Source: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2017/01/09/il-mammo-centrismo/
Timestamp: 2018-03-24 05:53:21+00:00
Document Index: 53297030

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Il mammo-centrismo | il ricciocorno schiattoso
Dicono della Pas XX: Intervista alla Giudice Maria Clara Sottomayor →
Recentemente mi sono imbattuta in questa notizia:
Non so a quale “storia” faccia riferimento l’Avvocato Gassani nel commentare la sentenza, quando scrive
“Questa sentenza spazza via decenni di ingiustizia che hanno colpito i minori, orfani di padri vivi. Mette ordine nei confronti di padri indisciplinati e disimpegnati, nei confronti delle madri che si sentono le padrone dei figli, nei confronti di una società che nel 2017 non può permettersi differenze sessiste. Qui la partita non è dei padri contro madri: dobbiamo tendere ad una società giusta altrimenti saranno i figli a pagare le ingiustizie”
perché la storia che conosco io comincia nel diritto romano col pater familias e quel potere esclusivamente riconosciuto ai maschi che era la patria potestà sui figli, un potere rimasto in capo ai padri fino alla legge di riforma del diritto di famiglia, L. 151/’75, che segna l’estinzione dell’istituto e la sua sostituzione con quello della potestà dei genitori.
Per ciò che riguarda il cosiddetto interesse superiore della prole, tale concetto è stato introdotto per la prima volta a livello internazionale dalla Convenzione di New York su i diritti del fanciullo nel 1989, e solo questo radicale cambio di prospettiva ha fatto sì che si arrivasse, nel 2013, ad abbandonare un termine antico come “potestà”, che descrive l’esercizio di un potere cui corrispondeva “la sottoposizione dei figli al potere familiare” (così recitava il Punto 166 della Relazione al Re del 16 marzo 1942 a proposito della patria potestà), all’odierna “responsabilità genitoriale”.
La storia della famiglia italiana, quindi, è la storia di un’istituzione lungamente caratterizzata da una posizione di inferiorità giuridica della donna nei rapporti tra coniugi e in ordine alla titolarità e all’esercizio della potestà sui figli, e dallo stato di soggezione dei figli nei confronti del padre, come ricorda Massimo Lizzi in un articolo dedicato alla questione pubblicato sul sito della Libreria delle donne.
All’epoca in cui era in vigore la patria potestà, ovvero un maggiore potere concentrato nelle mani dell’uomo, non si parlava ancora di “genitorialità” intesa com’è oggi, ovvero quella funzione che va ben oltre quella meramente fisiologica dell’essere genitore e che potremmo molto semplicisticamente (ma molto molto semplicisticamente) riassumere nella capacità di prendersi cura del proprio figlio.
Certo è che se il potere di prendere decisioni in merito alla prole è stato per secoli in capo al padre,
[giova ricordare a tale proposito l’articolo 316 del codice civile (modificato solo dal recente decreto sulla filiazione) che recitava “In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei. Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili…”]
la cura dei bambini – quella concreta, fatta di pannolini da cambiare, di compiti di scuola da controllare, nasi dai quali asciugare il moccio e ferite alle ginocchia da medicare – è sempre stata e continua nonostante tutto ad essere un dovere delle donne.
Più volte, in questo blog, ho citato l’Indagine multiscopo sull’Uso del tempo, (ad esempio qui) secondo la quale la presenza di figli, in una coppia, aumenta il carico di lavoro di cura della donna, mentre diminuisce il contributo fornito dall’uomo.
Un’analisi più dettagliata delle attività svolte dai genitori mette in luce come tutto quel lavoro che riguarda le esigenze materiali del bambino (dargli da mangiare, vestirlo, farlo addormentare o controllare che svolga i compiti di scuola) sia ancora appannaggio delle madri.
Questo non significa che in tutte le famiglie è così, ma lo è di certo nella grande maggioranza delle famiglie, così come lo era 100 anni fa o 200 anni fa.
Sono le donne quelle che stanno con i bambini, come ci ricorda poeticamente James Matthew Barrie:
“[i bambini parlano] il linguaggio delle fate. La ragione per cui le madri e le balie capiscono i loro discorsi prima di ogni altro, e cioè che ‘me’ vuol dire ‘dammelo subito’ mentre ‘po’ è ‘perché hai quel ridicolo cappello?’, la ragione è che esse, stando sempre coi bambini, finiscono per imparare il linguaggio delle fate.” (Peter Pan, J.M.Barrie, ed. Stampa Alternativa, 1999, pag.69).
Questo lo sottolineo perché è evidente che c’è una radicale differenza fra l’essere titolare di uno status giuridico e prendersi cura di un bambino, e le due cose non vanno necessariamente di pari passo, visto che se la genitorialità, sulla carta, è una oggi una responsabilità equamente condivisa fra il padre e la madre, sono sostanzialmente le madri ad accollarsi le cure e l’educazione dei bambini e senza che i padri se ne lamentino o che i professionisti pensino che i bambini soffrano gravemente se i genitori vivono sotto lo stesso tetto.
Tornando alle dichiarazioni dell’Avvocato Gassani, che quando parla di “padri di serie B, indisciplinati e disimpegnati”, fa riferimento esclusivamente ai padri separati – come se fosse la separazione dei coniugi a causare il “disimpegno” paterno – giova ricordare a lui e al Giudice che ha vergato la sentenza che questa situazione di disequilibrio nell’espletamento della funzione genitoriale è spesso e volentieri preesistente alla separazione. Pertanto è inappropriato e fuorviante l’utilizzo del termine “mantenere” quando si parla di “rapporto equilibrato di un figlio con entrambi i genitori dopo la separazione”, e si dovrebbe eventualmente parlare di un equilibrio da costruire ex novo.
Questo riduce di molto la portata “rivoluzionaria” della sentenza oggetto dell’articolo, perché esclude, appunto, tutte quelle famiglie ma soprattutto tutti quei bambini che non si troveranno mai ad affrontare una separazione o un divorzio, e che, ci dice l’Avvocato Gassani, continueranno a vivere in una società “ingiusta”.
Ma veniamo alla sentenza, la quale presenta ben altri aspetti di interesse.
Innanzi tutto nessuna delle persone che l’ha commentata ha citato le motivazioni che hanno portato il Giudice a decidere per un collocamento prevalente del bambino a casa del padre, che sono queste:
“All’esito degli accertamenti peritali svolti sul tema dei rapporti fra le parti e il figlio Vxxxx, i procuratori dei coniugi in lite chiedono adottarsi un provvedimento che renda più stabile la collocazione del bambino presso uno dei due genitori, ponendo fine al collocamento alternato per pari tempo presso ciascuno dei due. L’adozione del provvedimento richiesto da entrambe le parti (che, ovviamente concordano sullo schema logico di esso, ma non anche sul suo contenuto) è, peraltro, necessaria perché il collocamento del bambino alternativamente presso l’uno e l’altro genitore ha, insieme ad alcuni evidenti vantaggi, l’inconveniente di costringere Vxxxx, che frattanto cresce di età – a vivere diviso fra due posti diversi e due comunità di parenti, amici, compagni di scuola diverse. Dunque, la scelta del genitore collocatario viene richiesta dalle parti ed è anche oggettivamente necessaria.”
Qui abbiamo due genitori che hanno accettato, in sede di separazione, quella che viene da molti definita come la soluzione ottimale per un sano sviluppo del bambino, ovvero la residenza alternata, oggetto di molte proposte di legge e interrogazioni parlamentari; due genitori definiti dalla sentenza entrambi “idonei” a svolgere il compito di genitore, il che significa che nessuno dei due presenta particolari aspetti della personalità che potrebbero compromettere la loro capacità di attendere alle loro responsabilità, e che quindi, in virtù di questa loro “idoneità”, avrebbero dovuto essere i soggetti ideali alla realizzazione di quell’affido materialmente condiviso che tanti vantaggi dovrebbe apportare.
Eppure, ci dice la sentenza, entrambi i genitori sono giunti alla decisione di modificarlo, e il Giudice conconda con loro sulla “necessità”, nell’esclusivo interesse del minore, di garantigli una maggiore “stabilità”.
Di fatto questa sentenza ci racconta del fallimento di un progetto che avrebbe dovuto non solo garantire il più “alto livello di soddisfazione di vita” dei soggetti coinvolti, ma avrebbe anche dovuto prevenire qualsivoglia “rischio psicoevolutivo” per il minore, e invece si è rivelato una fonte di insoddisfazione tale per tutti da riportare la coppia nuovamente in Tribunale.
Sottolineerei che la scelta di questi genitori, che, rimettendosi alla decisione del Giudice, di fatto accettano entrambi, di comune accordo, il rischio di dover rinunciare a trascorrere la maggior parte del tempo col proprio figlio, sembra dettata non da desideri egoistici ma esclusivamente dalla volontà di porre fine ad una situazione che viene descritta di estremo disagio per il minore, come paventato da tempo da molti esperti della salute del bambino.
Come ci dice la sentenza, prendere una decisione del genere è sicuramente “difficile e doloroso, perché sancirà una delle inevitabili conseguenze della separazione: che il bambino conviverà con una maggiore tendenziale stabilità con uno soltanto dei genitori“.
Non essendoci elementi oggettivi che rendono uno dei genitori preferibile all’altro, il Giudice a questo punto dedica diverse pagine ai principi che hanno ispirato la sua decisione, ovvero la precisa volontà di fare una scelta controcorrente rispetto alla prassi, sancendo che
“Il mutamento di affidamento e/o collocamento dei figli, quando non sia contrario a qualche circostanziale specifica esigenza di questo o quel figlio, ha l’ulteriore vantaggio di aiutare i genitori ad acquisire consapevolezze che spesso risultano non avere. E’ frequente, infatti, che padri non collocatari si limitino a criticare madri collocatarie dalla facile posizione di chi non deve sostenere la fatica quotidiana di gestire i figli. Divenire essi collocatari li aiuta a rendersi conto di quali concreti problemi debba affrontare quotidianamente l’altro genitore contribuendo concretamente alla loro soluzione, invece che limitarsi a muovere critiche a chi lo ha fatto fino a quel momento.”
Qui si parla chiaramente di “genitori che dovrebbero acquisire consapevolezze”: a mancare ai padri sarebbe la piena conoscenza “dei concreti problemi” che scaturiscono dalla “fatica quotidiana di gestire i figli”, e una simile sentenza avrebbe la funzione di educare tali padri.
Questo potrebbe essere vero se facessimo esclusivo riferimento a quell’indagine multiscopo del tempo che ci racconta come tale fatica sia nelle famiglie un’onere squisitamente femminile, ma suona strano applicato a questa particolare famiglia, nella quale l’affido alternato avrebbe dovuto provvedere a distribuire equamente la responsabilità genitoriale fra entrambi i genitori.
In teoria questo padre non ha nessun bisogno di ulteriori aiuti, visto che ha già avuto modo di fare esperienza di quella quotidiana fatica che i cosiddetti “padri disimpegnati” disconoscono.
Il provvedimento, quindi, più che essere diretto al conseguimento di un qualche effettivo benessere per le persone che ne sono oggetto, sembra voler svolgere una funzione educativa per la società nel suo complesso, ponendosi come una sorta di decisione esemplare che possa contribuire ad eliminare quei pregiudizi che, ci dice la sentenza, portano a considerare l’affidamento al padre come “innaturale ed eccezionale”.
Su questo ci sarebbe molto da dire, e spero che i miei lettori vogliano contribuire costruttivamente al dibattito.
A mio avviso, però, la portata di tale decisione esemplare è notevolmente sminuita da uno dei passi della sentenza stessa, che recita
“la nuova compagna del Dott. Sxxxx ha un approccio corretto con la sua relazione con Vxxxx. Ella costituisce un ulteriore elemento di equilibrio e serenità per il contesto nel quale Vxxxx vivrà abitualmente.”
Se, come sostiene l’Avvocato Gassani, tale sentenza dovrebbe rappresentare la chiave di volta attorno alla quale costruire “una società che nel 2017 non può permettersi differenze sessiste”, l’accenno alla presenza di una donna come “elemento di equilibrio e serenità” che va contribuire alla scelta del collocamento prevalente presso un genitore e non l’altro, non può che porci degli interrogativi a proposito di quella suddivisione in base al genere del lavoro di cura che caratterizza la tipica famiglia italiana e che – alla luce non solo delle statistiche ma anche delle affermazioni del Giudice – è lecito sospettare comporterebbe lo spostamento in capo a questa donna (priva, giuridicamente parlando, dell’attribuzione di qualsiasi status nei confronti del minore) della maggior parte della “fatica quotidiana di gestire i figli”. E se così fosse, forse si potrebbe continuare a parlare di “sentenza rivoluzionaria” nella forma, ma di certo non nella sostanza.
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34 risposte a Il mammo-centrismo
Continuo a dire che crederó alle istanze dei padri separati quando li vedró combattere come belve per avere congedi parentali di tipo scandinavo (= tot mesi a casa con l’infante, divisione equa dei giorni di malattia dei figli).
Altrimenti é un po’ troppo comodo, far fare il lavoro ingrato alle madri e poi riscuoterne il risultato con faccia di tolla.
Affidato al padre che lo affida alle cure della nuova compagna.
Non c’è la sostituzione della figura materna in questo caso?
10 gennaio 2017 alle 10:26
Tecnicamente non sappiamo se il padre delegasse/delegherà alla compagna la cura quotidiana del figlio, ma è interessante che in una situazione in cui non c’erano elementi per propendere verso uno dei genitori il giudice abbia ritenuto dirimente che presso il padre, comunque, nel caso, metti mai, ci sia una figura femminile con cui il bambino ha un buon rapporto. Vorrei vedere se avrebbe preso la stessa decisione se il padre fosse stato single…
Di cose interessanti la sentenza ne scrive tante… La più perturbante è sicuramente questa:
“Il mutamento di affidamento e/o collocamento dei figli, quando non sia contrario a qualche circostanziale specifica esigenza di questo o quel figlio, ha l’ulteriore vantaggio di aiutare i genitori ad acquisire consapevolezze che spesso risultano non avere”. ovvero secondo il Giudice il provvedimento di affido sul minore sarebbe “educativo” nei confronti degli adulti. La sentenza dedica molte pagine (la maggior parte, a dire il vero) ad un’analisi di quello che è – secondo il Giudice, ovviamente – il contesto sociale nel quale la sua decisione si colloca, e dedica molto meno spazio alla famiglia della quale si sta occupando; parla di pregiudizi che favoriscono il collocamento presso la madre – e non dice nulla, invece, del fatto che nella stragrande maggioranza delle famiglie siano la madri ad occuparsi dei figli, e che quindi la collocazione presso la madre non fa altro che mantenere uno stato delle cose preesistente alla separazione – parla di “madri proprietarie che tanti danni arrecano alla educazione e serena crescita dei figli minori” in relazione ai “padri disimpegnati”, come se il disimpegno dei padri potesse essere solo una conseguenza del comportamento delle donne, e non, invece, anche, in alcuni casi, una mancanza di volontà di assumersi gli impegni derivanti dall’essere genitore, giungendo quindi alla conclusione che negando alle madri “la proprietà” dei figli (ovvero l’affido) automaticamente i padri sarebbero portati ad “impegnarsi”. Una teoria che non tiene nessun conto del fatto che per secoli i padri sono stati effettivamente i proprietari dei figli, ma questo non ha prodotto nessun impegno da parte loro sul versante del lavoro di cura.
Niente da dire, hai già detto tutto.
Sei maligna, perchè anche io che sono maligna, avevo pensato la stessa cosa, se il padre fosse stato single il giudice come si sarebbe comportato?
Il problema non è quale genitore ma il collocamento prevalente. Un bambino deve poter mantenere e vivere la stessa quotidianità dei rapporti che aveva prima della separazione è un suo diritto e non deve avere nessun genitore part time. La continuità di affetto garantirebbe maggior beneficio rispetto a disagi di piccoli spostamenti e diminuirebbe di molto la conflittualità ed infine responsabilizzerebbe entrambi i genitori nella cura dei figli. Per la considerazione di molti meno padri si occupano dei figli rispondo che se ci sono persone che guidano il motorino senza casco non per questo bisogna punire anche chi porta il casco.
17 giugno 2017 alle 07:37
“Il problema non è quale genitore ma il collocamento prevalente”: è un problema per chi? E perché?
“Un bambino deve poter mantenere e vivere la stessa quotidianità dei rapporti che aveva prima della separazione”: nelle famiglie italiane la stragrande maggioranza dei bambini è accudita prevalentemente da un genitore, come ci dicono le indagini sull’uso del tempo http://www.ingenere.it/articoli/come-coppie-dividono-tempo
Forse non ha afferato il concetto. La legge non può partire da stereotipi e pregiudizi ma dal giusto. Se in una famiglia il padre si è preso cura quanto la madre ,non vedo perché debba esssere penalizzato il figlio ,da sentenze omologate come purtroppo accade in quasi tutti i tribunali ,nella quotidianità dei rapporti con il padre. La figura del genitore collocatario è un cancro per il vero affidamento condiviso perché crea sperequazione troppo forti tra due genitori non a caso in una coppia con elevata conflittualità presunta spesso il genitore non collacatario viene fortemente limitato perdendo contatti con i figli . Non parliamo poi delle false accuse (8 su 10 come stabilito dal pm Pugliesi Carmen) che quasi sempre è il genitore collacatario a generarle. Le sue percentuali hanno poca rilevanza per il semplice fatto che le leggi non dovrebbero tener conto di ciò che si fa ma di ciò che andrebbe giustamente fatto e dovrebbero servire per migliorare la società: Meglio obbligare un padre o madre a prendesi cura del figlio che a staccare un assegno e poi buonanotte.
Credo che sia lei a non aver afferrato i concetti espressi da questo post, come non ha compreso il caso oggetto della sentenza: sono stati entrambi genitori a chiedere la modifica dell’affido alternato, entrambi.
Parliamo delle “false accuse” e della pm Carmen Pugliese, che è questa: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/10/17/radio-maria/
Qui qualche approfondimento sul tema: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/05/01/i-miti-sul-divorzio-che-mettono-a-rischio-i-bambini-mito-n1/ Le ricerche italiane a supporto di quel dato che parla di un 80% di false accuse, dove sono?
Sono dati da ben 20 procuratori di vari tribunali e chi vive in prima persona lo sa bene. Continua a mettere link ma non afferra che o si attiene al caso o è inutile generalizzare con percentuali su accudimento fatte da studi che lasciano il tempo che trovano, anche perché condotte a campione (A me ad esempio nessuno mi ha intervistato). Che l’affidamento materialmente condiviso sia la forma di affidamento migliore non lo dico io o lei ma uno studio internazionale formato da massimi esperti e recepito nella risoluzione n.2079 del 02/10/2011 dal Consiglio d’Europa e lo dice l’Ordine degli psicologi Italiani con audizione alla Camera del senato del 08/11/2011 (se la può scaricare dal sito del senato in pdf o la cerca su Google la relazione) dove viene riportato tra l’altro uno studio condotto su 3000 minori. E ripeto che le leggi devono garantire chi si comporta bene e punire chi si comporta male e non viceversa. E lei che non si attiene al singolo caso e generalizza. Mai generalizzare!
Prenderò nota del fatto che non dovrebbero essere considerate valide le ricerche che non ricomprendono il suo parere sull’argomento 🙂
Ribadisco: non ha proprio afferrato il contenuto di questo post. Provi a rileggerlo. Lo rilegga insieme ai suoi venti procuratori, magari insieme riuscite a capire cosa ho scritto.
Forse ancora non afferra. Non ho elencato il mio parere ma quello dell’Ordine nazionale degli psicologi e della commissione di studio internazionali Colibrì voluta dal Parlamento Europeo per avere una tipologia di affidamento da preferire. Io sono passato per tutte le fasi.E quando mi sono beccato le prime istanze farcite di false accuse per me era uno stupore per il mio avv una prassi strategica. Lo sanno tutti quelli che vivino in questo mondo del fenomeno, soprattutto gli avvocati.Per questo non ho bisogno di link e delle sue battute ironiche. Ho sperimentato quanto sia stato più efficace per il benessere del bambino passare ad un affidamento materialmente condiviso.Vorrei che ci fosse meno indulgenza però per questi fenomeni perché ne fanno le spese sopratutto i Bambi ni. Dobbiamo puntare a cambiare la cultura in Italia sia per le donne che per gli uomini e puntare a modelli vincenti come quello Svedese. Quindi non bisogna fare guerra ma allearsi per migliorare la società. Cordiali saluti. 😉
11 agosto 2017 alle 19:20
La commissione di studi internazionale Colibrì voluta dal Parlamento Europeo??? Non sono io che faccio battute, è lei. Vorrei che ci fosse meno indulgenza nel mondo (condividiamo tutti lo stesso… o no?) per chi le spara grosse, soprattutto perché a farne le spese sono i bambini.
11 agosto 2017 alle 19:47
https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/957%2520Ordine%2520degli%2520psicologi.pdf&ved=0ahUKEwjWtOud-c_VAhWBmLQKHbBfAcQQFggcMAA&usg=AFQjCNEVLSqoCZtkA7r-j9FmmrWjRU6S4A
12 agosto 2017 alle 05:02
Il documento da lei citato lo conosco bene.
Il Parlamento europeo di Strasburgo ha ospitato il Convegno: “Affrontare la crisi della famiglia nel nome dei figli: Prima indagine comparativa sull’affido dei minori in Europa”. Un’iniziativa promossa dal Coordinamento interassociativo Colibrì e che ha visto la partecipazione di esperti, provenienti da diversi Stati membri (Italia, Svizzera, Germania, Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Grecia, Regno Unito), del Vicepresidente del Parlamento europeo e Mediatore per i casi di sottrazione internazionale di minori, Roberta Angelilli, e del Presidente della Commissione Affari Costituzioni, Carlo Casini.
Nel corso della conferenza è stata presentata dal pediatra italiano Vittorio Vezzetti, responsabile medico scientifico della piattaforma europea per l’affidamento condiviso “Colibrì”, la prima indagine europea sull’affido dei minori.
“I bambini sono i soggetti più esposti in caso di conflitti familiari, l’articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea afferma che ogni bambino ha il diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con entrambi i genitori. Un diritto che deve essere sempre rispettato anche in caso di separazioni e divorzi. Purtroppo nell’Unione europea vi sono troppi bambini a cui tale diritto viene negato”, ha dichiarato il Vicepresidente del Parlamento europeo Angelilli.
“Molti Stati membri – ha continuato – prevedono l’affido condiviso, che, se applicato rigorosamente, può comportare maggiori benefici per i figli, ma spesso l’affido condiviso diventa una pura concessione formale senza che vi siano degli effetti concreti e pertanto nella realtà tendono a prevalere i vecchi modelli di esclusiva custodia da parte di uno dei genitori”.
“Essendo la definizione di affido condiviso appartenente al diritto di famiglia dei singoli Stati membri, sono fondamentali momenti di confronto e riflessione a livello europeo in cui associazioni, esperti e professionisti possono offrire il proprio contributo per individuare le soluzioni migliori e lo scambio di buone prassi che mettono sempre al centro l’interesse superiore del minore”, ha concluso Angelilli.”
11 agosto 2017 alle 20:27
Esatto: “Un’iniziativa promossa dal Coordinamento interassociativo Colibrì”, non dal Parlamento Europeo. Che poi abbiano partecipato Angelilli e Casini, questo non significa che i Colibrì siano una “commissione di studi internazionale VOLUTA dal Parlamento Europeo”. Come si può leggere nel loro sito, i Colibrì non trovano fondamento nel Parlamento Europeo, che non li ha “voluti”, non li ha selezionati né ha loro commissionato alcunché: http://www.colibri-italia.it/p/chi-siamo.html
A proposito del Parlamento Europeo e la cosiddetta bigenitorialità, propongo a quei lettori sinceramente interessati (non è il suo caso) un commento: https://www.personaedanno.it/dA/6aaecdaf6a/allegato/commento%20Reale%20.pdf
Dal quale estrapolo: “”La Risoluzione europea in questione sulla separazione con residenza alternata, che rafforza dal punto di vista genitoriale il legame di ciascuno con il figlio, non nasce in un deserto, ma nasce da tutte le altre risoluzioni sulla equità di genere volte a superare i gap a svantaggio delle donne. Essa quindi quando parla di separazione parla implicitamente anche di doveri precedenti della coppia che si considerano assunti e soddisfatti da entrambi i genitori. In sintesi questa Risoluzione europea nasce dall’idea che la parità di genere e la equa distribuzione dei compiti di cura possa essere attuata, oltre che nella convivenza anche nella fase della separazione; ma se parla di parità nella gestione dei figli nella separazione è ovvio che dà per scontato che la parità e la condivisione sia stata attuata in precedenza, in modo che i membri della coppia possano godere anche nella separazione del diritto/dovere di vedersi attribuita la cura paritaria dei figli, anche attraverso metodi rafforzativi come la residenza alternata.
Al commento mi permetto di aggiungere una personale osservazione: l’interpretazione di Reale della risoluzione europea è perfettamente in linea con la normativa italiana, che a proposito del diritto alla bigenitorialità dei bambini dopo la separazione parla del “diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori”: MANTENERE, non creare ex novo.
Che è poi il tema di questo post, e di molti altri in questo blog.
12 agosto 2017 alle 05:53
Eh si nel frattempo ha cancellato tutti gli altri commenti e tiene solo quelli che pensa di saper rispondere. Io comunque non devo apparire alle persone ma cercavo di convincere lei. Ma ovviamente quando si vuol cedere sempre che esiste solo una realtà c’è poco da fare.Si mantenga le sue teorie fatta di link io mantengo le mie dettate da anni di esperienza. Saluti e si informi meglio potrebbe scoprire altre realtà interessanti.
12 agosto 2017 alle 06:19
Mi dispiace, i suoi “anni di esperienza” non mi convincono, come pure non mi convincono gli appelli all’autorità, quando ciò che l’autorità afferma non è supportato dal conforto di dati concreti e ricerche accreditate dalla comunità scientifica. Soprattutto non mi convince chi è disposto a manipolare quelle ricerche scientifiche allo scopo di giungere alle conclusioni cui vuole giungere in virtù della sua “personale esperienza”. Non si preoccupi, non smetterò mai di informarmi meglio.
12 agosto 2017 alle 07:46
Se si parte prevenuti esiste solo ciò che si vuol vedere. L’ordine degli psicologi italiani (ancora non mi ha risposto se ha letto la relazione) che più di altri conosce la realtà italiana ,più una 70 ricerche internazionali non bastano. Comunque non è nemmeno questo il punto. Non si tratta di dati o meno ma del fatto che certe situazioni esistono(come le false accuse) poi se si vuol far finta di niente è un altro discorso. E quello che volevo farle capire è che le leggi devono sempre andare nel verso di ciò che è giusto e che andrebbe fatto, correggendo le cose non giuste e non rovinare ciò che è giusto perché la società nostra va nel modo sbagliato (volendo assumere le sue teorie). Poi le consiglio di andare sul campo per capire effettivamente come vanno le cose e per avere giudizi meno faziosi. In fondo se le cose in Italia andassero bene non avremmo avuto quattro condanne negli ultimi anni dalla corte europea di Strasburgo in materia di diritto alla genitorialità (lei che è esperta di link se le cerchi). Perchè in Italia una donna se decide di non farti vedere il figlio ha tutte le potenzialità per farlo avendo a favore una giustizia lenta e permissiva. Ci vogliono anni di dure lotte per ottenere quei minimi diritti e altrettanti per ricostruire il rapporto con il figlio . Altro che dati. Pari opportunità vuol dire permettere ad un figlio di avere due punti di riferimento stabili due guide e bisogna sempre tutelare quei i genitori che sanno e vogliono prendersi cura dei figli cosa che purtroppo troppo spesso non accade in Italia. Nessun buon genitore deve diventare genitore part time o deve pagare per altri. La mia esperienza è questa e ho avuto modo di farmela conoscendo altre situazioni vivendo la mia e purtroppo vivendo nei tribunali. Cordiali saluti.
“Non si tratta di dati o meno ma del fatto che certe situazioni esistono(come le false accuse)”: oh no, si tratta di dati. I numeri sono importanti.
Perché se in giro per l’Europa, a dispetto di quello che vanno denunciando ovunque certe associazioni, le indagini hanno dimostrato che le “false accuse” sono un fenomeno irrilevante al cospetto delle accuse fondate, quello che chi vuole portare avanti questi discorsi deve fare è produrre dati concreti a supporto di ciò che afferma sia vero: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/12/11/il-diritto-di-visita-del-genitore-abusante/
La sua “esperienza sul campo” non è la prova di niente.
Perché, appunto, chi parte prevenuto vede solo quello che vuole vedere, e rischia di vedere “false accuse” dove ci sono persone in pericolo.
Le ricordo che la corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia anche perché è un paese che discrimina le donne: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2017/03/03/litalia-discrimina-le-donne/
Non ci eravamo già salutati? Perché se vuole l’ultima parola ad ogni costo me lo dica, io non ho problemi a farla felice.
Ve beh continui a mentenere le opinioni unilaterali. False accuse fenomeno irrilevante? Ha ragione io ho passato anni di inferno per questo fenomeno irrilevante e come me migliaia di altre persone molte delle quali ho avuto piacere di conoscere. Resti attaccata al web e cerchi le risposte lì.
Non tenga conto ne delle parole dei pm perché quelli che dicono cose diverse da lei inventano mentre quelli che dicono ciò che lei pensa sono i veri mentori e ne di chi non ha bisogno di attacarsi al web per conoscere certe realtà. Anche il tribunale europeo ovviamente sbaglia a condannare l’Italia e tutte le mamme sono ben disponibili a far vedere i figli ai padri sono i padri che lasciano orfani di genitore vivo i bambini e concludo dicendo che al di là dei numeri bisogna favorire sempre quelli che vogliono fare i genitori e non castrarli se l’altro genitore non vuole e spero che almeno su questo concordi. Grazie per la risposta finale. Saluti.
Non si tratta di opinioni, ma di numeri. Io le ho fornito dati ufficiali, e gliene posso fornire ancora e ancora.
Se in Spagna il Consiglio Generale del Potere Giudiziario ha dichiarato che le false accuse corrispondono allo 0,022% dei casi, in Gran Bretagna il lavoro del Crown Prosecution Service del Governo della Gran Bretagna, che in 17 mesi di osservazione, tra il 2011 e il 2012, in Inghilterra e Galles ha registrato 5.651 casi di stupro e 111.891 casi di violenza domestica, ha rivelato che solo 35 accuse di stupro, solo 6 accuse di violenza domestica e solo 3 accuse di stupro e violenza domestica insieme sono risultate infondate.
Ricaviamone delle percentuali:
(fonte: https://www.theguardian.com/society/2013/mar/13/rape-investigations-belief-false-accusations)
Qui alcuni dati da studi condotti in Australia: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/20/le-false-accuse-in-australia/
Per quanto possa essere dolorosa una storia personale – e nessuno lo nega – questo non autorizza chi soffre ad inventare percentuali sulla base della propria personale esperienza.
Tizio dice, Caio dice, possono essere spunti per avviare una ricerca, ma non sono elementi che provano alcunché.
Se lei avesse letto il mio post, avrebbe scoperto che i genitori oggetto della sentenza hanno richiesto che l’accordo che avevano inizialmente stipulato di comune accordo, che prevedeva un affido alternato, venisse modificato: lo hanno chiesto i genitori, entrambi i genitori, non un genitore contro l’altro, e l’hanno richiesto perché non era confacente alle loro esigenze e alle esigenze del figlio che avevano in comune. Se i genitori vanno ascoltati, vanno ascoltati tutti, anche quelli che affermano cose che sono in contrasto con la sua interpretazione della realtà.
Non la saluto perché so che replicherà 🙂
Grande porti i dati anche del Mozambico giacché si trova.. peccato petró che siamo in Italia e qui la musica cambia. E mi sa dire quante mamme impediscono ai padri di prendere il figlio? Le ha mai contate qualcuno? Mi sa dire quante mamme pagano per sottrazione di minore? Nessuna. Ovviamente non affera un concetto fondamentale senza rimpinguare statistiche che io potrei ribaltare con altre mille link ITALIANE. Ma il punto è che volendo essere pratici a me dei numeri interessa poco e se io voglio fare il genitore ovviamente la legge mi deve tutelare. Ma in Italia anche un avvocato stagista sa che non si parte alla pari. L’Italia è fanalino di coda insieme alla Grecia e Spagna in termini di tutela della bigenitorialità. Facilissimo da verificare.
Eh no, i numeri me li deve portare lei, perché l’onere della prova spetta al proponente. E’ questo concetto fondamentale che lei non afferra, e dire che è un concetto condiviso da chiunque voglia proporre una teoria o una problematica. E’ lei che deve andare a contare e poi può tornare qui a parlarmi di un fenomeno endemico di false accuse.
Inoltre vede, a me non interessa affatto che venga tutelata la “bigenitorialità”: la bigenitorialità è un concetto astratto, perché diamine ci si dovrebbe preoccuparare di tutelarla? Sono le persone che vanno tutelate.
I dati glieli mando ma poi cancella i link oppure ignora i contenuti oppure scrive che i pm inventano le cose. Nell’articolo sottostante sono riportati benissimo i dati che lei ovviamente rinnegherà portando i suoi. Comunque il punto che non affera è che non è importante chi compie il reato ma cosa compie. In altri termini se c’è un uomo o una donna da tutelare vanno tutelati a prescindere dai numeri. Altrimenti un giorno facciamo leggi in base all’etnia, alla regione o quant’altro i numeri ci dicano che quella tipologia di condannati sono di più. Ogni persona deve rispondere per come si comporta nella vita e non deve lottare contro pregiudizi o pagare comportamenti di altre persone. Le false accuse e donne che impediscono ai padri di prendere i figli non sono poche solo di persone io ne ho conosciute più di un centinaio, quelle che abitavano in zona figuriamoci a livello nazionale. Esca di più faccia indagini non solo sul pc e vedrà che conoscerà pure lei tante storie . Ecco un link esaustivo. Saluti.
https://www.google.it/amp/www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/18/separazioni-conflittuali-a-perdere-e-sempre-il-padre/848367/amp/
Allora, io non ho ignorato un bel nulla di nulla, semplicemente le ho fatto notare che le dichiarazioni dei suoi pm – a prescindere da quanti siano e a prescindere dal valore di verità che io attribuisco alle loro affermazioni- non ci forniscono un quadro generale della situazione italiana. Occorrono dati concreti, del tipo di quelli che le ho mostrato, ricerche insomma, a supporto delle sue affermazioni, ma lei non li ha, pertento la invito a smetterla di denunciare un fenomeno che non può quantificare se non citando le sue personali esperienze. Non che non mi fidi di lei, ci mancherebbe, ma non è questo il modo di condurre una conversazione seria sull’argomento. Le ho fatto inoltre notare che il Coordinamento interassociativo Colibrì, da lei citato come fonte autorevole, non è affatto una “commissione di studi internazionale VOLUTA dal Parlamento Europeo”. Le ho fatto anche notare che conoscevo il documento da lei citato, quello vergato dal Dott. Luigi Palma, e che vi avevo riscontrato riscontrato delle criticità già nel 2012. Le ho linkato un commento alla risoluzione del Parlamento Europeo che tratta di separazioni e affidamento, che ribadisce quanto affermato nel post che lei sta commentando, ovvero che non ha senso parlare di parità genitoriale dopo la separazione se non si creano i presupposti affinché vi sia parità fra i coniugi anche prima della separazione. Lei mi risponde con un articolo di Adriano Mazzola che di nuovo propone la percentuale dell’80% di false accuse di abusi sui minori, sulla base di uno studio [Cesi S., Masina E, Camerini G.B. (2007), vere e false denunce di abuso sessuale: studio di una casistica in separazioni conflittuali, 13° International Congress of the ESCAP,. Bridging the gaps, Firenze, 25-29 agosto 2007] che non si può consultare da nessuna parte per il semplice motivo che non è mai stato pubblicato. Almeno, a me non risulta pubblicato da nessuna parte, e a quanto pare neanche a Mazzola, visto che non ci fornisce alcun dato per rintracciarlo su qualche rivista o volume.
E’ stato pubblicato, invece, il libro lavoro “Abuso sessuale sui minori. Scenari dinamiche testimonianze” della Dottoressa Olzai, Dr.ssa in Statistica per le Analisi Demografiche e Sociali presso l’Università degli studi La Sapienza di Roma (qui un’intervista con l’autrice: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/02/meta-degli-aguzzini-non-paga/), E il lavoro della Dottoressa Olzai ci dice che, per quanto riguarda il reato di abuso sessuale su minori, è “piuttosto alta la quantità dei rinviati a giudizio che vengono poi effettivamente condannati: 151 sul 196, pari al 77% dei giudicati.”
12 agosto 2017 alle 15:22
A proposito della presunta severità dei Tribunali nei confronti dei padri accusati, alcune sentenze interessanti:
https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2016/04/07/il-padre-divorziato-che-molesto-la-figlia-minore/
https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2016/08/17/sentenze-incredibili/
L’affidamento alternato ovviamente è una forma possibile di affidamento condiviso e non è assolutamente in contrasto con ciò che ho scritto. La prima grossa distinzione si dovrebbe fare tra affidamento materialmente condiviso e legalmente condiviso. In Italia nel 95% dei casi si ha un affidamento legalmente condiviso ciò vuol dire che è solo sulla carta l’affidamento condiviso perché un bambino verrà affidato prevalentemente ad un solo genitore e l’altro avrà cura marginale.Ad oggi solo tre Tribunali italiani applicano la risoluzione n.2079 del Parlamento europeo( Tribunale di Perugia, Brindisi e Salerno).Affidamento materialmente condiviso non vuol dire necessariamente dividere in due i tempi da trascorrere con il bambino. Ma ovviamente deve esserci un tempo minimo per cui un genitore possa prendersi cura del bambino e fare appunto il genitore e secondo la letteratura scientifica è mediamente almeno il 30%. Ovviamente se un genitore vede il figlio due pomeriggi a settimana non ci sono presupposti per parlare di bigenitorialità perché quel genitore sarà più un COMPAGNO di giochi per il figlio ed è svilente per chi vuole occuparsi del figlio. Nel caso specifico per avere un affidamento alternato è necessario che ci siano determinate condizioni: vicinanza abitativa dei genitori, tempi lavorativi equilibrati tra i genitori ecc. Nessuno può dare una formula assoluta e bisognerebbe valutare caso per caso ma ovviamente rapporti equilibrati e continuativi non si possono avere in un contesto di affidamento legalmente condiviso ma per lo più materialmente condiviso. Se il bambino ricevesse cure da entrambi i genitori sarebbe una tutela per il bambino e per i genitori stessi. Bisognerebbe lavorare sulle potenzialità di entrambi con piani genitoriali e mediazione più efficace per coppie conflittuali per ottimizzare il patrimonio genitoriale di ognuno. Se si cambia la cultura ne gioverebbero tutti.Concetto semplice che in Italia non si applica perché questo sistema frutta non pochi soldi e chi si arricchisce attraverso questo sistema è il primo ad opporsi scrivendo teorie proprie come l’AIAF ad esempio. Con questo concludo il mio commento precedente. Sempre disponibile per un confronto la saluto per ora .
12 agosto 2017 alle 14:03
No mi saluti definitivamente. Lei si limita a ripetere ossessivamente i medesimi concetti, già argomentati nel post. Non è interessante né costruttivo.
1)I presupposti di un affidamento condiviso reale non si creano casualmente ma ci deve essere un sistema dietro che lo consente a prescindere dalla volontà di un genitore: troppo semplice basta che la mamma si rifiuta ed il padre non può prendersi cura del figlio oggi in Italia.
2) Le svelo una cosa: Tutti gli studi complessi sono fatti a campione non ci vuole un ingegnere per capirlo. Ma le uniche fonti ufficiali ovviamente sono quelli di organi di stato quale la procura occupandosi direttamente di questi fenomeni. Quindi sono sicuramente più attendibili di presunti studiosi universitari
3) Ci sono molti avvocati famosi come ad esempio l.avv. Annamaria De pace nota avvocato divorzista( e non è di certo la paladina degli uomini) che descrivono i comportamenti di molte donne e l’abuso che fanno della giustizia.Ma ne troverà tanti avvocati ad illustrare queste strategie e loro ne sono addentro altro che studiosi
4) Un affidamento realmente condiviso può essere messo in discussione di fronte ad accuse gravi, come accade oggi a patto che la giustizia sia celere e che se l’accusa risulta falsa chi l’ha propinata vada in galera così da rendere meno efficaci certe strategie e più rischiose.
5) Un figlio deve potere vedere la madre esattamente come il padre se entrambi se ne sono occupati.
6) Deve studiare anche la parte che non le piace per avere una realtà più equilibrata. Non tutti gli uomini sono cattivi e non tutte le donne sono buone e bisogna colpire la persona e non annegare la persona in uno stereotipo.
7) Se si capissero concetti come questi non ci sarebbe nemmeno bisogno di fare la guerra dei numeri.
Alcuni dei suoi commenti mi sono apparsi dopo quindi ho risposto e vedevo solo i miei. Saluti. PS:Mi aveva dato la possibilità dell’ultima risposta ma a quanto vedo non è tanto affidabile ma ha lasciato solo il suo commento finale.. eh eh eh le donne mai fidarsi.
Meno male che c’è lei, dall’alto della sua sua grande esperienza, che “mi svela” le cose! Deve essere meraviglioso essere lei.