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Timestamp: 2016-12-08 09:57:28+00:00
Document Index: 125300617

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 48', 'art. 3', 'art. 51', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 15']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 78 del 28.05.2004
Richiesta di consulenza generica -
deducibilità contributi versati al FASI da parte di contribuenti in pensione -
trattamento fiscale delle spese sanitarie rimborsate dal FASI
Con distinte lettere del
5 marzo e del 15 aprile il Centro di Assistenza Fiscale Autorizzato XY e la Z
hanno chiesto chiarimenti in merito alla disciplina fiscale dei contributi
versati dai dirigenti di aziende industriali in pensione ai Fondi di Assistenza
Sanitaria Integrativa (FASI).
In particolare hanno chiesto di conoscere se i
contributi versati al FASI dal dirigente in pensione siano deducibili dal
reddito complessivo. Hanno chiesto inoltre, conseguentemente, che venga
chiarito se, ed eventualmente, in che misura, competa la detrazione per le spese
sanitarie sostenute e rimborsate, in tutto o in parte, dal FASI.
Occorre premettere che il Fondo integrativo sanitario
(FASI) opera allo scopo di erogare ai dirigenti di imprese industriali in
servizio o in pensione ed ai loro familiari, nell'ambito di un sistema di
mutualità, prestazioni integrative dell'assistenza fornita dal Servizio
Sanitario Nazionale e che a tali scopi istituzionali si provvede con i
contributi versati dalle aziende e dai dirigenti in servizio e pensionati, con i
requisiti richiesti dallo stesso Statuto del FASI.
In particolare è necessario chiarire che la
contribuzione a carico delle imprese e dei dirigenti in servizio è stabilita
dagli accordi collettivi e che l'impresa, sulla base dei medesimi accordi, è
tenuta a versare un contributo per il finanziamento della gestione dei dirigenti
pensionati ragguagliato al numero dei dirigenti in servizio indipendentemente
dalla stessa circostanza che propri dirigenti pensionati abbiano richiesto ed
ottenuto l'iscrizione al Fasi.
Al riguardo si fa presente che ai sensi dell'art. 51, comma 2, lettera a), del TUIR
(art. 48, comma 2, lettera a), nel
testo del TUIR vigente fino al 31 dicembre 2003) concernente la determinazione
del reddito di lavoro dipendente, non concorrono a formare il reddito, tra
l'altro, i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal
conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale
per un importo non superiore complessivamente a quanto stabilito dalla norma
(euro 3.615,20 per gli anni 2002, 2003 e 2004, ai sensi dell'art. 3, comma 118, della legge n. 350
del 24 dicembre 2003).
La disposizione citata pone una regola derogatoria
rispetto al principio secondo cui costituiscono reddito di lavoro dipendente
tutte le somme e i valori che il dipendente percepisce nel periodo d'imposta, a
qualunque titolo, in relazione al rapporto di lavoro e, quindi, tutte quelle
erogazioni che siano in qualunque modo riconducibili al rapporto di lavoro,
anche se non provenienti direttamente dal datore di lavoro.
Occorre verificare se la citata norma, che esclude dal
reddito di lavoro dipendente i contributi versati dal lavoratore e dal datore di
lavoro, possa operare nei confronti dei dirigenti in pensione, i quali
successivamente alla cessazione del rapporto lavorativo hanno deciso di
iscriversi o di mantenere l'iscrizione al Fondo di assistenza sanitaria.
In linea di principio, come già riconosciuto dalla
scrivente con la risoluzione n. 114
del 25 maggio 2003, va ammessa la possibilità di applicare la richiamata
disposizione di cui all'art. 51, comma 2, lettera a), del TUIR, anche a beneficio dei lavoratori
in pensione, sempreché ricorrano tutte le condizioni richieste dalla norma in
discorso. Con la disposizione di cui all'art. 49, comma 2, del TUIR, la quale
stabilisce che "costituiscono, altresì, redditi di lavoro dipendente: a)
le pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati...", infatti,
il legislatore ha affermato un principio di piena equiparazione, sotto il
profilo fiscale, tra i redditi da pensione e quelli di lavoro dipendente per la
determinazione del reddito da pensione trovano pertanto applicazione, le
medesime regole dettate dall'art. 51 del TUIR per la determinazione dei redditi derivanti da lavoro
Affinché l'art. 51, comma 2, lettera a) del TUIR, possa trovare applicazione nei
confronti dei dirigenti in pensione è necessario, tuttavia, che non solo il
contributo versato dal percettore di reddito, ma anche quello a carico del
datore di lavoro, sia riferibile alla posizione del singolo dipendente
A tal fine occorre quindi verificare le concrete
modalità di funzionamento dei singoli fondi o casse, onde riscontrare
l'esistenza della situazione fattuale assunta dalla norma quale presupposto di
applicazione del beneficio.
Per quanto concerne la fattispecie all'esame della
scrivente, il dubbio principale concerne proprio la possibilità di rinvenire un
collegamento diretto tra il versamento contributivo effettuato dal datore di
lavoro e la posizione di ogni singolo pensionato.
Come già sopra precisato, infatti, sulla base dello
statuto del FASI e degli accordi collettivi, ogni impresa è tenuta, al fine di
contribuire al finanziamento delle prestazioni sanitarie in favore dei
pensionati, a versare una quota pensionato moltiplicata per il numero dei
dirigenti in servizio. Ciò indipendentemente dalla stessa circostanza che
propri eventuali dirigenti pensionati abbiano richiesto ed ottenuto l'iscrizione
al Fasi.
La circostanza che le aziende non abbiano alcun
rapporto con i propri ex dirigenti pensionati, e che versino al fondo, in conto
gestione pensionati, un contributo cumulativo e indifferenziato, porta ad
escludere la reperibilità di un collegamento diretto tra il contributo
datoriale e ciascun singolo pensionato.
Ciò implica, sulla base dei principi sopra richiamati,
che i dirigenti pensionati, a differenza di quelli in servizio, non possono
beneficiare, in relazione ai contributi FASI, tanto a loro carico, quanto a
carico delle aziende, della previsione di cui all'art. 51, comma 2, lettera a).
Resta inteso che l'assenza di una imputazione diretta
al pensionato del contributo posto a carico dell'impresa non consente di
ravvisare in tale contribuzione una componente reddituale.
Va tenuto presente, inoltre, che la quota di contributo
a carico del dirigente pensionato, essendo versata ad una cassa avente fine
assistenziale e non previdenziale non consente neppure la deduzione
dall'imponibile di cui all'art. 10,
comma 1, lettera e) del TUIR.
Dalle conclusioni sopra esposte si ricava che il
trattamento tributario delle spese sanitarie che hanno dato luogo al rimborso a
fronte dei contributi menzionati, è diverso a seconda che siano versati a
favore di dirigenti in servizio oppure in pensione.
Infatti, per i dirigenti in servizio le spese sanitarie
sostenute, che hanno dato luogo al rimborso a fronte dei contributi menzionati,
esclusi dalla formazione del reddito di lavoro dipendente, non possono essere
detratte dall'imposta dovuta dal contribuente o da quella dovuta dai familiari
non a carico, ai sensi dell'art. 13-bis,
comma 1, lettera c) del TUIR (dal 1 gennaio 2004 art. 15 del TUIR) Risulta, invece, applicabile la detrazione dall'imposta
lorda per un importo pari al 19 per cento in riferimento all'ammontare della
spesa che non è stata rimborsata dall'ente o cassa. Ed ancora compete la
detrazione per le spese sanitarie rimborsate quando la quota dei contributi
sanitari versati sia superiore al limite previsto dalla norma per l'esclusione
dal reddito. In questa ipotesi la detrazione spetta in misura proporzionale alla
quota dei contributi che hanno concorso a formare il reddito di lavoro
Conseguentemente si possono verificare le seguenti
ipotesi per i dirigenti in servizio:
Contributi versati al fondo in misura non
superiore a 3.615,20 euro che non concorrono alla formazione del reddito
Le spese sanitarie rimborsate dal fondo
non sono detraibili dall'imposta lorda dovuta dal contribuente
Le spese sanitarie non rimborsate dal
fondo sono detraibili dall'imposta lorda nella misura del 19% per la
parte che eccede euro 129,11
Contributi versati in misura superiore a
3.615,20 euro
Le spese sanitarie sono detraibili
dall'imposta lorda in misura proporzionale alla quota dei contributi che
hanno concorso a formare il reddito di lavoro dipendente
Per il dirigente in
pensione invece le spese mediche sostenute sono integralmente detraibili
dall'imposta lorda pari al 19%, per la parte che eccede euro 129,11, anche se
già rimborsate dal fondo di appartenenza.