Source: http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=7586
Timestamp: 2020-01-25 08:43:09+00:00
Document Index: 32674980

Matched Legal Cases: ['art. 211', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 3']

DELIBERA N. 771 DEL 4 settembre 2019
OGGETTO: Istanza singola di parere di precontenzioso ex art. 211, comma 1, del d.lgs. 50/2016 presentata dalla Soc. Geropa a r.l. – Procedura negoziata per l’affidamento del servizio di riscossione stragiudiziale e coattiva del credito da tariffa del servizio idrico integrato – Importo a base di gara: euro 1.060.808,51 - Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa - S.A.: Acque S.p.A.
PREC 126/19/S
VISTA l’istanza di parere acquisita al prot. n. 57834 del 16 luglio 2019 con cui la Soc. GEROPA a r.l. contesta la clausola del capitolato speciale d’appalto che, conformemente alla normativa di settore, richiede il possesso di un capitale sociale, interamente versato, non inferiore a € 10.000.000,00; in particolare, l’istante, richiamata la sentenza della Corte di Giustizia 10 maggio 2012, Cause riunite da CâÂÂ357/10 a CâÂÂ359/10 che ha ritenuto il predetto importo contrastante con i principi della libertà di stabilimento e della libera prestazione di servizi di cui agli artt. 43 e 49 CE, chiede all’Autorità un parere in merito all’esistenza in capo alle Amministrazioni di un obbligo di disapplicazione della norma nazionale che, seppur vigente, sia stata già giudicata contrastante con il diritto europeo;
VISTO l’avvio del procedimento comunicato con nota prot. 62719 dell’1 agosto 2019 e le memorie pervenute;
CONSIDERATO che la citata pronuncia della Corte di Giustizia verte sulla compatibilità con i principi della libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi della disciplina recata dall’art. 32, comma 7-bis, del d.l. 29 novembre 2008, n. 185 a mente del quale “La misura minima di capitale richiesto alle società, ai sensi del comma 3 dell'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, per l'iscrizione nell'apposito albo dei soggetti privati abilitati ad effettuare attività di liquidazione e di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate delle province e dei comuni è fissata in un importo non inferiore a 10 milioni di euro interamente versato...”
RILEVATO che la Corte di Giustizia, pur condividendo la ratio della norma, consistente nella volontà di tutelare l’amministrazione dall’eventuale inadempimento delle società concessionarie, ha tuttavia precisato come la giustificazione di una restrizione alle libertà fondamentali tutelate dal Trattato presuppone che la misura sia idonea a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e non vada oltre quanto necessario per il suo raggiungimento, ritenendo, in definitiva, sproporzionate e non giustificate le restrizioni che la misura di capitale sociale prevista dall’art. 32, comma 7-bis del D.L. 185/2008 comportavano alle libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi;
VISTO che il citato art. 32, comma 7-bis, del D.L. 185/2008 è stato successivamente abrogato dal D.L. 25 marzo 2010, n. 40, conv. con mod. dalla L. 22 maggio 2010, n. 73 che ha introdotto, all’art. 3-bis, una nuova disciplina dei requisiti necessari per l’iscrizione all'albo dei soggetti abilitati ad effettuare attività di accertamento e riscossione dei tributi, differenziando le misure di capitale sociale versato in funzione del numero di abitanti dei comuni presso i quali viene svolto il servizio e che il capitolato speciale d’appalto della gara in oggetto fa riferimento a tale ultima disciplina;
CONSIDERATO, in particolare, che ai sensi dell’art. 3-bis, comma 1, lett. c) del D.L. 40/2010 il possesso di un capitale sociale interamente versato pari a 10 milioni di euro è richiesto solo nel caso di svolgimento del servizio presso province e comuni con popolazione superiore a 200.000 abitanti mentre, nei comuni con popolazione inferiore, gli importi del capitale sociale richiesti sono considerevolmente inferiori ;
RILEVATO, pertanto, che, in ragione della diversità tra le due discipline e in primis della introdotta differenziazione degli importi del capitale sociale versato non appare possibile estendere tout court all’art. 3-bis del D.L. 40/2010le censure mosse dalla Corte di Giustizia alla disciplina recata dall’abrogato art. 32, comma 7-bis, del d.l. 185/2008. Infatti, le sentenze della Corte producono sì effetti erga omnes, per effetto della portata vincolante delle stesse disposizioni interpretate, ma solo avuto riguardo alla disposizione oggetto del giudizio dinnanzi alla stessa instaurato.
CONSIDERATO, peraltro, che con riferimento alla più grave ipotesi relativa al contrasto con il testo ed i principi della Carta Costituzionale è stata negata alle Amministrazioni la possibilità di ricorrere alla disapplicazione della norma di legge vigente; la giurisprudenza ha, infatti, precisato che “E’ noto, infatti, come l’Autorità amministrativa, dinanzi al principio di legalità costituzionale, non ha un potere di sindacato costituzionale in via incidentale, nonostante l’autorevole e suggestiva tesi di un Autore, che affermava in capo alle Amministrazioni il dovere di disapplicazione di una legge ritenuta palesemente illegittima. Tale dottrina, tuttavia, non ha trovato seguito nelle evoluzioni del sistema di giustizia costituzionale; coloro che esercitano le funzioni amministrative hanno, infatti, l’obbligo di applicare le leggi (anche se ritenute illegittime), in ossequio al principio di legalità, visto che l’ulteriore dimensione della legalità costituzionale ha il proprio presidio naturale nella competenza (esclusiva) della Corte costituzionale. Soltanto quando la Pubblica amministrazione assiste alla sopravvenienza di una dichiarazione di incostituzionalità di una norma sulla base della quale abbia in precedenza adottato un atto amministrativo, vi potrebbe essere una valutazione da parte dell’amministrazione procedente dell’impatto della pronuncia costituzionale sull’atto amministrativo ai fini dell’esercizio dei poteri di autotutela” (Cons. Stato, sez. V, 14 aprile 2015, n. 1862);
VISTO che tale orientamento deve ritenersi vieppiù applicabile ai rapporti tra ordinamento nazionale ed ordinamento europeo, atteso che la legge 24 dicembre 2012, n. 234 ha affidato ai due strumenti della legge europea e della legge di delegazione europea (dunque ad atti rientranti nelle attribuzioni del potere legislativo) il compito di apportare ogni modifica necessaria ad adeguare il sistema nazionale a quello europeo;
ritiene, nei limiti delle motivazioni che precedono, conforme alla normativa vigente la richiesta del possesso di un capitale sociale interamente versato non inferiore a 10 milioni di euro.
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Il comma 7-bis dell’art. 32 è stato aggiunto dalla legge di conversione 28 gennaio 2009, n. 2 e successivamente modificato dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14.
L’art. 3 bis, comma 1, del D.L. 40/2010 richiede il possesso di un capitale sociale interamente versato non inferiore a a) 1 milione di euro per l'effettuazione, anche disgiuntamente, delle attività nei comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti, con un numero di comuni contemporaneamente gestiti che, in ogni caso, non superino complessivamente 100.000 abitanti; b) 5 milioni di euro per l'effettuazione, anche disgiuntamente, delle attività di accertamento dei tributi e di quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate nei comuni con popolazione fino a 200.000 abitanti.