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Timestamp: 2018-04-20 01:06:58+00:00
Document Index: 96872406

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 366']

Studio Legale Tidona - È illegittima la segnalazione 'in sofferenza' alla Centrale Rischi della Banca d'Italia allorché la banca, non avendo provveduto alla sollecita vendita dei titoli di stato di cui era titolare la parte debitrice, ha impedito il sosta
È illegittima la segnalazione 'in sofferenza' alla Centrale Rischi della Banca d'Italia allorché la banca, non avendo provveduto alla sollecita vendita dei titoli di stato di cui era titolare la parte debitrice, ha impedito il sostanziale azzeramento dell'esposizione debitoria
Cassazione Civile, sez. I, sent. n. 23646 06-11-2014
Con la sentenza impugnata, la Corte d'Appello di Firenze ha rigettato l'impugnazione proposta da G.P. in proprio e quale legale rappresentante della s.a.s. [...] nonchè da S. R. avverso la sentenza di primo grado con la quale non era stata riconosciuta la responsabilità della Cassa di Risparmio di [...] per duplice illegittima segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d'Italia della sofferenza delle parti appellanti eseguita dall'Istituto di credito a fine maggio 1992 ed a metà giugno dello stesso anno.
La dedotta legittimità della seconda segnalazione determinava il rigetto della domanda risarcitoria. Avverso tale pronuncia hanno proposto ricorso per cassazione la società in accomandita semplice ed i suoi soci affidandosi ad un unico motivo. Ha resistito con controricorso e ricorso incidentale affidato ad un motivo l'istituto bancario. La Cassa di Risparmio di [...] ha depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ.
Con l'unico motivo di ricorso viene dedotta ex art. 360 c.p.c., n. 5 la radicale contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata in ordine alla legittimità della seconda segnalazione nonostante l'illegittimità della prima che della seconda è stata causa in quanto determinata, secondo la ricostruzione dei fatti eseguita dalla stessa sentenza impugnata, da un comportamento non diligente della banca che ha provveduto tardivamente (e solo dopo la segnalazione) alla vendita dei titoli detenuti in pegno, così determinando la quasi integralità della esposizione debitoria residua.
Nell'unico motivo di ricorso incidentale l'istituto bancario contesta l'illegittimità della prima segnalazione ex art. 360 c.p.c., n. 3, rilevando, in particolare, che alla stregua della circolare della Banca d'Italia n. 139 del 1991 debbano essere ricomprese nel concetto di "sofferenza" le situazioni d'insolvenza od equiparabili, indipendentemente dalle garanzie che le assistono e dalle previsioni di perdita. Non c'è bisogno di una condizione d'incapienza irrecuperabile ma è sufficiente una grave difficoltà economica quale quella riscontrabile in capo alla società anche in considerazione delle mere aspettative di miglioramento economico e di concessione di mutui o finanziamenti.
Il motivo è inammissibile. La censura pur se genericamente formulata ex art. 360 c.p.c., n. 3 e, conseguentemente, astrattamente qualificabile come violazione di legge, si fonda sulla contestazione della valutazione fattuale eseguita dalla Corte d'Appello in ordine alla prima segnalazione.
La comparazione degli indicatori della condizione economico-patrimoniale della società è stata eseguita con accuratezza e con motivazione del tutto esauriente ed adeguata dalla Corte d'Appello. In particolare, la Corte ha rilevato che la società, nel settembre 1992, subito dopo la seconda segnalazione aveva provveduto all'integrale ripianamento del suo scoperte - che al 31/12/91 era stato concesso un mutuo per ottocento milioni di lire garantito da titoli di stato per 600.000.000; che fin dal febbraio 1992 la società autorizzava la vendita di parte dei titoli, così come la seconda tranche nel maggio del 1992 ma l'istituto vi provvedeva soltanto dopo la segnalazione. L'esistenza della garanzia, veniva, di conseguenza, non valutata in sè ma in correlazione con la possibilità di ottenere immediata e capiente provvista.
Peraltro, sotto il profilo della non corretta applicazione dei criteri di riconoscimento dell'insolvenza così come definiti dalla Banca d'Italia, deve osservarsi che la Corte d'Appello ne ha correttamente illustrato le caratteristiche, previo inquadramento delle medesime nel corretto sistema normativo delle fonti e, proprio partendo da esse ha formulato la valutazione d'illegittimità della segnalazione sotto il profilo, in particolare del facile recupero della provvista mancante.
In ordine all'unico motivo del ricorso principale, deve preliminarmente disattendersi l'eccezione d'inammissibilità per difetto del momento di sintesi fattuale, richiesto a pena d'inammissibilità dall'art. 366 bis cod. proc. civ. ultima parte, ratione temporis applicabile.
La sintesi del fatto controverso è stata, infatti, svolta dalla parte ricorrente in apertura del motivo, con apposita epigrafe. Poichè la collocazione grafica non può che essere ininfluente e dall'esame del contenuto del paragrafo denominato "fatto controverso" risulta adeguatamente illustrato sia il fatto che la contraddittorietà "decisiva" in forma sintetica, può procedersi all'esame della fondatezza del motivo stesso.
Al riguardo deve rilevarsi che l'affermata legittimità della seconda segnalazione contrasta nettamente e risulta incompatibile sul piano logico con la opposta valutazione riferita alla prima.
Tale valutazione si fonda, infatti, in particolare, sul comportamento quanto meno non ispirato alla diligenza del banchiere da parte dell'istituto di credito, per non aver provveduto alla sollecita vendita dei titoli di stato invece di differirne l'alienazione ad un momento successivo alla segnalazione. Secondo quanto affermato dalla Corte d'Appello la vendita anticipata avrebbe determinato il sostanziale azzeramento dell'esposizione, comunque ridotta a poco più di 50.000.000 di lire rispetto alla cifra molto più elevata della prima segnalazione. Da tali premesse consegue che il debito residuo, a parte il suo modesto ammontare e la sua recuperabilità (avvenuta poco dopo la segnalazione) è stato determinato dal comportamento della banca che ha ritenuto di differire la vendita titoli ad un momento successivo alla prima segnalazione, per effetto della quale si sono determinate le conseguenze d'impedimento di accesso al credito denunciate dalla parte ricorrente.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 settembre 2014.
Depositato in Cancelleria il 6 novembre 2014