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Timestamp: 2018-09-18 20:59:23+00:00
Document Index: 27945071

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 14', 'art. 17', 'art. 13', 'art.  117', 'art. 117', 'art.  5', 'art.  9', 'art.  2', 'art.  2', 'art. 11', 'art.\n18', 'art. 48', 'art. 17', 'art.  18', 'art. 51']

DECRETO LEGISLATIVO 13 ottobre 2010, n. 190 - Attuazione della direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino. (10G0212) - (GU n. 270 del 18-11-2010 | Edilone.it
DECRETO LEGISLATIVO 13 ottobre 2010, n. 190 – Attuazione della direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino. (10G0212) – (GU n. 270 del 18-11-2010
DECRETO LEGISLATIVO 13 ottobre 2010, n. 190 - Attuazione della direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino. (10G0212) - (GU n. 270 del 18-11-2010 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 03/12/2010
DECRETO LEGISLATIVO 13 ottobre 2010 , n. 190
Attuazione della direttiva 2008/56/CE che istituisce  un  quadro  per
l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente  marino.
(10G0212)
Visti gli articoli 76, 87 e 117, della Costituzione;
Vista la legge 7 luglio 2009, n. 88, concernente  disposizioni  per
l’adempimento  di   obblighi   dall’appartenenza   dell’Italia   alle
Comunita’ europee –  Legge  comunitaria  2008,  ed,  in  particolare,
Visto l’articolo 14 della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  recante
disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento  della  Presidenza
Vista  la  direttiva  2008/56/CE  del  Parlamento  europeo  e   del
Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per  l’azione
comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino;
Vista la legge 31 dicembre 1982, n. 979, recante  disposizioni  per
la difesa del mare;
Vista la legge 2 dicembre 1994, n. 689, concernente la  ratifica  e
l’esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite  sul  diritto  del
mare (UNCLOS – Montego Bay);
Vista la legge 25 gennaio 1979,  n.  30,  concernente  la  ratifica
della   Convenzione   sulla   salvaguardia   del   Mar   Mediterraneo
dall’inquinamento, con due protocolli e relativi allegati, adottata a
Barcellona il 16 febbraio 1976;
Vista la legge 27 maggio 1999, n. 175, concernente la  ratifica  ed
esecuzione dell’atto  finale  della  Conferenza  dei  plenipotenziari
sulla  Convenzione   per   la   protezione   del   Mar   Mediterraneo
dall’inquinamento, con relativi protocolli, tenutasi a Barcellona  il
9 e 10 giugno 1995;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre  1997,
n. 357, e successive modificazioni, recante Regolamento di attuazione
della direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992,  relativa
alla conservazione degli habitat  naturali  e  seminaturali  e  della
flora e della fauna selvatiche;
Visto il  decreto  legislativo  31  marzo  1998,  n.  112,  recante
Vista la legge 8 febbraio 2006, n. 61, recante istituzione di  zone
di  protezione  ecologica  oltre   il   limite   esterno   del   mare
adottata nella riunione del 9 luglio 2010;
del 23 settembre 2010;
riunione del 7 ottobre 2010;
con  i  Ministri  della  salute,  dello  sviluppo  economico,   delle
infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole alimentari e
forestali,  della  difesa,  della  giustizia,  degli  affari  esteri,
dell’economia e delle finanze e per i rapporti con le regioni  e  per
la coesione territoriale;
1. Il presente decreto, in attuazione della  direttiva  2008/56/CE,
istituisce  un  quadro  diretto  all’elaborazione  di  strategie  per
l’ambiente marino e all’adozione delle misure necessarie a conseguire
e a mantenere un buono stato ambientale entro il 2020.
2. Nell’ambiente marino, nel rispetto di quanto disposto  al  comma
1, deve  essere  garantito  un  uso  sostenibile  delle  risorse,  in
considerazione dell’interesse generale. A tal fine le  strategie  per
l’ambiente marino:
a)  applicano  un  approccio  ecosistemico  alla  gestione  delle
attivita’ umane per assicurare che la pressione complessiva  di  tali
attivita’  sia   mantenuta   entro   livelli   compatibili   con   il
conseguimento di un buon stato ambientale;
b) salvaguardano la capacita’ degli ecosistemi marini di  reagire
ai cambiamenti indotti dall’uomo;
c)  considerano  gli  effetti  transfrontalieri  sulla   qualita’
dell’ambiente marino degli Stati terzi situati nella stessa regione o
sottoregione marina;
d) rafforzano la conservazione della biodiversita’  dell’ambiente
marino, attraverso l’ampliamento e l’integrazione  della  rete  delle
aree marine protette previste dalla vigente normativa e di  tutte  le
altre misure di protezione;
e)  perseguono  la  progressiva  eliminazione   dell’inquinamento
dell’ambiente marino;
f)  assicurano  che  le  azioni  di  monitoraggio  e  la  ricerca
scientifica  sul  mare   siano   orientate   all’acquisizione   delle
conoscenze  necessarie  per  la  razionale  utilizzazione  delle  sue
risorse e potenzialita’.
3.  Il  presente  decreto,  per  i  fini  previsti  dal  comma   1,
contribuisce alla coerenza tra le diverse politiche  settoriali,  gli
accordi,  le  misure  legislative,  gli  strumenti  di  conoscenza  e
monitoraggio, gli strumenti di pianificazione  e  programmazione  che
hanno  un  impatto  sull’ambiente   marino   e   mira   a   garantire
l’integrazione delle implicazioni ambientali nelle  stesse  politiche
– Il testo dell’art. 1 e l’allegato  B  della  legge  7
luglio 2009,  n.  88  (Disposizioni  per  l’adempimento  di
Comunita’ europee –  legge  comunitaria  2008),  pubblicata
nella  Gazzetta  Ufficiale  14   luglio   2009,   n.   161,
supplemento ordinario, cosi’ recitano:
direttiva 95/16/CE (rifusione);
energetico e le definizioni; 2008/117/CE del Consiglio, del
16  dicembre  2008,  recante   modifica   della   direttiva
2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore
aggiunto, per combattere la  frode  fiscale  connessa  alle
operazioni intracomunitarie; 2008/118/CE del Consiglio, del
16 dicembre 2008, relativa al regime generale delle  accise
e che abroga la direttiva 92/12/CEE.».
– Il testo dell’art. 14, della legge 23 agosto 1988, n.
della Presidenza del Consiglio dei Ministri) cosi’ recita:
«Art.  14  (Decreti  legislativi).  –  1.   I   decreti
Repubblica con la denominazione di “decreto legislativo”  e
– La direttiva 2008/56/CE e’ pubblicata nella  G.U.U.E.
25 giugno 2008, n. L 164.
– La legge 31 dicembre 1982, n. 979  (Disposizioni  per
la difesa del mare) e’ pubblicata nella Gazzetta  Ufficiale
18 gennaio 1983, n. 16, supplemento ordinario.
– La  legge  2  dicembre  1994,  n.  689  (Ratifica  ed
esecuzione  della  Convenzione  delle  Nazioni  Unite   sul
diritto del mare, con  allegati  e  atto  finale,  fatta  a
Montego Bay il 10 dicembre 1982,  nonche’  dell’accordo  di
applicazione della parte XI della convenzione  stessa,  con
allegati, fatto a New York il 29 luglio 1994) e’ pubblicata
nella  Gazzetta  Ufficiale  19  dicembre  1994,   n.   295,
–  La  legge  25  gennaio  1979,  n.  30  (Ratifica  ed
esecuzione della Convenzione  sulla  salvaguardia  del  mar
Mediterraneo  dall’inquinamento,  con  due   protocolli   e
relativi allegati, adottata a  Barcellona  il  16  febbraio
1976) e’ pubblicata nella  Gazzetta  Ufficiale  9  febbraio
1979, n. 40, supplemento ordinario.
–  La  legge  27  maggio  1999,  n.  175  (Ratifica  ed
esecuzione   dell’Atto   finale   della   Conferenza    dei
plenipotenziari sulla Convenzione per la protezione del Mar
Mediterraneo dall’inquinamento,  con  relativi  protocolli,
tenutasi a Barcellona il 9 e 10 giugno 1995) e’  pubblicata
nella  Gazzetta  Ufficiale  17   giugno   1999,   n.   140,
–  Il  decreto  del  Presidente  della   Repubblica   8
settembre  1997,  n.   357   e   successive   modificazioni
(Regolamento recante attuazione della  direttiva  92/43/CEE
relativa  alla  conservazione  degli  habitat  naturali   e
seminaturali, nonche’ della flora e della fauna selvatiche)
e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 23 ottobre 1997,  n.
248, supplemento ordinario.
nella Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1998, n. 92, supplemento
– La legge 8 febbraio 2006, n. 61 (Istituzione di  zone
di protezione ecologica oltre il limite  esterno  del  mare
territoriale) e’  pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale  3
marzo 2006, n. 52.
– Il decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152  e
successive modificazioni (Norme in materia  ambientale)  e’
– Per la direttiva 2008/56/CE si veda nelle  note  alle
1. Il presente decreto si applica alle acque marine  della  regione
del Mare Mediterraneo, come definita all’articolo 3, comma 1, lettera
2. Il presente decreto non si applica alle attivita’ il  cui  unico
fine sia la difesa e la sicurezza militare dello Stato. Il  Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del  mare,  di  seguito
denominato Ministero dell’ambiente, individua,  ove  necessario,  con
decreto adottato di concerto con  i  Ministeri  della  difesa,  delle
infrastrutture e trasporti, dell’economia e finanze e  con  le  altre
amministrazioni competenti,  apposite  modalita’  per  l’applicazione
delle disposizioni del presente decreto a tali attivita’.
1.  Ai  fini  del  presente  decreto  si  applicano   le   seguenti
a) acque marine:
1) acque, fondali e sottosuolo situati oltre la linea  di  base
che serve a misurare l’estensione delle acque territoriali,  fino  ai
confini  della  zona  su  cui  lo  Stato  ha   o   esercita   diritti
giurisdizionali, in conformita’ al diritto internazionale  del  mare,
quali il mare territoriale, la  zona  economica  esclusiva,  zone  di
pesca protette, la piattaforma continentale e, laddove istituite,  le
zone di protezione ecologica;
2) acque costiere gia’ definite nella parte terza  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni, i  loro
fondali  e  sottosuolo,  per  gli  aspetti  specifici   dello   stato
ambientale dell’ambiente marino non trattati nel decreto  legislativo
n. 152/2006 o in altra normativa nazionale di settore;
b) regione marina: le seguenti  regioni,  individuate  a  livello
comunitario, tenuto conto dei  fattori  idrologici,  oceanografici  e
bio/geografici:
1) Mar Baltico;
2) Oceano Atlantico nordorientale;
3) Mare Mediterraneo;
4) Mar Nero;
c) regione del  Mare  Mediterraneo:  le  acque  marine  del  Mare
Mediterraneo propriamente intese, inclusi i suoi golfi e  mari,  come
delimitate a ovest dal meridiano passante attraverso il faro di  Capo
Spartel, all’entrata dello Stretto di Gibilterra ed a est dal  limite
meridionale dello Stretto dei Dardanelli  tra  Mehmetcik  e  Kumkale,
secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 1,  della  Convenzione
per la protezione dell’ambiente marino  e  la  regione  costiera  del
Mediterraneo (Convenzione di Barcellona);
d) sottoregioni marine del Mare Mediterraneo:
1) il Mare Mediterraneo occidentale;
2) il Mare Adriatico;
3) il Mar Ionio e il Mare Mediterraneo centrale;
e) strategia per l’ambiente marino: strategia  da  sviluppare  ed
attuare  per  ciascuna  regione  o  sottoregione  marina  interessata
conformemente all’articolo 7;
f) stato ambientale: stato  generale  dell’ambiente  nelle  acque
marine, tenuto conto della struttura, della funzione e  dei  processi
degli ecosistemi  marini  che  lo  compongono,  nonche’  dei  fattori
fisiografici, geografici, biologici, geologici e climatici naturali e
delle condizioni  fisiche,  acustiche  e  chimiche,  comprese  quelle
risultanti dalle attivita’ umane all’interno o all’esterno della zona
considerata;
g) buono stato ambientale: stato ambientale  delle  acque  marine
tale per cui le  stesse  preservano  la  diversita’  ecologica  e  la
vitalita’ di mari ed oceani puliti, sani e produttivi  nelle  proprie
condizioni intrinseche e tale per cui l’utilizzo dell’ambiente marino
si svolge in modo sostenibile, salvaguardandone le potenzialita’  per
gli usi e le attivita’ delle generazioni presenti e future. Il  buono
stato ambientale e’  definito  in  relazione  a  ciascuna  regione  o
sottoregione  marina,  sulla   base   dei   descrittori   qualitativi
dell’allegato I;
h)   traguardo   ambientale:   determinazione    qualitativa    o
quantitativa delle condizioni da conseguire per le diverse componenti
delle acque marine, agendo sulle pressioni e al fine di  ridurre  gli
impatti, in relazione a ciascuna regione o sottoregione marina;
i)   criteri:   caratteristiche   tecniche   distintive,    anche
individuate dalla  Commissione  europea,  strettamente  collegate  ai
descrittori qualitativi;
l) inquinamento: introduzione diretta  o  indiretta,  conseguente
alle attivita’ umane, di sostanze  o  energia  nell’ambiente  marino,
compreso il rumore sottomarino prodotto dall’uomo, che provoca o  che
puo’ provocare effetti negativi come danni alle risorse biologiche  e
agli ecosistemi marini, inclusa la perdita di biodiversita’, pericoli
per la salute umana, limitazioni alle attivita’  marittime,  compresi
la pesca, il turismo, l’uso ricreativo e altri utilizzi legittimi del
mare,  alterazioni  della  qualita’  delle  acque   marine   che   ne
pregiudichino l’utilizzo e ne riducano la funzione ricreativa e o, in
generale, la compromissione  dell’uso  sostenibile  dei  beni  e  dei
servizi marini;
m) cooperazione regionale:  cooperazione  e  coordinamento  delle
attivita’ tra gli Stati membri e, ove possibile, tra  i  Paesi  terzi
che hanno in comune la stessa regione o sottoregione marina, ai  fini
dello sviluppo e dell’attuazione di strategie per l’ambiente marino;
n)  convenzioni  marittime  regionali:  convenzioni   o   accordi
internazionali  e  rispettivi  organi  direttivi,  finalizzati   alla
protezione dell’ambiente marino della regione  o  delle  sottoregioni
marine  e,  in  particolare,  la  Convenzione   per   la   protezione
dell’ambiente marino e la regione costiera del Mediterraneo del 1995.
Nota agli articoli 3, 8 e 12:
– Per il decreto legislativo 3  aprile  2006,  152,  si
1. Il Ministero dell’ambiente esercita  la  funzione  di  Autorita’
competente per il coordinamento delle attivita’ previste dal presente
2. Per l’esercizio dell’attivita’ di coordinamento di cui al  comma
1, l’Autorita’ competente si avvale di un apposito Comitato  tecnico,
di seguito denominato Comitato,  di  cui  all’articolo  5,  istituito
presso il Ministero dell’ambiente con  apposito  decreto,  che  opera
1. Il Comitato e’ composto da:
a) tre rappresentanti del Ministero dell’ambiente, di cui uno con
b) due rappresentanti  del  Ministero  delle  politiche  agricole
c)  un  rappresentante  per  ciascuno  dei  seguenti   Ministeri:
Ministero delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,  Ministero  della
salute,  Ministero  della  difesa,  Ministero  degli  affari  esteri,
Ministero  dell’istruzione,   dell’universita’   e   della   ricerca,
Ministero per i  beni  e  le  attivita’  culturali,  Ministero  dello
sviluppo economico e Dipartimento per gli affari regionali;
d) un rappresentante per ciascuna Regione e Provincia autonoma;
e) un rappresentante dell’Unione Province d’Italia;
f) un rappresentante dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani.
2. Alla nomina dei componenti del Comitato  provvede  il  Ministero
dell’ambiente  previa  designazione  da  parte  di   ciascuna   delle
amministrazioni e associazioni di cui al comma 1;  tali  designazioni
devono  pervenire  entro  30  giorni   dalla   richiesta   da   parte
dell’autorita’  competente.  Decorso  tale   termine   il   Ministero
dell’ambiente provvede comunque all’istituzione del Comitato.
3. La segreteria del Comitato e’ organizzata presso  la  competente
Direzione generale del  Ministero  dell’ambiente,  nei  limiti  delle
risorse umane, strumentali  e  finanziarie  previste  a  legislazione
4. Ai componenti del  Comitato  non  e’  dovuto  alcun  compenso  o
gettone  di  presenza  ovvero  altro  tipo  di  emolumento  per  tale
5. Il Comitato concorre alla definizione  degli  atti  inerenti  la
strategia dell’ambiente marino di cui all’articolo 7.
6. Il Comitato, prima di avviare i lavori,  adotta,  a  maggioranza
dei due  terzi  dei  componenti  designati,  il  proprio  regolamento
interno di funzionamento.
7.  Il  Comitato  si  riunisce  almeno  due  volte   all’anno,   su
8. Il Comitato  puo’  avvalersi,  ai  fini  dello  svolgimento  dei
compiti attribuiti,  del  supporto  tecnico  scientifico  di  esperti
indicati dalle  amministrazioni  e  associazioni  che  compongono  il
Comitato medesimo. Alle riunioni del Comitato possono essere invitati
a partecipare rappresentanti di  enti  ed  istituti  di  ricerca,  di
associazioni  ambientaliste  riconosciute  e   di   associazioni   di
categoria. Agli  esperti  ed  ai  rappresentanti  degli  enti,  degli
istituti di ricerca e delle associazioni di cui al presente comma non
e’ dovuto alcun compenso o  rimborso  spese,  ovvero  altro  tipo  di
emolumento per tale partecipazione.
9. Il Comitato riferisce al  Parlamento,  con  cadenza  semestrale,
sulla attivita’ svolta,  nonche’  sulle  risorse  utilizzate  per  il
conseguimento delle finalita’ di cui al presente decreto.
1. Il Ministero dell’ambiente individua,  ove  necessario  d’intesa
con il Ministero degli affari esteri,  le  procedure  finalizzate  ad
assicurare la cooperazione con gli Stati membri che hanno  in  comune
con l’Italia una regione o sottoregione marina al fine di  consentire
che gli adempimenti previsti dagli articoli da 8 a 12 siano posti  in
essere in modo  coerente  e  coordinato  presso  l’intera  regione  o
sottoregione.
2. Ai fini previsti dal comma 1 si utilizzano anche, ove opportuno,
le sedi istituzionali esistenti in materia di cooperazione regionale,
incluse  quelle  previste  nel  quadro  delle  convenzioni  marittime
regionali. Per gli adempimenti previsti dagli articoli da 8 a 12,  si
deve fare riferimento anche ai programmi, alle  valutazioni  ed  alle
attivita’ condotti nell’ambito di accordi internazionali.
3. Ai fini previsti dal comma 1, le procedure di cooperazione  sono
estese, per quanto  possibile,  ai  Paesi  terzi  che  esercitano  la
propria giurisdizione sulle  acque  di  una  regione  o  sottoregione
marina di cui all’articolo 2 ed all’articolo 8, comma 6, in  modo  da
coordinare i rispettivi interventi.
Azioni e fasi della strategia
per l’ambiente marino
1. All’attuazione del presente decreto si procede sulla base  delle
a) la valutazione iniziale dello  stato  ambientale  delle  acque
marine ai sensi dell’articolo 8;
b) la determinazione dei requisiti del buono stato ambientale  ai
sensi dell’articolo 9;
c) la definizione dei traguardi ambientali ai sensi dell’articolo
d)  l’elaborazione  dei  programmi  di  monitoraggio,  ai   sensi
dell’articolo 11;
e) l’elaborazione dei programmi di misure per il conseguimento  e
il mantenimento del buono stato ambientale ai sensi dell’articolo 12.
2. La valutazione iniziale di cui all’articolo 8, la determinazione
del buono stato ambientale di cui all’articolo 9, la definizione  dei
traguardi ambientali  di  cui  all’articolo  10,  l’elaborazione  dei
programmi di monitoraggio di cui all’articolo 11 e l’elaborazione dei
programmi  di  misure  di  cui  all’articolo  12   sono   aggiornate,
successivamente all’elaborazione iniziale, ogni sei anni per ciascuna
regione o sottoregione marina, sulla base delle procedure previste da
tali articoli.
3.  Il  Ministero  dell’ambiente  comunica,  in  forma  completa  e
dettagliata, gli aggiornamenti di cui al  comma  2  alla  Commissione
europea, agli organi direttivi delle convenzioni marittime  regionali
ed agli altri Stati membri che condividono con l’Italia una regione o
sottoregione marina,  entro  tre  mesi  dalla  pubblicazione  di  cui
all’articolo 16, comma 2.
1. Il Ministero dell’ambiente promuove e coordina, avvalendosi  del
Comitato, la valutazione iniziale dello stato  ambientale  attuale  e
dell’impatto delle attivita’ antropiche sull’ambiente  marino,  sulla
base  dei  dati  e  delle  informazioni  esistenti,  inclusi   quelli
derivanti dall’attuazione della parte terza del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
2. Le amministrazioni dello Stato, i soggetti  pubblici  e  privati
che, nell’esercizio delle proprie attivita’,  producono  o  detengono
dati e informazioni utili ai fini della valutazione di cui al comma 1
sono tenuti, su richiesta del Ministero dell’ambiente, a  metterli  a
disposizione. Restano ferme le  vigenti  disposizioni  che  prevedono
l’invio o la messa a disposizione di tali dati e informazioni.
3. La valutazione iniziale deve includere:
a) un’analisi degli elementi, delle caratteristiche essenziali  e
dello stato ambientale  attuale  della  regione  marina,  sulla  base
dell’elenco indicativo  degli  elementi  riportati  nella  tabella  1
dell’allegato III;
b) un’analisi  dei  principali  impatti  e  delle  pressioni  che
influiscono sullo  stato  ambientale  della  regione  o  sottoregione
marina, sulla base dell’elenco indicativo degli elementi di cui  alla
tabella 2 dell’allegato III, la  quale  tenga  conto  delle  tendenze
rilevabili e consideri i principali effetti cumulativi  e  sinergici,
nonche’ delle valutazioni pertinenti, effettuate in base alla vigente
legislazione comunitaria;
c)  un’analisi  degli   aspetti   socio-economici   dell’utilizzo
dell’ambiente marino e dei costi del suo degrado.
4. Il Ministero dell’ambiente assicura, ove necessario d’intesa con
il Ministero degli affari esteri, le opportune  azioni  nel  contesto
delle vigenti convenzioni marittime  regionali,  affinche’  ulteriori
possano essere ottenuti in sede di attuazione di tali convenzioni.
5.  La  valutazione  e’  effettuata   in   tempo   utile   per   la
determinazione del buono stato ambientale di cui all’articolo 9 e per
la definizione dei traguardi ambientali di cui all’articolo 10.
6. A seguito della valutazione di cui  al  comma  1,  il  Ministero
dell’ambiente,  sentita  la  Conferenza  unificata,  stabilisce   con
apposito decreto, se, al fine di tenere conto delle  specificita’  di
zone particolari, le strategie previste dal presente  decreto  devono
essere  definite  e  adottate  con  riferimento   ad   una   o   piu’
sottodivisioni territoriali, da individuare in coerenza con  l’elenco
delle  sottoregioni  marine  del  Mare  Mediterraneo.  Il   Ministero
dell’ambiente comunica tempestivamente tale decreto alla  Commissione
Determinazione del buon stato ambientale
1.  Il  buono  stato  ambientale  e’  determinato  sulla  base  dei
descrittori qualitativi di cui all’allegato  1,  ed  e’  identificato
a) la struttura, la funzione ed i processi degli  ecosistemi  che
compongono l’ambiente marino,  unitamente  ai  fattori  fisiografici,
geografici, geologici e climatici, consentano a  tali  ecosistemi  di
funzionare pienamente  e  di  mantenere  la  loro  resilienza  ad  un
cambiamento ambientale dovuto all’attivita’ umana;
b) le specie e gli habitat marini siano protetti in modo tale  da
evitare la perdita di biodiversita’ dovuta all’attivita’ umana  e  da
consentire che le diverse componenti biologiche  funzionino  in  modo
equilibrato;
c) le caratteristiche idromorfologiche  e  fisico-chimiche  degli
ecosistemi, incluse le modifiche alle stesse causate dalle  attivita’
umane nella zona interessata, siano  compatibili  con  le  condizioni
indicate nelle lettere a) e b);
d) gli apporti  di  sostanze  ed  energia,  compreso  il  rumore,
nell’ambiente marino, dovuti ad attivita’ umane, non causino  effetti
2. Per conseguire un buono stato ambientale delle acque  marine  si
applica la gestione adattativa basata sull’approccio ecosistemico.
3. Il Ministero dell’ambiente, avvalendosi del Comitato, determina,
con apposito decreto, sentita la Conferenza unificata i requisiti del
buono stato ambientale per le acque marine sulla base dei descrittori
qualitativi di cui all’allegato I e tenuto conto  delle  pressioni  e
degli impatti di cui all’allegato III.
4. Ai fini della  determinazione  dei  requisiti  del  buono  stato
ambientale si applicano anche i criteri e gli  standard  metodologici
allo scopo adottati dalla Commissione europea.
5. La determinazione dei requisiti del buono  stato  ambientale  e’
effettuata entro il 15 luglio 2012.
6. Il Ministero dell’ambiente comunica alla Commissione europea gli
esiti della valutazione di cui all’articolo 8 e della  determinazione
del buono stato ambientale di cui al presente articolo  entro  il  15
Definizione dei traguardi ambientali
1. Sulla base della valutazione iniziale di cui all’articolo 8,  il
Ministero dell’ambiente, avvalendosi  del  Comitato,  definisce,  con
apposito  decreto,  sentita  la  Conferenza  unificata,  i  traguardi
ambientali e gli indicatori ad essi associati, al fine di  conseguire
il buon stato ambientale,  tenendo  conto  delle  pressioni  e  degli
impatti di  cui  alla  tabella  2  dell’allegato  III  e  dell’elenco
indicativo delle caratteristiche riportate nell’allegato IV.
2. Il Ministero  dell’ambiente  procede  ad  una  ricognizione  dei
traguardi ambientali definiti in  relazione  alle  acque  marine  dai
vigenti strumenti normativi o di pianificazione e  di  programmazione
esistenti   a   livello   regionale,   nazionale,    comunitario    o
internazionale, al fine di individuare i traguardi di cui al comma  1
in modo compatibile e integrato con gli  altri  traguardi  ambientali
3. La definizione dei traguardi ambientali e’ effettuata  entro  il
4. Il Ministero dell’ambiente comunica alla Commissione europea gli
esiti della definizione dei traguardi di cui al comma 1 entro  il  15
apposito decreto,  sentita  la  Conferenza  unificata,  programmi  di
monitoraggio coordinati  per  la  valutazione  continua  dello  stato
ambientale delle acque marine, in funzione dei  traguardi  ambientali
previsti  dall’articolo  10,  nonche’  per  l’aggiornamento  di  tali
2. I programmi previsti dal comma 1 sono definiti tenendo conto:
a) degli elementi riportati negli elenchi degli allegati III e V;
b) delle attivita’ di monitoraggio effettuate dal  Ministero  per
le politiche agricole alimentari e  forestali,  della  salute,  delle
infrastrutture e trasporti, dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, nonche’ dalle altre amministrazioni competenti.
3. Il Ministero dell’ambiente, per la definizione dei programmi  di
cui al comma 1, procede inoltre ad  una  ricognizione  degli  attuali
programmi di monitoraggio ambientale esistenti a  livello  regionale,
nazionale, comunitario  o  internazionale  in  relazione  alle  acque
marine, al fine  di  elaborare  i  programmi  di  monitoraggio  anche
attraverso l’integrazione ed il  coordinamento  dei  risultati  degli
altri programmi  di  monitoraggio  esistenti  e,  comunque,  in  modo
compatibile e integrato con gli stessi.
4. L’elaborazione e l’avvio  dei  programmi  di  monitoraggio  sono
effettuati entro il 15 luglio 2014.
5. Il Ministero dell’ambiente comunica alla Commissione  europea  i
programmi di monitoraggio di cui al comma 1 entro il 15 ottobre 2014.
1. A seguito della definizione  dei  traguardi  ambientali  di  cui
all’articolo  10,  il  Ministero   dell’ambiente,   avvalendosi   del
Comitato, elabora uno  o  piu’  programmi  di  misure  finalizzati  a
conseguire o mantenere un buon stato ambientale. A  tal  fine,  tiene
conto delle tipologie di misure riportate all’allegato VI.
2. Ai fini dell’elaborazione dei programmi di cui al  comma  1,  il
a) procede ad una ricognizione dei  programmi  di  misure,  anche
aventi finalita’ diverse da quelle ambientali,  esistenti  a  livello
regionale, nazionale, comunitario o internazionale in relazione  alle
acque  marine,  nonche’  delle  autorita’  competenti  alla  relativa
elaborazione ed attuazione,  tenendo  conto,  in  particolare,  degli
strumenti di pianificazione e di programmazione aventi rilievo per le
acque marine previsti dalla parte terza  del  decreto  legislativo  3
b) comunica al Comitato l’esito della ricognizione  di  cui  alla
lettera a) e promuove la partecipazione dei soggetti cui alla  stessa
lettera a) alle riunioni  del  Comitato,  affinche’  i  programmi  di
misure di cui al comma 1 possano essere elaborati anche attraverso il
coordinamento  con  gli  altri  programmi  di  misure  esistenti   e,
comunque, in modo compatibile e integrato con gli stessi.
3. I programmi di misure di cui al comma 1, elaborati nel  rispetto
delle competenze istituzionali previste dalla legge,  sono  approvati
con decreto del Presidente del Consiglio  dei  Ministri,  sentita  la
4. Il Ministero dell’ambiente assicura che i programmi di misure di
cui al comma 1 siano conformi  ai  principi  di  precauzione,  azione
preventiva, limitazione del danno ambientale e «chi inquina paga».
5.  Nell’istruttoria  diretta  all’elaborazione  dei  programmi  di
misure di cui al comma 1 si deve tenere in debita  considerazione  il
principio dello sviluppo sostenibile ed, in particolare, agli impatti
socio-economici delle misure. I programmi devono  individuare  misure
efficaci rispetto ai costi e tecnicamente  fattibili,  alla  luce  di
un’analisi di impatto  che  comprenda  la  valutazione  del  rapporto
costi/benefici di ciascuna misura.
6. I programmi di cui al comma 1 indicano le  modalita’  attraverso
cui si prevede che le misure contribuiscano al rispetto dei traguardi
ambientali di cui all’articolo 10.
7.  Nell’istruttoria  diretta  all’elaborazione  dei  programmi  di
misure di cui al comma 1 si deve valutare anche l’incidenza  prodotta
sulle acque situate oltre le acque marine soggette alla giurisdizione
nazionale, al fine di minimizzare il rischio di danni e di  produrre,
se possibile, un effetto positivo su tali acque.
8. All’elaborazione dei programmi di misure di cui al  comma  1  si
procede entro il  31  dicembre  2015.  All’avvio  dell’attuazione  si
provvede entro un anno da tale data.
9. Il Ministero dell’ambiente comunica alla Commissione europea  ed
agli Stati membri che condividono con l’Italia la  stessa  regione  o
sottoregione marina, i programmi di misure di cui al comma 1 entro il
31 marzo 2016. Si procede, ove necessario, d’intesa con il  Ministero
10. I programmi di cui al comma 1, ove necessario, includono  anche
a) salvaguardia, risanamento, restauro ambientale,  ripopolamento
e monitoraggio in relazione alle acque marine; tutela degli habitat e
della biodiversita’;
b) condizioni, limiti e  divieti  per  l’esercizio  di  attivita’
aventi incidenza sull’ambiente marino, da inserire negli strumenti di
pianificazione, gestione e sviluppo  territoriale  di  competenza  di
autorita’ nazionali, regionali o locali. Le autorita’  che  elaborano
tali strumenti devono in tutti i casi prendere in  considerazione  le
misure previste dai programmi di cui al comma 1;
c) condizioni,  limiti  e  divieti  da  inserire  negli  atti  di
autorizzazione, di concessione, di assenso o di nulla  osta  previsti
dalla vigente normativa per l’esercizio di attivita’ aventi incidenza
sull’ambiente marino, di competenza di autorita’ nazionali, regionali
o locali. Le autorita’ che rilasciano tali atti  devono  in  tutti  i
casi prendere in considerazione le misure previste dai  programmi  di
d) condizioni, limiti e  divieti  da  inserire  nelle  ordinanze,
anche urgenti, previste dalla vigente normativa  per  l’esercizio  di
attivita’ aventi incidenza sull’ambiente  marino,  di  competenza  di
autorita’ nazionali, regionali o locali;
e) indicazione di misure atte  a  prevenire,  eliminare  e  porre
rimedio  ai  danni  causati  all’ambiente  marino   dall’inquinamento
tellurico, prioritariamente causato  dallo  sversamento  in  mare  di
reflui urbani non adeguatamente trattati  a  causa,  in  particolare,
dell’assenza, del malfunzionamento o  del  fermo  degli  impianti  di
depurazione;
f)  indicazione  di  misure   di   gestione   volte   a   rendere
economicamente conveniente  per  gli  utilizzatori  degli  ecosistemi
marini  l’adozione  di  comportamenti  finalizzati  al  conseguimento
dell’obiettivo del buon stato ambientale.
11. I programmi di  cui  al  comma  1  prevedono  anche  misure  di
protezione spaziale che contribuiscano ad organizzare reti coerenti e
rappresentative di aree marine protette, previste dalla  legislazione
comunitaria o nazionale o dagli accordi internazionali, anche situate
oltre il confine delle acque territoriali. Le reti devono essere tali
da riflettere in modo idoneo la diversita’ degli ecosistemi.
12. Nel caso in cui, alla luce della valutazione  iniziale  di  cui
all’articolo 8 e dei programmi di monitoraggio  di  cui  all’articolo
11,  risulti  che  la  gestione  delle  attivita’  umane  a   livello
comunitario o internazionale possa  avere  un  impatto  significativo
sull’ambiente marino ed in particolare sulle zone previste dal  comma
11, il  Ministero  dell’ambiente,  ove  necessario  d’intesa  con  il
Ministero degli  affari  esteri,  promuove  le  opportune  iniziative
presso i competenti organismi internazionali al fine di  valutare  e,
se  opportuno,  adottare  le  misure  necessarie  al  rispetto  delle
finalita’ del presente decreto. Tali  misure  devono  consentire,  in
funzione dei casi, il mantenimento od il ripristino  dell’integrita’,
della struttura e del funzionamento degli ecosistemi.
13. Tutte le informazioni utili in merito alle zone di cui ai commi
11 e 12, in relazione a ciascuna regione o sottoregione marina,  sono
messe a disposizione del pubblico, nei  modi  previsti  dall’articolo
16, entro il 2013.
1. Nel caso in cui risulti  che,  in  una  regione  o  sottoregione
condivisa dall’Italia con altri Stati membri, lo stato del  mare  sia
interessato da una criticita’ che  richiede  un  intervento  urgente,
deve essere elaborato, nei modi previsti dall’articolo 6, in  accordo
con tali Stati, un piano d’azione  in  cui  si  preveda  l’attuazione
anticipata degli adempimenti disciplinati dagli articoli da 8 a 11  e
l’avvio anticipato dei programmi di misure, nonche’ l’introduzione di
misure  piu’   restrittive   di   quelle   individuabili   ai   sensi
dell’articolo 12. Tale piano non deve impedire il conseguimento o  il
mantenimento di un buono  stato  ambientale  in  un’altra  regione  o
sottoregione marina. Il Ministero dell’ambiente provvede ad informare
la Commissione europea in merito al piano d’azione adottato.
1. Costituiscono cause di eccezione, per il non  raggiungimento  di
un traguardo ambientale o di un buono stato ambientale:
a) un’azione o un’omissione non imputabile all’Italia;
b) le cause naturali;
c) la forza maggiore;
d) le modifiche o le alterazioni  delle  caratteristiche  fisiche
delle acque marine  causate  da  provvedimenti  adottati  per  motivi
imperativi di interesse generale aventi rilevanza superiore  rispetto
alla  tutela  contro  gli  effetti  negativi  sull’ambiente,  incluso
qualsiasi impatto transfrontaliero;
e) le condizioni naturali che non consentano miglioramenti  dello
stato delle acque marine nei tempi previsti dal presente decreto.
2. Alla luce della valutazione iniziale di cui all’articolo 8 e dei
programmi di monitoraggio di cui  all’articolo  11,  i  programmi  di
misure di cui all’articolo 12 possono individuare, presso la  regione
o le sottoregioni marine,  situazioni  nelle  quali,  ricorrendo  una
causa di eccezione del comma 1, i traguardi ambientali  dell’articolo
10 ed il buono stato ambientale delle acque marine non possono essere
conseguiti in tutto o in parte oppure, ricorrendo la causa del  comma
1, lettera e),  non  possono  essere  conseguiti  entro  le  scadenze
previste. Nell’individuare tali situazioni  devono  essere  prese  in
considerazione anche  le  conseguenze  per  gli  Stati  membri  della
regione o sottoregione marina interessata.
3. I programmi di misure di cui all’articolo 12 devono indicare  in
modo  specifico,  fornendo  un’adeguata  motivazione,  se  sussistono
situazioni previste dal comma 2. In tali casi, devono comunque essere
individuate, nei modi previsti dall’articolo  12,  specifiche  misure
volte  ad  assicurare  il  continuo   perseguimento   dei   traguardi
ambientali e ad impedire l’ulteriore degrado dello stato delle  acque
marine, ove ricorra una causa del comma  1,  lettera  b),  c)  o  d),
nonche’  volte  ad  attenuare  l’impatto  negativo  nella  regione  o
sottoregione marina interessata o nelle acque marine di  altri  Stati
membri. Tali misure sono integrate, ove possibile, nei  programmi  di
misure. Ove ricorra la causa del comma 1,  lettera  d),  tali  misure
devono permettere che le modifiche o le alterazioni non precludano  o
compromettano definitivamente il  conseguimento  di  un  buono  stato
ambientale nella regione o sottoregione marina  interessata  o  nelle
acque marine di altri Stati membri.
4. Nei casi in cui, alla luce della  valutazione  iniziale  di  cui
all’articolo 8, risulti che non sussistono rischi  significativi  per
l’ambiente marino o nei casi eccezionali in cui risulti che le misure
sono tali da implicare costi sproporzionati, alla luce dei rischi per
l’ambiente marino, il Ministero dell’ambiente puo’  decidere  di  non
adottare specifiche misure, purche’ questa  decisione  non  causi  un
ulteriore deterioramento. In tali casi,  il  Ministero  dell’ambiente
informa la  Commissione  europea  circa  la  decisione,  fornendo  la
necessaria motivazione e dimostrando che cio’ non precludera’ in modo
definitivo  l’eventuale  successivo   avvio   di   un   processo   di
conseguimento di un buono stato ambientale delle acque marine.
Casi che richiedono un’azione comunitaria
1. Nel caso in cui risulti che, presso una regione  o  sottoregione
marina, lo stato ambientale delle acque marine e’ influenzato da  uno
o piu’ fattori che non possono essere adeguatamente gestiti a livello
nazionale o la cui presenza e’  legata  all’attuazione  di  politiche
comunitarie o di accordi internazionali, il  Ministero  dell’ambiente
informa la Commissione europea, motivando le ragioni della  richiesta
2.  Nei  casi  previsti  dal  comma  1,  possono  essere   altresi’
sottoposte alla Commissione europea ed al Consiglio europeo  apposite
raccomandazioni ove vi sia la necessita’ di attivare un’azione  delle
istituzioni comunitarie.
1. Il Ministero dell’ambiente assicura idonei strumenti e procedure
affinche’ tutti i soggetti interessati possano  partecipare  in  modo
effettivo  e  tempestivo  all’esame  degli  aspetti   rilevanti   per
l’attuazione del presente decreto. A tal fine possono essere previste
forme di diffusione delle informazioni, sedi di confronto o inchieste
pubbliche e possono essere promosse, ove possibile, forme di raccordo
tra autorita’, enti  e  strutture  interessati,  inclusi  i  comitati
consultivi scientifici  e  gli  organi  direttivi  delle  convenzioni
marittime regionali.
2. Il Ministero  dell’ambiente  assicura,  con  adeguate  modalita’
operative,  incluso  l’uso  del  proprio  sito  internet,  che  siano
tempestivamente redatte, pubblicate e  sottoposte  alle  osservazioni
del pubblico, anche in forma sintetica, informazioni relative a:
a)  valutazione  iniziale  e  determinazione   del   buon   stato
b) traguardi ambientali;
c) programmi di monitoraggio;
d) programmi di misure;
e) aggiornamenti di cui all’articolo 7, comma 2.
3. Ai fini dell’accesso del pubblico alle  informazioni  ambientali
previste dal presente decreto si applica il  decreto  legislativo  19
–  Il  decreto  legislativo  19  agosto  2005,  n.  195
pubblico all’informazione ambientale) e’  pubblicato  nella
Comunicazioni alla Commissione europea
1. Il Ministero dell’ambiente, entro il 15 gennaio  2011,  comunica
alla Commissione europea  il  nominativo  dell’autorita’  competente,
individuata nell’articolo 4, comma 1, unitamente alle informazioni di
cui all’allegato II; le eventuali modifiche sono comunicate entro sei
mesi dalla loro applicazione.
2. A seguito delle comunicazioni di cui all’articolo  7,  comma  3,
articolo 9, comma 6, articolo 10, comma 4, articolo 11,  comma  5,  e
articolo 12, comma  9,  il  Ministero  dell’ambiente  trasmette  alla
Commissione  europea  le  ulteriori  informazioni  richieste  e   che
risultino disponibili. Se la Commissione europea  comunica  indirizzi
circa eventuali modifiche da apportare,  il  Ministero  dell’ambiente
cura i conseguenti  adempimenti  con  le  procedure  e  le  modalita’
3. Entro tre anni  dalla  pubblicazione  di  ciascun  programma  di
misure o del relativo aggiornamento, ai sensi dell’articolo 16, comma
2, il Ministero dell’ambiente redige, avvalendosi  del  Comitato,  ed
invia alla Commissione europea una breve relazione  intermedia  nella
quale si illustrano i progressi realizzati  nell’attuazione  di  tale
4. Il Ministero dell’ambiente assicura  alla  Commissione  europea,
nel rispetto delle modalita’  previste  dal  decreto  legislativo  27
gennaio 2010,  n.  32,  l’accesso  e  l’utilizzo  dei  dati  e  delle
informazioni   risultanti   dalla   valutazione   iniziale   di   cui
all’articolo 8 e dai programmi di monitoraggio  di  cui  all’articolo
–  Il  decreto  legislativo  27  gennaio  2010,  n.  32
(Attuazione  della  direttiva  2007/2/CE,  che   istituisce
un’infrastruttura  per  l’informazione  territoriale  nella
Comunita’ europea – INSPIRE) e’ pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale 9 marzo 2010, n. 56, supplemento ordinario.
1. Alla modifica degli allegati del presente  decreto  si  provvede
mediante regolamenti da adottare sulla base dell’articolo  17,  comma
3, della legge 23 agosto 1988, n.  400,  su  proposta  del  Ministero
dell’ambiente, di concerto con i Ministeri  competenti  per  materia,
sentita la Conferenza unificata. In caso di attuazione di  successive
direttive comunitarie che modificano  le  modalita’  esecutive  e  le
caratteristiche di ordine tecnico previste  in  tali  allegati,  alla
modifica si provvede mediante appositi decreti da  adottare  in  base
all’articolo 13 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, su  proposta  del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
– Il comma 3 dell’art. 17 della legge 17  agosto  1988,
n. 400 (Disciplina dell’attivita’ di Governo e  ordinamento
della Presidenza del Consiglio  dei  Ministri),  pubblicata
nella  Gazzetta  Ufficiale  12  settembre  1988,  n.   214,
supplemento ordinario, cosi’ recita:
– L’art. 13 della legge 4 febbraio 2005, n.  11  (Norme
generali  sulla  partecipazione  dell’Italia  al   processo
normativo  dell’Unione  europea  e   sulle   procedure   di
«Art.  13  (Adeguamenti  tecnici).  –  1.  Alle   norme
comunitarie non autonomamente applicabili,  che  modificano
modalita’ esecutive e caratteristiche di ordine tecnico  di
attuazione, nelle materie  di  cui  all’art.  117,  secondo
comma,  della  Costituzione,  con  decreto   del   Ministro
2. In relazione a quanto disposto dall’art. 117, quinto
presente articolo possono essere adottati nelle materie  di
suddetti enti nel dare attuazione a norme  comunitarie.  In
tale caso, i provvedimenti statali adottati  si  applicano,
per le regioni e le province autonome nelle quali  non  sia
ancora in vigore la  propria  normativa  di  attuazione,  a
decorrere  dalla  scadenza  del   termine   stabilito   per
l’attuazione  della  rispettiva  normativa  comunitaria   e
perdono comunque efficacia dalla data di entrata in  vigore
della  normativa  di  attuazione  di  ciascuna  regione   e
indicazione della natura sostitutiva del potere  esercitato
e  del  carattere  cedevole  delle  disposizioni  in   essi
1. All’onere di cui all’articolo 8, pari ad euro 9.187.578  per  il
2011 e ad euro 9.000.000 per il 2012 si fa fronte, mediante  utilizzo
delle risorse del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche
comunitarie, di cui all’articolo 5 della legge  16  aprile  1987,  n.
183, che a tal fine sono versate all’entrata del bilancio dello Stato
e riassegnate ai pertinenti capitoli del  Ministero  dell’ambiente  e
2. All’onere derivante dall’attuazione dell’articolo  11,  pari  ad
euro 16.087.578  annui,  a  decorrere  dall’anno  2014,  si  provvede
alla legge n. 979/1982, come determinata ai sensi  dell’articolo  11,
comma 3, lettera d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
3. All’attuazione dei programmi di misure di cui  all’articolo  12,
ciascuna Amministrazione competente provvede con  le  risorse  umane,
4. Ad eccezione degli articoli 8 e 11, dall’attuazione del presente
decreto non devono derivare nuovi o maggiori  oneri  per  la  finanza
di  rispettiva  competenza,  con  le  risorse  umane,  finanziarie  e
Dato a Roma, addi’ 13 ottobre 2010
Galan,   Ministro   delle   politiche
–  L’art.  5  della  legge  16  aprile  1987,  n.   183
(Coordinamento delle politiche  riguardanti  l’appartenenza
dell’Italia   alle   Comunita’   europee   ed   adeguamento
dell’ordinamento interno agli atti  normativi  comunitari),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 13 maggio 1987, n. 109,
«Art. 5  (Fondo  di  rotazione).  –  1.  E’  istituito,
nell’ambito del Ministero del tesoro – Ragioneria  generale
dello Stato, un  fondo  di  rotazione  con  amministrazione
autonoma e gestione fuori bilancio, ai  sensi  dell’art.  9
un apposito conto corrente infruttifero, aperto  presso  la
tesoreria centrale dello Stato  denominato  “Ministero  del
tesoro  –  fondo  di  rotazione  per   l’attuazione   delle
politiche comunitarie”, nel quale sono versate:
a) le disponibilita’ residue del fondo  di  cui  alla
legge 3  ottobre  1977,  n.  863,  che  viene  soppresso  a
c) le somme da individuare  annualmente  in  sede  di
legge  finanziaria,  sulla  base  delle   indicazioni   del
Comitato interministeriale per la programmazione  economica
(CIPE)  ai  sensi  dell’art.  2,  comma  1,   lettera   c),
nell’ambito  delle  autorizzazioni  di  spesa   recate   da
disposizioni di legge aventi le stesse finalita’ di  quelle
d) le somme annualmente determinate con la  legge  di
approvazione del bilancio dello Stato, sulla base dei  dati
3. Restano salvi  i  rapporti  finanziari  direttamente
e dagli  organismi  di  cui  all’art.  2  del  decreto  del
legge 26 novembre 1975, n. 748.».
– Per i riferimenti della legge  n.  979/1982  si  veda
nelle note alla premesse.
– Si riporta il testo del comma 3, dell’art. 11,  della
finanza pubblica), pubblicata nella Gazzetta  Ufficiale  31
dicembre 2009, n. 303, supplemento ordinario:
«3. La  legge  di  stabilita’  contiene  esclusivamente
c) gli importi dei fondi speciali previsti  dall’art.
18 e le corrispondenti tabelle;
dell’art. 48, comma 1, del  decreto  legislativo  30  marzo
finanziari delle leggi di cui all’art. 17, comma 13;
ai sensi degli articoli 8, comma 2, e 10, comma 2,  lettera
f), nonche’ a realizzare il Patto  di  convergenza  di  cui
all’art.  18  della  legge  5  maggio  2009,  n.  42,  come
modificato dall’art. 51, comma 3, della presente legge.».
DECRETO LEGISLATIVO 13 ottobre 2010, n. 190 – Attuazione della direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino. (10G0212) – (GU n. 270 del 18-11-2010 redazione redazione 2015-05-19T05:49:51+00:00