Source: https://www.avvocatoabologna.it/avvocato-bologna/art-216-comma-primo-n-1-r-d-16-marzo-1942-n-267-bancarotta-cassazione-avvocato-esperto.html
Timestamp: 2020-01-17 13:59:33+00:00
Document Index: 50362739

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 424', 'art, 123', 'sentenza ', 'art 425', 'art. 649', 'art. 216', 'sentenza ', 'art. 219', 'art. 216', 'art. 217', 'sentenza ', 'art. 444']

Quanto alla decorrenza del termine per impugnare la sentenza di non luogo a procedere, deve escludersi, ove il giudice rispetti le previsioni di cui all’art. 424 cod. рrос, реn., l’operatività dell’art, 123 cod. рrос. реn., che, facendo espressamente salvo quanto il codice dispone in relazione ai provvedimenti emessi nell’udienza preliminare e nel dibattimento, è riferibile ai provvedimenti camerali così detti “tipici” e ne disciplina il deposito, la comunicazione o la notificazione del relativo avviso alle parti processuali cui la legge attribuisce il diritto d’impugnazione.
Il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Trieste, con sentenza del 9 gennaio 2009, dichiarava, ex art 425 cod. proc. pen., non luogo a procedere nel confronti di *** in ordine al reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, non potendo l’azione penale essere proseguita -secondo la previsione dell’art. 649 cod. proc. pen, – per precedente giudicato. Più specificamente, il reato contestato all’imputato è quello di cui all’art. 216, comma primo, n. 1, r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (cosi detta legge fallimentare), per avere, nella qualità di legale rappresentante e socio accomandatario della società di *** & C. s.a.s., dichiarata fallita – unitamente allo stesso accomandatario – con sentenza 23 giugno 2005 del Tribunale di Trieste, dissipato, distratto, occultato, dissimulato attività della società, prelevando, in più occasioni, somme di denaro di vario importo dai conti correnti di cui aveva la disponibilità, con le aggravanti di cui all’art. 219, commi primo e secondo, n. 1, legge fall, e la recidiva semplice.
Il Giudice dell’udienza preliminare, prescindendo da qualsiasi valutazione di merito e facendo leva sulla mera comparazione formale tra i fatti sottoposti al suo esame e quelli di bancarotta preferenziale (art. 216, comma terzo, legge fall.) e semplice nell’Ipotesi di cui all’art. 217, comma primo, n. 4, legge fall., relativi al medesimo fallimento ed oggetto della sentenza 14 marzo 2006 (irrevocabile il 18 luglio 2006) dello stesso G.u.p, con la quale al era stata applicata la pena concordata ex art. 444 cod. proc. pen., riteneva che, dato il carattere unitario del reato di bancarotta, non era consentito, in presenza di un giudicato su tale illecito, l’inizio di un nuovo e differente processo per ulteriori e diversi ratti di bancarotta accertati successivamente, ostandovi il divieto del bis in idem, in quanto questi ultimi fatti, pur non sovrapponibili naturalisticamente ai primi, erano comunque assorbiti nel disvalore dell’unico reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale già giudicato e non davano luogo a una pluralità di reati.