Source: http://orizzonte48.blogspot.com/2017/02/corte-costituzionale-n7-del-2017-la.html
Timestamp: 2017-03-28 17:51:59+00:00
Document Index: 125763627

Matched Legal Cases: ['art.81', 'art. 81', 'art. 81', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

1. Di recente, con la pronuncia della Corte costituzionale n.7 del 2017, si è diffuso un certo "entusiasmo" (mediatico) circa la censura che la stessa Corte rivolge al legislatore quando questi si mette all'opera, per rispettare il pareggio di bilancio, cercando ogni mezzo per soddisfare questo principio assurto a grund norm della quasi totalità della legislazione più rilevante degli ultimi anni. Nel caso, si è trattato della declaratoria di illegittimità costituzionale della norma emanata dal governo Monti che imponeva un prelievo fisso, a favore dello Stato, sostanzialmente patrimoniale (al di là dell'indice utilizzato per determinare la base imponibile) sulle casse previdenziali "autonome" di determinate categorie professionali (ricorrente era la cassa dei commercialisti).
Questo passaggio ci dà conto, ancora una volta, non solo della ormai consolidatasi gerarchia (o NON gerarchia) dei valori costituzionali ma, inscindibilmente, del concetto di "crisi economica", tanto genericamente evocata, quanto ostinatamente trascurata nell'individuare le sue cause efficienti nonché, - elemento veramente decisivo nella comprensione della materia (ovvero nella "incomprensione" della Corte)-, il legame univoco di queste cause con le politiche fiscali ed economiche imposte dall'appartenenza all'eurozona. E quindi, a ben vedere, nelle stesse ormai "inconsapevoli", affermazioni della Corte, sfugge il legame univoco di questa generica "crisi economica" con l'introduzione dell'art.81 Cost. come obbligo derivante dal c.d. fiscal compact, per l'appunto incompreso nella sua autonoma capacità generatrice della crisi: quest'ultima intesa sia come crescita negativa, cioè recessione, sia come crescita ridotta o prossima allo zero, cioè stagnazione, entrambe accompagnate, come riflesso inevitabile del loro manifestarsi, dalla evidenza della crisi occupazionale (cioè dal dilagare della disoccupazione divenuta connotato sociale della realtà italiana proprio in conseguenza dell'adesione alla moneta unica).
Se, in astratto, non può essere disconosciuta la possibilità per lo Stato di disporre, in un particolare momento di crisi economica, un prelievo eccezionale anche nei confronti degli enti che – come la CNPADC
– sostanzialmente si autofinanziano attraverso i contributi dei propri iscritti, non è invece conforme a Costituzione articolare la norma nel senso di un prelievo strutturale e continuativo nei riguardi di un ente caratterizzato da funzioni previdenziali e assistenziali sottoposte al rigido principio dell’equilibrio tra risorse versate dagli iscritti e prestazioni rese.
L'affermazione, evidentemente a portata generale circa il potere di imposizione fiscale "eccezionale" (appunto: lo "stato di eccezione" dei mercati come neo-detentori della sovranità) considerato legittimo dalla Corte senza mai indagare sulle sue cause, trova ulteriore sviluppo nel periodo immediatamente successivo: Alla luce di tali considerazioni risultano capovolte anche le
argomentazioni dell’Avvocatura dello Stato, secondo cui la fattispecie normativa in esame sarebbe il portato di un’«adeguata ponderazione» delle esigenze di equilibrio della finanza pubblica di cui all’art. 81 Cost. con «gli altri parametri costituzionali richiamati dal Consiglio di Stato […] nel rispetto dei princìpi di proporzionalità e ragionevolezza […] in relazione alla pari necessità di rispetto dell’art. 81 Cost. ed alla luce della necessità di individuare un punto di equilibrio dinamico e non prefissato in anticipo tra tutti i vari diritti tutelati dalla Carta costituzionale». Una valutazione in termini di proporzionalità e di adeguatezza tra i dialettici interessi in gioco può essere realizzata solo all’interno del quadro legislativo della materia «secondo determinazioni discrezionali del legislatore, le quali devono essere basate sul ragionevole bilanciamento del complesso dei valori e degli interessi costituzionali coinvolti nell’attuazione graduale di quei principi, compresi quelli connessi alla concreta e attuale disponibilità
delle risorse finanziarie e dei mezzi necessari per far fronte ai relativi impegni di spesa» (sentenza n. 119 del 1991).
[Inciso necessario per chi non fosse abituato al ragionamento logico-giuridico: se è "riconoscibile", in termini di legittimità costituzionale, la possibilità di un prelievo eccezionale su enti previdenziali che si autofinanziano con i contributi degli iscritti, a fortiori, questa diagnosi preventiva di legittimità vale per ogni categoria di soggetto privato, rispetto a cui il potere di imposizione fiscale, a fini di raggiungimento del pareggio di bilancio, si manifesta senza neppure il problema della destinazione del suo patrimonio allo svolgimento della funzione pubblica di erogazione di prestazioni pensionistiche. D'altra parte, ciò è confermato dall'uso della congiunzione copulativa "anche" utilizzata dalla Corte in termini logici che implicano una serie di soggetti verso cui tale prelievo eccezionale è già presupposto come "possibile".] 4. Dunque, prendiamo atto: nei valori costituzionali esistono degli evidenti e continui contrasti e, sì, questi contrasti derivano dai limiti di bilancio imposti allo Stato fin da Maastricht, e peraltro continui e reiterati e niente affatto episodici o contingenti. La Corte pare considerare invece ogni singolo "episodio" legislativo sottoposto al suo esame come caratterizzabile dalla già segnalata visione "atomistica" delle questioni che esamina, facendosi sfuggire, ormai da decenni, che lo "stato di eccezione" è permanente e che i "sacrifici" imposti a tutti gli altri valori costituzionali, per dimensione, durata e pluralità praticamente omnicomprensiva di interventi, assumono ormai un carattere non liquidabile come non lesivo del "nucleo essenziale" dei diritti costituzionali fondamentali (in un tempo ormai lontano...).
"In particolare, la decisione non affronta e non risolve il problema logico pregiudiziale che è inscindibilmente legato alla ratio ed alla giustificazione della norma censurata (che, appunto, non è certo casuale e frutto di una "malvagia" scelta politica della Regione Abruzzo). Vale a dire, il problema della "guerra" tra poveri ovvero del conflitto tra diversi diritti costituzionalmente fondati
che deriverebbe dal mero garantirne uno, quale incomprimibile, all'interno di un finanziamento che, complessivamente e promiscuamente, è
comunque non solo limitato ma progressivamente tagliato in omaggio al principio del pareggio di bilancio. Questo si esprime, ormai da anni (e, prima ancora, nell'ottica della riduzione del deficit al 3%, cioè da decenni) in decisioni finanziarie statali di bilancio adottate per adeguarvisi, e, nello specifico, notoriamente, mediante la riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato alle regioni, tutt'al più da compensare con aumenti della imposizione "locale" nel quadro del c.d. "patto di stabilità interno". Ma questi meccanismi sono da sempre attuati, per vincolo c.d. "esterno", nel quadro della generale riduzione del fabbisogno statale verso il pareggio stesso, "voluto dall'Europa" e, dichiaratamente (da parte delle fonti europee), al fine prioritario di mantenere la nostra adesione alla moneta unica, e quindi al di fuori di qualsiasi (comprovato) vantaggio ponderabile con i costi sociali che emergono nelle sempre più numerose fattispecie all'esame della stessa Corte costituzionale. IV.3. La Corte, garantendo il pieno e non solo parziale rimborso (nel caso) delle spese sostenute per il trasporto scolastico dei disabili, ha tuttavia, in forza dell'inesorabile meccanismo dei saldi di bilancio, vincolati dal patto di stabilità interna, necessariamente inciso sulla (altrettanto "piena") erogabilità di altri servizi sociali finanziati in tutto o in parte, dalla regione, mediante lo stigmatizzato "indistinto" stanziamento: magari avrà determinato che una madre lavoratrice non avesse più posto nell'asilo nido per il bambino (venendone soppressa la stessa struttura); o che un anziano indigente e affetto da malattia cronica non potesse più vedersi assicurata l'assistenza domiciliare.
Non porsi il problema generale di come il pareggio di bilancio incida, in stretta connessione con la questione devoluta alla Corte, sui complessivi livelli di diritti tutti egualmente tutelati dalla Costituzione, porta a comprimerne, o a sopprimerne uno in luogo di un altro, generando un inammissibile conflitto tra posizioni tutelate. Un conflitto che, secondo un prudente apprezzamento della realtà notoria, non può essere risolto scindendo una realtà sociale composta da elementi interdipendenti; tale realtà viene, nel suo complesso, sacrificata illimitatamente, in una progressione di manovre finanziarie di riduzione, portate avanti pressocché annualmente, dall'applicazione del pareggio di bilancio e dalla graduale (o anche talora drastica) situazione di de-finanziamento che esso comporta.
IV.4. Non si tratta dunque di tutelare un "pochino" (meno) tutte queste posizioni costituzionalmente tutelate, comunque comprimendole tutte contemporaneamente, ma di un generale e inscindibile piano di "caduta" (in accelerazione), dovuto alla crisi economica indotta dalla euro-austerità fiscale, con la disoccupazione (effettiva) record che essa determina e, dunque, con l'oggettivo e notorio (e drammatico) ampliarsi della sfera dei cittadini aventi diritto alle prestazioni costituzionalmente garantite, cioè tutelandi (secondo la Costituzione)". 6. Con il sopra riportato percorso argomentativo della sentenza n.7 del 2017, la Corte conferma questo ordine di obiezioni in modo categorico: la discrezionalità del Legislatore - essenzialmente su iniziativa del governo, ormai stabilmente esecutiva di diktat minacciosi provenienti dalle istituzioni €uropee (altro aspetto costantemente ignorato dalla Corte) - è, secondo lei, interna a una dialettica e tutti i valori costituzionali (originariamente posti dalla Carte del 1948), proprio perché dialetticamente contrapponibili, sono ormai posti su un piano di parità con quello del pareggio di bilancio.
Dunque, l'imposizione del fiscal compact, - peraltro da considerare la formalizzazione di una precedente costante aspirazione al pareggio di bilancio, che risaliva a periodi in cui non c'era affatto una crisi economica (e già questo dovrebbe portare a qualche riflessione la stessa Corte)-, non pare potersi obiettivamente e ragionevolmente giustificare come rimedio alla recessione o anche solo alla stagnazione: e, con essa, la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, . Di più, l'adozione del paradigma dell'austerità espansiva, non solo è stato messo in dubbio dallo stesso FMI, che l'aveva originariamente diffuso e travasato nelle sollecite spire dei meccanismi di "stabilizzazione" adottati normativamente dall'eurozona, ma esso, solo che si consultino con un minimo di attenzione i dati dell'Istat, risulta essere la causa diretta della crescente disoccupazione e del suo già visto livello strutturale senza precedenti nella storia della Repubblica.
La correzione dei conti con l'estero - il vero problema che si voleva ovviare attraverso il fiscal compact- e il pagamento dei creditori esteri dell'eurozona, allarmati dalla crescente posizione debitoria dei c.d PIGS, avviene attraverso lo strumento fiscale, espressamente additato in tale funzione (il caso della Grecia dovrebbe dissipare ogni dubbio, al riguardo, se no si è accecati dallo slogan moralistico che avrebbe "falsificato i conti pubblici"...). 9. Ciò perché si è ben consapevoli che l'austerità fiscale limita i consumi e la spesa interna (anche quella per investimenti) prima di tutto attraverso l'innesco del taglio di quella parte del PIL che è la spesa pubblica, (e lo stesso Padoan ha fatto una rilevante ammissione al riguardo), che a qualsiasi titolo effettuata (piaccia o no), aumenta il reddito dei cittadini. Tagliato per via fiscale tale reddito - accoppiando ovviamente al taglio della spesa pubblica anche l'aumento della pressione fiscale- si limitano le importazioni: la crescente disoccupazione che discende dal taglio del reddito, e cioè degli incassi delle imprese derivanti dalla domanda interna, a sua volta, induce la forza lavoro ad accettare complessivamente (aiutata da una serie continua di riforme flessibilizzanti e precarizzanti del mercato del lavoro), una minor retribuzione e ciò non solo avvia un circolo vizioso di minori importazioni, ma anche di fallimenti seriali di imprese basate sulla domanda interna, abbassa il costo del lavoro e promuove in una certa misura la competitività di prezzo delle nostre merci.
Entrambe queste premesse di fatto si rivelano strettamente ancorate all'adesione alla moneta unica. Quest'ultima, negli inequivocabili giustificativi enunciati delle stesse istituzioni UE (p.5), si fonda su un particolare concetto della moneta, che si basa sull'idea della banca centrale indipendente e sul divieto di finanziamento monetario agli Stati che, pertanto, assoggettati ai mercati come debitori di diritto comune, devono rendersi solvibili e "appetibili" attraverso la disciplina fiscale a priori imposta dall'appartenanza alla moneta unica.
La Corte costituzionale, però, è sempre più lontana dal comprendere le ragioni della "scarsità di risorse" (un corollario della versione "pura" della banca centrale indipendente applicata alla BCE), e della generazione delle crisi economiche: cioè lontana dal comprendere il valore sintomatico, per una corretta diagnosi, della deflazione, già incombente, della disoccupazione e precarizzazione del lavoro, e della stessa recessione. Questa conseguirà immancabilmente all'applicazione del "rimedio" del "prelievo eccezionale" , nei suoi effetti, accontenterà i creditori esteri.
Luca Pasello17 febbraio 2017 17:33Grazie: post di chiarezza esemplare. Ne pubblicherò degli stralci sul mio profilo - ovviamente linkando la fonte.Una considerazione, credo solo apparentemente collaterale al focus di quanto qui denunciato (e centrale, invece, perché fa luce su uno spaventoso gap di competenza dell'organo cui è affidato il controllo di costituzionalità): la visione atomistica suaccennata sembra, con tutta evidenza, conseguire a una precisa scelta prospettica (si sceglie anche obtorto collo, per non dire di peggio), consistente nella rinuncia all'esercizio dell'analisi economica e persino alla considerazione del dato fattuale minimamente diacronicizzato (se cogliere i nessi di causa-effetto può essere difficile in assenza di un approccio economico-analitico, già solo il rapporto antecedente-conseguente farebbe sorgere degli interrogativi in menti ben più anguste di quelle dei giudici costituzionali!).Per non parlare degli obiettivi esplicitati e dichiaratamente perseguiti dai fautori del totalitarismo €urista, nonché formalizzati nei trattati €uropei (e gli Atti della Costituente, se li sono letti questi Signori onusti di dottrina? - ma quale dottrina, poi? Come filologi o logici o storici sarebbero dei falliti: forse che il diritto può fare a meno degli apporti interdisciplinari?).Sta qui il punto: a cosa stanno riducendo il diritto, costoro?E non è affatto una questione accademica, se ne va della mia vita e di quella di milioni di miei concittadini!Se scelte dolorose e miopi ci vengono imposte, come qui si è reiteratamente dimostrato, extra ordinem, devo inferirne che mi si spinga a praticare territori esterni al diritto, se voglio riprendermi i miei diritti?Sanno cosa vuol dire questo, i giudici che si ostinano a fingere di ignorare, nonché la scienza economica, persino certe interviste concesse alla CNN (tanto per citare la pessima e più sfrontata delle ammissioni)?Dunque, ripeto: cos'è il diritto, nelle mani di chi, oggi, dovrebbe presidiarlo?E cos'è la scienza giuridica, se consegnata alle stesse mani, così refrattarie agli approcci interdisciplinari?Per tacere del "peggio" cui alludevo: ci si può prostituire persino ai Fogni... In tal caso, i precedenti quesiti non sarebbero che domande viziose.La realtà, spesso, è volgare più di quanto si vorrebbe ammettere. RispondiEliminaFabio Sciatore17 febbraio 2017 19:50"...determinazioni discrezionali del legislatore, le quali devono essere basate sul ragionevole bilanciamento del complesso dei valori e degli interessi costituzionali coinvolti nell’attuazione graduale di quei principi, compresi quelli connessi alla concreta e attuale disponibilità delle risorse finanziarie e dei mezzi necessari per far fronte ai relativi impegni di spesa".E niente, in Corte hanno recepito la hazard circular, qui, la quale dice:"Non sarà opportuno consentire che il "greenback" [il dollaro emesso negli anni della Guerra civile dal governo americano, slegato da oro e argento], come è chiamato, resti in circolo un solo secondo di più, giacché non possiamo controllarne l'emissione, ma siamo in grado di controllare l'emissione di obbligazioni, e attraverso queste ultime di risolvere il problema bancario....Se tale criminale politica finanziaria, che ha le sue origine nel Nord America, si consolidasse come una pustola, allora il Governo sarà provvisto di proprio denaro senza alcun costo. Potrà ripagare i debiti e agire senza averne. Avrà tutto il denaro necessario per portare avanti la propria attività economica. Diventerà prospero in un modo senza precedenti nella storia del mondo.Un tale Governo deve essere distrutto, o distruggerà ogni monarchia del globo." RispondiEliminaRisposteQuarantotto17 febbraio 2017 20:15ovviamente a loro insaputa...http://orizzonte48.blogspot.it/2016/05/draghi-e-la-trappola-per-scimmie-della.htmlEliminaFabio Sciatore17 febbraio 2017 20:44Ah, quindi non ci vengono sul blog, peccato :-)EliminaArturo18 febbraio 2017 16:00Temo che, anche se glielo dice Draghi che 'ste benedette risorse così scarse non sono, quella bolla, lì, non ci sia verso di farla scoppiare. EliminaRispondiroberto17 febbraio 2017 23:53Lavoce.info-Watchdog della politica economica italiana"Sulla Germania The Donald forse ha ragione"Un articolo critico sul surplus commerciale tedescoSiamo al più sfacciato riposizionamento. RispondiEliminagilberto gismondi18 febbraio 2017 01:13Dividerei il post in due parti.La prima dedicata all'"incomprensione"delle cause della crisi da parte della Corte Costituzionale, mi pone il problema della spiegazione della "cattura" dei più importanti organi della Repubblica ,da parte del ordoliberismo.Certo per i giuristi componenti la corte la citazione ,riportata sulla "Costituzione nella palude", di Pietro Barcellona : “ i giuristi si abbandonano al cosmopolitismo umanitario e si arruolano nel “grande partito” delle buone intenzioni e delle buone maniere; magari fornendo una INCONSAPEVOLE LEGITTIMAZIONE al mantenimento dello stato di cose esistenti” può essere una spiegazione di come ciò sia avvenuto ed avvenga anche ora.Quello che non comprendo è che nel caso della Corte Costituzionale non c'è una lotta di potere come avvenne per i negoziatori dei trattati di Maastrict che orientarono il loro mandato per rafforzare i loro poteri di dirigenti della Banca d'Italia o del Tesoro nei confronti delle istituzioni di vertice della Repubblica, come descritto da Bagnai ,in "L'Italia può farcela",riassumendo lo studio,sull' argomento di Kevin Featherstone.L'altra parte del post indica come il via libera ad una possibile patrimoniale le "misure eccezionali giustificate dalla crisi"menzionate nella sentenza come ammissibili , mi pone il problema dell' evoluzione della strategia dei creditori dell'area UE verso il nostro Paese anche alla luce delle notizie ricevute da Marco Zanni,riguardanti la normativa che la Germania vuole imporre sui titoli di stato in possesso delle banche. Temo che questi due fatti sianol' indizio dell' attuazione dello scenario descritto nel post"L'ERF CI ATTENDE ALLA FINE DEL QE? E SE ARRIVA PRIMA IL BAIL-IN CON L'ESM? O ANCHE ENTRAMBI".In fondo dal 2010 ,come ricordato anche nel post di oggi, l' atteggiamento dei paesi creditori nel UE è quello d' ottenere il vantaggio di un annientamento della concorrenza dei paesi debitori più che la restituzione del debito RispondiEliminaRisposteQuarantotto18 febbraio 2017 12:02Sì la strategia è quella: e il suo funzionamento, ormai obiettivamente, dipende dalla visione (o "cultura", se vogliamo) della legittimità costituzionale che residua in tutti gli organi che hanno una responsabilità politica, inclusa la Corte, sia pure nel suo caso in forma giurisdizionale (ma di giurisdizione connaturalmente politica).Sull'estensione di tale responsabilità politica rispetto alle mire (distruttive) dei partners €uropei dominanti, rammento quanto espresso da Luciano e riportato in questo post del 18 gennaio 2017:http://orizzonte48.blogspot.it/2017/01/il-tramonto-delleuro-il-percorso.htmlEliminaQuarantotto18 febbraio 2017 12:02Si intende il prof. "Luciani"...EliminaRispondiAggiungi commentoCarica altro...