Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=1988&numero=1146
Timestamp: 2020-06-04 02:21:42+00:00
Document Index: 169740218

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 28', 'art. 49', 'art. 68', 'art. 28', 'art. 49', 'art. 3', 'art. 134']

Sentenza 1146/1988 (ECLI:IT:COST:1988:1146)
Udienza Pubblica del 21/06/1988; Decisione del 15/12/1988
Deposito del 29/12/1988; Pubblicazione in G. U. 11/01/1989 n. 2
Massime: 12855
Massima n. 12855
SENT. 1146/88. LEGGE PENALE - PROVINCIA DI BOLZANO - CONSIGLIERI PROVINCIALI - VILIPENDIO ALLA BANDIERA NAZIONALE - IRRESPONSABILITA' PER LE OPINIONI ESPRESSE NELL'ESERCIZIO DELLE FUNZIONI - PROSPETTAZIONE DI INTERPRETAZIONI TRA DI LORO CONTRASTANTI - QUESTIONE DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE - INAMMISSIBILITA' PER INCERTEZZA SUL 'THEMA DECIDENDUM'. - D.P.R. 31 AGOSTO 1972 N. 670, ARTT. 28 E 49. - COST., ART. 3.
E' inammissibile la questione di legittimita' costituzionale - sollevata in relazione all'art. 3 Cost. - degli artt. 28 e 49 del d.P.R. 31 agosto 1972 n. 670 (Statuto speciale del Trentino-Alto Adige) che garantiscono ai membri dei Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano la prerogativa della irresponsabilita' per le opinioni espresse e per i voti dati nell'esercizio delle proprie funzioni, prospettata con riferimento a due interpretazioni contrastanti delle predette disposizioni (per cui, in base alla loro lettura estensiva, garantirebbero l'immunita' in relazione a tutte le funzioni svolge dai consiglieri provinciali, laddove secondo l'interpretazione restrittiva l'ambito di operativita' di tale immunita' si limiterebbe all'esercizio di funzioni legislative). Pur potendo la Corte Costituzionale sindacare la conformita' di norme costituzionali (tali sono quelle contenute negli Statuto speciali), o aventi "copertura costituzionale", ai principi supremi dell'ordinamento costituzionale" (cfr. sentt. n. 30 del 1971, 12 del 1972, 175 del 1973, 1 del 1977, 18 del 1982, 170 del 1984), e' da escludersi, conformemente alla costante giurisprudenza costituzionale (sentt. n. 169 del 1982, 225 del 1983, 30 del 1984) la proponibilita' di questioni di legittimita' costituzionale in via incidentale concernenti disposizioni interpretate dal giudice 'a quo' in termini alternativi, dato il loro carattere meramente ipotetico e la loro inidoneita' a consentire la puntuale identificazione del 'thema decidendum' ed il controllo sulla rilevanza.
decreto del Presidente della Repubblica 31/08/1972 n. 670 art. 28 co. 0
decreto del Presidente della Repubblica 31/08/1972 n. 670 art. 49 co. 0
SENTENZA 15-29 DICEMBRE 1988
composta dai signori: Presidente: dott. Francesco SAJA; Giudici: prof. Giovanni CONSO, prof. Ettore GALLO, dott. Aldo CORASANITI, prof. Giuseppe BORZELLINO, dott. Francesco GRECO, prof. Gabriele PESCATORE, prof. Francesco Paolo CASAVOLA, prof. Antonio BALDASSARRE, prof. Vincenzo CAIANIELLO, avv. Mauro FERRI, prof. Luigi MENGONI, prof. Enzo CHELI;
Udito l'Avvocato dello Stato Sergio Laporta per il Presidente del Consiglio dei Ministri;
Premesso che la garanzia dell'insindacabilità delle opinioni espresse e dei voti dati dai parlamentari nell'esercizio delle loro funzioni (art. 68 Cost.) è esteso dall'art. 28 St. T.A.A. ai consiglieri regionali e che l'art. 49 dello stesso Statuto ne prevede l'applicabilità anche ai membri dei Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano, il giudice a quo rileva che le norme statutarie ricordate possono essere interpretate in un duplice modo, uno estensivo e l'altro restrittivo, che sono, a suo avviso, egualmente contrastanti con l'art. 3 della Costituzione.
Il giudice a quo conclude ricordando che, secondo la più autorevole dottrina costituzionalistica, è pienamente ammissibile un giudizio di legittimità avente ad oggetto disposizioni costituzionali, come quelle statutarie, pur in relazione a eventuali vizi sostanziali.
2. - Intervenuto in giudizio tramite l'Avvocatura Generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha eccepito l'inammissibilità della questione sotto un duplice e distinto profilo: innanzitutto, perché sarebbe stato impugnato un atto avente valore di legge costituzionale, che come tale non può esser giudicato dalla Corte costituzionale per pretesi vizi sostanziali; in secondo luogo, perché la questione, per un verso, è stata prospettata sulla base di due interpretazioni, tra loro alternative, della disposizione impugnata e, per un altro, è stata posta in relazione a un diverso tertium comparationis, una volta di favore e un'altra volta di sfavore, che dovrebbe portare a pronunzie di segno diverso, una volta di tipo demolitorio e un'altra di tipo additivo.
2. - In relazione alla questione proposta, l'Avvocatura Generale dello Stato, in rappresentanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, ha presentato tre distinte eccezioni di inammissibilità: una attinente all'idoneità dell'atto impugnato ad essere oggetto del giudizio di legittimità costituzionale previsto dall'art. 134 Cost. e due relative alla sussistenza dei requisiti processuali necessari per la corretta instaurazione del predetto giudizio.
Poiché la verifica di questi ultimi - che, nel caso consistono nella valutazione della rilevanza compiuta da parte del giudice a quo e nella possibilità di porre questioni basate su interpretazioni alternative della disposizione impugnata - è logicamente successiva alla verifica dell'idoneità dell'atto in cui è contenuta la norma contestata a fungere da oggetto del giudizio di legittimità costituzionale, occorre innanzitutto esaminare se le disposizioni previste dagli artt. 28 e 49 St. T.A.A. rivestano il valore di legge necessario perché possano validamente costituire oggetto del sindacato della Corte costituzionale in sede di legittimità.
2.2. - L'Avvocatura generale dello Stato ha sollevato una seconda eccezione di inammissibilità in relazione al fatto che, avendo il giudice a quo prospettata la questione di costituzionalità in termini alternativi, chiede in sostanza a questa Corte di pronunziarsi su un petitum contradittorio, che dovrebbe sfociare in sentenze di segno diverso, se non opposto.
In particolare, il giudice a quo ipotizza due interpretazioni della disposizione impugnata aventi significato assai diverso fra loro o addirittura opposto e le prospetta entrambe al giudice di costituzionalità senza precisare quale delle due propone. Ma è giurisprudenza ormai costante di questa Corte (v. sentt. nn. 169 del 1982, 225 del 1983, 30 del 1984, nonché ord. n. 204 del 1983), ritenere inammissibili le questioni di legittimità costituzionale relative a disposizioni che, essendo proposte dal giudice a quo secondo interpretazioni tra loro contrastanti e dando vita, pertanto, a richieste meramente ipotetiche, impediscono di identificare precisamente il thema decidendum e fanno venir meno le possibilità di verificare la rilevanza delle questioni stesse, in quanto proposte "in astratto". Per tali motivi le questioni sollevate dal giudice a quo vanno senz'altro dichiarate inammissibili.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 dicembre 1988.