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Timestamp: 2019-05-25 07:22:03+00:00
Document Index: 121064826

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 1', 'art. 112', 'art. 61', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'arto 98']

LORENTANO SANTA FIORA 25.10.1943
Località Lorentano, Santa Fiora, Grosseto, Toscana
Descrizione: Dopo l’armistizio lo sbandamento delle forze del R. Esercito fu rapido e completo anche nel capoluogo maremmano. Il 9 settembre gli Alleati bombardarono pesantemente Grosseto, tre giorni dopo le Forze Armate germaniche assunsero i pieni poteri nella provincia, sottoposta al Deutscher Wehrmacht Standorffizien di Livorno fino al dicembre 1943. Il 18 settembre aprì la Federazione del nuovo Partito fascista repubblicano, mentre nei giorni successivi furono diffuse le prime minacciose ordinanze emanate da Kesselring, volte a reprimere con la pena di morte qualsiasi atto contro le Forze Armate tedesche o a favore dei loro nemici. A metà settembre a Campo Spillo (Magliano in Toscana) si formò anche il primo Comitato provinciale di liberazione nazionale (CPLN), che per ragioni di sicurezza spostò poi la sede nella zona amiatina, a Castel del Piano. Un mese dopo fu la volta del Comitato militare provinciale, che iniziò a creare e organizzare i primi gruppi armati, attivi soprattutto nel massetano e nel mancianese.
Su ordine del Capo della Provincia Ercolani, il 25 ottobre 1943 i militi della 98. Legione MVSN organizzarono un rastrellamento nella zona di Santa Fiora (area del Monte Amiata) per catturare prigionieri di guerra alleati evasi dai campi di concentramento. Nel corso dell’operazione i fascisti irruppero nell’abitazione del colono Pietro Nuti, che era tornato a casa il 12 settembre 1943, dopo aver prestato servizio militare in fanteria a Livorno. Nuti fu prima seviziato con un coltello e poi ucciso con colpi d’arma da fuoco, perché accusato di prestare assistenza ad alcuni soldati inglesi. La responsabilità di quest’episodio è unicamente italiana. Durante il rastrellamento furono eseguiti anche cinque arresti. Lo stesso giorno del delitto, in un paese poco distante (Arcidosso) fu costituito il “Fronte nazionale interno di Resistenza”, con l’obiettivo di dissuadere i giovani dal presentarsi alla chiamate alle armi o al servizio del lavoro predisposte dalla RSI.
Estremi e note penali: Nel processo della Corte d’Assise di Grosseto contro i fascisti repubblicani della provincia furono imputati:
Alceo Ercolani, ex-Capo della Provincia di Grosseto, accusato del delitto di collaborazionismo col tedesco invasore ai sensi dell’art. 5 DLL 27/7/1944, n. 159, e art. 1 RDL. 22/4/1945, n.149, in relazione agli artt. 51 e 58 CPMG, allo scopo di favorire le operazioni militari e i disegni politici del nemico, per aver disposto e organizzato numerosi rastrellamenti di partigiani e renitenti alla leva, compreso quello di Santa Fiora del 25 ottobre 1943 in cui morì il colono Pietro Nuti.
Vittorio Ciabatti, tenente della 98. Legione GNR, per lo stesso delitto di collaborazionismo per aver condotto il rastrellamento, oltre che del delitto di cui agli art. 112, n.1-577, n. 4, in relazione all’art. 61, n.1 (CP) per aver causato, in concorso con Ciaramella Giovanni e altri armati, la morte di Pietro Nuti mediante colpi d’arma da fuoco e ferite d’arma da punta e taglio.
La Corte d’Assise di Grosseto emanò la sentenza il 18 dicembre 1946. L’ex-Capo della Provincia di Grosseto Alceo Ercolani, il principale responsabile e organizzatore dei rastrellamenti e delle rappresaglie avvenute in Maremma, fu condannato a 30 anni di reclusione. Contro la sentenza ricorse alla Corte di Cassazione in Roma, che sancì il rinvio a giudizio alla Corte d’Assise di Perugia, dove fu trasferito il 13 ottobre 1948. L’esito del ricorso fu una nuova sentenza, che nel febbraio 1949 lo condannò a 21 anni di reclusione, di cui 14 condonati. Fu scarcerato il 19 maggio 1950 per concessione della liberazione condizionale da parte del giudice di sorveglianza presso il locale Tribunale.
Vittorio Ciabatti fu condannato alla pena di morte mediante fucilazione per gli altri reati a lui contestati, ma fu assolto dall’imputazione di omicidio di Pietro Nuti per insufficienza di prove. Il 23 marzo 1948 la Corte Suprema di Cassazione in Roma annullò la sentenza per mancanza di motivazione in ordine all’eccidio di Monte-Quoio Scalvaia e all’uccisione del capitano neozelandese Roderick, rinviando il giudizio alla Corte di Assise di Perugia che, in data 18 febbraio 1949, lo condannò a 15 anni di reclusione, di cui 10 condonati. Fu scarcerato il 19 aprile 1953 e si trasferì a Roma, dove svolse il mestiere di rappresentante.
L’uccisione di Pietro Nuti è riportata al numero d’ordine 1166 nell’elenco dei criminali nazifascisti in Italia rinvenuto nel cosiddetto “armadio della vergogna”, scoperto nel maggio del 1994 nella sede della Procura generale di Roma. Gli imputati erano ignoti militari fascisti, il titolo del reato “Omicidio e aiuto al nemico”, l’ente denunziante la Legione Territoriale CC RR di Livorno. Gli atti per l’istruttoria furono trasmessi all’Ufficio del PM presso la Sezione speciale della Corte d’Assise di Grosseto (23/3/1946), ma mai restituiti. Nelle note dell’elenco, dove sono stati segnati gli estremi dell’invio dei fascicoli alle procure militari di competenza dopo il ritrovamento dell’armadio, si legge “non luogo provvedere (28/11/1994)”.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-02-05 23:04:07
Nuti Pietro, nato il 06/01/1915 a Santa Fiora, di professione colono, accusato di aver fornito assistenza a prigionieri di guerra inglesi.
Nuti Pietro.
98. legione MVSN
Alceo Ercolani
Note responsabile ex capo della Provincia di Grosseto.
Note procedimento accusato del delitto di collaborazionismo col tedesco invasore ai sensi dell’art. 5 DLL 27/7/1944, n. 159, e art. 1 RDL. 22/4/1945, n.149, in relazione agli artt. 51 e 58 CPMG, allo scopo di favorire le operazioni militari e i disegni politici del nemico, per aver disposto e organizzato numerosi rastrellamenti di partigiani e renitenti alla leva, compreso quello di Santa Fiora del 25 ottobre 1943 in cui morì il colono Pietro Nuti. La Corte d’Assise di Grosseto emanò la sentenza il 18 dicembre 1946. L’ex-Capo della Provincia di Grosseto Alceo Ercolani, il principale responsabile e organizzatore dei rastrellamenti e delle rappresaglie avvenute in Maremma, fu condannato a 30 anni di reclusione. Contro la sentenza ricorse alla Corte di Cassazione in Roma, che sancì il rinvio a giudizio alla Corte d’Assise di Perugia, dove fu trasferito il 13 ottobre 1948. L’esito del ricorso fu una nuova sentenza, che nel febbraio 1949 lo condannò a 21 anni di reclusione, di cui 14 condonati. Fu scarcerato il 19 maggio 1950 per concessione della liberazione condizionale da parte del giudice di sorveglianza presso il locale Tribunale.
Note responsabile tenente della 98. Legione GNR.
Note procedimento accusato del delitto di collaborazionismo col tedesco invasore ai sensi dell’art. 5 DLL 27/7/1944, n. 159, e art. 1 RDL. 22/4/1945, n.149, in relazione agli artt. 51 e 58 CPMG, allo scopo di favorire le operazioni militari e i disegni politici del nemico, per aver disposto e organizzato numerosi rastrellamenti di partigiani e renitenti alla leva, compreso quello di Santa Fiora del 25 ottobre 1943 in cui morì il colono Pietro Nuti. fu condannato alla pena di morte mediante fucilazione per gli altri reati a lui contestati, ma fu assolto dall’imputazione di omicidio di Pietro Nuti per insufficienza di prove. Il 23 marzo 1948 la Corte Suprema di Cassazione in Roma annullò la sentenza per mancanza di motivazione in ordine all’eccidio di Monte-Quoio Scalvaia e all’uccisione del capitano neozelandese Roderick, rinviando il giudizio alla Corte di Assise di Perugia che, in data 18 febbraio 1949, lo condannò a 15 anni di reclusione, di cui 10 condonati. Fu scarcerato il 19 aprile 1953 e si trasferì a Roma, dove svolse il mestiere di rappresentante.
Nome del reparto 98. legione MVSN
Nicola Capitini Maccabruni, La Maremma contro il nazifascismo, La Commerciale, Grosseto, 1985, pp. 214, 219, 251.
Centro studi “Fernando Di Giulio”, Resistenza e liberazione. Documenti e testimonianze dell’area amiatina, Arcidosso, 1995, pp. 19-21.
ACS, Ministero dell’Interno, Direzione generale Pubblica Sicurezza, Divisione affari generali e riservati, Categorie permanenti, A5G – Seconda guerra mondiale (1940-1945), b. 145, f. 221.2.27 n. 37 e b. 464, f. Grosseto.
ACS, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo, b. 445.
Tribunale di Grosseto, Corte d’Assise di Grosseto, Sentenze 1945, 1/12/1945.