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Timestamp: 2020-08-05 07:18:22+00:00
Document Index: 161142741

Matched Legal Cases: ['art. 2674', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 223', 'art. 113', 'art. 2674', 'art. 2674', 'art. 2674', 'art. 113', 'art. 111', 'art. 113', 'sentenza ', 'art. 1472', 'art. 1472', 'art. 1472']

Art. 2674 codice civile - Divieto di rifiutare gli atti del proprio ufficio - Brocardi.it
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Articolo 2674 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2674 Codice civile
Il conservatore può ricusare di ricevere le note e i titoli, se non sono in carattere intellegibile e non può riceverli quando il titolo non ha i requisiti stabiliti dagli articoli 2657, 2660, primo comma, 2821, 2835 e 2837 o non è presentato con le modalità previste dall'articolo 2658 e quando la nota non contiene le indicazioni prescritte dagli articoli 2659, 2660 e 2839, numeri 1, 3, 4, e 7(1)(2).
In ogni altro caso il conservatore non può ricusare o ritardare di ricevere la consegna dei titoli presentati e di eseguire le trascrizioni, iscrizioni o annotazioni richieste, nonché di spedire le copie o i certificati. Le parti possono far stendere immediatamente verbale del rifiuto o del ritardo da un notaio o da un ufficiale giudiziario assistito da due testimoni [113 bis disp. att.](3)(4).
(1) Il comma è stato modificato dall'art. 5 della L. 27 febbraio 1985, n. 52 (Modifiche al libro VI del codice civile).
(2) Sono qui distinti due diversi casi: il conservatore può non essere in grado di decifrare i titoli, ricusandone quindi la ricezione, oppure può riscontrare la mancanza di requisiti, modalità o indicazioni previste, rifiutando l'atto.
(3) Il comma 2 è stato così modificato dall'art. 1 della L. 21 gennaio 1983, n. 22 (Disciplina delle responsabilità dei conservatori dei registri immobiliari) che ha eliminato la parte in cui si sanciva la responsabilità del conservatore nel caso di rifiuto o ritardo negli atti, con conseguente risarcimento dei danni. L'art. 5 della stessa legge ha inoltre innovato la materia attraverso l'inserimento dell'art. 223 bis delle disp. att. c.c., il quale stabilisce che i conservatori rispondano nei confronti dei terzi solo in caso di dolo o colpa grave, equiparando di fatto la disciplina a quella dettata per i dipendenti civili statali. Anteriormente a tale legge, il conservatore rispondeva invece personalmente anche riguardo all'operato dei propri subordinati, in concorso con la P.A.
Attualmente la P.A. risponde in concorso nelle ipotesi di dolo o colpa grave e in via esclusiva in quelle di colpa lieve, potendo comunque esercitare il proprio diritto di rivalsa verso l'impiegato responsabile.
(4) Il conservatore è obbligato ad apporre per iscritto sulle note il proprio rifiuto (v. art. 113 disp. att.), e a restituire uno degli originali a colui che ha presentato domanda, il quale può anche presentare reclamo al presidente del tribunale che si esprime poi attraverso decreto (v. 745 c.p.c.).
La norma in esame specifica che un eventuale rifiuto opposto dal conservatore alla ricezione degli atti, può attenere soltanto alla valutazione formale degli stessi, e non alla loro validità sostanziale.
Spiegazione dell'art. 2674 Codice civile
Casi in cui il conservatore deve o può rifiutare di eseguire le formalità richieste
Il primo comma della norma concerne i casi in cui il conservatore deve ricusare di ricevere le note e i titoli (quando non abbiano i requisiti di legge, e cioè i titoli non siano sentenze, atti pubblici, scritture private con le firme autenticate da notaio o accertate giudizialmente e, trattandosi di atti esteri, manchi la legalizzazione) e quelli in cui è in sua facoltà di accettare o meno (quando il carattere sia intellegibile).
È appena il caso di rilevare, con riferimento a questo secondo caso, come non possa negarsi al conservatore un certo potere discrezionale al riguardo e come, ove accetti le note e i titoli nonostante siano inintellegibili, egli assuma implicitamente sia l’obbligo di interpretarli nel trascriverli sui registri, sia la responsabilità che potesse derivare da una eventuale erronea interpretazione.
Il conservatore può indiscutibilmente rifiutare la trascrizione, iscrizione ed annotazione quando vi sia discordanza fra il titolo e le note o quando venga richiesta la trascrizione in un caso in cui la legge disponga l'iscrizione o l'annotazione o viceversa.
Portata del secondo comma della norma
La disposizione del secondo comma che fa obbligo al conser­vatore di non ritardare di fare le trascrizioni, iscrizioni o annotazioni richieste o di spedire le copie o i certificati, va naturalmente interpre­tata cum grano salis. Vedremo tosto che il conservatore è responsabile per gli errori incorsi nelle operazioni di trascrizione, iscrizione od annotazione, o nei certificati nonché per le cancellazioni indebitamente operate: logico corollario di ciò è che gli debba essere consentito di ponderare con calma prima di fare quanto gli viene richiesto, anche se ciò possa importare un qualche ritardo.
Ritenere diversamente significherebbe rendere responsabile il conservatore di errori a lui non imputabili, il che non è certo nell’intendimento della legge.
Massime relative all'art. 2674 Codice civile
Cass. civ. n. 7940/1997
Il provvedimento della Corte d'appello, con il quale si conclude, a norma dell'art. 2674 bis c.c. e art. 113 ter att. stesso codice, il procedimento sul reclamo proposto avverso la trascrizione o l'iscrizione con riserva al fine di conservare gli effetti della formalità, non è impugnabile con il ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 della Costituzione, trattandosi di un procedimento lato sensu cautelare, a contraddittorio non pieno, nel quale le parti interessate, ai sensi del citato art. 113 ter, vengono semplicemente sentite, diretto a far sì che, nel caso in cui sorgano gravi e fondati dubbi sulla trascrivibilità o iscrivibilità di un determinato atto, l'interessato possa ottenere, in via provvisoria, l'attuazione della pubblicità immobiliare, ed il cui oggetto è il solo accertamento della gravità e fondatezza dei dubbi in questione, essendo la definitiva pronuncia sulla sussistenza del diritto e sull'effettuazione della pubblicità, rimessa ad un eventuale giudizio contenzioso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7940 del 23 agosto 1997)
relative all'articolo 2674 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2674 Codice civile - Divieto di rifiutare gli atti del proprio ufficio | Quesito Q201616777
sabato 03/09/2016 - Liguria
“In occasione di una permuta immobiliare di area fabbricabile contro fabbricato da costruire, regolarmente trascritta, l’impresa all’atto dell’iscrizione catastale, anziché seguire la corretta procedura, (vedi circolare 27/5/1985 n. 14) ovvero :
a) Denuncia Mod. 3 SPC.?La ditta da dichiarare è quella del proprietario del terreno, annotando però nello spazio riservato agli atti mancanti, che verranno presentati più Mod. 1N e conseguenti Mod. 55 autoallestiti specificanti le ditte proprietarie dell'u.i.u. in forza dell'atto già precedentemente stipulato.
b) Mod. 55 autoallestito.?Dovranno essere prodotti tanti Mod. 55 per quanti sono gli aventi diritto sulle u.i.u., con l'avvertenza di indicare nel Quadro C delle nuove ditte, oltre alla tradizionale formula "N.C.",
gli estremi dell'atto in cui era indicata la cosa futura ora realizzata.
E’ stata invece registrata la voltura in catasto terreni al nome della società acquirente il terreno e poi , per continuità storica, trascinato nel C.E.U. la stessa ditta per tutte le u.i.u. del fabbricato, in attesa di un ulteriore nuovo rogito, che viene pertanto sollecitato.
Chiedo ora se, su semplice richiesta dei permutanti aventi titolarità sull’immobile per venuta ad esistenza dello stesso, se il Catasto può volturare a loro nome, presentando ovviamente il contratto di permuta.
Chiedo inoltre se l’avvenuta trascrizione del contratto di permuta, una volta venuta ad esistenza il bene anche se inizialmente accatastato erroneamente a nome della ditta costruttrice, è sufficiente a renderla opponibile ai terzi o necessità comunque di un atto di identificazione del bene sottoscritto tra entrambi i contraenti della permuta?
Devo fare una annotazione sui registri immobiliari della venuta ad esistenza del bene? In che maniera tenuto conto che i rapporti con la ditta costruttrice non sono buoni?
In caso di futura vendita dell’immobile la documentazione catastale così ottenuta (voltura unilaterale) è regolare?
Il nostro ordinamento prevede la c.d. permuta di bene presente contro bene futuro, soprattutto nel campo dell’edilizia immobiliare. In altre parole, mentre la proprietà del terreno edificabile si trasferisce immediatamente, la proprietà degli appartamenti da costruire si trasferisce solo una volta che gli stessi siano venuti ad esistenza (ai sensi dell'art. 1472 c.c. -vendita di cose future-, in base al quale l'acquisto della proprietà si verifica non appena la cosa venga ad esistenza).
Per quanto concerne il caso di specie, appare quantomeno strano che il catasto abbia deciso di sua sponte di volturare gli appartamenti in favore della ditta costruttrice.
In ogni caso è ben possibile per i permutanti chiedere – previa presentazione del contratto di permuta e la documentazione che attesti la venuta ad esistenza degli appartamenti stessi – l’annotazione della proprietà in loro favore, in quanto unici soggetti proprietari a livello contrattuale (e ai sensi dell’art. 1472 c.c.).
La trascrizione del contratto di permuta è di fatto parificabile – non in quanto al contenuto ma in quanto agli effetti di opponibilità ai terzi – alla trascrizione del preliminare di compravendita: le statuizioni in esso contenute (e quindi il trasferimento della proprietà a mente dell’art. 1472 c.c.) è opponibile ai terzi sin dalla data di trascrizione.
Per quanto concerne la venuta ed esistenza del bene, una volta che si procede all’accatastamento e alla dichiarazione di proprietà non è necessario eseguire altri adempimenti.
Infine, per il caso di futura vendita dell’immobile, la documentazione è sufficiente, posto che si richiedono i documenti catastali aggiornati e la dichiarazione di proprietà degli immobili.