Source: http://www.confetra.com/it/primopiano/doc_html/Circolari%202016/circ022.htm
Timestamp: 2017-11-23 07:28:21+00:00
Document Index: 62947978

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

Circolare n.22/2016
Circolare n. 22/2016
Oggetto: Previdenza – Le novità della Legge di Stabilità 2016 – Legge 28.12.2015, n.208, su S.O. alla G.U. n.302 del 30.12.2015.
Si segnalano le principali disposizioni in materia previdenziale introdotte dalla Legge di Stabilità 2016.
Sgravi contributivi per i neoassunti (art. 1, commi 109 e 110 e da 178 a 181) – Anche le nuove assunzioni effettuate a tempo indeterminato (con esclusione dell’appren-
distato) nell’arco del 2016 godranno, sia pure in misura e durata ridotte, di sgravi contributivi come quelle effettuate nello scorso anno. La misura del beneficio non sarà più totale ma sarà pari al 40% dei contributi INPS dovuti dai datori di lavoro e sarà riconosciuto entro il limite annuo di 3.250 euro per ciascuna nuova assunzione (in precedenza 8.060 euro); inoltre la durata dello sgravio sarà di 2 anni e non più di 3.
Si rammentano gli aspetti principali della disciplina dello sgravio che resta invariata:
· lo sgravio non incide in alcun modo sul calcolo delle pensioni dei lavoratori interessati in quanto il periodo decontribuito è interamente coperto dallo Stato tramite contributi figurativi;
· lo sgravio si riferisce ai soli contributi a carico dei datori di lavoro e pertanto i contributi a carico dei lavoratori sono dovuti in misura piena;
· sono esclusi dallo sgravio le assunzioni di lavoratori che abbiano intrattenuto rapporti a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti con qualsiasi datore di lavoro;
· sono altresì esclusi dallo sgravio le assunzioni di lavoratori già in forza a tempo indeterminato presso la stessa azienda o società dello stesso gruppo nel periodo ottobre-dicembre 2015;
· lo sgravio non può essere goduto dall’azienda per più di una volta per lo stesso lavoratore;
· lo sgravio non è cumulabile con esoneri o riduzioni dei contributi previsti da altre normative vigenti.
Si fa osservare che, previa verifica a metà anno della copertura finanziaria, lo sgravio in questione potrebbe essere mantenuto anche per le assunzioni effettuate nel 2017 limitatamente ai datori di lavoro che operano nelle regioni del Centro-Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna).
Contrattazione di secondo livello – (art.1, comma 191) – Per finanziare la detassazione dei premi di risultato introdotta in via definitiva dalla legge in esame (art. 1, comma 182), sono state azzerate per quest’anno le risorse destinate al finanziamento della decontribuzione sugli stessi premi (legge n. 92/2012 e legge n. 247/2007). Di conseguenza per il 2016 le aziende non potranno beneficiare della decontribuzione sui premi di risultato erogati nel 2015 in virtù di contratti di secondo livello (aziendali o territoriali).
Ammortizzatori in deroga (art. 1, comma 304) –Al fine di favorire il passaggio al nuovo assetto degli ammortizzatori sociali fissato dal d.lgvo n. 148/2015, sono stati stanziati ancora per quest’anno 250 milioni di euro per consentire l’accesso agli ammortizzatori sociali in deroga ai lavoratori appartenenti ad aziende non rientranti nel nuovo sistema.
Contratti di solidarietà (art. 1, comma 305) – Come è noto, in base al d.lgvo n. 148/2015, dall’1 luglio p.v. i contratti di solidarietà stipulati dalle aziende con oltre 15 dipendenti non destinatarie della CIGS non saranno più sostenuti da contributi pubblici (art. 5, D.L. n. 148/1993 come convertito dalla legge n. 236/1993). La norma in esame ha ora penalizzato anche i contratti di solidarietà stipulati prima della suddetta data stabilendo che la durata massima di 2 anni sarà riconosciuta solo ai contratti stipulati prima del 15 ottobre 2015, mentre per quelli stipulati successivamente e fino al 30 giugno 2016 la durata massima non potrà andare oltre il 31 dicembre 2016.
Part-time incentivato per lavoratori prossimi alla pensione (art.1, comma 284) – Per favorire la staffetta generazionale all’interno delle aziende è stata introdotta una disposizione, da attuare tramite apposito decreto ministeriale, volta a favorire il passaggio di lavoratori anziani da un contratto a tempo pieno indeterminato ad un contratto part-time. In particolare sono destinatari della disposizione in esame i lavoratori che matureranno il diritto alla pensione di vecchiaia entro la fine del 2018 e che, d’intesa col datore di lavoro, ridurranno l’orario di lavoro in misura compresa tra il 40% e il 60%. Il beneficio per il lavoratore sarà duplice: da un lato gli sarà riconosciuto dall’INPS la contribuzione figurativa per le ore di lavoro perse e, dall’altro lato, riceverà dall’azienda una somma non soggetta a oneri fiscali e previdenziali pari ai contributi che la stessa avrebbe dovuto versare per le ore non lavorate. Il beneficio in questione sarà corrisposto dall’INPS su domanda dei datori di lavoro interessati nei limiti delle risorse stanziate pari a 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni di euro per il 2017 e 60 milioni di euro per il 2018.
Contribuzione INPS sulle partite IVA (art. 1, comma 203) – E’ stato congelato anche per quest’anno l’incremento previsto dalla legge Fornero (legge n.92/2012) dell’ali-
quota contributiva sulle partite IVA non iscritte ad altre forme pensionistiche obbligatorie; tale aliquota pertanto resta ferma al 27%.
Collaboratori (art. 1, comma 310) – E’ stata prorogata per il 2016 la speciale indennità di disoccupazione mensile a favore dei collaboratori coordinati e continuativi (cosiddetta DIS-COLL) introdotta dal d.lgvo n. 22/2015. L’INPS riconoscerà il beneficio in questione in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande relative agli eventi di disoccupazione verificatisi dall’1 gennaio al 31 dicembre 2016 nei limiti delle risorse disponibili che per quest’anno sono pari a 54 milioni di euro.
Congedi di paternità (art. 1, comma 205) – E’ stato prorogato per il 2016 il congedo di paternità introdotto dalla riforma Fornero per il triennio 2013-2015. Il congedo in questione, disciplinato dal DM 22.12.2012, consiste nell’obbligo per il padre lavoratore di astenersi dal lavoro per due giorni (in precedenza 1), anche non continuativi, entro i primi 5 mesi di vita del figlio dietro riconoscimento di un’indennità a carico dell’INPS pari al 100% della retribuzione; inoltre, sempre nello stesso periodo dei 5 mesi, il padre lavoratore può usufruire, in sostituzione della madre, di ulteriori due giorni di assenza alle stesse condizioni.
Agevolazioni per lavoratrici in maternità (art. 1, commi 282 e 283) - E’ stata prorogata per il 2016 la disposizione, introdotta anch’essa dalla riforma Fornero, che prevede la possibilità per la madre lavoratrice di sostituire in tutto o in parte il periodo di sei mesi di astensione facoltativa post partum con un contributo a carico dell’INPS pari a 600 euro mensili (per un massimo di 6 mesi) utilizzabile per pagare una baby sitter o un asilo nido pubblico o privato accreditato. Il beneficio sarà concesso nei limiti delle risorse disponibili pari a 20 milioni di euro per il 2016.
Per riferimenti confronta circ.ri conf.li nn. 6/2016, 163/2015, 50/2015, 43/2015, 27/2015, 6/2015, 51/2013,190/2012
S.O. alla GU n. 302 del 30.12.2015
109. Entro il 31 marzo 2016 si provvede, con le procedure di cui
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, alla
ricognizione delle risorse del Fondo di rotazione di cui all'articolo
5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, gia' destinate agli interventi
del Piano di Azione Coesione (PAC), non ancora oggetto di impegni
giuridicamente vincolanti rispetto ai cronoprogrammi approvati. A tal
fine, le amministrazioni titolari di interventi del PAC, approvati
alla data di entrata in vigore della presente legge, inviano al
sistema di monitoraggio nazionale, entro il 31 gennaio 2016, i dati
relativi alle risorse impegnate e pagate per ciascuna linea di
110. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,
adottato entro il 30 aprile 2016 di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze e con il Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, e' determinato l'ammontare delle risorse
disponibili in esito alla ricognizione di cui al comma 109 ed e'
disposto l'utilizzo delle stesse per l'estensione dell'esonero
contributivo di cui ai commi 178 e 179 alle assunzioni a tempo
indeterminato effettuate nell'anno 2017 in favore dei datori di
lavoro privati, operanti nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania,
Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, alle medesime
condizioni previste dai predetti commi, eventualmente rimodulando la
durata temporale e l'entita' dell'esonero e comunque assicurando una
maggiorazione della percentuale di decontribuzione e del relativo
importo massimo per l'assunzione di donne di qualsiasi eta', prive di
un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, in ragione
delle risorse che si renderanno disponibili ai sensi del comma 109,
la cui efficacia e' subordinata all'autorizzazione della Commissione
europea ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul
178. Al fine di promuovere forme di occupazione stabile, ai datori
di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, e con
riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo
indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato e dei
contratti di lavoro domestico, decorrenti dal 1° gennaio 2016 con
riferimento a contratti stipulati non oltre il 31 dicembre 2016, e'
riconosciuto, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, ferma
restando l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche,
l'esonero dal versamento del 40 per cento dei complessivi contributi
previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi
e contributi dovuti all'INAIL, nel limite massimo di un importo di
esonero pari a 3.250 euro su base annua. L'esonero di cui al presente
comma spetta ai datori di lavoro in presenza delle nuove assunzioni
di cui al primo periodo, con esclusione di quelle relative a
lavoratori che nei sei mesi precedenti siano risultati occupati a
tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro, e non spetta
con riferimento a lavoratori per i quali il beneficio di cui al
presente comma ovvero di cui all'articolo 1, comma 118, della legge
23 dicembre 2014, n. 190, sia gia' stato usufruito in relazione a
precedente assunzione a tempo indeterminato. L'esonero di cui al
presente comma non e' cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle
aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente. L'esonero
di cui al presente comma non spetta ai datori di lavoro in presenza
di assunzioni relative a lavoratori in riferimento ai quali i datori
di lavoro, ivi considerando societa' controllate o collegate ai sensi
dell'articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per
interposta persona, allo stesso soggetto, hanno comunque gia' in
essere un contratto a tempo indeterminato nei tre mesi antecedenti la
data di entrata in vigore della presente legge. L'INPS provvede, con
legislazione vigente, al monitoraggio del numero di rapporti di
lavoro attivati ai sensi del presente comma e delle conseguenti
minori entrate contributive, inviando relazioni mensili al Ministero
del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e
179. Per i datori di lavoro del settore agricolo le disposizioni di
cui al comma 178 si applicano:
a) nel limite di 1,1 milioni di euro per l'anno 2016, 2,8 milioni
di euro per l'anno 2017, 1,8 milioni di euro per l'anno 2018, 0,1
milioni di euro per l'anno 2019 per i lavoratori con qualifica di
impiegati e dirigenti;
b) nel limite di 1,6 milioni di euro per l'anno 2016, 8,8 milioni
di euro per l'anno 2017, 7,2 milioni di euro per l'anno 2018, 0,8
milioni di euro per l'anno 2019, con riferimento alle nuove
assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con
esclusione dei contratti di apprendistato, decorrenti dal 1° gennaio
2016 con riferimento a contratti stipulati non oltre il 31 dicembre
2016, con esclusione dei lavoratori che nell'anno 2015 siano
risultati occupati a tempo indeterminato e relativamente ai
lavoratori occupati a tempo determinato che risultino iscritti negli
elenchi nominativi per un numero di giornate di lavoro non inferiore
a 250 giornate con riferimento all'anno 2015.
180. L'esonero contributivo di cui al comma 179 e' riconosciuto
dall'ente previdenziale in base all'ordine cronologico di
presentazione delle domande e, nel caso di insufficienza delle
risorse indicate al comma 179, valutata anche su base pluriennale con
riferimento alla durata dell'esonero, l'ente previdenziale non prende
in considerazione ulteriori domande, fornendo immediata comunicazione
anche attraverso il proprio sito internet. L'ente previdenziale
provvede al monitoraggio delle minori entrate valutate con
riferimento alla durata dell'incentivo, inviando relazioni mensili al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali ed al Ministero
181. Il datore di lavoro che subentra nella fornitura di servizi in
appalto e che assume, ancorche' in attuazione di un obbligo
preesistente, stabilito da norme di legge o della contrattazione
collettiva, un lavoratore per il quale il datore di lavoro cessante
fruisce dell'esonero contributivo di cui ai commi 178 o 179, preserva
il diritto alla fruizione dell'esonero contributivo medesimo nei
limiti della durata e della misura che residua computando, a tal
fine, il rapporto di lavoro con il datore di lavoro cessante.
191. All'articolo 25, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno
2015, n. 80, le parole: «al 10 per cento» sono sostituite dalle
seguenti: «a 38,3 milioni di euro per l'anno 2016, a 36,2 milioni di
euro per l'anno 2017 e a 35,6 milioni di euro per l'anno 2018». Le
risorse del Fondo di cui all'articolo 1, comma 68, ultimo periodo,
della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e successive modificazioni,
sono ridotte di 344,7 milioni di euro per l'anno 2016, 325,8 milioni
di euro per l'anno 2017, 320,4 milioni di euro per l'anno 2018, 344
milioni di euro per l'anno 2019, 329 milioni di euro per l'anno 2020,
310 milioni di euro per l'anno 2021 e 293 milioni di euro annui a
decorrere dall'anno 2022.
203. Per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai
fini dell'imposta sul valore aggiunto, iscritti alla gestione
n. 335, che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza
obbligatoria ne' pensionati, l'aliquota contributiva di cui
all'articolo 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e
successive modificazioni, e' confermata al 27 per cento anche per
205. Il congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente, da
fruire entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, nonche' il
congedo facoltativo da utilizzare nello stesso periodo, in
alternativa alla madre che si trovi in astensione obbligatoria,
previsti in via sperimentale per gli anni 2013, 2014 e 2015
dall'articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n.
92, sono prorogati sperimentalmente per l'anno 2016 ed il congedo
obbligatorio e' aumentato a due giorni, che possono essere goduti
anche in via non continuativa. Ai medesimi congedi, obbligatorio e
facoltativo, si applica la disciplina recata dal decreto del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali 22 dicembre 2012, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 13 febbraio 2013. Alla copertura
dell'onere derivante dal presente comma, valutato in 24 milioni di
euro per l'anno 2016, si provvede quanto a 14 milioni di euro
mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e
formazione di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del
282. Al fine di sostenere la genitorialita', il beneficio di cui
all'articolo 4, comma 24, lettera b), della legge 28 giugno 2012, n.
92, e' riconosciuto nel limite di 20 milioni di euro per l'anno 2016,
ferme restando le relative disposizioni attuative. All'onere
derivante dal primo periodo del presente comma si provvede, quanto a
10 milioni di euro, mediante corrispondente riduzione del Fondo
sociale per occupazione e formazione di cui all'articolo 18, comma 1,
283. Ai medesimi fini di cui al comma 282, il beneficio di cui
92, e' riconosciuto, in via sperimentale, nel limite di spesa di 2
milioni di euro per l'anno 2016, anche alle madri lavoratrici
autonome o imprenditrici. I criteri di accesso e le modalita' di
utilizzo del beneficio sono stabiliti con decreto di natura non
regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare
284. I lavoratori dipendenti del settore privato iscritti
all'assicurazione generale obbligatoria e alle forme sostitutive
della medesima con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato
che maturano entro il 31 dicembre 2018 il diritto al trattamento
pensionistico di vecchiaia, di cui all'articolo 24, comma 6, del
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni,
possono, a condizione di avere maturato i requisiti minimi di
contribuzione per il diritto al predetto trattamento pensionistico di
vecchiaia, d'intesa con il datore di lavoro, per un periodo non
superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso al
beneficio di cui al presente comma e la data di maturazione del
requisito anagrafico previsto dal citato articolo 24, comma 6, del
predetto decreto-legge n. 201 del 2011, ridurre l'orario del rapporto
di lavoro in misura compresa tra il 40 per cento e il 60 per cento,
ottenendo mensilmente dal datore di lavoro una somma corrispondente
alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici a carico del
datore di lavoro relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.
Tale importo non concorre alla formazione del reddito da lavoro
dipendente e non e' assoggettato a contribuzione previdenziale. Per i
periodi di riduzione della prestazione lavorativa e' riconosciuta la
contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente
alla prestazione lavorativa non effettuata. Si applica l'articolo 41,
comma 6, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148. Il
beneficio di cui al presente comma e' riconosciuto nel limite massimo
di 60 milioni di euro per l'anno 2016, 120 milioni di euro per l'anno
2017 e 60 milioni di euro per l'anno 2018. La facolta' di cui al
presente comma e' concessa, a domanda e nei limiti delle risorse di
cui al precedente periodo, previa autorizzazione della Direzione
territoriale del lavoro. Il datore di lavoro con riferimento al
lavoratore che intende, di intesa con lo stesso datore di lavoro,
accedere alla facolta' di ricorso al lavoro a tempo parziale di cui
al presente comma deve dare comunicazione all'INPS e alla Direzione
territoriale del lavoro della stipulazione del contratto e della
relativa cessazione secondo le modalita' stabilite dal decreto di cui
al successivo periodo. Il beneficio di cui al presente comma e'
riconosciuto dall'INPS, qualora ne ricorrano i necessari presupposti
e requisiti, nei limiti delle risorse di cui al quinto periodo del
presente comma e secondo le modalita' stabilite con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. L'INPS
provvede al monitoraggio delle domande di accesso al beneficio di cui
al presente comma comunicate dalle imprese. Qualora dal predetto
monitoraggio risulti il raggiungimento del limite delle risorse anche
in via prospettica, l'INPS non prendera' in esame ulteriori domande
finalizzate all'accesso al beneficio in esame. Ai maggiori oneri
derivanti dal presente comma, pari a 60 milioni di euro per l'anno
2016, a 120 milioni di euro per l'anno 2017 e a 60 milioni di euro
per l'anno 2018, si provvede mediante il versamento in entrata al
bilancio dello Stato da parte dell'INPS, in deroga a quanto previsto
dall'articolo 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, di
una quota pari a 60 milioni di euro per l'anno 2016, a 120 milioni di
euro per l'anno 2017 e a 60 milioni di euro per l'anno 2018 delle
entrate derivanti dall'aumento contributivo di cui all'articolo 25
della legge 21 dicembre 1978, n. 845, con esclusione delle somme
destinate al finanziamento dei fondi paritetici interprofessionali
nazionali per la formazione continua di cui all'articolo 118 della
legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni. Le somme
versate in entrata al bilancio dello Stato ai sensi del periodo
precedente sono trasferite all'INPS a copertura dei maggiori oneri
derivanti ai sensi del presente comma. In deroga a quanto disposto
dall'articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 14 settembre 2015,
n. 150, la quota residua delle entrate derivanti dall'aumento
contributivo di cui all'articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n.
845, relative ai datori di lavoro non aderenti ai fondi paritetici
interprofessionali nazionali per la formazione continua, dedotte
quelle utilizzate per la copertura degli oneri della presente
disposizione, e' versata prioritariamente al Fondo di rotazione di
236, fino alla concorrenza di un importo pari al 50 per cento della
somma complessiva.
304. Al fine di favorire la transizione verso il riformato sistema
degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, ai
sensi del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148,
l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 7, del
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, confluita nel Fondo sociale per
modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e' incrementata,
per l'anno 2016, di 250 milioni di euro per essere destinata al
rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga di cui
All'onere derivante dal primo periodo del presente comma, pari a 250
milioni di euro per l'anno 2016, si provvede: quanto a 100 milioni di
euro mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo
1, comma 107, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e quanto a 150
milioni di euro mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui
all'articolo 1, comma 3, lettera f), della legge 24 dicembre 2007, n.
247, con conseguente corrispondente riduzione degli importi di cui
all'articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n.
67, e successive modificazioni. Fermo restando quanto disposto dal
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 1º agosto
2014, n. 83473, il trattamento di integrazione salariale in deroga
alla normativa vigente puo' essere concesso o prorogato, a decorrere
dal 1º gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2016, per un periodo non
superiore a tre mesi nell'arco di un anno. A decorrere dal 1º gennaio
2016 e sino al 31 dicembre 2016, a parziale rettifica di quanto
stabilito dall'articolo 3, comma 5, del decreto del Ministro del
lavoro e delle politiche sociali n. 83473 del 2014, il trattamento di
mobilita' in deroga alla vigente normativa non puo' essere concesso
ai lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento hanno gia'
beneficiato di prestazioni di mobilita' in deroga per almeno tre
anni, anche non continuativi. Per i restanti lavoratori il
trattamento puo' essere concesso per non piu' di quattro mesi, non
ulteriormente prorogabili, piu' ulteriori due mesi nel caso di
lavoratori residenti nelle aree individuate dal testo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218. Per
tali lavoratori il periodo complessivo non puo' comunque eccedere il
limite massimo di tre anni e quattro mesi. Le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano possono disporre la concessione dei
trattamenti di integrazione salariale e di mobilita', anche in deroga
ai criteri di cui agli articoli 2 e 3 del citato decreto del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali n. 83473 del 2014, in misura non
superiore al 5 per cento delle risorse ad esse attribuite, ovvero in
eccedenza a tale quota disponendo l'integrale copertura degli oneri
connessi a carico delle finanze regionali ovvero delle risorse
assegnate alla regione nell'ambito dei piani o programmi coerenti con
la specifica destinazione, ai sensi dell'articolo 1, comma 253, della
legge 24 dicembre 2012, n. 228, e successive modificazioni. Gli
effetti dei suddetti trattamenti non possono prodursi oltre la data
305. In attuazione dell'articolo 46, comma 3, del decreto
legislativo 14 settembre 2015, n. 148, le disposizioni di cui
all'articolo 5, commi 5 e 8, del decreto-legge 20 maggio 1993, n.
236, e successive modificazioni, trovano applicazione per l'intera
durata stabilita nei contratti collettivi aziendali qualora detti
contratti siano stati stipulati in data antecedente al 15 ottobre
2015, e, negli altri casi, esclusivamente sino al 31 dicembre 2016,
nel limite massimo di 60 milioni di euro per l'anno 2016. All'onere
derivante dal primo periodo del presente comma, pari a euro 60
milioni per l'anno 2016, si provvede a carico del Fondo sociale per
310. L'indennita' di disoccupazione per i lavoratori con rapporto
di collaborazione coordinata e continuativa (DIS-COLL), di cui
all'articolo 15 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e'
riconosciuta, nei limiti di cui al quinto periodo del presente comma,
anche per l'anno 2016, in relazione agli eventi di disoccupazione
verificatisi a decorrere dal 1º gennaio 2016 e sino al 31 dicembre
2016. Ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi
contributivi che hanno gia' dato luogo ad erogazione della DIS-COLL.
Per gli episodi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1º
gennaio 2016 e sino al 31 dicembre 2016, non si applica la
disposizione di cui all'articolo 15, comma 2, lettera c), del citato
decreto legislativo n. 22 del 2015. Ai fini dell'applicazione
dell'articolo 15 del citato decreto legislativo n. 22 del 2015, le
disposizioni che hanno a riferimento l'anno solare sono da
interpretarsi come riferite all'anno civile. La DIS-COLL e'
riconosciuta, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi
a decorrere dal 1º gennaio 2016 e sino al 31 dicembre 2016, nel
limite di 54 milioni di euro per l'anno 2016 e di 24 milioni di euro
per l'anno 2017, salvo quanto stabilito dall'ultimo periodo del
presente comma. L'INPS riconosce il beneficio in base all'ordine
cronologico di presentazione delle domande; nel caso di insufficienza
delle risorse, valutata anche su base pluriennale con riferimento
alla durata della prestazione, l'INPS non prende in considerazione
ulteriori domande, fornendo immediata comunicazione anche attraverso
il proprio sito internet. Le risorse stanziate dall'articolo 19,
comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, sono destinate al
finanziamento degli interventi previsti dal presente comma nella
misura di 54 milioni di euro per l'anno 2016 e di 24 milioni di euro
per l'anno 2017. Il limite di cui al quinto periodo del presente
comma puo' essere incrementato in misura pari alle risorse residue
destinate nell'anno 2016 al finanziamento della DIS-COLL riconosciuta
per eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1º gennaio
2015 e sino al 31 dicembre 2015 e non utilizzate, come accertate con
il procedimento di cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n.
241, e successive modificazioni, da concludersi entro il 31 maggio
2016, computando le prestazioni in corso al 30 aprile 2016, ai fini
del predetto procedimento accertativo, per la loro intera durata
teorica, calcolata ai sensi dell'articolo 15, comma 6, del citato
decreto legislativo n. 22 del 2015.