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Timestamp: 2020-08-14 23:47:32+00:00
Document Index: 172682451

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 53', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 327']

Sentenza Cassazione Civile n. 22005 del 03/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22005 del 03/09/2019
Cassazione civile sez. lav., 03/09/2019, (ud. 30/04/2019, dep. 03/09/2019), n.22005
sul ricorso 2378/014 proposto da:
F.M., in qualità di titolare impresa individuale EFFEMME
COSTRUZIONI DI F.M., elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA ANAPO 20, presso lo studio dell’avvocato CARLA RIZZO, che lo
MASTRANGELI;
avverso la sentenza n. 1243/2012 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 15/01/2013 R.G.N. 271/2009.
1. la Corte d’ appello di Firenze confermava la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva accolto l’opposizione proposta da F.M., titolare della Effemme costruzioni, avverso il ruolo relativo a cartella di pagamento emessa per l’importo di Euro 36.617,37, richiesti a titolo di recupero delle agevolazioni contributive per un apprendista, assunto in data 5.12.2001, che non aveva partecipato ai corsi di formazione esterni all’azienda, organizzati ai sensi della L. n. 196 del 1997, art. 16, con inizio dal 24.11.2004.
2. La Corte rilevava che ai sensi della D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 53, comma 3, applicabile alla fattispecie, il datore di lavoro può essere sanzionato per la mancata partecipazione dell’apprendista ai corsi di formazione solo quando la stessa sia a lui addebitabile, non essendo più applicabile per effetto della novella normativa la L. n. 196 del 1997, art. 16, comma 2, neppure con riferimento alla sola formazione c.d esterna. Nel caso, essendo stato accertato che la mancata partecipazione ai corsi era addebitabile esclusivamente al lavoratore, la pretesa contributiva risultava infondata.
3. Per la cassazione della sentenza l’Inps ha proposto ricorso, affidato ad un unico motivo, cui ha resistito F.M. con controricorso e memoria ex art. 380 bis.1.c.p.c..
4. il controricorrente ha eccepito preliminarmente l’inammissibilità del ricorso per tardività, essendo stato l’atto notificato in data 6.5.2014, mentre la sentenza gravata è stata pubblicata in data 15.1.2013, e dunque oltre il termine di un anno (applicabile ratione temporis, considerato che la causa è stata iniziata nel 2007) previsto dell’art. 327 c.p.c., comma 1.
5. L’eccezione è fondata.
L’esame degli atti ha consentito di appurare che l’Inps ha portato una prima volta il ricorso per la notifica in data 10 gennaio 2014; la notifica è stata effettuata a mezzo posta al sig. F., rappresentato dall’avv. Donnini, domiciliato presso lo studio dell’avv. Gualdani in (OMISSIS). Di tale notifica non è stato prodotto l’avviso di ricevimento.
L’Inps ha poi portato una seconda volta il ricorso per la notifica in data 28.4.2014 e questa (effettuata a mezzo del servizio postale) si è perfezionata con la consegna della raccomandata in data 6.5.2014 all’avv. Gualdani nel domicilio eletto in (OMISSIS).
6. Questa Corte ha chiarito che qualora la notificazione dell’atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l’onere di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio, e, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, semprechè il notificante fornisca la prova che il mancato perfezionamento della prima notifica non gli sia addebitabile ed attivi un nuovo procedimento entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per conoscere l’esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori (v. Cass., S.U., n. 17352 del 2009 e successive conformi).
7. Nel caso di specie, tuttavia, in mancanza (come detto) della ricevuta di ritorno della prima notifica, nè di allegazioni difensive dell’Inps a riguardo, non risulta che il mancato perfezionamento dell’intrapresa procedura non sia addebitabile a colpa del notificante. Tale circostanza configura un’ interruzione nella continuità della procedura notificatoria, sicchè gli effetti della seconda notifica non possono essere ricollegati ad atti della prima, e, in particolare, alla tempestiva consegna all’ufficio postale del ricorso da notificare (v. in caso analogo Cass. n. 19060 del 25/09/2015).
8. In conclusione, il ricorso è inammissibile, essendosi verificata la decadenza dall’impugnazione in quanto la notifica del ricorso risulta effettuata oltre il termine di cui all’art. 327 c.p.c., comma 1.
9. Le spese, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, rimborso delle spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 30 aprile 2014.