Source: https://www.tifosobilanciato.it/2017/05/11/stadi-calcio-le-nuove-norme-anticostituzionali/2/
Timestamp: 2019-04-18 16:40:38+00:00
Document Index: 79752767

Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art. 62', 'art. 41', 'art. 42', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 1', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 1', 'art. 62']

Stadi di calcio: le nuove norme sono anticostituzionali | Tifoso Bilanciato – bilanci e finanza nel calcio | Page 2
Quello che, in particolare, risulta evidente è che l’interesse pubblico, insito negli interventi sugli impianti sportivi, è messo, in realtà, al servizio di interessi privati nettamente prevalenti rispetto al primo.
D’altronde, già l’Avv. Prof. Enrico Lubrano, nel corso del Convegno “ Impianti sportivi. Tor di Valle vs Flaminio: rischi ed opportunità”, organizzato da Federsupporter e tenutosi in Roma il 28 marzo scorso, nel suo intervento aveva rilevato, senza che ancora fossero state emanate le innovazioni di cui all’art. 62 del Decreto Legge in oggetto, che il rapporto tra impianto sportivo e complessi edilizi ad esso annessi e connessi, con l’esclusione, peraltro all’epoca in vigore, di complessi edilizi residenziali, non poteva essere legittimamente squilibrato a favore dei secondi rispetto al primo, venendo, altrimenti, alterate l’adeguatezza e congruenza della normativa nei confronti del fine da essa stessa perseguito.
Fine che non poteva e non può essere quello, con il pretesto di interventi su impianti sportivi, di permettere la realizzazione privilegiata, anche a soggetti diversi da società sportive ed in deroga a strumenti e competenze urbanistiche, di complessi edilizi, essendovi, per giunta, ora inclusi anche quelli a destinazione residenziale.
Non solo, ma, tenuto conto della destinazione e funzione sociale dello sport di cui sub 1, le disposizioni ex art. 62 appaiono anche in contrasto con l’art. 41 della Costituzione, secondo il quale la libertà di iniziativa economica privata deve sempre svolgersi non in contrasto con l’utilità sociale, nonché in contrasto con il successivo art. 42 che stabilisce come la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge con i limiti di acquisto e godimento necessari ad assicurarne la funzione sociale.
Utilità e funzione che, viceversa, l’art. 62 del Decreto Legge sostanzialmente non garantisce, permettendo, come osservato dal Presidente Mirabelli, a qualsivoglia soggetto imprenditoriale e speculativo privato, diverso da una associazione o società sportiva, di fare e ottenere quello che altrimenti non potrebbe fare e ottenere o, in ogni caso, non sarebbe facilitato a fare e ottenere.
Si tengano presente, inoltre, le parole, in vero rivelatesi profetiche, già da me riportate in precedenti occasioni, del Dr. Raffaele Cantone, attuale Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), tratte dal suo libro “ Football Clan”, pag. 267, Editore Rizzoli 2012 : “Il progetto per la realizzazione di complessi multifunzionali può prevedere ambiti da destinare ad attività residenziali, direzionali, turistico-ricreative e commerciali. In pratica, intorno all’arena si può costruire di tutto: hotel, condomini, uffici, negozi, supermarket,palestre, beauty center, sale gioco. Il miraggio promette di far sorgere dal nulla un business da quattro miliardi di euro in dieci anni… le lezioni della storia recente, tuttavia, dovrebbero aver insegnato a diffidare delle colate di cemento. Non è un caso che il film simbolo della speculazione edilizia e le cricche di potere, “Le mani sulla Città” di Francesco Rosi, ruoti intorno al progetto di un costruttore spregiudicato: il plastico di un quartiere residenziale con in mezzo proprio il nuovo stadio”.
Positività delle disposizioni che prevedono la possibilità di concessione del diritto di superficie e di usufrutto su impianti ed aree pubbliche.
Fra le tante- troppe- ombre di cui all’art. 62 del Decreto Legge v’è, però, anche qualche luce.
E’, infatti, da condividere ed apprezzare che, relativamente ad impianti sportivi ed aree pubbliche , si preveda la possibilità di concessione del diritto di superficie e di usufrutto.
Misure che faciliterebbero l’attuazione del principio e del precetto di cui all’art. 1, comma 305, della Legge n.147/2013, in base al quale gli interventi vanno realizzati “ prioritariamente mediante recupero di impianti esistenti o relativamente ad impianti localizzati in aree già edificate” .
Priorità non abrogata, né espressamente né implicitamente, dall’art. 62 .
Laddove non è chi non veda come sia tale priorità sia, ora, la possibilità di concessione del diritto novantennale di superficie si sposino perfettamente con il Progetto di Federsupporter “Aiutiamoci a realizzare un sogno” per il recupero dello Stadio Flaminio in Roma.
Gli effetti sul procedimento amministrativo in corso di norme sopravvenute.
L’art. 62 del Decreto in oggetto, come si è visto ai punti che precedono, apporta significative modifiche all’art. 1, comma 304, della Legge n. 147/2013.
Si pone, quindi, il problema di valutare se e in che modo tali modifiche si applichino oppure no a procedimenti amministrativi in corso e non ancora definitivamente conclusi alla data di entrata in vigore ( 24 aprile 2017) delle norme stesse.
Secondo dottrina e giurisprudenza prevalenti, poiché il procedimento amministrativo va sezionato nei singoli atti che lo compongono, le nuove norme sopravvenute si debbono ritenere inapplicabili, secondo il principio “ tempus regit actum”, alle frazioni sub -procedimentali già concluse prima dell’entrata in vigore delle nuove norme.
V’è anche chi ritiene che, qualora le novità legislative sopravvenute siano da qualificare come elementi essenziali e necessari alla produzione dell’effetto principale del procedimento, allora quest’ultimo, ove non definitivamente concluso, debba ricominciare da capo secondo le suddette novità legislative .
V’è anche chi ritiene che il principio di retroattività della nuova normativa sia preferibilmente applicabile nel caso in cui tale retroattività sia favorevole al destinatario dell’atto.
Alla luce dei suesposti principi, per quanto riguarda specificamente il nuovo Stadio per la Roma a Tor di Valle, il cui procedimento non si è ancora definitivamente concluso, si potrebbe, da un lato, sostenere, volendo seguire la dottrina e la giurisprudenza prevalenti, che le novità di cui all’art. 62 del Decreto Legge n.50/2017 non si applicano alle frazioni sub-procedimentali già concluse.
Dall’altro, si potrebbe sostenere, volendo seguire dottrina e giurisprudenza minoritarie, che dette novità si applichino all’intero procedimento, in particolare se considerate più favorevoli al destinatario dell’atto, in quest’ultimo caso, però, dovendosi ricominciare da capo l’intero procedimento.
(Federsupporter)