Source: http://lucazichella.it/blog-e-news/69-la-caldaia-tra-normative-e-sicurezza
Timestamp: 2018-11-21 06:45:25+00:00
Document Index: 27839601

Matched Legal Cases: ['art. 889', 'art. 889', 'art. 890', 'sentenza ', 'art. 899', 'art. 890', 'art. 889', 'art. 2043']

La caldaia. Tra normative e sicurezza. - Luca Zichella | Amministrazione Condominiali | Foggia | Condominio Mobi
A breve le temperature scenderanno e le caldaie saranno di nuovo al centro dei nostri pensieri. Si tratta dell'elettrodomestico principale dell'impianto di riscaldamento casalingo in grado di trasformare l'energia prodotta da un combustile in calore: quello che ci piace trovare nella nostra casa dopo una lunga giornata trascorsa fuori al freddo.
La tipologia. Le caldaie più diffuse per uso domestico sono quelle a muro. Generalmente sono compatte e possono essere installate sia all'interno della casa sia all'esterno con appositi armadi. Possiedono uno scambiatore resistente alla fiamma e alla corrosione, hanno il bollitore di dimensioni ridotte e spesso hanno anche uno scambiatore per la produzione istantanea di acqua calda per uso sanitario.
La normativa. Le caldaie tuttavia hanno un carattere potenzialmente dannoso, per cui è opportuno rispettare le distanze previste dal codice civile all’art. 889: 2 metri dal confine per le cisterne e di 1 metro per i tubi di gas.
Applicazione in ambito condominiale. Il serbatoio del carburante dell'impianto di riscaldamento per uso domestico, al pari della caldaia e del bruciatore, non è soggetto alle disposizioni dell'art. 889 c.c. Il serbatoio rientra, invece, fra i depositi nocivi o pericolosi previsti dall'art. 890 c. c., il quale ne stabilisce una presunzione assoluta di nocività o di pericolosità. Inoltre, la Massima Corte (sentenza 22888/13) precisa che la caldaia può essere installata a meno di due metri dal confine con il vicino escludendone la presunzione assoluta di pericolosità, in quanto l’art. 899 cod. civ. viene applicato solo nei confronti dei tubi del gas.
Quindi la presunzione di assoluta pericolosità vale soltanto per le condutture all’interno delle quali c’è “un flusso costante di sostanza liquida o gassosa, solo in questo caso, infatti, se fatte a meno della distanza legale, la presunzione di pericolo per il vicino è assoluta, e non è quindi ammessa la prova contraria che il danno non possa verificarsi”.
Invece per canne fumarie per la dispersione dei fumi delle caldaie, impianti di aria condizionata e così via, si applicano le distanza di cui all'art. 890 codice civile second cui è preferibile orientarsi sempre con una distanza di 3 metri previa valutazione opportuna del caso.
Restando in ambito condominiale le distanze prescritte dall'articolo in esame trovano applicazione negli edifici condominiali, ove si tratti di rapporti tra le singole unità divise tuttavia possono subire delle deroghe laddove i regolamenti locali prescrivano distanze diverse.
Consigli utili. E' importante dotarsi di dispositivi di sicurezza come il rilevatore di gas. La funzione di rilevamento e segnalazione ottica/acustica della presenza di gas, è un ausilio oramai quasi imprescindibile per l’incolumità degli occupanti. Il gas viene adeguatamente rilevato e, come prevede la legge, in conformità alle specifiche norme tecniche UNI, è possibile individuare immediatamente le dispersioni. In caso si avverta odore di gas, bisogna evitare di accendere luci e vari apparecchi elettrici d’uso domestico e non.
cccfvvLa funzione della norma. In considerazione del carattere potenzialmente dannoso, delle caldaie, che possono assumere rispetto ai fondi vicini, il codice civile all’art. 889 prescrive la distanza di due metri dal confine per le cisterne, e di un metro per i tubi di gas. Per tutte queste opere, se fatte a meno della distanza legale, la presunzione di pericolo per il vicino è assoluta, e non è quindi ammessa la prova contraria che il danno non possa verificarsi, o per la particolare natura del terreno o per l'uso di speciali accorgimenti tecnici; ne consegue che l'applicabilità dell'articolo in esame prescinde da ogni indagine circa l'assenza, in concreto, di una potenzialità dannosa dell'opera posta a distanza inferiore a quella legale. Si potrà sempre provare che la distanza legale sia insufficiente e quindi ottenere dall'autorità giudiziaria la prescrizione di distanze maggiori per evitare danni. In ogni caso il rispetto della distanza, non esclude il diritto del vicino al risarcimento ex art. 2043 c.c., quando l'opera gli abbia comunque cagionato danno, pertanto il rispetto delle distanze non esonera chi eriga le opere indicate dall'adottare le cautele opportune, pena il risarcimento dei danni arrecati al vicino (Cass. 1662/1974).
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