Source: https://annuario.isprambiente.it/ada/downreport/html/6800
Timestamp: 2020-06-03 06:00:47+00:00
Document Index: 5913541

Matched Legal Cases: ['art. 114', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 20']

L'indicatore considera gli insediamenti estrattivi di minerali di prima categoria, come classificati dalla normativa in vigore con l'esclusione delle fonti energetiche fluide e delle sorgenti di acque minerali e/o termali, presenti sul territorio nazionale dal 1870 ad oggi. Dei circa 3.000 siti che sono stati in produzione negli ultimi 150 anni solo 122 hanno una concessione ancora in vigore e 73 sono i siti che risultano in produzione nel corso del 2017. 630 siti minerari dismessi o abbandonati presentano un grado di rischio ecologico-sanitario da medio ad alto. In crescita i siti musealizzati che si sono costituiti in una Rete Nazionale gestita da ISPRA.
L'indicatore definisce la diffusione sul territorio dei siti estrattivi di minerali di prima categoria (miniere) con i relativi impianti di servizio (bacini di laveria, discariche di scarti, ecc.). Fornisce indicazioni sulle tipologie di minerali estratti, sull'evoluzione temporale delle attività nel territorio nazionale e, indirettamente, sull'esistenza di possibili focolai di diffusione di sostanze inquinanti legati alle pratiche e agli impianti di lavorazione. Fenomeni di inquinamento possono essere connessi anche alla struttura e alla geometria dell'area coltivata, in particolare nel caso dei siti dismessi o abbandonati.
In questi casi le gallerie in sotterraneo possono intersecare le falde profonde ed essere contaminate dal contatto con le mineralizzazioni scoperte e rimaste in posto. Gli insediamenti sopra citati sono, inoltre, indice di degradazione del suolo in quanto le attività antropiche a essi collegate comportano il consumo di risorse non rinnovabili, determinano perdite di coperture pedologiche, possono essere causa di degrado qualitativo sia del suolo sia delle falde acquifere, modificano la morfologia naturale con possibile ripercussione sulla stabilità dei versanti, creano le condizioni per l'instaurarsi di aree degradate, per l'abbandono delle strutture e dei macchinari di pertinenza dei siti e/o di discariche abusive di rifiuti. Va, infine, sottolineato come, in funzione del tipo di coltivazione mineraria e delle tecnologie di arricchimento, delle caratteristiche del minerale estratto e della roccia incassante, il processo di degrado delle strutture di pertinenza degli insediamenti estrattivi può provocare: crolli in sotterraneo, con conseguenti smottamenti e subsidenze in superficie; crolli in superficie delle dighe dei bacini di laveria e/o dei depositi di discarica degli sterili, con conseguenti frane, alluvioni, inquinamenti delle acque superficiali.
Quantificare le attività antropiche, passate ed attuali, di "estrazione di minerali di prima categoria" a elevato impatto ambientale - paesaggistico.
RD n. 1443 del 29/07/1927
D.Lgs. 117/2008
D. Lgs. 22 giugno 2012 n. 83
I siti minerari sono soggetti, oltre che al RD n. 1443 del 29/07/1927 (Disciplina della ricerca e della coltivazione delle miniere) e al DPR 128/59 (Norme di polizia delle miniere e delle cave), alla Legge n. 257/1992 che vieta l'estrazione di amianto, alla Legge 23 dicembre 2000, n. 388, art. 114 comma 20, che prevede un Piano straordinario per la bonifica e il recupero ambientale anche di aree ex estrattive minerarie, e alla Legge 179 del 31/07/2002 art. 22 che istituisce il censimento dei siti minerari abbandonati. Il censimento è stato effettuato da ISPRA.
Il D.Lgs. 117/2008 recepisce la Direttiva 2006/21/CE, relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive, che modifica la Direttiva 2004/35/CE (sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale). Tale decreto stabilisce (art. 1) le misure, le procedure e le azioni necessarie a prevenire o ridurre il più possibile eventuali effetti negativi per l'ambiente nonché eventuali rischi per la salute umana, conseguenti alla gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive. L'obiettivo è raggiunto attraverso la redazione da parte del responsabile dell'attività estrattiva di un piano di gestione dei rifiuti da estrazione (art. 5) che deve essere approvato dall'Autorità competente (art. 7). Il decreto richiede inoltre (art. 20), la realizzazione dell'Inventario delle strutture di deposito dei rifiuti di estrazione chiuse, incluse quelle abbandonate, individuate come quelle "che hanno gravi ripercussioni negative sull'ambiente o che, a breve o medio termine, possono rappresentare una grave minaccia per la salute umana o l'ambiente" (strutture di deposito di tipo A, allegato II al DL 117/2008).
Con D.Lgs. del 31/3/1998 n. 112, sono state delegate alle Regioni le funzioni concernenti i permessi di ricerca e le concessioni di coltivazione dei minerali solidi e delle risorse geotermiche sulla terraferma (articolo 34, comma 1) e con successivo D. Lgs. 22 giugno 2012 n. 83 che modifica il D. Lgs. 28 maggio 2010, n. 85 anche le proprietà delle miniere e delle relative pertinenze ubicate in terraferma, con esclusione dei giacimenti petroliferi e di gas e relative pertinenze nonché dei siti di stoccaggio di gas naturale e le relative pertinenze.
Quando non derivante dai dati trasmessi dalle regioni, lo stato di attività di ogni sito è desunto da immagini satellitari con un conseguente, limitato, grado di incertezza.
Migliorare la trasmissione dati da parte delle regioni
Dati di base derivano dal database ISPRA “Censimento dei siti minerari abbandonati” integrato con i dati forniti dalle regioni e da analisi ISPRA di immagini satellitari per il 2017. Per il dato di produzione si è fatto riferimento a quello rilasciato a Gennaio 2019 dall’Istat. Buona la copertura nazionale delle informazioni statistiche con esclusione della Calabria. Tutte le concessioni vigenti e il 90% di quelle cessate sono state geolocalizzate da ISPRA.
I dati della produzione nazionale di minerali di prima categoria (2015-2016) di fonte ISTAT provengono dall'indagine "Rilevazione Pressione antropica e rischi naturali".
Selezione, attraverso opportune query, dei siti contenuti nel database ISPRA del censimento dei siti minerari in funzione dell'articolazione spaziale (regioni), temporale (periodo di coltivazione), mineralogica (minerali coltivati), tipologica (coltivazione in sotterraneo, a cielo aperto, mista) e/o di qualsiasi altro parametro contenuto nel database. Le suddette informazioni statistico-ambientali sono state integrate con le informazioni statistiche inviate dalle regioni, quando disponibili. Per la produzione si è fatto riferimento al dato 2015-16 di Istat. Tutte le concessioni in vigore sono state georiferite tramite analisi di immagini satellitari.
1870-2000; 2006, 2013-14, 2017
L'indicatore risponde pienamente agli obiettivi derivanti dalla normativa. È semplice, di portata nazionale e in grado di misurare il trend in atto. Risulta ben fondato in termini tecnico-scientifici e i metodi di raccolta dei dati sono affidabili. La comparabilità spaziale e quella temporale risultano elevate.
Viene confermato il continuo calo del numero dei siti minerari anche se con un tasso di decrescita rallentato, evidenziato anche dal ridotto calo della produzione totale tra 2015 e 2016. La progressiva diminuzione dell'attività estrattiva, a partire dalla metà del secolo scorso ed in particolare quella connessa con la coltivazione dei minerali metalliferi, ha sicuramente mitigato la pressione delle miniere sul territorio. Tuttavia restano risolte solo in parte le gravi problematiche, ecologico - sanitarie e statico-strutturali, relative alle centinaia di siti minerari abbandonati. In aumento la musealizzazione dei siti dismessi a testimonianza di una maggiore sensibilità al mantenimento delle culture locali, spesso profondamente legate all'attività estrattiva. Nell'arco alpino si registra un rinnovato interesse per le risorse minerarie metallifere con la concessione di diversi permessi di ricerca.
A causa delle caratteristiche geologiche l'Italia è sede di numerosi e diversificati giacimenti minerari, diffusi nell'intero territorio e intensamente sfruttati nei secoli scorsi, in particolare a partire dai primi del Novecento (Figure 10.25, 10.27; Tabelle 10.2, 10.3).
Fino alla metà del secolo scorso il trend è stato in continua ascesa, tranne una piccola inversione di tendenza tra la fine degli anni '20 e l'inizio degli anni '30 (in corrispondenza all'adozione del RD 1927 che ha regolamentato l'attività mineraria in Italia), per poi decrescere (Figura 10.25). Secondo il censimento effettuato da ISPRA sono più di 3.000 i siti minerari operanti sul territorio nazionale a partire dal 1870. Allo stato attuale l'attività è, però, praticamente residuale. Nel 2017, a fronte di 122 concessioni minerarie ancora in vigore, 73 risultavano realmente in produzione (Tabella 10.2; Figure 10.26, 10.27 e 10.29) soprattutto in Sardegna, Piemonte e Toscana. Si consideri che in diverse miniere con la concessione ancora vigente, i concessionari hanno rinunciato alla coltivazione.
Tali siti sono considerati tra quelli cessati. L'attività produttiva (Tabella 10.3; Figura 10.25 e Figura 10.28) è legata sostanzialmente alla presenza di miniere di marna da cemento, diffuse lungo la dorsale appenninica e nelle prealpi lombardovenete, e di minerali ceramici e industriali (feldspati, caolino, refrattari, bentonite, terre da sbianca), particolarmente diffuse nelle aree granitiche sarde. Il salgemma è estratto dalle miniere del volterrano e dell'agrigentino mentre il sale marino proviene delle saline della Sardegna meridionale. L'estrazione di minerali metallici è nulla ma nel corso del 2019 dovrebbe riprendere la produzione della miniera di Piombo-Zinco di Gorno (BG). Diversi permessi di ricerca per la ripresa dello sfruttamento di vecchi siti minerari di minerali metalliferi sono stati, inoltre, concessi soprattutto nell’arco alpino piemontese e lombardo. Totalmente azzerata a partire dagli anni '80 del secolo scorso, anche la produzione di zolfo, che ha caratterizzato per secoli la Sicilia, e, negli anni '90 l'estrazione di amianto in ottemperanza alla Legge n. 257/1992. Secondo i dati ISTAT (Tabella 10.3) la produzione totale nel 2016 si attesta a circa 13,7 milioni di tonnellate, in leggero decremento rispetto all'anno precedente, e circa equamente distribuita tra le ripartizioni geografiche. Al centro e al nord predomina l’estrazione di marna da cemento mentre al sud quella dei minerali industriali. Nel complesso lo sfruttamento di marna e minerali per uso industriale rappresenta più dell’80% della produzione nazionale. La suddivisione regionale al 2014, che non si discosta molto da quella 2016, è rappresentata in Figura10.27. Da un punto di vista del rischio ecologico-sanitario, le miniere oggi in attività sono meno impattanti rispetto a quelle di minerali metallici, i cui scarti presentano elevate concentrazioni di sostanze inquinanti. Rimane però risolto solo in parte il problema del recupero di siti minerari abbandonati (con le relative discariche degli scarti e i bacini di laveria), non ancora oggetto di un intervento organico. In Tabella 10.4 e Figura 10.30 sono riportati i dati dell'Inventario delle strutture di deposito di rifiuti chiuse, previsto dalla normativa vigente. In tale inventario sono registrati i siti con potenziali ripercussioni negative sull'ambiente, in funzione della tipologia dei minerali coltivati e dei relativi scarti potenziali, dell'estensione del sito minerario, del periodo di coltivazione e del tempo trascorso dalla chiusura o abbandono, suddivisi sulla base di criteri di "gerarchizzazione" in 5 classi di rischio ecologico-sanitario (B = rischio basso; MB = rischio medio-basso; M = rischio medio; MA = rischio medio-alto; A = rischio alto).
La bonifica dei siti minerari, oltre all'eliminazione dei rischi ecologico-sanitari e statico-strutturali, può portare al recupero di una memoria storicosociale, particolarmente importante in molte zone minerarie, cui si può affiancare anche un'attività economica turistico-museale. In questa ottica sono stati musealizzati diversi siti minerari e, a ottobre 2015, ISPRA ha promosso la costituzione della “Rete Nazionale dei Parchi e Musei Minerari Italiani (RE.MI.)" (Figura10.31). La Rete Re.Mi.
si pone quale strumento di confronto e crescita di tutti i soggetti gestori di patrimonio minerario dismesso. Nell'Ottobre 2015 sono stati 18 i soggetti sottoscrittori del Protocollo d’intesa per un totale di 35 siti minerari aderenti alla Re.Mi. Negli anni le richieste di partecipazione si sono intensificate. A settembre 2018 si registrano 38 soggetti aderenti alla Re.Mi., 53 siti minerari (tra cui i quattro parchi nazionali) ed 11 diverse tipologie di aderenti alla Rete nazionale.
Titolo: Figura 10.25:Siti minerari attivi sul territorio nazionale nel periodo 1870-2017 per tipo di minerale estratto
Fonte: ISPRA (1870-2006); ISPRA-Istat-Regioni/PA (2014-2017)
Legenda: a Concessioni in vigore b Siti realmente in produzione
Titolo: Figura 10.26: Miniere con concessione in vigore e in produzione (2017)
Fonte: Elaborazione ISPRA su dati ISPRA-Regioni
Note: Quando non derivante direttamente dalle regioni o da ISTAT, il dato circa l'operatività dei siti è stato desunto dall'analisi di immagini satellitari
Titolo: Figura 10.30: Numero di siti minerari contenenti strutture di deposito dei rifiuti d'estrazione chiuse o abbandonate, potenzialmente pericolosi per l'ambiente, per regione e per grado di rischio ecologico-sanitario (2017)
Note: Nel grafico non sono riportati i siti a grado di rischio ecologico-sanitario medio-basso e basso
Titolo: Tabella 10.2: Siti minerari attivi, per regione
Fonte: ISPRA (1870-2006); ISPRA-ISTAT-Regioni/PA (2013-2017)
Legenda: a Concessioni in vigore; b Miniere in produzione nell'anno di riferimento; c Fonte 2017: Regione; d Fonte 2017: ISPRA; e Miniere in produzione, dato ISTAT 2016
Note: - Per miniera attiva si intende una miniera con concessione in vigore, indipendentemente dalla effettiva produzione. - Ogni sito minerario è stato in attività per un periodo di tempo variabile, definito dalla durata della concessione ottenuta. - Per un'anomalia giuridica nel Lazio esiste una "Concessione mineraria per attività di cava" . - Delle concessioni in vigore nel 2017, 32 risultano non produttive, sospese, chiuse o mai entrate in produzione. - Nella Regione Sardegna esistono altre 38 concessioni in vigore, in gran parte di minerali metalliferi, per le quali il concessionario ha rinunciato alla coltivazione
Tabella 1: Siti minerari attivi nel periodo 1870-2017, per regione
Regione 1870 1880 1890 1900 1910 1920 1930 1940 1950 1960 1970 1980 1990 2000 2006 2013 2014 2017
n.a n.a n.b n.a n.b n.a n.b n.a n.b
Piemontec,e 53 67 75 79 61 54 57 178 178 123 49 52 55 58 33 32 23 16 27 18 23 17
Valle d'Aostac 16 17 16 15 14 16 18 15 9 7 3 3 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0
Lombardiac 24 48 59 68 69 68 78 128 152 136 101 65 41 31 26 22 12 6 12 4 12 5
Trentino-Alto Adigec 2 4 4 7 10 22 25 29 32 38 34 28 11 8 7 6 3 1 4 1 3 1
Venetoc 9 10 10 7 8 19 11 18 18 29 35 39 43 37 28 27 12 9 12 5 9 5
Friuli-Venezia Giuliac 6 7 8 8 8 9 11 9 9 3 2 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0
Liguriac 13 15 17 16 24 26 17 18 12 10 3 2 2 2 2 1 0 0 0 0 0 0
Emilia-Romagnac 8 19 17 17 19 20 18 38 35 30 14 12 10 10 8 6 7 3 8 4 5 2
Toscanad,e 6 11 34 47 76 245 108 132 140 121 91 59 51 49 47 24 16 16 16 14 15 11
Umbriac 2 2 5 6 6 16 18 22 25 22 10 8 8 8 7 5 6 4 6 4 5 3
Marchec 3 8 10 10 9 6 5 8 10 6 3 2 3 3 2 2 1 1 1 1 1 0
Laziod 3 7 10 11 10 16 14 20 25 28 22 18 18 15 15 12 7 5 10 4 10 6
Abruzzoc,d 3 3 5 13 14 18 17 18 17 20 22 15 7 4 4 2 3 2 3 3 3 1
Molised 0 0 0 0 0 0 0 1 0 1 3 2 1 1 2 1 1 1 1 1 1 1
Campaniac 1 3 3 4 5 16 13 13 12 8 10 7 4 3 3 3 5 2 5 0 3 0
Pugliac 0 0 0 0 0 0 0 7 9 12 11 10 6 0 0 0 0 0 0 0 0 0
Basilicatac 0 0 0 0 0 3 1 0 0 2 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0
Calabriad 4 6 13 14 18 24 12 16 15 11 10 11 9 13 10 9 2 2 3 2 3 2
Siciliad 107 132 178 259 385 406 165 290 334 311 71 55 20 9 9 8 5 3 6 2 5 3
Sardegnac,e 47 93 127 152 175 196 178 210 215 200 163 154 120 118 119 34 22 21 29 23 24 16
TOTALE 307 452 591 733 911 1.180 766 1.170 1.247 1.118 658 544 412 371 323 194 125 92 143 86 122 73
Fonti: ISPRA (1870-2006); ISPRA-Istat-Regioni/PA (2013-2017)
a Concessioni in vigore
b Miniere in produzione nell'anno di riferimento
c Fonte 2017: Regione/PA
d Fonte 2017: ISPRA
e Miniere in produzione, dato Istat 2016
Note: 1) Per miniera attiva si intende una miniera con concessione in vigore, indipendentemente dalla effettiva produzione. 2) Ogni sito minerario Ã¨ stato in attivitÃ per un periodo di tempo variabile, definito dalla durata della concessione ottenuta. 3) Per una anomalia giuridica nel Lazio esiste una "Concessione mineraria per attivitÃ di cava" . 4) Delle concessioni in vigore nel 2017, 49 risultano non produttive, sospese, chiuse o mai entrate in produzione. 5) Nella Regione Sardegna esistono altre 38 concessioni in vigore, in gran parte di minerali metalliferi, per le quali il concessionario ha rinunciato alla coltivazione.
Titolo: Tabella 10.3: Produzione nazionale di minerali di prima categoria (2015-2016)
Note: a) Dati provvisori
Tabella 2 - Produzione nazionale di minerali di prima categoria (2015-2016)
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Tipo di minerale estratto (t*1000)
Marna da cemento Minerali ceramici e industriali Salgemma Talco e fluorite Totale
Nord 2489 2.703 1.560 1.383 - - 160 148 4.209 4.234
Nord-ovest 1292 1.355 879 637 - - 160 148 2.331 2.141
Nord-est 1197 1.348 681 746 - - - - 1.877 2.093
Centro 2351 2.414 975 878 1.535 1.504 1.012 197 5.873 4.993
Mezzogiorno (a) 346 420 2.688 3.441 546 581 318 - 3.898 4.442
Sud (a) 346 420 70 70 - - - - 416 490
Isole - - 2.618 3.371 546 581 318 - 3.482 3.952
ITALIA 5185 5.537 5.223 5.703 2.081 2.085 1.490 345 13.980 13.671
Titolo: Figura 10.27: Produzione di minerali di prima categoria, per regione (2014)
Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Istat e Regioni
Titolo: Figura 10.28: Distribuzione dei siti minerari presenti sul territorio nazionale a partire dal 1870 al 2017
Note: 1) Ogni sito minerario è stato in attività per un periodo di tempo variabile stabilito dalla concessione ottenuta 2) Nella carta sono rappresentati circa il 90% dei siti minerari, la georeferenziazione dei siti più antichi, spesso difficilmente individuabili, è tuttora in corso.
Titolo: Figura 10.29: Distribuzione delle concessioni minerarie in produzione, per tipologia di minerale estratto (2017)
Fonte: ISPRA – Regioni/PA
Note: Quando non derivante direttamente dalle regioni il dato circa l'operatività dei siti è stata desunto da analisi di immagini satellitari.
Titolo: Tabella 10.4:Numero di siti con strutture di deposito di rifiuti di estrazione chiuse o abbandonate, potenzialmente pericolosi per l'ambiente suddivisi per grado di rischio ecologico-sanitario (Res) e statico-strutturale (Rss) (2017)
Fonte: ISPRA - Regioni
Legenda: M = rischio medio MA = rischio medio-alto A = rischio alto
Note: La valutazione del Rischio Statico-strutturale è stata completata solo da alcune regioni
Tabella 3 - Numero di siti con strutture di deposito di rifiuti di estrazione chiuse o abbandonate, potenzialmente pericolosi per l'ambiente suddivisi per grado di rischio ecologico-sanitario (Res) e statico-strutturale (Rss) (2017)
Regione/Provincia autonoma Res Totale Rss Totale
M MA A M MA A
Piemonte 25 21 11 57 7 n.d. n.d. 7
Valle d'Aosta 6 4 0 10 n.d. n.d. n.d. n.d.
Lombardia 67 37 24 128 n.d. n.d. n.d. n.d.
Trento 19 16 0 35 4 4
Bolzano 4 8 0 12 n.d. n.d. n.d. n.d.
Veneto 9 2 2 13 n.d. n.d. n.d. n.d.
Friuli Venezia Giulia 0 0 1 1 2 n.d. n.d. 2
Liguria 13 6 0 19 5 n.d. n.d. 5
Emilia Romagna 0 2 0 2 0 n.d. n.d. 0
Toscana 46 21 13 80 n.d. n.d. n.d. n.d.
Lazio 11 10 0 21 n.d. n.d. n.d. n.d.
Abruzzo 12 0 0 12 n.d. n.d. n.d. n.d.
Molise 0 1 0 1 n.d. n.d. n.d. n.d.
Calabria 5 2 0 7 1 n.d. n.d. 1
Sicilia 19 3 1 23 1 n.d. n.d. 1
Sardegna 73 80 56 209 n.d. n.d. n.d. n.d.
Totale 309 213 108 630 20 n.d. n.d. 20
Fonte:ISPRA - Regioni
Nota: La valutazione del Rischio Statico-strutturale è stata completata solo da alcune regioni
M = rischio medio
MA = rischio medio-alto
A = rischio alto
Titolo: Figura 10.31: Rete nazionale dei parchi e Musei minerari italiani (Re.Mi.), ubicazione dei siti (2018).
Note: Alcuni parchi sono caratterizzati da più siti minerari (es. Sardegna 14 siti, Amiata 6 siti).