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Timestamp: 2018-03-21 05:17:24+00:00
Document Index: 178016764

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 342', 'art. 54', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348']

Approfondimento. L'atto d'appello e il "dialogo" con la sentenza - nota di Giuseppe Caristena
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Posted on 29 giugno 2013 by Avv. Giuseppe Tripodi
a cura dell’ Avv. Giuseppe Caristena
In primo luogo, i giudici hanno ricordato le recenti modifiche apportate dal legislatore in materia. In particolare, nel nuovo art. 342, c. 1, c.p.c. (sostituito dall’art. 54 del D.L. 83/2012 convertito con L. 134/2012) si legge che, a pena di inammissibilità, la motivazione dell’appello debba contenere“l’indicazione delle parti del provvedimento che si intende appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado”, nonché “l’indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata”.
Dunque, mancando la motivazione dell’appello (come prima i “motivi specifici”) l’impugnazionesarà dichiarata inammissibile, con conseguente preclusione dell’esame nel merito.
A ben vedere, pare che la norma non introduca un nuovo onere per l’appellante, ma piuttosto glirichieda un maggiore sforzo.
Difatti, già in base al previgente testo della norma, si riteneva pacificamente che l’appellante avesseil duplice onere sia di individuare con chiarezza quelle parti del provvedimento impugnato, sia dimuovere specifiche critiche ad esse.
Precisamente, affinché l’impugnazione sia ammissibile il nuovo atto di appello deve presentare i seguenti profili: 1) volitivo: indicazione delle parti della sentenza che si desiderano impugnare; 2)argomentativo: indicazione delle modifiche suggerite alla sentenza pertinenti alla ricostruzione dei fatti di causa; 3) censorio: indicazione delle ragioni per cui si ritiene violata la legge; 4) di causalità: giustificazione del fatto che l’esito della controversia è la conseguenza della violazione di legge evidenziata.
Si ritiene che la norma in questione rappresenti un primo “filtro” al giudizio di appello, che va ad aggiungersi a quello di cui all’art. 348-bis, c.1, c.p.c.
Più nel dettaglio, il primo riguarda la forma ed il contenuto dell’atto richiesti ai fini dell’ammissibilità, mentre il secondo consiste in una valutazione di tipo prognostico circa una “ragionevole probabilità” che le ragioni e contestazioni avanzate dall’appellante non risultinoinfondate.
Una tale soluzione trovava, infatti, giustificazione nella ratio dell’istituto dell’appello: introdurre una “revisio prioris instantiae” e non provocare un “novum iudicium” (così Cass.. civ., sez. III, 21 maggio 2008, n. 13080).