Source: http://www.iocomete.it/index.php/pari-opportunita/italia/donne-e-costituzione
Timestamp: 2019-02-20 05:24:03+00:00
Document Index: 82540744

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 37', 'art. 48', 'art. 51']

La Costituzione afferma solennemente alcuni principi fondamentali
in tema di parità di diritti tra uomo e donna:
Il principio generale di eguaglianza davanti alla legge (art. 3 comma 1) “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni politiche, di condizioni personali e sociali”;
L’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi (art. 29) “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. (cod. civ. 143 ss; cod. civ. 159 ss)
La protezione della maternità (art. 31) “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.
La parità nel lavoro (art. 37) “La Repubblica riconosce la donna il diritto a svolgere un’attività lavorativa in condizione di parità con l’uomo e di adempiere la propria funzione materna che deve essere oggetto di una specifica protezione, con la garanzia per la lavoratrice di essere madre senza che la maternità debba o possa pregiudicare la sua posizione lavorativa e la parità di trattamento”
La parità nella partecipazione politica (art. 48) Riferendosi al diritto dell’elettorato attivo, riafferma il principio di eguaglianza sancito in via dall’articolo 3.
La parità nell’accesso alle cariche pubbliche (art. 51) “Tutti i cittadini, dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizione diseguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”.
Il giusto bilanciamento tra i sessi nelle aziende apporta numerosi e concreti vantaggi: la presenza femminile influenza positivamente l’andamento delle società creando benessere e potenziando il business. Infatti, per avere prestazioni ottimali, la proporzione perfetta nei team si aggira tra il 40% e il 60% e nel 2016 il tasso di partecipazione dei dipendenti ha registrato un +12% nelle società dove c’è gender balance rispetto a quelle dove non sono bilanciati. È quanto emerge dallo studio Gender Balance realizzato dal Gruppo Sodexo e presentato l’8 marzo in occasione della Festa della Donna prendendo in esame dati pervenuti da 50mila manager di 70 aziende internazionali nel quinquennio 2011-2016, con lo scopo di indagare sugli effetti positivi del bilanciamento di genere nelle aziende.
Inoltre si registra +8% rispetto alla media del tasso di conservazione dei dipendenti nelle aziende in cui vige la parità dei sessi; mentre il tasso di trattenimento dei clienti, inteso come l’aver conservato più del 90% dei propri clienti, è maggiore del 9% nelle aziende bilanciate rispetto a quelle sbilanciate.
Anche la sicurezza sul posto di lavoro ha ottenuto +12%, ovvero si sono verificati un numero inferiore di incidenti nelle realtà bilanciate e la produttività è aumentata dell’8% dove vi è lo stesso numero di uomini e donne.
Nata a Manchester nel 1858, è stata la principale esponente delle suffragette, movimento di portata internazionale che all’inizio del ‘900 si batteva per il riconoscimento del diritto di voto anche alle donne. Nel 1903 la Pankhrust fondò in Inghilterra l’Unione sociale politica e femminile per dare una forma concreta alla battaglia per l’uguaglianza portata avanti dalle donne durante le manifestazioni in strada.
Il suo temperamento audace le provocò in più occasioni diversi problemi: nel 1905 fu incarcerata per essere intervenuta e aver interrotto una riunione del Partito Liberale per chiedere che venisse discusso il tema del diritto di voto alle donne. La battaglia ideologica di quegli anni fu bruscamente sospesa dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ma la Punkhurst non interruppe la propria instancabile attività di propaganda: nel periodo della Grande Guerra viaggiò molto all’estero visitando tra gli altri anche gli Stati Uniti, il Canada e la Russia.
Nel 1918 fece ritorno nella sua Inghilterra quando già il Parlamento aveva esteso il diritto di voto alle donne. Vinta la battagli per l’uguaglianza elettorale, nel 1926 la Punkhurst decise di dedicare il resto della sua vita alla carriera politica fra le fila dei conservatori pur rimanendo un riferimento globale per i movimenti femministi da allora fino ad oggi. Continuerà a dare il suo appoggio alle cause femministe fino al giorno della sua morte, il 14 giugno del 1928.
«La presenza delle donne in politica è necessaria per garantire la piena applicazione della democrazia». È Maria Elena Boschi, ministra per le Riforme, a porre in evidenza nel suo discorso davanti all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa una questione che non è più rinviabile. Proprio la ministra che finisce più spesso nel mirino della stampa e del gossip per la sua femminilità , pone al centro del suo intervento a Strasburgo la questione della rappresentazione delle donne in politica, anzi, della sottorappresentazione. «Stiamo rendendo l’Italia un Paese più moderno e questo è possibile solo se le donne avranno gli stessi diritti e gli stessi doveri degli uomini, nelle istituzioni, sul lavoro e nella sfera affettiva», ha detto la ministra.
per quanto riguarda la presenza in Parlamento – 46% in Svezia, 43% in Islanda, 40% in Norvegia e Finlandia, 38% in Danimarca – sia per ciò che concerne il numero delle donne ministro – 63% in Finlandia, 53% in Norvegia, 45% in Svezia e Islanda e 42% in Danimarca. Vero è che si tratta di Paesi in cui la cultura delle pari opportunità in ogni settore della società è molto radicata. In effetti le donne scandinave hanno più possibilità di ricoprire posizioni di potere perché vige una vera e propria politica di promozione della leadership femminile. Basti pensare che i Paesi nordici sono stati tra i primi a sancire il diritto di voto alle donne (nel 1906 in Finlandia, nel 1913 in Norvegia, nel 1915 in Islanda e Danimarca, nel 1919 in Svezia). In più, già dagli anni settanta i partiti politici norvegesi, svedesi e danesi hanno introdotto quote rosa su base volontaria, con un conseguente aumento della partecipazione politica femminile. In realtà, anche in Germania, la presenza delle donne in politica è un fenomeno importante. Al di là del fatto che attualmente vi sia una donna alla guida del paese.
Written by Alessia Pagotto
Nata a Reggio Emilia nel 1920, Leonilde Iotti è stata una partigiana e esponente di spicco del Partito Comunista Italiano nella Prima Repubblica. Rimasta orfana di padre in giovane età, Nilde ereditò il suo attivismo da sindacalista dedicando buona parte della sua vita all’impegno politico. Dopo l’armistizio del’8 settembre 1943 entra nella Resistenza unendosi ai “Gruppi di difesa della donna”. Nel ’46 entra nel Partito Comunista e viene designata come membro dell’Assemblea Costituente per la nuova Carta Fondamentale dello Stato Italiano. Nel frattempo, entra a far parte della dirigenza nazionale del PCI e diventa la compagna del segretario Palmiro Togliatti.
Nel 1948 viene eletta alla Camera dei deputati e riconfermata per diverse successive legislature. Nel corso della sua carriera parlamentare, ha portato avanti diverse battaglie per le donne: fu la prima firmataria di una proposta di legge per istituire una pensione e un’assicurazione per le casalinghe; partecipò attivamente alla battaglia referendaria in difesa del divorzio; promosse la legge sul diritto di famiglia; diede un grosso contributo per far approvare la legge sull’aborto. Nel 1979 viene eletta al primo scrutinio Presidente della Camera, prima donna in assoluto a ricoprire tale carica. Il suo incarico viene riconfermato per diverse legislature e addirittura nel 1987 ottiene dal Presidente Cossiga il mandato per la formazione di un nuovo Governo. Anche se il mandato si conclude senza esiti, Nilde Iotti rimane al momento la prima ed unica donna nella storia italiana alla quale sia stato affidato il compito di formare un esecutivo.
Nel 1991 declina l’invito di Cossiga per la sua nomina di Senatore a vita, preferendo proseguire il suo mandato come Presidente della Camera. Un anno dopo, comparirà fra i nomi dei possibili successori alla Presidenza della Repubblica proprio dello stesso Cossiga. Nel 1999 si dimette dalla carica di Presidente della Camera fra gli applausi dei parlamentari a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Muore nello stesso anno, lasciando un vuoto incolmabile nella politica del Paese.