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Timestamp: 2017-11-23 14:40:31+00:00
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In caso di cessazione della convivenza di fatto, il genitore collocatario dei figli minori, nonché assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario, la cui opponibilità infranovennale è garantita, pur in assenza di trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione, anche nei confronti dei terzi acquirenti consapevoli della pregressa condizione di convivenza. – Noi Radiomobile™
Home »Sentenze»In caso di cessazione della convivenza di fatto, il genitore collocatario dei figli minori, nonché assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario, la cui opponibilità infranovennale è garantita, pur in assenza di trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione, anche nei confronti dei terzi acquirenti consapevoli della pregressa condizione di convivenza.
(Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 11 settembre 2015, n. 17971)
Sull’appello della convenuta la Corte d’Appello ha confermato la pronuncia di primo grado sulla base delle seguenti affermazioni: l’azione proposta e’ sottoposta al rito ordinario.
Ne consegue l’insussistenza di alcuna invalidita’ e lesione del contraddittorio;
il provvedimento di assegnazione della casa familiare non e’ opponibile all’acquirente perche’ l’immobile e’ stato acquistato anteriormente al predetto provvedimento in quanto la vendita e’ datata (OMISSIS) ed il provvedimento di assegnazione e’ del 15/11/2007.
Il procedimento per rilascio e’ stato introdotto con ricorso depositato il 26/11/2006 ovvero anch’esso anteriormente al provvedimento di assegnazione in questione.
Infine quanto alla consapevolezza dell’acquirente dell’occupazione dell’alloggio non rileva secondo la Corte d’Appello che la legale del (OMISSIS) fosse socia della (OMISSIS), ne’ che sua figlia ne fosse l’amministratrice dal momento che queste circostanze non determinano univocamente la conoscenza dell’occupazione dell’immobile.
Nel secondo motivo viene dedotto il vizio di motivazione della sentenza impugnata per non avere la Corte d’Appello correttamente valutato che nel contratto di trasferimento dell’immobile era indicato che l’immobile veniva acquistato “nello stato di fatto di fatto e di diritto in cui si trova”, “ben noto alla parte acquirente”.
La Corte non ha ritenuto che tale formula ricomprendesse l’occupazione da parte di terzi, in quanto non esplicitamente menzionata nell’atto.
Il puntuale richiamo agli articoli 2 e 3 della Costituzione, su cui si fonda l’assimilazione della posizione del convivente more uxorio rispetto all’immobile di cui l’altro convivente sia proprietario, consente l’immediato collegamento con l’altro basilare principio di diritto riguardante l’equiparazione dei figli nati fuori dal matrimonio a quelli nati all’interno di esso solo di recente definitiva attuazione normativa (con la Legge Delega n. 212 del 2012 ed il Decreto Legislativo n. 154 del 2013) ma ampiamente realizzato dalla giurisprudenza costituzionale e dalla giurisprudenza di legittimita’.
Al riguardo, con specifico riferimento all’assegnazione della casa familiare deve essere richiamata la sentenza della Corte Costituzionale n. 166 del 1998 che costituisce il sostegno primario dell’ermeneusi costituzionalmente orientata, successivamente consolidatasi nella materia. In tale sentenza la Corte ha evidenziato che: “l’interpretazione sistematica dell’articolo 30 Cost. in correlazione agli articoli 261, 146 e 148 cod. civ. impone che l’assegnazione della casa famiglia nell’ipotesi di cessazione di un rapporto di convivenza more uxorio, allorche’ vi siano figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti, deve regolarsi mediante l’applicazione del principio di responsabilita’ genitoriale, il quale postula che sia data tempestiva ed efficace soddisfazione alle esigenze di mantenimento del figlio, a prescindere dalla qualificazione dello status”.
Il diritto dei figli minori nati fuori del matrimonio alla conservazione dell’habitat familiare costituisce una soluzione interpretativa costituzionalmente necessitata secondo questa rilevante pronuncia.
Tale indicazione ha trovato puntuale e costante conferma nella giurisprudenza di legittimita’. Al riguardo si richiama Cass, n. 10102 del 2004 secondo la quale “In tema di famiglia di fatto e nella ipotesi di cessazione della convivenza “more uxorio”, l’attribuzione giudiziale del diritto di (continuare ad) abitare nella casa familiare al convivente cui sono affidati i figli minorenni o che conviva con figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti per motivi indipendenti dalla loro volonta’ e’ da ritenersi possibile per effetto della sentenza n. 166 del 1998 della Corte Costituzionale, che fa leva sul principio di responsabilita’ genitoriale, immanente nell’ordinamento e ricavabile dall’interpretazione sistematica degli articoli 261 (che parifica doveri e diritti del genitore nei confronti dei figli legittimi e di quelli naturali riconosciuti), 147 e 148 (comprendenti il dovere di apprestare un’idonea abitazione per la prole, secondo le proprie sostanze e capacita’) cod. civ., in correlazione all’articolo 30 Cost..
Tale diritto e’ attribuito dal giudice al coniuge (o al convivente), qualora ne sussistano i presupposti di legge, (…) ed e’ tale da comprimere temporaneamente, fino al raggiungimento della maggiore eta’ o dell’indipendenza economica dei figli, il diritto di proprietà’ o di godimento di cui sia titolare o contitolare l’altro genitore, in vista dell’esclusivo interesse della prole alla conservazione, per quanto possibile, dell’habitat domestico anche dopo la separazione dei genitori. (…).
In conclusione, alla luce dei consolidati principi sopra illustrati puo’ affermarsi che anche nelle convivenze di fatto, in presenza di figli minori nati dai due conviventi, l’immobile adibito a casa familiare e’ assegnato al genitore collocatario dei predetti minori, anche se non proprietario dell’immobile o conduttore in virtu’ di rapporto di locazione o comunque autonomo titolare di una posizione giuridica qualificata rispetto all’immobile.
Egli, peraltro in virtu’ dell’affectio che costituisce il nucleo costituzionalmente protetto (ex articolo 2 Cost.) della relazione di convivenza e’ comunque detentore qualificato dell’immobile ed esercita il diritto di godimento su di esso in posizione del tutto assimilabile al comodatario, anche quando proprietario esclusivo sia l’altro convivente.
Tali consolidati principi trovano applicazione anche nell’ipotesi in cui l’originario proprietario dell’immobile (terzo o componente della coppia e’ irrilevante) abbia trasferito la proprieta’ del bene medesimo, rimanendo immutato e senza soluzione di continuita’ il vincolo costituito dal comodato preesistente, giustificato da un doppio qualificato titolo detentivo: il primo costituito dalla convivenza di fatto con il proprietario dante causa, il secondo dalla destinazione dell’immobile a casa familiare, prima della alienazione a terzi, e dalla cristallizzazione di tale ulteriore vincolo mediante l’assegnazione della casa familiare.
A tale ultimo riguardo deve osservarsi che non rileva, nella specie, l’anteriorita’ del trasferimento immobiliare rispetto al provvedimento di assegnazione dell’immobile a casa familiare disposto dal Tribunale per i minorenni, dal momento che la qualita’ di detentore qualificato in capo alla ricorrente e’ pacificamente preesistente al trasferimento immobiliare cosi’ come la indiscussa destinazione dell’immobile a casa familiare impressa anche dal proprietario genitore e convivente con la ricorrente e le minori medesime fino al suo allontanamento volontario.
La relazione con l’immobile, in virtu’ di tale destinazione non ha natura precaria ma, al contrario, e’ caratterizzata da un vincolo di scopo che si protrae fino a quando le figlie minori o maggiorenni non autosufficienti conservino tale habitat domestico.
Inoltre la vendita immobiliare e’ divenuta inefficace nei confronti della (OMISSIS), per essere stata accolta l’azione revocatoria proposta da tale parte (pag. 12 sentenza impugnata).
Al riguardo non puo’ condividersi l’assunto della Corte territoriale volto ad escludere integralmente l’incidenza dell’inefficacia del trasferimento immobiliare rispetto alla ricorrente. L’accertamento giudiziale sotteso alla revocatoria, infatti, postula inequivocamente, in quanto volto a riconoscere che la vendita ha avuto lo scopo di sottrarre una parte del patrimonio del debitore all’adempimento degli obblighi alimentari verso i propri familiari, che l’avente causa fosse a conoscenza della destinazione dell’immobile anche prima della consacrazione di tale destinazione dovuta al provvedimento di assegnazione a casa familiare disposta dal Tribunale per i minorenni, per la cui opponibilita’ infranovennale, peraltro, non e’ necessaria la trascrizione (S.U. 11096 del 2002).
Almeno sotto tale profilo della conoscenza anteriore al trasferimento della destinazione specifica dell’immobile non puo’ escludersi il rilievo dell’accoglimento della revocatoria, cosi’ come instaurazione dell’esito del procedimento disciplinare a carico del legale del (OMISSIS), genitore dell’amministrazione della (OMISSIS), in quanto convergenti verso la piena e univoca consapevolezza dell’uso esclusivo dell’immobile a casa familiare e della finalita’ sanzionabile ex articolo 2901 cod. civ. del trasferimento.
L’assegnazione della casa familiare, pur non costituendo un provvedimento di natura economica in senso stretto (in quanto avente finalita’ diverse dal contributo al mantenimento dei figli), ha un’incidenza diretta sulla posizione reddituale del genitore collocatario dei figli minori.
L’accoglimento dell’azione revocatoria, di conseguenza, ha evidenziato che il terzo fosse consapevole del pregiudizio economico patrimoniale per il creditore e fosse partecipe del disegno volto alla sottrazione del bene dal patrimonio del debitore, (articolo 2901 c.c., n. 2).
La privazione del godimento dell’immobile unitamente ai figli minori costituisce un vulnus economico d’immediata percezione e quantificazione per la ricorrente, con conseguente erroneita’ delle argomentazioni svolte dalla Corte d’Appello per escluderne il rilievo. In particolare non coglie nel segno l’assunto secondo il quale il diritto di godimento non ha a che fare con il patrimonio del debitore.
Al contrario tale vincolo posto dalla legge in favore del creditore che agisce in revocatoria ha una diretta influenza negativa sul valore complessivo dell’immobile, riducendone sensibilmente il prezzo di mercato, cosi’ come incide sulle ragioni del creditore privandolo del godimento del bene alle condizioni e nei limiti temporali stabiliti dalla legge.
In conclusione, come rilevato dalla parte ricorrente, la Corte d’Appello, ignorando la convergenza e l’univocita’ delle ragioni di diritto che conducevano al riconoscimento della qualita’ di detentore qualificato della parte ricorrente, e della destinazione a casa familiare impressa all’immobile, nonche’ alla sua posizione di genitore collocatario delle figlie minori, (queste ultime rimaste senza soluzione di continuita’ nell’abitazione), ha ritenuto erroneamente inopponibile tale vincolo al terzo acquirente, nonostante le convergenti evidenze di fatto e di diritto (azione revocatoria accolta e procedimento disciplinare coperto da giudicato) evidenzianti la piena conoscenza anche legale della destinazione a casa familiare impressa all’immobile.
La centralita’ che la Corte d’Appello ha conferito alle cadenze temporali relative al trasferimento immobiliare, all’instaurazione dell’azione di rilascio e della domanda di affidamento delle minori ed infine al provvedimento di assegnazione della casa familiare (la cui datazione non dipende dalla diligenza della ricorrente e che e’ opponibile ancorche’ non trascritto nel novennio), e’ priva di rilievo nella specie, in quanto superata dalla conoscenza della preesistenza della destinazione a casa familiare da parte del terzo acquirente dell’immobile e dalla consapevole finalita’ di eliminarne tale carattere mediante il trasferimento unitamente al dante causa.
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