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Timestamp: 2019-08-22 05:48:53+00:00
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Responsabilità del medico chirurgo, la diligenza nell'adempimento
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2018 Responsabilità del medico chirurgo, la diligenza nell’adempimento
Corte di Cassazione, sezione terza civile, Ordinanza 30 novembre 2018, n. 30999.
Ordinanza 30 novembre 2018, n. 30999
Data udienza 28 settembre 2018
In tema di responsabilità del medico chirurgo, la diligenza nell’adempimento della prestazione professionale deve essere valutata assumendo a parametro non la condotta del buon padre di famiglia, ma quella del debitore qualificato, ai sensi dell’art. 1176, comma 2 c.c., con la conseguenza che, in presenza di paziente con sintomi aspecifici, il sanitario è tenuto a prenderne in considerazione tutti i possibili significati ed a segnalare le alternative ipotesi diagnostiche.
sul ricorso 21766/2016 proposto da:
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), considerati domiciliati ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS) giusta procura in calce al ricorso;
AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE N(OMISSIS) NUORO, in persona del suo Commissario Straordinario p.t., Dott. (OMISSIS), considerata domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura a margine del controricorso;
(OMISSIS) SPA, in persona dei legali rappresentanti Dott.ssa (OMISSIS) E (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende giusta procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 3/2016 della CORTE D’APPELLO SEZ.DIST. DI SASSARI, depositata il 11/01/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 28/09/2018 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI.
1. Nel 2001 (OMISSIS) decedette in seguito alle conseguenze della rottura di un aneurisma cerebrale.
Nel 2002 la moglie ( (OMISSIS)) ed i due figli minori ( (OMISSIS) e (OMISSIS)) di (OMISSIS) convennero dinanzi al Tribunale di Nuoro (OMISSIS), (OMISSIS) e la AUSL n. (OMISSIS) di Nuoro, esponendo che:
-) il rispettivo marito e padre, (OMISSIS), il (OMISSIS) ebbe uno svenimento e, su indicazione del medico curante, si rivolse al pronto soccorso dell’ospedale (OMISSIS), dove venne visitato dalla dott.ssa (OMISSIS), la quale gli prescrisse unicamente una visita cardiologica ed il controllo della pressione sanguigna;
-) cinque giorni dopo ((OMISSIS)), sempre su indicazione del medico curante, a causa d’una preesistente cefalea (OMISSIS) torno’ nel medesimo ospedale, dove venne visitato dalla dott.ssa (OMISSIS), la quale anche in questo caso non prescrisse particolari accertamenti diagnostici, limitandosi a prescrivere l’assunzione del farmaco Laroxil;
-) il (OMISSIS) (OMISSIS) venne colto da una emiparesi sinistra; questa volta, sempre nell’ospedale di (OMISSIS), venne sottoposto ad un esame TAC del cranio, che rivelo’ la presenza d’un ematoma intracranico, dovuto alla rottura d’un aneurisma:
-) sebbene il paziente, trasferito a (OMISSIS), fosse stato ivi sottoposto ad intervento chirurgico di evacuazione dell’ematoma e di chiusura della lesione che l’aveva provocato (“clippaggio” dell’aneurisma), (OMISSIS) decedette il (OMISSIS) a causa delle conseguenze del pregresso ematoma intracranico;
-) i sanitari dell’ospedale di (OMISSIS) furono imperiti e negligenti nella gestione del paziente, dal momento che non lo sottoposero tempestivamente a quegli esami (come una TAC del cranio) che avrebbero potuto rivelare la presenza dell’aneurisma, e consentire piu’ tempestive e salvifiche cure.
2. Tutti i convenuti si costituirono e negarono sia la propria colpa, sia il nesso di causa tra la condotta dei sanitari e la morte di (OMISSIS).
(OMISSIS) chiamo’ in causa il proprio assicuratore (OMISSIS), che si costitui’.
3. Nel giudizio intervennero i genitori ( (OMISSIS) e (OMISSIS)) ed i fratelli della vittima ( (OMISSIS) e (OMISSIS)), anch’essi chiedendo il risarcimento dei danni rispettivamente patiti in conseguenza della morte del rispettivo figlio e fratello.
(OMISSIS) e (OMISSIS) decederanno nel corso del giudizio, e le loro domande saranno coltivate dagli altri attori.
4. Con sentenza 16.7.2007 n. 486 il Tribunale di (OMISSIS) rigetto’ la domanda.
Con sentenza 11.1.2016 n. 3 la Corte d’appello di Cagliari, sezione di Sassari, rigetto’ il gravame.
-) non vi fu colpa nella condotta dei sanitari dell’ospedale di (OMISSIS), i quali visitarono con zelo il paziente, ne’ potevano sospettare l’esistenza d’una patologia (l’aneurisma) della quale non esistevano sintomi specifici;
-) nemmeno esisteva un valido nesso di causa tra la condotta dei sanitari e la morte del paziente, dal momento che anche se il paziente fosse stato tempestivamente sottoposto ad intervento chirurgico, non avrebbe avuto maggiori probabilita’ di sopravvivenza di quante ne ebbe in concreto.
5. La sentenza d’appello e’ stata impugnata per cassazione da (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), con ricorso fondato su sei motivi ed illustrato da memoria.
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) hanno dichiarato di ricorrere anche “quali eredi” di (rectius, quali successori nel credito vantato da) (OMISSIS) e (OMISSIS).
(OMISSIS), la ASL n. (OMISSIS) di Nuoro e la (OMISSIS) s.p.a. hanno resistito con separati controricorsi; la (OMISSIS) ha altresi’ depositato memoria.
1.1. Col primo motivo i ricorrenti lamentano che la sentenza impugnata sia nulla per inintelligibilita’, ai sensi dell’articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4.
1.2. Il motivo e’ inammissibile, e per piu’ ragioni.
In primo luogo lo e’ perche’ l’omesso esame d’una allegazione difensiva non e’ mai causa di nullita’ della sentenza, ma potrebbe integrare – a seconda dei casi – o il vizio di omessa pronuncia, oppure eventualmente il vizio di omesso esame di un fatto decisivo debitamente prospettato (ex multis, in tal senso, Sez. 1, Sentenza n. 5277 del 10/03/2006, Rv. 589439 – 01).
In secondo luogo il motivo e’ inammissibile perche’ ne’ nella illustrazione del motivo, ne’ nelle pagine del ricorso dedicate allo svolgimento del processo, i ricorrenti indicano in modo chiaro ed esaustivo, secondo quanto prescritto dall’articolo 366 c.p.c., n. 6, quali fossero le critiche mosse da essi mosse all’operato del consulente, e non esaminate dalla Corte d’appello.
2.1. Col secondo motivo i ricorrenti lamentano che la sentenza impugnata sia affetta dal vizio di omesso esame d’un fatto decisivo, ex articolo 360 c.p.c., n. 5.
Il “fatto decisivo” che la Corte d’appello avrebbe trascurato di considerare, secondo i ricorrenti, e’ il seguente: se il paziente fosse stato tempestivamente operato, non si sarebbe formato l’ematoma che, provocando una ipertensione intracranica, determino’ in seguito il coma e la morte del paziente.
Il (OMISSIS) successivo, invece, vi fu una “rottura maggiore” dell’aneurisma, la quale determino’ un copioso sanguinamento e la formazione di un ematoma intracranico.
Fu la formazione di questo ematoma che, comprimendo i tessuti cerebrali, innesco’ il meccanismo che porto’ il paziente alla morte.
E’ dunque vero – questo il senso fondamentale della censura – che l’intervento di clippaggio dell’aneurisma presentava gli stessi rischi sia se fosse stato eseguito il (OMISSIS), sia se fosse stato eseguito il 5 luglio; ma se fosse stato compiuto il (OMISSIS) non ci sarebbe stato un cosi’ vasto ematoma da evacuare, e di conseguenza i tessuti intracranici non avrebbero subito l’insulto neurologico che invece si verifico’ a causa della ritardata esecuzione dell’intervento.
2.2. La societa’ (OMISSIS) ha eccepito l’inammissibilita’ del motivo, tra l’altro, perche’ la censura di omesso esame del fatto decisivo non puo’ essere proposta nel caso di c.d. “doppia conforme”.
Tale eccezione e’ infondata: infatti la previsione d’inammissibilita’ del ricorso per cassazione, di cui all’articolo 348 ter c.p.c., comma 5, il quale esclude che possa essere impugnata ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la sentenza di appello “che conferma la decisione di primo grado”, non si applica, ai sensi del Decreto Legge n. 83 del 2012, articolo 54, comma 2, convertito nella L. n. 134 del 2012, per i giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione anteriormente all’11 settembre 2012 (ex multis, Sez. 5 -, Ordinanza n. 11439 del 11/05/2018, Rv. 648075 – 01).
Nel caso di specie, il giudizio di appello venne introdotto cinque anni prima del Decreto Legge n. 83 del 2012, sicche’ non s’applica ad esso l’articolo 348 ter c.p.c., comma 5.
Le ulteriori eccezioni di inammissibilita’ sollevate dalla (OMISSIS) e dagli altri controricorrenti debbono intendersi implicitamente rigettate, alla luce delle motivazioni che seguono.
2.3. Nel merito il motivo e’ fondato.
La Corte d’appello ha escluso il nesso di causa tra l’intempestiva diagnosi di aneurisma e la morte del paziente sul presupposto che le possibilita’ di successo dell’intervento di clippaggio dell’aneurisma sarebbero state identiche, anche se l’intervento fosse stato compiuto con un anticipo di venti prima, vale a dire subito dopo la prima visita all’ospedale di (OMISSIS).
I ricorrenti sostengono pero’ che, se l’intervento di clippaggio dell’aneurisma fosse stato tempestivamente eseguito, la “rottura maggiore” dell’aneurisma non ci sarebbe stata, e non vi sarebbe stata l’emorragia subaracnoidea che provoco’ il danno cerebrale.
Questo “fatto” (formazione dell’ematoma) effettivamente non e’ stato preso in considerazione dalla Corte d’appello, e presenta tutti i requisiti richiesti dall’articolo 360 c.p.c., n. 5 (cosi’ come interpretato da Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830).
Il fatto risulta infatti allegato sin dall’atto di citazione (ove si parla di “recidiva emorragica”); risulta provato dall’esame TAC eseguito il (OMISSIS) nell’ospedale di (OMISSIS), e citato dalla stessa Corte d’appello (p. 7, secondo capoverso, della sentenza impugnata) ove si riferisce di un “ematoma intraparenchimale di cm 4×2”.
Infatti in tanto puo’ affermarsi che le possibilita’ di successo del medesimo intervento, eseguito sul medesimo paziente, non mutano sol perche’ eseguito due settimane prima o due settimane dopo, in quanto si assumano stazionarie le condizioni del paziente (vale a dire ceteris paribus).
Il fatto “formazione dell’ematoma”, pertanto, non considerato dalla Corte d’appello, era teoricamente idoneo a condurre una decisione differente da quella impugnata in punto di nesso di causalita’, e, dunque, decisivo ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5.
Il giudice di rinvio tornera’ ad esaminare l’appello proposto dagli odierni ricorrenti, accertando se un piu’ tempestivo intervento di clippaggio dell’aneurisma, compiuto quando l’ematoma non si era ancora formato o comunque non aveva raggiunto le dimensioni di cm 4×2, avrebbe avuto ragionevoli probabilita’ di salvare la vita del paziente.
3.1. Col terzo motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3, la violazione degli articoli 40 e 41 c.p.. Nella illustrazione del motivo si sostiene una tesi cosi’ riassumibile:
-) i sanitari dell’ospedale di (OMISSIS) inviarono il paziente a (OMISSIS);
-) i sanitari dell’ospedale di (OMISSIS) tennero pur essi una condotta colposa, consistita nel non sottoporre il paziente ad un tempestivo intervento entro 36 ore dal ricovero;
-) se dunque la Corte d’appello avesse (implicitamente) rigettato la domanda proposta dagli attori nei confronti dell’ASL di Nuoro, sul presupposto che la responsabilita’ andasse ascritta ai sanitari dell’ospedale di (OMISSIS), tale decisione sarebbe erronea, perche’ questi ultimi avrebbero al massimo tenuto una condotta concausativa del danno, la quale ai sensi dell’articolo 2055 c.c. non escludeva la responsabilita’ dei sanitari dell’ospedale di (OMISSIS).
3.2. Il motivo e’ inammissibile, perche’ censura una statuizione che nella sentenza impugnata manca.
La Corte d’appello infatti non ha mai affermato ne’ esplicitamente, ne’ implicitamente, che la morte della vittima sia stata causata o concausata dalla condotta dei sanitari dell’ospedale di (OMISSIS).
4.1. Col quarto motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5, l’omesso esame d’un fatto decisivo e controverso. Formulano una tesi cosi’ riassumibile:
-) tuttavia anche ad ammettere che quei sintomi fossero stati davvero aspecifici, proprio la loro ambiguita’ doveva indurre i sanitari a piu’ approfonditi accertamenti, anche alla luce delle linee guida generalmente condivise per la diagnosi differenziale dell’aneurisma cerebrale; e soprattutto tenuto conto del fatto che i sintomi presentati dal paziente, seppure non potessero dirsi univocamente indicativi della presenza di un aneurisma cerebrale, nemmeno si sarebbero potuti dire univocamente escludenti l’esistenza d’un aneurisma.
4.2. Col quinto motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’articolo 1218 c.c..
4.3. Il quarto ed il quinto motivo possono essere esaminati congiuntamente, perche’ sollevano questioni strettamente intrecciate.
I ricorrenti infatti (al di la’ del richiamo formale all’articolo 360 c.p.c., n. 5, il quale comunque non impedisce a questa Corte di badare alla sostanza della censura, che consiste in una violazione di legge: cfr. Sez. U, Sentenza n. 17931 del 24/07/2013, Rv. 627268 – 01), in ambedue i motivi suddetti sostengono che la Corte d’appello avrebbe applicato una regola erronea per la valutazione della diligenza esigibile dal medico, esonerando da colpa un sanitario che, dinanzi a sintomi generici, non aveva compiuto alcuno sforzo per il loro corretto inquadramento.
Nel caso di specie la Corte d’appello ha ritenuto insussistente la colpa dei sanitari che visitarono in due diverse occasioni (OMISSIS).
La prima di tali considerazioni puo’ essere cosi’ riassunta: (OMISSIS), nel visitare (OMISSIS), esamino’ la mobilita’ del collo e la manovra di Lasegue (flessione delle gambe sul bacino); ma poiche’ tali esami normalmente non vengono compiuti durante una visita neurologica, il fatto che essi vennero compiuti dimostrerebbe che il medico “ebbe ben presente la possibilita’ di un evento emorragico”.
La seconda di tali considerazioni puo’ essere cosi’ riassunta: “in moltissimi casi” (la Corte, come il consulente, non dice quanti), l’emorragia cerebrale provoca scompensi cardiaci; nel caso di specie l’elettrocardiogramma eseguito sul paziente non segnalo’ anomalie; ergo, era irragionevole supporre, da parte dei medici, la rottura di un aneurisma.
4.5. La motivazione appena riassunta presenta effettivamente i vizi prospettati dal ricorrente: quello di violazione di legge in primo luogo; e quello di insuperabile illogicita’ dall’altro.
La “regola di condotta” dal cui allontanamento puo’ scaturire la colpa puo’ consistere non soltanto in una norma giuridica, ma anche in una regola di comune prudenza o nelle cc.dd. leggi dell’arte.
Stabilire se l’autore d’un illecito abbia o meno violato norme giuridiche o di comune prudenza e’ accertamento che va compiuto alla stregua dell’articolo 1176 c.c. (ex permultis, in tal senso, Sez. 3, Sentenza n. 17397 del 08/08/2007, Rv. 598610).
L’articolo 1176 c.c., impone al debitore di adempiere la propria obbligazione con diligenza.
La diligenza di cui all’articolo 1176 c.c., e’ nozione che rappresenta l’inverso logico della nozione di colpa: e’ in colpa chi non e’ stato diligente, mentre chi tiene una condotta diligente non puo’ essere ritenuto in colpa.
L’autore d’un fato illecito o chi non abbia adempiuto un contratto non e’ dunque, per cio’ solo, in colpa: quest’ultima sussistera’ soltanto nel caso in cui il preteso responsabile non solo abbia causato un danno, ma l’abbia fatto violando norme giuridiche o di comune prudenza.
Le norme di comune prudenza dalla cui violazione puo’ scaturire una colpa civile non sono uguali per tutti.
Nel caso di inadempimento di obbligazioni comuni, ovvero di danni causati nello svolgimento di attivita’ non professionali, il primo comma dell’articolo 1176 c.c. impone di assumere a parametro di valutazione della condotta del responsabile il comportamento che avrebbe tenuto, nelle medesime circostanze, il “cittadino medio”, ovvero il bonus paterfamilias: vale a dire la persona di normale avvedutezza, formazione e scolarita’.
Nel caso, invece, di inadempimento di obbligazioni professionali, ovvero di danni causati nell’esercizio d’una attivita’ “professionale” in senso ampio, il secondo comma dell’articolo 1176 c.c., prescrive un criterio piu’ rigoroso di accertamento della colpa.
Il “professionista”, infatti, e’ in colpa non solo quando tenga una condotta difforme da quella che, idealmente, avrebbe tenuto nelle medesime circostanze il bonus paterfamilias; ma anche quando abbia tenuto una condotta difforme da quella che avrebbe tenuto, al suo posto, un ideale professionista “medio” (il c.d. homo eiusdem generis et condicionis).
L’ideale “professionista medio” di cui all’articolo 1176 c.c., comma 2, nella giurisprudenza di questa Corte, non e’ un professionista “mediocre”, ma e’ un professionista “bravo”: ovvero serio, preparato, zelante, efficiente.
4.7. Poiche’ il parametro di riferimento per valutare la colpa del medico e’ la condotta che avrebbe teoricamente tenuto, al posto del convenuto, un medico “diligente” ex articolo 1176 c.c., comma 2, vale a dire un medico bravo, occorre chiedersi quale debba essere, alla stregua della norma appena ricordata, la condotta del sanitario Medio dinanzi a sintomi aspecifici.
La risposta e’ che di fronte a sintomi aspecifici, potenzialmente ascrivibili a malattie diverse, o comunque di difficile interpretazione, il medico non puo’ acquietarsi in una scettica epoche’, sospendendo il giudizio ed attendendo il corso degli eventi. Deve, al contrario, o formulare una serie di alternative ipotesi diagnostiche, verificandone poi una per una la correttezza; oppure almeno segnalare al paziente, nelle dovute forme richieste dall’equilibrio psicologico di quest’ultimo, tutti i possibili significati della sintomatologia rilevata.
Tiene di conseguenza una condotta non conforme al precetto di cui all’articolo 1176 c.c., comma 2, il medico che, di fronte al persistere di sintomi od indici diagnostici dei quali non e’ agevole intuire l’eziogenesi, non solo non compia ogni sforzo per risalire, anche procedendo per tentativi, alla causa reale del sintomo, ma per di piu’ taccia al paziente i significati di esso.
4.8. E’ alla luce di questi principi che si puo’ ora tornare ad esaminare la motivazione riassunta supra, al § 4.4..
Nel nostro caso e’ stata la stessa Corte d’appello ad accertare in punto di fatto – recependo le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio – che il paziente “non presentava segni o sintomi che indicassero chiaramente un evento emorragico cerebrale”.
La Corte d’appello, dunque, ha accertato in fatto che il paziente presentava sintomi generici, ed escluso per cio’ solo che il medico fosse in colpa per non averli correttamente inquadrati.
Cosi’ giudicando, la Corte d’appello e’ incorsa nel c.d. vizio di sussunzione della fattispecie: infatti proprio l’aver accertato in facto che i sintomi non erano chiari, e non deponevano chiaramente per l’esistenza di un aneurisma sanguinante, avrebbe dovuto condurre alla conclusione in iure che i sanitari furono negligenti, per aver scartato a priori anche questa ipotesi, senza previamente disporre alcun accertamento specialistico.
4.9. Tale errore di diritto non puo’ dirsi sanato dalle due considerazioni che la Corte d’appello ha mutuato dal c.t.u., e ricordate supra, al § 4.4..
Il consulente d’ufficio, infatti, dal fatto noto che il medico dell’ospedale esamino’ la mobilita’ del collo ed esegui’ la manovra di Lasegue, ha preteso di risalire al fatto ignorato che il medico sospetto’ l’esistenza d’un aneurisma; quindi dal fatto (presunto) che il medico sospetto’ la presenza d’un aneurisma, risali’ al fatto ignorato che di tale patologia non vi erano i sintomi, altrimenti il paziente sarebbe stato curato.
Ma a prescindere dal fatto che questo modo di argomentare costituisce una praesumptio de praesumpto, non consentita dall’articolo 2727 c.c., ne’ al giudice ne’, a fortiori, al c.t.u., quel che piu’ rileva e’ che il ragionamento appena riassunto costituisce un autentico paralogismo, cosi’ riassumibile: “poiche’ il medico non ha rilevato i sintomi, vuol dire che questi non c’erano”.
La Corte d’appello, nel far propria tale sorprendente valutazione in punto di diritto (che come tale era preclusa al c.t.u.: non sara’ superfluo ricordare, a tal fine, che l’accertamento della colpa civile e’ una valutazione giuridica, come tale riservata al giudice ed inibita al c.t.u.), ha anche richiamato la bibliografia citata dall’ausiliario, nella quale compare il contributo di Sakr, Ghosn e Vincent, Cardiac manifestations after subarachnoid hemorrhage: a systematic review of the literature, in Prog. Cardiovasc. Dis., 2002 Jul-Aug; 45(1), 67. Contributo nel quale si afferma l’esatto opposto di quanto sostenuto dal c.t.u. e condiviso dalla Corte d’appello, ovvero che “despite the considerable literature describing cardiac alterations during the course of subarachnoid hemorrhage (SAH), epidemiological (…) aspects are yet to be clarified. Further studies are needed to evaluate the magnitude of this problem”.
Ora, se davvero c’era “bisogno di ulteriori studi per valutare l’ampiezza del problema”, come affermato nel contributo appena trascritto, appare davvero incomprensibile da un punto di vista logico come la Corte d’appello abbia potuto affermare che colpa non vi fu, perche’ non v’erano alterazioni cardiologiche.
Anche questo fu un vizio di insanabile illogicita’, che conduce alla nullita’ della sentenza ex articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4: se, infatti, l’alterazione cardiologica nelle persone colpite da ematoma subaracnoideo puo’ esserci e puo’ non esserci, anche la mancanza di alterazioni del ritmo cardiaco non era una circostanza sicuramente deponente nel senso dell’assenza di aneurismi, ma era una circostanza anch’essa aspecifica, e come tale avrebbe dovuto indurre i sanitari ad ulteriori accertamenti.
(a) la sentenza impugnata e’ errata in diritto, nella parte in cui ha accertato in fatto che i sintomi fossero aspecifici, e ritenuto in diritto che non vi fosse colpa dei sanitari nel non avere sottoposto il paziente a piu’ approfonditi esami diagnostici;
(b) la sentenza impugnata e’ nulla per illogicita’ insanabile della motivazione, nella parte in cui ha recepito acriticamente le illogiche (oltre che erronee) motivazioni del consulente tecnico d’ufficio.
La sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio alla Corte d’appello di Cagliari, la quale nel riesaminare il gravame applichera’ il seguente principio di diritto:
5.1. Col sesto motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’articolo 2729 c.c.; nonche’ degli articoli 40 e 41 c.p..
Il motivo censura la sentenza impugnata nella parte in cui, condividendo le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ha escluso il nesso di causa tra la condotta dei sanitari dell’ospedale di (OMISSIS) e la morte del paziente.
(-) accoglie il secondo, il quarto ed il quinto motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Cagliari, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimita’;
Le annotazioni dei giornali nautici conservano integra la loro efficacia probatoria...