Source: http://www.nino-sergi.it/cooperazione/cooperazione-internazionale-allo-sviluppo-legge-125-2014-stato-attuazione-miglioramenti-necessari/
Timestamp: 2020-07-14 20:10:54+00:00
Document Index: 84267323

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 5', 'art.2', 'art. 18', 'art. 9', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 27']

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO. A CHE PUNTO SIAMO? LEGGE 125/2014: STATO DELL'ATTUAZIONE E MIGLIORAMENTI NECESSARI. - Nino Sergi
L’appunto, elaborato nella rete di Ong LINK 2007, si riferisce in particolare al ruolo e all’operatività dei soggetti istituzionali della cooperazione internazionale per lo sviluppo. E’ basato su osservazioni e percezioni, ed è indirizzato in particolare ai responsabili istituzionali e alle rappresentanze dei soggetti della cooperazione allo sviluppo. LINK 2007 si propone di fornire un contributo all’analisi ed alla riflessione per una fase nuova del sistema italiano della cooperazione internazionale, individuando carenze e limiti della riforma legislativa e della sua attuazione emersi durante i cinque anni passati. Si rimanda quindi ad un momento successivo l’analisi delle positività e dei successi da tesaurizzare.
L’appunto intende anche proporre l’avvio di un processo: richiede pertanto di essere arricchito con altri contributi e differenti punti di vista, per avere un quadro il più vicino possibile alle vere problematicità al fine di affrontarle e superarle. Ci possono essere imprecisioni o perfino errori: non hanno alcuna connotazione negativa e possono rappresentare anch’essi un contributo all’approfondimento. Le osservazioni e le proposte sono raggruppate per soggetto istituzionale.
2. Si tratta di una constatazione che richiede attenzione, analisi e riflessione perché sta contribuendo ad una percezione di inefficienza e continuo affanno. Una percezione che si affianca alla diminuita importanza e attenzione politica che i partiti – anche quelli sensibili – stanno dando alla cooperazione allo sviluppo (CS), vista non per quello che è e che vale ma come tema poco “generatore di voti”. Il recente disinteresse per gli emendamenti alla legge di Bilancio 2020 relativi alla cooperazione pubblica allo sviluppo (CPS) ne è la dimostrazione.
3. Le ragioni sono molteplici e sono per la gran parte indipendenti dalla volontà, l’impegno, la passione delle persone che vi lavorano, che auspicano anch’esse risposte alle carenze e insufficienze per meglio svolgere il proprio lavoro. È bene quindi individuare queste ragioni, insieme alle inadeguatezze e limitazioni normative che frenano e ingabbiano la cooperazione internazionale per lo sviluppo, per potere capire come affrontarle e superarle tempestivamente.
4. Si tratta di una nuova sfida, da assumere senza ritardi. Potrebbe essere infatti a rischio la stessa consistenza e rilevanza della CS nonostante le ripetute dichiarazioni politiche sull’importanza dei partenariati per lo sviluppo in particolare con l’Africa, i paesi del Mediterraneo, il Vicino Oriente.
a) Identificare i provvedimenti normativi che sarebbe necessario modificare o aggiungere nelle Legge 125/2014 e nello Statuto DM 113/2015 al fine di garantire l’indispensabile tempestività ed efficacia dei programmi di CS (precisando, motivando e sostenendo con il dialogo e il confronto politico tale provvedimenti).
b) Attuare pienamente la volontà del legislatore che ha voluto una riforma migliorativa, semplificativa, innovativa, efficace, con vincoli iniziali ma da superare nel tempo sulla base delle concrete e verificate necessità. È indispensabile e urgente, cioè, garantire risorse, strutture, agibilità e personale esperto indispensabili per rendere effettivi le finalità e gli obiettivi della legge espressi agli articoli 1 e 2.
c) Qualificare il personale (severa valutazione delle nuove assunzioni Aics, anche per i dirigenti; e adeguati programmi formativi) e aumentarne il numero sulla base delle necessità, anche prevedendo la possibilità di collaborazioni esterne su materie specifiche e per approfondimenti scientifici e operativi.
iv) la programmazione pluriennale, generale e per ciascun paese/area (da definire congiuntamente tra Dgcs, altre Dg, Agenzia, Cdp, soggetti della CPS; e da valutare periodicamente).
e) Aumentare progressivamente i fondi APS secondo gli impegni internazionali e come stabilisce la legge (art. 30: individuare “un percorso definito di graduale adeguamento degli stanziamenti annuali… tale da porre l’Italia in linea con gli impegni assunti a livello europeo e internazionale alla fine di tale periodo), con risorse direttamente finalizzate alle attività di CS, raddoppiando quanto prima i contributi volontari alle iniziative multilaterali e quadruplicando le iniziative bilaterali. Si tratta di un investimento politico fondamentale nelle relazioni internazionali dell’Italia, che la Politica dovrebbe assumere come obiettivo immediato. Ciò assicurerebbe anche disponibilità finanziarie all’Agenzia ed alla Dgcs per lo svolgimento qualificato, tempestivo e con i necessari strumenti del ruolo e dei compiti che la legge richiede loro.
f) Aprirsi ad un rapporto sinergico più aperto e fiduciario con i soggetti pubblici e privati della cooperazione indicati all’art. 23 della legge 125 e le loro rappresentanze. Con i soggetti più preparati, verificati e valutati nel tempo, sarebbe molto utile e produttivo superare la logica del progetto e definire programmi pluriennali di sviluppo e consolidamento dei partenariati.
h) Riuscire a coinvolgere in particolare i soggetti rappresentati nel Cncs (Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo) perché si facciano promotori nel loro ambiente: università, regioni, enti locali, camere di commercio, mondo cooperativo, sindacati, organizzazioni imprenditoriali, organizzazioni della società civile e delle comunità immigrate.
La legge è disattesa e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale è inadempiente. Art. 11: “il Ministro conferisce la delega” (e non: “può conferire”). Si tratta di uno dei punti centrali della legge, che non può essere eluso.
Spetta al Ministro/Viceministro-delegato far presente agli altri Ministeri ed alle Commissioni parlamentari che “L’Italia si adopera per garantire che le proprie politiche, anche non direttamente inerenti alla cooperazione allo sviluppo, siano coerenti con le finalità ed i princìpi ispiratori della presente legge, per assicurare che le stesse favoriscano il conseguimento degli obiettivi di sviluppo” (art. 2).
II – DGCS, DIREZIONE GENERALE PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO – MAECI
relazioni con le organizzazioni internazionali, le banche, i fondi di sviluppo, proponendo l’entità dei finanziamenti o della partecipazione finanziaria (art. 5),
relazioni con l’Ue in relazione agli strumenti finanziari in materia di CPS e di Fes (6),
accordi bilaterali in materia di CPS (anche con “riguardo al riconoscimento e alla valorizzazioni delle espressioni della società civile operanti nei paesi partner”) (7),
proposta dei crediti concessionali (8),
proposta di interventi di emergenza umanitaria (10),
sostegno a competenze del Ministro e del Viceministro: indirizzi politici, unitarietà e coordinamento delle iniziative nazionali di CPS, controllo e vigilanza sull’attuazione della politica di CPS, rappresentanza politica dell’Italia nelle sedi internazionali e Ue competenti in materia di CPS (11),
documento triennale di programmazione e di indirizzo, con visione strategica, obiettivi, criteri di intervento, priorità aree geografiche, paesi, settori (12),
relazione sulle attività realizzate, “con evidenza dei risultati conseguiti mediante un sistema di indicatori misurabili quantitativi e qualitativi” e “dando conto delle attività di CS svolte da tutte le amministrazioni pubbliche” (12),
supporto tecnico, operativo e logistico al Cics, comitato interministeriale per la CS (15),
supporto al Cncs e conferenza pubblica nazionale triennale (16)
supporto ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministro/Viceministro sull’Agenzia (17,
predisposizione e partecipazione alle decisioni nel Comitato Congiunto (17).
Il documento di programmazione triennale (da aggiornare annualmente) dovrà essere considerato l’indispensabile base per l’azione di cooperazione internazionale dell’Italia per lo sviluppo. Dovrebbe essere quindi definito dalla Dgcs in sinergia con Agenzia e Cdp, coinvolgendo Ambasciate, altre DG, i Ministeri interessati e i soggetti della CS; e, con le opportune modifiche normative, dovrebbe divenire operativo ad ogni inizio triennio/anno, salve modifiche suggerite dalle Commissioni parlamentari competenti e dal Cncs entro il 15 febbraio di ogni anno. Il passaggio al Cics, nella composizione fissata dalla legge, si è dimostrato una formalità frenante e in parte inutile, sia per il documento di programmazione che per i rapporti annuali (v. più sotto).
Dovrà forse essere ripensata la scelta dei paesi prioritari (varie le priorità tra i ministeri, che vanno tenute presente) ed essere definite programmazioni per regione e per paese a breve e medio periodo con le relative priorità settoriali (mantenendo quelle primarie: malnutrizione, istruzione, educazione, salute, sviluppo agroalimentare e agroindustriale, energia verde…, con specializzazioni su alcuni SDGs). Tenendo presente “l’allineamento degli interventi alle priorità stabilite dagli stessi Paesi partner” (art.2). In particolare, data la nostra posizione geografica, occorre meglio definire e aggiornare la priorità che deve essere data all’Africa e al Vicino Oriente: con una visione strategica dei rapporti dell’Italia e dell’Ue con tali paesi e istituzioni regionali ed un’azione bilaterale di cooperazione che si basi su partenariati politici, economici, culturali di lunga durata, con interventi definiti, pluriennali e certi.
III – AICS, AGENZIA ITALIANA PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
La realtà e le condizioni dell’Agenzia richiedono sia interventi normativi che strutturali e organizzativi/gestionali. Di seguito alcune evidenziazioni e alcuni suggerimenti.
Rivedere le parti della Legge 125 che limitano e ingabbiano l’Agenzia impedendole quell’autonoma capacità decisionale, all’interno della propria sfera di competenza, che la riforma legislativa ha inteso invece introdurre volendo superare i vincoli della struttura ministeriale, per garantirle maggior semplificazione, efficienza e efficacia. Nel 2014 è stato fatto un primo passo: occorre ora farne un altro, ben più deciso e preciso, basato sul vissuto dei recenti cinque anni. Si tratta di intervenire in merito alla struttura, l’organizzazione, il numero e la qualità del personale, dei capi ufficio e dei dirigenti (da poter scegliere in tempi congrui anche tra esterni alla PA), le collaborazioni e consulenze specialistiche… Modificando la ferrea ripartizione finanziaria relativa al ‘Personale’ e al ‘Funzionamento’. Parallelamente dovrà essere modificato in più punti lo Statuto dell’Agenzia: trattandosi di decreto ministeriale, l’iter non dovrebbe presentare enormi difficoltà.
Provvedere, anche con modifiche normative, a garantire la formalizzazione di entrambi i dirigenti generali (vicedirettori), secondo quanto stabilito dal Dpcm 2.11.2015, e il completamento della dotazione organica dei dirigenti di seconda fascia, utilizzando lo strumento del concorso indetto dall’Aics stessa d’intesa col Maeci o ricorrendo alle forme di mobilità previste dall’ordinamento. Una dirigenza altamente preparata è indispensabile anche per affiancare il Maeci nelle relazioni europee e internazionali e nelle sedi che richiedono competenze su specifiche materie di CS. Anche l’Agenzia dovrebbe dotarsi di una propria Unità Studi, da finanziarsi con risorse allocate.
Personale dell’Agenzia. L’Aics dovrà mettere in atto ogni sforzo per dotare il proprio personale (ancora scarso) della necessaria formazione in modo da rimpiazzare a breve la categoria degli esperti ex legge 49/87. Il concorso per i funzionari di terza fascia, finalmente indetto, ha avuto un ritardo eccessivo e penalizzante. La CPS italiana rischia di trovarsi a ricominciare in parte da capo, senza memoria, continuità storica, tesaurizzazione e positiva progressione dell’esperienza passata se questo processo non sarà accelerato. Occorrerà pensare alla qualificazione/formazione permanente del personale (sia internamente che con periodi in altre Agenzie o presso la Commissione); anche in vista degli auspicabili sviluppi della cooperazione Ue delegata in aree e settori di interesse italiano e delle sinergie con Cdp per gli interventi di sviluppo di carattere finanziario e di iniziativa imprenditoriale. Con l’attuale normativa (che dovrà essere modificata), le nuove assunzioni in loco, nelle sedi estere, sono a termine. Si tratta spesso di persone di qualità ma destinate perlopiù a scegliere, alla prima occasione, altre opportunità più stabili, durature e meglio remunerate. Non possono quindi contribuire a formare il nuovo zoccolo duro dell’Agenzia, pur essendo maturati in essa.
La nuova sede. L’Aics è destinata a crescere. Occorre quindi non guardare all’oggi ma all’Agenzia dei prossimi 10 anni, che possa competere con le altre Agenzia in Europa e non solo. Non si tratta cioè di pensare a spazi per 200 persone ma a spazi che possano permettere il lavoro del personale qualificato necessario, anche per brevi periodi, ogniqualvolta utile e nelle varie circostanze (modificando la relativa normativa). Occorrerebbe quindi verificare senza ulteriori ritardi se esistono le condizioni per avviare i lavori di ristrutturazione del complesso a cui si è pensato in questi anni, nelle adiacenze del Maeci, accertandone la superficie necessaria e la disponibilità, non scontata, dell’insieme dei locali, in tempi certi, ravvicinati e rapidi. Se però queste condizioni, a cinque anni dalla disponibilità finanziaria per gli investimenti definita dalla legge 125, non fossero assicurate, allora si dovrebbe pensare a soluzioni differenti e soprattutto rapide che diano un forte segnale di cambiamento – indispensabile per dare quella credibilità che è mancata negli anni passati -, di attenzione alle condizioni di lavoro del personale e di stabilizzazione dell’Agenzia (una sede idonea potrebbe già essere disponibile, se solo ci fosse la volontà politica di negoziare con il Demanio).
Valutazione delle proposte di progetto. Le commissioni valutatrici sono normalmente composte da funzionari interni con competenza nei propri settori di attività, con una partecipazione di esperti a contratto di collaborazione e una presenza Dgcs. Non è stato possibile finora servirsi di personale esterno specializzato in materia di valutazione. Si tratta di una modalità discutibile. Per valutare le proposte sarebbe necessario avvalersi di personale specializzato indipendente, selezionato con invito pubblico sulla base della competenza, esperienza e conoscenza richieste. Così come succede nella Commissione europea/Devco. Purtroppo, lo Statuto (art. 18,2,d) prevede che ai componenti della commissione valutatrice “non spetta alcun compenso, rimborso spese, gettone di presenza o emolumento comunque denominato”. E’ una norma dettata dal clima politico di ‘allarme’ prodotto dalla grave crisi finanziaria in quegli anni. Trattandosi di decreto ministeriale, tale disposizione può facilmente e rapidamente essere modificata.
Il bando per le Osc non c’è stato nel 2019 mentre per Imprese ed Enti locali si è proceduto regolarmente. Si è trattato di un fatto grave. Le attività di CS non riguardano solo le Osc ma i molti partner della società civile e istituzionali nei paesi di intervento che contano sui progetti individuati. C’è ora da sperare che il prossimo bando Osc 2020 sia pubblicato con una disponibilità di fondi raddoppiata. Il Parlamento aveva ritenuto, fin dal primo decennio 2000, di suggerire stanziamenti per le Ong pari al 10% dei fondi gestiti allora annualmente dalla Dgcs. E così è stato per anni. Ora che la nuova legge riconosce un numero molto più ampio di soggetti non profit, occorrerebbe che l’Agenzia raddoppiasse tale percentuale: sarebbe un segnale importante, oltre che giusto e coerente.
Soggetti profit. La legge ha riconosciuto l’importanza del loro ruolo e la loro soggettività nella CPS, che dovrà diventare sempre più attiva e propositiva. Alcune Ong stanno lavorando per un rapporto profit/non profit di qualità in settori primari dello sviluppo sostenibile. È necessario però definire chiaramente il significato e la qualità di questa riconosciuta soggettività. Altre istituzioni italiane stanno da tempo affrontando, da altre utili angolature, il tema della responsabilità (due diligence) delle imprese all’estero. Si tratta di CIDU al Maeci e PCN-Ocse al Mise. Soprattutto con il PCN (punto di contatto nazionale sulle Linee Guida Ocse per le imprese multinazionali, intese come operanti anche all’estero, indipendentemente dalla loro dimensione) sarebbe utile lavorare per definire specifiche linee guida per l’azione delle imprese nella CS. Già si è sviluppato negli anni un proficuo dialogo tra il PCN e rappresentanze della società civile: con il loro coinvolgimento, il lavoro di definizione delle linee guida per le imprese nella CS potrebbe essere facilitato. Anche le indicazioni dello specifico gruppo di lavoro del Cncs (”Ruolo del settore privato nella cooperazione allo sviluppo”) dovrebbero essere maggiormente tenute in considerazione.
Regioni e Enti Locali. La L. 125 fa riferimento soprattutto alle Regioni e Province autonome per quanto riguarda i partenariati territoriali nell’ambito della CS (art. 9). La motivazione è stata la difficoltà potenziale di riferirsi a circa 8 mila comuni, confidando in un coordinamento a livello regionale. In realtà, le Regioni sembrano rimanere secondarie. La Conferenza delle Regioni ha denunciato l’8.5.2017 la “scarsa considerazione del ruolo delle istituzioni regionali”. Gli Enti Locali si sono comunque positivamente attivati e la loro azione deve continuare ad essere valorizzata. La dimensione “partenariati territoriali”, che nell’intenzione del legislatore rappresenta una preziosa innovazione non limitata a singoli interventi ma ad un cammino pluriennale congiunto e coinvolgente ampiamente le due realtà regionali/territoriali partner, andrebbe maggiormente approfondita e valorizzata, anche nelle priorità delle programmazioni Paese.
Soggetti non profit (art. 26). Una revisione dei criteri di iscrizione nell’elenco andrebbe proposta alla luce della valutazione dei primi anni. Se da un lato è stato opportuno facilitare l’iscrizione di Osc di recente costituzione, dall’altro sembra esagerato il criterio che ammette Osc con una sede operativa gestita unicamente da una persona a titolo volontario oppure con un bilancio di 120 mila euro nel triennio precedente, comprendente un’iniziativa di almeno 30 mila euro, come prevedono le linee guida. Il problema non sta tanto nell’iscrizione nell’elenco (che è richiesta spesso da Regioni ed Enti territoriali o da Pasi in cui si sta operando) ma nell’equiparazione di tutte le Osc iscritte: che abbiano 3 o 60 anni di vita, che abbiano o no esperienza e professionalità acquisita negli anni. Così, all’Osc che ha gestito nel triennio “un’iniziativa di almeno 30 mila euro” potrebbe essere approvato un progetto triennale superiore a un milione di euro. Una più severa valutazione del rischio sarebbe da introdurre per le nuove Osc iscritte, pensando anche a tetti di contribuzione annuale in relazione al bilancio dell’esercizio precedente dell’Osc.
Necessità di sostegno. Le Ong/Osc, sia di grandi che di piccole dimensioni, hanno garantito la presenza italiana in molte regioni del mondo e hanno mantenuto vivo l’interesse per la CS in Italia. Un maggiore sostegno al loro rafforzamento potrebbe fortificare questa presenza e qualificarla. Occorrerebbe in particolare sostenere, con criteri da definire, Ong che abbiano dimostrano capacità di crescita: in qualità, quantità, capacità operative, governance trasparente, modelli di organizzazione, gestione e controllo, rapporti con organizzazioni multilaterali e presenze, anche propositivi, nelle sedi europee e internazionali. E’ utile quindi prevedere, come altri paesi Ocse fanno da tempo, finanziamenti a questo scopo, direttamente finalizzati o tramite l’ampliamento di quelli relativi ai “costi strutturali” dei progetti, data anche la sempre maggiore esigenza di severi modelli gestionali che garantiscano la trasparenza, organi di controllo, regole per la sicurezza ecc.
Emergenze umanitarie. Come altre cooperazioni, sarebbe molto utile valutare e scegliere, con bando selettivo pubblico, Ong specializzate e capaci di interventi rapidi, nel giro di ore/giorni, a cui l’Agenzia possa rivolgersi per la realizzazione di interventi umanitari e di emergenza. I bandi in loco, talvolta mesi dopo la fine dell’emergenza, sono utilissimi e vanno mantenuti ma corrispondono a criteri di ricostruzione e non di aiuto immediato, quello più urgente. È anche il modo per dare attuazione alla previsione di legge (Art. 10: “Gli interventi internazionali di emergenza umanitaria sono deliberati dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ed attuati dall’Agenzia di cui all’articolo 17, anche avvalendosi dei soggetti di cui al capo VI, che abbiano specifica e comprovata esperienza in materia”.
Organizzazioni delle comunità di immigrati (Oci). L’Agenzia ha svolto un ruolo positivo ed efficace a sostegno di queste organizzazioni, con un programma diffuso sul territorio italiano, finalizzato ad individuarle e formarle, puntando a strutturarne la rappresentanza, le conoscenze e le competenze, con l’obiettivo di farle diventare uno stabile interlocutore della Cooperazione Italiana. Pur essendo realizzato con autorevoli esponenti delle Oci, è stato inevitabile che in questa prima fase il progetto fosse sostanzialmente eterodiretto, con l’ausilio di più soggetti. E’ auspicabile che tale programma possa continuare per almeno un altro biennio. I risultati ottenuti, pur positivi, sono solo una prima parte del percorso e, se non consolidati, rischiano di perdersi. Alle Oci deve però essere data la possibilità (studiando forme di comparazione pubblica appropriate) di assumerne la responsabilità, in modo che possano definire le loro scelte e priorità, la loro visione, i loro obiettivi, la loro progettualità in relazione allo sviluppo delle comunità dei paesi di origine e ad altri soggetti della cooperazione, come la legge 125 (art. 26, 2, d) ha stabilito: “le organizzazioni e le associazioni delle comunità di immigrati che mantengano con le comunità dei paesi di origine rapporti di cooperazione e sostegno allo sviluppo o che collaborino con soggetti provvisti dei requisiti di cui al presente articolo e attivi nei Paesi coinvolti”. Favorendo il cammino di partenariato e complementarietà con altre organizzazioni non profit capaci di interazione con le Oci, per una crescita e un arricchimento reciproco.
Definire la normativa attuativa per l’attivazione degli strumenti di garanzia previsti dalla normativa primaria
Destinare parte delle risorse pubbliche al blending (es. meccanismi di abbattimento del tasso di interesse a favore dei paesi target) ampliando il novero dei potenziali beneficiari attraverso interventi mirati in settori e aree strategiche
Valorizzare il ruolo di advisor finanziario assegnato a CDP dalla legge al fine di assicurare il più efficace raggiungimento degli obiettivi di policy delineati
Attivare le misure previste per destinare risorse pubbliche al sostegno del settore privato (es. Fondo rotativo ex art. 27 L. 125/2014) anche consentendo l’attivazione di risorse CDP.
Incrementare l’utilizzo di forme di partenariato pubblico-privato attraverso la creazione di strumenti di blending che possano attivare risorse pubbliche (nazionali ed europee) e private (tra cui le risorse di CDP e di altri stakeholder privati, profit e non profit) per investimenti sostenibili
Costituzione di un Italian Development Fund a favore dello sviluppo sostenibile del settore privato, con focus geografico e per tipologie di beneficiari (es. PMI, start up, imprenditoria femminile e giovanile) per valorizzare l’integrazione delle risorse CDP con risorse pubbliche e di altri donor. E’ presentato come “progetto pilota”, data la sua rilevanza innovativa per l’APS.
c) Sviluppandolo lungo i binari dei principi e delle finalità della cooperazione per lo sviluppo e nel rispetto delle differenti soggettività, anche il rapporto profit/non profit, che Cdp sta giustamente favorendo, sarà da potenziare al fine di valorizzare le possibili sinergie per la massima sostenibilità ed efficacia degli interventi di cooperazione.
V – CICS, COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Il Comitato Interministeriale non ha funzionato, né sembra poter funzionare nella composizione fissata dalla Legge 125 (Ministri/Sottosegretari). In realtà non esiste, se non per poche decine di minuti, normalmente alla fine di un CdM a cadenze molto lontane, creando ritardi che influiscono negativamente sulla stessa immagine della CPS italiana (impossibilità di adottare, inviare al Parlamento e pubblicare i rapporti annuali, le programmazioni ed altre importanti decisioni). Sarebbe utile abolirlo oppure pensare ad una sua ridefinizione legislativa. Il livello dei Direttori Generali competenti in materia, per ciascun ministero coinvolto, potrebbe forse essere quello più indicato ed efficace per le funzioni attribuite al Cics dalla legge. Per il documento di indirizzo e di programmazione i ministeri che attualmente lo compongono dovrebbero essere coinvolti (a livello di Dg) nella fase della sua predisposizione, proponendo priorità e azioni, assicurando la massima coerenza delle politiche, con l’approvazione interministeriale formale prima dell’inizio del nuovo triennio/anno. Le Commissioni parlamentari continuano ad essere chiamate a dare il proprio parere, come previsto dalla legge.
VI – CNCS, CONSIGLIO NAZIONALE PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
”Seguiti dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile: coerenza delle politiche, efficacia e valutazione”
”Strategie e linee di indirizzo della cooperazione italiana allo sviluppo”
”Ruolo del settore privato nella cooperazione allo sviluppo”
”Migrazioni e Sviluppo”
La composizione del Cncs andrebbe radicalmente rivista, limitandola forse ai soli soggetti non ministeriali (i ministeriali sono già coinvolti in altri momenti istituzionali e comunque partecipano raramente al Cncs) coniugando criteri di inclusività e di reale effettività; andrebbero inoltre ripensati i gruppi di lavoro, la loro finalità e il loro peso nelle politiche di cooperazione, insieme alla possibilità di autoconvocazione del Cncs (che per es. non è stato convocato per tutto il recente biennio).
VII – IAO, ISTITUTO AGRONOMICO PER L’OLTREMARE
Link2007. Appunto Legge 125-2014. Attuazione e perfezionamenti
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