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Timestamp: 2019-01-21 05:48:06+00:00
Document Index: 169724992

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 85', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 145']

Tribunale Siena e assenza istante: atto in frode alla legge - Adr Intesa
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Tribunale Siena e assenza istante: atto in frode alla legge
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Il Tribunale di Siena, con sentenza 25 giugno 2012, pone un interessante principio in materia di osservanza dell’obbligo di procedere al tentativo di mediazione nelle ipotesi di cui all’art. 5 del D.lgs n. 28/2010.
La mediazione, come è noto, persegue il precipuo scopo di contribuire alla deflazione del contenzioso mediante un procedimento stragiudiziale preventivo. L’obbligo legislativamente imposto, in determinate materie, di procedere al tentativo, non può considerarsi assolto dal mero deposito della domanda cui non faccia seguito alcun comportamento, ad opera della parte istante, che risulti effettivamente idoneo a dare seguito al procedimento dinanzi al mediatore.
Conseguentemente, ad avviso del Tribunale, il comportamento manifestamente elusivo di una norma imperativa posta a tutela del principio del giusto processo, nonché dell’interesse pubblico ad una complessiva riduzione dei carichi della giustizia civile, verrebbe ad integrare gli estremi della frode alla legge.
Come rilevato dal giudice, infatti, le S.U. della Corte di Cassazione, fin dalla sent. n. 302/1967 ribadiscono che deve essere considerato adottato in frode alla legge qualunque atto o comportamento che tenda a raggiungere fini contrari alla legge o ad ovviare a divieti tassativi di legge (si richiamano anche le S.U. Cassaz. n. 63/1973 e n. 4414/1981).
Qui di seguito il testo della pronuncia riportata.
Sentenza 25 giugno 2012
– per parte attrice l’avv. omissis
– per parte convenuta l’avv. omissis
rilevato che la rinuncia al mandato non risulta comunicata né via posta, né via fax ad alcuno dei soggetti che sono parti del presente giudizio, ma al contrario ad una società terza e ad un numero di fax che visibilmente non corrisponde in nulla a quello dell’attore opponente M
considerato che la rinuncia al mandato è atto recettizio
ritenuta pertanto l’inefficacia della rinuncia oggi prodotta, comunque non ostativa della prorogatio dei poteri doveri difensivi ex art. 85 cpc
rilevato che parte attrice S. S.A.S. , in persona del legale rappresentante pro tempore, nonostante quanto disposto dal giudice con ordinanza 29.09.2011, non ha partecipato al procedimento di mediazione obbligatoria
considerato che l’art. 8, co.5 ultimo periodo d.lgs. 28/2010 introdotto dall’art. 2, co. 35 sexies d.l. 138/2011, così come modificato dalla legge di conversione 148/2011, sanziona tale condotta con condanna a beneficio dell’Erario e non prevede alcuna discrezionalità in capo al giudice per tale ipotesi e che tale legge di conversione è entrata in vigore il 17.09.2011 ai sensi del suo art. 1, co.6
ritenuto che nessuna espressione normativa consenta di argomentare che la novella si applichi alle sole procedure di mediazione instaurate dopo la sua data di entrata in vigore, né tantomeno alle sole procedure di mediazione obbligatoria attinenti a processi iniziati anteriormente alla data medesima: infatti la predetta legge di conversione non reca alcuna norma di diritto intertemporale che deroghi al principio tempus regit actum, che deve pertanto essere interpretato, coerentemente con la natura sanzionatoria della norma, con riferimento alla data del fatto genetico della sanzione, nel caso di specie l’omessa comparizione all’incontro per la mediazione debitamente fissato
rilevato che a seguito di espresso invito del giudice non è stata allegata all’odierna udienza alcuna ragione integrante giustificato motivo per l’omessa partecipazione di parte attrice opponente s.a.s. al predetto procedimento di mediazione
rilevato che il contributo unificato complessivamente dovuto per il presente giudizio ammonta ad €550,00 complessivi, dati dalla somma della fase monitoria e della fase a cognizione piena, pertanto detta parte deve essere condannata al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di identico importo
rilevato che la partecipazione degli altri tre attori opponenti alla mediazione obbligatoria
costituisce questione pregiudiziale di rito astrattamente idonea a definire il giudizio allo stato degli atti, passibile di rilievo officioso e incidente sul doversi procedere oltre nei rapporti processuali attinti da tale rilievo
visto l’art. 8 d.lgs. 28/2010
ritenuto che nel caso di specie lo scopo di eludere, sul piano sia della sua funzione processuale sia dei suoi riflessi pecuniari, l’obbligatorietà della media-conciliazione sia stato efficacemente perseguito da parti attrici opponenti, in contrasto con la norma imperativa processuale
ritenuto che ne discenda l’improcedibilità della causa di opposizione a decreto ingiuntivo in capo a tutti gli attori opponenti
ritenuto che la presente statuizione abbia forma di sentenza poiché le condizioni di procedibilità, come riconosciuto dalla giurisprudenza unanime sull’interpretazione dell’art. 145 d.lgs. 209/2005, incidendo sull’an del diritto di azione, sono idonee a definire la lite con
Il giudice Stefano Caramellino