Source: http://sostegno.ilcaso.it/sezioni/sostegno/ultime_pubblicate/3
Timestamp: 2020-07-06 18:12:51+00:00
Document Index: 175536822

Matched Legal Cases: ['art. 418', 'art. 405', 'e contrario', 'art. 33', 'art. 169', 'art. 317', 'art. 38', 'art. 317', 'arte 76', 'art. 3', 'art. 428', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 317', 'art. 379', 'art. 6', 'art. 410', 'art. 404', 'art. 650', 'art. 650', 'art. 404', 'art. 650', 'art. 650', 'art. 650', 'art. 650']

Tutela della Persona - Archivio
Divorzio: se il coniuge convenuto incapace ha già un ADS, non serve il curatore speciale.
La legge divorzile prevede che il presidente nomini un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace. Tuttavia, ove sia già pendente un procedimento di amministrazione di sostegno, è il GT - una volta aperta l’amministrazione di sostegno - a decidere se: 1) conferire all’amministratore di sostegno il compito di partecipare al processo di divorzio in luogo del beneficiario; o 2) nominare un curatore speciale alla persona fragile, non assegnando questo compito all’amministratore; ciò esclude che sia necessaria la nomina del curatore speciale ex lege divorzio (previsione introdotta nell’Ordinamento quando l’amministrazione di sostegno non esisteva nel codice civile), occorrente solo dove la persona convenuta non sia già dotata di una misura di protezione giuridica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14 November 2014.
Audizione del beneficiario: non può essere evitata per sola volontà dei parenti.
Amministrazione di sostegno – Audizione del Beneficiario – Necessità – Esclusione in ragione del tipo di patologia – Non sussiste.
L’audizione del beneficiario è necessaria a prescindere dal tipo di patologia di cui esso sia affetto. Non può essere evitata sulla base delle mere dichiarazioni rese dai parenti in assenza di elementi di prova sufficienti idonei a far ritenere che l’esame del beneficiario sia impossibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 November 2014.
Ultime volontà del genitore del figlio incapace: il giudice tutelare le deve valutare adeguatamente.
Genitore di persona incapace che se ne sia occupato sino al (proprio) decesso – Testamento contenente ultime volontà nell’interesse del figlio incapace (maggiorenne) – Rilevanza per il giudice tutelare nel procedimento di apertura dell’amministrazione di sostegno – Sussiste.
E’ possibile che il genitore di una persona incapace – il quale che se ne sia occupato sino al (proprio) decesso – abbia lasciato, al momento della morte, un testamento contenente ultime volontà nell’interesse del figlio incapace (maggiorenne). Nel procedimento di amministrazione di sostegno, tali ultime volontà devono essere prese in considerazione dal giudice tutelare come ad esempio nel caso in cui il genitore deceduto abbia richiesto che il figlio non venga ricoverato in strutture di cura e assistenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 November 2014.
Paziente ricoverato in Struttura privata di assistenza e protezione? L’amministrazione di sostegno (in genere) non è necessaria.
Amministrazione di sostegno – Paziente collocato in struttura di assistenza sanitaria e ospitalità – Necessità dell’amministrazione di sostegno – Sempre e comunque – Esclusione.
Nel caso in cui il paziente abbia sottoscritto con un operatore professionale qualificato (es. Casa di cura e ospitalità) – a titolo oneroso – un contratto che includa, in sostanza, nell’ambito delle obbligazioni nascenti dall’accordo, l’obbligo di protezione e assistenza sanitaria, è del tutto superfluo l’intervento del giudice tutelare. Le direttive regionali che sollecitano l’apertura di amministrazioni di sostegno per i pazienti ricoverati in Case di Cura, quale clausola generale e astratta, sono in contrasto con la fonte primaria (artt. 404 e ss c.c.) in quanto la necessità di un amministratore di sostegno sempre e in ciascuna situazione di bisogno comporta una necessaria istituzionalizzazione di ogni figura di assistente e tradisce, la lettera e lo spirito della legge. In linea di principio, pertanto, l’amministrazione di sostegno non è necessaria dove il paziente sia collocato in struttura di cura – retribuita per il suo compito – e possa beneficiare di una idonea rete familiare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 November 2014.
Dal Tribunale di Vercelli: una erudita lezione in materia di differenze applicative tra ADS e Interdizione.
L'art. 418, comma 3, c.c., che dispone che se nel corso del giudizio di interdizione “appare opportuno applicare l'amministrazione di sostegno, il giudice, d'ufficio […] dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare. In tal caso il giudice competente per l'interdizione […] può adottare i provvedimenti di cui al quarto comma dell'art. 405” è applicabile anche a fattispecie nelle quali, a fronte della già avvenuta apertura della misura di amministrazione di sostegno, sia comunque stato incardinato un giudizio di interdizione nei confronti del medesimo beneficiario, a ciò non ostando alcuna disposizione normativa in particolare, ed al fine di garantire la tutela massima e continuativa dei soggetti bisognosi di protezione. In tale ottica, il Collegio ben può, con il rigetto della domanda di interdizione e contestualmente alla trasmissione degli atti al Giudice tutelare, ampliare lo spettro dei poteri deferiti all'amministratore di sostegno in carica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli, 31 October 2014.
Eluana Englaro: fu manifestamente illegittima la condotta della Regione Lombardia.
Caso Eluana Englaro – Autorizzazione alla sospensione dell’idratazione e alimentazione artificiale – Obbligo per l’Azienda sanitaria di provvedere – Rifiuto – Illegittimità (manifesta) – Sussiste
Istanza del privato rivolta al servizio sanitario nazionale – Rifiuto – Impugnazione – Giurisdizione – Giudice amministrativo – Sussiste.
L’idratazione e l’alimentazione artificiali con sondino nasogastrico costituiscono un trattamento sanitario; il paziente, pertanto, ha diritto di rifiutarli come può, in genere, rifiutare la “cura”. “Cura” non è infatti ciò che l’Amministrazione ritiene di proporre o imporre al paziente, in una visione autoritativa di salute che coincida solo con il principio di beneficialista ma il contenuto, concreto e dinamico, dell’itinerario umano, prima ancor che curativo, che il malato ha deciso di costruire, nell’alleanza terapeutica con il medico e secondo scienza e coscienza di questo, per il proprio benessere psico-fisico, anche se tale benessere, finale e transeunte, dovesse preludere alla morte. Opzione curativa, strategia terapeutica e cura è anche, in questo senso, il diritto e la possibilità di interrompere il trattamento sanitario, già intrapreso e non più voluto o tollerato; la decisione di vivere sul proprio corpo la propria malattia al di là o al di fuori di un pregresso o anche di un qualsivoglia percorso terapeutico; la scelta consapevole e informata, per quanto tragica, di accettare serenamente, anche sol lenendo l’acuirsi della sofferenza, la progressione inarrestabile del male fisico sino alla morte. Non è giuridicamente accettabile né scientificamente corretto, prima ancor che contrario ad ogni senso e principio dell’umanità, che esso sia di stampo personalistico o solidaristico, affermare o anche implicitamente ritenere che, anche dopo il rifiuto di un trattamento sanitario da parte del paziente, il tratto terminale della vita, che lo separa dall’interruzione della cura alla più che probabile morte, non possa e non debba anch’esso essere bisognoso e, quindi, meritevole di cura e di presa in carico da parte del Servizio Sanitario Nazionale, seppur nella declinazione di un concetto di “cura” diverso, nel mutato intendimento del paziente, da quello seguito sino a quel momento. Non può dunque l’Amministrazione sanitaria sottrarsi al suo obbligo di curare il malato e di accettarne il ricovero, anche di quello che rifiuti un determinato trattamento sanitario nella consapevolezza della certa conseguente morte, adducendo una propria ed autoritativa visione della cura o della prestazione sanitaria che, in termini di necessaria beneficialità, contempli e consenta solo la prosecuzione della vita e non, invece, l’accettazione della morte da parte del consapevole paziente. Tale condotta, illegittima, non è soltanto contraria all’inviolabile principio personalistico, di cui è espressione l’informata e volontaria scelta di rifiutare le cure da parte del paziente, ma anche all’altrettanto fondamentale principio solidaristico, poiché, come si è già supra chiarito, il richiesto distacco del sondino naso-gastrico voluto dal paziente, ancor prima e più delle pur invocate successive cure palliative e della sedazione, è – al pari del suo posizionamento e, appunto, quale contrarius actus di questo – un atto medico, che richiede la necessaria cooperazione della struttura sanitaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Il giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 33, comma 1, del d. lgs. 80/1998, nel testo risultante dalla pronuncia della Corte cost. n. 204 del 2004, ha giurisdizione esclusiva, in materia di pubblici servizi, allorché l’amministrazione rifiuti la prestazione sanitaria richiesta dal privato mediante l’esercizio di un potere autoritativo e all’esito di un procedimento iniziatosi ad istanza di parte. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato, 02 September 2014, n. .
Fondo patrimoniale: in presenza di figli, deve intervenire il giudice per lo scioglimento.
Fondo patrimoniale – Scioglimento – Presenza di figli – Intervento del giudice – Necessità.
1) E’ ammissibile lo scioglimento del fondo patrimoniale anche sulla base del solo consenso dei coniugi, ma ciò solo in mancanza di figli.
2) In presenza di figli, non è ammesso lo scioglimento consensuale. L’istituzione del fondo patrimoniale determina un vincolo di destinazione per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia (e quindi di tutti i suoi componenti, in essi compresi i figli minori). Il citato vincolo, dunque, diventa di “interesse” anche dei componenti “deboli” della famiglia, che sono i figli. Conseguentemente, va ravvisata in capo ai figli minori una posizione giuridicamente tutelata in ordine agli atti di disposizione del fondo.
3) Deve essere riconosciuta l’astratta configurabilità di uno specifico interesse dei figli ad interloquire sulle opzioni operative effettuate dai titolari del diritto di proprietà dei beni facenti parte del fondo, atteso che per i componenti del nucleo familiare non è irrilevante la consistenza del patrimonio istituzionalmente destinato all'esclusivo soddisfacimento dei relativi bisogni. Non incide infine sulla detta conclusione né la natura gratuita del conferimento né la facoltà, espressamente riconosciuta ai coniugi dal legislatore, di derogare convenzionalmente alla previsione del divieto di alienazione dei beni del fondo, disposta in via generale (art. 169 c.c., comma 1).
4) La disciplina ritenuta applicabile in presenza di figli minori è estensibile al caso di nascituri. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 August 2014, n. 17811.
Amministrazione di sostegno, chiusura e difetto di comunicazione e conseguente assenza del pubblico ministero.
Nella procedura per l'istituzione dell'amministrazione di sostegno l'unica parte che può dirsi necessaria è il beneficiario dell'amministrazione, per cui il difetto di comunicazione della richiesta al P.M. e la conseguente assenza dello stesso al procedimento di chiusura dell'amministrazione non comporta la mancata integrazione di un litisconsorzio necessario, né alcun'altra nullità del giudizio di primo grado idonea a determinare la rimessione delle parti al primo giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 25 July 2014, n. 17032.
Napoli come Bologna: sospettabile di incostituzionalità la nuova norma sulla azione dei nonni (art. 317-bis c.c.).
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 38, comma I, disp. att. c.c. nella parte in cui prevede che «sono, altresì, di competenza del tribunale per i minorenni i provvedimenti contemplati dagli articoli 251 e 317-bis del codice civile», limitatamente alla parte in cui include l'art. 317-bis, per violazione degli arte 76, 77 e 3, 111 della Costituzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 08 July 2014.
L’amministratore di sostegno può rappresentare il beneficiario anche in atti personalissimi: per separazione, divorziare, impugnare il matrimonio.
Atti personalissimi - Amministrazione di Sostegno - Ammissibilità di poteri dell’amministratore - Sussiste - Azione di separazione, di divorzio, di annullamento del matrimonio - Ammissibilità - Sussiste
Pretesa degli eredi di impugnare il matrimonio del de cuius - Art. 428 cod. civ. - Applicabilità in ambito matrimoniale - Esclusione - Fondamento - Artt. 120 e 127 cod. civ. - Pretesa illegittimità costituzionale, con riferimento all'art. 3 Cost. - Manifesta infondatezza .
Alla luce di una interpretazione sistematica ed evolutiva, deve ammettersi la possibilità per l'amministratore di sostegno, qualora nominato (ed esclusi i casi di conflitto di interessi), di coadiuvare o affiancare la persona bisognosa nella espressione della propria volontà, preservandola da eventuali pressioni o ricatti esterni, anche relativamente al compimento di atti personalissimi, come ritenuto da una giurisprudenza di merito avanzata che lo ha autorizzato, previo intervento del giudice tutelare, a proporre ricorso per separazione personale o per cessazione degli effetti civili del matrimonio del beneficiario. Il prospettato dubbio di legittimità costituzionale degli artt. 120 e 127 c.c., può essere, allora, superato aderendo ad una interpretazione evolutiva e di sistema che offra alla persona coniugata o in procinto di contrarre matrimonio gli strumenti per esercitare, direttamente o indirettamente, il diritto fondamentale di autodeterminarsi nella scelta consapevole di impugnare il matrimonio e, in via preventiva, di contrario in condizioni di piena libertà e senza condizionamenti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
L'art. 428 cod. civ., che disciplina il regime di impugnazione degli atti negoziali compiuti da persona incapace di intendere e di volere, non si applica in ambito matrimoniale, il cui regime delle invalidità è disciplinato da norme speciali, le quali, nel bilanciamento tra il diritto personalissimo del soggetto di autodeterminarsi in ordine al matrimonio e l'interesse degli eredi a far valere l'incapacità del "de cuius" allo scopo di ottenere l'annullamento del suo matrimonio, assegnano preminenza, in modo non irragionevole, all'esigenza di tutela del primo e, quindi, della dignità di colui che, non interdetto, ha contratto matrimonio. Ne consegue la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 120 e 127 cod. civ., con riferimento all'art. 3 Cost., laddove esclude la legittimazione piena ed autonoma degli eredi ad impugnare direttamente il matrimonio contratto dal loro congiunto in stato di incapacità di intendere e di volere. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 June 2014, n. 14794.
Azione degli ascendenti, introdotta dal dlgs 154/13: la Consulta decida sulla competenza.
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma I, disp. att. c.c. nella parte in cui prevede che «sono, altresì, di competenza del tribunale per i minorenni i provvedimenti contemplati dagli articoli 251 e 317-bis del codice civile», limitatamente alla parte in cui include l’art. 317-bis, per violazione degli artt. 76, 77 e 3, 111 della Costituzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 05 May 2014.
Amministrazione di sostegno: l’interdizione ha ancora uno spazio applicativo.
Amministrazione di Sostegno - Interdizione - Differenze.
“L'amministrazione di sostegno ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza efficace e flessibile: infatti il suo ambito di applicazione si distingue dall'interdizione e dall'inabilitazione non già per il grado (diverso e meno intenso) di infermità o impossibilità di attendere agli interessi del soggetto, ma per la maggiore idoneità dello strumento a venire incontro alle esigenze della persona bisognosa, sacrificandone nella minore misura possibile la capacità di agire”. In questa decisione, la Corte ha precisato che appartiene all'apprezzamento del giudice di merito la valutazione della conformità di tale misura alle suindicate esigenze, tenuto conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario e considerate anche la gravità e la durata della malattia, ovvero la natura e la durata dell'impedimento, nonché tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie” (v. Cass. n. 22332/2011). In particolare, l’interdizione è ammessa ove si tratti di governare un consistente patrimonio mobiliare e immobiliare di difficile gestione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 April 2014, n. 7999.
L’indennità versata all’amministratore di sostegno non è reddito imponibile: bocciata ancora una volta la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate.
L’indennità ex art. 379 c.c. non deve essere assoggettata a tassazione (diretta o indiretta) perché non avente natura remunerativa e non erogata in sostituzione di altra categoria di redditi, come richiesto dall’art. 6 comma II TUIR. L’«equa indennità» alla quale fa riferimento la norma è infatti erogata allo scopo di tenere indenne il destinatario dalle “perdite” patrimoniali subite in conseguenza dello svolgimento dell’incarico e mira a risarcire l’incaricato per la sua distrazione dalle occupazioni quotidiane a prescindere che si tratti di occupazioni remunerate a titolo di lavoro dipendente o ad altro titolo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Trieste, 18 March 2014.
Separazione della beneficiaria: autonomia e nomina del curatore speciale.
Persona sottoposta ad amministrazione di sostegno – Separazione personale – Nomina del curatore speciale – Necessità – Esclusione – Condizioni – Competenza – Tribunale – Esclusione – Giudice tutelare..
La persona sottoposta ad amministrazione di sostegno conserva il diritto a separarsi. La competenza funzionale ed esclusiva per la decisione in ordine alla designazione o non di un curatore speciale al beneficiario che intende proporre domanda di separazione, competa al Giudice Tutelare, anche attraverso il modulo decisionale di cui all’art. 410 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 February 2014.
Requisiti per l’apertura dell’amministrazione di sostegno e nomina del terzo come amministratore: linee guida della Cassazione.
Amministrazione di Sostegno – Requisiti – Requisito Oggettivo e requisito soggettivo.
Amministrazione di Sostegno – Nomina dell’amministratore di sostegno – Contrasto endofamiliare – Nomina di un terzo – Sussiste..
L'art. 404 cod. civ., introdotto dalla legge n. 6 del 2004, prevede che "la persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio". Tale misura protettiva si compone di un duplice accertamento rimesso al giudice del merito (Cass. 2006/13584; Cass. 2009/9628; Cass. 2010/4866; Cass. 2011/22332), il primo concernente la sussistenza di una infermità o di una menomazione fisica o psichica (requisito soggettivo) e il secondo riguardante l'incidenza di tali condizioni sulla capacità del soggetto di provvedere ai propri interessi (requisito oggettivo). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
In tema di nomina dell’amministratore di sostegno, il clima di contrasto endofamiliare giustifica l'opzione per un terzo estraneo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 February 2014, n. 2364.
La persona interdetta non si protegge mediante mutilazioni: esclusa l’ablazione totale della capacità riproduttiva delle persone sottoposte ad interdizione.
La richiesta del tutore di praticare sull’interdetta un intervento completamente ablativo della capacità riproduttiva della stessa, motivato dall’esigenza di preservare quest’ultima in quanto giovane, appetibile e non in grado di proteggersi da eventuali abusi, appare del tutto aberrante atteso che attraverso tale soluzione si finirebbe per mutilare in maniera irreversibile l’integrità fisica di un soggetto debole, del tutto incolpevole della sua situazione, per compensare vuoti di tutela e la mancanza di un sostegno reale ed efficace da parte della famiglia e delle istituzioni. L’abnormità della prospettata soluzione è ancor più evidente laddove si consideri che attraverso la sterilizzazione potrebbe essere scongiurato soltanto il ‘rischio’ che la stessa concepisca dei figli ma non che possa essere abusata da chicchessia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 18 November 2013.
Infermità di gravità tale da incidere sui fondamentali diritti personalissimi e interdizione.
Interdizione – Infermità di gravità tale da incidere sui fondamentali diritti personalissimi - Applicabilità..
Ove il beneficiario sia affetto da malattia di tale gravità per cui egli non è in grado di effettuare autonome e consapevoli scelte in ordine alla possibilità di contrarre matrimonio, riconoscere figli e redigere testamento e sussistano altresì comprovate difficoltà di cura dello stesso, l’unica misura concretamente idonea ad assicurargli piena tutela è quella della interdizione. (1) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 October 2013.
La persona beneficiaria può trasferirsi se nulla prevede al riguardo il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno.
Amministrazione di sostegno – Trasferimento della persona beneficiaria in altro luogo, senza autorizzazione del g.t. – Reato ex art. 650 c.p. – Non sussiste.
Amministrazione di sostegno – Interdizione – Differenze – Incapacità totale di provvedere ai propri interessi (artt. 404, 414 c.c.).
Provvedimenti dell’autorità dati per ragioni di giustizia – Reato ex art. 650 c.p. – Presupposti..
La persona beneficiaria, in assenza di espressa previsione contenuta nel decreto ex art. 404 c.c., conserva la facoltà di scegliere il luogo in cui vivere e dove trasferirsi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
La persona beneficiaria non è considerata dal legislatore incapace di intendere e di volere, essendo estranea in linea di principio all'istituto dell'amministrazione di sostegno specifiche situazioni di infermità mentale che rendano la persona totalmente incapace di provvedere ai propri interessi, sì da porla in condizione di essere interdetta o inabilitata ai sensi degli artt. 414 e 415 c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Il reato contravvenzionale di cui all'art. 650 c.p. concernente l'inosservanza di provvedimenti dell'autorità "dati per ragioni di giustizia" può avere a presupposto solo provvedimenti oggettivamente amministrativi che, sebbene emanati per ragioni inerenti a finalità di giustizia in senso lato, hanno come contenuto un esercizio della potestà amministrativa destinata a produrre effetti nei rapporti esterni all'attività specifica e propria del giudice. Di tal che tra i provvedimenti considerati dalla fattispecie regolata dall'art. 650 c.p., avente peculiare natura residuale ("se il fatto non costituisce un più grave reato"), non ricadono quelli tipici della funzione giurisdizionale (sentenza, ordinanza, decreto) e certamente non quelli emessi dal giudice in sede civile. Per provvedimento dell'autorità, ai fini dell'art. 650 c.p., deve intendersi, infatti, ogni atto con cui l'autorità I imponga ad una o più persone determinate un particolare condotta, commissiva od I omissiva, dettata da contingenti ragioni a tutela di interessi collettivi (id est pubblici) afferenti a scopi di giustizia, sicurezza, ordine pubblico, igiene. In tale quadro normativo, in cui l'esercizio del potere dell'autorità (amministrativa) è destinato ad operare direttamente nei rapporti esterni all'attività propria del giudice, non possono venire in rilievo i provvedimenti giurisdizionali in senso stretto, cioè gli atti tipici del giudice (peri l'appunto sentenza, ordinanza, decreto), che non riguardano in via immediata un interesse di carattere generale ovvero, se anche lo riguardano, non attengono a quel substrato di ordine pubblico, inteso in senso lato e diffuso, che rappresenta l'oggetto, sia pure residuale, della tutela apprestata dall'art. 650 c.p.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 September 2013, n. 39217.
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