Source: https://andreapagliantini.com/2018/11/24/delibera-del-consiglio-comunale-di-gaiole-in-chianti/
Timestamp: 2020-01-27 18:46:38+00:00
Document Index: 70916441

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 11', 'art. 19', 'art. 74', 'art. 133', 'e contrario']

Delibera del Consiglio Comunale di Gaiole sul Chianti | Andrea Pagliantini
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Si ripercorre l’iter del riconoscimento della Conferenza permanente dei Sindaci, che trova origine nell’accordo di Pontignano del 1997 e nel successivo statuto, approvato nell’anno 2001.
Nel Maggio del 2017 sono state apportate modifiche sostanziali allo Statuto, adducendo come motivazione la necessità di riallineare i testi approvati dagli otto Comuni, che non risultavano uguali.
Nella nuova versione dello statuto, venivano aggiunte indicazioni non in linea con le nostre visioni di politiche territoriali, e veniva introdotto il sistema di votazione a maggioranza assoluta al posto della precedente previsione di votazione unanime.
Durante la Conferenza dei Sindaci, appositamente convocata per l’esame delle suddette variazioni, si tenne la votazione in merito alle modifiche allo statuto vigente e, mentre gli altri 7 Sindaci presenti si espressero a favore, il Comune di Gaiole votò contro, facendo
presente che quindi non si poteva procedere alla modifica dello statuto.
Il verbale di quella seduta della Conferenza dei Sindaci è stato ufficialmente richiesto più volte da questa Amministrazione, anche via PEC, ma non è mai stato consegnato.
Da allora è stata riconvocata la Conferenza permanente dei Sindaci il 18 ottobre 2018 a cui ha regolarmente partecipato il sindaco di Gaiole. Nella seduta in cui si doveva nominare il nuovo Presidente abbiamo anche parlato della gestione associata delle funzioni di accoglienza e informazione turistica dell’ambito Chianti.
All’inizio della seduta è stato comunicato che il Comune di Gaiole non avrebbe potuto partecipare alla votazione in quanto il Consiglio Comunale non aveva provveduto ad approvare le modifiche statutarie. Il sindaco ha contestato la scelta mettendone a
verbale le motivazioni che stanno sostanzialmente tutte nel mancato rispetto del criterio dell’unanimità previsto nello statuto previgente; unanimità non raggiunta nella votazione della conferenza precedente.
In quella stessa sede il Comune di Gaiole si è mostrato disponibile a valutare la convenzione proposta, vista l’importanza dell’argomento e in quanto, come previsto dalla legge regionale, facente parte dell’ambito predeterminato. Ha chiesto dunque che gli venisse inviata la bozza della convenzione per valutarne i contenuti esatti. La disponibilità da noi mostrata, volta ad un riesame della convenzione, non è stata poi tenuta in considerazione.
Dall’esame della convenzione in materia turistica, è emerso che la funzione di coordinamento e controllo nonché l’approvazione degli atti, sarebbe stata affidata alla Conferenza permanente dei Sindaci e regolata dalle norme statutarie oggetto di modifica.
Di conseguenza il Comune di Gaiole, per poter partecipare attivamente alla gestione del settore del turismo, secondo quanto previsto dalla convenzione, avrebbe dovuto obbligatoriamente approvare le modifiche allo statuto della Conferenza permanente dei Sindaci,non avendo altrimenti diritto di voto.
Per quanto sopra espresso si rende necessario che il Consiglio Comunale si esprima sulle modifiche statutarie.
Il ‘’Manifesto dei sindaci del Chianti’’, firmato alla Certosa di Pontignano il 15 marzo 1997, fu approvato nel consiglio comunale di Gaiole in Chianti il 14 aprile 1997 con 7 voti favorevoli a fronte di 4 contrari e 2 astenuti. Il Sindaco stesso durante il dibattito su quel punto in quel c.c. ‘’tiene a precisare che non incide sull’identità geografica del Chianti, ha un solo valore di sviluppo e di rapporti con la regione’’ per poi aggiungere, in risposta alle domande preoccupate di alcuni consiglieri, ‘’che non si legge innessuna parte del documento l’estensione del nome Chianti agli altri comuni’’.
Uno tra i principali valori fondativi che fecero del Patto di Pontignano un progetto di condivisione delle iniziative di sviluppo del Chianti, fu rappresentato senz’altro dalla prescrizione che tutte le decisioni, per avere corso, dovessero essere assunte all’unanimità tra i Comuni sottoscrittori dell’accordo.
Questa apparente limitazione, oggi presa a pretesto per cambiare una regola fondamentale, non ha impedito nel tempo il crearsi di condizioni favorevoli per portare avanti unitariamente politiche del territorio e del turismo in modo condiviso.
Tutto ciò che è stato possibile realizzare in maniera congiunta è stato frutto del dialogo e del reciproco rispetto, in unacollaborazione fattiva tra pari.
Quello che oggi viene rappresentato non va più in questa direzione. Si fa riferimento a presunte, inesistenti difformità all’interno dei singoli Comuni, sui testi dello Statuto della Conferenza permanente dei Sindaci del Chianti.
Si assume questo pretesto e, forzando le regole, si procede al cambio dello Statuto stesso. Il principale obiettivo che sta a cuore ai promotori del cambio dello Statuto è
quello di trasformare il voto all’unanimità in voto a maggioranza per l’approvazione delle decisioni.
Si tratta, come risulta di tutta evidenza, di un forzatura che giudichiamo priva dei profili normativi che lo Statuto impone.
Cambiare le regole di uno Statuto che prevede decisioni all’unanimità, non può che farsi con una espressione unanime della volontà di tutti gli otto comuni aderenti.
Qualsiasi altra scelta presa a maggioranza contrasta con lo Statuto vigente ed è quindi, a nostro parere, darespingere per manifesta contrarietà alla norma.
Non possiamo altresì esimerci dal sottolineare come il criterio della maggioranza assoluta quale strumento decisionale confligga apertamente con il rispetto dell’ autonomia statutaria e istituzionale di ciascun Comune , come peraltro evocato all’art. 9 della stessa versione modificata.
Tra le altre criticità che rileviamo nella bozza di Statuto modificato, dobbiamo ancora una volta evidenziare come la commistione tra le zone di produzione del vino Chianti Classico con il territorio Chianti non giovi alla chiarezza e alla verità storica e
La DOCG Chianti Classico definisce e protegge l’area di produzione di uno dei vini più famosi del mondo e il Consorzio del Chianti Classico rappresenta un interlocutore di primaria importanza a cui tutti dobbiamo riconoscere il diritto e dovere di tutelare e proteggere la zona di produzione, per come definita dal decreto ministeriale, e tutte quelle aziende vinicole che vi insistono e che rappresentano un motore prezioso della nostra economia.
Questo consiglio comunale ne riconosce tutto il valore economico, commerciale e sociale ed è convinto che la Denominazione rappresenti un patrimonio di cui ci sentiamo parte e che vogliamo contribuire ad accrescere.
Tuttavia non possiamo non evidenziare le differenze sostanziali che emergono tra territorio del Chianti e area di produzione vinicola del Chianti Classico. La nostra qualità
di amministratori ci impone il rigoroso rispetto delle norme, della storia e della geografia e vogliamo ricordare che non ci risulta esistere un’indicazione formale del Chianti nella sua accezione di ‘territorio’, approvata da chi ne avesse titolo, se non quella riportata nel toponimo di alcuni dei comuni che ne fanno parte. Tant’è che Greve diventò ‘in Chianti’ nel 1972 solo dopo numerose richieste, avanzate al Ministero prima e alla Regione Toscana poi, che trovarono inizialmente la ferma opposizione dei tre comuni di Gaiole, Radda e Castellina in Chianti.
Volendo invece valutare il marchio ‘Chianti’ dal punto di vista commerciale, ci permettiamo di considerare che ciò che rende forte ogni marchio è il suo stretto legame con il territorio di appartenenza, da cui origina e che lo sostanzia.
Il costante allargamento del perimetro del nostro territorio ‘Chianti’ e l’allontanamento dalle sue radici destano in noi forte preoccupazione per un rischio che avrebbe ricadute negative sull’intera area chiantigiana nella sua accezione più ampia.
A questo proposito ci sentiamo in dovere di sottolineare che un’eventuale utilizzo del perimetro della DOCG Chianti Classico, così come individuata dal decreto ministeriale 31 luglio 1932 n. 6126 quale criterio per la definizione del territorio del Chianti, vedrebbe
l’inclusione del comune di Poggibonsi, che per una porzione significativa del suo territorio ne fa parte, e che invece mai è stato fino ad oggi considerato Chianti, né minimamente coinvolto in nessun atto o accordo di programmazione o pianificazione che quest’area abbia prodotto.
Riteniamo inoltre che lo Statuto non possa contenere al suo interno – art. 11 – specifici elementi programmatici dell’attività della Conferenza, laddove si fa riferimento al progetto del Distretto rurale, in merito al quale peraltro, come noto, il Comune di Gaiole in Chianti ha espresso perplessità unicamente legate alla strumentalità che ne è stata fatta e alle modalità con cui si è giunti ad un accordo.
Peraltro siamo costretti a far notare che la stessa Regione Toscana, in una mozione approvata dal consiglio regionale della Toscana il 12 aprile 2017, n. 739, e riportata nel BURT parte seconda n.17 del 26 aprile 2017, secondo cui la Conferenza dei Sindaci del
Chianti, nella seduta del 6 settembre 2016, procedeva ‘’ a identificare i confini territoriali del Biodistretto del Chianti (nato ufficialmente il 27 settembre 2016 con l’approvazione del proprio Statuto) al fine di attribuire “identità e centralità storicogeografica”
alla zona di produzione del vino DOCG Chianti Classico, così come delimitata dal citato decreto ministeriale 31 luglio 1932, n. 6126, con l’unica eccezione data dal Comune di Gaiole in Chianti. Quest’ultimo Comune, infatti, con deliberazione 22 settembre 2016 decideva di non aderire al menzionato accordo volto alla definizione dei confini del territorio del Biodistretto.
Quanto sopra riportato è una rilevante inesattezza poiché il consiglio comunale di Gaiole in Chianti aveva in precedenza già approvato la delibera n. 20 del 29 aprile 2016 ‘Approvazione atto di indirizzo per la costituzione del Biodistretto del Chianti’,
precisando che lo stesso non avrebbe dovuto “avere una valenza geografica, tesa a delimitare ed individuare il territorio del Chianti, che peraltro attualmente è oggetto di differenti interpretazioni per la sua corretta denominazione. Il costituendo organismo
avrebbe dovuto avere la finalità di farsi promotore dell’agricoltura e dello stile di vita ‘Bio’ in tutta la Toscana”.
Giova ricordare che il nuovo biodistretto nasceva dalla consapevole fusione dei due biodistretti esistenti del Chianti Storico, con sede a Gaiole in Chianti, e di Greve-Panzano con sede a Panzano in Chianti.
Aggiungiamo che il comune di Gaiole in Chianti fa parte della Conferenza, quale Comune firmatario e aderente al Patto di Pontignano e giudichiamo assolutamente arbitraria la previsione dell’art. 19 versione modificata, secondo cui, qualora non si approvi la proposta dello Statuto modificato, si possa partecipare alla Conferenza senza diritto di voto. Riteniamo la norma escludente, divisiva e antidemocratica.
Con l’occasione saremmo grati alle amministrazioni comunali coinvolte se volessero comunicarci la sostanza ed il valore, oltreché le intenzioni, del nuovo patto sottoscritto il 5 ottobre scorso a Badia a Passignano che abbiamo semplicemente letto sui giornali
locali e per il quale non abbiamo avuto alcun tipo di comunicazione.
Tuttavia se il titolo ‘’il vero chianti siamo noi’’volesse in qualche modo significare un’estromissione del comune di Gaiole dal Chianti ne saremmo allo stesso tempo preoccupati oltreché stupefatti e, ci venga consentito, stimolati a impegnarci perché venga ripristinata la verità storica!
In conclusione ci sembra del tutto evidente che i sindaci non hanno nessun titolo a stabilire néi confini né le denominazioni territoriali .
Tali decisioni, peraltro disciplinate dall’art. 74 dello statuto della Regione Toscana e dall’art. 133 della Costituzione della Repubblica Italiana, necessitano di un ampio coinvolgimento della popolazione che prevede la sua formale consultazione e
qualunque accordo tra sindaci o amministrazioni comunali che non segua questi criteri ci appare inutile.
Non possiamo dimenticare che siamo in uno stato di diritto!!!
● ai sindaci di Radda in Chianti, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, San Casciano in val di Pesa, Tavarnelle in val di Pesa, Barberino val d’Elsa e Greve in Chianti, di revocare le delibere di approvazione del nuovo statuto tornando alla versione
● alla Regione Toscana di considerare quanto espresso sinora prima di assumere qualsivoglia decisione in merito al territorio del Chianti e ai suoi confini, e conseguentemente non riconoscere il deliberato dei comuni sopra citati perché palesemente contrario alla norma Restiamo disponibili ad un confronto che abbia come presupposto le considerazioni sopra espresse, totalmente condivisedall’intera comunità che rappresentiamo, che giudichiamo imprescindibili per il passato ed il futuro del Chianti.
Un atto di revisionismo storico e geografico che modifichi le radici di un territorio costituirebbe fondamenta non stabili per qualsiasi progetto di futuro.
Peraltro il grande prodotto di questo territorio è un vino di qualità assoluta e il più grave degli errori sarebbe far percepire che si cerca di alterarne la matrice.”
Per quanto sopra espresso e per le motivazioni addotte:
a. Di non procedere all’approvazione delle modifiche allo “Statuto della Conferenza Permanente dei Sindaci del
Chianti”;
b. Di disporre l’invio del presente atto alla Regione Toscana affinché ne tenga conto nella procedura di richiesta di riconoscimento ufficiale del ruolo della conferenza Permanente dei Sindaci del Chianti;
c. di riservarsi ogni azione ritenuta opportuna e necessaria per la tutela degli interessi di questo ente.
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4 risposte a Delibera del Consiglio Comunale di Gaiole sul Chianti
24 novembre 2018 alle 10:48
A Castellina invece si continua tranquillamente a dormire e a far finta di niente…però la situazione per le prossime comunali è in piena ebollizione 🙂
Sono arrivato a metà lettura e poi ho abbandonato. Tante chiacchiere, tante energie, tanti litigi, che non portano a nulla. Il territorio chianti è indiscutibilmente unito dalle scelte imprenditoriali e economiche dei singoli. Le istituzioni appaiono solo fonte di burocrazia, forse a con di bene, ma sostanzialmente solo a fini politici. Eccola qui ha questione: la politica che non riesce ad avere un rapporto con i soggetti operativi, ma si erge a paladina di un qualcosa inutile
24 novembre 2018 alle 20:43
Ciao Paolo, ho voluto mettere ampi stralci del verbale del Consiglio Comunale invece di fare una sintesi proprio perchè la vicenda non induca in tentennamenti.
Il linguaggio non è di raffinata e sciolta narrativa, ma di burocratica poca creatività, però permette di farsi un’idea delle cose in corso.
Da queste parti sotto Vertine, le istanze che l’Amministrazione porta avanti, sono i pensieri della maggior parte delle persone e delle aziende che operano sul territorio, e la politica c’entra poco, dato che da comunque la si pensi qui c’è un’idea comune di territorio e storia da salvaguardare.
Se la politica c’entra è per via delle linee del Consorzio, della Regione che pinta sodo, di qualche snodo del grande Partitone e dei suoi arti inferiori che stanno nei vari circoletti locali.
Il Consorzio più che a creare un proprio stato pontificio, dovrebbe avere più attenzione alle persone di vigna che arrancano fra burocrazie e balzelli che si ingegna a inventare.
Ma i grossi numeri e i grossi nomi dell’imbottigliamento dettano legge e chi fa uva e vino, continuano a essere pagati il minimo per non farli affogare. Dieci centesimi di guadagno a bottiglia, per loro producono utili di milioni. Ma se una notte un paio di cinghiali entrano nella vigna il piccolo/medio produttore è rovinato. Bandiere del Consorzio siete te e altri fantastici produttori come te, ma cosa si riversa negli scaffali, in Italia e all’estero, è ben altro discorso. Aspetti che il Consorzio, mi pare non abbia molto a cuore: il far vivere del proprio lavoro, la mole di belve che divorano l’uva.
Del grande Partitone a livello locale e regionale non dico nulla perchè siano caratterialmente incompatibili ed è un qualcosa che per fortuna riguarda altre realtà, che per fortuna non sono la mia.
Qui ci s’ha un sindaco (e un’Amministrazione) che ascolta, ed è agile di mente e brillante d’azione, abituati poi a confrontarsi con persone che non hanno difficoltà a far presente le cose che non vanno e a pretendere una soluzione.
Non è elegante dirlo e lo so, ma per esperienza, in altre Amministrazioni c’è l’uso di far le cose nello stretto o si è usi di mettere velocemente le questioni sotto al tappeto.
24 novembre 2018 alle 21:01
” Il Consorzio più che a creare un proprio stato pontificio….. ” questa è una frase da premio Pulitzer 🙂