Source: http://docplayer.it/130800-La-legge-quadro-sull-inquinamento-acustico.html
Timestamp: 2017-08-24 01:35:18+00:00
Document Index: 60418401

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 4', 'art 14', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 2', 'art.1', 'art. 11', 'art. 3', 'art.2', 'art.2', 'art. 2', 'art 2', 'art. 6', 'art 2', 'art. 2', 'art 2', 'art 844', 'art. 6', 'art. 2']

La legge quadro sull inquinamento acustico - PDF
Download "La legge quadro sull inquinamento acustico"
Sabrina Camilla Fantini
1 La legge quadro sull inquinamento acustico MASSIMO DONZELLINI** - FRANCESCO FERRARI *** - VALERIO MANZONI*** MARIO NOVO* 1. INTRODUZIONE L inquinamento da rumore, dovuto alle varie attività umane, traffico sempre crescente, insediamenti civili ed impianti industriali sempre più numerosi e complessi, è diventato un problema di vaste proporzioni; parallelamente le aspirazioni dei singoli cittadini, in termini di qualità acustica ambientale, sono ogni giorno più incisive, com è provato dalla vivacità e complessità delle proteste che investono le pubbliche amministrazioni e dal moltiplicarsi del contenzioso sia civile che penale. L emanazione della legge 447/95 Legge quadro sull inquinamento acustico, attesa da molto tempo, si è, in prima battuta, aggiunta e poi gradualmente sostituita, al D.P.C.M. dei 1/3/91 ( Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell ambiente esterno ), che, a sua volta, aveva tamponato, e per esplicita finalità in via transitoria, un pesante vuoto in materia, acuito da una aspettativa che risaliva alla emanazione della legge istitutiva del Ministero dell Ambiente (18/7/86, n.349). La materia è complessa ed i campi di applicazione molteplici quindi l effettiva e completa attuazione della Legge 447/95 non poteva prescindere dalla emanazione di una serie di Decreti come previsto nei rispettivi Articoli 3, 7, 11, 15 e 16. Il raggiungimento di regime di applicabilità della Legge 447/95 richiede quindi che l intero corpus legislativo (Legge e Decreti di attuazione) sia completato, nella speranza anche che siano resi chiari ed univoci nell interpretazione sia gli aspetti relativi alle competenze che i limiti di legge, i requisiti come i criteri di valutazione. Il giudizio organico dovrà essere espresso a conclusione dell iter anche se la prima impressione è comunque che si renderà necessaria alla fine un opera di revisione e di pulizia, che già il Ministero pensa di attuare con un apposito testo unico. Rispetto alle previsioni ed alle indicazioni riportate nella Legge, di tali Decreti ne sono stati pubblicati solamente alcuni: nell elenco si riassumono i decreti che risultano disponibili a tutt oggi. I ritardi e le carenze del pacchetto legislativo appaiono evidenti dalla tabella più avanti inserita
2 2. LEGGE 447/95: ANALISI DEI TESTO LEGISLATIVO La legge quadro affida la funzione centrale di indirizzo al Ministero dell Ambiente. Competenze specifiche sono attribuite anche ai Ministeri della Sanità, dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e della Navigazione, dell Industria, del Commercio e dell Artigianato. Regioni, province e comuni ricoprono, come si vedrà in seguito, un ruolo determinante. La legge si compone di 17 articoli e ha come obiettivo la determinazione dei principi fondamentali in materia di tutela dell ambiente esterno e dell ambiente abitativo dall inquinamento acustico. Ai principi introdotti è stato assegnato il valore di principi fondamentali non modificabili dal potere legislativo attribuito alle regioni ai sensi dell art. 117 della costituzione. Tra le definizioni troviamo quella di inquinamento acustico che è molto più ampia e articolata rispetto a quella contenuta nel DPCM 1/3/91 e ne estende il settore di tutela. Per inquinamento acustico si intende l introduzione di rumore nell ambiente abitativo e nell ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi dei beni materiali, dei monumenti, dell ambiente abitativo o dell ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi. Nella legge viene definito anche l ambiente abitativo limitandolo agli ambienti interni ad un edificio destinati alla permanenza di persone. E una definizione di fatto sovrapponibile con la vecchia definizione del DPCM 1/3/91. Per ambiente abitativo si intende ogni ambiente interno ad un edificio destinato alla permanenza di persone o di comunità ed utilizzato per le diverse attività umane, fatta eccezione per gli ambienti destinati ad attività produttive per i quali resta ferma la disciplina di cui al D. Lgs. n. 277/91, salvo quanto concerne l immissione di rumore da sorgenti sonore esterne ai locali in cui si svolgono le attività produttive. Altre definizioni molto importanti sono le definizioni di valori limite di emissione, di immissione, valori di attenzione e di qualità. Valori limite di emissione: valore massimo di rumore che può essere emesso da una sorgente, misurato in prossimità della stessa ; Valori limite di immissione: il valore massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell ambiente abitativo e nell ambiente esterno, misurato i prossimità dei recettori ; Valori di attenzione: il valore di rumore che segnala la presenza di un potenziale rischio per la salute umana o per l ambiente ; Valori di qualità: i valori di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla presente legge. La legge introduce la figura professionale del tecnico competente che ha il compito di svolgere le attività tecniche connesse alla misurazione dell inquinamento acustico, alla verifica del rispetto o - 2 -
3 del superamento dei limiti e alla predisposizione degli interventi di riduzione dell inquinamento acustico. La legge individua le competenze dello Stato, delle regioni, delle province, le funzioni e i compiti dei comuni. Allo Stato competono principalmente le funzioni di indirizzo, coordinamento o regolamentazione della normativa tecnica e l emanazione di atti legislativi su argomenti specifici. Le regioni dovranno promulgare apposite leggi che definiranno, tra le altre cose, i criteri per la suddivisione in zone del territorio comunale. Su questo settore molte regioni (tra cui la regione Veneto) sono già intervenute. Alle regioni spetta inoltre la definizione di criteri da seguire per la redazione della documentazione di impatto acustico, delle modalità di controllo da parte dei comuni e l organizzazione della rete dei controlli. La parte più importante della legge regionale riguarderà infatti l applicazione dell art. 8 della 447/95. La sintesi degli adempimenti delle competenze assegnate alle regioni è riportata nel seguito. Le competenze affidate alle province sono quelle dell art. 14 della legge 142/90 e riguardano le funzioni amministrative di interesse provinciale o sovra-comunale per il controllo delle emissioni sonore. Le regioni e lo Stato possono delegare loro ulteriori funzioni amministrative. Le funzioni e i compiti dei comuni sono molto più articolate rispetto alla normativa precedente e saranno pertanto oggetto di approfondimento nei capitoli che seguono. L art. 10 (sanzioni amministrative) dispone che chiunque nell esercizio o nell impiego di una sorgente fissa o mobile di emissioni sonore supera i valori limite di emissione e di immissione di cui all art. 2 della legge 447/95 è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma dal lire a Tali somme, inizialmente versate allo Stato, vengono poi successivamente devolute ai comuni che le impiegheranno per l attuazione dei piani dl risanamento acustico. Nella stesura dell art. 10, al punto 2 il legislatore ha commesso un imprecisione laddove ha usato la congiunzione e al posto di una più ovvia o. Tale imperfezione è stata sanata con l emanazione della legge 9/12/1998 n. 426 Nuovi interventi in campo ambientale la quale all art. 4 (disposizioni varie) punto 5 dispone che la frase supera i limiti di emissione e di immissione di cui alla 447/95 sia sostituita con le supera i limiti di emissione o di immissione. Si ricorda infine l art 14 (controlli) secondo cui le amministrazioni provinciali, al fine di esercitare le funzioni di controllo e di vigilanza, si avvalgono delle ARPA (Agenzie Regionali Protezione Ambiente) mentre ai comuni sono assegnate le funzioni amministrative del controllo. Ciò significa che il personale tecnico dell ARPA fornirà il necessario supporto tecnico scientifico in materia di accertamenti strumentali e valutazione dei risultati delle misure, mentre al personale del comune sono assegnati i compiti di polizia giudiziaria finalizzati alla comminazione, se necessario, e alla eventuale riscossione della sanzione
4 2.1 Competenze delle regioni Le regioni, entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della legge 447/95, dovranno emanare apposite leggi regionali con le quali: definire i criteri (modalità, scadenze e sanzioni) sulla base dei quali i comuni dovranno provvedere ad effettuare la classificazione acustica del territorio; indicare i soggetti cui attribuire i poteri sostitutivi in caso di inerzia dei comuni; Individuare le modalità per controllare il rispetto, da parte dei comuni, delle norme sull inquinamento acustico, in particolare al momento del rilascio delle nuove concessioni edilizie; Individuare i criteri e le condizioni per l individuazione, da parte dei comuni il cui territorio presenti un rilevante interesse paesaggistico, ambientale e turistico, di soglie di rumore inferiori a quelle indicate dalla legge; definire le modalità per il rilascio delle autorizzazioni comunali in caso di manifestazioni rumorose; individuare le competenze delle province in materia di inquinamento acustico; organizzare la rete dei controlli; individuare i criteri per la predisposizione delle relazioni di valutazioni di impatto acustico; individuare i criteri per stabilire le priorità negli interventi di bonifica acustica del territorio. 2.2 Competenze dei comuni In base all art. 6 la prima competenza fissata dalla legge a carico dei comuni è la classificazione in zone del territorio comunale in funzione della destinazione d uso del territorio secondo i criteri fissati dalle regioni. Questo è un compito che era già previsto dal DPCM 1/3/91. In questo contesto, ad esempio, la regione Veneto ha emanato le linee guida contenute nella Dgr 21/9/1993 n dal titolo Criteri orientativi per le amministrazioni comunali del Veneto nella suddivisione dei rispettivi territori secondo le classi previste nella tabella 1 del DPCM 1/3/1991, così di recente si sono aggiunte le disposizioni regolamentari di Liguria e Toscana mentre le altre regioni, tra cui la Lombardia, sono ancora al palo rendendo inattuabile l iniziativa della competenza comunale. Ad ogni Classe omogenea sono assegnati i valori limite di immissione di cui alla Tabella riportata in seguito. All interno di ogni zona (ad esclusione della zona esclusivamente industriale) si applicano limiti differenziali. Con la nuova normativa alle zone si applicheranno anche i valori di attenzione e di qualità. Il piano di classificazione acustica, affinché possa essere veramente incisivo, dovrà essere coordinato con gli strumenti urbanistici già esistenti. Ai comuni spetta l adozione di piani dei risanamento (art. 7) indicando tempi e modalità per la bonifica nel caso si superino i valori di attenzione
5 Ai comuni è demandato inoltre il controllo del rispetto della normativa in materia di inquinamento acustico all atto del rilascio delle concessioni edilizie relative a nuovi impianti ed infrastrutture adibiti ad attività produttive, sportive e ricreative e postazioni di servizi commerciali polifunzionali, dei provvedimenti comunali che ne abilitano l utilizzo, nonché dei provvedimenti di licenza o di autorizzazione all esercizio di attività produttive. Tutto ciò è specificato negli artt. 8 e 14 della legge. Bisognerà attendere la legge regionale per la definizione dei criteri di presentazione della documentazione di impatto acustico e delle modalità di controllo. I comuni devono inoltre adottare regolamenti di attuazione della normativa statale e regionale, e adeguare i regolamenti di igiene o di polizia entro 1 anno dall entrata in vigore della legge 447/95. Spettano infine ai comuni le funzioni amministrative di controllo sulle prescrizioni attinenti il contenimento dell inquinamento acustico prodotto dal traffico veicolare e dalle sorgenti fisse; sulle licenze o autorizzazioni all esercizio di attività che comportino l uso di macchine rumorose e attività svolte all aperto; sulla disciplina e sulle prescrizioni tecniche relative alla classificazione del territorio, agli strumenti urbanistici, ai piani di risanamento, ai regolamenti e autorizzazioni comunali e infine sulla corrispondenza alla normativa del contenuto della documentazione di impatto acustico. Riepilogando quindi le competenze dei comuni sono: Classificazione del territorio comunale; Coordinamento degli strumenti urbanistici con la classificazione; Adozione dei piani di risanamento; Controllo del rispetto della normativa all atto del rilascio di concessioni, agibilità, abitabilità; Adozione di regolamenti di attuazione della normativa statale e regionale; Rilevazione e controllo delle emissioni sonore dei veicoli; Funzioni amministrative di controllo; Adeguamento del regolamento di igiene e sanità o di polizia municipale; Autorizzazione allo svolgimento di attività temporanee; Redazione della relazione biennale sullo stato acustico. Come già previsto dal DPCM 1/3/91 è competenza dei comuni autorizzare lo svolgimento di attività temporanee e manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e gli spettacoli a carattere temporaneo o mobile anche in deroga ai valori limite. L art. 8 (disposizioni in materia di impatto acustico) al punto 4 prevede che le domande per il rilascio di - concessioni edilizie relative a nuovi impianti ed infrastrutture adibite ad attività produttive, sportive e ricreative e a postazioni di servizi commerciali polifunzionali - provvedimenti comunali che abilitano alla utilizzazione dei medesimi immobili ed infrastrutture - domande di licenza o di autorizzazione all esercizio di attività produttive devono contenere idonea documentazione di previsione di impatto acustico
6 Per le realizzazione di strutture residenziali, scuole, ospedali, case di cura e di riposo deve essere presentata una relazione di clima acustico. La documentazione di previsione di impatto acustico dovrà essere predisposta a cura di personale tecnico in possesso dei requisiti di tecnico competente in acustica sulla base di criteri che dovranno essere definiti dalle regioni. A tutt oggi la Regione Veneto, ad esempio, non ha emanato alcun regolamento specifico
7 3. I DECRETI EMANATI Ad oggi sono stati emanati i seguenti decreti: - DPCM Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno. - Legge n Legge quadro sull'inquinamento acustico. - DM Ambiente 11/12/96 Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo in GU n. 52 del 4/3/97; - DPCM 18/09/97 Determinazione dei requisiti delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante in GU n. 233 del 6/10/97; - DM Ambiente 31/10/97 Metodologia di misura del rumore aeroportuale in GU n. 267 del 15/11/97; - DPCM 14/11/97 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore in GU n. 280 del 1/12/97; - DPCM 5/12/97 Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici in GU n. 297 del 22/12/97; - DPR 11/12/97 n. 496 Regolamento recante norme per la riduzione dell inquinamento acustico prodotto dagli aeromobili civili in GU n. 20 del 26/1/97. - DPCM 19/12/97 - Proroga dei termini per l'acquisizione ed installazione delle apparecchiature di controllo e registrazione nei luoghi di intrattenimento danzante e di pubblico spettacolo di cui al DPCM DM Ambiente "Tecniche di rilevamento e di misurazione dell'inquinamento acustico" in GU n. 76 del 01/04/98 - DPCM 31/03/98 - Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per l'esercizio dell'attività del tecnico competente in acustica, ai sensi dell'art. 3, comma 1, lettera b), e dell'art. 2, commi 6, 7 e 8, della legge 26 ottobre 1995, n. 447 "Legge quadro sull'inquinamento acustico" in GU n. 120 del DPCM 18/11/98 n Regolamento recante norme di esecuzione dell'articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447, in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario in G. U. n. 2 del DPCM 16/04/99 n 215 Regolamento recante norme per la determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante e di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi. In G.U. n. 153 del DM Ambiente 20/05/99 - "Criteri per la progettazione dei sistemi di monitoraggio per il controllo dei livelli di inquinamento acustico in prossimità degli aeroporti nonchè criteri per la classificazione degli aeroporti in relazione al livello di inquinamento acustico" in G.U. n.225 del 24/09/
8 - DPR 09/11/99 n "Regolamento recante modificazioni al decreto del Presidente della Repubblica 11 dicembre 1997, n. 496, concernente il divieto di voli notturni. - DM 03/12/99 "Procedure antirumore a zone di rispetto negli aeroporti" in GU n. 289 del 10/12/99. Per quel che è disponibile si renderebbe necessaria un analisi capillare, tali e tante risultano essere le stonature e le mancanze di coordinamento tra i nuovi decreti e l esistente; per brevità ci soffermeremo sull analisi dei decreti che maggiormente dovranno avere impatto sull utilizzazione quasi quotidiana: l attenzione è rivolta al DPCM 14/11/97 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore, con sguardo attento ai contenuti del DM Ambiente "Tecniche di rilevamento e di misurazione dell'inquinamento acustico" e per quanto di interesse al settore impiantistico ed edile il DPCM 5/12/97 Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici. Con l emanazione di questi decreti vengono abrogati i commi 1 e 3 dell art.1 dei D.P.C.M. del 1/3/91. Ci si limita alla sola visitazione, almeno per il momento, ma per gli addetti ai lavori sull inquinamento acustico ambientale, appaiono inoltre di particolare importanza, rispettivamente per ciò che riguarda l art. 11 e l art. 3, comma 1, lettera m) della Legge 447/95, con riferimento all inquinamento acustico derivante da infrastrutture aeroportuali, anche il DPR 11/12/97 n. 496 Regolamento recante norme per la riduzione dell inquinamento acustico prodotto dagli aeromobili civili ed il DM Ambiente 31/10/97 Metodologia di misura del rumore aeroportuale ; mentre per l inquinamento acustico collegato alle infrastrutture ferroviarie il riferimento è al DPCM 18/11/98 n Regolamento recante norme di esecuzione dell'articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447, in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario. Questi documenti, che si concentrano nell interesse preponderante di salvaguardia dall inquinamento acustico, in riferimento alla determinazione delle caratteristiche acustiche dei territori interessati dalle attività di tali infrastrutture di trasporto, di fatto possono influire sui limiti di emissione e di immissione del rumore nelle zone su cui promanano le rispettive influenze e quindi, non proprio marginalmente, incidono sulla progettazione, costruzione ed esercizio degli edifici e degli impianti. Anche l emanando decreto sul rumore delle infrastrutture stradali avrà incidenze sull ambiente circostante sempre in relazione agli aspetti progettuali degli edifici che si verranno ad edificare nelle fasce di pertinenza in relazione alle destinazioni d uso dei fabbricati stessi. Infine, doverosa considerazione merita il settore legato al cosiddetto rumore ludico. Ultimo settore toccato dalla emanazione di decreto, ma non ultimo per importanza, merita attenzione, o meglio meriterebbe approfondita trattazione, per gli interessi economici e gestionali che investe e soprattutto per le implicazioni che si riverberano sull ambiente circostante esterno. Il legislatore ha riservato attenzione anche alla esposizione al rumore degli avventori dei locali pubblici e di pubblico spettacolo emanando in prima battuta il DPCM 18/09/97 Determinazione dei requisiti delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante, decreto che fissa i requisiti acustici delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante o di pubblico spettacolo, con estensione ora (con Legge n 426 del ), anche ai locali di pubblico esercizio. Il decreto riportando tempi di adeguamento piuttosto ristretti ha richiesto un ulteriore decreto per la proroga dei termini previsti. La proroga dei termini è stata oggetto del DPCM
9 Come detto il settore dei locali pubblici è settore che richiede attenzione e questa è stata riservata attivando una discreta osservazione dalla quale è emerso il rifiuto della categoria alla applicazione dei disposti del decreto stesso ed a ben vedere anche la effettiva inapplicabilità di alcuni passi e procedure di controllo previste. Il legislatore ha quindi provveduto con un nuovo recente decreto che certamente ha solo ottenuto di riportare l attenzione sulle difficoltà di controllo di tutto il settore: l emanazione del DPCM 215 del Regolamento recante norme per la determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante e di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi, ha abrogato a tutti gli effetti il precedente decreto introducendo, ulteriori procedure di difficile applicazione e comunque non ponendo limiti restrittivi ai livelli di emissione in ambiente esterno che restano vincolati alla applicazione dell apposito decreto del Questione questa dei limiti di emissione dei locali pubblici di, quasi quotidiana, attualità almeno alla luce delle ricorrenti vertenze e polemiche sulla gestione di questi locali. L ottica d interesse, anche in questo caso, è l aspetto dell isolamento acustico dell edificio da considerare, che può avere dirette implicazioni sulla progettazione degli stessi edifici e dei relativi impianti nei locali allo scopo adibiti. 4. IL DECRETO SULLE TECNICHE DI MISURA. Il Decreto approntato da tempo dal Ministero dell Ambiente e pubblicato solo nella G.U. del 1/4/98, è funzionale all applicazione dei vari decreti e quindi per questo motivo era logico attendersi che questo decreto avesse luce per primo: in tutti i decreti citati è richiesta la conoscenza delle condizioni di rumorosità ambientale e come queste sono state rilevate. Nella realtà il decreto sulle tecniche di misura è risultato uno degli ultimi e probabilmente proprio l emanazione in ordine casuale dei vari Decreti ha forse condizionato l organicità e puntualità dei riferimenti metrologici in esso contenuti: il testo attuale porta numerose incongruenze e tende a complicare le procedure di misurazione. In primo luogo si tenta di definire le specifiche della strumentazione di misura che deve essere utilizzata per i rilevamenti previsti dalla legge. Nell intento, lodevole, ma mancato, di unificare le prescrizioni di riferimento relative alla strumentazione, prendendo atto della specifica competenza degli Enti preposti alla normazione sia in campo nazionale che europeo, nello spirito di concertazione a livello sovranazionale richiamato più volte nella Legge quadro, il Decreto si riferisce finalmente alle norme europee (EN) relative alle caratteristiche ed alla manutenzione di tali strumenti. L intenzione di ricercare riferimenti univoci e di facile individuazione, resta a livello di pura intenzione, quando si tenta di recuperare strumentazione datata e priva di rispondenza normativa di riferimento: è il caso dell utilizzo dei registratori, uso ammesso pur sapendo che nessun sistema di registrazione è in grado di soddisfare ai requisiti di precisione previsti per la richiesta classe degli strumenti di misura (fonometri) e che le procedure di registrazione e riascolto inducono errori non facilmente evidenziabili. Lodevole, anche se contraddittorio, invece il contenuto dell art.2, comma 4, che specifica che gli strumenti di misura devono essere provvisti di un certificato di taratura ed il controllo deve avere cadenza ogni due anni presso i laboratori accreditati da un servizio di taratura nazionale ai sensi della Legge 273/91: l allungamento della periodicità per l aggiornamento della certificazione di taratura appare quanto mai opportuno, in quanto la cadenza annuale risultava eccessivamente cautelativa
10 Purtroppo si è persa l occasione per richiamare l attenzione sull obbligo di verifica della taratura a seguito di evento accidentale occorso alla strumentazione stessa mentre si è introdotta terminologia, tutt altro che univoca, la dove si vuole fare riferimento alla verifica di conformità che è cosa ben diversa dalla canonica taratura periodica individuata dal precedente decreto DPCM Strutturalmente il Decreto è articolato in Allegati interconnessi e con richiami spesso non proprio di facile intuizione; nell Allegato A si riprendono definizioni presenti nella Legge quadro e si rimanda a tre allegati specifici (B, C e D), per i criteri e le modalità di misura e la presentazione dei risultati. Nel dettaglio: l Allegato B si presenta come una vera e propria norma tecnica fissando le modalità di esecuzione delle misure nei vari ambiti, l Allegato C riguarda la metodologia di misura del rumore ferroviario che viene specificata assieme a quella dedicata al rumore stradale. l Allegato D riporta in maniera dettagliata le modalità di presentazione dei risultati DEFINIZIONI PER CONFRONTO CON I LIMITI ASSOLUTI Il rumore ambientale viene descritto dal livello continuo equivalente di pressione sonora ponderata "A" relativo al tempo a lungo termine L Aeq,TL o comunque almeno a quello relativo al valore nel tempo di riferimento L Aeq,TR. ALLEGATO A (D.M. 16 marzo 1998) omissis DEFINIZIONI 3 - Tempo di riferimento(t R ): rappresenta il periodo della giornata all interno del quale si eseguono le misure. La durata della giornata è articolata in due tempi di riferimento: quello diurno compreso tra le h 6,00 e le h 22,00 e quello notturno compreso tra le h 22,00 e le h 6, Tempo di osservazione (T O ): è un periodo di tempo compreso in TR nel quale si verificano le condizioni di rumorosità che si intendono valutare. 5 - Tempo di misura (T M ) : all interno di ciascun tempo di osservazione, si individuano uno o più tempi di misura (T M ) di durata pari o minore del tempo di osservazione in funzione delle caratteristiche di variabilità del rumore ed in modo tale che la misura sia rappresentativa del fenomeno. omissis
11 9 - Livello continuo equivalente di pressione sonora ponderata "A relativo al tempo a lungo termine TL (L Aeq,TL ): il livello continuo equivalente di pressione sonora ponderata "A" relativo al tempo a lungo termine (L Aeq,TL ) può essere riferito: a) al valore medio su tutto il periodo, con riferimento al livello continuo equivalente di pressione sonora ponderata A relativo a tutto il tempo TL, espresso dalla relazione: L Aeq, TL N 1 = 10log 10 N i= 1 0,1( L Aeq, TR ) i db( A) essendo N i tempi di riferimento considerati. b) al singolo intervallo orario nei TR. In questo caso si individua un TM di 1 ora all'interno del TO nel quale si svolge il fenomeno in esame. (L Aeq,TL ) rappresenta il livello continuo equivalente di pressione sonora ponderata A risultante dalla somma degli M tempi di misura TM, espresso dalla seguente relazione: L Aeq, TL M 1 = 10 log 10 M i= 1 0,1( L Aeq, T R ) i db( A) dove i è il singolo intervallo di 1 ora nell i-esimo TR. ALLEGATO B (D.M. 16 marzo 1998) omissis 2 - La misura dei livelli continui equivalenti di pressione sonora ponderata A nel periodo di riferimento (L Aeq,TR ): può essere eseguita: a) per integrazione continua. T R = ( T n i = 1 0 ) i Il valore di L Aeq,TR viene ottenuto misurando il rumore ambientale durante l intero periodo di riferimento, con l esclusione eventuale degli interventi in cui si verificano condizioni anomale non rappresentative dell area in esame;
12 b) con tecnica di campionamento. Il valore L Aeq,TR viene calcolato come media dei valori del livello continuo equivalente di pressione sonora ponderata A relativo agli intervalli del tempo di osservazione (T 0 ) i. Il valore di LA eq,tr è dato dalla relazione: L Aeq,TR n 1 = 10log ( T TR i= 1 0 ) 10 i 0.1 L Aeq,( T0 ) i db( A) 3 - La metodologia di misura rileva valori di (LA eq,tr ) rappresentativi del rumore ambientale nel periodo di riferimento, della zona in esame, della tipologia della sorgente e della propagazione dell emissione sonora. La misura deve essere arrotondata a 0,5 db. 4 - Il microfono da campo libero deve essere orientato verso la sorgente di rumore; nel caso in cui la sorgente non sia localizzabile o siano presenti più sorgenti deve essere usato un microfono per incidenza casuale. Il microfono deve essere montato su apposito sostegno e collegato al fonometro con cavo di lunghezza tale da consentire agli operatori di porsi alla distanza non inferiore di 3 m dal microfono stesso PER CONFRONTO CON I LIMITI DIFFERENZIALI Il rumore ambientale viene descritto dal livello continuo equivalente di pressione sonora ponderata "A" relativo al tempo di misura L Aeq,TM ; rumore ambientale e rumore residuo devono avere le stesse caratteristiche di riferimento e di acquisizione. Sui livelli misurati del rumore ambientale L A si dovrebbero applicare i fattori di correzione per presenza di: Componenti tonali Componenti di bassa frequenza Componenti impulsive Presenza di rumore a ridotta durata L C = L A + K I + K T + K B + (- db per tempo parziale) Sulla applicazione dei fattori di correzione il condizionale è d'obbligo: i pareri sulle procedure sono molto discordanti e secondo alcuni tecnici nel testo di decreto le disposizioni riportate non consentono l'applicazione dei fattori stessi in modo coerente ed omogeneo. Per l applicazione del limite differenziale la formula corretta del livello differenziale di rumore diviene quindi: L D = L C - L R Le istruzioni tecniche appaiono consistenti e coerenti con il fine perseguito di riferimento alle definizioni contenute nella Legge quadro, ma in certi punti il testo perde di lucidità e compaiono
13 indicazioni di non univoca interpretazione e sicuramente farraginosi, come ad esempio e non soltanto, nei punti in cui si definiscono i fattori correttivi connessi alla durata dell evento o alle caratteristiche di contenuto informativo del rumore generato dall evento sonoro eventualmente inquinante. Visto il peso ed i contenuti specificatamente tecnici, si rimane comunque perplessi sull opportunità di utilizzare uno strumento legislativo anziché una o più norme tecniche, che avrebbero permesso un iter di gran lunga più snello per l emissione e gli aggiornamenti che eventualmente (certamente) si renderanno necessari: quasi un ripensamento sul metodo largamente usato in ambito internazionale basato sul recepimento di norme tecniche: strumenti operativi superpartes che prescindono generalmente dalla valutazione politica che invece nel caso sembra ancora una volta dover essere predominate. Per esempio, è da rilevare che, ancora, in questo Decreto si lamenta la mancanza di margini di tolleranza nell espressione dei risultati. E, infatti, noto che le misure fonometriche possono essere influenzate dalle specifiche condizioni in cui le stesse avvengono, tra l altro: condizioni e variazioni climatiche posizioni reciproche tra superfici e strumenti. Eppure si osserva che è ammesso solo un semplice scostamento di taratura fino a 0,5 db, come indicato dall art.2, comma 3 del Decreto ed inoltre che i risultati delle misure, almeno, con certezza solo per quanto si riferisce all ambiente esterno, vanno arrotondati a 0,5 db; si potrebbe pertanto verificare nella condizione connessa con gli arrotondamenti e le derive strumentali, non improbabile, che un eccedenza riscontrata, rispetto ai limiti, sia in realtà dovuta alla combinazione dei citati fattori e non a livelli effettivi delle sorgenti sonore in osservazione. Nonostante il dibattito in sede normativa sia stato vivace e documentato, il riferimento alla indicazione di una plausibile incertezza di misura non compare: eppure tutti sanno che è sempre molto rischioso dare il carisma della univoca certezza numerica ad una misura in LAeq eseguita in ambiente esterno o abitativo. Per proseguire nell elenco delle difficoltà accenniamo al fatto che nel testo si trovano spesso errori di stampa per i quali occorre immediatamente fare chiarezza onde evitare che insorgano errate interpretazioni con conseguenze spesso irreparabili: è il caso delle citazioni di norme di riferimento che non hanno rispondenza all effettivo identificativo della norma stessa che si comprende dal testo voler essere richiamata è il caso delle formule e delle abbreviazioni che non hanno univoca scritturazione sia nel contesto del decreto sia nel contesto dei decreti collegati qualche difficoltà è posta dalle numerose varianti tipografiche che portano a indicare una quantità con nomi, pedici ed indici differenti; sul punto si chiede solo chiarezza tipografica essendo ormai chiaro che il Tecnico dovrà abituarsi a convivere con questi simboli compositi che portano al pedice una sorta di condensato di presentazione dei risultati cioè il diario delle condizioni in cui la misura è avvenuta e come il parametro espresso si correli con questa. Più avanti, in altro decreto, parlando di isolamento acustico, ci s imbatterà nuovamente con una serie di parametri solo apparentemente uguali, quasi criptati per i quali le indicazioni di pedice costituiscono il codice identificativo e per i quali si dovrà stare molto attenti. Ma le difficoltà maggiori emergono nelle applicazioni delle istruzioni operative da attuarsi in campo durante la fase del rilievo fonometrico, così ad esempio:
14 9 a parità di parametro da assumere, per il rumore ambientale, cambiano le durate di acquisizione in funzione del limiti di riferimento da considerare 9 sempre in tema di durate di campionamento i tempi si allungano quando si accerta la presenza di componenti impulsive; diviene determinante il tempo di osservazione e non si possono ammette simulazioni 9 per la presenza di rumore a tempo parziale si deve verificare la persistenza del rumore per i tempi indicati, ma nulla si dice sulle decisioni da prendere in caso di rumore a cadenza ripetitiva che comunque rimane contenuto nei tempi indicati 9 complicate sono le rilevazioni di segnali con presenze di caratteristiche componenti per la cui documentazione grafica, resa di fatto obbligatoria, sono da assumere almeno 3 parametri con prontezze di risposta strumentale diverse, per poi non chiarire se i richiesti confronti vanno fatti sullo stesso input temporale o all interno della stessa misura 9 non vi è chiarezza se in presenza di rumore a tempo parziale siano da applicare i fattori correttivi per presenza di componenti tonali, impulsive e di bassa frequenza 9 a proposito di questi ultimi non è espresso chiaramente su quali valori si debbano applicare anche se la interpretazione testuale porterebbe, per logica ed in riferimento alla caratterizzazione dell evento da considerare, ad applicarli sui livelli del rumore ambientale e solo su quelli e quindi non sul rumore residuo, rumore che non contiene, per definizione, l evento in esame. 9 non si comprende il motivo per cui la componente di bassa frequenza debba essere penalizzata solo in periodo notturno e non anche in periodo diurno quasi che le conseguenze indotte da tale fenomeno siano diverse in relazione al periodo in cui si verificano. Ammesso e non concesso di riuscire a risolvere i dubbi sulle tecniche di misura, le difficoltà lievitano al momento della scelta della postazione ove collocare il punto di misura in cui assumere il dato fonometrico da porre in relazione alle disposizioni contenute nel decreto che fissa i valori limite delle sorgenti sonore
15 5. IL DECRETO SUI VALORI LIMITE DELLE SORGENTI SONORE - D.P.C.M. 14/11/97 Riassumendo si hanno i seguenti valori limite: AMBIENTE ESTESO ESTERNO CON ZONIZZAZIONE ACUSTICA DEFINITIVA In base ai contenuti dei decreti attuativi della citata Legge , in presenza di zonizzazione acustica definitiva del territorio comunale, i valori limite da rispettare per l'ambiente esterno sono quelli riportati nella tabella C. I valori riportati nelle tabelle devono essere letti come valori di immissione riferiti alle aree ove si collocano sorgenti e ricettori. VALORI LIMITE ASSOLUTI DI IMMISSIONE Leq in dba Art. 3 DPCM Classi di destinazione d'uso del Tempi di riferimento territorio Diurno ( ) notturno ( ) I Aree particolarmente protette II Aree prevalentemente residenziali III Aree di tipo misto IV Aree di intensa attività umana V Aree prevalentemente industriali VI Aree esclusivamente industriali I valori limite assoluti di immissione sono definiti all'art. 2, comma 1 lettera f) e comma 3 lettera a) della Legge n ULIHULWL DO UXPRUH LPPHVVR QHOODPELHQWH HVWHUQR dall'insieme di tutte le sorgenti. Art. 2, comma 1, lettera f) valori limite di immissione: il valore massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori. I valori limite assoluti di immissione, riferiti ovviamente alle caratteristiche della zona, devono essere rispettati in ogni punto del territorio, salvo restrizioni o deroghe esplicitamente concesse dall'autorità competente. Dunque se risultano rispettati i valori limite assoluti di immissione per confronto del livello del rumore ambientale L Aeq,TR (livello onnicomprensivo di tutti gli eventi occorsi nessuno escluso come da riferimento contenuto al punto 11, Allegato A, DM ), l'indagine e la verifica può essere fermata sia che si sia o no in corrispondenza degli spazi utilizzati da persone e comunità. Per meglio programmare il futuro dell'insediamento produttivo, si dovrebbe anche confrontare il dato del rumore ambientale, misurato o calcolato sul lungo periodo, con i limiti di qualità richiedendo al Comune di definire il dato temporale del medio - lungo termine in modo da consentire la programmazione degli eventuali piani di risanamento qualora i limiti di qualità risultassero in prospettiva superati. Art. 2, comma 1, lettera h) valori di qualità: i valori di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla presente legge
16 VALORI DI QUALITA' Leq in dba Art. 6 DPCM Classi di destinazione d'uso del Tempi di riferimento territorio Diurno ( ) notturno ( ) I Aree particolarmente protette II Aree prevalentemente residenziali III Aree di tipo misto IV Aree di intensa attività umana V Aree prevalentemente industriali VI Aree esclusivamente industriali Ritornando alla valutazione temporalmente più ravvicinata, in caso di supero dei valori limite assoluti di immissione, o, aggiungiamo per cautela, quando il livello del rumore ambientale riferito al periodo di funzionamento della sorgente supera il valore limite di immissione, si devono verificare i valori limite di emissione che sono quelli riportati nella tabella B. Almeno questa sembra essere, salvo sempre possibili correzioni ed interpretazioni autentiche del ministero, la interpretazione da associare alla definizione di valore limite di emissione. VALORI LIMITE DI EMISSIONE Leq in dba Art. 2 DPCM Classi di destinazione d'uso del Tempi di riferimento territorio Diurno ( ) Notturno ( ) I Aree particolarmente protette II Aree prevalentemente residenziali III Aree di tipo misto IVAree di intensa attività umana V Aree prevalentemente industriali VI Aree esclusivamente industriali Il valore limite di emissione rappresenta il valore massimo di rumore che può essere emesso da una singola sorgente sonora, misurato in prossimità della sorgente stessa come definito all'art 2 comma 1 lettera e) della Legge n. 447 Art. 2 comma 1, lettera e) valori limite di emissione: il valore massimo di rumore che può essere emesso da una sorgente sonora, misurato in prossimità della sorgente stessa. Le misure e le verifiche sono effettuati in corrispondenza degli spazi utilizzati da persone e comunità. Resta da definire la posizione da prendere per i punti: a - valore massimo di rumore b - misurato in prossimità della sorgente
17 c - "corrispondenza degli spazi utilizzati da persone e comunità". Per il punto a - può fondatamente ritenersi che trattasi di rumore ambientale massimo riferibile alla sorgente singola misurato in LAeq,TR, o sul periodo di funzionamento della sorgente e quindi si dovrebbero avere livelli su più periodi di riferimento e quindi su più giorni e tra questi optare per quello più elevato in livello. Per il punto b e c si possono dare 2 ipotesi (ad essere concisi) 1^ ipotesi - Deve intendersi la dizione in corrispondenza come in presenza di spazi... cioè quando vi sono gli spazi... si deve procedere al rilievo in prossimità (vicino) della sorgente. Vero e proprio livello di emissione che deve rispettare i limiti indicati in tabella sul presupposto che oltre l area di pertinenza della sorgente (attività) si tratta già di immissione. In questo caso si da validità alla zonizzazione acustica e si evita di andare a sollevare la questione presso il ricettore ed al contempo non si obbliga l organo di controllo ad eseguire valutazioni a tappeto, anche la ove non sono presenti spazi... Per l emettitore il discorso è più complicato perché potrebbe essere conveniente eseguire comunque la valutazione del livello di emissione da confrontare con i livelli di limite per le zone circostanti Nel caso di più sorgenti, per valutare il contributo delle singole sorgenti, si possono utilizzare tecniche di rilevamento e valutazioni appropriate purchè si riportino in termini chiari le procedure seguite per le rilevazioni o ci si può riferire alla applicazione della Norma UNI Misura e valutazione del contributo acustico di singole sorgenti, norma che appunto consente di scorporare i singoli contributi e che dovrebbe anche essere recepita dal Legislatore. 2^ ipotesi - Deve intendersi come livello della sorgente da valutare nel luogo di immissione: cioè il livello di immissione riferibile alla sorgente deve essere valutato presso il ricettore per stimarne il contributo di livello in prossimità della sorgente e considerarne il confronto con i limiti. In questa ipotesi potrebbero dilatarsi i casi di contenzioso SENZA ZONIZZAZIONE ACUSTICA DEFINITIVA Art. 8 DPCM In attesa che i Comuni provvedano alla zonizzazione si applicano i disposti dell'art. 6 comma 1 del DPCM per cui i limiti massimi di immissione restano Classi di destinazione d'uso del Tempi di riferimento territorio diurno ( ) notturno ( ) Tutto il territorio nazionale Zona A (dec. min. 1444/68) Zona B (dec. min. 1444/68) Zona esclusivamente industriale In caso di supero dei limiti di immissione non vi sono riferimenti per quanto riguarda i limiti di emissione
18 5.2 - AMBIENTE ABITATIVO I valori limite differenziali di immissione si applicano sia con zonizzazione acustica definitiva sia con zonizzazione acustica provvisoria. VALORI LIMITE DIFFERENZIALI DI IMMISSIONE. Art. 4 DPCM CON ZONIZZAZIONE ACUSTICA DEFINITIVA Classi di destinazione d'uso del Tempi di riferimento territorio diurno ( ) notturno ( ) I Aree particolarmente protette II Aree prevalentemente residenziali III Aree di tipo misto IV Aree di intensa attività umana V Aree prevalentemente industriali VI Aree esclusivamente industriali Non si applica non si applica CON ZONIZZAZIONE ACUSTICA PROVVISORIA Classi di destinazione d'uso del Tempi di riferimento territorio diurno ( ) notturno ( ) Tutto il territorio nazionale Zona A (dec. min. 1444/68) Zona B (dec. min. 1444/68) Zona esclusivamente industriali Non si applica non si applica I valori limite differenziali di immissione sono definiti all'art 2, comma 1 lettera f) e comma 3 lettera b) della Legge n ULIHULWL DO UXPRUH LPPHVVR QHOODPELHQWH abitativo dall'insieme di tutte le sorgenti. - art. 2, comma 1 lettera f) valori limite di immissione: il valore massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori - art 2, comma 3 lettera b) valori limite differenziali, determinati con riferimento alla differenza tra il livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore residuo
19 Le misure sono eseguite SIA a finestre aperte SIA a finestre chiuse. I valori limite differenziali di immissione non si applicano nei seguenti casi: a) se il livello di rumore ambientale misurato a finestre aperte sia inferiore a Leq 50 dba periodo diurno e Leq 40 dba periodo notturno b) se il livello di rumore ambientale misurato a finestre chiuse sia inferiore a Leq 35 dba periodo diurno e Leq 25 dba periodo notturno. Le condizioni di applicabilità devono essere verificate nei due casi: il superamento di una delle due condizioni implica l applicazione del criterio differenziale. Lo schema resta quello del doppio livello di controllo, introdotto dal DPCM , valori limite assoluti oltre a valori limiti differenziali, rapportati al periodo di riferimento ed alla tipologia della zona acustica da considerare. La presenza di un doppio livello di controllo comporta grossi problemi operativi sia in fase di controllo sia in fase di previsione dell eventuale livello d immissione ed emissione della sorgente. La finalità era manifestamente quella di regolamentare il criterio comparativo di valutazione posto, a base del giudizio tra privati, nel rapporto civilistico che s instaura nell applicazione dei dettati dell art 844 C.C.. Finalità rimasta a livello di pura intenzione. L aver scelto l utilizzo di un parametro di misura, LAeq, impiegato nei due livelli di controllo e dovendosi riferire a valutazioni di situazioni d inquinamento da rumore, ha portato nella realtà a formulare un criterio di valutazione ibrido e farraginoso che, non riuscendo a valutare pienamente le effettive condizioni di disturbo da rumore, incrementa il contenzioso civile non risolvendo, anzi complicando, la valutazione ed il controllo delle eventuali situazioni di inquinamento che sono e restano in capo al gestore della sorgente ed in fase di controllo di competenza della Autorità Amministrativa operante sul territorio. I valori limite di emissione delle singole sorgenti fisse sono quelli indicati nella Tabella B del D.P.C.M. 14/11/97 e si applicano a tutte le aree del territorio ad esse circostanti, secondo la rispettiva classificazione di zona; a tale riguardo il D.P.C.M. 14/11/97 conferma sia la classificazione del territorio che i valori limite di immissione già stabiliti dal D.P.C.M. 1/3/91. La classificazione riportata nel DPCM si era già manifestata avulsa dalla realtà territoriale nazionale ed era stata giudicata più adatta a regolamentare il territorio di nazioni abituate alla gestione acustica del territorio: gestione del territorio che nel nostro paese è tuttora inesistente la dove si consente ancora di edificare ambienti abitativi e destinati alla permanenza di persone e comunità a stretto contatto con realtà produttive di cui si conosce perfettamente il livello di emissione siano queste sorgenti fisse o mobili. Ciò detto, è evidente che, stante anche il grave ritardo da parte dei Comuni nella redazione della zonizzazione acustica dei rispettivi territori, le considerazioni che seguiranno sono da ritenersi puramente indicative. Infatti l applicazione dei limiti previsti in via transitoria nell art. 6, comma 1, del D.P.C.M. 1/3/91, non fa riferimento a zone acusticamente omogenee, ma deriva da criteri urbanistici meramente legati alla tipologia di insediamento; ne consegue che il riferimento diretto ai valori transitori, tendenzialmente alti, potrà avere pesanti conseguenze se la zonizzazione definitiva attribuisse una particolare ubicazione ad una classe più protetta: a tale proposito ed in assenza di zonizzazione comunale definitiva, si suggerisce di predisporre sempre lo studio di previsione di impatto acustico
20 della nuova attività tenendo conto da subito di quelle che potranno essere le future disposizioni di zonizzazione (magari con qualche margine di sicurezza se non si vuole correre il rischio di vedersi respinta la domanda di inizio attività oppure di dover intervenire nuovamente a zonizzazione definita). Così succede che in molti Comuni, un po per scelta politica un po per reale necessità, non è possibile trovare aree di classe VI esclusivamente industriali, in cui localizzare le sorgenti fisse a più elevato impatto acustico e su tutto il territorio incombe lo spettro o come molti ormai l hanno definita la mannaia del limite differenziale spesso irraggiungibile per grossi insediamenti produttivi. Su tutta questa materia incombe poi il fatto che nulla di definito è prospettato in relazione alla interconnessione territoriale dei comuni e come le rispettive zone acustiche possano o debbano interfacciarsi e quale debba essere assunta quale prioritaria: quest aspetto incombe in particolare sulle aree urbane industriali che in genere sono al limitare del territorio comunale e spesso confinano con zone di altro comune con classificazioni incompatibili. Dunque l attività o il singolo impianto devono, nella maggior parte dei casi, confrontarsi sia con valori limite di emissione sia con valori limiti di immissione massimi e differenziali e questi sono riportati nelle rispettive tabelle; nel punto si trova un altro aspetto innovativo e di attenzione che la nuova disposizione riserva alle successioni di insediamento. E chiaro che, con riferimento alle singole classi di territorio, i valori limite di emissione risultano inferiori ai rispettivi valori di immissione. Questa scelta è mirata ad una maggiore tutela dell ambiente esteso ed alla considerazione dei diritti connessi all uso della proprietà in rapporto alle priorità d uso e di insediamento. Anche se il riferimento alle definizioni riportate nella Legge quadro sono in contraddizione con quanto espresso nel decreto per la corrispondenza agli spazi utilizzati da persone o comunità, è chiaro che da un lato si tenta di tutelare maggiormente i possibili soggetti esposti che possono venire a trovarsi in prossimità delle sorgenti, limitando la rumorosità delle sorgenti stesse al fine di prevenire, per quanto possibile, l insorgenza di lamentele da parte di eventuali soggetti disturbati; dall altro si tenta di contenere e, se possibile, ridurre l inquinamento acustico complessivo nella prospettiva di insediamenti di più sorgenti attive contemporaneamente o che si attivano anche in epoche successive; così facendo, si dovrebbe riuscire a concedere al secondo e al terzo insediamento rumoroso di inserirsi in un territorio non ancora saturo di rumore e soprattutto di far emergere il reale contributo di responsabilità nel determinarsi di situazioni di inquinamento da rumore. Nella situazione precedente, in mancanza di limite di emissione, con riferimento al solo limite di immissione, il primo arrivato poteva saturare la zona con la propria rumorosità, costringendo i successivi fruitori d area a rimanere molto al di sotto dei limiti di zona (almeno 10 db). La nuova linea di principio, basata anche sul rispetto del limite di emissione, potrebbe anche essere considerata ineccepibile dal punto di vista della tutela dell ambiente che, per dettato Costituzionale, dovrebbe essere mantenuto salubre; si fornisce infatti agli emettitori sia dei limiti chiari che gli strumenti per determinare il proprio contributo, anche in relazione alle eventuali opere di risanamento che devono giustamente proporzionalmente cadere in capo all effettivo emittente. Condizione di verifica che giungerà a regime quando sarà disponibile la norma UNI citata al comma 2 dell art. 2, dedicata al riconoscimento dei contributo sonoro della singola sorgente, mentre resta ancora vago il concetto di luogo di misura dell emissione. Sul punto un chiarimento interpretativo ministeriale è a dir poco urgente