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Timestamp: 2019-02-20 20:25:31+00:00
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 13 giugno 2013, n. 14865. Se il notaio non adempie correttamente alla propria prestazione, ivi compresa quella attinente alle attività preparatorie (tra cui quella di visure catastali ed ipotecarie), sussiste la sua responsabilità contrattuale nei confronti di tutte le parti contrattuali - Renato D'Isa
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Se il notaio non adempie correttamente alla propria prestazione, ivi compresa quella attinente alle attività preparatorie (tra cui quella di visure catastali ed ipotecarie), sussiste la sua responsabilità contrattuale nei confronti di tutte le parti contrattuali che da tale comportamento abbiano subito danni, non essendo sufficiente che solo una parte l’abbia esonerato da responsabilità.
Con citazione notificata il 18.11.1999, D.E.G. conveniva davanti al tribunale di Chieti il notaio A..C. per sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti a seguito della negligenza posta nello svolgimento dell’incarico conferitogli.
Assumeva l’attore che il notaio convenuto aveva rogato l’atto pubblico di acquisto di un immobile il 27.2.1995 da B.E. , che in seguito si era rilevato gravato da ipoteca in favore della Banca Nazionale del Lavoro; che l’immobile era costato L. 210 milioni; che aveva effettuato opere di miglioramento sullo stesso; che il 28.3.1997 la BNL gli aveva notificato atto di precetto per L. 133.085.950; che successivamente tale immobile era stato sottoposto a procedura esecutiva dalla stessa BNL, procedura tuttora in corso. Si costituiva il convenuto notaio che assumeva di essere stato esonerato dall’acquirente dall’effettuare le visure ipotecarie, come risultava dall’atto pubblico rogato. Il Tribunale, con sentenza del 15.5.2003, rigettava la domanda. Proponeva appello l’attore.
La Corte di appello di L’aquila, con sentenza depositata il 14 marzo 2007, condannava il notaio A..C. al pagamento in favore dell’attore della somma di Euro 68.733,10, oltre accessori.
Riteneva la corte di merito che l’esonero del notaio dall’obbligo di effettuare le visure ipotecarie, poiché proveniva solo dalla parte acquirente e non da entrambe le parti,e non era indicata la ragione della scelta, era improduttivo di effetti.
Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione C.A. .
Resiste con controricorso D.E.G. , che ha anche presentato ricorso incidentale e poi memoria.
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1176, 2230, 2232 c.c. e 100 c.p.c., in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c..
La responsabilità del notaio per colpa nell’adempimento delle sue funzioni ha, nei confronti delle parti, natura contrattuale in quanto pur essendo tale professionista tenuto ad una prestazione di mezzi e di comportamenti e non di risultato, pur tuttavia è tenuto a predisporre i mezzi di cui dispone, in vista del conseguimento del risultato perseguito dalle parti, impegnando la diligenza ordinaria media rapportata alla natura della prestazione; sicché, la sua opera non può ridursi al mero compito di accertamento della volontà delle parti e di direzione della compilazione dell’atto, ma deve estendersi a quelle attività, preparatorie e successive, necessarie in quanto tese ad assicurare la serietà e certezza dell’atto giuridico posto in essere, e ciò, in conformità, allo spirito della legge professionale (art. 1 L. n. 89/1913).
2.3. Ciò comporta che solo la concorde volontà delle parti e non solo quella del soggetto che ha concluso il contratto d’opera intellettuale con il notaio (e si è fatto carico del pagamento del compenso) può esonerare il notaio dallo svolgimento delle attività accessorie e successive, necessarie per il conseguimento del risultato voluto dalle parti e, in particolare, dal compimento delle cosiddette ‘visure catastali’ e ipotecarie allo scopo di individuare esattamente il bene e verificarne la libertà da pregiudizi, (cfr. Cass. n. 25270 del 01/12/2009 ; Cass. n. 5868 del 16/03/2006; Cass. 13825 del 23/07/2004).
3. Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta la violazione degli artt. 1224, 1226, 1277, 2697 c.c., in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., nonché il vizio motivazionale dell’impugnata sentenza, per aver liquidato il danno in Euro 68.733, 10, pari alla somma intimata dalla creditrice ipotecaria la BNL s.p.a..
Infatti il debito avente ad oggetto il risarcimento del danno da inadempimento di obbligazioni contrattuali diverse da quelle pecuniarie ha natura di debito di valore, in quanto tiene luogo della materiale utilità che il creditore avrebbe percepito se avesse ricevuto la prestazione dovutagli, con la conseguenza che in tali casi il giudice è tenuto d’ufficio a tenere conto della svalutazione monetaria intercorsa prima della liquidazione, senza che il creditore abbia l’onere di allegare e dimostrare il maggior danno di cui all’art. 1224, comma secondo, cod. civ.. (Cass. n. 1335 del 20/01/2009, proprio in tema di domanda risarcitoria nei confronti di un notaio, convenuto per colpa professionale).
5. Con il primo motivo del ricorso incidentale il ricorrente la violazione e falsa applicazione dell’art. 2700 in relazione all’art. 360 n. 3 e 5 c.p.c., nonché il vizio di motivazione. Secondo il ricorrente non poteva attribuirsi fede privilegiata alla clausola dell’atto pubblico secondo cui ‘L’acquirente ha dispensato me notaio dall’effettuare le visure ipotecarie’, perché trattasi di dichiarazione proveniente dallo stesso notaio e non da una delle parti in causa.
7. Con il secondo motivo del ricorso incidentale il D.E.G. lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1176, 1218, 1227, 2230, 2232 e 2697 c.c, in relazione all’art. 360 n. 3 e 5 c.p.c..
Secondo il ricorrente il danno doveva essere ravvisato non nella somma necessaria per pagare alla banca la somma precettata, ma quella corrispondente al prezzo pagato per l’immobile compravenduto pari ad Euro 108.455,94, oltre interessi e rivalutazione, poiché l’immobile era non solo gravato da ipoteca in favore della BNL, ma anche sottoposto a pignoramento del 3.11.1994. 8.1.11 motivo è infondato.
Anzitutto va osservato che in linea di principio in tema di liquidazione del ‘quantum’ risarcibile, la misura del danno non deve essere necessariamente contenuta nei limiti di valore del bene danneggiato ma deve avere per oggetto l’intero pregiudizio subito dal soggetto danneggiato, essendo il risarcimento diretto alla completa ‘restitutio in integrum’ – per equivalente o in forma specifica, quest’ultima esperibile anche in materia contrattuale – del patrimonio leso (Cass. n. 2720 del 05/02/2013 Cass. 2.7.2010, n. 15726, sempre in tema di responsabilità contrattuale di notaio per omissione di visure ipotecarie).
Sennonché ciò comporta che la liquidazione del danno deve avere per oggetto l’intero pregiudizio, essendo il risarcimento diretto alla completa ‘restitutio in integrum’ – per equivalente o in forma specifica – del patrimonio leso, ma egualmente non deve essere locupletatoria per il creditore.
È poi questione di merito l’accertamento in concreto dell’entità di tale danno e la sua successiva liquidazione.
Nella fattispecie la sentenza impugnata con motivazione immune da vizi motivazionali rilevabili in questa sede di sindacato di legittimità, ha ritenuto che, ‘stante la mancanza di elementi probatori circa l’esito dell’intrapresa procedura espropriativa’ il pregiudizio concretamente subito dal D.E. doveva essere identificato nella sola somma che questi (terzo acquirente) avrebbe dovuto pagare per la liberazione del bene acquistato e per la piena disponibilità dello stesso.