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Timestamp: 2019-04-18 14:31:12+00:00
Document Index: 171108348

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 345', 'art. 345', 'art. 45', 'art. 12', 'art. 345', 'art. 2700']

Cassazione Sent. n. 943/2005 – Ricorsi.net
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Cassazione Sent. n. 943/2005
Cassazione, sentenza 18.01.2005, n.943
Con l’unico motivo di ricorso, denunciando violazione o falsa applicazione di norme di diritto, si deduce che lo strumento telelaser impiegato non è conforme alle prescrizioni del codice della strada, non consentendo esso alcun riscontro di natura oggettiva circa la correttezza del rilevamento effettuato dai verbalizzanti, e quindi circa la commissione della violazione, in quanto la sua efficienza dipende soltanto dall’abilità manuale dell’operatore. Si deduce altresì che una corretta procedura di accertamento dell’infrazione richiede la presenza di due agenti, uno impegnato nell’uso dell’apparecchio, l’altro nella annotazione della targa e del tipo di veicolo, mentre nella specie l’unico agente intento ad utilizzare lo strumento non poteva avere chiara percezione di tali elementi. Si osserva inoltre che l’omessa costituzione del Prefetto nel giudizio di opposizione avrebbe dovuto essere valutata dal giudice di pace come rinuncia a fornire una ricostruzione dei fatti diversa da quella prospettata dall’opponente. Si deduce ancora che il giudice di pace ha errato nel ritenere non
necessaria la riproduzione fotografica del veicolo coinvolto, richiedendo l’art. 345 del regolamento al codice della strada che le apparecchiature siano idonee a fissare la velocità in modo chiaro ed accertatile, e che pertanto avrebbe dovuto ritenere illegittimo e disapplicare il decreto di omologazione.
Si sostiene infine che il mancato assolvimento dell’onere della prova addebitato all’A. ha trovato ragione nell’immotivato rigetto delle istanze istruttorie formulate. La complessa censura è infondata.
Come si è rilevato nelle richiamate pronunce, la norma primaria fissa il principio che le risultanze di apparecchiature debitamente omologate costituiscono fonti di prova per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità, mentre la disposizione regolamentare di cui all’art. 345, cui la prima fa rinvio (conformemente alla norma generale di rinvio di cui all’art. 45 n. 6), richiede che le apparecchiature elettroniche di controllo della velocità, per poter essere omologate, siano tali da fissare la velocità del veicolo in un determinato momento in modo chiaro ed accertatile, siano inoltre gestite direttamente dagli organi di polizia stradale di cui all’art. 12 del codice della strada e sianonella disponibilità di detti organi. Nè l’una nè l’altra di tali disposizioni richiede pertanto che esse siano munite di dispositivi che forniscano una documentazione fotografica dell’accertamento dell’infrazione, così da identificare in via automatica e senza l’intervento dell’uomo il veicolo cui l’accertamento stesso si riferisce.
Né potrebbe in contrario ritenersi che detto art. 345, nel prescrivere che l’accertamento avvenga tutelando la riservatezza dell’utente, postuli l’indispensabilità della documentazione fotografica: ed invero dalla prescrizione posta a garanzia della privacy, certamente riferibile alle situazioni in cui la violazione abbia un riscontro fotografico, non appare consentito desumere, nel quadro normativo di riferimento sopra delineato, che l’unica modalità di rilevazione consentita sia quella fornita dalla
documentazione visiva dell’infrazione. é infine appena il caso di ricordare che nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione il verbale di accertamento fa piena prova, fino a querela di falso, dei fatti attestati dal pubblico ufficiale come avvenuti in sua presenza, descritti senza margini di apprezzamento, o da lui compiuti, nonché della provenienza del verbale stesso dal pubblico ufficiale, in forza dell’efficacia probatoria privilegiata dell’atto pubblico, ai sensi dell’art. 2700 c.c., mentre sono prive di efficacia probatoria le valutazioni soggettive del verbalizzante. Ne consegue che l’accertamento della violazione delle norme relative alla velocità deve ritenersi provato sulla base della verbalizzazione dei rilievi delle apparecchiature omologate, facendo peraltro prova il verbale sino a querela di falso dell’effettuazione dei rilievi stessi, mentre le risultanze di essi costituiscono fonti di prova suscettibile di prova contraria, che può essere fornita dall’opponente con la dimostrazione del difetto di funzionamento del dispositivo, sulla base di concrete circostanze di fatto (v. sul punto Cass. 1999 n. 12324; 1998 n. 8469; 1997 n. 7667).
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in E. 400,00, oltre le spese prenotate a debito, nonché le spese generali e gli accessori come per legge.
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