Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/24595-e-ancora-reato-ascoltare-musica-ad-alto-volume.asp
Timestamp: 2019-02-18 06:03:33+00:00
Document Index: 22551835

Matched Legal Cases: ['art. 659', 'art. 659', 'sentenza ', 'art. 81', 'art. 2', 'art. 659', 'sentenza ']

È ancora reato ascoltare musica ad alto volume
La Cassazione evidenzia che la fattispecie ex art. 659 c.p. non è stata depenalizzata
di Lucia Izzo - È ancora perseguibile penalmente chi ascolta musica a un volume troppo alto. La fattispecie di reato prevista dall'art. 659 c.p., "Disturbo delle occupazione o del riposo delle persone", non è stata depenalizzata in quanto non è stata ancora esercitata la delega conferita al Governo (legge 67/2014).
Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, terza sezione penale, nella sentenza n. 55096/2016 (qui sotto allegata), dichiarando inammissibile il ricorso del condannato relativamente al reato di cui agli art. 81 e 659 c.p.: l'imputato, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, abusando con l'utilizzo di strumenti sonori (anche in orario notturno) disturbava il riposo e le occupazioni dei propri condomini occupanti gli appartamenti sovrastanti e sottostanti la sua abitazione.
In primis, spiega il Collegio, il reato di cui si tratta non risulta depenalizzato, non rientra tra le ipotesi di depenalizzazione del d.lgs. n. 7 e n. 8 del 2016. La previsione della depenalizzazione nella legge n. 67 del 2014 all'art. 2 non è sufficiente per ritenere depenalizzato il reato di cui all'art. 659 c.p. che neppure può ritenersi abrogato per effetto diretto della legge 28 aprile 2014, n. 67, posto che tale atto normativo ha
conferito al Governo una delega, implicante la necessità del suo esercizio, per la depenalizzazione di tale fattispecie.
Non coglie nel segno neppure la doglianza della difesa secondo cui la sentenza impugnata si fonderebbe su scarne risultanze probatorie e pronunciata in assenza di accertamenti strumentali. In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, spiega la Cassazione, l'effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all'apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull'espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete.
Cass., III sez. pen., sent. 55096/2016