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Timestamp: 2020-08-13 15:23:39+00:00
Document Index: 163615463

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Sentenza Cassazione Civile n. 26180 del 19/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26180 del 19/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 19/12/2016, (ud. 20/10/2016, dep.19/12/2016), n. 26180
sul ricorso 6179-2014 proposto da:
ROMA, VIA. CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE
PULLI, MAURO RICCI, EMANUELA CAPANNOLO giusta procura speciale a
B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO POMA
rappresenta e difende giusta mandato speciale a margine del
avverso la sentenza n. 364/2012 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,
difensore del ricorrente che si riporta ai motivi scritti.
2. La Corte di appello di Trieste, con sentenza del 7 marzo 2013, decidendo in sede di rinvio da Cass. n. 15149/2008, riformava la sentenza della Corte d’appello di Venezia e, in parziale accoglimento del gravame svolto dall’attuale intimato, dichiarava il diritto di B.G. all’assegno di invalidità a decorrere dal marzo 2004 e, per l’effetto, condannava l’INPS al pagamento del beneficio con la stessa decorrenza, oltre accessori di legge.
3. L’INPS contestava, all’esito delle conclusioni espresse dall’ausiliare officiato nel giudizio di rinvio, che il riconoscimento delle condizioni invalidanti dal 2004 implicasse non già la conferma dell’assegno originario con decorrenza dal momento della revoca (avvenuta nel 1999), sibbene la riattribuzione, ex novo, della prestazione, con nuovo accertamento del requisito contributivo (e cioè tre anni di contribuzione negli ultimi cinque assicurati), insussistente nel 2004 (poichè la copertura assicurativa dell’assistito arrivava solo fino al 31/12/1995).
4. la Corte territoriale riteneva nuova la questione relativa alla sussistenza del requisito contributivo, mai sollevata nei precedenti gradi di giudizio, e comunque non scrutinabile in quella fase del giudizio, per essere la materia del contendere inderogabilmente delimitata dalla sentenza di rinvio.
5. Per completezza, la Corte territoriale riteneva sussistente la copertura assicurativa e riconosceva, pertanto, il possesso, da parte dell’assistito, del requisito contributivo.
6. Per la cassazione di tale sentenza l’INPS propone ricorso, affidato ad un motivo, con il quale denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 394 c.p.c. e nullità della sentenza e del procedimento (art. 360 c.p.c., n. 4).
7. L’assistito ha resistito con controricorso.
8. L’Istituto censura la sentenza per non avere accertato anche il requisito contributivo, una volta riconosciuto il requisito sanitario, non comportando tale accertamento un ampliamento del thema decidendum.
9. la Corte d’Appello, nella vicenda all’esame, fonda la statuizione ora impugnata non solo, in negativo, sulla ritenuta preclusione della delibazione, per novità della questione relativa alla sussistenza del requisito contributivo (mai sollevata nei precedenti gradi di giudizio) e per essere l’ambito della materia del contendere delimitato dalla sentenza di rinvio, ma anche, in positivo (“Solo per completezza” si legge), sulla ritenuta sussistenza della copertura assicurativa.
10. Nessuna censura svolge, invero, il ricorso avverso la seconda argomentazione che, per il suo contenuto decisorio – la disamina sulla sussistenza del requisito costitutivo della prestazione – non può ritenersi svolta semplicemente ad abundantiam (nel qual caso sarebbe stata non impugnabile; v., fra le altre, Cass. 7074/2006), attesa la netta affermazione conclusiva, del seguente tenore: “Da tutto ciò consegue che il ricorrente possedeva il requisito contributivo richiesto dalla legge” (così a pag. 7 della sentenza impugnata).
11. Ne consegue che il ricorso dell’INPS, incentrato sulla mera critica all’asserita preclusione all’accertamento della sussistenza anche del requisito contributivo, non introduce nel giudizio impugnatorio innanzi a questa Corte un mezzo d’impugnazione centrato sulla ragione del decidere emergente dalla sentenza impugnata.
12. Il ricorso deve, pertanto, dichiararsi inammissibile.
13. La condanna alle spese di lite, liquidate come in dispositivo, segue la soccombenza, con distrazione in favore dell’avvocato Giuseppe Sante Assennato, per dichiarato anticipo fattorie.
15. Essendo il ricorso in questione (avente natura chiaramente impugnatoria) da dichiararsi inammissibile, deve provvedersi in conformità.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 2.500,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge e rimborso forfettario del quindici per cento, con distrazione in favore dell’avvocato Giuseppe Sante Assennato, dichiaratosi antistatario. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.