Source: http://iviniditalia.it/disciplinari/coneglianovaldobbiadene.html
Timestamp: 2018-05-26 12:04:31+00:00
Document Index: 173624972

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

D.M. 29/MAGGIO/2007
La denominazione di origine controllata “Conegliano Valdobbiadene” o più semplicemente “Conegliano” o “Valdobbiadene”, è riservata al vino che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie, specificazioni o menzioni:
“Conegliano Valdobbiadene”,
“Conegliano Valdobbiadene frizzante”,
“Conegliano Valdobbiadene spumante”
La menzione “Superiore di Cartizze” è riservata al vino “spumante” ottenuto nella tradizionale sottozona nei limiti ed alle condizioni stabilite nel presente disciplinare di produzione.
Il vino a DOC “Conegliano Valdobbiadene” deve essere ottenuto dalle uve del vitigno:
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni:
Verdisio, Bianchetta, Perera e Prosecco lungo massimo 15%
La zona di produzione delle uve atte alla produzione del vino a DOC “Conegliano Valdobbiadene”, comprende il territorio collinare dei comuni di:
Conegliano San Vendemiano Colle Umberto
Vittorio Veneto Tarzo Cison di Valmarino
Follina Miane Valdobbiadene
Vidor Farra di Soligo Pieve di Soligo
San Pietro di Feletto Refrontolo Susegana
In particolare tale zona è così delimitata:
si prende come punto di partenza per la descrizione dei confini, la località Fornace (quota 176) a tre chilometri circa da Valdobbiadene verso ovest, dove il confine di questo comune incontra la strada Valdobbiadene – Segusino.
Da questo punto il confine sale insieme a quello del comune verso nord toccando Monte Pianar (quota 442) giunge a Monte Perlo (quota 610); qui si stacca per procedere verso est.
Toccata la Casa Simonetto, il confine attraversa il Rio Ron per arrivare alla località Croce (quota 474); passa successivamente sotto le casere Santa Maria, Zoppè, Geronazzo; fino a Monte Castello (quota 569).
Da Monte Castello, per le casere Bartolin ed Oltrin esso entra nel borgo di Val di Guietta.
Dal borgo di Val di Guietta, il confine, costeggiando a cento metri la strada che porta a Combai, raggiunge la piazza di detto paese.
Quivi, seguendo la strada che porta alla chiesa, raggiunge la casera Duel, poi, percorrendo il crinale della collina, attraversa la strada Miane – Campea, risale per Monte Tenade e, sempre seguendo il crinale del colle, raggiunge la località Tre Ponti sulla strada Follina – Pieve di Soligo.
Attraversata la strada, il confine risale sulla collina Croda di Suel e percorrendo il crinale passa a monte della chiesetta di Santa Lucia e quota 356 a monte di Zuel di là, ed a monte di Resera; il confine segue quindi la strada Resera – Tarzo fino all’inserimento con la Revine – Tarzo.
Dal suddetto bivio il confine, sempre seguendo tale strada, raggiunge Tarzo e quindi Corbanese fino, all’incrocio con la strada Refrontolo – Cozzuolo, in località Ponte Maset, segue quindi il confine tra il Monte di Tarzo e Vittorio Veneto fino a raggiungere la strada vicinale detta “dei Piai” e delle Perdonanze, segue detta strada fino all’incrocio di questa con il Rio Cervada, scende lungo il Cervada fino al punto di incrocio con la strada Cozzuolo – Vittorio Veneto, prosegue verso questa città fino all’incrocio con la strada che da Conegliano conduce al centro di Vittorio Veneto, scende quindi verso Conegliano fino a San Giacomo di Veglia e di qui si dirige verso San Martino di Colle Umberto.
Dopo borgo Campion gira a destra per la strada comunale di San Martino e raggiunge Colle Umberto per scendere sulla strada statale n. 51 (detta anche Alemagna) al casello n. 5 e di qui prosegue verso Conegliano.
Al bivio Gai, superato l’incrocio con la Pontebbana o strada statale n. 13, segue la nuova circonvallazione della città di Conegliano per inserirsi sulla stessa statale n. 13 in località Ferrera.
Da Colfosco, seguendo la strada “Mercatelli”, il confine procede fino al bivio per Falzè, per piegare e raggiungere Pieve di Soligo, lungo la vecchia strada (Ponte Priula – Pieve di Soligo e che fa capo a via Chisini).
Attraversato il centro abitato, il confine, seguendo la via Schiratti giunge a Soligo per deviare a sinistra e continuare lungo la strada maestra Soligo – Ponte di Vidor, attraversando Farra di Soligo, Col San Martino, Colbertaldo, Vidor, giunge a Ponte di Vidor, lasciandolo a sinistra per giungere a Bigolino.
Dopo Bigolino il confine lascia la strada che porta a Valdobbiadene per raggiungere, deviando a sinistra e seguendo la strada comunale della centrale ENEL, la borgata di Villanova, fino all’attraversamento del Torrente La Roggia.
Segue detto torrente fino al terrazzo alluvionale che si erge bruscamente sul Piave, corre il bordo del Terrazzo per risalire sulla strada Valdobbiadene – Segusino, in corrispondenza della chiesetta di San Giovanni, dopo San Vito; da qui percorrendo la strada maestra Valdobbiadene – Segusino. tocca di nuovo la località Fornace chiudendo così il perimetro della zona delimitata.
Il vino a DOC “Conegliano Valdobbiadene” ottenuto da uve raccolte nel territorio della frazione di
San Pietro di Barbozza, denominato Cartizze, nel comune di Valdobbiadene
Ha diritto alla sottospecificazione “Superiore di Cartizze”.
Tale sottozona è così delimitata:
si prende come punto di partenza il ponte sulla Teva ad ovest di Soprapiana, sulla strada comunale Piovine – Soprapiana, fra Casa C. Borer (quota 184) e Soprapiana (quota 197).
Da questo punto il confine sale verso nord seguendo il Fiume Teva fino alla confluenza con il Fosso delle Zente, che segue fino alla confluenza con il Fosso Piagar, segue ancora il Fosso Piagar fino al punto di congiungimento dei mappali n. 63, 71, (frazione di san Pietro di barbozza, sez. B, foglio VII).
Dal punto di congiungimento dei suddetti mappali il confine corre tra i mappali n. 547 e 735, taglia i mappali n. 540 e 543, seguendo la stessa direzione dell’ultimo tratto di divisione tra i mappali n. 547 e 735 fino a raggiungere il limite nord del mappale n. 542 fino all’incrocio con la strada comunale dei Vettorazzi.
Il confine percorre verso nord la strada anzidetta, indi al primo incrocio (fontana del bivio) segue la strada vicinale dei Menegazzi fino al punto d’intersezione della strada con il crinale del Monte Vettoraz, corre il crinale della collina, passa a monte della casa Miotto e raggiunge la strada vicinale della Tresiese (tre siepi).
Il confine prosegue lungo la strada ora citata fino a raggiungere la strada vicinale dei Monti, la percorre e alla prima curva (mappale n. 3 del comune di Valdobbiadene, sez. B foglio X) sale per costeggiare a monte il terreno vitato, quindi discende nuovamente sulla strada dei Monti nei pressi del capitello.
Il confine percorre la strada fino all’incrocio con quella comunale di Piander, scende lungo la strada vicinale dello Strett e prosegue nella stessa direzione per raggiungere la strada Saccol – Follo ad est della casa Agostinetto Sergio, scende per Cal de Sciap e raggiunge il Torrente Valle della Rivetta (Rio Borgo); il confine si accompagna al torrente fino al limite di divisione dei mappali 149 e 151 del comune di Valdobbiadene, sez. B, foglio XI, proseguendo a nord tra i mappali n. 149, 151 e n. 148, 151attraversa la strada vicinale del Campione, passa tra i mappali n. 174, 184, e n. 179, 184, e n. 179, 167, e n. 179, 182, e n. 181, 185 e raggiunge il Fosso delle Treveselle, comprendendo nella zona Col Zancher e Pra Ospitale, corre tra i mappali n. 21, 65 del comune di Valdobbiadene, sez. B, foglio XIII. Indi n. 22, 67, n. 66, 67, attraversa la strada dei Bisoi (fordera) e raggiunge la strada comunale del Cavalier tra i mappali n. 24, 28 per congiungersi, proseguendo lungo la strada, con il punto di partenza (ponte sulla Teva).
La zona di produzione delle uve delle varietà:
Pinot nero, Pinot bianco, Pinot grigio e Chardonnay
Da destinare alla tradizionale pratica di cui all’articolo 5, comma 5, comprende il territorio amministrativo dei seguenti comuni:
Cappella Maggiore Cison di Valmarino Colle Umberto Conegliano
Cordignano Farra di Soligo Follina Fregona
Miane Pieve di Soligo Refrontolo Revine Lago
San Fior San Pietro di Feletto San Vendemmiano Sarmede
Segusino Susegana Tarzo Valdobbiadene
Vidor Vittorio Veneto Asolo Caerano San Marco
Castelcucco Cavaso del Tomba Cornuda Crocetta del Montello
Fonte Giavera del Montello Maser Monfumo
Montebelluna Nervesa della battaglia Paterno del Grappa Pederobba
Possagno del Grappa S. Zenone degli Ezzelini Volpago del Montello Borso del Grappa
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a DOC “Conegliano Valdobbiadene”, devono essere quelle tradizionali della zona e, in ogni caso, atte a conferire alle uve e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono pertanto da considerarsi idonei, ai fini dell’iscrizione all’Albo, soltanto i vigneti ben esposti, ubicati su terreni collinari con esclusione dei vigneti di fondovalle, di quelli esposti a tramontana e di quelli di bassa pianura.
I nuovi impianti e i reimpianti messi a dimora dopo l’approvazione del presente disciplinare di produzione, devono avere una densità minimo ad 2.500 ceppi/ettaro in coltura specializzata.
I sesti di impianto e le forme di allevamento consentiti sono quelli già in uso nella zona, a spalliera semplice o doppia.
Sono vietate le forme di allevamento espanse (tipo raggi).
La regione Veneto può consentire diverse forme di allevamento, qualora siano tali da migliorare la gestione dei vigneti senza determinare effetti negativi sulle caratteristiche delle uve.
Con riferimento ai suddetti sistemi di allevamento della vite, la potatura deve essere quella tradizionale e, comunque i vigneti devono essere governati in modo da non modificare le caratteristiche dell’uva, del mosto e del vino.
“Conegliano Valdobbiadene” 12,00 tonnellate/ettaro 9,50% vol.
“Conegliano Valdobbiadene spumante” 12,00 tonnellate/ettaro 9,50% vol.
“Conegliano Valdobbiadene frizzante” 12,00 tonnellate/ettaro 9,50% vol.
“Superiore di Cartizze spumante” 12,00 tonnellate/ettaro 9,50% vol.
A detti limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata con un’accurata cernita delle uve, purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi.
La regione Veneto, per richiesta motivata dalle categorie interessate e previo parere espresso dal Comitato tecnico consultivo per la viti – viticoltura di cui alla Legge regionale n. 55/1985, con proprio provvedimento da emanarsi ogni anno nel periodo immediatamente precedente la vendemmia, può stabilire di ridurre i quantitativi di uva per ettaro ammessi alla certificazione anche con riferimento a singole zone geografiche, rispetto a quelli sopra fissati, dandone immediata comunicazione al Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazione geografiche tipiche dei vini e alla C.C.I.A.A. di Treviso.
Per i vigneti in coltura promiscua, la produzione massima di uva ad ettaro deve essere rapportata, rispetto a quella specializzata, alla superficie effettivamente impegnata dalla vite.
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno della zona di produzione delimitata nell’art. 3, anche se compresi soltanto in parte nella zona delimitata.
Le uve delle varietà Pinot bianco, Pinot nero, Pinot grigio e Chardonnay, da destinare alla tradizionale pratica di cui al comma 5.3 del presente articolo, possono essere vinificate in tutta la zona prevista dall’articolo 3.
Per quanto riguarda la sottozona “Superiore di Cartizze”, le operazioni di vinificazione devono essere effettuate entro il territorio del comune di Valdobbiadene.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, tradizionali della zona, atte a conferire ai vini le caratteristiche peculiari.
Le operazioni di preparazione del vino “spumante e frizzante”, ossia le pratiche enologiche per la presa di spuma e per la stabilizzazione, la dolcificazione nelle tipologie ove è ammessa nonché le operazioni di imbottigliamento, devono essere effettuate nel territorio della provincia di Treviso.
Il vino a DOC “Conegliano Valdobbiadene” elaborato nella versione “spumante”, può essere messo in commercio in tutte le tipologie ammesse dalla normativa vigente con esclusione dei tipi “extra brut, e dolce”.
E’ facoltà del Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini di consentire che le suddette operazioni di preparazione siano effettuate in stabilimenti situati nella provincia di Venezia, a condizione che in detti stabilimenti, le ditte interessate producano, da almeno dieci anni prima dell’entrata in vigore del D.P.R. 12/07/1963 n. 930, i vini spumati e frizzanti, utilizzando come vino base il vino a DOC “Conegliano Valdobbiadene” reso spumante o frizzante con i metodi tradizionali in uso nel territorio previsto nel comma precedente.
Nella elaborazione dei vini “spumante e frizzante” di cui all’art. 1 è consentita la tradizionale pratica correttiva con vini ottenuti dalla vinificazione di uve:
da sole o congiuntamente sino ad un massimo del 15%.
provenienti dalla zona delimitata nel precedente art. 3 ed a condizione che il vigneto, dal quale provengono le uve “Prosecco” usate nella vinificazione, sia coltivato in purezza varietale e, comunque, che la presenza di uve della varietà minori, di cui all’art. 2, sommata a quelle dei Pinot e Chardonnay, non superi la percentuale del 15% sopra indicata.
Per il prodotto “tranquillo”, il vino aggiunto con l’esecuzione di tale tradizionale pratica correttiva dovrà, comunque, sempre sostituire un’eguale aliquota di vino di cui all’art. 1, che potrà essere preso in carico come vino da tavola.
La resa massima di uva in vino non deve essere superiore al 70% per tutte le tipologie; per la tipologia “spumante”essa deve intendersi al netto della presa di spuma.
Qualora la resa uva/vino superi il limite di cui sopra, ma non il 75%, anche se la produzione per ettaro resta al di sotto del massimo consentito, l’eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata.
Il vino a DOC “Conegliano Valdobbiadene” di cui all’art. 1 all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Conegliano Valdobbiadene” tranquillo
profumo: vinoso, caratteristico, leggermente fruttato nei tipi amabili
o dolci;
sapore: il secco gradevolmente amarognolo e non molto di corpo
l’amabile e il dolce leggermente fruttati;
“Conegliano Valdobbiadene” frizzante
spuma: evidente formazione di bollicine;
sapore: secco o amabile, frizzante, fruttato;
spuma: lieve, evanescente;
profumo: gradevole, caratteristico con sentori di crosta di pane;
sapore: secco, vivace, con possibili sentori di crosta di pane e lievito;
estratto non riduttore minimo: 14,00 g/l.;
“Conegliano Valdobbiadene” spumante
sapore secco o amabile, di corpo, gradevolmente fruttato, caratteristico;
tipo brut massimo 12,00 g/l;
tipo extra dry massimo 20,00 g/l;
tipo dry massimo 35,00 g/l
tipo demisec massimo 45,00 g/l acidità totale minima: 5,00 g/l;
“Valdobbiadene Superiore di Cartizze” spumante
sapore: dal secco all’amabile, di corpo, gradevolmente fruttato,
tipo demisec massimo 45,00 g/l;
E’ facoltà del Ministero per le politiche agricole – Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.
Nella designazione e presentazione il vino a DOC “Conegliano Valdobbiadene” (con l’esclusione della tipologia superiore di Cartizze) dovrà riportare in etichetta, in tutte le tipologie, la dizione tradizionale “Prosecco di Conegliano – Valdobbiadene” o “Prosecco di Conegliano” o “Prosecco di Valdobbiadene”.
La tipologia “spumante”, potrà altresì essere designata in etichetta con il solo nome della denominazione “Conegliano – Valdobbiadene” o più semplicemente “Conegliano” o “Valdobbiadene” seguita o meno dal nome di vitigno.
La designazione e presentazione del vino ottenuto nella sottozona delimitata dall’articolo 3 dovrà riportare la dizione “Conegliano – Valdobbiadene superiore di Cartizze” o più semplicemente “Valdobbiadene superiore di Cartizze”
Nella etichettatura designazione e presentazione dei vini di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, riserva, selezionato e similari.
Il riferimento alle indicazioni geografiche o toponomastiche di unità amministrative, frazioni, aree, zone, località, dalle quali provengono le uve, è consentito soltanto in conformità al disposto del decreto ministeriale 22/04/1992.
Il vino a DOC “Conegliano Valdobbiadene” deve essere immesso al consumo come previsto dalle norme nazionali e comunitarie, nei recipienti in vetro tradizionali per la zona.
Il vino a DOC “Conegliano Valdobbiadene” può essere immesso al consumo in recipienti di vetro di qualunque capienza prevista per legge.
Fino a nove litri sono tuttavia ammesse solo le tradizionali bottiglie in vetro, per colore e forma tradizionalmente usate nella zona, la cui gamma colorimetrica può variare dalle tonalità del bianco, al giallo, al verde, al marrone, al grigio – nero di varia intensità
Per i vini tranquilli sono consentite le chiusure con tappo di sughero, raso bocca o altri materiali innovativi.
Per i frizzanti è consentito l’uso delle chiusure, sopra menzionate o del tappo a fungo in sughero.
Per lo spumante è consentito l’uso del tappo a fungo di sughero, marchiato con il nome della denominazione, per i recipienti di capacità non superiore a 0,200 litri, si può utilizzare il tappo a vite con sovratappo a fungo in plastica.