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Timestamp: 2020-07-05 21:14:26+00:00
Document Index: 178364209

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Sentenza Cassazione Civile n. 1922 del 25/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1922 del 25/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/01/2017, (ud. 13/12/2016, dep.25/01/2017), n. 1922
sul ricorso 22948/2014 proposto da:
TELECOM ITALIA SPA, P.I. (OMISSIS), in persona del legale
MICHELE MERCATI 51, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO
R.T., + ALTRI OMESSI
avverso la sentenza n. 373/2014 del 19/02/2014 del TRIBUNALE di
BENEVENTO, depositata il 06/03/2014;
p.1. Telecom Italia s.p.a. ha proposto ricorso per Cassazione, contro R.T. e gli altri diciannove intimati di cui la medesimo è capofila, avverso la sentenza n. 373/2014, con cui il Tribunale di Benevento in data 6 marzo 2014, rigettava l’appello proposto dall’odierna ricorrente e confermava la sentenza n. 1640 del 23 luglio 2010 del Giudice di Pace di Guardia Sanframondi, con cui si condannava Telecom Italia s.p.a. alla restituzione, in favore degli intimati, dell’importo pari all’IVA applicata sulle spese postali di spedizione delle fatture, relative al rapporto di utenza inter partes, assumendo tale importo come non dovuto e l’IVA come erroneamente applicata.
p.4. Con l’unico motivo di ricorso, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 15 n. 3 e art. 13 (c.d. legge IVA), in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e lamenta che il Tribunale sia pervenuto al rigetto dell’appello ed ala conferma della sentenza del giudice di pace, dando rilievo al principio di diritto di cui a Cass. n. 3532 del 2009, in tal modo ignorando che esso era stato superato dalla giurisprudenza successiva.
La giurisprudenza da essa evocata ha, infatti, affermato il principio di diritto secondo cui: In tema di rapporto di utenza telefonica fra utente e Telecom, poichè il costo sopportato per l’anticipazione delle spesa sostenuta nei confronti delle Poste Italiane dalla Telecom, per la spedizione della fattura a mezzo del servizio postale, prevista dalle condizioni generali di contratto come costo da addebitare a carico dell’utente, non è, in mancanza di previsione nelle condizioni contrattuali, un’anticipazione eseguita in nome e per conto dell’utente, ma solo un’anticipazione per conto (e nell’interesse) dello stesso, e, dunque, non da luogo alla fattispecie del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 15, n. 3, deve ritenersi che la pretesa di rimborso della Telecom verso l’utente riguardo a quanto corrisposto per la spesa di spedizione alle Poste Italiane fa parte della base imponibile ai sensi dell’art. 13 del detto D.P.R., trattandosi di spesa per l’esecuzione della prestazione, con la conseguenza che legittimamente la Telecom ricarica detta spesa dell’i.v.a. e ciò ancorchè la Telecom sopporti la spesa di spedizione verso le Poste Italiane in regime di esenzione ai sensi dell’art. 10, n. 16, dello stesso D.P.R. (così, in particolare, Cass. (ord.) n. 17526 del 2013). Presupposto per l’affermazione del principio di diritto è stata la seguente precisazione: Ai fini del rapporto con l’utente, poichè il costo sopportato per l’anticipazione delle spesa sostenuta nei confronti delle Poste Italiane non è anticipazione in nome e per conto dell’utente e, dunque, non da luogo alla fattispecie del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 15, n. 3 e poichè l’esenzione di cui all’art. 10, n. 16 concerne solo chi ha diretto rapporto con chi gestisce il servizio postale universale, la pretesa di rimborso della Telecom verso l’utente fa parte della base imponibile ai sensi dell’art. 13, detto D.P.R., quale spesa per l’esecuzione della prestazione e, quindi, può essere ricaricata di I.v.a., in quanto nessuna norma prevede una sorta di trascinamento dell’esenzione che ha avuto la Telecom al rapporto con l’utente, per cono del quale Essa ha fatto ricorso al sevizio postale.