Source: https://renatodisa.com/2015/06/16/corte-di-cassazione-s-u-p-sentenza-28-maggio-2015-n-22471-per-i-delitti-di-cui-allarticolo-73-del-dpr-9-ottobre-1990-n-309-laumento-di-pena-calcolato-a-titolo-di-continuazione-per-i-reatis/
Timestamp: 2018-11-12 22:51:37+00:00
Document Index: 154227697

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 28 maggio 2015, n. 22471. Per i delitti di cui all'articolo 73 del Dpr 9 ottobre 1990 n. 309, l'aumento di pena calcolato a titolo di continuazione per i reatisatellite in relazione alle droghe leggere deve essere oggetto di specifica rivalutazione da parte dei giudici di merito, alla luce della più favorevole cornice edittale applicabile per tali violazioni, a seguito della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli articoli 4 bis e 4 vicies ter della legge 21 febbraio 2006 n. 49, di conversione del decreto legge 30 dicembre 2005 n. 272, ed ha così determinato, in merito, la reviviscenza della più favorevole disciplina anteriore vigente - Avvocato Renato D'Isa
Home/Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite/Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 28 maggio 2015, n. 22471. Per i delitti di cui all’articolo 73 del Dpr 9 ottobre 1990 n. 309, l’aumento di pena calcolato a titolo di continuazione per i reatisatellite in relazione alle droghe leggere deve essere oggetto di specifica rivalutazione da parte dei giudici di merito, alla luce della più favorevole cornice edittale applicabile per tali violazioni, a seguito della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 4 bis e 4 vicies ter della legge 21 febbraio 2006 n. 49, di conversione del decreto legge 30 dicembre 2005 n. 272, ed ha così determinato, in merito, la reviviscenza della più favorevole disciplina anteriore vigente
Infatti, l’ordinamento, tranne casi eccezionali di penalita’ fisse, non puo’ realizzare un’adeguata corrispondenza della sanzione al fatto illecito, se non mediante la concreta valutazione del singolo caso e con quella determinazione della pena che, volta per volta, ne viene fatta dal giudice “con regolata discrezionalita’” (Corte cost., sent. n. 25 del 1967).
Da cio’ consegue la “impermeabilita’” del predetto trattamento sanzionatorio (proprio perche’ unitario ed omologante ex articolo 81 cpv cod. pen.) alle modifiche normative, anche se scaturenti da dichiarazione di incostituzionalita’ della legge (apparentemente) vigente, al momento del giudizio, con riferimento ai reati da “droga leggera”.
Conseguentemente, poiche’ l’effetto unificante del reato continuato puo’ riguardare sia “piu’ violazioni della stessa disposizione di legge, anche se di diversa gravita’” (come era nella disciplina vigente prima della riforma del 1974), sia “piu’ violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge”, e’ evidente – prosegue la sentenza da ultimo citata – che la continuazione estende la sua operativita’ a norme incriminatrici reciprocamente eterogenee, comportando il cumulo giuridico tra pene diverse, sia nel genere (detentive o pecuniarie), che nella specie (reclusione o arresto, ovvero multa o ammenda e persino, come era gia’ stato ritenuto da Sez. U, n. 6300 del 26/05/1984, Falato, Rv. 165179, reclusione comune e reclusione militare).
La unificazione delle pene, resa possibile dalla riconoscibile identita’ del disegno criminoso (rappresentante, invero, dopo la riforma del 1974, l’unico elemento costitutivo della continuazione, che ne giustifica la diversita’ di disciplina) integra, ovviamente, un tratto caratteristico della continuazione. Conseguentemente – ripete la giurisprudenza delle Sezioni Unite, riecheggiando precedenti pronunzie – una volta identificato il reato piu’ grave, i reati-satellite assumono il ruolo di semplici elementi dell’incremento sanzionatorio ed in cio’ consiste la perdita della loro individualita’ (salvo, si intende, poi riacquistare la loro “identita’” agli effetti della determinazione del limite agli aumenti, che non deve comunque superare quello del cumulo materiale, a norma dell’articolo 81 c.p., comma 3).
11.6. Si pensi – ancora una volta – al fatto che ogni reato, pur conglobato nel cumulo, si prescrive con il decorso del termine che gli e’ proprio, al fatto che l’indulto e’ applicabile ai soli reati che in esso rientrano (Sez. U, n. 18 del 16/11/1989, Fiorentini, Rv. 183004; Sez. U, n. 2780 del 24/01/1996, Panigoni, Rv. 103975), al fatto che, ai fini della sostituzione delle pene detentive brevi, Legge 24 novembre 1981, n. 689, ex articolo 53, u.c., la pena del reato continuato si scompone per determinare la porzione di pena suscettibile di sostituzione per quei reati che la ammettono, si pensi ancora, in tema di estinzione di misure cautelari personali, al caso in cui la suddivisione della pena irrogata per i reati-satellite rilevi per il calcolo della durata massima della custodia cautelare o per l’accertamento dell’avvenuta espiazione di pena (Sez. U, n. 1 del 26/02/1997, Mammoliti, Rv. 207940). E cosi’, sempre in tema di misure cautelari e della loro durata, e’ stato chiarito dalle Sezioni Unite (sent. n. 25956 del 26/03/2009, Vitale, Rv. 243589) che, se, in presenza di reato continuato, la predetta custodia e’ stata applicata solo per i reati-satellite (o per taluno di essi), nel caso in cui il giudice del procedimento principale, nell’infliggere la pena per il reato continuato, non abbia, tuttavia, provveduto a specificare gli aumenti per ciascun reato-satellite (aumenti rilevanti – appunto – per il calcolo dei termini di durata massima della custodia cautelare), a tanto deve provvedere il giudice investito della questione cautelare; questi, nel rispetto del limite dell’aumento complessivo di pena risultante dalla sentenza di condanna, deve determinare la frazione di pena riferibile a ciascuno dei reati in continuazione. Nell’adempiere a tale incombenza, specifica significativamente la sentenza appena citata, il giudicante deve avere riferimento “a criteri che tengano conto della … natura e oggettiva gravita’ dei reati-satellite, secondo l’apprezzamento fattone dal giudice di merito”. E che si tratti di principio di carattere generale, il quale deve pertanto ispirare l’intera sfera di operativita’ dell’istituto della continuazione, lo si deduce (anche) dalle applicazioni che riceve in executivis. E invero si e’ ritenuto che, se il giudice della cognizione non ha specificato i singoli aumenti per ciascuna violazione, tale compito ricade su quello dell’esecuzione, il quale dunque e’ tenuto ad individuarli partitamente, qualora – ad esempio – a seguito di depenalizzazione di violazioni componenti il reato continuato, occorra espungere dalla pena complessivamente inflitta quella imputabile a dette violazioni. E cio’ in quanto non e’ consentita la determinazione “forfettaria” della pena, atteso che l’articolo 533 c.p.p., comma 2, prevede che il giudice – prima -“stabilisca” la pena per ciascun reato e – solo successivamente – “determini” quella complessiva, osservando la norma di cui all’articolo 81 cod. pen. (cosi’ Sez. 1, n. 4520 del 20/01/2005, Caffaratto, Rv. 230750). D’altra parte, e’ noto come proprio la continuazione possa essere applicata (o ricalcolata) in sede esecutiva “fino alla conversione della pena detentiva in quella corrispondente pecuniaria, se vi e’ stata condanna ad una pena detentiva ed una legge posteriore prevede esclusivamente quella pecuniaria” (cosi’ Sez. U, n. 6240 del 27/11/2014, dep. 2015, Basile, non massimata sul punto, che richiama Sez. 1, n. 14007 del 20/03/2007, Fragnito, Rv. 236213, in tema, evidentemente di “sopravvenuta illegalita’” della pena).
Ma tale mitigazione non puo’ che avere come termine di paragone la pena astrattamente prevista per i singoli reati. Una volta “stabilita”, ai sensi dell’articolo 533 codice di rito, comma 2 la pena per ciascun reato-satellite, il giudice, considerata la unitarieta’ del disegno criminoso, procedera’ ai singoli incrementi sanzionatori (“determinando”, cosi’, la pena, in osservanza delle norme sulla continuazione); come e’ ovvio, ogni reato-satellite “contribuira’” alla determinazione della “pena finale” in base al concreto valore ponderale che il giudicante intendera’ – in concreto – attribuirgli, non potendo, tuttavia, il predetto giudicante trascurare la indicazione che – in astratto – gli ha fornito il legislatore con la apposizione dei termini edittali.