Source: http://www.lavoropostmercato.org/indice.php?rivista=294&dal=16-01-19&anno=19&pagina=1
Timestamp: 2019-11-19 18:25:27+00:00
Document Index: 139523489

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 85', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 138', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 48']

Rivista n. 294 - del 16-01-19
Il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato il bando straordinario per la selezione di 613 volontari da impiegare nell’attuazione di 15 progetti di servizio civile universalepresentati e finanziati dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno.
Si può presentare la domanda di partecipazione in uno dei seguenti modi:
ATTENZIONE!!! Per poter partecipare alla selezione innanzitutto occorre individuare il progetto di Servizio Civile Universale (SCU).
Per avere l'elenco dei progetti di SCU deve essere utilizzato il motore di ricerca "Scegli il tuo progetto in Italia”, che si trova nella sezione Progetti della pagina web. Cliccando soltanto il tasto CERCA (senza effettuare, quindi, una scelta negli altri campi proposti) si ottiene l’elenco completo di tutti i progetti. Per effettuare, invece, una ricerca mirata di un progetto occorre selezionate i valori delle voci che interessano.
Dopo aver selezionato il progetto d’interesse, occorre consultare la Home page del sito del Ministero dell’Interno o della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo interessato, dove si troverà la scheda contenente gli elementi essenziali del progetto, le indicazioni per poter partecipare alla selezione e l’indirizzo a cui presentare la domanda.
Come anticipato si può presentare una sola domanda da indirizzare al Ministero dell’Interno oppure alla Prefettura sede del progetto scelto; gli indirizzi sono pubblicati sulla home page all’indirizzo dei siti internet.
(Fonte: http://www.serviziocivile.gov.it/menusx/bandi/selezione-volontari/2018_bandovolmininterno.aspx)
Giornalisti: nuove regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali. (Prima parte).
Importanti novità per chi esercita l'attività giornalistica, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.3 del 4 gennaio 2019 la Delibera del Garante per la Protezione dei Dati Personali del 29 novembre 2018 contenente le "Regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attivita' giornalistica pubblicate, ai sensi dell'articolo 20, comma 4, del decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101. (Delibera n. 491)".
La Delibera in esame contiene in allegato le seguenti regole declinate in 13 articoli:
A.1. Regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell´attivita' giornalistica
1. Le presenti norme sono volte a contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini all´informazione e con la liberta' di stampa.
2. In forza dell´art. 21 della Costituzione, la professione
giornalistica si svolge senza autorizzazioni o censure. In quanto
condizione essenziale per l´esercizio del diritto dovere di cronaca,
la raccolta, la registrazione, la conservazione e la diffusione di
notizie su eventi e vicende relativi a persone, organismi collettivi,
istituzioni, costumi, ricerche scientifiche e movimenti di pensiero,
attuate nell´ambito dell´attivita' giornalistica e per gli scopi
propri di tale attivita', si differenziano nettamente per la loro
natura dalla memorizzazione e dal trattamento di dati personali ad
opera di banche dati o altri soggetti. Su questi principi trovano
fondamento le necessarie deroghe previste dal considerando 153 e
dall'art. 85 del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e
del Consiglio del 27 aprile 2016 (di seguito «regolamento») e
dal decreto legislativo 30 giugno, 2003, n. 196 (Codice in materia di
protezione dei dati personali, di seguito «Codice»), cosi' come
modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101.
1. Il giornalista che raccoglie notizie per una delle operazioni
di cui all'art. 4, n. 2, del regolamento rende note la propria
identita', la propria professione e le finalita' della raccolta salvo
che cio' comporti rischi per la sua incolumita' o renda altrimenti
impossibile l'esercizio della funzione informativa; evita artifici e
pressioni indebite. Fatta palese tale attivita', il giornalista non
e' tenuto a fornire gli altri elementi dell´informativa di cui agli
articoli 13 e 14 del regolamento.
2. Se i dati personali sono raccolti presso banche dati di uso
redazionale, le imprese editoriali sono tenute a rendere noti al
pubblico, mediante annunci, almeno due volte l´anno, l'esistenza
dell´archivio e il luogo dove e' possibile esercitare i diritti
previsti dal regolamento. Le imprese editoriali indicano altresi' fra
i dati della gerenza il responsabile del trattamento al quale le
persone interessate possono rivolgersi per esercitare i diritti
3. Gli archivi personali dei giornalisti, comunque funzionali
all´esercizio della professione e per l´esclusivo perseguimento delle
relative finalita', sono tutelati, per quanto concerne le fonti delle
notizie, ai sensi dell'art. 2 della legge n. 69/1963 e dell'art. 14,
par. 5, lett. d), del regolamento, nonche' dell'art. 138 del Codice.
4. Il giornalista puo' conservare i dati raccolti per tutto il
tempo necessario al perseguimento delle finalita' proprie della sua
1. La tutela del domicilio e degli altri luoghi di privata dimora
si estende ai luoghi di cura, detenzione o riabilitazione, nel
rispetto delle norme di legge e dell´uso corretto di tecniche
1. Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezze,
anche in conformita' al dovere di rettifica nei casi e nei modi
1. Nel raccogliere dati personali atti a rivelare origine
razziale ed etnica, convinzioni religiose, filosofiche o di altro
genere, opinioni politiche, adesioni a partiti, sindacati,
associazioni o organizzazioni a carattere religioso, filosofico,
politico o sindacale, nonche' dati genetici, biometrici intesi a
identificare in modo univoco una persona fisica e dati atti a
rivelare le condizioni di salute e la sfera sessuale, il giornalista
garantisce il diritto all´informazione su fatti di interesse
pubblico, nel rispetto dell´essenzialita' dell´informazione, evitando
riferimenti a congiunti o ad altri soggetti non interessati ai fatti.
2. In relazione a dati riguardanti circostanze o fatti resi noti
direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in
pubblico, e' fatto salvo il diritto di addurre successivamente motivi
legittimi meritevoli di tutela.
Art. 6. Essenzialita' dell´informazione
1. La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o
sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando
l´informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione
dell´originalita' del fatto o della relativa descrizione dei modi
particolari in cui e' avvenuto, nonche' della qualificazione dei
2. La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni
pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno
alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.
3. Commenti e opinioni del giornalista appartengono alla liberta'
di informazione nonche' alla liberta' di parola e di pensiero
costituzionalmente garantita a tutti.
Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente: individuazione del domicilio fiscale.
In data 11 gennaio 2019 l'Agenzia delle Entrate con la risposta N.4/2019 ha riscontrato il seguente "Interpello articolo 11, comma 1, lettera b) legge 27 luglio 2000, n. 212 – Individuazione del domicilio fiscale".
Più precisamente con l’interpello in esame è stato esposto il QUESITO che segue:
La signora X (istante), espone il caso concreto e personale qui di
seguito sinteticamente riportato.
L’istante, residente in Svizzera nel Canton Ticino ed iscritto all’AIRE
presso il comune di Campione d’Italia, chiede se, analogamente a quanto avveniva
per il coniuge deceduto, il proprio domicilio fiscale debba essere considerato il
comune di Campione d’Italia, ai sensi dell’articolo 188-bis, comma 3, del testo
unico delle imposte sui redditi (di seguito TUIR) approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero se sia corretta
l’interpretazione del […] emergente dalla Certificazione Unica del 2018 (redditi
2017) la quale riporta in via convenzionale il comune di […] quale domicilio
L’articolo 2 del TUIR dispone: “1. Soggetti passivi dell'imposta sono le
persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato.
2. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che
per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.
2-bis. Si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini
italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o
territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell'economia e
delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale”.
L’articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600 dispone, a sua volta, che “Agli effetti dell'applicazione delle imposte sui redditi ogni soggetto si intende domiciliato in un comune dello Stato, giusta le disposizioni seguenti. Le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato hanno
il domicilio fiscale nel comune nella cui anagrafe sono iscritte. Quelle non
residenti hanno il domicilio fiscale nel comune in cui si è prodotto il reddito o, se il reddito è prodotto in più comuni, nel comune in cui si è prodotto il reddito più
elevato.”.
Ne consegue che nella dichiarazione dei redditi i contribuenti non residenti
devono indicare il domicilio fiscale nel comune italiano nel quale hanno prodotto
il reddito o, se il reddito è prodotto in più comuni, nel comune in cui è stato
prodotto il reddito più elevato.
Con specifico riferimento ai soggetti iscritti nei registri anagrafici del
comune di Campione d’Italia, l’articolo 188-bis del TUIR (introdotto dall’articolo 2, comma 25, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286) dispone che “1. Ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, i redditi delle persone fisiche iscritte nei registri anagrafici del comune di Campione d'Italia prodotti in franchi svizzeri
nel territorio dello stesso comune per un importo complessivo non superiore a
200.000 franchi sono computati in euro sulla base del cambio di cui all'articolo 9, comma 2, ridotto forfetariamente del 30 per cento.
3. Ai fini del presente articolo si considerano iscritte nei registri anagrafici del comune di Campione d'Italia anche le persone fisiche aventi domicilio fiscale nel medesimo comune le quali, già residenti nel comune di Campione d'Italia, sono iscritte nell'anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) dello stesso
comune e residenti nel Canton Ticino della Confederazione elvetica.
3-bis. Ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, i redditi di
pensione e di lavoro prodotti in euro dai soggetti di cui al presente articolo
concorrono a formare il reddito complessivo per l'importo eccedente 6.700 euro.
La disposizione del primo periodo si applica a decorrere dal 1° gennaio 2015”.
Pertanto, affinché un soggetto possa applicare le regole di tassazione sopra
richiamate è necessario che sia:
a) un soggetto iscritto nei registri anagrafici del comune di Campione
b) un soggetto iscritto all’AIRE del comune di Campione d’Italia e
residente nel Canton Ticino, che già era residente nel comune di
Campione d’Italia e che ivi ha il domicilio fiscale.
Ciò detto, dai dati disponibili risulta che l’istante è cittadina italiana
residente nel Canton Ticino, iscritta all’AIRE del comune di Campione d’Italia dal
[…], proveniente dall’AIRE del comune di […]. Non risulta, invece, che l’istante
avesse prima della predetta data la residenza in Campione d’Italia.
Mancando tale requisito l’istante non può avvalersi delle disposizioni di cui
all’articolo 188-bis del TUIR; conseguentemente deve fare riferimento alle regole ordinarie di tassazione e il domicilio fiscale va individuato, secondo il citato articolo 58 del D.P.R. n. 600 del 1973, nel comune italiano dove è prodotto il reddito o il maggior reddito.
Nella gazzetta Ufficiale n.5 del 7 gennaio 2019 è stato pubblicato il Decreto Ministeriale (MEF) rubricato:
"Modifiche al decreto 17 giugno 2014, concernente le modalita' di assolvimento dell'imposta di bollo su fatture elettroniche".
Il Decreto in esame risulta strutturato in soli due articoli:
Art. 1 Modifiche alle modalita' di assolvimento dell'imposta di bollo su fatture elettroniche.
1. Il comma 2 dell'art. 6 del decreto del Ministro dell'economia e
delle finanze 17 giugno 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 giugno 2014, n. 146, e' sostituito dal seguente:
«Il pagamento dell'imposta relativa agli atti, ai documenti ed ai
registri emessi o utilizzati durante l'anno avviene in un'unica
soluzione entro centoventi giorni dalla chiusura dell'esercizio. Il
pagamento dell'imposta relativa alle fatture elettroniche emesse in
ciascun trimestre solare e' effettuato entro il giorno 20 del primo
mese successivo. A tal fine, l'Agenzia delle entrate rende noto
l'ammontare dell'imposta dovuta sulla base dei dati presenti nelle
fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di interscambio di
cui all'art. 1, commi 211 e 212, della legge 24 dicembre 2007, n.
244, riportando l'informazione all'interno dell'area riservata del
soggetto passivo I.V.A. presente sul sito dell'Agenzia delle entrate.
Il pagamento dell'imposta puo' essere effettuato mediante il servizio
presente nella predetta area riservata, con addebito su conto
corrente bancario o postale, oppure utilizzando il modello F24
predisposto dall'Agenzia delle entrate. Le fatture elettroniche per
le quali e' obbligatorio l'assolvimento dell'imposta di bollo devono
riportare specifica annotazione di assolvimento dell'imposta ai sensi
del presente decreto».
L'Articolo 2 rubricato "Efficacia" che dispone che le disposizioni declinate nell'articolo 1 sopra descritto si applichino alle fatture
elettroniche emesse dal 1° gennaio 2019.
(Fonte: Gazzetta Ufficiale).
Modalità di pagamento dei tributi non versati per effetto della sospensione dei termini tributari a causa di eventi sismici.
Importante Nota per i contribuenti abitanti nelle zone terremotate è stata pubblicata in data 21 dicembre 2018 la risposta alla richiesta di consulenza giuridica concernente l'interpretazione dell'art. 48 del DL n. 189 del 2016 sulle "Modalità di pagamento dei tributi non versati per effetto della
sospensione dei termini tributari a causa di eventi sismici".
Di seguito il quesito del CAF e la risposta dell'Agenzia:
Il Caaf istante chiede chiarimenti in merito alla modalità di pagamento dei tributi
non versati per effetto della sospensione dei termini tributari a favore dei
contribuenti colpiti dagli eccezionali eventi sismici del 24 agosto 2016 verificatisi
nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.
In particolare, chiede di conoscere:
- le modalità di restituzione degli importi sospesi con riferimento alla
tempistica, all'anno di imposta e ai codici tributi, in particolar modo nell'ipotesi di pagamento rateale;
- il ruolo del sostituto di imposta e soprattutto se, lo stesso, su richiesta
dell'interessato, possa provvedere alla restituzione dei tributi/contributi, sia in un'unica soluzione sia a rate.
In sintesi, l'istante ritiene che si debba provvedere ad emanare specifici codici tributo al fine di procedere al versamento dei diversi tributi e/o a rilasciare le necessarie istruzioni.
In subordine, è dell'avviso che possano essere utilizzati gli ordinari codici tributo utilizzati per il versamento a saldo (ad esempio, per l'IRPEF, si utilizzerà il codice 4001), indicando l'anno relativo alla competenza dell'imposta (ad esempio per
l'IRPEF di competenza del 2016 sospesa, si indicherà l'anno 2016) e, da ultimo,
indicando per la rateizzazione 1/1, nel caso di opzione per il pagamento in
un'unica soluzione o 1/.numero rate prescelto nel caso di opzione per il pagamento
rateale (con un numero massimo di rate come disposto dalla normativa in vigore).
L'articolo 48, comma 1-bis, del decreto-legge 17 ottobre 2016 n. 189,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, prevede che "I sostituti d'imposta, indipendentemente dal domicilio fiscale, a richiesta degli interessati residenti nei comuni di cui agli allegati 1, e 2, non devono operare le ritenute alla fonte a decorrere dal 1° gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2017.
La sospensione dei pagamenti delle imposte sui redditi, effettuati mediante ritenuta alla fonte, si applica alle ritenute operate ai sensi degli articoli 23, 24 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e successive modificazioni. Non si fa luogo a rimborso di quanto già versato".
L'articolo 48, comma 11, dello stesso decreto-legge n. 189 del 2016,
modificato da ultimo dall'articolo 1, comma 1, lett. a), nn. 1), 2) e 3), del decreto legge 29 maggio 2018, n. 55, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2018, n. 89, dispone, tra l'altro, che "La ripresa della riscossione dei tributi non
versati per effetto delle sospensioni, disposte dal citato decreto ministeriale 1º settembre 2016 e dai commi 10 e 10-bis, avviene entro il 16 dicembre 2017 senza applicazione di sanzioni e interessi. I soggetti diversi da quelli indicati dall'articolo 11, comma 3, del decreto legge 9 febbraio 2017, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 aprile 2017, n. 45, versano le somme oggetto di sospensione previste dal decreto ministeriale 1º settembre 2016 e dai commi 1-bis, 10 e 10-bis, senza applicazione di sanzioni e interessi, entro il 16 gennaio 2019,
ovvero, mediante rateizzazione fino a un massimo di 60 rate mensili di pari
importo, a decorrere dal 16 gennaio 2019; su richiesta del lavoratore dipendente subordinato o assimilato, la ritenuta può essere operata anche dal sostituto d'imposta".
I soggetti interessati dalla sospensione delle ritenute sono i percettori dei
redditi assoggettati a ritenuta alla fonte ai sensi degli articoli 23, 24 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ossia i percettori di redditi di lavoro dipendente privato o pubblico, di pensioni e di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
Tanto premesso, al fine di procedere al versamento dei tributi sospesi,
devono essere utilizzati gli ordinari codici tributo indicando come "anno di
riferimento", l'anno di imposta originario al quale si riferisce il pagamento del tributo sospeso. Laddove poi il contribuente scelga di pagare ratealmente le somme dovute, dovrà indicare per ogni tributo il numero della rata in pagamento (nn) rispetto al numero di rate prescelto (rr).
A titolo esemplificativo, nell'ipotesi di pagamento in un'unica soluzione si
dovrà indicare 01/01, mentre nell'ipotesi di versamento rateale (ad esempio n. 6 rate) si dovrà indicare 01/06, 02/06..
Infine, per quanto concerne il ruolo del sostituto di imposta, l'articolo 48,
comma 11, del citato decreto-legge n. 189 del 2016 riconosce che, su richiesta del lavoratore dipendente, la ritenuta può essere operata dal sostituto di imposta.
In tale ipotesi il sostituto dovrà effettuare i versamenti utilizzando gli ordinari codici tributo delle ritenute, indicando nel modello F24 il mese "corrente" in cui è operata la ritenuta a seguito della ripresa dei versamenti e, come anno di riferimento,
l'anno di imposta originario a cui si riferisce il pagamento del tributo sospeso.