Source: http://www.eliolannutti.it/2011/10/page/2/
Timestamp: 2019-04-19 14:45:25+00:00
Document Index: 67128442

Matched Legal Cases: ['art. 58', 'art. 49', 'art. 58', 'art. 47', 'art. 49', 'art. 47', 'art. 49']

ottobre – 2011 – Elio Lannutti - Page 2
Corrado Calabrò poeta-Istituti di Cultura Italiani
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06120
Atto n. 4-06120
Parentopoli Eur spa
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06123
Atto n. 4-06123
“Il Corriere della Sera” denuncia il caso Eur SpA dove dal 2010 ad oggi sono state fatte trentuno assunzioni, per chiamata diretta, di parenti e amici;
si legge su un articolo pubblicato su “RomaToday.it”: «Al centro dell’inchiesta giornalistica, le decine di chiamate dirette che, da quando Riccardo Mancini è Amministratore Delegato di Eur S.p.A., si sarebbero accumulate in un ente che, va ricordato, è partecipato al 90 % dal Ministero dell’Economia e Finanze ed al 10% dal Comune di Roma. Dunque, è statale»;
su un articolo pubblicato su “NuovoPaeseSera.it” del 21 settembre 2011 si legge che: «nella società e nella controllata Eur Congressi sono stati infilati molti nomi legati da vincoli di parentela a politici e personaggi noti, come Dario Panzironi, figlio dell’ex Ad di Ama Franco, quello di Carlo Pucci, consigliere (Pdl) del XII Municipio, Roberta Lubich, ex moglie del leader Udc (…), il nipote di Giancarlo Cremonesi (Presidente di Acea e Camera di commercio), la figlia dell’ex calciatore Luciano Spinosi e, a capo del personale, Donata Nuzzo, ex responsabile della sezione An di piazza Bologna»;
Cremonesi smentisce di essere coinvolto in alcun modo nella nuova Parentopoli di Eur SpA di cui si parla nell’articolo sopra citato: «”Ribadisco con forza che nessun mio parente è mai stato assunto all’Eur spa. Il Cremonesi di cui parla il Corriere della Sera ha la sola colpa di avere il mio stesso cognome” (…) Da parte sua l’amministratore delegato di Eur Spa Riccardo Mancini, durante la conferenza convocata per rispondere alla denuncia sulla nuova Parentopoli, entra nel merito: “La Lubich ha risposto ad una richiesta di Eur Spa presentando il curriculum assieme ad altri 25 – ha aggiunto Mancini – La società ha ritenuto che il curriculum della Lubich era quello più indicato per la funzione da svolgere e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Lo stesso discorso vale per Marucchi, fra l’altro assunto da Cuccia e non da me e persona assolutamente qualificata. (..) Le 31 persone di cui si parla sono state prese perché noi abbiamo in costruzione il nuovo centro congressi. All’inizio l’organizzazione di tutto era stata affidata ad uno società privata che chiedeva 6.5 milioni di euro. Io ho pensato che le stesse funzioni potessero essere tranquillamente svolte da nostro personale con un costo di 1.2 milioni e un risparmio notevole”»;
da un po’ di tempo a questa parte ogni progetto strategico passa proprio per l’Eur: il secondo polo turistico e il parco a tema (sui quali l’ex vicesindaco ha fatto realizzare sondaggi all’estero per 350.000 euro di spesa), la Nuvola di Fuksas e il poi abortito Gran premio di Formula Uno, il progetto dell’area dell’ex Velodromo osteggiato dai cittadini e i nuovi grattacieli (da Eurosky alle Torri di Renzo Piano). Una piccola-grande cassaforte, di soldi, progetti e di affari, che sembra diventata anche un ufficio di collocamento per amici, parenti o conoscenti;
riporta un articolo de “la Repubblica” del 20 maggio 2011: «”L’ente è presieduto da un imprenditore forzista come Pierluigi Borghini, battuto da Francesco Rutelli quando si candidò, nel 1997, a sindaco di Roma. Molto impegnato dall’attività golfistica, Borghini negli uffici di largo Testa è aiutato da tre assistenti. Neppure Alemanno. L’amministratore delegato, vero motore della struttura, dal luglio 2009 è Riccardo Mancini, 52 anni, imprenditore nato, cresciuto e residente all’Eur con quote di proprietà in 24 società (più quattro in liquidazione). Il nonno materno, Romolo Zanzi, nel 1916 fondò un’azienda specializzata nel ramo riscaldamento che alla fine dei Novanta fatturava 160 miliardi. Con l’ingresso in Eur, l’ad Mancini ha aggiunto ai ruoli nelle società di famiglia sette cariche “pubblico-private”. Ovvero, è amministratore delegato di Eur Spa, Eur Congressi Roma (gestirà la Nuvola), EurFacility (manutenzione del palazzo delle Poste) ed Eur Tel (cablatura telefonica del quartiere), presidente di Aquadrome (i costruttori all’ex Velodromo) ed Eur Power (energia e teleriscaldamento), poi consigliere di Marco Polo (la società che cura i beni del territorio). Come amministratore della holding, Mancini denuncia uno stipendio di Stato di 185 mila euro. Il resto, dice, sono gettoni di presenza. Bene, andando a controllare le private intraprese dell’amministratore pubblico si scopre, intanto, che a ogni presente e futura attività della “galassia Eur” corrisponde un’azienda che lavora in quel settore sotto il controllo di Mancini. Energia e teleriscaldamento attraverso Eur Power? Il Mancini imprenditore ha posseduto quattro società che si occupano di commercio di combustibili per riscaldamento e una che costruisce apparecchi per la produzione di elettricità. Investimenti immobiliari all’ex Velodromo? Mancini possiede azioni dell’immobiliare Castel Di Leva. Con Ama e Acea gestisce i rifiuti dell’Eur? In questo campo l’ingegnere meccanico Mancini è socio unico della Società generale rifiuti e presidente della Treerre, “recupero, riciclaggio, riutilizzo”, di cui rilevò le quote da Franco Berbabé. Uno dei cavalli di battaglia delle politiche di Eur spa è “l’espansione a mare” di mussoliniana memoria e, segnatamente per l’ad Mancini, lo sviluppo del quadrante Fiumicino. Il manager pubblico nel privato è stato consigliere della Fiumicino servizi. L’uomo si è poi costruito una solida fama per aver ristrutturato il debito della Eur Spa, ma la gavetta l’aveva fatta nella sua Gefi fiduciaria romana. E poi è un esperto creatore di scatole pubbliche, spa e srl. L’esperienza, qui, Mancini l’aveva fatta nel suo Consorzio Gspa “per pubbliche amministrazioni in liquidazione”. Di tutte queste società Mancini, da quando è stato nominato manager pubblico all’Eur, non ha mollato un’azione. Anzi, alcune le ha avviate in prossimità della sua nomina all’ente pubblico. Potrebbe sembrare l’uomo scelto per mettere a servizio del pubblico le esperienze fatte nel privato, Riccardo Mancini. Entrando nel dettaglio delle sue attività si scopre, però, che l’ingegnere prima di diventarne amministratore è stato consulente di Eur spa per il gp di Formula Uno. Che, da amministratore, ha attivamente spinto. I conflitti di interesse del manager alemanniano – ha finanziato personalmente la campagna elettorale del sindaco nel 2006 e ne è stato uno dei tesorieri per quella del 2008 – diventano palesi quando si scopre che in due società private di Mancini è consigliere e in una terza azionista e amministratrice Emilia Fiorani. E chi è questa signora 46enne? La compagna di Carlo Pucci. E chi è Carlo Pucci? È il tabaccaio di viale Europa, strada centrale del quartiere, che con l’arrivo di Mancini alla guida di Eur spa è diventato il direttore marketing dell’ente. Il marketing è decisivo in Eur Spa, la cattura di nuovi affitti è missione primaria per la tenuta dei bilanci. E perché l’amministratore delegato Mancini sistema ai vertici dell’ente l’ex marito di una socia che per curriculum ha una lunga esperienza in tabaccheria? Ci sono ragioni d’affari, seguendo le visure camerali. Ma, vedremo più avanti, anche di politica condivisa in gioventù e in tempi adulti. È interessante notare, ancora, come la Fiorani e Mancini abbiano controllato nel tempo la stessa società che vende chincaglieria varia: si chiama E42, come l’Esposizione universale del 1942 di cui oggi l’ingegnere – con il vestito del manager di Stato – amministra i lasciti. (..) La filiazione ad libitum di nuove realtà pubblico-private figlie di Eur spa ha portato nei ruoli di controllo delle società “a cascata” sempre agli stessi uomini. Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, manager fedele a Gianni Letta, è presidente del collegio sindacale in sette “Eur-qualcosa” su sette. Controlla lui che sia tutto in ordine. E presidente della Marco Polo spa, fino a poche settimane fa, è stato Paolo Togni, sistemato da Alemanno in Comune alla direzione delle Politiche ambientali, nuclearista per convinzione ed estrazione professionale, coinvolto nel 2007 nelle inchieste sulla ricostituzione della loggia P2. Togni ha lasciato “Marco Polo” accusando la società di fare gli interessi di terzi. Infine, del “gruppo Mancini” fa parte Angelo Jacorossi, la Tangentopoli del 1992, un miliardo e mezzo (in lire) pagate per riscaldare le case Iacp di Roma. L’imprenditore oggi amministra una società, la Saccir, di cui è stato a lungo consigliere il nostro ingegner Mancini. Ma Jacorossi è anche l’amministratore di Eur Power: sta lanciando la “smart grid”, l’autosufficienza energetica del quartiere. Come dice Riccardo Mancini, avanguardista nero della prima ora: “Noi dell’Eur siamo una macchina guerra”»,
se il Governo non ritenga necessario adottare le opportune iniziative nelle sedi di competenza al fine di fare chiarezza in merito alla situazione di Eur SpA ed in particolare sulla nuova presunta parentopoli e sull’insorgere di eventuali conflitti d’interessi tra il ruolo di direzione della holding Eur SpA ed eventuali altre società private riconducibili agli stessi ruoli. Ciò in considerazione dell’opportunità che il Comune di Roma e il sindaco Alemanno debbano farsi carico di assicurare una gestione trasparente di Eur SpA, visto che la società in questione è proprietaria di aree su cui insistono importanti progetti di riqualificazione;
quali iniziative di competenza intenda adottare affinché la gestione della cosa pubblica non si trasformi nella gestione di un’agenzia per il lavoro, come per l’ennesimo caso di assunzioni facili, soprattutto in un momento storico delicatissimo sul piano occupazionale, anche verificando la correttezza e la legittimità delle procedure di selezione del personale seguite dalla Eur SpA.
Madiobanca- Compensi vertici
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06092
Atto n. 4-06092
Mediobanca, nella relazione per l’assemblea dei soci che sarà illustrata il 28 ottobre 2011, ha spiegato che, visti i tempi difficili, per l’esercizio concluso al 30 giugno 2011, come già nel precedente, i dirigenti membri del consiglio di amministrazione non hanno percepito alcun compenso variabile;
in particolare la relazione spiega che “Le previsioni per l’esercizio 2011-2012 sono fortemente condizionate dal rischio di una nuova contrazione dell’economia dell’area euro e dalla notevole instabilità dei mercati”, si legge nel bilancio appena depositato. A questi rischi “va aggiunta la particolare debolezza nella rifinanziabilità dei debiti sovrani dei paesi periferici dell’euro, comprese Spagna e Italia, e del passivo delle istituzioni finanziarie”;
sono molto meno pessimistiche le note che riguardano le retribuzioni alla dirigenza Mediobanca. I compensi ricevuti dall’amministratore delegato Alberto Nagel per l’esercizio 2010-11 sono pari a 2,93 milioni di euro. Nagel ha percepito 150.000 euro quale amministratore e 2.784 milioni di euro per gli incarichi ricoperti (compresi 384.000 euro di premio di anzianità ventennale una tantum). Al presidente, Renato Pagliaro, Mediobanca ha corrisposto 2,55 milioni di euro (incluso il gettone da 150.000 euro per essere amministratore);
tra gli altri dirigenti della merchant che siedono nel consiglio di amministrazione, al direttore generale Francesco Saverio Vinci sono andati 2,15 milioni di euro, a Massimo Di Carlo 2,25 milioni di euro e a Maurizio Cereda 2,1 milioni di euro. Nell’esercizio chiuso tre mesi fa, i primi 100 manager di Mediobanca si sono divisi complessivamente 88 milioni di euro di emolumenti extra, in relazione alle performance ottenute;
considerato che una delle conseguenze della gravissima crisi economica mondiale scoppiata alla fine del 2008 è stata la presa di coscienza delle gravi ripercussioni sull’equilibrio del sistema economico avute dalla crescita incontrollata delle retribuzioni degli alti dirigenti dei gruppi economici registratasi negli ultimi anni,
quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di prevedere che i sistemi retributivi degli amministratori e dei membri del consiglio d’amministrazione degli istituti di credito non siano in contrasto con le politiche di prudente gestione del rischio della banca e con le sue strategie di lungo periodo, stabilendo altresì il divieto di includere le stock option e le azioni, tra gli emolumenti e le indennità;
quali iniziative urgenti di competenza il Governo intenda assumere al fine di porre un tetto agli stipendi e ai bonus dei banchieri, conseguiti, specie in Italia, a carico di risparmiatori, famiglie e piccole e medie imprese vessati da costi proibitivi dei conti correnti e da tassi più elevati della media europea, in particolare fissando regole obbligatorie sulle remunerazioni nel settore finanziario, e relative sanzioni per chi non le rispetta, limitando l’ammontare delle remunerazioni variabili sia in proporzione alle remunerazioni totali, sia in funzione dei redditi e/o profitti della banca.
Appalto gallerie Umberto I- Cricca G8
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06090
Atto n. 4-06090
LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. -
si apprende da notizie di stampa (“La Repubblica” dell’11 ottobre 2011) che «C’è una rete di imprenditori e manager pubblici, in affari con la cricca del G8, dietro al maxi appalto per le gallerie ipogee dell’Umberto I. Un cantiere d’oro, da 12 milioni 473 mila euro, non ancora terminato ma pagato 15 milioni 200 mila euro dopo il contenzioso mosso dalle imprese contro il policlinico e chiuso con un accordo che ha fruttato alle prime 2 milioni 790 mila euro in più sull’importo iniziale. Altri oneri, sopra i 3 milioni, sono stati sborsati dalla Regione per la progettazione sulla sicurezza del cantiere. I lavori furono assegnati in fretta e furia nel 2007 a un’associazione di imprese tra le quali figuravano la Società italiana costruzioni dei Navarra e la Eugenio Ciotola spa, due nomi che s’intrecciano con l’inchiesta sul “sistema di potere gelatinoso” di Angelo Balducci & Co. e che godono della benevolenza del Vaticano nell’assegnazione delle grandi opere. Tra gli indagati per l’affidamento dei lavori all’Umberto I compare Maria Pia Forleo, avvocato del provveditorato alle Opere pubbliche, vicina a Balducci. (…) A Roma, il costruttore Ciotola è indagato per concorso in abuso d’ufficio per i lavori nei tunnel dell’Umberto I, con la ex responsabile dell’Ufficio tecnico dell’ospedale, Raffaella Bucci, e i sei della commissione giudicatrice di cui faceva parte Maria Pia Forleo. A Firenze il costruttore romano è finito nel mirino dei pm per il legame con Fabio De Santis, superiore della Forleo e stretto di Balducci. De Santis viene poi promosso alla guida del Provveditorato toscano. Dai rapporti d’affari ricostruiti dai magistrati, spuntano regali e benefits in cambio di corsie preferenziali per mettere le mani sugli appalti. Come quelli per realizzare nella Villa Salviati a Firenze la sede degli archivi dell’Ue, inaugurata il 17 dicembre scorso, presente il capo dello Stato. A De Santis e consorte, la Ciotola spa, aveva già pagato una vacanza da 3mila 380 euro nella suite 106 dell’hotel Cristallo a Cortina. E visto che nel “bonus” lasciato all’agenzia di viaggi restavano gli “spiccioli”, 620 euro, ci scappò anche un viaggio per la mamma. De Santis, entusiasta della vacanza, la racconta così al telefono con Ciotola: “Una bomba, una bomba, tre giorni di sole ha fatto”. Anche una Smart usata dai coniugi De Santis risulta intestata alla Ciotola spa. E a bordo della city car lui, il 13 novembre 2008, fa rotta sull’hotel Fenix, secondo gli inquirenti, per un appuntamento con una prostituta. (…) L’Italiana costruzioni è patner della Ciotola spa nell’appalto dell’Umberto I. Insieme gestiscono anche la manutenzione del centro polifunzionale della polizia a Spinaceto. La prima è un’azienda accreditata anche oltretevere tanto da aggiudicarsi la riqualificazione di piazza San Pietro, 20 milioni per il restauro del colonnato del Bernini. E gestisce la manutenzione del Campus Biomedico, policlinico universitario dell’Opus Dei. Il gruppo è leader nelle grandi opere pubbliche: nel 2001, in soli sei mesi a Genova, restaura il Palazzo Ducale per il vertice del G8 sotto il governo Belusconi. (…) Nel 2003 fa suo il cantiere per la nuova sede della Corte d’appello di Roma. I Navarra affidano la progettazione a Paolo Cuccioletta, amico del De Santis. Nel 2004 si aggiudica la realizzazione della terza corsia del Gra. Nel 2005 è incaricata di ristrutturare la sede di Propaganda Fide in piazza di Spagna, 15 milioni dei quali 2,5 sborsati dai ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture. Da quei lavori (per i quali, secondo i pm, fu “risolutivo” l’intervento di Balducci) uscirono indagati l’ex ministro Pietro Lunardi e l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. (…) La Forleo è indagata per abuso d’ufficio nell’inchiesta sull’appalto dell’Umberto I quale commissaria della gara del 2007. Nello scorso settembre a Perugia, viene rinviata a giudizio con altri 17 nell’inchiesta su appalti e corruzione per i “grandi eventi”. Con lei, saranno processati i suoi superiori, Angelo Balducci e Fabio De Santis oltre a Mauro Della Giovampaola, Diego Anemone, Guido Bertolaso. Per la cricca, Forleo è persona di fiducia. A Firenze nell’ottobre 2007, Balducci la nomina responsabile di gara per il Parco della Musica, l’appalto che farà scattare l’inchiesta sui “grandi eventi”»,
se il Governo sia a conoscenza dei motivi che possono giustificare l’acquisizione, a detta del quotidiano “La Repubblica”, “in fretta e furia” del maxi appalto per le gallerie ipogee dell’Umberto I da parte di un’associazione di imprese tra le quali figuravano la Società italiana costruzioni dei Navarra e la Eugenio Ciotola SpA, che si intrecciano con l’inchiesta sul “sistema di potere gelatinoso” di Angelo Balducci & Co;
se non ritenga urgente attivarsi affinché si pervenga ad una sollecita predisposizione ed approvazione di norme stringenti cosiddette anticorruzione per evitare che la corruzione dilagante, che investe vasti settori della società con una commistione “incestuosa” di interessi tra politica e affari, possa continuare;
se, infine, alla luce degli ulteriori fatti di corruzione raccontati dai giornali, non ritenga opportuno esercitare un ravvedimento operoso in relazione alle norme sulle intercettazioni, le quali, se approvate, oltre ad un intollerabile bavaglio alla libertà di stampa, sarebbero funzionali ad offrire uno scudo protettivo al dilagante malaffare.
Licenziamenti ferrovieri società Servirail
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06091
Atto n. 4-06091
LANNUTTI , CARLINO – Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti. -
i dipendenti della Servirail, società Wagons lits del gruppo Newrest che gestisce in appalto di Trenitalia il servizio di accompagnamento notte dei clienti sulle vetture con cuccette e letti, hanno ricevuto in questi giorni numerose lettere di licenziamento collettivo. Oltre 500 le persone che a partire dal’11 dicembre 2011 resteranno senza impiego e, stando a quanto dichiarato dai lavoratori, nei prossimi giorni ne verranno licenziate oltre 100 tra gli addetti alla manutenzione;
la società Wagon lits ha deciso quest’anno di non partecipare alla nuova gara di appalto indetta da Trenitalia perché le restrizioni imposte sono troppo drastiche e a conti fatti la ditta anziché guadagnare finirebbe sul lastrico visto che il nuovo bando di 55 milioni di euro è praticamente dimezzato rispetto al bando precedente;
stando a quanto afferma un dipendente ancora per poco dell’ufficio della sede di Napoli Wagon lits, questa società da 150 anni gestisce l’accompagnamento notte. A partire dal 1970 le Ferrovie dello Stato hanno acquistato la gestione del servizio dandola in gara d’appalto sempre alla Wagon lits. Ma negli ultimi anni Trenitalia ha assottigliato sempre più i servizi a disposizione del viaggiatore riducendoli al minimo. Con l’avvento dell’alta velocità i treni universali sono stati quasi completamente abbandonati e a rimetterci, oltre ai pendolari, considerati ormai viaggiatori di serie b, sono stati i dipendenti;
anche se sono chiamati in altro modo, i dipendenti si definiscono ferrovieri perché sono 30 anni che fanno questo lavoro. Essi temono per il loro futuro;
il sospetto degli ex addetti all’accompagnamento di notte è che il denaro messo a disposizione dal Governo per i servizi notte venga utilizzato da Moretti per incentivare l’alta velocità ed eliminare definitivamente i treni universali;
in questi ultimi anni Trenitalia non si è occupata sufficientemente della manutenzione di questi treni. Inoltre sulla tratta Napoli-Milano e su quella Napoli-Bolzano ha ridimensionato e addirittura eliminato il servizio letto nonostante i numerosi pendolari che usufruiscono di questo servizio. Inoltre la tratta Roma-Parigi, oggi gestita dalla società italiana, probabilmente verrà affidata in gara d’appalto a una società francese e il personale italiano in quel caso verrà immediatamente sostituito con quello francese;
le denunce dei licenziati non finiscono qui e tra loro c’è la convinzione diffusa che si voglia escludere Napoli dalla gestione di questi servizi visto che la gestione dei servizi-letto sulla tratta Udine-Trieste-Napoli è stata spostata a Roma a causa dell’incendio avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 luglio 2011 dalla cabina di Roma Tiburtina, con conseguente riduzione del personale di Napoli;
la sede barese della società, che conta attualmente 45 dipendenti, rischia di chiudere entro la fine dell’anno;
da mesi si temeva un’iniziativa del genere. Nel marzo 2011, quando i lavoratori protestarono davanti alla sede del ministero contro un taglio effettuato da Trenitalia di alcuni turni di notte, intervenne il ministro Matteoli e provvide a far stanziare fondi per altri sei mesi a favore dei lavoratori. Una soluzione opportuna ma temporanea;
il progressivo taglio dei servizi notturni da parte dell’azienda sta continuando. Da lunedì 3 ottobre due treni Frecciargento sono stati soppressi a dimostrazione della scarsa attenzione dei collegamenti Sud-Nord, ma anche per i lavoratori del turno di notte;
la decisione di Newrest-Wagon lits di licenziare tutto il personale di Servirail, società del gruppo che si occupa solo dell’accompagnamento, non è stata mediata con i sindacati e quindi non ci sono al momento ammortizzatori sociali;
i lavoratori di Servirail affermano di avere una professionalità pari a quella dei dipendenti Trenitalia che fino a qualche mese fa scortavano le cuccette T6, per quanto riguarda l’accompagnamento di notte,
quali siano, alla luce dei fatti esposti in premessa, le ragioni che hanno indotto Trenitalia a varare un nuovo bando di gara senza tutelare, nei fatti, lo stato occupazionale attuale;
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine di salvaguardare i diritti dei numerosi lavoratori dando loro la possibilità di continuare a esercitare l’attività di ferrovieri che da numerosi anni svolgono con premura, anche ricollocandoli nella nuova ditta appaltatrice o all’interno di Trenitalia;
se non ritenga urgente istituire un tavolo con le parti sociali al fine di pervenire ad una soluzione positiva della vicenda;
alla luce della scelta di Trenitalia di razionalizzare l’offerta di treni notte a vantaggio dell’alta velocità che comincia a far sentire i primi contraccolpi negativi sull’occupazione del settore, quali misure urgenti intenda intraprendere per offrire risposte puntuali ai disagi dei viaggiatori, specie se pendolari, spesso lasciati in balia di se stessi e della protervia di Trenitalia, azienda concessionaria di pubblico servizio.
Manovra di ferragosto -abbassamento saldo depositi al portatore
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06077
Atto n. 4-06077
il decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011 (cosiddetta manovra di Ferragosto) ha disposto l’abbassamento del limite per la trasferibilità di denaro contante, di titoli al portatore, di assegni senza clausola di non trasferibilità e di libretti bancari;
in particolare il comma 4 dell’articolo 2 del citato decreto-legge n. 138 del 2011 interviene sull’articolo 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007 riducendo da 5.000 a 2.500 euro la soglia massima per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore;
la predetta modifica, realizzata al fine di adeguarsi alle disposizioni adottate in ambito comunitario dirette a prevenire l’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, interessa, in particolare, i commi 1, 5, 8, 12 e 13 del citato articolo 49, dei cui limiti viene adeguato l’importo;
il citato articolo 49, recante “Limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore”, nella versione previgente le modifiche apportate dalla norma in commento, dispone fra l’altro: il divieto di trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 5.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane SpA (comma 1); l’obbligo di indicare negli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 5.000 euro il nome o la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità (comma 5); la possibilità per gli istituti bancari e postali di rilasciare assegni circolari, vaglia postali e cambiari di importo inferiore a 5.000 euro, su richiesta scritta del cliente, senza la clausola di non trasferibilità (comma 8); il divieto di detenere libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 5.000 euro. In via transitoria, relativamente ai libretti che alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 231 del 2007 presentavano un saldo superiore al predetto limite, i clienti hanno tempo sino al 30 giugno 2011 per estinguere ovvero ridurre il saldo al di sotto della soglia fissata (commi 12 e 13). In sostanza, la norma in esame riduce ulteriormente i limiti di importo all’uso del contante – finalizzati al contrasto del riciclaggio e del terrorismo – che erano già stati ridotti (a 5.000 euro) dall’articolo 20 del decreto-legge n. 78 del 2010. Il decreto-legge n. 78 del 2010 aveva infatti a sua volta reintrodotto i limiti di importo all’uso del contante vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, che all’articolo 32 aveva elevato da 5.000 a 12.500 euro la soglia massima per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore. Il comma in esame, inoltre, a seguito di quanto sopra disposto, interviene al comma 13 dell’articolo 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007, al fine di posticipare di 3 mesi (dal 30 giugno 2011 al 30 settembre 2011) il termine entro cui i libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 2.500 euro devono essere estinti (ovvero il loro saldo deve essere ridotto entro tale importo);
l’art. 58, comma 3, del decreto legislativo n. 231 del 2007 dispone che la violazione della prescrizione contenuta nell’art. 49, commi 13 e 14, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 10 per cento al 20 per cento del saldo del libretto al portatore;
l’art. 58, comma 7-bis, del decreto legislativo n. 231 del 2007 prevede che per le violazioni previste dai precedenti commi, la sanzione amministrativa pecuniaria non può comunque essere inferiore nel minimo all’importo di tremila euro. Per le violazioni di cui al comma 1 che riguardano importi superiori a cinquantamila euro la sanzione minima è aumentata di cinque volte. Per le violazioni di cui ai commi 2, 3 e 4 che riguardano importi superiori a cinquantamila euro le sanzioni minima e massima sono aumentate del 50 per cento;
attualmente il 90 per cento dei possessori di libretti al portatore è costituito da persone anziane a basso reddito, giovani e da bambini, ai quali fino a poco tempo fa i parenti stessi regalavano questi depositi, dove far confluire i regali in denaro che avrebbero ricevuto fino alla maggiore età;
l’art. 47, primo comma, della Costituzione dispone: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”;
l’art. 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007, al comma 13, dispone che le banche e Poste Italiane SpA sono tenute a dare ampia diffusione e informazione della riduzione della soglia massima, 2.500 euro, relativa al saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore e del termine, 30 settembre 2011, per adeguarsi;
a giudizio dell’interrogante i mezzi di informazione hanno parlato pochissimo di questa scadenza negli ultimi giorni di settembre: l’avviso non è stato comunicato ai cittadini né dai siti delle principali banche o delle Poste italiane né dai quotidiani più diffusi nel Paese, né tantomeno da giornali radio e telegiornali, che avrebbero potuto dare la notizia, ricordando così a molti consumatori di mettersi in regola entro la fine del mese di settembre;
sono giunte all’interrogante numerose segnalazioni di cittadini, titolari di libretti al portatore, che lamentano di non essere stati avvertiti in alcun modo e di essere costretti a pagare l’elevata multa di 3.000 euro anche per un saldo che eccede di pochi centesimi il tetto stabilito dalla manovra,
quali iniziative, vista l’irragionevolezza della disposizione sia per la sproporzione della sanzione minima, 3.000 euro, comminata indipendentemente dall’effettivo sconfinamento del saldo del libretto deposito sia per quanto sancito dall’art. 47 della Costituzione, il Governo intenda adottare al fine di rivedere la normativa in questione almeno prevedendo sanzioni proporzionali a quanto realmente ecceduto rispetto alla nuova somma minima stabilita, 2.500 euro;
se al Governo risulti che le banche e Poste Italiane abbiano provveduto, come previsto dall’art. 49, comma 13, del decreto legislativo n. 231 del 2007, a dare ampia diffusione e informazione ai consumatori del termine del 30 settembre 2011 per adeguarsi alla normativa sull’abbassamento del limite per la trasferibilità di denaro contante, di titoli al portatore, di assegni senza clausola di non trasferibilità e di libretti bancari.