Source: https://www.studiocommercialeonline.it/regime-forfettario-2020-limiti-e-cause-di-esclusione
Timestamp: 2020-06-06 20:08:58+00:00
Document Index: 180590006

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 19', 'art. 35', 'art. 10', 'art. 53', 'art. 116', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 36', 'art. 40', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 53']

Regime forfettario 2020, novità. Ecco cosa cambia
Regime forfettario 2020: novità. Nuove cause di esclusione
Il regime forfettario è stato istituito nel 2014. I corrispondenti limiti e i requisiti di accesso sono stati revisionati più volte. La legge di bilancio 2019, ha riformato il regime forfettario con un significativo ampliamento dell’ambito di applicazione e con la revisione delle cause di esclusione.
Successivamente, l’Agenzia delle entrate è intervenuta per fornire i primi chiarimenti operativi relativi al nuovo requisito di accesso e per la corretta applicazione delle nuove cause di esclusione (circolari nn. 8/E/2019 e 9/E/2019).
La Legge di bilancio 2020 ha mantenuto fermo a 65.000 euro il limite dei ricavi conseguiti o compensi percepiti nell’anno precedente per accedere al regime forfettario agevolato.
Regime forfettario 2020: quali sono le novità?
Quali sono i vantaggi del regime forfettario
Regime forfettario: obblighi
Regime forfettario e beni strumentali
Fattura elettronica o cartacea?
Casi di incompatibilità col regime forfettario
Produttori agricoli che svolgono attività d’impresa o di lavoro dipendente
Dal 2020 viene nuovamente introdotto, come condizione per l’accesso al regime forfettario al 15%, il limite delle spese sostenute per il personale e per il lavoro accessorio, nonchè l’esclusione dal regime forfettario dei soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati (tra cui quelli di pensioni) eccedenti l’importo di 30.000 euro.
Potranno accedere al regime agevolato forfettario i contribuenti che, oltre a non avere superato nell’anno precedente il limite dei 65.000 euro, hanno sostenuto spese per lavoro accessorio, per lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati e le spese per prestazioni di lavoro prestato dall’imprenditore o dai suoi familiari, per un ammontare complessivamente non superiore a 20.000 euro lordi.
Uno dei principali vantaggi offerti dal regime forfettario riguarda l’esenzione dall’applicazione dell’IVA.
Tutti i contribuenti, i professionisti, gli artigiani e i commercianti, che adottano il regime forfettario sono, quindi, esentati dall’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto.
Nelle fatture emesse, dovranno essere riportati i compensi senza maggiorazione dovuta all’applicazione dell’IVA.
L’aspetto più evidente è l’esenzione dalla liquidazione periodica dell’IVA.
Da non sottovalutare è anche l’esonero dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili e l’esenzione dagli ISA.
Resta l’obbligo di tenere e conservare i registri previsti da eventuali disposizioni diverse da quelle tributarie.
Nonostante che il regime forfettario sia esente IVA, i contribuenti che vi aderiscono sono tenuti comunque alla conservazione e alla numerazione delle fatture, alla certificazione dei corrispettivi e all’eventuale emissione degli scontrini o ricevute fiscali, quando previsto (a tal riguardo, maggiori dettagli sono indicati nella Legge n. 109/2014 al comma 59 dell’art. 1).
Nello specifico, si elencano gli aspetti più salienti:
– numerazione e conservazione di fatture di acquisto, bolle doganali e relativi documenti;
– certificazione dei corrispettivi;
– eventuali acquisti con reverse charge devono prevedere l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta;
– rettifica della detrazione dell’imposta (ai sensi dell’art. 19-bis2, Decreto IVA) nella dichiarazione annuale IVA relativa all’anno precedente a quello dal quale trova applicazione il regime forfetario;
– manifestare preventivamente la volontà di effettuare acquisti intracomunitari.
– per la determinazione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo in ciascun periodo d’imposta;
– per esigenze più generali di controllo e verifica.
Il regime forfettario 2020 non è condizionato alla verifica del costo complessivo dei beni strumentali. Il vincolo, inizialmente inserito e stato poi cancellato nella versione definitiva.
L’Agenzia delle entrate ha specificato che, ai fini della verifica della soglia di accesso di euro 65.000, si dovrà tenere conto dei ricavi effettivamente incassati e non di quelli registrati.
Il contribuente che intraprende un’attività d’impresa o lavoro autonomo potrà avvalersi del regime forfettario tramite la comunicazione, da rendere nella dichiarazione di inizio attività (art. 35, Decreto IVA), di presumere la sussistenza del rispetto della soglia limite di 65.000 euro con riferimento ai ricavi o ai compensi da realizzare nel primo periodo di imposta.
Le fattispecie di esclusione dal regime forfetario sono rappresentate da ipotesi di incompatibilità tra il regime forfetario stesso e particolari situazioni di seguito descritte, che riprendono in gran parte quelle previste per il regime dei minimi.
In particolare, non possono applicare il regime forfetario i contribuenti che:
– si avvalgono di regimi speciali IVA;
– risultano non residenti;
– effettuano in via esclusiva e prevalente cessioni di immobili (ex art. 10, n. 8, Decreto IVA) o di mezzi di trasporto nuovi (ex art. 53, comma 1, D.L. n. 331/1993);
– partecipano a società di persone, associazioni professionali o S.r.l. trasparenti (ex art. 116 del T.U.I.R.);
– nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente eccedenti l’importo di 30.000 euro.
La normativa in materia di fatturazione elettronica e trasmissione telematica esonera dall’obbligo di fatturazione elettronica i contribuenti che applicano il regime forfettario 2020, i quali, pertanto, potranno continuare anche nel 2020 ad emettere la fattura in formato cartaceo, anche in sostituzione di scontrini fiscali o ricevute, evitando con questo sistema di dovere installare i nuovi registratori di cassa telematici.
Si statuisce, però, un sistema di premialità per incentivare l’utilizzo della fatturazione elettronica anche per chi si trova nel regime forfettario: un anno in meno del termine a disposizione dell’Agenzia delle entrate per notificare un avviso di accertamento fiscale.
In sostanza, per i contribuenti che si avvalgono del regime forfettario e che hanno emesso esclusivamente fatture elettroniche, il termine di decadenza per la notificazione degli avvisi di accertamento viene ridotto di un anno ovvero a 4 anni.
Non possono avvalersi del regime forfettario le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o di regimi forfettari di determinazione del reddito.
Nello specifico, il regime agevolato è incompatibile con l’esercizio delle seguenti attività:
– agricoltura e attività connesse a pesca (artt. 34 e 34-bis, Decreto IVA);
– vendita di sali e tabacchi (art. 74, comma 1, Decreto IVA);
– commercio dei fiammiferi (art. 74, comma 1);
– editoria (art. 74, comma 1);
– gestione di servizi di telefonia pubblica (art. 74, comma 1);
– rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta (art. 74, comma 1);
– intrattenimenti, giochi e altre attività di cui alla tariffa allegata al D.P.R. n. 640/1972 (art. 74, comma 6);
– agenzie di viaggio e turismo (art. 74, comma 1);
– agriturismo (art. 5, comma 2, Legge n. 413/1991);
– vendite a domicilio (art. 25-bis, comma 6, D.P.R n. 600/1973);
– rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione (art. 36, D.L. n. 41/ 1995);
– agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, antiquariato o da collezione (art. 40-bis, D.L. n. 41/1995).
Tutte le cause di esclusione devono essere verificate in relazione al momento di ingresso nel regime forfettario.
Ulteriori due regole fondamentali prevedono che (comma 71, Legge n. 190/2014):
– il sopravvenire di una causa di esclusione in un periodo d’imposta di applicazione del regime forfettario non determina mai la fuoriuscita dal regime agevolato in tale periodo di imposta;
– il sopravvenire di una causa di esclusione, in un periodo d’imposta di applicazione del regime forfettario, determina la fuoriuscita dal regime agevolato dal periodo d’imposta successivo, sulla base di una presunzione secondo la quale, se in un periodo d’imposta si è verificata una causa di esclusione si presume che la stessa persista anche nel periodo d’imposta successivo.
In relazione alle cause di esclusione, il contribuente deve applicare delle regole:
– in primis, deve verificare, con riferimento al momento iniziale di fruizione del regime di favore, che le cause di esclusione non sussistano e ciò sia nel caso di inizio di una nuova attività sia nel caso di prosecuzione di attività già svolte;
– poi deve analizzare, in pendenza di fruizione del regime agevolato, il verificarsi di fattispecie di esclusione in un dato periodo di imposta; ciò implica la fuoriuscita dal regime, ma a decorrere dal periodo di imposta successivo.
La sussistenza di una causa di esclusione nel periodo di imposta precedente di non applicazione del regime forfettario (ad esempio, regime semplificato per gli esercenti attività di impresa) non è rilevante ai fini dell’accesso al regime.
L’Agenzia delle entrate, con le circolari summenzionate, ha chiarito che alcune cause di esclusione prevedono che la condizione di incompatibilità possa essere verificata unicamente al termine del periodo di imposta in cui è applicato il regime forfettario, perchè richiedono condizioni che possono essere accertate solo alla fine dell’anno di concreta fruizione del regime. Ciò implica che per tali cause di esclusione è impossibile verificarne la sussistenza al momento di inizio di fruizione del regime agevolato. In altri termini, non si deve tenere conto di tali clausole di esclusione al momento di inizio di applicazione del regime forfettario e ciò sia nel caso di inizio di una nuova attività sia nel caso di continuazione di attività già esercitate.
L’ultima Legge di bilancio ha modificato e di fatto introdotto tre nuove cause di esclusione:
– partecipazioni in società di persone;
– partecipazioni di controllo in S.r.l. con attività riconducibili a quella della controllante;
– esercizio prevalente della propria attività nei confronti del datore o ex datore di lavoro con rapporto cessato da non più di due anni.
Le nuove disposizioni hanno messo in difficoltà contribuenti e consulenti, in particolare per quanto concerne la loro decorrenza.
L’Agenzia delle entrate ha precisato, sulla base di differenti motivazioni, che le nuove ipotesi di esclusione, riconducibili al possesso di partecipazioni in società di persone, di partecipazioni di controllo in S.r.l. e di attività svolte prevalentemente nei confronti del datore di lavoro o ex datore di lavoro, si applicano a decorrere dal 2020, avendo riguardo alla situazione del contribuente verificata nell’anno 2019.
Con riferimento al regime dei contribuenti minimi, era prevista un’eccezione per i produttori agricoli che svolgono ulteriori attività d’impresa o di lavoro autonomo, che si ritiene possa essere estesa anche al regime forfetario.
Come era previsto per tali soggetti, anche per il regime forfetario, in deroga a quanto sopra precisato, i produttori agricoli che svolgono una delle attività di cui agli artt. 34 e 34-bis, Decreto IVA, entro i limiti previsti dal T.U.I.R. (art. 32) e pertanto produttiva di reddito fondiario, non esercitando attività d’impresa, possono utilizzare il regime agevolato con riguardo alle altre attività d’impresa o arti e professioni svolte.
La motivazione di tale deroga risiede nella ratio del regime stesso, che intende agevolare i contribuenti di tipo marginale.
In buona sostanza, se per tali contribuenti l’attività agricola determina esclusivamente un reddito agrario, è possibile l’adozione del regime dei minimi forfettari per l’ulteriore attività d’impresa o di lavoro autonomo esercitata.
In ogni caso, l’attività agricola in regime speciale non può rientrare nel regime agevolato, a meno che la stessa non sia produttiva di reddito d’impresa e il soggetto in questione opti per l’applicazione dell’IVA nei modi ordinari.
Non possono aderire al regime forfettario i soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri nell’Unione Europea o in uno Stato aderente all’accordo sullo Spazio Economico Europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto.
Rispetto a quanto previsto per i minimi, viene ristretto il concetto di soggetto non residente al quale è precluso l’accesso al regime.
Infatti, come sottolineato:
– per i contribuenti minimi, la non residenza comportava in maniera automatica l’esclusione dal regime agevolato;
– relativamente ai contribuenti forfettari, sono esclusi i soggetti non residenti, con un’eccezione, qualora tali soggetti:
a) siano residenti nell’UE o in altri Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein), che assicuri un adeguato scambio di informazioni;
b) producano nel territorio italiano redditi che costituiscano almeno il 75% del reddito complessivo.
In presenza di queste due caratteristiche, i soggetti non residenti possono accedere al regime forfettario.
Il requisito di residenza del soggetto va verificato con riferimento alla nozione stessa di residenza (di cui all’art. 2,comma2, T.U.I.R.), ai sensi del quale, ai fini delle imposte sui redditi, si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile.
Non possono avvalersi del regime di vantaggio (Legge n. 190/2014): i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all’art. 10, primo comma, numero 8), del D.P.R. del 26/10/1972, n. 633, o di mezzi di trasporto nuovi di cui all’art. 53, comma 1, del decreto legge Legge 30/8/1993 n. 331, convertito, con modificazioni, dalla Legge 29/10/1993, n. 427”.
Restano valide anche per l’accesso al regime forfettario le esclusioni previste per il regime dei minimi per quei soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano operazioni di cessione di:
– fabbricati o porzioni di fabbricato e terreni edificabili;
– di mezzi di trasporto nuovi.
Un contribuente in regime forfetario, nel 2019, al 31 dicembre di tale anno, possiede una partecipazione maggioritaria in una S.r.l. non trasparente con attività riconducibile alla propria.
Il contribuente nel 2020 non può adottare il regime forfetario. Diversamente, se l’imprenditore avesse ceduto la partecipazione entro il 31 dicembre 2019, nel 2020 potrebbe adottare il regime forfettario.
Caso pratico 2
Un contribuente in regime forfetario chiude l’attività ad aprile 2019. A settembre acquisisce una partecipazione maggioritaria in una S.r.l. con attività riconducibile alla propria. In questo caso, non sussistono cause di esclusione perchè manca contemporaneità.
Caso pratico 3
Un imprenditore in contabilità semplificata nel 2019 ha una partecipazione al 51% in una S.r.l. che controlla un’altra S.r.l., la quale svolge un’attività riconducibile a quella dell’imprenditore.
E’ da ritenersi che in questo caso l’imprenditore non possa accedere dal 2020 al regime forfetario, in quanto di fatto attraverso il controllo della prima S.r.l. partecipa ad un’altra S.r.l., che svolge un’attività riconducibile a quella dell’imprenditore.
Un imprenditore forfetario nel 2018 detiene una partecipazione in una cooperativa agricola che svolge un’attività riconducibile a quella dell’imprenditore. L’imprenditore, in questo caso, può mantenere il regime forfetario nel 2019, in quanto non si tratta di una partecipazione in una S.r.l.
Si ricorda che le cause di esclusione devono essere verificate con riferimento al periodo di imposta di applicazione del regime forfettario.
Se, quindi, il contribuente ha interrotto il rapporto di lavoro nel 2018 e apre la partita IVA nel 2019, per esercitare la propria attività nei confronti dell’ex datore di lavoro, potrà applicare il regime forfettario nel 2019, fuoriuscendo dal 2020.
L’Agenzia delle entrate (circolare n. 9/E/2019) ha precisato che, nella particolare ipotesi in cui, prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni (fino al 31 dicembre 2018), il contribuente conseguiva sia redditi di lavoro autonomo (o d’impresa) sia redditi di lavoro dipendente (o assimilati) nei confronti del medesimo datore di lavoro, la causa ostativa non potrà trovare applicazione se i due rapporti persistono senza modifiche sostanziali per l’intero periodo di sorveglianza.
La disciplina antecedente alle modifiche, prevedeva che non potessero avvalersi del regime forfetario i soggetti che nell’anno precedente avessero percepito redditi di lavoro dipendente eccedenti l’importo di 30.000 euro.
Tale verifica era irrilevante se il rapporto di lavoro era cessato.
Caso pratico 5
Contribuente dipendente con seconda attività come professionista.
1. Redditi anno 2017:
– euro 32.000, reddito lavoro dipendente;
– euro 6.000, reddito di lavoro autonomo.
Il contribuente non ha potuto applicare il regime forfetario poichè il reddito di lavoro dipendente era superiore a euro 30.000.
2. Redditi anno 2017:
– euro 26.000, reddito lavoro dipendente;
– euro 8.000, reddito di lavoro autonomo.
Il contribuente ha potuto applicare il regime forfetario poichè il reddito di lavoro dipendente era inferiore a 30.000 euro.
Nella nuova versione, il regime forfetario in esame non può essere adottato dal soggetto che esercita l’attività prevalentemente nei confronti:
– di datori di lavoro con il quale sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due anni precedenti ovvero;
– di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a detti datori di lavoro.
La nuova disposizione è molto importante per individuare la platea dei soggetti che possono accedere al regime forfettario: la causa di esclusione fa riferimento ai soggetti che esercitano l’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro o nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ad essi, con i quali:
– sono in corso rapporti di lavoro;
– o erano intercorsi rapporti nei due anni precedenti.
Redditi da lavoro dipendente nel 2018 pari a euro 32.000. Il soggetto può aderire al regime forfetario nel 2019, visto che non opera il limite dei 30.000 euro, ma la sua attività non può essere svolta prevalentemente nei confronti del proprio ex datore di lavoro.
Di conseguenza, per prevalenza si deve considerare il superamento del 50% dei ricavi/ compensi derivanti da fatture emesse nei confronti di uno o più datori di lavoro o soggetti ad essi direttamente o indirettamente riconducibili.
Mentre, per l’anno 2020 la norma reintroduce il limite e quindi la possibilità di applicare il regime fiscale di vantaggio per un lavoratore dipendente che, nell’anno precedente, ha avuto uno stipendio lordo annuo inferiore ai 30.000 euro. Quindi, non potrà applicare il regime dei minimi nel 2020, per compensi da lavoro autonomo, il lavoratore dipendente che nel 2019 ha dichiarato un reddito da lavoro dipendente di 32.000 euro.
28 Gennaio 2020 at 12:59 Rispondi
sono un ingegnere civile iscritto a Inarcassa, vorrei sapere se se il contributo integrativo del 4% incluso nelle fatture da me emesse concorre al raggiungimento del limite dei ricavi e compensi di 30mila o 65mila euro.
28 Gennaio 2020 at 16:16
il contributo integrativo non è da prendere in considerazione nel calcolo del limite dei 65.000 euro.