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Timestamp: 2020-07-10 17:23:09+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 2684 del 04/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2684 del 04/02/2011
Cassazione civile sez. trib., 04/02/2011, (ud. 15/06/2010, dep. 04/02/2011), n.2684
avverso la sentenza n. 64/2005 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
NUNZIO Wladimiro, che ha concluso per l’accoglimento.
Con sentenza n. 65/15/05 del 14/10/2005 la Commissione Tributaria Regionale del Lazio accoglieva parzialmente il gravame interposto dall’AGENZIA DELLE ENTRATE di Viterbo nei confronti della pronunzia della Commissione Tributaria Provinciale di Viterbo di parziale accoglimento dell’opposizione spiegata dalla contribuente sig.ra S.A. nei confronti dell’avviso di accertamento emesso a titolo di I.R.P.E.F. e contributo per il S.S.N. per l’anno d’imposta 1995.
Avverso la suindicata decisione del giudice dell’appello il l’Agenzia delle entrate propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi.
Con il 1^ motivo la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il 2 motivo la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Già sotto l’assorbente profilo dell’autosufficienza, va posto in rilievo come la medesima faccia richiamo ad atti e documenti del giudizio di merito (es., all’avviso di accertamento impugnato, al “p.v.c. della G. di F. n. 5181 del 2001”, alle “nuove contestazioni” formulate, alle “movimentazioni bancarie riscontrate sul conto corrente cointestato alla contribuente ed al proprio convivente, Sig. B.R., e su un altro conto corrente intestato unicamente al Sig. B.”, ai “versamenti non giustificati”, ai “prelevamenti non giustificati”, alla sentenza di prime cure, all’atto di appello) di cui lamenta la mancata o erronea valutazione, limitandosi a meramente rinviare agli atti del giudizio di merito, senza invero debitamente riprodurli nel ricorso.
Con particolare riferimento al primo motivo, a parte il rilievo che in base a principio consolidato in giurisprudenza di legittimità l’omesso esame di una domanda ovvero la pronunzia su domanda non proposta -nel tradursi nella violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato – è denunziabile solamente quale errar in procedendo ex art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, (cfr. Cass., 29/9/2006, n. 21244; Cass., 5/12/2002, n. 17307; Cass., 23/5/2001, n. 7049; Cass., 25/9/1996, n. 8468; Cass., Sez. un., 14/1/1992, n. 369), e non anche – come invero nella specie- sotto il profilo della violazione o falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, (e a fortiori del vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) (v. in particolare Cass., 4/6/2007, n. 12952; Cass., 22/11/2006, n. 24856; Cass., 26/1/2006, n. 1701), va per altro verso osservato che la medesima omette invero di debitamente riportare nel ricorso l’impugnazione asseritamente formulata, in violazione pertanto anche del sopra richiamato principio di autosufficienza (v. Cass., 19/3/2007, n. 6361), laddove come da questa Corte ripetutamente affermato allorquando viene denunziato il vizio ex art. 112 c.p.c., va specificamente indicato anche l’atto difensivo o il verbale di udienza nei quali le domande o le eccezioni sono state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, in primo luogo, la ritualità e la tempestività, e, in secondo luogo, la decisività (v. Cass., 31/1/2006, n. 2138; Cass., 27/1/2006, n. 1732; Cass., 4/4/2005, n. 6972; Cass., 23/1/2004, n. 1170; Cass., 16/4/2003, n. 6055), essendo al riguardo noto che, pur divenendo nell’ipotesi in cui vengano denunciati con il ricorso per cassazione errores in procedendo la Corte di legittimità giudice anche del fatto (processuale) ed abbia quindi il potere-dovere di procedere direttamente all’esame e all’interpretazione degli atti processuali, preliminare ad ogni altra questione si prospetta invero quella concernente l’ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che, solo quando sia stata accertata la sussistenza di tale ammissibilità diviene possibile valutare la fondatezza del motivo medesimo, sicchè esclusivamente nell’ambito di quest’ultima valutazione la Corte di Cassazione può e deve procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali (v. Cass., 23/1/2006, n. 1221).
Quanto al secondo motivo non è d’altro canto da sottacersi che la doglianza formulate dalla ricorrente non censura invero anche la ratio decidendi, concernente il rilievo (Ndr: testo originale non comprensibile) particolare alla “perdita naturale dei prodotti invenduti” e alla mancanza di “altri documenti contabili di riferimento”.
Per tale via, infatti, come si è sopra osservato, lungi dal censurare la sentenza per uno dei tassativi motivi indicati nell’art. 360 c.p.c., la ricorrente in realtà sollecita, contro ius e cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).