Source: https://responsabilecivile.it/laccordo-stragiudiziale-per-ridurre-lassegno-di-mantenimento/
Timestamp: 2020-08-09 10:54:11+00:00
Document Index: 64810724

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L'accordo stragiudiziale per ridurre l’assegno di mantenimento
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E’ valido l’accordo stragiudiziale degli ex coniugi che modifica le intese patrimoniali della separazione o divorzio solo se non risulta lesivo per i beneficiari
Due ex coniugi, dopo la sentenza di divorzio che stabiliva a carico del padre un contributo al mantenimento dei figli di oltre mille euro, a causa del peggioramento delle condizioni economiche del padre, raggiungevano l’accordo stragiudiziale di ridurre l’assegno di mantenimento all’importo di ottocento euro mensili.
La vicenda approda alla Sezione penale della Cassazione dalla Corte d’Appello dell’Aquila che aveva parzialmente riformato la pronunzia del Giudice penale di primo grado e rideterminato la pena finale, nel resto confermava la pronuncia con la quale un uomo veniva condannato per essersi sottratto agli obblighi di assistenza facendo mancare i mezzi di sussistenza ai 3 figli non versando integralmente l’importo di € 1.111,77 stabilito dalla sentenza di divorzio.
La Corte territoriale riteneva privo di rilievo il fatto che gli ex coniugi raggiungevano un accordo stragiudiziale inerente la riduzione dell’importo dell’assegno di mantenimento poiché tale accordo non veniva trasfuso in un provvedimento giudiziale.
Avverso tale decisione l’uomo ricorreva in Cassazione lamentando la validità dell’accordo sottoscritto con la ex moglie nell’anno 2012 con il quale concordemente veniva rimodulato il contributo al mantenimento dei figli nell’importo di € 800,00..
Lamentava inoltre l’uomo che la Corte ometteva qualsiasi verifica sulle sue capacità economiche e sull’effettiva mancanza dei mezzi di sussistenza dei figli.
La Suprema Corte (Sez VI, Sentenza n. 5236/2020) annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non costituisce reato.
I Supremi Giudici evidenziano la validità degli accordi transattivi (già riconosciuta in precedenza dalla giurisprudenza) raggiunti dagli ex coniugi successivamente alla pronunzia di separazione e/o divorzio.
Gli ex coniugi possono liberamente concordare un regime economico differente rispetto a quello stabilito dal Tribunale in sede di separazione o divorzio e tale accordo è pienamente valido anche se non viene trasfuso, o confermato, da un provvedimento giudiziale.
Errata pertanto la decisione della Corte d’Appello di L’Aquila che qualificava la condotta del padre come violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all’art. 570 c.p.
Al riguardo la Cassazione evidenzia che “in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, non sono configurabili i reati di cui agli artt.12-sexies legge 1 dicembre 1970, n. 898 e 570 c.p., qualora gli ex coniugi si siano attenuti ad accordi transattivi conclusi in sede stragiudiziale pur quando questi non siano trasfusi nella sentenza di divorzio che nulla abbia statuito in ordine alle obbligazioni patrimoniali. (…) E’ ragionevole, infatti, stimare che queste intese non possano produrre effetti vincolanti tra le parti solo laddove dovessero contenere clausole chiaramente lesive degli interessi dei beneficiari dell’assegno di mantenimento oppure condizioni contrarie all’ordine pubblico: in mancanza di tali circostanze, non si vede perché un accordo transattivo non possa produrre effetti obbligatori per le parti, anche prima e indipendentemente dal fatto che il suo contenuto sia stato recepito in un provvedimento dell’autorità giudiziaria. In questo senso si è espressa anche la Cessazione civile, per la quale l’accordo transattivo relativo alle attribuzioni patrimoniali, concluso tra le parti ai margini di un giudizio di separazione o di divorzio, ha natura negoziale e produce effetti senza necessità di essere sottoposto al giudice per l’omologazione (Cass. civ., Sez. 3, n. 24621 del 03/12/2015).”
Per tali ragioni la Sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila viene annullata senza rinvio perché il fatto imputato all’uomo non costituisce reato.
corte di cassazione sentenza n. 5236/2020
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