Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-vi-sentenza-n-7451-del-25-marzo-2013-improcedibilita-dellappello-per-omesso-deposito-della-citazione-con-la-relativa-relata-di-notifica/
Timestamp: 2019-02-20 04:05:59+00:00
Document Index: 101900100

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 380', 'art. 380', 'art. 347', 'art. 156', 'art. 350', 'art. 350', 'art. 175', 'art. 152', 'art. 154']

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza n. 7451 del 25 marzo 2013. Improcedibilità dell'appello per omesso deposito della citazione con la relativa relata di notifica - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2013 Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza n. 7451 del 25 marzo 2013....
sentenza n. 7451 del 25 marzo 2013
p.1. La s.a.s. Agricola Vitobello di Lacerenza a. & C. ha proposto ricorso per cassazione contro R.I.A. avverso la sentenza dell’8 ottobre 2009, con la quale il Tribunale di Foggia, sezione Distaccata di Trinitapoli ha dichiarato improcedibile l’appello da essa ricorrente proposto avverso la sentenza resa in primo grado interpartes dal Giudice di Pace di Trinitapoli in una controversia di opposizione proposta dalla R.d avverso un decreto ingiuntivo ottenuto nei suoi riguardi dalla stessa ricorrente.
L’improcedibilità è stata dichiarata dal Tribunale in accoglimento dell’eccezione dell’appellata ed a motivo che la società appellante aveva iscritto a ruolo l’appello depositando il proprio fascicolo il 9 dicembre 2008 con una copia della citazione non corredata dalla relata di notifica. Quest’ultima si era perfezionata il successivo 16 dicembre “mediante deposito nella casa comunale”, come risultava dall’originale notificato alla controparte e depositato successivamente in sostituzione della copia, peraltro, a quel che si legge nella sentenza, in una data incerta, dato che sull’atto non vi era il timbro del deposito. Il mancato deposito dell’originale aveva anche comportato quello della procura, figurante su di esso.
p.3. Prestandosi il ricorso ad essere trattato con il procedimento di cui all’art. 380 bis c.p.c., è stata redatta relazione ai sensi di detta norma, che è stata notificata all’avvocato della parte ricorrente e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.
p.1. Nella relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., si sono svolte le seguenti considerazioni:
“(….) 3. Il ricorso si presta ad essere trattato in camera di consiglio con il procedimento di cui all’art. 380 bis c.p.c., in quanto appare manifestamente fondato.
le conseguenze della scelta del legislatore di applicare la sanzione della improcedibilità, che significano sottrazione dell’inosservanza delle forme al regime delle nullità e, quindi, esclusione dell’operatività del principio della sanatoria per l’eventuale configurabilità di una fattispecie di raggiungimento dello scopo, si giustificano soltanto per il caso di costituzione mancata entro il termine, cioè che non sia mai avvenuta, o sia avvenuta successivamente ad esso. Le conseguenze di una costituzione avvenuta nel termine ma senza l’osservanza delle forme evocate nel primo comma dell’art. 347, essendo il regime della improcedibilità, in quanto di maggior rigore rispetto al sistema generale delle nullità, di stretta interpretazione, soggiacciono, viceversa, al regime delle nullità di cui all’art. 156 c.p.c. e ss., e, quindi, vanno disciplinate applicando il principio della idoneità dell’atto al raggiungimento dello scopo e ciò anche attraverso l’esame di atti distinti o di comportamenti successivi rispetto a quello entro il quale la costituzione doveva avvenire.
2.4. In questa prospettiva, premesso il rilievo che, essendo il controllo sulla procedibilità demandato alla prima udienza di trattazione – siccome previsto dall’art. 350 c.p.c., comma 2, – non risulta conferente l’osservazione della decisione sopra ricordata che la costituzione con la copia non notificata mette il giudice nell’impossibilità di controllare la procedibilità sotto il profilo della effettiva proposizione dell’impugnazione: invero, atteso che il controllo dev’essere fatto alla detta udienza, si comprende come la constatazione solo in essa, della conformità della copia (la velina), con cui l’appellante si è costituito, all’originale che egli produca in quella udienza, consente di ritenere che lo scopo della costituzione quoad deposito dell’originale della citazione notificata, mancante al momento della costituzione, ma non prescritta a pena di improcedibilità, risulti raggiunto attraverso la constatazione che la copia è conforme all’originale.
Solo in caso di difformità dall’originale oppure in caso di mancato deposito della copia notificata senza alcuna richiesta o allegazione di ragioni giustificative di una richiesta di rinvio per produrla, emerge che la costituzione mediante il deposito della copia è priva di rispondenza con la vocatio in ius siccome espressa nella citazione notificata e risulta, quindi, che riguardo a quest’ultima nessuna costituzione tempestiva vi è stata. L’appello, per come incardinato presso il giudice d’appello risulta, pertanto, in questo caso improcedibile. Il fatto che l’improcedibilità emerga solo alla prima udienza di trattazione, essendo questo il momento in cui il relativo controllo dev’essere fatto, non contraddice del resto l’indisponibilità della sanzione da parte del giudice in essa espressa, perchè il giudice ne rileva le condizioni alla prima udienza di trattazione, ma con riferimento al momento entro il quale l’adempimento previsto a pena di improcedibilità – cioè la costituzione e non le sue forme – doveva compiersi.
D’altro canto, alla prima udienza di cui all’art. 350 c.p.c., comma 2, (e, comunque, alla prima udienza del giudizio davanti al tribunale in composizione monocratica, giudice dell’appello sulle sentenze dei giudici di pace), poichè la lege prevede che il controllo della regolarità della costituzione e, quindi, delle ritualità delle sue forme, debba essere compiuto in essa, il giudice, di fronte alla mancata produzione in cancelleria nelle more fra l’iscrizione tempestiva con la velina e l’udienza oppure alla mancata produzione direttamente in udienza, potrà a questo punto, nell’esercizio dei suoi poteri di direzione del procedimento ai sensi dell’art. 175 c.p.c., comma 1, e, particolarmente del sollecito svolgimento del processo, assegnare un termine alla parte appellante a norma dell’art. 152 c.p.c., sì da scongiurare manovre dilatorie, nel quale caso al termine – in quanto ordinatorio e fissato dal giudice – sarà applicabile il regime di cui all’art. 154 c.p.c..