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Timestamp: 2018-08-21 00:07:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 21', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 50', 'art. 53']

Novità fiscali del 10 novembre 2011, ultimi chiarimenti sulla P.E.C. | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 10 novembre 2011, ultimi chiarimenti sulla P.E.C.
1) Liti pendenti: rapporti difficili con gli uffici delle Entrate per gestire le pratiche
2) Ambienti a rischio inquinamento: regolamento in G.U. per la qualifica di imprese e lavoratori autonomi
3) Rapporto sul lavoro degli immigrati in Italia
4) Prelevamenti dalla società durante lo stato di insolvenza: reato di bancarotta per il socio
5) Le associazioni iscritte al REA (Repertorio Economico Amministrativo) non devono comunicare la PEC
6) Passaggio di fornitore di energia elettrica: non soggetto ad Iva il recupero degli arretrati
7) Gestione separata Inps: aumento dell’aliquota pensionistica
8) DDL di stabilità: riunione al Senato il 15 novembre
Necessita un intervento dell’Amministrazione finanziaria “centrale” che definisca la procedura per produrre documenti prima del diniego.
La richiesta viene dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, evidenziata nella nota del 09 novembre 2011 pubblicata sul sito del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.
Come si ricorderà nei giorni scorsi tale Fondazione ha divulgato la propria circolare n. 5 del 2011, subito commentata nella nostra rubrica fiscale giornaliera.
Adesso, i Consulenti del Lavoro tornano alla “carica” affermando quanto segue:
Rapporti con gli uffici del fisco
“L’esperienza di queste prime settimane di applicazione della normativa sulla chiusura delle liti pendenti ha fatto emergere notevoli criticità di gestione delle relative pratiche di definizione delle liti. Queste sono legate, tra l’altro, all’interpretazione della norma nel caso di controversie complesse, spesso con giudicati parziali, ovvero alla presenza di ricorsi presentati avverso atti di mera liquidazione del tributo (non definibili), in assenza tuttavia di ricevimento dell’atto presupposto (definibile)”.
La possibilità di presentare la documentazione sul modello cartaceo in assenza della procedura telematica messa in linea solo il 4 novembre 2011 ha costituito una opportunità per i contribuenti e per l’amministrazione. “Non sempre, infatti, gli uffici sono stato in grado di intercettare problemi e criticità che solo grazie al supporto dei consulenti coinvolti sono stati in parte superati.
In presenza di contenziosi assai datati (tipicamente quelli pendenti in Commissione tributaria Centrale) gli stessi fascicoli degli Uffici, infatti, sono spesso risultati incompleti con estrema difficoltà di individuare il valore della lite e, conseguentemente, l’importo da versare per la sua definizione.
Anche i dati individuativi (n. di protocollo, date) degli avvisi di accertamenti o di rettifica, del grado di giudizio, delle somme pagate in pendenza del giudizio medesimo da indicare nell’apposito modulo hanno costretto a costituito un aspetto critico per l’incompletezza del fascicolo dell’ufficio.
In ragione di quanto rappresentato si rende indispensabile che l’amministrazione centrale definisca una procedura che preveda l’obbligo di convocare il contribuente nell’ipotesi in cui l’Ufficio ravvisi i presupposti per il diniego della definizione in modo da poter consentire al contribuente medesimo, nel reciproco interesse e a vantaggio dell’economia della gestione della pratica, di produrre documentazione e formulare osservazioni”.
Qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento.
E’, infatti, stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 260 del 2011, il D.P.R. n. 177 del 14 settembre 2011, con il quale è stato emanato il regolamento per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento.
I requisiti richiesti per operare per questi soggetti sono:
– L’integrale applicazione delle disposizioni in materia di valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria e misure di gestione delle emergenze; e l’integrale e vincolante applicazione anche del comma 2 dell’art. 21 del Decreto Legislativo n. 81/2008, nel caso di imprese familiari e lavoratori autonomi.
– nelle imprese deve esserci la presenza di personale, in percentuale non inferiore al 30% della forza lavoro, con esperienza almeno triennale relativa a lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati.
Viene richiesta anche l’avvenuta effettuazione di attività di informazione, di formazione e di addestramento di tutto il personale.
Altri requisiti concernano il possesso di dispositivi di protezione individuale, strumentazione e attrezzature di lavoro idonei alla prevenzione dei rischi; il rispetto delle vigenti previsioni, ove applicabili, in materia di Documento unico di regolarità contributiva (Durc); l’integrale applicazione della parte economica e normativa della contrattazione collettiva di settore.
Gli immigrati che lavorano in Italia sono 2 milioni pari al 9,1% degli occupati
Dal Rapporto annuale Moressa i dati 2011 sul lavoro degli stranieri e gli effetti sull’economia.
Il Rapporto Annuale sull’Economia dell’Immigrazione 2011 è stato presentato l’8 novembre a Milano presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca nel convegno dal titolo “Gli stranieri: quale valore economico per la società?”. Il Rapporto è stato realizzato dalla Fondazione Leone Moressa e patrocinato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dal Ministero degli Affari Esteri.
Mercato del lavoro straniero – Tabelle Stranieri: un valore economico per la società
Sono il 9,1% degli occupati, dichiarano 40 miliardi di € e pagano 6 miliardi di € di Irpef
Gli stranieri rappresentano una risorsa per il territorio nazionale: in Italia si contano oltre 2 milioni di lavoratori immigrati (il 9,1% del totale degli occupati), in sede di dichiarazione dei redditi notificano al fisco 40 miliardi di € (pari al 5,1% del totale dichiarato) e pagano di Irpef quasi 6 miliardi di € (pari al 4,1% del totale dell’imposta netta). Ma rappresentano la parte di popolazione che maggiormente ha subìto gli effetti negativi della crisi (il tasso di disoccupazione straniero è passato dall’8,5% del 2008 all’11,6% del 2010), mostrano livelli di povertà più elevati (il 37,9% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà) e le loro retribuzioni sono inferiori di 300 € rispetto ai lavoratori italiani.
Questi alcuni dei risultati raccolti nel Rapporto Annuale sull’Economia dell’Immigrazione 2011
Dal 2008 al 2010 si è assistito in Italia ad un aumento del tasso di disoccupazione straniera di 3,5 punti percentuali passando dall’8,1% all’11,6% e raggiungendo 274mila immigrati senza lavoro. Questo significa che nel biennio considerato un nuovo disoccupato su quattro ha origini straniere. Per quanto riguarda gli occupati (che sono oltre 2 milioni di soggetti), per la maggior parte si tratta di lavoratori dipendenti (86,0%), giovani, inquadrati come operai (89,9%), dalla bassa qualifica professionale, nel settore del terziario (51,3%) e in aziende di piccola dimensione (il 53,4% lavora in imprese con meno di 10 persone).
Un dipendente straniero guadagna al mese (dato quarto trimestre 2010) una cifra netta di 987€, quasi 300€ in meno rispetto al collega italiano.
Ha più possibilità di portare a casa una retribuzione più elevata l’immigrato che lavora nel settore dei trasporti (1.348 € al mese) a scapito di chi lavora nel settore dei servizi alle persone (724 € al mese), dove sono occupate maggiormente le donne.
Redditi dichiarati e Irpef pagato
In Italia si contano complessivamente 3,2 milioni di contribuenti nati all’estero (dati riferiti ai redditi del 2009) che dichiarano oltre 40 miliardi di €: tradotto in termini relativi, si tratta del 7,9% di tutti i contribuenti e del 5,1% del reddito complessivo dichiarato in Italia. Gli stranieri dichiarano mediamente 12.507 € (7mila in meno rispetto agli italiani) e si tratta quasi esclusivamente di redditi da lavoro dipendente.
Nel 2009 i nati all’estero hanno pagato di Irpef quasi 6 miliardi di € (pari al 4,1% dell’intero Irpef pagato a livello nazionale) che si traduce in 2.810 € a testa. Ma gli stranieri beneficiano, più degli italiani, di detrazioni fiscali a causa principalmente del basso importo dei redditi stessi: Infatti il 64,9% dei nati all’estero che dichiara redditi paga effettivamente l’Irpef, contro il 75,5% dei nati in Italia.
Il 37,9% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà (dati 2008), contro il 12,1% delle famiglie italiane. Il reddito percepito non permette loro di risparmiare, dal momento che i consumi superano, anche se di poco, le entrate familiari. Entrate che provengono per il 90% da lavoro dipendente e che vengono destinate, tra le altre cose, al pagamento dell’affitto, dal momento che appena l’11,3% delle famiglie straniere è proprietaria dell’abitazione di residenza.
Le famiglie straniere dichiarano maggiori difficoltà economiche rispetto a quelle italiane (dati 2008): il 24,8% dice di arrivare a fine mese con molta difficoltà (contro il 16,7% di quelle italiane), il 24% è stata in arretrato con il pagamento delle bollette (vs 11,2%), il 58,8% non è in grado di sostenere una spesa imprevista di 750 € (vs 30,2%) e il 52,6% non può permettersi una settimana di ferie (vs 38,6%).
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 09 novembre 2011)
Vale il reato di bancarotta per distrazione (e non preferenziale) a carico del socio che preleva dei compensi per conto dell’amministratore, in presenza dello stato di insolvenza dell’impresa.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40324 del 2011.
Si applica, dunque, il reato più grave secondo la Suprema Corte, la quale ha rilevato “che sul punto vi è stato, e ancora perdura, un contrasto di giurisprudenza di legittimità perché sono rinvenibili decisioni che hanno ritenuto sussistere in fattispecie come quella in oggetto il delitto di bancarotta per distrazione perché, comunque, si configurerebbe un vantaggio patrimoniale dell’amministratore ed altre che, invece, hanno escluso che fosse configurabile tale delitto ed hanno ritenuto, nella maggior parte dei casi, sussistere quello di bancarotta preferenziale. Tuttavia nel caso di specie non ricorre la problematica evocata non solo perché non risulta che i compensi siano stati determinati ed autorizzati dagli organi sociali e perché i prelievi sono stati effettuati quando la società versava già in stato di insolvenza (ma anche su tali punti vi è contrasto nella giurisprudenza di legittimità), ma, principalmente, perché i giudici di merito hanno escluso, con motivazione del tutto ragionevole, che le somme prelevate potessero essere considerate compensi per l’attività prestata dagli amministratori a favore della società. Ciò perché i prelievi non hanno una cadenza regolare, non sono stati di eguale ammontare e sono stati effettuati anche dalle socie accomandanti, che non avevano alcun titolo per percepire compensi”.
5) Le associazioni iscritte al REA (Repertorio Economico Amministrativo) non devono comunicare la PEC entro il 29/11/2011
I soggetti iscritti solo al REA (associazioni, fondazioni, ecc.) non sono tenuti all’obbligo di comunicazione della PEC.
Ciò poiché l’art. 16 comma 6 del D.L. n. 185 del 2008 convertito dalla Legge n. 2 del 2009, dispone l’obbligo della comunicazione solo per le imprese costituite in forma societaria.
Pertanto, anche per tali soggetti vale l’esonero attualmente previsto per le imprese individuali.
Difatti, anche secondo la Camera di Commercio di Bologna, entro il 29 novembre 2011 soltanto tutte le società iscritte al Registro delle Imprese devono comunicare al medesimo registro il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata (P.E.C) (art. 16, comma 6, della Legge n. 2/2009 di conversione del D.L. 29.11.2008 n. 185).
Per le società di nuova costituzione (già a partire dal 29/11/2008) la PEC è immediatamente obbligatoria all’atto dell’iscrizione della società.
Per le società iscritte alla data del 29/11/2008 la PEC deve essere comunicata al Registro delle Imprese entro il 29/11/2011.
Sono escluse le imprese individuali e tutte le imprese che non sono costituite in forma societaria, compresi, quindi, gli enti non commerciali iscritti al REA per l’eventuale attività di tipo economica svolta in via sussidiaria rispetto a quella principale di tipo istituzionale.
Il recupero delle bollette non pagate al vecchio fornitore di energia elettrica è fuori campo Iva.
L’importo addebitato dal nuovo venditore al cliente moroso – sulla base dello schema “disegnato” dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) – non è, infatti, un corrispettivo, ma una movimentazione di carattere finanziario che, come tale, non rientra tra le cessioni di beni (ai sensi dell’art. 2, comma 3, lettera a, del D.P.R. n. 633/1972).
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 106/E del 09 novembre 2011 incentrata sul trattamento fiscale ai fini IVA del costo aggiuntivo per il trasporto dell’energia elettrica addebitato al cliente moroso.
Previsto l’aumento di un punto dell’aliquota pensionistica per gli iscritti alla Gestione separata.
Ciò sulla base del maxi emendamento alla legge di stabilità per l’anno 2012 approvato nei giorni scorsi dal Governo
Tra le misure che il Governo pare abbia inserito nel maxi emendamento alla legge di stabilità per l’anno 2012 rientrerebbe anche l’aumento di un punto dell’aliquota pensionistica per gli iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge n. 335/1995.
Si tratta, come noto, dei titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa ,anche a progetto, di cui all’art. 50, comma 1, lettera c-bis), del Tuir, nonché dei soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell’art. 53 del Tuir, non tenuti all’iscrizione ad appositi albi.
Pertanto, l’aliquota contributiva salirebbe al 27,72% per i soggetti non iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria, al 18% per coloro che sono già altrimenti assicurati o pensionati.
L’Aula di Palazzo Madama torna a riunirsi il 15 novembre, con i DDL di stabilità (Atto Senato n. 2968) e di bilancio (ddl n. 2969). Questa settimana la Commissione Bilancio è impegnata nell’esame degli emendamenti. Dal 26 ottobre al 3 novembre, in sede di indagine conoscitiva congiunta con la Commissione Bilancio della Camera, sono stati ascoltati i rappresentanti del Cnel e dell’Istat (26 ottobre), della Banca d’Italia (27 ottobre) e della Corte dei Conti (3 novembre).
(Senato, nota del 9 novembre 2011)
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