Source: http://www.architettiroma.it/archweb/notizie/12614.aspx
Timestamp: 2019-12-15 21:54:19+00:00
Document Index: 154407453

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 97', 'art.19', 'art. 85', 'art. 41', 'art. 118', 'art. 41', 'art. 11', 'art. 41', 'art.41', 'art.41', 'art. 118', 'art. 41', 'art.118']

«Scia», e la burocrazia va via (?) - Maxiemendamento Dl 78/2010 - rassegna stampa
Semplificazioni. Per lo stop alla «Scia» tempo fino a 60 giorni. Restano le esclusioni per sicurezza, difesa e ambiente.
ROMA - Raddoppiano i termini per bloccare la segnalazione certificata d'inizio attività «Scia». Il maxiemendamento su cui il Senato voterà oggi la fiducia fissa infatti in 60 giorni il tempo che le amministrazioni avranno per stoppare l'iniziativa avviata dal singolo e non più in 30 come previsto nel testo approvato in commissione. Dopodiché scatterà il silenzio-assenso e l'alt potrà arrivare solo in presenza di gravi danni al paesaggio o all'ambiente.
Ma non è questa l'unica novità che interesserà il meccanismo messo a punto dai ministeri della Semplificazione e della Pa per snellire il procedimento da seguire per ottenere una licenza, un'autorizzazione o un nulla osta. Cambiano infatti anche i casi di esclusione.
La «Scia» non basterà né per «gli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché quelli imposti dalla normativa comunitaria», né nei «casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali».
Per il resto il meccanismo non cambia: la «dichiarazione di inizio attività» (Dia) andrà in soffitta e sarà sostituita dalla «Scia». Per l'esercizio di un'attività d'impresa basterà presentare la domanda corredata dalle certificazioni o asseverazioni richieste dalla legge. Ciò significa che si potrà partire il giorno stesso senza attendere il via libera della (o delle) Pa coinvolte. Che, come detto, potranno eventualmente fermare il tutto ex post.
L'effettiva operatività della «Scia» andrà verificata sul campo. Anche perchè la presenza del silenzio-assenso potrebbe spingere le banche a far trascorrere i 60 giorni prima di aprire i rubinetti del credito alla nuova iniziativa imprenditoriale. Qualche perplessità, infine, emerge dalle parti dei governatori. Il rischio è che si inneschi una nuova spirale di ricorsi alla Consulta visto che la sostituzione della Dia con la «Scia» viene sancita anche per la normativa regionale.
La bussola della finanziaria d'estate
IMPRESE - LE NOVITÀ
Le esclusioni. La segnalazione non vale nei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici e culturali e nel caso in cui gli atti siano di competenza delle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione,all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia e delle finanze. La semplificazione non si applica alle attività finanziarie
Controlli. Le amministrazioni destinatarie della segnalazione, entro 60 gioni dal ricevimento, adottano motivati provvedimenti di divieto alla prosecuzione dell'attività e di rimozione degli effetti dannosi. In ogni caso, decorsi i 60 giorni,l'amministrazione può intervenire solo in presenza di pericolo di danno per il patrimonio artistico e culturale per l'ambiente,per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e «previo motivato accertamento dell'impossibilità di tutelare gli interessi mediante conformazione dell'attività alla normativa»
IMMOBILI - LE NOVITÀ
Fondi immobiliari. I fondi immobiliari chiusi che non si adeguano alla nuova disciplina avranno tre anni di tempo per chiudere l'operazione di liquidazione. Tra il 1? gennaio 2010 e la fine della liquidazione la Sgr dovrà al fisco un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'Irap; la base imponibile per l'imposta sostitutiva sarà costituita dal valore netto del fondo risultante dal prospetto redatto al 31 dicembre 2009
IMMOBILI - LE CONFERME
pag. 2 e 5 (Eu.B.)
da Il Sole 24ore del 15.07.10
Espropri sui controlli e disordine edilizio: l'effetto della deregulation
Desta forti perplessità la deregulation in materia ambientale e paesistica, così come configurata dall'emendamento pro imprese contenuto nell'articolo 49 della Manovra Tremonti. Il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc) lancia l'allarme in relazione al provvedimento che, in nome della semplificazione amministrativa, consente di costruire edifici senza permessi preventivi e senza richiedere autorizzazioni di tipo paesistico ed ambientale, in totale contraddizione con il Codice dei Beni Culturali e, soprattutto, con l'articolo 9 della Costituzione. Il Cnappc è fortemente teso ad una efficace semplificazione in materia edilizia di tipo responsabile, ma ritiene che, al di là delle intenzioni del governo, il provvedimento, così come ora configurato, esproprierebbe di fatto le amministrazioni locali delle loro prerogative connesse alla gestione delle trasformazioni edilizie e territoriali.
La norma «Impresa in un giorno», permettendo l'inizio lavori senza alcun permesso autorizzativo e rimandando poi la verifica del progetto ad eventuali controlli ex post (che le strutture dei Comuni, fortemente sottodimensionate, non sarebbero in grado di garantire), escluderebbe di fatto le pubbliche amministrazioni dalla gestione degli interventi che avvengono sul territorio e potrebbe avere conseguenze potenzialmente pericolose in relazione alla sicurezza, alla tutela del patrimonio edilizio, alle normative di tipo edilizio, paesistico ed ambientale che verrebbero svuotate di gran parte della propria efficacia.
Altra fortissima perplessità per gli architetti italiani rispetto ad un provvedimento, del quale non si comprende in alcun modo la ratio, è quella relativa al coinvolgimento delle strutture universitarie, assolutamente non dotate delle strutture e delle competenze necessarie, nel rilascio delle Valutazioni di impatto ambientale (Via) attualmente in carico di altri enti competenti.
Il Cnappc ribadisce anche in questa occasione come il nostro territorio, le nostre città, abbiano bisogno di piani di tutela, di consolidamento e di sostituzione del patrimonio edilizio, soprattutto di quella parte di edificato cresciuto nel periodo postbellico che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza architettonica, urbanistica e strutturale, non di ulteriore disordine edilizio, in contrasto con il diritto primario dei cittadini alla sicurezza dell'abitare ed alla qualità del territorio e del paesaggio che deve essere garantito da programmi urbanistici e architettonici.
I provvedimenti in approvazione connessi alla manovra finanziaria sono avulsi da qualsiasi ragionamento di strategia complessiva relativa al governo ed alla gestione del territorio e sono ben lungi dal risolvere i problemi connessi a quella tanto auspicata semplificazione legislativa e burocratica che consentirebbe a professionisti ed imprese di aumentare la propria efficienza e produttività mantenendo, al contempo, elevati livelli qualitativi degli interventi edilizi e conservando le fondamentali regole di sicurezza. Questi rischiano altresì di trasformarsi in uno strumento pericoloso per il territorio italiano che, oltre ad essere un bene culturale ed identitario ha un valore economico di fondamentale importanza.
di Massimo Gallione, Presidente Consiglio Nazionale Architetti PPC (CNAPPC)
da Italia Oggi del 14.07.10
La manovra in Parlamento - «Scia» a impatto ridotto. Segnalazione di inizio attività esclusa per difesa, finanze, immigrazione.
ROMA - La Dia si prepara ad andare in soffitta. A sostituirla ci penserà la cosiddetta «Scia», vale a dire la segnalazione certificata di inizio attività che il governo ha inserito nella manovra correttiva. In una versione però depotenziata rispetto a quella concordata in commissione Bilancio del Senato, visto che saranno esclusi dalla semplificazione i procedimenti in materia di finanze, difesa, giustizia, immigrazione, pubblica sicurezza e asilo. Oltre alle attività a prevalente carattere finanziario, già escluse dalla formulazione originaria della norma che non ha toccato il testo unico delle leggi in materia bancaria e quello sulle attività di intermediazione finanziaria.
A questa novità, che sarà formalizzata nel maxi- emendamento atteso per oggi, si è giunti ieri al termine di una serie di vertici tecnici tra tutte le parti in campo. Il fine, spiegano dal ministero della Semplificazione che insieme alla Pubblica amministrazione condivide la paternità della «Scia», è quello di evitare ogni fraintendimento o speculazione sul provvedimento che velocizza le procedure per l'avvio di un'attività d'impresa. Con le esclusioni formalizzate nel testo, sottolineano i tecnici, viene solo messo nero su bianco che il procedimento semplificato non potrà essere usato per richieste come il permesso di soggiorno, il porto d'armi o di una licenza per l'apertura di un poligono. Fermo restando che per gli atti disciplinati da un regolamento o direttiva Ue andranno rispettati i paletti comunitari. In realtà, in un primo momento, l'elenco dei settori esenti risultava ancora più nutrito visto che comprendeva anche la salute, il patrimonio culturale e l'ambiente. Quasi uno svuotamento dell'impostazione originaria.
La «Scia» costituisce il punto d'arrivo del«pacchetto di semplificazioni» introdotte in questi primi due anni di legislatura da Roberto Calderoli e Renato Brunetta. Ma per certi versi ne rappresenta anche il punto di partenza visto che viene disposta la sua sostituzione con la dichiarazione d'inizio attività in tutte le procedure che la prevedono. In sostanza, chiunque chiede una concessione, una licenza, un'autorizzazione o un nulla osta non deve presentare la domanda, attendere che la Pa faccia le sue verifiche e, solo una volta ottenuto il responso (o trascorsi i 30 giorni richiesti per scattare il silenzio-assenso), cominciare l'attività. Bensì può limitarsi ad avanzare l'istanza accompagnata dai certificati e dalle attestazioni richieste dalla legge e avviare già da quel momento i suoi propositi. Nei 30 giorni seguenti toccherà eventualmente all'amministrazione bloccarlo e, se del caso, perseguirlo penalmente.
Al fine di ricondurre a unitarietà le diverse iniziative di semplificazione già avviate e quelle in cantiere una norma delega il ministro della Pa e quello della Semplificazione a emanare uno o più regolamenti per introdurre in Italia una novità senza precedenti: il principio di proporzionalità negli adempimenti amministrativi, che dovranno essere ridotti per le piccole imprese, in linea con le previsioni dello small business act adottato a livello europeo. Ma anche su questi regolamenti varranno i limiti e le esclusioni imposte sulla «Scia».
GLI ALTRI SETTORI - Esenti dalla semplificazione anche giustizia, cittadinanza e pubblica sicurezza Inclusi invece ambiente, beni culturali e salute
di Eugenio Bruno - Davide Colombo
da Il Sole 24ore del 14.07.10
Con la deregulation l'impresa in un giorno non è più un miraggio. Al Sud miglioramento di un mese. L'impresa sprint aiuterà il Sud. Con la segnalazione certificata sarà possibile aprire subito i battenti.
Da obiettivo a realtà. La possibilità di completare tutte le pratiche burocratiche in un giorno per avviare un'impresa è ora davvero a un passo. Basterà la segnalazione certificata di inizio attività (Scia) per aprire i battenti. A quel punto, l'amministrazione competente potrà intervenire a bloccare l'attività entro trenta giorni e solo nel caso di un'accertata carenza dei requisiti. Novità contenute in un emendamento presentato dal relatore della manovra che, in aggiunta al sistema ComUnica, potranno contribuire ad abbattere i tempi e, allo stesso tempo, anche a ridurre le differenze tra le diverse aree del paese: con il sud e le isole che vedrebbero ridurre l'attesa necessaria di oltre 20 giorni. L'emendamento alla manovra punta anche a ulteriori semplificazioni, su cui sarà il governo a varare specifici regolamenti.
L'impresa in un giorno stavolta può davvero diventare realtà. Il percorso di avvicinamento (durato anni) forse conosce oggi l'ultima tappa: quella delineata nell'emendamento alla manovra firmato dal relatore del provvedimento al Senato, Antonio Azzollini. Quando la conversione del Dl 78/2010 sarà definitivamente approvata, basterà infatti una semplice segnalazione certificata perché un impresa possa aprire immediatamente i battenti.
In pratica, imbocca così una corsia preferenziale la parte del progetto del governo per la semplificazione realizzabile per legge ordinaria. La nuova procedura (si chiamerà Scia) sostituirà ogni autorizzazione, licenza, permesso o nulla osta per l'avvio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipende dalla verifica di requisiti.
Non deve trattarsi di attività per le quali sia prevista qualche forma di contingentamento così come non vale per le attività a carattere prevalentemente finanziario, per le quali il percorso autorizzatorio si rende necessario anche a garanzia dei futuri utenti. Più in generale, la novità si traduce in un abbattimento, quasi totale, dei tempi di attesa. Al netto delle precondizioni, come ad esempio il versamento del capitale o quelle di natura contabile, tutto viene condensato in un giorno. Grazie anche a ComUnica: il sistema telematico che, dopo un periodo sperimentale, è diventato dal 1° aprile scorso la sola opzione per tutti gli adempimenti riguardanti l'agenzia delle Entrate, l'Inail, l'Inps e le Camere di commercio. Tempi ridotti significa anche distanze ridotte e meno differenze territoriali. Dagli attuali standard - monitorati da due studiosi di Bankitalia - significherebbe fare un passo avanti di 26 giorni nelle Isole e di 23 giorni al Sud nelle attese per iniziare a fare la propriamente. A Nord, il dato di partenza (che comunque non risente ancora degli effetti di ComUnica) è migliore ma in ogni modo si tratterebbe di dare un taglio di quasi due settimane.
Oltre i tempi, la norma che verrà abbatte anche uno steccato concettuale per il quale era comunque l'amministrazione a dover dare il definitivo sì. Da quando la disposizione sarà legge, la parte pubblica potrà bloccare l'attività o a limitarne gli eventuali effetti dannosi ma entro 30 giorni dal ricevimento della segnalazione. E solo nei casi di accertata carenza dei requisiti per i quali è stata presentata un'autocertificazione allegata alla segnalazione iniziale. Passato questo intervallo temporale, l'intervento sarà possibile solo in presenza del rischio concreto di un danno a interessi seri come il patrimonio artistico e culturale, la sicurezza pubblica, la salute e l'ambiente. Sempre che il problema non possa essere risolto con un adeguamento alle leggi esistenti.
Ma la semplificazione e la riduzione di oneri a caratttere burocratico a carico delle imprese non finiscono qui. Né potrebbero esaurirsi al solo avvio dell'attività. (...)
Una semplice segnalazione da parte del diretto interessato sostituirà ogni atto di autorizzazione, licenza, permesso o nulla osta, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l'esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipende dalla verifica di requisiti e per cui non sia previsto alcun limite o contingente complessivo, con la sola esclusione degli atti imposti dalla normativa comunitaria.
L'attività oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data di presentazione della segnalazione.
Le semplificazioni non valgono però per le attività economiche a prevalente carattere finanziario
L'amministrazione pubblica a cui è stata inviata la segnalazione può vietare la prosecuzione dell'attività,nel caso accerti la carenza di requisiti e presupposti, entro i 30 giorni successivi dal ricevimento, salvo che l'interessato provveda a conformare alla normativa vigente l'attività entro un termine fissato dall'amministrazione e in ogni caso non inferiore a trenta giorni.
Trascorsi tali termini, sarà possibile intervenire solo in presenza del pericolo attuale di un danno grave e irreparabile per il patrimonio artistico e culturale,per l'ambiente,per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e comunque solo dopo aver accertato che non sia possibile garantire una tutela conformando l'attività intrapresa alla normativa vigente.
Chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni che corredano la segnalazione di inizio attività, dichiara o attesta falsamente l'esistenza dei requisiti o dei presupposti è punito con la reclusione da uno a tre anni.
Il governo è chiamato ad adottare uno o più regolamenti entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione della manovra che semplifichino gli oneri su piccole e medie imprese in base a sei criteri-guida: a) proporzionalità degli adempimenti amministrativi in relazione alla dimensione dell'impresa e al settore di attività, nonché alle esigenza di tutela degli interessi pubblici coinvolti; b) eliminazione di autorizzazioni, licenze, permessi o dichiarazioni, attestazioni, certificazioni e degli adempimenti amministrativi e delle procedure non necessarie rispetto alla tutela degli interessi pubblici in relazione alla dimensione dell'impresa o alle attività esercitate; c) estensione dell'utilizzo dell'autocertificazione; d) informatizzazione degli adempimenti e delle procedure amministrative; e) soppressione delle autorizzazioni e dei controlli per le imprese in possesso di certificazione Iso equivalente, per le attività oggetto di tale certificazione; f) coordinamento delle attività di controllo per evitare duplicazioni e sovrapposizioni, assicurando la proporzionalità in relazione alla tutela degli interessi pubblici coinvolti.
di Antonio Nicita - Giovanni Parente
da Il Sole 24ore del 12.07.10
La manovra in Parlamento - La finanziaria d'estate pronta per l'aula
Dopo una maratona di oltre 12 ore la commissione Bilancio del Senato ha licenziato per l'aula la manovra correttiva. Novità e conferme sono sintetizzate nelle schede a fianco.
Ieri, i colpi di scena non sono mancati. (...) Ora la parola passa all'aula che avvierà i lavori martedì per chiuderli, come stabilito dai capigruppo di Palazzo Madama, giovedì 15 con il voto di fiducia. Voto che di fatto renderà vana la presentazione di nuove proposte di modifica (il termine, lunedì alle 19). Dopo l'approdo in aula, infatti, il governo formalizzerà il ricorso al voto di fiducia con la presentazione del maxiemendamento. Il testo, ha assicurato il relatore Antonio Azzollini (Pdl), recepirà tutte le modifiche licenziate dalla commissione Bilancio, con la possibile aggiunta di ritocchi «solo formali». (...) © RIPRODUZIONE RISERVATA
Conferenza di servizi. Il Dl snellisce il funzionamento della conferenza di servizi per l'acquisizione di pareri,nulla osta e autorizzazioni su progetti pubblici e privati.L'impianto è stato ulteriormente rafforzato dal passaggio in commissione
Il parere Via. Il parere di valutazione di impatto ambientale dovrà essere espresso all'interno della conferenza di servizi: termina così la corsia preferenziale per i pareri ambientali. Inoltre, è ora previsto che il parere di Via potrà essere "appaltato"all'esterno dall'autorità competente (ministero dell'Ambiente e regioni)
Autorizzazione paesaggistica. È stato esteso all'autorizzazione paesaggistico-territoriale (rilasciata da sovrintendenze o regioni) il silenzio-assenzo all'interno della conferenza di servizi. Se il parere non è emesso entro il termine previsto, si considera acquisito l'assenso. L'autorizzazione paesaggistica, nel testo del Dl, era esclusa dal silenzio-assenso, al pari di Via e Vas
La Scia al posto della Dia. La denuncia inizio attività (Dia) lascia il posto alla segnalazione certificata di inizio attività (Scia). Vale per attività imprenditoriali, commerciali e artigianali. La Scia consente di sostituire con autocertificazioni anche le attestazioni di tecnici abilitati qualora prevedano pareri di enti e amministrazioni pubbliche
Per le autorizzazioni l'iter diventa più veloce. Confindustria ha fatto una campagna a sostegno della riforma Brunetta della conferenza di servizi già quando il Ddl sulla semplificazione era all'esame del Senato. Accolta con soddisfazione l'introduzione nella manovra della disciplina che rende più celere e semplice l'acquisizione di tutti i pareri autorizzativi di progetti pubblici e di iniziative imprenditoriali private
Regolarizzazione catastale. Chi ha costruito ex novo o ampliato immobili già esistenti senza comunicarlo al catasto dovrà mettersi in regola entro fine anno; i controlli successivi saranno assicurati da Territorio e comuni. I municipi potranno utilizzare le banche dati messe a disposizione dall'agenzia del Territorio anche per contribuire al miglioramento e aggiornamento della qualità dei dati» e avranno sempre accesso gratuito; ma la determinazione delle rendite resta in mano all'agenzia.Una commissione paritetica veglierà sui servizi catastali assicurati dai comuni
Rogiti a maglie strette. Nelle compravendite immobiliari le parti dovranno dichiarare le conformità delle planimetrie alla situazione reale, che potrà anche essere attestata da un tecnico abilitato. Il notaio dovrà anche "allineare" i dati dei registri immobiliari con quelli catastali
Fondi immobiliari. I fondi immobiliari chiusi che non si adeguano alla nuova disciplina avranno tre anni di tempo per chiudere l'operazione diliquidazione. Trail1?gennaio 2010 e la fine della liquidazione la società di gestione del risparmio (Sgr) dovrà al fisco un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'Irap del 19% anziché del 5 per cento; la base imponibile per l'imposta sostitutiva sarà costituita dal valore netto del fondo risultante dal prospetto redatto al 31 dicembre 2009
Strada sbarrata al condono edilizio. I comuni hanno ottenuto di rafforzare il loro ruolo nella gestione del catasto. Le proteste degli ambientalisti hanno bloccato l'estensione della sanatoria catastale a quella urbanistica. I notai sono stati agevolati, con la possibilità di avvalersi dell'attestazione di altri professionisti sulla conformità catastale. E per i fondi il termine è passato da 30 giorni a tre anni
di Marco Mobili . Alessio Romeo
da Il Sole 24ore del 10.07.10
Imprese, un passo avanti verso il restyling della Costituzione. Gli altri provvedimenti/ddl anti-lacciuoli e sulla trasparenza della pubblica amministrazione.
Imprese e libertà, prosegue la marcia. Il Consiglio dei ministri ha proseguito ieri l'esame, iniziato lo scorso 18 giugno, dello schema di disegno di legge costituzionale che propone una rivisitazione liberista degli art. 41 e 118, comma 4, della Costituzione, nonché dell'art. 97, dedicato alla P.a. Le modifiche puntano alla rimozione degli ostacoli che si frappongono fra il libero imprenditore e la realizzazione dell'impresa e a incrementare la qualità, l'efficienza, l'efficacia e la trasparenza degli uffici pubblici. (...)
da Italia Oggi del 10.07.10
MANOVRA 2010 - In edilizia spinta alla deregulation. Un emendamento alla manovra manda in soffitta autorizzazioni, licenze, permessi e concessioni. Stop alla Dia, basterà la semplice segnalazione d'inizio attività.
Deregolamentata e semplificata l'attività edilizia, con la Dia sostituita dalla segnalazione certificata di inizio attività che, in futuro, si chiamerà «Scia» e si applicherà anche a tutte le autorizzazioni, licenze, concessioni non costitutive, nulla osta e permessi, fino alle domande di iscrizioni in albi o ruoli per l'esercizio di attività di impresa, commerciali o artigianali. È quanto prevede espressamente uno degli emendamenti presentati ieri pomeriggio dal relatore, Antonio Azzolini, al decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, contenente la manovra economica, in discussione presso la commissione bilancio di palazzo Madama (Atto Senato 2228).
Nel modificare l'articolo 49 del decreto, il relatore ha proposto di modificare l'articolo 19 della legge sul procedimento amministrativo, la n.241 del 1990 stabilendo una ulteriore semplificazione procedurale: al posto delle autorizzazioni, licenze, concessioni non costitutive, permessi o nulla osta, comprese le domande di iscrizione in albi o ruoli, richieste per svolgere attività imprenditoriali, commerciali o artigianali, vi sarà una semplice segnalazione dell'interessato corredata da dichiarazioni sostitutive e da atto di notorietà relativamente a stati, qualità personali o fatti o, nei casi previsti, da attestazioni di tecnici abilitati o dichiarazioni di conformità. La semplificazione si applicherà ad atti il cui rilascio dipenda esclusivamente dall'accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale e per i quali non sia stabilito alcun limite o «contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli stessi» (tranne gli atti imposti dalle norme Ue).
La norma stabilisce anche che se la legge prevede l'acquisizione di pareri di organi o enti pubblici, o richiede che siano effettuate verifiche preventive, tutto ciò sia sostituito dalle autocertificazioni, salvo poi il diritto degli enti competenti ad effettuare verifiche successive. Si tratta quindi di uno snellimento assoluto dal punto di vista procedurale al quale si accompagnerà anche una assunzione di responsabilità non da poco (penale) in caso di false dichiarazioni o attestazioni.
Al fine di chiarire anche le interazioni con la disciplina della Dia in campo edilizio, l'emendamento stabilisce espressamente, al comma 2 del novellato articolo 19 della legge 241/90, che la «segnalazione certificata di inizio di attività» e «Scia» sostituiscono, ovunque ricorrano, quelle di dichiarazioni di inizio attività e «Dia», con l'effetto che la disciplina esposta in precedenza sostituirà «direttamente» quella attualmente in vigore a decorrere dalla conversione in legge del decreto legge 78/2010.
In sostanza, quindi, per tutti gli atti compresi dalla norma l'attività oggetto della segnalazione sarà avviabile a decorrere dalla data di presentazione della «Scia». Sarà poi l'amministrazione, se accerta la carenza dei requisiti e dei presupposti, ad adottare i provvedimenti di divieto dell'attività o di rimozione degli effetti dannosi degli stessi, entro trenta giorni dal ricevimento della segnalazione. Decorsi i trenta giorni l'amministrazione potrà intervenire solo in presenza di pericolo attuale di danno grave e irreparabile per il patrimonio artistico, culturale, per l'ambiente, per la sicurezza pubblica o per la difesa nazionale e, comunque, preso atto dell'impossibilità di costringere il privato a adeguare la propria condotta alla normativa vigente.
Importante sottolineare che, anche per evitare problemi di legittimità nei rapporti con il legislatore regionale, l'emendamento precisa anche che le norme innovative attengono alla materia della «tutela della concorrenza», come è noto di esclusiva statale.
L'emendamento prevede anche una ampia delega ad emanare regolamenti, sentite le associazioni imprenditoriali, per semplificare gli adempimenti amministrativi gravanti sulle piccole e medie imprese secondo principi di proporzionalità, estensione dell'autocertificazione, soppressione delle autorizzazione e dei controlli per chi sia in possesso di certificazioni ISO o equivalenti, e informatizzazione delle procedure.
da Italia Oggi del 08.07.10
MANOVRA 2010 - Ma la libertà d'impresa è tout court
Libertà d'impresa tout court. Il Parlamento va verso l'archiviazione della «Dichiarazione d'inizio attività», introducendo al suo posto la «Segnalazione certificata d'inizio attività».
La novità è contenuta nell'emendamento del relatore, Antonio Azzolini, alla manovra, attualmente all'esame della Commissione bilancio del senato. Insomma, sono appena passati due mesi dalla data di entrata in vigore del dlgs 59/2010 con il quale è stata recepita la direttiva Servizi che una nuova rivoluzione si profila all'orizzonte. Se, infatti, con il recentissimo decreto 59 era stata prevista la generale applicazione dell'istituto della dichiarazione di inizio attività, seppur ad efficacia differita a trenta giorni, in sostituzione dell'autorizzazione prevista dalla relativa disciplina, la nuova proposta è in linea con quanto a livello governativo si va affermando, ovvero che dall'ordinamento va rimosso ogni laccio e lacciuolo che allo stato attuale condiziona l'accesso all'esercizio di un'attività economica.
La denuncia di inizio attività che era stata introdotta nell'ordinamento vent'anni fa, nel contesto della legge 241 del 1990 la legge cosiddetta sulla trasparenza amministrativa e che ha trasformato il rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione, ha subito alterne vicende. Nata inizialmente come istituto di semplificazione per i procedimenti non soggetti a discrezionalità della pubblica amministrazione, è diventata successivamente con la legge 537 del 1993 strumento di liberalizzazione per le attività economiche. Nel 2005, tuttavia, quella che ormai comunemente viene chiamata con il suo acronimo Dia, è ritornata ad essere atto del privato ma con efficacia di autorizzazione. Ciò in quanto con il dl 35/2005, conv. in l. 80/2005, era stato ritenuto inopportuno trasferire in capo al cittadino che deve dichiarare la conformità alle disposizioni, la responsabilità per l'eventuale dichiarazione mendace sanzionata penalmente; ciò a fronte dell'incertezza delle regole, soprattutto di quelle urbanistiche.
Il passo successivo è stata la legge comunitaria 2008 che ha reintrodotto la Dia ad efficacia immediata per tutte le attività che potevano considerarsi rientranti nella direttiva Bolkestein. L'ultima modifica all'art.19 della legge 241/1990, in ordine di tempo è stato il dlgs 26 marzo 2010 n. 59 che con l'art. 85 ne ha sostituito l'intero comma due prevedendo distinte tipologie di Dia: una ad efficacia differita a trenta giorni avente natura di autorizzazione, seppur implicita; ed una ad efficacia immediata senza natura di autorizzazione.
Il testo dell'emendamento, se dovesse essere approvato dalla Commissione che si riunirà oggi pomeriggio, seppellisce definitivamente questo istituto che, per la prima volta in Italia, aveva consentito l'esercizio di un'attività d'impresa senza l'immancabile autorizzazione/licenza alle quale tutti coloro che intendevano aprire un'impresa erano da immemore tempo assoggettati. Rivoluzione si è compiuta, quindi, perché entra nell'ordinamento la «Segnalazione» formale od informale che sia, ma comunque qualcosa di meno di una mera comunicazione. Significativo quanto emerge dalla lettura di quello che dovrebbe essere in futuro il nuovo articolo 19 della legge 241/1990 nella parte in cui prevede che «scaduto il termine di trenta giorni entro il quale la P.a. può accertare la carenza dei requisiti e presupposti è consentito intervenire solo in presenza del pericolo attuale di un danno grave e irreparabile per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale». Sembra, quindi, che in tal modo sia stato sciolto anche il nodo sul permanere dell'applicabilità del testo unico di ps che ancora accompagna l'esercizio di un innumerevole tipologie di attività: discoteche, sale giochi e casinò compresi.
Procedure. In conferenza dei servizi sprint sui permessi «verdi». Silenzio-assenso per il parere delle autorità ambientali. I riflessi delle modifiche introdotte dal Dl 78/2010.
I primi effetti positivi, gli addetti ai lavori hanno già avuto modo di sperimentarli nelle conferenze dei servizi attualmente in corso. Il principio del silenzio-assenso esteso al parere delle autorità competenti sulla tutela ambientale - insieme alla responsabilità per i funzionari introdotta dal Dl 78/2010 - promette di essere un potente acceleratore per l'istituto.
Nel settore immobiliare, la conferenza dei servizi entra in gioco in diverse situazioni:
la procedura del cosiddetto sportello unico (articolo 5, Dpr 447/98) che si avvale della conferenza per l'adozione delle varianti urbanistiche finalizzate alla realizzazione di insediamenti produttivi;
la disciplina dell'autorizzazione all'apertura delle grandi strutture di vendita che passa attraverso la decisiva conferenza in sede regionale;
i procedimenti per la realizzazione delle opere pubbliche che grazie all'istituto coordinano le competenze delle diverse amministrazioni coinvolte specie nella realizzazione delle infrastrutture a rete.
Le modifiche introdotte dal Dl sono volte a semplificare la disciplina della conferenza, accelerandone la conclusione che, deve intervenire entro 90 giorni dalla prima riunione (salva sospensione fino della durata massima di 120 giorni solo per i progetti soggetti a valutazione di impatto ambientale, Via). In primo luogo, il decreto legge modifica l'articolo 14, comma 1, della legge 241/90, rimettendo alla discrezionalità della pubblica amministrazione la decisione di convocare la conferenza di servizi istruttoria (che, diversamente dalla decisoria, si limita ad acquisire le indicazioni delle diverse amministrazioni interessate al procedimento, senza concludersi con un provvedimento sostitutivo delle determinazioni degli enti partecipanti), evitando che la mancata adozione di tale modulo procedurale - prima del Dl da indirsi "di regola" - possa formare oggetto di sindacato da parte del giudice amministrativo.
La modifica all'articolo 14-ter (lavori della conferenza di servizi) della legge 241 prevede poi due importanti semplificazioni procedurali: la prima impone alla soprintendenza di esprimere l'autorizzazione paesaggistica, ove richiesta, un'unica volta e in via definitiva in seno alla conferenza di servizi. La seconda attiene al rapporto tra Vas (valutazione ambientale strategica, che interessa soprattutto le varianti urbanistiche) e Via (che riguarda l'approvazione dei progetti), prevedendo che i risultati e le prescrizioni conseguiti nell'ambito della Vas devono essere utilizzati senza modifiche ai fini della Via.
Sempre rispetto alla procedura, viene quindi modificato il comma 7 dell'articolo 14-ter, nel senso di considerare acquisito anche il parere delle amministrazioni preposte alla tutela della salute, della pubblica incolumità e dell'ambiente nei casi in cui il relativo rappresentante non abbia espresso definitivamente la volontà della propria amministrazione in sede di conferenza. Dalla previsione restano tuttavia esclusi i provvedimenti in materia di Via, Vas e Aia (autorizzazione integrata ambientale). Qualora la Via di competenza statale ritardi, il decreto introduce comunque la possibilità di chiedere l'intervento sostitutivo del consiglio dei ministri per consentire la conclusione dei lavori della conferenza entro un termine ragionevole.
In via generale, viene inoltre fissato un importante elemento di responsabilità dei funzionari pubblici, prevedendosi che la mancata partecipazione alla conferenza di servizi ovvero la ritardata o mancata adozione della determinazione motivata di conclusione del procedimento siano valutate ai fini della responsabilità dirigenziale o disciplinare e amministrativa, nonché ai fini dell'attribuzione della retribuzione di risultato. Resta comunque salvo il diritto del privato di dimostrare il danno derivante dalla mancata osservanza del termine di conclusione del procedimento.
Questa disposizione - unitamente al termine di 90 giorni entro cui la conferenza va chiusa e alla previsione per cui «il dissenso di uno o più rappresentanti delle amministrazioni, regolarmente convocate alla conferenza di servizi, a pena di inammissibilità, deve essere manifestato nella conferenza di servizi» (previsione peraltro estesa dal Dl anche alle amministrazioni preposte alla tutela ambientale) - nella prassi si è già dimostrata decisiva per accelerare la definizione dei procedimenti pendenti.
Il comma 4, infine, modifica l'articolo 29, comma 2-ter della legge 241 al fine a rendere omogenea sul territorio nazionale la disciplina della conferenza di servizi, facendola rientrare nei livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.
Istruzioni per l'uso - LE NUOVE REGOLE ALLA PROVA
LA NORMA - L'articolo 49. Le novità sulla conferenza dei servizi sono contenute nell'articolo 49 del Dl 78/2010, che modifica gli articoli 14, 14-ter, 14-quater e 29 della legge 241/90 sul procedimento amministrativo. Tra le novità, la norma rimette alla discrezionalità della pubblica amministrazione la decisione di convocare la conferenza di servizi istruttoria. La norma inoltre chiarisce che -nell'ambito della conferenza di servizi decisoria -l'assenza delle determinazioni delle amministrazioni coinvolte non obbliga la Pa procedente a indire la conferenza di servizi in tutti i casi in cui ci sono norme che lo consentono.
L'ITER - Silenzio-assenso. Al di fuori dei provvedimenti in materia di Via (valutazione di impatto ambientale), Vas (valutazione ambientale strategica) e Aia (autorizzazione integrata ambientale), si considera acquisito il parere delle amministrazioni preposte alla tutela di interessi protetti nei casi in cui il relativo rappresentante non abbia espresso definitivamente la volontà dell'amministrazione rappresentata in sede di conferenza. Sul fronte dell'autorizzazione paesaggistica, la norma prevede che il soprintendente si esprima un'unica volta e in via definitiva all'interno della conferenza di servizi.
da Il Sole 24ore del 05.07.10
Verso la deregulation totale in materia di commercio.
Verso la deregulation totale nel commercio. L'ipotesi di riforma dell'art. 41 della Costituzione e, ancor di più, la proposta di modifica dell'art. 118, mosse da dichiarati scopi di «sburocratizzazione» e liberazione dalle «meccaniche autoritarie delle libertà concesse, patentate, autorizzate, vigilate» (così la relazione di accompagno al ddl), innescano altri effetti: minor considerazione delle tutele ambientali, minor ricorso ai principi dell'urbanistica commerciale, scomparsa del commercio «di prossimità».
L'intervento «integrativo-correttivo» dell'art. 41 della Costituzione mira a promuovere il valore della responsabilità personale in materia di attività economica non finanziaria. Vale a dire, l'autoregolazione, che è un concetto positivo quando non comporta che l'iniziativa economica vada a impattare contro interessi finora ritenuti di rango più elevato, come sicurezza, salute pubblica, tutela dell'ambiente, dei beni storici, archeologici, culturali, «qualità della vita». Il comma successivo, poi, completa il quadro: controlli consentiti alle amministrazioni competenti solo «ex post», quando, cioè, il danno potrebbe essersi realizzato e, con tutta probabilità, è irreparabile.
Trent'anni di lavoro ha impiegato il legislatore per superare gli intoppi della prima legislazione di rilievo in materia di commercio (legge-quadro n. 426/71). Nel 1998 Bersani, con il dlgs n.114, provvedeva ad una riforma che ha portato benefici, perseguendo la concorrenza, la libertà di impresa, la tutela del consumatore, l'efficienza della rete distributiva, il pluralismo e l'equilibrio tra le diverse tipologie di attività, con il riconoscimento del ruolo delle pmi, la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane, insulari. Con una seconda tornata di interventi, lo stato nel 2006 «apriva» maggiormente i mercati. Era poi la volta della Direttiva servizi a togliere ogni dubbio sul fatto che l'accesso ad un'attività non può essere subordinato all'applicazione caso per caso di una verifica, che subordini il rilascio del titolo autorizzatorio alla prova dell'esistenza di un bisogno economico o di una domanda di mercato (art. 11 del dlgs n. 59/2010).
Tutto ciò non è bastato: il lungo processo che ha condotto al necessario contemperamento della libera iniziativa privata con gli interessi pubblici è stato, a quanto sembra, vano. Stato, regioni, province e comuni devono adeguare (in sei mesi) la propria normativa urbanistica in modo che le restrizioni del diritto all'iniziativa economica siano limitate «allo stretto necessario». E, sempre gli stessi enti, devono provvedere entro tre mesi alla pubblicazione dell'elenco dei casi che «escono» dal campo di applicazione del comma 2 dell'articolo unico del ddl costituzionale, quello che istituisce la «segnalazione di inizio attività» in tutti i casi in cui la stessa sia «ragionevolmente» applicabile. Ciò per salvaguardare la buona fede di chi ha intrapreso un'attività economica e sociale, senza tener conto che per aprire un ipermercato servivano aree a destinazione conforme e parcheggi, aree a verde, progettazione dei flussi di traffico, adeguati snodi viari ecc.
di Giuseppe Dell'Aquila
da Italia Oggi del 23.06.10
Libertà d'impresa, il governo stringe sulla semplificazione. Via all'esame dei ddl - Manovra, 2.550 emendamenti. Libertà d'impresa in manovra. Ipotesi emendamento per le misure ordinarie: meno oneri sulle Pmi.
Una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al posto delle attuali autorizzazioni, licenze e permessi necessari per l'avvio di un'iniziativa economica. È il cuore del pacchetto di misure in materia di libertà d'impresa che compone il piano aperto ieri dal consiglio dei ministri.
L'ipotesi più probabile è che le nuove norme di semplificazione confluiscano in un emendamento alla manovra correttiva in discussione al Senato ma è possibile anche la strada di un disegno di legge ordinario che affianchi quello di riforma costituzionale per modificare gli articoli 41 e 118 della Carta. Il ministro Giulio Tremonti ha parlato di avvio di un «lavoro molto serio» mentre Emma Marcegaglia ha auspicato semplificazioni anche a Costituzione invariata. Ieri intanto si sono chiusi i termini per la presentazione degli emendamenti alla manovra. Sono 2.550 e quasi la metà porta la firma di esponenti della maggioranza.
ROMA - Scompare la "Dia" (dichiarazione di inizio attività) e fa il suo esordio la "Scia" (segnalazione certificata di inizio attività). È uno dei punti qualificanti della parte "ordinaria" del pacchetto in materia di impresa, che con ogni probabilità confluirà sotto forma di uno o più emendamenti alla manovra correttiva all'esame del Senato.
Ieri c'è stato un primo avvio di discussione in Consiglio dei ministri dell'intero pacchetto, comprensivo del ddl costituzionale che integra gli articoli 41 e 118 della Carta (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri [in calce, ndr]). «Abbiamo iniziato un percorso, un lavoro molto serio», ha osservato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
Per la parte ordinaria sono al lavoro i ministri Renato Brunetta e Roberto Calderoli. Il punto fermo è che la "Scia" sostituirà le attuali autorizzazioni, licenze, permessi e nulla osta. Dalla data di presentazione della segnalazione certificata sarà possibile avviare l'attività nei trenta giorni successivi. Con apposito regolamento si procederà a ridurre gli adempimenti amministrativi a carico delle piccole e medie imprese, eliminando le duplicazioni in relazione alle dimensioni d'impresa, in attuazione dello «small business act» europeo.
Quanto al ddl costituzionale, lo stesso Tremonti segnala che per approvare la legge costituzionale con la quale si istituì la bicamerale D'Alema furono sufficienti quattro mesi. In questo caso tuttavia i tempi per una modifica di tale portata al momento non sono prevedibili. Dalle opposizioni giunge un coro di no allo strumento del ddl costituzionale. Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia giudica positivamente l'intento di ridurre la burocrazia, ma invita nel frattempo a lavorare «per fare le semplificazioni che si possono introdurre a Costituzione invariata».
Al momento ci si muove in ogni caso sui due ddl distinti, come conferma una nota di palazzo Chigi, in stretto raccordo con alcune misure già introdotte nell'ordinamento, ma tuttora in attesa di concreta realizzazione, tra cui lo sportello unico per le imprese: «Il primo provvedimento semplifica drasticamente l'avvio delle attività economiche», mentre il secondo «propone una rivisitazione in senso liberista degli articoli 41 e 118, comma quarto, della Costituzione». La ratio resta quella della «massima rimozione, ove possibile, degli ostacoli che si frappongano fra il libero imprenditore e la realizzazione dell'intrapresa,esaltandone la responsabilità personale nonchè il ruolo dei livelli territoriali di governo nel concorso alla realizzazione dell'iniziativa economica». Le novità ruotano attorno al principio della responsabilità e della buona fede. Dalla segnalazione certificata di inizio attività sono escluse le fattispecie sottoposte al codice penale o che derivino dall'attuazione delle direttive comunitarie o internazionali.
Certamente destinata a far discutere è la norma con la quale si prevede l'adeguamento delle disposizioni centrali e locali in materia urbanistica, così da limitare al massimo gli ostacoli alla libera attività economica. I controlli interverranno solo a posteriori, in ossequio al principio, confermato nel ddl costituzionale, che «tutto è libero tranne ciò che è vietato». Netta la critica che giunge dalle opposizioni. Per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani «non serve scomodare la Costituzione. È tutta propaganda, è incredibile che il Paese sia costretto a correre dietro a bolle di sapone di questo genere». In sostanza basterebbe varare una norma che autorizzi l'autocertificazione: «Se si toglie il limite previsto dalla Carta all'equilibrio sociale e ambientale che deve avere la libertà d'impresa si va verso un film sconosciuto al mondo».
Sulla stessa lunghezza d'onda il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro: «Come al solito Berlusconi e i suoi amici spostano l'attenzione sui massimi sistemi. La nostra Costituzione già prevede la libera iniziativa economica e d'impresa». La replica del governo è affidata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: «Bersani parla, ma Berlusconi ha introdotto la flessibilità del lavoro e ora una nuova libertà per tutte le imprese. Ancora fatti contro chiacchiere».
Per il capogruppo della Lega nord alla Camera, Marco Reguzzoni, la via indicata dall'esecutivo «va nella giusta direzione, quella della responsabilizzazione dell'individuo. A confermarlo sono anche i giudizi positivi espressi da Confindustria e Antitrust».
da Il Sole 24ore del 19.06.10
Semplificazione. La lunga marcia per la modernizzazione. Diciotto anni di tentativi tra rinvii e riforme al palo.
ROMA - Sportelli polifunzionali, sportelli unici, impresa in un giorno, comunicazione unica. Di buone intenzioni, per quasi 18 anni, è stata lastricata la strada della semplificazione per le imprese. Obiettivi e annunci, a volte realizzati solo in parte, fino al salto triplo della modifica costituzionale.
È il 1992 quando debuttano nel caos gli sportelli polifunzionali ideati per sveltire una serie di procedure e di iscrizioni in capo alle imprese. Le camere di commercio annaspano e il servizio non resta negli annali della lotta alla burocrazia.
Sarà un antipasto del più ambizioso sportello unico per le attività produttive (Suap) previsto dalla legge 59/97, meglio conosciuta come "Bassanini uno". In questo caso l'esordio è a pelle di leopardo, specchio anche in questo campo dell'Italia dei campanili. I comuni fanno a gara per fregiarsi del titolo di apripista, anche se solo con un avvio virtuale. Parte Catania nell'aprile del 1997, perfino in anticipo sull'annuncio del ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini: «Entro la fine del '98 sportello unico attivo partendo dal Mezzogiorno». Nel frattempo però al nord c'è chi si muove con un altro passo ed altre idee come il comune di Milano al quale non difetta l'immaginazione nel battezzare «Sesamo» un progetto per "aprire" finalmente le porte degli uffici più impenetrabili.
Ognuno fa da sé. A febbraio del 1998 lo sportello unico avanza: il Consiglio dei ministri vara il regolamento per la semplificazione dei procedimenti per la realizzazione, ristrutturazione, e riconversione di impianti produttivi. Si fa strada per la prima volta l'autocertificazione. Le esperienze pilota si moltiplicano: Faenza, poi Novate Milanese, Napoli. Ma ancora una volta tra il taglio del nastro e i primi risultati c'è di mezzo il mare, come dimostra il caso di Monopoli (Bari) dove, quattro mesi dopo l'inaugurazione dell'allora ministro dell'Industria Bersani, il sindaco raffredda gli entusiasmi: «Siamo al potenziamento in termini di informatizzazione di personale». Altre amministrazioni negli stessi mesi continuano a "personalizzare" il progetto di semplificazione, coniando nomi e slogan diversi tra loro e ponendo le basi per la disomogeneità che negli anni a seguire renderà debole lo strumento. A fine '98 si apre una lunga contesa sulla valutazione di impatto ambientale (Via): dentro o fuori gli adempimenti da affidare allo sportello unico? Il ministero dell'Ambiente solleva il caso, fino al compromesso finale che per la Via definisce un tempo massimo di per ottenere l'ok.
Numeri deludenti e riforma. Inizia il conto alla rovescia per tagliare il traguardo del 27 maggio 1999, termine assegnato ai comuni per la nomina del responsabile e l'apertura dello sportello unico: tre giorni prima della scadenza sono solo sette le amministrazioni che si dichiarano pronte a tagliare il nastro. Passano i mesi ma si procede al ralenti: a novembre del '99 lo strumento è attivo nel 25% dei comuni, un anno e mezzo dopo in base ai dati Formez si passa al 49. A fine 2007 sembra che il tempo si sia fermato: su 8.103 comuni lo sportello unico risulta istituito in 5.718 enti, il 70,6% del totale, ma solo in 3.297 casi si è attivato almeno un procedimento. Per accelerare dove si è indugiato oltremisura e per uniformare le differenze estreme si arriva, ancora una volta tra ostacoli e rinvii, alla riforma del Suap con il regolamento approvato dalla presidenza del consiglio lo scorso 10 giugno. Al tempo stesso vengono varate le Agenzie per le imprese, soggetti privati che possono aiutare le aziende nel verificare i requisiti in materia di realizzazione, trasformazione, trasferimento e cessazione dell'attività. Sembra il traguardo, ma manca ancora la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Da ComUnica al nuovo piano. Il nuovo Suap dovrebbe lavorare in sinergia con la cosiddetta comunicazione unica, perno del piano "impresa in un giorno" del decreto Bersani del 2007. Il governo Prodi si inserì nella scia delineata dal ddl Capezzone su "impresa più facile". Ottime intenzioni, anche in questo caso, però, con tempi lentissimi. La sperimentazione parte male e in sei mesi mette in cascina appena 661 attività avviate tramite la comunicazione unica. Si arriva ad agosto 2008 e l'atteso Dpcm che avrebbe dovuto far compiere il salto dai test alla fase obbligatoria ancora non c'è. Si prosegue a singhiozzo tra esperimenti e un po' di confusione per giungere all'ottobre dello scorso anno, con la partenza ufficiale ma non ancora obbligatoria. Infine, ad aprile 2010, l'entrata in vigore di ComUnica come sola opzione per tutti gli adempimenti riguardanti l'Agenzia delle entrate, l'Inail, l'Inps e le camere di commercio. L'avvio è lento - 65mila pratiche in 15 giorni - ma gradualmente la macchina sta uscendo dal rodaggio.
Si arriva infine all'annuncio a sorpresa del premier Berlusconi e del ministro Tremonti: l'ultima barriera della burocrazia cadrà modificando gli articoli 41 e 118 della Costituzione e sancendo il principio dei controlli solo ex post. In verità, sulla reale necessità di toccare la Carta del '48 non mancano i dubbi, sia tra i tecnici del ministero delle imprese per eccellenza, lo Sviluppo economico, sia tra alcune organizzazioni delle piccole aziende. Ma tant'è: viene apprezzato il valore simbolico di principi anti- burocrazia inseriti direttamente in Costituzione con l'obiettivo di far recuperare all'Italia almeno qualche posizione nei ranking mondiali della libertà di impresa. La Commissione europea ha stimato che per il nostro paese i costi amministrativi sulle aziende sono pari al 4,6% del Pil. Le ultime valutazioni raccolte da Confartigianato non sono più incoraggianti: il tempo medio per avviare un'impresa è di 18 giorni (11,7 grazie alla comunicazione unica); per costruire un magazzino servono ancora 14 procedure, dato che pone l'Italia al 143esimo posto nella graduatoria dei paesi Ocse.
CORSA A OSTACOLI - Nel 1992 nacquero gli sportelli polifunzionali, nel '98 la svolta Bassanini ma nell'attuazione comuni in ordine sparso
Libertà d'impresa nell'edilizia. CONSIGLIO DEI MINISTRI/ Al centro della discussione il ddl che modifica la Costituzione. Eventuali vincoli solo se motivati da regioni ed enti locali.
La libertà d'impresa contenuta nella riforma degli articoli 41 e 118 della Costituzione vale anche e soprattutto nei confronti dei vincoli edilizi e urbanistici. Tanto che costringerà regioni ed enti locali a motivare i vincoli edilizi che sono inseriti nella normativa urbanistica e edilizia, dal testo unico ai singoli piani regolatori. Ma l'efficacia della previsione costituzionale consentirà addirittura alle imprese di impugnare i vincoli attuali davanti al giudice amministrativo.
La integrazione all'articolo 118 della Costituzione, prevista dal disegno di legge discusso ieri dal governo insieme a quello di semplificazione delle attività d'impresa (si veda ItaliaOggi di ieri [in calce, ndr]), impone, in materia urbanistica allo Stato, alle Regioni, alle Città metropolitane, alle Province e ai Comuni (entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge costituzionale) di provvedere anche ad adeguare le proprie normative in modo che le restrizioni del diritto di iniziativa economica siano limitate allo stretto necessario per salvaguardare altri valori costituzionali.
La disposizione in questione completa la disposizione sulla segnalazione di inizio di attività e sulla autocertificazione: il ragionamento è che non conta nulla avere la massima semplificazione sull'apertura dell'impresa se poi il comune non mi rilascia il permesso di costruire per il capannone o per il negozio.
La novità della proposta è che si introduce il criterio della restrizione all'attività edilizia produttiva e commerciale come extrema ratio e solo in presenza di valori costituzionali. Questo significa, in concreto, che ad esempio le scelte di destinazione delle aree nel piano regolatore di un comune dovranno tenere conto di questo bilanciamento costituzionale di interesse. Se oggi il Comune è libero nelle scelte di zonizzazione, dopo l'approvazione della legge costituzionale le scelte dovranno passare il vaglio del principio costituzionale; e, quindi, ad esempio si dovrà maturare perchè si mantiene un'area destinata a verde, anziché trasformarla in insediamento produttivo.
Per fare un altro esempio, il Comune dovrà motivare perché ritiene di mantenere un vincolo su un'area, mentre potrebbe la stessa essere utilizzata per scopi di impresa. La libertà di impresa diventa un parametro necessario con cui fare i conti quando si compiono le scelte di governo del territorio e anzi alla libertà di impresa bisogna dare rilievo prevalente, anche rispetto ad altri beni costituzionali.
Sempre per esemplificare il valore «ambiente» ha certo un rilievo costituzionale sia di per sé sia in quanto connesso alla tutela della salute. Nel sistema prefigurato dalla proposta di riformulazione dell'articolo 118 l'attività edilizia produttiva non incontra il limite dell'ambiente in quanto tale, ma solo il limite del valore ambiente, calcolato allo stretto necessario.
Tra una scelta urbanistico-edilizia che sfavorisce l'impresa, ma consente la tutela massima del valore ambientale e un'altra che favorisce l'impresa riducendo ai minimi termini la tutela ambientale, sarà quest'ultima la via da preferire.
Peraltro tale scelta non sarà a discrezione del legislatore nazionale, regionale o locale, ma sarà una scelta imposta.
E se la normativa urbanistica o edilizia non rispetto la prevalenza dell'impresa si potranno far valere le proprie ragioni, ad esempio impugnando il piano regolatore o la variante, avanti al giudice amministrativo, invocando il regime costituzionale.
In sostanza saranno soggetti a rivisitazione tutti i vincoli paesaggistici, ambientali, culturali e di altro tipo previsti dalla normativa attuale e anche le prescrizioni conformative con limitazioni all'edilizia d'impresa.
Si introduce al posto della «salvaguardia ambientale» la «salvaguardia d'impresa» contro la normativa edilizia e urbanistica troppo restrittiva. Naturalmente l'abbinamento della gerarchia dei valori al procedimento di segnalazione di inizio attività e autocertificazione consentirà di aprire un'attività, riservando a una fase successiva la discussione se vi sia o stata o no violazioni di vincoli legittimi.
Si noti, infatti, che la normativa costituzionale avrebbe efficacia diretta una volta trascorsi i sei mesi concessi per l'adeguamento dell'ordinamento.
Si tratta, tra l'altro, di un lasso di tempo, eccessivamente ristretto: non ci sono i tempi tecnici per completare l'iter di varianti al piano regolatore o modifiche simili. La conseguenza sarà che le norme costituzionali saranno invocate per dimostrare l'illegittimità sopravvenuta di vincoli o limiti all'edilizia d'impresa. In sostanza si può anche immaginare che un imprenditore inizi a costruire o a ristrutturare confidando di poter dimostrare in giudizio che il vincolo esistente non sia legittimo perché limita oltre lo «stretto necessario» il diritto di iniziativa economica. Quindi la norma costituzionale potrà produrre effetti diretti anche prima e in assenza di adeguamento della normativa edilizia e urbanistica generale e locale, mediante il richiamo diretto dell'articolo 118.
da Italia Oggi del 19.06.10
Deregulation e meno controlli. Ecco il ddl costituzionale: in economia promossa la «responsabilità personale». La nuova Carta per l'economia. Oggi in Consiglio l'articolo 41: responsabilità personale e controlli ex post.
Partirà dall'esame del testo presentato oggi in consiglio dei ministri il percorso di modifica degli articoli 41 e 118 della Costituzione. Il disegno di legge costituzionale aggiunge due nuovi commi all'articolo sulla libera iniziativa economica privata per sancire il principio che la Repubblica promuove il valore della «responsabilità personale in materia di attività economica non finanziaria». Altro principio inserito riguarda i controlli sulle attività economiche e sociali che diventeranno solo «ex post». Le aggiunte all'articolo 118 serviranno invece per riconoscere da parte dello stato, le regioni e gli enti locali l'istituto della «segnalazione inizio attività» e quello dell'autocertificazione. Nella relazione che accompagna il disegno di legge viene ricordato che l'Italia ha davanti a sé l'alternativa tra il declino e lo sviluppo. Se si vuole il declino «basta lasciare le cose come stanno» se invece si persegue l'obiettivo dello sviluppo «occorre scaricare una parte della zavorra». (...)
ROMA - Nello scenario globale l'Italia ha davanti a sé l'alternativa «tra declino e sviluppo». Se si vuole il declino, «basta lasciare le cose come stanno». Se al contrario si persegue l'obiettivo dello sviluppo, occorre «scaricare una parte della zavorra».
Parte da questa premessa, contenuta nella relazione esplicativa, lo schema di disegno di legge costituzionale in materia di libertà d'impresa, che affronta oggi l'esame preliminare il Consiglio dei ministri. Due nuovi commi da aggiungere all'articolo 41 della Costituzione, per sancire il principio che la Repubblica promuove il valore della responsabilità personale in «materia di attività economica non finanziaria». Vi si aggiunge l'ulteriore principio in base al quale gli interventi regolatori dello stato, delle regioni e degli enti locali che riguardano le attività economiche e sociali «si informano al controllo ex post».
Dall'ambito di applicazione del nuovo istituto della segnalazione di inizio attività sono escluse le fattispecie sottoposte al codice penale o che derivano dall'attuazione delle direttive comunitarie o internazionali. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge costituzionale, sia lo stato che gli enti locali dovranno provvedere ad adeguare le rispettive normative in materia urbanistica «in modo che le restrizioni del diritto di iniziativa economica siano limitate allo stretto necessario per salvaguardare altri valori costituzionali».
Entro tre mesi dovrà essere reso pubblico l'elenco dei casi «che escono dal campo di applicazione» della nuova normativa. La mancata pubblicazione, «salvo che riguardo alle leggi penali che prevedono fattispecie di delitto e alle normative internazionali, vale a salvare la buona fede di chi ha intrapreso un'attività economica e sociale».
Prende dunque formalmente avvio il pacchetto di misure a favore della libertà di impresa, annunciato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. La prima fase è affidata al disegno di legge ordinario. Il timing prevede che la «segnalazione di inizio attività» sia affiancata dalla nuova disciplina dello sportello unico. La seconda fase è consegnata alle nuove norme costituzionali. «Il mondo è radicalmente cambiato con la globalizzazione. La competizione, non solo tra imprese ma fra interi sistemi, fa ormai parte della realtà», si legge nella relazione. La premessa è che le regole giuste «sono un investimento», mentre quelle sbagliate «sono un costo». Possono essere sbagliate in sé, «ma anche perché sono troppe».
Un grafico allegato al ddl mostra che le pagine totali della Gazzetta ufficiale nel 2009 sono state 15.923, per 4,7 chilometri di lunghezza e 993 metri quadri di superficie. Segue l'impietoso elenco dei giorni che occorrono per i vari adempimenti amministrativi e il numero di amministrazioni coinvolte. La posizione dell'Italia nella classifica internazionale relativa alla «facilità di fare impresa» è assai poco incoraggiante: il 78°posto.
Si è scelta la strada della semplificazione, non quella dell'abrogazione e della delegificazione, nella convinzione che per liberarsi dalla «manomorta esercitata dalle burocrazie» sia necessaria una «rivoluzione mirata a liberare l'economia reale dalla manomorta statale».
Quanti ai tempi inevitabilmente lunghi del percorso di revisione costituzionale, nella relazione si ricorda che la legge costituzionale istitutiva della bicamerale D'Alema «è stata approvata in quattro mesi».
Dall'opposizione giunge un invito al governo perché si limiti a seguire la strada della legge ordinaria. «Se proprio non riesce ad accettare le nostre proposte - osserva Michele Ventura, vicepresidente vicario del gruppo del Pd alla Camera - il consiglio dei ministri potrebbe occuparsi di proporre una sua legge per la semplificazione». Al contrario, si perde tempo «a ciarlare di inutili manomissioni della carta. L'articolo 41, tra l'altro, è importantissimo e ha garantito nella storia della Repubblica, la libertà e i valori sociali dell'impresa».
TRA LE NOVITÀ - Gli interventi regolatori dello Stato e delle autonomie locali si uniformano al principio delle verifiche successive e non ex ante
CAMBIA ANCHE L'ART.118 - Viene riconosciuto ed esteso l'istituto della segnalazione di inizio attività e quello della autocertificazione
da Il Sole 24ore del 18.06.10
Autocertificazione per Costituzione. In Consiglio dei ministri arriva il ddl di riforma costituzionale per incrementare la libertà d'impresa. Atti fai-da-te e segnalazioni d'inizio attività nella carta fondativa
L'autocertificazione e la segnalazione di inizio attività finiranno in Costituzione. Con un disegno di legge di riforma della Carta fondamentale della Repubblica, il governo punta a garantire maggiore libertà d'impresa. Il testo, che ItaliaOggi anticipa a lato [in calce, ndr], verrà discusso oggi in consiglio dei ministri. A proporlo, il ministro dell'economia, Giulio Tremonti. Due gli articoli della Costituzione oggetto di modifica: l'articolo 41 (con cui la legge fondamentale tutela la libera iniziativa economica) e l'articolo 118 (che disciplina l'esercizio delle funzioni amministrative di comuni, province, città metropolitane, regioni e stato centrale).
Andiamo con ordine. Il ddl costituzionale proposto da Tremonti non rivoluziona, ma integra l'art. 41. Che si arricchirà di un nuovo principio da promuovere: quello della «responsabilità personale in materia di attività economica non finanziaria». Non solo. Il testo di legge dispone che «gli interventi regolatori dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali che riguardano le attività economiche e sociali si informano al controllo ex post».
In sostanza, la Costituzione imporrà un controllo a valle sul rispetto delle leggi che riguardano attività economiche e sociali. E non a monte. A riguardo, nella relazione al ddl, si legge: «È stato obiettato che l'art.41 della Costituzione ha funzionato perché non ha impedito nessuna legge di semplificazione. È vero, è anche però vero che non ha neppure impedito nessuna legge di complicazione! È per questo che con la presente legge costituzionale», spiega l'estensore della norma, «non solo viene "potenziato" l'art.41, in raccordo con la modifica dell'art. 118, ma lo si fa diventare anche un baluardo costituzionale contro la complicazione normativa, vincolante per tutti i livelli dell'ordinamento». Ed è qui che si inserisce la modifica proposta all'articolo 118. Un restyling, che ha effetti ancora più incisivi, perché traduce in pratica il principio della semplificazione. Quel «nodo di Gordio», si legge nella relazione al ddl, che «non si scioglie, ma si taglia con un colpo di spada». Il fendente immaginato dal ddl è dunque l'inserimento in Costituzione degli strumenti di autocertificazione e segnalazione di inizio attività, per l'avvio di nuove imprese. Due istituti normativi che «stato, regioni ed enti locali» dovranno «riconoscere» ed estendere «necessariamente» a tutte le ipotesi «ragionevolmente applicabile». Escludendo, dunque, quelle per cui le leggi prevedano ricadute penali, fattispecie di delitto, nonché le norme direttamente derivanti «dalla attuazione dalle normative comunitarie o internazionali».
Una volta approvata la riforma costituzionale, le amministrazioni dello stato, a qualunque livello esse siano (centrale o periferico), avranno appena sei mesi per «adeguare le proprie normative», così da limitare «allo stretto necessario» le restrizioni del diritto di iniziativa economica. Restrizioni che, in base al ddl, saranno giustificate solo «per salvaguardare altri valori costituzionali». Ma le stesse amministrazioni avranno ancora meno tempo, appena tre mesi dall'entrata in vigore della legge costituzionale, per «rendere pubblico l'elenco dei casi» non interessati all'estensione di autocertificazione e segnalazione di inizio attività. A riguardo, il ddl avverte che la mancata pubblicazione dei casi «vale a salvare la buona fede di chi ha intrapreso un'attività economica e sociale». Si tratta, in sostanza, di un salvacondotto per l'imprenditore che non rispetta vincoli burocratici per difetto di conoscenza. Un lasciapassare, chiarisce il ddl, che non scatta per «le leggi penali che prevedono fattispecie di delitto e alle normative comunitarie o internazionali».
Il ddl scommette dichiaratamente su una «visione positiva della persona, delle sue associazioni, della sua capacità d'intrapresa». Nella relazione si legge: «si può (si deve) considerare il cittadino, prima che come un controllato dallo stato, come risorsa della collettività; si può sostituire il controllo ex ante della p.a. (che fa perdere tempo in burocrazia) con un controllo ex post (che avviene senza ritardare l'inizio dell'attività); si può considerare il bene comune non più come monopolio del potere pubblico, ma come un'auspicata prospettiva della responsabilità nell'agire privato».
da Italia Oggi del 18.06.10
Il testo di ddl costituzionale
1. All'art. 41, ultimo comma, della Costituzione sono aggiunti i seguenti commi:
«La Repubblica promuove il valore della responsabilità personale in materia di attività economica non finanziaria.
Gli interventi regolatori dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali che riguardano le attività economiche e sociali si informano al controllo ex post».
2. All'art.118, ultimo comma, della Costituzione è aggiunto il seguente comma:
«Stato, Regioni ed Enti locali riconoscono l'istituto della segnalazione di inizio attività e quello della autocertificazione, lo estendono necessariamente a tutte le ipotesi in cui è ragionevolmente applicabile, con esclusione degli ambiti normativi ove le leggi penali prevedono fattispecie di delitto o che derivano direttamente dalla attuazione dalle normative comunitarie o internazionali».
3. «In materia urbanistica lo Stato, le Regioni, le Città metropolitane, le Province e i Comuni entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge costituzionale provvedono anche ad adeguare le proprie normative in modo che le restrizioni del diritto di iniziativa economica siano limitate allo stretto necessario per salvaguardare altri valori costituzionali.
4. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni, ciascuno per quanto di propria competenza, entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge costituzionale provvedono a rendere pubblico l'elenco dei casi che escono dal campo di applicazione del comma 2 della presente legge costituzionale. La mancata pubblicazione, salvo che riguardo alle leggi penali che prevedono fattispecie di delitto e alle normative comunitarie o internazionali, vale a salvare la buona fede di chi ha intrapreso un'attività economica e sociale».
Il testo del Maxiemendamento alla manovra correttiva (Dl 18/2010), approvato con fiducia dal Senato il 15 luglio 2010: ora la Camera, entro il 30 luglio prossimo, deve convertire il tutto in legge.
Atto Senato n. 2228 - XVI Legislatura
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