Source: https://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0811&tipo=stenografico
Timestamp: 2019-07-16 10:42:43+00:00
Document Index: 66468380

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'sentenza ', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ']

Seduta n. 811 di giovedì 8 giugno 2017
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Amendola, Amici, Baretta, Dorina Bianchi, Bobba, Bocci, Bonifazi, Michele Bordo, Borletti Dell'Acqua, Boschi, Matteo Bragantini, Brunetta, Capelli, Causin, Cicchitto, Coppola, Costa, D'Alia, Dambruoso, Damiano, De Micheli, Dellai, Di Gioia, Epifani, Ferranti, Fico, Fioroni, Gregorio Fontana, Fontanelli, Garofani, Gelli, Giancarlo Giorgetti, Giorgis, Gozi, La Russa, Laforgia, Locatelli, Losacco, Lupi, Madia, Manciulli, Marazziti, Marcon, Migliore, Palladino, Pes, Piepoli, Pisicchio, Portas, Ravetto, Rondini, Rosato, Domenico Rossi, Rughetti, Sanga, Sani, Schullian, Tabacci, Valeria Valente e Vignali sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
I deputati in missione sono complessivamente centodue, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,34).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento. Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 9,55.
Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Toninelli ed altri; Giachetti; Pisicchio; Lauricella; Locatelli ed altri; Orfini; Speranza; Menorello ed altri; Lupi e Misuraca; Vargiu e Matarrese; Nicoletti ed altri; Parisi e Abrignani; Dellai ed altri; Lauricella; Cuperlo; Toninelli ed altri; Rigoni; Martella; Invernizzi ed altri; Valiante ed altri; Turco ed altri; Marco Meloni; La Russa ed altri; D'Attorre ed altri; Quaranta; Menorello ed altri; Brunetta ed altri; Lupi e Misuraca; Costantino ed altri; Pisicchio; Fragomeli ed altri: Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica, nonché delega al Governo per la rideterminazione dei collegi elettorali uninominali (A.C. 2352-2690-3223-3385-3986-4068-4088-4092-4128-4142-4166-4177-4182-4183-4240-4262-4265-4272-4273-4281-4284-4287-4309-4318-4323-4326-4327-4330-4331-4333-4363-A).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge n. 2352-2690-3223-3385-3986-4068-4088-4092-4128-4142-4166-4177-4182-4183-4240-4262-4265-4272-4273-4281-4284-4287-4309-4318-4323-4326-4327-4330-4331-4333-4363-A: Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica, nonché delega al Governo per la rideterminazione dei collegi elettorali uninominali.
Ricordo che, nella seduta di ieri, è stato da ultimo respinto l'emendamento Menorello 1.493.
(Ripresa esame dell'articolo 1 – A.C. 2352-A ed abbinate)
PRESIDENTE. Riprendiamo quindi l'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A).
Ha chiesto di intervenire per una integrazione del parere il relatore per la maggioranza, deputato Fiano. Ne ha facoltà.
Colleghi, scusate, stiamo riprendendo la discussione; è possibile abbassare il tono della voce?
EMANUELE FIANO, Relatore per la maggioranza. Grazie, Presidente. Nel fascicolo 2 degli emendamenti, quindi il fascicolo che abbiamo oggi, risulta correttamente riferito all'articolo 1 l'emendamento Distaso 1.687, a pagina 9, in materia di collegi elettorali, che nel fascicolo numero 1 era invece collocato all'articolo 3 e numerato come 3.460. Su tale proposta emendativa, sulla quale quindi lei evidentemente ieri non ha ottenuto il nostro parere, perché era riferito ad un altro volume, così come sugli altri emendamenti volti a sopprimere le tabelle relative ai collegi di Camera e Senato, il parere mio e della Commissione è un invito al ritiro ovvero contrario. Proceduralmente giudichi lei se questo necessita di una convocazione del Comitato dei nove oppure questa comunicazione posso farla qui direttamente all'Aula.
PRESIDENTE. Va bene. Lei mi ha dato adesso il parere. Chiedo ai relatori di minoranza di esprimere anch'essi il parere. Cominciamo, deputato La Russa.
IGNAZIO LA RUSSA, Relatore di minoranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Deputato Distaso, dov'è? Non va al banco del Comitato? Non c'è posto? Ma lei ha titolo di stare al tavolo del Comitato dei nove. Per favore, può accomodarsi al banco del Comitato dei nove? Intanto vado avanti con gli altri. Deputato Gigli.
GIAN LUIGI GIGLI, Relatore di minoranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Turco?
TANCREDI TURCO, Relatore di minoranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Deputato Quaranta?
STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Scusate, i relatori devono avere il posto al Comitato dei nove. Allora, mi dà il parere?
ANTONIO DISTASO, Relatore di minoranza. Sì, Presidente, però, dato che siamo colleghi, io non accetto di essere ripreso come a scuola. Abbia pazienza. Io ho trovato il posto occupato e sto al mio posto, per un fatto di garbo istituzionale. Quindi, a essere ripreso proprio non ci sto!
PRESIDENTE. No, allora, lei non è ripreso, sono i colleghi, che non sono relatori, che devono cortesemente capire che i relatori...
ANTONIO DISTASO, Relatore di minoranza. Ma lei sta riprendendo altri colleghi, non me...
PRESIDENTE. Non sto riprendendo lei! L'avevo invitata ad andare al banco del Comitato dei nove perché lei sa che così funziona.
ANTONIO DISTASO, Relatore di minoranza. ...non posso mettermi in braccio a un collega!
PRESIDENTE. Adesso invito i colleghi che non sono relatori a consentire a lei, deputato Distaso, di sedersi al banco del Comitato dei nove. È possibile fare questo? È possibile consentire al relatore di stare al banco del Comitato dei nove? Allora, vorrei esortare i colleghi non relatori a consentire al relatore Distaso di prendere posto, non voglio mettermi nella condizione di fare nomi. Lo so, però questa è la situazione, vediamo se riusciamo a consentire al collega Distaso di sedersi al banco del Comitato dei nove. Grazie, molto gentile!
Mi dà il parere, deputato?
ANTONIO DISTASO, Relatore di minoranza. Favorevole.
GIANPIERO BOCCI, Sottosegretario di Stato per l'Interno. Presidente, il Governo si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Passiamo, dunque, alla votazione dall'emendamento La Russa 1.854, su cui c'è un invito al ritiro o parere contrario del relatore per la maggioranza, parere favorevole dei relatori La Russa, Distaso e Gigli, e parere contrario del deputato Turco.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato La Russa. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. La ringrazio, Presidente. Vede, Presidente, questo emendamento non so che chance abbia di essere approvato, vista l'Aula probabilmente poche, ma è un emendamento che cerca di riassumere alcuni dei concetti che noi avremmo voluto fossero presenti in questa legge. Lo spiego in pochissimi secondi: l'emendamento prevede 100 collegi uninominali maggioritari, nei quali, cioè, chi vince è deputato, è senatore, e i voti di chi non ha vinto non vengono utilizzati ai fini dell'attribuzione di altri seggi; dunque, 100 seggi alla Camera, gli altri 500 e rotti vengono attribuiti con la quota proporzionale, cioè proporzionalmente ai voti, con le preferenze.
Come vedete, è uno schema molto semplice, che consentirebbe, da un lato, nei cento collegi uninominali, di potere anche far capire ai cittadini quali sono le possibili alleanze, perché è chiaro che in un collegio uninominale, in cui l'attribuzione non avviene proporzionalmente ma in base a chi vince, si determinerebbero alleanze e convergenze sui singoli candidati, che darebbero ai cittadini un orientamento anche per il voto sul proporzionale. Con lo stesso voto si voterebbe, come voi avete scritto nella legge che stiamo discutendo, anche per i restanti seggi, più di 500 alla Camera, e per sceglierli, essendo cento collegi grandi, avremmo la possibilità di usare le preferenze.
Avete poi questa idiosincrasia per le preferenze? Il relatore potrebbe riformulare l'emendamento, inserendo il primo bloccato come era nell'Italicum. Noi vorremmo tutte preferenze, ma capiremmo la smania di alcuni partiti di essere certi che alcuni siano eletti.
Ci sembra un emendamento, che non so se verrà approvato - temo di no -, che possa essere il manifesto di quello che noi pensiamo sia giusto per i cittadini italiani, cioè la possibilità, da un lato, di scegliere sul territorio, senza vincoli proporzionalisti, il miglior candidato possibile a rappresentare quel territorio e, dall'altro lato, col territorio diviso in cento collegi, tanti quanti ne avete disegnati con l'Italicum, per cui non ci sarebbe più un problema di collegi che mi pare che qualche problema in seno alla neo maggioranza stia creando, cento di qua e cento di là, già disegnati, ebbene, in questi cento collegi, dove, grossomodo, verrebbero eletti mediamente da quattro a sei deputati, con le preferenze, se il relatore volesse, lo riformula col capolista bloccato.
Potete bocciarlo adesso, questo emendamento, ma non si dica che non è stato chiarito il suo significato e il nostro desiderio di dare un apporto costruttivo a questo processo formativo di una legge che dovrebbe tenere conto delle posizioni di tutti.
TANCREDI TURCO, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
TANCREDI TURCO, Relatore di minoranza. Grazie, Presidente. È un emendamento che non ci convince del tutto, perché riduce i collegi uninominali da 225 a 100, però, visto che comunque introduce anche le preferenze, cambio il parere da contrario a favorevole.
PRESIDENTE. Da contrario a favorevole, quindi i pareri dei relatori di minoranza sono tutti favorevoli.
Nessun altro chiedendo di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.854 La Russa.
Passiamo agli identici emendamenti 1.512 Fraccaro e 1.535 Biancofiore, su cui c'è un invito al ritiro o parere contrario del relatore per la maggioranza, favorevole del relatore La Russa e su cui si rimettono all'Aula gli altri tre relatori di minoranza.
Se nessuno chiede di intervenire... Scusi, vedo il deputato Lattuca che mi fa dei cenni, non la sento, cosa vuole dirmi? Deputata Biancofiore, lei vuole intervenire? Guardi, se qualcuno mi fa dei cenni, lei capisce bene che... Quindi, non c'è da essere impazienti.
Prego, deputata Biancofiore, ha facoltà di intervenire per dichiarazione di voto.
MICHAELA BIANCOFIORE. Grazie, Presidente. Non so da dove iniziare, però, vorrei, veramente, un attimo di attenzione, da parte dell'Aula, se per una volta fosse possibile, perché con questa legge elettorale stiamo facendo il funerale ad una regione, la regione Trentino-Alto Adige Südtirol, una regione che è costata parecchie morti all'Italia.
Il nostro Tricolore, bianco, rosso e verde, miei cari amici, si basa sul verde dei nostri boschi, sul bianco delle nostre montagne e sul rosso del sangue versato durante la prima e la seconda guerra mondiale. L'Alto Adige è costato molti morti italiani, molti morti veneti, molti morti lombardi, molti morti di tutto il resto del Paese.
Io capisco che non interessi l'Aula, Presidente; ma sarebbe bene, visto che l'argomento è importante, che lei la richiamasse, perché, vede, se qualcuno ci vedesse dall'esterno, se ci vedesse un marziano direbbe: che strano Paese è l'Italia - lo sappiamo -, ma soprattutto che strano questo Parlamento, perché è un Parlamento suicida, innanzitutto, ma soprattutto è un Parlamento che si beffa di se stesso. Infatti, sta andando in onda una legge elettorale che si chiama “Tedescum”: è giusto, amici, o mi sbaglio io? Ebbene, non è valida per la maggioranza tedesca del Trentino-Alto Adige, perché è la maggioranza tedesca in terra italiana.
Veramente è uno strano Paese; mi rivolgo, soprattutto, agli amici del PD, ma anche ai miei di Forza Italia, della Lega, del MoVimento 5 Stelle, cioè ai partiti - quindi l'80 per cento del Parlamento - che stanno appoggiando inderogabilmente, con un patto mai visto in passato, una legge elettorale con la quale chiediamo ai piccoli partiti di superare il 5 per cento. Benissimo, peccato che solo in Trentino-Alto Adige un partito con lo 0,043 per cento, cioè pari a 132.000 voti, non avrà bisogno di superare la soglia; avrà assicurati da oggi - lo ripeto, da oggi -, nomi già scritti - quindi, viva la democrazia! - dieci parlamentari tra Camera e Senato. Vi sembra una cosa possibile, vi sembra, soprattutto, costituzionale?
Il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale hanno chiesto omogeneizzazione dei sistemi elettorali e cosa significa questo? Che non ci può essere una terra diversa dalle altre, che non ci può essere, in Italia, una terra che è completamente avulsa dal sistema Italia, perché questo Parlamento non capisce o non vuole capire e loro giocano sul fatto che voi non capiate o non vogliate capire. C'è chi capisce e viene invitato a fare le vacanze in Alto Adige - tanto per essere chiari, magari, anche gratuitamente -, e c'è chi non capisce - e io cerco di spiegarglielo da vent'anni - che cosa succede in quella terra, che sta andando in onda la secessione.
Ma, vedete, io voglio fare un plauso alla Südtiroler Volkspartei; non sono loro il problema, siamo noi, da destra a sinistra, che da cinquant'anni ci facciamo prendere in giro da quel partito politico. Quelli sì che curano gli interessi della loro gente, che è la minoranza tedesca nel resto d'Italia, che però è maggioranza in terra altoatesina. Loro, sì; siamo noi che non curiamo gli interessi degli italiani; a voi non ve ne frega niente dei 100.000 italiani che sono là, ma, almeno, spero che vi interessiate del nostro sistema Italia.
Non è possibile, amici, che passi, in questo Parlamento, anche il concetto che ci siano i collegi uninominali alla Camera e al Senato solo per il Trentino-Alto Adige. Stiamo parlando di un sistema proporzionale; ebbene, il maggioritario va in onda solo in Trentino-Alto Adige, con una legge diversa che è il “Mattarellum taroccum”, come l'ho soprannominato io, in una terra dove, da statuto, c'è la proporzionale etnica, cioè noi siamo censiti come le mucche, noi siamo censiti come le mucche! La misura 111 del pacchetto, che loro hanno usato in maniera assolutamente inesatta, fa in modo che si dovrebbero rappresentare le popolazioni etniche in proporzione e, invece, va in onda il maggioritario!
Noi stiamo affossando qualsiasi possibilità, sappiatelo, che vengano elette le opposizioni tedesche e italiane in Trentino Alto Adige. Oggi la Südtiroler Volkspartei ha un patto con il PD, domani lo avrà con qualunque altra coalizione, amici del PD, perché loro sono tradizionalmente, e amano dirlo, blockfrei, ma io sono orgogliosa del loro lavoro, voglio fargli un applauso, perché sono veramente straordinari, perché voi, veramente, continuate a non capire che cosa succede in quella terra.
MICHAELA BIANCOFIORE. Lo ribadisco, se poi fuori ci prendono in giro, se pensate di voler recuperare la credibilità, non potete votare una legge elettorale che cancella il Trentino Alto Adige e cancella la democrazia in Trentino Alto Adige. Affido al vostro buon cuore quello che sta succedendo in quest'Aula (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fraccaro. Ne ha facoltà.
RICCARDO FRACCARO. Grazie, Presidente. Ho l'impressione che questo emendamento sia largamente condiviso da quest'Aula, ma ci sia la paura di approvarlo, perché potrebbe far saltare un accordo. Io non posso pensare che applicare la legge elettorale che stiamo discutendo oggi a tutto il territorio italiano possa far saltare l'accordo sulla stessa legge elettorale. Non credo sia possibile, perché sarebbe assurdo, perché di questo stiamo parlando; noi oggi stiamo discutendo, cercando di emendare e modificare, ma stiamo discutendo una legge elettorale proporzionale per l'Italia, per il Paese Italia e, quindi, uno si aspetterebbe che questa legge letterale fosse applicabile dalla Liguria al Friuli, dalla Sicilia all'Alto Adige. Invece, non è così, questa legge elettorale si ferma in Veneto, si ferma a Borghetto; a Borghetto c'è un muro, al di là del quale questa legge elettorale non va. È come se il Trentino Alto Adige non fosse quasi Italia. Ora, io penso, anzi, sono orgoglioso del fatto che il Trentino Alto Adige sia Italia e, proprio per questo, penso che dovremmo capire come mai una legge elettorale che dà dei diritti agli italiani nell'esercizio del loro voto sia diversa per una piccola area del nostro territorio italiano.
Ora, quali sono le ragioni che possono fondare questa diversità? Me lo chiedo e ve lo chiedo. Forse l'esigenza di tutelare l'autonomia? Autonomia in cui credo profondamente? No, non può essere questa la ragione, perché altrimenti questa diversità sarebbe applicata anche alle altre regioni autonome, perché non c'è solo il Trentino Alto Adige autonomo. Un'altra ragione potrebbe essere l'esigenza di tutelare le autonomie, le autonomie linguistiche, le minoranze linguistiche, però, Presidente, tutti i costituzionalisti e il buon senso ci hanno detto che non è la specialità della legge elettorale che permette di tutelare le minoranze linguistiche, ma altri correttivi che già ci sono; anzi questa legge elettorale, che è maggioritaria, può gravare, può rendere meno facile alle minoranze linguistiche, che non siano quella tedesca, come i ladini, accedere alla possibilità di avere un rappresentante autonomo e indipendente in Parlamento.
Allora, se non sono queste le ragioni, l'unica ragione plausibile, ed è sotto gli occhi di tutti, è che questa differenza sia legata ad un accordo politico, un accordo politico preelettorale, un accordo politico che prevede, da diversi decenni, un fatto molto chiaro: la possibilità della SVP di avere una sovra rappresentanza a livello locale, in cambio di un appoggio incondizionato nei confronti del PD, qualunque sia l'esito delle elezioni. Questo accordo è un accordo di poltrone che io non credo possa essere accettato da quest'Aula, perché non può giustificare la concessione di diritti elettorali diversi per il Trentino Alto Adige rispetto al resto d'Italia; anzi, è un accordo che svilisce l'autonomia, perché se fai un accordo sulle poltrone e se crei una differenza di trattamento basandoti sulla poltrona e non sull'esigenza di tutelare un territorio, perché differente, svilisci quel territorio e le sue peculiarità. Dicevo di un'alleanza SVP e PD, perché mentre su tutto il territorio italiano noi stiamo facendo una legge proporzionale che evita le coalizioni, in Trentino Alto Adige ci sarà una legge elettorale maggioritaria che favorisce le coalizioni e come le favorisce, come le stimola, come le propone? Addirittura prevedendo, in caso di coalizione, una deroga alla quota di genere. In questo Parlamento tutti applaudono al fatto che abbiamo inserito le quote di genere, cosa che io non faccio, perché credo che sia ipocrita il fatto di tutelare la donna con le quote di genere. Questo Parlamento si vanta delle quote di genere, poi, per il Trentino-Alto Adige, introduce le coalizioni e, quando uno va in coalizione in Trentino-Alto Adige, non ha più il dovere di seguire le quote di genere. Quindi, la differenza è questa: per gli italiani, per il resto dell'Italia, legge elettorale proporzionale, senza coalizioni, con le quote di genere; in Trentino-Alto Adige, maggioritario, con le coalizioni e senza quote di genere. L'esatto opposto! Ditemi se questa è Italia, perché se non è Italia ed è Austria applichiamo il metodo elettorale austriaco. Se è Svizzera, abbiamo già la democrazia diretta e quindi siamo a posto, in Trentino-Alto Adige. Presidente, la verità è che per il Trentino-Alto Adige c'è una legge Acerbo che consente a una coalizione con il 40 per cento a livello regionale di avere l'80 per cento dei seggi. Questa è una vera legge Acerbo, è una legge che viola il diritto di essere rappresentati dalle forze di opposizione, ed incostituzionale, a mio avviso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Kronbichler. Ne ha facoltà. Prego i colleghi di stare nei tempi.
FLORIAN KRONBICHLER. Signora Presidente, fare una legge unitaria per tutti non lo ritengo un dovere naturale, quindi non mi scandalizza che, per situazioni speciali, ci siano anche regolamentazioni speciali. Detto questo, anch'io, come chi mi ha preceduto, sostengo che, con questi nostri emendamenti, si cerchi di rimediare minimamente al vantaggio del partito cosiddetto di raccolta etnica, SVP, introducendo un piccolo ostacolo, o meglio rimuovendo il trampolino che permetterebbe a quel partito nella provincia di Bolzano/Südtirol il monopolio della rappresentanza parlamentare appunto per tutto il territorio. Già fu concesso alla SVP, con il presente disegno di legge elettorale, un trattamento tutto suo (Mattarellum e dentro questo tedeschellum o germanicum), e come non bastasse ora si elimina anche il minimo rischio - il minimo rischio! - che una forza di opposizione possa ottenere un seggio nel futuro Parlamento, in questo Parlamento, come me, primo eletto nella storia della Repubblica al di fuori della Südtiroler Volkspartei, che è considerato apparentemente un incidente della storia (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista). Per legge, quindi si impedisce che si entri in un futuro Parlamento. Essendo la circoscrizione di Bolzano divisa in quattro collegi uninominali, questi, per tradizione, e ora per diritto, vanno alla Südtiroler Volkspartei. Il terzo è tutto con la scusa o meglio la furberia motivata con il fatto che, senza questa divisione in piccoli collegi, non entrerebbe nessuno italiano al Parlamento italiano. Riusciranno, sì, ad eleggere un italiano, anche in futuro, nella provincia di Bolzano, però sarà sempre un italiano per grazia ricevuta dalla Südtiroler Volkspartei, quindi eletto dalla Südtiroler Volkspartei, quindi un italiano che, a lungo andare, è visto dai propri come un italiano venduto. E questo contribuisce molto a questo grave male che mette a rischio la pacifica convivenza, che è questo disagio degli italiani nella nostra provincia. Questa legge porta in quella direzione, e noi ci opponiamo, sostenendo anche questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista).
FABIO RAMPELLI. Presidente, intervengo intanto per sottoscrivere l'emendamento da parte dell'intero gruppo di Fratelli d'Italia (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente), per aderire interamente ai due interventi che ho ascoltato, quello della collega Biancofiore, in modo particolare, che da sempre si batte su questa materia, ma anche alle considerazioni e alle riflessioni che provenivano dal MoVimento 5 Stelle.
Penso che intanto vada sottolineata la sensibilità comune di tanti deputati rispetto al riconoscimento dell'autonomia, che è una cosa seria, che significa sottolineare le diversità, dare tutti gli agi possibili, con la legislazione ordinaria, alle cosiddette minoranze, però bisogna fare attenzione, perché la legge elettorale, se predilige alcune comunità e ne penalizza altre, compie un atto che, probabilmente, dal nostro punto di vista, è anche incostituzionale e lo abbiamo detto tante volte. Ma certamente è una disparità di trattamento odiosa che gli italiani del Trentino-Alto Adige non meritano, pur essendo stati ed essendo tuttora sottoposti a delle discriminazioni.
È vero che esiste una minoranza tedesca in Italia, ma è vero che esiste una minoranza italiana in Alto Adige, quindi comunque dobbiamo anche immaginare di modificare il nostro approccio con la materia, perché altrimenti gli italiani in Alto Adige, di qui a trent'anni, non ci saranno più.
Del resto, chiedo scusa a tutti i colleghi, ma noi abbiamo anche delle altre regioni a statuto speciale, che non vengono trattate allo stesso modo; certo, sono di natura diversa, ma all'origine erano molto simili al Trentino-Alto Adige e all'Alto Adige, in particolare. Ci sono stati dei processi di integrazione su cui hanno lavorato i padri costituenti e poi i Parlamenti che si sono susseguiti, riuscendo a ricucire la ferita, e adesso in Sicilia e in Sardegna ci sono i cittadini sardi e i cittadini siciliani con le loro origini, le loro identità, le loro caratteristiche, le loro tradizioni, la loro cultura di riferimento, il loro orgoglio, ma sono cittadini italiani e penso che questo processo di integrazione debba essere favorito da un Parlamento.
Che cosa c'entra fare una legge elettorale adhoc per la minoranza tedesca italiana, cioè per la maggioranza tedesca in Alto Adige, contro la minoranza italiana? Qual è il punto di caduta di un provvedimento di questo tipo? Penso che possa portare tutto il male possibile ed è l'unica giustificazione che possa davvero richiamare un modello tedesco, perché, se questa legge elettorale, che vi siete inventati, si vuole riferire al modello tedesco, ha solo questa giustificazione: è una legge tagliata su misura per favorire, contro gli italiani dell'Alto Adige, la minoranza tedesca, che però è maggioranza in Alto Adige.
Quindi, chiediamo di sostenere questo emendamento della collega Biancofiore, che sottoscriviamo con questo intervento, nella speranza che finalmente si possa fare giustizia, lavorare su tutti gli altri provvedimenti ordinari per garantire che l'autonomia, l'identità, le tradizioni e la cultura tedesca vengano salvaguardati, ma tenere, da un punto di vista della legge elettorale, un comportamento esattamente eguale, che non crei discriminazioni nei confronti di nessuno e, se permettete, tanto meno nei confronti degli italiani dell'Alto Adige (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale).
MASSIMO ENRICO CORSARO. Presidente, intervengo solo un minuto per dire che personalmente, insieme a tutta la delegazione dei Conservatori e Riformisti, chiediamo che vengano aggiunte le nostre firme alla proposta emendativa firmata dalla collega Biancofiore, di cui condividiamo totalmente il contenuto e le motivazioni che la collega ha voluto esprimere questa mattina in Aula, di fronte a una drammatica vexataquaestio che, nel corso degli anni e dei decenni, ha trasformato quella che doveva essere giustamente una tutela nei confronti delle minoranze, intese come una parte piccola rispetto alla platea nazionale, in una regolamentazione usurpatrice che le minoranze - perché la nostra ottica deve continuare, quindi quelle continuano ad essere minoranze - esercitano nei confronti dei padroni di casa, che - si mettano il cuore in pace i signori di matrice tedesca del Trentino - in Italia continuano ad essere gli italiani.
Quindi, voteremo favorevolmente su questa proposta emendativa, auspicando che ci possa essere una presa di coscienza da parte di quanti potrebbero probabilmente fare a meno di cercare di fare patti più o meno sotto banco, per assicurarsi quei 3 o 4 voti che magari in qualche occasione passata sono stati necessari e sufficienti per tenere in piedi un Governo traballante, ma che, in ragione di una legge elettorale che non darà ad alcun Governo la possibilità di avere i numeri di maggioranza, potrebbe anche far prevalere il buonsenso sulla convenienza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti).
LORENZO DELLAI. Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere un voto negativo su questo e sugli altri analoghi emendamenti e per dire una parola, invece, favorevole su questo punto rispetto al testo uscito dalla Commissione.
Io penso che ci sia un filo conduttore che parte dalla Conferenza di pace del 1946 di Parigi e si snoda per tutte le vicende istituzionali e parlamentari dei decenni della nostra storia repubblicana. Questo filo conduttore, rispetto al tema della nostra regione e dell'Alto Adige, in particolare, è stato caratterizzato da una particolare attenzione, vorrei dire da una particolare prudenza, degli statisti italiani che si sono succeduti - cito fra tutti e, in primo luogo, Aldo Moro -, che hanno saputo cogliere non solo la peculiarità, ma anche la delicatezza della situazione di questa parte del nostro Paese, ma vorrei dire in particolare di questa parte d'Europa. L'atteggiamento di prudenza, di comprensione, di mediazione, di compromesso, di rifiuto di ogni tendenza nazionalista è stato ciò che ha consentito a questa parte d'Italia e d'Europa di evitare la strada dello scontro e di diventare, invece, un esempio, certo problematico, ma altrettanto certamente importante, di convivenza e di pace.
Questo filo conduttore, che non a caso è stato interpretato da statisti di altissimo profilo, ha evitato soluzioni di conflitto, soluzioni nazionalistiche, anche nei momenti più duri, anche nei momenti violenti di scontro in questa parte del nostro Paese e di Europa. A me pare che alcuni accenni che ho sentito oggi, ma che ho sentito anche in altre circostanze in quest'Aula, siano quasi una sorta di deragliamento rispetto a questo filo conduttore. Questo preoccupa non poco sia dal punto di vista nazionale, che dal punto di vista locale.
In questo filo conduttore di prudenza, di equilibrio, di compromesso e di comprensione della particolarità della situazione nella nostra regione, si colloca anche la prospettiva di un particolare regime nel sistema elettorale per il Parlamento, che non è un modo per privilegiare alcuni rispetto ad altri, ma è semplicemente, nel quadro della cornice delle regole della nostra Repubblica, il riconoscimento di una situazione di peculiarità.
Certo, ci sono problemi tra i gruppi linguistici, certamente, come sempre accade, ma io vi assicuro la mia personale valutazione è che italiani, tedeschi e ladini, nella provincia di Bolzano, non hanno alcun bisogno di una sorta di tutela nazionalistica che qualcuno qui si incarica di fare; sanno attraverso quali meccanismi, anche attraverso la riforma dello statuto, superare questi problemi e riproporre, anche nel nuovo assetto di questi tempi, questa logica della condivisione.
In questo quadro, il sistema elettorale che la Commissione propone è in realtà un compromesso nobile, positivo, fra l'istanza della rappresentanza politica e l'istanza della rappresentanza dei gruppi linguistici. Potrà essere migliorabile? Certamente sì, ma è una strada, io credo, di grande equilibrio, di grande saggezza, che va assolutamente mantenuta.
Del resto - e concludo -, già nelle elezioni del 2013, che hanno portato alla composizione di questo Parlamento, noi nella nostra regione abbiamo votato con un sistema diverso: il Senato è stato eletto anche nel 2013 sulla base di collegi uninominali. Non si è creato nessuno scandalo, semplicemente il sistema ha saputo intelligentemente riconoscere una peculiarità.
Quali forze siano poi nel campo italiano le beneficiarie di questo sistema dipende dalla volontà degli elettori e certamente non da una congettura della legge elettorale, anzi mi verrebbe da dire che se si confermano nel campo avverso al centrosinistra le leadership che abbiamo sentito anche oggi, questo semmai per il centrosinistra autonomista di Trento e di Bolzano è una sorta di assicurazione sulla vita, ma questo non c'entra, questo riguarda il dibattito politico.
Vorrei, infine, concludere, dicendo che non è affatto vero che la norma proposta dalla Commissione non prevede nella regione Trentino Alto Adige l'equilibrio di genere. Non è affatto vero, c'è stato un emendamento che ha riproposto, certo applicato al particolare sistema che la legge elettorale prevede, anche questo principio.
Dunque, per tutte queste ragioni, che vanno molto al di là della scadenza elettorale e delle congetture elettorali, che si richiamano a una storia di equilibrio e di saggezza che lo Stato italiano ha saputo mettere in campo per la nostra regione, io annuncio il voto contrario a questo emendamento e invito i colleghi a fare altrettanto (Applausi dei deputati del gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Capelli. Ne ha facoltà.
ROBERTO CAPELLI. Grazie, signora Presidente. Dunque io voterò contro gli emendamenti proposti e in questo caso, come ha ben detto il mio capogruppo, sosterremo la linea proposta nella proposta di legge.
Però vorrei approfittare di questa occasione per dire che, riconoscendo la peculiarità dovuta al Trentino Alto Adige, altrettanti emendamenti proposti alla Commissione sul riconoscimento della peculiarità della Sardegna, sono stati rigettati per estraneità di materia o perché non proposti da gruppi di maggioranza. Perché dico questo signora Presidente, perché da tempo in quest'Aula mancano delle rappresentanze. Io appartengo ad un partito e ho aderito ad un partito nazionale, ma devo riconoscere che, nella mia terra, in Sardegna, ci sono delle forze politiche ampiamente rappresentative che mai riuscirebbero a essere presenti in questo Parlamento secondo gli schemi proposti da questa legge elettorale e questo io credo che sia una mancanza di rappresentanza. Per questo io credo che il varco aperto da tempo e consolidato del Trentino Alto Adige vada allargato ad altre realtà come quella sarda, che da tempo si battono per il riconoscimento della lingua, dell'insularità e del diritto alla rappresentanza.
IGNAZIO ABRIGNANI. Grazie, Presidente. Unicamente per dichiarare la nostra condivisione alle dichiarazioni formulate dall'onorevole Biancofiore e pertanto il voto favorevole del gruppo ALA-Scelta Civica su questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Longo. Ne ha facoltà.
PIERO LONGO. Grazie, signora Presidente. Ascoltando il collega Dellai che parla giustamente del rifiuto di ogni tendenza nazionalistica, di delicatezza e di comprensione reciproca, mi è corso alla mente il rifiuto di ogni tendenza nazionalistica posto in essere da cittadini italiani di lingua tedesca quando si minavano stragi nell'Alto Adige; storia passata, ma non dimenticata. Io devo soltanto ricordare che gli elettori dell'Alto Adige sono tutti i cittadini italiani, sono cittadini italiani di lingua italiana, cittadini italiani di lingua tedesca, cittadini italiani di lingua ladina. Sono cittadini che portano le loro esperienze culturali, quelle italiane sono conosciute, quelle ladine anche, quelle tedesche al pari. Non credo però che una debba superare l'altra (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente e Misto-Conservatori e Riformisti).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Gigli. Ne ha facoltà.
GIAN LUIGI GIGLI. Presidente, a titolo personale e nei limiti del minuto, io voterò secondo le indicazioni del mio presidente di gruppo, onorevole Dellai. Voglio tuttavia ricordare come, durante la discussione di questa legge in Commissione, e lo vedremo tra breve anche sicuramente nell'ambito del voto d'Aula, sono state cocciutamente, ostinatamente respinte tutte le proposte volte ad allargare il diritto riconosciuto alla minoranza di lingua tedesca per quanto riguarda altre situazioni di regioni autonome a statuto speciale ed altre minoranze linguistiche: mi riferisco, in particolare, alla regione Friuli-Venezia Giulia, mi riferisco alla minoranza slovena, mi riferisco alla minoranza friulanofona, rispetto alle quali non vi è stata invece alcuna apertura.
PRESIDENTE. Deputato Romele… Deputato Romele, vuole intervenire? Io la sto chiamando. Non vuole intervenire? Bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Brunetta. Ne ha facoltà.
RENATO BRUNETTA. Signora Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario di Forza Italia sull'emendamento 1.535 Biancofiore (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, senza…
RENATO BRUNETTA. La ragione è presto detta: che noi vogliamo la riforma; vogliamo la riforma, vogliamo rispettare la riforma come uscita dalla Commissione affari costituzionali. E, pur con dissensi al nostro interno e con difficoltà al nostro interno, perché riconosciamo le ragioni dell'emendamento Biancofiore, se questo però fa cadere l'intero impianto della riforma, perché viene meno ai patti e viene meno al lavoro fatto in Commissione, noi voteremo contro. Noi pensiamo che questa riforma elettorale sia un passo straordinario in avanti per il nostro Paese, per la governabilità e per la pacificazione; e per questa ragione motivo…
RENATO BRUNETTA. …il nostro voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).
IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, non vorrei parlare a titolo personale. Allora, se vuole, intervengo sul Regolamento. Noi abbiamo espresso dei pareri, prima: abbiamo espresso come relatori di minoranza giustamente, per semplicità di comprensione, dei pareri in sequenza, evitando, per motivi di opportunità, di motivare i singoli pareri. Per cui gradirei che lei affermasse che i tempi a disposizione dei relatori di minoranza per motivare i propri pareri non sono quelli del gruppo. Io vorrei adesso poter motivare perché ho dato parere favorevole a questo emendamento, ma non vorrei pesare sui tempi modesti del mio gruppo.
PRESIDENTE. Allora, la fermo. Come relatore i tempi sarebbero esauriti, quindi lei mi deve chiedere l'estensione di ulteriori tempi aggiuntivi. Anche perché abbiamo gli altri articoli, per cui gli altri articoli avranno anche bisogno di tempi. Per cui lei mi dovrebbe chiedere i tempi aggiuntivi, perché non ne ha più, di tempi.
IGNAZIO LA RUSSA. Come relatore veramente non ho mai parlato, se non per dire favorevole o contrario, favorevole o contrario.
PRESIDENTE. Lo so, però questi sono i tempi del Regolamento.
IGNAZIO LA RUSSA. Sì, sì, ho capito, ma non so come sono stati computati, non c'entra il Regolamento, meccanicamente i tempi, perché dovrebbero solo prendere il secondo che dico…
PRESIDENTE. No, va bene.
IGNAZIO LA RUSSA. Comunque le chiedo dei tempi supplementari come relatore.
PRESIDENTE. D'accordo. Un terzo aggiuntivo, va bene.
IGNAZIO LA RUSSA. In modo da potere, come in questo caso, spiegare il motivo per cui sono estremamente favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. La Presidenza concede il terzo aggiuntivo.
FRANCESCO LAFORGIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
FRANCESCO LAFORGIA. Abbiamo capito in queste ore che più che prestare attenzione alla discussione in Aula dobbiamo sbirciare le agenzie di stampa: siamo costretti a farlo, perché molto sta accadendo fuori da quest'Aula.
Avremmo appreso da un comunicato stampa che il MoVimento 5 Stelle avrebbe deciso di filmare i propri deputati in occasione dei voti a scrutinio segreto. Ora, io non so se sia il caso di scomodare la storia e di ricordare a quest'Aula che fu Benito Mussolini nel 1939 ad abolire il voto segreto per la Camera dei fasci e delle corporazioni (Applausi dei deputati dei gruppi Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista, Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD, Democrazia Solidale-Centro Democratico). Non so se sia il caso, ma io penso che, se questa notizia fosse vera, sarebbe una gravissima violazione della segretezza e dell'autonomia dei parlamentari nell'esercizio della propria funzione e noi le chiederemmo di vigilare (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista).
PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Laforgia. Chi presiede non ha tempo di guardare in tempo reale le agenzie.
MAURIZIO LUPI. Chiedo di parlare.
MAURIZIO LUPI. Anch'io sull'ordine dei lavori e per un richiamo al Regolamento, perché ovviamente c'è l'articolo 49 del Regolamento, che prevede l'introduzione del voto segreto; il Presidente, che ha il compito di tutelare e garantire l'ordinato andamento dei lavori, ha anche il compito di garantire l'attuazione, in questo caso, del voto segreto.
Noi non corriamo dietro alle agenzie, ma, siccome adesso abbiamo chiesto un voto segreto, io le chiedo, formalmente e da un punto di vista di assoluta responsabilità, di garantire d'ora in poi che quanto eventualmente appreso dalle agenzie di stampa o da tutti i siti di informazione che aprono con questa notizia non avvenga in quest'Aula.
Di voti segreti sono piene le cronache parlamentari e anche di tentativi di sviare i voti segreti. Ricordo - c'è qui il Ministro Franceschini, che allora era presidente di gruppo del Partito Democratico - proprio con un voto segreto si introdusse un metodo noto a tutti, il “franceschinellum”: non c'erano ancora le tecnologie così all'avanguardia, non c'era il MoVimento 5 Stelle e quindi tentò ovviamente di controllare tutti i suoi deputati con il metodo delle dita e delle mani.
Ovviamente l'allora Presidente, come era giusto che fosse, garantì che quello non avvenisse e che la libertà dei parlamentari si esprimesse.
Oggi c'è la rete, c'è il gruppo del MoVimento 5 Stelle e si introduce l'elemento del filmato. Io dico ai colleghi Cinquestelle - tra l'altro, citando ovviamente Sannicandro, che ieri ha citato un meraviglioso pezzo di Manzoni - che ci sono due elementi fondamentali, dice il Manzoni, per l'amicizia: uno di questi è avere un amico a cui confidare un segreto; se voi vi togliete anche questa possibilità, a fianco vostro, di confidare il segreto che farete del vostro voto, nel voto ovviamente sarà inutile. Ma addirittura un agente segreto, Mata Hari, disse che il crimine più grosso lo commette chi viola il segreto e quindi chi ovviamente dice il suo segreto.
Detto questo, appelliamoci al Regolamento, appelliamoci a Manzoni, andiamo a Mata Hari, ma una cosa è certa in quest'Aula: il voto segreto è uno strumento fondamentale, lo si rispetti; e il Presidente, ne sono certo, per la sua autorevolezza che ha sempre dimostrato, garantirà che i filmati non possano avvenire (Applausi dei deputati del gruppo Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Blažina. Ne ha facoltà.
TAMARA BLAŽINA. Presidente, io torno al tema trattato già da molti colleghi, quello della rappresentanza delle minoranze linguistiche. Io penso che si tratti di un tema serio, un tema che però, ogni volta che si discute di legge elettorale, non viene preso di petto, come si dice, ma viene sempre a ridosso degli altri aspetti della legge elettorale, e così è successo anche questa volta.
Mi sembra che sarebbe stato opportuno e necessario affrontare questo tema in maniera complessiva, tenendo presente la situazione delle minoranze linguistiche nel nostro Paese. Come sappiamo, ci sono minoranze linguistiche nazionali, che sono tre, cioè quelle che hanno a ridosso un Paese di riferimento: quella francese, quella tedesca, quella slovena del Friuli-Venezia Giulia; e poi ci sono le altre minoranze linguistiche riconosciute e tutelate dalla legge n. 482 del 1992.
A me sembra che, ogni volta che si è parlato di legge elettorale, si è cercato di risolvere i problemi in maniera diversificata oppure nemmeno di risolverli. C'è una disparità di trattamento delle diverse minoranze linguistiche, perciò mi sembrerebbe opportuno che questo tema venga approfondito, tenendo conto che ci sono, anche in uso in altri Paesi europei, diversi modelli che vanno, non dico a garantire, ma almeno a favorire la rappresentanza delle minoranze linguistiche.
Abbiamo il modello europeo, abbiamo il modello delle liste delle minoranze, abbiamo il modello dei collegi. Ci sono tante modalità, che vanno adeguate alle singole situazioni, perché sappiamo che queste sono diverse. C'è la minoranza tedesca, che sappiamo essere maggioranza sul proprio territorio, mentre le altre minoranze, come quella slovena che è veramente minoranza sul proprio territorio, ma è, diciamo, sparpagliata su tre diverse province, per cui anche i modelli che vengono utilizzati possono essere diversi. Ne parleremo, avremo modo di parlarne ulteriormente, quando saranno presentati altri emendamenti.
Quello che voglio sottolineare è il fatto che a questo problema, purtroppo, ci si approccia in maniera sbagliata oppure non ci si approccia. Sarebbe auspicabile perciò trattare il tema in maniera globale, al fine di garantire e dare concreta attuazione al dispositivo dell'articolo 6 della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il presidente Mazziotti Di Celso. Ne ha facoltà. Il suo è un richiamo al Regolamento?
ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Sì Presidente, avevo chiesto la parola prima, quando non mi sono fatto vedere, quando si parlava del tema del voto segreto. Ecco, io sorvolerei sulla coerenza di chi ci ha fatto lavorare, giustamente, sulla proposta di legge sulle elezioni trasparenti, per evitare la foto della scheda, per studiare come si fanno le cabine, per studiare come rendere trasparente il voto e poi vuole controllare il voto dei parlamentari. Non è che ci sia una grande coerenza. Ti fa pensare che, se mai il MoVimento 5 Stelle avrà una maggioranza, passerà una legge per la trasparenza anche del voto in cabina magari, per essere sicuri di cosa votano gli elettori (Applausi dei deputati dei gruppi Civici e Innovatori, Democrazia Solidale-Centro Democratico e Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista).
Detto questo, Presidente, siccome sappiamo tutti che quello che è stato scritto sulle agenzie accadrà, perché spesso è accaduto in Commissione, in Aula, che i rappresentati del MoVimento 5 Stelle abbiano ripreso le sedute, la soluzione è molto semplice, è fastidiosa, ma è molto semplice: basta che, per il breve tempo in cui siamo in Aula, oggi e domani, tutti non abbiano qui i telefonini e gli iPad (Applausi dei deputati dei gruppi Civici e Innovatori, Democrazia Solidale-Centro Democratico, Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista).
Io credo che sarebbe molto semplice, magari l'Aula starebbe a sentire quello che succede; altrimenti, succederà, Presidente. Non esiste alcun dubbio che sarà ripreso tutto.
Io mi rendo conto di essere molto impopolare, ma, siccome non credo che si possano mettere i commessi a controllare, questa mi sembra l'unica soluzione fattibile e logica, anche se capisco sembri eretica in un Parlamento dove soprattutto un pezzo del Parlamento è eterodiretto via telefono. Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi Civici e Innovatori eDemocrazia Solidale-Centro Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Quaranta. Ne ha facoltà.
STEFANO QUARANTA. Grazie, Presidente. Io vorrei ricordare ai deputati dei gruppi di Forza Italia e del MoVimento 5 Stelle che, in occasione della riforma costituzionale, noi denunciammo l'impossibilità di discutere in quest'Aula nel merito della riforma e di migliorarla. Ora noi stiamo discutendo della legge elettorale, che è la legge che più si avvicina ad una legge di dignità costituzionale, e abbiamo scoperto in questi minuti - questo a causa del patto scellerato tra MoVimento 5 Stelle, Forza Italia e Partito Democratico - che Forza Italia vota contro un suo emendamento e che il MoVimento 5 Stelle controlla il voto segreto dei suoi deputati.
Lasciamo poi stare il Partito Democratico, che - diciamo - ha venduto le sue posizioni politiche al segretario Renzi per consentirgli di votare domani ed è passato dall'Italicum ipermaggioritario a questa specie di sistema proporzionale alla tedesca, che tedesco non è - nessuno capisce bene cosa sia -, ma pur di andare a votare qualunque schifezza in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato La Russa. È un richiamo al Regolamento? Non ho capito.
IGNAZIO LA RUSSA. È un richiamo al Regolamento. Mi inserisco nel minidibattito sul voto segreto per dire che, certo, ciascuno ha le proprie ragioni, quando si tratta di voto segreto, io non scomoderei la storia e andrei alla cronaca - e andrei alla cronaca! - per dire che c'è un'Agenzia questa mattina dell'ottimo capogruppo Rosato che dice “non si può più fare di controllare il voto segreto, si poteva fare quando tecnicamente bisognava premere con un dito a lungo il pulsante, allora noi del PD - aggiungo io, perché ce lo ricordiamo - l'abbiamo fatto questo controllo. Adesso voi di 5 Stelle, siccome siete brutti, neri e cattivi, non potete farlo. O tutti o nessuno (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale e Misto-Conservatori e Riformisti)!
ROCCO PALESE. Signora Presidente, io sono alla prima legislatura, come tanti qui, e io penso che questa situazione che riguarda questa discussione inutile e dannosa per la credibilità di quest'Aula sul voto segreto come, dove e quando, sarebbe ora pure di finirla, perché quando c'è stato il Porcellum, per esempio, fu inventato il voto obbligatorio col dito medio, così come, spesso e ben volentieri, quando c'è stato chi doveva votare bianco, con la cabina con voto all'interno, per designare persone e quant'altro, c'era chi vigilava che stessero mezzo secondo lì all'interno. Quindi, di che cosa parliamo? Parliamo di cose inutili e soprattutto questa è una discussione che riguarda tanta attenzione sulla legge elettorale. Poi non ci lamentiamo, se l'antipolitica o quant'altro cresce, giorno dopo giorno, perché, per esempio, sui problemi che riguardano il lavoro dei giovani, l'occupazione, qui in discussione ci sono zero presenze e spesso e ben volentieri nessun tipo di attenzione. Grazie.
PRESIDENTE. Bene, questo era l'ultimo intervento. Io devo delle risposte. La risposta è semplice - la risposta è semplice! -, la Presidenza deve garantire la segretezza, presidente Lupi, e la Presidenza garantisce la segretezza attraverso il sistema elettronico. Questo mi sembra il sistema più adeguato per la Presidenza. Poi c'è il Regolamento e il Regolamento vieta di fare riprese in Aula. Ma non si può chiedere alla Presidenza di andare a vigilare deputato o deputata personalmente se la ripresa viene fatta o no. Io posso invitare i questori (Commentidel deputato Zaccagnini)… No, no, deputato Zaccagnini, non così! Io posso invitare i questori a vigilare perché ci sia correttezza. Dopodiché, c'è la responsabilità del singolo, c'è la responsabilità dell'individuo e su questo io mi appello ai colleghi e alle colleghe deputate, mi appello a loro perché il Regolamento venga rispettato e, nel dire questo, dico che non vengano fatte le riprese in Aula. Poi, è nella facoltà dell'individuo decidere se rendere noto o non rendere noto, non può essere la Presidenza. Lei lo sa bene, presidente Lupi, anche in passato è stato così e all'epoca non c'erano così tanti telefonini come ce ne sono ora, quindi si capisce che oggi i problemi sono aggiuntivi.
Va bene, a questo punto io avverto che, ai sensi dell'articolo 51, comma 2, del Regolamento, è stata avanzata dai presidenti dei gruppi Alternativa Popolare, Civici e Innovatori richiesta di scrutinio segreto sugli identici emendamenti Fraccaro 1.512 e Biancofiore 1.535. La richiesta può essere accolta.
Deputato Zaccagnini, lei voleva intervenire? Su che cosa vuole intervenire?
ADRIANO ZACCAGNINI. Presidente, sul Regolamento. Se c'è un'anticipazione di quello che verrà fatto, che è una violazione del Regolamento, credo debba garantire l'applicazione del Regolamento.
PRESIDENTE. Di questo ho già parlato.
ADRIANO ZACCAGNINI. Esattamente. Io confido in lei, Presidente, che ciò non avverrà.
PRESIDENTE. Allora, deputato Zaccagnini, ho già detto che ognuno qui si deve assumere le proprie responsabilità, io mi assumo le mie e ognuno si assume le proprie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Avverto che l'emendamento Michele Bordo 1.464, a pagina 8 del fascicolo, è stato ritirato dal presentatore.
Bene, quindi adesso dichiaro aperta la votazione sull'emendamento 1.535, con il parere contrario della Commissione, favorevole del relatore La Russa e su cui si rimettono all'Aula gli altri tre relatori di minoranza.
(Segue la votazione - Commenti - Sul tabellone di voto la votazione non risulta a scrutinio segreto).
No, è a voto segreto! È a voto segreto! È a voto segreto (Sul tabellone di voto la votazione risulta a scrutinio segreto), c'è stato un problema tecnico, avevo già detto che era a voto segreto... allora, va bene, allora colleghi, c'è stato un disguido, il voto è segreto. Di Benedetto, Faenzi, Scotto... va bene, hanno votato tutti? No? Scusate, colleghi, se state in piedi io non vedo se avete votato o no, è possibile chiedervi di sedervi? Allora, a me pare che tutti abbiano votato.
Favorevoli 270, contrari 256.
La Camera approva (Vedi votazione n. 2 – Applausi dei deputati dei gruppi Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista, Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà-Possibile, Civici e Innovatori, Democrazia Solidale-Centro Democratico, Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale e Misto-Conservatori e Riformisti - I deputatidel gruppoMisto-Conservatori e Riformistigridano: Libertà!)
PRESIDENTE. Colleghi... colleghi... possiamo adesso continuare? No, scusate, devo... scusate, colleghi, colleghi, vi invito a consentirci di proseguire i nostri lavori (Proteste del deputato Ciracì)... deputato Ciracì... deputato Ciracì, la richiamo all'ordine!
ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
ETTORE ROSATO. Presidente, quello che è accaduto è chiaro agli occhi di tutti. Abbiamo fatto un lavoro serio in queste settimane, per provare a fare una legge elettorale che venisse condivisa da tutti, dai grandi gruppi parlamentari, un lavoro molto difficile e complicato. Dopodiché, ci siamo trovati di fronte a una richiesta che veniva dal MoVimento 5 Stelle: intervenire su due punti, sulle preferenze e sul voto disgiunto. Oggi il MoVimento 5 Stelle ha dimostrato cosa vale la loro parola: nulla! Nulla! Non vale nulla! Non vale nulla (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico eForza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente - Commentidei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - DeputatidelgruppoPartito Democratico scandiscono: Buffoni!)!
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi! Per favore, colleghi, cerchiamo di continuare con decoro, per favore!
ETTORE ROSATO. Presidente, e lo dice chi, più di altri, si è speso, dicendo che era possibile parlare con un gruppo parlamentare in maniera normale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), pensando che ci potessero essere degli interlocutori che avessero a cuore l'interesse del Paese prima che l'interesse di parte! Questo non è accaduto.
Presidente, io le chiedo di sospendere questa seduta (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)...
ETTORE ROSATO. Presidente, io le chiedo che si sospenda la seduta e, al limite, di mettere in voto la richiesta con un sistema di votazione, piuttosto che con un sistema di coro, per consentire a noi e, immagino, forse anche a qualche altro gruppo di verificare se ci sono le condizioni per proseguire con la discussione sulla legge elettorale o se questa debba essere rimandata in Commissione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Era per un richiamo al Regolamento, deputato? Prego, ne ha facoltà.
Colleghi, per favore! Chiederei attenzione perché il momento è delicato e ho richiesta di parola da parte di diversi colleghi. Prego, deputato Corsaro.
MASSIMO ENRICO CORSARO. Grazie, Presidente. Non mi interessano e non ci interessano le beghe tra gli inciucisti, rispetto alle quali l'unica cosa che chiederemo, di qui ad un attimo, agli uffici della Camera sarà di diffonderci un “Ampex” dell'intervento precedentemente tenuto dal presidente Brunetta, perché ci servirà per fare la campagna elettorale in ogni piazza.
Ma ci interessa, in questo momento, Presidente, rilevare come sia totalmente inaccettabile, rispetto ad ogni tutela della democrazia, quello che è successo in quest'Aula. Abbiamo discusso per mezz'ora sulle modalità di celebrazione del voto segreto, è stata fatta una richiesta esplicita dal presidente Lupi perché questa fosse la modalità con la quale si sarebbe dovuto ottenere il parere dell'Aula...
PRESIDENTE. Colleghi... scusi, deputato Corsaro, chiedo a tutti i colleghi di consentire questo dibattito, per favore! È possibile interrompere discussioni a gruppi in quest'Aula? Colleghi, mi rivolgo a tutti. Colleghi, non mi costringete a sospendere i lavori. Io vorrei continuare questo dibattito con un minimo di rispetto per chi parla.
Presidente Fico, le chiedo, per favore, di collaborare, perché se non riusciamo… grazie, grazie, apprezzo molto. Se no, così, non è possibile andare avanti. Allora, se non si ripristinano le condizioni per poter parlare…
Deputato Corsaro, riproviamoci.
MASSIMO ENRICO CORSARO. Presidente, intendo come se il mio tempo cominciasse adesso, ovviamente.
PRESIDENTE. Lo abbiamo stoppato, per cui non si preoccupi. Prego, continui.
MASSIMO ENRICO CORSARO. Come dicevo, almeno per mezz'ora l'Aula ha dibattuto più che sul tema posto in discussione con l'emendamento della collega Biancofiore sulle modalità con le quali l'Aula si apprestava ad esercitare il proprio voto. Di più, ella, onorevole Presidente, è stata esortata da più parti politiche, a cominciare dalla sua, di provenienza, a vigilare con attenzione perché non venisse, a ciascuno dei componenti di quest'Aula, sottratta la libertà di espressione che il Regolamento, e non il vezzo di qualcuno di noi, ha prescritto potesse e dovesse essergli concessa mediante il ricorso al voto segreto. Quello che è successo all'inizio della votazione, onorevole Presidente, non ha precedenti ed è inaccettabile; non è pensabile che all'esito di mezz'ora di dibattito sulle modalità di celebrazione del voto segreto e sulle modalità di controllo perché non venisse aggirata la segretezza del voto, il tabellone abbia rappresentato palesemente quali fossero le espressioni di voto dei singoli parlamentari, togliendo al singolo parlamentare la democratica e legittima pretesa di poter votare in modo segreto, come è prescritto dal Regolamento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti).
Ora, prima di vedere come andranno avanti gli affaracci sporchi e luridi di questa maggioranza quadripartita che si stava generando su questa porcheria che ci avete sottoposto - affare sporco e lurido di chi l'ha sottoscritta - onorevole Presidente, a noi interessa ritornare alle regole della democrazia. Noi pretendiamo, onorevole Presidente, che, prima di qualunque altro passaggio, lei sia in grado di dirci chi sia stato il responsabile di quello che è successo e che ha reso palese la lettura dei dati sul tabellone e di allontanarlo immediatamente, ora e per sempre, da quella funzione dell'Aula. In difetto, e non lo vorremmo, onorevole Presidente, ci vedremmo costretti a chiedere a lei di rassegnare le dimissioni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Toninelli. Ne ha facoltà.
DANILO TONINELLI. La ringrazio, Presidente. Il Partito Democratico e la maggioranza tutta non devono neanche lontanamente pensare di addebitare la responsabilità al MoVimento 5 Stelle. Il Partito Democratico conta 300 parlamentari in quest'Aula (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). E se c'è qualcuno irresponsabile…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi… Allora, colleghi, per favore, ripristiniamo delle condizioni adeguate in quest'Aula. Vada avanti, vada avanti, deputato Toninelli.
DANILO TONINELLI. Presidente, se c'è una forza politica irresponsabile, questa non è certamente il MoVimento 5 Stelle (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), perché quest'Aula conta una maggioranza abbondantemente superiore, arriva fino a quattrocento parlamentari, e, oggi, una forza politica, il Partito Democratico, sa cosa sta facendo? Perché gli italiani tutti lo devono sapere: questo emendamento era un emendamento di giustizia, perché applica la legge elettorale al Trentino. Cosa volevate fare? Che il Trentino fosse un feudo del Partito Democratico? Il MoVimento 5 Stelle non voterà mai contro norme di giustizia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Voi, se non la volevate, dovevate votare contro, e se non c'è stata la maggioranza, nessuno dica che è colpa del MoVimento 5 Stelle che conta 80 deputati che hanno votato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Quindi, si ritorna al mittente, per il MoVimento 5 Stelle. Caro Partito Democratico, questa legge può andare avanti, il fatto che sia applicata al Trentino va bene! Se dovesse bloccarsi l'iter di questa legge, c'è un unico responsabile che a causa di un accordo fatto con una forza localistica vuole bloccare tutto! Ma stiamo scherzando? Ma stiamo scherzando (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Questa responsabilità ve l'assumerete nei confronti degli italiani e del Presidente della Repubblica. È vostra! Voi non siete in grado di tenere il partito (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), noi abbiamo detto che votavamo a favore e lo abbiamo fatto. Vi dovreste vergognare, non certo dare a noi alcuna responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI. Chiederei alla collega Biancofiore, capisco l'entusiasmo, di permettermi l'intervento. Signora Presidente, mi rivolgo a tutti i colleghi qua in Aula, quello a cui stiamo assistendo non è un dibattito formale, ma riguarda il destino e la funzione del Parlamento e chiedo anche al collega Rosato - è evidente che di inciampi nell'iter parlamentare ce ne sono stati tantissimi - di stare, tuttavia, attenti a non svilire il valore del Parlamento, delle istituzioni e di questa Assemblea, perché le leggi non sono approvate da accordi tra gruppi, gli accordi sono politici, possono avvenire fuori e dentro l'Aula, ma il Parlamento è il luogo dove si manifesta questa volontà e la si manifesta per fare le leggi, per migliorarle e se c'è un emendamento non è un attentato a qualcosa, ma è un elemento che può permettere di migliorare quella legge. Dico che è sottile il rischio che stiamo correndo, perché quello che si vuol far passare in questo momento è una cosa sola: l'impossibilità del Parlamento di fare una legge elettorale e, quindi, il destino è: non c'è più possibilità che questo Parlamento lavori, addirittura c'era un accordo che comprendeva l'80 per cento e, quindi, evidentemente andiamo verso una certa deriva. Io credo, invece, che sia doveroso dire che c'è la volontà di fare la legge elettorale e di farla rapidamente, su un testo base; stiamo procedendo, e liberamente i voti dei parlamentari stanno cercando, non di affossare la legge, ma di migliorarla.
Non ho mai difeso il MoVimento 5 Stelle, ma la coerenza è tutta evidente. Un loro deputato ha presentato un emendamento e dove starebbe il complotto? Nel fatto che un deputato di un gruppo, a nome del suo gruppo, presenta un emendamento e vota a favore dell'emendamento? Ma questo sarebbe il complotto contro la democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD)? Gli accordi politici li fanno i gruppi parlamentari, non è colpa mia se si fanno accordi politici con alcuni gruppi o altri. Questa legislatura, lo dico agli amici del Partito Democratico, è stata contraddistinta da accordi legittimi con il gruppo del MoVimento 5 Stelle e puntualmente smentiti; vogliamo pensare a Bersani, vogliamo pensare all'accordo delle unioni civili e così via? Ma un conto è la discussione politica, e Presidente, qui, mi rivolgo a lei, un conto è l'andamento dei lavori, è il fatto che in quest'Aula c'è la volontà assoluta di approvare, rapidissimamente, una legge elettorale, ma che sia una buona legge elettorale. Siamo stati giustamente costretti ad accelerare i nostri tempi, a fare i tempi di lavoro in Commissione assolutamente stretti, per permettere finalmente di arrivare qui in Aula, quindi, dal mio punto di vista e credo dal punto di vista di tutti, non solo non si devono sospendere i lavori, ma deve essere confermato, ovviamente, il calendario dei lavori e moderiamo i toni, perché ogni emendamento che viene approvato, non è un complotto contro un altro, ma è l'espressione libera della volontà del Parlamento di fare una legge elettorale e una buona legge elettorale. Siamo in grado di farla, la vogliamo fare rapidamente. Un'ultima osservazione, Presidente: quello che è accaduto prima, sul voto segreto, è un fatto gravissimo. È un fatto gravissimo. Non si può permettere che, quando c'è un voto segreto, questo, in corso di votazione, diventi palese. Ora stiamo parlando di legge elettorale, ma lei può ben immaginare quando ci sono ulteriori voti delicatissimi, come un'autorizzazione a procedere, i temi legati all'etica, a valori personali, a libertà. Quindi, Presidente, le chiedo di non sottovalutare - lei ovviamente non ha responsabilità – ma, da Presidente, le chiedo di non sottovalutare l'episodio che è accaduto. Non deve accadere mai che un voto segreto diventi palese, e questo a tutela di tutti, e lei ovviamente deve prevedere delle iniziative. Mi sembra si sia capito che la posizione del nostro gruppo è di continuare rapidamente gli emendamenti, ce ne sono altri molto importanti, e le considerazioni politiche le si facciano in altra sede e in altri luoghi. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso (Applausi dei deputati del gruppo Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Laforgia. Ne ha facoltà.
FRANCESCO LAFORGIA. Signora Presidente, è sorprendente assistere alla veemenza con cui il capogruppo del Partito Democratico ha esposto il suo manifesto politico: l'idea che quattro leader, che sono fuori da quest'Aula, fanno un patto, e che quel patto sia sovraordinato rispetto all'autonomia del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista)! È un manifesto politico che non fa parte né della nostra cultura politica né di una cultura civile e istituzionale di questo Paese! Allora, per questo noi vogliamo continuare a svolgere i lavori dell'Aula su questa materia, vogliamo andare avanti. Lo dico anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, per il suo tramite: se hanno un disagio profondo, come è evidente che ce l'abbiano, nel giustificare il fatto che sono seduti attorno a quel tavolo, e se hanno questo disagio nel giustificare la fine della loro diversità, beh, gestiscano questo disagio fuori da qui e non sulla pelle delle istituzioni e delle regole democratiche. Noi vogliamo andare avanti nell'esame della legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista).
BRUNO TABACCI. Signora Presidente, penso che la concezione dell'Aula parlamentare non possa essere quella di una società per azioni. In una delle legislature passate, c'era stata l'intenzione da parte di qualcuno di introdurre dei meccanismi per cui votavano solo i capigruppo: questo avviene nelle società per azioni sulla base dei pacchetti di controllo, in un'Aula parlamentare non funziona così! E chi ha fatto un accordo in questa maniera avrebbe dovuto saperlo, perché già ieri era tutto chiaro quello che stava accadendo, perché i patti di potere, se consumati, gettano sulla graticola chi è in contraddizione rispetto ai patti di potere stesso.
Ci sono due argomenti molto semplici: il tema dei collegi uninominali e del doppio voto e il tema delle preferenze. No, si pretende di dare tutto il potere ai compilatori, che non sono neanche i partiti, perché qui non ci sono i partiti, ci sono dei compilatori (Applausi dei deputati dei gruppi Democrazia Solidale-Centro Democratico, Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista e Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà-Possibile). E questo è un tradimento del rapporto con i cittadini! Non so che cosa l'onorevole Toninelli abbia concordato, ma certo i Cinquestelle non potevano non finire in contraddizione. Io sono stato l'unico pallino bianco, mi sono astenuto, perché annusavo cosa stava accadendo; non ho partecipato a quest'operazione. È evidente che è il casusbelli, è strumentale rispetto al malessere che stiamo vivendo. Abbiamo fatto finta di non capire che era così. Adesso si vuole sospendere? Sì, forse per riprendere la calma, ma c'è un testo base sul quale occorre lavorare. Sono d'accordo con Lupi: il Parlamento è nella condizione di fare una legge elettorale, sarebbe bene farla bene, non fare un'operazione che, tra l'altro, lega il tutto alle elezioni anticipate, che è una scelta sbagliata, temeraria, che sfida i mercati (Applausi dei deputati del gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico)!
Una classe dirigente non può assumersi questa responsabilità, vuol dire che ha perso di lucidità. Di queste cose sarà bene tenerne conto, se no incidenti di questa natura, con o senza voto segreto, ce ne saranno ancora, perché è sbagliata l'impostazione di fondo.
Vorrei almeno che questa cosa restasse a traccia di verbale, perché comunque, ognuno di noi le sue responsabilità, nei momenti topici, se le deve assumere (Applausi dei deputati dei gruppi Democrazia Solidale-Centro Democratico, Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista e Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà-Possibile).
GIULIO MARCON. Signora Presidente, in questi mesi il Presidente Mattarella ci ha più volte detto che il Parlamento doveva approvare una nuova legge che armonizzasse i due sistemi per l'elezione della Camera e del Senato. Ci ha stimolato - so che ha incontrato anche voi, Presidenti della Camera e del Senato -, e noi abbiamo un dovere: il dovere di continuare, il dovere di dare una risposta, perché il Paese non può andare al voto senza una legge che dia certezza dell'esito e di un principio fondamentale, che è quello della rappresentanza e della possibilità dei cittadini di eleggere direttamente i loro rappresentanti. Dobbiamo dare una risposta positiva a questo richiamo, e non possiamo prendere a pretesto il voto su un emendamento, su un aspetto comunque non centrale di questa legge, tra l'altro un aspetto che è stato modificato e che armonizza il contenuto complessivo della legge. Quindi non possiamo usarlo in modo strumentale, non possiamo cercare il pretesto, per questo siamo in disaccordo con chi propone la sospensione dei lavori dell'Aula per poter riunirsi e approfondire quello che è successo. Ci sarà modo e ci sarà tempo. Noi abbiamo il dovere di continuare, e, come ho detto, non si può prendere a pretesto un voto per fare un'operazione che rischia di essere lesiva dei diritti del Parlamento e dei parlamentari.
Signora Presidente, noi abbiamo sempre contribuito in modo costruttivo: non abbiamo chiesto voti segreti, non chiederemo voti segreti, abbiamo accettato da parte della maggioranza le richieste sui tempi, sul calendario, sulle modalità di decisione, sul tempo del voto finale di questa legge. Siamo stati disponibili e costruttivi, ma ora non si può prendere in modo strumentale, a pretesto, il voto su un emendamento per bloccare l'iter di riforma di una legge che gli italiani aspettano. Noi dobbiamo accogliere, dobbiamo riprendere, dobbiamo rilanciare. Il monito che ci ha dato il Presidente Mattarella è dare agli italiani presto una legge: continuiamo i nostri lavori, andiamo avanti e approviamo una buona legge.
RENATO BRUNETTA. Signora Presidente, era dal 1953 che in questo Parlamento non c'era una maggioranza potenziale così ampia sulla riforma elettorale, che quattro gruppi parlamentari importanti, i primi quattro gruppi parlamentari, avessero trovato una convergenza dopo mesi di dibattito e di discussione - lo ricordo a me stesso -, che iniziò dopo il referendum del 4 dicembre dell'anno scorso e dopo la sentenza della Corte Costituzionale sull'Italicum.
Abbiamo salutato in maniera positiva che quattro gruppi parlamentari, che rappresentavano insieme potenzialmente l'80 per cento di questa Assemblea, avessero trovato una convergenza su un modello europeo, sul modello tedesco, che non era la posizione di partenza di nessuno dei gruppi parlamentari all'origine di questo dibattito: non era esattamente il nostro, anche se molto vicino al nostro; non era certamente - dobbiamo darne atto - il modello proposto dal Partito Democratico e dagli altri gruppi parlamentari, quindi c'è stata una reale ricerca di convergenza sulla base del monito del Presidente della Repubblica. E questa convergenza aveva portato a un lavoro in Commissione estremamente positivo, con un voto dei quattro gruppi parlamentari unanime e convergente su un testo che poteva, e doveva, essere approvato da quest'Aula.
Ora, anch'io non considero il lavoro dell'Aula come un di più, ma lo considero come l'essenza della democrazia parlamentare e quindi bisogna prendere atto anche di quello che succede nell'Aula e non si può negare l'evidenza. Anzi, occorre valutare quello che succede in Aula e farlo diventare valore politico, non sopportazione politica. Per questa ragione io rivendico la lealtà e la coerenza del mio gruppo parlamentare, anche dolorosamente espressa dal sottoscritto rispetto all'emendamento in questione. Lealtà a un progetto che è quello della riforma elettorale ampiamente condivisa, perché è di questo che ha bisogno il Paese, di una riforma elettorale ampiamente condivisa come ci ha chiesto il Presidente della Repubblica, come ci chiedono gli italiani. Questo è il nostro valore aggiunto e per questo dolorosamente ho dato indicazione di voto contrario a un emendamento di una nostra rappresentante, di una nostra parlamentare, che aveva molte ragioni per esprimere quell'emendamento.
Ma noi abbiamo fatto la scelta della coerenza e abbiamo fatto la scelta del valore aggiunto di una legge ampiamente condivisa. Noi vorremmo che questo spirito ritornasse in quest'Aula, che lo spirito della più ampia condivisione tornasse in quest'Aula, al di là dei giochi incrociati, dei veti incrociati, delle furbizie e degli opportunismi. Il Paese ha bisogno di una nuova legge elettorale, il Paese ha bisogno di stabilità, il Paese ha bisogno di pacificazione e la stabilità e la pacificazione possono venire non tanto da questo o quel modello, ma anche dal metodo democratico attraverso il quale si arriva alla stabilità e alla pacificazione attraverso una legge elettorale.
Per questa ragione, e cercando di valorizzare al massimo, quanto avvenuto in quest'Aula, io chiedo una breve sospensione per poter riflettere, per potere ricostruire lo spirito istituzionale e costituente che ci ha portato fino all'approvazione in Commissione della legge elettorale sul modello tedesco, per vedere se ci sono le condizioni per proseguire o meno. Però questo deve avvenire nella trasparenza e nella responsabilità da parte di tutti i gruppi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente). La ringrazio, signora Presidente.
IGNAZIO LA RUSSA, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
IGNAZIO LA RUSSA, Relatore di minoranza. Presidente, io so che al termine di questo giro di interventi, parlerà anche il mio capogruppo, si dovrà discutere della possibilità di sospendere o no. Io non ho capito la tragedia di un voto liberamente espresso dal Parlamento su un emendamento, non è la prima volta, non è neanche l'ultima.
Rosato che ha condotto molto bene i lavori della neomaggioranza in Commissione, l'ho visto molto arrabbiato e lo capisco, probabilmente Toninelli gli aveva detto “stai sereno” (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale). Ti aveva detto “stai sereno”? Allora se ti ha detto “stai sereno”, lo sai che a volte uno può dirlo e poi avere la necessità di cambiare idea, forse non c'è bisogno di meravigliarsi tanto, altrimenti pensa che dovrebbero fare tanti anche amici del tuo partito che “stai sereno” se lo sono sentiti dire (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale).
PIERO LONGO. Chiedo di parlare.
PIERO LONGO. Grazie, signora Presidente. Io vorrei capire come possa essere così tragico il fatto che un emendamento, su un caso peculiare, possa scatenare tanto nervosismo. Non è un emendamento che mette in gioco le radici profonde dell'accordo, che qualcuno dice scellerato e che altri giustamente dicono sia invece un accordo di responsabilità, è una questione periferica, riguarda soltanto un'importante marca della nostra nazione, il Trentino-Alto Adige. Quindi, io credo di poter richiamare, attraverso lei, l'attenzione di tutti i parlamentari presenti al fatto che in realtà, non dico che non sia successo nulla, ma è successo pochissimo.
GIAN LUIGI GIGLI. Chiedo di parlare.
GIAN LUIGI GIGLI. Grazie, Presidente. Devo dire che dopo l'intervento dell'onorevole Rosato verrebbe da chiedersi “a che cosa serve l'Aula se è così?”. L'Aula serve perché i testi arrivati dalla Commissione vengano sottoposti a una fase emendativa e se possibile migliorati. L'onorevole Tabacci ha già elencato quali sono i punti di miglioramento per noi fondamentali: il voto disgiunto e il voto di preferenza.
Ora una cosa che va detta dal punto di vista politico è che, contrariamente a ciò che è stato affermato, ci sono le fotografie che dimostrano inequivocabilmente (l'onorevole Fiano ha postato su Twitter una fotografia riuscita a cogliere i pochi momenti in cui appariva il voto palese) che non bastavano i voti verdi dei 5 Stelle per far passare l'emendamento Biancofiore (Applausi dei deputati del gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico), si sono aggiunti nel passaggio al segreto i voti del PD. Questo è evidente. Allora io quello che le chiedo Presidente è che lei non dia corso alla richiesta di sospensione dell'Aula, perché significherebbe andare ancora avanti verso la extraparlamentarizzazione di questa legge elettorale. Tutt'al più, se c'è bisogno di calmare gli animi e di ragionare, tornare a ragionare, le chiedo Presidente, lo ripeto, non una sospensione per riportarla nelle segrete stanze, ma di convocare il Comitato dei nove, perché si riunisca e ragioni su come poter proseguire il lavoro dell'Aura per migliorare ulteriormente questa legge.
GIOVANNI MONCHIERO. Chiedo di parlare.
GIOVANNI MONCHIERO. Grazie, Presidente. Io credo che questo incidente di percorso sia un'occasione da non perdere. Non riesco a condividere l'opinione pur autorevole espressa poco fa che si trattava, in fondo, soltanto della legge elettorale speciale di cui godeva il Trentino-Alto Adige. Non si tratta di questo, Presidente, si tratta di un venir meno evidente alla condivisione di un patto liberamente e legittimamente sottoscritto fra forze politiche.
Il collega Brunetta ha insistito più volte sul termine “serve una legge condivisa”. Questo incidente dimostra che forse non era così condivisa (Applausi dei deputati del gruppo Civici e Innovatori) e dato che, per citare al rovescio una massima evangelica, è difficile che chi non è stato fedele nel poco possa esserlo nel molto, ecco io auspico davvero non solo che la seduta venga sospesa, ma che questa sospensione non serva ad una verifica di lealtà fra i contraenti del patto condiviso, ma serva ad una pausa di riflessione reale che porti a migliorarla davvero questa legge e non basterà qualche emendamento, più o meno fortunosamente approvato in Aula, per rendere coerente una legge che nel suo impianto coerente non è (Applausi dei deputati del gruppo Civici e Innovatori).
Noi dal primo momento dopo il 4 dicembre, anzi durante le stesse consultazioni con il Presidente della Repubblica, abbiamo detto che la legge elettorale era una priorità del Paese, che il Paese da 25 anni aveva sperimentato una sequela di leggi elettorali che si sono rivelate quantomeno inefficaci, secondo me anche sbagliate concettualmente, e che a noi serviva una legge elettorale fatta bene. Se questo non fosse possibile, se il Parlamento non fosse in grado di votare una legge elettorale nuova: se il “legalicum” è lì bello e pronto, e se qualcuno ha fretta di andare a votare a qualsiasi costo pur di non approvare la finanziaria, che pure sarebbe una responsabilità del Governo uscente a mio umile parere, allora andiamo a votare con il “legalicum”. Ma che figura ci fa davanti al Paese un Parlamento che non è in grado di scrivere una legge elettorale non costruita su trucchi e truschini per punire l'ex amico, uccidere l'ex amico, rendere impossibile l'accesso di nuove forze in Parlamento? Ecco, una legge concepita così è una legge che merita di essere ripensata, Presidente: io invito le forze di maggioranza a ripensarla (Applausi dei deputati del gruppo Civici e Innovatori).
PRESIDENTE. Adesso do la parola al presidente Pisicchio; dopodiché, hanno parlato tutti i gruppi, non darò la parola… E Romano, sì. No, allora, Corsaro ha parlato per il suo gruppo, va bene? No, sto dicendo che dobbiamo dare un ordine noi ai nostri lavori (Commenti del deputato Capezzone). Sì, ma le sto dicendo che adesso il criterio che ci stiamo dando è che io non posso dare la parola a tutti: sto dando la parola a Romano, perché non ha parlato nessuno del gruppo, e a Pisicchio.
DANIELE CAPEZZONE. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
DANIELE CAPEZZONE. Signora Presidente, mi scusi davvero, lei sa quanto rispetto io abbia della sua difficile funzione; però non si cambiano le regole del gioco in corsa: all'inizio di questo giro di opinioni non era stato da alcuno precisato che vi sarebbe stato un solo intervento per gruppo. Peraltro vede, signora Presidente, comincio proprio col rivolgermi a lei: lei sa che nel consenso più raramente, più spesso nel dissenso nei suoi confronti, abbiamo sempre avuto un profilo di assoluto rispetto e considerazione istituzionale. Lei per me siede sulla poltrona che all'Assemblea… Siede pro tempore, naturalmente, come tutti noi siamo pro tempore. Siede sulla poltrona che alla Costituente fu occupata da Saragat e da Terracini; ed ha il compito, la Presidenza della Camera, di garantire i diritti anche dell'ultimo dei parlamentari, del più lontano, del più isolato, del più distante.
Voglio tornare sul punto sollevato dal collega Corsaro, un punto di legalità. Spero, Presidente che lei posso ascoltarmi però, visto che mi sto rivolgendo a lei… No, ma io mi sto rivolgendo a lei su un punto di legalità che la riguarda, e che è il punto posto dal collega Corsaro all'inizio di questa “opinione”, e che spero non passi in cavalleria, perché per noi non può passare in cavalleria. Il voto segreto è quella cosa per la quale si tutela la libertà di coscienza del parlamentare anche rispetto al proprio gruppo di appartenenza. Ora, io so che il giusto sbaglia sette volte al giorno, io che non sono un giusto sbaglio quattordici volte al giorno; ma quello che è accaduto con l'immagine che ha svelato il voto segreto non è un disguido, signora Presidente, è un danno politico incalcolabile per coloro che sono stati mostrati dentro la maggioranza “neo-nazarena” allargata o come assenti o come voto verde, i quali saranno ora individuati. Verrò tra poco al collega Fiano, che ha fotografato con la prontezza propria di una certa parte della storia della sinistra, sempre pronta ad additare il dissidente, da punire processare e condannare; ma ci tornerò fra un istante. Lei ora sa che quelli di quei quattro partiti che nella logica dei quattro partiti avrebbero dovuto votare rosso, e invece compariranno in quella foto del collega Fiano come assenti o come verdi o come bianchi, saranno processati politicamente.
Allora, signora Presidente, noi le chiediamo (lo ha fatto con puntualità il collega Rosato) di individuare il responsabile. Se io in Aula sbaglio, lei ha tutti i titoli per sospendermi o eventualmente per espellermi. Lei più volte - in questo giustamente - ha detto: rivendico a me la responsabilità, come è giusto, della conduzione dell'Aula. Allora delle due l'una, il terzo non è dato: o lei ci porta il responsabile di questo errore, oppure noi avremo il diritto/dovere di considerare lei responsabile di quello che è accaduto.
Seconda parte del mio richiamo al Regolamento. Vede, signora Presidente, la maggioranza “neo-nazarena” o, dopo l'intervento del collega Brunetta, direi “ultra-nazarena”, perché qui c'è anche chi è “nazareno” perinde ac cadaver, come il presidente di gruppo di Forza Italia; la maggioranza “neo-nazarena” o “ultra-nazarena” disponeva di 440 voti, cioè di 125-130 voti più del margine di 315. Sono andati sotto di 20: qualche domanda politica dovrebbero porsela. E ora non è che sulla base degli umori del collega Rosato, che ieri aveva fretta e ora invece la fretta gli è passata, lei decide i lavori dell'Aula sulla base delle telefonate che lui deve fare a Rignano, a Firenze o al Nazareno: non funziona così, signora Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti)! Anche perché - e le parla un gruppo che è ferocemente contrario a questa legge - l'emendamento cadeva su una questione marginale, cioè l'assegnazione dei seggi in Trentino; ed allora che succede, sulla base dell'assegnazione dei seggi in Trentino, i grandi padri costituenti Rosato e Brunetta decidono che ora si sospende e ora si chiude?
Allora, signora Presidente, la prego di considerare anche con grande attenzione l'ultima cosa che voglio dirle. Questa: la foto pubblicata su Twitter dal collega Fiano. Ciascuno è libero politicamente; però, non è che ora la giriamo in un processo al dissidente. Qui politicamente il dato è uno, politico, se vogliamo essere seri: che il Partito Democratico ha cercato di fare un accordo con il MoVimento 5 Stelle, e non si è accorto che era un rapporto sadomaso in cui i 5 Stelle…
DANIELE CAPEZZONE. …facevano la parte sado…
PRESIDENTE. Grazie, deputato, grazie…
DANIELE CAPEZZONE. …e loro la parte maso. Io sono un libertario e mi va bene tutto: basta saperlo e che se ne rendano conto (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti).
PINO PISICCHIO. Presidente, durante questo concitato momento parlamentare mi è venuto in mente un intervento fatto da Moro alla Costituente contro il voto segreto. Forse non tutti sono a conoscenza del fatto che lo statista cattolico fece una battaglia contro il voto segreto. Forse, se fosse nelle condizioni, di là dove è oggi, di vedere che cosa è successo in quest'Aula con l'ausilio dello strumento tecnologico dato dal tabellone, in quella frazione di secondo nel quale c'è stato anche il momento della disclosure, per cui il voto segreto è stato passato per voto palese, avrebbe tratto un'opinione anche relativa alla destrezza con cui i giovani parlamentari che sono entrati in questa legislatura sono stati nelle condizioni di appropriarsi di percorsi praticati in un passato remoto, per cui l'evidenza di un tabellone prevalentemente rosso si è tramutata, in un amen, in un voto prevalentemente verde.
Perdonatemi questo passaggio. Io vorrei dire una cosa: quest'oggi abbiamo politicamente celebrato un momento di consapevolezza. Questo incidente evidenzia un errore, quello compiuto dal Partito Democratico nell'immaginare di collaborare, di costruire un patto con il MoVimento 5 Stelle. Il Partito Democratico, e molti fra noi, hanno utilizzato ermeneutiche del Novecento per interpretare il fenomeno del MoVimento 5 Stelle. Il MoVimento 5 Stelle non è assimilabile in alcun modo ad una forma partito, ad una soggettualità politica come quella che noi abbiamo conosciuto e ancora individuiamo o immaginiamo di individuare nelle presenze politiche che ancora oggi animano la scena pubblica. Il MoVimento 5 Stelle è un'altra cosa. Non esprimo un giudizio, non voglio dire “è peggio” o “è meglio”, ma è un'altra cosa: lo stesso accordo siglato e sottoposto al giudizio, all'ordalia della rete il giorno successivo alla votazione che era stato annunciato, è un elemento che chiarisce quanto diverso sia questo movimento, questa cosa nuova. Trattarlo, immaginare che fosse un soggetto politico alla stregua degli altri è stato un errore madornale.
Ciò detto, Presidente - e concludo - credo che l'unica cosa da fare, adesso, sia quella di tornare in Commissione e tentare di riprendere le fila di questo complicatissimo puzzle che è la legge elettorale. Una cosa va detta, una sola cosa: dobbiamo cercare di fare noi, di fare come Parlamento, cercando di evitare, diciamo, la poco dignitosa - la poco dignitosa! – Caporetto, che sarebbe utilizzare i due pezzettini che ci ha lasciato la Corte costituzionale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Saverio Romano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Grazie, Presidente. Anch'io, come i colleghi che mi hanno preceduto, stigmatizzo quanto accaduto in ordine alla procedura di voto segreto in quest'Aula: è un fatto gravissimo. Anch'io sono dell'idea che lei debba procedere immediatamente ad un'inchiesta interna, non foss'altro perché alcuni colleghi, che si sono visti fotografare il voto, da questo momento in poi saranno additati come traditori, come coloro i quali non hanno dato la possibilità di sostanziare l'accordo politico sulla legge elettorale che i quattro leader della maggioranza che si era costituita - io dico “era” e spiegherò il perché - avevano confezionato.
Lei ha preso parte, perché ha presieduto la Conferenza dei capigruppo, e ha visto con quale disponibilità la esigua opposizione ha evitato di porre ostacoli al procedere rapido dell'approvazione di una legge elettorale che serve al Paese, per restituire il voto agli italiani: poco più di 400 emendamenti, nessuna pretesa ostruzionistica, addirittura ieri in Conferenza dei capigruppo ci siamo sentiti dire dal presidente Rosato che, nonostante i termini del contingentamento prevedessero l'approvazione di questo testo entro il mese di giugno, il loro impegno era quello di approvare la legge entro la prima settimana di giugno.
Abbiamo fatto una disquisizione, pressoché inutile, ma che ci ha portato via del tempo, se era opportuno votare il lunedì pomeriggio o il martedì mattina come voto finale, convocando un'Aula su richiesta del MoVimento 5 Stelle per lunedì, che non era convocata, e lei saggiamente ha preso la decisione di condurre l'Aula così come il calendario prevedeva. Questo è un dato che sottolinea come c'è una parte politica in questo Paese che vuole andare ad elezioni con qualsiasi legge elettorale e poiché, Presidente, io amo leggere Luigi Pirandello, voglio ricordare a lei e all'Aula cosa scrisse su Ciampa, protagonista del Berretto a sonagli: “metto le mani avanti per evitare che mi si spacchi la fronte”.
Non vorrei che questo incidente, lungi dall'essere una modifica al testo di legge voluta dal Parlamento, laddove un gruppo politico della sedicente maggioranza ha ottenuto il voto della esigua opposizione, con il libero voto di alcuni deputati di altri gruppi parlamentari che avevano dichiarato di non votarla, fosse invece creato artatamente per far sì che questa legge elettorale non si approvi, per procedere, così come si ventila, a decreti o a provvedimenti tali che spoglierebbero definitivamente il Parlamento di ogni sua funzione. Lo dico adesso perché, se ci fosse questo tentativo, l'opposizione che è stata responsabile, dovrebbe fare di tutto affinché ciò non accada, con qualsiasi mezzo lecito, legale a sua disposizione.
Detto ciò, ho sentito anche il presidente Brunetta riferirsi a una larga condivisione.
Lei, Presidente, mi ha scampanellato già due volte. Io sono il presidente di un gruppo parlamentare, ha dato parola a più deputati di diversi gruppi parlamentari…
PRESIDENTE. Lei ha dei limiti temporali, però, presidente. Concluda.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO. … Adesso mi faccia la cortesia di farmi concludere, senza innervosirmi scampanellando.
PRESIDENTE. No, io devo scampanellare, perché lei ha terminato il tempo.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO. No, io le sto suggerendo il fatto che - riveda gli interventi - con la scusa anche di un richiamo al Regolamento che di Regolamento aveva poco, lei ha dato a gruppi minori anche più volte la parola …
PRESIDENTE. Non le nego nulla, presidente, concluda.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO. … e adesso sta scampanellando per la terza volta.
PRESIDENTE. Lei ha finito il tempo. Io le devo chiedere di concludere.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Io voglio concludere. Non vorrei che questa larga intesa fosse così larga solo ed esclusivamente per rubare il voto agli italiani, perché soltanto su due cose, in questa legge elettorale, c'è veramente un'intesa tra questi quattro…
PRESIDENTE. Deve concludere, la ringrazio.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO. …la possibilità di nominare i parlamentari e l'esclusione di una larga fetta di elettori…
FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Lei non mi può togliere la parola…
PRESIDENTE. Io gliela posso togliere, è andato oltre di un minuto. Si comporti in base alle regole (Proteste del deputato Francesco Saverio Romano)! La richiamo all'ordine, deputato! Deputato Romano, la richiamo all'ordine! Lei deve rispettare le regole come tutti gli altri, è andato oltre di un minuto. Non va bene (Proteste del deputato Francesco Saverio Romano)! No, io non la sento, non sto sentendo cosa lei dice, si attenga alle regole! Io non sento quello che lei dice (Proteste del deputato Francesco Saverio Romano). La espello dall'Aula (Commenti)! Esca da quest'Aula! Lei non può esprimersi così! Esca dall'Aula (Proteste del deputato Francesco Saverio Romano). Benissimo, esca dall'Aula! Esca dall'Aula! La invito a uscire dall'Aula, lei non può permettersi queste modalità! Potete, per favore…
FRANCESCO SAVERIO ROMANO. E' una vergogna!
PRESIDENTE. Va bene, va bene, è una vergogna esprimersi in modo vergognoso. La ringrazio, può uscire dall'Aula, per favore (Proteste del deputato Francesco Saverio Romano)? Invito i questori a intervenire, per favore, invito i questori a intervenire. Guardi, se lei non esce… I questori possono intervenire (Commenti)?
Ha chiesto di parlare il presidente Rampelli (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ed è l'ultimo intervento. No, La Russa aveva parlato come relatore e non come rappresentante del gruppo. Prego, presidente Rampelli…
FABIO RAMPELLI. A questo punto, Presidente, ci tengo a precisare di aver alzato la mano tra i primissimi e, quindi, forse sarebbe utile mettere in conto una trasformazione del sistema elettronico per garantire che ci sia un'oggettività anche nella prenotazione degli interventi, perché io, immediatamente dopo l'approvazione dell'emendamento, ho alzato la mano e mi sono prenotato, e invece, come è noto e come si può testimoniare, sto parlando per ultimo.
Detto questo, vengo al merito. Se questa è la reazione violenta, veemente, del collega Rosato, all'approvazione di un emendamento, per noi che abbiamo fatto storiche battaglie in favore degli italiani in Alto Adige, importante, ma certamente un emendamento che non potrebbe pregiudicare un'intera legge elettorale, se questa è la reazione, ci domandiamo che cosa accadrà o accadrebbe quando saranno approvate l'introduzione delle preferenze, per esempio, piuttosto che il voto disgiunto, cioè quegli strumenti che servono a liberare intanto i parlamentari, ma sicuramente gli elettori dal potere di condizionamento, anzi dal ricatto degli oligarchi.
L'impressione è che ci sia stata una sorta di tempesta perfetta e che si sia tentato di prendere di petto un gruppo parlamentare, ma in realtà anche le fotografie, come ahimè, hanno detto altri colleghi prima del mio intervento, dimostrano chiaramente che i franchi tiratori, sì, è vero, ci sono stati, ma vengono dal Partito Democratico i franchi tiratori. C'è qualcuno che ha voluto approfittare di questa circostanza per cercare di mandare a monte l'accordo e questo qualcuno sta nei banchi della sinistra e del PD.
Oltretutto, ricordo che l'emendamento della collega Biancofiore, che noi come Fratelli d'Italia abbiamo in blocco sottoscritto, era analogo a un emendamento del MoVimento 5 Stelle e c'è stato un intervento da parte del collega Fraccaro che ha rivendicato e ha chiesto, detto, esplicitato che il voto favorevole sul suo emendamento, sull'emendamento del suo gruppo, non avrebbe dovuto e potuto pregiudicare l'accordo extra parlamentare tra Grillo, Renzi, Berlusconi e compagnia cantante. E non c'è stata una sola persona dai banchi del Partito Democratico che abbia risposto, dicendo: no, se passa questo emendamento salta l'accordo.
Questo a testimonianza, se due indizi fanno una prova, che c'è stata una regia e la regia sta nel Partito Democratico, anche in ragione del fatto che non può giustificarsi un intervento violento come quello che abbiamo ascoltato da parte del collega Rosato, perché violenza noi abbiamo già subìto - voglio ricordarlo - all'epoca del varo dell'Italicum, legge elettorale che è stata sbandierata in ogni latitudine geografica come la migliore possibile e che, guarda caso, non prevedeva la possibilità di una bocciatura della riforma costituzionale in sede referendaria. Abbiamo subìto violenza quando c'è stato il mancato adeguamento, per andare immediatamente al voto della legge elettorale, seguendo le indicazioni, le prescrizioni, che pure erano arrivate dalla Corte costituzionale e ci avrebbero consentito, in 24 ore, di fare una legge e di andare al voto anticipato, come noi abbiamo sempre richiesto. Violenza c'è stata quando è stato varato il Governo Gentiloni, a prescindere dal parere del popolo italiano. Violenza c'è stata quando è stata proposta una nuova legge elettorale, quella che stiamo discutendo qui, in barba anche alle sentenze della Corte di giustizia europea, la quale dice, in buona sostanza, che non si può riformare una legge elettorale nell'anno del voto. Un conto è modificare l'Italicum, un conto è stravolgere e fare una nuova legge elettorale completamente difforme. Violenza c'è stata quando, nell'attuale provvedimento, si è dato e si dà potere conclusivo a quelli che sono stati definiti, poco fa, i compilatori delle liste, perché il 100 per cento dei nomi che saranno stampigliati sulla scheda - voglio ricordarlo -, tutti, anche quelli dei collegi uninominali, sono imposti, bloccati, dalle segreterie dei partiti o dalla rete, esattamente com'era con il Porcellum, nessuna variazione da questo punto di vista.
Dunque, per le ragioni esposte, Presidente e colleghi, essendo il Parlamento sovrano e non accettando accordi extraparlamentari ed essendo prerogativa di ciascun parlamentare la facoltà di intervenire su provvedimenti e di migliorarli, noi chiediamo che il lavoro di questo Parlamento vada avanti, per poter garantire immediatamente, nel tempo più breve possibile, una nuova legge elettorale e dare ai cittadini italiani il diritto di scegliersi un nuovo Parlamento e un nuovo Governo.
PRESIDENTE. Allora, noi adesso abbiamo sentito, sull'ordine dei lavori, tutti i gruppi. Adesso io darò quindi la parola, siccome non avevamo formalizzato prima, ad uno contro e uno a favore. Chi vuole parlare contro? Prego, deputato Fico.
Adesso io do la parola all'onorevole Fico contro, poi uno a favore e poi si vota. Prego.
ROBERTO FICO. Grazie, Presidente. Per noi è incomprensibile il motivo per cui in questo momento venga chiesta una sospensione e, magari, un ritorno della legge in Commissione. Non ha alcun senso, perché è stato esclusivamente votato un emendamento che applica la legge elettorale a tutta la nazione e anche al Trentino-Alto Adige (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ma di che cosa stiamo parlando? Di che cosa stiamo parlando? Possiamo proseguire con i nostri lavori. Il MoVimento 5 Stelle va avanti, tranquillo, compatto (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), su ciò che aveva detto in Commissione e ciò che sta facendo in Aula! Lo abbiamo dimostrato ieri e lo abbiamo dimostrato oggi! Se la maggioranza, che da quattro anni boccia qualsiasi emendamento del MoVimento 5 Stelle, oggi non è stata in grado di bocciare un emendamento semplicissimo, non è un problema del MoVimento 5 Stelle, ma è un problema del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Questo lo devono sapere tutti i cittadini italiani.
Le dico, oltretutto, che quando abbiamo fatto la Conferenza dei capigruppo e abbiamo iniziato a calendarizzare la legge elettorale, lei ci ha sollecitato a portare avanti la legge elettorale perché c'era stato anche un sollecito importante del Presidente della Repubblica italiana, che è colui che fa rispettare anche le leggi del Parlamento. Ora, in questo momento, il Partito Democratico - e lo dico, ma in modo molto semplice - sta mancando di rispetto anche al Presidente della Repubblica, che ci ha detto di andare avanti con la legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico) e per un emendamento localistico sul Trentino-Alto Adige si dà uno schiaffo, oggi, anche al Presidente della Repubblica e agli italiani che vogliono una legge elettorale costituzionale.
Il MoVimento 5 Stelle c'è, lavora in Aula, siamo tutti qui compatti con i nostri voti unici, sia palesi che segreti, la nostra dichiarazione e i nostri intenti sono chiarissimi, non c'è alcun motivo, oggi, per ritornare in Commissione o sospendere i lavori dell'Aula. Andiamo avanti con responsabilità e chi non vuole essere responsabile, se ne prende oggi, con questo voto palese la propria responsabilità! Siete voi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
PRESIDENTE. Adesso interviene a favore il deputato Fiano. Prego.
EMANUELE FIANO. Presidente, c'è una cosa che in politica si chiama coerenza - non è molto diffusa, mi pare, a vedere gli avvenimenti di questi ultimi minuti - e c'è un'altra cosa che in politica fa fede, quando si è in Parlamento: sono i verbali di Commissione, del Comitato dei nove e del Parlamento. Io, in qualità di relatore e a conoscenza, ovviamente, di un accordo parlamentare che si è svolto tutto in queste Aule, a nome di un insieme di partiti - Forza Italia, Lega Nord, MoVimento 5 Stelle, SVP, Partito Democratico -, ho costruito i pareri sugli emendamenti che sono stati presentati prima in Commissione e poi per l'Aula.
È un esercizio semplice, di coerenza, per tutti gli italiani che ci stanno ascoltando, andare a vedere che cosa è successo nel Comitato dei nove, in cui io, come relatore, mi sono trovato di fronte all'emendamento che è stato da poco votato con il voto segreto dell'Aula. E, lì, nel Comitato dei nove, a testimonianza di molte persone e dei verbali che lo riportano, ho espresso un parere contrario, perché quel parere contrario a questo emendamento era coerente rispetto agli impegni presi dai partiti e che le ho citato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Coerenza significa che, se il MoVimento 5 Stelle, al Comitato dei nove, non si è opposto al parere del relatore, quando si arriva in Aula, chi ha sottoscritto un patto politico parlamentare torna in quest'Aula e rivota nel medesimo modo che si è deciso nel Comitato dei nove (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), perché noi abbiamo preso un impegno, perché il mio parere deriva dal fatto che c'è un impegno, anche con SVP, che ha sottoscritto questo patto, e che noi intendiamo rispettare in Commissione, nel Comitato dei nove, in quest'Aula e con i cittadini!
È troppo facile farsi belli con le immagini dell'Aula e dichiararsi coerenti di votare a favore in quest'Aula, quando non si è data prova di quella coerenza in Commissione o nel Comitato dei nove. Noi siamo stati coerenti e io come relatore, dall'inizio alla fine!
Se il MoVimento 5 Stelle avesse voluto dirci, nelle Aule preposte, cioè quelle della Commissione, che o veniva approvato quell'emendamento oppure non si doveva andare avanti, lo avrebbe dovuto dire lì, non cambiare il suo voto in Aula, nella segretezza del voto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
C'è una foto che dimostra quello che io dico, Presidente, perché in Comitato dei nove non c'è stato il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle a quell'emendamento, c'è stato nel segreto dell'urna di quest'Aula. E perché è mancata questa coerenza, perché gli accordi politici senza coerenza non possono andare avanti, noi chiediamo la sospensione dei lavori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di sospensione fino alle ore 15.
La Camera approva per 148 voti di differenza.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Alli, Amendola, Amici, Artini, Baretta, Dorina Bianchi, Bobba, Bocci, Boccia, Bonifazi, Michele Bordo, Boschi, Bratti, Brunetta, Capelli, Causin, Cicchitto, Coppola, Costa, D'Alia, Dambruoso, Damiano, De Menech, Dellai, Di Gioia, Ferranti, Fico, Fioroni, Gregorio Fontana, Fontanelli, Franceschini, Garofani, Gelli, Giacomelli, Giancarlo Giorgetti, Giorgis, Gozi, La Russa, Laforgia, Locatelli, Lorenzin, Losacco, Lupi, Manciulli, Marazziti, Marcon, Migliore, Pes, Pisicchio, Portas, Rampelli, Ravetto, Rosato, Domenico Rossi, Rughetti, Sanga, Sani, Schullian, Tabacci e Valeria Valente sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
I deputati in missione sono complessivamente centodue, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.
Si riprende la discussione del testo unificato delle proposte di legge n. 2352-A ed abbinate (ore 15,11).
PRESIDENTE. Colleghi e colleghe, ha chiesto di parlare il deputato Ettore Rosato. Ne ha facoltà.
SIMONE BALDELLI. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Scusi, deputato Rosato. Prego.
SIMONE BALDELLI. Grazie, Presidente. Solo perché ha priorità il richiamo al Regolamento rispetto all'ordine dei lavori…
PRESIDENTE. Certo, infatti le ho dato la parola.
SIMONE BALDELLI. La ringrazio, perché l'ho richiesta, non è che me la son presa da solo. Comunque, in relazione a quanto è accaduto nella parte antimeridiana della seduta, noi abbiamo due questioni, una di ordine politico e una di ordine procedurale. Sulla vicenda politica sono intervenuti i rappresentanti dei gruppi, i presidenti dei gruppi, e da quella mi astengo perché non è di mia competenza. C'è, però, Presidente, una questione procedurale sostanziale, che io credo di dover porre all'attenzione di questa Assemblea, perché quanto è accaduto è di una gravità che non ha precedenti.
Noi, Presidente, siamo stati venti minuti a discutere su come dovesse essere tutelata la segretezza del voto in questa Assemblea, siamo stati venti minuti a discutere su come non si dovessero fare fotografie in questa Assemblea e alla fine la segretezza del voto è stata smantellata dal sistema elettronico e al posto delle foto abbiamo avuto l'immagine plastica del tabellone nel circuito interno e sulla web-TV della Camera. Questo è il risultato dei nostri venti minuti di dibattito perso su questo tema.
A me, Presidente, non interessa la gogna mediatica, il nome del tecnico o chiunque sia stato, a me interessa la questione procedurale. Quella è una votazione che, è vero, è stato detto, era a voto segreto, ne era stata fatta richiesta e la Presidenza aveva detto che la richiesta veniva accolta. Ma nell'apertura della votazione la Presidenza non ha chiamato il voto segreto e non ha detto esplicitamente che sull'emendamento 1 punto qualcosa si apriva la votazione segreta. Quindi, probabilmente, questo è stato l'elemento di imbarazzo della parte tecnica, che non ha aperto la votazione col voto segreto.
Ma al di là di questo, che pure è una questione secondaria, a tutti può capitare di sbagliare, io, Presidente, sto su quello scranno come lei e so benissimo quanto sia facile sbagliare o perdersi una parola in più o una parola in meno, può succedere. La cosa che secondo me è grave in termini di regolarità di questa votazione è che questa votazione, malgrado il sistema tecnico si sia interrotto, non è stata mai annullata, non è stata mai revocata (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente)! L'articolo 57, comma 1, Presidente, del nostro Regolamento dice in maniera abbastanza chiara che: “Quando si verifichino irregolarità, il Presidente” - ci perdonerà se l'articolo è maschile, ma il Regolamento a quel tempo non aveva certe accortezze - “apprezzate le circostanze, può annullare la votazione e disporre che sia immediatamente ripetuta”. Allora, questo non è accaduto.
Noi possiamo permetterci, Presidente Boldrini - quando avete terminato anche il colloquio con l'autorevole presidente La Russa -, di cominciare una votazione, che per richiesta e per Regolamento e per ammissione della Presidenza del voto segreto, è a scrutinio segreto, in maniera palese e terminarla a scrutinio segreto? Perché questo è quello che è successo, con tutte le conseguenze di natura politica e procedurale che questo comporta. L'esito della votazione può essere alterato perché può dare la percezione al singolo deputato di un orientamento tendenzialmente verso un senso o verso l'altro dell'Assemblea e l'irrilevanza del ciascun singolo voto.
Allora, Presidente, io credo che su questo si debba fare un punto di chiarezza, con grande onestà intellettuale e con grande responsabilità anche, io credo, da parte della Presidenza, perché al di là della convenienza politica su questo o su quell'altro voto, se ciascuno ha l'onestà intellettuale di immaginarsi a parti invertite, noi sappiamo che questo può creare un precedente molto, molto grave. Io credo che la Presidenza debba avere la sensibilità e la responsabilità di visionare il filmato, di valutare attentamente quello che è successo, di prendere atto che non c'è stato un annullamento della votazione e una ripetizione, ma che è stato un continuum, al netto della strumentazione tecnica, che la votazione si è aperta palesemente e si è chiusa col voto segreto, e su questo fare, Presidente, le opportune valutazioni ai sensi di quello che il nostro Regolamento prescrive (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).
MASSIMO ENRICO CORSARO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
MASSIMO ENRICO CORSARO. Grazie, onorevole Presidente. Io non credo di dovermi inserire su questa curiosa interpretazione che abbiamo ascoltato, perché si qualifica da sé. Però, il tema regolamentare è stato posto da me, questa mattina, immediatamente dopo la celebrazione del voto contestato. La richiesta da me formulata, e successivamente reiterata dal collega Capezzone, intendeva ed intende acclarare le circostanze che hanno reso possibile privare tutti i parlamentari del diritto di esprimere in totale segretezza il loro voto su una circostanza che il Regolamento prevedeva fosse applicabile tramite voto segreto. Davamo per scontato che l'apertura di questa seduta riguardasse esattamente, da parte della Presidenza, una chiara descrizione delle motivazioni che hanno indotto la fattispecie che si è consumata questa mattina nell'Aula. Io mi rendo conto, peraltro, che ci sono delle prassi procedurali un po' risibili, onorevole Presidente, come quelle che prevedono che lei debba aprire la seduta con la lettura dei colleghi che le hanno dato notizia di non essere presenti, il 70 per cento dei quali, tra quelli da lei citati oggi, in realtà sono nell'Aula, il primo dei quali è esattamente quello a cui lei stava dando la parola in apertura dei lavori pomeridiani, se rilegge l'elenco di quelli che risulterebbero assenti, c'è anche questa curiosità che, forse, dovrebbe a maggior ragione dare una novazione alle modalità di celebrazione di quest'Aula. Ma, vede, onorevole Presidente, quella che sembrava essere una questione procedurale posta da me questa mattina all'inizio della degenerazione del dibattito successivo è diventata, in termini di comunicazione nazionale, onorevole Presidente, uno strumento utilizzato ad arte da qualche collega professionista della bugia e della menzogna, che ha usato il fermo immagine della votazione di questa mattina per additare le responsabilità - ora questo, ora quello - senza considerare, ad esempio, onorevole Presidente, che da quella fotografia, cioè quella immediatamente stampata all'apertura del voto, comparivano - provate per credere - 154 voti verdi, che, dopo che la schermata è diventata blu perché lei ha trasformato la votazione in palese, si sono magicamente moltiplicati fino a 270: 116 voti in più.
Ora, siccome è evidente che questa parte dell'emiciclo, come è facilmente desumibile dalla lettura della fotografia palese, aveva già collocato sul verde i propri posizionamenti, i 116 in più, curiosamente, appartengono necessariamente alla stessa parte politica di chi ha pensato di fare il più furbo degli altri (Applausidei deputati del gruppoMisto-Conservatori e Riformistie di deputati delMoVimento 5 Stelle) e di venire a raccontare al volgo e all'inclita che il povero Partito Democratico è stato, come dire, sbertucciato da quelli che avevano fatto gli accordi con lui. Allora, se il Partito Democratico ha capito che Grillo ha cambiato idea e che utilizzerà il loro sistema del voto popolare tramite rete per bocciare un accordo fatto con loro e ha deciso di giocare d'anticipo e far cadere questa legge oggi per non consentire a Grillo di decidere che l'ha fatta cadere lui, ditelo chiaro, perché tanto, se decidessimo di andare avanti come correttamente dovremmo decidere di andare avanti, ci saranno almeno cinque argomenti - li conosciamo tutti - in cui questa legge non passerà nemmeno se venite a pregare in ginocchio qualunque tipo di santo. Quindi, in qualunque momento decidiamo che vogliamo farla cadere, la facciamo cadere, questa legge, perché lo sapete tutti che è così, ma non venite a fare le vergini vestali con la complicità - e torno a lei, onorevole Presidente -, di una circostanza...
PRESIDENTE. Se può concludere, anche...
MASSIMO ENRICO CORSARO. Concludo venendo a lei. ...con la complicità di una circostanza che lei ha il dovere di acclarare di fronte all'Aula prima di dare luogo a qualunque considerazione di carattere politico, che fa parte altro scenario (Applausidei deputati del gruppoMisto-Conservatori e Riformisti).
PRESIDENTE.Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Grazie, Presidente. Io di solito non sono mai particolarmente tenero con la Presidenza, però, cercare di rigettare sulla Presidente la responsabilità di un fallimento politico di questa alleanza è vergognoso (Applausidei deputati del gruppoFratelli d'Italia-Alleanza Nazionalee di deputati del gruppoArticolo 1-Movimento Democratico e Progressista). È vergognoso! Io lo dico senza offese personali, fermo restando che, dal punto di vista tecnico, Presidente, l'articolo 57 dice che lei può apprezzare le circostanze e, quindi, può aver apprezzato che non era il caso di annullare o può apprezzare viceversa, e che comunque doveva annullare immediatamente, quindi è tardiva, in ogni caso, la rimostranza attuale; non era tardiva quella di Corsaro fatta nella immediatezza, ma questo non importa.
Io credo, Presidente, che a questo punto non si può guardare il dito o la luna, ve lo ricordate, il problema è molto semplice: quell'alleanza, che era fatta tra i quattro titolari, come dice la Meloni in una espressione che a me piace molto, è come se le quattro aziende che hanno gli appalti di un comune facessero loro e solo loro il regolamento di chi può partecipare all'appalto, di modo che gli altri non possano mai entrare. Questa è la tecnica di quel tipo di accordo e, si sa, le contraddizioni saltano, quindi vi prego, ritorniamo alla politica e lasciamo stare gli aspetti tecnici, giustificatori di un insuccesso politico, al loro ruolo (Applausidei deputati del gruppoFratelli d'Italia-Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Allora, colleghi e colleghe, io penso che sia stato chiaro a tutti, oggi, quello che è accaduto. Io, prima di passare alla votazione, ho precisato che c'era stata richiesta di voto segreto da parte di due gruppi e ho dato il numero degli emendamenti. C'è stato un breve intervento di Zaccagnini, che è stato da me stoppato perché era su quel tema e io avevo già precisato, e poi che cosa è successo? È successo che, nonostante le procedure tecniche previste per la votazione fossero già state messe in atto e comunicate, quindi, nonostante a seguito del mio annuncio all'Aula del voto segreto le procedure tecniche fossero state già messe in atto, c'è stato un errore materiale. Io non nego che ci sia stato un errore materiale, c'è stato (Commenti del deputato Corsaro)... c'è stato, onorevole Corsaro. Quindi, mi dispiace che questo sia accaduto, io ho apprezzato la circostanza e poi ho anche provveduto a dire che il voto era segreto e abbiamo portato a conclusione la votazione. Questo è nelle mie facoltà poterlo decidere, come dice l'articolo 57, e io così ho fatto. Adesso, però, permettetemi di andare avanti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ettore Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Grazie, Presidente. Noi non abbiamo obiezioni regolamentari, le sue risposte sono per noi soddisfacenti. Io, invece, intervengo per chiederle il rinvio in Commissione di questo provvedimento sulla legge elettorale. Presidente, questa legislatura ha un numero, 2836: sono le giornate di espulsione che ci sono state fino ad oggi - dobbiamo aggiornare il pallottoliere - in quest'Aula. La precedente legislatura ne ha avute 99. Cito questo per dire che il tentativo che noi abbiamo fatto in questa legislatura, che è stata indubbiamente caratterizzata da uno scontro continuo tra le forze politiche, tra forze politiche che non si sono mai nemmeno parlate sui temi istituzionali e sulle regole, è stato quello di provare a vedere se potevamo scrivere insieme le regole, le regole del gioco, la legge elettorale, la cosa più complicata. Ci abbiamo provato e abbiamo creduto che potesse essere possibile. Abbiamo fatto un lavoro serio in Commissione, faticoso per tutti. Dico per chiarezza che, quelli che hanno fatto il sacrificio più grande, siamo noi: il PD ha rinunciato alla sua battaglia sul maggioritario per provare a scrivere insieme le regole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), fidandosi degli altri compartecipanti al tavolo.
ALFONSO BONAFEDE. Non ce l'hai la coscienza (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
ETTORE ROSATO. Presidente, io sono immune, non ho bisogno del vaccino, neanche delle offese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Quello che mi stupisce è lo stile da stadio che usano. Non mi stupisce quello che dicono, è lo stile da stadio, che testimonia come sia impossibile provare a fare le cose insieme (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Presidente, ci sono delle cose che vengono prima dell'interesse di parte, che vengono prima degli interessi di ognuno di noi, e la legge elettorale è la legge che più nasconde gli interessi di ogni gruppo parlamentare, addirittura dei singoli. C'è l'interesse del Paese, della nazione, e questo abbiamo messo davanti, nel tentare di fare una legge elettorale insieme. Non abbiamo messo davanti l'interesse del PD, perché se volevamo mettere davanti l'interesse del PD, sceglievamo un'altra strada (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Presidente, credo che questa lezione serva a noi per capire con chi si può fare e dove possiamo arrivare. Ve lo dico, ci riproveremo, perché voi tornerete in Parlamento, torneremo anche noi, e continuerete ad essere all'opposizione, ve lo assicuro io, continuerete ad essere all'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Sapete perché continuerete ad essere all'opposizione? Non perché i vostri elettori non hanno aspettative, ma perché voi avete tradito le aspettative dei vostri elettori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Voi avete tradito il vostro blog, avete tradito le promesse che avete fatto a chi avete detto che questa legge elettorale la votavate, e invece avete trovato una trappola per metterla sotto e per archiviare anche questo tentativo!
PRESIDENTE. Adesso su questa richiesta darò la parola ad un deputato per gruppo, prima però vorrei sentire anche il parere del relatore per la maggioranza, poi darò la parola ad un deputato per gruppo.
EMANUELE FIANO, Relatore per la maggioranza. Presidente, io sono per il ritorno del provvedimento in Commissione.
DANILO TONINELLI. Presidente, se in quest'Aula ci sono dei traditori, se in quest'Aula ci sono dei vigliacchi e se in quest'Aula ci sono degli irresponsabili, questi appartengono al Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), e piano piano vi spiego il perché. Il MoVimento 5 Stelle ha dichiarato che avrebbe votato a favore di un emendamento di equità, che applicava la norma del cosiddetto modello tedesco anche al Trentino, e l'abbiamo fatto. E i nostri voti non dovevano fare cadere questa legge, perché voi avete una maggioranza bulgara (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Quindi, la prima categoria di soggetti di cui fa parte il Partito Democratico sono i traditori, quelli che hanno tradito il mandato che il Partito aveva dato loro. Ma non sono solo traditori, Presidente, perché noi abbiamo fatto quello che abbiamo detto, voi avete fatto l'opposto di quello che il vostro capogruppo aveva detto. Siete anche dei vigliacchi, perché l'avete fatto nel buio del voto segreto, come i vigliacchi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che si nascondono, perché siete tali, e avete applaudito l'intervento che dava la responsabilità al MoVimento 5 Stelle, quando nel voto segreto avete messo il dito dalla parte opposta di quella che vi aveva detto di fare una cosa. Traditori e vigliacchi, e non mi potete smentire, perché sono dati oggettivi, è la matematica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
Poi, Presidente, la terza categoria: gli irresponsabili. Vi rendete conto che state uccidendo, che state ammazzando una legge elettorale che per la prima volta dava la rappresentazione al Paese di qualche cosa di condiviso, di fatto insieme, che dava un buon esempio, che non avete mai dato? Sapete perché lo state facendo? Per un feudo! Lo state facendo per un feudo di 11 seggi del Trentino (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), a cui volevate non dare regole democratiche perché doveva rimanere un feudo. Ma non vi vergognate? Pensavate che il MoVimento 5 Stelle facesse così col dito e facesse poi l'opposto nel voto segreto? Noi siamo gente onesta, voi siete ridicoli (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Presidente, con i traditori, con i vigliacchi e con gli irresponsabili noi non avremo mai - ripeto mai! - nulla a che spartire (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
FRANCESCO LAFORGIA. Presidente, capisco che sono ore molto concitate e molto cariche di emozioni, forse questa è la ragione per cui in quest'Aula, anche negli ultimi minuti, si sono ascoltate delle ricostruzioni un po' fantasiose e anche un po' strumentali. Il Partito Democratico non ha abbandonato il maggioritario per spirito di sacrificio e abnegazione, ma perché ha creduto di assecondare i desideri di chi ha voluto far coincidere in un accordo il tema della legge elettorale con il tema dell'anticipazione innaturale della legislatura…
EMANUELE FIANO, Relatore per la maggioranza. Avete votato voi contro in Commissione!
FRANCESCO LAFORGIA. Questa è una cosa che dobbiamo dirci, è il non detto piuttosto esplicito che ha accompagnato e informato tutta questa discussione. Però voglio dire tre cose molto pacate, per metterle agli atti. La prima: noi non siamo contro l'idea che una legge elettorale, cioè la legge che regola il gioco democratico di un Paese, possa essere immaginata, sottoscritta, condivisa dalle maggiori forze politiche. Quello che non si può accettare, è che quattro leader che non siedono in questo Parlamento abbiano la priorità rispetto all'autonomia di un Parlamento che deve restare sovrano rispetto a un tema così delicato com'è la legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista e Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD). Questo è inaccettabile!
Secondo. C'è una sproporzione vorrei dire persino un po' sospetta tra la natura, il contenuto dell'emendamento che è passato, e che ha messo nelle condizioni il Partito Democratico persino di dire che quel patto si era rotto, e la reazione del Partito Democratico. Questo è il collegamento improprio! C'è una reazione sproporzionata e, insisto, un po' sospetta, perché la natura, il contenuto di quell'emendamento non stravolgeva un impianto che a noi non piaceva, ma un impianto di un accordo su una legge elettorale. E quindi, come dire, forse qualcuno deve assumersi la responsabilità, l'onere di fugare questo sospetto, che io penso invece abbia qualche fondamento.
Terzo, e chiudo. Questa è stata la legislatura delle forzature, degli strappi, che sono avvenuti su tante materie, e in particolare su quelle che regolano il funzionamento democratico. Questa è un'Aula che ha assistito, vorrei dire con una certa enfasi, alla vergogna di aver assecondato un passaggio importante, solenne, come quello di mettere mano alla Costituzione, in una splendida solitudine di chi ha approvato quel passaggio. Perché si sono fatte queste forzature: lo si è fatto sulla legge elettorale, sull'Italicum, una materia intimamente e naturalmente parlamentare su cui viene posta la questione di fiducia. Ci sono soltanto altri due esempi nella storia, e non così brillanti, di passaggi nei quali è stata posta la questione di fiducia sulla legge elettorale.
Allora io dico questo, lo metto agli atti, lo dico per mettere le mani avanti: noi non accetteremo alcuna forzatura e ogni utilizzo di uno strumento improprio, che sia un decreto-legge, che sia la fiducia su una materia come quella della legge elettorale, ci vedrà ferocemente contro (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista). Ed io penso che non saremo soli, e che questa indisponibilità sarà l'indisponibilità anche di tanti cittadini fuori da questo Palazzo. Per questo - e concludo - noi siamo contrari ad un ritorno della legge in Commissione. Io penso che questo Parlamento, nella piena autonomia dell'esercizio della sua funzione, debba e possa proseguire, con tutta la serenità del caso, sulla strada dell'esame della legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Brunetta. Ne ha facoltà.
RENATO BRUNETTA. Signora Presidente, che questa sia una legislatura difficile non è negabile. È difficile perché fin dall'inizio non ha segnato la vittoria vera di nessuno schieramento politico: certamente lo 0,34 per cento di differenza tra la coalizione di centrodestra e di centrosinistra non era un differenziale tale da consentire un vero mandato politico-strategico. Se poi questo 0,34 per cento innescava un premio di maggioranza abnorme, come poi ci avrebbe detto la Corte costituzionale, qui troviamo il secondo elemento di difficoltà di questa legislatura: finita in pari, ha dato ad una parte politica una maggioranza che non era nel Paese; era in quest'Aula ma non era nel Paese, e questa è una difficoltà oggettiva. Dirò ancora di più: la dava ad una parte politica che nell'Italia metropolitana è diventata seconda, era seconda, perché la prima parte era il MoVimento 5 Stelle, devo dirlo, che ha avuto più voti in Italia rispetto al Partito Democratico. Anche questo è un elemento oggettivo di difficoltà.
Quest'Aula, bisogna riconoscercelo, non corrisponde al Paese; e questa è la difficoltà vera di tutti i mesi, gli anni che si sono succeduti, quattro anni difficili, oltre quattro anni difficili, difficilissimi. E vedete, io mi ricordo le difficoltà del Governo Letta, con le larghe intese; mi ricordo “stai sereno Enrico” e la caduta del Governo Letta da parte del Partito Democratico, che pure era il partito del Presidente Letta. Mi ricordo benissimo (e lo dico agli amici che stanno di fronte a me nell'emiciclo) le difficoltà e le battaglie sulla riforma costituzionale e sulla legge elettorale, e il referendum. Non dimentichiamo cos'è successo il 4 dicembre: che il popolo sovrano, quello stesso popolo sovrano non rappresentato in quest'Aula nella sua composizione e nella sua complessità e nella sua articolazione, ha detto di “no” alle forzature che in quest'Aula sono intervenute.
Ciò nondimeno, signora Presidente, io credo che le regole del gioco si debbano scrivere insieme. Nonostante questi quattro anni difficili, difficilissimi, in cui è successo di tutto in quest'Aula, io non perdo questa speranza: le regole vanno scritte insieme. E questo è anche il senso dell'accordo che abbiamo fatto, alla luce del sole, in Commissione affari costituzionali, per trovare la più ampia condivisione sulla legge elettorale: perché non si ripetessero le forzature dell'Italicum, perché non si ripetessero le forzature sulla riforma costituzionale.
Andare alle elezioni, signora Presidente, senza una legge elettorale, oppure con una legge elettorale di risulta rispetto alle sentenze della Corte, non è possibile, non è dignitoso per questo Parlamento; ma non sarebbe neanche dignitoso andare alle elezioni con i due “consultelli” vagamente messi insieme da un decreto all'ultimo momento per appiccicare due cose che non stanno insieme. Non sarebbe dignitoso per questo Parlamento, non sarebbe dignitoso per la nostra democrazia.
E proprio per questo io chiedo il rinvio in Commissione di questa legge, di questa riforma, ma il rinvio in Commissione per ricominciare: perché io non mollo questo valore della condivisione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente)! Io non rinuncio a questo obiettivo, noi non rinunciamo. Ci vuole pazienza istituzionale, signora Presidente: vogliamo scrivere le regole insieme.
E però, una piccola autocritica, anche della mia parte per la parte di responsabilità che ci siamo sobbarcati in questo accordo, senza forzature, senza strappi, senza accelerazioni ingiustificati. E faccio anch'io autocritica su questo: senza forzature, perché non possiamo chiedere regole condivise e nel contempo forzare chi non la pensa come noi, oltre il legittimo dibattito che pure ci dev'essere in Aula. Per questo, io chiedo che si ritorni in Commissione e che in Commissione si riprenda a lavorare per avere una legge elettorale ampiamente condivisa, come ha chiesto il nostro Presidente della Repubblica, per dare al nostro Paese una legge degna di questo Parlamento e degna della nostra democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).
LORENZO DELLAI. Presidente, io vengo da una terra e anche da una tradizione di cultura politica che ha sempre visto nelle istituzioni quasi un luogo sacrale; e per questa ragione, prima di dire perché siamo a favore del rinvio in Commissione, desidero anche dire che noi ci troviamo veramente molto a disagio quando vediamo che invece l'Aula è ridotta, come oggi, ad una sorta di teatro della commedia delle parti. L'Aula, il Parlamento non è il luogo delle recriminazioni o contro-recriminazioni sui presunti tradimenti di accordi fatti altrove: l'Aula è il luogo della responsabilità, vorrei dire della politica, del servizio alla comunità. Semmai era nato, è vero che, con il voto di stamattina, l'accordo fra PD, Forza Italia, Cinquestelle e Lega è morto e non per la portata del merito dell'emendamento che è stato approvato, sul quale già stamattina ho detto la mia e la nostra opinione, ma piuttosto perché si è disvelata con questo passo e con altri la fragilità di questo accordo, la sua natura di patto senz'anima vorrei dire, quasi indifferente alle preminenti esigenze del Paese, come bene ha detto con durezza, ma con autorevolezza, il Presidente Napolitano.
A me e a noi, qui, oggi, non interessa affatto indagare, discutere, su chi tra i contraenti di questo patto è stato ingenuo e chi invece cinico, su chi era lo statista e chi invece il biscazziere. Penso che le vicende delle prossime settimane e dei prossimi mesi ci aiuteranno a capirlo.
In secondo luogo, dico però che non è vero, invece, che sia morta la possibilità che il Parlamento approvi una buona legge elettorale e non è vero che sia finita col voto di stamattina la legislatura. Un Governo c'è, con la sua maggioranza, con il suo diritto-dovere di preparare una buona legge di stabilità, una buona legge di bilancio, che metta in grado il Paese di essere in sicurezza e prepari anche un buon terreno, il migliore possibile, per il lavoro della prossima legislatura.
Per queste ragioni, noi esprimiamo un voto favorevole al rinvio in Commissione della legge, con lo spirito costruttivo, non certo perché in questo modo forse possiamo assistere, non avendovi partecipato, al rinnovo di un patto esterno che questa mattina è naufragato. No, ma per ripartire con spirito di grande responsabilità dai testi presentati, senza l'ansia di dover procedere con velocità assurda, perché si deve votare subito. Noi pensiamo che il Parlamento non possa abdicare alle sue responsabilità e per questo aggiungiamo anche che è bene che nessuno pensi che la Caporetto di un accordo fra i leader dei quattro partiti sia anche la Caporetto del Parlamento e men che meno la Caporetto della politica. Nessuno pensi aggiungo, aggiungiamo, ad un decreto d'urgenza per votare subito senza che il Parlamento approvi una nuova legge elettorale, sarebbe questa una scorciatoia inaccettabile e pericolosa per il nostro Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Democrazia Solidale-Centro Democratico e Civici e Innovatori).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Capezzone. Ne ha facoltà.
DANIELE CAPEZZONE. Grazie, signora Presidente. Capitava a scuola, quando si voleva sorridere del professore di filosofia, di immaginare dei sillogismi farlocchi: Socrate fischia, il treno fischia, Socrate è un treno. Ho l'impressione che nel discorso del collega Rosato abbiamo ascoltato un sillogismo di questo tipo: gli scolari sono cattivi, gli scolari del MoVimento 5 Stelle, gli scolari sono indisciplinati, e allora chiudiamo la scuola, riportiamo la legge in Commissione. No, onorevole Rosato, non funziona così, lei sa quanto noi la rispettiamo nel dissenso da questi banchi di opposizione, ma lei non può nascondere che oggi la sconfitta politica è la sua, è la vostra, del Partito Democratico. Io non escludo che il MoVimento 5 Stelle avesse in animo di farvi uno scherzo o di profittare di uno scherzo possibile, ma oggi lo scherzo ve lo siete fatti da soli, vi siete “autoscherzati” e lo dimostra il fotoreporter Fiano, come ha dimostrato poco fa l'onorevole Corsaro. Il selfie del fotoreporter, relatore, onorevole Fiano, è avvenuto un istante prima che si arrivasse alla vera determinazione di voto di molti, in quella foto la gran parte dei banchi del Partito Democratico sono ancora sul rosso, perché alcuni dei colleghi che liberamente avrebbero poi scelto il verde con la pallina o con il dito hanno avuto bisogno di un secondo di tempo per spostarsi dal rosso al verde. La realtà è che questi sono i voti, questo dicono i numeri, e non sarà con qualche giochino regolamentare che potete eludere questo punto.
Il primo atto della legislatura sono stati i 101 voti del Partito Democratico che hanno fatto una certa scelta sul Quirinale, un altro atto significativo della legislatura, non so se siano altri 101, ma sono forse 116 gli esponenti del Partito Democratico che hanno fatto oggi una scelta diversa rispetto a quella ordinata da Matteo Renzi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Voi partivate, i quattro neo-nazareni, ultra-nazareni, da 440 voti in quest'Aula, cioè 125-130 voti in più della maggioranza assoluta. Se siete finiti a meno 10, a meno 15, a meno 20, non bastavano i grillini, che fanno la loro parte, fanno il loro gioco, e se vi hanno preso in giro dovevate prevedere anche questo, ma la parte decisiva ve la siete fatta voi, ve la siete fatta da soli.
Allora, onorevole Rosato, con rispetto: gli scolari erano indisciplinati anche ieri, ma lei ieri andava di corsa; gli scolari erano potenzialmente traditori anche ieri, ma lei ieri andava di corsa; oggi gli scolari sono gli stessi e lei non va più di corsa, vuole andare in Commissione. No, noi votiamo contro questo, assumetevela voi la responsabilità di tornare in Commissione. Vi anticipiamo, però, dai nostri piccoli banchi di opposizione, dove però siamo liberi, dove però siamo liberi di dire, di sbagliare, di assumerci la nostra responsabilità, che ci sono tre cose disastrose per il Paese: l'idea di un decreto in materia elettorale che sarebbe fuori da ogni limite costituzionale, l'idea di una legge elettorale non decidente, che dia un pareggio come voi volevate farla e l'idea di evitare la legge di stabilità. Una sola di queste cose era pericolosa, due porterebbero la troika. Faremo tutto il possibile per evitare che questi errori vengano commessi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Conservatori e Riformisti).
MAURIZIO LUPI. Grazie, signora Presidente. Io credo che da queste dichiarazioni di voto che stiamo facendo sembra quasi rituale il rinvio in Commissione, tant'è vero che anche il voto è previsto come voto procedurale, palese; invece è molto di più che un voto palese o procedurale. La discussione e gli interventi dicono della debolezza della politica quando pensa a essere presuntuosa, quando pensa a sovrapporsi alla forza di un Parlamento, invece che alla ragionevolezza di un percorso che avrebbe dovuto essere percorso. Io credo, e lo dico con forza, l'ho detto stamattina, che l'anomalia che è accaduta qui in Aula, non è il fatto che il Parlamento abbia approvato un emendamento tra l'altro puntuale, normale, anche perché ci sono casi ripetuti della storia di questo Parlamento. Avendo il popolo italiano non abolito il bicameralismo perfetto, se la maggioranza attuale, quella nuova che si è costituita su questa legge, volesse modificare, recuperare a quell'emendamento, al Senato si sarebbe assolutamente potuto correggerlo e quindi ritornare poi in Aula per approvare quel testo che quella maggioranza voleva. Ma, evidentemente, il problema non è questo. Questa rimane una Repubblica parlamentare, molti di noi avrebbero voluto una Repubblica presidenziale, molti di noi avrebbero voluto una riforma costituzionale, ma sta di fatto che questa è una Repubblica parlamentare. Allora dove sta l'anomalia? La realtà è sempre testarda, ricordiamocelo. L'anomalia sta innanzitutto in un elemento: mai associare, anche se lo si nega con evidenza, l'approvazione di una legge elettorale con lo scioglimento delle Camere. Fate le vostre considerazioni di buonsenso, fate le vostre considerazioni di opportunismo, fate le vostre considerazioni istituzionali, che sono le nostre, che appartengono a questo gruppo parlamentare e a questa proposta politica, ma se associate le due cose o siete dilettanti, o siete ingenui, o siete in malafede, ma il risultato della realtà è che vi si rivolterà contro anche se negherete la realtà.
La seconda anomalia: è vero - e lo dico all'amico Rosato e che stimo tantissimo, con cui abbiamo lavorato in questi quattro anni - che tra avversari non si tradisce, siamo assolutamente d'accordo; ma proprio su una legge elettorale, che deve vedere il più ampio consenso, si deve partire. Se tra avversari non ci si tradisce forse innanzitutto tra alleati, che hanno condiviso e che condividono per quattro anni il percorso di governo (Applausi dei deputati del gruppo Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD), non solo non ci si tradisce ma ci si prende e si parte da quella maggioranza, si cerca di condividerla insieme e, giustamente, la si allarga a tutti.
L'anomalia è un'altra: che si è pensato che la forza di numeri astratti di un accordo politico tra i più grandi quattro partiti o gruppi parlamentari potesse sostituirsi alla debolezza di un accordo politico. La realtà è testarda; ma come fa il Partito Democratico a non accorgersi? Oggi insulta il MoVimento 5 Stelle, ma mai in questi quattro anni un accordo tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle percorso nelle Camere istituzionali ha avuto successo (Applausi dei deputati del gruppo Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD). Ne ha pagato il conto Bersani e ne ha pagato il conto il Paese, perché è rimasto bloccato quattro mesi. Ne avremmo pagato il conto tutti se non ci fosse stata una grande responsabilità da parte di questo gruppo sul tema dei diritti civili e delle unioni civili. Quando avete tentato di fare un accordo con il MoVimento 5 Stelle vi siete trovati con niente in mano e, ancora una volta, la nostra responsabilità, che riguarda l'interesse dei cittadini e delle famiglie, ha voluto non venire in soccorso ma dire che la strada era diversa. L'anomalia, ovviamente, sta nel fatto che è sembrato a tutti e anche a chi ci ascolta - e quest'Aula è il luogo massimo della democrazia - che sembravate come Penelope, che di giorno facevate la tela e di notte la disfacevate.
Una cosa è certa, e concludo, Presidente, dicendo quale sarà il nostro voto: non ci potrete prendere in giro dicendo che - perché lo abbiamo sempre affermato - l'Italia in questo momento non ha una maggioranza e un Governo solido ed efficace che può continuare a fare le leggi. Non ci dovete prendere in giro dicendo che l'Italia ha un Parlamento che è in grado, se segue un percorso intelligente e serio, di fare una legge elettorale. Avete deciso e avete accelerato tutti gli iter possibili e immaginabili nonostante le nostre richieste, e concludo. Noi abbiamo accettato la sfida, abbiamo detto che accettavamo l'idea della vostra maggioranza e abbiamo detto in Aula: “Noi vi seguiremo e cercheremo di migliorare questo testo”. Oggi ci dite “Torneremo in Commissione”.
MAURIZIO LUPI. E concludo con l'invito fatto dall'onorevole Brunetta, che apprezzo, per allargare e per discutere con tutti. Decidete voi: ve la siete fatta e ve la siete disfatta.
MAURIZIO LUPI. Decidete voi se volete tornare in Commissione, ma non accusate questa maggioranza e questo Parlamento di non essere in grado di fare le leggi, perché nessuno vi crederà più (Applausi dei deputati del gruppo Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD e di deputati del gruppo Civici e Innovatori).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato De Mita. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE DE MITA. Grazie, Presidente. Sarà per miei limiti ma, per quanto io mi sforzi, non riesco a trovare una corrispondenza tra i fatti che sono accaduti questa mattina e le conseguenze che ne sta traendo il Partito Democratico. Con molta franchezza, a me era apparsa un po' puerile l'ansia e la corsa, anche alla luce dell'esperienza sulla riforma costituzionale, con la quale si stava procedendo nei giorni scorsi. Allo stesso modo, trovo un po' puerile il modo con il quale ci si sta atteggiando di fronte a questa situazione che si è determinata, perché io non riesco, per quanto mi sforzi, a trovare corrispondenza tra i fatti e le considerazioni che ha svolto in quest'Aula poco fa l'onorevole Rosato, a meno di ritenere che qualcuno pensasse che il Parlamento dovesse limitarsi a ratificare ciò che era stato deciso in maniera rigida e anelastica, che sarebbe una circostanza un po' curiosa perché non solo non è mai accaduto, perché non solo questo limiterebbe in maniera drammatica la libertà dei parlamentari, ma ciò starebbe a significare che l'accordo concluso aveva un sapore così mercantile che non poteva avere uno sbrego nemmeno in una minima parte.
Ma se pure fosse quello che è stato detto - anche se per la verità i numeri oggettivi lo smentiscono - e, cioè, che uno dei soggetti contraenti dell'accordo fosse venuto meno, questo cosa significa? Non è certo impedito per ciò che resta di quell'accordo - e anche ad altre forze parlamentari che sono qui presenti - di proseguire nell'approfondimento della proposta di legge e nella sua approvazione. Per noi si può procedere. Era un provvedimento con una visione distorta e con alcuni limiti da correggere: il voto disgiunto, le preferenze e l'introduzione di un premio di maggioranza, ma le forze politiche è nell'Aula parlamentare che devono affrontare questa discussione. Per noi, dunque, si potrebbe procedere.
Il Partito Democratico ritiene di andare in Commissione? Noi abbiamo una posizione quasi indifferente, però stiamo attenti: questo non può essere un modo per buttare la palla in tribuna. Questo non può essere un modo per scaricare su alcuni le responsabilità; se responsabilità vi sono state, sono state nel modo con il quale è stato concepito questo accordo. Pertanto, alle forze parlamentari sta la responsabilità di ricomporlo. Non si può fare l'Aventino perché nessuno è vergine in questa vicenda, men che meno chi accusa gli altri.
Allora, scegliete il terreno: si vuole ritornare in Commissione per ricomporre una maggioranza o si vuole proseguire in Aula? Tuttavia, c'è il dovere di andare avanti. Mi sembra un po' anche qui puerile e adolescenziale continuare a fare il gioco che se non si vince la partita si prende il pallone e si va a casa. Questa è una cosa che noi dovremmo avere appreso - anche e soprattutto alla luce della vicenda della riforma costituzionale - che nessuno si può permettere di fare, soprattutto il principale partito che ha l'onere di mantenere l'equilibrio politico in una condizione così difficile per il Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDC-Idea e Misto-Alternativa Libera-Tutti Insieme per l'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rampelli. Ne ha facoltà.
FABIO RAMPELLI. Grazie, Presidente. Intanto, preliminarmente mi corre l'obbligo di tornare sulla questione che io le ho sottoposto giustappunto poche decine di minuti fa. Noi riteniamo di essere un gruppo parlamentare nato per volontà degli italiani alle urne e non per scissione parlamentare e, quindi, riteniamo di meritare il rispetto di quest'Aula e anche il suo, dei suoi collaboratori, dei commessi e di coloro i quali guardano in giro e intercettano le mani che si alzano, perché anche in questa circostanza noi siamo stati collocati all'ultimo posto in classifica pur avendo alzato la mano tra i primissimi. Quindi, c'è qualcosa che non quadra e io la devo per forza sottolineare, perché non vorrei che questa diventasse una consuetudine. Per quanto rimanga uno scorcio di legislatura davanti a noi, non siamo disponibili ad essere trattati in maniera diversa rispetto a tutti gli altri gruppi parlamentari: si parla in ordine di iscrizione e non in ordine di non si sa bene quale altro parametro.
Detto questo, qui si aggirano, nel nostro Parlamento, due spettri: lo spettro del fallimento di una maggioranza politica, cioè del fallimento di Renzi, e lo spettro del fallimento dei quattro leader che hanno cercato un accordo extraparlamentare che si è liquefatto letteralmente quando è stato chiamato alla prova della ratifica, della discussione, dell'approfondimento e del miglioramento attraverso l'attività emendativa propria di quest'Aula, perché non ha retto l'urto. Viceversa, penso ai parlamentari che hanno avuto la facoltà di misurarsi, in modo particolare, con l'emendamento che è diventato la pietra dello scandalo e mi auguro che qualunque legge elettorale non prescinda dalla decisione, che vi è stata con voto segreto, di equiparare i diritti nel voto degli italiani ai diritti nel voto degli italiani di lingua tedesca del Trentino-Alto Adige. Bisogna ripartire da lì e qualunque legge elettorale non può prescindere dall'asserzione che si è manifestata in Aula poco fa.
Noi - e ci fa un po' specie - abbiamo ascoltato un intervento dai banchi di Forza Italia direi quasi mortificante, che consegna un ruolo che non ci piace a partiti che comunque hanno orbitato nell'area del centrodestra. Abbiamo ascoltato un altro intervento, quello del collega Lupi, e non si capisce bene la ragione per la quale il partito che rappresenta ancora sostenga il Governo né si capisce la ragione per la quale non viene staccata la spina. Noi riteniamo comunque, ancorché il Parlamento repubblicano abbia dato un segnale importante di vitalità, che non ci siano più le condizioni per fare quello che deve fare un Parlamento: servire il popolo italiano, approvando provvedimenti che vadano nella direzione della tutela degli interessi deboli e diffusi della propria comunità.
Non ci sono più queste condizioni, ma c'è una legge elettorale vigente, che ci consente ancora una volta di andare a votare domani mattina. Si applichi questa legge, si sciolgano le Camere, si vada al voto, si cambi il Parlamento e, soprattutto, si cambi il Governo. Infatti, altrimenti il rischio non è quello di fare battaglia politica a discapito dei propri avversari, ma di fare una battaglia politica a discapito dell'Italia.
Altro che, collega Rosato, anteporre gli interessi del Paese agli interessi della parte! Voi siete stati impietosi, cercando un accordo di vertice, invece che mettere a sistema quelle indicazioni, che in maniera intellegibile erano state mandate come messaggio dalla Corte costituzionale a tutti i partiti e a tutti i leader. Potevamo partire dall'Italicum e in quarantotto ore fare quelle correzioni e andare al voto. Avete scelto una strada più contorta, quella di un cambio ulteriore di Governo, in assenza di una legittimazione popolare, facendolo a gamba tesa e rivoltando completamente i requisiti intorno ai quali avevamo discusso, per mesi, per anni, dell'Italicum! Avete fatto una legge a vostra immagine e somiglianza, avete fatto un accordo di interessi tra capi partito a discapito del popolo italiano, che non poteva che finire così.
In base a queste riflessioni, Presidente e colleghi, noi riteniamo che il Parlamento, assumendosi la responsabilità di avere approvato quell'emendamento, abbia deciso e scelto di proseguire la discussione e il lavoro su questa legge elettorale. È troppo facile scappare in Commissione e non affrontare la libertà di un Parlamento sovrano. Ora si deve lavorare e licenziare questo provvedimento con le correzioni, che liberamente il Parlamento vorrà dare a questo accordo, a questo “Inciucellum”, che è stato di fatto archiviato, ma che può fare generare una legge migliore (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Rampelli, giusto perché mi ha chiamato in causa, vorrei ricordarle che abbiamo dodici gruppi in quest'Aula e sei componenti del gruppo Misto. Lei ha parlato per ottavo, altri parleranno dopo di lei: nessuna preclusione. Lei non mi può dire, quando ha alzato la mano, se prima o dopo i colleghi, perché lei non sa se i colleghi sono già venuti presso la Presidenza e hanno fatto recapitare, appunto, le prenotazioni di intervento. Quindi, nessuna preclusione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Marcon. Ne ha facoltà.
GIULIO MARCON. Grazie signora Presidente, io vorrei dire innanzitutto questo, che il nostro gruppo, il gruppo di Sinistra Italiana Possibile, ha mantenuto in queste settimane un atteggiamento costruttivo e ha mantenuto un atteggiamento responsabile. Ci siamo adeguati ai tempi, secondo noi troppo stretti, che sono stati imposti nella discussione parlamentare. Abbiamo presentato pochi emendamenti, non abbiamo chiesto nessun voto segreto e non ne avremmo chiesti nemmeno successivamente, se la discussione fosse andata avanti.
Quindi, il nostro atteggiamento è stato quello di un gruppo che vuole contribuire ad approvare una legge elettorale, una legge elettorale che noi abbiamo rivendicato come una legge dall'impianto proporzionale, che tornasse a dare la parola ai cittadini, che garantisse un principio di rappresentanza, come merita questo Paese.
Ebbene, questo è il lavoro che abbiamo fatto, presentando le nostre proposte e presentando i nostri emendamenti. E abbiamo fatto anche delle proposte nell'interesse generale del nostro Paese. Abbiamo accettato e abbiamo condiviso la proposta della soglia al 5 per cento, nonostante - come si sa - il nostro gruppo è ben lontano dal raggiungere quella percentuale. Un atteggiamento responsabile e propositivo, di fronte anche alle richieste del Presidente della Repubblica e della Corte costituzionale, di intervenire per dare al nostro Paese una legge, che armonizzasse i sistemi della Camera e del Senato e ci permettesse di andare a votare in tempi ragionevoli.
Però, vorrei ricordare come siamo arrivati a questo punto. Siamo arrivati perché c'è stata una legge, l'Italicum, dichiarata incostituzionale in tante sue parti, legge che è stata votata con tre voti di fiducia e che è stata imposta al Parlamento. Ci siamo arrivati perché c'è stato un referendum, il 4 dicembre, che è stato una batosta per chi voleva stravolgere la nostra Costituzione.
Ci siamo arrivati perché siamo stati fermi per cinque mesi, ad aspettare il congresso del Partito Democratico, e finito il congresso, in pochi giorni, il Partito Democratico ha cambiato posizione quattro volte. Prima ci ha proposto il Mattarellum, poi ci ha proposto il Provincellum, poi ci ha proposto il Rosatellum e poi ci ha proposto il modello tedesco, grande confusione sotto il cielo. E ha voluto imporci una discussione in pochi giorni. Noi abbiamo accettato la sfida e abbiamo cercato di cambiare positivamente.
Ma l'errore principale è la fretta con cui si è voluti procedere, errore determinato da una quasi compulsione alle elezioni anticipate. Noi sul testo abbiamo detto la nostra anche stamattina, ma stamattina non c'è stata nessuna anomalia parlamentare. Si è votato un emendamento su un aspetto non centrale della legge e quest'emendamento è stato approvato. Ricordo al collega Rosato che i colleghi del MoVimento 5 Stelle avevano detto che avrebbero sostenuto e avrebbero votato quell'emendamento, tra l'altro un emendamento di un'esponente di Forza Italia, non di un esponente del MoVimento 5 Stelle. Quindi, forse, il collega Rosato poteva fare quest'intervento appassionato, che ha fatto pochi minuti fa, prima che si votasse quell'emendamento. Non era una cosa che avveniva di nascosto, era tutto alla luce del sole. E non ha tenuto quel patto, non ha tenuto quell'accordo, perché ci sono state decine di franchi tiratori nelle file del PD e nelle file di Forza Italia, come è successo anche per i precedenti voti segreti.
Allora noi diciamo che, di fronte a un emendamento, come quello che è stato approvato, non si può ritornare in Commissione. La Camera deve continuare i suoi lavori. È un emendamento su una parte non centrale, non direi marginale, ma specifica del testo. Non ci sono le motivazioni per continuare a sostenere il ritorno in Commissione. Noi proponiamo di andare avanti.
Io non vorrei che ci fosse il pretesto per una drammatizzazione e non vorrei che ci fosse il pretesto per dire: non aspettavamo altro. Questo è il rischio che noi abbiamo oggi: non aspettavamo altro per avere il motivo opportuno per chiudere questa possibilità di una legge elettorale.
Noi diciamo che, invece, aspettiamo che il Parlamento approvi la nuova legge elettorale. Se il PD, se la maggioranza ha il coraggio e la forza di confrontarsi in Parlamento per la nuova legge elettorale, lo faccia. Se invece ritiene che tutto si debba svolgere nel chiuso delle stanze di pochi leader, allora la strada è un'altra ed è una strada che noi non condividiamo. Il Parlamento deve dire la sua, deve esprimere il suo voto, questo è il luogo del confronto. Dobbiamo parlamentarizzare la riforma della legge elettorale e questo è il motivo per cui siamo qui (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà-Possibile).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanetti. Ne ha facoltà.
ENRICO ZANETTI. Grazie Presidente. Il ritorno in Commissione, solo sulla base di quello che è accaduto su quell'emendamento stamattina, di per sé è un atto abnorme, ma basta ascoltare gli interventi ora, per capire che il tema non è uno o due emendamenti. Il tema è un legame fiduciario tra i contraenti di un legittimo accordo politico, che è in questo momento venuto completamente meno.
Devo anche dire, in particolare ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che è peculiare in sé presentarsi a un accordo politico che prevede una serie di concessioni reciproche, pretendendo comunque di mantenere i propri emendamenti di parte. È il modo di ragionare di chi dice: quel che è tuo è mio, quel che è mio è tuo…quel che è tuo, viceversa, resta sempre mio. È il modo di ragionare di chi non mette a disposizione la sua parte di accordo e, viceversa, pretende e chiede soltanto agli altri. Al tempo stesso quel che è tuo è mio e quel che è mio è mio. Al tempo stesso, però, non ci si dovrebbe ritrovare in queste condizioni in Aula. Avviare un percorso del genere, quando già in partenza mancano questi presupposti, porta difficilmente a esiti diversi da quelli che abbiamo visto. Detto questo, date le condizioni, riteniamo senz'altro opportuno il ritorno in Commissione, ma non semplicemente per cercare di continuare a rimestare qualcosa, che evidentemente non funziona, ma per provare a costruire qualcosa di diverso e di nuovo, su cui si possa davvero trovare un accordo politico.
PINO PISICCHIO. La ringrazio, Presidente. Questa legislatura porta con sé lo stigma della legislatura, della campagna elettorale domani, cominciata con la sentenza della Corte Costituzionale del gennaio 2014, che ha messo in moto l'attività necessaria per riformare la legge elettorale che non poteva più essere adottata nella formula del cosiddetto Porcellum, che era stato abolito. Quindi, il primo atto, il primo atto normativo è stato l'Italicum 1, se possiamo così dire, quello che ha visto la partecipazione attiva del Partito Democratico e di quello che all'epoca credo si chiamasse PDL, quindi del centrodestra con egemonia berlusconiana. Ricordo che all'epoca c'era anche un premio al 35 per cento. Questa impostazione è stata poi rimessa in discussione e siamo passati all'Italicum rivisitato, quello che poi è stato approvato e che stava in uno con la revisione della Costituzione.
Quindi, l'Italicum riveduto e corretto dalla sentenza dalla Corte costituzionale del 2017, e siamo già al terzo passaggio. Poi, in Commissione, abbiamo avuto il tentativo del relatore presidente Mazziotti, con un impianto che recepiva le impostazioni date dalla Corte costituzionale e proponeva una versione su cui lavorare. Dopo siamo passati, nel breve volgere di qualche giorno, al primo Fiano, quindi al primo impianto di riforma costituzionale proposto dal nuovo relatore Fiano; è stato battezzato, con un nome che fa riferimento al mai sufficientemente lodato presidente del gruppo del PD, l'onorevole Rosato, Rosatellum, con un vago riferimento ad una marca di vini non segnalata tra i DOC, e poi una seconda versione del relatore Fiano, che porta l'accordo a quattro.
Dunque, questa mattina si è realizzato un punto di frattura, che non è tanto con riferimento all'aspetto messo in discussione da quel voto controverso e così inedito, lo dicevamo quest'oggi, con questa disclosure inedita. Però, ha segnato la frattura, e dunque - ho ascoltato e visto anche una serie di dichiarazioni - per ammissione stessa del relatore Fiano, la rottura e il rimettere in nulla questo impianto. Che fare? Non c'è altro da fare se non tornare in Commissione. Noi dobbiamo lavorare in Commissione per tentare di chiudere questa complicata questione della legge elettorale nella XVII legislatura e farlo nel modo più degno, tale da mettere in campo una legge elettorale, colleghe e colleghi, che sia in grado di produrre una maggioranza, perché di questo ha bisogno il nostro Paese.
La legge che stavamo per mettere in campo, quella dell'impianto con la sottolineatura e con l'accordo a quattro, forse qualche dubbio, sotto questo profilo, lo poneva. Ed una cosa ancora, prima di lasciare il microfono, signora Presidente: per favore, cerchiamo di trovare un momento meno concitato per rimettere mano a questo lavoro. Abbiamo qualche giorno ancora da dedicare alla campagna elettorale amministrativa: utilizziamolo per fare il nostro dovere di testimoni della politica, speriamo la politica buona, e poi torniamo in Commissione a lavorare, cercando di tenere lontano questa strana tautologia.
Dobbiamo fare presto, ho sentito anche da parte di qualche collega, perché dobbiamo votare domani mattina. Perché? Perché dobbiamo votare domani mattina. Ecco, la tautologia cerchiamo di tenerla lontano. Dobbiamo fare presto perché è giusto farlo e perché è giusto fare una buona legge elettorale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Monchiero. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MONCHIERO. Grazie, Presidente. È sempre antipatico autocitarsi, ma l'altro ieri, nella discussione sulle linee generali, avevo rilevato come l'iter procedurale seguito nell'approvazione di questa legge fosse segnato da una fretta distruttiva; purtroppo, questa previsione non si è avverata alla cinquantesima votazione, ma alla quinta o alla sesta, e quindi questo è un insegnamento di cui occorrerà tenere conto, se è vero come è vero che la legge torna in Commissione. Su questo tema voglio dire solo due cose: sarebbe tristemente contraddittorio e ispirato dall'opportunismo politico, che in quest'Aula è quasi sempre il primo motore di ogni parola, se chi era contro questa legge non ne auspicasse l'abbandono. Noi eravamo contro e, ovviamente, siamo ben lieti che si torni in Commissione, e siamo anche lieti di avere ascoltato in quest'Aula, da parte del capogruppo di uno dei contraenti l'accordo, che si ripartirà da zero, che si terrà conto degli errori fatti.
Ora, quali sono stati gli errori fatti? Gli errori fatti sono stati, innanzitutto, quello di costruire una legge che i quattro contraenti ritenevano che fosse nel loro interesse, nell'interesse dei loro gruppi. Noi, molto più umilmente, auspichiamo che si trovi la forza di costruire una legge che sia coerente e funzionale, e che serva agli italiani per esprimere al meglio le loro intenzioni politiche (Applausi dei deputati del gruppo Civici e Innovatori); soltanto questo noi chiediamo, nulla di più e nulla di meno. È per questo che davvero siamo assolutamente convinti che sia necessario il rinvio in Commissione. La retorica affiorata in qualche intervento che mi ha preceduto sul fatto che non c'è ragione per non continuare il lavoro in Aula, perché il Parlamento è sovrano, ecco, ricordo che la Commissione fa parte del Parlamento, anzi, la Commissione è il luogo migliore per discutere serenamente gli argomenti difficili.
L'Aula è inevitabilmente segnata dalla necessità di apparire, e, quindi, dalla necessità della propaganda. La Commissione, se avrà i tempi necessari, è il luogo della riflessione, per ottenere una legge che sia davvero da tutti condivisibile (Applausi dei deputati del gruppo Civici e Innovatori).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fedriga. Ne ha facoltà.
MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie. Presidente, se permette, vorrei fare un appello ai colleghi. L'appello ai colleghi è che deve finire la stagione della farsa in questo Parlamento, perché ci stiamo rendendo ridicoli. Ho sentito gli interventi fino adesso e la stragrande maggioranza dice: o in Aula o in Commissione, facciamo la legge elettorale. Ma ormai è un dato di fatto che questo Parlamento non è in grado di fare la legge elettorale; non esiste alcun tipo di maggioranza per fare una legge elettorale. L'unica maggioranza che è stata certificata oggi è la maggioranza del vitalizio, con grande festa e grande giubilo con chi sta sperando di guadagnare qualche mese e qualche stipendio in più da deputato.
Questa è la verità, questo è il dato oggettivo! E la cosa paradossale è che qualcuno che grida “al voto, al voto” è lo stesso che ha, con trucchetti o voti segreti, affossato la legge per andarci a quel voto. Allora, un po' di serietà, non verso i colleghi, ma verso i cittadini di questo Paese. Un po' di serietà, perché ho sentito, addirittura, il partito di Alfano dare agli altri dei traditori. Siamo all'ossimoro, siamo all'ossimoro (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini)! Un partito di deputati eletti con il centrodestra che governano con la sinistra, che danno agli altri dei traditori!
Voi capite com'è ridotto, com'è svilito questo Parlamento e domando ai colleghi: qualcuno crede veramente che ci sia ancora una maggioranza per approvare una legge di bilancio responsabile, che risponda alle esigenze dei cittadini di questo Paese?
O uno è un folle o è in malafede o appunto pensa a quel vitalizio, fregandosene dei problemi dei cittadini di questo Paese.
Allora esiste un'unica strada responsabile: andare al voto.
Serve il decreto? Fate il decreto.
Sono convinto che il decreto possa anche non servire, si vada al voto con la legge uscita dalla Consulta, ma ridiamo la parola ai cittadini di questo Paese.
Tutto il resto allontanerà ancora di più i cittadini dalla politica, perché vedono che state qui solamente a fare l'interesse privatistico e non quello collettivo, perché questo ha certificato il voto di oggi, questo ha certificato il voto di oggi.
Quindi è finito il cinema, è finita la farsa.
Volete rimandare in Commissione? Ma serve per escludere questo tentativo, che va avanti da quattro anni: da quattro anni stiamo parlando di legge elettorale e qualcuno ci racconta - e cito testualmente - e parla di fretta distruttiva, dopo quattro anni che si discute di legge elettorale.
Sembra “Aspettando Godot”: non arriva mai, ma la poltrona rimane sempre, non arriva mai, ma la poltrona continua.
Allora andiamo al voto, adesso, nel rispetto dei cittadini di questo Paese, perché ho paura che, se andiamo avanti, il rispetto sicuramente questo Parlamento non ce l'avrà più (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Locatelli. Ne ha facoltà.
PIA ELDA LOCATELLI. Grazie, signora Presidente. La componente socialista è d'accordo che si ritorni in Commissione e si riprenda a lavorare, perché abbiamo il diritto-dovere di fare una legge elettorale, soprattutto abbiamo il dovere di fare una buona legge elettorale e noi pensiamo, noi socialisti pensiamo - e lo abbiamo detto in questi mesi - che una buona legge elettorale sia quella che è capace di mettere in equilibrio la domanda di rappresentanza con dei correttivi maggioritari che garantiscano la governabilità.
Lo abbiamo detto in questi mesi e soprattutto l'abbiamo detto al primo relatore di questa legge e quindi siamo pronti a continuare a dare questo nostro contributo, perché bisogna fare questa legge elettorale, ma, se una legge elettorale o la legge elettorale è condizione necessaria per andare al voto, questa non è una condizione sufficiente per andare al voto.
Noi pensiamo che la fretta non sia mai una buona consigliera e comunque siamo d'accordo che si continui a lavorare in Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Turco. Ne ha facoltà.
TANCREDI TURCO. Grazie, signor Presidentessa, Alternativa Libera voterà contro il ritorno in Commissione e lo farà perché questo Parlamento oggi ha dimostrato di essere veramente sovrano e quindi di non dover ubbidire ai dettati di un blog o ai propri leader di partito e ai propri capi bastone e quindi la concreta possibilità che altri emendamenti - e mi riferisco in particolar modo agli emendamenti sull'introduzione delle preferenze e sull'introduzione del voto disgiunto - possano effettivamente essere approvati.
Quindi, voteremo contro anche perché il rinvio in Commissione significa nella sostanza, per chi ancora non l'avesse capito, che questo inciucio, questo patto a quattro tra i quattro partiti è totalmente naufragato e anche perché, una volta che questo patto è naufragato, questo comporterà, a mio avviso, una sola cosa: che il Partito Democratico, in ginocchio e col capo cosparso di cenere, dovrà tornare dai propri alleati fedeli di Alternativa Popolare e verdiniani per trovare così una maggioranza sicura per poter approvare una legge elettorale fatta su misura per i loro interessi, vedremo magicamente scendere le soglie di sbarramento, avremo probabilmente un sistema totalmente uninominale e questo per far fuori il MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di rinvio del provvedimento in Commissione.
La Camera approva per 187 voti di differenza.
PRESIDENTE. Ora colleghi passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Giulia Di Vita. Ne ha facoltà. Deputata scusi, è meglio aspettare un attimo, perché mi sembra improbabile che si possa parlare adesso. Solleciterei i deputati e le deputate a uscire velocemente, così da consentire gli interventi di fine seduta. Allora ecco, se potete defluire rapidamente. Bene, allora deputata, prego.
GIULIA DI VITA. Grazie Presidente, lunedì scorso abbiamo conosciuto Marcello, di Santeramo in Colle, provincia di Bari, uno dei tanti ragazzi del centro diurno Santa Caterina di Adelfia. Marcello vuole diventare sindaco del suo paese, dopo avere scritto al Papa e al Presidente della Repubblica per chiedere una maggiore attenzione alle loro necessità. Ha deciso infatti di attivarsi in prima persona, dal momento che la politica continua a non dare risposte. Vuole attivare progetti seri di lavoro per tutte le persone con disabilità psichica, vuole servire la sua comunità e soprattutto vuole essere messo nelle condizioni di poterlo fare. Come Marcello e in tutta Italia è forte questa esigenza, così come purtroppo è forte l'ipocrisia che regna qui dentro, con l'approvazione di norme che non daranno le risposte che Marcello aspetta, ma è solo questione di tempo, queste risposte arriveranno: Marcello tieni duro e continua così (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Mattiello. Ne ha facoltà.
DAVIDE MATTIELLO. Presidente, ieri, a metà giornata, è stato sventato un grave attentato dinamitardo nel tribunale di Torino. Era indirizzato a due pubblici ministeri, Rinaudo e Sparagna. Prendo la parola, Presidente, anche a nome dei colleghi e delle colleghe del Partito Democratico torinese, per esprimere solidarietà ai due pubblici ministeri e a tutti coloro che lavorano nel tribunale di Torino, ma anche per dire, a coloro che pensano di far deragliare la democrazia con questi atti violenti e intimidatori, che stanno perdendo tempo. Stanno perdendo tempo perché noi in particolare, che arriviamo da quella città, abbiamo imparato molto bene due lezioni, che sono iscritte nei muri del tribunale di Torino: la prima lezione è quella del giudice Bruno Caccia, ucciso dalla 'ndrangheta nel 1983 perché aveva la schiena diritta; la seconda lezione si apprende entrando nell'aula magna del tribunale di Torino, ed è la lezione di un avvocato, l'avvocato Fulvio Croce, che venne ucciso dalle Brigate Rosse quarant'anni fa, nel 1977, perché aveva accettato di farsi carico della difesa d'ufficio dei brigatisti, che non volevano riconoscere la legalità del processo. Noi quelle lezioni le abbiamo imparate una volta per tutte, e non permetteremo a questi vigliacchi violenti di far deragliare la democrazia. Bene, quindi, ha fatto in questo senso il Governo, ad annunciare la costituzione di parte civile nel processo “ScriptaManent”, che si è aperto a Torino (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Mattiello. La Presidenza si associa agli atti di solidarietà ai due pubblici ministeri. Ha chiesto di parlare la deputata Paola Bragantini. Ne ha facoltà.
PAOLA BRAGANTINI. Presidente, colleghe e colleghi, sabato scorso si è giocata la finale Juventus-Real Madrid, un evento sportivo di grande interesse per gli appassionati e di grande impatto per la città di Torino. Moltissimi tifosi, non potendosi recare a Cardiff, hanno deciso di assistere alla partita a Torino. Da settimane gli alberghi segnalavano il tutto esaurito, piazza San Carlo, scelta dall'amministrazione comunale per raccogliere i tifosi, era gremita fin dal primo pomeriggio. Avete visto tutti quanti ciò che è accaduto, ne hanno parlato le tivù di mezzo mondo, i nostri occhi sono pieni di quelle immagini di sangue, di paura, di vetro - tanto vetro! -, che è stata la causa di una quantità di feriti inaudita: 1.527! Gli ospedali hanno dato prova di professionalità e generosità.
Oggi ancora il nostro pensiero va a chi è convalescente e a chi è ancora ricoverato per una pronta guarigione, ma con i colleghi torinesi abbiamo presentato un'interpellanza, vogliamo sollecitare l'attenzione dei colleghi e del Governo. Quando accade un simile evento c'è sempre un rischio imponderabile, ma per affrontare i rischi esiste la prevenzione, l'attenzione e soprattutto la cura nella preparazione di un evento. In questo caso, oltre 30.000 persone hanno corso un grave rischio; in questo caso, non è stata colpa della sfortuna; in questo caso, è stato solo grazie alla fortuna se non è andata molto, molto peggio. Chiediamo al Governo di verificare prontamente l'efficacia delle azioni poste in essere dal comitato provinciale per la sicurezza, composto dal prefetto, dal questore e dal sindaco di Torino. Se vogliamo che simili fatti non si ripetano, dobbiamo pretendere che ciascuno si senta responsabile delle proprie azioni, responsabile delle proprie scelte e responsabile anche delle proprie omissioni, se ve ne sono state (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Martedì 13 giugno 2017, alle 11:
2. Seguito della discussione del progetto di legge:
4. Seguito della discussione della proposta di legge costituzionale:
nella votazione n. 1 i deputati Molea, Mongiello e Ruocco hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 2 i deputati Carrescia, Oliverio, Pisano, Rughetti e Taricco hanno segnalato che non sono riusciti a votare.
1 Nominale em. 1.854 494 452 42 227 46 406 45 Resp.
2 Segreta em. 1.512, 1.535 527 526 1 264 270 256 37 Appr.