Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-10435-del-12-05-2011
Timestamp: 2020-02-24 03:20:01+00:00
Document Index: 62301652

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 34', 'art. 51', 'art. 62', 'sentenza ', 'art. 62', 'art. 44', 'art. 51', 'art. 18', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'sentenza ', 'art. 62', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 10435 del 12/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10435 del 12/05/2011
Cassazione civile sez. trib., 12/05/2011, (ud. 31/03/2011, dep. 12/05/2011), n.10435
Dott. MERONE Antonio – President – –
Dott. FERRARA Ettore – Consiglie – –
Dott. GRECO Antonio – Consiglie – –
Dott. BOTTA Raffaele – rel. Consiglie – –
M.R., elettivamente domiciliato in Roma, via Valmarana
40, presso l’avv. CAROPPO NICOLA, che lo rappresenta e difende,
Puglia (Bari), Sez. 14, n. 24/14/05 del 24 marzo 2005, depositata il
28 aprile 2005, non notificata;
dal Cons. Dott. Raffaele Botta;
La controversia concerne l’impugnazione di un avviso di irrogazione sanzioni, notificato il 14 ottobre 1988, per l’omesso versamento dell’IVA risultante dalla dichiarazione annuale per l’anno 1985. Nel corso del giudizio il contribuente depositava la dichiarazione integrativa presentata per sanare gli omessi versamenti dell’imposta (e relative sanzioni), pagando, tuttavia, solo la prima delle due rate previste per la definizione, e chiedeva che venisse dichiarata la cessazione della materia del contendere.
La Commissione adita accoglieva parzialmente il ricorso, affermando che con la dichiarazione integrativa era stata definita ogni pendenza con il fisco e condannando il ricorrente al pagamento della seconda rata del condono oltre interessi e soprattassa.
L’appello del contribuente era rigettato, con la sentenza in epigrafe, avverso la quale il contribuente medesimo propone ricorso per cassazione con due motivi. Resiste l’amministrazione con controricorso, illustrato anche con memoria.
Con i due motivi di ricorso che possono essere esaminati congiuntamente in quanto collegati in linea di subordinazione, il contribuente lamenta:
a) la violazione e falsa applicazione della L. n. 413 del 1991, art. 34, comma 5, artt. 44, 45, 47 e 49, art. 51, comma 8, art. 62 bis, e vizio di motivazione, per non aver il giudice di merito dichiarato la cessazione della materia del contendere e aver considerato “estranea alla materia del contendere la validita’ ed efficacia del condono fiscale conseguente alla presentazione della dichiarazione integrativa” (primo motivo);
b) la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 12 e 13, in quanto il giudice di merito nel valutare l’applicazione dello ius novum in materia di sanzioni non aveva tenuto conto che il beneficio andava “ragguagliato al residuo nuovo credito erariale risultante dalla presentazione della dichiarazione integrativa” (secondo motivo).
La questione posta dal ricorso e’ del tutto analoga a quella relativa ad una identica vicenda risolta da questa Corte con la sentenza n. 1124 del 2006, le cui conclusioni sono condivise dal collegio.
Nonostante l’erronea prospettazione tanto di parte ricorrente quanto del giudice di merito, la disposizione applicabile nella fattispecie e’ la L. n. 413 del 1991, art. 62 bis, il quale prevede l’inapplicabilita’ delle sanzioni amministrative comminate come nel caso di specie dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 44, (omesso versamento dell’IVA risultante dalla dichiarazione annuale presentata).
La non applicazione delle sanzioni e’ condizionata al pagamento da parte del contribuente delle imposte non versate alla data del 29 aprile 1992 o successivamente in due rate di uguale importo entro il 30 giugno e nel mese di luglio 1992, ovvero in unica soluzione entro il 20 giugno 1993.
Si tratta di, pertanto, di “una ipotesi peculiare di condono”, la quale “subordina il godimento del beneficio dell’esonero dalle sanzioni, oltre che alla presentazione di apposita dichiarazione integrativa, al pagamento delle imposte – dichiarate e non versate – entro termini precisi, i quali debbono qualificarsi perentori, pur in assenza di espressa previsione in tal senso, in quanto la loro osservanza e’ posta dalla norma quale specifica condizione per la produzione dell’effetto agevolativo. Ne deriva che non puo’ essere accolta la tesi del ricorrente, secondo cui il mancato versamento della seconda rata non comporterebbe alcun effetto in termini di validita’ del condono, conseguendone esclusivamente, ai sensi del disposto della L. n. 413 del 1991, art. 51, comma 8, e della L. n. 146 del 1998, art. 18, l’obbligo per l’ufficio di procedere all’iscrizione a ruolo della somma relativa alla rata non versata:
deve, infatti, ritenersi che la anzidetta disciplina, attinente alle dichiarazioni integrative presentate ai sensi della medesima L. n. 413 del 1991, artt. 49 e 50, non sia applicabile, in assenza di un richiamo specifico, alla particolare fattispecie di “condono” di cui all’art. 62 bis in esame, anche in considerazione del fatto che, mentre nel caso delle dichiarazioni integrative di cui agli artt. 49 e 50 citati si e’ in presenza di una liquidazione ex novo dell’imposta dovuta, secondo i parametri stabiliti dalla legge di condono, nell’ipotesi di cui all’art. 62 bis il contribuente deve versare le imposte da lui stesso a suo tempo dichiarate, nella misura gia’ originariamente stabilita” (Cass. n. 1124 del 2006, in motivazione).
Cio’ significa che dal mancato pagamento della seconda rata consegue la decadenza del contribuente dal beneficio attribuito dalla norma:
la decadenza, tuttavia, va limitata “alla parte del beneficio in relazione alla quale il contribuente e’ stato inadempiente, con la conseguenza che egli non resta soggetto alle sanzioni nella misura integrale, dovendo ritenersi che gli effetti della dichiarazione integrativa permangano fino alla concorrenza della somma pagata nel termine prescritto” (Cass. n. 1124 del 2006, in motivazione). Cio’ sia perche’ non e’ possibile equiparare il versamento della sola prima rata all’inerzia totale del contribuente, sia perche’ l’amministrazione ha comunque, “in tali limiti, conseguito lo scopo, comune a tutte le normative di condono, di ottenere rapidamente l’incasso delle somme dovute, sia il rilievo che lo stesso art. 62 bis prevede, nei commi successivi al primo, ipotesi di inapplicabilita’ pro quota delle sanzioni”.
Sicche’, se da un lato, deve essere rigettata la censura rubricata sotto il primo motivo di ricorso, deve essere accolta quella articolata con il secondo motivo e la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto con rinvio della causa ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale della Puglia per una valutazione della misura delle sanzioni alla luce del principio di diritto affermato: “in tema di condono fiscale e con riguardo al beneficio, accordato dalla L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 62 bis, della non applicazione delle sanzioni amministrative comminate per la violazione dell’obbligo di versamento delle imposte o delle ritenute risultanti dalle dichiarazioni annuali presentate, l’omesso pagamento, entro il termine prescritto, della seconda rata delle imposte o delle ritenute anzidette, dopo il regolare pagamento della prima, non determina la decadenza totale dal beneficio, permanendo gli effetti della dichiarazione integrativa, in ordine all’ammontare delle sanzioni applicabili, fino alla concorrenza della somma tempestivamente versata”. Il giudice del rinvio provvedera’ anche in ordine alle spese della presente fase del giudizio.
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Accoglie il secondo motivo di ricorso, rigettato il primo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale della Puglia.