Source: https://www.exeo.it/Articoli/9019/abusi-edilizi-casistica-mutamento-destinazione-uso.aspx
Timestamp: 2019-08-26 01:00:49+00:00
Document Index: 166473059

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 33']

TITOLO EDILIZIO --> ABUSI EDILIZI --> INTERVENTI ABUSIVI, CASISTICA --> MUTAMENTO DESTINAZIONE D'USO
L'accertamento dell'illecito mutamento di destinazione d'uso può effettuarsi anche in corso d'opera sulla base della individuazione di elementi univocamente significativi, propri del diverso uso cui è destinata l'opera e non coerenti con la destinazione originaria.
Nei casi in cui si proceda al mutamento di destinazione d'uso di taluni immobili mediante l'esecuzione di opere il cui scopo è quello di renderle utilizzabili per finalità diverse da quelle originarie, mentre la trasformazione dovrà ritenersi ultimata con il completamento delle opere medesime, quando, cioè, l'uso del manufatto secondo la nuova destinazione sia effettivamente possibile, il momento iniziale della attività criminosa deve essere invece individuato non in quello in cui interviene materialmente la modificazione dell'uso ma in quello in cui sono iniziate le opere edilizie necessarie e univocamente funzionali affinché siffatta modificazione possa successivamente intervenire.
Il comune è titolare del potere di sanzionare l'uso di un locale difforme dalla destinazione urbanistica prevista negli strumenti urbanistici approvati.
L'uso di un immobile difforme dalla destinazione urbanistica (nel caso di specie da uso produttivo-artigianale a luogo di culto) non può essere identificato con il mero fatto che nel locale si svolga la preghiera in quanto per ravvisare la presenza di un luogo di culto in senso rilevante per le norme edilizie e urbanistiche è necessario che i locali siano aperti a tutti coloro che vogliano accostarsi alle pratiche cultuali o alle attività in essi svolte con presenze diffuse, organizzate e stabili.
In caso di mutamenti di destinazione d'uso conformi alle previsioni urbanistiche della zona, la diversa utilizzazione di un edificio, attuata senza opere, costituisce esercizio di «jus utendi» che, diversamente dallo «jus aedificandi», non rientra nella disciplina urbanistico-edilizia generale. In tali casi il mutamento di destinazione d’uso non si configura come abuso da sanare.
Nel caso in cui il mutamento di destinazione d'uso senza opere avvenga in contrasto con le prescrizioni degli strumenti urbanistici, è ammissibile la presentazione di una domanda di sanatoria e la tipologia a cui l’abuso va ricondotta è quella n. 3 della tabella C, allegata alla Legge 326/2003. Ciò in quanto la definitiva introduzione della destinazione d'uso si traduc... _OMISSIS_ ...ta un aumento degli standard urbanistici e per questo inserita nella tipologia n. 3.
In presenza di un cambio di destinazione senza opere realizzato nel vigore della legge n. 10 del 1977, la sanzione consistente nel ripristino dello stato dei luoghi è illegittima, anche se rimane fermo il potere dell’amministrazione di applicare ai soggetti responsabili dell’abuso le sanzioni previste al momento della commissione dell’abuso stesso.
Il mutamento di destinazione d'uso che implica un aumento del carico urbanistico non può essere considerato "neutro" (né essere ricondotto ad un intervento di straordinaria manutenzione, incompatibile con il cambio dell’originaria destinazione d’uso) ed è quindi assoggettato ai relativi oneri concessori.
Poiché l'art. 8 della L. n. 47/1985 è applicabile a “opere” con variazioni essenziali -e, come tali abusive e suscettibili di demolizione su ordine del sindaco ex art. 7 della medesima legge-, esso va inteso nel senso che, in mancanza di opere strutturali, non vi possa essere abusiva modifica di destinazione d'uso.
Per il condono dell'abusivo mutamento della destinazione d'uso di un immobile è sufficiente che, ai sensi dell'art. 31, comma 2, l. 28 febbraio 1985 n. 47, lo stesso sia stato "completato funzionalmente", vale a dire che l'immobile deve essere comunque già fornito delle opere indispensabili a rendere effettivamente possibile un uso diverso da quello assentito.
Per "completamento funzionale" ai sensi dell'art. 31, comma 2, l. 28 febbraio 1985 n. 47, deve intendersi la realizzazione delle principali opere necessarie per attuare il mutamento di destinazione d'uso, sicché non è sufficiente che siano state realizzate opere incompatibili con la precedente destinazione, ma è altresì necessario che siano state poste in essere opere atte a rendere effettivamente possibile un uso diverso da quello assentito.
Il mutamento di destinazione d'uso, anche senza realizzazione di opere, attuato in difformità dalle norme di piano regolatore, in quanto comportante un maggiore carico urbanistico, va inquadrato nelle tipologie 3, 4 e 5 della tabella C allegata al D.L. n. 269/2003.
In caso di mutamento di destinazione d’uso con opere edilizie, la misura demolitoria trova generale giustificazione in tutte le ipotesi in cui le opere funzionali al cambio d'uso dell’immobile determinino un mutamento urbanistico - edilizio del territorio comunale, e quindi un aggravio del carico urbanistico dell'area in cui l'intervento ricade.
L’art. 10 della legge n. 10 del 1977 contemplava, per il mutamento della destinazione d’uso, una sanzione pecuniaria e non anche una sanzione reale consistente nel ripristino dello... _OMISSIS_ .../> E' illegittima la sanzione ripristinatoria comminata per un mutamento di destinazione d'uso avvenuta nel vigore l’art. 10 della legge n. 10 del 1977, il quale contemplava una sanzione pecuniaria e non anche una sanzione reale consistente nel ripristino dello stato dei luoghi.
L'art. 33 D.P.R. 380/2001 è applicabile anche ai mutamenti di destinazione d'uso tra categorie autonome dal punto di vista urbanistico realizzate in zona ... _OMISSIS_ ...