Source: http://www.divorzio.ch/contributo/rtid-i-2015/18cart-401-cpv-1-447-cpv-1-e-2-cc-39-lpma-8-ropma/
Timestamp: 2018-02-22 11:13:23+00:00
Document Index: 67886020

Matched Legal Cases: ['art. 401', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 38', 'art. 39', 'art. 23', 'art. 39', 'art. 401', 'art. 440', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 447', 'art. 447', 'art. 447', 'art. 235', 'art. 447', 'sentenza ', 'sentenza ']

18c Art. 401 cpv. 1, 447 cpv. 1 e 2 CC; 39 LPMA; 8 ROPMA - divorzio.ch
2.1. […] L’art. 401 CC prevede la possibilità per l’interessato di proporre all’autorità di protezione la designazione di una determinata persona quale curatore (cpv. 1); se l’interessato non gradisce quale curatore una data persona, per quanto possibile l’autorità gli dà soddisfazione (cpv. 2). L’autorità di protezione – pena la violazione del diritto di essere sentito – è tenuta ad attirare l’attenzione dell’interessato sulla sua possibilità di formulare una proposta e, se essa verrà formulata, ad esaminarla (STF del 3 dicembre 2013, inc. 5A_540/2013, consid. 3.1.2; sentenza CDP del 28 gennaio 2014, inc. 9.2013.286, consid. 4).
A livello cantonale, l’art. 37 LPMA legittima a chiedere l’adozione di misure di protezione a favore di una persona maggiorenne l’interessato, il coniuge, il partner registrato, i discendenti, i genitori, gli zii, i fratelli, i nipoti e il municipio del Comune di dimora abituale. AI sensi dell’art. 38 LPMA l’istanza, motivata, va presentata per iscritto all’autorità regionale di protezione con allegati i documenti disponibili e l’indicazione delle prove eventualmente da assumere. Giusta l’art. 39 LPMA, che concretizza il diritto di essere sentito, l’autorità regionale di protezione trasmette copia dell’istanza all’interessato (cpv. 1); se lo ritiene utile può fissargli un termine di 15 giorni per presentare osservazioni scritte, riservato il diritto di essere sentito personalmente (cpv. 2).
2.2. Nella fattispecie, la risoluzione impugnata scaturisce dalla segnalazione del 4 settembre 2013 di A.B. e H.B., menzionata esplicitamente nella decisione impugnata («preso atto della segnalazione 4 settembre 2013 della signora A.B., madre dell’interessato, con la quale si comunica dell’avvenuta partenza di X. dal domicilio e delle difficoltà di sostenerlo nella sua gestione personale») e mediante la quale viene chiesto all’Autorità di protezione un immediato intervento a tutela del figlio.
Dagli atti, tuttavia, non risulta che tale segnalazione sia mai stata trasmessa all’interessato, né prima dell’adozione della risoluzione contestata, né successivamente, dopo l’esplicita richiesta in tal senso del suo legale (cfr. doc. 7). L’Autorità di protezione non contesta tale circostanza, né adduce l’esistenza di interessi pubblici o privati prevalenti che giustifichino tale modo di procedere (cfr. art. 23 cpv. 5 LPMA). Tale modo di procedere contrasta la chiara norma di cui all’art. 39 cpv. 1 LPMA e viola il diritto di essere sentito di X.
Va inoltre sottolineato che una componente essenziale del diritto di essere sentito consiste nella facoltà di esprimersi sugli elementi pertinenti del caso prima che una decisione sia presa. Tale precetto non è stato rispettato in concreto, nella misura in cui X., senza alcuna precedente comunicazione, è stato convocato «per la presentazione della curatrice» (cfr. convocazione 17 settembre 2013). Una tale citazione rivela che l’Autorità di protezione, prima ancora di sentire l’interessato, ha già valutato le circostanze del caso e deciso che una curatela deve essere istituita. Per tacere del fatto che un tale modo di procedere svuota del suo senso l’audizione personale dell’interessato, che in materia di protezione dell’adulto – salvo circostanze particolari – è prescritta dalla legge anche per permettere all’Autorità di farsi un’opinione personale sullo stato della persona e sulla necessità della misura di protezione.
Ma il modo di agire dell’Autorità di protezione viola il diritto di essere sentito di X. anche sotto un altro aspetto. Come visto, l’art. 401 cpv. 1 CC e la relativa giurisprudenza sviluppata dall’Alta Corte sanciscono il diritto per l’interessato di proporre una sua persona di fiducia quale curatore prima che l’Autorità gliene designi uno, e l’obbligo per quest’ultima di attirare espressamente l’attenzione su questa facoltà (oltre che di vagliare seriamente, in seguito, tale proposta). Con la convocazione del 17 settembre 2013 l’Autorità di protezione dimostra invece di non voler permettere a X. di esercitare tale facoltà, avendo già individuato in C. – citata anch’ella all’udienza per essergli presentata – la persona da nominare quale sua curatrice, prima ancora di avere un qualsiasi contatto con l’interessato. Anche a tale riguardo, il diritto di essere sentito di X. non è dunque stato rispettato.
In considerazione di quanto sopra, e vista la natura formale del diritto di essere sentito, la decisione impugnata deve essere annullata. Il reclamo merita dunque accoglimento.
3. X. solleva ulteriori censure di tipo procedurale.
Secondo l’insorgente, nel caso concreto l’Autorità di protezione non ha «deliberato a numero completo dei suoi membri», la risoluzione oggetto del gravame essendo infatti «sottoscritta unicamente da Presidente e segretaria». Non trattandosi di una decisione cautelare, a suo avviso tale lacuna implica l’assoluta nullità della risoluzione (replica, punto 2.3, pag. 5).
3.1. La censura non merita accoglimento. L’Autorità di protezione deve effettivamente deliberare a numero completo, riservate le misure cautelari urgenti (art. 440 cpv. 2 CC; art. 10 cpv. 1 LPMA; v. anche art. 8 cpv. 1 Regolamento della legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto [ROPMA]). Da tale principio non si può comunque dedurre che le decisioni hanno validità unicamente se personalmente controfirmate da tutti i membri del collegio. La censura deve dunque essere respinta senza ulteriore disamina.
3.2. Occorre tuttavia evidenziare che la procedura che ha condotto all’adozione della decisione impugnata presenta delle anomalie.
Anzitutto, secondo quanto indicato sulla risoluzione, essa costituisce una «decisione in via di circolazione». Ora, ai sensi dell’art. 8 cpv. 2 ROPMA il presidente può decidere della deliberazione in via di circolazione eccetto per l’adozione, la revoca o la modifica di misure di protezione. Pertanto nel caso concreto, trattandosi dell’istituzione di una curatela, l’Autorità di protezione non poteva deliberare secondo tale modalità.
L’indicazione secondo cui la decisione (n. 454) è stata adottata in via di circolazione degli atti appare comunque in contrasto con l’esistenza di un «verbale della seduta telefonica» in cui l’Autorità di protezione, dopo discussione tra tutti i membri del collegio, decide l’istituzione della curatela in questione («dopo discussione, l’ARP decide: 1. In favore di X. è istituita una curatela di rappresentanza e gestione …»; trattasi sempre della decisione n. 454). Sembrerebbe quindi che, correttamente, la decisione sia stata presa mediante una deliberazione collegiale dell’Autorità di protezione e che l’indicazione «decisione in via di circolazione» costituisca un refuso (come anche l’indicazione di un’istanza datata 28 febbraio 2013, di cui non vi è traccia agli atti). In realtà, osservando il timbro apposto sul verbale in questione, emerge che la decisione impugnata non è stata adottata a seguito di quella discussione: la seduta telefonica in questione ha infatti avuto luogo il 10 ottobre 2013, ovvero sei giorni dopo l’emanazione della risoluzione impugnata, che risulta essere stata intimata già il 4 ottobre 2013 (cfr. timbro apposto in calce).
Un tale modo di procedere si rivela del tutto irrito e non permette di comprendere – né di controllare – l’esatto svolgimento della procedura. Esso non può essere avallato da questa Camera, che richiama dunque l’Autorità di protezione ad un maggior rigore formale.
Per inciso, si segnala inoltre che dal verbale dell’udienza di discussione del 2 ottobre 2013 non è dato di capire in che composizione sia stato sentito X., nella misura in cui – pur essendo stati indicati tutti i nominativi dei membri dell’Autorità sia nell’intestazione che in calce al verbale (senza l’indicazione «assenti scusati», cfr. ad esempio verbale incontro 18 novembre 2010) – né il membro permanente né il delegato risultano aver firmato alcuna pagina del verbale. Sebbene l’interessato non abbia il diritto di essere sentito dall’Autorità di protezione al completo (cfr. art. 447 cpv. 2 CC a contrario; Auer/Marti, Basler Kommentar, Erwachsenenschutz, ad art. 447 CC n. 16; Schmid, Erwachsenenschutz, Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 447 CC n. 7), il verbale deve comunque dar conto di quanto accaduto durante l’udienza e permettere di capire chi era presente (cfr. art. 235 CPC; v. anche Schmid, Erwachsenenschutz, Kommentar, ad art. 447 CC n. 6), ciò che non è invece il caso nella fattispecie.
4. Gli oneri processali seguono la soccombenza e sono dunque posti a carico dell’Autorità di protezione, che rifonderà a X. fr. 800.– a titolo di ripetibili.
Visto l’esito del reclamo e il diritto a ripetibili, la domanda di assistenza giudiziaria deve essere considerata priva di oggetto (cfr. STF del 18 luglio 2012, inc. 2C_182/2012, consid. 6.3; STF del 7 agosto 2009, inc. 5A_389/2009, consid. 7; sentenza CDP dell’11 marzo 2014, inc. 9.2013.175, consid. 6; sentenza CDP del 4 giugno 2014, inc. 9.2014.18, consid. 9).
← 17c	Art. 400 cpv. 1, 401 cpv. 2, 450 cpv. 2 n. 2, 450d cpv. 2 CC
19c	Art. 413 cpv. 2 CC →