Source: https://www.stabila.it/solai-in-latero-cemento/3/
Timestamp: 2020-06-07 05:23:33+00:00
Document Index: 149343856

Matched Legal Cases: ['art 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7']

Solai in Latero-cemento - Part 3
Solai in Latero-cemento
Francesca2019-02-26T14:44:32+01:00
Solaio in latero-cemento – Confronto con sistemi alternativi
1 | Premessa
2 | Descrizione
3 | Rispondenza alla normativa
4 | Caratteristiche costruttive
5 | Caratteristiche strutturali
6 | Modalità di puntellamento
7 | Unione alla struttura portante
8 | Modalità di completamento
9 | Modalità di rifinitura
10 | Prestazioni
Rispondenza alla normativa
La conformità di un solaio è assicurata, soprattutto, dal rispetto delle normative specifiche.
Nella pratica, è di fatto la normativa di tipo strutturale che determina la scelta della tipologia di solaio da impiegare.
D.M. 09/01/96 che dedica un apposito capitolo al solaio (cap. 7) prevedendo sia l’impiego di blocchi di alleggerimento in laterizio che blocchi prodotti con materiale alternativo;
D.M. 16/01/96 che si occupa dei carichi e sovraccarichi sulle costruzioni;
D.M. 03/12/87 che riguarda prevalentemente le strutture prefabbricate;
Norma UNI 9730 (“norma di prodotto”) che si riferisce esclusivamente ai blocchi di laterizio e alle loro caratteristiche;
Ordinanza n. 3274/2003 del Presidente del Consiglio dei Ministri, che regolamenta i procedimenti costruttivi nelle zone sismiche;
prEN 15037-2, norma europea ancora in fase di preparazione (anch’essa “norma di prodotto”) che si riferisce ai blocchi di alleggerimento.
È da premettere che il solaio in latero-cemento (gettato in opera o semiprefabbricato), in qualità di struttura in conglomerato cementizio, è soggetto alla Legge 5/11/71 n. 1086 e, come tale, il suo impiego (in special modo per le parti di calcestruzzo) richiama in corresponsabilità, in ogni singolo fabbricato:
il produttore di ogni componente, che assume le responsabilità del costruttore per quanto di competenza del componente stesso;
il direttore del cantiere di prefabbricazione dei componenti di calcestruzzo armato, che assume le corresponsabilità proprie del direttore dei lavori (per quanto di sua competenza);
il redattore dei calcoli statici (forniti dal produttore dei componenti prefabbricati) che, quando non diversamente specificato, assume le responsabilità del progettista strutturale.
Componenti strutturali diversi dal cemento armato non seguono analoghe regole. Questo aspetto può essere assunto come motivo di pregio per un solaio in latero-cemento in quanto l’obbligo di accompagnarlo con idonee certificazioni è motivo di dimostrazione della perfetta conoscenza tecnica del prodotto e quindi della sicurezza di impiego.
Tutte queste assunzioni di responsabilità devono essere assicurate da documenti firmati dalle varie figure professionali.
Rispetto del D.M. 09.01.96:
norme complementari relative ai solai
Il cap. 7 distingue, al suo interno, per i solai misti, due possibilità:
solai misti in c.a. e c.a.p. e blocchi forati in laterizio (dall’art. 7.1.1 all’art. 7.1.6.3)
solai misti in c.a. e c.a.p. e blocchi diversi dal laterizio (dall’art. 7.2.1 all’art. 7.2.6).
l’art. 7.0 espone le generalità e le classificazioni. In tale articolo le tre tipologie di solaio in laterizio, prima descritte, sono classificate come “solai misti in c.a e/o c.a.p. e blocchi di laterizio”.
Categorie di blocchi in laterizio
I blocchi di laterizio, a loro volta, pur essendo considerati come elementi aventi funzione di alleggerimento, possono essere:
blocchi non collaboranti (categoria A)
blocchi collaboranti (categoria B).
L’art. 7.1.1 individua, infatti, due categorie di solaio in laterizio:
solai con blocchi aventi funzione principale di alleggerimento (non collaboranti);
solai con blocchi aventi funzione statica in collaborazione con il conglomerato.
Nel primo caso, i blocchi hanno soltanto funzione di alleggerimento, cioè non è permesso di tenere conto, nel calcolo, del loro contributo alla statica dell’insieme.
Nel secondo caso, la norma permette loro di “contribuire” alla formazione delle caratteristiche meccaniche della sezione resistente (cioè vengono tenute in conto, nel calcolo del momento di inerzia, le pareti orizzontali e verticali nonché i setti interni) e quindi danno una collaborazione statica, oltre ad alleggerire il manufatto.
Un esempio di come il laterizio influisce nel valore della inerzia è dato dalla fig. 5a e fig. 5b.
Figg. 5a, 5b
E’ da notare, come si vedrà in seguito, che i blocchi partecipano comunque alla resistenza meccanica del solaio; solo che, nel caso di blocchi di categoria B, la norma, come si è già visto, permette di tenerne conto, mentre, nel caso di blocchi di categoria A, il contributo non viene preso in considerazione nel calcolo.
Nelle zone a bassa sismicità si può, addirittura, impiegando blocchi di categoria B, omettere di realizzare la soletta superiore (e affidare tutto alla soletta rinforzata del blocco di laterizio), purché vi sia un dispositivo sui blocchi che assicuri il collegamento dell’uno con l’altro e la conseguente possibilità di trasmettere gli sforzi orizzontali.
Rimane, comunque, una riserva di sicurezza che gli altri materiali, adoperati per le stesse funzioni, non sono in grado di assicurare.
Tale riserva è prevista proprio dagli articoli 7.1.2 e 7.1.3 che indicano alcuni requisiti a cui devono attenersi i blocchi di laterizio dei due tipi; requisiti che impongono agli stessi determinate prestazioni, e che immancabilmente si traducono in vantaggi per la struttura, una volta posta in opera. Va sottolineato che l’attenzione che la normativa dedica ai blocchi di laterizio deve essere considerata come evidenziazione di tutte quelle proprietà che deve avere un elemento di alleggerimento inserito in una struttura portante, quale è quella del solaio.
A dimostrazione di quanto sopra, il paragrafo 7.2, che si riferisce ai blocchi di alleggerimento diversi dal laterizio, prescrive prima di tutto la rispondenza di questi a quanto previsto nel paragrafo 7.1 ( cioè quello relativo ai blocchi di laterizio), con, in più, delle disposizioni particolari relativamente al tipo di materiale e alle sue intrinseche particolarità.
Ritornando agli articoli 7.1.2 e 7.1.3, essi prescrivono requisiti comuni per entrambi i tipi di blocco in laterizio e requisiti particolari per ciascuno dei due. Per i requisiti comuni è previsto che:
1) il profilo delle pareti laterali che delimitano le nervature resistenti (fig. 6.a) individuino delle sezioni adeguate per tali nervature e favoriscano il corretto getto del calcestruzzo;
Figg. 6a, 6b
2) le forme siano semplici, caratterizzate da setti rettilinei e allineati (particolarmente quelli che sono in direzione orizzontale), con setti aventi un rapporto spessore/lunghezza il più possibile uniforme;
3) gli spessori delle pareti perimetrali (orizzontali e verticali) del blocco, di categoria A o di categoria B, così come gli spessori delle altre pareti orizzontali che nell’organizzazione statica del solaio saranno compresse (blocchi di categoria B), siano non minori di mm 8 (figura 6b);
4) lo spessore dei setti interni sia non minore di mm 7 (fig. 6b);
5) la percentuale di foratura sia limitata (in base all’altezza) e che comunque sia:
– ø ≤ 0,6 + 0,625 (h in metri);
– ø ≤ 75%
assumendo il valore minore dei due.
Il rispetto delle disposizioni descritte nei precedenti punti 2, 3 e 4 permette al blocco di garantire una trasmissione delle forze orizzontali che possono insorgere, nel solaio, in direzione parallela alle nervature oppure in direzione perpendicolare ad esse:
nel primo caso intervengono lo spessore dei setti e la percentuale di foratura;
nel secondo caso sono determinanti, invece, l’allineamento e la continuità dei setti orizzontali, la snellezza dei setti (rapporto spessore/ lunghezza) e ancora la percentuale di foratura (fig.7).
Mentre tali caratteristiche sono soddisfatte molto bene dai blocchi di laterizio, per blocchi di altro tipo di materiale non sempre è possibile garantire la trasmissione degli sforzi, sia per cause insite nello stesso materiale (composizione, densità della materia prima, ecc.), sia per la loro conformazione geometrica.
Resistenza a punzonamento flessione
6) in assenza di cassero continuo inferiore, durante la fase di preparazione e getto, tutti i blocchi debbano resistere ad un carico di 1,5 kN (fig. 8.a).
Questo tipo di resistenza, detta di “punzonamento – flessione”, garantisce che il piano di lavoro sia pedonabile con una certa sicurezza e che sia in grado di reggere i carichi dovuti alle operazioni di preparazione e completamento del solaio.
Figg. 8a, 8b
Inoltre tale resistenza è essenziale per i carichi punzonanti del solaio finito (secondo il D.M 16/01/96 “carichi e sovraccarichi”, prospetto 5.1). Il solaio in laterizio, infatti, risponde bene a tale prescrizione anche in assenza di soletta di calcestruzzo (fig. 8.b).
Il requisito “resistenza a punzonamento – flessione” deve essere rispettato anche da tutti i tipi di blocco diversi dal laterizio (art. 7.2.4).
Questi ultimi, in molti casi (ad esempio, sostanze plastiche o calcestruzzi con inerti leggeri), sono costretti ad associarsi a dispositivi di diverso materiale o al calcestruzzo normale, con notevoli conseguenze negative per altre prestazioni che il solaio è chiamato comunque a soddisfare (figg. 9.a e 9.b).
Alcuni tipi di blocco, quindi, possono non dare sufficienti garanzie
Figg. 9a, 9b, 9c
sia per il rispetto del carico minimo punzonante sull’impalcato in preparazione (> 1,5 kN): non è possibile per le tipologie di figg. 9.a e 9.b, ad esempio, pensare che siano in grado di sostenere un carico maggiore di 1,5 kN applicato al centro di due appoggi. Nel caso di fig. 9.a il blocco dovrebbe resistere alla flessione per quel carico; nel caso di fig. 9.b il sistema è labile. Ciò si traduce in una incertezza anche nella disposizione delle passerelle necessarie per la pedonabilità dell’impalcato in preparazione;
sia per il rispetto del carico concentrato sul solaio finito (>2 kN). Quest’ultimo deve essere sopportato da una solettina di 4-5 cm, avente una “luce” abbastanza grande rispetto allo spessore stesso (cioè un alto rapporto di snellezza tra luce e spessore) (fig. 9.c).
Non vi è, quindi, alcuna garanzia che questa solettina, libera di inflettersi, sia in grado di resistere alle sollecitazioni di flessione e taglio indotte dal carico di 2 kN. Inoltre, in presenza di forze orizzontali trasversali, questi tipi di blocchi non sono in grado di esercitare nessuna azione vincolante nei riguardi della soletta e questa rischia di perdere stabilità (per carico di punta).
Quest’ultimo problema non esiste per il laterizio perché la rugosità della sua faccia superiore, a contatto con il calcestruzzo, la presenza di eventuali scanalature, accompagnate dalla affi nità del laterizio stesso al calcestruzzo e dalla indeformabilità del blocco anche a grossi carichi, fanno in modo che sia esercitata una azione di aggancio della soletta ad una parte rigida (eliminando il carico di punta).
7) il modulo elastico del laterizio non debba essere superiore a 25 kN/mm2 per la esigenza di compatibilità deformativa con il calcestruzzo.
Poiché il requisito è sempre rispettato, il blocco di laterizio collabora in ogni caso col calcestruzzo, limitandone le deformazioni.
Per i blocchi diversi dal laterizio, quando siano collaboranti, l’art. 7.2.2 prevede un modulo di elasticità superiore a 8 kN/mm2 e inferiore a 25 kN/mm2.
Per blocchi diversi dal laterizio, non collaboranti, il modulo elastico deve essere inferiore a 8 kN/mm2;
8) siano previste limitazioni per:
il coeff. di dilatazione termica lineare del laterizio (α>6·10-6 °C-1)
il valore della dilatazione per umidità (γ<4·10-4)
Ciò per esigenze sempre di compatibilità del laterizio sia con il calcestruzzo che con l’intonaco.
Materiali diversi, usati per l’alleggerimento, che non soddisfi no questi requisiti, presentano inevitabilmente una cattiva affinità con l’intonaco per cui necessitano di un diverso trattamento per la superficie di intradosso o l’ausilio di supporti (“primer”, reti, controsoffittature, ecc.).
Sempre gli articoli 7.1.2 e 7.1.3 prescrivono requisiti particolari rispettivamente per i due tipi di blocchi di laterizio.
Resistenza caratteristica a compressione e trazione
Blocchi di categoria A
La resistenza caratteristica a compressione deve risultare non minore di:
15 N/mm2 nella direzione dei fori
5 N/mm2 nella direzione trasversale ai fori e nel piano del solaio.
Con queste resistenze, anche se il contributo del laterizio non viene tenuto in conto nei calcoli, si hanno delle riserve di portata che vanno sicuramente a vantaggio della sicurezza (fig. 10).
Si ha, inoltre, la garanzia di trasmissione delle forze orizzontali sia nella direzione delle nervature che in quella perpendicolare ad esse, consentendo al solaio di esercitare in maniera equilibrata la sua funzione di distribuire tali forze tra i pilastri (fig. 7).
Questa prestazione, necessaria specialmente in zona sismica, non può essere esercitata in maniera così equilibrata da un solaio con alleggerimenti che non rispettino tali requisiti. In questi casi, tali forze (specialmente se in direzione perpendicolare a quella delle nervature), si trasmettono solo attraverso le solette superiori che sono di spessore esiguo e tendono a deformarsi fuori dal piano (fig. 9.c).
La resistenza caratteristica a trazione per flessione (sul listello) non deve essere minore di 7 N/mm2.
Anche la resistenza a trazione del materiale costituente il blocco di laterizio è importante al fine del corretto comportamento statico del solaio. Infatti, le deformazioni nel piano perpendicolare alla direzione delle nervature producono dei momenti flettenti positivi sui blocchi interposti (di qualsiasi natura) e, di conseguenza, stati tensionali di trazione nelle loro zone inferiori (fig. 11).
La buona resistenza a trazione delle pareti laterali del laterizio, a contatto con le nervature di calcestruzzo, in aggiunta alla buona aderenza laterizio/calcestruzzo (anche in virtù della presenza delle rigature), apporta un contributo (anche se non valutabile) alla resistenza al taglio in zona appoggio.
Il valore della resistenza a trazione misurata su listello serve, poi, da correlazione con la resistenza a compressione del blocco permettendo di valutare la qualità di quest’ultimo con semplici e frequenti prove di laboratorio.
Blocchi di categoria B
30 N/mm2 nella direzione dei fori
15 N/mm2 nella direzione trasversale ai fori e nel piano del solaio.
Queste resistenze consentono di tenere conto nei calcoli del contributo del laterizio quando si individua la sezione resistente della nervatura e quindi di avere, a parità di altezza di solaio e di altre caratteristiche, una maggiore portata.
La resistenza caratteristica a trazione per flessione (sul listello) non deve essere minore di 10 N/mm2.
Il commento è analogo a quello fatto nella stessa circostanza per i blocchi di alleggerimento (categoria A).
Devono avere conformazione tale da assicurare la trasmissione degli sforzi dall’uno all’altro blocco nella direzione delle nervature (smusso superiore).
Tutte le pareti orizzontali compresse devono avere uno spessore maggiore o uguale a mm 8.
Tutti i requisiti previsti per il laterizio, più altri particolari requisiti (in dipendenza del materiale), devono essere rispettati anche dai blocchi formati da materiale diverso dal laterizio. A tale proposito l’art. 7.2.1 coinvolge il calcestruzzo con inerti leggeri, il calcestruzzo normale, le materie plastiche, elementi organici mineralizzati, ecc.
Altre disposizioni normative e relativa rispondenza sono riportate al paragrafo sulle caratteristiche strutturali.
Caratteristiche dei blocchi in laterizio secondo la UNI 9730
Rispetto della UNI 9730
Questa norma, oltre a definire gli elementi in laterizio per solai, indica:
i parametri da utilizzare per la loro classificazione in base alla funzione ed al tipo di posa in opera, fissandone le caratteristiche morfologiche e prestazionali;
i requisiti fondamentali ed i relativi limiti di accettazione;
una serie di metodi di prova allo scopo di unificare le modalità operative per la verifica di conformità dei blocchi.
Una prima considerazione positiva, come già detto in altre occasioni, viene dal fatto che in tal modo i blocchi in laterizio sono regolamentati da un’apposita normativa e quindi vi è chiarezza per quanto concerne le prestazioni attese e le modalità di determinazione delle stesse.
Non tutti i materiali dispongono di norme specifiche che ne stabiliscano requisiti di accettazione e metodi di verifica e, di conseguenza, rendano sicuro il loro impiego.
Una seconda considerazione positiva deriva dalla osservazione della tabella A della norma UNI 9730 relativa ai limiti di accettazione dei blocchi di laterizio, che dimostra una particolare attenzione al soddisfacimento di tutte le problematiche che si possono sviluppare a seguito dell’impiego degli stessi nel sistema solaio finito. Significa, cioè, che tutti i possibili aspetti esecutivi e prestazionali sono stati affrontati e che, di conseguenza, sono state imposti, al laterizio, alcuni requisiti che ne permettono idonea risoluzione.
Non è così per la maggior parte dei componenti (realizzati con altri materiali) che si propongono come alleggerimento di un solaio. Generalmente sono proposti per soddisfare una sola prestazione (termica, acustica, ecc.) senza minimamente preoccuparsi di altri importanti funzioni che il solaio deve svolgere o, al massimo, inventando dei dispositivi macchinosi che ne rendono più complicato l’impiego, meno sicuro e, in molti casi, più costoso.
UNI 9730 – Tabella A
Rispetto del draft prEN 15037-2: “Blocchi per solai a travetti”
Con riferimento alla proposta di nuova norma europea, ancora in fase di redazione, i blocchi per solai a travetti possono essere di: laterizio, calcestruzzo normale, calcestruzzo leggero, plastica alveolare, polistirolo e altre plastiche.
Il progetto di norma prevede una diversa classificazione generale dei blocchi da solaio proponendo le definizioni seguenti:
blocco non resistente (blocco senza alcuna funzione resistente nel sistema solaio finale): la sua unica funzione meccanica è quella di costituire cassaforma durante la costruzione. I solai realizzati con blocchi non resistenti devono avere sempre un completamento strutturale gettato in opera;
blocco semiresistente (blocco che partecipa al trasferimento dei carichi sui travetti). In collaborazione con il calcestruzzo gettato in opera, esso può contribuire alla resistenza finale del sistema: ad esempio, partecipare alla resistenza al taglio o alla riduzione della flessibilità del sistema solaio finito. Comunque la sua soletta superiore, da sola, non può agire come soletta compressa del sistema solaio; può essere, però, associata al completamento di calcestruzzo e agire in ausilio a questo;
blocco resistente (blocco con le stesse funzioni del blocco semiresistente) la cui soletta superiore, sotto alcune condizioni, può esercitare il ruolo parziale di soletta compressa nel sistema solaio finale.
I blocchi di laterizio ricadono nelle ultime due categorie.
Il blocco semiresistente, dunque, non sarebbe altro che il blocco di alleggerimento di categoria A del D.M. 09/01/96. Secondo il progetto di norma europea, può anch’esso contribuire, in collaborazione con il calcestruzzo, alla resistenza finale del solaio, ad esempio:
partecipando alla resistenza al taglio (per i blocchi di testata);
dare un apporto alla formazione del momento di inerzia della “sezione resistente” sia in campata che agli appoggi;
contribuire alla trasmissione degli sforzi orizzontali nel solaio.
Questi contributi, come si è già visto, non sono riconosciuti dalla attuale normativa nazionale. E’ importante, però, che si percepisca la riserva di sicurezza che comunque è presente.
Il blocco resistente (praticamente il blocco di categoria B), invece, parteciperebbe con le stesse funzioni dei precedenti blocchi semiresistenti; ma la zona superiore del blocco, sotto alcune condizioni geometriche, potrebbe esercitare un ruolo parziale di soletta compressa nel sistema solaio finale. Naturalmente deve essere assicurata, mediante dispositivi idonei (ad esempio lo smusso del bordo superiore), la continuità della trasmissione degli sforzi da un blocco all’altro.
Per i blocchi resistenti sarebbe necessario, secondo il progetto di norma europea, il rispetto delle seguenti condizioni:
Figg. 12, 13
la percentuale di foratura della soletta collaborante, rispetto all’area totale della sua sezione trasversale, considerata nella direzione di trasmissione degli sforzi, non deve essere superiore al 50% (così come attualmente prescritto nel D.M.09/01/96);
la soletta collaborante deve avere altezza minima 40 mm e i suoi setti orizzontali devono avere spessore non minore di 8 mm. Inoltre uno (o entrambi) i bordi della soletta devono avere forme tali da creare un giunto fra due blocchi consecutivi che si possa riempire di calcestruzzo (così come attualmente prescritto nel D.M. 09/01/96);
la forma dei blocchi deve essere compatibile con quella dei travetti usati, con particolare riguardo alla aderenza fra travetto e calcestruzzo gettato in opera (fig. 12): questa prescrizione rappresenterebbe una importante novità perché ci si preoccuperebbe, finalmente, del corretto getto del calcestruzzo all’interno delle nervature resistenti;
I blocchi sono classificati per “classi di resistenza” e ciascuna classe è definita dal “carico caratteristico di rottura” valutato attraverso la prova di “punzonamento-flessione” (fig. 13).
Resistenza a punzonamento taglio per i blocchi in polistirolo
A differenza del D.M. che prescrive che il carico di prova di 1,5 kN sia applicato in mezzeria della faccia superiore del blocco (in laterizio o in calcestruzzo), per la norma europea si dovrebbe agire come segue:
nel caso di blocchi non deformabili (laterizio o calcestruzzo), il carico deve essere applicato nella posizione considerata più critica, dopo che questa sia stata preventivamente individuata (fig. 12). Questo perché la forma del blocco e la trama dei setti possono influire molto sulla resistenza a punzonamento oltre, naturalmente, al numero dei setti e al loro spessore (che determinano la percentuale di foratura);
nel caso di blocchi di materiale a bassa densità, il carico dovrà essere applicato in posizione laterale e in posizione assiale secondo i due schemi approssimativamente indicati in fig. 13.
Quest’ultima circostanza è indicativa della particolare attenzione che deve essere posta nei confronti di tali blocchi prima di impiegarli. Soprattutto, da come è prevista l’applicazione del carico di prova, si evince il timore di debolezza, di tali blocchi, lungo i bordi, dove la sollecitazione di taglio, in caso di prevalenza, può creare problemi. Si tratta, infatti, di punzonamento-taglio.
La tabella B indica le classi di resistenza proposte dal progetto di norma europea. Si nota che per i blocchi semi-resistenti e per i blocchi resistenti sono previste due classi: classe A e classe B, a seconda che la resistenza a punzonamento-flessione sia di 1,5 kN oppure 3,0 kN. Tali classi sono, ovviamente, indicative della collaborazione che il blocco può offrire sia in fase preparatoria che in fase di esercizio (quando, inglobato nella struttura, è soggetto all’azione di momento flettente e/o taglio).
I blocchi resistenti devono essere in grado di sviluppare una propria resistenza a compressione longitudinale.
Quando, poi, per il blocco, è prevista una resistenza a compressione longitudinale maggiore di 20,0 MPa con la previsione di doverne tenere conto nel progetto del sistema solaio fi nito, dovrà essere garantito anche tale livello di resistenza.
Si nota che l’ordine di grandezza della resistenza a compressione longitudinale è paragonabile con quella che i blocchi di laterizio sono in grado di assicurare; per cui questi saranno largamente abilitati, dalla norma europea, a partecipare alle resistenze meccaniche del solaio finito.
Per i tipi di blocco diversi da quelli in laterizio o in calcestruzzo è previsto che sia prescritto che i materiali debbano “… armonizzarsi con le norme europee ad essi applicabili o, in assenza di queste, con regolamenti nazionali che si occupino di requisiti di sicurezza in caso di incendio e di salubrità e rispetto dell’ambiente. I produttori dovranno fornire dimostrazioni e risultati di prove sperimentali attestanti che i blocchi di plastica siano compatibili con il calcestruzzo nel sistema solaio finale”.
In ogni caso, il produttore dovrà fornire prove concrete che le proprietà meccaniche, la resistenza al fuoco, le proprietà acustiche e termiche siano stabili nel tempo.
Ovviamente per questo ultimo disposto non vi sono problemi di alcun genere per i blocchi di laterizio i quali:
sono considerati conformi senza bisogno di test di laboratorio (classe A1), per quanto riguarda la reazione al fuoco;
mantengono inalterate nel tempo le loro caratteristiche meccaniche (ne sono prova gli edifici antichi);
non si lasciano attaccare da nessun agente esterno sia naturale che artificiale;
presentano caratteristiche termiche costanti (la variazione di resistenza termica che si ha su tutti i materiali, a seguito di un aumento percentuale del contenuto di acqua, è bassa per il laterizio e molto più alta per i materiali leggeri);
assicurano proprietà acustiche anche esse costanti e stabile composizione chimica.
Rispetto dell’Ordinanza n. 3274
L’Ordinanza del 20.03.2003 per le costruzioni in zone sismiche affida al solaio il compito di ripartire le azioni orizzontali, dovute al sisma, tra i componenti strutturali verticali (pilastri o setti).
Per assolvere a tale compito il solaio, in caso di sisma, deve:
mantenere invariata la capacità portante nei confronti dei carichi verticali;
essere in grado di assorbire le sollecitazioni nel piano indotte dall’azione sismica.
In definitiva, il solaio deve essere infinitamente rigido nel proprio piano e deve permettere la trasmissione delle forze di piano in ogni direzione in modo da ripartirle, poi, correttamente tra i pilastri.
Ancora una volta si evidenzia la necessità che i componenti (e specialmente i blocchi) dei solai misti siano in grado di resistere a tali azioni, nelle due direzioni ortogonali.