Source: http://www.ipdm.it/legislazione/il-processo-e-lesecuzione-della-pena-nei-confronti-dei-minorenni-stranieri/
Timestamp: 2017-07-23 08:42:36+00:00
Document Index: 124745213

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 6', 'art. 28', 'art. 9', 'art. 19', 'art. 36', 'art. 656']

IPDM – ONLUS | Il processo e l’esecuzione della pena nei confronti dei minorenni stranieri
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Il processo e l’esecuzione della pena nei confronti dei minorenni stranieri
Posted in Legislazione	di Lorenzo Miazzi, Giudice Tribunale Rovigo e Responsabile per l’area minorile della rivista “Diritto, immigrazione e cittadinanza”
Alla luce di quanto sinora esposto, non vi sono dubbi sul fatto che la presenza di un documento o ancor di più la autoattribuzione di generalità non sono affatto in grado di eliminare l’incertezza sull’età di cui all’art. 8 cit. Sin troppo evidente è che, in presenza di un rilevante interesse dell’imputato a essere considerato minorenne (per poter godere di un migliore trattamento penale e processuale) o in alcuni casi maggiorenne (ad esempio per potere guidare un’auto – con patente immancabilmente falsa), non è possibile fare affidamento sulle sue dichiarazioni o sui documenti esibiti.
Numerosi sono i casi in cui il servizio sociale, sia quello ministeriale che, direttamente o indirettamente, quello dell’ente locale, si trova a dover seguire un minore straniero coinvolto nel processo penale. Infatti le disposizioni sul processo penale minorile (art. 6) prevedono che l’autorità giudiziaria si avvale dei servizi sociali “in ogni stato e grado dei procedimento”. In particolare, il minore può essere affidato al servizio sociale per la attuazione della “messa alla prova” (art. 28 disp. proc. pen. min.), per compiere accertamenti sulla personalità del minore (art. 9 disp. proc. pen. min.), nel corso dell’applicazione di misure cautelari (art. 19 disp. proc. pen. min.), nel procedimento per l’applicazione di misure di sicurezza (art. 36 disp. proc. pen. min.).
La questione si pone relativamente ai minori irregolari, sia perché entrati clandestinamente, sia perché non più in regola con la normativa relativa al soggiorno. Soprattutto in passato, l’incertezza normativa aveva lasciato spazio a orientamenti assai diversi, da parte sia degli organi giudiziari che di quelli amministrativi. Attualmente, alla luce delle novità inserite nel nostro ordinamento dalla legge n. 218/1995 sulla riforma del diritto internazionale privato, dalla Convenzione sui diritti del bambino di New York del 1989, dalla legge n. 40/1998 sull’immigrazione, può probabilmente affermarsi che anche il minore irregolare gode del medesimo trattamento giudiziario; questo anzi gli consente di poter usufruire di possibilità di inserimento e, in prospettiva, di regolarizzazione, superiori a quelle dei coetanei non coinvolti in questioni penali.
Ai sensi dell’art. 656 comma 4 c.p.p. “l’ordine di esecuzione contiene le generalità della persona nei cui confronti il provvedimento deve essere eseguito e quanto altro valga ad identificarla, l’imputazione, il dispositivo del provvedimento e le disposizioni necessarie alla esecuzione…”.
Nel 1998 i minorenni denunciati in Italia sono stati 42.107; di questi 10.926, e cioè il 26% erano stranieri. Nel 1989 i minorenni stranieri denunciati furono 4132, a fronte di 24.982 italiani (quindi il 14%). L’esperienza dimostra poi che fra i minori denunciati dire stranieri significa dire extracomunitari, in quanto l’incidenza dei minori comunitari è irrisoria.
Ancora più significativo di quello relativo ai minori denunciati è il dato relativo agli arresti, in quanto è l’arresto il fatto che maggiormente desta allarme sociale (perché avviene in flagranza, in conseguenza dei reati più gravi e quindi è più visibile) e anche perché è quello che maggiormente incide di fatto sulle istituzioni giudiziarie.