Source: https://giurisprudenzaamministrativa.com/2018/07/10/appalti-soccorso-istruttorio-se-la-concorrente-carica-file-in-formato-word/
Timestamp: 2020-03-28 08:18:18+00:00
Document Index: 116878234

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 61', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ']

Appalti: soccorso istruttorio se la concorrente carica file in formato word. – Giurisprudenza amministrativa
Appalti: soccorso istruttorio se la concorrente carica file in formato word.
La stazione appaltante deve disporre il soccorso istruttorio se l’operatore economico trasmette la domanda di partecipazione in formato .doc invece che .pdf.
Il Consiglio di Stato n. 4065/2018 ha chiarito che, in sede di gara telematica, se l’operatore economico trasmette la domanda di partecipazione in formato word invece che in PDF, la stazione appaltante non deve escluderla, ma disporre il soccorso istruttorio.
N. 04065/2018REG.PROV.COLL.
N. 02149/2018 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 2149 del 2018, proposto da
Digid Solutions s.p.a., in proprio e quale mandataria del costituendo R.T.I. con Digid s.p.a. e Software & Servizi s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Marco Orlando, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Sistina n. 48;
Lombardia Informatica s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Massimo Preti e Aldo Lopez, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Massimo Preti in Milano, viale Bianca Maria n. 21;
Regione Lombardia, A.R.C.A. – Azienda Regionale Centrale Acquisti – Lombardia s.p.a., non costituite in giudizio;
Bv Tech s.p.a., Aizoon Consulting s.r.l., Comdata s.p.a., Dedagroup Public Services s.r.l., in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dagli avvocati Antonio Catricalà, Damiano Lipani, Francesca Sbrana e Fabio Baglivo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Damiano Lipani in Roma, via Vittoria Colonna n. 40;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) n. 00412/2018, resa tra le parti
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Lombardia Informatica s.p.a., di Bv Tech s.p.a., di Aizoon Consulting s.r.l., di Comdata s.p.a. e di Dedagroup Public Services s.r.l.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 giugno 2018 il Cons. Ezio Fedullo e uditi per le parti gli Avvocati Marco Orlando, Massimo Preti, Francesca Sbrana e Fabio Baglivo;
La parte originariamente ricorrente, ed odierna appellante, veniva esclusa dalla gara ristretta indetta ai sensi dell’art. 61 del d.lgs. n. 50 del 2016, per l’affidamento dei servizi di assistenza del Sistema Informativo Socio Sanitario Lombardo (SISS) e del Sistema Informativo Regionale (SIRE), da Lombardia Informatica s.p.a. (società interamente partecipata dalla Regione Lombardia) con bando di gara pubblicato sulla G.U.R.I. del 12 aprile 2017.
L’esclusione dalla gara, espletata attraverso il sistema telematico denominato Sintel, è derivata dal fatto che due società componenti il R.T.I. appellante avevano presentato le domande di partecipazione in formato .doc e non .pdf, come invece prescritto dalla lettera d’invito, seppure sottoscrivendole con firma digitale.
Il T.A.R., con l’ordinanza n. 73/2018, ha ordinato a Lombardia Informatica s.p.a. di produrre documentazione attestante le concrete modalità di presentazione dell’offerta esclusa ed il suo effettivo contenuto.
Il medesimo T.A.R. quindi, dopo aver richiamato le clausole della lettera di invito le quali prescrivevano che, prima dell’invio, tutti i files costituenti la documentazione amministrativa, che non fossero già originariamente in formato .pdf, dovevano essere convertiti in formato .pdf, dato atto che, alla luce delle risultanze della disposta ed eseguita istruttoria, era emerso che la domanda di partecipazione delle società Digid Solutions s.p.a. e Digid s.p.a. era stata presentata in formato .doc, seppure con la firma digitale valida in formato CADES, rilevato altresì che la stazione appaltante non era tenuta ad avere a disposizione, al momento dell’apertura delle offerte, un software idoneo alla apertura dei files in formato .doc e che l’irregolarità riscontrata non poteva essere sanata in sede di soccorso istruttorio, poiché, ai sensi dell’art. 83, comma 9, d.lvo n. 50/2016, “l’utilizzo di un file con estensione e formato diverso da quello prescritto non può, almeno ordinariamente, considerarsi relativo a un “elemento formale della domanda”, quanto, invece, ad un elemento intrinseco ed essenziale della stessa”, ha respinto il ricorso con la sentenza appellata: avverso quest’ultima si appuntano quindi i motivi di appello che si esamineranno compiutamente nella parte in diritto della presente sentenza.
Si sono costituiti in giudizio, per opporsi all’accoglimento del gravame, la società Lombardia Informatica s.p.a. ed il R.T.I., avente come mandataria l’impresa BV Tech s.p.a., divenuto aggiudicatario definitivo (in virtù di un provvedimento che la parte appellante ha gravato con autonomo ricorso dinanzi al T.A.R.) successivamente alla sentenza di primo grado.
La controversia, nei termini in cui è stata portata all’attenzione del giudice di appello, ha ad oggetto i limiti alla sanabilità, mediante lo strumento del cd. soccorso istruttorio di cui all’art. 83, comma 9, d.lvo n. 50/2016, delle difformità, rispetto alle prescrizioni della lex specialis, caratterizzanti le concrete modalità di presentazione della documentazione finalizzata ad estrinsecare la volontà di partecipazione alla gara del concorrente, con particolare riguardo all’ipotesi – qui ricorrente – in cui questa sia espletata telematicamente.
Come si evince dalla relazione istruttoria acquisita agli atti del giudizio di primo grado, in esecuzione della corrispondente ordinanza del T.A.R., l’operazione di apertura dei files in formato .doc trasmessi dalla parte appellante (rectius, allegati alla documentazione amministrativa da due delle tre imprese costituenti il R.T.I.), posta in essere dall’organo verificatore, si è svolta con esito positivo, essendo stati essi regolarmente aperti e resi leggibili mediante “lo strumento in uso presso la stazione appaltante (Digital Sign)”, previa autorizzazione all’attivazione di un “viewer esterno”, ovvero, come chiarito dalla parte appellante, mediante un programma (“Word”) normalmente presente nel sistema operativo denominato “Mycrosoft Windows”.
Pertanto, indipendentemente dalle ulteriori deduzioni di parte appellante (intese a sostenere che i files suindicati sarebbero stati leggibili anche da parte della Commissione di gara, sebbene non attraverso la piattaforma telematica Sintel ma previo trasferimento su terminale, ed anche prescindendo dall’autorizzazione all’operatività del “viewer esterno” al sistema “Digital Sign” ovvero dalla presenza all’interno del sistema operativo utilizzato del programma “Word”, qualora l’operatore avesse effettuato lo scroll della videata e non si fosse fermato alla prima parte della pagina visualizzata sullo schermo) e dalle controdeduzioni articolate dalla parte controinteressata (in particolare con la memoria del 14 giugno 2018), oltreché dall’eccezione di inammissibilità di quelle deduzioni formulata dalla Amministrazione appellata (siccome asseritamente violative del divieto di produrre nuovi mezzi di prova in appello), non può non rilevarsi, anche sulla scorta della verificazione espletata in primo grado, che il formato utilizzato per la compilazione e l’invio della domanda di partecipazione dalle imprese suindicate non era tale da impedirne, in maniera assoluta, la corretta visualizzazione e lettura: sarebbe infatti stato sufficiente, a tal fine, utilizzare in maniera appropriata un software che appartiene allo strumentario digitale “di base” di qualunque soggetto (pubblico o privato) che utilizzi la modalità digitale per lo svolgimento della sua attività, o comunque da esso facilmente acquisibile e di cui la stessa stazione appaltante aveva evidentemente la concreta disponibilità (come dimostrato, si ripete, dalla verificazione svolta in primo grado).
Da questo punto di vista, del resto, la valutazione della possibilità o meno di accesso al contenuto di un documento, agli effetti applicativi delle disposizioni in tema di soccorso istruttorio, non può essere rigidamente compiuta in concreto, ovvero con riferimento alla disponibilità hic et nunc da parte della stazione appaltante degli strumenti all’uopo necessari ed alla capacità dei suoi addetti di utilizzarli conformemente alle loro potenzialità operative, ma, coerentemente con la connotazione generale ed astratta della pertinente previsione normativa, che definisce “non sanabili le carenze della documentazione che non consentono l’individuazione del contenuto” del documento irregolare, sulla scorta della disponibilità di quei mezzi da parte di una stazione appaltante mediamente attrezzata e della comune capacità dei suoi addetti di utilizzarli, secondo il parametro generale dell’homo eiusdem condicionis et professionis: condizione che – si ribadisce – può ritenersi acclarata, oltre che sulla base di nozioni di comune esperienza e conoscenza, alla luce delle risultanze dell’istruttoria disposta dal giudice di primo grado e dianzi sintetizzate.
In conclusione, l’appello deve essere accolto e riformata la sentenza di primo grado, con il conseguente annullamento del provvedimento di esclusione impugnato in primo grado.
Resta assorbita la domanda di annullamento, e le relative censure, rivolte avverso la lex specialis, ove interpretata nel senso di legittimare il modus operandi della stazione appaltante consacrato dal provvedimento di esclusione impugnato in via principale (così come la corrispondente eccezione di irricevibilità formulata dalla stazione appaltante con la memoria del 14 giugno 2018).
La novità delle questioni esaminate giustifica la compensazione delle spese relative ai due gradi di giudizio, fermo il diritto della parte appellante al rimborso del contributo unificato versato in relazione ad essi, a carico della stazione appaltante.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie ed annulla per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, il provvedimento di esclusione impugnato in primo grado.
Spese dei due gradi di giudizio compensate, fermo il diritto della parte appellante al rimborso del contributo unificato versato in relazione ad essi, a carico della stazione appaltante.
Scritto il 10 luglio 2018 9 luglio 2018 Autore Giurisprudenza amministrativaCategorie AppaltiTag Appalti,Appalti pubblici,Codice appalti,Codice dei Contratti Pubblici,consiglio di stato,Domanda di partecipazione,Formato,Formato PDF,Formato word,Gara telematica,Soccorso istruttorio,Stazione appaltante
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