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Timestamp: 2020-08-12 04:55:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 25393 del 12/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25393 del 12/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 12/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep. 12/12/2016), n.25393
sul ricorso 16703/2015 proposto da:
persona del Ministro pro tempore, C.F. (OMISSIS), elettivamente
GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende opc legis;
G.G., L.C.M.;
avverso la sentenza n. 7602/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
emessa il 28/10/2014 e depositata il 23/12/2014;
19/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO.
4. Avverso la sentenza ricorre il Ministero formulando due motivi.
5. I resistenti sono rimasti intimati.
6. Con il primo motivo il Ministero denuncia violazione dell’art. 1, comma 5 CCNL Scuola quadriennio 2002/2005 in relazione D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 47 e 48. Rileva che l’art. 1, comma CCNL 2002/2005 prevede che dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a tre mesi dalla scadenza della parte economica ai dipendenti avrebbe dovuto essere corrisposta la relativa indennità con le modalità di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 47 e 48. Il rinvio a dette norme, le quali dettano la disciplina per ogni onere derivante dalla contrattazione collettiva, comportava che la corresponsione non poteva derivare dal mero ritardo di tre mesi e che era necessaria l’osservanza della procedura generale prevista per tutti gli oneri derivanti dai CCNL. Censura, pertanto, la decisione della Corte che non ha valutato il richiamo operato agli artt. 47 e 48.
7. Con il secondo motivo viene denunciata violazione dell’accordo sul costo del lavoro del 23/7/93, punto 2.5. Deduce che tale norma stabiliva che l’indennità di vacanza contrattuale cessava di essere erogata dalla decorrenza dell’accordo di rinnovo del contratto. Rileva che gli effetti economici del nuovo CCNL retroagivano decorrendo dall’1/1/2002 andandosi a saldare al precedente e che, pertanto, la vacanza era dunque retribuita e i lavoratori avevano percepito gli arretrati.
8. I motivi, congiuntamente esaminati in quanto strettamente connessi, sono manifestamente fondati, alla luce della giurisprudenza di questa Corte (da ultimo, Cass. 14150/2015).
9. L’art. 1, comma 5, del CCNL Scuola quadriennio 2002/2005 – il quale ricalca la precedente norma contenuta nel CCNL quadriennio 1998/2001 – disciplinando l’istituto della vacanza contrattuale, stabilisce che dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a 3 mesi dalla data di scadenza del CCNL, ai lavoratori dipendenti, ai quali si applica il contratto medesimo non ancora rinnovato, sarebbe stata corrisposta, a partire dal mese successivo ovvero dalla data di presentazione delle piattaforme ove successiva, la relativa indennità secondo le scadenze previste dall’accordo sul costo del lavoro del 23/7/1993 e con le modalità di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 47 e 48.
11. Alla luce di questi elementi, considerato che il nuovo contratto collettivo del quadriennio 2002/2005 fissa la decorrenza degli effetti economici in via retroattiva con conseguente applicazione degli incrementi ivi previsti fin dalla data dell’1/1/2002 andandosi a saldare al precedente; che, pertanto, la vacanza era dunque retribuita e che i lavoratori andavano a percepire gli arretrati, deve essere accolta l’interpretazione della disciplina in esame affermata dal Ministero che esclude la cumulabilità di detti aumenti con l’indennità di vacanza contrattuale, considerando il compenso in funzione di un immediato anticipo sui presumibili e prossimi miglioramenti retributivi conseguibili in sede di rinnovo (cfr., in questo stesso senso tra le tante Cass. n. 8803/2014; n. 25046/2014 e n. 9188/2015).
14. Conclusivamente, Conclusivamente, il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata, che afferma l’obbligo del pagamento dell’indennità senza neppure valutare che gli effetti economici migliorativi della nuova contrattazione collettiva retroagivano, deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., con il rigetto dell’originaria domanda dei lavoratori.
15. Le spese dell’intero giudizio vanno compensate tra le parti, poichè le sentenze di questa Corte sopra menzionate, il cui orientamento è stato qui recepito e confermato, sono tutte intervenute in epoca successiva alla proposizione del ricorso per cassazione esaminato.