Source: https://www.laleggepertutti.it/174258_vendita-veicolo-se-manca-il-certificato-di-proprieta
Timestamp: 2019-03-27 01:25:07+00:00
Document Index: 23212557

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1453', 'art. 94', 'art. 1477', 'sentenza ', 'art. 94', 'sentenza ', 'art. 377', 'art. 380', 'art. 1376', 'art. 132', 'sentenza ', 'art. 1453', 'sentenza ', 'art. 95', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 94', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 375', 'art. 360', 'art. 366', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 385', 'sentenza ']

Vendita veicolo: se manca il certificato di proprietà
Valida la vendita di auto o moto anche se il certificato di proprietà non viene consegnato nei 60 giorni.
Hai appena acquistato la tua auto di seconda mano: hai firmato il contratto e pagato il prezzo. Ora però il venditore tarda a consegnarti il certificato di proprietà. Sono passati più di due mesi e la cosa non ti va a genio. Per una questione di principio decidi di scioglierti dal contratto e di chiedere indietro i soldi versati. Lo puoi fare? Risposta negativa dalla Cassazione [1], secondo cui è valida la vendita di un veicolo anche se il concessionario tarda a consegnare il certificato di proprietà. Questo perché è vero che la legge stabilisce che è necessario provvedere a tale adempimento entro 60 giorni, ma è anche vero che non si tratta di un termine perentorio.
In particolare il codice della strada [2] prevede quanto segue: «In caso di trasferimento di proprietà degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi o nel caso di costituzione dell’usufrutto o di stipulazione di locazione con facoltà di acquisto, il competente ufficio del PRA, su richiesta avanzata dall’acquirente entro sessanta giorni dalla data in cui la sottoscrizione dell’atto è stata autenticata o giudizialmente accertata, provvede alla trascrizione di trasferimento o degli altri mutamenti indicati, nonché all’emissione e al rilascio del nuovo certificato di proprietà».
Dall’altro lato il codice civile stabilisce che è possibile svincolarsi da un contratto – ed eventualmente chiedere indietro i soldi già pagati – solo se il venditore si macchia di un «grave inadempimento». Nel caso della vendita dell’auto potrebbe essere il colore della stessa, la motorizzazione o un difetto di funzionamento tale da renderla inservibile all’uso stabilito. Il punto allora è stabilire se l’inadempimento all’obbligo di rilasciare il certificato di proprietà emesso dal Pra entro 60 giorni sia da considerarsi grave o meno. E sul punto la Corte Suprema non ha dubbi: la violazione della norma non è così grave da poter giustificare la risoluzione della compravendita anche perché il termine dei sessanta giorni, riferibile alla validità del documento provvisorio non è perentorio per chi vende.
C’è infine da considerare – per come già chiarito in passato dalla Cassazione [3] – che la richiesta al Pra degli adempimenti per il trasferimento di proprietà costituisce obbligo esclusivo dell’acquirente e che solo per completezza di servizi viene eseguita dal concessionario [3]. In quell’occasione la Corte aveva messo nero su bianco che la richiesta al Pra degli adempimenti previsti dalla legge per il trasferimento di proprietà degli autoveicoli e motoveicoli, costituisce un obbligo a carico esclusivo dell’acquirente, la cui inosservanza comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, per cui nessun inadempimento è configurabile a carico del venditore che non provveda a tale richiesta.
[1] Cass. ord. n. 20843/16 del 6.09.2017.
[2] Art. 94 cod. str.
[3] Cass. ord. n. 2263/2013.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 30 maggio – 6 settembre 2017, n. 20843
Presidente Matera – Relatore Correnti
Pi. Fr. Ca. propone ricorso per cassazione contro Numerotre Roma srl (nuova denominazione della Sped triple srl), che resiste con controricorso, illustrato da memoria, avverso la sentenza della Corte di appello di Roma 11.9.2013 che, in riforma della sentenza del Tribunale di Roma 29.12.2005, pronunziando sull’appello proposto dalla odierna intimata, ha rigettato tutte le domande dell’attore in primo grado con restituzione della somma di Euro 9.000,47 oltre interessi e compensazione delle spese del doppio grado.
Il Tribunale aveva dichiarato la risoluzione del contratto di compravendita del motoveicolo Triumph Legend TT tg (omissis…) accogliendo la domanda del Ca. che aveva lamentato l’omessa consegna del certificato di proprietà mentre la Corte di appello, premesso che non era contestato che il motoveicolo, acquistato il 14.6.2002, era stato consegnato il 24.6.2002, previo pagamento del prezzo mentre il relativo certificato era stato emesso dal PRA il 5.12.2003, richiamati i principi in tema di gravità dell’inadempimento, di interesse delle parti, di proporzionalità nell’economia del rapporto contrattuale, ha statuito che il ritardo nella consegna del documento non costituiva inadempimento talmente grave da giustificare la risoluzione né era dimostrata la dedotta impossibilità della vendita a nulla rilevando la missiva dell’ipotetico acquirente, proveniente da un terzo estraneo, neppure integrata dalla testimonianza del sottoscrittore né da altri mezzi di prova.
Il PG ha depositato requisitoria scritta chiedendo l’accoglimento del ricorso.
Il ricorrente denunzia: 1) violazione dell’art. 1453 c.c. perché il termine per la consegna dei documenti relativi alla proprietà in base all’art. 94 del nuovo cds è di 60 giorni e gravava sulla convenuta l’onere di provare di aver adempiuto alle proprie obbligazioni; 2) violazione dell’art. 1477 c.c. perché il venditore ha l’obbligo di consegnare la cosa ed i documenti relativi e se, non in possesso, non si attivi in tal senso.
Preliminarmente va disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso per la mancata indicazione di tutti gli atti e documenti su cui si fonda, risultando adempiute le formalità di legge.
Come dedotto, la Corte di appello, premesso che non era contestato che il motoveicolo, acquistato il 14.6.2002, era stato consegnato il 24.6.2002, previo pagamento del prezzo mentre il relativo certificato era stato emesso dal PRA il 5.12.2003, richiamati i principi in tema di gravità dell’inadempimento, di interesse delle parti, di proporzionalità nell’economia del rapporto contrattuale, ha statuito che il ritardo nella consegna del documento non costituiva inadempimento talmente grave da giustificare la risoluzione né era dimostrata la dedotta impossibilità della vendita a nulla rilevando la missiva dell’ipotetico acquirente, proveniente da un terzo estraneo, neppure integrata dalla testimonianza del sottoscrittore né da altri mezzi di prova. Questa ratio decidendi non risulta congruamente censurata.
Le odierne censure, che possono trattarsi congiuntamente, pur titolate come violazione di legge, propongono un generico riesame del merito limitandosi a contrapporre una propria tesi alle affermazioni contenute nella sentenza deducendo sostanzialmente questioni di fatto od inerenti alla motivazione ed alla valutazione delle prove, meramente assertive, avendo il Giudice dato sufficiente risposta alle argomentazioni proposte e non essendo tenuto a confutare ogni singola prospettazione, dovendosi limitare a svolgere argomenti decisivi.
In particolare il primo motivo non considera che il termine di 60 giorni, riferibile alla validità del documento provvisorio, non può considerarsi perentorio per il venditore implicando attività del PRA, che la valutazione della gravità dell’inadempimento è prerogativa del giudice di merito e l’obbligazione prevalente del venditore è la consegna della cosa.
Va, peraltro, sottolineato che la richiesta al PRA degli adempimenti di cui all’art. 94 cds costituisce obbligo esclusivo dell’acquirente (Cass. ord. 31.1.2013 n. 2263).
Il secondo motivo, nel riferimento alla necessità che il venditore si attivi per la consegna dei documenti non in suo possesso, richiama un principio valido in via generale ma, in concreto, quando si tratta di documenti rilasciati da enti pubblici, non comporta uno specifico inadempimento, tanto più che, nella specie, la sentenza riferisce di un documento emesso il 5.12.2003.
Comunque vale quanto dedotto in ordine al primo motivo.
In definitiva il ricorso va rigettato, con la conseguente condanna alle spese, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. 115/2002 per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.
La Corte rigetta il ricorso, condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 2700 di cui 2500 per compensi, oltre spese forfettizzate nel 15% ed accessori, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. 115/2002 per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.
Roma 30 maggio 2017.
Cassazione civile, sez. VI, 31/01/2013, (ud. 24/10/2012, dep.31/01/2013), n. 2263
Il Consigliere relatore nominato ai sensi dell’art. 377 c.p.c. ha depositato la seguente relazione ex art. 380-bis c.p.c.:
1.- S.A., acquistata un’auto usala da Sp. V., concessionario di una marca di autovetture, conveniva quest’ultimo in giudizio, innanzi al giudice di pace di Ortona, per sentir dichiarare la risoluzione del contratto per inadempimento, a causa di difetti di funzionamento del veicolo e della mancata formalizzazione del relativo passaggio di proprietà.
Il convenuto resisteva in giudizio.
1.1. -Il giudice di pace respingeva la domanda, compensando le spese.
1.2. – Adito in via principale dal S. e in via incidentale dallo Sp., il Tribunale di Chieti, in funzione di giudice d’appello, rigettava entrambe le impugnazioni. Per quanto ancora rileva in questa sede di legittimità, il Tribunale condivideva le valutazioni operate dal giudice di prime cure, osservando che in base al principio di cui all’art. 1376 c.c. il trasferimento della proprietà del veicolo si era verificato per effetto del solo consenso, sicchè la tesi dell’appellante, secondo cui in assenza dell’annotazione del passaggio di proprietà il mezzo non era transitato nella sfera patrimoniale dell’acquirente, era infondata, atteso che la trascrizione dell’atto di vendita al P.R.A. non costituiva requisito di validità o efficacia della cessione del bene, ma solo una pubblicità diretta a dirimere l’eventuale conflitto tra più aventi causa dal medesimo autore. Osservava, poi, che la presunzione, stabilita dall’art. 132, comma 1, codice del consumo, del difetto di conformità della res vendita, manifestatosi entro i due anni dalla consegna, era superata, nella specie, dall’accertato intenso uso del veicolo, il che induceva il convincimento che il guasto lamentato, consistente nel c.d.
“sbiellamento” del motore, più che a un vizio preesistente alla consegna, fosse Imputabile all’uso massivo del mezzo, per di più vetusto trattandosi di veicolo usato, uso dimostrato da un lato dalla sostituzione dei pneumatici, e dall’altro dal regolare funzionamento del veicolo nel consistente lasso temporale dei sei mesi successivi alla consegna.
2.- Per la cassazione di tale sentenza ricorre S.A..
2.1 – L’intimato non ha svolto attività difensiva.
3.- Due i motivi di annullamento.
3.1. – Col primo è dedotta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1453 c.c., in ordine all’inadempimento del venditore per mancata effettuazione del passaggio di proprietà del veicolo.
Sostiene il ricorrente che la questione si sarebbe dovuta valutare e decidere applicando detta norma e rilevando il grave inadempimento del venditore.
3.2. – Il secondo motivo denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 132 e 130 codice del consumo, nonchè l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi. Sostiene parte ricorrente che la garanzia legale di conformità, prevista dalla disciplina richiamata, presuppone che il bene venduto sia non in perfetto stato, ma conforme a quanto dichiarato dal venditore e tale da essere idoneo all’uso cui serve abitualmente; e lamenta che il giudice di merito abbia dedotto che l’uso Intenso del veicolo abbia cagionato il c.d. “sbiellamento” del motore, esclusivamente dal fatto che il sig. S. avesse sostituito i pneumatici del mezzo, senza precisare, però, il momento in cui sarebbe avvenuta tale sostituzione, e senza considerare nè le dichiarazioni dei testi, i quali avevano confermato che i pneumatici furono sostituiti subito dopo l’acquisto del veicolo, e quindi ben prima della rottura del motore, nè quanto dichiarato dal sig. Sp. in sede di interrogatorio formale, allorchè aveva implicitamente riconosciuto il grave difetto, tanto da impegnarsi a sostituire il motore con un altro funzionante. Conclude il motivo osservando che in assenza di una motivazione esauriente e circostanziata della sentenza di secondo grado, sia difficile comprendere da quali elementi il giudice abbia tratto il proprio convincimento che la rottura del motore sia dipesa da colpa dell’acquirente.
4.1. -Ai sensi del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 95 (recante il nuovo Codici della strada), come modificato dalla L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 17, comma 18, – norma applicabile al caso di specie trattandosi di vendita (si apprende dalla sentenza impugnata) del 22.9.2004 -, in caso di trasferimento di proprietà degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi o nel caso di costituzione dell’usufrutto o di stipulazione di locazione con facoltà di acquieto, il competente ufficio del P.R.A., su richiesta avanzata dall’acquirente entro sessanta giorni dalla data in cui la sottoscrizione dell’atto è stata autenticata o giudizialmente accertata, provvede alla trascrizione del trasferimento o degli altri mutamenti indicati, nonchè all’emissione e al rilascio del nuovo certificato di proprietà. La richiesta di tali adempimenti costituisce un obbligo a carico dell’acquirente (a differenza di quanto avveniva in base alla normativa previgente: cfr. Cass. n. 14906/02), la cui inosservanza comporta, ai sensi dello stesso art. 94, comma 3 come sopra modificato, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria.
Pertanto, nessun inadempimento è configuratile a carico del venditore il quale non vi provveda, non essendovi tenuto (salvo, ovviamente, altro e diverso titolo interno al rapporto con l’acquirente, ma di cui non si questiona in causa).
5.- Del secondo motivo, che si articola in due distinte censure, è da accogliere solo la seconda.
5.1 – La prima censura (violazione degli artt. 130 e 132 codice del consumo) è infondata, in quanto con essa si denuncia la violazione di norme inapplicabili, ratione temporis, alla fattispecie (la vendita è del 22.9.2004, mentre il codice del consumo è entrato in vigore il 23.10.2005).
5.2 – Quanto alla seconda, deve rilevarsi che è viziata da illogicità, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, la motivazione che attribuisca agli elementi di giudizio un significato estraneo al senso comune, o che presenti un difetto di coerenza tra le varie ragioni esposte e, quindi, l’assoluta incompatibilità razionale degli argomenti e l’insanabile contrasto degli stessi (cfr. in materia, Cass. nn. 12708/02, 996/03 e 11121/99).
5.2.1. – Nello specifico, deve ritenersi sostanzialmente apodittica l’affermazione del giudice di secondo grado secondo cui la rottura del motore sarebbe dipesa dall’uso massivo del mezzo, il quale, a sua volta, sarebbe indiziato dalla sostituzione dei pneumatici, e confermato, a contrario, dal regolare funzionamento del veicolo per sei mesi. Infatti, a) manca qualsiasi accertamento di carattere spaziale e temporale (numero approssimativo di chilometri percorsi nel lasso di tempo di sei mesi) da cui desumere l’uso più o meno intenso; b) tale uso potrebbe essere significativo, quale causa dell’evento dannoso, solo in base alle condizioni iniziali del mezzo al momento della vendita, circostanza di fatto che non emerge dalla sentenza, essendo del tutto generica la notazione per cui si trattava di un autoveicolo tifato; ba) considerazioni affatto analoghe valgono per la sostituzione dei pneumatici, che ancora nulla predica se non in relazione allo stato degli stessi al momento della consegna e all’epoca della loro sostituzione; e c) il regolare funzionamento del veicolo per sei mesi non ha di per sè alcuna efficienza indiziante rispetto alla ritenuta causa del danno, non essendovi tra l’enunciato e la conclusione raggiunta nessuna connessione logica.
Ne consegue che il ragionamento inferenziale svolto nella sentenza impugnata è privo di forza sufficiente a sostenere la dimostrazione.
6.- Per le considerazioni svolte, si propone la decisione del ricorso con ordinanza, nei sensi di cui sopra, ex art. 375 c.p.c., n. 5″.
La Corte condivide la relazione, non avendo parte ricorrente depositato memoria, nè il P.G. formulato osservazioni.
Va solo aggiunto, in relazione al primo motivo impugnazione, che il vizio della violazione e falsa applicazione della legge di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, giusta il disposto di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, deve essere, a pena d’inammissibilità, dedotto mediante la specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che motivatamente si assumano in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina, non risultando altrimenti consentito alla S.C. di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunziata violazione (giurisprudenza costante di questa Corte: cfr. per tutte, n. 3010/12).
Nella specie, parte ricorrente più che allegare un’errata interpretazione della norma di cui denuncia la violazione, propone una diversa lettura delle risultanze processuali, tale da indurre una diversa soluzione del merito.
Per quanto sopra, va accolto, nei limiti di cui alla relazione, il secondo motivo, respinto il primo, con conseguente cassazione della sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Chieti, in persona di un diverso magistrato, il quale provvederà anche sulle spese del presente giudizio di cassazione, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 3, seconda ipotesi.
La Corte accoglie il secondo motivo, respinto il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese di cassazione al Tribunale di Chieti, in persona di un diverso magistrato.