Source: https://www.telemat.it/rassegna-delle-massime-della-cassazione-civile/
Timestamp: 2019-02-23 23:17:38+00:00
Document Index: 19090056

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Rassegna delle massime della Cassazione civile - Telemat Rassegna delle massime della Cassazione civile - Telemat
Guida al Diritto - a cura di Mario Finocchiaro e Mario Piselli
Giurisprudenza / IL MASSIMARIO
APPALTI Appalti pubblici - In genere - Approvazione ministeriale - Necessità - Condicio iuris - Conseguenze. (Legge 20 marzo 1865 n. 2248, allegato F, articolo 337; regio decreto 18 novembre 1923 n. 2440, articolo 19) L'approvazione ministeriale del contratto stipulato dalla Pubblica amministrazione, prevista dagli articoli 19 del regio decreto n. 2440 del 1923 e 337 della legge n. 2248 del 1865, allegato F, costituisce condicio iuris , che incide non sulla formazione ma sulla efficacia del contratto, essendo la efficacia dei contratti stipulati dalla Pubblica amministrazione subordinata a un provvedimento espresso - adottato dall'organo competente nella forma solenne prescritta dalla legge - la cui esistenza non può desumersi dalla condotta della Amministrazione. (M.Fin.) ¶ Sezione I, ordinanza 18 giugno 2018 n. 16075 ­ Pres. Giancola; Rel. Iofrida; Ric. Fallimento della Impresa Geosonda ­ Fondazioni e Applicazioni Speciali alla Costruzioni Spa; Controric. Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana Consegna dei lavori - Capitolato generale - Inadempimento della stazione appaltante - Conseguenze. (Cc, articoli 1453 e 1454; Dpr 16 luglio 1962 n. 1063, articoli 10 e 42) Negli appalti pubblici regolati dal capitolato generale approvato con il Dpr n. 1063 del 1962, la consegna dei lavori costituisce obbligo dell'amministrazione appaltante, il cui inadempimento, però, è disciplinato in modo diverso rispetto alle norme del codice civile, nel senso che non conferisce all'appaltatore il diritto di risolvere il rapporto (né con domanda ai sensi dell'articolo 1453 del codice civile, né a seguito di diffida ad adempiere ai sensi dell'articolo 1454 del codice civile), né di avanzare pretese risarcitorie, ma gli attribuisce, invece, in base alla norma speciale dell'articolo 10 del capitolato generale citato, la sola facoltà di presentare istanza di recesso dal contratto, al mancato accoglimento della quale consegue il sorgere di un diritto al compenso per i maggiori oneri dipendenti dal ritardo. Il riconoscimento all'appaltatore di un diritto al risarcimento, pertanto, può venire in considerazione solo se egli abbia preventivamente esercitato tale facoltà di recesso, dovendosi altrimenti presumere che abbia considerato ancora eseguibile il contratto, senza ulteriori oneri a carico della stazione appaltante. (M.Fin.) ¶ Sezione I, ordinanza 18 giugno 2018 n. 16075 ­ Pres. Giancola; Rel. Iofrida; Ric. Fallimento della Impresa Geosonda ­ Fondazioni e Applicazioni Speciali alla Costruzioni Spa; Controric. Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana Controversie - Accettazione tacita dell'opera - Presupposti - Conseguenze. (Cc, articolo 1665) Affinché possa parlarsi di accettazione tacita dell'opera commissionata occorre che il committente accetti senza riserve la consegna dell'opera oppure compia un atto che presupponga necessariamente la volontà di accettarla e che sarebbe incompatibile con quella di rifiutarla o accettarla condizionalmente. In particolare l'articolo 1665 del codice civile, pur non enunciando la nozione di accettazione tacita dell'opera, indica i fatti e i comportamenti dai quali deve presumersi la sussistenza dell'accettazione da parte del committente. Le prime due ipotesi di cui al II e III comma dell'articolo 1665 del codice civile, ricorrono allorché il committente, cui sia pervenuto l'invito a procedere alla verifica dell'opera, tralasci di provvedervi senza giusti motivi oppure avendo a tanto provveduto, non comunichi i risultati all'appaltatore entro breve termine. (M.Pis.) ¶ Sezione VI, ordinanza 3 luglio 2018 n. 17317 ­ Pres. Manna; Rel. Falaschi; Ric. Gallotta; Controric. Vicinanza BORSA E MERCATI FINANZIARI Intermediazione finanziaria - Segnalazione di inadeguatezza - Sottoscrizione - Effetti. (Cc, articolo 2697; decreto legislativo 24 febbraio 1998 n. 58, articolo 21) In tema di intermediazione finanziaria, la sottoscrizione, da parte del cliente, della clausola in calce al modulo d'ordine, contenente la segnalazione d'inadeguatezza dell'operazione sulla quale egli è stato avvisato, è idonea a far presumere assolto l'obbligo previsto in capo all'intermediario dall'articolo 29, comma 3, del regolamento Consob n. 11522 del 1998. Tuttavia, a fronte della contestazione del cliente, il quale alleghi l'omissione di specifiche informazioni, grava sulla banca l'onere di provare, con qualsiasi mezzo, di averle specificamente rese. In particolare la sottoscrizione dell'avvertimento della inadeguatezza della operazione non esaurisce in sé l'obbligo della banca di fornire al cliente le informazioni concretamente riguardanti le operazioni di investimento da eseguire, in quanto, a fronte della contestazione adeguatamente specifica del cliente, resta in capo all'intermediario l'obbligo di dimostrare l'adempimento specifico. Ciò, comunque non toglie che l'obbligo di forma riguarda soltanto l'avvertimento in oggetto, nel quale non devono essere riprodotte tutte le informazioni e motivazioni che l'intermediario è comunque tenuto a fornire con libertà di forma. (M.Fin.) ¶ Sezione I, ordinanza 18 giugno 2018 n. 16088 ­ Pres. Genovese; Rel. Nazzicone; Pm (diff.) Cardino; Ric. Sartirano e altro; Controric. Bene Banca Credito Cooperativo di Bene Vagienna soc. coop. CONTRATTO Clausole - Clausola risolutiva espressa - Nullità Condizioni - Limiti. (Cc, articoli 1453 e 1456) La clausola risolutiva espressa presuppone che le parti abbiano previsto la risoluzione di diritto del contratto per effetto dell'inadempimento di una o più obbligazioni specificamente determinate, sicché la clausola che attribuisca a uno dei contraenti la facoltà di dichiarare risolto il contratto per gravi e reiterate violazioni dell'altro contraente a tutti gli obblighi da esso discendenti va ritenuta nulla per indeterminatezza dell'oggetto, in quanto detta locuzione nulla aggiunge in termini di determinazione delle obbligazioni il cui inadempimento può dar luogo alla risoluzione del contratto e rimette in via esclusiva a una delle parti la valutazione dell'importanza dell'inadempimento dell'altra. (M.Fin.) ¶ Sezione III, sentenza 27 giugno 2018 n. 16905 ­ Pres. Vivaldi; Rel. De Stefano; Pm (conf.) Soldi; Ric. Mazzucca e altri; Controric. Italfondiario S.p.a. D'opera - Recesso da parte del cliente - Obbligo di pagamento del compenso per l'opera svolta - Sussiste. (Cc, articoli 1225, 2237 e 2697) In materia di prestazione d'opera professionale l'articolo 2237 del codice civile pone a carico del cliente che recede dal contratto d'opera il compenso per l'opera svolta, indipendentemente dall'utilità che ne sia derivata, e può essere derogato solo per espressa volontà dei contraenti, i quali possono subordinare il diritto del professionista al compenso alla realizzazione di un determinato risultato, con la conseguenza che il fatto oggettivo del mancato verificarsi dell'evento dedotto come oggetto della condizione sospensiva comporta l'esclusione del compenso stesso, salvo che il recesso ante tempus da parte del cliente sia stato causa del venir meno del risultato oggetto di tale condizione. Conseguentemente, nell'ipotesi in cui un'azione giudiziale svolta nell'interesse del cliente non abbia potuto conseguire alcun risultato utile, anche a causa della negligenza o di omissioni del professionista, non è solo per questo ravvisabile un'automatica perdita del diritto al compenso da parte del professionista, ove non sia dimostrata la sussistenza di una condotta negligente causativa di un effettivo danno, corrispondente al mancato riconoscimento di una pretesa con tutta probabilità fondata. (M.Pis.) ¶ Sezione III, ordinanza 21 giugno 2018 n. 16342 ­ Pres. Travaglino; Rel. Fiecconi; Ric. Stifanelli; Int. Palma LAVORO E FORMAZIONE Lavoro in genere - Contrasto tra contrattazione collettiva nei rapporti di lavoro privatistici - Risoluzione in base all'effettiva volontà delle parti sociali - Conseguenze. (Cc, articoli 1322 e 2077) In materia di regolamentazione del contrasto tra contrattazione collettiva relativa a rapporti di lavoro privatistici, questo può essere risolto, in conformità alla valorizzazione dell'autonomia negoziale, non in base a principi di gerarchia e di specialità proprie delle fonti legislative, ma sulla base dell'effettiva volontà delle parti sociali, da desumersi attraverso il coordinamento delle varie disposizioni della contrattazione collettiva, aventi tutte pari dignità e forza vincolante, sicché anche i contratti territoriali possono prorogare l'efficacia dei contratti nazionali e derogarli, anche in pejus senza che osti il disposto di cui all'articolo 2077 del Cc, fatta salva solamente la salvaguardia dei diritti già definitivamente acquisiti nel patrimonio dei lavoratori, che non possono ricevere un trattamento deteriore in ragione della posteriore normativa di eguale o diverso livello. (M.Pis.) ¶ Sezione lavoro, sentenza 26 giugno 2018 n. 16839 Pres. Napoletano; Rel. Tricomi; Pm (conf.) Matera; Ric. Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari della Regione Sicilia; Int. Beltrame OBBLIGAZIONI Adempimento - Prova - Ricorso a presunzioni semplici - Presupposti. (Cc, articoli 1326, 1418 e 1967) In tema di prova dell'adempimento, il ricorso a presunzioni semplici è possibile solo quando esse si riferiscano in modo specifico alla situazione di fatto che deve essere dimostrata, altrimenti difettando il requisito della precisione richiesto dall'articolo 2729 del Cc. Pertanto, nel caso in cui da un unico contratto scaturisca una pluralità di obbligazioni, le presunzioni devono riguardare specificamente ciascuna delle obbligazioni dedotte, giacché l'adempimento di alcune di esse non costituisce presunzione "precisa" dell'avvenuto pagamento anche delle altre. (M.Pis.) ¶ Sezione III, sentenza 21 giugno 2018 n. 16316 ­ Pres. Travaglino; Rel. D'Arrigo; Pm (diff.) Mistri; Ric. Lefebvre; Controric. Lefebvre Credito - Esigibilità dello stesso - Presupposti - Differenza con la nozione di indisponibilità - Contenuto. (Cc, articoli 1176, 1218, 1453, 2236 e 2697) Un credito è esigibile quando non è sottoposto a condizione sospensiva né a termini, ovvero quando l'eventuale condizione si sia avverata o il termine sia scaduto, sicché il credito è giunto a maturazione e può essere fatto valere in giudizio per ottenere una sentenza di condanna. Un credito è, invece, indisponibile quando su di esso esiste un vincolo che impone la destinazione, in tutto o in parte, di quel credito alla soddisfazione di determinati interessi. Pertanto, un credito esigibile, ma vincolato, ben può essere oggetto di una sentenza di condanna al relativo pagamento che, in sede di esecuzione, dovrà essere effettuato in conformità alla natura del vincolo su di esso gravante. (M.Pis.) ¶ Sezione III, ordinanza 5 luglio 2018 n. 17595 - Pres. Chiarini; Rel. D'Ovidio; Ric. Uni spa; Controric. Equitalia Nord Spa Obbligazioni solidali - Interruzione del termine di prescrizione - Validità in caso di crediti plurimi Esclusione. (Cc, articoli 1310 e 2055) Il regime più favorevole di interruzione del termine della prescrizione, previsto per le obbligazioni solidali nell'articolo 1310 del codice civile, non può valere in caso di crediti plurimi e aventi connotato diverso da persona a persona, sussistendo in tal caso solo una solidarietà dal lato passivo dei danneggianti in conseguenza del fatto illecito, tenuti al risarcimento per l'intero ammontare liquidato, ai sensi dell'articolo 2055 del codice civile. (M.Pis.) ¶ Sezione III, ordinanza 21 giugno 2018 n. 16341 - Pres. Travaglino; Rel. Fiecconi; Ric. RFI Rete ferroviaria italiana spa; Controric. Micieli PROVA CIVILE Prova per presunzioni - Omessa valutazione di un fatto noto da parte del giudice di merito - Deducibilità in cassazione come omesso esame di un fatto secondario - Sussiste. (Cc, articolo 2729) In tema di presunzioni di cui all'articolo 2729 del Cc, la prospettazione che il giudice di merito abbia omesso di considerare un fatto noto come giustificativo dell'inferenza di un fatto ignoto e, dunque, la mancanza di applicazione di un ragionamento presuntivo che si sarebbe potuto e dovuto fare, allorquando il giudice di merito non abbia motivato alcunché al riguardo, non è deducibile come vizio di violazione di norma di diritto, bensì solo ai sensi dell'articolo 360, n. 5, del codice di procedura civile, cioè come omesso esame di un fatto secondario, quello che avrebbe fondato la presunzione e lo è nei sensi e coi limiti sottesi a detto paradigma. (M.Pis.) ¶ Sezione III, ordinanza 6 luglio 2018 n. 17720 ­ Pres. Spirito; Rel. Frasca; Ric. Erculeo; Generali Italia Spa RESPONSABILITÀ E RISARCIMENTO Danno - Responsabilità della struttura sanitaria per i danni subiti dal paziente - Prescrizione - Decorrenza. (Cc, articoli 1218, 1228, 2043 e 2946) La struttura sanitaria risponde a titolo contrattuale dei danni patiti dal paziente, per fatto proprio, ex articolo 1218 del Cc, ove tali danni siano dipesi dall'inadeguatezza della struttura, ovvero per fatto altrui, ex articolo 1228 del Cc, ove siano dipesi dalla colpa dei sanitari di cui la struttura si avvale. La decorrenza del termine prescrizionale decorre, tanto in materia di danno aquiliano, quanto in tema di responsabilità per danni da inadempimento, non dal giorno in cui il danneggiante determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all'esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita quale pregiudizio conseguente al comportamento del terzo (o della controparte contrattuale), usando l'ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche. (M.Pis.) ¶ Sezione III, ordinanza 21 giugno 2018 n. 16331 ­ Pres. Travaglino; Rel. Dell'Utri; Ric. X; Controric. X Danno - Responsabilità della struttura sanitaria per inesatto adempimento della prestazione - Onere della prova. (Cc, articoli 1176, 2236 e 2729) Qualora sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria per l'inesatto adempimento della prestazione sanitaria, il danneggiato deve fornire la prova del contratto e dell'aggravamento della situazione patologica e del relativo nesso di causalità con l'azione o l'omissione dei sanitari, restando a carico dell'obbligato la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile. (M.Pis.) ¶ Sezione III, ordinanza 21 giugno 2018 n. 16336 ­ Pres. Travaglino; Rel. Iannello; Ric. X; Controric. X
ARBITRATO Arbitrato in genere ­ Lodo arbitrale pronunciato al di fuori dei limiti del compromesso ­ Effetti ­ Nullità. (Cpc, articoli 828 e 829) In materia di arbitrato, l'articolo 829, primo comma, n. 4, del Cpc che sanziona con la nullità il lodo arbitrale che ha pronunciato fuori dei limiti del compromesso o non ha pronunciato su alcuno degli oggetti del compromesso, si interpreta nel senso che gli arbitri hanno l'obbligo di decidere su tutto il thema decidendum a essi sottoposto e non oltre i limiti di esso; tale concetto, letteralmente espresso con riferimento al compromesso, vale anche con riguardo al caso in cui la potestas iudicandi sia agli arbitri conferita in base a clausola compromissoria. Ne consegue che l'ambito applicativo della clausola compromissoria deve essere desunto esclusivamente dalla clausola stessa. ¶ Sezione I, ordinanza 11 settembre 2018 n. 22107 ­ Pres. Giancola; Rel. Tricomi; Ric. Foti; Controric. Comune di Palmi LA NOTA La Corte, con la decisione in esame è tornata a deliberare an­ che sull'annosa questione, peraltro già decisa dalle sezioni unite con la sentenza n. 18121/2016, relativa all'erronea individuazione del giudice territorialmente competente a conoscere l'appello. La Corte, ribadendo l'indirizzo già tracciato dalle sezioni Unite, ha ricordato che il vizio derivante dall'individuazione di un giudice di appello diverso rispetto a quello determinato ai sensi dell'articolo 341 del codice di procedura civile non rientra né tra i casi per i quali è espressamente prevista dalla legge la sanzione dell'inammissibilità del gravame, né tra i casi in cui non è configurabile il potere di impugnare, per cui è ammissibile l'applicabilità dell'articolo 38 del Cpc con la conseguenza che la rilevabilità del difetto di competenza territoriale, qualora non sia stata eccepita tempestivamente dalla parte, è preclusa anche all'ufficio oltre la prima udienza di trattazione. La norma di cui all'articolo 359 del Cpc, nello stabilire, infatti, che per il giudizio di appello, avanti il tribunale o la corte d'appello, si osservano le norme che regolano il procedimento di primo grado davanti il tribunale, purché non siano incompatibili con le disposizioni proprie del giudizio di impugnazione, si riferisce alle norme di cui al titolo 1 del libro 2 del codice di rito. (M.Pis.)
LAVORO E FORMAZIONE Licenziamenti collettivi ­ Per riduzione di personale Contenuto della comunicazione datoriale di cui all'articolo 4 della legge 223/1991 ­ Indicazione solo del numero dei lavoratori eccedenti ­ Sufficienza. (Legge 223/1991, articolo 4) In tema di verifica del rispetto delle regole procedurali per i licenziamenti collettivi per riduzione di personale, la sufficienza dei contenuti della comunicazione preventiva di cui alla legge 223/1991, articolo 4, comma 3, deve essere valutata in relazione ai motivi della riduzione di personale, che restano sottratti al controllo giurisdizionale, per cui, in relazione a essi, l'imprenditore può limitarsi all'indicazione del numero complessivo dei lavoratori eccedenti, suddiviso tra i diversi profili professionali previsti dalla classificazione del personale occupato nell'azienda, senza che occorra l'indicazione degli uffici o reparti con eccedenza. ¶ Sezione lavoro, sentenza 6 settembre 2018 n. 21717 Pres. Nobile; Rel. Marotta; Pm (conf.) Fresa; Ric. Scistri; Controric. Valeriani e Rossini srl LA NOTA Richiamando una costante propria giurisprudenza (Cassazione 11886/2006, 1405/2006, 1201/2000) in materia di licenziamenti collettivi per riduzione di personale, la Cassazione ha ribadito che l'articolo 5 della legge n. 223 del 1991 deve essere interpretato nel senso che il datore di lavoro, una volta definiti gli ambiti spaziali o i settori produttivi entro cui operare la scelta dei lavoratori da porre in mobilità, ha la facoltà, da esercitare previo accordo con le organizzazioni sindacali di cui all'articolo 4 della stessa legge il criterio delle esigenze tecnico­produttive. Tali esigenze possono, quindi, giustificare una specifica e più ristretta localizzazione della scelta ovvero la predeterminazione di una serie di graduatorie che accorpino mansioni identiche od omogenee in ragione della loro maggiore o minore fungibilità, essendo innegabile che la salvaguardia del rapporto lavorativo dei dipendenti con specifici profili professionali è spesso elemento decisivo per la riuscita dei processi di ristrutturazione e riconversione produttiva. (M.Pis.)