Source: https://www.quotidianolegale.it/interventi-di-bonifica-di-ripristino-ambientale-e-di-messa-in-sicurezza-demergenza-operativa-e-permanente-delle-aree-destinate-alla-produzione-agricola-e-allallevamento-ai-sensi-dellarticol/
Timestamp: 2019-09-19 06:38:33+00:00
Document Index: 60097747

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 7', 'art.  3', 'art. 4', 'art.  5', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 242']

Interventi di bonifica, di ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d'emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento, ai sensi dell'articolo 241 del decreto legislativo n.152/2006. - Quotidiano Legale
Regolamento relativo  agli  interventi  di  bonifica,  di  ripristino
ambientale  e  di  messa  in  sicurezza,  d'emergenza,  operativa   e
permanente,  delle  aree  destinate  alla   produzione   agricola   e
Vigente al: 22-6-2019
Visto l'articolo 241 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
ai sensi del  quale  «il  regolamento  relativo  agli  interventi  di
bonifica, ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d'emergenza,
operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola
e all'allevamento e' adottato con decreto del Ministro  dell'ambiente
e della tutela del territorio e del mare di concerto con  i  Ministri
delle attivita' produttive, della salute e delle politiche agricole e
forestali»;
Visto il decreto-legge 10 dicembre 2013, n.  136,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 6 febbraio 2014, n. 6,  e  in  particolare
l'articolo 2, comma 4-ter;
nella riunione svoltasi il 4 febbraio  2016  presso  il  Dipartimento
della funzione pubblica, ai sensi dell'articolo 2, comma  4-ter,  del
decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136;
Acquisito il concerto del Ministro dello  sviluppo  economico  reso
con nota del 22 febbraio 2016;
Acquisito il concerto del Ministro della salute reso con nota del 4
alimentari e forestali reso con nota del 26 novembre 2015;
all'articolo 8, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,  reso
nella riunione del 17 dicembre 2015;
consultiva per gli atti normativi nelle adunanze del 24 marzo 2016  e
del 28 settembre 2016;
effettuata con nota del 29 novembre 2016, ai  sensi  della  legge  23
Oggetto, finalita' e campo di applicazione
1. Il presente regolamento disciplina, in  conformita'  alla  parte
quarta, titolo V, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e al
principio comunitario «chi inquina paga», gli interventi di messa  in
sicurezza, bonifica e di ripristino ambientale delle  aree  destinate
alla produzione agricola e  all'allevamento  oggetto  di  eventi  che
possono averne cagionato, anche potenzialmente, la contaminazione.
2. Le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano comunicano
entro il 30 giugno di ogni anno al Ministero  dell'ambiente  e  della
tutela del territorio  e  del  mare,  al  Ministero  delle  politiche
agricole alimentari, forestali e  del  turismo,  al  Ministero  della
salute e al Ministero dello sviluppo  economico  le  informazioni  in
merito al numero  e  all'ubicazione  delle  aree  utilizzate  per  le
produzioni  agroalimentari  alle  quali  sono  state   applicate   le
procedure di cui al presente regolamento e gli interventi adottati.
3. Restano ferme le disposizioni  vigenti  sulla  protezione  delle
acque sotterranee e superficiali dall'inquinamento da fonti  puntuali
e da fonti diffuse.
- Si riporta il testo  dell'articolo  241  del  decreto
ambientale) pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  14  aprile
2006, n. 88 - S.O. n. 96:
«Art.  241  (Regolamento  aree  agricole).  -   1.   Il
regolamento   relativo   agli   interventi   di   bonifica,
ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d'emergenza,
operativa  e  permanente,   delle   aree   destinate   alla
produzione  agricola  e  all'allevamento  e'  adottato  con
decreto del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del
territorio e del mare di  concerto  con  i  Ministri  delle
attivita'  produttive,  della  salute  e  delle   politiche
- La legge 11 novembre  2011,  n.  180  (Norme  per  la
tutela della liberta' d'impresa. Statuto delle imprese)  e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 14  novembre  2011,  n.
- Si riporta il testo dell'articolo 2, comma 4-ter  del
decreto-legge  10  dicembre  2013,  n.  136   (Disposizioni
urgenti  dirette  a  fronteggiare  emergenze  ambientali  e
industriali  ed  a  favorire   lo   sviluppo   delle   aree
interessate),  pubblicato  nella  Gazzetta   Ufficiale   10
dicembre 2013, n. 289, convertito, con modificazioni, dalla
legge 6 febbraio 2014, n. 6:
«Art. 2 (Azioni e interventi di monitoraggio, anche  di
tipo sanitario, nei territori della regione Campania e  nei
comuni di Taranto e Statte). - (Omissis).
4-ter. Anche ai  fini  degli  opportuni  interventi  di
bonifica dei terreni inquinati, entro novanta giorni  dalla
presente decreto, il Ministro dell'ambiente e della  tutela
sviluppo economico, della salute e delle politiche agricole
alimentari e forestali, sentita la Conferenza unificata  di
cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto  1997,
n. 281, e successive modificazioni, adotta  il  regolamento
relativo agli interventi di bonifica, ripristino ambientale
e  di  messa  in  sicurezza,   d'emergenza,   operativa   e
all'allevamento,  di  cui  all'articolo  241  del   decreto
- Si riporta il  testo  dell'articolo  8,  del  decreto
ed autonomie locali) pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30
agosto 1997, n. 202:
- Il Titolo V, della Parte Quarta  del  citato  decreto
legislativo n.  152  del  2006,  reca:  «Bonifica  di  siti
contaminati».
1. Ai fini dell'applicazione del presente regolamento si  applicano
le definizioni di cui all'articolo  240  del  decreto  legislativo  3
a) area  agricola:  la  porzione  di  territorio  destinata  alle
b) produzioni agroalimentari: le attivita'  di  coltura  agraria,
pascolo e allevamento per la  produzione  di  alimenti  destinati  al
consumo umano o all'alimentazione di  animali  destinati  al  consumo
c) valutazione di rischio: valutazione complessiva degli elementi
di   potenziale   rischio   ambientale    e    sanitario    associato
all'esposizione indiretta per assunzione alimentare, condotta secondo
i criteri di cui all'allegato 3, che costituisce parte integrante del
d) valore di fondo geochimico: distribuzione di una sostanza  nel
suolo derivante  dai  processi  naturali,  con  eventuale  componente
antropica non rilevabile o non apprezzabile.
- Si riporta il  testo  dell'articolo  240  del  citato
«Art. 240 (Definizioni). - 1. Ai fini dell'applicazione
del presente titolo, si definiscono:
a)   sito:   l'area   o   porzione   di   territorio,
geograficamente  definita  e  determinata,   intesa   nelle
diverse matrici ambientali (suolo,  materiali  di  riporto,
sottosuolo  ed  acque  sotterranee)  e  comprensiva   delle
eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti;
b) concentrazioni soglia di contaminazione  (CSC):  i
livelli di  contaminazione  delle  matrici  ambientali  che
costituiscono valori al di sopra dei quali e' necessaria la
caratterizzazione del sito  e  l'analisi  di  rischio  sito
specifica, come  individuati  nell'Allegato  5  alla  parte
quarta del presente  decreto.  Nel  caso  in  cui  il  sito
potenzialmente   contaminato   sia   ubicato   in   un'area
interessata da fenomeni antropici o  naturali  che  abbiano
determinato il superamento di  una  o  piu'  concentrazioni
soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al
valore di fondo esistente per tutti i parametri superati;
c) concentrazioni soglia di rischio (CSR): i  livelli
di contaminazione delle matrici ambientali, da  determinare
caso per caso con l'applicazione della procedura di analisi
di rischio sito specifica  secondo  i  principi  illustrati
nell'Allegato 1 alla parte quarta del  presente  decreto  e
sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, il
cui  superamento  richiede  la  messa  in  sicurezza  e  la
bonifica.  I  livelli  di  concentrazione  cosi'   definiti
costituiscono i livelli di accettabilita' per il sito;
d) sito potenzialmente contaminato: un sito nel quale
uno  o  piu'  valori  di  concentrazione   delle   sostanze
inquinanti  rilevati  nelle  matrici  ambientali  risultino
superiori   ai   valori   di   concentrazione   soglia   di
contaminazione (CSC), in attesa di espletare le  operazioni
di caratterizzazione e di analisi di  rischio  sanitario  e
ambientale sito specifica, che ne permettano di determinare
lo  stato  o  meno  di  contaminazione  sulla  base   delle
e) sito contaminato: un sito nel quale i valori delle
concentrazioni soglia di  rischio  (CSR),  determinati  con
l'applicazione della procedura di analisi di rischio di cui
all'Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto sulla
base  dei  risultati  del   piano   di   caratterizzazione,
risultano superati;
f)  sito  non  contaminato:  un  sito  nel  quale  la
contaminazione rilevata nelle  matrici  ambientali  risulti
inferiore   ai   valori   di   concentrazione   soglia   di
contaminazione (CSC) oppure, se superiore, risulti comunque
inferiore ai valori di  concentrazione  soglia  di  rischio
(CSR)  determinate  a  seguito  dell'analisi   di   rischio
sanitario e ambientale sito specifica;
g) sito con attivita' in esercizio: un sito nel quale
risultano in esercizio attivita' produttive sia industriali
che commerciali nonche'  le  aree  pertinenziali  e  quelle
adibite ad attivita' accessorie economiche, ivi comprese le
attivita' di mantenimento e tutela del patrimonio  ai  fini
della successiva ripresa delle attivita';
h) sito dismesso: un sito  in  cui  sono  cessate  le
i)  misure  di   prevenzione:   le   iniziative   per
contrastare un evento, un atto o un'omissione che ha creato
una minaccia imminente per  la  salute  o  per  l'ambiente,
intesa  come  rischio  sufficientemente  probabile  che  si
verifichi un danno sotto il profilo sanitario o  ambientale
in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il
l)  misure  di  riparazione:   qualsiasi   azione   o
combinazione di azioni, tra cui misure  di  attenuazione  o
provvisorie  dirette  a  riparare,  risanare  o  sostituire
risorse naturali e/o servizi naturali danneggiati, oppure a
fornire  un'alternativa  equivalente  a  tali   risorse   o
m) messa in sicurezza  d'emergenza:  ogni  intervento
immediato o a breve termine,  da  mettere  in  opera  nelle
condizioni di emergenza di cui alla lettera t) in  caso  di
eventi di contaminazione  repentini  di  qualsiasi  natura,
atto a contenere la diffusione delle sorgenti  primarie  di
contaminazione, impedirne il  contatto  con  altre  matrici
presenti nel sito e a rimuoverle, in  attesa  di  eventuali
ulteriori interventi di bonifica o di  messa  in  sicurezza
operativa o permanente;
n) messa  in  sicurezza  operativa:  l'insieme  degli
interventi eseguiti in un sito con attivita'  in  esercizio
atti a garantire un adeguato livello di  sicurezza  per  le
persone e per l'ambiente, in attesa di ulteriori interventi
di messa in sicurezza permanente o bonifica da  realizzarsi
alla cessazione dell'attivita'. Essi  comprendono  altresi'
gli interventi  di  contenimento  della  contaminazione  da
mettere in atto  in  via  transitoria  fino  all'esecuzione
della bonifica o della messa in  sicurezza  permanente,  al
fine  di  evitare  la   diffusione   delle   contaminazioni
all'interno della stessa matrice o tra matrici  differenti.
In tali casi devono  essere  predisposti  idonei  piani  di
monitoraggio  e  controllo  che  consentano  di  verificare
l'efficacia delle soluzioni adottate;
o) messa in  sicurezza  permanente:  l'insieme  degli
interventi atti a  isolare  in  modo  definitivo  le  fonti
inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a
garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza  per
le persone e per l'ambiente. In  tali  casi  devono  essere
previsti piani di monitoraggio e  controllo  e  limitazioni
d'uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici;
p)  bonifica:  l'insieme  degli  interventi  atti  ad
eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti
o a ridurre le concentrazioni  delle  stesse  presenti  nel
suolo, nel sottosuolo  e  nelle  acque  sotterranee  ad  un
livello uguale o inferiore ai valori  delle  concentrazioni
soglia di rischio (CSR);
q) ripristino e ripristino ambientale: gli interventi
di  riqualificazione  ambientale  e  paesaggistica,   anche
costituenti complemento  degli  interventi  di  bonifica  o
messa in sicurezza permanente, che consentono di recuperare
il sito alla effettiva  e  definitiva  fruibilita'  per  la
destinazione d'uso conforme agli strumenti urbanistici;
r)  inquinamento  diffuso:  la  contaminazione  o  le
alterazioni chimiche, fisiche o  biologiche  delle  matrici
ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad
una singola origine;
s) analisi di rischio  sanitario  e  ambientale  sito
specifica:  analisi  sito  specifica  degli  effetti  sulla
salute   umana   derivanti   dall'esposizione    prolungata
all'azione delle sostanze presenti nelle matrici ambientali
contaminate, condotta con i criteri indicati  nell'Allegato
1 alla parte quarta del presente decreto;
t) condizioni di emergenza: gli eventi al verificarsi
dei quali  e'  necessaria  l'esecuzione  di  interventi  di
emergenza, quali ad esempio:
1) concentrazioni attuali o potenziali  dei  vapori
in spazi confinati prossime ai livelli  di  esplosivita'  o
idonee a causare effetti nocivi acuti alla salute;
2) presenza di quantita' significative di  prodotto
in fase separata sul suolo o in corsi di acqua superficiali
o nella falda;
3) contaminazione di pozzi ad utilizzo idropotabile
o per scopi agricoli;
4) pericolo di incendi ed esplosioni.».
1. Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in  grado  di
contaminare un'area agricola, il responsabile dall'inquinamento  pone
tempestivamente in essere le necessarie misure di  prevenzione  e  ne
da' immediata comunicazione, ai sensi  e  con  le  modalita'  di  cui
all'articolo 304, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006,  n.
152, alla regione, alla provincia, al comune,  all'Agenzia  regionale
per la protezione dell'ambiente (ARPA) e all'Azienda sanitaria locale
(ASL) territorialmente competenti  nonche',  per  le  aree  ricadenti
all'interno del perimetro di Siti di interesse nazionale (SIN), anche
La medesima  procedura  si  applica  all'atto  di  individuazione  di
contaminazioni storiche.
2. Le attivita' di caratterizzazione di aree agricole sono  attuate
dal responsabile dell'inquinamento in conformita' a  quanto  previsto
dall'allegato  1,  che  costituisce  parte  integrante  del  presente
regolamento, e sono preventivamente comunicate  alle  amministrazioni
3. Nel caso in cui all'esito delle attivita'  di  caratterizzazione
risulti che i livelli di Concentrazioni soglie  contaminazioni  (CSC)
di cui all'allegato 2, che costituisce parte integrante del  presente
regolamento,  non  sono  stati  superati,  il  soggetto  responsabile
presenta alle amministrazioni competenti, entro novanta giorni  dalla
data di notifica di cui al comma 1, un'autocertificazione ai sensi  e
per gli effetti di cui all'articolo 47  del  decreto  del  Presidente
della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, corredata della necessaria
documentazione   tecnica.   Tale   autocertificazione   conclude   il
4. Entro i successivi trenta giorni la regione,  in  collaborazione
con ARPA e ASL secondo le rispettive competenze, attiva gli opportuni
controlli, i cui esiti, con le  eventuali  prescrizioni  integrative,
sono comunicati alle amministrazioni competenti.
- Si riporta il testo dell'articolo 304, comma  2,  del
citato decreto legislativo n. 152 del 2006:
«Art. 304 (Azione di prevenzione). - (Omissis).
2. L'operatore deve far precedere gli interventi di cui
al comma  1  da  apposita  comunicazione  al  comune,  alla
provincia, alla regione, o alla provincia autonoma nel  cui
territorio  si  prospetta  l'evento  lesivo,   nonche'   al
Prefetto  della  provincia  che  nelle   ventiquattro   ore
successive informa il Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare. Tale comunicazione deve avere ad
oggetto tutti gli aspetti pertinenti della  situazione,  ed
in   particolare   le   generalita'   dell'operatore,    le
caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali
presumibilmente coinvolte e la descrizione degli interventi
da eseguire. La  comunicazione,  non  appena  pervenuta  al
comune,    abilita    immediatamente    l'operatore    alla
realizzazione degli  interventi  di  cui  al  comma  1.  Se
l'operatore non provvede agli interventi di cui al comma  1
e alla comunicazione di cui al presente comma,  l'autorita'
preposta al controllo o comunque il Ministero dell'ambiente
e della  tutela  del  territorio  e  del  mare  irroga  una
sanzione amministrativa non  inferiore  a  mille  euro  ne'
superiore a tremila euro per ogni giorno di ritardo.
- Si riporta il testo dell'articolo 47 del decreto  del
materia di documentazione amministrativa) pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale 20 febbraio 2001, n. 42, S.O:
1. In caso  di  accertamento  del  superamento  delle  CSC  di  cui
all'allegato  2,  anche  per  una  sola  sostanza,  all'esito   delle
attivita'   di   caratterizzazione,    il    soggetto    responsabile
dell'inquinamento ne da' immediata comunicazione alle amministrazioni
di cui all'articolo 3, comma 1, ed elabora la valutazione di  rischio
di cui all'allegato 3, al fine di stabilire le  eventuali  necessita'
di intervento in  relazione  all'ordinamento  colturale  effettivo  e
potenziale dell'area agricola o al tipo di  allevamento  su  di  essa
2. In attesa della valutazione di rischio di cui al comma 1 e della
individuazione dei necessari interventi, la ASL competente stabilisce
le misure da adottare al fine di garantire la sicurezza alimentare ed
effettua gli opportuni controlli sui prodotti derivanti da produzioni
agroalimentari per i parametri che superano i valori delle CSC.
3. Se all'esito della  valutazione  di  rischio  le  concentrazioni
riscontrate sono compatibili con l'ordinamento colturale effettivo  e
potenziale o con il tipo di allevamento  su  di  esso  praticato,  il
soggetto  responsabile   presenta   alla   regione   territorialmente
competente e, nel caso di aree ricadenti nel perimetro  dei  SIN,  al
entro sessanta giorni dalla data di comunicazione di cui al comma  1,
un'istanza  di   conclusione   del   procedimento   corredata   dalla
documentazione tecnica inerente la valutazione di  rischio.  Entro  i
trenta   giorni   successivi   alla    presentazione    dell'istanza,
l'amministrazione  competente  puo'  richiedere  l'effettuazione   di
ulteriori  controlli,  oppure  dichiarare  concluso  il  procedimento
relativamente all'area agricola.
Procedure operative e modalita'
1. Se all'esito della  valutazione  di  rischio  le  concentrazioni
riscontrate sono incompatibili con l'ordinamento colturale  effettivo
e potenziale o con il tipo di allevamento su di  esso  praticato,  il
soggetto  responsabile   dell'inquinamento   deve   presentare   alle
amministrazioni  di  cui  all'articolo  3,  comma  1,  del   presente
regolamento nonche' nel caso di aree ricadenti nel perimetro dei SIN,
anche al Ministero delle politiche agricole alimentari,  forestali  e
del  turismo  e  al  Ministero  della  salute,  le  risultanze  della
valutazione di rischio e il progetto operativo  degli  interventi  di
bonifica o di messa in sicurezza  e,  ove  necessario,  le  ulteriori
misure  di  riparazione  e  di  ripristino  ambientale,  al  fine  di
minimizzare e ricondurre ad accettabilita' il rischio derivante dallo
stato di contaminazione presente nel sito, in  conformita'  a  quanto
stabilito dall'allegato  4,  che  costituisce  parte  integrante  del
presente regolamento. Le suddette risultanze e il progetto  operativo
sono presentati entro novanta giorni dalla data  della  comunicazione
2. Il progetto degli interventi di cui al comma 1 deve contenere  i
a) una planimetria recante le  particelle  catastali  oggetto  di
c) la descrizione degli obiettivi  dell'intervento  di  riduzione
del rischio e modalita' di verifica degli stessi;
d)   l'indicazione   delle   limitazioni   sulle   tipologie   di
coltivazioni da adottare.
3.  Entro  trenta  giorni  dal  ricevimento  del   progetto   degli
interventi di cui al comma 1 la regione o, nel caso di aree ricadenti
nel perimetro dei SIN, il Ministero dell'ambiente e della tutela  del
territorio  e  del  mare,  convoca  una  conferenza  di  servizi  per
l'approvazione  degli  interventi,  con  eventuali  prescrizioni   ed
integrazioni. Con il provvedimento di approvazione del progetto  sono
stabiliti anche i tempi di esecuzione degli interventi da  parte  del
4. Gli  eventuali  vincoli  e  restrizioni  all'utilizzo  dell'area
individuati all'esito della  valutazione  di  rischio  devono  essere
riportati nel certificato di destinazione urbanistica.
5. La conformita' degli interventi  attuati  rispetto  al  progetto
approvato e' certificata ai sensi dell'articolo  248,  comma  2,  del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, con il supporto tecnico di
ARPA e di ASL per i rispettivi profili di competenza.
- Si riporta il testo dell'articolo 248, comma  2,  del
«Art. 248 (Controlli). - (Omissis).
2. Il completamento degli interventi  di  bonifica,  di
messa in sicurezza  permanente  e  di  messa  in  sicurezza
operativa, nonche' la conformita' degli stessi al  progetto
approvato sono accertati dalla provincia mediante  apposita
certificazione  sulla  base  di   una   relazione   tecnica
predisposta  dall'Agenzia  regionale  per   la   protezione
dell'ambiente territorialmente competente.
non responsabili dell'inquinamento
1. Fatti salvi gli obblighi del responsabile dell'inquinamento,  il
proprietario o il gestore dell'area che rilevi il  superamento  o  il
pericolo  concreto  e  attuale  del  superamento  delle  CSC  di  cui
all'allegato 2 deve darne comunicazione alle amministrazioni  di  cui
all'articolo  3,  comma  1,  e  attuare  le  necessarie   misure   di
2. E' riconosciuta al proprietario o ad altro operatore interessato
la facolta' di intervenire in qualunque momento per la  realizzazione
degli interventi necessari nell'ambito del sito in proprieta' o nella
disponibilita' ai sensi dell'articolo 245 del decreto  legislativo  3
- Si riporta il  testo  dell'articolo  245  del  citato
«Art. 245 (Obblighi di  intervento  e  di  notifica  da
parte  dei  soggetti  non  responsabili  della   potenziale
contaminazione). - 1. Le procedure per  gli  interventi  di
messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino  ambientale
disciplinate dal presente titolo  possono  essere  comunque
attivate su iniziativa degli interessati non responsabili.
2. Fatti salvi  gli  obblighi  del  responsabile  della
potenziale  contaminazione  di  cui  all'articolo  242,  il
proprietario  o  il  gestore  dell'area   che   rilevi   il
superamento  o  il  pericolo   concreto   e   attuale   del
superamento della concentrazione soglia  di  contaminazione
(CSC) deve darne comunicazione alla regione, alla provincia
ed al  comune  territorialmente  competenti  e  attuare  le
misure  di  prevenzione  secondo  la   procedura   di   cui
all'articolo 242.  La  provincia,  una  volta  ricevute  le
comunicazioni di cui sopra, si attiva, sentito  il  comune,
per l'identificazione del soggetto responsabile al fine  di
dar  corso  agli  interventi  di  bonifica.   E'   comunque
riconosciuta  al   proprietario   o   ad   altro   soggetto
interessato la facolta' di intervenire in qualunque momento
volontariamente per la realizzazione  degli  interventi  di
bonifica necessari nell'ambito del  sito  in  proprieta'  o
3. Qualora i soggetti interessati  procedano  ai  sensi
dei commi 1 e 2 entro sei mesi dalla  data  di  entrata  in
vigore della parte  quarta  del  presente  decreto,  ovvero
abbiano gia' provveduto in  tal  senso  in  precedenza,  la
decorrenza dell'obbligo di  bonifica  di  siti  per  eventi
anteriori all'entrata in  vigore  della  parte  quarta  del
presente   decreto   verra'    definita    dalla    regione
territorialmente competente in base alla pericolosita'  del
sito, determinata in generale  dal  piano  regionale  delle
bonifiche o da suoi eventuali stralci, salva in  ogni  caso
la facolta' degli interessati di procedere agli  interventi
prima del suddetto termine.».
1. I procedimenti di bonifica e messa in sicurezza di aree agricole
gia' avviati ai sensi della disciplina  di  cui  alla  parte  quarta,
titolo V, del decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  e  non
conclusi alla data di entrata  in  vigore  del  presente  regolamento
restano  disciplinati  dalle  relative  disposizioni.  Si   intendono
conclusi i procedimenti per i quali e' stato  emanato  dall'autorita'
competente  un  decreto  di  approvazione  degli  interventi.  Per  i
procedimenti non conclusi il proponente puo' avviare le procedure  di
cui al presente regolamento, entro centottanta giorni dalla  data  di
entrata in vigore del medesimo.
territorio e del mare  d'intesa  con  il  Ministero  delle  politiche
agricole alimentari, forestali e del turismo, con il Ministero  della
salute e con il Ministero  dello  sviluppo  economico,  da  adottarsi
entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente  regolamento
sono definiti, i criteri tecnici per l'individuazione dei  valori  di
fondo geochimico di cui all'allegato 2.
3. Ai fini di cui all'articolo 7, comma 1, della legge 11  novembre
2011, n. 180, sono elencati all'allegato  5,  che  costituisce  parte
integrante del presente regolamento, gli oneri informativi introdotti
ed eliminati per cittadini e imprese.
4. Le integrazioni  e  le  modifiche  degli  allegati  al  presente
regolamento sono adottate con decreto del  Ministro  dell'ambiente  e
della salute e con il Ministro delle politiche  agricole  alimentari,
forestali e del turismo,  sentita  la  Conferenza  unificata  di  cui
all'articolo 8, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
Registrato alla Corte dei conti il 27 maggio 2019
mare, registro n. 1, foglio n. 1477
- Il testo del Titolo V della Parte Quarta  del  citato
decreto legislativo n. 152 del  2006,  e'  riportato  nelle
- Si riporta il testo dell'articolo 7, comma  1,  della
citata legge n. 180 del 2011:
«Art. 7  (Riduzione  e  trasparenza  degli  adempimenti
amministrativi a carico di cittadini e imprese). - 1.  Allo
scopo  di  ridurre  gli  oneri  informativi   gravanti   su
cittadini  e  imprese,   i   regolamenti   ministeriali   o
interministeriali, nonche' i provvedimenti amministrativi a
carattere generale  adottati  dalle  amministrazioni  dello
Stato  al  fine   di   regolare   l'esercizio   di   poteri
autorizzatori,   concessori   o   certificatori,    nonche'
l'accesso ai servizi  pubblici  ovvero  la  concessione  di
benefici devono recare in allegato l'elenco  di  tutti  gli
oneri informativi gravanti sui cittadini  e  sulle  imprese
introdotti o eliminati con gli  atti  medesimi.  Per  onere
informativo si intende qualunque adempimento  che  comporti
la   raccolta,   l'elaborazione,   la   trasmissione,    la
conservazione e la produzione di informazioni  e  documenti
-  Il  testo  dell'articolo  8   del   citato   decreto
legislativo n. 281 del 1997 e' riportato  nelle  note  alle
Criteri generali per la caratterizzazione
delle aree agricole
La caratterizzazione, finalizzata  alla  conoscenza  dei  livelli
degli inquinanti presenti nelle aree agricole da indagare e' eseguita
secondo i criteri riportati nel presente allegato ed  e'  indirizzata
all'acquisizione di una conoscenza  dettagliata  della  distribuzione
spaziale   degli   inquinanti   e   della   distribuzione    spaziale
tridimensionale dei suoli e dei loro volumi.
Il campionamento e' effettuato secondo due diverse modalita':
(a) campionamento di aree non omogenee o di cui non si  conosce
l'omogeneita';
Si intende per area omogenea la porzione di superficie che mostra
omogeneita' di caratteri pedologici;
medesimo tipo di  avvicendamento  colturale,  indipendentemente
dalla coltura in atto o prevista;
uniformita'   delle   pratiche   agronomiche   (di    rilevanza
particolare) adottate o pregresse.
Nel caso del campionamento di tipo  (a)  i  protocolli  prevedono
l'effettuazione  di  un  campionamento  «ragionato»  sulla  base   di
indagini  indirette,  effettuate   con   metodologie   geofisiche   e
pedologiche. Le indagini indirette  consentono  di  individuare  aree
omogenee all'interno delle quali sono effettuati prelievi di  terreno
alle distanze ed alla profondita' definite in base alle stesse misure
2. Campionamento di suolo di aree  non  omogenee  o  di  cui  non  si
conosca l'omogeneita' (secondo metodi ufficiali di analisi fisica del
suolo, SISS 1997).
Si applica nel caso in cui l'area oggetto di indagine - a  priori
-  non  possa  essere  considerata  omogenea -  o  non   si   conosca
l'omogeneita' - del contenuto degli inquinanti o della loro tipologia
o ancora della tipologia di suolo.
In  questi  casi,  il  campionamento  della  matrice   suolo   e'
effettuato, in coerenza con i metodi ufficiali di analisi fisica  del
suolo (SISS 1997 - Ministero delle politiche agricole e forestali) ed
utilizzando le nuove e diverse  procedure  di  analisi  speditive  di
campo oggi disponibili  quali  indagini  geofisiche  (es.:  induzione
elettromagnetica,  resistivita'   elettrica,   magnetometria).   Tali
tecniche devono mirare ad una  conoscenza  spaziale  dettagliata  dei
suoli e degli inquinanti seguendo un criterio di  sostenibilita'  dei
In particolare possono essere previsti rilievi geofisici di campo
(es.:  misure  di  induzione  elettromagnetica  o   di   resistivita'
elettrica associati a misure GPS) e  conseguente  mappatura  di  aree
omogenee. Tali rilievi -  calibrati  per  indagare  circa  1,5  m  di
profondita'   -   consentono   di    evidenziare    il    grado    di
omogeneita'/eterogeneita'  del  sito  in  base  all'entita'  ed  alla
variabilita' spaziale delle anomalie geofisiche. Tali  anomalie  sono
ascrivibili sia a cause naturali (es.: variazione dei  suoli)  che  a
cause antropiche (es.: presenza di materiali alloctoni).
Apertura, descrizione ed analisi standard  di  un  profilo  di  suolo
all'interno di ogni area omogenea:
I campionamenti dei profili  sono  effettuati  sulla  base  degli
orizzonti pedologici naturali ed antropici e  sono  di  2  tipi:  (i)
sciolti per le analisi chimiche ed (ii) indisturbati per  le  analisi
Sui campioni cosi' prelevati sono effettuate  alcune  analisi  di
laboratorio. Tali analisi non sono orientate alla sola individuazione
dei contaminanti ma anche al loro  destino  in  considerazione  delle
proprieta' chimiche e fisiche dei suoli. Esse rappresentano,  quindi,
la base conoscitiva per pianificare una corretta gestione del sito.
Analisi per determinare le principali  proprieta'  chimiche:  (i)
capacita' di scambio cationico (ii) basi di  scambio  (iii)  Carbonio
Organico (iv) conduttanza elettrica,(v) pH, (vi) KCl,  (vii)  Na.  In
aggiunta, nelle aree  con  suoli  vulcanici:  Al  e  Fe  estratti  in
ossalato d'ammonio acido ed in pirofosfato di sodio.
Analisi per determinare le  principali  proprieta'  fisiche:  (i)
curva granulometrica, (ii) densita'  apparente  ed  idrologiche:  (i)
curva di ritenzione idrica e (ii) curva di  conducibilita'  idraulica
dei suoli e  tecnosuoli.  In  aggiunta -  ove  necessario  -  analisi
micromorfologiche (e/o mineralogiche) su una  selezione  di  campioni
altamente rappresentativi al  fine  di  individuare  l'entita'  e  la
tipologia del materiale alloctono e del suo grado di interazione  con
3. Campionamento di suolo di aree da considerarsi  omogenee  (secondo
decreto ministeriale 13 settembre 1999).
Tale campionamento si applica nel caso in cui l'area  oggetto  di
indagine risulti omogenea dal punto di vista del  contenuto  e  della
tipologia degli inquinanti nonche' della  tipologia  di  suolo  sulla
base delle indagini indirette. Questo campionamento consiste  in  una
serie di prelevamenti elementari in una zona  presunta  omogenea,  ad
una profondita' predeterminata.
effettuato, come definito nel decreto del  Ministro  delle  politiche
agricole   e   forestali   del   13   settembre   1999,   riguardante
l'approvazione dei metodi ufficiali di  analisi  chimica  del  suolo.
Tale  decreto  prevede  che  vengano  costituiti  campioni  compositi
prelevando  punti  incrementali  calcolati  rispetto  alla  grandezza
dell'area da investigare. Per cui, in presenza  di  terreni  agricoli
pedologicamente omogenei, la rappresentativita' della  matrice  suolo
e'   garantita,   all'interno   dell'appezzamento   di   terreno   da
investigare, dal prelievo di campioni elementari (profondita' 0-30  o
0-50 cm p.c. per le colture erbacee e 0-80 cm per le colture arboree)
che sono miscelati fino ad ottenere un campione omogeneo formante  il
Secondo quanto riportato nel Regolamento. (CE) n. 333/2007  della
Commissione del 28 marzo 2007 relativo ai metodi di  campionamento  e
di analisi per il controllo ufficiale dei tenori di  piombo,  cadmio,
mercurio, stagno inorganico, 3-MCPD  e  benzo(a)pirene  nei  prodotti
alimentari, si definisce «campione  elementare»  un  quantitativo  di
materiale prelevato in un unico punto.  I  campioni  elementari  sono
prelevati,  per  quanto  possibile,   in   vari   punti   distribuiti
nell'insieme dell'area e sono, preferibilmente, georeferenziati.
Con  il  termine  «campione  globale»,  si  intende  un  campione
ottenuto riunendo, in maniera omogenea, tutti i  campioni  elementari
prelevati.  I  campioni  globali   si   considerano   rappresentativi
4. Indicazioni per il  campionamento  e  individuazione  della  Sigla
Considerando di effettuare campionamenti all'interno di  un'area,
tracciando su di essa ipotetiche forme a X o  W  o  griglie  definite
sulla base delle indagini indirette, sono prelevati, a seconda  della
grandezza del terreno e  lungo  i  percorsi  designati,  da  5  a  15
campioni elementari per ettaro. Per superfici inferiori ad un  ettaro
sono, comunque, prelevati 5 campioni elementari.
L'area di campionamento e' contrassegnata da un codice (A, B...X)
e, qualora essa risulti molto estesa, e', eventualmente, suddivisa in
subaree. Per qualsiasi tipologia di  matrice  in  studio,  il  codice
assegnato all'area e' ripetuto e seguito  da  un  numero  sequenziale
(A1, A2...An) che indica il punto di campionamento; cio' premesso, si
procede come segue:
nell'area individuata per il campionamento di suolo relativo ai
prodotti vegetali, a meno dei frutteti, in base all'estensione  della
zona da investigare, si prelevano, lungo i percorsi definiti, da 5  a
15  punti  fino  a  profondita'   di   30-50   cm   (profondita'   di
rimescolamento o rivoltamento), mediante uso della  vanga;  il  suolo
campionato deve essere setacciato in campo mediante vaglio  a  maglia
di 2 cm;
la quantita' di suolo campionato per ciascun punto deve essere,
indicativamente, pari a 3-5 kg, una parte della quale  e'  utilizzata
per formare il campione globale, mentre la restante e'  conservata  e
sara' eventualmente utilizzata in seguito per effettuare  analisi  di
controllo sul campione elementare; tale campione elementare  potrebbe
essere codificato mediante la Sigla Campione costituita come segue:
lettera A(maiuscola), numero sequenziale, suolo (cioe' il nome  della
matrice stessa) =
dai singoli punti di campionamento  verra'  costituito,  previa
miscelazione e quartatura delle singole aliquote, il campione globale
individuato dalla sigla:
Nel campo NOTE della relativa scheda  di  campionamento  dovranno
essere specificate tutte le SIGLE CAMPIONE dei  campioni  elementari,
N.B. All'interno di terreni con presenza di colture varie (alberi
da frutta,  foraggio,  ortaggi,  ecc.)  si  individuano  i  punti  di
campionamento nelle vicinanze delle colture stesse.
Per il campionamento del soil-gas si puo' fare  riferimento  alle
procedure stabilite dagli enti di controllo. In assenza di  procedure
specifiche e' possibile fare riferimento ai protocolli approvati  per
aree SIN.
Concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) per i suoli delle  aree
|       |                                          |  CSC (mg kg-1  |
|       |                                          | espressi come  |
|       |                                          |      ss)       |
+=======+==========================================+================+
|       |          Composti inorganici             |                |
|1      |Antimonio                                 |      10*       |
|2      |Arsenico                                  |      30*       |
|3      |Berillio                                  |       7*       |
|4      |Cadmio                                    |       5*       |
|5      |Cobalto                                   |      30*       |
|6      |Cromo totale                              |      150*      |
|7      |Cromo VI                                  |       2*       |
|8      |Mercurio                                  |       1*       |
|9      |Nichel                                    |      120*      |
|10     |Piombo                                    |      100*      |
|11     |Rame                                      |      200*      |
|12     |Selenio                                   |       3*       |
|13     |Tallio                                    |       1*       |
|14     |Vanadio                                   |      90*       |
|15     |Zinco                                     |      300*      |
|16     |Cianuri (liberi)                          |       1        |
|       |         Aromatici policiclici            |                |
|17     |Benzo(a)antracene                         |       1        |
|18     |Benzo(a)pirene                            |      0,1       |
|19     |Benzo(b)fluorantene                       |       1        |
|20     |Benzo(k)fluorantene                       |       1        |
|21     |Benzo(g,h,i)perilene                      |       5        |
|22     |Crisene                                   |       1        |
|23     |Dibenzo(a,h)antracene                     |      0,1       |
|24     |Indenopirene                              |       1        |
|       |            Fitofarmaci                   |                |
|25     |Alaclor                                   |      0,01      |
|26     |Aldrin                                    |      0,01      |
|27     |Atrazina                                  |      0,01      |
|28     |alfa-esacloroesano                        |      0,01      |
|29     |beta-esacloroesano                        |      0,01      |
|30     |gamma-esacloroesano (lindano)             |      0,01      |
|31     |Clordano                                  |      0,01      |
|32     |DDD                                       |      0,01      |
|33     |DDT                                       |      0,01      |
|34     |DDE                                       |      0,01      |
|35     |Dieldrin                                  |      0,01      |
|36     |Endrin                                    |      0,01      |
|       |          Diossine e furani               |                |
|       |Sommatoria PCDD, PCDF + PCB Dioxin-Like   |   6 ng/kg SS   |
|37     |(PCB-DL) **(conversione T.E,)             |    WHO-TEQ     |
|38     |PCB non DL ***                            |      0,02      |
|       |              Idrocarburi                 |                |
|39     |Idrocarburi C10-C40 (1)                   |       50       |
|       |             Altre sostanze               |                |
|40     |Amianto (2)                               |      100       |
|41     |Di-2-Etilesilftalato                      |       10       |
|       |Sommatoria Composti Organostannici (TBT,  |                |
|42     |DBT, TPT e DOT)                           |       1        |
|* Valore da utilizzare solo in assenza |
|di Valori di Fondo Geochimico (VFG)    |
|validati da ARPA/APPA                  |
|** sommatoria PCDD/PCDF e dei congeneri|
|PCB Dioxin-Like numeri 77, 81, 105,    |
|114, 118, 123, 126, 156, 157, 167, 169,|
|189. Per il WHO-TEQ, si fa riferimento |
|alla scala di tossicita' WHO del 2005, |
|utilizzata per calcolare i livelli di  |
|PCDD/PCDF e PCB Dioxin-Like negli      |
|alimenti e nei mangimi.                |
|*** congeneri non Dioxin-Like: 28, 52, |
|95, 99, 101, 110, 128, 146, 149, 151,  |
|153, 170, 177, 180, 183, 187.          |
|(1) Da determinare con metodica        |
|ISPRA-ISS-CNR-ARPA. Gli idrocarburi    |
|C<10 andranno ricercati direttamente   |
|con tecnica «Soil gas survey»,         |
|unicamente per valutare la loro        |
|presenza/assenza ai fini di acquisire  |
|elementi conoscitivi utili agli        |
|interventi di messa in sicurezza e     |
|bonifica.                              |
|(2) Corrispondente al limite di        |
|rilevabilita' della tecnica analitica  |
|diffrattometrica a raggi X oppure      |
|I.R. - trasformata di Fourier. In ogni |
|caso dovra' utilizzarsi la metodologia |
|ufficialmente riconosciuta per tutto il|
|territorio nazionale che consenta di   |
|rilevare valori di concentrazione      |
|inferiori.                             |
Il presente allegato definisce le procedure  di  Valutazione  del
rischio (VdR) sanitario, connesse alla potenziale  contaminazione  di
aree destinate alla produzione  di  colture  agrarie,  al  pascolo  e
all'allevamento, secondo quanto definito dall'art. 1, comma 2,  punto
Al superamento  delle  Concentrazioni  soglia  di  contaminazione
(CSC), deve essere condotta un Analisi di rischio (AdR) in  modalita'
diretta considerando, come bersaglio, il fruitore del sito secondo le
modalita' previste dalla procedura di cui all'allegato 1 del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, secondo  le  indicazioni  tecniche
riportate  nei  manuali   ISPRA-ARPA-ISS-INAIL   e   nei   successivi
Contestualmente vengono eseguite ulteriori indagini analitiche al
fine di approfondire la  caratterizzazione  dell'area  (es.  test  di
bioaccessibilita'   e/o    biodisponibilita'),    e/o    pianificando
monitoraggi  su  matrici  diverse  (es.  prodotti  ortofrutticoli   e
zootecnici).
Qualora  da  queste  ultime  risultanze  analitiche  emerga   una
potenziale  contaminazione,  viene  effettuata  una  Valutazione  del
rischio sanitario (VdR) per verificare che  le  concentrazioni  delle
sostanze riscontrate nel suolo siano  compatibili  con  l'ordinamento
colturale effettivo e potenziale o con il tipo di allevamento  su  di
esso praticato,  secondo  quanto  di  seguito  indicato;  qualora  si
accerti una situazione di rischio, si procede  con  i  criteri  e  le
modalita' di intervento per la messa in sicurezza  e  bonifica  delle
aree destinate alla produzione agricola e  all'allevamento  (allegato
Successivamente all'esecuzione di  tali  interventi,  si  procede
all'effettuazione di una nuova VdR a fine di verificarne l'efficacia.
Qualora  l'area  a  destinazione  agricola  sia  utilizzata   per
finalita' diverse dalla produzione agroalimentare e dall'allevamento,
consentite dagli strumenti urbanistici vigenti, l'analisi di  rischio
dovra' tenere conto del  diverso  scenario  di  esposizione  (ad  es:
residenziale, ricreativo, industriale, ecc). In tale  evenienza,  per
l'identificazione dei necessari interventi di prevenzione,  messa  in
sicurezza e bonifica dovra' essere utilizzata la procedura di Analisi
di rischio (AdR) di cui all'Allegato 1 alla parte IV, titolo  V,  del
decreto legislativo 3 aprile 2006,  n.  152  secondo  le  indicazioni
tecniche riportate nei manuali ISPRA-ARPA-ISS-INAIL e nei  successivi
aggiornamenti. Per la elaborazione di detta analisi di rischio dovra'
essere valutata, di concerto con ARPA,  la  necessita'  di  acquisire
ulteriori parametri chimico-fisici,  geologici  e  idrogeologici  che
consentano di definire il modello concettuale  di  riferimento  e  il
rischio sanitario-ambientale.
Qualora,  nella  fase  di  caratterizzazione  dell'area,  non  si
riscontrino, nel terreno, superamenti delle Concentrazioni soglia  di
contaminazione  (CSC),  non  si  rende  necessario  alcun   tipo   di
intervento, ne'  alcun  approfondimento  di  caratterizzazione  delle
Di contro, qualora venga  accertato  il  superamento  delle  CSC,
anche per un solo parametro, devono essere attuate  delle  misure  di
prevenzione e di salvaguardia dell'area interessata,  secondo  quanto
deve essere evitato l'incremento del livello di  contaminazione
del suolo, verificato mediante opportuni controlli analitici;
si effettuano ulteriori accertamenti analitici sul  suolo  (es.
test di bioaccessibilita' e/o biodisponibilita', test  di  estrazione
con chelanti ecc);
si effettua il monitoraggio di prodotti  vegetali  e  di  altri
prodotti agro-alimentari, quali carni, latte  e  formaggi,  al  fine,
anche, di seguire l'andamento temporale delle concentrazioni in  essi
Sulla base  delle  risultanze  analitiche  relative  ai  prodotti
ortofrutticoli,  si  esegue  una  specifica  valutazione  di  rischio
connesso al consumo degli stessi.
L'elaborazione  di  una  valutazione  di  rischio  connessa  alla
contaminazione di un sito viene effettuata previa  ricostruzione  del
modello concettuale; esso  consiste  in  una  rappresentazione  degli
elementi (sorgente, trasporto, bersaglio) che identificano il sistema
di interesse,  nonche'  delle  relazioni  che  intercorrono  tra  gli
elementi stessi. Prioritariamente devono essere  acquisite,  ai  fini
della caratterizzazione del  sito,  tutte  le  informazioni  relative
all'eventuale  presenza,  sia  attuale  che  pregressa,  di  impianti
industriali o di gestione di rifiuti, ed effettuate tutte le indagini
necessarie a inquadrare il  sito  dal  punto  di  vista  geologico  e
idrogeologico verificando l'eventuale presenza di contaminazione  nei
diversi  comparti  ambientali.  Per   le   finalita'   del   presente
regolamento, il bersaglio e' rappresentato da recettori umani, ed  il
trasporto  e'   identificabile   principalmente   con   l'esposizione
indiretta per assunzione alimentare, tramite il consumo  di  prodotti
agroalimentari provenienti dalle aree oggetto di indagine.
Nella fase di definizione  del  modello  concettuale  ambientale,
vengono individuati gli «inquinanti indice», cioe' le sostanze che, a
causa  delle  entita'  delle  concentrazioni  riscontrate  nell'area,
risultano maggiormente rappresentativi della contaminazione dell'area
stessa. Ulteriore rilevanza  agli  inquinanti  indice  e'  attribuita
dalle loro caratteristiche chimico-fisiche, nonche' tossicologiche.
Nella procedura di valutazione e' di  prioritaria  importanza  la
disponibilita'  di   dati   analitici   affidabili   ed   in   numero
statisticamente  significativo,  derivanti   da   idonei   piani   di
monitoraggio sulle colture dell'area. E'  evidente  che  quanto  piu'
ampio e' il numero di campioni disponibili e quanto piu' varia e'  la
tipologia di colture  campionate,  tanto  piu'  i  risultati  che  ne
derivano sono accurati e significativi per descrivere  la  situazione
di inquinamento dell'area in esame.
E' necessaria  una  preventiva  disamina  critica  dei  dati  per
valutarne affidabilita' e comparabilita'; inoltre essi devono  essere
armonizzati ai fini dell'espressione del risultato finale.
La  valutazione   di   rischio   sanitario   che   deriva   dalla
caratterizzazione alimentare prevede un approccio diversificato a tre
fasi da eseguire, in via sequenziale benche' alternativa, in funzione
dei parametri tossicologici disponibili.
Qualora  siano  previsti  limiti  normativi,  per   gli   analiti
riscontrati, nelle derrate alimentari (es. Cd e Pb),  la  valutazione
di rischio viene effettuata mediante confronto con i valori limite di
concentrazione  previsti  dalla  medesima  normativa.  In   caso   di
accertamento di superamenti rispetto ai limiti previsti, si applicano
le disposizioni previste dalle medesime norme.
Nel caso in cui non siano previste disposizioni normative per gli
analiti rilevati, la Valutazione  di  rischio  sanitario  prevede  la
stima dell'esposizione mediante la dieta (Fase 2 o Fase 3).
2b. Fase2: Valutazione di rischio  mediante  ADI,  TDI,  TWI  ecc.  -
Approccio UE.
L'applicazione della Fase 2 (nonche'  della  Fase  3)  della  VdR
sanitario prevede la stima dell'esposizione mediante  il  consumo  di
prodotti alimentari  provenienti  dall'area  oggetto  di  studio.  Si
rendono necessari, quindi, informazioni inerenti ai dati  di  consumo
alimentare. A livello  nazionale  sono  disponibili  studi  periodici
effettuati dall'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti  e  la
nutrizione (ex INRAN), che presentano i risultati anche suddivisi per
sesso, per provenienza geografica o  per  fasce  d'eta',  permettendo
l'effettuazione di una distinta valutazione di rischioper i  bambini.
Qualora  siano  disponibili  dati  di  consumo  forniti  con  diversi
raggruppamenti degli alimenti in «voci alimentari»,  si  puo'  optare
per l'uso del dato di matrici aggregate o  disaggregate  (es.  frutta
fresca oppure mele/pere). La scelta dell'uno o l'altro raggruppamento
dipende dalle esigenze valutative sito specifiche.
E' d'uopo sottolineare che i dati dell'ex INRAN afferiscono anche
al database europeo dei consumi alimentari della European Food Safety
Dal punto di vista tossicologico, le  informazioni  e  gli  studi
esistenti  a  livello  internazionale  hanno  condotto,  per  diversi
contaminanti, alla definizione, da parte di organismi  internazionali
(es. OMS, EFSA, SCF ecc.) di parametri di riferimento  tossicologici,
espressi come dosi tollerabili su base giornaliera o settimanale (es.
Acceptable Daily Intake ADI, Tolerable Daily  Intake  TDI,  Tolerable
Weekly Intake TWI); talora, alla luce  delle  conoscenze  al  momento
disponibili, la definizione di tali parametri puo' essere considerata
provvisoria (es. Provisional Tolerable Weekly Intake PTWI).
La  Fase  2  di  valutazione  di  rischio  prevede  il  confronto
dell'intake di contaminante previsto, mediante il consumo alimentare,
con  il  pertinente  parametro  tossicologico,  secondo  le  seguenti
formule di calcolo relative, rispettivamente, ad una dose tollerabile
definita su base giornaliera (I) e  ad  una  dose  definita  su  base
settimanale (II):
(II) [Σi (C x IR)i x 7giorni x 100]/(TWI x BW)=HQ
dove C e' il  valore  rappresentativo  di  concentrazione  di  un
contaminante, ottenuto  mediante  opportuna  elaborazione  statistica
(media, mediana, upper confidence limit,  ecc.),  in  ciascuna  «voce
alimentare»; e' espresso in μg/g;
IR e' l'Intake Rate (tasso di consumo alimentare pro  capite)  di
ciascuna  «voce  alimentare»  considerata  opportunamente  in   forma
aggregata  o  disaggregata.  Il  valore  ad  esso   attribuibile   e'
reperibile dai dati di consumo ed e' differenziato per fasce  d'eta';
e' espresso in g/giorno;
TDI e' il Tolerable Daily Intake espresso in μg/Kg peso  corporeo
TWI  e'  il  Tolerable  Weekly  Intake  espresso  in  μg/Kg  peso
BW e' il Body Weight  (peso  corporeo),  espresso  in  Kg;  nelle
valutazioni internazionali viene ad esso attribuito, generalmente, un
valore pari a 60;
HQ e' l'Hazard  Quotient,  adimensionale,  espresso  come  valore
Affinche' il rischio sia accettabile, deve essere  verificata  la
dove A e' la percentuale di intake del  contaminante  considerata
accettabile rispetto al TDI (o  al  TWI);  esso  rappresenta,  a  sua
volta, il  valore  massimo  accettabile  (100%  dell'accettabilita').
Considerando vari gradi di cautela, possono  essere  proposti  valori
diversi di A.
2c. Fase3: Valutazione di rischio mediante uso della Reference Dose e
dello Slope Factor- approccio USEPA
Qualora  per  un  contaminante  non  siano  reperibili  parametri
tossicologici di confronto quali ADI, TDI, TWI ecc., ovvero  in  caso
di sostanze cancerogene, la valutazione di rischio sanitario in  aree
agricole viene effettuata applicando  la  Fase  3.  Quest'ultima,  in
analogia alla procedura standardizzata di Analisi di rischio prevista
dalla normativa vigente (decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152),
si avvale dell'approccio statunitense  dell'Environmental  Protection
Agency (EPA) ed utilizza, come parametri tossicologici di  confronto,
la Reference Dose (RfD) per la valutazione degli effetti tossici e lo
Slope Factor (SF) per gli effetti cancerogeni.
Si ricorda che la RfD cronica indica la  dose  di  sostanza  alla
quale si considera possa  essere  esposta  la  popolazione,  per  via
orale, senza rischi  apprezzabili,  lungo  l'arco  dell'intera  vita,
mentre lo SF rappresenta il potenziale cancerogeno di una sostanza.
La sanitario  mediante  l'applicazione  della  fase  3  si  rende
necessaria in assenza di limiti normativi per  i  contaminanti  nelle
matrici campionate, nonche' in assenza di  parametri  di  riferimento
tossicologici quali ADI, TDI, TWI ecc.
In tali  casi,  per  i  contaminanti  caratterizzati  da  effetti
tossici con soglia, si  effettua  esclusivamente  la  valutazione  di
rischio  mediante  uso  della  RfD;  di  contro,   per   contaminanti
caratterizzati da effetti  cancerogeni  con  meccanismo  genotossico,
deve essere effettuata sia la valutazione mediante RfD, che  mediante
l'uso dello SF.
L'esposizione viene stimata mediante il calcolo delle dosi  medie
giornaliere assunte, rappresentate dalla Average Daily Dose (ADD) per
sostanze caratterizzate  da  effetti  tossici  con  soglia,  e  dalla
Lifetime Average Daily  Dose  (LADD)  per  sostanze  cancerogene  con
meccanismo genotossico.
Le seguenti formule di calcolo permettono di stimare il valore di
ADD (IV) e LADD (V):
(IV) ADD = [Σi (C x IR)i x EF x ED]/(BW x ATADD )
(V) LADD = [Σi (C x IR)i x EF x ED]/(BW x ATLADD )
dove ADD e' l'Average Daily Dose, espressa in [mg/Kg giorno];
LADD e' la  Lifetime  Average  Daily  Dose,  espressa  in  [mg/Kg
C  e'  il  valore  rappresentativo  di   concentrazione   di   un
alimentare»; e' espresso in mg/g;
EF e' la Exposure Frequency (frequenza d'esposizione), indica  il
numero di giorni in un anno in cui una persona viene a  contatto  con
il contaminante; a tale parametro possono essere, quindi,  attribuiti
valori differenti in funzione, per esempio, della stagionalita' degli
alimenti considerati. E' espressa  in  giorni/anno;  considerando  il
piu' alto grado di conservativita', EF puo' assumere un valore pari a
365, cio' nondimeno un valore pari a 350, che considera 15 giorni  di
ferie e, quindi, di soggiorno lontano dall'area  contaminata,  appare
sufficientemente cautelativo;
ED e' la Exposure Duration (durata  d'esposizione),  espressa  in
anni; indica il numero effettivo di anni in  cui  la  popolazione  e'
esposta all'ingestione di  alimenti  contaminati.  Nell'effettuazione
della valutazione di rischio per i bambini,  si  attribuisce  a  tale
parametro, in via conservativa, il valore massimo dell'arco  di  eta'
considerato (es. per la fascia d'eta' 0-3 anni, ED e' pari a 3);
valutazioni statunitensi viene ad esso attribuito, per la popolazione
adulta, un valore pari a 70; per un piu' elevato grado di cautela, si
puo' optare per una valore pari a  60.  Al  fine  di  effettuare  una
distinta valutazione di rischio per i bambini, dai gia' citati  studi
dell'INRAN sono reperibili valori medi di peso corporeo  per  diverse
fasce d'eta';
AT e' l'Averaging  Time  (tempo  sul  quale  l'esposizione  viene
mediata); e' espresso  in  giorni.  Il  valore  attribuibile  a  tale
parametro differenzia il calcolo dell'ADD e della LADD:
ATADD e' pari alla durata effettiva  dell'esposizione;  essendo
espresso in giorni, si ha ATADD = ED x 365
ATLADD e' pari all'arco dell'intera vita (AT = 70  x  365),  in
quanto gli effetti cancerogeni possono manifestarsi anche al  cessare
dell'esposizione stessa.
Successivamente si esegue la stima quantitativa del rischio.  Per
le sostanze caratterizzate da effetti tossici con  soglia,  la  stima
quantitativa viene  effettuata  mediante  calcolo  dell'Hazard  Index
(HI), che costituisce il confronto  tra  la  dose  media  giornaliera
assunta e la RfD, secondo la seguente formula di calcolo (VI):
dove HI e' l'Hazard Index, adimensionale;
ADD e' l'Average Daily Dose, espressa in [mg/Kg giorno];
RfD e' la Reference Dose, specifica per via di esposizione orale,
espressa in mg/Kg giorno;
dove A indica l'Accettabilita' del rischio;
Per  le  sostanze  caratterizzate  da  effetti  cancerogeni   con
meccanismo  genotossico,  la  stima  quantitativa  viene   effettuata
integrando il valore stimato per la dose  media  giornaliera  assunta
con lo SF, secondo la seguente formula di calcolo (VIII):
dove R e' il Rischio cancerogeno, definito come  la  probabilita'
incrementale dell'insorgenza di casi di  tumore  in  una  popolazione
esposta rispetto ad una popolazione non esposta, adimensionale;
LADD e' la Lifetime Average Daily Dose, espressa in mg/Kg giorno;
SF e' lo Slope Factor espresso in (mg/Kg giorno)-1 ;
dove A indica l'Accettabilita' del rischio.
3.  Ripetizione  della  procedura  di  valutazione  di  rischio  dopo
eventuale bonifica.
Qualora venga accertata  la  presenza  di  un  rischio  sanitario
connesso al consumo di  prodotti  alimentari,  secondo  la  procedura
esposta nel paragrafo 2, si rendono necessari opportuni interventi. A
seguito  di  tali  interventi,  eseguiti  secondo   quanto   definito
nell'allegato 4 al presente regolamento, qualora l'area sia destinata
ancora  a  produzioni  agroalimentari,  si  procede  ad   una   nuova
esecuzione della VdR  sanitario,  a  fronte  delle  nuove  risultanze
analitiche sui prodotti alimentari.  Qualora  all'esito  di  suddetta
analisi vengano confermati rischi sanitari derivanti dal  consumo  di
prodotti agroalimentari, il progetto degli interventi  dovra'  essere
aggiornato in modo da tenere conto delle nuove valutazioni.
L'obiettivo di qualsiasi azione di messa in sicurezza e  bonifica
di aree agricole e' quello di preservare la risorsa suolo in tutta la
sua interezza, pertanto sara' fondamentale restringere gli interventi
di rimozione, trasporto, scavo e lavaggio unicamente ai casi  in  cui
altre strategie in situ ed a minore impatto risultino insufficienti.
E' essenziale, infatti, mantenere gli equilibri ecosistemici  che
hanno portato alla formazione del  suolo,  per  poter  restituire  in
tempi piu' o meno brevi il suolo stesso al tradizionale uso agricolo.
Gli interventi dovranno essere calibrati in  modo  sito-specifico
in considerazione della tipologia di inquinamento intervenuto,  delle
caratteristiche   pedo-climatiche,   delle   attivita'   agricole   e
zootecniche coinvolte. Tali indicazioni, pertanto, saranno fornite  e
circostanziate    solo    successivamente    alle     indagini     di
caratterizzazione di dettaglio e alla valutazione di rischio.
Il  mantenimento  di  livelli  di  sicurezza  adeguati  per   gli
operatori agricoli ed i consumatori di prodotti ortofrutticoli non e'
necessariamente legato alla quantita' totale di una specie inquinante
presente nel suolo. Nel caso dei metalli, la frazione  biodisponibile
ha un ruolo chiave essendo soggetta  ai  meccanismi  di  assorbimento
delle colture e di mobilizzazione nelle parti profonde  nel  suolo  e
Obiettivo di questi interventi di bonifica sara' la riduzione del
rischio per la salute e  la  verifica  che  le  concentrazioni  delle
sostanze presenti  nel  suolo  siano  compatibili  con  l'ordinamento
esso praticato.
1.  Tipologia  di  interventi  di  messa  in  sicurezza  e   bonifica
applicabili per le aree agricole.
Sono preferibili tecniche che consentano di mettere in  sicurezza
le  aree  potenzialmente  inquinate  evitando  che  le  stesse  siano
utilizzate, impropriamente, per attivita' agricole o  pastorali,  che
abbiano sbocchi sul mercato agroalimentare.  A  tale  scopo  sono  da
preferire specie arboree poliennali, se necessario  in  consociazione
con specie erbacee iperaccumulatrici, in quanto la  salvaguardia  del
paesaggio e della vocazione agricola di una zona  restano  uno  degli
obiettivi strategici nell'ambito della gestione e pianificazione  del
territorio, cosi' come la  protezione  della  salute  dei  cittadini,
evitando la  produzione  abusiva  di  prodotti  alimentari  su  suoli
Ove possibile, pertanto, sara' data la preferenza  ad  interventi
di bio-,  fito-risanamento  con  piante  poliennali,  che  presentano
numerosi vantaggi rispetto ai trattamenti fisico-chimici:
messa  in  sicurezza  effettiva  (impedimento  fisico   all'uso
improprio dei suoli inquinati);
economicita';
miglioramento della fertilita' dei suoli;
impedimento   all'uso   non   agricolo   dei    suoli    (nuove
edificazioni).
1) fitodegradazione: azione delle piante e  dei  microorganismi
rizosferici  sulla  degradazione/detossificazione   degli   inquinati
organici presenti nel suolo;
2)  rizofiltrazione:  decontaminazione  di  una  fase   acquosa
attraverso processi di adsorbimento ed assorbimento  da  parte  delle
3)  fitostabilizzazione:  diminuzione  della  pericolosita'  di
alcune sostanze riducendone la biodisponibilita';
4)  fitoestrazione:  rimozione  degli  inquinanti   dal   suolo
attraverso l'accumulo nella biomassa delle piante.
Pertanto, in caso di inquinamento non localizzato e basso livello
di   rischio,   una   strategia   di   riduzione    (rimozione    e/o
immobilizzazione)   della   frazione   biodisponibile   dei   metalli
sicuramente adeguata agli  obiettivi  della  messa  in  sicurezza  e'
perseguibile, in tempi utili, per tornare alle  ordinarie  produzioni
La possibilita' di combinare le tecniche di fitostabilizzazione e
fitoestrazione e' di sicuro interesse per aree rurali a livello medio
basso di contaminazione da metalli potenzialmente tossici.
A tale scopo, e' particolarmente indicato l'utilizzo di piante  a
rapido accrescimento quali pioppo  ed  eucalipto,  per  le  quali  la
letteratura scientifica ha evidenziato,  da  tempo,  una  particolare
affinita' con Cadmio  e  Piombo.  Il  loro  portamento  e  la  rapida
colonizzazione  dello  spazio  e'  anche   funzionale   ad   impedire
fisicamente  ogni  altro  tipo  di   attivita',   agricola   e   non,
nell'appezzamento da mettere in sicurezza.
Nel caso in cui i livelli di contaminazione  riguardino  elementi
come il Cromo, la cui affinita' con le colture arboree  summenzionate
non  e'  risultata  soddisfacente,  sono  altamente  consigliate   le
brassicacee  iperaccumulatrici  che,  per  le  loro   caratteristiche
fisiologiche,  assorbono  questo  elemento  utilizzando   lo   stesso
meccanismo attivo di trasporto dei solfati.
L'effetto di questa tecnica puo' essere incrementato  utilizzando
degli ammendanti organici, il  cui  contenuto  di  chelanti  naturali
migliora l'assimilazione dei metalli da parte  delle  colture.  Altro
fattore che e' possibile modulare e' l'efficienza  radicale,  tramite
l'inoculo  con  funghi  micorrizici  (es.  Trichoderma  spp)  che  ne
accrescano la superficie assorbente.
In caso di contaminazione da inquinanti organici, la  tecnica  di
fitodegradazione descritta al punto 1 puo' rappresentare la chiave di
volta perche' consente di associare il mantenimento di  un  paesaggio
rurale alla naturale degradazione dei composti  organici.  In  questo
caso, l'utilizzo di specie arboree dotate  di  un  apparato  radicale
adeguatamente fitto e profondo puo' essere coadiuvato da un prato  di
lolium, il cui effetto dell'apparato radicale su IPA  ed  Idrocarburi
e' stato comprovato da tempo.
La fertilizzazione con compost puo' produrre risultati  positivi,
visto che le  biomasse  compostate  possono  fungere  da  inoculo  di
microbi e possono  fornire  un  ulteriore  input  di  nutrienti  alla
microflora gia' presente nel suolo.
La strategia  di  fitorisanamento  ideale  include,  dunque,  una
arborea con sesto di impianto  2  x  1  associato  ad  un  prato  (di
brassicacee, nel caso si voglia potenziare l'effetto fitoestrattivo e
di  lolium,  nel  caso  di  un  effetto  rizodegradativo),  su  suoli
fertilizzati con ammendante ed inoculati con funghi micorrizzici.
Il biorisanamento e' una tecnologia  che  prevede  l'utilizzo  di
microrganismi naturali  o  ricombinanti  per  abbattere  le  sostanze
tossiche  presenti  nel  suolo,  in  particolare  composti  organici,
attraverso processi che possono essere aerobici o anaerobici. Le  due
principali tecniche di biorisanamento sono:
1)  Biostimulation:   potenziamento   del   metabolismo   della
microflora  autoctona  attraverso  l'input  di  nutrienti   derivanti
dall'essudazione   radicale   di   specie   vegetali   opportunamente
selezionate  oppure   da   fertilizzazioni   organiche.   Di   facile
applicazione e'  anche  l'innesco  di  processi  aerobici  attraverso
lavorazioni  frequenti  capaci  di  arieggiare  il  suolo  e  fornire
maggiori quantita' di ossigeno alla microflora.
2)  Bioaugmentation:  incremento  delle  cellule  batteriche  e
fungine presenti nel suolo e selezionate per  le  loro  capacita'  di
degradare  composti  organici,  riprodotte   in   dosi   massive   in
bioreattori ed inoculate nel suolo da decontaminare  in  uno  o  piu'
interventi. Il principale problema da affrontare, per questa tecnica,
e' il mantenimento  di  un  adeguato  numero  di  cellule  microbiche
degradatrici nel suolo legato alla  competizione  con  la  microflora
gia' presente. Per superare con successo  questo  ostacolo,  si  puo'
optare per la selezione di una  microflora  autoctona  gia'  adattata
alle  condizioni  edafiche  e  chimico-fisiche  del  suolo,  estratta
direttamente dai suoli che si intende decontaminare. Questo approccio
e' sicuramente uno dei piu' completi, se si considera che  l'utilizzo
di microflora autoctona  ha  il  vantaggio  di  creare  un  formulato
biodegradatore che  include  sia  batteri  che  funghi  in  grado  di
metabolizzare inquinanti a differente livello di recalcitranza in  un
ampio spettro di condizioni ambientali,  tipiche  del  suolo  che  si
intende risanare. La capacita' di mantenere un attivita'  costante  e
non condizionata  dai  fattori  ambientali  e'  legata,  anche,  alla
possibilita' da parte dei  microbi  di  aggregarsi  in  consorzi  che
includono  microbi,  funghi,  lieviti  all'interno  di  una   matrice
polimerica da loro prodotta in cui le condizioni  di  pH,  potenziale
redox sono mantenute a  livelli  ottimali.  Tali  consorzi,  chiamati
biofilm,  rappresentano  un   ulteriore   elemento   da   tenere   in
considerazione qualora si voglia effettuare una  bioaugmentation  con
Le tecniche  menzionate  in  precedenza  hanno  il  vantaggio  di
presentare un impatto molto basso dal punto  di  vista  ambientale  e
paesaggistico,  associato  a  convenienti  costi   di   applicazione.
Tuttavia ci sono casi in cui i livelli  di  inquinanti  presenti  nel
suolo, siano essi organici o  inorganici,  sono  tali  da  richiedere
approcci piu' incisivi.
In  tali  situazioni  sono  proponibili  unicamente   trattamenti
chimico-fisici che garantiscano  alte  rese  di  rimozione,  ma  sono
generalmente  molto  costosi  e   provocano   inoltre   la   modifica
irreversibile delle proprieta' del suolo trattato. Pertanto  la  loro
applicazione deve essere limitata agli effettivi volumi di suolo  che
necessitano di questi trattamenti.
I trattamenti chimici consistono in  una  detossificazione  degli
inquinanti attraverso reazioni di trasformazione in  sostanze  dotate
di una minore tossicita' e/o mobilita', come:
a)   ossidazione:   attraverso   l'iniezione   nella    matrice
contaminata di un forte  agente  ossidante  (perossido  di  idrogeno,
permanganato  di  potassio),   che   ne   consentano   una   completa
b) riduzione: impiegata nel  caso  in  cui  le  specie  ridotta
presenti una minore tossicita';
c) soil-flushing: estrazione delle specie  chimiche  inquinanti
con liscivianti (solventi organici, tensioattivi etc.)  e  successiva
separazione  di  percolato  da  avviare  ad  un  ulteriore  iter   di
smaltimento o bonifica;
d)  fissazione:  utilizzo  di  agenti  chimici   chelanti   che
consentono di  concentrare  i  metalli  in  porzioni  di  suolo  piu'
contenute in vista di un trattamento ex situ.
I trattamenti fisici sono basati, essenzialmente,  sul  passaggio
degli inquinanti nelle  differenti  fasi  del  suolo.  Si  tratta  in
a) solidificazione: riduzione della permeabilita'  della  massa
contaminata;
b)  trattamenti  termici:  si  basano  sull'incenerimento,   la
gassificazione  o  la  pirolisi  che  comportano,  in  ogni  caso,  a
differenti  condizioni  di  temperatura,  la  volatilizzazione  degli
inquinati e la loro rapida ossidazione  con  formazione  di  composti
inorganici (CO2, ossidi di azoto e zolfo, ecc).
A seguito dei  trattamenti  sopra  elencati,  si  procede  ad  un
aggiornamento della caratterizzazione dell'area e  alla  ripetizione,
ove necessario, della procedura di Valutazione di  rischio  (VdR)  di
cui all'allegato 3 al presente regolamento.
Le aree che, a seguito della nuova VdR, risultino non compatibili
con l'ordinamento colturale effettivo e potenziale o con il  tipo  di
allevamento  su  di  esso  praticato,  possono  essere  destinate  ad
alberature con specie arboree caratterizzate da  buona  adattabilita'
alle condizioni pedoclimatiche dell'area, profondita' degli  apparati
radicali, alta capacita' di suzione  radicale,  come  pioppo  bianco,
pioppo nero ed eucaliptus.
Agli esclusivi fini di cui all'art. 7, comma  1  della  legge  11
novembre 2011, n. 180, gli oneri informativi  di  nuova  introduzione
a)  ai  sensi  dell'art.  3,   comma,   3,   la   presentazione
dell'autocertificazione che i livelli di CSC non sono stati  superati
anche per una sola sostanza, resa ai sensi e per  gli  effetti  degli
dicembre 2000, n.  445,  corredata  della  necessaria  documentazione
tecnica e comunicata agli enti di cui al comma  1,  che  conclude  il
b) ai sensi dell'art. 4, comma 3 la presentazione all'Autorita'
competente della relazione di valutazione del rischio e  dell'istanza
conclusione procedimento in caso in cui le concentrazioni riscontrate
risultino  compatibili  con  l'ordinamento  colturale   effettivo   e
potenziale o con il tipo di allevamento su di esso praticato;
c) ai sensi dell'art.  5,  comma  1,  la  presentazione,  della
relazione di valutazione di rischio e del progetto  degli  interventi
da  attuare  se  all'esito   della   valutazione   del   rischio   le
concentrazioni  riscontrate  nel   suolo   sono   incompatibili   con
l'ordinamento colturale effettivo e  potenziale  o  con  il  tipo  di
allevamento su di esso praticato.
Con riferimento alla disciplina generale di cui all'art. 242  del
decreto legislativo 3 aprile 2006,  n.  152,  gli  oneri  informativi
eliminati sono i seguenti:
a) ai sensi dell'art. 242, comma 3, del decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152, la presentazione del piano di  caratterizzazione
all'autorita' competente;
b) ai sensi dell'art. 242, comma 4, del decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152, la presentazione  dei  risultati  del  piano  di
caratterizzazione all'autorita' competente;
c) ai sensi dell'art. 242, comma 4, del decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152, la presentazione dei risultati  della  procedura
di analisi di rischio sito  specifica  per  la  determinazione  delle
concentrazioni soglia di rischio;
d) ai sensi dell'art. 242, comma 5, del decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152, la presentazione del piano di  monitoraggio  per
la verifica della stabilizzazione  della  situazione  riscontrata  in
ordine alle concentrazioni soglia di rischio;
e) ai sensi dell'art. 242, comma 6, del decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152, la comunicazione all'autorita' competente  della
relazione tecnica riassuntiva degli esiti  del  monitoraggio  per  la
verifica della stabilizzazione della situazione riscontrata in ordine
alla concentrazione soglia di rischio.
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