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Timestamp: 2019-01-20 04:26:40+00:00
Document Index: 119533053

Matched Legal Cases: ['art. 99', 'art. 99', 'art. 99', 'art. 3', 'art. 132', 'art. 9', 'art. 99']

N. 03118/2013 AFFARE
Numero 03920/2014 e data 09/12/2014
Adunanza di Sezione del 15 ottobre 2014
NUMERO AFFARE 03118/2013
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, proposto dal CNM - Comitato nazionale massofisioterapisti, dall’Istituto “Enrico Fermi” e da Fabrizio LORENZONI avverso il diniego di esentare dall’I.V.A. le prestazioni dei massofisioterapisti.
Vista la relazione n. 0033827-P del 16 luglio 2013, trasmessa con nota n. 0036977-P del 7 agosto 2013 e pervenuta in Segreteria il 23 successivo, con la quale il Ministero della Salute (Dipartimento della programmazione e dell’ordinamento del S.S.N.) chiede il parere del Consiglio di Stato sull’affare in oggetto;
Viste le memorie integrative dei ricorrenti del 28 maggio, 6 luglio e 17 ottobre 2013;
Con nota del 22 ottobre 2012, la Federazione nazionale collegi dei massofisioterapisti proponeva la questione dell’esenzione dal pagamento dell’I.V.A. delle prestazioni professionali dei massofisioterapisti. Analoga richiesta di consulenza veniva rivolta all’Agenzia delle Entrate da ALFA.
Alla prima istanza rispondeva il Ministero della Salute, con nota n. 0047096-P del 31 ottobre 2012, negando l’esentabilità dall’I.V.A. dalle prestazioni dei massofisioterapisti, mentre al quesito dell’ALFA rispondeva la Direzione centrale normativa dell’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 96/E del 17 ottobre 2012, analogamente escludendo che il massofisioterapista – il cui titolo sia stato conseguito dopo l’entrata in vigore della legge 26 febbraio 1999, n. 42, o il cui diploma, pur conseguito anteriormente al 17 marzo 1999, non sia stato preceduto da una formazione triennale – possa vedere le proprie prestazioni professionali esentate dalla sottoposizione all’I.V.A.
Contro i due atti suddetti, insorgevano con un unico ricorso straordinario al Capo dello Stato, proposto in data 23 febbraio 2013, il Comitato nazionale masso fisioterapisti, l’Istituto “Enrico Fermi” ed i sig. Fabrizio Lorenzoni, deducendo due articolati motivi di ricorso.
Il primo lamenta violazione e falsa applicazione del d.m. 17 maggio 2002 e dell’art. 99 R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, recante il t.u. delle leggi sanitarie (T.u.l.s.), nonché eccesso di potere per irragionevolezza, contraddittorietà e perplessità della motivazione. Ad avviso dei ricorrenti, infatti, il predetto d.m. esenta dall’I.V.A. le prestazioni “….. rese alla persona, …. da esercenti una professione sanitaria o un’arte ausiliaria delle professioni sanitarie indicate all’art. 99 del testo unico delle leggi sanitarie” e, poiché quest’ultima disposizione contempla anche i massaggiatori, anche i massofisioterapisti andrebbero ricompresi tra le professioni esenti, visto che la giurisprudenza ha spesso considerato i massofisioterapisti come “figura più elevata” rispetto ai massaggiatori. A conferma di ciò, si adduce la natura meramente ricognitiva del d.m. 21 gennaio 1994, che esentava dall’I.V.A. anche le prestazioni rese dai massofisioterapisti, e la non esaustività dell’elencazione del d.m. 29 marzo 2001.
Il secondo motivo deduce, sotto altro profilo, violazione del d.m. 17 maggio 2002 e dell’art. 99 t.u.l.s., nonché dell’art. 3 Cost. ed eccesso di potere per irragionevolezza, contraddittorietà e disparità di trattamento. Sussisterebbero, infatti, nelle prestazioni dei massofisioterapisti i due requisiti sostanziali per ottenere l’esenzione dall’I.V.A.: l’essere, sotto il profilo soggettivo, i massofisioterapisti in possesso di un titolo abilitante, non essendo stata soppressa tale figura professionale; ed il fatto che le prestazioni del massofisioterapista sono volte alla riabilitazione e cura del paziente. A conferma di ciò, si adduce il fatto che la stessa Agenzia delle Entrate inserisce i massaggiatori e massofisioterapisti negli studi di settore relativi ad attività professionali paramediche indipendenti ed il fatto che la Corte di giustizia dell’U.E. ha specificato che, per poter essere esenti da I.V.A., la prestazione deve essere “medica” ed effettuata nel rispetto della disciplina professionale.
Con la relazione citata in epigrafe, l’Amministrazione eccepisce l’inammissibilità del ricorso e controdeduce per la sua infondatezza.
Con memoria del 28 maggio 2013, i ricorrenti contestano le argomentazioni dell’Amministrazione circa l’infondatezza del ricorso e, con la successiva memoria del 6 luglio 2013, replicano alle eccezioni d’inammissibilità del ricorso. Infine, con memoria del 17 ottobre 2013, i ricorrenti trasmettono una nota della Commissione Europea che chiarisce le modalità di applicazione nei singoli Stati membri dell’art. 132 della direttiva 2006/112/EC.
Va considerato inammissibile il ricorso dell’Istituto “Enrico Fermi” per assenza dell’interesse a ricorrere. Il preteso interesse a mantenere un adeguato livello di iscrizioni ai corsi è molto lontano dal trattamento fiscale delle prestazioni professionali di coloro, che li abbiano frequentato e superati con esito positivo, e non presenta i caratteri dell’attualità e della specificità. Sarebbe come dire che una Facoltà universitaria sarebbe titolare di un interesse specifico nel trattamento fiscale della professione, cui possono accedere i propri laureati.
Quanto al ricorso avverso la risoluzione n. 96/E dell’Agenzia delle Entrate, si pone innanzi tutto un problema di ricevibilità. Né i ricorrenti, né l’Amministrazione indicano la data in cui tale risoluzione sarebbe stata conoscibile dai ricorrenti, sicchè, ad assumere come data di conoscibilità quella di adozione della risoluzione, e cioè il 17 ottobre 2012, il ricorso sarebbe stato proposto ben oltre il termine (15 febbraio 2013) decadenziale di 120 giorni dalla conoscenza dell’atto impugnato previsto dall’art. 9 d.P.R. n. 1199 del 1971. Ma, a prescindere da tale circostanza, alla luce di una consolidata giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione (2 novembre 2007, n. 23031), dalla quale la Sezione non ha ragioni per discostarsi, le circolari interpretative e le risposte ad istanze di interpello di contribuenti non sarebbero autonomamente impugnabili innanzi al giudice amministrativo, stante la loro natura di atti meramente interni (Cass. Civ., Sez. Tributaria, 10 novembre 2000, n. 14619), vincolanti per la sola amministrazione e non anche per il contribuente (Corte cost. 14 giugno 2007, n. 191), che sempre potrebbe discostarsene (Cass. civ., Sez. I, 17 novembre 1995, n. 11931), con la conseguenza che l’interpretazione eventualmente illegittima data alle norme tributarie sarà fatta constatare al giudice competente (il quale neppure è vincolato dalle circolari o risoluzioni) al momento della reazione nei riguardi del provvedimento concreto adottato dall’Amministrazione.
Resta, tuttavia, il ricorso avverso la nota del Ministero della Salute n. 0047096-P del 31 ottobre 2012. A tale proposito, la Sezione deve rilevarne la natura non provvedimentale, in quanto la nota si limita ad esprimere un mero parere tecnico-giuridico, che non si concretizza in un vero e proprio provvedimento incidente sulla sfera di interessi dei ricorrenti; l’Amministrazione della Sanità è talmente conscia della natura non provvedimentale della nota da concludere il proprio parere con la seguente proposizione: “Si rimane a disposizione per ogni altro chiarimento si ritenesse necessario”. Tutto ciò fa sì che la nota stessa sia assimilabile alla predetta risoluzione dell’Agenzia delle Entrate e costituisca mera argomentazione a sostegno di eventuali atti di imposizione, questi sì impugnabili innanzi al giudice competente.
Nè il ricorso in oggetto deduce in via autonoma l’illegittimità del d.m. 17 maggio 2002 e del d.m. 29 marzo 2001 ed argomenta prevalentemente in base al rinvio operato dal primo di questi decreti ministeriali all’art. 99 r.d. 27 luglio 1934, n. 1265 (t.u.l.s.).
Damiano Nocilla Pietro Falcone