Source: https://renatodisa.com/2017/07/05/consiglio-di-stato-sezione-iii-sentenza-14-giugno-2017-n-2926/
Timestamp: 2018-01-17 07:26:10+00:00
Document Index: 90391598

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 29']

Nel porre a base d’asta non già il valore della concessione consistente nella stima del fatturato dell’impresa, ma il ristorno, che costituisce solo un costo della concessione (ed è pertanto un elemento del tutto eventuale del contratto), l’Amministrazione determina una grave disparità di trattamento tra i concorrenti, avvantaggiando implicitamente chi già gestisce il servizio, e dunque ne conosce il reale fatturato, rispetto a chi invece vuole effettuare una nuova offerta e non ha alcun parametro di riferimento. L’indicazione di una chiara quantificazione del fatturato generato dalla concessione (ovvero, nella specie, dal consumo dei prodotti da parte degli utenti del servizio), in conformità alla più recente giurisprudenza, costituisce un onere della stazione appaltante, ai sensi dell’art. 29 del d.lgs. nr. 163/2006
sentenza 14 giugno 2017, n. 2926
sul ricorso in appello nr. 6559 del 2016, proposto da GE. S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti An. Ne. e Re. Pe., con domicilio eletto presso l’avv. Al. Pl. in Roma, via (…),
A.S.L. CN 1 – AZIENDA SANITARIA LOCALE DI CUNEO, MONDOVÌ E SAVIGLIANO, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Pi. Gi. Re., con domicilio eletto presso l’avv. Gi. Co. in Roma, via (…),
SE.. S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio,
della sentenza del T.A.R. del Piemonte, Sezione Prima, nr. 939/2016, depositata in Segreteria in data 30 giugno 2016, non notificata, che ha respinto il ricorso proposto da Ge. S.p.a. per l’annullamento del bando di gara, lotto unico, avente ad oggetto “Gara d’appalto per l’affidamento della concessione per la gestione del servizio di distributori automatici di bevande e alimenti solidi presso i presidi dell’ASL CN1” CIG 6558552054, del Capitolato speciale, di ogni allegato e documento facente parte della lex specialis e di ogni allegato o documento reso a chiarimenti.
Visto l’atto di costituzione in giudizio della A.S.L. CN 1 – Azienda Sanitaria Locale di Cuneo, Mondovì e Savigliano;
Uditi l’avv. At. Bi., su delega degli avv.ti Ne. e Pe., per l’appellante e l’avv. Sa. Lo., su delega dell’avv. Re., per la A.S.L. CN 1;
La società Ge. S.p.a. ha appellato la sentenza con la quale il T.A.R. del Piemonte ha respinto il ricorso dalla stessa proposto avverso il bando di gara, lotto unico, avente ad oggetto “Gara d’appalto per l’affidamento della concessione per la gestione del servizio di distributori automatici di bevande e alimenti solidi presso i presidi dell’ASL CN1”.
Ge. S.p.a. ha poi avanzato domanda di risarcimento del danno da perdita di chance.
La società Ge. S.p.a., in qualità di aspirante aggiudicataria del servizio, ha presentato all’A.S.L. CN1 – Azienda Sanitaria Locale di Cuneo, Mondovì e Savigliano (d’ora in avanti A.S.L.) richiesta di chiarimenti in relazione ad alcuni profili del bando di gara, richiesta alla quale l’Amministrazione – sostiene la società odierna istante – non avrebbe fornito risposte esaustive.
2. Con ricorso al T.A.R. del Piemonte, Ge. S.p.a. ha allora impugnato il bando di gara, lamentando plurimi profili di illegittimità.
2.2. Ge. S.p.a. ha quindi lamentato l’assenza di una chiara quantificazione del fatturato generato dalla concessione – richiesta dall’art. 29 del decreto legislativo 12 aprile 2006, nr. 163 – in quanto l’A.S.L. avrebbe posto a base d’asta non il valore della concessione, consistente nella stima del fatturato dell’impresa nella specifica concessione oggetto di gara, bensì il ristorno, che costituisce invece solo un costo della concessione ed è pertanto un elemento del tutto eventuale del contratto.
2.5. Infine, Ge. S.p.a. ha censurato il sistema della cd. “doppia leva” (consistente nel richiedere ai concorrenti da un lato un rialzo sul canone/ristorno annuale e dall’altro un ribasso sui prezzi di vendita dei prodotti offerti), rilevando che tale meccanismo potrebbe portare, in assenza dell’indicazione del dato del fatturato, a praticare nei confronti degli utenti prezzi inferiori a quelli corrispondenti alla somma del costo del servizio e dell’ordinario utile d’impresa.
4. Con l’odierno appello, Ge. S.p.a. insorge avverso la predetta pronuncia del T.A.R., lamentandone l’erroneità sotto differenti profili.
4.3. Con la terza censura, Ge. S.p.a. contesta l’infondatezza dell’affermazione del giudice di prime cure sulla questione degli effetti dell’utilizzo del sistema della cd. “doppia leva”.
4.5. Ge. S.p.a. avanza infine domanda di risarcimento del danno subito per effetto della perdita di chance conseguente all’impossibilità di conseguire l’affidamento del servizio a cagione dei divisati vizi di legittimità.
L’art. 29, comma 1, del d.lgs. nr. 163/2006, certamente (e testualmente) applicabile alle concessioni di servizi pubblici, dispone infatti che “…Il calcolo del valore stimato degli appalti pubblici e delle concessioni di lavori o servizi pubblici è basato sull’importo totale pagabile al netto dell’IVA, valutato dalle stazioni appaltanti. Questo calcolo tiene conto dell’importo massimo stimato, ivi compresa qualsiasi forma di opzione o rinnovo del contratto”.
E, in relazione a tale disposizione, l’AVCP, nella deliberazione n. 9 del febbraio 2002, ha precisato che “per le concessioni in particolare, nella nozione di ‘importo totale pagabilé è sicuramente da ricomprendere il flusso dei corrispettivi pagati dagli utenti per i servizi in concessione. Infatti (…) qualora si tratti di una concessione, non essendovi un prezzo pagato dalla stazione appaltante, ma solo quello versato dagli utenti, sarà quest’ultimo a costituire parte integrante dell”importo totale pagabilé di cui è fatta menzione nella norma sopra citata; il canone a carico del concessionario potrà, altresì, essere computato ove previsto, ma certamente proprio in quanto solo eventuale non può considerarsi l’unica voce indicativa del valore della concessione”.
6.2. Questa impostazione risulta d’altronde confermata dall’art. 8, comma 2, della già citata direttiva 2014/23/UE, in base al quale: “…Il valore di una concessione è costituito dal fatturato totale del concessionario generato per tutta la durata del contratto, al netto dell’IVA, stimato dall’amministrazione aggiudicatrice o dall’ente aggiudicatore, quale corrispettivo dei lavori e dei servizi oggetto della concessione, nonché per le forniture accessorie a tali lavori e servizi. Tale valore stimato è valido al momento dell’invio del bando (…)”.
definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado, nei sensi e limiti di cui in motivazione.
Con tag:art. 29 del D.Lgs. n. 163/06,D.Lgs. n. 163 del 2006