Source: http://web.conoscerelapa.it/blog/il-lido-ha-interesse-legittimo-per-restare-aperto-anche-nel-periodo-invernale
Timestamp: 2018-09-26 05:31:53+00:00
Document Index: 28709440

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 100', 'art. 14']

Il lido ha interesse legittimo per restare aperto anche nel periodo invernale?
Tutto dipende dalla validità della Concessione rilasciata.
Con provvedimento del Comune di Gallipoli - Ufficio Paesaggio ed Ambiente viene prescritto che "tutte le strutture...dovranno essere smontate al termine della stagione estiva ripristinando lo stato dei luoghi...", nonché di tutti gli atti allo stesso preordinati, connessi e consequenziali, facendo espresso riferimento alla nota della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle
Province di Lecce, Brindisi e Taranto.
Con la Sentenza del Tar Lecce, pubblicata in data 09 marzo 2017, il giudice Amministrativo, su apposito ricorso presentato dal ricorrente, ha rilevato che, già con la sentenza n. 1991/11, è stato affermato che: “L’art 11, comma quarto della legge Regionale Puglia 23 giugno 2006 n.17 stabilisce che “la gestione di stabilimenti balneari e di altre strutture connesse alle attività turistiche ricadenti su aree demaniali regolarmente concesse è consentita per l’intero anno, al fine di svolgere attività collaterali alla balneazione , con facoltà di mantenere le opere assentite, ancorché precarie, qualora, prima della scadenza della concessione, sia stata prodotta regolare istanza di rinnovo e, comunque, sino alle relative determinazioni dell’autorità competente.
Per tale ragione, il T.A.R., con la sentenza suindicata pubblicata in data 09 marzo 2017, ha rilevato che "s’impone in capo all’Amministrazione un obbligo motivazionale particolarmente rafforzato, dovendo darsi conto delle ragioni di preponderante tutela del territorio costiero, ostative, in ipotesi, al mantenimento annuale di strutture facilmente amovibili".
Su tali ragioni, ha accolto il ricorso proposto dal ricorrente, annullando l'atto del Comune di Gallipoli che faceva riferimento alla nota della Soprintendenza.
Tuttavia, la sentenza del T.A.R. per la Puglia, è stata impugnata dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dalla Soprintendenza per beni architettonici delle provincie di Lecce, Brindisi e Tarantodinanzi al Consiglio di Stato.
La Sezione Sesta del C.d.S., con sentenza pubblicata in data 15 giugno 2018, ha ribaltato il giudizio espresso dal TAR Puglia - Sez. Staccata di Lecce, appoggiando il proprio giudizio su quanto sollevato dal Ministero e dalla Soprintendenza e precisamente che ci fosse una "carenza di legittimazione attiva e una carenza d’interesse all’impugnazione della ricorrente dal momento che nel corso del giudizio di primo grado è scaduto il termine di efficacia della concessione, non suscettibile di rinnovo ex lege".
Il Consiglio di Stato, in tal senso, si è pronunciato sottolineando che va data continuità all’indirizzo giurisprudenziale, qui condiviso, a mente del quale l’interesse a ricorrere – che deve persistere per
tutto il corso del giudizio – è caratterizzato dalla presenza degli stessi requisiti che caratterizzano l’interesse ad agire di cui all’art. 100 c.p.c.: vale a dire la prospettazione di una lesione concreta ed attuale della sfera giuridica del ricorrente e l’effettiva utilità che potrebbe derivare a quest’ultimo dall’eventuale annullamento dell’atto impugnato.
Sicché il ricorso deve essere considerato inammissibile per carenza di interesse in tutte le ipotesi in cui l’annullamento giurisdizionale di un atto amministrativo non sia in grado di arrecare alcun vantaggio all’interesse sostanziale del ricorrente (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 2 marzo 2015, n. 994; Id, sez. V, 23 ottobre 2014, n. 5255; Id, ad. plen., n. 9 del 2014).
In aggiunta, l’assenza in capo al ricorrente di una (effettiva e non solo dichiarata) posizione giuridica soggettiva che qualifichi la legittimazione all’impugnazione costituisce ulteriore causa d’inammissibilità (cfr., fra le tante, Cons. Stato, sez. VI, 21 marzo 2016 n. 1156).
Ciò sul presupposto che, al di là delle proroghe intervenute (poi ritenute inammissibili, in conseguenza della dichiarazione di incostituzionalità dell'art. 14 della Legge Regionale sulla salvaguardia delle concessioni in essere), non sia presente alcun interesse della ricorrente ad ottenere l'annullamento delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione paesaggistica.