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Timestamp: 2020-08-12 13:43:21+00:00
Document Index: 96364214

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 1362', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 360', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 9494 del 28/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9494 del 28/04/2011
Cassazione civile sez. lav., 28/04/2011, (ud. 24/03/2011, dep. 28/04/2011), n.9494
sul ricorso 13903/2007 proposto da:
D.G.R.;
avverso la sentenza n. 9275/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 10/05/2006 R.G.N. 6102/04;
il giudice d’appello di Roma con sentenza del 10 maggio 2006, confermando la decisione di prime cure, ha dichiarato l’illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro stipulato, per il periodo dal 17 ottobre 2000 al 31 gennaio 2001, a norma dell’art. 8 del c.c.n.l. 26 novembre 1994 ed in particolare in base alla previsione dell’accordo integrativo del 25 settembre 1997, che prevede, quale ipotesi legittimante la stipulazione di contratti a termine, la presenza di esigenze eccezionali, ecc.., fra il lavoratore in epigrafe da una parte, e Poste Italiane s.p.a.
Il predetto giudice, premesso che l’accordo de quo era disciplinato dalla L. n. 56 del 1987, art. 23, attribuendo rilievo decisivo al fatto che le parti avevano fissato il limite del 30 aprile 1998 alla possibilità di procedere con assunzioni a termine, ha ritenuto il contratto a termine in esame illegittimo in quanto, tra l’altro, stipulato in epoca posteriore;
per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso la Poste Italiane s.p.a. affidato ad un unico motivo; il lavoratore non ha svolto attività difensiva;
con l’unico motivo la società ha dedotto violazione di norme di diritto m relazione all’art. 1362 c.c., e segg., nonchè vizio di motivazione in ordine alla efficacia dell’accordo del 25.9.97, integrativo dell’art. CCNL 1994;
il ricorso è inammissibile per violazione dell’art. 366 bis c.p.c.;
infatti trattandosi di sentenza di appello pubblicata dopo il 2 marzo 2006 trova applicazione, del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, ex art. 27, comma 2, la richiamata norma di rito secondo la quale nei casi previsti dal l’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena d’inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto e nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’illustrazione del motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione ai quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione;
nella specie difetta del tutto il quesito di diritto nonchè la specifica indicazione del fatto controverso, intesa quale sintesi logico-giuridica della censura che si vuole sottoporre al giudice di legittimità Cass. S.U. 28 settembre 2007 n. 20360);
il ricorso, pertanto, va dichiarato inammissibile;
ha Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese del giudizio di legittimità.