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Timestamp: 2019-10-18 19:04:02+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 1916', 'art. 28', 'art. 142', 'sentenza ']

IusSeek - Cassazione sul risarcimento danni e inps, preventivi e onere della prova
Fonte: Cassazione sentenzeweb - Segnalato da: Spataro - 2019-06-24 - Post successivo - Stampa - pag. 94600
Risarcimento danno e fatture non prodotte, risarcimento inps, ..." riguardo al 4° motivo, va ulteriormente sottolineato che come le Sezioni Unite di questa Corte hanno avuto modo di affermare dall'ammontare del risarcimento dovuto dal responsabile del sinistro va detratto quanto al danneggiato allo stesso titolo corrisposto da parte di ente gestore di assicurazione sociale," - Cassazione sentenzeweb
Con sentenza del 30/9/2016 la Corte d'Appello di Torino, rigettato quello in via principale spiegato dal sig. Antonio Tizio, in parziale accoglimento del gravame in via incidentale interposto dalla società ... s.p.a. e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Ivrea 2/12/2012, ha rideterminato in diminuzione l'ammontare dal giudice di prime cure liquidato in favore del primo a titolo di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di sinistro stradale avvenuto in Agliè il 18/6/2004 ( ascritto alla concorrente responsabilità del sig. Pietro Caio nella misura del 75% ) all'esito del quale ha riportato lesioni comportanti invalidità permanente, in particolare disponendo lo scomputo da tale ammontare delle somme erogate ed erogande dall'In PS. Avverso la suindicata pronunzia del giudice dell'appello il Tizio propone ora ricorso per cassazione, affidato a 5 motivi, illustrati da memoria. Resiste con controricorso la società ... s.p.a., che ha presentato anche memoria. Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.
Con il 4° motivo denunzia violazione degli artt. 1223, 2056 c.c., 113, in riferimento all'art. 360, 1° co. n. 3, c.p.c. Si duole che la corte di merito abbia erroneamente disposto la detrazione di quanto corrisposto e corrispondendo dall'INPS «per invalidità parziale».
Orbene, nel limitarsi a dedurre che «contrariamente a quanto asserito dal giudice di Secondo Grado ... la presenza di una invalidità riconducibile al concetto di lesione macropermanente può condurre il Magistrato a ritenere esistente, per presunzione, la prova dell'an di un danno patrimoniale futuro'', le suindicate rationes decidendi risultano invero dall'odierno ricorrente non idoneamente censurate, difettando nella specie lo stesso presupposto della mossa doglianza in ordine all'an del lamentato danno, con conseguente preclusione di ogni considerazione in ordine alle modalità della relativa quantificazione.
Avuto specificamente riguardo al 4° motivo, va ulteriormente sottolineato che come le Sezioni Unite di questa Corte hanno avuto modo di affermare dall'ammontare del risarcimento dovuto dal responsabile del sinistro va detratto quanto al danneggiato allo stesso titolo corrisposto da parte di ente gestore di assicurazione sociale, trattandosi di prestazione economica a contenuto indennitario erogata in funzione di copertura del pregiudizio occorso ( nella specie, la pensione di inabilità e l'indennità di accompagnamento ) che soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo al quale sia addebitabile il sinistro, salvo il diritto del danneggiato di agire nei confronti del danneggiante per ottenere l'eventuale differenza tra il danno subito e quello indennizzato (cfr., con particolare riferimento alle prestazioni previdenziali e indennitarie erogate dall'Inail, Cass., Sez. Un., 22/5/2018, n. 12566).
A tale stregua le somme che il danneggiato si sia visto liquidare dall'ente gestore di assicurazione sociale a titolo di rendita per l'invalidità civile vanno detratte dall'ammontare dovuto, allo stesso titolo, dal responsabile civile al predetto danneggiato, giacché quest'ultimo verrebbe altrimenti a conseguire un importo maggiore di quello cui ha diritto ( v. Cass., Sez. Un., 22/5/2018, n. 12566). Le prestazioni previdenziali o indennitarie dell'assicuratore sociale assumono infatti carattere di mera anticipazione rispetto all'assolvimento dell'obbligo a carico del responsabile, ma non è al danneggiato consentito reclamare un risarcimento superiore al danno effettivamente sofferto, bensì se del caso agire nei confronti del terzo responsabile del danno per ottenere la differenza tra il danno subito e quello indennizzato, allo stesso titolo, dall'assicuratore sociale ( v. Cass., Sez. Un., 22/5/2018, n. 12566 ).
Si è al riguardo ulteriormente precisato che l'assicuratore il quale abbia pagato l'indennità può surrogarsi nei diritti dell'assicurato verso il terzo danneggiante ex art. 1916 c.c. (che trova applicazione anche in favore degli enti esercenti le assicurazioni sociali in caso di assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro e contro le disgrazie accidentali), la surrogazione comportando -per effetto del pagamento dell'indennità- una sostituzione personale ope legis di detto assicuratore all'assicurato-danneggiato nei diritti di quest'ultimo verso il terzo responsabile del danno. Si è altresì posto in rilievo come (nel riprodurre le previsioni contenute nell'abrogato art. 28 L. n. 990 del 1969, n. 990 sull'assicurazione obbligatoria della r.c.a.) l'art. 142 d.lgs. n. 209 del 2005 ( c.d. Codice delle assicurazioni private ) stabilisca d'altro canto che ove il danneggiato sia assistito da assicurazione sociale l'ente gestore ha diritto di ottenere direttamente dall'impresa di assicurazione il rimborso delle spese sostenute per le prestazioni erogate al danneggiato ai sensi delle leggi e dei regolamenti che disciplinano detta assicurazione.
La surrogazione impedisce invero che il danneggiato possa cumulare, per lo stesso danno, la somma già riscossa a titolo di rendita assicurativa con l'intero importo del risarcimento del danno dovutogli dal terzo, e di conseguire così due volte la riparazione del medesimo pregiudizio subito (v. Cass., Sez. Un., 22/5/2018, n. 12566; Cass., Sez. Un., 22/5/2018, n. 12567 ). A tale stregua, le somme come nella specie dall'assicuratore sociale a titolo di indennità per l'invalidità civile permanente parziale attribuite al danneggiato vanno invero detratte dall'ammontare del danno in favore di quest'ultimo posto a carico del danneggiato e del suo assicuratore per la r.c.a. Ove abbia provveduto all'erogazione della prestazione indennitaria a causa del fatto illecito di un terzo estraneo al rapporto assicurativo, l'assicuratore sociale può in via di surrogazione, esercitabile anche nei confronti dell'assicuratore della r.c.a. del danneggiante, pretendere il rimborso del relativo ammontare. Orbene, del suindicato principio la corte di merito ha nell'impugnata sentenza fatto invero piena e corretta applicazione.
In particolare là dove, attesa l'accertata e incontestata corresponsione della pensione mensile per i suindicati titoli da parte dell'Inps, nel premettere da un canto che «la giurisprudenza prevalente della cassazione afferma che dal risarcimento del danno alla salute si deve detrarre quanto percepito dalla vittima a titolo di trattamento previdenziale o indennitario», e per altro verso che «il diniego di cumulo viene analizzato sotto l'angolo visuale della compensatio lucri cum damno ma la Cassazione 13537/14 ha anche affermato che invero non di questo aspetto si tratta bensì dell'assenza di un danno da risarcire " ...quando le conseguenze sfavorevoli dell'illecito siano state rimosse in tutto o in parte" dall'intervento dell'ente di previdenza o dall'assicuratore sociale», ha nella specie ritenuto meritevole di accoglimento «l'eccezione avanzata dalla compagnia in merito alla necessità di scomputare dal quantum sopra riconosciuto quanto percepito da Tizio a titolo di indennizzo».
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