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Timestamp: 2020-05-29 14:40:59+00:00
Document Index: 81775412

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 48', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 57', 'art. 80', 'art. 3', 'art. 55', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 25', 'art. 60', 'art. 80', 'art. 25']

La valenza del Documento Unico di Regolarità Contributiva nelle procedure concorsuali e la regolarità contributiva come conditio sine qua non di partecipazione - Studio Legale Santiapichi
Una recente pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale di Napoli è intervenuta a ribadire la valenza certificatoria del Documento Unico di Regolarità Contributiva (D.U.R.C.) all’interno delle procedure ad evidenza pubblica ed incidentalmente a definire i rapporti di contemperamento tra i diversi interessi pubblici sottesi nel caso di esclusione dell’operatore.
Nel caso di specie la società ricorrente aveva impugnato il provvedimento che ne disponeva l’esclusione da una gara a causa di “gravi irregolarità contributive”, definitivamente accertate – derivanti cioè da cartelle di pagamento divenute inoppugnabili – per somme superiori alla soglia prevista dall’art. 80, co.4, D. Lgs. n. 50/2016.
Il codice dei contratti pubblici del 2016 rimanda a tal fine all’art. 48-bis, commi 1 e 2-bis del D.P.R. n. 602/1973, il quale individua la soglia in cinquemila euro.
Il testo vigente ripropone la norma del precedente art. 38, co. 2, D. Lgs. n. 162/2006, introdotta dal D.L. n. 70/2011; quest’ultimo, inserendo il requisito della “gravità” ed ancorandolo al predetto parametro normativo appianava definitivamente il contrasto giurisprudenziale sorto sull’esclusione a prescindere dalla modesta (o modestissima) entità dell’inadempimento (ex plurimus Cons. Stato, sez. V, 10 agosto 2010, n. 5556), mentre in precedenza si era ritenuto che isolate e modeste violazioni permettessero alla stazione appaltante di valutarne discrezionalmente l’incidenza sull’affidabilità e solidità finanziaria dell’operatore (ex plurimus Cons. Stato, sez. VI, 11 agosto 2009, n, 4928).
Nella parte motiva la sentenza in commento esprime aderenza agli indirizzi espressi dal Consiglio di Stato (Adunanza Plenaria n. 8/2012, Cons. di Stato, Sez. V, n. 2682/2013) per cui «le certificazioni relative alla regolarità contributiva e tributaria delle imprese partecipanti, emanate dagli organi preposti si impongono alle stazioni appaltanti che non possono in alcun modo sindacarne il contenuto».
La fidefacenza del D.U.R.C. impedisce all’amministrazione appaltante qualsiasi valutazione di merito sul contenuto della certificazione, risultando peraltro irrilevante la regolarizzazione successiva all’aggiudicazione (da ultimo si veda Cons. di Stato, sez. V, sent. n. 1497/2018), ritenendosi la regolarità contributiva requisito indefettibile in ogni fase della procedura concorsuale (Cons. di Stato, sez. V, sent. n. 184/2017), che deve pertanto sussistere dalla data di scadenza della presentazione delle domande e fino alla conclusione del contratto senza soluzione di continuità.
L’art. 80, co. 4, D. Lgs. n. 50/2016 costituisce quindi una rigida preclusione normativa alla partecipazione alle procedure di evidenza pubblica, giustificata, sul piano del bilanciamento dei contrapposti interessi, dal contemperamento tra l’esigenza di ampliare massimamente la platea dei concorrenti – il c.d. favor partecipationis – con la necessità, per l’amministrazione, di stipulare contratti con soggetti dalla sicura affidabilità e solidità finanziaria (Cons. di Stato, Ad. Plenaria n. 20/2013).
Risulterebbe a fortiori indifferente l’eventuale regolarizzazione avvenuta «prima dell’aggiudicazione» o comunque prima della «verifica d’ufficio da parte dell’amministrazione aggiudicatrice»; si verificherebbe, in caso contrario, una fluttuazione della posizione soggettiva dell’operatore in base al tempo in cui si svolgono le operazioni di gara, ad intollerabile discapito della par condicio tra gli operatori «tenuti ad adempiere alle obbligazioni tributarie».
Posizione, questa, corroborata dal principio espresso dalla Corte di Giustizia europea nella sent. 10 novembre 2016, C-199/15 per cui la direttiva 2004/18/CE (ed ugualmente la 2014/24/UE) non osterebbe ad una normativa nazionale siffatta.
Quanto alle eccezioni previste dall’art. 57, par. 3, della direttiva n. 24/2014 (esigenze imperative legate alla salute pubblica, sproporzione dell’esclusione rispetto alla tenuità degli importi non versati ecc.) sono ritenute, dal Giudice, non direttamente applicabili in quanto previsioni facoltizzanti la cui attuazione sarebbe rimessa alla discrezionalità del legislatore nazionale.
Infine viene esclusa l’applicabilità al caso di specie dell’art. 80, co. 4, D. Lgs. n. 50/2016, ultimo periodo: «Il presente comma non si applica quando l’operatore economico ha ottemperato ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi o multe, purché il pagamento o l’impegno siano stati formalizzati prima della scadenza del termine per la presentazione delle domande», intendendosi con ciò le rateizzazioni previste dall’art. 3, co. 2, lett. a), D.M. 30/01/2015 («rateizzazioni concesse dall’INPS, dall’INAIL o dalle Casse edili ovvero dagli Agenti della riscossione») in quanto, nel caso di specie, nessuna dichiarazione tempestiva era stata effettuata dalla ricorrente.
N. 00114/2020 REG.PROV.COLL.
N. 04459/2019 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 4459 del 2019, proposto da
Ibsa Farmaceutici Italia s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Antonio Pavan, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Società Regionale per la Sanità – Soresa s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Fabio Aprea, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto in Napoli, Centro Direzionale – Isola F9;
Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale I Milano, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, domiciliataria ex lege in Napoli, via Diaz, 11;
– della comunicazione di chiusura del procedimento di esclusione a carico di Ibsa Farmaceutici Italia s.r.l. comunicata in data 1.10.2019 relativa al XVII appalto specifico ai sensi dell’art. 55 del D.Lgs 50/2016, della Determina del Direttore Generale n. 182 del 25 settembre 2019 con cui è stata disposta l’esclusione di Ibsa Farmaceutici s.r.l.;
– della comunicazione di avvio procedimento di esclusione dopo la verifica dei requisiti di aggiudicazione a carico di IBSA Farmaceutici Italia s.r.l. del 28.8.2019;
– della certificazione avente ad oggetto il “controllo veridicità dichiarazioni sostitutive” comunicata dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale della Lombardia del 20.8.2019.
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Società Regionale per la Sanità s.p.a. e dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale I Milano;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 18 dicembre 2019 il dott. Gianluca Di Vita e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
– è impugnato il provvedimento di esclusione dalla gara indetta da Soresa s.p.a., in qualità di centrale di committenza regionale, per l’affidamento del lotto n. 33 – in precedenza aggiudicato alla ricorrente – avente ad oggetto la fornitura del farmaco contenente la molecola Liotironina sodica ( € 8.697,92 oltre Iva), per carenza del requisito di cui all’art. 80, comma 4, del codice appalti (violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse), unitamente alla conseguente segnalazione all’Anac ai fini dell’annotazione sul casellario informatico sensi dell’art. 80, comma 12;
– a fondamento dell’avversata estromissione l’amministrazione ha addotto la certificazione acquista in sede di controllo dei requisiti di partecipazione e rilasciata in data 20.8.2019 dall’Agenzia delle Entrate secondo cui, a carico della Ibsa s.r.l., pendono n. 3 cartelle di pagamento, per un importo complessivo di circa € 10.000, due delle quali riferite a società incorporate per fusione e l’ultima alla ricorrente in proprio;
– parte ricorrente deduce violazione dell’art. 80 del D.Lgs. n. 50/2016 e dell’art. 25 del D.P.R. n. 602/1973, eccesso di potere, violazione dei principi di buona fede e correttezza, proporzionalità, buon andamento, ragionevolezza dell’azione amministrativa, violazione della Direttiva 2014/24, carenza di istruttoria, travisamento;
– conclude con le richieste di accoglimento del ricorso, di annullamento dell’atto di esclusione con riammissione in gara e conferma della pregressa aggiudicazione ovvero, in via subordinata, con condanna della parte resistente al risarcimento del danno per equivalente monetario;
– si sono costituite in giudizio le controparti che chiedono il rigetto del ricorso;
– alla camera di consiglio del 18 dicembre 2019 fissata per l’esame della domanda cautelare, il Collegio ha ravvisato i presupposti per la definizione del giudizio con l’adozione di una pronuncia in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a., essendo integro il contraddittorio e sussistendo le condizioni di legge, dandone avviso alle parti presenti;
Ritenuto che il ricorso è infondato per le ragioni di seguito illustrate:
– è pertanto irrilevante la circostanza che le notifiche delle cartelle siano precedenti alla fusione delle società incorporate e, in particolare, non può essere invocata la buona fede della Ibsa s.r.l.; difatti, la causa ostativa costituita dalla situazione di irregolarità tributaria ex art. 80, comma 4, del codice dei contratti pubblici attualmente in vigore rileva in sé, sul piano oggettivo;
– non ha pregio la censura con cui si assume la presunta decadenza della pretesa impositiva sottostante alle cartelle di pagamento per decorso del termine di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 602/1973 (“il concessionario notifica la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato nei confronti dei quali procede, a pena di decadenza entro il 31 dicembre … c) del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamento dell’ufficio”); ciò in quanto, nel caso specifico il profilo di illegittimità andava dedotto in sede di impugnazione delle cartelle di pagamento che, viceversa, risultano inoppugnate;
– invero, in quel giudizio veniva in rilievo una procedura di gara governata ratione temporis dal D.L. n. 32/2019 in cui l’operatore aveva formulato istanza di adesione alla definizione agevolata del carico tributario (da valere, secondo la ricorrente di quel giudizio, come impegno al pagamento) prima della scadenza del termine di presentazione della domanda di partecipazione alla gara mentre, nel caso in esame, non è dato ravvisare una tale tempestiva dichiarazione di impegno alla regolarizzazione ma, solo dopo l’aggiudicazione, la Ibsa s.r.l. ha provveduto al versamento, al quale tuttavia non può riconoscersi efficacia sanante alla luce del riferito orientamento della Corte di Giustizia e della giurisprudenza nazionale;
Ritenuto che, alla luce delle svolte considerazioni, il ricorso deve essere conclusivamente rigettato pur stimandosi equo, ad una valutazione complessiva dei fatti di causa, disporre la compensazione delle spese processuali tra le parti costituite.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 18 dicembre 2019 con l’intervento dei magistrati: