Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2013/02/il-limiti-ai-poteri-del-giudice-nel-valutare-la-proposta-concordataria.html
Timestamp: 2018-10-18 22:41:04+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 160', 'art. 161', 'art 162', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il limiti ai poteri del giudice nel valutare la proposta concordataria | Commercialista Telematico
Con la recente sentenza a Sezioni Unite n. 1521 del 23/01/2013 la Corte di Cassazione è intervenuta per la prima volta sul sentito tema dei poteri del giudice nella valutazione dei piani di concordato preventivo. Si tratta di una sentenza molto attesa da tutti gli addetti ai lavori, in quanto, sia per il favor normativo che è stato mostrato per il concordato preventivo negli ultimi interventi legislativi sulla Legge Fallimentare, sia per la crisi economica che attanaglia il paese, le procedure concordatarie sono diventate un metodo utilizzato normalmente per tentare di risolvere le crisi d’azienda prima di un fallimento.
La società I.S. s.a.s. presentava istanza di ammissione a concordato preventivo con cessione di beni ai creditori, prevedendo un soddisfacimento integrale sia dei creditori privilegiati che di quelli chirografari. Dichiarata aperta la procedura, il commissario giudiziale, rilevava che la cessione dei beni avrebbe consentito il soddisfacimento integrale dei creditori privilegiati e parziale (solo il 45%) dei creditori chirografari. In sede di omologa, nessun creditore proponeva opposizione mentre il commissario giudiziale esprimeva parere negativo circa la fattibilità della proposta. Il tribunale rigettava la domanda di omologazione del concordato preventivo. La decisione veniva confermata in appello ed impugnata in Cassazione. Nel frattempo uno dei creditori bancari presentava istanza di dichiarazione di fallimento, che veniva accolta sia in primo che in secondo grado, con conseguente devoluzione in Cassazione. I due giudizi venivano riuniti e affidati alle Sezioni Unite.
Artt. 160-161-162-163-173-180 Legge Fallimentare.
Corte di Cassazione sent. 3586/11, 21860/10, 22927/09.
Gli artt. 160 e ss L.F. disciplinano l’istituto del concordato preventivo, riformato nel 20051 per snellire le procedure esistenti, valorizzare la posizione del giudice quale tutore del rispetto della legalità rafforzare il ruolo propositivo e decisionale delle parti. In particolare l’art. 160 L.F., nell’individuare i presupposti per l’ammissione alla procedura, si limita a stabilire che l’imprenditore in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato sula base di un piano, ma non né fissa il contenuto. I successivi articoli descrivono la procedura:
Proposta di concordato ai creditori,
Ai sensi dell’art. 161 L.F. il piano deve essere accompagnato dai seguenti documenti:
e dalla relazione di un professionista che attesti:
La fattibilità del piano.
Dall’interpretazione della norma emerge che il professionista è l’unico soggetto legittimato a certificare la veridicità dei dati rappresentati dall’imprenditore ed a esprimere una valutazione in ordine alla fattibilità del piano stesso. Però l’art 162 L.F. impone al tribunale di dichiarare l’inammissibilità della proposta di concordato se mancano i presupposti sopra indicati, tra i quali l’attestazione del professionista. Sorgono due problematiche:
qual è il perimetro di sindacabilità del giudice?
la fattibilità deve essere intesa in senso oggettivo o deve essere ricavata dall’attestazione resa dal professionista?
Innanzitutto per fattibilità del piano non deve intendersi la convenienza del piano per i creditori ma la prognosi circa la possibilità di realizzazione della proposta concordataria. Inoltre, occorre fare una distinzione tra:
fattibilità giuridica, la cui verifica spetta al giudice ;
fattibilità economica, rimessa al giudizio dei creditori purché regolarmente informati dal professionista attestatore in sede di ammissibilità al concordato e dal commissario giudiziale prima dell’adunanza per il voto.
Invece il compito della tutela di legalità del procedimento è demandato al giudice, che:
verifica l’idoneità della documentazione prodotta e la rispondenza ai requisiti di legge;
accerta la fattibilità giuridica della proposta;
valuta l’effettiva idoneità della proposta a soddisfare la ratio dell’istituto che da un alto consente all’imprenditore di superare la situazione di crisi, dall’altro dà ai creditori la possibilità di realizzare anche parzialmente il loro credito in tempi ragionevolmente contenuti, rispetto agli usuali tempi delle procedure conrsuali.
Dall’esame della sentenza si possono valutare diverse problematiche relative alle “nuove” procedure di concordato preventivo.
Innanzitutto, pur nella valorizzazione dell’elemento negoziale tra privati (quasi una privatizzazione della disciplina concordataria), il legislatore ha comunque assegnato al giudice un ruolo non marginale: infatti, solo al giudice spetta il compito di verificare la regolarità della procedura e l’esito della votazione; inoltre ha il potere di revoca dell’ammissione al concordato e deve esaminare criticamente la relazione del professionista e i documenti allegati potendo anche richiedere integrazioni di contenuti e documenti.
L’impatto di tale sentenza col nuovo concordato del 2012
Col DL 83/2012 (conv. in L. 134/2012 ed operativo dal mese di settembre 2012) ha nuovamente riscritto gli articoli della Legge Fallimentare che riguardano il concordato preventivo, inserendo nella Legge Fallimentare italiana un istituto simile all’automatic stay previsto dal famigerato Chapter Eleven del Bankruptcy Code della Legge statunitense.
Anna Maria Pia Chionna e Luca Bianchi
1 La sentenza si pronuncia su un concordato sorto anteriormente al mese di settembre 2012, in cui è stata nuovamente riscritta la legge Fallimentare (col DL 83/2012 conv. in L. 134/2012) accentuando ulteriormente il favor legislativo per le procedure concordatarie.