Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2008/06/novita-fiscali-del-19-giugno-2008-in-evidenza-le-semplificazioni-fiscali-contenute-nella-manovra-fiscale-del-governo.html
Timestamp: 2018-04-25 02:53:55+00:00
Document Index: 152282765

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 49', 'art. 2512', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2504', 'art. 2501', 'art. 2409', 'art. 2505', 'art. 2501', 'art. 2505', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 19', 'art. 54']

Novità fiscali del 19 giugno 2008, in evidenza le semplificazioni fiscali contenute nella manovra fiscale del Governo; abolita la tracciabilita dei compensi dei professionisti; nuovi diritti di segreteria CCIAA; rimborso IRAP: non rileva il requisito soggettivo ma solo quello oggettivo; chiarimenti dell’Agenzia su limiti di deducibilità, autonomi e minimi
1) Semplificazioni fiscali: Abolita la tracciabilita dei compensi dei professionisti
2) Società di capitali: Attuata la direttiva n. 2005/56/CE per le fusioni transfrontaliere
3) Diritti di segreteria relativi alla vidimazione dei registri di carico e scarico
4) Spetta il rimborso IRAP se manca l’autonoma organizzazione: Non rileva il requisito soggettivo ma solo quello oggettivo
5) La prima manovra fiscale del nuovo governo
6) Agenzia delle Entrate: Risposte fornite in occasione di incontri con la stampa
7) I chiarimenti dell’Agenzia su limiti di deducibilità, autonomi e minimi
Dalla bozza del Decreto, resa nota il 18/06/2008, è, peraltro, emerso che:
Le disposizioni di cui ai commi 12 e 12-bis dell.articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sono abrogate.
Tale abrogazione alleggerisce notevolmente gli adempimenti dei professionisti.
A tal fine, si ricorda di seguito cosa, invece, prevede tale normativa per adesso in vigore:
Obblighi contabili esercenti arti e professioni (art. 35, comma 12 e 12-bis):
Con la modifica nell’art. 19 del DPR n. 600/1973, riguardante le scritture contabili degli esercenti arti e professioni, sono stati introdotti i seguenti obblighi contabili:
– I contribuenti esercenti arti e professioni devono tenere uno o più conti correnti bancari o postali utilizzati per la gestione dell’attività professionale.
Tali conti devono essere utilizzati per compiere prelevamenti per il pagamento delle spese sostenute e per far affluire obbligatoriamente i compensi riscossi nell’esercizio della funzione professionale;
– a regime, i compensi devono essere riscossi solo mediante strumenti finanziari tracciabili e non in contanti, fatta eccezione per somme unitarie inferiori a 100 euro.
Pagamento in contante ai PROFESSIONISTI (Legge n. 296/2006, art. 1, comma 69)
– Fino al 30.6.2008 il limite per potere pagare in contanti ai professionisti è stabilito in
– Dal 1.7.2008 al 30.6.2009 il limite è stabilito in € 500.
– Il limite di € 100 euro si applica a decorrere dal 1.7.2009.
L’Agenzia delle Entrate ha rilevato (circolare n. 28 del 4.8.2006) che, comunque, l’obbligo di riscuotere i compensi mediante strumenti finanziari “tracciabili”, nei citati limiti, decorre solo dalla data di entrata in vigore della predetta legge di conversione, e non, quindi, dal 4.7.2006 (data di entrata in vigore del D.L. n. 223/2006).
Gli strumenti finanziari utilizzabili per la riscossione dei compensi conseguiti nell’esercizio dell’attività professionale sono:
– gli assegni non trasferibili;
– i bonifici;
– le altre modalità di pagamento bancario o postale;
– i sistemi di pagamento elettronico.
I soggetti obbligati a tenere uno o più conti bancari o postali sono:
– Le persone fisiche che esercitano arti e professioni e le società o associazioni tra artisti e professionisti.
L’Agenzia delle Entrate, in maniera rassicurante, ha chiarito che i conti correnti bancari o postali, che devono essere tenuti sia per il prelievo di somme finalizzate al pagamento delle spese sostenute sia per il versamento dei compensi riscossi, non devono obbligatoriamente essere “dedicati” esclusivamente all’attività professionale, ma possono eventualmente essere utilizzati anche per operazioni non afferenti l’esercizio dell’arte o della professione.
Neppure la eventuale annotazione nei conti di operazioni riconducibili nella sfera personale (familiare o extra – professionale) può essere di ostacolo alla norma che considera i “prelevamenti” dai predetti come una sorta di “compensi” qualora il contribuente non riesca a dimostrare che gli stessi non hanno rilevanza ai fini della determinazione del reddito.
Secondo la circolare, i contribuenti interessati non hanno l’onere di fornire la predetta dimostrazione per i prelievi che, per l’entità del relativo importo ed alle normali esigenze personali o familiari, possono essere ragionevolmente ricondotte nella gestione extra – professionale.
Tale interpretazione dell’Agenzia delle Entrate ha fatto ritenere che gli importi non elevati prelevati in maniera logica dal proprio conto per fare fronte alle spese personali non siano sottoposti a presunzioni di evasione, ma andranno poi visti i casi in concreto durante le verifiche dei funzionari preposti.
Veniva, infine, comunque, consigliato di documentare, nei limiti del possibile, tutte le spese effettuate anche a titolo personale e di conservarle fino a quando non si prescrive l’accertamento (di norma entro 5 anni).
Adesso, alla luce della suddetta possibile semplificazione, tutto ciò comincia a diventare meno pressante.
Soglie antiriciclaggio
Infine, altrettanto rilevante la possibile modifica nell’art. 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, ai commi 1, 5, 8, 12 e 13, le parole euro 5.000. sono sostituite dalle seguenti: euro 12.500.
Per cui il limite per potere pagare i debiti in contanti sale da 5.000 a 12.5000 euro.
Anche qui la situazione diviene, così, meno stringente.
È stato, infatti, pubblicato in G.U. il D.Lgs. che mette in atto la direttiva n. 2005/56/CE, relativa alle fusioni transfrontaliere delle società di capitali.
In particolare, la neo disciplina contenuta nel provvedimento si applica alle fusioni transfrontaliere:
– Tra una o più società di capitali italiane ed una o più società di capitali di altro Stato membro, la cui sede sociale o amministrazione centrale o centro di attività principale sia stabilito nella UE;
– alle quali partecipano o risultano società diverse dalle società di capitali o società di capitali che non abbiano nella UE né la sede statutaria, né l’amministrazione centrale, né il centro di attività principale, a condizione che l’applicazione della disciplina di recepimento della direttiva n. 2005/56/CE a tali fusioni transfrontaliere sia parimenti prevista dalla legge applicabile a ciascuna delle società di altro Stato membro partecipanti alla fusione stessa.
Non si applica, invece, alla fusione transfrontaliera cui partecipi una SICAV.
La fusione transfrontaliera viene consentita solo tra tipi di società alle quali la legge applicabile permette di fondersi.
Viene, espressamente, previsto che la società cooperativa a mutualità prevalente di cui all’art. 2512 del codice civile non può partecipare allafusione transfrontaliera.
La disciplina si applica alla società italiana partecipante alla fusione transfrontaliera il titolo V, capo X, sezione II del libro V del codice civile. Nel caso di conflitto con le norme applicabili alle società di altro Stato membro partecipanti alla fusione transfrontaliera viene data prevalenza alla legge applicabile alla società risultante dalla stessa fusione.
Inoltre, l’art. 2501-bis del codice civile si applica nel caso in cui la società partecipante alla fusione il cui controllo è oggetto di acquisizione non sia una società italiana.
Le disposizioni del decreto si applicano, inoltre, alle operazioni il cui progetto comune – alla data del 2/7/2008 – non sia stato approvato dall’assemblea o da altro organo competente di alcuna delle società italiane partecipanti alla fusione transfrontaliera.
Progetto di fusione transfrontaliera
Oltre a comprendere le informazioni di cui all’art. 2501-ter, dal progetto comune di fusione transfrontaliera deve risultare anche:
– la forma, la denominazione e la sede statutaria della società risultante dalla fusione transfrontaliera, oltre che la legge regolatrice di questa e di ciascuna delle società partecipanti alla fusione transfrontaliera;
– ogni modalità particolare relativa al diritto di partecipazione agli utili;
– i vantaggi eventualmente proposti a favore degli esperti che esaminano il progetto di fusione transfrontaliera e dei membri degli organi di controllo delle società partecipanti alla fusione transfrontaliera;
– (in caso di partecipazione dei lavoratori) le informazioni sulle procedure di coinvolgimento dei lavoratori nella definizione dei loro diritti di partecipazione nella società risultante dalla fusione transfrontaliera;
– le probabili ripercussioni della fusione transfrontaliera sull’occupazione;
– le informazioni sulla valutazione degli elementi patrimoniali attivi e passivi che sono trasferiti alla società risultante dalla fusione transfrontaliera;
– la data cui si riferisce la situazione patrimoniale o il bilancio di ciascuna delle società partecipanti alla fusione transfrontaliera utilizzati per definire le condizioni della fusione transfrontaliera;
– eventualmente, le ulteriori informazioni la cui inclusione nel progetto comune è prevista dalla legge applicabile alle società partecipanti alla fusione transfrontaliera;
-la data di efficacia della fusione transfrontaliera o i criteri per la sua determinazione.
Il conguaglio in danaro (art. 2501-ter, comma 1, n. 3, c.c.) non può essere superiore al 10% del valore nominale delle azioni o delle quote assegnate, o in mancanza di valore nominale, della loro parità contabile (salvo che la legge applicabile ad almeno una delle società partecipanti alla fusione transfrontaliera ovvero la legge applicabile alla società risultante dalla fusione transfrontaliera consenta il conguaglio in danaro in misura superiore).
Qualora la società risultante dalla fusione transfrontaliera sia una società di altro Stato membro, il socio non consenziente ha diritto di recedere dalla società italiana partecipante alla fusione transfrontaliera.
Le modalità di esercizio del recesso e di determinazione del valore delle azioni o delle quote sono disciplinate dalle norme del Codice civile applicabili alla società da cui si recede.
Nella relazione di cui all’art. 2501-quinquies del codice civile vanno illustrate le conseguenze della fusione transfrontaliera per i soci, i creditori e i lavoratori.
La relazione va poi inviata ai rappresentanti dei lavoratori o, in assenza di questi, messa a disposizione dei lavoratori stessi almeno trenta giorni prima della data
dell’assemblea convocata per deliberare la fusione.
Se ricevuto in tempo utile, alla relazione va allegato il parere espresso dai rappresentanti dei lavoratori.
Almeno 30 giorni prima della data dell’assemblea convocata per la deliberazione della fusione transfrontaliera sono pubblicate in G.U. per ciascuna società partecipante alla fusione transfrontaliera:
– tipo, denominazione, sede statutaria e legge regolatrice;
– registro delle imprese nel quale è iscritta la società e relativo numero di iscrizione;
– (in relazione all’operazione di fusione transfrontaliera) modalità d’esercizio dei propri diritti da parte dei creditori e dei soci di minoranza, nonché modalità con cui ottenere gratuitamente dalla società stessa tali informazioni.
Il decreto individua i contenuti:
– della relazione dell’organo amministrativo;
– della relazione degli esperti;
– del certificato preliminare alla fusione transfrontaliera, da rilasciare a richiesta della società italiana partecipante all’operazione, e disciplina le modalità di redazione dell’atto pubblico dal quale risulta la fusione stessa, distinguendo a seconda che la società risultante dall’operazione sia:
– una società di altro Stato comunitario – l’atto pubblico di fusione è redatto dall’autorità competente dello Stato la cui legge è applicabile alla società risultante dalla fusione o (qualora tale legge non preveda che la fusione transfrontaliera risulti da atto pubblico) dal notaio;
– una società italiana – il notaio redige l’atto pubblico di fusione di cui all’art. 2504 c.c., dopo aver espletato il controllo di legittimità .
A tal fine, verifica che:
– le società partecipanti alla fusione transfrontaliera abbiano approvato un identico progetto comune;
– siano pervenuti i certificati preliminari alla fusione transfrontaliera relativi a ciascuna delle società partecipanti alla stessa, attestanti il regolare adempimento, in conformità alla legge applicabile, degli atti e delle formalità preliminari alla fusione transfrontaliera;
– (se del caso) siano state stabilite le modalità di partecipazione dei lavoratori.
Per quanto riguarda l’efficacia della fusione transfrontaliera, se la società risultante dalla fusione è una società:
– italiana, la fusione transfrontaliera ha effetto con l’iscrizione dell’atto di fusione nel Registro delle imprese del luogo ove ha sede tale società (nella fusione per incorporazione può essere stabilita una data successiva);
– di altro Stato membro, la data dalla quale la fusione ha effetto è determinata dalla legge applicabile a tale società. La società italiana partecipante alla fusione transfrontaliera è cancellata dal Registro delle imprese a seguito della comunicazione, da parte del Registro delle imprese in cui è iscritta la società risultante dalla fusione transfrontaliera, che questa ha acquistato efficacia.
Infine, viene disposto che non può essere pronunciata l’invalidità della fusione transfrontaliera che abbia acquistato efficacia.
La relazione di cui all’art. 2501-sexies del codice civile va redatta da uno o più esperti scelti tra i soggetti di cui all’art. 2409-bis, primo comma, del codice civile:
– Se la società italiana partecipante alla fusione transfrontaliera é ammessa alla negoziazione in mercati regolamentati, l’esperto va scelto tra le società di revisione iscritte nell’apposito albo;
– se la società risultante dalla fusione transfrontaliera é una società per azioni o in accomandita per azioni, o società di altro Stato membro di tipo equivalente, l’esperto o gli esperti sono designati dal tribunale del luogo in cui ha sede la società italiana partecipante alla fusione transfrontaliera.
Efficacia della fusione transfrontaliera
Se la società risultante dalla fusione transfrontaliera é una società italiana la fusione transfrontaliera ha effetto con l’iscrizione dell’atto di fusione nel registro delle imprese del luogo ove ha sede tale società. Nella fusione per incorporazione può essere stabilita una data successiva.
La società italiana risultante dalla fusione transfrontaliera adempie le formalità particolari eventualmente prescritte dalla legislazione applicabile alla società di altro Stato membro partecipante alla fusione transfrontaliera per l’opponibilità a terzi del trasferimento di determinati beni, diritti e obbligazioni inclusi nel patrimonio di tale società
Formalità semplificate
Fatto quanto previsto dall’art. 2505, primo comma, del codice civile, quando una fusione transfrontaliera per incorporazione viene realizzata da una società che detiene tutte le azioni, le quote o gli altri titoli che conferiscono diritti di voto nell’assemblea della società incorporata, non si deve osservare l’adempimento riguardante le informazioni che deve comprendere il progetto comune di fusione transfrontaliera.
Quando la fusione transfrontaliera per incorporazione viene realizzata da una società che detiene almeno il 90%, ma non la totalità, delle azioni, quote o altri titoli che conferiscono il diritto di voto nell’assemblea della società italiana incorporata, non viene richiesta la relazione di cui all’art. 2501-sexies del codice civile qualora venga concesso agli altri soci della società incorporata il diritto di fare acquistare le loro azioni, quote o titoli ai sensi dell’art. 2505-bis, primo comma, del codice civile.
(D.Lgs. 30/05/2008, n. 108, G.U. 17/06/2008, n. 140)
Il Ministero dello Sviluppo economico ha aggiornato – con effetto dal 1/7/2008 – le tabelle A (importi diritti di segreteria per il registro delle imprese) e B (importi diritti di segreteria per i registri, albi, ruoli, elenchi e atti vari) relative ai diritti di segreteria.
Le modifiche riguardano, tra l’altro, l’istituzione di diritti di segreteria relativi alla vidimazione dei registri di carico e scarico, all’Albo Gestori ambientali e ai nuovi adempimenti dei curatori fallimentari, nonché la riduzione del diritto di segreteria relativo alla bollatura dei libri sociali.
Il Decreto è disponibile nella seguente pagina:
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/phpi9DKVO.pdf
(D.M. Ministero sviluppo economico 16/06/2008)
La Corte di Cassazione, sulla scorta della sentenza della Corte Costuzionale n. 156/2001, ha rigettato il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, la quale sosteneva la presenza di presupposti impositivi nello svolgimento di un’attività professionale che si viene ad appalesare “in una prestazione d’opera personale, senza l’ausilio di dipendenti e con l’impiego di pochi ed essenziali beni strumentali” in quanto ciò “non escluderebbe l’esistenza dell’autonoma organizzazione che, al contrario, consisterebbe nell’impiego dell’intelligenza e della cultura posseduta dal professionista…”.
La sezione tributaria della Cassazione, al contrario, nel consolidare ancora una volta il principio enunciato nella sentenza n. 3673 del 2007, ha invece evidenziato come l’autonoma organizzazione, presupposto per l’assoggettamento all’imposta dei professionisti, vada intesa in senso oggettivo e non già soggettivo, ovvero derivante dall’utilizzo di beni strumentali eccedenti, per quantita o valore, il minimo ritenuto comunemente indispensabile, e/o di lavoro altrui, purché non occasionale..
Nel caso di specie, è stata considerata legittima l’istanza di rimborso di una lavoratrice autonoma di Lucca che svolgeva attività di disbrigo pratiche burocratiche, fermo restando il principio che è onere del contribuente, che richieda il rimborso, provare l’inesistenza del presupposto impositivo ovvero dell’autonoma organizzazione e che l’accertamento debba essere compiuto con riferimento ai singoli anni di imposta che eventualmente siano oggetto di contestazione, in quanto è pacifico che il possesso di tale presupposto “possa variare nel tempo essendo il professionista libero di svolgere la propria opera attraverso l’ausilio di essa oppure svolgerla personalmente e senza l’ausilio di una particolare organizzazione.”
L’applicazione del solo requisito oggettivo (e non oggettivo), conferma anche le precedenti sentenze favorevoli ai contribuenti, in particolare anche per quelli che svolgono l’attività sotto forma di piccoli imprenditori e non soltanto dei professionisti.
(Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza del 12/06/2008, n. 1577)
Il Governo il 18/06/2008 ha varato la prima manovra, vediamo di seguito alcune novità fiscali salienti:
Il meccanismo di sterilizzazione dell’effetto degli aumenti del petrolio sul prezzo dei carburanti, previsto dalla scorsa Finanziaria, sarà automatico e non più discrezionale.
La diminuzione delle accise verrà sempre adottata quando il prezzo internazionale del greggio aumenterà in misura pari o superiore, nella media trimestrale, a due punti percentuali rispetto al valore indicato del Dpef, che sarà in via esclusiva quello di riferimento. Norme per favorire la concorrenza nella rete di distribuzione dei carburanti.
Ritorna il tetto di 12.500 euro per i trasferimenti in contante e per gli assegni non trasferibili. Indietro tutta, dunque, per la norma che aveva rivoluzionato l’uso di assegni e contanti scattata il 30 aprile 2008, che aveva abbassato questa soglia a 5mila euro, in virtù della disciplina antiriciclaggio (D.Lgs 231/2007).
Per promuovere lo sviluppo del sistema di imprese un decreto Sviluppo economico, di concerto con l’Economia, definirà le caratteristiche e le modalità di individuazione delle reti di impresa. Alle reti si applicano le disposizioni sui distretti produttivi previsti dalla legge 266/2005. Previste semplificazioni contabili e procedurali
Divieto di cumulo pensioni e reddito da lavoro
Si prevede l’abolizione del divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro, con la possibilità di cumulare interamente i redditi da lavoro dipendente e autonomo con le pensioni di anzianità e di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria. Si completa così il quadro della cumulabilità totale già prevista per i titolari di pensioni di vecchiaia, di anzianità liquidata con 58 anni di età e 37 di contributi, oppure di anzianità liquidate con 40 anni di contributi, oppure equiparate a quelle di vecchiaia per compimento di età pensionabile (65 anni per gli uomini e 60 per le donne).
Per questi, infatti, è già prevista la totale cumulabilità con i redditi derivanti da lavoro dipendente e autonomo.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 47 del 18/06/2008, ha unificato per argomento, le risposte fornite in occasione del recente incontro con gli esperti della stampa specializzata, relative a quesiti concernenti l’applicazione delle disposizioni contenute nella legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), nonché risposte riferite ad ulteriori quesiti.
Ma vediamo di seguito i primi chiarimenti, con riserva di soffermarci ulteriormente sulle altre risposte negli articoli sulle novità fiscali dei prossimi giorni (dopo che, peraltro, avevamo già commentato i contenuti salienti nei nostri precedenti interventi).
Per l’accesso al regime agevolato, giacché il requisito previsto dalla Finanziaria 2008 é quello di non aver superato nel triennio antecedente l’ingresso nel regime dei minimi un importo di € 15.000 per acquisto di beni strumentali, tra i quali rientrano anche i costi sostenuti per affitti passivi e canoni di leasing.
Resta inteso che il regime dei minimi cessa di avere efficacia se nel 2008 saranno effettuati acquisti di beni strumentali che sommati a quelli del 2006 e 2007 superano l’ammontare complessivo di 15.000 euro.
Lavoro autonomo: Spese incrementative sostenute dal 1 gennaio 2007 – Immobili non ammortizzabili
Con le recenti novità é stato lasciato un vuoto normativo riguardante il trattamento fiscale delle spese di ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione di natura incrementativa sostenute a partire dal 1 gennaio 2007 riguardo ad immobili acquistati precedentemente il cui costo non é ancora ammortizzabile (acquistati o costruiti dal 15/06/1990 al 31/12/2006).
Riguardo agli immobili acquistati a decorrere dal 1 gennaio 2007 l’Agenzia delle Entrate ha precisato che:
Secondo la disciplina prevista dal comma 2 dell’art. 54 del TUIR, come modificato dalla legge finanziaria per il 2007, le spese relative all’ammodernamento, alla ristrutturazione e alla manutenzione degli immobili:
– se per le loro caratteristiche sono imputabili ad incremento del costo dell’immobile (c.d. spese incrementative) sono deducibili per intero seguendo i medesimi criteri di deducibilità previsti per le quote di ammortamento dell’immobile a cui si riferiscono:
– se per le loro caratteristiche non sono imputabili ad incremento dell’immobile al quali si riferiscono (c.d. spese non incrementative) sono deducibili nel periodo d’imposta di sostenimento, nel limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili quale risulta dall’inizio del periodo d’imposta dal registro di cui all’art. 19 del DPR n. 600/1973; l’eccedenza è poi deducibile in quote costanti nei cinque periodi d’imposta successivi.
Per quelli acquistati prima della suddetta data, resta valida la precedente disciplina di cui all’art. 54, comma 2, ultimo periodo, del TUIR secondo cui “le spese relative all’ammodernamento, alla ristrutturazione e alla manutenzione straordinaria di immobili utilizzati nell’esercizio di arti e professioni sono deducibili in quote costanti nel periodo d’imposta in cui sono sostenute e nei quattro successivi”.
Mezzi di trasporto – Ammortamento 2006 – Recupero Unico 2008
Il DL n. 81/2007 consente di recuperare in Unico 2008 parte dei costi delle autovetture non dedotti nel 2006 limitatamente ai maggiori importi deducibili che derivano dall’incremento dal 25 al 30% della percentuale di deducibilità relativa ai veicoli.
Quest’ultima disposizione, nella misura in cui deroga al principio generale secondo cui le rettifiche relative ad anni pregressi devono essere effettuate mediante la presentazione di dichiarazioni integrative ai sensi dell’articolo 2, comma 8-bis del DPR n. 322 del 1998, ha evidentemente carattere eccezionale e non é suscettibile di interpretazione analogica.
Eventuali, ulteriori rettifiche alla dichiarazione relativa al 2006, pertanto, dovranno necessariamente transitare per la dichiarazione integrativa, prescindendo dai motivi che hanno indotto i contribuenti ad avvalersi di minori deduzioni.
Con il D.L. 223/2006, il legislatore ha stabilito che le spese per alberghi e ristoranti sostenute direttamente dal committente per conto del professionista e da questi addebitate in fattura sono integralmente deducibili dal reddito di lavoro autonomo.
A tal fine è stato chiesto se il professionista possa dedurre integralmente anche le spese di vitto ed alloggio che egli stesso sostiene direttamente e che poi si fa rimborsare dal committente.