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Timestamp: 2019-02-22 23:28:22+00:00
Document Index: 6416970

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 822', 'art. 822', 'art. 909']

Permane la necessità di valutare la destinazione ad uso pubblico delle acque, benché l’espressione che si ritrova nell’art. 1 del R.D. n. 1775 del 1993 («abbiano od acquistino attitudine ad usi di pubblico generale interesse») non sia più rinvenibile nei successivi testi di legge.
La modifica dell’andamento del corso d’acqua nella Provincia Autonoma di Trento
Nella Provincia Autonoma di Trento è legittimo respingere la proposta di modifica dell’andamento del corso d’acqua non necessaria per la sicurezza dell'uomo o per la protezione di beni, di opere o infrastrutture, nonché per il miglioramento ambientale (ai sensi del comma 1 dell’art. 9 della l.p. n. 11 del 2007), e che, intervenendo su di un alveo attualmente “sistemato”, stravolgerebbe l'insediata vegetazione ripariale autoctona che favorisce habitat idonei per la fauna e la flora
In base all'ampia formula di cui agli artt. 7 e 8 del D.P.R. n. 70 del 1979, l'Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Sicilia è l'amministrazione tenuta a curare la manutenzione dei fiumi e dei torrenti appartenenti al Demanio regionale, sicché è anche obbligata a rispondere dei danni provocati dalla omessa manutenzione degli stessi.
I proprietari di fondi latistanti ad un corso d'acqua sono obbligati ex art. 12 R.D. 523/1904 solo alla costruzione delle opere a difesa dei loro beni, mentre spetta all'autorità amministrativa ex art. 2 R.D. cit. provvedere al mantenimento delle condizioni di regolarità dei ripari e degli argini o di qualunque altra opera fatta entro gli alvei e contro le sponde.
I fiumi sono i «corsi d’acqua perenni, a regime regolare e con alvei a lieve pendenza, mentre i torrenti sono corsi d’acqua caratterizzati da un regime molto variabile con piene improvvise e magre molto accentuate ed aventi un alveo a forte pendenza con fondo ghiaioso» . Essi sono demaniali per espressa previsione di legge; tuttavia, la giurisprudenza tende a riconoscere come demaniale anche l’alveo , le rive e le sponde del corso d’acqua .
I laghi e gli stagni
Espressamente previsti di proprietà demaniale dal codice civile, i laghi sono bacini di acqua permanente che hanno caratteristiche idrografiche differenti dagli stagni e che con essi non vanno confusi. Gli stagni, pur essendo acque lacuali in senso lato, si distinguono dai laghi considerati dall’art. 822 c.c. poiché sono «privi di emissari ed immissari e soprattutto per la scarsa profondità» .
Recente giurisprudenza attribuisce agli argini carattere demaniale[6]; nello stesso senso, la recente dottrina
Ghiacciai e sorgenti
Al riguardo delle «altre acque definite pubbliche», richiamate dall’art. 822 c.c., assumono particolare rilievo per la loro natura di riserva di acqua dolce i ghiacciai.
Acquedotti e canali
È necessario, dopo aver illustrato le principali problematiche relative alla demanialità delle acque e delle sue pertinenze, chiarire la natura giuridica delle opere umane che eventualmente convoglino le acque .
Le acque private
Il proprietario del fondo su cui esistano acque, infatti, ha il diritto di utilizzarle «salve le disposizioni speciali per le acque pubbliche e per le acque sotterranee» e senza «divertirle in danno di altri fondi» dopo il loro utilizzo, ai sensi dell’art. 909 c.c. .
La prima legislazione in materia di acque nello stato unitario
Il demanio idrico è stato più volte oggetto di interventi legislativi tesi a regolamentare i beni facenti parte di esso non solo per quanto riguarda il loro utilizzo, ma anche per quanto concerne la loro titolarità e la loro condizione giuridica.
Acque: gli usi pubblico generale interesse e gli elenchi pubblici
Va da subito chiarito come il concetto ora in esame non sia più centrale nello studio della materia delle acque pubbliche : tuttavia, la mole degli studi effettuati in passato, il ruolo rivestito dal criterio nell’ambito delle acque e l’importanza che esso continua a rivestire in altri settori del diritto amministrativo impongono una –seppur breve– trattazione.
La «legge Galli», n. 36 del 05.01.1994
Di importanza centrale nella presente trattazione, la legge n. 36 del 1994, intitolata «Disposizioni in materia di risorse idriche», ha riscritto le definizioni date dal T.U.
dpr 238/1999, dlgs 112/1998, dlgs 152/2006, dlgs 85/2010
Merita un cenno il «Regolamento recante norma per l’attuazione di talune disposizioni della legge n. 36 del 05.01.1994, in materia di risorse idriche».