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Timestamp: 2019-06-20 15:21:11+00:00
Document Index: 128458361

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La particolare tenuità del fatto non si applica nei procedimenti pendenti innanzi al giudice di pace(?) :: Antonio Di Tullio D'Elisiis
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Nella sentenza n. 38876 emessa dalla sezione feriale della Suprema Corte di Cassazione in data 20 agosto 2015, il Supremo Consesso ha affermato che «l'art. 131-bis cod. pen. non può essere applicato nell'ambito del procedimento per reati di competenza del Giudice di pace, nei quali prevale la disciplina speciale della tenuità prevista dal D.Lgs. n. 274 del 2000, art. 34 essendo il procedimento dinanzi al giudice di pace disciplinato secondo criteri di "ius singulare" rispetto al procedimento ordinario».
La Corte è addivenuta a siffatta conclusione giuridica sulla scorta delle seguenti argomentazioni: a) le «analogie e le differenze esistenti tra il procedimento penale presso il giudice di pace ed il procedimento penale ordinario portano (…) a ritenere che tra di essi esiste un rapporto di specialità reciproca perchè, intorno ad un nucleo fondamentale comune, ruotano una serie di istituti e riti speciali, funzionali alle esigenze proprie di ciascun procedimento»; b) dal momento che il legislatore non ha «seguito l'invito rivolto dalla Commissione Giustizia della Camera a valutare "l'opportunità di coordinare la disciplina della particolare tenuità del fatto prevista del D.Lgs. 28 ottobre 2000, n. 274, art. 34 in riferimento ai reati del giudice di pace, con la disciplina prevista dal provvedimento in esame introduzione nell'art. 131-bis c.p. n.d.r."», «durante la fase di progettazione dell'art. 131-bis cod. pen., è apparso ben chiaro, essendo stato anche disatteso il suggerimento avanzato da talune precedenti Commissioni ministeriali di abrogare espressamente il D.Lgs. n. 274 del 2000, art. 34 (abrogazione che, tuttavia, non è stata prevista dal D.Lgs. n. 28 del 2015, art. 34 e, come si è detto, neppure dalla Legge Delega 28 aprile 2014 n. 67), come il risultato dell'inerzia si sarebbe risolto nel tollerare la coesistenza di due modelli M (invero tre modelli, se si ha riguardo anche alla disposizione ex art. 27 dettata per il procedimento penale minorile, che qui ovviamente non rileva) profondamente diversi di irrilevanza penale per tenuità del fatto»; c) «la Corte costituzionale (sentenza n. 25 del 28/01/2015, dep. 03/03/2015) - nel dichiarare inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 529 c.p.p., sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 24 e 111 Cost. nella parte in cui non prevede(va) una formula di proscioglimento per la "particolare tenuità del fatto", "simmetrica ed analoga" a quella prevista, per i soli procedimenti penali di competenza del giudice di pace, dal D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274, art. 34 - ha precisato, proprio tenendo presente in parte qua il testo della Legge Delega n. 67 del 2014, che il legislatore ben può introdurre una causa di proscioglimento per la "particolare tenuità del fatto" strutturata diversamente e senza richiedere tutte le condizioni previste dal D.Lgs. n. 274 del 2000, art. 34 con ciò confermando che nulla impedisce a due diverse fattispecie di proscioglimento per la particolare tenuità del fatto di coesistere nel medesimo ordinamento».
Al riguardo, giova osservare che la Consulta, nel trattare un istituto molto simile a quello in commento (vale a dire l’irrilevanza del fatto nel processo minorile), nel dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 27, comma 4, del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 nella parte in cui prevede che la sentenza di proscioglimento per irrilevanza del fatto possa essere pronunciata solo nell’udienza preliminare, nel giudizio immediato e nel giudizio direttissimo, ha evidenziato come tale norma giuridica fosse censurabile in sede costituzionale rilevando per un verso che, «se gli elementi di fatto e le circostanze idonei a dimostrare la tenuità del fatto e l'occasionalità del comportamento emergono solo in dibattimento, o se l'imputato non ha potuto beneficiare del proscioglimento per irrilevanza del fatto nell’udienza preliminare, l'unica alternativa alla pronuncia di una sentenza di condanna è, come emblematicamente dimostrato dalla vicenda oggetto del giudizio a quo, il proscioglimento dibattimentale per concessione del perdono giudiziale»[1], per altro verso che «tale esito, che presuppone un’affermazione di colpevolezza, realizza un livello di tutela dell'imputato minorenne certamente inferiore rispetto a quello assicurato dal proscioglimento per irrilevanza del fatto, i cui effetti processuali e sostanziali sono di gran lunga più favorevoli»[2].
Inoltre, l’inibire al giudicante, in assenza di una norma che preveda espressamente ciò, di potere verificare la sussistenza della causa di non punibilità dell’art. 131-bis c.p., potrebbe comportare altresì la violazione dell’art. 25 Cost. dato che, come affermato dalla stessa Corte costituzionale nella decisione appena menzionata, al giudice del dibattimento, in quanto «giudice naturale cui è demandato l'accertamento dei fatti con pienezza di poteri»[4], gli deve spettare il «potere di prosciogliere per irrilevanza del fatto»[5](in quel caso a norma dell’art. 27 del d.P.R. n. 448 del 1998, in questo, a norma del combinato disposto artt. 530 c.p.p. – 131 bis c.p.).
Di fatto, come emerge dai lavori preparatori da cui è sfociato l’istituto della particolare tenuità del fatto, si evince come la ratio dell’art. 131-bis c.p. sia stata quella di delegare «il Governo a prevedere l'esclusione della punibilità per quelle condotte attualmente punite con pena pecuniaria o pene detentive non superiori nel massimo a cinque anni, i cosiddetti reati bagatellari o, comunque, dove è tenue l'offesa e l'abitudinarietà del comportamento»[6] giacchè, come evidenziato nella relazione di accompagnamento al decreto delegato, l’irrilevanza del fatto, da un lato, «contribuisce chiaramente a realizzare il sovraordinato principio dell’ultima ratio»[7], dall’altro, nel permettere «la definizione anticipata per irrilevanza del fatto, oltre a soddisfare esigenze di deflazione processuale, risulta del tutto consentanea anche al principio di proporzione, essendo il dispendio di energie processuali per fatti bagatellari sproporzionato sia per l’ordinamento sia per l’autore, costretto a sopportare il peso anche psicologico del processo a suo carico»[8].
In secondo luogo, per quanto viceversa attiene la mancata approvazione dell’emendamento inerente il coordinamento della disciplina della particolare tenuità del fatto prevista del D.Lgs. 28 ottobre 2000, n. 274, art. 34 in riferimento ai reati del giudice di pace, con la disciplina prevista dal provvedimento in esame introduzione nell'art. 131-bis c.p., questo difetto di coordinamento non dovrebbe rilevare né a favore, né contro, la tesi sostenuta nella pronuncia in oggetto.
Difatti, in quella occasione, il giudice delle leggi si è limitato a rilevare che «il legislatore ben può introdurre una causa di proscioglimento per la "particolare tenuità del fatto" strutturata diversamente e senza richiedere tutte le condizioni previste dall'art. 34 del d.lgs. n. 274 del 2000»[9] ma non hai mai postulato che l’approvazione di questa nuova ipotesi di tenuità sarebbe stata incompatibile con quella prevista dalla norma appena citata.
[1]Corte cost., sentenza ud. 5 maggio 2003 (dep. 9 maggio 2003), n. 149, in www.giurcost.org con note di G. DOSI, Minori ed antigiuridicità: l’evoluzione dell’istituto dell’irrilevanza penale del fatto, in DeG - Dir. e giust., fasc.21, 2003, pag. 8; S. LARIZZA, Tutela del minore dal processo o nel processo? La scelta della Corte costituzionale nella sentenza che estende alla fase dibattimentale l’applicabilità della irrilevanza del fatto, in Cass. pen., fasc.12, 2003, pag. 3687.
[4]Corte cost., sentenza ud. 5 maggio 2003 (dep. 9 maggio 2003), n. 149, in www.giurcost.org con note di G. DOSI, Minori ed antigiuridicità: l’evoluzione dell’istituto dell’irrilevanza penale del fatto, in DeG - Dir. e giust., fasc.21, 2003, pag. 8; S. LARIZZA, Tutela del minore dal processo o nel processo? La scelta della Corte costituzionale nella sentenza che estende alla fase dibattimentale l’applicabilità della irrilevanza del fatto, in Cass. pen., fasc.12, 2003, pag. 3687.
[7]Relazione illustrativa di accompagnamento al decreto legislativo, 16 marzo 2015, n. 28, in https://documenti.camera.it/apps/nuovosito/attigoverno/Schedalavori/getTesto.ashx?file=0130_F001.pdf&leg=XVII.