Source: http://www.storiairreer.it/Materiali/LiceoScienzeSociali_1997.htm
Timestamp: 2015-03-06 11:01:03+00:00
Document Index: 18976778

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 191', 'art. 205', 'art. 9', 'art. 1']

Liceo delle Scienze sociali: programmi e circolari istitutive
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Circolare Ministeriale 15.07.1997 n. 434
Trasmissione Decreto Interministeriale del 10.3.1997
L'art. 3 della legge 19 novembre 1990, n. 341 ha previsto l'istituzione di uno specifico corso di laurea per la formazione degli insegnanti di Scuola materna ed elementare, finalità sino ad oggi perseguita dai corsi di Studio delle scuole magistrali e degli Istituti magistrali. Con successivo D.P.R. 31 luglio 1996, n. 471 è stato definito l'ordinamento didattico del predetto corso di laurea, articolato in due indirizzi, rispettivamente per l'insegnamento nelle scuole materne ed elementari. L'art. 3, comma 8, della citata legge n. 341/1990 ha inoltre disposto l'emanazione di un apposito decreto per disciplinare tempi e modi del passeggio al nuovo ordinamento. L'allegato decreto Interministeriale del 10 marzo 1997, con cui si è data attuazione alla suddetta disposizione, fissa li momento di avvio del nuovo regime giuridico all'inizio dell'anno scolastico 1998-1999. In relazione alle disposizioni in esso contenute si ritiene opportuno sottolineare che, con riferimento all'anno scolastico 1998-1999 non possono più essere accolte iscrizioni per i corsi ordinari di Scuola Magistrale e di Istituto Magistrale. Dalla medesima data possono invece essere rinnovate, sino all'istituzione del nuovo corso di studi in via ordinamentale, di cui all'art. 3 del citato D.L. 10 marzo 1997, tutte le sperimentazioni quinquennali già esistenti nelle Scuole Magistrali e negli Istituti Magistrali, in quanto i corsi quinquennali consentono l'iscrizione a qualsiasi corso di laurea. Resta fermo che i diplomi di maturità magistrale conseguiti al termine di tali corsi sperimentali non avranno comunque valore abilitante, salvo ovviamente quelli conseguiti alla conclusione dei corsi avviati fino all'anno Scolastico 1997/98. In sostituzione di preesistenti corsi ordinari è possibile estendere le sperimentazioni già attivate in altri corsi delle singole scuole oppure introdurre nuove sperimentazioni di durata quinquennale, anch'esse prive di valore abilitante se si concludono con la maturità magistrale. Ciò sempre nel rispetto delle procedure e delle scadenze previste per le autorizzazioni, nonché delle disposizioni per la formazione delle classi impartite di concerto con il Ministero del Tesoro. Alle istituzioni scolastiche che allo stato non abbiano attivato alcuna sperimentazione è data facoltà di chiedere l'attivazione di un indirizzo sperimentale tra quelli già altrove attivati, alle medesime condizioni e con le medesime modalità di cui al capoverso precedente. In relazione alla necessità di definire un'offerta formativa alternativa rispetto e quella soppressa, coerente con le ulteriori esigenze dell'utenza, e al fine di preparare l'istituzione della nuova tipologia di istituto secondario, di cui al già citato art. 3 del D.I. 10 marzo 1997, sono allo studio modelli di percorsi formativi che tengano conto delle esperienze sperimentali pregresse, che si correlino alle caratteristiche formative del settore e che si caratterizzino per un quadro orario più ridotto, idoneo a consentire spazi all'area di integrazione definita dalle singole scuole, nella prospettiva della più ampia autonomia organizzativa e didattica introdotta dalla legge 15 marzo 1997, n. 59. Si fa riserva di comunicare tempestivamente i risultati raggiunti, indicando modalità e tempi per l'eventuale richiesta di attivazione delle nuove sperimentazioni da parte delle scuole. IL MINISTRO Decreto Interministeriale 10 marzo 1997
Decreto interministeriale di concerto con il Ministro per la funzione pubblica e il Ministro del Tesoro.
Vista la legge 19 novembre 1990, n. 341, articolo 3, il quale prevede l'istituzione di uno specifico corso di laurea articolato in due indirizzi, per la formazione degli insegnanti della scuola materna e della scuola elementare;
Visto il Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, approvato con il decreto legislativo 16 aprile 1994 n 297 e, in particolare; l'articolo 191, commi 4 e 6, nel quale e fissata la durata del corso degli studi della scuola magistrale e dell'istituto magistrale, anche ai tini dell'iscrizione degli alunni a corsi di laurea l'articolo 194 comma 1 e l'articolo 197 comma 1, nei quali è attribuito valore abilitante all'insegnamento nelle scuole materne ed elementari ai titoli che si conseguono al termine del corso di studi della scuola magistrale e dell'istituto magistrale; l'articolo 402 comma 1, lettere a) e b), nel quale sono stabiliti i titoli di studio necessari ai fini dell'ammissione ai concorsi a posti di docente di scuola materna e di docente di scuola elementare; gli articoli 278 e 279, nei quali e contenuta la disciplina delle sperimentazioni e innovazioni di ordinamenti e strutture e della validità degli studi compiuti dagli alunni delle classi e scuole sperimentali;
Vista la legge 18 marzo 1968, n. 444, art. 9, comma 2 che prevede per le insegnanti della scuola materna statale un'abilitazione specifica;
Visto il Decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1996, n.471, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 241 del 12 settembre 1996, con il quale, in attuazione dell'articolo 3 della citata legge 341, è stato definito l'ordinamento didattico del corso di laurea preordinato alla formazione culturale e professionale degli insegnanti della scuota materna ed elementare in servizio; Considerato che a seguito dell'introduzione dei suddetti corsi di laurea non possono più considerarsi validi, ai tini dell'accesso all'insegnamento nelle predette scuole, i titoli di Studio attualmente rilasciati dalle scuole e dagli istituti magistrali;
Ritenuta, altresì, la necessita di procedere contestualmente alla determinazione dei tempi e delle modalità per il graduale passaggio al nuovo ordinamento previsto dal citato articolo 3, comma 8, della legge 341 e in conseguenza della cessazione della validità per l'accesso all'insegnamento dei predetti titoli di studio alla trasformazione della scuola magistrale e dell'istituto magistrale in una nuova tipologia di istituto di istruzione secondaria di secondo grado
1. Dall'anno Scolastico 1998-99 sono soppressi i corsi di Studio ordinari triennali e quadriennali, rispettivamente della scuola magistrale e dell'istituto magistrale. 2. Dall'anno scolastico 2002-03 sono soppressi i corsi annuali integrativi dell'istituto magistrale, previsti dall'art. 191, commi 4 e 6, del decreto legislativo n. 297 del 1994. 3. Sino all'introduzione del nuovo corso di studi in via ordinamentale, di cui al successivo articolo 3 e secondo la procedura prevista dall'art. 205 del medesimo decreto n. 297, potranno continuare a funzionare ad esaurimento i corsi sperimentali quinquennali della scuola magistrale e dell'istituto magistrale istituiti a norma dell'articolo 278 del citato decreto legislativo n. 297 del 1994.
1. I titoli di studio conseguiti al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali di scuola magistrale e dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali dell'istituto magistrale, iniziati entro l'anno scolastico 1997-1998, o comunque conseguiti entro l'a.s. 2001-2002, conservano in via permanente l'attuale valore legale e consentono di partecipare alle sessioni di abilitazione all'insegnamento nella scuola materna, previste dall'art. 9, comma 2, della citata legge n. 444 del 1968, nonché ai concorsi ordinari per titoli e per esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare, secondo quanto previsto dagli articoli 399 e seguenti del citato decreto legislativo n. 297 del 1994. 2. Gli alunni respinti negli scrutini finali delle varie classi dei corsi triennali, quadriennali e quinquennali di cui al comma 1, iniziati nell'anno scolastico 1997-1998, potranno ripetere la classe nella quale sono stati respinti, ma non conseguiranno il titolo finale valido per l'accesso all'insegnamento nella scuola elementare o nella scuola materna. A favore di essi saranno adottate misure integrative per il loro reinserimento nel sistema scolastico. 3. Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano, per quanto riguarda il diploma di maturità magistrale, anche ai fini dell'accesso a posti di istitutore ed istitutrice nelle istituzioni educative dello Stato. 4. Nei corsi a posti di insegnante e di personale educativo allo specifico diploma di laurea per l'insegnamento nella scuola materna e nella scuola elementare sarà attribuito un punteggio aggiuntivo rispetto a quello spettante per il diploma di scuola magistrale, per quello di abilitazione magistrale e per i diplomi di laurea non specifici.
1. In relazione alla soppressione dei corsi triennali di scuola magistrale e di quelli quadriennali ed integrativi di istituto magistrale, disposta dall'art. 1, commi 1 e 2, è istituita una nuova tipologia di istituto di istruzione secondaria di secondo grado la cui denominazione e il cui modello di corso di studi, di durata quinquennale, è determinato con la procedura prevista dall'articolo 205 del citato decreto legislativo n. 297 del 1994. Al termine del predetto corso di studi si consegue il diploma di maturità non avente valore abilitante all'insegnamento nella scuola elementare e non idoneo all'insegnamento nella scuola materna. 2. Il presente decreto sarà sottoposto ai prescritti controlli. IL LICEO DELLE SCIENZE SOCIALI In conseguenza dell'abolizione dell'istituto Magistrale, già da tempo annunciata, si pone con urgenza (non oltre novembre '97) la necessità di rispondere chiaramente ed immediatamente all'utenza che si rivolgeva all'Istituto Magistrale.
Tale risposta, che potrebbe essere attuata in via sperimentale sin dal 1997/98, deve costituire la nuova scuola d'ordinamento già dal 1998/99. E' chiaro, quindi, che ipotizzare una scuola elastica, ma nello stesso tempo precisa nei suoi obiettivi e dall'ampia spendibilità, significa tener conto del quadro di riferimento dell'attuale normativa nonché dello scenario prefigurato dalla proposta di riordino dei cicli scolastici.
Tenuto conto di questo quadro di riferimento, la proposta è stata costruita attorno ai seguenti punti forti: il modello di scuola deve articolarsi in un biennio, che preveda uscite nel mercato del lavoro, anche attraverso la formazione professionale, per coloro che esauriscono l'obbligo ed un triennio caratterizzante, con sbocchi nel postsecondario, nell'università e nel mondo del lavoro; l'attuale scansione della vita scolastica, con orario settimanale rigido e discipline parcellizzate e computate all'interno dell'orario settimanale stesso in modo da determinare, attraverso il numero delle ore, la loro ipotetica valenza, va sostituita da un'organizzazione dei tempi scolastici per moduli, che, tutti insieme, costituiscono il monte ore annuale previsto; è indispensabile considerare all'interno dell'orario scolastico, un monte ore autonomo, gestito dai singoli Istituti, secondo la teoria dell'area di progetto; l'organizzazione della vita scolastica deve prevedere accordi articolati, programmati con l'esterno, sia per svolgere attività di ricercazione che per consentire contatti diretti con il mondo del lavoro; fondamentale rilievo assumono nel progetto attività laboratoriali tendenti a superare la distinzione tra teoria e pratica in una concezione poietica del sapere; il punto di partenza del modello organizzativo-didattico è l'assunzione del concetto di "area disciplinare" che va a sostituire e/o a correggere la frammentazione fra le discipline per unificare entro un comune denominatore quelle che condividono un'ampia fascia di obiettivi sia educativi che specifici e che possono quindi operare secondo logiche transdisciplinari; la stesura del progetto deve giocare su di una concezione in cui contenuti e metodi siano inscindibili, rendendo cosi possibile la formazione di uno stile di lavoro che sia garanzia per un apprendimento autonomo futuro.
N.B. Tenendo conto del computo annuale delle ore per ciascuna area ed all'interno delle aree per ciascuna disciplina, si è ipotizzato un anno scolastico di numero trenta settimane, per cui il progetto si articola in un quadro orario snello di trenta ore settimanali, comprensivo anche delle due ore riempite dal Collegio Docenti di ciascun Istituto con decisioni funzionali all'ispessimento dell'ipotesi di lavoro interna al progetto. Tale quadro orario snello è in linea con. lo scenario della scuola del Duemila, in cui il progetto normativo è tarato su standard perseguibili su tutto il territorio nazionale, al di là delle differenze strutturali e logistiche: ciò nell'ottica di una scuola che si dilati nel tempo-scuola, costruendo, attorno al progetto istituzionale, che costituisce il cuore dell'ipotesi pedagogica, momenti di vita scolastica che partano dall'autonoma scelta della comunità civile gravitante attorno alla scuola. Profilo dell'indirizzo
Il Liceo delle scienze socia1i risponde a diffuse esigenze che provengono dalla società e dalla cultura tese ad acquisire saperi e competenze nel campo delle Scienze umane e sociali e di comprendere le dinamiche del vivere sociale, i codici linguistici e comunicativi, al fine di provocare comportamenti controllati e consapevoli. Elemento fondante del nuovo Liceo è l'unitarietà dei saperi, vale a dire un'equilibrata coniugazione di: 1. Saperi Linguistico-letterari-filosofico-storici in grado di sviluppare lo spirito critico del giovane anche nei confronti di quegli "educatori" selvaggi che sono i grandi media e le reti informatiche. Infatti una solida base culturale offre gli strumenti per orientarsi nella società dell'informazione, per essere capaci di situare e comprendere in maniera critica le immagini e i dati e gli pervengono da molteplici fonti. 2. Saperi scientifici e tecnici in grado di sviluppare "competenze professionali", ma anche di far assimilare i valori dell'attività di ricerca (osservazione sistematica, curiosità e creatività intellettuale, sperimentazione pratica, cultura della cooperazione) e la capacità di rimettere tutto in discussione anche come base fondante dell'essere veramente democratico. 3. Competenze metodologiche che permettono di imparare da soli, di valorizzare il saper fare e di sviluppare pienamente l'attitudine individuale al lavoro. 4. Competenze relazionali, vale a dire la capacità di porsi in relazioni positive con gli altri, di comprenderne i bisogni e di operare nel sociale
le forme e le dinamiche dei processi comunicativi personali e sociali in prospettiva diacronica e sincronica; le categorie antropologiche necessarie alla comprensione e alla classificazione dei fenomeni culturali.
problematizzare le esperienze culturali di natura comunicativa a livello personale, sociale, antropologico; comunicare mediante composizione articolata, anche con strumenti mass-mediali, attraverso una riscrittura dei messaggi; progettare in gruppo, esercitando capacità di autocontrollo;
maturare una disponibilità al cambiamento come riconoscimento e valorizzazione della differenza propria ed altrui. Nel biennio le discipline hanno un forte valore orientante. L'accento deve quindi porsi sui nuclei fondanti delle discipline stesse tali da permettere allo studente di aver acquisito alla fine del biennio sia quella cultura che quelle abilità di base generali e specifiche che consentano non solo di affrontare con successo il triennio ma anche di uscire verso il "mondo della formazione al lavoro" potendo utilizzare crediti formativi sia in entrata che in uscita. Aspetto fondamentale sia dell'attività didattica che del modello organizzativo di tutte le aree sono i laboratori intesi come metodologie per l'attività di apprendimento, parte integrante dell'intero processo in cui gli studenti esplicano la loro operatività mettendo a frutto le conoscenze, le competenze e le abilità acquisite, nell'ottica di nuovi apprendimenti. Il laboratorio favorisce sia l'incontro tra le discipline, facilitando il superamento delle scissioni interne, sia l'interiorizzazione delle stesse e il lavoro cooperativo. Nel biennio alcune discipline avranno come luogo esclusivo della loro didattica proprio il laboratorio, in quanto strumento metodologico più vicino alle caratteristiche di apprendimento di quella fascia di età. L'uso delle tecnologie multimediali e informatiche sarà trasversale a tutte le discipline e dovrà favorire negli studenti l'acquisizione non solo di competenze "tecniche", ma soprattutto la consapevolezza del loro essere "mezzi" e non "fini". L'alfabetizzazione informatica multimediale ha difatti valore solo se favorisce lo sviluppo dell'atteggiamento critico. Area logico-linguistica
L'area logico-linguistica costituisce una costellazione di discipline fra loro strettamente connesse dal denominatore comune dell'accostamento ragionato e metodico allo strumento comunicativo fondamentale dell'uomo: la lingua. La triplice distinzione in lingua latina, o lingua della memoria, lingua italiana, o lingua propria e contemporanea, e lingua straniera o lingua contemporanea, ma lontana dall'esperienza immediata, deve essere intesa come distinzione e non separazione di campo. L'analisi dei codici linguistici potrà trarre dalle reciproche osservazioni spinta per approfondimenti e consolidamenti delle conoscenze in un'ottica di integrazione globale dell'educazione linguistica. Lo studio della lingua non si dovrà quindi ridurre ad una schematica catalogazione tassonomica delle forme e delle funzioni, ma si dovrà configurare come acquisizione degli elementi fondamentali delle tre lingue e del metalinguaggio necessario a farne oggetto di riflessione, nella prospettiva di una formazione all'autonomia del pensiero e della capacità di esprimersi. Area storico-sociale
Quest'area, attraverso l'articolazione nelle due discipline di Storia e Diritto, deve contribuire alla conoscenza e alla discussione delle caratteristiche salienti delle civiltà antiche e moderne, al fine del superamento dell'eurocentrismo e in funzione dell'abitudine al rispetto delle civiltà "altre", attraverso l'acquisizione del valore delle differenze come risorse. Il Diritto, in particolare, deve produrre fondamentalmente la conoscenza critica dei caratteri generali dell'assetto istituzionale della nostra organizzazione politico-sociale, attraverso l'assimilazione dei contenuti e dei valori della Costituzione Repubblicana. Dal punto di vista metodologico si ritiene che la forma del laboratorio sia l'approccio più adeguato per l'acquisizione di conoscenze e di abilità specifiche.
Le discipline, attraverso la specificità dei saperi e delle competenze e le loro reciproche connessioni, consentono di riconoscere e interpretare: i meccanismi di interazione "tra individui" e "tra individui e gruppo", le regole di comunicazione sociale secondo una prospettiva che considera fondante da un lato la dimensione storica, per chiarire come ogni fenomeno, per essere compreso, vada posto in relazione al contesto di appartenenza e dall'altro la dimensione antropologica che consente di accedere a competenze indispensabili a leggere con criteri comparabili i comportamenti individuali e sociali, pur lontani nel tempo, nello spazio e tra le culture. Il triennio si sviluppa in una linea di continuità formativa con il biennio, affronta in modo organico lo specifico disciplinare, ricostruisce in forma più articolata la storia culturale e orienta verso scelte più definite di studio e di lavoro. In particolare le discipline sono affrontate secondo i seguenti criteri:
definizione del campo di indagine della disciplina, fondazione dei principali sviluppi storici, metodologia e fondamentali strumenti di indagine, relazioni interne tra scienze umane e sociali; individuazione dei contributi disciplinati per studiare lo sviluppo psichico, i fenomeni sociali e le problematiche relazionali con costruzione di percorsi di approfondimento a carattere monografico e pluridisciplinare;
attivazione di esperienze pratiche che, parallelamente all'acquisizione di conoscenze e competenze teoriche da parte degli allievi, fornisca termini di verifica e di riscontro. Liceo delle scienze Sociali - Il Biennio - Quadro orario
DISCIPLINA AREA I anno II anno Ore media settimana
Ore annuali Ore media settimana
Ore annuali Lingua Italiana Area logico linguistica 4 120 4 120 Linga Latina 3 90 3 90 Lingua Straniera 3 90 3 90 Storia Area storico-sociale 2 60 2 60 Diritto 2 60 2 60 Matematica e Informatica Area matematicoscientifica 3 90 3 90 Scienze sperimentali 2 60 2 60 Educazione Fisica Area motoria 2 60 2 60 I.R.C. o Alternativo 1 30 1 30 Programm. di Istituto 2 60 2 60 Tot. area equivalenza 24 720 24 720 Arti e Ling. non verbali Area artisticocominicativa 3 90 3 90 Antropol. Psicol. Sociol. Area scienze sociali 3 90 3 90 Tot. area orientamento 6 180 6 180 Tot.complessivo 30 900 30 900 Liceo delle scienze Sociali - Il Triennio - Quadro orario
DISCIPLINA III anno
Ore media settimana Ore annuali Ore media settimana Ore annuali Ore media settimana Ore annuali Civiltà Italiana 4 120 4 120 3 90 Civiltà Straniera 3 90 3 90 3 90 Storia delle civiltà 3 90 3 90 3 90 Matematica e Informatica 3 90 2 60 2 60 Scienze sperimentali 4 120 2 60 2 60 Tot. Area generale 17 510 14 420 13 390 Scienze Comunicazione 3 90 3 90 3 90 Filosofia 3 90 3 90 3 90 Antropologia e Sociologia 2 60 2 60 3 90 Psicologia - - 3 90 3 90 Tot. Area specifica 8 240 11 330 12 360 Educazione Fisica 2 60 2 60 2 60 I.R.C. o Alternativo 1 30 1 30 1 30 Tot. 3 90 3 90 3 90 Programmazione di Istituto
(b): 1 ora di compresenza con tutte le altre discipline(c): 1 ora di compresenza tra Filosofia e Scienze sociali(d): Il totale è ottenuto non calcolando le 2 ore medie settimanali svolte dai docenti in compresenza