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Timestamp: 2017-06-24 19:29:13+00:00
Document Index: 71283679

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 22', 'art. 33', 'art. 32', 'art. 388', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'arte 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 6', 'art. 117', 'art. 111', 'art. 117', 'art. 51', 'art. 47', 'art. 51', 'art. 48', 'art. 52', 'art. 48', 'art. 52', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 158', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 47', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 415', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

1 . N /2009 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 3000 del 2009, proposto da: Regione Lombardia, in persona del Presidente della Giunta Regionale pro tempore, rappresentata e difesa dall Avv. Federico Tedeschini, dall Avv. Catia Gatto, dall Avv. Pio Dario Vivone, con domicilio eletto presso l Avv. Federico Tedeschini in Roma, Largo Messico, n. 7;; contro -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall Avv. Sergio Vacirca, dall Avv. Vittorio Angiolini e dall Avv. Marco Cuniberti, con domicilio eletto presso l Avv. Sergio Vacirca in Roma, via Flaminia, n. 1955;; nei confronti di Franca Alessio, nella qualità di curatrice speciale di-omissis-, rappresentata e difesa dall Avv. Giovanna Fiore, con domicilio eletto presso lo stesso Avv. Giovanna Fiore in Roma, via degli Scipioni, n. 94;; Azienda Ospedaliera Ospedale di Lecco, appellata non costituita;; per la riforma della sentenza del T.A.R. LOMBARDIA - MILANO: SEZIONE III n /2009, resa tra le parti, concernente il trattamento sanitario di-omissis-;; 1/672 Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;; Viste le memorie difensive;; Visti tutti gli atti della causa;; Visto l art. 22, comma 8, del d. lgs. 196/2003 Relatore nell udienza pubblica del giorno 17 luglio 2014 il Cons. Massimiliano Noccelli e uditi per le parti l Av. Vivone e l Avv. Angiolini;; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO 1. -OMISSIS-, nella sua qualità di tutore di-omissis-, impugnava avanti al T.A.R. Lombardia la nota della Regione Lombardia prot. n. M del , con la quale il Direttore Generale della Direzione Generale Sanità respingeva la richiesta, formulata dal predetto con atto di significazione e diffida del , che la Regione mettesse a disposizione una struttura per il distacco del sondino naso-gastrico che alimentava e idratava artificialmente la predetta- OMISSIS-, in stato di coma vegetativo permanente, in seguito all autorizzazione rilasciata dalla Corte di Appello di Milano, con decreto del , nel giudizio di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, sez. I, , n , e in sede di reclamo contro provvedimento del giudice tutelare del Tribunale di Lecco. 2. Nell impugnato provvedimento la Regione Lombardia, pur manifestando sentimenti di solidarietà e vicinanza al tutore per quanto stava accadendo alla sua famiglia, con la predetta nota respingeva la richiesta del tutore, in quanto le strutture sanitarie sono deputate alla presa in carico diagnostico assistenziale dei pazienti e in tali strutture, hospice compresi, deve essere garantita l assistenza di base che si sostanzia nella nutrizione, idratazione e accudimento delle persone e, in particolare, negli hospice possono essere accolti solo malati in fase terminale. 3. La nota aggiungeva che il personale sanitario che avesse proceduto, in una delle strutture del Servizio Sanitario, alla sospensione dell idratazione e alimentazione artificiale sarebbe venuto meno ai propri obblighi professionali e di servizio, 2/673 anche in considerazione del fatto che il provvedimento giurisdizionale, di cui si chiedeva l esecuzione, non conteneva un obbligo formale di adempiere a carico di soggetti o enti individuati. 4. Avverso tale decisione proponeva ricorso avanti al T.A.R. Lombardia il predetto tutore, deducendo, con un unico motivo, la violazione e la falsa applicazione degli artt. 2, 13, 32 e 33, comma primo, Cost., e in special modo degli artt. 1, 7, 11 e 25 e ss. della l. 833/1978, in relazione agli artt. 24, 101, 102, 111 e 117 Cost. e ai principi sull esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali, l illogicità manifesta e la manifesta irragionevolezza, lo sviamento e l eccesso di potere. 5. Il ricorrente lamentava che il provvedimento impugnato sostanziasse un autentico atto di ribellione della Regione Lombardia al diritto, come sancito da un pronunciamento giurisdizionale, quale quello della Corte di Appello di Milano, sin dal esecutivo e ormai divenuto anche inoppugnabile, per l essere stata respinta ogni impugnativa contro il medesimo proposta tanto avanti alla Corte costituzionale quanto dinanzi alla Corte di Cassazione. 6. La Regione Lombardia, quale ente istituzionalmente e costituzionalmente competente per i servizi sanitari nonché per il coordinamento e la programmazione degli stessi, ha la responsabilità di assicurare le cure e, dunque, anche l interruzione delle stesse, in conformità dei pronunciamenti giudiziari, e ciò per la generalità dei pazienti che, come-omissis-, erano in carico al Servizio Sanitario Regionale. 7. Assumeva ancora il ricorrente che sarebbe comunque abnorme e manifestamente lesivo della libertà dell esercizio della professionale intellettuale, anche agli effetti dell art. 33, comma 1, Cost. oltre che del diritto alla salute di cui all art. 32 Cost., che un organo amministrativo della Regione stabilisse quali fossero gli obblighi professionali del medico in riferimento a cure e trattamenti da praticarsi ad un singolo paziente, poiché ciascuno, adottando tale ordine d idee, potrebbe 3/674 vedersi elargiti o negati dal suo medico trattamenti sanitari o cure ad arbitrio dell Amministrazione. 8. Il rifiuto assoluto della Regione Lombardia, e delle strutture sanitarie da essa programmate e coordinate nell ambito del servizio pubblico, a collaborare all esecuzione di un provvedimento giurisdizionale esecutivo, doveva quindi, ad avviso del ricorrente, ritenersi gravemente illegittimo, anche dal punto di vista dell art. 388, comma secondo, c.p. o di altre norme penali che sanzionano l elusione o la violazione delle decisioni giudiziarie. 9. Il ricorrente chiedeva quindi al T.A.R. lombardo di annullare l atto impugnato, condannando l Amministrazione al risarcimento del danno. 10. Si costituivano nel giudizio di prime cure la Regione Lombardia, eccependo il difetto di giurisdizione del g.a. e comunque, nel merito, resistendo al ricorso, nonché la curatrice speciale dell interdetta, Avv. Franca Alessio, aderendo al ricorso medesimo. 11. Con successiva istanza cautelare, depositata il , il ricorrente domandava idonea tutela cautelare, volta ad assicurare l esecuzione del decreto della Corte d Appello di Milano. 12. Nella camera di consiglio del , fissata per l esame dell istanza cautelare, il T.A.R. Lombardia, ritenuto di poter decidere la controversia in forma semplificata, ai sensi dell art. 26 della l. 1034/1971 al tempo vigente, stante anche la rinuncia alla domanda risarcitoria proposta dal ricorrente, tratteneva la causa in decisione. 13. Il T.A.R. Lombardia, con sentenza n. 214 del , accoglieva il ricorso di -OMISSIS- e annullava il provvedimento impugnato. 14. Il T.A.R. riteneva anzitutto sussistente la propria giurisdizione, osservando che la tutela di un diritto fondamentale, come quello alla salute, ben poteva spettare anche alla cognizione di questi, laddove essa dovesse misurarsi con l esercizio di un potere autoritativo da parte dell amministrazione sanitaria, a ciò non ostando il 4/675 preteso carattere incomprimibile di tale diritto, posto che il giudice amministrativo disponeva di tutti i poteri idonei ad assicurare una tutela giurisdizionale piena ed effettiva alla lesione di diritti fondamentali asseritamente incisi dall illegittimo esercizio del potere. 15. Nel merito il T.A.R. stigmatizzava il provvedimento impugnato, per aver esso illegittimamente vulnerato il diritto costituzionale di rifiutare le cure, siccome riconosciuto ad-omissis- dalla sentenza della Cass., sez. I, , n , quale diritto di libertà assoluto, il cui dovere di rispetto si impone erga omnes, nei confronti di chiunque intrattenga con l ammalato il rapporto di cura, non importa se operante all interno di una struttura sanitaria pubblica o privata. 16. Secondo il giudice di prime cure, pertanto, il paziente che rifiuta le cure e, quindi, anche l alimentazione e l idratazione artificiale, ha diritto a che le siano apprestate tutte le misure, suggerite dagli standards scientifici riconosciuti a livello internazionale, atte a garantirle un adeguato e dignitoso accudimento accompagnatorio della persona, durante tutto il periodo successivo alla sospensione del trattamento di sostegno vitale, rientrando ciò a pieno titolo nelle funzioni amministrative di assistenza sanitaria. 17. L Amministrazione Sanitaria, conformandosi alla sentenza, avrebbe dovuto, in ossequio ai principi di legalità, buon andamento, imparzialità e correttezza, indicare la struttura sanitaria dotata dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, tali da renderla confacente agli interventi e alle prestazioni strumentali all esercizio della libertà costituzionale di rifiutare le cure, al fine di evitare all ammalata o al tutore o curatore di lei, nel suo interesse, di indagare quale struttura sanitaria sia meglio equipaggiata al riguardo. 18.-OMISSIS-, frattanto, decedeva ad Udine il Avverso la sentenza del T.A.R. lombardo ha comunque proposto appello la Regione Lombardia, chiedendo al Consiglio di Stato di annullare e/o riformare l appellata sentenza, previa se del caso sollevazione dell eccepita questione di 5/676 legittimità costituzionale degli artt. 51 e 52 c.p.c. per violazione degli artt. 111 e 117, comma primo, Cost. 20. La Regione Lombardia, nell affermare il proprio perdurante interesse alla decisione della controversia, ha proposto quattro motivi di censura: 1) l assenza di imparzialità del giudice di primo grado e la nullità della sentenza impugnata o, in subordine, la questione di legittimità costituzionale degli artt. 51 e 52 c.p.c. 2) il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo a conoscere della presente controversia;; 3) la illegittimità della sentenza per violazione della normativa in materia di erogazione dei servizi sanitari e per illogicità e contraddittorietà della motivazione;; 4) la illegittimità della sentenza per erronea interpretazione del decreto della Corte d Appello di Milano del Si è costituito l appellato, -OMISSIS-, domandando di dichiarare inammissibile e, comunque, di respingere l avversario gravame e si è costituita, altresì, la curatrice speciale di-omissis-, opponendosi anch ella all accoglimento dell appello, 22. Nella pubblica udienza del il Collegio, uditi i difensori delle parti, ha trattenuto la causa in decisione. DIRITTO 1. Oggetto del presente giudizio, come si è già esposto nella parte in fatto, è la legittimità del provvedimento con il quale la Regione Lombardia ha respinto la richiesta, formulata da -OMISSIS-, tutore di-omissis-, che la Regione mettesse a disposizione una struttura per il distacco del sondino naso-gastrico che alimentava e idratava artificialmente la predetta-omissis-, in stato di coma vegetativo permanente. 2. Il T.A.R. Lombardia, come pure si è accennato, ha ritenuto illegittimo tale 6/677 provvedimento e lo ha conseguentemente annullato con la sentenza n. 214 del , impugnata avanti a questo Consiglio dalla Regione Lombardia. 3. La Regione Lombardia anzitutto ritiene tuttora sussistente il proprio interesse ad agire, nonostante l intervenuto decesso di-omissis-, ad una pronuncia d appello sulla legittimità del proprio operato, sottolineando, anzitutto, che attualmente esistono più di 400 persone in situazione di stato vegetativo permanente in carico al Servizio Sanitario Regionale, sicché la sentenza del T.A.R. Lombardia costituirebbe un pericoloso precedente, capace di rendere addirittura attraente (p. 6 del ricorso) il sistema sanitario lombardo per famiglie di soggetti in stato vegetativo permanente che desiderino un trattamento analogo a quello richiesto dal tutore di-omissis-. 4. Nella perdurante assenza di un intervento del legislatore nazionale, che regoli i drammatici aspetti relativi alle dichiarazioni anticipate di trattamento, un eventuale passaggio in giudicato della sentenza qui avversata e per le motivazioni qui contestate, secondo la Regione, costituirebbe infatti un precedente pericolosissimo, capace di influenzare le eventuali richieste, di analogo contenuto, da parte di altri pazienti e le scelte dell Amministrazione sanitaria. 5. Non potrebbe quindi negarsi un interesse, anche solo strumentale o morale, ad una pronuncia del giudice, anche al fine di orientare autorevolmente la futura attività della pubblica amministrazione. 6. Inoltre la pronuncia sulla legittimità dell atto avrebbe, comunque, una perdurante utilità ai fini della domanda risarcitoria, rinunciata nel presente giudizio da parte del tutore di-omissis-, ma pur sempre proponibile una volta che sia passata in giudicato la sentenza che abbia accertato l illegittimità dell atto, annullandolo. 7. La persistenza di un concreto ed attuale interesse ad agire, in capo alla Regione appellante, è fermamente contestata dall appellato, -OMISSIS-, il quale sostiene l inammissibilità dell appello, in quanto esso costituirebbe un tentativo surrettizio, 7/678 illegittimo e dunque, proprio in quanto tale, inammissibile di rimettere in discussione il contenuto e gli effetti vincolanti, per il caso di-omissis- e per esso solo, derivanti da pronunciamenti divenuti inoppugnabili dell autorità giudiziaria ordinaria. 8. La riprova di tale dedotta inammissibilità starebbe, secondo l appellato, nella memoria depositata dalla Regione Lombardia per l udienza pubblica del , memoria nella quale, a p. 6, la Regione pone al Collegio delle questioni di principio, già risolte dalla Cassazione nella sentenza della sez. I, , n , riguardanti la natura di trattamento sanitario riconoscibile all alimentazione e all idratazione artificiali;; la configurabilità di un eventuale abbandono del malato in ipotesi di accanimento terapeutico, l erogabilità di una prestazione sanitaria, come quella richiesta da -OMISSIS-, ad opera e a carico del Servizio Sanitario;; il potere riconosciuto dall ordinamento ad un qualsivoglia organo giurisdizionale, ordinario o amministrativo che sia, di imporre agli operatori sanitari di interrompere la nutrizione e l idratazione artificiali, determinando ineluttabilmente il decesso del malato. 9. L appello della Regione, sostiene il tutore nella memoria di replica (p. 7), non riguarderebbe dunque la sentenza del T.A.R., pur formalmente impugnata, ma mirerebbe, per vie traverse e non consentite, a fungere da impugnazione delle decisioni delle autorità giudiziarie ordinarie, Corte di Cassazione e Corte d Appello di Milano, dei cui effetti vincolanti ed inoppugnabili, per il caso di- OMISSIS-, il T.A.R. ha tenuto doverosamente conto nella sentenza impugnata. 10. Di qui, secondo la difesa dell appellato, la radicale inammissibilità dell appello proposta dalla Regione Lombardia. 11. Ritiene il Collegio, seppur con le precisazioni che di seguito verranno esposte, che l appello sia assistito da un persistente, concreto ed attuale, interesse ad agire da parte della Regione appellante, nonostante l intervenuto decesso di-omissis In effetti, anche a voler tacere della perdurante utilità di una pronuncia di 8/679 questo Consiglio ai soli eventuali fini risarcitori, sussiste senza dubbio un interesse, quanto meno morale, ad una decisione, nel presente giudizio di appello, sul corretto o non corretto agire della Regione in una vicenda tanto peculiare e delicata sul piano del rapporto tra pretesa del privato e pubblico interesse Sul punto la giurisprudenza di questo Consiglio è costante, infatti, nell affermare che la dichiarazione di improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse presuppone che, per eventi successivi alla instaurazione del giudizio, debba essere esclusa l utilità dell atto impugnato, ancorché meramente strumentale o morale, ovvero che sia chiara e certa l inutilità di una pronuncia di annullamento dell atto impugnato (v., ex plurimis, Cons. St., sez. V, , n. 70) La sopravvenienza deve essere cioè tale da rendere certa e definitiva l inutilità della sentenza, per aver fatto venir meno per il ricorrente o per l appellante qualsiasi residua utilità della pronuncia del giudice, anche soltanto strumentale o morale (cfr., ancor più di recente, Cons. St., sez. IV, , n. 2231) Ora è ben apprezzabile, concreto e tuttora attuale, l interesse della Regione a veder definitivamente accertata la legittimità, in ipotesi, del proprio operato e, in particolare, del provvedimento con il quale essa ha respinto la richiesta del tutore non già, si noti, adducendo una impossibilità materiale di eseguire la prestazione, per specifiche ragioni attinenti alla personale situazione del paziente o di una singola struttura, ma esercitando un vero e proprio potere discrezionale inteso a definire e ad affermare che, tanto sul piano dell ordinamento generale che su quello organizzativo del settore sanitario, la prestazione richiesta esulerebbe, come si legge nell ultima memoria regionale depositata in vista dell udienza del (p. 2), dal novero dei compiti da essa legittimamente eseguibili La Regione Lombardia ha dunque, in questo senso, un perdurante interesse a veder dichiarata in via definitiva la eventuale legittimità del potere in concreto 9/6710 esercitato anzitutto, se non esclusivamente, nella vicenda che ne occupa, senza dire che il ricorrente potrebbe comunque chiedere il risarcimento dei danni conseguenti all accertata illegittimità della delibera regionale, stante anche il fatto che egli aveva rinunciato alla domanda risarcitoria inizialmente proposta avanti al T.A.R., ma non certo all azione e, dunque, all eventuale diritto di chiedere il ristoro dei danni in ipotesi subiti, una volta passata in giudicato la sentenza di annullamento L esigenza di tutela giurisdizionale (Rechtsschutzbedürfnis) rappresentata dalla Regione, con il proposto appello, non attiene dunque ad una astratta declaratoria iuris o al mero ripristino della legalità violata e, cioè, all affermazione di un principio generale inerente alla legittimità di un qualsivoglia potere in materia, ma al concreto esercizio del potere manifestatosi nel caso di specie La circostanza che la Regione sottolinei l effetto orientativo che il giudicato potrebbe avere sulla futura azione della p.a., per casi analoghi, nulla toglie alla concretezza e all attualità dell interesse, anzitutto morale, della Regione a vedere accertata la legittimità del potere esercitato nella specifica vicenda qui esaminata, anche se essa si è definitivamente esaurita, con la morte di-omissis-, sul piano umano. 12. È appena il caso qui di aggiungere e chiarire, per dissipare ogni possibile equivoco e fugare qualsivoglia ambiguità insita nel rilievo, pur corretto, che il giudicato amministrativo ha anche l effetto di orientare il legittimo agire della p.a. per il futuro, che non compete certo a questo Collegio rimettere in discussione il contenuto e gli effetti dei provvedimenti giurisdizionali la sentenza della Corte di Cassazione e il decreto della Corte d Appello di Milano nel giudizio di rinvio che hanno interessato la concreta e dolorosa vicenda di-omissis-, provvedimenti costituenti ormai res iudicata, al di là delle adesioni e delle critiche che essi hanno ricevuto da parte di commentatori e studiosi e, soprattutto, dell ampio dibattito che hanno suscitato nell opinione pubblica o in ambito parlamentare e in altre sedi 10/6711 istituzionali Non può e non deve quindi questo Collegio interpretare o reinterpretare tali provvedimenti né, ancor meno, costruire sulla loro base regulae iuris, conformi o difformi rispetto al loro definitivo contenuto decisorio, che abbiano una portata generale o che, addirittura, si sostituiscano ad una eventuale volontà del legislatore, che resta pur sempre libero di disciplinarli ed è il solo chiamato, per la delicatezza di tale materia, a tale arduo compito, ma solo valutare, sulla base dell ordinamento vigente, la correttezza della decisione impugnata, nell annullare il provvedimento regionale di diniego opposto alla richiesta del tutore, e attraverso questa, nei limiti dell effetto devolutivo connesso ai soli motivi di doglianza qui proposti, la legittimità del potere esercitato dalla Regione con il provvedimento in primo grado impugnato. 13. L appello della Regione Lombardia, per le esposte ragioni, appare dunque pienamente ammissibile e procedibile. 14. La Regione Lombardia, ciò premesso, eccepisce in via preliminare, con un primo motivo di doglianza (pp. 8-15), l assenza di imparzialità del giudice di primo grado e la conseguente nullità della sentenza e pone, in subordine, questione di legittimità costituzionale degli artt. 51 e 52 c.p.c., laddove interpretati letteralmente e secondo il costante orientamento interpretativo di questo Consiglio, per violazione degli artt. 111 e 117, comma primo, Cost., con riferimento all art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell uomo, come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell uomo L appellante lamenta, in estrema sintesi, che il dott. Dario Simeoli, estensore della sentenza, aveva pubblicato, nel fascicolo 7-8 dell anno 2008, p. 1727, della rivista Giustizia Civile, una nota alla sentenza della Cass., sez. I, , n , proprio relativa alla vicenda di-omissis-, nella quale egli avrebbe espresso il proprio apprezzamento sulla sentenza, sottolineando come nella diversa sede contenziosa, ovvero di accertamento dell illiceità del rifiuto da parte 11/6712 dei sanitari di dare corso all indicazione del legale rappresentante di interrompere la terapia salvavita, il giudice possa fornire ogni tutela specifica anche condannatoria Secondo la Regione non vi è chi non veda come le convinzioni manifestate dal dott. Simeoli siano state recepite pedissequamente nella sentenza da lui redatta e in questa sede impugnata Il caso di cui si è occupato il T.A.R. Lombardia nella sentenza qui impugnata, infatti, aveva proprio ad oggetto il rifiuto, da parte dell Amministrazione sanitaria, di dar corso alla richiesta, avanzata dal tutore di- OMISSIS-, di indicare la struttura sanitaria all interno della quale si sarebbe dovuta interrompere la terapia E puntualmente, sottolinea la Regione, il dott. Simeoli avrebbe affermato nella sentenza che la Regione Lombardia si è posta in contrasto con l ordinamento giuridico e le ha ordinato, conseguentemente, di indicare la struttura sanitaria all interno della quale interrompere le cure In altre parole il giudice amministrativo, esattamente come aveva affermato il dott. Simeoli nella sua nota alla sentenza della Cassazione, avrebbe somministrato proprio quella tutela specifica necessaria al fine di interrompere la terapia salvavita Anche la complessiva e discutibile motivazione, che sorregge la sentenza impugnata, dimostrerebbe, ad avviso dell impugnante Regione, l assenza di imparzialità, da parte del primo giudice, poiché le forzature giuridiche (p. 10 del ricorso), che sarebbero contenute nella sentenza, contribuirebbero a mostrare l assenza di imparzialità di cui sostanzialmente la Regione si duole Da altro punto di vista, pur connesso all ordine di censure qui esposto, la causa sarebbe stata decisa dal Collegio, con sentenza semplificata ai sensi dell art. 26 della l. 1034/1971, con un uso improprio e affrettato di tale rito, pur a fronte di questione sì complessa e delicata, dimostrando come il dott. Simeoli, prima di 12/6713 essere investito della questione, aveva già studiato i fatti di causa, si fosse formato una convinzione in merito all esito del giudizio e, soprattutto, l avesse già chiaramente e pubblicamente manifestata La Regione, insomma, vuol sostenere, come essa stessa afferma (p. 11 del ricorso in appello), che il giudice estensore della sentenza impugnata ha giudicato secondo la sua scienza privata e non soltanto come la Costituzione impone sulla base degli atti di causa. 15. Soggiunge la Regione di ben conoscere l orientamento di questo Consiglio, secondo il quale, ai sensi del combinato disposto degli artt. 51 e 52 c.p.c., si verterebbe in una situazione di astensione facoltativa, per la quale non è consentito alle parti di proporre ricusazione, e che anche la violazione del dovere di astenersi, da parte del giudice, nelle ipotesi di astensione obbligatoria, non è causa di nullità della sentenza in difetto di tempestiva istanza di ricusazione (pp del ricorso), ma essa assume, cionondimeno, che il testo riformato dell art. 111 Cost., come anche la costante interpretazione dell art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell Uomo da parte della Corte EDU, costituente parametro interposto di costituzionalità ai sensi dell art. 117 Cost., impongano ora una interpretazione, costituzionalmente orientata, alla stregua della quale la situazione, in cui versa un giudice che si esprime precedentemente sui fatti di causa anticipando sostanzialmente l esito del giudizio, integra una situazione di astensione obbligatoria, la cui mancata attuazione vizia di nullità l intera sentenza. 16. La Regione chiede, pertanto, che questo Consiglio, laddove aderisca alla tradizionale interpretazione degli artt. 51 e 52 c.p.c., sollevi questione di costituzionalità, nei termini appena riassunti, nella parte in cui non dispongono che il giudice sia obbligato ad astenersi nei casi in cui ha già anticipato l esito sostanziale del giudizio, per violazione dell art. 111 e dell art. 117, comma primo, Cost., nella parte relativa al rispetto degli obblighi derivanti da vincoli internazionali. 13/6714 17. L eccezione di nullità, come anche la subordinata questione di costituzionalità, deve essere disattesa Il motivo è anzitutto inammissibile Occorre muovere dal presupposto di principio secondo cui i casi di astensione obbligatoria del giudice di cui all art. 51 c.p.c., applicabili anche al processo amministrativo, nella previgente disciplina processuale applicabile ratione temporis ai sensi dell art. 47 del r.d. 17 agosto 1907 n. 642, sono di stretta interpretazione, in quanto incidono sulla capacità del giudice, determinando una deroga ai principi del giudice naturale precostituito per legge (Cons. St., sez. IV, , n. 6370) Anche volendo però, in ipotesi, accedere alla ricostruzione costituzionalmente orientata della normativa in materia di astensione e ricusazione, alla stregua della quale l opinione espressa dal giudice in sede scientifica costituirebbe un pregiudizio integrante un motivo di astensione obbligatoria che, pur non rientrando nelle ipotesi tassative dell art. 51 c.p.c., sarebbe nondimeno ricavabile dal sistema, l appellante Regione non ne ha tratto le debite conseguenze, sul piano processuale, e non ha tempestivamente proposto istanza di ricusazione, proprio per l assunta natura obbligatoria di tale astensione, nel giudizio di primo grado È la stessa Regione, consapevole di tale decisivo inadempimento processuale, a ricordare di non aver proposto ricusazione nei termini previsti dall art. 48 del r.d. 642/1907 e dall art. 52 c.p.c. (p. 14 del ricorso in appello) né basta certo a giustificare la mancata tempestiva proposizione dell istanza l affermata circostanza che la scelta del primo giudice di decidere la controversia in forma semplificata avrebbe reso praticamente impossibile, alla difesa regionale, sollevare tempestiva istanza di ricusazione, poiché tale istanza poteva e doveva essere formulata, se del caso, tre giorni prima dell udienza fissata per la trattazione dell istanza cautelare o, al più tardi, oralmente all udienza prima 14/6715 dell inizio della discussione, come prevedono sia l art. 48 del r.d. 642/1947 che l art. 52, comma secondo, c.p.c Non rileva, quindi, che il Collegio venga costituito a ridosso della data di trattazione, come sostiene l appellante, perché comunque l art. 48, comma primo, del r.d. 642/1907 prevede anche l ipotesi che il ricusante non conosca i nomi dei giudici designati almeno tre giorni prima dell udienza, disponendo che, in tal caso, l istanza di ricusazione sia proposta in limine oralmente, all udienza, prima della discussione La Regione non ha convincentemente dimostrato, del resto, di aver avuto notizia della nota a sentenza solo dopo il passaggio in decisione, non bastando certo a tal fine la mera allegazione che la notizia di tale nota fosse riportata nel quotidiano Avvenire del Anche quindi volendo ammettere, a dispetto di ogni rigorosa tassatività in materia, che il caso rientri in una ipotesi di astensione obbligatoria, peraltro non prevista dall ordinamento processuale, la mancata tempestiva proposizione, in primo grado, dell istanza di ricusazione o, in subordine, della questione di costituzionalità degli artt. 51 e 52 c.p.c., rende il motivo del tutto inammissibile, al di là della sua infondatezza nel merito, e la questione di costituzionalità sollevata in subordine del tutto irrilevante ai fini del decidere, perché la mancata astensione del giudice, nelle ipotesi di sua obbligatorietà, non può costituire motivo di nullità della sentenza, ma solo motivo di ricusazione ai sensi dell art. 52 c.p.c. e la costante giurisprudenza in materia ritiene che il mancato esercizio del potere di ricusazione del giudice, entro i termini previsti, precluda alla parte di far valere, in sede di impugnazione, la nullità della sentenza pronunciata dal giudice che abbia violato l obbligo di astensione Sia questo Consiglio (sez. VI, , n. 1049) che la Corte di Cassazione (sez. I, , n ) hanno confermato, infatti, la fondatezza della ricostruzione esegetica secondo la quale è manifestamente infondata la eccezione 15/6716 di incostituzionalità degli artt. 51 e 52 c.p.c., in relazione agli artt. 3, 24, 101 e 104 Cost., laddove non prevedono né la nullità dei provvedimenti resi dai giudici obbligati alla astensione né la possibilità di tardive ricusazioni, all uopo puntualmente richiamando la interpretazione restrittiva del giudice delle leggi (decisioni n. 363 del 1998;; nn. 326 e 357 del 1997) La ratio di tale orientamento riposa nella constatazione che il legislatore alla parte che ritenga violato l obbligo di astensione riconosce il diritto di ricusazione nel termine previsto dall art. 52, comma secondo, c.p.c. e, dunque, un valido strumento per evitare di essere giudicati da colui del quale contesti la obbiettività, mentre la scelta di non far conseguire alla inosservanza dell obbligo di astensione la nullità della sentenza e di imporre un termine per la ricusazione risponde alla esigenza di impedire facili strumentalizzazioni all uso di tale istituto, che verrebbe utilizzato secundum eventum litis, con la vanificazione di complesse attività giudiziarie espletate Detta impostazione, ancora di recente riaffermata dalla Cassazione civile (sez. I, , n ) e da questo Consiglio (sez. IV, , n. 2355) si coniuga con quella, che del pari costituisce ius receptum, secondo la quale la pretesa incompatibilità di uno dei giudici che hanno composto il collegio può esser fatta valere soltanto con la ricusazione nelle forme e nei termini di cui all art. 52 c.p.c. e non dà luogo al vizio di costituzione ravvisabile solo quando gli atti giudiziali siano posti in essere da persona estranea all ufficio (Cass., sez. I, , n ) Il vizio relativo alla costituzione del giudice per la violazione dell obbligo di astensione non può essere dedotto quale motivo di nullità della sentenza, ai sensi dell art. 158 c.p.c., poiché l art. 111 Cost., nel fissare i principi fondamentali del giusto processo, ha demandato al legislatore ordinario di dettarne la disciplina anche attraverso gli istituti dell astensione e della ricusazione, sancendo, come affermato dalla Corte costituzionale (sentenza n. 387 del 1999), 16/6717 che in considerazione della peculiarità del processo civile, fondato sull impulso paritario delle parti non è arbitraria la scelta del legislatore di garantire l imparzialità e la terzietà del giudice solo attraverso gli istituti dell astensione e della ricusazione (Cass., sez. II, , n. 7702) Ad analoghe conclusioni è pervenuta, per il processo amministrativo, anche la giurisprudenza di questo Consiglio (sez. VI, , n. 1049). 18. In ogni caso, quand anche si prescinda da tale assorbente rilievo, sul piano processuale, e finanche dalla questione della riconducibilità dell ipotesi qui dedotta ad un caso di astensione obbligatoria ricavabile dal sistema dei principi costituzionali ed europei, ritiene il Collegio che, di fatto, il giudice non sia venuto meno al suo dovere di imparzialità Nella nota in questione il dott. Simeoli non ha espresso alcun convincimento sull illegittimità del provvedimento impugnato avanti al T.A.R. Lombardia e, quindi, non si è in alcun modo pronunciato anticipatamente sulla specifica res iudicanda portata alla sua cognizione, ma si è limitato semplicemente a manifestare, in via di principio e senza alcun riferimento al giudizio in oggetto, un opinione scientifica, secondo la quale il giudice potrebbe assicurare la doverosa tutela specifica, anche condannatoria, di fronte ad un illecito rifiuto, da parte dei sanitari, di dar corso alla volontà del paziente, siccome ricostruita dal tutore, nel contraddittorio con il curatore speciale, ed accertata in sede giudiziale Tale tutela, come si legge nella nota, può essere assicurata solo di fronte all eventuale accertamento dell illiceità di tale rifiuto, ma non si parla né del provvedimento adottato dalla Regione Lombardia né di una sua illiceità, sicché, al di là del fatto che il dott. Simeoli abbia annotato, in senso adesivo, la sentenza della Cassazione pronunciata nel caso -OMISSIS-, l appellante non spiega per quale motivo il dott. Simeoli avrebbe dovuto astenersi solo per aver manifestato un opinione scientifica su una questione di diritto che non riguardava, e non poteva riguardare, il concreto provvedimento impugnato avanti al T.A.R. 17/6718 18.3. Nella nota alla sentenza non si afferma, infatti, che ogni eventuale rifiuto dei sanitari sarebbe stato per ciò solo illegittimo né, ancor meno, si parla del rifiuto opposto dalla Regione nella nota in questa sede impugnata, onde non è dato comprendere in qual modo il giudice avrebbe espresso un pregiudizio sulla specifica e concreta res iudicanda che, giova ripeterlo, è unicamente lo specifico e concreto provvedimento qui impugnato, di cui mai si fa menzione nella nota a sentenza Né certo giova a corroborare l assunto che il giudice abbia pronunciato sulla questione secondo un pregiudizio ed ex privata scientia, come afferma la Regione, il solo fatto che il Collegio abbia deciso di definire la sentenza in forma semplificata, ai sensi dell art. 26 della l. 1034/1971, posto che, se anche tale scelta processuale, peraltro rimasta inoppugnata, sullo specifico punto, per la mancata articolazione di uno specifico motivo di censura inerente alla violazione del citato art. 26, possa apparire opinabile al cospetto di questione sì complessa, certo da tale scelta legittimamente adottata dal Collegio non può desumersi in alcun modo l esistenza di una prescienza, addirittura privata e comunque antecedente all instaurazione del giudizio, della res iudicata, prescienza che in alcun modo emerge dalla lettura del provvedimento impugnato, che si è attenuto rigorosamente solo agli atti di causa, e men che mai di un pregiudizio o di un preconcetto convincimento circa il merito della questione Le ragioni addotte dal T.A.R. a base del proprio convincimento, infatti, nulla hanno a che vedere con l analisi della sentenza della Cassazione, contenuta nella nota del dott. Simeoli, né una loro analisi rivela che esse, ben lungi dal contenere forzature giuridiche (p. 10), abbiano in qualche modo mutuato o pedissequamente riprodotto argomentazioni contenute nella nota, che del resto mai il provvedimento regionale ha riguardato né mai avrebbe potuto riguardare Il Collegio non ignora che ancor di recente, nella sentenza n. 194 del , la Corte costituzionale, nel ribadire la fondamentale rilevanza del 18/6719 principio di imparzialità del giudice, ha stabilito che le soluzioni legislative per realizzare questo principio non debbono prefigurare moduli necessariamente identici per tutti i tipi di processo, ma deve essere, comunque, osservata la regola che il giudice rimanga sempre super partes ed estraneo rispetto agli interessi oggetto del processo e sia assicurato quel minimo di garanzie ragionevolmente idonee allo scopo Ma nel caso di specie, per quanto attiene alla disciplina del processo amministrativo, che ai sensi dell art. 47 del r.d. 642/1907 era mutuata nella previgente disciplina processuale da quella del processo civile, il giudice non è venuto meno a questo principio, per aver anticipato il suo giudizio in ordine alla specifica res iudicanda, né sussistono gravi ragioni di convenienza, legate a proprie situazioni personali, che ne farebbero venir meno la terzietà. 19. Ne consegue che la vicenda di cui è causa non rientra in alcuna delle ipotesi di astensione, obbligatoria e nemmeno facoltativa, contemplate dagli artt. 51 e 52 c.p.c., con conseguente irrilevanza, anche per tale ragione, della questione di costituzionalità sollevata in via subordinata dalla Regione appellante. 20. Occorre adesso esaminare, seguendo lo stesso ordine delle questioni proposto dall appellante e non, come pure ha affermato questo Consiglio nella sentenza dell Adunanza plenaria n. 4 del 2011, l ordine del loro esame consigliato dalla loro pregiudizialità logico-giuridica, la questione pregiudiziale inerente alla giurisdizione, in questa sede riproposta, appunto con il terzo motivo (pp ), da parte della Regione appellante, benché la questione della giurisdizione, nell ordine delle questioni pregiudiziali, debba ritenersi la prima, come ha chiarito la citata sentenza dell Adunanza plenaria Ritiene il Collegio di poter prescindere, pur non mancando di rilevarne l esistenza, dalla implicita contraddittorietà insita nell impostazione difensiva della Regione che, se da un lato sostiene il proprio persistente interesse ad ottenere una pronuncia d appello sulla legittimità del proprio agire, in riforma 19/6720 della sentenza impugnata, dall altro e tuttavia insiste nell eccepire il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo Il rilievo che l accoglimento di tale ultima eccezione determinerebbe l annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, con conseguente (ripristinata) validità del provvedimento regionale impugnato in prime cure, può forse contribuire a superare le rigorose conseguenze che, sul piano processuale, si dovrebbero pur trarre da tale intrinseca contraddittorietà, ritenendola non decisiva ai fini dell ammissibilità dell eccezione inerente al difetto di giurisdizione, benché non scongiuri del tutto l impressione di un venire contra factum proprium, da parte della Regione, nell assumere, con forza, la persistenza di un interesse, concreto ed attuale ad una pronuncia sulla legittimità di un atto, da parte del giudice amministrativo d appello (e, non si badi, da parte di un qualsivoglia giudice munito di giurisdizione), per poi sostenerne, con altrettanta forza, la cognizione da parte del giudice ordinario. 21. Il Collegio, non senza rilevare tale singolarità, stima comunque di dover esaminare, per la sua assoluta rilevanza, anche tale fondamentale questione, che ha ritenuto di posporre alle altre due sopra esaminate, nonostante la sua indubbia pregiudizialità logico-giuridica rispetto a queste, per un motivo attinente, essenzialmente, ad una più ordinata ed organica sistemazione della materia trattata la quale, per la delicatezza delle questioni dibattute, ne ha reso opportuno, sul piano processuale, una preliminare ed anticipata verifica Certamente la pregiudiziale valutazione della propria potestas iudicandi costituisce un prius logico-giuridico rispetto ad ogni altra questione, ma la motivata inversione dell esame delle questioni, senza che ovviamente ciò comporti irrazionalmente e illegittimamente, oltre che inutilmente, una pronuncia, nel merito, su questioni controverse da parte del giudice che poi si ritenga sfornito di giurisdizione, può essere consentita tutte le volte in cui il giudice ne ravvisi l opportunità, alla luce della materia trattata, non potendo assurgere l ordine 20/67 Vedere altro
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