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Timestamp: 2019-07-19 11:34:30+00:00
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Avv. Valentino de Castello - de Castello & C. Società tra Avvocati s.r.l. | 21/03/2019 13:52
Con la sentenza n. 3963 depositata il l'11 febbraio 2019, la Corte Suprema di Cassazione Sezioni Unite Civili ha risolto positivamente la questione concernente la legittimità o meno della variazione del tasso di interesse di Buoni Fruttiferi Postali già emessi.
Nel caso si trattava di Buoni Postali Fruttiferi acquistati negli anni 1982 e 1983 serie O (anche se la serie è desumibile per presunzione). Tali buoni erano strati presentati all'incasso solo nel dicembre del 2004 e l'ufficio postale pagatore, applicando una modifica in pejus del tasso di interessi disposta con D.M. del Tesoro in data 13 giugno 1986, aveva erogato una somma nettamente inferiore al risparmiatore, ovvero circa 32mila euro anziché gli oltre 70mila previsti dall'originaria tabella.
Le Sezioni Unite, infatti, hanno statuito che tale variazione trova la sua fonte di legittimità nella normativa di cui al D.P.R. 29.3.73 n.156 che, emessa su legge delega n.775/70, sanciva all'art.173 (come modificato con D.L. n.460/74) che "le variazioni del saggio d'interesse dei buoni postali fruttiferi sono disposte con decreto del Ministro per il tesoro, di concerto con il Ministro per le poste e telecomunicazioni …hanno effetto per i buoni di nuova serie… e possono essere estese ad una o più delle precedenti serie". Tale normativa, in realtà, è stata abrogata dall'art. 7 del decreto legislativo n. 284/1999 e dal relativo decreto ministeriale del Tesoro del 19 dicembre 2000, ma entrambi i provvedimenti abrogativi dell'art. 173 del Codice Postale hanno disposto comunque che i rapporti già in essere alla data di entrata in vigore dei decreti destinati a stabilire le nuove caratteristiche dei libretti di risparmio postale e dei Buoni Fruttiferi Postali avrebbero continuato ad essere regolati dalle norme anteriori.
Quindi in base a tale disciplina normativa, era consentito alla pubblica amministrazione di variare il tasso di interesse, relativo ai Buoni già emessi, con decreto ministeriale da pubblicarsi in Gazzetta Ufficiale. I Buoni soggetti alla variazione del tasso di interesse dovevano considerarsi rimborsati con gli interessi al tasso originariamente fissato e convertiti nei titoli della nuova serie con il relativo tasso di interesse.
A fronte della variazione del tasso di interesse era quindi consentita al risparmiatore la scelta di chiedere la riscossione dei buoni, ottenendo gli interessi corrispondenti al tasso originariamente fissato, ovvero quella di non recedere dall'investimento che avrebbe da quel momento prodotto gli interessi di cui al decreto di variazione, salvo il diritto del risparmiatore di ottenere la corresponsione degli interessi originariamente fissati per il periodo precedente alla variazione. Tuttavia, nulla di tutto questo è avvenuto nel caso in esame e deve ritenersi che il risparmiatore fosse ben consapevole che con la riscossione in epoca successiva avrebbe ottenuto una corresponsione degli interessi diversa.
La sentenza affronta anche criticamente l'opposta tesi, cui pareva riferirsi una precedente sentenza delle Sezioni Unite (la sentenza n. 13979 del 2007), per affermare che in realtà detta decisione non affermava affatto la prevalenza del dato testuale portato dai titoli rispetto alle prescrizioni ministeriali intervenute successivamente alla emissione, proprio a fronte all'inequivoco dato testuale dell'art. 173 del Codice Postale, che prevedeva un meccanismo di integrazione contrattuale, riferibile alla disposizione dell'art. 1339 del codice civile, destinato ad operare, nei termini sopra descritti, per effetto della modifica, da parte della pubblica amministrazione, del tasso di interesse vigente al momento della sottoscrizione del titolo.
La precedente sentenza in realtà si riferiva non già a più comune fattispecie di Buono Postale emesso prima del Decreto Ministeriale di modifica (ossia riportante a tergo il tasso d'interesse vigente, soggetto ex lege ad eventuale futura modifica), bensì alla ben diversa e assai particolare fattispecie di Buono Postale emesso successivamente al D.M. di modifica ma ancora riportante a tergo le previgenti condizioni in punto durata e tassi, condizioni che, difformi dalla previsione vigente in quel momento, si concretizzavano in informazioni errate e fuorvianti, legittimanti il risparmiatore a ritenere fossero in realtà le condizioni vigenti.
Pertanto nella fattispecie di Buono Fruttifero Postale emesso prima del Decreto Ministeriale di modifica, è evidente che sono riportate a tergo del Buono le condizioni d'interesse all'epoca stabilite, ma è altrettanto evidente che il Cliente è edotto non solo del dato letterale in quel momento vigente, ma anche della possibile successiva variabilità di detti tassi, sancita in base a legge già da tempo vigente e la cui eventuale ignoranza non può essere addotta quale motivo di non applicazione.
Il risparmiatore, inoltre, non può lamentare la mancata conoscenza della possibilità di una successiva variazione peggiorativa del tasso di interesse: tale conoscenza, spiega la Corte, deriva dalla pubblicità legale del decreto ministeriale di variazione del saggio di interesse mediante la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, oltre che, ovviamente, dal generale principio della conoscenza della norma che attribuiva alla pubblica amministrazione il potere di variare il saggio di interesse anche con riferimento ai titoli già emessi e sottoscritti.
Infine la sentenza giustifica il sacrificio del Cliente con la circostanza che egli è comunque garantito dal meccanismo consistente nella coincidenza temporale fra applicazione del nuovo tasso di interesse e facoltà per il risparmiatore di riscuotere il titolo percependo gli interessi corrispondenti alla originaria fissazione portata dal titolo.
Per altro verso il risparmiatore che non intendesse disinvestire, nonostante la sopravvenuta variazione del tasso di interesse, avrebbe ricevuto comunque, al momento dell'esercizio del suo diritto a riscuotere il proprio credito, l'importo degli interessi corrispondenti al tasso indicato nel titolo, sino alla data della variazione. Pertanto la variazione del tasso di interesse, disposta unilateralmente dalla pubblica amministrazione, secondo la disciplina applicabile ratione temporís, attribuiva sostanzialmente al risparmiatore il diritto al recesso e tutelava il suo affidamento sull'effettività del suo diritto a percepire gli interessi indicati dal titolo.
Avv. Valentino de Castello - de Castello & C. Società tra Avvocati s.r.l.