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Timestamp: 2020-06-04 18:28:52+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 24', 'art 26', 'art. 27', 'art. 35', 'art. 36']

Il settore forestale nella programmazione 2014-2020 dello sviluppo rurale - Fiera Boster
A cura di Luca Cesaro, Davide Pettenella
Fonte:http://www.agriregionieuropa.univpm.it
La programmazione 2007-13 dello sviluppo rurale aveva già colto queste potenzialità dando un ruolo significativo alle misure forestali: a livello di Unione Europea (UE) i fondi pubblici allocati al settore forestale nella fase iniziale della programmazione si attestavano attorno al 14-16% (1) della spesa pubblica complessiva per i piani di sviluppo rurale (Psr) , una crescita significativa rispetto al 9,7% della precedente programmazione 2000-06 (Maso e Pettenella, 2009).
Alla luce di queste considerazioni, nelle pagine che seguono vengono analizzati per sommi capi i risultati della programmazione 2007-13 nel settore forestale e le ragioni degli scarsi risultati ottenuti. Dopo avere richiamato i principali cambiamenti in atto nel mercato e nelle politiche europee di sviluppo del settore forestale, sono evidenziati gli elementi innovativi della prossima programmazione dello sviluppo rurale. Nelle conclusioni vengono analizzati i principali aspetti critici di impostazione degli interventi forestali nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale
Le misure più efficienti in termini di spesa sono la 221 (imboschimento), per la quale però va detto che una buona parte della spesa è rappresentata da trascinamenti (2), la 226 (ricostituzione del potenziale forestale e interventi preventivi), che però viene spesso attuata da enti pubblici, la 122 (accrescimento del valore economico delle foreste) e la 123 (accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali).
Tali idee sono ben rappresentate nel recente documento relativo alla strategia forestale europea predisposto dalla Commissione europea (EC, 2013) che, nell’evidenziare la necessità di aumentare l’efficienza del sistema coprendo la domanda interna di prodotti e servizi ambientali, sottolinea l’utilità di un approccio “a cascata” nella valorizzazione economica del legname seguendo le seguenti priorità: prodotti legnosi a lungo ciclo di vita, ri-utilizzo, riciclo e, da ultimo, bioenergia e discarica. Interessante il fatto che la strategia concilia la produzione di legname con la fissazione di gas serra affermando, con l’adozione di un approccio “Ciclo di vita dei prodotti” (Pilati, 2004), la necessità di una piena considerazione del carbonio immagazzinato nei prodotti legnosi e non soltanto di quello presente negli ecosistemi forestali (3). Secondo il documento della CE i Psr sono gli strumenti fondamentali non solo per la valorizzazione economica delle risorse forestali nello sviluppo rurale, ma anche della biodiversità forestale (4).
Sul fronte dello sviluppo rurale, considerando la proposta di regolamento della Commissione del 20 giugno 2013, si riscontrano alcune novità, in un quadro di continuità con le misure della programmazione attuale: (a) nell’ambito del quadro strategico per lo sviluppo rurale viene attribuito al settore forestale una chiara funzione ambientale; le misure forestali dovranno infatti rispondere principalmente alle priorità 4 “Ripristinare, preservare, e migliorare gli ecosistemi” e 5 “Gestione efficiente delle risorse e cambiamento climatico”; la priorità 2 “Aumentare la competitività” è infatti – nelle proposte della Commissione – riservata al solo settore agricolo (5); (b) La possibilità di accesso alle misure da parte di nuove tipologie di beneficiari: per la misura imboschimento (art. 23) si apre alle foreste di proprietà statale; anche la misura agroselvicoltura (art. 24) viene modificata prevedendo la possibilità di accesso da parte di proprietari forestali (non solo aziende agricole) e la possibilità di attuarla oltre che su superfici agricole anche su superfici boscate; (c) per i miglioramenti forestali (art 26) l’ammissibilità viene estesa alle società di diritto privato (per esempio le organizzazioni non governative) e alle aree forestali di proprietà statale se gestite da organismi indipendenti dal budget dello Stato (per esempio Aziende autonome come presenti in Austria, Polonia, Croazia, …); (d) le compensazioni per le aree Natura 2000 sono allargate anche a quelle interessate alla direttiva “Acque” 60/2000; l’importo delle compensazioni rimane legato al principio dei costi addizionali e il contributo potrà essere erogato anche ad associazioni di proprietari forestali privati e, in casi chiaramente motivati, anche ad altre categorie di proprietari; (e) nel caso di investimenti nella trasformazione e commercializzazione (art. 27), l’ammissibilità è estesa anche alle piccole-medie imprese (attualmente potevano accedere solo le microimprese); (f) le misure forestali ambientali (art. 35) potranno essere attuate anche su superfici forestali di proprietà statale; (g) la presenza di un piano di gestione valido diviene un vincolo generalizzato per l’accesso a quasi tutte le misure; (h) i costi per la realizzazione dei piani di gestione forestale potranno essere coperti dalla misura sulla cooperazione (art. 36) nel caso di piani che riguardino almeno due proprietà forestali. Per i piani relativi ad una sola proprietà dovrebbe esserci la possibilità di finanziamento con l’articolo 46 (investimenti).
Di una più incisiva azione di rilancio del settore c’è sicuramente bisogno, soprattutto in Italia (6). Quanto all’andamento dell’offerta di servizi pubblici, le carenze nel sistema di contabilità ambientale non ci permettono di definire gli andamenti recenti, mentre per quello che riguarda le produzioni commerciali gli ultimi dati statistici sui prelievi dai boschi italiani segnalano un minimo storico e una crescente componente di legna da ardere sul totale (69% dei prelievi), segno che, a fronte di una superficie forestale che negli ultimi 50 anni è raddoppiata, i prelievi sono diminuiti in quantità e qualità. Tagliamo poco e quel poco è costituito da una produzione di assortimenti (legna da ardere, cippato, materiale per imballaggi, paleria) che crea poco valore aggiunto e occupazione. “Bruciamo” legno, in senso reale ma anche metaforico, facendo sì che il settore forestale abbia scarsi impatti di attivazione dello sviluppo rurale. Un contrasto evidente con le idee-guida sulla wood mobilization, la bio-based economy e i prelievi “a cascata” che animano la strategia europea di settore.
(1) Il range è dovuto al fatto che, a differenza della procedente programmazione, quella 2007-13 ha attivato una serie di misure “miste” con fondi impiegabili sia in attività agricole che forestali.
(2) Si tenga presente infatti che, per la misura 221, una parte significativa dei fondi disponibili è stata utilizzata per coprire gli impegni di spesa pregressi, legati a imboschimenti effettuati a partire dal Reg. 2080/92. Se si escludessero questi fondi, il quadro della capacità di spesa per nuovi interventi nella programmazione 2007-13 risulterebbe più critico.
(3) È rilevante il fatto che la Commissione europea (EC, 2013, p. 9) arrivi ad affermare tra gli orientamenti strategici che “Member States should demonstrate how they intend to increase their forests’ mitigation potential through increased removals and reduced emissions, including by cascading use of wood”.
(4) Gli Stati membri “should strengthen forest genetics conservation (tree species diversity) and diversity within species and within populations. The Commission may support them in particular via the Rural Development Programme.” (CE, 2013, p. 10).
(5) Su questo punto però la situazione non è molto chiara: l’articolo 18 (Investimenti) prevede, in apparente contrasto con la definizione delle priorità, anche la possibilità di finanziare investimenti nel settore forestale.
(6) L’Italia è il paese europeo, dopo la Grecia, con il più basso tasso di prelievo di legname per unità di superficie forestale (0,6 m3/ha/anno), nonostante una provvigione media (dati 2010 EUROSTAT) di ben 133 m3/ha. La Francia, con uno stock medio inferiore (111 m3/ha), preleva 4 volte più legname dell’Italia (2,4 m3/ha/anno); la Spagna (nonostante la larga diffusione di formazioni forestali costituite da pascoli arborati – dehesa) quasi due volte di più dell’Italia; la Germania 8 volte di più.
Fonte:http://www.agriregionieuropa.univpm.i
Romano R., Cesaro L., Cilli S. (2011), Criteri e buone pratiche di gestione forestale - baseline per l’attuazione della misura silvo-ambientale. Rete Rurale Nazionale, Task Force Foreste. Roma [pdf