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Timestamp: 2020-02-18 23:34:14+00:00
Document Index: 87867562

Matched Legal Cases: ['art. 1965', 'art. 2113', 'art. 1966', 'art. 1966', 'art. 2113', 'art. 2', 'art. 1966', 'art. 1967', 'art. 2643', 'art. 11', 'art. 2643', 'art. 2643', 'art. 5', 'art. 1304', 'art. 1304', 'art. 1304', 'art. 1304', 'art. 1320', 'art. 1320', 'art. 2393', 'art. 1970', 'art. 1970', 'art. 764', 'art. 1966', 'art. 1966', 'art. 1968', 'art. 1969', 'art. 1971', 'art. 1971', 'art. 1971', 'art. 1971', 'art. 96', 'art. 1972', 'art. 1972', 'art. 1972', 'art. 1972', 'art. 2043', 'art. 1972', 'art. 1973', 'art. 1968', 'art. 1974', 'art. 1974', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 1975']

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9788849534610
Nel mutato assetto ordinamentale italo-europeo, il contratto di transazione non può piú essere considerato l’unico strumento negoziale diretto alla composizione o alla prevenzione delle liti.I recenti interventi normativi, vólti a regolamentare sistemi deflattivi del contenzioso, consentono oggi di affermare l’emersione di un principio di carattere generale, che tutela la fisiologica risoluzione alternativa delle controversie. Questo principio si pone a giustificazione delle regole applicabili, ogniqualvolta le parti, attraverso diverse strutture, abbiano realizzato la medesima funzione di ‘pacificazione negoziale’. In quest’ottica, si propone la rilettura delle disposizioni del codice civile che, ‘nominalmente’, richiamano la transazione, sí da individuare la disciplina delle c.dd. figure affini, senza ricorrere al metodo della sussunzione nel tipo descritto dall’art. 1965 c.c. o in un’ipotetica, piú ampia, ‘categoria di atti con funzione transattiva’. Opportuno è verificare se il concreto interesse all’eliminazione della controversia rimanga sul piano dei motivi, risultando per ciò irrilevante, oppure se esso assuma una rilevanza tale da incidere sulla funzione e, per conseguenza, sulla disciplina. L’analisi degli interessi coinvolti impone, tuttavia, un’accorta attività di bilanciamento con altri princípi, onde comprendere se la ‘rafforzata stabilità’, propria dei negozi diretti a comporre o prevenire le liti, sia conciliabile con esigenze di ‘giustizia contrattuale’.
Emanuele Indraccolo è professore associato di Diritto privato presso l’Università degli Studi di Salerno. È autore di una monografia (Rapporti e tutele nel dilettantismo sportivo, Napoli, 2008), di contributi in opere collettanee, saggi, curatele e altri lavori minori, in tema di diritto dei contratti e delle obbligazioni, diritto dei consumatori e diritto dello sport.
DAL ‘CONTRATTO DI TRANSAZIONE’ AI ‘NEGOZI DIRETTI A COMPORRE O PREVENIRE LE LITI’
1. Profili introduttivi. La risoluzione negoziale delle liti nella complessità e unitarietà dell’ordinamento giuridico vigente.
2. Delimitazione del piano d’indagine e spunti di riflessione: il ‘principio di fisiologica risoluzione alternativa delle controversie’.
3. Profili funzionali del contratto di transazione. Le diverse posizioni della dottrina. Rifiuto di una concezione unitaria: prevenzione o composizione della lite quale interesse meritevole che può di per sé giustificare l’applicazione della disciplina speciale; prevenzione o composizione della lite quale elemento costante in ogni forma di transazione. Necessità di rinvenire la causa concreta del negozio alla luce degli interessi di volta in volta coinvolti.
4. L’interesse alla prevenzione o alla composizione delle liti nel negozio di accertamento. Profili generali, natura giuridica e funzione del negozio di accertamento. L’irrilevanza dell’interesse in questione nell’individuazione della ‘causa astratta’ del negozio: sua rilevanza nell’individuazione della disciplina applicabile.
5. Il concetto di res litigiosa nei negozi diretti a comporre o prevenire liti: l’esperienza tedesca. La lite quale ‘conflitto giuridico qualificato’, inteso come contrapposizione fra pretesa e contestazione relative a un interesse astrattamente tutelabile: suoi rapporti con il processo.
6. Segue. La ‘lite potenziale’ quale espressione di un conflitto già delineato. Necessità di accoglimento di un’impostazione equilibrata, non eccessivamente estensiva né restrittiva, al fine di dare massima attuazione al valore espresso dal principio di fisiologica risoluzione alternativa delle liti.
7. Concetto di res dubia: oggettiva o soggettiva difficoltà di determinare il contenuto di piú situazioni in rapporto fra loro. Sua rilevanza nella distinzione tra negozio di accertamento e transazione; sua irrilevanza nel delimitare l’àmbito di applicazione della normativa speciale ex artt. 1966 ss. c.c.
8. La distinzione fra i concetti di ‘superamento’, ‘composizione’ e ‘prevenzione’ delle liti: critica delle impostazioni che fanno dipendere da tale distinzione la disciplina applicabile al caso concreto. Efficacia e modus operandi dei negozi che presentano tale interesse. Le elaborazioni della dottrina per tutelare il transigente, in ipotesi di reiterazione della lite della controparte. Estensione delle possibili soluzioni a tutte le fattispecie nelle quali sia riscontrabile un meritevole interesse alla prevenzione o alla composizione alternativa della lite: dall’exceptio rei per transactionem finitae all’exceptio rei per negotium finitae.
9. ‘Incertezza’ e ‘lite’ nelle ricostruzioni della dottrina tese a delineare la causa della transazione e del negozio di accertamento. Composizione o prevenzione della lite quale ‘scopo neutro’ del negozio. Critica: meritevolezza dell’interesse e sua incidenza non tanto nella ricostruzione della causa, quanto nell’individuazione dell’ordinamento del caso concreto.
10. Le ‘figure affini’ alle transazioni: profili generali. Ancóra sulla non riconducibilità dell’interesse in questione alla sfera dei motivi. Rilievi sulla teoria del c.d. effetto preclusivo. Istituti differenti, identità di interessi coinvolti e tutelati: rinvio.
11. Segue. La c.d. transazione novativa e la novazione: le diverse prospettive della dottrina. Disciplina applicabile in caso di sussistenza dell’interesse in questione: necessità di un’indagine casistica ex post, combinata lettura degli artt. 1230 ss. e 1965 ss. c.c. e rifiuto di soluzioni poco attente alla considerazione del rapporto preesistente. Rapporti fra artt. 1234 e 1976 c.c.
12. Segue. Conciliazione, risoluzione alternativa ‘non negoziale’ della lite, ricognizione, rinunzia, compensazione volontaria, cessione dei beni ai creditori e divisione c.d. transattiva. L’esempio dei negozi diretti a comporre o prevenire liti relative alla lesione della quota di legittima: ancóra sull’interesse alla risoluzione negoziale della controversia quale elemento che determina la disciplina applicabile. Verifica circa la compatibilità della disciplina di cui agli artt. 1966 ss. c.c.: profili generali. La rilevanza ermeneutica dell’art. 2113 c.c. Le differenti ipotesi della confessione, della dichiarazione liberatoria e del sequestro convenzionale.
13. Prime conclusioni: unitarietà della funzione di composizione o prevenzione delle liti e pluralità delle strutture. Rifiuto di una presunta ‘categoria astratta’ o di un ‘sottosistema normativo di rilevanza generale’: necessità di verificare, volta per volta, la meritevolezza dell’interesse in questione. Gli artt. 1966 ss. c.c. fra norma speciale e norma eccezionale: considerazioni generali. Applicabilità diretta o analogica e bilanciamento fra esigenze di certezza, validità e giustizia.
14. Possibili obiezioni alla tesi proposta: i negozi diretti alla composizione o prevenzione delle liti sarebbero «negozi a causa generica». Critica: la causa come sintesi degli effetti essenziali in concreto prodotti. I negozi diretti alla composizione o prevenzione delle liti sarebbero meri atti attuativi di transazioni tipiche. Critica: l’applicazione della concezione procedimentale del diritto all’autonomia negoziale volta alla risoluzione negoziale delle liti. Rilevanza del profilo dinamico, vale a dire dell’interesse che qualifica il ‘procedimento negoziale finalizzato alla pacificazione’.
L’INTERESSE ALLA RISOLUZIONE NEGOZIALE DELLE LITI NEL DIRITTO CIVILE: PROFILI DISCIPLINARI
15. Profili introduttivi e delimitazione del piano d’indagine: ancóra sul rifiuto di una categoria generale di ‘atti con funzione transattiva’.
16. L’art. 1966 c.c.: profili storici e problematiche interpretative e applicative riscontrate in dottrina e in giurisprudenza. La visione dicotomica dell’art. 1966 c.c.: ‘incapacità a transigere’ e incapacità di agire; il concetto di ‘legittimazione a transigere’ nella dottrina. Primi rilievi critici.
17. Segue. ‘Incapacità a transigere’ e ‘indisponibilità dei diritti’ quali espressioni di un medesimo concetto. Art. 2, comma 1, d.lg. n. 28 del 2010, art. 2113 c.c., art. 2, comma 2, lett. b), d.l. n. 132 del 2014 e art. 1966 c.c.: rationes delle norme e loro applicabilità a ogni negozio di superamento o prevenzione delle liti. L’utile locuzione «accordo che compone la controversia» nella disciplina della negoziazione assistita. Profili rimediali: rinvio.
18. Profili applicativi e singole fattispecie: composizione negoziale delle liti e istituti di protezione. Potestà dei genitori, tutela, curatela e amministrazione di sostegno; tutela della persona e rilevanza della qualificazione in termini di atto di ordinaria o straordinaria amministrazione.
Accordi fra coniugi e crisi coniugale.
19. Segue. Altre fattispecie. Ancóra sulla rilevanza della qualificazione in termini di atto di ordinaria o straordinaria amministrazione. Risoluzione negoziale della lite da parte dell’immesso nel possesso temporaneo dei beni dell’assente; del chiamato all’eredità; dell’erede con beneficio d’inventario; del curatore dell’eredità giacente; dell’esecutore testamentario; del curatore fallimentare.
20. Segue. Negozi compositivi delle liti e rappresentanza. Mandato generale e mandato speciale; il difensore in giudizio. Gestione di affari altrui e azione surrogatoria.
21. La forma dei negozi di prevenzione o superamento delle liti. Contenuto dell’onere della prova e àmbito di applicabilità dell’art. 1967 c.c.: rilettura funzionale della norma e superamento di valutazioni aprioristiche circa la sua eccezionalità.
22. La trascrizione dei negozi diretti alla composizione o prevenzione delle liti: funzione degli artt. 2643 e 2684 c.c., tipicità e interessi protetti. Il problema dell’intrascrivibilità del verbale di conciliazione prima dell’introduzione dell’art. 2643, n. 12 bis), c.c. Rilievi critici: rilettura in chiave funzionale e sistematicamente orientata dell’art. 11, comma 3, d.lg. n. 28 del 2010 e dell’art. 2643, n. 13, c.c. L’art. 2643, n. 12 bis), c.c. e i problemi rimasti irrisolti. L’art. 5, comma 3, d.lg. n. 132 del 2014: verso il superamento della tassatività degli atti soggetti a trascrizione?
23. La simulazione dei contratti diretti a comporre o prevenire liti: le singole fattispecie. Simulazione e reciproche concessioni: applicazione degli artt. 1414 ss. c.c. Simulazione della lite: immeritevolezza della funzione in concreto. Simulazione della risoluzione o della non risoluzione negoziale della lite: profili applicativi e tutela dei terzi.
24. La transazione del debitore in solido: problematiche interpretative e applicative connesse all’art. 1304 c.c. Le posizioni della dottrina e della giurisprudenza: inammissibilità della clausola che impedisce al condebitore non transigente di dichiarare di voler profittare della transazione. Àmbito applicativo dell’art. 1304 c.c.: differenza fra ‘transazione sulla quota’ e ‘transazione sull’intero debito’. Ratio dell’art. 1304 c.c.: attuazione del principio di relatività degli effetti contrattuali (irrilevanza dell’interesse alla risoluzione della lite). Corollario: la disciplina del negozio di accertamento non va rinvenuta nel solo art. 1304 c.c. ma dipende dagli interessi in concreto riscontrabili. Profili applicativi.
25. Segue. Ratio dell’art. 1320 c.c.: garanzia di adeguato equilibrio fra gli interessi del debitore e dei concreditori che non partecipano al negozio incidente sulle vicende dell’obbligazione indivisibile (irrilevanza dell’interesse alla risoluzione della lite). Corollario: l’art. 1320 c.c. può essere applicato al negozio di accertamento, anche in assenza dell’interesse alla risoluzione della lite. Profili applicativi. I negozi che risolvono liti sulla responsabilità collegiale dell’organo di amministrazione delle società, stipulati solamente da alcuni degli amministratori. Per una rilettura dell’art. 2393, comma 5, c.c.
26. Negozi diretti a comporre o prevenire liti e obbligazioni naturali: eterogeneità delle fattispecie. Il caso della lite sulla ‘qualità dell’obbligazione’: ammissibilità della composizione negoziale, purché le parti definiscano se il rapporto controverso fosse un’obbligazione civile o un’obbligazione naturale. Il caso della lite sull’attuazione di un’obbligazione naturale: validità (e utilità) della composizione negoziale, ma non azionabilità dei diritti. Il caso della transazione su obbligazione civile, che preveda, come concessione, la nascita di un’obbligazione naturale: necessità di valutare complessivamente il contenuto del contratto, onde verificare la sussistenza del requisito delle reciproche concessioni.
INVALIDITÀ DEI NEGOZI DIRETTI A COMPORRE O PREVENIRE LITI E «GIUSTO RIMEDIO»
27. Profili introduttivi. Il rapporto tra invalidità speciali e disciplina generale della nullità e dell’annullamento del contratto: individuazione del piú idoneo regolamento del caso concreto, in relazione agli interessi di volta in volta coinvolti.
28. Giusto rimedio, proporzionalità e ragionevolezza: un diverso approccio per l’interpretazione degli artt. 1966 ss. c.c. Profili generali. Scorrettezze durante le trattative, validità del negozio che pone fine alla lite e risarcimento dei danni patiti dal paciscente in buona fede.
29. ‘Contratti iniqui’, rescissione e giusto rimedio: il ruolo del principio di proporzionalità. L’art. 1970 c.c. come norma eccezionale. Ratio e àmbito di applicazione dell’art. 1970 c.c. La regola dell’irrescindibilità nelle interpretazioni della dottrina che ha approfondito la transazione c.d. mista o ad oggetto complesso. Rilievi critici sul metodo della sussunzione.
30. Ulteriori aspetti problematici: ‘transazione divisoria’ e ‘divisione transattiva’; coerenza sistematica dell’irrescindibilità disciplinata dall’art. 764, comma 2, c.c. Necessità di un bilanciamento fra principio di tutela effettiva del contraente debole e principio di fisiologica risoluzione negoziale delle controversie: profili applicativi.
31. Art. 1966 c.c.: profili applicativi. L’art. 1966 c.c. come norma imperativa. Distinzione fra oggetto della lite e oggetto dei negozi diretti a comporre o prevenire liti. Liti future e liti su diritti non ancóra venuti ad esistenza: possibile invalidità per vizio dell’oggetto del negozio. Le diverse ipotesi di applicabilità dell’art. 1966 c.c.: natura dei beni, situazioni esistenziali, liti che coinvolgono diritti altrui.
32. Transazione sulla falsità di documenti. Ratio dell’art. 1968 c.c.: tutela dell’interesse generale al controllo diretto sull’uso, da parte dei privati, di documenti dei quali si sospetta la falsità. L’omologazione come condizione legale di efficacia: inapplicabilità della norma ad altri negozi diretti a comporre o prevenire liti.
33. I vizi della volontà nei negozi diretti a comporre o prevenire liti: ratio dell’art. 1969 c.c. ed evoluzione storica della disciplina del l’errore di diritto nella transazione. Àmbito di applicazione della norma nelle ricostruzioni di dottrina e giurisprudenza: distinzione fra caput controversum e caput non controversum. Profili critici: applicabilità dell’articolo ogniqualvolta vi sia un meritevole interesse alla composizione negoziale della lite. L’annullamento del negozio quale giusto rimedio, in relazione al principio di fisiologica risoluzione negoziale delle liti. Corollari applicativi: errore di fatto, violenza, minaccia di far valere un diritto e dolo incidente.
34. Il ruolo interpretativo dell’art. 1971 c.c.: sua incidenza sulla riconducibilità oppur no della res dubia nella funzione transattiva. Rilievi critici: irrilevanza dell’individuazione della ‘causa astratta’ della transazione. Ratio dell’art. 1971 c.c. e sua incidenza sulla definizione del principio di fisiologica risoluzione negoziale delle liti. Consapevolezza della temerarietà e vizi della volontà: le posizioni della dottrina.
35. Segue. Critica alle interpretazioni che riconducono in ogni caso l’art. 1971 c.c. alle ipotesi di dolo, di errore o di mala fede del contraente. Profili applicativi: decorrenza del termine di prescrizione e «giusto rimedio». I casi nei quali l’art. 1971 c.c. opera, pur in assenza di vizi della volontà. Ratio della norma e concetto di ‘temerarietà della pretesa’: i rapporti con l’art. 96 c.p.c.
36. Art. 1972 c.c. e principio di fisiologica risoluzione delle controversie. Evoluzione storica della disciplina. Il rilievo dell’art. 1972 c.c. nell’individuazione della natura giuridica del contratto di transazione. Rilievi critici: lettura unitaria dei due commi dell’art. 1972 c.c. e diversità di rationes.
37. L’art. 1972, comma 1, c.c.: contenuto e àmbito di applicazione. Rifiuto di una lettura meramente formale del dato letterale della disposizione: ipotizzabilità di validi negozi diretti a comporre o prevenire liti fondate su titolo illecito. Il senso della locuzione «contratto illecito», inserita nell’art. 1972, comma 1, c.c. e l’utilità della previsione. Le liti fra professionisti e consumatori sulle clausole vessatorie. Validità dei negozi diretti a comporre o prevenire liti sulle conseguenze patrimoniali della commissione di un fatto illecito ex art. 2043 c.c.
38. L’art. 1972, comma 2, c.c. e il caso della nullità del titolo originario (non dipendente da illiceità) conosciuto da entrambe le parti: validità del negozio che elimina la lite. Corollari applicativi secondo la dottrina: carattere eccezionale della norma e sua inapplicabilità per via analogica. Rilievi critici. Art. 1972, comma 2, c.c., titolo annullabile, inesistente o inefficace: l’interesse alla stabilità del rapporto non può mai giustificare una «prevaricazione anti-solidale» di un paciscente in danno dell’altro.
39. Segue. Ignoranza, unilaterale o bilaterale, della nullità del titolo e natura del vizio determinante l’annullabilità: presunta applicabilità degli artt. 1428 e 1429 c.c. e distinzione, a tal fine, fra transazione novativa e transazione non novativa. Rilievi critici.
40. Gli artt. 1973, 1974 e 1975 c.c. e il comune presupposto dell’ignoranza del paciscente. Riconducibilità alle figure dell’errore e del dolo: scarsa rilevanza, a fini applicativi, di tale attività ermeneutica. Verifica dell’obiettivo perseguito dal legislatore con gli artt. 1973, 1974 e 1975 c.c. Conseguenze applicative: l’ignoranza determinata da negligenza non consente di accordare il rimedio dell’annullabilità. Riconduzione degli artt. 1973, 1974 e 1975 c.c. al principio di fisiologica composizione negoziale delle liti: loro applicabilità anche a contratti non qualificabili come ‘transazioni’.
41. Segue. La locuzione «in tutto o in parte» inserita nell’art. 1973 c.c.: difficoltà interpretative e applicative. Annullabilità totale o parziale della transazione e incidenza dei documenti riconosciuti falsi: necessità di individuare la disciplina del giusto rimedio alla luce della ratio e dei princípi ispiratori della disposizione. Conoscenza e mero sospetto della falsità del documento al tempo della conclusione del negozio. Eventuale applicabilità dell’art. 1968 c.c. Significato della locuzione «riconosciuti falsi». Il problema della decorrenza del termine di prescrizione dell’azione di annullamento.
42. Il fondamento dell’art. 1974 c.c.: asserita incompatibilità tra giudicato e transazione in ordine alla medesima lite. Rilievi critici e ratio dell’art. 1974 c.c.: tutela dell’interesse individuale del paciscente, il quale, per non colpevole ignoranza del giudicato, abbia cionondimeno posto fine negozialmente alla lite. Il concetto di ‘giudicato’, in virtú dell’art. 324 c.p.c., e la validità del negozio concluso per comporre una lite già risolta con altro negozio. La c.d. transazione della lite sul giudicato: validità in caso di conoscenza, di entrambe le parti, della sentenza passata in giudicato. Riflessi in termini di qualificazione e di disciplina del negozio. L’ignoranza, non colpevole, delle parti o di una sola di esse quale presupposto per l’applicabilità della norma: onere della prova. Il giudicato formatosi posteriormente alla conclusione del negozio diretto a comporre o prevenire la lite.
43. La scoperta di documenti ex art. 1975 c.c.: diversa disciplina prevista per la ‘transazione generale’ e per la ‘transazione speciale’. Rilievi critici: necessità di individuare il giusto rimedio in base all’interesse protetto e, quindi, alla diversa incidenza del documento sul procedimento negoziale di composizione della lite (o delle liti), avuto riguardo al comportamento complessivo di entrambe le parti.
44. Riflessioni conclusive. L’interesse alla risoluzione negoziale delle liti ha rilevanza sociale ma non costituisce un valore in sé, giacché la sua tutela dipende dal corretto bilanciamento fra princípi in concorso fra loro. Rifiuto di una ‘categoria unitaria’ di ‘atti con funzione transattiva’, aventi una ‘disciplina comune’. Incidenza dell’interesse sulla disciplina applicabile: irrilevanza della sussunzione entro il ‘tipo legale’ e necessità di valutare la ratio della singola disposizione nel sistema. Raffronto fra gli interessi protetti e i (meritevoli) interessi concretamente coinvolti.