Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-31843-del-10-12-2018
Timestamp: 2020-08-05 14:26:24+00:00
Document Index: 125976435

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 39', 'art. 295', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 39', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 31843 del 10/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31843 del 10/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 10/12/2018, (ud. 07/11/2018, dep. 10/12/2018), n.31843
sul ricorso 22136-2017 proposto da:
C.I., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OVIDIO 32, presso
lo studio dell’avvocato GUIDO CRASTOLLA, rappresentata e difesa
dagli avvocati PIERO MONGELLI, LUISA CARPENTIERI;
avverso la sentenza n. 625/24/2017 della COMMISSIONE TRIBTUARIA
REGIONALE di BARI SEZIONE DISTACCATA di LECCE, depositata il 23
febbraio 2017;
partecipata del 07 novembre 2018 dal Consigliere Dott. LORENZO DELLI
PRISCOLI.
Rilevato che la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce accoglieva il ricorso della contribuente avverso l’avviso di riclassamento di un immobile, recante modifica delle classi e conseguente aumento della rendita catastale, adottato dall’allora Agenzia del territorio su richiesta del comune di Lecce della L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335;
che l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso affidato a tre motivi mentre la contribuente si costituiva e in prossimità dell’udienza depositava memoria.
Considerato che con il primo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39 e dell’art. 295 c.p.c., per non avere la sentenza impugnata sospeso il giudizio in attesa dell’esito del giudizio pendente presso il giudice amministrativo sulla legittimità degli atti a monte dell’avviso di classamento per cui è causa;
considerato che con il terzo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, in quanto non sarebbe necessario indicare nell’atto di classamento specifiche caratteristiche dell’immobile;
che, dell’art. 39, il successivo comma 1 bis – aggiunto dal D.Lgs. n. 156 del 2015, art. 9, comma 1, lett. o), a decorrere dal 1^ gennaio 2016 – (“La commissione tributaria dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa”) non è evidentemente applicabile al caso di specie, essendo la pregiudizialità invocata rispetto al Consiglio di Stato (Cass. nn. 25766/2018; 23789/2018; 17413 del 2018; 17412 del 2018);
ritenuto che il secondo motivo non è fondato in quanto, come già affermato da questa Corte proprio con riferimento alla procedura di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, in relazione alla L. n. 212 del 2000, art. 7, “la revisione della classificazione di un immobile deve essere motivata in termini che esplicitino in maniera intellegibile le specifiche giustificazioni della riclassificazione concretamente operate” (Cass. nn. 25766/2018; 23789/2018; 11477 del 2018);
ritenuto che il terzo motivo non è fondato in quanto questa Corte ha affermato che in tema di estimo catastale, qualora il nuovo classamento sia stato adottato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nell’ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona in cui l’immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale in tale microzona rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al suddetto rapporto e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorchè da questi ultimi non siano evincibili gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento” e ciò al duplice fine di consentire, da un lato, al contribuente di individuare agevolmente il presupposto dell’operata riclassificazione ed approntare le consequenziali difese, e, dall’altro, per delimitare, in riferimento a dette ragioni, l’oggetto dell’eventuale successivo contenzioso, essendo precluso all’Ufficio di addurre, in giudizio, cause diverse rispetto a quelle enunciate nell’atto (Cass. 25766/2018; 23789/2018; 17413 del 2018; 17412 del 2018; 8741 del 2018); nè può ritenersi sufficiente a tal fine il riferimento a non meglio precisati “interventi pubblici effettuati per la riqualificazione della viabilità interna e dell’arredo urbano” nonchè ad “interventi da parte dei privati per la ristrutturazione degli edifici”. E ciò anche considerando che l’attribuzione di una determinata classe è correlata sia alla qualità urbana del contesto in cui l’immobile è inserito (infrastrutture, servizi, eccetera), sia alla qualità ambientale (pregio o degrado dei caratteri paesaggistici e naturalistici) della zona di mercato immobiliare in cui l’unità stessa è situata, sia infine alle caratteristiche edilizie dell’unità stessa e del fabbricato che la comprende (l’esposizione, il grado di rifinitura, eccetera). Di talchè le espressioni surriportate non sono tali da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni a base della pretesa impositiva, così da consentirgli sia di valutare l’opportunità di esperire l’impugnazione giudiziale, sia, in caso positivo, di contestare efficacemente l’an ed il quantum debeatur (Cass. 25766/2018; 23789/2018; 22900 del 2017; Cass. n. 3156 del 2015);
considerato inoltre che, secondo le sezioni unite, l’Agenzia competente deve specificare se il mutamento è dovuto a una risistemazione dei parametri relativi alla microzona in cui si colloca l’unità immobiliare e, nel caso, indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano (Cass. SU n. 7665 del 2016; in senso analogo 25766/2018; 23789/2018);
considerato infine che la Corte Cost., con la pronuncia n. 249 del 2017, ha da un lato affermato che “la scelta fatta dal legislatore con il censurato comma 335 (L. n. 311 del 2004, art. 1) non presenta profili di irragionevolezza (in quanto) la decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene”, evidenziando però che “la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”;
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 novembre 2018.