Source: https://davidnicodemi.blogspot.com/2016/10/atac-e-legge-104-la-cassazione-mina-gli.html
Timestamp: 2018-07-16 02:55:25+00:00
Document Index: 92534100

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 7', 'artt 7', 'art. 8', 'art. 86', 'art. 43', 'art. 10', 'art. 33']

«I permessi previsti dalla Legge 104/92 devono essere considerati ore lavorative». A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20684 del 13 ottobre 2016, che accoglie le istanze di un dipendente dell’Inps. Un riconoscimento importante, un colpo di mannaia nella giungla del lavoro, capace di smontare gli accordi finora sottoscritti, tra le aziende e buona parte dei sindacati (i Confederali in primis), molto spesso indigesti ai dipendenti. Uno di questi è stato firmato in Atac e ha cambiato, in peggio, le condizioni salariali, ERA 1/ERA 2 (presenza effettiva).
La Suprema Corte ricorda che la Legge 104, o Legge per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, consente ai lavoratori di «fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito, anche in maniera continuativa». E che oltre al coniuge, si può chiedere per «parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitore o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità, abbiamo compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti». Principio esteso ai conviventi, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale numero 213 del 2016.
Quei tre giorni, sentenzia la Cassazione «devono essere equiparati ai riposi per le lavoratici madri, i quali sono considerati ore lavorative a tutti gli effetti». «Ciò conferma che il trattamento da corrispondere», continua la sentenza, «in relazione a tali permessi deve essere esattamente quello che viene corrisposto in caso di affettiva prestazione lavorativa». Il discorso è chiaro, nessuna decurtazione dello stipendio per i lavoratori, pubblici o privati, che beneficiano di questi permessi per assistere un parente, affine o convivente affetto da patologie invalidanti. Questo vale anche per i «compensi incentivanti la produttività», i premi produzione, ma «previa valutazione e verifica dei risultati conseguiti».
Spalmata sull’Atac, la sentenza scardina gli accordi che hanno introdotto la voce retributiva ERA 1 e ERA 2, dando nuovamente ragione ai sindacati che si sono guardati bene dal firmarli. Le incongruenze si trovano fin dalla prima intesa, considerata il frutto del peccato, raggiunta il 27 giugno 2014, riferita ai dipendenti inquadrati nella I^ e IV^ Area e recepita dalla Disposizione Gestionale n. 157 del 15 ottobre 2014. Che considera «presenza effettiva», ai fini dell’erogazione della quota giornaliera ERA 1, solo i permessi (ex legge 104) per l’assistenza del dipendente stesso, del «figlio/a, coniuge o genitore». Esclusi, clamorosamente, i lavoratori che accudiscono gli altri parenti o affini fino al secondo grado oppure il convivente, previsti dalla Legge e ribaditi nella sentenza. Identica solfa l’ accordo del 17 luglio 2015 - recepito dalla Disposizione Gestionale n. 140 del 29 settembre 2015 -, il quale estende ERA 1 e ERA 2 al personale Atac dell’esercizio, con l’aggravante che sparisce, in questo caso, la figura del «genitore». Altra assurdità.
Con l'accordo del 23 febbraio 2016, firmato dalle solite Organizzazioni Sindacali, l’Azienda reintroduce il «genitore», ma in cambio ottiene ulteriori restrizioni. La prima riguarda la «programmazione mensile dei permessi», che dev’ essere «elaborata dal lavoratore mediante la compilazione degli appositi modelli aziendali e consegnata alla struttura locale, debitamente compilata, entro il giorno 23 del mese precedente a quello di fruizione». L’altra sorpresa si trova al paragrafo 5: «i permessi ex Lege 104», recita il documento, «saranno considerate assenza, ai fini dell’erogazione degli importi giornalieri dell’ERA 1, se fruiti durante il periodo dal 22 dicembre al 6 gennaio o nei giorni di sabato, domenica, festivi e pre-festivi». A meno che il lavoratore non produca una «certificazione medica comprovante l’affettuazione di una prestazione medica specialistica» o «una certificazione sostitutiva». Due provvedimenti che certamente non reggono il confronto con la normativa. Anche perché, nonostante la Legge 104 non specifichi le modalità con cui richiedere i permessi con preavviso, nel caso questi vengano richiesti al datore di lavoro per tempo, quest’ultimo non ha la facoltà di poterli rifiutare.
La Cassazione ricorda, come visto, che la Legge 104 prevede altresì il pagamento per intero dei «compensi incentivanti» la produttività. Al di la del Premio di Produzione vero e proprio, diventato una chimera per i lavoratori Atac, ma non per i dirigenti, c’è una voce che può rientrare in questo caso. È la «maggiorazione retributiva semestrale ERA 2», una sorta di bonus, «una incentivazione economica strettamente correlata alla maggiore presenza in servizio». Ebbene, stando agli accordi, i permessi ex-legge 104, adeguati secondo l’Azienda, in ERA 2 sono considerati «assenza». Ciò significa che il fruitore dei permessi, trova serie difficoltà a raggiungere il bonus. L’ennesima penalizzazione, benché la Legge, l’Inps e la Cassazione dicano altra cosa. Alé.
Secondo orientamento consolidato di questa Corte, al quale si ritiene di dare continuità (Cass. n. 688/2014), l’evidente portata lessicale della norma di interpretazione autentica del D.L. n. 324 del 1993, art. 2, comma 3 ter (convertito con modificazioni in L. n. 423 del 1993) determina la corresponsione della retribuzione comprensiva dei compensi incentivanti. Invero, l’art. 33, comma 3, primo periodo, della L. n. 104 del 1992 e successive modifiche prevede: “A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa”; il successivo comma 4 prevede poi che “Ai permessi di cui ai commi 2 e 3, che si cumulano con quelli previsti alla citata L. n. 1204 del 1971, art. 7, si applicano le disposizioni di cui alla L. n. 1204 del 1971, medesimo art. 7, u. c., nonché quelle contenute nella L. 9 dicembre 1977, n. 903, artt 7 e 8 “. Sulla base d i tale disposto normativo, anche in relazione all’espresso richiamo fatto alla L. n. 903 del 1977, art. 8 (abrogato dal D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 86, comma 2, che tuttavia, all’art. 43riproduce una disposizione di analogo contenuto), che, ai primi due commi, prevede che per i riposi di cui alla L. n. 1204 del 1971, art. 10 sia dovuta dall’ente assicuratore un’indennità pari all’intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi medesimi e che tale indennità sia anticipata dal datore di lavoro e sia poi portata a conguaglio con gli importi contributivi dovuti, l’Istituto ricorrente delinea le differenze tra settore pubblico e privato poste a fondamento dei motivo.
Ne discende che, prevedendo la normativa legale Il pagamento dei compensi incentivanti unicamente “previa valutazione e verifica dei risultati conseguiti”, risulta privo di base normativa l’assunto dei ricorrente secondo cui tali compensi non dovrebbero essere corrisposti nel giorni di permesso retribuito di cui alla L. n. 104 del 1992 e successive modifiche, art. 33, comma 3.
5. II ricorso va pertanto rigettato. Non è luogo a provvedere sulle spese, in difetto di attività difensiva della parte intimata.
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