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Timestamp: 2019-07-24 02:49:36+00:00
Document Index: 159507207

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Assicurazioni Alessandria di Emanuele Musollini » Risarcimento Danni » Risarcimento danni per ingiusta detenzione e riparazione da art. 314 cpp
18 Giugno 2018, 20:09 in Risarcimento Danni
Così come stabilito dall’art.314 del Codice di procedura penale, ha diritto al risarcimento dei danni, o più precisamente ad un’equa riparazione, chiunque abbia subito un’ingiusta detenzione, a meno che il soggetto non vi abbia dato causa per dolo o colpa grave.
Che cosa è l’ingiusta detenzione?
Che cosa è la custodia cautelare?
Chi ha diritto ad un’equa riparazione per ingiusta detenzione?
A quanto ammonta il risarcimento per ingiusta detenzione e termini di prescrizione
Come ottenere l’indennizzo per ingiusta detenzione?
Si parla di ingiusta detenzione quando un soggetto abbia subito una custodia cautelare senza una giusta causa, ossia viene riconosciuto innocente e prosciolto con sentenza irrevocabile all’esito del procedimento penale per i seguenti motivi:
il fatto non è considerato un reato.
Si ha assoluzione e quindi si è considerati innocenti, anche quando siano state pronunciate nei confronti dell’imputato provvedimenti di archiviazione o di sentenza di non luogo a procedere (comma 3 art.314 cpp).
Si parla di ingiusta detenzione anche quando risulti accertato che la misura di custodia cautelare sia stata emessa e mantenuta senza che fossero applicabili le condizioni previste dagli articoli 273 e 280 del Codice di procedura penale.
Per custodia cautelare, chiamata anche carcerazione preventiva, si intende quella misura disposta dal GIP, dal GUP o dal giudice competente, che consiste nella privazione della libertà del soggetto imputato prima di una sentenza all’interno di un carcere.
La carcerazione preventiva è disposta dal giudice solo quando ogni altra misura cautelare risulti inutile e qualora venga constatato un pericolo di fuga da parte dell’’imputato, oppure un pericolo di reiterazione del reato o di turbamento delle indagini.
Il soggetto viene catturato e condotto in una casa circondariale dove resterà a disposizione dell’autorità giudiziaria fino al momento del processo.
Qualora non fosse possibile disporre la custodia presso istituti penitenziari per motivi di salute, il giudice può concedere gli arresti domiciliari in attesa del processo.
La durata massima complessiva di custodia cautelare per tutti i gradi di giudizio è pari a:
due anni, in caso di condanna fino a 6 anni;
quattro anni, in caso di condanna tra i 6 e i 20 anni;
sei anni, nelle condanne di oltre 20 anni fino all’ergastolo.
Nasce nei confronti di chi ha subito un’ingiusta custodia cautelare un diritto soggettivo ad ottenere un’equa riparazione per i danni patiti.
Lo Stato italiano ha stabilito un indennizzo (e non un risarcimento) determinato da parametri precisi per chi ha subito un’ingiusta detenzione.
In caso di decesso del soggetto, vittima di ingiusta detenzione, possono fare domanda di riparazione i parenti nel seguente ordine: il coniuge, i genitori e figli, fratelli e sorelle e gli affini fino al primo grado di parentela.
Inoltre, chi ha subito un licenziamento dal posto di lavoro, a causa della custodia cautelare in carcere, ha il diritto di essere reintegrato in caso di assoluzione, archiviazione o proscioglimento.
L’ammontare del risarcimento per aver subito un’ingiusta permanenza in carcere è disciplinato dall’art. 315 del Codice di procedura penale, il quale cita che l’entità della riparazione non può eccedere i 516.456,90 euro (pari ad un miliardo di lire, come disposto dalla legge n.479/1999, detta anche Legge Carotti).
La sentenza n.42510 del 2009 della Cassazione, ha fissato un orientamento nelle liquidazioni dell’indennizzo previsto per l’ingiusta carcerazione.
Il calcolo viene effettuato dividendo la somma massima disposta dall’art.315 per la durata massima in giorni della custodia cautelare (sei anni, quindi 2190 giorni).
Tale orientamento prevede quindi un importo di 235,82 euro per ciascun giorno di ingiusta detenzione, cifra che viene dimezzata (117,91 euro) in caso di arresti domiciliari.
Queste cifre costituiscono solo uno standard di riferimento, il giudice infatti potrà disporre variazioni sia in aumento, sia in diminuzione in ragione delle specificità del caso concreto (le conseguenze pregiudizievoli patite dall’imputato nella sua sfera personale, affettiva e professionale), tuttavia il tetto massimo disposto dalla legge non potrà comunque essere sforato.
Ricordiamo inoltre che, così come ribadito dalla Cassazione nella sentenza 7787 del 2016, i danni risarcibili non possono essere limitati solo al periodo di carcerazione. Sono infatti considerati risarcibili anche il danno biologico (compromissione dell’integrità psicofisica), i danni morali (sofferenze e turbamenti dello stato d’animo) e i danni esistenziali (peggioramento della qualità della vita) patiti dalla vittima a causa della detenzione.
Emblematico il caso di un imprenditore marchigiano che agli inizi degli anni novanta venne arrestato per errore e dopo aver scontato ingiustamente quasi sette anni e mezzo di carcere, ottenne dalla Corte di Appello di Genova nel 2004 un risarcimento di quasi 4 milioni di euro.
I termini di prescrizione per fare domanda di riparazione sono pari a 24 mesi, passati i quali la domanda diventa inammissibile. I termini iniziano a decorrere dal giorno in cui la sentenza è diventata irrevocabile.
Il pagamento della riparazione viene effettuato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e per ottenerlo sono necessarie una serie di procedure e una miriade di documenti e atti.
Innanzitutto l’interessato deve presentare personalmente la domanda da lui sottoscritta in triplice copia presso la cancelleria della Corte di Appello, oppure tramite procura speciale, allegando alla stessa la sentenza di assoluzione irrevocabile, le dichiarazioni rese al giudice, il certificato dei carichi pendenti ed ulteriori documenti, di cui alcuni in copia autentica.
Completata la domanda, la stessa verrà esaminata e valutata nel merito.
Ricordiamo che non ha diritto alla riparazione per ingiusta detenzione il soggetto che vi abbia concorso a darvi causa per colpa grave o dolo.
In alcune sentenze ad esempio, l’indennizzo non è stato ritenuto ammissibile per il soggetto che si sia avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio.
Per il procedimento è obbligatoria l’assistenza di un legale con procura speciale.
Consigliamo vivamente, in queste spiacevolissime situazioni, di farsi seguire da un legale esperto in materia, per preparare e presentare la domanda di equa riparazione e di risarcimento dei danni, in modo da ottenere un po’ di giustizia dopo tanta ingiustizia subita.
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