Source: https://giurisprudenzaamministrativa.com/2018/03/09/edilizia-illegittimo-ordine-demolizione-basato-su-verbale-di-accertamento-dellabuso-in-cui-ci-si-riserva-ulteriori-misurazioni/
Timestamp: 2020-06-02 16:27:04+00:00
Document Index: 137273773

Matched Legal Cases: ['art. 1230', 'art. 145', 'art. 145', 'art. 1230', 'art. 145', 'art. 3', 'art. 145', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ']

Edilizia: illegittimo ordine demolizione basato su verbale di accertamento dell’abuso in cui ci si riserva ulteriori misurazioni. – Giurisprudenza amministrativa
Edilizia: illegittimo ordine demolizione basato su verbale di accertamento dell’abuso in cui ci si riserva ulteriori misurazioni.
Il verbale di accertamento dell’abuso deve indicare in maniera specifica e dettagliata l’abuso, senza l’utilizzo di formule dubitative o riserve di ulteriori valutazioni.
Il Tar Umbria con la sent. 132/2018 ha riconosciuto l’illegittimità dell’ordine di demolizione di un edificio, laddove nel verbale di accertamento dell’abuso l’Amministrazione si riservi di effettuare ulteriori misurazioni e valutazioni, che poi non sono risultate effettuate. Inoltre, l’Autorità comunale è tenuta a descrivere compiutamente l’entità delle difformità (ex multis T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 14 febbraio 2011, n. 925) occorrendo, in aggiunta ad una descrizione materiale delle difformità contestate, una qualificazione giuridica dell’intervento abusivo, onde consentirne la sussunzione in una delle diverse, e tra loro alternative, fattispecie incriminatici, non potendo evidentemente siffatta operazione avvenire “ex post”, tanto più nel corso del giudizio e ad opera di soggetti diversi dall’amministrazione procedente.
N. 00132/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00221/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 221 del 2017, proposto da:
Sergio Bariosco, Marco Cassicci, Marco Papa, Itana Pallottini, Natascia Fioramonti, Roberta Rosati, rappresentati e difesi dall’avvocato Giovanni Ranalli, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Lietta Calzoni in Perugia, via Bonazzi n. 9;
Comune di Terni, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Paolo Gennari, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Isabella Sorbini in Perugia, piazza Italia, 11;
– dell’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi del Comune di Terni, prot. n. 0032324 datata 7 marzo 2017, notificata in data 16 marzo 2017;
– di ogni altro atto presupposto, conseguente e/o, comunque, connesso, inclusi, per quanto possa occorrere: la nota del Comune di Terni prot. n. 154097 del 26.10.2017; il verbale, di contenuto sconosciuto, redatto dal Nucleo di Vigilanza Edilizia effettuato in data 21.02.2017.
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 30 gennaio 2018 il dott. Enrico Mattei e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Con atto di ricorso depositato in data 6 giugno 2017, gli odierni ricorrenti, in qualità di proprietari di appartamenti facenti parte di un fabbricato destinato a civile abitazione sito in Terni, via Ippocrate n. 303/C, distinto catastalmente al foglio 182, part. 1230, hanno adito l’intestato Tribunale per chiedere l’annullamento del provvedimento, meglio in epigrafe riportato, con il quale è stato loro ordinato la demolizione e rimessa in pristino di alcune difformità riscontrate nella costruzione del fabbricato predetto rispetto ai titoli assentiti.
2. L’impugnativa è stata affidata ai seguenti motivi così riassumibili:
I. Violazione e falsa applicazione degli artt. 142 e 145 della legge regionale n. 1/2015. Difetto di legittimazione passiva. Violazione del principio di legalità.
Sostengono in particolare i ricorrenti il proprio difetto di legittimazione passiva rispetto al provvedimento impugnato in quanto non responsabili degli abusi in contestazione.
II. Violazione e falsa applicazione dell’art. 145 della legge regionale n. 1 del 2015 (sotto ulteriore profilo). Eccesso di potere carenza dei presupposti. Difetto di motivazione e di istruttoria. Violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza dell’azione amministrativa.
Adducono nello specifico i ricorrenti che l’ordinanza gravata non indicherebbe in maniera compiuta quali siano le opere e/o attività demolitorie e di ripristino da eseguire e rispetto a quale titolo edilizio dette difformità sarebbero state riscontrate.
III. Violazione e falsa applicazione degli articoli 118, 124, 145 e 146 della legge regionale n. 1/2015. Eccesso di potere per travisamento dei fatti, carenza dei presupposti, difetto di istruttoria. Illogicità ed irrazionalità manifeste.
Lamentano infine i ricorrenti il difetto di istruttoria sotteso all’atto gravato, in quanto non risulterebbe documentata la difformità del piazzamento del fabbricato rispetto ai progetti anche sotto il profilo del mancato rispetto delle “distanze legali”, né la maggior grandezza delle finestre; difformità queste non sanzionabili ex art. 145 della legge regionale n. 1/15 in quanto di lieve entità.
3. Il Comune di Terni si è costituito in giudizio deducendo l’infondatezza del ricorso in ragione della natura vincolata dell’attiva di repressione degli abusi edilizi che non necessiterebbe pertanto di puntuale motivazione, essendo invero sufficiente il riferimento alla non conformità dell’opera rispetto ai titoli assentiti.
4. Con ordinanza cautelare n. 115/2017, emessa nella camera di consiglio del 4 luglio 2017, è stata accolta la domanda di sospensione del provvedimento impugnato ai soli fini della sollecita definizione del giudizio nel merito.
5. Con memoria depositata in data 19 dicembre 2017, la difesa comunale ha ribadito la difformità delle opere in contestazione.
5. Alla pubblica udienza del giorno 30 gennaio 2018, uditi i difensori, la causa è stata trattenuta in decisione.
1. È materia del contendere la legittimità dell’ordinanza con cui il Comune di Terni ha ordinato agli odierni ricorrenti, in qualità di proprietari di alcuni appartamenti facenti parete di un fabbricato contraddistinto catastalmente al fg. 182 part. 1230, la demolizione e rimessa in pristino di alcune difformità riscontrate nella costruzione del fabbricato predetto rispetto ai titoli assentiti.
2. In via preliminare deve essere disattesa l’eccezione relativa al difetto di legittimazione passiva dei ricorrenti rispetto al provvedimento per cui è causa, atteso che per giurisprudenza costante “l’ordinanza di demolizione di una costruzione abusiva può legittimamente essere emanata nei confronti del proprietario attuale, anche se non responsabile dell’abuso, in considerazione del fatto che l’abuso edilizio costituisce un illecito permanente e che l’adozione dell’ordinanza, di carattere ripristinatorio, non richiede l’accertamento del dolo o della colpa del soggetto interessato (per tutte, TAR Lazio, Latina, n. 1026/2008, TAR Umbria, n. 477/2007, TAR Piemonte, I, 25 ottobre 2006, n. 3836; TAR Campania, Salerno, II, 15 febbraio 2006, n. 96; TAR Lazio, Roma, II, 2 maggio 2005, n. 3230; TAR Valle d’Aosta, 12 novembre 2003, n. 188)” (T.A.R. Campania, Napoli, II, 5 dicembre 2013, n. 5567, in termini, da ultimo, ex plurimis, T.A.R. Lazio, Latina, I, 15 giugno 2016, n. 389, T.A.R. Puglia, Lecce, III, 20 giugno 2016, n. 995, T.A.R. Lazio, Roma, I quater, 12 settembre 2014, n. 9635).
3. Nel merito il ricorso è fondato e va accolto relativamente alle censure di eccesso di potere per difetto di istruttoria ed illogicità oltreché di violazione dell’art. 145 della legge regionale 1/2015 e dell’art. 3 della legge 241/90.
4. L’ordinanza di demolizione opera infatti un richiamo al verbale di sopralluogo per la descrizione delle riscontrate difformità edilizie, verbale che risulta però a tratti perplesso e condizionato all’effettuazione di ulteriori verifiche che l’amministrazione non risulta aver effettuato.
5. Rilevandosi un diverso posizionamento (di circa un metro) dell’edificio rispetto a quanto indicato nei titoli edilizi succedutesi nel tempo, gli agenti accertatori si sono tuttavia riservati “un maggiore approfondimento istruttorio” di cui poi non vi è alcuna traccia nell’impugnata misura ripristinatoria.
6. Al contempo è del tutto generica la indicata presenza di finestre più grandi rispetto a quanto assentito con la SCIA del 28 gennaio 2011, dovendo l’Autorità comunale farsi carico di descrivere compiutamente l’entità di tali difformità (ex multis T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 14 febbraio 2011, n. 925) occorrendo, in aggiunta ad una descrizione materiale delle difformità contestate, una qualificazione giuridica dell’intervento abusivo, onde consentirne la sussunzione in una delle diverse, e tra loro alternative, fattispecie incriminatici, non potendo evidentemente siffatta operazione avvenire “ex post”, tanto più nel corso del giudizio e ad opera di soggetti diversi dall’amministrazione procedente.
7. Ciò, nella fattispecie per cui è causa, anche ai fini dell’eventuale applicazione del margine di tolleranza contemplato dall’art. 145 (commi 7 ed 8) della legge regionale 1/2005 di cui parte ricorrente assume la violazione.
8. Se è vero infatti che, stante la natura strettamente vincolata dell’ingiunzione di demolizione dell’abuso edilizio, l’onere motivazionale è soddisfatto con la descrizione delle opere e l’indicazione della loro abusività, senza richiedere ulteriore indicazione delle ragioni per cui è imposta la demolizione, è altrettanto vero che è onere dell’autorità comunale quantomeno indicare compiutamente gli interventi realizzati in difformità rispetto ai titoli abilitativi ottenuti, pena la violazione oltre che dell’art. 3 della legge 241/90 della stessa normativa edilizia.
9. Per i suesposti motivi il ricorso va accolto ai fini del necessario riesame, con espressa salvezza degli ulteriori provvedimenti che il Comune vorrà adottare.
10. Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’ordinanza impugnata nei limiti di cui in motivazione.
Così deciso in Perugia nella camera di consiglio del giorno 30 gennaio 2018 con l’intervento dei magistrati:
Scritto il 9 marzo 2018 9 marzo 2018 Autore Giurisprudenza amministrativaCategorie EdiliziaTag Abusi edilizi,Abuso,Art. 3 L. 241/1990,D.P.R. 380/2001,Demolizione,Edilizia,L. 241/1990,Motivazione,Motivazione contradditoria,Motivazione generica,Motivazione insufficiente,Ordine di demolizione,Procedimento amministrativo,T.U. Edilizia,TAR Umbria,Verbale di accertamento,Verbale di accertamento del Comune
3 pensieri su “Edilizia: illegittimo ordine demolizione basato su verbale di accertamento dell’abuso in cui ci si riserva ulteriori misurazioni.”
Adriano B. ha detto:
4 dicembre 2018 alle 3:11
sentenza di 2 grado che mi ordina di demolire o arretrare immobili costruiti con licenza 3dilizia nel 1967 e accatastati con decreto di agibilità dei servizi e toilette annessi alla attività di ritornate
Adriano Bagna ha detto:
4 dicembre 2018 alle 3:57
o fatto opposizione al giudice per la procedura del fare o non fare e ho allegato schede catastali e licenze edilizie che certificano fi conformita e collaudo dei vigili del fuoco fatto nel 1967dei manufatti realizzati dai defunti genitori e che i confini sono separati da un canale ma i periti del tribunale non hanno trovato le autorizzazioni presso gli uffici competenti perché questi furbetti li hanno fatto le ricerche con il nome mio e non il nome dei defunti genitori per cui non risultano agli atti pertanto mi hanno sentenziato di arretrati in merito alla legge p.r. del 1995 ma che in realtà essi furono costruiti nel 1967 come risultano dai miei documenti che ho prodotto al giudice delle esecuzioni e che reputa che dovevano esser esibiti prima della sentenza di 1 e2 grado .ma che tali documenti l’avv. della parte attore si opponeva dicendo che erano tardivi e durante le 2 CTU NESSUNO DEI TECNICI DICHIARAVANO CHE NON HANNO TROVATO NESSUN DOCUMENTO IN MERITO AI SERVIZI IGENICI E SPOGLIATOI DELL RISTORANTE E CHE LO STESSO E STATO CONTEMPORANEAMENTE costruito con lo stesso numero di pratica edilizia 112 del 1966 con relativi servizi oggetto di demolizione e che il 17 12 2018 l!impresa nominata dal giudice verrà a demolire i miei fabbricati. e che in corso di causa la parte attore a alterato lo stato dei luoghi cancellando il canale interposto fra i due confini e a eretto una recinzione in calcestrizzo senza sutorizzazione e che i CTU non lo hanno menzionata nella loro relazione tecnica per tanto disattesa dal quesito del giudice di 1 grado. pertanto avevo già denunciato al comune gli abusi edili del confinante e al consorzio delle acque pubbliche che questi omettevano di contrastare gli abusi gia dal 2007 e che dopo numerosi richiami
,nel 2016 o trasmesso alla procura della Repubblica denunciando comune provincia e consorzio delle acque. ora cosa posso fare????grazie per un consiglio da parte del vostro studio
La vicenda è troppo intricata per poter rispondere senza visionare tutti i documenti.
Per qualunque approfondimento può contattarmi alla pagina “Contatti” del presente sito.
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