Source: http://notriv.blogspot.com/2012/09/il-coordinamento-scrive-al-ministro.html
Timestamp: 2018-04-19 19:19:05+00:00
Document Index: 40077017

Matched Legal Cases: ['art 16', 'art 38', 'art. 16', 'art 117', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 71', 'art. 41']

Al Ministro Clini ribadiamo il nostro NO alle alle estrazioni di greggio sulla terraferma ed in mare. ~ NoTriv
LETTERA AL MINISTRO DELL’AMBIENTE, DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE CORRADO CLINI
Nato a Pisticci Scalo, nell’area dell’ex villaggio Enichem a metà Luglio scorso, il Coordinamento nazionale NO TRIV sta cercando di coordinare gli sforzi generosi di quanti, donne e uomini, associati e non, si battono per la difesa del proprio territorio, delle proprie acque, dell’aria, dall’aggressione sistematica delle multinazionali degli idrocarburi, cui l’azione politica e legislativa svolta dal governo attualmente in carica rappresenta un oggettivo ed imprescindibile sostegno attivo, così decretando al contempo un notevole salto di qualità nel processo di sottrazione di spazi di democrazia sostanziale all’esercizio degli stessi poteri degli enti locali.
Il nostro Coordinamento nasce sulla necessità di contrastare i nefasti effetti del cosiddetto “Decreto Crescitalia” sulle liberalizzazioni (ora Legge n. 27 del 24 Marzo 2012), che in maniera autoritaria ed impositiva, nel chiuso dell’autonomia del politico, al riparo cioè da ogni accenno ad ipotesi di confronto e/o opzioni diverse, quali la partecipazione dei cittadini per scegliere e dire la loro, punta esplicitamente, attraverso il grimaldello del suo articolo 16, riguardante lo “sviluppo di nuove risorse energetiche e minerarie nazionali strategiche”, al potenziamento dei benefici economici diretti ed indiretti, legati alla ricerca, all’istruzione, all’infrastrutturazione, all’occupazione, in misura proporzionale all’incremento delle attività estrattive, ritenute strategiche non tanto per la soddisfazione del fabbisogno energetico nazionale, quanto per l’incremento dei benefici erariali a breve termine, non considerando gli effetti perversi di una tale scelta nel lungo termine, dalla perdita di valore di attività produttive che danno pregio agli stessi luoghi, allo spopolamento dei territori (come accaduto in Val d’Agri – Basilicata), oltre all’effetto negativo, anche in termini strutturali, se si considerano gli effetti che negli anni a venire saranno prodotti da un punto di vista ecologico ed i relativi costi di bonifica.
Il combinato disposto dell’art 16 della L n 27 del 24/3/2012 e dell’art 38 della L.134 del 7 Agosto 2012, che converte in legge con modificazioni il Dl 22 Giugno 2012, n. 83, recante “Misure urgenti per la crescita del Paese”, stabilisce procedure veloci in caso di "inerzia delle amministrazioni regionali" al rilascio delle stesse, che vengono decise a livello centrale dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Presentato come unica possibile salvifica via di un “nuovo modello di sviluppo” in funzione antirecessiva, l’art. 16 rappresenta in realtà la pietra tombale delle prospettive di economia e democrazia partecipate, fino a partorire, come nel caso del “Memorandum” della Regione Basilicata, l’incubo del cluster energetico che implica un “modello regionale unico e distintivo con percorsi attuativi eccezionali”, per garantire che la Basilicata, da sola, possa rappresentare l’80% delle estrazioni nazionali, assicurando allo stato una produzione aggiuntiva di idrocarburi nei prossimi 20 anni di circa 17 miliardi di Euro tra royalties ed entrate fiscali. Il governo Monti è apertamente intenzionato ad aggirare qualsivoglia ostacolo alle attività di prospezione e di concessione finalizzate alle estrazioni, a cominciare dalla riduzione drastica delle quote di potere concorrente attribuite alle Regioni, annunziando addirittura di voler avviare l’iter parlamentare per la modifica dell’art 117 del titolo V della Costituzione. Come vede, signor Ministro, si tratta di tutt’altro che di banale “effetto nimby”! Il piano di accelerazione delle attività di prospezione e di coltivazione in terra ed in mare degli idrocarburi calpesta non soltanto la naturale sensibilità di cittadini ed amministrazioni locali, ma divaricando di giorno in giorno gli spazi di condivisione tra governo centralizzato delle sorti dei territori e chi il territorio lo vive, spinge alla diffusione delle lotte per contrastare le servitù energetiche facendo opposizione al portato normativo che le sostengono e le promuovono. Ma c’è di più, perché l’azione di un governo che prevede addirittura la sostituibilità del livello decisionale (sempre più derubricato a semplice “parere”) da parte dello stesso Esecutivo finisce per svuotare di senso l’idea stessa delle autonomie locali, presentando lo Stato nelle vesti di grande Leviatano e gli Enti Locali quali marginali ed irresponsabili soggetti da sopprimere o quantomeno da ridimensionare e rimodulare. E’ per questo che la lotta NO TRIV è immediatamente e contemporaneamente anche lotta per la difesa della Costituzione.
L’art. 35 del c.d. “Decreto Sviluppo” (ex decreto-legge n. 83 del 2012 del 26 giugno 2012, ora L 134 del 7 Agosto 2012) cancella inoltre le disposizioni introdotte dal “decreto Prestigiacomo” (decreto legislativo n. 128 del 2010), che estendevano il divieto delle attività petrolifere in mare non solo alle nuove richieste avanzate dalle compagnie petrolifere, ma anche a quei procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso (26 agosto 2010). Questo comporta che i procedimenti relativi a permessi di ricerca e concessioni di coltivazione possano riprendere indisturbati il loro corso, fino all’ottenimento del titolo minerario. Ciò, peraltro, in assoluta contraddizione con la ratio che sostiene parte della normativa contenuta nello stesso decreto sviluppo, che estende – ma solo per il futuro – il divieto delle attività concernenti gli idrocarburi liquidi e gassosi fino a 12 miglia. Previsione, questa, che poggia in tutta evidenza sul presupposto che esercitare tali attività in mare sia particolarmente rischioso per il futuro e non per il passato!
Per questa ragione, NO TRIV invio’ (purtroppo senza successo alcuno) una lettera-appello ai parlamentari italiani prima della conversione in legge, chiedendo loro di non approvare l’art. 35 del Decreto-Sviluppo, limitatamente alla parte in cui esso elimina i divieti per i procedimenti in itinere alla data del 26 agosto 2010.
Ci batteremo, a maggior ragione di fronte al deliberato ed incalzante attacco ai poteri delle Regioni, perché le stesse, nell’ambito delle proprie competenze, debbano prescrivere tramite legge la obbligatoria sottoposizione di ogni progetto relativo agli idrocarburi liquidi e gassosi alla previa valutazione di impatto sulla salute (VIS). Ad oggi la quasi totalità delle Regioni non si è ancora dotata di questo strumento di valutazione, nonostante molte siano state le sollecitazioni derivanti dal diritto europeo e dal diritto internazionale.
Le Regioni debbono altresì migliorare la disciplina degli strumenti già esistenti, quale, ad esempio, quello della VIA.
Ci adopereremo inoltre per addivenire alla presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare, avente ad oggetto una disciplina organica delle attività petrolifere in terraferma ed in mare (art. 71 Cost.), partendo dall’assunto che, secondo l’art. 41 della Costituzione, l’iniziativa economica privata è sì libera, ma che essa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale oppure in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Una diversa previsione, al contrario, sarebbe sottesa alla tutela costituzionale dell’ambiente e della salute, non condizionate ad alcun limite e perciò ritenute assolute. In ragione di ciò, si ritiene opportuno che la futura legge organica di disciplina degli idrocarburi si colleghi ad un “piano nazionale di programmazione”, sulla base di quel che consente la direttiva 92/22/CE. Questa, infatti, consente allo Stato di decidere quali parti del proprio territorio aprire o chiudere alla ricerca e alla coltivazione degli idrocarburi e di limitare dette attività per ragioni di tutela ambientale o di tutela della salute.
Riteniamo che il monitoraggio ambientale ed epidemiologico devono essere eseguiti ex ante, in itinere ed ex post ( in particolare per le malattie neoplastiche con il continuo aggiornamento del registro dei tumori) e che il monitoraggio ex ante deve essere propedeutico al rilascio di qualsivoglia autorizzazione di ricerca e/o di coltivazione.
E’ indispensabile assicurare che il monitoraggio ambientale riguardanti tutte le matrici naturali: aria, acqua ( acque superficiali, sedimenti fluviali, acque sotterranee ), suolo e sottosuolo, vegetali ed alimenti.
La leggerezza di un Governo che guarda davanti al proprio naso e non oltre, si evince anche dall’assoluta assenza di valutazioni dei possibili costi di inquinamento irreversibile delle falde acquifere, la cui bonifica durerebbe centinaia di anni, così come stupisce la totale assenza di valutazione pubblicamente condivisa dei possibili costi umani, sociali, economici, derivanti dall’inquinamento a causa di attività estrattive di enormi invasi destinati all’agricoltura ed alla potabilizzazione (come oggi accade alla diga del Pertusillo in Basilicata, che serve il metapontino e gran parte della Puglia), senza che nessuna autorità intervenga per garantire la salute dei cittadini. I cittadini di Basilicata e Puglia, per esemplificare il livello di fiducia e di garanzia istituzionalmente assicurato,sono letteralmente allarmati dalla mancanza di risposte da parte dell’Acquedotto Pugliese, che gestisce il potabilizzatore del Pertusillo di Missanello, dopo aver chiesto da mesi di conoscere se l’impianto è in grado di abbattere le sostanze segnalate da analisi condotte da associazioni no-profit sulle acque e sedimenti del Lago del Pertusillo. Queste ultime segnalano infatti la presenza di elevati livelli di bario, manganese, alluminio, ferro, con tracce di idrocarburi collegabili – secondo gli stessi committenti delle analisi – all’industria petrolifera.
Un buon governo dovrebbe mettere con urgenza in agenda una legge che preveda l’esclusione delle attività di trivellazione nelle zone ad elevato rischio sismico ed a fronte di rischio di contaminazione ed inquinamento delle risorse idriche.
E’ quindi indispensabile che governo e regioni procedano in sinergia alla “zonizzazione” dell’intero territorio nazionale, da sviluppare sulla base di un serio monitoraggio ambientale e sanitario al fine di poter delimitare le aree non antropizzate ed espressamente escluse dalle attività agricole e di allevamento. E’ necessaria nel nostro paese una normativa specifica sui limiti soglia degli inquinanti, con inclusione delle sostanze attualmente non normate e con riferimento alle relative matrici, perché non è possibile che si debba continuare a respirare e/o ingerire sostanze che l’OMS prevede “tollerabili” centinaia se non in alcuni casi migliaia di volte al di sotto di quelle indicate nella norma nazionale.
Pretendiamo altresì che la nomina dei direttori generali delle ARPA non debba essere “politica”, vale a dire risultato di indicazioni dei partiti, onde evitare il più possibile eventuali pressioni che spesso determinano e condizionano i risultati di importanti indagini.
A 2012 quasi terminato, inoltre, deve essere possibile l’accesso alle informazioni relative ai piani ingegneristici dei pozzi e delle strutture petrolifere per poter esercitare controlli tecnici ed ambientali ed i piani di sicurezza devono essere di tipo partecipato, con il coinvolgimento diretto delle popolazioni interessate.
Premessa indispensabile per il riavvio di pratiche di confronto democratico è la compartecipazione delle linee di un piano energetico nazionale condiviso e credibile che metta al centro il fabbisogno effettivo di energia, la ridiscussione in termini geostrategici dei gasdotti, dei rigassificatori, a fronte di un delicato e decisivo passaggio epocale che non può ad libitum ipotizzare la centralità delle fonti fossili e la loro illimitata disponibilità. L’illusione di contrastare gli effetti recessivi col rilancio delle estrazioni in ogni dove deprime la ricerca e la diffusione di modelli alternativi fondati sullo studio e sull’applicazione delle rinnovabili, ma soprattutto svilisce le potenzialità di liberazione di un enorme potenziale intellettuale e sociale, condannando all’inganno ed alla servile subordinazione corporativa e di casta intere generazioni di ricercatori, di scienziati, di geologi, di ingegneri, di operai.
E’ per questo che invitiamo a considerare seriamente un cambio di passo, a mettere in atto una “moratoria” della norma estrattiva erroneamente concepita come “motore dello sviluppo” ed a rilanciare una nuova ed esaltante stagione di programmazione verso una società calibrata sulla logica “Rifiuti e Combustione Zero”, fondata sulla più avanzata ricerca applicata delle rinnovabili.
Vanni Ninni 15 settembre 2012 11:49
Non aspettiamo una risposta che tanto per esperienza non arrivera' mai..organizziamo una grande manifestazione a Taranto (punto di arrivo del petrolio lucano ed emblema dell'avvelenamento del territorio) e diamo divulgazione attraverso i media europei e mondiali dei crimini che si stanno commettendo sulla nostra pelle.
http://www.facebook.com/pages/NO-TRIV/257983704287140
giuseppe macellaro 16 settembre 2012 13:38
Ciao Nini organizziamoci per il 6 ottobre a Manfredonia! da li potremmo iniziare una mobilitazione continua contro i crimini perpetuati dalle multinazionali del petrolio con la compiacenza dei politici alle spalle dei cittadini e dei territori italiani! Cosa ne pensi di incontrarci a Taranto tra sabato 22 e domenica 23! Facci sapere!