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Timestamp: 2019-05-24 15:23:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['Cass, Sez. ', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 8', 'art. 46', 'art 1', 'art. 5']

Domande Frequenti FAQ | Ordine della Professione di Ostetrica Interprovinciale di Rimini e Forlì-Cesena
1. L’iscrizione all’albo è obbligatoria anche per le/gli ostetriche/ci dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale?
L’obbigo di iscrizione all’albo sussiste per chiunque eserciti la professione ostetrica in qualsiasi forma: alle dipendenze del SSN, di strutture private, in regime libero professionale e di volontariato, come sancito dalle normative vigenti, sebbene nel corso del tempo alcune sentenze emesse dalla Corte di Cassazione abbiano dichiarato la non sussistenza di tale obbligo per i dipendenti del SSN.
A tale riguardo, al fine di chiarire ogni dubbio in merito, la FNCO ha formulato un quesito al competente Ministero, che nel rispondere ha ribadito l’obbligatorietà di iscrizione all’albo.
2. Come fare per svolgere l’attività libero professionale presso terzi o aprendo uno studio professionale?
3. Possibilità per l’ostetrica/o di effettuare l’ecografia office in gravidanza
4. L’ostetrica può assistere agli interventi di taglio cesareo, non solo come strumentista, ma anche in funzione di secondo operatore?
Il caso prospettato richiede, per gli interrogativi che suscita, la preliminare disamina del ruolo e delle funzioni che i membri di un’équipe operatoria e in particolare il secondo operatore sono chiamati a svolgere in un qualsiasi intervento chirurgico, dunque anche in un parto cesareo.
A proposito del lavoro d’équipe in generale, la giurisprudenza ha più volte (cfr. ad es. Cass, Sez. IV, 1 ottobre 1999, A. e altri; Cass., 2 marzo 2004, n.24036) avuto modo di precisare che nel caso in cui ci si trovi di fronte ad ipotesi di cooperazione multidisciplinare nell’attività medico-chirurgica, ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, è tenuto ad osservare gli obblighi ad ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune ed unico.
In virtù di tali obblighi, “in sostanza, ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l’attività precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio o facendo in modo che si ponga opportunamente rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali” e, come tali, rilevabili e non emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze specifiche del professionista medio.
In particolare, con riguardo al secondo operatore, costituisce principio consolidato quello secondo cui al chirurgo primo operatore è demandata la responsabilità dell’intervento ma, poiché la funzione del secondo operatore potrebbe diventare di primo operatore in altra turnazione, normalmente vale la regola che egli si debba poter sostituire al primo operatore in caso di sua impossibilità a proseguire l’intervento per i più disparati motivi (dagli eventi imprevisti alle improvvise necessità di reparto) e dal momento che il secondo operatore assiste e collabora con il primo offrendogli assistenza nella verifica della correttezza dell’intervento, appare evidente come tale ruolo non possa che essere ricoperto da un medico chirurgo che abbia il più possibile analoghe conoscenze e competenze tecniche rispetto a quelle vantate dal primo operatore.
Sulla base di tali premesse, non si vede in alcun modo come un’ostetrica possa essere chiamata a svolgere la funzione di secondo operatore in un intervento di parto cesareo.
L’ostetrica infatti non è un medico, bensì una diversa figura professionale con proprie specifiche competenze; se ne rinviene un elenco nelle varie fonti normative italiane ( DM 740/94) ed europee: ex art. 48 del D. Lgs. 206/2007, attuativo della dir. 2005/36 CE.
Una conferma significativa di questa interpretazione è rinvenibile nella recente sentenza 8458/2011 con cui la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo per ricorrenza di una giusta causa il licenziamento operato dalla USL n. 10 di Firenze nei confronti di un dirigente medico per aver eseguito un intervento di taglio cesareo con l’assistenza di un’ostetrica come secondo operatore.
Se da un lato non può che concordarsi con il rilievo secondo cui il medico che attribuisca all’ostetrica funzioni di secondo operatore, nell’esecuzione di TC, si espone al rischio del licenziamento da parte della struttura ospedaliera, dall’altro va altresì precisato che l’ostetrica ottemperante a un simile ordine risponde dei danni eventualmente cagionati col proprio operato e, soprattutto, rischia di incorrere nella responsabilità penale per abusivo esercizio della professione medica ex art. 348 c.p. Al riguardo va infatti precisato che non è necessario il compimento di una serie di atti per la configurabilità di tale delitto, essendo sufficiente un solo atto o prestazioni isolate, gratuite o occasionali (cfr. ad es. Cass., 7 marzo 1985, n. 297).
Ciò, naturalmente, al di fuori di quei limitati casi in cui si versi invece in una situazione di stato di necessità e l’intervento dell’ostetrica si appalesi come indispensabile per salvare la madre o il nascituro dal pericolo attuale di un danno grave alla persona e non sia possibile attendere l’arrivo di un altro medico per svolgere quelle determinate funzioni.
Al di fuori di tali emergenze, l’ostetrica deve attivarsi per “sollecitare tempestivamente l’intervento del medico appena emergano fattori di rischio per la madre e comunque in ogni caso di sofferenza fetale” (cfr. Corte di Cass., sez. IV, 29 gennaio-7 maggio 2004, n. 21709).
5. L’ostetrica può eseguire il prelievo venoso?
La necessità di effettuare un prelievo venoso è una delle prime condizioni che possono mettono in relazione l’ostetrica e la persona assistita.
contratto, esplicitamente e consensualmente, il titolo professionale di ostetrica/o di per sé non costituisce un elemento ostativo all’accettazione di una proposta di lavoro, seppur si tratti dello svolgimento di una attività generica e non specialistica in ambito extraospedaliero. Ne potrebbe profilarsi una violazione dell’art. 348 c.p. non ravvisandosi allo stato una norma extrapenale impositiva di un divieto in tal senso, anche nel caso tali azioni siano rivolte al paziente maschio.
Vale la pena notare che il Ministero della salute in data 8.7.2002, con sua nota, ha precisato che: …pervengono a questo ministero continue richieste sulla possibilità che oltre ai medici, agli infermieri ed alle ostetriche, per i quali esiste una espressa previsione normativa, altri professionisti sanitari possano essere
6. L’ostetrica può somministrare boli analgesici alla partoriente in caso di partoanalgesia?
Di queste tecniche anestesiologiche (in caso di partoanalgesia), responsabile diretto è il medico anestesista che sotto la sua vigilanza può chiedere assistenza e collaborazione all’ostetrica. E’ l’anestesista che prepara e prescrive (in termini di quantità e temporalità) la soluzione analgesica in catetere peridurale da applicare alla paziente.
Va notato in proposito che è sempre più frequente l’utilizzo, in alcune strutture sanitarie, della tecnica PCEA (Patient Controled Epidural Analgesia) che permette alla partoriente di autosomministrarsi “piccoli boli” di soluzione analgesica nel cateterino epidurale fino a raggiungere il livello analgesico desiderato, permettendole di controllare il dolore. Invero tale attività è impostata e diretta dal medico anestesista, in accordo con il ginecologo e l’ostetrica, non trattandosi di una gestione totalmente autonoma della partoriente, in quanto ad eccezione della meccanica ripetizione delle somministrazioni che ben può essere demandata a terzi, la più specifica attività di monitoraggio delle condizioni materno-fetali e la scelta d’intervenire eventualmente, modificando le prescrizioni, è responsabilità specifica degli specialisti.
Sotto questo profilo l’ostetrica, sotto la vigilanza e indicazione del medico anestesista, certamente potrà supportare la paziente nella somministrazione dei boli analgesici secondo l’esperienza che le appartiene in stretta sinergia col medico che interverrà tempestivamente in caso di documentate complicanze a carico di madre e feto.
Nelle tecniche anestesiologiche (in caso di partoanalgesia), responsabile diretto è il medico anestesista che sotto la sua vigilanza può chiedere assistenza e collaborazione all’ostetrica anche in merito alla somministrazione dei boli epidurali intermittenti di soluzioni analgesiche. E’ sempre più frequente l’utilizzo, in alcune strutture sanitarie, della tecnica PCEA (Patient Controled Epidural Analgesia) che permette alla partoriente di autosomministrarsi “piccoli boli” di soluzione analgesica nel cateterino epidurale fino a raggiungere il livello analgesico desiderato, permettendole di controllare il dolore. In base a questo profilo l’ostetrica, sotto la vigilanza e indicazione del medico anestesista, certamente potrà supportare la partoriente nella somministrazione dei boli analgesici secondo l’esperienza che le appartiene in stretta sinergia col medico specialista che sarà tenuta a far intervenire tempestivamente in caso di constatate complicanze materno-fetali.
7. L’esecuzione del pap-test è una competenza anche dell’infermiere?
Alla luce delle normative italiane ed europee in materia di attribuzione di responsabilità specifiche al personale sanitario, appare evidente che gli esami specialistici in ambito ginecologico, come appunto il pap-test, non rientrino tra le competenze dell’infermiere responsabile dell’ assistenza infermieristica generale.
Il pap-test deve essere eseguito rigorosamente da personale qualificato e abilitato, che abbia frequentato un percorso formativo specialistico universitario. In questo caso oltre al medico specialista anche l’ostetrica/o.
Nello specifico, il D.M.740/94 Art.1 lettera d – prevede che l’ostetrica per quanto di sua competenza, partecipa alla prevenzione e all’accertamento dei tumori della sfera genitale femminile.
L’esecuzione del Pap-test non è un semplice e banale prelievo di materiale biologico.
Tale metodica necessita di conoscenze specifiche e costantemente aggiornate, abilità manuali, competenze relazionali considerata la sfera emozionale ed intima della donna, nonché capacità nel saper riconoscere segni e sintomi che deviano dalla normalità nell’ambito della sfera riproduttiva.
Dell’autorevole parere del CSS, organo consultivo (CSS, II sez., del 14/04/99, ma anche CSS, III sez., del 23/04/82), si condivide il principio che il pap–test riveste una importate rilevanza sociale nella tutela della salute della popolazione femminile. Mentre si ritiene che attribuire l’esecuzione del pap-test, in carenza di personale ostetrico abilitato, all’infermiere adeguatamente formato, sia una indicazione in conflitto con l’art. 8 quater Dlgs 502/1992 p.4, che determina l’obbligo per le strutture accreditate di garantire dotazioni strumentali e tecnologiche appropriate per quantità, qualità, funzionalità, adeguate condizioni di organizzazione interna, con specifico riferimento alla dotazione quantitativa e qualificazione professionale del personale impiegato o e abilitato.
A distanza di 12 anni dal parere del CSS il sistema salute italiano si trova in una situazione completamente ribaltata in tema di occupazione e di disponibilità di personale infermieristico ed ostetrico; oggi si registra, rispetto al passato, una carenza di infermieri e contrariamente un preoccupante fenomeno di disoccupazione per la categoria delle ostetriche.
E’ riscontrabile spesso la circostanza che nelle Aziende Sanitarie si susseguano concorsi per posizioni interne da infermiere, piuttosto che da ostetrica, in quanto ritenute figure professionali maggiormente poliedriche e meglio adattabili a molteplici situazioni di necessità interna.
Tale modus operandi, si traduce frequentemente in un aggravio delle modalità operative del settore ostetrico/ginecologico, cui non vengono destinate sufficienti risorse umane, con l’inevitabile conseguenza che il personale infermieristico travalichi le proprie attribuzioni, invadendo le competenze del personale ostetrico nonostante le chiare e numerose normative nazionali, europee e gli specifici percorsi formativi universitari .
Nell’ipotesi che venga attribuito all’infermiere il prelievo di materiale biologico utilizzato per il Pap-Test ancorché non rientri nella sua sfera di competenza, l’ostetrica, tanto più se ricopre un ruolo dirigenziale e di coordinamento, ha l’obbligo, anche deontologico, di segnalarlo alla Direzione Sanitaria e alla Direzione Generale, a tutela della salute della paziente al fine di garantire prestazioni di qualità ed in sicurezza.
Invero, il professionista non in grado di affrontare un’attività o che venga incaricato di eseguire interventi a lui non attribuiti dalle normative vigenti, ha l’obbligo, per non cadere in responsabilità, di rifiutare l’adempimento, piuttosto che mettere a rischio la paziente non astenendosi.
8. Posizionamento dei trasduttori da parte dell’infermiere per l’esecuzione del tracciato cardiotocografico
9. L’ostetrica/o obiettrice è tenuta alla somministrazione di farmaci o altri presidi finalizzati direttamente a determinare l’IVG?
L’obiezione di coscienza esonera l’ostetrica/o dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. Pertanto è esonerata a somministrare farmaci o altri presidi , nonché a partecipare a tecniche chirurgiche finalizzate direttamente a determinare l’interruzione della gravidanza.
L’obiezione di coscienza potrebbe considerarsi revocata, con effetto immediato, per le ostetriche che l’hanno sollevata nel caso prendano parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge al di fuori delle situazioni di pericolo di vita della donna.
10. L’ostetrica/o può effettuare la rianimazione neonatale nel corso di un parto a domicilio?
g) individuare nella madre o nel bambino i segni di anomalie che richiedono l’intervento di un medico e assistere quest’ultimo in caso d’intervento; prendere i provvedimenti d’urgenza che si impongono in assenza del medico;
Tenuto conto delle normative D.M. 740/94, Art. 48. Esercizio delle attività professionali di ostetrica del Decreto Legislativo 6 novembre 2007, n. 206 l’esame e la cura del neonato, prendere ogni iniziativa che s’imponga in caso di necessità e, eventualmente, praticare la rianimazione immediata, a prescindere dal contesto lavorativo, rientrano tra le competenze professionali dell’ostetrica in quanto acquisite nel percorso universitario e consolidate attraverso la formazione continua (legge 42/99).
Di fronte ad una situazione di pericolo di vita del neonato l’ostetrica deve richiedere l’intervento del medico (o del 118 per l’assistenza domiciliare) ed in sua assenza saper mettere in atto le manovre rianimatore appropriare, in relazione alle condizioni cliniche del neonato, nel rispetto di protocolli o linee guida. Di utilità le linee guida “Neonatal Resuscitation: 2010 American Heart Association Guidelines for Cardiopulmonary Resuscitation and Emergency Cardiovascular Care”.
11. L’infermiere pediatrico può effettuare il tampone vaginale presso un consultorio?
12. L’ostetrica può effettuare l’episiotomia, l’episiorrafia e la sutura di lacerazioni semplici?
L’episiotomia, la sutura dell’episiotomia (episiorrafia) e la sutura delle lacerazioni semplici in quanto incluse tra gli standard formativi irrinunciabili [Direttiva 2005/36/CE ] rientrano nell’insegnamento teorico-pratico del corso di laurea in Ostetricia, abilitante alla professione di Ostetrica/o (Decreto Interministeriale 19 febbraio 2009 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 maggio 2009 n. 119 Determinazione delle classi delle lauree delle professioni sanitarie). Infatti tra gli insegnamenti impartiti sotto “controllo di personale ostetrico qualificato e in istituti autorizzati” …(art. 46, lettera d, D.Lgs. 206/2007) compresa la “Pratica dell’episiotomia e iniziazione alla sutura. L’iniziazione comprenderà un insegnamento teorico ed esercizi clinici. La pratica della sutura comprende la sutura delle episiotomie e delle lacerazioni semplici del perineo…(allegato V, punto 5.5.1, D.Lgs 206/2007).
Secondo la normativa italiana vigente (L. 42/99) tali abilità cliniche rientrano nel campo di attività e responsabilità dell’ostetrica/o. Infatti l‘art 1 comma 2 cosi recita “…Il campo proprio di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e integrazioni, è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali istitutivi dei relativi profili professionali e degli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione postbase nonché degli specifici codici deontologici.. “.
13. L’ostetrica può utilizzare-sostenere il manipolatore uterino durante un intervento di isterectomia laparoscopica?
14. E’ possibile realizzare attività commerciale di prodotti per gravide e neo-mamme ed attività professionale con unica partita IVA?
– Si definisce “attività commerciale” l’attività svolta da chiunque professionalmente acquisti merci in nome e per conto proprio e le rivenda utilizzando uno dei seguenti modi: all’ingrosso, al dettaglio, in spacci interni, per il tramite di forme speciali (es: per corrispondenza). Ognuno di questi separatamente disciplinato.
– Il libero professionista è un prestatore d’opera intellettuale che esercita in regime di autonomia scientifica e gerarchica nei confronti del cliente con ampia discrezionalità (sotto il profilo della tecnica professionale) e con propria organizzazione di lavoro.
– L’attività professionale è regolata dall’articolo 2229 c.c. secondo il quale “la legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi.” Questa iscrizione individua tutte quelle attività professionali denominate “protette” in quanto non esercitabili in difetto di tale iscrizione, generalmente subordinata al controllo del possesso di requisiti e titoli idonei.
– Tutte le attività professionali protette dispongono di organismi di gestione del proprio ordine o albo e organismi di controllo del rispetto del codice deontologico, fonte normativa interna che disciplina l’esercizio della professione.
– La professione di ostetrica rientra a pieno titolo tra le professioni denominate “protette”
– Il Codice Deontologico dell’ostetrica/o, approvato il 19.06.2010 e attualmente vigente, all’art. 5.4 prevede che “l’ostetrica eviti ogni conflitto di interesse economico e non, che si possano manifestare nei rapporti individuali, nella prescrizione, nei rapporti con enti, organizzazioni, istituzioni ed industrie”.
Il primo insuperabile ostacolo all’avvio di un’attività commerciale di prodotti destinati a gravide e neo-mamme nell’ambito dell’attività professionale ostetrica è l’evidente conflitto d’interesse tra il fine di lucro tipico dell’attività commerciale e il bene primario della paziente, fine ultimo della prestazione professionale. Inoltre è ben ipotizzabile anche un conflitto d’interessi tra fornitori, informatori farmaceutici e industrie di settore.
Il secondo ostacolo è rappresentato anche dalla disciplina generale delle attività professionali che sono svolte autonomamente o in forma associata; infatti qualora più professionisti vogliano operare in modo collettivo, essi possono costituire un’associazione professionale ai sensi della L. n. 1918/39 ma anche in tale ipotesi, per salvaguardare il rapporto fiduciario tra il professionista e il cliente da eventuali conflitti d’interesse, è prevista l’esclusività dell’oggetto societario, di modo che tutti gli associati possano svolgere solo prestazioni professionali, facendo salva la possibilità di differenziare la prestazione professionale in senso multidisciplinare. Pertanto si pone un esplicito divieto alla associabilità di attività lavorative estremamente differenti sia per quanto attiene alle finalità sia per quanto riguarda la delicatezza degli interessi e dei valori in gioco.
E’ da rilevare che anche se si volesse non considerare tutti questi impedimenti normativi, la formazione di un organismo che eroghi prestazioni professionali e che al contempo affianchi un’attività commerciale incontrerebbe ostacoli insormontabili sia per quanto riguarda l’apertura della partita IVA – in quanto classificate diversamente – sia per quanto riguarda l’ottemperanza a vari requisiti richiesti per le due tipologie di attività (es. iscrizione alla Camera di Commercio, Industria e Artigianato o al relativo Ordine professionale, iscrizione all’Ente previdenziale che varia nei due casi). Oltre a ciò vi sono anche rilevanti diversità sotto il profilo tributario.
Non essendo applicabile il criterio dell’attività prevalente ai fini dell’individuazione della relativa disciplina applicabile, anche così argomentando, non risulta possibile ritenere fattibile, il progetto di un’attività che affianchi le due sotto un’unica gestione, impresa e partita IVA, ma è necessario per l’ostetrica optare per una netta separazione tra le due attività, ovvero attività commerciale da quella professionale.
15. Ruolo dell’ostetrica/o nel Servizio Sanitario Nazionale
La FNCO riceve frequentemente segnalazioni da parte di iscritti e Collegi circa l’attribuzione di personale infermieristico in aree di specifica competenza ostetrica, ginecologica e neonatale ed il mancato riconoscimento del coordinamento ostetrico nell’area del materno/infantile e di quella preposta alla cura della patologia ginecologica, che spesso non risulta affidata a personale ostetrico.
Pertanto, nel mese di febbraio 2010, la FNCO ha inviato ai Direttori delle Aziende Sanitarie un documento con l’obiettivo prioritario di sensibilizzare i quadri dirigenziali verso il ruolo e le competenze dell’ostetrica,a tutela delle competenze del profilo professionale nei processi di assistenza e di cura all’interno dei servizi dell’area materno-infantile e della salute di genere, in pertinenza a quanto indicato dalle normative vigenti che dettano una allocazione appropriata delle risorse professionali nei rispettivi ambiti di attività e responsabilità.
Alla luce delle segnalazioni pervenute da Presidenti di Collegio e/o iscritti circa il favorevole riscontro da parte dei quadri dirigenziali di alcune realtà locali nel recepire il modello organizzativo/assistenziale della disciplina ostetrica proposto dalla FNCO, il comitato centrale, nel successivo mese di ottobre, ha ravvisato e condiviso la necessità di diffondere un’ulteriore nota sempre volta ad incentivare, consolidare l’impiego dell’ostetrica-o nell’area ginecologica ed ostetrico-neonatale, la presenza di ostetriche di comunità nei servizi territoriali, nonché il conferimento di incarichi di coordinamento nell’area materno-infantile e ginecologica.
Considerato poi che numerose colleghe operano anche in sedi universitarie, tale nota è stata estesa anche ai Ministri della Salute e dell’Università, nonché ai Responsabili Regionali dei dipartimenti gestione risorse umane.
Per maggiori informazioni: FAQ FNCO
"Nascere è ricevere un intero universo in dono."