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Timestamp: 2019-06-16 03:53:26+00:00
Document Index: 154309477

Matched Legal Cases: ['art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 612', 'art. 25', 'art. 612', 'sentenza ', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 660', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 18']

La legge anti-stalking non è incostituzionale. Per ora. su STALKER SARAI TU
La legge anti-stalking non è incostituzionale. Per ora.
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9 Maggio 201715 Ottobre 2018
Nel corso delle nostre disamine della legge, delle sue anomalie e degli abusi a cui si è prestata a partire dalla sua approvazione, più volte abbiamo sollevato il dubbio, argomentandolo debitamente, che l’art. 612 bis sia incostituzionale o semplicemente illegittimo. Per questo ne abbiamo auspicato un’abolizione netta, e una sostituzione con una norma che tenga conto di tutto ciò che in uno Stato di Diritto deve essere garantito. Alcuni ci hanno definiti pazzi criminali, per questo. Altri, pur appoggiandoci, ci hanno definito dei “Don Chisciotte”. A giudicare da quanto segue, però, non siamo gli unici pazzi o visionari.
Già nel 2013, dunque pochi anni dopo l’introduzione dell’art. 612 bis, il Tribunale di Trapani sollevò davanti alla Corte Costituzionale una questione di legittimità. E’ infatti facoltà dei giudici, se ritengono che una legge non sia conforme alla Costituzione, chiedere un parere alla Consulta, che emette di conseguenza una sentenza in grado di chiarire le cose. La sentenza può confermare la costituzionalità di una legge, per la parte oggetto della richiesta di chiarimento, oppure smentirne la costituzionalità. Quando accade quest’ultima cosa, solitamente l’intera legge decade.
In particolare il Tribunale di Trapani aveva il dubbio che l’art. 612 bis del Codice Penale rispettasse il principio di determinatezza delle leggi, stabilito dall’art. 25 comma 2 della Costituzione Italiana. Tale principio, semplicemente, impone a chi fa le leggi di farle chiare, di definire con precisione l’oggetto delle norme, e mira anche a impedire ai giudici di avere troppi margini di interpretazione. Solo in questo modo una legge può essere applicata in modo uniforme sul tutto il territorio, senza disparità. Evidentemente il giudice di Trapani, leggendo l’art. 612 bis, si sarà chiesto, come si chiede ogni persona di buon senso: “ma lo stalking cos’è?”. O meglio: “quando si tratta di stalking?”.
Una domanda legittima, che se il legislatore avesse operato sulla base delle numerose ricerche scientifiche sul tema, non si porrebbe minimamente. Agendo in modo superficiale, alla rincorsa del consenso elettorale e mediatico, ha invece prodotto un pateracchio contraddittorio, che la dottrina giuridica ha subito criticato, e che nel 2013 venne appunto in un certo senso “contestato” da un giudice di Trapani. Il cui ricorso in sostanza significava: “non trovo nella legge una descrizione chiara del reato, e volendo posso interpretare il tutto più o meno come mi pare…”.
La Corte Costituzionale ha poi risposto (sentenza n. 172 dell’11/06/2014) sostenendo, in termini di principi generali, che la norma vada interpretata usando la deduzione e facendo riferimento alla precedente giurisprudenza costituzionale. Cioè il giudice deve inquadrare il reato collegandolo con gli altri elementi costitutivi della fattispecie e con la disciplina in cui questa s’inserisce. Giuridichese… vuol dire che il giudice deve leggersi bene la legge e confrontare ciò che dice con il caso che sta esaminando, per vedere se ci sono punti di corrispondenza.
E nel caso in questione, dice sempre la Corte Costituzionale, è piuttosto facile, perché l’art. 612 bis non è che un corollario di due reati già esistenti e normati da tempo, con una lunga giurisprudenza ordinaria e costituzionale alle spalle: il reato di minacce (art. 612 Codice Penale) e il reato di molestie (art. 660 Codice Penale). In sostanza la Consulta dice, come abbiamo già fatto noi, che l’anti-stalking non è che un mix (a nostro avviso molto mal riuscito) di due reati, a cui è stato aggiunto qualche elemento e dato un altro nome, tanto per accontentare opinione pubblica e media. Di fatto, il giudice che non si ritrova nell’art. 612 bis, basta che faccia riferimento ai due reati già esistenti. Punto.
Ma allora… a che serve il 612 bis? Per giustificarlo, la dottrina si avvita su specifiche di condotta di minaccia e molestia, parlando di reiterazione (sì, ma quanto dev’essere reiterato un comportamento per essere stalking? Due volte, tre volte? Ancora non si sa…), di volontà effettiva del persecutore di voler ingenerare ansia (sì, ma come la verifichi? L’ex marito che cerca di intavolare un confronto con l’ex moglie, lo fa per metterle ansia o per cercare di recuperare il rapporto? E cosa è stalking dei due atti?), e altre minuzie simili. In ogni caso, la Corte Costituzionale in quel frangente ha confermato la costituzionalità dell’art. 612 bis, che ancora adesso sta lì a far danno.
Come abbiamo già sostenuto, profili di illegittimità e incostituzionalità abbondano nella legge anti-stalking. Ed emergono tutti dal numero di abusi a cui effettivamente si presta. Si tratta di capire se esiste ancora qualche giudice coraggioso che sollevi le questioni nel merito, alla Corte Costituzionale o anche più in alto se necessario, e sbugiardi questa vergogna giuridica. Perché il giudice dev’essere coraggioso? Perché indubbiamente ci vuole fegato oggi per eccepire su una norma che è diventato un baluardo mediatico e ideologico, un po’ come un tempo era l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Una questione di legittimità, se ben formulata, diretta al cuore del problema, e senza inquinamenti di tipo politico, porterebbe a un’eliminazione immediata dell’attuale legge anti-stalking, magari con tratti di vergogna per chi l’ha concepita e approvata.
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