Source: https://infosannio.wordpress.com/2016/11/05/pd-benevento-terzo-appuntamento-con-la-rubrica-la-riforma-costituzionale-in-sintesi/
Timestamp: 2017-04-28 18:04:17+00:00
Document Index: 34200946

Matched Legal Cases: ['art.70', 'art. 117', 'art.70', 'art. 65', 'art. 57', 'art. 80', 'art. 114', 'art. 116', 'art. 117', 'art. 119', 'art. 120', 'art. 122', 'art. 132', 'art. 117']

Pd Benevento: terzo appuntamento con la rubrica “La Riforma Costituzionale in SinteSI” – infosannio Skip to content
Campania, Cronaca, Interno, PoliticaPd Benevento: terzo appuntamento con la rubrica “La Riforma Costituzionale in SinteSI”	5 Nov 2016 infosannio	E’ in arrivo sulla pagina facebook del Circolo PD di Benevento il terzo appuntamento con la rubrica “La Riforma Costituzionale in SinteSI”, a cura dell’ufficio politico del Circolo, composto da Alfredo Martignetti, Ferdinando Nuzzolo, Paola Reale e Alba Stefanelli. Argomenti della terza parte dell’approfondimento sono le nuove competenze in materia legislativa previste dall’art.70 della Costituzione e le modifiche in materia di referendum.
L’articolo 70 Cost. tratta il procedimento legislativo davanti alle due Camere, quindi il percorso che i disegni di leggi debbono compiere per diventare legge.
La norma attuale, precedente alla proposta di riforma costituzionale, è piuttosto breve e recita così: “ La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”.
Tale disposizione sancisce il principio del bicameralismo perfetto, in quanto garantisce che entrambi i rami del Parlamento abbiano le stesse funzioni ed esercitino lo stesso potere legislativo.
Da ciò scaturisce che un testo di legge necessariamente deve essere approvato identico sia alla Camera che al Senato e, finché non si arriva a ciò, passa dall’una all’altro come in un ping pong.
Tale fenomeno, assai reiterato, chiamato sistema di “navette”, determina nell’esercizio della funzione legislativa il protrarsi dei tempi, che non di rado si sono rilevati inadeguati ai quelli richiesti da una moderna democrazia alle proprie istituzioni rappresentative.
Attraverso la nuova formulazione dell’articolo 70 si vuole superare questo impasse, configurando un bicameralismo differenziato, o più precisamente, un bicameralismo asimmetrico, dove il Senato che rappresenta le autonomie locali interviene eccezionalmente nel procedimento legislativo.
In linea generale, si può affermare che la Camera dei deputati o il Senato della Repubblica, secondo le materie trattate, esaminano in via prioritaria i progetti di legge con possibilità di richiamo da parte dell’altro ramo e decisione definitiva da parte della prima Camera, oramai investita di una competenza che si può ritenere essere quasi completamente esclusiva.
E’ necessario ricordare, però, fin da ora, che il bicameralismo perfetto non scompare del tutto ma trova applicazione sia in alcune leggi specificatamente individuate, sia in via residuale, per alcune tipologie non altrimenti indicate dall’art. 117: norma che rappresenta la “disposizione-parametro” per un primo riparto delle competenze tra le due Camere.
Analizzando come è strutturato il nuovo art.70, si ha che:
nel primo comma vengono indicate le leggi che mantengono il procedimento bicamerale perfetto, per le quali quindi serve l’approvazione del Senato e della Camera.
Si tratta di leggi particolarmente rilevanti che riguardano l’intero assetto statale. Tra queste compaiono le leggi di revisione costituzionale, le costituzionali, le leggi di tutela delle minoranze linguistiche, le leggi sui referendum popolari e sulle leggi di iniziativa popolare, le leggi che riguardano le “regole del gioco” dei comuni (legge elettorale, leggi sulle funzioni e sugli organi comunali), la legge che norma la partecipazione dell’Italia all’Unione Europea (legge 234/2012, modificata solo tre volte dal 1989), la legge sull’ ineleggibilità dei senatori (art. 65 cost.), la legge elettorale per il nuovo Senato (art. 57 sesto comma cost.), la ratifica dei trattati internazionali (art. 80 secondo periodo cost.), la legislazione riguardo Roma Capitale (art. 114 terzo comma cost.), la regolazione del regionalismo differenziato (art. 116 terzo comma cost., una grande novità!), il rapporto con le regioni e le province autonome (art. 117 quinto e nono comma cost.), la legislazione sui principi generali dei bilanci degli enti locali (art. 119 sesto comma cost.), la legge che regola l’intervento dello Stato al posto degli enti locali in caso di “motivata urgenza” (art. 120 secondo comma cost.), la legge sui principi fondamentali riguardo alle leggi elettorali delle regioni (art. 122 primo comma cost.), le leggi che regolano lo spostamento di un comune da una regione ad un’altra (art. 132 secondo comma cost.).
E’ bene sottolineare che si tratta di tipologie di legge, non di materie.
È una differenza fondamentale che scongiura i rischi di conflitti di attribuzione tra Camera e Senato, conflitti che si sono verificati quando, con la riforma del 2003, sono stati divisi i compiti di Stato e regioni per materie
Tutte le altre tipologie di leggi, non previste nel primo comma, sono approvate dalla Camera dei Deputati che per esse ha la competenza esclusiva (secondo comma).
Il Senato sempre, prima della promulgazione di una legge, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti può decidere di esaminare un disegno di legge approvato dalla Camera ed eventualmente può proporre alcune modifiche entro 30 giorni, sulle quali, però, la Camera ha voce definitiva. Qualora non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, la legge può essere promulgata.
Tale meccanismo, previsto dal terzo comma, è molto rilevante e si è reso necessario per dar voce alle pressioni dell’opinione pubblica e degli enti locali, che più riusciranno ad eleggere al Senato membri autorevoli e riconosciuti più avranno forza ed impatto.
Come previsto dal quarto comma, per quanto riguarda le leggi relative alla clausola di supremazia dello Stato nei confronti delle Regioni (art. 117 quarto comma cost.) il Senato è chiamato entro dieci giorni a proporre delle modifiche a maggioranza assoluta.
Per i medesimi disegni di legge la Camera può non conformarsi alle modifiche proposte dal Senato solo pronunciandosi nella valutazione finale a sua volta a maggioranza assoluta dei propri componenti.
In ogni caso è la Camera che deve esprimersi in via definitiva.
La legge di bilancio prevista nell’articolo 81, quarto comma, Cost. dopo essere stata approvata dalla Camera dei Deputati, deve necessariamente essere esaminata dal Senato, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data di trasmissione. Sulle proposte la Camera si esprime in via definitiva (quinto comma).
In base al sesto comma, i presidenti di Camera e Senato, d’intesa tra loro, relativamente all’esercizio della funzione legislativa, decidono su eventuali questioni di competenza sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti.
Infine (comma sette), il Senato, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, può mettere in campo attività conoscitive di controllo e formulare pareri, o meglio, osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei Deputati, riconquistando, così, uno dei compiti fondamentali della politica quale il controllo dell’implementazione delle leggi.
Con la riforma vengono previste anche modifiche in materia di referendum e leggi d’iniziativa popolare, sia per quel che riguarda il numero di firme necessarie per proporli, sia per quel che riguarda i quorum.
Pertanto, i referendum avranno due possibilità di realizzazione: 500 mila firme con un quorum del 51% degli elettori, oppure 800 mila firme con un quorum del 51% dei votanti alle ultime elezioni politiche, che equivale in media al 35% circa degli elettori.
Sia ben chiaro: una forma non esclude l’altra. Infatti, il quorum che rende valido il risultato di un referendum abrogativo resta sempre del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto, ma se i cittadini che propongono la consultazione sono 800mila, invece che 500mila, il quorum sarà ridotto: basterà che vada a votare il 50 per cento più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche, non il 50 per cento più uno degli aventi diritto.
Dopo le prime 400 mila firme la Corte costituzionale darà un parere preventivo di ammissibilità.
Per quanto riguarda invece la presentazione di progetti di legge di iniziativa popolare, il numero di firme necessarie è triplicato, da 50 mila a 150 mila.
Vengono inoltre introdotti in Costituzione i referendum popolari propositivi e di indirizzo.
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