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Timestamp: 2019-01-22 13:06:14+00:00
Document Index: 142942146

Matched Legal Cases: ['art. 256', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cass. Pen. Sez. III 04/06/2018 n. 24865 - Fresato d’asfalto: quando si può parlare di smaltimento e chi ne risponde? - Tuttoambiente.it
Fresato d’asfalto: quando si può parlare di smaltimento e chi ne risponde?
n. 24865
In materia di rifiuti, è esclusa la riutilizzabilità del fresato bituminoso proveniente dalla asportazione del manto stradale che sia stato sottoposto ad operazioni di spandimento sul suolo e compattamento (nella specie, su un fondo adiacente al cantiere), in quanto trattasi di modalità di smaltimento, incompatibili con il riutilizzo, e non di deposito o stoccaggio. Qualora tale smaltimento non sia autorizzato, rispondono di illecita gestione di rifiuti, di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006, sia il responsabile del cantiere, al quale è direttamente riconducibile l’attività illecita per la sua presenza nel cantiere con compiti di direzione, sia il legale rappresentante dell’impresa stessa, in ragione dell’obbligo di vigilare sull’attività del cantiere per verificarne la liceità, non essendo tali modalità di smaltimento imprevedibili o anomale né attribuibili ad un’iniziativa autonoma del responsabile del cantiere.
1.Con sentenza del 13 luglio 2017 il Tribunale di Lagonegro ha condannato A.T. e M.M. alla pena di euro 3.000,00 di ammenda ciascuno, in relazione al reato di cui agli artt. 110 cod. pen. e 256, comma 1, d.lgs. 152/2006 (per avere, T. quale legale rappresentante della I. C. S.p.a., M. quale responsabile del cantiere di tale società, eseguito, in assenza delle prescritte autorizzazioni e iscrizioni, attività di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da asfalto proveniente dal disfacimento e fresatura del manto stradale, nell'ambito dei lavori di ammodernamento della autostrada Salerno - Reggio Calabria, depositandolo e compattandolo con un pala meccanica su un terreno di proprietà del Comune di Padula, per un ingombro di circa 1700 metri cubi).
2.Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione M.M., affidato a un unico motivo, mediante il quale ha denunciato violazione dell'art. 40, comma 2, cod. pen., sia in relazione alla affermazione della propria responsabilità, sia riguardo alla qualificazione come rifiuto del fresato di asfalto.
3.Ha proposto ricorso per cassazione avverso la medesima sentenza anche A.T. , affidato a censure analoghe.
Ha lamentato anch'egli sia l'affermazione del proprio coinvolgimento nella condotta giudicata illecita, essendo stata delegata al responsabile tecnico del cantiere la gestione dei rifiuti ed essendo il ricorrente responsabile dell'area commerciale e amministrativa della I. , che aveva vari cantieri in tutto il territorio nazionale, estraneo alla gestione del cantiere, presso il quale non era presente in occasione del sopralluogo del 13 marzo 2009 e in relazione al quale non rivestiva alcuna posizione di garanzia, con la conseguente erroneità della affermazione della sua responsabilità in relazione allo smaltimento illecito dei rifiuti generati dai lavori stradali eseguiti dall'impresa di cui era amministratore; sia a proposito della illiceità del riutilizzo del fresato bituminoso nella ricostruzione del manto stradale, affermata in modo del tutto apodittico dal Tribunale.
1.Entrambi i ricorsi sono inammissibili, a causa della loro genericità (essendo privi di autentico confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata) e del contenuto non consentito delle censure cui sono stati affidati, volte a conseguire una rivisitazione degli accertamenti di fatto compiuti dal Tribunale, e, comunque, manifestamente infondati.
2.Mediante entrambi i ricorsi, che possono essere esaminati unitariamente, essendo stati affidati a doglianze sovrapponibili, i ricorrenti si dolgono dell'accertamento dei fatti compiuto dal Tribunale, sia nella parte relativa alla partecipazione dei ricorrenti all'illecito smaltimento dei rifiuti prodotti dal cantiere della I. ; sia quanto alla qualificabilità come rifiuto del fresato bituminoso depositato e connpattato su un fondo adiacente al cantiere (espropriato a favore dell'ANAS), proponendo in tal modo una non consentita censura all'accertamento dei fatti, compiuto in modo logico e coerente con gli elementi a disposizione da parte del Tribunale.
Nella sentenza impugnata, dopo aver evidenziato quanto emerso in occasione del sopralluogo eseguito il 13 marzo 2009 dalla polizia giudiziaria (allorquando era stato accertato che lungo la fascia di terreno compresa tra il tratto autostradale e la strada comunale, espropriata a favore dell'ANAS e compresa nell'area di cantiere, con la funzione di stoccarvi provvisoriamente il fresato bituminoso, un operaio della I. era intento a spandere, mediante un mezzo meccanico, il fresato bituminoso derivante dal disfacimento del manto stradale), il Tribunale ha sottolineato che la produttrice dei rifiuti, cioè la I. , non si era limitata a una attività di semplice stoccaggio dei rifiuti, ma ne aveva effettuato un vero e proprio smaltimento, in quanto il materiale era stato sparso sul terreno adiacente al cantiere e compattato, tanto che era stata occupata una superficie di circa 2250 metri quadrati, per un'altezza di circa 80 centimetri.
E' stata quindi affermata la responsabilità dei ricorrenti per la partecipazione a tale attività illecita, in considerazione della veste di responsabile di cantiere del M. e di legale rappresentante della I. del T., evidenziando la mancata dimostrazione della impossibilità per costui di occuparsi di tale cantiere e di una delega di funzioni circa lo smaltimento dei rifiuti, qualificando il fresato bituminoso come rifiuto, per il cui smaltimento era necessaria la prescritta autorizzazione e il rispetto delle relative disposizioni.
A fronte di tale ricostruzione, coerente con gli elementi a disposizione e immune da vizi, i ricorrenti si sono limitati a prospettare la loro estraneità ai fatti e la liceità del deposito, dello spargimento e del compattamento del fresato bituminoso proveniente dai lavori stradale eseguiti dalla I. , in quanto strumentale al suo riutilizzo.
Altrettanto correttamente è stata, poi, ravvisata la responsabilità dei ricorrenti, in considerazione della veste di responsabile di cantiere del M. , al quale è quindi direttamente riconducibile l'attività illecita, per la sua presenza nel cantiere con compiti di direzione, e della qualifica di amministratore della società del T. , non essendo emerso che dette modalità di smaltimento dei rifiuti fossero del tutto anomale, imprevedibili, estranee alla modalità di organizzazione dell'attività o attribuibili a una iniziativa autonoma ed estemporanea del responsabile di cantiere, cosicché è stato, implicitamente, ritenuto che esse rientrassero nelle modalità di gestione del cantiere, su cui l'amministratore della società aveva quantomeno l'obbligo di vigilare, per verificarne la liceità.
Infine la prospettazione difensiva dei ricorrenti, circa la riutilizzabilità del fresato bituminoso proveniente dalla asportazione del manto stradale (nell'ambito dei lavori di cui era stata incaricata la I. ), è manifestamente infondata, in quanto le suddette modalità di smaltimento, mediante lo spandimento sul suolo e il compattamento, sono incompatibili con il riutilizzo del fresato bituminoso; quest'ultimo, inoltre, è classificato come rifiuto speciale dal Codice Europeo dei Rifiuti (CER) e può essere trattato alla stregua di un sottoprodotto solo se venga inserito in un ciclo produttivo e venga utilizzato senza nessun trattamento in un impianto che ne preveda l'utilizzo nello stesso ciclo di produzione, senza operazioni di stoccaggio a tempo indefinito (Consiglio di Stato, Sez. IV, 6 ottobre 2014, n. 4978; id., Sez. IV, 21 maggio 2013, n. 4151), circostanze queste non emerse né prospettate dai ricorrenti, cosicché l'affermazione della destinazione alla riutilizzazione del fresato bituminoso, oltre che logicamente incompatibile con le modalità del suo stoccaggio, è anche manifestamente infondata, trattandosi di rifiuto non qualificabile come sottoprodotto.
4.I ricorsi devono, pertanto, essere dichiarati inammissibili, stante la genericità e la manifesta infondatezza dei motivi cui sono stati affidati.