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Timestamp: 2019-08-24 06:03:22+00:00
Document Index: 12047568

Matched Legal Cases: ['art. 262', 'art. 262', 'sentenza ', 'art. 568', 'art. 262', 'art. 324', 'art. 262', 'art. 262', 'sentenza ', 'art. 262', 'sentenza ', 'art. 262', 'art. 262', 'sentenza ', 'art. 317']

Art. 262 cod. proc. penale: Durata del sequestro e restituzione delle cose sequestrate | La Legge per tutti
Durata del sequestro
In tema di sequestro probatorio, ai fini della legittimità dello stesso non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo, essendo sufficiente la semplice possibilità del rapporto di queste con il reato; la 'possibilità' non può essere intesa nel senso di una compatibilità del tutto astratta, ed avulsa dalle caratteristiche del caso concreto, quasi che il sequestro possa considerarsi legittimo tutte le volte in cui non ricorrano elementi idonei a dimostrare, in termini perentori, che la cosa non è pertinente al reato o non ne rappresenta il corpo od il frutto. Ciò a maggior ragione quando si tratti di un sequestro del quale l'instaurazione e la prosecuzione trovino la propria giustificazione sostanziale non nella rilevanza probatoria del vincolo, quanto piuttosto nella sua strumentalità ad una futura ed ipotetica confisca. Tanto da imporre, per l'eventualità d'una riconosciuta carenza originaria o cessazione delle esigenze cautelari, l'adozione di una misura cautelare finalizzata alla conservazione della cautela (cioè il sequestro preventivo: art. 262, comma 5, c.p.p.) con il corrispondente corredo di natura indiziaria.
Cassazione penale sez. VI 02 aprile 2014 n. 33229
La devoluzione allo Stato di somme di denaro in sequestro ex art. 262 comma 3 bis, c.p.p., presuppone, oltre che il decorso del termine di cinque anni dalla data della sentenza non più soggetta ad impugnazione, altresì l'impossibilità di restituzione all'avente diritto perché non identificato o irreperibile ovvero perché, avvertito, non attivatosi per il ritiro.
Cassazione penale sez. I 18 maggio 2011 n. 33503
Non sussiste l'interesse richiesto dall'art. 568, comma 4, c.p.p. nel ricorso del p.m. volto ad ottenere l'esatta applicazione della legge, senza indicare come da tale rettificazione possa derivare per l'impugnante un risultato praticamente e concretamente favorevole. (Fattispecie in cui la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del p.m. avverso il provvedimento del tribunale del riesame di revoca del sequestro probatorio di una SIM telefonica, nel quale, pur dandosi atto dello svolgimento sulla stessa delle necessarie indagini, si denunciava la violazione dell'art. 262, comma primo c.p.p.). Dichiara inammissibile, Trib. lib. Nuoro, 08 luglio 2008
Cassazione penale sez. VI 19 febbraio 2009 n. 14925
In caso di impugnazione di misura cautelare reale, il Tribunale del riesame, a fronte di indicazioni fattuali idonee a ricondurre il bene sottoposto a vincolo ad una ipotesi di confisca obbligatoria, non può censurare nel merito tali indicazioni ma, rilevata la sussumibilità dei beni vincolati in ipotesi di confisca obbligatoria che ne precludono in radice la restituzione, dichiarare l'inammissibilità dell'impugnazione per carenza di interesse, non potendo la parte in ogni caso conseguire nel procedimento incidentale la restituzione ai sensi dell'art. 324 comma 7 c.p.p.; resta salva peraltro la possibilità, per la stessa parte, di sollecitare la censura di merito di tale indicazione attraverso il procedimento per la restituzione ex art. 262 ss. c.p.p.
Tribunale Milano sez. XI 31 ottobre 2005
Al giudice del riesame compete verificare che l'ipotesi, di reato posta a fondamento del provvedimento di sequestro probatorio non sia pretestuosa, senza giungere a verificarne la fondatezza. Peraltro, una volta riconosciuta la legittimità del sequestro probatorio, il giudice del riesame deve rigettare la relativa richiesta, nè può limitare il sequestro ad un solo esemplare delle cose rinvenute in più esemplari, perché la decisione circa la restituzione delle cose sequestrate, di parte di esse, spetta al giudice che procede ovvero, durante le indagini preliminari, al p.m., ai quali compete la valutazione circa l'opportunità di richiedere o disporre, eventualmente, il sequestro preventivo, a norma degli art. 262 comma 3 e 321 c.p.p.
Cassazione penale sez. V 16 marzo 2005 n. 14067
La restituzione, dopo la sentenza non più soggetta ad impugnazione, delle cose sequestrate a chi ne abbia diritto, ai sensi dell'art. 262 comma 4 c.p.p., postula che venga fornita dall'interessato la prova positiva dello jus possidendi che, nel caso si tratti di danaro versato su di un conto corrente bancario, non può essere costituita dalla mera intestazione formale del conto medesimo, ma richiede la verifica che il danaro sia effettivamente appartenente all'intestatario. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che correttamente il tribunale avesse rifiutato la restituzione di somme versate sul proprio conto corrente dalla moglie di un condannato per concussione ed estorsione, avendo motivatamente ritenuto che le stesse costituissero il provento di detti reati).
Cassazione penale sez. I 07 dicembre 2004 n. 621
La restituzione, dopo la sentenza non più soggetta ad impugnazione, delle cose sequestrate a chi ne abbia diritto, ai sensi dell'art. 262 comma 4 c.p.p., postula che venga fornita dall'interessato la prova positiva dello "jus possidendi" che, nel caso si tratti di danaro versato su di un conto corrente bancario, non può essere costituita dalla mera intestazione formale del conto medesimo, ma richiede la verifica che il danaro sia effettivamente appartenente all'intestatario. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che correttamente il tribunale avesse rifiutato la restituzione di somme versate sul proprio conto corrente dalla moglie di un condannato per concussione ed estorsione, avendo motivatamente ritenuto che le stesse costituissero il provento di detti reati).
La conversione da sequestro probatorio a sequestro conservativo ex art. 262 c.p.p. può essere chiesta dal p.m. o dalla parte civile fino a quando pende il processo di cognizione - ossia sino a quando la sentenza di merito non sia passata in giudicato - ed è competente a disporla il giudice che procede, secondo quanto previsto dal comma 2 dell'art. 317.
Cassazione penale sez. III 11 giugno 2004 n. 38710