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Timestamp: 2020-07-10 20:12:08+00:00
Document Index: 121623743

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 618', 'art. 382', 'art. 13', 'art. 47', 'art. 168']

Arresto - Cassazione Penale 21/09/2016 N° 39131 - Legge semplice
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Arresto – Cassazione Penale 21/09/2016 N° 39131
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Numero: 39131
Testo completo della Sentenza Arresto – Cassazione penale 21/09/2016 n° 39131:
4. La Quinta Sezione penale, assegnataria del ricorso, l’ha rimesso alle Sezioni Unite a norma dell’art. 618 c.p.p., con ordinanza in data 18 febbraio 2015.
5. Nella requisitoria il Procuratore generale, previa ricognizione delle ipotesi di flagranza enunciate dell’art. 382 c.p.p., comma 1, (inquadrate nella cornice costituzionale alla stregua del principio della inviolabilità della libertà personale, sancito dall’art. 13 Cost.), ha considerato che, in punto di fatto, la polizia giudiziaria non aveva colto l’arrestato nell’atto di commettere il reato (di lesione personale), nè lo aveva sorpreso con cose o tracce compromettenti dalle quali appariva che l’indagato aveva perpetrato la azione delittuosa immediatamente prima; sicchè assumeva esclusivamente rilievo la disamina della residua previsione, contemplata nella citata disposizione del codice di rito, dell’inseguimento dell’autore del reato.
In proposito il requirente ha osservato che, sebbene il progresso tecnologico (colla possibilità del controllo a distanza mediante sistemi elettronici e satellitari) renda non più “adeguata alla realtà fenomenica” e, pertanto, superata “la tradizionale definizione dell’inseguire, come azione di chi “corre dietro a chi fugge, tallonandolo da presso””, tuttavia resta estranea alla nozione dell'”inseguimento” la differente ipotesi della attività investigativa della polizia giudiziaria, ancorchè tempestivamente intrapresa e proseguita colla ricerca del reo celermente e fruttuosamente compiuta in tempi rapidi.
1. La questione di diritto sottoposta alle Sezioni Unite è la seguente: “Se può procedersi all’arresto in flagranza sulla base di informazioni della vittima o di terzi fornite nella immediatezza del fatto”.
2. La ordinanza impugnata sì è uniformata al prevalente e più rigoroso indirizzo della giurisprudenza di legittimità.
3. L’orientamento contrario – presente in modo significativo nella giurisprudenza più risalente nel tempo e, tuttavia, pur recentissimamente ribadito con pronunce deliberate in consapevole contrasto col prevalente indirizzo – ravvisa la ipotesi della flagranza anche qualora, subito dopo la commissione del reato, la polizia giudiziaria, prontamente intervenga, assuma le informazioni del caso dalla persona offesa o dai testimoni presenti al fatto, e immediatamente si ponga, sulla scorta delle stesse, all'”inseguimento” dell’autore del reato, celermente pervenendo – senza alcuna interruzione della attività di investigazione e di ricerca, tempestivamente intrapresa – all’arresto dell’indagato. Secondo il principio conseguentemente affermato “lo stato di quasi flagranza sussiste anche nel caso in cui l’inseguimento (…) sia iniziato (…) per le informazioni acquisite da terzi (inclusa la vittima), purchè non sussista soluzione di continuità fra il fatto criminoso e la successiva reazione diretta ad arrestare il responsabile del reato. (Sez. 3, n. 22136 del 06/05/2015, B., Rv. 263663; Sez. 1, n. 6916 del 24/11/2011, Vinetti, Rv. 252915; Sez. 2, n. 44369 del 10/11/2010, Califano, Rv. 249169; Sez. 4, n. 29980 del 2G/06/2006, Sali, Rv. 234816; Sez. 5, n. 2738 del 07/06/1999, Giannatiempo, Rv. 214469; Sez. 4, n. 1314 del 12/04/1995, Bianchi, Rv. 202108; Sez. 1, n. 1646 del 12/04/1994, Padovano, Rv. 198882; Sez. 1, n. 402 del 19/02/1990, Mastrodonato, Rv. 183661).
4. Le Sezioni Unite ritengono di dover ribadire il prevalente indirizzo che negli anni più recenti si è andato progressivamente affermando nella giurisprudenza di legittimità.
Sicchè (a prescindere dai casi di quasi flagranza distintamente contemplati dall’art. 47 c.p.p. 1865, comma 2, e art. 168 c.p.p. 1913, comma 3) la flagranza in senso proprio comprendeva anche il caso del reato, commesso “poco prima”, cioè (non nella immediatezza, bensì) in un momento cronologicamente anteriore dal quale era trascorso un apprezzabile intervallo temporale, ancorchè modesto e contenuto.
In proposito è stato osservato: “In ogni caso la flagranza del reato giustifica l’arresto in quanto chi vi procede sia diretto testimone del fatto” ovvero “solo quando sia, comunque, immediata la percezione di un nesso tra il reato e il suo autore. Non è dunque legittimo l’arresto quando manchi in chi vi procede l’immediata e autonoma percezione delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l’indiziato. Non è legittimo l’arresto che si fondi sulla percezione di testimoni o sulle dichiarazioni confessorie resa dallo stesso accusato, perchè in questi casi, mancando una percezione diretta dei fatti, si richiede un apprezzamento di elementi probatori estranei alla ratio dell’istituto”.
5. Alla luce delle considerazioni che precedono la risposta al quesito proposto dalla Sezione rimettente si compendia nella affermazione del seguente principio di diritto: “Non può procedersi all’arresto in flagranza sulla base 41 informazioni della vittima o di terzi fornite nella immediatezza del fatto”.
6. L’applicazione del principio di diritto, testè enunciato, al caso oggetto del presente scrutinio di legittimità, comporta il rigetto del ricorso.
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