Source: https://cenergetica.wordpress.com/2012/05/12/piano-citta-pdf/
Timestamp: 2017-04-28 02:17:19+00:00
Document Index: 25875132

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 5', 'in fine']

Ciaccia lancia il Piano Città | cenergetica
Ciaccia lancia il Piano Città
/ Lascia un commento	‘Per il Governo, la rigenerazione delle aree urbane degradate e’ un imperativo oltre che un grande motore di sviluppo”. Il viceministro delle Infrastrutture, Mario Ciaccia, ha aperto un tavolo sul ”Piano per le citta”’, nell’ottica del rilancio e della valorizzazione delle aree urbane del nostro Paese. ”Le aree urbane degradate – ha dichiarato Ciaccia – non vanno rigenerate solo dal punto di vista infrastrutturale”
Piano Città pdf (dl 70/2011), viceministro delle infrastrutture Mario Ciaccia
L’art. 5 del decreto-legge 70/2011 introduce una normativa nazionale quadro per la riqualificazione delle aree urbane degradate . Sostanzialmente vengono poste le basi per l’avvio di un comunemente detto “Piano per la città” con la previsione, a regime, di disposizioni finalizzate ad un concreto processo di riqualificazione urbana accompagnato da incentivi e la semplificazione di alcune procedure.
Il comma 9 prevede, infatti, che le regioni approvino, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, ovvero entro l’11 settembre 2011 , proprie leggi al fine di incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio, nonché per la riqualificazione delle aree urbane degradate in cui siano presenti “funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti nonché edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare”, tenendo conto anche della necessità di favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Tali azioni devono essere incentivate anche con interventi di ricostruzione e demolizione che prevedano:
il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva come misura premiale;
la possibilità di delocalizzare le volumetrie in area o aree diverse;
l’ammissibilità di modifiche di destinazioni d’uso, purché compatibili o complementari;
la possibilità di modificare la sagoma.
Si ricorda che la riqualificazione urbana di quartieri degradati e aree dismesse tramite premi di cubatura in deroga ai PRG è uno strumento operativo già ampiamente presente nella legislazione regionale attuativa del cd. Piano casa 2, in quanto rappresentava uno dei punti per il rilancio del settore edilizio previsto nell’intesa raggiunta in sede di Conferenza Stato-Regioni del 1° aprile 2009. Sono infatti dodici su quindici le regioni a statuto ordinario ad aver approvato disposizioni per la riqualificazione di aree degradate, anche se con strumenti diversi da regione a regione, alcune concedendo bonus volumetrici, altre consentendo la delocalizzazione, spesso assentita con Conferenza di servizi, o il cambio di destinazione d’uso a volte dietro realizzazione di una quota per l’edilizia sociale o una corrispondente monetizzazione a favore del Comune.
In particolare, per la realizzazione degli interventi di riqualificazione vengono introdotte alcune norme volte a semplificare alcune procedure edilizie:
– decorso il termine di 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto e fino all’entrata in vigore della normativa regionale nelle regioni a statuto ordinario e speciale è possibile richiedere il permesso di costruire in deroga ai sensi dell’art. 14 del TU dell’edilizia anche per il mutamento delle destinazioni d’uso, fermo restando il rispetto degli standard urbanistici, delle altre normative di settore (sismica, sicurezza, antincedio, igenicosanitaria, efficienza energetica, ambiente, beni culturali e paesaggio) (commi 11 e 12);
– decorso il termine di 120 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto e fino all’entrata in vigore della normativa regionale nelle regioni a statuto ordinario le disposizioni statali sono immediatamente applicabili. In tal caso il decreto prevede (comma 14) un minimo di premialità garantito fissato:
– nel limite massimo del 20% del volume dell’edificio se a destinazione residenziale;
– nel limite massimo del 10% della superficie coperta per gli edifici adibiti ad uso diverso.
Relativamente all’ambito di applicazione della normativa il decreto esclude gli edifici abusivi o siti nei centri storici o in aree soggette ad inedificabilità assoluta. Gli interventi potranno , invece, essere realizzati su immobili per i quali sia stato rilasciato il titolo abilitativo edilizio in sanatoria(comma 10).
Sempre nell’ambito del Piano città, vengono anche introdotte una serie di semplificazioni procedurali, tra le quali la previsione, per le regioni a statuto ordinario decorsi 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, ovvero dall’11 settembre 2011 e sino all’emanazione delle leggi regionali:
– dell’applicazione del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici ai sensi dell’art. 14 del DPR 380/2001 (TU edilizia) anche per il mutamento delle destinazioni d’uso, nel rispetto degli standard urbanistici e delle altre normative di settore aventi incidenza sull’attività edilizia (art. 5, comma 11);
– dell’ammissibilità del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici anche per il mutamento di destinazione d’uso, purché si tratti di destinazioni d’uso tra loro compatibili o complementari e l’adozione ed approvazione dei piani attuativi dalla Giunta comunale, anziché dal Consiglio (art. 5, comma 13).
Relativamente all’approvazione dei piani attuativi, si ricorda che il D.Lgs. 267/2000 “TU enti locali” demanda al Consiglio comunale compiti di indirizzo e controllo politico, mentre assegna alla Giunta funzioni di tipo esecutivo- attuativo. Conseguentemente, stante la natura dei piani attuativi (volti, appunto, ad attuare gli indirizzi stabiliti da un piano urbanistico generale, deliberato da un organo collegiale quale il Consiglio comunale) la Giunta comunale sia da considerare l’organo preposto alla relativa approvazione di modo da garantire una procedura più snella per agevolare le trasformazioni del territorio. Ciò in considerazione anche del fatto che i piani attuativi sono già definiti nelle loro linee essenziali dal Piano Regolatore Generale (PRG) del quale ne precisano gli interventi sul territorio e ne organizzano l’attuazione. In tal modo si avrà una riduzione dei tempi per l’attuazione degli indirizzi di sviluppo urbanistico, in considerazione del fatto che la Giunta comunale è un organo caratterizzato da un funzionamento più agevole, quindi, maggiormente idonea a garantire la sollecita attuazione di indirizzi già assunti.
Art. 5 Costruzioni private
b) estensione della segnalazione certificata di inizio attività(SCIA) agli interventi edilizi precedentemente compiuti con denuncia di inizio attività (DIA);
f) obbligo per i Comuni di pubblicare sul proprio sito istituzionale gli allegati tecnici agli strumenti urbanistici;g)esclusione della procedura di valutazione ambientale strategica(VAS) per gli strumenti attuativi di piani urbanistici già sottoposti a valutazione ambientale strategica;
“Art. 20 – (Procedimento per il rilascio del permesso di costruire).
7. I termini di cui ai commi 3 e 5 sono raddoppiati per i comuni con piu’ di 100.000 abitanti, nonché per i progetti particolarmente complessi secondo la motivata risoluzione del responsabile del procedimento.
13. Ove il fatto non costituisca piu’ grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni di cui al comma 1, dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al medesimo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni. In tali casi, il responsabile del procedimento informa il competente ordine professionale per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari.”;
“Articolo 21 – (Intervento sostitutivo regionale). 1. Le regioni, con proprie leggi, determinano forme e modalità per l’eventuale esercizio del potere sostitutivo nei confronti dell’ufficio dell’amministrazione comunale competente per il rilascio del permesso di costruire.”
1) all’articolo 14 quater, comma 3, secondo periodo, le parole
“nei successivi” sono sostituite dalla seguente “entro”.
2) all’articolo 19, comma 1, primo periodo, dopo le parole: “nonché di quellì’, sono aggiunte le seguenti: ”previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quellì’, alla fine del comma è aggiunto il seguente periodo: “La segnalazione, corredata dalle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dei relativi elaborati tecnici, può essere presentata a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso la segnalazione si considera presentata al momento della ricezione da parte dell’amministrazione.”, e dopo il comma 6 è aggiunto, in fine, il seguente comma: “6-bis. Nei casi di Scia in materia edilizia, il termine di sessanta giorni di cui al primo periodo del comma 3 è ridotto a trenta giorni. Fatta salva l’applicazione delle disposizioni di cui al comma 6, restano altresì ferme le disposizioni relative alla vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia, alle responsabilità e alle sanzioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, e dalle leggi regionali.”.
c) Le disposizioni di cui all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si interpretano nel senso che le stesse si applicano alle denunce di inizio attività in materia edilizia disciplinate dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, con esclusione dei casi in cui le denunce stesse, in base alla normativa statale o regionale, siano alternative o sostitutive del permesso di costruire. Le disposizioni di cui all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si interpretano altresì nel senso che non sostituiscono la disciplina prevista dalle leggi regionali che, in attuazione dell’articolo 22, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, abbiano ampliato l’ambito applicativo delle disposizioni di cui all’articolo 22, comma 3, del medesimo decreto e nel senso che, nei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, la Scia non sostituisce gli atti di autorizzazione o nulla osta, comunque denominati, delle amministrazioni preposte alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale. 3. Per garantire certezza nella circolazione dei diritti edificatori, all’articolo 2643, comma 1, del codice civile, dopo il n. 2), è inserito il seguente:
5. Per semplificare il procedimento per il rilascio del permesso di costruire relativamente agli edifici adibiti a civile abitazione, alla Legge 26 ottobre 1995, n. 447, all’articolo 8, dopo il comma 3, è aggiunto il seguente:
”3-bis. Nei comuni che hanno proceduto al coordinamento degli strumenti urbanistici di cui alla lettera b), comma 1, dell’articolo
6, per gli edifici adibiti a civile abitazione, ai fini dell’esercizio dell’attività edilizia ovvero del rilascio del permesso di costruire, la relazione acustica è sostituita da una autocertificazione del tecnico abilitato che attesti il rispetto dei requisiti di protezione acustica in relazione alla zonizzazione acustica di riferimento”.
6. Per semplificare l’accesso di cittadini ed imprese agli elaborati tecnici allegati agli atti di approvazione degli strumenti urbanistici, all’articolo 32 della legge 18 giugno 2009, n. 69, e successive modificazioni, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:
“1-bis. Per le finalità di cui al comma 1, gli elaborati tecnici allegati alle delibere di adozione o approvazione degli strumenti urbanistici, nonché delle loro varianti, sono pubblicati nei siti informatici delle amministrazioni comunali, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
11. Decorso il termine di cui al comma 9, e sino all’entrata in vigore della normativa regionale, agli interventi di cui al citato comma si applica l’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 anche per il mutamento delle destinazioni d’uso. Resta fermo il rispetto degli standard urbanistici, delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e in particolare delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di quelle relative alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. 12. Le disposizioni dei commi 9, 10 e 11 si applicano anche nelle Regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le disposizioni degli statuti di autonomia e con le relative norme di attuazione.
a) è ammesso il rilascio del permesso in deroga agli strumenti urbanistici ai sensi dell’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 anche per il mutamento delle destinazioni d’uso, purchè si tratti di destinazioni tra loro compatibili o complementari;
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