Source: http://www.cercasentenze.it/sentenza-del-giorno/tar-di-lecce-recupero-somme-ricorso-al-miinistero-ddelleconomia-e-delle-rinane-comptenza.html
Timestamp: 2018-10-19 16:31:04+00:00
Document Index: 6389522

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 327', 'art. 37', 'art. 112', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 55', 'art. 14']

Tar di Lecce - Recupero somme - Ricorso al Miinistero dell'Economia e delle Finanze - Competenza | sentenza del giorno
Tar di Lecce - Recupero somme - Ricorso al Miinistero dell'Economia e delle Finanze - Competenza
sul ricorso numero di registro generale 1106 del 2012, proposto da:
Michele Disabato, rappresentato e difeso dall'avv. Giovanni Gaetano Ponzone, con domicilio eletto presso Luigi Guacci in Lecce, P.tta S. Giovanni Battista, 4;
Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale Stato, domiciliata in Lecce, via F. Rubichi 23;
formatosi sul decreto della Corte di Appello di Lecce n. 995/2009 reso in data 31.1.2011, e spedito in forma esecutiva in data 17.2.2011.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 19 settembre 2012 il dott. Claudia Lattanzi e uditi per le parti i difensori Lorusso Adalgisa in sostituzione di Ponzone Giovanni Gaetano, Marzo Gabriella.;
Il ricorrente ha chiesto l’ottemperanza del decreto della Corte di Appello di Lecce n. 995 del 31 gennaio 2011 con il quale è stato condannato il Ministero della giustizia al pagamento in favore del ricorrente, della somma complessiva di euro 6.500,00, oltre interessi di legge dalla data della domanda fino all’effettivo soddisfo.
Il predetto decreto, munito di formula esecutiva, è stato notificato al Ministero della Giustizia, sia nella propria sede sia presso l’Avvocatura dello Stato, nonché al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il decreto è poi passato in giudicato per mancata proposizione, nel termine di cui all’art. 327 c.p.c., di ricorso per cassazione, così come risulta dalla certificazione.
Poiché l’Amministrazione non ha dato esecuzione al predetto decreto, il ricorrente ha proposto il presente ricorso.
L’Amministrazione si è costituita con atto del 18 agosto 2012.
Nella camera di consiglio del 19 settembre 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione
1 - Come è noto, presupposto indispensabile per attivare il giudizio di ottemperanza avverso le decisioni del giudice ordinario è che queste ultime siano passate in giudicato.
A tale riguardo, occorre evidenziare che l’art. 37 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 esigeva espressamente, per la rituale introduzione del ricorso inteso ad ottenere l’esecuzione di sentenze pronunciate dall’autorità giudiziaria ordinaria, l’avvenuto passaggio in giudicato delle stesse.
Anche l’art. 112, comma 2, lett. c) codice del processo amministrativo, stabilisce che si può chiedere l’ottemperanza “delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati del giudice ordinario”.
Nel caso in esame, il decreto di cui si chiede l’ottemperanza, è stato notificato agli odierni resistenti, ed è munito della certificazione di non proposizione di ricorso per cassazione, sicché si è determinato l’avvenuto passaggio in giudicato dello stesso decreto di condanna.
2. Deve, altresì, essere riconosciuta la legittimazione passiva esclusiva del Ministero della Giustizia.
L’art. 3, terzo comma, l. 24 marzo 2001 n.89, così come modificato dall’art. 1, comma 1224, della l. n.296 del 2006 prevede che il ricorso, contenente la domanda di equa riparazione,“ è proposto nei confronti del Ministro della giustizia quando si tratta di procedimenti del giudice ordinario, al Ministro della difesa quando si tratta di procedimenti del giudice militare. Negli altri casi è proposto nei confronti del Ministro dell'economia e delle finanze”, sostituendo la formula originaria “del Ministro delle finanze quando si tratta di procedimenti del giudice tributario. Negli altri casi è proposto nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri” con la formula “Negli altri casi è proposto nei confronti del Ministro dell'economia e delle finanze”..
Il successivo comma 1225 stabilisce che “Le disposizioni di cui al comma 1224 si applicano ai procedimenti iniziati dopo la data di entrata in vigore della presente legge. Al fine di razionalizzare le procedure di spesa ed evitare maggiori oneri finanziari conseguenti alla violazione di obblighi internazionali, ai pagamenti degli indennizzi procede, comunque, il Ministero dell'economia e delle finanze. I pagamenti di somme di denaro conseguenti alle pronunce di condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo emanate nei confronti dello Stato italiano sono effettuati dal Ministero dell'economia e delle finanze”.
La correlazione fra i commi 1224 e 1225, evidenziata nella prima frase del comma 1225, milita nel senso che l’individuazione dell’articolazione debitrice sia il Ministero dell’economia e delle finanze sia per i giudizi intentati in base alla formulazione originaria dell’art. 3, terzo comma, della legge n.89 del 2001, sia per i giudizi intentati in base alla modificazione introdotta con l’art. 1,comma 1224, con esclusione quindi dei giudizi intentati nei confronti del Ministro della giustizia e del Ministro della difesa.
I dubbi interpretativi connessi alla presenza dell’avverbio comunque nella seconda frase del citato comma 1225 sono poi fugati dall’art. 55,comma 2 bis, del d.l. n.83/2012, che recita “L'articolo 1, comma 1225, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si interpreta nel senso che il Ministero dell'economia e delle finanze procede comunque ai pagamenti degli indennizzi in caso di pronunce emesse nei suoi confronti e nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri “.
3. Verificata positivamente la sussistenza dei presupposti e delle condizioni della pronuncia richiesta ( cioè il passaggio in giudicato della pronuncia, il decorso del termine di cui dell'art. 14, co. 1, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito nella legge 28 febbraio 1997 a decorrere dalla notificazione della pronuncia all’amministrazione presso la sua sede,l’inerzia della stessa amministrazione ) deve essere pertanto ordinato al Ministero della Giustizia di dare ottemperanza al decreto n.995 del 31 gennaio 2011, nel termine di 60 (sessanta) giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza..
Qualora, l’Amministrazione non provveda nel termine indicato si nomina quale Commissario ad acta, il dott. Enzo Cesare Giannuzzi, affinché provveda, a tutti gli adempimenti occorrenti per l’ottemperanza alla presente decisione nell’ulteriore termine di 60 (sessanta) giorni.
L’eventuale compenso del Commissario è posto a carico del Ministero.
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, ordina al Ministero della giustizia di provvedere al pagamento della complessiva di euro 6.500,00 (seimilacinquecento/00), a favore della ricorrente, oltre interessi di legge dalla data della domanda fino all’effettivo soddisfo, così come previsto dal decreto della Corte di Appello n. 995 del 31 gennaio 2011, entro 60 (sessanta) giorni dalla comunicazione/notificazione della presente sentenza.
In difetto di adempimento si nomina quale Commissario ad acta, il dott. Enzo Cesare Giannuzzi, affinché provveda, entro i successivi 60 (sessanta) giorni, a dare esecuzione al giudicato.
L’eventuale compenso del Commissario ad acta è posto a carico del Ministero resistente.
Condanna il Ministero al pagamento delle spese processuali che si liquidano in euro 400,00 (quattrocento), oltre accessori di legge, con distrazione in favore del difensore.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 19 settembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Novembre 2012 20:56