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Timestamp: 2019-03-20 15:29:54+00:00
Document Index: 73451721

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 31', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 32', 'art. 5']

Richiesta di mastectomia radicale bilaterale sottocutanea per finalità di transessualismo
Massimo Martelloni, Struttura Complessa Medicina Legale Azienda USL 2 Lucca.
Il transessualismo, definito dagli psichiatri Disordine d’Identità di Genere, riguarda la Medicina Estetica, la Chirurgia Estetica e la Chirurgia Ricostruttiva Uro-genitale, chiamate ad intervenire nel passaggio da un sesso all’altro di chi non si riconosce nel suo sesso biologico.
La materia è regolamentata per legge. Date per acquisite le definizioni che il DSM IV del 1996 e l’ICD 10 del 1995 danno del disturbo di identità di genere e del transessualismo, fermo restando la necessità che l’autodiagnosi debba essere confermata attraverso accertamenti sia di persistenza dell’identità transessuale, sia di esclusione di malattie psichiche, sia di esclusione di anormalità cromosomiche, e dati per acquisiti gli orientamenti della endocrinologia nella materia dei trattamenti ormonali necessari, il primo aspetto, che deve essere colto per costruire un processo assistenziale in questa materia, è quello di approcciare il problema come tutela della salute sessuale individuale.
L’OMS definiva infatti nel 1975 la salute sessuale come “l’integrazione degli aspetti somatici, intellettuali e sociali dell’essere sessuato, in modo da pervenire ad un arricchimento della personalità umana, della comunicazione e dell’amore”.
Si capisce pertanto che lo stato transessuale ovvero di disturbo di identità di genere compromette la realizzazione della salute sessuale nelle componenti sentimentali e sociali e pertanto costituisce uno stato di malattia cronica rara ovvero un processo patologico a carattere evolutivo che, lasciato a sé stesso, è fonte di sofferenza psichica e fisica e che può accompagnarsi o causare sindromi depressive anche gravi fino al manifestarsi di azioni suicidiarie.
Si manifesta pertanto indispensabile l’azione di tutela della salute nei confronti dei soggetti interessati nel rispetto degli indirizzi dell’art. 13 e 32 della Costituzione Italiana
– La libertà personale è inviolabile;
– La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività….nel rispetto della persona umana.
In questo senso nel 1982 è intervenuta la legge 164, norme in materia di rettifica di attribuzione di sesso, superando i limiti ostativi dell’articolo precostituzionale n. 5 del Codice Civile in materia di atti di disponibilità del proprio corpo, attraverso una consulenza filtro psicosessuale, prevista dalla legge solo in modo facoltativo su azione diretta del giudice, che è previsto debba agire in materia di autorizzazione con sentenza dell’adeguamento dei caratteri sessuali.
Tale legge è stata poi modificata dal Decreto Legislativo 1 settembre 2011 n. 150, recante Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell’articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69. Ai sensi dell’art. 1 della legge del 1984: “la rettificazione si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali”.
Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, entrato in vigore nell’ottobre scorso, ha modificato la legge 14 aprile 1982, n. 164, contenente “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”.
La nuova disciplina, introdotta dall’art. 31 D.Lgs. n. 150/2011, pur confermando che la domanda giudiziale diretta ad ottenere la rettificazione deve essere notificata sia al coniuge sia ai figli del richiedente e che al giudizio deve partecipare il pubblico ministero, dispone che il processo deve seguire le regole degli ordinari giudizi di cognizione, anziché la più concentrata procedura prevista dalla legge n. 164/82. Dunque, occorrerà rispettare le tempistiche e le garanzie del procedimento ordinario. Ciò determinerà ragionevolmente un allungamento dei tempi necessari ad ottenere la sentenza.
Inoltre, sempre ai sensi dell’art. 31, “Quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, il tribunale lo autorizza con sentenza passata in giudicato (…). Con la sentenza che accoglie la domanda di rettificazione di attribuzione di sesso il tribunale ordina all’ufficiale di stato civile del comune dove è stato compilato l’atto di nascita di effettuare la rettificazione nel relativo registro.
Con tale disciplina, l’ordinamento si è preoccupato di prevedere una procedura di rettificazione del sesso (rectius: “di modificazione del sesso” poiché il termine “rettificazione” dà risalto all’interesse statuale, senza cogliere l’interesse dell’istante), già attribuito alla persona al momento della nascita in base a esame morfologico degli organi genitali (art. 28 ss. del Decreto del Presidente della Repubblica, 3 novembre 2000, n. 396, Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile).
In tal modo l’ordinamento ha specificatamente riconosciuto al soggetto affetto da disturbo di identità di genere (c.d. CID) il diritto di risolvere la cesura esistente tra il sesso anagrafico da un lato e quello psicologico dall’altro, giusta modifica dei registri dello stato civile.
L’affidamento al giudice della autorizzazione a procedere in sede chirurgica si pone l’obiettivo della tutela della salute della persona assistita.
In tal senso, essendo l’identità di genere sotto il profilo relazionale considerata un aspetto costitutivo dell’identità personale, la sua esplicazione risulterebbe ingiustificatamente compressa ove la modificazione chirurgica dei caratteri sessuali divenisse presupposto indefettibile della rettificazione degli atti anagrafici, specie quando la modificazione chirurgica possa risolversi in un danno alla salute fisica o psicologica del soggetto, costituzionalmente tutelata ai sensi dell’art. 32 Cost.
L’interesse superiore rimane sempre anche per questo tipo di interventi chirurgici quello della tutela della salute, interesse questo superiore a tutti per eccellenza.
Non vi sono, infatti, altri interessi superiori da tutelare.
Non è pertanto sufficiente per il chirurgo in questo caso la semplice acquisizione del consenso informato pur nel rispetto dell’ art. 5 della legge 145/2001. L’interessato deve tutelarsi pertanto rivolgendosi al Giudice di merito per avviare un percorso controllato di autorizzazione che ne tuteli in primo luogo la salute. Altre considerazioni riguardano i vuoti della norma.
Rimangono infatti aperte questioni non indifferenti risolte in altri paesi come quelle relative a tanti altri problemi certo non secondari, come quelle della riproduzione di titoli di studio, documenti, curriculum etc. Soffermandoci sinteticamente anche sugli aspetti sociosanitari appare evidente che se lo Stato o la Regione Toscana vogliono tutelare la salute del transessuale diventa indispensabile compiere una serie di azioni, coerenti con gli indirizzi costituzionali:
– Costruire un percorso di azioni sanitario-sociali attraverso un’azione pubblica che garantisca:
– L’intervento in materia di transessualismo da parte di Centri Accreditati;
– Un percorso diagnostico, osservazionale, informativo, comprensivo di test di vita reale, con quanto di sanitariamente e socialmente necessario riguardo a trattamenti psicologici-psichiatrici, endocrino-farmacologici pre e post-chirurgici e comunque se necessario chirurgici ovvero un percorso appropriato sia da un punto di vista della medicina dell’evidenza con verifica delle controindicazioni, sia da un punto di vista della sicurezza del paziente ovvero un percorso appropriato nel merito del rispetto dei diritti del cittadino in materia di comunicazione, informazione e consenso all’atto medico alla luce quindi delle indicazioni della Legge 145 del 2001 in materia di biodiritto e del codice di deontologia medica, capitolo IV.
Concludendo, inoltre non possono rimanere dubbi circa la complessiva gratuità delle prestazioni sanitarie che anche il Sistema Sanitario Regionale Toscano deve garantire a tutela dei portatori di un particolare quadro di stato psico-fisico come il transessualismo che si traduce in malattia cronica se non adeguatamente trattato.