Source: http://movimentoperlagiustizia.it/csm/notizie/309-csm-news-n-87-del-18-luglio-2005.html
Timestamp: 2019-01-20 10:01:17+00:00
Document Index: 83528816

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 34', 'art. 2', 'art. 97', 'art. 2', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 18', 'art.2']

In Movimento! - CSM NEWS n. 87 del 18 luglio 2005
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CSM NEWS n. 87 del 18 luglio 2005
1.IL C.S.M. E L'ASTENSIONE NAZIONALE DEI MAGISTRATI
2.MANCA IL NUMERO LEGALE SULL'ORDINAMENTO GIUDIZIARIO
3.LA MODIFICA DELLA CIRCOLARE SULL'ACCESSO IN CASSAZIONE
4.APPROVATO IL PROGRAMMA DEGLI INCONTRI DI STUDIO PER IL 2006
7.AL VIA L' "ERASMUS DEI MAGISTRATI": PROGETTO DI SCAMBIO CON STAGES IN ITALIA, FRANCIA, SPAGNA E OLANDA
In occasione dell'astensione nazionale dalle udienze indetta dall' Associazione Nazionali Magistrati per il 14 luglio, in segno di protesta nei confronti dell'approvazione del d.d.l. di riforma dell'Ordinamento Giudiziario, tutti i componenti togati del C.S.M. hanno sottoscritto la seguente dichiarazione:
"Ancora una volta la magistratura associata si vede costretta ad astenersi oggi dal lavoro in segno di dissenso nei confronti di una riforma dell' ordinamento giudiziario che più volte anche il CSM ha ritenuto sotto molti aspetti incompatibile con l'assetto costituzionale.
Impegnati in una seduta di Plenum sulla trattazione di una proposta di risoluzione diretta ad evidenziare ulteriori profili di incostituzionalità (oltre a quelli già segnalati dal Capo dello Stato), i componenti togati del Consiglio condividono l'iniziativa assunta dalla magistratura associata."
Da segnalare come tutti i magistrati segretari ed i componenti dell'Ufficio Studi del C.S.M. (tranne tre) hanno aderito all'astensione.
2.MANCA IL NUMERO LEGALE SULL'ORDINAMNTO GIUDIZIARIO
Nel plenum del 14 luglio, poco prima della trattazione della proposta della sesta commissione relativa alle valutazioni conseguenti alla modifica del d.d.l. sull'Ordinamento Giudiziario approvate dal Senato dopo i rilievi di costituzionalità operati dal Presidente della Repubblica, i consiglieri laici espressi dalla Casa delle libertà hanno abbandonato il plenum, facendo così mancare il numero legale.
Va rilevato come la proposta era stata inserita nell'ordine del giorno a seguito dell'approvazione da parte del Presidente Ciampi, cui compete, in qualità di Presidente del C.S.M., la delibazione preventiva di tutti gli ordini del giorno del Consiglio.
In particolare l'assenso del Presidente della Repubblica era stato limitato al solo punto della delibera relativo alle valutazioni sul cd. "emendamento Caselli", ritenuto "nuova norma" sulla disciplina per il conferimento degli incarichi direttivi, e non alla parte residua della proposta, concernente questioni su cui il C.S.M. si era già pronunciato in precedenti pareri.
La discussione del plenum, sulla base del predetto autorevole avallo, si sarebbe dovuta pertanto limitare unicamente alla "novità" introdotta dalla Camera, rispetto al testo del d.d.l. precedente.
Nonostante ciò i componenti laici del Polo hanno ritenuto di allontanarsi dall'aula del plenum, determinando la forzosa interruzione dei lavori per mancanza del numero legale, inutilmente verificato successivamente dopo una sospensione di circa un'ora.
Si ritiene utile riportare di seguito la parte della proposta di cui è stata impedito l'esame, che contiene una serie di considerazioni, anche statistiche, di estremo interesse per la valutazione dell'impatto del nuovo emendamento sulla "gestione" delle nomine ad incarichi direttivi dal parte del C.S.M.
"3. Il Senato ha approvato un emendamento (art. 2, comma 45) che, con effetto dall'entrata in
vigore della legge, (coincidente con il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale) e con applicazione anche alle procedure in corso, prevede che gli incarichi direttivi
giudicanti e requirenti, di legittimità e di merito, non possono essere conferiti a magistrati che abbiano compiuto, rispettivamente, sessantotto e sessantasei anni (ovvero, secondo la formulazione del testo in esame, che abbiano meno di due o di quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dall'art. 5 del r.d.lg.vo n. 511 del 1946).
Il requisito dell'età massima per il conferimento degli uffici direttivi, negli stessi termini di cui
all'emendamento approvato, è previsto, per quanto riguarda la disciplina ordinaria, dall'art. 2, comma 1, lettera h, n. 17 (che esclude tale requisito per le funzioni direttive superiori e le
funzioni direttive apicali di legittimità) e, per quanto riguarda la disciplina transitoria, dall'art. 2, comma 10, lettera a). La differenza tra, la disciplina ordinaria, che sarà oggetto di decreti legislativi (da emanare entro un anno dall'entrata in vigore della legge delega e che diverrano efficaci dal novantesimo giorno successivo a quello della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale) e quella transitoria, anche essa oggetto di decreto legislativo (da adottare entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge) consiste in ciò che in via, appunto, transitoria per il conferimento degli incarichi direttivi continuerà ad applicarsi la disciplina primaria e secondaria attualmente vigente (e non quella introdotta dalla legge) con la sola deroga consistente nel fatto che gli uffici potranno essere conferiti esclusivamente ai magistrati in possesso del requisito dell'età previsto dalla norma.
L'innovazione introdotta con il comma 45 consiste invece nell'anticipare gli effetti della disciplina transitoria alla data di entrata in vigore della legge e nel rendere applicabile tale disciplina ai procedimenti concorsuali in atto. Alla data di entrata in vigore della legge si avranno, dunque, tre fasi: una retta dalla disciplina transitoria di cui al comma 45, quella successiva disciplinata dal decreto delegato di cui all'art. 2, comma 10 e, infine, quella a regime, di cui all'art. 2, comma 1, lettera h), n. 17.
La disciplina transitoria di cui al comma 45 e quella che sarà dettata dal decreto legislativo previsto dall'art. 1, comma 10 dovranno avere, tuttavia, lo stesso contenuto (prevedere cioè il requisito massimo di età) con la conseguenza che non si ravvisano ragioni convincenti per mantenere la distinzione delle due fasi.
Quanto al merito dell'innovazione deve osservarsi che, il Consiglio, nel parere del 15 luglio
2004, e con riferimento alla disciplina "a regime", ha condiviso la scelta di richiedere ai
dirigenti un'età che sia in grado di assicurare una permanenza minima nell'incarico prima
della cessazione del servizio, perché ciò risponde a evidenti esigenze di buon andamento dell'amministrazione della giurisdizione. Peraltro, una previsione analoga è contenuta anche
nella disciplina secondaria che il Consiglio ha adottato, con l'unica differenza che, in conformità con l'orientamento dei giudici amministrativi, il fatto che i candidati assicurino una permanenza minima prima della data di collocamento a riposto è considerato un aspetto rilevante per la valutazione comparativa dei candidati e non un requisito soggettivo per la partecipazione al concorso.
Rispetto alla disciplina ordinaria, tuttavia, deve osservarsi che il limite di età dei sessantasei o dei sessantotto anni, presenta un indubbio difetto di ragionevolezza, se solo si considera che, ai sensi della disciplina rimasta in vigore (art. 16 del d.lgs. n. 503 del 1992, come integrato dall'art. 34, comma 12 della legge n. 289 del 2002) - è data facoltà ai magistrati di permanere
in servizio fino al settantacinquesimo anno d'età: su questa disciplina il testo normativo di cui si discute non è intervenuto, non essendo stato approvato l'emendamento della Commissione giustizia della Camera che riportava il limite massimo per il collocamento a riposo a settantadue anni.
Né è inutile ricordare che, con il decreto legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito in legge 11 maggio 2004, n. 26, in casi determinati, è consentita la permanenza in servizio, anche nell'esercizio di funzioni direttive, oltre il settantacinquesimo anno.
Le maggiori e più gravi perplessità che l'anticipazione introdotta con la disposizione di cui al comma 45 dell'art. 2 pone riguardano due profili: quello della compatibilità con le esigenze di buon andamento dell'amministrazione della giurisdizione (art. 97 Cost.) e quello della lesione del principio dell'affidamento nella sicurezza giuridica, che la giurisprudenza costituzionale più volte ha individuato come elemento essenziale dello Stato di diritto.
Per valutare le conseguenze dell'applicazione immediata della norma sui concorsi pendenti e su quelli che dovranno essere banditi nel periodo transitorio sono rilevanti i seguenti dati di fatto:
1. attualmente, nell'ambito delle procedure concorsuali per il conferimento di uffici direttivi giunte alla fase della proposta di nomina, i magistrati proposti per il nuovo incarico sono venticinque, ma ben quindici dei proposti potrebbero non essere nominati per avere già raggiunto l'età massima richiesta, con conseguente necessità che il procedimento regredisca alla fase anteriore;
2. con riferimento ai dieci concorsi relativi alla nomina dei presidenti di sezione della Corte di cassazione tuttora pendenti, su sessantasette domande relative a ciascun concorso ben quarantadue sono state presentate da magistrati che potrebbero essere privati del necessario requisito per la nomina; se si ritenesse che la sopravvenuta perdita di legittimazione a concorrere non incide sul dies a quo per la determinazione della fascia di anzianità entro cui individuare i candidati da valutare, per gli ultimi concorsi potranno non esserci candidati valutabili, con la conseguenza che dovrà valutarsi l'eventuale riapertura dei termini per la presentazione delle domande;
3. quanto agli altri concorsi pendenti per uffici di merito, circa il quaranta per cento degli aspiranti potrebbe perdere il requisito di legittimazione e, come si è appena osservato, in un rilevante numero di procedimenti concorsuali, a causa della mancanza di candidati idonei nella fascia d'anzianità dovrà valutarsi l'eventuale riapertura delle procedure;
4. sui magistrati in servizio risulta che al 31 luglio prossimo il numero di quelli compresi nella fascia di età tra i sessantasei e i settantadue anni (età che in base alla normazione secondaria vigente configura il limite massimo per potere essere utilmente valutati per un ufficio direttivo di merito) è di seicento, trecentoventitre dei quali avranno compiuto i sessantotto anni, e perderanno quindi la possibilità di partecipare ai concorsi per uffici direttivi di legittimità.
Insomma, i ritardi nella copertura degli uffici vacanti, il venir meno all'improvviso della possibilità di scegliere i dirigenti tra un più consistente numero di magistrati di rilevante esperienza, il probabile insorgere di un ampio contenzioso amministrativo per iniziativa dei magistrati privati della legittimazione a concorrere (quanto meno al fine di ottenere il controllo di legittimità costituzionale della norma) sono tutte circostanze che prefigurano una situazione di grave pericolo di lesione del principio di buon andamento dell'amministrazione della giurisdizione, non essendo individuabili ragionevoli esigenze che possano giustificare il repentino mutamento delle scelte del legislatore rispetto a quelle che, in tema di disciplina transitoria, erano state effettuate con il comma 10 (all'epoca comma 11) dell'art. 2 nel dicembre del 2004.
Infine, deve rilevarsi che l'immediata applicazione dei nuovi requisiti soggettivi a tutte le procedure concorsuali pendenti potrebbe travolgere, con efficacia retroattiva, situazioni giuridiche già perfezionate.
Ora, come ha più volte affermato la Corte costituzionale (tra le più recenti v. sentenze n. 416/99 e 229/99) "il divieto di retroattività della legge - pur costituendo fondamentale valore di civiltà giuridica e principio generale dell'ordinamento, cui il legislatore deve in linea di principio attenersi - non è stato tuttavia elevato a dignità costituzionale, se si eccettua la previsione dell'art. 25 della Costituzione, relativa alla legge penale.
Al legislatore ordinario, pertanto, fuori della materia penale, non è inibito emanare norme con efficacia retroattiva a condizione che la retroattività trovi adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza e non si ponga in contrasto con altri valori e interessi costituzionalmente protetti."
Tra questi valori e interessi la giurisprudenza costituzionale "annovera, come è noto, l'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica che, quale essenziale elemento della Stato di diritto, non può essere leso da disposizioni retroattive, le quali trasmodino in un regolamento irrazionale di situazioni sostanziali fondate su leggi precedenti (v. sentenze nn. 211 del 1997 e 390 del 1995)."
Con riferimento al requisito d'età per l'accesso ai pubblici impieghi la Corte costituzionale (sentenza 466 del 1997), ha espressamente affermato che "rientra nella discrezionalità del legislatore stabilire i requisiti di età per l'accesso ai pubblici impieghi e nello stesso tempo fissare la data di riferimento dell'età minima richiesta, purché i detti requisiti non siano determinati in modo arbitrario o irragionevole."
La norma transitoria di cui si tratta sembra invece discostarsi dai limiti che la giurisprudenza
costituzionale ha fissato per l'esercizio della discrezionalità legislativa, perché in modo del tutto irragionevole ha eliminato qualsiasi gradualità nell'applicazione della nuova disciplina del limite massimo di età per concorre per il conferimento di uffici direttivi, con ingiustificata lesione dell'affidamento dei candidati nella "sicurezza giuridica", e cioè nell'applicazione della disciplina vigente al momento del bando".
Questo il comunicato che abbiamo diramato dopo la forzata sospensione dei lavori del plenum, insieme con i consiglieri di M.D.:
"I laici della Cdl hanno fatto mancare il numero legale, per impedire l'approvazione del parere sull'ordinamento giudiziario. Per di più non se ne sono nemmeno assunti la responsabilità, allontanandosi al momento della trattazione di un'altra pratica, così ostacolando anche i lavori ordinari.
Ciò non modifica il giudizio che la Commissione ha assunto all'unanimità dei votanti e che è a disposizione di tutti.
Dobbiamo però rimarcare la grave mancanza di senso istituzionale: nessuno
deve potere avere la disponibilità dei lavori del Consiglio attraverso l'uso strumentale del numero legale che è posto invece a garanzia della rappresentatività del plenum."
Il Consiglio ha varato le modifiche alla circolare 15098 del 30 novembre 1993 nella parte relativa ai criteri di valutazione delle attitudini all'esercizio delle funzioni di legittimità.
Sarà così possibile bandire il concorso per l'accesso ai posti di legittimità secondo i nuovi criteri, di cui si segnalano come elementi più significativi:
1) L'abolizione della disposizione - contenuta al par. XV della circolare - secondo la quale nell'attribuzione del punteggio si sarebbe dovuto tenere conto dell'attività svolta quale magistrato addetto alla Corte Costituzionale, al tribunale di prima istanza presso la CEE, alla Corte di Giustizia presso la CEE, ad altri organismi giurisdizionali sopranazionali nonché all'ufficio studi ed alla segreteria del CSM. Tale ultima disposizione aveva concretizzato, nella prassi, l'automatica applicazione di un punteggio aggiuntivo del tutto analogo a quello relativo all'esercizio di funzioni di applicato d'appello con la possibilità quindi di raggiungere il punteggio massimo, possibilità preclusa a chi poteva vantare solo requisiti derivanti dalla esclusiva attività giurisdizionale (in proposito era anche intervenuto il G.A.).
2) L'espressa finalità di attribuire al pregresso esercizio di funzioni di merito ed all'attitudine allo studio ed alla ricerca desumibile dall'attività giurisdizionale carattere preminente nel giudizio attitudinale, prevedendosi che la produzione scientifica e determinate attività didattiche possono venir considerate solo in presenza di una valutazione favorevole dei titoli professionali.
3) L'elevazione a 15 anni (rispetto ai precedenti 10) del periodo di attività giudiziaria di merito al quale attribuire particolare rilievo per l'accesso in Cassazione (su nostro emendamento).
Il punteggio massimo attribuibile è sei ed è stato conservato il punteggio aggiuntivo per il lodevole esercizio pregresso di funzioni di legittimità giudicanti o requirenti mentre è stata abolita la previsione della riserva di uno dei sei punti a chi aveva esercitato lodevolmente funzioni di magistrato di appello applicato alla Cassazione od alla Procura Generale.
Nella modifica approvata l'esercizio delle suddette funzioni fuori ruolo (unitamente a quelle di magistrato di appello o di tribunale applicato alla cassazione) viene indicata, nella parte generale relativa ai criteri, come elemento di cui "si terrà conto" se svolte per un periodo minimo di due anni (anche se avevamo richiesto l'eliminazione del dato temporale che sembra poter attribuire una valenza specifica di titolo ex se, prescindendo dalla valutazione dell'attività svolta).
All'esito di un lungo dibattito abbiamo ritenuto di esprimere il nostro voto a favore anche se non era stato accolto un nostro emendamento rilevante, diretto a chiarire meglio la "svolta" operata con questa modifica, che non consente di individuare funzioni tali da costituire presuntivamente titoli preferenziali per l'accesso in Cassazione.
Abbiamo considerato che alcuni importanti risultati erano stati raggiunti con l'abolizione del cd. punteggio aggiuntivo riservato a chi aveva svolto fuori ruolo funzioni particolari, con l'attenuazione del rilievo (nella prassi attuale preponderante) della produzione scientifica e con la conseguente riconosciuta possibilità di ottenere il massimo del punteggio attitudinale attraverso l'ordinaria attività giurisdizionale di merito.
Il nostro emendamento tendeva a chiarire definitivamente ed in modo inequivoco che l'esercizio delle funzioni particolari fuori ruolo costituiva un elemento di valutazione avente pari rilievo dell'esercizio delle funzioni giurisdizionali. Ciò in quanto ritenevamo che la formulazione della proposta (poi approvata), in quanto riproducente il testo precedente, possa ingenerare equivoci e prestarsi, ancora una volta, nella prassi ad essere inteso come indicativo di una maggior specifica attitudine alla funzione di legittimità.
Il dibattito (ed il relatore) ha chiarito che l'intendimento unanime del Consiglio è nel senso da noi indicato e quindi ora attenderemo di vedere la pratica attuazione dei nuovi criteri poichè, come è noto, alla declamazione dei principi occorre dare conseguenza pratica.
Nel dibattito non abbiamo mancato di far rilevare come la valorizzazione dell'attività giurisdizionale imponga al consiglio di dotarsi di adeguati strumenti di analisi del lavoro dei magistrati per poter desumere dai provvedimenti gli elementi attitudinali alla specifica funzione in quanto, diversamente, il giudizio sarebbe rimesso, ancora una volta, ai capi degli uffici od ai consigli giudiziari: questo oltre a costituire un elemento di valutazione di per sé superficiale e comportare comunque disomogeneità di valutazione favorirebbe, ancora una volta, gli elementi desumibili dalla conoscenza personale del candidato da parte di questo o quel consigliere.
Dobbiamo anche segnalare che il testo della proposta approvato è il frutto di una lunga elaborazione della commissione che ha (per fortuna) radicalmente modificato l'originaria proposta dei consiglieri di Unicost del 4.5.04 che tendeva sì ad affermare che gli elementi attitudinali dovevano essere desumibili "soprattutto" dagli atti e dai provvedimenti redatti dai magistrati, ma manteneva esplicitamente i c.d. punteggi aggiuntivi affinandoli, ed aggiungendo alla serie delle attività fuori ruolo che ne davano titolo anche l'esercizio pregresso delle funzioni di consigliere del CSM integrante, secondo la proposta, una specifica attitudine alle funzioni di legittimità in quanto caratterizzata da un "continuo sforzo esegetico dell'intero ordinamento e segnatamente dell'organizzazione della giurisdizione".
E' stato approvato dal plenum (e già trasmesso in lista) il programma degli incontri di studio centrali organizzati dal CSM per l'anno 2006, che sarà distribuito a breve negli uffici nel consueto formato tipografico.
Tra le caratteristiche dell'offerta formativa per il nuovo anno si segnalano:
1) il numero complessivo dei corsi (40: 13 civili, 15 penali, 9 interdisciplinari e 3 di lavoro) superiore ai 36 dell'anno 2005;
2) la riproposizione di corsi condivisi con la formazione decentrata (per il civile: il corso sulla c.t.u. e per il penale il corso sulle misure cautelari);
3) la realizzazione di un corso sul processo penale realizzato con il modulo del confronto a due voci con l'avvocatura;
4) il corso su "La tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in materia civile e penale" destinato anche alla realizzazione di un protocollo formativo da esportare in sede decentrata;
5) la confermata apertura dei corsi anche ad una quota di magistrati onorari, cui si sono aggiunti quest'anno anche i componenti privati dei Tribunali per i minorenni;
6) Lo svolgimento dei corsi presso l'Hotel Jolly Midas di Roma;
La data di presentazione delle domande è fissata per il 15.10.2005.
Il programma di formazione verrà successivamente integrato con l'approvazione dell'elenco dei corsi internazionali.
Nomina unanime dei dott. FLAVIO DE SANTIS (Appello Bologna) e ELEONORA FELICIA DI MARCO (sost. proc. gen. Appello Bologna) quali Presidenti di sezione del Tribunale di Modena, a seguito dell'accoglimento da parte del giudice amministrativo della richiesta di sospensione della precedente delibera del CSM del 8.7.2004 con cui era stato nominato all'incarico in questione il dott. Francesco Caruso, che ha revocato la propria domanda.
Nuovo Presidente di sezione del Tribunale di Taranto è il dott. LUIGI DE LIGUORI (Appello Lecce) che ha prevalso con 17 voti (Unicost, MD, Movimento, Berlinguer, Marvulli) sul dott. PIO GUARNA (Trib. Taranto) cui sono andati 6 voti (4 laici del Polo, MI), astenuti Rognoni e Favara.
Viene così meno la proposta di trasferimento di ufficio del dott. DE LIGUORI per incompatibilità ex art. 18 Ord. Giud., già avanzata dalla prima commissione, avendo il magistrato suddetto due figli iscritte all'Albo degli Avvocati di Lecce.
Rientra al posto di Sostituto Procuratore Generale presso la Cassazione (posto precedentemente occupato) il dott. MASSIMO FEDELI (f.r. quale vice-capo del Dipartimento Affari di giustizia del Ministero).
In attuazione del programma europeo denominato "échange de 200 juges et procureurs en Europe", organizzato dall'Ecole Nationale de la Magistrature francese, il Consiglio Superiore della Magistratura che ha aderito, in qualità di partner, al predetto progetto di scambio tra i magistrati, si è visto assegnare la possibilità di inviare 20 magistrati italiani presso le strutture europee di formazione e di accoglierne 20 dalle strutture straniere per uno stage di due settimane presso autorità giudiziarie di Paesi ell'U.E.
Con riferimento alle quote di partecipazione dei magistrati per ogni Paese Membro della R.E.F.G. , all'Italia sono stati assegnati:
- n. 16 magistrati italiani da destinare presso uffici giudiziari in Francia;
- n. 2 magistrati presso la Corte di Cassazione francese;
- n. 1 magistrato presso uffici giudiziari dei Paesi Bassi;
- n. 1 magistrato presso uffici giudiziari in Spagna;
mentre a sua volta il Consiglio Superiore della Magistratura ha fornito la propria disponibilità ad ospitare presso uffici giudiziari italiani n. 10 magistrati francesi, 1 magistrato maltese, 1 magistrato rumeno, 1 magistrato spagnolo, 1 magistrato olandese ed 1 magistrato belga.
Sulla base del bando deliberato in data 13 aprile 2005 a seguito del quale sono pervenute circa 400 domande ed i criteri individuati secondo le indicazioni consiliari e in relazione all'attività da svolgere (partecipazione per due settimane ad attività ordinarie di un ufficio giudiziario), e cioè a) l'ottima conoscenza, parlata e scritta, della lingua del Paese presso il quale verrà svolto lo stage; b) la ripartizione territoriale e funzionale; c) la motivazione dell'aspirante, è stata deliberata l'ammissione dei seguenti magistrati:
16 MAGISTRATI AMMESSI ALLO STAGE IN FRANCIA
- BOUCHARD Marco - Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino;
- BRUTI LIBERATI Edmondo - Sost. proc. gen. presso la Corte di Appello di Milano;
- CAMELIO Teresa Angela - Giudice del Tribunale di Pisa;
- DE STEFANO Franco - Giudice del Tribunale di Salerno;
- FERRAIUOLO Carlo - Giudice del Tribunale di Velletri - sezi. distaccata di Albano Laziale;
- FERRARI Roberto - Giudice del Tribunale di L'Aquila;
- GENOVESE Livio - Consigliere della Corte di Appello di Firenze;
- GRASSO Gianluca - Giudice del Tribunale di Barcellona P.G.;
- LOTTI Lucia - Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma DDA;
- LUCENTE Giacomo - Giudice del Tribunale di Lucca;
- MIGNOLO Olga - Giudice del Tribunale di Bari;
- NERI Francesca - Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rossano;
- RAMON Alessandra - Giudice del Tribunale di Brescia;
- ROSA Daniele - Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nuoro;
- SCOVAZZO Stefano - Giudice del Tribunale di Torino;
- TURRI Giulia - Giudice del Tribunale di Lodi.
- AUSILI Andrea (Trib. Lecco); BELTRAME Serenella (Trib.Milano); BISCEGLIA Federico (p.m. Nola); CAVALLO Manuela (p.m. Siracusa); CERVETTI Fernanda (Trib. Torino); CIRILLO Antonio (Presidente Trib. Lagonegro); GALLO Domenico (Trib. Roma); GARIBALDI Rita (Presidente di sez. Trib. Torino); GIAMMARINARO Maria Grazia (Trib. Roma); GRAVAGNOLA Sarah (p.m. minori Palermo); MALANETTO Paola (Trib. Torino); MARINAI Gianmarco (Trib. Venezia); MARTELLO Pietro (Tribunale sez. Lavoro Milano); MUNGO Antonio (Trib. Napoli); OBERTO Giacomo (Trib. Torino); OMBONI Mariagrazia (sost. proc. gen. Appello Brescia); PAOLILLO Tiziana (Trib. Tortona); PATRONAGGIO Luigi (Pres. sez. Trib. Agrigento); PERSICO Mariaida (sost. proc. gen. Appello Napoli); PRADELLA Grazia Rosalba (p.m. Milano); SAVIGNANO Francesca (Trib. Avellino); SCALETTA Dario (p.m. Palermo); SUTERA SARDO Alessandro (p.m. Gela).
2 MAGISTRATI AMMESSI ALLO STAGE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE FRANCESE
- TAVASSI Marina - Consigliere della Corte di Cassazione
- CURCURUTO Filippo - Consigliere della Corte di Cassazione
1 MAGISTRATO AMMESSO ALLO STAGE IN SPAGNA
- BONOMO Andrea - p.m. Catania
- SIMEONE Roberta - p.m. Napoli
1 MAGISTRATO AMMESSO ALLO STAGE NEI PAESI BASSI
- GIANELLI Angela - Giudice del Tribunale di Trieste
- CAMERINI Giangaspare - Giudice del Tribunale di Palermo;
- FARINA Paola - Giudice del Tribunale di Palermo.
La dott.ssa Maria Giuliana CIVININI, componente del C.S.M., parteciperà al programma di scambio quale appartenente ad Istituzione di formazione partner del progetto.
L'ammissione definitiva allo stage è subordinata al positivo esito di un test linguistico telefonico che sarà effettuato dai magistrati di collegamento per la Francia, la Spagna e il Regno Unito (per l'Olanda).
I 15 magistrati francesi sono stati destinati (anche sulla base delle loro richieste) a stages di quindici giorni presso i seguenti uffici:
Procura di Palermo; Corte d'Appello di Milano; Tribunale di Salerno; Tribunale di Firenze; Tribunale di Cagliari (settore penale); Corte d'Appello di Napoli (settore famiglia); Tribunale di Bologna (settore civile); Procura di Roma; Tribunale di Milano (sez. GIP); Tribunale di sorveglianza di Torino.
Un magistrato di Malta presso la Corte di Cassazione.
Un magistrato olandese presso la Corte d'Appello di Milano;
Un magistrato spagnolo presso la Procura di Napoli;
I magistrati belga e rumeno in una sede ancora da individuare.
Approvate le tabelle per il biennio 2004/2005 della Procura Generale presso la Corte d'Appello di Trieste, Procura di Lodi.
Tempi di consuntivi per le varie commissioni, approssimandosi il termine dell'anno di attività.
In prima commissione censiti 13 procedimenti pendenti aperti a carico di magistrati ex art.2 Legge Guarentigie per incompatibilità ambientale o funzionale, e 9 procedure ex artt.18-19 Ordinamento Giudiziario per incompatibilità familiari.
Per il posto di Procuratore Nazionale Antimafia sono stati proposti con 3 voti (De Nunzio, Mammone, Marotta) ill dott. PIETRO GRASSO (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo) e con 3 voti (Fici, Menditto, Berlinguer) il dott. GIANCARLO SANDRO CASELLI (Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Torino).
Per il posto di Presidente di sezione del Tribunale di Milano dopo la revoca nell'ordine della dott.ssa Gabriella Migliaccio (Tribunale Milano) e della dott.ssa Adalgida Fraccon Adalgisa (Tribunale Milano) anche i cons. De Nunzio e Mammone (precedentemente astenutosi) votano per il dott. LUIGI PIETRO CAIAZZO (Consigliere Corte d'Appello di Milano) a cui vanno quindi 5 voti a favore con una astensione (Buccico);
Per due posti di Presidente di sezione del Tribunale di Palermo a seguito del riesame dei posti assegnati ai dottori Guido Lo Forte e Gioacchino Natoli per i ricorsi (accolti) dinanzi al g.a. proposti dal dott. Tommaso Virga (Consigliere Corte d'Appello di Palermo), è stata riproposta la votazione con il seguente esito:
- tre voti (Mammone, Buccico, Fici) per i dott. GIOACCHINO NATOLI (p.m. Palermo) p. 19 e TOMMASO VIRGA (Trib. Palermo) p. 19,5;
- due voti (De Nunzio, Berlinguer) per i dott. GIOACCHINO NATOLI (p. 19) e GUIDO LO FORTE (Proc. aggiunto Palermo) p. 18;
-un voto (Menditto) per i dott. GIOACCHINO SCADUTO (Trib. Palermo) p.19,5 e GIOACCHINO NATOLI (p.m. Palermo) p.19.
Per un posto di Presidente di sezione lavoro del Tribunale di Napoli sono stati proposti con 4 voti a favore (De Nunzio, Menditto, Mammone, Berlinguer) il dott. UMBERTO LAURO (Trib. di Torre Annunziata) e con 2 voti (Buccico, Fici) il dott. PAOLO CAPUANO (Trib. sez. lavoro Tribunale Napoli).
In via di completamento la Relazione quadriennale sulla formazione, elaborata con il contributo del Comitato Scientifico, che costituisce una "summa" delle attività formative del Consiglio, comprendente anche interessanti elementi statistici di valutazione, che sarà inserita per l'approvazione nell'ordine del giorno del plenum della prossima (ultima) settimana di lavori del C.S.M.