Source: http://www.lasestaprovinciapugliese.it/Italia/2017/Aspetti%20giuridico%20amministrativi%20dell%20orientamento%20scolastico.htm
Timestamp: 2017-06-22 12:02:14+00:00
Document Index: 91923401

Matched Legal Cases: ['art.11', 'art.21', 'art.1', 'art.2', 'art 7', 'art. 2230']

Aspetti giuridico-amministrativi dell’orientamento scolastico.
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006 ..:: 20.01.2017 :: 18:30
::: SOVERATO :: La Commissione europea 2000, nel Memorandum sull’istruzione e formazione permanente, sceglieva come Messaggio chiave n. 5: “Ripensare l’orientamento” e si raccomandava di “garantire a tutti un facile accesso ad informazioni e ad un orientamento di qualità sulle opportunità d’istruzione e formazione in tutta l’Europa e durante tutta la vita”.
L’orientarsi è una dimensione fondamentale del comportamento umano: si orienta un
bambino, un giovane, un adulto, un anziano; giorno per giorno, nei momenti cruciali
dell’esistenza e in quelli quotidiani, nelle varie attività.
L’orientarsi è l’elemento essenziale durante tutto l’arco dell’esperienza formativa e professionale della persona: è un processo continuo. E’ diretto a favorire la produzione di saperi ed esperienze indispensabili per realizzare in modo autonomo e consapevole un apprendimento continuo, rispettoso delle potenzialità personali e dei vincoli del contesto sociale. Curare la formazione e l’orientamento delle nuove generazioni si rivela un’emergenza da affrontare in sinergia di forze . Dal MIUR l’orientamento è inteso come “azione formativa mirante a mettere in grado i giovani di orientarsi in una realtà complessa e prevenire le dispersione scolastica”. Ma da indagini effettuate a livello nazionale ed internazionale è emersa l’estrema difficoltà della scuola a orientare efficacemente i giovani. In passato le conoscenze che la scuola e/o le Università fornivano erano sufficienti e pertinenti per tutto l’arco della vita produttiva. Attualmente, al contrario, la rivoluzione informatica e la globalizzazione sono fenomeni che, coinvolgendo tutti i settori della società, hanno prodotto un mutamento radicale nel mondo del lavoro e nella formazione dei lavoratori. Le conoscenze e le competenze trasmesse dalla scuola spesso non sono al passo con le richieste del mercato.
Si richiede, alla scuola del 21 secolo, di fornire gli strumenti cognitivi e quelli affettivo-emozionali indispensabili per acquisire una forma mentale volta all’auto-orientamento continuo e ad un’efficace formazione permanente tanto raccomandata da tutti i documenti europei( da Lisbona 2000 alle Raccomandazioni del Consiglio del 2009 e del 2010).
Al termine della Scuola Media è possibile assolvere l’obbligo di istruzione iscrivendosi: a un percorso di Istruzione e Formazione Professionale Regionale della durata di tre anni; a un percorso di Istruzione nella Scuola Secondaria di Secondo grado (licei, istituti tecnici, istituti professionali) della durata di cinque anni. Se si è compiuto 15 anni e si è abbandonato la Scuola è possibile assolvere l’obbligo di istruzione andando a lavorare con un contratto di apprendistato. Assolto l’obbligo di istruzione si può assolvere il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione: -continuando a frequentare una Scuola Secondaria di Secondo grado per il conseguimento di un diploma; -continuando a frequentare un corso di Istruzione e Formazione Professionale regionale triennale per il conseguimento di una qualifica professionale triennale; iniziando a lavorare con un contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, che prevede l’obbligo di frequenza di attività formative. In data 4 febbraio 2010 , con il parere positivo del Consiglio dei Ministri, è stata approvata la riforma del secondo ciclo di istruzione.
La presente guida recepisce già i cambiamenti apportati da tale riforma.
Le principali novità introdotte dalla riforma prevedono: la durata quinquennale degli Istituti Professionali; -Una consistente riduzione di indirizzi di studio; una maggiore autonomia delle scuole nella definizione dei piani di studio; un maggiore numero di ore di laboratorio nei tecnici e nei professionali; -Un maggiore collegamento con il mondo del lavoro, con possibilità di coinvolgere anche esperti del Mercato del Lavoro anche per l'attività didattica; una riduzione del monte ore settimanale.
La riforma dell’Istruzione superiore (DPR 15/03/2010, n. 87, n. 88, n. 89) si prefigura come un provvedimento che riduce la frammentazione degli indirizzi nei licei e rilancia l’istruzione tecnica e professionale.
Si è cercato, nelle recenti normative scolastiche, di attuare un nesso più stretto tra la cultura scolastica e la cultura della vita quotidiana, della partecipazione alla vita civile, del lavoro e delle professioni. Se si incontrano e si intrecciano i saperi quotidiani, i saperi formali e i saperi didattici, la scuola può diventare il luogo della consapevolezza, il luogo in cui si impara a pensare. I saperi quotidiani vengono arricchiti dall’incontro con i saperi formali che attribuiscono significato all’esperienza quotidiana e sono in grado di organizzarla. Una scuola in grado di riappropriarsi del suo ruolo centrale nel mondo dell’educazione deve rinnovarsi e questo è possibile solo se essa è in grado di offrire: una giusta tipologia di conoscenze; un’efficiente serie di modalità di trasmissione del sapere; un corpo docente in grado di favorire e promuovere i giusti atteggiamenti in chi la frequenta. La scuola, infine, deve cercare di promuovere negli alunni quegli atteggiamenti positivi che permettono loro lo sviluppo di strategie volte al miglioramento di sé, alla capacità di effettuare scelte consapevoli e che siano in grado di saper utilizzare, riorganizzare, proiettare verso nuovi campi quello che hanno appreso, in altri termini, che siano "in grado di pensare".
Il docente ha il compito di insegnare agli alunni la maniera di apprendere e, non meno importante, educarli ad affrontare in modo flessibile situazioni nuove (Le “Raccomandazioni del Parlamento europeo e del Consiglio del 2006” e il Regolamento dell’obbligo, D.M. 22 /08/2007, n. 139). La CM 160 con OM 159 dell'11 maggio 1995 la CM 197 del 2 giugno 1995 segnano l'avvio istituzionale, anche sulla scorta delle sperimentazioni sempre più numerose in atto, dell'estensione progressiva dell'orientamento dalla scuola media, che fino ad allora era l'unico ciclo scolastico ad avere tra le sue finalità anche l'orientamento, agli altri cicli scolastici.
Nella della Direttiva n° 487 6 agosto 1997 si considerava l’orientamento nelle scuole di ogni ordine e grado “ parte integrante dei curricoli di studio e più in generale del processo educativo e formativo” , raccomandando al ogni istituzione scolastica, nell’esercizio della propria autonomia, di” prevedere nel programma di istituto attività di tale tipo”. Ulteriori interessanti indicazioni sono contenute nell’Allegato A, (valorizzazione della “dimensione orientativa dei percorsi formativi”) a proposito delle azioni di orientamento, distinguendo tra: azioni di prima accoglienza, azioni di analisi delle competenze e delle potenzialità in ingresso, azioni di costruzione di un progetto personale. Il Decreto Ministeriale 245 del 21 luglio 1997 estende le attività di orientamento anche all'università, “anche in vista dei futuri sbocchi professionali”.
Il D.M. 509/ 1999 prevedeva “introduzione di un servizio di ateneo per il coordinamento delle attività di orientamento da svolgere in collaborazione con gli istituti di istruzione secondaria superiore” (art.11). Direttiva 6 agosto 1997, n. 487, in particolare gli articoli 1 (orientamento quale “parte integrante dei curricoli di studio”), 2 e 3.
Il DPR 275 dell'8 marzo 1999 Regolamento in materia di Autonomia delle istituzioni scolastiche ai sensi dell'art.21 della legge 15 marzo 1997, n.59 è il riferimento normativo più significativo a sostegno dell'orientamento. Il Ds è tenuto espressamente a predisporre “ la realizzazione di iniziative di recupero/sostegno, di continuità e orientamento scolastico e professionale...” La Legge 53 del 28 marzo 2003 prevede il “piano programmatico a favore …degli interventi di orientamento contro la dispersione scolastica” (art.1); “il secondo ciclo si sviluppa in due periodi biennali e in un quinto anno che prioritariamente completa il processo disciplinare e prevede altresì l’approfondimento delle conoscenze e delle abilità caratterizzanti il profilo educativo, culturale, professionale del corso di studio” (art.2). Tutte le disposizioni normative vigenti si basano sulla consapevolezza che nel periodo di vita che va dagli 11 ai 14 anni di età le attività di orientamento svolgono un ruolo centrale nell’azione formativa scolastica, sia per il recupero di situazioni negative, come l’abbandono scolastico, sia per la valorizzazione e la promozione di diversi tipi di attitudini e interessi, attraverso un uso adeguato e aggiornato dei contenuti delle diverse discipline. Le varie azioni si distinguono tra azioni preventive alla dispersione formativa e azioni curative rivolte a fronteggiare la dispersione formativa, vengono adattate ai singoli soggetti. L’aspetto informativo consiste fornire agli studenti informazioni utili alla scelta del percorso da seguire. L’azione orientativa, quindi, nella scuola secondaria di primo grado prevede un’azione di “accompagnamento” dell’alunno che si concretizza nella proposta di percorsi personalizzati di apprendimento. Non si tratta solo di prevedere, in un progetto, la presenza di figure di counseling o di iniziative esterne al curricolo, bensì di dare all’orientamento formativo i caratteri di una strategia istituzionale funzionale al proseguimento degli scopi formativi del discente, con la necessaria flessibilità organizzativa e curricolare, anche nella prospettiva di futuri rapporti con Enti e Agenzie esterne su iniziative mirate. Nelle Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati e il Portfolio delle competenze individuali (D. lgs 59 19 febbraio 2004, Art 4) si esplicita che nel terzo anno della scuola secondaria di primo grado “Il terzo anno completa prioritariamente il percorso disciplinare e assicura l’orientamento e il raccordo con il secondo ciclo” . Nelle Indicazioni per il Curricolo (D.M 31/7/2007) si chiarisce che l’obiettivo della scuola è di “formare saldamente ogni persona sul piano cognitivo e culturale affinché possa affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti e futuri”, per essere l’uomo e il cittadino che la comunità internazionale si attende da lui, al termine del primo ciclo scolastico. L’allievo viene posto al centro di ogni proposta didattica; le discipline di studio rappresentano soltanto dei mezzi per aiutare la crescita della persona, che costituisce il fine di ogni azione educativa e didattica. Il traguardo può ritenersi raggiunto se le conoscenze disciplinari e interdisciplinari (il sapere) e le abilità operative (il fare) apprese ed esercitate nel sistema formale (la scuola), non formale (le altre istituzioni formative) e informale (la vita sociale nel suo complesso) sono diventate competenze personali di ciascuno. Un ragazzo è riconosciuto competente quando:esprime un personale modo di essere e proporlo agli altri; interagisce con l’ambiente naturale e sociale che lo circonda, e lo influenza positivamente; risolve i problemi che di volta in volta incontra; riflette su se stesso , impara ad apprendere; conferire senso alla vita. Durante il Primo ciclo d’istruzione il ragazzo prende coscienza delle dinamiche che portano all’affermazione della propria identità. Il ragazzo, guidato dagli insegnanti, si pone in modo attivo di fronte alla crescente quantità di informazioni e di sollecitazioni comportamentali esterne, non le subisce, ma le decifra, le riconosce, le gestisce. Infine si orienta ed è capace di pensare al proprio futuro, dal punto di vista umano, sociale e professionale. Il PECUP (D. L.vo 59/2004) sembrava riferirsi ad un ragazzo che raggiunti i 14 anni aveva operato una maturazione, che talvolta non sembra essere presente neanche in individui adulti. Le Indicazioni per il Curricolo ridimensionano un po’ ciò che, in effetti, nella scuola dell’autonomia, priva di standard di livello e di valutazione nazionali, era troppo ambizioso. L’orientamento formativo per le scuole secondarie di secondo grado prevede azioni di inserimento in realtà economiche produttive territoriali attraverso lo stage-tirocinio e/o il tutoraggio all’inserimento formativo con percorsi di sostegno sulle competenze di base e trasversali: si ispira al modello teorico-pratico di riferimento di tipo formativo mediante il quale l’orientamento si realizza tramite l’ esperienza. Nella scuola l’orientamento formativo significa: formare abilità e capacità funzionali al “saper scegliere” nelle situazioni del quotidiano come nelle situazioni a maggior grado di complessità; promuovere capacità di impostazione e di soluzione dei problemi. Il DS della scuola autonoma solleciterà i docenti ad individuare nel soggetto le prime manifestazioni attitudinali e gli interessi per specifiche esperienze disciplinari e riconoscere le competenze di base acquisite e motivare a ulteriori approfondimenti. Il Ds, attiverà altresi’ azioni mirate a fornire adeguate conoscenze ed esperienze per una lettura analitica e di interpretazione del contesto locale socio-economico e culturale, nella prospettiva della mondializzazione, ovvero di una società multietnica e globalizzata. Questa progettualità sarà finalizzata a migliorare, ristrutturare e integrare i curricoli disciplinari, accentuando l’attenzione agli ambiti di contenuti funzionali alle conoscenze strategiche delle discipline e alle loro applicazioni in materia di lavoro, impresa, professione anche nell’ottica dello sviluppo sostenibile.
Gli insegnanti della secondaria attuano azioni che mirano all’orientamento dei ragazzi precisamente nel primo periodo della terza classe della scuola di primo grado e nell’ultimo anno delle scuole di secondo grado . Gli alunni vengono quindi sollecitati da una serie di iniziative, fra le quali le più frequenti si individuano brevi visite nelle strutture delle scuole di ordine superiore; ricevimento di insegnanti delle scuole superiori; distribuzione di libretti di statistiche sul mercato del lavoro; elenchi di facoltà universitarie; partecipazione a convegni sulle politiche del lavoro dei giovani; somministrazione di test che servono solo a rivelare agli alunni le loro idee e i loro interessi maggiori. Tutte le iniziative possono riferirsi a due canali: l’illustrazione agli allievi delle possibilità che essi hanno relative al futuro; la rilevazione dei loro interessi e delle loro attitudini consolidate. La progettazione ed il consolidamento di un sistema territoriale di orientamento, costruito e condiviso a livello nazionale, deve basarsi su due punti di partenza.
Il primo, che concerne la valorizzazione della persona (giovani e adulti, studenti e lavoratori, donne e uomini, italiani e stranieri, ecc.) e l'esercizio al diritto di piena cittadinanza, pone il problema di una maggiore differenziazione delle azioni per essere in grado di fornire risposte diverse a bisogni diversi.
Il secondo elemento, che riguarda la partecipazione di una pluralità di soggetti e figure professionali (il sistema scolastico, il sistema di formazione professionale, i servizi per l'informazione e l'orientamento, i servizi per il lavoro, ecc.), rinvia al problema del governo del sistema.
Da qui il DS può avviare la riflessione circa la necessità di un sistema di orientamento sia a livello teorico-metodologico in funzione di una nuova articolazione delle linee di intervento, sia a livello politico-programmatico in funzione di una definizione delle strategie di governo del sistema a livello nazionale e locale.
Si rileva l’opportunità di favorire lo sviluppo di competenze orientative per identificare l'insieme di caratteristiche, abilità, atteggiamenti e motivazioni personali che sono necessari al soggetto per gestire con consapevolezza ed efficacia la propria esperienza formativa e lavorativa, superandone positivamente i momenti di snodo.
L’approccio metodologico si basa principalmente sulla motivazione della persona a gestire consapevolmente il proprio processo di orientamento.
Gli interventi formativi integrati possono essere una soluzione eccellente alle istanze formative registrate sul territorio poiché sono tesi a offrire allo studente strumenti di conoscenza e di orientamento tra le diverse opportunità formative, fanno parte integrante del curricolo, devono rientrare all’interno di un “piano coordinato territoriale” e sono regolati da appositi accordi e convenzioni. In ambedue i gradi di scuole secondarie , nell’ambito del 15% di flessibilità consentita dall’autonomia, possono realizzare moduli rispettivamente con le caratteristiche degli indirizzi delle superiori e per le attività previste dal presente regolamento. Ai sensi del PDR 275/99 per tutta la durata della scuola secondaria devono essere realizzate: attività di orientamento integrate con gli insegnamenti disciplinari (orientamento formativo). Specifiche azioni a sostegno della transizione dalla scuola inferiore a quella superiore, svolte da esperti (docenti orientatori e orientatori di altri sistemi) per queste attività è preziosa l'integrazione con i soggetti istituzionali competenti presenti sul territorio sia nella programmazione che nella gestione. In un clima di democrazia partecipata attiva, il DS sarà propulsivo di obiettivi condivisi, attraverso l’instaurazione di relazioni collaborative di sostegno e di guida: si prefigura un modello organizzativo dinamico in rete (DPR 275/99, art 7 e 9), non gerarchico e decisionale, ma basato su elementi di diffusione, sensibilizzazione e divisione dei ruoli. Si pone in essere, in tale contesto, l’attività negoziale, del dirigente scolastico,( Art.33 del D.I. n. 44/01), che consente la stipula di protocolli d’intesa inter-istituzionali e non, accordi, convenzioni e contratti di prestazione d’opera (art. 2230 e ss. del codice civile ), partecipazione della scuola ad iniziative che comportino il coinvolgimento di agenzie, enti, Università, associazioni socio-artistico-culturali, di volontariato e che si configura come una reale capacità di confronto e interazione con gli enti locali, le istituzioni, le organizzazioni sociali, e le associazioni operanti nell’ambito territoriale di competenza. Il DS, avvalendosi degli strumenti previsti dalla normativa vigente, pone in essere una GESTIONE FORMATIVA INTEGRATA e promuove un “clima di orientamento”, inteso come processo attraverso il quale si impara a confrontarsi con la complessa realtà sociale e lavorativa.
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