Source: https://www.filodiritto.com/articoli/2012/07/lemergenza-economica-non-puo-giustificare-la-violazione-dei-principi-costituzionali
Timestamp: 2019-10-20 18:46:49+00:00
Document Index: 97581473

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 17', 'art. 133', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 117']

L’emergenza economica non può giustificare la violazione dei principi costituzionali | Filodiritto
L’emergenza economica non può giustificare la violazione dei principi costituzionali
articoli privati, articoli professionisti, amministrativo, costituzionale, diritto regionale e degli enti locali
“Il principio salus rei publicae suprema lex est non può essere invocato al fine di sospendere le garanzie costituzionali di autonomia degli enti territoriali stabilite dalla Costituzione. Lo Stato, pertanto, deve affrontare l’emergenza finanziaria predisponendo rimedi che siano consentiti dall’ordinamento costituzionale”.
E’ questo il monito inequivocabile per il Governo contenuto nelle recenti sentenze della Corte Costituzionale, n. 148/2012, depositata il 7 giugno 2012, e n. 151/2012, depositata il 14 giugno 2012.
“Tale assunto – afferma la Corte - non può essere condiviso. Le norme costituzionali menzionate dalla difesa dello Stato, infatti, non attribuiscono allo Stato il potere di derogare al riparto delle competenze fissato dal Titolo V della Parte II della Costituzione, neppure in situazioni eccezionali”.
Il principio così chiaramente espresso dalla Corte nelle due sentenze n. 148/2012 e n. 151/2012 non può non avere effetti anche nella trattazione dei ricorsi, fissata per il 6 novembre prossimo, in udienza pubblica, presentati alla Corte Costituzionale da sei Regioni – Piemonte, Lombardia, Veneto, Molise, Lazio e Campania – per la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 23 commi 14-21, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in Legge 22 dicembre 2011, n. 214.
Il relatore in udienza sarà il giudice costituzionale prof. Gaetano Silvestri, professore ordinario di diritto costituzionale.
I ricorsi presentati dalle Regioni, seppure con sfumature ed approfondimenti diversi, com’è noto, lamentano che le disposizioni approvate con il decreto “salva Italia” sono palesemente in contrasto con i principi e le disposizioni costituzionali che disciplinano i rapporti tra lo Stato e le autonomie territoriali ed, in particolare, gli articoli 5, 114, 117 (comma 2, lettera p) e comma 6), 118 e 119 della Costituzione e sono, altresì, incongruenti con i principi generali della disciplina degli enti locali del nostro ordinamento.
Farà tesoro il Governo di tale precisa indicazione della Corte Costituzionale, anche per evitare il determinarsi ulteriore di incertezza e caos istituzionale?
Affrontiamo brevemente i profili di evidente incostituzionalità delle norme relative alla soppressione ed accorpamento delle Province e all’istituzione delle Città metropolitane.
Dal dossier del servizio studi del Senato emergono già numerose ed evidenti criticità nei contenuti degli art. 17 e 18 http://www.senato.it/documenti/repository/dossier/studi/2012/Dossier_374_2.pdf
L’art. 133 della Costituzione prevede infatti: “Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione sono stabilite con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione”.
Ma è nel merito che la scelta del Governo appare incomprensibile.
Se appare ormai acquisito, anche dal Governo, il principio della necessità di un Ente intermedio, con adeguate dimensioni, tra Regioni e Comuni, cui assegnate le funzioni di area vasta va sicuramente integrato quanto previsto dai commi da 6 a 10 dell’art. 17.
Un chiaro riferimento normativo e riscontrabile nell’art. 21 della Legge 5 maggio 2009 n. 42, che prevede:
a) funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo
d) funzioni riguardanti la gestione del territorio (viabilità e pianificazione territoriale);
f) funzioni nel campo dello sviluppo economico relative ai servizi del mercato del lavoro”.
- L’edilizia scolastica, in particolare per l’istruzione secondaria superiore
- Le funzioni in materia di mercato del lavoro e in particolare la gestione dei Centri per l’Impiego.
Sul mercato del lavoro si rischia inoltre ulteriore confusione ordinamentale sulle competenze, del tutto non auspicabile in un momento di crisi, nel quale le politiche attive del lavoro messe in atto dalle Province e le attività dei Centri per l’Impiego sul territorio risultano fondamentali.
La confusione deriva dall’incertezza nel far rientrare tali competenze oggi svolte dalle Province tra “le funzioni amministrative conferite alle province con legge dello Stato” e, pertanto, da trasferire ai Comuni ai sensi dell’art. 17, comma 6 e segg., del D. L. 95/2012 oppure tra le funzioni delegate alle Province dalle Regioni.
Il D. Lgs. 469/1997 da cui discende il decentramento delle funzioni di cui trattasi, infatti, da un lato ha “conferito alle regioni le funzioni e i compiti relativi al collocamento” ma dall’altro ha espressamente indicato alle Regioni di procedere alla “attribuzione alle Province delle funzioni e dei compiti relativi al collocamento”.
Inoltre la riforma Fornero approvata con Legge 92/2012 cita espressamente ancora le Province come enti competenti a gestire le politiche del lavoro.
Occorre pertanto fare chiarezza al più presto, rilevando sin d’ora l’impraticabilità concreta di un’attribuzione di tali competenze ai singoli Comuni.
Perché la riforma abbia un senso e dia risposte adeguate in termini di efficienza ed efficacia della gestione dei servizi sul territorio, le funzioni fondamentali da attribuire alle “nuove” Province, quali Enti con funzioni di area vasta, ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett. p), della Costituzione dovrebbero essere almeno le seguenti:
b) pianificazione territoriale provinciale di coordinamento
c) funzioni di istruzione pubblica, ivi compresa l’edilizia scolastica per l’istruzione secondaria superiore;
d) pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale;
e) costruzione, classificazione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente;
f) funzioni riguardanti la gestione del territorio, la tutela della fauna, parchi e riserve naturali di in ambito sovracomunale;
g) funzioni nel campo della tutela ambientale, della programmazione e gestione dei rifiuti, della tutela della qualità dell’aria e delle acque, di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica per interventi di valenza provinciale;
h) funzioni nel campo dello sviluppo economico relative ai servizi del mercato del lavoro;
j) Organizzazione dei servizi pubblici locali su base provinciale.
Dovremmo dunque finalmente liberarci, nell’individuazione del migliore assetto istituzionale, dalla decretazione d’urgenza.