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Timestamp: 2020-08-11 13:58:00+00:00
Document Index: 177086752

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Sentenza Cassazione Civile n. 28688 del 09/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28688 del 09/11/2018
Cassazione civile sez. trib., 09/11/2018, (ud. 08/05/2018, dep. 09/11/2018), n.28688
sul ricorso iscritto al n. 10860/2011 R.G. proposto da:
Capopassero s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, via G.G. Belli n. 39, presso lo
studio dell’avv. Alessandro Lembo, che la rappresenta e difende
n. 241/14/10, depositata il 29 aprile 2010.
Procuratore Generale Dott. Luigi Cuomo, che ha concluso per
1. con sentenza n. 241/14/10 del 29/04/2010 la CTR del Lazio respingeva l’appello proposto dalla Capopassero s.r.l. avverso la sentenza n. 306/32/08 della CTP di Roma, che aveva rigettato il ricorso della società contribuente avverso la cartella di pagamento a fini IVA, relativa all’anno 1997;
1.1. come si evince dalla sentenza della CTR: a) con il ricorso veniva contestata la mancata ricezione della notificazione dell’avviso di accertamento, la mancata motivazione del ruolo, nonchè la circostanza che il tributo iscritto a ruolo non era dovuto, facendo riferimento a un finanziamento infruttifero della Dionisio s.r.l. in favore della Capopassero s.r.l. quale socio di maggioranza; b) la CTP rigettava il ricorso della società contribuente; d) la sentenza della CTP era impugnata dalla Capopassero s.r.l.;
1.2. su queste premesse, la CTR motivava il rigetto dell’appello evidenziando, per quanto interessa in questa sede, che: a) la notificazione dell’avviso di accertamento, effettuata in base all’art. 145 c.p.c., era stata correttamente effettuata presso il portiere dello stabile; b) con riferimento al merito, la CTR condivideva le conclusioni dell’Ufficio, atteso che “i sei assegni bancari emessi dalla Dionisio srl in favore della Capopassero srl devono intendersi conseguenza di prestazioni commerciali o di servizi intervenute tra le due società, tenuto conto che l’amministratore della Capopassero (sig. D.M.) aveva disconosciuto la propria sottoscrizione in calce alla Delib. Assembleare marzo 1997 di restituzione della somma di Lire 263.000.000 (somma complessiva dei sei assegni anzidetti) e, anzi, aveva negato la propria presenza a quella stessa assemblea: si tratta di elementi gravi, precisi e concordanti, che convincono questo Collegio dell’esistenza di redditi non dichiarati”;
2. la Capopassero s.r.l. impugnava la sentenza della CTR con tempestivo ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, e depositava memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c..
1. con il primo motivo di ricorso la Capopassero s.r.l. deduce la violazione e/o la falsa applicazione degli artt. 139,145 e 149 c.p.c., in relazione (verosimilmente) all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziando che all’epoca della notifica dell’avviso di accertamento (05/11/2002), l’art. 145 c.p.c., non prevedeva la possibilità di notifica al portiere dello stabile in cui la persona giuridica ha sede, possibilità introdotta solo a far data dall’1 marzo 2006 con la L. 28 dicembre 2005, n. 263, con conseguente nullità dell’originaria notificazione;
2. con il secondo motivo di ricorso si contesta, in via subordinata, la violazione e/o la falsa applicazione degli artt. 145 e 149 c.p.c., sempre in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi come la notifica al portiere dello stabile è ammessa unicamente in mancanza del rappresentante della persona giuridica o dell’incaricato alla ricezione degli atti della società e, nel caso di specie, la notificazione non dava atto di tale assenza;
3. con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione e/o la falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, artt. 39 e 42, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi l’erroneità della ripresa, scaturente da presunti rapporti con la Dionisio s.r.l. laddove, invece, la somma contestata riguardava unicamente una operazione di finanziamento soci alla Capopassero s.r.l. da parte della Dionisio s.r.l., socia maggioritaria della prima;
4. il primo e il secondo motivo sono inammissibili;
4.1. deve, infatti, evidenziarsi che, secondo un consolidato principio giurisprudenziale, “in materia di riscossione delle imposte, atteso che la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria è assicurata mediante il rispetto di una sequenza procedimentale di determinati atti, con le relative notificazioni, allo scopo di rendere possibile un efficace esercizio del diritto di difesa del destinatario, l’omissione della notifica di un atto presupposto costituisce un vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto consequenziale notificato. Poichè tale nullità può essere fatta valere dal contribuente mediante la scelta, consentita dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, comma 3, di impugnare solo l’atto consequenziale notificatogli (avviso di mora, cartella di pagamento, avviso di liquidazione), facendo valere il vizio derivante dall’omessa notifica dell’atto presupposto, o di impugnare cumulativamente anche quello presupposto (nell’ordine, cartella di pagamento, avviso di accertamento o avviso di liquidazione) non notificato, facendo valere i vizi che inficiano quest’ultimo, per contestare radicalmente la pretesa tributaria spetterà al giudice di merito, interpretando la domanda, verificare la scelta compiuta dal contribuente, con la conseguenza che, nel primo caso, dovrà verificare solo la sussistenza o meno del difetto di notifica al fine di pronunciarsi sulla nullità dell’atto consequenziale (con eventuale estinzione della pretesa tributaria a seconda se i termini di decadenza siano o meno decorsi), nel secondo la pronuncia dovrà riguardare l’esistenza, o no, di tale pretesa” (Cass. S.U. n. 5791 del 04/03/2008; Cass. n. 16444 del 15/07/2009; Cass. n. 14861 del 05/09/2012; Cass. n. 1144 del 18/01/2018);
4.2. nel caso di specie, non è dubbio che la società ricorrente ha impugnato, unitamente alla cartella di pagamento, anche l’avviso di accertamento, deducendo che gli importi iscritti a ruolo non sono dovuti (cfr. ricorso introduttivo, pag. 2);
4.2. ne consegue che, poichè l’interesse della Capopassero s.r.l. è quello di ottenere una pronuncia sul merito della pretesa, indipendentemente dalla correttezza della notificazione dell’avviso di accertamento, il primo e il secondo motivo di ricorso, volti a far dichiarare la nullità di tale notificazione, devono ritenersi inammissibili per carenza di interesse;
5. il terzo motivo di ricorso è inammissibile e, comunque, infondato;
5.1. il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza in quanto richiama documenti (il libro giornale della società, il certificato camerale) che non trascrive e dai quali fa conseguire determinate conseguenze giuridiche;
5.2. il motivo è, comunque, infondato, in quanto la ragionevolezza della presunzione sucui è fondato l’accertamento, in applicazione delle disposizioni di cui si assume la violazione, è stata adeguatamente motivata dalla CTR con riferimento alla tesi dell’Ufficio e, a fronte della stessa, la società ricorrente non ha addotto e documentato validi elementi contrari;
6. in conclusione il ricorso va rigettato;
6.1. nulla per le spese in ragione della mancata costituzione dell’Agenzia delle entrate.