Source: https://www.lavorareinsicurezza.com/2018/06/dvr3/
Timestamp: 2020-07-10 23:34:17+00:00
Document Index: 22591864

Matched Legal Cases: ['art.28', 'art.28', 'art.4', 'art.41', 'art.17', 'art.34', 'art.6', 'art 31', 'art.29', 'art.29', 'art.4', 'art.6', 'sentenza ', 'art. 17']

Il D.V.R., se non adeguato, corrisponde ad una mancata valutazione dei rischi – Lavorare in sicurezza | Sicurezza sul lavoro
Il D.V.R., se non adeguato, corrisponde ad una mancata valutazione dei rischi
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Il D.V.R., se non adeguato, corrisponde ad una mancata valutazione dei rischi.
E’ prossimo il 29 Luglio 2008 data ultima (salvo eventuale proroga) per l’adeguamento del D.V.R. (l’autocertificazione non oltre il 30 giugno 2012)
Il non adeguamento del D.V.R. corrisponde ai fini sanzionatori ad una mancata valutazione dei rischi.
on la L. 128/08 vengono prorogate al 1° Gennaio 2009 le disposizioni di cui agli artt. 14 comma 1, lett. a) e 28 del D.Lgs 81/2008. Per maggiori informazioni vai alla sezione “News” o clicca qui
Ho già trattato l’argomento inerente la scadenza per l’adeguamento del D.V.R. (vedesi “Approfondimenti“) ma continuano a pervenirmi quesiti nei quali mi si chiede se deve essere elaborato un nuovo documento oppure è sufficiente adeguarlo al D.Lgs.81/08; inoltre, viene chiesto, nel caso di non adeguamento, a cosa andrebbe incontro il datore di lavoro.
Il D.V.R. deve essere adeguato sia nel caso in cui vi siano nuovi fattori di rischio, sia nel caso non siano stati previsti nel documento quei rischi individuati nell’art.28 del D.Lgs.81/08 con particolare riferimento a “gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi”.
Esaminando attentamente il D.Lgs.81/08 voglio fare cadere l’attenzione sull’art.28, comma 2, lettera a) che, a differenza dell’abrogato D.Lgs. 626/94, art.4, lettera a), specifica che il D.V.R. deve contenere “una relazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa”.
E’ opportuno ricordare che la valutazione dei rischi e la conseguente elaborazione del documento deve essere fatta dal datore di lavoro in collaborazione dell’R.S.P.P. e del medico competente, per quest’ultimo nei casi previsti dall’art.41. La valutazione e la stesura del documento rientra tra gli obblighi del datore di lavoro che non può delegare (art.17, comma 1, lettera a).
Il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti del R.S.P.P. se possiede i requisiti di cui all’art.34, comma 2 (nella fattispecie in seguito dovrà frequentare corsi di aggiornamento previsti dal comma 3).
A questo punto necessita fare una distinzione tra il D.V.R. e l’autocertificazione.
fino a 50 dipendenti, in attesa delle procedure standardizzate di cui all’art.6,comma 8, lettera f), la valutazione dei rischi e il D.V.R. devono essere effettuati secondo le normali procedure.
fino a 50 dipendenti, che svolgono attività particolarmente pericolose; attività di cui all’art 31, comma 6, lettere a),b),c),d),f) e g) – centrali termoelettriche, aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosici, industrie estrattive, strutture di ricovero e cura pubbliche e private…-; aziende che rientrano nel campo di applicazione del Titolo IV del presente decreto(cantieri temporanei o mobili), non si applicano le procedure standardizzate come stabilito dall’art.29, comma 7.
Oltre i 50 dipendenti non esiste alcuna deroga.
L’autocertificazioneart.29, comma 5, D.Lgs.81/08) dell’avvenuta valutazione dei rischi (in sostituzione del D.V.R.) viene fatta dal datore di lavoro che occupa fino a 10 dipendenti.
Tale autocertificazione (già prevista dall’abrogato D.Lgs 626/94, art.4, comma 11) è consentita fino a quando non entreranno in vigore le procedure standardizzate di all’art.6, comma 8, lettera f) D.Lgs.81/08), che verranno individuate con decreto dei Ministeri de del Lavoro e della previdenza sociale, della salute e dell’interno acquisito il parere della Conferenza Stato, Regioni e province autonome di Trento e Bolzano (entro e non oltre il 31 dicembre 2010). Pertanto l’autocertificazione può essere effettuata dai datori di lavoro non oltre il diciottesimo mese successivo alla entrata in vigore del decreto interministeriale e precisamente non oltre la data del30 giugno 2012
L’autocertificazione non può essere fatta per quelle aziende di cui all’articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d) e g) e precisamente:
a) nelle aziende industriali di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 (stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose), e successive modificazioni, soggette all’obbligo di notifica o rapporto, ai sensi degli articoli 6 e 8 del medesimo decreto;
c) negli impianti ed installazioni di cui agli articoli 7, 28 e 33 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 (impianti nucleari, rifiuti radioattivi…), e successive modificazioni;
Il datore di lavoro che non aggiorna il D.V.R. non effettua una idonea valutazione dei rischi presenti nell’ambiente di lavoro, per cui la valutazione stessa risulterà non accurata e non adeguata.
In merito si è espressa la Sezione III penale della Corte di Cassazione – Sentenza 4063/08- sostenendo che “…il documento di valutazione dei rischi (pur essendo stato redatto) non era sufficiente ed adeguato, in quanto non individuava gli specifici pericoli cui i lavoratori erano sottoposti in relazione alle diverse mansioni svolte e non specificava quali misure di prevenzione dovevano essere adottate”.
Con tale sentenza la Corte di Cassazione ha chiarito in modo inequivocabile l’applicazione degli obblighi da parte del datore di lavoro, pervenendo alla conclusione che una valutazione dei rischi non accurata o comunque non adeguata corrisponde ai fini sanzionatori ad una mancata valutazione dei rischi che comporta per il datore di lavoro larresto da 4 a 8 mesi o l’ammenda da € 5.000 a € 15.000 per la violazione dell’art. 17, comma 1, lettera a), D.Lgs 81/08.