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Timestamp: 2018-08-21 19:26:34+00:00
Document Index: 37561775

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 12', 'art. 36', 'art. 4', 'art. 23', 'art. 186', 'art. 160', 'art. 186', 'art. 160', 'art. 163', 'art. 2645', 'art. 160', 'art. 1987', 'art. 2645', 'art. 160', 'art. 2380', 'art. 2487', 'art. 2489', 'art. 152', 'art. 160', 'art. 160', 'art. 20', 'art. 160', 'sentenza ', 'art. 2645']

ART. 160 L.F. - PRESUPPOSTI PER AMMISSIONE AL CONCORDATO | Valutazione Azienda in 24 ore
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ART. 160 (PRESUPPOSTI PER L'AMMISSIONE ALLA PROCEDURA) [1]
(In vigore dal 21 agosto 2015)
La proposta può prevedere che i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’ articolo 67, terzo comma, lettera d). Il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione. [2]
Ai fini di cui al primo comma per stato di crisi si intende anche lo stato di insolvenza. [3]
In ogni caso la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari. La disposizione di cui al presente comma non si applica al concordato con continuità aziendale di cui all’articolo 186-bis. [4]
[1] Articolo così sostituito dall'art. 2, comma 1, lett. d), D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80. Le presenti disposizioni si applicano altresì ai procedimenti di concordato preventivo pendenti e non ancora omologati alla data di entrata in vigore del medesimo decreto.
[2] Comma inserito dall'art. 12, comma 2, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, a decorrere dal 1° gennaio 2008.
[3] Comma aggiunto dall'art. 36, comma 1, D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51, a decorrere dal 31 dicembre 2005.
[4] Comma aggiunto dall’ art. 4, comma 1, lett. a), D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015, n. 132; per l’applicazione di tale disposizione vedi l’ art. 23, comma 1, del medesimo D.L. n. 83/2015.
MASSIME DELLA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ E DI MERITO (ART. 160 L.F.)
Tribunale di Monza 11 ottobre 2017 - Pres. Mariconda - Rel. Nardecchia Concordato preventivo - Ammissione - Proposta - Piano di risanamento - Valutazione - Interpretazione - Legittimità (Legge fallimentare artt. 160, 161, 162, 163 e 186 bis) [QUALIFICAZIONE GIURIDICA DEL TIPO DI CONCORDATO PROPOSTO]
Il Tribunale deve valutare la proposta di concordato preventivo, interpretandone il contenuto e valutando il piano proposto dal debitore, la sua fattibilità giuridica e l’eventuale inidoneità a perseguire lo scopo rappresentato. Un imprenditore proponeva un concordato preventivo che, dopo talune modifiche alla proposta ed al piano apportate nel corso della procedura, prevedeva il soddisfacimento dei creditori, in prevalenza, mediante i flussi generati dalla continuità aziendale diretta e, per la residua e minor parte, con il ricavato della liquidazione dei beni non più funzionali all’esercizio dell’impresa. In ragione della ritenuta prevalenza dei flussi generati dalla continuazione dell’attività rispetto al ricavato della vendita dei beni non più strategici, il proponente qualificava il concordato come concordato con continuità aziendale diretta. In sede di esame della proposta concordataria, il Tribunale rilevava la manifesta inettitudine del relativo piano a generare, nel periodo prefissato, i flussi di cassa nella misura (prevalente) stimata dal proponente e (venuta meno detta prevalenza) riqualificava il concordato come liquidatorio, dichiarandolo inammissibile perché in questa effettiva sua configurazione la proposta non assicurava il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari. Secondo il Tribunale di Monza, il giudice non sarebbe vincolato all’indicazione del tipo di concordato (liquidatorio o con continuità aziendale) effettuata dal proponente, ma avrebbe il potere di interpretare giuridicamente la domanda e, quindi, la proposta ed il piano depositati dal debitore, e così qualificare diversamente il tipo di concordato effettivamente proposto, al fine di valutarne la sua ammissibilità (cosi già Trib. Firenze 11 maggio 2016, in www.ilcaso.it, con la precisazione che “in analogia a quanto avviene nel settore negoziale, l’autorità giudiziaria, al fine individuare la disciplina giuridica applicabile nel caso concreto, abbia il potere di accertare in quale schema previsto dalla legge il piano concordatario debba essere inquadrato anche discostandosi da quanto prospettato dal presentatore”. In dottrina, negli stessi termini G. P. Macagno, Il concordato con continuità aziendale: il confine ultimo di un istituto sotto accusa, in questa Rivista, 2016, 94, il quale ritiene perfettamente legittimo che il tribunale proceda alla corretta qualificazione del tipo di piano concordatario esposto dal proponente). La decisione del Tribunale appare condivisibile e trova sostanziale conferma anche in uno specifico arresto della Suprema Corte di Cassazione che ha sancito finanche il potere del giudice di appello di riqualificare il tipo di concordato proposto dal debitore allorquando, investito sul punto della relativa impugnazione, ritenga inesatta la qualificazione del tipo di concordato preventivo formulata dai giudici di primo grado (cfr. Cass., Sez. I, 12 luglio 1991, 7790, in Giust. civ., 1991, 2925). Diverso è il caso del giudice chiamato a pronunciarsi sulla risoluzione del concordato preventivo, che non può, invece, procedere ad una qualificazione del tipo di concordato diversa da quella contenuta nel decreto di omologa, per effetto del passaggio in giudicato di quest’ultimo (v. App. Genova 23 ottobre 2014, in questa Rivista, 2015, 371). Il principio affermato dal Giudice di Monza è di significativo rilievo e rende attuali le preoccupazioni di quella attenta dottrina che, in esito alle recenti riforme, aveva puntualmente previsto “una complicazione dell’attività del giudice che deve, ora e sempre, interrogarsi su qual tipo di concordato ha di fronte” (così testualmente M. Fabiani, I nuovi vincoli alla proposta di concordato preventivo visti dal prisma di una “lettura difensiva”, in questa Rivista, 2016, 576). La necessità per il giudice di valutare concretamente e qualificare correttamente il tipo di concordato proposto dal debitore è certamente sorta a seguito della esplicita introduzione e regolamentazione, con l’art. 186 bis l.fall., del concordato con continuità aziendale, da distinguersi - quindi - rispetto ad ogni altra possibile forma di concordato proponibile nell’ambito delle variegate soluzioni consentite dall’art. 160 l.fall., per la necessità di fare applicazione dello specifico regime per esso dettato dalla l.fall. (cfr. ex multis Trib. Monza 26 luglio 2016, in questa Rivista, 2016, 1385; Trib. Firenze 8 gennaio 2016, in questa Rivista, 2016, 569; Trib. Alessandria 18 gennaio 2016, in questa Rivista, 2016, 491; Trib. Siracusa 23 dicembre 2015, in questa Rivista, 2016, 572; Trib. Cuneo 29 ottobre 2013, in www.ilcaso.it. In dottrina v. V. Lenoci, sub art. 186 bis l.f., in Codice della crisi d’impresa, (diretto da) F. Di Marzio, Milano, 2017, 1246). L’esigenza di un corretto inquadramento da parte del giudice si è poi accentuata, a seguito delle note riforme del 2015, che hanno delineato un regime di evidente favore per il concordato in continuità aziendale rispetto ad ogni altra forma di concordato (se si considera che in aggiunta alla particolare disciplina già dettata dagli artt. 186 bis e 182 quinquies l.fall., il debitore in continuità aziendale non è tenuto ad assicurare i pagamento di almeno il venti per cento dei crediti chirografari, ex art. 160, ultimo comma, l.fall.; il medesimo debitore non è esposto a proposte concorrenti se la sua proposta prevede il pagamento del 30% dei crediti chirografari, ex art. 163, comma 5, l.fall.) con ciò determinando, come nel caso di specie, la presentazione di proposte e piani spesso in continuità aziendale solo sulla “carta” (così testualmente M. Fabiani, I nuovi vincoli alla proposta di concordato preventivo visti dal prisma di una “lettura difensiva”, cit., 577). In tale contesto, deve ritenersi che la corretta qualificazione del tipo di concordato proposto dal debitore rientri, oggi più che mai, tra le attività di verifica e controllo demandate al giudice e che egli abbia il potere e dovere di riqualificarlo, dichiarandone la inammissibilità, ogni qualvolta, nella sua configurazione effettiva, esso non rispetti il contenuto legale minimo (così anche S. Ambrosini, Il controllo giudiziale su domanda e piano concordatari, in AA.VV., Fallimento, soluzioni negoziate della crisi e disciplina bancaria dopo le riforme del 2015 e 2016, (diretto da) S. Ambrosini, Bologna, 2017, 167 -168).
Cassazione Civile, Sez. I, 9 giugno 2017, n. 14444, ord. - Pres. A. Didone - Est. M. Ferro - C. S.a.s. di C.G. & c. S.a.s. in liquidazione c. Commissari giudiziali del concordato preventivo C. S.a.s. di C. G. & c. S.a.s. in liquidazione Concordato preventivo - Omologazione - Sindacato giudiziale - Piano - Fattibilità - Idoneità - Liquidazione prognostica - Contenuto (Legge fallimentare artt. 160, 161, 162, 163, 173, 179, 180)
Quantunque in sede di omologazione del concordato preventivo mediante cessione dei beni le corti di merito siano chiamate a verificare la fattibilità del concordato, il sindacato su tale punto, nei casi in cui, come quello in esame, si discuta della fattibilità economica, non può essere esteso oltre la verifica della idoneità della proposta concordataria a realizzare la “causa concreta” della procedura concorsuale minore che si estrinseca nella finalità di assicurare il superamento della crisi attraverso “una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari” (massima non ufficiale).
Trib. Mantova 2 marzo 2017 (data della decisione) - Pres. Alfani - Est. De Simone - T.S.r.l. c. S.r.l. 1.
La proposta di concordato che preveda il soddisfacimento dei creditori mediante l’apporto di un terzo che abbia trascritto un vincolo di destinazione su suoi beni ai sensi dell’art. 2645 ter c.c. non è idonea ad assicurare l’adempimento del concordato ai sensi dell’art. 160, ultimo comma, l.fall. Infatti, detto vincolo non comporta il sorgere di un’obbligazione nei confronti della società in conseguenza del disposto di cui all’art. 1987 c.c., secondo cui alle promesse unilaterali, fuori dei casi ammessi dalla legge, non è ricollegabile alcun effetto obbligatorio - e tantomeno reale e dovendosi peraltro condividere l’orientamento in forza del quale l’art. 2645 ter c.c., alla luce della sua collocazione sistematica tra le norme dettate in materia di trascrizione, riguarda gli effetti e non disciplina un autonomo negozio di destinazione da cui possano derivare obbligazioni. Trib. Belluno 17 febbraio 2017 - Pres. Coniglio - Est. Travia 2. La proposta di concordato preventivo con cui sia stata prevista la destinazione sia dell’eventuale plusvalore realizzato dalla vendita dei beni, sia degli eventuali utili generati dalla temporanea continuazione dell’attività ai soli creditori chirografari contrasta con il divieto di alterare le cause di prelazione, non potendosi qualificare tale plusvalore come “finanza esterna”, attribuibile a creditori diversi da coloro che vantano cause di prelazione sui beni oggetto del compendio patrimoniale.
Trib. Rovigo 1° agosto 2016, decr. - Pres. D’Amico - Est. Martinelli - Utensiltecnica Giesse S.r.l.
L’art. 160 l.fall., come novellato dal D.L. n. 83/2015, nella parte in cui impone all’imprenditore di garantire, nei concordati non in continuità, il soddisfacimento dei creditori chirografari non inferiore al 20%, richiede quantomeno una proposta idonea, con ragionevole certezza, ad assicurare l’adempimento dell’obbligazione in tale misura (nella specie è stata dichiarata inammissibile una proposta di concordato preventivo nella quale il pagamento della percentuale del 20% si fondava sulla prospettazione della vendita di un compendio immobiliare al valore di stima, idoneo a consentire il pagamento di una percentuale del 24,39%, in quanto l’esito negativo di un solo tentativo di vendita ed il ribasso usuale del prezzo avrebbe reso insufficiente l’attivo patrimoniale al soddisfacimento minimo dei creditori non assistiti da privilegio).
Cassazione, Sez. I, 14 giugno 2016, n. 12273 - Pres. Nappi - Est. Genovese - M. c. Fall. Tevi S.p.a. in liquidazione (legge fallimentare artt. 152, 160, 161; cod. civ. artt. 2487, 2489, 2751 bis)
Messa in liquidazione la società con assemblea straordinaria e investito con la stessa delibera il liquidatore del mero potere di convocazione dell’assemblea straordinaria per deliberare altresì l’eventuale approvazione di una proposta di concordato, alla deserzione della riunione dei soci e ciononostante il liquidatore aveva presentato comunque il ricorso di concordato. Il costo sostenuto dal legale così incaricato non venne ammesso al passivo nel successivo fallimento, poi dichiarato dal tribunale, eccependosi una carenza assoluta di potere dell’organo conferente: decisione confermata dalla S.C., per la quale il liquidatore non avrebbe gli stessi poteri generali dell’amministratore, come voluto dall’art. 2380 bis c.c., dovendosene la fonte rinvenire in modo specifico nella sola delibera d’assemblea, ex art. 2487, comma 1, lett. c), c.c., conformata e pubblicizzata come previsto dall’articolo successivo. L’art. 2489 c.c., attribuendo ai liquidatori gli atti utili per la liquidazione della società, non includerebbe la proposta di concordato, né soccorrerebbe l’art. 152 l.fall., che ha riguardo ai soli amministratori. Nel caso del credito del professionista, inoltre, la mancata iscrizione di una delibera ad hoc sarebbe di ostacolo a riconoscere all’incaricato una situazione di buona fede opponibile, trattandosi di un potere la cui esistenza esige un conferimento con particolari, non assolte, formalità.
Cass. Civ., Sez. I, 25 maggio 2016, n. 10819 - Pres. S. Di Palma - Est. M. Di Marzio - C.G. Group FIN.MA.VI. S.p.a. in liquidazione (avv. G. Nappi) c. Fallimento A.C. Fiorentina S.p.a. (avv.ti M. Pastacaldi, R. Russo) 1.
La proposta di concordato preventivo, nel regime introdotto dal D.L. n. 35 del 2005, conv., con modif., dalla L. n. 80 del 2005, è approvata solo se riporta il voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto ed, in caso di suddivisione in classi, anche della maggioranza di queste, in ragione del voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto nel maggior numero di esse, sicché, ove il concordato abbia previsto quattro classi di creditori, la proposta deve ritenersi respinta se una di esse abbia dissentito ed un’altra si sia astenuta, non potendosi distinguere, ai fini della mancanza di un voto favorevole, tra la classe che ha espresso voto contrario e quella che, invece, non ha votato.
App. Venezia 12 maggio 2016, decr. - Pres. ed Est. Di Francesco - Banco Popolare soc. coop. (avv.ti Tarzia, Staunovo-Polacco) c. Bicos s.r.l. in liquidazione (avv.ti Fulco, Mengoni)
La proposta di concordato preventivo nella quale sia previsto, con riferimento ai creditori ipotecari, un pagamento inferiore al valore di realizzo in sede concordataria degli immobili gravati, ma corrispondente al presumibile ed inferiore realizzo degli stessi in sede fallimentare, con destinazione del surplus al pagamento degli altri creditori, contrasta con il divieto di alterare le cause di prelazione, atteso che in tale ipotesi il maggior valore ricavabile nel concordato non è assimilabile a finanza esterna, ma rappresenta risorse endogene, con la conseguenza che l’intero ricavato della vendita deve essere destinato al soddisfacimento dei creditori muniti di cause di prelazione sugli specifici cespiti.
Trib. Pisa 26 febbraio 2016, decr. - Pres. Sammarco - Est. Zucconi
È ammissibile la proposta di concordato che prevede il pagamento dei crediti per tributi locali, assistiti da privilegio generale sui beni mobili senza collocazione sussidiaria sugli immobili, in una percentuale pari a quella prevista per i crediti chirografari, qualora venga attestato, con relazione giurata ex art. 160, comma 2, l.fall., che i suddetti crediti privilegiati non possono trovare soddisfazione attraverso la liquidazione sul ricavato della massa mobiliare; in tal caso è escluso che il trattamento riconosciuto nella proposta a detti crediti costituisca alterazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione.
Trib. Teramo 5 gennaio 2016 - Pres. Cappa - Est. Cirillo
La proposta di concordato preventivo di società appartenenti al medesimo gruppo può essere formulata previo conferimento ad una società ad hoc delle rispettive aziende ai sensi degli artt. 2558-2560 c.c., risolutivamente condizionato alla mancata definitiva omologazione del concordato, purché le masse attive e passive vengano mantenute separate, così come le maggioranze per l’approvazione.
Il concordato con assuntore non costituisce un tipo di diverso rispetto a quello liquidatorio o a quello con continuità aziendale, pertanto anche il concordato con assuntore deve essere qualificato come liquidatorio o con continuità a seconda dell’obiettivo perseguito.
Al concordato c.d. “misto” si applica la disciplina relativa alla componente economicamente e funzionalmente prevalente; pertanto, per l’ipotesi che la componente liquidatoria sia minima rispetto a quella della continuità non scatta l’obbligo di assicurare la percentuale di pagamento dei creditori chirografari previsto per il concordato liquidatorio dal D.L. n. 83/2015.
Trib. Firenze 8 gennaio 2016, decr. - Pres. Pompei - Est. Selvarolo
Il nuovo disposto del comma 4 dell’art. 160 l.fall. secondo cui, in ogni caso, la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari deve essere interpretato nel senso che il debitore deve proporre fondatamente il pagamento di tale percentuale, laddove per fondatamente deve intendersi una prospettazione a metà strada fra il concetto di garanzia e quello della ragionevole previsione; spetterà poi al Tribunale verificare che la proposta contenga l’assicurazione di detto soddisfacimento sulla base di un piano che non possa essere qualificato come manifestamente inidoneo a raggiungere tale obiettivo.
Trib. Roma 16 dicembre 2015, decr. - Pres. La Malfa - Est. Odello
Qualora la proposta di concordato sia sottoposta a condizioni, gli eventi futuri ed incerti devono essere valutati compiutamente dall’asseveratore, il quale deve esprimere un giudizio di verosimiglianza in ordine al fatto che essi possano in futuro realmente realizzarsi.
Trib. Foggia 6 agosto 2015 - Pres. Cea - Est. Murgo - Pugliese (avv. Troiano - Clemente) c. Orticola Mediterranea soc. agr. a r.l. (avv. Salerno)
La L. n. 3/2012 che ha esteso espressamente i benefici di cui alla L. n. 44/1999 (disposizioni concernenti il fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura), al “fallito”, non contempla analoga previsione per l’impresa in concordato preventivo; ne consegue che la sospensione dei termini ex art. 20, L. n. 40/1999, come modificata dalla L. n. 3/2012, non può trovare applicazione alle procedure di concordato preventivo, trattandosi non di procedura liquidatoria forzosa ma di mezzo di risoluzione negoziale della crisi dell’imprenditore.
Trib. Pordenone 13 ottobre 2015 - Pres. Pedoja - Est. Petrucco Toffolo - Immobiliare Valbruna S.r.l. (Avv. Campoccia) c. Banca Mediocredito del Friuli Venezia Giulia (Avv. Del Zotto)
In tema di alterazione delle cause legittime di prelazione nel concordato preventivo con pagamento parziale dei creditori privilegiati ai sensi dell’art. 160, comma 2, l.fall., poiché il creditore titolare del privilegio ha diritto a ricevere quanto ricavato dalla liquidazione del bene che della prelazione è oggetto, al debitore che proponga il concordato preventivo ipotizzando che la liquidazione concordataria dell’immobile ipotecato possa avere maggiore durata rispetto a quella fallimentare non è consentito destinare i proventi della locazione dell’immobile stesso ai creditori chirografari, per i periodi locatizi ulteriori rispetto a quelli che si realizzerebbero in caso di fallimento (nel caso di specie, ipotizzando una liquidazione fallimentare nel termine di un anno ed una liquidazione concordataria nel termine di quattro anni, il debitore aveva destinato tre annualità locatizie, anziché al creditore ipotecario, al pagamento dei chirografari).
Cass. Civ., sez. I, 23 maggio 2014, n. 11497 - Pres. Rordorf - Est. De Chiara - P.M. Apice - Cooptur Società Cooperativa Turistica Costa del Sole A R.L. (Avv. Morelli) c. CNS - Consorzio Nazionale Servizi Società Cooperativa (Avv. Macchiarola) (Vedi Cass. 23 gennaio 2013, n. 1521).
In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall’attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto sia l’incapacità della proponente di formalizzare l’acquisto, promessole da terzi, degli immobili su cui si basava il piano concordatario e dei quali assumeva di aver già pagato il prezzo, sia la verosimile mancata formalizzazione delle garanzie promesse da terzi, sia l’inattendibilità della valutazione dei menzionati immobili, collocati in zona agricola).
Trib. Ravenna 22 maggio 2014 (data decisione), decr. - Pres. Lacentra - Est. Farolfi - Gruppo T. S.p.A.
Il vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. è meritevole di tutela ove preveda un mandato irrevocabile a vendere gli immobili a favore del liquidatore giudiziale condizionato alla sola omologa del concordato.