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Timestamp: 2018-02-23 04:33:26+00:00
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Corte di Cassazione, V sezione penale, sentenza del 14/4/2011 n. 15230. “Stalking ” – Legittima la sostituzione della misura del divieto di avvicinamento con quella degli arresti domiciliari quando si evidenziano esigenze cautelari più gravi - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, V sezione penale, sentenza del 14/4/2011 n. 15230. “Stalking ” – Legittima la sostituzione della misura del divieto di avvicinamento con quella degli arresti domiciliari quando si evidenziano esigenze cautelari più gravi
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Corte di cassazione – Sezione V penale – Sentenza 14-4-2011 n. 15230. “Stalking ” – Legittima la sostituzione della misura del divieto di avvicinamento con quella degli arresti domiciliari quando si evidenziano esigenze cautelari più gravi
Corte di Cassazione, V sezione penale, sentenza del 14-4-2011 n. 15230
È legittima la misura degli arresti domiciliari per lo stolker, al quale era stato già comminato la misura del divieto di avvicinamento, ex art. 282 ter c.p.p.[2], in relazione alla contestazione di atti persecutori in danno del partner, se si evidenziano più gravi esigenze cautelari.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza del 14 aprile 2011 n. 15230.
I giudici di Piazza Cavour hanno così respinto il ricorso di una donna contro l’ordinanza del tribunale del riesame di Bari, adito in qualità di giudice dell’Appello, con la quale era stata confermata la misura degli arresti domiciliari in aggravamento del divieto di avvicinamento.
Per il giudice delle indagini preliminari, confortato ora anche dalla Cassazione, vi erano sufficienti indizi del fatto che la donna avesse continuato “a compiere atti vessatori nei confronti dell’ex coniuge, mandagli messaggi offensivi col telefono cellulare di un collega e diffondendo documenti contenenti accuse calunniose che riguardavano il presunto traffico di sostanze stupefacenti ad opera dell’intera famiglia“.
A nulla è valsa la presentazione, da parte della difesa, di un certificato medico della Asl che attestava che la ricorrente fosse in cura presso un centro di salute mentale.
Sorrento 15/4/2011.
[1] Stalking (si legge “stòking” con la “o” accentata) è un termine inglese che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola ed ingenerandole stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. Questo tipo di condotta è penalmente rilevante in molti ordinamenti; in quello italiano la fattispecie è rubricata come atti persecutori (articolo 612 bis del Codice penale), riprendendo una delle diverse locuzioni con le quali è tradotto il termine stalking. Il fenomeno è anche chiamato sindrome del molestatore assillante.
Nel codice penale l’articolo 612-bis, dal titolo “atti persecutori”, che al comma 1 recita:
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita
[2] Art. 282-ter. (1) Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2011-05-17T15:18:05+00:00	15 aprile 2011|Cassazione penale 2011, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|2 Commenti
[…] Corte di cassazione, V sezione penale, sentenza del 14 aprile 2011 n. 15230. Stalking: legittima la …, quando si evidenziano esigenze cautelari piÃƒÂ¹ gravi […]
Corte di Cassazione, Sezione VI penale, Sentenza 8 luglio 2011 n. 26819. Stalking: ÃƒÂ¨ Ã¢â‚¬Å“esizialeÃ¢â‚¬Â per il giudice, la comprensione completa delle dinamiche che sono alla base dellÃ¢â‚¬â„¢illecito in modo da consentirgli di modellare i provvedi 11 luglio 2011 at 18:57	- Reply