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Timestamp: 2018-02-22 20:23:34+00:00
Document Index: 66571305

Matched Legal Cases: ['art.12', 'art.3', 'art.7', 'art.33', 'art.33', 'art. 33', 'art.33', 'art.42', 'art.4', 'art.4', 'art.6', 'art.1', 'art.4', 'art.25']

Congedi, part-time e permessi per i lavoratori malati oncologici | Lavoro Fisso
Home Diritti e Doveri dei Lavoratori Congedi, part-time e permessi per i lavoratori malati oncologici
Trasformazione del rapporto di lavoro da full-time a part-time, congedo per cure, permessi retribuiti: questi alcuni dei diritti riconosciuti ai lavoratori disabili. Quali sono gli adempimenti del lavoratore e del datore di lavoro?
I lavoratori affetti da patologie oncologiche ed i loro familiari hanno alcuni diritti che gli dovrebbero permettere di affrontare il periodo della malattia con maggiore serenità.
Il presente contributo analizza brevemente i vari istituti.
Ai sensi dell’art.12-bis, D.Lgs. n.61/2000, i lavoratori, sia dipendenti pubblici che privati, affetti da patologie oncologiche, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata dalla Commissione medica competente, hanno diritto, a richiesta, alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, verticale oppure orizzontale.
Sempre a richiesta, il lavoratore ha diritto alla successiva trasformazione a tempo pieno.
Inoltre, ha la priorità della trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale anche il lavoratore che ha il coniuge, i figli o i genitori, affetti da patologie oncologiche.
Tale priorità spetta anche ai lavoratori che assistano una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, che assuma connotazione di gravità, ai sensi dell’art.3, comma 3, Legge n.104/1992, alla quale sia stata riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 100%, con necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.
L’art.7, D.Lgs. n.119/2011, prevede che i lavoratori mutilati e invalidi civili, cui sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%, possono fruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a trenta giorni.
Il congedo in questione è accordato dal datore di lavoro su domanda del dipendente, previa richiesta del medico convenzionato con il SSN, o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica, dalla quale risulti la necessità della cura in relazione all’infermità invalidante riconosciuta.
Il periodo di cure non rientra nel periodo di comporto e il dipendente che ne fruisce ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia, anche se l’indennità è a carico del datore di lavoro.
Rimane, comunque, in capo al lavoratore l’obbligo di documentare l’avvenuta sottoposizione alle cure anche presentando un’attestazionecumulativa.
I malati oncologici, per poter fruire del diritto alle suddette cure devono necessariamente ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile.
La scelta del luogo di lavoro ed il divieto di trasferimento
Qualora al lavoratore affetto da patologia oncologica sia stata riconosciuta la disabilità grave, lo stesso ha diritto, ai sensi dell’art.33, comma 5, Legge n.104/1992, a scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio.
In realtà, nel caso di specie non ci si trova dinanzi ad un diritto soggettivo, assoluto o illimitato, ma dinanzi ad un interesse legittimo, per cui i datori di lavoro possono, in virtù di ragioni legate all’organizzazione del lavoro, respingere la richiesta del lavoratore di essere adibito a sede diversa da quella presso cui presti la propria attività.
Lo stesso comma 5 prevede, altresì, anche il divieto di trasferimento del disabile grave ad altra sede, senza il suo consenso, e tale diritto è di tipo soggettivo, anche se la giurisprudenza ammette il trasferimento qualora il datore di lavoro trasferisca il ramo d’azienda cui è adibito il disabile e dimostri l’impossibilità di repechage.
I permessi per i lavoratori disabili in condizione di gravità
Ai sensi del comma 6, art.33, Legge n.104/1992, i lavoratori riconosciuti portatori di handicap in situazione di gravità – e quindi anche i malati oncologici che sono stati riconosciuti tali – possono fruire dei tre giorni di permesso mensile retribuito di cui al comma 3 dell’art. 33 citato, o, in alternativa, a due ore di permesso retribuito giornalieronel caso in cui lavorino per almeno sei ore al giorno, o un’ora di permesso nel caso in cui lavorino per meno di sei ore al giorno.
I permessi ed i congedi per chi assiste i portatori di handicap grave
I familiari dei malati oncologici, cui sia stata riconosciuta la disabilità grave, hanno diritto a fruire di:
– permessi mensili retribuiti ex art.33, comma 3, Legge n.104/1992, purché si tratti del coniuge parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;
– congedo straordinario retribuito ex art.42, commi 5 e segg., D.Lgs. n.151/2001, purché si tratti di:
– coniuge convivente
– padre o madre anche adottivi
– uno dei figli conviventi
– uno dei fratelli o sorelle conviventi
– parente o affine entro il terzo grado convivente.
In merito si ricorda che la legge stabilisce un ordine di priorità dei soggetti aventi diritto alla fruizione del congedo straordinario che degrada solo in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei primi.
– congedo straordinario non retribuito ex art.4, comma 2, Legge n.53/2000, purché si tratti di soggetto facente parte la famiglia anagrafica, o portatore di handicap parente o affine entro il terzo grado anche se non convivente.
Il rapporto tra i congedi straordinari
In questo contesto è da tener conto che:
– il congedo straordinario retribuito ex D.Lgs.n.151/2001 è solo una species nell’ambito del genus di congedo straordinario non retribuito disciplinato dall’art.4, comma 4, Legge n.53/2000;
– il congedo straordinario può essere fruito per massimo due anni nell’arco della vita lavorativa di un prestatore di lavoro.
Quindi il contatore complessivo a disposizione di ciascun dipendente è comunque quello di due anni nell’arco della vita lavorativa, a prescindere dalla causa specifica per cui il congedo sia fruito.
Il riconoscimento della disabilità grave per i malati oncologici
Come stabilito dall’art.6, comma 3 bis, D.L. n.4 del 10 gennaio 2006, convertito con modificazioni dalla Legge n.80 del 9 marzo 2006, l’accertamento dell’handicap riguardante soggetti con patologie oncologiche, è effettuato dalle Commissioni mediche di cui all’art.1, Legge 15 ottobre 1990, n.295, ovvero all’art.4, Legge 5 febbraio 1992, n.104, entro 15 giorni dalla domanda dell’interessato.
Inoltre, l’INPS, con messaggio n.8151 del 29 marzo 2007, ha chiarito che in caso di patologie oncologiche la certificazione provvisoria per il riconoscimento della disabilità grave può essere considerata utile solo dopo che siano trascorsi 15 giorni dalla domanda alla Commissione Medica Integrata.
Infine si deve tener presente che, alla luce delle modifiche apportate dal D.L. n.90 del 24 giugno 2014, convertito dalla Legge n.114 dell’11 agosto 2014, il nuovo comma 3-quater dell’art.25, D.L. n.324/1993, prevede la possibilità che la certificazione provvisoria possa essere rilasciata anche direttamente dalla Commissione medica competente, al termine della visita, previa richiesta motivata dell’interessato.
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