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Timestamp: 2017-08-17 05:59:16+00:00
Document Index: 161796548

Matched Legal Cases: ['art. 603', 'sentenza ', 'art. 603', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 25']

Bo. 15. 9. 15
l'Italia è il Paese più condizionato e culturalmente tra i meno avanzati negli studi, sia per diffusione nei ceti sociali deboli, sia per complessità ed articolazione.
Questo accade nella società che viene invasa da clandestini, accolti dallo Stato della Chiesa come se fossero una manna dal cielo, per dimostrare la carità dell'elemosina cristiana, ma non dell'etica dello Stato italiano.
Il reato di plagio è stato cancellato da Comunisti e democristiani nel 1981: vediamo di quale tipo di reato si tratta:
Il plagio nel diritto penale italiano era il reato previsto dall'art. 603 del codice penale, secondo cui «Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni».
Tale norma è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 96 dell'8 giugno 1981.
Il termine plagio deriva dal latino plagium (sotterfugio), che nel diritto romano indicava la vendita di un uomo che si sapeva essere libero come schiavo, ovvero la sottrazione tramite persuasione o corruzione di uno schiavo altrui..
Vediamo per i latini:
« Nel diritto antico e fino all’inizio dell’età moderna il reato di plagio era inerente all’istituto giuridico della schiavitù inteso come stato dell'uomo non avente personalità giuridica [...]. Dalla fine del sec. XVIII con la progressiva accettazione del principio dell’uguaglianza dello stato giuridico delle persone e la conseguente progressiva abolizione della schiavitù [...] è concepito come un delitto contro la libertà individuale.
Nel Diritto italiano:
In diritto penale, il plagio era il delitto, contemplato all'art. 603 del codice penale italiano, che stabiliva la pena della reclusione da 5 a 15 anni per chiunque sottoponesse "una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione".
Successivamente la Corte di Cassazione, il 26 maggio 1961, definì il plagio come "l'instaurazione di un rapporto psichico di assoluta soggezione del soggetto passivo al soggetto attivo"[.
In realtà il termine "soggezione psichica" è insignificante come termine giuridico reale: in quanto la condizione di privazione della "libertà di scelta" sotto minaccia persuasiva è una condizione artificiosa atta a sottomettere un'altra persona per mezzo di violenza, truffa o falsificazione della realtà al fine di obbligarla a compiere atti contro la sua stessa persona.
Le religioni per ottenere la disciplina sociale, come obbedienza a Leggi restrittive e prive di Diritti reali, hanno questa logica diffusa, che in apparenza non sembra una minaccia, ma se trasformata in Legge lo diventa.
Le regole delle religioni sono direttamente ed indirettamente forme di disciplina che diventano coercitive nel caso vengano trasformate in norme politiche e sociali.
Il reato di Plagio è la privazione della consapevolezza e della libertà di scelta di una persona, sottoposta a pressioni tramite il falso, la corruzione e le minacce alla propria esistenza.
L'Italia ha il difetto di avere delle Leggi Costituzionali fondate sulla contraddizione dei termini di Legge e della Loro applicazione affidata alla direzione politica esecutiva, come fonte primaria e unica, in certi casi, del potere decisionale e legislativo.
Per quanto assurda, la definizione tecnica di "soggezione psichica", è generica ed evasiva, rispetto al principio del Diritto romano, per cui la motivazione per cancellare il reato è manipolatoria della realtà; per questa tecnica della definizione illogica e generica che permette la cancellazione del reato: reale.
Come ad esempio la tratta degli esseri umani, la riduzione in condizioni di violenza delle donne ed altro.
La sentenza è descritta in questo modo:
A seguito di una eccezione di incostituzionalità, la Corte costituzionale, con la citata sentenza n. 96 dell'8 giugno 1981 ha sancito l'incostituzionalità del reato di plagio, cancellandolo dall'ordinamento giuridico penale, in quanto contrastante "con il principio di tassatività della fattispecie contenuto nella riserva assoluta di legge in materia penale, consacrato nell'art. 25 della Costituzione"[5]. Nello specifico, secondo il professor Giovanni Flora, ordinario di diritto penale presso l'Università di Ferrara, la Corte sancì l'indeterminatezza della formulazione della fattispecie criminosa «adducendo essenzialmente l'inverificabilità del fatto contemplato dalla fattispecie, l'impossibilità comunque del suo accertamento con criteri logico-razionali, l'intollerabile rischio di arbitri dell'organo giudicante».
La falsificazione della realtà, per mezzo di una definizione generica ed evasiva consente la cancellazione del reato.
Come la cancellazione del reato di falso di bilancio, illegittima e falsa, quanto incostituzionale.
Le organizzazioni criminali fanno uso del plagio nei suoi due aspetti, le minacce velate, allusive e quelle dirette ed esplicite, che privano i cittadini/e di ogni libertà.
Art. 25. della Costituzione.
L'art. 25 della Costituzione risulta alquanto oscuro ed incomprensibile perchè non si capisce chi o cosa sia " il giudice naturale precostituito per Legge", questa definizione è illegittima per una Costituzione democratica e sociale che sia improntata al Principio della Libertà di scelta nel Limite delle Leggi eguali per tutti.
Una pratica sociale delle religioni è la falsificazione del diritto naturale per mezzo di definizioni generiche ed assurde della realtà naturale, praticata anche nella scienza, con l'uso di termini virtualistici.
Ciò che manca in Italia sono le leggi eguali per tutti al di sopra di tutti, per cui esiste una autorità sottaciuta o nascosta in Italia che deve esercitare il potere di decidere le Leggi a seconda dell'interesse particolare, ma, in quanto religioni non hanno diritto nelle società Europee a divenire Leggi di Stato, cosa contraddetta in Italia.
Il risultato è la contraffazione delle informazioni che descrivono la realtà, con una informazione di verità parziale e falsa, che induce in errore e priva delle libertà di scelta, come lo è la manipolazione deviata del problema, all'apparenza legittima, in realtà è reato di plagio, o in termine tecnico psicoanalitico, dimostrato dalla storia delle ideologie ed idealismi: il termine è "riflesso condizionato" di Pavlov, dimostra la contraffazione delle reazioni, o la privazione di scelta per riflesso prodotto da false informazioni.
La Libertà del Lavoro è sempre un ostacolo al potere politico di controllo sulla popolazione, senza la razionalità collettiva degli obiettivi comuni, reali e non proposti come veri ed i loro metodi.
L'esempio: le Riforme Costituzionali fatte come decreti Legge a colpi di maggioranza artificiosa.
Ora e sempre..Xma ---Legio Italiana Democratica d'Europa.