Source: http://www.agenzia.roma.it/home.cfm?nomepagina=leggi_sguardo&id=3892
Timestamp: 2020-02-18 06:23:50+00:00
Document Index: 19319939

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 9', 'art. 118', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 4']

La “Spending Review 2” e le società partecipate dagli Enti locali
Il Decreto Legge 6 luglio 2012, n. 95, così come modificato dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 135, ha introdotto ulteriori norme tese a limitare alcuni fenomeni “elusivi” effettuati attraverso le società partecipate. Rimandando alla lettura integrale degli articoli di più stretto interesse (artt. 4, 6 e 9), si evidenziano di seguito alcuni degli aspetti più importanti.
Le società “strumentali” degli Enti locali (controllo diretto o indiretto, fatturato 2011 da prestazione di servizi a favore di PA superiore al 90%) dovranno scegliere tra una serie di alternative: alienazione delle partecipazioni, piano di riorganizzazione delle partecipazioni, analisi di mercato all’AGCM, scioglimento della società, ovvero non assumere decisioni (art. 4).
Viene inoltre introdotto (art. 9 comma 6) il divieto per gli enti locali di istituire enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica, che esercitino una o più funzioni fondamentali e funzioni amministrative loro conferite ai sensi dell’art. 118 della Costituzione.
Gli Enti locali territoriali provvedono inoltre a sopprimere, accorpare e comunque ridurre di almeno il 20% gli oneri finanziari, nei confronti di enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica (con alcune eccezioni) che esercitino, anche in via strumentale, funzioni fondamentali della Costituzione o funzioni amministrative di spettanza degli Enti locali territoriali (art. 9 comma 1).
E’ poi necessario implementare un idoneo sistema informativo finalizzato a rilevare i rapporti finanziari tra l’ente proprietario e le società (vd. anche art. 6 comma 4).
L’affidamento diretto a società a capitale interamente pubblico può essere effettuato solo se (art. 4 comma 8) vengono soddisfatti i principi comunitari dell’in house providing e a condizione che il valore economico del servizio o dei beni oggetto di affidamento non sia superiore a 200.000 euro annui.