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Timestamp: 2015-04-20 00:47:40+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1353', 'art. 1375', 'art 1359', 'art. 2935', 'art. 1340', 'art. 1354', 'art. 1353', 'art. 1465', 'art. 1465', 'art. 1360', 'art. 1353', 'art. 1354', 'art. 1354', 'art. 1419', 'art. 1354', 'art. 1419', 'art. 1354', 'arte21', 'arte24', 'art. 1355', 'arte30']

Elementi accessori del contratto: la condizione
Articolo 03.01.2005 (Francesco Pittaluga) /
elementi accessori /
condizione /
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a cura del dott. Francesco Pittaluga
La condizione � stando alla definizione dettata dall�art. 1353 c.c. � � l��avvenimento futuro ed incerto� al quale le parti intendono subordinare l�efficacia o la risoluzione del contratto o di una singola pattuizione negoziale.
Come gi� detto, si tratta di un tipico elemento accessorio del negozio1, che pu� essere presente come no all�interno del regolamento contrattuale senza che da ci� derivino conseguenze in ordine alla validit� dello stesso.
Il contratto sottoposto a condizione, in particolare, � perfetto - a meno che non risulti viziato per altri motivi - e ci� in quanto l�elemento de quo incide unicamente sulle conseguenze di esso, ossia sulla sua attitudine a produrre effetti giuridici2.
Una fondamentale distinzione � posta direttamente dal dettato legislativo fra3:
condizione sospensiva, alla quale viene subordinata l�efficacia (iniziale) del contratto.
Prima del suo avverarsi, le parti non sono tenute alla realizzazione del programma contrattuale, anche se restano comunque impegnate dal negozio e, in virt� del principio dell�esecuzione secondo buona fede4 di cui all�art. 1375 c.c. e del divieto di impedirne l�avveramento ex art 1359 c.c., sono comunque tenute alla salvaguardia � nei limiti dell�apprezzabile sacrificio � dell�interesse della controparte.
Giova notare come, in pendenza di condizione sospensiva, non maturi, a carico dell�acquirente del diritto, alcuna prescrizione in quanto a ci� osta il chiaro disposto dell�art. 2935 c.c.;
condizione risolutiva, alla quale viene subordinata la risoluzione (e pertanto l�efficacia finale) del negozio.
A differenza del caso precedente, qui il contratto � immediatamente produttivo di effetti, salva la possibilit� che detta efficacia venga meno ex tunc qualora si realizzi l�evento dedotto in condizione.
A seconda, poi, se posta dalle parti o prevista autoritativamente dalla legge, la condizione pu� essere:
volontaria. In tal caso, si tratta di una tipico espressione dell�autonomia negoziale, e pu� essere voluta dalle parti sia in modo diretto ed immediato, a mezzo di una specifica statuizione, sia in modo indiretto a mezzo del richiamo operato ex art. 1340 c.c. agli usi negoziali.
In linea generale, � da dire che le parti sono libere di apporre condizioni. Ovviamente, deve trattarsi di condizioni aventi i requisiti previsti dalla legge e non costituenti mezzo di frau legis; � comunque da rimarcare la fondamentale importanza che, in materia, rivestono gli artt. 1341, 1342 e 1496-bis e ss. c.c. in materia, rispettivamente, di contratti a condizioni generali ovvero conclusi mediante impiego di moduli o formulati e di contratti del consumatore;
legale. A differenza della precedente, questo tipo di condizione non � espressione di autonomia negoziale in quanto imposta forzosamente da una norma di legge e, dunque, contenuta in una disciplina eteronoma rispetto all�autoregolamento dei privati.
In ogni caso, l�evento dedotto in condizione non deve identificarsi con uno degli elementi costitutivi del negozio5 n�, tantomeno, nella prestazione oggetto di adempimento6; in tale ultimo caso, infatti, la mancata effettuazione della prestazione non integrerebbe un mancato avveramento della condizione ma solo un inadempimento sic et simpliciter, con tutte le ovvie conseguenze del caso7.
E� piuttosto da notare come il patto con il quale le parti subordinano l�efficacia del contratto all�adempimento di una prestazione debba essere inteso nel senso che le parti stesse non hanno ancora deciso in ordine alla vincolativit� del negozio, in quanto rimettono all�adempimento della prestazione la costituzione del vincolo negoziale. Si tratterebbe, in sostanza, di un contratto di opzione (unilaterale o bilaterale a seconda di come � stilato il regolamento negoziale). Parte della giurisprudenza8, invece, equipara la condizione consistente nella prestazione oggetto di contratto come condizione giuridicamente impossibile, con le conseguenze del caso (ossia ineffettivit� della clausola qualora si tratti di condizione risolutiva e nullit� del negozio qualora si tratti di condizione sospensiva ex art. 1354 c.c.).
L�elemento dedotto in condizione. Le differenze rispetto al termine.
Altro elemento accidentale del contratto, anch�esso incidente sulla sua efficacia, � il termine. La differenza fra questo e la condizione � la sua certezza.
Per meglio dire, il termine � l�elemento accidentale di cui � certo il verificarsi (certezza dell�an), anche se pu� risultare incerto o non previamente determinabile il tempo in cui ci� accadr� (incertezza del quando).
La condizione, all�opposto, � per definizione incerta nell�an: l�art. 1353 c.c., infatti, espressamente la definisce come un �avvenimento �omissis� incerto�.
L�incertezza nell�an, peraltro, pu� accompagnarsi ad una limitazione temporale, nel senso che le parti ben possono stabilire, come condizione, il verificarsi o meno di un evento entro una data fissa predeterminata (in tal caso, si ha incertezza nell�an ma certezza nel quando) 9.
Le parti, ad ogni modo, ben possono riferirsi ad un determinato accadimento in funzione esclusivamente temporale, e ci� anche se si tratta di un evento suscettibile di non venire mai ad esistenza. In tale caso, stabilire se la previsione negoziale costituisca termine o condizione � oggetto di interpretazione negoziale, non esistendo presunzioni al riguardo10.
Altra grande differenza fra questi due elementi accidentali, ed in particolare fra il termine iniziale e la condizione sospensiva, � dato dagli effetti sulla titolarit� del diritto: nel primo caso infatti, la titolarit� del diritto in capo al soggetto � attuale, essendo posticipata unicamente la sua esigibilit�; nel secondo, invece, il soggetto che ha interesse all�avveramento del fatto dedotto non � attualmente titolare del diritto, anche se pu� disporre di questo e compiere atti conservativi secondo le disposizioni di cui agli artt. 135 e 1357 c.c..
Questa differenza � sottesa al disposto di cui all�art. 1465 c.c. in materia di vendita. Premesso, infatti, che, nei contratti che trasferiscono la propriet� di beni determinati ovvero costituiscono o trasferiscono diritti reali, il perimento della cosa per causa non imputabile all�alienante non libera l�acquirente dall�obbligo di eseguire la controprestazione:
qualora al negozio sia stato apposto un termine iniziale, con conseguente posticipazione dell�effetto costitutivo o traslativo del diritto, la disciplina resta quella generale appena esaminata (art. 1465 c. 2 c.c.);
qualora, invece, al contratto sia stata apposta una condizione sospensiva, l�impossibilit� sopravvenuta libera l�acquirente dall�obbligo di eseguire la controprestazione e se, per caso, l�ha gi� eseguita, gli d� diritto ad ottenere la ripetizione di quanto prestato.
Ci� � anche conseguenza della retroattivit� ex tunc della condizione di cui all�art. 1360 c.c.. Altri elementi essenziali della condizione sono reputati, in ordine all�evento dedotto:
la futuribilit�;
la possibilit� e liceit�.
La futuribilit� dell�evento.
Il dettato dell�art. 1353 c.c. espressamente definisce la condizione quale �avvenimento futuro� e, per questa ragione, la maggiore dottrina, coadiuvada dalla pi� numerosa giurisprudenza, � solita considerare la futuribilit� come una delle caratteristiche elementi essenziali di tale elemento accessorio.
Parte della dottrina11 e della giurisprudenza12, invece, ritengono che la futuribilit� non sia strettamente necessaria per il configurarsi della condizione, essendo invece sufficiente l�obiettiva incertezza dell�accadimento dell�evento, anche passato.
Tale obiettiva incertezza deve essere valutata con il criterio dell�uomo medio e comunque non pu� reputarsi incerto un evento che, quantunque sconosciuto alla maggioranza delle persone, fosse comunque noto ad una delle parti stipulanti.
Possibilit� e liceit� dell�evento dedotto in condizione.
Altre caratteristiche dell�evento dedotto in condizione sono:
la possibilit� materiale e giuridica, da intendersi come assenza di un impedimento � di fatto o di diritto � che renda certa l�impossibilit� di avveramento della dell�evento secondo un giudizio di ragionevolezza.
L�impossibilit�, infatti, esclude la sussistenza di un condizionamento del contratto13 tanto � che l�art. 1354 c. 2 c.c. prevede che:
qualora si tratti di condizione sospensiva, l�intero contratto sia nullo. Un effetto cos� radicale � conseguenza del fatto che la pattuizione di una condizione sospensiva impossibile altro non significa se non che le parti, in realt�, non hanno voluto che il negozio producesse alcun effetto;
qualora si tratti di condizione risolutiva, questa si abbia invece per non apposta.
Se la condizione, invece, accede non all�intero contratto ma alla singola clausola, l�art. 1354 c. 3 c.c. prevede che trovino applicazione i medesimi principi sanciti dall�art. 1419 in tema di nullit� parziale.
La giurisprudenza equipara all�impossibilit� materiale l�indeterminatezza o indeterminabilit� dell�evento dedotto14. Condizione impossibile, in particolare, viene reputata quella coincidente con la prestazione oggetto del regolamento contrattuale15;
la liceit�, intesa come assenza di contrariet� a norme imperative, all�ordine pubblico o al buon costume.
Premesso che l�illiceit� � configurabile nel solo caso in cui il fatto illecito venga assunto quale presupposto di un effetto favorevole per il suo autore16 - in caso contrario, infatti, non potrebbe essere formulato alcun giudizio di disfavore per la condizione, la quale non farebbe altro che prevedere un effetto negativo per la commissione di un fatto illecito � le conseguenze di tale situazione sono previste dall�art. 1354 c. 1 c.c., in forza del quale � colpito da nullit� l�intero contratto, salvo, il richiamo operato dal c. 3 all�art. 1419 c.c. in materia di nullit� parziale17. Possibilit� e liceit� dell�evento devono essere valutati secondo la situazione, di fatto e di diritto, esistente al momento della conclusione del negozio18; qualora, infatti, impossibilit� o illiceit� siano sopravvenute, l�art. 1354 c.c. non trova applicazione, trattandosi solo di un caso di mancato avveramento dell�evento dedotto in condizione19.
CONDIZIONE POTESTATIVA E MERAMENTE POTESTATIVA.
L�evento dedotto quale condizione pu� essere un fatto naturale o derivante dalla volont� di un soggetto terzo, eventualmente anche una Pubblica Amministrazione o un corpo legislativo, come pu� essere un evento derivante dalla volont� di una delle parti contraenti20.
Nel primo caso, la condizione viene definita casuale, nel secondo, invece, viene definita potestativa, in quanto dipendente dalla volont� (potestas) della parte21.
La dipendenza dell�avveramento della condizione dal fatto volontario di una delle parti negoziali altro non significa se non che questa � � di fatto � libera di compierlo o meno e, conseguentemente, libera di dare o meno efficacia al contratto.
Si distingue, peraltro, dalla condizione potestativa, quella meramente potestativa22. In realt�, il confine fra le due ipotesi � di labilit� tale da impedire classificazioni predeterminate.
Se, infatti, come vuole la migliore dottrina, si la condizione meramente potestativa � quella in cui �la parte si riserva il potere di decidere direttamente in ordine al contratto� ed ai suoi effetti23, con conseguente attribuzione del potere di decidere sull�efficacia o sull�inefficacia del negozio, si vede subito come la distinzione fra le due figure possa essere tracciata solo avvalendosi di elementi esterni alla mera voluntas della parte.
In particolare, costituisce sicuramente condizione potestativa � e non meramente potestativa � quella in cui la voluntas attenga non direttamente alla volont� di legarsi contrattualmente ma al realizzarsi di un diverso evento collegato alla manifestazione di volont� della parte24.
Altro indizio per poter discernere le due ipotesi � quello dell�esistenza � o meno (nel qual caso si avrebbe una condizione meramente potestativa) � di un interesse meritevole di tutela in capo alla parte titolare della potestas e dalla quale, in definitiva, dipende l�avveramento della condizione25.
Per altra dottrina26, invece, il criterio di distinzione risiederebbe nell�estraneit� degli interessi alla causa del negozio, con la conseguenza che si avrebbe condizione potestativa quando la potestas rimessa alla parte si basa sulla valutazione di un piano di interessi diverso da quello proprio del negozio condizionale.
Sono poi ovviamente ipotizzabili condizioni miste, ossia portanti sia elementi di potestativit� sia elementi di casualit�27.
Le conseguenze della mera potestativit� e ricostruzioni dottrinarie contrastanti con la lettera del codice.
Le conseguenze derivanti dall�apposizione di una clausola meramente potestativa sono disciplinate dall�art. 1355 c.c., disposizione considerata di stretta interpretazione e, dunque, applicabile ai soli casi da essa contemplati.
La lettera del codice statuisce la nullit� dell�alienazione di un diritto o dell�assunzione di un obbligo subordinata al una condizione sospensiva meramente potestativa, e ci� in quanto, in sostanza, con l�apposizione di un simile elemento accidentale la parte di fatto non esprime alcuna volont� negoziale in ordine alla conclusione del negozio28.
Se la previsione codicistica parla di nullit� contrattuale tout court29, certamente non peregrina � la costruzione dottrinaria (fatta propria da alcune sentenze) in forza della quale la condizione sospensiva meramente potestativa - se rispondente ad un serio intento negoziale e diretta a perseguire un interesse meritevole di tutela - si traduce in realt� in un diritto di opzione e ci� per l�ovvia eadem ratio: la riserva di esprimere una volont� in ordine all�efficacia o meno del negozio altro non � se non una riserva di accettare la dichiarazione negoziale dell�altra parte30.
Sicuramente nullo, in particolare, � il contratto a titolo gratuito soggetto a condizione sospensiva meramente potestativa ex latere debitoris, e ci� in quanto, in un simile negozio, il debitore non pu� costituire a proprio favore alcun diritto di opzione per� un successivo atto a titolo gratuito.
Per quanto concerne, invece, la condizione risolutiva meramente potestativa, la disposizione codicistica nulla prevede e, a tal proposito, la giurisprudenza maggioritaria31 � anche se vi sono sia arresti giurisprudenziali32 sia pronunce dottrinarie33 totalmente o parzialmente contrarie - ha fatto notare come la norma appena esaminata non possa essere estesa per analogia oltre il proprio campo di applicazione.
La migliore dottrina, nondimeno, qualifica la condizione risolutiva meramente potestativa quale potere di revoca o recesso34, ovvero facolt� di mutuo dissenso35<