Source: http://consiglioaperto.blogspot.it/2011/05/
Timestamp: 2018-05-26 05:54:32+00:00
Document Index: 181203010

Matched Legal Cases: ['arti\n3', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 1602', 'art. 24', 'art. 185', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

consiglioaperto: maggio 2011
Cassa Forense, Modello 5: scadenze e novità (Cassa Forense, comunicazione 25.05.2011).
L'elettorato punisce il Cavaliere!
Convegno "Gli avvocati ed il sistema giustizia" (Siracusa 2-4 giugno 2011).
Mediazione civile: l'informativa nella procura non è valida (Trib. Varese, sez. I civile, ord. 06.05.2011).
Il Giudice, sentite le parti
3) Infine, verrebbe anche frustrata la ratio della norma il cui fine è quello di rendere chiaramente noto alla parte del futuro giudizio, quali diritti e doveri nascano a suo carico in virtù del decreto legislativo 28/2010.
Non solo: nella clausola di stile introdotta nella procura non si specifica affatto in quali casi la mediazione è obbligatoria nonostante la norma prevade espressamente che: “l'avvocato informa altresì l'assistito dei casi in cui l'esperimento del procedimento di mediazione e' condizione di procedibilità della domanda giudiziale”.
Alla luce dei rilievi che precedono, questo giudice accerta che il difensore della parte attrice ha omesso di rendere al proprio cliente l’informativa di cui all’art. 4 comma III d.lgs. 28/2010.
In tal caso, sempre ai sensi dell’enunciato normativo citato “il giudice (…) se non provvede ai sensi dell'articolo 5, comma 1, informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione”.
La norma sembrerebbe imporre al giudice di dover convocare il rappresentato onde fornirgli adeguata informazione ai sensi dell’art. 4 comma II d.lgs. 28/2010. Vi è, però, che un obbligo in tal senso, oltre a rischiare di danneggiare la parte stessa, imponendo un rallentamento del processo, apparirebbe anche irrazionale posto che, quando ad esempio vi è un difetto di procura (che involge pur sempre il rapporto tra cliente e avvocato) è sempre consentito al difensore di svolgere un’attività salvifica o, se si vuole, di sanatoria.
E, allora, nel caso di omessa informativa, ben può il giudice subordinare la comparizione della parte alla spontanea allegazione dell’informativa da parte del difensore, onde evitare un rallentamento del processo e un danno indiretto a tutte le altre cause pendenti sul Ruolo, posto che l’incombente, inevitabilmente, può “appesantire” il calendario dei processi del giudice. (…..)”
Esecuzione forzata: al giudizio di divisione la mediaconciliazione non s’applica.
È quanto emerge dalla sentenza del 09.05.2011 del Tribunale di Prato.
Il giudice toscano esclude che la forma di risoluzione stragiudiziale delle controversie introdotta dal Dlgs. 28/2010 possa essere applicata ai procedimenti incidentali di cognizione, ad esempio ai giudizi di divisione endoesecutivi.
Si scontrano, infatti, due esigenze di segno contrapposto: da un lato la funzione deflattiva del nuovo strumento conciliativo, introdotto per alleggerire il lavoro nelle aule di giustizia; dall’altro, la necessità di liquidare al più presto le ragioni dei creditori, tipica del processo esecutivo.
E, tra le due forze in campo, devono prevalere le esigenze di celerità e concentrazione che caratterizzano il processo esecutivo.
Le fasi di cognizione interne a quest'ultimo sono infatti soltanto “parentesi”, cioè passaggi del tutto strumentali all’individuazione definitiva dell’oggetto dell’espropriazione forzata.
Pertanto, applicarvi la mediaconciliazione ﬁnirebbe con l’andare in direzione contraria a quella indicata dal legislatore.
Specialmente, conclude il giudice, se si tiene presente la ratio della novella al cpc introdotta sei anni fa.
La legge 80/2005, infatti, concentra il giudizio di divisione in un procedimento incidentale funzionalmente incardinato dinnanzi al giudice dell’esecuzione e, così facendo, esclude in pratica che lo scioglimento della comunione potesse avvenire, una volta imposto il vincolo del pignoramento e dopo l’avviso di cui all’articolo 599 cpc al comproprietario, in una sede diversa da quella esecutiva.
Mediazione, Alpa (Cnf): “Contrari all'obbligatorietà. Sì alla difesa tecnica".
Roma. “Contrari all'obbligatorietà, sì alla difesa tecnica ed ad altri miglioramenti del testo di legge in modo che l’efficienza della giustizia coincida con la piena difesa dei diritti. E in attesa della decisione della Corte Costituzionale, sospendere l’esecutività della legge.”
“Il Consiglio già venerdì prossimo studierà altri sistemi per sviluppare l’efficienza del sistema come la negoziazione partecipata, nella quale le parti potranno trovare un accordo davanti all’avvocato che potrà diventare titolo esecutivo, e la partecipazione degli avvocati per affrontare l’arretrato. Il rilancio dell’efficienza del sistema richiede una serie di rimedi come lo stanziamento di risorse adeguate, la semplificazione dei riti e anche nella formulazione dei testi, il completamento dell’organico dei magistrati e del personale amministrativo, il miglioramento dell’organizzazione nei tribunali, lo sviluppo del processo telematico ”, ha fatto presente Alpa.
“Certo che l’efficienza della giustizia è un motore economico ma nell’individuare le soluzioni più adatte non bisogna trascurare né l’accesso alla giustizia né la difesa dei diritti. Non riteniamo che l’obbligatorietà risponde a principi costituzionali e crediamo che i mediatori debbano garantire una adeguata preparazione giuridica”.
DE TILLA: LA MEDIACONCILIAZIONE E’ UN BLUFF, MENO DI 6MILA PROCEDIMENTI MENSILI.
(AGENPARL) - Roma, 26 mag - Duro il commento di Maurizio de Tilla, presidente dell’organismo di rappresentanza politica unitaria dell’avvocatura-Oua, sui dati sulla mediaconciliazione esposti dal ministero della Giustizia al Convegno nazionale dal titolo ”Mediazione: fra efficienza e competitivita”, tenutosi ieri a Roma.
“Molto rumore per nulla – attacca de Tilla - dai dati dichiarati dallo stesso Ministero della Giustizia possiamo fare un piccolo calcolo e renderci conto del bluff del Ministro Alfano: meno di 6mila procedimenti mensili (in realtà in un mese e mezzo, dal 21 marzo al 30 aprile) se questa cifra la moltiplichiamo per un anno arriviamo a 72 mila casi di cui solo il 10-15% approderà a conciliazione. Il resto confluirà nelle cause da promuovere davanti ai giudici. E secondo il ministero in dodici mesi la conciliazione avrebbe dovuto smaltire circa 500mila controversie. Non solo: sono 1.336 i casi definiti e di questi solo 304 (pari al 23,6%) si è concluso con il raggiungimento di un accordo. Incredibile, un completo fallimento. Non a caso la mediaconciliazione obbligatoria in “salsa italiana” non esiste in nessun paese europeo. Manifestiamo seria preoccupazione per le spese ingenti che dovranno sostenere gli Ordini degli Avvocati per insediare le Camere di conciliazione (fino a 200-300 mila euro) che non potranno essere in alcun modo compensati con gli introiti della mediaconciliazione ridotta al lumicino senza alcuna prospettiva. Anzi, con la probabile pronuncia d’incostituzionalità da parte della Consulta e censura da parte della Corte Europea. Un azzardo, quello del Ministro, che non tiene conto dei diritti dei cittadini ad un libero accesso alla giustizia senza costi preliminari e pericolose procedure coercitive. »
OUA: legali uniti contro obbligatorietà mediaconciliazione.
(ANSA) - ROMA, 24 MAG - In occasione delle assemblee e degli incontri della settimana scorsa, l'Organismo Unitario dell'avvocatura ha ricevuto un 'ulteriore e deciso sostegno da parte dei Consigli degli ordini degli avvocati e dalle associazioni forensi nella battaglia contro la obbligatorietà della mediaconciliazione'.
Lo sottolinea la stessa organizzazione in un comunicato. Secondo il presidente Maurizio de Tilla, presidente Oua, è 'la dimostrazione che nell'avvocatura non c'è una scontro tra oltranzisti e trattativisti, ma solo un errore di valutazione da parte di alcuni che ha permesso al ministro di Giustizia, Angelino Alfano di poter alimentare una sterile polemica'.
Devo registrare - continua, soddisfatto, il presidente dell'Oua in una lettera inviata a tutta l'avvocatura - che nei 'tre giorni' trascorsi a Roma, con incontri separati e congiunti, si sono fatti progressi per la predisposizione di un'azione unitaria di CNF ed OUA'.
'Il 90 per cento degli Ordini e delle Associazioni sostiene che la voce comune ed unitaria va affidata esclusivamente alle due massime istituzioni. Negli incontri con la politica la contemporanea presenza dell'OUA, insieme al CNF, è fondamentale per garantire qualsiasi iniziativa unitaria dell'Avvocatura', aggiunge De Tilla, che sottolinea che 'circa 150 Ordini hanno espresso con determinazione che la richiesta prioritaria dell'avvocatura è l'abrogazione integrale (e non parziale) della obbligatorietà della mediaconciliazione'.
Evento formativo sul c.d. "collegato lavoro" (n. 3 crediti).
Protocollo per la Cancelleria del GDP di Salerno.
L'Aiga Sezione di Salerno, in collaborazione con il Sindacato Forense di Salerno e l'ANF, a seguito di alcuni incontri con il Giudice di Pace Coordinatore di Salerno, facente funzioni, comunica ai colleghi tutti che, a partire dal 1 giugno 2011 :
1) le copie conformi dei verbali e degli atti relativi a procedimenti già in corso saranno rilasciate dalla cancelleria di appartenenza del Giudice di Pace assegnatario della procedura e non più dal Ruolo Generale;
2) nei giorni in cui al Ruolo Generale vi sarà un solo cancelliere nell'orario di apertura al pubblico, questi riceverà dalle ore 8,45 alle ore 11,30 le iscrizioni a ruolo e, dalle ore 11,30 alle ore 12,30, rilascio di copie sentenze e decereti ingiuntivi.
Salerno, 25 maggio 2011.
...Arriva "Giggino 'a manetta"!
Mediaconciliazione: delibera degli Ordini Forensi del Lazio.
L’UNIONE DEGLI ORDINI FORENSI DEL LAZIO
Il Comitato dei Presidenti degli Ordini Forensi del Lazio, nella seduta del 12/05/2011, preso atto che alcuni Ordini distrettuali hanno inteso aprire un tavolo di concertazione con il Ministro nel corso del quale avrebbero ricevuto assicurazioni in merito alla presenza obbligatoria degli Avvocati anche durante il tentativo di conciliazione
- che l'Assemblea dei delegati dell'ultimo Congresso ha chiaramente espresso il motivato dissenso in merito al decreto legislativo sulla media conciliazione non solo a tutela di interessi di categoria, ma perchè pregiudica e rende più gravoso il ricorso dei cittadini alla tutela giudiziaria dei loro diritti e per tale motivo le ragioni della protesta sono state condivise anche da altri operatori della Giustizia;
- che tale unanime posizione è stata rappresentata al ministro e ai suoi collaboratori in tutte le sedi e in tutte le forme anche tramite trattative che focalizzavano la protesta su alcuni punti essenziali;
- che, nonostante l'atteggiamento fattivamente collaborativo dell'Avvocatura, le assicurazioni fornite dal ministro fino ad oggi sono state disattese nei fatti e tradite anche le fondate aspettative sulla auspicata proroga;
- che a seguito dell'iniziativa giudiziaria assunta dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura e da alcuni Consigli dell'Ordine, il l TAR Lazio, con la nota ordinanza emessa il 12/4/2011, ha confermato la fondatezza delle censure avanzate dall'Avvocatura proprio sotto il profilo della lesione dei diritti costituzionalmente protetti, disponendo la trasmissione degli atti dinanzi alla Corte Costituzionale;
- che anche a fronte di tale pronuncia il ministro ha ribadito l'intenzione di attuare il disposto di legge non tenendo in alcuna considerazione le manifestazioni di dissenso e la protesta alla quale ha aderito tutta l'Avvocatura;
- che l'Avvocatura ha una propria rappresentanza istituzionale nel Consiglio Nazionale Forense e una rappresentanza politica nell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, nelle quali gli Ordini del Distretto del Lazio si riconoscono, che non possono essere delegate ad altri, in quanto qualunque iniziativa che tende a sostituire l'esercizio di tali funzioni istituzionali costituisce una lesione dell'unità e della dignità dell'Avvocatura, che ne risulta ulteriormente indebolita nel confronto con il potere politico, come é accaduto in sede congressuale;
- che tutte le iniziative assunte al di fuori delle sedi istituzionali, in assenza di tutte le componenti dell'Avvocatura, da parte di alcuni Ordini, non sono in linea con la pari dignità degli Ordini sancita dalla legge professionale e non possono ritenersi in alcun modo vincolanti per l'Avvocatura;
- che anche il risultato promesso di ottenere la presenza degli Avvocati nella fase della media-conciliazione, svincolato dalle altre modifiche fondamentali, non elimina le criticità del testo legislativo, e contribuisce a diffondere presso la pubblica opinione un'immagine negativa degli Avvocati, i quali si sarebbero opposti alla introduzione della media-conciliazione solo per interessi di categoria svilendo le iniziative di protesta che ancora l'Avvocatura sta portando avanti a meri interessi di categoria e non già a tutela dei diritti dei cittadini e per la salvaguardia dello stato di diritto;
Quanto sopra rilevato e considerato, l'Unione degli Ordini Forensi del Lazio
Qualsiasi iniziativa assunta da soggetti diversi dalle rappresentanze istituzionali dell'Avvocatura;
Il CNF e O.U.A. ad esprimersi con una sola voce per affermare in maniera univoca il dissenso dell'Avvocatura evitando di condividere iniziative assunte da altre istituzioni, concordando percorsi comuni e coerenti, i soli che possono effettivamente tutelare la ragioni e l'immagine dell'Avvocatura .
(Avv. Anna Maria Barbante)
ALIENAZIONE DELL’IMMOBILE LOCATO: PAGAMENTO INDENNITÀ D’AVVIAMENTO COMMERCIALE A CHI SPETTA?
“Il diritto all’indennità per l'avviamento commerciale sorge per effetto ed al momento della cessazione del contratto di locazione, per cui, in caso di alienazione dell'immobile locato, avvenuta successivamente alla comunicazione della disdetta da parte del locatore alienante, ma prima della prevista data di cessazione del rapporto, obbligato a detto titolo ai sensi dell'art. 1602 cod. civ. nei confronti del conduttore è l'acquirente dell'immobile locato”.
Cassazione Civ., sez. III, 27 aprile 2011, n. 9408 (Pres. Trifone – Rel. D’Amico)
In ricordo del sacrificio del Giudice Giovanni Falcone.
LA BATTAGLIA DELL’OUA CONTINUA: SCIOPERO IL 23 GIUGNO 2011.
AGLI AVVOCATI ITALIANI
ADERITE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE PUBBLICA A NAPOLI CON ASTENSIONE DALLE UDIENZE IL 23 GIUGNO 2011.
LA BATTAGLIA DELL’OUA CONTINUA: CONTRO L’OBBLIGATORIETÀ DELLA MEDIACONCILIAZIONE E LA ROTTAMAZIONE DELLA GIUSTIZIA CIVILE.
Dopo l’ordinanza del T.A.R. del Lazio del 16.4.2011 la Corte Costituzionale dovrà esaminare le sollevate questioni di incostituzionalità del decreto legislativo n. 28/2010.
Siamo in attesa di ulteriori provvedimenti giudiziari di non manifesta infondatezza. Per i documenti da produrre in giudizio, potete consultare il sito WWW.OUA.IT.
OUA: convegno a Cosenza sulla mediaconciliazione.
Mediazione e riforma giustizia, Alpa: confronto istituzionale senza baratti.
CNF, comunicato stampa 21.05.2011
“Il Cnf non procederà sulle riforme se non ascoltando gli Ordini, che condividono con il Consiglio il profilo istituzionale. Abbiamo già sentito giovedì scorso Oua e Associazioni forensi ma oggi era importante un confronto diretto tra chi ha compiti istituzionali e ne deve rispondere nei confronti degli iscritti”.
Così Guido Alpa ha avviato ieri i lavori dell’incontro con i presidenti degli Ordini forensi (rappresentati oltre 130 Ordini su 165), a Roma presso il complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, dopo gli ultimi giorni segnati dalla riapertura del dialogo con il ministro della giustizia, Angelino Alfano, sulle modifiche necessarie alla legge sulla mediazione e sulla individuazione di nuovi strumenti per la gestione del contenzioso civile.
“La posizione del Cnf sulla mediazione è chiarissima: abbiamo chiesto al ministro l’abrogazione della obbligatorietà, la introduzione della difesa tecnica necessaria, criteri più severi per la individuazione dei mediatori. Per ora il ministro si è dichiarato disponibile a prevedere la introduzione della difesa tecnica obbligatoria: si tratta di un primo risultato importante perché elimina anche altre misure fortemente criticate dall’avvocatura, come l’obbligo di informativa al cliente. Sono tutti punti contenuti nella mozione congressuale di Genova. Ora si tratta anche di verificare la fattibilità di misure che coinvolgono l’avvocatura nella gestione del contenzioso civile. La negoziazione partecipata, per esempio, ci consentirebbe di autenticare firme e atti. La giurisdizione è appannaggio esclusivo dell’avvocatura”, ha riferito Alpa, che ha concluso “tutte le componenti dell’avvocatura devono agire con unitarietà di vedute pur nel rispetto del ruolo di ciascuno. Tuttavia il dialogo con i nostri interlocutori istituzionali non si può né sospendere né interrompere”.
I presidenti degli Ordini si sono ritrovati sulla linea della prosecuzione del confronto con il ministro.
Alpa ha anticipato che il Consiglio studierà proposte concrete, che saranno condivise con tutte le componenti dell’avvocatura.
Mediaconciliazione: l'Assemblea dell'OUA disconosce l'accordo tra Alfano ed il CNF.
L'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, nella seduta del 20 maggio 2011, sentiti gli Ordini e le Associazioni
- che l'Assemblea dei delegati del Congresso Nazionale Forense di Genova ha chiaramente espresso il motivato dissenso in merito al decreto legislativo sulla media conciliazione (n. 28/2010), non solo a tutela di interessi di categoria, ma perchè pregiudica e rende più gravoso il ricorso dei cittadini alla tutela giudiziaria dei loro diritti e per tale motivo le ragioni della protesta sono state condivise anche da altri operatori della Giustizia.
Tale unanime posizione è stata rappresentata al ministro e ai suoi collaboratori in tutte le sedi e in tutte le forme anche tramite trattative che focalizzavano la protesta su alcuni punti essenziali;
- che a seguito dell'iniziativa giudiziaria assunta dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura e da alcuni Consigli dell'Ordine ed Associazioni forensi, il TAR Lazio, con la nota ordinanza emessa il 12/4/2011, ha confermato la fondatezza delle censure avanzate dall'Avvocatura proprio sotto il profilo della lesione dei diritti costituzionalmente protetti, disponendo la trasmissione degli atti dinanzi alla Corte Costituzionale.
In particolare la obbligatorietà della mediaconciliazione è viziata per eccesso di potere e per violazione degli artt. 3,24,76,77 e 97 della Costituzione. La obbligatorietà contrasta, inoltre, con l’articolo 47 della Corte dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea;
- che l'Avvocatura ha una propria rappresentanza istituzionale nel Consiglio Nazionale Forense e una rappresentanza politica nell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, nelle quali le Unioni Regionali, gli Ordini e le Associazioni presenti si riconoscono, che non possono essere delegate ad altri, in quanto qualunque iniziativa che tende a sostituire l'esercizio di tali funzioni istituzionali costituisce una lesione dell'unità e della dignità dell'Avvocatura, che ne risulta ulteriormente indebolita nel confronto con il potere politico, come é accaduto in sede congressuale;
- che il risultato promesso di ottenere la presenza degli Avvocati nella fase della media-conciliazione, svincolato dalle altre modifiche fondamentali, non elimina le criticità del testo legislativo, e contribuisce a diffondere presso la pubblica opinione un'immagine negativa degli Avvocati, i quali si sarebbero opposti alla introduzione della media-conciliazione solo per interessi di categoria svilendo le iniziative di protesta che ancora l'Avvocatura sta portando avanti a meri interessi di categoria e non già a tutela dei diritti dei cittadini e per la salvaguardia dello stato di diritto;
tale iniziativa assunta da soggetti diversi dalle rappresentanze istituzionali dell'Avvocatura;
il C.N.F. e l’O.U.A. ad esprimersi con una sola voce per affermare in maniera univoca il dissenso dell'Avvocatura, in primis sulla obbligatorietà della mediaconciliazione, evitando di condividere iniziative assunte da altre istituzioni, concordando percorsi comuni e coerenti, i soli che possono effettivamente tutelare la ragioni e l'immagine dell'Avvocatura.
Il C.N.F. e l’O.U.A. dovranno sostenere le ragioni dell’avvocatura contrarie all’ obbligatorietà della mediaconciliazione, non accettando soluzioni compromissorie e chiedendo la sospensione della obbligatorietà;
il Ministro della Giustizia che negli incontri presso il Ministero l’Avvocatura è rappresentata dall’O.U.A. e dal C.N.F.
L’OUA PUNTA SULL’UNITÀ DELL’AVVOCATURA CONTRO LA OBBLIGATORIETA’ DELLA MEDIA-CONCILIAZIONE: NO A TAVOLI MINORITARI.
ROMA, 20 maggio 2011- L’Oua, in Assemblea oggi a Roma, con le rappresentanze degli Ordini di tutta Italia e con le Associazioni forensi contro l’obbligatorietà della media-conciliazione, ribadisce l’invito per un’unica assemblea unitaria nazionale dell’avvocatura, respingendo la logica degli incontri separati proposti dal Cnf: da un lato Oua e Associazioni, dall’altro gli Ordini forensi.
La proposta è unità e rispetto delle decisioni del Congresso Nazionale Forense.
Il Presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, ha voluto sottolineare che «l’avvocatura ha chiesto di intraprendere con fermezza una battaglia contro la obbligatorietà della media-conciliazione, caso unico in Europa, che viola la Costituzione e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo».
Ricordando, anche, che «il voto unanime congressuale è estremamente chiaro in proposito e che tutte le successive manifestazioni e gli incontri della categoria hanno confermato questa linea che non può essere declinata da nessuna rappresentanza forense. Caduta la obbligatorietà e affermata la tutela della difesa dei cittadini, rimane solo una media-conciliazione facoltativa e verranno al pettine tutti i nodi di un sistema pensato male e pieno di storture: costi alti, proposta del mediatore, ricaduta sul successivo giudizio, assenza di territorialità etc…».
«L’ordinanza del Tar Lazio – ha continuato - cui seguiranno probabilmente altre numerose ordinanze dei giudici ordinari e di pace, conferma la incostituzionalità del D.Lgs. n.28/2010 e la violazione della normativa europea».
Per tutte queste ragioni, il Presidente Oua rivolge un invito al Cnf: «Chiediamo di agevolare e non ostacolare la battaglia intrapresa dall’avvocatura e confermata da 150 Ordini forensi e dalla quasi totalità delle Associazioni in rappresentanza di 200 mila avvocati. Dobbiamo avere tutti la schiena dritta - conclude - attenzione a curvarla. Non si può transigere l’obbligatorietà. E attenzione poi a dare l’impressione di agire per tutelare gli interessi degli avvocati e non i diritti dei cittadini: il Ministro Alfano, infatti, ha teso una trappola micidiale. Sanare “l’eccesso di delega” con una legge. Mi rivolgo, quindi agli avvocati che sono andati dal Ministro: come fate a non accorgervi di ciò. Non prestate il fianco né assumete un ruolo di sponda della politica ministeriale. L’avvocatura non può tollerare un atteggiamento di caduta e di attenuazione della battaglia intrapresa».
«Si legge sui giornali - ha concluso de Tilla - che il Cnf sta per chiudere con il Ministro Alfano e con il Ministero della Giustizia un accordo per conto dell’avvocatura. Ciò non è possibile: il Cnf non ha alcun potere in proposito. La gran totalità degli Ordini e l’intera avvocatura conferiscono tale mandato all’OUA e al Cnf, insieme, sugli stessi obiettivi, in attuazione delle decisioni congressuali. Se qualcuno delle rappresentanze forensi non è d’accordo con la volontà manifestata a Genova dagli avvocati, l’OUA è pronta a deliberare la convocazione di un Congresso straordinario nel quale si potranno confrontare anche con il voto le diverse scelte».
Lettera aperta dell'ANF all'Avv. Prof. Guido Alpa.
Presidente del Consiglio Naz. Forense
Caro Presidente, caro Guido,
ricevo dalla Tua segreteria l’invito, a tua firma, rivolto ad ANF e alle altre Associazioni Forensi maggiormente rappresentative in ambito congressuale, a partecipare, unitamente all’Organismo Unitario dell’Avvocatura, ad un incontro che si terrà oggi, 19 maggio, presso la sede amministrativa del CNF, in via del Governo Vecchio, n.3, dopo i lavori del Comitato Organizzatore del XXXI Congresso Nazionale Forense.
Dovremmo, secondo quanto leggo, trattare di "Valutazione e proposte in materia di mediazione e sul contenimento dell'arretrato civile" nonche' del "Contributo dell'Avvocatura nella risoluzione dei problemi della Giustizia".
Leggo poi sul sito del CNF una circolare (Circ.12-C-2011) indirizzata ai Presidenti dei Consigli dell’Ordine, con la quale gli stessi vengono invitati ad una riunione che avrà lo stesso ordine del giorno, ma convocata per sabato 21 maggio , dalle ore 9,30 alle ore 14,00.
Non è la prima volta che , dopo il Congresso di Genova, il Consiglio Nazionale Forense sceglie di convocare separatamente Ordini e Associazioni (e' avvenuto, ricorderai certamente, quando sono state prima ricevute le Associazioni specialistiche e poi convocati gli Ordini per esaminare con il CNF il Regolamento sulle specializzazioni bocciato dal Congresso Nazionale.
Allora, ANF e AIGA non rientrarono nel novero dei fortunati, non e' ancora ben chiaro il perche' ....).
In quella occasione ANF scelse, responsabilmente e nonostante le perplessita', di non sollevare obiezioni, al fine di evitare polemiche sempre poco gradevoli, anche perché, ingenuamente, ritenne che le singolari modalita' di convocazione (da una parte gli Ordini e dall'altra le Associazioni) fossero dovute a difficoltà logistiche contingenti.
Con la convocazione di oggi, però, dobbiamo tutti, e non solo ANF, prendere atto che non di difficolta' logistiche si tratta, bensi' di una precisa scelta "politica" che, mi duole molto constatarlo, va nella direzione, peraltro già imboccata, della inevitabile frattura tra le varie anime - istituzionale, politica ed associativa - dell'avvocatura.
Il che, evidentemente e clamorosamente, contraddice i ripetuti appelli all'unita', da Te tanto spesso rivolti a tutti e da tutti sempre considerati, a volte a prezzo di notevoli sacrifici, con il rispetto che meritavano.
D'obbligo, dunque, a questo punto, alcune considerazioni.
Alle quali non potranno, ovviamente, che seguire alcune conseguenze.
L'unita, e' evidente, non può che riguardare alcuni essenziali contenuti che interessano l'avvocatura nel suo complesso, essendo naturale che ognuno dei protagonisti del mondo forense svolga poi, in via autonoma, il ruolo e la funzione che gli sono propri (ANF, ad esempio, e' associazione generalista di matrice sindacale).
Il momento di sintesi delle numerose specificità e' rappresentato dal Congresso Nazionale, governato da uno Statuto approvato da tutti, occasione nella quale gli avvocati, rappresentati dai delegati democraticamente eletti nelle assemblee circondariali, si riuniscono per discutere e per determinare, unitariamente, le linee politiche e di indirizzo generale alle quali chiedono che le loro rappresentanze - politica, istituzionale ed associativa – si riportino nella successiva attività.
Il Congresso e', dunque, un momento di confronto altamente democratico e il senso di successivi, eventuali incontri e consultazioni e' esattamente quello di rinnovare lo spirito congressuale , per potersi presentare all'esterno con una voce il piu' possibile unitaria.
Ora, e' evidente che non e' questo l’obbiettivo che il Consiglio Nazionale Forense, da Te presieduto, persegue, quanto meno da Genova in avanti.
E’ un fatto che il CNF, disattendendo la volontà del Congresso, non abbia ritenuto di dare il giusto seguito alla mozione che lo invitava a ritirare il regolamento sulle specializzazioni troppo precipitosamente approvato.
E’ un fatto che il CNF non abbia partecipato alle manifestazioni di protesta indette dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura in esecuzione di una mozione congressuale approvata all’unanimità , che indicava alcune irrinunciabili modifiche necessarie per la legge sulla conciliazione obbligatoria.
E’ un fatto che il CNF incontri separatamente il Ministro, accompagnato da uno sparuto drappello di Presidenti di Consigli dell’Ordine, pare convergendo su soluzioni assolutamente insufficienti che, oggettivamente, indeboliscono la forte battaglia che gli avvocati italiani stanno conducendo a tutela dei diritti del cittadino e per la salvaguardia dello stato di diritto. Soluzioni che, inoltre, favorirebbero presso l’opinione pubblica una immagine negativa della categoria.
E’ un fatto che il CNF convochi separatamente Ordini e Associazioni, quasi che gli uni e gli altri non abbiano la medesima dignità, essendo peraltro solo le seconde, alle quali gli avvocati aderiscono su base volontaria, le uniche davvero legittimate a rappresentare interessi e rivendicazioni.
Non vado oltre, anche se avrei ancora molto da dire, per non tediare ne’ Te e ne’ gli altri che hanno avuto la pazienza di leggermi sino a questo punto.
La logica, obbligata, conseguenza delle scelte del CNF è innanzi tutto la salvaguardia della dignità della nostra Associazione, ragion per cui Ti comunico che ANF non partecipera’ alla riunione indetta per il 19 maggio, ne’ ad altre riunioni che , in applicazione dell’antichissimo principio del “divide et impera”, vorrai ancora convocare.
Nel contempo chiedo a Te di riconoscere, con l’onestà intellettuale che da sempre Ti contraddistingue, l’inopportunità di quanto il CNF è andato decidendo negli ultimi mesi e di trarne, anche per quanto riguarda Te direttamente, ogni relativa conseguenza.
Infine, poiché evidentemente si è aperta una fase nuova nei rapporti all’interno dell’avvocatura, mi limito, per il momento, a considerare che i tempi sono maturi per la convocazione di un Congresso Straordinario che metta, una volta per tutte, in un senso o nell’altro, la parola fine all’annosa questione della rappresentanza.
Reazioni ai risultati elettorali.
Mediazione civile: parte comunque la "cabina di regia" tra Ministero e CNF.
Consiglio Nazionale Forense, comunicato stampa del 17.05.2011.
Roma 17/5/2011. Nel corso dell’incontro di oggi tra il capo dell’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia e il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, si sono approfonditi i temi oggetto della riunione con il Ministro Alfano avvenuta il 10 maggio scorso: in particolare si sono esaminate le vie per poter apportare le opportune modifiche legislative e amministrative al sistema della mediazione.
Confermata l’obbligatorietà della assistenza tecnica in tutti i procedimenti di mediazione, si sono identificati i punti essenziali che conseguono a questa previsione, e cioè la soppressione dell’obbligo di informazione del cliente e la soppressione della sanzione dell’ annullamento del mandato; quanto alle tariffe applicabili, si è ipotizzata la interpretazione estensiva delle tabelle vigenti, previa la loro revisione, poiché l’attuale sistema di calcolo è rimasto inalterato dal 2004.
Si è aggiornato a breve l’approfondimento delle altre questioni prospettate nell’incontro con il Ministro concernenti la obbligatorietà della mediazione, la competenza territoriale dei mediatori, i requisiti di imparzialità e indipendenza, il patrocinio a spese dello Stato nella mediazione.
Si è anche affrontata la problematica del contenimento del contenzioso civile arretrato e della procedura partecipativa di negoziazione assistita dagli avvocati; tutti temi che potrebbero rientrare in un decreto-legge la cui urgenza implicherà un serrato calendario di riunioni di studio e di progettazione.
L’OUA CONVOCA PER VENERDI’ PROSSIMO UN’ASSEMBLEA GENERALE DELL’AVVOCATURA SULLA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA.
Roma, 17 maggio 2011- L’Organismo Unitario dell’Avvocatura-Oua ha fissato per il prossimo 20 maggio, alle ore 15, presso la Cassa Forense, (Via Ennio Quirino Visconti,8) in Roma, un’Assemblea nazionale sulla mediaconciliazione obbligatoria: parteciperanno i presidenti e i rappresentanti degli Ordini e delle Associazioni Forensi.
Ma sempre questa settimana sono previsti altri incontri organizzati dal Consiglio Nazionale Forense ed è per questa ragione che il Presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, ha inviato una lettera al Presidente del Cnf, Guido Alpa, facendo un appello all’unità e a trovare un momento unico di confronto: «Serve unità, dialogo ma anche il rispetto delle decisioni assunte democraticamente dal recente Congresso Nazionale Forense. Ritengo che si debba perseguire l’obiettivo di una determinazione unitaria con la presenza contemporanea di tutte le rappresentanze forensi (istituzionali, politiche e associative). Partiamo con un gesto positivo: questa settimana sono previsti diversi incontri nazionali dell’avvocatura sulla mediaconciliazione obbligatoria e sullo smaltimento dei processi arretrati, sarebbe opportuno e auspicabile prevedere un momento unitario. Ho già rivolto un invito in tal senso al Presidente del Cnf».
Amministrative: il Cavaliere in difficoltà.
Debolezza strutturale del connotato di obbligatorietà nella nuova normativa in tema di mediazione.
L’articolato procedimento di mediazione introdotto dal legislatore interno in sede di riforma del processo civile si pone come unico, malcelato obiettivo quello di operare, mutuando un’espressione dal gergo calcistico, un intervento a piedi uniti allo scopo di deflazionare tout-court il sistema della giustizia civile ormai al collasso.
Quel che colpisce dell’iniziativa legislativa è che essa invece di agire sul processo e sulla bassissima produttività dei magistrati pretende di imporre una disciplina della mediazione che si pone addirittura come condizione di procedibilità dell’azione giustiziale di impatto molto discutibile.
Un simile approccio sistemico non è nuovo nel nostro ordinamento ove si consideri che non moltissimi anni fa il legislatore interno resosi conto di non poter cancellare lo stato patologico rappresentato dalla pazzia ha pensato bene – sia pure con le migliori intenzioni - di eliminare i manicomi.
E’ un leit-motiv incredibilmente costante quello di agire per via surrettizia piuttosto che per via diretta, peraltro di sicura maggior ragionata producenza, nella risoluzione dei problemi.
Il risultato di queste contingenti e non sufficientemente meditate operazioni è giustapposto rispetto alle emergenze obiettive e reali di una giustizia civile che non funziona, ma in compenso esse diventano ghiotta fonte di contrapposizioni tra guelfi e ghibellini; attività che sono rinomata specialità della ditta Italia.
Ovviamente il problema non è la mediazione, quale sistema libero e non processualizzato di risoluzione stragiudiziale delle controversie civili e commerciali, che è idea giuridica apprezzabile sul piano effettuale e, peraltro ampiamente praticato da qualunque avvocato che si rispetti al fine di evitare, nell’interesse del cliente, i tempi lunghi del processo, bensì questo tipo di media conciliazione, pesantemente processualizzata, oggi adottato il quale si pone come un unicum nel panorama delle legislazioni europee in cui il connotato dell’obbligatorietà – pensato ed attuato in maniera pittosto goffa ed indifferenziata dal legislatore interno – resta, invece, nel resto d’Europa, confinata per ipotesi assolutamente marginali e di nicchia rispetto a quello che è il contenzioso ordinario nel quale, non si dimentichi, confluiscono gli interessi ed i diritti dei cittadini che fra l’altro, almeno per le situazioni disponibili fatte valere, hanno una valida, e di maggior attrazione, alternativa nell’istituto dell’arbitrato. Istituto, quest’ultimo a cui, e non è cosa questa di poco momento, si può fare ricorso senza passare attraverso le forche caudine dell’attuale mediaconciliazione con tutti i vantaggi di speditezza che ne conseguono.
In verità aver disposto una conciliazione obbligatoria, non in linea con le linee direttrici dell’Europa e, quindi, aver stabilito una condizione di procedibilità per l’azione giustiziale, pressoché per tutti gli oggetti di diritto, è operazione, come già evidenziato, non logica e comunque di difficile comprensione viepiù che la stessa, con carattere così generalizzato, non è contemplata in alcuna delle legislazioni sopra ricordate.
In buona sostanza si impone al cittadino una sorta di processo anticipato eseguito da un giudice non giudice al solo scopo di evitare il vero processo ed il vero giudice attraverso il ricorso ad un meccanismo preordinato a recar nocumento a chi di tale strumento o del suo risultato non rimane soddisfatto e vuole invece adire al giudice statuale per la tutela dei suoi diritti.
Al di là del fatto - di non poco momento - che non si riesce a comprendere perché mai colui il quale ritenga di essere nel giusto debba assoggettarsi al prefato procedimento di mediazione e per forza, essere costretto ad accettare o rifiutare una proposta di conciliazione in lapalissiano contrasto con le direttive dell’UE ed anche con l’art. 24 della Costituzione.
Il sistema di obbligatorietà così concepito dal legislatore interno – e che si ribadisce è del tutto estraneo agli altri Paesi europei - reca con se aspetti di non secondaria rilevanza quali un costo di ingresso indiscutibilmente elevato, procedure e ricadute illegittime sul processo che contrastano, ictu oculi, con la libertà di accesso dei cittadini alla giustizia.
Infatti l’introduzione di una tassa, prevista come obbligatoria, per ottenere giustizia, che si risolve in una ingiustificata limitazione del diritto di accesso alla giustizia medesima e, quindi all’esercizio di diritti costituzionali garantiti, appare imposizione del tutto arbitraria, viepiù che si devia l’analisi delle materie in capo a mediatori che non offrono sufficienti garanzie di competenza e professionalità.
Sarebbe stato forse più semplice e più producente incidere sull’incentivazione e sul controllo dell’operatività dei giudici, ovvero procedere alla modifica dell’art. 185 c.p.c. facendo gravare su essi giudici, piuttosto che su figure di non altrettanto pari livello di cultura giuridica, l’obbligo del tentativo di conciliazione fra le parti nell’ambito di una controversia già incardinata con la conseguenza che in caso di fallimento della mediazione il processo andrebbe avanti senza spreco di tempo e di soldi, ovvero incentivando il ricorso all’istituto arbitrale in materia di diritti disponibili che indiscutibilmente offre maggiori garanzie procedimentali oltre che di competenza e di professionalità .
La disciplina dell’istituto delineata dal legislatore non appare suscettibile di assicurare, in maniera certa ed esaustiva, la finalità della deflazione dei processi e della celere e qualitativamente apprezzabile definizione dei giudizi, soprattutto con riferimento alla non lineare attribuzione della mediaconciliazione ad organismi pubblici e privati previsti dal legislatore, invece che assegnare tale funzione agli avvocati nell’esercizio del loro servizio professionale.
Inoltre, come peraltro già evidenziato, la scelta legislativa in esame mal si concilia con la normativa dell’UE in materia di mediazione[4], laddove, inibisce, senza una plausibile ragione imperativa, la libertà di rivolgersi per la mediaconciliazione agli avvocati per favorire, senza razionale motivazione, un regime di esclusività a vantaggio degli organismi di mediazione i quali, a differenza degli avvocati non forniscono alcuna oggettiva garanzia di indipendenza rispetto agli interessi in gioco nell’ambito della controversia.
E ciò anche in considerazione del fatto che i c.d. mediatori agiscono in regime di evidente e soffocante stato di parasubordinazione, per essere gli stessi gerarchicamente e funzionalmente subordinati nei confronti della struttura dell’organismo mediativo cui appartengono che, per l’effetto, rende gli stessi non idonei ad affrontare eventuali conflitti di interesse con la medesima efficacia ed indipendenza con cui l’avvocato – esso si organo vero della amministrazione della giustizia non legato da alcun rapporto di impiego verso il cliente che lo paga - è aduso fronteggiare detti eventuali contrasti.
Non appare altresì peregrino ravvisare nella normativa della mediaconciliazione introdotta in Italia una assoluta mancanza di razionalità e coerenza della stessa in relazione ai diritti fondamentali riconosciuti dalla CEDU la cui giurisprudenza, con riferimento all’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, potrebbe – con alte percentuali di probabilità - sanzionare tanto la ravvisata mancata previsione di un’efficace assistenza tecnica nella previa fase di mediaconciliazione imposta come obbligatoria che l’altrettanto obiettiva evidenza di un non motivato allungamento dei tempi del processo.
In buona sostanza l’istituto esaminato, se non opportunamente rivisitato, soprattutto con riferimento all’improvvido aspetto della sua obbligatorietà, che va senza indugio eliminato, determinerà:
- un senza dubbio più periglioso accesso alla giurisdizione;
- un aumento degli oneri e dei costi a carico del cittadino;
- una maggiore dilatazione dei tempi per la presentazione della domanda giudiziale;
- un regime di favore, in termini di dilazione del redde rationem, per la parte inadempiente che non intenda conciliare la controversia;
- una subornazione del ruolo dell’avvocato, la cui figura professionale non è prevista come necessaria nell’assistenza al cliente e, comunque, il precetto di una obbligatoria dichiarazione scritta del cliente medesimo sull’avvenuta informativa da parte del legale;
- l’individuazione di una figura di mediatore – al quale viene affidata la gestione di più dell’ottanta per cento delle materie e dei processi che resteranno congelati per almeno un anno - non obbligatoriamente dotato di preparazione giuridica, al quale viene attribuito il potere di formulare un progetto di accordo che se non accettato potrà produrre effetti penalizzanti per la difesa giustiziale del cittadino;
- un sistema di obbligatorietà estranea alla delega conferita al Governo dal Parlamento e che, comunque, non assicura in termini di garanzia la qualità del diritto di difesa del cittadino.
- non ultima la non peregrina e purtroppo non remota evenienza che gli organismi di mediaconciliazione così come concepiti (in sostanza pressoché privi di controlli e di garanzie di riservatezza), soprattutto nelle zone del Paese in cui più incombente si manifesta e si avverte la presenza delle organizzazioni criminali, possano restare pesantemente condizionati dall’azione delle cosche medesime, sia in termini di partecipazione occulta a detti organismi, sia attraverso forme di persuasione discratica particolarmente virulente, tanto più facili da porre in essere nei confronti di soggettività (mediatori) non particolarmente dotati e forti sotto il profilo della competenza e della professionalità che si trovano ad amministrare il fenomeno di questa mediaconcliazione - illogicamente e senza una ragione plausibile, processualizzata - peraltro concepito come obbligatorio per legge.
Il non lineare sistema dianzi descritto appare suscettivo di essere aggredito tanto davanti alla giurisdizione amministrativa dello Stato italiano quanto, e forse con maggior pregnanza di ragioni, davanti alla Corte di Giustizia europea.
MEDIACONCILIAZIONE: LETTERA APERTA DI UN AVVOCATO.
Leggo oggi - da un comunicato stampa del C.N.F. - che si sarebbe raggiunta un’ipotesi di accordo in sede ministeriale, volto a riformare la contestata procedura della mediaconciliazione.
Tralascio gli altri temi trattati nell’incontro notturno e mi soffermo sulle modifiche che il ministro si direbbe improvvisamente disposto a varare (come?) per accogliere in parte le doglianze dell’avvocatura.
Se leggo bene, il punto portante di tutta la questione, sarebbe costituito dall’obbligatorietà dell’assistenza legale in fase di procedimento di media-conciliazione.
Tale soluzione è stata salutata con soddisfazione dal presidente del CNF che rileva come ciò costituisca “un primo importantissimo risultato che risponde alla insopprimibile esigenza di garantire al cittadino il diritto di difesa qualificata anche nelle procedure di mediazione, esigenza da sempre perorata dall’avvocatura nel rispetto del ruolo che la Costituzione le riconosce”.
Ho la presunzione di ritenere che la mia posizione in tema di mediaconciliazione obbligatoria e la mia coerenza circa tale posizione sia nota.
Continuo a ritenere che si tratti di una vera e propria porcheria, per giunta incostituzionale.
Si trattava e si tratta, infatti, di una questione scivolosa che porta inevitabilmente a galla i robusti interessi e gli appetiti corporativi - che agitano e squalificano la nostra categoria - e rischia di oscurare le vere malefatte che la normativa contiene.
E’ una foglia di fico, che nasconde solo la volontà di partecipare alla festa assieme agli altri invitati e per la quale il conto sarà presentato al cittadino-utente.
Gioire per tale eventualità costituisce sia miopia politica – perché in concreto si tratta di una polpetta avvelenata confezionata con fini pre-elettorali – e sia censurabile disinteresse e pari speculazione per il destino e le istanze del cittadino-utente.
Lo stesso, solo per formulare una domanda di giustizia, dovrà sobbarcarsi obbligatoriamente, oltre i costi ed i tempi di una procedura inutile e dannosa, anche le spese di un difensore per tentare di raggiungere un ipotetico ed improbabile risultato che gli avvocati normalmente diligenti conseguono con un semplice scambio di telefonate e/o di corrispondenza.
Siamo alla paranoia pura e se saremo partecipi di tale scempio non potremo poi lamentarci un domani quando una diversa e futura classe politica - che di certo prima o poi si manifesterà per ovvie ragioni di alternanza – ci presenterà il conto spingendo le c.d. iniziative di liberalizzazione che tanto interessano i poteri forti del nostro paese.
Ricordo a me stesso che la spina dorsale della nostra professione è costituita dalla disponibilità a difendere chiunque si presenti alle nostre porte – sia esso una nota società, ovvero il poveraccio di turno - per veder affermare una pretesa garantita dalla legge.
Qualunque sia lo spessore della pretesa e qualunque sia la forza dell’avversario; fosse pure lo Stato con tutto il suo armamentario.
Se crediamo ancora a questa premessa dobbiamo avere la coerenza di difendere i nostri rappresentati, intesi in senso impersonale e collettivo, dimostrando con i fatti che
Iniziative che non sono improvvisamente nobilitate solo perché sarà resa obbligatoria la nostra partecipazione (a spese dei nostri assistiti) ad una procedura che non trova eguale in nessun paese civile.
Un obbrobrio (mi viene un altro termine, ma non lo scrivo per decenza) si può emendare fin che si vuole, ma non muta la sua natura di rifiuto organico.
Chi vuole cimentarsi nel rimestarlo, si accomodi.
Trieste, 10 maggio 2011
Mediaconciliazione, Oua contro Cnf: «Tradita la protesta».
L'avvocatura mostra tutte le proprie divisioni: Cnf e Oua ancora faccia a faccia.
L'intesa che, l’altra notte, sarebbe stata assunta con il ministro Alfano sul tema rovente della mediaconciliazione obbligatoria,rinfocola le polemiche interne.
Guido Alpa, presidente del Cnf, protagonista dell'intesa “notturna”, spiega di considerare l'introduzione dell'assistenza obbligatoria «un primo passo significativo nella direzione giusta che poi non è altra che la tutela dei diritti dei cittadini. E anche la possibile esclusione delle controversie al di sopra dei 5mila euro di valore renderebbe la nostra disciplina compatibile con le indicazioni comunitarie».
Polemico invece Maurizio De Tilla, alla guida dell'Oua, che attacca, parlando esplicitamente di tradimento: «tradito il voto del Congresso nazionale forense di Genova che prevede perentoriamente l'eliminazione dell'obbligatorietà della mediaconciliazione, l'introduzione della necessità dell'assistenza dell'avvocato in tutte le controversie (non solo in quelle di alto valore), l'assenza totale di ricaduta della procedura di mediazione sul successivo giudizio da incardinare davanti al giudice. Ma è stata tradita, anche, la volontà espressa dall'avvocatura (Oua, associazioni forensi, 150 ordini professionali) nelle due manifestazioni pubbliche di Roma e nelle astensioni dalle udienze».
Critiche anche da Aiga e Anf.
La prima sottolinea il fatto che l'intesa non affronta il nodo dell'obbligatorietà della conciliazione, mentre la seconda parla di «maldestro tentativo pre-elettorale di un ministro in palese difficoltà».
ANF: No a finti accordi preelettorali. La conciliazione obbligatoria è incostituzionale.
Gli avvocati italiani non barattano con un piatto di lenticchie una grande battaglia di civiltà giuridica, e attendono fiduciosi il responso della Corte Costituzionale, senza cedere a compromessi.
La proposta relativa alla mediaconciliazione, annunciata dal Ministro Alfano dopo la riunione che si è tenuta ieri notte con alcuni presidenti di Ordini e con il Cnf, è un maldestro tentativo pre-elettorale di un Ministro della Giustizia palesemente in difficoltà, visto che le sue scelte, che gli avvocati stanno combattendo, sono palesemente contro i diritti dei cittadini.
Fare una chiacchierata a notte fonda con tre o quattro presidenti di Ordine non significa certo riaprire il dialogo con l'avvocatura ma solo cercare di ottenere spazio sui media in vista delle elezioni.
Invitiamo il Ministro a misurarsi nelle nostre assemblee dove gli avvocati potranno spiegargli perché la conciliazione obbligatoria danneggia il cittadino, introducendo, inoltre, un principio odioso, quale è quello del censo.
Infatti, solo chi avrà la possibilità di pagare le costosissime conciliazioni, potrà poi rivolgersi a un giudice per la giusta tutela dei propri diritti, e tutto ciò non è accettabile.
Al momento non vogliamo commentare la posizione del Cnf che, per la seconda volta in pochi mesi, ignora i deliberati del Congresso Nazionale e si schiera contro quell'avvocatura che dice di rappresentare.
Chiederemo formalmente al Presidente Alpa di spiegarci perché il nostro massimo organo istituzionale si accoda a qualche presidente di Ordine, pur di partecipare ad una riunione alla quale non era stato nemmeno invitato. Gli avvocati sono stanchi di essere costantemente svenduti al politico di turno: se le rappresentanze non funzionano, è ora di cambiare.
Le elezioni dei CdO, ormai alle porte, sono l'occasione giusta per mandare a casa chi ha pensato solo alla propria personale visibilità, e non alla volontà democraticamente espressa dall'avvocatura nelle sedi legittime.
OUA: SULLA MEDIACONCILIAZIONE UNA PROPOSTA CHE NON SI PUÒ CONDIVIDERE.
Per l’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) la proposta sulla mediaconciliazione, annunciata oggi dal Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, dopo la riunione di stanotte con alcuni presidenti di Ordini e con il Cnf, è la dimostrazione del completo disinteresse del Ministro nei confronti dei diritti dei cittadini, della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché dell’evidente mancanza di attenzione nei confronti delle decisioni assunte democraticamente dagli avvocati.
Per Maurizio de Tilla, presidente Oua si è “tradito il voto del Congresso Nazionale Forense di Genova che prevede perentoriamente l’eliminazione dell’obbligatorietà della mediaconciliazione, l’introduzione della necessità dell’assistenza dell’avvocato in tutte le controversie (non solo in quelle di alto valore), l’assenza totale di ricaduta della procedura di mediazione sul successivo giudizio da incardinare davanti al giudice. Ma è stata tradita, anche, la volontà espressa dall’avvocatura (Oua, associazioni forensi, 150 ordini professionali) nelle due manifestazioni pubbliche di Roma e nelle astensioni dalle udienze».
«Tradita – sottolinea ancora il Presidente Oua – l’ordinanza del Tar del Lazio che ha rimesso alla Corte Costituzionale non solo l’obbligatorietà della mediaconciliazione ma anche la esigenza di trasparenza, qualità e indipendenza delle Camere di conciliazione e dei soggetti mediatori. Tradita, infine, la volontà espressa da tutti di escludere il business e le speculazioni e gli arricchimenti ingiustificati a discapito dei diritti dei cittadini».
«Il tavolo instaurato dal Ministro Alfano – conclude de Tilla - non è rappresentativo dell’avvocatura. Il Ministro ha scelto interlocutori di comodo, che in gran parte hanno osteggiato un voto congressuale unanime. Non hanno, a suo tempo, agito giudiziariamente e non esprimono, in definitiva, gli orientamenti espressi dappertutto dagli avvocati. Siamo alla farsa sulla vicenda della mediaconciliazione: il Ministro Alfano tenta di crearsi uno scenario artificioso per dare credito al proprio progetto che contrasta con ragioni di diritto, di costituzionalità e di regolamentazione europea. L’avvocatura continuerà nella lotta, tradita dal tavolo instaurato dal Ministro, per l’affermazione dei valori della difesa della giurisdizione, fiduciosa in un risultato positivo dell’azione politica e giudiziaria».
ALPA (CNF): PASSI IN AVANTI SU MEDIAZIONE CIVILE.
(ASCA) - Roma, 11 mag - ''Esprimiamo apprezzamento per la iniziativa del ministro di riaprire il confronto con l'avvocatura, riprendendo un dialogo interrotto; iniziativa raccolta responsabilmente dalle istituzioni forensi''.
Lo afferma Guido Alpa, presidente del Cnf, in riferimento alla riunione notturna con il ministro della giustizia Angelino Alfano e i presidenti degli Ordini e delle Unioni forensi. ''Obiettivo condiviso, infatti, - aggiunge Alpa - e' quello di dare risposte ragionate al problema dell'efficienza del servizio giustizia.
La cabina di regia avviata stanotte e' il primo passo verso la individuazione delle soluzioni tecnico-normative piu' adatte allo scopo''.
Tra i principali contenuti emersi nel corso della riunione: l'introduzione dell'assistenza necessaria dei legali nei procedimenti di mediazione obbligatoria e la riapertura di un confronto a tutto tondo ministro-avvocatura, in una cabina di regia ad hoc, per valutare le altre istanze dell'avvocatura sulla riforma della legge sulla mediazione e sulla disciplina dello smaltimento dell'arretrato civile; riforme da mandare avanti di pari passo accedendo ad altre soluzioni normative come il coinvolgimento dell'avvocatura nella giurisdizione, la previsione di un istituto di matrice francese come la negoziazione assistita affidata ai difensori, la modifica dell'attuale sistema di mediazione, soprattutto in punto di obbligatorieta' ma non solo.
Quanto all'assistenza tecnica obbligatoria nella mediazione, il presidente del Cnf evidenzia: ''e' un primo importantissimo risultato che risponde alla insopprimibile esigenza di garantire al cittadino il diritto di difesa qualificata anche nelle procedure di mediazione, esigenza da sempre perorata dall'avvocatura nel rispetto del ruolo che la Costituzione le riconosce''.
Mediaconciliazione: comunicato stampa del Ministero Giustizia.
Giustizia: OUA, tavolo Alfano su conciliazione “escludente”.
ROMA (ANSA) - Ha un 'carattere escludente' il tavolo di confronto previsto per domani al ministero della Giustizia tra il Guardasigilli Angelino Alfano e alcuni presidenti degli ordini degli avvocati per trovare possibili soluzioni ai problemi lamentati sull'applicazione della conciliazione obbligatoria.
A denunciarlo e' l'Organismo unitario dell' avvocatura, che lamenta: all'incontro non sono stati invitati 'ne' l'Oua, ne' le associazioni forensi, ne' i 150 Ordini che hanno scioperato in questi mesi'.
E cio' avviene - fa osservare il presidente Maurizio de Tilla, 'nonostante il Tar del Lazio, su ricorso appunto dell'Oua e di altri Ordini e associazioni, abbia rimesso gli atti alla Corte Costituzionale per l'esame della questione di illegittimita' della obbligatorieta' della mediaconciliazione'.
L' Oua ritiene 'inaccettabile' che il ministro con la riunione di oggi non voglia riconoscere l'impegno e la protesta dell'avvocatura: '200mila avvocati hanno manifestato, con l'astensione dalle udienze e con due grandi incontri a Roma, la contrarieta' alla mediaconciliazione obbligatoria. In tutta Italia - prosegue de Tilla in una nota - si registrano assemblee di avvocati che chiedono al ministro Alfano di abrogare l' obbligatorieta' della mediaconciliazione che contrasta con gli articoli 24 e 77 della Costituzione e con l'articolo 47 della Convenzione dei diritti dell'Uomo'. L'iniziativa del Guardasigilli - secondo l'Oua - rischia di essere 'dettata dalla prossimita' della tornata elettorale, piuttosto che dal merito dei problemi avanzati in questi mesi'.
A pochi giorni dalle elezioni Alfano ha aperto un tavolo al quale ha invitato Paolo Giuggioli, Antonio Conte ed Enrico Sanseverino, rispettivamente presidenti degli ordini degli avvocati di Milano, Roma e Palermo.
'Evidenti ragioni di prudenza e di senso della misura imporrebbero agli illustri colleghi di non andare all'incontro. D'altronde - conclude de Tilla - l' Oua, 150 Ordini forensi, la quasi totalita' delle associazioni (Camere Civili, Aiga, Anf, Aiaf ed altre sigle forensi) hanno fortemente criticato il decreto numero 28/2010. Sono costoro i reali interlocutori della vicenda sulla mediaconciliazione'.
La Cassazione conferma la radiazione di Cesare Previti dall'Ordine degli Avvocati.
Al termine di una lunga vicenda giocata tra ricorsi e controricorsi, i giudici di piazza Cavour, con la sentenza 10071/2011 hanno ritenuto legittima la misura più grave, sul piano deontologico, inflitta prima dall'ordine degli avvocati di Roma, e poi confermata dal Consiglio nazionale forense all'ex deputato di Forza Italia condannato in via definitiva per corruzione in atti giudiziari nella vicenda Imi-Sir.
Il procedimento disciplinare era stato avviato nel 1999, a seguito della richiesta di rinvio a giudizio da parte del tribunale di Milano.
L'Ordine contestava al professionista «gli stessi fatti che costituivano oggetto della imputazione nel processo penale».
Il procedimento disciplinare veniva poi sospeso in attesa dell'esito dell'indagine giudiziaria, fino al 4 maggio 2006 quando si è arrivati alla sentenza di condanna definitiva della Cassazione a sei anni di reclusione per corruzione in atti giudiziari.
L'accusa, ritenuta provata, è quella di avere pagato i giudici in modo da orientare la decisione delle sentenze. Con Previti vennero condannati anche Vittorio Metta (6 anni), ex magistrato, e gli avvocati Attilio Pacifico (6 anni e) e Giovanni Acampora (3 anni e 8 mesi).
A quel punto il Consiglio dell'ordine ha chiesto dapprima di dare esecuzione alla pena accessoria dell'interdizione dalla professione per 5 anni, così come disposta dai giudici.
E, successivamente, con una delibera del 6 febbraio 2007, ha riaperto l'istruttoria, al termine della quale ha irrogato la sanzione della radiazione dall'albo.
A questo punto Previti ha fatto ricorso al Consiglio nazionale forense, che però lo ha respinto, e quindi ha proposto impugnazione in Cassazione.
Ma la porta si è chiusa anche a piazza Cavour. Per la Suprema Corte, infatti, tutti motivi sollevati dalla difesa di Previti sono da respingere ed il ricorso è stato rigettato.
Onore agli Avvocati vittime del terrorismo.
Il procuratore distrattario non è legittimato all' impugnazione.
Un avvocato, difensore del cliente in una procedura esecutiva intentata nei confronti suoi e di altri due soci da un Istituto di Credito, ha promosso ricorso per Cassazione, lamentando l’omessa attribuzione al medesimo delle spese e il mancato riconoscimento della maggiorazione per spese generali.
Con un primo motivo, il ricorrente ha dedotto l’erroneità dell’omessa distrazione delle spese in suo favore.
Con un secondo motivo, il ricorrente ha lamentato l’illegittimità del mancato riconoscimento delle spese generali.
La Suprema Corte ha ritenuto infondati entrambi i motivi di ricorso.
Richiamando un precedente delle Sezioni Unite, la Corte ha osservato che è stato stabilito che, in caso di omessa pronuncia sull’istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore, il rimedio esperibile, in assenza di un’espressa indicazione legislativa, è costituito dal procedimento di correzione degli errori materiali e non dagli ordinari mezzi di impugnazione, non potendo la richiesta di distrazione qualificarsi quale domanda autonoma.
Del resto, la procedura di correzione consente il migliore rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, garantisce con maggiore rapidità lo scopo del difensore distrattario di ottenere un titolo esecutivo e è un rimedio applicabile anche nei confronti delle pronunce della Corte di cassazione.
Quanto al secondo profilo, la Corte ha ribadito che non sussiste la legittimazione diretta del distrattario in ordine alla contestazione della congruità o legittimità della liquidazione delle spese e segnatamente, del riconoscimento espresso della maggiorazione forfetaria per spese generali.
Infatti, in tali ipotesi, l’unica legittimata a sollevare doglianze di merito è la parte rappresentata, quale soggetto obbligato, nel rapporto con il professionista, a soddisfarlo delle sue pretese.
Al contrario, resta preclusa al difensore distrattario l’impugnazione in proprio quanto alla pronuncia sulle spese, mentre solo nel caso in cui sorgesse contestazione non sull’entità o sulla compensazione delle spese, ma sulla legittimità della disposta distrazione si instaurerebbe uno specifico rapporto processuale, in cui il difensore potrebbe assumere la qualità di parte e l’impugnazione sarebbe proponibile anche da quest’ultimo ovvero contro lo stesso. Così la Corte di Cassazione Civile con la recente sentenza n. 9699/2011.
Mediaconciliazione: continuano le proteste dell'Avvocatura.
Roma (Adnkronos) - L'Organismo Unitario dell'Avvocatura-Oua prosegue con il calendario di iniziative in tutta Italia sulla media conciliazione obbligatoria che culmineranno nell'astensione dalle udienze del 23 giugno.
Il prossimo appuntamento e' mercoledi' a Torino, nell'Aula magna del Palazzo di Giustizia, con un Convegno dal titolo ''La media-conciliazione dopo l'ordinanza del Tar n.3202 del 12 aprile 2011: istruzioni per l'uso''.
Al confronto parteciperanno i presidenti degli Ordini forensi piemontesi, tra cui quello dell'Ordine di Torino, Mario Napoli, il consigliere del Cnf, Enrico Merli, il presidente dell'Ordine di Milano, Paolo Giuggioli e il componente dell'Ordine di Firenze, Gaetano Viciconte.
Per l'Oua interverranno il presidente, Maurizio de Tilla, il tesoriere Domenico Palmas, il componente di giunta Roberto Pozzobon e l'avvocato Giuseppe Garrone.
''Chiediamo al Governo la sospensione immediata del decreto legislativo sulla media-conciliazione obbligatoria, in attesa della decisione della Corte Costituzionale - ribadisce il presidente De Tilla - E attendiamo dal Parlamento la rapida approvazione dei disegni di legge bipartisan che modificano questo istituto nella direzione delle proposte degli avvocati''.
''A Torino illustreremo le conseguenze negative della mediaconciliazione sulla vita di tutti i giorni - spiega De Tilla - descriveremo il percorso che ha portato alla svendita a societa' di capitali di un diritto sancito costituzionalmente e di un servizio pubblico come la giustizia civile, ora privatizzata''.
''Ma allo stesso tempo daremo le 'istruzioni per l'uso' dopo il rinvio del Tar del Lazio alla Corte Costituzionale del decreto legislativo per tutelare i cittadini e la nostra stessa macchina giudiziaria, a partire dalle proposte emerse nella grande manifestazione dell'Adriano, a Roma, il 14 aprile scorso: - prosegue il presidente Oua - presenteremo la questione di incostituzionalita' in tutti i processi ordinari interessati dalla media conciliazione, e infine, seguendo quanto previsto dall'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, avanzeremo istanze di disapplicazione dell'obbligatorieta'''.
''Ma la protesta continua - ricorda - e il 23 giugno sara' di nuovo sciopero, perche' questo e' un sistema palesemente incostituzionale, che va contro la normativa europea e che limita l'accesso alla giustizia. Il punto fondamentale da eliminare - conclude de Tilla - e' la obbligatorieta' della mediaconciliazione''.
Convegno: "Avvisi d'accertamento esecutivi" (Salerno - 27 e 28 maggio).
Convegno sulla "mediaconciliazione".
E' necessario dire la verità!.
L'articolo oggi pubblicato sul sito dell'Ordine Forense di Salerno, che abbiamo riprodotto fedelmente nell'immagine che precede, suscita francamente tanta pena.
Taroccare la verità è sempre un'operazione che richiede un certo pelo sullo stomaco.
Perchè non si dice che all'assemblea di bilancio, di un Ordine professsionale che a Salerno (tra avvocati e praticanti) conta più di 5.000 iscritti, erano presenti dieci persone o poco più?
Da che cosa deriva questa disaffezione per le istituzioni forensi?
Probabilmente dal convincimento che, allo stato, non è possibile fare nulla o cambiare nulla. Dalla sgradevole sensazione che i problemi siano destinati ad incancrenirsi, senza trovare soluzione.
Di chi è la colpa, quantomeno a livello locale, di questo deplorevole stato di cose, che mina alla base la democrazia nell'Ordine?
Forse, e senza forse, la colpa è di chi considera le istituzioni (occupate oramai da più decenni) un proprio feudo personale, magari da poter trasmettere ai propri aventi causa "iure successionis".
La colpa è di chi ha fatto assopire le coscienze, per garantirsi un presente tranquillo ed un futuro radioso, però solo "sibi et sodales".
A questo proposito ci torna alla mente, assai spesso, la drammatica scena del film dedicato all'affondamento del Titanic: mentre i viaggiatori delle cabine di lusso si disputavano i pochi posti sulle scialuppe di salvataggio (peraltro insufficienti), gli uomini dell'equipaggio - vedendo che la nave colava a picco - andarono a chiudere i cancelli della stiva, dove stavano stipati gli emigranti, perchè non dessero fastidio.
Raccolta di firme contro la mediaconciliazione (modelli da scaricare).
Presentazione del libro "Vita di un Giudice".
Presentazione dell'Associazione AGAS.
Ordine Avvocati Salerno: se ci sei, batti un colpo!
CI PIACEREBBE CHE I RAPPRESENTANTI DELL’AVVOCATURA SALERNITANA (LEGGI CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI) DESSERO UN’ADEGUATA RISPOSTA A QUESTO TAL PECORARO GIOVANNI, AUTONOMINATOSI PRESIDENTE DI UNA FANTOMATICA SOCIETA’ DI MEDIAZIONE DENOMINATA “ANPAR”.
QUESTO SIGNORE DA QUALCHE TEMPO STRAPARLA CONTRO GLI AVVOCATI, AVVENTURANDOSI IN VALUTAZIONI GIURIDICHE E POLITICHE, PER LE QUALI NON E’ DATO CAPIRE QUALE TITOLO DI LEGITTIMAZIONE ABBIA.
POICHE’ E’ PROPRIO DA SALERNO CHE PARTONO QUESTE ELUCUBRAZIONI (DA ULTIMO ANCHE TELEVISIVE), VISTO CHE LA SEDE NAZIONALE DELLA SOCIETA’ “ANPAR” E’ SITA IN LOCALITA’ CORGIANO DI PELLEZZANO (SIC!), SPERIAMO VIVAMENTE CHE IL C.O.A. DI SALERNO SI SVEGLI DALLA SUA ANNOSA LETARGIA E DIFENDA L’ONORABILITA’ DELLA CLASSE FORENSE CHE, A RAGIONE O A TORTO, RAPPRESENTA (…UBI COMMODA, IBI INCOMMODA!).
PUBBLICHIAMO QUI DI SEGUITO, A TITOLO D’ESEMPIO, L’ULTIMO “FLORILEGIO” DEL SULLODATO SIG. PECORARO GIOVANNI.
MEDIAZIONE CIVILE: il cittadino ha bisogno di comportamenti lineari.
E' perfettamente vero che ognuno può esprimere un parere sulla mediazione civile ma ciò non significa discreditare il Ministro di Giustizia. Ancora veleni sulla mediazione civile da parte dell'O.U.A. mentre un avvocato su mille barerebbe con la mediazione.
Ai cittadini non piace il comportamento all'insegna della polemica da parte di questi pochi avvocati, che lanciano veleni sul Ministro, solo perchè si è eretto a difesa dei cittadini contro la casta. Il Ministro e i funzionari del ministero fanno di tutto affinchè la legge venga rispettata. Non è vero che la circolare del 4 aprile c.a, "acuisce profili di anticostituzionalità, perchè il decreto legislativo non consente&n! bsp; di individuare criteri di qualità per la formazione dei mediatori e requisiti idonei di competenza.
Il mediatore, - là dove il regolamento lo prevede - potrebbe ragionare con l'unica parte presente, sul ridimensionamento o sulla variazione della sua pretesa da comunicare all'altra parte che non si è presentata, come proposta dello stesso soggetto in lite e NON il mediatore.
Dunque, nessun diritto violato e nessuna mediazione unilaterale, solo il rispetto della volontà del cittadino. Mi interessa particolarmente sapere, continua Pecoraro, per quale motivo l'O.U.A. nulla dice in merito ad avvocati che ricoprono la carica di rappresentanti legali in società di capitali che si sono costituiti sia in enti formativi che in organismi di conciliazione. Il tutto in barba alla tanta invocata legge professionale che recita "l'esercizio del! le professioni di avvocato e di procuratore è incompatibile con l'esercizio di attività imprenditoriali in nome proprio o in nome altrui.
L'O.U.A. ha sempre detto che la mediazione è "arricchimento economico" per organismi ed enti formativi.
Queste sì che sono situazioni anomale nella mediazione civile come mai fanno finta di non conoscerle? Da tutto quanto dice l'O.U.A. fino ad oggi non riesco a raccogliere nessun barlume di verità, ma solo azzardate previsioni di incompetenza e sollevamento di ansie nei confronti della categoria dei mediatori.
Queste sono tendenze preoccupanti alle quali bisogna porre rimedio. L'ANPAR quale associazione regolamentata rappresentativa degli interessi legittimi dei mediatori se, non finisce lo stillicidio di false notizie sulla figura del conciliatore/mediatore, sugli enti di formazione e sugli organismi di conciliazione, da parte dell'O.U.A - assicura Pecoraro - è costretta a prendere una serie di provvedimenti a tutela delle citate categorie, magari attivando una richiesta di risarcimento danni attraverso l'avvio di una procedura conciliativa, anche perchè gli estremi ci sono tutti.
(Associazione Nazionale per l'arbitrato e la conciliazione)
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