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Timestamp: 2016-12-05 13:09:45+00:00
Document Index: 6739395

Matched Legal Cases: ['art 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art 2325', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 115', 'art. 32', 'art. 38', 'art.31', 'art. 36', 'art. 36']

⭐UNIVERSITA : SPISA CONSOB: ASPETTI ISTITUZIONALI, REGOLAMENTARI, AMMINISTRATIVI E CIVILI. PROSPETTIVE E PROBLEMATICHE DEL NUOVO QUADRO NORMATIVO:
UNIVERSITA : SPISA CONSOB: ASPETTI ISTITUZIONALI, REGOLAMENTARI, AMMINISTRATIVI E CIVILI. PROSPETTIVE E PROBLEMATICHE DEL NUOVO QUADRO NORMATIVO:
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Baldassare Poletti
1 UNIVERSITA : SPISA Tesi di dottorato CONSOB: ASPETTI ISTITUZIONALI, REGOLAMENTARI, AMMINISTRATIVI E CIVILI. PROSPETTIVE E PROBLEMATICHE DEL NUOVO QUADRO NORMATIVO: DALLA RIFORMA DEL RISPARMIO ALLA DIRETTIVA MIFID Dottorando: GARY LOUIS PIETRANTONIO Prof. MARCO DUGATO2 INDICE INTRODUZIONE IL RISPARMIO E LA TRASPARENZA INFORMATIVA... 1 CAPITOLO 1 CONSOB: RUOLO E FUNZIONI Dall istituzione al Testo Unico Finanza Le modifiche apportate negli anni L avvento del Testo Unico della Finanza Figure sintomatiche di indipendenza La nomina I membri Personalità giuridica e potestà di auto-organizzazione Rapporti istituzionali con Parlamento ed Esecutivo L inquadramento Costituzionale della Consob Le funzioni della Consob L attività della Consob Gli obiettivi della vigilanza sugli intermediari Gli obiettivi della vigilanza sugli emittenti Gli obiettivi della vigilanza sui mercati CAPITOLO 2 PROFILI AMMINISTRATIVI E CIVILI RELATIVI AI POTERI E AI COMPITI AFFIDATI ALLA CONSOB Aspetti amministrativi in capo alla Commissione di vigilanza dei mercati finanziari I3 2.2 Il problema del diritto di accesso agli atti acquisiti dalla Consob La responsabilità civile della Consob CAPITOLO 3 LA TUTELA DELL INFORMAZIONE ALL INTERNO DEL MERCATO FINANZIARIO: LA DIRETTIVA MARKET ABUSE Considerazioni introduttive Insider Trading Aggiotaggio Il background della direttiva Market Abuse Il quadro di riferimento Evoluzione normativa in tema di abusi di mercato La normativa italiana e il recepimento delle direttive europee Impatto economico su emittenti ed aziende CAPITOLO 4 LA TUTELA DEL RISPARMIO E LA NUOVA DISCIPLINA DEI MERCATI FINANZIARI: UN ANALISI CRITICA DELLA LEGGE 262/ Introduzione Struttura della legge sulla tutela del risparmio Aspetti di Corporate Governance affrontati dalla L. 262/ Conflitti d interesse degli intermediari finanziari: Premessa La sollecitazione all investimento all interno della legge II4 262/ L importanza della figura dei revisori contabili ai fini della trasparenza dei mercati e il loro inquadramento all interno della 262 del I nuovi ruoli affidati alle Autorità di vigilanza La Consob all indomani della legge 262/ Conclusioni CAPITOLO 5 LA RIPARTIZIONE DELLA VIGILANZA E LA PROSPETTIVA DI UN AUTORITÀ UNICA La vigilanza nel settore dei mercati degli strumenti finanziari L autorità unica per la tutela del risparmio BIBLIOGRAFIA III5 INTRODUZIONE IL RISPARMIO E LA TRASPARENZA INFORMATIVA I gravi episodi di crisi industriale che hanno colpito il nostro Paese (si pensi su tutti, ai crack Cirio e Parmalat) e i loro risvolti in campo finanziario, hanno acceso un ampio dibattito sulle regole, poste a tutela del risparmio, che disciplinano il mercato e i suoi operatori. La prima considerazione è relativa alla trasparenza e all integrità delle informazioni che le imprese forniscono al mercato e, in particolare, agli investitori e agli intermediari. Nel nostro Paese non c è un autorità pubblica che indichi in quali strumenti finanziari investire, di conseguenza l informazione fornita dagli emittenti quotati nei mercati regolamentati risulta essere fondamentale nella scelta allocativa del risparmio da parte degli investitori. La qualità, la disponibilità, la completezza delle informazioni, la loro corrispondenza alla reale situazione economico finanziaria dell impresa, risultano essere quindi elementi fondamentali ai fini di una corretta scelta da parte dell investitore non istituzionale. Non è un caso, infatti, che alla radice di gran parte delle crisi delle imprese vi sono comportamenti fraudolenti, che si concretano in manipolazioni dell informativa societaria diretta a nascondere la reale situazione della stessa e ad attrarre il risparmio con l inganno. Se è indubbio che l investitore che impiega i propri risparmi per investire in 16 uno strumento finanziario, senza essere in possesso di informazioni affidabili, può essere indotto in errore, è altrettanto indubbio che anche gli intermediari possono essere indotti in errore, in assenza di informazioni veritiere e complete. In sostanza, l informazione è un bene pubblico, un valore da tutelare in via prioritaria, e con adeguati strumenti, nella regolamentazione delle attività economiche a prescindere dalla qualifica soggettiva dei suoi destinatari. Altro profilo della regolamentazione che riveste particolare rilievo è dato dal controllo sui revisori, sulla qualità del loro lavoro, sull indipendenza e sulla trasparenza del loro agire. La libertà nella scelta dell allocazione delle risorse alle imprese si traduce nell assenza di un autorità pubblica che indirizzi il risparmio su soggetti che essa stessa valuta meritevoli e quindi nella garanzia di libertà, da un lato, delle imprese di accedere al risparmio e, dall altro lato, del risparmio di scegliere autonomamente in quali imprese investire. Si tratta del resto di regole diffuse e applicate nei paesi industrializzati, proprie di ogni sistema che si ispira ai principi del libero mercato. II presupposto logico perché questo meccanismo funzioni è che il risparmiatore abbia a disposizione tutte le informazioni che sono necessarie per prendere una decisione di investimento. Il conseguente agire delle banche in modo adeguato alle capacità reddituali e al patrimonio delle imprese stesse sono i pilastri su cui poggia questo meccanismo. 27 Si può ben dire che la tutela del risparmio che viene investito nei titoli delle imprese è rappresentata principalmente dall informativa societaria. Tutti i mercati e i sistemi finanziari, per funzionare in modo efficiente e per corrispondere alla tutela dell investitore, hanno necessità di disporre di informazioni complete e attendibili dagli emittenti e sugli strumenti finanziari: è sulle informazioni acquisite che gli intermediari e gli investitori fondano le proprie decisioni e orientano i propri comportamenti. Il complesso di queste informazioni costituisce la base delle valutazioni che non solo gli investitori ma anche i creditori e gli altri stakeholders svolgono sulle prospettive della singola impresa. In un mercato finanziario che opera correttamente le imprese quotate o emittenti di strumenti finanziari presso il pubblico sono incentivate a fornire determinate informazioni finanziarie se intendono ottenere la fiducia degli investitori. L informazione volontaria da parte delle imprese, tuttavia, presuppone il verificarsi di tre condizioni: (i) che gli investitori sappiano che le imprese hanno l obbligo di fornire alle autorità competenti (Consob e per certi aspetti la Banca d Italia) certe informazioni societarie (ad esempio sul livello degli utili di esercizio; stime sugli utili futuri; perdite d esercizio; ammortamenti ecc..); (ii) che le imprese non possano fornire al mercato dati fuorvianti o non veritieri (fornire informazioni non veritiere o completamente false risulta essere soggetto a sanzione); (iii) che le informazioni relative all investimento su strumenti finanziari non comporti alcun costo all investitore. Il mantenimento della fiducia dei risparmiatori sulla trasparenza dei mercati è indispensabile affinché essi domandino prodotti finanziari. 38 Tuttavia i presupposti di cui sopra sono, purtroppo, sono più teorici che pratici, in quanto l investitore non qualificato conosce la qualità del prodotto che acquista solo in base alle informazioni di cui dispone nel momento in cui sottoscrive l acquisto del prodotto finanziario scelto. Diviene quindi determinante che la comunità finanziaria mantenga una sufficiente fiducia sulla credibilità delle informazioni fornite dagli emittenti relati agli strumenti finanziari oggetto del collocamento. In sintesi, la regolamentazione informativa per la trasparenza dei mercati finanziari assume i connotati di bene pubblico che deve essere controllato da una apposita autorità pubblica. In origine i soggetti che erano obbligati a trasmettere informazioni erano di fatto soltanto gli emittenti che, da un lato del mercato, dovevano fornire informazioni sui loro bilanci e sui loro titoli quotati, e le borse valori (gli stock exchange) che, dall altro lato del mercato e in condizioni di monopolio, dovevano fornire le cosiddette pre e post-trade information affinché l investitore potesse valutare la validità del contratto concluso. Oggi il mondo è cambiato e le fonti di informazione rilevanti per i mercati finanziari si sono moltiplicate rendendo assai difficile il compito dei regolatori e scalfendo la fiducia degli investitori. In particolare gli obblighi informativi ricadono su diversi soggetti oltre agli emittenti quali ad esempio: (i) governi ed altri enti pubblici che privatizzando le loro imprese hanno il dovere d informare correttamente il mercato in relazione alle strategie di lungo periodo e sulla governance che intendono adottare sull ente oggetto di privatizzazione; (ii) le istituzioni pubbliche che, anche a mercati aperti, disseminano informazioni statistiche sull andamento dei mercati più diversi; (iii) gli sponsor che assistono gli emittenti in fase di collocamento iniziale sul mercato; (iv) gli analisti finanziari che, spesso in conflitto d interesse, con- 49 sigliano acquisti e vendite di prodotti finanziari; (v) le società di revisione appartenenti a gruppi polifunzionali, le agenzie di rating i giornalisti, internet ed i suoi portali finanziari e così via. Va poi ricordato che sui mercati finanziari empiricamente osservabili vi è anche la contemporanea presenza di comportamenti che possono ledere l integrità dei mercati e che sono, in prevalenza, l esito delle già ricordate asimmetrie informative e che, anche in questo caso, la regolamentazione tenta di contenere o di rendere evidente agli investitori. In particolare all interno di un mercato finanziario possano verificarsi i seguenti fenomeni distorsivi per il mercato: a) conflitto d interessi, soprattutto nel caso degli operatori polifunzionali ed in quello dei consigli di amministrazione delle società per azioni; b) moral hazard: sul comportamento non osservabile dell individuo sia esso investitore o intermediario; c) insider trading; d) insider dealing, nel caso in cui gli amministratori sfruttano, tramite la gestione dell impresa, le loro conoscenze per estrarre benefici privati per loro stessi, i parenti o gli amici o per altra società da loro controllata; e) manipolazione, come avviene nel caso in cui i prezzi degli strumenti finanziari sono volutamente alterati, ad esempio negli ultimi minuti di apertura del mercato, in modo artificioso al fine di dare al mercato un altra informazione falsa. Sono tutti questi comportamenti che concorrono a rendere i mercati finanziari assai poco trasparenti e che pertanto devono essere repressi da apposita autorità affinché gli stessi si sviluppino in modo adeguato a sostenere la crescita reale dell economia. 510 In conclusione, se la trasparenza deve rappresentare la caratteristica centrale dei mercati finanziari in quanto essa sola consente di valutare la bontà dell investimento, per non restare un genere letterario occorre un reticolo di norme che non soltanto la impongano ma che anche la facciano rispettare possibilmente in tempi e modi appropriati alla velocità con cui mutano i mercati finanziari ancora sospinti da un processo di innovazione finanziaria che non pare abbia termine. In questo lavoro, suddiviso in quattro capitoli saranno analizzati gli aspetti istitutivi della Consob ed i compiti ad essa affidati. In particolare saranno analizzati i poteri della Consob alla luce della nuova regolamentazione dei mercati finanziari introdotta dalla normativa comunitaria e dalla recente legge relativa al risparmio e alle su successive modifiche apportate dai decreti legislativi di attuazione. Nell ultimo capitolo sarà, infine, esaminata l opportunità di costituire un unica autorità che abbia il compito di sorvegliare l informativa societaria degli emittenti quotati o collocatori di strumenti finanziari diffusi all interno del mercato comunitario. 611 CAPITOLO 1 CONSOB: RUOLO E FUNZIONI 1.1 DALL ISTITUZIONE AL TESTO UNICO FINANZA La Consob, Commissione Nazionale per le società e la borsa, rappresenta, probabilmente, l esempio più innovativo di Autorità Indipendente. Ciò è dovuto in parte alla complessità dei compiti ad essa affidati congiuntamente agli interessi da essa tutelati. Queste caratteristiche la rendono un unicum nell ordinamento italiano. Le ragioni che hanno portato il legislatore a creare la Consob, dopo oltre un decennio di progetti e discussioni 1, un organo pubblico al quale affidare il compito di controllare le società aventi titoli quotati in Borsa nonché il funzionamento del mercato azionario erano già chiare nella relazione governativa di accompagnamento del d.l. 8 Aprile 1974, n. 95, la evidenziava la necessità di riattivare il flusso degli investimenti nei settori produttivi e di assicurare, al contempo, un adeguata informazione del mercato attraverso un efficace vigilanza sulle società quotate. Tali attività, canalizzate 1 Sembra opportuno ricordare in questa sede i diversi progetti maturati prima dell istituzione della Consob. In primis deve essere riportato il progetto proposto dalla commissione De Gregorio (cfr. Riv. Soc., 1966 p. 93 e ss.) che prevedeva un controllo delle società quotate realizzato unicamente dalla Banca d Italia ma gia all interno della commissione nella relazione di minoranza proposta dai commissari Auletta e Giannotta emerse l idea di affidare la disciplina dei mercati finanziari ad un organo indipendente ed autonomo (cfr. in Riv. Soc., 1963 p. 398 e ss.). Seguirono la proposta Lombardi (cfr. in Riv. Soc., 1972 pag. 172 e ss.), il progetto Marchetti (cfr. in Riv. Soc., p. 270 e ss.) e la proposta dell allora ministro del tesoro La Malfa che prevedeva una Commissione per il Mercato mobiliare dotata di ampi poteri che poi si tradussero parzialmente nella legge istitutiva della Consob. I poteri tuttavia attribuiti all organo di controllo man mano che un progetto succedeva all altro si vedevano ridimensionarsi e questo si è verificato anche nel passaggio di conversione del d.l n. 95 dell 8 Aprile 1974 nella legge 216. (A tal proposito si veda G. Cottino in, La Commissione per la società e la borsa: luci ed ombre della mini riforma, in Giur. Com., 1974, I, pag 439 ss., e di G. Minervini, L istituzione del controllo pubblico sulle società per azioni. Prime valutazioni in 712 all interno di un organo di vigilanza avrebbero di fatto costituito una tutela per il cosiddetto risparmiatore retail con l evidente risultato di uniformare la legislazione nazionale in tema di controlli nei confronti delle società quotate e sull attività del mercato borsistico a quelli dei paesi economicamente più avanzati. A tale ultimo riguardo deve essere ricordato che dopo la grande crisi dei mercati finanziari mondiali avvenuta nel 1929 molti paesi crearono organi di controllo con il compito di sorvegliare il mercato dei titoli azionari con lo specifico scopo di evitate fenomeni speculativi che furono una dei principali fattori della Grande Depressione. Negli Stati Uniti ad esempio dopo il tramonto delle idee del libero mercato avvallate dal celebre economista Keynes si costituì nel 1935 la Securities Exchange. Commission (S.E.C) ed in Europa organi similari si costituirono prima in Belgio con la Commission Bancarie sorta nel 1935 e successivamente in Francia dove fu istituita la Commission des Operationes de Bourse (C.O.B) nel La S.E.C, ad esempio, rappresenta una tipica espressione del diritto pubblico statunitense, in quanto assolve, sotto la figura autonoma di Agency compiti di natura amministrativa, normativa, e giurisdizionale, con ampio potere discrezionale d intervento e di ispezione sia relativamente all ambito della completezza della documentazione fornita dagli emittenti, sia per quanto riguarda il controllo sulla liceità obiettiva delle negoziazioni e la vigilanza sulle borse valori e sugli operatori professionali. La S.E.C. s ispira ad un modello dove il potere pubblico è collocato in posizione di neutralità ed obiettività rispettando il gioco delle parti economiche, le quali, a loro volta debbono rispettare le regole del gioco, in particola- Giur. Com., 1974, I, pag 539 ss. 813 re dal punto di vista dell informazione al pubblico sia nei confronti dei risparmiatori che verso gli operatori di borsa. La Commissione statunitense ha inoltre il pregio di fruire di ampi poteri di autoregolamentazione, il che consente di realizzare un continuo processo di aggiornamento normativo in rapporto alle nuove esigenze di carattere normativo. Analogo organo pubblico è costituito dalla già citata Commission des operations de Bourse la quale anche se di costituzione più recente della S.E.C ha l esplicita funzione di regolamentare il mercato finanziario francese tramite una rigida attività di controllo prestata nei confronti degli emittenti. 2 In particolare, quindi, compito essenziale della Commission des operations de Bourse risulta essere la vigilanza sul funzionamento delle borse valori e di controllare la idoneità della pubblicità delle operazioni di raccolta dei capitali e, in genere, delle informazioni sulla consistenza del patrimonio sociale, la situazione finanziaria e la conduzione delle imprese facenti ricorso al mercato mobiliare. Per l esplicazione di tali funzioni la Commission des operations de Bourse è munita di ampi poteri d intervento, comprendenti la facoltà di accesso alla documentazione degli atti societari nonché di pronunciarsi sui reclami e le istanze informative presentati dagli investitori non qualificati. Nonostante il ritardo con cui il legislatore Italiano risponde ad una esigenza più che sentita nei mercati finanziari la riforma in realtà non entusiasma i primi commentatori, i quali sottolineano come le diverse idee maturate in 2 Angelo Jannuzzi in La Consob, Milano, Giuffre,14 anni di progetti si siano in realtà concretizzate in un organo con poteri molto circoscritti. Vero è infatti che la nuova disciplina non rivoluziona la regolamentazione dei mercati finanziari che rimangono sostanzialmente assoggettati alla legge 272/1913 3, al r.d.l. 222/1925 4, alla legge bancaria del ed al codice civile 6. Il decreto legge 95/1974 istitutivo della Consob delinea i destinatari 7 soggetti alla disciplina di controllo afferenti esclusivamente a borse valori e ti- 3 La legge 272/1913 era la legge che istituiva le borse-valori ed aveva un impianto fortemente dirigista. Per quanto concerne i mercati, le borse valori erano considerate servizi di pubblica utilità che venivano poste in essere autoritativamente per regio decreto ed erano assoggettate al controllo delle camere di commercio; intermediari potevano essere unicamente gli agenti di cambio che erano ammessi a tale funzione in seguito ad una selezione per concorso pubblico. Risulta evidente che la novella del 1913 risulta non essere idonea a reggere il confronto con le discipline più avanzate della maggioranza dei paesi occidentali. Questa caratteristica si traduceva in uno dei principali fattori dello scarso sviluppo della borsa italiana. In particolare all interno del mercato finanziario italiano non vi era una disciplina di riferimento in capo agli emittenti quotati nel campo degli obblighi informativi presso il pubblico. Pur evidenziando la vetustà di tale disciplina A.Segni, in I Mercati e i valori mobiliari, in trattato di Dir. Amm., a cura di S. Cassese, Milano, Giuffrè, 2003, evidenzia che probabilmente lo scarso sviluppo della borsa italiana non può essere attribuito unicamente all impianto normativo me deve altresì essere letto congiuntamente a differenti concause tra le quali in particolare il ventennio fascista, la crisi del 1929, e le esigenze post belliche che segnarono l inizio dell intervento diretto dello Stato nell economia e che portò in particolare alla istituzione delle banche d interesse nazionale, gli istituti di credito pubblici, le casse di risparmio e le altre banche di natura pubblicistica. Tali scelte infatti portarono essenzialmente alla costituzione di un sistema creditizio bancocentrico. 4 Il r.d.l 222/1925 mantiene l impostazione dirigistica della novella del 1913 conferendo il ruolo degli intermediari finanziari ai soli agenti di cambio a cui veniva contestualmente attribuito lo status di pubblico ufficiale. 5 La riforma bancaria istituita con l r.d.l 375/1936 convertito con la 141/1938 non poneva in essere una regolamentazione dell intermediazione bancaria ma unicamente attribuiva la guida del credito ai pubblici poteri. 6 Il Codice Civile disciplina in modo asettico sia le società di capitali che le società quotate nei mercati azionari non ponendo in particolare una disciplina differenziata all interno della annullabilità delle deliberazioni prese avverso l interesse dei soci di minoranza. 7 L articolo 1 del decreto legge 95/1974 istituisce la CONSOB, e stabilisce il numero e le caratteristiche dei commissari, la nomina e la durata in carica degli stessi, le incompatibilità, la gestione delle spese ed il finanziamento, l autoregolamentazione. 1015 toli quotati 8 e dall altra l organo deputato alla vigilanza degli stessi. 9 Il controllo dei soggetti sottoposti alla vigilanza della Consob potevano inizialmente dividersi in due categorie: quelli sottoposti ad una vigilanza di carattere continuativo, indipendentemente dal compimento o meno di determinati atti, e quelli che rientrano nella sfera dell attività della Commissione solo in quanto compiono operazioni o interventi sul mercato dei valori mobiliari. V è da dire, inoltre che tali soggetti potevano essere fin dalla concezione Commissione sia società ed enti sia persone fisiche. In particolare la legge n. 216 individua i seguenti soggetti da sottoporre all attività regolamentare: 1. le società per azioni quotate in borsa e gli enti aventi per oggetto esclusivo o principale l esercizio di attività commerciali, i cui titoli sono quotati in borsa (art ); 2. le società azionarie o a responsabilità limitata che partecipano ad una società con azioni quotate nella misura superiore al 2% del capitale (art 5); 3. le società e gli enti iscritti nell albo delle società finanziarie ancorché non abbiano emesso titoli quotati in borsa e quelli che hanno 8 L articolo 3 del citato decreto legge stabiliva, ad esempio, uno sistema speciale di pubblicità, mediante l obbligo a carico di chiunque acquistasse o sottoscrivesse azioni anche per interposta persona, comportanti la partecipazione nel capitale di società quotate in borsa in misura superiore soglia del 3% di farne immediata comunicazione alla Commissione. Il terzo comma dello stesso articolo 3 introduceva un analogo obbligo di comunicazione per le partecipazioni reciproche in società quotate mentre l articolo 4 prevedeva la dichiarazione per iscritto di amministratori, sindaci, e direttori generali di società per azioni quotate nel caso di sottoscrizione di azioni della propria società, mentre l articolo 5 disponeva che chiunque intendeva promuovere una offerta pubblica d acquisto su azioni quotate nel mercato borsistico dovesse in via preventiva darne comunicazione preventiva alla Commissione di vigilanza. 9 L articolo 2 del decreto stabiliva una serie di attribuzioni della Commissione che possono essere cosi elencati: (i) stabilire le forme dei bilanci consolidati; (ii) determinare i dati integrativi per i bilanci e le relazioni; (iii) disciplinare i calendari di borsa; (iv) individuare i tipi di contratti ammessi alle negoziazioni e (v) procedere alla revocazione della quotazione della società in caso d inadempimento rispetto agli obblighi imposti dalla Com- 1116 un ammontare complessivo del capitale versato superiore a Lire 10 miliardi; 4. persone fisiche, tenute a doveri e responsabilità verso la Consob non solo in quanto organi della società e degli enti suddetti, ma anche in proprio: tali sono, nei limiti delle disposizioni suddette: gli amministratori, i sindaci o revisori ed i direttori generali delle società e degli enti medesimi (articoli 3,4,5,17). Dall elenco sopra riportato risulta essere chiaro che i soggetti sottoposti alla vigilanza regolamentare della Consob non potevano sin dall inizio della sua istituzione essere definiti in una categoria ben determinata o in un numero chiuso. Vero è infatti che la Commissione sin dalla sua istituzione ha goduto della facoltà di ampliare l ambito operativo della sua azione, ponendo, ad esempio, sotto il suo controllo anche società non quotate in alcun mercato regolamentato ma che avevano rapporti di natura finanziaria o partecipativa in emittenti quotati. L esigenza di non rendere il potere regolamentare e di controllo della Consob limitato alle sole società quotate o alle relative società controllanti ha portato il legislatore con la novella numero 77/1983 ad estendere l ambito operativo della Commissione anche alle società fiduciarie e gli enti di gestione fiduciaria nonché alle società che controllano queste o ne sono controllate sempre limitatamente alle azioni possedute o amministrate da società quotate in borsa o in un mercato ristretto 10. missione. 10 L estensione del controllo della Consob sulle società fiduciarie veniva peraltro considerato assolutamente indispensabile ai fini di una effettiva trasparenza. In particolare era stata presentata in tal senso, prima della legge numero 77/1983 una proposta di legge in proposito (la c.d. Minervini- Spaventa, in Giur. Comm. 1981, I, p.898) e da più volte da 1217 I compiti istituzionali affidati alla Commissione vengano chiariti in modo più esaustivo dall'art. 1 della l. 216/1974 che, convertendo il decreto legge 95/1974, apporta profonde correzioni allo stesso. La legge istitutiva della Consob regolava altri profili dell'organismo, escludendo il controllo sugli enti che non avevano come oggetto esclusivo o principale quello commerciale, stabilendo diversi ambiti di discrezionalità della Commissione ed attribuendole in tal modo il potere di vigilanza anche sugli emittenti. La "prima CONSOB", quella risultante dalla l. 216/1974, è un organo dello Stato riconducibile al Ministero del Tesoro con il compito principale di svolgere le seguenti funzioni principali: 1. controllare il funzionamento dei mercati borsistici; 2. raccogliere le informazioni relative agli emittenti ed enti con titoli quotati nel mercato finanziario che tuttavia ancora non includono i mercati non ufficiali determinazione dei requisiti per l ammissione dei titoli alla quotazione; 4. potestà in materia di presentazione delle domande e diffusione delle informazioni fornite dai richiedenti la procedura d ammissione; 5. accertamento delle modalità di finanziamento delle intermediazioni e negoziazioni dei titoli quotati in borsa. Guido Rossi durante la sua presidenza Consob. 11 La non inclusione dei mercati cosiddetti non ufficiali all interno dei compiti affidati alla Consob è causa di ampie perplessità all interno della dottrina. In particolare si deve ricordare che i dibattiti dottrinali si erano focalizzati sulla necessità di stimolare il mercato borsistico principale a cui era preferito il mercato non ufficiale. L introduzione delle norme di trasparenza unicamente per il mercato principale risulta più conveniente per gli emittenti collocare i propri prodotti finanziari laddove non sussistono particolari obblighi d informazione. F. CARBONETTI, in Encicl. Treccani alla voce CONSOB, parla di "riforma doppiamente sbilanciata: anzitutto, perché si limitava alla borsa, e cioè a uno solo dei segmenti del mercato mobiliare; inoltre, perché incideva solo su un elemento del mercato ufficiale, cioè sul prodotto finanziario in esso scambiato", non regolando i profili dell'intermediazione ed all'organizzazione del mercato. 1318 La legge 216/1974, nonostante le sue lacune di carattere operativo ed organizzativo, apre un processo regolamentare irrefrenabile che le stesse deleghe legislative contenute in essa portano a completare. 12 In particolare con il decreto legge 136/1975 introduce l obbligo per le società quotate di avvalersi delle società di revisione contabile iscritte in un apposito albo tenuto presso la Consob. L importanza del meccanismo avviato con la 216/1974 viene confermato dalla legge 49/1977 la quale introduce importanti novità per la Commissione. In particolare tale novella estende l ambito di attività della Consob, assegnandole la funzione di vigilanza anche sui titoli non quotati nelle borsevalori, ovvero sui negoziati nel mercato ristretto 13 ed introduce un ampia delega al potere regolamentare della Consob, stabilendo a livello di normazione primaria solo le linee guida LE MODIFICHE APPORTATE NEGLI ANNI 80 Successivamente ai decreti presidenziali sopra esaminati del 1975, emanati in attuazione della delega contenuta nella legge 216, trovano applicazioni ulteriori disposizioni legislative che vanno ad integrare il disegno originario istitutivo della Consob. 12 In tal senso si pensi alle deleghe contenute all articolo numero 2 della Legge 216/1974 in materia di società di revisione contabile, Banca d Italia, e Ministero delle partecipazioni sociali successivamente attuati con i decreti 136, 137 e 138 del Il cosiddetto "borsino", oggi denominato mercato expandi, assume carattere ufficiale e rappresenta spesso l'anticamera, il banco di prova per una successiva quotazione dei titoli nella borsa-valori. 14 Si tratta di un meccanismo che sarà poi "generalizzato" dal TUF: in questo caso la l. 49/1977 stabilisce l'esclusiva dell'intermediazione per gli agenti di cambio e l'obbligo di negoziazione mediante contanti. 1419 Con la legge del 23 febbraio 1977, n. 49 concernente la negoziazione dei titoli non ammessi alla quotazione ufficiale delle borse valori, viene colmata una lacuna relativa alle negoziazioni che avvenivano all interno del cosiddetto borsino. Il legislatore seppur non individuando specifici poteri regolatori del fenomeno in capo alla Consob ha attribuito alla stessa il potere di regolare il funzionamento di tali negoziazioni attraverso la predisposizione di un proprio regolamento. Gli anni Ottanta, poi, segnano l'effettivo consolidamento della CONSOB. La novella ha il pregio di rendere inderogabile i seguenti aspetti: (i) la negoziazione dei titoli deve essere eseguita unicamente per contanti e con l esclusiva intervento degli agenti di cambio; (ii) il divieto di formare e pubblicare listini di prezzi diversi da quelli risultanti dalle negoziazioni al mercato ristretto, divieto che viene sanzionato penalmente. Dal contenuto della norma emerge che il mercato ristretto assume valore di mercato al pari di quello delle borse valori, tuttavia non risulta esserci alcun collegamento obbligato fra i due mercati poiché l ammissione alla quotazione al mercato ufficiale non deve passare necessariamente attraverso la negoziazione del mercato ristretto anche se concretamente essa può costituire una delle condizioni per l ammissione d ufficio alla quotazione del mercato ufficiale. Tra il 1981 e 1982 nonostante permanessero gravi problemi di struttura e organizzazione, la Consob inizio a svolgere effettivamente le sue funzioni e si comprese finalmente l importanza del principio della trasparenza e dell informazione sull attività delle società che fanno appello al pubblico ri- 1520 sparmio e sul funzionamento del mercato borsisitico in generale. 15 La Commissione inizia a smettere i panni di organo di vigilanza della sole borse, per iniziare ad assumere quelli di controllore dell'intero mercato finanziario con la l entrata in vigore della legge 77/1983, la quale introduce la prima regolamentazione della gestione in monte del risparmio. La legge del 23 marzo 1983 n. 77, che sostituisce l articolo 18 della legge n. 216, detta disposizioni sui fondi comuni d investimento mobiliare, che vengono per la prima volta riconosciuti nel nostro ordinamento. La novella si caratterizza da due blocchi centrali di disposizioni. Un primo nucleo normativo mira a regolare: (i) l istituzione del fondo, a cui sono autorizzate le società per azioni con apposito provvedimento rilasciato dal Ministro del Tesoro, sentita la Banca d Italia; (ii) il regolamento del fondo che è approvato con apposita deliberazione dalla assemblea ordinaria della società e (iii) la gestione del fondo e la vigilanza sul fondo che vengono regolamentate in modo analitico. Il secondo pilastro di norme è inerente l emissione dei valori mobiliari; in particolare l articolo 12 della citata legge n. 77 apporta notevoli innovazioni al precedente articolo 18 della legge n in materia di sollecitazione al 15 La differenza tra mercato borsistico e mercato mobiliare è da attribuire al fatto che in borsa non tutti i valori mobiliari sono quotati. 16 Vengono introdotti gli artt. 18 bis, 18 ter e 18 quater nel testo del decreto legge 95 come convertito in legge dall'art. 1 della 216. In materia di sollecitazione al pubblico risparmio vengono attribuiti rilevanti potestà regolamentari alla CONSOB, che tuttora esercita il proprio potere normativo in maniera particolare proprio in materia di sollecitazioni all'investimento e offerte pubbliche d'acquisto e di scambio. Il regolamento della CONSOB 1739/1985 riguarda proprio la sollecitazione al pubblico risparmio e in tal senso S. CASSESE, in La nuova costituzione economica, Roma, Laterza, 2004 evidenzia proprio come "in questa fase, l'attenzione della CONSOB si sposta dall'informazione societaria ad un altro compito, che diventa prioritario: la sollecitazione del pubblico risparmio". Lo stesso Autore ricorda come nel solo 1986 si registrano 69 delibere e 16 Vedere altro
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