Source: http://www.gruppoqualifica.it/servizi/fondi-interprofessionali-portabilita-cfa/
Timestamp: 2018-11-16 00:13:54+00:00
Document Index: 134832305

Matched Legal Cases: ['art. 116', 'art. 116', 'art. 30', 'art. 14', 'art. 166', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 1', 'art. 116', 'art. 55', 'art. 1', 'art. 37', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 37']

Portabilità e CFA - Fondi Interprofessionali - Gruppo Qualifica
Avviso ai Consulenti del Lavoro e Professionisti
Gentile professionista Lei sicuramente saprà che con la L. 388/00, le imprese possono destinare la quota del 0,30% dei contributi versati all’Inps (Il cosiddetto “Contributo Obbligatorio per la Disoccupazione Involontaria”) alla formazione dei propri dipendenti.
Mediante l’adesione GRATUITA ad un Fondo, possono autorizzare l’INPS a girare lo 0,30% (3xMILLE) dei contributi versati per ogni lavoratore dipendente direttamente al Fondo Interprofessionale.
In tal modo possono recuperare il gettito versato per realizzare la formazione professionale dei propri dipendenti.
GRUPPO QUALIFICA, consente alle imprese aderenti di abbattere o annullare i costi della Formazione Continua, dando l’opportunità di continuare a investire sull’aggiornamento delle competenze dei dipendenti.
Per le imprese aderire al Fondo Interprofessionale
NON COMPORTA ALCUN COSTO AGGIUNTIVO,
in quanto si tratta appunto di utilizzare la quota del contributo obbligatorio INPS (lo 0,30% del monte salari) che tutte le aziende versano per il proprio personale dipendente.
Per maggiori dettagli e/o chiarimenti sulla modalità di adesione al Fondo per i Suoi assistiti, ci contatti ai seguenti indirizzi formazione@gruppoqualifica.it
Fondi e Canali
Con l’istituzione dei fondi paritetici interprofessionali si realizza quanto previsto dalla legge 388/2000. Le imprese mediante l’adesione ad un fondo, autorizzano l’INPS a girare lo 0,30% dei contributi versati per ogni lavoratore dipendente (il “contributo obbligatorio per la dispoccupazione involontaria”) direttamente ad un fondo interprofessionale.
Il fondo provvederà poi a finanziare la formazione continua dei lavoratori dipendenti delle imprese aderenti.
CANALI DI FINANZIAMENTO: IL CONTO AZIENDE
Le imprese piccole, medie e grandi possono scegliere di far confluire il loro gettito (il 70% del versato che l’INPS inoltra al fondo) in unico conto aggregato – il conto aziendale -, delegando un soggetto, detto PROPONENTE, alla gestione. Il proponente, verificando con le imprese le priorità dei fabbisogni formativi, può presentare, seguendo opportuni processi di rotazione tra le imprese beneficiarie, specifici progetti formativi a valere sul Conto Aziende, senza ulteriori valutazioni o graduatorie da parte del fondo.
CANALI DI FINANZIAMENTO: IL CONTO FORMATIVO AZIENDE
Le imprese medio-grandi possono scegliere di far confluire il loro gettito (il 70% del versato che l’INPS inoltra al fondo) in un “Conto formativo monoaziendale”. Tali risorse, non soggette alla normativa di aiuti di stato, sono messe a disposizione della singola impresa in modalità diretta e non competitiva con possibilità di cumulo su base pluriennale.
GESTIONE legge 388/2000
Siamo in grado di gestire le adesioni ai fondi interprofessionali, grazie ai quali è possibile finanziare la formazione continua dei lavoratori.
l’entità ed i criteri di commisurazione delle sanzioni civili;
l’abrogazione delle sanzioni amministrative;
la riformulazione dell’ipotesi di reato nel caso di omissione di registrazione o di denuncie obbligatorie, o di presentazione di denunce non conformi al vero (ex lege 24 novembre 1981 n. 689).
Infatti, la legge in esame (art. 116, comma 18) stabilisce che “per i crediti in essere ed accertati al 30 settembre 2000 le sanzioni sono dovute nella misura e secondo le modalità fissate … dalla legge 662/1996. Il maggiore importo versato, pari alla differenza fra quanto dovuto …, e quanto calcolato …(in base alla L. 388/00), costituisce un credito contributivo nei confronti dell’ente previdenziale che potrà essere posto a conguaglio ratealmente nell’arco di un anno, tenendo conto delle scadenze temporali previste per il pagamento dei contributi e premi assicurativi correnti, secondo modalità operative fissate da ciascun ente previdenziale”.
Il pagamento di quanto dovuto, per contributi e/o sanzioni, se effettuato entro il 30 settembre 2000 (anche nei casi di dilazione), è definitivamente acquisito dall’Inps e non può essere invocata l’applicazione del nuovo regime sanzionatorio;
I contributi non pagati alla data del 30 settembre 2000, obbligano l’azienda al pagamento dei contributi e delle sanzioni in base al regime sanzionatorio previsto dalla Legge 662/96. Una volta saldato il debito, il maggiore importo versato fra quanto dovuto in base alla normativa previgente e quanto calcolato applicando la nuova normativa, costituisce un credito contributivo (bonus) nei confronti dell’Istituto.
Nel caso di cessazione dell’attività, l’azienda ha diritto:
al versamento dell’importo più favorevole. In questo caso ove si tratti di crediti oggetto di cessione, la minor somma versata per effetto dell’applicazione del regime più favorevole sarà a carico dell’Inps.
La fattispecie si verifica in caso di registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate (casi di infedeltà delle denuncie stesse).
per le aziende nel caso in cui il datore di lavoro occulta i rapporti di lavoro ovvero le retribuzioni, con l’intenzione specifica di non pagare i contributi o i premi (circ. 178/1997);
per i liberi professionisti l’omessa denuncia di iscrizione assume rilievo quando il versamento di quanto dovuto viene effettuato oltre i termini di legge, ovvero quelli stabiliti per il pagamento degli acconti e del saldo IRPEF (circ. 225/1997);
N.B.: in tutti i casi in cui, a seguito di istruttoria sulla domanda di iscrizione o a seguito di visita ispettiva, si accerti una diversa natura del rapporto di lavoro (ed esempio da co.co.co. a lavoro subordinato) non si configura l’ipotesi di evasione ma si applica il regime previsto per i casi di omissione contributiva (Circ. 74/2003)
In caso di evasione (anche parziale) dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali il trasgressore è tenuto al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30% dei contributi evasi. La sanzione civile non può essere superiore al 60 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge (art. 116, comma 8, lett. B).
L’articolo 116, comma 8, lettera “b” della legge 388/2000 stabilisce che: “Qualora la denuncia della situazione debitoria sia effettuata spontaneamente prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori e comunque entro dodici mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi o premi e sempreché il versamento dei contributi o premi sia effettuato entro trenta giorni dalla denuncia stessa, i soggetti sono tenuti al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti”.
Lo stesso comma stabilisce che: “la sanzione civile non può essere superiore al 40 per centodell’importo dei contributi o premi, non corrisposti entro la scadenza di legge”.
Una volta raggiunto il tetto massimo della sanzione civile (40%), senza che si sia provveduto all’integrale pagamento del dovuto, sul solo debito contributivo (con esclusione delle sanzioni civili) maturanointeressi di mora così come previsti dall’art. 30 del D.P.R. 602/1973, sostituito dall’art. 14 del D.L 46/1999 (art. 166, comma 9).
Tenuto conto che la denuncia spontanea per alcune categorie di contribuenti non comporta l’immediata richiesta di pagamento del debito contributivo formatosi, si precisa che:
La legge 338/00 considera alcune fattispecie particolari nelle quali, in caso di omesso o ritardato pagamento dei contributi o premi, si applica una disciplina speciale, che prevede l’applicazione delle somme accessorie secondo criteri diversi da quelli stabiliti per la generalità dei contribuenti.
L’art. 116, comma 15, della Legge in oggetto ha disposto che: “Fermo restando l’integrale pagamento dei contributi e dei premi dovuti alle gestioni previdenziali e assistenziali, i consigli di amministrazione degli enti impositori, sulla base di apposite direttive emanate dal Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, di concerto con il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica fissano criteri e modalità per la riduzione delle sanzioni civili … fino alla misura degli interessi legali, nei seguenti casi”:
Mancato o ritardato pagamento dei contributi o premi dovuto ad oggettive incertezze connesse a contrastanti ovvero sopravvenuti diversi orientamenti giurisprudenziali o amministrativi sulla ricorrenza dell’obbligo contributivo (comma 15, lettera a, prima parte);
In tal caso occorre che l’incertezza non si sia realizzata su questioni anche controverse, ma sulle quali si sia formato un orientamento giurisprudenziale e/o amministrativo costante, ma piuttosto che vi siano delle decisioni giurisprudenziali difformi l’una dall’altra, sulle quali è intervenuta una decisione definitiva ad esempio della Corte di Cassazione (principio di nomofilachia), tale da rendere necessario un adeguamento della prassi amministrativa.
La riduzione è ipotizzabile anche quando vengono emanate delle norme nuove, particolarmente complesse o quando la difficoltà di interpretazione sia obbiettivamente esistente o quando l’assicurato sia stato indotto in errore circa l’obbligo contributivo a causa di avvertenze e/o indicazioni fuorvianti degli uffici competenti.
per ottenere il beneficio è necessaria la presentazione all’autorità giudiziaria della denuncia penale entro tre mesi dal giorno in cui se è venuti a conoscenza del fatto doloso, e che il procedimento promosso in base a detta denuncia si sia definito con la condanna del terzo o quantomeno che sia ancora pendente il giudizio.
Per gli altri casi di crisi, riconversione o ristrutturazione aziendale che presentano particolare rilevanza sociale ed economica in relazione alla situazione occupazionale locale ed alla situazione produttiva del settore, la riduzione è subordinata all’esito dell’accertamento da parte del Servizio Ispezione del Lavoro dell’effettiva sussistenza di uno stato di crisi aziendale, dovuto a cause non imputabili alla conduzione dell’azienda, nonché di un processo di riorganizzazione, ristrutturazione o riconversione aziendale, per l’individuazione dei quali si richiamano i seguenti criteri:
per la riorganizzazione l’azienda è tenuta a presentare un programma di investimenti volti a fronteggiare inefficienze della struttura gestionale per squilibri tra apparato produttivo, commerciale e amministrativo;
il programma di investimenti dovrà essere predisposto anche in dipendenza della ridefinizione dell’assetto societario e del capitale sociale, nonché della ricomposizione dell’assetto dell’impresa e della sua articolazione produttiva;
il valore medio annuo degli investimenti previsti nel programma aziendale dovrà essere superiore, in misura significativa, al valore medio annuo degli investimenti operati nel biennio precedente l’avvio del programma stesso;
per la riconversione o ristrutturazione aziendale, il programma presentato dall’impresa deve essere caratterizzato dalla preminenza, in termini percentuali di valore corrente, delle quote di investimenti per impianti fissi ed attrezzature direttamente impegnate nel processo produttivo, rispetto al complesso degli investimenti previsti nell’arco temporale di esecuzione del programma aziendale;
il valore medio annuo degli investimenti per immobilizzazioni immateriali e materiali previsti nel programma aziendale deve essere superiore, in misura significativa, al valore medio annuo della stessa tipologia di investimenti operati nel biennio precedente l’avvio del programma stesso;
Ulteriore ipotesi è statuita dal combinato disposto dell’art. 116 comma 16 della citata Legge n° 388/2000 e dell’art. 1 comma 220 Legge 662/96, il quale prevede che: nei confronti delle aziende sottoposte a procedure concorsuali le sanzioni civili previste dal comma 8 dell’art. 116 in oggetto possono essere ridotte ad un tasso annuo non inferiore a quello degli interessi legali, a condizione che siano integralmente pagati i contributi e le spese e secondo criteri stabiliti dai Consigli di Amministrazione degli Enti.
Le sanzioni si cristallizzano alla data in cui l’autorità giudiziaria ha dichiarato aperta la procedura concorsuale e durante il periodo di svolgimento della procedura stessa matureranno i soli interessi legali sui crediti privilegiati (ex art. 55 L.F.). Tale principio non trova applicazione nel caso di procedura di amministrazione controllata, per il quale continueranno a maturare le somme aggiuntive nella misura ordinaria;
Enti non economici ed enti, fondazioni e associazioni non aventi fini di lucro, quando l’omissione o ritardato versamento dei contributi o dei premi è dovuto ad un ritardo (debitamente documentato) nella erogazione di contributi o finanziamenti pubblici previsti per legge o convenzione (art. 1, comma 221).
La somma aggiuntiva, che in ogni caso non può essere inferiore agli interessi legali, è graduata secondo i seguenti criteri stabiliti dall’Istituto:
incidenza della concessione del beneficio sul recupero del credito.In nessun caso, comunque, la riduzione delle sanzioni civili può essere applicata al di sotto degli interessi legali.
In tema di contributi previdenziali, l’obbligo relativo al pagamento delle somme aggiuntive che il datore di lavoro deceduto è tenuto a versare in caso di ritardato o omesso pagamento, si trasferisce in capo agli eredi.
Infatti le somme aggiuntive sono una conseguenza automatica dell’inadempimento o del ritardo ed hanno la funzione di rafforzare l’obbligazione contributiva e di risarcire l’Inps del danno subito.
NB: la presunzione del danno subito da parte dell’Istituto è assoluta (iuris et de iure), ossia non ammette la possibilità da parte del debitore o dei suoi eredi di provare il contrario. Nessun rilievo giuridico può essere attribuito alla volontà del debitore di non adempiere
Ulteriore innovazione della Legge 338/2000 è costituita dalla abrogazione delle sanzioni amministrative precedentemente disciplinate dall’art. 37 della legge 689/1981.
Infatti l’art. 116, comma 12 della legge in esame ha disposto che: “Ferme restando le sanzioni penali,sono abolite tutte le sanzioni amministrative relative a violazioni in materia di previdenza e assistenza obbligatorie consistenti nell’omissione totale o parziale del versamento di contributi o premio dalle quali comunque derivi l’omissione totale o parziale del versamento di contributi o premi, ai sensi dell’articolo 35, commi secondo e terzo, della legge 24 novembre 1981, n. 689, nonché a violazioni di norme sul collocamento di carattere formale“.
In ogni caso l’abolizione delle sanzioni amministrative non comporta il venire meno quegli obblighi giuridici (ad esempio la denuncia contributiva mensile relativa ai periodi paga scaduti) precedentemente sanzionati.
Tanto più che l’assolvimento di alcuni di tali obblighi assume rilevanza ai fini della qualificazione del comportamento come omissivo o evasivo, nonché per gli aspetti penali.
Per quanto attiene alla efficacia della norma, si precisa che il Ministero del lavoro e della previdenza Sociale ha chiarito che l’abrogazione delle sanzioni amministrative entra in vigore dal 1° gennaio 2001, con riferimento agli adempimenti contributivi relativi alle retribuzioni corrisposte nel mese di dicembre 2000 (Circ. 110/2001).
Resta pertanto confermata la procedura sanzionatoria amministrativa per le violazioni antecedenti a tale periodo, per il quale la norma non può spiegare efficacia retroattiva (principio “tempus regit actum”). (Circ. 110/2001; Circ. 191/2002).
Il comma 19 della art. 116 della Legge 388/2000 ha sostituto l’art. 37 della legge 689/1981, riformulando l’ipotesi di reato in senso meno rigido e penalizzante per il datore di lavoro.
L’articolo in esame dispone che: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che, al fine di non versare in tutto o in parte contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie, omette una o più registrazioni o denunce obbligatorie, ovvero esegue una o più denunce obbligatorie in tutto o in parte non conformi al vero, è punito con la reclusione fino a due anni quando dal fatto deriva l’omesso versamento di contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie per un importo mensile non inferiore al maggiore importo fra cinque milioni mensili e il cinquanta per cento dei contributi complessivamente dovuti“.
Per una migliore comprensione valga il seguente esempio: Se il datore di lavoro, compiendo omissioni o falsità di registrazioni, evade una somma mensile pari a 10 milioni su 30 milioni di contributi (risultanti dal saldo di 20 milioni più 10 milioni evasi ), che sarebbero stati dovuti nel mese, il comportamento dello stesso non assumerà rilevanza penale, atteso che l’evasione realizzata, pur superiore a 5 milioni, risulta però inferiore al 50% dei contributi complessivamente dovuti.
Per individuare l’importo da addebitare per ciascun mese contributivo, occorre computare eventuali somme riconosciute a credito in favore del datore di lavoro ed escludere le somme accessorie dovute a titolo di sanzioni.
Trattandosi di norma penale la disposizione ha efficacia retroattiva (principio del “favor rei”) e pertanto si applica anche alle ipotesi di reato sorte antecedentemente alla data del 1 gennaio 2001.
Fonte: http://www.inps.it/portale/