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Timestamp: 2017-07-22 04:48:52+00:00
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Matched Legal Cases: ['art 31', '§ 1', 'art 41', 'art 6', 'art 14', 'art 1', 'sentenza ', 'art 6', 'art 6', 'art 14', 'sentenza ']

Romania: le tante interpretazioni e applicazioni del dispositivo di una leggeDiritti Europa
Home / Categorie Violazioni CEDU / Romania: le interpretazioni di una legge possono minacciare la giustizia?	Romania: le interpretazioni di una legge possono minacciare la giustizia?
Posted by: Roberto Federico Proto in Categorie Violazioni CEDU, Diritto ad un equo processo, I diritti in Europa, In evidenza
13 maggio 2012	Certezza del diritto – Sentenza Albu and Others v. Romania, 10 maggio 2012
Giudizi contrastanti di gradi distinti ed un orientamento giurisprudenziale non osservato e non uniformemente applicato, in che modo possono scalfire e assopire la fiducia popolare nella giustizia? Uno Stato di Diritto vive della certezza del suo diritto.
IL CASO – I ricorrenti sono 64 cittadini rumeni, funzionari pubblici impiegati nell’Agenzia per l’occupazione del distretto di Caraş Severin. Il 5 maggio 2008, i ricorrenti hanno depositato una petizione all’Agenzia del Lavoro del distretto di Caraş Severin.
La richiesta era quella di percepire i rispettivi salari in base ai loro diritti. In particolare, ai sensi dell’art 31 § 1 lett. C e D della legge n. 188/1999 relativa allo status dei dipendenti pubblici, richiedevano l’aggiunta di due quote al loro stipendio base (Supplemento di grado relativo al loro stipendio); quantificato come un incremento del 25 % del loro stipendio base.
I ricorrenti, dopo che l’Agenzia ha respinto la loro petizione ritenendola infondata, hanno impugnato tale decisione dinanzi la Corte distrettuale di Caraş Severin, sostenendo che il loro ricorso, anche se contestava un comportamento conforme al Government Emergency Ordinance n. 92/2004, evidenziava la mancata attuazione delle disposizioni che concedevano dei Diritti, sospesi fino al 31 dicembre 2006, ma non inesigibili a partire dal 1° gennaio 2007, data in cui si è conclusa la sospensione.
Si sostiene che la sospensione sia una violazione degli art 41 e 53 della Costituzione, sottolineando, inoltre, che le indennità dovute erano ad effetto retroattivo dal 2004.
Ma la Corte respinge la domanda dei cittadini rumeni, pur confermando che la legge n. 188/199 predisponesse espressamente che lo stipendio di un dipendente pubblico fosse composto dal supplemento di grado (grade supplement) e dal supplemento della fascia del salario (salary-step supplement), ma la determinazione del quantum di tali diritti è di competenza del potere esecutivo, che possiede il potere di fissare le regole per l’applicazione della legge
Di conseguenza, la Corte ha dichiarato quanto segue:
“In mancanza di un atto giuridico adottato o di un’interpretazione emessa dall’esecutivo in cui si determina la quantità dei due indennizzi richiesti, in breve la Corte non ha la competenza a determinare sulla base dei soli importi, in quanto ciò metterebbe a repentaglio il principio della separazione dei poteri, invadendo il campo di applicazione del potere delle autorità amministrative. Il Tribunale ritiene quindi che per le circostanze suddette, non può ordinare il pagamento delle indennità prima che non sia determinato il loro importo “.
I ricorrenti giocano la carta del ricorso alla Corte di Appello Timişoara, riproponendo le stesse argomentazioni che presentarono al giudice della Corte di primo grado, ma contestando, in particolare, una presunta l’interpretazione discriminatoria e la violazione dell’articolo 14 della Convenzione, nella misura in cui vi è l’inosservanza di una giurisprudenza nazionale consolidata che predisponeva ad altri pretendenti (anche dipendenti pubblici) il diritto ai supplementi in questione.
Ma anche in questo caso il Giudice respinge il ricorso, dichiarando nel dispositivo della sentenza, che non c’era alcuna giustificazione legale per legittimare la richiesta di un incremento del 25% dello stipendio base, oltre ad indicare nuovamente l’incompetenza e l’impossibilità ad abrogare o a disapplicare atti normativi. Inoltre, ha dichiarato che il codice del lavoro non era applicabile ai dipendenti pubblici sulla base della legge n. 188/1999, perché le nomine sono state fatte mediante un gruppo di singoli atti amministrativi. Nel quale non c’era alcun riferimento alla questione e alle quote.
I RICORRENTI – depositano un ricorso contro della Romania alla Corte Europea dei Diritti Umani,nel quale contestano le violazioni degli art 6 CEDU paragrafo 1°, art 14 Cedu e dell’art 1 del protocollo n. 1.
LA CORTE EDU – riunita nella terza sezione, con sentenza emanata il 10 maggio 2012, dichiara la violazione dell’ art 6 CEDU ma, al contrario, non ammissibile la violazione dell’art 6 CEDU paragrafo 1 (Diritto ad un equo processo), pure in combinato con il dispositivo dell’art 14 CEDU (Divieto di discriminazione ).
Nel dispositivo la Corte di Strasburgo ribadisce che non è sua competenza esprimere un giudizio sugli errori di fatto o di diritto che ha potuto commettere un giudice nazionale, meno che nella misura in cui possa aver violato i diritti e le libertà tutelati dalla Convenzione. Ma essendo la valutazione della Corte da sempre basata sul principio della certezza del diritto che è implicito in tutti gli articoli della Convenzione oltre ad essere un principio cardine da cui derivano gli aspetti fondamentali di uno Stato di diritto; ha osservato che la Corte di Cassazione e Giustizia ha dato più di cento decisioni in materia di Appello, tra il 2008 e 2011, le quali sono state interpretate in modo distinto e diverso da parte dei giudici nazionali. Mentre la sistemazione delle differenze di casi isolati – chiarisce la Corte – può rivelarsi in pratica come un lavoro meno impegnativo, tuttavia, quando le divergenze riguardano questioni giudiziarie che interessano parti ampie dell’opinione pubblica può essere particolarmente compromessa la fiducia nel sistema giudiziario. Nel caso di specie non denota nessuna violazione del principio della certezza del diritto, che richiede tempo e periodi di conflitto giurisprudenziale che possono essere tollerati senza minare la certezza del diritto.
“Il principio della certezza del diritto, garantisce, tra l’altro, la stabilità di alcune situazioni giuridiche, contribuendo a preservare la fiducia del pubblico nei tribunali. … la fiducia sia chiaramente uno dei componenti essenziali di uno Stato fondato sullo Stato di diritto. E perché il sistema deve predisporre i reali meccanismi che devono essere attuati pienamente e devono garantire l’uniformità della giurisprudenza, al fine di rimediare al momento opportuno ad eventuali incongruenze nelle decisioni delle varie corti nazionali”.
Con queste parole la Corte chiarisce in pieno il ruolo centrale della certezza del diritto e della coerenza e uniformità con cui deve essere applicato. Perché, oltre ad essere elemento centrale per incrementare la fiducia popolare negli operatori della giustizia, è l’elemento basilare ovvero la pietra miliare per uno stato di diritto.
La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Albu and Others v. Romania del 10 maggio 2012.
Art 6 CEDU Josep Casadevall Romania Terza Sezione	2012-05-13
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