Source: https://dirittiregionali.org/2013/11/15/cons-stato-n-53552013-palazzo-spada-vs-palazzo-della-consulta-ancora-sulla-compartecipazione-alla-spesa-sociosanitaria/
Timestamp: 2017-10-17 18:44:51+00:00
Document Index: 16004240

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8']

[Cons. Stato, n. 5355/2013] Palazzo Spada vs Palazzo della Consulta: ancora sulla compartecipazione alla spesa sociosanitaria | Diritti regionali
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[Cons. Stato, n. 5355/2013] Palazzo Spada vs Palazzo della Consulta: ancora sulla compartecipazione alla spesa sociosanitaria
Pubblicato il 15 novembre 2013	di AM
Il Collegio smentisce il giudice delle leggi e ritiene (ad avviso di chi scrive, correttamente) che “non si può ora che confermare quanto ripetutamente deciso da questa Sezione (da ultimo con sent. 21 dicembre 2012, n. 6674): e cioè che l’art. 3, comma 2-ter, del d.lgs. n. 109/1998, esprime il principio che per le prestazioni ivi considerate si deve avere riguardo alla situazione economica del solo assistito e non a quella della famiglia; e che tale principio è direttamente applicabile anche in mancanza del decreto attuativo” (ibid.).
Per quanto il Consiglio di Stato non intenda ammetterlo, questa decisione pare collocarsi agli antipodi rispetto alla sentenza n. 296 del 2012 della Corte costituzionale. Secondo i giudici di Palazzo Spada, infatti, “la Corte non ha smentito quanto detto dal Consiglio di Stato riguardo all’interpretazione dell’art. 3, comma 2-ter, ed alla sua immediata applicabilità. Non ne ha neppure dichiarata l’incostituzionalità (ad esempio per violazione della competenza legislativa delle regioni)” (ibid.).
I Giudici di Palazzo Spada proseguono ritenendo che la Corte “[h]a soltanto affermato che una legge regionale che eventualmente disponga in senso contrario prevale sulla norma statale, derogandola” (Cons. St., n. 5355/2013 cit.). In verità, il giudice delle leggi non ha mai parlato della possibilità che la legge regionale deroghi a quella statale, avendo considerato la questione non sul piano della prevalenza di una normativa rispetto ad un’altra, bensì giustificando l’applicabilità della norma regionale solo in ragione della non immediata intelligibilità dell’art. 3, co. 2-tere a fronte dell’inesistenza del decreto attuativo previsto dalla medesima norma.
Svolte tali argomentazioni, secondo il Consiglio di Stato il problema concreto deve in ogni caso essere affrontato sul piano del rapporto tra regolamento comunale e normativa regionale, ritenendo “superfluo approfondire ulteriormente la tematica dell’applicabilità immediata (o meno) dell’art. 3, comma 2-ter, del d.lgs. n. 109/1998; nonché quella della prevalenza della legge statale su quella regionale, o viceversa” (Cons. St., n. 5355/2013 cit.). Ciò in ragione del fatto che la l. reg. Lombardia 18 marzo 2008, n. 3, dispone all’art. 8 che “nel rispetto dei principi della normativa statale in materia di indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), la quota di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e la quota a valenza sociale delle prestazioni sociosanitarie sono stabilite dai comuni secondo modalità definite con deliberazione della Giunta regionale in base ai seguenti criteri: […] h) valutazione della situazione reddituale e patrimoniale solo della persona assistita nel caso di accesso ad unità d’offerta residenziali o semiresidenziali perdisabili gravi” (per un commento ad alcune recenti decisioni del Tar lombardo in materia, cfr. qui).
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