Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/29546-marciapiedi-se-cado-ne-risponde-il-condominio-o-il-comune.asp
Timestamp: 2018-06-25 00:23:37+00:00
Document Index: 72798317

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 1117', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 2051', 'art. 14', 'art. 2051', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 2051']

Custodia e responsabilità per i danni cagionati dalla omessa manutenzione dei marciapiedi, i chiarimenti della Cassazione
Avv. Paolo Accoti - Il custode risponde dei danni cagionati, ex art. 2051 Cc, in virtù della signoria che esercita sulla cosa e, in particolare, in relazione al potere di controllo sulla stessa e, pertanto, per la possibilità di eliminare i pericoli da essa derivanti.
Ciò posto, per quanto concerne la custodia dei marciapiedi - ivi compresi quelli attigui agli edifici condominiali - per principio generale la giurisprudenza è da tempo attestata nel ritenere che <<gli obblighi di manutenzione dell'ente pubblico proprietario di una strada aperta al pubblico transito, al fine di evitare l'esistenza di pericoli occulti, si estendono ai marciapiedi laterali, i quali fanno parte della struttura della strada, essendo destinati al transito dei pedoni. Ne consegue che del danno cagionato da buche sussistenti sul marciapiede non risponde il condominio dell'antistante stabile, il quale non è pertanto passivamente legittimato nel giudizio promosso ai fini del relativo risarcimento>> (Cass. n. 16226/2005).
Tanto perché l'art. 14 del Codice della strada, ma anche gli artt. 16 e 28 L. n. 2248/1865 e, per quanto concerne i Comuni, l'art. 5 R.D. 2506/1923, dispongono che per assicurare la sicurezza degli utenti della strada, la pubblica amministrazione, quale proprietaria, ha l'obbligo di provvedere alla relativa manutenzione e, se del caso, segnalare qualsiasi situazione di pericolo o di insidia (Cfr.: Cass. n. 5445/2006).
Tuttavia tale custodia può anche far capo a diversi soggetti, a pari o diverso titolo, e ciò avviene quando per gli stessi coesiste il potere di gestione e di ingerenza sul bene che, come visto sopra, rappresenta ai sensi dell'art. 2051 Cc il criterio di imputabilità per i danni cagionati a terzi da cosa in custodia.
Questi i principi ribaditi dalla Corte di Cassazione nell'ordinanza n. 2328, depositata in data 31 Gennaio 2018.
Viene convenuto in giudizio innanzi al Tribunale di Sassari l'Ente comunale per ivi sentirlo condannare al risarcimento dei danni patiti dall'attrice a seguito di una scivolata su di una grata metallica presente sul marciapiede, apposta - a seguito di permesso di occupazione del suolo pubblico - da un condominio per arieggiare il cavedio dell'erigendo edificio condominiale.
Sul gravame proposto dal condominio, e incidentalmente dalla stessa danneggiata, la Corte d'Appello di Sassari, in parziale riforma della sentenza di primo grado, riteneva ex art. 2051 Cc responsabili solidalmente sia il condominio che il Comune.
Propone ricorso per cassazione personalmente un singolo condomino, deducendo, tra l'altro, l'erronea interpretazione dell'art. 2051 Cc, per avere la corte territoriale scorrettamente qualificato come custode della grata metallica anche il condominio.
La Suprema Corte premette <<che una esclusiva proprietà condominiale può ipotizzarsi — ai sensi dell'art. 1117 cod. civ. — sicuramente per il cavedio a copertura del quale era posta la grata (Cass. Sez. 2, sent. 1° agosto 2014, n. 17556, Rv. 631830-01), ma non per quest'ultima, trattandosi di parte integrante del marciapiede, bene appartenente al Comune in quanto pertinenza della pubblica strada (Cass. Sez. 3, sent. 21 luglio 2006, n. 16770, Rv. 591472-01), la questione è se possa ammettersi, accanto alla responsabilità ex art. 2051 cod. civ. del proprietario/Comune, una concorrente responsabilità del Condominio (o meglio, dei singoli condomini), ed eventualmente su quali basi.>>.
Ciò posto, afferma come <<Ai fini di un corretto inquadramento della questione occorre muovere dalla constatazione che, in "caso di sinistro avvenuto su strada, dei danni conseguenti ad omessa o insufficiente relativa manutenzione il proprietario (art. 14 del codice della strada) o il custode (tale essendo anche il possessore, il detentore e il concessionario) risponde ex art. 2051 cod. civ., in ragione del particolare rapporto con la cosa che al medesimo deriva dalla disponibilità e dai poteri di effettivo controllo sulla medesima, salvo che dalla responsabilità presunta a suo carico esso si liberi dando la prova del fortuito" (Cass. Sez. 3, sent. 9 giugno 2016, n. 11802, Rv. 640205-01, in motivazione). Nondimeno, si è pure affermato che "detta custodia può far capo a più soggetti a pari titolo, o a titoli diversi", a condizione "che importino tutti l'attuale (co)esistenza di poteri di gestione e di ingerenza", visto che il "criterio di imputazione della responsabilità per i danni cagionati a terzi da cosa in custodia è la disponibilità di fatto e giuridica sulla cosa, che comporti il potere-dovere di intervenire" (cfr. Cass. Sez. 3, sent. 10 febbraio 2003. n. 1948, in motivazione; in senso conforme, Cass. Sez. 3, sent. 20 novembre 2009, n. 24530, Rv. 610784-01).>>.
Quanto detto <<tuttavia, equivale non ad affermare che l'utilizzatore della cosa sia "necessariamente anche il custode" della stessa, ma invece a riconoscere che siffatta evenienza deve escludersi qualora "il potere di utilizzazione della cosa è derivato all'utilizzatore da chi ha l'effettivo potere di ingerenza, gestione ed intervento sulla cosa (e cioè dal custode) e questi, per specifico accordo o per la natura del rapporto o anche più semplicemente per la situazione fattuale che si è determinata, ha conservato effettivamente la custodia", restando, peraltro, inteso che costituisce "un accertamento fattuale riservato al giudice di merito stabilire se nel caso concreto l'utilizzatore di un determinato bene, sia divenuto anche il custode dello stesso" (così, testualmente, in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. 10 febbraio 2003, n. 1948, Rv. 560351-01, in motivazione).>>.
Nel caso di specie alcun errore può essere imputato alla corte territoriale, avendo la stessa riconosciuto, ex art. 2051 Cc, una responsabilità solidale sia del condominio che del Comune sulla scorta della circostanza per cui quest'ultimo non abbia affatto riservato a sé, in via esclusiva, la custodia della grata.
Cass. civ. Sez. III, 31.01.2018, n. 2328
(13/03/2018 - Avv.Paolo Accoti) • Foto: 123rf.com