Source: http://www.consulenzainternazionale.com/1/insidia_stradale_3246705.html
Timestamp: 2019-07-20 16:15:14+00:00
Document Index: 73393233

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043']

Insidia stradale | Studio Internazionale
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La responsabilità dell’ente proprietario della strada per danni derivanti da insidie o trabocchetti, si configura quando detta strada presenti per l’utente un pericolo occulto e/o un’insidia e/o un trabocchetto e/o un tranello, che abbia il doppio e concorrente requisito del carattere obiettivo della non visibilità, e di quello suriettivo dell’imprevedibilità del pericolo.
La sentenza n. 288/2003 resa dalla Corte Suprema di Cassazione, sezione terza, ha stabilito che per le autostrade, che per loro natura destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l’apprezzamento relativo alla effettiva possibilità del controllo alla stregua degli indicati parametri non può che indurre a conclusioni in via generale affermative, e dunque a ravvisare la configurabilità di un rapporto di custodia per gli effetti di cui all’art. 2051 c.c.
La giurisprudenza di legittimità ha consolidato definitivamente il proprio orientamento nel senso della piena configurabilità dell’art. 2051 c.c. in capo alla pubblica amministrazione per omessa custodia dei beni nel momento in cui ha affermato che “l’estensione del bene demaniale e l’utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi sono solo figure sintomatiche dell’impossibilità della custodia da parte della pubblica amministrazione, mentre elemento sintomatico della possibilità di custodia del bene del demanio stradale comunale è che la strada, dal cui difetto di manutenzione è stato causato un danno, si trovi nel perimetro urbano delimitato dello stesso Comune, pur dovendo dette circostanze, proprio perché solo sintomatiche, essere sottoposte al vaglio in concreto del giudice di merito” (Cass. civ., Sez. III, n. 15383/2006).
La Corte Suprema di Cassazione ha ribadito che è errato restringere la responsabilità dell’ente proprietario della strada, per cattiva o omessa manutenzione della stessa, alla sola ipotesi della cosiddetta insidia (o trabocchetto) stradale, senza esaminare più in generale se sussistesse un comportamento colposo (anche omissivo) dello stesso ente nella manutenzione della salita, etiologicamente produttivo del danno ingiusto subito dall’utente (Cass. civ., Sez. III, n. 5308/2007).
Il principio guida enucleato dalla giurisprudenza di legittimità è quello secondo il quale poiché la pubblica amministrazione è custode dei beni demaniali, la stessa risponde a titolo di responsabilità oggettiva dei danni provocati da detti beni ai sensi dell’art. 2051 c.c..
E’ orientamento giurisprudenziale ormai concorde e pressoché unanime quello secondo il quale la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo e, affinché la stessa possa configurarsi in concreto, è sufficiente la sussistenza del nesso di causalità, tra la cosa in custodia ed il danno cagionato.
La diligenza richiesta al danneggiato nell’uso del bene pubblico, sarà diversa a seconda che si tratti di una strada campestre o di una strada di città, poiché il danneggiato fa affidamento su una diversa attività di controllo e di custodia in relazione ai due tipi di strada.
L’ente pubblico ha innanzitutto il dovere, derivante dal principio del neminem ledere, di provvedere alla eliminazione o, quanto meno, alla segnalazione di un dissesto. A tale dovere il Comune non adempie se sulla strada vi è una buca priva di una benché minima segnalazione.
La discrezionalità dei criteri e dei mezzi con cui la pubblica amministrazione realizzi e mantenga un’opera pubblica trova un sicuro limite nell’obbligo di osservare, a tutela dell’incolumità dei cittadini e dell’integrità del loro patrimonio, le specifiche disposizioni di legge e di regolamenti disciplinanti detta attività, nonché le comuni norme di diligenza e prudenza, così che, all’inosservanza di dette disposizioni e di dette norme consegue la ineludibile responsabilità dell’amministrazione stessa per i danni arrecati a terzi.
Il Comune deve dare la prova dei fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la previsione dell’insidia, ovvero l’impossibilità di rimuovere, con l’adozione di tutte le misure, la situazione di pericolo.
La Corte Suprema di Cassazione ha avuto modo di ribadire e specificare che In tema di responsabilità per danni da beni di proprietà della P.A., qualora non sia applicabile o non sia invocata la tutela offerta dall’art. 2051 c.c., l’ente pubblico risponde dei pregiudizi subiti dall’utente secondo la regola generale dell’art. 2043 c.c., norma che non limita affatto la responsabilità della P.A. per comportamento colposo alle sole ipotesi di esistenza di un’insidia o di un trabocchetto.
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