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Timestamp: 2019-02-18 01:37:51+00:00
Document Index: 107401642

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 8', 'art, 190', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7']

Prelazione agraria – Requisiti – condizioni dell'azione – prova della qualifica di coltivatore diretto
Per l'esercizio della prelazione agraria, i requisiti richiesti dall'art. 7 della legge 817/71 costituiscono condizioni dell'azione, che il Giudice di conseguenza è tenuto ad accertare prescindendo dalle eccezioni di parte. Va rilevato in particolare che la qualità di coltivatore diretto non è comprovabile tramite la semplice iscrizione nel relativo elenco.
II Tribunale in composizione monocratica, in persona della Dott.ssa Filippetta Signorello, ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa civile iscritta al n'51 del ruolo generale - Affari Contenziosi Civili ^- dell'anno 2001, avente per oggetto: riscatto agrario, promossa con atto di citazione ritualmente notificato
M.F, nato a Santa Ninfa il …. ed ivi residente, rappresentato e difeso dall'Aw. Gaspare Lentini e dall'Aw. Giovanni Lentini, giusto mandato ad litem steso a margine dell'atto di citazione, ed elettivamente domiciliato presso lo studio del primo
L.L, residente in Santa Ninfa rappresentata e difesa dall'Avv. Giuseppe Nastasi ed elettivamente domiciliata presso il suo studio, giusto mandato ad litem steso a margine della comparsa di risposta,
L.N. residente in Santa Ninfa, rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Nastasi, giusto mandalo ad litem steso a margine della comparsa di costituzione e risposta, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio,
L.A. residente in Santa Ninfa ed elettivamente domiciliato presso lo studio del suo procuratore Avv. Giuseppe Nastasi dal quale è rappresentato e difeso giusto mandato ad litem steso a margine della comparsa di costituzione e risposta,
A.A, residente in Santa Ninfa, rappresentato e difeso, giusta procura stesa a margine della comparsa di costituzione e risposta, dall'Avv. Gianni Caraccci, presso il cui studio di ha eletto domicilio,
F.M, residente in Santa Ninfa, rappresentata e difesa, giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta, dall'Avv. Gianni Caracci, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio,
All'Udienza di discussione del 26 gennaio 2004 la causa è stata posta in decisione sulle seguenti conclusioni:
per l'attrice, il procuratore concludeva per l'accoglimento delle domande, riportandosi alle conclusioni e a quanto dedotto nell'atto di citazione e nelle note allegate al verbale del 18/02/03, con vittoria dì spese;
per i convenuti i rispettivi procuratori concludevano riportandosi a quanto indicato nelle comparse di risposta, vinte le spese.
con atto dì citazione regolarmente notificato a tutte le parti, il Sig. M. F. citava in giudizio i Sgg. L.L,L.N,L.A,A.A, e F.M affinchè il Tribunale adito, accertato il possesso dei requisiti ichiesti dalla legge al fine di poter esercitare il diritto di prelazione la parte dell'attore, dichiarasse che i convenuti avevano stipulato tra loro un contratto di compravendita, i primi quali cedenti e gli litri quali acquirenti di un terreno agricolo in violazione del diritto il prelazione vantato dal Sig. M., senza prima adempiere agli obblighi previsti in tale caso dalla normativa vigente; per l'effetto dichiarare il diritto del M. al riscatto del fondo, dando atto dell'offerta dello stesso a versare il prezzo di acquisto, come risultante dall'atto pubblico di compravendita, nonché delle spese sostenute per la stipula dello stesso; disporre i termini ed Ì modi del deposito della prefata somma; con vittoria di spese, competenze ed onorali.
All'uopo premetteva di essere proprietario di un fondo rustico sito in Santa Ninfa contrada …., distìnto in catasto Alla partita ….., foglio .., particella …., confinante con il fondo oggetto del trasferimento.
I Sigg. L., con atto pubblico rogato dal Notaio Tamburello in data 7/11/2000 avevano trasferito la suddetta proprietà ai convenuti Sigg. A.A e F. M. senza avvertire il confinante, coltivatore diretto, Sig. M., ai sensi dell'art. 8 della L. 590/65 e successive modifiche.
Pertanto, Fattore, con raccomandata del 30/01/2001, comunicava agli stessi la sua volontà di procedere all'acquisto del fondo, per l'esercizio del diritto di prelazione chiedendo, conscguentemente, il retratto dell'atto di vendita.
Non ottenendo alcun riscontro, con atto notificato il 05/03/2001, dichiarava di voler acquistare il fondo, chiedendo il riscatto dell'atto di compravendita, offrendo il pagamento del prezzo indicato nel prefato atto nonché delle spese dell'atto stesso e diffidando le partì a comunicare entro il termine di giorni quindici se intendevano aderire o meno alla richiesta.
Solo l'A. si dichiarava disponibile a condizione che gli venisse versato l'importo effettivamente pagato nonché che il Sig. M. dimostrasse i presupposti legali per l'esercizio del diritto di prelazione agraria.
Stante la mancata comunicazione da parte di tutte le parti interessate, l'attore si vedeva costretto adire la competente autorità giudiziaria onde tutelare i propri diritti sostenendo di provvedere personalmente, sin dal 1992, alla coltivazione del proprio fondo, limitrofo a quello oggetto della presente controversia.
Inoltre, lo stesso insieme ai componenti il proprio nucleo familiare sedevano una capacità lavorativa tale da poter attendere personalmente alla coltivazione di tutti i fondi di loro proprietà;
sedeva attrezzi meccanici e, nell'ultimo biennio non aveva venduto alcun fondo rustico.
Si dichiarava altresì pronto a versare la somma di lire 2.800.000, quale prezzo di acquisto indicato nell'atto di compravendita a favore coniugi A.-F., nei modi e termini fissati dal Giudice.
Concludeva pertanto per l'accoglimento di tutte le domande formulate.
Con fascicolo e comparsa di risposta depositati all'udienza del 22 giugno 2001 si costituivano rispettivamente i Sigg. L.L, L.N. e L.A a mezzo il loro curatore Avv. G. Nastasi ed i Sigg. A.A.e F.M a mezzo l'Avv. G. Caracci.
I primi preliminarmente eccepivano la mancanza di legittimazione passiva nel giudizio incoato sostenendo che, nel procedimento di riscatto parti necessario erano soltanto il coltivatore diretto- attore ed il terzo acquirente.
Nel merito rilevavano che per motivi di salute, da circa dieci anni, non si occupavano più del terreno oggetto di trasferimento e non avevano comunicato all'attore la loro intenzione esclusivamente perché non erano a conoscenza che lo stesso aveva acquistato il terreno limitrofo al loro.
Al ricevimento della comunicazione del Sig.M., contattato
l'acquirente, si accordarono che quest'ultimo avrebbe provveduto a risolvere la questione.
Solo successivamente seppero che l'attore voleva acquistare al prezzo indicato nell'atto di compravendita seppur risultasse evidente la simulazione dello stesso.
Concludevano pertanto affermando che il prezzo compravendita ammontava a lire 13.000-000 come risultava dai due titoli versati dai compratori e chiedendo preliminarmente che venisse dichiarata la mancanza di legittimazione passiva in capo agli stessi; nel merito dare atto della disponibilità alla retrocessione
dell'immobile sia da parte loro che dei compratori. Con vittoria di spese del giudizio.
SÌ costituivano altresì i restanti convenuti sottolinea
comportamento tenuto dall'attore, il quale, senza aver date
riscontro alla loro missiva aveva adito l'autorità giudiziaria
costringendoli a subire un'azione legale.
Rilevavano inoltre che non avendo potuto constatare la fondatezza della richiesta attorea, stante la mancata prova dei requisiti richiesti dalla legge in capo al Sig. M., contestavano le domande formulate dallo stesse eccependo peraltro di aver versato, per l'acquisto del terreno oggetto di causa la somma di lire 13.000.000, come risultava da preliminare di vendita allegato agli atti.
Sicché concludevano insistendo per l'accertamento dei rèquisiti richiesti al fine di azionare il diritto di riscatto e conseguente o per il rigetto delle domande attorce e in subordine nel caso di accoglimento, affinchè venisse accertato l'esatto ammontare del prezzo versato dagli stessi.
Il procedimento veniva istruito con produzione documentale e prova per testi, quindi, sulle conclusioni delle parti costituite e dopo la discussione, all'udienza del 18.02.2003 la causa veniva posta in decisione concedendo alle parti i termini di cui all'art, 190 c.p.c. per l deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.
Con decreto n. 04/2003 emesso dal Presidente del Tribunale di Marsala il procedimento veniva rimesso sul ruolo per permettere alle partì di riprecisare le conclusioni avanti al GOT Signorello.
All'udienza del 26.01.2004 le parti riprecisavano le conclusioni riportandosi a quanto già indicato nei pregressi verbali e dichiaravano di rinunciare ai termini indicati dall'ari. 190 c.p.c. Il Giudice poneva la causa in decisione.
Preliminarmente deve essere esaminata l'eccezione di carenza di legittimazione passiva sollevata dai convenuti L. Sul punto deve sottolinearsi che, in tema di prelazione prevista dalle leggi agrarie, legittimato passivo dell'azione di riscatto va considerato il solo acquirente del fondo, non anche il venditore, la cui presenza in giudizio eventualmente evocabile, da parte del rimo, in forza di una chiamata in garanzia cosiddetta impropria. È giurisprudenza costante che la sentenza che sì pronunzia sulla domanda di retratto agrario ha carattere di accertamento in ordine alla sostituzione del retraente all'acquirente del fondo, i l'alienante non ha interesse giuridico a tale modifica soggettiva
esso non è litisconsorte necessario nel relativo giudizio, mentre si verifica un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo solo ove il gi svolga anche in contraddittorio dell'alienante il fondo perché contro quest’ ultimo il retrattato ha proposto domanda di danni.
Nel caso in esame, non vi è stata alcuna domanda di danni nei confronti dei venditori i quali pertanto dovevano restare fuori dalla controversia non avendo alcun interesse al giudizio.
Tutto ciò premesso e rilevato che a fronte dell'eccezione appunto dai convenuti L., parte attrice ha insistito nella
loro legittimazione passiva, si dichiara la loro carenza di interesse nel presente procedimento e si condanna parte attrice alla refusione delle spese di lite affrontate dai sigg. L.L.,L.N e L.A., così come quantificate in dispositivo.
Nel merito, l'azione promossa è tesa a far valere il diritto d ex art. 7 della Legge 817/71; a norma di tale articolo il i prelazione è attribuito ai proprietari coltivatori diretti confinanti (…) alle stesse condizioni cui è stato concesso dalla L. 590/65 agli affittuari coltivatori diretti e cioè purchè il coltivatore diretto coltivi il fondo stesso da almeno due anni, non abbia venduto, nel biennio precedente, altri fondi rustici di imponibile fondiario su lire 1.000 (....). ed il fondo per il quale intende esercitare la prelazione in aggiunta ad altri eventualmente posseduti in proprietà o in enfiteusi non superi il triplo della superficie corrispondente alla capacità lavorativa della sua famiglia.
In base all'art. 8 della prefata legge, il proprietario deve comunicare al coltivatore con lettera raccomandata la proposta di alienazione(...) ; qualora il proprietario non provveda a tale notificazione (...), l'avente titolo al diritto di prelazione può, entro un anno dalla trascrizione del contratto di compravendita, riscattare il fondo dall'acquirente (....). La legge, nell'accordare la prelazione agraria anche "al coltivatore diretto proprietario di terreni confinanti con fondi offerti in vendita" (art. 7 L. 817/71), pone come condizione essenziale per l'esercizio della "prelazione che tali terreni siano coltivati direttamente dal proprietario, senza che diversamente possa rilevare la sua attività di coltivatore"diretto, ove esercitata con riguardo ad altri fondi, giacché solo nel primo caso si attua, con l'accorpamento, lo scopo normativamente perseguito, cioè la formazione di imprese dirette coltivatrici di più ampie dimensioni, più efficienti sotto il profilo tecnico ed economico.
Pertanto, colui che, per ottenere il riscatto, invochi la qualità di coltivatore diretto del fondo confinante con quello alienato, ha l'onere di dare, con ogni possibile mezzo, la relativa prova; è principio pacifico che la prova della sussistenza dei presupposti per l'esercizio del diritto di prelazione deve essere fornita anche in difetto di espressa contestazione di controparte, potendosi ritenere dimostrata solo se ammessa dal convenuto espressamente o per una impostazione delle sue difese incompatibili con la conte stessa. In tema di prelazione e di riscatto agrario il giù merito è difatti tenuto, comunque, ex officio, alla verifica della sussistenza in concreto di tutte le molteplici condizioni voli legge per l'accoglimento della domanda (Cass. 10789/200 3538/2000).
I requisiti in oggetto integrano infatti una condizione della quale deve essere provata dall'attore in ottemperanza dell'o di lui incombente ai sensi dell'ari. 2697 c.c. Nel merito, nulla quaestio sulla titolarità del fondo finitimo all'attore il quale ha prodotto atto di compravendita dell'8 ottobre 1992; peraltro, il riscatto del proprietario confinante non richiede un periodo minimo di titolarità del diritto dominicale, dovendosi però trattare di proprietario coltivatore diretto, qualifica,quest'ultima, che deve investire proprio il fondo confinante e non altri (Cass. 1971/2002; Cass. 8595/2001).
A tal proposito, le certificazioni ed attestazioni amministrative predisposte per scopi diversi, qualora non forniscano la prova piena sulla conduzione del fondo posseduto per il periodo minimo richiesto dalla legge, non escludono l'integrazione probatoria con altri mezzi ammessi dal codice civile, trattandosi di dimostra situazione di fatto. Pertanto la qualità di coltivatore agricolo del fondo finitimo non può desumersi dall'iscrizione negli elenchi dei coltivatori diretti, che detta certificazione è idonea a fornire elementi indiziari in proposito, essendo ricollegabile ad una mera condizione professionale e non all'accertamento dell'attività di coltivatore diretto svolta su un determinato fondo. Nel caso de quo, risultando peraltro pacifico, .sia dalla documentazione prodotta che dalle dichiarazioni dei testi escussi che il Sig. M. svolge l'attività di coltivatore diretto (la predetta qualifica andrebbe infatti attribuita anche a chi svolge altra attività lavorativa principale e l'abitualità va intesa quale normale ed usuale svolgimento di lavori agricoli, essendo sufficiente che l'attività agricola venga espletata in modo stabile e continuativo anche se non professionale, prevalentemente con lavoro proprio o dei componenti della propria famiglia, traendo da tale attività un reddito, ancorché secondario), ciò non è sufficiente a provare che lo stesso abbia coltivato personalmente, nei due anni precedenti, il fondo oggetto di causa; non risultando neanche che detto fondo sia stato coltivato o meno. Già la carenza dell'indicato presupposto renderebbe superfluo l’esame degli ulteriori; tuttavia per completezza si precisa che, mentre non sussistono dubbi sulla contiguità del fondo del Sig. M. con quello oggetto di retratto ne sulla mancata alienazione di fondi rustici, nel biennio precedente, stante la produzione di idonea certificazione, nulla emerge in merito agli ulteriori requisiti richiesti e cioè innanzitutto che la superficie totale non superi il triplo della capacità lavorativa del nucleo familiare; & tal uopo l'attore ha prodotto, oltre alla documentazione suindicata, un certificato dello stato di famiglia; inoltre dall'escussione dei testi è si emerso che il "lavoro veniva svolto anche dal figlio del M. ma, tali dichiarazioni risultano piuttosto generiche in merito all'apporto reso da questi, sia qualitativo che quantitativo. Inoltre, è di certo innegabile che la circostanza che non vi sia sul fondo oggetto della compravendita insediamento di coltivatori diretti deve essere provata da chi agisce in giudizio per far valere il diritto; integrando infatti, detta circostanza, una condizione cui è subordinata dalla legge l'insorgenza del diritto stesso, la prova della sussistenza di essa non spetta a chi si è reso acquirente del fondo, ma a chi esercita tale diritto. I prefati requisiti sono rimasti privi di riscontro probatorio.. Per questi motivi la domanda avanzata dall'attore viene rigettata. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.
Il Tribunale di Partanna, nella persona della Dott.ssa Filìppetta Signorello, nella causa n. 51/2001 R.G., promossa da M.F. contro L.,L.,L.N,L.A.,A.A, e F.M., avente ad oggetto: diritto di prelazione e riscatto in materia agraria definitivamente pronunciando, respinta ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, così decide:
- Rigetta tutte le domande formulate dall'attore nell'atto introduttivo del giudizio per carenza dei requisiti soggettivi richiesti dalla legge;
- Accerta la mancanza di legittimazione passiva in capo ai sigg. L. L., L. N. e L. A.;
- Per l'effetto condanna il sig. M. F. a rifondere ai convenuti le spese di lite sostenute liquidate, per i sigg. L. complessivamente in € 1.430,00 e precisamente € 658,25 per diritti, € 51,65 per spese ed € 720,10 per onorari; mentre per i Sigg. A. F. in complessivi € 1.606,44 e precisamente € 741,72 per diritti, € 144,62 per spese ed € 720,10 per onorari; oltre oneri di legge.
Cosi deciso in Partanna il 16/03/2004
D.SSA FILIPPETTA SIGNORELLO