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Timestamp: 2014-11-01 00:47:11+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 600', 'sentenza ', 'art. 83', 'art. 7', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 192', 'art. 62', 'art. 63', 'art. 669', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 186', 'art. 672', 'art. 732', 'art. 230', 'art. 732', 'art. 2059', 'art. 331', 'art. 2495', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 39', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 35', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 163', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 363', 'art. 371', 'sentenza ', 'art. 363', 'art. 69', 'art. 2059', 'sentenza ', 'art. 2059', 'art. 2059', 'art. 2059', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 602', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 602', 'art. 19', 'art. 23', 'art. 3', 'art. 348', 'sentenza ', 'art. 292', 'art. 615', 'art. 221', 'art. 335', 'art. 214', 'art. 146', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenze e massime - Ultime dalla Corte di Cassazione: novembre 2008
La S.C., chiamata a giudicare un caso di azione di riduzione proposta da un figlio che aveva in precedenza accettato un legato in sostituzione di legittima, rinunciando al legato solo dopo la proposizione del giudizio, ha enunciato il principio per cui, in materia di diritti riservati ai legittimari, poiché il legato si acquista senza bisogno di accettazione, la semplice acquisizione, da parte del legittimario, dell'oggetto del legato in sostituzione della legittima non implica automatica manifestazione della sua preferenza per il legato, con conseguente perdita della facoltà di conseguire la legittima; allo stesso modo, la proposizione dell'azione di riduzione non costituisce manifestazione chiara ed inequivoca della volontà di rinunciare al legato, essendo ipotizzabile un residuo duplice intento di conservare il legato e di conseguire la legittima. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato legittimamente proposta l'azione di riduzione da parte di un legittimario che aveva accettato un legato in sostituzione della legittima, vi aveva poi rinunciato con atto successivo alla proposizione della domanda giudiziale di riduzione e non aveva provveduto alla restituzione della somma legata).Testo Completo:Sentenza n. 26955 dell'11 novembre 2008(Sezione Seconda Civile, Presidente L. A. Rovelli, Relatore V. Mazzacane) SOCIETA' - SOCIETA' DI INTERMEDIAZIONE MOBILIARE - OBBLIGO DI VERSAMENTO AL FONDO NAZIONALE DI GARANZIA - CESSAZIONE DELL'ATTIVITA' PER RINUNCIA
La S.C., occupandosi di una fattispecie di cessazione dall'attività, per rinuncia, di una società di intermediazione mobiliare, con conseguente venir meno dell'obbligo di versamento al Fondo di garanzia, ha affermato che la rinuncia, da parte di società all'uopo autorizzata, all'attività di intermediazione mobiliare, per contestuale e correlata cessazione della medesima - rinuncia alla quale consegue il venir meno dell'obbligo dei versamenti in favore del Fondo nazionale di garanzia di cui al d.m. 18 giugno 1998, n. 238 - è procedura diversa da quella di autorizzazione all'inizio della medesima attività; infatti, mentre per intraprendere l'attività di intermediazione mobiliare è richiesta un'espressa autorizzazione, come previsto dall'art. 19, comma 3, del d.lgs. n. 58 del 1998, la cessazione per rinuncia non è espressamente regolata dalla legge, bensì dalle delibere della Consob n. 10418 e n. 16190 del 1996 - emanate in attuazione del d.lgs. n. 415 del 1996 - in base alle quali la società che intende rinunciare all'attività è tenuta a darne comunicazione alla Consob la quale ha centoventi giorni di tempo per deliberare, decorso il quale termine la rinuncia deve ritenersi accolta. (Nella specie, la S.C., enunciando tale principio, ha corretto la motivazione della sentenza di merito che aveva collegato il perfezionarsi della rinuncia - rilevante ai fini degli obblighi di versamento al citato Fondo - al momento della messa in liquidazione della società).Testo Completo:Sentenza n. 26835 del 7 novembre 2008(Sezione Prima Civile, Presidente G. Losavio, Relatore M. Tavassi) giovedì 27 novembre 2008
Con la decisione in esame - in una fattispecie nella quale era contestato all’imputato di essersi procurato per via telematica materiale pedopornografico ottenuto mediante lo sfruttamento di minori - la Corte, dopo aver comparato il testo vigente della fattispecie incriminatrice di cui all’art. 600 quater cod. pen. con la formulazione antecedente alle modifiche introdotte dalla l. 6 febbraio 2006, n. 38, ha affermato che le condotte oggi contemplate (procurarsi o detenere) non integrano due diverse ipotesi di reato, ma rappresentano distinte modalità di perpetrazione del medesimo reato, essendo escluso tra di esse il concorso formale.Testo Completo:Sentenza n. 43189 del 9 ottobre 2008 – depositata il 19 novembre 2008(Sezione Terza Penale, Presidente E. Lupo, Relatore C. Petti) mercoledì 26 novembre 2008
Integra il delitto di falsità ideologica in atto pubblico la condotta del medico responsabile di una struttura sanitaria convenzionata che attesti, nella scheda di dimissione ospedaliera, la quale è parte integrante della cartella clinica, false informazioni relative alla diagnosi principale di dimissione, alle diagnosi secondarie, agli interventi chirurgici e alle principali procedure diagnostiche e terapeutiche eseguite, e quindi alteri i codici da elaborare informaticamente per la determinazione del rimborso dovuto dal Servizio sanitario nazionale.Testo Completo:Sentenza n. 42166 del 4 settembre 2008 - depositata il 12 novembre 2008(Sezione Feriale Penale, Presidente G. De Roberto, Relatore M. Cammino)
La Corte di cassazione ha annullato una sentenza che aveva ritenuto l’appaltante (nei cui confronti non era stata esercitata l’azione penale, essendo intervenuta l’archiviazione) responsabile civile ex art. 83 c.p.p. per fatto (altrui) dell’impresa subappaltatrice (il cui titolare era stato condannato per il reato di lesioni colpose in danno di un lavoratore aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica): si è, in particolare, osservato che, ai sensi dell’art. 7 D. Lgs. n. 626 del 1994 (ora trasfuso nell’art. 26 D. Lgs. n. 81 del 2008), in caso di affidamento dei lavori ad imprese subappaltatrici o a lavoratori autonomi all’interno dell’azienda del committente o di una unità produttiva della stessa, sull’appaltante grava una serie di obblighi positivi di verifica, informazione, cooperazione e coordinamento: ne consegue che la responsabilità dell’appaltante-committente per gli eventi lesivi eventualmente derivati dalla loro inosservanza è responsabilità per fatto proprio, non “giustiziabile” attraverso la chiamata in causa quale responsabile civile.Testo Completo:Sentenza n. 41815 del 30 settembre 2008 - depositata il 7 novembre 2008(Sezione Quarta Penale, Presidente A. Morgigni, Relatore P. Piccialli)
L’attribuzione al difensore della procura speciale per la richiesta del giudizio abbreviato non fa venire meno le condizioni per la dichiarazione in quel giudizio della contumacia dell’imputato assente, al quale pertanto spetta la notifica dell’estratto contumaciale della sentenza.Testo Completo:Sentenza n. 40443 del 21 ottobre 2008 - depositata il 29 ottobre 2008(Sezione Seconda Penale, Presidente P. Bardovagni, Relatore P. Davigo)
La pronuncia, in sede di udienza preliminare, della sentenza di estinzione del reato per prescrizione non è preclusa dal principio di specialità, in forza del quale la persona estradata non può, senza il suo consenso, essere perseguita, giudicata o sottoposta a restrizione della libertà per un fatto anteriore e diverso da quello oggetto della consegna, attesa la natura processuale dell’indicata sentenza, espressione del principio del favor rei.Testo Completo:Sentenza n. 40408 dell' 8 ottobre 2008 - depositata il 29 ottobre 2008(Sezione Seconda Penale, Presidente P. Bardovagni, Relatore G. Diotallevi)
Con la decisione in esame la Corte di Cassazione ha ricostruito il sistema normativo dei principi applicabili alle operazioni sotto copertura della polizia giudiziaria, affermando che l’agente infiltrato, qualora abbia agito in conformità ai presupposti e ai limiti previsti dalla legge, assume la qualifica di testimone, con la conseguente sottrazione delle sue dichiarazioni al criterio di valutazione di cui all’art. 192 c.p.p.; restano, inoltre, inoperanti sia il divieto di testimonianza su quanto appreso dall’imputato ai sensi dell’art. 62 c.p.p., sia la sanzione di inutilizzabilità stabilita dall’art. 63 c.p.p., e l’unico limite che emerge dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo riguarda la necessità che le dichiarazioni dell’agente infiltrato (non provocatore) siano assunte in contraddittorio. Al contrario, nell’ipotesi in cui l’agente infiltrato agisca in mancanza dei presupposti di legge o esorbiti dai limiti imposti alla sua azione, ponendo in essere un comportamento penalmente rilevante, egli assume la qualifica di imputato in procedimento connesso o collegato, e alle sue dichiarazioni devono applicarsi le regole di assunzione e valutazione di cui agli artt. 210 e 192 c.p.p.; inoltre, la condanna del soggetto provocato, quando si fondi sulle accuse mosse nei suoi confronti dagli agenti provocatori, lascia residuare la possibilità del sindacato della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla equità del processo nella fattispecie concreta.Testo Completo:Sentenza n. 38488 del 28 maggio 2008 – depositata il 9 ottobre 2008(Sezione Seconda Penale, Presidente G. Casucci, Relatore F. Fiandanese)
La riqualificazione del fatto in sede di giudizio di appello, che faccia sì che il reato rientri nelle attribuzioni del tribunale in composizione collegiale e comporti l’obbligo di svolgimento dell’udienza preliminare, impone la restituzione degli atti al pubblico ministero pur quando il giudizio di primo grado si sia svolto nelle forme del rito direttissimo.Testo Completo:Sentenza n. 35066 del 25 giugno 2008 - depositata il 10 settembre 2008(Sezione Seconda Penale, Presidente A. S. Rizzo, Relatore G. Casuccio) GIUDICE DELL'ESECUZIONE - DISCIPLINA DELLA PLURALITA' DI SENTENZE PER IL MEDESIMO FATTO - IDENTITA' DEL FATTO ESCLUSA IN SEDE DI COGNIZIONE
La Corte di Cassazione ha evidenziato che la disposizione contenuta nell’art. 669 c.p.p., essendo finalizzata ad eliminare nella fase esecutiva la duplicazione dei giudicati che non sia stato possibile prevenire mediante gli altri strumenti previsti dal legislatore, non può trovare applicazione qualora la questione del ne bis in idem sia stata precedentemente prospettata dalle parti e risolta negativamente in via principale nell’ambito del giudizio di cognizione. Sulla base del predetto principio, sono stati rigettati i ricorsi proposti da Giovanni Acampora e Cesare Previti avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione che aveva dichiarato inammissibili le richieste di riconoscimento della sussistenza del ne bis in idem in relazione alle sentenze pronunciate dalla Corte di Cassazione rispettivamente il 4 maggio 2006 (sul “lodo Imi-Sir”) e il 13 luglio 2007 (sul “lodo Mondadori”).Testo Completo:Sentenza n. 43708 del 23 ottobre 2008 – depositata il 21 novembre 2008(Sezione Prima Penale, Presidente E. Fazzioli, Relatore M. Cassano) lunedì 24 novembre 2008
La S.C. ha affermato che il consenso alla pubblicazione della rappresentazione fotografica della propria immagine resta efficace fino a revoca, se prestato senza limitazioni.Testo Completo:Sentenza n. 27506 del 19 novembre 2008(Sezione Prima Civile, Presidente A. Criscuolo, Relatore A. Ceccherini)
La S.C. ha precisato il presupposto giuridico imprescindibile dell’espromissione, costituito dalla sussistenza di un’obbligazione altrui precedente l’assunzione da parte dell’espromittente; tale presupposto distingue l’istituto dall’obbligazione di garanzia per futuri possibili debiti dell’obbligato, sebbene, in entrambe le fattispecie (che riguardano rapporti di durata), all’assuntore o garante dell’obbligo altrui compete la facoltà di recesso.Testo Completo:Sentenza n. 26863 del 10 novembre 2008(Sezione Terza Civile, Presidente M. Frantacchiotti, Relatore N. Fico)
Nell'ambito della speciale procedura ex artt. 2796 e 2797 cod. civ., in ossequio alle esigenze di economia processuale ed al fine di evitare inutili duplicazioni di giudizio, è legittima la proposizione da parte del debitore di questioni non soltanto di rito ma anche di merito, con riferimento al diritto "ex adverso" azionato, con conseguente preclusione dell'ulteriore proseguibilità della procedura nel caso di contestazione dell'esistenza del diritto vantato dal creditore. (Nella specie, la S.C. ha affermato il principio relativamente alla vendita da parte di una banca di titoli al portatore consegnati a garanzia delle esposizioni debitorie sul conto corrente, rilevando che la vendita fosse avvenuta senza la prova dell’effettiva sussistenza delle passività).Testo Completo:Sentenza n. 27266 del 14 novembre 2008(Sezione Terza Civile, Presidente A. Segreto, Relatore A. Amatucci)
Con la decisione in esame la Corte - in una fattispecie nella quale era stato eccepito il vizio di motivazione della sentenza del giudice d’appello che aveva omesso di valutare nel merito la richiesta assolutoria, pronunciando declaratoria di estinzione del reato per prescrizione – ha affermato che in sede di legittimità è consentito il controllo della motivazione della sentenza impugnata, pur in presenza di una causa di estinzione del reato, quando tale declaratoria sia stata pronunciata dal primo giudice e, in sede di impugnazione, il giudice d’appello abbia omesso del tutto l’esame nel merito della richiesta assolutoria.Testo Completo:Sentenza n. 42519 del 21 ottobre 2008 – depositata il 14 novembre 2008(Sezione Terza Penale, Presidente A. Grassi, Relatore C. Petti)
Con la decisione in esame la Corte - in una fattispecie nella quale era contestato il reato di esercizio della caccia sparando da autoveicoli, da natanti o da aeromobili (art. 30, comma primo, lett. i), L. n. 157 del 1992) – ha affermato che ai fini della configurabilità del reato non occorre l’esplosione di colpi di arma da fuoco, ma è sufficiente il solo appostamento in attesa di sparare allorchè la selvaggina sia stata avvistata e sia venuta a tiro.Testo Completo:Sentenza n. 42888 del 15 ottobre 2008 – depositata il 18 novembre 2008(Sezione Terza Penale, Presidente E. Altieri, Relatore A. Cordova)
Con la decisione in esame la Corte - in una fattispecie nella quale era contestato a un Sindaco il reato di danneggiamento al patrimonio artistico nazionale, consistito nell’abusivo taglio di alcuni alberi facenti parte di un giardino, tutelato quale complesso di particolare interesse storico ed artistico con provvedimento del Ministero dei BB.CC.AA. - ha affermato che anche chi riveste tale carica pubblica è soggetto attivo del reato, quando si tratti di beni costituenti “monumento” che, come nel caso in esame, rivestono un rilevante interesse culturale, tale da rendere incontrovertibile la loro appartenenza al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale.Testo Completo:Sentenza n. 42893 del 24 ottobre 2008 – depositata il 18 novembre 2008(Sezione Terza Penale, Presidente E. Lupo, Relatore A. M. Lombardi)
La Corte ha chiarito che le tre diverse ipotesi di guida in stato di ebbrezza configurate nell’art. 186 cod. strada, a seguito delle modifiche apportate dal d. l. n. 117 del 2007, integrano altrettante fattispecie autonome di reato, rilevando come tra le disposizioni che le prevedono non intercorra alcun rapporto di specialità che consenta di considerare alcune delle ipotesi come mere circostanze aggravanti delle altre.Testo Completo:Sentenza n. 43313 del 28 ottobre 2008 - depositata il 19 novembre 2008(Sezione Quarta Penale, Presidente P. Mocali, Relatore R. Bricchetti) ESECUZIONE - AMNISTIA E INDULTO - APPLICABILITA' DI UFFICIO - NECESSITA' DELLA RICHIESTA DEL CONDANNATO - INTERESSE - RILEVANZA
La S.C. ha affermato che, in via generale, l’art. 672 c.p.p. prevede la possibilità di procedere d’ufficio all’applicazione dell’amnistia e dell’indulto, la necessità della richiesta da parte del condannato sussistendo solo nel caso in cui l’esecuzione della pena sia terminata, perché in tale ipotesi deve ricorrere un suo concreto interesse; tale interesse non viene meno, tuttavia, qualora la pena sia dichiarata interamente espiata per effetto del principio di fungibilità, in quanto l’applicazione dell’indulto, incidendo sulla perdurante legittimità del titolo detentivo dopo l’entrata in vigore del provvedimento di clemenza, può rilevare ai fini della riparazione per ingiusta detenzione.Testo Completo:Sentenza n. 43055 del 23 ottobre 2008 – depositata il 18 novembre 2008(Sezione Prima Penale, Presidente E. Fazzioli, Relatore M. Cassano) PENA DETENTIVE - SOSTITUZIONE CON LA LIBERTA' CONTROLLATA - VIOLAZIONE DELLE PRESCRIZIONI - CONVERSIONE NELLA CORRISPONDENTE PENA DETENTIVA
La Corte di cassazione ha chiarito che nel corso della procedura tendente alla conversione della libertà controllata nella corrispondente pena detentiva a causa della violazione di una delle prescrizioni, non è attribuito al magistrato di sorveglianza il potere di sospensione della sanzione sostitutiva, poiché gli artt. 68 e 69 della L. 24 novembre 1981 n. 689, che prevedono specifici casi di sospensione della semidetenzione e della libertà controllata, non sono estensibili ad ulteriori ipotesi.Testo Completo:Sentenza n. 42557 del 14 ottobre 2008 – depositata il 14 novembre 2008(Sezione Prima Penale, Presidente E. Fazzioli, Relatore M. C. Siotto) LAVORO - PARTECIPE DELL’IMPRESA FAMILIARE - DIRITTO DI PRELAZIONE
Con decisione per la quale non constano precedenti specifici, la S.C., statuendo l’applicabilità al partecipe dell’impresa familiare della disciplina del riscatto di cui all’art. 732 c.c. nei limiti di compatibilità, ha affermato che il rinvio enunciato, nell’art. 230 bis c.c., all’art. 732 c.c. attiene al diritto di prelazione tout-court e al possibile sviluppo dell’istituto nella direzione del riscatto presso terzi acquirenti, attesa la ratio, perseguita dal legislatore, di predisporre una più intensa protezione al lavoro familiare, favorendo, nell’acquisto dell’azienda, chi abbia contribuito attivamente all’impresa nell’ambito della comunità familiare e rinvenendo, a fondamento dell’istituto, giustificazioni ispirate alla tutela del lavoro cui partecipa la comunità familiare, con particolare occhio di riguardo, non esplicitato, ma evidente, dato il momento storico di riferimento, al lavoro femminile.Testo Completo:Sentenza n. 27475 del 19 novembre 2008(Sezione Lavoro, Presidente S. Mattone, Relatore A. Ianniello) ASSISTENZA E BENEFICENZA PUBBLICA - PRESTAZIONI ASSISTENZIALI – RITARDATA EROGAZIONE DELL'INDENNIZZO SPETTANTE AI SOGGETTI DANNEGGIATI DA VACCINAZIONI
La ritardata erogazione dell’indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati non configura un danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’art. 2059 cod. civ., che riguarda le ipotesi in cui sia leso un valore inerente la persona, valore già tutelato, nella specie, mediante l’erogazione dell’indennizzo. Inoltre, considerata la natura non risarcitoria, ma assistenziale del medesimo, con riferimento alle somme dovute a tale titolo sono dovuti, in caso di ritardo nella erogazione, gli interessi legali a decorrere dal 121° giorno dalla domanda amministrativa.Testo Completo:Sentenza n. 26883 del 19 novembre 2008(Sezione Terza Civile, Presidente L. D. Di Nanni, Relatore A. Spirito)
È inammissibile il ricorso per cassazione relativo a causa inscindibile nel caso in cui, pur essendo lo stesso stato proposto nei confronti di tutti i litisconsorti, non venga data prova del perfezionamento della notificazione (per carente produzione dell’avviso di ricevimento) riguardo ad una di dette parti, dovendosi escludere che in siffatta ipotesi possa trovare applicazione l’art. 331 cod. proc. civ..Testo Completo:Sentenza n. 26889 del 10 novembre 2008(Sezione Terza Civile, Presidente L. F. Di Nanni, Relatore R. Frasca) SOCIETA’ - CANCELLAZIONE DAL REGISTRO DELLE IMPRESE – EFFETTI
In tema d’interpretazione del nuovo diritto societario, la Corte ha stabilito che la modifica dell’art. 2495 cod. civ., ex art. 4 d.lgs. n. 6 del 2003, per cui la cancellazione dal registro delle imprese determina, contrariamente al passato, l’estinzione della società, si applica anche alle società di persone, nonostante la prescrizione normativa indichi esclusivamente quelle di capitali e quelle cooperative. La S.C. ha affermato, inoltre, che la norma, per la sua funzione ricognitiva, è retroattiva e trova applicazione anche in ordine alle cancellazioni intervenute anteriormente all’1/1/2004, data di entrata in vigore delle modifiche introdotte dal citato d.lgs. n. 6 del 2003, con la sola esclusione dei rapporti esauriti e degli effetti già irreversibilmente verificatisi.Testo Completo:Sentenza n. 25192 del 12 novembre 2008(Sezione Seconda Civile, Presidente e Relatore M. Oddo) giovedì 20 novembre 2008
In tema di contrattazione collettiva, la disposizione pattizia che introduca una maggiorazione degli interessi per il ritardato pagamento degli oneri contributivi è assimilabile alla clausola penale e il giudice può, d’ufficio, valutarne l'eccessiva onerosità subordinatamente all'assolvimento degli oneri, di parte, di allegazione e prova, delle circostanze all’uopo rilevanti, non assumendo rilievo, a tale fine, l’eventuale dedotta mancanza di danno in concreto, attesa l’estraneità del danno alla struttura della clausola penale.Testo Completo:Sentenza n. 25888 del 28 ottobre 2008(Sezione Lavoro, Presidente G. Sciarelli, Relatore G. Bandini) DONAZIONE - DONAZIONE INDIRETTA - RILIEVO DELL'ANIMUS DONANDI - FATTISPECIE
La S.C., in una fattispecie nella quale gli eredi di una defunta chiedevano il rimborso alla cointestataria di un libretto di risparmio del 50 per cento della somma portata dal libretto, da quest'ultima incassata per intero, ha enunciato il principio per cui la possibilità che costituisca donazione indiretta l'atto di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito - qualora la predetta somma, all'atto della cointestazione, risulti essere appartenuta ad uno solo dei cointestatari - è legata all'apprezzamento dell'esistenza dell' "animus donandi", consistente nell'accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della cointestazione, altro scopo che quello della liberalità.Testo Completo:Sentenza n. 26983 del 12 novembre 2008(Sezione Seconda Civile, Presidente L. A. Rovelli, Relatore V. Mazzacane) RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE – FATTO REATO – MANCANZA DI QUERELA - PRESCRIZIONE DEL DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO
Le S.U. – alle quali, per evitare il formarsi di un contrasto con la precedente decisione a sezioni unite (sentenza n. 5121 del 2002), è stata rimessa la questione della durata del termine di prescrizione del risarcimento nell’ipotesi di reato procedibile a querela, non presentata – hanno affermato il seguente principio di diritto: "Nel caso in cui l’illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, anche se per mancata presentazione della querela, l’eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato si applica anche all’azione di risarcimento, a condizione che il giudice civile accerti, incidenter tantum, e con gli strumenti probatori ed i criteri propri del procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi ed oggettivi, e la prescrizione stessa decorre dalla data del fatto". Quanto, poi, alla decorrenza della prescrizione, le S.U. hanno richiamato le recenti pronunce del 2008 (tra quelle in pari data v. S.U. n. 581).Testo Completo:Sentenza n. 27337 del 18 novembre 2008(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore A. Segreto) mercoledì 19 novembre 2008
La Corte ha stabilito che è legittimo il provvedimento di rinvio di cui all’art. 24 della legge n. 69 del 2005 adottato dalla corte di appello prima della materiale traditio della persona richiesta, anche se successivo alla decisione della stessa corte di consegna allo Stato estero (nella specie, la persona richiesta era stata raggiunta dalla misura cautelare a fini di consegna mentre era detenuta per altro titolo in carcere, ma solo dopo la decisione sulla consegna, il P.G. aveva acquisito la notizia della gravità dei reati per i quali costui era ristretto per la giustizia italiana e della pesante condanna riportata in primo grado).Testo Completo:Sentenza n. 42045 del 6 novembre 2008 – depositata l'11 novembre 2008(Sezione Sesta Penale, Presidente G. De Roberto, Relatore G. Conti) RAPPORTI GIURISDIZIONALI CON AUTORITA' STRANIERE - MAE - SOSPENSIONE DEI TERMINI PER IL PERIODO FERIALE - INAPPLICABILITA'
La Corte ha chiarito che, come espressamente prevede l’art. 39 della l. n. 69 del 2005, alla procedura di consegna non si applica la sospensione dei termini per il periodo feriale (nella specie ha ritenuto inammissibile il ricorso per cassazione per tradiva proposizione).Testo Completo:Sentenza n. 41686 del 30 ottobre 2008 – depositata il 6 novembre 2008(Sezione Sesta Penale, Presidente S. Mannino, Relatore G. Fidelbo) STRANIERI - RICONOSCIMENTO DELLO STATUS DI RIFUGIATO - RITO APPLICABILE - REGIME PROBATORIO
In tema di riconoscimento dello status di rifugiato, la Suprema Corte ha stabilito che, anche sotto il vigore dell’art. 1 del d.l. n. 416 del 1989, conv. in l. n. 39 del 1990, i principi regolatori dell’onere della prova, incombente sul richiedente, devono essere interpretati prendendo in considerazione i criteri della Direttiva 2004/83/CE (attuata con d.lgs. n. 251 del 2007), nonostante la mancata scadenza del termine di recepimento interno. Alla luce di questi criteri ermeneutici, applicabili anche alle norme non di derivazione comunitaria, la S.C. ha ritenuto che si deve tenere conto della credibilità del richiedente e della concreta possibilità di fornire i riscontri probatori necessari, ravvisando a carico del giudice un dovere di cooperazione e più ampi poteri istruttori officiosi, nell’accertamento dei fatti rilevanti per il riconoscimento dello status di rifugiato, peraltro pienamente compatibili con il rito camerale, ritenuto applicabile anche nel vigore dell’art. 1 d.l. n. 416 del 1989 conv. in l. n. 39 del 1990, prima dell’entrata in vigore dell’art. 35 d.lgs. n. 25 del 2008, attuativo della Direttiva 2005/85/CE. (Nel caso di specie la S.C. ha cassato la pronuncia di merito perché non aveva ritenuto ammissibile la prova testimoniale richiesta in secondo grado, sul rilievo che essa non fosse stata articolata per capitoli separati, e, reputando insufficienti le dichiarazioni del richiedente in ordine alla professione religiosa sciita e all’appartenenza alla minoranza curda nonostante l’attestata conoscenza di tale idioma, aveva rigettato la domanda).Testo Completo:Sentenza n. 27310 del 17 novembre 2008(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore M. G. Luccioli) martedì 18 novembre 2008
La Corte ha stabilito che in caso di revoca della sospensione condizionale della pena concessa con una prima sentenza per reati unificati dalla continuazione con quelli oggetto di una seconda sentenza che abbia esteso il beneficio all’intera pena del reato continuato, i termini stabiliti dall’art. 163 c.p. vanno computati a far data dalla irrevocabilità della prima sentenza, ma la revoca deve essere circoscritta alla parte di pena ad essa riferibile.Testo Completo:Ordinanza n. 40522 del 2 ottobre 2008 – depositata il 30 ottobre 2008(Sezione Prima Penale, Presidente G. Silvestri, Relatore E. G. Gironi)
La Corte ha stabilito che, a seguito della nuova normativa introdotta dal D. lgs. 5/2006, che ha abolito l’istituto della riabilitazione civile del fallito e del registro dei falliti, l’imprenditore dichiarato fallito deve essere equiparato a quello riabilitato, con la conseguente eliminazione della annotazione nel certificato civile di cui all’art. 26 D.P.R. 313/2002 della sentenza dichiarativa del fallimento.Testo Completo:Sentenza n. 40513 del 2 ottobre 2008 – depositata il 30 ottobre 2008(Sezione Prima Penale, Presidente G. Silvestri, Relatore E. G. Gironi) ORDINE E SICUREZZA PUBBLICA - STRANIERI - ACCORDI DI SCHENGEN - SEGNALAZIONE A CARICO DI EXTRACOMUNITARIO - VISTO PER IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE
É illegittimo il rifiuto del visto per ricongiungimento familiare ad un cittadino extracomunitario coniuge di un cittadino italiano, motivato con esclusivo riferimento all’esistenza di una segnalazione a suo carico ai fini della non ammissione entro lo spazio Schengen, in difetto della preliminare verifica se la sua presenza nel territorio nazionale possa costituire una minaccia effettiva, attuale e grave per gli interessi fondamentali della collettività. Ha avvertito peraltro la S.C. che il cittadino extracomunitario, il quale intenda conseguire la tutela ai sensi dell’art. 30, comma 6, del d.lgs. n. 286 del 1988 – la cui applicazione nei confronti di cittadini extracomunitari coniugi di cittadini italiani si giustifica in forza delle disposizioni speciali che disciplinano gli accordi di Schengen e l’istituto della segnalazione –, non può limitarsi a dedurre la mera illegittimità del provvedimento di diniego ma ha l’onere quantomeno di allegare l’ininfluenza delle ragioni di detta segnalazione ai fini della richiesta di visto.Testo Completo:Sentenza n. 27224 del 14 novembre 2008(Sezione Prima Civile, Presidente M. G. Luccioli, Relatore S. Petitti) lunedì 17 novembre 2008
La Corte di Cassazione ha precisato che il dolo richiesto dalla norma per il reato di istigazione a delinquere è generico e consiste nella cosciente volontà di commettere il fatto in sé, con l’intenzione di istigare alla commissione concreta di uno o più delitti, essendo del tutto irrilevanti il fine particolare perseguito ed i motivi dell’agire. In applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di non luogo a procedere emessa nei confronti di un consigliere comunale che - parlando a una folla di oltre cento persone che aveva invaso l’aula municipale - aveva invitato i manifestanti ad occupare la tendopoli realizzata dal Comune per ospitare un campo nomadi e a spostare la protesta in quel luogo.Testo Completo:Sentenza n. 40684 del 16 ottobre 2008 – depositata il 31 ottobre 2008(Sezione Prima Penale, Presidente E. Fazzioli, Relatore P. Piraccini)
Intervenendo sul controverso tema della individuazione del dies a quo della prescrizione della pena, la cui esecuzione sia subordinata alla scadenza di un termine o al verificarsi di una condizione, la Corte di cassazione ha affermato che il termine per la prescrizione della pena decorre dal momento in cui si sono verificati i presupposti per la revoca del beneficio precedentemente concesso (in particolare, dell’indulto), e non dal giorno in cui é divenuta definitiva la decisione che ha accertato la causa di revoca, non potendo porsi a carico del condannato il danno per il ritardo con cui viene presa la decisione.Testo Completo:Sentenza n. 40678 del 16 ottobre 2008 – depositata il 31 ottobre 2008(Sezione Prima Penale, Presidente E. Fazzioli, Relatore P. Piraccini) FALLIMENTO - CASELLARIO GIUDIZIALE - CERTIFICATO GENERALE E CERTIFICATO CIVILE RILASCIATI A RICHIESTA DI PARTE - SENTENZA DICHIARATIVA DI FALLIMENTO
L’esame della nuova normativa contenuta nel D. Lgs. n. 5 del 2006, che ha abolito la possibilità di riabilitazione del fallito, ha condotto la Corte di Cassazione ad affermare che va esclusa dal certificato generale del casellario giudiziale e dal certificato civile, rilasciati a richiesta di parte, l’annotazione della sentenza dichiarativa di fallimento, sempre che quest’ultimo sia stato chiuso.Testo Completo:Sentenza n. 40675 del 16 ottobre 2008 – depositata il 31 ottobre 2008(Sezione Prima Penale, Presidente E. Fazzioli, Relatore P. Piraccini)
Con riferimento all’immunità dalla giurisdizione prevista per l’agente diplomatico - art. 31, par. 1, lett. c), Convenzione di Vienna del 24 aprile 1963 -, la Corte ha ritenuto che la stessa è esclusa anche nell’ipotesi che egli risulti soggetto passivo di rapporti professionali o commerciali al di fuori delle proprie funzioni ufficiali e non solo (come testualmente previsto dalla norma) quando sia soggetto attivo di tali attività. La Corte ha affermato il suddetto principio, ritenendolo di particolare importanza, dopo aver rigettato il ricorso per altre ragioni, sulla base di un’interpretazione estensiva del novellato art. 363, terzo comma, c.p.c. , che consente l’enunciazione del principio di diritto quando il ricorso è dichiarato inammissibile.Testo Completo:Sentenza n. 27044 del 13 novembre 2008(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore G. Travaglino)
Il recupero dibattimentale delle dichiarazioni rese nella fase delle indagini preliminari, da parte del testimone che risulti sottoposto a violenza o minaccia perché non deponga o deponga il falso, non richiede che violenza e minaccia siano poste in essere in un momento successivo alla commissione del reato per il quale è processo, potendo intervenire anche durante l’esecuzione del reato. (Fattispecie nella quale la violenza e la minaccia per la falsa testimonianza erano state commesse, in danno della persona offesa, durante l’esecuzione del delitto di rapina per i quale poi era stato iniziato il processo)Testo Completo:Sentenza n. 38894 del 16 settembre 2008 - depositata il 15 ottobre 2008(Sezione Seconda Penale, Presidente S. L. Carmenini, Relatore F. Pagano)
La riqualificazione del fatto in sede di giudizio di appello, che faccia sì che il reato rientri nelle attribuzioni del tribunale in composizione collegiale e comporti l’obbligo di svolgimento dell’udienza preliminare, impone la restituzione degli atti al pubblico ministero pur quando il giudizio di primo grado si sia svolto nelle forme del rito direttissimo.Testo Completo:Sentenza n. 38521 del 23 settembre 2008 - depositata il 10 ottobre 2008(Sezione Seconda Penale, Presidente G. M. Cosentino, Relatore P. Zappia)
L’irrevocabilità dell’assoluzione per insussistenza del fatto da una delle imputazioni contestate in via alternativa sullo stesso fatto non impedisce la prosecuzione del giudizio sull’altra imputazione, perché l’effetto preclusivo del giudicato si esplica in riguardo all’eventualità di una nuova sottoposizione a procedimento penale per il medesimo fatto e non attiene al caso in cui l’unico procedimento sia stato avviato contestualmente per entrambe le imputazioni.Testo Completo:Sentenza n. 35070 del 25 giugno 2008 - depositata il 10 settembre 2008(Sezione Seconda Penale, Presidente A. S. Rizzo, Relatore G. Casucci)
La persona offesa di un reato, che poi sia stata a sua volta denunciata per altri reati dal soggetto asseritamente autore di quello in suo danno, non versa in situazione di incompatibilità con l'ufficio di testimone nel procedimento per il reato che le ha recato offesa, e può essere sentita senza le garanzie dell'assistenza difensiva, perché nella nozione di reati "commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre", di cui all'art. 371, comma secondo, lettera b), cod. proc. pen., rientrano soltanto quelli commessi nel medesimo contesto spazio-temporale e quindi in stretto collegamento naturalistico.Testo Completo:Sentenza n. 26819 del 10 aprile 2008 - depositata il 3 luglio 2008(Sezione Seconda Penale, Presidente A. S. Rizzo, Relatore A. Esposito) SOCIETA’ – ASSEMBLEA DEI SOCI – DELIBERAZIONI – LESIONE DEL DIRITTO DI OPZIONE SPETTANTE AI SOCI – IMPUGNAZIONE – ANNULLABILITA’ – CONFIGURABILITA’
La violazione delle norme in tema di diritto di opzione determina l’annullabilità e non la nullità del deliberato assembleare, non avendo tale violazione alcuna valenza di ordine generale, ma essendo, invece, funzionale all’interesse del singolo socio a mantenere inalterata la sua partecipazione proporzionale al capitale sociale anche in caso di aumento del capitale medesimo. Non può, conseguentemente, configurarsi la nullità (per illiceità dell’oggetto) di una deliberazione che sacrifichi il diritto di opzione al solo scopo di azzerare fraudolentemente la partecipazione del socio alla società, atteso, peraltro, che l’intento di piegare la deliberazione a finalità di prevaricazione della minoranza è da tempo ricondotto dalla giurisprudenza alla figura dell’eccesso di potere, inteso come violazione del canone di buona fede nell’esecuzione dei rapporti contrattuali, dal quale deriva l’annullabilità della deliberazione.Testo Completo:Sentenza n. 26842 del 7 novembre 2008(Sezione Prima Civile, Presidente M. R. Morelli, Relatore R. Rordorf)
E’ inammissibile, per difetto di legittimazione, l’impugnazione presentata dal P.M. presso la Corte d'Appello avverso il decreto con il quale la stessa Corte d'Appello – applicando il principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione (sentenza n. 21748 del 2007) – accoglieva l’istanza congiunta del tutore (padre) e del curatore speciale di persona in stato vegetativo permanente dal 1992 e autorizzava l'interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale realizzato mediante alimentazione di sondino nasogastrico. All’esito di una compiuta ricostruzione della vicenda giudiziaria, le S.U., - facendo applicazione di principi consolidati nella giurisprudenza e ripercorrendo le funzioni attribuite al P.M. nel processo civile – hanno, in particolare, chiarito che:a) al fine di estendere il limitato potere di impugnazione del P.M. non varrebbe l’interpretazione estensiva della nozione di questioni attinenti allo "stato e capacità delle persone", atteso che anche in queste ipotesi alla previsione dell’intervento necessario del P.M. non si accompagna il potere di impugnazione, identificandosi le relative funzioni in quelle che svolge il Procuratore generale presso la Cassazione; b) non è utile il richiamo alla impugnazione nell’"interesse della legge" di cui al novellato art. 363 c.p.c.;c) la limitazione del potere di impugnazione del P.M. presso il giudice del merito si sottrae a dubbi di legittimità costituzionale, stante l’evidente ragionevolezza del non identico trattamento di fattispecie in cui viene in rilievo un diritto personalissimo di spessore costituzionale (autodeterminazione terapeutica), rispetto al quale è coerente che il P.M. non possa contrapporsi fino al punto della impugnazione di decisione di accoglimento della domanda di tutela del titolare, e fattispecie connotate da prevalente interesse pubblico, come quelle cui fa rinvio l’art. 69 c.p.c.Testo Completo:Sentenza n. 27145 del 13 novembre 2008(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore M. R. Morelli)
Con l’importante decisione 11 novembre 2008 n. 26972 (di contenuto identico ad altre tre sentenze, tutte depositate contestualmente) le Sezioni Unite della Cassazione hanno non solo composto i precedenti contrasti sulla risarcibilità del c.d. danno esistenziale, ma hanno anche più in generale riesaminato approfonditamente i presupposti ed il contenuto della nozione di “danno non patrimoniale” di cui all’art. 2059 c.c.. La sentenza ha innanzitutto ribadito che il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge, i quali si dividono in due gruppi: le ipotesi in cui la risarcibilità è prevista in modo espresso (ad es., nel caso in cui il fatto illecito integri gli estremi di un reato); e quella in cui la risarcibilità del danno in esame, pur non essendo espressamente prevista da una norma di legge ad hoc, deve ammettersi sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., per avere il fatto illecito vulnerato in modo grave un diritto della persona direttamente tutelato dalla Costituzione. La decisione è quindi passata ad esaminare il contenuto della nozione di danno non patrimoniale, stabilendo che quest’ultimo costituisce una categoria ampia ed omnicomprensiva, all’interno della quale non è possibile ritagliare ulteriori sottocategorie, se non con valenza meramente descrittiva. E’, pertanto, scorretto e non conforme al dettato normativo pretendere di distinguere il c.d. “danno morale soggettivo”, inteso quale sofferenza psichica transeunte, dagli altri danni non patrimoniali: la sofferenza morale non è che uno dei molteplici aspetti di cui il giudice deve tenere conto nella liquidazione dell’unico ed unitario danno non patrimoniale, e non un pregiudizio a sé stante. Da questo principio è stato tratto il corollario che non è ammissibile nel nostro ordinamento la concepibilità d’un danno definito “esistenziale”, inteso quale la perdita del fare areddituale della persona. Una simile perdita, ove causata da un fatto illecito lesivo di un diritto della persona costituzionalmente garantito, costituisce né più né meno che un ordinario danno non patrimoniale, di per sé risarcibile ex art. 2059 c.c., e che non può essere liquidato separatamente sol perché diversamente denominato. Quando, per contro, un pregiudizio del tipo definito in dottrina “esistenziale” sia causato da condotte che non siano lesive di specifici diritti della persona costituzionalmente garantiti, esso sarà irrisarcibile, giusta la limitazione di cui all’art. 2059 c.c.. Da ciò le SS.UU. hanno tratto spunto per negare la risarcibilità dei danni non patrimoniali cc.dd. “bagatellari”, ossia quelli futili od irrisori, ovvero causati da condotte prive del requisito della gravità, ed hanno al riguardo avvertito che la liquidazione, specie nei giudizi decisi dal giudice di pace secondo equità, di danni non patrimoniali non gravi o causati da offese non serie, è censurabile in sede di gravame per violazione di un principio informatore della materia. La sentenza è completata da tre importanti precisazioni in tema di responsabilità contrattuale, liquidazione e prova del danno. Per quanto attiene la responsabilità contrattuale, le SS.UU. hanno precisato che anche dall’inadempimento di una obbligazione contrattuale può derivare un danno non patrimoniale, che sarà risarcibile nei limiti ed alle condizioni già viste (e quindi o nei casi espressamente previsti dalla legge, ovvero quando l’inadempimento abbia leso in modo grave un diritto della persona tutelato dalla Costituzione). Per quanto attiene la liquidazione del danno, le SS.UU. hanno ricordato che il danno non patrimoniale va risarcito integralmente, ma senza duplicazioni: deve, pertanto, ritenersi sbagliata la prassi di liquidare in caso di lesioni della persona sia il danno morale sia quello biologico; come pure quella di liquidare nel caso di morte di un familiare sia il danno morale, sia quello da perdita del rapporto parentale: gli uni e gli altri, per quanto detto, costituiscono infatti pregiudizi del medesimo tipo. Infine, per quanto attiene la prova del danno, le SS.UU. hanno ammesso che essa possa fornirsi anche per presunzioni semplici, fermo restando però l’onere del danneggiato gli elementi di fatto dai quali desumere l’esistenza e l’entità del pregiudizio.Testo Completo:Sentenza n. 26972 dell'11 novembre 2008(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore R. Preden) COMPETENZA - CONFLITTO NEGATIVO - DEROGHE ALLA COMPETENZA ORDINARIA INTRODOTTE DALLA LEGISLAZIONE IN TEMA DI EMERGENZA RIFIUTI IN CAMPANIA
Con la decisione in esame la Corte, risolvendo un conflitto negativo di competenza tra un G.i.p. circondariale ed il G.i.p. collegiale presso il Tribunale di Napoli costituito ai sensi dell’art. 3 del D.L. n. 90 del 2008 (conv., con modd. in L. n. 123 del 2008), ha affermato che la speciale competenza attribuita agli organi giurisdizionali indicati al predetto art. 3 è limitata ai soli procedimenti penali relativi alla gestione dei rifiuti nella Regione Campania (ovvero ai reati introdotti dall’art. 2 del nuovo testo nonché a quelli previsti e sanzionati dalla Parte quarta del D.Lgs. n. 152 del 2006) e non si estende ai reati ambientali in genere.Testo Completo:Sentenza n. 42082 del 28 ottobre 2008 - depositata il 12 novembre 2008(Sezione Prima Penale, Presidente G. Silvesri, Relatore G. Corradini)
La S.C., ribadito che l'edificabilità di un'area, ai fini dell'applicabilità del criterio di determinazione della base imponibile fondato sul valore venale, dev'essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita nel piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall'approvazione dello stesso da parte della Regione e dall'adozione di strumenti urbanistici attuativi, ha affermato che la natura edificabile non viene meno né per le ridotte dimensioni e/o la particolare conformazione del lotto, né a seguito di decadenza del vincolo preordinato alla realizzazione dell’opera pubblica.Testo Completo:Sentenza n. 25676 del 24 ottobre 2008(Sezione Quinta Civile, Presidente G. Paolini, Relatore M. D'Alonzo)
In una causa avente ad oggetto l'impugnazione di un testamento olografo, la S.C. ha affermato che, in materia di testamento olografo, il principio dell'autografia previsto dall'art. 602 cod. civ. non impedisce che nell'ambito di uno stesso documento siano enucleabili, da un lato, un testamento olografo pienamente rispondente ai requisiti di legge e, dall'altro, scritti di mano di un terzo apposti dopo la sottoscrizione del testatore - e perciò collocati in una parte del documento diversa da quella occupata dalla disposizione testamentaria - che, come tali, non possono invalidare la scheda testamentaria autonomamente redatta dal testatore; la nullità del testamento olografo, infatti, si ha soltanto quando l'intervento del terzo avvenga con l'inserzione anche di una sola parola di sua mano nel corpo della disposizione di ultima volontà. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda di nullità del testamento in un caso nel quale, dopo le disposizioni di ultima volontà redatte di pugno dal testatore e da lui sottoscritte, compariva anche, redatta da una mano diversa, l'indicazione secondo cui la persona nominata erede universale avrebbe dovuto avere cura del testatore e preoccuparsi del suo funerale).Testo Completo:Sentenza n. 26258 del 30 ottobre 2008(Sezione Seconda Civile, Presidente A. Elefante, Relatore V. Mazzacane) CAMBIALI - AZIONE CAUSALE FINDATA SU CONTRATTO DI CONTO CORRENTE BANCARIO - RESTITUZIONE DEI TITOLI - NECESSITÀ
La possibilità di procedere in via monitoria ai sensi dell’art. 50 t.u. l. bancaria non fa venir meno, quando il salda-conto o gli estratti conto siano sostenuti da titoli di credito (assegni bancari o cambiali), l’obbligo di offrirli in restituzione e di depositarli in cancelleria ai sensi dell’art. 58 l. assegni. Tale obbligo, assolutamente ineludibile, trova la sua ratio nella necessità di evitare la possibile duplicazione della pretesa di credito e di consentire azioni di regresso.Testo Completo:Sentenza n. 26913 del 10 novembre 2008(Sezione Prima Civile, Presidente U. Vitrone, Relatore D. Plenteda)
Nel dichiarare inammissibile il ricorso, per motivi attinenti alla giurisdizione, avverso una sentenza del Consiglio di Stato, per la preclusione derivante dalla formazione del giudicato interno sulla stessa (in virtù dell’esplicita affermazione della giurisdizione amministrativa sulla controversia da parte del Tar e dell’appello limitato al merito della pretese, senza investire la questione della giurisdizione), le S.U. hanno richiamato l’interpretazione adeguatrice dell’art. 37 c.p.c. (sent. n. 24883 del 2008) "al fine di eliminare ogni possibile dubbio" sulla sua applicabilità anche al processo dinanzi ai giudici speciali.Testo Completo:Ordinanza n. 26789 del 7 novembre 2008(Sezioni Unite Civili, Presidente A. Criscuolo, Relatore P. Picone)
La S.C., nel giudizio di annullamento di un testamento olografo per presunta incapacità del testatore, ha affermato che per la validità del testamento olografo si richiede (art. 602 c.c.) che esso sia scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore, ma non occorre anche che la sottoscrizione avvenga contestualmente alla stesura dell'atto di ultima volontà, poiché nessuna norma ne impone la redazione in un unico contesto temporale, sicché il testatore, dopo aver redatto il documento, può completarlo successivamente con la propria sottoscrizione. Parimenti, nessun effetto invalidante può ricondursi all'eventualità che la sottoscrizione sia stata apposta dal testatore in epoca antecedente alla redazione delle disposizioni testamentarie, sempre che queste ultime precedano, nella scheda, la sottoscrizione medesima, perché solo in tal modo esse sono sicura espressione della volontà testamentaria.Testo Completo:Sentenza n. 25845 del 27 ottobre 2008(Sezione Seconda Civile, Presidente R. Corona, Relatore V. Mazzacane)
In tema di IRPEF, la Suprema Corte ha affermato che l'indennità di fine rapporto (nella specie, l'indennità supplementare per licenziamento prevista dall'art. 19 del CCNL per i dirigenti di aziende industriali) corrisposta ad un soggetto non residente è assoggettabile a tassazione, ai sensi dell'art. 23 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, solo nel caso in cui trovi la propria fonte in un rapporto di lavoro dipendente il cui reddito sia assoggettabile ad imposizione in quanto prodotto nel territorio dello Stato, e non anche quando derivi da lavoro dipendente prestato all'estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, in quanto i redditi derivanti da tale tipo di rapporto sono esclusi in ogni caso dalla base imponibile, ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. n. 917 cit..Testo Completo:Sentenza n. 26438 del 4 novembre 2008(Sezione Quinta Civile, Presidente E. Altieri, Relatore M. D'Alonzo) sabato 8 novembre 2008
Integra il delitto di cui all’art. 348 cod. pen. lo svolgimento, in assenza del prescritto titolo abilitante, dell’attività di infermiere professionale consistente nel praticare una “stimolazione oculare” attraverso l’effettuazione di punture sottocutanee all’altezza degli occhi, infiltrando sostanze nei tessuti allo scopo di ottenere effetti “lato sensu” benefici per la funzionalità della vista.Testo Completo:Sentenza n. 41183 del 16 ottobre 2008 - depositata il 5 novembre 2008(Sezione Sesta Penale, Presidente G. De Roberto, Relatore G. Colla)
Il pagamento effettuato nelle mani di un creditore apparente ha efficacia liberatoria, a condizione che il debitore abbia in buona fede e senza colpa ritenuto il destinatario del pagamento legittimato a riceverlo. Le circostanze dalle quali desumere la scusabilità dell’erroneo pagamento vanno desunte in particolar modo dal comportamento sia dell’accipiens, sia del vero creditore, e deve ritenersi esistente una situazione di apparenza scusabile in tutti i casi in cui ambedue si sono comportati in modo da lasciar intendere che l’uno fosse il rappresentante dell’altro. Applicando questo principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, con la quale era stato ritenuto non liberatorio il pagamento di merce effettuato da una società commerciale nelle mani di una persona diversa dal venditore (anch’esso una società commerciale), in un caso in cui l’accipiens era risultato essere il padre dei soci della società venditrice, aveva condotto le trattative per la conclusione dell’affare, aveva girato alla società venditrice parte dei pagamenti ricevuti, ed aveva utilizzato gli uffici della società venditrice per l’invio di fax durante le trattative.Testo Completo:Sentenza n. 26052 del 30 ottobre 2008(Sezione Terza Civile, Presidente M. Fantacchiotti, Relatore M. M. Chiarini)
In tema di misure cautelari personali, l’obbligo di motivazione dell’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, previsto dall’art. 292 cod. proc. pen., non puo’ ritenersi assolto, per quanto concerne l’esposizione dei gravi indizi di colpevolezza, con la mera elencazione descrittiva degli elementi di fatto, occorrendo invece una valutazione critica ed argomentata delle fonti indiziarie singolarmente assunte e complessivamente considerate, il cui controllo in sede di legittimità deve limitarsi a verificarne la rispondenza alle regole della logica, oltre che del diritto, e all’esigenza di completezza espositiva.Testo Completo:Sentenza n. 40609 del 1° ottobre 2008 - depositata il 30 ottobre 2008(Sezione Sesta Penale, Presidente N. Milo, Relatore F. Ippolito)
La ripresa fotografica da parte di terzi lede la riservatezza della vita privata ed integra il reato di cui all’art. 615-bis cod. pen., sempre che vengano ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall’esterno, essendo la tutela del domicilio limitata a cio’ che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi. Ne consegue che se l’azione, pur svolgendosi in luoghi di privata dimora, puo’ essere liberamente osservata dagli estranei senza ricorrere a particolari accorgimenti, il titolare del domicilio non puo’ vantare alcuna pretesa alla riservatezza. (Fattispecie relativa ad una ripresa fotografica dalla strada pubblica di due persone che uscivano di casa e si trovavano nel cortile visibile dall’esterno).Testo Completo:Sentenza n. 40577 del 1° ottobre 2008 - depositata il 30 ottobre 2008(Sezione Sesta Penale, Presidente N. Milo, Relatore F. Ippolito)
PRECLUSIONE, DOPO LA NOVELLA DI CUI ALLA LEGGE N. 253 DEL 1990, DELLA PROPONIBILITÀ, IN VIA INCIDENTALE, DELLA QUERELA DI FALSO NEL GIUDIZIO DI APPELLO CON RIGUARDO A DOCUMENTI PRODOTTI NEL PRIMO GRADO DI GIUDIZIO E NON DISCONOSCIUTI - INSUSSISTENZALa S.C. ha ritenuto che la querela di falso relativa ad un documento già prodotto nel corso del primo grado di giudizio può essere proposta, in via incidentale, nel giudizio di appello anche all’udienza collegiale, pure dopo l’entrata in vigore della legge n. 353 del 1990, in quanto la riforma non ha riguardato né l’art. 221, primo comma, né l’art. 335 cod. proc. civ.. I giudici di legittimità hanno, altresì, affermato che la querela di falso può essere proposta anche se il detto documento non sia stato tempestivamente disconosciuto a norma dell’art. 214 cod. proc. civ..Testo Completo:Sentenza n. 25556 del 21 ottobre 2008(Sezione Terza Civile, Presidente F. Mazza, Relatore M. Finocchiaro)
Nel giudizio attivato dal curatore del fallimento nei confronti dell’amministratore della società per far valere la sua responsabilità (di carattere contrattuale) ex art. 146 l. fall., la S.C. ha precisato che grava sul fallimento l’onere della prova del carattere della novità delle operazioni, compiute dall’amministratore successivamente allo scioglimento della società per perdita del capitale.Testo Completo:Sentenza n. 25977 del 29 ottobre 2008(Sezione Prima Civile, Presidente G. Losavio, Relatore G. Salme')
Con sentenza n. 25978/2008 la Corte di cassazione ha affermato che, in presenza di una sentenza dichiarativa di fallimento poi revocata, il fallito è ammesso a chiedere il risarcimento dei danni, ai sensi dell'art. 96 c.p.c., non soltanto se detta sentenza venga revocata per mancanza dei presupposti, ma anche se - come nella specie - essa sia dichiarata nulla per inosservanza di norme processuali. Tale danno è da configurarsi come esistente "in re ipsa", per il solo fatto della privazione della disponibilità dell'azienda, senza necessità di prova da parte del danneggiato (nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda risarcitoria per mancanza di prova).Testo Completo:Sentenza n. 25978 del 29 ottobre 2008(Sezione Prima Civile, Presidente G. Losavio, Relatore G. Salme')
In tema di giudizio dinanzi al giudice di pace, la S.C. ha affermato che la citazione depositata in cancelleria contestualmente all’iscrizione a ruolo non è nulla per carenza di procura, se quest’ultima sia depositata nella prima udienza di trattazione.Testo Completo:Sentenza n. 25727 del 24 ottobre 2008(Sezione Prima Civile, Presidente V. Proto, Relatore F. Felicetti)
Le S.U., hanno ribadito l’interpretazione adeguatrice - alla luce dei principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo - dell’art. 37 c.p.c. (sent. n. 24883 del 2008), anche e a maggior ragione per le controversie di lavoro e previdenza, facendone applicazione in sede di riparto di giurisdizione fra giudice del lavoro e giudice amministrativo in materia di rapporti di pubblico impiego. E' stata pertanto ritenuta inammissibile l'eccezione di difetto di giurisdizione sollevata per la prima volta in sede di legittimità dalla parte che, soccombente nel merito in primo grado, aveva appellato la sentenza del giudice ordinario senza formulare alcuna eccezione sulla giurisdizione.Testo Completo:Sentenza n. 26019 del 30 ottobre 2008(Sezioni Unite Civili, Presidente A. Criscuolo, Relatore U. Morcavallo)
Ai fini dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), il contemporaneo utilizzo di più di un’unità catastale come abitazione principale non costituisce ostacolo all’applicazione, per tutte, dell’aliquota prevista per l’abitazione principale medesima, sempre che il derivato complesso abitativo utilizzato non trascenda la categoria catastale delle unità che lo compongono, assumendo rilievo, a tal fine, non il numero delle unità catastali ma l’effettiva utilizzazione ad abitazione principale dell’immobile complessivamente considerato, ferma restando la spettanza della detrazione prevista dal secondo comma dell’art. 8 d.lgs n. 504 del 1992 una sola volta per tutte le unità.Testo Completo:Sentenza n. 25902 del 29 ottobre 2008(Sezione Quinta Civile, Presidente E. Papa, Relatore M. D'Alonzo)
La S.C., con riguardo ad una controversia relativa al conseguimento da parte del coniuge divorziato di una quota della pensione di reversibilità spettante all'altro coniuge, ha deciso che quando la legge richiede, per il provvedimento del giudice, la forma della sentenza, l’appello va proposto entro gli ordinari termini di cui agli articoli 325 e 327 cod. proc. civ., a prescindere dal rito camerale applicato.Testo Completo:Sentenza n. 26121 del 2 ottobre 2008(Sezione Prima Civile, Presidente M. G. Luccioli, Relatore F. Felicetti)
Allorquando la cartella esattoriale emessa per la riscossione di contributi consortili sia motivata con riferimento ad un “piano di classifica” approvato dalla competente autorità regionale, è onere del contribuente che disconosca il debito contestare specificamente la legittimità del procedimento ovvero il suo contenuto, nessun ulteriore onere probatorio gravando sul consorzio in difetto di specifica contestazione, ferma restando la possibilità da parte del giudice tributario di avvalersi dei poteri ufficiosi previsti dall’art. 7 del d.lgs n. 546 del 1992, ove ritenga necessaria una particolare indagine riguardo alle modalità con le quali il consorzio stesso è in concreto pervenuto alla liquidazione del contributo.Testo Completo:Sentenza n. 26009 del 30 ottobre 2008(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore P. D'Alessandro) PREVIDENZA - TITOLARITÀ DI PIÙ TRATTAMENTI PENSIONISTICI - DIVIETO DI CUMULO DI TRATTAMENTI COLLEGATI AL COSTO DELLA VITA
Le Sezioni Unite, componendo un contrasto di giurisprudenza in tema di titolarità di più trattamenti pensionistici e relativo adeguamento al costo della vita, hanno statuito che il divieto di cumulo di trattamenti perequativi trova applicazione anche per i pensionati titolari di una pensione a carico dell’AGO e di un’altra a carico dello Stato, in tal caso continuando a corrispondersi l'indennità integrativa speciale inerente alla pensione statale e non spettando, invece, le quote aggiuntive sulla pensione dell’AGO corrisposta dall’ INPS.Testo Completo:Sentenza n. 25616 del 23 ottobre 2008(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore S. Toffoli)
In tema di indennità spettante all’affittuario per i miglioramenti apportati al fondo (art. 17, secondo comma, legge n. 203 del 1982), nel caso in cui il rapporto non venga dismesso alla scadenza perché questa è controversa, la data di cessazione del rapporto, alla quale la legge ancora detta indennità, va individuata in quella fissata nella sentenza di condanna al rilascio del fondo (coincidente, ex lege, con la fine dell’annata agraria in cui la sentenza è pronunciata), posto che da tale momento il proprietario concedente può ottenere, coattivamente, il rilascio del fondo ed il conduttore può far valere il diritto alle migliorie.Testo Completo:Sentenza n. 25140 del 14 ottobre 2008(Sezione Terza Civile, Presidente P. Vittoria, Relatore D. Calabrese)