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Timestamp: 2018-11-16 13:44:51+00:00
Document Index: 95110276

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 210', 'art. 1411', 'art. 13', 'art 1367', 'art 1362', 'sentenza ']

CLAUSOLE DI POLIZZA: L'assicurazione personale di responsabilità civile professionale del medico opera a secondo rischio in presenza di analoga polizza di responsabilità civile stipulata dall'Azienda sanitaria per il personale medico dipendente. | Avvocato Roma - Studio Legale Bagnardi
CLAUSOLE DI POLIZZA: L’assicurazione personale di responsabilità civile professionale del medico opera a secondo rischio in presenza di analoga polizza di responsabilità civile stipulata dall’Azienda sanitaria per il personale medico dipendente.
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200503.29
Omissis”…Risulta dagli atti che l’art. 4.7 delle condizioni generali di assicurazione della polizza stipulata con la xxx stabilisce che “qualora esista polizza di responsabilità stipulata dall’Azienda sanitaria che assicura il personale medico, la presente polizza si intende prestata a “secondo rischio” e cioè in eccedenza ai massimali garantiti da detta altra polizza, e fino alla concorrenza della somma assicurata con il presente contratto”.
La clausola costituisce una ipotesi di condizione parzialmente risolutiva dell’obbligo dell’assicuratore, nel senso che quest’ultimo sussisteva per l’intero, entro i limiti del massimale, nel caso in cui l’assicurato non avesse stipulato altre polizze; mentre in caso contrario l’obbligazione dell’assicuratore era limitata all’eccedenza del danno causato dall’assicurato rispetto alla garanzia prestata da altro assicuratore.
Essa non è in contraddizione con quanto si legge nell’intestazione della polizza (“la garanzia è prestata a primo rischio”). La copertura, infatti, era effettivamente prestata a primo rischio, ma sottoposta alla condizione risolutiva della inesistenza di altre polizze per lo stesso tipo di rischio.
E’ pacifico, altresì, che xxx fosse dipendente della Asl xxx, e che l’Azienda avesse stipulato con la xxx una polizza assicurativa a copertura della propria responsabilità civile. In tale polizza, depositata dalla xxx ex art. 210 c.pc. in data 9.6.2004, si legge nell’allegato A, intitolato “Condizioni speciali”: “l’assicurazione è estesa alla responsabilità civile personale dei dipendenti dell’Assicurato, iscritti nei libri obbligatori, nello svolgimento delle loro mansioni, e pertanto la Società rinuncia al diritto di rivalsa nei loro confronti (…). L’assicurazione vale anche (…) per la responsabilità civile personale dei medici specialisti liberi professionisti a rapporto convenzionale autonomo, per l’attività prestata negli ambulatori gestiti dalla USL”.
Tale clausola, interpretata secondo i criteri di cui agli artt. 1362, 1366 e 1370 c.c., rende palese che quella stipulata tra xxx e la Asl era una polizza a favore del terzo, ex art. 1411 c.c., per effetto della quale l’assicuratore si obbligava a tenere indenne dalle pretese risarcitorie dei terzi non solo la Asl, ma anche i suoi dipendenti o medici convenzionati. Tanto si desume da molteplici indici.
Sul piano della funzione del contratto, la clausola sopra trascritta non avrebbe avuto ragione di essere se le parti avessero inteso assicurare soltanto la responsabilità della Asl. Infatti l’Azienda in quanto datrice di lavoro, è comunque responsabile nei confronti dei terzi per il fatto dei propri dipendenti e commessi, ex artt. 1228 e 2049 c.c.. Di conseguenza, una polizza che coprisse la responsabilità civile della Asl non poteva non coprire necessariamente sia la responsabilità diretta per fatto proprio, sia quella indiretta per fatto altrui. La clausola qui in esame, pertanto, non può intendersi nel senso che attraverso essa le parti intendevano assicurare la responsabilità indiretta della Asl, perché tale effetto scaturiva già dall’art. 13, comma 2, delle “Norme che regolano l’assicurazione della responsabilità civile rischi diversi”. Soccorre, dunque, il criterio di cui all’art 1367 c.c. (interpretazione utile), alla stregua del quale deve escludersi l’interpretazione propugnata dall’xxx, la quale rende la clausola qui in esame del tutto superflua.
Sul piano letterale (art 1362 c.c.), la clausola in esame adotta una sintassi cristallina, la quale rende palese che l’assicurazione era prestata a favore anche del terzo dipendente. Ed infatti:
vi si afferma che l’assicurazione è “estesa” ai dipendenti della Asl: ed il lemma “estendere” indica appunto un ampliamento dell’ambito (in questo caso soggettivo) di efficacia della polizza;
vi si dice che oggetto dell’estensione è la responsabilità civile “personale” dei dipendenti e dei medici convenzionati: orbene, responsabilità “personale” è quella di chi è chiamato a rispondere per il fatto proprio; con il che resta confermato che la clausola in esame prevedeva quali beneficiari i dipendenti della Asl;
vi si prevede, infine, la rinuncia dell’assicuratore alla rivalsa: e se è esatto quanto affermato dalla xxx, e cioè che tale rinuncia di per se non vale a trasformare una polizza danni in una assicurazione a favore del terzo, è altresì vero che la rinuncia in esame, valutata in una con tutti gli elementi sin qui descritti li corrobora e ne è corroborata, non consentendo alcun dubbio sulla circostanza che la polizza stipulata tra xxx e la Asl prevedesse quali terzi beneficiari i dipendenti di quest’ultima…“omissis.
Tribunale di Roma, Sezione XIII, sentenza n. 7023 del 29/3/05, Giudice Dr. M. Rossetti, inedita.
Improcedibilità della chiamata in causa per mancata costituzione del convenuto nel termine di 20gg. antecedenti l’udienza di prima comparizione. Artt. 166, 167 e 269 c.p.c.Soppressione del posto di lavoro