Source: http://www.pontemollo.it/interna_poll.asp?ID_NOTIZIA=145
Timestamp: 2018-10-20 15:41:37+00:00
Document Index: 127668793

Matched Legal Cases: ['art. 1834', 'art. 1860', 'art. 1284', 'art. 1845', 'art. 1858', 'art. 1860', 'art. 1846', 'art. 2799', 'art. 1849', 'art. 1850', 'art. 1848']

L'accesso al credito bancario che, nel nostro Paese, è subordinato ad elevati tassi di interesse ed alla predisposizione di stringenti garanzie, rappresenta un momento decisionale molto importante per le imprese, in particolare per quelle di piccole e medie dimensioni, le quali godono di un minore potere di contrattazione rispetto alle aziende più grandi.
Pertanto, prima di intraprendere una qualsiasi iniziativa di finanziamento, le imprese devono porre in relazione, e valutare attentamente, i costi delle operazioni finanziarie volte a reperire le risorse di cui necessitano e che intendono conseguire attraverso le banche, con i vantaggi derivanti dagli investimenti programmati per la cui realizzazione vengono richiesti gli aiuti economici, in modo tale da poter scegliere la forma di finanziamento più idonea alle proprie esigenze.
Tuttavia, il ricorso al credito bancario non sempre risulta conveniente perché, a causa della rigidità e della onerosità che caratterizzano tali finanziamenti, le imprese vengono, spesso, a trovarsi in uno stato di cronica dipendenza dalle banche che determina nelle stesse un persistente squilibrio finanziario.
L'elevato grado di indebitamento con gli istituti finanziari costringe le imprese, in particolare quelle di piccole o medie dimensioni, a rinegoziare frequentemente i termini dei rapporti creditori per ottenere condizioni maggiormente vantaggiose e ciò impedisce che tra gli imprenditori e le banche si istaurino rapporti più stabili e proficui, fondati su positivi programmi di investimento e su reali prospettive di sviluppo delle stesse aziende finanziate. Ciò ha favorito in tempi recenti, l'espansione di differenti forme di finanziamento basate sul ricorso al mercato del capitale di rischio le quali tengono in maggior conto proprio le prospettive di crescita di ogni singola realtà aziendale, in un interscambio di positive ed efficaci relazioni di collaborazione tra i diversi operatori coinvolti nelle operazioni.
Gli strumenti del finanziamento bancario
Numerosi sono gli strumenti per mezzo dei quali le banche realizzano le operazioni di finanziamento in favore delle piccole e medie imprese. In particolare, sono stati messi a punto diversi contratti bancari con i quali gli enti creditizi provvedono a compiere le cosiddette operazioni attive, quelle operazioni cioè, mediante le quali vengono effettuati prestiti di denaro ai clienti che lo richiedono, nella specie rappresentati soprattutto da imprese commerciali, dietro corrispettivo di un certo interesse.
Questi negozi giuridici, pur presentando molteplici analogie con i contratti di diritto comune, si differenziano da questi per la peculiare natura del soggetto che li pone in essere. Infatti, gli istituti bancari, a causa dell'importante funzione economica svolta, presentano un interesse sociale di spiccato rilievo che viene sempre tenuto presente dal legislatore nel predisporre la disciplina dei negozi da essi posti in essere nell'esplicazione della propria attività. Generalmente, i contratti bancari vengono conclusi mediante la sottoscrizione di condizioni generali predisposte dalle stesse banche le quali, nel redigerle, recepiscono le cosiddette norme bancarie uniformi raccolte dall'ABI (Associazione Bancaria Italiana). Queste norme, a loro volta, si rifanno alla prassi costante impiegata dai maggiori istituti di credito del nostro Paese.
La disciplina dei principali contratti bancari è contenuta nel Libro IV, Titolo III, Capo XVII del Codice civile che la contempla dall'art. 1834 all'art. 1860. Le operazioni attive di banca regolamentate distintamente dal Codice sono l'apertura di credito, l'anticipazione bancaria e lo sconto. Queste operazioni sono accomunate dalla medesima funzione economica consistente nel concedere in prestito denaro raccolto tramite le operazioni di banca cosiddette passive, ma si differenziano tra loro per i caratteri tecnici che ciascuna di esse presenta.
Naturalmente, i suddetti negozi non esauriscono il complesso delle operazioni attive poste in essere dalle banche ma rappresentano, senz'altro, le fattispecie più importanti per il finanziamento delle imprese. Con il D.Lgs. n. 385 del 1° settembre 1993 (Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), è stato predisposto, inoltre, un insieme di regole volte a garantire la massima trasparenza nelle operazioni e nella prestazione dei servizi bancari e finanziari al fine di tutelare i clienti, soggetti deboli dei rapporti giuridici instaurati con le banche.
In tali disposizioni, tra l'altro, è stato stabilito che i contratti bancari devono essere redatti per iscritto a pena di nullità e devono sempre riportare il tasso di interesse ed ogni eventuale ulteriore prezzo o condizione richiesti. Nei negozi di credito devono essere indicati anche i maggiori oneri dovuti in caso di mora. La banca può riservarsi la facoltà di modificare unilateralmente, anche in senso sfavorevole al cliente, le condizioni contrattuali stabilite, ma una simile clausola, per essere valida, deve essere specificatamente approvata per iscritto.
Altre norme sulla trasparenza dei servizi bancari prevedono l'obbligo a carico degli istituti creditizi di far conoscere ai clienti, anche mediante esposizione nei locali della banca aperti al pubblico, i costi specifici di ogni operazione, compresi gli interessi praticati e gli interessi di mora, ed ogni altra condizione economica richiesta alla clientela, nonché, l'obbligo di inviare ai clienti comunicazioni periodiche scritte per informarli circa l'andamento del rapporto.
Successivamente saranno trattati dettagliatamente i contratti bancari tipicamente utilizzati per lo svolgimento dell'attività di erogazione del credito in favore delle imprese.
Nella pratica bancaria l'apertura di credito rappresenta una delle forme più diffuse di concessione di somme di denaro liquide a breve termine dietro corresponsione di un interesse, per la realizzazione delle più svariate finalità economiche.
L'operazione in esame si attua mediante la stipulazione di un contratto regolato dagli artt. 1842 e ss. del Codice civile con il quale la banca (accreditante) si obbliga a tenere a disposizione dell'altra parte contraente (accreditato) una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato.
Il negozio giuridico si perfeziona con il solo consenso delle parti senza che sia necessaria l'effettiva consegna del denaro mentre per la banca sorge l'obbligo di tenere a disposizione le somme accreditate al cliente il quale può effettuare i prelievi secondo le sue esigenze, cioè in un'unica soluzione o in maniera ripartita. Solamente dall'effettivo impiego del denaro sorge per il cliente l'obbligo di restituire le somme prelevate con la corresponsione degli interessi pattuiti.
Nel caso in cui siano stati stabiliti interessi ad un tasso superiore a quello legale, la pattuizione deve risultare da atto scritto richiesto ad substantiam ai sensi dell'art. 1284, ultimo comma, Codice civile.
Inoltre, essendo il contratto di apertura di credito un negozio oneroso, l'accreditato è tenuto a corrispondere alla banca, oltre agli interessi per le somme prelevate, anche un compenso che nella prassi bancaria è denominato "commissione di massimo scoperto", il quale rappresenta il corrispettivo dovuto all'istituto creditizio per la sola messa a disposizione del denaro, indipendentemente dall'effettiva utilizzazione del credito.
Caratteristiche giuridicofinanziarie del finanziamento mediante apertura di credito
Generalmente, le operazioni di apertura di credito vengono effettuate su di un conto corrente che consente di utilizzare la somma messa a disposizione in varie riprese e di ricostituire la stessa mediante successivi versamenti.
Nel caso in cui non venga aperto un conto corrente si ha l'apertura di credito semplice mediante la quale il cliente può disporre del credito un sola volta, anche se con vari prelievi parziali, senza poter ricostituire la disponibilità iniziale. L'apertura di credito può essere assistita da apposite garanzie, che possono essere reali, come il pegno o l'ipoteca, oppure personali, come la fideiussione o l'avallo.
In altri casi l'operazione in esame viene effettuata "allo scoperto", cioè senza la costituzione di specifiche garanzie, salvo, ovviamente, quella generale rappresentata dal patrimonio del debitore. La legge disciplina anche il recesso dal contratto di apertura di credito.
L'art. 1845 Codice civile statuisce, infatti, che nei contratti a tempo determinato la banca non può recedere dal contratto prima della scadenza se non per giusta causa, salvo patto contrario. Il recesso sospende immediatamente l'utilizzazione del credito ma la banca deve concedere al cliente un termine non inferiore a quindici giorni per la restituzione delle somme utilizzate.
Qualora il contratto sia a tempo indeterminato ciascuna parte può recedere mediante preavviso nel termine stabilito o, in mancanza, in quello di quindici giorni. Merita ricordare che, conformemente alla direttiva comunitaria in materia di tutela dei consumatori, i quali sono considerati contraenti deboli del rapporto soprattutto nell'ambito dei contratti per adesione come quelli bancari, l'ABI e le associazioni dei consumatori hanno stabilito limiti ulteriori per il ritiro, da parte delle banche, di fidi concessi ad imprenditori commerciali, soprattutto per ciò che concerne le forme del recesso dal relativo negozio, onde evitare il prodursi di evidenti, ingenti danni economici alle imprese a causa dell'obbligo di restituzione delle somme utilizzate.
L'operazione di apertura di credito ha inizio con un'apposita richiesta inoltrata dalla società ad una banca. Questa svolgerà un'indagine volta a valutare l'affidabilità dell'impresa e la sua capacità patrimoniale al fine di riscontrare l'opportunità o meno di concedere il finanziamento. L'indagine sarà particolarmente complessa ed approfondita nel caso di aziende giovani che accedono per la prima volta al mercato.
Pertanto, appare particolarmente opportuno che le società, specialmente quelle di recente costituzione, alleghino alla richiesta di finanziamento, anche un dettagliato business plan che esponga in maniera completa, precisa e in un'ottica di medio-lungo periodo il progetto imprenditoriale che si intende realizzare con le risorse finanziarie richieste.
La valutazione positiva in ordine alla concessione del credito risulta, dunque, condizionata dalla bontà del piano di sviluppo o di investimento esposto e dalle garanzie patrimoniali che la società sarà in grado di fornire.
Proprio per la sua complessità e per i professionisti che spesso vi sono coinvolti (pensiamo alla redazione di un business plan che deve essere effettuata da un esperto), l'apertura di credito costituisce una forma particolarmente onerosa di reperimento di risorse monetarie. Al fine di individuare la convenienza o meno del ricorso ad essa, è opportuno distinguere i finanziamenti a breve termine da quelli a medio-lungo termine e tenere conto anche del ciclo di vita in cui l'azienda si trova (cioè fase di start up oppure fase di successivo sviluppo), nonché del ciclo attivo, cioè delle modalità attraverso le quali l'impresa effettua le riscossioni dai propri clienti.
Infatti, l'impresa potrà ricevere i pagamenti attraverso incassi immediati, cioè concomitanti alla fornitura della propria merce (come generalmente avviene nelle vendite al minuto), oppure a breve termine, vale a dire con l'emissione di fatture a trenta, sessanta, novanta giorni. La considerazione del ciclo attivo dell'impresa assume una particolare importanza in questa forma di finanziamento poiché il ricorso all'apertura di credito è consigliato soprattutto per fronteggiare le esigenze finanziarie legate all'ordinaria gestione di cassa.
I costi che caratterizzano l'apertura di credito si possono riassumere nei seguenti:
costo dell'indagine svolta dalla banca per la valutazione circa l'opportunità o meno della concessione del credito;
interessi a debito/credito per utilizzo del massimale;
spese varie per estratti conto, comunicazioni, ecc.;
spese per il rinnovo dell'affidamento.
Lo sconto rappresenta la più importante operazione attiva che le banche pongono in essere nel campo imprenditoriale. Le imprese, infatti, per poter continuare ad operare e per soddisfare eventuali debiti, spesso, necessitano di realizzare in anticipo i propri crediti non ancora scaduti.
A questa sentita esigenza provvede il sistema bancario per mezzo del negozio giuridico definito sconto. La sua nozione è contenuta nell'art. 1858 Codice civile il quale stabilisce che «Lo sconto è il contratto col quale la banca, previa deduzione dell'interesse, anticipa al cliente l'importo di un credito verso terzi non ancora scaduto, mediante la cessione, salvo buon fine, del credito stesso ».
La previa sottrazione dell'interesse costituisce, per l'appunto, lo sconto. Alla base della complessa operazione c'è, dunque, un credito verso terzi non ancora scaduto (negozio di credito) che viene ceduto dall'impresa alla banca (negozio di garanzia con trasferimento di un titolo di credito «salvo buon fine») la quale anticiperà al proprio cliente (scontatario) la somma costituente il credito.
Dal negozio sorge comunque un'obbligazione restitutoria che non grava sull'impresa cliente della banca ma sul terzo (debitore ceduto) che dovrà effettuare il pagamento in favore dell'istituto creditizio. La cessione del credito avviene, comunque, pro solvendo il che significa che il cliente garantisce l'esistenza del credito ceduto e la solvenza del debitore. Pertanto, la banca, in caso di mancato pagamento da parte del terzo, potrà far valere tutti i diritti che derivano dai titoli ad essa ceduti e avrà anche diritto alla restituzione della somma anticipata al proprio cliente. Inoltre, per mezzo dell'operazione di sconto la banca acquisisce la piena disponibilità del credito che può essere, così, scontato presso altra banca mediante il cosiddetto risconto.
Caratteristiche giuridicofinanziarie del finanziamento tramite sconto
Lo sconto può essere regolato in conto corrente pur conservando la sua natura di operazione autonoma. In tal caso il ricavo netto viene versato nel medesimo conto e va a costituire il saldo disponibile da parte dell'impresa. In altri casi può essere connesso ad un'apertura di credito o, quando il credito risulta garantito da pegno su titoli o merci, ad un'anticipazione bancaria. In ogni caso l'operazione in oggetto si divide in due tipi e cioè lo sconto cambiario e lo sconto documentale.
Lo sconto cambiario rappresenta la prima forma di sconto impiegata nella pratica degli affari. Possono essere oggetto di sconto solo le cambiali tratte o pagherò che attestano l'esistenza di un debito effettivo verso il prenditore o verso il traente sorto nell'ambito di una transazione commerciale intercorsa tra due imprenditori.
L'art. 1860 del Codice civile disciplina lo sconto di tratte documentate che riguarda le ipotesi di compravendita su documenti nella quale il venditore dei beni oggetto della compravendita gira alla banca le cambiali emesse dall'acquirente per il pagamento del corrispettivo. Nello sconto documentale l'operazione ha ad oggetto le carte commerciali attestanti un rapporto economico-commerciale tra due parti, rappresentate, generalmente, da titoli di credito non cambiari.
Normalmente, vengono scontate anche semplici ricevute bancarie o fatture. Nel primo caso la banca riceve dalla società emittente la delega ad incassare per suo conto e nome un importo predefinito. Nel caso di fatture lo sconto si sostanzia in un mandato irrevocabile che il creditore da alla banca la quale provvede all'anticipazione delle somme dovute. Il debitore ceduto rimane estraneo alla cessione che riguarda soltanto il cedente ed il cessionario e può liberarsi anche adempiendo direttamente al cedente, a meno che non riceva, come generalmente avviene, la comunicazione dell'avvenuto trasferimento del credito ad opera del cedente o, soprattutto, della banca.
Lo sconto rappresenta una forma di finanziamento a breve termine. La banca, infatti, una volta ricevuto il titolo di credito o la carta commerciale da parte del cedente comunica al terzo ceduto un avviso di pagamento da effettuare in suo favore.
In questa forma di finanziamento, a differenza di altre, come ad esempio l'apertura di credito, risulta evidente l'esistenza di un rapporto commerciale che il cliente della banca ha intrattenuto con un terzo operatore il quale si è impegnato ad adempiere all'obbligo di pagamento alla scadenza pattuita. Pertanto, la banca accetterà di effettuare delle operazioni di sconto soltanto dopo aver valutato attentamente la situazione del proprio cliente e l'affidabilità delle società cedute. I documenti oggetto dello sconto costituiscono, comunque, una garanzia per la banca che potrà soddisfarsi, alla scadenza, nei confronti del terzo oppure, in caso di suo inadempimento, rivalendosi sul cedente.
In caso di cambiali, inoltre, la stessa potrà agire sia ex titulo verso gli obbligati cambiari, e quindi anche verso lo scontatario, cliente cedente, che è obbligato di regresso, sia ex causa esclusivamente verso quest'ultimo, in caso di mancato recupero del credito dal debitore ceduto.
Normalmente, nel corso dell'istruttoria che si pone in essere per effettuare la succitata valutazione di opportunità circa la concessione dello sconto, la banca stabilisce un limite massimo di importo finanziabile entro il quale effettuare le operazioni di sconto. Tale limite prende il nome di castelletto ed assomiglia alla concessione di un fido.
Questa formula di finanziamento si presenta piuttosto conveniente grazie ai suoi costi contenuti che possono riassumersi nei seguenti:
spese di istruttoria per stabilire l'ammontare del castelletto;
tasso di interesse richiesto per l'effettuazione dell'operazione;
spese varie per comunicazioni e corrispondenza in genere.
L'anticipazione bancaria rappresenta una forma particolare di apertura di credito la quale si distingue per il fatto di fondarsi sul rapporto tra una somma anticipata ed il valore di un pegno in titoli o merci che inevitabilmente deve garantire l'operazione di finanziamento. La sua disciplina è contenuta negli artt. 1846 e ss. Codice civile L'art. 1846 stabilisce che «Nell'anticipazione bancaria su pegno di titoli o di merci, la banca non può disporre delle cose ricevute in pegno, se ha rilasciato un documento nel quale le cose stesse sono individuate. Il patto contrario deve essere provato per iscritto».
Secondo una tesi prevalente l'anticipazione bancaria si configura come un contratto che nasce dall'unione di due negozi giuridici, uno di credito ed uno di garanzia.
In esso la consegna al soggetto «anticipato» della somma stabilita avviene previa rimessa da parte di questi, in favore della banca, delle garanzie rappresentate da valori o merci. Pertanto, la garanzia non ha un valore rafforzativo dell'obbligazione ma assurge ad elemento essenziale del contratto poiché costituisce il presupposto stesso per la concessione del credito. Nel corso del contratto i beni costituiti in garanzia possono variare corrispondentemente al variare dell'ammontare dell'anticipazione, purché, però, il rapporto tra quest'ultimo ed il valore della garanzia rimanga inalterato. Infatti, in questa operazione, in deroga al principio sull'indivisibilità del pegno sancito dall'art. 2799 Codice civile, il contraente, anche prima della scadenza del contratto, può ritirare proporzionalmente parte dei titoli e delle merci date in pegno, mano a mano che restituisce le somme anticipate dalla banca e le altre ad essa dovute come corrispettivo e rimborso spese, purché il credito residuo risulti sufficientemente garantito (art. 1849 Codice civile).
Nel caso in cui il valore della garanzia diminuisca almeno di un decimo rispetto al valore iniziale all'epoca della conclusione del contratto, la banca ha diritto ad un supplemento di garanzia altrimenti può procedere alla vendita delle merci o dei titoli oggetto del pegno, oltre ad esigere il rimborso immediato del credito residuo non ancora soddisfatto con l'incasso della vendita (art. 1850 Codice civile).
Ciò rappresenta la differenza determinante tra l'operazione in esame e l'apertura di credito garantita dalla costituzione di pegno su titoli o merci.
Caratteristiche giuridicofinanziarie del finanziamento mediante anticipazione bancaria
L'anticipazione bancaria può, in concreto, realizzarsi sotto due differenti forme. Esistono, infatti, sia l'anticipazione propria che l'anticipazione impropria o irregolare.
Nella prima la banca assume la custodia delle cose oggetto del pegno mentre la proprietà delle stesse rimane in capo all'anticipato o al terzo datore di pegno. Ne consegue che la banca non potrà disporre di tali beni ed ha l'obbligo di restituirli non appena sarà stata rimborsata interamente l'operazione di credito alla scadenza del contratto. In tal caso la banca avrà diritto, oltre al corrispettivo dovutole, anche al rimborso delle spese sostenute per la custodia delle merci e dei titoli (art. 1848 Codice civile).
L'anticipazione impropria o irregolare si ha quando viene concessa alla banca la facoltà di disporre delle cose o dei titoli dati in pegno o perché non siano stati individuati e pertanto, la banca ne ottiene la proprietà, oppure perché, pur essendo avvenuta l'individuazione, la banca si sia riservata la facoltà di acquisirne la disponibilità.
In ogni caso l'anticipato garantisce del buon esito dell'operazione ed alla scadenza provvede, comunque, a restituire quanto ricevuto dalla banca. La banca, da parte sua, normalmente, verifica l'esistenza dei beni e dei titoli in garanzia e ne effettua la stima. Largamente impiegata nella pratica è l'anticipazione di documenti commerciali costituiti da fatture, ricevute bancarie, contratti commerciali, lettere di credito, ed altro simile.
L'anticipazione bancaria è molto utilizzata perché si presenta particolarmente elastica e permette di conseguire in anticipo dei flussi di denaro mediante il versamento di somme predeterminate nel conto corrente che il cliente, sulla base di un rapporto fiduciario con una determinata banca, ha acceso presso di questa. Pertanto, il rapporto ha inizio con un'istruttoria che la banca compie per valutare l'attività svolta ed il settore di operatività sia della società che dei suoi clienti i quali saranno oggetto dell'anticipo documentale da parte della società cedente - cliente della banca. L'istituto di credito, se le risultanze della valutazione saranno positive e la società cliente risulterà affidabile, concederà a questa un fido il quale rappresenta il limite massimo della futura anticipazione documentale. La somma anticipata sarà accreditata sul conto corrente del cliente e, nello stesso tempo, verrà addebitata, per lo stesso importo, su di un conto anticipi appositamente aperto sul quale il cliente «ceduto» della società provvederà, alla scadenza, ad effettuare il pagamento dovuto. A questo punto la banca chiuderà l'anticipo acceso in relazione a quel documento e trasferirà la differenza sul conto corrente del proprio cliente «cedente». Se il cliente ceduto non dovesse provvedere al pagamento del documento commerciale la banca si rivarrà verso la società cedente.
I costi di una simile operazione possono sintetizzarsi nei seguenti:
costo dell'istruttoria necessaria alla valutazione della concessione del fido;
spese per l'apertura del conto anticipi;
tasso di interesse richiesto per l'operazione;
rimborso alla banca delle spese di custodia dei titoli e delle merci dati in pegno in caso di anticipazione propria;
spese varie di tenuta conto.
A volte, per effettuare questa operazione non viene richiesta la commissione di massimo scoperto che, altrimenti, va computata tra i costi.
Un altro rapporto giuridico connesso a forme di finanziamento che le banche, solitamente, istaurano con imprenditori commerciali è rappresentato dalle accettazioni bancarie.
Le accettazioni bancarie sono titoli di credito con i quali un soggetto (traente) ordina ad un istituto di credito (trattario) di pagare all'ordine proprio una determinata somma alla scadenza prefissata.
Quando la banca accetta il titolo apponendovi la firma per accettazione, diventa obbligato principale, anche se, in virtù dell'accordo sottostante stabilito tra il l'ente creditizio ed il cliente, è quest'ultimo il soggetto veramente vincolato al pagamento. L'operazione è simile a quella che si effettua tramite le cambiali tratte delle quali le accettazioni bancarie ne assumono la forma.
Caratteristiche giuridicofinanziarie del finanziamento tramite accettazioni bancarie
L'operazione è particolarmente complessa in quanto si articola in vari momenti. Alla base di essa c'è comunque un accordo tra l'impresa traente e la banca per mezzo del quale quest'ultima si obbliga ad accettare i titoli che l'impresa emetterà.
Successivamente, l'impresa traente effettua la girata dei titoli «senza garanzia» con la quale avviene la negoziazione delle accettazioni. La banca, con l'accettazione degli stessi, diventa obbligato principale e non potrà opporre al prenditore del titolo alcuna eccezione in caso di mancato pagamento da parte dell'impresa traente.
Quest'ultima è obbligata a versare una provvista di fondi presso la banca trattaria prima della scadenza del termine previsto per l'accettazione. Infine, l'operazione si concluderà con l'accettazione del titolo da parte della banca nel momento in cui lo stesso gli verrà presentato dall'ultimo prenditore per ricevere in pagamento la somma in esso indicata.
In base a questa complessa articolazione dell'operazione la dottrina maggioritaria ritiene che il rapporto tra la società emittente i titoli e la banca accettante sia simile ad una fideiussione nella quale il fideiussore garantisce l'obbligazione principale divenendo obbligato cambiario in via principale.
Il finanziamento tramite accettazioni bancarie si realizza mediante il collocamento dei titoli direttamente sul mercato monetario attraverso un'operazione di sconto sugli stessi che si attua per mezzo dell'accettazione della banca trattaria. L'accettazione dei titoli da parte di un istituto di credito li rende, inoltre, fortemente garantiti per cui gli stessi diventano facilmente negoziabili.
Solitamente, la collocazione dei titoli sul mercato del risparmio viene effettuata da una società finanziaria che garantirà il buon fine dell'operazione nel caso in cui acquisti in proprio i titoli medesimi, oppure svolgerà un compito di semplice intermediazione se si limiterà a reperire i finanziatori, dietro corresponsione di una commissione.
Dunque, per le imprese l'accettazione bancaria costituisce una forma di finanziamento a breve termine che presenta dei costi particolarmente contenuti. Tuttavia, essa viene concessa dagli istituti di credito soprattutto ad imprese consolidate e già saldamente avviate.
Inoltre, l'intera operazione è caratterizzata da scadenze piuttosto rigide che limitano, di fatto, l'efficacia del ricorso a questo mezzo di finanziamento.