Source: http://www.actainrete.it/2016/02/statuto-del-lavoro-autonomo-punto-per-punto/
Timestamp: 2016-08-29 01:51:49+00:00
Document Index: 79481943

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 63', 'art. 64', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 4']

» Statuto del lavoro autonomo. Punto per punto. | ACTA l'associazione dei freelance
| 1 febbraio 2016 | LETTO: 1.677 VOLTE | 3 COMMENTI | Autore: Anna Soru | SHORT URL |
Tutele di base e l'articolo "desaparecido"
Articolo 2 Stabilisce che alcune norme emanate per contrastare i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali con le imprese, siano applicate anche alle transazioni tra lavoratori autonomi e imprese o tra lavoratori autonomi. In particolare si fa riferimento al D.Lgs.231_2002 e successivi. In base al Decreto legislativo 231/2002, in mancanza di accordi diversi tra le parti, dopo 30 giorni di ritardato pagamento, dovrebbero scattare gli interessi di mora. Decreto successivamente integrato dal D.Lgs. 192/2012 (emanato per recepire una direttiva europea), che rafforza la norma precedente e ne chiarisce l'applicazione anche nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni.
Il D.Lgs. 192/2012 in realtà avrebbe già dovuto riguardare i professionisti; come osserva il Sole 24 ore "Gli esercenti libera professione sono inclusi nella definizione di imprenditore", d'altra parte l'Unione Europea non distingue tra lavoro autonomo e impresa (Art. 1 della Raccomandazione 361 della Commissione del 6 maggio 2003; Reg. 651/2014 – Allegato 1, Articolo 1). E' vero che non ci siamo mai accorti dell'esistenza di questa tutela, quindi non è mai stata operativa nei confronti dei professionisti.
Ma a dire il vero il problema dei ritardi nei pagamenti è ben lontano dall'essere risolto anche per le imprese, nonostante il decreto sia entrato in vigore nel gennaio 2013 (si veda stima Assofact per il 2014).
In una delle prime bozze dello Statuto l'efficacia degli articoli 2 e 3 veniva garantita da un articolo che rinviava ogni controversia relativa a rapporti di lavoro autonomo professionale al rito del lavoro (“alle controversie relative ai rapporti di cui all’art. 1 si applica il rito del lavoro”), notoriamente più veloce. Un articolo che ci piaceva molto anche per il suo valore simbolico, perché ci considerava a pieno titolo come lavoratori . Questo articolo è scomparso nella versione presentata al Consiglio dei Ministri. Perché?
Valgono qui gli stessi dubbi sull'efficacia della norma espressi per l'art. 2.
Già il CPI (codice della proprietà industriale, DLGS 30/2005, stabilisce il principio che: "Il diritto al brevetto per invenzione industriale spetta all'autore dell'invenzione e ai suoi aventi causa." art. 63(2). I successivi art. 64 e 65 stabiliscono poi delle eccezioni nel caso in cui l'inventore sia dipendente.
Se l'inventore non è dipendente, già ora è proprietario di ogni sua invenzione.
Naturalmente, l'inventore lavoratore autonomo ha la possibilità di regolare contrattualmente la cosa, stabilendo ad esempio la cessione dei diritti al committente. In tal caso, il committente diventa "avente causa", secondo le ultime parole dell'atr. 63 (2) CPI.
Del tutto analoga è la situazione per quanto riguarda il diritto d'autore, regolato dalla legge 633 del 1941.
L'art. 12 stabilisce il principio generale che l'autore ha il diritto sull'opera, mentre gli art. 12bis e 12ter stabiliscono eccezioni a favore del datore di lavoro quando l'opera è creata da un dipendente.
Anche in questo caso, quindi, l'art. 4 del disegno di legge risulta del tutto inutile.
Molto bene la deduzione totale delle spese di formazione sino a 10.000 euro l'anno, è una misura che aspettavamo da tempo. Non è invece accettabile il vincolo di accreditamento previsto nel secondo punto per servizi che si acquisterebbero nel settore privato. Certo, sono servizi in genere forniti gratuitamente, per i quali difficilmente potrà svilupparsi un mercato privato, ed è quindi una norma che potrebbe non avere alcun impatto, ma è un punto pericoloso perché crea un precedente.
Per quanto concerne l'accesso ai bandi europei, quest’articolo sostituisce l’articolo 1, comma 821 della legge di stabilità, giudicato da alcuni non adeguatamente formulato, e conferma la piena accessibilità di tutti i professionisti ai bandi europei. Contiamo ora sull'adeguamento delle Regioni, in grande maggioranza ancora ferme all'ancien régime.
Non è chiaro come questa norma possa essere applicata. Se ad esempio mi sono impegnata all'interno di un corso di formazione, in caso di malattia dovrò necessariamente essere sostituita, o no?
Articolo 12 Anche questo ha 2 commi, il primo per ridefinire le collaborazioni, che sono coordinate "quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo tra le parti, il collaboratore organizza autonomamente l'attività lavorativa". Una definizione che però non sembra aiutare davvero, se non si chiarisce quando l'organizzazione può essere definita autonoma.
Nicola D'Agostino ha scritto: All'inizio dell'articolo 6 si legge "organismi accreditati". Questo termine include anche i sindacati?
# 11 febbraio 2016 at 15:48 Anna Soru (author) ha scritto: Possono richiedere l'accreditamento tutti gli enti che fanno formazione, inclusi (ma non solo) quelli legati ai sindacati e alle associazioni datoriali.
# 22 febbraio 2016 at 11:22 Giuseppe Rinaldi ha scritto: Dall'analisi che Lei ha compiuto, si evince che nessuna attenzione è riservata al delicatissimo tema dall'iscrizione forzosa a un Ordine da parte del Professionista. Questa fa ancora parte delle prescrizioni vessatorie e liberticide decise dal fascismo sul finire degli anni 30 del secolo scorso. Non solo: la Repubblica non ha mai dato seguito alla Disposizione presente nelle Norme Transitorie della Costituzione. E cioè la cancellazione dei Consigli Nazionali degli Ordini (e quindi di tutto il sistema ordinistico) entro il 1953. Questi fatti hanno creato un vulnus pesantissimo che almeno dal dopoguerra ha impedito ai Liberi Professionisti di dotarsi di liberi sindacati a cui liberamente aderire. A tutt'oggi, Contra legem, xche' i sindacati nazionali fascisti dei professionisti sono stati aboliti dalla Repubblica, a tutt'oggi i Consigli Nazionali e gli Ordini svolgono in ogni sede da loro ritenuta opportuna (e lo dichiarano) funzioni di rappresentanza che per Legge non possono esercitare. Come infatti un Ente di Stato a iscrizione obbligatoria potrebbe mai rappresentare i propri Iscritti in una Democrazia? Un cordiale saluto.
# 24 febbraio 2016 at 19:24 Ti interessa restare informato?