Source: http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-secondo/titolo-iii/capo-v/sezione-iv/art677.html
Timestamp: 2017-02-22 06:13:47+00:00
Document Index: 161561932

Matched Legal Cases: ['art. 677', 'art. 2934', 'art. 456', 'art. 457', 'artt 674', 'art.677', 'art. 467', 'art. 675', 'art. 675', 'art. 677']

Art. 677 codice civile - Mancanza di accrescimento - Brocardi.it
Titolo III - Delle successioni testamentarie (artt. 587-712) >
Capo V - Dell'istituzione di erede e dei legati >
Sezione IV - Del diritto di accrescimento >
Articolo 677Codice Civile
Dispositivo dell'art. 677 Codice Civile
Se non ha luogo l'accrescimento, la porzione dell'erede mancante si devolve agli eredi legittimi (1) [523, 565 ss. c.c.] e la porzione del legatario mancante va a profitto dell'onerato.
Gli eredi legittimi e l'onerato [662 c.c.] subentrano negli obblighi che gravano sull'erede o sul legatario mancante, salvo che si tratti di obblighi di carattere personale [676 c.c.].
Le disposizioni precedenti si applicano anche nel caso di risoluzione di disposizioni testamentarie per inadempimento dell'onere [648 c.c.].
Tali eredi legittimi possono coincidere o meno con quelli in favore dei quali l'accrescimento non ha avuto luogo. Il diritto ad accettare si prescrive (v. art. 2934 del c.c.) nell'ordinario termine di dieci anni dall'apertura della successione (v. art. 456 del c.c.).
Coerentemente con quanto previsto dall'art. 457 c. 2 del c.c., quando manchi in tutto o in parte la successione testamentaria, si fa luogo a quella legittima.
Quesiti degli utentirelativi all'articolo 677 del c.c.
Articolo 677 Codice civile - Mancanza di accrescimento
Quesito n. 15877
ho un quesito sull'applicazione o meno del diritto di Accrescimento in una successione testamentaria.
Porgo la domanda alla fine, ma le spiego brevemente gli antefatti, per farle comprendere in modo completo la casistica.
Gianna aveva oltre 90anni, viveva ad Arezzo, era vedova dal 2001 del suo marito defunto Leo e non aveva avuto figli. Non aveva nemmeno genitori, morti decenni prima.
Gianna aveva fratelli/sorelle, quindi suoi collaterali, a Trento; ma era altresì molto legata ad altre 3 persone, sue affini, di Arezzo per l'aiuto ricevuto in varie fasi della sua vita, ovvero suo cognato "GB" (fratello del marito defunto Leo) e 2 suoi nipoti dal lato del marito (figli di una sorella defunta del marito defunto Leo), "AA" e "MA".
Nel 2005 Gianna, già vedova dal 2001, non avendo ne figli, ne genitori, fa testamento e dice testualmente (abbreviando le parti che non interessano):
"In primo luogo revoco qualunque mia precedente disposizione testamentaria e quindi dispongo come segue delle mie sostanze per il momento in cui cesserò di vivere.
Lascio a ... (e nomina i parenti collaterali, ovvero i fratelli/sorelle di Gianna), in parti uguali tra loro le mie quote dei 2 immobili di Trento ...
Lascio a mio cognato GB (fratello del marito Leo defunto), nella misura di un mezzo, ed ai miei nipoti AA e MA (figli di una sorella defunta del marito Leo defunto), nella misura di un quarto ciascuno, la mia quota di proprietà dei 2 immobili di Arezzo ...
Lego a ... (nominando alcuni istituti benefici) la somma di ... euro.
Tutti i denari residui e tutti i beni mobili in genere dovranno essere divisi in parti uguali tra ... (nominando 10 parenti collaterali di Trento e i 3 affini di Arezzo, ovvero il cognato GB (fratello del marito Leo defunto) e i nipoti AA e MA (figli di una sorella defunta del marito Leo defunto))."
Nel 2009 GB (fratello del marito Leo defunto) muore e lascia la sua eredità in successione legittima ai suoi 4 eredi (sua moglie e 3 figli).
Gli eredi di GB NON informano Gianna, ormai ultranovantenne e non pienamente lucida, della morte di suo cognato GB (fratello del marito Leo defunto).
Nel 2012 Gianna muore e si applica il suo testamento del 2005.
A chi va la quota di Gianna dei 2 immobili di Arezzo inizialmente destinata per testamento a suo cognato GB(fratello del marito Leo defunto), premorto a Gianna:
- ai 4 eredi di GB (per Rappresentazione)?
- ai suoi nipoti AA e MA (figli di una sorella defunta del marito Leo defunto) (per Accrescimento, ex artt 674c.c. e ss.)?
- ai suoi parenti collaterali di Trento, fratelli/sorelle e figli di questi ultimi (per successione legittima, ex art.677c.c)?
Spero di aver descritto nel dettaglio il caso, per favorire la sua risposta.
Marco B.”
Per rispondere correttamente al quesito posto occorre preliminarmente fare chiarezza sull’oggetto delle disposizioni testamentarie per cui si discute e sulla qualifica che assumono, nella successione di cui si parla, i vari soggetti coinvolti.
In primo luogo va detto che le quote di immobile che nel proprio testamento la signora G. lascia in parte al fratello del defunto marito ed in parte ai nipoti AA e MA, costituiscono dei “legati”, ovvero delle disposizioni testamentarie avente ad oggetto uno o più beni determinati (il contrario, insomma, di una disposizione a titolo universale, ad esempio: “alla mia morte lascio tutti i miei beni a ...”).
In secondo luogo è bene ricordare che il soggetto GB non è “parente” della defunta ma solamente “affine”: gli affini sono i parenti del coniuge del defunto e non partecipano, come tali, della successione ereditaria di quest’ultimo.
Ciò premesso e chiarito, per venire agli istituti menzionati nelle ipotizzate risposte al quesito proposto, ovvero la rappresentazione e l’accrescimento, il codice civile stabilisce che questi vengano in considerazione in un preciso ordine e per esclusione.
Qualora, infatti, il defunto non abbia, nel testamento, individuato il soggetto che “sostituisca” l’erede o il legatario per il caso in cui questi ultimi non vogliano o non possano accettare, rispettivamente, l’eredità o il legato (istituto della “sostituzione”), opera la “rappresentazione”. L’art. 467 c.c. recita a tal proposito: “la rappresentazione fa subentrare i discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità o il legato. Si ha rappresentazione nella successione testamentaria quando il testatore non ha provveduto per il caso in cui l’istituito non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato, e sempre che non si tratti di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale”.
La rappresentazione, tuttavia, non opera se non – in linea retta – a favore dei discendenti oppure – in linea collaterale – a favore di fratelli e sorelle del defunto. Ciò significa che, solamente qualora non possano o non vogliano accettare eredità o legato i figli oppure i fratelli e le sorelle del defunto, succederanno a quest’ultimo per rappresentazione i discendenti dei predetti figli oppure dei predetti fratelli e sorelle. Nel caso concreto in esame, invece, non opera la rappresentazione, dal momento che GB non era né figlio né fratello della defunta signora G. ma solamente un affine.
Se non vi sono i presupposti per la rappresentazione opera il diverso istituto dell’”accrescimento”, disciplinato negli articoli 674 e seguenti del codice civile e che vale sia per gli eredi che per il legatari: nel caso in cui più eredi siano stati istituiti con uno stesso testamento nell’universalità dei beni senza determinazione di parti o in parti uguali, qualora uno di essi non possa o non voglia accettare, la sua parte si “accresce” agli altri (cioè la parte degli altri aumenta proporzionalmente). Ugualmente quando vi sono più legatari (detti, pertanto, "collegatari") a cui è stato legato uno stesso oggetto (art. 675 c.c.).
La norma parla di legato a più persone “dello stesso oggetto”, ma non specifica se – in caso di chiamata per quote – queste ultime debbano essere uguali. I commentatori ritengono tuttavia che la risposta debba essere affermativa e l’unica pronuncia che risulta sul punto (molto datata ma non superata da alcuna successiva) è Cassazione Civile, sez. I, 19/01/1981, n. 442, per la quale: “l’accrescimento tra collegatari, di cui all'art. 675 c.c. postula la chiamata solidale di più soggetti in un medesimo oggetto senza distribuzione di parti fra gli onorati. L’accertamento circa la ricorrenza in concreto di tali estremi, inerendo all'interpretazione della volontà del testatore è riservato al giudice del merito.” (si noti bene che “senza distribuzione di parti” significa presuntivamente in parti uguali, come per il caso del 674 c.c.).
Nella fattispecie in esame, pertanto, non sembra operare neppure l’istituto della rappresentazione, perché i collegatari (GB, AA ed MA) sono stati - è vero -beneficiari del medesimo oggetto (i due immobili di Arezzo), ma per quote diverse.
Di conseguenza, vale la regola residua di cui all’art. 677 c.c., ovvero “se non ha luogo l’accrescimento, (…) la porzione del legatario mancante va a profitto dell’onerato”, il quale ultimo è il soggetto tenuto all’esecuzione del legato e che, nel silenzio del testatore, è sempre l’erede (legittimo).
Per rispondere alla domanda, quindi, il legato che GB non ha potuto accettare a causa della premorienza, andrà a beneficio degli eredi legittimi, ovvero i fratelli e le sorelle di Trento della defunta.
Autore: Di Mauro Nicola Editore: Giuffrè Collana: Il codice civile. Commentario Data di pubblicazione: maggio 2013 Prezzo: 48,00 €
Categorie: Diritto di accrescimento COMPRALO SUBITO! L'accrescimento, o diritto di accrescimento, è un istituto giuridico che, come disciplinato dal legislatore italiano, ha sempre presentato - e continua a presentare - tutta una serie di problematiche giuridiche così complesse che, nonostante gli sforzi degli interpreti, non hanno ancora trovato una loro definitiva sistemazione ermeneutica convincente. È, tuttavia, opportuno sottolineare, sin da subito, che qualunque studio sull'accrescimento deve fare necessariamente i... (continua)