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Timestamp: 2020-07-04 12:47:42+00:00
Document Index: 152415915

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 55', 'art. 648', 'art. 12', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 382', 'art. 55', 'art. 18', 'art. 55', 'art.12', 'art. 12', 'art. 171', 'art. 14']

Reati informatici e reati comuni commessi a mezzo di strumenti informatici: la rassegna della giurisprudenza di legittimità aggiornata al 2018 – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Reati informatici e reati comuni commessi a mezzo di strumenti informatici: la rassegna della giurisprudenza di legittimità aggiornata al 2018.
Si segnala ai lettori del blog la rassegna della giurisprudenza di legittimità che riporta le pronunce maggiormente significative a corredo delle fattispecie di reato previste dal codice penale e leggi collegate in materia di reati informatici e reati comuni commessi a mezzo di strumenti informatici.
Art. 615-quater c.p. Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici e telematici
Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all’accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo, è punito con la reclusione sino a un anno e con la multa sino a 5.174 euro.
La pena è della reclusione da uno a due anni e della multa da 5.174 euro a 10.329 euro se ricorre taluna delle circostanze di cui ai numeri 1) e 2) del quarto comma dell’articolo 617-quater.
Art. 615-quinquies c.p. Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico
Art. 617-quater c.p. Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche
Art. 617-quinquies c.p. Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche
Chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge, installa apparecchiature atte a intercettare, impedire o interrompere comunicazioni relative a un sistema informatico o telematico ovvero intercorrenti tra più sistemi, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti dal quarto comma dell’articolo 617quater.
Art. 617-sexies c.p. Falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche
Art. 635-bis c.p. Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici
Art. 635-ter c.p. Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità
Art. 635-quater c.p. Danneggiamento di sistemi informatici o telematici
Art. 635-quinquies c.p. Danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità
Cassazione penale sez. V, 06/04/2018 n. 24634.
Art. 640-quinquies c.p. Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica
Art. 648 c.p. Ricettazione
Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da 516 euro a 10.329 euro. La pena è aumentata quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata ai sensi dell’articolo 628, terzo comma, di estorsione aggravata ai sensi dell’articolo 629, secondo comma, ovvero di furto aggravato ai sensi dell’articolo 625, primo comma, n. 7-bis).
Non può contestarsi il reato di ricettazione a chi acquista sul canale eBay con pagamento trasparente delle monete antiche, semplicemente sostenendo che ha accettato il rischio dell’illecita provenienza del bene. A stabilirlo è la Cassazione accogliendo il ricorso di un uomo condannato dai giudici di merito per il reato ex articolo 648 del codice penale , perché aveva acquistato dal noto sito di aste online 138 monete antiche, prive di interesse numismatico e ritrovate nel sottosuolo o nei fondali marini e, dunque, facenti parte del patrimonio indisponibile dello Stato. Per la Corte nella fattispecie manca l’elemento soggettivo. Difatti, il dolo di ricettazionenella forma eventuale “è configurabile in presenza della rappresentazione da parte dell’agente della concreta possibilità della provenienza della cosa da delitto e della relativa accettazione del rischio, non potendosi invece desumere da semplici motivi di sospetto”. D’altra parte, il canale di acquisto lecito e le trasparenti modalità di pagamento, in rapporto alla natura degli oggetti compravenduti, in sé privi di rilievo numismatico, depongono in senso contrario.
Art. 648-bis c.p. Riciclaggio
Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilitàprovenienti da delitto non colposo; ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 5.000 a euro 25.000.
Art. 55, comma 9, d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231. Indebita utilizzazione di carta di credito.
Chiunque, essendo tenuto all’osservanza degli obblighi di adeguata verifica ai sensi del presente decreto, falsifica i dati e le informazioni relative al cliente, al titolare effettivo, all’esecutore, allo scopo e alla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e all’operazione e’ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 euro a 30.000 euro. Alla medesima pena soggiace chiunque essendo tenuto all’osservanza degli obblighi di adeguata verifica ai sensi del presente decreto, in occasione dell’adempimento dei predetti obblighi, utilizza dati e informazioni falsi relativi al cliente, al titolare effettivo, all’esecutore, allo scopo e alla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e all’operazione.
Chiunque, essendo tenuto all’osservanza degli obblighi di conservazione ai sensi del presente decreto, acquisisce o conserva dati falsi o informazioni non veritiere sul cliente, sul titolare effettivo, sull’esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e sull’operazione ovvero si avvale di mezzi fraudolenti al fine di pregiudicare la corretta conservazione dei predetti dati e informazioni e’ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 euro a 30.000 euro.
Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque essendo obbligato, ai sensi del presente decreto, a fornire i dati e le informazioni necessarie ai fini dell’adeguata verifica della clientela, fornisce dati falsi o informazioni non veritiere, e’ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 euro a 30.000 euro.
Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque, essendovi tenuto, viola il divieto di comunicazione di cui agli articoli 39, comma 1, e 41, comma 3, e’ punito con l’arresto da sei mesi a un anno e con l’ammenda da 5.000 euro a 30.000 euro.
Per le violazioni delle disposizioni di cui all’articolo 131-ter del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e’ ordinata, nei confronti degli agenti in attivita’ finanziaria che prestano servizi di pagamento attraverso il servizio di rimessa di denaro di cui all’articolo 1, comma 1, lettera n), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, la confisca degli strumenti che sono serviti a commettere il reato. 7. Gli strumenti sequestrati ai fini della confisca di cui al comma 6 nel corso delle operazioni di polizia giudiziaria, sono affidati dall’Autorita’ giudiziaria agli organi di polizia che ne facciano richiesta.
Cassazione penale sez. II, 29/11/2018, n.55438
La condotta di chi effettui operazioni di pagamento mediante una carta di credito o di pagamento di cui non risulti titolare anche senza il materiale possesso della carta stessa ma utilizzando il numero ed i codici personali della medesima carta di cui è venuto illegittimamente in possesso integra il delitto di cui all’art. 55 d.lg. n. 231 del 2007.
È configurabile il reato consumato, e non semplicemente tentato, di illecita utilizzazione di carte di credito o altri documenti analoghi, previsto dall’art. 55 del d.lg. n. 231/2007, anche in presenza di una condotta costituita dall’inserimento della carta in uno sportello di prelievo automatico di danaro e dalla successiva digitazione a caso di sequenze numeriche, non essendo l’agente a conoscenza di quella cui la carta è collegata, senza che in contrario possa rilevare il fatto che da tale condotta l’agente medesimo non abbia potuto trarre lo sperato profitto.
Cassazione penale sez. II, 25/10/2017, n.53676
Integra il reato di cui all’art. 648 cod. pen. la condotta di chi riceve, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, provenienti da delitto, mentre devono ricondursi alla previsione incriminatrice di cui all’art. 12 del D.L. 3 maggio 1991, n. 143 (attualmente art. 55, comma nono, D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231), che sanziona, con formula generica, la ricezione dei predetti documenti “di provenienza illecita”, le condotte acquisitive degli stessi, nell’ipotesi in cui la loro provenienza non sia ricollegabile a un delitto, bensì ad un illecito civile, amministrativo o anche penale, ma di natura contravvenzionale.
Cassazione penale sez. II, 09/05/2017, n.26229
Cassazione penale sez. II, 14/02/2017, n.8913
Cassazione penale sez. II, 20/01/2017, n.7910
In tema di utilizzo indebito di carta di credito, nella specie, a prescindere dal dato formale che la tessera fosse intestata ad una società, l’imputato era nel possesso della stessa e del relativo PIN, per cui si deve ritenere che sussistesse in capo a lui la titolarità della stessa, visto che ne poteva disporre senza alcuna ingerenza da parte dell’intestatario.
Cassazione penale sez. II, 16/09/2016, n.44663
Il reato di possesso di carta di credito di provenienza illecita di cui all’art. 55, comma nono, D.Lgs. n. 231 del 2007, ha natura permanente, con la conseguenza che lo stato di flagranza, ai sensi dell’art. 382, comma secondo, cod. proc. pen., perdura fintanto che non sia cessata la permanenza.
Cassazione penale sez. IV, 05/11/2015, n.46415
In materia di antiriciclaggio, ai fini della configurazione del reato di omessa adeguata verifica della clientela da parte degli intermediari finanziari e degli altri soggetti esercenti attività finanziaria, sanzionato, salvo che il fatto costituisca più grave reato, dall’art. 55, comma primo, D.Lgs. n. 231 del 2007, è sufficiente il dolo generico, che consiste nella mera coscienza e volontà del funzionario di omettere di procedere all’identificazione personale del cliente, richiesta dall’art. 18 del D.Lgs., cit., senza che sussista una causa di giustificazione.
Cassazione penale sez. VI, 04/11/2015, n.1333
Cassazione penale sez. II, 13/10/2015, n.50140
Cassazione penale sez. II, 30/09/2015, n.41777
Integra il delitto di frode informatica, e non quello di indebita utilizzazione di carte di credito, la condotta di colui che, servendosi di una carta di credito falsificata e di un codice di accesso fraudolentemente captato in precedenza, penetri abusivamente nel sistema informatico bancario ed effettui illecite operazioni di trasferimento fondi, tra cui quella di prelievo di contanti attraverso i servizi di cassa continua. (Fattispecie, nella quale l’indagato, introdottosi nel sistema informatico di una società di gestione dei servizi finanziari, utilizzava senza diritto i dati relativi a carte di credito appartenenti a cittadini stranieri ed effettuava, così, transazioni commerciali, conseguendo un ingiusto profitto).
Cassazione penale sez. II, 20/02/2015, n.18141
In materia di segnalazione antiriciclaggio, l’omessa o falsa indicazione da parte dell’esecutore finanziario delle generalità del soggetto per conto del quale esegue l’operazione integra il reato omissivo istantaneo di cui all’art. 55, comma secondo, D.Lgs. n. 231 del 2007, che si consuma nel luogo in cui la comunicazione avrebbe dovuto essere effettuata. (Fattispecie, relativa a due manager di una banca di San Marino, che omettevano di indicare agli intermediari finanziari italiani le generalità del titolare effettivo, per conto del quale effettuavano in Italia operazioni di apertura di un rapporto di conto corrente/deposito titoli e di sottoscrizione di quote di un fondo).
Cassazione penale sez. II, 07/11/2014, n.47725
In tema di indebita utilizzazione di carte di credito, integra il reato di cui all’art.12 d.l. 3 maggio 1991 n. 143, conv. con modifiche in l. 5 luglio 1991 n.197, l’effettuazione di transazioni non autorizzate dal titolare, previa immissione dei dati ricognitivi e operativi di una valida carta di credito altrui, essendo irrilevante che il documento non sia stato nel materiale possesso dell’agente.
Cassazione penale sez. II, 20/06/2014, n.34528
Integra il reato previsto dall’art. 12 d.l. 3 maggio 1991 n. 143, conv. nella l. 5 luglio 1991 n. 197, in tema di uso illecito di carte di credito o di pagamento, la condotta di chi utilizza indebitamente una tessera “smart card” per il noleggio di film in dvd, smarrita dal legittimo detentore, trattandosi di “documento analogo che abilita all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi”. (In motivazione, la Corte ha ritenuto irrilevante la circostanza che l’utilizzazione della tessera fosse ristretta ad una singola attività commerciale, in quanto finalità della norma è quella di tutelare tutti gli strumenti alternativi all’uso del contante nelle transazioni).
Art. 171-bis. Legge del 22/04/1941, n. 633
Cassazione penale , sez. III , 16/03/2018 , n. 30047
Mentre non integra il reato di cui all’ art. 171 bis, comma primo, L. 27 aprile 1941, n. 633 , la detenzione ed utilizzazione, nell’ambito di un’attività libero professionale, di programmi per elaboratore privi di contrassegno SIAE, non rientrando tale attività in quella “commerciale o imprenditoriale” contemplata dalla fattispecie incriminatrice (l’estensione analogica non sarebbe possibile in quanto vietata ex art. 14 Preleggi, risolvendosi in un’applicazione “in malam partem”), la stessa detenzione ed utilizzazione di programmi software (nella specie Windows, e programmi di grafica, Autocad o Catia) nel campo commerciale o industriale (nella specie, esercente attività di progettazione meccanica ed elettronica nel settore auto motive) integra il reato in oggetto, con la possibilità del sequestro per l’accertamento della duplicazione.
Il datore di lavoro è sempre tenuto a versare le ritenute previdenziali operate... Reati tributari e confisca di prevenzione ex D.Lgs.159/2011: nessuna eccezione...