Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-iii/capo-ix/sezione-i/art1710.html
Timestamp: 2019-11-17 04:31:50+00:00
Document Index: 54985297

Matched Legal Cases: ['art. 1710', 'art. 1710', 'art. 1710', 'art. 1176', 'art. 1710', 'art. 354', 'art. 354', 'art. 1177', 'art. 1229', 'art.1710', 'art. 597', 'art. 563', 'art. 563', 'art. 363', 'art. 1710', 'art. 1710', 'art. 1176', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1708', 'sentenza ', 'art. 1710', 'sentenza ', 'art. 1710', 'art. 2', 'sentenza ']

Art. 1710 codice civile - Diligenza del mandatario - Brocardi.it
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Articolo 1710 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1710 Codice civile
Il mandatario è tenuto a eseguire il mandato [1703] con la diligenza del buon padre di famiglia (1); ma se il mandato è gratuito [1709], la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore (2).
(1) Il dovere di diligenza non copre solo l'esecuzione del mandato ma anche gli atti preordianti e strumentali ad essa.
(2) La regola concerne l'an della responsabilità ma non il quantum: ciò significa che le ipotesi di colpa meno gravi non rilevano ma, una volta accertata la responsabilità del mandatario (1218 c.c.), questi deve risarcire l'intero danno (1223 c.c.).
Il primo comma è applicazione del principio che stabilisce che il debitore deve adempiere con la diligenza ordinaria (1176 c.c.). Tuttavia, se il mandatario non riceve un compenso per la propria opera, è opportuno far gravare su di lui una minor responsabilità.
Il secondo comma è espressione di un dovere di collaborazione che incombe sul mandatario e che gli impone di comunicare al mandante le circostanze che possono incidere sullo svolgimento dell'incarico, in modo che questi possa assumere le determinazioni che ritiene necessarie.
Spiegazione dell'art. 1710 Codice civile
La responsabilità del mandatario
La diligenza che dev'essere prestata dal mandatario è quella del buon padre di famiglia.
D'art. 1710 fa un'applicazione del principio sancito dall'art. 1176. Com'è detto nella relazione ministeriale (n. 559), la diligenza espressa felicemente dalla formula elaborata dalla giurisprudenza romana riassume quel complesso di cure e di cautele che ogni debitore deve impiegare normalmente nell'adempiere la sua obbligazione e deve essere commisurata al tipo speciale del singolo rapporto. Donde consegue che se il mandato è gratuito il giudice deve valutare meno rigorosamente la responsabilità per colpa. Si tratta però unicamente di valutazione meno rigorosa: anche il mandatario non retribuito deve prestare la diligenza del buon padre di famiglia; il giudice può assolverlo dalla responsabilità per danni quando sia incorso in una lieve negligenza scusabile. Il principio dell'attenuazione è relativo e va applicato con riguardo alle circostanze concrete, tra cui anche la qualità del mandatario.
L'obbligo di custodia del mandatario
Nella disposizione dell'art. 1710 è rimasta assorbita quella dell'art. 354 dell'abrogato codice di commercio. Il mandatario secondo il cennato art. 354 era responsabile dei danni verificatisi alle cose detenute per conto del mandante, salvo che potesse dimostrare che essi erano derivati da caso fortuito, da forza maggiore, da vizio delle cose o dalla loro natura. Trattavasi di responsabilità di carattere eccezionale propria del mandato commerciale, dipendente da un particolare dovere di custodia. La disposizione, che diede luogo a difficoltà di applicazione anche perché eccessivamente rigorosa, è rimasta assorbita perché il codice vigente regola in via generale l'obbligazione di custodire, che sussiste sempre quando vi è l'obbligazione di consegnare una cosa determinata (art. 1177). La diligenza che il custode deve prestare è pure quella del buon padre di famiglia che, come si è dianzi accennato, e stata assunta come tipo unico e fondamentale di diligenza the it debitore deve impiegare nell'adempimento dell'obbligazione.
Il regolamento convenzionale della responsabilità del mandatario
Mandante e mandatario possono, com'era anche per i codici precedenti, convenzionalmente stabilire una valutazione diversa della diligenza a cui il secondo è tenuto.
Nel caso di attenuazione vale la limitazione di ordine generale posta dall'art. 1229: è nullo qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente le responsabilità del debitore per dolo o colpa grave. Il mandatario può invece addossarsi anche l'onere del caso fortuito.
Quali circostanze sopravvenute il mandatario deve notificare al mandante
Il secondo comma dell'art.1710 statuendo che il mandatario deve rendere note al mandante le circostanze sopravvenute che possono determinare la revoca o la modificazione del mandato, muove dalle premesse: a) che il mandatario deve sempre comportarsi in modo da tutelare efficacemente gli interessi della persona per cui agisce; b) la valutazione definitiva di tali interessi spetta al mandante; c) il mandato è per sua natura revocabile e modificabile.
È rimesso al prudente criterio del mandatario vedere quali sono in concreto le circostanze che possono determinare la revoca o la modificazione del mandato. Come esempi si possono indicare: l'aggravamento dei rischi dell'affare, le diminuite probabilità di lucro, le imprevedute difficoltà di ordine tecnico, i nuovi oneri fiscali, l'opportunità di variare i prezzi di acquisto o di vendita per vincere la concorrenza, le nuove circostanze che potrebbero determinare un conflitto d'interessi tra il mandatario e il mandante ovvero hanno reso molto gravosa e difficile per il mandatario l'esecuzione del mandato.
Il mandatario anche nell'adempimento di quest'obbligo risponde della diligenza del buon padre di famiglia ed è tenuto al risarcimento di quei danni che il mandante dimostra di aver subito a causa del mancato avviso.
518 La sezione si apre con una disposizione (art. 597) che regola integralmente e sistematicamente la responsabilità del mandatario, unificando gli articoli 561 e 563 del progetto della Commissione reale e riunendoli in una formulazione più organica: quando, infatti, nel primo comma dell'articolo è detto come funziona la colpa del mandatario, è inutile aggiungere, come fa l'art. 563 del progetto del 1936, seguendo i il codice vigente, che il mandatario risponde anche del dolo.
Ho, invece, mantenuto ferma la tradizionale norma dell'art. 563 del progetto del 1936 sul mandato gratuito, che parla di responsabilità valutata "meno rigorosamente"; volendo attenuare la responsabilità in relazione all'inesistenza di un compenso, non mi è sembrato di potermi riferire alla colpa in concreto, per la quale, dato un soggetto molto accurato, si potrebbe giungere anche ad un aggravamento.
Nel secondo comma ho inserito la opportunità a norma dell'art. 363 cod. comm. che, consacrando un obbligo di buona esecuzione del mandate, ha portata generale e si riferisce quindi anche al mandato civile.
Massime relative all'art. 1710 Codice civile
Cass. civ. n. 19778/2003
In tema di mandato, grava sul mandatario l'obbligo di compiere gli atti giuridici previsti dal contratto con la diligenza del buon padre di famiglia (art. 1710 c.c.), con quella diligenza, cioè, che è lecito attendersi da qualunque soggetto di media avvedutezza e accortezza, memore dei propri impegni, cosciente delle relative responsabilità. E sulla scorta di tale criterio, di generale applicazione in tema di adempimento delle obbligazioni (art. 1176 c.c.), che deve valutarsi la condotta del mandatario, onde stabilire se egli sia venuto meno alle sue obbligazioni nei confronti del mandante, sicché, se a giustificazione dell'eventuale inadempimento venga addotto (come nella specie) il fatto del terzo, per liberarlo da responsabilità è necessario che tale fatto sia del tutto estraneo ad ogni suo obbligo di ordinaria diligenza, nel senso che egli non abbia omesso di sperimentare quei rimedi che, nel caso concreto, e nei limiti segnati dal criterio della diligenza del buon padre di famiglia, avrebbero dovuto apparirgli necessari o utili per rimuovere l'ostacolo all'esecuzione dell'obbligo assunto ex contractu.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19778 del 23 dicembre 2003)
Cass. civ. n. 2149/2000
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2149 del 25 febbraio 2000)
Cass. civ. n. 2444/1995
Il mandatario, essendo tenuto al compimento, con la diligenza del buon padre di famiglia, degli atti preparatori e strumentali alla esecuzione del mandato (art. 1708 - 1710 c.c.), ha il dovere di informare tempestivamente il mandante anche della eventuale mancanza o inidoneità dei documenti all'uopo necessari secondo le norme di legge vigenti. (Nella specie il mandatario con procura a vendere un autoveicolo ed a richiedere la trascrizione della vendita nel P.R.A. aveva omesso di comunicare, prima della vendita e della consegna del veicolo, che la procura, essendo priva dell'autenticazione della firma, non gli consentiva di richiedere la trascrizione).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2444 del 2 marzo 1995)
Cass. civ. n. 8099/1990
A norma dell'art. 1710 c.c., al mandatario fa carico l'obbligazione di compiere quell'atto o quegli atti giuridici che dal contratto di mandato sono previsti con la diligenza del buon padre di famiglia, cioè con quella diligenza che è legittimo attendersi da qualunque soggetto di media avvedutezza ed accortezza. Pertanto, ove a giustificazione dell'inadempimento del mandato sia addotto il factum principis, a liberare il mandatario da responsabilità è necessario che l'ordine o il divieto dell'autorità costituisca un fatto totalmente estraneo alla volontà dell'obbligato ed ad ogni suo obbligo di ordinaria diligenza, nel senso che il mandatario non abbia omesso di sperimentare quei rimedi (amministrativi e/o giurisdizionali) che, nel caso concreto, nei limiti segnati dal criterio della diligenza del buon padre di famiglia, avrebbero dovuto apparirgli necessari o utili per rimuovere l'ostacolo all'esecuzione del mandato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8099 del 9 agosto 1990)
Cass. civ. n. 1929/1987
Le circostanze che il mandatario, ai sensi dell'art. 1710 c.c., è tenuto a rendere note al mandante e che possono determinare la revoca o la modificazione del mandato sono non solo le sopravvenute — intendendosi tali anche quelle preesistenti delle quali il mandatario abbia avuto conoscenza successivamente al conferimento del mandato — ma, in considerazione della ratio della norma che è diretta ad ovviare allo squilibrio fra la conoscenza del mandatario e l'ignoranza del mandante, anche le circostanze da quello conosciute prima del mandato, ovvero assunte contestualmente alla conclusione di quel contratto. (Nella specie la Suprema Corte ha fatto applicazione dell'enunciato principio nei confronti di un'agenzia di viaggio e turismo — regolata a norma dell'art. 2 del R.D. 23 novembre 1936, n. 2523, convertito in L. 30 dicembre 1937, n. 2650 — con riguardo al mandato ricevuto dal cliente per la conclusione di contratti di viaggio).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1929 del 24 febbraio 1987)