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Timestamp: 2020-08-08 23:32:12+00:00
Document Index: 36288849

Matched Legal Cases: ['art. 154', 'art. 5', 'art. 5', 'art 10', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico - 15 novembre 2018 [9063993] - Garante Privacy
9063993
Pubblica Amministrazione , Diritto all'oblio , Trasparenza amministrativa , Accesso civico
Parere su una istanza di accesso civico -16 maggio 2018 [8997258]
Parere su una istanza di accesso civico - 25 gennaio 2018 [7828631]
[doc. web n. 9063993]
Parere su una istanza di accesso civico - 15 novembre 2018
n. 482 del 15 novembre 2018
VISTO l’art. 154, comma 1, lett. g), del d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196 intitolato «Codice in materia di protezione dei dati personali, recante disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento nazionale al regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE» (di seguito “Codice”);
Con la nota in atti il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Comune di XX ha chiesto al Garante il parere previsto dall’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame di un provvedimento di rifiuto di un accesso civico.
Nello specifico, dagli atti risulta che sia stata presentata un’istanza di accesso civico volta a ottenere copia di una nota inoltrata al Comune da XX e citata in una deliberazione pubblicata sul sito web istituzionale.
L’amministrazione non ha accolto la richiesta di accesso civico, rappresentando la sussistenza delle «fattispecie delle previsioni di “Esclusioni e limiti all’accesso civico”» e riportando il testo dell’art. 5-bis, commi 1-3, del d. lgs. n. 33/2013.
Nel caso in esame, oggetto dell’accesso civico è una nota a firma di XX, i cui estremi sono riportati in una deliberazione, attualmente pubblicata online, avente a oggetto la costituzione di parte civile del comune in un procedimento penale.
Alla predetta nota, acquisita agli atti dell’istruttoria, risulta allegata la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pubblico ministero della Procura della Repubblica competente nei confronti di numerosi soggetti.
Nei predetti documenti (nota e atto del p.m.) sono riportati dati e informazioni personali di diversa specie e natura, riferibili oltre che all’autore della nota anche a soggetti terzi. Si tratta in generale, di dati personali, anche “relativi a reati” (cfr. art 10 del Regolamento), e di informazioni inerenti il procedimento penale attualmente in corso.
Al riguardo, con riferimento alla possibilità di esercitare l’accesso civico ai predetti documenti, deve essere tenuta in considerazione, in via preliminare, la circostanza per la quale – a differenza dei documenti a cui si è avuto accesso ai sensi della l. n. 241 del 7/8/1990 – i dati e i documenti che si ricevono a seguito di una istanza di accesso civico divengono «pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo 7», sebbene il loro ulteriore trattamento vada in ogni caso effettuato nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013).
In tale contesto – richiamando anche i precedenti orientamenti del Garante in materia di accesso civico a dati e atti giudiziari (pareri contenuti nei provvedimenti n. 291 del 16 maggio 2018, in www.gpdp.it, doc. web n. 8997258 e n. 41 del 25 gennaio 2018, ivi, doc. web n. 7828631) – si ritiene che, ai sensi della normativa vigente e delle indicazioni contenute nelle Linee guida dell’ANAC, il Comune, seppur con una sintetica motivazione, abbia correttamente respinto l’istanza di accesso civico. Ciò in quanto, l’ostensione dei documenti richiesti, unita peraltro al particolare regime di pubblicità dei dati oggetto di accesso civico, può arrecare all’autore della nota e agli altri soggetti controinteressati, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui le informazioni fornite possono essere utilizzate da terzi, proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall'art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013.
Va, infatti, considerata la tipologia e la natura dei dati e delle informazioni personali ivi contenuti (e relativi, peraltro, alla commissione di reati e a procedimenti penali tutt’ora in corso), i quali potrebbero determinare un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e libertà del soggetto autore della nota e degli altri controinteressati, con possibili ripercussioni negative sul piano personale e sociale. Ciò anche tenendo conto delle ragionevoli aspettative di confidenzialità in relazione al trattamento dei dati personali al momento in cui questi sono stati raccolti dal Comune, nonché della non prevedibilità, al momento della raccolta dei dati, delle conseguenze derivanti dalla eventuale conoscibilità da parte di chiunque dei dati richiesti tramite l’accesso civico (cfr. par. 8.1 delle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, cit.).
Si rappresenta, infine, che la presenza nella documentazione richiesta di dati e informazioni di dettaglio del soggetto autore della nota e degli altri controinteressati, impedisce di accogliere anche la richiesta di un eventuale accesso civico parziale ai sensi dell’art. 5-bis, comma 4, del d. lgs. n. 33/2013.
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Comune di XX, ai sensi dell’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.