Source: http://osservatoriomediazionecivile.blogspot.com/2015/10/
Timestamp: 2020-04-01 18:59:01+00:00
Document Index: 185674890

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 116', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 116', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 116', 'art.5', 'art. 1137', 'art. 5', 'art. 2943', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 281', 'art. 5', 'art. 99', 'art. 643', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 281', 'art. 2', 'art. 1341', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 380', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 60', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 128', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 28', 'art. 50', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 50', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 185']

Osservatorio Nazionale sulla Mediazione Civile: ottobre 2015
47/15. Mediazione demandata: poteri del giudice e obblighi del mediatore e delle parti (Osservatorio Mediazione Civile n. 47/2015)
=> Tribunale di Vasto, 23 giugno 2015
Il giudice, mandate le parti in mediazione, ben può disporre che le parti provvedano ad attivare la procedura ricorrendo ad un qualsiasi organismo di conciliazione il cui regolamento, però, non contenga clausole limitative della facoltà del mediatore di formulare una proposta conciliativa.
Le parti devono partecipare personalmente al procedimento di mediazione.
La mancata partecipazione personale delle parti senza giustificato motivo agli incontri di mediazione può costituire, per la parte attrice, causa di improcedibilità della domanda e, per tutte le parti costituite, presupposto per l’irrogazione – anche nel corso del giudizio – della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 8, comma 4 bis, D. Lgs. n. 28/10, nonché fattore da cui desumere argomenti di prova, ai sensi dell’art. 116, secondo comma, c.p.c. (I).
Ogni documentazione rilevante circa i motivi addotti dalle parti assenti per giustificare la propria mancata comparizione personale deve essere prodotta in giudizio dalla parte costituita entro l’udienza successiva all’invio delle parti in mediazione.
Il mediatore è tenuto a verbalizzare i motivi eventualmente addotti dalle parti assenti per giustificare la propria mancata comparizione personale (oltre che ad adottare ogni opportuno provvedimento finalizzato ad assicurare la presenza personale delle parti).
(I) Si veda, art. 8, comma 4-bis, D.lgs. 4 marzo 2010 n. 28 aggiornato al D.L.132/2014 c.d. di degiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014, inOsservatorio Mediazione Civile n. 61/2014.
Per approfondimenti si veda SPINA, Mediazione demandata: ildecalogo di regole di comportamento, Altalex, 2015.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 47/2015
viste le condizioni di estrema congestione in cui versa il proprio ruolo istruttorio e decisorio;
rilevata la necessità di una definizione rapida del procedimento secondo le modalità conciliative auspicate dalla Direttiva Europea approvata dal Parlamento e dal Consiglio n. 2008/52/CE del 21.5.2008, allo scopo di garantire un miglior accesso alla giustizia;
letto l’art. 5, secondo comma, del D. L.gs. 4 marzo 2010, n. 28, come introdotto dal D.L. n. 69/13, convertito in legge n. 98 del 9 agosto 2013, il quale attribuisce al giudice il potere di disporre l'esperimento del procedimento di mediazione, quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale;
ritenuto che la natura della causa, lo stato dell'istruzione e il comportamento delle parti rendono particolarmente adeguato il ricorso a soluzioni amichevoli della medesima, anche in considerazione del contenuto delle proposte conciliative formulate nel corso del giudizio;
ritenuto, peraltro, opportuno che, nella scelta dell’organismo di mediazione, le parti si rivolgano ad enti il cui regolamento non contenga clausole limitative del potere, riconosciuto al mediatore dall’art. 11, secondo comma, del D. Lgs. n. 28/10, di formulare una proposta di conciliazione quando l’accordo amichevole tra le parti non è raggiunto, in particolare restringendo detta facoltà del mediatore al solo caso in cui tutte le parti gliene facciano concorde richiesta, in quanto tali previsioni regolamentari frustrano lo spirito della norma – che è quello di stimolare le parti al raggiungimento di un accordo – e non consentono al giudice di fare applicazione delle disposizioni previste dall’art. 13 del citato decreto, in materia di spese processuali, così vanificandone la ratio ispiratrice, tesa a disincentivare rifiuti ingiustificati di proposte conciliative ragionevoli; che la formulazione di una proposta di conciliazione da parte del mediatore – tutte le volte in cui le parti non abbiano raggiunto un accordo amichevole ed anche in assenza di una richiesta congiunta delle stesse – costituisce un passaggio fondamentale della procedura di mediazione, vieppiù valorizzato dalle disposizioni del D.L. 22.06.2012 n. 83, il quale – modificando l’art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, in tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo – ha introdotto il comma 2 quinquies, a norma del quale “non è riconosciuto alcun indennizzo: […] c) nel caso di cui all'articolo 13, primo comma, primo periodo, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28”, con ciò confermando la tendenza del legislatore ad introdurre nell’ordinamento meccanismi dissuasivi di comportamenti processuali ostinatamente protesi alla coltivazione della soluzione giudiziale della controversia, la cui individuazione – però – presuppone necessariamente la previa formulazione (o, comunque, la libera formulabilità) di una proposta conciliativa da parte del mediatore ed il suo raffronto ex post con il provvedimento giudiziale di definizione della lite;
precisato che le parti sono libere di scegliere l’organismo di mediazione al quale rivolgersi, ma sono tenute a partecipare personalmente, assistite dal proprio difensore, all’incontro preliminare, informativo e di programmazione, che si svolgerà davanti al mediatore dell’organismo prescelto e nel quale verificheranno se sussistano effettivi spazi per procedere utilmente in mediazione;
ritenuto che la mancata partecipazione personale delle parti senza giustificato motivo agli incontri di mediazione può costituire, per la parte attrice, causa di improcedibilità della domanda e, in ogni caso, per tutte le parti costituite, presupposto per l’irrogazione – anche nel corso del giudizio – della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 8, comma 4 bis, D. Lgs. n. 28/10, oltre che fattore da cui desumere argomenti di prova, ai sensi dell’art. 116, secondo comma, c.p.c.;
ritenuto, altresì, che incombe sul mediatore l’onere di verbalizzare i motivi eventualmente addotti dalle parti assenti per giustificare la propria mancata comparizione personale e, comunque, di adottare ogni opportuno provvedimento finalizzato ad assicurare la presenza personale delle stesse, ad esempio disponendo – se necessario – un rinvio del primo incontro o sollecitando anche informalmente il difensore della parte assente a stimolarne la comparizione ovvero dando atto a verbale che, nonostante le iniziative adottate, la parte a ciò invitata non ha inteso partecipare personalmente agli incontri, né si è determinata a nominare un suo delegato (diverso dal difensore), per il caso di assoluto impedimento a comparire;
considerato opportuno che, in caso di effettivo svolgimento della mediazione che non si concludi con il raggiungimento di un accordo amichevole, il mediatore provveda comunque alla formulazione di una proposta di conciliazione, anche in assenza di una concorde richiesta delle parti.
dispone che le parti provvedano ad attivare la procedura di mediazione per la soluzione della controversia, ricorrendo ad un qualsiasi organismo di conciliazione, pubblico o privato, presente all’interno del circondario del Tribunale di Vasto, purchè regolarmente iscritto nell’apposito registro istituito con decreto del Ministero della Giustizia, ai sensi dell’art. 16 del D. L.gs. 4 marzo 2010, n. 28, e a condizione che il regolamento dell’ente non contenga clausole limitative della facoltà del mediatore di formulare una proposta conciliativa, subordinandone – in particolare – l’esercizio alla condizione della previa richiesta congiunta di tutte le parti;
assegna alle parti termine di giorni quindici per la presentazione della domanda di mediazione, rendendo noto che il mancato esperimento della procedura è sanzionato – per la parte attrice – a pena di improcedibilità della domanda giudiziale;
precisa che le parti dovranno essere presenti dinanzi al mediatore personalmente e con l’assistenza legale di un avvocato iscritto all’Albo e che la mancata partecipazione personale delle parti senza giustificato motivo al primo incontro di mediazione può costituire, per la parte attrice, causa di improcedibilità della domanda e, in ogni caso, per tutte le parti costituite, presupposto per l’irrogazione – anche nel corso del giudizio – della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 8, comma 4 bis, D. Lgs. n. 28/10, oltre che fattore da cui desumere argomenti di prova, ai sensi dell’art. 116, secondo comma, c.p.c.;
invita, in ogni caso, il mediatore ad adottare ogni opportuno provvedimento finalizzato ad assicurare la presenza personale delle parti, ad esempio disponendo – se necessario – un rinvio del primo incontro o sollecitando anche informalmente il difensore della parte assente a stimolarne la comparizione ovvero dando atto a verbale che, nonostante le iniziative adottate, la parte a ciò invitata non ha inteso partecipare personalmente agli incontri, né si è determinata a nominare un suo delegato (diverso dal difensore), per il caso di assoluto impedimento a comparire;
invita, altresì, il mediatore a verbalizzare i motivi eventualmente addotti dalle parti assenti per giustificare la propria mancata comparizione personale, precisando che ogni documentazione a tal fine rilevante dovrà essere prodotta in giudizio dalla parte costituita entro la prossima udienza, allo scopo di consentire al giudice un’adeguata valutazione in vista delle determinazioni da assumere in caso di assenza ingiustificata delle parti al procedimento di mediazione;
prescrive, altresì, che - in caso di effettivo svolgimento della mediazione che non si concludi con il raggiungimento di un accordo amichevole - il mediatore provveda comunque alla formulazione di una proposta di conciliazione, anche in assenza di una concorde richiesta delle parti;
rinvia la causa, per il prosieguo, all’udienza del omissis;
invita le parti a produrre copia dei verbali degli incontri di mediazione e a comunicare all’Ufficio l’esito della procedura di mediazione con nota da depositare in Cancelleria, almeno 10 giorni prima della prossima udienza, la quale dovrà contenere informazioni in merito all’eventuale mancata partecipazione delle parti personalmente senza giustificato motivo; agli eventuali impedimenti di natura pregiudiziale o preliminare che abbiano impedito l’effettivo avvio del procedimento di mediazione; nonché, infine, con riferimento al regolamento delle spese processuali, ai motivi del rifiuto dell’eventuale proposta di conciliazione formulata dal mediatore;
dispone che, a cura della parte attivante il procedimento, copia del presente verbale sia trasmesso al mediatore designato;
Vasto, 23 giugno 2015.
AVVISO. Il testo riportato non riveste carattere di ufficialità.
Etichette: mancata partecipazione alla mediazione, Mediatore professionista, mediazione demandata, Mediazione e processo, poteri del giudice, proposta del mediatore
46/15. Delibera condominiale, impugnazione, decadenza, domanda di mediazione: rileva il momento della comunicazione alle altri parti (Osservatorio Mediazione Civile n. 46/2015)
=> Tribunale di Palermo, 18 settembre 2015, n. 4951
Il termine di decadenza per l’impugnazione della delibera assembleare viene sospeso – per una sola volta – dalla domanda di mediazione; ma non dal giorno della sua presentazione, bensì «dal momento della comunicazione alle altri parti» (I) (II).
(I) Si veda, art.5, comma 6, D.lgs. 4 marzo 2010 n. 28 aggiornato al D.L. 132/2014 c.d. didegiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014, in OsservatorioMediazione Civile n. 61/2014.
(II) Si rimanda a SPINA, La mediazione delle controversie condominiali, Altalex, 2014 (OsservatorioMediazione Civile n. 13/2014)
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 46/2015
n. 4951
Con atto di citazione notificato in data 17.10.14 omissis conveniva in giudizio il Condominio omissis in persona del legale rappresentante pro tempore chiedendo di dichiarare la sospensione della delibera del 27.5.2014 primo , secondo , terzo punto quarto punti dell’o.d.g., nel merito dichiarare che il condominio è tenuto a rielaborare le ripartizioni di spesa relative ai due anni 2012-2013 sopra detti in considerazione dell’unità immobiliare da includere nel compendio condominiale e che l’onere economico della quota parte ad essa relativa va caricato sui condomini che ne risultino proprietari, annullare con qualsiasi formula al delibera del 9.92014 nei punti relativi al rendiconto anni 2012-2013 e alla ratifica della nomina dell’amministratore dichiarando l’invalidità della delibera dei 27.5.2014, con vittoria di spese competenze ed onorari di causa.
Si costituiva il Condominio omissis in persona del legale rappresentante pro tempore che eccepiva l’inammissibilità dell’azione in quanto tardiva, la carenza di legittimazione attiva dell’attore e nel merito chiedeva il dichiararsi cessata la materia del contendere, con vittoria ,di spese competenze ed onorari di causa.
La causa, istruita sulla base della documentazione allegata in atti, fatte precisare le conclusioni, all’udienza odierna è stata decisa come da separato verbale che qui si intende ripetuto e trascritto.
Ebbene è pacifico che durante il tentativo di mediazione, il termine di trenta giorni per l’impugnazione delle delibere assembleari si sospende e riprende dalla data di redazione e deposito del verbale negativo. Il comma 6 dell’articolo 5 del Dlgs 28/2010 stabilisce che «dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda, giudiziale», aggiungendo che, «dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito dei verbale di cui all’articolo II presso la segreteria dell’organismo».
Al fine di verificare il rispetto del predetto perentorio termine di legge occorre rifarsi al combinato disposto tra la vigente formulazione dell’art. 1137, comma II, cod. civ, il quale recita: ” Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l’autorità giudiziaria chiedendone l’annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti. ” Pertanto, è certo che l’art. 5 del Dlgs. 28/2010 non richiama l’art. 2943 del 2 c.c. In fatto, antecedentemente alla presente azione parte attrice, per impugnare le delibere assembleari del 27 maggio 2014 oggetto del presente giudizio, ha promosso una istanza di mediazione presso l’organismo omissis, la cui comunicazione è pervenuta al Condominio in data 26 giugno 2014, quindi al 29° giorno dal perfezionamento delle delibere qui impugnate, nonché al 28° giorno dalla data in cui parte attrice ne ha ricevuto il relativo verbale. Il termine di decadenza per l’impugnazione della delibera assembleare viene quindi sospeso – per una sola volta – dalla domanda di mediazione, ma non dal giorno della sua presentazione, bensì «dal momento della comunicazione alle altri parti».
Orbene, nel caso che ci occupa la mediazione è fallita nel secondo incontro delle parti avvenuto in data 1710912014, in pari data veniva depositato il relativo verbale negativo presso la segreteria dell’Organismo e, contestualmente, riprendeva a decorrere il termine dei trenta giorni previsto ex lege per l’impugnazione, della delibera. Atteso che la comunicazione dell’istanza di mediazione proposta ex adverso era pervenuta in data 26 giugno 2014, cioè decorsi 28 giorni da quando parte attrice aveva ricevuto il verbale relativo alle delibere impugnate, quest’ultima avrebbe dovuto iscrivere la presente causa a ruolo, entro i due giorni a lei rimanenti per promuovere l’azione giudiziaria; quindi entro non oltre la data del 19 settembre 2014, e non dopo un mese dalla suddetta perentoria scadenza, come nel caso che ci occupa.
Da qui va accolta l’eccezione di inammissibilità della presente impugnazione e dunque ogni altro motivo non va esaminato.
Le spese di lite, stante comunque la novità della materia e il comportamento processuale delle parti si compensano tra le parti nella misura di cui in parte dispositiva.
Etichette: condominio, Mediazione e processo
45/15. Se il creditore opposto non promuove la mediazione il decreto ingiuntivo va revocato (Osservatorio Mediazione Civile n. 45/2015)
=> Tribunale di Firenze, 12 febbraio 2015, n. 473
Nell'ipotesi in cui, ai sensi dell'art. 5 comma 2, il giudice, ravvisandone i presupposti, ordini alle parti di intraprendere il procedimento di mediazione, l'esatta identificazione della figura dell'actor nel procedimento d'ingiunzione induce a ritenere che l'onere di iniziare il procedimento di mediazione gravi sul creditore (opposto) che è l'attore sostanziale (ossia colui che fa valere il proprio diritto di credito in giudizio)(I), non già sul debitore (opponente). La conseguenza di tale opzione interpretativa è che, nel caso in cui il creditore, a ciò tenuto ope legis o iussu iudicis, non abbia promosso la mediazione, il procedimento d'ingiunzione si concluderà con una pronuncia in rito che, nel dichiarare l'improcedibilità della domanda, al contempo caducherà, revocandolo, il decreto ingiuntivo. Per contro, non merita adesione l'orientamento giurisprudenziale che stabilisce, in caso di omessa mediazione, "l'improcedibilità della opposizione, con conseguente passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo opposto” (v., Tribunale diFirenze, sent. n. 3325 del 31.10.2014).
(I) Si veda, ex multis, Cass., sez. I, sent. n. 85639/2011 che ha stabilito che: "E" opportuno premettere che l'opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione, il quale, sovrapponendosi allo speciale e sommario procedimento monitorio, investe il giudice del potere-dovere di statuire sulla pretesa originariamente fatta valere con la domanda di ingiunzione e sulle eccezioni e difese contro la stessa proposte, con la conseguenza che l'opponente, pur assumendo normalmente la veste di attore, viene a trovarsi nella posizione sostanziale di convenuto, mentre l'opposto, formalmente convenuto, dev'essere considerato attore dal punto di vista sostanziale".
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 45/2015
n. 473
Con atto di citazione ritualmente notificato il Comune di Firenze ha proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. … di questo Tribunale che le ha ordinato di pagare immediatamente a I Spa € …, oltre accessori e spese del procedimento monitorio, a titolo di corrispettivo del contratto di appalto riguardante il primo lotto del palazzo di giustizia di Firenze ed ha chiesto la revoca del decreto ingiuntivo sul presupposto dell'insussistenza del credito dell'appaltatrice, in parte perché estinto per compensazione con un (contro)credito dell'amministrazione, che aveva pagato una somma non dovuta, e, in parte, perché incerto.
Costituendosi I. Spa ha contestato i motivi di opposizioni ed ha chiesto la conferma del decreto ingiuntivo.
Con provvedimento emesso all'udienza del … le parti sono state rimesse in mediazione demandata iussu iudicis, ai sensi dell'art. 5 comma 2 D.Lgs. n. 28 del 2010 (come modificato dalla L. n. 98 del 2013).
All'udienza del … i procuratori delle parti hanno dichiarato che il procedimento di mediazione non era stato avviato ed hanno chiesto la fissazione dell'udienza di precisazione delle conclusioni.
La causa, senza essere istruita, è stata decisa, all'odierna udienza, nelle forme dell'art. 281-sexies cod. proc. civ.
Ritiene il Tribunale che la condizione di procedibilità non si sia avverata, per mancato avvio della mediazione da parte di I. Spa che, in forza dell'ordine del giudice, era obbligata ad instaurare il medesimo procedimento.
Nell'ipotesi in cui, ai sensi dell'art. 5 comma 2, il giudice, ravvisandone i presupposti, ordini alle parti di intraprendere il procedimento di mediazione, si verifica la condizione di procedibilità dell'esperimento del procedimento di mediazione.
L'esatta identificazione della figura dell'actor nel procedimento d'ingiunzione, effettuata sulla base di univoci elementi testuali, induce a ritenere che l'onere di iniziare il procedimento di mediazione gravi sul creditore (opposto) che, come è sempre stato correttamente sostenuto, è l'attore sostanziale, ossia colui che fa valere il proprio diritto di credito in giudizio, non già sul debitore (opponente) (v., ex multis, Cass., sez. I, sent. n. 85639/2011 che ha stabilito che: "E" opportuno premettere che l'opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione, il quale, sovrapponendosi allo speciale e sommario procedimento monitorio, investe il giudice del potere-dovere di statuire sulla pretesa originariamente fatta valere con la domanda di ingiunzione e sulle eccezioni e difese contro la stessa proposte, con la conseguenza che l'opponente, pur assumendo normalmente la veste di attore, viene a trovarsi nella posizione sostanziale di convenuto, mentre l'opposto, formalmente convenuto, dev'essere considerato attore dal punto di vista sostanziale").
Tale approccio ermeneutico, del resto, è supportato da alcuni solidi dati testuali, riconducibili, in primo luogo, al principio della domanda, sancito dall'art. 99 cod. proc. civ. secondo cui: "Chi vuole fare valere un diritto in giudizio deve proporre domanda al giudice competente".
Nel procedimento d'ingiunzione, articolato in una prima fase speciale, a cognizione sommaria, e in una seconda (eventuale) fase, a cognizione piena, colui che agisce è il creditore che, appunto, si rivolge al giudice per fare valere il proprio diritto di credito.
In tale procedimento, poi, il momento della litispendenza, anche nell'ipotesi in cui la fase sommaria sia seguita da quella a cognizione piena, in conseguenza dell'opposizione del debitore, è determinato dalla notifica del ricorso-decreto (ingiuntivo) e retroagisce al momento del deposito del ricorso monitorio, secondo quanto stabilito dall'art. 643 cod. proc. civ.
È innegabile, inoltre, che il legislatore ha attribuito all'esperimento del procedimento di mediazione ope legis o inssu iudicis (sotto questo profilo le due ipotesi sono assimilabili) la valenza di condizioni di procedibilità della domanda, secondo il chiaro dettato normativo dell'art. 5 e, coerentemente con la configurazione di tali presupposti processuali, ha stabilito, in termini generali, nel comma 1-bis della stessa norma, che: "Chi intende esercitare in giudizio un'azione relativa ad una controversia in materia di condominio... è tenuto, assistito dall'avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione... L'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale".
Anche il dato testuale non sembra dare adito a dubbi; del resto, nella disamina di questo istituto processuale, il senso letterale e la ratio legis si armonizzano reciprocamente ed appaiono perfettamente coerenti, laddove il legislatore ha onerato fattore di promuovere il procedimento di mediazione - configurato come un presupposto della domanda - ed ha ribadito espressamente tale principio, dettando una disposizione assolutamente chiara, dal punto di vista della sua esegesi lessicale, allorché ha testualmente affermato che lo svolgimento della mediazione, nelle forme dei commi 1-bis e 2 dell'art. 5, - che costituisce e, preme sottolinearlo, continua a rimanere una condizione di procedibilità della domanda, anche in questo tipo di procedimento - è differito all'esito delle pronunce sulle istanze ex artt. 648 o 649 c.p.c., "nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione" (v., nella stessa linea interpretativa: Tribunale Varese, ordinanza 18.05.2012; Tribunale Firenze, sent. n. 2769 del 24.09.2014).
La conseguenza di tale opzione interpretativa è che, nel caso in cui il creditore, a ciò tenuto ope legis o iussu iudicis, non abbia promosso la mediazione, il procedimento d'ingiunzione si concluderà con una pronuncia in rito che, nel dichiarare l'improcedibilità della domanda, al contempo caducherà, revocandolo, il decreto ingiuntivo.
Per contro, non merita adesione l'orientamento giurisprudenziale che, facendo leva sulla ravvisata: "scarsa chiarezza obiettiva delle disposizioni letterali utilizzate" e valorizzando: "la particolare disciplina giuridica del giudizio di opposizione", stabilisce, in caso di omessa mediazione: "l'improcedibilità della opposizione, con conseguente passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo opposto(v., Tribunale di Firenze, sent. n. 3325 del 31.10.2014).
Il mancato avveramento della condizione di procedibilità della domanda giudiziale comporta la revoca del decreto ingiuntivo, in considerazione del fatto che "attore" in senso sostanziale è l'opposto, la cui "domanda giudiziale" è stata proposta nelle forme del ricorso per decreto ingiuntivo, oggetto di opposizione da parte del "convenuto sostanziale" (opponente).
In considerazione della (relativa) novità della questione giuridica affrontata e delle oscillazioni giurisprudenziali, si ritiene necessario compensare tra le parti le spese processuali.
Il Tribunale di Firenze, definitivamente pronunciando, ai sensi dell'art. 281-sexies cod. proc. civ., dichiara improcedibile la domanda e, per l'effetto, revoca il decreto ingiuntivo n. …; compensa tra le parti le spese processuali.
Etichette: Mediazione e processo, procedimento di ingiunzione
44/15. Competenza territoriale dell’organismo di mediazione: la regola della corrispondenza tra luogo dell'organismo e luogo del giudice competente (Osservatorio Mediazione Civile n. 44/2015)
=> Cassazione civile, 2 settembre 2015, n. 17480
L’art. 2, d.lgs. n.28/2010 collega la localizzazione dell'organismo di mediazione al foro della controversia, non viceversa: il meccanismo legislativo postula che sia dapprima individuato il foro giudiziale, secondo le regole sottese a tale determinazione, e solo di riflesso sia individuato l'organismo cui accedere in fase conciliativa.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 44/2015
L'avvocato D.V.D., in proprio, ha proposto ricorso per regolamento di competenza avverso l'ordinanza in data 10-12 novembre 2014 del Tribunale di Roma, resa nel giudizio civile n. 66334/2013 RG pendente tra lo stesso ricorrente, attore, e F. s.p.a., con la quale il Tribunale ha declinato la propria competenza in favore di quella del Tribunale di Milano.
Il Tribunale di Roma ha declinato la accolto l'eccezione di incompetenza territoriale formulata dalla società F., convenuta per danni conseguenti alla "perdita" del numero telefonico del ricorrente in relazione alla c.d. portabilità dell'utenza dal precedente gestore di telefonia (Telecom s.p.a.), ed ha individuato la competenza del Tribunale di Milano sul rilievo della clausola n. 25 delle condizioni generali di contratto inter partes, sottoscritta specificamente dall'interessato a norma dell'art. 1341, secondo comma, c.c., che individua appunto nel foro di Milano quello prescelto in sede negoziale.
Il ricorrente ha criticato questa conclusione in base all'argomento incentrato sull'applicazione della L. n. 249 del 1997, art. 1, il quale stabilisce, nella materia, l'obbligo di esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione dinanzi al Comitato regionale per le comunicazioni (Co.re.com.), tentativo da svolgere, secondo l'art. 3 e ss. del relativo regolamento attuativo, presso l'organismo del luogo in cui è ubicata la postazione fissa dell'utente finale ovvero del domicilio indicato dall'utente in sede contrattuale, e dunque nella specie quello di Roma, con la conseguenza che anche l'autorità giudiziaria competente alla cognizione della controversia deve essere individuata secondo lo stesso criterio, alla luce della disposizione del D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 4, secondo il quale la domanda di mediazione si propone all'organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia, così stabilendo - sempre secondo il ricorrente - il principio della necessaria coincidenza tra la competenza territoriale dell'organismo conciliativo e quella dell'ufficio giudiziario dinanzi al quale portare la controversia.
All'istanza di regolamento di competenza ha resistito con memoria la s.p.a. F..
Prestandosi il ricorso ad essere trattato con il procedimento di cui all'art. 380 ter c.p.c., è stata fatta richiesta al Pubblico Ministero presso la Corte di formulare le sue conclusioni ed all'esito del loro deposito ne è stata fatta notificazione agli avvocati delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza della Corte.
Nelle sue conclusioni il Pubblico Ministero ha osservato quanto segue:
"Considerato che la tesi del ricorso non è suscettibile di essere accolta, per le seguenti ragioni:
A) la L. n. 249 del 1997, art. 1, (Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo), invocato dal ricorrente a presupposto della censura, nei suoi commi 11 e 12 così dispone:
"11. L'Autorità disciplina con propri provvedimenti le modalità per la soluzione non giurisdizionale delle controversie che possono insorgere fra utenti o categorie di utenti ed un soggetto autorizzato o destinatario di licenze oppure tra soggetti autorizzati o destinatari di Licenze tra loro. Per le predette controversie,individuate con provvedimenti dell'Autorità, non può proporsi ricorso in sede giurisdizionale fino a che non sia stato esperito un tentativo obbligatorio di conciliazione da ultimare entro tenta giorni dalla proposizione dell'istanza all'Autorità. A tal fine, i termini per agire in sede giurisdizionale sono sospesi fino alla scadenza del termine per la conclusione del procedimento di conciliazione.
12. I provvedimenti dell'Autorità definiscono le procedure relative ai criteri minimi adottati dalle istituzioni dell'Unione Europea per la regolamentazione delle procedure non giurisdizionali a tutela dei consumatori e degli utenti. I criteri individuati dall'Autorità nella definizione delle predette procedure costituiscono principi per la definizione delle controversie che le parti concordino di deferire ad arbitri";
Nella sua formulazione testuale, dunque, la disposizione della L. n. 249 del 1997, non solo nulla stabilisce in merito alla questione della competenza territoriale, limitandosi a prescrivere una condizione di proponibilità della domanda (Cass., n. 24334/2008;
peraltro non vincolante quanto all'organismo ivi indicato, nella fase di transizione, fino al funzionamento dei Comitati regionali per le comunicazioni: Cass. n. 14103/2011), ma si limita, per chiaro dettato, a regolare una fase pre-giurisdizionale (la "soluzione non giurisdizionale delle controversie"), senza interferire con la individuazione del giudice o con le regole di determinazione della competenza e dunque senza interessarsi della fase giudiziale successiva;
B) il D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 4, (Attuazione della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 60, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali), parallelamente invocato dal ricorrente in una sorta di combinato disposto con la norma di cui al punto che precede - nel testo, applicabile temporalmente, susseguente alle modifiche di cui al D.L. n. 69 del 2013, conv. dalla L. n. 98 del 2013, a decorrere peraltro non dall'8 settembre 2013, come afferma il ricorso, ma dal 20 settembre 2013, ossia trenta giorni dopo l'entrata in vigore della legge di conversione e cioè a partire dal 21 agosto 2013, giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale; cfr. art. 1, comma 3, della legge in discorso - a sua volta, stabilisce, per quanto qui rileva, nel comma 1: "Accesso alla mediazione. 1. La domanda di mediazione relativa alle controversie di cui all'articolo 2 è presentata mediante deposito di un'istanza presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia. In caso di più domande relative alla stessa controversia, la mediazione si svolge davanti all'organismo territorialmente competente presso il quale è stata presentata la prima domanda. Per determinare il tempo della domanda si ha riguardo alla data del deposito dell'istanza".
Le controversie di cui all'art. 2 del medesimo testo normativo, al quale la citata disposizione fa rinvio, sono così indirettamente definite: "Controversie oggetto di mediazione. 1. Chiunque può accedere alla mediazione per la conciliazione di una controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili, secondo le disposizioni del presente decreto. 2. Il presente decreto non preclude le negoziazioni volontarie e paritetiche relative alle controversie civili e commerciali, ne1 le procedure di reclamo previste dalle carte dei servizi".
Ma le controversie nelle quali è prevista la mediazione quale condizione di procedibilità sono definite nell'art. 5 dello stesso testo legislativo; esse, dopo la sentenza della Corte cost. n. 272/2012 e nel testo novellato dal citato D.L. n. 69 del 2013, conv. in L. n. 98 del 2013, sono, in base alla disposizione del comma 1 bis, così enumerate: "1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un'azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall'avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal D.Lgs. 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell'art. 128 bis, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale, (omissis)".
Si ricava da tali disposizioni la triplice conseguenza che:
1) la regolazione della mediazione obbligatoria - ovvero quale condizione di proponibilità della domanda - posta dal D.Lgs. n. 28/2010 non concerne, per materia, la controversia in esame;
2) la generica previsione della corrispondenza tra luogo di organismo di mediazione e giudice territorialmente competente a conoscere della controversia, indicata nel D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 4, per le cause non a mediazione obbligatoria, non può trovare applicazione nella controversia in esame, che, essendo regolata dalla L. n. 249 del 1997, secondo un modulo di conciliazione preventiva obbligatorio, presuppone che sussista il rapporto di condizionamento tra previo esperimento della fase pre-giudiziale e causa, rapporto che non è predicabile in base all'art. 2 invocato;
3) inoltre, ed in linea di principio è rilievo dirimente, la regola di corrispondenza tra luogo dell'organismo di conciliazione e luogo del giudice competente, regola sulla quale il ricorrente incentra la propria doglianza, deve essere rovesciata, poiché - anche secondo il tenore letterale della norma, che collega la localizzazione dell'organismo amministrativo al foro della controversia, non viceversa, e che dunque suppone come operazione preliminare la determinazione del giudice, da cui quella dell'organismo deriva – altrimenti si verificherebbe una distorsione delle regole processuali sulla competenza, sostanzialmente abrogate nell'intera materia in discorso e sostituite dal solo criterio di determinazione dell'organismo di conciliazione.
Il meccanismo legislativo postula che sia dapprima individuato il foro giudiziale, secondo le regole sottese a tale determinazione, e solo di riflesso sia individuato l'organismo cui accedere in fase conciliativa;
C) in connessione con il rilievo appena indicato, non si potrebbe fare leva sulla disciplina regolamentare - anche essa invocata nel ricorso - di cui alla delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 173/2007, e segnatamente dell'art. 4, rubricato "competenza per territorio", il quale prevede che "per determinare il Co.re.com. territorialmente competente per l'esperimento del tentativo di conciliazione di cui all'art. 2, si ha riguardo al luogo in cui è ubicata la postazione fissa ad uso dell'utente finale ovvero, negli altri casi, al domicilio indicato dall'utente al momento della conclusione del contratto o, in mancanza, alla sua residenza o sede legale", perchè tale delibera dell'Autorità garante non potrebbe in alcun caso incidere, tanto più in assenza di autorizzazione primaria, sulla fonte di livello legislativo e segnatamente sulle regole processuali in materia di competenza, riservate, per Costituzione, alla fonte legislativa (statale).
Sicché non potrebbe una fonte di livello regolamentare costituire valida disposizione costitutiva di quella "inderogabilità disposta espressamente dalla legge" alla quale ha riguardo l'art. 28 c.p.c. e che è dedotta dal ricorso a sostegno della impugnativa, quale (unica) ragione di superamento della clausola concordata.
Considerato che per le ragioni anzidette non può accogliersi l'unico motivo della censura mossa nei riguardi della declinatoria della competenza da parte del giudice di Roma, non essendo per il resto in discussione la validità della clausola di determinazione convenzionale che indica in quello di Milano il foro competente (e non essendo, peraltro, ex se inefficace quale condizione processuale di proponibilità l'avvenuto esperimento dell'istanza di conciliazione, ancorchè svolto dinanzi a un organismo incompetente)".
Sulla base delle riportate conclusioni il Pubblico Ministero ha concluso per il rigetto dell'istanza di regolamento di competenza.
Il Collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni del Pubblico Ministero, alle quali deve aggiungesi solo quanto segue.
Nella memoria parte ricorrente dissente da esse insistendo nella sua prospettazione secondo cui il disposto regolamentare dell'Autorità Garante avrebbe l'effetto di individuare, per il tramite dell'indicazione dell'organo competente a ricevere il procedimento di definizione alternativa della lite, anche la competenza territoriale.
Tale assunto si scontra in primo luogo contro il criterio esegetico che impone di leggere l'oggetto di disciplina come limitato all'individuazione della sede del detto procedimento e preclude qualsiasi lettura estensiva, in assenza di indici che la rivelino.
Inoltre, se anche l'esegesi suggerita dal ricorrente avesse una qualche legittimazione nel disposto normativo, si tratterebbe di esegesi che non si potrebbe preferire o che comunque si dovrebbe disattendere mediante il criterio della disapplicazione degli atti amministrativi illegittimi, perché una fonte regolamentare avrebbe preteso di derogare alla legge, cioè al codice di rito. E ciò in mancanza di una previsione di legge (nella L. n. 249 del 1997, o altrove) legittimante un simile effetto mediante la tecnica del c.d.
regolamento autorizzato a modificare disposizioni di legge, per il tramite dell'avallo di un fenomeno di c.d. delegificazione.
L'istanza di regolamento dev'essere, dunque, rigettata e dev'essere dichiarata la competenza del Tribunale di Milano, dinanzi al quale il giudizio sarà riassunto nel termine di ci all'art. 50 c.p.c., decorrente dalla comunicazione del deposito della presente.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo ai sensi del D.M. n. 55 del 2014.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis del citato art. 13.
La Corte dichiara la competenza del Tribunale di Milano. Fissa per la riassunzione il temine di cui all'art. 50 c.p.c., con decorso dalla comunicazione del deposito della presente.
Condanna il ricorrente alla rifusione alla resistente delle spese del giudizio di regolamento, liquidate in Euro millequattrocento, di cui duecento per esborsi, oltre spese generali ed accessori come per legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta Civile - 3, il 16 luglio 2015.
Etichette: competenza territoriale, Organismi di mediazione
43/15. D.lgs. 130/2015 in tema di ADR per i consumatori (Osservatorio Mediazione Civile n. 43/2015)
Il decreto legislativo 6 agosto 2015, n. 130, recante “Attuazione della direttiva 2013/11/UE sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE (direttiva sull'ADR per i consumatori)” è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 191 del 19-8-2015 (I).
Il d.lgs. n. 130 del 2015 ha modificato, tra l’altro, varie disposizioni del cd. Codice del consumo (d.lgs. n. 206 del 2005) e, in particolare, la disciplina di cui agli artt. 141 e ss. in tema di composizione extragiudiziale delle controversie nei rapporti tra consumatore e professionista.
Le nuove norme di cui al d.lgs. n. 130 del 2015 sono in vigore dal 3 settembre 2015.
(I) Si veda Direttiva 21 maggio 2013 n. 11 sull’ADR per i consumatori (Osservatorio Mediazione Civile n. 54/2013)
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 43/2015
Attuazione della direttiva 2013/11/UE sulla risoluzione alternativa
delle controversie dei consumatori, che modifica il regolamento (CE)
n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE (direttiva sull'ADR per i
consumatori).
Visto l'articolo 14, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Vista la direttiva 2013/11/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 maggio 2013, sulla risoluzione alternativa delle
controversie dei consumatori, che modifica il regolamento (CE) n.
2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE (direttiva sull'ADR per i
consumatori);
Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme generali
sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione
della normativa e delle politiche dell'Unione europea, ed in
particolare gli articoli 31 e 32;
Vista la legge 7 ottobre 2014, n. 154, recante delega al Governo
per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri
atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2013 -
secondo semestre - ed in particolare l'articolo 8, che introduce
principi e criteri direttivi specifici per il recepimento della
direttiva 2013/11/UE;
Visto il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive
modificazioni, recante il codice del consumo;
adottata nella riunione dell'8 maggio 2015;
riunione del 31 luglio 2015;
Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri
dell'economia e delle finanze, della giustizia e degli affari esteri
e della cooperazione internazionale;
Modifiche al Codice del consumo in attuazione della direttiva
2013/11/UE sulla risoluzione alternativa delle controversie dei
1. Alla parte V del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206,
recante Codice del consumo, il titolo II termina con l'articolo
140-bis e dopo il titolo II e' inserito il seguente: «TITOLO II-bis -
RISOLUZIONE EXTRAGIUDIZIALE DELLE CONTROVERSIE».
2. L'articolo 141 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206,
recante Codice del consumo, e' sostituito dal seguente:
«Art. 141 (Disposizioni generali: definizioni ed ambito di
applicazione). - 1. Ai fini del presente titolo, si intende per:
a) «consumatore»: la persona fisica, di cui all'articolo 3, comma
1, lettera a);
b) «professionista»: il soggetto, di cui all'articolo 3, comma 1,
lettera c);
c) «contratto di vendita»: il contratto di cui all'articolo 45,
comma 1, lettera e);
d) «contratto di servizi»: il contratto di cui all'articolo 45,
comma 1, lettera f);
e) «controversia nazionale»: una controversia relativa ad
obbligazioni contrattuali derivanti da un contratto di vendita o di
servizi, nell'ambito della quale il consumatore, quando ordina i beni
o i servizi, risiede nello stesso Stato membro dell'Unione europea in
cui e' stabilito il professionista;
f) «controversia transfrontaliera»: una controversia relativa ad
o i servizi, risiede in uno Stato membro dell'Unione europea diverso
da quello in cui e' stabilito il professionista;
g) «procedura ADR»: una procedura di risoluzione extragiudiziale
delle controversie conforme ai requisiti di cui al presente titolo ed
eseguita da un organismo ADR-Alternative Dispute Resolution;
h) «organismo ADR»: qualsiasi organismo, a prescindere dalla sua
denominazione, istituito su base permanente, che offre la risoluzione
di una controversia attraverso una procedura ADR ed e' iscritto
nell'elenco di cui all'articolo 141-decies;
i) «autorita' competente»: le autorita' indicate dall'articolo
141-octies;
l) «domanda»: la domanda presentata all'organismo per avviare la
procedura ADR;
m) «servizi non economici di interesse generale»: i servizi di
interesse generale che non sono prestati a fini economici, a
prescindere dalla forma giuridica sotto la quale tali servizi sono
prestati, e, in particolare i servizi prestati, senza corrispettivo
economico, da pubbliche amministrazioni o per conto delle stesse.
2. Ai fini del presente titolo il professionista si considera
a) se si tratta di una persona fisica, presso la sua sede di
attivita';
b) se si tratta di una societa' o di un'altra persona giuridica o
di un'associazione di persone fisiche o giuridiche, presso la sua
sede legale, la sua amministrazione centrale o la sua sede di
attivita', comprese le filiali, le agenzie o qualsiasi altra sede.
3. Ai fini del presente titolo, l'organismo ADR si considera
a) se e' gestito da una persona fisica, nel luogo in cui svolge le
attivita' ADR;
b) se e' gestito da una persona giuridica o da un'associazione di
persone fisiche o di persone giuridiche, nel luogo in cui tale
persona giuridica o associazione di persone fisiche o giuridiche
svolge le attivita' ADR o ha la sua sede legale;
c) se e' gestito da un'autorita' o da un altro ente pubblico, nel
luogo in cui tale autorita' o altro ente pubblico ha la propria sede.
4. Le disposizioni di cui al presente titolo, si applicano alle
procedure volontarie di composizione extragiudiziale per la
risoluzione, anche in via telematica, delle controversie nazionali e
transfrontaliere, tra consumatori e professionisti residenti e
stabiliti nell'Unione europea, nell'ambito delle quali l'organismo
ADR propone una soluzione o riunisce le parti al fine di agevolare
una soluzione amichevole e, in particolare, agli organismi di
mediazione per la trattazione degli affari in materia di consumo
iscritti nella sezione speciale di cui all'articolo 16, commi 2 e 4,
del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, e agli altri organismi
ADR istituiti o iscritti presso gli elenchi tenuti e vigilati dalle
autorita' di cui al comma 1, lettera i), previa la verifica della
sussistenza dei requisiti e della conformita' della propria
organizzazione e delle proprie procedure alle prescrizioni del
presente titolo. Le disposizioni di cui al presente titolo si
applicano, altresi', alle eventuali procedure, previste ai sensi del
comma 7, in cui l'organismo ADR adotta una decisione.
5. Le disposizioni di cui al presente titolo si applicano altresi'
alle procedure di conciliazione paritetica di cui all'articolo
141-ter.
6. Sono fatte salve le seguenti disposizioni che prevedono
l'obbligatorieta' delle procedure di risoluzione extragiudiziale
delle controversie:
a) articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo 4 marzo 2010,
n. 28, che disciplina i casi di condizione di procedibilita' con
riferimento alla mediazione finalizzata alla conciliazione delle
controversie civili e commerciali;
b) articolo 1, comma 11, della legge 31 luglio 1997, n. 249, che
prevede il tentativo obbligatorio di conciliazione nel settore delle
c) articolo 2, comma 24, lettera b), della legge 14 novembre 1995,
n. 481, che prevede il tentativo obbligatorio di conciliazione nelle
materie di competenza dell'Autorita' per l'energia elettrica, il gas
e il sistema idrico, e le cui modalita' di svolgimento sono
regolamentate dall'Autorita' per l'energia elettrica, il gas e il
sistema idrico con propri provvedimenti.
7. Le procedure svolte nei settori di competenza dell'Autorita' per
l'energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, della Banca
d'Italia, della Commissione nazionale per la societa' e la borsa e
dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni, ivi comprese
quelle che prevedono la partecipazione obbligatoria del
professionista, sono considerate procedure ADR ai sensi del presente
Codice, se rispettano i principi, le procedure e i requisiti delle
disposizioni di cui al presente titolo.
8. Le disposizioni di cui al presente titolo non si applicano:
a) alle procedure presso sistemi di trattamento dei reclami dei
consumatori gestiti dal professionista;
b) ai servizi non economici d'interesse generale;
c) alle controversie fra professionisti;
d) alla negoziazione diretta tra consumatore e professionista;
e) ai tentativi di conciliazione giudiziale per la composizione
della controversia nel corso di un procedimento giudiziario
riguardante la controversia stessa;
f) alle procedure avviate da un professionista nei confronti di un
g) ai servizi di assistenza sanitaria, prestati da professionisti
sanitari a pazienti, al fine di valutare, mantenere o ristabilire il
loro stato di salute, compresa la prescrizione, la somministrazione e
la fornitura di medicinali e dispositivi medici;
h) agli organismi pubblici di istruzione superiore o di formazione
9. Le disposizioni di cui al presente titolo non precludono il
funzionamento di eventuali organismi ADR istituiti nell'ambito delle
norme e provvedimenti, di cui ai commi 7 e 8, ed in cui i funzionari
pubblici sono incaricati delle controversie e considerati
rappresentanti sia degli interessi dei consumatori e sia degli
interessi dei professionisti.
10. Il consumatore non puo' essere privato in nessun caso del
diritto di adire il giudice competente qualunque sia l'esito della
procedura di composizione extragiudiziale.».
3. Dopo l'articolo 141 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n.
206, recante Codice del consumo, sono inseriti i seguenti:
«Art. 141-bis (Obblighi, facolta' e requisiti degli organismi ADR).
- 1. E' fatto obbligo agli organismi ADR di:
a) mantenere un sito web aggiornato che fornisca alle parti un
facile accesso alle informazioni concernenti il funzionamento della
procedura ADR e che consenta ai consumatori di presentare la domanda
e la documentazione di supporto necessaria in via telematica;
b) mettere a disposizione delle parti, su richiesta delle stesse,
le informazioni di cui alla lettera a), su un supporto durevole,
cosi' come definito dall'articolo 45, comma 1, lettera l);
c) consentire al consumatore la possibilita', ove applicabile, di
presentare la domanda anche in modalita' diverse da quella
d) consentire lo scambio di informazioni tra le parti per via
elettronica o, se applicabile, attraverso i servizi postali;
e) accettare sia le controversie nazionali sia quelle
transfrontaliere, comprese le controversie oggetto del regolamento
(UE) n. 524/2013, anche attraverso il ricorso a reti di organismi
f) adottare i provvedimenti necessari a garantire che il
trattamento dei dati personali avvenga nel rispetto delle regole di
cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e successive
2. Gli organismi ADR possono, salve le diverse prescrizioni
contenute in altre norme applicabili ovvero nelle deliberazioni delle
autorita' di regolazione di settore, mantenere e introdurre norme
procedurali che consentano loro di rifiutare il trattamento di una
determinata controversia per i seguenti motivi:
a) il consumatore non ha tentato di contattare il professionista
interessato per discutere il proprio reclamo ne' cercato, come primo
passo, di risolvere la questione direttamente con il professionista;
b) la controversia e' futile o temeraria;
c) la controversia e' in corso di esame o e' gia' stata esaminata
da un altro organismo ADR o da un organo giurisdizionale;
d) il valore della controversia e' inferiore o superiore a una
soglia monetaria prestabilita a un livello tale da non nuocere in
modo significativo all'accesso del consumatore al trattamento dei
reclami;
e) il consumatore non ha presentato la domanda all'organismo ADR
entro un limite di tempo prestabilito, che non deve essere inferiore
a un anno dalla data in cui il consumatore ha presentato il reclamo
al professionista;
f) il trattamento di questo tipo di controversia rischierebbe di
nuocere significativamente all'efficace funzionamento dell'organismo
3. Qualora, conformemente alle proprie norme procedurali, un
organismo ADR non e' in grado di prendere in considerazione una
controversia che gli e' stata presentata, tale organismo ADR fornisce
a entrambe le parti una spiegazione motivata delle ragioni della sua
decisione di non prendere in considerazione la controversia entro
ventuno giorni dal ricevimento del fascicolo della domanda. Tali
norme procedurali non devono nuocere in modo significativo
all'accesso da parte dei consumatori alle procedure ADR, compreso in
caso di controversie transfrontaliere.
4. E' fatto obbligo agli organismi ADR di prevedere e garantire che
le persone fisiche da essi incaricate della risoluzione delle
controversie siano:
a) in possesso delle conoscenze e delle competenze in materia di
risoluzione alternativa o giudiziale delle controversie dei
consumatori, inclusa una comprensione generale del diritto
provvedendo, se del caso, alla loro formazione;
b) nominate per un incarico di durata sufficiente a garantire
l'indipendenza dell'attivita' da svolgere, non potendo essere
sostituito o revocato nell'incarico senza una giusta causa;
c) non soggette ad istruzioni dell'una o dell'altra delle parti o
dei loro rappresentanti;
d) retribuite indipendentemente dall'esito della procedura.
5. E' fatto altresi' obbligo alle persone fisiche incaricate della
risoluzione delle controversie, di comunicare tempestivamente
all'organismo ADR tutte le circostanze, emerse durante l'intera
procedura ADR, idonee ad incidere sulla loro indipendenza e
imparzialita' o capaci di generare conflitti di interessi con l'una o
l'altra delle parti della controversia che sono chiamate a risolvere.
In tale ipotesi, se le parti non sono soddisfatte delle prestazioni o
del funzionamento della procedura medesima, l'organismo ADR deve:
a) sostituire la persona fisica interessata, affidando la
conduzione della procedura ADR ad altra persona fisica; o in mancanza
b) garantire che la persona fisica interessata si astenga dal
condurre la procedura ADR e, se possibile, proporre alle parti di
presentare la controversia ad un altro organismo ADR competente a
trattare la controversia; o in mancanza
c) consentire alla persona fisica interessata di continuare a
condurre la procedura solo se le parti, dopo essere state informate
delle circostanze e del loro diritto di opporsi, non hanno sollevato
6. Resta fermo il diritto delle parti di ritirarsi in qualsiasi
momento dalla procedura ADR, salvo quanto previsto dall'articolo
141-quater, comma 5, lettera a).
7. Nell'ipotesi prevista dal comma 5, qualora l'organismo ADR sia
costituito da una sola persona fisica, si applicano unicamente le
lettere b) e c) del medesimo comma.
8. Qualora le persone fisiche incaricate della procedura ADR siano
assunte o retribuite esclusivamente da un'organizzazione
professionale o da un'associazione di imprese di cui il
professionista e' membro, e' assicurato che, oltre ai requisiti del
presente titolo e quelli generali di cui ai commi 4 e 9, esse abbiano
a loro disposizione risorse di bilancio distinte e apposite che siano
sufficienti ad assolvere i loro compiti. Il presente comma non si
applica qualora le persone fisiche interessate facciano parte di un
organismo collegiale composto da un numero uguale di rappresentanti
dell'organizzazione professionale e dell'associazione di imprese da
cui sono assunte o retribuite e di una o piu' associazioni dei
consumatori e degli utenti di cui all'articolo 137.
9. E' fatto obbligo agli organismi ADR in cui le persone fisiche
incaricate della risoluzione delle controversie fanno parte di un
organismo collegiale, disporre che il collegio sia composto da un
numero uguale di rappresentanti degli interessi dei consumatori e di
rappresentanti degli interessi dei professionisti.
10. Se gli organismi ADR, ai fini del comma 4, lettera a), del
presente articolo, provvedono alla formazione delle persone fisiche
incaricate della risoluzione extragiudiziale delle controversie, le
autorita' competenti provvedono a monitorare i programmi di
formazione istituiti dagli organismi ADR in base alle informazioni
comunicate loro ai sensi dell'articolo 141-nonies, comma 4, lettera
g). I programmi di formazione possono essere promossi ed eseguiti
dalle stesse autorita' competenti, di cui all'articolo 141-octies.
Restano ferme le disposizioni in materia di formazione dei mediatori
di cui ai commi 4-bis, 5 e 6 dell'articolo 16 del decreto legislativo
4 marzo 2010, n. 28.
Art. 141-ter (Negoziazioni paritetiche). - 1. Le procedure svolte
dinanzi agli organismi ADR in cui parte delle persone fisiche
incaricate della risoluzione delle controversie sono assunte o
retribuite esclusivamente dal professionista o da un'organizzazione
professionista e' membro, sono considerate procedure ADR, ai sensi
del presente Codice, se, oltre all'osservanza delle disposizioni di
cui al presente titolo, rispettano i seguenti ulteriori requisiti
specifici di indipendenza e trasparenza:
a) le persone fisiche incaricate della risoluzione delle
controversie devono far parte di una commissione paritetica composta
da un numero uguale di rappresentanti delle associazioni dei
consumatori e degli utenti, di cui all'articolo 137, e di
rappresentanti del professionista, e sono nominate a seguito di una
procedura trasparente;
b) le persone fisiche incaricate della risoluzione delle
controversie devono ricevere un incarico di almeno tre anni per
garantire l'indipendenza della loro azione;
c) e' fatto obbligo al rappresentante delle associazioni dei
consumatori e degli utenti, di cui all'articolo 137, di non avere
alcun rapporto lavorativo con il professionista, con
un'organizzazione professionale o un'associazione di imprese di cui
il professionista sia membro, per l'intera durata dell'incarico e per
un periodo di tre anni decorrenti dalla cessazione del proprio
incarico nell'organismo ADR, ne' di avere contributi finanziari
diretti da parte degli stessi; gli eventuali contributi erogati dal
professionista o dall'organizzazione professionale o
dall'associazione di imprese di cui il professionista fa parte, quale
parziale rimborso all'associazione dei consumatori per gli oneri
sostenuti per prestare assistenza gratuita al consumatore nella
procedura ADR, devono essere erogati in modo trasparente,
informandone l'autorita' competente o secondo le procedure dalla
stessa stabilite;
d) e' fatto, altresi', obbligo al rappresentante del
professionista, se tale rapporto lavorativo non era gia' in corso al
momento di conferimento dell'incarico, di non avere alcun rapporto
lavorativo con il professionista, con un'organizzazione professionale
o un'associazione di imprese di cui il professionista sia membro, per
incarico nell'organismo ADR;
e) l'organismo di risoluzione delle controversie, ove non abbia
distinta soggettivita' giuridica rispetto al professionista o
all'organizzazione professionale o all'associazione di imprese di cui
il professionista fa parte, deve essere dotato di sufficiente
autonomia e di un organo paritetico di garanzia privo di collegamenti
gerarchici o funzionali con il professionista, deve essere
chiaramente separato dagli organismi operativi del professionista ed
avere a sua disposizione risorse finanziarie sufficienti, distinte
dal bilancio generale del professionista, per lo svolgimento dei suoi
compiti.
2. Rientrano nelle procedure di cui al comma 1 esclusivamente le
negoziazioni paritetiche disciplinate da protocolli di intesa
stipulati tra i professionisti o loro associazioni e un numero non
inferiore a un terzo delle associazioni dei consumatori e degli
utenti, di cui all'articolo 137, nonche' quelle disciplinate da
protocolli di intesa stipulati nel settore dei servizi pubblici
locali secondo i criteri a tal fine indicati nell'accordo sancito in
sede di Conferenza unificata Stato-regioni e Stato-citta' ed
autonomie locali del 26 settembre 2013, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 254 del 29 ottobre 2013.
Art. 141-quater (Trasparenza, efficacia, equita' e liberta'). - 1.
E' fatto obbligo agli organismi ADR, di rendere disponibili al
pubblico sui loro siti web, su supporto durevole su richiesta e in
qualsiasi altra modalita' funzionale al perseguimento delle finalita'
di trasparenza, efficacia, equita' e liberta', informazioni chiare e
facilmente comprensibili riguardanti:
a) le modalita' di contatto, l'indirizzo postale e quello di posta
b) il proprio inserimento nell'elenco di cui all'articolo
141-decies, secondo comma;
c) le persone fisiche incaricate della procedura ADR, i criteri
seguiti per il conferimento dell'incarico nonche' per la loro
successiva designazione e la durata del loro incarico;
d) la competenza, l'imparzialita' e l'indipendenza delle persone
fisiche incaricate della procedura ADR qualora siano assunte o
retribuite esclusivamente dal professionista;
e) l'eventuale appartenenza a reti di organismi ADR che agevolano
la risoluzione delle controversie transfrontaliere;
f) il settore di competenza specifica, incluso, eventualmente, il
limite di valore di competenza;
g) le norme che disciplinano la procedura di risoluzione
stragiudiziale della controversia per la quale l'organismo di ADR e'
stato iscritto e i motivi per cui l'organismo ADR puo' rifiutare di
trattare una determinata controversia ai sensi dell'articolo 141-bis,
h) le lingue nelle quali possono essere presentati i reclami
all'organismo ADR e secondo le quali si svolge la procedura ADR;
i) se l'organismo ADR risolve le controversie in base a
disposizioni giuridiche, considerazioni di equita', codici di
condotta o altri tipi di regole;
l) eventuali attivita' che le parti sono tenute a rispettare prima
di avviare la procedura ADR, incluso il tentativo di risoluzione
della controversia mediante negoziazione diretta con il
m) la possibilita' o meno per le parti di ritirarsi dalla
n) gli eventuali costi che le parti dovranno sostenere, comprese le
norme sulla ripartizione delle spese al termine della procedura;
o) la durata media della procedura ADR;
p) l'effetto giuridico dell'esito della procedura ADR;
q) l'esecutivita' della decisione ADR, nei casi eventualmente
previsti dalle norme vigenti.
2. E' fatto obbligo agli organismi ADR di rendere disponibili al
pubblico sui loro siti web, su un supporto durevole su richiesta e in
altra modalita' funzionale al perseguimento delle finalita' di
trasparenza, le relazioni annuali d'attivita'. Tali relazioni, con
riferimento alle controversie sia nazionali che transfrontaliere,
devono comprendere le seguenti informazioni:
a) numero di reclami ricevuti e tipologie di controversie cui si
riferiscono;
b) eventuali cause sistematiche o significative generatrici delle
controversie tra consumatori e professionisti; tali informazioni
possono essere accompagnate, se del caso, da raccomandazioni idonee
ad evitare o risolvere problematiche analoghe in futuro, a migliorare
le norme dei professionisti e ad agevolare lo scambio di informazioni
e di migliori prassi;
c) la percentuale di controversie che l'organismo ADR ha rifiutato
di trattare e la quota in percentuale dei tipi di motivo per i
rifiuti di cui all'articolo 141-bis, comma 2;
d) nel caso di procedure di cui dell'articolo 141-ter, le quote
percentuali di soluzioni proposte a favore del consumatore e a favore
del professionista, e di controversie risolte con una composizione
amichevole;
e) la quota percentuale delle procedure ADR interrotte e, se noti,
i motivi della loro interruzione;
f) il tempo medio necessario per la risoluzione delle controversie;
g) la percentuale di rispetto, se nota, degli esiti delle procedure
h) l'eventuale cooperazione con organismi ADR all'interno di reti
di organismi ADR che agevolano la risoluzione delle controversie
transfrontaliere.
3. Le procedure ADR devono rispettare le seguenti prescrizioni:
a) essere disponibili e facilmente accessibili online e offline per
entrambe le parti, a prescindere dalla loro ubicazione;
b) consentire la partecipazione alle parti senza obbligo di
assistenza legale; e' fatto sempre salvo il diritto delle parti di
ricorrere al parere di un soggetto indipendente o di essere
rappresentate o assistite da terzi in qualsiasi fase della procedura;
c) essere gratuite o disponibili a costi minimi per i consumatori;
d) l'organismo ADR che ha ricevuto una domanda da' alle parti
comunicazione dell'avvio della procedura relativa alla controversia
non appena riceve il fascicolo completo della domanda;
e) concludersi entro il termine di novanta giorni dalla data di
ricevimento del fascicolo completo della domanda da parte
dell'organismo ADR; in caso di controversie particolarmente
complesse, l'organismo ADR puo', a sua discrezione, prorogare il
termine fino a un massimo di novanta giorni; le parti devono essere
informate di tale proroga e del nuovo termine di conclusione della
4. Nell'ambito delle procedure ADR deve essere garantito altresi'
a) le parti abbiano la possibilita', entro un periodo di tempo
ragionevole di esprimere la loro opinione, di ottenere dall'organismo
ADR le argomentazioni, le prove, i documenti e i fatti presentati
dall'altra parte, salvo che la parte non abbia espressamente
richiesto che gli stessi debbano restare riservati, le eventuali
dichiarazioni rilasciate e opinioni espresse da esperti e di poter
esprimere osservazioni in merito;
b) le parti siano informate del fatto che non sono obbligate a
ricorrere a un avvocato o consulente legale, ma possono chiedere un
parere indipendente o essere rappresentate o assistite da terzi in
qualsiasi fase della procedura;
c) alle parti sia notificato l'esito della procedura ADR per
iscritto o su un supporto durevole, e sia data comunicazione dei
motivi sui quali e' fondato.
5. Nell'ipotesi di procedure ADR volte a risolvere la controversia
proponendo una soluzione, gli organismi ADR garantiscono che:
a) le parti abbiano la possibilita' di ritirarsi dalla procedura in
qualsiasi momento. Le parti sono informate di tale diritto prima
dell'avvio della procedura. Nel caso in cui e' previsto l'obbligo del
professionista di aderire alle procedure ADR, la facolta' di
ritirarsi dalla procedura spetta esclusivamente al consumatore;
b) le parti, prima di accettare o meno o di dare seguito a una
soluzione proposta, siano informate del fatto che:
1) hanno la scelta se accettare o seguire la soluzione proposta o
2) la partecipazione alla procedura non preclude la possibilita' di
chiedere un risarcimento attraverso un normale procedimento
giudiziario;
3) la soluzione proposta potrebbe essere diversa dal risultato che
potrebbe essere ottenuto con la decisione di un organo
giurisdizionale che applichi norme giuridiche;
c) le parti, prima di accettare o meno o di dare seguito a una
soluzione proposta, siano informate dell'effetto giuridico che da
cio' consegue;
d) le parti, prima di accogliere una soluzione proposta o
acconsentire a una soluzione amichevole, dispongano di un periodo di
riflessione ragionevole.
Art. 141-quinquies (Effetti della procedura ADR sui termini di
prescrizione e decadenza). - 1. Dalla data di ricevimento da parte
dell'organismo ADR, la relativa domanda produce sulla prescrizione
gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda
impedisce altresi' la decadenza per una sola volta.
2. Se la procedura ADR fallisce, i relativi termini di prescrizione
e decadenza iniziano a decorrere nuovamente dalla data della
comunicazione alle parti della mancata definizione della controversia
con modalita' che abbiano valore di conoscenza legale.
3. Sono fatte salve le disposizioni relative alla prescrizione e
alla decadenza contenute negli accordi internazionali di cui l'Italia
e' parte.
Art. 141-sexies (Informazioni e assistenza ai consumatori). - 1. I
professionisti stabiliti in Italia che si sono impegnati a ricorrere
ad uno o piu' organismi ADR per risolvere le controversie sorte con i
consumatori, sono obbligati ad informare questi ultimi in merito
all'organismo o agli organismi competenti per risolvere le
controversie sorte con i consumatori. Tali informazioni includono
l'indirizzo del sito web dell'organismo ADR pertinente o degli
organismi ADR pertinenti.
2. Le informazioni di cui al comma 1 devono essere fornite in modo
chiaro, comprensibile e facilmente accessibile sul sito web del
professionista, ove esista, e nelle condizioni generali applicabili
al contratto di vendita o di servizi stipulato tra il professionista
ed il consumatore.
3. Nel caso in cui non sia possibile risolvere una controversia tra
un consumatore e un professionista stabilito nel rispettivo
territorio in seguito a un reclamo presentato direttamente dal
consumatore al professionista, quest'ultimo fornisce al consumatore
le informazioni di cui al comma 1, precisando se intenda avvalersi
dei pertinenti organismi ADR per risolvere la controversia stessa.
Tali informazioni sono fornite su supporto cartaceo o su altro
supporto durevole.
4. E' fatta salva l'applicazione delle disposizioni relative
all'informazione dei consumatori sulle procedure di ricorso
extragiudiziale contenute in altri provvedimenti normativi.
5. Con riferimento all'accesso dei consumatori alle controversie
transfrontaliere, salvo quanto previsto dalla normativa di settore,
gli stessi possono rivolgersi al Centro nazionale della rete europea
per i consumatori (ECC-NET) per essere assistiti nell'accesso
all'organismo ADR che opera in un altro Stato membro ed e' competente
a trattare la loro controversia transfrontaliera. Il medesimo Centro
nazionale e' designato anche come punto di contatto ODR ai sensi
dell'articolo 7, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 524/2013 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2013, relativo alla
6. E' fatto obbligo agli organismi ADR e al Centro nazionale della
rete europea per i consumatori (ECC-NET) di rendere disponibile al
pubblico sui propri siti web, fornendo un link al sito della
Commissione europea, e laddove possibile su supporto durevole nei
propri locali, l'elenco degli organismi ADR elaborato e pubblicato
dalla Commissione ai sensi dell'articolo 20, paragrafo 4, della
direttiva 2013/11/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21
maggio 2013, sulla risoluzione alternativa delle controversie dei
7. L'elenco degli organismi ADR di cui al comma 6 e' posto a
disposizione delle associazioni di consumatori e delle associazioni
di categoria di professionisti che possono renderlo disponibile al
pubblico sui loro siti web o in qualsiasi altro modo esse ritengano
8. Sul sito istituzionale di ciascuna autorita' competente e'
assicurata la pubblicazione delle informazioni sulle modalita' di
accesso dei consumatori alle procedure ADR per risolvere le
controversie contemplate dal presente titolo.
9. Le autorita' competenti incoraggiano le associazioni dei
consumatori e degli utenti, di cui all'articolo 137, e le
organizzazioni professionali, a diffondere la conoscenza degli
organismi e delle procedure ADR e a promuovere l'adozione dell'ADR da
parte di professionisti e consumatori. Detti organismi sono altresi'
incoraggiati a fornire ai consumatori le informazioni relative agli
organismi ADR competenti quando ricevono i reclami dai consumatori.
Art. 141-septies (Cooperazione). - 1. Le autorita' competenti
assicurano la cooperazione tra gli organismi ADR nella risoluzione
delle controversie transfrontaliere e i regolari scambi con gli altri
Stati membri dell'Unione europea delle migliori prassi per quanto
concerne la risoluzione delle controversie transfrontaliere e
2. Se esiste una rete europea di organismi ADR che agevola la
risoluzione delle controversie transfrontaliere in un determinato
settore, le autorita' competenti incoraggiano ad associarsi a detta
rete gli organismi ADR che trattano le controversie di tale settore.
3. Le autorita' competenti incoraggiano la cooperazione tra
organismi ADR e autorita' nazionali preposte all'attuazione degli
atti giuridici dell'Unione sulla tutela dei consumatori. Tale
cooperazione comprende, in particolare, lo scambio di informazioni
sulle prassi vigenti in settori commerciali specifici nei confronti
delle quali i consumatori hanno ripetutamente presentato reclami. E'
incluso anche lo scambio di valutazioni tecniche e informazioni, se
gia' disponibili, da parte delle autorita' nazionali agli organismi
ADR che ne necessitano per il trattamento di singole controversie.
4. La cooperazione e lo scambio di informazioni di cui ai commi 1,
2 e 3 devono avvenire nel rispetto delle norme sulla protezione dei
dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
5. Sono fatte salve le disposizioni in materia di segreto
professionale e commerciale applicabili alle autorita' nazionali di
cui al comma 3. Gli organismi ADR sono sottoposti al segreto
d'ufficio e agli altri vincoli equivalenti di riservatezza previsti
Art. 141-octies (Autorita' competenti e punto di contatto unico). -
1. Per lo svolgimento delle funzioni di cui agli articoli 141-nonies
e 141-decies, sono designate le seguenti autorita' competenti:
a) Ministero della giustizia unitamente al Ministero dello sviluppo
economico, con riferimento al registro degli organismi di mediazione
relativo alla materia del consumo, di cui all'articolo 16, commi 2 e
4, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28;
b) Commissione nazionale per le societa' e la borsa (CONSOB), di
cui all'articolo 1 della legge 7 giugno 1974, n. 216, con riferimento
ai sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie
disciplinati ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo 8
ottobre 2007, n. 179, e dei regolamenti attuativi, e con oneri a
carico delle risorse di cui all'articolo 40, comma 3, della legge 23
dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni, nonche' dei
soggetti che si avvalgono delle procedure medesime;
c) Autorita' per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico
(AEEGSI), di cui all'articolo 2 della legge 14 novembre 1995, n. 481,
per il settore di competenza;
d) Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), di cui
all'articolo 1 della legge 31 luglio 1997, n. 249, per il settore di
e) Banca d'Italia, con riferimento ai sistemi di risoluzione
stragiudiziale delle controversie disciplinati ai sensi dell'articolo
128-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385;
f) altre autorita' amministrative indipendenti, di regolazione di
specifici settori, ove disciplinino specifiche procedure ADR secondo
le proprie competenze;
g) Ministero dello sviluppo economico, con riferimento alle
negoziazioni paritetiche di cui all'articolo 141-ter relative ai
settori non regolamentati o per i quali le relative autorita'
indipendenti di regolazione non applicano o non adottano specifiche
disposizioni, nonche' con riferimento agli organismi di conciliazione
istituiti ai sensi dell'articolo 2, comma 2, lettera g) e comma 4,
della legge 29 dicembre 1993, n. 580, limitatamente alle controversie
tra consumatori e professionisti, non rientranti nell'elenco di cui
alla lettera a).
2. Il Ministero dello sviluppo economico e' designato punto di
contatto unico con la Commissione europea.
3. Al fine di definire uniformita' di indirizzo nel compimento
delle funzioni delle autorita' competenti di cui al comma 1 e'
istituito presso il Ministero dello sviluppo economico un tavolo di
coordinamento e di indirizzo. Lo stesso e' composto da un
rappresentante per ciascuna autorita' competente. Al Ministero dello
sviluppo economico e' attribuito il compito di convocazione e di
raccordo. Al tavolo sono assegnati compiti di definizione degli
indirizzi relativi all'attivita' di iscrizione e di vigilanza delle
autorita' competenti, nonche' ai criteri generali di trasparenza e
imparzialita', e alla misura dell'indennita' dovuta per il servizio
prestato dagli organismi ADR. Ai componenti del predetto tavolo di
coordinamento ed indirizzo non spetta alcun compenso, gettone di
presenza o altro emolumento comunque denominato e a qualsiasi titolo
Art. 141-nonies (Informazioni da trasmettere alle autorita'
competenti da parte degli organismi di risoluzione delle
controversie). - 1. Gli organismi di risoluzione delle controversie
che intendono essere considerati organismi ADR ai sensi del presente
titolo e inseriti in elenco conformemente all'articolo 141-decies,
comma 2, devono presentare domanda di iscrizione alla rispettiva
autorita' competente, indicando:
a) il loro nome o denominazione, le informazioni di contatto e
l'indirizzo del sito web;
b) informazioni sulla loro struttura e sul loro finanziamento,
comprese le informazioni sulle persone fisiche incaricate della
risoluzione delle controversie, sulla loro retribuzione, sul loro
mandato e sul loro datore di lavoro;
c) le proprie norme procedurali;
d) le loro tariffe, se del caso;
e) la durata media delle procedure di risoluzione delle
controversie;
f) la lingua o le lingue in cui possono essere presentati i reclami
e in cui viene svolta la procedura di risoluzione delle controversie;
g) una dichiarazione sui tipi di controversie trattati mediante la
procedura di risoluzione delle controversie;
h) i motivi per cui un organismo di risoluzione delle controversie
puo' rifiutare il trattamento di una determinata controversia a norma
dell'articolo 141-bis, comma 2;
i) una dichiarazione motivata dell'organismo di possedere o meno i
requisiti di un organismo ADR che rientra nell'ambito d'applicazione
della presente direttiva, e di rispettare o meno i requisiti di
qualita' di cui al presente titolo.
2. Qualora le informazioni di cui alle lettere da a) ad h) del
comma 1 vengano modificate, gli organismi ADR informano senza indugio
l'autorita' competente in merito a tali modifiche.
3. Gli organismi di risoluzione delle controversie dinanzi ai quali
si svolgono le procedure di cui all'articolo 141-ter, oltre a
comunicare ai requisiti di cui al comma 1, devono altresi'
trasmettere le informazioni necessarie a valutare la loro conformita'
ai requisiti specifici aggiuntivi di indipendenza e di trasparenza di
cui al comma 1 dell'articolo 141-ter.
4. A far data dal secondo anno di iscrizione al relativo elenco,
con cadenza biennale, ogni organismo ADR trasmette alla rispettiva
autorita' competente informazioni concernenti:
a) il numero di reclami ricevuti ed i tipi di controversie alle
quali si riferiscono;
b) la quota percentuale delle procedure ADR interrotte prima di
raggiungere il risultato;
c) il tempo medio necessario per la risoluzione delle controversie
ricevute;
d) la percentuale di rispetto, se nota, degli esiti delle procedure
e) eventuali problematiche sistematiche o significative che si
verificano di frequente e causano controversie tra consumatori e
professionisti. Le informazioni comunicate al riguardo possono essere
accompagnate da raccomandazioni sul modo di evitare o risolvere
problematiche analoghe in futuro;
f) se del caso, una valutazione dell'efficacia della loro
cooperazione all'interno di reti di organismi ADR che agevolano la
risoluzione delle controversie transfrontaliere;
g) se prevista, la formazione fornita alle persone fisiche
incaricate delle risoluzioni delle controversie di cui all'articolo
141-bis, comma 4, lettera a);
h) la valutazione dell'efficacia della procedura ADR offerta
dall'organismo e di eventuali modi per migliorarla.
Art. 141-decies (Ruolo delle autorita' competenti). - 1. Presso
ciascuna autorita' competente e' istituito, rispettivamente con
decreto ministeriale o con provvedimenti interni, l'elenco degli
organismi ADR deputati a gestire le controversie nazionali e
transfrontaliere che rientrano nell'ambito di applicazione del
presente titolo e che rispettano i requisiti previsti. Ciascuna
autorita' competente definisce il procedimento per l'iscrizione e
verifica il rispetto dei requisiti di stabilita', efficienza,
imparzialita', nonche' il rispetto del principio di tendenziale non
onerosita', per il consumatore, del servizio.
2. Ogni autorita' competente provvede all'iscrizione, alla
sospensione e alla cancellazione degli iscritti e vigila sull'elenco
nonche' sui singoli organismi ADR.
3. Ciascuna autorita' competente sulla base di propri
provvedimenti, tiene l'elenco e disciplina le modalita' di iscrizione
degli organismi ADR. Tale elenco comprende:
a) il nome, le informazioni di contatto e i siti internet degli
organismi ADR di cui al comma 1;
b) le loro tariffe, se del caso;
c) la lingua o le lingue in cui possono essere presentati i reclami
e in cui e' svolta la procedura ADR;
d) i tipi di controversie contemplati dalla procedura ADR;
e) i settori e le categorie di controversie trattati da ciascun
organismo ADR;
f) se del caso, l'esigenza della presenza fisica delle parti o dei
loro rappresentanti, compresa una dichiarazione dell'organismo ADR
relativa alla possibilita' di svolgere la procedura ADR in forma
orale o scritta;
g) i motivi per cui un organismo ADR puo' rifiutare il trattamento
di una determinata controversia a norma dell'articolo 141-bis, comma
4. Se un organismo ADR non soddisfa piu' i requisiti di cui al
comma 1, l'autorita' competente interessata lo contatta per
segnalargli tale non conformita', invitandolo a ovviarvi
immediatamente. Se allo scadere di un termine di tre mesi l'organismo
ADR continua a non soddisfare i requisiti di cui al comma 1,
l'autorita' competente cancella l'organismo dall'elenco di cui al
comma 2. Detto elenco e' aggiornato senza indugio e le informazioni
pertinenti sono trasmesse al Ministero dello sviluppo economico quale
punto di contatto unico con la Commissione europea.
5. Ogni autorita' competente notifica senza indugio l'elenco di cui
ai commi 1 e 3, e ogni suo successivo aggiornamento, al Ministero
dello sviluppo economico quale punto di contatto unico con la
6. L'elenco e gli aggiornamenti di cui ai commi 2, 3 e 4 relativi
agli organismi ADR stabiliti nel territorio della Repubblica italiana
sono trasmessi alla Commissione europea dal Ministero dello sviluppo
economico quale punto di contatto unico.
7. Ogni autorita' competente mette a disposizione del pubblico
l'elenco consolidato degli organismi ADR, elaborato dalla Commissione
europea e notificato al Ministero dello sviluppo economico quale
punto di contatto unico, fornendo sul proprio sito internet un link
al pertinente sito internet della Commissione europea. Inoltre, ogni
autorita' competente mette a disposizione del pubblico tale elenco
consolidato su un supporto durevole.
8. Entro il 9 luglio 2018 e successivamente ogni quattro anni, il
Ministero dello sviluppo economico, quale punto di contatto unico,
con il contributo delle altre autorita' competenti, pubblica e
trasmette alla Commissione europea una relazione sullo sviluppo e sul
funzionamento di tutti gli organismi ADR stabiliti sul territorio
della Repubblica Italiana. In particolare, tale relazione:
a) identifica le migliori prassi degli organismi ADR;
b) sottolinea le insufficienze, comprovate da statistiche, che
ostacolano il funzionamento degli organismi ADR per le controversie
sia nazionali che transfrontaliere, se del caso;
c) elabora raccomandazioni su come migliorare l'efficacia e
l'efficienza del funzionamento degli organismi ADR, se del caso.».
4. All'articolo 139, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre
2005, n. 206, e successive modificazioni, alla fine della lettera b)
e della lettera b-bis), il punto e' sostituito dal punto e virgola e,
dopo la lettera b-bis), e' aggiunta la seguente:
«b-ter) regolamento (UE) n. 524/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 maggio 2013, sulla risoluzione delle controversie
online per i consumatori (regolamento sull'ODR per i consumatori).».
5. All'articolo 10, comma 1, all'articolo 16, comma 2, all'articolo
106, commi 1 e 2, all'articolo 107, comma 1, all'articolo 110, commi
1, 3, 4 e 5, all'articolo 136, commi 1 e 2, primo e secondo periodo,
all'articolo 137, commi 1, 2, 4 e 6, e all'articolo 140, comma 7, del
decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive
modificazioni, le parole: «delle attivita' produttive» sono
sostituite dalle seguenti: «dello sviluppo economico».
6. All'articolo 66 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n.
206, al comma 2 dopo le parole: «del presente capo», prima della
virgola, sono inserite le seguenti: «nonche' dell'articolo
141-sexies, commi 1, 2 e 3».
7. All'articolo 66 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n.
206, il comma 5 e' sostituito dal seguente:
«5. E' comunque fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario.
E' altresi' fatta salva la possibilita' di promuovere la risoluzione
extragiudiziale delle controversie inerenti al rapporto di consumo,
nelle materie di cui alle sezioni da I a IV del presente capo,
mediante il ricorso alle procedure di cui alla parte V, titolo
II-bis, del presente codice.».
8. All'articolo 66-quater, del decreto legislativo 6 settembre
2005, n. 206, il comma 3 e' sostituito dal seguente:
«3. Per la risoluzione delle controversie sorte dall'esatta
applicazione dei contratti disciplinati dalle disposizioni delle
sezioni da I a IV del presente capo e' possibile ricorrere alle
procedure di risoluzione extragiudiziale delle controversie, di cui
alla parte V, titolo II-bis, del presente codice.».
9. Al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, recante Codice
del consumo, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 33, comma 2, dopo la lettera v) sono aggiunte le
«v-bis) imporre al consumatore che voglia accedere ad una
procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie prevista
dal titolo II-bis della parte V, di rivolgersi esclusivamente ad
un'unica tipologia di organismi ADR o ad un unico organismo ADR;
v-ter) rendere eccessivamente difficile per il consumatore
l'esperimento della procedura di risoluzione extragiudiziale delle
controversie prevista dal titolo II-bis della parte V.».
Modifiche al decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179 - Istituzione
di procedure di conciliazione e arbitrato, sistema di indennizzo e
fondo di garanzia per i risparmiatori e gli investitori in attuazione
dell'articolo 27, commi 1 e 2, della legge 28 dicembre 2005, n. 262
1. Dopo il comma 5 dell'articolo 2 del decreto legislativo 8
ottobre 2007, n. 179, sono aggiunti i seguenti:
«5-bis. I soggetti nei cui confronti la CONSOB esercita la propria
attivita' di vigilanza, da individuarsi con il regolamento di cui al
comma 5-ter, devono aderire a sistemi di risoluzione stragiudiziale
delle controversie con gli investitori diversi dai clienti
professionali di cui all'articolo 6, commi 2-quinquies e 2-sexies di
cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. In caso di
mancata adesione, alle societa' e agli enti si applicano le sanzioni
di cui all'articolo 190, comma 1 del citato decreto legislativo n. 58
del 1998 e alle persone fisiche di cui all'articolo 18-bis del
predetto decreto legislativo n. 58 del 1998 si applicano le sanzioni
di cui all'articolo 190-ter del medesimo decreto legislativo.
5-ter. La CONSOB determina, con proprio regolamento, nel rispetto
dei principi, delle procedure e dei requisiti di cui alla parte V,
titolo II-bis del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e
successive modificazioni, i criteri di svolgimento delle procedure di
risoluzione delle controversie di cui al comma 5-bis nonche' i
criteri di composizione dell'organo decidente, in modo che risulti
assicurata l'imparzialita' dello stesso e la rappresentativita' dei
soggetti interessati. Alla copertura delle relative spese di
funzionamento si provvede, senza nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica, ai sensi dell'articolo 9, comma 2.».
2. All'articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo 4 marzo
2010, n. 28, le parole: «il procedimento di conciliazione previsto»
sono sostituite dalle seguenti: «i procedimenti previsti» e dopo le
parole: «n. 179,» sono inserite le seguenti: «e dai rispettivi
regolamenti di attuazione».
1. Le disposizioni del presente decreto, concernenti l'attuazione
del regolamento (UE) n. 524/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo alla risoluzione delle
controversie online dei consumatori, si applicano a decorrere dal 9
2. Il Ministero dello sviluppo economico comunica alla Commissione
europea alla data di entrata in vigore del presente decreto e
successivamente in occasione di qualsiasi cambiamento sopravvenuto in
relazione a tali dati:
a) il nome e le informazioni di contatto dell'organismo di cui
all'articolo 141-sexies, comma 5, del codice;
b) le autorita' competenti, incluso il punto unico di contatto,
di cui all'articolo 141-octies del codice;
c) il testo delle disposizioni di cui al presente decreto
legislativo e delle altre disposizioni essenziali di diritto interno
adottate nel settore disciplinato dal presente decreto legislativo.
3. Il Ministero dello sviluppo economico, quale punto di contatto
unico, comunica alla Commissione europea entro il 9 gennaio 2016 il
primo elenco di cui all'articolo 141-decies, comma 5, del codice.
1. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto
non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti
dal presente decreto con le risorse umane, finanziarie e strumentali
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