Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2007/05/studi-di-settore-gli-indicatori-di-normalita-a-regime-e-transitori-e-ine.html
Timestamp: 2017-12-12 02:22:25+00:00
Document Index: 158249638

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 14']

Studi di settore: gli indicatori di normalità a regime e transitori e I.N.E.
Tra le novità più rilevanti della legge Finanziaria per il 2007, in tema di studi di settore (1), spicca l’introduzione dei cd. indicatori, che hanno la funzione di segnalare eventuali anomalie rispetto a comportamenti normali degli operatori del settore, che determinano effetti anche sul calcolo del risultato di congruità determinato dal software GE.RI.CO.:
· indicatori di coerenza economica di cui tenere conto in sede di elaborazione e revisione degli studi di settore (nuovo art. 10-bis, comma 2, della L. n. 146 del 1998); tutti gli studi di settore elaborati o revisionati, in vigore a decorrere dal periodo d’imposta 2007, prevederanno l’utilizzo degli specifici indicatori di normalità economica ( a regime);
Nelle more della definizione degli indicatori di cui al nuovo art. 10-bis, comma 2, della L. n. 146 del 1998, il comma 14 dell’art. 1, della legge Finanziaria per il 2007 ha disposto, l’utilizzo di “indicatori di normalità economica, di significativa rilevanza idonei all’individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi fondatamente attribuibili al contribuente in relazione alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta”.
Detti indicatori, sono applicabili a tutti gli studi di settore, in vigore per il periodo d’imposta 2006, fino all’elaborazione e revisione degli studi di settore che tengano conto degli indicatori di coerenza di cui al comma 2 dell’art. 10-bis della L. 8 maggio 1998, n. 146, ed hanno una valenza transitoria in quanto verranno gradualmente sostituiti, con l’evoluzione degli studi previsti a decorrere dal periodo d’imposta 2007, dagli indicatori di normalità di cui al comma 2 del nuovo art. 10-bis della L. n. 146 del 1998.
Il ruolo degli indicatori previsti dalla legge Finanziaria per il 2007 è diverso da quello degli “indici di coerenza economica“. Questi ultimi, infatti, continueranno ad essere alla base della valutazione sulla coerenza economica della situazione dichiarata, la quale, unitamente a quella relativa alla congruità dei ricavi o compensi, rappresenta il risultato dell’applicazione degli studi di settore alle attività economiche per le quali sono stati approvati. Anche l’utilizzo degli indici di coerenza economica rimane immutato, nel senso che le situazioni di incoerenza continuano a costituire criterio di selezione dei soggetti da sottoporre a controllo.
Inoltre, gli indicatori di normalità economica transitori non devono inoltre essere confusi con gli indicatori, previsti dall’abrogato comma 2 dell’art. 10 della L. n.146 del 1998 e approvati con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 18 gennaio 2006 (pubblicato sulla G.U. n. 30 del 6 febbraio 2006).
INDICATORI TRANSITORI
Indicatori per le imprese
a) rapporto tra costi di disponibilita’ dei beni mobili strumentali e valore degli stessi (l’indice verifica la coerenza tra i costi per l’utilizzo di beni strumentali ed il valore dei beni strumentali stessi);
b) rotazione del magazzino (l’indice gioca nel caso in cui le rimanenze finali superano le rimanenze iniziali per gli studi di settore che utilizzano come indicatore di coerenza la rotazione del magazzino) o durata delle scorte (anche in questo caso l’indicatore opera sulle rimanenze e trova applicazione per gli studi di settore che utilizzano come indicatore la durata delle scorte);
c) valore aggiunto per addetto (l’indice verifica che il valore aggiunto per addetto – in genere ricavi – costo del venduto – sia coerente con la soglia individuata per lo studio);
e) redditivita’ dei beni mobili strumentali (margine operativo lordo / valore dei beni strumentali).
Indicatori per i lavoratori autonomi
Tutti gli indicatori sono calcolati dal software GE.RI.CO. secondo una precisa sequenza, sopra indicata, che determina effetti “a cascata“.
Con l’ausilio delle indicazioni offerte dalla circolare n. 31 del 22 maggio 2007 analizziamoi il quadro che si presenta al contribuente.
Gli indicatori di normalità economica per i titolari di reddito di impresa
Abbiamo già visto quali sono gli indicatori individuati. Entriamo nello specifico.
Per ciascuno studio di settore sono state individuate le soglie massime di coerenza dell’indicatore, attraverso l’analisi delle relative distribuzioni ventiliche.
In caso di incoerenza, la parte di costi eccedente detto valore massimo ammissibile costituisce parametro di riferimento per la determinazione dei maggiori ricavi da normalità economica, calcolati moltiplicando tale eccedenza per il coefficiente individuato per il dato studio di settore.
L’indicatore in esame mira a contrastare, tra l’altro, anche determinati fenomeni di infedele indicazione dei dati indicati dal contribuente nel modello relativo ai dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore che denotano situazioni quanto meno “anomale” (esempio, mancata indicazione del valore dei beni strumentali mobili a fronte, invece, di deduzione delle relative quote di ammortamento, eccetera). L’indicatore trova applicazione anche quando a fronte di determinate quote di costi ed ammortamenti riferibili ai beni strumentali mobili non corrisponde un adeguato ammontare di beni strumentali in linea con quelli considerati “normale” del settore.
Per la gestione del magazzino, viene preso in considerazione l’indicatore di normalità economica (2) “Rotazione del magazzino” ovvero l’indicatore “Durata delle scorte”, a seconda che lo studio preveda il primo ovvero il secondo quale indicatore di coerenza (3).
L’entrata in funzione dell’indicatore di normalità economica in questione è sottoposta ad una duplice condizione:
– grave incoerenza rispetto al relativo indicatore di coerenza (in particolare, l’indicatore “Rotazione del magazzino” ovvero l’indicatore “Durata delle scorte” sia inferiore alla soglia minima di coerenza o, rispettivamente, superiore alla soglia massima di coerenza derivante dall’applicazione dello studio di settore);
Al verificarsi delle due condizioni, il costo del venduto viene aumentato di un importo pari all’incremento di magazzino.
– Soglia minima di coerenza dell’indicatore “Rotazione del magazzino” per lo studio di settore in questione: 3;
– Valore di “Rotazione del magazzino” calcolato: 2;
– Rimanenze finali dichiarate: 2.000;
– Esistenze iniziali dichiarate: 1.200.
Considerato che la rotazione del magazzino è inferiore rispetto alla soglia minima dell’indicatore di coerenza determinata dallo studio di settore in questione, la differenza tra le R. F. e le E.I. (2.000 – 1.200 = 800) costituisce maggior Costo del venduto e determina un maggior ricavo da normalità economica attraverso una nuova applicazione di GE.RI.CO.
Per effetto di questo specifico indicatore l’adeguamento che viene proposto dal software GE.RI.CO. ai fini Iva al soggetto non congruo risulterà di importo differente rispetto a quello proposto ai fini delle imposte dirette e dell’Irap. In particolare, l’importo di adeguamento ai fini Iva sarà calcolato come differenza tra il ricavo puntuale di riferimento e i ricavi dichiarati. Ai fini delle imposte dirette e dell’Irap, invece, l’importo sarà calcolato come il precedente, al netto dell’eventuale maggior costo del venduto derivante dall’indicatore “Rotazione del magazzino” o “Durata delle Scorte”.
I ricavi da congruità e da normalità economica sono pari al ricavo puntuale di riferimento derivante dall’applicazione dell’analisi della congruità, eventualmente incrementato con i maggiori ricavi da normalità economica derivanti dagli indicatori “Rapporto tra costi di disponibilità dei beni mobili strumentali e valore degli stessi” e “Rotazione del magazzino” o “Durata delle scorte”.
La circolare n. 13/2007 sottolinea, inoltre, che tra i costi si riconosce l’eventuale maggior costo del venduto derivante dall’applicazione dell’analisi di normalità economica relativa agli indicatori “Rotazione del magazzino” o “Durata delle scorte”.
– grado di modernizzazione del commercio;
– caratteristiche socio-economiche del territorio.
– grado di benessere;
– livello di qualificazione professionale;
– struttura economica.
Per i soggetti che svolgono l’attività in condizioni di marginalità economica, il valore della soglia minima di coerenza dell’indicatore “Valore aggiunto per addetto” è ridotto del 50 per cento.
La condizione di marginalità economica è riconosciuta alle persone fisiche che presentano ricavi dichiarati, comprensivi degli eventuali maggiori ricavi da congruità e degli eventuali maggiori ricavi da normalità economica derivanti dall’indicatore “Rapporto tra costi di disponibilità dei beni mobili strumentali e valore degli stessi” e dall’indicatore “Rotazione del magazzino” o “Durata delle scorte”, inferiori al limite dei ricavi previsto per il regime fiscale delle attività marginali ai sensi dell’art. 14 della L. 23 dicembre 2000, n. 388.
Per i soggetti che svolgono l’attività in condizioni di marginalità economica e che hanno compiuto 65 anni entro il 31 dicembre 2006, il valore della soglia minima di coerenza dell’indicatore “Valore aggiunto per addetto” è ridotto del 60% anziché del 50 per cento.