Source: http://regoledelgioco.gazzetta.it/2019/05/03/tar-lombardia-eliminato-il-daspo-al-tifoso-interista-che-insulto-perisic/
Timestamp: 2019-10-18 23:19:04+00:00
Document Index: 31551309

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 19']

TAR LOMBARDIA: ELIMINATO IL DASPO AL TIFOSO INTERISTA CHE INSULTÒ PERIŠIĆ | Le Regole del Gioco
TAR LOMBARDIA: ELIMINATO IL DASPO AL TIFOSO INTERISTA CHE INSULTÒ PERIŠIĆ
Con sentenza pubblicata il 30 aprile scorso, la Prima Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia ha annullato il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per un supporter nerazzurro che, al termine della partita Inter – Sassuolo del 12 maggio 2018, apostrofò Ivan Perišić con un epiteto ingiurioso.
In relazione ai fatti avvenuti al termine del predetto match, il tifoso veniva deferito dall’Autorità Giudiziaria in relazione al reato di cui all’art. 6-quater della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (“violenza o minaccia nei confronti degli addetti ai controlli dei luoghi ove si svolgono le manifestazioni sportive”) ed era poi raggiunto da un provvedimento di DASPO emanato dal Questore della Provincia di Milano, con il quale gli veniva fatto divieto di accedere a tutti gli impianti sportivi del territorio nazionale e degli altri Stati membri dell’Unione Europea ove si disputino manifestazioni calcistiche, per un periodo di tre anni.
In particolare, il DASPO veniva disposto nei confronti del tifoso a causa del suo comportamento “molto aggressivo nei confronti dei giocatori” che rientravano negli spogliatoi e connotato, altresì, da “violenza fisica e verbale” nei confronti degli addetti steward e del personale DIGOS intervenuti sul posto. Condotta che, dunque, si è ritenuto aver “turbato il regolare svolgimento della manifestazione sportiva, essendo sintomatica di una specifica pericolosità sociale riferibile a tale tipologia di eventi; tale condotta, infatti, particolarmente aggressiva, avrebbe potuto causare reazioni, innescando ulteriori e più gravi disordini che sarebbero potuti finanche sfociare in una rissa”.
Il provvedimento di DASPO
Il DASPO (acronimo di “Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive”), è una misura amministrativa prevista dalla legge 401/1989 per contrastare il fenomeno della violenza in occasione delle manifestazioni sportive e, in particolare, di quelle calcistiche. Più specificamente, il DASPO è una misura di carattere preventivo e precauzionale emessa dalla Questura, non avente connotazione sanzionatoria, essendo concepita per tutelare l’incolumità dei partecipanti agli eventi sportivi, piuttosto che per punire o sanzionare chi, in precedenza, abbia assunto comportamenti violenti durante tali manifestazioni. Il provvedimento in esame, infatti, rientra nel c.d. diritto amministrativo della prevenzione ed è incentrato su una fattispecie di pericolo per la sicurezza pubblica o per l’ordine pubblico.
Il divieto di accedere agli stadi può durare da uno a cinque anni e può essere disposto, oltre che nei confronti di persone che risultino denunciate o condannate (anche in via non definitiva) nel corso degli ultimi cinque anni per uno dei reati richiamati nel primo periodo del comma 1 dell’art. 6 della legge 401/1989, anche nei confronti di chi, sulla base di elementi di fatto, risulti avere tenuto, anche all’estero, una condotta, sia singola che di gruppo, evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o a creare turbative per l’ordine pubblico. Il DASPO può essere disposto anche nei confronti dei minori di diciotto anni che abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età e, in tal caso, il provvedimento è notificato agli esercenti la responsabilità genitoriale del minorenne.
Alle persone cui è notificato il divieto di accedere alle manifestazioni sportive può essere prescritto anche di comparire personalmente, una o più volte negli orari indicati, nell’ufficio o comando di polizia competente in relazione al luogo di residenza del destinatario del DASPO, o in quello specificamente indicato, nel corso della giornata in cui si svolgono le manifestazioni per le quali opera il divieto medesimo.
Nel caso in esame, lo scrutinio operato dai giudici della Prima Sezione del TAR per la Lombardia ha riguardato la valutazione dell’oggettiva idoneità della condotta posta in essere dal tifoso interista a ledere o a porre in pericolo i beni dell’ordine e della sicurezza presidiati dall’art. 6 della legge 401/1989.
Dall’esame della documentazione video prodotta dal tifoso-ricorrente, nonché da quella dell’Amministrazione resistente, è risultato che, sebbene il contegno del supporter sia stato connotato da “foga e veemenza” a causa del deludente risultato sportivo della propria squadra del cuore, questo non si è comunque tradotto in una condotta violenta o particolarmente aggressiva tale da costituire un pericolo per la sicurezza e l’incolumità dei partecipanti alla partita.
In particolare, i giudici hanno rilevato che il comportamento del ricorrente, seppur riprovevole in relazione agli insulti rivolti al calciatore nerazzurro, non abbia assunto connotazioni potenzialmente idonee ad istigare o indurre altri soggetti alla commissione di atti violenti ovvero ad interferire nel regolare deflusso dall’impianto sportivo. Il contegno assunto dal tifoso è stato identificato, piuttosto, quale “manifestazione del diritto di critica dello spettatore”.
Sotto altro profilo, il TAR ha rilevato come le manifestazioni di disappunto rivolte ai giocatori dell’Inter siano state, in un certo qual modo, provocate anche dall’”atteggiamento chiaramente intimidatorio e provocatorio” che ha connotato la reazione del calciatore croato.
La condotta del calciatore e le norme di comportamento del Codice di Giustizia Sportiva
I giudici del TAR Lombardia hanno condotto un’accurata analisi, oltre che della condotta assunta in concreto da Perišić, di quelli che sono, in generale, gli obblighi che devono necessariamente informare il comportamento degli sportivi.
In primo luogo, in virtù di quanto disposto dall’art. 1-bis del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC, gli atleti – ma ciò vale anche per società, dirigenti, tecnici, ufficiali di gara e ogni altro soggetto che svolge attività di carattere agonistico – devono comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva.
Tale previsione, posta a presidio di tutte le condotte riconducibili all’attività federale, rappresenta oggi la clausola cardine dell’ordinamento calcistico, cui tutti i soggetti che ne fanno parte devono conformarsi, nonché norma di chiusura del relativo sistema sanzionatorio, volta a sopperire alle lacune di tutela per tutte le violazioni non tassativamente disciplinate.
Inoltre, la reazione del calciatore dell’Inter può essere suscettibile di valutazione anche in virtù del comma 7 dell’art. 12 del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC, a norma del quale “I dirigenti e i tesserati delle società, nonché i soci e non soci di cui all’art. 1 bis, comma 5, che, pubblicamente, anche con il mezzo televisivo, radiofonico o nel corso di esternazioni comunque rese agli organi di stampa, mantengano comportamenti o rilascino dichiarazioni, direttamente o indirettamente, idonei a costituire incitamento alla violenza, ovvero a costituirne apologia, sono puniti, secondo le categorie di appartenenza, con le sanzioni di cui alle lettere c) e g) dell’art. 19, comma 1, anche cumulativamente applicate”.
Si deve osservare, infine, che il TAR, oltre ad aver annullato il DASPO impugnato dal tifoso nerazzurro, ha anche ordinato che la sentenza venga comunicata al Procuratore Federale presso la FIGC per le valutazioni del caso relativamente alla condotta tenuta dal calciatore Ivan Perišić.
Pertanto, non ci resta che aspettare le eventuali determinazioni degli organi della giustizia sportiva, considerando che le sanzioni cui può andare incontro il giocatore sono previste dall’art. 19 del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC e vanno dall’ammenda alla squalifica a tempo determinato.
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