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Timestamp: 2018-11-17 08:37:59+00:00
Document Index: 111963201

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 52', 'art. 33', 'art. 109', 'art. 83', 'art. 109', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 110', 'art. 20', 'art. 48', 'art. 33', 'art. 68', 'art. 49', 'art. 57']

Novità fiscali del 5 ottobre 2011, novità per le aziende agricole | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 5 ottobre 2011, novità per le aziende agricole
1) Responsabilità amministrativa degli enti
2) E’ valida l’ispezione fiscale anche in mancanza del difensore del contribuente
3) Periodo di competenza ai fini della deduzione della penale per inadempienza contrattuale
4) Evade anche chi firma la quietanza di pagamento di fatture false
5) Aziende agricole: addizionale INAIL per la copertura del danno biologico per l’anno 2010
6) Domande di indennità di disoccupazione agricola bloccate a seguito di accertamenti sul possesso di Partita IVA o iscrizione ad altra Cassa o altro Ente previdenziale: Chiarimenti dall’Inps
7) Trasferimento d’azienda: Parere della Fondazione Studi n. 22/11
8) Associazioni sportive dilettantistiche: Mancata iscrizione al CONI
9) Amministrazione finanziaria: Modalità di applicazione delle disposizioni del codice dell’amministrazione digitale
1) Responsabilità amministrativa degli enti: Reati-presupposto
Sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche si è soffermato il documento (contenente riflessioni teoriche e pratiche) dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.
Il D.Lgs. 231/2001, come si evidenzia in tale documento di dottrina, ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento una forma di responsabilità in “sede penale” degli enti, tale responsabilità è definita dal decreto “amministrativa”, che si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito (“reatopresupposto”).
Peraltro, il catalogo dei reati-presupposto si presenta notevolmente ampliato rispetto all’originaria formulazione del decreto.
Nella prima versione, infatti, il D.Lgs. 231/2001 considerava solo i cd. “reati contro la pubblica amministrazione”.
Una ampia rivisitazione è avvenuta l’anno successivo al 2001 con il D.Lgs. 61/2002 che aggiungendo l’art. 25-ter ha allargato l’ambito di applicazione del decreto ad una serie di reati societari, prevedendo che rispetto a questi l’ente è responsabile nel caso in cui il reato sia commesso nel suo “interesse” e non anche nel caso in cui ne abbia tratto un “vantaggio”.
Inoltre, sempre nel caso di reati societari, viene circoscritta la tipologia dei soggetti che commettendo un illecito possono coinvolgere la società (se è configurabile un interesse): Amministratori, direttori generali, liquidatori (o persone sottoposte alla loro vigilanza, qualora il fatto non si fosse realizzato se essi avessero vigilato in conformità agli obblighi inerenti la loro carica).
Al fine di recepire accordi presi dall’Italia a livello internazionale, nel 2003 è stato inserito nel decreto l’art. 25-quater che estende la responsabilità amministrativa dell’ente anche in relazione alla commissione dei delitti aventi finalità di terrorismo o di evasione all’ordine democratico e, sempre nel 2003, l’art. 25-quater, riguardante il reato per pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili ed ancora l’art. 25-quinquies in materia di disposizioni contro la tratta di persone, che allarga il regime della responsabilità amministrativa all’ente anche in relazione alla commissione dei delitti contro la personalità individuale.
Nel 2005 vengono apportate ulteriori modifiche con la L. 28 dicembre 2005 n. 262 (“disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari”), con l’aggiunta dei reati relativi all’abuso di informazioni privilegiate (insider trading) e della manipolazione del mercato, nonché di omessa comunicazione del conflitto di interessi degli amministratori (riguardante esclusivamente le società quotate); vengono inoltre modificate le norme che disciplinano le false comunicazioni sociali ed il falso in prospetto.
Nel 2006 viene modificato l’ambito di applicazione dei delitti di pornografia minorile e detenzione di materiale pornografico, includendo anche i casi in cui il materiale pornografico utilizzato rappresenti immagini virtuali di minori.
Sempre nel 2006 vi è l’emanazione della L. 16 marzo 2006 n. 146 contro il crimine organizzato internazionale quando l’ipotesi di reati coinvolge più Stati, includendo anche l’illecito per induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’Autorità Giudiziaria, favoreggiamento personale, procurato ingresso legale nel territorio italiano o in altro Stato di una persona che non sia cittadina e favoreggiamento della permanenza illegale.
Nel 2007 avviene l’ampliamento con l’introduzione dell’art. 25-septies:
La responsabilità amministrativa dell’ente viene prevista anche in relazione ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime che si verifichino a seguito di violazione per la prevenzione degli infortuni sul lavoro relative alla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro.
Ancora nel 2007, vi è un secondo intervento con l’attuazione della direttiva 2005/60/CE del Parlamento e del Consiglio UE, concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (cd. III Direttiva Antiriciclaggio).
In ultimo, nel 2008 in ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica, si prevede la responsabilità amministrativa degli enti anche per tutta una serie di delitti che riguardano mezzi informatici/telematici.
Nell’ipotesi di verifica fiscale, affinché le operazioni possano essere considerate regolari, occorre soltanto che gli ispettori del fisco abbiano informato il contribuente della facoltà di farsi rappresentare da un professionista di fiducia.
In particolare, secondo il recente parere della Corte di Cassazione (contenuto nella sentenza n. 19524 del 23/09/2011), è legittima la verifica fiscale in azienda, anche se l’imprenditore non è assistito dal difensore, purché sia stato informato della possibilità di venire assistito da un professionista di fiducia, come delineato dallo Statuto del contribuente.
La vicenda è scaturita dalla verifica, effettuata in una azienda (società di capitali) dalla Guardia di finanza, cui è seguita la relativa notifica di un avviso di accertamento Irpef/Ilor contestante ricavi non contabilizzati.
Il ricorso presentato dalla citata società è stato prima accolto dalla Commissione Tributaria Provinciale ma poi è stato ribaltato durante il dibattimento in Commissione Tributaria Regionale, la quale non ha condiviso le contestazioni mosse agli organi di verifica circa le presunte irregolarità sulla conduzione dei controlli.
Anzi, secondo la C.T.R., i verificatori, fin dal momento dell’accesso presso la sede sociale, avevano espletato in modo regolare tutte le formalità previste dalla legge, sia nella presentazione sia nella motivazione dei controlli eseguiti, informando il contribuente sull’opportunità di farsi assistere da un professionista di fiducia durante le operazioni di verifca, così come previsto dall’art. 12 della Legge 212/2000 (Statuto del contribuente).
La vicenda è, infine, giunta all’esame del giudice di legittimità.
Peraltro, in materia verifica tributaria, l’art. 52, comma 6, del D.p.r. n. 633/1972 (applicabile anche all’accertamento delle imposte dirette in virtù del rinvio dell’art. 33, comma 1, del D.p.r. n. 600/1973) dispone che di ogni accesso deve essere redatto processo verbale, sottoscritto dal contribuente o da chi lo rappresenta, da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute.
Anche la Suprema Corte di Cassazione ha respinto le pretese della società dirette a invalidare l’accertamento tramite l’atto presupposto (il verbale di constatazione).
Un’imprecisione, quella denunciata, precisa la motivazione della sentenza, che è solo “un’inesattezza lessicale”, ma inidonea a compromette i diritti del contribuente.
Infatti, la Guardia di Finanza può legittimamente limitarsi ad informare la società verificata che un professionista può essere presente durante l’accesso nei locali aziendali.
All’equivoco lessicale non può attribuirsi la valenza di inficiare la verifica eseguita, anche perché nessuna norma, né quella Iva né tantomeno quella dello Statuto, prevede espressamente una siffatta sanzione a carico dell’Amministrazione finanziaria.
Al limite, si tratta di una mera irregolarità procedimentale che non ha effetti a livello sostanziale. Così ha concluso la Suprema corte.
L’onere derivante dalla penale per inadempienza contrattuale può essere dedotto nell’esercizio di competenza, quando ormai non è più possibile osservare i termini stabiliti dal contratto, e, quindi, è scattato il diritto al risarcimento.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 29/E del 2011, con la quale ha prima evidenziato che con la clausola penale, disciplinata dagli articoli 1382-1384 c.c., i contraenti disciplinano gli effetti dell’inadempimento in modo diverso da quanto stabilito dalla legge, concordando una preventiva e convenzionale liquidazione del danno.
Le parti prevedono una sanzione per l’inadempimento, consistente in una prestazione che il contraente inadempiente dovrà effettuare all’altro indipendentemente dal danno sofferto da quest’ultimo.
Il risarcimento spettante alla parte non inadempiente è quindi predeterminato, in quanto la clausola penale fissa l’importo del risarcimento a prescindere dalla prova del danno.
Nel caso di specie, la richiesta alle Entrate di ottenere delucidazioni ha riguardato l’individuazione del periodo d’imposta in cui è possibile dedurre la penale che, in virtù di un rapporto contrattuale di natura privatistica, un’impresa è tenuta a pagare ad un ente pubblico in seguito alla violazione degli obblighi contrattuali pattuiti.
Ai fini IRES, l’art. 109, comma 1, del TUIR prevede che “I ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi, per i quali le precedenti norme della presente Sezione non dispongono diversamente, concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza; tuttavia i ricavi, le spese e gli altri componenti di cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o determinabile in modo obiettivo l’ammontare concorrono a formarlo nell’esercizio in cui si verificano tali condizioni”.
Tale principio di competenza presuppone il concorso di due requisiti:
– La certezza, quanto all’esistenza degli elementi reddituali, che sussiste solo quando si è verificato il relativo presupposto di fatto o di diritto;
– la loro obiettiva determinabilità, con riguardo all’ammontare dei medesimi, nel senso che l’elemento reddituale deve risultare da atti o documenti probatori che contengano le caratteristiche idonee e necessarie alla sua quantificazione.
Ovviamente, anche se sussistano detti requisiti, la deducibilità del costo è altresì subordinata alla corretta contabilizzazione del costo e del relativo debito, nel rispetto del generale principio di derivazione del reddito fiscale dai dati del bilancio di cui all’art. 83 del TUIR.
Inoltre, ai sensi dell’art. 109, comma 5, del D.P.R. n. 917 del 1986:
Le aziende possono dedurre dal reddito le penali previste dal contratto
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19702 del 27 settembre 2011.
Infatti, la clausola penale, inserita nel contratto, costituisce a determinare preventivamente un patto accessorio del contratto stesso con funzione sia di coercizione all’adempimento, sia di predeterminazione della misura del risarcimento in caso d’inadempimento. Il tutto ha, quindi. rilevanti ricadute sul piano fiscale.
Pertanto, la clausola penale non ha natura e finalità sanzionatoria o punitiva, ma assolve la funzione di rafforzare il vincolo contrattuale e di liquidare preventivamente la prestazione risarcitoria.
La Suprema Corte ha confermato la condanna nei confronti di un soggetto che ha firmato la quietanza di pagamento di fatture nonostante fosse a conoscenza della loro falsità.
Secondo, Corte di Cassazione, sezione penale (sentenza n. 35730 del 3 ottobre 2011), è reato firmare la quietanza di pagamento su fatture false.
Risponde, quindi, di evasione fiscale anche chi firma la quietanza di pagamento di fatture false.
Dal canto suo, il difensore aveva sostenuto che contribuente non potesse essere considerato un concorrente nell’emissione delle fatture. Invece, l’uomo è stato ritenuto complice dell’evasione fiscale.
La sottoscrizione per quietanza, a fronte di un rapporto fittizio, serve unicamente a rendere credibile l’emissione della fattura.
In particolare, la Cassazione ha sancito la sussistenza del reato di evasione fiscale a carico del trasportatore che firma la quietanza di pagamento e di consegna merci su fatture false.
Pertanto, risponde di concorso in dichiarazione fraudolenta, avvalendosi di fatture false, il trasportatore che quietanza il pagamento del documento fittizio attestando l’avvenuto trasporto di beni.
A parere dei giudici supremi, “in tema di emissione di fatture per operazioni inesistenti, prevista dall’art. 8 del Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, il regime previsto dal successivo art. 9, che esclude la possibilità di concorso reciproco fra il reato previsto dall’art. 2 (dichiarazione fraudolenta mediante utilizzazione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) e quello previsto dall’art. 8 (emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti), ha la finalità di evitare che la medesima condotta sostanziale sia punita due volte, ma non introduce alcuna deroga ai principi generali in tema di concorso di persone nel reato, fissati dall’art. 110 cod. pen.”.
L’Inps, con la circolare n. 128 del 4 ottobre 2011, ha spiegato le modalità di recupero del contributo dovuto come addizionale INAIL per la copertura del danno biologico per l’anno 2010 dalle aziende agricole assuntrici di manodopera.
La normativa ha determinato l’addizionale sui contributi assicurativi agricoli, dovuti per i lavoratori agricoli a tempo determinato e indeterminato, nella seguente misure: Aumento del 1,15% del contributo assicurativo dovuto per l’anno 2010;
Pertanto, l’INPS, quale ente preposto alla riscossione dei contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, provvederà al recupero del predetto contributo dovuto dalle aziende agricole assuntrici di manodopera.
Il recupero sarà posto in riscossione unitamente all’imposizione contributiva relativa alla competenza del 3° trimestre 2011, tramite lo stesso modello F24, come da tabella seguente:
10,125 X 1,15% = 0,1164%
3,1185 X 1,15% = 0,0359%
Domanda di cure balneotermali: Conclusione del periodo transitorio
Sempre l’Inps, stavolta con la circolare n. 129 del 4 ottobre 2011, ha comunicato che, a decorrere dal 29 settembre 2011, essendo concluso il periodo transitorio, le domande di cure balneotermali devono essere presentate esclusivamente in modalità telematica, sulla base delle indicazioni già fornite nella circolare n. 37 del 22 febbraio 2011.
Con un precedente messaggio (n. 15122 del 22/7/2011), l’Inps ha già fornito le prime istruzioni per la gestione delle domande di indennità di disoccupazione agricola bloccate poiché il richiedente la prestazione è risultato anche titolare di partita IVA e/o iscritto ad altra Cassa ovvero altro Ente previdenziale: Per tali domande, infatti, si deve procedere con un’istruttoria mirata alla quantificazione dell’eventuale attività lavorativa autonoma svolta (agricola e non agricola) allo scopo sia di valutare la prevalenza di lavoro autonomo rispetto al lavoro dipendente sia di quantificare il numero complessivo delle giornate lavorate (in proprio o alle dipendenze, in settore agricolo o extra-agricolo) da detrarre dal parametro di riferimento secondo quanto stabilito dalla normativa vigente.
Adesso, l’Inps, con il messaggio n. 18713 del 03 ottobre 2011, per facilitare l’attività istruttoria delle Strutture territoriali, ha fornito le liste dei soggetti interessati dal blocco, distinte per liste di soggetti che, nel corso del 2010, sono risultati essere associati a vario titolo ad una o più imprese, e/o abbiano effettuato versamenti con modello F24, sui quali svolgere accertamenti; liste dei soggetti con partita IVA inattiva (ossia che dagli accertamenti presso Camere di Commercio e archivio pagamenti F24 sono risultati non collegati ad alcuna impresa né a versamenti con modello F24) per i quali procedere allo sblocco e alla definizione della domanda; liste dei soggetti con versamenti F24 (con dettaglio del numero dei versamenti e saldo della sezione erario) con istruzione di verificare se il motivo del pagamento effettuato sia indicativo di attività autonoma.
Poiché ad oggi sono state definite poco più della metà delle domande bloccate, l’Inps ha adesso fornito ulteriori precisazioni.
Viene, prima, ribadito che la valutazione circa l’entità del lavoro autonomo svolto dai soggetti interessati all’accertamento deve essere effettuata dalle competenti Unità organizzative territoriali che si occupano di lavoro autonomo agricolo e non agricolo, alle quali, pertanto, deve essere inoltrata la eventuale documentazione consegnata dagli interessati a corredo della domanda di disoccupazione agricola.
Allo scopo di accelerare i tempi istruttori e definire il prima possibile le domande sospese, è opportuno che, ove vi siano fondati motivi di ritenere, sulla base delle informazioni contenute nelle liste citate, che il richiedente la prestazione svolga prevalentemente attività autonoma, l’operatore incaricato alla definizione delle domande di disoccupazione agricola deve procedere a respingere la domanda.
Poi dovrà inoltrare tutta la documentazione relativa al soggetto all’Unità organizzativa competente per la valutazione in merito all’obbligo di iscrizione nelle gestioni autonome.
Ove invece vi siano dubbi sull’attività prevalentemente svolta dal soggetto, se dipendente o in proprio, la medesima Unità lavoratori autonomi deve essere coinvolta già in fase istruttoria per quantificare il numero di giornate di attività di lavoro in proprio (sia agricolo che non agricolo).
Il risultato di tale accertamento deve essere successivamente comunicato al liquidatore della prestazione ed utilizzato per la definizione della domanda.
È evidente che, ove l’operatore delle prestazioni a sostegno del reddito abbia, invece, motivo di ritenere (sulla base delle informazioni contenute nelle liste citate ed eventuale ulteriore documentazione prodotta) che non sia stata svolta attività autonoma alcuna, o che tale attività non influisca sul diritto alla prestazione, potrà procedere alla definizione della domanda secondo le consuete modalità.
Viene, infine, precisato che il controllo massivo effettuato ha dato adito al blocco anche delle domande dei soggetti regolarmente iscritti in una delle gestioni autonome.
Tali domande possono essere istruite e definite come di consueto, poiché, come è noto, la procedura di liquidazione delle domande di disoccupazione agricola preleva in automatico la presenza di attività autonoma segnalando all’operatore la necessità di inserire i dati relativi alla durata della medesima.
Trasferimento d’azienda: Quali sono le conseguenze della condotta antisindacale in caso di omessa informativa ai sindacati?
Il parere n. 22 del 04 ottobre 2011 della Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro analizza le indicazioni giurisprudenziali più recenti in materia.
Tale documento è, quindi, disponibile sul sito www.consulentidellavoro.it
Sanatoria per la mancata iscrizione al Registro CONI ma soltanto per le annualità precedenti al 31/12/2010.
Fino a tale momento, anche senza il perfezionamento di tale iscrizione, le associazioni sportive dilettantistiche possono fruire anche delle ulteriori agevolazioni fiscali previste per tali enti non profit.
Difatti, il Presidente del CONI, con la comunicazione del 8/9/2011, ha diffuso una lettera del Direttore dell’Agenzia delle Entrate in cui si prende ufficialmente atto della deliberazione del CONI del 7 luglio 2011 con la quale è stato previsto che “il riconoscimento provvisorio attribuito ai propri affiliati dalle FSN, EPS e DSA […] anche in carenza della prevista iscrizione al Registro sia da intendere quale riconoscimento definitivo fino al 31.12.2010”.
Pertanto, l’Agenzia delle Entrate, ai fini dell’attività di controllo sulla corretta fruizione delle agevolazioni fiscali da parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche, farà riferimento, anche con effetto retroattivo, agli elenchi trasmessi dal CONI quale unico organismo certificatore dell’attività sportiva, e riguardo ai soggetti in possesso del riconoscimento provvisorio che risulteranno iscritti, “si potrà procedere al riesame in autotutela degli eventuali atti di accertamento emessi nei loro confronti e al relativo annullamento per la parte in cui il recupero sia fondato sulla mancata iscrizione al Registro CONI”.
Viene quindi definitivamente riconosciuto, solo per le annualità precedenti al 31 dicembre 2010, il legittimo godimento delle agevolazioni fiscali riservate alle associazioni e società sportive dilettantistiche da parte di quei sodalizi regolarmente affiliati alle federazioni di appartenenza che non avevano ancora perfezionato l’iscrizione al Registro Coni.
Viene, infine, precisato che nei casi di accertamenti dell’Agenzia delle Entrate riferiti a tali annualità ed aventi ad oggetto il contestato godimento di dette agevolazioni solo per omessa iscrizione al Registro, l’Agenzia provvederà ad annullarli in autotutela e, qualora pendessero già delle liti di fronte alle Commissioni Tributarie, provvederà a fornire indicazioni per l’abbandono dei contenziosi.
E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (G.U. n. 230 del 3/10/2011) il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 maggio 2011 recante modalità, limiti e tempi di applicazione delle disposizioni del codice dell’amministrazione digitale (CAD) all’Amministrazione economico finanziaria.
Per “Amministrazione economico-finanziaria”, vengono intesi il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Agenzia delle Dogane, l’Agenzia del Territorio, l’Agenzia del Demanio, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, la Guardia di Finanza e la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze.
Modalità e limiti di applicazione di talune disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale a seguito delle modifiche introdotte dal decreto correttivo
Le modalità di conservazione ed esibizione dei documenti per via informatica, di cui all’art. 20, comma 5-bis, del Codice dell’amministrazione digitale, introdotto dal decreto correttivo, sono regolate, ai fini fiscali, dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 23 gennaio 2004 e successive modificazioni.
Le disposizioni di cui all’art. 48, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale, come modificate dall’art. 33, comma 1, del decreto correttivo, non si applicano all’Amministrazione economico-finanziaria laddove disposizioni normative prevedano l’uso di specifici sistemi di trasmissione telematica.
Le disposizioni contenute all’art. 68, comma 2-bis, del Codice dell’amministrazione digitale, introdotto dall’art. 49, comma 1, lettera c) del decreto correttivo si applicano all’Amministrazione economico-finanziaria limitatamente alle applicazioni informatiche ed alle pratiche tecnologiche ed organizzative che l’Agenzia stessa comunicherà a DigitPA avendone valutato la divulgabilità.
Con successivi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri potranno essere adottate ulteriori disposizioni finalizzate a completare l’attuazione della vigente disciplina in materia di Codice dell’amministrazione digitale, anche in relazione alla disciplina che sarà introdotta con il D.P.C.M. previsto dall’art. 57, comma 21 del D.Lgs. 30 dicembre 2010, n. 235.
Tranne taluni casi, le disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale, come modificato da tale D.Lgs. n. 235 del 2010, si applicano all’Amministrazione economico-finanziaria.
(D.P.C.M. 25/05/2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 230 del 3/10/2011)