Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/06/novita-fiscali-del-25-giugno-2010-ires-deducibilita-dal-reddito-dimpresa-dei-corrispettivi-erogati-in-virtu-di.html
Timestamp: 2018-04-23 21:08:18+00:00
Document Index: 125771969

Matched Legal Cases: ['art. 90', 'art. 109', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 25', 'art. 22']

Novità fiscali del 25 giugno 2010: IRES deducibilità dal reddito d’impresa dei corrispettivi erogati in virtù di contratti di sponsorizzazione; paesi Black List: comunicazione alle Entrate al via tra pochi giorni; cinque per mille 2010, gli iscritti all’appello entro giugno; appuntamenti in Commissione tributaria: servizio di prenotazione on line; chiarimenti sul regime forfettario previsto per enti non commerciali
1) IRES: Deducibilità dal reddito d’impresa dei corrispettivi erogati in virtù di contratti di sponsorizzazione
2) Agenzia delle Entrate: Profili interpretativi emersi nel corso degli incontri con i Commercialisti
3) Rapporto Italia – Stato, Imprese e Professioni – Maggio 2010
4) Paesi Black List: comunicazione alle Entrate al via
5) Cinque per mille 2010, gli iscritti all’appello: Entro giugno l’invio della dichiarazione sostitutiva
6) Appuntamenti in Commissione tributaria: Servizio di prenotazione on line del Dipartimento delle Finanze
7) Statistiche sui dati comunicati ai fini degli Studi di Settore
8) Chiarimenti sul regime forfetario previsto per enti non commerciali dopo la soppressione per le persone fisiche
1) IRES: Deducibilità dal reddito d’impresa dei corrispettivi erogati in virtù di contratti di sponsorizzazione a società e associazioni sportive dilettantistiche in misura eccedente rispetto all’importo annuo di 200.000 euro
Lo sponsor può dedurre le somme erogate a società sportive: Fino a 200mila euro sono sempre spese di pubblicità.
Lo sponsor può dedurre le somme erogate a società sportive: Fino a 200mila euro sono in ogni caso spese di pubblicità. Per l’eccedenza si applicano le regole ordinarie del Tuir
Il tetto di 200mila euro annui, entro il quale le somme versate a favore di società e associazioni sportive dilettantistiche costituiscono per presunzione assoluta spese di pubblicità e sono di conseguenza interamente deducibili dal reddito d’impresa (art. 90, comma 8, legge 289/2002).
Mentre per i corrispettivi superiori a tale soglia, le somme corrisposte devono essere erogate a fronte di contratti che presentino tutti i requisiti formali e sostanziali di un rapporto di sponsorizzazione.
Pertanto, non vale la presunzione assoluta della natura dei corrispettivi.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 57/E del 23 giugno 2010 con cui è stato indicato il corretto trattamento fiscale dei corrispettivi, erogati a favore di società e associazioni sportive dilettantistiche, eccedenti la quota annua di 200mila euro.
Come chiarito anche con la circolare 21/2003, l’Agenzia ha rilevato che la misura è diretta a favorire il dilettantismo sportivo attraverso l’introduzione di una presunzione assoluta sulla natura delle somme corrisposte: la fruibilità dell’agevolazione è subordinata semplicemente al fatto che gli importi devono essere destinati alla promozione dell’immagine o dei prodotti della società erogante e che, a fronte delle somme corrisposte, deve essere riscontrata una specifica attività del beneficiario.
Ricorrendo queste condizioni la società erogante può dedurre integralmente dal reddito d’impresa le suddette spese, considerate di pubblicità e propaganda (articolo 108, comma 2, del Tuir), nel limite annuo di 200mila euro.
Tuttavia, le somme eccedenti tale soglia saranno ugualmente deducibili a condizione, però, che la natura del contratto abbia i requisiti formali e sostanziali che caratterizzano un rapporto di sponsorizzazione o di altra prestazione pubblicitaria.
La circolare, inoltre, ricorda che, per la deducibilità di tali spese dal reddito d’impresa, devono sussistere anche i requisiti prescritti dall’art. 109 del Tuir (competenza, certezza, determinabilità, inerenza).
L’Agenzia, infine, ha messo in risalto la posizione fiscale dell’associazione sportiva dilettantistica in merito alle somme ricevute.
Quest’ultima, se nell’anno ha conseguito dall’esercizio di attività commerciali proventi non superiori a 250mila euro, può optare per il regime di favore (legge 398/1991), che prevede agevolazioni ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva e negli adempimenti contabili.
Nel caso in cui la società sportiva abbia esercitato tale opzione, le somme percepite dai contratti di sponsorizzazione concorreranno a determinare la soglia dei 250mila euro, il superamento della quale comporta, per l’ente sportivo, la decadenza dai benefici fiscali, con conseguente applicazione del regime ordinario per entrambe le imposte.
Dal canto suo lo sponsor può dedurre le somme erogate a società sportive: Fino a 200mila euro sono sempre spese di pubblicità.
2) Profili interpretativi emersi nel corso degli incontri con gli iscritti agli ordini dei dottori commercialisti ed esperti contabili
L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 38/E del 23 giugno 2010 ha riportato le risposte fornite in occasione dell’incontro del 03 giugno 2010 con gli iscritti agli ordini dei Dottori commercialisti ed esperti contabili sugli ultimi chiarimenti in merito alle novità di UNICO 2010.
Questi di seguito gli argomenti trattati:
Oneri finanziari (art. 96 TUIR) – interessi passivi espliciti su debiti commerciali
Oneri finanziari (art. 96 TUIR) – trattamento degli interessi attivi su prestiti a dipendenti
Oneri finanziari (art. 96 TUIR) – interessi passivi su depositi cauzionali per attività commerciali
Oneri finanziari (art. 96 TUIR) – interessi passivi e modello unico
Sale and lease back con pre-ammortamento del finanziamento
Irap – cuneo fiscale – deduzione maggiorata € 9.200
Cfc – esonero dall’obbligo di compilazione del quadro FC della dichiarazione “Unico PF” per i soggetti partecipanti
IRPEF E LAVORO AUTONOMO
Detrazione di imposta del 55% per interventi di risparmio energetico
Ammortamento immobili
Principio di “cassa” e il pagamento tramite bonifici bancari
Riaddebito di spese ai colleghi per uso comune di locale
Misure temporanee anticrisi
Dichiarazione dei redditi in caso di revoca del fallimento
Compilazione degli studi di settore da parte dei contribuenti minimi che optano per il regime ordinario.
Interessi di dilazione su debiti commerciali sempre esclusi dal ROL.
La conferma giunge dalla suddetta circolare 38/E che ufficializza le risposte fornite dall’agenzia delle Entrate alla diretta Map del e giugno e pubblicate sul Sole 24 Ore del giorno successivo.
Le Entrate ribadiscono anche la indeducibilità ai fini irap della quota di leasing immobiliari riferita al valore dell’area, nonostante il criterio di correlazione tra imponibile regionale e risultanze del conto economico.
Diversi punti della circolare si occupano di chiarire aspetti problematici della disciplina degli interessi passivi delle società di capitali.
Con riferimento al trattamento degli interessi commerciali, viene innanzi tutto precisato che, nonostante l’art. 96 del Tuir escluda espressamente dal confronto con il ROL gli interessi “impliciti”, lo stesso si estende a quelli pattuiti con il fornitore e da questi esplicitati in fattura.
Viceversa, rilevano ai fini del calcolo gli interessi attivi sui prestiti ai dipendenti e gli interessi passivi su depositi cauzionali per attività commerciali.
Tra l’altro, l’Agenzia ha chiarito che la plusvalenza realizzata nell’ambito del reddito d’impresa con un’operazione di lease back concorre integralmente alla formazione del reddito nell’esercizio in cui la stessa è stata realizzata o in detto esercizio e nei successivi ma non oltre il quarto, se ne ricorrono i presupposti, non potendo spalmare la stessa in funzione della durata del contratto di leasing. Così come la eventuale minusvalenza è deducibile.
Gli impianti fotovoltaici, secondo le Entrate, non vanno considerati beni immobili, non essendo impianti infissi al suolo (infatti, i pannelli solari possono essere facilmente rimossi e trasferiti).
Ai fini Irpef, la circolare chiarisce che la detrazione del 55% spetta sia al nudo proprietario sia all’inquilino nel caso in cui le spese sostenute per sostituire infissi e serramenti siano ripartite tra i due soggetti per l’ammontare effettivamente a carico di ciascuno.
Confermata la necessità di considerare indeducibile la quota riferibile al terreno di pertinenza, mentre per l’applicazione della deduzione maggiorata pari a 9.200 euro, per le imprese localizzate nel Mezzogiorno d’Italia, la verifica del rispetto del limite di 200 mila euro deve essere determinato sull’intero della deduzione richiesta e non sulla sola parte incrementale.
Per i professionisti, in evidenza le risposte sulla misura degli ammortamenti deducibili degli immobili e sulla corretta imputazione temporale dell’incasso dei compensi a mezzo bonifico.
Sul primo punto le Entrate hanno chiarito che, per quanto concerne gli immobili acquisiti in proprietà nel triennio 2007/2009, le quote di ammortamento sono deducibili in base al principio di competenza, con applicazione delle aliquote piene stabilite dal DM 31/12/1988 a decorrere dal 2010, mentre sulla seconda questione l’Agenzia ha chiarito che, ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo, il momento di effettiva disponibilità della somma, utile per il rispetto del principio di cassa, è quello riferibile al giorno a partire dal quale la somma accreditata può essere utilizzata (si tratta della cd. “data disponibile”).
Stato, Imprese e Professioni. Il Rapporto, redatto in documento del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili, propone un’analisi dell’economia italiana tra stato, imprese e professioni.
L’analisi economica si è sempre occupata del rapporto tra stato e mercato, tra pubblico e privato, tra primo e secondo settore dell’economia moderna.
I protagonisti sono da sempre lo stato e le imprese o, per meglio dire, lo stato e le grandi imprese.
Le professioni, istituite e riconosciute quando lo stato era ancora poco presente nell’economia e si limitava ad avere un ruolo per lo più regolatorio ed essenziale, hanno progressivamente perduto il loro ruolo e il loro peso socio-economico man mano che lo stato cresceva e con esso le grandi imprese pubbliche e i grandi sindacati.
L’avvento della globalizzazione dei mercati ha cambiato profondamente i destini delle nazioni, soprattutto di quelle di più antica civilizzazione.
L’Italia ha subito un vero e proprio crack economico, finanziario e istituzionale tra il 1992 e il 1993. Si impose una politica di risanamento e di ricostruzione del clima economico, sociale e istituzionale. Nacque la cosiddetta Seconda Repubblica, furono fatte le privatizzazioni, fu varato un piano di risanamento strutturale, si cercò di alleggerire lo stato.
La manovra è riuscita in parte, lo stato è ancora troppo esteso e il suo debito pubblico pesa come un macigno sul futuro del paese.
La grande impresa italiana fatica nel confronto internazionale, si assiste alla rivincita della media impresa, soprattutto industriale, e alla tenuta della piccola impresa che, anche grazie ai distretti e alla flessibilità del modello italiano, riesce a difendere la nostra economia dalle minacce della globalizzazione.
Le professioni, senza nascondere alcuni limiti e difficoltà oggettive di un sistema dimenticato e abbandonato a se stesso, hanno svolto un ruolo fondamentale garantendo la tenuta del sistema attraverso la loro funzione istituzionale di regolatori sociali che si esplica soprattutto nella generazione e rigenerazione di quei sistemi esperti fatti di saperi codificati che sono alla base dei funzionamenti dei sistemi economici e sociali moderni.
Il Rapporto è strutturato in una introduzione e in tre capitoli ognuno dedicato ai tre cardini della presente analisi: lo Stato, inteso come Settore Pubblico, le Imprese e le Professioni.
Nell’analisi viene dato particolare rilievo alla serie dei conti pubblici 1980-2008 elaborata e diffusa dall’Istat nel 2009.
Sono, inoltre, analizzati ì più recenti dati sui conti pubblici italiani, tra cui il conto consolidato del 2009, diffuso dall’Istat nello scorso mese di marzo, e le proiezioni contenute nella Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza presentata il 6 maggio scorso dal Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Tra pochi giorni scatta l’obbligo della comunicazione delle transazioni con clienti e fornitori di paesi black list.
Infatti, le operazioni effettuate a partire dal 1 luglio 2010 dovranno essere comunicate all’Agenzia delle Entrate in via telematica, utilizzando il modello approvato con provvedimento del 28 maggio 2010.
L’adempimento, istituito e disciplinato dall’art. 1 del D.L. n. 40/2009 e dal DM 30 marzo 2010, riguarda tutte le operazioni rilevanti ai tini Iva poste in essere con soggetti residenti, domiciliati o stabiliti nei territori elencati nei DM 4 maggio 1990 e 21 novembre 2001.
Come osservato in dottrina, a pochi giorni dal via, il quadro presenta però qualche incertezza.
L’obbligo di comunicazione riguarda tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione nel periodo di riferimento, con operatori economici di paesi black list.
Per ciascuna controparte occorre indicare, tra l’altro, il codice fiscale, ovvero altro codice identificativo, gli elementi identificativi, l’importo complessivo delle operazioni attive e passive effettuate, distinto tra operazioni imponibili, non imponibili, esenti e non soggette agli effetti del’lva, al netto delle relative note di variazione, nonché l’importo complessivo dell’Iva.
La questione principale riguarda l’oggetto della comunicazione, che stando alla norma dovrebbe essere costituito da un’operazione dotata di entrambi i seguenti requisiti:
a) rilevanza ai fini Iva, indipendentemente dal trattamento applicabile (imponibile, noni imponibile, esente, non soggetto)
b) sussistenza dell’obbligo di registrazione ai fini della stessa imposta.
In particolare, il dubbio riguarda le operazioni non soggette; pur volendo riferire tale ambigua espressione alle operazioni prive del (solo) presupposto territoriale, resta il fatto che le operazioni non territoriali, salvo poche eccezioni, non sono sottoposte agli obblighi di fatturazione e di registrazione, per cui sono carenti del 2° requisito.
E il caso, per esempio, di una prestazione di servizi generica resa nei confronti di un operatore economico svizzero; stando al tenore letterale della norma, questa operazione non dovrebbe essere segnalata.
A diversa conclusione induce però la lettura delle istruzioni che corredano il modello, che nel definire l’oggetto della comunicazione non fanno alcun cenno al requisito dell’obbligo di registrazione ai fini Iva, lasciando quindi intendere che anche le operazioni extraterritoriali debbano essere in ogni caso comunicate.
Le istruzioni precisano, inoltre, che devono essere dichiarate anche le cessioni all’esportazione, mentre nulla dicono riguardo alle importazioni, le quali dovrebbero quindi ritenersi escluse dall’adempimento.
Peraltro, non sono previste esclusioni per le operazioni che risultano assoggettate ad altri obblighi di segnalazione, come gli scambi di beni e di servizi sottoposti agli obblighi Intrastat: operazioni con soggetti stabiliti in paesi black list appartenenti all’Ue (Cipro, Malta, Lussemburgo), nonché a territori assimilati ai fini Iva (Principato di Monaco) e, relativamente alle cessioni di beni, alla repubblica di San Marino.
Periodo di riferimento e termine di presentazione
La comunicazione va presentata per via telematica, direttamente o mediante intermediari abilitati, entro l’ultimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento.
Il decreto stabilisce che il periodo di riferimento è:
– trimestrale per i soggetti che hanno realizzato, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, un ammontare totale trimestrale non superiore a 50 mila euro (si assume, a tal fine, il trimestre civile);
– mensile, per i soggetti che non si trovano nella suddetta condizione.
Coloro che hanno iniziato l’attività da meno di quattro trimestri trasmettono la comunicazione trimestralmente, purché non abbiano superato la soglia di 50 mila euro nei trimestri già trascorsi.
In caso di superamento di tale soglia nel corso del trimestre per una qualsiasi delle quattro categorie di operazioni, scatta l’obbligo della periodicità mensile dal mese successivo in cui la soglia è superata; in questo caso le comunicazioni sono presentate, appositamente contrassegnate, per i periodi mensili già trascorsi.
Al momento, diversamente da quanto stabilito dalla circolare n. 14/2010 con riferimento al debutto del modello Intrasat servizi, non è previsto che, in sede di prima applicazione, gli operatori possano adottare la frequenza trimestrale. Salvo successive indicazioni, quindi, gli operatori che hanno superato, nei pregressi trimestri, la soglia di 50 mila euro, dovranno presentare entro il 31 agosto la comunicazione relativa alle operazioni del mese di luglio
Ai sensi dell’art. 1, comma 3, del D.L. n. 40/2010, l’omissione, l’incompletezza o la non veridicità della comunicazione è punibile con la sanzione di cui all’art. 11 del D.Lgs n. 471/97 a 471197 elevata al doppio, ossia dal minimo di 516 al massimo di 4.132 euro.
La stessa disposizione stabilisce, in deroga ai principi generali dell’ordinamento sanzionatorio, che non si applica il cumulo giuridico di cui all’art. 12 del D.Lgs. n. 472/97.
Per conseguenza, se il contribuente commette più violazioni, ciascuna di esse sarà autonomamente sanzionata secondo la regola del cumulo materiale.
Paesi black list» ai fini della comunicazione Iva
Alderney (Aurigny), Andorra, Angola, Anguilla, Antigua e Barbuda, Antille Olandesi, Aruba, Bahamas, Bahrein (Dawiat al-Bahrain), Barbados, Barbuda, Belize, Bermuda, Brunei, Cipro, Corea del Sud, Costa Rica, Dominica, Emirati Arabi Uniti, Ecuador, Filippine, Giamaica, Gibilterra, Gibuti, Grenada, Guatemala, Guernsey, Herm (Isole del Canale), Hong Kong, isola dl Man, isole Cayman, isole Cook, isole Marshall, isole Vergini Britanniche, Isole vergini Statunitensi, Jersey, Kenia, Kiribati (ex Isole Gllbert), Libano, Liberia, Liechtenstein, Lussemburgo, Macao, Maliaysia, Maldive (Divehi), Malta, Republic of Mauritius, Monserrat, Nauru, Niue, Nuova Caledonia, Oman, Panama, Polinesia Francese, Portorico, Principato di Monaco, Salomone, San Marino, Sant’Elena, Sark (Sereq), Seicelles, Singapore, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, SaintVincent e Grenadine, Samoa, Svizzera, Taiwan (Chunghua MinKuo), Tonga, Turks e taicos, Tuvaiu, Uruguay, Vanuatu
Per chi ha deciso di partecipare alla corsa al 5 per mille 2010 si approssima la data del 30 giugno.
Mercoledì prossimo, infatti, è il termine ultimo per l’invio, da parte degli enti del volontariato iscritti nell’elenco del 5 per mille per il 2010, della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesta il possesso dei requisiti che danno diritto al beneficio.
La dichiarazione deve essere resa dal legale rappresentante dell’ente su modello conforme a quello approvato, scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, con allegata copia del documento di riconoscimento di colui che la sottoscrive.
Adempimenti al rush finale anche per le associazioni sportive
Anche le associazioni sportive dilettantistiche che hanno presentato domanda di iscrizione per il 5 per mille 2010 devono redigere un’analoga dichiarazione sostitutiva. La dichiarazione del legale rappresentante dell’ente, corredata da copia del documento di riconoscimento, deve essere spedita con raccomandata r.r., sempre entro il 30 giugno, all’Ufficio territoriale del Coni nel cui ambito ha sede l’associazione.
E’ sempre il 30 giugno il termine per presentare le dichiarazioni sostitutive da parte dei rappresentanti delle fondazioni riconosciute, nuove ammesse al cinque per mille per gli anni 2007 e 2008.
La legge 73/2010 di conversione del decreto incentivi, infatti, ha ampliato le tipologie di enti del volontariato che possono accedere al beneficio.
In particolare, sono ammesse per il 2007 le fondazioni riconosciute che operano, tra gli altri, nei settori dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, d’istruzione e formazione, dello sport dilettantistico, della promozione della cultura e dell’arte.
Per l’esercizio 2008, invece, l’estensione si applica alle fondazioni attive negli stessi settori, che operano senza fini di lucro e in via esclusiva o prevalente. Nel dettaglio, sono tenute a spedire la dichiarazione sostitutiva soltanto le “nuove ammesse” al beneficio che a suo tempo non l’hanno presentata e che hanno provveduto a inviare tempestivamente soltanto le domande di iscrizione telematica per gli anni 2007 e 2008.
La dichiarazione sostitutiva deve essere spedita, sempre con raccomandata con ricevuta di ritorno e corredata dal documento di riconoscimento del legale rappresentante dell’ente che sottoscrive la dichiarazione, alla Direzione regionale delle Entrate nel cui ambito territoriale si trova la propria sede legale.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 24 giugno 2010)
E’ attivo dal 24 giugno 2010 il nuovo “Servizio di prenotazione on line” degli appuntamenti con gli uffici delle Commissioni tributarie.
Grazie a questo Servizio i contribuenti, i professionisti, gli uffici o enti impositori possono prenotare un appuntamento con il personale delle Commissioni tributarie, evitando inutili attese presso gli sportelli.
La prenotazione può essere effettuata, 24 ore su 24, collegandosi al sito www.finanze.gov.it – Prenotazione appuntamenti tramite internet.
Durante la fase di sperimentazione, il Servizio è disponibile presso le Commissioni di:
Commissione Tributaria Regionale della Campania e Provinciale di Napoli
Commissione Tributaria Regionale del Lazio e Provinciale di Roma
Commissione Tributaria Regionale della Lombardia e Provinciale di Milano
Commissione Tributaria Regionale della Sardegna e Provinciale di Cagliari
Il Dipartimento delle Finanze con l’avvio del nuovo Servizio si avvicina, così, ai cittadini, migliorando la qualità dei servizi offerti e semplificando le procedure burocratiche.
(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato stampa del 24 giugno 2010)
Il Dipartimento delle Finanze, in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate e la So.Se. Spa, diffonde le statistiche sui dati comunicati ai fini degli Studi di Settore relative al periodo d’imposta 2008.
Diminuzione del numero dei contribuenti soggetti agli Studi di Settore
Il numero dei contribuenti soggetti agli Studi di Settore diminuisce rispetto all’anno precedente (-6%), a causa dell’introduzione del nuovo regime dei “contribuenti minimi” (ai quali non si applicano gli Studi di Settore).
In particolare, il numero di “Persone fisiche con ricavi/compensi fino a 30.000 euro” scende di circa 250.000 soggetti (-26%), mentre continua la crescita per le “Società di capitali ed Enti”.
Complessivamente gli Studi di Settore interessano oltre 3 milioni e 500 mila contribuenti, per il 64,6% persone fisiche, per il 19,9% società di persone e per il 15,5% società di capitali ed enti.
Effetti della crisi economica sui ricavi o compensi dichiarati
Per il periodo d’imposta 2008 è stata approvata la revisione congiunturale speciale degli Studi di Settore al fine di tener conto degli effetti della crisi economica e dei mercati.
a) il rilevante aumento dei costi delle materie prime;
b) il sensibile aumento del costo del carburante;
c) le contrazioni più significative dei margini e della redditività;
d) gli andamenti congiunturali negativi intervenuti nell’ambito dei diversi settori, anche in relazione al territorio.
Le statistiche mostrano che, dopo due anni di crescita sostenuta, nel 2008 l’incremento dei ricavi/compensi totali dichiarati registra un sensibile rallentamento, conseguenza sia della crisi economica iniziata negli ultimi mesi del 2008, sia del calo del numero dei contribuenti soggetti agli Studi di Settore.
Al fine di cogliere l’effetto della crisi economica sui ricavi/compensi medi, è stata effettuata un’analisi dei dati escludendo le “Persone fisiche con ricavi/compensi fino a 30.000 euro”, contribuenti ai quali è potenzialmente applicabile il regime dei contribuenti minimi.
In questo modo si rileva, per i contribuenti congrui, un incremento dei ricavi/compensi medi di circa l’1% mentre per i “non congrui” una diminuzione del 4,6%.
Analizzando i dati per area geografica, si assiste ad un lieve incremento in tutte le aree del Paese per i contribuenti congrui; per i contribuenti non congrui, invece, si rileva un calo generalizzato, più evidente nel Nord, con la sola eccezione delle Isole.
Effetti della crisi economica sui redditi d’impresa o di lavoro autonomo
Il reddito totale dichiarato presenta una diminuzione pari al 6,6%, dovuta alla crisi economica e, in misura minore, al calo del numero dei contribuenti soggetti agli Studi di Settore.
Tale diminuzione si registra in tutti i settori ed in maniera più pronunciata in quello manifatturiero (-14%).
I redditi medi dei contribuenti congrui mostrano un calo generalizzato in conseguenza della crisi economica.
Il confronto omogeneo con i dati del periodo d’imposta 2007 fa registrare la flessione più significativa nei settori del commercio (-8,2%) e manifatturiero (-7,0%), seguiti dal settore dei servizi (-3,8%) mentre appaiono limitati gli effetti negativi per il settore dei professionisti (-1% circa).
Per i contribuenti non congrui si assiste ad un crollo del reddito medio per il settore manifatturiero, che raggiunge valori al di sotto dello zero (perdita media di 3.400 euro).
Dal punto di vista geografico, i dati evidenziano una diminuzione piuttosto omogenea in tutte le aree territoriali: per i contribuenti congrui dal -3% del Nord-Ovest e delle Isole al -5% del Centro e del Sud; per i contribuenti non congrui dal -21% delle Isole al -36% del Centro.
Nel 2008 il reddito medio d’impresa o di lavoro autonomo dei contribuenti congrui è risultato pari a 40.400 euro per le persone fisiche, a 49.700 euro per le società di persone e a 60.600 euro per le società di capitali e gli enti.
Tali valori calano sensibilmente nel caso dei contribuenti non congrui: il reddito medio è pari a 16.000 euro per le persone fisiche e 10.700 euro per le società di persone; per le società di capitali e gli enti si registra, invece, una perdita media di 4.600 euro.
(Dipartimento delle Finanze, nota del 24 giugno 2010)
Gli obblighi contabili previsti per gli enti non commerciali, che determinano il proprio reddito forfetariamente, perché in possesso di determinati requisiti, restano invariati nonostante l’avvenuta soppressione dell’ex regime forfettario per le persone fisiche.
In particolare, la scomparsa dello speciale regime contabile semplificato (art. 3, commi da 165 a 170, legge 662/1996), in seguito all’entrata in vigore di quello dei “contribuenti minimi”, non ha avuto alcun effetto sugli adempimenti a carico degli enti non commerciali.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 58/E del 24 giugno 2010, secondo cui la norma abrogata era nata con l’intento di facilitare esclusivamente l’iter burocratico della tenuta dei conti delle persone fisiche, in particolare imprenditori e lavoratori autonomi di minori dimensioni.
Pertanto, l’abrogazione del regime speciale previsto dall’art. 3, commi da 165 a 170, della legge n. 662 del 1996, a seguito dell’entrata in vigore del regime dei contribuenti minimi, non produce effetti in ordine agli adempimenti contabili cui sono tenuti gli enti non commerciali di cui all’art. 20, primo comma, del DPR n. 600 del 1973.
Quindi, tali enti non profit restano obbligati:
– ad annotare l’ammontare complessivo, distinto per aliquota, delle operazioni fatturate in ciascun mese, con riferimento allo stesso mese, entro il giorno 15 del mese successivo, nei registri previsti ai fini Iva ovvero nell’apposito prospetto riepilogativo, che tiene luogo dei registri stessi, conforme al modello approvato con decreto del Ministro delle finanze 11 febbraio 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio 1997, ed alle relative istruzioni;
– ad annotare entro il termine previsto per le liquidazioni trimestrali dell’Iva l’importo complessivo imponibile mensile o trimestrale degli acquisti e delle importazioni, indicando l’imposta detraibile nel registro di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 633 del 1972 o nel prospetto sopra menzionato (circolare ministeriale n. 10/E del 17 gennaio 1997);
– a conservare, ai sensi dell’art. 22 del DPR n. 600 del 1973, la documentazione degli altri costi di cui si intenda effettuare la deduzione ai fini delle imposte sui redditi.