Source: https://ltantalo.com/2010/10/29/
Timestamp: 2020-02-19 16:09:28+00:00
Document Index: 166507969

Matched Legal Cases: ['art. 186', 'sentenza ', 'art. 223', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 223', 'art. 186', 'art. 223', 'art. 186', 'art. 223', 'art. 14', 'art. 223', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 155']

29 ottobre 2010 – Luca Tantalo, avvocato e mediatore
Giorno: 29 ottobre 2010
Autore Avv. Luca TantaloScritto il 29 ottobre 2010 Categorie Avvocati,SentenzeTag Avvocati,Fisco,Giurisprudenza,Irap,Lavoro,ricorsi,sentenze,tributarioLeave a comment on L’avvocato paga l’IRAP anche se ha solo un'”apprendista part time”.
No alla sospensione patente per chi è sotto 1,5 g/l all’etilometro
Corte di Cassazione Civile sez. II 19/10/2010 n. 21447
Con ricorso depositato il 24-6-2004 Z.S. impugnava dinanzi al Giudice di Pace di Albenga il decreto emesso il 31-3-2004 dal Prefetto di Savona con il quale quest’ultimo, a seguito dell’accertamento da parte dei Carabinieri di Albenga della contravvenzione di cui all’art. 186 C.d.S., aveva disposto a suo carico la sospensione della patente di guida per giorni 15, ordinandogli contestualmente di sottoporsi a visita medica presso la Commissione Medica Locale Patenti di Guida di Savona.
A sostegno del ricorso deduceva la violazione di legge in quanto il suddetto decreto non gli era stato tempestivamente notificato, e l’insussistenza della violazione in fatto.
Si costituiva in giudizio l’Ufficio Territoriale del Governo di Savona chiedendo il rigetto del ricorso.
Il Giudice di Pace adito con sentenza dell’11-11-2004 ha rigettato il ricorso, osservando in particolare che l’art. 223 C.d.S., nell’ipotesi di guida in stato di ebbrezza – ricorrente nella fattispecie – prevede l’emissione dell’ordinanza di sospensione cautelare della patente di guida da parte del Prefetto come un atto dovuto.
Avverso tale sentenza lo Z. ha proposto un ricorso articolato in due motivi; la parte intimata non ha svolto attività difensiva in questa sede.
Per ragioni di priorità logico – giuridica occorre esaminare anzitutto il secondo motivo di ricorso con il quale lo Z., denunciando violazione e falsa applicazione dell’art. 186 C.d.S., assume che il giudice di prime cure ha omesso di prendere in considerazione quanto previsto dal comma 9, di tale disposizione secondo cui “qualora risulti un valore corrispondente ad un tasso alcoolemico superiore a 1,5 grammi per litro, il Prefetto può disporre la sospensione della patente”;
infatti il tasso alcoolimetrico cui si era sottoposto l’esponente e che era stato effettuato in due occasioni intervallate da uno spazio temporale di circa 10 minuti, aveva determinato un valore pari a 1,28 g/l la prima volta ed un valore pari a 1,31 g/l la seconda; pertanto, poichè nessuno dei suddetti valori aveva superato la soglia di 1/50 richiesta dal menzionato comma 9, la sanzione amministrativa della sospensione cautelativa della patente inflitta al ricorrente non avrebbe potuto essere irrogata.
Il Giudice di Pace di Albenga ha premesso che il Prefetto di Savona, a seguito dell’accertamento da parte dei Carabinieri di Albenga della contravvenzione di cui all’art. 186 C.d.S., aveva disposto a carico dello Z. la sospensione della patente di guida per giorni 15 e gli aveva ordinato contestualmente di sottoporsi a visita medica presso la Commissione Medica Locale Patenti di guida di Savona;
rilevato poi che dal relativo verbale di contravvenzione era emerso che i risultati dell’esame alcoolemico cui si era sottoposto lo Z. avevano evidenziato alla prima prova un tasso alcolico di 1,28 g/l ed alla seconda di 1,31 g/l, superiori a 0,50 g/l, limite indicativo dello stato, di ebbrezza, ha confermato il suddetto provvedimento prefettizio assumendo che l’art. 223 C.d.S., comma 3, laddove è previsto che il Prefetto dispone la sospensione in via cautelare della patente nelle ipotesi di reato diverse dalle lesioni colpose e dall’omicidio colposo, nelle quali rientra lo stato di ebbrezza, configura tale ordinanza come un atto dovuto.
Orbene da tali considerazioni consegue che, dopo che allo Z. era stata contestata la violazione dell’art. 186 C.d.S., (consistente nella guida di autoveicolo in stato di ebbrezza, che costituisce fatto penalmente rilevante, cui può conseguire, ai sensi della stessa disposizione normativa, la sospensione della patente di guida, a titolo di sanzione amministrativa accessoria in seguito all’accertamento del reato), al medesimo è stata irrogata una sanzione in base all’art. 223 dello stesso codice (nel qual caso la misura, di carattere preventivo ed irrogatale dal Prefetto, ha natura cautelare e trova giustificazione nella necessità di impedire che, nell’immediato, prima ancora che sia accertata la responsabilità penale, il conducente del veicolo, nei cui confronti sussistano fondati elementi di una evidente responsabilità in ordine ad eventi lesivi dell’incolumità altrui, continui a tenere una condotta che può arrecare pericolo ad altri soggetti); è quindi evidente la diversità sia della natura della sanzione nell’uno e nell’altro caso (Cass. 28-8-2006 n. 18717) sia dei presupposti per la sua irrogazione, legati per la sospensione in via cautelare della patente di guida di cui all’art. 186 C.d.S., comma 9, all’accertamento di un valore corrispondente ad un tasso alcoolemico superiore a 1,5 grammi per litro, e per la stessa sanzione prevista dall’art. 223, comma 3, stesso codice alla configurabilità di “altre ipotesi di reato” rispetto a quelle richiamate dal comma 1, dello stesso articolo.
Pertanto ricorre la violazione della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 14, – per il quale deve sussistere la necessaria correlazione tra fatto contestato e fatto assunto a base della sanzione irrogata – considerato che la sanzione comminata allo Z. era correlata ad una fattispecie diversa da quella attribuita a quest’ultimo in sede di contestazione.
Con il primo motivo il ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 223 C.d.S., sostiene che, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, l’esponente non era stato fermato dai verbalizzanti mentre era alla guida del proprio motoveicolo, ma era stato sottoposto all’accertamento etilometrico dopo un’ora da quando egli era sceso dalla moto e si trovava a piedi.
Con il terzo motivo lo Z., deducendo vizio di motivazione, rileva che la sentenza impugnata non ha considerato adeguatamente il primo motivo di opposizione relativo all’ingiustificato ed illegittimo ritardo con il quale l’esponente aveva ricevuto in data 7- 6-2004 la comunicazione della restituzione della patente, benchè l’ordinanza impugnata avesse stabilito la restituzione del documento entro il 5-4-2004.
Gli enunciati motivi restano assorbiti all’esito dell’accoglimento del secondo motivo di ricorso.
In definitiva la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto; non essendo poi necessari ulteriori accertamenti di fatto, questa Corte accoglie l’opposizione proposta ed annulla il provvedimento del Prefetto di Savona di sospensione della patente di guida del 31-3-2004.
Ricorrono giusti motivi, avuto riguardo alla natura controversa della lite, per compensare interamente le spese del giudizio di opposizione e del presente giudizio.
Accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbiti il primo ed il terzo motivo, cassa senza rinvio la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l’opposizione proposta dallo Z. ed annulla il provvedimento del Prefetto di Savona del 31.3.2004;
Compensa interamente tra le parti le spese del giudizio di opposizione e del presente giudizio.
Autore Avv. Luca TantaloScritto il 29 ottobre 2010 Categorie Avvocati,Patente,ricorsi,SentenzeTag Avvocati,cassazione,diritto,Giurisprudenza,Guida in stato di ebbrezza,procedura civile,ricorsi,sentenze,Sospensione patenteLeave a comment on No alla sospensione patente per chi è sotto 1,5 g/l all’etilometro
Il conflitto di competenza tra Tribunale dei minori e Tribunale ordinario sul contributo di mantenimento per i figli minori va risolto in favore del Tribunale ordinario
Dott. SALME'     Giuseppe                         -  Presidente   -
Dott. DI PALMA   Salvatore                        -  Consigliere  -
Dott. ZANICHELLI Vittorio                    -  rel. Consigliere  -
Dott. SCHIRO'    Stefano                          -  Consigliere  -
Dott. DIDONE     Antonio                          -  Consigliere  -
TRIBUNALE PER I MINORENNI DI ROMA;
TRIBUNALE DI ROMA;
con ordinanza depositata il giorno 4 agosto 2008 nel procedimento  n.
2157/2006  iniziato da              I.G., quale madre esercente  la
potestà sui figli minori           A.D. e              A.V.;
Udita  la relazione della causa svolta nella camera di consiglio  del
giorno  5  ottobre  2010  dal  Consigliere  relatore  Dott.  Vittorio
I.G. ha proposto ricorso al Tribunale di Roma nell’interesse dei figli minori chiedendo che venisse disposto il contributo per il loro mantenimento.
Il Tribunale, con provvedimento in data 20 giugno 2008, ha declinato la propria competenza in favore del Tribunale per i minorenni di Roma il quale ha sollevato conflitto ritenendo competente il giudice originariamente adito.
Il conflitto deve essere risolto con la dichiarazione della competenza del tribunale ordinario di Roma.
E’ principio acquisito, quello secondo cui “Competente a conoscere della controversia concernente l’entità del contributo che un genitore naturale deve corrispondere all’altro genitore per il figlio ancorchè minorenne, che gli sia affidato o comunque da esso tenuto, è il giudice ordinario e non il tribunale per i minorenni, trattandosi di procedimento non assimilabile a quelli contemplati dall’art. 38 disp. att. c.c. – vertenti direttamente sull’interesse dei figli, specie minorenni, e caratterizzati, di norma, dalla forma camerale -, ma introdotto da uno dei genitori in nome proprio, e non in rappresentanza del figlio minore sul quale esercita la potestà, così da dar luogo ad una “lite” tra due soggetti maggiorenni, che ha come “causa petendi” la comune qualità di genitori e come “petitum” il contributo che l’uno deve versare all’altro in adempimento dell’obbligo di mantenimento del figlio” (Cassazione civile, sez. 1^, 20 aprite 1991, n. 4273).
Sull’assetto del riparto di competenza così determinato non ha inciso la legge n. 54/2006. Se invero “La contestualità delle misure relative all’esercizio della potestà e all’affidamento del figlio, da un lato, e di quelle economiche inerenti ai loro mantenimento, dall’altro, prefigurata dai novellati art. 155 c.c. e ss., ha peraltro determinato – in sintonia con l’esigenza di evitare che i minori ricevano dall’ordinamento un trattamento diseguale a seconda che siano nati da genitori coniugati oppure da genitori non coniugati, oltre che di escludere soluzioni interpretative che comportino un sacrificio del principio di concentrazione delle tutele, che è aspetto centrale della ragionevole durata del processo – una attrazione, in capo allo stesso giudice specializzato, della competenza a provvedere, altresì, sulla misura e sul modo con cui ciascuno dei genitori naturali deve contribuire al mantenimento del figlio” (Cassazione civile, sez. 1^, 3 aprile 2007, n. 8362), deve rilevarsi come a tale soluzione la Corte sia pervenuta, pur in assenza di un’esplicita previsione normativa, in esito ad un’operazione condotta con gli ordinari strumenti ermeneutici, valorizzando esigenze ravvisabili unicamente in caso di necessità di una contestuale pronuncia di misure sull’esercizio della potestà o sull’affidamento del minore e di decisioni in ordine al mantenimento del medesimo.
Quando tuttavia tali esigenze di concentrazione delle tutele non siano attuali in quanto la controversia attenga unicamente alla misura e alle modalità del contributo economico al mantenimento e sia invece stabilizzato o comunque non venga in considerazione, quale contestato presupposto per la decisione, il rapporto dei genitori con il minore non vi è ragione per adottare soluzioni interpretative difformi da quella richiamata e stabilizzata, posto che neppure dalla recente riforma può trarsi un principio generale di unificazione delle competenze in materia di conflitti familiari che, sia pure invocato dalla dottrina, non ha finora trovato il consenso del legislatore.
Avendo ad oggetto la domanda introduttiva unicamente la misura e le modalità di contribuzione da parte del padre al mantenimento dei figli ne consegue che deve dichiararsi la competenza del Tribunale ordinario.
Nulla sulle spese in difetto di attività processuale delle parti private.
La Corte, pronunciando sul regolamento di competenza d’ufficio, dichiara la competenza del Tribunale ordinario di Roma e ne cassa la pronuncia declinatoria.
Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2010
Autore Avv. Luca TantaloScritto il 29 ottobre 2010 29 ottobre 2010 Categorie Avvocati,Minori,Novità,procedura civile,ricorsi,separazioniTag diritto,Divorzio,Giurisprudenza,Mantenimento,Minori,procedura civile,sentenze,separazioniLeave a comment on Il conflitto di competenza tra Tribunale dei minori e Tribunale ordinario sul contributo di mantenimento per i figli minori va risolto in favore del Tribunale ordinario