Source: https://it.scribd.com/document/76687211/Programma-Del-Corso-Di-Diritto-Criminale-Tomo-3-01
Timestamp: 2019-10-18 06:41:19+00:00
Document Index: 144793793

Matched Legal Cases: ['art. 9367', 'art. 1', 'in fine', 'art. 222', 'art. 44', 'art. 570', 'art. 366', 'art. 13', 'art. 561', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 375', 'art. 286', 'art. 229', 'art. 369', 'art. 205', 'art. 240', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 367', 'art. 110', 'art. 110']

P A R T E SPECIATAE
CORSO DI DIRITTO CRIMINALE
DETTATO NELLA R.
UNIVERSI'^^
FRABCESCO CARRARA
MEMBRO OXORARlO DEI,L' ACCADCHIA DI LEGISLAZIOIE DI TOLOSA, SOCIO CORIIISPOXDE?iTE DELLA REALE DEL BELGIO E DKL IIEALE ISTITUTO 1.0.llBARDO DI SCIEBZE E LETTERE, SOCIO DELL'ATEXEO D I BRESCIA E DELLE REILI A c c r n e n I i a DI L a c c r , DI B i o n e a h , DI m r c s n r r h E DI UnBl~O,Mi!lRIIO DELLA COMllSSIOXE IXCARIC.4TA IiIL PROGETTO DI CODICE PEAA1.E ITALIASO, PIIESIDEYTE DELLA CAMGHA DEGLI AVOCATI PRESSO LA R. CORTE D I APPELLO D1 LUCCA
-Jvu'Svrlv-
ESPOSIZIONE DEI DELITTI IN SPECIE
111 N O W
P E R U S O I)ELI.A
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TIPOGRAFIA OIUSTI
L'Autore pone an-e questa parte del suo Proyramma sotto la salvaguardia delle veglianti leggi sulla propriet& letteraria.
DELITTI N A T U R A L I
OELITTI CONT
S a r e b b e u n vano dilungarci nella dimostrasiona di cosa intuitiva se si facesse dimora a giustificare che 1' uonio ha il diritto di vedere rispettato 1'onoi.e suo, e che anche le ingiuste offese dirette contro questa parte nobilissima del patrimonio naturale dell'uomo possono e debbono nelle congrue condizioni perseguitarsi come delitti. Ella cosa questa che da ogni uomo per poco che sia culto si sente nell' anima; ed anzi anche i selvaggi stessi, se fuorviano talvolta nello apprezzarno le vere condizioni, tengon.0 peraltro essi pure carissimo l'onore loro, VOL. 1 1 1. i
e contro chi l'oltraggia vivamente reagiscono. E dunque intuitivo che nell'ordine delle azioni lo quali vogliono essere perseguitate come rnalefizi deve trovarsi una classe specialmente destinata ai reati contro l'onore; ed G intriitivo che cotesta classe deve referirsi ai delitti natu~ali: quei delitti ci08 che a noi designiamo con questo nome, non perchB nei medesinii non occorra il concorso del carattere politico resultante dal danno mediato (che questa condiziono assoluta e costante [la noi prestabilita come inclefettibile requisito di ogni rnalefizio affinchB possa 1' aritorith sociale legittimamente perseguitarlo) ma perchb il bene che da codesto ordine di delitti si toglie all' uomo non B a lui derivato llalln consocinzione, ma veramente dalla stessa legge di natura (I) ; ed a lui spetta e da lui si gode corno inllivirluo, indipendentemente clalla sua condizione di cittadino. Per affermare che vi ti una giustizia pul~l~licn cui si & recato offesa, che vi B un' aria tori ti^ dello Stato da taluno aggredita o minacciata, bisagiin presupporre uno Stato ed una societh civile costituita; bisogna poter dire io sono cittadino. I'er affermare che il nostro onore b l'oggetto cli un diritto inerente alla nostra personalitj, e che tale diritto non dove impunemente manomettersi, basta potersi mostrare individuo appartenente al genere urriano,
(1) Sono coiiuar,li i puhhlicis~i ncl riconoscere fr:i i diritti origitiarii ilcll' iioirio il cliritio al rispetto della propri;! disriii: C r O liu s de I . l?. lib. 2 , c a p . 17, S. 12 II ;i 11 s cleiric.nlr! juvis tiutrirrrlis S. 101 a r o l i tliritlo ?intrrrrilr vol. 1, $. 86 - Z e i l l e r jns nnttrrne p~*iz'nl~rlt,
$. 43 G e e r t s e m a firndn~tzcnta de injuriis pirg. 8, et 17. A1 congresso internazionale tenuto in Amslerdani nel 1864 i delitti che noi chiamiamo natirrcili furono da un orafore chiamati delitli tri~rntziturii. Il concetto a cui s7inspira qiiesta denoniinazione i l'idenlico di quello al : quale s'inspira la nostra; e noi l7accetteremn~o senza difficolt?~. il concetto esplicativo di quel sommo principio di metodologia penale per cui le classi dei diversi reati debbono ordinarci secondo il danno itiitnedialo prevalente che resulta dal delitto. Tale concetto non fu bene coiripreso da clii volle criticare la nostra nomenclatura, e la critica per ci non fu che uno equivoco. Si disse erroneo chiamare clelitto mntzcrale l' oniicidio, il furto, e simili, e delitto sociale la percluelliorie, la resistenza alla forza, la falsa moneta, e simili: e s e ne addusse per tutta ragione che ariche in quelli che noi cl~iamiamodelitti naturali vi t? qualclie cos:i di socinlc. hIa cos ragionando si dimentica esserc regola universale (le1 nietodo che gli oggetti sui quali cndc uno studio debbano iivere dei carccttcri di somiylittnzn senza dei quali non potrebbero appartenere al medesiirio genere; ma debbafio iiltre~ avere dei ccwatlcs'i di dissoiniglinnzn, seozn di che si~rebbe vanit costruire una divisione di classi. rlunquc iiecessit logica in qualunque ;irgorneiilo clie Tra classe e classc s' incontrino caratteri di somiglianza: ma quesli non danno la ragionc del distinguere, e danno invece la ragioiio cardinale di ricliiamnre le classi al medesimo genere. Tutti i delitti hanno clu;tlche cosa di corriune, e qriesto qiialchc cosa ( p e r usare le parolc del nostro critico) u n qitnlchc cosa d i sociclle; E! n pi n meno il danno .>i~ediirto: in cui sta il fondamento della punibilit. civile; poich, per virlii di lui il vizio, il peccato, e I' alto individualmente dannoso, diviene appunto delitto. Bia su questo qualche cosa non p u i ~ costruirsi certainente una classnzione, si pei.ctiL' appiinto i . comune a tutti i delitti, si percli? il danno mediiito s e i. s~ts~ettibile divcrso grntlo o qrtrtniitri rioii E siiscellibilo di (li divcrsn qiccililri. La class;izione dei reilli hirognu diinqui:
desumerla dal danno immediato, che b appunto suscettibile di diverse quulo'td: le quali si rappresentano precisamente dalla diversi16 del dirilto leso. La esatta classazione dei reati non pu essere dunque che un contenuto della classazione dei diritti. Ora la prima e grande classazione dei diritti, e la pi antica nella storia giuridica, appunto quella di (liritti naturali e d i r i l l i sociali; secondo che tali diritti lianno la loro causa nel primigenio essere dell' uomo, e cos nella legge di natura, oppure a lui sono dati dalla societ ed lianno la loro causa nel fatto della consociazione. La divisione da noi adottata non dunque una creazione nostra; altro non clie und applicazione della vieta divisione dei diritti, insegnata dai pi classici fra i pubblicisti. N pu dirsi che B sc non difetto nella classificazione b difetto nella nomenclatura, quasi con la parola n a t u r a l e si volesse escludere ogni carattere sociale: avvegnacli il carattere sociale einergente dal danno mediato sia gi contenuto nella parola delitto dalla quale inseparabile. Quando si divise il regno organico nelle due grandi classi di regno atiimulc, e regno vegetale, s intese forse con quella nomenclatura di negare che gli ' esseri ascritti al regno animale vegetassero essi pure? La censura sarehbe identica a quella diretta contro di noi, ma identica sarehbe la risposb. Tanto vale il dire voi avete negato ctie 1';iniinale vegeti perch la qualith di vegetabili avc[e dato sol(niito alle piante, quanto vale il dire voi avete negaio clie nell' omicidio e nel furto vi sia niente di sociale ~'erclib il nome di delitli socitili lo avete dato a diversa categoria.
Tjonsi q~icsta oggettivit dei reati contro 1' onore si (! dai criminalisti generalmente contemplata in
un uiodo confuso, e senza una esatta analisi degli eleii~cntie delle forme nelle quali si estrinseca coJcsto diritto. Lo che ha portato ad oscurit e duh-
biezze, cosi nel riconoscimento dei criterii essenziali come rispetto ai criterii misuratori di simile malefizio. Quando si B detto offesa all' onore si B detto una formula che promiscuamente pud contenere il toplimento di pi e diversi beni differentissimi tra di loro, tutti connessi e contenuti in questa generica idea dellknore, ma pure eventualmente non in tutte le contingenze dei casi manomessi del pari. Bisogna dunque decomporre siffatta idea, e rintracciando quei beni diversi che ne sono il contenuto venire a riconoscere le svariate forme che pu assumere il delitto contro 1' onore sotto il punto di vista della sua pi intima oggettivit. Ora alla idea del17onore si possono connettere tre distinti subalterni concetti : - 1.O U sentimento della propria dz'gnit: (l) 2 . O la stima e buona 09inione che 3." la potenza inerente ad gli altri hanno di noi: una buona riputazione di procurare certi nzateriali vccntaggi. Questi tre concetti sono distintissimi, quantunque non sempre sufficientemente avvertiti.
(1) Non aderisco alla opinione dello S t e f a n o fde criniine lesae maiestnl%soj. 7, Lpsia, 1842) che anrma 21 ~li?~itto perfetto alla onore essere nell' uomo per dono della societ civile. Questa proposizione riproduce un vecchio equivoco generatore sempre di False dottrine circa la genesi dei diritti. Che l'uomo non possa dire di avere un diritto perfetto all' onore quando viva (per i p o t ~ s i )in uno stato di comnpleto isoln?zento, ella cosa che nasce dalla natura stessa del diritlo: un fatto; non un principio giuridico, perchb ogni diritto soggettivo non pu concepirsi se non come corrispondente all' oggeltivo di altri uomini nei quali stia i l douere di rispettare quel diritto. Cos anche il patrimonio dell' onore in quanto esista nella opinione dei nostri simili
non concepibile dove non siaino circondati da altri uomini clie ci stiniiiio. hIa falso che a iioi lo ctftribiiisca la sociela. Esso b un diritto connato nell' riomo, c. In societ col difenderlo non lo crea. Anche I' uomo isolato ha il senliillento della propria dignit, ed il correlativo diritto, che si viola da chi venga ad ingiuriarlo. Supposto un uomo solo iti una isola disabitata, quando un marinaio sceso in quell' isola prendesse a viluperarlo con parole, costui offenderebbe un diritlo perfetto di quel solitario, e questo diritto avrebbe i l suo oggettivo nello stesso ingiuriante, sebbene nessun altro iioii~o esistesse coli: e sarebbe diritto perfetto, perch: vi risponde una obbligazione negativa, la quale basta a tale iiopo.
1.0 I1 sentivzetzto della nostva digtzitci B il contenuto primario della idea di onore. Esso O l' aspirazione di ogni animo per poco gentile che sia, istintiva ed indipendente da qualunque calcolo di beni esteriori, ma dipendente esclusivamente dall' amore di noi stessi, e da quel godirrlento ineffabile che in noi genera senza bisogno di plauso altrui, o di vedute ulteriori, la sola coscienza dei meriti nostri, delle nostre abilit$ delle nostre virt. L' opposto di tale sentimento la vergogna e la dqjezione che in noi si genera dal conoscimento di qualche defieienza nostra indipendentemente dalle censure altrui. La offesa a questo sentimento della nostra dignit dessa sufficiente a costituire il delitto contro l'onor e ? Ossia, affinchb il fatto presenti tale oggettivit giuridica cla renderlo meritevole di politica imputabilit, basta egli che abbia recato all' offeso una ferita nel sentimento della propria dignit, quantunque non n e sia conseguita la diminuzione della riputa-
zione di lui appo gli altri, n la l~robnlile pei8clita di materiali vantaggi? Certaillente io affermo cht: basta: e la risoluzione di tale quesito diviene decisiva in moltissime ipotesi nelle quali l'azione ingiuriosa s pub configurare. Se taluno m' ingiuria senza che nessun' altro siavi presente, se la ingiuria si contiene in una lettera a me stesso diretta, cluando io me ne lagni si potr dire clie 1' onore mio non B stato ferito perch l' offensore avendo fatto ine stesso padrone del segreto e nessuno avendo udito o conosciuto quella ingiuria (per fatto almeno dell' offensore) non si volle con cib menomare il patrimonio del mio buon nome n recarmi discredito appo altri, e molto rneno dispogliarmi di materiali vantaggi che dal mio buon nome fossero dipendenti. Cib si potr dire; rna non per questo ne avverr clic sparisca la oggeltivitit giuridica del fatto malvagio. Dessa rimane, indipendentemente dal toglimento degli altri due beni sovraccennati, nella sola offesa al sentimento della mia dignitit, per la quale io risento dolore allo intendere cile altri mi tiene a vile, e che audacemente in faccia a me stesso fa professione di disprezzarmi. E questo vero B convalidato dalla comune dottrina giurisprudenziale che riconobbe criminosit anche .in una lettera ingiuriosa direttamente consegnata al1' offeso dall' offensore senza clie questi ne avesse fatto propalazione nessuna : appunto perchb yuantunque la propalazione successiva fosse derivata dal fatto volontario dell' offeso medesimo, nb potesse all' offensore darsene debito, eravi bastante oggettivit al reato e vera lesione del diritto nella lesione recata al sentimento della propria digniti.
- 8 per questo che sebbene io medesimo col reclnmare rendessi palese ad altri 1' oltraggio che 1 of' fensore voleva occulto, non si pu trarre argomento da ci per negarmi la richiesta soddisfazione, perchb era nel mio diritto di non sottostare alla umiliazione di essere vilipeso da lui. La parola fu data all'uomo da Dio (i) perche fosse strumento di reciproco amore, di,progresso morale, e di quella consociazione alla quale era la umanit destinata: chi se ne vale per recare ad altri dolore abusa sempre di questo dono divino (2).
(1) Tre sono i sistemi che ie diverse scuold filosoficlie propiignano intorno alla origine del linguaggio. L' uno S quello del Dlo macchina che abbia materialmenle erudito 1' uonio a parlare. L' ailro quello sostenuto da C o n d i l l a C della cosl detta coscienza creatrice, cio lento sviluppo per progressiva conquista della umana ragione, che dai segni e diii @di inarticolati pervenne gradatamente alla formazione di iin linguaggio completo. iila se il primo sistema porge una idea troppo meschina della divinit, il secondo non pu noli essere storicamente falso. Semplice e pi rispondente a1l:t onnipotenza divina, il terzo sisterna dello sviluppo istantaiieo coevo all' uomo per legge impostagli dal Creatore. Conie le facolt dell'anirno furono e sono usate dall' uomo al suo nascere per uno slancio di forza interna compartitagli da Dio, senza bisogno di ammaestramento esteriore, e senza calcolo preventivo di ragione o tentativi sperimentali; come 1' uomo si servo ininiedialaincnte della vista, dell' udito, del tatto, per vedere, udire, toccare, senza che nessuno gli abbia detto clie con gli occhi si vede, e con gli orecclii si ascolta; cos si serve della lingua a parlare. La origine del linguaggio trova ia sua spiegazione in una formula identica a quella della origine delle Idee, della origine della societ, e del diritto
penale. Pui, concepirsi un perfezionamento progressivo dei linguaggi. Ala il primo getto di una lingua non pub essere che istantaneo e completo. Supporre un periodo primitivo di vita umanitaria durante il quale gli uomini fossero muti, un errore analogo a quello di chi suppone uno stato primitivo estrasociale. (2) Volle sostenersi che un offeso per ingiuria, In quale non potesse portare iiP. detri~nentodi stimcc, n& danno pntrimoniale, non avesse licenza di costituirsi parte civile nel processo di ingiuria. Si disse cile i dolori morali non si vaIiitano a lira e danaro, a che per conseguenza non avendo 1' offeso occasione di chiedere. 2ndennibB non ha azione per persegiiitare il delitto. Ma qui sto lo errore perchb anche il dolore morale ha In sua riparazione nello otteiiere la condanna dell' offensore; e ci basta al diritto di intervento. Non ammetto che ad ogni interveniento in un giudizio penale si opponga la eccezione presiudiciale onde giustifichi che ha diritto ad una indennit valutabile in pecunia prima di essere accolto interveniente. Ci sa&bbe nuovissimo etl inusitato in pratica. Vedasi in questo senso la Temi Ztrnclen, Anno 2 , ?a. 1 5 .
2." Lesione nella stima o riputaxione appo gli altvi. Generalmente i criminalisti stringono qui le loro considerazioni, poco occupandosi nella generale descrizione di questo reato del primo effetto emergente dalla offesa all'onore, clel quale 110 detto test, e poco del terzo del quale a momenti dir. L a buona riputazione, che S h a lr e s p e a r e nel' Otello chiam poeticamente il giojello dell' anima, si definisce comuneinente la opinione che gli altri hanno delle nostre buone qualitn sia dell' anima sia del corpo.
11 del buon nome osservano comunemente i nostri maestri non esistere in noi, ma nella mente degli altri. Non B cosa che si detenga da noi come ogni altro oggetto di propriet nostra, ma si detiene da altri quantunque noi ne abbiamo tutto il benefizio. La osservazione B giustissima. Essa feconda di esatta deduzione quando se ne inferisce che il soggetto passivo di questi reati non B sempre il paziente stesso come nei delitti contro la vita, o contro la integrita personale, ma lo possono essere terze persone; rimanendo allora nell' offeso la semplice figura di paziente senza nessuna partecipazione alla soggettivit materiale del malefizio. Essa B feconda di utile applicazione quando se ne deduce che il maggior numero delle persone alle quali fu comunicato 1 attacco contro 1' onore, ari' menta la quantit, naturale del malefizio ; alla guisa stessa nb pih n< meno che il maggior numero delle monete rubate aumenta la quantit naturale del delitto di furto; perchk il patrimonio del buon nome costituendosi dalla stima che hanno di noi i nostri simili, esso si allarga quanto pii si estende il numero di coloro che hanno buona opinione di noi; e viceversa tanto pi si lede quanti pi sono coloro nei quali malignamente s' ingenera disistima di noi. Tuttoci verissimo: ed B pur vero che nella generalit dei casi la contemplazione dei reati contro 1' onore vorrda esser fatta sotto questo punto di vista. Ma B incompleto coartare la nozione a questo solo punto di vista intralasciando affatto il primo, che ho accennato di sopra, e l'altro che vado ad esporre.
3 . O Togliii~ento caillaggi conserluenzi:lli a1 h11011 di noine. Questa terza considerazione lbub 1)rescntarsi come mera pote.rzsa e co~iie 4-eult verificata. Coiiie p n l e ~ t z a essa b inerente a tutte quelle forrrie di reati contro 1 onore, nelle quali si sviluppa il se' condo effetto anzidetto, perche nelle svaiiatissirrie combinazioni dei casi umani la perduta riputazione 1130 sempre con pi o meno larga misura essere cagione che il discredito recato a noi ci torni f'econdo di gravi perdite successive in altri beni da noi clesiclerati. Ma vi possono essere delle contingenze nelle quali questa valutazione non rimanga al punto (li vista di rnera potenzialita, e si abbia invece la positiva giustificazione cli [in detrimentn materiale prodotto a noi per il discredito arrecatoci : e inoltre puo verificarsi talvolta che il line clel colpevole sia stato precisamente quello di arrecarci cotesto pregiudizio : corne (a modo di esempio) impedirci un matrirrionio, un imprestito, un collocainento in impiego, e sitziili. Allora questa terza considerazione esce dalla generaliti, ed assurile una sl~ecialiliiulteriore, per cui ne avviene che il diritto leso non piU sia seml)liceinente quello dell' onore, ina vi si congiunga ezianclio la lesione voluta ed ottenuta di altri diritti n la valutazione di ci pui~ essere pretermessa nel calcolo del malefizio. Bisogna per esaminare il dubbio che iiascc quando la ingiuria sia stata appositamente diretta dal colpevole ai danni del patrimonio dell'offeso: potr allora dubitarsi se questo fine pii pravo aggravi il delitto
d'ingiuria lasciandolo nella sua classe; o se faccia eziandio mutar classe al reato trasportandolo fra i delitti contro la propriet per avventura pi gravemente puniti. Questo problema io crederei si dovesse sciogliere con una distinzione :o il danno paL trimoniale dell' offeso voluto come conseguenza del1' oltraggio all' onore dal colpevole non arrecava a costui lucro nessuno; ed allora non sembra possibile fare il passaggio da classe a classe (i),e il danno patrimoniale non pu considerarsi che come un aggravante della ingiuria: o invece il danno patrimoniale dell' offeso tornava ad indebito lucro del colpevole, ed allora io crederei che 1' azione potesse nei congrui termini rientrare nella classe dei reati contro la propriet, e pi probabilmente punirsi come frode nella quale la ingiuria si assorbireblje come nzezxo al delitto pi grave.
(1) Recentemenle in Francia si pretese sostenere che il titolo di ingiuria scomparisse quando si era denigrata la ripiitezione di un antagonista per P ~ L politico. BIa lo errore fu C presto respinto da quei tribunali. Vedasi M o r i n art. 9367.
Debbo inoltre avvertire su tale proposito che la osservazione da me fatta refluisce ancora sulla definizione della essenzialit del reato nel vario svolgimento dei casi pratici. Cosi pot la Cassazione di Francia ( D a l l o z, nzot ozbt?*age, 22, pag. 102) vol. rettamente decidere nel di 8 settemhre 1800, chc noil costituiva ingiuria punihile lo aver detto di un tal sacerdote che fuori dell' ufficio del suo ministero
13 era un ignotlanfc; perch non si denigra 1' onore di un uomo negandogli sapienza in cose che 11011 obbligato a sapere, quando a lui si concedono le occorrenti cognizioni in ci6 che suo debito di sapere. Na poniamo che yuel sacerdote concorresse ad un qualche ufficio d'insegnamento :poniamo che la taccia d' ignorante fosse stata diretta contro di lui per il fine di dissuadere altri dal conferirgli cotesto ufficio. In tali condizioni parrebbemi si esaurissero gli estremi della ingiuria punibile, perchi: quantunque non oltraggi il mio buon nome colui che mi dica essere ignorante nella lingua ebraica, in faccia alla situazione eccezionale di me clie aspi).assi ad una cattedra di quella lingua, e dell' intendimento dell' offensore di impedirmi 1' ottenerla, quelle parole assumereb~~ero carattere di atto il maligno, e la oggettivitk del malefizio in sigatti termini non tanto si troverebbe nella offesa al buon nome, quanto nel detrimento patrimoniale che a nie si vorrebbe malvagiamente arrecare.
Adesso che abbiamo riconosciuto i caratteri generali di questa quarta classe, avviciniamoci alle specie che vogliono essere richiamate nella iiieclesima. La parola iizgizc?*iaehbc un tempo significazione latissima, dicendosi ingiuria qzcicIquid uon jzwe $t. I giureconsulti roinani risavnno di ricorrere a certe formule gcilerali per trovar riiodo di dara corso alla giustizia nelle fattispecie ove non trovavano adattaljile un' azione speciale nominata e destinata dalla Icgge. Per codesto rirricclio giov l o i ~
spesso lo stellionato, come a suo luogo vedremo: giov 1' actio i n factzcm con la quale colpivano civilmente quei fatti ingiusti ai quali non si adattava una delle azioni legittimamente definite : e similniente giovi, per la persecuzione penale 1' actio i~zjz69-itzi-zn~a quale ricorrevano quando non trovaalla vano un delitto nominato in un fatto clie loro sembrava meritevole di repressione (1). Cos vedemmo (S. 1394 nota) che le leggiere lesioni si punivano dai romani come ingiurie : cos vedemmo (S. ,l 659) che anche per la violazione di domicilio davano 1 actio iilajzc?*inrzcrn: ed altri esempi se ne potreh' Ilero recare innanzi.
(1) Dissentirono da cib fra gli antichi romanisli O l d cnd o r p i o rle actionibus pag. 1113, ed altri ; i quali pensarono clie I' actio injuriartrn~ fosse veramente un7 azione ordinaria nascente da legge speciale. 11 contrario peraltro do[tiinlente dimostrb l'l a t n e r (de cxfrriordiiz. cvinr. png. 460) alla cui dottrina mi attengo. Vetlnsi nttllo stesso senso W a It o r storia ilel diritto di R o ~ n c ~ vol. 2, lib. 5, coi, 2 , S. 780 ; e S C h i e C k e cle nclionc i?yitrinritm S. 2. Altri perb distinsero assegnando un' azione civile alle ingiurir reali, ed un' azione nlerarnento prcloria alle ingiurie verhali.
bfa nei tcinlii (li mezzo la parola .ingil~victsi circoscrisse dai pratici arl un concetto speci:ilizzato, o l~ropriatiicnte espri~ncregli atti offensivi 1' onore ad ilol citta(1iiio (1). E in qriesto senso venne eomunei~icntctlcfiiiita, dictzu~avcl fnctttna in nllcrizcs colaIc~plzr~il l~~-ol(t&zaiz. Suborclinatnniente a tale tlefi-
niziorie 12 ingiuria si distinse in ingiuria rcnlc e ingiuria ce)-bale: alla ce,ll/ale si refiri quella eseguita al niezzo di ~)nv*oZao detta o scrittcc; alla tleccle si refer clnella espressa con alfri segni :~hili n runnift2st:ire un concetto oltraggiante. E qrii s' iriipegnb vivacissima clispritn per definire se I;i ingioria commessa rnediaiite pittura o scnltura ilovessc: noverarsi fra le verbali, o fra le reali: e vi fu si^ tal proposito una divergeiiza fra i crirriinalisti che si protrasse fino ai di nostri. Della qual disputa e respettivi argonienti, avvegnach8 pii1 specialmente interessino alla materia del Zihello fmnoso, terrh parola nella trattazione di questo titolo.
(1) B~BLIOGRAFIAA n g e l o de delictis cop. 32, 70, 80, 84 A r e t i n o dc nznlejiciis pog. 465, ct 471 P e 1(1 e elor~enln u r i s pag. 525 j i' e r v e l s t disa. (lc injirriis et fiii~zosislibellis B o e h m e r o ezcrcilalio de iniqnit<ile et injztsiitirr actionis injurirrricnr ;ht ejils Excrcitrrtiones, cxerc. 96 B o c e r o disptctntio dc injltriis uol. 1, cltrs. 4 , disput. 4 V o :i V r y h o f f obsc~vnliontt~t, cap. 7, S. 9 , png. 24 B r u ti n e m a n n excrcit. justinicrlicac exercit. 25 Ja c o b ilc injtt1.ii.s reolibzcs C e nsa l i o in 1. zrnica Cod. si qztis Imperntori maledizerit I-I a o r t tlc i n j u r i i . ~ S a r [I O pruzis pog. 555 B n rn e re l d t dc injuriis C o l e r o decisio~zes gerntnniac ~lecis.161 V o ug l a n s lcs l o i x dnns lcitr ord1.e nrittc~ c liu. 3, tit, 7 l Bo n i f a c i o inslit. crifii. lib. 2 , tit. X Z u ff i o instilztt. c r i n ~ i nlib. 2, lit. 10, 12 . II o l t diss. tlc i n j t ~ r i i s T h o m u s i o clisscrlrit. tow. 5 , disacrt. 8 tlc ticiio~zciujurinrunz D i C i c I. h r o c c k diss. (le injnriic n cl fii?tzosis libelli,? L e y s e r ~r?ec.!il. n pniulect. spec. 562 i G e r g e r o elecln jtirispr. c~kz. purs 2, obserurrt. 13 r l ~ f q q . SI n t L h a B I (le crinri~rib.lib. 17, lit. 4 Cnn tcrn
yuaestiones criminales cap. 7, n. 60 et seqq. C i a zz i disceptalio 27 H a r p p r e c h t decis. 26 Alderwer e l t diss. de i n j u r i i s C a r r a r ci jurisprudence crinririelle tom. 2, sect. 5, cap. 1,pag. 87 W y n a n ts dccis. Urabantine dec. 89, 90 M a n z i e t i l l a r t i n i de co yuod e'ntepaest pars 3, cap. 3 C a r a v i ta instil. lib. 1, S. 5, cap. 2 2 R o o s e n d a e l de iiljuriis et famosis lib e l l i ~ P a o l e t t i i n ~ t i l u t .vol. 2, pag. 136 Gioja della ingiuria W a l t e r ; negli scrilli gcrmanici del Rousseaud d e la Combe M o r i vol. 1, png. 329 viatieres criminelles part. 1,clrnp. 2 , sect. 6 C on to l i dei delitti e delle pene vol. 5 , pag. 174 e segg. D r ej e r de injuriis realibus, Havnine 1823 Ra ii t e r t r a i t i d u tlroit crim. S. 424 I< o c h institutiones S. 570 et seqq, Tissot C a r n i i g n a n i clementn S. 1013 ct scqq. droit pena1 uol. 2 , pay. 89 D u m a z ea il de l di@u nmtion P u C C i o n i saggio p.ag. 486 B u y n In liber(; de l a pii?-ole, A m s e ~ ~ d a m , 1867 P e t i t des i w j i t r c ~et de l a diffumation, Paris, 1868.
Si distinse ancora fra ingiuria individuale e ingiuria coZlettiva :dando il primo nome all' oltraggio diretto contro una o pi persone considerate come individui ; e dando il secondo nome all' oltraggio clie feriva un ceto od un ordine (li persona, o un cmpo morale; per esempio i magistrati, i professori di una univcrsit8, gli scolari, un' accademia e simili. Di questa distinzione si volle far caso come criterio inisriratore, dicendo pi grave il reato nel secondo caso che non nel primo: ma veramente la importanza vitale di questa distinzione sorge in proposito dell'azione penale e della sua esperibilitu, coine vedreiilo a suo luogo.
Ma simili distinzioni, e arie altre che ci verrannc, Inilanzi nel corso della nostra esposizione, non ini semhrano adattate a porgere lince opportune per diridere la trattazione dell' argomento. il. tal uopo al]hisognaiio dei caratteri clie oltre ad influire sulla gravit5 e respettiva penaliti, pii^ intimamente pertengano alle condizioni essenziali delle diverse forrne del malefizio. Potrebbesi prendere a guida della partizione la distinzione fra co~ztzc?~zelin ingiuria in (o senso strettissimo) difln~?zazin~ze, e lilicllo fc~riaoso., i ciascuna di tali firme assegneri) una sede apposita d~bEmd0nand0 affatto l'uso clella parola iizqizc?*ia 'nomfl clenorriinativa di una specie cli questi reati; e adopcranrloln invece per amore di chiarezza o sernplicitr'i come sinonimo di delitto contro 1' onore, e corne i l generale denominatore della classe. Prima di scendere allo esame (li qucllc tre configurazioni speciali, l'ordiilc che ho seguito fin qui mi imporrebbe di premettere In esposizione generica dei criterii esseiiziali della ingiuria. Ma il bisogno di evitare ripetizioni ini consiglia invece di procedere nella pihesentc materia con ordine diverso, e in certo 111oclo prepostero, clescrivendo prima le tre singolc sl~ecie chc io ho accennato, perch la esposizione dei criterii generali richiede spesso che gih si sisiio conosciute. Poscia riprenderci il mio metodo, e allora nii saril oppor.tUno esaminare in distinti successivi capitoli i critcrii cosi essenziali comc misur.:itori ddla ingiuria : indi mi trstterid un istanti: si1 csaiiiinarcb lo influsso della verith sul convicio; e scendci.o VOI,. III. 'h.
poscia alla dottrina del grado in questo malefizio; esporr in fine la teorica dell' azione penale con cui vogliono essere perseguitate le offese all' onore, alla quale ultima si connette la dottrina della conzpensa.zione delle ingiurie. C A P I T O L O 11. Descvizione delle specie coiitenute in questa classe.
Nelle scuole, nella pratica, e nelle legislazioni contemporanee, si B venuta pronunziando l divia sione dei delitti d' ingiuria in tre specie, cio la cliff'innlazione, la contzc~?zelia, il Bbello famoso. Esae miniamo dunque innanzi tutto queste tre specie. Ma anche qui occorre pronunciarsi in faccia a qualche divergenza che trovasi nelle respettive nozioni appa le scuole e legislazioni contemporanee. Io terro dunclue il sistema di accettare le tre nozioni con quei caratteri che sono stati respettivamente attribuiti loro dal codice Toscano, nel qnale riconosco 1' ultirao pronunciato della scienza; notando, come mio stile, di mano a mano le divergenze di altre scuole o di altre legislazioni quando mi se nc porga occasione. Intesi su ci potremo allora pih rapidaniente esaminare le generalit dei delitti contro l'onore, che esprimeremo con la parola i?zgiuria, la quale sar cosi comprensiva in tale senso eil n tale tine delle tre specialit.
I1 primo criterio che distingue la diflawzznzio~e (i) dalla contumelia, secondo il linguaggio pil comunemente ricevuto nelle scuole, i: quello che si destime dalla presenza dell' ingiuriato. Quando le parole offensive furono dette alla presenza della persona contro la quale erano dirette, la ingiuria si distingue col nome di co~ztuw~elia :quando invece sono state proferite assente lui pui, assumere il noiiie di dilfn.rnuzioize. Tale i: il significato di questi due vocaboli nella esattezza rigorosa del linguaggio scientifico. E siffatta distin'zione e la idea sulla quale s'informa, Iia un cardine razionale; inquanlocli la presenza o l'assenza dello ingiuriato non sia un' accidentalit indifferente sul reato (1' ingiuria, ma si compenetri coi criterii della sua quantitk naturale per il maggiore danno immediato che ne cleriva, e coi criterii della sua quantit politica per 1' aumento che ne riceve il danno mediato. Quando la ingiuria diretta contro persona che sia presente (2),questa pub immediatamente ritorcerla , confutarla, smentire la vituperosa asserzione, giristificarsi in una parola appo coloro che udirono la ingiuria; e la veritli della sua discolpa conquiilere siffattamciite la nequizia dell' offensore che del fatto ncin resti ninccliia sul nome dell'offcso, ed invece ne ricada disdoro e discredito srill'offcnsore ncl-
1 animo di tutti coloro che furono testimoni. Per tal ' guisa il danno immediato pub esser minimo irclln ingiuria se diretta contro persona presente; e lo allarme dei buoni avverso questa forma di reato sar minore per la fiducia nella gagliardia della privata difesa. Al contrario se la ingiuria fu lanciata da terzo contro persona assente, le velenose asserzioni possono pi facilmente prendere radice nelle credenze di chi le ascolt: perchh quelle ragioni e dimostrazioni con le quali l'offeso poteva immediatamente smentirle, egli B impotente a presentare essendo lontano ed ignaro del fatto; e quani10 ne venga poscia in cognizione pi assai diflicils gli riescir dileguare le sinistre impressioni, e distruggere gli effetti ddla ingiuria gi divulgatasi. Perloch anche il danno mediato nel malefizio che si estrinsechi sotto cotesta forma b assai pi intenso e diffondibileper la coscienza dei maggiori ostacoli alla difesa privata. Dunque a cotesta clistinzione risponde una conseguenza che lo toglie il carattere di puramente tecnologica, ed B quella apprinto clie debbasi una peiialith pii1 severa contro la cliffamazione, e una pcnaliti meno severa contro la semplice contriinelia.
(1) La parol:~ dinirianr~nella sua etiiiiolo~iadesunla dili rioii cspriine gi 1;) idea clie oggi cornuncriicnic Ic si allribiiiscr, cioP di toglirrc la farno ; in;i sigiiifica scn1l)licciiic?iiic tliunlgtrre urla qiialclic cosa, ed anzi gli ciridili ci insi'g~i~ino il siio senso naturale E iri buona p~trtr,P elle
solo prir crcezione nccanna a divulgazione di cosa clisriorar:lc; P #i r o lhcsrrur. erudition. col. mihi 803 b D 11 C a ii g e ylssririui nlcdiac lulinilufis col. 1405. Iri sosirrn-
s~ sarebbesi presa la parola tlili,iiit.irc ncl senso
S ~ C S P O in oggi si prcndc la parola fanioso; dclla quale :illa siia \oltti prevalse in antico il senso cattivo sul censo buono, corne oggi prevale il senso bnono sii1 senso caitira ; nicrili P deila parola di/]i~,ria?.e oggi& non si c i c c e t t c r ~ L hdavvcrrt ~ 1' USO nel scnpo buono. Altra elirnologi;~ne 1ia dato il C; r r:ll e t l> u m a z e.i u de l a tli/fioantion to112. 1, pug. 6 . Koii bisogna peratiro dimenticare che se si cerca il senso di colesta parola negli scrittori che commenliirono la celebre i . tliff(iaari C. cie it~yetz.ntitnurn. si risica di cadere in erju~voci, poichi: la difhruazione che dava luogo al rinicdio civile non aveva nessun concetto oflensivo nia designava sollanlo la nlilluninzionc di uu qualche dirillo. Vedasi il l arero, Conta rdo, Olderidorpio, B e r g e r o e CagnoIo iiei respellivi trailati in coilimento di qiiella Ieggc, e la dissertazioiie di C o n r:i d o sulla stessa legge, che trovasi In scbta nella collezione Ilremense. In proposito dcl qualc rirricdio si dispnll se in base a qiiella legge io possa provocare ; giudizio chi vada iattando di essere stato ingiuriato da n1r. i e c~st~ringerlo presentare querela di ingiuria: 11a r t m u nu ii o P i s t o r obseru. 204. (2) Questa osservazione c!ie colto un puiilo di vista gcAnerale riposa sopra una verii incontrastahilc offre diflicollii in un caso speciale. In Francia sul proposito delle ingiurie contro i Blagislrati si pensb che fosse pi grave la ingiuriil diretta al Filagistrato in suu presensu, o emessa con lo intendimento che n l u i /'asse .~-ifo.ita;e si pensb che fosse meno grave la ingiuria emessa appo terze perzone nella fiducia che non fosse da quello risapiita. Ouesto sottile pensiero produsse gravi discussioni ad occasione dclla rifonria che nel codice del 1810 f u portata in Francia i1 13 iiiagzio 1 8 6 3 ; la qiiale correggendo 1' antico articolo 222, a!le parole chi ollragyerci un Blagistralo; sosiitui Iii Surinula chi indiri;tet*i 1111 olk~.oqyio al iiiagisirato: e cos 1;i pena pi severa dell' art. 222 vcnrie a serbarsi ai casi della ingiuria proferita in prcselzzct dcll' ofrcso. Our.
sta specialili potrebbe credersi che contradicessa il criterio di proporzione che qui sostengo. Ma non B vero. Nella ipotesi dell' oltraggio al Magistrato non si considera il solo criterio della oresa all* oriore : ma esercita un influsso prevalente la conteinplazione della mancata reverenza alla dignit ed auloril dell' ufficio. Ed allora ognuno comprende che la presenza del12 offeso mostrando maggiore audacia ed intcmperanza nell' oKensore, e maggiore vilipendio dell' iifficio, aumenli anzich diminuire la quantith del reato.
Na questa differenza di penalit richiesta dalle clifformi conrlizioni dei fatti qnella precisamente che ha condotto le legislazioni ad impropriare il significato di quella rlistinzione e di quei vocaboli, dando della diffarnazione una nozione pi ristretta e condizionata. Avvegnach siasi avvertito che siffatta gravitli maggiore della diffamazione subisce 1' influsso del numero delle persone che ricevettero la comunicazione ingiuriosa ; e 1' influsso del concetto stesso ingiurioso, secondoch8 nel medesimo si contenga una scinplice manifestazione di dispregio o piuttosto la imputazione di un fatto immorale o criminoso. La necessit8 di tenere a calcolo queste circostanze condusse, come ho detto, a restringere il concetto della diffamazione : e nelle legislazioni contemporanee non si diede questo titolo a qnalsisia contuirielia purch proferita fuori della presenza del1' offeso, ma a quelle soltanto che nell'assenza dell' ofleso si proferivano comunicando con pi persone, c che inoltre contenevano in loro la imputazione di u n fatto o criminoso o immorale..E da ci nacqnera gli altri due criterii che completano la nozione di
questo reato. Pui) danque esso definirsi con I >i:quenti termini - la i~i,z/tc(zio)ze zvz fatto ciaidi
~ , L ~ J Z O Sod O
ir~t,,lor~lle diretta dolosm~aente~ o i l ~ ~t o ~l l /rsselate e co~ia~tmicuta21ic 21ei-sone separate o 2-izna siite. Laonde gli estremi cli questo reato speciale sono i seguenti: - 1.0 il dolo - 2." lksse?z,cct 3." la iiiq~utnsio~ze 4 . O la co~~zuiziccczio?ze. -
PRIMO ESTREJIO - Dolo. Il do10 condizione comune a tutti i delitti, laonde quando nella definizione di un qualche speciale malefizio si aggiunge esplicitamente cotesta condizione, ci significa che in quel tal malefizio, o si esige un dolo di certa forma particolare, o una particolare funzione giuridica si esercita in quello dal dolo. Questo avviene appunto nel reato che adesso ci occupa. Ma poichb le funzioni speciali del dolo nei reati contro 1' onore, sotto un punto di vista comune, offrono argomento di interessanti osservazioni cile si richiamano ai crite~liiessenziali della ingiuria ( e precisamente al suo elemento intenzionale ) cosi non dimoro adesso su questo primo estremo.
SECONDO ESTRERIO -- ASS~'IZZU. giS detto che HO 1' assefzua dell' i?zgiu.r.iccto il criterio per cui la scuola distingue la diffamazione dalla ingiuria, ed Iio pure accennato le ragioni solide e gravissimo dalle quali scaturisce siffatto modo di clistinzione. NB questa differenziale pub essere meno vera a
meno valutabile perch alcuni scrittori l' abbiano
dimenticata, n6 perch alcuni codici abbiano in lettera parificato la ingiuria contro l'assente alla ingiuria contro il presente. Ci che pu essere piaciuto ad uno o ad altro legislatore non muta la nozio~iescientifica cli un reato. Sc cosi fosse non si avrebbe piU nella scienza penale nessuna nozione costante; non vi sarebbe pi reato che potesse definirsi con caratteri stabili e determinati, ed una trattazione teoretica dei delitti in specie divenendo cosa impossibile, non si potrebbe far altro clic dei lavori di comriento sui diritti costituiti. Sia pure che il codice Estense (art. 44G) e il codice Sardo ( art. 570 ) parifichino la presenza all' assenza. La diversa nozione e il diverso criterio piaciuto a qualche legislatore non muta la dottrina. Questi legislatori hanno preferito (ed erano padroni di farlo) il criterio della peibblicita, indistintamente ravvisando diffamazione in quello imputazioni che furono proferite in luogo pubblico, od in pubblica riunione ancorchb presente l' offeso. In una parola con la distinzione fra diffamazione e contrimelia hanno riprodotto la classica distinzione d7ingiuria con co'rl7~tci0,ed ingiuria senza coneicio, clella quale dirU in appresso ; c la ingiuria con convicio, quando contenga la imputazione di certi fatti lianno identificato alla diffamazione. Ma vi ha ragione di distinguere caso da raso come fecero i piu accurati fra i nostri maestri. La contumelia che si commetta cori conaicio certamente pi grave di quella sine convicio. Ma non diffamazione quando anche contei~ga la impritazione di un fatto determinato. E con cotcsto sistema si viene ad escludere la pii1 severa
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rcl~rcssioiiee il titolo (li diflhmnzione d:il 1':ittu i11 colai clie rilalignamente sia antlato raccontando tt clunlclte centinajn di cittadirii che io ( n modo lli eserii]>io)gli lio rubato I' orologio, purelii: abbia Avuto I:, cautela di non dirlo in luogo puL1,lico od in una ririnione di gente. CJucsto fatto mi nuoce assai piii per l'effetto clie produce la rivelazione coniidenziale, e per la inil~otenza giustificarmi nella rjuale di mi pone 1' assenza mia, di quello elle non mi nuoccia In stessa imputazione lanciata contro cli nie in una contesa in presenza mia sia pure davanti ad un numero di persone ed in pul~l~lico luogo; si perclii: la circostanza del diverbio toglie fede :tl13 asserto, rivelando lo sdegno di chi lo proferisce; si percht io posso inin~ediatamentecontradire.
i1 codice Toscano (art. 366) evith simile incoilveniente sanzionando la indifferenza del convicio nella diffamazione; la quale per lui ricorre lanlu se a dzte pel-sone riunite, quanto se a rlue persone separatamente e in segreto siasi comunicata la imputazione. Avendo esso pertanto declinato ogni consiclerazione clella pubblicit del luogo o della riunione nel definire questo reato, pareva dovesse dirsi clie ne avesse richiesto come estremo l' nsscinzu dell' ingiuriato. Ed io la penso cosi, salvo il debito rispetto al compianto P u c c i o n i ; il quale (senza a sottoporre il dul~l~io matura discussione) enunci0 il contrario, tratto forse in tale pensiero dal silenzio di qucll'articolo. Ma la taciuta condizione del1' assenza B agli occlii riiiei bastanterncntc supplita
dalla parola comunicando: la quale, vogliasi 0 no, (lescrive il fatto di chi dice male di me q)nrln~zdo ~ 0 % altyi, ed esclude il fatto di chi m' insultapnill a d o con me; perchb costui non comunica con altre persone, ma con me. Tutto al pi pu dirsi che la presenza accidentale non esclude il reato quando ( a modo di esempio) in una sala ove io pur e mi trovo, il mio nemico parla di me con altre persone in un angolo di quella sala senza che io possa udire. Allora vi sarA identit di ragione, e i' accidentalit della mia presenza non sar valutabile; o a meglio dire non si costituir la presenza giuridica per la mera presenza materiale dell' offeso che non intende, e non pu rispondere ad un discorso ignoto. In sostanza il soggetto passivo clella diffamazione dovranno sempre essere i soli estranei; se lo sono gli estranei ed il paziente non i-! pii1 diffamazione : conturnelia con pubblicitA, contumelia con convicio, contumelia, secondo i casi, atroce o qualificata, ma non diffamazione. Nella mia prxtica non ebbi mai un caso in cui si volesse a p plicare il titolo di diffarnazione alle asseverazioni di itti disonoranti lanciate contro alcuno in un diverbio, solo yerchb vi fossero due persone presenti. N conosco alcun giudicato in cotesti te~mini pztri di fatto: e quando la questione in levflzini se?~?pE~i si presentasse parrebbemi doversi risolvere secondo il pensiero mio. Questo io riduco ad una sola ]}roposizione. La legge, per distinguere dalla contumc:lia la diffamazione, o bisogna che pigli i] erit>r?rio della pzcbblicita O bisogna che pigli il criterio della assenza. I1 criterio della pubblicit non si accettato dal codice Toscano: cio positivo; non
una laroln sul luogo: non una parola sulla ~.ilcizio~tc ; :iiizi al~crtailiente nppngn elle la comunicnzinnc bia si \tatti Iiittn da SOLO . SOLO e 1 LTJOGO PRI\~,~TO L s : si appaga di rjuesto, percl-i non fa distinzione di luogo; si appaga di quello perch usa la formula anche sepa~*ate. Supplire coteste due condizioni sarebbe lo stesso che aggiungere al codice Toscano In lettera di altri codici che esso non usa, e chinclere gli occhi alla lettera che usa. Dunque se il codice Toscano niente si curato del criterio della pubblicitic manifesto che ha adottato i1 criterio tlell' ccssetzza. Altrinlenti si andereblse all' assurdo rhe due contumelie lanciate contro di me in drie diverbi in luogo solitario ed in presenza di una sola persona con imputazione di rlualche fatto, diverrebbero diffamazioni per l' accidentalita che al secondo alterco si trovb presente una persona di?:esqsada quella che si trovb presente al primo. Cosi non solo si introdurrel~beil singolare concetto che la reiterazione facesse mutare specie al reato, ma anche l' altro ben pi antigiuriclico che il reato si definisse secondo le qualitt'c pel-sonali dei testhtoni. Tizio venuto in casa mia a molestarmi: io 1' Iio cacciato dicendogli, vanne fuori, che altra volta mi rribasti un libro: vi era presente il mio domestico: Tizio, anche dopo lungo intervallo, b tornato a molestarmi in mia casa, ed io llo ripetuto contro di lui la stessa invettiva: ma questa volta vi era presente la fantesca. Ecco: Tizio potr querelarmi di diffamazione, e secondo la opinione che io combatto, non potrrj ridurre la mia colpa alla sua vera misura sostenentlola cltiplice contumelia. La imputazione di fatto determinato B irrecusabile : se la pre-
senza di due persone diverse basta ad affermare che io 110 coinunicato con due persone separate, sarA la reiterazione ed il caso che mi avranno renduto diffamatore. Ma no; 1' articolo 366 non ~ ~ o l l e appagarsi del solo ascoltare due persone, perchi! se ci8 avesse voluto avrebbe fatte sue le definizioni cli altri codici ed avrebbe per la piu sen~plicedetto in pjlesetzza cEi due pevsojze o sepa>*uteo vizbnite. So, la legge volle clie io covzunicassi coi let-c.i e non con Z'offeso, e le sue parole non debbono impropriarsi a line odioso: quando io litigo col nemico non comunico con altri. E chiara si scorge anclic la differenziale della proeresi criminosa, perchr! !o .intendimento di diffamare bene si a~7riiquando io narri il fatto a ' terze persone : laddove quando allo stesso nemico dirigo le parole mie altro non voglio se non clie mortificarlo, recargli oltraggio o dolore, dare in una parola uno sfogo alla rabbia che mi invade: n a tale stato di animo si adatta la figura insidiosa del diffamatore. Tale almeno B la mia ferirla opinione cosi in faccia all' articolo toscano come in faccia al diritto costituendo (1).
(1) Queste ideo ben lungi dall'essere contradette dalla giurisprudenza toscana trovano invece conforlo nella decisione tlella Corte di Cassazione del di 28 inarzo 1855: A~ziialf (inno 17, pul-t. I, col. 274. L' antica pratica di giudicare toscana non aminetteva dubbio per qucsia caralterisiica della ciithmazione. Vedasi l' u C C i o n i commenlo vol. 4, pag. 652 C a r r n i g n a n i clementa S. 1015- C e r r e t e l l i verbo ingiuvin nn. 11, 25; e il decreto della Cassaziouc del 22 seitcnibre 1848 f Annuli anno 10, pnrt. I, col. 402) dove si proclanin essere I' assenza dell' ingiurialo estremo iiidispensabile della diFaniazione per la dottrina comune:
- sn VI s a y ~ iuqiit. criitk. lib. 2 , t i f . $1, n. 9s C r e 111 ,I n I f l ~ jr1t.e rri,rrirl. lib. 2, cap. 7, n r l 7, S. 7 . C o 1 l l i tlct 1 I u l i CI 1 i isti1 dditti e t114ie p ~ ~ t t~101. 5, p i g . 182 -e I?rziovri vul. 1, poy. 4fiO - P ii c C i o n i sriygi!, pcrg. 4Xfi. Avvcrsu iii radice cutesta dotirin:~ 1' A n C; e1 o fcle deliclia plcrs l , CVJ). 79, li. BG ) insinuando corile rcgold generale noii potersi cori-iil-ietiere inqiiiria contro gli assenti; ed esprr.Gcr CI;) con 13 for111~1;icn~itru cihscntes ct i~zot.izlos non fit il?jtrr.in. 11 cori1r:irio per) sull' autorita del S a I i C e t O snslrririr B o s s i o tit, de i ? l j l ~ r i i)t.~55; ed esplicito era il te+lrt . riolla I. 15, S. 7, ff. rle injtwiis; ind forse 10 stesso A n g C 1 1 ) tti3ii espresse chinranletiii? il suo cancello, e forse fri ri~;llt: i:ilrripre.io dai siiccessivi dallori che In criiiairono; i i i c j ~ ~ : ~ i l i u ah probabilmente volle espriii1ci.e appiiuto un crilerio csclirsiv'o dell;~ co~iiiiineliii trssenza dr4ln ingiurialo r* riori 1iPgar.e nscoliitarnci~le ogni iiiipiit;ihilii~i. ilrot& i l i,ijtirin: cif);. f nri sorge i l titolo di ingiiiria i n senso streifu; iiia cib iioii csclirdc che possa sorgere altro titolo: e conle sorge il ti[ol(\ di violalo s e p o l ~ r o nelle o&se ai cailnvcri :I confessione delln stesso A n g e l o fplrrs 1 , crrp. 117 1 cos sorge il titolo ( l i diffamazione contro gli asscr\Li.
'I'~$:RLO ssTnrq;aro - fin~~zctnzio~ae.peraltro I'risSc senza dell'ingiuriato puO ili per si: aumeiltare In gravita della ingiuria non basta a convertirla in rlifftzrnazioile, se con la proposizione offensiva noi) s' imputa uri qualche fatto cleleniai?zato, o criv~ll~i~io~o o i.?i.i~na~~~ccle. basta che s' inzputi un vizio, geNon nericamente clicendo Sejo i! un ladro, Cajo un Icnone, per rluanto qriesti due addebiti libl~iano iniplicito l'obietto della ci'ili~ii~ositA della iiliriioralith, pere cili: iion os~rin~ciido fatto ci'clc)*)),i?/,nlo risolriu si %nu in un' assorzionc 11iY vtiga, e 111cn0 positiva.
Questo criterio che secondo la nostra giurisprridenza uno degli estremi della diffamazione, ne costitni la essenza principale secondo la legge francese del 17 maggio 1819; la quale all'art. 13 nettamente segn in questo la distinzione fra diffamazione ed ingiuria, affermando essere diffamazione qztahcnque imputazione di un fatto che porti detrimento all'onore ;ed essere invece ingiuria qualunque espressione oltraggiosa o dispregiante che non contefzga imputazione di alcun fatto ( 2 ) . In generale la differenza che passa fra lo imputare un cizio e lo imputare un fatto rilevata come importante dagli scrittori e codici contemporanei, sebbene alcuni non ne desrimano una diversitd di titolo ma soltanto una differenza di quantit. Ripeto peri, anche una volta che se volesse in certi reati elastici tenoiosi dietro alle divergenti opinioni non si arriverebbe rnai a costruire una definizione. Bisogna scegliere quella nozione che pi persuade l' aninio e pii1 si avvalora per il numero dei dotti che 1' accettarono. Tengasi dunque la impntazione di un fatto coine uno dcgli estremi della diffamazione senza per6 riconoscere in lui solo l'abilita di costituirla. Alcuni nella descrizione di questo estremo aggiunsero ancora clie il fatto imputato dovesse essere lale drt espowe al disprezao o nll' odio dei cittadini: rna questo a me parve sempre un pleonasmo essendo che niente altro esprima tranne la necessaria conseguenza della immoralitk o criminosit del fatto. Questa ailiezione pot essere utile quando nella nozione del reato si stim bastare la imputazione di un vizio, perche dei vizi ve ne possono essere che non espongano all' odio o al disprezzo comune : po-
scia si ripetk l'adiezione senza avvertire al canihiamento che la rendeva superflua.
(1) Il codice penale Francese del 1810 all' art. 561 seguenti, era anche in questo argomento caduto nelle pii1 strane confusioiii, dando il titolo d i calunnia alla d~flarliazione, e sovvertendo i pi sensibili criterii nella rnisura della repressione. Presto si sent il bisogno di correggere siiTalti errori, ed a tal fine con la legge del 1819 si ristabil nel fiiure francese la nozione della diffamazione. Se ne prese :i criterio determinante la imputazione di un fatto preciso, e si pun quando era coinmessa contro i privati col carcere da cinque giorni ad un anno o con la multa da 25 a 2000 franchi. Dove non era irnputazionc di un futto l~reciao ritenne il titolo d' ingiuria; e quebta (art. 1 9 ) quiiiido coiitenesse 1:i imputazione di un vizio determinnto ed aveche pubblicit si pun con la multa da 1 G a 500 franchi: e qiiando (art. 20) le mancasse il carabtere della pubblicitic O quello (li contenere la irnputiizione di un v i z i a dcierminnto si puiii con pene di seniplice polizia. Vzdasi E l o y code d' Aitdience pag. 91 L i g n o n de la difumation rnuers les particuiiers, Toulouse, 1869, prig. 8 6 G r e l l e t I) u m a z e a 11 traiti dc la diffirnulion, vol. 1, png. 184. Cos in obbedienzii ;i questo criterio fii deciso ( M 0 r i n a r t . 8135) che tacciare alcuno di fcllsurio non i: diK~mazione ingiuria. i3 la iinma porlanza della niitura del fiitto obiettato fu tale che quando questo avesse i caratteri di diKania~orio se ne volle desurnere per preszr!zzione la intenzione colpevole in chi I'obiett) qiiantunque non dichiarata nella senlenza: Corte di Cassazione cli Frirticia 11 noveinhie 1865: h1 o r i n a r t . 8203: riiassima assai grave C prricolose. Ma nnclie con qiiesia legge c con queste definizioni non si r;~ggiunse la esattezza iiecess:iri:i per hcn tlisccrnerc ci180 da caso in tali reati.
QUARTO ESTREIIO
- Con~~nicaaio~ze. coniliLa
zione della pnbblicit del luogo e della 3-izrnione di persone, che da alcune (1) legislazioni (come quell:l di Francia) si richiese a costituire la diffriniazionc, forse per una modificazione dell' antico conuicio (del quale ad altro luogo diremo) si espresse invece dalle scuole moderne e dai codici che le seguitarono, con la formula comunicanclo con pi persone. E bene fa esatto i1 pensiero al quale ispirossi codesta enienda; avvegnachb nella nozione dei malcfizi non i! alle accidentalit ma alla sostanza che si deve tener Asa la mente. 1,a sostanza della diffamazione si trova nel fatto di andare divulgando una imputazione ilisonorante contro di alcuno. Pu accadere che un discorso fatto in luogo pubblico od anclie in presenza di pii persone non siasi udito, e cosi la divulgazione non sia avvenuta. PerlocliB col dcf3nii.c la diffrimazione sul criterio di tali circostanze esteriori si corre riscliio di trovare diffamazione in un fatto, nel quale sebbene ricorrano quelle accidentalith esteriori che la definizione descrive, noli s' incontri ci6 che nella sostanza costituisce la vera carisa della gravit maggiore del titolo. E per lo contra: rio come giA ho detto pu avvenire che siasi fatta malignamente larghissima divulgazione dello addehito, e cosi siasi posto in essere ci8 che costituisce la ragione del pi grave titolo, e nonostante noil liossa il pii1 grave titolo applicarsi perchb fri evitata la condizione esteriore del luogo pubblico o della rirtnionc. Controsctisi sono questi che si rivelano
nelle pratiche applicazioni all' occhio del? osservatore: e per tali osservazioni si elabora e si perfeziona la scienza. E fu appunto ana elaborazione della scienza sostituire alle vecchie inadequate formule la nuova formula della comztnicazione. Percli questa nettamente descrive un fatto che non puC avvenire senza che ne seguiti la divulgazione, nel tempo stesso che la divulgazione non pu avvenire senza quel fatto, laonde non vi B pericolo che la nuova formula colpisca giammai n pi del definito, nB meno del definito. Dicendo poi con pii6 pevsotze si viene ad esprimere che pu costituire dlffamazione in ordine a questo estremo anche la comunicazione fatta a due sole persone, le quali B indifferente che fossero vhcnite o separate. Ridicola cautela della vecchia formula, quasichb un fatto si venisse a conoscere meno quando vien detto a molti da solo a solo di quello che quando ci viene detto mentre siamo in pi di uno. Del rimanente la formula co/mutzicaxione B generica, e non esprime limiti in quanto al modo; cosicchb tanto vale che si sia comunicato a pi persone parlando con loro, quanto narrando loro la cosa per lettera.
(1) Calcando le orme del codice Francese del 1810 parecchi legislalori moderni hanno affatto smarrito la distinzione fra diffamazione e libello famoso. L' una e I' altra ficurii comprendendo solto la denominazione di clu)ziiin, e cosi alterando il significato anche di questo vocabolo clie pi propriamente nel linguaggio scientifico designa una falsa imputazioue presentata alla giustizia. Cos ha fatto il codictb Spagnolo del 1848 (art. 375 e segg.) che d il noiiic di calunnia verbale alla diffdmazione, e di calunnia scritta al
VOL.1 1 1.
- 34 l i b e l l o famoso. Cos il codice Bavaro del 1813 (art. 286) d i s t i n s e la calunnia in giudiciale e slragiudiaiale, e distinse d i p i nella pena il caso in cui sia imputalo un fatto crimin o s o punibile almeno con la casa di lavoro O di forza; e 11 caso ( a r t . 393) in cui la imputazione cada sopra delitto ~ n i n o r e . Cos il codice del Brasile (art. 229) il quale pure d e n o m i n a calunnia la imputazione stragiudiziale di un gravr d e l i t t o , qualificando tutti gli altri casi come seniplice ingiuria. Cos.design la diflarnazione col norne di calunnia il codice di Friburgo (art. 369 ) allargandone il concelto. $1;~ s i a t t a nomenclatura oltre a confondere la nozione giuridice d e l l a calunnia con la sua nozione volgare e con quella della diffamazione, presenta repugnanza in quanto viene possibilmente a dirsi calunniosa un' asserzioae che contiene la veriti. h'on si impacci in alcuna denominazione il codice di Vaud, n5 il codice Austriaco, usando la formula generale o f i s e (111' onore. Pi singolare, ,il codice dei Grigioni (art. 205) che rilascia all' arbitrio dei giudici cos la definizione come 1 s p u n i z i o n e dei reati contro l' onore. Il codice blaltese (art. 240) n i e n t e distingue fra ingiuria e diffamaziorie. I1 codice di Neucllatel ( a r t . 192) dcsunse il criterio della diffatriazione dallr s e m ~ l i c i condizioni intrinseche dichiarando tale qualun(jue iiliputazione d i un fatto disonorante. Il prosetto Portoghesi* ( art. 2 5 8 ) desunse i l criterio delimitativo della diffamazione della ingiuria dallo essere imputato un fatto delittuo~o1 1 rin f.\tto soltanto immor;ile o denigrante.
11 complesso di questi criterii (1) costituisce la nozione giuridica della diffamazione. Dico nozione @%!~.iczica, perchb tale io la sostengo; e tale la ritenne la Cassazione di Francia (31 decembre 1563; &I or i n C C Y ~ .7762) la quale decise che il giudica~e se certe circostanze costituiscano o no diffamazione
~ z ~ L ~ s C Z O ~~ 7 i U : diritlo, e perci la Corte Suprema competente a conoscere se 1' apprezzazione fu o no confornie alla volont della legge. Tali estremi, oltre li: generalit comuni ai delitti d' ingiuria, la circoscrivono in guisa, che se alcuno di loro difetti ci scende al titolo inferiore della contunielia, e se alcun aItro se ne aggiunga si pu salire al titolo di iikello famoso.
(1) Ai momento che Ic eoumerate circostanze costituiscono I criterii essenainli della diffamazione, 6 manifeslo che di tutti e di ciascuno di loro si debba fare precisa e specifica contestazione nel libello accusatorio. Se io venrii accusato di dvere diffamato Cajo per avergli imputato iiri furto, non r~otrh nel giudizio orale assumere Cajo la prova clie lo difLimili imputandogli uno stupro: se io fui accusalo di avere rlilrarnalo Cajo a Livorno non polr assumere la prova che lo diramai n Pisn, e cos pretendere di ottenere la mia coridanna p s r un fatto diverso da quello che mi fu contestato: contradire questa verit non parrni si possa senza conculcars il sacro diritto della difesa. Trovo ci non ostante che uii giiidicato di Fraiicia del 1 giugno 1866 ( M o r i n a r t . 8326) h;) tleciso che il Tribunale di Appello culi' accusa di d i f f ~ mazione pub prendere in esame altre parti dello scritto iricriminalo oltre quelle denunziate ai primi ciodici, e d anche altri scrilti ditfamatorii oltre quello incriminiito. Non r i n i n n ~ che condannare i cittadini senz'i partecipazione di accusa; e Li liberlii della difesa 6 cornplela !
L i b e l l o famoso.
I1 delitto di tibello fumoso (i) non B altro che una diffamazione qualificata dal modo. E il modo che la qualifica B quello della scrittzcvu scelta come organo della comunicazione dell' addebito disonorante. La ragione della maggiore gravit di questo titolo sta appunto nella maggiore peysnanenza della parola offensiva quando B consegnata allo scritto. Non sempre basta peraltro la scrittura a costituire lo estremo che fa degenerare la diffamazione in libello famoso, m a bisogna che oltre la scrittura ricorrano quelle condizioni che completano la ragione dello aggravamento. Vale a dire che vi concorra in poEeqzan od in atto la divulgazione.
(1) i'dolti scrittori danno al libello famoso il nome di
pasquinuta che per non coincide esattamente alla nozioiie
giuridica. Questa parola derivata dalla celebre slatua del Pasquino in Roma B divenuta classica nei criniinalisti specialmeute alemanoi, i quali si dilellano a designare col nonie di puaquilli i libelli famosi. Trovo nel C a r p z o v i o fpracllcic paiss 2 quacst. 98, n. '5) la storia della origine di questa , slatiia detta del Pasquino, clie egli dice essere stato un sartore cele?)re per le site nrguzie in derisione dei cardinali, n1 quale dopo In sua morte i romani avrebbero eretto quella slatua ritraendolo in abito di gladiatorc, e quindi (qunsi n perpetuare la sua vita oltre la Lomb:i o Carlo parlare dopo riioriej avrebbero messo su la usanza di ailiggerc satire a
quella statua: la quale istoria, che ripetono 1' un dopo I' aILro i criminalisii alemanni, s e sin o no veritiera lo giudichino gli eruditi. Ho detto che non risponde esattamente alla nozione giuridica del libello famoso, potendo aversi una pasquinnla che non sia libello, perchb metta in ridicolo qualcuno senza imputargli un fatto criminoso o immorale.
Dico in p0te~Ba od in atto, poichb bene si distingue secondo la natura dello scritto. 0 trattasi di scritture nzctentz'che o pubbliche, e la sola inserzione nelle medesime della imputazione di un qualche fatto detet*rninatocriminoso o immos~ale, esaurisce la condizione della pubblicit8 per causa della mera potenza, quantunque la divulgazione effettiva non sia per anco avvenuta. Infatti scritture di codesto genere essendo destinate a cadere sotto gli occhi di chiunque abbia interesse o brama di consultarle, il colpevole che abbia col inserito una accusa denigrante a danno della persona odiata, ha certezza che la divulgazione o presto o tardi avverr. E questo uno dei casi nei quali il danno potenziale equivale al danno effettivo. Non pui, dire che non cliede pubblicit all' oltraggio colui che l' oltraggio inseri in un pubblico documento (1).
(1) h indubitalo che la parola docuniento pubblico nei
realo di libello famoso si prende in un senso pi largo di quello nel quale si accoglie in tema di delitto di falso; conie a suo luogo vedremo.
O invece la imputazione del fatto c!eter~~?inato si o consegn in uno scritto a mano o s t a i ~ ~ a to ,ad altro segno ~ajpresentativodel pensier.0; ecl allora non essendo simili scritti per natura loro necessarinriiente destinati a cadere sotto gli occhi del pulli)lico, occorre ad esaurire gli estremi del libello famoso che sussegua un fatto ulteriore: occorre cioi,! che tali scritti o segni siano stati aflssi, diff~~si, esposti, od in altra guisa portati a notizia comu?ze: occorre in una parola che ab~iaavuto luogo quella che nelle scuole si chiama divztlgauione del libello. Non che nella categoria degli atti autentici si prescinda dallo estremo della divulgazione del libello, che tutte le scuole esigono come condizione indeclinabile : no ;la divulgazione si esige anche in cluelli, ma gi si tiene come bastantemente eseguita col solo inserimento nell' atto pubblico. Ecco perch ilissi esigersi la divulgazione in atto o in potenza. %fa quando la scrittura anche impressa a stampa non lia il carattere di documento pubblico destinato a lunga e pubblica vita, la divulgazione del libello 6 necessario che si verifichi come faM successivo allo scrivere ed allo stampare. hnzf vuole essere notato che per comune consenso di tutti i criminalisti, il riiomento della consumazione di questo reato non sta nello scrivere o nello stampare, ma nel divulgzzre: cosicchb il vero autore del reato non B giI chi scrisse il libello, ma chi lo divulg: e mentre chi lo scrisse pu6 ancora dichiararsi innocente, non lo puG chi scientemente lo diffuse. Regola no-
tabilissima in proposito della teorica della complicita e del tentativo, come avremo luogo di spiegare quando parleremo del grado in questo rnalefizio.
Ma oltre il modo della scrittura puO sorgere il titolo di libello famoso quando la imputazione sia espressa con alteli segni rappresentativi (le1 pensiero, purchb abbiano il carattere della permanenza. Perci8 anche la imputazione di un fatto determinato espressa mediantepittzcra o scultura esaurisce le condizioni del delitto di libello famoso. Fu su questo proposito grandissima la divergenza dei dottori: avvegnach molti insegnassero (1) che la ingiuria mediante dipinto o scultura dovesse ,referirsi alle ingiurie reali; mentre molti altri non meno autorevoli criminalisti sostenevano doversi referire alle ingiurie scritte, argomentando dalla 1. 5, S. 26, 11: de injuriis. La qual5 disputa, che poteva nei casi semplici apparire meramente nominale, assumeva importanza grandissima in proposito del libello Sarnoso ; al qual titolo trovandosi apposta negli antichi dettati come condizione la scrittura, ne avveniva che l'autore di una pittura mai non potesse soggettarsi alla pena del libello. famoso se la pittura non cadeva fra le ingiurie scritte quantunque ogni altro estremo del malefizio potesse ricorrere. E Ia importanza della questione cresceva a dismisura rimpetto alle pi esorbitanti penalit che le antiche leggi minacciavano contro il libello famoso. Ma se vi fu ragione di dubitare su ci negli antichi tempi quando nella difficile moltiplicazione delle pitture
scorgevasi un motivo di meno temerne la divulgazione, tale ragione di dubitare, che gi veniva diminuendo dopo la invenzione delle stampe e della litografia, affatto cess in faccia al ritrovato della fotografia : con la quale pu farsi rapidissimamente la diffusione di un ritratto in migliaia di esemplari. E poich anche mediante un ritratto abilmente delineato pu descriversi una persona per guisa che ognuno agevolmente la riconosca, e descriversi in tale attitudine che aperta esprima la impritazione di un fatto determinato o criminoso o imvzorale, le antiche dubitazioni dovettero cessare. Cosicchb pi non si controverte oggid che ne possa emergere il reato di libello famoso; e per conseguenza nella moderna definizione di tale reato si accolse la generica formula, qzcalunque segno rapresentaate il pensiero (2).
(1) Fra coloro che sostenevano non potersi adeguare alle
ingiurie scritte quelle commesse medianle piltura figurano A n t o n $ l a t t e o de crimin. 16'0. 47, tit. 4, cap. 1, n. 1 C a r m i g n a n i elernenta Cj. 1024 - K e r n m e r i h s y ~ i o p s i ~ lib. 2, lit. 5 , n. 15. Fra coloro invece che volevano adeguata In pittura allo scritto noter C l a r O S. finule quaest. 68 B e r g e r o electa j u r i s p ~ u d .vol. 1, pag. 8 6 - R a y n a l d o obscrual. crsr. cap. 11, 9. 1, n. 3 S a r n o praxis l)nlns 2, form. 10, n. 12 11 u s C a t e1 l o p r a x i s crim, tit. rlc r'izjuriis ?t. 12 F a r i n a > c i o conr. 30, n. 10 P u t t m ani1 elementn $. 414 1Coc h infititut. $. 371 . G i u l i a n i istituzioni vol. 2, pag. 461 Cr emani de jtcre criminali lib. 2, cap. 7, art. 7, Cj. 8 Pu Ccio n i snggio prrg. 487: sono a vedersi su questa specialit B r u nq u e l l tiissert. d e pictura fitmosa, e K l u b e r de picturn conttctcliosa. In quesla disputa esercilb un gran giuoco la
deferenza alla lettera della legge piuttosto clie allo spirito della medesima ed alla sostanza della cosa. In faccia al pi esatto significato delle parole I! giustissinia la osservazione che fece A m b r o s o 1 i nella nota aggiunta al 3. 1024 del C a r m i g n a n i, avvertendo essere un singolare abuso di parole riferire al libello famoso la pittura. iila la obbedienza allo stretto signiilcato di un vocabolo s e pu essere decisiva nella interpetrazione del diritto costituito, non deve influire sul diritto costituendo, il quale determina i fatti criminosi secondo i principii e la natura delle cose: che s e ad un fatto esattamente determinato viene applicata una denominazione inesatta, questa I! buona ragione per mutare la deuominazione, ma non per modificare la regola. Ad occasione delle pitture infamanti s i dilettarono i giuristi a raccogliere varii aneddoti. Curiosissiriio quello che ricorda T h o m a s i o iielle sue adnotatiotzes a d Strauchiztm pay. 268. (2) Parrebbe che le monete e le medaglie male si prestassero a convertirsi a strumento di libelli famosi: ma le storie delle antiche guerre ci ricordano come fosse coslunianza dei capitani belligeranti di coniare monete sotto le citt assediate o in dispregio dei vinti. Forse quest7 uso si imit dai privati perch trovasi che gli antichi previdero siffalto caso, ed insegnarono che anche mediante il conio di una moneta si potea commettere libello famoso. Speciale s u cotesto argomento I! la dissertazione del K l o t z d e nummis contut~aeliosiset satyricis :i n OPILSC. n z ~ r n m n ~ . 1 p. et seqq. Vedasi anche E b e r h a r d de famosis Zibcllis, Lip5th 1799, png. 11.
S. 4725.
Tale B la nozione odierna del delitto di libello famoso; la quale peraltro bisogna notare che venne sempre di mano a mano allargandosi nel tempo stesso che se ne addolcivano le penalit. In antico ad avere il libello famoso si richiedeva che il fatto
imputato costituisse non solo un &Zitto, ma di piu un delitto infamante, onde venne il nome di libello fa~noso.Poscia si tenne bastevole la imputazione di un delitto quantunque non infamante: P u C C i un i comwzentario vol. 4, 21ug. 657 e. pug. 664. Da ultimo si estese la nozione per guisa che anche la imputazione di un fatto if?a??zo?lale quantunque non criminoso si accett0 come sufficiente a costituire questo reato, purchb non si avesse il solo generico rinfaccio di un vizio, ma la imputazione di un fatto determinato (1).
(1) Ritengono sufficiente a costituire il libello firniufiu tlualuuqrie in~piilazione disonorevole, P 11t t m a n n eleltrenl(r S. 414 C l a s e n ad art. 110, C. C. C . - B o c e r o tle lmosis libellis lib. l n. 3, pag. 8. Esigono inv~lcecorrie , estremo del libellu famoso la irnputazione di delitto infaniiinte, t a li n ad TVeaemDecium, lit. d e injuriis, n. 29 1 B o e t i m e r o d art. 110, C. C. C. f3. 2 Bergero pctrs 1 , puy. 87 P e g u e r a decis. 27, 11. 7 Vogler C r a m e r obser. 890 de Ibu~nicidiu linguae S. 7 K r e s s ad art. 110, C. C. C. R e n a z z i clencenfa lib. 4, purs 4,cap. 10 C r e m a n i lib. 2,cap. 7, art.?, 5. 7 P a o l e t l i i ~ s l i l u t lib. 6, tit. 1. .
Del resto non questa sola la variazione che il volgere dei tempi e il mutare di opinioni reco nella nozione del presente titolo di reato. Altra oscillazione importante si trova in proposito della condizione dell' anonimo. Generalmente si tenne dietro al concetto che appariva espresso da U l p i an o alla bg. 5, . 9, f i de injuriis; dal quale fram-
iiiento si indusse clie niente tolga alla cssonz:i (11 questo reato Io essersi clall" autore aplmsta la firnia col vero suo nome allo scritto; e la n-iaggior parte: dei criminalisti (1) vollero punito come reo ili libello famoso tanto chi avesse occultato il suo noIrie quanto clii Io avesse audacemente palesato: P u cc i o n i conanaentar*iovol. 4, pag. 658. Altri al coiltrario opinarono che quando lo scritto fosse firmatct col vero nome dell' autore il reato degenerasse in ingiuria, e pii1 non potesse punirsi come famoso libello. A tale pensiero furono codesti crinriinalisti condotti per diversa ragione: gli scrittori alemanni trovarono per un certo tempo sufficiente motivo di cosi decidere per la disposizione de117articolo 120 della Nemesi Carolina, dove espressamente al titolo di libello famoso si esige come condizione lo anonimo : altri invece partirono da considerazioni giuridiche; e ravvisando che lo anonin~oaccresceva il danno immediato perch8 ignorandosi il nome dell'autore poteva acquistare maggior credenza il libello, mentre a117opposto la firma dello scrittore poteva talvolta essere bastevole a screditarlo ; e trovando che lo anonimo accresceva ancora il danno mediato perchh pi facile a prevedersi la ripetizione di un libello anonimo e piii difficile a purgarsi in faccia al medesimo, insegnarono che soltanto lo anonimo dovesse costituire libello famoso. A questa seconda opinione assenti il dotto G i u 1i a n i (vol. 2, pug. 4 7 5 ) seguitando le osservazioni che parvero influire sul C a r m i g n a n I elenzenta 9. 1025. Ma ai criminalisti alemanni manci, il primo argomento quando la riforma Imperiale dell' anno 15'77 ebbe corretto l' articolo 1l 0 della Carolintl: e quanto alle
considerazioni degli altri, se verissimo B che per lo anonimo si aumenti cosi il danno immediato come il mediato in .questo malefizio, ci porta a guardare lo anonimo come un criterio misuratore della quantit del reato, ed io convengo che sia criterio gagliardo; ma di necessit non porta alla immutazione del titolo ;n vi motivo per cui debbasi uguagliare acl una diffamazione, e molto meno ad una semplice contamelia la divulgazione cli un libello che contenga la imputazione di un fatto determinato criminoso o immorale, solo perche firmato dall' autore suo. Uniformandomi dunque, oltre alla nozione del coclice Toscano ( art. 367 ), ancora a quella opinione che trovo pi generalmente accolta, e che pi mi par vera, io non ho collocato lo anonimo fra gli estremi costitutivi di questo delitto.
(1)Pare che per le Dodici Tavole si esigesse al contrario la firma dell' autore perch potesse agirsi per libello faii,oso. Almeno queslo dubbio nasce dalla 1.5, 5. 9, ff. de iiijziriis, per quello che osserva S C i p i O n e G e n t i l e parcrya 8, 50 nel Tesoro dell' O t t o n e vol. 4, col. 1349. Insegnarono essere estremo necessario del lihello famoso lo anonimo Ca r p z o v i o prnctica pars 2, quaest. 98, n. 28 C l a s e n ad art. 110, C. C. C. I i r e s s ad nrt. 110, C. C. C. R e r g e r o electa crim.pars 1,png. 8 7 WalC h glossas.ium germanicum pag. 123 L e y s e r spcc. 552, nted. 2 P a o l e t t i inslit. lib. 5 , t i l . 1. And tanto oltre I' affetto per cotesta idea che I' U a'r t m a n n P i s t o r (obseruat. 187, n. 5 ) sostenne che quando l'autore di un libello anonimo s e ne fosse poscia dichiarato tale, evadeva con ci, la pena del famoso lihello e non era punibile che per i n giuria. AI conlrario ritennero che il titolo di libello famoso non si evitasse dall' aulore suo col facile niezzo di apporvi
il proprio nome: R o e h riie r o ad art. 110, C. C C - M e i . . s l e r eleae~zlaS. 149- P u t t m n n n S. 415 - R e n a z z i elentcnra lib. 4 , pnrs 4,cap. 10.
Finalmente deve notarsi in che consista Y estremo della dimdg!gnuio?ze,nel quale ho gi detto configurarsi il momento consumativo di questo reato. La idea di tale estremo sta in ci6 che 1' autore dello scritto infamante siasi in qualche modo spogliato o del possesso dello s c ~ i t t o ; perch essendo questo un pubblico cloczlfizetzto per natura propria non rimanga sotto la sua mano; o perchb lo abbia nfisso od eqosio agli occhi del publ~lico;o in qualsivoglia altro modo abbia agito per guisa che venisse o fosse in condizione di poter venire a cognizione del pubblico: ciob non di una o pi determinate persone da lui prescelte, ma indefinitamente di qualsisia citesiste diffetadino. Fra il pzcbblieo e le piicpe?*so~ze renza notevole; ed in cotesti due concetti sta la sottilissima linea che separa in certi casi il reato di libello famoso dalla diffamazione, e dalla contumelia. Esemplifichiamone il processo. Un maligno ha composto una scritto nel quale viene imputando a Sempronio un fatto determinato o criminoso o immorale. Fino a questo momento, e fino a che tiene occulto lo scritto egli non ha consumato nessun reato, salvo a vedere se ed a quali condizioi~ipossa eccezionalmente dirsi responsabile di tentativo. Anscritto allo stesdiamo innanzi. Costui invia c~testo so Sempronio senza per clnrne copia o lettura ai1 altri, Egli in questo ulteriore womcnto si renduto
responsabile di contumelia e niente di p%. Costui; o abbia inviato lo scritto a Sempronio O non lo ahbia, ha inoltre letto a pi e diverse persone lo scritto medesimo: ecco che con questo fatto ulteriore si C renduto colpevole di diffamazione. Ma niente pii1 che diffamazione; perchh tanto vale che si comunichi ad altri la imputazione leggendo uno scritto, tanto vale che si comunichi ad altri recitandolo a memoria, o comunque narrando il fatto a parole. Facilmente s' intende che 1' essere la proposizione 01traggiante vergata sopra ad un foglio o vergata soltanto nella mente del colpevole, non modifica la oggettivitj del malefizio ;ne al danno o a1 pericolo del r~eclesinio porta incremento, finch lo scritto non esce dalle mani del diffamatore. Procedasi oltre: il colpevole, o abbia o non abbia inviato a Sempronio lo scritto, o lo abbia o non lo abbia letto ad altre persone, lo afiigge, o ne fa delle copie e le distribuisce, o lo consegna ad altri perch lo diffonda. In qui:sto ultimo momento il reato ha fatto il suo terzo passaggio ed B trasceso in libello famoso. La comunicazione dell' addebito infamante non i : piii limitata a certi determinati individui: la medesima verr possibilmente a notizia forse di tutti quanti gli abitatori della cittA, ed oltre ancora ai Iii remoti o nello spazio, o nel tempo ; e non sarA 1)it. in balia del colpevole d' impedire che quella irnpntazione vadasi ogni giorno pii1 clivulgando n ora n6 poi. In questo indefinito ed illimitato della di~ulgazione la ragione che ingigantisce oltre mista sr1i.a il reato; e ne b sorto il titolo di libello famoso.
Stabilito una volta che il momento della coiisumazione nel delitto di libello famoso stia nella di~ul'ctuione, B evidente che il dolo in questo delitto deve ricorrere come concomitante della divulgazione stessa. Chi avesse composto per suo diporto una satira contro di alcuno con animo di divulga.rla, potr essere questione se sia g i i responsabile di tentativo ( e di ci0 parleremo a suo luogo) rria certamente non sarehbe reo di consumato delitto. Non potrebbe poi punirsi come reo di libello famoso nb consumato ni: tentato clii avesse composto la satira senz7animo di divulgarla, ma poscia l' avesse accidentalmente smarrita (l), e per tale smarrimento ne fosse avvenuta la diffusione del libello. Potrebbe questionarsi se costui fosse responsabile di contumalia, inquantoc11B scrivendo in tal guisa in oltraggio di altri mostrasse animo di fare ingiuria; ma anche in faccia al semplice titolo di contumelia i nostri tribunali hanno sempre in cotesti termini deciso per la negativa ed hanno assoluto. lla pongasi che la satira si dimostri composta per farla vederc s qualcuno, ma non con animo di divulgarla. Vi sarh 1 animo d ingiuriare, non per 1' animo di di' ' vulgare. E percib non potr obiettarsi mai il .titcil(~ di libello famoso; n& corne tentato, perche mancti l'animo di divulgare ( cioh di consumare il delitto ) quando si scriveva; n&come consumato, perche inanc il dolo in quella divulgazione che avvenne contro nostra volont e per la coml~innzion del caso con la malizia altrui.
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