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Timestamp: 2020-02-24 09:13:03+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 538', 'sentenza ', 'art. 539', 'art. 538', 'sentenza ', 'art. 538', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 601', 'sentenza ', 'art. 597', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 538 codice di procedura penale - Condanna per la responsabilità civile - Brocardi.it
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Articolo 538 Codice di procedura penale
Condanna per la responsabilità civile
Dispositivo dell'art. 538 Codice di procedura penale
1. Quando pronuncia sentenza di condanna, il giudice decide sulla domanda per le restituzioni e il risarcimento del danno [c.p. 185-187], proposta a norma degli articoli 74 e seguenti.
2. Se pronuncia condanna dell'imputato al risarcimento del danno, il giudice provvede altresì alla liquidazione, salvo che sia prevista la competenza di altro giudice (1).
3. Se il responsabile civile è stato citato [83] o è intervenuto [85] nel giudizio, la condanna alle restituzioni e al risarcimento del danno è pronunciata anche contro di lui in solido [575], quando è riconosciuta la sua responsabilità.
(1) Tuttavia, se le prove acquisite non lo consentono, il giudice può pronunciare condanna generica ex art. 539.
Spiegazione dell'art. 538 Codice di procedura penale
Unitamente alla sentenza di condanna il giudice è tenuto a decidere anche in merito all'azione civile esercita nel processo penale.
Qualora il giudice condanni l'imputato e l'eventuale responsabile civile (in solido) al risarcimento del danno, egli deve provvedere contestualmente alla liquidazione, ovvero alla quantificazione economica del danno da risarcire. Il risarcimento comprende sia il ristoro per il danno patrimoniale che non patrimoniale.
Il giudice decide altresì sulle eventuali restituzioni da disporre, in favore di terzi sia nell'ipotesi in cui la cosa sia stata sequestrata dall'autorità giudiziaria (ad es. il dissequestro dell'auto qualora risulti che il condannato non ne fosse il proprietario), sia che la cosa sia nelle disponibilità del reo.
Massime relative all'art. 538 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 53153/2016
Non viola il principio devolutivo né il divieto di "reformatio in peius" la sentenza di appello che accolga la richiesta di una provvisionale proposta per la prima volta in quel giudizio dalla parte civile non appellante.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 53153 del 15 dicembre 2016)
Cass. pen. n. 29934/2014
In tema di rifusione delle spese processuali sopportate dalla parte civile, l'abrogazione delle tariffe professionali disposta dall'art. 9, comma primo, del D.L. n. 1 del 2012 (conv. in legge n. 27 del 2012) ha svincolato il giudice dai limiti tariffari minimi e massimi, obbligandolo per la determinazione del compenso a far riferimento, con adeguata e specifica motivazione, ai parametri previsti dagli artt. 1, 12, 13 e 14 D.M. 20 luglio 2012 n. 140, concernenti l'impegno profuso nelle diverse fasi processuali, la natura, la complessità e la gravità del procedimento e delle contestazioni, il pregio dell'opera prestata, il numero e l'importanza delle questioni trattate, l'eventuale urgenza della prestazione, nonchè i risultati e i vantaggi conseguiti dal cliente. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato il provvedimento del giudice di merito che aveva liquidato il compenso al patrono di parte civile in maniera sintetica e immotivata senza indicare i criteri di valutazione concretamente utilizzati).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 29934 del 8 luglio 2014)
Cass. pen. n. 13686/2011
La determinazione equitativa del danno morale cagionato dalla commissione di reati sessuali in danno di minori d'età deve tener conto dell'intensità della violazione della libertà morale e fisica nella sfera sessuale del minore, del turbamento psichico cagionato e delle conseguenze sul piano psicologico individuale e dei rapporti intersoggettivi, degli effetti proiettati nel tempo nonché dell'incidenza del fatto criminoso sulla personalità della vittima.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 13686 del 5 aprile 2011)
Cass. pen. n. 25940/2003
L'intervenuto fallimento dell'imputato non comporta la perdita della sua legittimazione passiva rispetto alle pretese risarcitorie avanzate in sede penale dalla costituita parte civile.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 25940 del 17 giugno 2003)
Premesso che “la costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni stato e grado del processo” (art. 76, comma 2), che il giudice di appello è tenuto a citare la parte civile (art. 601, comma 4) e che se l'appello è stato proposto dal pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento il giudice di appello può pronunciare condanna “e adottare ogni altro provvedimento imposto o consentito dalla legge” (art. 597, comma 2, lett. a e b), appare corretta l'affermazione che, “quando pronuncia sentenza di condanna”, il giudice di appello deve decidere “sulla domanda per le restituzioni e il risarcimento del danno”, anche se la parte civile non ha proposto impugnazione (artt. 538, comma 1, e 598 c.p.p.).
Cass. pen. n. 41140/2001
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 41140 del 19 novembre 2001)
Cass. pen. n. 12489/2000
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 12489 del 1 dicembre 2000)