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Timestamp: 2018-08-16 01:55:11+00:00
Document Index: 175355027

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COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE per il Friuli Venezia-Giulia sentenza n. 308 sez. 2 depositata il 17 ottobre 2016 - I prestiti infruttiferi tra società collegate rappresentano operazioni lecite non effettuate a fini elusivi - Studio Cerbone
COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE per il Friuli Venezia-Giulia sentenza n. 308 sez. 2 depositata il 17 ottobre 2016 – I prestiti infruttiferi tra società collegate rappresentano operazioni lecite non effettuate a fini elusivi
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COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE per il Friuli Venezia-Giulia sentenza n. 308 sez. 2 depositata il 17 ottobre 2016
L’Agenzia delle Entrate aveva prodotto alcuni avvisi di accertamento nei confronti di una società che aveva erogato finanziamenti infruttiferi a due società di diritto serbo, di cui possedeva rispettivamente il 70 e l’80 per cento del capitale sociale, poiché aveva ritenuto di non riconoscere tali finanziamenti ipotizzando violazione dell’art. 110, comme 7 del Tuir, in tema di transfer pricing. La CTR friulana, allineandosi al giudicato di primo grado, ha affermato che il prestito infruttifero non può considerarsi una componente di reddito, ma va considerato una tipologia di finanziamento tra società collegate, “operazione lecita effettuata non a fini elusivi”.
Trieste, 13 giugno 2016
COMMISSIONE TRIBUTARIA Regionale di Milano – Sentenza n. 4401 sez. 27 del 12 ottobre 2015 – Qualora l’Amministrazione finanziaria intenda contestare fattispecie elusive, anche se non riconducibili alle ipotesi contemplate dall’art. 37bis del d.P.R. n. 600/1973, essa è tenuta, a pena di nullità dell’atto impositivo conseguente, ad instaurare il contraddittorio con il contribuente e ad osservare il termine dilatorio di 60 gg., prima di emettere l’avviso di accertamento, le cui motivazioni dovranno tener conto delle osservazioni eventualmente fornite dal contribuente
COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE per la Puglia sentenza n. 2993 sez. 24 depositata il 1° dicembre 2016 – La mancata istanza di interpello “disapplicativo” non preclude il ricorso giurisdizionale