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Timestamp: 2020-04-10 18:49:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 33', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 38', 'sentenza ', 'art.38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13']

Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.38 del 5/12/2013
CENTRALE DI COMMITTENZA PER I PICCOLI COMUNI: OBBLIGHI 2014
A pochi mesi dall’avvio, la Centrale di Committenza promossa da ASMEL e ANPCI ai sensi e per gli effetti dell’art. 33 del D.lgs. 12/4/2006, n. 163 e ss.mm.ii., svolge la propria azione in favore di piccoli Comuni e loro associazioni in 10 Regioni d’Italia, e ciò nonostante l’adempimento sia stato già prorogato di oltre un anno.
In particolare, l’84% delle gare espletate dalla Centrale di Committenza Asmel sono telematiche, con ciò tenendosi subito al passo con i nuovi obblighi per tutte le stazioni appaltanti, singole e associate, di digitalizzazione di tutti i documenti di gara e presentazione telematica delle offerte.
Gli enti aderenti, infatti, in forma gratuita e in completa autonomia, possono realizzare gare sopra e sotto soglia comunitaria tramite tutte le procedure previste dalla normativa vigente, sia tradizionali che telematiche delegando alla Centrale parte o tutto l’iter per l’espletamento delle procedure di gara e usufruendo dei servizi di formazione e affiancamento operativo.
Un modus operandi, organizzativo e gestionale, sempre più diffuso anche tra le forme associative (Unioni, Fusioni, uffici tecnici associati, ecc) che hanno trovato opportuno avvalersi di apposita piattaforma per effettuare proprie gare telematiche, dell’indirizzario on-line fornitori locali, delle Convenzioni-quadro e del mercato elettronico (www.asmecomm.it), conseguendo significativi vantaggi economici, organizzativi oltre che in termini di trasparenza e di coinvolgimento delle realtà imprenditoriali locali. Scarica qui la Circolare informativa.
Come ha puntualmente evidenziato il TAR Calabria Catanzaro, nella sentenza n. 1093 del 25/11/2013, infatti, “ragioni di logica inducono a concludere che la tesi del cd. falso innocuo non può trovare applicazione nelle procedure di evidenza pubblica atteso che il falso è innocuo quando non incide neppure minimamente sugli interessi tutelati, mentre nelle procedure di evidenza pubblica la completezza delle dichiarazioni già di per sé costituisce un valore da perseguire perché consente, anche in coerenza con il principio di buon andamento dell'amministrazione e di proporzionalità, la celere decisione in ordine all'ammissione dell'operatore economico alla gara: pertanto, una dichiarazione inaffidabile, perché falsa o incompleta, è già di per sé stessa lesiva degli interessi considerati dalla norma, a prescindere dal fatto che l'impresa meriti o non di partecipare alla procedura competitiva.”
ATTI DI PIANIFICAZIONE: LEGGITTIMA L’INCETIVAZIONE
La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti del Veneto, valutando con attenzione la previsione dell’art. 92, comma 6, del D.Lgs. n. 163/2006, ritiene che i compensi per la progettazione di strumenti urbanistici al personale dipendente dalla Pubblica Amministrazione spettano anche nel caso in cui non vi sia un collegamento con la realizzazione di opere pubbliche. Tali indicazioni, contenute nella deliberazione n. 361/2013, vanno nella direzione delle indicazioni date dall’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici con parere n. AG 22/12 del 21 novembre 2012 e si muovono in controtendenza rispetto alle indicazioni interpretative fornite dalla gran parte delle sezioni regionali di controllo della magistratura contabile.
COME VALUTARE LA GRAVITÀ DEL COMPORTAMENTO COLPEVOLE AI FINI DELL'ESCLUSIONE DALLA GARA
L’art. 38 comma 1 lett. c) del Codice dei contratti pubblici impone alla stazione appaltante di eseguire una specifica valutazione del precedente penale oggetto di dichiarazione, come sottolinea il Consiglio di Stato nella sentenza n. 5122/2013, in relazione alla sussistenza di due autonomi e concorrenti elementi: la gravità del reato e la sua incidenza sulla moralità professionale. L’assenza di uno dei due suddetti elementi, quindi, rende privo di effetto per i fini considerati l’eventuale sussistenza dell’altro e, al contempo, ognuno di essi necessita, ai fini dell’esclusione dell’impresa dalla gara, di una puntuale ed adeguata valutazione da parte della stazione appaltante. In altri termini, la sola gravità non è di per sé sufficiente ad integrare la causa di esclusione prevista dal richiamato art.38 del Codice, laddove il reato commesso sia insuscettibile di incidere sulla moralità professionale del concorrente e, di converso, l’astratta incidenza sulla moralità professionale non integra la suddetta causa, quando il reato medesimo non risponda al requisito della oggettiva gravità.
PRUDENZA NELL’ANNULLARE GLI ATTI IN AUTOTUTELA
Il Tar del Friuli Venezia Giulia ha bocciato la soluzione adottata da un’Amministrazione comunale di annullare in autotutela una procedura di gara in base all’impossibilità di “ricostruire compiutamente i lavori svolti dalla commissione di gara”, di “correggere refusi relativi all’attribuzione dei punteggi senza che ciò comporti una rivalutazione ex post dei progetti tecnici” e di “verificare compiutamente tutta l’attribuzione dei punteggi in quanto non tutti i punteggi sono riportati nelle minute”. Questa decisione, secondo la sentenza n. 614/2013, è contrastante con l’interesse pubblico all’efficienza amministrativa e gestionale e penalizzante per l’impresa colpita dall’atto di autotutela, anche avuto riguardo al fatto che la correttezza e veridicità dei punteggi assegnati alle imprese partecipanti in corso di gara e riportati nei relativi atti e verbali, sulla cui scorta è stata disposta l’aggiudicazione definitiva a favore dell’odierna ricorrente, non sono state messe in discussione né dagli altri componenti della commissione di gara, né dalle altre concorrenti, né, tanto meno, dalla stessa Amministrazione, la quale si è solo limitata ad instillare il dubbio di possibili irregolarità ma non ha evidenziato la commissione di alcun concreto (e grave) vizio e/o errore valutativo, tale da richiedere l’annullamento di tutti gli atti di gara, tra cui, in particolare, l’aggiudicazione definitiva.
LE IMPRESE GENERALI POTRANNO EFFETTUARE ANCHE I LAVORI SPECIALISTICI
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 280 del 29 novembre il Decreto del Presidente della Repubblica 30 ottobre 2013 che rende operativo il parere del Consiglio di Stato n. 3014 del 26 giugno 2013. Si tratta del provvedimento con cui è stato accolto il ricorso presentato dall'associazione delle grandi imprese (Agi) per la cancellazione di alcune norme del regolamento appalti (il Dpr 207/2010). La novità infatti è data dalla cancellazione degli'articoli 109, comma 2 (in relazione all'allegato A al regolamento) e 107 comma 2, con cui si vieta alle imprese generali di eseguire direttamente le lavorazioni specialistiche a qualificazione obbligatoria se sprovviste della relativa certificazione Soa. In questo caso il regolamento prevedeva l'obbligo di subappaltare l'esecuzione dei lavori o dare vita a un Ati verticale con un'impresa specializzata. Tutto questo non accadrà più. L'accoglimento del ricorso presentato dall'Agi apre la strada alle imprese generali che potranno realizzare queste opere anche se prive di qualificazione.
ONERI DI ESPROPRIO: QUALI LE SPESE SOSTENIBILI DALL’ENTE TERRITORIALE
La sezione regionale delle Marche della Corte dei Conti ha espresso un parere in ordine alle fonti cui gli enti territoriali possono legittimamente far ricorso per il finanziamento degli oneri connessi ad un procedimento ablatorio ed, in particolare, dell'indennità di espropriazione e di quella di occupazione temporanea. Il Collegio, nella delibera n. 65/2013, ritiene che il finanziamento del debito suddetto non possa estendersi ad ulteriori accessori. Per cui l’Ente può indebitarsi per saldare l’indennità di espropriazione e quella di occupazione temporanea, ma non per pagare le spese legali ed eventuali interessi moratori.
IL GOVERNO APPROVA L’AGENDA VERDE
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il “collegato ambientale alla legge di stabilità”. Il provvedimento, composto da circa una trentina di articoli, si occupa di protezione della natura, valutazione di impatto ambientale, acquisti ed appalti verdi, gestione dei rifiuti, difesa del suolo, servizio idrico, acqua pubblica e comprende persino nuovi strumenti per calcolare l’importanza dell’ambiente. Un pacchetto di norme a 360 gradi capaci di attivare politiche ambientali virtuose, semplificando il quadro normativo, rendendolo più moderno ed efficace e creando al tempo stesso le condizioni per investimenti e crescita economica nel campo della green economy. Il tutto con una ferrea attenzione a riduzione dei costi, semplificazione e trasparenza amministrativa. Strumenti a costo zero, per una politica ambientale più efficace in tutti i settori.
PA: AL VIA LA FATTURAZIONE ELETTRONICA
La fatturazione on line prende il via dal 6 dicembre prossimo a 6 mesi dall’entrata in vigore del D.M. 3/4/2013, n. 55. A partire per prima saranno le amministrazioni che, volontariamente, aderiranno agli obblighi, iniziando a ricevere le fatture elettroniche, loro destinate, attraverso il Sistema di interscambio (Sdi). Seguiranno le altre Amministrazioni secondo il calendario previsto dall’articolo 6 del Dm n. 55/2013 (Per i Ministeri, le Agenzie fiscali e gli Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale, l’obbligo decorre dal 6 giugno 2014 mentre per tutte le altre amministrazioni dal 6 giugno 2015). Interessanti le istruzioni operative fornite da una circolare della ragioneria generale dello Stato.
NESSUNA COMUNICAZIONE PARTICOLARE PRIMA DELL’ADOZIONE DEL PIP
Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5553/2013, riforma una sentenza del TAR e precisa quali sono gli obblighi del Comune quando deve adottare un piano per insediamenti produttivi (P.I.P.). Le comunicazioni dell’Ente locale non devono essere necessariamente preceduti dalla comunicazione di avvio del relativo procedimento ai proprietari delle aree interessate; e ciò sia perché il P.I.P. è un atto generale di pianificazione urbanistica per il quale tale necessità è esclusa dall'art. 13 l. 7 agosto 1990, n. 241, sia perché le norme procedimentali specifiche garantiscono comunque la partecipazione degli interessati attraverso la pubblicazione degli atti e la conseguente possibilità di presentare osservazioni. Non essendoci stata alcuna “variante”, l’approvazione della stessa è stata correttamente portata a conoscenza degli interessati solo con il concreto insorgere del vincolo espropriativo.