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Timestamp: 2019-05-21 22:49:07+00:00
Document Index: 120234740

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 50', 'art. 7', 'art. 1']

Il Ravvedimento operoso, regolamentato per la prima volta dall’art. 14 della L. 29 dicembre 1990, n. 408, e successivamente disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, é un istituto giuridico finalizzato al ripristino della legalità violata in ambito amministrativo tributario. Per il tramite del ravvedimento il contribuente può spontaneamente regolarizzare errori o illeciti fiscali, versando entro il termine prescritto il tributo non pagato, una sanzione stabilita in misura ridotta e gli interessi, calcolati giorno per giorno sul tributo non pagato al tasso legale, che dal 1º gennaio 2008 al 31 dicembre 2009 era pari al 3% in ragione d’anno, dal 1º gennaio 2010 al 31 dicembre 2010 pari all’1% in ragione d’anno, dal 1° gennaio 2011 all’1,5% in ragione d’anno. L’entità della sanzione varia in base alla tempestività del ravvedimento e del tipo di violazione. Dati aggiornati con il D.L. n. 185/2008, conv. in legge n. 2/2009, e con la successiva variazione prevista dalla Legge Finanziaria per il 2011, per le violazioni commesse a decorrere dal 1° febbraio 2011.
Ravvedimento sprint: Da effettuare entro 14 giorni dalla scadenza, esteso a tutti i contribuenti, la sanzione ordinaria del 30%, applicabile sui tardivi od omessi versamenti di imposte, si riduce allo 0,2% per ogni giorno di ritardo. La misura del 30%, che si riduce al 3% in caso di ravvedimento breve o mensile entro trenta giorni, è infatti ulteriormente ridotta a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo. La misura varia dallo 0,2% per un giorno di ritardo, fino al 2,80% per 14 giorni di ritardo. A partire dal quindicesimo giorno di ritardo fino al trentesimo giorno si applica la misura fissa del 3%, prevista per il ravvedimento breve o mensile.
Ravvedimento breve: Versamenti effettuati con ritardo non superiore a trenta giorni sono assoggettati a una sanzione corrispondente ad 1/12 del 30% (corrispondente al 2,5%) dell’ammontare dell’imposta oggetto del ravvedimento, oltre agli interessi calcolati al tasso legale pro tempore vigente. Per le violazioni commesse dopo il 1° febbraio 2011, la Legge Finanziaria per il 2011 ha stabilito che la sanzione salga a 1/10 del minimo (ossia al 3%)
Ravvedimento lungo: Versamenti effettuati con ritardo superiore a trenta giorni, ma comunque entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione (ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno), sono assoggettati a una sanzione corrispondente ad 1/10 del 30% (corrispondente al 3%) dell’ammontare dell’imposta oggetto del ravvedimento, oltre agli interessi calcolati al tasso legale pro tempore vigente. Per le violazioni commesse dopo il 1° febbraio 2011, la Legge Finanziaria per il 2011 ha stabilito che la sanzione salga a 1/8 del minimo (ossia al 3,75%)
Ravvedimenti diversi: ad un settimo del minimo 4,29% se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale e’ stata commessa la violazione ovvero, quando non e’ prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore. Ad un sesto del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale e’ stata commessa la violazione ovvero, quando non e’ prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore; Le disposizioni di cui al comma 1, lettere b-bis) e b-ter), si applicano ai tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate. ad un quinto del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene dopo la constatazione della violazione ai sensi dell’articolo 24 della legge 7 gennaio 1929, n. 4, salvo che la violazione non rientri tra quelle indicate negli articoli 6, comma 3, o 11, comma 5, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471).
Ambito di applicazione: Contrariamente a quanto disciplinato dalla L. 408/1990, che prevedeva l’applicazione dell’istituto del ravvedimento solo nell’ambito delle imposte dirette e dell’IVA, in base al D. Lgs. n. 472/1997 il ravvedimento operoso è applicabile a tutti i tributi. In base all’art. 13, 1° comma, D. Lgs. n. 472/1997, il contribuente non può avvalersi del ravvedimento operoso quando la violazione é già stata constatata dall’Amministrazione finanziaria o sono iniziate altre attività amministrative di accertamento (nella C.M. 10/17/1998, n. 180/E, é precisato che deve ritenersi consentito il ravvedimento quando, quantunque la violazione sia stata constatata dall’ufficio accertatore, la constatazione non è stata portata a conoscenza del trasgressore mediante formale notifica). Ovviamente non é possibile il ravvedimento nel caso siano iniziati accessi, ispezioni o verifiche.
Omissione della dichiarazione IVA:Viene infatti ridotta a 1/12 (un dodicesimo) del minimo (30%) se la dichiarazione viene presentata con ritardo non superiore a 90 (novanta) giorni ovvero a un dodicesimo del minimo di quella prevista per l’omessa presentazione della dichiarazione periodica prescritta in materia IVA, se questa viene presentata con ritardo non superiore a 30 giorni.
Il modello Intrastat é stato introdotto dall’art. 50 del D.L. 331/1993 a seguito dell’abolizione delle barriere doganali all’interno della Comunità Europea nel 1993. Mediante il modello Intrastat vengono elencati all’Agenzia delle Dogane tutti gli acquisti e le cessioni di beni mobili (e dal 2010 anche i servizi resi e acquisiti) effettuati da parte di ogni soggetto titolare di Partita IVA nei confronti di fornitori e di clienti (anch’essi titolari di partita IVA) appartenenti ad uno stato membro dell’Unione Europea. I modelli INTRASTAT devono essere obbligatoriamente presentati dai soggetti IVA che hanno effettuato operazioni intracomunitarie con soggetti IVA stabiliti in altri Paesi UE.
INTRA 1: Cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti passivi comunitari. Si tratta, più precisamente, delle cessioni intracomunitarie di beni comunitari e delle prestazioni di servizi diverse da quelle cui agli articoli 7-quater e 7-quinquies, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633;
INTRA 2: Acquisti intracomunitari di beni e delle prestazioni di servizi ricevute da fornitori soggetti passivi in altri Stati comunitari. Si tratta, più precisamente, degli acquisti intracomunitari di beni comunitari e delle prestazioni di servizi di cui all’art. 7-ter, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.
Rientrano tra i soggetti obbligati alla presentazione degli elenchi riepilogativi anche gli enti che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali o agricole, nonché gli enti che non svolgono alcuna attività commerciale ma che sono comunque titolari di numero di partita IVA, avendo effettuato acquisti intracomunitari per un ammontare superiore a 10.000 euro. Gli scambi intracomunitari devono essere esposti negli elenchi INTRA anche nel caso in cui non costituiscano acquisti o cessioni comunitarie ovvero prestazioni di servizi imponibili nello Stato membro del committente (art. 1, comma 3, D.M. 22 febbraio 2010).
Se non avete ricevuto o avete smarrito i codici per il pagamento dell’inps (per la gestione artigiani/commercianti) potete ricostruire tali codici attraverso questa applicazione inserendo molto semplicemente il codice azienda la causale (contributi sul minimale oppure eccedenti il minimale) ed il trimestre di riferimento.