Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23637-del-09-10-2017
Timestamp: 2020-05-26 11:31:13+00:00
Document Index: 141936617

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'CGUE ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 526', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 118', 'art. 375', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 23637 del 09/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23637 del 09/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/10/2017, (ud. 07/09/2017, dep.09/10/2017), n. 23637
sul ricorso 27344-2014 proposto da:
B.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TACITO n.
23, presso lo studio dell’avvocato CINZIA DE MICHELI, che lo
avverso la sentenza n. 315/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
che il Tribunale di Torino, in accoglimento del ricorso proposto da B.R. – docente alle dipendenze del MIUR in virtù di una serie di consecutivi contratti a termine, ciascuno con decorrenza dall’inizio di settembre alla fine di giugno dell’anno successivo dichiarò il diritto del predetto al riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata nel corso dei rapporti a termine e condannò il Miur alla corresponsione delle differenze retributive dovute a tale titolo;
che la Corte di Appello di Torino ha confermato la riconosciuta progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato ed ha rigettato il gravame del MIUR, accogliendo l’appello incidentale del lavoratore per il pagamento di ulteriori Euro 197,82, quale differenza dovuta per l’anno scolastico 1974/1975;
che la Corte territoriale, per quel che rileva nella presente sede, ha posto a fondamento della pronuncia il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dall’art. 6 del D.Lgs. n. 368 del 2001, richiamandosi ai principi espressi dalla CGUE ed escludendo la rilevanza della specialità del sistema del reclutamento scolastico per giustificare la diversità del trattamento economico riservato agli assunti a tempo determinato precisando altresì l’incidenza dell’obbligo di disapplicazione delle norme in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a t. d. trasfuso nella indicata Direttiva;
che di tale sentenza il MIUR chiede la cassazione sulla base di unico motivo, al quale ha opposto difese il B., con controricorso; che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.
2. che viene denunziata violazione e falsa applicazione: della Direttiva 99/70/CE e dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526, del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, artt. 6 e 10, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modif. dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36, degli artt. 79 e 106 CCNL comparto scuola del 29.11.2007, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendosi che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla stipula di contratti a termine del personale docente trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa;
he si sostiene che il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile al docente di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente;
4. che, invero, con riguardo alla questione della progressione economica in considerazione dell’anzianità di servizio, la sentenza impugnata è conforme al principio di diritto affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868/2016, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”; che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto;
5. che il motivo di ricorso non prospetta argomenti che possano indurre a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poichè le ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise dal Collegio;
6. che pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5;
7. che la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali, giustificano la compensazione delle spese del giudizio di legittimità;
8. che non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 1778/2016).
Depositato in Cancelleria il9 ottobre 2017