Source: http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/articolo?urn=er:assemblealegislativa:resoconto:20181128;P
Timestamp: 2019-03-25 20:55:22+00:00
Document Index: 176751762

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario']

OGGETTO 7045
Interpellanza circa le azioni da attuare per ampliare le misure di sostegno ed incentivazione al ricambio del parco autoveicolare, con particolare riferimento ai soggetti privati. A firma dei Consiglieri: Rainieri, Fabbri, Delmonte, Rancan, Marchetti Daniele, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli, Bargi
OGGETTO 7151
Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti un impianto di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti con successiva raffinazione del biogas a biometano nel comune di Reggio Emilia. A firma del Consigliere: Sassi
OGGETTO 7227
Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti i siti di stoccaggio di gas naturale presenti nel territorio regionale, con particolare riferimento al relativo monitoraggio. A firma della Consigliera: Gibertoni
OGGETTO 7287
Interpellanza circa questioni e procedure riguardanti il trattamento dei rifiuti, con particolare riferimento alla situazione esistente nel territorio modenese e nel Comune di Concordia sulla Secchia. A firma della Consigliera: Gibertoni
OGGETTO 7304
Interpellanza circa le azioni da porre in essere per garantire una efficiente e reale copertura da parte della rete di telefonia mobile e di tutti i territori della Regione Emilia-Romagna, con particolare riferimento a quelli montani e alla provincia di Piacenza. A firma dei Consiglieri: Rancan, Rainieri, Fabbri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli
Proposta recante: “Disciplina del contributo di costruzione ai sensi del titolo III della Legge regionale 30 luglio 2013, n. 15 e ss. mm. ii. in attuazione degli articoli 16 e 19 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e modifiche alla deliberazione della Giunta regionale 28 giugno 2017, n. 922”. (Delibera di Giunta n. 1136 del 16 07 18)
FABBRI (LN)
La seduta ha inizio alle ore 14,16
PRESIDENTE (Rainieri): Dichiaro aperta la duecentosedicesima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta i consiglieri Caliandro, Montalti, Mori e gli assessori Caselli, Corsini, Costi, Gualmini, Petitti e Venturi.
PRESIDENTE (Rainieri): Partiamo con le interpellanze, con l’oggetto 7045 circa le azioni da attuare per ampliare le misure di sostegno ed incentivazione al ricambio del parco autoveicolare, con particolare riferimento ai soggetti privati. A firma dei consiglieri: Rainieri, Fabbri, Delmonte, Rancan, Marchetti Daniele, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli, Bargi.
La parola al consigliere Rancan per l’illustrazione.
RANCAN: Grazie, presidente. Noi abbiamo presentato questa interpellanza in data 30 agosto, quindi quando ancora la questione degli Euro4 era abbastanza calda, sicuramente però deve rimanere di attualità perché, al di là delle considerazioni pregresse, al di là di quello che è successo in modo confuso, vogliamo capire una cosa fondamentale: quando saranno stanziati, se saranno stanziati, in che misura saranno stanziati i fondi per le rottamazioni che sono state promesse. Questa fondamentalmente è la nostra richiesta, prendendo anche in considerazione che è stato un impegno poi svolto e votato anche qua in Assemblea legislativa, quella di poter prevedere al più presto dei fondi per le rottamazioni, quindi poi anche degli incentivi nei fatti per cercare di concretizzare un ammodernamento del parco mezzi per aiutare i nostri cittadini a non essere vessati su quella che è una misura che deve portare ovviamente ad un’evoluzione del mezzo che viene utilizzato, sia per usi commerciali ma anche per uso privato. Quindi, a prescindere dall’uso commerciale, anche l’uso privato deve avere questi contributi. Quindi la domanda fondamentalmente è questa.
La parola all’assessore Gazzolo per l’illustrazione.
GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente. Il bando ecobonus è un importante risultato concreto dell’accordo di bacino padano, sottoscritto nel giugno 2017. Nasce dalla sperimentazione della misura di rottamazione promossa nel 2017 in Emilia-Romagna e finanziata dalla Regione con 2 milioni di euro di risorse regionali. Con l’accordo quell’azione è stata condivisa ed estesa su area vasta a tutte le quattro regioni del bacino, sostenuta da importanti elementi di novità, prima di tutto cito nel bando di bacino padano la rimodulazione del contributo che abbiamo accresciuto almeno del 40 per cento (da 2 mila a 4 mila euro nella misura minima), la misura minima è proporzionale alla tipologia di alimentazione del nuovo mezzo con un premio maggiore per i veicoli meno inquinanti. Ancora tra le novità altrettanto rilevanti si contano l’estensione del bonus anche ai veicoli N2, non solo agli N1 e ai diesel Euro4; la possibilità di richiederlo da parte di imprese con sede su tutto il territorio regionale, non solo quindi ai trenta comuni dove si applica il PAIR e la sua applicazione anche per chi si avvale della formula del leasing a riscatto.
Il bando è stato pubblicato il 31 ottobre scorso e dal 15 novembre è aperto il termine per presentare le domande. La Regione Emilia-Romagna mette a disposizione quasi 4 milioni di euro, fra risorse nazionali e regionali, per la sostituzione di mezzi commerciali N1 e N2 diesel di categoria inferiore o uguale a Euro4 con le tipologie di alimentazione sostenibili benzina/gpl, benzina/metano, elettrica o ibrida.
Confermo anche che nel 2019 l’incentivo alla rottamazione sarà ampliato anche ai veicoli privati con un finanziamento regionale di 5 milioni. Un impegno economico importante che si affianca alla richiesta indirizzata al Governo di fare altrettanto per raddoppiare la somma a disposizione. Già nei giorni scorsi ho avviato il confronto preliminare alla stesura del nuovo bando sia con i Comuni che con le associazioni dei consumatori operanti in Emilia-Romagna (tutte le associazioni di consumatori operanti in Emilia-Romagna), l’obiettivo è giungere ad un testo condiviso introducendo per i privati anche il parametro dell’ISEE come importante elemento di equità e di giustizia sociale.
La parola al consigliere Rancan per la replica.
RANCAN: Grazie, presidente. Colgo favorevolmente quello che è stato detto per quanto riguarda gli stanziamenti. Va specificato e mi piace porre l’accento sul fatto che giustamente viene chiesto al Governo di fare altrettanto (ci sta), il ministro Costa quindi ha assicurato per la prossima legge finanziaria i fondi per quanto riguarda le rottamazioni, comunque gli incentivi all’ammodernamento del parco mezzi. Quindi questa è una notizia che posso dare, ma che si può trovare tranquillamente sui giornali per queste dichiarazioni fatte dal ministro Costa.
Ovviamente questo rimane prioritario, deve rimanere prioritario perché abbiamo avuto anche delle segnalazioni, al di là del fatto che Lombardia poi preveda incentivi anche per benzina, piuttosto che altro, su una questione abbastanza complicata per quanto riguarda il rimborso del bollo per le auto ibride, ci è stato detto che è un percorso un po’ complicato, di difficile macchinazione per poter chiedere questo rimborso. Questo mi piaceva segnalarlo, perché in tutto questo ci sta dentro questo discorso del bollo alle auto ibride. Ovviamente che rimanga una priorità quello che stiamo dicendo oggi. Noi vogliamo quindi che si aiuti a migliorare, che non vengono fatti solamente degli stop, poi si arriverà nel 2020 che non vengono più fatti stop come è stato fatto. Sicuramente il fatto che la Regione e il Governo possano mettere insieme delle risorse per favorire i nostri cittadini è sicuramente qualcosa di buono, se però è seguito da una progettualità, che ci deve essere e che mi auguro ci sarà.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7151, interpellanza circa questioni e procedure riguardanti un impianto di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti con successiva raffinazione del biogas a biometano nel comune di Reggio Emilia. A firma del consigliere Sassi, a cui do la parola per l’illustrazione.
Prego, consigliere Sassi.
SASSI: Grazie, presidente. Vista la vicenda riguardo a questo impianto che per la seconda volta si avvicina ad una procedura di VIA (la prima è stata respinta perché la documentazione non era adeguata, adesso è ripartita questa procedura), noi chiediamo che, di questo impianto che ha un impatto importante a livello territoriale dal punto di vista ambientale, l’Assessorato, la Regione chieda al proponente qualcosa in più rispetto alla normale documentazione, ammesso che questa sia stata totalmente fornita (ma, a quanto ci risulta, è ancora molto carente proprio per la parte ambientale) per arrivare a valutare la possibilità di chiedere una valutazione di impatto sanitario, perché stiamo parlando di veicoli che aumenteranno il traffico in quella zona verde per il trasporto della FORSU da Piacenza a Parma, a Reggio, quindi stiamo parlando di tre province, ammesso e non concesso che queste tre province siano l’unico limite che si dà territorialmente a questo impianto, visto che dalla documentazione pervenuta direttamente ad ARPAE dal proponente in realtà non c’è chiarezza su quali siano i territori serviti, perché si parla anche di altri impianti e di altri territori. Quindi cerchiamo di capirci qualcosa di più da questo punto di vista e alla Regione chiediamo la possibilità di fare un’operazione più allargata e maggiormente dettagliata rispetto a questo impianto.
La parola all’assessore Gazzolo per la risposta.
GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente. Innanzitutto vorrei far presente che la procedura relativa al progetto di realizzazione dell’impianto di trattamento della frazione organica dei rifiuti con produzione di biometano da realizzarsi in comune di Reggio Emilia, località Gavassa, proposta da IREN Ambiente spa, è attualmente in corso, come diceva il consigliere Sassi: si sono infatti da poco conclusi i sessanta giorni di deposito utili per l’invio di osservazioni da parte dei cittadini e nei prossimi giorni ARPAE provvederà ad inviare alla ditta IREN la richiesta di chiarimenti e integrazioni. Pertanto, lo dico in premessa, i chiarimenti che mi appresto ad esporre sono riferiti allo stato attuale della procedura di VIA, ma è evidente, sulla base di quanto ho appena esposto, che il progetto potrebbe subire delle modifiche a seguito delle integrazioni che verranno richieste.
1. Sospensione della procedura e impatto sulla salute. Come evidenziato dallo stesso consigliere Sassi, è del tutto evidente che, nel rispetto della normativa vigente, la Regione non ha competenze per poter chiedere la sospensione della procedura in corso, mentre per quanto concerne la richiesta di predisposizione della valutazione di impatto sanitario rilevo che lo studio di impatto ambientale già contiene l’elaborato impatto sulla salute umana (elaborato A206), che è oggetto di esame da parte della Conferenza dei servizi e, in particolare, dell’Azienda sanitaria che formulerà adeguate richieste di integrazioni al fine di pervenire ad una compiuta valutazione.
2. Aspetti economici. Nello studio di impatto ambientale è contenuto l’elaborato G101 dove sono riportate tutte le specifiche valutazioni, fra i ricavi principali previsti sono annoverati anche quelli da incentivo previsto dalla normativa sul biometano.
3. Autosufficienza provinciale. Nel merito della richiesta circa l’opportunità di segnalare al proponente la suddivisione degli impianti in più impianti di taglia inferiore su base provinciale, secondo requisiti di autosufficienza e prossimità, occorre innanzitutto premettere che la valutazione circa la progettualità e il dimensionamento della proposta progettuale non spetta alla Regione, ma ovviamente al proponente e, in secondo luogo, è il caso di ricordare che tale impianto, avendo come finalità il recupero di materia, non è oggetto di pianificazione. Da ultimo si ricorda che l’obiettivo dell’autosufficienza che ha valenza tuttavia per il solo smaltimento dei rifiuti prodotti in Emilia-Romagna è da attuarsi su scala regionale e non provinciale.
4. Prescrizione al progetto da parte di ARPAE. Sorprende la richiesta del consigliere di affidare ad ARPAE l’avviamento di un approfondimento che possa motivatamente portare ad una serie di prescrizioni a carico del proponente. Tale prerogativa infatti rientra già, come dovrebbe essere noto, tra quelli che sono i compiti e le funzioni esercitate da ARPAE e dalla stessa Conferenza dei servizi e, come sempre, sarà svolto considerando e valutando tutti gli aspetti che possono determinare potenziali impatti sull’ambiente.
5. “Opzione zero”. Sulla cosiddetta “Opzione zero”, ovvero quella relativa alla non realizzazione dell’impianto, si segnala che all’interno dello studio questa è stata considerata.
6. Coerenza del progetto con il Piano aria. È del tutto evidente che la proposta progettuale dovrà obbligatoriamente risultare adeguata a quanto previsto dalle norme tecniche di attuazione del Piano aria regionale. In particolare, rispetto a tale procedura, si richiama l’articolo 20 delle norme tecniche di attuazione (le NTA del PAIR) che prevede che la valutazione di impatto ambientale (VIA) relativa a progetti ubicati in aree di superamento si può concludere positivamente qualora il progetto presentato preveda le misure idonee a mitigare o a compensare l’effetto delle emissioni introdotte, con la finalità di raggiungere un impatto sulle emissioni dei nuovi interventi ridotte al minimo, così come specificato al paragrafo 971 del piano, in cui si chiarisce che per «ridotto al minimo» si intende che siano adottate tutte le misure possibili ed economicamente sostenibili per minimizzare l’impatto sulla qualità dell’aria. Nella valutazione ambientale dell’impianto e nella sua autorizzazione si terrà conto di quanto sopra riportato, con particolare riferimento anche alla verifica dell’adozione da parte del proponente delle migliori tecniche disponibili. In merito poi alle valutazioni sul traffico indotto all’impianto sia in entrata che in uscita nello studio di impatto ambientale è compreso un elaborato specifico relativo allo studio di impatto sulla viabilità e il traffico (elaborato A201). ARPAE richiederà integrazioni al proponente al fine di chiarire se nell’analisi dei transiti attesi sono stati considerati anche i mezzi in uscita dell’impianto per il trasporto dell’ammendante e degli scarti di lavorazione generati dalle attività dell’impianto. Nello studio di impatto ambientale è compreso inoltre un elaborato relativo alla valutazione ricadute inquinanti e diffusioni odorigene (elaborato A202), in cui è considerata l’analisi del traffico veicolare indotto e il relativo calcolo delle emissioni inquinanti relativo ai mezzi circolanti.
7. Istruttoria pubblica. Per quanto riguarda l’istruttoria pubblica attualmente sono all’esame delle amministrazioni interessate modalità di confronto e partecipazione con i cittadini.
La parola al consigliere Sassi per la replica.
SASSI: Grazie, presidente. Ho avuto una conferma dall’assessore che i territori di riferimento dove questo impianto dovrebbe operare non sono Reggio, Parma e Piacenza, ma sono tutta la regione Emilia-Romagna. Fino a ieri era una mia ipotesi, vista l’approvazione del Piano rifiuti e, visto che abbiamo definito stabilito che l’ambito di gestione rifiuti è regionale e non più provinciale, oggi ne ho la conferma. Quindi possiamo dire che quanto affermato da IREN non risponde al vero. Quindi va specificato meglio.
Per quanto riguarda le integrazioni di ARPAE, le ha già fatte: sono quaranta pagine di integrazione tutto legato al tema specifico della VIA e dell’AIA e, da quello che traspare dalla richiesta di ARPAE che fa il suo mestiere, devo dire che IREN dovrebbe andare a scuola di VIA, perché non ha ancora capito come si produce la documentazione legata all’ambiente e non legata all’impianto dal punto di vista industriale ed economico. Questo la dice lunga anche sulla capacità professionale o sulla capacità di comunicare quello che è necessario agli enti preposti.
Il fatto che l’azienda faccia un impianto di caratura industriale per massimizzare gli investimenti e quindi ottenere profitti è più che normale: un’azienda privata, ad azionariato pubblico ma tale rimane (azienda privata), è chiaro che punti a quello. Dal punto di vista dell’impatto ambientale io spero che la mitigazione del traffico merci, perché quello è, dei camion che gireranno non andrà ad impattare eccessivamente sugli obiettivi del Piano aria che, come detto più volte, non è autoconsistente e quindi non può reggere la pressione dell’inquinamento e la sua riduzione per arrivare agli obiettivi che si è proposto, se tutte le altre azioni poste in regione nella pianificazione, anche dell’impiantistica come questa, non vanno nella stessa direzione. Temo che dalla pezzatura dell’impianto in quella direzione non ci stia affatto andando, a meno che i camion non diventino a metano, perché ad oggi sono ancora tutti diesel.
Sono molto curioso di vedere la risultanza di questa VIA, la documentazione dove si attesteranno tutte le opere di mitigazione dell’inquinamento, dove andranno a finire agli scarti di elaborazione che, a quanto sembra, devono rimanere gestiti all’interno del territorio reggiano. Andrebbero distribuite sulle altre province, quota parte, sarebbe più giusto, però creeremmo più traffico. Sono un po’ in conflitto su questa cosa qui. Attendiamo certamente quella che sarà la risultanza della valutazione di impatto ambientale.
Prendo atto che le nostre richieste, le perplessità anche che sono state scritte dentro questa interpellanza non troveranno seguito, non vengono prese in considerazione per avere un seguito. Io con i territori ci parlo e probabilmente ci andrò a parlare anche stasera proprio su questo argomento, che non si mettano di traverso per impedire un’operazione che è senz’altro da fare, perché la FORSU va gestita. Noi abbiamo fatto anche a livello comunale delle proposte alternative, però IREN non ci ha ascoltato. Speravo che la Regione avesse modo di ragionare di più con il gestore per fare impianti più sostenibili dal punto di vista ambientale e territorialmente più consoni, così probabilmente non sarà. Speriamo che questo non si traduca poi un domani a dover misurare patologie sul territorio.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7227, interpellanza circa questioni e procedure riguardanti i siti di stoccaggio di gas naturale presenti nel territorio regionale, con particolare riferimento al relativo monitoraggio. A firma della Consigliera: Gibertoni.
La parola alla consigliera Gibertoni per l’illustrazione.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Il tema di questa interpellanza è la sicurezza dei siti di stoccaggio, quindi cosa si faccia e a che punto siamo, visto che il territorio regionale è un hub del sistema metanifero nazionale, la lunghezza della rete SNAM in Emilia-Romagna è pari a circa all’11 per cento del totale nazionale, quindi con uno sviluppo considerevole; ci siamo interrogati, abbiamo chiesto alla Giunta se tutti i siti di stoccaggio che sono attivi sul nostro territorio regionale siano corredati da dei piani di emergenza esterna per queste attività sul territorio. Se non fosse così, se ci può spiegare quali non ne dispongano e le motivazioni per cui non ne dispongano.
GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente. Tutti i siti di stoccaggio attivi sul territorio regionale sono dotati di piano di emergenza esterna. Presso tutte le prefetture competenti sono istituiti dei tavoli tecnici per l’aggiornamento e possibilmente la sperimentazione dei piani di emergenza esterna, in particolare quest’ultima attiva nel 2018, ha avuto particolare impulso.
Relativamente al secondo quesito, si precisa che l’informazione ai cittadini è in primo luogo uno dei compiti specifici del sindaco, infatti a seguito dell’approvazione/aggiornamento di un piano di emergenza esterna il sindaco di norma dispone l’opportuna informazione ai cittadini con diversi mezzi: incontri pubblici, diffusione di opuscoli informativi, pubblicazione sul sito istituzionale. ARPAE, assieme ai principali enti coinvolti nei piani di emergenza esterna fornisce, per quanto di competenza, il contributo a supporto di tali iniziative. Sempre in tema di sicurezza la Regione Emilia-Romagna pubblica su apposito sito del Ministero dello sviluppo economico gli esiti dei lavori in corso nel sito di stoccaggio gas di Minerbio e di coltivazione di idrocarburi di carbone.
Riguardo alle attività di monitoraggio e controllo dei siti di stoccaggio, la Regione Emilia-Romagna è impegnata sin dal maggio 2016 nella prima applicazione degli indirizzi e linee guida per il monitoraggio della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle pressioni di FORSU nell’ambito delle attività antropiche nel sito di stoccaggio gas di Minerbio. Questo è conseguente ad un accordo firmato da Regione, Ministero dello sviluppo economico e società concessionaria STOGIT spa. Ai lavori partecipano anche il Comune di Minerbio e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, con il ruolo di struttura preposta ai monitoraggi. Analoghi monitoraggi vengono effettuati anche nel sito di stoccaggio di San Potito e Cotignola. Oltre a questi nuovi monitoraggi, fra i più avanzati in Europa, il normale monitoraggio dei siti di stoccaggio viene comunque eseguito dal gestore dell’installazione, in attuazione del piano previsto dall’autorizzazione integrale ambientale. Il gestore ha l’obbligo di comunicare eventuali anomalie riscontrate; le attività di monitoraggio sono eseguite con riferimento alle principali matrici ambientali aria, acqua, suolo e sottosuolo. Le attività di controllo di ARPAE, sempre nell’ambito dei piani di monitoraggio e di controllo dell’impianto, consistono in un’ispezione dell’impianto in esercizio, nel campionamento delle emissioni convogliate in atmosfera e degli scarichi a campione e nel campionamento di acque sotterranee. Tra le attività di controllo di ARPAE sono inoltre previste verifiche a campione dei monitoraggi effettuati dal gestore.
Riguardo infine all’ultimo quesito posto, si premette che l’attività di stoccaggio, ricerca e coltivazione di idrocarburi nella pianura emiliano-romagnola sono attive sin dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, oggi nella nostra regione l’industria estrattiva di olio e gas è decisamente meno attiva rispetto ad alcuni decenni fa, in particolare per quel che riguarda la produzione e la ricerca di idrocarburi. Si osserva quindi che lo sviluppo delle attività agricole e zootecniche che hanno fatto guadagnare al nostro territorio l’appellativo di “Food Valley” si sono sviluppate contemporaneamente e spesso anche negli stessi ambiti territoriali delle sopra menzionate attività di stoccaggio, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Non pare pertanto correlabile l’insostenibilità delle attività di ricerca, produzione e stoccaggio idrocarburi con lo sviluppo e il mantenimento delle attività agricola e zootecnica di eccellenza presenti sul territorio regionale. Tutto ciò però fermo restando che i monitoraggi ambientali e i controlli sopra menzionati dovranno essere rigorosamente mantenuti fintanto che l’industria estrattiva di olio e gas rimarrà attiva, così come vanno – e credo questo sia il punto più importante – perseguiti gli obiettivi del piano energia regionale, nonché gli obiettivi globali del memorandum Under2MoU siglato dalla Regione Emilia-Romagna per il superamento di tutte le fonti fossili al 2050.
La parola alla consigliera Gibertoni per la replica.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Bene sui piani di emergenza esterna, il monitoraggio ci fa piacere che si faccia, diamo per scontato anche che si debba fare. Io insisto soltanto sull’ultimo punto, assessore, che è quello del monitoraggio socioeconomico, quello in cui non mi pare superfluo anche suggerire di coinvolgere altri interlocutori, qua noi proponevamo le università e i dipartimenti degli alimenti, delle Facoltà di Agraria, Scienze economiche ed estimative, perché possono darci in ogni caso un’opinione corroborata da fatti e da ricerche altrettanto di sostanza e, se andiamo verso una pianificazione sempre più sostenibile del territorio che possa valutare come le attività di stoccaggio e di ricerca in qualche modo si integrino o come possono invece ostacolare il prosperare della nostra reputazione anche nel mondo di Food Valley, ora che una consapevolezza molto più ampia si è creata nella cittadinanza, per cui qualcosa che prima era poco conosciuto, adesso diventa nei fatti e nella comunicazione qualcosa che può danneggiare anche l’immagine, a prescindere dai monitoraggi della Regione Emilia-Romagna, quindi è sempre un momento sul lato socioeconomico di darsi delle priorità: quale settore industriale decidiamo di valorizzare e quale settore industriale mettiamo in seconda battuta. Coinvolgere interlocutori che vadano oltre i servizi tecnici della Regione mi sembra qualcosa su cui vale la pena di insistere ed era l’ultimo punto su cui in parte mi ha risposto. Per il resto invece credo che si debbano fare ulteriori sviluppi e ulteriori ragionamenti su questo tema.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7287, interpellanza circa questioni e procedure riguardanti il trattamento dei rifiuti, con particolare riferimento alla situazione esistente nel territorio modenese e nel comune di Concordia sulla Secchia. A firma della consigliera Gibertoni, a cui do la parola per l’illustrazione.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Su questa interpellanza ascolto direttamente la risposta dell’assessore Gazzolo.
GAZZOLO, assessore: Grazie, presidente. Utilizzerò questa risposta anche per rispondere parzialmente al consigliere Sassi, perché parliamo di biometano e nei tre minuti c’è sempre poco tempo per comprendersi e chiarire ulteriormente gli elementi.
In primo luogo, ci tengo a sottolineare alla consigliera Gibertoni che il territorio di questa regione non è un polo nazionale di trattamento rifiuti, come lei dice, ma più concretamente una realtà amministrativa che non rinuncia al principio del trattamento locale dei rifiuti, come avviene in altri territori, secondo i requisiti di autosufficienza e prossimità, come si afferma nel testo dell’interpellanza. Siamo quindi impegnati a governare il problema dei rifiuti in un’ottica di economia circolare, di chiusura delle filiere impiegando le tecnologie disponibili, senza chiedere ad altri di farlo per noi in nome di astratto no ad ogni tipo di impianto. Per questo obiettivo, se crediamo davvero all’economia circolare e alla chiusura delle filiere, dobbiamo dire che oggi il biometano rappresenta la risposta più concreta ed efficace in riferimento alla frazione organica e al verde, che in Emilia-Romagna vale più di 700 mila tonnellate annue (differenziamo tanto), e al 2020, in virtù dell’aumento previsto della differenziata, si prevedono 390 mila tonnellate di umido e 420 mila di verde. Il biometano produce zero emissioni di CO2, massimizza il recupero di materia, aiuta la mobilità sostenibile, può promuovere sinergie con le attività agricole. Chi ama l’ambiente non può non tenere conto di tutto questo.
Entro nel merito della richiesta e chiedo anche al consigliere Sassi di rimanere, perché il punto che tratto adesso può interessare anche a lui. I due impianti di recente inaugurati (Sant’Agata Bolognese e Massa Finalese) nascono esattamente in quest’ottica innovativa. Relativamente ai quesiti posti dall’interpellante su dimensione dell’impianto ipotizzato a Concordia sulla Secchia, su approfondimenti tecnici, mitigazioni ambientali, eventuale istruttoria pubblica, approvazione o meno del progetto, come è noto, è il procedimento di VIA che, tramite la Conferenza dei servizi cui partecipano tutti gli enti coinvolti dal progetto, per norma di legge è chiamata ad approfondire e a decidere nel merito. La domanda presentata dalla ditta è di VIA volontaria, poiché la tipologia di impianto non prevede per legge nazionale, e conseguentemente regionale, la sottoposizione a VIA ma a screening, appartenendo alla categoria B250 (impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi con capacità complessiva superiore a dieci tonnellate/giorno).
La tipologia di impianto proposto rientra fra quelle incentivate da norme europee e nazionali in quanto realizzano recupero di materia di rifiuti, contribuendo all’attuazione dell’economia circolare, spesso citata anche dal suo gruppo consiliare come soluzione ottimale per evitare in futuro discariche e inceneritori. In ogni caso la Regione non ha potere di pianificazione su queste tipologie di impianti, riteniamo comunque che anch’essa debba essere commisurata alle esigenze di gestione della frazione organica prodotta nel territorio regionale, ponendo particolare attenzione alla corretta allocazione degli impianti per evitarne la concentrazione. Si concorda quindi con i Comuni che hanno avvertito questo rischio di eccessiva concentrazione degli impianti e si sono espressi pubblicamente con alcuni ordini del giorno, sollecitando una disposizione legislativa che deve essere necessariamente di rango nazionale. Io auspico dunque che questa richiesta, nata dai Comuni e anche dalla Regione, possa avere il supporto anche della consigliera Gibertoni, certamente sensibile al tema come ho letto dall’interrogazione, consentendo ai nostri territori uno sviluppo equilibrato anche in questo campo. Serve un provvedimento legislativo nazionale su cui lavorare insieme.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Il tema del progetto di biogas che dovrebbe nascere a Concordia, dopo Gavassa, Sant’Agata Bolognese, Massa Finalese che tra l’altro è molto vicino purtroppo alla stessa Concordia (stiamo sempre parlando dell’area nord della provincia di Modena), è un tema che nasce proprio dal fatto che ci sembra evidente, ci è sembrata evidente la taglia diversa di questi impianti. Sant’Agata Bolognese e Gavassa sicuramente e quello che uscirà da questo progetto di Concordia nascono già come sovradimensionati rispetto al bisogno regionale. Quindi, quando l’assessore dice che noi non siamo un polo nazionale di smaltimento dei rifiuti, io credo che, se guardiamo all’importazione e, se guardiamo allo smaltimento che facciamo, noi non dobbiamo certo metterci nelle condizioni di non essere autosufficienti, ma dobbiamo metterci nelle condizioni di rispettare il principio di territorialità. Non dobbiamo andare a chiedere ad altre regioni di smaltire i nostri rifiuti, neppure dobbiamo trattare il settore di smaltimento dei rifiuti come un settore industriale qualunque, perché tale non è: ha impatti sanitari, ha impatti negativi sull’ambiente e, in generale, possiamo privilegiarne altri.
Siamo o non siamo un polo nazionale? Nei fatti lo siamo, perché noi in Emilia-Romagna decidiamo che il settore dello smaltimento dei rifiuti è un settore industriale come altri, su cui tanti dei multiservizi fanno, per loro legittimo, business, non è la stessa cosa per la politica, non è la stessa cosa per chi siede qui. Sono altri gli interessi che noi tuteliamo, non sono quelli di chi fa un legittimo business nel settore dei rifiuti.
La questione del biogas si lega con quella degli incentivi. Io sono d’accordo sulla necessaria autosufficienza, non sono d’accordo nel fare industria sui rifiuti a livello nazionale in Emilia-Romagna, perché non ce lo possiamo permettere, la qualità dell’aria non la ribadisco oggi perché purtroppo i dati sono noti ormai a tutti non migliorativi, però la questione è legata a quella degli incentivi. Su questo noi dovremmo andare avanti insieme, assessore, oltre a quello che diceva prima. Il ministro Costa ha già annunciato che dovrebbe intervenire un correttivo ad una norma troppo lasca che concede incentivi ad impianti che sono sovradimensionati per l’esigenza dei territori. Io sono convinta che sopra una certa soglia non sia giusto concedere incentivi. Non si critica l’impianto di per sé, si critica il sovradimensionamento di un impianto che, se mettiamo insieme Gavassa, Sant’Agata Bolognese e Concordia, non bastano già tutti i rifiuti dell’Emilia-Romagna. Il problema è questo su cui la Regione deve farsi sentire. Il ministro Costa il problema credo che lo conosca e ha annunciato che effettivamente sugli incentivi stiamo un po’ perdendo il controllo. Il problema è proprio che la taglia dell’impianto, ribadisco questo punto perché ci tengo e l’avevo sottolineato nell’interpellanza, a mio avviso è chiaramente dettata dalla volontà del proponente del tutto lecita, ma non necessariamente coincidente con la volontà che noi rispettiamo qui dentro e facciamo rispettare, che è quella dei cittadini, che ovviamente è l’interesse pubblico. Cosa vuol fare il proponente? Vuole realizzare notevoli economie di scala, servendosi quindi di una taglia dell’impianto il più grande possibile, massimizzando così i profitti, ma ovviamente ciò impone ad un territorio che non gli si può far credere che sarà a servizio soltanto delle necessità che sono proprie di una zona della nostra regione. È ovvio che, se noi mettiamo insieme gli impianti da centomila tonnellate di FORSU che abbiamo citato prima e andiamo a guardare la raccolta differenziata di umido (sono andata a vedere i dati del 2016 in tutta la regione), non è più neanche sufficiente a soddisfare i tre impianti che ho citato. Senza contare che non abbiamo poi citato il fatto che ci sono altri impianti medio-piccoli che trattano queste stesse frazioni dei rifiuti, che quindi sono in grado, come tipologie di impianto, di lavorare su questo.
Poi c’è il tema su cui l’assessore non ha risposto compiutamente, che è quello dell’agricoltura di qualità, su cui secondo noi sarebbero necessari compost di alta qualità anziché dell’ammendante compostato misto, perché, destinando umido di qualità e ben differenziato a questi impianti, si toglie la materia prima ai produttori di compost di qualità. C’è il tema del traffico veicolare, è stato detto. È innegabile che ci saranno comunque percorsi che proverranno purtroppo da fuori regione, perché tutto discende dal fatto che, se non la smettiamo di essere polo nazionale di smaltimento, punto di riferimento per lo smaltimento, chiamatelo punto di riferimento per la solidarietà, ma il punto è che questo è un settore industriale su cui c’è chi fa business e su cui non c’è un necessario scudo di difesa da parte del pubblico che, senza contestare il business fatto da alcuni, lo dimensioni in modo che non ostacoli e non impatti in alcun modo né sull’ambiente né sulla salute di nessun cittadino in Emilia-Romagna.
Io non so che altro bisogna aggiungere, se non che la Regione deve essere presente su queste cose, deve saper fare queste valutazioni, deve saperle porre, quando va ai tavoli delle multiservizi e deve saperle porre anche quando si chiede se sia giusto continuare su questa direzione. Sono riflessioni che mi pare i tempi siano molto maturi per fare. Quindi, assessore, mi dispiace dover constatare che l’impressione e la percezione, che diventa quella che ci torna come ampliata, magari anche dalla delusione dei cittadini che si trovano nella loro vita quotidiana dalla sera alla mattina l’annuncio che apriranno impianti così grandi che per certi versi sconvolgono anche delle compagini piccole di piccoli comuni che sanno che in ogni caso non sono lì per servire soltanto loro, ma si ritrovano questi impianti per fare economie di scala, è un peccato che non si possa mai dire che la Regione è al loro fianco nel far valere queste ragioni e nel dire invece che le priorità sono altre, che lì basterebbero impianti più piccoli e che già noi saremmo pienamente, come è giusto essere, autosufficienti, rispettando anche il diritto della territorialità.
Auspico che quindi l’assessore sia d’accordo con me anche sul fatto di chiedere ai prossimi tavoli di confronto con il Ministero dell’ambiente che si proceda speditamente sull’abolizione di incentivi dati a pioggia per impianti di queste dimensioni e che magari si mantengano per impianti molto più piccoli, dove però c’è bisogno, dove si è al servizio dei cittadini emiliano-romagnoli e non al servizio delle multiutility.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 7304, interpellanza circa le azioni da porre in essere per garantire una efficiente e reale copertura da parte della rete di telefonia mobile e di tutti i territori della Regione Emilia-Romagna, con particolare riferimento a quelli montani e alla provincia di Piacenza. A firma dei Consiglieri: Rancan, Rainieri, Fabbri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli.
Risponderà l’assessore Donini.
La parola al primo firmatario consigliere Rancan per l’illustrazione.
RANCAN: Grazie, presidente. Il tema è già abbastanza noto, io presentai un’interrogazione qualche mese prima di questa interrogazione dove venivano segnalati dei disservizi per quanto riguarda le linee di telefonia mobile, soprattutto nelle zone montuose e collinari della provincia di Piacenza. Tante sono state le segnalazioni da parte dei cittadini che ci hanno portato a conoscenza di diversi disservizi in alcune frazioni (Ceci, Chiavenna Landi, Cariseto, Orezzoli, Coli, Rocchetta San Michele, Morfasso, Castagnola, Roncaglia, San Polo e Mucinasso) dove la copertura è a dir poco debole. Il problema è che fondamentalmente la mancanza di copertura di rete mobile penalizza le zone di montagna, soprattutto in un momento di necessità e di emergenza, a volte catastrofica come è successo nelle nostre zone per l’alluvione e quant’altro, quindi la richiesta è quella di cercare di assumere tutte quelle che sono le iniziative per far sì che vi sia una copertura totale di queste zone per garantire la sicurezza ai nostri cittadini che vivono in montagna e poi anche per i fruitori, perché sappiamo bene che ormai gli smartphone sono un accessorio che portiamo ovunque. Quindi, dove vi è copertura telefonica, ci può essere anche un flusso maggiore di turismo, comunque di fruizione di un certo luogo, perché questo ovviamente garantisce un servizio non solo a chi abita, che utilizzerà lo smartphone e la comunicazione di telefonia mobile per vivere tutti i giorni e per segnalare eventuali emergenze e disservizi, ma anche per chi vuole frequentare quel posto. Quindi vogliamo chiedere a che punto siamo con la completa mappatura di tutto il territorio, delle zone che sono scoperte e se sia opportuno quindi convergere e incrementare gli accordi con le aziende proprietarie delle linee per far sì che si possa aumentare la copertura telefonica.
DONINI, assessore: Grazie, presidente. Relativamente ai quesiti posti si informa che Lepida, su richiesta della Regione, ha effettuato una ricognizione del livello di copertura del sistema cellulare nei territori e ha messo a punto un modello di creazione di tralicci e di facility infrastrutturali da mettere a punto in zone dove è palese di fallimento di mercato. Dopo una serie di sopralluoghi per identificare delle prime aree ove effettuare le prime realizzazioni rispetto alle esigenze espresse dai Comuni, è pervenuta una prima disponibilità di adozione del modello da parte di operatori fissi e cellulari di otto aree comunali. La Regione Emilia-Romagna ha adottato in data 5 novembre 2018 la delibera di Giunta n. 1864 con cui ha approvato tale modello per la realizzazione di tralicci, dichiarando gli stessi opere pubbliche e dando mandato esclusivo a Lepida di procedere alla progettazione di fattibilità tecnica ed economica, alla progettazione esecutiva, alla realizzazione, al collaudo e alla successiva gestione dei tralicci e di operare, in nome e per conto della Regione Emilia-Romagna, per la definizione contrattuale dei siti ove far sorgere i tralicci, avendo già impegnato nel bilancio 2018 una cifra di 350 mila euro per tali realizzazioni e avendo inserito nella proposta di bilancio 2019 altri 350 mila euro.
RANCAN: Grazie, presidente. Devo dire che la risposta è stata abbastanza esauriente, l’impegno che si sta portando avanti da parte della Regione deve essere quello di continuare a focalizzarsi sulla copertura. Apprendo favorevolmente quindi che 350 mila euro saranno stanziati anche per il bilancio di previsione 2019, quindi questo impegno continua nel tempo.
Mi permetterò di continuare a monitorare la situazione, chiedo che possa essere comunicato il più celermente possibile anche ai cittadini, perché, se è arrivata la segnalazione, significa che la comunicazione non è stata proprio il massimo anche per i cittadini. Nei fatti, quindi, accolgo favorevolmente questa cosa, chiedendo anche di intraprendere questo percorso e di mantenerlo in modo sempre più continuato nel tempo.
PRESIDENTE (Rainieri): È conclusa la fase delle interpellanze, riprendiamo con l’oggetto 6863, delibera ad oggetto: «Disciplina del contributo di costruzione ai sensi del titolo III della Legge regionale 30 luglio 2013, n. 15 e ss. mm. ii. in attuazione degli articoli 16 e 19 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e modifiche alla deliberazione della Giunta regionale 28 giugno 2017, n. 922», da dove abbiamo interrotto ieri.
Erano iscritti a parlare i consiglieri Piccinini, Facci e Pruccoli.
PICCININI: Grazie, presidente. Ieri c’è stato un lungo dibattito su questo oggetto, io intervengo su un paragrafo in particolare di cui non si è parlato ieri, ed è quel 7 per cento degli oneri di urbanizzazione secondaria destinati alla Chiesa cattolica e altre confessioni religiose. È una percentuale che, ci è stato detto in commissione, non è stata toccata rispetto alla delibera precedente, per noi è un contributo che già di per sé è abbastanza controverso in generale, proprio perché intanto non c’è alcun obbligo di inserirlo, ma soprattutto non c’è alcun obbligo di predeterminarlo all’interno della delibera e voi invece scrivete proprio che il contributo deve essere pari al 7 per cento e poi solo dopo dite, però, che un Comune può aumentarlo o abbassarlo. Dicevo che a nostro avviso è un contributo abbastanza controverso, se lo guardiamo rispetto ai privilegi di cui gode e di cui ha goduto la Chiesa in questi anni. E lo è a maggior ragione rispetto ad una sentenza di inizio mese, di cui avrete sentito parlare, della Corte di giustizia sull’ICI dovuta e non pagata per il periodo, se non ricordo male, dal 2006 al 2011.
Questo contributo secondo noi non è dovuto, soprattutto rispetto ad un’interpretazione sull’applicazione di quello che non è un obbligo, ma è una scelta politica che fate all’interno di questa delibera, interpretazione contenuta all’interno di un parere del dirigente del Servizio giuridico. Parere nel quale ci sono dei passaggi abbastanza interessanti, che in qualche modo sostengono la nostra tesi. Io ve ne leggo alcuni, proprio perché sono oggettivamente interessanti. Intanto si dice che questo contributo non trova effettivi fondamenti nella legislazione di Stato, e questo è un primo dato oggettivo. Poi continua dicendo – cito – «in coerenza a tale principio e a fronte dell’attuale carattere multiconfessionale della quota di popolazione dedita a pratiche religiose e dei connessi principi costituzionali di libertà e non discriminazione, dovrebbe ritenersi che, qualora il Comune nell’ambito della propria autonomia, ritenga di destinare una quota dei proventi degli oneri di urbanizzazione alla realizzazione di opere di urbanizzazione riguardanti il culto, dovrebbe addirittura fare riferimento ad edifici e spazi di proprietà dello stesso Comune, assegnati o gestiti direttamente secondo quanto ritenuto più adeguato al contesto sociale e locale e alla relativa evoluzione, in modo da soddisfare l’interesse di tutte le diverse comunità e persone che nella realtà locale possono aspirare all’esercizio di pratiche di carattere spirituale in ambienti dedicati». Poi c’è un’interessante postilla in cui si specifica che – cito – «tra le possibilità varie figurano anche le ormai diffuse sale del commiato, con le quali i Comuni mettono a disposizione di tutti gli interessati un luogo idoneo alle onoranze funebri, indipendentemente dalla professioni religiose e filosofiche» e si dice che «in generale la regolamentazione dell’assegnazione o della fruizione degli spazi pubblici dedicati alle pratiche di carattere spirituale dovrebbe comunque evitare di cadere nel vizio costituzionale di disconoscere e, di fatto, penalizzare le persone e le quote di popolazione inclini ad orientamenti filosofici, razionalisti e, più in generale, religiosi». Ma poi si cita anche una sentenza del Consiglio di Stato.
Adesso ometto di leggervi tutto, comunque si capisce abbastanza bene, di dice: «Marginalmente se quanto al punto precedente può condurre a ritenere legislativamente fondata l’assimilazione alle opere di urbanizzazione ed edifici in proprietà delle varie confessioni utilizzati per i loro culti e per le attività connesse, si dovrebbe peraltro considerare che una simile assimilazione, la quale equipara le opere delle varie confessioni alle opere di interesse collettivo, appare sempre più difficilmente sostenibile, come suggerito da lucidi rilievi giurisprudenziali secondo i quali le sedi private di organizzazioni religiose, destinate all’attività propria delle stesse organizzazioni e pur accessibili a qualunque interessato, rispondono essenzialmente all’interesse dei relativi associati e non all’interesse generale di tutta la popolazione di un dato territorio». Questa è una sentenza del Consiglio di Stato del 2012. In una postilla della sentenza del Consiglio di Stato si afferma che – cito – «un immobile destinato ad ospitare i locali di un’associazione religiosa, in stretta connessione con lo svolgimento dell’attività in cui si manifestano gli scopi istituzionali di essa, soddisfa bisogni specifici e non esigenze primarie della generalità dei consociati, a nulla rilevando che nella specie gli uffici possono essere frequentati non da soli associati, ma anche da qualsiasi altro interessato». Questo si verifica per esempio nella sede di un partito, di un’associazione sindacale senza che perciò solo questa possa essere assimilata ad un servizio di interesse generale.
Io mi auguro che oggi questo parere non venga disconosciuto o rinnegato solo perché allora l’obiettivo era quello di sostenere il Comune richiedente, che in questo caso era quello di Gambettola, rispetto delle richieste che ad esso erano pervenute. È un parere molto chiaro che, a nostro avviso, va in contraddizione con quello che state facendo nella revisione della nuova delibera. Quindi noi, come abbiamo fatto in commissione rilevando una disponibilità da parte di qualche consigliere a discutere su questo punto, però è stata una disponibilità che alla fine non si è manifestata concretamente, siamo a riproporre alcuni di quegli emendamenti e altri in aggiunta.
Sappiamo bene che questa percentuale destinata alla Chiesa e altre confessioni è stata inserita nell’ultima revisione della norma urbanistica, però io ricordo che non ci sono leggi statali che lo prevedono, salvo un DPR, su cui tra l’altro esiste al momento un emendamento alla finanziaria che toglierebbe proprio quel passaggio. Quindi, se quell’emendamento dovesse passare, presumibilmente dovremmo rivedere ancora una volta questa delibera.
Abbiamo proposto degli emendamenti dicendo che, se dobbiamo prevedere questa percentuale ad attività religiose e spirituali, definiamo che per attrezzature e spazi collettivi, ovvero impianti, opere e spazi attrezzati pubblici destinati alle attività religiose e spirituali si intendono esclusivamente gli edifici adibiti ad essi e non altre attività. Poi diciamo che quel 7 per cento, siccome il tema delle periferie abbiamo capito essere un tema molto sentito dai Comuni, su cui ci hanno fatto una battaglia sopra, diciamo che quel 7 per cento i Comuni lo utilizzino per le periferie. Crediamo anche di fare una cosa a loro gradita. Questa è la prima ipotesi di emendamento. Riproponiamo anche quello che avevamo proposto in commissione, perché nella vostra formulazione ci sono dei passaggi molto discutibili: intanto parlate di quota destinata agli enti esponenziali, ma non è una quota destinata, abbiamo visto che non è assolutamente un obbligo, quindi semmai dovrebbe essere una quota destinabile. Poi fate ancora la differenza tra Chiesa cattolica e altre confessioni religiose: sono tutte confessioni religiose. Il Concordato ormai è superato e quindi non si capisce perché dovete ancora mantenere questa divisione.
Come dicevo prima, continuate a parlare di quota pari ad un 7 per cento. Non sta in piedi da nessuna parte, non è un obbligo e quindi il Comune teoricamente è libero di scegliere quale percentuale, che potrebbe essere anche lo zero virgola per cento. Ancora una volta dite una quota pari al 7 per cento è destinata e ancora una volta ribadisco che non è un obbligo.
Poi c’è un passaggio particolarmente critico. Ci dite che nella nozione di edifici per il culto e relative pertinenze sono comprese anche le opere parrocchiali, gli istituti religiosi educativi ed assistenziali per bambini e anziani, le attrezzature per attività culturali e ricreative e specificate «purché le attività non siano qualificate come aventi rilevanza economica oppure purché aventi rilevanza economica, ma svolte da soggetti senza fini di lucro». Questo secondo noi crea un vantaggio per qualcuno e uno svantaggio per qualcun altro. Se io ho un bar, devo ristrutturarlo e sono un privato cittadino, non posso accedere a questo 7 per cento; se io ho un bar all’interno di una parrocchia ed è gestito da una onlus, nel caso specifico mettiamo un’ACLI, posso accedere a quel 7 per cento. Questa cosa è profondamente ingiusta e a mio avviso si configura come un improprio vantaggio che stiamo dando a qualcuno, ai danni di qualcun altro. In più proponiamo di aggiungere intanto un vincolo di destinazione: non vorremmo che un edificio destinato a scopi religiosi si trasformi dalla sera alla mattina per esempio in un albergo, quindi un vincolo di destinazione di almeno vent’anni, come era previsto anche nella vecchia delibera, debba assolutamente essere previsto. Infine, inseriamo anche un vincolo di utilizzo, perché questi contributi sono destinati ad interventi di interesse pubblico e questo interesse pubblico a nostro avviso va specificato.
Spiace che il PD non abbia voluto sedersi al tavolo e rivedere una formulazione che addirittura è peggiorativa rispetto alla precedente, perché secondo me ci sono molti più margini: ripeto, il parere che vi ho letto prima va in questa direzione e contrasta con quello che state facendo, che è impugnabile da chiunque; spiace che non ci sia stato un dialogo che in realtà in commissione era una disponibilità manifestata.
La parola al consigliere Pompignoli.
POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Alcune considerazioni, visto che hanno già parlato i miei colleghi ieri. Non ero in Aula, però mi hanno riferito la discussione oggetto di questo provvedimento. Abbiamo diverse problematiche su questo oggetto, in particolare con riferimento alla pregiudiziale, che poi era stata già avanzata dal consigliere Tagliaferri, sul discorso collegato ai valori OMI. Questo noi riteniamo che sia un principio che debba essere applicato e che rende il provvedimento illegittimo. Ho saputo che la pregiudiziale presentata dal centrodestra, comunque dalle opposizioni, non verrà accolta da parte della maggioranza, quindi sulla base di questo ovviamente dovremo entrare più nel dettaglio del provvedimento stesso.
Entrando nel merito del provvedimento manifestiamo forte perplessità, perché riteniamo che questo provvedimento vada ad incidere su un settore, che è il settore edile, che è già particolarmente in crisi da diverso tempo (più di dieci anni), perché ovviamente un aumento dei costi di costruzione e degli oneri dei costi di costruzione bloccherebbe sicuramente questo settore, che merita invece di avere iniziative di ripresa. Sappiamo che il settore edile è in una leggera crescita, la Regione Emilia-Romagna con questo provvedimento ritiene che possa far tornare indietro le crescite a livello delle costruzioni. Questa come base di partenza. Poi in commissione abbiamo espresso e manifestato forti perplessità sia sull’entrata in vigore di questo provvedimento sia sul fatto che molti Comuni, molte imprese, molte associazioni di categoria non siano state debitamente informate del percorso che la Regione Emilia-Romagna sta facendo e, non volendosi trovare nuovamente ad una retromarcia, come è successo per gli Euro4, quando è diventato palese il provvedimento applicativo della Regione Emilia-Romagna, avevamo chiesto di fare una partecipazione più ampia e più completa a tutte le associazioni di categoria.
Queste richieste che abbiamo fatto in commissione vedo che si sono tramutate in accoglimenti attraverso emendamenti, presentati dal Partito Democratico – e qui ringrazio ovviamente per la collaborazione prestata e per il fatto che comunque avete accolto le nostre richieste – tale per cui questa norma entrerà in vigore a settembre del 2019 e verrà anche approvato, credo, un ordine del giorno, che ovviamente noi sosterremo, sulla partecipazione e quindi dare maggiore informazione di questo provvedimento. Questi sono i due elementi che noi avevamo avanzato in commissione. Fermo restando quello che ho detto in prima battuta: il discorso legato alla pregiudiziale. Se anche questi provvedimenti che noi voteremo favorevolmente, perché comunque posticiperanno l’ingresso di questa normativa, il nodo centrale rimane che per noi la legge, così come è strutturata, non è applicabile, anzi è illegittima, sulla base della pregiudiziale formulata ieri in Aula. Quindi, sulla base di queste premesse, è evidente che non potremmo certamente votare favorevolmente questo provvedimento, nonostante i correttivi che sono stati impiegati ieri e depositati ieri attraverso gli emendamenti, perché con questo provvedimento effettivamente si rischia di andare ad affossare ancora di più un settore che è in crisi da più di dieci anni.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Pompignoli.
TARUFFI: Grazie, presidente. In commissione abbiamo avuto modo di confrontarci su questo provvedimento e abbiamo svolto le nostre osservazioni, abbiamo rilevato quelli che secondo noi sono gli aspetti critici e abbiamo richiamato l’attenzione su diversi aspetti che non ci convincevano particolarmente per ragioni forse opposte a quelle illustrate anche ieri dai colleghi della Lega. Non ritornerò su quelle osservazioni, su quelle argomentazioni che abbiamo avuto modo di argomentare in commissione, mi concentrerò, dato per premesso che comunque abbiamo apprezzato gli emendamenti, a firma della collega Rontini ed altri, che tendono a posticipare l’attuazione delle norme contenute in questo atto deliberativo, però l’impianto complessivo non cambia e quindi su quello valgono le osservazioni che abbiamo avanzato in commissione.
Mi voglio però concentrare, e utilizzo qualche minuto del tempo che abbiamo a disposizione, su due aspetti che sono l’emendamento che abbiamo sottoscritto insieme al collega Bertani e alla collega Piccinini, ovviamente ai colleghi Torri e Prodi, sul tema della percentuale di quel 7 per cento che riguarda i proventi degli oneri di urbanizzazione che i Comuni sono tenuti a versare alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni religiose. È un tema che abbiamo sollevato in commissione e anche in altre occasioni, anche quando si discute di bilancio, perché, visto che si parla spesso della necessità di dove e come recuperare risorse, non solo ovviamente a livello regionale ma anche a livello nazionale, sappiamo bene quali siano le difficoltà complessive nelle quali si trova il nostro Paese, oggi qualche argomentazione in più, qualche elemento in più per sostenere, supportare quelle osservazioni che facevamo sulla non necessità, dal nostro punto di vista, del permanere di questo 7 per cento di contributo che i Comuni devono destinare agli enti religiosi, alle confessioni religiose, a partire dalla Chiesa cattolica, nei giorni scorsi è arrivata la sentenza della Corte dell’Unione europea che ricorda allo Stato italiano come dal 2006 al 2011 per ICI non versata dalla Chiesa l’ammontare complessivo è di circa 4 o 5 miliardi di euro che lo Stato non ha riscosso, non ha ricevuto per imposizioni che la Corte europea ci dice essere dovute dalla Chiesa allo Stato italiano. Oltre all’emendamento abbiamo sottoscritto anche un ordine del giorno che impegna la Giunta a sollecitare il Governo e il Parlamento per adottare tutti gli strumenti necessari al fine di mettere in campo le azioni per recuperare quelle risorse, perché non sono risorse indifferenti. Anche questo è un ordine del giorno che abbiamo sottoscritto insieme ai colleghi Bertani, Piccinini, Torri e Prodi e credo abbia un valore importante in questa discussione, soprattutto se collegato a quel 7 per cento che ho accennato in precedenza. Sono due temi che riguardano due piani diversi: uno è più strettamente regionale, riguarda cioè l’atto che stiamo discutendo e che a breve dovremo votare, l’altro riguarda soprattutto il livello nazionale, ma io ritengo che debbano essere tenuti insieme in un’unica discussione, perché riguardano i rapporti economici che regolano le dinamiche tra lo Stato, l’insieme delle pubbliche amministrazioni e le confessioni religiose, a partire dalla Chiesa cattolica.
Non si tratta qui di fare battaglie di carattere ideologico, tantomeno Crociate, quanto di più lontano dal nostro approccio, si tratta però di riscuotere quanto dovuto, di rimettere nei giusti binari un rapporto che è legittimo, anche perché soprattutto sancito dalla Costituzione, ma che necessita di essere aggiornato e puntualizzato su questi due aspetti che noi riteniamo importanti. Anche perché le risorse di cui parliamo sono importanti: 5 miliardi di ICI non versata dalla Chiesa, e dobbiamo tenere presente che questa Regione versa ogni anno alla Chiesa cattolica circa 2,5 milioni di euro per l’assistenza religiosa negli ospedali. Quindi, se le mettiamo tutte insieme, queste voci sono significative che non possono essere trascurate, soprattutto in un momento in cui ci affanniamo tutti quanti, a tutti i livelli, per affrontare il tema di come recuperare risorse da mettere a disposizione della collettività.
Io credo che l’emendamento, da un lato, e l’ordine del giorno, dall’altro, disegnino un quadro per noi chiaro, che non vuole aprire dibattiti di carattere ideologico ma molto concreto, molto attuale e mi auguro che la sollecitazione che questa Assemblea potrà approvare possa scaturire anche effetti a livello nazionale, a livello del Governo perché oggi, visto che in questi giorni si discute della manovra finanziaria a livello nazionale, credo che questi 4 o 5 miliardi non siano una cifra trascurabile e, anzi, credo che bene farebbe il Governo a puntare l’attenzione anche su queste risorse per recuperare fondi e per recuperare quanto dovuto. La cosa strana è che stiamo parlando di risorse che non sono arrivate e che dovevano arrivare.
In questo contesto l’emendamento e l’ordine del giorno che abbiamo presentato si tengono insieme e io ritengo che, siccome non esiste un ordinamento nazionale che vincoli questa scelta, ma che è stata una scelta introdotta alla fine degli anni Novanta nella legislazione regionale, ci siano le condizioni per tornarci sopra, per modificarla, per attualizzarla e per stabilire alcuni principi che siano un pochino meno oggetto di possibile interpretazione, perché chi di noi ha fatto l’amministratore a livello locale sa bene che poi queste “possibilità” che vengono concesse alle amministrazioni locali vengono poi attuate ed interpretate in modo abbastanza estensivo.
FACCI: Grazie, presidente. Brevemente intendo intervenire su questo argomento per rappresentare la contrarietà alla proposta che la Giunta sottopone oggi al Consiglio e anch’io mi richiamo, e ringrazio il consigliere Tagliaferri per averlo presentato, alla questione prettamente giuridica che diventa una questione pregiudiziale, rispetto alla quale credo che non possiamo limitarci ad un respingimento senza alcun tipo di valutazione articolata, perché, come è stato già ricordato sia dal collega Tagliaferri che dai colleghi che hanno richiamato questo aspetto, vi sono pronunce giurisprudenziali molto nette. Far finta che questo non sia rilevante credo che non serva ad eliminare o ad allontanare il problema. Il problema rimane, perché il DPR, richiamato tra l’altro nella stessa premessa della modifica normativa di questo progetto, quindi il DPR n. 380/2001, è molto chiaro, all’articolo 16, comma 9, nell’indicare quale deve essere il criterio di riferimento per quanto riguarda il contributo di costruzione. Quindi ancorarlo ad altri valori, come il valore di mercato, diventa a tutti gli effetti una disposizione illegittima e questo comporta che, se si verificano contenziosi, se si originano contenziosi, se vengono effettuati dei ricorsi, come tra l’altro annunciato dalle varie associazioni che hanno dato il loro contributo nella fase di approfondimento, nella fase di valutazione di questo progetto, ritengo che alla fine ci possa essere anche una responsabilità, nonostante una chiara indicazione e soprattutto chiari precedenti (le pronunce giurisprudenziali della giustizia amministrativa sono diverse), per quanto riguarda eventuali conseguenze negative dal punto di vista economico che dovessero essere a vario titolo cagionate. Quindi faccio fatica ad accettare senza nulla dire le osservazioni che hanno fatto i consiglieri di maggioranza sul fatto che questa questione non è stata approfondita in sede di commissione e quindi fondamentalmente non la prendiamo più in considerazione. Io invito invece i consiglieri di maggioranza e l’assessore, che in questo momento è l’unico rappresentante della Giunta qui a ascoltarci, a prendere in esame l’aspetto della legittimità della normativa, perché alla fine diventa a tutti gli effetti questione di sostanza.
Non credo che ci sia la necessità sulle questioni di legittimità, sulle questioni procedurali, soprattutto in una materia particolarmente complessa quale è il diritto amministrativo, di accelerazioni né tantomeno esigenze di allontanamento della problematica o di rinvio della problematica ad altro momento di riflessione. Il momento è questo. Quindi io rinnovo l’invito alla Giunta e alla maggioranza di quest’Aula a rivedere la questione del riferimento al valore di costruzione, che non è più il valore dell’edilizia agevolata, i costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata, ma è stato ancorato a valori fondamentalmente di mercato.
Nel merito diventa anche difficile fare un ragionamento tecnico specifico, dico solo che, se andiamo a prendere tutti i riferimenti statistici dell’andamento del mercato immobiliare dell’ultimo periodo, questi valori statistici dovrebbero consigliare la prudenza, dovrebbero consigliare politiche di agevolazione per poter rimettere in moto un mercato che effettivamente negli ultimi due anni ha visto una leggera controtendenza, ma continua ad essere un mercato in sofferenza. Questa proposta rischia di bloccare questo tentativo timido di ripartenza che il mercato sta compiendo, quindi questo è l’ulteriore elemento che porto alla riflessione di chi ci ascolta, ma naturalmente ci ascolta con la capacità e la facoltà di incidere, visto che i numeri di quest’Aula sono ben noti. Ma io credo, assessore, conoscendo anche la sua onestà di fondo, la sua buona fede e anche la sua competenza nel settore specifico, che questa possa essere l’occasione per sospendere questo percorso normativo per rivedere effettivamente se il sistema che voi state adottando sia effettivamente quello corretto (noi diciamo di no e abbiamo già spiegato i motivi), ma soprattutto se sia quello corretto nell’ottica di ridare impulso ad un mercato che invece, dal mio punto di vista, necessiterebbe di altre forme di intervento.
Non aggiungo altro, se non rinnovando l’invito – e faccio anche la dichiarazione di voto – che se per motivi a me ancora sconosciuti la vostra decisione dovesse essere quella di continuare in questo percorso che rischia effettivamente di ingenerare oltre che incidenti dal punto di vista del contenzioso amministrativo, ma rischia sicuramente di andare a danneggiare un settore che invece meriterebbe altro, il mio voto sarebbe necessariamente e decisamente contrario.
PICCININI: Grazie, presidente. Intervengo sull’ordine dei lavori, perché vedo che sono stati depositati e distribuiti tre emendamenti che sono scaturiti da un secondo all’altro dal mio intervento sugli oneri di urbanizzazione secondaria destinati alla Chiesa. Io chiedo intanto un attimo di sospensione, perché vorremmo leggerli. Tra l’altro uno preclude uno dei nostri, quindi io rimarco la scorrettezza del Partito Democratico che, a un mese di distanza dalla commissione in cui si era detto siamo disponibili ad interloquire e ad arrivare ad una decisione possibilmente…
PRESIDENTE (Rainieri): Resti nel merito della richiesta, non è un intervento politico ma solo sull’ordine dei lavori. Quindi lei chiede una sospensione?
PICCININI: Stavo motivando il perché.
PRESIDENTE (Rainieri): No, lei sta facendo politica. La motivazione del perché l’ha già fatta prima. Quindi sospendiamo l’Aula per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 15,38, è ripresa alle ore 16,07)
PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori. Non vedo la collega Piccinini che aveva chiesto tempo, però proseguiamo con i lavori. Siamo ancora in discussione generale.
BERTANI: Grazie, presidente. In questo tempo che lei gentilmente ci ha concesso abbiamo avuto modo di analizzare l’emendamento presentato dal Partito Democratico. Quello che stava dicendo prima la mia collega è il fatto che, se in commissione ci si chiede tempo per discutere insieme e per trovare una soluzione, dopo di che non si trovano interlocutori durante un mese con cui parlare e trovare una posizione condivisa per un tema che era stato sollevato, si arriva in Aula presentando degli emendamenti, che fra l’altro offrono diverse soluzioni, perché c’erano emendamenti più duri, ma anche emendamenti che cercavano di trovare una quadra rispetto ad una situazione che nel tempo è cambiata e che quindi va inquadrata nuovamente, anche visti i pareri tecnici, con una nuova visione, poi quasi sul filo di lana della discussione generale si vedono arrivare degli emendamenti presentati dal PD, che in parte vanno a recepire alcune delle sollecitazioni proposte: intanto la modifica della rubrica che effettivamente era errata e il fatto che ci sia il vincolo per un periodo congruo di tempo alla destinazione d’uso degli immobili.
Su questo ci sarebbe da ridire, perché la nostra proposta era di vent’anni e mi sembra anche che nelle deliberazioni precedenti fossero quelli, qui invece si va a dire dieci anni. La parte più grave, però, di questo emendamento è che smentisce la stesura stessa della Giunta, la proposta stessa della Giunta, perché al punto 1.6.3 della proposta all’Assemblea legislativa si leggeva: «I Comuni, nell’ambito della delibera consiliare di recepimento del presente atto, possono aumentare o ridurre la percentuale di cui al punto 1.6.1», nel nostro emendamento, il n. 6, noi dicevamo non aumentare ma annullare o ridurre, però almeno dal punto di vista filosofico si concedeva ai Comuni la libertà di deliberare, all’interno dei recepimenti nelle delibere consiliari, quanto ritenevano fosse congruo destinare parte degli oneri di urbanizzazione a quello che effettivamente è un obiettivo che è rigenerazione e ristrutturazione. Io penso che i Comuni abbiano, anche se qui si dà un’indicazione di massima, e debbano avere questa potestà. Con il vostro emendamento smentite voi stessi, perché andate a togliere quel punto. Quindi noi ci siamo trovati costretti, siccome il vostro emendamento, nel caso venisse approvato, sarebbe soppressivo del nostro emendamento 6, quindi ho proposto alcuni subemendamenti all’emendamento 10, in cui vado a proporre di sostituire «una quota pari al 7 per cento», invece non riteniamo che la quota pari al 7 per cento debba essere non superiore e può essere destinata, perché io ritengo che sia giusto che siano i Comuni che possano deliberare quanto e se destinare.
L’altro aspetto che ritenevamo critico è bene identificare che ci sia un limite al fatto che le attività, che siano anche meritorie, che sono effettuate qui dentro non siano qualificate come aventi rilevanza economica, ma, se voi aggiungete «ovvero siano gestite da soggetti senza fini di lucro», quell’«ovvero» lascia intendere che comunque possono esistere in quei luoghi per i quali destiniamo una quota dei proventi delle attività che hanno rilevanza economica, anche se gestiti da soggetti senza fine di lucro. Questo potrebbe indurre una concorrenza sleale rispetto a delle attività che hanno rilevanza economica.
Infine, ribadiamo con il subemendamento 15 che, come era già specificato nella delibera precedente, è opportuno che gli anni di vincolo siano venti, anche perché in generale un edificio di culto, soprattutto se, come giustamente voi definite, tutelato ai sensi dei beni culturali di particolare interesse storico, architettonico e culturale è difficile che in dieci anni cambi destinazione d’uso e quindi tranquillamente possiamo lasciare venti, come in precedenza era.
Infine, con il subemendamento 16, sul quale vi chiedo una riflessione e vi chiedo anche di spiegarci perché, chiediamo di reintrodurre la facoltà dei Comuni di modulare all’interno delle delibere consiliari quello che loro ritengono adeguato di destinare ad enti esponenziali delle confessioni religiose.
PICCININI: Grazie, presidente. Sull’ordine dei lavori chiedevo un chiarimento rispetto agli emendamenti presentati. L’emendamento 10 credo, però vorrei avere conferma dagli uffici, sia sostitutivo del nostro che quindi non verrebbe votato.
PRESIDENTE (Rainieri): Vengono votati nell’ordine: l’8 che è il vostro, se non viene approvato il subemendamento 10, poi l’emendamento 6. Se viene approvato uno di questi, si preclude poi tutto.
La parola al consigliere Bertani sull’ordine dei lavori.
BERTANI: Grazie, presidente. Vengono votati nell’ordine quindi: l’8 Piccinini, prima di votare l’emendamento 10 insistono i miei subemendamenti, nel caso vengano bocciati i miei subemendamenti, l’emendamento 10 viene votato e il mio emendamento 9 è precluso.
PRESIDENTE (Rainieri): Poi viene votato in ultimo l’emendamento 6.
PRUCCOLI: Grazie, presidente. Per presentare gli emendamenti in generale. Gli emendamenti presentati in data di ieri sono emendamenti che tendono semplicemente a concedere un po’ più di tempo per l’adeguamento a questa delibera di Giunta regionale ai Comuni, in particolare con pensiero rivolto ai Comuni di più modeste dimensioni e quindi anche spesso in difficoltà dal punto di vista dell’organico. Abbiamo visto come anche i tempi di attuazione degli adempimenti previsti all’interno della legge n. 24 i Comuni più piccoli facciano un po’ più di fatica e abbiano bisogno di un po’ più di tempo per conformarsi, anche per dare la possibilità a questa Regione di redigere delle delibere-tipo. Quindi si è pensato non di far slittare l’entrata in vigore del dispositivo, ma di renderlo attuativo da subito, però di concedere un po’ più di tempo a chi ne avesse bisogno e a chi necessitasse.
Per quello che riguarda il tema generale mi sembra abbastanza irricevibile dire che si parla di penalizzazione dell’economia, mi sembra più una captatio benevolentiae, non capisco bene nei confronti di quale mondo, soprattutto per il fatto che magari per rilanciare l’edilizia, che andrebbe sempre distinta e tenuta separata dall’immobiliarismo, sarebbe bene magari non mettere in discussione gli sgravi fiscali, quelli del 50 per cento, del 65 per cento e anche quelli della rigenerazione dal punto di vista sismico, che sono stati messi in discussione fin dal primo momento dalla nascita del Governo nazionale. Il sottosegretario all’economia Siri inizialmente disse che molto probabilmente erano quelli che sarebbero serviti a finanziare la flat tax e il reddito di cittadinanza, oggi probabilmente si andrà su una equiparazione di tutti quanti gli interventi di sgravio fiscale al 50 per cento. Ricorderei a tutti noi che il settore dell’edilizia, non dell’immobiliarismo, è stato retto e tenuto in piedi da quegli sgravi fiscali lì che, semmai andavano aumentati, laddove si andava a fare dell’efficientamento energetico e laddove si va a fare del miglioramento sismico. In realtà quindi non capisco bene chi mette in ginocchio quel settore: se chi pensa di togliere quegli sgravi o se chi più semplicemente pensa, in coerenza con la legge n. 24 che ha approvato non più tardi di un anno fa, di favorire la rigenerazione urbana, proprio anche in ossequio ai principi cardine della legge n. 24, e di invece disincentivare, senza però rendere impossibile, il consumo di suolo che comunque all’interno della legge, quantomeno nel periodo transitorio, è in qualche maniera ancora possibile, anche se per breve tempo, in attesa dell’attuazione del consumo e del saldo zero. Dico poi dell’ultimo emendamento, quello che è stato presentato oggi, che un po’ va a recepire la discussione che c’è stata in commissione su questo, e comunque l’orientamento che era arrivato; probabilmente la forma non sarà stata la più elegante, su questo possiamo anche convenire, ma non è che ci sia stato tantissimo tempo. Oltretutto questo è un atto amministrativo, quindi non è che c’è un relatore vero e proprio di maggioranza: gli interlocutori vanno un po’ trovati a seconda dell’interesse del singolo consigliere su questo tema.
Credo che con quest’ultimo emendamento si sia intanto fatta chiarezza sul fatto, siccome la legge dice di individuare una quota, è stata messa una quota fissa, quindi non più con quella fluttuazione possibile, la quota è stata individuata: giusta o sbagliata, è stata individuata (7 per cento). Si parla ancora una volta, anche in questo caso, di rigenerazione urbana e non di altro; c’è una individuazione della consistenza di incidenza sociale delle stesse prevista all’interno di questo paragrafo, quindi questo è a discrezione delle Amministrazioni comunali. Si parla intanto di confessioni religiose in maniera più generale e si parla anche di quelle che sono le pertinenze degli edifici di culto, quindi che abbiano un interesse pubblico, un utilizzo di interesse pubblico che deve essere sempre riconosciuto da parte delle amministrazioni pubbliche. Poi abbiamo recepito, pur se in misura differente – e qui stiamo parlando di rimborsi, non già di conferimenti preventivi rispetto a delle opere ancora da fare –, il vincolo di destinazione del bene per un minimo di dieci anni.
TARUFFI: Grazie, presidente. Gli emendamenti che sono giunti pochi minuti fa, a firma del collega Pruccoli, secondo noi peggiorano la condizione dalla quale siamo partiti, perché noi abbiamo detto in quella sede, in commissione, abbiamo espresso delle perplessità, abbiamo anticipato che avremmo presentato emendamenti che andavano nella direzione che è poi stata quella confermata: noi dicevamo “quella cifra, quella percentuale proviamo a ridurla e proviamo ad eliminare una interpretazione che lascia le maglie un po’ troppo larghe”, noi però dicevamo al ribasso. Nel momento in cui togliamo la possibilità ai Comuni fino al 7 per cento, mentre oggi diciamo il 7 per cento, vuol dire che i Comuni prima potevano scegliere, oggi non scelgono più dopo che avremo approvato questa cosa, quindi io chiederei che anziché peggiorare le cose, quantomeno, se non siamo in grado di migliorarle, lasciamole come sono, perché così le peggioriamo. Questo è un elemento che tra l’altro, messo così giù all’ultimo secondo, ci mette in difficoltà anche rispetto al voto complessivo del provvedimento. In commissione ci siamo astenuti. Teniamo conto di tutti gli equilibri, perché altrimenti rischiamo di peggiorare anziché introdurre elementi migliorativi.
TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Qui ho visto che è stato distribuito un emendamento, sull’ordine dei lavori chiederei un’interruzione per poter esaminare l’emendamento 17 che è scritto a mano e non comprendo bene alcune cose.
Sospendo la seduta per tre minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16,25, è ripresa alle ore 16,30)
PRESIDENTE (Rainieri): Riprendiamo i lavori. Ricordo che siamo in discussione generale.
PRUCCOLI: Grazie, presidente. Considerato il dibattito che si è aperto in questo momento e anche all’interno delle sospensioni che gentilmente lei ci ha concesso, sto per consegnare un subemendamento, visto che la discussione generale è ancora aperta, che recepisce alcuni contenuti emersi dagli interventi e anche durante le sospensioni, quindi torniamo, pur rimanendo fermi gli emendamenti che ho già presentato, sulla parte che riguarda la definizione non così precisa del 7 per cento, ma riconferendo con questo subemendamento alle Amministrazioni comunali la facoltà di diminuire o aumentare, motivandola sempre all’interno di delibere, la differenziazione rispetto a quel quantum. Questo lo illustro anticipatamente, la ringrazio per l’intervento, lo chiudo e vengo a depositare il subemendamento.
Viene depositato questo subemendamento, quindi sospendiamo cinque minuti per la distribuzione del subemendamento.
(La seduta, sospesa alle ore 16,32, è ripresa alle ore 16,38)
PRESIDENTE (Soncini): Riprendiamo i lavori.
La parola al consigliere Rancan sull’ordine dei lavori.
RANCAN: Grazie, presidente. Il tempo serviva per leggere l’emendamento, ma è arrivato adesso. Magari altri due minuti, grazie!
Siamo in discussione generale, quindi c’è il tempo di leggere l’emendamento, se intanto qualcuno intende intervenire.
GALLI: Grazie, presidente. Ho seguito il dibattito con curiosità e la persona che mi è venuta in mente è un ex assessore del Comune di Modena che è l’assessore Daniele Sitta: se dovessi dire a Sitta che questa Regione segue questo criterio, che è contro l’impresa e contro quello che per decenni a Modena, e forse non solo a Modena, è stato il criterio del “pane e mattone”, dove l’edilizia si cercava di agevolarla in tutti i modi, perché si sapeva che era non solo uno strumento di espansione della città necessario all’inurbamento, ma era anche uno strumento importante per far girare tutta l’economia legata all’edilizia, certamente non si riconoscerebbe in questa Amministrazione.
L’aumento degli oneri, che è alla base di questo principio, in commissione era stato ventilato come un aumento parziale e tutto sommato ridotto rispetto al maggior incremento che si sarebbe avuto da questi lavori, da questa nuova urbanizzazione e dalle nuove urbanizzazioni, ma in realtà non è così perché già dalla previsione che abbiamo fatto in commissione, dove venivano fatte vedere delle slide, dei disegni che mostravano una diminuzione, ma in realtà era in aree che non sarebbero state urbanizzate, mentre le aree veramente interessate sarebbero state colpite da un aumento dei costi che, da valutazioni che ho sentito, che mi sono state segnalate, sono notevoli, sono rilevanti – molti di noi hanno ricevuto telefonate e avvisi da chi è impegnato a costruire –: rispetto ad altre regioni si parla di aumenti superiori al 300 per cento. I criteri che sono stati seguiti in questa Regione sono diversi da quelli seguiti da altre Regioni, magari limitrofe. Non è possibile che qua si seguano dei criteri diversi dalla Lombardia, che in Lombardia si spendono 490 euro di oneri, mentre qui si spende forse il triplo. Io credo che dei numeri del genere si commentino da soli.
Il criterio di seguire l’Osservatorio immobiliare dà dei valori diversi da quelli che invece dovrebbero essere seguiti. È vero che l’Agenzia delle entrate ha segnalato questi valori come quelli pertinenti, ma molto spesso questi valori non corrispondono alla realtà che noi conosciamo delle nostre città. Non dico che sono valori fatti a casaccio, ma sono valori che non sono reali e che certamente portano un aumento degli oneri di costruzione che non potranno non incidere sul costo finale delle nuove abitazioni o anche delle ristrutturazioni.
Lo scopo del nostro intervento dovrebbe essere quello di rilanciare l’edilizia. Quando io giro per le nostre città e vedo una gru in piedi, la vorrei fotografare come se fosse un animale raro. Una gru intesa come l’impianto di un’attività edilizia nelle nostre città se ne vedono veramente poche. Vedere una gru in piedi dovrebbe essere motivo di felicità per la nostra Amministrazione, invece così non è. Questa gru deve essere appesantita da costi, da balzelli e da oneri che si potrebbero e si dovrebbero evitare.
Ci sono anche degli altri elementi che possono lasciare perplessi. Poche settimane fa abbiamo assistito in quest’Aula ad un dibattito importante durato forse più di un anno e mezzo sulla delega alla Regione Emilia-Romagna, come le altre Regioni del Nord, Lombardia e Veneto, di competenze su materie che dopo dovranno essere nostre esclusive, ma come le gestiamo queste competenze nuove, se appena è possibile ci riserviamo di trattare i nostri imprenditori come delle specie da mettere allo spiedo e cuocere il più possibile, estrarre più denaro possibile da usare con criteri non sempre conseguenti?
Un’altra osservazione che non posso non fare è sull’emendamento 9, presentato dalla maggioranza con una differenza semantica, perché non cambia la sostanza ma cambia lo spirito della legge, perché quando noi abbiamo quel famoso contributo del 7 per cento, che fra l’altro è un contributo alto che in anni passati deve aver dato importi notevoli, oggi con l’edilizia ferma probabilmente ha un valore diverso, ma quel 7 per cento che un tempo veniva dedicato alla Chiesa cattolica e ad altre confessioni religiose oggi diventa alle confessioni religiose in genere. È la cancellazione di una parola. Io mi permetto, come altri colleghi, di sottolineare questa cancellazione, perché è evidente che sia un altro piccolo attacco su una cosa secondaria, che però è un segnale che viene dato. Se prima c’era «Chiesa cattolica e altre confessioni religiose», cosa cambia questo emendamento, perché dovete fare un emendamento del genere che non cambia la sostanza, ma cambia l’ideologia alla base? Non si può non notare da questo provvedimento, che noi ovviamente avversiamo, un accanimento contro l’impresa, un accanimento contro l’economia, un accanimento contro un settore che avrebbe bisogno di un’assistenza, non di un accanimento per ulteriori danni e ulteriori costi.
Noi abbiamo ricevuto in questi giorni diverse segnalazioni che ci trovano nel giudizio di dare voto contrario. Ci piacerebbe che l’Amministrazione seguisse tante parole che si sono sentite in quest’Aula e che ritirasse questo provvedimento.
BARGI: Grazie, presidente. Mi ha anticipato il collega Galli, adesso non voglio stare a ritornare su temi che sono già stati trattati anche abbondantemente da parte del mio gruppo e da parte di chi è intervenuto in precedenza. Parlo in particolare del tema della scelta dei valori OMI, che dall’Agenzia delle entrate stessa vengono definiti dei valori approssimativi, comunque non qualcosa di fisso che comunque contrasterebbe con la normativa nazionale, che prevede invece di utilizzare costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata.
Non voglio neanche tornare, perché ci è appena passato Galli, sul tema di questi ulteriori emendamenti che adesso non saprei più dire nemmeno quale sia il numero, perché si sono susseguiti dal Movimento 5 Stelle alla maggioranza, poi subemendati, poi cambiati ancora che aprono al tema delle confessioni religiose e che ci verrebbe da dire se non prevedono anche di includere i centri culturali o comunque realtà che si spacciano da associazioni, ma che poi in realtà praticano attività di culto. Se andiamo ad aprire un fronte da questo punto di vista, lasciando piena libertà alle Amministrazioni comunali, credo che ci troveremmo con situazioni a macchia di leopardo gestite in maniera completamente diversa da Comune a Comune, creando tra l’altro delle problematiche di rilievo in quelli che sono gli sviluppi delle nostre città. Io credo che la Regione non possa lasciare libertà di interpretazione, debba stabilire una linea e la nostra è sicuramente molto chiara, ma ci torneremo, visto che i colleghi comunque hanno esaurito i tempi di intervento, quando si parlerà degli emendamenti.
Non voglio ritornare su tutto, però mi pare di capire che da parte della maggioranza, dai cui banchi si sono susseguite diverse proposte di emendamento, di subemendamento a quello che è stato un progetto di legge che, se vogliamo, ha avuto i suoi tempi, ma si è cercato anche di stringerli un po’, non vorrei che ci fosse molta incertezza, perché non è che andiamo ad approvare una robina da quattro soldi. I costi che si abbattono su quello che è un settore già in difficoltà, le situazioni critiche anche evidenziate da alcuni sindaci, soprattutto nell’area montana, anche per il fatto che sono previste minori fasce di comuni (quattro rispetto alle sette precedenti), vanno a creare un insieme di criticità su questo progetto in cui io non vedo ci sia una chiarezza di vedute, neanche dal lato della maggioranza. Quindi mi piacerebbe fare questa proposta, poi ci si può ragionare, io consiglierei di ritirare l’atto e di rivederlo un attimo, perché c’è una difficoltà di stabilire le direttive sulle quali vogliamo fare incidere questi nuovi costo di costruzione, farli ricadere sulle amministrazioni e, di conseguenza, sul settore privato della nostra regione e, non essendoci una chiarezza di vedute da questi banchi, tra l’altro con una proposta che dovrebbe diventare poi pienamente operativa a partire da settembre dell’anno prossimo, non vedo nemmeno l’urgenza a questo punto di correre. Quindi, se ci sono delle difficoltà interpretative anche da parte della maggioranza stessa, chiedo se non convenga forse stoppare questo percorso per adesso e magari tornare a ragionarci un attimo sopra. La faccio come proposta, presidente.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Bargi.
La parola alla consigliera Gibertoni sull’ordine dei lavori.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Io chiedo una valutazione di quello che rischiamo. Ho chiarito prima che il voto del Movimento 5 Stelle sarebbe stato contrario, perché questo provvedimento non è coraggioso e sta sempre dalla parte dei costruttori, però chiedo che venga messa ai voti la possibilità, se non si esaurisce oggi e se non si va ad approvare oggi questo provvedimento, di una seduta straordinaria dell’Assemblea legislativa, perché slittare di un altro anno e lasciare gli oneri a vent’anni fa mi sembra inaccettabile. Quindi che si voti, che ogni partito, ogni movimento dica quello che vuole fare, perché io a mettere la mia firma sul fatto che passa un altro anno e rimaniamo a vent’anni fa non ci sto. Quindi chiedo almeno questa valutazione dell’Assemblea oggi.
POMPIGNOLI: Grazie, presidente. È chiaro che la maggioranza oggi non abbia idee ben chiare su quello che si sta facendo, sono stati presentati emendamenti, sono stati presentati subemendamenti agli emendamenti, il ragionamento è semplicemente uno: posto che questo provvedimento è stato posticipato a settembre del 2019, poi vedendo anche l’emendamento del posticipo che è esattamente il n. 1, si dice «di dare atto che i Comuni sono tenuti al recepimento del presente provvedimento entro il 30 settembre 2019 e che trascorso tale termine la nuova disciplina opera direttamente». È chiaro che questo non è uno spostamento in avanti del problema, perché i Comuni che attualmente sono pronti potrebbero effettivamente prendere atto della normativa, qualora la dovessimo approvare in sede di Assemblea oggi e solo per i Comuni che invece non siano pronti, o che comunque non intendono applicare questa normativa, gli date il tempo fino a settembre 2019.
Di qui viene anche il ragionamento che viene esplicato sull’ordine dei lavori. C’è incertezza, ci sono dei problemi, le associazioni hanno rappresentato dal punto di vista della struttura dell’impianto organico, in relazione principalmente al valore di base da prendere come riferimento, quindi i valori OMI o i valori indicati dal decreto, l’incertezza è anche nella stessa maggioranza che oggi presenta, l’abbiamo visto anche sul discorso legato alle confessioni religiose piuttosto che la Chiesa cattolica, non abbiamo ancora idea, perché non è intervenuto nessuno della maggioranza, se effettivamente, quando parliamo di confessioni religiose, parliamo di luoghi di culto oppure di centri o associazioni che possono comunque svolgere attività di culto. Ne abbiamo fatto un esempio poco tempo fa, anzi, ieri nell’interpellanza e lei, assessore Donini, mi ha anche risposto sulla moschea abusiva a Predappio: questa rientrerebbe come luogo di culto piuttosto che come luogo di un centro culturale? Perché, se parliamo di confessioni religiose e spostiamo la palla ad inserire tutto, a questo punto il sistema non può sicuramente reggere. È ovvio quindi che si pone questo problema. Si pongono tanti problemi.
La richiesta del consigliere Bargi di poter capire se effettivamente anche la maggioranza, sulla base di tutte le perplessità che sono state mostrate, pone una discussione all’interno della stessa maggioranza, cercando di capire se effettivamente oggi avete intenzione di approvare questo tipo di provvedimento oppure, sulla base delle richiamate osservazioni fatte, siete disponibili a fare un passo indietro. Non è tanto un passo indietro, ma rivedere quelli che sono i concetti che pongono la base di questo provvedimento.
Non riusciamo bene oggi a comprendere che cosa la maggioranza voglia fare, perché la semplice presentazione di emendamenti, anche all’ultimo minuto, è ovvio che portano via della discussione, quindi ci troviamo di fronte non tanto all’ostruzionismo da parte dell’opposizione, ma della stessa maggioranza perché, proponendo gli emendamenti, è ovvio che c’è necessità di fare una discussione più completa.
Dall’altro lato vi ricordo che – e secondo me è la base del provvedimento – non si possa arrivare ad un nuovo Euro4. Non avete interpellato tutte le associazioni di riferimento che prendono in esame questa norma. Non vorrei che a settembre del 2019, se siamo ancora in questa legislatura, si ritornasse a discutere (è proprio settembre 2018 quando la Giunta regionale ha fatto retromarcia sugli Euro4) perché i Comuni hanno paventato dei problemi che oggi abbiamo sottolineato. Quindi una riflessione penso che si debba porre, chiedo a questo punto formalmente che si metta alla votazione un rinvio. Uno a favore, uno contro, poi si discuterà se effettivamente anche nella stessa maggioranza ci sarà la disponibilità che è stata comunque presa da questa opposizione, anche in ragione delle osservazioni che sono state presentate.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Pompignoli.
La parola alla consigliera Piccinini sull’ordine dei lavori.
PICCININI: Grazie, presidente. Vedo che c’è un clima di incertezza e confusione, prova ne sono gli emendamenti che avete presentato, poi ritirato, poi ripresentato. Come Movimento 5 Stelle siamo intenzionati ad andare al voto, però chiedo, siccome quel 7 per cento non si sa se è facoltativo, se lo volete stabilire come quota fissa, siete un po’ indecisi, stralciatelo! Stralciate il punto 1.6 dal testo della delibera, si va avanti con il resto e sugli oneri alla Chiesa cattolica e altre confessioni si fa una riflessione che si riproporrà in sede di bilancio.
Consiglieri, viste le richieste che arrivano, chiedo se non ci sono obiezioni a proseguire fino all’esaurimento della trattazione di questo provvedimento, andando avanti con i nostri lavori.
La parola al consigliere Fabbri.
FABBRI: Grazie, presidente. Per noi possiamo finire qua la seduta.
PRESIDENTE (Soncini): Consigliere Fabbri, pertanto ha espresso la contrarietà a proseguire i lavori.
TAGLIAFERRI: Grazie, presidente. Esprimo la mia contrarietà, anche perché ho un appuntamento a Piacenza che ho preso precedentemente e non posso presenziare.
PRESIDENTE (Soncini): La parola al consigliere Galli.
GALLI: Grazie, presidente. Esprimo contrarietà e spero che questa sia un’occasione per riformulare i criteri di calcolo degli oneri.
PRESIDENTE (Soncini): La parola al consigliere Facci.
FACCI: Grazie, presidente. Anche da parte mia c’è contrarietà, d’altronde se il calendario dei lavori prevede il termine alle ore 17, ci si regola tutti conseguentemente secondo i propri impegni personali.
BOSCHINI: Grazie, presidente. Provo a tagliare la testa al toro, perché credo che lo spettacolo a cui stiamo assistendo, pur nel rispetto delle prerogative di tutti, non sia dei più utili. Mi pare che, visto il tempo che ormai scorre, visto che non c’è una disponibilità sostanziale a proseguire la seduta e anche per questo non è stato chiesto un incontro dei capigruppo, perché era già in qualche modo verificato che non ci sarebbe stata unanimità su questo tema, è tutto il pomeriggio che assistiamo di fatto a richieste sull’ordine dei lavori che stanno ponendosi l’obiettivo di arrivare alla non approvazione di questo atto, da parte nostra ci sono stati emendamenti, un dibattito credo serio e leale sui temi, come è normale che avvenga su qualsiasi atto dove si pongono delle cose e si tolgono, quindi è normale che questo avvenga. Quindi da parte nostra non c’è stato alcun tipo di incertezza o titubanza, come invece è stato detto in questo momento. Prendiamo atto che non c’è stata la volontà di portare avanti questo atto e sia chiaro che questo rimane a totale carico di chi, nell’uso delle sue prerogative del Regolamento, ha deciso che oggi pomeriggio questa cosa non si doveva terminare. Quindi che sia chiaro chi oggi pomeriggio, anche con questi ultimi interventi, ha certificato che non intende risolvere i problemi che questa delibera affronta. Questo voglio che rimanga agli atti.
Per il resto i tempi sono finiti. Noi eravamo disponibili e interessati a portare a termine la cosa. Questo rimane agli atti.
PRESIDENTE (Soncini): La parola al consigliere Pompignoli.
POMPIGNOLI: Grazie, presidente. Scusate se intervengo, ma questa era calendarizzata ieri, avete avuto tutti il tempo per proporre emendamenti, per fare la discussione, sono due giorni che parliamo degli oneri di costruzione e poi la colpa ricade sull’opposizione che non intende approvare un provvedimento? A questo punto la responsabilità, e qui se ne deve dare atto, è del Partito Democratico che oggi ha voluto portare avanti la discussione. Le raccomandazioni del consigliere Boschini proprio non le condivido, perché non è possibile che oggi venga imputato a noi che loro hanno la maggioranza.
PRESIDENTE (Soncini): Siamo sull’ordine dei lavori. Andiamo avanti, perché ho altri iscritti.
TARUFFI: Grazie, presidente. Trovo strano che il consigliere Pompignoli abbia chiesto pochi minuti fa di far votare quest’Aula se procedere o meno con il rinvio dell’ordine del giorno e poi abbiano dichiarato l’indisponibilità a proseguire. Mi sembra una cosa veramente strana. Se poi vogliamo dire che abbiamo degli impegni personali, per cui dobbiamo andare via, vorrei ricordarvi che siamo consiglieri regionali e quest’Aula ha la priorità rispetto agli impegni personali: è una cosa che sta nell’abbiccì di chi fa il consigliere regionale! Per cui un po’ di rispetto.
PRESIDENTE (Soncini): Siamo sull’ordine dei lavori e stiamo discutendo su come procedere.
BERTANI: Grazie, presidente. Ribadisco, come hanno già detto le mie colleghe in precedenza, che la nostra richiesta è quella di procedere e il Partito Democratico si deve prendere la responsabilità di procedere, perché oggi quel cava e metti su quell’emendamento 1.6 ha fatto fare al Partito Democratico consapevolmente quello che chiedevano le destre: di non arrivare al voto! Quindi voi oggi avete scelto consapevolmente di fare quello che vi hanno già chiesto ieri: di non votare. Fra l’altro potevate votare benissimo ieri, siete stati voi che avete voluto dilazionare inutilmente i lavori. Tra l’altro su un tema su cui avete avuto un mese di tempo per concordare.
PRESIDENTE (Soncini): Ho ancora sette iscritti, ho chiesto se c’erano obiezioni a proseguire i nostri lavori per concludere il provvedimento, tutti i capigruppo si sono espressi chi a favore, chi in modo contrario e questo rimane agli atti, a questo punto sono le 17, la questione verrà rimandata alla Capigruppo, c’è una richiesta fatta su un’eventuale seduta dedicata su questo argomento della consigliera Gibertoni, oppure si proseguirà l’argomento nella trattazione del prossimo Consiglio, per cui la Capigruppo deciderà il da farsi e i lavori a questo punto sono conclusi.
(Le comunicazioni prescritte dall’articolo 69 del Regolamento interno sono riportate in allegato)
La seduta ha termine alle ore 17,03
Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
gli assessori Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO.
Hanno comunicato di non poter partecipare alla seduta la vicepresidente della Giunta Elisabetta GUALMINI, gli assessori Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI, la presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta SALIERA e i consiglieri Stefano CALIANDRO, Lia MONTALTI e Roberta MORI.
7584 - Interrogazione a risposta scritta circa la diffusione della facoltà dei proprietari e dei conduttori di fondi agricoli di sottrarre tali beni alle attività venatorie. A firma del Consigliere: Gibertoni
7585 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare le infezioni ospedaliere, con particolare riferimento alla situazione esistente presso l’Ospedale di Borgo Val di Taro ed il relativo centro di dialisi. A firma del Consigliere: Rainieri
7587 - Interrogazione a risposta scritta circa le problematiche riguardanti il sovraffollamento del reparto di pediatria dell’Ospedale di Ravenna, e le azioni da attuare per il ripotenziamento di quelli di Faenza e Lugo. A firma del Consigliere: Liverani
7589 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per garantire un congruo numero di autoambulanze nell'ambito del territorio faentino e ravennate. A firma del Consigliere: Liverani
7590 - Interrogazione a risposta scritta circa la situazione relativa ad una società di Modena operante nel settore dell’assistenza a richiedenti asilo, ed ai fondi alla stessa dovuti da parte di una cooperativa. A firma del Consigliere: Bargi
7591 - Interrogazione a risposta scritta circa i requisiti richiesti in un bando relativo all’assunzione di agenti di polizia locale emesso dalla Unione dei Comuni Reno Galliera, con particolare riferimento alla partecipazione al concorso di rifugiati e soggetti nello status di protezione sussidiaria. A firma del Consigliere: Fabbri
7595 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da attuare per dar corso ad un censimento dei lupi e dei relativi ibridi presenti nel territorio, e per tutelare la popolazione, gli allevamenti e le colture dai danni dagli stessi cagionati. A firma del Consigliere: Facci
7599 - Interrogazione a risposta scritta circa le azioni da porre in essere per contrastare la diffusione delle infezioni ospedaliere. A firma dei Consiglieri: Rancan, Fabbri, Rainieri, Delmonte, Bargi, Marchetti Daniele, Pettazzoni, Liverani, Pompignoli
7600 - Interrogazione a risposta scritta circa problematiche riguardanti i pazienti operati in cardiochirurgia con l’utilizzo della macchina cuore-polmoni, in relazione a possibilità di infezioni causate dal batterio chimera ed alla relativa informazione. A firma del Consigliere: Galli
7601 - Interrogazione a risposta scritta circa l'introduzione, in tutti gli atti della Regione Emilia-Romagna, della distinzione tra “rifugiati” e “richiedenti”. A firma dei Consiglieri: Marchetti Daniele, Fabbri, Pettazzoni, Pompignoli, Rancan, Liverani, Delmonte, Rainieri, Bargi
7602 - Interrogazione a risposta scritta circa gli interventi da attuare per garantire la sicurezza del viadotto della tangenziale che attraversa via Samoggia, nell’area di San Prospero, a Reggio Emilia. A firma del Consigliere: Delmonte
7588 - Risoluzione per impegnare la Giunta a interrompere tutti i procedimenti di fusione in cui l’esito del referendum non sia risultato favorevole in ciascuno dei Comuni coinvolti, a non attivare la richiesta ai Consigli comunali di cui alla legge regionale n. 24/1996, nonché a provvedere a una modifica di tale legge regionale. (27 11 18) A firma dei consiglieri Bertani e Piccinini
7593 - Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi nei confronti del Ministero competente affinché, nel più breve tempo possibile, venga valorizzata la figura del laureato in scienze motorie attraverso un provvedimento legislativo finalizzato al riconoscimento di tale figura professionale, attivandosi inoltre nei confronti del Governo affinché i costi sostenuti dai cittadini per la prescrizione medica dell’attività fisica e motoria adattata possano essere fiscalmente detraibili al pari di altre spese mediche. A firma dei Consiglieri: Calvano, Marchetti Francesca, Caliandro, Lori, Boschini, Poli, Mumolo, Taruffi, Torri, Prodi, Rossi, Tarasconi, Rontini, Ravaioli, Bagnari, Cardinali, Iotti, Zappaterra, Zoffoli, Sabattini, Serri, Soncini
7596 - Risoluzione per impegnare la Giunta a sensibilizzare gli operatori sanitari sul tema della prevenzione e dell'antibiotico-resistenza, rilanciando e potenziando le iniziative a sostegno del contrasto alle infezioni correlate all'assistenza e all'antibiotico-resistenza, per il buon uso degli antimicrobici e un adeguato sistema di sorveglianza per individuare tempestivamente eventi sentinella ed epidemie, valorizzando inoltre i nuovi sistemi di sanificazione, frutto di anni di ricerca scientifica da Università della nostra Regione, incentrate sulla correlazione tra l'igiene degli ambienti e la riduzione delle infezioni correlate all'assistenza (ICA), per agire con efficacia nella prevenzione e riduzione delle ICA. (28 11 18) A firma della Consigliera: Gibertoni
(Comunicazione n. 75 prescritta dall’articolo 69 del Regolamento interno - prot. NP/2018/2694 del 29/11/2018)