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Timestamp: 2019-03-20 07:51:29+00:00
Document Index: 43374029

Matched Legal Cases: ['art. 571', 'art. 571', 'art. 521', 'art. 582', 'art. 521', 'art. 522', 'art. 522']

Pubblicato Lunedì, 29 Febbraio 2016 04:03
Egr. Avvocato, mio marito è morto due anni fa senza lasciare un testamento. I miei due figli hanno rinunciato all’eredità, soprattutto perché era gravata da alcuni debiti. Io non ho fatto nulla, non ho presentato nemmeno la successione, continuando a vivere nella casa della famiglia, tuttora intestata ancora a nome di mio marito. Oggi si è presentata l’opportunità di vendere la casa, essendoci un potenziale acquirente, ma i miei cognati (fratelli di mio marito) mi hanno fatto pervenire la lettera del loro avvocato con la quale pretendono la loro parte, affermando di essere anche loro eredi di mio marito, come me. La legge riconosce veramente dei diritti successori ai miei cognati?
Gentile signora, il suo caso rappresenta un’ipotesi discussa. I suoi cognati pretendono di essere ricompresi nell’eredità sul presupposto contenuto negli artt. 521 e 522 del codice civile. Quest’ultimo prevede che nelle successioni legittime (ossia quelle devolute per legge, poiché manca il testamento) la parte di colui che rinunzia si accresca a favore di coloro che avrebbero concorso con il rinunziante, salva la rappresentazione e il disposto dell’art. 571, ultimo comma, del codice civile. Considerata la pretesa avanzata dai suoi cognati e non avendo altri elementi a riguardo, devo presupporre che nel suo caso non operi la rappresentazione (cioè i suoi figli non hanno discendenti oppure anche questi vi hanno rinunciato in assenza di ulteriori discendenti) e non vi siano i genitori del suo defunto marito (o che anche questi abbiano rinunciato) né ulteriori ascendenti, che possano venire alla successione ai sensi dell’art. 571 ultimo comma.
Quindi, nel caso di specie, sempre sull’assunto dei suoi cognati, troverebbe applicazione l’art. 521 c.c., in base al quale chi rinunzia all’eredità è come se non vi fosse mai stato chiamato, aprendosi la successione a favore degli altri parenti. Di conseguenza, in virtù dell’art. 582 c.c., l’eredità di suo marito si devolverebbe per legge per 2/3 in suo favore e per 1/3 a favore dei suoi cognati. Pertanto, con molta probabilità, in caso di opposizione da parte sua, i cognati la porterebbero dinanzi al giudice sostenendo legittimamente questa tesi, peraltro avallata da autorevole dottrina: ossia, schematicamente, all’apertura della successione gli eredi sono= moglie (quota di 1/3) + figli (quota di 2/3 divisa tra loro) -> i figli rinunciano (non ci sono discendenti, né ascendenti) -> quindi, in base al ricalcolo dell’art. 521 c.c., gli eredi diventano= moglie (quota 2/3) + fratelli (1/3).
Esiste, tuttavia, una tesi, anch’essa accreditata, sostenuta peraltro da uno studio della dottrina notarile abbastanza recente (2012) in base alla quale, nel caso di specie, l’art. 522 c.c. va interpretato guardando esclusivamente al gruppo iniziale dei soggetti chiamati alla successione (cioè moglie + figli), perché solo a favore di essi si verificherà l’accrescimento delle quote dei rinunzianti. Tale ragionamento sbarra la strada all’accesso nella successione di cui si tratta a soggetti inizialmente estranei. Ritornando allo schema, quindi, eredi =moglie (quota di 1/3) + figli (quota di 2/3 divisa tra loro) -> i figli rinunciano (non ci sono discendenti, né ascendenti) -> quindi, in base a quest’ultima interpretazione dell’art. 522 c.c., unica erede diventa la moglie, a favore della quale si devolvono anche le quote dei figli rinuncianti.
In conclusione, io le consiglio di contestare le pretese dei suoi cognati e di affidarsi al responso del giudice. Cordiali Saluti.
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