Source: https://newsgiustizia.blogspot.com/2011/12/
Timestamp: 2017-07-20 14:40:03+00:00
Document Index: 149070832

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 35', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 34', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 639', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 2048', 'sentenza ', 'sentenza ']

dicembre 2011 - Cronaca Giudiziaria 4.0
Il Tribunale di Mantova Il Tribunale di Mantova - I Sezione civile, ha emesso - nel mese di dicembre del 2011, una decisione destinata a fare discutere : il nome Andrea è prettamente maschile e - secondo la legislazione italiana - non può essere attribuito ad una donna.
I fatti: una coppia di italiani residenti in Francia decide di chiamare la figlia Andrèe - in Francia è possibile dare il nome Andre ai maschi e Andrèe alle femmine -. Dopo qualche anno, decide di fare trascrivere l'atto di nascita in Italia, indicando come nome Andrea; l'ufficiale di stato civile del Comune di Castiglione delle Stiviere - in provincia di Mantova- provvede alla trascrizione ma, vista la violazione della legislazione italiana in materia di attribuzione dei nomi, segnala il caso alla Procura della Repubblica di Mantova. Da qui ha preso avvio tutta la vicenda, conclusasi con la decisione del Tribunale mantovano. I Giudici di primo grado hanno osservato che "La sessualità deve essere identificata in modo corretto, secondo le tradizioni". In sostanza, il nome deve essere collegato al genere del nascituro. Nella sentenza è precisato, altresì, che "nei paesi dove Andrea è usato al femminile lo stesso non può, per converso, essere attribuito al maschile". L'etimologia del nome Andrea, in effetti, è la seguente : la parola deriva dal greco Ἀνδρέας - derivato di ἀνήρ, aner - che si riferisce all'uomo nella sua virilità.
In Italia, in particolare, il nome è identificato con il genere maschile. Secondo ricerche condotte dall'ISTAT, infatti, si tratta di uno dei nomi maschili più utilizzati all'inizio del XXI secolo - in particolare, negli anni 2004, 2006, 2007 e 2009 -. Il principio sopra enunciato è confortato dalla legislazione italiana in materia, che con il D.P.R. n. 396 del 2000 ha stabilito espressamente che " Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e può essere composto da uno o da più elementi onomastici, anche separati, non superiori a tre" (art. 35).
Con circolare esplicativa del 2007, il Ministero dell'Interno ha ribadito che, secondo la tradizione italiana, il nome Andrea è identificato con il genere maschile. Pertanto, può essere attribuito ad una donna soltanto se preceduto da un nome tipicamente femminile -ad esempio, Francesca Andrea -. La corrispondenza del nome al sesso risponde all'interesse pubblico a che non ci sia confusione dal punto di vista sociale, nè che l'individuo possa essere sottoposto a pubblica derisione. La circolare ha precisato, altresì, che in Italia esiste la versione femminile del nome Andrea, ovvero il nome Andreina. L'unica eccezione alla regola sopra enunciata si ha quando una bambina - anche se nata e registrata in Italia - è di nazionalità estera (ad esempio, nazionalità tedesca): in questo caso, va applicata la legislazione straniera (anche in Germania il nome Andrea è tipicamente femminile) e la bambina potrà essere chiamata Andrea anche in Italia. L'art. 24 della Legge n. 218/1995 stabilisce, infatti, che i diritti della personalità - tra i quali rientra il diritto al nome - sono regolati dalla legge del Paese del quale il soggetto possiede la nazionalità.
La giurisprudenza di merito maggioritaria si è conformata al principio sopra enunciato. Tra le decisioni più recenti - oltre a quella del Tribunale di Mantova del 2011 - si segnalano :
il decreto della Corte d'Appello di Torino del 23 luglio 2008, nel quale - riformando la sentenza di primo grado del Tribunale di Torino del 2007 - è stato ribadito che in Italia il nome Andrea ha predominanza maschile. In particolare, nel provvedimento si legge che l'imposizione al nascituro di un nome in contrasto con il sesso di appartenenza "...lo porrebbe in una situazione di disagio paragonabile a quella in cui si troverebbe nel caso di attribuzione di un nome ridicolo e vergognoso" - in contrasto con quanto stabilito dall'art. 34 D.P.R. 396/2000 cit. -. Un orientamento intermedio è stato espresso dal provvedimento del Tribunale di Milano del 20 febbraio 2003,secondo cui "ancorché per la tradizione italiana il nome “Andrea” sia riferito al sesso maschile, vi sono non pochi differenti ambiti territoriali in cui tale nome è riferito al sesso femminile: ciò ha comportato che anche nella nostra attuale società, sempre più multietnica, sia nome conosciuto anche come qualificante persona femminile. Con la conseguenza
che là dove quel nome sia integrato con altro certamente corrispondente
al sesso femminile (nella specie Alessia) sì che non possano esservi equivoci sulla identificazione della persona come soggetto di sesso femminile, è da escludersi la cancellazione del nome “Andrea” ". Il principio appena enunciato è stato ripreso, come già detto, dalla circolare esplicativa del Ministero dell'Interno del 2007.
I Giudici del Tribunale di Mantova, alla luce dei principi sopra enunciati, hanno ordinato la rettifica del nome Andrea in Andrèe. D'altra parte, anche un vecchio film del 1972 del grande Vittorio De Sica si intitolava "Lo chiameremo Andrea".... Roma, 30 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte
RIPRODUZIONE RISERVATA Ucraina: l'appello di Yulia Timoshenko è stato respinto. Dovrà restare in carcere
L'ex Primo Ministro ucraino Yulia Timoshenko
Yulia Timoshenko, l'ex Primo Ministro ucraino condannata nel mese di ottobre a sette anni di carcere per abuso d'ufficio - si veda il mio articolo "Ucraina: l'ex -Premier Yulia Tymoshenko condannata a 7 anni di carcere per abuso di potere. Sentenza politica?" del 11.10.2011 -, dovrà restare in carcere. La Timoshenko - eroina della famosa "rivoluzione arancione" - è accusata di avere sottoscritto, nel 2004, accordi per la fornitura di gas russo ritenuti svantaggiosi dall'attuale Governo.
E' stato, infatti, respinto l'appello proposto dall'Ex Primo Ministro. Intanto, i rapporti tra l'Unione Europea e l'Ucraina si sono incrinati dopo la decisione di primo grado. Lunedi scorso l'Unione Europea ha posto il rilascio dell'ex - Primo Ministro come condizione per concludere un accordo avente ad oggetto la creazione di una zona per il libero scambio. Inoltre, recentemente sono circolate foto che mostrano l'ex Primo Ministro costretta a letto in cella. La donna lamenta forti dolori, e le sue condizioni di salute sono preoccupanti. La Timoshenko ha puntato il dito contro il suo avversario, Viktor Yanukovych - attuale Primo Ministro -, dichiarando che "Le attuali autorità e il regime di Yanukovych hanno completamente distrutto il sistema giudiziario". Il Primo Ministro ha respinto le accuse, sostenendo di non avere influito sulla decisione dei Giudici di primo grado e di non avere intenzione di intervenire nella faccenda. Roma, 23 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Corte di Giustizia Europea:la struttura sanitaria può essere responsabile per danni da prodotti difettosi
Seduta della Corte di Giustizia Europea
Con decisione del 21 dicembre 2011, la Corte di Giustizia Europea - Grande Sezione - ha stabilito che " La responsabilità di un prestatore di servizi che utilizzi, nell’ambito di una prestazione di servizi quale l’erogazione di cure in ambiente ospedaliero, apparecchi o prodotti difettosi di cui non sia il produttore ai sensi delle disposizioni dell’art. 3 della direttiva del Consiglio 25 luglio 1985, 85/374/CEE, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 10 maggio 1999, 1999/34/CE, e causi in tal modo danni al destinatario della prestazione non rientra nell’ambito di applicazione di tale direttiva. Quest’ultima non osta, pertanto, a che uno Stato membro istituisca un regime, come quello di cui alla causa principale, che preveda la responsabilità di un simile prestatore per i danni in tal modo cagionati, anche in assenza di qualunque colpa imputabile al medesimo, a condizione, tuttavia, che sia fatta salva la facoltà per la vittima e/o per il suddetto prestatore di invocare la responsabilità del produttore in base alla citata direttiva, qualora risultino soddisfatte le condizioni previste dalla medesima ". I fatti: un giovane francese - 13enne all'epoca dei fatti - rimane vittima di ustioni a causa del cattivo funzionamento dell'impianto di termoregolazione del materasso dell'ospedale sul quale è stato posto per essere sottoposto ad operazione chirurgica. Cita, pertanto, in giudizio la struttura ospedaliera - ritenuta responsabile delle lesioni subite -, chiedendo il risarcimento dei danni. Il Tribunale amministrativo di Becancon accoglie la domanda e condanna la struttura ospedaliera al risarcimento dei danni - quantificati in Euro 9.000,00 -, nonchè al pagamento della somma di Euro 5.974,99 alla Caisse primaire d'assurance maladie du Jura. L'ospedale propone appello avverso la decisione, ma viene rigettato. Si rivolge, allora, alla Consiglio di Stato, che decide di sospendere il giudizio sottoponendo alla Corte di Giustizia Europea le seguenti questioni pregiudiziali : " 1) Se, tenuto conto delle disposizioni del suo art. 13, la direttiva [85/374] consenta l‟attuazione di un regime di responsabilità fondato sulla situazione particolare dei pazienti delle strutture sanitarie pubbliche che riconosca loro il diritto di ottenere da dette strutture, anche senza colpa delle stesse, il risarcimento dei danni causati dal malfunzionamento dei prodotti e degli apparecchi da queste utilizzati, ferma restando la possibilità per la struttura sanitaria di esercitare un‟azione di regresso contro il produttore.2) Se la direttiva [85/374] limiti la possibilità per gli Stati membri di definire la responsabilità delle persone che utilizzino apparecchi o prodotti difettosi nel quadro di una prestazione di servizi, causando in tal modo danni al destinatario della prestazione ".
La Corte prende in esame, in particolare, la seconda questione e osserva che, nella fattispecie concreta, " la responsabilità che può gravare su un utilizzatore il quale, come il CHU di Besançon, impieghi, nell‟ambito di una prestazione di cure in favore di un paziente, un prodotto o un apparecchio precedentemente acquistato, come un materasso riscaldante, non rientra tra gli aspetti disciplinati dalla direttiva 85/374 ed esula quindi dal suo ambito di applicazione... Peraltro, la mera coesistenza, accanto al regime di responsabilità del produttore istituito dalla direttiva 85/374, di un regime nazionale che prevede la responsabilità oggettiva del prestatore di servizi il quale, nell‟ambito di una prestazione di cure ospedaliere, abbia causato un danno al destinatario di tale prestazione derivante dall‟uso di un prodotto difettoso, non è idonea a pregiudicare né l'efficacia del suddetto regime di responsabilità del produttore né gli obiettivi perseguiti dal legislatore dell‟Unione attraverso quest‟ultimo regime ". Alla luce di quanto sopra detto, la Corte di Giustizia Europea ha ritenuto di risolvere la seconda questione precisando che " la responsabilità di un prestatore di servizi che utilizzi, nell‟ambito di una prestazione di servizi quale l‟erogazione di cure in ambiente ospedaliero, apparecchi o prodotti difettosi di cui non sia il produttore ai sensi delle disposizioni dell‟art. 3 della direttiva 85/374 e causi in tal modo danni al destinatario della prestazione non rientra nell‟ambito di applicazione di tale direttiva. Quest‟ultima non osta, pertanto, a che uno Stato membro istituisca un regime, come quello di cui alla causa principale, che preveda la responsabilità di un simile prestatore per i danni in tal modo cagionati, anche in assenza di qualunque colpa imputabile al medesimo, a condizione, tuttavia, che sia fatta salva la facoltà per la vittima e/o per il suddetto prestatore di invocare la responsabilità del produttore in base alla citata direttiva, qualora risultino soddisfatte le condizioni previste dalla medesima ". Roma, 23 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Facebook:accolto reclamo in California. Le notizie sponsorizzate violano la privacy degli utenti
La privacy degli utenti è decisamente il " tallone di Achille " di Facebook, il notissimo social network. Nel 2005, quando è nato Thefacebook, il contratto con il quale l'utente accettava di iscriversi stabiliva - in materia di privacy - che "Nessuna informazione personale inviata a Thefacebook sarà disponibile ad
alcun utente del web che non faccia parte di almeno uno dei gruppi specificati da te nelle tue impostazioni ". Attualmente, invece, la situazione si è ribaltata, come fa notare la Electronic Frontier Foundation - Organizzazione no-profit per la tutela dei diritti digitali nata nel 1990 -: "Quando ti connetti ad un'applicazione o un sito web, esso avrà accesso alle informazioni generali su di te. Il termine 'informazioni generali' comprende te e il nome dei tuoi amici, le immagini del tuo profilo, il sesso, l'ID utente, le connessioni, e qualsiasi contenuto condiviso usando l'impostazione di privacy 'tutti'... ". Ad oggi sono tante le denunce di violazione della privacy da parte di utenti - consumatori. Ha fatto scalpore, ad esempio, la recente iniziativa dello studente di giurisprudenza viennese Max Schrems, che - insieme a due amici - ha dato vita al progetto "Europe versus Facebook" . Schrems ha esaminato il file contenente i suoi dati richiesto a Facebook attraverso l'apposito " form ", e ha rilevato almeno 22 violazioni della normativa europea in materia di privacy - la Data Protection (Amendment) Act (Legge sulla protezione dei dati), recepita in Irlanda nel 2003-. Con i suoi due amici, pertanto, ha chiesto alla società di Mark Zuckerberg il rispetto delle leggi europee. Antitrust: sanzione di oltre 4 milioni di Euro a Italgas per abuso di sanzione dominante
Il logo dell'Italgas Nuovo provvedimento dell'Antitrust: l'Authority di vigilanza ha comminato alla società Italgas una sanzione pari ad Euro 4.671,447 per abuso di posizione dominante. La società, infatti, approfittando della propria posizione privilegiata che le consentiva di avere accesso ad informazioni e dati essenziali per i bandi di gara - tra i quali le schede tariffarie -, si è rifiutata di fornirle ai Comuni di Roma e di Todi, che avevano necessità di riceverle per poter predisporre bandi di gara concorrenziali. Le informazioni e i dati erano, altresì, essenziali per gli altri concorrenti che potevano avere interesse a partecipare alla gara.
In questo modo, Italgas ha ostacolato la concorrenza, cercando di escludere dalla competizione per la gara i potenziali concorrenti. A causa del rifiuto di fornire i dati essenziali richiesti, i Comuni di Todi e di Roma hanno subito un danno molto grave, perchè sono state costrette a posticipare l'indizione delle gare. In più, per effetto della disciplina di blocco delle gare - intervenuta successivamente - l'Italgas ha potuto beneficiare di un'ulteriore periodo di affidamento diretto da parte del Comune di Todi. Analogamente, il comportamento anticoncorrenziale ha causato un danno agli utenti finali del servizio di distribuzione del gas, perchè ha impedito che, attraverso il meccanismo delle gare, il servizio venisse aggiudicato a condizioni migliorative. Nella determinazione della sanzione l'Antitrust ha tenuto conto del comportamento dell'Italgas che, anche se tardivamente, ha consegnato le schede tariffarie al Comune di Todi e si è impegnata a consegnarle al Comune di Roma. Roma, 21 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Separazioni e divorzi: controlli del patrimonio per le procedure non consensuali
La prassi che sarà adottata dal Tribunale di Roma potrebbe fare pendere l'ago della bilancia a favore del procedimento consensuale (oltre ad essere adottata anche da altri Tribunali del territorio italiano). Nell'ipotesi di procedura di separazione o divorzio giudiziale, infatti, il Presidente (davanti al quale si svolge l'udienza di prima comparizione) dispone che entrambi i coniugi depositino una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che indichi : l'attività lavorativa e tutte le fonti di reddito (reddito da lavoro dipendente o autonomo, canoni di locazione, pensioni, ecc.);
spese per pagamento di canoni di locazione, per iscrizione dei figli a circoli sportivi o ricreativi, scuole o università private - con indicazione degli importi mensili o annuali da pagare -. E' importante precisare che le dichiarazioni false o mendaci comportano una responsabilità penale della parte che le ha fornite - con applicazione della sanzione della reclusione dai 6 mesi a 3 anni -.
E' chiaro che la verifica è più semplice quando i redditi derivano da lavoro dipendente o da un'attività manifesta dal punto di vista fiscale, mentre è più complicato conoscere esattamente la situazione patrimoniale del dichiarante nell'ipotesi, ad esempio, di intestazioni fittizie. Ultima considerazione, non trascurabile, è la maggiore celerità del procedimento per separazione o divorzio consensuale rispetto alle procedure giudiziali (o contenziose). Quanto sopra detto potrebbe fare aumentare vertiginosamente i procedimenti per separazione o divorzio consensuali? Vedremo... Roma, 20 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA British Telecom fa causa a Google per violazione di 6 brevetti per Android
Un'altra guerra tra colossi : British Telecom ha citato Google in giudizio presso il Tribunale del Delaware - negli Stati Uniti-, chiedendo milioni di dollari a titolo di risarcimento danni perchè, a suo dire, il sistema operativo mobile Android violerebbe alcuni brevetti della compagnia telefonica. In particolare, Google violerebbe il copyright di 6 brevetti di British Telecom con Google Maps, con la pubblicità basata sulla località (dove risiede l'utente),con Google Music, con i prodotti Android Market su Android e con il social network Google +. In caso di vittoria, Google potrebbe essere costretta a pagare le "royaltes" per ogni unità venduta. Intervistato dal Guardian, il portavoce di British Telecom ha confermato l'avvio dell'azione legale e ha aggiunto che "I
brevetti in questione riguardano tecnologie che sono alla base di servizi location-based, la navigazione e informazioni di orientamento e di accesso personalizzato a servizi e contenuti. Costante investimento in innovazione di BT ha visto sviluppare un ampio portafoglio di brevetti che sono preziosi asset aziendali". Florian Muller, esperto indipendente, ha osservato in proposito che "Android
già avuto più di abbastanza problemi intellettuali. Ora Google si affaccia su una organizzazione più grande che ritiene che i suoi diritti vengono violati. BT probabilmente vuole continuare ad essere in grado di fare affari con tutti i produttori di dispositivi mobili e quindi ha deciso di citare in giudizio Google stessa". Google, dal canto suo, ha commentato la notizia dicendo che le richieste sono infondate e che il gruppo si difenderà con tutte le proprie forze. British Telecom, in ogni caso, potrebbe decidere di avviare analoga azione legale anche in Europa.
Queste iniziative giudiziali evidenziano i nuovi tentativi di British Telecom di monetizzare il proprio portafoglio brevetti relativamente all'uso sul web. Nel 2000, infatti, la compagnia telefonica britannica citò in giudizio negli USA Prodigy - uno dei maggiori produttori di servizi per Internet -, reclamando un brevetto sull'hyperlink (il metodo con il quale gli utenti seguono i links attraverso le pagine su Internet).
Tuttavia, la domanda è stata rigettata perchè - a parere del Giudice - nessuna giuria è in grado di scoprire che il brevetto è stato violato. Roma, 20 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Dìa internacional de las migraciones: articolo del Presidente del FAIN
Ieri si è svolta la giornata internazionale delle migrazioni. Anche se con un piccolo ritardo, ricevo e volentieri pubblico il seguente articolo di Silvia Rosa Velasquez Manrique, Presidente del FAIN (Federación de Asociaciones de Inmigrantes): "Día Internacional de las Migraciones : Hacia una ciudadanía universal
“Ha sido la filosofía de mi vida que las dificultades se desvanecen cuando se las enfrenta con valentía" (Isaac Asimov)
El 18 de diciembre es el Día Internacional de las Migraciones. Esta celebración fue proclamada por la Organización de Naciones Unidas( ONU) en el año 2000, en homenaje al 18 de diciembre de 1990, día en el que la Asamblea de la misma adoptó la Convención Internacional sobre la Protección de los Derechos de Todos los Trabajadores y de sus familiares.
En este día, tan significativo para muchas personas que han tenido que abandonar su tierra de origen en busca de otros horizontes, se reconoce la contribución de los migrantes en todo el mundo, se toma conciencia de sus derechos humanos y de la continua necesidad de protegerlos de la explotación, abuso y violencia. Los derechos de los inmigrantes son derechos humanos.
Las migraciones ha sido siempre una constante de los seres vivos desde el origen del mundo. Se desplazan las aves, las ballenas, las cebras y otras tantas especies. El ser humano siempre ha emigrado y en los tiempos actuales estamos asistiendo al momento de mayor movilidad humana. En plena Era de la Globalización, las Migraciones son una de las principales características del mundo contemporáneo a la cual hay que darle la magnitud que se merece, especialmente en sus aspectos positivos, algo que aún parece no ser percibido en muchas sociedades de acogida debido a la tergiversación en el discurso político y al tratamiento deficiente de este tema en los medios de comunicación.
Durante mucho tiempo hemos visto describir a las Migraciones como fenómeno, lo cual, según la filosofía de Immanuel Kant, se les da un tratamiento de “cosa percibida” y no cómo lo que realmente constituyen, una realidad social, tan antigua como la propia humanidad. Es por esta razón, por la que debemos dejar de hablar de un fenómeno, de algo extraño, opaco, incomprensible y ver en los movimientos migratorios una contribución al desarrollo en los países de origen y en los países de destino, un movimiento enriquecedor que al mismo tiempo debe gestionarse con políticas adecuadas.
La Organización Mundial para las Migraciones ha presentado el Informe sobre las Migraciones en el Mundo 2011, el cual se titula “ Comunicar Eficazmente sobre la Migración”. En el mismo se señala la importancia de cambiar la forma de comunicar sobre la migración a través de un debate político y público fundamentado y transparente, que deje sin efectos los debates políticos demagógicos y sectarios que han colocado a los migrantes como chivos expiatorios de una coyuntura económica internacional que tiene a sus principales causantes en aquéllos que los han utilizado como mercancía para lograr sus pingues beneficios, maltratando a la clase trabajadora en general, independientemente de su origen y a los cuales un enfrentamiento entre los mismos, les viene muy bien
para eludir sus enormes responsabilidades.
El término “ Migraciones” comprende tanto a los inmigrantes como a los emigrantes, por lo cual tampoco nos podemos olvidar de éstos últimos, que un día se marcharon y cuando retornan, en muchas ocasiones se sienten más extranjeros que los propios inmigrantes.
Entendemos que las migraciones se deben regular y deben ser
ordenadas, pero no por eso las políticas migratorias deben centrarse en requisitos restrictivos hacia la legalidad, especialmente cuando la irregularidad ha sobrevenido por cuestiones de no tener trabajo a causa de la crisis económica.
En épocas en las que se necesitaba mano de obra extranjera con urgencia, mucha gente se desplazó a los países de la Unión
Europea para ocupar puestos de trabajo que no se cubrían.
Entonces el trabajo de los migrantes elevaba el Producto Interior Bruto de países como España. En la actualidad, son unos de los colectivos más azotados por el paro. Muchos han vuelto a sus países de origen, por sus propios medios o por el Programa de Retorno Voluntario y otros se han quedado y luchan codo a codo con los autóctonos en sus trabajos, bregando contra la mala situación económica y social. Los protagonistas de las diásporas migratorias están acostumbrados a todo tipo de inclemencias, de sinsabores, a que se diga que se aprovechan de las ayudas y que los relacionen con la delincuencia. Afortunadamente, ya muchas instituciones y organismos públicos, en colaboración con las organizaciones de inmigrantes, han establecido instrumentos de integración de los nuevos ciudadanos en el lugar de acogida y de transformación en la sociedad de la diversidad, con estrategias bidireccionales, es decir, que favorezcan el entendimiento y la convivencia de nativos y no nativos.
Las transformaciones actuales llevan a constantes migraciones. En la actualidad, observamos como muchos españoles vuelven a emigrar y cómo parece que América del Sur parece por fin despuntar hacia una mejora de su economía. Es nuestra esperanza de que en los años venideros se pueda llegar hacia un concepto más consolidado de ciudadanía internacional, con un acompañamiento de un marco jurídico que desarrolle los derechos fundamentales y no los arrincone en meras declaraciones de intenciones.
FDO. Silvia Rosa Velazquez Manrique
DNI: 33.521.784-G
Presidenta de la Federación de Asociaciones de Inmigrantes(FAIN)
FAIN: Registro de Inscripción nº 41 – Resolución 111/2004 de 1 de marzo
C.I.F. Nº G 31816325 DOMICILIO SOCIAL: C/San Gregorio,28, Pamplona
C.P. 31001 - Telef nº 660339751 "
Roma, 19 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte
RIPRODUZIONE RISERVATA USA: vietate le immagini ritoccate con "Photoshop" nelle pubblicità per i cosmetici
Il logo di "Photoshop"
La National Advertising Division (NAD) statunitense ha vietato l'uso di immagini trattate con "Photoshop" nelle pubblicità dei cosmetici. Il primo caso sottoposto a veto da parte dell'Autorità di Vigilanza ha riguardato la pubblicità di un mascara (Cover Girl mascara della Procter&Gamble): nelle foto promozionali le ciglia apparivano allungate del doppio dopo l'uso del prodotto cosmetico. Tuttavia, in basso appariva una scritta - in piccolo - che avvertiva che la foto era stata ritoccata. Ma, in ogni caso, l'effetto "suggestione" sui telespettatori/consumatori (portati, naturalmente, a vedere le foto e non la scritta microscopica) era garantito.
Andrea Levigne, Direttore della NAD, ha dichiarato che "Non si può usare una foto per spiegare come sarà l’aspetto una volta che
una donna ha applicato un cosmetico e poi in piccolo scrivere ’non è esattamente cosi' ". Il caso sopra citato costituirà un importante precedente per intervenire in casi simili - ad esempio, nelle pubblicità che mostrano le modelle artificialmente dimagrite per promuovere prodotti legati alla dieta. Analogamente, in Gran Bretagna nel 2010 la Advertising Standards Authority ha vietato una pubblicità con Julia Roberts, dove la famosa attrice appariva eccessivamente " ringiovanita ". Roma, 19 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Camionista guida senza mani sul volante perchè parla con due cellulari : multato
E' successo a Bari. Un camionista guida senza mani sul volante perchè intento a parlare, in contemporanea, con due cellulari (uno per ogni mano).
Una pattuglia in moto della Polizia Municipale nota la scena e lo ferma. L'uomo tenta di giustificarsi dicendo che aveva ricevuto una telefonata urgente dalla moglie e, subito dopo, dalla madre - alle quali non poteva proprio evitare di rispondere -; in più, era nell'impossibilità di fermarsi. Ha poi, candidamente, aggiunto che in altre occasioni si è trovato a parlare al cellulare durante la guida senza utilizzare l'auricolare.
Se l'è cavata con una multa di 150 Euro e la decurtazione di 5 punti dalla patente. E questo succede in barba alla nostra sicurezza sulle strade ... Roma, 17 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte
RIPRODUZIONE RISERVATA "Ti ammazzo", dice il marito alla moglie. Se la frase incute timore, per la Cassazione è reato
Caia denuncia Tizio - coniuge con il quale è in fase di separazione- per percosse e minacce gravi. Alla base dell'accusa, le lesioni - certificate - causate dalle percosse e la frase "ti ammazzo", pronunciata nel corso di un litigio. Nel corso del giudizio, Caia - costituitasi parte civile - rende dichiarazione testimoniale.
Il Giudice di Pace accoglie la domanda di Caia. Tizio propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte osserva che l'espressione "ti ammazzo" costituisce reato allorquando provoca timore nella persona cui è indirizzata. I Giudici di legittimità aggiungono che la reazione dell'uomo e della donna comune di fronte ad una minaccia di morte violenta è quella di sentirsi limitati nella propria libertà, e irrilevante è la "concretezza" della limitazione. A nulla è valsa la difesa di Tizio, il quale ha eccepito che Caia ricorreva a "insulti di pari volgarità" e che ha aspettato 10 giorni prima di fare la denuncia, continuando a vivere sotto lo stesso tetto (pertanto, non doveva avere una gran paura). Per i motivi sopra descritti la Corte di Cassazione - 5^ Sez. penale - con la sentenza n. 46542 del 15 dicembre 2011 ha rigettato il ricorso di Tizio, confermando la sentenza impugnata. Roma, 17 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Antitrust : multa di oltre 39 milioni di Euro a Poste Italiane per abuso di posizione dominante
Clamoroso: l'Antitrust, con provvedimento emesso il 15 dicembre 2011, ha comminato a Poste Italiane una sanzione di 39.377.489,00 Euro per abuso di posizione dominante. Questi i fatti (come ricostruiti dall'Antitrust): a partire dal 2007 Poste Italiane ha sfruttato il proprio potere di mercato detenuto nei servizi postali tradizionali - basato sul servizio di rete integrata-, per entrare nel mercato del servizio "a data e ora certa" e in quello del servizio di notifica attraverso messo. In particolare, avendo la possibilità di utilizzare la rete già esistente per i servizi tradizionali anche per i servizi sopra citati, ha cominciato a trattare la corrispondenza dei concorrenti e a praticare prezzi "predatori " in loro danno - senza imputare, appunto, il costo della rete perchè già esistente -. L'obiettivo delle condotte sopra descritte è stato - secondo l'Antitrust - quello di mantenere la propria posizione dominante sul mercato. Nello specifico, "nel mercato del servizio di recapito ‘a data e ora certa’, Poste Italiane ha dapprima attuato politiche a danno dell’immagine del concorrente Tnt, che aveva lanciato il servizio “Formula Certa”, costruendo, con ingenti investimenti, una rete ‘alternativa’. Il meccanismo messo in atto da Poste prevede che, in caso di corrispondenza
dei concorrenti rinvenuta nella propria rete postale, gli invii devono sempre essere restituiti al mittente e non all’operatore concorrente. La
restituzione avveniva, inoltre, solo previo pagamento del prezzo pieno pur non fornendo i servizi connessi, diversamente da quanto richiesto ai
propri clienti, e a carico del mittente, il tutto da effettuare entro 10 giorni dalla comunicazione: in caso contrario gli invii potevano essere distrutti da Poste Italiane.
Il passo successivo di Poste, una volta entrata nel mercato liberalizzato dei servizi a valore aggiunto, è stato quello di adottare strategie di prezzi predatori e offerte selettive offrendo il servizio PostaTime proprio a quei clienti-mittenti dei concorrenti oggetto della procedura di restituzione descritta, sfruttando la rete utilizzata per il servizio universale senza imputare il relativo costo". Analoga strategia è stata adottata - con lo stesso mezzo e lo stesso fine - in occasione delle gare bandite dal Comune di Milano e da Equitalia nel 2008, che avevano ad oggetto " la consegna attraverso messo notificatore di multe e atti amministrativi e il servizio di recapito ‘a data e ora certa’ ". Ebbene, Poste Italiane è risultata vincitrice della prima gara e di tre lotti su quattro della seconda gara. L'Authority di vigilanza ha intimato a Poste Italiane di cessare immediatamente i comportamenti oggetto di sanzione e di inviare, nel termine di tre mesi, una relazione illustrativa delle misure adottate per rimuoverli. Roma, 15 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIRPODUZIONE RISERVATA Cassazione: ascensore troppo rumoroso? Si al risarcimento danni
Un ascensore condominiale Tizia - che abita all'ultimo piano di uno stabile condominiale- agisce in giudizio con azione inibitoria, chiedendo il risarcimento danni a causa dell'eccessivo rumore dovuto alle porte che si aprono e si chiudono (soprattutto di notte). In primo grado la domanda viene accolta. Impugnata la sentenza dinanzi alla Corte d'Appello, quest'ultima riforma la decisione di primo grado, sostenendo che si trattava di uno sforamento lieve che " non era di per sé sufficiente ad integrare l'intollerabilità dei rumori,
anche in considerazione del fatto che gli stessi erano discontinui e rari in periodo notturno e che la signora era risultata essere un soggetto particolarmente sensibile ai rumori ". I Giudici di secondo grado si spingono oltre, rimproverando Tizia che avrebbe fatto meglio a "valutare, all'epoca dell'acquisto dell' appartamento, le condizioni acustiche dell'impianto e delle mura dell'immobile ". La ricorrente impugna la sentenza dinanzi alla Corte di legittimità, che ribaltano la decisione della Corte d'Appello. I Giudici con l'ermellino, infatti, osservano che " il contenimento delle emissioni, di qualsiasi genere, entro i livelli massimi fissati dalle normative di tutela ambientale e nell'interesse della collettività, non costituisce circostanza sufficiente ad escludere
in concreto l'intollerabilità delle correlative immissioni "; al contrario, " il superamento di detti livelli, da assumersi quali criteri minimali di partenza ai fini del giudizio di tollerabilità o meno, deve ritenersi senz'altro illecito ". Di conseguenza, " la diretta ed immediata esposizione, in ragione della vicinanza, alle fonti di emissione acustica, ove queste siano superiori a quelle normativamente fissate a tutela indifferenziata della collettività, giustifica in ogni caso il vicino a chiedere la tutela inibitoria e risarcitoria ". Alla luce di queste motivazioni, la Corte di Cassazione - con la sentenza n. 26898 del 14 dicembre 2011 - ha accolto il ricorso di Tizia, cassando la sentenza della Corte d'Appello. Roma, 15 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Illegittima la modalità di rilascio della tessera del tifoso. Parola di Consiglio di Stato
Roma, 15 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Cassazione: i genitori non possono astenersi dal testimoniare nella causa di separazione del figlio
Roma, 14 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Città Sant'Angelo e la lotta alla prostituzione: multe fino a 500 Euro per i clienti
by Avv. Daniela Conte
Il Comune di Città Sant'Angelo - in provincia di Pescara - ha dichiarato guerra alla prostituzione. Il sindaco, infatti, ha emesso un'ordinanza urgente, la quale stabilisce che i clienti sorpresi con le prostitute dovrano pagare una multa fino a 500 Euro. Il primo cittadino ha dichiarato che l'ordinanza è stata emessa ai sensi dell'art. 54 T.U. degli enti locali. E ha aggiunto che è stato necessario procedere all'adozione del provvedimento per "rispondere alle esigenze dei cittadini e per adeguare il Comune angolano
a quelli limitrofi, che hanno già attuato misure in tal senso. Ci stiamo adeguando ai comuni di Pescara, Silvi e Montesilvano. L'ordinanza l'abbiamo fatta dopo avere sentito il parere della compagnia
dei carabinieri di Montesilvano e l'abbiamo comunicata al prefetto. Nei
prossimi giorni saranno apposti dei cartelli stradali di divieto di contrattazione di prestazioni sessuali, con multe previste fino a un massimo di 500 euro per i trasgressori ". Il provvedimento stabilisce, nello specifico, che " In tutto il territorio del comune di Città Sant'Angelo e in particolare nel tratto della statale 16 Adriatica che attraversa l'abitato di Marina di Città Sant'Angelo e congiunge il territorio del comune di Silvi con quello di Montesilvano, è vietato a chiunque contrattare prestazioni sessuali su strada, intrattenersi, anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano l'attività consistente in prestazioni sessuali ". In sostanza, fermarsi a " chiedere informazioni " a una prostituta o, peggio ancora, consentire che salga sulla propria auto, ai cittadini di Città Sant'Angelo potrà costare piuttosto caro... Roma, 13 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Messina : dopo 5 anni, per un errore di graduatoria vigili del fuoco licenziati durante i soccorsi
Ecco un'altra vicenda tutta italiana (raccontata sul sito del quotidiano La Repubblica) .....
Nel 2006 viene indetto a Lipari - in provincia di Messina - un concorso per il reclutamento di 11 volontari come vigili del fuoco. Il concorso si svolge regolarmente e viene pubblicata la graduatoria dei vincitori, che entrano in servizio. In questi anni, i vincitori di quel concorso hanno ricevuto numerosi encomi per varie operazioni di soccorso - una su tutte, quella successiva all'alluvione di Giampilleri -. Ed ecco il paradosso : dopo ben cinque anni, il Ministero si accorge che c'è un errore di graduatoria (sembra che altri candidati abbiano maggiori requisiti di 7 tra quelli proclamati vincitori del concorso). E' importante precisare che uno di loro era stato inserito in graduatoria dopo un ricorso al TAR - dunque i suoi requisiti erano stati controllati più volte -. In ogni caso, a seguito della " scoperta " il Ministero provvede al licenziamento immediato dei 7 vigili del fuoco, che viene loro comunicato il 25 novembre - mentre stanno estraendo dal fango la terza vittima della frana di Scarcelli, frazione di Saponara, avvenuta nella notte tra il 22 e il 23 novembre -. I destinatari dell'improvviso licenziamento avevano fatto affidamento sul nuovo lavoro - qualcuno aveva anche acceso un mutuo -. Ora sono stati costretti ad iscriversi all'ufficio di collocamento. Come ho detto all'inizio dell'articolo, è proprio una vicenda italiana.... Roma, 13 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Roma : turisti francesi incidono i nomi su un pilastro del Colosseo. Denunciati per deturpamento e imbrattamento
Alcuni agenti che stanno effettuando servizio di sorveglianza nell'ambito dell'operazione "Natale sicuro", li notano e li fermano. I due turisti sono stati denunciati per deturpamento e imbrattamento di cose di interesse storico e artistico. Rischiano di dovere risarcire i danni. Il reato sopra descritto è previsto dall'art. 639 cod. pen. - dal Titolo " Deturpamento e imbrattamento di cose altrui " - il quale, al 2^ e 3^ comma, stabilisce che " Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno
a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il
fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro. Nei casi di recidiva per le ipotesi di cui al secondo comma si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della
multa fino a 10.000 euro " (testo così modificato dall'art. 3 - comma 3^, lettera a) - della Legge 15.07.2009, n. 94). La leggerezza, pertanto, rischia di costare caro ai due giovani turisti. Una condanna esemplare, infatti, è richiesta da più parti. Dino Gazzellone, assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma, parla di atto "gravissimo, inaccettabile e vergognoso". Antonio Gazzellone, delegato al turismo di Roma Capitale, è ancora più duro: " ll Colosseo è il nostro monumento più famoso nel mondo e non credo che basti una lavata di testa, insieme ad una multa consistente; i turisti devono essere consapevoli dei loro molti diritti, ma degli altrettanti doveri che hanno nei confronti della città che li ospita; all’estero contro chi sporca ed imbratta sono severi; non è che venendo a
Roma si può pensare di fare ciò che si vuole ". In sostanza, sarebbe opportuno inculcare un maggiore " senso storico " nei giovani.
Un'ultima considerazione : nel disegno di legge originario - il n.1059 del 15 maggio 2008 - si prevedeva, come ulteriore sanzione, "l'obbligo di ripristinare il danno nel termine fissato in relazione all'entità delle opere da eseguire e allo stato dei luoghi", e la reclusione arrivava ad un massimo di due anni. Forse l'inserimento di questi ulteriori elementi avrebbe costituito un maggiore " deterrente " per il c.d. fenomeno dell' "imbrattamento". Roma, 13 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA
Bari: lo Stato chiede il pagamento anticipato dell'Irpef per indennizzo non ancora pagato
La sede del Ministero dell'Economia e delle Finanze
Paolo Cea, poliziotto di Bari, rimane invalido dopo una colluttazione con alcuni rapinatori. Nonostante l'invalidità per causa di servizio, tuttavia, non gli viene pagata la dovuta indennità.
Pertanto, nel 1983 instaura un procedimento civile nei confronti del Ministero dell'Interno per ottenere il pagamento dell'indennità di invalidità - già riconosciuta -. Dopo 24 anni, finalmente, il processo giunge a conclusione e la domanda viene accolta. Nel frattempo, Paolo Cea è morto, ma la causa viene portata avanti dal figlio, Vito Cea. La sentenza viene messa in esecuzione e si giunge anche al pignoramento presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze, ma la somma a titolo di risarcimento danni non viene pagata con la motivazione che non ci sono i soldi. Paradosso dei paradossi, tuttavia, il Ministero dell'Economia e delle Finanze, per il tramite dell'Agenzia delle Entrate, chiede il pagamento dell'IRPEF sulla somma non ancora corrisposta. In poche parole, Vito Cea dovrebbe pagare le tasse relative ad una somma non entrata ancora in suo possesso. Alla famiglia del povero ex poliziotto deceduto resta, quale ultima soluzione, quella di appellarsi alla Corte Europea dei diritti dell'uomo. Roma, 12 novembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Caserta : professoressa abbassa voto ad alunna perchè "nera"
L'ingresso della scuola media "Pietro Giannone"
A Caserta c'è una scuola media intitolata a Pietro Giannone - filosofo, storico e giurista, appartenente ad una famiglia di avvocati ed esponente di spicco dell'Illuminismo italiano -. In questa scuola, tuttavia, è avvenuto un grave episodio di ingiustizia e razzismo. La professoressa di geografia, correggendo due compiti molto simili svolti da altrettanti alunni, mette due voti diversi: ad uno dà 9, all'altro 7. L'alunna che ha svolto il compito con voto 7 chiede spiegazioni all'insegnante, e si sente rispondere : " Tu non sei come gli altri, sei nera ". La ragazzina racconta tutto a casa e, il giorno dopo, la madre denuncia l'accaduto alla dirigente scolastica, la quale chiede conferma agli altri alunni e - ottenutala - intima alla professoressa di non farsi vedere a scuola. Quest'ultima accetta il suggerimento e si mette in malattia. La dirigente scolastica denuncia la vicenda agli organi scolastici competenti ma, curiosamente, non adotta alcun provvedimento- ad esempio, di sospensione - nei confronti dell'insegnante di geografia. La notizia è stata riportata in un articolo del quotidiano Corriere del Mezzogiorno, nel quale si legge che il Dirigente scolastico della Campania, Diego Bouchè ha commentato dicendo : " È incomprensibile tutto ciò. Sono amareggiato - parlerò al più presto con il dirigente provinciale e della scuola, poi deciderò il da farsi. Mi chiedo come sia possibile, oggi, nella società multirazziale, che accadano episodi simili... È insopportabile. E pensare che proprio ieri sono stato in provincia di Caserta in un incontro al quale erano presenti molti responsabili della scuola casertana. Ma nessuno mi ha fatto cenno ad un episodio così grave. Ripeto, se tutta la vicenda fosse confermata, saremmo in presenza di un episodio gravissimo ". Ed è proprio vero: alla fine del 2011 questi episodi non dovrebbero accadere. Concetti come società multirazziale, integrazione, ecc. non dovrebbero rimanere - appunto - soltanto parole. La speranza è che questo accada almeno in un prossimo futuro, quando la ragazzina ingiustamente umiliata crescerà.
Roma, 12 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Cassazione: figlio maleducato? I genitori devono risarcire i danni
I giudici di merito non accolgono la domanda : a loro parere, nel caso di specie non vi è responsabilità dei genitori del piccolo "aggressore" perchè, durante la partita di calcio, non hanno avuto la possibilità di intervenire per impedire che si verificasse l'evento dannoso e, in più, il bambino avrebbe dovuto essere a conoscenza delle regole del gioco - pertanto, è da ritenersi l'unico responsabile -. Per inciso, in effetti l'art. 2048, comma 1^, cod. civ. stabilisce che " Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all'affiliante "; la medesima norma, tuttavia, al comma 3^ prevede un'esenzione dalla responsabilità nell'ipotesi in cui venga dimostrato, in sede di giudizio, di non aver potuto impedire il fatto. Tornando al caso di specie, i genitori del bambino ferito propongono ricorso in Cassazione. I Giudici di legittimità ribaltano la sentenza della Corte d'Appello. A parere della Suprema Corte, infatti, non è sufficiente ad escludere la responsabilità dei genitori la circostanza di non avere potuto impedire il fatto, ma deve essere dimostrato " di avere impartito al figlio una buona educazione e di avere esercitato su di lui una vigilanza adeguata, il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all'età, al carattere e all'indole del minore ". Per questi motivi, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei genitori del bambino ferito, cassando la sentenza della Corte d'Appello. Roma, 10 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Cina : "iPad" è un marchio cinese. La Apple giudicata colpevole di violazione del copyright
Il famoso iPad della Apple
Doccia fredda per la Apple - orfana di Steve Jobs -: un Tribunale di Schenzhen, in Cina, ha accolto la domanda della piccola società cinese Proview Electronics e giudicato la società statunitense colpevole di violazione del copyright, relativamente al famosissimo marchio "iPad". Ricostruiamo i fatti : nel periodo 2000-2004 la Proview Electronics registra il marchio "iPad" in vari Paesi - tra i quali Cina, Singapore, Corea del Sud, Messico, Indonesia, e nell'Unione Europea -. Nel 2010, una filiale della società cinese a Taiwan vende i diritti del marchio alla Apple. Secondo il Giudice del Tribunale di Schenzhen, l'accordo tra la Apple e la filiale della Proview Electronics non è giuridicamente vincolante perchè concluso con un ausiliario e non con la società stessa, che ha sede a Hong Kong. Nel terzo trimestre del 2011 - secondo le stime della società di ricerca Analysys International - in Cina l'iPad della Apple ha raggiunto una quota di mercato del 74%. La Apple, a sua volta impegnata in battaglie contro la Samsung Electronics e la Htc - che hanno ad oggetto proprio i brevetti -, non ha ancora commentato la notizia, ma si presume che proporrà appello avverso la sentenza. Roma, 9 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Brasile : multa salata a McDonald's. Il menù "Happy meal" è dannoso per la salute
"Happy Meal" di McDonald's
Il menù " Happy meal " per i bambini - contenente gadget e giochini - è uno dei punti di forza della famosa catena McDonald's in tutto il mondo. Tuttavia, com'è noto, da tempo sono in atto campagne contro il famoso menù perchè considerato troppo calorico e dannoso per la salute dei bambini. Nel 2010, ad esempio, il "San Francisco Board of Supervisors" - l'organo legislativo all'interno della città e della contea di San Francisco - ha adottato una decisione con la quale ha vietato ai ristoranti della città di distribuire pupazzetti e giochini con gli " Happy meal ", fatta eccezione per il caso in cui i pranzi contengano meno di 600 calorie, 640 milligrammi di sodio e 35% dei grassi. Più in generale, la First Lady statunitense Michelle Obama ha lanciato una vera e propria campagna per combattere il problema dell'obesità - che negli Stati Uniti ha superato, in alcuni Stati, la preoccupante percentuale del 30% della popolazione -. Adesso fa scalpore la notizia che il Brasile ha comminato una maxi - multa alla McDonald's - 1,3 milioni di Euro - per gli " Happy meal ". Tutto è nato dalla denuncia dell'Istituto Alana - un'organizzazione senza fini di lucro - nell'ambito del progetto "Bambini e consumo". Secondo l'organizzazione, con la pratica commerciale a fini promozionali che associa il cibo ai giocattoli "McDonald's crea una logica di consumo nociva e incentiva alla formazione di valori distorti, come la formazione di abitudini alimentari dannose per la salute". L'Alana denuncia la diffusione - dopo la denuncia - di ben 18 campagne pubblicitarie destinate al pubblico infantile - nelle quali vengono utilizzati personaggi di fantasia molto amati dai bambini -. Dopo la notizia della maxi - multa (pubblicata nel "Diario ufficiale dello Stato di San Paolo"), McDonald's ha diffuso un comunicato stampa con il quale ha dichiarato di non voler commentare "i dettagli di un processo in corso" e ha precisato di essere "convinta di rispettare tutte le norme della legislazione vigente sia rispetto alla comunicazione, sia in relazione alle pratiche commerciali ". La famosa catena di fast-food ha, comunque, la possibilità di proporre ricorso contro la decisione.
Seguiremo gli sviluppi della vicenda.... Roma, 9 dicembre 2011 Avv. Daniela Conte RIPRODUZIONE RISERVATA Iscriviti a: