Source: http://www.abcdeidiritti.it/website/2019/07/03/libera-circolazione-dei-cittadini-europei/
Timestamp: 2019-11-19 18:30:08+00:00
Document Index: 168590124

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 45', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 24', 'art. 22', 'art. 48', 'art. 37', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 4', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 22']

Concorso: libera circolazione dei cittadini Europei
Posted on 3 Luglio 2019 | by Antonio Marchini
LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CITTADINI EUROPEI AI SENSI DE11’ART. 45, COMMA 4, DE1 TFUE
L’Unione Europea Vieta in materia di accesso al mercato del lavoro ogni discriminazione in ragione della nazionalità, art. 18 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – TFUE,
Riconosce il diritto alla parità di trattamento del lavoratore comunitario migrante rispetto al lavoratore nazionale in materia di accesso e condizioni nel mercato del lavoro, art. 45 Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – TFUE,
Ha intrapreso a partire dagli anni ’80 un’attività di garanzia della parità di trattamento del lavoratore comunitario anche per il pubblico impiego.
L’Unione europea ha progressivamente esteso la parità di trattamento dei lavoratori e il divieto di discriminazione anche ai cittadini extracomunitari.
Nello specifico: enuncia il principio della parità di trattamento nonché il divieto di discriminazioni dirette o indirette a causa della razza o dell’origine etnica (art. 2 della Direttiva n. 2000/43/CE ).
Precisa che i principi di parità e non discriminazione si applicano a tutte le persone sia del settore pubblico che del settore privato e che indicano i criteri di selezione, assunzione, retribuzione e licenziamento (art. 3 della Direttiva n. 2000/43/CE).
Individua i soggetti a cui è garantito il principio di uguaglianza: il soggiornante di lungo periodo per l’esercizio di un’attività lavorativa subordinata o autonoma (art. 11 della Direttiva n. 2003/109/CE); i familiari del lavoratore migrante non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente (art. 24 della Direttiva n. 2004/38/CE); cittadini extracomunitari beneficiari dello status di rifugiati o protezione sussidiaria e loro familiari (art. 22-26 della Direttiva n. 2004/83/CE).
L’ACCESSO AL PUBBLICO IMPIEGO DEI CITTADINI STRANIERI SECONDO L’ORDINAMENTO EUROPEO
La Corte di Giustizia europea a partire dagli anni’80 è intervenuta per tutelare i cittadini comunitari ingiustamente esclusi dalle selezioni pubbliche di uno stato membro.
Nel 1988 viene adottata la Comunicazione “Libera circolazione dei lavoratori e accesso agli impieghi nella pubblica amministrazione degli Stati membri: l’azione della Commissione in materia d’applicazione dell’art. 48 paragrafo 4 del Trattato CEE”
In Italia per adeguarsi al diritto europeo il legislatore ha disposto:
Secondo il Testo uvico sut pubbtico impiego (art. 37 del D.Lgs. n. 29/1993 e successive modifiche) i lavoratori degli Stati membri dell’Unione europea possono accedere a quei posti che non implicano esercizio, diretto o indiretto, di pubblici poteri ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale
Secondo il P.C.M. n. 174/1994 art. 2, sono riservati ai cittadini con cittadinanza italiana le funzioni che comportano l’elaborazione, la decisione, l’esecuzione di provvedimenti autorizzativi e coercitivi e mansioni di controllo di legittimità e di merito
solo ai soggetti titolari dello status di rifugiato ovvero di protezione sussidiaria è stato riconosciuto in maniera esplicita il diritto di partecipare alle selezioni per il pubblico impiego, secondo le modalità e nei casi previsti per i cittadini europei. Lo stesso diritto è stato altresì esteso ai familiari extracomunitari del cittadino titolare dello status di protezione internazionale presente nel territorio nazionale (art. 25, D.Lgs. n. 251/2007 ha dato esecuzione alla Direttiva 2004/83/CE)
C’è stata un’apertura giurisprudenziale degli impieghi nelle PPAA, in particolare è stata definita discriminatoria l’esclusione dei cittadini di Paesi terzi da:
operatore tecnico di assistenza nelle strutture ospedaliere, tecnico informatico nell’università, personale addetto alla operazioni di rilevamento per il censimento, impiegato amministrativo al Ministero dell’Interno, insegnante, educatore di strada e, specialmente, di operatori socio-sanitari ed infermieri
LA REDAZIONE DI BANDI DI CONCORSO LEGITTIMI E NON DISCRIMINATORI
Novità in merito ai criteri per stabilire i posti da riservare ai cittadini nazionali:
si applica il principio di libera circolazione e quindi se ricorrono o meno i criteri, elaborati dall’ordinamento europeo, che consentono di riservare un impiego ai cittadini nazionali.
Tali criteri sono costituiti dall’esercizio, diretto o indiretto, di poteri pubblici e dalla tutela degli interessi generali dello Stato o delle pubbliche collettività
Le amministrazioni potranno riservare l’accesso ai lavoratori italiani solo se, espletate le necessarie verifiche, quel determinato impiego soddisfa tutti i criteri elaborati dalla giurisprudenza europea, quali:
esercizio, diretto ovvero indiretto, di poteri pubblici;
tutela dell’interesse dello Stato ovvero delle collettiva pubbliche;
esercizio di poteri d’imperio in modo abituale, e che tali poteri non rappresentino una parte molto ridotta delle attività e comportino un potere di valutazione e decisione.
Al fine di evitare di predisporre bandi discriminatori, le amministrazioni sono tenute ad ammettere, in ragione della normativa vigente, ai bandi di concorso non riservati ai cittadini italiani i seguenti soggetti:
cittadini italiani (sono equiparati ai cittadini italiani i cittadini della Repubblica di San Marino ai sensi dell’art. 4 della L. n. 1320/1939);
cittadini europei (art. 38, comma 1, del D.Lgs. n. 165/2001);
familiari di cittadini comunitari non aventi cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione Europea che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente (art. 38, comma 1, del D.Lgs. n. 165/2001);
cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (art. 38, comma 3 bis, del D.Lgs. n. 165/2001);
titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria (art. 38, c. 3 bis, del D.Lgs. n. 165/2001);
familiari non comunitari del titolare status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria presenti sul territorio nazionale che individualmente non hanno diritto a tale status (art. 22, comma 2, del Lgs. n. 251/2007)
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