Source: http://www.geronimados.com/2011/07/commercialista-responsabilita-cass.html
Timestamp: 2019-08-19 11:53:40+00:00
Document Index: 5080759

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 378', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1469', 'art. 1341']

GERONIMADOS: Commercialista - responsabilità - Cass. 9916/2010
Corte di Cassazione Sez. Terza Civ. - Sent. del 26.04.2010, n. 9916
Con sentenza 28 gennaio - 4 febbraio 2005, la Corte di appello di Trieste confermava la decisione del Tribunale di Udine - sezione distaccata a di Palmanova - che aveva accolto, in parte, la domanda di risarcimento danni da responsabilità professionale, avanzata da (…) contro il commercialista (…), rigettando la domanda di manleva proposta da questi contro la compagnia di assicurazioni Zurigo.
Rilevava la Corte territoriale che, sotto un profilo generale, il professionista ha l’obbligo di espletare l’incarico affidatogli, con diligenza e secondo le regole della professione.
Nel caso di specie, l’Ufficio finanziario di Cervignano aveva proceduto alla rettifica della dichiarazione dei redditi presentata dallo (…) per:
- avere il contribuente esposto costi non documentati;
- avere esposto costi non inerenti all’anno al quale si riferiva la dichiarazione dei redditi (1981);
- avere detratto l’ILOR nell’ammontare massimo dell’anno benché lo (…) avesse operato in qualità di imprenditore individuale solo per alcuni mesi dell’anno.
I giudici di appello sottolineavano che il (…) aveva adombrato la esistenza di un accordo con il cliente per appostazione di costi non dimostrati (poi contestati dall’Ufficio).
Mancava, in, effetti, la prova di un tale accordo, che comunque sarebbe stato contrario alla legge ed alle regole professionali. Il commercialista, infatti, era comunque tenuto dal codice di deontologia professionale ad un comportamento corretto ed era pertanto responsabile per il suo operato.
La colpa del professionista risultava di tutta evidenza. Correttamente, pertanto, il primo giudice aveva ritenuto che egli dovesse essere condannato al pagamento della metà delle sanzioni applicate dall’erario (in considerazione della colpa concorrente del contribuente).
Avverso tale decisione il (…) ha proposto ricorso per cassazione sorretto da due motivi, illustrati da memoria.
Resistono con distinti controricorsi lo (…) ed la compagnia di assicurazione Zurigo. Questa ha depositato anche essa memoria ex art. 378 c.p.c.
Con il primo motivo il ricorrente denuncia erronea e insufficiente motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c, rispetto al combinato disposto di cui agli articoli 2909 e 2729 cc su un punto decisivo della controversia, avuto riguardo alla affermazione della responsabilità professionale del dott. (…) sulla scorta del solo contenuto dell’accertamento compiuto dall’ufficio delle Imposte dirette di Cervignano e dalle Commissioni Tributarie di I e II grado.
L’affermazione di responsabilità del (…) poggiava esclusivamente sull’acritico recepimento delle risultanze di un accertamento del reddito compiuto dall’Ufficio delle Imposte Dirette di Cervignano a carico dello (…) per l’anno 1996 e di due sentenze delle Commissioni di I e II grado, tra loro non concordanti.
In pratica, i giudici di appello aveva dato per scontato che la pretesa avanzata dal Fisco nei confronti dello (…) fosse legittima e che spettasse al (…) confutare le risultanze delle sentenze pronunciate dalle Commissioni Tributarie.
L’errore compiuto dalla Corte territoriale era evidente. Infatti, la giurisprudenza di questa Corte è ferma nel ritenere che spetta all’Amministrazione finanziaria provare in giudizio il fondamento delle proprie pretese, non sussistendo in materia tributaria alcuna presunzione di legittimità dell’avviso di accertamento.
Il (…) non aveva preso parte al giudizio dinanzi alle Commissioni Tributarie. Egli doveva considerarsi dunque, terzo e nessuna efficacia (neppure riflessa) poteva svolgere, nei suoi confronti, le due decisioni rese dai giudici tributari.
Sarebbe stato preciso onere dell’attore fornire la prova della responsabilità professionale del (…). Egli, invece non era stato in grado di fornire alcuna documentazione al consulente nominato dall’ufficio (al quale aveva dichiarato di averla perduta).
Con motivazione adeguata, i giudici di appello hanno osservato che era preciso obbligo di diligenza del professionista non appostare costi privi di documentazione o non inerenti all’anno della dichiarazione.
Ha osservato la Corte territoriale che il (…) ebbe ad appostare costi senza avere riscontrato la presenza della relativa documentazione ed ha aggiunto che il (…) avrebbe dovuto escludere i costi dalla dichiarazione dei redditi, qualora il cliente non avesse provveduto a fornire la relativa documentazione.
Pertanto, a nulla rilevava - al fine di escludere una responsabilità del commercialista - la circostanza che lo (…) tenesse in modo disordinato la sua contabilità.
I giudici di appello hanno rilevato, inoltre, che il (…) aveva ritenuto non corrette le rettifiche operate dall’Ufficio finanziario sul reddito dichiarato nel 1991 dallo (…), perché questi non aveva ritenuto - contro il rilevato che questo argomento era stato già esaminato dal primo giudice che aveva tenuto conto della circostanza per ridurre alla metà l’ammontare della somma riconosciuta a titolo di risarcimento del danno.
La decisione non era stata censurata sul punto dal (…), il quale si era limitato a riproporre la questione in sede di appello solo in sede di comparsa conclusionale.
Con il secondo motivo si deduce la erronea motivazione (art. 360 n. 5 c.p.c.) su un punto decisivo della controversia, avuto riguardo alla ritenuta, intervenuta, prescrizione della garanzia assicurativa per mancata denuncia scritta del sinistro nei termini.
La clausola che imponeva tale onere, sostiene il ricorrente, avrebbe dovuto essere approvata per iscritto, costituendo una clausola vessatoria, ex artt. 1341, comma 2 e 1342, comma 2 c.c.
Con accertamento di fatto, incensurabile in questa sede di legittimità, i giudici di appello hanno stabilito che tra la richiesta di risarcimento avanzata dallo (…) alla data di notifica della chiamata in causa dell’assicuratore erano decorsi oltre cinque anni e che il (…) non aveva provato in causa la esistenza di altra comunicazione scritta, indirizzata alla Zurigo, avente le caratteristiche della messa in mora o comunque interruttiva del termine prescrizionale.
Quanto al carattere vessatorio della clausola contrattuale che prevede una forma specifica per la denuncia di sinistro, lo stesso deve essere escluso sulla base della giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale: “La clausola di un contratto di assicurazione della responsabilità civile, la quale stabilisce che tutte le comunicazioni a cui l’assicurato è tenuto devono essere fatte con lettera raccomandata, non ha carattere vessatorio, perché ha per fine di regolare la prestazione dell’assicuratore, sia pure subordinandola all’osservanza di un onere da parte dell’assicurato, e quindi, è efficace anche se non approvata specificamente per iscritto” (cass. 3881 del 30 marzo 1992).
La eccezione, inoltre, è nuova pertanto inammissibile.
Il ricorrente non ha, del resto, indicato in quali atti del giudizio di primo e secondo grado la stessa sarebbe stata proposta. L’accertamento del carattere vessatorio della clausola comporterebbe in ogni caso un giudizio di fatto ed una interpretazione del contratto non compatibili con il giudizio di legittimità.
Si richiama sul punto il consolidato orientamento di questa Corte, per il quale: “Il giudizio sulla necessità che una clausola contrattuale sia specificamente approvata per iscritto o sulla sua inefficacia a norma dell’art. 1469-bis cod. civ. non può essere compiuto per la prima volta in sede di legittimità perché la valutazione circa la natura delle clausola richiede un giudizio di fatto che si può formulare soltanto attraverso l’interpretazione della clausola nel contesto complessivo del contratto per stabilirne il significato e la portata”. (Cass. 19 luglio 2004 n. 13359).
Ed ancora, più di recente: “La mancata specifica approvazione per iscritto delle clausole onerose del contratto indicative nell’art. 1341 cod. civ. ne comporta la nullità, eccepibile da chiunque vi abbia interesse e rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del provvedimento, ivi compresa la fase di legittimità dinanzi alla Corte di cassazione, semprechè i presupposti di fatto della detta nullità (carattere vessatorio della clausola ed inesistenza della prescritta approvazione specifica) risultino già acquisiti agli atti del processo” (Cass. 14 luglio 2009, n. 16394).
Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese, liquidate come dispositivo.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese che liquida in euro 800,00 (ottocento/00) per (…) ed euro 1.200,00 (milleduecento/00) per (…) di cui euro 200,00 per ciascuno a titolo di spese oltre spese generali ed accessori di legge.
Depositata in Cancelleria il 26.04.2010
Pubblicato da geronimo a 02:05