Source: http://www.agentidicommercio.it/moduli/contratto-agenzia.asp
Timestamp: 2017-01-16 12:43:28+00:00
Document Index: 97417193

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1742', 'art. 1750', 'art. 1751', 'art. 15', 'art. 1752', 'art. 1341', 'art. 1743', 'art. 2', 'art. 1743', 'art. 1748', 'art. 1743', 'art. 1751', 'art 3', 'art. 1478', 'art. 1736', 'art. 28', 'art. 1746', 'art. 1456', 'art. 61', 'art. 1748', 'art. 1223', 'art. 1227', 'art. 1335', 'art. 1751', 'art. 410', 'art. 409', 'art. 410', 'art. 409', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 633', 'art. 634']

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E-mail info@AgentiDiCommercio.it	Il rapporto di agenzia
Si fornisce consulenza specifica in materia, questa sezione è stata sviluppata da Claudio Calastri dottore commercialista e revisore dei conti. (non si autorizza la copia e la riproduzione anche parziale dei contenuti riportati, senza espressa autorizzazione, secondo la normativa vigente -
www.agentidicommercio.it )
Passaggio da determinato a indeterminato
Conferimento della rappresentanza
1.7) Diritti di esclusiva 1.8)
Conferimento del deposito all’agente 1.9)
Rimborso delle spese di agenzia
1.11) Star del credere eccezione normativa
Raccolta dei dati personali ( legge privacy)
2.2) La riscossione e maneggio denaro
Rimessa riscossioni al preponente
Compensazione impropria riscossioni
Autorizzazione alle dilazioni
2.6) Dilazioni non autorizzate
Autorizzazione agli sconti
2.8) Sconti non autorizzati
Incarico di consegna della merce
Comunicazione di impedimento dell’agente
Fruizione del riposo feriale
Cessione d’azienda 3)
Comunicazione accettazione affare
3.2) Accordo mancata esecuzione dell'affare
Comunicazione di rifiuto di affare
Comunicazione mancata esecuzione affare
Ricevuta delle riscossioni
Clausola risolutiva espressa dell’ordine
Richiesta di pagamento scadenza termine
Eccezione di inadempimento al cliente
Quietanza per provvigioni
Consegna dell’estratto conto provvigione
Patto di esclusione delle provvigioni sugli affari non andati a buon fine 5.4)
Richiesta di provvigioni su clientela acquisita 5.5)
Patto di esclusione delle provvigioni su clientela acquisita
Richiesta di provvigioni su ordini acquisiti
Patto di suddivisione di provvigioni su ordini acquisiti
Richiesta di restituzione di provvigioni 6)
6.1) Recesso dal rapporto in prova 6.2)
Preavviso di scadenza del termine
Risoluzione per scadenza del termine 6.4)
Richiesta di danni per recesso prima del termine
Recesso con preavviso del preponente
6.6) Recesso con preavviso dell’agente
Recesso per giusta causa del preponente
6.8) Recesso per giusta causa dell’agente
Richiesta di esonero dal preavviso
Accettazione delle dimissioni con esonero dal preavviso 6.11)
Rinunzia al preavviso
Corresponsione dell’indennità sostitutiva del preavviso
corresponsione dell’indennità
7.3) Mancata corresponsione dell’indennità
in caso di cessazione dei rapporto
Corresponsione agli eredi dell’indennità
suppletiva di clientela
CONTROVERSIE DI LAVORO CONCILIAZIONE DELLE CONTROVERSIE
Atto di impugnazione di rinunzie e transazioni 8.4)
Richiesta del preponente di convocazione della Commissione di conciliazione
Richiesta dell’agente di convocazione della Commissione di conciliazione
Convocazione delle parti avanti alla Commissione di conciliazione
Verbale di conciliazione avanti alla Commissione di conciliazione
8.8) Verbale di comparizione in caso di mancato accordo 8.9)
Verbale in caso di
mancata comparizione 8.10) Verbale di conciliazione in sede sindacale 8.11)
Istanza di concessione dell’esecutività
del verbale di conciliazione
Decreto di fissazione dell’udienza di discussione
Istanza del convenuto per domanda riconvenzionale
Istanza di pagamento nei limiti della prova raggiunta 9.8) Istanza di ingiunzione di pagamento
La funzione economica dell’attività
dell’agente si inserisce nel contesto dei rapporti di intermediazione sempre più
sviluppati nell’economia moderna. L’attività
tipica dell’agente infatti è
diretta a favorire l’incontro tra offerta di beni o servizi, provenienti dai produttori e da chi li commercializza, e la domanda che proviene da altre imprese o dall’utilizzatore-consumatore finale; essa consiste in un’attività
promozionale, e sostanzialmente nel procacciare affari.
Il contratto deve essere provato per iscritto. Ciascuna parte ha diritto di ottenere dall'altra un documento della stessa sottoscritto che riproduca il contenuto del contratto e delle clausole aggiuntive. Tale diritto è
di promozione dei contratti
Rappresenta l’obbligazione essenziale e imprescindibile del contratto. L’attività
tipica dell’agente, infatti, è
quella di promuovere la conclusione dei contratti per il preponente, eventualmente seguita dalla conclusione effettiva dei relativi accordi. Secondo lo schema standard dell’attività
dell’agente questi, dopo aver individuato il potenziale cliente, lo contatta illustrandogli i prodotti ovvero i servizi forniti dalla mandante, discutere con il cliente le condizioni contrattuali senza tuttavia impegnare il preponente. Il risultato della trattativa si sostanzia infatti in una semplice proposta contrattuale da trasmettere al preponente stesso, il quale ha “l’ultima parola” sulla conclusione dell’affare. L’obbligazione primaria dell’agente ha quindi per oggetto l’apprestamento dei mezzi necessari al conseguimento di uno scopo, e non necessariamente il risultato di vendere prodotti o servizi. 2. Stabilità
dell’agente si realizza attraverso una prestazione continuativa volta a soddisfare un bisogno durevole del preponente.
un elemento inscindibile del particolare assetto di interessi descritto dalla norma e conferma che dal contratto deriva per l’agente una particolare condizione di facere consistente nella promozione della conclusione di contratti in modo continuativo nel tempo in favore del preponente.
L’elemento della stabilità
presente anche nell’art. 1, comma 2, della Direttiva 86/653 CEE, che definisce “agente commerciale” la persona che, in qualità
di intermediario indipendente, è
incaricata in maniera permanente di trattare per un’altra persona la vendita o l’acquisto di merci, ovvero di trattare e di concludere dette operazioni in nome e per conto del preponente.
Caratteri distintivi del contratto di agenzia sono la continuità
dell’agente di promuovere la conclusione di contratti per conto del preponente nell’ambito di una determinata sfera territoriale, realizzando in tal modo con quest’ultimo una non episodica collaborazione professionale autonoma con risultato a proprio rischio e con l’obbligo naturale di osservare, oltre alle norme di correttezza e di lealtà
, le istruzioni ricevute dal preponente medesimo; invece il rapporto di procacciatore d’affari si concreta nella più
limitata attività
di chi, senza vincolo di stabilità
ed in via del tutto episodica, raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole all’imprenditore da cui ha ricevuto l’incarico di procurare tali commissioni; mentre la prestazione dell’agente è
stabile, avendo egli, l’obbligo di svolgere l’attività
di promozione dei contratti, la prestazione del procacciatore è
occasionale nel senso che dipende esclusivamente dalla sua iniziativa. Conseguentemente, al rapporto di procacciamento di affari possono applicarsi in via analogica solo le disposizioni relative al contratto di agenzia (come le provvigioni) che non presuppongono un carattere stabile e predeterminato del rapporto e non anche quelle – di legge o di contratto – che lo presuppongono (come nella specie l’indennità
di mancato preavviso, l’indennità
suppletiva di clientela e l’indennità
di cessazione del rapporto).
un elemento essenziale ai fini classificatori, in assenza del quale va esclusa la sussistenza del contratto. Non è
possibile la modifica unilaterale della zona, ma deve essere consensualmente accettata.
dell’indicazione della zona è
connessa anche all’ultimo requisito previsto dall’art. 1742 c.c., ossia al compenso dell’agente.
4. L’onerosità
della prestazione dell’agente.
Il corrispettivo viene definito “provvigione” e viene utilizzato in giurisprudenza quale elemento sintomatico per distinguere l’agenzia dai contratti affini, e in particolare dal contratto di lavoro subordinato. La determinazione della quantità
deve essere effettuata nel contratto e qualora non fosse determinata si fa riferimento a leggi, tariffe, usi o equità
. L’importante è
che il compenso non sia fisso ma vincolato alla promozione dei contratti, altrimenti la natura de rapporto sarebbe di tipo subordinato. Torna all'indice
Contratto a tempo indeterminato Ogni rapporto giuridico obbligatorio non puó essere perpetuo, e pertanto anche l’agenzia, pur caratterizzata dalla “stabilità
”del vincolo e cioè
necessariamente di durata, ancorché
non sia stata fissata la scadenza, deve essere suscettibile di recesso unilaterale. Il recesso è
dunque libero con il solo obbligo del preavviso, e non è
richiesta dalla legge nessuna giustificazione, non sussistendo alcun regime di stabilità
obbligatoria o reale del rapporto. Il rapporto non cessa al momento della comunicazione, ma al termine del periodo di preavviso, allo scopo di tutelare la parte non recedente. Secondo la giurisprudenza sembra comunque che una parte possa unilateralmente sostituire la continuazione dell’attività
con la corresponsione dell’indennità
sostitutiva. Queste formalità
ed obblighi relativi al recesso unilaterale non valgono in caso di inadempimento contrattuale.
Se il contratto di agenzia è
a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può
recedere dal contratto stesso dandone preavviso all'altra entro un termine stabilito.
Nel rapporto di agenzia a tempo indeterminato, il preponente che intenda recedere ha facoltà
di sostituire, anche senza il consenso dell’agente, al preavviso dovuto secondo la disposizione del primo comma dell’art. 1750 c.c., una corrispondente indennità
che, essendo sostitutiva della diversa situazione giuridica che si determinerebbe nel caso di recesso con regolare preavviso, provoca l’immediata cessazione del rapporto e, conseguentemente, esclude il periodo di preavviso ed i compensi ad essi relativi dal calcolo della indennità
per lo scioglimento del contratto di cui all’art. 1751 c.c., senza che possa trovare applicazione l’art. 15, primo comma, dell’Accordo Nazionale Agenti 1975 (secondo cui i termini di preavviso decorrono dal primo e dal sedici di ogni mese).
Contratto a tempo determinato Il contratto puó prevedere un termine finale ovvero essere a tempo indeterminato.
La legge non prevede alcun limite temporale minimo o massimo, ed il termine può
essere pattuito anche in via indiretta, con riferimento ad un evento futuro, sempre che tale evento sia obiettivamente di certa verificazione e determinabile in modo sicuro per entrambe le parti, anche se incerto nella data. é
vietata per legge la reiterazione dei contratti a termine, essendo consolidato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui è
legittima la clausola di tacita rinnovazione di anno in anno, salvo disdetta, ed essa non comporta la trasformazione di questo rapporto in quello a tempo indeterminato. Ne consegue che in questo caso l’agente non ha diritto all’indennità
di mancato preavviso, a meno che non alleghi e provi la simulazione, ossia che il rapporto era unico e a tempo indeterminato. Giurisprudenza
La speciale normativa che limita la possibilità
di stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato non opera con riferimento al rapporto di agenzia. é
pertanto, legittima la clausola di tacita rinnovazione “di anno in anno salvo disdetta” del rapporto di agenzia, senza che dalla reiterata rinnovazione del contratto a termine possa trarsi la conseguenza di un unico contratto di agenzia a tempo determinato; nell’ipotesi del rinnovo automatico del contratto per mancato invio della disdetta e di successivo recesso ingiustificato ante tempus del preponente dal rapporto, l’agente ha diritto non all’indennità
sostitutiva del preavviso ma al riconoscimento del danno derivante dal diritto di recesso.
Passaggio da determinato a indeterminato Nel contratto di agenzia in cui manca la clausola di tacita rinnovazione di anno in anno, si è
in presenza di un contratto scaduto cui le parti danno, di fatto, prosecuzione, confermando per fatti concludenti la volontà
di trasformarlo in un contratto a tempo indeterminato. Normativa
1.4)Conferimento della rappresentanza Normativa
Le disposizioni del presente capo si applicano anche nell'ipotesi in cui all'agente è
conferita dal preponente la rappresentanza per la conclusione dei contratti.
A differenza del mandatario, il quale compie atti giuridici per conto del mandante, l’agente si limita verso corrispettivo a promuovere la conclusione di affari fra preponente e terzi in una zona determinata, salvo che come previsto dall’art. 1752 cod. civ. gli sia stato conferito il potere di stipulare i contratti in rappresentanza di colui che gli ha affidato l’incarico. Pertanto in relazione a a questa possibilità
la riconduzione del rapporto all’uno o all’altro schema va operata avendo riguardo ad altri criteri, tratti dalla disciplina positiva e, principalmente, a quello della stabilità
, la quale è
caratteristica del rapporto di agenzia e comporta che l’incarico sia stato dato per una serie indefinita di affari.
Patto di prova nel contratto In linea di principio deve ritenersi ammissibile nel contratto di agenzia, sia esso a termine ovvero a tempo indeterminato, l’apposizione di un patto prevedente un periodo di prova. Esso può
essere apposto al contratto al momento della stipulazione dello stesso. Un problema potrebbe porsi con riferimento alla possibilità
di inserire tale clausola nel contesto di un contratto già
sottoscritto e operante. In detta situazione non sarà
consentita la sua apposizione non tanto perché
si faccia applicazione analogica della normativa in tema di locatio operarum, quanto piuttosto perché
ci troveremmo di fronte a modificazioni unilaterali del contratto che devono essere fondate invece sul consenso di entrambi i contraenti. Il patto risponde all’esigenza di entrambe le parti di verificare la reciproca convenienza a dare stabilità
al contratto. Il periodo di prova ha dunque effetto sospensivo della definitiva instaurazione di un rapporto: ultimato senza che nessuna delle parti abbia comunicato la volontà
di recesso, il contratto acquista il carattere della definitivitÀ
. A meno che la prova non sia stabilita per un tempo minimo necessario, il recesso intimato durante il periodo di prova è
immediato, non è
soggetto ai termini contrattualmente previsti in tema di preavviso e può
essere motivato. Normativa
Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina particolare, purché
siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico.
Nel contratto di agenzia o di rappresentanza commerciale di cui agli artt. 1742 e ss. c.c. le parti contraenti, nel libero esercizio della loro autonomia negoziale, possono inserire un patto di prova, al fine di valutare reciprocamente la convenienza a rendere stabile ovvero di risolvere il vincolo contrattuale, subordinando la definitività
del rapporto al mancato esercizio della facoltà
di recesso entro il periodo di tempo all’uopo prestabilito. Tale patto è
pienamente valido – purché
(secondo l’accertamento del giudice del merito) il periodo destinato all’effettuazione dell’esperimento sia limitato al tempo necessario e sufficiente per consentire alle parti di compiere l’anzidetta valutazione – e la relativa clausola, che preveda a favore di entrambe le parti la facoltà
di recedere dal contratto senza obbligo di preavviso o di pagamento dell’indennità
sostitutiva, non ha carattere vessatorio e non richiede pertanto specifica approvazione per iscritto, a norma dell’art. 1341 c.p.c., quantunque risulti inserita nelle condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti.
1.6) Patto di non concorrenza Durante il contratto di agenzia le parti non possono disturbare le rispettive attività
. Infatti secondo l’art. 1743 c.c. da un lato prevede che la preponente non possa avvalersi contemporaneamente di agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività
mentre, specularmente, l’agente non può
assumere l’incarico di trattare affari di più
imprese in concorrenza tra loro. Le parti peraltro possono stabilire diversamente, sia per accordo espresso che attraverso comportamenti per fatti concludenti.
La norma legale sembrerebbe peraltro vietare all’agente solo di promuovere la vendita di prodotti concorrenti con quelli del preponente: per cui egli può
agire anche nell’interesse di produttori concorrenti della mandante, purché
relativamente a prodotti non concorrenti con quelli oggetto del contratto. Un problema di non sempre facile soluzione è
quello di stabilire quali prodotti siano da considerarsi concorrenti. L’art. 2 degli AEC (Accordi Economici Collettivi) precisa che è
da escludersi la possibilità
di concorrenza quando l’incarico conferito all’agente o rappresentante riguardi generi e prodotti che per foggia, destinazione e valore d’uso siano diversi e infungibili tra di loro. Da ciò
deriva la convenienza di prevedere a livello contrattuale, l’obbligo per l’agente di comunicare preventivamente al preponente i contratti che intende concludere con terzi, in modo che questi possa valutare se si tratti effettivamente di prodotti non concorrenti. Normativa
Il patto che limita la concorrenza da parte dell`agente dopo lo scioglimento del contratto deve farsi per iscritto. Esso deve riguardare la medesima zona, clientela e genere di beni o servizi per i quali era stato concluso il contratto di agenzia e la sua durata non può
eccedere i due anni successivi.
1.7) Diritti di esclusiva L’esclusiva consiste, ex art. 1743 c.c., nel divieto per il preponente di avvalersi contemporaneamente di agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività
imprese in concorrenza tra loro. é
un vincolo bilaterale reciproco ma che può
essere anche unilaterale. La clausola in questione, in relazione alla disciplina della derogabilità
pattizia, rappresenta un elemento naturale del contratto, senza il quale il rapporto può
tuttavia esistere. L’esclusiva può
essere validamente derogata dalle parti, unilateralmente o bilateralmente, sia mediante clausola espressa, che con una tacita manifestazione di volontà
desumersi dal comportamento tenuto dalle parti al momento della conclusione del contratto ed anche, successivamente, al momento dell’esecuzione dello stesso. La violazione da parte della mandante dell’esclusiva non comporta l’inadempimento del contratto di agenzia e quindi la sua risoluzione in quanto in questo caso l’art. 1748 c.c. prevede l’obbligo per il preponente del pagamento della c.d. provvigione sugli affari diretti cioè
di quella stessa provvigione che sarebbe spettata all’agente in caso di sua promozione dell’affare. é
una sorta di penale che in fondo finisce per beneficiare l’agente. In ogni caso l’agente può
chiedere sia la risoluzione del contratto che il risarcimento per inadempimento contrattuale. Nel caso in cui sia l’agente a non ottemperare all’esclusiva, vi è
la risoluzione del contratto per fatto o colpa sell’agente che genera una responsabilità
risarcitoria per danno emergente e lucro cessante. Normativa
Il preponente non può
avvalersi contemporaneamente di più
agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività
l`agente può
assumere l`incarico di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo gli affari di più
imprese in concorrenza tra loro.
Il diritto di esclusiva previsto dall’art. 1743 c.c. è
elemento essenziale ma naturale del contratto stesso ed è
, quindi, derogabile per concorde volontà
delle parti. Tuttavia, ove esso non venga esplicitamente o tacitamente, “per facta concludentia” derogato dalle parti, vincola contrattualmente il preponente a non concludere direttamente gli affari oggetto dell’attività
di impresa e a non avvalersi dell’opera di altri collaboratori per la promozione di tali affari nell’ambito della zona pattiziamente stabilita e costituente un territorio geograficamente determinato e delimitato, salvo che tale deroga non avvenga sporadicamente e in modo tale da non ridurre notevolmente il diritto di esclusiva dell’agente. Per converso, l’agente non può
accettare nell'ambito della zona di esclusiva incarichi per promuovere affari di imprese concorrenti con quella del preponente.
Conferimento del deposito all’agente L’agente con deposito assume le stesse obbligazioni di qualsiasi altro depositario e pertanto:
- Deve usare nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia, tranne nel caso in cui il deposito è
gratuito, perché
allora la colpa va valutata con minor rigore.
- Non può
servirsi delle cose depositate, senza il consenso del preponente.
dare le cose depositate in deposito ad altri, senza il consenso del preponente.
esercitare la custodia diversamente dal modo convenuto soltanto se lo richiedano circostanze eccezionali e dandone avviso al preponente non appena possibile.
richiedere che il preponente riprenda le cose qualora sia convenuto un termine nell’interesse di costui.
Se la detenzione delle cose è
tolta all’agente in conseguenza di fatto a lui non imputabile, egli è
liberato dall’obbligo di restituirle, ma deve, sotto pena di risarcimento del danno, denunziare immediatamente al preponente il fatto per cui ha perduto la detenzione. Il preponente ha diritto a ricevere ciò
che, in conseguenza del fatto stesso, l’agente abbia conseguito, e subentra nei diritti spettanti a quest’ultimo. Salvo che non sia diversamente pattuito nel contratto di agenzia, ai sensi dell’art. 1751 c.c., il preponente deve rimborsare all’agente le spese fatte per conservare le cose, deve tenerlo indenne delle perdite cagionate dal deposito e pagargli il compenso pattuito.
Il deposito è
il contratto col quale una parte riceve dall'altra una cosa mobile con l'obbligo di custodirla e di restituirla in natura.
1.9) Rimborso delle spese di agenzia L’agente non ha diritto al rimborso delle spese di agenzia. Vengono considerate tali le spese relative ai mezzi di locomozione, di vitto e di alloggio inerenti le trasferte, le spese di organizzazione, le spese per l’eventuale personale di cui l’agente si avvale per l’esercizio delle sue attività
. Vi rientrano anche le spese di pubblcitÀ
L'agente non ha diritto al rimborso delle spese di agenzia (Articolo cosi
sostituito dall'art 3 D.lgs 15.2.1999 n. 65).
, sostenute dall’agente in vista del proprio interesse e quindi all’incremento delle provvigioni, rientrano in quelle di agenzia, per le quali l’art. 1478, ultimo comma, c.c. esclude il diritto al rimborso in capo all’agente stesso, essendo irrilevante che le dette spese di pubblicità
siano state sostenute in vista di un proseguimento del rapporto, attesa la funzione del preavviso o dell’indennità
sostitutiva di esso di mettere l’agente in condizione di adeguare la propria condotta al preannunciato scioglimento o ad alleviare le conseguenze dannose per non aver potuto prevedere in tempo utile la cessazione del rapporto.
1.10) Svolgimento dell’attività
in punto vendita Il contratto di agenzia può
prevedere che l’agente può
promuovere la conclusione dei contratti anche presso un punto vendita, senza che quest’attività
maturi l’obbligo per l’agente di contribuire alle spese relative al mantenimento del punto vendita in questione. Normativa
1.11) Star del credere Lo star del credere era un istituto tipico del contratto di commissione, ovvero una sorta di garanzia data dal committente al commissionario, il quale forniva direttamente al terzo contraente la merce del primo. L’istituto, disciplinato dall’art. 1736 c.c., è
stato applicato anche al contratto di agenzia ma, non essendo previsto nel codice civile, è
stato regolamentato dagli accordi economici collettivi, che ne limitavano specificamente la misura in relazione alla perdita subita dal preponente a fronte dell’obbligazione del terzo acquirente. Nel contratto di agenzia lo star del credere rappresenta una cautela del preponente contro la leggerezza dell’agente nel promuovere i contratti.
Lo star del credere nel contratto di agenzia aveva natura di penale, verso il comportamento negligente dell’agente, che aveva procurato affari con terzi risultati poi inadempienti. Esso costituiva una prestazione dovuta dall’agente per tale perdita, che peraltro delimitava il risarcimento del danno sofferto per l’inadempimento da parte del terzo. In considerazione degli AEC (Accordi Economici Collettivi) deve considerarsi nullo il patto con cui l’agente assume responsabilità
totale per inadempienze del cliente o responsabilità
superiore alla percentuale prevista degli AEC, con riduzione della responsabilità
dell’agente nei limiti previsti dagli stessi per lo star del credere.
Peraltro poiché
la clausola opera indipendentemente dalla sussistenza di dolo o colpa, nel caso di comportamento colpevole dell’agente non sono escluse le naturali azioni di inadempimento anche per danni.
L’intervento legislativo operato dalla legge 21.12.1999 n. 526 (art. 28) sul testo dell’art. 1746 c.c., ha volontariamente eliminato la possibilità
per le parti di inserire validamente in un contratto di agenzia una clausola generale relativa allo star del credere.
1. Divieto di qualunque patto di star del credere, in riferimento a qualsiasi affare promosso dall’agente in costanza del rapporto. 2. L’agente potrà
essere tenuto ad un’apposita garanzia purché
riferita a singoli affari predeterminati sempreché
ci sia un preventivo accordo con il mandante.
3. Tale garanzia non potrà
superare l’ammontare della provvigione ricevuta dall’agente.
Per i patti di star del credere già
stipulati vale il principio dell’irretroattività
vietato il patto che ponga a carico dell'agente una responsabilità
, anche solo parziale, per l'inadempimento del terzo. é
consentito eccezionalmente alle parti di concordare di volta in volta la concessione di una apposita garanzia da parte dell'agente, purché
avvenga con riferimento a singoli affari, di particolare natura ed importo, individualmente determinati; l'obbligo di garanzia assunto dall'agente non sia di ammontare più
elevato della provvigione che per quell'affare l'agente medesimo avrebbe diritto a percepire; sia previsto per l'agente un apposito corrispettivo.
Nel rapporto di agenzia, il patto cosiddetto dello star del credere (per cui l’agente, in relazione agli affari non andati a buon fine, non solo non percepisce alcuna provvigione, ma partecipa anche al rischio di impresa sopportando le perdite subite dall’imprenditore preponente, come conseguenza dei clienti da lui procurati) prescinde da qualsiasi negligenza, colpa o dolo dell’agente, sicché
– avendo tale obbligo garanzia di carattere oggettivo – l’agente non può
sottrarsi dimostrando di aver tenuto un comportamento diligente nello scegliere il cliente e di aver provveduto ad informare la società
preponente in ordine ad eventuali dubbi di insolvenza. Quest’ultima non può
imporre all’agente di curare o concludere affari che egli reputi dannosi se non esonerandolo dalla garanzia stessa.
1.12) Raccolta dei dati personali (legge sulla privacy) Normativa
a) le finalità
d) i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità
di responsabili o incaricati, e l'ambito di diffusione dei dati medesimi;
f) gli estremi identificativi del titolare e, se designato, del rappresentante nel territorio dello Stato ai sensi dell'articolo 5 e del responsabile. Quando il titolare ha designato più
responsabili e' indicato almeno uno di essi, indicando il sito della rete di comunicazione o le modalità
attraverso le quali e' conoscibile in modo agevole l'elenco aggiornato dei responsabili. Quando e' stato designato un responsabile per il riscontro all'interessato in caso di esercizio dei diritti di cui all'articolo 7, e' indicato tale responsabile.
2. L'informativa di cui al comma 1 contiene anche gli elementi previsti da specifiche disposizioni del presente codice e può
non comprendere gli elementi già
noti alla persona che fornisce i dati o la cui conoscenza può
ostacolare in concreto l'espletamento, da parte di un soggetto pubblico, di funzioni ispettive o di controllo svolte per finalità
di difesa o sicurezza dello Stato oppure di prevenzione, accertamento o repressione di reati.
In linea di principio l’art. 1456 c.c. consente, nei contratti a prestazioni corrispettive, che le parti possano convenire espressamente la risolvibilità
del contratto nel caso di mancato adempimento di una determinata obbligazione, chiaramente individuata. In tale ipotesi si verifica la risoluzione di diritto quando la parte interessata dichiara all’altra che intende avvalersi di siffatta clausola.
La dichiarazione di volersi avvalere della clausola risolutiva espressa non è
soggetta a vincoli di forma e può
essere manifestata in ogni modo, purché
in maniera inequivocabile. La clausola risolutiva espressa rafforza la facoltà
di accelerare la risoluzione.
valida la clausola inserita in un contratto di agenzia che preveda la risoluzione automatica del rapporto senza preavviso in caso, tra l’altro, di un mancato raggiungimento di un obiettivo minimo di vendita prestabilito.
Di norma dalla risoluzione del contratto per operatività
della clausola risolutiva espressa si ritiene di far derivare la conseguenza che all’agente non spettano né
sostitutiva del preavviso né
collegata alla risoluzione del rapporto. Normativa
I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità
1.14) Consenso al trattamento dei dati personali Normativa
2. Il consenso può
riguardare l'intero trattamento ovvero una o più
operazioni dello stesso.
c) riguarda dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, fermi restando i limiti e le modalità
che le leggi, i regolamenti o la normativa comunitaria stabiliscono per la conoscibilità
d) riguarda dati relativi allo svolgimento di attività
economiche, trattati nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale;
e) e' necessario per la salvaguardia della vita o dell'incolumità
fisica di un terzo. Se la medesima finalità
riguarda l'interessato e quest'ultimo non può
prestare il proprio consenso per impossibilità
fisica, per incapacità
di agire o per incapacità
di intendere o di volere, il consenso e' manifestato da chi esercita legalmente la potestà
, ovvero da un prossimo congiunto, da un familiare, da un convivente o, in loro assenza, dal responsabile della struttura presso cui dimora l'interessato. Si applica la disposizione di cui all'articolo 82, comma 2;
f) con esclusione della diffusione, e' necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità
e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento, nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale;
g) con esclusione della diffusione, e' necessario, nei casi individuati dal Garante sulla base dei principi sanciti dalla legge, per perseguire un legittimo interesse del titolare o di un terzo destinatario dei dati, anche in riferimento all'attività
di gruppi bancari e di società
controllate o collegate, qualora non prevalgano i diritti e le libertà
fondamentali, la dignità
o un legittimo interesse dell'interessato;
h) con esclusione della comunicazione all'esterno e della diffusione, e' effettuato da associazioni, enti od organismi senza scopo di lucro, anche non riconosciuti, in riferimento a soggetti che hanno con essi contatti regolari o ad aderenti, per il perseguimento di scopi determinati e legittimi individuati dall'atto costitutivo, dallo statuto o dal contratto collettivo, e con modalità
di utilizzo previste espressamente con determinazione resa nota agli interessati all'atto dell'informativa ai sensi dell'articolo 13;
2) L’ATTIVITÀ
Informazioni sulle condizioni del mercato La legge impone alla mandante di fornire all’agente tutta la documentazione necessaria relativa ai prodotti e servizi trattati e a fornirgli tutte le informazioni necessarie per l’esecuzione del contratto. La mandante ha l’obbligo di fornire informazioni all’agente circa il lancio sul mercato di nuovi prodotti o aggiornarlo sulle variazioni tecnologiche di quelli già
in commercio. Inoltre deve informare l’agente circa le variazioni sui volumi di produzione che potrebbe portarlo a raccogliere ordini cui non sia possibile dar corso. Normativa
Nell'esecuzione dell'incarico l'agente deve tutelare gli interessi del preponente e agire con lealtà
e buona fede. In particolare, deve adempiere l'incarico affidatogli in conformità
delle istruzioni ricevute e fornire al preponente le informazioni riguardanti le condizioni del mercato nella zona assegnatagli, e ogni altra informazione utile per valutare la convenienza dei singoli affari. é
nullo ogni patto contrario.
2.2) Conferimento della facoltà
di riscossione Rappresenta un’attività
accessoria che non costituisce né
elemento naturale, né
essenziale del contratto di agenzia. Per ciò
che concerne la riscossione dei crediti, l’agente non ha tale facoltà
altrimenti sarebbe considerato un promotore all’incasso o indicatario. La materia in ambito legale è
derogabile in virtù
di una diversa manifestazione di volontà
delle parti, senza vincolo di forma. A questo punto occorre individuare quali siano i presupposti per la maturazione del diritto all’indennità
di incasso. Innanzitutto può
ritenersi corretta l’impostazione secondo cui qualora il contratto di agenzia preveda fin dall’inizio il conferimento all’agente anche dell’incarico di riscossione, deve presumersi che il compenso per tale attività
sia stato già
compreso nella provvigione pattuita. Mentre la medesima attività
va separatamente compensata in forma di prestazione accessoria qualora sia attribuita nel corso del rapporto, a meno che non si tratti di novazione del contratto che modifichi gli obblighi dell’agente e lasci invariati quelli del preponente. In ogni caso il compenso relativo alla prestazione accessoria riguardante l’attività
di riscossione non è
obbligatorio, in quanto essendo facoltativo e svolta nell’interesse dell’agente non può
sussistere il suo diritto ad un compenso aggiuntivo. Le norme contrattuali collettive fissano in tre i presupposti per il sorgere di tale diritto:
2. che esso comporti una responsabilità
contabile da parte dell’agente.
3. che non riguardi l’attività
di recupero insoluti.
di incasso non consiste nel riscuotere titoli ma denaro contante, custodirne le somme e mantenere la contabilità
. Per cui l’agente ha la disponibilità
delle somme incassate per la mandante. Inoltre l’agente risponde degli ammanchi. Normativa
L'agente non ha facoltà
di riscuotere i crediti del preponente. Se questa facoltà
stata attribuita, egli non può
concedere sconti o dilazioni senza speciale autorizzazione.
Nel caso cui sia affidato all’agente o rappresentante l’incarico continuativo di riscuotere per conto della Casa, con responsabilità
dell’agente per errore contabile, o di svolgere attività
complementari e/o accessorie rispetto a quanto previsto dagli artt. 1742 e 1746 del c.c., ivi comprese quelle di coordinamento di altri agenti in una determinata area, purché
siano specificate nel contratto individuale, dovrà
essere stabilito uno specifico compenso aggiuntivo, in forma non provvigionale.
Nel caso cui sia affidato all’agente o rappresentante l’incarico continuativo di riscuotere per conto della Casa, se ne dovrà
tenere conto nella determinazione della provvigione.
dell’agente per errore contabile, dovrà
essere stabilita una provvigione separata, in relazione agli affari per i quali sussista l’obbligo della riscossione. L’obbligo di stabilire la provvigione separata non sussiste per il caso in cui l’agente o rappresentante svolga presso i clienti della sua zona la sola attività
di recupero di somme per i quali dai clienti medesimi non siano state rispettate le scadenze di pagamento.
2.3)Rimessa delle riscossioni La rimessa degli incassi va, allora, effettuata dall’agente presso la sede della preponente, operando il principio generale in base al quale l’obbligazione avente per oggetto una somma di denaro determinata deve essere adempiuta al domicilio del creditore. La stessa norma vale per i crediti da provvigione. Normativa
L'obbligazione avente per oggetto una somma di danaro deve essere adempiuta al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza. Se tale domicilio è
diverso da quello che il creditore aveva quando è
sorta l'obbligazione e ciò
gravoso l'adempimento, il debitore, previa dichiarazione al creditore, ha diritto di eseguire il pagamento al proprio domicilio.
2.4) Compensazione impropria riscossioni L’agente che trattiene gli incassi ricevuti dai clienti, si rende responsabile del reato di appropriazione indebita, aggravata dall’abuso di prestazione d’opera (art. 61 c.p.).
L’agente che opponga in compensazione un credito per provvigioni o per un altro titolo, può
essere esonerato dalla responsabilità
penale solo quando venga provato che il suo credito non solo esiste ma è
liquido ed esigibile al momento in cui la compensazione viene opposta. In caso contrario siamo in presenza di un reato, e il preponente potrà
fare ricorso alla risoluzione del contratto per inadempienza.
Quando due persone sono obbligate l'una verso l'altra, i due debiti si estinguono per le quantità
corrispondenti, secondo le norme degli articoli che seguono.
delle parti può
aver luogo compensazione anche se non ricorrono le condizioni previste dagli articoli precedenti.
L’agente che ha l’incarico di incassare non può
concedere sconti o dilazioni senza speciale autorizzazione che, secondo gli A.E.C. deve rivestire la forma scritta cosi
come l’autorizzazione a riscuotere.
Autorizzazione agli sconti A norma dell’art. 1748 del cod. civ. l’agente ha diritto alla percentuale contrattualmente stabilità
sull’importo effettivamente versato dal cliente e percepito dal preponente, in relazione agli affari procurati e conclusi nella zona di riferimento.
Il preponente però
se concede degli sconti al cliente non può
detrarre la somma corrispondente all’agente. Salvo il caso in cui, dietro autorizzazione, l’agente stesso abbia proporzionato lo sconto al cliente.
Sconti non autorizzati L’agente senza autorizzazione scritta da parte del preponente, non puó concedere sconti. Normativa
Incarico di consegna della merce La consegna al cliente delle merci vendute rientra nell’oggetto del rapporto di agenzia qualora abbia carattere strumentale ed accessorio rispetto all’obbligo principale dell’agente che è
quello di promuovere la conclusione dei contratti. Qualora sia troppo rilevante rispetto all’attività
dell’agente suddetta, si può
prevedere di dare luogo ad un altro e diverso contratto di lavoro di tipo subordinato.
2.9) Comunicazione di impedimento dell’agente L’agente che rinuncia senza giusta causa all’espletazione delle attività
di agenzia deve risarcire i danni al preponente tranne nel caso in cui il contratto sia a tempo indeterminato e che l’agente abbia fornito una giusta causa o abbia dato un congruo preavviso.
L'agente che non è
in grado di eseguire l'incarico affidatogli deve dare immediato avviso al preponente. In mancanza è
obbligato al risarcimento del danno.
2.10) Fruizione del riposo feriale Il carattere autonomo della prestazione lavorativa dell’agente non è
compatibile né
con la soggezione della stessa a determinati controlli, né
con l’intesa delle parti in ordine alla determinazione, quanto alla durata, all’epoca e al godimento di periodi di ferie dell’agente.
Cessione d’azienda La continuazione del rapporto di agenzia nel caso di cessione d’azienda è
subordinata a due condizioni:
Ricorrendo entrambe le condizioni si verifica il trasferimento all’acquirente di tutti i rapporti contrattuali con conseguente responsabilità
per inadempimento dei relativi contratti.
pattuito diversamente, l'acquirente dell'azienda subentra nei contratti stipulati per l'esercizio dell'azienda stessa che non abbiano carattere personale.
Il terzo contraente può
tuttavia recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa, salvo in questo caso la responsabilità
dell'alienante.
Comunicazione accettazione affare Il preponente deve informare l’agente circa l’accettazione o il rifiuto di dare luogo ad un affare. é
una norma inderogabile e non può
essere contrattualmente esclusa. L’agente, infatti, in caso di rifiuto deve avvisare tempestivamente il terzo e ridurre lo sfavorevole impatto della decisione della mandante fornendo al cliente le opportune giustificazioni. Nel caso in cui la preponente non avvisi tempestivamente l’agente della mancata esecuzione dell’affare, matura il diritto alla provvigione sullo stesso anche se in realtà
stato eseguito.
Il preponente, nei rapporti con l'agente, deve agire con lealtà
e buona fede. Egli deve mettere a disposizione dell'agente la documentazione necessaria relativa ai beni o servizi trattati e fornire all'agente le informazioni necessarie all'esecuzione del contratto: in particolare avvertire l'agente, entro un termine ragionevole, non appena preveda che il volume delle operazioni commerciali sarà
notevolmente inferiore a quello che l'agente avrebbe potuto normalmente attendersi. Il preponente deve inoltre informare l'agente, entro un termine ragionevole, dell'accettazione o del rifiuto e della mancata esecuzione di un affare procuratogli.
3.2) Accordo mancata esecuzione di affare La provvigione spetta all’agente o rappresentante per gli affari che non hanno avuto esecuzione per cause imputabili al preponente.
Se il preponente e il terzo si accordano per non dare, in tutto o in parte, esecuzione al contratto, l'agente ha diritto, per la parte ineseguita, ad una provvigione ridotta nella misura determinata dagli usi o, in mancanza, dal giudice secondo equità
Nel pronunciare sulla causa il giudice deve seguire le norme del diritto, salvo che la legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equità
Comunicazione di rifiuto affare Il rifiuto sistematico del preponente di dar corso alle proposte promosse dall’agente ovvero il capovolgimento delle condizioni economiche proposte dall’agente al cliente creano la rottura del contratto di agenzia e la lesione del diritto dell’agente alla prosecuzione del rapporto fino al termine dello stesso. In relazione alle provvigioni, il preponente entro 60 giorni dalla ricezione dell’ordine deve inviare per iscritto all’agente la non accettazione dell’ordine. In mancanza la provvigione spetta all’agente come se l’ordine fosse stato eseguito.
L’agente ha diritto alla provvigione quando l’operazione è
stata conclusa per effetto del suo intervento. Il preponente può
rifiutare un affare ma deve darne tempestiva comunicazione all’agente. In caso contrario all’agente spetta la provvigione. Normativa
Salvo che sia diversamente pattuito, la provvigione spetta all'agente dal momento e nella misura in cui il preponente ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione in base al contratto concluso con il terzo. La provvigione spetta all'agente, al più
tardi, inderogabilmente dal momento e nella misura in cui il terzo ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione qualora il preponente avesse eseguito la prestazione a suo carico.
Ricevuta delle riscossioni Il creditore che riceve il pagamento è
tenuto a rilasciare opportuna quietanza, ovvero un documento scritto che attesta il pagamento di quanto dovuto. La quietanza rilasciata dal creditore al debitore all’atto del pagamento rappresenta di fatto l’estinzione dell’obbligazione e come tale solleva il debitore dall’onere probatorio. Normativa
Il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta e a spese del debitore, rilasciare quietanza e farne annotazione sul titolo, se questo non è
restituito al debitore.
4.2) Diffida ad adempiere al cliente La diffida ad adempiere è
una semplice facoltà
, e non un onere, per la parte adempiente. Essa ha la funzione di determinare lo scioglimento del diritto del rapporto contrattuale, ma non condiziona la risoluzione giudiziaria il cui solo presupposto è
costituito dall’inadempimento. Il termine fissato per la diffida, che è
necessariamente diverso dal termine originario di adempimento, e non puó essere inferiore a quello minimo di 15 giorni.
Ne consegue che in un contratto a prestazione corrispettive, quale la vendita, qualora la parte adempiente, dopo avere ritualmente intimato alla controparte diffida ad adempiere, non domandi la risoluzione di diritto per l’inutile decorso del termine assegnato, ma proceda ad una nuova diffida con assegnazione di un nuovo termine, la risoluzione di diritto non può
essere riscontrata solo quale effetto della seconda diffida, e, quindi, a condizione che la stessa sia valida anche in relazione alla congruità
del temine, mentre resta esclusa l’operatività
della prima diffida, in conseguenza della successiva iniziativa del creditore.
Alla parte inadempiente l'altra può
intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s'intenderà
senz'altro risoluto.
Il termine non può
essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore.
Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è
risoluto di diritto.
4.3) Clausola risolutiva espressa dell’ordine La volontà
di avvalersi della clausola risolutiva può
essere manifestata in ogni valido modo idoneo, anche implicito, purché
in maniera inequivocabile, e tale non può
ritenersi generico richiamo al contratto, pur se contenente tale clausola.
4.4) Richiesta di pagamento scadenza termine La proroga del termine concessa dal creditore, pure in presenza di una clausola che preveda la risoluzione di diritto del contratto in caso di mancata prestazione entro il termine stabilito, non rappresenta comportamento incompatibile con l’intenzione di avvalersi del patto tra le parti che passati tre giorni dalla scadenza una parte deve darne notizia all’altra, che rimane efficace nel suo contenuto.
In mancanza, il contratto s'intende risoluto di diritto anche se non è
stata espressamente pattuita la risoluzione.
4.5) Eccezione inadempimento al cliente La sospensione dell’esecuzione del contratto non necessita di preventiva diffida ad adempiere e non contrasta con i principi di buona fede e correttezza, anche se l’inadempimento concerna un’obbligazione accessoria di quella principale, ma essenziale per l’equilibrio del rapporto di tale gravità
da menomare la fiducia sul corretto adempimento. Il requisito della buona fede non sussiste quando questa ha per oggetto un inadempimento non grave, nel raffronto tra prestazione ineseguita e prestazione rifiutata, o sia determinata da motivi non corrispondenti alle finalità
per le quali è
concessa dalla legge, avuto riguardo all’obbligo di correttezza delle parti e alla tutela dell’interesse essenziale perseguito con la conclusione del contratto.
Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può
rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l'altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che i termini diversi per l'adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto.
Tuttavia non può
rifiutarsi l'esecuzione se, avuto riguardo alle circostanze, il rifiuto è
contrario alla buona fede.
Quietanza per provvigioni La quietanza è
un atto unilaterale avente natura di confessione stragiudiziale di un fatto estintivo dell’obbligazione. La quietanza sulla provvigione è
la manifestazione da parte dell’agente di non avere piú nulla a pretendere su quella provvigione.
Il preponente consegna all’agente, entro trenta giorni dalla fine di ogni trimestre, un estratto conto delle provvigioni maturate nel trimestre in questione ed il pagamento in pari data dei relativi importi provvigionali. La liquidazione della provvigione pertanto matura all’atto della compilazione da parte dell'agente del “conto provvigioni”: esso deve contenere tutte le indicazioni in base alle quali viene realizzato il calcolo delle provvigioni e comprende tutte quelle maturate nel trimestre dall’agente. Normativa
Il preponente consegna all'agente un estratto conto delle provvigioni dovute al più
tardi l'ultimo giorno del mese successivo al trimestre nel corso del quale esse sono maturate. L'estratto conto indica gli elementi essenziali in base ai quali è
stato effettuato il calcolo delle provvigioni. Entro il medesimo termine le provvigioni liquidate devono essere effettivamente pagate all'agente.
nullo ogni patto contrario alle disposizioni del presente articolo.
5.3) Patto di esclusione delle provvigioni sugli affari andati a buon fine La conclusione del contratto è
un mero presupposto del diritto alla provvigione e pertanto la provvigione spetta al momento in cui il preponente ha eseguito (o avrebbe dovuto eseguire) la prestazione. Nel caso in cui si manifestino casi di forza maggiore che determinano la mancata esecuzione da parte del preponente, il diritto alla provvigione decade. Nel caso in cui il preponente non abbia correttamente eseguito la propria prestazione e per l’effetto il cliente si rifiuti di adempiere, la provvigione è
dovuta comunque all’agente. Qualora la prestazione da parte del preponente è
differita, la provvigione sarà
dovuta parzialmente in relazione alla parte eseguita. Normativa
Nel contratto di agenzia, l’attribuzione del potere di modificare alcune clausole, e in particolare quelle relative all’ambito territoriale e alla misura delle provvigioni, può
trovare giustificazione nell’esigenza di meglio adeguare il rapporto alle esigenze delle parti, cosi
come si sono modificate nel corso del tempo, ma, perché
non ne rimanga esclusa la forza vincolante del contratto nei confronti di una delle parti contraenti, è
necessario che tale potere abbia dei limiti e in ogni caso sia esercitato dal titolare con l’osservanza dei principi di correttezza e buona fede.
Richiesta di provvigioni su clientela acquisita La provvigione per l’agente è
prevista anche per gli affari diretti ritenendo per tali quelli conclusi direttamente dalla mandante nella zona assegnata all’agente. Il diritto non spetta nel caso di deroga all’esclusiva nella zona affidata all’agente. Inoltre, la provvigione spetta anche se gli affari sono conclusi dal preponente con il cliente acquisito in precedenza dall’agente, salvo diverso accordo tra le parti. Normativa
La provvigione è
dovuta anche per gli affari conclusi dal preponente con terzi che l'agente aveva in precedenza acquisito come clienti per affari dello stesso tipo o appartenenti alla zona o alla categoria o gruppo di clienti riservati all'agente, salvo che sia diversamente pattuito.
5.5) Patto di esclusione delle provvigioni su clientela acquisita La provvigione per l’agente è
Richiesta di provvigioni su ordini acquisiti Il diritto alla provvigione dell’agente è
previsto anche per affari conclusi o eseguiti dopo la cessazione del rapporto, ma su affari proposti prima della scadenza del rapporto tra agente e preponente. Queste provvigioni sono definite “postume”. Normativa
L'agente ha diritto alla provvigione sugli affari conclusi dopo la data di scioglimento del contratto se la proposta è
pervenuta al preponente o all'agente in data antecedente o gli affari sono conclusi entro un termine ragionevole dalla data di scioglimento del contratto e la conclusione è
da ricondurre prevalentemente all'attività
da lui svolta; in tali casi la provvigione è
dovuta solo all'agente precedente, salvo che da specifiche circostanze risulti equo ripartire la provvigione tra gli agenti intervenuti.
Patto di suddivisione di provvigioni su ordini acquisiti Normativa
Sorto il diritto alla provvigione, se il contratto con il cliente non avrà
luogo per cause non imputabili al preponente, l’agente dovrà
restituire il percepito. La norma è
inderogabile in danno dell’agente. Normativa
L'agente è
tenuto a restituire le provvigioni riscosse solo nella ipotesi e nella misura in cui sia certo che il contratto tra il terzo e il preponente non avrà
esecuzione per cause non imputabili al preponente. é
nullo ogni patto più
sfavorevole all'agente.
Recesso dal rapporto in prova.
Il patto di prova risponde all’esigenza di entrambe le parti di verificare la reciproca convenienza a dare stabilità
al contratto. Il periodo di prova ha un effetto sospensivo della definitiva instaurazione di un rapporto: ultimato senza che nessuna delle parti abbia comunicato la volontà
di recesso, il contratto acquista il carattere della stabilità
. A meno che la prova non sia stabilita per un periodo determinato, il recesso intimato durante il periodo di prova è
essere immotivato. Normativa
6.2) Preavviso di scadenza del termine Nei contratti a tempo determinato il preponente dovrà
preavvisare l’agente quando non intende dar prosecuzione al contratto, in caso in cui esiste una clausola contrattuale di rinnovo tacito alla scadenza. Nel caso di mancanza di tale clausola, il contratto scade nel giorno stabilito e se si continua a dare prosecuzione, gli stessi diventano ex lege contratti a tempo indeterminato. In ogni caso l’indennità
di scioglimento prima della scadenza spetta comunque.
6.3) Risoluzione per scadenza del termine Nel contratto a tempo determinato la fissazione del termine e l’esistenza di una precisa scadenza non da obbligo al preponente di preavvisare l’agente. Salvo nell’ipotesi di risoluzione anticipata per inadempimento.
Il temine finale di un contratto di agenzia a tempo determinato è
un requisito essenziale e può
essere determinato anche indirettamente facendo riferimento ad un evento futuro, sempreché
tale evento sia certo nell’avverarsi, anche se incerto nella data.
In tema di rapporto di agenzia, l’istituto del preavviso riguarda unicamente il recesso dal contratto di agenzia a tempo indeterminato, e non può
essere esteso al contratto di agenzia a tempo determinato, ancorché
, in mancanza di allegazione e prova della loro simulazione, si siano succeduti, senza soluzione di continuità
6.4) Richiesta danni per recesso prima del termine Il recesso ante tempus può
avvenire solo in relazione ad un grave inadempimento imputabile alla parte non recedente. Qualora sussista la violazione degli obblighi contrattuali conseguirà
alla risoluzione contrattuale il diritto del recedente di ristoro dei danni verso la parte inadempiente. Qualora tale inadempienza grave non venga accertata sarà
la parte che recede anticipatamente a divenire a sua volta inadempiente alle proprie obbligazioni contrattuali, esponendosi a risarcire il danno subito dall’altra.
Il danno si configura diversamente a seconda che inadempiente sia il preponente o l’agente, ma in nessuna delle due ipotesi competerà
il preavviso. Nel primo caso, esso consiste nell’ammontare delle provvigioni che sarebbero spettate all’agente se il rapporto fosse continuato fino alla scadenza. Per tale calcolo si potrebbe utilizzare la media delle provvigioni in precedenza percepite dall’agente e commisurate al periodo “non lavorato” ovvero far riferimento alle provvigioni percepite dall’agente subentrato a quello disdettato. Dovranno inoltre essere dedotte le presumibili spese che l’agente avrebbe dovuto affrontare nel periodo “non lavorato”.
di stipulare contratto di lavoro di tipo subordinato a tempo determinato non opera con riferimento al contratto di agenzia. é
pertanto legittima la clausola di tacita rinnovazione “di anno in anno salvo disdetta” del rapporto di agenzia, senza che dalla reiterata rinnovazione del contratto a termine possa trarsi la conseguenza di un unico contratto di agenzia a tempo indeterminato; nell’ipotesi si rinnovo automatico del contratto per mancato invio della disdetta e successivo recesso ingiustificato ante tempus del preponente dal rapporto, l’agente ha diritto non all’indennità
sostitutiva del preavviso, ma al risarcimento del danno derivante da detto recesso.
Le conseguenze dell’illegittima risoluzione ante tempus da parte del preponente, di un rapporto di agenzia a termine sono disciplinate dalla norma generale dell’art. 1223 c.c.; pertanto, il lucro cessante, costituito dall’utilità
economica che il danneggiato avrebbe conseguito se, ad impedirlo, non fosse intervenuto il fatto generatore del danno, coincide con il guadagno netto che l’agente avrebbe conseguito sino alla scadenza convenzionale del rapporto, detratti quei lucri che lo stesso agente abbia conseguito da un’attività
sostitutiva di quella venuta a meno a seguito del recesso del preponente o che, a norma dell’art. 1227 secondo comma c.c., avrebbe potuto conseguire con l’uso dell’ordinaria diligenza.
Recesso con preavviso del preponente Il recesso nei contratti di agenzia a tempo indeterminato ha come finalità
di determinare il termine precedentemente non concordato. Esso è
un diritto potestativo, consistente nel potere di porre in qualunque momento un limite temporale al rapporto obbligatorio. La sua efficacia è
subordinata alla conoscenza che ne abbia avuto, o che ne avrebbe dovuto avere, il receduto, secondo la regola stabilita dall’art. 1335 c.c.. In ogni caso il recesso deve avvenire con forma scritta.
Il preavviso risponde alla funzione di acconsentire alla parte non recedente di ultimare le attività
contrattuali in essere e di avere il tempo necessario di cercare una nuova casa mandante o un nuovo agente. é
un temine sospensivo con la funzione di differire lo spirare degli effetti del contratto.
Il preponente quando decide di recedere dal contratto deve innanzitutto preavvisare l’agente, comportarsi secondo i canoni di correttezza e buona fede. Dare la possibilità
all’agente di espletare tutte le attività
rimanenti. L’effetto della scadenza del temine del contratto si produce al termine della scadenza del preavviso. Il preavviso non può
essere inferiore a 1 mese per il primo anno di durata del contratto, due mesi per il secondo anno iniziato, tre mesi per il terzo anno iniziato, quattro mesi per il quarto anno iniziato, cinque mesi per il quinto anno iniziato e sei mesi a partire dal sesto anno iniziato e per tutti quelli successivi.
Il termine di preavviso non può
comunque essere inferiore ad un mese per il primo anno di durata del contratto, a due mesi per il secondo anno iniziato, a tre mesi per il terzo anno iniziato, a quattro mesi per il quarto anno, a cinque mesi per il quinto anno e a sei mesi per il sesto anno e per tutti gli anni successivi.
Le parti possono concordare termini di preavviso di maggiore durata, ma il preponente non può
osservare un termine inferiore a quello posto a carico dell'agente.
Per il caso di recesso da parte dell’agente o rappresentante, i termini di preavviso sono indipendenti dalla durata del rapporto: tre mesi per l’agente plurimandatario e cinque mesi per l’agente monomandatario. In ogni caso il recesso deve avvenire con forma scritta. Durante il periodo di preavviso l’agente deve continuare a comportarsi secondo i canni di correttezza e buona fede e continuare a espletare le attività
per concludere i rapporti con la preponente. Normativa
6.7) Recesso per giusta causa preponente Il recesso per giusta causa con la sospensione in tronco del rapporto di lavoro può
avvenire in diversi casi:
- inadempimento e condotta grave da parte dell’agente. L’inadempimento e la condotta grave devono minare il rapporto fiduciario per rientrare nella fattispecie di giusta causa. Pertanto lo scioglimento del contratto per giusta causa può
avvenire solo nel caso in cui l’inadempimento da parte dell’agente comporti l’impossibilità
di continuare il rapporto fino alla scadenza del termine di preavviso. - totale inattività
- l’effettuazione di attività
(anche se espletate da una persona di famiglia che ha accesso ai documenti dell’agente) per conto di concorrenti del preponente - fornire notizie totalmente false sui clienti
- effettuare pubblicità
negativa verso i clienti della preponente
Il recesso per giusta causa va comunicato tempestivamente dopo il verificarsi del motivo che lo giustifica. Tuttavia l’immediatezza del recesso è
comunque relativa perché
subordinata all’effettivo accertamento dei fatti che lo determinano. Normativa
Ciascuno dei contraenti può
recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è
a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è
a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è
a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede, per giusta causa compete l'indennità
indicata nel secondo comma dell'articolo precedente.
Al rapporto di agenzia è
applicabile, in analogia con le disposizioni previste per il rapporto di lavoro subordinato, l’istituto del recesso per giusta causa; tuttavia, al fine di valutare l’inadempimento del lavoratore, occorre anche aver riguardo alla sostanziale diversità
delle prestazioni nei due contratti, giacche l’obbligazione del dipendente nel contratto di lavoro subordinato è
configurabile come obbligazione di “mezzi”, mentre quella dell’agente è
configurabile come obbligazione di risultato, onde, nei due casi, l’inadempimento del lavoratore é
diversamente apprezzabile.
Recesso per giusta causa dell’agente.
Il recesso per giusta causa con la sospensione in tronco del rapporto di lavoro può
avvenire per diversi casi:
subordinata all’effettivo accertamento dei fatti che lo determinano.
Richiesta di esonero dal preavviso.
La parte che ha ricevuto la comunicazione di recesso può
rinunciare al preavviso senza obbligo di corrispondere in tutto o in parte la relativa indennità
sostitutiva entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione.
6.10) Accettazione delle dimissioni con esonero del preavviso Le dimissioni ds parte dell’agente devono avvenire attraverso la forma scritta e tempestivamente comunicate alla preponente. L’agente può
richiedere di essere esonerato dal preavviso. Nel caso di accettazione da parte della preponente non è
dovuta da nessuna delle parti l’indennità
sostitutiva del preavviso.
Rinunzia al preavviso.
6.12) Corresponsione dell’indennità
sostitutiva di tipo risarcitorio è
rapportata al periodo di preavviso non dato e si calcola sulla base della media dei guadagni complessivi dell’anno precedente (01/01 – 31/12) ovvero sulla media degli ultimi dodici mesi di durata del rapporto, se tale media risulti più
favorevole per l’agente. I periodi di preavviso sono differenziati in relazione alla durata del rapporto e al fatto che l’agente sia mono o plurimandatario.
In mancanza di preavviso, il recedente è
tenuto verso l'altra parte a un'indennità
equivalente all'importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.
6.13) Risoluzione consensuale del rapporto Il contratto di agenzia può
sciogliersi anche per mutuo consenso e cioè
quando le parti manifestino la reciproca volontà
di non dar seguito al rapporto. La risoluzione è
un negozio bilaterale mediante il quale si estinguono le reciproche obbligazioni.
Tale scelta può
essere realizzata in forma verbale, e per fatti concludenti. La forma scritta non è
dovuta e tantomeno l’indennità
di preavviso né
quella suppletiva della clientela. Normativa
7) INDENNITÀ
DI FINE RAPPORTO
Richiesta di corresponsione dell’indennità
in caso di cessazione del rapporto Nel rapporto di agenzia, il diritto all’indennità
di scioglimento del contratto è
subordinata alla concorrente presenza sia del requisito della permanenza per il preponente di sostanziali vantaggi derivanti dall’attività
di promozione degli affari compiuta dall’agente, sia della rispondenza ad equità
dell’attribuzione all’agente dell’indennità
, in considerazione delle circostanze del caso concreto e in particolare delle provvigioni da lui perse.
La norma è
volutamente indeterminata, in modo da lasciare spazio alla contrattazione collettiva ed a quella individuale nella determinazione concreta dei diritti dell’agente a fine rapporto- le somme che il preponente deve all’agente per l’indennità
sono accantonate annualmente all’Enasarco. Inoltre è
possibile prevedere un compenso aggiuntivo legato alla natura dell’attività
dell’agente. Normativa
All'atto della cessazione del rapporto, il preponente è
tenuto a corrispondere all'agente un'indennità
il pagamento di tale indennità
sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l'agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti.
superare una cifra equivalente ad un'indennità
annua calcolata sulla base della media annuale delle retribuzioni riscosse dall'agente negli ultimi cinque anni e, se il contratto risale a meno di cinque anni, sulla media del periodo in questione.
La concessione dell'indennità
non priva comunque l'agente del diritto all'eventuale risarcimento dei danni.
L'agente decade dal diritto all'indennità
prevista dal presente articolo se, nel termine di un anno dallo scioglimento del rapporto, omette di comunicare al preponente l'intenzione di far valere i propri diritti.
Mancata corresponsione dell’indennità
in caso di cessazione del rapporto Il secondo comma dell’art. 1751 c.c., elenca alcuni fatti impeditivi all’insorgenza del diritto quali:
2. il recesso dell’agente non per colpa del preponente a meno che il recesso non dipenda da fatti naturali dell’agente (età
, infermità
, malattia).
Dalla qualifica di questi eventi come fatti impeditivi del diritto come conseguenza che qualora risulti in causa la cessazione del rapporto, l’agente non ha l’onere di provare a quale soggetto sia imputabile il recesso né
l’esistenza di una giusta causa di dimissioni.
quando il preponente risolve il contratto per un'inadempienza imputabile all'agente, la quale, per la sua gravità
, non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto;
quando l'agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze attribuibili al preponente o da circostanze attribuibili all'agente, quali età
o malattia, per le quali non può
essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell'attività
quando, ai sensi di un accordo con il preponente, l'agente cede ad un terzo i diritti e gli obblighi che ha in virtù
del contratto d'agenzia.
7.4) Corresponsione agli eredi dell’indennità
in caso di cessazione del rapporto.
dovuta anche se il rapporto cessa per morte dell'agente.
7.5) Corresponsione dell’indennità
suppletiva di clientela L’indennità
suppletiva di clientela ha una natura premiale, prevista ad integrazione di quella di scioglimento del contratto. Essa non spetta nel caso di inadempimento dell’agente o di suo recesso volontario. Ma spetta nel caso di scioglimento per mutuo consenso.
Atto di transazione Per la fattibilità
di un atto di transazione è
sufficiente la presenza di discordanti valutazioni in ordine a certe situazioni reali o giuridiche ed ai diritti ed obblighi delle parti e la disponibilità
del diritto di contestazione, senza che rilevi la posizione psicologica della parte o delle parti sulla situazione di diritto della controversi, compresa la certezza assoluta dell’intangibilità
della propria posizione. Gli elementi essenziali della transazione debbono risultare dalla scrittura che la contiene. Da essa si deve evincere la comune volontà
delle parti di comporre una controversia in atto o prevista, vale a dire la materia oggetto delle contrastanti pretese giuridiche delle parti. Non è
invece indispensabile che le parti nell’atto enuncino le loro controversie. è
indispensabile che la transazione sia provata per iscritto.
La transazione è
il contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una lite già
incominciata o prevengono una lite che può
sorgere tra loro.
Atto di rinunzia Le norme inderogabili statuenti un diritto a favore del lavoratore possono essere violate o da un atto, incidente sul momento genetico del diritto che ne impedisca l’acquisizione o da un atto, incidente sul momento funzionale, dispositivo del diritto già
acquisito dal titolare: nella prima ipotesi, si configura la nullità
del negozio compiuto in violazione di dette norma, nella seconda ipotesi, l’annullabilità
La rinunzia relativa a violazioni di diritti già
acquisiti sono colpite dall’invalidità
Nei rapporti di agenzia e rappresentanza sono valide le rinunzie e le transazioni aventi ad oggetto la misura delle provvigioni spettanti all’agente la cui determinazione è
rimessa alla volontà
delle parti; ma non quelle che abbiano ad oggetto la determinazione dell’ammontare dell’indennità
in caso di cessazione del rapporto, non derogabile a svantaggio dell’agente.
Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore idoneo a renderne nota la volontà
Richiesta del preponente di convocazione della commissione di conciliazione.
La richiesta di tentativo di conciliazione è
obbligatorio nel caso in cui la controversia in materia di agente sia applicabile il rito del lavoro. Infatti il primo comma dell’art. 410 c.p.c. prevede un vero e proprio obbligo, per chi intenda proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti di cui all’art. 409 c.p.c., non avvalendosi delle procedure di conciliazione previste dai contratti e accordi collettivi, di esperire il tentativo di conciliazione presso la competente commissione di conciliazione. Normativa
Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall'articolo precedente, e non ritiene di avvalersi delle procedure di conciliazione previste dai contratti e accordi collettivi, può
promuovere anche tramite una associazione sindacale il tentativo di conciliazione presso la commissione di conciliazione, nella cui circoscrizione si trova l'azienda o una qualsiasi dipendenza di questa, alla quale e' addetto il lavoratore, o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.
Richiesta dell’agente di convocazione della commissione di conciliazione.
obbligatorio nel caso in cui alla controversia in materia di agente sia applicabile il rito del lavoro. Infatti il primo comma dell’art. 410 c.p.c. prevede un vero e proprio obbligo, per chi intenda proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti di cui all’art. 409 c.p.c., non avvalendosi delle procedure di conciliazione previste dai contratti e accordi collettivi, di esperire il tentativo di conciliazione presso la competente commissione di conciliazione. Normativa
La convocazione delle parti davanti alla commissione di conciliazione è
un atto recettizio che si perfeziona al momento in cui perviene nella sfera di conoscenza, effettiva o presunta, del destinatario consentendo la costituzione del rapporto arbitrale.
La commissione, ricevuta la richiesta, tenta la conciliazione della controversia, convocando le parti, per una riunione da tenersi non oltre dieci giorni dal ricevimento della richiesta. Con provvedimento del direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione e' istituita in ogni provincia, presso l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, una commissione provinciale di conciliazione composta dal direttore dell'ufficio stesso o da un suo delegato, in qualità
di presidente, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale. Commissioni di conciliazione possono essere istituite, con le stesse modalità
e con la medesima composizione di cui al precedente comma, anche presso le sezioni zonali degli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione.
Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessità
, affidano il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal precedente terzo comma. In ogni caso per la validità
della riunione e' necessaria la presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e di uno dei lavoratori.
Se la conciliazione riesce, si forma processo verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dal presidente del collegio che ha esperito il tentativo, il quale certifica l'autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità
di sottoscrivere. 8.8)
Verbale di comparizione in caso di mancato accordo Normativa
Verbale in caso di mancata comparizione Il tentativo di conciliazione deve essere espletato entro 60 giorni dalla presentazione della richiesta. Trascorso inutilmente tale termine il tentativo di conciliazione si considera espletato ai fini della procedibilità
Ove la riunione della commissione non sia possibile per la mancata presenza di almeno uno dei componenti di cui al precedente comma, il direttore dell'ufficio provinciale del lavoro certifica l'impossibilita' di procedere al tentativo di conciliazione. 8.10)
Verbale di conciliazione in sede sindacale La conciliazione in sede sindacale non è
impugnabile rimanendo precluso al giudice l’accertamento della situazione preesistente e della violazione di disposizioni inderogabili eventualmente attuata con atti transattivi. La conciliazione in sede sindacale è
identificabile nell’accordo che i singoli prestatori di lavoro contraggono con l’assistenza ad un’organizzazione sindacale, che assume la veste di garante della libera formazione della volontà
dell’assistito espressa nell’accordo.
Se il tentativo di conciliazione si e' svolto in sede sindacale, il processo verbale di avvenuta conciliazione e' depositato presso l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione a cura di una delle parti o per il tramite di un'associazione sindacale. Il direttore, o un suo delegato, accertata la autenticità
, provvede a depositarlo nella cancelleria della pretura nella cui circoscrizione e' stato redatto. Il pretore, su istanza della parte interessata, accertata la regolarità
formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto. Torna all'indice
8.11) Istanza di concessione dell’esecutività
del verbale di conciliazione Nelle conciliazioni per processo verbale il giudice non interviene limitandosi a dichiarare esecutivo il processo verbale; sicché
riconoscersi ai verbali di conciliazione il carattere di provvedimenti giurisdizionali. Normativa
Il processo verbale e' depositato a cura delle parti o dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione nella cancelleria della pretura nella cui circoscrizione e' stato formato. Il pretore, su istanza della parte interessata, accertata la regolarità
Verbale di conciliazione giudiziale La conciliazione giudiziale è
una conciliazione tra le parti che l’hanno conclusa, con la particolarità
di essere consacrata in un processo verbale avente carattere documentale. A tal fine perché
si realizzi un’attività
negoziale è
necessario che dal processo verbale di conciliazione risulti l’incontro delle volontà
delle parti che unisce al suo contenuto sostanziale l’impossibilità
di una qualsiasi ulteriore prosecuzione del giudizio.
Nell'udienza fissata per la discussione della causa il giudice interroga liberamente le parti presenti e tenta la conciliazione della lite. La mancata comparizione personale delle parti, senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile dal giudice ai fini della decisione. Le parti possono, se ricorrono gravi motivi, modificare le domande, eccezioni e conclusioni già
formulate, previa autorizzazione del giudice.
Le parti hanno facoltà
di farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale, il quale deve essere a conoscenza dei fatti della causa. La procura deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata e deve attribuire al procuratore il potere di conciliare o transigere la controversia. La mancata conoscenza, senza gravi ragioni, dei fatti della causa da parte del procuratore e' valutata dal giudice ai fini della decisione.
Il verbale di conciliazione ha efficacia di titolo esecutivo. Se la conciliazione non riesce e il giudice ritiene la causa matura per la decisione, o se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza o ad altre pregiudiziali la cui decisione può
definire il giudizio, il giudice invita le parti alla discussione e pronuncia sentenza anche non definitiva dando lettura del dispositivo.
Atto di interruzione della prescrizione Nel contratto di agenzia il termine prescrizionale del diritto alle provvigioni è
quinquennale e decorre dalla data di maturazione del diritto stesso.
1) le annualità
delle rendite perpetue o vitalizie;
2) le annualità
delle pensioni alimentari;
4) gli interessi e, in generale, tutto ciò
che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più
brevi. (La Corte costituzionale con sentenza 10 giugno 1966, n. 63 ha dichiarato l'illegittimità
costituzionale del presente numero limitatamente alla parte in cui consente che la prescrizione del diritto alla retribuzione decorra durante il rapporto di lavoro);
5) le indennità
spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro.
9.2) Ricorso giudiziale Nel rito del lavoro la verifica degli elementi essenziali del ricorso costituisce indagine pregiudiziale rispetto alla decisione sul merito, cui inerisce anche la valutazione delle prove.
Il ricorso introduttivo del tutto privo dell’indicazione delle ragioni di fatto e in diritto della pretesa, non desumibili neppure dall’indicazione dei mezzi di prova, è
inidoneo al raggiungimento delle finalità
proprie del ricorso stesso. E pertanto è
affetto da nullità
L’obbligo del ricorrente di indicare i mezzi di prova dei quali intenda avvalersi è
previsto a pena di decadenza e nel caso deve riguardare anche l’indicazione delle persone da interrogare.
La sanzione della decadenza che opera nei confronti del ricorrente che ometta l’indicazione specifica dei documenti di prova, non determina l’invalidità
o l’inammissibilità
del ricorso ma solo l’impossibilita di utilizzare tali documenti come prova. Normativa
La domanda si propone con ricorso, il quale deve contenere: 1) l'indicazione del giudice;
2) il nome, il cognome, nonché
la residenza o il domicilio eletto dal ricorrente nel comune in cui ha sede il giudice adito, il nome, il cognome e la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto; se ricorrente o convenuto e' una persona giuridica, un'associazione non riconosciuta o un comitato, il ricorso deve indicare la denominazione o ditta nonché
la sede del ricorrente o del convenuto;
Decreto di fissazione dell’udienza di discussione Normativa
Il ricorso e' depositato nella cancelleria del giudice competente insieme con i documenti in esso indicati. Il giudice, entro cinque giorni dal deposito del ricorso, fissa, con decreto, l'udienza di discussione, alla quale le parti sono tenute a comparire personalmente. Tra il giorno del deposito del ricorso e l'udienza di discussione non devono decorrere più
di sessanta giorni. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, deve essere notificato al convenuto, a cura dell'attore, entro dieci giorni dalla data di pronuncia del decreto, salvo quanto disposto dall'articolo 417. Tra la data di notificazione al convenuto e quella dell'udienza di discussione deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni. Il termine di cui al comma precedente e' elevato a quaranta giorni e quello di cui al terzo comma e' elevato a ottanta giorni nel caso in cui la notificazione prevista dal quarto comma debba effettuarsi all'estero. Torna all'indice
Memoria difensiva di costituzione del convenuto Nel nuovo rito del lavoro, che è
caratterizzato dall’oralità
, dall’immediatezza e dalla concentrazione degli atti processuali, nonché
dall’accentuata ufficialità
del processo, vige la disciplina secondo la quale la memoria difensiva deve contenere anche l’indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il convenuto vuole avvalersi. Normativa
9.5) Istanza del convenuto per domanda riconvenzionale La domanda riconvenzionale ricorre quando il convenuto, nel processo civile, esercita apposita domanda (e quindi, autonoma azione) verso l'attore: non si limita cioè
a difendersi, ma chiede la condanna della propria controparte.
Il difensore della parte può
compiere tutti gli atti processuali relativi alla controversia dedotta in lite, ma non può
, senza mandato speciale compiere atti che importino disposizione del diritto in contesa, tra i quali è
compreso quello di rinunzia ad una domanda riconvenzionale.
Il convenuto che abbia proposta una domanda in via riconvenzionale a norma del secondo comma dell'articolo 416 deve, con istanza contenuta nella stessa memoria, a pena di decadenza dalla riconvenzionale medesima, chiedere al giudice che, a modifica del decreto di cui al secondo comma dell'articolo 415, pronunci, non oltre cinque giorni, un nuovo decreto per la fissazione dell'udienza. Tra la proposizione della domanda riconvenzionale e l'udienza di discussione non devono decorrere più
di cinquanta giorni. Il decreto che fissa l'udienza deve essere notificato all'attore a cura dell'ufficio, unitamente alla memoria difensiva, entro dieci giorni dalla data in cui e' stato pronunciato. Tra la data di notificazione all'attore del decreto pronunciato a norma del primo comma e quella dell'udienza di discussione deve intercorrere un termine non minore di venticinque giorni. Nel caso in cui la notificazione del decreto debba farsi all'estero il termine di cui al secondo comma e' elevato a settanta giorni, e quello di cui al comma precedente e' elevato a trentacinque giorni. Torna all'indice
Istanza di pagamento delle somme non contestate L’emissione dell’ordinanza esecutiva per il pagamento di somme ha natura cautelare a cognizione sommaria; non può
essere pronunciata in base alla sola contumacia del convenuto perché
questo richiede un comportamento difensivo che postuli l’esistenza del credito del ricorrente. Normativa
Il giudice, su istanza di parte, in ogni stato del giudizio, dispone con ordinanza il pagamento delle somme non contestate. 9.7)
Istanza di pagamento nei limiti della prova raggiunta L’ordinanza del pagamento di una somma a titolo provvisorio può
essere emessa anche prima dell’udienza di discussione della causa, e dopo la notifica del ricorso introduttivo e del decreto di fissazione dell’udienza al convenuto. L’ordinanza provvisionale appartiene alla categoria dei provvedimenti cautelari d’urgenza e pertanto può
essere concessa anche durante la sospensione del processo in seguito a regolamento di competenza.
Egualmente, in ogni stato del giudizio, il giudice può
, su istanza del lavoratore, disporre con ordinanza il pagamento di una somma a titolo provvisorio quando ritenga il diritto accertato e nei limiti della quantità
per cui ritiene già
raggiunta la prova. Le ordinanze di cui ai commi precedenti costituiscono titolo esecutivo. L'ordinanza di cui al secondo comma e' revocabile con la sentenza che decide la causa. Torna all'indice
Istanza di ingiunzione di pagamento L’ istanza di ingiunzione di pagamento è
un provvedimento anticipatorio di condanna rivolto a rendere impraticabili i tentativi del debitore di guadagnare tempo proponendo giudizi di accertamento negativo di credito ovvero a consentire al creditore di invocare la tutela monitora quando la disponibilità
della prova scritta venga acquisita soltanto in corso di causa.
L’ordinanza di ingiunzione è
soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili, ne consegue:
2. l’ordinanza di ingiunzione è
destinata ad essere assorbita dalla sentenza che definisca il giudizio a cognizione piena.
L’ordinanza diviene immutabile al pari del decreto ingiuntivo, se il giudizio di cognizione piena nel cui corso è
stata emanata si estingue per rinuncia agli atti o per inattività
Fino al momento della precisazione delle conclusioni, quando ricorrano i presupposti di cui all'art. 633, primo comma, n. 1), e secondo comma, e di cui all'art. 634, la parte può
chiedere al giudice istruttore, in ogni stato del processo, di pronunciare con ordinanza ingiunzione di pagamento o di consegna. tutte le informazioni riportate sono da intendersi indicative e non vincolanti, non si è responsabili per eventuali informazioni errate, non aggiornate o altro.
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