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Timestamp: 2018-05-22 22:55:38+00:00
Document Index: 162302597

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art.32', 'art. 6', 'art. 18', 'art.8', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 29', 'art. 199', 'art. 250', 'art. 17', 'art. 68', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 51', 'art. 75', 'art. 2', 'art. 494', 'art.77']

Sull'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (L.20 Maggio 1970,n.300)
post pubblicato in Diritto, il 22 dicembre 2011
Prima di procedere ad un'analisi dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, appare utile fornire un quadro analitico delle fasi che precedono l'applicazione della norma de qua.
La L. 183/2010 "collegato al lavoro" (art.32), ha riformulato i primi due commi dell'art. 6 della L.604/1966, delineando un nuovo sistema di impugnazione da applicare a tutti i casi di invalidità del licenziamento.
Il lavoratore, nel termine di decadenza di 60 giorni della ricezione della comunicazione dei motivi, se questi non sono contestuali al licenziamento, deve impugnare il licenziamento con qualsiasi atto scritto anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la sua volontà.
Nella fase giudiziale, qualora il giudice dichiari l'illegittimità del licenziamento dovrà valutare quale forma di tutela applicare, a seconda delle dimensioni dell'azienda, specificamente se applicare la tutela reale (art. 18 Statuto dei Lavoratori) o la tutela obbligatoria (art.8 L. 604/1966). Con quest'ultima forma di tutela il datore di lavoro viene condannato a riassumere il lavoratore entro 3 giorni oppure a risarcire il danno da questi patito, versandogli un'indennità compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. La scelta tra riassunzione o indennità spetta al datore.
Diversamente, allorquando il giudice dichiara inefficace il licenziamento ovvero ne dichiari la nullità ordina al datore di lavoro di reintegrare (riassumere) il lavoratore nel posto di lavoro e liquida, altresì, un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto, dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione nonchè al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dal momento del licenziamento al momento dell'effettiva reintegrazione.
Conclusivamente, la scelta operata dall'organo giudicante tra le due forme di tutela (reale ed obbligatoria) tiene conto preliminarmente delle dimensioni aziendali (numero dei dipendenti) difatti se un'azienda occupa più di 15 dipendenti il giudice sarà propenso per l'applicazione della tutela reale, facendo salvo quanto è disposto dall'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Nella temuta ipotesi di modifica dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, se verrà operata a danno dei lavoratore, verrà compromessa la possibilità della reintegrazione e della tutela risarcitoria con tutte le conseguenze di legge.
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Famiglia di Fatto - Questioni giuridiche
post pubblicato in Diritto, il 10 febbraio 2011
La famiglia è una delle formazioni sociali dove si svolge la personalità dell’individuo (art. 2 Cost.), l’istituto del matrimonio civile su cu si fonda la famiglia (art. 29 Cost.) , così come previsto dal nostro ordinamento giuridico, prevede numerose disposizioni che lo regolamentano,vedi il caso dello scioglimento del matrimonio, dell’istituto della filiazione e della adozione nonché della successione legittima, tali norme non vengono applicate a soggetti conviventi ossia alle c.d “famiglie di fatto o naturali”.
La famiglia di fatto non costituisce un istituto “novum” del nostro ordinamento giuridico, essendo che lo stesso era noto sin dal diritto romano (allora si parlava di concubinato), attualmente per famiglia di fatto si designa l’unione di due persone di sesso diverso che convivono more uxorio senza avere contratto matrimonio. Secondo costante giurisprudenza affinché sussista famiglia di fatto o naturale non è sufficiente la sola coabitazione ma è necessaria, altresì, una situazione interpersonale di natura affettiva con carattere di tendenziale stabilità che si esplichi in una comunanza di vita e di interessi e nella reciproca assistenza morale e materiale. (Cass. Civ., sent. 8 agosto 2003, n. 11975; Trib. Milano, sent. 9 marzo 2004).
V’è da precisare che il nostro ordinamento giuridico non prevede delle norme che disciplinino ( come nel caso di soggetti legati da vincolo matrimoniale) i relativi diritti ed obblighi dei soggetti conviventi, tuttavia all’interno del sistema giuridico italiano sono previste delle norme “sparse” dirette alle unioni di fatto è il caso dell’art. 199 c.p.p. ( che prevede la facoltà di astensione a deporre per i prossimi congiunti dell'imputato ( anche per chi conviva o abbia convissuto con lo stesso) ; il riconoscimento dei figli naturali art. 250 c.c.; il D.p.r. 30 maggio 1989 n. 223 che considera, dal punto di vista anagrafico, i conviventi come appartenenti allo stesso nucleo familiare; la L. n. 179 del 31/07/1992 art. 17 che in tema di assegnazioni di alloggi popolari, riconosce al convivente more uxorio di subentrare all’assegnatario defunto.
Pertanto, qualora sorgessero delle controversie relativi a diritti e doveri tra soggetti non legati da vincolo matrimoniale non risulta essere applicabile, nemmeno in via estensiva, le norme previste dal capo IV del libro VI del codice civile poiché disciplinanti l’istituto del matrimonio.
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Delitto di atti persecutori (Stalking)
post pubblicato in Diritto, il 9 febbraio 2011
http://www.diritto.net/il-foro-penale.html
permalink | inviato da rosa valenti il 9/2/2011 alle 17:45 | commenti (0) |
post pubblicato in Diritto, il 23 novembre 2009
L’art. 68 della Costituzione prevede che senza autorizzazione della Camera di appartenenza nessun membro del Parlamento può essere arrestato o privato della libertà personale, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna o sia colto in flagranza di reato (.. ),La successiva legge n. 140 del 2003 all’articolo 1 prevedeva la sospensione dei processi penali, anche per fatti antecedenti all’assunzione dell’incarico e fino alla durata dello stesso per le più alte cariche dello stato cioè per il Presidente della Repubblica, Presidente del Senato della Repubblica, Presidente della Camera dei deputati, Presidente del Consiglio dei ministri e per il Presidente della Corte costituzionale. La Corte Costituzionale con sentenza del 20.01.2004, n. 24 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, l'art. 1 comma 1 e 2, della legge 20/6/2003, n. 140, ha affermato che “la misura predisposta dalla normativa censurata, infatti (sospensione generale, automatica e di durata non determinata del processo penale, in relazione alla coincidenza delle condizioni di imputato e di titolare di una delle cinque più alte cariche dello Stato, con l'intento della tutela dell'apprezzabile interesse del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni inerenti a quelle cariche, tutelabile in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale), creando un regime differenziato riguardo all'esercizio della giurisdizione, in particolare di quella penale (regolato, nel nostro ordinamento, sotto più profili da precetti costituzionali e rispetto a cui, fin dalle origini della formazione dello Stato di diritto, sta il principio di parità di trattamento), incide, menomandolo, sul diritto di difesa dell'imputato, essendo ininfluente in considerazione dell'interesse generale sotteso alle questioni di legittimità costituzionale l'atteggiamento difensivo da questi concretamente assunto in giudizio (nell'alternativa tra continuare a svolgere l'alto incarico sotto il peso di un'imputazione oppure dimettersi dalla carica, rinunciando al godimento di un diritto garantito dall'art. 51 della Costituzione). Risulta, altresì, sacrificato il diritto della parte civile (la quale, anche ammessa la possibilità di trasferimento dell'azione in sede civile, deve soggiacere alla sospensione prevista dal comma 3 dell'art. 75 del codice di procedura civile)”. In conclusione la suddetta legge era palesemente in contrasto con gli articoli 24 e 3 della Costituzione, detto ciò, oramai è storia, l’attuale governo ha elaborato il “Lodo Alfano” anche questo dichiarato incostituzionale, i nostri eroi stanno facendo ricorso al piano b cioè al “ il processo breve”, come se il problema urgente in Italia in questo momento fosse una riforma della giustizia!.
permalink | inviato da rosa valenti il 23/11/2009 alle 18:37 | commenti (0) |
Sull’ interpretazione costituzionale
post pubblicato in Diritto, il 18 settembre 2009
E’ cosa nota agli operatori di diritto che la Costituzione italiana può essere modificata attraverso il procedimento aggravato di cui all’articolo 138 della Cost., ma nell’ipotesi in cui un soggetto chiede in via giudiziale il riconoscimento di un diritto non previsto espressamente dalla Costituzione cosa si deve fare: modificare di volta in volta il testo costituzionale (il che sarebbe eccessivamente gravoso e dispendioso) o rinunciare al riconoscimento del presunto diritto?, certamente no.
I giudici attraverso un’interpretazione cosiddetta “estensiva” possono riconoscere e tutelare dei diritti, sempre nel rispetto del principio della separazione dei poteri, non espressamente riportati nel testo costituzionale, ad esempio nell’art. 2 della Costituzione dove vengono riconosciuti i diritti inviolabili dell’uomo si possono far rientrare una vasta categoria di diritti quali la libertà sessuale, il diritto alla vita, etc., in quanto norma a fattispecie aperta. In tal modo numerosi diritti sono stati riconosciuti dai giudici italiani, questo tipo di interpretazione costituisce un parametro importante soprattutto tenendo conto che quotidianamente e soprattutto con il progresso tecnologico e l’evoluzione dei tempi nascono diverse forme di diritti che necessitano di una qualche forma di tutela.
interpretazione diritto
permalink | inviato da rosa valenti il 18/9/2009 alle 18:26 | commenti (1) |
Falsa identità sul web
post pubblicato in Diritto, il 4 marzo 2009
Chi usa una falsa identità sul web commette il reato di cui all’articolo 494 c.p. “Sostituzione di persona” che punisce “chiunque attribuisce a sé o ad altri un falso nome o un falso stato al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno”.
“L'art. 494 c.p. ha come suo oggetto di tutela penale la pubblica fede la quale ben può essere insidiata da parte di inganni che siano relativi all'identità, agli attributi sociali o alla mera essenza di una persona. Tali inganni sono in grado di sorprendere la pubblica fede piuttosto che la sola fede privata in quanto potenzialmente capaci di superare la cerchia ristretta di un determinato destinatario” (Cass. pen., Sez. V, 08/11/2007, n.46674).
- Per nome si intende l’identità della persona quale: nome – cognome- data e luogo di nascita- professione;
- Per stato si intende : l’avere raggiunto o meno la maggiore età- cittadinanza- libero – coniugato;
- Per Fede pubblica si intendono gli inganni propinati ad un numero indefinito di persone
Il reato in esame si perfeziona qualora si inducono in errore gli utenti, i quali credendo di interloquire con una persona in realtà interloquiscono con un’altra al solo fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, configurandosi in questo modo una falsa rappresentazione della realtà: si pensi agli acquisti fatti su internet in cui si crede di contrattare con Tizio che in realtà è Caio utilizzando un altrui identità o un nome di fantasia.
permalink | inviato da rosa valenti il 4/3/2009 alle 15:21 | commenti (1) |
Il decreto legge un’arma a doppio taglio
post pubblicato in Diritto, il 14 ottobre 2008
Il decreto-legge è un atto che il Governo può adottare nei casi straordinari di necessità e d’urgenza; il Governo deve presentare alle Camere il decreto il giorno stesso per la conversione (art.77 Cost).
La caratteristica peculiare che hanno i decreti legge è data dalla provvisorietà di questi atti,infatti i decreti perdono efficacia sin dall’inizio se non vengono convertiti in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Da ciò ne consegue che il decreto-legge diventa una priorità da discutere in Parlamento lasciando così nell’oblio “temporaneo” (si spera) le altre proposte di legge che dovranno essere discusse,poiché la legge di conversione ha precedenza nei lavori delle Camere.
Il decreto diventa un’arma a doppio taglio nell’ipotesi in cui non venga convertito in legge poiché gli effetti prodotti sino a quel momento vengono meno perché non c’è più una base legale, potremmo dire che il decreto ha effetti retroattivi, pertanto i beneficiari di quel decreto vedono cadere irrimediabilmente le loro aspettative.
Ma qui mi voglio soffermare sui caratteri del decreto che,come dice la nostra Costituzione,deve essere emanato nei casi straordinari ; di necessità;e di urgenza,quale potrebbero essere una catastrofe naturale;una calamità e simili e allora perché la decretazione d’urgenza viene utilizzata in materia d’istruzione?
Sono fermamente convinta che la scuole italiana (a mio parere una delle migliori d’Europa) non versi in una situazione così catastrofica da richiedere un decreto legge!.
permalink | inviato da rosa valenti il 14/10/2008 alle 17:56 | commenti (0) |