Source: https://issuu.com/evsrl/docs/222
Timestamp: 2017-01-22 15:53:33+00:00
Document Index: 30206817

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 60', 'art. 81', 'art. 81', 'art.\n81', 'art. 60', 'art.1', 'art.1', 'art.1', 'art.4']

Professione Veterinaria, Anno 2006, Nr 22 by E.V. Soc. Cons. a r.l. - issuu
L’On Gianni Mancuso è stato riconfermato membro della XII Commissione Affari Sociali. Il neo-deputato e
Collega Rodolfo Viola è entrato invece a far parte della XI Commissione
Lavoro Pubblico e Privato.
Sarà rinnovato il Comitato Nazionale
di Bioetica presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri. Un solo medico-veterinario nella composizione
uscente. Tre pareri, su 31 prodotti nel
corso del quinquennio, hanno riguardato direttamente la veterinaria. Numerosi i documenti di interesse comune alle professioni sanitarie.
Il Consiglio dei Ministri ha abrogato la
norma che prevede la possibilità per
i consiglieri regionali e i parlamentari
di diventare direttori delle Asl. Per il
ministro della Salute Livia Turco, la
norma abrogata ha rappresentato
“un esempio di quella politica onnivora che occupa la sanità e che noi - ha
aggiunto - vogliamo cancellare per
fare posto ad una buona politica che
valorizzi la professionalità e il merito
di ciascuno”.
Via libera al nuovo Regolamento sulla Pubblicità Sanitaria e alle Norme di
Funzionamento del Comitato Centrale della FNOVI. Per il Ministero della
Salute non ci sono “vizi di legittimità”.
I Regolamenti al sito www.fnovi.it
Un giovane allevatore tarantino è stato denunciato a piede libero dai carabinieri con l’accusa di ricettazione, diffusione di malattie animali e inosservanza di un provvedimento dell’autorità. I carabinieri gli hanno sequestrato
52 capi di bestiame, tra ovini e caprini, affetti da brucellosi. Ad alcuni capi
era stato tolto l’auricolare per impedire
di individuarne la provenienza.
Dai ricercatori del Medical Center
dell’università di Rochester (USA) il
primo vaccino contro il papillomavirus (Hpv), principale responsabile
del cancro alla cervice uterina. La
storia di questo successo inizia con il
papillomavirus bovino, che gli scienziati hanno cominciato a raccogliere
in grandi quantità con il contributo di
veterinari e mucche.
PULCINI OGM
Pulcini transgenici resistenti all’influenza aviaria, o produttori di farmaci per l’uomo. Il risultato si deve alla
Origen Therapeutics che, insieme alla University of California a Davis, ha
messo a punto per la prima volta un
metodo per coltivare in vitro le cellule
germinali primordiali. Queste cellule,
spiegano i ricercatori, possono essere geneticamente modificate e inserite nell’embrione di pollo. In questo
modo si potranno ottenere pulcini
transgenici con la stessa facilità con
cui oggi si producono topi transgenici di ogni tipo.
Se lo sai già...
l'hai letto su @nmviOggi
Anno 3, numero 22 dal 12 al 18 giugno 2006
Quella veterinaria è attività economica
E il Ministro allo Sviluppo Bersani chiede
all'Antitrust il decalogo per liberalizzare
Il Garante ci preferisce "fuorilegge"
di Carlo Scotti, Presidente ANMVI
na delle ragioni per cui la riforma delle professioni è sempre falli-
Uta sta nel fatto che non è mai stata considerata l’eterogeneità del
mondo professionale. E in questo errore è caduta anche l’Antitrust, apparentando i medici veterinari a professionisti di diversa estrazione. Vogliamo innanzitutto rivendicare la natura sanitaria della professione medicoveterinaria e da qui partire per le nostre riflessioni.
La nostra professione oggi non ha un tariffario nazionale con valore di legge, ma tariffari provinciali con valore deontologico. Per quanto da svecchiare, la deontologia professionale è per il medico-veterinario un obbligo
etico fondativo del suo essere medico. L’ordinamento ordinistico prevede
che il professionista che non rispetta la deontologia sia soggetto a procedimento disciplinare da parte del suo ordine provinciale d’appartenenza.
E l’Ordine agisce quale organo ausiliario dello Stato.
La pubblicità di tipo promozionale non è ammessa dalla Legge 175, perché la salute non si vende, non ha niente a che fare con il marketing.
La salute si garantisce e la si garantisce con prestazioni di qualità. Ma la
qualità richiede conoscenze, attrezzature, tecnologie, farmaci, dispositivi
medici e tempo. Tutto questo ha un costo e se si fattura zero o troppo poco c’è da chiedersi se ci sono tutte le garanzie sanitarie del caso. Il tariffario minimo rappresenta il corrispettivo di uno standard minimo di qualità.
Abolirlo significherebbe perdere di vista uno dei riferimenti a disposizione
delle categorie sanitarie per attestarsi su un livello minimo di qualità garantita delle prestazioni per la salute.
In veterinaria, inoltre, non esistono forme di assistenza economica pubblica, fatto salvo per la detraibilità delle spese veterinarie. Per il resto, la considerazione sulla salute dell’animale è tale che il nostro Fisco le addebita
l’aliquota IVA massima (20%, mentre le prestazioni mediche sulla persona
sono esenti). Ciò non significa che i costi della salute animale non possano essere corretti a favore di certe categorie sociali o in determinate condizioni socio-sanitarie. Ma nemmeno in questo caso si può andare a scapito delle garanzie per il paziente-animale.
Facciamo fatica a comprendere le azioni di una Autorità garante e indipendente che tuttavia si muove come se non esistesse un contesto normativo e giuridico. Se le leggi alle quali si attiene la professione medico
veterinaria sono leggi sbagliate sotto il profilo dei principi della concorrenza, non è pensabile che il bersaglio dell’Antitrust siano i professionisti che
applicano le leggi e non le leggi in primis. Né riteniamo sia pensabile adottare due pesi e due misure, avallando fughe in avanti o situazioni che,
mentre tutti si comprimono entro i confini delle leggi, risultano altrettanto
lesive dei rapporti di corretta concorrenza fra professionisti.
Una maggiore liberalizzazione è una esigenza sentita, ma occorre definire una progettualità espressamente dedicata ai sanitari, le cui prestazioni
non possono essere ricondotte tout court a logiche di puro mercato. Crediamo di poter aspirare ad un ruolo interlocutorio in tutte le sedi preposte
alla riforma delle professioni e ad un capitolo a parte nel riordino giuridico
del sistema ordinistico.
Il Garante della Concorrenza Antonio Catricalà.
REFERENDUM: SI’ O NO?
l prossimo 25 giugno si terrà il referendum popolare che dovrà approvare o bocciare la riforma costituzionale voluta dal Governo Berlusconi ed
approvata dal passato Parlamento.
Non siamo certo noi a dare indicazioni di voto. L'ANMVI non ha riferimenti
preferenziali nel centrodestra o nel
centrosinistra, noi collaboriamo con
tutti i movimenti politici riconosciuti nel
Parlamento sostenendo di volta in volta quelli che si dichiarano o si dimostrano disponibili a condividere le nostre istanze e le nostre richieste. Questo è il nostro ruolo a difesa degli interessi di tutta la categoria. Ci definiamo
una lobby della Medicina Veterinaria
riconoscendoci nel significato del termine inglese: gruppo di persone che
pur estranee al potere politico cercano di influenzarne le scelte. La nostra
attività di informazione e di sensibilizzazione degli organi politici ed istituzionali si svolge quindi secondo regole riconosciute nel sistema anglosassone in modo chiaro, corretto, rispettoso ed alla luce del sole. Detto questo, però, qualche considerazione sul
referendum permetteteci di farla visto
che in altre occasioni ci siamo espressi sulla devolution nel nostro settore.
Dover dire sì o no ad una modifica co-
stituzionale così ampia non è facile.
Possono esserci aspetti che risultano
apprezzabili ed altri che non ci piacciono per niente e quindi il voto rischia
di non essere un giudizio sui contenuti ma soltanto una scelta politica che
dopo le elezioni parlamentari e quelle
amministrative rischia di spaccare ancora una volta il paese. Quello che a
noi non piace, e lo abbiamo detto più
volte, è la regionalizzazione della sanità, progetto iniziato con i Governi di
centrosinistra e continuato con l'ultimo
Berlusconi. L'ANMVI si trova continuamente a doversi confrontare con 20
regioni che si muovono con logiche
spesso diverse a seconda della maggioranza politica o degli interessi locali, con conflitti continui con il ministero e ricorsi alla Consulta, con scontri in Conferenza Stato-Regioni ed allungamento dei tempi per l'approvazione di ogni normativa. Basti pensare alle anagrafi animali, all'applicazione dei microchip, all'obbligatorietà
dell'ECM per i professionisti privati, al
recepimento del decreto sulle strutture veterinarie, alle autorizzazioni per la
gestione del farmaco o per il petcorner. Il resto non ci riguarda, a noi interessa solo difendere gli interessi dei
Dir. San. Emanuele Minetti - Medico Veterinario
Aut. Reg. Lombardia DRL 15/MI-200.3/1740 11/07/78 - ASL Prot. 9/5A/NN Rif 4.502
laPROFESSIONE VETERINARIA 22/2006
Istruttoria dell’Antitrust per accertare le violazioni del Trattato Ce
La FNOVI e gli Ordini sono “associazioni di imprese”
Federazione e Ordine di Torino pronti a coordinare la difesa. Due mesi all’audizione dal Garante
a FNOVI e l’Ordine dei Veterinari di Torino hanno
due mesi di tempo per
prepararsi all’audizione che dovranno sostenere all’Antitrust, a
seguito dell’istruttoria avviata dal
Garante della Concorrenza “per
accertare l’esistenza di un’intesa
in violazione dell’articolo 81 del
Trattato CE, nonché per verificare
in che misura le disposizioni contenute nel codice deontologico
siano riconducibili alla legge n.
175/92” sulla pubblicità sanitaria.
(Provvedimento Agcm n. 15451).
Il tutto dovrà concludersi entro il
30 aprile 2007. Il Presidente della
Federazione, Gaetano Penocchio
ha invitato la Categoria “a riporre
fiducia in chi la rappresenta”.
“Siamo attenti e partecipi - ha
detto- al divenire degli eventi ed
opereremo, conformemente al
nostro mandato ed alla nostra
storia; allo scopo, la FNOVI ha allestito con l’Ordine di Torino una
difesa coordinata che fornisce le
migliori garanzie. Non è oggi
possibile, per evidenti motivi procedurali e di opportunità, fornire
informazioni relative alla nostra
posizione nel procedimento. Abbiamo comunque la convinzione
di aver adottato nel tempo procedure sempre rispettose di quanto
previsto dalle normative. L’occasione - aggiunge il Presidente
della FNOVI - ancorché imprevista, potrà essere utile a stimolare
una stagione di confronto fra tutte le componenti della professione volta a rimodulare e modernizzare i nostri codici di comportamento, così da conformare sempre più la nostra attività alle procedure di qualità riferibili alle
buone pratiche professionali”.
La segnalante è una veterinaria
iscritta all’Ordine dei Veterinari di
Torino, direttore sanitario di un
ambulatorio veterinario di un’associazione senza scopo di lucro
denominata “Animalcity”, costituita nel 1997 con il fine di promuovere attività culturali e umanitarie riguardanti le varie specie
animali in Italia ed all’estero. Lo
Statuto dell’associazione prevede, fra l’altro, che questa possa
aprire ambulatori veterinari, promuovere la vendita ai soci di prodotti alimentari e non, e di ogni
specie animale, organizzare con
ogni mezzo qualsiasi iniziativa
che possa aiutare i possessori di
animali ad accudire gli stessi nel
miglior modo possibile.
La segnalazione è arrivata al Garante il 20 aprile 2006 e lamentava che l’Ordine avesse avviato
nei suoi confronti tre procedimenti disciplinari per il mancato rispetto della tariffa professionale,
avendo percepito onorari inferiori
ai minimi tariffari, nonché per violazione della legge n. 175/92 in
materia di pubblicità sanitaria,
con conseguente applicazione
delle sanzioni disciplinari.
In particolare, nell’ottobre del
1995, l’Ordine dei medici veterinari della provincia di Torino avviava nei confronti della segnalante un procedimento disciplinare con il quale le addebitava
comportamenti di sleale concorrenza, di accaparramento della
clientela e di violazione della legge n. 175/92, e la sospendeva
dall’esercizio della professione
Successivamente, in data 19
aprile 1999, lo stesso Ordine, dopo aver avviato un nuovo procedimento disciplinare per procacciamento di clientela e violazione
delle regole che informano la
professione, la riconosceva responsabile degli addebiti di cui
sopra e le infliggeva la sanzione
della radiazione. Contro la suddetta decisione la segnalante
proponeva ricorso innanzi alla
Commissione centrale per gli
esercenti le professioni sanitarie,
ex articolo 53 del D.P.R. n.
221/50, ottenendo la riduzione
della sanzione a sei mesi di sospensione dall’esercizio della
A seguito di nuove iniziative dell’associazione Animalcity, con le
quali si pubblicizzava l’opportunità di usufruire di prestazioni
medico-veterinarie, pagando soltanto un ticket relativo ai servizi
forniti, l’Ordine dei medici veterinari della provincia di Torino, nel
dicembre 2004, contestava alla
segnalante: la continuazione della diffusione di pubblicità dell’attività definita “mutua degli animali” a mezzo stampa, televisione,
automobile pubblicitaria, volantini, sottraendo in tal modo illecitamente clientela agli altri colleghi;
la violazione del divieto di accordi di cointeressenza a causa degli stretti rapporti con l’associazione Animalcity; la percezione di
onorari inferiori ai minimi tariffari;
il procacciamento indebito di
clientela mediante accordi con la
predetta associazione. Il procedimento disciplinare si concludeva
con l’accertamento a carico della
segnalante della violazione del
codice deontologico ed, in particolare, dell’art. 54, con riferimento alle disposizioni della legge n.
175/92, dell’art. 60, in quanto le
tariffe applicate dall’associazione
erano inferiori ai minimi tariffari e
non potevano essere qualificate
come sporadiche prestazioni al
di sotto delle tariffe minime, nonché degli artt. 32 e 63 per l’illecito procacciamento della clientela. Il Consiglio Direttivo dell’Ordine, in data 7 dicembre 2004, disponeva nei confronti della segnalante la sanzione disciplinare
di sei mesi di sospensione dall’attività professionale.
L’Ordine è un’impresa
Secondo l’Antitrust, “i medici veterinari, prestando stabilmente i
propri servizi professionali a titolo
oneroso ed in forma indipendente, svolgono attività economica.
Pertanto, essi possono essere
qualificati come imprese ai sensi
della legge n. 287/90 e dell’art. 81
del Trattato CE. Inoltre, le associazioni rappresentative di tali soggetti possono essere qualificate
come associazioni di imprese ai
sensi della legge n. 287/90 e dell’art. 81 del Trattato CE. Pertanto,
la FNOVI e l’Ordine dei medici veterinari della provincia di Torino
sono qualificabili come associazioni di imprese ai sensi delle citate norme. Le delibere e le altre
azioni degli organi associativi rivolte a disciplinare e influenzare
l’attività economica delle imprese
associate costituiscono delibere
di associazioni di imprese ai sensi della legge n. 287/90 e dell’art.
81 del Trattato CE”.
La Deontologia è un’intesa
Gli articoli del Codice Deontologico con particolare riguardo agli
artt.54-57, in materia di pubblicità
sanitaria, ed alle previsioni di cui
agli artt. 60 e 64, in materia di tariffe, “costituiscono un’unica fattispecie di intesa”. Il mercato rilevante, per il Garante, “corrisponde a quello della fornitura delle
prestazioni dei servizi veterinari.
In considerazione del fatto che il
codice deontologico vincola tutti i
veterinari operanti sul territorio nazionale, a prescindere dal mercato locale sul quale svolgano prevalentemente o esclusivamente la
loro attività, ai fini della valutazione dell’intesa l’ambito geografico
interessato può essere considerato quello nazionale”. E dunque le
disposizioni contenute nel codice
deontologico ���appaiono integrare
forme di restrizione dell’autonomia dei veterinari sia nella fissazione del prezzo delle proprie
prestazioni professionali che nell’attività pubblicitaria relativa alle
prestazioni stesse”.
Il prezzo, la variabile più
In particolare, “il tariffario adottato
dall’Ordine dei medici veterinari
della provincia di Torino, unitamente all’obbligo di rispettare una
tariffa minima, di cui all’art. 60 del
codice deontologico ed alla previsione di sanzioni per il mancato rispetto delle disposizioni deontologiche, appaiono volte ad uniformare il livello dei prezzi dei servizi professionali da parte dei veterinari, impedendo agli utenti di
beneficiare di prestazioni a prezzi
più convenienti, e prevedendo
sanzioni disciplinari a carico degli
iscritti che non applicano le tariffe
stabilite. Tali condotte appaiono,
quindi, lesive della concorrenza,
in quanto non consentono al professionista di gestire la più importante variabile del proprio comportamento concorrenziale, che è
rappresentata dal prezzo”.
Come sostenuto anche in sede
comunitaria, la pubblicità costituisce un “elemento importante
dello stato di concorrenza su un
determinato mercato, in quanto
consente una migliore valutazione dei meriti di ciascun operatore, la qualità delle prestazioni e il
loro costo”. In particolare, per
l’Antitrust “la pubblicità delle attività professionali deve essere
prevalentemente volta a superare
le asimmetrie informative e, per
essere veramente informativa,
deve riguardare elementi di fatto,
quali prezzi, caratteristiche e risultati. Peraltro, i limiti imposti ai
professionisti sanitari di pubblicizzare le proprie capacità professionali e promuovere i propri
servizi non forniscono garanzia
sulla qualità dei servizi offerti. Al-
la luce delle considerazioni svolte, le descritte limitazioni all’attività pubblicitaria appaiono idonee a limitare la concorrenza tra
professionisti, ostacolando il
diffondersi di informazioni rilevanti per consentire scelte consapevoli da parte dei fruitori dei
A rischio anche
el dossier utilizzato dal
Consiglio di Stato per
esaminare la riforma - Siliquini
dell’esame di stato figura anche un documento dell’Antitrust. Il Garante della Concorrenza, Antonio Catricalà, rileva che
“non appare giustificata la previsione di un tirocinio obbligatorio laddove attualmente non
previsto o un’eccessiva durata
dello stesso”. L’Antitrust censura inoltre l’eccessiva presenza
dei rappresentanti degli Ordini
nelle Commissioni esaminatrici:
“anche in merito alla disposizione relativa alle commissioni
per l’esame di stato per l’abilitazione professionale l’Autorità
ricorda che, già nell’indagine
conoscitiva nel settore degli
Ordini e Collegi Professionali,
aveva sottolineato la necessità
di limitare la presenza di rappresentanti degli Ordini nell’ambito delle commissioni esaminatrici”. La Riforma dell’accesso, secondo il decreto messo a punto dal Sottosegretario
all’Università Maria Grazia Siliquini, ha introdotto per la prima
volta il tirocinio post-laurea di 6
mesi per i laureati in veterinaria
sotto la responsabilità dell’Ordine, così da assicurare una
formazione all’insegna “della
serietà, della continuità, del carattere professionalizzante sotto la gestione e la responsabilità degli Ordini”, come si può
leggere nella relazione illustrativa del testo del decreto. Ma il
Dpr è in stand-by. Il nuovo ministro all’Università Mussi si è
preso una pausa di riflessione
per andare più a fondo nelle
critiche che hanno accompagnato la gestazione del provvedimento.
Il dolore nascosto e sottovalutato nel cane
Se ne è parlato a Rimini al 53° Congresso Nazionale SCIVAC
ella pratica clinica quotidiana degli animali da
compagnia è molto
frequente il riscontro di situazioni
cliniche croniche di cui non riusciamo a valutare l’impatto che hanno
sul benessere dell’animale. Mentre
risulta evidente la risposta del cane
ad un dolore acuto ed improvviso,
manifestato da lamenti, guaiti, reazioni aggressive o di fuga, la risposta al dolore cronico è molto più
subdola e difficile da rilevare. Sembra che l’animale affetto da una
condizione patologica che provoca
dolore cronico sia come rassegnato a percepire la sensazione dolorosa, come se si fosse abituato a
convivere con un problema di cui
conosce già l’esistenza. Una sorta
di rassegnazione incosciente che
gli comporta certamente una perdita del suo benessere, un malessere di fondo che abbassa la qualità
della vita, ma che non mostra apertamente all’esterno. Spesso anche
l’occhio attento del suo proprietario
con cui vive, magari in simbiosi,
può non avvertire questa situazione
di continuo disagio.
Quando formuliamo diagnosi di
malattie osteoartrosiche o di infezioni croniche o di neoplasie o di altre condizioni che nell’uomo sono
notoriamente associate a dolore
cronico, spesso il proprietario ci
domanda se il suo cane soffre,
preoccupato del fatto di non accorgersene e di non fare nulla per alleviare il suo dolore.
Il criterio della similitudine con
l’uomo. Sappiamo che il sistema
nervoso del cane è molto simile a
quello dell’uomo e le vie del dolore,
i nocirecettori e la risposta agli
analgesici sono in gran parte sovrapponibili a quelli dell’uomo. Sappiamo anche che quando lo stimolo algico è improvviso ed acuto, il
cane mostra apertamente di sentire
dolore, dimostrando che le sue vie
del dolore conducono, come nell’uomo, alla sensazione cosciente,
cerebrale e spiacevole del dolore.
Possiamo quindi ritenere, per il criterio dell’analogia o della similitudine, che condizioni patologiche che
nell’uomo provocano dolore cronico, lo provocano anche nel cane.
Dolore cronico e continuo, con momenti di maggior intensità e momenti di relativa remissione, ma che
accompagna ogni giorno la vita del
cane. Chiunque di noi abbia sperimentato dolori cronici, per condizioni di artrosi, problemi dentali, dolori addominali od altro, è consapevole del dolore e del malessere
sentito, pur riuscendo a svolgere le
proprie attività quotidiane.
Segnali di un dolore cronico. Se il
cane potesse parlare, certamente il
problema del riconoscimento del
dolore cronico sarebbe già risolto. Il
dolore è una sensazione soggettiva
e solo chi lo sente è in grado di
quantificarlo. Nessuno può “sentire” il dolore di un altro essere. Nell’uomo il dolore è quello che il paziente dice di sentire e nell’animale
è quello che noi pensiamo lui senta; ma ignorare il dolore animale solo perché non sappiamo misurarlo
con certezza condannerebbe i nostri pazienti ad una sofferenza non
dovuta ed evitabile. È tipico per la
stragrande maggioranza dei proprietari di cani accorgersi di quanto dolore e fastidio cronico avesse il
loro animale solo dopo aver visto il
miglioramento evidente delle sue
condizioni generali e del suo comportamento una volta eliminato il
dolore o la causa del dolore con un
Tuttavia, il cane, pur non essendo
dotato della parola, ha la possibilità
di mostrarci dei segni indiretti, con
il suo comportamento, che noi dobbiamo imparare a riconoscere affinando la nostra sensibilità, oltre ad
applicare il criterio della similitudine
con l’uomo per l’impatto doloroso
delle patologie riscontrate. Non potendoci basare su quei segni comportamentali così evidenti che accompagnano il dolore acuto e improvviso, dobbiamo affinare la nostra osservazione su altri segni indiretti. Il cane che soffre di un dolore
cronico, oltre ad una rassegnazione incosciente, assume anche degli atteggiamenti di protezione che
nella sua esperienza gli possono
servire per non esacerbare il suo
dolore o per sentirlo meno pressante. Può ad esempio limitare l’attività
fisica in caso di dolori articolari,
cercando di sedersi spesso fino ad
apparire pigro, timido od invecchiato agli occhi del proprietario. Così,
un cane affetto da artrosi coxofemorale bilaterale per displasia, prima di manifestare apertamente delle gravi difficoltà di deambulazione
e ad alzarsi da seduto, può nascondere per anni la sua condizione cercando di spostare il suo baricentro in avanti, sfruttando maggiormente le zampe anteriori ed i
muscoli della schiena. Il cane è paragonabile ad un’auto a quattro
ruote motrici e può modulare la trazione od il carico ponderale spostandoli laddove non ha dolore,
agendo quindi sul suo portamento
e sul suo equilibrio muscolare. Nelle forme di dolore articolare più intenso, come ad esempio in caso di
schiacciamento del menisco in seguito a rottura cronica del legamento crociato, il cane, a fronte talvolta
di una zoppia non particolarmente
intensa, presenta dei tremori muscolari della coscia che testimoniano il dolore articolare cronico. In altre forme di dolore cronico, il cane
può diventare apatico, svogliato,
reattivo alle manipolazioni e insofferente verso altri cani o verso i bambini che potrebbero disturbarlo ed
esacerbargli il dolore.
Condizioni frequenti di dolore
cronico. Sono molteplici le condizioni nel cane che si accompagnano ad un dolore cronico, latente e
persistente, con periodi di maggior
o minor intensità. L’osteoartrosi è la
condizione più frequente, che riguarda oltre il 20% dei cani adulti, e
può interessare in vario grado tutte
le articolazioni. In funzione della
razza canina, dell’età e della destinazione funzionale, sono colpite le
articolazioni delle spalle, dei gomiti,
del carpo, delle anche, delle ginocchia e dei garretti. Molti cani poi
soffrono di malattie discali della colonna vertebrale che oltre a condizioni acute, possono determinare
anche situazioni sub-acute e croniche di dolore neurogenico. I cani
poi possono soffrire di patologie
croniche del cavo orale, per paradontopatie, o per infezioni alveolari.
Un tipico esempio di dolore cronico
nascosto è quando il cane sviluppa
un’infezione ossea alveolare a livello del dente lacerante; questa provoca un’erosione dell’osso mascellare con formazione poi di una fistola odontopatica che finalmente
permette al proprietario ed al veterinario di rendersi conto del problema e immaginare quindi il dolore
patito dal cane nelle precedenti
settimane per la stimolazione continua del trigemino. Ci sono infine
molteplici situazioni patologiche
croniche che possono essere associate a dolore cronico, come le cistiti, i calcoli urinari, le enterocoliti,
le otiti, le dermatiti croniche, i corpi
estranei da forasacco, e altre condizioni che sappiamo quale impatto abbiano sugli esseri umani per
di Aldo Vezzoni
Med. Vet., S.C.M.P.A.,
condizioni simili. I tumori infine,
specialmente nelle fasi avanzate,
per gli effetti invasivi, compressivi
ed istolesivi sulle strutture vascolonervose, determinano un dolore
cronico che nell’uomo necessita di
una continua ed efficiente terapia
Prove oggettive dell’esistenza di
un dolore cronico e nascosto.
Per quanto riguarda l’osteoartosi, la
dimostrazione oggettiva del dolore
cronico che essa provoca è la riduzione della massa muscolare dell’arto interessato, facilmente rilevabile nelle condizioni monolaterali,
per il paragone con l’arto sano,
mentre in quelle bilaterali, come la
displasia invalidante dell’anca, si
osserva una diminuzione generale
del tono muscolare di tutto il treno
posteriore. Radiologicamente è
possibile valutare la gravità dell’osteoartrosi dal grado di sclerosi
subcondrale, proporzionale ai carichi ponderali concentrati su aree
articolari ridotte, dall’entità delle
proliferazioni ossee periarticolari e
dall’assottigliamento della rima articolare, indicativo della perdita dello
strato cartilagineo. Con il perdurare
di una condizione artrosica grave e
con il conseguente risparmio dell’arto o degli arti interessati, si determina un’osteoporosi da disuso
dei segmenti ossei coinvolti, con
grave anchilosi delle articolazioni
artrosiche. In altre condizioni che
provocano dolore cronico è più difficile ottenere delle loro valutazioni
oggettive, anche se le modificazioni comportamentali sono già particolarmente indicative, come una
facile affaticabilità, un’apparente pigrizia e svogliatezza, un invecchiamento precoce, fino a presentare,
nei casi più gravi, un’espressione
del volto tesa che ricorda l’espressione umana di un volto sofferente.
La prova del nove: eliminare o alleviare il dolore cronico. La miglior dimostrazione che un cane
soffre di un dolore cronico è quella
di osservare il suo comportamento
dopo essere riusciti ad eliminare il
dolore o la sua causa con un trattamento efficace. Dopo intervento di
protesi d’anca, ad esempio, il cambiamento eclatante ed inequivocabile del comportamento del cane,
che passa da apatia e pigrizia a
iperattività ed euforia, in un clima di
ritrovata giovinezza, fa chiaramente
capire in tutta la sua entità il dolore
cronico che prima lo affliggeva per
le sue anche artrosiche. Dimostrazioni simili si osservano, oltre che
con trattamenti chirurgici efficaci,
anche in seguito a terapie farma-
colgiche in grado di togliere o alleviare grandemente il dolore; il cane
mostra immediatamente il sollievo
avuto con una maggior disponibilità al gioco e ad uscire per le passeggiate, con una maggior resistenza fisica. Da triste il cane ritorna allegro e vivace, più disponibile
ad interagire con l’ambiente circostante. Tipicamente poi, sospendendo la terapia e terminato l’effetto terapeutico, il cane ritorna alla
condizione preesistente.
Un impegno per il benessere del
cane. Il medico veterinario, nell’immaginario collettivo, deve essere
un esperto in grado di farsi interprete dei bisogni dell’animale, per
evitarne la sofferenza e per migliorarne la qualità di vita. Affinché
quest’aspettativa, che deve essere
anche la “mission” stessa del medico veterinario, non venga delusa, è
necessario che il sanitario sappia
cogliere le situazioni patologiche
che provocano dolore cronico,
sappia inquadrarne la gravità e
l’impatto sulla qualità della vita del
cane, sappia prevenirle quando
possibile e sia in grado di suggerire i trattamenti più indicati quando
sono ormai presenti. Trattamenti
che saranno tesi ad eliminare la
causa del dolore con un trattamento eziologico, quando fattibile, o instaurando una terapia in grado di
alleviare al massimo il dolore. Le
conoscenze sulla generazione e la
trasmissione del dolore hanno permesso di individuare più punti in
cui intervenire con un trattamento
multimodale del dolore, per ridurre
le dosi dei singoli farmaci e quindi
anche dei loro effetti collaterali, come pure per agire a diversi livelli.
E il gatto? Tutto quanto si è detto
per il cane vale anche per il gatto,
con anzi una maggior enfasi, in
quanto si tratta di un animale che,
per la sua naturale riservatezza,
rende ancor più difficile il riconoscimento del suo stato di sofferenza
cronica. Le condizioni che più frequentemente provocano dolore
cronico nel gatto sono le patologie
orali, le otiti e le riniti croniche, le artropatie e le cistiti, oltre alle neoplasie nei soggetti più anziani. Il gatto
sofferente mostra una riduzione
della sua attività fisica, fino ad evitare la sua pulizia quotidiana e a
sporcare fuori dalla cassetta per
non spostarsi fino a raggiungerla. Il
trattamento del dolore nel gatto deve rispettare le sue peculiarità fisiologiche tenendo conto della diversa farmacodinamica nel gatto dei
comuni farmaci utilizzati per la terapia del dolore nel cane.
Il nuovo modello TK22U
Con Decreti del 5 aprile 2006 firmati dal Ministro dell’Economia e
delle Finanze è stato prorogato di
un anno il “monitoraggio” degli
studi di settore per i lavoratori autonomi e sono state approvate le
evoluzioni degli studi di settore relativi tra gli altri allo studio TK22U
(che sostituisce lo studio di settore SK22U) - Servizi veterinari, codice attività 85.20.0.
Per i professionisti, quindi, anche
l’anno 2005 è sperimentale nel
senso che, fino all’approvazione
degli studi definitivi:
• i risultati dello studio (congruità
e coerenza) possono essere utilizzati solamente per la formula-
zione dei criteri di selezione per
l’attività di accertamento;
• il maggior ricavo eventualmente
risultante dall’applicazione GERICO non può essere utilizzato
direttamente per la formulazione di avvisi di accertamento;
• i contribuenti congrui o che si
adeguano ai risultati dello studio
sperimentale evitano l’eventuale
accertamento sulla base dello
studio che verrà approvato al termine del periodo sperimentale;
• i contribuenti che non risultano congrui (o che non si adeguano) sulla base dello studio sperimentale potranno
subire accertamenti, per tutti
e tre gli esercizi di applica-
Caso 1 - Incremento di costi per “Dispensazione farmaco”
Rigo dello Studio
Ricavi da Studi
Acq Materiale Sanitario
Assicurazioni prof.
Dispensazione Farmaco
Da quanto sopra emerge che i costi sostenuti per la dispensazione del farmaco non incidono sulla determinazione dei compensi minimi.
Caso 2 - Incremento di costi per “Acquisto di materiale sanitario”
Anche in questo caso l’incremento dei costi sostenuti per l’acquisto di materiale sanitario non incidono sulla determinazione dei compensi minimi.
Caso 3 - Incremento del numero degli interventi chirurgici
Dai dati sopra esposti emerge che per ogni 100 interventi chirurgici in più il valore dei
compensi minimi fa registrare un incremento di circa Euro 4.174.
zione degli studi sperimentali, sulla base dei compensi
che saranno determinati dallo
studio definitivo.
La peculiarità di tutti gli studi predisposti per i professionisti, già attesa da tempo, è stata l’esclusione dell’incidenza del valore dei
beni strumentali per la determinazione dei compensi congrui, mentre assume rilievo, come si vedrà
in concreto, la tipologia delle prestazioni effettuate.
Lo studio TK22U
Rispetto al precedente studio
SK22U (che classificava i soggetti
in 6 gruppi), il nuovo studio identifica 12 gruppi omogenei a secondo delle particolari caratteristiche
che ciascun gruppo possiede.
I 12 gruppi individuati dal Ministero, sulla base dei circa 8.000 stu-
di inviati nel 2003 dai medici veterinari, sono stati dettagliatamente
descritti nel numero 8/2006 di
questa stessa rivista.
Caso 4 - Incremento del numero delle visite ambulatoriali
Dai dati sopra esposti emerge che per ogni 400 visite ambulatoriali in più il valore dei
compensi minimi fa registrare un incremento di Euro 3.171.
Variabili significative
Le variabili significative che influiscono sulla determinazione dei
compensi congrui sono le seguenti:
• Spese per collaboratori coordinati e continuativi
• Compensi corrisposti a terzi
per prestazioni direttamente afferenti all’attività professionale
Caso 5 - Incremento del numero dei vaccini
Anche in questo caso l’incremento del numero dei vaccini praticati non incide sulla determinazione dei compensi minimi.
• Consumi (servizi telefonici,
energia elettrica, carburanti e
lubrificanti utilizzati per la trazione di autoveicoli)
• Spese sostenute per l’acquisto
di materiale sanitario
• Assicurazioni R.C. professionali
• Ore dedicate all’attività collegate con l’anzianità professionale
• Numero visite ambulatoriali
• Numero visite domiciliari o
presso allevamenti
• Numero interventi chirurgici
• Numero di interventi per assistenza al parto/ostetricia
• Numero prestazioni di inseminazione artificiale
Ciascuna variabile assume un peso diverso a seconda del Gruppo
omogeneo in cui si colloca il professionista.
Il peso di ciascuna variabile è indicato nell’allegato 4.A alla “Nota
tecnica e metodologica” dello studio di settore e potrà essere scaricata dal sito dell’Agenzia delle
entrate: www.agenziaentrate.it.
Caso 6 - Incremento del valore dei beni strumentali
Anche in questo caso l’incremento del valore dei beni strumentali impiegati nell’attività non incide sulla determinazione dei compensi minimi.
Nel presente articolo ci occuperemo in particolare dell’influenza dei
seguenti costi nella determinazione dei compensi congrui:
• Costi sostenuti per la dispensazione del farmaco
• Costi sostenuti per acquisto di
• Valore dei beni strumentali
lubrificanti utilizzati per la trazione di autovetture)
Gli esempi che seguono sono
stati elaborati per i soggetti rientranti nel Gruppo omogeneo 3 Ambulatori di medie dimensioni, che costituisce uno dei gruppi più numerosi (circa 1.600 soggetti sugli 8.000 esaminati) e le
cui caratteristiche sono le seguenti: ambulatori di medie dimensioni (mediamente mq. 47)
all’interno dei quali opera quasi
sempre solo il titolare senza avvalersi di dipendenti o collaboratori. La maggior parte degli spazi adibiti ad ambulatorio è di proprietà di terzi. Le visite ambulatoriali dalle quali deriva la maggior
parte dei compensi (mediamente
il 63%) riguardano prevalentemente animali da compagnia di
proprietà di clienti privati. Oltre
alle visite ambulatoriali, interventi
chirurgici (mediamente il 14%
dei compensi), esami diagnostici
(7%) e circa 390 vaccini. Nella
dotazione di beni strumentali si
rileva: tavolo operatorio, sterilizzatrice, apparecchio per raggi X,
oto/oftalmoscopio, dotazione per
anestesia gassosa, elettrobisturi,
elettrocardiografo, aspiratore,
apparecchiature per ematologia,
sierologia, batteriologia.
Abbiamo ipotizzato che il soggetto
per il quale è stato elaborato lo studio avesse 15 anni di attività e dedicasse al lavoro 40 ore settimanali per 45 settimane all’anno.
Caso 7 - Incremento delle spese per consumi
Vaccini390
Come si può facilmente constatare l’incremento dei costi sostenuti per consumi (servizi telefonici, energia elettrica, carburanti e lubrificanti utilizzati per la trazione di autovetture) incide sulla determinazione dei compensi minimi nella misura di Euro 1.357 per
ogni 1.000 Euro di incremento dei costi.
Caso 8 - Incremento dei costi per “Altre spese”
L’incremento dei costi sostenuti per “Altre spese” (per l’elenco dei costi inclusi in questa
voce si vedano le istruzioni al Rigo G6 dello studio di settore) incide sulla determinazione
dei compensi minimi nella misura di Euro 908 per ogni 1.000 Euro di incremento dei
Caso 9 - Incremento dei costi per la collaborazione
di un medico veterinario
Veterinario collaboratore
Compenso a veterinario
L’incremento dei costi sostenuti per avvalersi della collaborazione di un collega veterinario incide sulla determinazione dei compensi minimi nella misura di Euro 6.150 per
ogni 5.000 Euro di incremento dei costi.
Le ipotesi comunque sono innumerevoli.
Con questi pochi esempi sulle migliaia di combinazioni possibili abbiamo solamente voluto
dare un contributo per una migliore comprensione del funzionamento degli studi di settore.
Ciascun contribuente, per rendersi conto dell’incidenza di ciascuna variabile nella determinazione dei ricavi presunti potrà utilizzare il software GE.RI.CO che può essere liberamente
scaricato dal sito www.agenziaentrate.it.
un obbligo morale ora,
una necessità materiale in futuro
i è svolto nei pressi della
splendida Ostuni (BR),
nei giorni 9 e 10 giugno, il
Congresso organizzato dall’Enpav dal titolo “Risparmio ed investimento: una previdenza in più”.
Tale incontro nasce dall’esigenza
di fare il punto, nello scenario demografico ed economico attuale,
sulle strategie individuate dall’Ente e finalizzate a dare al veterinario-lavoratore attivo una pensione,
una volta che sarà andato in quiescenza, che possa garantirgli un
miglior tenore di vita.
Come ha giustamente detto uno
dei relatori (Massimo Angrisani,
professore ordinario di Tecnica
Attuariale delle Assicurazioni Sociali presso l’Università La Sapienza di Roma), tutti noi dovremo
abituarci al principio che d’ora in
poi l’entità della pensione non po-
trà che essere sempre più strettamente dipendente dall’entità dei
A conferma di ciò, e nonostante
negli ultimi dieci anni l’Enpav abbia visto verificarsi un aumento
del 50% dei suoi iscritti (da 15000
a 23000 circa), un aumento del
300% del suo patrimonio (da 60 a
180 milioni di euro circa) e un aumento dell’entità media dei redditi degli iscritti, le previsioni attuariali indicano il primo saldo di bilancio negativo (quando l’Ente
dovrebbe spendere più di quanto
incassa) nell’anno 2026, e l’azzeramento del patrimonio dell’Ente
nel 2041.
E se è pur vero che le previsioni in
via di elaborazione sembrerebbero indicare uno spostamento in
avanti di questi momenti, il rispetto della sostenibilità dell’Ente, uni-
Oscar Grazioli, veterinario, giornalista pubblicista e scrittore esordisce nel 1998 con Quello che gli animali non dicono (Armenia Editore) che riscuote notevole successo di critica
e lettori. Nel 2002 esce, per i tipi di Paco Editore, un secondo libro di racconti dal titolo
Favole vere di animali speciali. Anche questa
sua seconda opera si colloca bene nello
sconfinato panorama editoriale odierno. Nel
frattempo continua la sua collaborazione
giornalistica con numerose testate nazionali,
locali e professionali.
Con Vet Tricks (i 100 trucchi dell’anestesista provetto) Grazioli intende
scrivere un manuale che scorre su due binari: quello dell’utilità e quello dell’umorismo. Come l’autore avverte nella prefazione, questo non è
un libro strettamente scientifico. Non cercate le ultime sui recettori della buprenorfina. Non ci sono. Ci sono protocolli preferiti da chi scrive,
ci sono notizie pratiche su questo e quel farmaco, ci sono consigli per
gli acquisti e ci sono massacri di leggende metropolitane di cui l’anestesiologia è colma. Il tutto scritto con la consueta penna talvolta lieve,
talvolta graffiante, sempre senza peli e sbavature. Vet Tricks è un concentrato di trucchi che derivano da un’esperienza ormai trentennale
nel campo dell’anestesia e del trattamento del dolore. In questo caso
l’autore è anche l’editore, essendo titolare della BelVedere Editore di
Reggio Emilia (www.belvedereditore.it).
tamente all’aleatorietà propria delle previsioni a lungo termine, imporrà verosimilmente, in futuro,
misure atte a produrre un abbassamento di quell’aliquota di rendimento della pensione che, attestandosi ora all’incirca al 70%,
non trova corrispondenza con la
realtà della situazione congiunturale attuale.
In questo contesto si è inserito,
come detto, il tema del Congresso, ovvero l’individuazione di strategie volte ad annullare l’effetto di
una pensione di base di valore
minore di quella attuale; in un
concetto solo: di una pensione integrativa.
In questo progetto l’Enpav, forte
di una struttura politica ed amministrativa già consolidata ed adeguatamente rodata, si pone come
interlocutore privilegiato proponendosi con un ruolo attivo sia
nella sensibilizzazione degli iscritti alla problematica, sia nel supporto tecnico volto all’identificazione delle loro necessità future e
sia nella pianificazione indirizzata
al perseguimento delle esigenze
Inserita, dunque, in un contesto
già presente che, quindi, permetterà di ridurre “all’osso” i costi di
gestione a beneficio dei rendimenti, la pensione integrativa Enpav sarà determinata, come illustrato dal dottor Luca Coppini (attuario dell’Ente e consulente
esperto per fondi di previdenza e
compagnie di assicurazione), in
funzione di alcune variabili:
• Il valore del contributo aggiuntivo che, del tutto facoltativamente, l’iscritto decidesse di versare,
e che potrà variare tra il 2 e il 14%
del reddito conseguito. Tale contributo, occorre sottolinearlo, sarà
integralmente deducibile dal reddito imponibile. Inoltre ad esso
andranno ad aggiungersi automaticamente i due terzi del contributo soggettivo di solidarietà che
attualmente viene versato obbligatoriamente, a fondo perduto,
sull’eccedenza dei redditi superiore ai 33.700 euro;
• Il numero degli anni di contribuzione: naturalmente, maggiore
sarà questo parametro e più alto
sarà il valore della pensione erogata;
• L’età di pensionamento: anche
in questo caso, più alto sarà il parametro e maggiore sarà la pensione;
• I rendimenti che l’Enpav riuscirà a realizzare coi contributi incassati: trattandosi di una rendita
a capitalizzazione, maggiori saranno i rendimenti conseguiti e
maggiore sarà, ovviamente, la cifra retrocessa all’interessato. L’Enpav riconoscerà, comunque, un
rendimento annuo minimo garantito dell’1,5%.
Come si può facilmente intuire,
dunque, è impossibile quantifica-
re a priori l’entità di una pensionemodello in quanto questa, calcolata col metodo contributivo, sarà
funzione di situazioni personalizzate determinate dal valore di parametri che varieranno da iscritto
ad iscritto, e di rendimenti del capitale abbastanza imprevedibili. Il
metodo, comunque, che è stato
inserito quale proposta di modifica del Regolamento d’Attuazione
dell’Enpav dal Consiglio di Amministrazione dell’Ente è stato molto
apprezzato sia dall’Assemblea
dei Delegati, che l’ha approvato
all’unanimità, sia dai ministeri vigilanti, che hanno già dato un loro
Dalle simulazioni effettuate dal
dottor Coppini, comunque, emerge che in un raffronto del “metodo
Enpav” con quello delle altre gestioni presenti sul mercato, e fatta
uguale ad 1 la pensione integrativa erogata dall’Ente, le pensioni
erogate secondo i meccanismi
previsti dalla legge 335/1995
avrebbero valore uguale a 0,9-1
(la differenza sarebbe tanto più
favorevole alla pensione Enpav
quanto prima si iniziasse a contribuire, tendendo ad annullarsi nei
casi in cui la contribuzione iniziasse in età avanzata), i fondi pensione negoziali di cui alla legge
124/1993 avrebbero valore uguale a 0,8, e i piani pensionistici individuali avrebbero valore 0,5-0,7
(anche in questo caso la differenza a favore dell’Enpav sarebbe
tanto maggiore quanto prima si
iniziasse a contribuire).
Per quanto possa valere, infine,
ecco alcuni esempi numerici derivanti dalle simulazioni attuariali:
nell’ipotesi di un’inflazione pari al
2%, un PIL nominale pari al 3,5%,
una rivalutazione media annua
dei contributi del 4,05% e un’aliquota di contribuzione pari al 6%
del reddito imponibile, un trentenne con un reddito iniziale di 13000
€ che contribuisse a partire da
oggi e fino al 2041, o un quarantenne con un reddito iniziale di
25000 € che contribuisse da oggi
fino al 2031 godrebbero di una
pensione integrativa annua pari a
4800 €, mentre un cinquantenne
con un reddito iniziale di 50000 €
che contribuisse da oggi fino al
2021 avrebbe diritto ad una pensione integrativa annua pari a
4300 €.
Contratto al vaglio della Corte dei Conti
Dirigenza veterinaria, via libera al II biennio
l contratto dei medici e della
dirigenza sanitaria è stato
sbloccato dal consiglio dei
ministri venerdì 9 giugno disinnescando il pericolo di un altro sciopero minacciato dalla categoria e
facendo prevedere, in tempi brevi, l’arrivo di 250 euro lordi di aumento mensili in busta paga.
L’accordo, raggiunto sull’ipotesi
di contratto dell’area della dirigenza medica e veterinaria, riguarda il secondo biennio economico 2004/2005. I ministri della
Salute, Livia Turco, e delle Riforme e le Innovazioni, Luigi Nicolais, si augurano che “in tempi
brevi arrivi la certificazione della
Corte dei conti per dare immediata efficacia agli aumenti previsti”.
Un auspicio condiviso anche dai
sindacati. I contratti riguardano il
trattamento economico di tutti i
dirigenti del ruolo sanitario, professionale, tecnico ed ammini-
strativo, con rapporto di lavoro a
tempo indeterminato e determinato, dipendenti dalle aziende ed
enti del Servizio sanitario nazionale (circa 22.000 unità di personale) e di tutti i dirigenti medici,
odontoiatri e veterinari, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato, dipendenti
dalle aziende ed enti del Servizio
sanitario nazionale (circa 118.000
unità di personale). Come per gli
altri comparti di contrattazione,
precisa una nota del ministero
delle Riforme e le Innovazioni, il
complesso delle risorse finanziarie disponibili per il rinnovo del
biennio contrattuale è costituito
dagli stanziamenti previsti nella
legge finanziaria per il 2004 che
ha previsto incrementi pari
all’1,7% per il 2004 e all’1,5% per
il 2005 e una quota aggiuntiva
pari allo 0,2% per ciascuno dei
due anni, destinato alla contratta-
zione integrativa, cui si aggiungono le risorse stanziate dalla legge
finanziaria per il 2005 (che ha
previsto risorse aggiuntive per un
incremento pari allo 0,61%, ripartito in 0,43% nel 2005 e 0,18% nel
2006) e, infine, le ulteriori risorse
che il Governo, in base al protocollo d’intesa del 27 maggio
2005, si è impegnato a stanziare
nella legge finanziaria per il 2006,
pari a un ulteriore 0,7%.
LEGGI IN GAZZETTA
L 156, 9 giugno 2006.
2006/403/CE. Decisione del Consiglio, del 25 aprile 2006, che stabilisce la posizione da adottare a nome della Comunità europea in merito alla proposta di
modifica dell’allegato A della Convenzione europea sulla protezione degli animali vertebrati utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici.
L 158, 10 giugno 2006.
2006/405/CE. Decisione della Commissione, del 7 giugno 2006, che modifica
le decisioni 2005/710/CE, 2005/734/CE, 2005/758/CE, 2005/759/CE,
2005/760/CE, 2006/247/CE e 2006/265/CE per quanto riguarda alcune misure
di protezione relative all’influenza aviaria ad alta patogenicità (1).
2006/406/CE
Raccomandazione della Commissione, del 7 giugno 2006, che stabilisce linee
guida sull’uso di dichiarazioni relative all’assenza di sperimentazioni animali, ai
sensi della direttiva 76/768/CEE del Consiglio (1).
Strutture e requisiti minimi
di Maria Teresa Semeraro
Avvocato, Bologna
In un ambulatorio veterinario
si possono ricoverare animali?
’Accordo in esame è quello
sulle strutture veterinarie
intercorso il 26.11.2003, in
sede di Conferenza Stato-Regioni, “tra il Ministro della Salute, le
di Trento e Bolzano per la definizione dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi
richiesti per l’erogazione delle
prestazioni veterinarie da parte
di strutture pubbliche e private”,
come recita l’epigrafe dell’Accordo medesimo.
Ai sensi dell’art.1 comma 2
lett.b) del suddetto Accordo
“per ambulatorio veterinario si
intende la struttura avente individualità ed organizzazione propria ed autonoma in cui vengono fornite prestazioni professionali, con l’accesso di animali, da
uno o più medici veterinari, generici o specialisti, senza ricovero di animali oltre a quello
giornaliero.”
Secondo l’art.1 comma 2 lett.c)
del medesimo Accordo, invece,
“per clinica veterinaria - casa di
cura veterinaria si intende la
struttura veterinaria avente individualità ed organizzazione proprie ed autonome in cui vengono fornite prestazioni professionali da più medici veterinari generici o specialisti e nella quale
è prevista la degenza di animali
oltre quella giornaliera”.
Ciò significa che solo nella clinica veterinaria-casa di cura veterinaria è possibile il ricovero degli animali oltre quello giornaliero, con la conseguenza che,
qualora si voglia contemplare,
nella struttura, la possibilità di ricovero per più di un giorno, allora sarà necessario configurare
la struttura medesima quale “clinica veterinaria” o “casa di cura
veterinaria”, con il rispetto di tutti i requisiti previsti dall’Accordo
26.11.2003, in base al quale “la
clinica veterinaria-casa di cura
veterinaria individua un direttore
sanitario medico veterinario. La
veterinaria deve poter fornire
un’assistenza medico - chirurgica di base e/o di tipo specialistico” (art.1 comma 2 lett.c).
Ma che valore ha l’Accordo
26.11.2003? O meglio, cosa accade se una struttura non rispetta i requisiti previsti da tale accordo?
Per poter rispondere occorre innanzitutto considerare che gli
accordi come quello in esame
sono atti di indirizzo politico-amministrativo, privi di efficacia immediatamente precettiva, dovendo essere recepiti dalle singole Regioni mediante un proprio atto, ovvero mediante legge
regionale o regolamento.
Sono accordi previsti dall’art.4
del D.Lgs. n. 281/97, in base al
quale “Governo, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, in attuazione del principio
di leale collaborazione e nel perseguimento di obiettivi di funzionalità, economicità ed efficacia
dell’azione amministrativa, possono concludere, in sede di
Conferenza Stato-Regioni, accordi, al fine di coordinare l’esercizio delle rispettive competenze e svolgere attività di interesse comune”.
Tali accordi, dunque, hanno sì
una precisa portata obbligatoria, perché gli Enti che ne sono
parte sono tenuti a conformare i
propri ordinamenti agli obiettivi
concordati in sede di Conferenza, ma possono creare un obbligo solo se - e nella misura in cui
- ad essi le Regioni danno attuazione a livello normativo o
amministrativo, con un proprio
atto che diviene, questo sì, capace di obbligare i destinatari al
rispetto delle proprie disposizioni.
Nel caso di specie, al momento
in cui scriviamo (maggio 2006)
l’Accordo Stato-Regioni sulle
strutture veterinarie è stato recepito da quasi tutte le Regioni
(l’ultima in ordine di tempo è stata la Regione Piemonte, con Deliberazione della Giunta Regionale 24.4.2006 n.21-2685), e va
precisato - per inciso - che in
quasi tutti i casi le linee fondamentali ed i requisiti indicati dall’Accordo sono stati mantenuti
dalle Regioni, le quali, nel recepire l’Accordo, il più delle volte
hanno apportato modifiche soltanto secondarie, ed hanno inoltre previsto specifiche sanzioni
per il mancato rispetto delle disposizioni contenute nell’atto regionale di recepimento.
Innanzitutto, infatti, non va dimenticato che quando una struttura cambia tipologia - ad esempio da ambulatorio vuole divenire clinica - allora è necessario il
rilascio di una nuova autorizzazione da parte dell’autorità competente, che nella maggior parte delle Regioni è il Sindaco.
È bene inoltre ricordare che Regioni come, ad esempio, il Piemonte hanno inserito nel proprio
atto di recepimento sanzioni in
caso di mancato rispetto dei requisiti delle varie strutture. Facciamo un esempio proprio del
Piemonte: la mancanza, in una
clinica veterinaria, di alcuni requisiti, come ad esempio il locale adeguato e attrezzato (con
box e/o gabbie) per la degenza
degli animali, ovvero il locale separato per ricovero di animali
con malattie trasmissibili comporta non solo il diniego dell’autorizzazione sanitaria per la
struttura che la richieda per la
prima volta, ma anche l’imme-
diata sospensione dell’attività
nel caso che l’autorizzazione sia
stata già rilasciata, con obbligo
di adeguare la struttura medesima ai requisiti prescritti entro
novanta giorni, pena la revoca
dell’autorizzazione e la cessazione dell’attività.
Identica sanzione - con termine
di novanta giorni, o più, entro il
quale adeguare la struttura ai
requisiti richiesti - è prevista se
ci sono stati limitati scostamenti
dai requisiti prescritti.
Ciò significa, continuando nell’esempio, che un ambulatorio
veterinario nel quale si ricoverino animali oltre la giornata, sicuramente richiede il rilascio di
una nuova autorizzazione, e -
se la struttura è priva dei suddetti locali, dei quali l’ambulatorio non è tenuto ad essere dotato - incorrerà anche in una delle sopraelencate sanzioni (revoca dell’autorizzazione o sospensione e/o cessazione dell’attività).
Consiglio, inoltre, anche ai veterinari che esercitano la propria
attività nelle Regioni che non
hanno ancora recepito l’Accordo 26.11.2003 (come la Liguria
o la Campania) di rispettare i requisiti previsti da tale Accordo.
È infatti vero che la tutela della
salute (cui è riconducibile il tema dei requisiti delle strutture
veterinarie) appartiene alla competenza concorrente delle Re-
gioni, ma è anche vero che, in
caso di struttura priva di qualcuno dei suddetti requisiti, un
eventuale provvedimento da
potrebbe trovare conferma in
sede di giudizio amministrativo
(TAR) - anche in mancanza di
recepimento dal parte della Regione - se si tratta di requisiti riferiti a materie che vanno ad interferire con materie di competenza esclusiva dello Stato (come la tutela dell’ambiente) o con
principi fondamentali che esulano dall’ambito della Regione o
che determinano comunque una
competenza “trasversale” (per
esempio i requisiti in materia
igienico-sanitaria).
Malattie infettive dei gatti in Europa:
nasce un comitato consultivo
L’European Advisory Board on Cat Diseases fornirà linee guida soprattutto in tema di vaccinazioni
stata annunciata il 28 aprile scorso la costituzione
di un nuovo Comitato Consultivo sulle malattie dei gatti (European Advisory Board on Cat
Diseases, ABCD) formato da diciassette esperti europei, conseguenza del fatto che, a causa di
un’inadeguata applicazione dei
programmi vaccinali, esiste una
certa preoccupazione tra gli esper-
ti per la salute dei circa sessanta
milioni di gatti che vivono in Europa. Una ricerca condotta tra oltre
30.000 proprietari di gatti in cinque
nazioni europee ha evidenziato
che quasi sei proprietari di gatti
giovani su dieci non hanno vaccinato il proprio gatto, il 30% dei proprietari di gatti adulti non lo ha mai
vaccinato e meno della metà lo
vaccina regolarmente. Durante i re-
centi focolai di afta epizootica in
Europa, la vista delle carcasse dei
bovini abbattuti che bruciavano
sottoforma di enormi pire ha provocato pubbliche proteste a favore
della vaccinazione degli animali.
Sorprendentemente, nel campo
degli animali da compagnia sta
succedendo l’opposto ed i proprietari spesso contestano la necessità
della vaccinazione. Il professor Ma-
rian Horzinek, presidente del neonato ABCD ha detto: “La vaccinazione è divenuta vittima del proprio
successo. I significativi benefici
della vaccinazione si apprezzano
con difficoltà, poiché le malattie sono ben controllate e quindi osservate raramente. Un obiettivo fondamentale di ABCD è quello di contribuire ad una maggior consapevolezza dell’opinione pubblica relati-
vamente alla prevenzione e al controllo delle malattie infettive dei gatti, promuovendo la vaccinazione
come momento fondamentale della scelta responsabile di diventare
proprietario di un gatto”. “Con la
presenza di oltre 60 milioni di gatti
in Europa vi è un’evidente necessità di linee guida basate su evidenze scientifiche per la prevenzione e la gestione delle principali
malattie infettive feline, inclusi i protocolli vaccinali, la scelta dei vaccini come pure il rischio di eccessi
vaccinali” ha aggiunto il professor
Horzinek. I membri del Comitato
sono veterinari provenienti da dieci
nazioni europee, con esperienza in
immunologia, vaccinologia e/o malattie infettive feline. Essi si prefiggono di redigere linee guida basate sulle attuali conoscenze scientifiche per la prevenzione e la gestione delle principali malattie infettive
feline in Europa, quali panleucopenia, rabbia, leucemia felina, corizza, nonché sui recenti casi di influenza aviaria nei gatti. Definito anche “Serbatoio di conoscenza delle malattie feline”, il Comitato proporrà anche programmi di vaccinazione individuali da definire all’atto
della visita sanitaria annuale del
gatto, utilizzata al fine di valutare il
rischio individuale di ciascun soggetto. Il professor Horzinek ha affermato che: “Un protocollo di vaccinazione dovrebbe essere basato
su una decisione razionale presa
da veterinari e proprietari di gatti e
non dettata da informazioni raccolte su internet”. “Sebbene l’American Association of Feline Practitioners (AAFP) abbia già sviluppato
raccomandazioni di questo tipo, in
Europa si osservano significative
differenze nell’incidenza delle malattie, virulenza dei ceppi, epidemiologia, vaccini disponibili, popolazione felina e suo stile di vita. Tutto ciò si rifletterà in maniera considerevole sulle valutazioni di ABCD”,
ha affermato il dott. Jean-Christophe Thibault, Scientific and Technical Manager per i prodotti biologici della Merial in Europa, che è
stato attivamente impegnato nella
creazione di ABCD. La casa farmaceutica di prodotti veterinari Merial
è impegnata nel supportare le attività in corso del Comitato. “Prevediamo di completare le linee guida
sulle principali malattie infettive dei
gatti entro il 2008. Come gruppo di
scienziati, siamo orgogliosi della
nostra indipendenza. Siamo molto
grati a Merial, il cui supporto rende
possibili le nostre riunioni” ha detto
il prof. Horzinek. L’ABCD terrà incontri tre volte l’anno e ad ogni
meeting prevede di discutere una o
due delle principali malattie infettive
dei gatti. Questa primavera, il Comitato si è riunito a Barcellona per formulare le linee guida sulla vaccinazione nei confronti della panleucopenia felina. Inoltre, ha anche costituito una task force per valutare i rischi e la gestione della possibile
trasmissione al gatto dell’influenza
aviaria dovuta al virus H5N1.
Anfibi e pesci: nuove prospettive nella ricerca biomedica
Si è concluso a Cremona il II Convegno SIVAL
i è tenuto a Cremona, lo
scorso 27 maggio, il II
Convegno SIVAL. Il tema
dell’incontro sono state le specie
animali “emergenti”, in particolare
pesci ed anfibi, poco considerate
nella ricerca biomedica fino a non
molto tempo fa ma che promettono
di diventare protagoniste nei laboratori scientifici del nuovo millennio. L’importanza di questi animali
è legata da una parte alla necessità etica di utilizzare specie con il
più basso sviluppo neurologico,
come riportato dal D. L.vo 116/92,
e dall’altra all’utilità di valorizzare
modelli sperimentali sufficientemente predittivi, di facile gestione
e con tempi di risposta rapidi. Il
convegno è stato suddiviso in
quattro sessioni tematiche, due
dedicate agli anfibi e due incentrate sui pesci:
Anatomia e biologia degli anfibi
Nella prima sessione, moderata da
C. Papeschi (Università degli Studi
della Tuscia, SIVAL) sono stati trattati i principi di base della biologia
generale degli anfibi. D. Scaravelli
(Università di Bologna, CITES) ha
illustrato le particolarità anatomo-fisiologiche di alcune specie di uso
comune nei laboratori di sperimentazione come lo Xenopus laevis ma
accennando anche ad altre specie
potenzialmente utili in ricerca. M.
Millefanti (Libero Professionista, SIVAE) ha focalizzato l’attenzione sulle patologie di più frequente riscontro negli anuri e in alcuni caudati
utilizzati sia a fini sperimentali che
come animali da compagnia proponendo inoltre le terapie più efficaci ed innovative importanti sia
per la salute ed il benessere degli
animali che per la buona riuscita
dei protocolli di ricerca.
Gli anfibi nella sperimentazione
La seconda sessione, moderata
da F. Carù (Nerviano Medical
Science, SIVAL), è stata focalizzata sulle specifiche problematiche
degli anfibi utilizzati in ricerca biomedica. G.P. Milite (Tecniplast) ha
affrontato l’aspetto gestionale delle
colonie di Xenopus con particolare
riguardo alle attrezzature di allevamento e al controllo ambientale
sottolineando l’importanza di una
corretta stabulazione sia ai fini del
rispetto del benessere dell’animale
sia della qualità dell’esperimento e
della riproducibilità dei dati. M.
Longo (Nerviano Medical Science)
ha presentato alcuni degli attuali
utilizzi dello Xenopus laevis in farmacotossicologia
inoltre altre eventuali prospettive
future di sviluppo di tale modello.
Anatomia e biologia dei pesci
La terza sessione moderata da A.
Petrocelli (PRIMM, SIVAL) ha avuto
come tema la biologia generale
dei pesci. M. Gamberoni (Università di Bologna) ha illustrato in modo semplice e chiaro le particolarità di questa classe di vertebrati.
M. Manera (Università di Teramo)
ha focalizzato l’attenzione a quelle
patologie, tra le innumerevoli che
si possono presentare nelle diverse situazioni di allevamento, che
possono interessare animali che
vivono in cattività ed in particolare
negli impianti di acquacoltura, negli acquari e negli stabulari fornendo principi di terapia e profilassi indispensabili per la sopravvivenza
ed il benessere degli animali.
I pesci nella sperimentazione
Nella IV sessione, moderata da M.
Fornasier (CTI, SIVAL) l’attenzione
è stata rivolta alle specie ittiche
maggiormente utilizzate nella sperimentazione, in particolare Brachiadanio rerio (Zebrafish). G.P.
Milite (Tecniplast) ha presentato
l’aspetto legato alle attrezzature e
la gestione ambientale illustrando
le similitudini e le differenze con le
attrezzature utilizzate per gli anfibi.
M. Longo (Nerviano Medical
Science) e M. Manera (Università
di Teramo) hanno infine dato una
panoramica delle possibilità di utilizzo di queste specie sia in farmacotossicologia che nel monitorag-
gio ambientale, individuando
spunti interessanti per la valutazione del benessere animale nel corso della sperimentazione e prospettando i possibili sviluppi futuri.
Alla fine del congresso si è svolta
una tavola rotonda, moderata da F.
Pancini (SIVAL), sul tema della
“Valutazione del benessere di anfibi e pesci”.
fra poveri
Ogni qualvolta viene sollevata la
questione della crisi in cui versa
il settore veterinario dal punto di
vista occupazionale, la stampa
specializzata e personaggi autorevoli intervengono ad indicare quasi esclusivamente come
causa l’eccessivo numero di laureati che le università italiane
sfornano ogni anno. Questa
tesi è sicuramente condivisibile,
come sono condivisibili le azioni
volte ad intervenire sul piano legislativo affinché si inverta la tendenza.
Tuttavia credo meritino di essere
evidenziati altri aspetti che caratterizzano il mercato del lavoro
veterinario ed in particolare le
condizioni precarie offerte ai giovani colleghi qualora, non avendo la possibilità (o l’ardire) di avviare una struttura propria, si rivolgano a strutture già esistenti o
a veterinari più anziani in qualità
di collaboratori. Credo sia evi-
dente a molti, giovani e meno
giovani, che spesso la qualità di
vita del veterinario è compromessa dai ritmi ed orari di lavoro
estenuanti: 12-14 ore di lavoro al
giorno reclusi in clinica, senza
conoscere pause nei fine settimana o ferie estive. Sembra legittimo chiedersi se veramente la
domanda (in termini di clientela)
sia così limitata come si vuol far
credere o se piuttosto non sarebbe auspicabile una più equa ripartizione del lavoro. Mi spiego
meglio, se ce ne fosse bisogno.
Se in una clinica lavorano quattro
veterinari per sessanta (dico sessanta!) ore settimanali, lo stesso
lavoro potrebbe essere svolto da
sei colleghi che dedicassero (più
umanamente) quaranta ore settimanali ed avremmo un 30% in
più di veterinari occupati. L’altra
nota caratteristica della carriera
dei giovani veterinari sono le
condizioni economiche precarie,
a volte persino vergognose, che
vengono loro offerte a fronte di
un impegno richiesto come sopra descritto. E non sto parlando
Ormai ho imparato
che le liberalizzazioni
si fanno e non si dicono
perché quando si annunciano
Pierluigi Bersani, Ministro
di neolaureati (che si sa devono
rassegnarsi a lavorare gratis per
1 o 2 anni), ma di colleghi con 510 anni di esperienza alle spalle
che non vedono in alcun modo riconosciuta la propria professionalità o che addirittura faticano
ad arrivare a fine mese.
Lungi dal voler essere esaustivo
in proposito, propongo una riflessione sulle cause possibili di una
simile situazione, cause che hanno radici anche nel passato ed in
un contesto più ampio del solo
Sono cause che vedono coinvolti
in prima persona i veterinari più
anziani, coloro che hanno costruito la propria carriera e la propria fortuna in un momento di
boom economico, praticamente
in assenza di concorrenti e che
oggi costituiscono i datori di lavoro e le rappresentanze sindacali di tutta la categoria. Non voglio togliere nulla alla loro capacità imprenditoriale, professionale ed al loro impegno, ma va considerato il fatto che, probabilmente, i margini di guadagno
possibili 15-20 anni fa non lo sono più nella situazione odierna e
che il tentativo forzoso di mantenerli crea inevitabilmente le aberrazioni che abbiamo sopra descritto. Concludo con un invito a
tutti i giovani veterinari, che soli
possono far emergere tutte le situazioni più o meno celate nelle
pieghe del sistema, che possono
e debbono dare il loro contributo
per un riassetto del sistema che
permetta a tutti di coltivare la comune passione per la professione veterinaria.
alcuni giorni fa abbiamo pubblicato i redditi medi dei Medici Veterinari (dati Enpav) riferiti all’anno di imposta 2004 confrontandoli con quelli di altre categorie
professionali. 13.493 i Veterinari
contro i 48.728 dei Dottori commercialisti, i 44.817 degli Avvocati o i 38.307 degli Ingegneri.
Qualcuno in Vetlink li ha commentati dicendo che è impossibile ed evidentemente siamo presenti a situazioni di evasione fiscale. Può darsi che sia anche
vero, non tutti i Veterinari dichiareranno il 100%, ma ti posso anche assicurare che nel confronto
con le altre categorie, per quanto
riguarda l’evasione fiscale, siamo
agli ultimi posti. È vero, come dici tu, che chi è partito 20/25 anni
fa ha avuto tempi d’oro ma se
non è stato capace di investire in
modo lungimirante nella professione (aggiornamento e struttura)
oggi ha grossi problemi di concorrenza. I giovani, giustamente,
cercano spazio e molti sono anche seri e preparati.
Se guardiamo il reddito dei giovani a cui tu ti riferisci vediamo
che fra i 25/29 anni è fermo a
6.158 euro e fra i 30/34 a 9.113.
Decisamente poco per vivere dignitosamente se non si ha alle
spalle una famiglia che può dare,
ancora per anni dopo la laurea,
un sostegno economico. Sempre
osservando i dati dell’ENPAV i
veterinari che dichiarano valori di
reddito significativo, quelli che tu
dici arrivati, sono qualche centinaio e sono quelli che hanno
avuto il coraggio di investire tutto
nel lavoro arrivando ad avere oggi strutture importanti in grado di
offrire servizi di alto livello. Quelle strutture che sono sul territorio
nazionale riferimento per tutti i
colleghi che si trovano in difficoltà di fronte a casi clinici molto
complessi. Non conosco la tua
situazione personale ma credo
che tu capisca che di fronte a
questi livelli di reddito, al di là di
situazioni particolari di reale
sfruttamento ingiustificato, è difficile pensare di poter retribuire i
collaboratori oltre certi livelli.
Questo può capitare anche in
strutture che in apparenza sembrano lavorare bene ma che per
recuperare o mantenere la clientela applicano tariffe che alla fine
non sono remunerative. Purtroppo il numero dei clienti non sempre significa una buona redditività. Mi dici in queste condizioni
e con questi livelli di reddito come può una struttura ridurre le
ore di impegno lavorativo e aumentare il numero dei collaboratori? È il motivo per cui in Italia
non ci sono Veterinari dipendenti
di strutture private, avrebbero un
costo insostenibile. Il problema
di fondo, purtroppo, è sempre lo
stesso: in Italia basterebbero
200/250 nuovi laureati ogni anno
mentre sono 1200/1300. Da oggi
al 2020 il numero dei veterinari
aumenterà dell’80% mentre il
fabbisogno occupazionale del
2/3%. Un confronto con la Francia che ha lo stesso numero nostro di animali da compagnia?
Noi 6.500 ambulatori, loro poco
più di 2.000. Le loro tariffe inoltre
sono più alte e possono vendere
di tutto liberamente raddoppiando il reddito professionale.
L’ANMVI comunque ha sempre
avuto attenzione ai giovani laureati.
Ha avviato una commissione,
che in verità non ha dato grossi
contributi, ed ha deciso di organizzare degli incontri per confrontarsi con i giovani per analizzare i loro problemi che spesso
sono diversi nelle varie regioni.
Certamente ti contatteremo se
hai voglia di dare un tuo contributo. Con un cordiale saluto.
ANMVI e FIMMG
per l’informazione al cittadino
nformazioni sulla sicurezza alimentare? Chiedi prima al veterinario o al medico di famiglia.
Allegata a questo numero di Professione Veterinaria, i nostri lettori trovano la locandina che ANMVI e FIMMG
hanno realizzato con il patrocinio del
Ministero della Salute in circa 40.000
esemplari destinati a tutti i nostri lettori e agli ambulatori dei medici di famiglia.
L’obiettivo è di far conoscere al pubblico il Piano di Comunicazione Continua al Cittadino che ha impegnato
ANMVI e FIMMG ad una corretta divulgazione sui temi della sicurezza
degli alimenti di origine animale. Il Piano, presentato alla stampa insieme al
Ministero della Salute lo scorso mese
di marzo, vede per la prima volta insieme i veterinari e i medici di famiglia
a fare comunicazione diretta al cittadino, ad una sola voce, integrando le rispettive conoscenze su sanità animale e salute umana. Il Piano si basa sulla “divulgazione sul campo”, l’utilizzo del canale diretto con il cittadino per veicolare conoscenze
basate su fonti scientificamente attestate, “tradotte” al pubblico per comprenderne le
ricadute sul quotidiano. Il Piano di Comunicazione ANMVI-FIMMG è al servizio del cittadino e degli stessi medici e veterinari. www.anmvi.it www.fimmg.org
FINO A 24 RATE MENSILI SENZA INTERESSI
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Associazioni Nazionali federate ANMVI possono essere
rateizzate fino a 24 mesi a tasso zero richiedendo
un finanziamento diretto o utilizzando
la carta di credito ANMVI
Un nuovo servizio per i Medici Veterinari iscritti alle
Associazioni Nazionali Federate ANMVI (AIVEMP
- SCIVAC - SIVAE - SIVAL - SIVAR - SIVE)
CORSO AIVEMP IN COLLABORAZIONE
CON ASL 7 DI RAGUSA
INCONTRO SIMEF / SIMIV
SEMINARIO SCIVAC / SIMIV IN COLLABORAZIONE
CON FACOLTÀ DI MEDICINA VETERINARIA DI TERAMO
CORSO SCIVAC IN COLLABORAZIONE CON
ASVAC E CLINICA CHIRURGICA VETERINARIA
CORSO SCIVAC IN COLLABORAZIONE
CON DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC SICILIA
INCONTRO REGIONALE AIVEMP ABRUZZO
DEI MEDICI VETERINARI DI PESCARA
INCONTRO SIVE
ITINERARIO DIDATTICO SIVE / SCIVAC
SEMINARIO AIVEMP IN COLLABORAZIONE
CON ASL 19 DI ASTI
SEMINARIO SCIVAC IN COLLABORAZIONE CON ASVAC
APPROCCIO DIAGNOSTICO ALL’ALOPECIA NEL CANE E NEL GATTO - Pomezia - Hotel Selene - Via
Pontina km 30 - ECM: 3 Crediti - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali
PATOLOGIA CLINICA: II PARTE - BIOCHIMICA 1 - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM:
25 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail:
CORSO DI ECOGRAFIA CLINICA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 29 Crediti - Per
L’HACCP NELLA FILIERA LATTIERO CASEARIA - Dipartimento di Prevenzione, Ragusa - Via G. di Vittorio,
59 - ECM: 7 Crediti - Per informazioni: Lara Zava - Segreteria AIVEMP - Tel. +39 0372 403541 - E-mail:
segreteria@aivemp.it
EMATOLOGIA CLINICA NEL CANE E NEL GATTO - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 4
Crediti - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - Email: socspec@scivac.it
MEDICINA D’URGENZA: IL GATTO BIANCO, BLU E GIALLO - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20
- ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC
QUANTI DETTAGLI CI SFUGGONO IN UNA RADIOGRAFIA ADDOMINALE? - Milano, Hotel Leonardo da
Vinci - Via Senigallia, 6 - ECM: 3 Crediti - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni
AGGIORNAMENTI PRATICI IN RIPRODUZIONE DEL CANE E DEL GATTO: DALLA CHIRURGIA
D’URGENZA ALLA CHIRURGIA PROSTATICA - Grosseto - Granduca Hotel - Via Senese 170 - ECM: 3 Crediti
- Per info: Monica Borghisani - Segr. Del. Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it
GIORNATE DI APPROFONDIMENTO IN PRACTICE MANAGEMENT - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via
Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel.
APPROCCIO DIAGNOSTICO E TERAPEUTICO DELLE PRINCIPALI AFFEZIONI SURRENALICHE DEGLI
ANIMALI DA COMPAGNIA - Università di Teramo - Facoltà di Med. Vet., Teramo - Piazza Aldo Moro, 45 - ECM:
Crediti non previsti - Per info: Facoltà di Med. Vet. di Teramo - Fax + 39 0861 266971 - E-mail: aboari@unite.it
CORSO REGIONALE BASE DI ORTOPEDIA - Sassari - Facoltà di Medicina veterinaria - Via Vienna, 2 ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali
CORSO REGIONALE BASE DI RADIOLOGIA - Ragusa - Istituto Zooprofilattico - c/a Nunziata Km 1.3 S.P
40 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali
TECNICHE DI COMUNICAZIONE IN MEDICINA VETERINARIA - Centro Agroalimentare “La Valle della
Pescara”, Cepagatti - PE - C.da Buccieri, 1 - ECM: 5 Crediti - Per informazioni: Lara Zava - Segreteria
DEL CAVALLO - Sede da definire - ECM: 4 Crediti - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel.
+39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it
MEDICINA COMPORTAMENTALE: II PARTE - DAL SEGNO CLINICO ALLA PATOLOGIA COMPORTAMENTALE: LA
CLINICA COMPORTAMENTALE DEL CANE, GATTO, CONIGLIO, FURETTO, PSITTACIDI - Centro Studi SCIVAC,
Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel.
RIPRODUZIONE EQUINA: I PARTE - MANAGEMENT DELLA FATTRICE - Centro Studi - Palazzo Trecchi,
Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria
IL PACCHETTO IGIENE: UN NUOVO APPROCCIO ALLA SICUREZZA ALIMENTARE - ASTI - Asti - ECM:
Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Lara Zava - Segreteria AIVEMP - Tel. +39 0372 403541 - E-mail:
SECONDO SEMESTRE: “AGGIORNAMENTI IN MEDICINA DEGLI ANIMALI ESOTICI II” - Centro Studi Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elisa Feroldi
- Segreteria SIVAE - Tel. +39 0372 403500 - E-mail: info@sivae.it
CARDIOLOGIA: II PARTE - SEMEIOTICA CLINICA, PRINCIPI DI ELETTROCARDIOGRAFIA E
RADIOLOGIA CARDIOLOGICA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accr. Per info: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
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Catalogna, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it
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Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 6 Crediti - Per informazioni: Elena Piccioni Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it
MACROREGIONE NORD OCCIDENTALE: ODONTOSTOMATOLOGIA, NUTRIZIONE E ALIMENTAZIONE
Chiuso in stampa il 12 giugno 2006
TRATTAMENTI MEDICI E CHIRURGICI NELLE ZOPPIE DEL CANE - ECM: Richiesto Accreditamento - Per
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SEMINARIO NAZIONALE SCIVAC
Professione Veterinaria, Anno 2006, Nr 22