Source: http://news.ilcaso.it/news_5746/10-01-19/Le_espressioni_-danno_terminale-_-danno_tanatologico-_-danno_catastrofale-_non_corrispondono_ad_alcuna_categoria_giuridica
Timestamp: 2019-06-17 02:52:32+00:00
Document Index: 42659719

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1224', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 380', 'art. 2', 'art. 13']

Le espressioni 'danno terminale', 'danno tanatologico', 'danno catastrofale' non corrispondono ad alcuna categoria giuridica
Pubblicato il 10/01/19 09:10 [Doc.5746]
Danno non patrimoniale - Definizione e declinazione - Danno terminale - Danno tanatologico - Danno catastrofale - Danno esistenziale - Danno da invalidità temporanea - Natura di danno biologico - Formido mortis - Natura di danno non patrimoniale
Le espressioni "danno terminale", "danno tanatologico", "danno catastrofale" non corrispondono ad alcuna categoria giuridica, ma possono avere al massimo un valore descrittivo, e neanche preciso.
Il danno da invalidità temporanea patito da chi sopravviva quodam tempore ad una lesione personale mortale è un danno biologico, da accertare con gli ordinari criteri della medicina legale, e da liquidare avendo riguardo alle specificità del caso concreto;
La formido mortis patita da chi, cosciente e consapevole, sopravviva quodam tempore ad una lesione personale mortale, è un danno non patrimoniale, da accertare con gli ordinari mezzi di prova, e da liquidare in via equitativa avendo riguardo alle specificità del caso concreto.
Cass. civ., sez. VI - 3, 13 dicembre 2018, n. 32372.
1. L'(*), si verificò un sinistro stradale che coinvolse:
- l'autoveicolo Honda Civic condotto da M.A. ed assicurato contro i rischi della r.c.a. dalla società HDI Assicurazioni S.p.A., - il motociclo Honda GBR di proprietà di I.C., condotto da I.T. ed assicurato contro i rischi della r.c.a. dalla Reale Mutua Assicurazioni, sul quale era trasportata la moglie di quest'ultimo, C.F.
2. Nel 2002 i prossimi congiunti di I.T. E.B.D.L., I.D., I.R. e I.C.) convennero dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata M.A. e la società HDI Assicurazioni s.p.a., chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni rispettivamente patiti in conseguenza della morte del proprio congiunto I.T.
Esposero che la responsabilità del sinistro andava ascritta ad M.A. poichè, provenendo questi dall'opposto senso di marcia rispetto al motociclo condotto da I.T., eseguì un'improvvisa manovra di inversione ad "U", tagliando la strada a I.T. e rendendo inevitabile l'impatto tra i due mezzi.
3. Nel giudizio intervennero volontariamente C.G., G.R., C.L. e T.C. (rispettivamente, genitori, fratello ed ava di C.F.), formulando una domanda di condanna al risarcimento dei danni rispettivamente patiti in conseguenza della morte di C.F. sia nei confronti del proprietario del veicolo antagonista e del suo assicuratore ( M.A. e la HDI), sia nei confronti del proprietario del veicolo vettore e del suo assicuratore ( I.C. e la Reale Mutua Assicurazioni, che venne a tal fine chiamata in causa).
- dichiarò cessata la materia del contendere tra gli originari attori ( E.B.D.L., I.D., I.R. e I.C.) e la HDI, per sopravvenuta transazione;
- accertò che ciascuno dei conducenti aveva concausato il sinistro nella misura del 50%;
- condannò in solido M.A., I.C., la HDI e la Reale Mutua al risarcimento del danno patito dai quattro interventori nella seguente misura:
a) Euro 161.807 a favore di C.G. (padre della vittima);
b) Euro 176.100 a favore di G.R. (madre della vittima);
c) Euro 70.000 a favore di C.L. (fratello della vittima);
e) C.F., se pur deceduta due ore dopo il ferimento, in quel breve lasso di tempo non acquisì, e perciò non trasmise agli eredi, alcun credito risarcitorio per il "danno biologico e morale".
6. La sentenza d'appello è stata impugnata per cassazione da C.G. e C.L., con ricorso fondato su quattro motivi ed illustrato da memoria.
- la Corte d'appello ha negato che C.F., nelle due ore di tempo intercorso tra il ferimento e l'exitus, avesse patito un danno non patrimoniale, ed avesse perciò trasmesso il relativo credito risarcitorio ai suoi eredi;
- la Corte d'appello ha motivato tale statuizione osservando che non era decorso un apprezzabile lasso di tempo tra il sinistro e la morte;
- tale motivazione deve ritenersi nulla, dal momento che la Corte d'appello non ha affatto indicato quale norma di legge impedisse il risarcimento "dei danni biologici da morte e dei danni morali catastrofali", quando non sia trascorso un apprezzabile lasso di tempo tra il ferimento e la morte;
- la Corte d'appello, pertanto, avrebbe deciso la controversia ad essa sottoposta non già applicando la legge, ma applicando un principio da essa stessa creato. Questo le era inibito, "non essendo la giurisspniden.za fonte del diritto", nè potendo la Corte d'appello decidere il giudizio secondo equità, essendo il ricorso all'equità consentito soltanto per la stima del danno, non per l'accertamento della sussistenza di esso (deve ritenersi un mero lapsus calami, a tal riguardo, il riferimento della difesa dei ricorrenti all'art. 1224 c.c., il quale come noto disciplina la mora nelle obbligazioni pecuniarie).
- che tale danno va risarcito quale che sia la durata della sopravvivenza della vittima, nel periodo tra le lesioni e la morte;
- che ritenere il contrario costituirebbe una violazione degli artt. 1223 e 2059 c.c., oltre che un giudizio "fallace ed ingiusto";
- che la morte anche immediata costituisce comunque un danno per la vittima, perchè la priva "della chance di vivere per un indeterminato numero di anni";
- che, tranne il caso di morte immediata, nel patrimonio d'una persona ferita, e poi deceduta, entra sempre e comunque il diritto al risarcimento del "danno da perdita della vita" o del "danno da chance della vita" (ibidem, p. 12);
- che accordare il risarcimento del danno in esame solo a chi sia sopravvissuto per un certo spazio di tempo "violerebbe l'art. 3 Cost.", perchè quanto più sono gravi le lesioni, tanto più la morte sopraggiunge precocemente, sicchè a seguire la tesi della Corte d'appello si finirebbe per ristorare meno i pregiudizi più gravi, e viceversa;
- che negare il risarcimento del danno a chi, ferito, muoia successivamente, è scelta ermeneutica che violerebbe anche gli artt. 2 e 32 cost., non apprestando adeguata tutela al diritto alla salute.
2.4. Nella parte in cui lamenta che la Corte d'appello avrebbe erroneamente negato ai congiunti della vittima il risarcimento del danno "da perdita della vita" o da "perdita delle chance di vivere", patito da C.F. al momento della morte, ed il cui credito risarcitorio sarebbe stato trasmesso agli eredi, il motivo è manifestamente inammissibile ex art. 360 bis c.p.c.
I ricorrenti sostengono che C.F. in quelle due ore aveva invece acquisito nel proprio patrimonio, e poi trasmesso agli eredi, il diritto al risarcimento del "danno biologico terminale" e del "danno morale tanatologico".
L'esigenza del rigore linguistico come metodo indefettibile nella ricostruzione degli istituti è stata già segnalata dalle Sezioni Unite di questa Corte, allorchè hanno indicato, come precondizione necessaria per l'interpretazione della legge, la necessità di "sgombrare il campo di analisi da (..) espressioni sfuggenti ed abusate che hanno finito per divenire dei "mantra" ripetuti all'infinito senta una preventiva ricognizione e condivisione di significato (..), (che) resta oscuro e serve solo ad aumentare la confusione ed a favorire l'ambiguità concettuale nonchè la pigrizia esegetica" (sono parole di Sez. U, Sentenza n. 12310 del 15/06/2015).
- sussiste anche quando la vittima sia stata incosciente. Il secondo, invece:
- le espressioni "danno terminale", "danno tanatologico", "danno catastrofale" non corrispondono ad alcuna categoria giuridica, ma possono avere al massimo un valore descrittivo, e neanche preciso;
- il danno da invalidità temporanea patito da chi sopravviva quodam tempore ad una lesione personale mortale è un danno biologico, da accertare con gli ordinari criteri della medicina legale, e da liquidare avendo riguardo alle specificità del caso concreto;
- la formido mortis patita da chi, cosciente e consapevole, sopravviva quodam tempore ad una lesione personale mortale, è un danno non patrimoniale, da accertare con gli ordinari mezzi di prova, e da liquidare in via equitativa avendo riguardo alle specificità del caso concreto.
- del rapporto di parentela;
- del legame affettivo di particolare intensità che legava la vittima agli appellanti;
- delle indubbie sofferenze patite sulla base dello stretto vincolo familiare;
- del rapporto di frequentazione che i familiari avevano con la vittima;
- della giovanissima età della vittima;
- della perdita di un punto di riferimento effettivo e di sostegno psicologico;
-"di tutte le circostanze del caso concreto".
5.1. Nella propria memoria illustrativa la difesa dei ricorrenti deduce che il ricorso da essa proposto non potrebbe essere trattato col rito camerale previsto dall'art. 380 bis c.p.c.
- condanna C.G. e C.L., in solido, alla rifusione in favore di HDI Assicurazioni s.p.a. delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 4.200, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014 n. 55, ex art. 2, comma 2,;
- dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di C.G. e C.L., in solido, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione.
Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2018.