Source: https://www.diritto.it/gli-incarichi-esterni-dei-docenti-universitari-incompatibilita-ed-accertamenti/
Timestamp: 2018-03-20 06:16:11+00:00
Document Index: 59466110

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 146', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 18']

Gli incarichi esterni dei docenti universitari: incompatibilità ed accertamenti
In particolare, l’art. 1, comma 60, della legge 662/96, per i dipendenti pubblici con rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale con prestazione lavorativa superiore al 50% di quella a tempo pieno, stabilisce il divieto di “svolgere qualsiasi altra attività di lavoro subordinato o autonomo tranne che la legge o altra fonte normativa ne prevedano l’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione di appartenenza e l’autorizzazione sia concessa”.
Parimenti l’art. 53 del D.Lgs. n. 165/01 al comma 7 prevede che “I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall’amministrazione di appartenenza. Con riferimento ai professori universitari a tempo pieno, gli statuti o i regolamenti degli atenei disciplinano i criteri e le procedure per il rilascio dell’autorizzazione nei casi previsti dal presente decreto”.
Al riguardo dottrina e giurisprudenza sono unanimi nel ritenere che la previsione dell’art. 53, comma 7, ha valenza risarcitoria e non sanzionatoria , come risulta chiaramente dall’inciso “salve le più gravi sanzioni e ferma restando la responsabilità disciplinare”.
L’autorizzazione con la formula “ora per allora”.
l’aver conferito l’incarico retribuito al professore universitario senza la previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza (nello specifico l’Università):
l’aver omesso di comunicare all’amministrazione nei termini di legge (30 aprile di ciascun anno) i compensi erogati al docente universitario nell’anno precedente.
Ebbene, si evidenzia come la contestazione sollevata dall’Organo accertatore in merito alla violazione dell’art. 53, comma 9, del D.Lgs. 165/2001 appare del tutto illegittima e infondata: ed infatti, la circostanza che, nel momento in cui viene avanzata la richiesta di autorizzazione, l’incarico extraistituzionale conferito al professore universitario sia già iniziato, non va in alcun modo ad inficiare la validità dell’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione, la quale dovrà considerarsi concessa con la formula “ora per allora”.
Al riguardo si osserva come è del tutto pacifico, in dottrina e giurisprudenza l’ammissibilità delle autorizzazioni “ora per allora” in tutti i settori dell’ordinamento amministrativo italiano, eccezion fatta – anche se in parte – per la materia paesaggistica (vedi art. 146, comma a, D.Lgs. 42/2004).
Ma all’infuori di questa ipotesi espressamente vietata, non sussistono dubbi in ordine al rilascio delle autorizzazioni “ora per allora”, “essendo peraltro ritenuta irrilevante (dalla giurisprudenza e dalla dottrina) la circostanza che tale forma di autorizzazione non sia espressamente prevista”.
D’altronde, l’utilizzo dell’autorizzazione “ora per allora” è diffuso in tutte le Amministrazioni nonché nelle Università, le quali sovente concedono ai docenti autorizzazioni per incarichi extraufficio retribuiti già iniziati o addirittura conclusi.
Non c’è dubbio, infatti, che il soggetto privato che conferisce l’incarico al professore universitario lo conferisce in virtù dell’attività del professionista in quanto tale (avvocato, ingegnere, commercialista …), non ponendosi di certo la questione della qualifica di dipendente pubblico dell’affidatario, e tantomeno di dipendente pubblico a tempo pieno, stante l’assoluta indifferenza di tale qualifica ai fini sia del conferimento dell’incarico che del suo svolgimento.
E’ noto come l’art. 3 della Legge 24 novembre 1981, n. 689 esclude la responsabilità dell’agente nell’ipotesi in cui l’infrazione sia stata commessa per “errore sul fatto” non determinato da colpa del soggetto attivo: con questa disposizione il legislatore della depenalizzazione ha inteso eliminare – sul modello della responsabilità soggettiva penale – dall’ordinamento sanzionatorio amministrativo ogni traccia residuale di responsabilità oggettiva, ammettendo per converso la buona fede e l’errore incolpevole quali cause di esclusione dell’illecito amministrativo. Anche per la configurabilità dell’illecito amministrativo si ritiene, quindi, necessario che nella condotta dell’agente si possano ravvisare quantomeno gli estremi della colpa, in termini di negligenza o imprudenza.
In particolare, l’art. 17 della Legge n. 689/1981 dopo aver premesso al comma 1 che l’Organo accertatore «deve presentare il rapporto … all’ufficio periferico cui sono demandati attribuzioni e compiti del Ministero nella cui competenza rientra la materia alla quale si riferisce la violazione …», al successivo comma 3 individua l’«ufficio territorialmente competente» in «quello del luogo in cui è stata commessa la violazione»; l’art. 18 del medesimo testo normativo poi, al comma 1, precisa che l’Autorità cui far pervenire scritti difensivi, documenti ed eventuali richieste di audizione è appunto quella «competente a ricevere il rapporto a norma dell’articolo 17» (quella cioè del luogo in cui è stata commessa la violazione), attribuendo a quest’ultima, nel successivo comma 2, la competenza ad adottare i provvedimenti di rito (ordinanza-ingiunzione ovvero ordinanza di archiviazione), dopo aver esaminato quanto dedotto, prodotto e chiesto dagli interessati.
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