Source: https://issuu.com/uncem/docs/comuni_montani_2012_ifel
Timestamp: 2017-09-24 12:52:45+00:00
Document Index: 166001641

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 44']

Comuni montani italiani by Uncem Piemonte - issuu
Il rapporto è stato realizzato da IFEL A cura di: Laura Chiodini Elaborazione apparati statistici: Giorgia Marinuzzi per i caratteri demografici, economici ed istituzionali e Stefano Croella e Massimiliano Sabaini per i caratteri istituzionali, dati di bilancio. La presente pubblicazione è stata realizzata in collaborazione con l’Area Piccoli Comuni, Associazionismo e Status Amministratori, Dipartimento per la Montagna dell’Anci. Progetto grafico: Pasquale Cimaroli, Claudia Pacelli www.backup.it
Codice ISBN 978-88-6650-006-3
PARTE PRIMA. Evoluzione legislativa / 5 1. Dai Consigli di valle ad oggi / 7 2. La classificazione della montagna / 9 3. L’evoluzione della legislazione regionale / 10 PARTE SECONDA. Principali caratteri demografici, economici ed istituzionali / 25 Caratteri demografici Comuni montani / 29 Popolazione residente / 33 Densità territoriale / 37 Famiglie / 41 Natalità / 45 Giovani / 49 Invecchiamento / 55 Indice di vecchiaia / 59 Dipendenza demografica / 63 Centenari / 67 Tasso migratorio / 71 Trend della popolazione straniera residente / 75 Incidenza della popolazione straniera / 78
Caratteri economici Tasso di nata-mortalitĂ delle imprese / 83 Tasso di incremento delle imprese e indice di imprenditorialitĂ extra agricola / 88 Specializzazione economica / 93 Reddito imponibile / 97	Strutture alberghiere / 101 Agriturismi / 105 Comuni montani classificati come turistici / 109 Utilizzo delle risorse dei PO FESR / 112 Caratteri istituzionali Sindaci / 119 Vicesindaci / 124 Assessori / 129 Consiglieri comunali / 134 Personale a tempo indeterminato / 139 Personale con rapporto di lavoro flessibile / 142 Dirigenti / 145 Dipendenti comunali per 1.000 abitanti e dipendenti comunali per dirigente / 149 Le entrate dei comuni montani / 153 Le uscite dei comuni montani / 158 Glossario / 163
Parte prima Evoluzione legislativa
1. Dai Consigli di valle ad oggi Il 19 maggio 1947 l’Assemblea Costituente, presieduta da Umberto Terracini, giunse ad esaminare l’art. 44 della Costituzione repubblicana. Grazie ad un emendamento proposto da una trentina di deputati con primo firmatario l’On. Gortani, viene aggiunto all’art. 44 un ultimo comma che recita: “la legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”. Sarà la base per la futura azione politica del nuovo Stato, dalla prima legge per la montagna del 1952, all’ultima del 1994. All’inizio degli anni ’70 si parlò di “momento nuovo” per la montagna italiana: erano state istituite le Regioni a Statuto ordinario, nascevano le Comunità montane con la legge n. 1102/1971 che attribuiva alle Regioni la loro delimitazione e costituzione, con partecipazione obbligatoria dei Comuni montani. Le Comunità montane vennero create dalla legge n. 1102 del 1971 con la finalità di rappresentare e tutelare la “specificità” della montagna, in attuazione del richiamato disposto dell’ultimo comma dell’ art. 44 Cost. Specificità che la legislazione successiva alla legge n. 1102 ha ulteriormente precisato e valorizzato, sino a connotare giuridicamente la Comunità montana quale ente locale con organi eletti in secondo grado e dotato di autonomia statutaria nell’ambito della legge statale e regionale. Gli articoli 28 e 29 della legge n. 142/1990, e poi l’art. 7 della legge n. 265/1999 - confluito negli articoli 7
Comuni Montani 2012
27 e 28 del TUEL di cui al decreto legislativo n. 267/2000 - ne hanno infatti definito natura, ruolo e funzioni. Il legislatore nazionale del 1971 aveva individuato nella Comunità montana, costituita obbligatoriamente tra Comuni classificati in tutto o in parte montani e disciplinata nel suo funzionamento dalla legge regionale, l’espressione aggregativa delle comunità locali della montagna, la cui tradizione proviene dagli antichi Consigli di valle, nei quali le popolazioni rurali montane vedevano la possibilità di organizzare meglio e di rappresentare più adeguatamente le proprie peculiarità e istanze di sviluppo socio-economico-culturale, differenziate rispetto agli altri territori. Successivamente la legge n. 97 del 1994, modificativa e integrativa delle legge n. 1102/71, ha individuato le finalità principali delle Comunità montane nella promozione della valorizzazione delle zone montane, nella realizzazione degli interventi speciali per la montagna stabiliti dall’Unione europea o dalle leggi statali e regionali. Con l’entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, è stato dato avvio al processo di riforma del Titolo V della carta fondamentale della Repubblica Italiana del 1948. Le ultime fasi del percorso compiuto dalle Comunità montane sono connotate soprattutto dalle previsioni contenute nella legge 24 dicembre 2007, n. 244 - Finanziaria 2008 (articolo 2, commi 16-22) - la quale ha imposto una profonda revisione e riduzione di tali enti, contestualmente alla riduzione (sino all’azzeramento previsto dall’articolo 2, comma 187, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 - Finanziaria 2010) dei trasferimenti erariali a loro favore, nel presupposto della razionalizzazione e semplificazione dei soggetto infracomunali. Di fatto, tale processo è tuttora oggetto di discussione politica in sede parlamentare con l’esame in Senato della richiamata “Carta delle Autonomie locali”: il compimento del federalismo istituzionale che deve necessariamente accompagnare quello fiscale in fase di attuazione. 8
La necessità di far progredire, in montagna come in pianura, il modello associativo strutturato e stabile dei Comuni verso un’unica formula, non sovrapponibile, per l’esercizio delle funzioni fondamentali e lo svolgimento dei servizi, impone oggi di rivedere e unificare nell’Unione di Comuni i principi nazionali e le relative declinazioni regionali dell’istituzione associativa dei Comuni, con una forte incentivazione e sostegno dei processi associativi, in grado di superare la frammentazione comunale e di assolvere convenientemente alle accresciute missioni dei Comuni. 2. La classificazione della montagna La legislazione nazionale inerente la classificazione del territorio montano è ben anteriore alla istituzione delle Comunità montane con la citata legge n. 1102/1971. Essa risale agli anni ’50 e precisamente alla legge 25 luglio 1952, n. 991 “Provvedimenti in favore dei territori montani”, artt. 1 e 14, e alla legge 30 luglio 1957, n. 657, articolo unico, che ha sostituito l’art. 1 della legge citata n. 991. L’elenco dei Comuni montani è stato quindi stilato - in applicazione della normativa nazionale dianzi richiamata e su richiesta di inclusione da parte dei Comuni medesimi - ai sensi della legislazione previgente la legge n. 142/90, la quale all’art. 29, comma 7, ha infine abrogato le norme di riferimento che avevano sino ad allora presieduto alla classificazione montana, cristallizzandola così alla data della sua entrata in vigore.
3. L’evoluzione della legislazione regionale La situazione delle Comunità montane dopo la legge n. 244/2007 (LF 2008) e la legge n. 191/2009 (LF 2010).
ABRUZZO (11 Comunità montane) Situazione dopo LF 2008 LR 27 giugno 2008, n. 10 Riconosce la specificità montana, autonomia statutaria e ruolo per CM come Unioni di Comuni montani. Riforma l’Assemblea (1 eletto per Comune) e la Giunta (da 3 a 5 max). Sopprime le indennità di carica. Situazione dopo LF 2010 La Regione Abruzzo, a fronte dei tagli previsti dalla legge finanziaria 2010, ha dato la possibilità (a mezzo lettera del 23 aprile 2010 a firma dell’Assessore agli Enti Locali Carlo Masci) di utilizzare i finanziamenti del Fondo Nazionale Montagna per la copertura delle spese correnti delle CM, compreso il personale. La Regione attualmente (dopo aver attribuito anche per il 2011 i finanziamenti del Fondo Nazionale Montagna per la copertura delle spese correnti delle CM, come disposto dall’articolo 8 della legge regionale n.1/2011) è in attesa di ridurre con DPGR il numero delle Comunità montane da 19 a 11, come previsto dalla Delibera del Consiglio regionale del 29 giugno 2010. C’è al momento incertezza sul reale assetto che la Regione intende dare alla governance del territorio.
BASILICATA (Soppresse le Comunità montane) Situazione dopo LF 2008 LR 27 giugno 2008, n. 11 Soppressione delle 14 Comunità montane e nascita di 7 Comunità Locali che, accorpando i Comuni montani (e non) delle soppresse CM, mutuano integralmente la disciplina delle Unioni di Comuni dettata dal TUEL n. 267/2000. Alle Comunità locali si riferirebbero tutte le norme vigenti, statali e regionali, concernenti le Comunità montane (Art. 65, comma 1, lett. b). Situazione dopo LF 2010 LR 30 dicembre 2010, n. 33 La Regione Basilicata con legge regionale n. 33/2010 (legge finanziaria 2011) ha abrogato la legge regionale n. 11 (mai di fatto applicata) e previsto la soppressione (all’articolo 23, comma 7) di tutte le 14 Comunità montane esistenti. L’articolo 24 prevede inoltre l’esercizio in forma associata delle funzioni fondamentali dei Comuni attraverso le convenzioni.
CALABRIA (20 Comunità montane, possibile soppressione) Situazione dopo LF 2008 LR 10 luglio 2008, n. 20 La legge è assai essenziale e sconta due limiti di fondo: 1) mancata attribuzione di funzioni alle CM; 2) permanenza dei Comuni costieri. Si auspica la riconsiderazione di tali importanti aspetti dirimenti. Situazione dopo LF 2010 La Regione ha attribuito, come previsto dall’articolo 8 della legge regionale n. 23/2010, 4 mln di euro per il pagamento del personale delle Comunità montane calabresi. È allo studio da parte della Giunta regionale una proposta di legge per la soppressione delle 20 Comunità montane e la relativa attribuzione delle funzioni ai Comuni e ad apposita Agenzia regionale.
CAMPANIA (20 Comunità montane, possibile soppressione o trasformazione in Unioni di Comuni) Situazione dopo LF 2008 LR 30 settembre 2008, n. 12 L’articolato approvato prevede: 1) la disciplina degli organi delle CM, che ripristina il Consiglio generale costituito da un rappresentante per ciascun Comune, non necessariamente sindaco; 2) il riconoscimento dell’autonomia statutaria della Comunità montana; 3) il riconoscimento funzionale della CM nella duplice missione dello sviluppo montano e dei servizi associati comunali; 4) il richiamo all’art. 44 Cost. per la specificità della montagna. Situazione dopo LF 2010 Su iniziativa dell’Assessore regionale agli Enti Locali, Pasquale Sommese, il Consiglio regionale ha approvato la legge n. 16/2010 in cui si prevede (all’articolo 19, comma 5) lo stanziamento di 14 milioni di euro (quota contributo consolidato spettante a Campania per CM) a compensazione dei tagli ai trasferimenti erariali a favore delle Comunità montane previsti dalla legge finanziaria 2010. Giungono notizie non confortanti sulla regolare erogazione di detto stanziamento, per via delle note difficoltà di bilancio (soprattutto per il settore sanitario) della Regione. Successivamente il Piano di stabilizzazione finanziaria 2011-2013 della Regione Campania, presentato al Ministero dell’Economia e delle Finanze per il rientro dal Patto di stabilità interno, prevede nel corso delle annualità 20112013 la soppressione delle Comunità montane e l’attribuzione delle relative funzioni alle Province. Recentemente è stato avviato in sede regionale un confronto con le Autonomie locali finalizzato alla possibile trasformazione delle Comunità montane in Unioni di Comuni. 13
EMILIA-ROMAGNA (10 Comunità montane) Situazione dopo LF 2008 LR 30 giugno 2008, n. 10 La legge è favorevole all’implementazione del modello di governo Unione di Comuni rispetto a quello, cedevole, Comunità montane. Infatti l’articolo 6 consente la possibilità di trasformare le Comunità montane in Unioni di Comuni, con stesso ruolo e disciplina. Situazione dopo LF 2010 La Regione Emilia Romagna ha attribuito, con la legge regionale n. 15/2010, risorse finanziarie compensative alle Comunità montane. Allo stato, la Regione sembra sia orientata a trasformare le Comunità montane in attività (10 in tutto), che ancora residuano dal processo di riordino ex legge finanziaria 2008, in Unioni di Comuni. Recentemente si registra una battuta di arresto nella determinazione di trasformazione delle Comunità montane.
LAZIO (22 Comunità montane, possibile trasformazione in Unioni di Comuni) Situazione dopo LF 2008 LR 2 dicembre 2008, n. 20 L’articolato prevede la clausola di non sovrapposizione circa l’appartenenza di un Comune sia alla CM che alla Unione di Comuni. La Giunta della CM viene sostituita dall’Ufficio di Presidenza. Complesso il metodo di elezione dell’assemblea con due distinti passaggi. L’elezione del Presidente avviene su base comprensoriale dall’assemblea dei consigli di tutti i Comuni della CM. Eliminati dalle CM i Comuni che non presentano specifici requisiti di ondanità o di svantaggio socio-economico. Il Segretario generale della CM diventa un fiduciario a tempo determinato. Situazione dopo LF 2010 La Regione Lazio ha attribuito, per via dell’azzeramento ai trasferimenti statali previsto dalla legge finanziaria 2010, 3 mln di euro per le spese di funzionamento delle Comunità montane, compreso il pagamento del personale. La Giunta regionale, attraverso l’assessore agli Enti Locali Emanuele Cangemi, sta valutando la possibilità di trasformare le Comunità montane in Unioni di Comuni, per la qual cosa è stata istituita una apposita commissione interna.
LIGURIA (Soppresse le Comunità montane) Situazione dopo LF 2008 LR 4 luglio 2008, n. 24 Nell’articolato viene prevista la preventiva delibera di adesione dei Comuni montani alla CM e la procedura di recesso. Inoltre viene contemplata l’alternatività CM/Unioni di Comuni. Riconosciute le funzioni delle CM e la piena autonomia statutaria. Per quanto riguarda la disciplina degli organi: - indeterminata la durata del mandato del Consiglio generale; - fissata in soli 3 anni la durata della Giunta esecutiva. Situazione dopo LF 2010 LR 29 dicembre 2010, n. 23 La Regione ha previsto, all’articolo 12 della legge regionale n. 23/2010, la soppressione delle Comunità montane alla data del 1 maggio del 2011, attribuendo il personale alla Regione o all’Ente, non meglio specificato, a cui verranno attribuite le funzioni e relativa dotazione finanziaria.
LOMBARDIA (23 Comunità montane) Situazione dopo LF 2008 LR 27 giugno 2008, n. 19 Valorizza la CM rispetto alla forma Unione di Comuni, assoggettata ad una rigida disciplina per darle stabilità nel tempo, con vincoli e limiti precisi. Alla CM è riconosciuta la duplice funzione di sviluppo e di gestione associata dei servizi, con attribuzione di funzioni ampie e di fondi regionali. E’ riconosciuta alla CM piena autonomia statutaria. Si prevede un’Assemblea costituita di diritto dai Sindaci o loro delegati (consiglieri o assessori comunali). La ridelimitazione territoriale delle CM andrà a regime dalle prossime elezioni amministrative. Situazione dopo LF 2010 La Regione Lombardia ha attribuito, per attivazione dell’Assessore agli Enti Locali Romano Colozzi, finanziamenti di 9 mln di euro a quasi totale compensazione dell’azzeramento ai trasferimenti erariali CM previsto dalla legge finanziaria 2010.
MARCHE (9 Comunità montane) Situazione dopo LF 2008 LR 1 luglio 2008, n. 18 Viene definita la connotazione giuridica e funzionale della CM. Riconosce piena autonomia statutaria e il duplice ruolo della Comunità. Afferma l’alternatività con le Unioni di Comuni. Adotta il metodo comprensoriale comunale per l’elezione diretta del Presidente e del Consiglio comunitario. Prevede una Giunta (presieduta dal Presidente della CM) costituita dai Sindaci e pari al numero dei Comuni più un terzo. Prevede inoltre un apposito fondo di funzionamento per la Delegazione Uncem. Concede 4 mesi alla Giunta per disciplinare l’elezione dei nuovi Consigli comunitari. Situazione dopo LF 2010 Sono attualmente in corso in Regione delle consultazioni finalizzate a valutare la possibilità di un nuovo assetto territoriale delle Comunità montane, in virtù dell’azzeramento dei trasferimenti alle medesime disposto dalla legge finanziaria 2010. E’ allo studio da parte della Regione una proposta di legge in merito, di cui al momento non si conoscono ancora i contenuti.
MOLISE (Soppresse le Comunità montane) Situazione dopo LF 2008 LR 27 giugno 2008, n. 19 Il testo assai stringato tocca solo limitati specifici aspetti, relativi a: riduzione dei costi per gli organi comunitari; elezione delle rappresentanze dei Comuni in CM; disciplina attuativa del passaggio dai vecchi ai nuovi enti con decorrenza dal 1° gennaio 2009. Manca un complessivo disegno organico di riforma della normativa regionale per i territori montani, che ridefinisca missione, connotazione giuridica, ruolo operativo delle riformate CM, anche rispetto alla disciplina delle forme associative comunali. Altri principali contenuti: allineamento degli ambiti delle Comunità montane a quelli dei distretti sociosanitari regionali; la nuova ridelimitazione entrerebbe in vigore dal 01/01/2009; il Consiglio della CM sarà costituito da un rappresentante (non meglio specificato), “nominato” e non “eletto”, per ogni Comune. La Giunta sarà pari a 1/3 dei consiglieri e comunque non superiore a 4. Situazione dopo LF 2010 LR 24 marzo 2011, n. 6 La Regione ha disposto, all’articolo 10 della legge regionale n. 6/2011, la soppressione delle Comunità montane entro 30 giorni (con DPGR) dall’entrata in vigore della legge e la nomina di un Commissario liquidatore che dovrà concludere la fase gestionale transitoria entro il 31 dicembre 2012, salvo proroga motivata di ulteriori 12 mesi (articolo 10, comma 7). L’Unione di Comuni viene prevista quale forma associativa privilegiata per l’esercizio, tra le altre, delle funzioni in precedenza svolte dalle soppresse Comunità montane (articoli 7, 8 e 9). Si prevede inoltre che le Unioni dovranno essere costituite all’interno degli ambiti ottimali individuati dalla Regione con suo provvedimento (articolo 6). Infine l’articolo 11 contiene norme che disciplinano il trasferimento del personale delle soppresse CM in capo alle Unioni, ad altri Enti (ad esempio l’Agenzia regionale, articolo 14) e comunque alla Regione.Tale processo verrà accompagnato da un pacchetto di risorse finanziarie regionali (articolo 11, comma 10). 19
PIEMONTE (22 Comunità montane, possibile trasformazione in Unioni di Comuni) Situazione dopo LF 2008 LR 1 luglio 2008, n. 19 La legge prevede per gli organi comunitari, in luogo del tradizionale Consiglio comunitario e della Giunta, un più generico organo rappresentativo e un organo esecutivo, cui si aggiunge l’Assemblea dei Sindaci, con un ruolo che appare piuttosto tutorio rispetto all’operatività dei medesimi. Particolare attenzione è dedicata alle politiche regionali per la montagna. Situazione dopo LF 2010 La Regione ha stanziato, come previsto dall’articolo 3 della legge n. 26/2010 (bilancio previsione 2011, 20 milioni di euro ulteriori per il finanziamento del Fondo montagna regionale, più altri stanziamenti per funzioni delegate, oltre che per il finanziamento della spesa corrente delle CM. Recentemente la Regione Piemonte ha presentato un disegno di legge, di iniziativa della Giunta regionale, che prevede la trasformazione delle 22 Comunità montane in Unioni montane di Comuni.
PUGLIA (Soppresse le ComunitĂ montane) Situazione dopo LF 2008 Legge regionale non approvata. Situazione dopo LF 2010 LR 25 febbraio 2010, n. 5 La Regione Puglia ha disposto, allâ&#x20AC;&#x2122;articolo 7 della legge regionale n. 5/2010, la soppressione delle ComunitĂ montane e la costituzione in loro luogo, previa concertazione dei Comuni facenti parte delle ex CM, di Unioni di Comuni, cui attribuire il personale e tutte le situazioni giuridiche attive e passive delle soppresse CM. In caso di mancata costituzione delle Unioni di Comuni, il personale, le situazioni giuridiche in essere e le funzioni sono attribuite alle Province territorialmente competenti.
TOSCANA (Soppresse le Comunità montane) Situazione dopo LF 2008 LR 26 giugno 2008, n. 37 Vengono precostituiti gli ambiti delle nuove CM con i relativi Comuni, rendendo obbligatoria, in prima applicazione, l’adesione dei Comuni montani solo alla CM. Sono regolate stabilmente le Unioni di Comuni. Per gli organi della CM, è stata reintrodotta la Conferenza dei Sindaci (elegge il Presidente della Comunità) che è nell’Assemblea comunitaria insieme ad altri due rappresentanti per ciascun Comune. Lo statuto viene approvato dall’Assemblea della CM. Vengono assicurate le risorse al fondo regionale per la montagna. L’Assemblea è costituita da 3 membri per Comune. Situazione dopo LF 2010 LR 27 dicembre 2011, n. 68 La RegioneToscana ha previsto, all’articolo 66 della legge regionale n. 68/2011, l’estinzione delle 13 Comunità montane entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge (pubblicata sul BURT del 28 dicembre 2011). Viene disposta la trasformazione in Unioni di Comuni oppure, in mancanza di accordo tra i Comuni facenti parte delle ex CM, una fase commissariale e successivamente l’attribuzione di funzioni e risorse alle Province della Regione.
UMBRIA (5 Comunità montane, possibile costituzione di Unioni di Comuni) Situazione dopo LF 2008 LR 12 giugno 2008, n. 10 e LR 23 luglio 2007, n. 24 La LR n. 24/2007 è stata integrata con la LR n. 10 approvata il 12 giugno 2008. Questa accelera il processo di riordino delle Comunità montane già disposto dalla LR n. 24 e allinea il contenuto della legge a quanto disposto dalla Finanziaria 2008. In particolare, in materia di organi viene prevista una Giunta pari al massimo a 3 assessori più il Presidente (Sindaco o Assessore comunale). Le indennità di funzione del Presidente e degli Assessori sono quelle percepite nel Comune, salvo che per il solo Presidente, che può percepire la differenza ulteriore con quella di amministratore della CM, fissata nel TUEL n. 267/2000. Situazione dopo LF 2010 La Regione ha assunto la decisione perentoria, per via dell’azzeramento dei trasferimenti statali previsto dalla finanziaria 2010 e delle previsioni di cui all’articolo 14 della legge n. 122/2010, di sopprimere le Comunità montane per costituire in loro luogo le Unioni di Comuni. Detta decisione è stata tradotta in un disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale al momento non ancora trasmesso al Consiglio.
VENETO (19 ComunitĂ montane) Situazione dopo LF 2008 Legge regionale non approvata. Situazione dopo LF 2010 La Regione Veneto ha attribuito, per via dellâ&#x20AC;&#x2122;azzeramento ai trasferimenti erariali previsto dalla finanziaria 2010, finanziamenti compensativi per le spese di funzionamento delle ComunitĂ montane, oltre ad ulteriori finanziamenti per le deleghe regionali date alle medesime.
Parte seconda Principali caratteri demografici, economici ed istituzionali
Caratteri demografici
Sono 3.538 i comuni montani in Italia(1), il 43,7% dei comuni italiani, localizzati, principalmente, lungo l’arco alpino ed appenninico(2). Tra le restanti 4.554 realtà comunali sono comprese anche 655 classificate come parzialmente montane. Tutti i comuni di Valle d’Aosta e Trentino - Alto Adige sono montani, così come l’81,6% dei territori locali del Molise, l’80,9% della Basilicata, il 75% dell’Umbria e il 71,1% della Liguria. Percentuali superiori alla media nazionale si registrano anche per le realtà amministrative di Lazio, Calabria e Sardegna. E’, all’opposto, la Puglia la regione in cui si trova la percentuale minore di comuni montani sul totale regionale (10,1%), per lo più nel Gargano. Poco più di un quinto delle amministrazioni municipali venete sono classificate come montane, così come poco più di un quarto di quelle siciliane (26,2%) e il 29,3% di quelle emiliano-romagnole. Tabella 1. Il numero di comuni italiani montani e non montani, 2011 Comuni
Non montani
Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Istat, 2011
1 Il carattere di montanità del comune è stato definito dalla legge 25 luglio 1952, n. 991 e congelato a tale data. 2 Tutti i dati presentati, laddove non diversamente specificato, si riferiscono al 1° gennaio di ogni anno.
Tabella 2. Il numero di comuni italiani montani e non montani, per regione, 2011 Regione Piemonte Valle d’Aosta
Montani v.a.
Non montani %
% 703
I comuni montani sono principalmente di piccole dimensioni demografiche: il 64,5% delle realtà con meno di 2.000 abitanti è infatti classificato come tale. L’incidenza del carattere montano sembra essere inversamente proporzionale alla dimensione demografica: già a partire dalle realtà locali con popolazione compresa tra 2mila e 5mila abitanti infatti il carattere montuoso riguarda il 41% del totale, percentuale che scende al 21% in quelle con un numero di residenti compreso tra 5mila e 10mila unità. Solo 4 città medio-grandi sono montane - Potenza, Quartu Sant’Elena, Bolzano e Trento - mentre non lo è nessuna delle 12 città con oltre 250mila residenti. 30
Tabella 3. Il numero di comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2011 Classe di ampiezza demograďŹ ca 0 - 1.999
20.000 - 59.999
60.000 - 249.999
>=250.000 Totale
Figura 1. I comuni montani, 2011
Classe di ampiezza demografica Inferiore a 5.000 abitanti 5.000 abitanti e oltre
Nei comuni montani risiedono poco più di 9 milioni di abitanti, il 17,6% della popolazione italiana, dato che conferma la presenza di un elevato numero di piccole realtà tra quelle montane. Tra il 2001 e il 2011 si è registrata una variazione demografica positiva (3,2%), anche se di intensità inferiore rispetto al dato medio nazionale (6,4%, la metà dunque) e di quello rilevato per le realtà non montane (7%). In particolare, sono 1.838 i comuni che hanno registrato un numero di abitanti a fine periodo inferiore a quello di inizio, mentre per 1.700 avviene l’opposto. Questi ultimi sembrano concentrarsi in Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, lungo l’Appennino centrale e nella zona costiera nord orientale della Sardegna. Tabella 4. La popolazione residente nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni Montani
Var.% 2001-2011
8.791.599
9.075.476
48.169.093
51.550.966
56.960.692
Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Istat, anni vari
I dati demografici rilevano alcuni spunti di riflessione interessanti. Innanzi tutto, in due sole regioni la popolazione residente nei comuni montani supera il milione di abitanti: Lombardia e Trentino - Alto Adige, aree in cui la numerosità di tali realtà è comunque differente (527 nel primo caso, 333 nel secondo). 33
Rispecchia la struttura orografica del territorio il fatto che nei comuni montani delle regioni settentrionali risieda il 46,3% della popolazione residente in tali realtà, anche se un po’ a sorpresa seguono i comuni montani del Mezzogiorno (36%). Inoltre, vi sono territori comunali montani che hanno sperimentato nel decennio un forte incremento demografico, superiore anche al dato medio nazionale. È il caso dei comuni montani trento-alto atesini (+10,9%), umbri (+9,9%), valdostani (+7,5%) e lombardi (7%). Il calo demografico, invece, sembra Tabella 5. La popolazione residente nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011 Montani Regione
Non montani Var. % 2001-2011
610.773
627.991
3.608.648
3.829.344
1.197.105
1.280.905
7.806.979
8.636.809
4.197.093
4.618.402
1.042.513
1.097.905
1.277.338
3.668.920
4.101.556
3.063.988
3.301.591
1.193.186
1.300.773
4.665.815
5.251.405
323.414
938.491
1.018.952
518.665
5.189.472
5.328.865
3.918.298
3.991.018
614.344
583.403
1.404.378
1.427.992
402.899
4.565.428
4.648.176
836.628
855.647
3,2% 48.169.093 51.550.966
Sardegna Totale
819.764
Var. % 2001-2011
concentrarsi nei territori comunali meridionali: quelli molisani, campani, lucani, siciliani, ma soprattutto pugliesi e siciliani evidenziano, complessivamente, un calo significativo di abitanti. I comuni montani sardi, assieme a quelli umbri, sono le uniche realtà del Mezzogiorno in cui si registra un incremento, anche se solo nelle prime, la variazione positiva è superiore a quella rilevata per le realtà non montane. Tale condizione si verifica anche nei comuni liguri. Soltanto nei territori montani di minori dimensioni demografiche (con meno di 2mila abitanti) si registra un decremento nel numero dei residenti. In tutte le altre realtà si rilevano variazioni positive, la cui intensità cresce con la classe di ampiezza. È tuttavia nei comuni montani medi e medio-grandi (con popolazione superiore a 20mila unità) che si evidenziano incrementi superiori a quelli rilevati per i comuni non montani. Tabella 6. La popolazione residente nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011
Classe di ampiezza demograﬁca
Montani 2001
2.041.496
2.008.097
2.703.422
2.764.774
3.881.925
4.214.580
1.647.550
1.732.870
6.082.792
6.725.708
1.231.421
7.623.711
8.440.338
1.311.874
1.371.418
7,8% 11.753.786 12.586.749
360.403
8.623.800
9.095.424
8.891.205
9.116.749
Figura 2. La dinamica demografica dei comuni montani, 2001/2011
Variazione percentuale della popolazione residente 2001/2011 Nulla o negativa Positiva
Densità territoriale
La densità territoriale media dei comuni montani, intesa come il rapporto tra la popolazione residente e la superficie territoriale, è pari a circa 62 abitanti/ kmq. Lo stesso indicatore per i comuni non montani è pari a 335 abitanti/kmq mentre si contano 201 abitanti/kmq se si considera l’intera nazione. La bassa densità territoriale delle realtà montane è anche determinato dall’ampia estensione territoriale di queste stesse, che occupano infatti il 49% della superficie nazionale. Sono soprattutto i territori prossimi alle aree non montane quelli in cui si rilevano valori superiori al dato medio, a cui si aggiungono vaste aree interne del Trentino - Alto Adige, delle Marche, dell’Abruzzo e della Sardegna. Tabella 7. La densità territoriale (abitanti per kmq) dei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni Montani
La distribuzione evidenzia una forte eterogeneità geografica sul territorio nazionale. Il più alto numero di abitanti per kmq si registra per i comuni lombardi (125 ab./kmq), seguono quelli liguri (81 ab./kmq), campani (78 ab./kmq), trento - alto atesini (76 ab./kmq), laziali (74 ab./kmq), umbri (72 ab./kmq) e calabresi (65 ab./kmq). In tutte le altre regioni la densità media dei comuni montani è 37
inferiore ai 60 ab./kmq. I territori montani friulani sono quelli con la minore densità territoriale (con 33 ab./kmq), seguiti da quelli valdostani (39 ab/kmq). Nelle realtà amministrative montane delle regioni meridionali si evidenzia, nel decennio in analisi, per lo più una riduzione della densità territoriale, dovuta alla contrazione della popolazione residente evidenziata precedentemente. Uniche eccezioni sono rappresentate dalle amministrazioni locali sarde. Tabella 8. La densità territoriale (abitanti per kmq) dei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011
Non montani 2011
La taglia demografica condiziona l’indicatore di densità territoriale. Questa è pari a 30 ab./kmq nei comuni montani con meno di 2.000 residenti, la metà del valore medio, per poi salire a 57 ab./kmq nei territori montani la cui popo38
lazione residente è compresa tra 2.000 e 5.000 abitanti. È però soltanto dalla taglia demografica successiva (oltre 5mila abitanti) che si rileva un valore medio superiore al dato medio. Tabella 9. La densità territoriale (abitanti per kmq) dei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011
Figura 3. La densitĂ territoriale dei comuni montani, 2011
DensitĂ territoriale (Abitanti/Kmq) Inferiore a 62 62 e oltre
Le variazioni demografiche registrate ogni anno in Italia sono legate da un rapporto di causa-effetto ai cambiamenti nella composizione del nucleo primario di tale struttura, ovvero la famiglia. A livello nazionale, mediamente, ogni nucleo familiare è composto da 2,40 individui. Complessivamente, nei comuni montani questo dato è pari a 2,35, di poco inferiore alla media nazionale e al valore registrato complessivamente nei comuni non montani. Tra il 2004 e il 2011 si è assistito ad una riduzione del numero dei componenti delle famiglie, che sembra essere equamente distribuito in tutte le tipologie comunali. Dalla figura 4 si evidenzia come è soprattutto nei comuni montani trento-alto atesini, sardi e dell’Appennino centro meridionale che si rilevano famiglie composte da un numero di individui superiore a quello medio dei comuni montani. Tabella 10. Numero medio di componenti in famiglia nei comuni italiani montani e non montani, 2004/2011 Comuni
La situazione regionale evidenzia come nei territori montani centro-meridionali (con la sola eccezione di quelli toscani) il numero di componenti per famiglia è mediamente superiore al valore medio, mentre nelle realtà mon41
tane settentrionali la situazione si capovolge. Inoltre, in Lombardia, Liguria, Umbria, Lazio e Sardegna si osservano famiglie più numerose nei comuni montani rispetto a quelle che risiedono in territori non montani. Tabella 11. Numero medio di componenti in famiglia nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2004/2011 Regione Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale
Montani 2004
2,20 2,23 2,44 2,48 2,37 2,29 2,10 2,27 2,35 2,57 2,53 2,55 2,54 2,53 2,67 2,68 2,68 2,67 2,53 2,68 2,47
2004 2,15 2,10 2,35 2,38 2,27 2,19 2,05 2,17 2,26 2,43 2,41 2,43 2,38 2,40 2,52 2,49 2,47 2,50 2,36 2,44 2,35
2011 2,25 2,37 2,55 2,30 2,07 2,32 2,41 2,52 2,61 2,46 2,72 2,69 2,95 2,87 2,89 2,78 2,72 2,60 2,52
2,21 2,28 2,43 2,19 2,03 2,24 2,31 2,33 2,46 2,41 2,49 2,52 2,79 2,66 2,67 2,59 2,51 2,39 2,40
La dimensione media delle famiglie è minima nei comuni montani fino a 2mila residenti (2,23). Da qui cresce fino alla taglia demografica successiva e fino alle realtà con meno di 10mila abitanti (2,41). Da tale momento in poi torna a diminuire e raggiunge il valore minimo di 2,30 componenti per nucleo familiare nelle realtà montane con oltre 60.000 cittadini. Lo stesso andamento sembrano seguire anche i territori non montani. 42
Tabella 12. Numero medio di componenti in famiglia nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2004/2011
Classe di ampiezza demograďŹ ca
Figura 4. Numero medio di componenti in famiglia nei comuni montani, 2011
Numero medio componenti per famiglia Inferiore a 2,35 2,35 e oltre
Il tasso di natalità nei comuni montani è, come nel resto del Paese, tra i più bassi d’Europa. A livello nazionale è mediamente pari a 9,27 nati per 1000 abitanti e, seppur sostenuto dalle dinamiche migratorie, registra, al primo gennaio 2011, un valore inferiore al dato medio di un decennio fa (9,53). Per i comuni montani questo valore è ancora più basso, e scende a 8,55 nati per 1000 abitanti, rispetto al valore di 8,95 rilevato ad inizio periodo. Tabella 13. Il tasso di natalità nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011
Comuni Montani Non montani Italia
2011 8,95 9,64 9,53
8,55 9,40 9,27
Vi sono però alcune realtà in cui si verifica una situazione opposta, in cui cioè il tasso di natalità di fine periodo è superiore a quello di inizio periodo: è il caso dei comuni montani liguri, emiliano-romagnoli, toscani, umbri, marchigiani, laziali ed abruzzesi. Il tasso di natalità più elevato è quello dei comuni montani del Trentino - Alto Adige (10,45), seguito da quelli della Valle d’Aosta (9,78), della Lombardia (9,36), delle Marche (8,87), dell’Umbria (8,84) e della Puglia (8,64), tutti valori superiori al dato medio (8,55). Solo in Umbria, poi, il tasso di natalità dei comuni montani è superiore a quello dei comuni non montani. Da segnalare, infine, come in 167 realtà amministrative montane non si siano registrate nascite nel corso dell’anno 2010. 45
Tabella 14. Il tasso di natalità nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011 Regione
Solo nei comuni montani con meno di 2.000 abitanti il tasso di natalità ad inizio 2011 è inferiore al dato medio (7,61 vs 8,55). Sembra infatti esistere una relazione diretta tra tasso di natalità e dimensione demografica: all’aumentare di quest’ultima cresce il numero dei nati per 1000 abitanti. Solo nei territori montani maggiori, quelli con oltre 60mila residenti, il tasso di natalità è in linea con il dato medio nazionale (9,27), e superiore al dato medio rilevato per i territori non montani appartenenti alla medesima classe dimensionale (9,09). 46
Tabella 15. Il tasso di natalitĂ nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011 Classe di ampiezza demograďŹ ca
Figura 5. Il tasso di natalitĂ nei comuni montani, 2011
Tasso di natalitĂ (nati per 1.000 abitanti) Nessun nato Inferiore a 8,55 8,55 e oltre Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Istat, 2011
La popolazione residente nei comuni montani è mediamente meno giovane della popolazione complessiva italiana. La popolazione con meno di 14 anni residente nei territori montani rappresenta, infatti, il 13,2% del totale, a fronte del 14,2% dei comuni montani e del 14% a livello nazionale. Tabella 16. La percentuale di giovani (0-14 anni) residenti nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni Montani Non montani Italia
2011 14,0% 14,3% 14,3%
13,2% 14,2% 14,0%
Solo nei comuni montani trento-alto atesini, lombardi, pugliesi, valdostani, siciliani e veneti si osservano percentuali di popolazione giovanile superiore al dato medio nazionale. Nei territori montani umbri, invece, la percentuale di under 15enni è superiore a quella rilevata per i territori non montani (13% vs 12,8%), mentre in Lombardia e Liguria le percentuali rilevate per i due aggregati si equivalgono. Rispetto alla taglia demografica, in tutte le ripartizioni fino alla soglia dei 60.000 abitanti, il valore medio dell’indicatore rilevato per i comuni montani è inferiore a quello rilevato per i territori non montani. Inoltre, come già evidenziato per precedenti variabili, sembra esservi una relazione diretta tra popolazione giovanile e dimensione dei comuni: la prima cresce all’aumentare di quest’ultima, almeno fino alle realtà con meno di 20mila residenti; da questo punto in poi l’indice sembra stabilizzarsi. 49
Tabella 17. La percentuale di giovani (0-14 anni) residenti nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011
Regione Piemonte Valle dâ&#x20AC;&#x2122;Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale
Montani 2001 2011 11,6% 12,3% 12,8% 14,0% 14,0% 14,2% 16,0% 15,9% 13,1% 13,3% 11,4% 12,0% 10,6% 11,5% 11,3% 12,2% 11,3% 11,8% 12,4% 13,0% 12,4% 12,7% 14,2% 12,6% 13,4% 11,8% 14,1% 11,9% 16,1% 13,2% 16,6% 14,2% 15,5% 12,7% 16,2% 13,1% 15,9% 13,6% 14,7% 12,7% 14,0% 13,2%
Non montani 2001 2011 12,1% 13,0% 13,0% 14,2% 13,4% 14,3% 11,3% 12,7% 10,5% 11,5% 11,5% 13,4% 11,7% 12,9% 12,1% 12,8% 13,0% 13,5% 13,9% 14,1% 14,3% 13,4% 14,9% 13,1% 19,0% 16,7% 16,9% 14,8% 16,5% 14,6% 17,3% 14,7% 17,5% 15,3% 13,5% 11,9% 14,3% 14,2%
Tabella 18. La percentuale di giovani (0-14 anni) residenti nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011 Classe di ampiezza demograďŹ ca 0 - 1.999 2.000 - 4.999 5.000 - 9.999 10.000 - 19.999 20.000 - 59.999 60.000 - 249.999 >=250.000 Totale
Montani 2001 2011 13,0% 12,1% 14,2% 13,4% 14,5% 13,7% 14,3% 13,8% 14,2% 13,5% 14,2% 13,8% 14,0% 13,2%
Non montani 2001 2011 12,8% 12,8% 14,2% 14,1% 14,6% 14,6% 15,1% 14,9% 15,4% 14,6% 13,7% 13,6% 12,9% 13,4% 14,3% 14,2%
I minorenni residenti nei comuni montani, invece, costituiscono il 16% della popolazione residente in queste realtà territoriali, inferiore di un punto percentuale circa rispetto al dato medio nazionale (16,9%) e a quello rilevato per i comuni non montani (17%), ed in forte diminuzione rispetto al dato rilevato nel 2001, indice di un crescente invecchiamento in tali realtà. Tabella 19. La percentuale di minorenni (0-17 anni) residenti nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni
Dai dati regionali emerge come in pochi casi la percentuale di minorenni residenti nei comuni montani sia superiore al dato medio: è il caso di quelli trentoalto atesini, lombardi, valdostani e veneti al nord e pugliesi, siciliani, campani e calabresi al sud. A questa immagine se ne contrappone però un’altra, quella di un’Italia divisa in due: nei comuni montani del centro nord si osserva, infatti, un trend crescente di popolazione minorenne, in contrasto con il dato medio, che viene invece ampiamente confermato nei territori montani delle regioni meridionali e del Lazio. Infine nei comuni montani liguri ed umbri la presenza di minorenni è in linea o poco superiore a quella rilevata per i comuni non montani. Come per la popolazione giovanile, la percentuale di under 18enni cresce con la taglia demografica, tanto nei comuni montani che in quelli non montani, almeno fino alla soglia dei 20mila abitanti. Da questo momento in poi la percentuale diminuisce per tutte le amministrazioni con meno di 60mila residenti, per poi tornare a crescere successivamente. Infine, solo per le realtà con popolazione superiore alle 60mila unità, la quota di minorenni residenti nei territori montani è superiore a quella rilevata per i comuni non montani.
Tabella 20. La percentuale di minorenni (0-17 anni) residenti nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011
Montani 2001 2011 14,0% 14,7% 15,3% 16,4% 16,9% 17,0% 19,1% 19,0% 15,9% 16,0% 14,0% 14,4% 12,8% 13,8% 13,7% 14,6% 13,7% 14,2% 15,3% 15,5% 15,3% 15,3% 17,6% 15,4% 16,6% 14,6% 17,4% 14,8% 20,0% 16,4% 20,2% 17,5% 19,3% 15,8% 20,2% 16,3% 19,4% 16,8% 18,3% 15,5% 17,1% 16,0%
Non montani 2001 2011 14,6% 15,4% 15,6% 16,8% 16,1% 17,0% 13,6% 15,0% 12,6% 13,8% 13,7% 15,8% 14,1% 15,2% 14,8% 15,3% 15,8% 16,1% 16,8% 16,8% 17,6% 16,2% 18,4% 16,1% 23,2% 20,3% 20,7% 18,1% 20,4% 17,8% 21,4% 18,0% 21,4% 18,8% 17,0% 14,5% 17,4% 17,0%
Tabella 21. La percentuale di minorenni (0-17 anni) residenti nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011
Classe di ampiezza demograďŹ ca 0 - 1.999 2.000 - 4.999 5.000 - 9.999 10.000 - 19.999 20.000 - 59.999 60.000 - 249.999 >=250.000 Totale
Montani 2001 2011 15,9% 14,8% 17,4% 16,2% 17,7% 16,6% 17,4% 16,7% 17,4% 16,3% 17,2% 16,6% 17,1% 16,0%
Non montani 2001 2011 15,7% 15,4% 17,3% 16,8% 17,8% 17,5% 18,4% 17,8% 18,7% 17,7% 16,6% 16,4% 15,6% 16,0% 17,4% 17,0%
Figura 6. La percentuale di giovani (0-14 anni) residenti nei comuni montani, 2011
Percentuale di giovani (0-14 anni) residenti Inferiore a 13,2 13,2 e oltre
Figura 7. La percentuale di minorenni (0-17 anni) residenti nei comuni montani, 2011
Percentuale di minorenni (0-17 anni) residenti Inferiore a 16,0 16,0 e oltre
La popolazione residente nei comuni montani è mediamente più anziana della popolazione complessiva italiana. I cittadini che hanno più di 65 anni rappresentano, infatti, il 21,7%, a fronte del 20% dei comuni non montani e del 20,3% a livello nazionale, ed è in forte crescita rispetto ad un decennio fa (quando era pari a 20,3%). Se da un lato questi dati indicano come la più elevata presenza di popolazione anziana nei comuni montani possa essere considerata un indicatore di benessere e di qualità della vita, dall’altro presuppone un’attenzione maggiore nella realizzazione di servizi di welfare orientati ad una popolazione più anziana ed implica uno sforzo, anche economico, delle Amministrazioni locali legato alle politiche sociali. Tabella 22. L’indice di invecchiamento nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni
In poche regioni l’indice di invecchiamento dei comuni montani è inferiore al dato medio: è il caso di quelli valdostani, lombardi, trento-alto atesini, laziali, lucani, calabresi e sardi. Inoltre, solo per i territori montani marchigiani ed umbri la percentuale di ultrasessantacinquenni a fine periodo è inferiore al 55
valore iniziale. Inoltre, solo per le realtà lombarde e liguri la percentuale di residenti con oltre 65 anni di età si equivale, indipendentemente dal carattere di montuosità delle stesse. Tabella 23. L’indice di invecchiamento nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011 Regione
L’indice di invecchiamento decresce all’aumentare della classe demografica dei comuni montani: è massimo nelle realtà con meno di 2mila abitanti e minima in quelle in cui risiede una popolazione compresa tra le 60mila e le 250mila unità. 56
Tabella 24. Lâ&#x20AC;&#x2122;indice di invecchiamento nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011 Classe di ampiezza demograďŹ ca
Figura 8. Lâ&#x20AC;&#x2122;indice di invecchiamento nei comuni montani, 2011
Indice di invecchiamento (% di abitanti con 65 anni e piĂš) Inferiore a 21,7 21,7 e oltre
L’indice di vecchiaia dei cittadini residenti nei comuni montani ha progressivamente assunto proporzioni significative, passando da 145,1 del 2001 a 164,1 nel 2011: ossia, mediamente in queste realtà comunali per ogni 100 giovani con meno di 15 anni vivono 164 ultrasessantacinquenni. Il dato rilevato nei comuni montani è significativamente superiore tanto a quello dei territori non montani (pari a 141,3 nel 2011) che a quello nazionale (144,5). Tabella 25. L’indice di vecchiaia nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni
Situazioni particolarmente preoccupanti sono quelle dei comuni montani liguri, toscani, emiliano-romagnoli e molisani dove l’indice di vecchiaia supera quota 200, a significare come a ciascun under 15enne corrispondano 2 ultrasessantacinquenni. Analogamente critica la condizione dei comuni montani piemontesi e friulani, dove l’indicatore è di poco inferiore a quota 200. Nelle realtà amministrative montane trento-alto atesine, invece, si rileva il valore minore, pari a 116,8. A differenza del trend crescente rilevato complessivamente per i comuni montani, in quelli liguri, emiliano-romagnoli, toscani, umbri e marchigiani si osserva un andamento decrescente nel valore di tale 59
indicatore. In generale, a livello regionale, l’indicatore assume valori superiori nei territori montani rispetto a quelli non montani. Solo in Lombardia l’indice di vecchiaia dei comuni montani è di poco superiore a quello dei restanti territori regionali. Tabella 26. L’indice di vecchiaia nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011
Regione Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale
Montani 2001 197,5 148,0 126,5 105,0 155,1 189,9 239,7 226,2 220,6 186,0 195,9 143,5 177,3 169,8 129,2 121,8 124,7 117,3 132,7 107,1 145,1
Non montani 2011 198,2 149,7 141,9 116,8 165,3 197,5 229,3 205,1 214,8 178,3 189,0 167,1 197,5 200,9 165,5 157,2 166,1 160,8 161,4 150,0 164,1
2001 170,4 138,6 133,4 187,7 241,2 191,9 188,3 183,0 161,7 125,8 132,6 118,9 70,1 91,7 98,3 91,4 92,7 116,8 126,4
2011 174,5 141,0 138,2 184,8 232,7 164,4 178,9 179,2 164,9 140,0 153,6 152,7 93,7 124,4 127,5 121,5 119,2 167,4 141,3
Rispetto alla taglia demografica, l’indice di vecchiaia diminuisce al crescere della popolazione residente: è infatti massimo nei comuni montani appartenenti alla classe inferiore, quella fino a 2mila abitanti, (202,7), mentre è minimo in quelli in cui vivono tra i 60mila e i 250mila cittadini (140,7). Inoltre, proprio nei territori montani appartenenti a quest’ultima classe demografica l’indice di vecchiaia è inferiore a quello rilevato per le realtà non montane (154). 60
Tabella 27. Lâ&#x20AC;&#x2122;indice di vecchiaia nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011 Classe di ampiezza demograďŹ ca
Figura 9. Lâ&#x20AC;&#x2122;indice di vecchiaia nei comuni montani, 2011
Indice di vecchiaia (Popolazione con 65 anni e piĂš su 100 ab. di 0-14 anni) Inferiore a 164,1 164,1 e oltre
Dipendenza demografica
L’indice di dipendenza demografica, calcolato come il rapporto tra la popolazione residente in età non attiva (da 0 a 14 anni e da 65 anni e oltre) e la popolazione in età lavorativa (da 15 a 64 anni) moltiplicato per cento, è utile per descrivere la situazione demografica e socio-economica di un paese. Tale indice infatti misura il carico sociale ed economico teorico che grava sulla popolazione attiva che, quindi, deve soddisfare non solo le proprie esigenze ma anche, teoricamente, quelle della popolazione più anziana o più giovane, in età non lavorativa. Negli anni, nel nostro paese, si è venuto determinando uno squilibrio generazionale, legato essenzialmente non ad un incremento della natalità, quanto piuttosto all’allungamento della vita e, quindi, all’elevata percentuale di popolazione ultrasessantacinquenne. Ed infatti, in tutte le realtà territoriali si osservano valori crescenti dell’indice di dipendenza, anche se nei comuni montani l’incremento è stato più contenuto rispetto alle altre ripartizioni territoriali. Ad inizio 2011 nei territori montani tale indicatore è pari a 53,8%.
Tabella 28. L’indice di dipendenza nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni Montani
2011 52,3%
Sono pochi i casi in cui l’indice di dipendenza rilevato per i comuni montani è inferiore al dato medio: ciò avviene per le realtà locali di Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino - Alto Adige, e, nel caso di quelle di Lazio, Basilicata, Calabria e Sardegna anche inferiore al dato medio nazionale (52,3%). Inoltre, nei territori montani delle regioni centro meridionali si osserva, in controtendenza rispetto alla situazione nazionale, un decremento del valore di tale indicatore, con la sola eccezione di quelli sardi. Infine, l’indice di dipendenza dei comuni montani friulani, liguri e sardi è inferiore rispetto a quello calcolate per le sole realtà non montane, mentre in Lombardia tale valore è allineato in entrambe le ripartizioni. Tabella 29. L’indice di dipendenza nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011
Montani 2001 52,7% 46,6% 46,2% 48,9% 50,3% 49,5% 56,1% 58,6% 56,5% 55,0% 58,3% 53,0% 59,1% 61,2% 58,7% 58,1% 53,5% 54,4% 58,7% 43,6% 52,3%
Non montani 2011 57,9% 53,5% 52,5% 52,7% 54,4% 55,6% 61,2% 59,6% 59,0% 56,6% 57,7% 50,6% 54,4% 55,4% 53,9% 57,8% 50,9% 51,9% 55,3% 46,3% 53,8%
2001 48,5% 44,7% 45,6% 48,2% 55,7% 50,3% 50,6% 52,3% 51,6% 45,5% 49,9% 48,5% 47,8% 47,9% 48,8% 49,4% 51,0% 41,4% 47,9%
2011 55,3% 52,1% 51,6% 56,3% 62,0% 54,9% 55,9% 55,8% 55,3% 51,1% 51,3% 49,3% 47,6% 49,7% 49,8% 48,1% 50,5% 46,6% 52,0%
Come già osservato per altre variabili, sembra esistere una relazione inversa tra taglia demografica dei comuni montani e l’indice di dipendenza: quest’ultimo, infatti, decresce all’aumentare della popolazione residente in tali aree, passando da 58% in quelle con meno di 2mila abitanti a 49,8% in quelle con oltre 60mila residenti. Inoltre, nei comuni montani con una popolazione superiore a 20mila unità il valore dell’indice di dipendenza è inferiore a quello rilevato per i corrispondenti comuni non montani. Tabella 30. L’indice di dipendenza nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011
Figura 10. Lâ&#x20AC;&#x2122;indice di dipendenza nei comuni montani, 2011
Indice di dipendenza (%) Inferiore a 53,8 53,8 e oltre
Nel decennio 2001 - 2011 nei comuni montani si è registrato un forte incremento della popolazione con almeno 100 anni di età. Il numero medio di centenari per 100.000 abitanti è più che raddoppiato, passando dall’iniziale valore di 11,98 del 2001 a 30,67 del 2011. Inoltre, proprio nei comuni montani si rileva una presenza di ultracentenari superiore a quella rilevata sia a livello nazionale che per i soli territori non montani. È bene evidenziare, tuttavia, come in 2.105 comuni montani non vi siano persone che abbiano compiuto i 100 ani di età. L’aumento della popolazione anziana se da un lato si pone come un importante indicatore della crescente qualità della vita che sembra accomunare molti dei comuni italiani, dall’altro però richiede una sempre maggiore attenzione alle politiche sociali a tutela e favore di quest’ampia fascia di popolazione. Tabella 31. I centenari ogni 100.000 abitanti residenti nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011
Nei territori montani emiliano-romagnoli si trova il maggior numero di centenari ogni 100mila abitanti (47,45); seguono quelli molisani, friulani, liguri e pugliesi tutti con valori dell’indice superiore a 40. All’opposto, le realtà montane lombarde e valdostane presentano l’indice percentuale minore (rispet67
tivamente, pari a 22,41 e 22,62). Tra il 1° gennaio 2001 e il 1° gennaio 2011 emerge il forte incremento dei centenari nei comuni montani lucani (più che quintuplicati) e calabresi (più che quadruplicati). Come già evidenziato, nei territori montani il numero di centenari ogni 100mila abitanti è generalmente superiore a quello delle realtà non montane, in alcuni casi anche di 2 volte (Puglia), o di oltre 1,5 (Abruzzo e Molise). Infine, solo in due casi tale situazione si capovolge, e l’indicatore rilevato per i soli territori montani è inferiore a quello dei territori non montani: Lombardia e Lazio. Tabella 32. I centenari ogni 100.000 abitanti residenti nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011
Il numero di centenari ogni 100mila abitanti decresce allâ&#x20AC;&#x2122;aumentare della taglia dimensionale dei comuni montani: Ă¨ massimo in quelli con meno di 2mila abitanti (39,99) e minimo in quelli con oltre 60mila residenti (24,69). In tutte le classi demografiche, infine, tale indice assume valori inferiori nei territori non montani. Tabella 33. I centenari ogni 100.000 abitanti residenti nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011 Classe di ampiezza demograďŹ ca
Figura 11. I centenari residenti nei comuni montani, 2011
Residenti con 100 anni e pi첫 Assenti Presenti
Nel 2011, nei comuni montani il tasso migratorio è stato, in media, pari a +3,51 per mille abitanti, un valore di quasi 3 volte superiore a quello registrato nel 2001 (+1,31 per mille abitanti). Ciò sta a significare che il numero degli iscritti all’anagrafe supera, in media, il numero delle cancellazioni. Tra i due anni si osserva però un’inversione di tendenza: se nel 2001 il tasso migratorio dei territori montani era superiore a quello dei territori non montani e a quello rilevato a livello nazionale, nel 2011 esso è, in entrambi i casi, inferiore. Tabella 34. Il tasso migratorio nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni
In Italia centro settentrionale sono localizzati i comuni montani che risentono maggiormente del fenomeno migratorio. Si tratta, in particolare, delle realtà locali della Liguria (dove si rileva il valore più elevato dell’indicatore, 9,66), dell’Umbria (8,10), del Trentino - Alto Adige (6,41), della Toscana (5,17), dell’Emilia - Romagna (4,81), della Lombardia (4,68) e del Piemonte (4,45). I comuni montani del sud e delle isole mostrano, invece, tassi migratori relativamente contenuti, inferiori alla media nazionale, ed in alcuni casi persino negativi, come avviene per le realtà montane della Puglia, Calabria, Basili71
cata e Campania. Tali valori sono indice di un esodo, principalmente verso il nord del paese. Tuttavia, confrontando i dati del 2011 con quelli del 2001, è comunque possibile notare come proprio nei comuni montani meridionali si sia registrata, nel corso del decennio, un’evoluzione passando da un indice migratorio negativo ad un tasso positivo (o comunque, anche se negativo, minore in valore assoluto). In Liguria e Sardegna il tasso migratorio dei comuni montani, nel 2011, è anche superiore a quello delle rispettive realtà non montane. Tabella 35. Il tasso migratorio nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011 Regione
Il valore dell’indicatore cresce con la classe demografica dei territori, montani e non. Nel primo caso, però, il tasso cresce fino alla soglia dei 60mila abitanti (quando tocca quota 5,70) e torna a decrescere nei comuni più grandi, mentre nel secondo caso cresce fino alla soglia dei 10mila residenti per poi diminuire fino 60mila residenti. Inoltre, solo nei territori la cui popolazione è compresa tra 20mila e 60mila unità il tasso migratorio dei comuni montani è superiore a quello dei non montani. Tabella 36. Il tasso migratorio nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011 Classe di ampiezza demograﬁca 0 - 1.999
Figura 12. Il tasso migratorio nei comuni montani, 2011
Tasso migratorio (saldo migratorio per 1.000 ab.) Nullo o negativo Positivo
Trend della popolazione straniera residente
Sono oltre mezzo milione gli stranieri residenti nei comuni montani al 1Â° gennaio 2011, il 12% della popolazione regolarmente presente in Italia. Nel primo decennio del nuovo secolo si Ă¨ assistito ad un forte incremento di tali persone (+226,8%), valore superiore rispetto a quello registrato per i territori non montani (+210%) e per il paese nel suo complesso (+212%). Al 1Â° gennaio 2001 i comuni montani senza stranieri erano 256, oggi, in 228 di questi risiede almeno un cittadino straniero; inoltre, sono attualmente 43 le realtĂ amministrative montane in cui non risiedono immigrati, anche se in 15 di esse erano presenti cittadini di origine non italiana un decennio prima. Infine, senza considerare i comuni montani in cui in entrambe le date non risiedevano stranieri, sono 3.111 i comuni montani che hanno sperimentato un aumento della propria popolazione straniera residente. Tabella 37. La popolazione straniera residente nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni Montani
2001 168.634
2011 551.170
Var. % 2001-2011 226,8%
1.295.955
4.019.147
1.464.589
In valore assoluto, Ă¨ nei comuni montani lombardi che si trova il maggior numero di popolazione straniera (101.234), poco meno di un quinto del totale. Seppure nei territori montani delle regioni meridionali si rileva, mediamente, 75
la minore presenza di stranieri, è proprio in queste aree che si sono registrati i maggiori incrementi: succede in Campania (+386%), Basilicata (+335,6%) e Molise (+312,4%). Nei territori montani veneti, friulani ed emiliano-romagnoli si osservano le variazioni positive minori. In molte regioni italiane, si conferma quanto già anticipato poco sopra, ossia la maggiore velocità di crescita della popolazione non italiana nei comuni montani rispetto a quelli non montani, che nel caso del Lazio e della Campania e Sicilia è addirittura maggiore, rispettivamente, di 2,5 volte e di 2 volte. Tabella 38. La popolazione straniera residente nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011 Montani Regione Piemonte
276,6%
482.721
265,8%
Liguria Emilia-Romagna Toscana
513.469
242,3%
Molise Campania Puglia
266,9%
284,7%
226,8% 1.295.955 4.019.147
Gli stranieri sembrano prediligere sempre piĂš, quale propria dimora, i comuni medio e medio - grandi: Ă¨ infatti nei territori montani con popolazione compresa tra 10mila e 60mila unitĂ che si registrano i tassi di incremento maggiori. Tabella 39. La popolazione straniera residente nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011 Classe di ampiezza demograďŹ ca 0 - 1.999
230,4%
775.574
441.180
Incidenza della popolazione straniera
Nei comuni montani gli stranieri rappresentano il 6,1% della popolazione residente, dato inferiore alle altre ripartizioni, ma in forte crescita rispetto alle stesse. Tabella 40. L’incidenza della popolazione straniera residente nei comuni italiani montani e non montani, 2001/2011 Comuni
In linea con quanto precedentemente analizzato, è nei territori montani delle regioni centro-settentrionali che si osserva la maggiore incidenza di residenti non italiani, con punte che superano il 10% in Umbria e nelle Marche. Solo nei territori montani friulani tale valore è inferiore al valore medio. Nelle amministrazioni locali del Mezzogiorno, invece, tale indicatore è sempre inferiore al dato medio e comunque mai superiore al 3%. Inoltre , in sole 4 regioni l’incidenza degli stranieri nei comuni montani è superiore a quella rilevata per i comuni non montani: è il caso delle Marche, dell’Abruzzo, della Puglia e della Sardegna. È nei comuni montani di maggiori dimensioni demografiche che si registra la maggiore incidenza della popolazione straniera, con un indice pari all’8,1%. L’incidenza aumenta al crescere della classe di ampiezza demografica: è minima nelle realtà con meno di 2mila residenti (5,2%), mentre è massima in quelli con oltre 60mila abitanti. 78
Tabella 41. L’incidenza della popolazione straniera residente nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2001/2011 Regione Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale
Montani 2001 1,9% 2,0% 2,7% 3,0% 2,9% 2,1% 1,9% 3,4% 2,7% 3,3% 3,3% 1,6% 2,0% 0,6% 0,5% 0,7% 0,4% 0,6% 0,6% 0,8% 1,9%
Non montani 2011 6,2% 6,8% 7,9% 8,7% 6,9% 5,7% 6,3% 9,3% 8,4% 10,7% 10,6% 6,1% 6,5% 2,4% 2,4% 2,8% 2,0% 2,5% 2,0% 2,5% 6,1%
2001 2,7% 4,0% 3,1% 2,8% 2,6% 3,3% 3,3% 3,8% 2,7% 4,9% 1,9% 0,9% 1,0% 0,9% 0,9% 1,1% 1,5% 0,7% 2,7%
2011 9,4% 11,2% 10,5% 8,9% 8,1% 11,5% 9,9% 11,3% 9,1% 9,8% 5,9% 3,2% 2,9% 2,3% 3,4% 4,2% 2,9% 2,0% 7,8%
Tabella 42. L’incidenza della popolazione straniera residente nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2001/2011 Classe di ampiezza demograﬁca 0 - 1.999 2.000 - 4.999 5.000 - 9.999 10.000 - 19.999 20.000 - 59.999 60.000 - 249.999 >=250.000 Totale
Montani 2001 1,7% 1,8% 2,0% 2,1% 2,1% 2,6% 1,9%
Non montani 2011 5,2% 5,5% 6,4% 7,0% 7,1% 8,1% 6,1%
2001 2,0% 2,1% 2,2% 2,0% 1,9% 2,8% 5,0% 2,7%
2011 6,5% 7,1% 7,5% 7,3% 6,4% 8,5% 10,1% 7,8%
Figura 13. Lâ&#x20AC;&#x2122;incidenza della popolazione straniera residente nei comuni montani, 2011
Incidenza della popolazione straniera (%) Nessuno straniero Inferiore a 6,1 6,1 e oltre Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Istat, 2011
Tasso di nata-mortalità delle imprese
A fine 2010, tasso di natalità e tasso di mortalità nei comuni montani si equivalgono: 6,6%, a significare come, probabilmente, la crisi non sia ancora del tutto passata in questi territori. Nel paese, invece, così come nelle aree non montane il tasso di natalità è superiore a quello di mortalità. Tabella 1. Il tasso di natalità e mortalità delle imprese nei comuni italiani montani e non montani, 2010 Comuni
Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Infocamere, 2011
Rispetto al dato medio nazionale, si evidenzia una situazione eterogenea lungo l’intera penisola. Così nei comuni montani di molte regioni il tasso di natalità è superiore a quello di mortalità, ed in alcuni casi lo scarto è consistente: è il caso delle aree montane umbre, marchigiane, laziali, pugliesi, ma anche lombarde, trento-alto atesine e calabresi. Se, inoltre, la natalità delle imprese nei comuni montani è sempre minore rispetto a quella dei non montani, segno, forse, di una minore vitalità economica, la mortalità è analogamente ovunque inferiore, sintomo, all’opposto, del minore impatto della crisi. Con riferimento a quest’ultimo punto, ciò non avviene in due casi: in Abruzzo e in Sardegna la mortalità è superiore nei territori montani. 83
Tabella 2. Il tasso di natalità e mortalità delle imprese nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2010
Montani Tasso di natalità
Nei piccoli comuni montani, quelli con meno di 5mila abitanti, il tasso di mortalità delle imprese è superiore a quello di natalità. Nei territori montani al di sopra di tale soglia, invece, la situazione si capovolge e la natalità d’impresa è superiore alla mortalità. Comportamento analogo si osserva per i territori non montani.
Tabella 3. Il tasso di natalità e mortalità delle imprese nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2010 Classe di ampiezza demograﬁca
Figura 1. Il tasso di natalitĂ delle imprese nei comuni montani, 2010
Tasso di natalitĂ delle imprese (% imprese iscritte su imprese attive) Inferiore a 6,6 6,6 e oltre
Figura 2. Il tasso di mortalitĂ delle imprese nei comuni montani, 2010
Tasso di mortalitĂ delle imprese (% imprese cessate su imprese attive) Inferiore a 6,6 6,6 e oltre
Tasso di incremento delle imprese e indice di imprenditorialità extra agricola
Complessivamente, a livello nazionale, il tasso di incremento registra un saldo medio positivo pari al +0,4%. Tale valore si concentra esclusivamente nei comuni non montani, essendo invece pari a 0 in quelli montani. L’indice di imprenditorialità extra-agricola è pari, nei comuni montani, a 6,6%, inferiore di poco meno di un punto percentuale a quello rilevato a livello nazionale. Tabella 4. Il tasso di incremento delle imprese e l’indice di imprenditorialità extra agricola nei comuni italiani montani e non montani, 2010 Comuni
Indice di imprenditorialità
Sono diverse le regioni, tuttavia, in cui il tasso di incremento medio rilevato per le aree montane è negativo, a indicare l’attuale difficile momento economico e produttivo vissuto da questi territori. Tale situazione si rileva in Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli - Venezia Giulia, Emilia - Romagna, Abruzzo, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna, dove si osserva il valore più elevato in valore assoluto. All’opposto, nei territori non montani tale indicatore è sempre positivo, con la sola eccezione di quelli siciliani, per i quali il tasso di incremento negativo è superiore in valore assoluto a quello rilevato per i comuni montani. 88
Le aree montane delle regioni centro settentrionali presentano, mediamente, un indice di imprenditorialità superiore alla media (6,6%), con due sole eccezioni: i territori montani friulani e laziali. Al sud, all’opposto, l’indice di imprenditorialità rilevato per le amministrazioni montane è inferiore al dato medio, con la sola eccezione di quelle abruzzesi. Inoltre, solo in Basilicata il valore dell’indicatore calcolato per le sole aree montane è superiore a quello delle aree non montane. Tabella 5. Il tasso di incremento delle imprese e l’indice di imprenditorialità extra agricola nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2010 Montani Regione
Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna
Il tasso di incremento presenta valori migliori nei comuni montani rispetto a quelli non montani per tutte le classi demografiche: infatti, anche quando negativo, come nelle realtà con meno di 5mila abitanti, esso è, in valore assoluto, inferiore (o uguale) a quello rilevato per i territori non montani. Dai dati sembra dunque emergere come il valore positivo del tasso di incremento complessivamente rilevato in questi ultimi territori sia esclusivamente da ricondurre alle 12 città con oltre 250mila residenti. Situazione analoga per l’indice di imprenditorialità extra agricola, che per i comuni montani è generalmente superiore (anche se di poco) o in linea con quello dei territori non montani. Anche in questo caso, quindi, il valore medio dell’indicatore calcolato per questi ultimi territori è maggiore di quello dei territori montani grazie al contributo delle città con oltre 250mila abitanti, il cui indice è pari a 8,9%. Tabella 6. Il tasso di incremento delle imprese e l’indice
di imprenditorialità extra agricola nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2010
Montani Tasso di incremento
Figura 3. Il tasso di incremento delle imprese nei comuni montani, 2010
Tasso di incremento delle imprese (%) Nullo o negativo Positivo
Figura 4. Lâ&#x20AC;&#x2122;indice di imprenditorialitĂ extra agricola nei comuni montani, 2010
Indice di imprenditorialitĂ extra agricola (%) Inferiore a 6,6 6,6 e oltre
Specializzazione economica
L’indice di specializzazione economica di un comune è calcolato considerando l’incidenza delle imprese attive in un determinato settore economico rapportata al totale delle imprese attive nel comune. Se tale rapporto risulta maggiore dello stesso rapporto calcolato a livello nazionale(1), un comune può essere definito “specializzato”. L’analisi è stata condotta relativamente ai tre settori economici: primario (o agricolo), secondario (o industriale) e terziario (i servizi). I comuni montani manifestano, complessivamente, una vocazione agricola: le realtà in cui prevale tale specializzazione sono il 64,7% del totale, un valore più elevato di quello rilevato sia a livello nazionale (59,1%) che per le sole realtà non montane (54,6%). Seguono il settore industriale (27,2%) e terziario (8,1%), percentuali in entrambi i casi inferiori alle altre ripartizioni territoriali. Tabella 7. La specializzazione economica dei comuni italiani montani e non montani, 2010 Comuni
% di comuni per settore economico Primario
1 Da un punto di vista analitico si è proceduto al calcolo, per ciascun comune, dei quozienti di localizzazione (QL) dei tre settori (primario, secondario e terziario). A ciascun comune è stata poi attribuita la specializzazione economica corrispondente al massimo valore di QL osservato.
Tra le realtĂ montane con specializzazione agricola prevalgono quelle trento-alto atesine (71,8%), emiliano-romagnole (82,4%), siciliane (84,3%), sarde (88,8%), lucane (91,5%), marchigiane (91,7%) ed umbre (94,2%) e campane (87,3%). In Puglia, poi, tutti i comuni montani risultano specializzati nel settore primario. In contrapposizione alla situazione media, i territori montani lombardi e veneti, la maggior parte dei quali Ă¨ specializzato nel settore industriale (con percentuali pari rispettivamente al 61,6% e al 57,1%). Infine, una buona quota di comuni montani veneti, valdostani, calabresi, friulani, lombardi, toscani, ed abruzzesi presenta una vocazione nel settore terziario, con valori superiori al dato medio, mentre nessun comune montano umbro o marchigiano risulta specializzato in tale settore. Rispetto ai territori non montani, emerge, come in Basilicata questi presentino una specializzazione nel solo settore primario, a differenza di quelli montani. Tabella 8. La specializzazione economica dei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2010
% di comuni montani per specializzazione economica Primario
Piemonte Valle dâ&#x20AC;&#x2122;Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale
57,9% 56,8% 27,9% 71,8% 27,7% 54,8% 62,9% 82,4% 57,0% 94,2% 91,7% 69,7% 71,0% 82,0% 87,3% 100,0% 91,5% 72,5% 84,3% 88,8% 64,7%
37,0% 28,4% 61,6% 18,3% 57,1% 33,3% 31,1% 15,7% 32,5% 5,8% 8,3% 21,1% 19,0% 11,7% 4,1% 0,0% 4,7% 14,7% 5,9% 7,9% 27,2%
5,2% 14,9% 10,5% 9,9% 15,1% 11,9% 6,0% 2,0% 10,5% 0,0% 0,0% 9,1% 10,0% 6,3% 8,6% 0,0% 3,8% 12,8% 9,8% 3,3% 8,1%
% di comuni non montani per specializzazione economica Primario
69,7% 26,4% 60,4% 73,9% 25,0% 50,8% 42,2% 78,3% 60,8% 52,2% 75,2% 92,0% 53,7% 69,4% 100,0% 63,4% 64,6% 87,0% 54,6%
24,9% 66,0% 32,3% 14,9% 32,4% 42,3% 48,6% 13,0% 26,6% 28,1% 17,1% 0,0% 16,1% 19,0% 0,0% 14,1% 19,4% 7,4% 33,8%
5,4% 7,7% 7,4% 11,2% 42,6% 6,9% 9,2% 8,7% 12,6% 19,7% 7,6% 8,0% 30,2% 11,6% 0,0% 22,5% 16,0% 5,6% 11,6%
La percentuale dei comuni specializzati nel settore primario diminuisce all’aumentare della classe demografica, mentre, all’opposto, aumenta la specializzazione nei servizi. Più articolata la situazione del settore secondario: la quota di comuni montani con vocazione industriale aumenta fino alla soglia dei 20mila abitanti: da questo momento in poi inizia a decrescere e nessun comune montano con oltre 60mila abitanti risulta essere specializzato in tale settore, a differenza di quanto avviene per i territori non montani. Comportamento analogo nei diversi settori è poi quello dei comuni non montani. Tabella 9. La specializzazione economica dei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2010
% di comuni non montani per specializzazione economica
Figura 5. La specializzazione economica dei comuni montani, 2010
Settore economico prevalente Primario Secondario Terziario Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Infocamere, 2011
Il reddito imponibile ai fini IRPEF consente di misurare la distribuzione della ricchezza economica dei comuni italiani. Nell’anno d’imposta 2009 l’ammontare di reddito imponibile medio per ciascun contribuente residente in un comune montano è stato pari a 20,6 mila euro. Seppure in crescita di quasi 2mila euro rispetto a 5 anni prima, tale valore resta comunque inferiore a quello rilevato per i territori non montani (23,29 mila euro). Tabella 10. Il reddito imponibile medio per contribuente (migliaia di euro) nei comuni italiani montani e non montani, anno d’imposta 2004/2009
2009 18,78 21,28 20,91
20,60 23,29 22,89
Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze Dipartimento delle Finanze, anni vari
Rispetto al dato medio, nelle aree montane delle regioni settentrionali si osservano valori medi superiori, con punte di 23,76 mila euro nei comuni montani trento-alto atesini. All’opposto, in quelli delle regioni centro-meridionali i valori sono generalmente inferiori rispetto al dato medio, con punte minime di 16,16mila euro nelle aree montane pugliesi. Inoltre, nei territori montani lucani il reddito medio pro capite per contribuente è superiore, anche se di poco, a quello delle aree non montane. Infine, tra il 2004 e il 2009 pur essendo il reddito medio aumentato ovunque, lo scarto tra i due anni è sempre inferiore nelle aree montane rispetto a quelle non montane. 97
Tabella 11. Il reddito imponibile medio per contribuente (migliaia di euro) nei comuni italiani montani e non montani, per regione, anno d’imposta 2004/2009
Non montani 2009
Il reddito imponibile medio per contribuente nei comuni montani cresce con la taglia demografica: è minimo nei piccoli centri, quelli con meno di 2.000 abitanti (19,03mila euro), e massimo in quelli con oltre 60mila residenti (26,26mila euro). In particolare, fino alla soglia dei 10mila residenti il reddito è generalmente inferiore a quello medio pro capite (20,60mila euro), mentre è superiore da tale dimensione in poi. Anzi, proprio in queste realtà si osserva come il valore del reddito calcolato per i comuni montani sia superiore a quello dei corrispondenti comuni non montani. 98
Tabella 12. Il reddito imponibile medio per contribuente (migliaia di euro) nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, anno dâ&#x20AC;&#x2122;imposta 2004/2009 Classe di ampiezza demograďŹ ca 0 - 1.999
Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Ministero dellâ&#x20AC;&#x2122;Economia e delle Finanze Dipartimento delle Finanze, anni vari
Figura 6. Il reddito imponibile medio per contribuente (migliaia di euro) nei comuni montani, anno dâ&#x20AC;&#x2122;imposta 2009
Reddito imponibile (migliaia di euro per contribuente) Inferiore a 20,60 20,60 e oltre
Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Ministero dell'Economia e delle Finanze Dipartimento delle Finanze, 2011
Il 56,7% dei comuni montani ha almeno un esercizio alberghiero sul proprio territorio comunale, percentuale superiore rispetto al dato medio nazionale (54,6%) e a quello rilevato per i comuni non montani (52,9%). Anche il numero dei posti letto per mille abitanti è superiore nei territori montani (76,52), dove è più che doppio rispetto alle altre ripartizioni territoriali. Tabella 13. L’offerta alberghiera dei comuni italiani montani e non montani, 2010 Comuni
% comuni con esercizi alberghieri
Posti letto per 1.000 abitanti
Una maggiore diffusione degli esercizi alberghieri nei comuni montani si osserva in Emilia - Romagna (dove il 90,2% di tali comuni ospita almeno un albergo), Toscana (84,2%), Trentino - Alto Adige ed Umbria (82,6%), Veneto (82,4%) e Valle d’Aosta (81,1%). Meno diffuse sono invece nelle aree montane delle regioni centro-meridionali, dove l’offerta ricettiva appare molto ricca in quelle non montane. Se si guarda alla disponibilità di posti letto per mille abitanti, svetta il dato dei territori montani del Trentino - Alto Adige (237,62), della Valle d’Aosta (178,81), della Puglia (130,16) e del Veneto (110,02). In sole 5 regioni tale indicatore 101
assume valori più elevati nelle amministrazioni locali non montane rispetto a quelle montane: è il caso dell’Emilia - Romagna, delle Marche, del Molise, della Basilicata e della Calabria. Tabella 14. L’offerta alberghiera dei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2010 Regione Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale
Montani % comuni con esercizi alberghieri
43,1% 81,1% 56,4% 82,6% 82,4% 70,2% 63,5% 90,2% 84,2% 82,6% 67,7% 40,0% 45,5% 26,1% 41,1% 53,8% 55,7% 36,2% 48,0% 52,6% 56,7%
52,27 178,81 50,02 237,62 111,02 66,30 47,86 47,18 77,76 40,06 34,62 29,92 46,33 17,08 40,12 130,16 32,99 38,64 38,98 91,83 76,52
37,8% 42,4% 60,2% 63,4% 80,9% 78,9% 92,5% 95,7% 66,4% 62,6% 55,2% 56,0% 48,3% 61,2% 64,0% 49,2% 51,4% 34,0% 52,9%
13,53 16,05 37,73 28,94 45,05 69,02 48,10 26,09 44,12 28,56 35,33 22,90 17,62 19,44 48,36 57,22 23,30 36,55 30,24
L’offerta alberghiera nei comuni, montani e non, aumenta con la taglia demografica. Nel primo caso, poi, tutti le aree con oltre 20mila residenti hanno almeno un albergo. Inoltre, la copertura alberghiera è maggiore, per ciascuna classe, nei comuni montani rispetto agli altri. Il numero di posti letto per 1.000 abitanti è, invece, inversamente proporzionale rispetto alla dimensione demografica: diminuisce al crescere di quest’ultima. A conferma di come le piccole realtà montane puntino sul turismo il fatto che proprio in quelle con meno di 2.000 abitanti vi siano oltre 100 posti letto ogni 1.000 residenti. 102
Tabella 15. Lâ&#x20AC;&#x2122;offerta alberghiera dei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2010 Classe di ampiezza demograďŹ ca
Figura 7. Posti letto in esercizi alberghieri per 1.000 abitanti nei comuni montani, 2010
Posti letto in esercizi alberghieri per 1.000 ab. Nessun esercizio alberghiero Inferiore a 76,52 76,52 e oltre Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Istat, 2011
Meno diffusa rispetto all’offerta alberghiera, è quella agrituristica. Meno della metà dei comuni montani ha sul proprio territorio un agriturismo (48,3%), valore che è tuttavia superiore a quello rilevato a livello nazionale (45,4%) e per le aree non montane (43,1%). In termini di posti letto, l’offerta sembra concentrarsi nei comuni montani, dove se ne trovano 10 ogni 1.000 abitanti, a fronte dei 3,56 a livello nazionale. Tabella 16. L’offerta agrituristica dei comuni italiani montani e non montani, 2010 Comuni
% comuni con esercizi agrituristici
La situazione appare eterogenea a livello paese. Gli agriturismi sembrano concentrarsi nei comuni montani toscani (97,4%), umbri (95,7%) e marchigiani (85,4%). Ed è proprio nelle aree montane di queste tre regioni che si osserva la maggiore disponibilità di posti letto, seguite da quelle del Trentino - Alto Adige. Situazioni analoghe anche relativamente ai comuni non montani di queste regioni. Queste strutture ricettive sono invece poco diffuse in Lombardia (dove solo il 23% dei territori montani ne ha almeno uno), Molise (27%) e Piemonte (32%), dove pure bassi appaiono i posti letto disponibili per 1.000 abitanti. 105
Tabella 17. L’offerta agrituristica dei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2010
Montani Regione
La percentuale di comuni montani con almeno una struttura agrituristica cresce con la taglia demografica, almeno fino a 60mila abitanti; da questo momento in poi decresce. All’opposto invece il valore dell’indicatore relativo ai posti letto: questi decrescono con la classe di ampiezza, passando dai 14,33 ogni mille abitanti nelle aree montane con meno di 2.000 abitanti a 1,01 di quelle con oltre 60mila residenti.
Tabella 18. Lâ&#x20AC;&#x2122;offerta agrituristica dei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2010 Classe di ampiezza demograďŹ ca
Figura 8. Posti letto in esercizi agrituristici per 1.000 abitanti nei comuni montani, 2010
Posti letto in esercizi agrituristici per 1.000 ab. Nessun esercizio agrituristico Inferiore a 10,45 10,45 e oltre Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Istat, 2011
Comuni montani classificati come turistici
I comuni montani hanno una maggiore vocazione turistica (48,7%) rispetto a quelli non montani (24,4%). Tabella 19. Il numero di comuni italiani montani e non montani classificati come “turistici”, 2011 Comuni
La totalità dei comuni umbri (sia montani che non montani) e la quasi totalità di quelli montani piemontesi, toscani, valdostani e liguri sono classificati come turistici. Percentuali elevate, superiori all’80%, si rilevano anche per le aree montane venete e trento-alto atesine. All’opposto, sono pochi i territori montani delle regioni centro - meridionali ad essere stati classificati come turistici: solo lo 0,9% di quelli lucani, il 2% di quelli campani e meno del 3% di quelli siciliani e sardi. Inoltre, tra le aree montane molisane non vi sono territori turistici.
Tabella 20. Il numero di comuni italiani montani e non montani classificati come “turistici”, per regione, 2011
Montani v.a. 485 69 89 286 105 54 153 79 106 69 60 33 7 0 4 1 1 113 3 6 1.723
Non montani % 96,4% 93,2% 16,9% 85,9% 88,2% 64,3% 91,6% 77,5% 93,0% 100,0% 62,5% 18,9% 3,5% 0,0% 2,0% 3,8% 0,9% 51,8% 2,9% 2,8% 48,7%
v.a. 278 0 39 0 162 14 62 121 150 23 56 31 14 1 19 14 0 105 19 4 1.112
% 39,5% 3,8% 35,1% 10,4% 91,2% 49,2% 86,7% 100,0% 39,2% 15,3% 13,3% 4,0% 5,4% 6,0% 0,0% 55,0% 6,6% 2,5% 24,4%
Tabella 21. Il numero di comuni italiani montani e non montani classificati come “turistici”, per classe demografica, 2011
Classe di ampiezza demograﬁca 0 - 1.999 2.000 - 4.999 5.000 - 9.999 10.000 - 19.999 20.000 - 59.999 60.000 - 249.999 >=250.000 Totale
Montani v.a. 1.088 447 119 48 20 1 0 1.723
Non montani % 47,9% 50,5% 47,0% 52,7% 62,5% 25,0% 48,7%
v.a. 299 249 206 169 125 52 12 1.112
% 23,9% 19,5% 21,9% 27,7% 32,9% 59,1% 100,0% 24,4%
Figura 9. I comuni montani classificati come â&#x20AC;&#x153;turisticiâ&#x20AC;?, 2011
Comuni montani non turistici Comuni montani turistici
Utilizzo delle risorse dei PO FESR
Dei 2.398 comuni beneficiari di risorse comunitarie a valere sui fondi dei PO regionali FESR 2007-2013, 1.032 sono comuni montani (pari al 43% del totale). Si tratta del 30,1% dei comuni montani, che beneficiano del 18% del contributo pubblico complessivamente assegnato per il 39,3% di progetti ammessi a finanziamento. Tabella 22. I comuni italiani montani e non montani beneficiari dei POR FESR 2007-2013
N° comuni beneficiari
N° progetti con comuni beneficiari
% di comuni con progetti
% di progetti sul totale
Contributo pubblico assegnato (euro) % di contributo pubblico assegnato
649.250.778 18,0%
2.957.730.128 3.606.980.907 82,0%
Il dato relativo alla Regione Toscana non è disponibile Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati POR FESR 2007-2013, Elenco Beneﬁciari gennaio-febbraio 2012
Come detto, il 39,3% dei progetti finanziati dalle risorse FESR è a favore di comuni montani. Sopra tale valore, si situano, oltre, ovviamente ai comuni montani valdostani e trento-alto atesini, quelli lucani (80,2%), friulani (65,2%), sardi (53,6%) e calabresi (45,7%). Dai dati in valore assoluto, emerge l’elevato numero di progetti tra i comuni, montani e non, calabresi, campani, lucani e pugliesi. 112
Tabella 23. Numero di progetti con comuni italiani montani
e non montani beneficiari dei POR FESR 2007-2013, per regione Regioni
Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale
N. progetti con comuni beneﬁciari Montani (a)
10 26 71 19 53 58 100 8 n.d 30 103 85 0 0 128 40 272 695 59 305 2.062
Non montani (b)
25 0 194 0 138 31 108 23 n.d 63 228 132 26 0 425 487 67 827 144 264 3.182
% di progetti con comuni beneﬁciari montani (a)/(c)
35 26 265 19 191 89 208 31 n.d 93 331 217 26 0 553 527 339 1.522 203 569 5.244
28,6% 100,0% 26,8% 100,0% 27,7% 65,2% 48,1% 25,8% n.d 32,3% 31,1% 39,2% 0,0% 23,1% 7,6% 80,2% 45,7% 29,1% 53,6% 39,3%
La maggior parte dei progetti finanziati nei comuni montani sono finalizzati all’efficientamento energetico e alla promozione delle energie rinnovabili (33,9%), seguiti, a grande distanza, da interventi per la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del territorio (16,5%), l’integrazione e l’inclusione sociale (16,1%) e la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale, turistico e culturale (16%). Residuale è la quota di progetti per le reti e i collegamenti per la mobilità (1,1%), di oltre 4 punti percentuali inferiore al valore rilevato per i comuni non montani. 113
Tabella 24. Numero di progetti con comuni italiani montani e non montani beneficiari dei POR FESR 2007-2013, per politica d’intervento Politiche d’intervento Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale, turistico e culturale Reti e collegamenti per la mobilità Efficienza energetica e promozione delle energie rinnovabili Sostenibilità ambientale e salvaguardia del territorio Riqualificazione aree urbane, commerciali ed industriali Integrazione ed inclusione sociale Altro Totale
16,1% 3,4% 100,0%
8,8% 6,9% 100,0%
11,6% 5,5% 100,0%
Tra i comuni montani si osserva una forte frammentazione delle risorse, maggiore di quella rilevata per i territori non montani: il 62,1% dei progetti ha, infatti, un importo unitario inferiore a 150mila euro, mentre poco meno di un quarto ha un importo compreso tra 150mila e 500mila euro. Solo il 4% dei progetti supera il milione e mezzo di euro. Tabella 25. Numero di progetti con comuni italiani montani e non montani beneficiari dei POR FESR 2007-2013, per classe di contributo pubblico assegnato Classe di contributo pubblico assegnato Fino a 150.000 euro Da 150.000 a 500.000 euro Da 500.000 a 1.500.000 euro Da 1.500.000 a 5.000.000 euro Da 5.000.000 a 10.000.000 euro Da 10.000.000 a 50.000.000 euro Oltre 50.000.000 euro Totale
Montani 62,1% 24,5% 9,3% 3,8% 0,2% 0,0% 0,0% 100,0%
Non montani 44,7% 25,4% 18,5% 9,2% 1,6% 0,5% 0,1% 100,0%
ITALIA 51,6% 25,1% 14,9% 7,1% 1,1% 0,3% 0,0% 100,0%
Figura 10. I comuni montani beneficiari di almeno un progetto dei POR FESR 2007-2013
Comuni montani non beneficiari Comuni montani beneficiari
Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati POR FESR 2007-2013, Elenco Beneficiari gennaio-febbraio 2012
Caratteri istituzionali
Se l’analisi di genere relativa ai sindaci italiani evidenzia una sostanziale omogeneità tra la partecipazione femminile nei comuni montani e in quelli non montani, relativamente all’età si osserva invece una maggiore presenza di giovani under trentacinquenni nei territori montani (5,7%), rispetto a quanto rilevato per quelli non montani (4,8%) e a livello paese (5,2%). Tabella 1. Incidenza di sindaci fino a 35 anni d’età e sindaci donne dei comuni italiani montani e non montani, novembre 2011 Comuni
% di sindaci donne
% di sindaci ﬁno a 35 anni
Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Ancitel, 2011
Le donne sindaco sono particolarmente presenti nelle aree montane delle regioni del nord Italia, con percentuali superiori al dato medio. Tra queste spicca, in particolare, il dato dell’Emilia - Romagna (18,6%), della Valle d’Aosta (14,9%) e della Lombardia (14,4%). Nelle regioni centro - meridionali, invece, minore è la partecipazione femminile, come evidenziato da percentuali inferiori al valore medio. Le uniche eccezioni sono rappresentate dai comuni montani umbri (13%), sardi (12,1%) ed abruzzesi (11,2%). Tuttavia, proprio nelle realtà del centro - sud si osserva una maggiore presenza di donne sindaco nei comuni montani rispetto a quella rilevata nei territori non montani. Tra queste ultime spicca il dato della Basilicata: il 7,6% dei comuni montani 119
ha come primo cittadino una donna, a differenza delle amministrazioni locali non montane, nessuna delle quali è guidata da un sindaco donna. Più eterogenea appare la situazione con riferimento all’età. Come per il genere, anche per l’età vi è una minore presenza di giovani sindaci nei comuni montani delle regioni centro - meridionali (con le uniche eccezioni di quelli abruzzesi, 7,3%, e marchigiani, 6,5%). Tra queste, poi, emerge il dato dei comuni montani pugliesi, nessuno dei quali ha un primo cittadino con meno di 35 anni. In questo caso, però, non vi è una netta contrapposizioni tra nord e sud: anche nelle regioni settentrionali, infatti, i comuni montani guidati da under 35enni sono meno diffusi, e solo in quelli valdostani, friulani, emilianoromagnoli e lombardi si osservano valori superiori al dato medio (5,7%). Tabella 2. Incidenza di sindaci fino a 35 anni d’età e sindaci donne
dei comuni italiani montani e non montani, per regione, novembre 2011
Montani % di sindaci % di sindaci donne ﬁno a 35 anni 12,5% 6,4% 14,9% 13,5% 14,4% 8,1% 10,8% 6,0% 11,1% 5,3% 12,0% 10,7% 13,9% 3,4% 18,6% 8,3% 7,9% 3,8% 13,0% 1,5% 6,3% 6,5% 7,5% 2,0% 11,2% 7,3% 7,3% 5,4% 5,1% 3,7% 7,7% 0,0% 7,6% 2,2% 5,2% 2,6% 4,0% 2,4% 12,1% 5,4% 10,8% 5,7%
Non montani % di sindaci % di sindaci donne ﬁno a 35 anni 14,3% 6,0% 13,8% 4,5% 13,8% 5,7% 10,4% 4,8% 13,4% 5,7% 20,1% 7,9% 14,5% 5,4% 13,6% 9,1% 11,2% 4,4% 5,5% 6,7% 6,7% 1,1% 4,0% 0,0% 4,1% 3,5% 6,8% 2,2% 0,0% 0,0% 3,9% 4,3% 3,6% 1,8% 10,0% 4,4% 11,1% 4,8%
Mentre nei comuni non montani la presenza delle donne sindaco si riduce all’aumentare della classe di ampiezza, in quelli montani la situazione è più eterogenea. Le amministrazioni con un numero di residenti compreso tra 10mila e 20mila unità vedono la maggior quota di sindaci donna (13,2%), percentuale che decresce nelle due classi successive (per arrivare ad essere pari a zero nelle realtà maggiori). La quota di sindaci under 35, invece, diminuisce al crescere della taglia demografica: sono il 6,6% nei comuni montani con meno di 2.000 abitanti, mentre sono del tutto assenti in quelli con oltre 20mila residenti, a differenza dei territori non montani. Tabella 3. Incidenza di sindaci fino a 35 anni d’età e sindaci donne dei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, novembre 2011 Classe di ampiezza demograﬁca 0 - 1.999
Montani % di sindaci % di sindaci donne ﬁno a 35 anni
Non montani % di sindaci % di sindaci donne ﬁno a 35 anni
Figura 1. I sindaci eletti nei comuni montani, per genere, novembre 2011
Sindaci Uomini Donne Comuni montani commissariati Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Ancitel, 2011
Figura 2. I sindaci eletti nei comuni montani, per etĂ , novembre 2011
EtĂ dei sindaci Fino a 35 anni 36 anni e piĂš
Nei comuni montani italiani si registra una maggiore presenza di donne e di giovani nella carica di vicesindaco, sia rispetto ai territori non montani che a livello paese. Tabella 4. Incidenza di vicesindaci fino a 35 anni d’età e vicesindaci donne dei comuni italiani montani e non montani, novembre 2011
% di vicesindaci donne
% di vicesindaci ﬁno a 35 anni
In molte regioni del centro - nord la percentuale di donne elette alla carica di vicesindaco supera anche il 20%. È il caso dell’Emilia - Romagna, dove oltre un vicesindaco su 4 dei comuni montani è donna (26%); seguono la Toscana e il Veneto (23,8% e 23,7%), il Trentino - Alto Adige (21,7%) e l’Umbria (20%). Le percentuali minori si trovano in Puglia, dove solo un vicesindaco su 20 è donna. I soli comuni montani sardi, al sud, presentano una quota di donne elette alla carica di vicesindaco (19,4%) superiore al dato medio (17,2%). In molte regioni, mediamente, presenza di donne vicesindaco delle realtà montane è superiore a quella rilevata per i territori montani, indipendentemente dalla dicotomia nord - sud. Per quanto riguarda l’età, invece, si osserva, generalmente, una maggiore presenza di giovani vicesindaci nei comuni montani delle regioni centro - meridionali, con una percentuale che in Basilicata raggiunge il 20,5%. Inoltre, in 124
molte regioni, la quota di giovani vicesindaco nei comuni montani è superiore, in media, a quella rilevata nei territori non montani. Ciò non è vero per i territori montani emiliano-romagnoli, toscani, marchigiani, pugliesi, lucani, calabresi e sardi. Emerge, infine, in particolare, il dato delle amministrazioni comunali umbre: nel 14,3% di quelle montane il vicesindaco ha meno di 35 anni, mentre tale condizione non si verifica in nessuna delle realtà non montane. Tabella 5. Incidenza di vicesindaci fino a 35 anni d’età e vicesindaci donne dei comuni italiani montani e non montani, per regione, novembre 2011 Montani Regione
La presenza di vicesindaci con meno di 35 anni nei comuni montani diminuisce al crescere della taglia demografica, passando da 12,1% dei territori con meno di 2mila abitanti a 0% in quelli con oltre 20mila residenti (mentre in quelli non montani la loro presenza in tale carica si osserva fino alla soglia dei 250mila abitanti). Più eterogenea, invece, la situazione relativa al genere, che tende a crescere con continuità a partire dalle realtà montane con oltre 5mila abitanti e fino a quelle con popolazione compresa tra 20mila e 60mila unità, quando raggiunge il valore massimo di 27,8%. Non vi sono, però, vicesindaci donna nei comuni montani con oltre 60mila residenti, mentre tale condizione nei comuni non montani si rileva solo per le 12 città di maggiori dimensioni demografiche. Tabella 6. Incidenza di vicesindaci fino a 35 anni d’età e vicesindaci
donne dei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, novembre 2011 Montani
Classe di ampiezza demograﬁca 0 - 1.999
% di vicesindaci donne 16,6%
Figura 3. I vicesindaci eletti nei comuni montani, per genere, novembre 2011
Vicesindaci Uomini Donne
Figura 4. I vicesindaci eletti nei comuni montani, per etĂ , novembre 2011
EtĂ dei vicesindaci Fino a 35 anni 36 anni e piĂš
La percentuale di donne tra gli assessori nei comuni montani è di poco inferiore rispetto a quella rilevata per i territori non montani (20,8% vs 21%) e a livello nazionale (21%). Diversa, invece, appare la situazione relativamente all’età: nelle amministrazioni comunali montane, infatti, si osserva una maggiore presenza di under 35enni tra gli assessori comunali (20,5%) rispetto alle altre ripartizioni territoriali. Tabella 7. Incidenza di assessori fino a 35 anni d’età ed assessori donne dei comuni italiani montani e non montani, novembre 2011 Comuni Montani Non montani Italia
% di assessori donne 20,8% 21,1% 21,0%
% di assessori ﬁno a 35 anni 20,5% 16,8% 18,2%
Come per le altre cariche viste in precedenza, nei comuni montani delle regioni centro - settentrionali le donne che ricoprono la carica di assessore sono presenti in misura maggiore rispetto al dato medio (20,8%), con le uniche eccezioni di quelli veneti e laziali, e l’aggiunta di quelli sardi al sud. In particolare, nelle realtà montane emiliano - romagnole ci sono 31 donne su 100 assessori, valore che scende a 28,4 in quelle trento-alto atesine e a poco meno di 26 in quelle toscane. Nel confronto tra territori non montani e montani, in pochi casi le donne assessori sono maggiormente presenti, in media, in queste ultime: è il caso delle amministrazioni locali friulane, liguri, campane, lucane, calabresi e siciliane. 129
Meno diffusa, invece, nei territori montani sembra essere la quota dei giovani con meno di 35 anni che ricoprono la carica di assessore. In poche realtà la loro presenza è, mediamente, superiore al valore medio (20,5%). È il caso di comuni montani del Trentino - Alto Adige, del Friuli - Venezia Giulia, dell’Emilia - Romagna e delle Marche al centro nord e dell’Abruzzo, del Molise, della Campania, della Basilicata, della Calabria e della Sardegna al sud. In tutte le regioni la presenza nelle amministrazioni montane di under 35enni in tale carica è superiore nei territori montani rispetto a quelli non montani, con la sola eccezione di quelli toscani. Tabella 8. Incidenza di assessori fino a 35 anni d’età ed assessori donne dei comuni italiani montani e non montani, per regione, novembre 2011 Montani Regione Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale
% di assessori donne 22,7% 20,6% 21,9% 28,4% 15,9% 22,5% 22,1% 30,9% 25,8% 21,2% 22,7% 16,1% 15,7% 15,5% 12,9% 14,9% 16,5% 13,6% 18,7% 23,8% 20,8%
% di assessori ﬁno a 35 anni 17,3% 17,7% 20,0% 23,5% 20,4% 21,6% 12,6% 23,4% 16,4% 19,7% 22,9% 17,1% 21,0% 32,6% 22,0% 20,2% 23,9% 24,4% 17,6% 24,0% 20,5%
% di assessori donne 23,1% 24,1% 20,6% 20,7% 18,1% 34,4% 30,0% 26,7% 23,4% 16,1% 17,8% 17,6% 11,2% 15,9% 16,0% 12,1% 15,0% 24,5% 21,1%
% di assessori ﬁno a 35 anni 14,6% 16,8% 15,6% 14,7% 6,4% 21,3% 19,8% 18,3% 21,5% 14,5% 16,3% 15,3% 16,2% 15,6% 19,6% 23,6% 14,5% 24,0% 16,8%
A differenza delle precedenti cariche, è nei comuni montani di maggiore dimensione demografica, quelli con oltre 60mila residenti, che si rintraccia la maggior presenza di donne nominate alla carica di assessore: 28,6%, dato superiore rispetto al corrispondente valore rilevato per i territori non montani. Situazione analoga alle precedenti è, invece, quella che si osserva per gli assessori con meno di 35 anni: la loro presenza, tanto nei comuni montani che in quelli non montani, diminuisce al crescere della taglia demografica. Tabella 9. Incidenza di assessori fino a 35 anni d’età ed assessori donne dei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, novembre 2011 Montani Classe di ampiezza demograﬁca 0 - 1.999 2.000 - 4.999 5.000 - 9.999 10.000 - 19.999 20.000 - 59.999 60.000 - 249.999 >=250.000 Totale
% di assessori donne 21,6% 20,9% 17,2% 19,5% 17,4% 28,6% 20,8%
% di assessori ﬁno a 35 anni 22,7% 19,3% 16,1% 11,9% 14,3% 4,3% 20,5%
% di assessori donne 24,6% 22,0% 19,3% 19,0% 19,6% 23,1% 23,7% 21,1%
% di assessori ﬁno a 35 anni 20,3% 19,9% 16,4% 14,2% 12,1% 10,4% 7,5% 16,8%
Figura 5. Gli assessori eletti nei comuni montani, per genere, novembre 2011
Incidenza (%) di assessori donne Inferiore a 20,8 20,8 e oltre
Figura 6. Gli assessori eletti nei comuni montani, per etĂ , novembre 2011
Incidenza (%) di assessori fino a 35 anni dâ&#x20AC;&#x2122;etĂ Inferiore a 20,5 20,5 e oltre
Le donne elette nei consigli comunali dei territori montani sono proporzionalmente più numerose (21%) rispetto a quanto rilevato nelle altre ripartizioni (18,8% nei comuni non montani e 19,6% a livello nazionale). Situazione analoga anche per i consiglieri con meno di 35 anni di età. Tabella 10. Incidenza di consiglieri fino a 35 anni d’età e consiglieri donne dei comuni italiani montani e non montani, novembre 2011 Comuni
% di consiglieri donne
% di consiglieri ﬁno a 35 anni
Nei comuni montani delle regioni centro - settentrionali si osservano percentuali di partecipazione femminile superiore al dato medio, con valori che raggiungono il 28% in quelli valdostani, il 25,9% in quelli piemontesi, il 25,5% in quelli marchigiani. Le uniche eccezioni sono rappresentate dai territori montani laziali. Inoltre, in quasi tutte le regioni, nelle realtà montane si registrano valori superiori rispetto alla partecipazione femminile nei comuni non montani. In questo caso, le aree montane lombarde e sarde rappresentano le uniche eccezioni. La netta contrapposizione tra nord e sud non si rileva, invece, quando si osservano i dati relativi all’età dei consiglieri. In questo caso sono diverse le realtà comunali montane in cui il dato medio viene superato (25,2%). Le ec134
cezioni sono rappresentate dai territori montani piemontesi, veneti, friulani e liguri al nord e campani e pugliesi al sud. Infine, solo nelle amministrazioni montane toscane la presenza di under 35enni nella carica di consigliere è inferiore (25,4%) al dato medio rilevato per quelle non montane (26,1%). Tabella 11. Incidenza di consiglieri fino a 35 anni d’età e consiglieri donne dei comuni italiani montani e non montani, per regione, novembre 2011
Montani % di consiglieri % di consiglieri donne ﬁno a 35 anni 25,9% 21,0% 28,0% 25,9% 22,2% 27,0% 22,9% 26,4% 20,3% 24,4% 22,1% 22,8% 24,8% 18,5% 23,3% 27,0% 24,6% 25,4% 23,0% 26,6% 25,5% 29,3% 17,9% 24,2% 16,9% 25,5% 15,7% 26,7% 12,8% 23,5% 13,3% 18,1% 16,3% 25,2% 15,3% 28,8% 16,1% 28,8% 19,4% 25,9% 21,0% 25,2%
Non montani % di consiglieri % di consiglieri donne ﬁno a 35 anni 23,9% 20,7% 22,9% 24,0% 19,7% 21,7% 19,8% 22,7% 18,6% 14,7% 28,5% 26,8% 23,4% 26,1% 19,0% 22,1% 21,8% 25,9% 13,2% 17,4% 15,1% 20,5% 13,9% 17,9% 8,8% 19,7% 10,6% 17,9% 15,0% 20,0% 13,0% 28,3% 10,7% 24,2% 21,5% 25,8% 18,8% 22,5%
La partecipazione femminile, così come quella giovanile, diminuisce nei comuni montani al crescere della taglia demografica, passando nel primo caso da 22,9% a 14,9% e da 26,8% a 10,9% nel secondo. Per quanto riguarda, poi, la presenza di donne tra i consiglieri comunali questa è maggiore nelle amministrazioni comunali montane con oltre 60mila residenti rispetto alle corrispondenti non montane, mentre per gli under trentacinquenni, questi sono presenti in proporzione minori a partire dalle realtà con oltre 2mila abitanti. 135
Tabella 12. Incidenza di consiglieri fino a 35 anni d’età e consiglieri
% di consiglieri donne 22,9% 20,3% 16,9% 16,3% 10,3% 14,9% 21,0%
% di consiglieri ﬁno a 35 anni 26,8% 25,0% 20,4% 19,2% 13,9% 10,9% 25,2%
% di consiglieri donne 24,3% 21,4% 20,0% 17,5% 11,8% 12,6% 16,0% 18,8%
% di consiglieri ﬁno a 35 anni 26,7% 25,9% 23,2% 20,2% 17,0% 15,7% 13,1% 22,5%
Figura 7. I consiglieri eletti nei comuni montani, per genere, novembre 2011
Incidenza (%) di consiglieri donne Inferiore a 21,0 21,0 e oltre
Figura 8. I consiglieri eletti nei comuni montani, per etĂ , novembre 2011
Incidenza (%) di consiglieri fino a 35 anni dâ&#x20AC;&#x2122;etĂ Inferiore a 25,2 25,2 e oltre
L’86,1% del personale a tempo indeterminato dei comuni italiani ha un contratto a tempo pieno, valore inferiore alle altre ripartizioni territoriali. In effetti, dai dati emerge come il contratto part time sia maggiormente diffuso proprio nelle aree montane, dove tocca quota 13,9%, quasi 4 punti percentuali in più rispetto a quanto rilevato in quelle non montane. Tabella 13. Il personale a tempo indeterminato con rapporto di lavoro
part time e a tempo pieno dei comuni italiani montani e non montani, 2010
% di personale a tempo pieno 86,1% 90,2% 89,5%
% di personale part time 13,9% 9,8% 10,5%
Fonte: elaborazione IFEL - Dipartimento Economia Territoriale su dati Conto Annuale 2010, Dipartimento RGS
In molte regioni, mediamente, il contratto di lavoro a tempo pieno rappresenta la quasi totalità dei contratti a tempo indeterminato del personale delle amministrazioni comunali montane, superando la quota del 90%: è il caso di quelle pugliesi (96,4%), sarde (96,3%), umbre (95,3%), siciliane (94,6%), lucane e toscane (superiori al 93%), marchigiane, abruzzesi, emiliano - romagnoli e liguri (tutte superiori al 91%). Il part time, all’opposto, è maggiormente diffuso nei comuni montani del Trentino-Alto Adige (27%), della Calabria (22,2%) e del Lazio (22,1%). In poco meno della metà delle regioni italiane, il contratto a tempo pieno per i dipendenti comunali è maggiormente diffuso tra le realtà montane rispetto a quelle non montane: ciò è vero per quelle localizzate in Friuli - Venezia Giulia, Liguria, Emilia - Romagna, Toscana, Marche, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. 139
Tabella 14. Il personale a tempo indeterminato con rapporto di lavoro part time e a tempo pieno dei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2010 Montani Regione
% di personale a tempo pieno
% di personale part time
Rispetto alla taglia demografica, si osserva una maggiore concentrazione di personale a tempo indeterminato full time nelle realtà montane la cui popolazione è compresa tra 5mila e 60mila unità (e con percentuali superiori all’87%). Inoltre, in tutte le taglie demografiche il part time è maggiormente diffuso nelle realtà montane rispetto a quanto avviene per quelle non montane.
Tabella 15. Il personale a tempo indeterminato con rapporto di lavoro part time e a tempo pieno dei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2010 Classe di ampiezza demograďŹ ca
Tra i rapporti di lavoro flessibile, il più diffuso è quello a tempo determinato (59,4%), anche se in misura inferiore rispetto alle altre ripartizioni territoriali. Solo la forma contrattuale a favore di lavoratori socialmente utili è più diffuso tra le amministrazioni montane (35,5%) rispetto alle restanti. Tabella 16. Il personale con rapporto di lavoro flessibile dei comuni italiani montani e non montani, 2010
Personale con rapporto di lavoro ﬂessibile Comuni
Calabria, Lazio e Puglia sono le uniche tre regioni italiane in cui il contratto a tempo determinato per il personale con contratto di lavoro flessibile nei comuni montani non rappresenta la forma più diffusa, che è invece rappresentata dai contratti a favore di lavoratori socialmente utili: le percentuali sono pari, rispettivamente, a 88,6%, 70,5% e 66,8%. Il contratto interinale, invece, è una forma particolarmente utilizzata nei comuni montani valdostani (20,7%, quattro volte superiore al dato medio), friulani (18%), campani (17,4%) e veneti (13,2%), mentre la formazione lavoro spicca nel 10,2% dei territori montani liguri. 142
Infine, nei comuni montani emiliano-romagnoli si rileva, contemporaneamente, la maggiore concentrazione di contratti a tempo determinato (88,7%) e lâ&#x20AC;&#x2122;assenza di quelli a favore di LSU. Tabella 17. Il personale con rapporto di lavoro flessibile dei comuni italiani montani, per regione, 2010
Personale con rapporto di lavoro ďŹ&#x201A;essibile nei comuni montani Regione
Non sembra esistere una relazione tra tipologia contrattuale e dimensione demografica dei comuni montani. Il contratto a tempo determinato è maggiormente diffuso nelle realtà montane maggiori, quelle con oltre 60mila residenti, mentre quello a favore di lavoratori socialmente utili in quelle la cui popolazione è compresa tra 10mila e 60mila unità. I contratti interinali, invece, si trovano per lo più nelle amministrazioni comunali montane con meno di 5.000 residenti, mentre quelli per la formazione lavoro nei territori con un numero di abitanti compreso tra 5mila e 10mila unità. Tabella 18. Il personale con rapporto di lavoro flessibile dei comuni italiani montani, per classe demografica, 2010 Classe di ampiezza demograﬁca
Personale con rapporto di lavoro ﬂessibile nei comuni montani Tempo determinato
Sono pochi i comuni montani in cui Ă¨ presente un dirigente: solo 191. Tra questi, prevalgono quelli con un contratto a tempo indeterminato (60,7%) rispetto al tempo determinato (39,3%). Si tratta, tuttavia, di percentuali inferiori rispetto alle altre ripartizioni territoriali. Tabella 19. Il personale dirigente a tempo determinato ed indeterminato dei comuni italiani montani e non montani, 2010
% di dirigenti a tempo determinato
% di dirigenti a tempo indeterminato
A livello regionale si osservano diverse situazioni. Vi sono realtĂ montane in cui si trovano solo contratti di lavoro a tempo indeterminato (come quelle valdostane e trento- alto atesine), accanto ad altre in cui ci sono, invece, solo dirigenti a tempo determinato (quelle friulane). Tra questi estremi si collocano diverse situazioni intermedie: quelle in cui i contratti a tempo determinato rappresentano la quasi totalitĂ (come in Emilia - Romagna, 92,9%, Molise, 91,7%, Calabria, 80%), ad altre in cui si osserva una sostanziale omogeneitĂ tra le due tipologie contrattuali (in Piemonte e Sicilia), ad altre, ancora, in cui a prevalere sono i contratti a tempo indeterminato (come in Puglia, 83,3%). Nei comuni non montani, invece, non si ritrovano i due dati estremi. 145
Tabella 20. Il personale dirigente a tempo determinato ed indeterminato dei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2010 Montani Regione
Piemonte Valle dâ&#x20AC;&#x2122;Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige
Sembra esistere un effetto di sostituzione tra tipologia contrattuale e taglia demografica dei comuni montani: allâ&#x20AC;&#x2122;aumentare di questâ&#x20AC;&#x2122;ultima cresce la quota dei dirigenti a tempo indeterminato a scapito di quella dei dirigenti a tempo determinato. Tale relazione sembra esistere anche nei comuni non montani, anche se con percentuali di crescita inferiori per quanto riguarda il tempo indeterminato. 146
Tabella 21. Il personale dirigente a tempo determinato ed indeterminato dei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2010 Montani Classe di ampiezza demograďŹ ca
Figura 9. Il personale dirigente nei comuni montani, 2010
Dirigenti nei comuni montani Assenza di dirigenti Presenza di dirigenti
Dipendenti comunali per 1.000 abitanti e dipendenti comunali per dirigente
Rapportando il numero di dipendenti comunali (a tempo indeterminato e con contratto di lavoro flessibile) alla popolazione residente emerge come nei comuni montani per ogni 1.000 abitanti vi siano 8 dipendenti, valore di poco superiore a quello delle altre realtĂ territoriali (entrambe ferme a 7,4 per mille abitanti). Rapportando, invece, il numero dei dipendenti ai dirigenti comunali (a tempo determinato ed indeterminato) si evidenzia come, nei comuni montani tale rapporto sia superiore a quanto rilevato sia a livello nazionale che dei soli territori non montani. Nel primo caso, infatti, vi sono poco meno di 149 dipendenti per dirigente, valore che scende a 80,6 e 74,2, rispettivamente, negli altri due casi. Tabella 22. Numero di dipendenti comunali per 1.000 abitanti
e numero di dipendenti comunali per dirigente, nei comuni italiani montani e non montani, 2010
Dipendenti per 1.000 ab.
Relativamente al rapporto tra dipendenti e popolazione residente nei comuni montani, i valori piĂš elevati di tale indicatore si trovano in Sicilia, dove ci sono oltre 15 dipendenti per 1.000 abitanti, In Valle dâ&#x20AC;&#x2122;Aosta (12,1 per 1.000 abitati) e Calabria (10,1 per 1.000 abitati). Il valore piĂš basso, invece, si registra per i territori montani piemontesi, dove per 1.000 residenti ci sono poco meno di 6 149
dipendenti comunali). Ma se la Sicilia mantiene il rapporto più elevato anche con riferimento alle sole aree non montane (11 ogni 1.000 abitanti), quello più basso è invece appannaggio della Puglia (4,8 ogni 1.000 abitanti). Se, poi, si rapporta il numero di dipendenti per dirigente si osserva come nei comuni montani siano pochi i casi in cui si supera il dato medio (148,7), in alcuni casi anche con valori piuttosto elevati, come il caso dei territori montani friulani (676,4 dipendenti per dirigente) o campani (530,9 dipendenti per dirigente). I rapporti più bassi si trovano, invece, nelle realtà montane di tre Tabella 23. Numero di dipendenti comunali per 1.000 abitanti
e numero di dipendenti comunali per dirigente, nei comuni italiani montani e non montani, per regione, 2010 Montani
regioni del centro sud: Umbria (85,1 dipendenti per dirigente), Sardegna (94,6 dipendenti per dirigente) e Molise (96 dipendenti per dirigente). Più appiattita verso il basso appare, infine, la situazione dei comuni non montani dove sembra essere presente un maggior numero di dirigenti, tale da abbassare significativamente tale rapporto. Infatti, il valore massimo è quello che si rileva per i comuni non montani siciliani, con 136 dipendenti per dirigente. Il numero di dipendenti per 1.000 abitanti raggiunge i valori massimi, superiore al dato medio, nelle due taglie demografiche estreme, quella maggiore (con un indicatore pari a 10,2 dipendenti per 1.000 abitanti) e in quella minore (8,3 dipendenti per 1.000 abitanti). Inoltre, in tutte le classi di ampiezza, il valore di tale rapporto è maggiore nei comuni montani rispetto a quelli non montani. Il secondo indicatore, invece, relativo al numero di dipendenti per ciascun dirigente tende, nelle aree montane, a decrescere all’aumentare della taglia demografica, passando da 346,8 dipendenti per dirigente dei comuni con meno di 2.000 abitanti a 38,8 in quelli con oltre 60mila residenti. Tale andamento non rispecchia quanto avviene con riferimento ai soli territori non montani, per i quali si osserva un andamento più eterogeneo. Tabella 24. Numero di dipendenti comunali per 1.000 abitanti e numero di dipendenti comunali per dirigente, nei comuni italiani montani e non montani, per classe demografica, 2010 Classe di ampiezza demograﬁca
Montani Dipendenti per 1.000 ab.
20.000 - 59.999 60.000 - 249.999 >=250.000 Totale
Figura 10. Numero di dipendenti comunali per 1.000 abitanti nei comuni montani, 2010
Numero di dipendenti per 1.000 ab. Inferiore a 8,0 8,0 e oltre
Entrate dei comuni montani
Le entrate dei comuni montani(1) ammontano, nel 2009, a 9,7 miliardi di euro, e rappresentano il 17,9% del totale delle entrate dei comuni italiani. Nel quinquennio 2005 - 2009 si osserva un incremento delle entrate dei territori montani, cresciute complessivamente del 4,7%: nel dettaglio, tra il 2005 e il 2007 la variazione positiva è stata pari al 2,9%, mentre tra il 2007 e il 2009 all’1,8%, segno di un rallentamento nella velocità di crescita nel secondo triennio. Tale incremento è stato inferiore a quello rilevato per la totalità dei comuni italiani che costituiscono il campione, le cui entrate hanno registrato una variazione positiva pari al 6,4% nel quinquennio, valore da attribuirsi prevalentemente, come nel caso dei territori montani, alla crescita rilevata nel triennio 2005-2007 (+5,8%). Tuttavia, analizzando nel dettaglio le singole voci che compongono le entrate complessive, a fine periodo e per ciascun triennio, emerge una situazione piuttosto eterogenea. Tra il 2005 e il 2009, analogamente a quanto evidenziato per i comuni italiani, in quelli montani si osserva una contrazione delle entrate tributarie (-0,6%), particolarmente intensa nel periodo 2007-2009 (-6,5%), riconducibile preci-
1 Il campione sul quale sono state condotte le analisi, relativamente al 2009, è costituito da 3.002 comuni montani, l’84,9% dei 3.538 comuni che costituiscono l’universo (e l’81,4% della popolazione residente in tali realtà). Analogamente, il campione dei comuni italiani è costituito da 7.053 unità, l’87,1% del totale (e l’82,7% della popolazione residente). Inoltre, la statistica non comprende il Comune di Roma che nel corso del 2008 ha separato le contabilità generando una sostanziale non confrontabilità con il resto degli enti comunali.
puamente all’abolizione dell’ICI sulla prima casa, e delle entrate in conto capitale (-9,5%), anche in questo caso a seguito di una riduzione significativa di tale aggregato nel secondo triennio (-7,4%). Ma mentre nel primo caso (entrate tributarie) il decremento nei comuni montani è inferiore a quello rilevato per il complesso dei comuni, nel secondo (entrate in conto capitale) la situazione si capovolge, e la decurtazione di tali risorse è, in termini percentuali, oltre 3 volte maggiore nelle aree montane rispetto a quella rilevata a livello nazionale (-9,5% vs -2,9%). Inoltre, relativamente alle amministrazioni comunali montane si osservano alcuni comportamenti in controtendenza rispetto alla situazione nazionale. E’ il caso dei trasferimenti in conto capitale che relativamente ai comuni montani segnano una riduzione del 10% nell’intero periodo (-5% tra il 2005 e il 2007 e -5,2% tra il 2007 e il 2009), a fronte di una crescita dell’1,9% rilevata per il totale delle amministrazioni comunali italiane. Il secondo caso riguarda il totale delle entrate proprie correnti, che per i comuni montani segna +3,4% mentre per la complessità delle amministrazioni comunali si verifica una riduzione (-0,6%). Tale differenza sembra potersi ricondurre soprattutto alla diversa variazione percentuale di periodo delle entrate tributarie. Tabella 25. Le entrate dei comuni montani e dei comuni italiani, valori assoluti, 2005, 2007, 2009 Entrate migliaia di euro Entrate tributarie Trasferimenti correnti Entrate extratributarie Totale Entrate correnti proprie Totale Entrate correnti Entrate in conto capitale Trasferimenti in conto capitale Totale Entrate proprie Totale Entrate
Montani 2005 2.323.911
Totale comuni 2009
2.471.297
2.310.364 17.468.467 18.391.432 16.445.401
2.659.561
2.757.616
3.244.477 14.939.271 15.124.553 18.676.578
1.461.607
1.550.520
1.602.499
3.785.518
4.021.817
3.912.863 26.435.418 28.014.411 26.274.340
6.445.079
6.779.433
7.157.341 41.374.689 43.138.963 44.950.918
2.865.239
2.800.904
2.592.553
9.897.101 11.089.722
9.610.948
2.231.002
2.118.381
2.008.288
5.180.624
5.280.427
4.419.756
4.704.340
4.497.129 31.151.895 33.596.045 30.604.861
9.310.318
9.580.337
9.749.894 51.271.790 54.228.685 54.561.865
8.966.952
9.622.979
5.508.088
9.828.939
Entrate correnti di competenza, Entrate in conto capitale di cassa e al netto di riscossioni di crediti Fonte: elaborazione IFEL su dati Ministero dell’Interno e ISTAT
Infine, relativamente ai comuni montani si evidenzia la forte crescita, nel quinquennio, dei trasferimenti correnti (+22%), che hanno trascinato anche la forte variazione positiva del totale delle entrate proprie correnti (+11,1%). Il forte incremento dei trasferimenti correnti, per entrambe le ripartizioni territoriali, è riconducibile alla istituzione di un trasferimento compensativo istituito a seguito dell’abolizione dell’ICI prima casa che ha fatto decrescere le entrate tributarie a favore delle risorse derivanti dallo Stato. Tabella 26. Le entrate dei comuni montani e dei comuni italiani, variazioni percentuali, 2005, 2007, 2009
Entrate Variazioni % Entrate tributarie Trasferimenti correnti Entrate extratributarie Totale Entrate correnti proprie Totale Entrate correnti Entrate in conto capitale Trasferimenti in conto capitale Totale Entrate proprie Totale Entrate
2005/2007 2007/2009 2005/2009 2005/2007 2007/2009 2005/2009
6,3% 3,7% 6,1%
-6,5% 17,7% 3,4%
-0,6% 22,0% 9,6%
5,3% 1,2% 7,3%
-10,6% 23,5% 2,1%
-5,9% 25,0% 9,6%
5,2% -2,2%
5,6% -7,4%
11,1% -9,5%
4,3% 12,1%
4,2% -13,3%
8,6% -2,9%
6,4% 2,9%
-4,4% 1,8%
1,8% 4,7%
7,8% 5,8%
-8,9% 0,6%
-1,8% 6,4%
In termini pro capite, il valore del totale delle entrate dei comuni montani è superiore a quello rilevato per la totalità dei comuni italiani che costituiscono il campione (1.321,9 euro vs 1.093,1 euro). Ancora, il totale delle entrate correnti proprie e delle entrate proprie non differiscono molto tra le amministrazioni comunali montane e quelle italiane: le prime sono pari a 530,5 euro per il comparto montano e a 526,4 euro per l’intero campione degli enti comunali, le seconde, rispettivamente, a 609,7 euro e 613,1 euro. Differenze si registrano per il totale delle entrate correnti, pari a 970,4 euro per i comuni montani, mentre si fermano a 900,6 euro per l’intero comparto, così come per i trasferimenti correnti si rilevano 439,9 euro per le amministrazioni comunali montane e a 374,2 euro per le amministrazioni comunali italiane. 155
Tabella 27. Le entrate dei comuni montani e dei comuni italiani, valori pro capite, 2005, 2007, 2009 Entrate Valori pro capite
Montani 2005
Totale Entrate correnti proprie
Totale Entrate proprie
1.093,1
Entrate correnti di competenza, Entrate in conto capitale di cassa e al netto di riscossioni di crediti Fonte: elaborazione IFEL su dati Ministero dellâ&#x20AC;&#x2122;Interno e ISTAT
Nel confronto con lâ&#x20AC;&#x2122;intero comparto comunale, le entrate tributarie dei comuni montani rappresentano il 14% del totale (in crescita nel quinquennio), e risultano inferiori sia rispetto al peso dei trasferimenti correnti (17,4%, in diminuzione nel periodo) che a quello delle entrate extratributarie (16,3%, stabili nel periodo). Ancora, le entrate in conto capitale delle amministrazioni locali montane rappresentano il 27% dellâ&#x20AC;&#x2122;intero comparto comunale, mentre i trasferimenti in conto capitale il 38% del totale (in diminuzione di 5 punti percentuali rispetto al 2005).
Tabella 28. Peso delle entrate dei comuni montani italiani sul totale delle entrate e composizione percentuale delle entrate, 2005, 2007, 2009 Peso dei Comuni montani sul totale Valori %
Entrate extratributarie Totale Entrate correnti proprie Totale Entrate correnti
Composizione entrate Comuni montani
Entrate in conto capitale Trasferimenti in conto capitale Totale Entrate proprie
Uscite dei comuni montani
Le uscite dei comuni montani, nel 2009, hanno superato i 10 miliardi di euro, il 3,6% in più rispetto al 2005, mantenendo un profilo di aumento molto contenuto in ciascuno dei due trienni in cui è stato scomposto l’intero periodo (+2% tra il 2005 e il 2007 e +1,5% tra il 2007 e il 2009). Tale crescita, sia complessiva che per ciascuno dei due trienni, risulta comunque inferiore a quella che si è registrata per l’intero settore comunale (+4,4% nel quinquennio 2005/2009 e +3% e +1,4%, rispettivamente, nel periodo 2005/2007 e 2007/2009). Tabella 29. Le uscite dei comuni montani e dei comuni italiani, valori assoluti, 2005, 2007, 2009
Uscite Migliaia di euro Uscite correnti - Personale - Acquisto di beni e servizi - Altro Uscite in conto capitale - Investimenti - Altro Totale Uscite
Comuni Montani 2005
2009 6.610.362
Totale Comuni 2005
5.947.091
6.209.769
39.011.533 40.495.432 42.542.334
1.953.076
2.002.726
2.076.880 12.837.301 13.175.324 13.498.879
2.914.038
3.145.785
17.827.718 18.269.525 19.927.021 8.346.515
1.213.339
1.293.005
1.387.697
3.750.710
3.683.408
3.435.101 15.047.841 15.168.479 13.887.759
3.120.620
3.152.321
2.996.472 12.950.932 13.154.936 12.146.696
630.091
531.087
9.697.801
438.629
9.050.584
2.013.543
9.116.434
1.741.064
9.893.177 10.045.463 54.059.374 55.663.912 56.430.094
Uscite correnti di competenza, Uscite in conto capitale di cassa e al netto di riscossioni/concessioni di crediti Fonte: elaborazione IFEL su dati Ministero dell’Interno e ISTAT
La dinamica contenuta della spesa dei comuni montani dipende dalla contrazione delle uscite in conto capitale (-8,4% dal 2005 al 2009, pari ad oltre 315 milioni 158
di euro in valore assoluto), che rappresentano un quarto del totale delle spese del comparto (24,7%). Inoltre tale dato di spesa è andato diminuendo lungo l’intero periodo analizzato, ad un ritmo crescente: se infatti nel primo triennio la contrazione era stata dell’1,8%, nel secondo triennio tale variazione negativa raggiunge la quota del -6,7%. Va inoltre considerato che la performance dei comuni montani è anche peggiore di quella fatta registrare dall’intero campione dei comuni italiani, le cui uscite in conto capitale sono diminuite del 7,7% nell’intero periodo, contrazione scrivibile interamente al secondo triennio (-8,4%), in quanto nel primo periodo le uscite avevano segnato anche un incremento minimo dello 0,8%. In entrambi i casi (comuni montani ed intero comparto) si evidenzia il decremento delle spese per investimenti, pari al -4% nel primo caso e al -6,2% nel secondo. Le uscite correnti dei comuni montani presentano una maggiore dinamicità, con una variazione cumulata 2005-2009 di poco superiore all’11%, contro un incremento netto dell’intero comparto nello stesso periodo pari al 9,1%. Anche relativamente ai due trienni, le variazioni percentuali positive ascrivibili ai soli comuni montani sono maggiori rispetto a quelle rilevate per il totale dei comuni italiani facenti parte del campione. Le componenti di spesa delle amministrazioni comunali che hanno concorso maggiormente a tale incremento sono state quelle per l’acquisto di beni e servizi (+13,1% dal 2005 al 2009, e +4,8% e 8% in ciascuno dei due trienni) e per il personale (+6,3% dal 2005 al 2009, e +2,5% e 3,7% nei due trienni). Tabella 30. Le uscite dei comuni montani e dei comuni italiani, variazioni percentuali, 2005, 2007, 2009
Uscite Variazioni % Uscite correnti - Personale - Acquisto di beni e servizi - Altro Uscite in conto capitale - Investimenti - Altro Totale Uscite
4,4% 2,5% 4,8% 6,6% -1,8% 1,0% -15,7% 2,0%
6,5% 3,7% 8,0% 7,3% -6,7% -4,9% -17,4% 1,5%
11,2% 6,3% 13,1% 14,4% -8,4% -4,0% -30,4% 3,6%
3,8% 2,6% 2,5% 8,4% 0,8% 1,6% -4,0% 3,0%
5,1% 2,5% 9,1% 0,7% -8,4% -7,7% -13,5% 1,4%
9,1% 5,2% 11,8% 9,2% -7,7% -6,2% -17,0% 4,4%
Analizzando i valori pro capite della spesa, si rileva come, nel 2009, le amministrazioni montane si assestino su una quota pari a 1.362 euro, superando di 230 euro il valore rilevato per l’intero comparto, per effetto sostanzialmente della maggiore spesa in conto capitale, pari a 465,7 per gli enti localizzati in aree montane contro i 278,2 euro per l’intero comparto. Anche la spesa corrente risulta superiore nei soli comuni montani (896,2 euro) rispetto a quella rilevata per il campione delle amministrazioni comunali italiane (852,3 euro). Tabella 31. Le uscite dei comuni montani e dei comuni italiani, valori pro capite, 2005, 2007, 2009
Uscite Valori pro capite Uscite correnti - Personale - Acquisto di beni e servizi - Altro Uscite in conto capitale - Investimenti - Altro Totale Uscite
Comuni Montani 2005 2007 2009 817,5 847,1 896,2 268,5 273,2 281,6 382,2 397,5 426,5 166,8 176,4 188,1 515,6 502,5 465,7 429,0 430,0 406,3 86,6 72,4 59,5 1.333,0 1.349,5 1.362,0
Totale Comuni 2005 2007 2009 800,7 821,1 852,3 263,5 267,2 270,4 365,9 370,5 399,2 171,3 183,5 182,6 308,9 307,6 278,2 265,8 266,7 243,3 43,0 40,8 34,9 1.109,6 1.128,7 1.130,5
Nel confronto con l’intero comparto comunale, le uscite in conto capitale dei comuni montani rappresentano il 24,7% del totale (percentuale stabile nel quinquennio), mentre le uscite correnti il 15,5% del totale (anch’esse stabili nel periodo). Ma mentre queste ultime rappresentano il 65,8% delle uscite dei comuni montani, percentuale in crescita rispetto al 2004 di 4,5 punti percentuali, le uscite in conto capitale ne rappresentano il 34,2%. Infine, tra le uscite correnti, seppure il peso delle voci che le compongono sia rimasto pressoché stabile sul totale delle spese dell’intero comparto comunale, si evidenzia la crescita di quelle relative all’acquisto di beni e servizi rispetto al totale delle uscite dei comuni montani (dal 28,7% del 2005 al 31,3% del 2009).
Tabella 32. Peso delle uscite dei comuni montani italiani sul totale
delle uscite e composizione percentuale delle uscite, 2005, 2007, 2009 Peso dei Comuni montani sul totale
Valori % Uscite correnti - Personale - Acquisto di beni e servizi - Altro Uscite in conto capitale - Investimenti - Altro Totale Uscite
2005 15,2% 15,2% 15,6% 14,5% 24,9% 24,1% 30,0% 17,9%
2007 15,3% 15,2% 16,0% 14,3% 24,3% 24,0% 26,4% 17,8%
2009 15,5% 15,4% 15,8% 15,2% 24,7% 24,7% 25,2% 17,8%
Composizione entrate Comuni montani 2005
61,3% 20,1% 28,7% 12,5% 38,7% 32,2% 6,5% 100,0%
62,8% 20,2% 29,5% 13,1% 37,2% 31,9% 5,4% 100,0%
65,8% 20,7% 31,3% 13,8% 34,2% 29,8% 4,4% 100,0%
Uscite correnti di competenza, Uscite in conto capitale di cassa e al netto di riscossioni/concessioni di crediti Fonte: elaborazione IFEL su dati Ministero dellâ&#x20AC;&#x2122;Interno e ISTAT
Densità territoriale: rapporto tra popolazione residente e superficie territoriale. Indice di dipendenza: rapporto tra la popolazione in età non attiva (tra 0-14 anni e con almeno 65 anni) e la popolazione in età attiva (tra i 15-64 anni), per 100. Indice di imprenditorialità extra agricola: numero di imprese attive del settore secondario e terziario ogni 100 residenti. Indice di invecchiamento: rapporto tra la popolazione con almeno 65 anni ed il totale della popolazione residente, per 100. Indice di vecchiaia: rapporto tra la popolazione con almeno 65 anni e la popolazione di età compresa tra 0-14 anni, per 100. Tasso di incremento delle imprese: differenza tra imprese iscritte e cessate ogni 100 attive. Tasso di natalità: numero di nati nell’anno ogni 1.000 residenti. Tasso di natalità delle imprese: numero di imprese iscritte ogni 100 attive. Tasso migratorio: rapporto tra il saldo migratorio (iscritti meno cancellati all’anagrafe) e il totale della popolazione residente, per 1.000. Tasso di mortalità delle imprese: numero di imprese cessate ogni 100 attive. 163
Comuni montani italiani
Studio IFEL sui Comuni montani italiani