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Timestamp: 2020-01-26 14:37:21+00:00
Document Index: 158363625

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 61', 'art. 278', 'sentenza ', 'art. 113', 'sentenza ', 'sentenza ']

La fattispecie di cui all’art. 42, comma 2 del d.lgs. n. 50 del 2016 si riferisce al conflitto di interesse al solo “personale” della stazione appaltante – Michele De Luca
La fattispecie di cui all’art. 42, comma 2 del d.lgs. n. 50 del 2016 si riferisce al conflitto di interesse al solo “personale” della stazione appaltante
Consiglio di Stato, sezione quinta, Sentenza 5 giugno 2018, n. 3401.
La fattispecie di cui all’art. 42, comma 2 del d.lgs. n. 50 del 2016 si riferisce al conflitto di interesse al solo “personale” della stazione appaltante, espressione che – per quanto interpretata in senso ampio come comprensiva non solo dei dipendenti in senso stretto, ossia i lavoratori subordinati, ma anche di quanti, in base ad un valido titolo giuridico (legislativo o contrattuale), siano in grado di validamente impegnare, nei confronti dei terzi, i propri danti causa o comunque rivestano, di fatto o di diritto, un ruolo tale da poterne obiettivamente influenzare l’attività esterna – non consente obiettivamente di ricomprendere anche le società partecipate o controllate dalla stazione appaltante.
La compartecipazione societaria dell’amministrazione aggiudicatrice alla società concorrente non determina alcuna automatica violazione dei principi concorrenziali e di parità di trattamento, di talché, in assenza di prove in ordine a specifiche violazione delle regole di evidenza pubblica, deve escludersi che la mera partecipazione dell’ente pubblico ad una società concorrente rappresenti un elemento tale da pregiudicare la regolarità della gara.
Sentenza 5 giugno 2018, n. 3401
Consorzio Stabile En. Lo. s.c.a.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Ig. Ab., An. Bu. e St. Vi., con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Roma, via (…);
Comune di Verona, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gi. Ca. e Fu. Sq., con domicilio eletto presso lo studio del primo in Verona, piazza (…);
Ag. Li. s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Gr. Gi., Al. D’A., Gi. Or. e Pi. Fr. Vi., con domicilio eletto presso lo studio legale dell’avvocato Gi. Fr. in Roma, via (…);
Ag. Ve. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gi. Fr., Al. Vo. e Pa. Br., con domicilio eletto presso lo studio del primo in Roma, via (…);
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Verona, di Ag. Li. s.r.l. e di Ag. Ve. s.p.a.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 5 aprile 2018 il Cons. Valerio Perotti ed uditi per le parti gli avvocati Ab., Vi., Bu., Gu. (in dichiarata delega di Ca.) e Fr. (anche in dichiarata delega di D’A.);
Risulta dagli atti che il Comune di Verona indiceva una procedura di gara ristretta, ai sensi dell’art. 61, d.lgs. n. 50 del 2016, per l’affidamento della concessione relativa al servizio di gestione della rete e degli impianti di pubblica illuminazione del territorio comunale, ponendo a base di gara la proposta di finanza di progetto presentata dal promotore Ag. Li. s.r.l. (società il cui capitale era integralmente detenuto da Ag. Ve. s.p.a.), con aggiudicazione del servizio secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
La proprietà della rete interessata dal servizio era in parte dell’amministrazione comunale, in parte di Ag. Ve. s.p.a., società integralmente controllata dallo stesso ente locale.
La base d’asta veniva stabilita in euro 5.250.000,00. Oltre al canone da versare all’aggiudicatario, il Comune si impegnava altresì a versare l’importo di euro 1.082.000,00 (aggiornabile annualmente e non ribassabile in sede di gara), che l’aggiudicatario a sua volta avrebbe dovuto corrispondere ad Ag. Ve. s.p.a. per la messa in disponibilità della rete e degli impianti di proprietà della stessa.
Venuto a conoscenza della determinazione del Comune di procedere alla gara, il Consorzio Stabile En. Lo. s.c.a.r.l. segnalava all’amministrazione comunale l’opportunità di non darvi seguito, per aderire invece alla Convenzione Consip applicabile (proponendo in particolare al Comune di emettere una richiesta di preventivo – RPF onde ottenere i dati tecnico-economici necessari almeno alla valutazione comparativa tra le due proposte), essendo il Consorzio affidatario del lotto 2 (che copre Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) sia per la Convenzione denominata “Servizio Luce 2” del maggio 2011, sia per la Convenzione denominata “Servizio Luce 3” dell’aprile 2015.
Quest’ultimo veniva allora impugnato dal Consorzio avanti al Tribunale amministrativo del Veneto, unitamente alla determina del Comune di Verona n. 6154 del 18 novembre 2016 (recante indizione della procedura ristretta), alla deliberazione della Giunta comunale n. 303 del 3 agosto 2016 (con cui era stato approvato il contratto di messa in disponibilità della rete e degli impianti di pubblica illuminazione), alla deliberazione della Giunta comunale n. 303 del 3 agosto 2016 (con cui era stato approvato il contratto di messa in disponibilità della rete e degli impianti di pubblica illuminazione, destinato a regolare i rapporti tra la società aggiudicataria e la società proprietaria Ag. Ve. s.p.a.), alla deliberazione della Giunta Comunale di Verona n. 453 del 28 dicembre 2015 (recante dichiarazione di pubblico interesse, ai sensi dell’art. 278 del d.P.R. n. 207 del 2010, della proposta di “project financing” presentata dall’Ag. Li. s.r.l.), alla deliberazione del Consiglio comunale n. 66 del 17 dicembre 2015 (recante l’approvazione dell’affidamento in concessione del servizio di illuminazione pubblica), nonché alla nota del Comune di Verona, trasmessa via Pec in data 16 novembre 2016 in risposta alla diffida inoltrata dal Consorzio ricorrente.
Anche Ag. Ve. s.p.a. (quale società, partecipata dal Comune di Verona al 100%, proprietaria delle reti di illuminazione pubblica) ed Ag. Li. s.r.l. (promotrice del project financing) si costituivano in giudizio, eccependo la prima – in via pregiudiziale – di non avere la veste processuale di controinteressato, e la seconda l’inammissibilità del gravame.
Avverso tale decisione il Consorzio Stabile En. Lo. s.c.a.r.l. interponeva appello, deducendo i seguenti motivi di impugnazione:
Anche le società Ag. Ve. s.p.a. ed Ag. Li. s.r.l. si costituivano, eccependo l’inammissibilità e, comunque, l’infondatezza dell’appello, del quale chiedevano la reiezione.
Con il primo motivo di appello, il Consorzio Stabile En. Lo. s.c.a.r.l. – sul presupposto di non aver in realtà mai sostenuto che il (ri)acquisto e/o riscatto delle reti da parte del Comune di Verona costituisse un obbligo per l’amministrazione appellata – deduce l’erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui vi si legge che “appare immune dalle censure formulate dal Consorzio ricorrente la motivazione della scelta del Comune di Verona di non aderire alla Convenzione, sulla base del fatto che il Comune stesso non ha la titolarità integrale della rete e degli impianti, essendo proprietaria di gran parte di essi, ai sensi dell’art. 113, comma 13, del d.lgs. n. 267/2000, Ag. Ve. S.p.A. (società totalmente partecipata dal Comune medesimo)”.
Invero, evidenzia il primo giudice, “è pacifico e incontestato tra le parti che la convenzione CONSIP denominata “Servizio Luce 3”, invocata dal ricorrente, presupponga che la proprietà della totalità degli impianti sia del Comune (v. il punto b) dell’atto di segnalazione dell’Autorità Antitrust n. AS1240 del 16 dicembre 2015, all. 8 al ricorso). E’ altrettanto pacifica e incontestata l’assenza di detto presupposto nel caso in esame, essendo Ag. Ve. S.p.A. – come recita il bando di gara (all. 1 al ricorso) – proprietaria della maggior parte delle rete e degli impianti di pubblica illuminazione siti nel territorio del Comune di Verona (lampioni, centraline, condutture), mentre la proprietà degli stessi è solo “in minima parte” dell’Amministrazione comunale; nelle sue difese il Comune precisa che più del 99% degli impianti di illuminazione è attualmente di Ag. Ve. S.p.A.”.
In tale contesto, d’altronde, a fronte della scelta amministrativa di procedere ad un’articolata operazione di investimenti strutturali, non poteva neppure dirsi irragionevole la scelta relativa alla durata del rapporto concessorio, determinante ai fini dell’ammortamento degli investimenti medesimi, questione sostanzialmente elusa dal Consorzio, nella propria nota del 3 novembre 2016: “la durata di 9 anni della Convenzione Consip non risulta svantaggiosa rispetto ai 18 anni proposti da Ag. Li. S.r.l. in quanto un periodo inferiore implica un impegno minore per il Comune con l’ulteriore vantaggio che tra 9 anni il Comune potrà bandire una nuova gara con un importo a base d’asta più basso, visto il beneficio degli investimenti/lavori di riqualificazione ottenuti nell’ambito del contratto Consip di nove anni”.
Neppure appare condivisibile la tesi dell’appellante, secondo cui i servizi offerti dal concessionario Consip sarebbero del tutto sovrapponibili ed analoghi a quelli di cui alla gara per project financing: al riguardo, appaiono condivisibili i rilievi formulati da Ag. Li. s.r.l., che evidenzia come nel primo caso si sarebbe in presenza di un contratto che prevede sì un livello standard, garantito dal canone annuale, nel quale sono però ricomprese solamente la fornitura di energia elettrica, la gestione degli impianti e la manutenzione ordinaria degli stessi.
Con il secondo motivo di appello viene invece dedotto – sul presupposto che le società Ag. Li. s.r.l. ed Ag. Ve. s.p.a. avessero finora gestito il servizio di illuminazione in esame attraverso il modello in house – che il Comune di Verona impropriamente si sarebbe servito dello strumento del project financing – con il solo obiettivo, in realtà, di utilizzare l’istituto della prelazione assicurata al promotore, integralmente di proprietà comunale – laddove avrebbe invece dovuto applicare, in primo luogo, gli strumenti del controllo analogo di cui disponeva, anziché utilizzare la formula della finanza di progetto al fine di risolvere i problemi sorti nella gestione in house.
Dimostrazione che nel caso di specie non è stata fornita dall’odierno appellante, il quale non ha fornito alcun obiettivo argomento dimostrativo che “la lex specialis di gara è stata predisposta con contenuti tali da non poter fare altro che portare all’aggiudicazione del servizio ad Ag. Li.”.
Con il terzo motivo di appello, il Consorzio lamenta poi la sussistenza di un potenziale conflitto di interessi, atteso che il Comune di Verona – per il tramite di Ag. Ve. s.p.a., società patrimoniale totalitariamente detenuta dal Comune – indirettamente verrebbe a controllare il promotore Ag. Li. s.r.l.
In breve, la sentenza impugnata non avrebbe considerato che il promotore (Ag. Li. s.r.l.) era controllato dalla società cui gli altri concorrenti dovrebbero versare un canone (Ag. Ve. s.p.a.) per l’utilizzo delle reti di cui questa è proprietaria, con l’evidente distorsione economica che potrebbe ad esempio verificarsi laddove il promotore, in caso di dissesto, “dovrebbe essere ricapitalizzato dalla stessa società cui ha versato il canone di messa in disponibilità, mentre tale circostanza non potrebbe ovviamente riguardare gli altri concorrenti che Ag. Ve. s.p.a. di certo non finanzia”.
A fronte del rilievo, di cui alla sentenza impugnata, secondo cui – nel caso di specie – non si potrebbe parlare di previsione illegittima del bando di gara, avendo il Comune di Verona semplicemente inserito – con valutazione non irragionevole – un requisito di carattere tecnico, l’appellante deduce che “tale scelta, seppur astrattamente ammissibile poiché insita nella discrezionalità propria della Stazione Appaltante, doveva essere nel caso di specie adeguatamente motivata in quanto comportava un significativo scostamento dai parametri stabiliti dalla Consip, cui la normativa riconosce il ruolo di benchmark”. In pratica, il primo giudice avrebbe omesso qualsiasi considerazione circa la ritenuta abnormità del requisito tecnico di cui si è detto (non posseduto dall’appellante), nella misura in cui esclude soggetti che (come l’appellante) abbiano comunque superato la gara Consip.
Nel caso di specie, il Consorzio lamenta la non frazionabilità, tra i componenti di un ipotetico Rti, del predetto requisito di carattere tecnico: al riguardo, rileva però il Collegio come il medesimo requisito vada riferito ai cd. “servizi di punta”, relativamente ai quali vale in primo luogo la regola per cui la previsione di eventuali ulteriori requisiti “qualora siano costituiti dai cc.dd. “servizi di punta”, non sembrano violare i principi di proporzionalità e ragionevolezza” (Cons. Stato, V, 15 dicembre 2005, n. 7139).
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