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Timestamp: 2020-06-01 17:43:16+00:00
Document Index: 148733910

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 54', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 2281 del 30/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2281 del 30/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/01/2017, (ud. 01/12/2016, dep.30/01/2017), n. 2281
sul ricorso 24282/2015 proposto da:
L.A.G., nella qualità di socio della Società
Edil L. srl, già Edil L. di G.L. &
C. snc, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SICILIA 66, presso lo
studio dell’avvocato ROBERTO ESPOSITO, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato DANIELA CUTARELLI, giusta procura speciale
avverso la sentenza n. 39/02/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di POTENZA, depositata il 16/01/2015;
Con sentenza n. 39/02/15, depositata il 16 gennaio 2015, non notificata, la CTR della Basilicata ha rigettato sia l’appello principale proposto dall’Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale di Matera, sia quello incidentale proposto dal sig. L.A.G., per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Matera, che aveva parzialmente accolto il ricorso del contribuente, per l’annullamento di avviso di accertamento, con il quale l’Ufficio, in forza dell’accertamento in via induttiva di un maggior reddito imponibile della società Edil L. S.r.l., del quale il sig. L.A.G. è socio titolare della quota del 25%, gli aveva imputato ai fini Irpef, per l’anno 2004, il maggior reddito da partecipazione societaria in ragione della quota di partecipazione, con applicazione delle relative sanzioni.
Avverso la pronuncia della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
Il motivo è da ritenersi inammissibile. Delle due l’una: o la decisione impugnata ha inteso effettivamente riconoscere la deducibilità delle spese di pubblicità e sponsorizzazione nell’importo di Euro 12500,00 e, allora, non vi sarebbe sul punto soccombenza dell’Amministrazione, donde l’inammissibilità del motivo d’impugnazione per carenza d’interesse (non potendo esso essere diretto soltanto alla modifica della motivazione: cfr., tra le altre, Cass. sez. lav. 16 gennaio 2015, n. 658; Cass. sez. lav. 24 marzo 2010, n. 7057); ovvero, pur nella stringatezza della motivazione, la decisione impugnata, nel condividere riguardo alla questione in esame la pronuncia di primo grado, ha inteso ridurre l’importo delle spese di pubblicità e sponsorizzazione da Euro 25.000,00 (40.000- 15.000,00) ritenuto indeducibile dall’Ufficio, ad Euro 12500,00.
Del pari risulta inammissibile il secondo motivo, con il quale l’Agenzia delle Entrate, lamentando formalmente la violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2, artt. 2697, 2727 e 2729 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, censura sub specie della citata ultima norma quello che costituisce un tipico accertamento di fatto del giudice di merito, che, per relationem a quanto osservato nella coeva pronuncia resa tra le stesse parti relativamente all’impugnazione dell’atto impositivo nei confronti della società, ha ritenuto non condivisibile il metodo utilizzato dall’Ufficio per determinare la percentuale di ricarico, “perchè, pur in presenza dell’intera contabilità di magazzino,… ha preso a campione solo 119 prodotti su 6000 trattati dalla società”, facendo quindi conseguire, in ragione della non ritenuta rappresentatività del campione esaminato dell’intera gamma commercializzata la conclusione in termini di non applicabilità, per la ricostruzione dei ricavi in via induttiva, della percentuale di ricarico media ponderata del 29,12% applicata dall’Ufficio rispetto a quella del 25,54% dichiarata dalla società.