Source: http://studioiadevaia.blogspot.com/2012/11/
Timestamp: 2019-01-22 06:14:40+00:00
Document Index: 127981716

Matched Legal Cases: ['art. 170', '§ 3', '§ 3', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 7']

STUDIO IADEVAIA DOTTORI COMMERCIALISTI: novembre 2012
Questi istituti sono considerati simili in quanto attengono entrambi ad una casistica di segregazione patrimoniale, ma sono comunque due istituti profondamente diversi sia nello scopo che nella regolamentazione.Nascono peraltro in due ordinamenti completamente diversi: il primo in un ordinamento di civil law ed il secondo in uno di common law dove i principi che ordinano il diritto sono profondamente diversi tra loro.Nel dettaglio per quanto riguarda il fondo patrimoniale possiamo dire che: il fondo patrimoniale crea un vincolo di destinazione sul patrimonio; presupposto o condizione di efficacia del fondo patrimoniale è l’esistenza di una famiglia legittima (dunque matrimonio, no divorzio, no vedovanza). Nel caso di scioglimento della famiglia è possibile mantenere il fondo patrimoniale se si hanno figli minori sino a quando l’ultimo avrà compiuto 18 anni. possono formare oggetto di fondo patrimoniale solo i beni immobili, mobili registrati e i titoli di credito vincolati rendendoli nominativi. da un punto di vista soggettivo, il fondo patrimoniale può essere costituito da ciascuno o da entrambi i coniugi o anche da un terzo. quanto alla forma, il fondo patrimoniale deve essere costituito dai coniugi necessariamente per atto pubblico, mentre quando è costituente un terzo può essere costituito, oltre che per atto pubblico, anche per testamento. Quando viene costituito per atto tra vivi il fondo patrimoniale deve rivestire a pena di nullità la forma dell’atto pubblico ricevuto alla necessaria presenza di due testimoni. Prevede il dovere di destinare i frutti e, più in generale, le utilità tratte dai beni oggetto del fondo alle necessità della famiglia; comporta per dettame legislativo la contitolarità da parte dei coniugi dei diritti costituenti il fondo patrimoniale e la parità di quote; comporta l’estensione al fondo patrimoniale delle norme relative all’amministrazione della comunione legale, ovvero la regola dell’amministrazione disgiunta per gli atti di ordinaria amministrazione e dell’amministrazione congiunta da parte dei coniugi per gli atti di straordinaria amministrazione e per i contratti con i quali si acquistano e si concedono diritti personali di godimento, con l’ulteriore previsione che per gli atti di straordinaria amministrazione – se vi sono figli minori, – oltre all’agire congiunto, occorre l’autorizzazione giudiziale (cosa che comporta un ricorso apposito, tempi di giustizia lunghi, esame del giudice sull’operazione); vi è anche previsto un limite posto dall’art. 170 cod. civ. all’esecuzione sui beni e sui frutti del fondo. La norma prevede infatti che l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non possa aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia esponendo questa presunzione di conoscenza il debitore a diversi casi di proposte revoche dei fondi.Per quanto riguarda invece il trust possiamo dire che: crea un patrimonio destinato o meglio crea un patrimonio autonomo segregato. Prescinde dal vincolo familiare. Tutti lo possono costituire e se anche lo si vincola ai bisogni di familiari non ha scadenze dipendenti dall’esistenza o meno del vincolo familiare o dal raggiungimento della maggiore età dei figli. Quasiasi oggetto può essere posto in trust (immobili, mobili anche non registrati – pensiamo ad esempio ad un quadro di valore – titoli di credito, conti correnti, denaro, mobili registrati, quote sociali – che è uno dei punti più controversi del fondo patrimoniale. In Italia è necessario atto pubblico per la costituzione del trust. Per l’atto di conferimento dipende se trattasi di beni immobili, quote sociali e tutto ciò che è iscritto nei pubblici registri– che debbono essere conferiti per atto pubblico – diversamente non è necessario atto pubblico. La gestione del trust è affidata al trustee (gestore) totalmente ed il patrimonio conferito in trust non appartiene più ai coniugi come una comunione ma appartiene al trust come patrimonio separato. Il trustee può agire nella massima libertà e non sono necessarie autorizzazioni giudiziali. Ovviamente è l’atto istitutivo che conferisce determinati poteri al trustee ed eventuali limitazioni. L’impiego dei frutti non è detto che debba essere destinato alle esigenze della famiglia. Il trust è duttile. Può essere destinato per altri scopi. E poi quali sono le esigenze della famiglia nel fondo patrimoniale? Quelle della sopravvivenza? La giurisprudenza ha cercato di allargare l’estensione della portata del dettame ma rimane ancora circoscritto l’ambito di operatività. Nel trust non vi è questa limitazione. Nel fondo i beneficiari possono essere solo i familiari. Nel trust chiunque a seconda di come viene costituito. Addirittura potrebbero essere non nominati oppure potrebbe essere un’associazione, una persona giuridica, un terzo, dei creditori ecc. (dipende dalla struttura del trust). L’effetto segregativo previsto dalla legge per il fondo patrimoniale è più circoscritta rispetto al trust: infatti i creditori, sia pure nei limiti delle obbligazioni assunte per i bisogni della famiglia, possono aggredire non solo i frutti (com’era per il patrimonio familiare) ma anche i beni e soprattutto la norma pone a carico dei coniugi l’onere probatorio, se vogliono evitare l’esecuzione, dell’effettiva conoscenza da parte del creditore che agisce in esecuzione della estraneità del negozio ai bisogni familiari. Questo comporta che, una volta costituito il fondo patrimoniale, se i coniugi vogliono avere un margine di certezza circa i vantaggi in una eventuale sede esecutiva dovranno aver cura nell’assumere obblighi estranei ai bisogni della famiglia di esplicitarlo al creditore e, se si tratta di atto scritto, di evidenziarlo nell’atto stesso, soprattutto se l’obbligazione viene assunta congiuntamente da entrambi i coniugi. Il trust peraltro in molto casi permette anche di realizzare una pianificazione generazionale per cui il patrimonio dei disponenti, o parte di esso – per intenderci quello conferito in trust – viene già predisposto in favore dei beneficiari finali anticipando gli effetti di un testamento o di un successivo passaggio generazionale. Le imposte in questo caso vengono scontate oggi e non all’atto del trasferimento finale.I costi del trust variano in base ai beni che conferiamo in trust e a come strutturiamo il trust. E’ sicuramente più costoso ma permette una manovra di azione indubbiamente molto più ampia, sia nella costruzione dell’atto che nella gestione.
Per tutelare i propri beni dai creditori, sempre più persone usano costituire un fondo patrimoniale.Ma di cosa si tratta? È proprio vero che esso mette al riparo tutti i beni? A queste domande cercheremo di dare una risposta. Il fondo patrimoniale è una sorta di vincolo – che si costituisce con atto notarile – su determinati beni: tali beni possono essere immobili (per es. l’abitazione), titoli di credito (per esempio azioni di s.p.a., ma non quote di s.r.l.), beni mobili registrati (autoveicoli, imbarcazioni, aeromobili) e universalità di mobili. Vi possono ricorrere solo le coppie sposate. Le coppie di fatto non sono prese in considerazione. La finalità del fondo è di destinare i beni in esso inseriti ai bisogni della famiglia. Pertanto, il suo effetto principale è che, per legge, i beni che vi sono compresi (e i loro redditi) non possono essere aggrediti (cioè soggetti a esecuzione forzata) dai creditori sorti dopo la costituzione del fondo e purché i loro crediti riguardino obbligazioni per scopi estranei ai bisogni della famiglia [1].Per fare un esempio, il fondo non è aggredibile dal fornitore della ditta individuale di uno dei due coniugi. Al contrario, invece, per quanto riguarda i debiti sorti prima della costituzione del fondo, essi potranno impugnare la costituzione del fondo patrimoniale se riescono a provare che tale fondo è stato creato al solo scopo di frodare le ragioni dei creditori (è la cosiddetta azione revocatoria).In tal caso, la causa deve essere intrapresa entro cinque anni dalla costituzione del fondo (dopo tale termine, il fondo diventa irrevocabile e definitivo, anche se fatto in frode ai creditori).Inoltre spetta sempre ai coniugi dimostrare che il creditore era a conoscenza che il debito era stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.Se la revocatoria viene vinta dal creditore, il comportamento del debitore è passibile anche di sanzioni penali (soprattutto se si tratta di debiti fiscali o nei confronti dello Stato).Qualora il creditore sorto anteriormente alla costituzione del fondo abbia già iscritto un’ipoteca sui beni inseriti nel fondo patrimoniale, l’ipoteca sopravvive e pertanto su di essa il vincolo del fondo non avrà alcun effetto. Ecco perché si sconsiglia dall’inserire nel fondo gli immobili già ipotecati, a meno che non si tratti di mutui in fase di estinzione.Fino a poco tempo fa, rimaneva in forse l’efficacia del fondo patrimoniale nei confronti del fisco, ma le recenti pronunce dei giudici hanno fugato ogni dubbio: anche i debiti fiscali devono fermarsi di fronte ai beni costituiti in fondo patrimoniale, se non si tratta di debiti sorti per soddisfare i bisogni della famiglia [2]. Il fondo patrimoniale può essere costituito sui beni di proprietà di uno solo dei coniugi o di entrambi.La costituzione del fondo non implica necessariamente il trasferimento dei beni, che restano intestati a chi ne era già proprietario. In qualsiasi momento è possibile ampliare il fondo, facendovi affluire ulteriori beni, con un nuovo atto notarile. La scelta di immettere i beni nel fondo patrimoniale rende più contorto il loro regime di gestione.Infatti, se da un lato entrambi i coniugi possono disgiuntamente amministrare il fondo, secondo le regole della comunione legale, è però necessario il consenso di entrambi i coniugi per la vendita dei beni costituiti in fondo, anche se il proprietario è uno solo di essi.Inoltre, Se nella famiglia ci sono figli di minore età, la vendita dei beni compresi nel fondo deve essere autorizzata dal tribunale.Questa regola, però può essere derogata inserendo nell’atto costitutivo del fondo una clausola che consente di disporre dei beni senza bisogno dell’autorizzazione del tribunale, anche in presenza di figli minori. In questo caso è possibile vendere liberamente i beni o stipulare un mutuo. Il costo della costituzione del fondo non dipende dal valore o dal numero dei beni (di qualsivoglia natura) in esso ricompresi. Esso ammonta a circa € 1.200, compresi i costi notarili. In estrema sintesi, il fondo patrimoniale garantisce la conservazione di alcuni beni dall’attacco di crediti che siano sorti successivamente e per ragioni estranee ai bisogni della famiglia. Esiste poi un altro istituto, di derivazione anglosassone, di più ampia portata che è il trust, che consente di separare il godimento dall´amministrazione di un patrimonio e che può prestarsi a diverse finalità. Ma le sue caratteristiche sono così versatili da meritare un discorso a parte.Normalmente, alla costituzione del fondo, il debitore che voglia salvaguardare i propri immobili dagli attacchi del creditore, può ricorrere alla vendita o alla donazione. In questo caso, i costi sono superiori (specie se l’acquirente ha già una prima casa) e inoltre i creditori possono, anche in questo caso, esercitare la revocatoria nei successivi cinque anni. Anche di ciò parleremo più dettagliatamente in un diverso articolo.[1] Per quanti vogliano approfondire la regolamentazione civilistica essenziale del fondo patrimoniale si rimanda alla lettura degli artt. 167 – 171 del Codice Civile[2] Cass. sent. n. 15862 del 7 luglio 2009 e Commissione Tributaria di Milano sent. n. 437 del 20 dicembre 2010.(“La Legge per Tutti” è un portale che spiega e traduce, in gergo non tecnico, la legge e le ultime sentenze, affinché ogni cittadino possa comprenderle. Tratto da Avv. Angelo Greco (www.avvangelogreco.it).
Pubblicato da Salvatore Iadevaia a 01:49 Nessun commento:
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Pubblicato da Salvatore Iadevaia a 22:55 Nessun commento:
Si avvicina il termine per il versamento della seconda o unica rata degli acconti 2012 delle imposte sui redditi, dell’IRAP e di alcune imposte sostitutive e addizionali dei citati tributi (la scadenza è fissata al 30 novembre 2012 per i soggetti IRPEF e i soggetti IRES con esercizio coincidente con l’anno solare).In vista dell’adempimento, si ricorda la riduzione, dal 99% al 96%, della percentuale di computo dell’acconto IRPEF, applicabile anche ai fini del versamento dell’acconto della “cedolare secca” sulle locazioni (che si riduce quindi al 92%) e all’acconto dell’imposta sostitutiva dei nuovi “minimi” (che si riduce quindi al 96%).Verificata poi la sussistenza dell’obbligo di versamento sulla base dei consueti importi indicati in dichiarazione (es. rigo RN33 pari o superiore a 52 euro, per il modello UNICO 2012 PF, e rigo RN17 pari o superiore a 21 euro, per il modello UNICO 2012 SC), occorre stabilire se utilizzare:- il metodo c.d. storico, ossia basandosi sull’imposta dovuta per l’anno precedente (al netto delle detrazioni, dei crediti d’imposta e delle ritenute subite), risultante dallo stesso modello UNICO 2012;- il metodo c.d. previsionale, ossia facendo riferimento all’imposta che si presume dovuta per il periodo d’imposta in corso, sempre al netto delle detrazioni, dei crediti d’imposta e delle ritenute subite.In proposito, come ricordato dalla circ. Assonime 6 giugno 2008 n. 39 (§ 3), resta possibile adottare differenti metodologie di determinazione dell’acconto per i diversi tributi (IRPEF/IRES, da un lato, e IRAP, dall’altro). Così, ad esempio, è possibile scegliere il metodo storico per l’IRPEF/IRES e quello previsionale per l’IRAP (o viceversa).Ugualmente, il metodo storico e quello previsionale possono essere adoperati in maniera non uniforme (circ. Assonime 11 giugno 2012 n. 18, § 3.4), nel senso che, per esempio:- in sede di versamento della prima rata, può essere adottato il metodo storico;- in sede di versamento della seconda rata, può essere adottato il metodo previsionale.Naturalmente, in questo caso, occorre che i versamenti in acconto risultino congrui rispetto ad almeno uno dei suddetti criteri (storico o previsionale).Ad esempio, nell’ipotesi di adozione del criterio previsionale, l’acconto 2012 dovrà essere almeno pari al:- 96% dell’IRPEF relativa ai redditi del 2012, da dichiarare nel 2013, per le persone fisiche (peraltro, ferma restando l’adeguatezza complessiva dell’acconto, tenuto conto che la riduzione della relativa percentuale produce effetti esclusivamente sulla seconda o unica rata di acconto, il corretto pagamento dell’eventuale prima rata va vagliato alla luce dell’ordinaria misura del 99%);- 100% dell’IRES relativa ai redditi del 2012, da dichiarare nel 2013, per le società di capitali, gli enti commerciali e non commerciali;- 99% dell’IRAP relativa al 2012, da dichiarare nel 2013, per le persone fisiche e le società di persone;- 100% dell’IRAP relativa al 2012, da dichiarare nel 2013, per le società di capitali e gli enti (commerciali e non).Se adotta il metodo storico, il contribuente deve verificare che non sussistano obblighi di ricalcolo delle imposte relative al 2011, sulle quali commisurare gli acconti dovuti per il 2012, imposti da specifiche disposizioni di legge.Come già evidenziato su queste colonne in occasione del versamento della prima rata, si tratta, in particolare, delle seguenti ipotesi:- il nuovo regime impositivo per i beni concessi in godimento ai soci o ai familiari dell’imprenditore;- la fruizione, nel 2011, delle agevolazioni fiscali per le reti di imprese e della deduzione forfetaria dal reddito d’impresa per gli esercenti impianti di distribuzione di carburante;- l’aumento dell’aliquota IRES al 38% per le società non operative e l’estensione della relativa disciplina alle società in perdita sistematica;- l’aumento della quota minima imponibile degli utili netti delle cooperative a mutualità prevalente e la tassazione del 10% degli utili netti destinati a riserva minima obbligatoria per la generalità delle cooperative;- l’inasprimento del regime di tassazione degli immobili di interesse storico o artistico e l’inapplicabilità dell’esclusione dalla formazione dell’imponibile IRPEF o IRES del reddito degli immobili locati oggetto di sospensione degli sfratti.
Pubblicato da Salvatore Iadevaia a 08:41 Nessun commento:
1.1 PROVVEDIMENTI ATTUATIVI
1.2 DECORRENZA
1.3 ABROGAZIONE DELL’ATTUALE REGIME
La liquidazione dell’IVA per cassa è ammessa per i soggetti passivi che, nell’anno solare prece-den¬te, hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono di realizzare un volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro.
Risulta, pertanto, ampliata la platea dei soggetti interessati alla nuova disciplina, posto che nell’at-tuale regime il limite del volume d’affari è pari a 200.000,00 euro.
3 EFFETTI DELL’OPZIONE
– ovvero, decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, salvo che il ces¬sio¬nario o committente, anteriormente a tale termine, sia stato assoggettato a procedure concorsuali;
Resta inteso che laddove il cessionario o committente dell’operazione abbia, a sua volta, eser¬ci-ta¬to l’opzione per la liquidazione dell’IVA per cassa, il diritto alla detrazione potrà essere esercitato:
4 OPERAZIONI ATTIVE ESCLUSE DALL’IVA PER CASSA
• le operazioni effettuate nei confronti di soggetti che non agiscono nell’esercizio di impre-se, arti o professioni. In tale ipotesi, dovrebbe essere confermato che:
– l’ente non commerciale è considerato soggetto passivo quando agisce nell’esercizio d’im¬presa, anche se i beni o servizi acquistati sono utilizzati, promiscuamente, nell’attività di impresa e in quella istituzionale, nonché in caso di “spendita” del numero di partita IVA (salvo che il cedente o prestatore disponga di informazioni contrarie);
• le operazioni effettuate nei confronti dei soggetti che assolvono l’IVA mediante il mecca-nismo dell’inversione contabile (c.d. “reverse charge”);
– cessioni di beni e prestazioni di servizi poste in essere, verso il pagamento di corri-spettivi specifici o di contributi supplementari, a favore dei soci, associati o partecipanti degli enti e associazioni non aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commer¬ciali o agricole;
– cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti di alcune specifiche tipologie di sog¬getti, aventi generalmente carattere pubblico, quali lo Stato, gli enti pubblici territoriali, le ASL, le Camere di Commercio, ecc.
5 OPERAZIONI PASSIVE ESCLUSE DALL’IVA PER CASSA
6 ADEMPIMENTI RELATIVI ALLE OPERAZIONI ATTIVE DEL CEDENTE O PRESTATORE
6.1 OBBLIGHI DI FATTURAZIONE E REGISTRAZIONE
6.2 CALCOLO DEL VOLUME D’AFFARI E DEL PRO RATA
Analogamente alla disciplina attualmente vigente, le operazioni assoggettate all’IVA per cassa concorrono a formare il volume d’affari del cedente o prestatore e partecipano alla determinazione del pro rata di detrazione in relazione all’anno in cui le operazioni stesse sono effettuate; conse¬guentemente, ai citati fini, è irrilevante il momento in cui l’imposta diventa esigibile.
6.3 COMPUTO DELLE OPERAZIONI IN SEDE DI LIQUIDAZIONE PERIODICA
Le operazioni assoggettate al regime dell’IVA per cassa sono computate nella liquidazione perio-dica relativa al mese o trimestre nel corso del quale:
7 ADEMPIMENTI RELATIVI ALLE OPERAZIONI PASSIVE DEL CEDENTE O PRESTATORE
8 ESERCIZIO DELL’OPZIONE
In ogni caso, l’opzione ha effetto per tutte le operazioni attive e passive poste in essere dal ce-dente o prestatore.
8.1 DECORRENZA DELL’OPZIONE
8.2 RAPPORTI CON IL “VECCHIO” REGIME
In assenza di una specifica disciplina transitoria, deve ritenersi che le operazioni poste in essere in applicazione dell’attuale regime restano assoggettate al medesimo, sicché l’IVA a debito e a cre¬-dito deve essere computata nella liquidazione del periodo (mese o trimestre):
9 CESSAZIONE DELL’OPZIONE
9.1 OPERAZIONI PASSIVE
9.2 LIQUIDAZIONE RELATIVA ALL’ULTIMO MESE DI APPLICAZIONE DELL’IVA PER CASSA
In caso di superamento della soglia di 2 milioni di euro, così come in caso di revoca dell’opzione da parte del cedente o prestatore, sono previste disposizioni di semplificazione, volte ad evitare la coe¬sistenza, per la stessa attività, di due regimi di liquidazione dell’imposta.
Pubblicato da Salvatore Iadevaia a 02:56 Nessun commento:
Il Fondo rotativo è nato con l’obiettivo di rafforzare il sostegno pubblico alle PMI nel loro processo di internazionalizzazione. Il nuovo strumento si concretizza nella partecipazione del Fondo al capitale sociale di società costituite ad hoc (NewCo) con sede sociale in Italia (o in altro Paese UE qualora necessario per lo sviluppo del progetto). Intervento massimo per singolo progetto 200.000 euro.
Singole PMI o raggruppamenti di PMI costituite sotto forma di società di capitali;
Intervento tramite la sottoscrizione al capitale in caso di NewCo o la sottoscrizione di un aumento di capitale di una NewCo costituita da non più di 18 mesi dalla data di presentazione dell’istanza;
La partecipazione del Fondo non può superare il 49% del capitale sociale.
Ogni singolo intervento a valere sul Fondo può raggiungere un massimo di €200.000,00 (duecentomilaeuro);
PAESI DI REALIZZAZIONE DEI PROGETTI
Il progetto può riguardare anche la realizzazione di strutture stabili per progetti promozionali e/o commerciali e la realizzazione di commesse internazionali.
I tempi di istruttoria della pratica di richiesta di intervento sono stabiliti in 60 giorni.
Comitato di Indirizzo e Controllo istituito presso la Direzione Generale per le Politiche di Internazionalizzazione e la Promozione degli Scambi, del Ministero dello Sviluppo Economico.
Pubblicato da Salvatore Iadevaia a 00:41 Nessun commento:
Per l’esonero dalla scheda carburante, basta l’estratto conto
L’esonero dalla scheda carburante è possibile soltanto per i soggetti IVA che scelgono come modalità “unica” di pagamento del carburante nel periodo d’imposta – per tutto il parco auto – carte di credito, bancomat o prepagate intestate al soggetto che esercita l’attività d’impresa, arte o professione; ai fini della detrazione IVA e della deduzione del costo è sufficiente l’estratto conto, purché contenga alcune informazioni “minime”. Questi sono solo alcuni degli attesi chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, nella circolare 42 di ieri, con riferimento all’esonero dall’obbligo di compilazione della scheda carburante introdotto dal DL 70/2011.In linea generale, gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati da soggetti IVA presso gli impianti stradali di distribuzione devono risultare, come noto, da apposite annotazioni eseguite in una scheda conforme al modello allegato al DPR 444/97; tale “scheda carburante” è sostitutiva della fattura ed è valida ai fini della detrazione dell’IVA e della deduzione del costo d’acquisto. Il “nuovo” comma 3-bis dell’art. 1 del DPR n. 444/97 (introdotto dall’art. 7, comma 2, lett. p) del DL 70/2011 convertito) prevede che, in deroga a quanto sopra affermato, i soggetti IVA che effettuano gli acquisti di carburante esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’art. 7, comma 6 del DPR 605/1973, non sono soggetti all’obbligo di tenuta della scheda carburante. La circolare n. 42 chiarisce, anzitutto, che tale disposizione non riguarda il sistema delle carte fedeltà associate al contratto di “netting”.In merito ai beneficiari dell’esonero, il documento di prassi precisa che, stando al tenore della norma, i soggetti che effettuano pagamenti anche mediante mezzi diversi dalle carte elettroniche (es. contanti) sono tenuti ad utilizzare la scheda carburante per tutti gli acquisti di carburante effettuati nel periodo d’imposta. In altri termini, chi utilizza solo contanti o metodi di pagamento “misti” (contanti e carte) deve obbligatoriamente redigere la scheda carburante per fruire della detrazione IVA e della deduzione del costo d’acquisto.L’Agenzia delle Entrate precisa altresì che la scelta della modalità di certificazione relativa all’acquisto di carburante (scheda carburante o esonero) è riferita al soggetto e non al veicolo: di conseguenza, la modalità scelta dal soggetto deve essere unica, essendo irrilevante l’eventuale utilizzo di più veicoli nello svolgimento dell’attività.Vengono, poi, fornite alcune precisazioni con riferimento alle carte elettroniche utilizzate per il rifornimento. La carta deve essere intestata al soggetto che esercita l’attività d’impresa, arte o professione, ma non è necessario che sia utilizzata esclusivamente per acquisti relativi all’attività. La carta elettronica, inoltre, non deve essere destinata esclusivamente all’acquisto di carburante, potendo essere utilizzata per il pagamento di beni/servizi di qualunque genere; ciò che conta è che, qualora contestualmente all’acquisto di carburante siano acquistati altri beni/servizi, la transazione relativa al carburante avvenga in maniera distinta.Occorre peraltro fare attenzione alla residenza degli operatori finanziari che rilasciano la carta: la circolare n. 42 precisa infatti che le carte di credito, debito e prepagate devono essere emesse da soggetti residenti nel territorio dello Stato ovvero dotati di stabile organizzazione in Italia.Quanto alla documentazione, l’Agenzia ribadisce che non viene meno l’esigenza di disporre di una serie di elementi necessari a consentire la verifica dell’esistenza del diritto alla detrazione IVA e della deducibilità del costo nella misura spettante in capo all’acquirente; è indispensabile, infatti, ricollegare l’acquisto effettuato al soggetto che esercita un’attività d’impresa, arte o professione.A tal fine, la circolare afferma che dall’estratto conto della carta devono emergere tutti gli elementi necessari per l’individuazione dell’acquisto di carburante, quali la data, il distributore presso il quale è stato effettuato il rifornimento e l’ammontare del relativo corrispettivo. Tali indicazioni si riferiscono ad un contenuto “minimo” che deve risultare dalla documentazione dell’acquisto di carburante per consentire la detrazione IVA e la deduzione del relativo costo. Al riguardo si osserva che, rispetto alla “tradizionale” scheda carburante, non è prevista l’indicazione, prevista dal DPR 444/97, dell’ubicazione dell’impianto di distribuzione e dei chilometri percorsi.La circolare apprezza, infine, il caso in cui dalla documentazione risultino ulteriori dettagli che valgano ad associare ogni singola transazione ad uno specifico veicolo; è il caso, ad esempio, degli strumenti di pagamento dai quali emerge una rendicontazione distinta per ciascun autoveicolo utilizzato dal dipendente, anche ai fini del controllo interno di gestione.
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contributi destinati al sostegno di progetti, iniziative e azioni per la diffusione dell'associazionismo di promozione sociale in Sardegna
Possono presentare domanda le associazioni iscritte nel registro regionale delle associazioni di promozione sociale che intendono realizzare progetti e iniziative in ambito regionale.
Per informazioni gli interessati possono rivolgersi al Servizio elettorale, volontariato e pari opportunità della Presidenza ai seguenti recapiti: 070/606.6374 – 606.5809 -606.2242 - fax: 070.606.5805 - email: pres.volontariato@regione.sardegna.it
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Dichiarazione Imu proroga al 04/02/2013
Con un emendamento al DL 174/2012, approvato dalle Commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio, il termine, attualmente fissato al 30.11.2012, entro cui inviare la dichiarazione IMU viene prorogato al 4.2.2013 (in quanto il 3 è domenica).
Le istruzioni di compilazione del modello precisano, tra le altre cose, che:
- se gli immobili si trovano in più Comuni, il contribuente deve compilare tante dichiarazioni quanti sono i Comuni competenti (soggetti attivi);
- se l'immobile insiste su territori di Comuni diversi, la dichiarazione IMU va presentata a ciascun Comune;
- in caso di abitazione principale situata sul territorio di due Comuni, il soggetto passivo deve corrispondere l'imposta ai due Comuni in proporzione alla superficie sul cui territorio insiste l'abitazione, tenendo conto delle aliquote e della detrazione deliberate da ogni Comune per tale abitazione. Inoltre, tale soggetto passivo è tenuto a presentare la dichiarazione IMU al Comune nel quale non ha la residenza anagrafica, specificando nelle "Annotazioni" del modello che si tratta di "Immobile destinato ad abitazione principale la cui superficie insiste su territori di Comuni diversi".
Pubblicato da Salvatore Iadevaia a 01:09 Nessun commento:
SARDEGNA RICERCHE ha pubblicato tre nuovi bandi che hanno l'obiettivo di favorire la creazione e il consolidamento di nuove imprese innovative.Clicca sul seguente link http://www.sardegnaricerche.it/index.php?xsl=558&tipodoc=3&s=13&v=9&c=4200&c1=4200&id=31897&va
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Sono stati pubblicati sul nostro sito, i principali appalti Regione Sardegna in scadenza.
www.studioiadevaia.com/appalti-e-bandi.php
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Appalto - Responsabilità solidale dell'appaltatore per gli adempimenti fiscali e previdenziali - Novità del DL 83/2012 convertito
L’articolo 13ter della «manovra estiva» (Dl n. 83/ 2012), che ha nuovamente introdotto la responsabilità solidale relativa ad alcuni aspetti della fiscalità propria degli appalti (e subappalti), ripristina la responsabilità fiscale relativa alle ritenute Irpef dovute in relazione alle remunerazioni erogate ai dipendenti impiegati durante la realizzazione dell’opera, implicitamente già previste dalla responsabilità solidale prevista dalla legge Biagi ed esplicitamente prevista dal Dl n. 223/2006 cd. manovra VISCOBERSANI, poi superata sulla materia de quo.Innovativamente la responsabilità solidale viene prevista anche ai fini dell’Iva dovuta dall’appaltatore (e subappaltatore) in relazione alle fatture aventi ad oggetto le prestazioni e le forniture destinate alla realizzazione dell’opera.La legge di conversione del decreto sviluppo (Dl n. 83/2012) modifica integralmente il comma 28 dell’articolo 35 del Dl n. 223/2006, introducendo i commi 28bis e 28ter e stabilendo in caso di appalto e subappalto: la responsabilità diretta del committente, specificatamente sanzionata, nella fattispecie di omesso controllo documentale di alcune evidenze fiscali; la responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore per le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e per il versamento dell’Iva dovuta dal subappaltatore in relazione alle prestazioni effettuate in ambito di rapporto di subappalto.Ai sensi del comma 28ter dell’articolo 35 del Dl n. 223/2006, le disposizioni (di cui ai commi 28 e 28bis) si applicano in relazione ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi conclusi da soggetti che svolgono un’attività rilevante ai fini Iva e, in ogni caso, dai soggetti di cui agli artt. 73 (soggetti Ires) e 74 (Stato ed enti pubblici) Tuir.La norma Il nuovo comma 28bis dell’articolo 35 del Dl n. 223/2006, riformulato ad opera del Dl n. 83/ 2012 rimuove la responsabilità solidale definita nella prima versione della norma adottata in occasione dell’emanazione del Dl n. 83/2012.Nella nuova versione, la responsabilità solidale permane in capo all’appaltatore e subappaltatore mentre il committente diventa titolare di uno specifico potere di controllo.Nelle more dell’esecuzione degli adempimenti il committente è autorizzato dalla legge a sospendere il pagamento del corrispettivo fino all’esibizione della predetta documentazione da parte dell’appaltatore.Il controllo deve essere riferito ai pagamenti scaduti alla data del pagamento del corrispettivo.Anzi, la norma introduce un (surrettizio) divieto ad operare il pagamento in carenza della prova documentale dell’avvenuto versamento.L’inosservanza delle modalità di pagamento previste a carico del committente è, infatti, punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 200.000 se gli adempimenti non sono stati correttamente eseguiti dall’appaltatore e dal subappaltatore.
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