Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20070723.htm
Timestamp: 2018-01-21 18:44:10+00:00
Document Index: 26700711

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 25', 'art. 31', 'art. 6', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 31']

Il destino dell’operatore qualificato nell’ordinamento domestico alla luce della disciplina della Markets in financial instruments directive MiFid
Il destino dell’operatore qualificato nell’ordinamento domestico alla luce della disciplina della Markets in financial instruments directive (MiFid) [1]
Di Ferdinando Bruno [2] e Andrea Rozzi[3]
Con la recente approvazione della Legge Comunitaria 2006 (di seguito, la Comunitaria 2006)[4] il Legislatore italiano ha, inter alia, delegato il governo italiano a seguire una serie di principi e criteri direttivi nella predisposizione del decreto legislativo per l'attuazione della Direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti finanziari (di seguito, la MiFID o la Direttiva)[5], estendendo la delega fino al 31 gennaio 2007[6]: tale termine non è stato rispettato. Di conseguenza, mediante un emendamento alla legge di conversione del decreto del 28 dicembre 2006, n. 300[7] dovrebbe essere prorogato al 31 luglio 2007. Tra i vari aspetti disciplinati dalla Direttiva, destinata ad avere una notevole incidenza sui mercati dei capitali degli stati comunitari, in ragione degli ambiziosi obiettivi che si propone[8], appaiono particolarmente interessanti le previsioni concernenti le diverse categorie dei clienti, che andranno molto probabilmente ad incidere sull’attuale fattispecie dell’operatore qualificato, oggetto della presente analisi.
Una prima fattispecie rilevante è quella dei conflitti di interesse: la Comunitaria 2006 prevede che alla Consob, sentita la Banca d’Italia, dovrebbe essere attribuito il potere di disciplinare con regolamento le misure e gli strumenti per identificare, prevenire, gestire e rendere trasparenti i conflitti di interesse, inclusi i princìpi che devono essere seguiti dalle imprese nell'adottare misure organizzative e politiche di gestione dei conflitti. La Consob dovrà quindi, in ossequio alle indicazioni fornite dal Legislatore comunitario, regolamentare, per l’appunto, sia la fase dell’identificazione che quella della prevenzione, della gestione e della trasparenza dei conflitti di interesse: a riguardo, appare opportuno richiamare l’articolo 18 della MiFID, secondo cui gli Stati membri prescrivono che le imprese di investimento[11] adottino ogni misura ragionevole per identificare i conflitti di interesse che potrebbero insorgere tra tali imprese, inclusi i dirigenti, i dipendenti e gli agenti collegati o le persone direttamente o indirettamente connesse e i loro clienti o tra due clienti al momento della prestazione di qualunque servizio di investimento o servizio accessorio o di una combinazione di tali servizi.
Nel caso in cui le disposizioni organizzative o amministrative adottate dall'impresa di investimento[12] per gestire i conflitti di interesse non sono sufficienti per assicurare, con ragionevole certezza, che il rischio di nuocere agli interessi dei clienti sia evitato, l'impresa di investimento informa chiaramente i clienti, prima di agire per loro conto, della natura generale e/o delle fonti di tali conflitti di interesse[13].
La Comunitaria 2006 richiama poi la regola della c.d. best execution[22], prevedendo che alla Consob, sentita la Banca d’Italia, dovrebbe essere attribuito il potere di disciplinare con regolamento le misure da adottare per ottenere nell'esecuzione degli ordini il miglior risultato possibile per i clienti, ivi incluse le modalità di registrazione e conservazione degli ordini stessi[23]. Le previsioni comunitarie rilevanti sottese a tale disposizione si rinvengono, anzitutto, nell’articolo 19 della Direttiva, che prevede che gli Stati membri prescrivono che le imprese di investimento, quando prestano servizi di investimento e/o, se del caso, servizi accessori ai clienti, agiscano in modo onesto, equo e professionale, per servire al meglio gli interessi dei loro clienti[24].
Rilevante in merito al tema de quo è poi l’articolo 21 della MiFID, disciplinante l’obbligo di eseguire gli ordini alle condizioni più favorevoli per il cliente prevedendo, in primis, che gli Stati membri prescrivano alle imprese di investimento di adottare tutte le misure ragionevoli per ottenere, allorché eseguono ordini, il miglior risultato possibile per i loro clienti, tenuto conto del prezzo, dei costi, della rapidità e della probabilità di esecuzione e di regolamento, delle dimensioni, della natura, dell'ordine o di qualsiasi altra considerazione pertinente ai fini della sua esecuzione. Viene altresì stabilita la rilevanza dell’ordine dei clienti, prevedendo che, ogniqualvolta esistano istruzioni specifiche date dal cliente, l'impresa di investimento è tenuta ad eseguire l'ordine seguendo tali istruzioni. La figura del cliente e la rilevanza delle sue indicazioni giungono ad avere per l’impresa di investimento una sorta di carattere imperativo, ricevendo, in tale contesto, la massima tutela e considerazione possibile, rappresentando un vincolo, o meglio una via da seguire, che diventa imprescindibile per l’impresa di investimento. Gli Stati membri prescrivono che le imprese di investimento istituiscano e attuino efficaci meccanismi per ottemperare alla predetta best execution: in particolare gli Stati membri prescrivono alle imprese di investimento di definire ed attuare una strategia di esecuzione degli ordini che consenta loro di ottenere, per gli ordini del loro cliente, il miglior risultato possibile: tale strategia deve specificare, per ciascuna categoria di strumenti, le informazioni circa le varie sedi nelle quali l'impresa di investimento esegue gli ordini dei suoi clienti e i fattori che influenzano la scelta della sede di esecuzione[25]. Sono poi previste una serie di obblighi notevoli e stringenti per le imprese di investimento, ed in particolare che: (i) le imprese di investimento forniscano informazioni appropriate ai loro clienti in merito alla loro strategia di esecuzione degli ordini; (ii) le imprese di investimento ottengano il consenso preliminare dei loro clienti per la strategia di esecuzione degli ordini; (iii) qualora la strategia di esecuzione degli ordini preveda che gli ordini dei clienti possano essere eseguiti al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione, che l'impresa di investimento, in particolare, informi i clienti o potenziali clienti circa tale possibilità; (iv) le imprese di investimento ottengano il consenso preliminare esplicito dei loro clienti prima di procedere all'esecuzione degli ordini al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione[26].
Tale previsione concerne quella parte di disciplina della MiFID che ridisegna le regole di trasparenza sugli scambi azionari con riferimento ad un concetto "integrato" di mercato, dato dall'insieme di borse, MTF e internalizzatori, seguendo un approccio funzionale[28]: trattasi, questa, di una delle più notevoli previsioni della MiFID, concernente l’eliminazione dell’obbligo di concentrazione[29].
Appare opportuno chiarire le fattispecie individuate dalla MiFID: per internalizzatore sistematico si intende un'impresa di investimento che in modo organizzato, frequente e sistematico negozia per conto proprio eseguendo gli ordini del cliente al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione[30]; il mercato regolamentato è, invece, un sistema multilaterale, amministrato e/o gestito dal gestore del mercato, che consente o facilita l'incontro - al suo interno ed in base alle sue regole non discrezionali - di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari, in modo da dare luogo a contratti relativi a strumenti finanziari ammessi alla negoziazione conformemente alle sue regole e/o ai suoi sistemi, e che è autorizzato e funziona regolarmente e ai sensi delle disposizioni del titolo III della Direttiva[31]. Infine, per sistema multilaterale di negoziazione si intende un sistema multilaterale gestito da un'impresa di investimento o da un gestore del mercato che consente l'incontro - al suo interno ed in base a regole non discrezionali - di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari, in modo da dare luogo a contratti ai sensi delle disposizioni del titolo II della Direttiva[32].
La scelta di fondo della Direttiva consiste nell’abolizione delle facoltà di imporre la concentrazione delle negoziazioni nel mercato regolamentato in cui le azioni sono quotate: tali azioni potranno quindi essere negoziate anche su "sistemi multilaterali di negoziazione" oppure attraverso l’internalizzazione degli ordini ad opera di una impresa di investimento. In Italia, si è rilevato, verrà conseguentemente meno l’obbligo di esecuzione delle negoziazioni nei mercati regolamentati di cui all’art. 7 del Regolamento Mercati della Consob stabilito in attuazione dell’art. 25 TUF[34].
Da riportare, infine, il recente commento del Governatore Mario Draghi, secondo cui "l’attuazione della direttiva Mifid stimolerà la concorrenza tra mercati regolamentati e piattaforme gestite da grandi operatori finanziari o da consorzi di intermediari. Ne risentiranno in misura maggiore i paesi, come l’Italia, dove vigeva l’obbligo di concentrare gli scambi azionari in borsa. Importanti iniziative si stanno materializzando. Banche internazionali si accordano per costituire una piattaforma per la negoziazione di azioni e per creare un sistema comune di raccolta e di condivisione dei dati sugli scambi azionari"[37].
La Comunitaria 2006 affronta, inoltre, un tema rilevante al fine della presente analisi, prevedendo che alla Consob, sentita la Banca d’Italia, dovrebbe essere attribuito il potere di stabilire i criteri generali di condotta che devono essere osservati dai soggetti abilitati nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e dei servizi accessori, ispirati ai princìpi di cura dell'interesse del cliente, tenendo conto dell'integrità del mercato e delle specificità di ciascuna categoria di investitori, quali i clienti al dettaglio, i clienti professionali e le controparti qualificate[38].
Le disposizioni che disciplinano la fattispecie dell’operatore qualificato[40] si rinvengono nella normativa primaria costituita dal Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF) e dalla normativa secondaria rappresentato dal Regolamento n. 11522/1998 di attuazione del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernente la disciplina degli intermediari (Regolamento Intermediari) . In merito al primo, si rileva come l’articolo 6, comma 2 del TUF preveda che "La Consob, sentita la Banca d'Italia, tenuto conto delle differenti esigenze di tutela deglI investitori connesse con la qualità e l'esperienza professionale dei medesimi, disciplina con regolamento: a)le procedure, anche di controllo interno, relative ai servizi prestati e la tenuta delle evidenze degli ordini e delle operazioni effettuate; b) il comportamento da osservare nei rapporti con gli investitori, anche tenuto conto dell'esigenza di ridurre al minimo i conflitti di interessi e di assicurare che la gestione del risparmio su base individuale si svolga con modalità aderenti alle specifiche esigenze dei singoli investitori e che quella su base collettiva avvenga nel rispetto degli obiettivi di investimento dell'Oicr; c) gli obblighi informativi nella prestazione dei servizi; i flussi informativi tra i diversi settori dell'organizzazione aziendale, anche tenuto conto dell'esigenza di evitare interferenze tra la prestazione del servizio di gestione su base individuale e gli altri servizi disciplinati dalla presente parte".
In esecuzione della suindicata previsione, l‘articolo 31 del Regolamento Intermediari, rubricato "Rapporti tra intermediari e speciali categorie di investitori", individua una serie di soggetti che vengono considerati operatori qualificati[42].
La conseguenza dello status di operatore qualificato è rappresentata dalla disapplicazione, nei confronti di tali soggetti, di una serie di regole di condotta previste per gli intermediari finanziari espressamente individuati dal summenzionato art. 31: "A eccezione di quanto previsto da specifiche disposizioni di legge e salvo diverso accordo tra le parti, nei rapporti tra intermediari autorizzati e operatori qualificati non si applicano le disposizioni di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, comma 1, fatta eccezione per il servizio di gestione, e commi 2 e 3, 32, commi 3, 4 e 5, 37, fatta eccezione per il comma 1, lettera d), 38, 39, 40, 41, 42, 43, comma 5, lettera b), comma 6, primo periodo, e comma 7, lettere b) e c), 44, 45, 47, comma 1, 60, 61 e 62".
Giova ribadire che il principio che sta alla base della disapplicazione delle disposizioni sopra indicate è contenuto nel suesposto art. 6, comma 2 TUF, in base al quale le regole di comportamento cui gli intermediari sono tenuti devono essere graduate tenuto conto delle differenti esigenze di tutela degli investitori, connesse alla loro "qualità ed esperienza professionale": è d’altronde intuitivo come trattare un investitore che possieda un buon livello di esperienza e conoscenza della attività in strumenti finanziari come un cliente "comune" può risolversi nell’applicazione di regole non necessarie e, per tale via, costituire fonte di rigidità operative e di incremento dei costi di intermediazione[44].
Quindi, nello spirito legislativo sotteso al TUF, in riferimento essenziale al principio di tutela del risparmio, un ruolo preponderante viene attribuito alla nozione di "operatore qualificato": in altri termini, in base alla fonte primaria, il dettato costituzionale si scinderebbe a seconda che l’investitore sia persona (fisica o giuridica) esperta, dotata di quella esperienza tecnica idonea, in ipotesi, a prevenire o perlomeno ad abbassare la soglia di rischio dell’investimento (rectius: ad effettuare una scelta pienamente razionale nella decisione di investimento, secondo i canoni dell’economia normativa), per il quale la tutela è limitata, ovvero nel caso in cui l’investitore sia persona estranea alla nozione di "operatore qualificato"[45].
Va in ogni caso evidenziato come, nella disciplina dei servizi di investimento la natura "professionale" del cliente comporta la disapplicazione solo di talune regole di comportamento, e non già l’intera sottrazione del servizio alla relativa disciplina: i rapporti tra intermediari ed operatori qualificati sono pertanto soggetti, oltreché alle norme relative ai singoli servizi non espressamente dichiarate inapplicabili, alle disposizioni generali[47].
Ciò significa, ad esempio, che un intermediario che presti un servizio di investimento unicamente a favore di clienti che rientrano nella definizione di investitore "professionale" resta pur sempre soggetto alla disciplina generale dei servizi di investimento, ivi compresa la necessitò di munirsi di autorizzazione per lo svolgimento dell’attività, nonché le norme in materia di vigilanza prudenziale, di organizzazione interna, ecc[48].
Rielaborando le suesposte previsioni regolamentari emerge, dunque, che nella prestazione dei servizi di investimento, gli intermediari si rapportano con categorie non omogenee di clienti, i quali normalmente presentano un grado di consapevolezza differente, anche in rapporto alle caratteristiche professionali proprie di ciascuno: sul piano normativo, si distingue, di conseguenza, tra operatori non qualificati (in prevalenza, le famiglie, la c.d. clientela retail) e operatori qualificati, nell'ambito dei quali un particolare ruolo rivestono gli operatori c.d. istituzionali (banche, società di intermediazione mobiliare, società di gestione del risparmio, ecc.), soggetti che, a vario titolo, operano nel settore finanziario e che, quindi, tipicamente possiedono elevati requisiti di esperienza e professionalità. Alla categoria degli operatori qualificati, inoltre, può appartenere qualsiasi società o persona giuridica in possesso di una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari espressamente dichiarata per iscritto dal legale rappresentante[49].
D’altronde, non poteva essere plausibile far ricadere le conseguenze della lacunosità della predetta previsione sui soggetti che interagiscono con tale categoria di operatori qualificati: più esattamente, non si può richiedere agli altri operatori del mercato di effettuare alcuna indagine in relazione all’effettiva sussistenza dei requisiti richiesti per lo status di qualificato. Ciò è stato correttamente evidenziato, per esempio, nel caso delle banche, dove la giurisprudenza ha correttamente rilevato come l’istituto bancario non può farsi carico di alcuna indagine ricognitiva dell’esistenza di un’effettiva esperienza in capo al soggetto che si dichiara operatore qualificato, atteso che: "non può sottacersi l’indubbio limite di una siffatta disposizione normativa nella parte in cui affida ad una dichiarazione autoreferenziale la individuazione di un "operatore qualificato", soprattutto ove si consideri che da tale qualificazione discendono conseguenze rilevantissime sul piano delle norme di protezione dell’investitore; nondimeno non appare ragionevole ipotizzare che l’accertamento in concreto di un requisito dai così incerti confini (essere la controparte contrattuale "in possesso di una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari") debba essere rimesso alla Banca piuttosto che al prudente apprezzamento del legale rappresentante della società (soggetto che, in quanto investito del potere di rappresentanza della persona giuridica è, per legge, idoneo ad impegnarne la volontà) il quale potrà essere chiamato a rispondere nei confronti della società da lui amministrata ove abbia reso dichiarazioni false ovvero negligentemente stimato sussistenti requisiti di professionalità e competenza in capo all’ente che rappresenta".
Di egual tenore una serie di ulteriori pronunce giurisprudenziali, in cui si è affermato come "non sembra al riguardo condivisibile la valutazione di irrilevanza della dichiarazione suddetta (di operatore qualificato) manifestata dall’attrice posto che l’art. 31 Reg. Consob espressamente prevede che vada riconosciuta la qualifica di operatore qualificato al soggetto giuridico il quale dichiari di possedere specifica preparazione in strumenti finanziari: tale dichiarazione … esonera l’altro contraente dall’effettuare ulteriori verifiche sull’effettivo possesso delle specifiche competenze del cliente"[51] ; inoltre, nel caso di dichiarazioni rilasciate dal legale rappresentante della società e quindi dal soggetto maggiormente titolato a garantire a terzi la "competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari" richiesta dall’art. 31 2° comma ultima parte Reg. Consob 11522/98; alla luce di tali dichiarazioni la banca non aveva l’onere di operare alcuna altra verifica e i suoi rapporti con l’investitore venivano ad essere impostati in termini diversi rispetto ai rapporti con gli investitori non qualificati"[52].
Sempre in riferimento agli istituti bancari, sempre il Tribunale meneghino ha correttamente asserito che "non spettava alla Banca verificare il possesso o meno del requisito, anche perché, altrimenti operando, si svuoterebbe di significato l’art. 31, escludendo la responsabilità proprio di colui che sottoscrive la dichiarazione"[53].
Nei numerosi tentativi di esplicare i requisiti richiesti rispetto l’autocertificazione, si è affermato come il concetto di competenza ed esperienza, che riecheggia nella disposizione richiamata, è intimamente connesso a quello di professionalità: è quindi necessario che la società e/o la persona giuridica da una parte siano dotate di risorse umane ed organizzative a ciò preposte e dall’altra che abbiano maturato nel tempo (e non solo occasionalmente) una competenza ed esperienza in materia finanziaria. Solo in presenza di tali requisiti l’"ente" può, nel rispetto della norma richiamata, essere considerato operatore qualificato ai sensi di legge[55].
Il problema risiede, quindi, nella predetta lacunosità normativa che si riscontra nel requisito troppo generico della "specifica competenza ed esperienza". A tal proposito non vi è dubbio che sussista il rischio che la dichiarazione in argomento divenga una mera clausola di stile e di fatto venga svuotata del suo contenuto di garanzia.Peraltro si può aggiuntivamente osservare che la ratio che sta alla base dell’art. 31 del Regolamento Intermediari dovrebbe, come visto in precedenza, potersi raccordare sistematicamente con la disciplina del TUF: una disciplina che risulta di fondo ispirata dall’obiettivo di limitare, soltanto in casi tassativi e dunque eccezionali, un sistema di tutela in linea di principio previsto per tutti i clienti degli intermediari abilitati[56].
E proprio in linea con tali preoccupazioni si inserisce il tentativo della Consob di rimediare alla carenza della norma sopra esaminata, mediante una rivisitazione posta in essere nel corso del 2003, avente ad oggetto il Regolamento Intermediari ed anche la nozione di "operatore qualificato": la Commissione ha pubblicato, a riguardo, un documento di consultazione che conteneva una nuova nozione di operatore qualificato, in cui era stata eliminata la previsione dell’autodichiarazione ed inseriti diversi parametri[57].
Nel commentare la proposta, la Consob evidenziava come il nuovo articolo 31 era ispirato al documento del CESR[58] denomimanto "A European regime of investor protection – The professional and the counterparty regimes", cercando di mantenere inalterata la struttura "per rinvii e deroghe" di cui all’attualmente vigente art. 31.
Il nuovo "operatore professionale" alla luce della MiFID.
La Comunitaria 2006 stabilisce, infine, i criteri generali di condotta che devono essere osservati dai soggetti abilitati nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e dei servizi accessori, ispirati ai princìpi di cura dell'interesse del cliente, tenendo conto dell'integrità del mercato e delle specificità di ciascuna categoria di investitori, quali i clienti al dettaglio, i clienti professionali e le controparti qualificate [60].
In relazione all’oggetto della presente analisi, è stato all’uopo evidenziato come la nuova disciplina comunitaria - è destinata a ridisegnare la materia, introducendo in alcuni casi un certo abbassamento dei presidi a tutela di alcune tipologie di investitori (execution only, regime di controparte per le grandi imprese) e in altri casi rafforzando tali presidi (ad esempio, prima di considerare un investitore come "qualificato", l'intermediario dovrà effettuare un test molto accurato circa le sue competenze e la sua operatività passata in strumenti finanziari, non potendosi accontentare di una semplice "autocertificazione")[61].
La MiFID prevede che uno degli obiettivi della Direttiva è proteggere gli investitori[62]: tale previsione si traduce nella necessità di adeguare le misure destinate a proteggere gli stessi alle specificità di ciascuna categoria di investitori che vengono preannunciate essere (i) clienti al dettaglio, (ii) clienti professionali e (iii) controparti qualificate[63]. Nel ricercare subito i caratteri distintivi dettati dal Legislatore Comunitario in merito alla predetta tripartizione emerge immediatamente come sia stata apprestata una disciplina articolata, in quanto il cliente professionale è individuato nel cliente che soddisfa i criteri stabiliti nell'allegato II della MiFID[64]; il cliente al dettaglio (o cliente retail[65]) è un cliente che non sia un cliente professionale (i.e. un cliente che non soddisfi requisiti nell’allegato II della MiFID)[66]; mentre la controparte qualificata è una sottocategoria dei clienti professionali[67].
In via preliminare va chiarito come il termine cliente è fungibile con quello di investitore: infatti, si è rilevato come la nozione di investitore trova definizione nel diritto comunitario solo con la MiFID, dove che viene fatta la distinzione tra investitore al dettaglio (retail) e investitore professionale (wholesale) indirizzando l'attenzione di tutela a livello di "esperienza professionale" dell'investitore piuttosto che alla sua qualità di consumatore[68].
È poi previsto che i summenzionati soggetti, pur essendo considerati come clienti professionali, devono essere autorizzati a richiedere un trattamento non professionale e le imprese di investimento possono convenire di fornire loro un livello più elevato di protezione: ci si trova dinanzi ad un diritto incondizionato del cliente professionale che avverta l’esigenza di vedersi applicate le previsioni da cui di norma è escluso e che si traducono, come visto in precedenza, in un maggiore flusso informativo. È previsto, inoltre, che il cliente professionale di un'impresa di investimento dev’essere informato da quest’ultima prima di qualunque prestazione di servizi, in merito al fatto che, sulla base delle informazioni di cui tale impresa dispone, il cliente viene considerato un cliente professionale e verrà trattato come tale a meno che l'impresa e il cliente convengano diversamente. L'impresa deve inoltre informare il cliente del fatto che può richiedere una modifica dei termini dell'accordo per ottenere un maggior livello di protezione: è invece onere del cliente professionale chiedere un livello più elevato di protezione se ritiene di non essere in grado di valutare o gestire correttamente i rischi assunti[74].
La possibilità di richiedere un diverso trattamento da parte dell’impresa di investimento è concessa anche al cliente retail sempre ai sensi dell’allegato II della MiFID, che prevede espressamente che i clienti diversi da quelli inclusi alla sezione I, compresi gli organismi del settore pubblico e i singoli investitori privati, possono anch'essi essere autorizzati a rinunciare ad alcune delle protezioni previste dalle norme di comportamento delle imprese[75].
La MiFID si preoccupa di definire in dettagli la procedura con cui i clienti retail possono rinunciare alle protezioni previste dalle norme di comportamento; tale procedura prevede che i clienti devono comunicare per iscritto all'impresa di investimento che desiderano essere trattati come clienti professionali, a titolo generale o rispetto ad un particolare servizio o operazione di investimento o tipo di operazione o di prodotto; l'impresa di investimento deve avvertire i clienti, in una comunicazione scritta e chiara, di quali sono le protezioni e i diritti di indennizzo che potrebbero perdere; i clienti devono dichiarare per iscritto, in un documento separato dal contratto, di essere a conoscenza delle conseguenze derivanti dalla perdita di tali protezioni.
La Direttiva richiede poi che le imprese devono applicare politiche e procedure interne appropriate e scritte per classificare i clienti. Spetta ai clienti professionali informare l'impresa di investimento di eventuali cambiamenti che potrebbero influenzare la loro attuale classificazione. Se tuttavia l'impresa di investimento constata che il cliente non soddisfa più le condizioni necessarie per ottenere il trattamento riservato ai clienti professionali deve adottare provvedimenti appropriati.
Degna di attenzione è la categoria delle controparti qualificate; nei considerando della Direttiva si legge come ai fini di questa le controparti qualificate dovrebbero essere considerate in qualità di clienti[77]. Inoltre, per garantire l'osservanza delle norme di comportamento (comprese le norme sull’esecuzione alle condizioni migliori e gestione degli ordini del cliente) nei confronti degli investitori maggiormente bisognosi della protezione da queste offerta e tenendo conto di una prassi di mercato consolidata in tutta la Comunità, è opportuno chiarire che si può rinunciare all'applicazione delle norme di comportamento in caso di operazioni concluse o concordate tra controparti qualificate[78].
Infine, per le operazioni eseguite tra controparti qualificate, l'obbligo di informazione per gli ordini dei clienti con limite di prezzo dovrebbe essere applicato solo se la controparte invia esplicitamente un ordine con limite di prezzo a un'impresa di investimento affinché lo esegua[79].
Le previsioni dei considerando trovano la prima disciplina nell’articolo Articolo 24 MiFID che definisce le controparti qualificate, individuandole nelle imprese di investimento, gli enti creditizi, le imprese di assicurazioni, gli OICVM e le loro società di gestione, i fondi pensione e le loro società di gestione, altre istituzioni finanziarie autorizzate o regolamentate secondo il diritto comunitario o il diritto interno di uno Stato membro, le imprese che non rientrano nell’ambito di applicazione della presente direttiva a norma dell'articolo 2, paragrafo 1, lettere k) e l), i governi nazionali e i loro corrispondenti uffici, compresi gli organismi pubblici incaricati di gestire il debito pubblico, le banche centrali e le organizzazioni sovranazionali[80].
La conseguenza dello status di controparti qualificate[81] risulta essere la disapplicazione di specifiche regole di tutela, posto che si prevede come "gli Stati membri assicurano che le imprese di investimento autorizzate ad eseguire ordini per conto dei clienti e/o a negoziare per conto proprio e/o a ricevere e trasmettere ordini possano determinare o concludere operazioni con controparti qualificate senza essere obbligate a conformarsi agli obblighi previsti agli articoli 19, 21 e 22, paragrafo 1 rispetto a tali operazioni o a qualsiasi servizio accessorio ad esse direttamente connesso"[82].
Anche alle controparti qualificate viene riconosciuta la possiblità di rinunciare al regime esentivo, essendo pervisto che la classificazione come controparte qualificata non pregiudica il diritto del soggetto di chiedere, in via generale o per ogni singola negoziazione di essere trattato come un cliente i cui rapporti con l'impresa di investimento sono soggetti agli articoli 19, 21 e 22[86].
Va rilevato come le imprese che conclude operazioni a norma del paragrafo 1 con siffatte imprese ottenga dalla sua eventuale controparte la conferma esplicita che quest'ultima accetta di essere trattata come controparte qualificata[89].
La categoria delle controparti qualificate non è una categoria chiusa, posto che gli Stati membri possono altresì riconoscere come controparti qualificate altre imprese che soddisfano requisiti adeguati determinati in precedenza, comprese soglie quantitative. Nel caso di un'operazione per la quale la potenziale controparte rientra in un'altra giurisdizione, l'impresa di investimento tiene conto dello status di tale altra impresa, come stabilito dalla legislazione o dalle misure dello Stato membro nel quale l'impresa è stabilita[90]. Inoltre, gli Stati membri possono riconoscere un’impresa come controparte qualificata se tale impresa rientra in una delle categorie di clienti che devono essere considerati clienti professionali conformemente all’allegato II, parte I, punti 1, 2 e 3, della direttiva 2004/39/CE, escluse le categorie menzionate esplicitamente all’articolo 24, paragrafo 2, di tale direttiva. Dietro richiesta, gli Stati membri possono altresì riconoscere come controparti qualificate imprese che rientrano in una delle categorie di clienti che devono essere considerati clienti professionali conformemente all’allegato II, parte II, della direttiva 2004/39/CE. In tali casi, tuttavia, l’impresa interessata viene riconosciuta come controparte qualificata solo per quanto riguarda i servizi o le operazioni per i quali potrebbe essere trattata come cliente professionale"[91].
Sicuramente le predette previsioni comporteranno una modifica della fattispecie dell’operatore qualificato attualmente vigente nel nostro ordinamento, posto che, come è stato evidenziato in dottrina, l’allegato II, in termini estremamente più articolati di quanto non accada oggi nell’art. 31, comma 2, Regolamento Intermediari o in precedenti direttive, ricostruice un’identità dell’operatore qualificato della terza categoria (società e persone giuridiche) in gran parte diversa da qualle attuale, sia sotto il profilo della fattispecie sia rispetto ai meccanismi di accertamento di questa fattispecie[94]; tale dottrina, in relazione al cliente professionale, ha sottolineato l’interesse della scomparsa di ogni dichiarazione di sorta da parte del legale rappresentante della società" [95].
Tale analisi non può ovviamente andare oltre, atteso che sarà necessario vedere come le previsioni della Direttiva saranno recepite nel nostro ordinamento, non mancando di esaminare le esperienze dei principali paesi europei, nella speranza di un recepimento coerente nell’ottica della creazione di un mercato finanziario europeo unico: a riguardo, non si può non condividere quanto di recente espresso da un’autorevole dottrina, secondo cui "le differenze regolamentari in Europa sono ancora fortissime e le stesse hanno sicuramente ostacolato la formazione di quel mercato"[96]. La MiFID rappresenta l’ennesima occasione per verificare le prospettive del predetto mercato europeo. Di certo, come evidenziato dal Governatore Draghi, notevole sarà in ogni caso l’impatto per gli intermediari, atteso che "la direttiva Mifid, che ho prima richiamato in relazione alla sua influenza sulla struttura dei mercati finanziari, è destinata a incidere significativamente anche sui rapporti tra intermediari e clientela. Una nuova, più chiara definizione degli obblighi informativi e di comportamento dell’intermediario aumenterà la trasparenza nei rapporti con il cliente e accrescerà la consapevolezza delle scelte di quest’ultimo. Le nuove norme, in specie quelle relative ai conflitti di interesse e quelle in materia di incentivi, avranno significativi riflessi sull'operatività e sull'organizzazione delle banche"[97].
[4] "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2006" (Testo approvato in via definitiva dalla Camera dei deputati il 17 gennaio 2007, non ancora promulgato o pubblicato nella Gazzetta Ufficiale), http://www.camera.it/parlam/leggi/messaggi/c1042a.htm.
[6] Comunitaria 2006, art. 10, n. 2: "Ai fini del recepimento della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, come modificata dalla direttiva 2006/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, il termine per l'esercizio della delega previsto dall'articolo 1 della legge 18 aprile 2005, n. 62, è prorogato fino al 31 gennaio 2007".
[8] "MiFID does three main things. It: (i) establishes organisational requirements and rules governing behaviour towards investors for firms ("investment firms") who wish to be authorised to undertake activities linked to the buying and selling of financial instruments such as shares, bonds and derivatives; (ii) sets a regulatory framework for stock and derivative exchanges and other markets where the organised trading of financial instruments takes place; (iii) facilitates the carrying on of business by investment firms and stock and derivative exchanges and other organised financial markets across national borders in Europe" - Office of Public Sector Information – U.K. - Explanatory memorandum to the draft financial services and markets Act 2000 (Markets in Financial Instrument) Regulations 2006 No. XXXX . http://www.opsi.gov.uk/si/si2006/draft/em/uksidem_0110755529_en.pdf.
[9] Su cui: Jean-Rene Giraud - Catherine D'Hondtk, MiFID: Convergence towards a unified European capital markets industry, Risk Books, 2006; Chris Skinner, Trading in Europe's Investment Markets in a Post-MiFID World, Hardcover, 2007; Aaron McPherson - Daniele Bonfanti, MiFID: The Last Thunderbolt from Brussels, Digital, 2007; Guido Ferrarini (Editor), Eddy Wymeersch (Editor), Investor Protection in Europe: Corporate Law Making, the MiFID and Beyond, Oxford University Press, 2006.
[10] È stato poi emanato un Regolamento (CE) n. 1287/2006 della Commissione, del 10 agosto 2006 recante "modalità di esecuzione della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda gli obblighi in materia di registrazioni per le imprese di investimento, la comunicazione delle operazioni, la trasparenza del mercato, l'ammissione degli strumenti finanziari alla negoziazione e le definizioni di taluni termini ai fini di tale direttiva".
[11] L’articolo 4, n. 1 della Direttiva definisce «impresa di investimento» qualsiasi persona giuridica la cui occupazione o attività abituale consiste nel prestare uno o più servizi di investimento a terzi e/o nell'effettuare una o più attività di investimento a titolo professionale. è poi previsto che gli Stati membri possono includere nella definizione di «impresa di investimento» le imprese che non sono persone giuridiche a condizione che: a) il loro status giuridico garantisca ai terzi un livello di protezione dei loro interessi equivalente a quello offerto dalle persone giuridiche, e b) siano oggetto di una vigilanza prudenziale equivalente adeguata al loro status giuridico.
[12] A norma dell'articolo 13, paragrafo 3 MiFID.
[13] A norma dell'articolo 18 2 MiFID.
[14] A norma dell'articolo 13. 3 MiFID.
[15] Quali definiti all'articolo 18 MiFID.
[18] E cioè quando: "a) è probabile che l’impresa o tale soggetto realizzino un guadagno finanziario o evitino una perdita finanziaria, a spese del cliente; b) l’impresa o tale soggetto hanno nel risultato del servizio prestato al cliente o dell’operazione realizzata per conto di quest’ultimo un interesse distinto da quello del cliente; c) l’impresa o tale soggetto hanno un incentivo finanziario o di altra natura a privilegiare gli interessi di un altro cliente o gruppo di clienti rispetto a quelli del cliente interessato; d) l’impresa o tale soggetto svolgono la stessa attività del cliente; e) l’impresa o tale soggetto ricevono o riceveranno da una persona diversa dal cliente un incentivo, in relazione con il servizio prestato al cliente, sotto forma di denaro, di beni o di servizi, diverso dalle commissioni o dalle competenze normalmente fatturate per tale servizio".
[22] "7.7. Best execution - Best execution obligations, as set out in Article 21 of the level 1 Directive, are central to the structure and logic of the Directive. They not only form a fundamental element of investor protection, but are also necessary to mitigate possible problems associated with market fragmentation" – CESR - Background note for the draft implementing Directive February 2006, http://ec.europa.eu/internal_market/securities/docs/isd/dir-2004-39-implement/dir-backgroundnote_en.pdf.
[24] "e che esse rispettino in particolare i principi di cui ai paragrafi da 2 a 8".
[25] Essa precisa almeno le sedi che permettono all'impresa di investimento di ottenere in modo duraturo il miglior risultato possibile per l'esecuzione degli ordini del cliente.
[26] Le imprese di investimento possono ottenere che tale consenso sia formulato sotto forma di accordo generale o in relazione alle singole operazioni. Le imprese di investimento dovranno controllare l'efficacia dei loro dispositivi di esecuzione degli ordini e della loro strategia di esecuzione in modo da identificare e, se del caso, correggere eventuali carenze. In particolare le imprese di investimento valutano, regolarmente se le sedi di esecuzione previste nella strategia di esecuzione degli ordini assicurino il miglior risultato possibile per il cliente o se esse debbano modificare i dispositivi di esecuzione; le medesime imprese devono, inoltre, notificare ai clienti qualsiasi modifica rilevante dei loro dispositivi per l'esecuzione degli ordini o della loro strategia di esecuzione. Le imprese di investimento devono essere inoltre in grado di dimostrare ai loro clienti, dietro loro richiesta, che hanno eseguito gli ordini in conformità della strategia dell'impresa in materia di esecuzione.
[28] Intervento del dott. Claudio Salini, Università degli Studi di Milano, Capital Market Integration and Investor Protection in Europe - La nuova regolamentazione comunitaria in materia di mercati finanziari, Milano, 12 Novembre 2004, http://www.consob.it/main/documenti/Pubblicazioni/Audizioni/audizione_salini_12112004.htm?hkeywords=mifid&docid=14&page=0&hits=16
[29] "1.3 MiFID breaks down these concentration rules and aims to facilitate competition between different types of trading venues: RMs, Multilateral Trading Facilities (MTFs), Systematic internalisers and investment firms trading away from RMs and MTFs (i.e. over the counter (OTC)). To support price formation and investor protection in a potentially more fragmented trading environment, it also introduces universal transparency requirements across the European Economic Area (EEA) to help facilitate price formation. The intention being that an adequate level of pre- and post-trade information contributes to the effective operation of a market and to investor protection. Greater transparency would also help to minimise the potential consequences of fragmentation in trading, such as inefficient price formation", CESR - Publication and consolidation of MiFID market transparency (Ref: CESR/06-551), http://www.cesr-eu.org/index.php?page=consultation_details&id=78
[37] 13° congresso annuale degli operatori dei mercati, "Crescita e stabilità nell’economia e nei mercati finanziari" Intervento del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, Torino, 3 febbraio 2007.
[38] Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2006, Art. 10 lettera f.
[39] Fabio Recine, La direttiva ai mercati degli strumenti finanziari (MIFID): nuove regole sulla cooperativa tra le autorità di vigilanza, Diritto della banca e del mercato finanziario, 2006, n. 2, p. I-303, Vincenzo Vito Chionna, L'accertamento della natura di " operatore qualificato " del mercato finanziario rispetto ad una società, 2005, n. 1, p. II-38, Banca borsa e titoli di credito; Stefano D’arcangelis, Intermediari finanziari - Disciplina degli « operatori qualificati »: status quo e riforme in atto, Amministrazione & Finanza 2005, n. 14, p. 58; Emanuele Rimini, Contratti di swap e operatori qualificati, 2004, n. 5, p. II-532, Giurisprudenza Commerciale; Riccardo Targetti, Eurosim: il nuovo « statuto » degli operatori qualificati, Amministrazione & Finanza, 1997, n. 23, p. 50. Filippo Sartori, Gli swap, i clienti corporate e la nozione di operatore qualificato, in www.dirittobancario.it; Filippo Annunziata, Intermediazione mobiliare e rapporti semplificati con operatori qualificati, in questa Rivista, n. 4/1995, 470 e ss.; Giovannoni, La nozione di “operatore qualificato” sul mercato finanziario: limiti dell’attuale assetto normativo, in STUDÎ & COMMENTI, IV.6 – giugno 2005, reperibile in http://www.dircomm.it/2005/n.6/01.html; R. Lener, Forma contrattuale e tutela del contraente “non qualificato” nel mercato finanziario, Milano, 1996.
[42] “Per operatori qualificati si intendono gli intermediari autorizzati, le società di gestione del risparmio, le SICAV, i fondi pensione, le compagnie di assicurazione, i soggetti esteri che svolgono in forza della normativa in vigore nel proprio Stato d'origine le attività svolte dai soggetti di cui sopra, le società e gli enti emittenti strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentati, le società iscritte negli elenchi di cui agli articoli 106, 107 e 113 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, i promotori finanziari, le persone fisiche che documentino il possesso dei requisiti di professionalità stabiliti dal Testo Unico per i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso società di intermediazione mobiliare, le fondazioni bancarie, nonché ogni società o persona giuridica in possesso di una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari espressamente dichiarata per iscritto dal legale rappresentante.”
[43] Filippo Sartori, “Gli swap, i clienti corporate e la nozione di operatore qualificato”, in Il Caso - Foglio di giurisprudenza mantovana, pubblicata su Internet all'indirizzo http://www.ilcaso.it/, ISSN 1724-7578, Giugno 2005, pag. http://www.ilcaso.it/opinioni/sartori-12-06-05.pdf.
[49] Così il Dott. Antonio Rosati (Consob) - audizione del dinanzi la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati - "Indagine conoscitiva sulle problematiche relative alla diffusione di strumenti finanziari derivati" disponibile in http://www.consob.it/main/documenti/Pubblicazioni/Audizioni/audizione_rosati12012005.htm?hkeywords=&docid=10&page=0&hits=60&nonewsearch=1
[55] Filippo Sartori, “Gli swap, i clienti corporate e la nozione di operatore qualificato”, in Il Caso - Foglio di giurisprudenza mantovana, pubblicata su Internet all'indirizzo http://www.ilcaso.it/, ISSN 1724-7578, Giugno 2005, pag. http://www.ilcaso.it/opinioni/sartori-12-06-05.pdf
[57] Documento di consultazione Consob 2003: “2. Per operatori qualificati si intendono: (i) gli intermediari autorizzati e le altre banche italiane, le fondazioni bancarie, le società di gestione del risparmio, le SICAV, i fondi pensione, le compagnie di assicurazione, le società e gli enti emittenti strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentati, le società iscritte negli elenchi di cui agli articoli 106, 107 e 113 del decreto legislativo 1^ settembre 1993, n. 385, i soggetti esteri che svolgono in forza della normativa in vigore nel proprio Stato d'origine le attività svolte dai soggetti di cui sopra, le società e gli enti emittenti strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentati, i negoziatori abilitati ad operare nei mercati di derivati su merci; (ii) società e enti che soddisfino almeno due dei seguenti requisiti: (a) totale di bilancio non inferiore a venti milioni di euro; (b) fatturato netto non inferiore a quaranta milioni di euro; (3) patrimonio netto non inferiore a due milioni di euro; (4) gli Stati, le banche centrali, le istituzioni internazionali e sovranazionali. E' fatta salva la possibilità per gli operatori qualificati di richiedere l'applicazione della disciplina prevista per gli operatori non qualificati. 3. Gli intermediari autorizzati possono considerare operatori qualificati, anche in relazione a singoli servizi o specifiche operazioni, su esplicita richiesta dei clienti: (i) le persone fisiche che documentino il possesso di quantomeno due dei seguenti requisiti: (a) aver effettuato almeno dieci operazioni in ciascuno dei quattro trimestri precedenti, per un controvalore complessivo annuo non inferiore a un milione di euro; (b) avere disponibilità liquide e strumenti finanziari per un ammontare complessivo non inferiore a 0,5 milioni di euro; (c) avere un'esperienza lavorativa nel settore finanziario di almeno un anno, in posizioni che presuppongano il possesso di una specifica competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari; (d) le società o gli enti il cui rappresentante sia in possesso dei requisiti di cui al precedente trattino. 4. Gli intermediari possono continuare a considerare operatori qualificati i propri clienti già classificati come tali in conformità alle disposizioni previgenti. 5. Ai fini dell'applicazione ai soggetti di cui al comma 3 della disciplina propria degli operatori qualificati, gli intermediari devono acquisire una apposita richiesta scritta del cliente, in cui sia fatto esplicito riferimento all'avvertenza ricevuta sul minor livello di tutela che l'accettazione di tale richiesta comporta. 6. Ai fini del presente articolo, gli intermediari adottano ed osservano apposite procedure, anche al fine di definire eventuali requisiti aggiuntivi rispetto a quelli di cui al comma 3”.
[59] “Giova comunque osservare che il progetto di riforma dell’art. 31 del regolamento Consob n. 11522/98, che condivisibilmente introduce criteri oggettivi in luogo della attuale ed improbabile “dichiarazione di competenza”, prevede che per operatori qualificati debbano intendersi “(……) le società ed enti che soddisfano almeno due dei seguenti requisiti: -totale bilancio non inferiore a venti milioni di euro -fatturato netto non inferiore a venti milioni di euro -patrimonio netto non inferiore a due milioni di euro La parte ricorrente, su espresso invito di questo Giudice, ha fornito, relativamente all’anno di riferimento, i dati sopra citati (cfr. verbale di udienza 24/03/2004) ed è emerso che risultano soddisfatte due delle condizioni richieste, cosicché la Strano S.p.A. può essere considerata un operatore qualificato anche con riferimento ai parametri oggettivi voluti dalla riforma” - Tribunale di Milano, Sez. VI Civile – Giudice unico Dott. Raineri - Provvedimento del girono 2 aprile 2004., http://www.dirittobancario.it/public/Materiale_maggio_20052646373.pdf.
[60] Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2006, Art. 10 lettera f.
[61] Intervento del Presidente della CONSOB Lamberto Cardia, Università "L. Bocconi" Centro di Ricerche Economico-Aziendali e per l'imprenditorialità "Furio Cicogna" - "Tutela del risparmio e competitività della piazza finanziaria", Milano, 14 marzo 2005 http://www.consob.it/main/documenti/Pubblicazioni/Audizioni/intervento_cardia_14032005.html?hkeywords=&docid=9&page=0&hits=60&nonewsearch=1
[62] Considerando 16 MiFID. Sul tema, si vedano: F. Annunziata, La disciplina del mercato mobiliare, Torino, 2003; R. Adamo, D. Drago, La tutela dell'investitore nella gestione del risparmio, Roma. Bancaria. 2002; F. Capriglione, La disciplina degli intermediari finanziari, Padova, 2000; Falcone-Greco-Rotondo, La responsabilità nella prestazione dei servizi di investimento, Milano, 2004; M. Lobuono, La responsabilità degli intermediari finanziari: profili di tutela civile nei servizi di investimento, Napoli, 1999; Perrone, Informazione al mercato e tutele dell’investitore, Milano, 2003; G. Sabatini, La vigilanza sugli intermediari e sui mercati, in I mercati e gli strumenti finanziari, Banfi (a cura di), Torino, 1998; V. Salafia, L’informativa societaria e l’efficienza del mercato, in questa Rivista, n. 9/1999. pag. 1029; Sartori, Il conflitto di interessi tra intermediari e clienti nello svolgimento dei servizi di investimento e accessori: un problema risolto?, in Rivista di diritto civile, 2001, n. 2, pag. 191; R. Lener, Le società di gestione del risparmio. Prevenzione dei conflitti di interesse e tutela del cliente, in Banca impresa e società, 1999. n. 3, pag. 351; F. Capriglione, Gestioni patrimoniali, asset management, tutela del risparmiatore, in Banca borsa e titoli di credito, 2002, n. 4, pag. 443.
[65] “7.3.1. Retail clients Retail clients form a residual category, defined negatively as those clients who are not professionals (Article 4(1)(10) of MiFID)” - CESR - Background note for the draft implementing Directive, February 2006, http://ec.europa.eu/internal_market/securities/docs/isd/dir-2004-39-implement/dir-backgroundnote_en.pdf
[68] Intervento del dott. Enrico Cervone - Consumer's week - Settimana di dialogo tra Aziende e Consumatori - Giornata di apertura: Consumatori, Istituzioni, Legislazione – Unioncamere - Roma, 28 novembre 2005 - L'azione delle Autorità di Garanzia, La Consob e la tutela dell'investitore, http://www.consob.it/main/documenti/Pubblicazioni/Audizioni/intervento_cervone28_11_2005.html?hkeywords=mifid&docid=8&page=0&hits=16
[69] (1) i soggetti che sono tenuti ad essere autorizzati o regolamentati per operare nei mercati finanziari; (2) le imprese di grandi dimensioni che ottemperano a livello di singola società, ad almeno due di tre criteri dimensionali definiti; (3) i governi nazionali e regionali, gli enti pubblici incaricati della gestione del debito pubblico, le banche centrali, le istituzioni internazionali e sovranazionali come la Banca mondiale, l'FMI, la BCE, la BEI e altre organizzazioni internazionali analoghe; (4) altri investitori istituzionali la cui attività principale è investire in strumenti finanziari, compresi gli enti dediti alla cartolarizzazione di attivi o altre transazioni finanziarie.
[70] 7.3.2. Professional clients “Annex II of the level 1 Directive establishes which clients are considered as professionals. Undertakings listed in Section I of Annex II are automatically recognised as professional clients. These are the so called ‘per se professionals’. For example, investment firms, credit institutions, insurance companies, some institutional investors as well as defined large undertakings are in this category. Additionally, clients that are not on the list of per se professionals in Section I of Annex II may be treated as professional clients on their request, provided that they fulfil the criteria and follow the procedure set out in Section II of Annex II. Furthermore, per se professionals may request the protection granted to retail clients. The procedure for this is set out in paragraphs 2 to 4 of Section I of Annex II”- Background note for the draft implementing Directive - February 2006, http://ec.europa.eu/internal_market/securities/docs/isd/dir-2004-39-implement/dir-backgroundnote_en.pdf.
[74] “Questo livello maggiore di protezione verrà concesso quando un cliente considerato professionale conclude un accordo scritto con l'impresa di investimento per non essere considerato come cliente professionale ai fini delle norme di comportamento applicabili. Tale accordo dovrebbe precisare quale o quali sono i servizi o le operazioni o il tipo o i tipi di prodotti o operazioni ai quali si applica” - Allegato II MIFID.
[81] 7.3.3. Eligible counterparties – “The level 1 Directive recognises that the most sophisticated classes of investors and capital market participants – the so-called ‘eligible counterparties’ – do not need some of the protections afforded by the conduct of business rules. Thus, Articles 19, 21 and 22(1) of the level 1 Directive do not apply to investment firms when providing the following services to eligible counterparties: execution of orders, dealing on own account, reception and transmission of orders, or any directly related ancillary service. The fact that certain entities are treated as eligible counterparties only in respect of these specific services is crucial to an understanding of the overlap between the categories of professional clients and eligible counterparties. For example, investment firms are both professional clients and eligible counterparties, but their status as eligible counterparty is limited only to the services mentioned above. Entities that are explicitly mentioned in Article 24(2) of the level 1 Directive are automatically recognised as eligible counterparties. These are the ‘per se eligible counterparties’ and include, for example, investment firms, UCITS and their management companies. Per se eligible counterparties may also request treatment as a class of client which benefits from the protection given under the conduct of business rules. Furthermore, the level 1 Directive gives Member States the option to recognise as eligible counterparties entities other than the per se eligible counterparties defined in Article 24(2) of the MiFID, provided that such entities meet certain criteria and have requested to be treated as eligible counterparties. The proposed implementing Directive sets out those criteria. Background note for the draft implementing Directive” - February 2006, http://ec.europa.eu/internal_market/securities/docs/isd/dir-2004-39-implement/dir-backgroundnote_en.pdf
[85] “Gli Stati membri prescrivono che le imprese di investimento autorizzate ad eseguire ordini per conto dei clienti applichino procedure e dispositivi che assicurino un'esecuzione rapida, equa ed efficiente di tali ordini rispetto ad altri ordini di clienti e agli interessi di negoziazione della stessa impresa. Tali procedure o dispositivi permettono l'esecuzione di ordini equivalenti dei loro clienti in funzione della data della loro ricezione da parte dell'impresa di investimento” - Articolo 22 MiFID paragrafo 1.
[89] “Gli Stati membri autorizzano l'impresa di investimento ad ottenere tale conferma sotto forma di accordo generale o in relazione alle singole operazioni” - Articolo 24 MiFID, comma 3.