Source: http://briguglio.blogspot.com/2010/
Timestamp: 2019-11-20 06:34:56+00:00
Document Index: 119389961

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 41', 'art. 41']

Immigrazione, asilo, cittadinanza: 2010
http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/novembre/manuale-normativa-12.html
troverete la versione del mio "manuale" sulla normativa, aggiornata
al 31 Ottobre 2010.
Segnalazioni di errori, imprecisioni o lacune saranno sempre benvenute.
nel messaggio che ho inviato ieri, il punto 2) faceva riferimento all'impegno del governo ad "aumentare dagli attuali sei mesi ad un anno il tempo necessario per il rinnovo dei permessi di soggiorno".
La cosa e' frutto per un verso di una redazione dell'ordine del giorno Turco ed altri sotto l'evidente effetto di sostanze tossiche; per altro verso della fretta con cui ho estratto dal testo integrale(*) gli elementi rilevanti (e qui il ruolo del tossicodipendente lo gioco io...)
Da una lettura meno frettolosa del testo si ricava che la raccomandazione al Governo consiste nel prolungare da sei mesi a un anno la durata garantita del periodo di ricerca di lavoro per lo straniero che rimanga disoccupato.
Ringrazio Chiara Righetti, che mi ha fatto notare l'insensatezza di quel punto.
(*) http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/novembre/odg-turco-ac-3778-a.html
ordine del giorno turco
il Governo, nell'ambito del dibattito alla Camera sulla legge di
stabilita', ha accettato un ordine del giorno presentato da Turco ed
altri, che lo impegna a valutare l'opportunita' di:
1) adottare ulteriori iniziative normative volte a estendere la
regolarizzazione a quei settori dell'economia italiana in cui vi sia
un'alta incidenza di manodopera irregolare e/o straniera;
2) aumentare dagli attuali sei mesi ad un anno il tempo necessario
per il rinnovo dei permessi di soggiorno;
3) convocare un tavolo istituzionale sul tema delle truffe a danno
degli immigrati e prevedere una normativa in tempi brevi che permetta
a questi stranieri di denunciare la truffa subita senza il pericolo
di essere espulsi dal territorio italiano;
4) attuare tutte le misure per combattere ogni forma di sfruttamento
del lavoro, attraverso una rigorosa applicazione della normativa
vigente e l'introduzione di nuove specifiche norme.
Ringrazio Silvia canciani, per la segnalazione.
il Consiglio dei ministri di venerdi' scorso ha approvato alcuni provvedimenti di modifica della normativa sui cittadini stranieri e sui cittadini comunitari.
Non conosco ancora il testo di questi provvedimenti e devo quindi far riferimento alle notizie diffuse dalla stampa.
Mi soffermo qui su quanto e' stato anticipato in relazione all'allontanamento dei cittadini comunitari che soggiornino in Italia senza essere in possesso dei requisiti che conferiscono loro il diritto di soggiorno di durata superiore a tre mesi.
Quale che sia l'esatta formulazione delle disposizioni proposte dal Governo, mi sembrano rilevanti le tre osservazioni che seguono.
http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/ottobre/manuale-normativa-11.html
potrete trovare una versione del mio manuale sulla normativa in
materia di immigrazione e asilo, aggiornata al 30 settembre 2010.
Segnalazioni di lacune o errori sono sempre gradite.
il Ministro Maroni, per non lasciare l'esclusiva delle corbellerie a Veltroni, e' intervenuto ieri sulla questione dei rumeni, della minaccia da essi rappresentata e delle misure adottabili per il loro allontanamento.
In particolare, Maroni ha dichiarato che
a) l'ingresso della Romania nel sistema Schengen puo' dar luogo a nuovi imponenti flussi di cittadini rumeni verso il nostro paese;
b) oggi, in base alla normativa europea, e' possibile allontanare i cittadini comunitari dall'Italia solo per motivi imperativi di pubblica sicurezza;
c) a chi invece resti in Italia per piu' di tre mesi, pur non avendo i requisiti previsti per il soggiorno prolungato, non sono applicabili sanzioni.
Maroni ha anche sostanziato le sue affermazioni, ricordando che, nei primi nove mesi del 2010, ''sono stati rintracciati 1.412 romeni in posizione irregolare: 327 sono stati rimpatriati coattivamente, 858 hanno lasciato volontariamente l'Italia e 227 non sono stati allontanati" (il mancato allontanamento di questi ultimi essendo dovuto appunto, a parere di Maroni, alle carenze della normativa).
Osservo, sotto un profilo puramente tecnico, quanto segue.
1) Gia' oggi, in quanto cittadini dell'Unione europea, i rumeni possono viaggiare negli Stati membri a condizione che siano provvisti di carta d'identita' valida per l'espatrio. Gia' oggi, per i rumeni che preoccupano Maroni (gli "spiantati", che un biglietto aereo non possono permetterselo), alla frontiera (terrestre) italiana non ha luogo alcun controllo, trattandosi di una frontiera interna all'Area Schengen. Controlli dei documenti, da parte delle autorita' italiane, sono possibili sul territorio, e il rumeno (ma anche il francese) che venga trovato privo di quella carta d'identita' (o di passaporto) puo' essere allontanato; e questo proprio in virtu' della normativa europea sulla libera circolazione, come interpretata dalla Corte di Giustizia europea (http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2005/aprile/sent-corte-giust-c-215-03.pdf).
L'ingresso della Romania nel sistema Schengen lascera' sostanzialmente inalterato questo quadro: verranno meno anche i controlli alle attuali frontiere esterne (es.: la frontiera tra Romania e Ungheria), ma i rumeni che dovessero attraversarle privi del documento di identita' potranno essere allontanati, una volta arrivati in Italia, come lo sono oggi.
2) I cittadini di uno Stato membro dell'Unione europea sono allontanabili, gia' oggi, sia quando rappresentino una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o la sicurezza pubblica, sia quando non soddisfino i requisiti per il soggiorno di durata superiore a tre mesi. Quest'ultima forma di allontanamento e' disciplinata, in Italia, dall'art. 21 D. Lgs. 30/2007.
3) L'art. 21 appena citato stabilisce che alla persona da allontanare per mancanza dei requisiti per il soggiorno di durata superiore a tre mesi sia assegnato un termine per lasciare l'Italia. Lo stesso articolo punisce con l'arresto fino a sei mesi e l'ammenda fino a 2.000 euro la persona intimata che sia ritrovata in Italia, dopo la scadenza del termine, a meno che non abbia provveduto a presentarsi ad un consolato italiano all'estero (il che dimostrerebbe che l'allontanamento ha avuto luogo). Non e' vero quindi che non siano previste sanzioni per chi non rispetti l'ordine di allontanamento.
4) Maroni puo' obiettare che questa procedura non prevede, per il comunitario privo dei requisiti per il soggiorno, possibilita' di rimpatrio coattivo, ne' divieto di reingresso. In questo ha ragione; ma e' il principio di libera circolazione intra-europea a imporre queste limitazioni. E questo principio e' uno dei cardini dell'Unione europea. Ad esso, la nostra normativa nazionale deve uniformarsi in base all'art. 117 della Costituzione.
5) Se le persone che Maroni non riesce ad allontanare fossero pericolose per la sicurezza pubblica, potrebbero essere adottate misure coercitive. Se non sono pericolose, non si vede perche' il Ministro dell'interno consideri la presenza di duecentoventisette poveracci non pericolosi argomento di interesse prioritario.
6) La ratio della disposizione che prevede che i cittadini comunitari, per poter soggiornare per piu' di tre mesi consecutivi in uno Stato membro diverso da quello d'appartenenza, debbano soddisfare certi requisiti di natura economica sta nell'esigenza di evitare che la presenza di persone prive di sufficiente forza economica gravino in modo eccessivo sulle strutture assistenziali pubbliche. In una sotuazione, come la nostra, in cui tipicamente persone in queste condizioni non ricevono alcun tipo di assistenza, quell'esigenza e' sensibilmente indebolita. In altri termini: se lascio che si arrangino per campare (in modo lecito), senza occuparmi di soccorrerli, perche' mi agito tanto per rimandarli in patria? Mi da' fastidio che campino?
7) La difficolta' nell'allontanare cittadini comunitari per il semplice fatto che non soddisfino i requisiti per il soggiorno prolungato e' rappresentata, piu' che dalle modalita' di attuazione del provvedimento (coercitive o meno), dall'onere della prova del fatto che il soggiorno del cittadino abbia superato la durata di tre mesi. Ogni nuova uscita dal territorio italiano, con successivo reingresso, fa scattare una nuova franchigia di tre mesi.
Il Governo Prodi, sull'onda delle pressioni veltroniane di cui dicevo nell'ultimo messaggio, aveva tentato, in modo piuttosto maldestro, di risolvere la questione aggiungendo il comma 5-bis all'articolo 5 D. Lgs. 30/2007:
"In ragione della prevista durata del suo soggiorno, il cittadino dell'Unione o il suo familiare puo' presentarsi ad un ufficio di polizia per dichiarare la propria presenza nel territorio nazionale secondo le modalita' stabilite con decreto del Ministro dell'interno da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Qualora non sia stata effettuata tale dichiarazione di presenza, si presume, salvo prova contraria, che il soggiorno si sia protratto da oltre tre mesi."
Se non che, il decreto del Ministro dell'interno che avrebbe dovuto disciplinare le modalita' di dichiarazione della presenza non e' mai stato adottato (neanche da Maroni, che e' in carica da oltre due anni). La cosa non e' frutto di dimenticanza, ma del fatto che quel decreto averebbe dovuto concedere un lasso di tempo utile al cittadino comunitario per effettuare la dichiarazione (il turista straniero ha otto giorni di tempo per provvedere, e non si puo' trattare un cittadino comunitario peggio di uno straniero: a tutto c'e' un limite...).
Immaginate, allora, che il decreto sia stato adottato e che conceda, appunto, otto giorni di tempo dall'ingresso per l'adempimento relativo alla dichiarazione. Immaginate anche che un poliziotto si imbatta in un comunitario spiantato e che gli chieda se abbia effettuato la dichiarazione di presenza. Il comunitario spiantato biascichera' (se anche alcolizzato) che no, non l'ha effettuata. Il poliziotto, forte del comma 5-bis, gli contestera' allora di aver sforato il termine dei tre mesi, aggiungendo che, ove abbia invece prove che non sia cosi', e' quello il momento di produrle, che' altrimenti scattera' l'allontanamento. Il comunitario spiantato, che e' alcolizzato, ma non idiota, ribattera' che no, non ha alcuna prova di essere entrato solo tre giorni fa; ma che, essendo entrato proprio tre giorni fa, non e' ancora scaduto il termine per presentare la dichiarazione e l'onere della prova non grava ancora sulle sue deboli spalle. Aggiungera' che intende proprio recarsi al commissariato di zona in mattinata, per provvedere con congruo anticipo rispetto alla scadenza del termine; e cosi' fara', se il signor poliziotto sara' cosi' gentile da smetterla di fargli perdere ulteriormente tempo ed energie preziose.
Poco potra' fare il poliziotto, se non chiedere al questore di predisporre, per i successivi tre mesi, tre turni giornalieri di otto ore ciascuna, per provare che il comunitario spiantato non abbia mai lasciato l'Italia. La risposta del questore la lascio alla vostra immaginazione.
nell'ambito dell'assemblea nazionale del PD sono state presentate proposte relative a una riforma della politica di immigrazione.
Una di queste mi preoccupa, almeno per come e' stata presentata dalla stampa. Il Corriere della Sera di sabato l'ha attribuita a Veltroni. Prendo per buona questa attribuzione, anche se non escludo che sia un po' imprecisa.
Riporto qui due brevi stralci della proposta:
"Vogliamo assicurare attraverso l'introduzione di un sistema d'ammissione a punti che avremo gli immigrati di cui la nostra economia ha bisogno, ma non di piu'. Con il ritorno della crescita vogliamo vedere crescenti livelli di occupazione e salari crescenti, ma non crescente immigrazione."
"Eta', sesso, stato civile, istruzione, specializzazione, conoscenza della lingua, della cultura, dell'ordinamento del paese, si combinano in un punteggio, o valutazione, dell'ammissibilita' dei candidati all'immigrazione."
Veltroni - sia detto per inciso - in passato si e' distinto per interventi improvvidi in materia di immigrazione. Penso a quando, da sindaco di Roma, all'indomani dell'omicidio Reggiani, pretese dal Governo l'adozione immediata di un decreto-legge che facilitasse l'espulsione dei rumeni. Il decreto-legge (181/2007) decadde senza essere convertito in legge; fu sdoppiato in due provvedimenti: un nuovo decreto-legge (249/2007), anch'esso lasciato decadere, e un decreto legislativo, varato poi con opportune modifiche. Veltroni stesso, presentatosi, a conclusione di quel periodo, come candidato premier e segretario del PD, decadde. Ora ci propone nuovi frutti del suo pensiero.
Spiego perche' non sono d'accordo con la proposta.
1) La selezione per competenza linguistica e per conoscenza della cultura italiana. L'Italia ha un problema grave di riequilibrio demografico. Per risolverlo, se le famiglie italiane non la smettono di perdere tempo davanti alla TV, ha bisogno di un flusso di immigrazione non certo inferiore a quello (di 100-200 mila ingressi per anno) attuale. Pensare che un flusso di queste dimensioni possa essere costituito, in misura preponderante, da persone altamente qualificate e' pura utopia. Ma, se si tratta invece di persone di qualificazione per lo piu' medio-bassa, esigere una conoscenza preventiva dilingua e cultura italiana non e' realistico: dove, queste persone, dovrebbero acquisire queste competenze? Quanto al fatto che altri paesi europei adottino criteri del genere, si veda come lo studio commissionato da Parlamento europeo e OIM a una commissione di esperti (http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/febbraio/parl-ue-comp-leg-imm.pdf) censuri la cosa.
2) La selezione per eta'. L'eta' media degli italiani e' di circa 44 anni; quella degli immigrati stranieri in Italia e' di 32 anni (http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/settembre/eurostat-stranieri-in-ue.pdf). La selezione per eta' avviene gia' in modo naturale. Perche' il legislatore o il governo dovrebbero imporre qualcosa che gia' si verifica? Per sentire che finalmente qualcosa nel mondo obbedisce alla loro volonta'? Ma perche' allora non introdurre anche, con la Legge Veltroni, un criterio per la partecipazione a Miss Italia che privilegi le diciottenni rispetto alle settantenni?
3) La selezione per stato civile. Come li vuole Veltroni? Sposati e con molti figli? Celibi? Ma insomma: solo i governatori del PD e i premier del PDL hanno diritto ad amministrare la loro vita privata secondo i propri gusti?
4) La selezione per specializzazione. Chi la certifica? Il solerte funzionario del consolato italiano a Casablanca, dopo aver verificato la congruita' dei percorsi scolastico-formativi? E in quanto tempo? In Italia, per valutare una richiesta di naturalizzazione lo Stato impiega due anni; e si tratta di una valutazione non molto diversa da quella, dei "meriti", che Veltroni propone ai fini dell'ingresso. I lavoratori finirebbero per entrare alle soglie del pensionamento... E se poi, a selezione avvenuta, ho bisogno di un badante, e mi ritrovo solo informatici indiani e ingegneri nucleari cinesi, chi mi accompagna al bagno se ne ho bisogno? Forse Veltroni, con la sua laurea honoris causa in public services?
5) In Italia, da ventiquattro anni a questa parte, i criteri per entrare sono molto rigidi (un posto di lavoro pronto). In teoria, significa che l'ingresso ha luogo solo a seguito di una selezione effettuata dal soggetto piu' interessato (il datore di lavoro). In pratica, significa che il flusso scorre per conto suo, e la sua condizione di legalita' viene sancita ex post. Non mi e' dato di capire perche', se lo Stato si interponesse tra datore di lavoro e lavoratore, pretendendo di selezionare il lavoratore a nome del datore, si dovrebbe ottenere un'immigrazione piu' rispondente alle necessita' della nostra societa'. Sul piano teorico, le cose potrebbero solo peggiorare. Su quello pratico, resterebbero invariate.
6) Diversa e' la questione se si usa l'approccio "a punti" non in un'ottica di restrizione, ma in un'ottica premiale. Ai fini dell'ingresso, potrebbe essere adoperata per costruire un canale di immigrazione altamentre qualificata (blue card), complementare a quello principale a qualificazione medio-bassa. Ma non si tratterebbe di far giudicare lo scienziato straniero da qualche ottuso burocrate nostrano; quanto, piuttosto, di convincere quello scienziato a venire da noi nonostante il burocrate nostrano. Ai fini del soggiorno, e piu' significativamente, potrebbe essere usata per stimolare percorsi di integrazione: chi, gia' soggiornante in Italia, matura un punteggio alto ottiene un permesso a tempo indeterminato (o la cittadinanza) in anticipo e in deroga agli altri requisiti.
Avanzo timidamente una mia proposta: se aiutassimo Veltroni a casa sua?
http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/settembre/tar-lombardia-sussidio.html
del mio sito troverete un'interessante sentenza del TAR Lombardia. Il
TAR accoglie il ricorso con cui una cittadina straniera, titolare di
un ordinario permesso di soggiorno, impugna il provvedimento con cui
il Comune di Milano le revoca un sussidio sulla base della mancanza
di permesso CE per soggiornanti di lungo periodo.
La sentenza e' interessante, curiosamente, perche' si limita a
richiamare il dettato di art. 41 D. Lgs, 286/1998 (che parifica al
cittadino italiano, ai fini della fruizione della prestazioni di
assistenza sociale, lo straniero titolare di permesso di soggiorno di
durata non inferiore a un anno) e di art. 80, co. 19 L. 388/2000 (che
limita tale beneficio ai titolari di permesso CE per soggiornanti di
lungo periodo quando si tratti di prestazioni che costituiscono
diritto soggettivo in base alla legislazione vigente in materia di
servizi sociali).
Non giocano invece un ruolo significativo ne' i divieti di
discriminazione, ne' le recenti sentenze con cui la Corte
Costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimita'
costituzionale della disposizione di cui all'art. 80, co. 19 L.
Il TAR accoglie il ricorso per il semplice fatto che il sussidio in
questione, elargito dal Comune di Milano in base a una libera scelta
dell'amministrazione comunale, e non in virtu' di un diritto
soggettivo dei destinatari definito dalla legge, non ricade tra le
misure che art. 80, co. 19 L. 388/2000 riserva ai titolari di
permesso CE per soggiornanti di lungo periodo. Resta invece
disciplinato dall'art. 41 D. Lgs. 286/1998, e spetta quindi anche
allo straniero titolare di un qualunque permesso rilasciato con
durata non inferiore a un anno.
La decisione del TAR mi sembra perfettamente fondata. Mette in luce,
pero', in modo chiaro un quadro che rischia di dar luogo a effetti
paradossali. Le prestazioni da erogare a tutela di un diritto
soggettivo hanno tipicamente natura piu' fondamentale di quelle
elargite in base a scelte discrezionali. Tant'e' che la legge stessa
impone le prime, quando siano verificati i requisiti che fanno
sorgere il diritto, mentre lascia libere le amministrazioni locali
riguardo all'erogazione delle seconde.
Ora, se una prestazione puo' essere erogata o meno, a seconda di una
libera scelta di un'amministrazione locale, sembra meno grave che la
stessa prestazione venga riservata ad una platea piu' ristretta (ad
esempio, soli cittadini nazionali e stranieri titolari di permesso CE
per soggiornanti di lungo periodo). Sembra invece piu' grave che una
tale limitazione possa essere prevista per una prestazione di
carattere fondamentale, garantita dalla legge come diritto soggettivo.
Osservo come l'inaccettabilita' delle restrizioni introdotte dalla L.
388/2000 e' stata messa in evidenza dalle sentenze della Corte
Costituzionale n. 306/2008, n. 11/2009 e n. 187/2010. Con le prime
due, la Corte ha censurato il fatto che l'erogazione di una
prestazione (l'indennita' di accompagnamento o la pensione di
inabilita' ) finalizzata a dare sostegno a persone strutturalmente
prive della capacita' di produrre reddito venisse condizionata, tra
le altre cose, proprio alla dimostrazione di tale capacita'. Con la
terza, la Corte censura il fatto che l'accesso a una prestazione
(l'assegno mensile di invalidita') mirata a garantire il sostegno
vitale a una persona possa essere condizionato a requisiti piu'
onerosi quando si tratti di straniero.
E' da aspettarsi - lo osserva anche il TAR Lombardia - che in futuro
la censura cadra', sulla stessa disposizione, anche con riferimento
ad altre prestazioni assistenziali.
Se questo avverra', il paradosso sara' rimosso.
Restera' pero' in piedi una delle due facce del problema:
l'impossibilita', per un'amministrazione locale, di elargire
prestazioni ulteriori, rispetto a quelle garantite come diritto
soggettivo dalla legge, restringendo la platea dei beneficiari ai
soli cittadini nazionali.
In un sistema a risorse infinite questo sarebbe solo un bene.
In un sistema a risorse limitate, indurra' le amministrazioni a
limitare la spesa ricorrendo a criteri restrittivi di altro genere o
abbassando l'importo delle prestazioni (e' da notare come
l'inclusione, nella platea, di tutti gli stranieri titolari di
permesso di durata non inferiore a un anno costituisce un ampliamento
non trascurabile di quella, data la condizione economica spesso
precaria degli stranieri).
Una restrizione della platea non direttamente discriminatoria
potrebbe essere ottenuta introducendo, tra i requisiti, la pregressa
residenza pluriennale nel territorio. Questo criterio, pero', e'
stato piu' volte, di recente, dichiarato illegittimo dai giudici
(perche' indirettamente discriminatorio nei confronti dei non
italiani, e non proporzionato allo scopo - di per se' legittimo - di
controllo della spesa pubblica). Difficilmente, quindi, potra' essere
utilizzato efficacemente.
Non restera' che innalzare la soglia del bisogno richiesto per
l'erogazione delle prestazioni o, appunto, ridurre l'importo delle
prestazioni stesse.
In entrambi i casi, i (numerosi) non italiani poveri verranno
percepiti sempre piu' come presenza ostile e dannosa dagli italiani
Piuttosto che gettare a mare l'art. 41 D. Lgs. 286/1998, cui sono
molto affezionato per questioni legate a vecchi ricordi (*), troverei
piu' saggio che la giurisprudenza rivedesse l'orientamento sul
carattere di illegittimita' del requisito di residenza. In
particolare, troverei saggio che questo requisito, almeno con
riferimento a certe prestazioni fosse ritenuto proporzionato (e
quindi legittimo, ancorche' indirettamente discriminatorio)
all'obiettivo (certamente legittimo) di contenimento della spesa.
So pero' che questa mia opinione puo' destare molte critiche. Sono
interessato a riceverle.
http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/1997/settembre/emendamenti-aula.html
versione aggiornata di manuale e quadro della normativa
alla pagina di Settembre 2010 del mio sito
1) la versione del mio "manuale" sulla normativa aggiornata al
(http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/settembre/manuale-normativa-10.html);
2) la versione del quadro completo della normativa, aggiornata alla
(http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/settembre/sinottico-normativa-23.html).
In particolare, in quest'ultimo documento, ho riportato l'effetto di
recenti sentenze della Corte Costituzionale e il testo del D. Lgs.
59/2010 ("Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai
servizi nel mercato interno").
Saro' grato a chi mi segnalera' imprecisioni o lacune. La gratitudine
sara' imperitura nei confronti di chi mi indichera' la presenza, nel
manuale, di link non funzionanti.
ingressi per formazione e tirocinio
Decreto del Ministro del lavoro 6/7/2010, con cui vengono fissati i
limiti numerici per gli ingressi per formazione e tirocinio.
Il decreto e' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31/8/2010.
decreto mininterno test italiano per carta di soggiorno
http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2010/giugno/decr-interno-4-6-2010.html
troverete il testo del Decreto del Ministro dell'interno 4 Giugno
2010, relativo al test di italiano per il rilascio del permesso CE
Il decreto esonera dal test, in modo opportuno, i soggetti che per
eta' o patologie non siano in grado di apprendere la lingua.
versione aggiornata di manuale e quadro della norm...
decreto mininterno test italiano per carta di sogg...