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Timestamp: 2019-07-18 15:47:16+00:00
Document Index: 161105299

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 589', 'art. 141', 'art. 162', 'art. 190', 'art. 41', 'art. 590', 'art. 43', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 141']

﻿ Omicidio stradale colposo: quando il pedone non ha ragione (Cass. penale n. 35834/2016) |
Omicidio stradale colposo: quando il pedone non ha ragione (Cass. penale n. 35834/2016)
Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 14-04-2016) 30-08-2016, n. 35834)
Vi segnalo una recentissima sentenza della Corte di Cassazione penale (la n. 35834 del 30.08.2016) che affronta il tema della condotta del pedone investito da un veicolo in circostanze tali da far profilare un’ipotesi di decisiva, e addirittura esclusiva, di responsabilità in capo alla vittima. In particolare, nella fattispecie, il soggetto si trovava a percorrere a piedi una strada extraurbana non illuminata in orario notturno, contromano e non indossando il giubbotto retroreflettente. I giudici di legittimità hanno ritenuto tale comportamento alla stregua di una condotta esulante dal novero degli eventi ragionevolmente prevedibili e, in quanto tale, non ascrivibile a titolo di colpa al conducente della vettura investitrice. (Avv. Francesco Carraro)
Z.C.A. ha proposto, a mezzo del difensore, ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Potenza emessa in data 20.3.2015 a conferma della sentenza del Tribunale di Matera, in data 24.9.2013, con la quale il predetto è stato dichiarato colpevole del reato di cui all’art. 589 c.p., per avere, per colpa consistita in negligenza ed imprudenza nonchè nella violazione dell’art. 141 C.d.S., commi 2 e 3, investito il pedone M.V. cagionandone la morte. Come risulta dalla ricostruzione della dinamica del sinistro effettuata dai giudici di merito, lo Z. percorreva la statale (OMISSIS) alla guida dell’autovettura Lancia Lybra con direzione (OMISSIS), quando, dopo essersi immesso nella corsia di decelerazione per svoltare a sinistra verso la (OMISSIS), non si avvedeva della presenza del pedone M.V., che procedeva lungo detta corsia nella stessa direzione di marcia sulla carreggiata, investendolo e scaraventandolo a terra dove il M. veniva travolto da altra autovettura condotta da T.F., riportando lesioni gravissime che ne cagionavano la morte.
I giudici di merito ritenevano che, benchè la vittima procedesse lungo la strada extraurbana nello stesso senso di marcia dei veicoli, senza alcun presidio per la visibilità notturna, la responsabilità dell’evento fosse da ascriversi allo Z. in quanto egli non aveva adeguato la sua condotta di guida alle condizioni della strada, priva di una sufficiente illuminazione, in particolare non aveva tenuto una velocità commisurata a quelle condizioni, tale da consentirgli di mantenere il controllo del veicolo e di prevedere tutte le situazione di pericolo, e non aveva azionato i fari abbaglianti il cui uso è previsto su strada extraurbana con illuminazione insufficiente o mancante, in assenza di situazioni ostative al loro impiego.
La difesa dell’imputato ha dedotto, con un primo motivo, violazione della legge e vizio di motivazione con riferimento alla avvistabilità del pedone. Ha rilevato in proposito che la vittima, dopo aver lasciato la propria autovettura alla ricerca di un distributore, percorreva a piedi la statale (OMISSIS) in cui vige il divieto di transito di pedoni, senza indossare il giubbotto o le altre misure per la visibilità notturna prescritte dall’art. 162 C.d.S., comma 4 ter, procedendo, peraltro, nello stesso senso di marcia dei veicoli, in violazione dell’art. 190 C.d.S., comma 2. Tale condotta, impedendo l’avvistabilità si pone, ad avviso della difesa, come un evento assolutamente imprevedibile ed anomalo che sfugge ad ogni possibilità di controllo e di evitamento da parte dell’automobilista.
Lamenta, inoltre, la difesa che i giudici hanno recepito le conclusione del consulente del PM in merito alla inadeguatezza della velocità benchè non fondate su un esatto rilevamento della stessa, senza prendere in considerazione quelle del consulente della difesa fondate su una puntuale ricostruzione dei tempi psicotecnici di avvistamento del pedone in base alla velocità tenuta dall’imputato (stimata in 40-50 Km/h).
Con un secondo motivo, la difesa deduce violazione di legge con riguardo alla mancata applicazione dell’art. 41 c.p., comma 2, che riconosce l’efficacia interruttiva del nesso di causalità alle cause sopravvenute da sole sufficienti a cagionare l’evento.
Assume in proposito la difesa che la vittima fu solo urtata dall’auto del ricorrente, con esiti non esiziali come confermato dal consulente del PM. A causa dell’urto fu sbalzata a terra e qui fu travolta da altra auto che sopraggiungeva, questa volta con esiti mortali. Dunque la responsabilità per la morte del pedone non deve essere posta a carico dell’imputato bensì a carico dell’altro automobilista che era nelle condizioni di avvistare l’ostacolo, arrestarsi ed evitarlo; di conseguenza il nesso di causalità fra la condotta dello Z. e l’evento mortale deve ritenersi interrotto da una causa sopravvenuta idonea da sola, in modo del tutto indipendente dalla condotta dell’imputato, a determinarne la morte. Di conseguenza l’imputato dovrebbe rispondere del solo reato di lesioni ex art. 590 c.p., non procedibile per difetto di querela.
Ebbene, sotto il profilo dell’evitabilità dell’evento, l’art. 43 c.p., stabilisce che il delitto è “colposo quando l’evento non è voluto e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia”. La norma evoca la causalità della colpa.
Proprio in tema di circolazione stradale, con riferimento alla norma di cautela inerente all’adeguamento della velocità alle condizioni ambientali, è stata ripetutamente affermata la necessità di tener conto degli elementi di spazio e di tempo, e di valutare se l’agente abbia avuto qualche possibilità di evitare il sinistro: la prevedibilità ed evitabilità vanno cioè valutate in concreto. A ben vedere il fattore velocità è un concetto relativo alle situazioni contingenti, quando si tratta di valutare il comportamento dell’imputato in chiave causale e non già di accertare la violazione di una norma contravvenzionale che prescrive limiti di velocità (Cass. Sez. 4^ n. 37606/2007 RV 237050).
Peraltro se l’esigenza della prevedibilità ed evitabilità in concreto dell’evento si pone in primo luogo e senza incertezze nella colpa generica, poichè in tale ambito la prevedibilità dell’evento ha un rilievo decisivo nella stessa individuazione della norma cautelare violata; occorre rilevare che sussiste anche nell’ambito della colpa specifica.
Certamente tale spazio valutativo è pressochè nullo nell’ambito delle norme rigide la cui inosservanza da luogo quasi automaticamente alla colpa; ma nell’ambito di norme elastiche che indicano un comportamento determinabile in base a circostanze contingenti, vi è spazio per l’apprezzamento della concreta prevedibilità ed evitabilità dell’evento (Cass. Sez. 4^ n. 26239/2013 RV 255695).
Dunque nel caso di specie si trattava di comprendere se, nelle condizioni date, la condotta della vittima – che, sceso dalla propria autovettura, circolava su strada extraurbana senza giubbotto retroriflettente – fosse prevedibile e se le conseguenze letali dell’infortunio fossero evitabili nei sensi che si sono sopra esposti.
Sotto questo profilo merita precisare, infatti, che l’art. 141 C.d.S., riguarda esclusivamente gli eventi che ricadono nella sfera di prevedibilità ed il comportamento di un pedone che procede in strada extraurbana, al buio, senza giubbotto retroriflettente e contromano costituisce una condotta che ben potrebbe esulare dalla suddetta sfera di prevedibilità.
La carenza di motivazione sul punto in questione, cruciale ai fini della configurazione della responsabilità colposa, vulnera l’impugnata sentenza. Di conseguenza, la stessa deve essere annullata con rinvio alla Corte di appello di Salerno affinchè, sulla base dei principi sopra enunciati, valuti la condotta colposa dello Z. in relazione alle condizioni concrete di prevedibilità ed evitabilità dell’incidente mortale.
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