Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-terzo/titolo-ii/capo-vi/art233.html
Timestamp: 2019-04-21 00:19:08+00:00
Document Index: 97316101

Matched Legal Cases: ['art. 233', 'art. 5', 'art. 501', 'art. 233', 'art. 190', 'art. 233', 'sentenza ', 'art. 452', 'art. 442', 'sentenza ']

Art. 233 codice di procedura penale - Consulenza tecnica fuori dei casi di perizia - Brocardi.it
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Articolo 233 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 233 Codice di procedura penale
1. Quando non è stata disposta perizia [359], ciascuna parte può nominare, in numero non superiore a due, propri consulenti tecnici. Questi possono esporre al giudice il proprio parere, anche presentando memorie a norma dell'articolo 121.
1-bis. Il giudice, a richiesta del difensore, può autorizzare il consulente tecnico di una parte privata ad esaminare le cose sequestrate nel luogo in cui esse si trovano, ad intervenire alle ispezioni, ovvero ad esaminare l'oggetto delle ispezioni alle quali il consulente non è intervenuto. Prima dell'esercizio dell'azione penale l'autorizzazione è disposta dal pubblico ministero a richiesta del difensore. Contro il decreto che respinge la richiesta il difensore può proporre opposizione al giudice, che provvede nelle forme di cui all'articolo 127 (1).
1-ter. L'autorità giudiziaria impartisce le prescrizioni necessarie per la conservazione dello stato originario delle cose e dei luoghi e per il rispetto delle persone (1).
2. Qualora, successivamente alla nomina del consulente tecnico, sia disposta perizia, ai consulenti tecnici già nominati sono riconosciuti i diritti e le facoltà previsti dall'articolo 230, salvo il limite previsto dall'articolo 225 comma 1 (2).
(1) Tale comma è stato inserito dall'art. 5, della l. 7 dicembre 2000, n. 397.
(2) Qualora la perizia non venisse disposta il consulente tecnico può di sua iniziativa svolgere indagini e accertamenti consentitigli dall'oggettiva disponibilità di persone, cose o luoghi, col risultato di fornire all parte gli apporti tecnici necessari per gli ulteriori sviluppi processuali, considerando poi che lo stesso può essere sottoposto ad esame nel corso del dibattimento proprio per consentire l'acquisizione probatoria degli esiti delle sue indagini e delle sue valutazioni ex art. 501.
La norma realizza un importante presupposto per l'attuazione del diritto alla prova riguardo a materie che, per loro natura, potrebbero anche dare luogo a perizia.
Massime relative all'art. 233 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 6506/1998
Il potere delle parti di nominare propri consulenti tecnici e la facoltà di questi ultimi di esporre il proprio parere al giudice, anche mediante memorie, soggiacciono alle disposizioni generali in materia di prove ed in particolare all'art. 190 c.p.p. sul diritto alla prova. Ne consegue che anche la consulenza, non essendone prevista la ammissibilità di ufficio, è ammessa solo a richiesta di parte. È pertanto evidente che se una parte, pubblica o privata, non ritiene di avvalersi della facoltà, prevista dall'art. 233 c.p.p., di presentare al giudice i propri consulenti o di esibire i pareri da essi redatti, l'altra parte non può pretendere di far acquisire di ufficio dal giudice i detti pareri, invocando le norme degli artt. 234 ss. relative alla acquisizione dei documenti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6506 del 3 giugno 1998)
Cass. pen. n. 177/1992
Nell'ipotesi di trasformazione del giudizio direttissimo in abbreviato, il secondo comma dell'art. 452 c.p.p. prevede, nel particolare caso dell'impossibilità della decisione allo stato degli atti, la possibilità di assumere nuovi elementi probatori. In tale ambito di assunzione può certamente farsi rientrare l'attività di «consulenza tecnica fuori dei casi di perizia» in cui ciascuna delle parti — al di fuori delle complesse formalità di cui agli artt. 220 e segg. c.p.p. — può offrire al giudice un adeguato parere tecnico attraverso un consulente all'uopo nominato. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che, poiché il pubblico ministero si era indotto a richiedere l'assunzione — non di perizia — bensì della menzionata consulenza tecnica, e dato che tale incombente poteva essere esperito anche nel corso del giudizio abbreviato «atipico» di cui trattasi, l'opposizione della pubblica accusa alla introduzione di siffatto rito rimaneva priva di giustificazione, sicché la pena irrogata doveva essere diminuita di un terzo ai sensi dell'art. 442, comma secondo, c.p.p. e a tanto essa S.C. provvedeva).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 177 del 10 gennaio 1992)