Source: http://www.diritto-civile.it/I-Contratti/Inarcassa-pensioni-nuove-a-rischio-riliquidazione.html
Timestamp: 2019-08-24 03:13:38+00:00
Document Index: 174696528

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ']

Inarcassa: pensioni nuove a rischio riliquidazione
Inarcassa: le norme del regolamento 2012 in materia di criterio di calcolo della pensione violano i principi di cui all'art. 3 comma 12 della legge n 335 del 1995?
Inarcassa: tutti gli approfondimenti
Inarcassa: la riforma del 2010
Inarcassa: la nuova disciplina del sistema pensionistico
La Riforma previdenziale di Inarcassa, approvata in via definitiva con nota del 19/11/12, dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha introdotto il sistema contributivo per il calcolo della quota pensionistica riferibile alle anzianità contributive maturate da ingegneri ed architetti dal 2013 in poi.
Per quel che concerne invece le anzianità contributive maturate sino al 2012, esse daranno luogo ad una quota pensionistica da calcolarsi secondo il sistema retributivo o reddituale in relazione a tutte le annualità contributive caratterizzate da redditi e volumi d'affari superiori a determinati limiti (per il 2009, redditi superiori a e. 6.000,00 e/o volumi d'affari superiori a E. 10.000,00) ad una quota da calcolarsi con sistema contributivo per le annualità contributive caratterizzate da redditi e volumi d'affari inferiori ai suddetti limiti.
Sempre in relazione alla quota retributiva riferita alle anzianità contributive maturate sino al 2012, la base reddituale di calcolo sarà costituita, a decorrere dal 2012, dai migliori ventidue redditi dichiarati negli ultimi 27 anni anteriori al 2012. Inoltre, con norma di non agevole comprensione, si stabilisce: "Ai fini del computo della media reddituale utile per il calcolo della quota retributiva sono presi a riferimento esclusivamente i redditi fino all’anno 2012, anche se il numero è inferiore a quello indicato nel comma precedente. Nel caso in cui il numero di redditi professionali dichiarati sia inferiore a quello indicato nel comma precedente, la media reddituale è computata escludendo un reddito ogni cinque anni di anzianità maturata fino ad un massimo di quattro".
Ad avviso di chi scrive la norma, introdotta con la riforma del 2010 ed ora riprodotta nell'art. 17 del regolamento 2012, che stabilisce l'esclusione dal calcolo secondo il sistema retributivo o reddituale di tutte le annualità contributive con produzioni reddituali o di volumi d'affari inferiori a determinati limiti, viola l'art. 3 comma 12 della legge n 335 del 1995 ed i relativi criteri ispiratori dell'autonomia regolamentare degli enti previdenziali privatizzati.
Ricordiamo che i criteri individuati dal legislatore sono il principio del pro rata, quello della gradualità e quello dell'equita intergenerazionale. Si è già avuto modo di sottolineare come il criterio del pro rata, così come quello della gradualità siano convergenti mentre in posizione di eventuale distonia potrebbe collocarsi il criterio dell'equità tra generazioni. Si è quindi anche avuto modo di rilevare come il criterio dell'equità tra generazioni possa giustificare eventuali parziali violazione dei principi di gradualità e del pro rata.
Nella specie, tuttavia, nessuno dei criteri ispiratori dell'autonomia regolamentare degli enti previdenziali privatizzati è stato rispettato. La norma, infatti, incide bruscamente, senza alcun rispetto del criterio della gradualità, sulla quota pensionistica riferibile alle anzianità contributive pregresse, con inevitabile violazione del criterio del pro rata (cfr. Cass Civ. n 24202/09).
D'altronde, la norma non ha alcuna specifica funzione di garanzia dell'equità tra generazioni in quanto incide indiscriminatamente su pensionandi giovani ed anziani. In definitiva si tratta di norma che viola manifestamente il principio del pro rata e della gradualità e che non può trovare giustificazione nel principio dell'equità tra generazioni.
Ulteriori perpelssità desta la norma che ha stabilito che, ai fini della media reddituale per il calcolo della quota a della pensione, debbano prendersi a riferimento solo i redditi dichiarati sino al 2012 e non, come previsto dall'art. 2 della legge n 6 del 1981, i redditi dichiarati sino al pensionamento.
Al riguardo, val la pena sottolineare come la determinazione della base pensionabile sulla base di redditi da individuare a ritroso dal momento del pensionamento costituisce proprio l’elemento caratterizzante del sistema retributivo o reddituale di calcolo della pensione che è volto a stabilire una qualche forma di collegamento tra il reddito raggiunto dal pensionando e quello di cui godrà con il trattamento di quiescenza. Ne consegue che la recisione di tale vincolo attraverso l’arbitraria individuazione di una data a partire dalla quale prendere in considerazione i redditi per la formazione della base pensionabile, non solo viola il principio del pro rata ma modifica radicalmente la logica stessa del sistema di calcolo retributivo.
Ed invero, tutte le pensioni miste a carico INPS sono calcolate, per quel che riguiarda la quota retributiva, prendendo in considerazione le retribuzioni anteriori al pensionamento (e non già le retribuzioni percepite sino al 31.12.1995).
La Corte di Appello di Ancona e la Corte di Appello di Roma, in relazione ad analoga riforma adottata dalla Cassa Commercialisti, hanno condiviso tale impostazione rigettando le censure che la Cassa Resistente muoveva proprio in relazione al profilo concernente l'individuazione dei redditi a decorrere dal pensionamento.
La Corte di Appello di Roma, con pronuncia del 20 ottobre del 2012, oltre a ritenere l'illegittimità dell'incremento del numero dei redditi da includere in base pensionabile, ha, altresì, puntualizzato che, proprio in armonia al criterio del pro rata ed alla logica stessa del sistema retributivo, l'individuazione di tali redditi debba procedere a ritroso dal momento del pensionamento anzichè da una data arbitrariamente fissata con regolamento (nella specie l'1.1.2004).
Ad analogo approdo è giunta La Corte di Appello di Ancona, con sentenza n 784 del 11 luglio 2012, confermando integralmente la sentenza del Tribunale di Fermo.
Ulteriore norma apparentemente del tutto irragionevole è quella che stabilisce che, per i professionisti che non abbiano un numero di redditi sufficiente da collocare all'interno della base pensionabile (in sostanza quei professionisti che non abbiano redditi, anteriori al 2012 in numero pari a 22), sia ammessa una riduzione massima del numero dei redditi da prendere in considerazione ai fini della media di 4(in sostanza il numero minimo dei redditi dovrà essere pari a 18).
Ora, considerando che il numero dei redditi dichiarati prima del 2012 andrà via via restringendosi sino ad arrivare a 1 per i professionisti iscritti al 1.1.2011, non si vede proprio come potrà essere calcolata la quota reddituale visto che il numero dei redditi minimo per la determinazione della base pensionabile dovrà comunque essere pari a 18.
LEGGE n 6 del 1981
La pensione di vecchiaia è corrisposta a coloro che abbiano compiuto almeno sessantacinque anni di età, dopo almeno trenta anni di iscrizione e contribuzione alla Cassa. La pensione è pari, per ogni anno di iscrizione e contribuzione, al due per cento della media dei più elevati dieci redditi annuali professionali rivalutati, dichiarati dall'iscritto ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) risultanti dalle dichiarazioni relative ai quindici anni solari anteriori alla maturazione del diritto a pensione o alla domanda di pensione presentata ai sensi del secondo comma dell'articolo 1 (1).
Per il calcolo della media di cui sopra si considera solo la parte di reddito professionale soggetta al contributo di cui all'articolo 9, primo comma, lettera a) ; i redditi annuali dichiarati, escluso l'ultimo, sono rivalutati a norma dell'articolo 14 della presente legge.
La misura della pensione non può essere inferiore a otto volte il contributo soggettivo minimo in vigore alla data dalla quale decorre la pensione (1).
Se la media dei redditi è superiore a lire 20 milioni, la percentuale dell'1,75 per cento di cui al primo comma è ridotta come segue (2):
a) all'1,71 per cento per lo scaglione da lire 20 milioni a lire 30 milioni (3);
b) all'1,43 per cento per lo scaglione di reddito da lire 30 milioni a lire 35 milioni (3);
c) all'1,14 per cento per lo scaglione da lire 35 milioni a lire 40 milioni (3).
Il titolare della pensione di vecchiaia che resti iscritto all'albo professionale ha diritto ad una pensione pari ai due terzi di quella determinata secondo i commi precedenti (4).
Sono comunque fatti salvi i trattamenti in atto alla data di entrata in vigore della presente legge, se più favorevoli al pensionato.
Coloro che dopo la data di decorrenza della pensione continuano l'esercizio della professione, hanno diritto a supplemento di pensione per ogni ulteriore biennio d'iscrizione e contribuzione. Tale supplemento è pari, per ognuno dei due anni, alla percentuale di cui al primo comma del presente articolo, riferita alla media dei redditi professionali prodotti nei due anni solari antecedenti la scadenza del biennio stesso. Tali redditi sono rivalutati a norma dell'articolo 14. In caso di cancellazione si fa riferimento al periodo maturato al momento della cancellazione stessa, anche se inferiore a due anni (1).
(1) Comma così sostituito dall'art. 2, l. 11 ottobre 1990, n. 290.
(2) Alinea così modificato dall'art. 2, l. 11 ottobre 1990, n. 290.
(3) Percentuali così sostituite dall'art. 2, l. 11 ottobre 1990, n. 290.
(4) La Corte costituzionale, con sentenza 2 marzo 1990, n. 99, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui prevede che il supplemento della pensione, spettante a coloro che dopo la maturazione del diritto a pensione continuano per cinque anni l'esercizio della professione, è pari, per ognuno di tali anni, alla metà delle percentuali di cui al primo e al quarto comma, riferite alla media dei redditi professionali risultanti dalle dichiarazioni successive a quelle considerate per il calcolo del pensionamento, anziché alle percentuali intere.
nuovo regolamento di disciplina del sistema previdenziale di Inarcassa