Source: http://shkola.of.by/definitivo-del-9-marzo-2003.html?page=3
Timestamp: 2018-06-25 02:09:36+00:00
Document Index: 103618983

Matched Legal Cases: ['§ 823', '§ 1359', '§ 823', 'art. 1382', 'art. 1382', 'art. 1404', 'art. 1413', 'art. 1413']

3. Il principio di immunità nella responsabilità civile tra coniugi nell’esperienza di civil law
Come accennato, anche nei sistemi giuridici appartenenti all’area della civil law l’atto illecito compiuto nei confronti del coniuge è stato per lungo tempo sottratto alle conseguenze previste dalle norme regolanti la responsabilità civile.
A differenza dei sistemi di common law, dove il principio dell’immunità fra coniugi trovava fondamento nella doctrine of unity of spouses o su considerazioni di public policy (non turbare l’armonia e la pace domestica), nei sistemi continentali l’immunità è stata soprattutto la conseguenza di un costume che rifuggiva dal far intervenire un terzo, il giudice con i suoi poteri di allocazione di un risarcimento monetario per i danni arrecati, nell’ambito di questioni considerate strettamente interne alla famiglia e non è mai stata fondata su una specifica norma o uno specifico principio di diritto (Patti 1998, 13).
Proprio perché non fondata su regole giuridiche, ma su costumi sociali basati su un determinato modello di famiglia e di relazioni tra coniugi, con il cambiamento intervenuto nella società negli ultimi 60 anni l’immunità per gli illeciti fra coniugi è venuta progressivamente meno anche nei Paesi appartenenti alla tradizione di Civil law e sono via via aumentati i casi in cui un coniuge agisce nei confronti dell’altro coniuge per ottenere un risarcimento del danno da atto illecito. Oggi appare pacificamente acquisito che fra coniugi non vige alcun principio di immunità.
3.1 L’esperienza tedesca
Oggi in Germania l’esistenza del rapporto coniugale non impedisce la generale applicabilità delle norme in tema di illecito civile (§ 823 e ss. del codice civile tedesco), in ciò essendo stato facilitato dalla circostanza che i beni dei coniugi non costituiscono un’unità giuridica neanche con il regime della Gütergemeinschaft (comunione dei beni).
Gli interpreti, tuttavia, distinguono le ipotesi in cui la responsabilità è determinata dalla violazione di un obbligo specificamente nascente dal matrimonio, la quale costituisca nel contempo violazione degli obblighi previsti per tutti i consociati, dalle ipotesi in cui è configurabile esclusivamente la violazione delle regole generali in tema di illecito, con conseguenze sotto il profilo della diligenza da tenere nella condotta.
Mentre nell’ultima ipotesi trovano senz’altro applicazione le regole generali sull’illecito, con riguardo al primo caso occorre fare riferimento al § 1359 BGB (Umfang der Sorgfaltspflicht), secondo cui i coniugi nell’adempimento delle obbligazioni che nascono dal rapporto matrimoniale devono rispondere soltanto in base alla diligenza che applicano nella cura dei propri affari. La norma prevede quindi un parametro che determina un’attenuazione della responsabilità e sotto questo profilo ha suscitato vivaci critiche, soprattutto perché l’Haftungsprivileg viene esteso a casi in cui si riscontra soltanto la violazione delle regole che gravano sulla generalità dei soggetti, spesso con la conseguenza del danno fisico del coniuge, e che andrebbero pertanto disciplinati in base alla regola generale (§ 823 BGB)
(Patti 1984, 73).
Dunque, nell’ordinamento tedesco la responsabilità da illecito civile fra coniugi, pur essendo in principio sottoposta alle regole generali in tema di responsabilità, è trattata secondo modalità che nella sostanza creano un rapporto di “subordinazione” di tali regole alle regole derivanti dal diritto di famiglia, come si evince da una querelle giuridica che ha a lungo diviso interpreti e giudici tedeschi in merito all’esperibilità di un azione di risarcimento per danni avverso l’altro coniuge in caso di adulterio.
L’azione in giudizio nei confronti di un terzo per “disturbo” alla relazione familiare (Ehestörungsklage) riguarda una questione di particolare interesse per l’osservatore esterno. L’azione è indubbiamente esperibile nei confronti del terzo. È dibattuto, tuttavia, se uno sposo può agire giudizialmente nei confronti dell’altro basando l’azione in giudizio sull’adulterio. Il dibattito ha generato uno dei più importanti e duraturi conflitti tra la dottrina e la giurisprudenza tedesche. Un’autorevole scuola di pensiero ha cercato per oltre trent’anni di dimostrare che le regole in materia di illecito civile e quelle in materia di relazioni familiari possono effettivamente coesistere. Ma, a dispetto della passione e della determinazione con cui tale posizione è stata sostenuta, le corti hanno ripetutamente affermato che il “particolare insieme di norme” costituente il diritto di famiglia preclude ogni richiesta di risarcimento o aquiliana, i.e. di natura non contrattuale.
In sintesi, la giurisprudenza tedesca non esclude in linea di principio un’azione in giudizio per danni da parte di uno sposo nei confronti dell’altro. Prescrive, tuttavia, che le regole governanti tale materia devono sempre considerare che le distintive caratteristiche della famiglia necessitano di essere mantenute nell’ambito di un contesto di libertà e non viceversa essere soggette alla minaccia della concessione di un risarcimento per danni
(Patti 1998, 15, trad.)
3.2 L’esperienza francese
In Francia sembrano non sussistere attualmente dubbi che le norme generali in tema di responsabilità civile (art. 1382 e ss. del Code Civil) si applichino senza eccezioni con riguardo agli atti illeciti compiuti da uno dei coniugi verso l’altro.
L’interrogativo, se i coniugi fossero da assimilare a due persone l’una l’altra estranee quanto al regime della responsabilità civile (art. 1382 code civ.), vi ha trovato generalmente risposta affermativa; e, almeno in epoca remota, vi appare escluso ogni dubbio quanto alla risarcibilità del danno patito dal coniuge per il fatto illecito dell’altro coniuge, non consistente nella lesione di diritti specialmente nascenti dal matrimonio
(Morozzo della Rocca 1988, 609)
Tuttavia, l’efficacia delle regole sulla responsabilità civile tra coniugi rischia di essere indebolita dalla disciplina francese in materia di rapporti patrimoniali tra coniugi. Il codice civile francese, in seguito alle modifiche apportate dalla legge dell’11 luglio 1965, prevede infatti la responsabilità personale dei coniugi che si trovino in regime di comunione dei beni (art. 1404), ma all’art. 1413 stabilisce che
il pagamento dei debiti gravanti su ciascuno degli sposi, qualsivoglia ne sia il titolo, durante la comunione, può essere sempre soddisfatto sui beni comuni
(art. 1413, comma 1, Code civil, trad.)
Questo potrebbe comportare che metà del risarcimento del danno dovuta ad uno dei coniugi sia fatta gravare sui beni in comunione. Tale soluzione interpretativa è stata correttamente criticata poiché porterebbe alla soluzione assurda che il coniuge danneggiato vedrebbe il risarcimento alla fine ridotto alla metà (Patti 1998, 16).