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Timestamp: 2018-06-20 15:02:21+00:00
Document Index: 131800090

Matched Legal Cases: ['art. 625', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 131']

L’aggravante della destrezza nel reato di furto: gli orientamenti della Cassazione e la necessaria rimessione alle Sezioni Unite. – Indottriniamoci
L’aggravante della destrezza nel reato di furto: gli orientamenti della Cassazione e la necessaria rimessione alle Sezioni Unite.
26 marzo 2017 Nicola Diritto penale, Diritto Processuale Penale Lascia un commento
La vicenda in oggetto trae spunto dal caso di un imputato condannato per furto con l’aggravante dell’aver occultato in una borsa nera un computer portatile dal bancone di un bar.
La questione giuridica da risolvere sarebbe quella attinente al significato di <<fatto commesso con destrezza>> indicato al numero 4 dell’art. 625 cp, ossia una delle aggravanti speciali del furto.
La Corte di Cassazione, sezione IV, con la sentenza n. 7696/2017 ha rimesso alle Sezioni Unite la questione da dirimere, ossia se l’aggravante si riferisce all’abilità del soggetto agente nel distogliere l’attenzione della persona offesa dal controllo o dal possesso della cosa o sia sufficiente il fatto di approfittare di una condizione occasionalmente favorevole, o di una frazione di tempo in cui la persona offesa abbia momentaneamente sospeso la vigilanza sul bene posseduto.
Nel tempo la Suprema Corte ha tenuto orientamenti diversi. Di seguito saranno illustrati quelli ripercorsi dalla sentenza in commento:
– Con sentenza n. 20549/2015, sezione V, la Corte ha escluso, affinché si configuri l’aggravante in esame, una “particolare abilità dell’agente essendo sufficiente pertanto che lo stesso approfitti di una situazione contingentemente favorevole, che può tradursi in una distrazione della persona offesa”.
– La sentenza n. 46977/2015, sezione IV, conferma la precedente statuizione nella parte in cui afferma che “non sussiste l’aggravante della destrezza nell’ipotesi di furto commesso dall’agente, approfittando della situazione di assenza di vigilanza sulla “res” da parte del possessore”. Secondo questo orientamento “l’aggravante si consuma quando l’agente sfrutti quel momento di distrazione della persona offesa, momento questo non determinato dal soggetto agente” (così la sentenza n. 14992/2009, sezione IV).
– Il medesimo orientamento è stato adottato con pronuncia n. 11079/2009, sezione V, con il quale viene precisato che “non ricorre la circostanza aggravante della destrezza laddove la persona offesa si trovi in altro luogo, benché prossimo, rispetto a quello in cui il reato si è consumato ovvero si sia allontanato, in quanto la condotta non presenta particolare profili di abilità nell’eludere il controllo, bensì dalla semplice temerarietà di cogliere un’opportunità in assenza di detto controllo il che è estraneo alla fattispecie dell”aggravante della destrezza”.
Di diverso avviso è invece la sentenza n. 9374/2015, sezione II, che individua l’aggravante de quo nella “abilità, astuzia e rapidità funzionale a superare l’attenzione della vittima”.
La qualificazione del reato di furto come aggravato piuttosto che come furto semplice comporta importanti conseguenze sul piano procedurale, prima tra tutti la differente procedibilità (il furto semplice è procedibile a querela della persona offesa mentre il furto aggravato d’ufficio), e in secondo luogo l’applicazione del beneficio dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis cp (per il furto semplice e non per quello aggravato, il quale, prevede un regime sanzionatorio da uno a sei anni di reclusione e quindi supera di un anno il limite della fruibilità del predetto beneficio).
La questione rimessa alle Sezioni Unite è quindi di delicata importanza sia sul piano sostanziale che su quello procedurale e potrebbe portare al superamento di una applicazione giurisprudenziale discontinua in ordine alla punibilità delle due diverse condotte del reato di furto.
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