Source: https://www.studio3a.net/responsabilita-medica-anche-le-sole-negligenza-imprudenza-possono-configurare-reato/
Timestamp: 2020-06-02 04:47:20+00:00
Document Index: 37281963

Matched Legal Cases: ['art. 590', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 590', 'art. 6', 'art. 590', 'sentenza ', 'art. 590', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 590']

Responsabilità medica, anche le sole negligenza e imprudenza possono configurare il reato - Studio 3A
Responsabilità medica, anche le sole negligenza e imprudenza possono configurare il reato
Articolo Pubblicato il 26 dicembre, 2017 alle 20:39.
Nell’attesa udienza del 21 dicembre 2017, le Sezioni penali unite della Cassazione hanno provato a sciogliere il contrasto insorto sull’interpretazione della nuova colpa medica disegnata dalla legge Gelli-Bianco (L. 8 marzo 2017, n. 24), prendendo posizione – per il momento solo attraverso la notizia di decisione appena resa pubblica – in merito al perimetro applicativo dell’art. 590-sexies c.p.
Il contrasto è insorto in Cassazione all’indomani del deposito delle motivazioni della sentenza Cavazza, a brevissima distanza dall’approvazione della legge, allorquando la stessa Quarta Sezione, in un diverso collegio, ha ignorato il precedente di poche settimane prima (la sentenza Tarabori), sposando una ricostruzione radicalmente difforme della nuova causa di non punibilità introdotta con la riforma.
Alla luce di ciò, e in previsione di un’udienza nella quale era calendarizzata la discussione di un procedimento per lesioni colpose a carico di un neurochirurgo, il Presidente della Quarta Sezione aveva sollecitato, d’ufficio, l’assegnazione del ricorso alle Sezioni unite, segnalando i “dubbi interpretativi” suscitati dalla legge n. 24 e il “significativo contrasto” insorto nella giurisprudenza della Sezione, con “le rilevanti implicazioni applicative” che ne scaturiscono e che rendono “necessario l’urgente intervento delle Sezioni unite”.
a) secondo una prima pronuncia (n. 28187 del 20 aprile 2017, Tarabori), la previgente disciplina sarebbe più favorevole, escludendo “la rilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve in contesti regolati da linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, mentre quella sopravvenuta ha eliminato al distinzione tra colpa lieve e colpa grave ai fini dell’attribuzione dell’addebito, dettando al contempo una nuova articolata disciplina in ordine alle linee guida che costituiscono il parametro per valutare la colpa per imperizia in tutte le sue manifestazioni”;
Si è così affrontata, nell’udienza pubblica del 21 dicembre, la questione controversa, come riassunta nel comunicato della Cassazione, di “quale sia, in tema di responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte o lesioni personali, l’ambito di esclusione della punibilità previsto dall’art. 590-sexies c.p., introdotto dall’art. 6 della legge 8 marzo 2017, n. 24”.
b) se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da imperizia: 1) nell’ipotesi di errore rimproverabile nell’esecuzione dell’atto medico quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o, in mancanza, dalle buone pratiche clinico-assistenziali; 2) nell’ipotesi di errore rimproverabile nell’individuazione e nella scelta di linee guida o di buone pratiche che non risultino adeguate alla specificità del caso concreto, fermo restando l’obbligo del medico di disapplicarle quando la specificità del caso renda necessario lo scostamento da esse;
Schematizzando al massimo, la lettura offerta dalle Sezioni unite:
b) reintroduce, nei casi d’imperizia, una gradazione della colpa, distinguendo casi e responsabilità. Per cui:
Com’era prevedibile, la questione controversa affrontata e risolta dalle Sezioni unite – insorta sul piano intertemporale, nel rapporto con la legge Balduzzi – è virata sulla (necessariamente preliminare) soluzione dei dubbi interpretativi in relazione al nuovo art. 590-sexies c.p. In attesa del deposito delle motivazioni – e di potere sulla base di esse formulare un più articolato commento – si può in questa sede solo avanzare qualche breve considerazione a prima lettura, basandosi sulla notizia di decisione (che in ogni caso, nelle more, assume un’utile funzione orientativa):
c) si è reintrodotta, in via interpretativa, una distinzione fra gradi della colpa, valorizzando quanto sostenuto in merito alla possibile reviviscenza di una sorta di gradazione mascherata – sul solo terreno dell’imperizia -, pur a fronte della soppressione di ogni riferimento testuale. Come osservato in sede di primo commento, con la nuova legge si è “ritagliato uno spazio di punibilità comunque legato a un’imperizia grave, con riferimento alle ipotesi di scelta inadeguata delle raccomandazioni contenute nelle linee guida accreditate in concreto applicate ovvero alla mancata individuazione delle raccomandazioni pertinenti e contenute in linee guida ‘validate’, riservando, di contro, il beneficio della non punibilità alle ipotesi di imperizia non grave, invero residuali, nelle quali l’evento si sia verificato nonostante l’osservanza delle linee guida contenenti raccomandazioni ritenute adeguate alle specificità del caso concreto”;
Si tratta, a ben vedere, del terreno sul quale il contrasto si era manifestato in maniera frontale. La sentenza Tarabori, infatti, rilevando nell’art. 590-sexies c.p. tratti di “ovvietà” accompagnati da una “incompatibilità logica”, per uscire dall’impasse muoveva dall’esame dell’interpretazione letterale della norma, ritenendo che essa conduca a escludere la punibilità “anche nei confronti del sanitario che, pur avendo cagionato un evento lesivo a causa di comportamento rimproverabile per imperizia, in qualche momento della relazione terapeutica abbia comunque fatto applicazione di direttive qualificate; pure quando esse siano estranee al momento topico in cui l’imperizia lesiva si sia realizzata”. Tale impostazione è stata tuttavia respinta, in ragione del grave vulnus al diritto alla salute (art. 32 Cost.) che, “implicando un radicale esonero da responsabilità”, ne sarebbe derivato, del contrasto con taluni principi che governano la responsabilità penale, a partire da quello di colpevolezza, e degli altri seri dubbi di legittimità costituzionale che ne sarebbero scaturiti (stabilendo un regime normativo “irrazionalmente diverso rispetto a quello di altre professioni altrettanto rischiose e difficili”).
Di contro, la sentenza Cavazza individuava nell’imperita applicazione (rectius: nell’imperita fase “esecutiva” dell’applicazione) di linee guida adeguate e pertinenti il terreno d’elezione della causa oggettiva di non punibilità dell’art. 590-sexies c.p., lasciando residuare il caso di applicazione di linee guida inadeguate alle specificità del caso concreto quale unica ipotesi di permanente rilevanza penale dell’imperizia sanitaria (imperizia in eligendo).
La soluzione prescelta dalla Sezioni unite, allora, è stata quella di ritagliare un’ipotesi di esclusione della colpa lieve laddove, per l’appunto, sia riscontrabile un errore per imperizia nella fase dell’esecuzione dell’atto medico, pur al fronte dell’esistenza di linee guida, correttamente individuate e pertinenti al caso concreto.
Nicola De Rossi2017-12-26T20:42:13+00:00