovviamente di notevole rilevanza.
In tal senso si veda, ad esempio, la sentenza numero 18289/2010 della sesta sezione penale della Corte di cassazione.
Il codice penale prevede una pena aggravata nel caso in cui, dall'abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, alla vittima derivi una lesione personale e una pena ancora più aggravata se da esso derivi addirittura la morte.
È chiaro, in ogni caso, che né l'evento lesioni né l'evento morte devono essere voluti dal responsabile. In caso contrario, infatti, egli incorrerebbe in responsabilità per i reati di lesioni o di omicidio.
Circa l'elemento soggettivo del reato di abuso di mezzi di correzione o di disciplina la dottrina, nel corso degli anni, si è posta su posizioni contrastanti.
In passato la tesi prevalente era nel senso di ritenere necessario il dolo specifico, individuato nella volontà dell'agente di commettere il fatto sanzionato nell'intento di perseguire una finalità educativa.
Oggi, tuttavia, la dottrina maggioritaria ritiene sufficiente il dolo generico, ovverosia la semplice volontà consapevole di realizzare il fatto costitutivo di reato. Secondo tale visione, il fine correttivo non può essere considerato come un fine ulteriore, idoneo a integrare il dolo specifico.
Il reato di abuso di mezzi di correzione e disciplina rischia di sovrapporsi, secondo una lettura superficiale, a quello di maltrattamenti in famiglia, disciplinato dal successivo articolo 572 c.p.
Non sempre, infatti, per l'interprete può risultare agevole tenere ben distinte le due ipotesi.
Su tale questione, tuttavia, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha tentato più volte di fare chiarezza, riuscendo a fornire un adeguato orientamento.
Emblematica, in tal senso, è la sentenza numero 34460 del 12 settembre 2007 con la quale i giudici hanno chiarito che alla base del delitto oggetto della presente analisi vi è un uso di mezzi educativi, astrattamente legittimo e consentito, che, tuttavia, diviene abuso, in quanto eccessivo, arbitrario e intempestivo.
Il più grave reato di maltrattamenti in famiglia, invece, si verifica quando la persona offesa è sottoposta a episodi continui di violenza e prevaricazione che rendono intollerabili le sue condizioni di vita.
Raccolta di articoli e sentenze in materia di abuso correzione:
» Cassazione: picchiare e insultare i figli integra il reato di maltrattamenti e non abuso dei mezzi di correzione - Teresa Fiortini - 04/06/13
» Cassazione: madre costringe bambina a tagliarsi i capelli? È abuso dei mezzi di correzione. - Luisa Foti - 25/03/11
» Cassazione: picchiare figlio maggiorenne non è abuso dei mezzi di correzione - Luisa Foti - 15/02/11
Massime della Cassazione in materia di abuso dei mezzi di correzione
Cassazione penale Sezione VI sentenza del 22/10/2014 n. 53425
L'uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore, anche lì dove fosse sostenuto da "animus corrigendi", non può rientrare nell'ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti. (In applicazione del principio, la S.C. ha annullato la decisione del giudice di merito qualificando ai sensi dell'art. 572 cod. pen., e non come abuso dei mezzi di correzione, la condotta di ripetuto ricorso alla violenza, sia psicologica che fisica, inflitta, per finalità educative, da una maestra di scuola materna ai bambini a lei affidati).
Integra il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina il comportamento dell'insegnante che umilii, svaluti, denigri o violenti psicologicamente un alunno causandogli pericoli per la salute, atteso che, in ambito scolastico, il potere educativo o disciplinare deve sempre essere esercitato con mezzi consentiti e proporzionati alla gravità del comportamento deviante del minore, senza superare i limiti previsti dall'ordinamento o consistere in trattamenti afflittivi dell'altrui personalità. (Nella fattispecie la Suprema Corte ha confermato la sentenza di condanna di un insegnante che aveva costretto un alunno a scrivere per 100 volte sul quaderno la frase "sono un deficiente").
Cassazione penale Sezione VI sentenza del 10/05/2012 n. 36564
L'uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore, anche lì dove fosse sostenuto da "animus corrigendi", non può rientrare nell'ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti. (Fattispecie relativa a ripetersi di violenza commessi dall'agente nei confronti del figlio, con lo scopo dichiarato di insegnargli "come stare al mondo").
Cassazione penale Sezione VI sentenza del 17/04/2012 n. 28481
Il giudice dell'udienza preliminare non può modificare il fatto oggetto dell'imputazione, ma può dare ad esso una diversa qualificazione giuridica. (Nella specie, la Corte ha annullato la sentenza di proscioglimento del g.u.p. dal delitto di maltrattamenti che, avendo escluso l'abitualità delle condotte di sopraffazione, non aveva, però, valutato se le condotte medesime potessero integrare il delitto di abuso di mezzi di correzione).
Cassazione penale Sezione VI sentenza del 10/01/2011 n. 4444
Non si configura il reato di abuso di mezzi di correzione, se il soggetto passivo è il figlio già divenuto maggiorenne ancorché convivente, trattandosi di persona non più sottoposta all'autorità del genitore.
Cassazione penale Sezione VI sentenza del 23/11/2010 n. 45467
In tema di rapporti tra il reato di abuso dei mezzi di correzione e quello di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, deve escludersi che l'intento educativo e correttivo dell'agente costituisca un elemento dirimente per far rientrare il sistematico ricorso ad atti di violenza commessi nei confronti di minori nella meno grave previsione di cui all'art. 571 c.p. Ne consegue che l'esercizio del potere di correzione al di fuori dei casi consentiti, o con mezzi di per sè illeciti o contrari allo scopo, deve ritenersi escluso dalla predetta ipotesi di abuso e va inquadrato nell'ambito di diverse fattispecie incriminatrici. (Nel caso di specie, la S.C. ha censurato la pronuncia di merito, ravvisando il delitto di maltrattamenti nei confronti dei bambini affidati ad un asilo).
Cassazione penale Sezione III sentenza del 22/10/2009 n. 49433
La nozione di malattia rilevante ai fini del reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina è più ampia di quella relativa al reato di lesione personale, comprendendo ogni conseguenza rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo, dallo stato d'ansia all'insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento.