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Timestamp: 2017-12-13 02:03:21+00:00
Document Index: 82468569

Matched Legal Cases: ['art. 239', 'art. 13', 'art. 120', 'sentenza ', 'art. 245', 'sentenza ', 'art. 134', 'art. 134', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 239', 'art. 239', 'art. 239', 'art. 239', 'art. 239', 'sentenza ', 'art. 239', 'art. 239', 'art. 239', 'art. 700', 'art. 20', 'art. 5', 'art. 121', 'art. 41', 'art. 8', 'art. 20', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 1598', 'art. 2598', 'art. 125', 'art. 125', 'art. 121']

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Viola Zamboni
1 IP LAW GALLI Newsletter AVV. PROF. CESARE GALLI STUDIO LEGALE MILANO-BRESCIA-PARMA-VERONA MILANO SETTEMBRE 2008 SOMMARIO RECENTI SVILUPPI NEL DIRITTO INDUSTRIALE ITALIANO L Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione cessa la sua attività, lasciando in eredità al nuovo Governo un organica proposta di rafforzamento della protezione dei diritti di proprietà industriale, attualmente in discussione in Parlamento Giudicata incostituzionale un altra norma processuale del Codice della Proprietà Industriale: cause di merito a rischio senza gli interventi legislativi proposti dall Alto Commissario Dal 1 luglio 2008 rapporto di ricerca europeo anche sulle domande di brevetto italiane, senza costi per il richiedente Tre importanti pronunce del Tribunale di Milano e di quello di Monza rimettono in campo la protezione di diritto d autore anche per le opere di design anteriori alla riforma del 2001 IL CASO Il «rosso Ferrari» e l abbigliaggio delle vetture di Formula 1 della Casa di Maranello proteggibili come marchi di fatto che godono di rinomanza (Trib. Milano, ord. 2-7 agosto 2008) Il testo del provvedimento e del nostro ricorso L ARTICOLO Globalizzazione dell economia e tutela delle denominazioni di origine - La versione aggiornata di un articolo del Prof. Avv. Cesare Galli pubblicato in lingua inglese su Italian Intellectual Property A PROPOSITO DI NOI Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali aggiudica a un raggruppamento di cui fa parte il nostro Studio la gara di appalto per i servizi di consulenza giuridica sulla protezione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche L attività del Prof. Avv. Cesare Galli in seno all Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione Anche le Guide «Legal 500» e «Which Lawyer» segnalano nuovamente il Prof. Avv. Cesare Galli e il nostro Studio tra le eccellenze in Italia nel settore della Proprietà Intellettuale Le Riviste World Trademark Review e Top Legal International inseriscono il nostro Studio nella «Europe s Trade mark Elite» Il Prof. Avv. Cesare Galli eletto nel Comitato Esecutivo di AIPPI Italia Assoluce incarica il Prof. Avv. Cesare Galli e il nostro Studio di assisterla giudizialmente per ottenere la rimessione alla Corte di Giustizia C.E. della norma transitoria sulla protezione di diritto d autore dell industrial design La Rivista Top Legal inserisce nuovamente le sedi di Parma e Brescia del nostro Studio tra i più importanti uffici legali nella rispettiva area territoriale Recenti pronunce in materia di Proprietà Intellettuale ottenute dal nostro Studio (Marchi: Protezione di marchi celebri anche di colore contro l agganciamento; Prevalenza dell elemento denominativo nei marchi complessi e affinità merceologica all interno dei prodotti di abbigliamento; Mancanza di affinità merceologica tra olio e vino, da una parte, e prodotti dolciari da forno, dall altra Brevetti: Riconoscimento della contraffazione in sede cautelare in difformità dalle conclusioni del consulente tecnico d ufficio; Possibilità di correzione di ordinanza cautelare collegiale ad opera del Giudice che la ha emessa; Incompetenza delle Sezioni Specializzate su domande di responsabilità civile da diffamazione presentate come connesse ad una domanda di nullità di brevetto Disegni e modelli: Inapplicabilità dell art. 239 C.P.I. nel testo introdotto nel 2007 ad attività contraffattorie poste in essere in epoca anteriore alla sua entrata in vigore Concorrenza: Imitazione parassitaria dell aspetto grafico di un segno distintivo Attività internazionale dello Studio nel settore IP) Le nostre ultime pubblicazioni e i Convegni
2 RECENTI SVILUPPI NEL DIRITTO INDUSTRIALE ITALIANO L Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione cessa la sua attività, lasciando in eredità al nuovo Governo un organica proposta di rafforzamento della protezione dei diritti di proprietà industriale, attualmente in discussione in Parlamento Anche l Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione ha fatto le spese della politica di risparmi inaugurata dal nuovo Governo. Il d.l. 25 giugno 2008, n. 112, contenente la cosiddetta «manovra economica estiva» varata dal Governo italiano per il riordino dei conti pubblici, ha infatti soppresso questo organismo, insieme a numerose altre strutture con compiti di coordinamento, ritenute non strettamente necessarie, data l urgenza di reperire risorse per far fronte alle difficoltà nel bilancio dello Stato. La scelta di includere l Alto Commissario tra gli enti da sopprimere è stata molto criticata dagli ambienti interessati, italiani e stranieri, anche perché l esperienza dell Alto Commissario era considerata un esempio da seguire a livello internazionale e comunitario. In particolare, un documento sottoscritto dalle maggiori organizzazioni imprenditoriali e sindacali, a partire da Confindustria e INDICAM, ha rivolto un appello al Governo ricordato l attività svolta dall Alto Commissario e i risultati ottenuti nel coordinamento delle diverse forze impegnate nella lotta alla contraffazione, nell offrire alle imprese un punto di riferimento per confrontare e convogliare le istanze da rivolgere all autorità politica e nell elaborare nuove norme in grado di rendere più efficace la protezione dei diritti di proprietà industriale. Non a caso il disegno di legge n. 1441, presentato dal Governo come «collegato» alla manovra economica d estate, comprende alcuni articoli specificamente dedicata alla lotta alla contraffazione, che sono il frutto dell attività di un Gruppo di Lavoro insediato dall Alto Commissario (e di cui ha fatto parte anche il Prof. Avv. Cesare Galli). In particolare, il progetto elaborato dall Alto Commissario comprendeva una revisione delle norme del Codice della Proprietà Industriale, che riprendeva in gran parte il lavoro svolto dalla Commissione di esperti insediata dal Ministro delle Attività Produttive nella XIV Legislatura (cfr. IP_LAW_GALLI Newsletter, aprile 2006), aggiornandolo con le disposizioni rese necessarie per effetto della più recente evoluzione normativa e giurisprudenziale, nonché le norme penali (sostanziali e processuali) del «pacchetto anticontraffazione», messo a punto sempre in sede di Alto Commissario (cfr. IP_LAW_GALLI Newsletter, dicembre 2007/gennaio 2008), in una nuova versione perfezionata, per tener conto anche delle osservazioni provenienti dalle categorie interessate. Di questo progetto il disegno di legge comprende però soltanto una parte: gli artt. 10, 11 e 12 del disegno di legge riprendono quasi alla lettera le disposizioni che elevano le sanzioni per la contraffazione penale (da uno a sei anni di reclusione, in luogo dell attuale sanzione fino a tre anni, con un aggravante specifica che porta la pena minima a due anni e la massima a otto quando la contraffazione è commessa su ingenti quantità o con modalità di tipo continuativo e organizzato); introducono un analoga sanzione per la contraffazione di denominazioni d origine di prodotti agroalimentari; prevedono la confisca e consentono la distruzione anticipata delle merci contraffattorie, mediante il ricorso alla procedura del c.d. incidente probatorio; ed estendono alle indagini sulla contraffazione la possibilità di fare ricorso ad operazioni sotto copertura, sequestro ritardato e consegna controllata, dimostratesi molto efficaci nel contrasto ad altre fattispecie criminose come il traffico di droga. Meno felice appare la norma del disegno di legge n dedicata alle innovazioni di argomento civilistico: in questo caso del testo predisposto dall Alto Commissario (ed elaborato in particolare dal Prof. Avv. Cesare Galli) l art. 13 del disegno di legge riprende la norma che introduce la cosiddetta «priorità interna», ossia la possibilità di rivendicare la priorità di una domanda di 2
3 brevetto italiano anche in una successiva domanda di brevetto egualmente depositata nel nostro Paese); la riscrittura della disposizione transitoria in materia di diritto d autore sulle opere dell industrial design, che chiarisce come anche le opere create anteriormente alla riforma del 2001 siano oggetto di tale protezione; la correzione dell art. 120 C.P.I., che esclude le cause in materia di diritti di proprietà industriale «non titolati» dall onere di comunicazione all U.I.B.M.; e una delega, molto generica, all ulteriore revisione del Codice. Sono invece rimaste fuori da questo testo le ulteriori disposizioni che ritoccavano gli artt. 122 e 134 C.P.I. sulla legittimazione e la competenza e la relativa norma transitoria che le rendeva applicabili a tutti i giudizi in corso, nell intento di mettere i processi di diritto industriale al riparo da possibili censure di incostituzionalità, analoghe a quelle che già hanno portato a due pronunce di bocciatura di altrettante disposizioni processuali contenute nel Codice da parte della Corte Costituzionale e che, in relazione a queste norme, rischierebbero di bloccare o rallentare moltissime cause in corso; la norma transitoria che consentiva la prosecuzione davanti alle Sezioni Specializzate dei processi d appello contro le sentenze di primo grado rese in processi cominciati anteriormente all istituzione di tali Sezioni; la disposizione che colmava il vuoto normativo su presupposti e ambito di tutela dei segni distintivi non registrati, codificando la protezione contro il look-alike già riconosciuta da parte della giurisprudenza. Ed anche la formulazione della delega per la revisione del Codice è molto più restrittiva di quella predisposta dal Gruppo di lavoro dell Alto Commissario per la revisione del Codice che includeva espressamente tra i criteri da seguire quello di «rafforzare e rendere più efficace la protezione dei diritti di proprietà industriale, in particolare contro il parassitismo, anche sul piano processuale» : il che in pratica rischia di rendere inutilizzabile la parte più qualificante dello schema di disegno di legge predisposto dalla Commissione di esperti insediata proprio dal Governo Berlusconi (e dal Ministro Scajola) nella XIV Legislatura. Da più parti si auspica quindi la presentazione di emendamenti, nel corso dell esame parlamentare del provvedimento, che consentano di ripristinare queste disposizioni. Giudicata incostituzionale un altra norma processuale del Codice della Proprietà Industriale: cause di merito a rischio senza gli interventi legislativi proposti dall Alto Commissario Con la sentenza n. 112 del 14/24 aprile 2008 la Corte Costituzionale ha ritenuto illegittimo per eccesso di delega l art. 245, comma 2 C.P.I., ossia la norma che prevedeva la competenza delle Sezioni Specializzate in Proprietà Industriale istituite presso dodici Corti d Appello della penisola anche per le cause d appello promosse contro sentenze rese in cause instaurate anteriormente all istituzione delle Sezioni Specializzate, avvenuta con il d.lgs. n. 168/2003). Sul piano pratico, ciò significa che in queste cause d appello dovrà essere dichiarata l incompetenza del Giudice adito e le cause dovranno essere reinstaurate davanti ai Giudici che sarebbero stati competenti secondo le ordinarie regole di competenza, con prevedibili allungamenti dei tempi di questi processi. E questa la seconda volta che i Giudici costituzionali considerano illegittima per eccesso di delega (ossia perché il legislatore delegato, cioè il Governo, sarebbe andato oltre i limiti della delega concessagli dal Parlamento) una disposizione del Codice. La Corte Costituzionale era già intervenuta con la sentenza n. 170 del 17 maggio 2007, dichiarando parzialmente illegittimo l art. 134 C.P.I., nella parte in cui sottoponeva le cause di diritto industriale al c.d. rito societario. Rispetto a quella prima pronuncia, i Giudici hanno tuttavia approfondito la motivazione, evidenziando che l eccesso di delega deriverebbe dal fatto che la legge 12 dicembre 2002, n. 273 avrebbe concesso al Governo due deleghe ben distinte: una per l emanazione di disposizioni processuali, esercitata e «consumata» con il d.lgs. n. 168/2003 istitutivo delle Sezioni Specializzate; l altra di mero riordino delle disposizioni in materia di proprietà industriale, senza la possibilità d introdurre innovazioni, almeno di ordine processuale, esercitata (dopo essere stata prorogata) con il varo del Codice. 3
4 Questo nuovo intervento della Corte molto discutibile, posto che nella materia del diritto industriale l intreccio tra disposizioni sostanziali e processuali è quasi inestricabile e che d altra parte la delega per il varo del Codice si configurava come «di riassetto», e quindi atta a giustificare anche modifiche di portata innovativa delle norme preesistenti sembra quindi prefigurare problemi di costituzionalità anche per altre disposizioni del Codice, con effetti potenzialmente dirompenti sui processi di merito in corso, ed in particolare su quelli già in grado di appello. Appunto per scongiurare questi problemi, il Prof. Avv. Cesare Galli aveva proposto, in seno al Gruppo di Lavoro istituito dall Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione per l elaborazione di nuove norme idonee a rafforzare la protezione dei diritti di proprietà industriale, che le norme più a rischio d incostituzionalità (in particolare gli art. 134 e 122 C.P.I.) venissero riadottate con legge ordinaria, in un testo lievemente modificato e reso applicabile, in via di diritto transitorio, anche in tutti i processi in corso; e che comunque i processi di appello già instaurati davanti alle Sezioni Specializzate sulla base della disposizione dichiarata incostituzionale con quest ultima sentenza proseguissero davanti alle medesime Sezioni Specializzate, in modo da evitare rallentamenti. Come già si è detto, questa proposta, compresa nel testo predisposto dal Gruppo di Lavoro, non è stata invece inclusa nelle norme dedicate alla proprietà industriale nel «collegato» alla manovra finanziaria estiva (d.d.l. del Governo n. 1441), ma si auspica che possa essere introdotta nella legge in sede di emendamento, durante la discussione parlamentare. Dal 1 luglio 2008 rapporto di ricerca europeo anche sulle domande di brevetto italiane, senza costi per il richiedente L art. 1 del D.M. 3 ottobre 2007 (cfr. IP_LAW_GALLI Newsletter, dicembre 2007/gennaio 2008) ha consentito all Ufficio Italiano Brevetti e Marchi di affidare all Ufficio Europeo dei Brevetti la ricerca di anteriorità concernente i brevetti italiani (sinora concessi senza esame preventivo di novità), al dichiarato fine di rafforzamento dei medesimi. Nel frattempo la convenzione tra U.I.B.M. e U.E.B. è stata effettivamente stipulata e un ulteriore decreto ministeriale (D.M. 27 giugno 2008) ha dato quindi attuazione a questa nuova procedura. Per effetto di essa sulle domande di brevetto italiane depositate a partire dal 1 luglio 2008 (e che non risultino prima facie non brevettabili) sarà effettuato a cura dell U.E.B. una ricerca di anteriorità corrispondente a quella cui sono sottoposti i brevetti europei, ma senza pagamento dell apposita tassa di esame: i richiedenti dovranno soltanto depositare la traduzione in inglese della domanda di brevetto, o versare l importo (quasi simbolico) di 200 Euro per le spese di traduzione a cura dell Ufficio. L U.I.B.M. si sta quindi dotando delle strutture idonee per poter procedere alle susseguenti attività di esame. Tre importanti pronunce del Tribunale di Milano e di quello di Monza rimettono in campo la protezione di diritto d autore anche per le opere di design anteriori alla riforma del 2001 Il diritto transitorio relativo alla protezione di diritto d autore delle opere dell industrial design ha formato oggetto di tre significative pronunce, intervenute nel giro di pochi mesi, ad opera dei Tribunali di Milano e di Monza, che ne hanno fornito interpretazioni divergenti, ma dalle quali traspare egualmente il disagio per la formulazione infelice della norma. Come è noto, la protezione di diritto d autore per le opere di design dotate di carattere creativo e di valore artistico è stata introdotta nell ordinamento italiano nel 2001, in occasione dell attuazione della Direttiva n. 98/71/C.E.. La norma allora adottata prevedeva tuttavia assurdamente per questa protezione una durata molto più breve di quella attribuita alle altre opere tutelate dal diritto d autore: ventincinque anni dopo quello della morte dell autore, anziché settanta come per tutte le altre. Un assurdo che non solo sviliva ingiustamente il design, ma che si poneva in contrasto con specifici obblighi imposti anche al nostro Paese dal diritto comunitario: ed infatti in sede europea era stata avviata per questo una procedura d infrazione contro l Italia, su segnalazione 4
5 di INDICAM. A seguito della pressione europea, l allineamento della durata della protezione del design a quella delle altre opere del diritto d autore già previsto nel progetto di revisione del Codice della Proprietà Industriale elaborato dalla Commissione ministeriale di cui anche il Prof. Avv. Cesare Galli aveva fatto parte è finalmente arrivato, con il decreto legge 15 febbraio 2007, n. 10 poi convertito nella legge 6 aprile 2007, n. 46 (cfr. IP_LAW_GALLI Newsletter, giugno 2007). Sennonché la nuova legge è intervenuta anche sull art. 239 del Codice, ossia sulla norma transitoria relativa alle opera create prima dell introduzione in Italia di questa protezione, avvenuta appunto nel Il testo dell art. 239 anteriore a quest ultima riforma prevedeva (implicitamente ma inequivocabilmente) che la protezione venisse riconosciuta anche alle opere create anteriormente alla modifica legislativa del 2001, ma in pari tempo si preoccupa di salvaguardare la posizione dei soggetti terzi che in buona fede, confidando nell assenza di protezione, avevano intrapreso prima di tale data la realizzazione di prodotti corrispondenti a tali opere (si tratta, principalmente, di lampade e di poltrone di cui sono autori indiscussi maestri del design, come Mies Van Der Rohe, o Le Corbusier): a questi soggetti veniva infatti consentito di continuare per dieci anni questa attività anteriormente lecita. Il nuovo testo dell art. 239 ora introdotto, viceversa, ha invece stabilito che «La protezione accordata ai disegni e modelli industriali ai sensi dell'articolo 2, primo comma, numero 10, della legge 22 aprile 1941, n. 633, non opera in relazione ai prodotti realizzati in conformità ai disegni o modelli che, anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 95, erano oppure erano divenuti di pubblico dominio». L interpretazione più ovvia di questa disposizione (conforme anche ai lavori preparatori di essa, giacché questo testo riprende quello che era stato proposto in seno alla Commisione per la revisione del C.P.I. dal Prof. Avv. Giorgio Floridia, in contrapposizione con il testo che era stato invece proposto allora dal Prof. Avv. Cesare Galli, a sua volta ripreso dal recentissimo d.d.l. n. 1441, di cui si è parlato sopra) era quella di escludere tout court dalla protezione le opere create anteriormente al 2001, che a quella data non fossero coperte dalla protezione come modello (perché non registrate o perché oggetto di modelli scaduti), cosicché essa sembra comportare una sorta di espropriazione senza indennizzo dei diritti attribuiti dal d.lgs 95/2001 su queste opere, con una discriminazione del tutto irragionevole, che come tale appare chiaramente viziata di illegittimità costituzionale e prima ancora è sua volta contraria alla Direttiva comunitaria sul design. La procedura d infrazione europea era stata anzi intrapresa anche in relazione al vecchio testo dell art. 239 del Codice, poiché secondo la Commissione già esso limitava in modo eccessivo il diritto dei creatori delle opere anteriori al 2001, imponendo loro di sopportare per un decennio la prosecuzione senza limiti dell attività dei preutenti; e questa censura vale evidentemente a più forte ragione per la nuova norma che questa protezione addirittura cancella completamente. Di questa norma, tuttavia, il Tribunale di Milano ha cercato di fornire una lettura che potremmo definire «costituzionalmente orientata», perché idonea a superare il vizio di incostituzionalità della norma stessa, con un ordinanza cautelare del 20 giugno Valorizzando il suo carattere di norma transitoria, anche al di là della lettera di essa, l ordinanza ha ritenuto che l art. 239 C.P.I. sia applicabile soltanto per dirimere il conflitto tra i titolari di diritti d autore su un opera di design ed i soggetti che già realizzavano prodotti corrispondenti a tale opera prima dell introduzione della protezione di diritto d autore, quando la loro attività era lecita, cosicché la portata della norma sarebbe unicamente quella di consentire a questi soli soggetti di continuare la loro attività anche dopo l entrata in vigore di questa protezione, mentre le opere di design che possiedano i requisiti per la protezione di diritto d autore, ancorché non protette (o non più protette) prima dell introduzione della tutela d autore, ne beneficerebbero pienamente nei confronti dei soggetti che abbiano cominciato a realizzare prodotti corrispondenti a tali opere dopo l entrata in vigore di questa protezione. Ancora più in là si era spinta una sentenza del Tribunale di Monza datata 15 luglio 2007 e resa in una causa promossa prima dell istituzione delle Sezioni Specializzate. In questo caso il Giudice ha addirittura ritenuto che per «prodotti realizzati in conformità ai disegni o modelli» si dovrebbero intendere unicamente quelli che erano già stati realizzati al momento dell entrata in vigore del nuovo testo dell art. 239 C.P.I., cosicché il senso della nuova norma sarebbe stato quello di abrogare il 5
6 regime che consentiva ai preutenti di continuare a realizzare prodotti conformi alle opere protette per dieci anni, mantenendo la legittimità per i soli prodotti già realizzati prima dell ultima modifica legislativa. Almeno la lettura della norma data da quest ultima pronuncia appare tuttavia criticabile, pur nell apprezzabile sforzo di rendere coerente al sistema una norma evidentemente deviante, perché valorizza singoli elementi letterali di essa, prescindendo dal suo significato complessivo e dalla sua stessa ratio, che è chiaramente quella di valorizzare la circostanza che un determinato «disegno o modello» divenuto proteggibile anche come opera del diritto d autore fosse in pubblico dominio nel momento dell introduzione di quest ultima tutela, per escludere che in tal caso fosse possibile far sorgere un esclusiva su di esso. Anche il provvedimento milanese richiamato per primo introduce una distinzione certamente razionale ed opportuna, ma non presente nella norma, cosicché l opzione interpretativa accolta non può dirsi sicura, almeno finché non venga coonestata dalla Corte di Giustizia C.E. o dalla Corte Costituzionale. Nel frattempo un altra ordinanza milanese, resa il 30 giugno 2008, ha respinto l istanza di dissequestro di prodotti conformi ad un opera di design anteriore al 2001 realizzati da un soggetto che ne aveva intrapreso la produzione per la prima volta solo dopo l introduzione della tutela di diritto d autore su quest opera, sulla base del rilievo di diritto intertemporale svolto nelle difese di Assoluce, rappresentata dal nostro Studio e intervenuta nella causa proprio al fine di ottenere che sull art. 239 C.P.I. si pronuncino i Giudici comunitari o la nostra Corte Costituzionale che i prodotti sequestrati erano stati realizzati prima della modifica dell art. 239 C.P.I. operata nel 2007, cosicché rientravano ratione temporis nell applicazione del regime previgente, in base al quale il produttore non poteva vantare alcuna franchigia dal diritto d autore, di cui i suoi prodotti costituivano quindi violazione. Nella stessa causa in cui quest ultima ordinanza è stata resa sono state già precisate le conclusioni e si attende quindi per la fine dell anno o l inizio dell anno prossimo una pronuncia sull istanza di Assoluce di rimessione della causa alla Corte di Giustizia C.E. per la richiesta di interpretazione pregiudiziale della Direttiva n. 98/71/C.E., in modo da ottenere una pronuncia che chiarisca la portata da assegnare alla nostra norma interna per renderla conforme al dettato del legislatore comunitario. IL CASO Il «rosso Ferrari» e l abbigliaggio delle vetture di Formula 1 della Casa di Maranello proteggibili come marchi di fatto che godono di rinomanza (Trib. Milano, ord. 2/7 agosto 2008) Il testo del provvedimento e del ricorso Con un ordinanza del 7 agosto 2008, di piena conferma del decreto emesso inaudita altera parte il 21 gennaio 2008 (ed in termini pressoché corrispondenti con un secondo decreto, sempre emesso inaudita altera parte il 22 luglio 2008, in relazione ad altri soggetti), il Tribunale di Milano ha tutelato come marchio la colorazione e il complessivo abbigliaggio di un prodotto, nel caso di specie, la celeberrima colorazione rossa delle autovetture di Formula 1 della Ferrari difesa dal nostro Studio e l altrettanto celebre livrea rosso-bianca utilizzata dalla casa di Maranello in alcune delle più recenti stagioni del campionato di Formula 1 e da essa registrata anche come marchio comunitario. Il Tribunale di Milano ha quindi rigettato anche il reclamo contro l ordinanza qui riportata, con provvedimento dell 11 settembre La tutela è stata concessa contro l uso di tali segni per giocattoli riproducenti vetture di Formula 1 «di fantasia», ma la cui colorazione e livrea (e in alcuni casi l apposizione di adesivi con segni simili al logo del «cavallino rampante» ed ai marchi degli sponsors della Ferrari nel campionato di Formula 1) rendevano inevitabile il richiamo alla Ferrari, se non addirittura la confusione con i prodotti originali realizzati dai suoi licenziatari; ovvero a tutela del modello registrato (anche qui non solo per automobili, ma anche per giocattoli) della Ferrari «Enzo», una delle più celebri vetture sportive di tutti i tempi. 6
7 Il provvedimento ha dunque tutelato come marchio ed anzi come marchio che gode di rinomanza il colore rosso riferito alle autovetture di Formula 1 ed ai giocattoli che le riproducevano, valorizzando ancora una volta la percezione del pubblico interessato, che in questo campo riconosce nel colore rosso usato come colore di fondo o comunque prevalente dell autovettura un segno distintivo univocamente riferibile alla Ferrari. Nell ordinanza sul reclamo, anzi, si è specificato che questa riconoscibilità (e dunque l esclusiva di Ferrari) riguarda l intero «ambito della Formula 1 e delle gare sportive automobilistiche» con tutti i prodotti ad esse collegati. La tutela concessa inaudita altera parte inibitoria, sequestro, ordine di ritiro dal commercio, fissazione di una penale ha consentito di sequestrare, in un solo giorno, quasi esemplari di automodelli contraffattorî, e di raggiungere una favorevole definizione transattiva della controversia con la quasi totalità dei resistenti. Riportiamo qui di seguito il testo del nostro ricorso, seguito da quello del provvedimento che lo ha accolto. TRIBUNALE DI MILANO Sezione specializzata in materia di Proprietà Industriale e Intellettuale Ricorso per inibitoria e sequestro ex artt. 129 e 131 d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 e art. 700 c.p.c. Nell interesse della Ferrari S.p.A., ( ) rappresentata e difesa, in forza di procura a margine del presente atto, dagli Avv.ti Prof. Cesare Galli, Mariangela Bogni e Caterina Paschi ( ) - ricorrente - nei confronti di ( ) - resistenti - Ferrari e la sua storia 1.- Il prestigio, la fama e l importanza socio-culturale ed economica di cui gode l odierna ricorrente nel mondo ed in particolare nel nostro Paese meritano che, prima di addentrarsi nell illustrazione dei motivi posti alla base del presente ricorso, ci si soffermi almeno per un momento sulla sua storia, onde permettere a chi legge di capire che cosa essa (ed i propri marchi) rappresenti per l Italia. L odierna ricorrente nasce a Modena il 16 novembre 1929 (sotto il nome di Società Anonima Scuderia Ferrari ), grazie al genio e alla creatività di Enzo Ferrari, con l obiettivo iniziale di permettere ai propri soci di partecipare alle principali competizioni automobilistiche. Se inizialmente la Ferrari adottava modelli di autovetture Alfa Romeo (casa per la quale Enzo Ferrari rivestì in seguito anche il ruolo di direttore sportivo), ben presto il suo fondatore iniziò a progettare in proprio automobili da competizione (sotto la denominazione di Auto Avio Costruzioni ) contraddistinte sin da subito dal colore rosso, divenuto con il tempo uno dei simboli identificativi principali dell azienda (come avremo meglio modo di vedere in seguito). A metà degli anni 40, l attività in espansione della Ferrari richiese la costruzione di una nuova sede; fu così che Enzo Ferrari spostò la produzione della propria azienda da Modena (sua città natale) a Maranello (sempre in provincia di Modena), cittadina dove egli possedeva un piccolo terreno e con la quale, nel tempo, si creò un legame indissolubile che ha fatto sì che oggi il comune di Maranello venga individuato con la Ferrari e viceversa. Nel 1946, finalmente l azienda di Enzo Ferrari assunse la denominazione di Ferrari, un nome che 7
8 sarà destinato ad entrare nella storia (non solo dell automobilismo). Dalla data di fondazione ad oggi, la storia della Ferrari è stata infatti costellata di imprese epiche ed indimenticabili vittorie, che hanno impresso in maniera indelebile il nome della Ferrari ed il suo colore rosso nella mente degli appassionati e nell immaginario collettivo quali simboli di successo ed eleganza, oltre che di prestazioni e tecnologia di avanguardia. La Ferrari ha collezionato, nel solo campionato di Formula 1, ben 15 vittorie mondiali nel campionato costruttori e altrettante nel campionato piloti, divenendo così il team più vincente di tutti i tempi nella storia degli sport automobilistici. Le Formula 1 della Ferrari sono state del resto guidate dai migliori piloti della storia, tra i quali basterà citare Tazio Nuvolari, Juan Manuel Fangio, Alberto Ascari, Niki Lauda, Gilles Villeneuve, Alain Prost, Nigel Mansell, Michael Schumacher ed oggi Kimi Raikkonen. Ed anche questo ha aiutato a costruire quello che a buona ragione si può chiamare il mito Ferrari (Doc. 1). 2.- Di pari passo con i successi sportivi, l azienda Ferrari ha avuto un altrettanto sbalorditivo successo commerciale, successo che ha comportato (ed in un certo qual modo è frutto, in una sorta di circolo virtuoso) lo sviluppo di alcuni degli intangible assets (marchi, design, brevetti, ecc.) più noti e di maggior valore al mondo. Tra questi basterà citare il celeberrimo marchio del Cavallino Rampante, simbolo la cui storia rasenta la leggenda: usato durante la prima guerra mondiale dal più grande asso dei cieli della storia italiana la medaglia d oro Francesco Baracca, fu adottato da Enzo Ferrari come portafortuna per la propria scuderia, nella colorazione nera, come quello di Baracca, e adagiato su sfondo giallo canarino, il colore di Modena, insieme al tricolore della bandiera italiana. Tale marchio fu apposto per la prima volta sulle autovetture Ferrari nella mitica 24 ore di Spa del 1932 ed oggi viene utilizzato su tutte le vetture dell azienda (sia da competizione che da Granturismo) e su tutti i prodotti Ferrari e in tutti i punti vendita ufficiali o autorizzati. Non meno famosi sono del resto il logo Ferrari, caratterizzato dalla F allungata che va a coprire le altre lettere che compongono la parola; l esclusivo colore rosso che caratterizza tutte le autovetture Ferrari (ed in generale ogni altro suo prodotto), oltre che il fenomenale design che caratterizza tutte le autovetture Ferrari realizzate in collaborazione con i migliori designers del mondo (tra i quali basterà citare Pininfarina, Bertone, Scaglietti e Vignale) e la stessa livrea delle sue auto di Formula 1, con cui esse appaiono sui circuiti di tutto il mondo. Le privative industriali della Ferrari, ed in particolare i marchi, rappresentano per l Azienda un valore talmente elevato che già nel 1994 (in netto anticipo su tutte le tecniche di branding e marketing che oggi vanno per la maggiore) l esponente realizzò un apposito manuale contenente le rigide regole di utilizzo dei propri marchi, al fine di permettere un utilizzo degli stessi, da parte dei soggetti autorizzati, sempre in conformità con i dettami della Ferrari onde non svilirne o lederne in alcun modo la fama e la capacità distintiva. Questo valore viene poi costantemente accresciuto grazie all enorme esposizione mediatica che circonda sia le gare automobilistiche e le altre manifestazioni motoristiche cui Ferrari prende parte, sia le presentazioni delle nuove autovetture e degli altri prodotti a marchio Ferrari, che spaziano veramente in ogni settore della moda e del lusso, e per i quali vengono naturalmente anche avviate (dalla stessa Ferrari o dai suoi licenziatari) apposite campagne pubblicitarie (Docc. 2-4). Poiché la Ferrari ritiene che l eleganza e la ricerca di un design innovativo costituiscano una parte fondante del proprio patrimonio genetico, essa ha fatto in modo che tale caratteristica si manifesti anche nell architettura dei propri stabilimenti (la cui realizzazione è stata affidata ai principali designers del mondo quali Renzo Piano autore della nota Galleria del Vento Ferrari e Massimiliano Fuksas autore del Centro Sviluppo Prodotto, divenuti un riferimento assoluto nell ambito dell architettura industriale ), luoghi nei quali la qualità del lavoro e la cura del benessere dei dipendenti è posta in primissimo piano. Ciò, tra l altro, ha fatto sì che la Ferrari si sia classificata al primo posto in Europa della classifica 2007 delle migliori aziende per cui lavorare surclassando 8
9 colossi stranieri quali Google, Microsoft e CocaCola stilata dal prestigioso Great Place to Work Institute e pubblicata ogni anno dalla rivista americana Fortune (Doc. 5). 3.- I successi commerciali dell azienda si sono così susseguiti in un continuo crescendo. In particolare nel settore automobilistico, la Ferrari è arrivata nel 2007 ad avere in produzione 5 modelli di auto (tra le 12 cilindri a motore anteriore ricordiamo la 599 GTB Fiorano e la 612 Scaglietti, mentre la gamma 8 cilindri posteriore-centrale è composta da F430, F430 Spider e 430 Scuderia) e a vendere, nel medesimo anno, circa vetture (numeri sbalorditivi se si pensa al segmento di mercato nel quale la Ferrari opera, anche alla luce della politica aziendale di mantenere l esclusività del marchio sempre nell ottica di adeguare i volumi produttivi alle esigenze derivanti dalla crescita dei mercati emergenti. Negli ultimi anni, la Ferrari ha (se possibile) espanso ancora di più la propria fama ed il proprio successo, anche commerciale, estendendo la propria presenza in tutti e cinque i continenti (per un totale di 52 Paesi nel mondo), potenziando in particolare la propria presenza in mercati strategici quali Cina, Stati Uniti, Emirati Arabi e Australia. Come già anticipato, l espansione commerciale della Ferrari, nel tempo, si è estesa anche oltre la produzione di automobili, penetrando con successo (a mero titolo esemplificativo) nei settori dei beni di lusso, dell informatica, dell abbigliamento, degli accessori e per quel che più interessa ai fini del presente ricorso dei giocattoli e in particolare del modellismo (Doc. 6). La continua ricerca della perfezione e dell elevatissima qualità, ha indotto la Ferrari a stipulare accordi di licenza con partners di assoluto prestigio; tra i licensees della Ferrari sono infatti annoverate tutte le aziende leader dei rispettivi settori di produzione: a mero titolo esemplificativo citiamo Acer, DeAgostini, Puma, Microsoft e soprattutto, per lo specifico settore che qui interessa Lego, Nikko e Mattel. Si deve anche sottolineare che la collaborazione della Ferrari con i propri partners commerciali è continua e diretta, onde ottenere prodotti di assoluta qualità, in grado di mantenere intatto il prestigio e l immagine di cui godono i marchi Ferrari; tale collaborazione, in particolare, si estrinseca in una continua supervisione che va dal momento ideativo del prodotto, passando per la fase realizzativa e giungendo sino alle modalità distributive dello stesso: tutto deve essere conforme al gusto e all immagine della Ferrari. Poiché oggi il settore del licensing, rappresenta una fetta importantissima del risultato operativo dell Azienda, ed anche al fine di rafforzare sempre di più il legame diretto tra Ferrari ed i prodotti, diversi dalle automobili, sui quali sono apposti i suoi marchi, l odierna ricorrente ha ideato i c.d. Ferrari Store : punti vendita ufficiali (collocati in alcune delle principali città del mondo quali Milano, Roma, Venezia, Las Vegas, Los Angeles, Singapore, Abu Dhabi, Macao, Barcellona, Pechino oltre naturalmente a Maranello, divenuta nel tempo una vera e propria meta di pellegrinaggio da parte degli appassionati di tutto il mondo: basti pensare che nel 2007 la Galleria Ferrari ha raggiunto i visitatori) nei quali i clienti possono trovare i prodotti originali Ferrari sviluppati direttamente dall Azienda c.d. Prodotto Diretto - e quelli nati dalla stretta collaborazione tra l Azienda e i propri licensees, fermo restando che questi prodotti ufficiali si trovano in vendita anche in numerosissimi altri negozi in Italia e nel mondo, ed in particolare, per ciò che concerne giocattoli/modellini, in quasi tutti i più diffusi esercizi delle principali catene della Grande Distribuzione Organizzata. L illecita condotta posta in essere in danno della ricorrente 4.- La storia dell azienda e soprattutto la storia dei suoi segni distintivi (attorno ai quali, ribadiamo, si è creata una vera e propria aurea mistica che porta gli appassionati ad avere nei loro confronti e nei confronti dell azienda stessa un ammirazione che sconfina nel fanatismo, con intuibili conseguenze in termini di valore e di immagine di questi segni) chiarisce la strategica importanza 9
10 che riveste per l odierna ricorrente il proprio portafoglio di privative industriali costituito, tra l altro, anche da uno sterminato numero di modelli registrati e da un consistente numero di segni distintivi di fatto. Stante l enorme valore del patrimonio immateriale di Ferrari e soprattutto in considerazione dell importanza (anche economica) che per Ferrari rivestono i contratti di licenza stipulati con i partners commerciali cui abbiamo fatto cenno in precedenza e alla luce del fatto che tali contratti hanno tanto più valore quanto più i suddetti partners commerciali abbiano l assoluta garanzia di essere gli unici soggetti autorizzati (nel rispettivo settore di operatività) ad utilizzare i preziosissimi segni distintivi Ferrari, l odierna ricorrente pone in essere ormai da molti anni un continuo e costante monitoraggio dei mercati nei quali essa è attiva, diretto ad individuare e a far cessare tutti gli episodi di violazione delle proprie privative. E evidente infatti che la fama dei marchi Ferrari (e l ammirazione di uno sterminato numero di consumatori) fa sì che gli stessi facciano gola ad un gran numero di contraffattori, che vorrebbero utilizzarli (traendone un notevole vantaggio) senza il permesso dell odierna ricorrente ed in totale spregio dei diritti di questa e dei suoi partners commerciali. In particolare per ciò che riguarda il settore dei giocattoli, la Ferrari si è imbattuta negli ultimi tempi in un numero sempre crescente di automodelli non originali quasi sempre provenienti dall Estremo Oriente, che imitano la forma ed i segni distintivi (marchi, colore e abbigliaggio complessivo) delle autovetture Ferrari e degli automodelli originali commercializzati dai suoi licenziatari. 5.- Nel novembre di quest anno la Ferrari inviava quindi alle principali catene della Grande Distribuzione Organizzata (che vendono anche giocattoli) una lettera circolare in cui segnalava questa circostanza, invitandole a vigilare affinché, in occasione delle festività natalizie tradizionale momento di punta dell acquisto di giocattoli, evitassero la presenza dei prodotti contraffattorî nei loro esercizi (doc.7). Sennonché, nonostante questa lettera, la Ferrari ha potuto riscontrare presso alcune catene della grande distribuzione, ed in particolare presso i negozi (xx), (yy) e (zz), una presenza massiccia dei prodotti-copia. Come risulta dalle dichiarazioni dei Sig.ri Frederick V. Gilger (Doc. 8) e Luigi Salvi (Doc. 9) e dalle fotografie (doc. 10) scattate dagli stessi (che, occorrendo, potranno essere sentiti a sommarie informazioni per confermare queste circostanze), e può del resto essere confermato dall esame diretto degli esemplari di questi prodotti che si è provveduto a far acquistare (docc ), i negozi in questione hanno venduto, e stanno ancora vendendo, una grande quantità di automodelli che riproducono nelle forme, nei colori, nei segni distintivi utilizzati e più in generale nell aspetto complessivo del prodotto, gli elementi caratterizzanti e distintivi dei modelli Ferrari, con varianti più o meno ridicole o fantasiose (ad esempio sostituendo altri animali al celeberrimo Cavallino Rampante, o stravaganti denominazioni a quelle dei veri sponsors del suo team di Formula 1, peraltro scritte con i medesimi caratteri, i medesimi colori e la medesima collocazione di quelle autentiche), ma sempre in grado di richiamarli in modo immediato agli occhi dei consumatori, e in particolare dei bambini e dei loro genitori, cui questi prodotti sono destinati. Come risulta parimenti dalle dichiarazioni e dalle fotografie a corredo di esse, in alcuni esercizi questi prodotti vengono anche presentati e venduti con modalità tali da accentuare (come se ve ne fosse bisogno!) il già insidioso travestimento da Ferrari adottato dai medesimi: come avremo meglio modo di spiegare in seguito, infatti, tutte le odierne resistenti propongono i prodotti contestati sui medesimi scaffali, letteralmente fianco a fianco dei prodotti originali Ferrari, ovviamente più costosi. Le indagini di Ferrari hanno inoltre appurato che i prodotti oggetto della presente controversia sono caratterizzati da un bassissimo standard qualitativo: solo per citare alcuni dei difetti più comuni, si sono riscontrati difetti di stampaggio, errori nelle applicazioni degli adesivi, scarsa stabilità delle parti mobili dei prodotti, scarsa qualità dei componenti elettronici ed in generale una bassa 10
11 qualità delle materie utilizzate nei prodotti contestati. Il che, se possibile, aggrava ulteriormente il danno, anche d immagine, per la ricorrente. Ed oggi pertanto la Ferrari si vede costretta ad adire codesto Ill.mo Tribunale, al fine di ottenere, tra le altre cose, un provvedimento cautelare in grado di arrestare l illecita attività sopra descritta. I profili di illiceità del comportamento delle resistenti: a) la contraffazione di marchi registrati 6.- L attività posta in essere dalle odierne resistenti costituisce atto illecito sotto molteplici profili: contraffazione di marchi registrati, contraffazione di design registrato, contraffazione di marchi di fatto, nonché atti di concorrenza sleale ex art c.c.. Per ciò che concerne anzitutto il primo profilo, si è già accennato in precedenza, ed è del resto notorio, che l odierna ricorrente è titolare di numerosissimi marchi registrati (nazionali, comunitari ed internazionali) aventi ad oggetto il simbolo del Cavallino Rampante inserito in scudetti e/o stemmi di diverse fatture caratterizzati dal tipico giallo canarino. Tra i molti, ai fini del presente giudizio, ci limitiamo a citare i marchi comunitari nn ; ; e ed i marchi italiani nn. TO2006C (domanda di rinnovo di un marchio originariamente depositato il ); TO2006C (domanda di rinnovo di un marchio originariamente depositato il ); TO2006C (domanda di rinnovo di un marchio originariamente depositato il ); TO2007C (domanda di rinnovo di un marchio originariamente depositato il ); TO2007C e TO2007C (Docc ). Orbene: tutti i modellini del tipo Formula 1) commercializzati dalle controparti riportano (anche sulle rispettive confezioni) un segno che richiama alla mente, in maniera più o meno diretta, il marchio del cavallino rampante, come è agevole riscontrare già soltanto esaminando le fotografie riportate qui di seguito (della cui mediocre qualità, soprattutto nella resa dei colori, ci scusiamo: trattandosi di ingrandimenti vi sono stati problemi di messa a fuoco), ed ancor più andando a vedere tali segni sui prodotti commercializzati dalle resistenti e sulle relative confezioni: Come si può notare, i segni contraffattorî sono di diverse tipologie, alcune molto semplici (un pallino nero posto al centro di uno stemma giallo con tricolore nella sommità), altre più complesse (particolarmente degni di nota: il cervo rampante, il cavallino che corre, il cavalluccio marino e la figura astratta di cavallo rampante); tutte sono però innegabilmente confondibili con il marchio Ferrari e/o dirette quanto meno ad agganciarsi al medesimo (in quanto richiamanti in certi casi neppure troppo velatamente il cavallino Ferrari), traendo un indebito vantaggio dallo stesso ed arrecandogli un danno ingiusto. Ciò risulta ancora più vero se si pensa che i segni in contestazione hanno i medesimi colori e sono apposti sui prodotti contraffattorî nelle eguali posizioni e con le stesse proporzioni che i marchi originali hanno sui prodotti Ferrari e sul medesimo sfondo rosso. La concretezza del pericolo di confusione tra i segni contestati e i marchi Ferrari, appare ancora più evidente se si pensa alle modalità in cui i prodotti in questione vengono esibiti ed acquistati sui banchi di un supermercato, con un tipico acquisto di impulso, favorito anche dal prezzo mite ed alle caratteristiche peculiari dei consumatori di riferimento per questa particolare categoria di prodotti ossia principalmente i bambini, per natura meno attenti ai dettagli. Per tale tipologia di consumatore ma in realtà anche per gli adulti il rischio di confusione è quanto mai concreto, non solo perché, anche a causa delle ridotte dimensioni (si tratta di scudetti riportati su modellini o sulle confezioni di essi, quindi della lunghezza di pochi millimetri), essi potrebbero addirittura scambiare questi segni con il vero Cavallino Rampante Ferrari, ma anche per gli ulteriori elementi di insidia, quali il colore rosso delle vetture, la loro forma, il richiamo più o meno diretto a tutti i segni distintivi degli sponsors attuali e passati delle vetture Ferrari e più in generale all abbigliaggio di queste vetture, ed ancora le modalità di packaging di alcuni prodotti e 11
12 le particolari modalità di vendita dei prodotti contestati: elementi sui quali avremo modo di soffermarci in seguito, perché la loro imitazione dà luogo anche ad altri autonomi illeciti, ma che evidentemente accrescono esponenzialmente il pericolo di confusione derivante dall uso di marchi manifestamente ricalcati sul Cavallino Rampante della Ferrari. Se infatti alcuni di questi scudetti, usati in un contesto diverso, potrebbero essere distinti dal marchio della ricorrente, non vi è dubbio che, quando, come nel caso di specie, essi vengano apposti su automodelli di vetture di Formula 1, di colore rosso e bardate con un abbigliaggio ed altri segni che egualmente richiamano spudoratamente quelli delle vere automobili Ferrari (e dei corrispondenti modellini), essi rendano pressoché inevitabile un pericolo di confusione col marchio originale del Cavallino Rampante. 7.- Del resto, anche ove non si ritenesse configurabile un pericolo di confusione tra i segni oggetto del presente giudizio, la violazione dei marchi di titolarità della Ferrari non potrebbe essere comunque negata. L immensa ed innegabile notorietà ed il prestigio di cui i marchi Ferrari godono presso il pubblico, rendono infatti senz altro applicabile ad essi la protezione apprestata dalla lett. c dell art. 20, comma 1 C.P.I. ai marchi che godono di rinomanza, dovendosi intendere come tali i marchi che siano conosciut(i) da una parte significativa del pubblico interessato ai prodotti o servizi da ess(o) contraddistinti (Corte Giust. C.E., 14 settembre 1999, nel procedimento C-375/97, General Motors, in Giur. ann. dir. ind., 1999, 1569 e ss.; cfr. anche Corte Giust. C.E., 9 gennaio 2003, nel procedimento C-292/00, Davidoff, ivi, 2003, 1398 e ss.): e che i marchi Ferrari godano di rinomanza presso una parte significativa (per non dire presso la totalità) del pubblico interessato, ed anzi che gli stessi siano probabilmente i marchi di rinomanza per antonomasia, è un fatto assolutamente incontestabile. Tale protezione opera anche quando il marchio dell imitatore, eguale o simile a quello originale, pur non potendo venire confuso con esso, determini un agganciamento parassitario dei prodotti o servizi dell imitatore all immagine legata al marchio imitato e alla notorietà di esso, oppure quando il segno dell imitatore venga a contraddistinguere prodotti scadenti o vili (o) comunque sia utilizzato con modalità che non sono coerenti con l immagine connessa al marchio imitato (così VANZETTI-GALLI, La nuova legge marchi², Milano, 2001, p. 39). In giurisprudenza, si vedano ad esempio Trib. Milano, ord. 24 luglio 2003, in Giur. ann. dir.ind., 2003, 1133 e ss., che ha rilevato come L indebito vantaggio che può ricavare l imitatore, richiesto in alternativa al pregiudizio del titolare del marchio per la tutela del marchio che gode di rinomanza, può essere rappresentato dall agganciamento parassitario dei prodotti o servizi dell imitatore all immagine del marchio imitato, che consente loro di collocarsi sul mercato sfruttando tutte le valenze evocative del segno rinomato, acquisendo così uno spazio specifico (anche come cloni o imitazioni di basso prezzo) che altrimenti non avrebbero occupato ; e Trib. Torino, 7 marzo 2002, ivi, 2002, 723 e ss., che ha sottolineato come l uso non autorizzato da parte di un terzo di un marchio di rinomanza può comportare un pregiudizio quanto meno a causa della diluizione del potere evocativo e del valore simbolico (del marchio imitato) e parallelamente può attribuire al terzo non autorizzato un particolare vantaggio consentendogli di mettere a frutto sul mercato quello stesso potere evocativo e quello stesso valore simbolico che sono propri del titolare. E tutte queste situazioni nel caso di specie sussistono, essendo del tutto manifesto come la violazione dei marchi Ferrari posta in essere dalle odierne resistenti sia diretta a mettere i prodotti commercializzati da quest ultime al traino della notorietà dei famosissimi marchi della ricorrente, acquisendo fette di mercato altrimenti impensabili per prodotti di tale fattura, il tutto senza versare a questa alcuna royalty (correttamente versate, invece, dai partners ufficiali) ottenendo così un evidente vantaggio; inoltre, la suddetta violazione, è in pari tempo idonea a pregiudicare l immagine e il prestigio di questi marchi, stante la già citata scarsa qualità dei prodotti contraffattori (scarsa qualità sulla quale, lo ribadiamo, avremo modo di soffermarci più diffusamente in seguito) e la massiccia diffusione, idonea a ledere la capacità distintiva dei marchi della ricorrente. 12
13 Al riguardo, è dunque appena il caso di richiamare il chiarissimo insegnamento della giurisprudenza comunitaria che, proprio in riferimento agli automodelli, ha recentissimamente sottolineato come la violazione del marchio sussista anche indipendentemente dal fatto che lo stesso sia registrato anche per automodelli (e nel nostro caso abbiamo peraltro visto che lo è), in quanto anche l uso in questione nel giudizio a quo (cioè l uso per gli automodelli: n.d.r.) può essere vietato, ai sensi dell art. 5, n. 2, della direttiva, qualora tale uso senza giusta causa consenta di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla notorietà del marchio suddetto, in quanto marchio registrato per autoveicoli, ovvero arrechi pregiudizio a tali caratteristiche del marchio (Corte Giust. C.E., 25 gennaio 2007, nel procedimento C-48/05, punto 37 della motivazione, ne Il Dir. ind., 2007, 323 e ss., con nota di BOGNI, Il marchio automobilistico dei modellini, dove sottolinea che, nella prospettiva della Corte europea, quando il marchio ha acquisito rinomanza sul mercato, ed è dunque divenuta attiva la sua potenzialità di vero, completo e sintetico strumento di comunicazione allora tale funzione acquisita deve essere tutelata a tutto campo, contro ogni comportamento che possa pregiudicarla, interferendo con la stessa, e segnatamente contro ogni forma di agganciamento parassitario che consenta ad un terzo di appropriarsi del valore di cui il marchio è stato caricato dal titolare. Due sono dunque i casi per i prodotti qui considerati: o il consumatore semplicemente confonde i prodotti contraffattori con quelli originali di Ferrari oppure, se anche è in grado di distinguere il prodotto contraffattorio da quello originale, egualmente non può non riconoscere nel segno usato sul prodotto commercializzato dalle odierne resistenti quanto meno un richiamo ai famosissimi marchi Ferrari ed ai messaggi ad essi collegati. Ma in entrambi i casi la violazione di questi marchi è assolutamente incontestabile. 8.- Le considerazioni che precedono valgono, allo stesso modo, per la riproduzione (ad opera dei prodotti contestati) del colore rosso e della peculiare combinazione bianca e rossa delle autovetture Ferrari di F1, combinazione che la ricorrente ha fatto oggetto di una registrazione come marchio comunitario (il marchio n ; Doc. 39), sulla base di un preuso risalente almeno agli anni 90 (e per il colore rosso almeno agli anni 50 del secolo scorso). Tale particolare combinazione di colori, è fortemente distintivo della Scuderia Ferrari, tanto è vero che la stessa combinazione è ripresa sulle tute dei piloti e dei meccanici della Scuderia, oltre che su tutti i gadgets ufficiali utilizzati dai tifosi di tutto il mondo, i quali sono indotti ad associare a tali colori la Scuderia Ferrari di Formula 1. Come detto, anche questa combinazione particolarmente distintiva (la Ferrari è l unica vettura di Formula 1 dotata di una simile colorazione) è stata ripresa da tutti i prodotti contestati riproducenti vetture da Formula 1, i quali sono stati particolarmente attenti, oltre che a riprendere i colori rosso e bianco, anche a riprodurre tali colori nelle esatte proporzioni e a posizionarli nelle medesime posizioni dei modelli originali Ferrari, (oltre ad aggiungere adesivi che richiamano alla mente i veri sponsors della Scuderia Ferrari, riprendendone in particolar modo la grafia e i colori, aumentando così ulteriormente il pericolo di confusione e/o l agganciamento a quello che a tutti gli effetti rappresenta un marchio che gode di rinomanza, essendo conosciuto da gran parte della popolazione mondiale che segue e ammira da sempre le imprese delle Ferrari e dei suoi piloti). 9. Un caso particolare di contraffazione, poi, è rappresentato dal prodotto di cui al doc. 21. Tale prodotto costituisce infatti contraffazione anche dell altrettanto famoso marchio di titolarità di Ferrari costituito dal nome Ferrari con la lettera F allungata sino a ricoprire le altre lettere della parola, marchio a sua volta celeberrimo e protetto in particolare dai marchi comunitari nn ; e e nazionali nn.to2006c (domanda di rinnovo di un marchio originariamente depositato il 13 aprile 1987); TO2006C (domanda di rinnovo di un marchio originariamente depositato il 12 novembre 1966); TO2007C (domanda di rinnovo di un marchio originariamente depositato il 16 giugno 1997) (docc ). Con una buona lente di ingrandimento, ovvero con una macrofotografia ci si può accorgere che il 13
14 segno contestato contiene qualche minuscola variante rispetto al (vero) marchio Ferrari, ma lasciando immutata la caratteristica F allungata e riprendendo alla perfezione la grafia del famosissimo marchio Ferrari (tra l altro proprio nella forma oggetto di recentissimo restyling); il tutto, ovviamente, aggravato dalla riproduzione del colore rosso. La sussistenza di pericolo di confusione e dell agganciamento è dunque anche in questo caso evidente e clamorosa: e non possiamo quindi che richiamare al riguardo quanto già detto a proposito della violazione dei marchi relativi al Cavallino Rampante. I profili di illiceità del comportamento delle resistenti: b) la contraffazione di modelli registrati 10.- Come più volte ripetuto, l odierna ricorrente è titolare anche di numerose privative di design (nazionali, comunitarie ed internazionali). Tra di esse, quella che qui più interessa è certamente la registrazione per modello internazionale, esteso all Italia, n. DM/ dell (Doc. 46) avente ad oggetto la riproduzione giocattolo della mitica Ferrari Enzo, esclusiva autovettura prodotta in soli 399 esemplari in occasione dell anniversario per i 55 anni della casa di Maranello e immediatamente divenuta il simbolo di tutta la produzione GranTurismo della Ferrari, un vero e proprio oggetto di culto. Il design della Enzo, frutto del grande lavoro dei designers Ferrari e direttamente ispirato dalle vetture da competizione della stessa Ferrari, ha rappresentato una novità assoluta nel panorama delle c.d. supercars, permettendo alla stessa di entrare direttamente nella storia dell automobilismo come simbolo assoluto dell unicità del design Ferrari. La piena validità del modello n. DM/ è dunque assolutamente indiscutibile, e soffermarci a parlarne suona quasi offensivo per il lavoro di un grande designer come Pininfarina che ha ideato il modello stesso, modello che a tutt oggi rappresenta forse la punta più alta raggiunta dal design automobilistico mondiale, e italiano in particolare: la forma qui azionata è infatti veramente unica al mondo, cosicché è addirittura un fuor d opera (lo facciamo solo per completezza di esposizione) richiamare qui la presunzione di validità di cui godono i modelli registrati ex art. 121 C.P.I.. Per mero scrupolo difensivo si fa presente che il modello qui azionato ha ottenuto alcuni importantissimi riconoscimenti internazionali tra i quali citiamo: il premio Quattroruote Le Auto che preferisco tra la categoria Sportive per il 2003/2004; il premio Supercar of the Year assegnatole dalla rivista specializzata inglese Top Gear nell anno 2003; il premio Auto Trophy assegnatole dalla rivista tedesca Auto Zeitung sempre nell anno 2003; il premio Die besten Autos della rivista Auto Motor und Sport nel 2004; il premio Dream car of the Year per il 2002 dalla rivista inglese Autocar ed infine, nel 2007, ha ottenuto il primo posto assoluto nella Zurich Iconic Car Index Orbene: nel corso delle indagini svolte da Ferrari presso i punti vendita delle resistenti, è stato possibile reperire diverse tipologie di automodelli riproducenti in toto le caratteristiche peculiari del design della Enzo. Tranne modestissimi elementi di dettaglio, i prodotti commercializzati dalle resistenti sono infatti pressoché identici a quelli oggetto del modello Ferrari, dei quali, come si diceva, riproducono pedissequamente la forma quasi in ogni elemento (ed in particolare nel caratteristico aspetto del muso e nel profilo, tanto da risultare verosimilmente realizzati a ricalco rispetto ai corrispondenti prodotti originali. In considerazione dell assoluta identità dei prodotti contraffattorî con quelli oggetto del modello Ferrari, che già un semplice raffronto tra le figure della registrazione ed i prodotti commercializzati dalle resistenti permette di apprezzare, non è dunque neppure necessario richiamare la chiara 14
15 disposizione dell art. 41 Codice della Proprietà Industriale, già art. 8-ter legge modelli, il quale precisa espressamente che come del resto è ovvio non bastano minime differenze ad escludere la contraffazione, in quanto La protezione conferita da un disegno o modello comunitario si estende a qualsiasi disegno o modello che non produca nell utilizzatore informato un impressione generale diversa. E nel caso di specie l impressione generale suscitata dai prodotti contraffattorî è assolutamente identica a quella suscitata dal modello DM/ , essendone ripresi tutti gli elementi caratteristici (compreso il mitico colore rosso); il che fa sì che questi ultimi ricadano all interno dell ambito di protezione del modello azionato costituendone pertanto una palese violazione. I profili di illiceità del comportamento delle resistenti: c) la contraffazione di marchi non registrati 12.- Anche a prescindere dalla già ricordata registrazione comunitaria n , il colore rosso e la caratteristica livrea bianca e rossa delle vetture Ferrari di F1 sono tutelabili come marchi di fatto di titolarità di Ferrari ed anche in relazione ad essi la contraffazione posta in essere dalle controparti è innegabile. Colore rosso e livrea (entrambi pedissequamente ripresi dai prodotti contestati) costituiscono infatti due dei principali e più noti marchi di fatto da sempre utilizzati dalla Ferrari per la sua produzione. Il colore rosso è da sempre utilizzato dall odierna ricorrente: inizialmente per identificare le proprie autovetture (sia F1 che GranTurismo) e successivamente tutta la produzione Ferrari (dai prodotti di merchandising, ai luxury goods, passando per i capi d abbigliamento e per gli accessori). Che il colore rosso, nel mondo dell automobilismo, sia da sempre sinonimo di Ferrari è un dato a sua volta del tutto notorio, e peraltro largamente documentato dai materiali da noi prodotti relativi alla storia della Ferrari e dei suoi prodotti. Rosse sono le autovetture (conosciute anche come le rosse ), rosse sono le tute del team Ferrari (conosciuti anche come gli uomini in rosso, rosso è il colore della sede principale dello stabilimento Ferrari, rosso è il colore predominate dei concessionari Ferrari, così come dei siti Internet Ferrari (Doc. 47); ed egualmente, ormai da decenni nel campionato di Formula 1 ed in tutte le altre competizioni in cui partecipano autovetture Ferrari le uniche vetture rosse sono quelle della Scuderia Ferrari, tanto che addirittura nel linguaggio comune si parla di rosso Ferrari. Che il colore rosso costituisca il segno distintivo per antonomasia dell odierna ricorrente (forse anche più dei notissimi marchi Cavallino Rampante e Ferrari, che su ogni prodotto ricoprono sempre una superficie inferiore rispetto a quella ricoperta dal colore rosso) appare dunque francamente innegabile. E quindi evidente che, quando il consumatore vede una c.d. supercar o una Formula 1, ovvero un modellino riproducente tali autovetture di colore rosso, nella sua mente si insinui, per una sorta di riflesso condizionato, un vero e proprio collegamento alla Ferrari, e quanto meno un richiamo ad essa. E di ciò sono evidentemente edotte anche le odierne controparti, le quali, tra le migliaia di tipologie di modellini di altrettanti infiniti colori disponibili in commercio, hanno pensato bene di commercializzare dei prodotti che non solo riprendono le forme ed i marchi registrati di Ferrari ma ne riprendono anche il mitico colore rosso. Ed è appena il caso di sottolineare, anche in questo caso, come la combinazione di queste imitazioni faccia da moltiplicatore per il pericolo di confusione e di agganciamento cagionato da ciascuna di tali imitazioni singolarmente considerate Ma non è ancora tutto. Come già abbiamo visto, infatti, in riferimento ai prodotti contestati 15
16 del tipo Formula 1, le controparti si sono spinte oltre, riproducendo pedissequamente anche la livrea delle vetture da competizione dell odierna ricorrente (comprensiva degli sponsors ufficiali del team Ferrari di F1, richiamati in modo così trasparente da rasentare la parodia, o l umorismo involontario; è solo il caso di sottolineare che i modellini degli imitatori riproducono, sia pur alterandoli, anche i marchi che invece, per scelta aziendale, non compaiono sui modellini ufficiali, ed in particolare quelli dei prodotti da fumo, che la Ferrari, in base alla sua politica di debranding proibisce di apporre su prodotti destinati, per definizione, ad un pubblico di minorenni), che a sua volta assolve un evidente funzione distintiva, ricollegando in modo altrettanto automatico tali vetture alla Ferrari e rappresentando quindi un altro marchio di fatto della stessa ricorrente. L imitazione dei marchi di fatto della Ferrari costituiti da colore e livrea dell autovettura è anzi il fattore dominante del pericolo che il consumatore si confonda, credendo di avere a che fare con un modellino Ferrari, essendo infatti gli elementi che più facilmente colpiscono il consumatore, nel giudizio di impressione che necessariamente compie al momento di acquistare questo tipo di prodotti, come si diceva vedendoli e prelevandoli dallo scaffale di un supermercato. Del resto, l indiscussa ed indiscutibile fama di cui tali segni godono in tutto il mondo ed in particolare in Italia, fanno sì che anche per la protezione di questi segni non sia necessario che vi sia un vero e proprio rischio di confusione, essendo sufficiente che a seguito dell utilizzo degli stessi derivi un indebito vantaggio a favore del contraffattore o un pregiudizio a danno dei marchi Ferrari. L indebito vantaggio è del tutto evidente; le controparti avrebbero potuto benissimo commercializzare autovetture di un qualsiasi colore (verde per esempio), o con una livrea diversa (le possibilità, anche qui, sono pressoché infinite): e se non l hanno fatto, e hanno invece scelto di commercializzare automodelli che chiaramente richiamano quelli della Ferrari (se non addirittura vengono confusi con essi), lo scopo è manifestamente quello di farli uscire dall anonimato, appunto attraverso il richiamo alla Ferrari, ed alle sue celeberrime autovetture da competizione. In quest ottica è chiaro che la scelta del colore rosso o addirittura della tipica livrea delle vetture Ferrari da F1 si sia rivelata una scelta strategicamente vincente per i contraffattori: se l utilizzo di tali colori (quanto meno) richiama nella mente del consumatore le vetture Ferrari, che egli certamente conosce e ammira, appare fortemente probabile che egli sceglierà un prodotto dotato di tali caratteristiche piuttosto che un anonimo modello verde (per tornare all esempio fatto all inizio). Ecco quindi che l uso indebito dei marchi di fatto Ferrari, fornisce un chiaro quanto indebito vantaggio a prodotti altrimenti destinati ad uno scontato anonimato. Tale utilizzo, poi, arreca alla Ferrari un evidente pregiudizio; ciò sia poiché i prodotti avversari sono di evidente scarsa qualità (scarsa qualità che potrebbe essere associata dal consumatore ai prodotti Ferrari, azienda che invece ha la perfezione e la precisione nel proprio DNA), sia perché la presenza sul mercato di numerosi prodotti (non autorizzati) riprendenti i suoi marchi di fatto, finisce inevitabilmente per annacquare la storica forza distintiva degli stessi, forza distintiva che costituisce per Ferrari anche un innegabile e fortissimo asset aziendale. Sussistono dunque pienamente i presupposti per la protezione di questi elementi appunto come segni distintivi di fatto, tutelati ai sensi degli artt. 1 e 2 del Codice della Proprietà Industriale: protezione che riguarda sia il pericolo di confusione, sia l agganciamento parassitario, represso per i marchi registrati dall art. 20, comma 1, lett. a e c del Codice della Proprietà Industriale e per i segni distintivi non registrati se anche non si ritiene possibile applicare anche ad essi queste disposizioni, come in realtà appare preferibile, sulla base di una lettura sistematica quanto meno dall art. 2598, n. 2 c.c.. Nello stesso senso ha avuto modo di esprimersi anche la giurisprudenza, ed anzitutto quella di codesto Ill.mo Tribunale, che ha così potuto configurare come un ipotesi di contraffazione di segni distintivi non registrati risolventisi nella forma del prodotto, sotto i profili della confondibilità e dell agganciamento, la copiatura pedissequa della forma di un cavatappi (Trib. Milano, decr. 17 gennaio 2006: doc. 48), ed ancor più recentemente la combinazione di disegni che 16
17 comparivano su una cassaforte (Trib. Milano, decr. 5 aprile 2007: doc. 49). E questi rilievi si applicano a più forte ragione nel nostro caso, posto che la rinomanza di cui godevano gli elementi tutelati dai due provvedimenti appena richiamati non è neppure lontanamente da paragonare a quella dei marchi di fatto della Ferrari di cui stiamo parlando, così come assolutamente manifesto è l agganciamento parassitario (e il correlativo pregiudizio per la ricorrente) che la riproduzione di essi sui modellini qui contestati determina. I profili di illiceità del comportamento delle resistenti: d) la concorrenza sleale 14.- L attività posta in essere dalle controparti, infine, costituisce concorrenza sleale ex art c.c., e ciò sotto molteplici profili. Innanzitutto, l uso di segni simili a degli anteriori segni distintivi altrui (indipendentemente dal fatto che si tratti di marchi registrati o di fatto) in relazione a prodotti identici (come nel caso di specie) a quelli per i quali questi ultimi sono usati, dà indubitabilmente luogo ad un ipotesi di concorrenza sleale confusoria, illecita ai sensi dell art. 2598, n. 1 c.c. il quale, come noto, vieta l uso di nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o i segni distintivi legittimamente usati da altri; a tal proposito si vedano, tra le molte, Trib. Monza, Sez. Dist. Desio, 13 gennaio 2000, in Giur. ann. dir. ind., 2000, 628 e ss.; Trib. Napoli, 21 giugno 1995 (ord.), ne Il dir. ind., 1996, 453 e ss.; Trib. Roma, 20 febbraio 1988, in Giur. ann. dir. ind., 1988, 498 e ss.; nonché in dottrina, per tutti, VANZETTI-DI CATALDO, Manuale di diritto industriale 5, Milano, 2005, pp Nel caso di specie, che vi possa essere un rischio di confusione per il consumatore (e in particolare per il consumatore di questi prodotti), a seguito dell uso fatto sui prodotti contestati di segni identici o simili ai marchi (registrati e non) di Ferrari, non è seriamente negabile, e ciò tanto più in considerazione del fatto che i segni confondibili quanto meno nei modelli riproducenti vetture del tipo Formula 1 vengono sempre utilizzati contemporaneamente, aumentando così esponenzialmente l insidiosità dell imitazione. La concorrenza sleale sussiste poi, in relazione ai prodotti contestati che riproducono la mitica Ferrari Enzo, anche sotto il profilo dell imitazione servile, vietata sempre ai sensi dell art. 2598, n. 1 c.c.: e ciò perché del modello/prodotto Ferrari sono imitati veramente tutti i particolari, anche quelli puramente distintivi, cosicché l acquirente che già conosce il modello/prodotto Ferrari (che, come si è già detto, rappresenta il prodotto-simbolo della recente produzione GranTurismo della Ferrari, un vero e proprio mito sognato da tutti gli appassionati e tifosi Ferrari) non può non scambiare le copie per i prodotti originali, o quanto meno ritenere che anche queste ultime siano state autorizzate dalla ricorrente Del resto, anche a prescindere dal pericolo di confusione, l imitazione dei segni distintivi della ricorrente e della forma distintiva dei suoi prodotti realizza, come pure abbiamo visto, un evidente agganciamento parassitario dei prodotti commercializzati dalle resistenti alla fama dell odierna ricorrente e dei prodotti di questa, secondo il modello più classico del cosiddetto look-alike, configurando così un caso di scuola di appropriazione di pregi, vietata dall art. 2598, n. 2 c.c.. Tale norma, infatti, è diretta a sanzionare, tra l altro gli atti di concorrenza caratterizzati da un intento di agganciamento alla notorietà altrui (così ancora VANZETTI-DI CATALDO, Manuale di diritto industriale 5, cit., p. 90), anche quando ciò non comporti ma non è questo il caso un rischio di confusione. Sull illiceità di tale tipo di attività si vedano Cass., 21 ottobre 1998, n , in Giur. ann. dir. ind., 1998, 155 e ss., spec. p. 162; Trib. Milano, 1 febbraio 1999, ivi, 2000, 209 e ss.; il provvedimento già ricordato di Trib. Milano, 17 gennaio 2006, di cui al doc. 44 che ha appunto ritenuto la copiatura del prodotto realizzata in quel caso illecita sotto il profilo della contraffazione dei segni distintivi non registrati risolventisi nella forma del prodotto o, quantomeno, sotto il profilo della concorrenza sleale per pedissequa, servile imitazione e per appropriazione di pregi ; 17
18 e ancor più esplicitamente Trib. Milano, ord. 21 luglio 2004, ivi, 2005, 433 e ss., che ha sanzionato l imitazione anche non confusoria degli elementi distintivi di un prodotto altrui come un indebito agganciamento ex art n. 2 c.c. posto in essere dalla resistente rispetto all attività ed al prodotto della ricorrente, volto a sfruttare la notorietà ed il successo del concorrente riproducendone le forme di presentazione esteriore del prodotto al fine di trarre indebito vantaggio dal positivo accreditamento da essa conquistato presso il consumatore in modo da riversare anche sul prodotto dell imitatore l effetto della rinomanza del prodotto concorrente : rilievi che valgono a più forte ragione nel caso di specie, data la fama incomparabile della Ferrari e dei suoi segni distintivi, registrati e non registrati. Il look-alike e il conseguente agganciamento parassitario sono, nel caso di specie, francamente innegabili, e non riguardano soltanto l aspetto complessivo dei prodotti ed i segni distintivi ad essi apposti, ma addirittura elementi accessori, a loro volta congegnati in modo da richiamare la Ferrari, i suoi marchi e i suoi prodotti originali. Emblematici sono sotto questo profilo i prodotti che propongono insieme alla falsa Ferrari altri modelli di automobili Formula 1 riprendenti le forme, i colori ed in generale l aspetto complessivo delle sue dirette concorrenti nel campionato mondiale di Formula 1 Renault, McLaren, BMW, accostamento che è ripreso, in particolar modo in riferimento alla vettura Renault, anche su molte delle confezioni dei prodotti contestati, rendendo così ancor più immediata l identificazione della vettura rossa come una Ferrari ed accentuando l effetto delle altre forme di imitazione di cui si è detto; analogamente, la confezione di uno dei prodotti in contraffatorî riproduce i box di una scuderia di Formula 1, riportando una fotografia, la cui abile manipolazione al computer non impedisce di riconoscervi i famosi uomini in rosso Ferrari intenti in un operazione di pit-stop; mentre altri due prodotti recano anche un adesivo riproducente una targa automobilistica della provincia di Modena (città in cui è nato Enzo Ferrari e provincia in cui si trova il comune di Maranello, da sempre associato alla Ferrari). E l elenco potrebbe continuare a lungo Del resto, come già si è accennato in precedenza, dove non arriva il travestimento da Ferrari adottato dai prodotti contraffattorî, arrivano le modalità di vendita utilizzate da controparte: si noti infatti che, in varî casi, i prodotti-copia vengono venduti fianco a fianco di quelli originali, proprio al fine di aumentare il pericolo di confusione nella mente del consumatore e/o quanto meno di agganciarsi alla fama della ricorrente e dei suoi prodotti. Inoltre, in un caso specifico viene utilizzata sugli scontrini fiscali l espressione Auto Formula Rossa, il che accentua ulteriormente il collegamento con la Ferrari, le cui vetture vengono comunemente chiamate appunto le rosse, se non addirittura il convincimento di avere acquistato un modello originale La concorrenza sleale, nel caso di specie, sussiste poi anche sotto il profilo della denigrazione, anch essa vietata ai sensi dell art. 2598, n. 2 c.c., e ciò per una molteplice serie di motivi: a) i prodotti avversari sono di scarsa (per non dire infima) qualità: è sufficiente prendere tra le mani i prodotti in questione per rendersi conto che essi presentano numerosi difetti di stampa (bolle d aria, spigoli mal definiti), le parti mobili sono di fattura assai fragile (toccando i prodotti avversari con mano si ha sempre il timore che qualche pezzo si possa staccare), i particolari più minuti e caratteristici (che nei prodotti originali Ferrari sono finemente realizzati e riprodotti in perfetta scala) nei prodotti contraffatti sono ripresi unicamente tramite adesivi, gli elementi decorativi (che nei prodotti originali Ferrari sono costituiti da eleganti e precise serigrafie) nei prodotti contraffatti sono costituiti a loro volta da adesivi la cui stabilità appare alquanto aleatoria (giacché evidentemente, per tenere i prezzi bassi, i produttori cinesi hanno voluto risparmiare anche sulla colla ): e dunque chi acquista questi prodotti credendo di avere a che fare con un prodotto originale o comunque autorizzato dalla Ferrari non può che attribuire ad essa la responsabilità della scelta di un produttore mediocre, in contrasto con l immagine di assoluta precisione tecnica che caratterizza Ferrari e i suoi prodotti; 18
19 b) i prodotti contraffattorî sono venduti a prezzi largamente inferiori rispetto a quelli praticati per i prodotti originali (il modello originale della Ferrari Enzo viene infatti venduto al pubblico ad un prezzo che si aggira intorno ai 40 Euro, mentre quelli contraffattori sono venduti ad un prezzo che oscilla da un minimo di 6,90 Euro ad un massimo di 19,90 Euro; allo stesso modo, il modello originale della F2007 il modello di Ferrari Formula 1 più recente è venduto al pubblico ad un prezzo che si aggira intorno ai 60 Euro, mentre quelli contraffattorî sono venduti ad un prezzo che oscilla da un minimo di 5,90 Euro ad un massimo di 19,90 Euro), ciò determina necessariamente il discredito commerciale sia del prodotto commercializzato a prezzi normali, sia di Ferrari stessa, essendo il pubblico indotto a ritenere che sussistano ampi ed ingiustificati margini di profitto su un prodotto di qualità modesta (così da ultimo Trib. Frosinone, ord. 2 febbraio 2000, in Giur. ann. dir. ind., 2001, n. 4134; e nello stesso senso già Pret. Verona, 29 ottobre 1992, in Foro it., 1994, I, 933 e ss.; Trib. Bari, ord. 16 novembre 1998, ivi, 1999, I, 1642 e ss.; e Trib. Ancona, ord. 12 aprile 1999, ibidem, 1645 e ss.) e che peraltro, a prodotto ancora confezionato come si presenta al consumatore al momento dell acquisto, appare qualitativamente identico a quello di minor prezzo, giacché ovviamente i difetti di cui si è detto sopra si manifestano solo successivamente, quando il prodotto viene tolto dalla confezione ed è effettivamente nelle mani dell acquirente La condotta delle odierne resistenti, infine, costituisce concorrenza sleale per scorrettezza professionale (fattispecie disciplinata dall art. 2598, n. 3 c.c.), e ciò anche qui per una molteplice serie di motivi: a) la violazione dell altrui privativa (in particolare, per modello) costituisce di per sé un comportamento contrario ai principi della correttezza professionale idoneo a danneggiare l altrui azienda, (c.d. concorrenza sleale dipendente ), la cui illiceità è del tutto incontroversa. Si vedano tra le molte pronunce in tal senso App. Bologna, 3 maggio 2001, in Giur. ann. dir. ind., 2002, 115 e ss., che ha appunto affermato che La contraffazione brevettuale, indipendentemente dalla confondibilità dei prodotti, integra di per sé un comportamento non conforme ai principi della correttezza professionale, idoneo a danneggiare l altrui azienda e quindi suscettibile di censura ai sensi dell art. 1598, n. 3 c.c. ; Trib. Napoli, 5 novembre 1998, ivi, 1998, 939 e ss.; Trib. Vicenza, 6 settembre 1993, ivi, 1993, 718 e ss.; App. Milano, 24 settembre 1991, ivi, 1991, 704 e ss.; ecc.; b) la circostanza che i prodotti-copia siano stati verosimilmente ottenuti attraverso un ricalco dei corrispondenti prodotti originali rende poi evidente la slealtà concorrenziale della condotta delle resistenti sotto il profilo della c.d. ripresa diretta della prestazione altrui, che costituisce un comportamento contrario ai principî della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l altrui azienda, vietato ai sensi dell art. 2598, n. 3 c.c. (in tal senso si vedano, tra le molte, Cass., 2 dicembre 1993, n , in Giur. ann. dir. ind., 1993, n. 2891; Pret. Legnano, ord. 4 maggio 1988, ivi, 1988, n. 2314; App. Bologna, 20 gennaio 1981, ivi, 1981, n. 1488; App. Firenze, 11 marzo 1975, ivi, Rep sist , p. 964; Trib. Milano, 28 aprile 1975, ivi, 1975, n. 719; ecc.), in quanto tale condotta consente una economia di tempo, di lavoro, di studio e di spesa ed offre la possibilità di immettere sul mercato la pubblicazione in tempi assai più brevi di quelli che avrebbero richiesto l autonoma elaborazione, composizione e stampa (così appunto Cass., 2 dicembre 1993, n , cit.), rilievi che possono ripetersi tal quali anche nel caso di specie; c) sempre nella stessa prospettiva, l agganciarsi a marchi di fama assoluta quali quelli di Ferrari, ha permesso ai prodotti avversari di accreditarsi sul mercato (in termini di accrescimento sia d immagine sia di vendite) senza dover affrontare i costi necessari per raggiungere autonomamente tale accreditamento: come accennato in precedenza, i prodotti contestati, ove non fossero travestiti da Ferrari, troverebbero difficilmente spazio nel mercato di riferimento e anche qualora fossero in grado di guadagnarsi una fetta di mercato, quest ultima sarebbe certamente di gran lunga inferiore rispetto a quella ottenuta mediante il richiamato travestimento. Ed anche questa condotta è evidentemente contraria alla correttezza professionale, per le stesse ragioni che si sono appena dette; 19
20 d) il carattere sistematico dell imitazione realizzata, che, come abbiamo visto, riguarda pressoché l intera gamma dei modellini-giocattolo Ferrari (dalla Enzo alle Formula 1) e si estende anche alle confezioni e alle forme di presentazione (addirittura con la riproduzione di immagini originali della Ferrari appena ritoccate, o con l uso della targa di Modena, ecc.) e al posizionamento negli scaffali (prodotti-copia e prodotti originali fianco a fianco e pressoché indistinguibili), configura poi all evidenza un caso di scuola di concorrenza parassitaria, trattandosi appunto di una imitazione sistematica e durevole del concorrente, un cammino continuo e costante sulle orme altrui, uno sfruttamento di ogni iniziativa, studio o ricerca del concorrente (così, tra le pronunce più recenti, App. Milano, 18 settembre 1998, in Giur. ann. dir. ind., 1998, 908 e ss.). L azione di merito che Ferrari intende proporre 18.- Sulla base di quanto precede, la Ferrari intende quindi promuovere una causa di contraffazione dei propri marchi registrati e di fatto, del proprio design registrato e di concorrenza sleale, chiedendo la condanna a questo titolo delle resistenti. In particolare, nell ambito della promuovenda causa di merito, la ricorrente intende domandare l accertamento del compimento di tutti gli illeciti sin qui descritti, con l inibitoria finale della prosecuzione o ripetizione di tali illeciti, inclusa la commercializzazione e la pubblicizzazione dei prodotti riproducenti modelli di titolarità di Ferrari e/o di prodotti contraddistinti dai segni sopra descritti o comunque ad essi simili ed in generale da segni simili ai marchi di titolarità della Ferrari, l ordine di ritiro definitivo dal commercio dei prodotti contestati e la fissazione di una penale per ogni violazione successivamente constatata. La ricorrente intende altresì domandare la condanna delle odierne resistenti al risarcimento del danno ad essa causato dagli illeciti di cui le stesse si sono rese responsabili e alla restituzione degli utili da esse conseguiti, come previsto dall art. 125 C.P.I., nonché l emanazione di tutte le pronunce conseguenti, e segnatamente la distruzione dei prodotti contraffattori e la pubblicazione dell emananda sentenza. Le istanze cautelari oggetto del presente procedimento 19.- Per assicurare gli effetti di questa azione è però intanto strettamente indispensabile un intervento in sede cautelare, con la concessione di provvedimenti di inibitoria, ritiro dal commercio e sequestro, che impediscano alle resistenti sia di proseguire nel compimento degli illeciti sin qui descritti (e tuttora in corso), sia di eliminare importanti elementi di prova in relazione all attività illecita posta sin qui in essere, ed in particolare degli elementi diretti a quantificare l ammontare del danno patito dalla odierna ricorrente e quello degli utili conseguiti dai contraffattori (rilevanti sotto il profilo, pure già ricordato, della reversione degli utili prevista a norma dell art. 125 C.P.I.), e soprattutto di identificare gli ulteriori soggetti coinvolti nell attività contraffattoria. In relazione a quest ultima richiesta particolarmente importante nel caso di specie, date anche le verosimili ramificazioni internazionali dell illecito in atto, è appena il caso di ricordare come gli artt. 128 e 129 del Codice della Proprietà Industriale consentono espressamente la descrizione o il sequestro degli elementi di prova concernenti la denunziata violazione, e tra essi rientrano senz altro i documenti idonei all identificazione del produttore, degli importatori e degli eventuali ulteriori distributori dei prodotti contraffattorî, a loro volta responsabili di contraffazione. Ciò è confermato anche dal coordinamento tra queste disposizioni e quella dell art. 121, comma 2 del Codice, che consente al Giudice di ordinare al preteso contraffattore di fornire gli elementi per l identificazione dei soggetti implicati nella produzione e distribuzione dei prodotti o dei servizi che costituiscono la contraffazione. 20