Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-8162-del-29-03-2017
Timestamp: 2020-06-03 09:53:34+00:00
Document Index: 101475246

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 91', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 59', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 384', 'sentenza ', 'art. 380']

Sentenza Cassazione Civile n. 8162 del 29/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8162 del 29/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 29/03/2017, (ud. 02/03/2017, dep.29/03/2017), n. 8162
sul ricorso 8948/2016 proposto da:
Contenzioso, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. P. DA
PALESTRINA, 19, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA DI STITANI,
G.G., ROMA CAPITALE (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 20248/2015 del TRIBUNALE di ROMA, depositata
il 09/10/2015;
che con la sentenza impugnata il Tribunale di Roma, pronunciando sull’appello proposto da G.G. nei confronti di Equitalia Sud S.p.A. e di Roma Capitale avverso la sentenza del giudice di pace che aveva accolto l’opposizione avanzata dalla G. contro una cartella di pagamento per violazione C.d.S., compensando le spese di lite, ha accolto il gravame e confermato l’annullamento della cartella – ha condannato gli appellati in solido al pagamento delle spese dei due gradi di giudizio;
il ricorso è proposto con tre motivi;
gli intimati non si difendono;
che col primo motivo di ricorso si denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 10, 12, 24, 25, 26, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – inesistenza di un dovere di controllo sulla legittimità della iscrizione a ruolo in capo all’agente della riscossione: si censura la parte della sentenza che ha affermato l’esistenza di questo dovere (quale obbligo, da parte dell’agente, della verifica della legittimità del titolo esecutivo trasmesso dall’ente impositore), evidenziandosi come la formazione del ruolo è attività riservata all’ente impositore, mentre l’attività di riscossione inizia soltanto dal momento della consegna dei ruoli;
col secondo motivo si denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione del principio della soccombenza: si censura la sentenza perchè, ponendo le spese a carico solidale dell’agente della riscossione – malgrado l’opposizione fosse stata accolta per la mancata prova da parte di Roma Capitale della avvenuta notificazione dei verbali di accertamento della violazione al codice della strada – il giudice non avrebbe tenuto conto del detto principio, nonchè del criterio della causalità, del quale la soccombenza costituisce un’applicazione; si evidenzia come in casi analoghi a quello di specie, la Corte di Cassazione abbia escluso la soccombenza dell’agente della riscossione (Cass. ord. n. 12385/13, dichiaratamente disattesa dal giudice a quo);
col terzo motivo si denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 59, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – insussistenza di una responsabilità in capo all’agente della riscossione per omessa verifica del titolo trasmesso dall’ente impositore: si ripropongono, sotto altri aspetti, censure analoghe a quelle svolte col primo motivo;
il ricorso pone una questione analoga a quella già decisa con la sentenza di questa Corte n. 14125/16 e con la recente ordinanza n. 3101/17;
nel fare integrale rinvio alla motivazione di quest’ultima, si ribadisce qui il principio di diritto ivi affermato nei seguenti termini: “nella controversia con cui il debitore contesti l’esecuzione esattoriale, in suo danno minacciata o posta in essere, non integra ragione di esclusione della condanna alle spese di lite, nè – di per sè sola considerata – di compensazione delle stesse, nei confronti dell’agente della riscossione la circostanza che l’illegittimità dell’azione esecutiva sia da ascrivere all’ente creditore interessato; restano peraltro ferme, da un lato, la facoltà dell’agente di chiedere a quest’ultimo di manlevarlo anche dall’eventuale condanna alle spese in favore del debitore vittorioso e, dall’altro, la possibilità, per il giudice, di compensare le spese del debitore vittorioso nei confronti dell’agente della riscossione e condannare al pagamento delle spese del debitore vittorioso soltanto l’ente creditore interessato o impositore quando questo è presente in giudizio, ove sussistano i presupposti di cui all’art. 92 c.p.c., diversi ed ulteriori rispetto alla sola circostanza che l’opposizione sia stata accolta per ragioni riferibili all’ente creditore interessato o impositore”;
le ragioni poste a fondamento di questo principio, quali risultano dalla motivazione dell’ordinanza n. 3101/2017, inducono altresì a correggere, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., u.c., la motivazione della sentenza qui impugnata, nel senso di escludere che sussista una responsabilità dell’agente della riscossione per omesso controllo e/o verifica del titolo esecutivo o del ruolo esattoriale, ma che, ciononostante, debba rispondere delle spese del processo che la parte debitrice sia stata costretta ad intentare per sottrarsi all’azione esecutiva ingiusta;
le ragioni di questa conclusione, esposte nell’ordinanza da ultimo citata, consentono anche di superare le obiezioni mosse dalla ricorrente con la memoria depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.;
non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, poichè gli intimati non si sono difesi;