Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/27219-l-uso-del-marchio.asp
Timestamp: 2019-12-14 02:25:08+00:00
Document Index: 15095158

Matched Legal Cases: ['art. 2573', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 15', 'art. 2573', 'art. 15']

Focus su trasferimento e licenza del marchio
Avv. Giampaolo Morini - Chiaramente si può disporre solamente dei diritti di cui si è titolari, tuttavia l'uso del marchio può divenire legittimo nei casi stabiliti dalla legge. L'art. 2573 c.c., che disciplina il trasferimento del marchio, va integrato con l'art. 15 l. marchi, entrambi modificati dal d.lgs. 4.12.1992, n. 480.
Trasferimento e licenza del marchio non identificano tipi contrattuali, ma schemi attributivi che si differenziano solo perché il secondo implica il mantenimento in capo al disponente (licenziante) della titolarità del diritto concesso in godimento temporaneo (esclusivo o non) ad altri (licenziatario). L'art. 15 l. marchi in tema di trasferimento si applica a tutte le vicende contrattuali e non che possono determinare il definitivo passaggio della titolarità del diritto di marchio da un soggetto all'altro. La disciplina delle licenze si applica ai contratti con cui il titolare costituisce un diritto di godimento temporaneo in favore di terzi, qualunque ne sia la causa di scambio[1].
Con la riforma della legge marchi il marchio può essere trasferito per la totalità o per una parte dei prodotti o servizi per i quali è stato registrato, con la conseguenza che potranno coesistere marchi identici per prodotti diversi. L'unico limite è costituito dal fatto che dal trasferimento o dalla concessione in licenza del marchio non deve derivare inganno per i consumatori[2].
L'attuale normativa, secondo un recente orientamento dottrinale, consente al titolare del marchio di sfruttare tutte le sue potenzialità, cedendolo anche per settori in cui egli, non avendo svolto alcuna attività imprenditoriale, non ha nulla da trasmettere al cessionario, neppure sul piano delle mere conoscenze[3].
La presunzione di trasferimento del marchio
La nullità del trasferimento del marchio
La forma della cessione
La trascrizione presso l'ufficio italiano brevetti e marchi
Secondo l'art. 49 l. marchi debbono essere trascritti presso l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi gli atti che costituiscono, modificano o trasferiscono diritti personali o reali di godimento o di garanzia sui marchi registrati, le relative domande giudiziali e le sentenze[4].
Anche i contratti di licenza sono assoggettati a trascrizione, come già riteneva la giurisprudenza formatasi prima dell'entrata in vigore del d.lg. 4.12.1992, n. 480[5].
La trascrizione, come stabilisce l'art. 51 l. marchi, ha efficacia meramente dichiarativa, in quanto non condiziona la validità degli atti da trascrivere, bensì si limita a rendere opponibili a terzi aventi diritto sul marchio gli atti da trascrivere, nonché a costituire un criterio di preferenza fra due aventi causa dal medesimo dante causa[6].
Marchio: la licenza all'uso
L'art. 15, 2° co., l. marchi, prevede la possibilità che il marchio possa costituire oggetto di licenze esclusive e non esclusive, per la totalità o per parte dei prodotti e servizi per i quali il marchio è registrato e per la totalità o per parte del territorio dello Stato o della Comunità[7].
La licenza non esclusiva si ha soltanto quando sia concessa ad una pluralità di soggetti una licenza di marchio in relazione agli stessi prodotti ovvero quando il concedente dia licenza del marchio ad un terzo per determinati prodotti e conservi per sé il diritto di adoperarlo per gli stessi prodotti Nel caso di licenza non esclusiva sussiste l'obbligo a carico del licenziatario di uniformare la propria a quella degli altri licenziatari[8].
Secondo un indirizzo dottrinale in caso di violazione del contratto di licenza, il titolare del marchio potrà agire non solo in base alle regole che disciplinano il rapporto obbligatorio, ma anche per contraffazione del marchio[9].
Dal trasferimento e dalla licenza di marchio, come prescrivono l'art. 2573 e l'art. 15, 4° co., l. marchi, non deve derivare inganno in quei caratteri dei prodotti o servizi che sono essenziali nell'apprezzamento del pubblico[10].
Chi eccepisce di avere utilizzato il marchio con il consenso del titolare nel quadro di un complesso rapporto di collaborazione commerciale in guisa tale da rendere configurabile una vera e propria licenza del marchio e ciò per paralizzare l'azione di contraffazione, deve fornire la prova del suo assunto (T. Torino 30.10.96).
Il fatto che un marchio sia intestato al legale rappresentante di una società, ma goduto da quest'ultima, costituisce un indizio sufficiente a ritenere che tra titolare e società esista quantomeno una licenza implicita a favore della seconda (T. Milano 24.1.94).
Corso Garibaldi n° 7
[1] Marasà, Commento tematico alla legge marchi , Torino, 1998, 96
[2] Di Cataldo, I segni distintivi , Milano, 1993, 131 ss.
[3] Cavani, Commento generale alla riforma , in La riforma della legge marchi , Padova, 1995, 3 ss..
[4] Sena, Il nuovo diritto dei marchi , Milano, 1998, 157
[5] Galli, Commento al d.lgs. 4 dicembre 1992, n. 480 , NGCC , 1995, 1210
[6] Vanzetti, Di Cataldo, Manuale di diritto industriale , Milano, 1996, 224
[7] Sena, 162
[8] Vanzetti, Di Cataldo, 220
[9] Sena, 164
[10] Marasà, 112
(27/08/2017 - Avv.Giampaolo Morini) • Foto: 123rf.com