Source: http://www.marialetiziarotolo.it/ordinamento-della-professione-di-psicologo.html
Timestamp: 2018-04-25 06:30:57+00:00
Document Index: 181748637

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 4']

(Requisiti per l’esercizio dell’attività di psicologo)
(Esercizio dell’attività psicoterapeutica)
(Istituzione dell’albo)
1. È istituito l’albo degli psicologi.
(Istituzione dell’ordine degli psicologi)
1. Gli iscritti all’albo costituiscono l’ordine degli psicologi. Esso è strutturato a livello regionale e, limitatamente alle province autonome di Trento e Bolzano, a livello provinciale.
(Istituzione di sedi provinciali del consiglio regionale dell’ordine)
2. L’istituzione avviene con decreto del Ministro di grazia e giustizia, sentito il Consiglio nazionale dell’ordine.
3. Al consiglio dell’ordine della sede istituita ai sensi dei commi 1 e 2, si applicano le stesse disposizioni stabilite dalla presente legge per i consigli regionali o provinciali dell’ordine.
(Condizioni per l’iscrizione all’albo)
b) non avere riportato condanne penali passate in giudicato per delitti che comportino l’interdizione dalla professione;
c) essere in possesso della abilitazione all’esercizio della professione;
d) avere la residenza in Italia o, per cittadini italiani residenti all’estero, dimostrare di risiedere all’estero al servizio, in qualità di psicologi, di enti o imprese nazionali che operino fuori dal territorio dello Stato.
(Modalità di iscrizione all’albo)
2. I pubblici impiegati debbono, inoltre, provare se è loro consentito l’esercizio della libera professione.
1. Il consiglio regionale o provinciale dell’ordine, di cui al precedente articolo 8, esamina le domande entro due mesi della data del loro ricevimento.
(Anzianità di iscrizione nell’albo)
1. Il consiglio regionale o provinciale dell’ordine, d’ufficio o su richiesta del pubblico ministero, pronuncia la cancellazione dall’albo:
a) nei casi di rinuncia dell’iscritto;
c) quando sia venuto a mancare uno dei requisiti di cui alle lettere a), b) e d) dell’articolo 7, salvo che, nel caso di trasferimento della residenza all’estero, l’iscritto venga esonerato da tale requisito.
2. Il consiglio anzidetto pronuncia la cancellazione dopo aver sentito l’interessato, tranne che nel caso di irreperibilità o in quello previsto dalla lettera a) del comma 1.
(Consiglio regionale o provinciale dell’ordine)
2. IL consiglio regionale o provinciale dell’ordine esercita le seguenti attribuzioni:
c) provvede alla ordinaria e straordinaria amministrazione dell’ordine, cura il patrimonio mobiliare ed immobiliare dell’ordine e provvede alla compilazione annuale dei bilanci preventivi e dei conti consuntivi;
d) cura l’osservanza delle leggi e delle disposizioni concernenti la professione;
e) cura la tenuta dell’albo professionale, provvede alle iscrizioni e alle cancellazioni ed effettua la sua revisione almeno ogni due anni;
f) provvede alla trasmissione di copia dell’albo e degli aggiornamenti annuali al Ministero di grazia e giustizia, nonché al procuratore della Repubblica presso il tribunale ove ha sede il consiglio dell’ordine;
g) designa, a richiesta, i rappresentanti dell’ordine negli enti e nelle commissioni a livello regionale o provinciale, ove sono richiesti:
h) vigila per la tutela del titolo professionale e svolge le attività dirette a impedire l’esercizio abusivo della professione;
i) adotta i provvedimenti disciplinari ai sensi dell’art. 27;
(Attribuzioni del presidente del consiglio regionale o provinciale dell’ordine)
(Riunione del consiglio regionale o provinciale dell’ordine)
(Comunicazioni delle decisioni del consiglio regionale o provinciale dell’ordine)
1. Le decisioni del consiglio regionale o provinciale dell’ordine, sulle domande di iscrizione e in materia di cancellazione dall’albo, sono notificate entro venti giorni all’interessato e al procuratore della Repubblica competente per territorio.
2. In caso di irreperibilità, la comunicazione avviene mediante affissione del provvedimento, per dieci giorni nella sede del consiglio dell’ordine ed all’albo del comune di ultima residenza dell’interessato.
(Scioglimento del consiglio regionale o provinciale dell’ordine)
1. Il consiglio regionale o provinciale dell’ordine se, richiamato all’osservanza dei propri doveri, persiste nel violarli, ovvero se ricorrono altri gravi motivi, può essere sciolto. Inoltre può essere sciolto su richiesta scritta e motivata da almeno un terzo degli appartenenti all’albo.
2. In caso di scioglimento del consiglio dell’ordine, le sue funzioni sono esercitate da un commissario straordinario, il quale dispone, entro novanta giorni dalla data dello scioglimento, la convocazione dell’assemblea per le elezioni del nuovo consiglio.
4. Il commissario ha la facoltà di nominare, tra gli iscritti dell’albo, un comitato di non meno di due e non più di sei membri, uno dei quali con funzioni di segretario, che lo coadiuva nell’esercizio delle sue funzioni.
o provinciale dell’ordine ed in materia elettorale)
1. Le deliberazioni del consiglio dell’ordine nonché i risultati elettorali possono essere impugnati con ricorso al tribunale competente per territorio, dagli interessati o dal procuratore della Repubblica presso il tribunale stesso.
1. Sui ricorsi avverso le deliberazioni del consiglio dell’ordine, di cui all’articolo 17, il tribunale competente per territorio provvede in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero e l’interessato.
2. Contro la sentenza del tribunale gli interessati possono ricorrere alla corte d’appello con l’osservanza delle medesime forme previste per il procedimento davanti al tribunale.
o provinciale dell’ordine)
4. L’avviso di convocazione è spedito a tutti gli iscritti per posta raccomandata o consegnata a mano con firma di ricezione almeno quindici giorni prima della data fissata per la prima convocazione.
10. È ammessa la votazione per corrispondenza. L’elettore chiede alla segreteria del consiglio dell’ordine la scheda all’uopo timbrata e la fa pervenire prima della chiusura delle votazioni al presidente del seggio in busta sigillata, sulla quale sono apposte la firma del votante, autenticata dal sindaco o dal notaio e la dichiarazione che la busta contiene la scheda di votazione; il presidente del seggio, verificata e fatta constatare l’integrità, apre la busta, ne estrae la relativa scheda senza dispiegarla e, previa apposizione su di essa della firma di uno scrutatore, la depone nell’urna.
13. Il seggio, a cura del presidente del consiglio dell’ordine è costituito in un locale idoneo ad assicurare la segretezza del voto e la visibilità dell’urna durante le operazioni elettorali.
1. Il presidente del consiglio regionale o provinciale dell’ordine uscente o il commissario, prima di iniziare la votazione, sceglie fra gli elettori presenti, il presidente del seggio, il vice presidente e due scrutatori.
(Comunicazioni dell’esito delle elezioni)
1. Il presidente del seggio comunica alla presidenza del consiglio dell’ordine regionale o provinciale i nominativi di tutti coloro che hanno riportato voti e provvede alla pubblicazione della graduatoria e dei nomi degli eletti mediante affissione nella sede del consiglio dell’ordine.
2. I risultati delle elezioni sono, inoltre, comunicati al Consiglio nazionale dell’ordine, al Ministro di grazia e giustizia, nonché al procuratore della Repubblica del tribunale in cui ha sede il consiglio regionale o provinciale.
(Adunanza del consiglio regionale o provinciale dell’ordine – Cariche)
1. Il presidente del consiglio dell’ordine uscente o il commissario entro venti giorni dalla proclamazione, ne dà comunicazione ai componenti eletti del consiglio regionale o provinciale dell’ordine e li convoca per l’insediamento. Nella riunione presieduta dal consigliere più anziano per età, si procede all’elezione del presidente, del vice presidente, di un segretario e di un tesoriere.
2. Di tale elezione si da comunicazione al Consiglio nazionale dell’ordine e al Ministro di grazia e giustizia ai fini degli adempimenti di cui all’articolo 25.
5. In caso di parità di voti prevale, in materia disciplinare, l’opinione più favorevole all’iscritto sottoposto a procedimento disciplinare, e negli altri casi, il voto del presidente.
(Rinnovo delle elezioni nel consiglio regionale o provinciale dell’ordine)
1. All’iscritto nell’albo che si renda colpevole di abuso o mancanza nell’esercizio della professione o che comunque si comporti in modo non conforme alla dignità o al decoro professionale, a seconda della gravità del fatto può essere inflitta da parte del consiglio regionale o provinciale dell’ordine una delle seguenti sanzioni disciplinare:
c) sospensione dall’esercizio professionale per un periodo non superiore ad un anno;
2. Nessuna sanzione disciplinare può essere inflitta senza la notifica all’interessato dell’accusa mossagli, con l’invito a presentarsi in un termine che non può essere inferiore a trenta giorni innanzi al consiglio dell’ordine per essere sentito. L’interessato può avvalersi dell’assistenza di un legale.
4. In caso di irreperibilità, le comunicazioni di cui ai commi 2 e 3 avvengono mediante affissione del provvedimento per 10 giorni nella sede del consiglio dell’ordine ed all’albo del comune dell’ultima residenza dell’interessato.
(Consiglio nazionale dell’ordine)
1. Il Consiglio nazionale dell’ordine é composto dai presidenti dei consigli regionali, provinciali, limitatamente alle province di Trento e di Bolzano, e di quelli di cui al precedente articolo 6. Esso dura in carica tre anni.
6. IL Consiglio nazionale dell’ordine esercita le seguenti attribuzioni:
a) emana il regolamento interno, destinato al funzionamento dell’ordine;
b) provvede alla ordinaria e straordinaria amministrazione dell’ordine, cura il patrimonio mobiliare e immobiliare dell’ordine e provvede alla compilazione annuale dei bilanci preventivi e dei conti consuntivi;
c) predispone ed aggiorna il codice deontologico, vincolante per tutti gli iscritti, e lo sottopone all’approvazione per referendum agli stessi;
d) cura l’osservanza delle leggi e delle disposizioni concernenti la professione relativamente alle questioni di rilevanza nazionale;
e) designa, a richiesta, i rappresentanti dell’ordine negli enti e nelle commissioni a livello nazionale, ove sono richiesti;
h) determina i contributi annuali da corrispondere dagli iscritti nell’albo, nonché le tasse per il rilascio dei certificati e dei pareri sulla liquidazione degli onorari. I contributi e le tasse debbono essere contenuti nei limiti necessari per coprire le spese per una regolare gestione dell’ordine.
(Istituzione dell’albo e costituzione dei consigli regionali e provinciali dell’ordine)
(Iscrizione all’albo in sede di prima applicazione della legge)
1. L’iscrizione all’albo, ferme restando le disposizioni di cui alle lettere a), b) e d) dell’articolo 7, è consentita su domanda da presentarsi entro sessanta giorni dalla nomina del commissario di cui all’articolo 31:
a) coloro che ricoprano o abbiano ricoperto un posto presso un’istituzione pubblica in materia psicologica per il cui accesso era richiesto il diploma di laurea;
b) coloro i quali siano laureati in psicologia da almeno due anni, ovvero i laureati in possesso di diploma universitario in psicologia o in un dei suoi rami, conseguito dopo un corso di specializzazione almeno biennale ovvero di perfezionamento o di qualificazione almeno triennale, o quanti posseggano da almeno due anni titoli accademici in psicologia conseguiti presso istituzioni universitarie che siano riconosciute, con decreto del Ministro della pubblica istruzione su parere del Consiglio universitario nazionale, di particolare rilevanza scientifica sul piano internazionale, anche se i possessori di tali titoli non abbiano richiesto l’equipollenza con la laurea in psicologia conseguita nelle università italiane, e che documentino altresì di aver svolto per almeno due anni attività che forma oggetto della professione di psicologo;
c) i laureati in discipline diverse dalla psicologia, che abbiano svolto dopo la laurea almeno due anni di attività che forma oggetto della professione di psicologo contrattualmente riconosciuta dall’università, nonché i laureati che documentino di avere esercitato con continuità tale attività, presso enti o istituti soggetti a controllo o vigilanza da parte della pubblica amministrazione, per almeno due anni dopo la laurea;
d) coloro che siano stati dichiarati, a seguito di pubblico concorso, idonei a ricoprire un posto in materia psicologica presso un’istituzione pubblica per il cui accesso era richiesto il diploma di laurea.
(Ammissione all’esame di Stato degli iscritti ad un corso di specializzazione)
(Riconoscimento dell’attività psicoterapeutica)
1. In deroga a quanto previsto dall’articolo 3, l’esercizio dell’attività psicoterapeutica è consentito a coloro i quali o iscritti all’ordine degli psicologi o medici iscritti all’ordine dei medici e degli odontoiatri, laureati da almeno cinque anni, dichiarino, sotto la propria responsabilità, di aver acquisita una specifica formazione professionale in psicoterapia, documentandone il curriculum formativo con l’indicazione delle sedi, dei tempi e della durata, nonché il curriculum scientifico e professionale, documentandone la preminenza e la continuità dell’esercizio della professione psicoterapeutica.
1. Le regole del presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo degli Psicologi.
2. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza, e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare.
1. L’inosservanza dei precetti stabiliti nel presente Codice Deontologico, ed ogni azione od omissione comunque contrarie al decoro, alla dignità ed al corretto esercizio della professione, sono punite secondo quanto previsto dall’art. 26, comma 1°, della Legge 18 febbraio 1989, n. 56, secondo le procedure stabilita dal Regolamento disciplinare.
1. Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità.
2. Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l’uso non appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale.
1. Nell’esercizio della professione lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socioeconomico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità.
3. Quando sorgono conflitti di interesse tra l’utente e l’istituzione presso cui lo psicologo opera, quest’ultimo deve esplicitare alle parti, con chiarezza, i termini delle proprie responsabilità ed i vincoli cui è professionalmente tenuto.
4. In tutti i casi in cui il destinatario ed il committente dell’intervento di sostegno o di psicoterapia non coincidano, lo psicologo tutela prioritariamente il destinatario dell’intervento stesso.
1. Nelle proprie attività professionali, nelle attività di ricerca e nelle comunicazioni dei risultati delle stesse, nonché nelle attività didattiche, lo psicologo valuta attentamente, anche in relazione al contesto, il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all’occorrenza, le ipotesi interpretative alternative, ed esplicita i limiti dei risultati.
1. Lo psicologo contrasta l’esercizio abusivo della professione come definita dagli articoli 1 e 3 della Legge 18 febbraio 1989, n. 56, e segnala al Consiglio dell’Ordine i casi di abusivismo o di usurpazione di titolo di cui viene a conoscenza.
2. Nell’ipotesi in cui la natura della ricerca non consenta di informare preventivamente e correttamente i soggetti su taluni aspetti della ricerca stessa, lo psicologo ha l’obbligo di fornire, comunque, alla fine della prova ovvero della raccolta dei dati, le informazioni dovute e di ottenere l’autorizzazione all’uso dei dati raccolti.
4. Deve essere tutelato, in ogni caso, il diritto dei soggetti alla riservatezza, alla non riconoscibilità ed all’anonimato.
2. Lo psicologo può derogare all’obbligo di mantenere il segreto professionale, anche in caso di testimonianza, esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua prestazione. Valuta, comunque, l’opportunità di fare uso di tale consenso, considerando preminente la tutela psicologica dello stesso.
1. Lo psicologo redige le comunicazioni scientifiche, ancorché indirizzate ad un pubblico di professionisti tenuti al segreto professionale, in modo da salvaguardare in ogni caso l’anonimato del destinatario della prestazione.
3. Lo psicologo deve provvedere perché, in caso di sua morte o di suo impedimento, tale protezione sia affidata ad un collega ovvero all’Ordine professionale.
4. Lo psicologo che collabora alla costituzione ed all’uso di sistemi di documentazione si adopera per la realizzazione di garanzie di tutela dei soggetti interessati.
1. Nella sua attività di docenza, di didattica e di formazione lo psicologo stimola negli studenti, allievi e tirocinanti l’interesse per i principi deontologici, anche ispirando ad essi la propria condotta professionale.
1. Lo psicologo, a salvaguardia dell’utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo a soggetti estranei alla professione, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche.
2. È fatto salvo l’insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti ed agli specializzandi in materie psicologiche.
(Rapporti con l’utenza e con la committenza)
1. Lo psicologo pattuisce nella fase iniziale del rapporto quanto attiene al compenso professionale. In ambito clinico tale compenso non può essere condizionato all’esito o ai risultati dell’intervento professionale; in tutti gli ambiti lo psicologo è tenuto al rispetto delle tariffe ordinistiche minime e massime.
1. Lo psicologo, nella fase iniziale del rapporto professionale, fornisce all’individuo, al gruppo, all’istituzione o alla comunità, siano essi utenti o committenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse, nonché circa il grado ed i limiti giuridici della riservatezza. Pertanto, opera in modo che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato.
1. Lo psicologo si astiene dall’intraprendere o dal proseguire qualsiasi attività professionale ove propri problemi o conflitti personali, interferendo con l’efficacia delle sue prestazioni, le rendano inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte.
2. Lo psicologo evita, inoltre, di assumere ruoli professionali e di compiere interventi nei confronti dell’utenza, anche su richiesta dell’Autorità Giudiziaria, qualora la natura di precedenti rapporti possa comprometterne la credibilità e l’efficacia.
1. Lo psicologo valuta ed eventualmente propone l’interruzione del rapporto terapeutico quando constata che il paziente non trae alcun beneficio dalla cura e non è ragionevolmente prevedibile che ne trarrà dal proseguimento della cura stessa. Se richiesto, fornisce al paziente le informazioni necessarie a ricercare altri e più adatti interventi.
1. Lo psicologo evita commistioni tra ruolo professionale e vita privata, che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione.
1. Nell’esercizio della sua professione allo psicologo è vietata qualsiasi forma di compenso che non costituisca il corrispettivo di prestazioni professionali.
2. Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi necessario l’intervento professionale nonché l’assoluta riservatezza dello stesso, è tenuto ad informare l’Autorità Tutoria dell’instaurarsi della relazione professionale.
3. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dell’autorità legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.
1. Quando lo psicologo acconsente a fornire una prestazione professionale su richiesta di un committente diverso dal destinatario della prestazione stessa, è tenuto a chiarire con le parti la natura e le finalità dell’intervento.
2. Lo psicologo appoggia e sostiene i colleghi che, nell’ambito della propria attività, quale che sia la natura del loro rapporto di lavoro e la loro posizione gerarchica, vedano compromessa la loro autonomia ed il rispetto delle norme deontologiche.
3. Qualora ravvisi casi di scorretta condotta professionale che possano tradursi in danno per gli utenti o per il decoro della professione, lo psicologo è tenuto a darne tempestiva comunicazione al Consiglio dell’Ordine competente.
2. Qualora l’interesse del committente e/o del destinatario della prestazione richieda il ricorso ad altre specifiche competenze, lo psicologo propone la consulenza ovvero l’invio ad altro collega o ad altro professionista.
1. Nell’esercizio della propria attività professionale e nelle circostanze in cui rappresenta pubblicamente la professione a qualsiasi titolo, lo psicologo è tenuto ad uniformare la propria condotta ai principi del decoro e della dignità professionale.
1. Indipendentemente dai limiti posti dalla vigente legislazione in materia di pubblicità, lo psicologo non assume pubblicamente comportamenti scorretti finalizzati al procacciamento della clientela. In ogni caso, la pubblicità e l’informazione concernenti l’attività professionale devono essere ispirate a criteri di decoro professionale, di serietà scientifica e di tutela dell’immagine della professione.
1. È istituito presso la Commissione Deontologia dell’Ordine degli Psicologi l'”Osservatorio permanente sul Codice Deontologico”, regolamentato con apposito atto del Consiglio Nazionale, con il compito di raccogliere la giurisprudenza in materia deontologica dei Consigli Regionali e Provinciali dell’Ordine ed ogni altro materiale utile a formulare eventuali proposte della Commissione al Consiglio Nazionale dell’Ordine, anche ai fini della revisione periodica del Codice Deontologico.
1. Il presente Codice Deontologico entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla proclamazione dei risultati del referendum di approvazione, ai sensi dell’art. 28, comma 6, lettera c) della Legge 18 febbraio 1989, n. 56.
1.È ammessa la pubblicità mediante targhe apposte sull’edificio nel quale il professionista svolge l’attività e mediante inserzioni sugli elenchi telefonici. Tale disposizione è estesa anche alle associazioni fra professionisti, alle iscrizioni su carta intestata, sui biglietti da visita e sulle pagine Web di Internet.
1. Va redatta una domanda di autorizzazione indirizzata al Sindaco del Comune competente per il territorio dove si intende pubblicizzare la professione. Tale domanda deve essere corredata da una descrizione dettagliata del tipo, delle caratteristiche e dei contenuti dell’annuncio pubblicitario e deve essere inoltrata tramite il Consiglio Regionale dell’Ordine, il quale, previo nulla osta, dovrà trasmetterla entro trenta giorni al Sindaco di cui sopra.
2. Gli psicologi provenienti da altri Ordini, che intendano reclamizzare la propria attività nel territorio di competenza dell’Ordine del Lazio dovranno presentare a quest’ultimo il certificato di iscrizione rilasciato dal proprio Consiglio Regionale.
a) titoli di laurea come “psicologo” o “dottore in psicologia” (tali diciture sono consentite solo a coloro che sono regolarmente iscritti all’Albo) con l’eventuale menzione dell’indirizzo specifico:
— “dottore in psicologia ad indirizzo Applicativo”, “dottore in psicologia ad indirizzo Didattico” e “dottore in psicologia ad indirizzo Sperimentale” (per coloro che si sono laureati con il vecchio ordinamento);
— “dottore in psicologia ad indirizzo di Psicologia Generale e Sperimentale”, “dottore in psicologia ad indirizzo di Psicologia Clinica e di Comunità”, “dottore in psicologia ad indirizzo di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione”, “dottore in psicologia ad indirizzo di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni” (per coloro che si sono laureati con il nuovo ordinamento);
b) titoli di specializzazione o di formazione post laurea – senza abbreviazioni che possano indurre in equivoco – come “psicologo clinico”, “psicologo-psicoterapeuta” oppure “specialista in …..” (materia della scuola di specialità universitaria) oppure “psicologo in …” (area, setting e modello di riferimento come più in basso specificato nel paragrafo delle “caratteristiche specifiche”), etc.;
III. titoli di carriera e accademici, come “psicologo dirigente”, “professore in ….” (materia di insegnamento in psicologia), etc.;
IV. onorificenze concesse o riconosciute dallo Stato come “Cavaliere”, cariche istituzionali, etc.
b) attività Sanitaria in ambito psicologico-clinico e psicoterapeutico, ex artt. 3 e 35 legge 56/89, soggette alla legge 175/92 e alla conseguente specifica regolamentazione applicativa dell’Ordine Regionale.
b) per una maggiore chiarezza nei confronti del cliente il professionista può fare menzione all’area della disciplina specifica che esercita: “psicologia del lavoro e dell’organizzazione”, “psicologia dello sport”, “psicologia dei contesti educativi”, “psicologia giuridica”, “psicologia di comunità”, “psicologia ambientale”, “marketing e pubblicità”, “ricerca”.
3. In questo caso il professionista deve presentare una dichiarazione nella quale attesti di avere svolto una formazione e/o l’attività nella specifica area per un periodo complessivamente non inferiore alla durata legale dei relativi corsi universitari di specializzazione e comunque per almeno 4 anni.
1. Coloro che svolgono attività psicologico-cliniche e psicoterapeutiche sono tenuti ad osservare integralmente le disposizioni di cui alla legge 175/92 integrate dalla seguente normativa deliberata dal Consiglio dell’Ordine del Lazio.
a) la dicitura “psicologo psicoterapeuta” è consentita a coloro che hanno ottenuto il riconoscimento dell’attività psicoterapeutica da parte dell’Ordine in base all’art. 35 della legge 56/89, o che sono in possesso di un attestato di formazione in psicoterapia riconosciuto in base all’art. 3 della legge 56/89;
b) la dicitura “specialista in psicologia clinica” o “psicologo clinico” con l’eventuale menzione dell’indirizzo specifico – “individuale e di gruppo” oppure “intervento nelle istituzioni” – o altre specializzazioni riconosciute è consentita solo a coloro che hanno conseguito il titolo di specialista presso corsi di specializzazione universitari;
c) la dicitura di “specialista in psicologia del ciclo vitale” con l’eventuale menzione dell’indirizzo specifico – “psicologia del bambino, dell’adolescente, della famiglia” oppure “psicologia dell’adulto e dell’anziano” o ancora “psicologia dei disturbi cognitivi e dell’handicap” – o altre specializzazioni riconosciute è consentita solo a coloro che hanno conseguito il titolo di specialista presso corsi di specializzazione universitari.
4. Per una maggiore chiarezza nei confronti del cliente si potrà, in base a quanto stabilito dall’art. 4 della legge 175/92, fare menzione della disciplina specifica che si esercita, definendo il setting o l’area di intervento:
a) “terapia individuale”, terapia di gruppo”, “terapia familiare e/o di coppia”, “terapia infantile e/o dell’adolescente” e il modello teorico-clinico di riferimento scelto tra i seguenti elencati;
b) “dinamico-analitica”, “cognitivo-comportamentale”, “sistemico-relazionale”, “umanistico-esistenziale”.
5. In questo caso il professionista deve presentare una dichiarazione che attesti di avere svolto una specifica formazione e/o l’attività nel setting o area di intervento e nello specifico modello di riferimento per un periodo non inferiore alla durata legale dei corsi universitari di specializzazione e comunque per almeno 4 anni.
a) in caso di “studio di psicologia”, di “psicologia clinica”, di “psicoterapia”, etc. deve seguire il nominativo del professionista, con la possibilità di menzionare i titoli, l’area, il setting e il modello teorico-clinico della disciplina specifica che viene esercitata;
b) in caso di “studi associati di psicologia”, di “psicologia clinica”, di “psicoterapia”, etc. devono seguire i nominativi dei professionisti, con la possibilità di menzionare i titoli, l’area, il setting e il modello teorico-clinico della disciplina specifica che viene esercitata;
c) per tutti gli altri casi (Centro “XY”, Associazione “XY”, sigla “XY”) si può pubblicizzare nella seguente maniera: “nome” e “cognome”, “psicologo” o “psicologo-psicoterapeuta” o “psicologo clinico” presso il Centro “XY” (o altra definizione), con la possibilità di menzionare i titoli, l’area, il setting e il modello teorico-clinico della disciplina specifica che viene esercitata.