Source: https://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/category/statuto-dei-lavoratori/
Timestamp: 2018-01-20 19:03:55+00:00
Document Index: 93840539

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 1344', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 1344', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 1344', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7']

statuto dei lavoratori «Studio Legale Mei & Calcaterra Studio Legale Mei & Calcaterra
“Tre euro l’ora e di nascosto”: ecco il lavoro dei bimbi italiani venerdì, Feb 22 2008
avvocati and avvocato and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and discriminazioni and lavoro and statuto dei lavoratori and studi legali mgraziamei 10:09 am
Tra i Paesi più sviluppati siamo i più a rischio per l’occupazione minorile. La Cgil: oltre mezzo milione gli under 15 sfruttati.
Siamo a Brancaccio, storico quartiere proletario ad alta intensità mafiosa di Palermo, a qualche centinaio di metri dalla parrocchia di don Pino Puglisi, trucidato da Cosa nostra. Siamo nell’aula magna della scuola media statale “Sandro Pertini”. Scuola serale. Si parla di lavoro, questa volta, di quello che si fa e di quello che non c’è e che da queste parti non c’è mai stato. Perché a Palermo il tasso di disoccupazione rasenta il 19 per cento. Parlano gli insegnanti e il preside Rosario Ognibene; parla dei nuovi progetti della Fiat a Termini Imerese e dei corsi di formazione il sindacalista della Cisl Giuseppe Lupo, ma parlano soprattutto i giovani minori, adolescenti costretti a lavorare già da bambini…[continua…]
Per la validità della scelta dei lavoratori da licenziare non è sufficiente un generico riferimento ai criteri previsti dalla legge mercoledì, Feb 20 2008
avvocati and avvocato and Cassazione and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and licenziamento and licenziamento illegittimo and licenziamento legittimo and processo del lavoro and sentenza and statuto dei lavoratori and studi legali mgraziamei 8:49 am
PER LA VALIDITA’ DELLA SCELTA DEI LAVORATORI DA LICENZIARE NON E’ SUFFICIENTE UN GENERICO RIFERIMENTO AI CRITERI PREVISTI DALLA LEGGE – In caso di riduzione del personale (Cassazione Sezione Lavoro n. 3085 dell’8 febbraio 2008, Pres. Mercurio, Rel. Miani Canevari).
La s.p.a Compagnia Prodotti Conservati ha attuato, nell’ottobre-novembre del 1997, una procedura per ridurre di personale in base alla legge n. 223 del 1991. Essa ha concluso con le organizzazioni sindacali, il 6 novembre 1977, un accordo che prevedeva la scelta dei lavoratori da licenziare in base al criterio della maturazione del diritto al trattamento pensionistico (con esclusione di quattro dipendenti) e per le restanti unità in base ai criteri fissati dalla legge n. 223 del 1991 “subordinatamente alle esigenze tecnico produttive ed organizzative aziendali”.
L’art. 5, comma 1 L.n. 223/91 prevede che …. “l’individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità deve avvenire, in relazione alle esigenze tecnico-produttive e organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati di cui all’art. 4, comma 2, ovvero, in mancanza di questi contratti, nel rispetto dei seguenti criteri, in concorso tra loro: a) carichi di famiglia; b) anzianità; c) esigenze tecnico-produttive ed organizzative”…[continua…]
L’affitto di un ramo d’azienda può essere dichiarato nullo perchè in frode alla legge se è diretto a privare i lavoratori della tutela dell’art. 18 mercoledì, Feb 13 2008
avvocati and avvocato and Cassazione and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and processo del lavoro and sentenza and statuto dei lavoratori and studi legali mgraziamei 8:42 am
L’AFFITTO DI UN RAMO D’AZIENDA PUO’ ESSERE DICHIARATO NULLO PERCHE’ IN FRODE ALLA LEGGE SE E’ DIRETTO A PRIVARE I LAVORATORI DELLA TUTELA DELL’ART. 18 ST. LAV. – In base all’art. 1344 cod. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 2874 del 7 febbraio 2008, Pres. Mattone, Rel. Nobile).
Anna K. e altre cinque lavoratrici impiegate in un punto vendite della Gescom s.r.l., azienda con oltre 60 dipendenti, nel gennaio 2001 hanno avuto comunicazione del loro passaggio alle dipendenze della Spazio s.r.l. per effetto della stipula – fra quest’ultima e la Gescom s.r.l. – di un contratto di affitto del ramo d’azienda cui esse erano addette. Poco dopo la nuova datrice di lavoro, azienda con meno di 16 dipendenti, le ha licenziate. Le lavoratrici si sono rivolte al Tribunale di Gorizia sostenendo che il contratto di affitto doveva ritenersi nullo in quanto finalizzato a privarle della tutela prevista dall’art. 18 St. Lav. contro i licenziamenti.
Tale norma era infatti applicabile alla Gescom, ma non alla s.r.l. Spazio, avente meno di 16 dipendenti. Le lavoratrici hanno pertanto chiesto al Tribunale di accertare che esse erano state illegittimamente licenziate dalla Gescom allorché questa aveva loro comunicato il passaggio alla Spazio s.r.l. in virtù del contratto di affitto, di ordinare alla Gescom di reintegrarle nel posto di lavoro e di condannare tale azienda al risarcimento del danno in base all’art. 18 St. Lav. Il Tribunale ha accolto il ricorso, annullando i licenziamenti, ordinando alla Gescom di reintegrare le lavoratrici e condannandola al risarcimento del danno.
Il Tribunale ha applicato l’art. 1344 cod. civ. che definisce “in frode alla legge” il contratto che costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa. In base a tale norma il Tribunale ha ritenuto nullo il contratto di affitto stipulato tra la s.r.l. Gescom e la s.r.l. Spazio, in quanto diretto a privare le lavoratrici delle garanzie previste dall’art. 18 St. Lav. Questa decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Trieste che ha tra l’altro rilevato che lo Spazio s.r.l. era rimasta estranea alla gestione del negozio e poco dopo avere attuato i licenziamenti, aveva risolto il contratto di affitto, consentendo il subentro della Benetton Retail Italia s.r.l. La Gescom s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte di Trieste per vizi di motivazione e violazione di legge.
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 2874 del 7 febbraio 2008, Pres. Mattone, Rel. Nobile) ha rigettato il ricorso. L’art. 18 St. Lav. – ha affermato la Corte – è una norma imperativa onde un contratto che tende ad eludere l’applicazione deve ritenersi nullo perché in frode alla legge; nel caso in esame l’art. 1344 cod. civ. è stato correttamente applicato perché la Corte di Trieste ha adeguatamente motivato l’accertamento dello scopo perseguito con il contratto di affitto.
Il principio dell’immediatezza della contestazione in sede disciplinare tende ad essere svuotato di efficacia martedì, Dic 4 2007
avvocati and avvocato and Cassazione and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and processo del lavoro and sentenza and statuto dei lavoratori and studi legali mgraziamei 4:43 pm
Nel procedimento disciplinare il principio dell’immediatezza della contestazione dell’addebito trova fondamento nell’art. 7 della legge n. 300/1970 che riconosce al lavoratore incolpato il diritto di difesa: diritto da garantirsi nella sua effettività, soprattutto in relazione ad una contestazione ad immediato ridosso dei fatti, sì da poter consentire al lavoratore l’allestimento del materiale difensivo (documentazione, testimonianze, ecc. ) per contrastare nel modo più efficace il contenuto delle accuse rivoltegli dal datore di lavoro.
In giurisprudenza l’applicazione di questo principio è stata “temperata” nel senso che si è intesa l’immediatezza della contestazione dell’addebito in un’accezione “relativa” ritenendo la stessa compatibile con un intervallo di tempo necessario al datore di lavoro per il preciso accertamento delle infrazioni commesse dal pestatore. Da questo è derivato che l’estensione giudiziaria dell’applicazione del principio dell’immediatezza “in senso relativo” ha molto spesso svuotato di efficacia il principio stesso, in quanto siffatta applicazione ha finito per diventare una formula dissimulante un’arbitraria escogitazione giudiziale certamente incompatibile con la norma dell’art. 7 della legge n. 300/1970 ed anche con l’esigenza di una razionale amministrazione dei rapporti contrattuali secondo “buona fede” (Cassazione Sezione Lavoro n. 24339 del 22 novembre 2007, Pres. Sciarelli, Rel. Balletti).
E’ illegittimo il licenziamento disciplinare comunicato insieme alla contestazione degli addebiti mercoledì, Lug 18 2007
avvocato and Cassazione and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritto di famiglia and giurisprudenza and lavoro and licenziamento and licenziamento disciplinare and licenziamento illegittimo and processo del lavoro and sentenza and statuto dei lavoratori and studi legali mgraziamei 10:03 am
Per violazione dell’art. 7 St. Lav. (Cassazione Sezione Lavoro n. 15050 del 4 luglio 2007, Pres. Mattone, Rel. Maiorano).
La Biv Italia ha contestato al suo dipendente Roberto F., con lettera del 21 aprile 2000, l’addebito di avere rifiutato il controllo di malattia, tenendo un comportamento intemperante. Nella stessa lettera l’azienda ha fatto presente che la condotta tenuta dal dipendente era tale da minare alla radice la fiducia posta a fondamento del rapporto di lavoro e ne legittimava l’interruzione “con effetto immediato”. La presente – ha precisato l’azienda – “deve valere quale preavviso di licenziamento per giusta causa con l’espresso avvertimento che la misura verrà confermata se non perverranno convincenti ragioni e controdeduzioni in relazione a tale comportamento nel termine di giorni cinque dal ricevimento della presente”. Il 5 maggio 2000 l’azienda ha trasmesso a Roberto F. il suo libretto di lavoro. Il legale della società ha comunicato al lavoratore, in data 11 maggio 2000, che questi, in mancanza di giustificazioni, doveva ritenersi licenziato per giusta causa. Il lavoratore si è rivolto al Tribunale di Pesaro, sostenendo di essere stato licenziato senza che gli fosse stata data la possibilità di difendersi, in violazione dell’art. 7 St. Lav. secondo cui “Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa ….. In ogni caso i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.
Il Tribunale ha dichiarato illegittimo il licenziamento, per violazione dell’art. 7 St. Lav., ha ordinato la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro ed ha condannato l’azienda al risarcimento del danno. Questa decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Ancona che ha ritenuto che la sanzione disciplinare sia stata applicata contestualmente alla contestazione. Con lettera del 21 aprile 2000 – ha osservato la Corte – il licenziamento è stato irrogato “con effetto immediato” e con la precisazione che la sanzione sarebbe stata “confermata” un difetto di convincenti giustificazioni; in mancanza di riserve e precisazioni sulla decorrenza del licenziamento da una data successiva alla scadenza del termine a difesa, la conferma di una misura disciplinare presupponeva che la stessa fosse stata già irrogata. L’azienda ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte di Ancona per vizi di motivazione e violazione di legge…[continua…]