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Timestamp: 2017-06-26 17:14:12+00:00
Document Index: 61312863

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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 11 maggio 2017, n. 2184 – Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 11 maggio 2017, n. 2184	By Avv. Renato D'Isa on 23 maggio 2017	• ( Lascia un commento )
Per le procedure di gara bandite in epoca precedente al nuovo codice dei contratti pubblici l’indicazione dei costi interni per la sicurezza non costituisce causa di esclusione, quando la stessa non è richiesta dal bando di gara e non è in discussione sul piano sostanziale la congruità di tale voce di spesa
sentenza 11 maggio 2017, n. 2184
Im. Co. Ed. Bi. P.I. Um. s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Mi. Pa. e En. Di Gi., con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, in Roma, via (…);
Comune di (omissis), in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Ri. An., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Ga. Pa., in Roma, viale (…);
Fe. Ed. Me. di Fe. Gi. & C. s.a.s., non costituita in giudizio;
della sentenza del T.A.R. LOMBARDIA – MILANO, SEZIONE I, n. 1130/2016, resa tra le parti, concernente una procedura di affidamento in appalto dei lavori di riqualificazione della palestra comunale presso la scuola primaria “An. Fr.” del Comune di (omissis)
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 27 aprile 2017 il consigliere Fabio Franconiero e uditi per le parti gli avvocati Mi. Pa. e Ri. An.;
1. Con ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Lombardia l’Im. Co. Ed. Bi. P.I. Um. s.r.l. impugnava gli atti della procedura di cottimo fiduciario indetta dal Comune di (omissis) per l’affidamento in appalto dei lavori di riqualificazione della palestra comunale presso la scuola primaria “An. Fr.”, procedura all’esito della quale, dopo essere stata invitata a partecipare, si era collocata al secondo posto della graduatoria finale, immediatamente dietro la Fe. Ed. Me. s.a.s., dichiarata conseguentemente aggiudicataria in via definitiva (determinazione n. 204/066/2015 del 1° luglio 2015).
– dichiarava improcedibile le domande di annullamento e di risarcimento in forma specifica mediante conseguimento dell’aggiudicazione in luogo della controinteressata, in conseguenza dell’ultimazione dei lavori nelle more del giudizio;
– respingeva la domanda di risarcimento per equivalente, perché:
a) la società non era stata diligente nell’esperire i mezzi di tutela a propria disposizione, come invece richiesto dall’art. 30, comma 3, cod. proc. amm., avendo la stessa potuto evitare i danni lamentati attraverso una “proposizione più celere del ricorso” e della connessa istanza cautelare “(che poteva semmai essere integrata con la richiesta di una misura cautelare monocratica)”;
b) la medesima domanda era comunque risultata “sfornita di prova con riferimento al quantum”, poiché limitata alla generica richiesta di ristoro pari quanto meno al 10% dell’appalto, senza tuttavia l’offerta di “alcun principio di prova dal quale desumere l’effettivo ammontare dell’utile al quale avrebbe rinunciato”.
4. Per la riforma della sentenza di primo grado ha proposto appello l’Im. Co. Ed. Bi. P.I. Um.
5. L’appellante lamenta in particolare la falsa applicazione dell’art. 30, comma 3, cod. proc. amm., deducendo di avere proposto il ricorso solo dopo avere acquisito un parere dell’ANCE di Como circa le illegittimità della procedura di gara ed avere poi formulato al Comune di (omissis) un’istanza di annullamento in autotutela degli atti di tale procedura sulla base di questo parere.
6. L’Im. Co. Ed. Bi. P.I. Um. reitera le richieste risarcitorie respinte in prime cure, consistenti nel mancato utile, quantificato in misura pari al 10% del valore dell’appalto, nel danno curriculare per la perdita di arricchimento professionale, da liquidarsi in via equitativa nella misura del 5% di tale valore, oltre agli interessi legali dalla stipula del contratto con la controinteressata fino all’effettivo pagamento.
8. Per resistere all’appello si è costituito il Comune di (omissis).
La sentenza di primo grado resiste infatti alle censure dell’Impresa di costruzioni Bi. nel punto in cui ha respinto la domanda risarcitoria proposta da quest’ultima per assenza di prova in ordine ai pregiudizi sofferti per effetto dell’asserita illegittima aggiudicazione.
4. L’appello è in ogni caso infondato perché nemmeno in questo grado di giudizio l’Impresa di costruzioni Bi. ha dato prova dei danni subiti.
– ai sensi degli artt. 30, 40 e 124, comma 1, cod. proc. amm., il danneggiato deve offrire la prova dell’an e del quantum del danno che assume di avere sofferto;
– in particolare spetta all’impresa danneggiata offrire la prova dell’utile che in concreto avrebbe conseguito qualora fosse risultata aggiudicataria dell’appalto, poiché nell’azione di responsabilità per danni il principio dispositivo opera con pienezza e non è temperato dal metodo acquisitivo proprio dell’azione di annullamento (ex art. 64, commi 1 e 3, cod. proc. amm.);
– quest’ultimo, infatti, in tanto si giustifica in quanto sussista la necessità di equilibrare l’asimmetria informativa tra amministrazione e privato la quale contraddistingue l’esercizio del pubblico potere ed il correlato rimedio dell’azione di impugnazione, mentre la medesima necessità non si riscontra in quella consequenziale di risarcimento dei danni, in relazione alla quale il criterio della c.d. vicinanza della prova determina il riespandersi del predetto principio dispositivo sancito in generale dall’art. 2697, primo comma, cod. civ. (e specificato per il risarcimento dei danni da mancata aggiudicazione dal sopra citato art. 124, comma 1, cod. proc. amm.);
– la valutazione equitativa ai sensi dell’art. 1226 cod. civ., in combinato con l’art. 2056 cod. civ., è ammessa soltanto in presenza di situazione di impossibilità o di estrema difficoltà di una precisa prova sull’ammontare del danno;
– la parte danneggiata non può sottrarsi all’onere probatorio su di essa gravante e rimettere l’accertamento dei propri diritti all’attività del consulente tecnico d’ufficio senza dedurre quantomeno i fatti e gli elementi specifici posti a fondamento di tali diritti;
– la prova in ordine alla quantificazione del danno può essere raggiunta anche mediante presunzioni, ma in conformità alla regola generale di cui all’art. 2729 cod. civ. queste devono essere dotate dei requisiti legali della gravità, precisione e concordanza, mentre non può attribuirsi valore probatorio ad una presunzione fondata su dati meramente ipotetici;
– va esclusa la pretesa di ottenere l’equivalente del 10% dell’importo a base d’asta, sia perché detto criterio esula storicamente dalla materia risarcitoria, sia perché non può essere oggetto di applicazione automatica ed indifferenziata, non potendo formularsi un giudizio di probabilità fondato sull’idquod plerumque accidit secondo il quale, allegato l’importo a base d’asta, può presumersi che il danno da lucro cessante del danneggiato sia commisurabile alla percentuale sopra indicata;
– anche per il cd. danno curriculare il creditore deve offrire una prova puntuale del nocumento che asserisce di aver subito in termini di mancato arricchimento del proprio curriculum professionale e della perdita di ulteriori commesse sulla base di una qualificazione mancata a causa dell’altrui illegittima aggiudicazione.
6. Deve peraltro sottolinearsi che l’appello è infondato anche sotto l’ulteriore e più radicale profilo dell’infondatezza delle censure di legittimità nei confronti dell’aggiudicazione dell’appalto alla controinteressata Fe. Ed. Me., pure riproposte nel presente appello.
c) l’avvalimento è un istituto di carattere generale ammesso per finalità pro-concorrenziali di matrice europea ed è dunque legittimo farvi ricorso pur se non espressamente previsto nel bando di gara, anche nella forma dell’avvalimento plurimo o frazionato (cfr. Corte di Giustizia Ue 10 ottobre 2013, in causa C-94/12); peraltro, sin dal giudizio di primo grado il Comune di (omissis) ha contestato che l’aggiudicataria si sia avvalsa di altra impresa per qualificarsi ai fini della procedura di gara in contestazione e l’odierna appellante non ha controdedotto in modo puntuale sul punto.
(Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e condanna l’appellante Im. Co. Ed. Bi. P.I. Um. s.r.l. a rifondere al Comune di (omissis) le spese di causa, liquidate in € 4.000,00, oltre agli accessori di legge.
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