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Timestamp: 2018-06-24 04:10:45+00:00
Document Index: 145033178

Matched Legal Cases: ['art. 155', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 155', 'art. 317', 'art. 317', 'sentenza ', 'art. 709', 'art. 105', 'art. 148', 'sentenza ', 'e contrario', 'art. 336', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 709', 'sentenza ']

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LA LEGGE 54/06 E IL DDL 957
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1 LA LEGGE 54/06 E IL DDL 957 Avv. Katia Lanosa, Presidente AMI Emilia Romagna INTRO. La Legge 54/06 Avv. nota a tutti come la Legge sull affido condiviso, anche se più in generale è intervenuta a modificare le norme sostanziali e processuali che regolavano la separazione e il divorzio, è stata poi soggetta al vaglio di diversi disegni di legge tra cui il disegno di legge, DDL 957 presentato nella XVI legislatura volte ad ovviare a una interpretazione riduttiva della normativa che ne ha compromesso un'efficace e corretta applicazione dovuta in parte alle resistenze culturali che in Italia a differenza di altri paesi sono state frapposte al principio della bigenitorialità, in parte perché alcuni dei principi affermati dalla normativa si ponevano in contrasto con gli orientamenti giurisprudenziali maggioritari. Prima di esaminare in dettaglio le principali modifiche introdotte dal DDL 957 (in particolare per quanto riguarda il doppio domicilio, il mantenimento diretto, la posizione degli ascendenti, la PAS, gli istituti di educazione e la mediazione) e di soffermarmi sulla posizione dell Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani a riguardo che vi anticipo essere contraria a quasi tutto il disegno di legge e che è stata espressa in un apposito direttivo straordinario dell Associazione tenutosi a Roma il 30/10/2010, ritengo opportuno sottolineare che il principio in forza del quale i figli hanno diritto fin dalla nascita alla presenza, cura, assistenza ed educazione da parte dei due genitori sia già da tempo normativamente sancito e della cui positività nessuno discute; ciò di cui si discute è la reale effettività e applicazione di questi principi al momento della crisi coniugale. L AMI è da sempre schierata a favore della bigenitorialità nel senso che la paternità e la maternità devono essere poste sullo stesso piano senza discriminazioni di sorta. Si è genitori per sempre sia nella fase fisiologica che patologica di un matrimonio o di una convivenza more uxorio. La bigenitorialità è un valore insopprimibile della società e occorre far sì che l affido condiviso diventi un patrimonio sociale indiscusso e indiscutibile. E dimostrato infatti che quando viene a mancare una delle due figure genitoriali i figli ne risultano danneggiati e possono presentare varie patologie (possono subire ad esempio la sindrome da alienazione genitoriale di cui oggi si tratterà diffusamente). 1
2 Utile rammentare che il principio della bigenitorialità è stato affermato a livello internazionale, dapprima nella Carta Europea dei diritti fondamentali adottata il 7/12/2000 a Nizza, nella Convenzione adottata a Vilnius (Lituania) il 3/5/2003 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d Europa con l obiettivo di garantire il diritto del minore a mantenere contatti con entrambi i genitori. Negli ultimi anni molti paesi europei quali la Francia, la Germania, la Spagna hanno sensibilmente modificato il proprio diritto di famiglia dando o cercando di dare concreta applicazione al principio della bigenitorialità affermato dalla Convenzione di New York del La Francia ad esempio addirittura anticipando la Convenzione, nel 1987 è intervenuta sul proprio Codice Civile introducendo l affidamento congiunto come uno dei possibili regimi di affidamento dei figli nei casi di separazione e divorzio, e solo nel 1993 lo ha introdotto come forma di affidamento privilegiato. La Germania dove il Legislatore ha previsto il mantenimento della potestà genitoriale congiunta con una Legge 16/12/97 entrata in vigore nel 1998 sia nel caso di divorzio che di cessazione della convivenza di una famiglia di fatto. In Spagna dove da poco è stata approvata la nuova legge sul divorzio che elimina la necessità preventiva di una separazione e che non richiede la necessità di un giudizio, se non su richiesta delle parti con conseguente abbreviazione dei tempi di soluzione della controversia (tra i 4 e i sei mesi) e conseguente riduzione dei conflitti relativi ai figli; qui l affidamento congiunto è uno dei tipi di affidamento e può essere imposto dal giudice alle parti. In Italia, la Legge 54/06 ha sancito il principio in forza del quale in tema di affidamento dei figli minori, l affido condiviso è la regola, mentre quello esclusivo è l eccezione: l art. 155 c.c. come novellato dalla 54 infatti dopo aver affermato il diritto dei figli anche in caso di separazione a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con i due genitori, a conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, afferma altresì che il Giudice dovrà all atto del provvedimento di separazione, assumere tutti i provvedimenti necessari a realizzare questa finalità nel solo e unico interesse della prole. Demandando così al Giudice il compito di valutare in sede di separazione e decidere su ogni questione che i genitori gli prospettino come irrisolta quali ad es. tempi di permanenza, modalità di spostamento ecc. E l art. 155 bis prevede che il Giudice può disporre l affidamento dei fgli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l affidamento all altro sia contrario all interesse del minore. In Italia La Legge tuttavia non ha avuto molto successo, difettando di applicazione pratica si è rivelata essere una sorta di contenitore vuoto che ha scontentato anche coloro che la avevano voluta e che oggi sono insoddisfatti e attribuiscono la propria insoddisfazione per lo più all interpretazione che della stessa legge ha dato la giurisprudenza. Si è sostenuto infatti, con una sorta di sillogismo giuridico, che l affido condiviso è null altro che il congiunto cambiato di nome in particolare attraverso l introduzione della figura del genitore convivente o collocatario di origine esclusivamente giurisprudenziale; che l affidamento congiunto non poteva essere stabilito se non erano rispettati tre prerequisiti essenziali: 1) bassa conflittualità, 2) figli grandicelli, 3) minima distanza tra le abitazioni; ergo neppure l affidamento condiviso poteva concedersi in assenza dei medesimi pre-requisiti. Questa posizione definita, in particolare dagli estensori del disegno di legge 957 metagiuridica, è stata all inizio largamente condivisa condizionando fortemente la giurisprudenza del primo periodo di applicazione. 2
3 L affidamento condiviso infatti aveva ribaltato la scala di priorità adottata per decenni dai tribunali italiani, ove si era abituati a considerare l affidamento a un solo genitore come la forma da privilegiare, perchè più adatta si diceva a limitare i danni che i figli subiscono dalla separazione dei genitori: adatta ad esempio a contenere la conflittualità. Trattasi di un concetto discutibilissimo perché si afferma: sembra logico ritenere, al contrario, che sia proprio l affidamento esclusivo a non poter essere stabilito quando il conflitto è acceso, poichè prevede che le decisioni del quotidiano siano assunte dal genitore affidatario anche quando i figli si trovano presso l altro: nulla di più provocatorio e intrinsecamente adatto a creare rancori, è stato detto anche dove non ve ne fossero. Dopo varie sentenze anticipatrici delle Corti di Merito, tra cui si ricorda Tribunale di Ascoli Piceno 13/3/06, la Corte di Appello di Bologna decreto 17/5/06 laddove si sostiene che in tema di affidamento della prole, la scelta operata dal Legislatore a favore dell affidamento condiviso non consente di ritenere la conflittualità tra i genitori elemento sufficiente, di per sé solo a disporre l affidamento esclusivo, Tribunale di Catania 1/6/2006, la Cassazione ha definitivamente spazzato via l impedimento della conflittualità con la sentenza n del 18/6/08. La Corte investita del ricorso proposto da un marito avverso una sentenza della Corte di Napoli in data 11/4/07 (che, confermando quella emessa dal Tribunale tra i due coniugi, addebitava la responsabilità del fallimento del matrimonio al marito) affidava il figlio alla moglie ed assegnava, alla stessa la casa coniugale, determinando un assegno per la moglie e il figlio osservava che non avendo il Legislatore ritenuto di tipizzare le circostanze ostative all affidamento condiviso, la loro individuazione resta rimessa alla decisione del Giudice nel caso concreto da adottarsi con provvedimento motivato, con riferimento alla peculiarità della fattispecie che giustifichi, in via d eccezione; l affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi comunque precluso, di per sé dalla mera conflittualità esistente tra i coniugi, poiché avrebbe altrimenti una applicazione, evidentemente, solo residuale, finendo di fatto con il coincidere con il vecchio affidamento congiunto. Occorre viceversa, perché possa derogarsi alla regola dell affidamento condiviso, che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale, appunto, da rendere quell affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come nel caso, ad esempio, di una sua anomala condizione di vita, di insanabile contrasto con il figlio, di obiettiva lontananza ). Per cui l esclusione della modalità di affidamento esclusivo dovrà risultare sorretta da una motivazione non più solo in senso positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potestà genitoriale e sulla non rispondenza, quindi, all interesse del figlio dell adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento. Sempre in merito alla questione dell affidamento esclusivo, vorrei ricordare due pronunce della giurisprudenza di merito in tema di omosessualità: in particolare il Tribunale di Bologna il 15/7/08 interviene a chiarire una questione assai dibattuta, affermando che il semplice fatto che uno dei due genitori sia omosessuale non giustifica e non consente di motivare - la scelta restrittiva dell affidamento esclusivo della figlia minore di genitore omosessuale. L altra pronuncia di 3
4 merito, recentissima è del Tribunale di Nicosia (Enna - dicembre 2010) che ribadisce il principio secondo cui l omosessualità non è sinonimo di inadeguatezza genitoriale o ragione per non applicare la regola dell affidamento condiviso dei figli. DDL 957 Il Disegno di legge n.957 del senatore Giuseppe Valentino, del compianto Presidente Cossiga e di altri senatori, è una delle tante proposte di legge, come ho detto in principio, volte ad ovviare all interpretazione riduttiva che è stata fatta della legge 54/06. Ma venendo ora nel dettaglio alle modifiche introdotte dal disegno di legge, troviamo che già l art. 1 contiene la piena affermazione del principio per cui l affidamento condiviso è la regola stabilendo che i figli devono: in particolare il DDL modifica l art. 155 come segue: a) al primo comma, dopo le parole: «ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi i genitori» sono inserite le seguenti: «pariteticamente, salvi i casi di impossibilità materiale,»; e che b) il secondo comma è sostituito dal seguente: «Per realizzare la finalità di cui al primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi dispone che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori, salvo quanto stabilito all articolo 155- bis. L età dei figli, la distanza tra le abitazioni dei genitori e il tenore dei loro rapporti non rilevano ai fini del rispetto del diritto dei minori all affidamento condiviso, ma solo sulle relative modalità` di attuazione. Determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, stabilendone il domicilio presso entrambi, salvi accordi diversi dei genitori, e tenendo conto della capacità di ciascun genitore di rispettare la figura e il ruolo dell altro. Fissa altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all istruzione e all educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole con esclusivo riferimento all interesse morale e materiale di essa.»; I motivi quindi non diretta mente attribuibili al genitore da escludere, ma esterni, come la reciproca conflittualità, l età dei figli o la distanza tra le abitazioni non rilevano ai fini dell affidamento condiviso. Prevede che il domicilio venga stabilito presso entrambi i genitori; si preoccupa poi di rendere effettivo il diritto dei figli a mantenere rapporti significativi con i due ambiti parentali al completo, precisando però che nei casi di affidamento esclusivo la potestà deve essere esercitata solo dal genitore affidatario. DOPPIO DOMICILIO La proposta di introdurre in Italia il doppio domicilio salvo diversi accordi dei genitori, è stata ritenuta dagli estensori della Legge assolutamente ragionevole in quanto, si è detto, perfettamente conforme alla tendenza in uso negli altri paesi del mondo occidentale ad es. in Belgio dove è stato introdotto e privilegiato addirittura l affidamento paritetico con la legge 18/7/06 basata sulla doppia residenza, ispirata agli stessi concetti della legge francese del 2002 (305 del 4/3/02) sulla residenza alternata, ma più avanzata di questa, poiché prevede in più che i tempi di permanenza presso i due genitori siano pressoché uguali. In Italia si è sostenuto spesso in sede giurisprudenziale che il bilanciamento dei tempi di permanenza del figlio presso le due abitazioni dei genitori avrebbe condotto l affidamento condiviso a coincidere con quello alternato e che quest ultimo sarebbe stato messo al bando «dagli psicologi» per i gravi scompensi che produrrebbe nei figli. Gli estensori della proposta di legge ritengono invece che vi siano numerosi e inconfutabili vantaggi con la residenza alternata e che la scelta della residenza 4
5 declassata a livello di atto amministrativo, lascia l opzione di scelta, appunto, ai genitori, in grado di utilizzare una gamma completa di considerazioni. A volte ad es. può essere utile al figlio avere residenza anagrafica in un certo quartiere per potersi iscrivere in un certo istituto. Se invece manca l accordo come per le decisioni più importanti come l educazione religiosa o il tipo di studi, si torna dal giudice che nel caso della residenza si limiterà, in generale ma non obbligatoriamente, a seguire un criterio quantitativo. Se ha stabilito che il figlio trascorra 5 giorni su 7 con un genitore, presso quello stabilirà la residenza. E se, è stato detto una prevalenza temporale abitativa proprio ci deve essere, si può adottare il criterio in uso nei paesi anglosassoni, ossia preferire per la collocazione prevalente il genitore meglio disposto a rispettare il ruolo e la figura dell altro. Noi dell AMI in un direttivo straordinario tenutosi a Roma il 30/10/10 abbiamo espresso a maggioranza la nostra contrarietà alla proposta di legge sul doppio domicilio sottolineando la necessità di rispettare abitudini e habitat del minore in una logica non adultocentrica ma di tutela dell effettivo interesse dei minori. I RAPPORTI SIGNIFICATIVI DEL MINORE CON ASCENDENTI E PARENTI Riguardo a tale aspetto, appare utile ricordare che la relativa tematica da molto tempo aveva dato luogo a richieste avanzate da parte degli ascendenti non solo nelle ipotesi di crisi coniugale, ma, molto di frequente nelle ipotesi in cui, a seguito della morte di uno dei genitori, l altro pretendeva di interrompere i rapporti esistenti tra i minori e gli ascendenti del genitore deceduto, o ancora in tutti quei casi in cui un genitore si oppone alla prosecuzione dei rapporti tra i propri figli ed i nonni. Il Disegno di legge all articolo 1 lettera c) riconosce agli ascendenti la facoltà di chiedere al giudice che sia riconosciuta e disciplinata la propria possibilità di contatto con i minori.» La lettera c) si preoccupa di rendere effettivo il diritto dei figli a mantenere rapporti significativi con i due ambiti parentali al completo, ovviando al problema di una lettura dell articolato che sembrava voler riservare ai nipoti la possibilità di tutelare il loro rapporto con i nonni a condizione di essere loro stessi ad attivarsi; cosa a dir poco problematica, visto che manca loro la capacità di agire, nonchè le risorse economiche per farlo. Riguardo alla facoltà degli ascendenti di agire in un giudizio di separazione e divorzio, si pone innanzitutto un problema di coordinamento della norma con un altro disegno di legge presentato nella XVI legislatura il n.1345 dei senatori Pontone e Mugnai che regolamenta il diritto di visita dei nonni aggiungendo dopo l art. 317 bis del c.c. l art. 317 ter c.c. che attribuisce legittimazione attiva ai nonni con competenza del Trib. ordinario in presenza di un giudizio di separazione e competenze del Trib. dei minorenni in assenza di crisi coniugale. Oltre a questo problema di coordinamento, Noi abbiamo evidenziato l infelice formulazione della norma, poco chiara, sulle modalità di esercizio del diritto dei nonni e sui tempi di intervento degli stessi, riteniamo che i nonni possano agire con ricorso al Tribunale per i Minorenni, previa estensione al relativo procedimento delle garanzie processuali presenti nel giudizio di separazione adottando cioè le prassi già esistenti nel giudizio di separazione con estensione delle relative garanzie processuali. Inammissibile è l intervento dei nonni in giudizio di separazione. Ciò conformemente a quanto ritenuto sia dalla dottrina che dalla giurisprudenza che 5
6 riconoscono ai minori un diritto soggettivo alle relazioni affettive con le famiglie di origine, ma poi precisano che né i nonni, né altri parenti abbiano ottenuto il riconoscimento di litisconsorti necessari. Tale affermazione trova la propria ratio nel giusto e condivisibile timore di trovarsi di fronte ad un procedimento di separazione o divorzio a cui possano partecipare altre parti processuali, circostanza che certo non è apprezzabile sotto nessun profilo né tecnico-giuridico, né socio-culturale. Analogamente si sono espresse le Corti di merito (tranne una pronuncia isolata) e la stessa Suprema Corte che con la sentenza della I Sezione civile 16/10/2009 n ha ritenuto che non può essere ammesso l intervento ad adiuvandum dei nonni del minore non essendo configurabile un interesse proprio all attuazione di un diritto del minore che non è parte del giudizio di separazione; ciò anche alla luce dell art. 709 ter c.p.c. che fa riferimento, nel disciplinare la soluzione delle controversie in sede di separazione o di divorzio in ordine all esercizio della potestà genitoriale o delle modalità di affidamento, alle controversie insorte tra i genitori i quali restano gli unici soggetti a cui è affidata la legittimazione sostitutiva all esercizio dei diritti dei minori. Tuttavia come avvocati non dobbiamo dimenticarci il rispetto delle norme del nostro ordinamento e soprattutto delle disposizioni di carattere generale; alla luce di questi dati si dovrebbe riconoscere 1) Ai nonni la possibilità di fare un intervento nel giudizio di separazione o di divorzio a tutela del proprio diritto ex art. 105/1 c.p.c. che dispone ciascuno può intervenire in un processo tra altre persone per far valere in confronto di tutte le parti o di alcune di esse, un diritto relativo all oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo medesimo. 2) Il modo in cui la giurisprudenza ha interpretato questo articolo nel senso di considerare che il terzo interveniente debba essere titolare non di un generico interesse di fatto bensì di un interesse giuridicamente qualificato e quindi il terzo potrà intervenire se la soluzione di quella vertenza originaria potrebbe compromettere un proprio diritto e quindi l intervento è giustificato dalla necessità di impedire che in quel giudizio possano realizzarsi conseguenze dannose per gli intervenienti. 3) Il riconoscimento che se i minori sono per effetto della legge 54/06 titolari di un diritto soggettivo alle relazioni con gli ascendenti, avranno anche il dovere corrispondente per la reciprocità e corrispondenza delle situazioni di diritto-dovere (ai nonni dovrà essere riconosciuto analogo diritto-dovere). Il nostro ordinamento all art. 148 ha già ipotizzato un dovere in capo agli ascendenti laddove afferma che quando i genitori non hanno i mezzi sufficienti, gli altri ascendenti legittimi o naturali, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. A parte una pronuncia isolata della giurisprudenza di merito favorevole all intervento volontario dei nonni (mi riferisco al Tribunale di Firenze con sentenza 22/4/2006: gli ascendenti sono legittimati all intervento adesivo per sostenere le ragioni del genitore che intenda attuare il diritto del figlio a conservare con gli stessi significativi rapporti) nei giudizi di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di segno nettamente contrario sono le altre Corti di Merito (Tribunale di Bari 27/1/2009 che ha ritenuto inammissibile l intervento adesivo dei nonni nel procedimento di separazione personale tra i coniugi in quanto dall individuazione dell oggetto del giudizio e dalla regola della legittimazione esclusiva ad agire dei coniugi, deriva che non esistono diritti relativi all oggetto o dipendenti dal titolo dedotto nel processo di separazione, né interesse a sostenere le ragioni di una delle parti che possano legittimare l intervento dei terzi. L aspirazione dei nonni ad avere rapporti con i nipoti riceve una tutela indiretta, mediante il riconoscimento della legittimazione ex art. 336 c.c. a sollecitare il controllo giudiziario sull esercizio della potestà dei genitori da parte del Tribunale per i Minorenni; ordinanza 4/4/2008 Tribunale di Catania, App. Catania 23/7/2008 n. 947, Tribunale di Reggio Emilia 17/5/2007 (tutte orientate nel senso di negare legittimazione attiva ai nonni spettando questa solo ai genitori dei figli minori). La Cassazione a Sezioni Unite 21/10/2009 n afferma che il minore non è parte in senso processuale ma sostanziale (vd. Marino pag. 24 e ss). MANTENIMENTO DIRETTO e) il quarto comma è sostituito dai seguenti: «Salvo accordi diversi delle parti, ciascuno dei genitori provvede in forma diretta e per capitoli di spesa al mantenimento dei figli in misura proporzionale alle proprie risorse economiche. Le modalità sono concordate 6
7 direttamente dai genitori o, in caso di disaccordo, sono stabilite dal giudice. Il costo dei figli è valutato tenendo conto: 1) delle attuali esigenze del figlio; 2) delle attuali risorse economiche complessive dei genitori. Quale contributo diretto il giudice valuta anche la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. Ove necessario al fine di realizzare il suddetto principio di proporzionalità, il giudice può stabilire la corresponsione di un assegno perequativo periodico. L assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT, in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice. Qualora un genitore venga meno, comprovatamente, al dovere di provvedere alle necessità del figlio nella forma diretta per la parte di sua spettanza, il giudice stabilisce, a domanda, che provveda mediante assegno da versare all altro genitore.»; La lettera e) rende del tutto inequivoca, e quindi ineludibile, la prescrizione a favore del mantenimento diretto, che dovrà essere stabilito ogniqualvolta sia chiesto, anche da un genitore solo. Inoltre, riduce l elenco dei parametri di cui il giudice deve tenere conto per fissare un eventuale assegno limitandoli alle attuali esigenze del figlio e alle attuali risorse economiche complessive dei genitori mescolando ciò che serve a stabilire il costo totale del figlio con quanto serve a scalare dall assegno perequativo, se stabilito, forme dirette di contribuzione (come i compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore). Elimina il parametro relativo al tenore di vita antecedente la separazione e stabilisce, infine, che in caso di trascuratezza da parte di uno dei genitori questi perda la possibilità del mantenimento diretto e sia obbligato a versare un assegno all altro. Riguardo al mantenimento diretto, Noi ci siamo espressi negativamente, siamo invece favorevoli all assegno di mantenimento con previsione di rendicontazione periodica e specificazione delle voci coperte dall assegno stabilito. Siamo inoltre contrari all erogazione di assegni omnicomprensivi con riferimento alle spese straordinarie così come siamo contrari all abolizione del riferimento al tenore di vita in precedenza goduto dal minore nella determinazione del quantum dell assegno. In relazione al mantenimento del figlio maggiorenne, concordiamo invece in ordine al mantenimento diretto in automatico dal momento del raggiungimento della maggiore età (art. 4 DDL 957). Confortati anche dalle recenti pronunce della Cassazione nn. 6197/05 e 1607/07 e ancora la sentenza emessa il 4/5/09 n dalla prima sezione civile della Cassazione con cui si chiarisce come i diversi criteri fissati dall art. 155, IV comma n.1 c.c. (le attuali esigenze del figlio, 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori, 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore, 4) le risorse economiche di entrambi i genitori, 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore) siano da esaminare tutti in relazione alle necessità del figlio e come il riferimento ad uno solo di essi sia illegittimo. Nella determinazione dunque dell assegno perequativo occorre tener conto di tutti i parametri previsti dall articolo 155 come modificato dalla legge 54/06; la stessa Cassazione poi con una recentissima sentenza la n del 29/9/10, (ha detto si al mantenimento indiretto anche in presenza di figli naturali) chiamata a pronunciarsi in tema di mantenimento di figli naturali, ha affermato, come previsto dalla legge, che il 7
8 genitore non collocatario del minore deve versare una somma proporzionale ai tempi di affidamento, gestita dall'altro genitore, che paga le spese correnti. Insomma, non va dimenticato che la regola generale - anche per i figli naturali - è sempre quella che ogni genitore provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al suo reddito. Ciò deriva direttamente dall'articolo 155 cc, novellato dalla legge 54/2006 sull'affido condiviso, che stabilisce l'opportunità di fissare un assegno periodico nel caso di collocamento prevalente del figlio presso un genitore. L'obbligo di versamento grava su chi non è collocatario del minore e l'importo risulterà determinato in base ai tempi di permanenza presso ciascun genitore. Sì all'assegno per il figlio naturale in affido condiviso. La regola del mantenimento indiretto si impone se la sistemazione del figlio minore, anche naturale, è predominante presso uno dei genitori. Nel senso che, in caso di collocamento prevalente del minore presso la madre, il padre è tenuto a corrispondere un assegno periodico in quanto genitore non collocatario. La somma da versare, poi, sarà proporzionale ai tempi di affidamento. Per questi motivi la Cassazione con la sentenza 22502/10 ha respinto il ricorso di un padre contro il decreto che stabiliva l'assegno di mantenimento in favore della figlia nata fuori dal matrimonio. Senza successo, infatti, l'uomo ha cercato di sostenere a piazza Cavour la sua richiesta di mantenimento diretto perché la bambina, anche se collocata prevalentemente presso la mamma, passava moltissimo tempo con lui. In pratica, chiedeva di contribuire direttamente alle sue esigenze quotidiane ed eventualmente, se necessario, di versare un assegno perequativo in favore della madre. Nella determinazione però dell assegno perequativo occorre tener conto di tutti i parametri previsti dall articolo 155 come modificato dalla legge 54/06: 1) le attuali esigenze del figlio, 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori, 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore, 4) le risorse economiche di entrambi i genitori, 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. I parametri di cui ai numeri 1e 2 attengono alla situazione specifica del figlio, mentre quelli indicati di cui ai numeri 3,4,5 sono relativi alle caratteristiche patrimoniali e alle attività personali svolte dai genitori in favore dei figli; per cui in assenza di accordo tra i coniugi o al fine di verificare la rispondenza dello stesso ai diritti del figlio, il Giudice dovrà prima determinare l ammontare complessivo dell assegno dovuto per il figlio utilizzando i criteri di cui ai numeri 1 e 2, poi lo dividerà tra i genitori in forza dei criteri di cui ai nn.3 e 4, ed infine sottrarrà quanto erogato in natura (n.5). AFFIDAMENTO A TERZI Art All articolo 155-bis del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni: a) il primo comma è sostituito dal seguente: «Il giudice può escludere un genitore dall affidamento, con provvedimento motivato, qualora ritenga che da quel genitore, se affidatario, possa venire pregiudizio al minore. In ogni caso il giudice può per gravi motivi ordinare che la prole sia collocata presso una terza persona o, nell impossibilità, in un istituto di educazione.»; L art. 2 alla lettera a), del DDL afferma in termini prescrittivi che solo ove sia pregiudizio per il minore si può escludere un genitore dall'affidamento stabilendo che per gravi motivi può essere collocato presso una terza persona o in un istituto di educazione mentre, alla lettera b), precisa che nel caso di affidamento esclusivo, il genitore affidatario non è comunque legittimato a trasferire discrezionalmente la residenza del figlio. Riguardo all art. 2 del DDL Noi riteniamo di eliminare dal testo proposto ogni riferimento ad Istituti di educazione, precisando che il collocamento presso terzi dovrà riguardare preferibilmente un familiare rispetto alla eventuale casa- famiglia, mentre concordiamo sulle modifiche introdotte in ordine al cambiamento di residenza. Ora, la forte conflittualità tra i coniugi può essere fonte di gravi ripercussioni psicologiche sui figli. A riguardo la 8
9 Cassazione si è espressa di recente con una sentenza n /2010; in tali casi la Cassazione (sent. n del maggio 21?/2010) confermando quanto stabilito nel merito, ha stabilito come questo aspetto possa rappresentare un valido motivo per affidare i figli ai servizi sociali. In tal caso, anche se l affidamento condiviso rappresenta la regola, il Tribunale può provvedere per l affidamento a terzi in virtù del preminente interesse del minore a crescere in modo sereno ed equilibrato. La necessità di consentire ad una minorenne di "elaborare criticamente la sua condizione" e di effettuare autonome scelte che risultavano invece precluse dall'influenza dei genitori, rappresenta, per la Suprema Corte, un punto fondamentale per lo sviluppo del minore. Nel caso concreto la minore risultava divisa dal desiderio di compiacere entrambi i genitori. L'affidamento ai servizi sociali, in questa ottica, deve rispondere all'esigenza di consentire "una corretta formazione della sua personalità". Art. 3 PERDITA DEL DIRITTO AL GODIMENTO DELLA CASA FAMILIARE Relativamente alla perdita del diritto al godimento della casa familiare, si era già espressa la Corte Costituzionale con la sentenza n. 308 del 30 luglio 2008 dichiarando non fondata la questione di legittimità costituzionale dell art. 155 quater primo comma c.c. (sollevata in riferimento agli artt. 2,3, 29 e 30 della Costituzione tra gli altri - dalla Corte di Appello di Bologna) stabilendo che l assegnazione della casa coniugale non venga meno di diritto al verificarsi degli eventi di una convivenza di fatto e un nuovo matrimonio ma che la decadenza dalla stessa sia subordinata ad un giudizio di conformità all interesse del minore. MEDIAZIONE art. 8 In tutti i casi di disaccordo nella fase di elaborazione del progetto condiviso le parti hanno l obbligo, prima di adire il giudice e salvi i casi di assoluta urgenza o di grave ed imminente pregiudizio per i minori, di acquisire informazioni sulle potenzialità di un eventuale percorso di mediazione familiare, rivolgendosi a un centro pubblico o privato, i cui operatori abbiano formazione specifica ed appartengano ad albi nazionali specifici pubblici o privati registrati nell apposito elenco del Consiglio nazionale dell economia e del lavoro. Ove l intervento, che può essere interrotto in qualsiasi momento, si concluda positivamente, le parti presentano al presidente del tribunale il testo dell accordo raggiunto. Gli aspetti economici della separazione possono far parte del documento finale, anche se concordati al di fuori del centro di cui al primo comma. In caso di insuccesso le parti possono rivolgersi al giudice, ai sensi dell articolo 709-ter. In ogni caso la parte ricorrente deve allegare al ricorso la certificazione del passaggio presso il centro di cui al primo comma o concorde dichiarazione circa l avvenuto passaggio. In caso di contrasti insorti successivamente, in ogni stato e grado del giudizio o anche dopo la sua conclusione, il giudice segnala alle parti l opportunità di rivolgersi ad un centro di mediazione familiare, di cui al primo comma. Se la segnalazione trova il consenso delle parti, il giudice rinvia la causa ad altra data in attesa dell espletamento dell attività di mediazione». Quanto alla proposta di modifica in ordine alla mediazione prevista dal DDL come obbligatoria sia essa pubblica o privata, Noi concordiamo sulla non abrogazione della norma vigente e sulla opportunità di prevedere un informazione alle parti sul punto ed una successiva valutazione del comportamento tenuto da una delle parti in ordine al percorso di mediazione intrapreso. La mediazione familiare, quale diritto dalle coppia, dovrà comunque essere soltanto gestita dal servizio pubblico locale. Gli accordi, inoltre, non potranno includere le condizioni che attengano i rapporti patrimoniali tra i coniugi e i figli. La norma proposta è inoltre del tutto intelligibile PAS art. 9 lett. b) 9
10 Concludo con la PAS che modifica l articolo 709-ter del codice di procedura civile e introduce la previsione secondo cui : a) al secondo comma, è sostituito dal seguente: «A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell affidamento, il giudice emette prioritariamente provvedimenti di ripristino, restituzione o compensazione. In particolare, nel caso in cui uno dei genitori, anche se affidatario esclusivo, trasferisca la prole senza il consenso scritto dell altro genitore in luogo tale da interferire con le regole dell affidamento, il giudice dispone il rientro immediato dei figli e il risarcimento di ogni conseguente danno, valutando tale comportamento ai fini del affidamento e delle sue modalità di attuazione. Il giudice, inoltre, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:» e il numero 1) e` abrogato; b) dopo il secondo comma è inserito il seguente: «Il comprovato condizionamento della volonta` del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l esclusione dall affidamento». Quanto all art. 9, lett. b l AMI ha evidenziato la infelice formulazione della norma laddove prevede come automatica la PAS in presenza di rifiuto dell altro genitore facendola rientrare nell art. 709 ter c.p.c. che comporta l esclusione del genitore dall affidamento. Ogni automatismo va eliminato e la PAS rigorosamente comprovata e diagnosticata nel corso di una CTU. Il nuovo intervento, nel voler porre fine a quei frequenti tentativi di manipolazione da parte di un genitore di regola quello che ha maggiori spazi di convivenza miranti ad eliminare completamente l altro dalla vita dei figli, inducendo in essi il rifiuto di ogni contatto, un malessere indotto che va sotto il nome di Sindrome di alienazione genitoriale (PAS, Parental Alienation Syndrome) trova il principale suo rimedio, nel togliere potere al genitore condizionante, negandogli l esercizio della potestà. Così da parte di numerosi Tribunali di Stati Uniti, Canada ed Europa hanno dato ad essa ufficiale riconoscimento; per tutti si rammenta la pronuncia della Corte europea dei diritti dell uomo del 13 luglio 2000 nel caso Elsholz contro la Germania (causa n /94). In Italia ricordiamo in questo senso alcune sentenze nello stesso senso, come quella storica del Tribunale di Alessandria (n. 318/99 del 24 giugno 1999, confermata dalla Corte di appello di Torino che ha affrontato il problema della possibilità di affidare un bambino di 10 anni alla madre, verso la quale manifestava estrema avversione risolvendolo positivamente). E ancora si può ricordare il decreto del tribunale di Matera 11/2/10 che dopo un infruttuoso tentativo di risolvere il problema mediante un affidamento ai Servizi Sociali, conservando residenza privilegiata presso il genitore manipolante, optava per un affidamento esclusivo all altro genitore. In realtà non vi possono essere automatismi: un modo per intervenire rispetto a tale problema è quello di definire rapidamente il giudizio, con provvedimenti che siano da un lato idonei ad impedire che il genitore alienante possa proseguire nella propria opera distruttiva e soprattutto al fine di consentire che gli interventi psicoterapeutici possano avere buone possibilità di esito positivo. Per cui si potrebbe dire che in presenza di personalità caratterialmente distorte, ma non patologiche in senso psichiatrico, si può agire sul genitore imponendogli delle prescrizioni a pena di decadenza dalla potestà, tra cui quella di sottoporsi ad una terapia familiare perché riesca a superare le difficoltà che lo affliggono e che si riversano negativamente sui figli (in questi casi di regola il problema si risolve da un lato con la presa di coscienza da parte del genitore di quanto questo atteggiamento sia dannoso per i figli con conseguente modifica dello stesso e dall altro con la consapevolezza che il perdurare di tele comportamento non sarà privo di conseguenze negative). Se invece la chiusura è totale o per una sindrome di alienazione genitoriale o per la presenza di rapporti patologici, non rimane altro che espletare una CTU se non già realizzata e la pronuncia di decadenza dalla potestà disponendo il trasferimento del minore dalla casa del genitore precedentemente convivente all altro, fornendo l aiuto e l assistenza psicologica ad entrambi per realizzare il riavvicinamento al genitore dal quale era stato allontanato a causa del comportamento dell altro genitore. Un ruolo importante in questo caso è svolto dai servizi e dagli psicologi che devono permettere l esecuzione del provvedimento preparando adeguatamente il minore al cambiamento delle proprie abitudini. 10
11 CONCLUSIONI Da questa breve disamina delle principali novità introdotte dal DDL 957 sull affido condiviso rispetto alla 54/06 e dal variegato panorama giurisprudenziale, emerge in tutta evidenza come nuovi cambiamenti appaiano indispensabili. Altre revisioni, che rendano le norme sull affido condiviso ineludibili, sono necessarie anche attraverso sanzioni significative come ha fatto di recente la Cass. Civ. con la sentenza n /2010 e non soltanto simboliche a carico di tutti i genitori che, con l alibi di tutelare i figli, frappongono ostacoli al naturale rapporto dei bambini con l altro genitore. (vd. la Cassazione Civ /2010 che ha introdotto sanzioni significative per i genitori che ostacolano il rapporto tra l ex coniuge e i figli ponendo un freno alle migliaia di ricorsi ad essa inoltrati per contestare le decisioni dei giudici di merito in ordine ai provvedimenti riguardanti l affidamento dei minori.). Inoltre gli stessi addetti ai lavori, avvocati in primis, devono, secondo il mio modesto parere, avere chiari il principio della bigenitorialità dissuadendo i propri clienti da inutili contese sui figli avendo principalmente a cuore l interesse degli stessi a mantenere un rapporto equilibrato e costante con entrambi: occorre in altre parole accanto ad una riforma del diritto di famiglia, un diverso modo di fare il diritto di famiglia. Grazie per l attenzione. 11