Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/02/01/bancarotta-fraudolenta-documentale-la-mancata-messa-a-disposizione-della-documentazione-contabile-integra-il-dolo-richiesta-dalla-norma-incriminatrice/
Timestamp: 2019-11-20 18:01:36+00:00
Document Index: 127173208

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 219', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 62', 'sentenza ', 'art. 216', 'art. 217', 'art. 217', 'art. 216', 'art. 87', 'art. 216', 'sentenza ', 'art. 216', 'art. 133', 'art. 41', 'art. 4', 'art. 117']

Bancarotta fraudolenta documentale: la mancata messa a disposizione della documentazione contabile integra il dolo richiesta dalla norma incriminatrice – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Bancarotta fraudolenta documentale: la mancata messa a disposizione della documentazione contabile integra il dolo richiesta dalla norma incriminatrice.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza di legittimità n.4780/2019 – depositata il 30.01.2019, pronunciata in tema di reati fallimentari, segnatamente riferita alla bancarotta fraudolenta documentale.
Tra i profili di diritto affrontati dalla Suprema corte, quelli di maggiore interesse per gli operatori di diritto, attengono al rapporto tra bancarotta documentale semplice e fraudolenta con riferimento all’elemento psicologico del reato e quello inerente ai criteri di commisurazione della pena accessoria di cui all’art. 219 l.fall. a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 222/2018.
La vicenda processuale in sintesi: con la sentenza impugnata, la Corte d’appello de l’Aquila confermava la decisione del Tribunale di Pescara con la quale veniva affermata la responsabilità penale del prevenuto in ordine al delitto di bancarotta fraudolenta documentale, rideterminando la pena.
I motivi di ricorso ipingenti i temi di diritto sostanziale censuravano la violazione di legge e correlato vizio della motivazione in riferimento all’affermazione di responsabilità quanto alla sussistenza dell’elemento psicologico del delitto, che, se correttamente apprezzato, avrebbe dovuto orientare il giudice del merito verso la qualificazione del fatto come bancarotta semplice, e la omessa ritenuta sussistenza ex officio dell’attenuante di cui all’art. 62 n.4 cod. pen..
La Corte di cassazione pur ritendendo inammissibili i motivi di ricorso, ha disposto ex officiol’annullamento della sentenza impugnata con rinvio alla Corte distrettuale per nuovo esame affinchè venga rideterminata la pena accessoria in base ai principi enunciati nella pronuncia in commento
Di seguito si riportano i passaggi motivazionali di maggiore rilievo.
(i)sulla vexata quaestiodell’elemento psicologico del reato tra bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta:
“Il ricorrente si limita a rivendicare – pedissequamente al relativo motivo di gravame – la qualificazione alternativa di bancarotta documentale semplice, omettendo di confrontarsi con le conformi sentenze di merito che, attraverso l’integrazione delle duplici motivazioni, hanno dato atto della consegna all’imputato, in data (omissis) ed all’esito della nomina ad amministratore della fallita, delle scritture contabili già detenute da uno studio commerciale; dell’accertata attività sociale almeno fino all’anno 2005; della mancata consegna al curatore fallimentare della documentazione contabile, tanto da impedire la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari della fallita. Di talché l’indisponibilità delle scritture, se non aveva consentito l’affermazione di responsabilità per il reato di bancarotta patrimoniale, doveva ritenersi sorretta dalla specifica intenzionalità di cagionare pregiudizio ai creditori, dissimulando le utilità sociali ed i beni destinati alla garanzia delle obbligazioni sociali.
In siffatto contesto, la mancata messa a disposizione degli organi della curatela della documentazione contabile appare del tutto sorretta da un qualificato profilo di volontarietà della sottrazione, sotto forma del dolo intenzionale richiesto dalla norma incriminatrice, in linea con l’orientamento di legittimità secondo cui «in tema di reati fallimentari, la bancarotta fraudolenta documentale di cui all’art. 216, comma 1, n. 2 prevede due fattispecie alternative, quella di sottrazione o distruzione dei libri e delle altre scritture contabili, che richiede il dolo specifico, e quella di tenuta della contabilità in modo da rendere impossibile la ricostruzione del movimento degli affari e del patrimonio della fallita che richiede il dolo generico (Sez. 5, Sentenza n.43966 de128/06/2017, Rossi, Rv. 271611).
Né risulta che l’imputato abbia assolto l’onere di positiva dimostrazione di elementi apprezzabili ai fini della diversa qualificazione del fatto nell’alveo dell’art. 217, comma II, l.f., invocata in sede di legittimità. Invero, in tema di irregolare tenuta dei libri contabili nei reati fallimentari, a differenza del reato di bancarotta semplice in cui l’illiceità della condotta è circoscritta alle scritture obbligatorie ed ai libri prescritti dalla legge, l’elemento oggettivo del delitto di bancarotta fraudolenta documentale riguarda tutti i libri e le scritture contabili genericamente intesi, ancorché non obbligatori; in quest’ultima ipotesi, si richiede, inoltre, il requisito dell’impedimento della ricostruzione del volume d’affari o del patrimonio del fallito, elemento, invece, estraneo al fatto tipico descritto nell’art. 217, comma secondo, I. fall.. Diverso è, infine, l’elemento soggettivo, costituito nell’ipotesi di bancarotta semplice indifferentemente dal dolo o dalla colpa, mentre nell’ipotesi di cui all’art. 216, comma primo, n. 2, prima parte, I. fall. dal dolo specifico (Sez. 5, n.55065 del 14/11/2016, Incalza, Rv. 268867).In riferimento ad alcuno dei postulati richiamati il ricorrente ha introdotto specifici elementi apprezzabili nella prospettiva della diversa qualificazione.
Nello statuto dei reati fallimentari, l’apporto conoscitivo proveniente dall’imputato si declina peculiarmente, ponendo a carico dello stesso uno specifico onere di collaborazione con gli organi della curatela e di giustificazione riguardo l’adempimento degli obblighi che gravano sull’imprenditore. La responsabilità dell’imprenditore per la conservazione della garanzia patrimoniale verso i creditori e l’obbligo di verità, penalmente sanzionato, gravante ex art. 87 I.fall. sul fallito interpellato dal curatore circa la destinazione dei beni dell’impresa, la consegna della documentazione contabile ed ogni altra utile informazione giustificano, dunque, una inversione dell’onere della prova a carico dell’amministratore della società fallita solo apparente, che ripete il suo fondamento dal complesso degli obblighi di fonte normativa che gravano sull’imprenditore, e che non consentono, in caso di mancata consegna della documentazione contabile, soprattutto ove tale omissione non abbia consentito la ricostruzione di alcuna attività patrimoniale, di ritenere tout court l’ipotesi di bancarotta documentale semplice”.
(ii) sulla durata della pena accessoria.
Rilevato il contrasto giurisprudenziale conseguente alla recente pronuncia (Corte cost., 05.12.2018, n. 222) di illegittimità costituzionale dell’art. 216 u.c. R.D. 267/1942 nella parte in cui non veniva individuato un tetto massimo (fissato in dieci anni dalla stessa Consulta) per la suddetta pena accessoria, della cui risoluzione sono state investite le SS.UU. penali e rilevata la illegalità (sopravvenuta) della pena nel caso di specie, il Collegio ha statuito quanto segue:
“Nel caso in esame, ritiene il Collegio di non poter differire la decisione all’esito della pronuncia della Corte di cassazione, nella più autorevole composizione nomofilattica, in considerazione della vetustà dei fatti.
Di guisa che, in condivisione dell’orientamento che assegna alla discrezionalità del giudice del merito la verifica dei parametri di commisurazione della pena accessoria, in quanto sanzione predeterminata, la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente alla determinazione della durata delle sanzioni accessorie di cui all’art. 216 u.c. I.f., irrogate all’imputato nella misura di dieci anni, con rinvio al giudice di merito per nuovo esame sul punto.
Nell’applicazione dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen. per la determinazione della sanzione, il giudice del rinvio dovrà tener conto degli specifici indicatori – diversi da quelli relativi alla determinazione nei limiti edittali delle pene principali – rilevanti per la commisurazione delle pene accessorie dell’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e dell’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa, in riferimento al carico di afflittività delle medesime rispetto ai diritti fondamentali della persona (art. 41 Cost. libertà di iniziativa economica; art. 4 Cost. diritto al lavoro; art. 117 cost. in rif. Art. 8 CEDU e 1 prot. addizionale CEDU) ed alla finalità (non [solo] rieducativa ma) di prevenzione speciale negativa e di emenda (v. Corte Cost. n.222 del 2018)”.
Scatta la misura cautelare della sospensione dai pubblici uffici per il dipendente... Per potersi configurare la diffamazione a mezzo Facebook il contenuto del post...