Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9070-del-02-04-2019
Timestamp: 2020-07-06 10:14:14+00:00
Document Index: 133872172

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Sentenza Cassazione Civile n. 9070 del 02/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9070 del 02/04/2019
Cassazione civile sez. VI, 02/04/2019, (ud. 16/01/2019, dep. 02/04/2019), n.9070
sul ricorso 24869-2017 proposto da:
C.D.;
avverso la sentenza n. 963/22/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
22/03/2017;
partecipata del 16/01/2019 dal Consigliere Relatore Dott.ssa LA
TORRE MARIA ENZA.
L’Agenzia delle entrate ricorre sulla base di tre motivi per la cassazione della sentenza della C.T.R. della Puglia, indicata in epigrafe, in controversia su impugnazione di avviso di accertamento L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335, per estimi catastali in relazione a unità immobiliare inclusa nella cosiddetta “microzona 1 e 2 del Comune di Lecce”, per la quale era stato effettuato “un riclassamento generalizzato di tutte le unità immobiliari comprese nelle richiamate microzone, attribuendo a ciascuna di esse una classe superiore, ferma restando la categoria catastale”. In particolare la C.T.R. ha ritenuto l’avviso di accertamento carente di motivazione, in quanto la motivazione va valutata necessariamente in relazione ai singoli atti di classamento e nella fattispecie “si appalesa chiaramente generica, così violando della L. n. 212 del 2000, art. 7 in ordine alla necessità di specificare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche a base degli atti amministrativi”.
C.D. è rimasto intimato.
che il ricorso è affidato a 3 motivi;
che, col primo, l’Agenzia assume la violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39(art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), giacchè la C.T.R. avrebbe erroneamente omesso di disporre la sospensione per pregiudizialità del processo, stante la pendenza di un giudizio avanti il Consiglio di Stato, riguardante la revisione di classamento di unità immobiliari nelle microzone 1 e 2 di Lecce;
che, col secondo motivo, si lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3);
che, col terzo motivo, si deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nonchè del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), avendo la C.T.R. mancato di considerare che la norma in questione sarebbe volta a rendere uniforme il mancato aggiornamento delle rendite catastali, attenuando le sperequazioni tra i cittadini all’interno di uno stesso Comune e, dunque, avrebbe consentito una revisione generalizzata dei classamenti degli immobili di proprietà.
La sentenza impugnata è stata pubblicata il 22 marzo 2017, allorquando, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156 del 2015, non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337 c.p.c., comma 2, che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Cass. Sez. 6-5. n. 29553 del 11/12/2017): di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che il vizio denunciato non censura l’art. 337 c.p.c., comma 2, resta il fatto che tale articolo non obbliga il giudice a procedere alla sospensione.
Inoltre, l’art. 39 comma 1 bis – aggiunto dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 156, art. 9, comma 1, lett. o), a decorrere dal 1 gennaio 2016 – nella parte in cui prevede “La commissione tributaria dispone la sospensione la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia della cui definizione dipende la decisione della causa”, non sembra evidentemente applicabile al caso di specie, essendo la pregiudizialità invocata rispetto alla giurisdizione amministrativa, in particolare del Consiglio di Stato.
Il secondo motivo, nella specie violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, ed il terzo motivo, col quale si deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nonchè del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), sono infondati.
La L. n. 212 del 2000, art. 7, richiede di indicare “i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che determinano la decisione dell’amministrazione”, mirando a delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’Ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa al fine di consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa (v. ex multis Cass. n. 25037 del 23710/2017, n. 21532 del 20/09/2013). Il procedimento di “revisione parziale del classamento” di cui alla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, non essendo diversamente disciplinato se non in relazione al suo presupposto fattuale, e cioè l’esistenza di uno scostamento significativo del rapporto tra valori medi della zona considerata e nell’insieme delle microzone comunali, resta soggetto alle medesime regole dettate ai fini della “revisione del classamento” del D.P.R. n. 23 marzo 1998, n. 1238, art. 9, sottraendone l’attuazione alla piena discrezionalità dell’amministrazione competente. In virtù di ciò, ne consegue che suddetta procedura non può sottrarsi dall’applicazione dei parametri previsti in via ordinaria, tutti incidenti complessivamente e comparativamente nella qualificazione della stessa. Pertanto, non può ritenersi motivato congruamente il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, allorchè non siano evincibili, in concreto, gli elementi che hanno inciso sul provvedimento di riclassamento (Cass., sez. 5, n. 22900 del 29/09/2017).