Source: http://esproprionline.it/site/d_News.asp?CategoriaNews=7&TD02_ID=12057
Timestamp: 2019-08-18 05:29:28+00:00
Document Index: 130782257

Matched Legal Cases: ['art. 1350', 'art. 2643', 'art. 827', 'art. 827', 'art. 1350', 'art. 2643', 'art. 827', 'art. 827']

Esproprionline.it -LA RINUNZIA ABDICATIVA È UN ISTITUTO FRAGILE, CONTRADDITTORIO E INUTILE-Non possono sottacersi le indiscutibili difficoltà ricostruttive che determina l’istituto della cosiddetta rinuncia abdicativa, con riguardo ad aspetti a esso correlati, ma non secondari, quali la sorte dei diritti reali parziali o delle garanzie reali sui beni rinunziati, e le difficoltà di trascrizione non tanto della rinunzia (ove effettuata attraverso un atto unilaterale scritto), quanto della successiva acquisizione al patrimonio dello Stato, ritenuto un acquisto a titolo originario. L’accettazione generalizzata dell’istituto rischia, inoltre, di portare a conseguenze inique, tutte le volte in cui riguardi un terreno divenuto oneroso per il proprietario (necessità di disinquinamento o di prevenzione del rischio frane), con concrete possibilità di fare gravare sulla collettività oneri conseguenti a comportamenti indebiti di privati. Peraltro non può non rilevarsi che le varie disposizioni del codice civile in considerazione delle quali viene generalmente tratta l’esistenza dell’istituto (art. 1350 c.c., art. 2643 c.c.) in realtà sono poco indicative, e ben potrebbero essere lette con riferimento alle specifiche ipotesi in cui la rinunzia a un diritto immobiliare è espressamente prevista e disciplinata, e non costituire indice dell’esistenza generalizzata dell’istituto; l’art. 827 c.c. poi sembra una norma di chiusura - di applicazione assolutamente eccezionale - di un ordinamento che non tollera la possibilità di beni immobili privi di proprietario. Emergono poi incongruenze logiche: la rinunzia abdicativa di un diritto determina la sua incondizionata perdita (con un iato logico, se non temporale, rispetto al suo riacquisto da parte di altro soggetto), e non certo la sua conversione nell’equivalente monetario del suo valore; ai sensi dell’art. 827 c.c., il bene abbandonato rientra nel patrimonio dello Stato e non in quello del soggetto che utilizza il bene. È poi pacifico che, quand’anche ammessa, la rinunzia a una proprietà immobiliare deve essere fatta ad substantiam con atto scritto. Nel caso di azione risarcitoria, è evidente che manca una valida esternazione della volontà di rinunziare a un diritto immobiliare, nelle necessarie forme di legge. Infine non serve a nulla essendoci l'acquisizione sanante.
LA RINUNZIA ABDICATIVA È UN ISTITUTO FRAGILE, CONTRADDITTORIO E INUTILE
Non possono sottacersi le indiscutibili difficoltà ricostruttive che determina l’istituto della cosiddetta rinuncia abdicativa, con riguardo ad aspetti a esso correlati, ma non secondari, quali la sorte dei diritti reali parziali o delle garanzie reali sui beni rinunziati, e le difficoltà di trascrizione non tanto della rinunzia (ove effettuata attraverso un atto unilaterale scritto), quanto della successiva acquisizione al patrimonio dello Stato, ritenuto un acquisto a titolo originario. L’accettazione generalizzata dell’istituto rischia, inoltre, di portare a conseguenze inique, tutte le volte in cui riguardi un terreno divenuto oneroso per il proprietario (necessità di disinquinamento o di prevenzione del rischio frane), con concrete possibilità di fare gravare sulla collettività oneri conseguenti a comportamenti indebiti di privati. Peraltro non può non rilevarsi che le varie disposizioni del codice civile in considerazione delle quali viene generalmente tratta l’esistenza dell’istituto (art. 1350 c.c., art. 2643 c.c.) in realtà sono poco indicative, e ben potrebbero essere lette con riferimento alle specifiche ipotesi in cui la rinunzia a un diritto immobiliare è espressamente prevista e disciplinata, e non costituire indice dell’esistenza generalizzata dell’istituto; l’art. 827 c.c. poi sembra una norma di chiusura - di applicazione assolutamente eccezionale - di un ordinamento che non tollera la possibilità di beni immobili privi di proprietario. Emergono poi incongruenze logiche: la rinunzia abdicativa di un diritto determina la sua incondizionata perdita (con un iato logico, se non temporale, rispetto al suo riacquisto da parte di altro soggetto), e non certo la sua conversione nell’equivalente monetario del suo valore; ai sensi dell’art. 827 c.c., il bene abbandonato rientra nel patrimonio dello Stato e non in quello del soggetto che utilizza il bene. È poi pacifico che, quand’anche ammessa, la rinunzia a una proprietà immobiliare deve essere fatta ad substantiam con atto scritto. Nel caso di azione risarcitoria, è evidente che manca una valida esternazione della volontà di rinunziare a un diritto immobiliare, nelle necessarie forme di legge. Infine non serve a nulla essendoci l'acquisizione sanante.