Source: https://duedicuori.wordpress.com/2007/07/12/i-soggetti-diritto-privato/
Timestamp: 2018-06-18 09:22:46+00:00
Document Index: 24078224

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 2', 'art. 68', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 615', 'art.1']

i soggetti – diritto privato « Due di cuori
« 383^ Festino di Santa Rosalia
Fresca notte di luglio »
i soggetti – diritto privato
Posted by devilmanga su 12 luglio 2007
Molto spesso sentiamo parlare di persone fisiche e di persone giuridiche, ma non siamo pienamenti a conoscenza delle differenze che intercorrono tra loro.
Questo capitolo che mi accingo a riepilogare è interessante per chiarire i dubbi che sorgono dentro le nostre teste.
Il codice civile tratta due tipologie di soggetti, entrambi contenuti nel libro I.
Esse sono le persone fisiche e persone giuridiche.
Una veloce distinzione tra persone fisiche e persone giuridiche, è che alle persone fisiche appartengono gli individui della razza umana.
Mentre per persone giuridiche si intendono un’entità caratterizzata da un’aggreganza di persone.
Art. 1 del cod. civ. “la capacità giuridica si acquista al momento della nascita“. La capacità giuridica dunque è lo strumento attraverso il quale l’ordinamento costituisce in soggetti di diritto le persone fisiche. E’ la idonietà a divenire titolari di diritti e di doveri.
Non bisogna pensare che da sempre la capacità giuridica sia stata subordinata al momento della nascita (art.1 comma 2), in realtà è una conquista piuttosto recente. L’umanità, o meglio la società, è sempre stata divisa in uomini liberi, in schiavi.
E’ recentissima la concezione che tutti gli uomini siano uguali senza distinzione di sesso, razza o religione. (art. 2 della costituzione italiana).
Il momento della nascita è legato al primo respiro.
E’ importante che il feto sia nato vivo, affinchè possa essere ereditiero e lasciare dunque eredità.
Il concepito infatti può essere titolare di un’aspettativa di diritto, che verrà amministrata dai genitori sino al momento della nascita.
Oltre alla nascita evento più importante, ai fini ereditari, è la morte, disciplinato in un caso particolare all’articolo 4 del codice civile “quando un effetto giuridico dipende dalla sopravvivenza di una persona a un’altra e non consta quale di esse sia morta prima, tutte e due si considerano morte nello stesso momento”, questa è la commorienza, o meglio presunzione di commorienza, in quanto lo stesso codice stabilisce la presunzione di morte nello stesso momento.
Non possono esistelimitazioni della capacità giuridica, ma esiste una forma di capacità giuridica speciale in alcuni casi, quali la dichiarazione di fallimento, i genitori che non possono acquistare i beni del figlio minorenne, un intedetto o un inabilitato non può diventare un tutore o un curatore.
Il codice civile tratta il tema della scomparsa del cittadino.
Scomparsa: se una persona non da più notizia di se, chiunque ne abbia interesse può chiedere la nomina di un curatore per i beni dello scomparso.
Assenza: dopo due anni dalla scomparsa i leggittimi ereditieri possono far valere i propri diritti sui beni dello scomparso.
Dunque l’assenza pur se provvisoria, è causa di apertura testamentaria.
Gli eredi possono amministrare i beni, ma non possono venderli, ipotecarli, salvo disposizione del tribunale.
Morte presunta: nel caso siano trascorsi dieci anni dall’assenzail tribunale su istanza del p.m. può dichiarare la morte presunta. esistono altri casi in cui può essere dichiarata la morte presunta, e sono elencati all’articolo 60 del codice civile.
Se chi è stato dichiarato morto ritorna, dovrà essere reintegrato della situazione precendente alla dichiarazione di morte presunta.
Dal punto di vista personale riacquisterà di nuovo il ruolo di marito, e se la moglie si sarà risposata il secondo matrimonio sarà nullo (matrimonio putativo – art. 68).
L’ordinamento stabilisce i luoghi dove la persona vie e svolge le proprie attività.
Il domicilio: il lugo dove la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi.
La residenza: è una situazione di fatto dove ha fissato la propria dimora abituale. Sarà il luogo che verrà registrato nei pubblici registri quali l’anagrafe.
La dimora: è il luogo dove un soggetto risiede momentaneamente.
Esistono degli atti al quale, per il legislatore, non poteva bastare ai soggetti la semplice titolarità dei diritti per compierli.
Ma necessità di una capacità di intendere e di volere, unita ad una consapevolezza del valore socio-economico del negozio che si intende intraprendere.
La capacità d’agire è dunque l’idonietà a compiere validament atti giuridici che ricadono nella propria sfera giuridica-patrimonale.
La capacità di agire si acquista col compimento della maggiore età.
Art 2 del cod. civ. comma 1 “La maggiore età è fissata al compimento del diciottesimo anno. Con la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un’età diversa.”
Ovviamente privo di capacità d’agire è il minore, che si trova in uno stato di incapacità legale.
Quindi tutti gli atti compiuti dal minore sono invalidi almeno che lui non abbia occultato la propria età.
Gli atti compiuti solitamente dai minori, sono compiuti in rappresentanza dei genitori. infatti nella rappresentanza, il rappresentante non deve necessariamente possedere la capacità d’agire, ma è sufficiente la capacità giuridica.
Il minore può essere dotato di una seppur minima capacità di agire, è il caso dell’emancipato di diritto, cioè il minore ultrasedicenne che abbia contratto matrimonio.
Con l’emancipazione il minore può compiere atti di ordinaria amministrazione ed esercitare un’attività commerciale mentre per gli atti di straordinaria amministrazione è richiesto un curatore.
Vi sono casi nei quali un individuo, anche se maggiorenne, è in una situazione di inidonietà a gestire i propri affarie i propri interessi. In questo caso la persona è detta incapace e la sua incapacità può essere assoluta o relativa.
Incapacità assoluta: Caso di incapacità assoluta è il caso dell’interdizione, in cui le sue condizioni psiche non gli permettono di valutare e di curare gli effetti del danno di un suo atto. L’interedetto non può compiere alcun atto giuridico nè di ordinaria nè di straordinaria amministrazione, la sua posizione è equiparata a quella del minore, e dunque necessita che un soggetto, detto tutore, lo rappresenti.
Incapacità relativa: Caso di incapacità relativa è l’inabilitazione nel quale, secondo l’articolo 415 cod. civ. comma 1 “il maggiore di età infermo di mente. lo stato del quale non è totalmente grave da dar luogo all’interdizione, può essere inabilitato.” Sono previsti che possono essere inabilitati anche “coloro che per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcoliche o di stupefacenti, espongono sè o l aloro famiglia a gravi pregiudizi economici“.
L’incapace conserva una residuale capacità di agire che gli consente di compiere atti di ordinaria amministrazione, mentre per gli atti di straordinaria amministrazione necessita l’assistenza di un curatore. Gli atti compiuti dall’inabilitato (dopo la senztenza) sono annullabili.
Nel 2004 il legislatore ha istituito una nuova figura a sostegno dell’incapace ed è l’amministratore di sostegno, con la quale il soggetto conserva una capacità di agire ma deve essere assistito dall’amministratore di sostegno in alcuni atti espressamente previsti dal giudice. La presenza di un amministratore di sostegno può essere richiesta dal benificiario, dalla famiglia allargata, da dei responsabili di servizi socio-sanitari, dal pubblico ministero, d’ufficio in casi di necessità e d’urgenza. E’ il giudice tutelare attraverso la sentenza che affida l’amministratore di sostegno e la deve stabilire la sua durata che può essere anche a tempo indeterminato. la figura dell’amministratore di sostegno nasce per venire incontro a delle esigenze umane, quali anziani o portatori di handicap fisici, per i quali è necessaria la presenza di un supporto alle decisioni che il “debole” dovrà intraprendere.
Le interidizioni sin qui viste sono da considerarsi “interdizioni giudiziali” in quanto vengono dichiarate dal giudice e dopo che si sia accertato che il soggetto è infermo di mente.
Esiste anche un altro tipo di interdizione che non vuole tutelare il soggetto ma punirlo: è il caso dell’interdizione legale.
Essa è una pena accessoria ad un delitto non colposo di durata superiore a 5 anni.
Naturalmente l’interdizione legale ha solo carattere patrimoniale, mentre il soggetto conserva la capacità di agire per gli atti personali (potrà contrarre matrimonio o riconoscere un figlio naturale).
Può accadere che un soggetto versi in uno stato di incapacità di agire, ma che tale incapacità d’intendere e di volere sia solo momentanea e transitoria, ad esempio perchè ubriaco o sotto effetto di sostanze stupefacienti.
In questo caso il soggetto verserà in uno stato di incapacità naturale.
L’incapacità naturale è una situazione di fatto, e proprio perchè tale non potrà mai essere dichiarata da un giudice.
Mancando la sentenza del giudice, il legislatore si trova a dover fropnteggiare due interessi: da una parte il soeggetto che versa in stato di incapacità di fatto, dall’altra parte il dover tutelare soggetti che hanno stipulato atti con l’incapace, in quanto non potevano sapere che esso versasse in stato di incapacità perchè non era palese e non risultava in nessun pubblico registro.
Davanti a questa duplice esigenza il legislatore ha deciso che:
a) gli atti personalissimi sono invalidi, quali matrimonio, testamento e donazione.
b) per gli atti unilaterali solo se vi è un grave vizio a danno dell’incapace (cioè se la prestazione è troppo onerosa per l’incapace) e per i contratti sono annullabili solo se l’altra parte era in mala fede, cioè era a conoscenza dell’incapacità del soggetto con cui stava contraendo.
L’uomo non sempre agisce da solo, è giusto dunque che venga disciplinato nel codice civile anche la vita associativa delle persone.
E’ il caso degli enti dei quali distinguiamo.
– Enti personificati (persone giuridiche) e non personificati
– Scopo ideale e a scopo lucrativo
– struttura associativa e struttura istituzionale (esempio le fondazioni)
– natura privata e natura pubblica.
Esistono varie definizioni di personalità giuridica, ma altro non è che un espediente linguisto usato dal legislatore per accomunare tutte quei fenomeni associativi che gono dell’autonomia patrimonaile perfetta.
L’autonomia patrimoniale perfetta è una circostanza secondo la quale i creditori possono avvalersi per saldare i loro debiti soltanto sui beni dell’ente e non sui beni degli associati all’ente.
Si differenzia dall’autonomia patrimoniale imperfetta perchè lì è possibile rivalersi anche sui beni individuali degli associati, una volta liquidati i beni dell’ente (fondo comune).
E’ importante distinguere lo scopo (scopo-fine) per la situazione di Tipicità nelle quali versano le associazioni.
Le tipologie associative infatti sono espressamente riconosciute dal codice e alla base delle varie distinzioni vi sta lo scopo ideale e lo scopo lucrativo.
Per scopo ideale si può intendere anche un’attività d’impresa ma che i suoi utili siano destinati al sociale.
E’ dunque possibile una proiezione cinematografica a prezzo di mercato ma gli utili prodotti devono avere uno “scopo ideale”.
Mentre lo scopo lucrativo è il mero guadagno dell’imprenditore e della sua azienda.
L’importanza dello scopo la si riscopre nell’attribuzione della personalità giuridica.
Mentre per enti con scopo di lucro l’attribuzione della personalità giuridica avveniva prima tramite la p.a. che ricnosceva agli enti la personalità giuridica.
Tale sistema era definito concessorio e vi era molta discrezionalità da parte della p.a.
Oggi per le società di capitali, invece, basta l’iscrizione al registro delle imprese.
La formula di riconoscimento da parte della p.a. rimeva solo per gli enti a scopo ideale.
Questo per fornire maggiore garanzia, in quanto gli enti a scopo di lucro sono sottopostialla procedura fallimentare.
Oggi anche per gli enti a scopo ideale avviene l’iscrizione tramite registri conservati in prefettura, e pure se rimane il margine di discrezionalità da parte delle prefetture, il sistema di riconoscimento è molto più semplice.
Le associazioni riconosciute hanno la caratteristica di tipo personale, cioè esse prevedono la presenza di più persone unite insieme in virtù di uno scopo.
Il vincolo che lega tale persone è di natura contrattuale, il contratto infatti è un contratto di comunione di scopo a struttura aperta (cioè che è sempre possibile l’adesione di nuovi soci).
Il codice civile distingue nettamente le figure di associazione riconosciuta dall’associazione non riconosciuta, alle quali assegna alla prima una disciplina minuziosa, mentre alla seconda solo tre disposizioni, lasciando il resto all’autonomia degli associati.
Nelle associazioni riconosciute la finalità e l’organizzazione deve essere contenuta dentro l’atto costitutivo 8che deve avere forma di atto pubblico) e nello statuto.
L’atto costitutivo contiene gli elementi necessari per l’identificazione dell’ente:
– la denominazione
– l’indicazione dello scopo e del patrimonio
– la sede
– le norme sull’ordinamento e sull’amministrazione.
Per funzionare l’associazione ha bisogno di almeno due organi: l’assemblea e gli amministratori, e come funzione di controllo, ove prevista, il collegio sindacale.
L’assemblea è un organo a carattere collegiale con funzione deliberante. Tra i suoi compiti vi è l’approvazione del bilancio e la nomina degli amministratori. Le sue delibere avvengono a maggioranza e le sue decisioni possono essere impugnate davanti all’autorità giudiziaria se contrarie alla legge o all’ordine pubblico.
I problemi sorgono davanti all’esclusione degli associati, è infatti possbile che l’assemblea si sbarazzi di soci scomodi, ma solo per gravi motivi.
Mentre un associato può applicare diritto di recesso, a meno che non sia legato all’associazione per un tempo determinato.
Gli amministratori sono coloro ai quali è affidata la gestione dell’associazione.
La loro responsabilità è regolata con le norme del mandato.
Essi dunque devono comportarsi secondo la diligenza del buon padre di famiglia, e la loro colpa grave è punita come meno rigore.
Sul loro mandato vige la pubblicità dichiarativa (cioè se non previsto diversamente e trascitto nei registi delle persone giuridiche il mandato non può avere limiti) su registri situati presso la cancelleria del tribunale del capoluogo.
le associazioni oltre al ragiungimento dello scopo contenuto nell’atto costitutivo, possono sciogliersi se il fine sia diventato impossibile. Inoltre l’associazione si scioglie anche quando tutti gli associati vengono a mancare.
All’esntinzione segue la liquidazione e la successiva devoluzione. nel caso nell’atto costitutivo non fosse previsto, la devoluzione verrà svolta secondo criteri dettati dall’autorità amministrativa.
Le associazioni non riconosciute nel nostro paese hanno avuto sempre un grande successo (es: partiti politi, sindacati).
Ragioni di un successo che vanno ricercate nella loro semplificazione della loro disciplina giuridica.
Infatti il codice civile detta solo tre disposizioni alle quali le associazioni non riconosciute devono attenersi.
Questa maggiore libertà le associazioni non riconosciute la traggono dal fatto che non vengono in contatto con la pubblica amministrazione.
Le associazioni non riconosciute sorgono sempre da un atto costitutivo che non deve essere di nessuna particolare forma. In genere si affianca all’atto costitutivo lo statuto dell’associazione.
Per gli organi di un’associazione riconosciuta, non possono fare a meno di un’assemblea e di amministratori.
Le associazioni non riconosciute hanno un patrimonio detto fondo comune costiuito dai contributi degli associati, ma è indivisibile, ed in caso di recesso gli associati NON possono prendersene una quota.
Poichè prive di personalità giuridica godono di autonomia patrimoniale imperfetta, e i creditori non soddisfatti possono rivolgersi non solo agli associati ma a chi si è speso in nome e per conto dell’associazione.
Le fondazioni sono enti creati da un fondatore che destina attraverso un atto di fondazione una parte del proprio patrimonio, dunque hanno carattere patrimoniale.
E’ con l’atto di fondazione che il fondatore decide lo scopo della fondazione e la stessa struttura organizzativa.
L’atto costitutivo è dunque un atto unilaterale (inter vivos o mortis causa).
Le fondazioni godono sempre di personalità giuridica, infatti la giurisprudenza sta ancora discutendo se è possibile realizzare delle forme di fondazione non riconosciuta.
La gestione del patrimonio della fondazione è nelle mani degli amministratori i quali rispondono secondo le norme del mandato e agiscono in piena autonomia rispetto al fondatore nei limiti e nelle regole previste dall’atto costitutivo.
L’estinzione di una fondazione è simile all’estinzione di un’associazione, ma la fondazione è possibile trasformarla setale trasformazione non va in cotrasto con quanto contenuto nell’atto costitutivo.
Anche alla fondazione si applicano le regole della liquidazione e della devoluzione.
Il comitato è un ente costituito per raccogliere fondi per uno scopo annunciato a carattere personale.
Dunque i fondi raccolti sono vincolati dallo scopo, dal vincolo di destinazione.
I componenti del comitato sono i gestori e i promotori ma vi può essere anche una terza categoria: i sottoscrittori.
Se il comitato gode di autonomia patrimoniale imperfetta allora i gestori e i promotori rispondono in solido dei crediti del comitato, mentre i sottoscrittori rispondono solo delle oblazioni promesse.
Per gli enti non profit, il legislatore ha mutato la sua disciplina, in quanto in passato delle organizzazioni che non producessero utili venivano visti da un’ottica sbagliata.
Una delle modifiche da segnalare è la n.266/1991 che disciplina le associazioni di volontariato, prevedendo una registrazione su base regionale delle organizzazioni di volontariato.
In questo quadro normativo non vanno dimenticati gli ONLUS, che sono enti non profit che godono di agevolazioni fiscali. Possono avere forma di associazioni, comitati, fondazioni, etc..)
I diritti della persona sono diritti assoluti che difendono la sfera personale dell’individuo (es: l’immagine, l’onore, o il nome).
I diritti della persona sono indisponibili, intrasmissbili, irrinunciabili e imprescrittibili.
il codice civile tratta in maniera scarna i diritti della persona, e con un evidente tutela alla integrità fisica e morale.
Si pensi all’articolo 5 del codice civile nel quale si vietano atti di disposizione del proprio corpo che causini danni che siano permanenti.
E’ la Costituzione italiana invefce che disciplina i diritti della persona quali libertà sociali e personali, diritto alla salute.
Secondo la teoria Pluralistica, avrebbero rilievo solo i diritti della persona espressamente disciplinati da disposizioni normative.
Ovviamente a tale disposizione si contrappone la teoria Monistica, che critica la teoria Pluralistica perchè incapace di avvertire la portata delle innovazioni che la dottrina, spinta dalla Costituzione, hanno elaborato un unico diritto della persona a tutela dsella sua sfera individuale.
Non sempre è possibile individuare i confini di tutela della persona, poichè si scontrano con altri diritti di altrettanto notevole spessore.
E’ il caso tra diritto di croncaca e di tutela della riservatezza, dove si scontrano il diritto all’informazione e dal’altro il rispetto della privacy.
L’equilibrio a tale posizioni contrapposte lo si ottiene grazie al principio solidaristico secondo la quale il diritto di cronaca non deve superare il limite della dignità umana e nell’intangibilità della sfera giurica personale. Dunque la tutela ricade sia sulle informazioni dell’integrità psicofica e sia sulla personalità morale.
L’articolo 5 del codice civile vieta atti di disposizione del proprio corpo che possano causare menomazioni permanenti.
Questo articolo pone la salute dell’individuo non come diritto ma come dovere nei confronti del lavoro al quale è chiamato a svolgere.
Se un cittadiono decidesse di amputarsi un braccio, è ovvio che non potrebbe più compiere il proprio dovere con un danno diretto e indiretto alla comunità e allo stato.
Il codice civile essendo del 1942 integra questa concezione fascista di disposizione del proprio corpo, intendendo l’uomo una unità produttiva che non doveva essere in alcun modo danneggiata.
Ma la Costituzione Italiana riconosce il diritto alla salute, come fondamento dell’individuo e della collettività.
Con l’annessa possibilità di disporre del proprio corpo in campo medico chirurgico.
Un diritto con una duplice aspetto sia attivo che negativo.
Attivo poichè vi è libertà per la persona di autodeterminarsi le proprie cure, negativo perchè permette ad una persona di rifiutarsi di subire un intervento chirurgico.
La libertà però trova limite nell’eutanasia, il quale è ancora considerato omicidio anche se il soggetto è consenziente (omicidio del consenziente).
La personalità morale dell’individuo si rileva sotto molteplici aspetti:
L’identità personale, l’inetgrità morale, la riservatezza.
Ovviamente secondo la teoria Monocratica si configura un unico diritto, ma è bene snocciolarlo in tre fasi.
L’identità personale trova il suo punto centrale nella difesa del nome (art. 6) e nella difesa del suo pseudonimo.
il nome infatti assume rilievo non solo per individuare l’individuo, ma nel nome stesso è riassunta la personalità dell’individuo.
A tutela del nome vi sono due distinte azioni, la cosìdetta azione di reclamo e l’azione di usurpazione.
L’azione di reclamo è diretta ad agire alla contestazione da parte di terzi del diritto all’uso del nome, o meglio contro l’impedimento di terzi all’uso del nome.
L’azione di usurpazione invece è un azione contro chi faccia uso indebito e pregiudizievole del proprio nome.
entrambe si configurano sotto la tutela inibitoriam in quanto tendonoa fare terminare un comportamento lesivo.
Sull’identità personale è giusto aggiungere che la legge 164/1982 prevede che il tribunale autorizzi il cambiamento di sesso attraverso un’operazione medico-chirurgica.
Il cambiamento di sesso verrà cancellato dall’anagrafe, al quale risulterà solo il nome nuovo, questo per motivi di riservatezza.
Sulle opere di ingegno si distingue tra diritto patrimoniale e diritto morale dell’autore.
Il diritto morale d’autore, protegge la paternità dell’opera, e dunque tutela l’identità personale del soggetto autore.
Il diritto morale d’autore è indisponibile ed imprescrittibile, dando la possibilità all’autore di riconoscere in qualsiasi momento l’opera, anche se essa fosse stata pubblicata sotto pseudonimo.
Nel diritto morale d’autore è compreso anche il diritto di inedito, secondo il quale l’autore ha il diritto di impedire o differire nel tempo la pubblicazione dell’opera, e la legge riconosce anche il diritto di ritiro dell’opera dal commercio.
Ovviamente l’autore dovrà farsi carico delle eventuali spese e del risarcimento dei danni che questo ritiro comporta.
Il diritto d’immagine si concretizza nel divieto di pubblicare o esporre la propria immagine senza il consenso dell’interessato.
Vi sono eccezioni previste all’articolo 97 del C.c. “non occorre il consenso della persona ritratta quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà e dall’ufficio pubblico ricoperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico”.
E’ importante anche la notorietà dell’individuo ritratto, poichè in questo caso l’interesse pubblico giustifica il sacrificio dell’immagine, ma non leggittima la violazione della provacy.
Anche nei casi in cui il consenso per la pubblicazione delle immagini non è richiesto, è comunque previsto il ritiro delle immagini nel caso queste violino il decono o la reputazione del soggetto ritratto.
Sulla possibilità di rettifica delle immagini o del pensiero la legge stabilisce nell’articolo 8 della legge sulla stampa il diritto di rettifica.
Ciò non solo quando l’immagine che ne viene fuori è lesiva, ma è possibile anche quando sia contraria alla verità.
La tutela dell’integrità morale, ovvero la tutela dell’onore e della reputazione è garantita in primo luogo sanzionando come reati l’ingiuria e la diffamazione.
Alla tutela penale si accompagna anche la tutela risarcitoria.
Normalmente il risarcimento riguarderà solo i profili patrimoniali del danno subito, mentre il danno non potrà essere riparato solo con valutazione equitativa stabilita dal giudice, nei casi previsti dalla legge.
Oltre alla tutela penale e risarcitoria si accompagna anche la tutela inibitoria dell’integrità morale, nel fare cessare, cioè, qui comportamenti lesivi.
La riservatezza è tra i diritti della persona che non viene espressamente individuato nella costituzione.
La tutela della privacy trova le sue origini nello statuto del lavoratore a difesa della riservatezza dei lavoratori.
Con la legge 98/1974 è stato introdotto è stato introdotto un nuovo reato volto a punire “chiunque si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita proivata svolgetesi nell’abitazione altrui o i un altro luogo di privata dimora” (art. 615 bis Codice penale).
Infine va ricordato che nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, il rispetto della vita privata e familiare è considerato diritto fondamentale.
In questa società definita d’informazione, le informazioni viaggiano per il mondo in maniera rapida, così rapidamente da rendere difficile il controllo di tutte le informazioni.
Questo comporta il rischio di gravi interferenze nella sfera del singolo, specie consderando il valore economico crescente che le informazioni sugli individui stanno avendo.
Il dato personale dell’individuo è “qualunuque informazione relativa a persona fisica, giuridica, ente o associazione identificabile direttamente o anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione..” (art.1)
tali dati possono essere cancellati, rettificati o trasformati in forma anonima su richiesta dell’interessato, ovvero colui ai quali i dati sono riferiti.
Ai fini del trattamento dei dati è necessario il consenso dell’interessato, consenso che può essere anche di natura informatica (consenso informatico).
particolare importanza sono i c.d. dati sensibili, ovvero quei dati relativi all’origine razziale, alla salute, alla vita sessuale, alla convinzioni religiose e politiche.
Questi dati per essere trattati non basta il consenso dell’interessato, ma anche il l’autorizzazione del Garante della Privacy, organo di controllo previsto.
This entry was posted on 12 luglio 2007 a 1:00 pm	and is filed under Dura lex, sed lex. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, oppure trackback from your own site.
Una Risposta to “i soggetti – diritto privato”
13 luglio 2007 a 12:18 am
solo grazie a te posso conoscere veramente il diritto e soprattutto capirlo!!! :***********